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A mici di Gesù Crocifisso Rivista del Movimento Laicale Passionista “Amici di Gesù Crocifisso”

Marzo - Aprile 2004 Anno V n°2

cifisso e Risorto Ripartire da Cristo: Cro Passione del Figlio Pensiero passionista: La Perché la Quaresima? ia aperta La Famiglia: una Bibb Croce ai laici Lettere di S. Paolo della


Amici di Gesù Crocifisso

Ripartire da Cristo: Marzo 2004

Gesù il Crocifisso

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utto è mistero in Gesù, ma soprattutto la fede in un uomo-Dio che muore crocifisso. Se ci si pensa seriamente, c’è da perdersi, da impazzire. Com’è stato possibile? Perché è successo? È successo perché il Figlio di Dio era innamorato del Padre e dell'uomo. Gesù, Dio e uomo, vede con chiarezza la situazione da ambo le parti. Come Dio è tutt'uno col Padre, che ama l'uomo e vuole salvarlo. Come uomo trova l'umanità schiava del peccato, sperimenta quanto è difficile all'uomo superare la tentazione, fare la volontà di Dio, accettare la croce e la morte, vivere in pace. L'amore gli permette di unificare le esigenze di Dio e dell’uomo. Per amore del Padre accetta di salvare l'uomo, facendosi uomo. Per amore dell'umanità accetta di dare la vita, amando fino alle estreme possibilità dell'amore.

Il mistero del rifiuto Gesù si fa uomo per salvare l’uomo, con un messaggio di amore; ma è rifiutato insieme al suo messaggio. Questo non succede all'improvviso. Gesù se l'aspettava. Il rifiuto serpeggia fin dalle prime pagine dei vangeli. Giovanni apre il suo vangelo con un inno al Verbo di Dio creatore e salvatore, che, facendosi carne, “venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto” (Gv 1,11). Appena nato, è ricercato a morte da Erode. Aveva quaranta giorni quando il vecchio Simeone annuncia alla madre che sarà segno di contraddizione, finirà sulla croce. La contestazione attacca Gesù fin dalle prime parole e dai primi gesti della sua missione. Quando inaugura la vita pubblica a Nazaret, i paesani cercano subito di buttarlo nel burrone, perché ha messo a nudo la loro mancanza di fede. È criticato perché frequenta i peccatori, perdona i peccati e compie i miracoli di sabato. Tante pagine di vangelo, specialmente di Giovanni, non sono altro che la descrizione di continui processi pubblici contro Gesù, accusato di bestemmia, perché si fa simile a Dio; per questo decidono di eliminarlo.

Chi vuole la morte di Gesù

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Certo c’è anche chi segue Gesù con amore; ma alla fine sarà l’odio a prevalere contro di Lui. Tutti i potenti del suo tempo, autorità civili e religiose, gli sono contro e vogliono la sua morte: i Farisei, gli Scribi e Dottori della Legge, i Sadducei, gli Erodiani, in lotta tra loro, ma uniti contro di Lui. Sono marionette nelle mani di satana.

Gesù accetta liberamente, per amore, il suo sacrificio, per riconciliare l’uomo con Dio, per liberarlo dal dominio del peccato. Egli non muore perché Giuda lo tradisce, perché i Giudei lo rifiutano e vogliono la sua morte e Pilato lo condanna. Muore perché il Padre vuole la salvezza dell'umanità, ma l’uomo rifiuta la salvezza e si accanisce contro Colui che gliela dona. Il Figlio ama talmente il Padre e l'umanità da decidere liberamente di dare la vita, perché sa che solo “quando sarà innalzato da terra attirerà tutti a sé” (Gv 12, 32), che “il chicco di grano deve morire per portare molto frutto”.(Gv 12,24) e che “non c'è amore più grande di dare la vita per gli amici” (Gv 15,13). Questa è la ragione fondamentale della passione e morte di Gesù. Invece di giudicare coloro che hanno ucciso Gesù, dobbiamo domandarci: “fino a che punto io sono responsabile della morte di Gesù?”. Morto per i peccati degli uomini, significa per ottenere il perdono dei peccati. Ciò che ora ci perde non è più il peccato ma il rifiuto del perdono. Anche nella nostra società il pericolo più grave per la salvezza è non ammettere il peccato, non sentire il bisogno di essere perdonati. Il messaggio di Gesù raggiunge il suo culmine proprio nella croce. Nelle religioni non cristiane gli dei pretendono il sacrificio dagli uomini, ma essi non partecipano della sofferenza degli uomini. Il Dio cristiano è il Dio che soffre con gli uomini e per gli uomini: “Non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia compatire le nostre infermità, essendo stato lui stesso provato in ogni cosa, a somiglianza di noi, escluso il peccato” (Eb 4,15). La prima cosa nel nostro rapporto con Dio non è di amare Dio, ma di credere all’amore di Dio. Proprio il Crocifisso è la prova più grande dell’amore di Dio per noi: “In questo sta l'amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati” (1Gv 4,10). E san Paolo della Croce traduceva: La passione di Gesù è la più grande e stupenda opera del divino amore”. Ci sono tante prove, tanti misteri nella nostra vita e tante volte non è facile credere all’amore di Dio. Solo contemplando il Crocifisso e il ruolo che tutta la Trinità ha avuto nella Passione di Gesù, possiamo capire che “Dio è amore” e che Gesù ci ha amato “sino alla fine”. (Per approfondire, vedi “G, Cingolani: Gesù Cristo, la Tenda di Dio”, pp. 59 ss.) P. Alberto Pierangioli


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Ripartire da Cristo: Aprile 2004

Gesù è il Risorto

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l Crocifisso e il Risorto non sono due persone diverse, ma la stessa persona umano-divina del Figlio di Dio, che è nello stesso tempo il Crocifisso e il Risorto. La risurrezione è la risposta del Padre alla scelta di Gesù, la prova dell’amore del Padre e la prova della divinità di Gesù. A chi chiedeva un segno della sua divinità, Gesù risponde: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere” (Gv 2,19). Nella risurrezione il Padre convalida l'operato del Figlio. Aprendo il sepolcro mette il sigillo sulla scelta d'amore compiuta da Gesù. Per questo la risurrezione di Cristo è l'evento decisivo della fede cristiana.

La Chiesa nasce dalla risurrezione Gesù, il Crocifisso, è ora il vivente, il Signore. Quando andiamo a messa non andiamo a visitare la tomba di un morto. Siamo attratti e guidati dal fascino di un vivente. La nostra società sperimenta l'invecchiamento. Il risorto proclama che la vita vince. La Chiesa è nata dallo shock della risurrezione. Non si capisce Gesù se non alla luce della sua risurrezione. Dinanzi all'evento inaudito del maestro vivo, gli apostoli e una comunità sempre più vasta si sono raccolti per incontrarlo, per sentirlo parlare e per vivere con lui. Così nasce e si sviluppa la Chiesa. Dopo averlo incontrato come risorto, gli amici ripensano alla sua morte, alla sua vita e alla sua opera e ne comprendono il significato sotto la guida dello Spirito Santo. Capiscono che quella morte atroce era stata un atto di amore. Aveva messo dentro al dolore e alla morte l’energia dell’amore capace di sconfiggerli. Come la dinamite dentro un macigno. Le prime cose narrate dagli Apostoli su Gesù sono la sua morte e risurrezione; poi hanno preparato una sintesi delle sue azioni e dei suoi insegnamenti più importanti. I vangeli furono scritti fra i trenta e i cinquant'anni dopo l'ascensione di Gesù, quando la Chiesa era già diffusa in tutto il Medio Oriente ed era approdata a Roma. Dopo la risurrezione, Gesù deve ricominciare da zero con gli apostoli. L'uragano della passione aveva spazzato via la loro fede. Non potevano capire e accettare la morte in croce del maestro. La risurrezione non era entrata nel loro cervello, nonostante le predizioni e i segni che Gesù aveva esibito, perché prima non era entrato il mistero della sua passione. Pietro durante la passione sostiene di non conoscere Gesù, perché era incapace di riconoscere il maestro, che aveva chiamato Figlio di Dio, in quell'individuo impotente in balia dei nemici. Tutti gli apostoli nella passione hanno perso la fede. Uno tradisce Gesù, un altro lo rinnega, gli altri scappano. Quanto ha dovuto fare Gesù per riconquistarli di nuovo! Si fa incontrare, si fa toccare, cammi-

na e mangia con loro, rinnova l’Eucaristia, rimprovera la loro incredulità, spiega le scritture. Gesù risorto appare una dozzina di volte agli Apostoli, ma le apparizioni potrebbero essere molte di più. I quaranta giorni in cui Gesù appare agli Apostoli indicano un tempo simbolico, il tempo necessario per consolidare la comunità e prepararla al suo lungo e difficile cammino.

Il “Bing Bang” della nuova creazione La risurrezione di Gesù è un fatto storico, ma percepibile solo nella fede, perché è il passaggio da una realtà umana ad una realtà divina. Per questo i vangeli non descrivono il momento della risurrezione. Non è come se un morto tornasse in vita. Gesù non torna dalla morte alla vita di prima, ma passa dalla morte alla vita glorificata. Tre prove fondamentali convincono della risurrezione di Cristo: la tomba vuota, le apparizioni del risorto, la trasformazione degli Apostoli. La risurrezione è “il big bang” della nuova creazione. Secondo la scienza, miliardi di anni fa una grande esplosione -il big bang- diede origine all’universo; così duemila anni fa la risurrezione di Gesù diede origine alla vita nuova dei figli di Dio, divenne lo spartiacque della storia. È l'evento che fonda la nostra fede e la rende incrollabile. «Se Cristo non è risorto, è vana la nostra predicazione ed è vana anche la nostra fede», 1Cor 15,14. Vana, cioè vuota, senza contenuto. Cristo sarebbe uno dei tanti, e noi i seguaci di un morto come tutti gli altri. Il Risorto non elimina ma dà un senso alla croce, sia alla sua, sia a quella di tutti i crocifissi della storia. In ultima analisi, la croce diventa la croce di un risorto, non di un crocifisso. Il Crocifisso corrisponde alla dimensione umana dell'esistenza, mentre il Risorto corrisponde alla dimensione divina della medesima esistenza. Gesù ha percorso tutte le stazioni della via crucis, tutte le asperità della via dolorosa, è passato attraverso le tenebre della morte, prima di arrivare all'alba della risurrezione. La Chiesa, corpo mistico di Cristo, è il suo corpo glorioso, nato dalla risurrezione. Noi membri di questo corpo mistico partecipiamo fin da ora alla risurrezione di Cristo se viviamo la vita nuova della grazia, mentre ci prepariamo alla vita del cielo. Con la nostra morte finisce questo corpo ma non finisce la vita. Riavremo un giorno anche il corpo avuto su questa terra, ma trasfigurato in corpo glorioso, immortale, come il corso del Risorto. (Per approfondire, vedi “G, Cingolani: Gesù Cristo, la Tenda di Dio”, pp. 27 ss.) P. Alberto Pierangioli

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Amici di Gesù Crocifisso

Pensiero passionista - Marzo - Aprile 2004

LA PASSIONE DEL FIGLIO

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a Passione di Gesù. O la Passione di Nostro Signore Gesù Cristo. Per secoli si è studiato e pregato su questo mistero come se implicasse solo il Figlio di Dio fattosi uomo. Di conseguenza, la comprensione ecclesiale del Crocifisso s’è concentrata sull’umanità di Gesù di Nazareth. Siccome su tale aspetto esiste un’immensa letteratura, sia dottrinale che devozionale, in questa sede espongo alcune riflessioni che d’ordinario sono meno sviluppate.

I. La Passione dell’Uomo Gesù di Nazareth

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La sua sofferenza fisica è quella che ci fa più impressione. Abbiamo riflettuto soprattutto sulla passione e morte, ma Gesù ha sperimentato anche le altre forme della sofferenza umana che intessono la nostra vita quotidiana: la fame, la sete, la stanchezza, il caldo di Palestina, il freddo della montagna dove passava le notti a pregare, il sudore come di sangue nell’imminenza della morte. Ha convissuto col limite umano anche nella fragilità del corpo che cresce e muore gradualmente. La spiritualità cristiana deve valorizzare questi aspetti piccoli della sofferenza, insiti nell’ordinaria fatica del vivere, comprese le comuni malattie oggi guaribili. Non sempre si è chiamati a sofferenze eccezionali o a una morte precoce o traumatica. Alcuni santi e sante sono stati rapiti fino all’esperienza mistica nel contemplare l’umanità di Gesù e il suo dolore fisico. Francesco d’Assisi, Alfonso de’ Liguori, Gemma Galgani, Pio di Pietrelcina e Paolo della Croce sono alcune figure a noi familiari. I 250 anni di storia passionista hanno apportato alla chiesa, sotto questo aspetto, una ricchezza ineguagliabile. Dal presepio alla croce. Dal bambino Gesù che stanco dai giuochi riposa su due tavole incrociate nella falegnameria del padre, all’estasi dell’abbraccio col Crocifisso. Gesù ha sperimentato anche la sofferenza psicologica, specie quella del maturare nella gradualità e nell’oscurità. È cresciuto faticando per imparare, Lc 2,52. Si è sentito triste sino alla morte, Mc 14,34. Ha trascorso la maggior parte della sua vita terrena nel silenzio, lui che era la Parola incarnata. Il vangelo non parla della fede di Gesù, supponendo in lui anche un’altra fonte di conoscenza, ma la lettera agli ebrei lo chiama “autore e perfezionatore della fede”, che significa esempio perfetto di fede, 12,2. Nel diventare come noi, Cristo ha condiviso anche l’incertezza del camminare nella notte, il pellegrinaggio senza completa chiarezza della meta, l’attaccamento profondo alla vita tanto da piangere per la morte di un amico e implorare d’essere liberato dalla propria morte. In tutto sempre sostenuto dalla certezza mai attenuata di essere il Figlio del Padre. Anche la sofferenza morale è parte integrante della passione di Gesù. Gli aspetti più sconvolgenti sono l’incomprensione della sua identità e il rifiuto dell’amore. L’evangelista Luca ne proietta i bagliori fin dall’inizio del ministero di Gesù a Nazareth, Lc 4. Paolo della Croce capì bene questa dimensione della passione. Lasciò scritto e fu sentito spesso esclamare: “L’amore non è amato!” Gesù ha provato l’amarezza d’essere preso per matto, una prova che ha forse sfiorato anche la fede di sua

madre Maria!, Mc 3,21. E addirittura l’accusa d’essere indemoniato, Gv 10,20. Ha subito la durezza implacabile dell’opposizione. Non capiremo mai lo strazio del suo cuore per non essere riuscito ad attirare nella salvezza il suo popolo, per il quale in primo luogo era stato mandato dal Padre. Ha dovuto accettare la pazienza dell’attesa dei secoli e dei millenni, quando anche il popolo che fu eletto per primo sarà integrato nel disegno salvifico originario, Rm 11,25-36. Gesù ha subito impotente i tranelli di satana che gli ha strappato ad uno ad uno l’appoggio delle persone più care. Un apostolo lo tradisce, un altro lo rinnega, i discepoli lo abbandonano e le folle lo dimenticano. Nello stesso tempo prova l’ansia del dolore causato a sua madre senza poterla sollevare. Se ignoriamo questi aspetti della passione di Gesù non coglieremo mai il senso del Dio incarnato nella vera umanità.

II. La Passione del Figlio Eterno del Padre La riflessione distinta su questi due aspetti non vuol dire che nell’esperienza di Gesù essi siano separati. Nella sua duplice natura sussiste l’unica persona del Verbo, perciò le sue sofferenze fisiche, psicologiche e morali sono sempre sofferenze divine. La passione della Trinità è indicata nel Nuovo Testamento con la parola-chiave “consegnare”. Per quanto riguarda Gesù, la sua passione di Verbo eterno del Padre è indicata da tre consegne.

1. Essere consegnato alla morte da parte del Padre “Dio ha tanto amato il mondo da consegnare il suo Figlio unigenito”, Gv 3,16. Dio “non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi”, Rm 8,32. Spesso nelle traduzioni moderne il termine consegnare è reso con il più tenue “dare”. Tutte le volte che nel suo ministero Gesù annuncia la sua passione e morte, vi allude sempre con la stessa parola: il Figlio dell’uomo “sarà consegnato”. Con ciò egli intende il rifiuto da parte dei nemici, ebrei e romani coalizzati insieme, e tutti noi peccatori rappresentati e coinvolti, ma intende anche questa consegna d’amore per noi da parte del Padre. Cfr. Mc 8,31; 9,31; 10,33-34; e paralleli.


Amici di Gesù Crocifisso 2. Consegnare se stesso alla morte per amore. Paolo apostolo descrive questa consegna in diverse occasioni. Il Figlio di Dio “mi ha amato e ha consegnato se stesso per me”, Gal 2,20. “Camminate nella carità, nel modo che anche Cristo vi ha amato e ha consegnato se stesso per noi” Ef 5,2. “Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la chiesa e ha consegnato se stesso per lei, ib 25. Colui che si è consegnato non è solo l’uomo Gesù, ma il Figlio di Dio, Verbo eterno del Padre. Paolo è rapito da quest’amore che si dona, e proclama che tutti ne siamo destinatari: egli personalmente, gli sposi in particolare, la chiesa e l’umanità in generale.

3. La consegna dello Spirito al Padre da parte di Gesù. Questo è l’aspetto sui cui si è meno riflettuto. Solo recentemente l’esegesi è riuscita a percepire, con l’aiuto della filologia del greco ellenistico, questa articolazione profondissima che illumina la dimensione trinitaria della Passione. Il fondamento biblico di questa impostazione si trova nella conclusione di Gv 19,23. La traduzione italiana dice che Gesù, chinato il capo, “spirò”. L’originale greco dice che Gesù “rese lo spirito”. Nel linguaggio dell’evangelista Giovanni, questa frase indica tre cose: che Gesù muore, appunto “spirò”; che Gesù effonde sul mondo lo Spirito Santo; ma anche che Gesù riconsegna lo Spirito al Padre, un gesto che tocca nell’intimo le relazioni intra-trinitarie. La dottrina sulla Santissima Trinità ci dice che lo Spirito Santo è il vincolo d’amore tra il Padre e il Figlio. Decidendo di morire per noi peccatori e al posto di noi peccatori, il Figlio non può farlo restando unito al Padre nello Spirito. Non può nello stesso tempo essere nel Padre e essere identificato coi peccatori. Perciò si spoglia – ultimo precipizio della kenosi dell’incarnazione – anche dello Spirito, riconsegnandolo al Padre. Così può apparire e “risultare”, come uomo, interamente peccatore. La bibbia dimostra che nei periodi di peccato o di esilio lo Spirito era ritirato dal popolo o dalla vita di una persona, mentre l’annuncio del perdono e della liberazione è sempre accompagnato dal nuovo invio dello Spirito, cfr. Ger 31. Riconsegnando lo Spirito al Padre, Gesù entra nello stato dei peccatori e degli esiliati. E muore. Non nel senso che Dio muore, ma nel senso che la morte entra in Dio, perché Dio è entrato nel dolore e nella morte dei senza Dio. È sempre Paolo Apostolo che descrive questo spogliamento con accenti agghiaccianti: “Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore”, 2Cor 5,21. “Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, diventando lui stesso maledizione per noi”, Gal 3,13 Giovanni Paolo II, nella sua lettera per il nuovo millennio, accenna a questo punto della passione del Figlio: “Per riportare all’uomo il volto del Padre, Gesù ha dovuto non soltanto assumere il volto dell’uomo, ma persino il volto del peccato”, cfr. NMI 25-27.

Nella morte redentrice di Gesù c’è un mistero per noi insondabile di unità e di separazione all’interno della Trinità. In povere parole umane potremmo dire che il Padre smarrisce il volto del Figlio, e il Figlio non trova più il volto del Padre. Si cercano ma non s’incontrano. Il Padre non trova più il volto del Figlio perché è irriconoscibile, essendo diventato il volto del peccato. Non può guardarlo, o guardandolo non può riconoscerlo, o se lo riconoscesse dovrebbe distogliere lo sguardo con orrore. Il Figlio non trova più il volto del Padre perché come uomo s’è assimilato ai peccatori che non possono comunicare col volto di Dio. Ma il Figlio non si dispera. Per quanto ci restino oscure tante articolazioni della sua umanità, c’è un aspetto della rivelazione e della fede che mai si offusca: è la coscienza filiale che Gesù conserva chiarissima in sé dal momento del concepimento, Eb 10,5-7, fino allo spirare sulla croce. Egli sa di essere, anche come uomo, il Figlio amato del Padre. Sentendosi abbandonato non si lascia andare alla deriva ma si abbandona, sicuro che nell’amore che li unisce si ritroveranno. A questo punto si dovrebbe aprire la riflessione sulla Passione delle Spirito Santo, ma essa esige un’attenzione a parte. Gli evangelisti Marco e Matteo esprimono il sentirsi abbandonato e l’abbandonarsi di Gesù riportando un’unica parola da lui gridata sulla croce. È l’intonazione del salmo 22: “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?”, Mc15,34. Questa espressione, pur esprimendo immenso strazio fisico e morale, può essere capita solo alla luce dell’intero salmo, che da lamentazione si trasforma in confidenza e lode. Infatti dice anche, tra l’altro: “In te hanno sperato i nostri padri e tu li hai liberati. Da me non stare lontano poiché l’angoscia è vicina. Lodate il Signore voi che lo temete, perché egli non ha disprezzato l’afflizione del misero e non gli ha nascosto il suo volto. Sei tu la mia lode nella grande assemblea”. L’evangelista Luca ci trasmette il sereno abbandono di Gesù con una delle più tenere parole da lui riportate: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”, 23,46. Questo momento supremo della passione del Figlio suscita immensa consolazione nell’umanità tormentata dal dolore e sfigurata dal peccato. Dovunque un peccatore sta infrangendo il suo rapporto con Dio e si separa da lui perché rifiuta il suo amore, il Crocifisso condivide la solitudine e il vuoto pauroso in cui precipita il suo essere, anche senza sapere quello che fa. Ma può ricondurlo all’amicizia divina, perché egli è il Dio fattosi vicino e crocifisso per ritrovare ciò che era perduto. Dovunque un essere umano è lacerato dalla conseguenza del peccato, che è il dolore in tutte le sue forme fisiche e morali fino alla morte, il Crocifisso gli è accanto per sostenerlo e comunicargli la capacità di trovare senso ad ogni sofferenza, trasformandola in amore. Gabriele Cingolani cp

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Amici di Gesù Crocifisso

Spiritualità del mese 9 marzo, San Giuseppe, il “giusto” n giorno mi hanno chiesto che posto occupa san Giuseppe nella mia vita. Per me è un santo da tenere sempre vicino, visto che Dio lo ha scelto coU me custode dei suoi tesori più preziosi, Gesù e Maria! Giovanni Paolo II, nel 1989, ha scritto una bellissima Esortazione apostolica, “Redemptoris custos”, il Custode del Redentore: la figura e la missione di San Giuseppe nella vita di Cristo e della Chiesa. Consiglio a tutti di leggerla con attenzione, perché è davvero illuminante. Vi scopriamo un santo, che non a caso la Chiesa ha scelto come suo principale patrono e lo ha additato a tutti come modello da imitare per le sue virtù e la sua vita passata a fianco di Gesù e Maria. Chi medita le virtù di San Giuseppe, fugge il peccato, progredisce nella virtù, accetta la volontà di Dio e le sofferenze della vita e impara ad amare meglio Gesù e Maria. Quello che mi colpisce di più nella vita di San Giuseppe è il silenzio che lo accompagna sempre. I Vangeli parlano esclusivamente di ciò che Giuseppe “fece”; non riferiscono una sola sua parola. Tuttavia le sue azioni, avvolte dal silenzio, ci fanno scoprire un clima di profonda contemplazione. Giuseppe era in quotidiano contatto con Dio. Nella sua vita interiore trovò forza per fare della sua vita una continua offerta e una continua accettazione della volontà di Dio. Al momento della sua “annunciazione” egli non parla, ma semplicemente “fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore” (Mt 1,24). Da questo primo “fece” iniziò il suo cammino di fede, vissuto tutto nell’obbedienza pura, per la quale egli si abbandonò totalmente e liberamente alla volontà di Dio. Proprio per questo il vangelo lo chiama “il giusto”, cioè “il santo”. Possiamo trovare in San Giuseppe un singolare “maestro”, ci dice il papa, buono per gli sposi e i genitori, per coloro che vivono del proprio lavoro, per le persone chiamate alla vita contemplativa come per quelle chiamate all’apostolato. Per questo san Paolo della Croce intitolò a lui il primo noviziato della Congregazione e lo scelse come patrono dei novizi. Egli è per tutti un maestro di fede, di umiltà, di obbedienza, di silenzio, di carità, di povertà, di lavoro. M. Grazia

11 aprile 1903, S. Gemma vola al cielo

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11 aprile 2004, Pasqua del Signore. Si conclude l’anno di celebrazioni in onore della patrona del MLP. “Guarda, figlia, e impara come si ama. Vedi questa croce, queste spine, questo sangue? Sono tutte opere di amore e di amore infinito. Vedi fino a qual segno ti ho amato? Mi vuoi amare davvero?”. Così Gesù si rivolgeva alla povera Gemma e così si rivolge a ciascuno di noi se sappiamo metterci in ascolto del suo Cuore, specialmente nella Settimana Santa, seguendolo giorno per giorno, ora per ora, dalla domenica delle Palme fino alla domenica della Resurrezione! Gemma desiderava ardentemente vivere questi giorni in intima unione con il Signore Crocifisso. Dopo aver ricevuto le stimmate nel 1899, ha vissuto nel suo corpo e nel suo spirito la Passione del Signore tutte le settimane, dall’agonia fino alla morte di croce. Noi non siamo chiamati a questo, ma dalla nostra patrona possiamo imparare come vivere con più profitto la Settimana Santa. Ascoltiamola: “Mi misi a fare l’Ora Santa; ma mi sentivo ripiena di dolore dei miei peccati. In mezzo però a questo dolore infinito, mi rimaneva il conforto di piangere. Mi trovai allora all’improvviso dinanzi a Gesù crocifisso. Versava sangue da tutte le parti. Mi disse: “Figlia, vedi queste piaghe? Le avevi tutte aperte con i tuoi peccati; ma ora consolati, perché le hai tutte chiuse col tuo dolore. Non mi offendere più. Amami, come io ti ho amato. Amami”. Le piaghe di Gesù rimasero così bene nella mia mente, che non si sono più cancellate”. Insieme a Gemma diciamo spesso: “Chi è, Gesù, che ti dà tanti dolori? O Gesù, i peccati, i peccati! Che farei per impedire i peccati! Ma non sono capace. Gesù, per il tuo sangue, per i tuoi dolori, non ti voglio offendere più. Quello che mi affligge di più in questo mondo sono i miei peccati. O Gesù, lascia che ti apra tutto il mio cuore, ti scopra tutte le mie piaghe e versi nel tuo cuore tutte le mie amarezze. In tutti i giorni della mia vita io ho sempre peccato; molte offese le ho già piante; ma quel che è peggio, ne faccio sempre di nuove. Quando diventerò migliore? Quando riformerò tutta la mia vita?”. Facciamoci accompagnare da Santa Gemma nel Cuore di Gesù per imparare da lei ad amarlo con più generosità, confidenza e abbandono. Chiediamo al Signore Crocifisso di diventare sempre più suoi veri “Amici” e di essere diffusori del suo messaggio d’amore e di salvezza eterna. M. Grazia


Amici di Gesù Crocifisso

Perché la Quaresima? i risiamo. Torna la quaresima per ricordarci le cose serie. Meno male, dato che nessuno ci C rende più questo servizio. La chiesa, con la sua liturgia e catechesi e con i suoi sacramenti non ci consente di restare a lungo distratti. Va bene pensare ai problemi materiali, agli affari, alla salute, a qualche divertimento, ma la nostra vita non è tutta qui. Se l’abbiamo ridotta solo a questo, siamo caduti nella tentazione, da cui la quaresima ci mette in guardia fin dalla prima domenica.

la terra promessa, il colloquio di Mosè con Dio sul Sinai, il tempo di conversione concesso alla città di Ninive, il cammino di Elia verso l’Oreb, il digiuno di Gesù nel deserto.

Come vivere la Quaresima oggi?

Il Vaticano II ha rivalutato il rapporto della quaresima con il battesimo e con la riconciliazione. I catecumeni devono tornare a viverla come ultima fase della loro preparazione battesimale. I battezzati devono viverla come riscoperta degli impegni e delle responsabilità del Perché la Quaresima? battesimo. È nata come periodo di gioia e di festa in preparazioCon la divisione dell’anno liturgico in tre cicli, solo ne alla pasqua. Per i cristiani festa significava partecipail ciclo A conserva tezione alla risurreziosti battesimali. Gli alne del Signore diventri due hanno tematitando membra del che prevalenti ma suo corpo col battesinon uniformi: l’almo, venendo reinteleanza nel ciclo B e grati nella sua comula riconciliazione nel nità col perdono dei ciclo C. peccati, incontrando Per tutti la quareil Risorto nella parola sima dev’essere un e nel pane dell’Eucatempo di purificazioristia. Non è come ne e di ricarica spirioggi in cui la festa è tuale. L’invito “Consolo carnevale e divertitevi e credete al scoteca, e non siamo Vangelo”, che ci viepiù capaci di vibrare ne rivolto fin dal di gioia quando ingiorno delle Ceneri, contriamo il Signore. sintetizza l’impegno Le prime forme di spirituale di questo quaresima furono Esercizi spirituali delle famiglie a S. Gabriele: periodo. praticate dai monaci Via Crucis serale all’aperto. Dobbiamo consod’Egitto tra il 200 e il lidare la nostra istru300 DC. Terminato il zione cristiana, ripassando il catechismo e partecipando tempo natalizio, digiunavano 40 giorni per prepararsi alalla catechesi delle parrocchie. L’ignoranza in materia di la pasqua. Poi si cominciò e dedicare sei settimane alla fede sta diventando impressionante nelle nostre comufase finale della preparazione dei catecumeni al battesinità. mo, che si amministrava nella veglia pasquale. Durante Le pratiche tradizionali, adattate alle nostre situaziolo stesso periodo i penitenti, cioè quelli che avevano ni, restano valide. commesso peccati socialmente notevoli, si preparavano all’assoluzione che ricevevano il giovedi santo. Cosi a PREGHIERA, come affermazione che Dio è al primo pasqua tutti partecipavano all’Eucaristia: i neo battezzati posto nella nostra vita. Preghiera da soli e in famiglia, e cresimati, i peccatori riconciliati e l’assemblea dei pracol rosario, la meditazione e soprattutto l’Eucaristia doticanti. Era un grande evento per tutta la comunità. Si cemenicale. Molti hanno perso il senso della preghiera e lebravano i sacramenti dell’iniziazione e quello della riquindi anche della vita cristiana. Ricuperare almeno un conciliazione. momento di preghiera serve a salvare e a rimettere in seMentre i catecumeni si preparavano alla pasqua con sto la pratica della fede. i diversi passi del loro itinerario – ingresso, scrutini, PENITENZA per liberarci dalla schiavitù delle cose di consegna del Credo e del Padre Nostro – il resto della questo mondo. Forma tipica della penitenza quaresimale comunità si preparava accentuando alcuni valori della è il digiuno. Non solo in senso dietetico, ma soprattutto spiritualità cristiana, come preghiera, digiuno e opere come affermazione che abbiamo fame di Dio, vogliamo di carità. nutrirci della sua parola e vogliamo stare in comunione Nel corso dei secoli l’aspetto sacramentale si attenuò con lui. Per questo ci limitiamo non solo nel cibo, ma per l’introduzione del battesimo dei bambini e della conevitiamo le distrazioni, la perdita di tempo e quanto ci fessione privata. Si svilupparono però pratiche di devozioimpedisce l’unione con Dio. Soprattutto vogliamo digiune e di catechesi, come missioni, via Crucis, sacre rapprenare dal peccato, in tutte le sue forme, da cui ci liberiasentazioni e gesti penitenziali. La quaresima era rispettata mo col sacramento della confessione. anche dall’organizzazione sociale. Si sospendevano le CARITÀ, non solo dando in elemosina il superfluo, ma guerre e si eliminavano spettacoli profani. condividendo i nostri beni con quanti sono più bisognosi La durata di 40 giorni si consolidò perché sia nel di noi. Soprattutto condividendo il tempo, l’affetto, il Vecchio Testamento che nel Nuovo questo numero indibuon esempio, la comprensione, il perdono. Le tradizioca sempre speciali interventi di Dio a favore dell’umanali opere di misericordia spirituale e materiale restano nità. 40 anni durò il cammino degli ebrei nel deserto. Di un campo aperto alle nostre iniziative di carità. Gabriele Cingolani cp 40 giorni furono il diluvio universale, l’esplorazione del-

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Amici di Gesù Crocifisso

Passionista e martire

S. Innocenzo Canoura

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al 1931 al 1934 e durante la guerra civile (1936 – 1939) la Chiesa spagnola subisce una feroce persecuzione. Vi sono molti martiri ed anche i passionisti offrono il loro contributo di sangue. Queste in sintesi sono le ragioni storiche di quegli avvenimenti. La casa reale spagnola ha cercato più volte di trasformarsi in monarchia costituzionale con ordinamento democratico. Ma questo è avvenuto solo di recente. Per ragioni politiche complesse, spesso ha scelto di governare in modo autoritario. Al potere monarchico borbonico si opponevano i socialisti e i repubblicani, che si ispiravano alle idee della rivoluzione russa e in più odiavano il clero che consideravano alleato del potere centrale. Nel 1931 repubblicani e socialisti vincono le elezioni e proclamano la seconda repubblica. Sciolgono gli ordini religiosi, distruggono le chiese ed espellono molte personalità ecclesiastiche. Le cose purtroppo non vanno meglio con l’avvento al potere delle destre che nel 1933 vincono le elezioni. Le sinistre non ci stanno e insorgono il 5 ottobre del 1934 soprattutto nelle Asturie. Solo il 20 ottobre il potere centrale riesce a ristabilire l’ordine. In questo breve periodo di 15 giorni ci sono oltre 1300 morti, 3000 feriti, vengono dati alle fiamme circa mille edifici, fra cui 58 chiese. In questo contesto storico subisce il martirio P. Innocenzo Canoura, un fervente e umile missionario passionista, che esercita tutte le virtù, soprattutto la fede fino all’effusione del sangue. La sua morte gloriosa illumina di luce speciale una vita di operosa bontà. Manuel Canoura era nato in Galizia nel 1887 da una famiglia di contadini. Conosce i passionisti nelle missioni popolari, impara ad amarli, entra nel seminario passionista di Deusto ed emette la professione religiosa nel 1905, con il nome di Innocenzo. È un nome profetico: è tanto più innocente quanto più colpevoli sono i sui carnefici. A 26 anni viene ordinato sacerdote. Insegna Filosofia, Teologia e Lettere agli studenti passionisti. Era un insegnante molto preparato e chiaro nell’espressione, ma anche affabile e comprensivo. Dopo il 1922 si dedica principalmente all’apostolato e alla predicazione nelle due province passioniste spagnole. Nel 1923 viene incardinato nella nuova provincia del Preziosissimo Sangue. Nel settembre del 1934, un mese prima del martirio, P. Innocenzo ritorna a Mieres nella inquieta regione mineraria delle Asturie, dove era già stato ed era conosciuto e apprezzato.

La comunità conta 29 religiosi, di cui17 son giovani studenti. La situazione politica può andare da un momento all’altro fuori controllo ed il clima è molto ostile ai religiosi. Dalle strade si sentono insulti e minacce del tipo: “Frati, allontanatevi dal convento. Vi facciamo tagliare il collo. Perché studiate? Uscite e fuggite lontano per evitare il peggio. Questa volta non la scamperete”. Di notte c’è un religioso di guardia a sorvegliare la situazione. Il 5 ottobre 1934 accade quanto era nell’aria. I 30.000 minatori delle Asturie insorgono: i cattolici più in vista, i preti e i religiosi vengono indicati come complici della destra e contro di loro si accanisce l’odio dei social-comunisti. Il giorno precedente i passionisti svolgono le abituali occupazioni. P. Innocenzo si reca a Turon, paese minerario, per confessare al collegio dei Fratelli delle Scuole Cristiane in preparazione al primo venerdì del mese: si fa tardi e viaggiare di notte è poco prudente e decide di pernottare. Il 5 si alza di buon mattino e celebra la messa. All’offertorio arrivano i rivoluzionari, che vanno a colpo sicuro: il Signore associa i suoi martiri al suo sacrificio. Accade spesso; ai nostri giorni è stato così anche per mons. Romero. Perquisiscono la casa, cercano le armi “dei fascisti e dell’azione cattolica”; arrestano Innocenzo e gli 8 religiosi della Comunità dei Fratelli delle Scuole Cristiane e li portano alla “casa del popolo”. Tutti danno prova di serenità e coraggio. Pregano, si preparano all’incontro con Cristo consapevoli ormai della loro sorte. Passano il primo giorno senza mangiare nulla. Poi una pia signora riesce a portare loro un po’ di cibo e li trova sereni e pronti al sacrificio. Il P. Innocenzo si confessa da un sacerdote detenuto e ascolta di nuovo la confessione dei compagni di martirio. Sono tutti consapevoli che saranno uccisi unicamente perché sacerdoti e religiosi P. Innocenzo passa i pochi giorni pregando e scrivendo. Ma gli sarà tolto tutto. Verso l’una di notte del 9 ottobre vengono portati al cimitero dove è stata già scavata una fossa comune. Si scambiano di nuovo l’assoluzione e si avviano al martirio pregando a voce bassa. Vengono messi in fila vicino alla fossa e fucilati. I corpi dei martiri sono riesumati quasi subito. Gli otto fratelli delle Scuole Cristiane sono trasferiti a Buiedo, P. Innocenzo invece a Mieres, accanto ai suoi confratelli. Giovanni Paolo II li dichiara beati il 29 aprile 1990 e santi il 21 novembre 1999. Francesco Valori


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II- La famiglia: una Bibbia aperta “La Parola di Cristo dimori tra voi abbondantemente; ammaestratevi e ammonitevi con ogni sapienza, cantando a Dio di cuore e con gratitudine salmi, inni e cantici spirituali.” (Col 3,16) Tra le cose più preziose, quotidianamente usate, una famiglia che vuol seguire Cristo sul serio deve tenere la Bibbia. Sarà intorno alla Parola di Dio, magari leggendone ogni giorno qualche pagina, che essa pregherà il Signore, lo ringrazierà, chiederà a lui consiglio e forza. In questo modo giorno dopo giorno crescerà la fede, si rinsalderà il vincolo di amore tra gli sposi e tra questi e i loro figli. Insieme diventeranno casa aperta al Signore e ai fratelli. Quanto si legge nella Scrittura, se accolto con fede e messo in pratica, rivive nelle nostre azioni quotidiane. Quello che gli uomini cercano in Gesù dovrebbero poterlo trovare in noi cristiani: lo stesso amore, la stessa pazienza, la stessa disponibilità, la stessa umiltà e la stessa giustizia. Gesù, del resto, ci ha garantito che, se crederemo, faremo cose più grandi di lui! Paolo VI esortava che “la famiglia, come la Chiesa, deve essere uno spazio in cui il Vangelo è trasmesso e da cui il Vangelo si irradia. Dunque, nell’intimo di una famiglia cosciente di questa missione, tutti i componenti evangelizzano e sono evangelizzati. I genitori non soltanto comunicano ai loro figli il Vangelo, ma possono ricevere da loro lo stesso Vangelo profondamente vissuto. E una simile famiglia diventa evangelizzatrice di molte altre famiglie e dell’ambiente nel quale è inserita” (EN). Quando due sposi si incontrano intorno alla Parola di Dio, la pregano e si impegnano a viverla, trovano un tesoro, la “perla preziosa nascosta nel campo”. Una dimensione propria della vocazione matrimoniale è quella di diventare maestri di vita, prima di tutto per i propri figli: “Andate a far conoscere il Vangelo ad ogni creatura”. Gesù mandò cosi i suoi discepoli nel mondo e cosi invia pure gli sposi. È per questo che, forti del Battesimo e della grazia del matrimonio, gli sposi cristiani sono i primi, indispensabili educatori della fede dei figli. Ad essi trasmetteranno la propria fede, insegneranno qual è il tesoro che nessun ladro potrà mai rubare, li educheranno ad amare i propri fratelli con lo stesso amore con cui loro stessi sono amati da Dio e dalla propria famiglia. Migliore eredità dei genitori ai figli non può darsi. È difficile che i ragazzi diventino discepoli di Gesù se non hanno per maestri, nel cammino di fede, i propri genitori. Ricordiamo a questo proposito le parole di San Giovanni Crisostomo: “Ognuno di voi faccia della sua casa una Chiesa. Non siete forse responsabi-

li della salvezza dei vostri figli? Non dovrete forse un giorno renderne conto? Come noi pastori renderemo conto delle vostre anime, cosi i padri di famiglia dovranno rispondere davanti a Dio di tutte le persone della loro casa”. Come insegna il Concilio Vaticano II, ogni battezzato è costituito profeta, re e sacerdote. Dire sacerdote non equivale a dire prete (presbitero), il cui ministero viene costituito con il sacramento dell’Ordine Sacro. Essere sacerdoti significa avere in sé la capacità e il dono di compiere gesti sacri, che si collegano a Colui che è fonte di ogni santità, cioè Dio. In altre parole il sacerdozio ricevuto nel battesimo ci fornisce la possibilità di portare il mondo a Dio e Dio al mondo, dare la propria esistenza a Dio ed accogliere Dio che si dona all’uomo. La famiglia cristiana, fondata sull’amore, nasce da un gesto sacerdotale, da un atto in cui cielo e terra si congiungono perché le realtà umane diventino divine. A celebrare questo gesto non è il prete, ma gli sposi stessi che sono ministri del sacramento del matrimonio e diventano sacerdoti della propria famiglia. Da allora ogni loro scelta dovrà lodare Dio, ogni loro cosa sarà per Dio, per ogni dono ricevuto lo ringrazieranno. Il sacerdozio della lode, del ringraziamento, dello stupore per la bontà del Padre dei cieli deve abitare le case

Roberto e Simona con i piccoli Martina e Andrea

dei cristiani. Il Padre Nostro, la preghiera della comunità cristiana, deve essere anche la preghiera della famiglia che, consacrata a Dio, a Lui si rivolge ogni giorno nella preghiera comune. Gli sposi che pregano con i loro figli, la famiglia che prega unita al mondo intero, sono una comunità di sacerdoti, un miracolo che congiunge cielo e terra! E cosi la domenica, radunata nella propria Parrocchia, famiglia di famiglie, la “piccola chiesa domestica” fa confluire sull’altare le proprie “eucaristie” settimanali: gli impegni e le preghiere che poi Cristo presenterà al Padre; fa confluire i propri peccati, i propri limiti e debolezze per cui Cristo offrirà ancora una volta se stesso. A questa mensa domenicale Cristo si fa sacerdote e vittima per ogni uomo e ogni famiglia porta la sua vita. Da qui le famiglie se ne tornano agli impegni di ogni giorno, cariche della grazia di Dio, certe del suo amore, della sua presenza, del suo sostegno. M. Grazia

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Amici di Gesù Crocifisso

I - Lettere ai laici di S. Paolo della Croce Sono lettere indirizzate anche a me ubblichiamo in due puntate da P “La Sapienza della Croce”, rivista

di cultura e spiritualità della Passione, (Ed. CIPI, Roma, n 2. 2003 pp. 187-201) una sintesi della presentazione dell’opera in due volumi del P. Max Anselmi: “San Paolo della Croce: Lettere ai laici”. L’autore, G. Bicocchi, avvocato e padre di famiglia, esprime le risonanze di un laico che legge oggi le lettere scritte da Paolo della Croce a tanti laici del suo tempo. Queste riflessioni sono la migliore testimonianza dell’attualità e utilità non solo storica, ma anche spirituale di queste lettere e potranno invogliare gli Amici a leggerle per conoscere meglio san Paolo della Croce e la sua spiritualità. “Ci possiamo domandare: al di là dell’interesse storico e culturale, le lettere che Paolo della Croce ha scritto ai laici del suo tempo possono dirsi ancora attuali per i laici del nostro tempo?”. Cosi s’interroga P. Adolfo Lippi nella sua Introduzione ai due volumi delle “Lettere ai laici” di S. Paolo della Croce. Domanda legittima e preliminare per la quasi totalità dei lettori: perché non leggerei mai 2500 pagine solo per “interesse storico e culturale” su S. Paolo della Croce, e non credo vi sarebbero molti disponibili a farlo. E dico subito che ho invece letto i due volumi con diletto e spero con vantaggio per la mia vita spirituale, avendo avvertito che le lettere sono, in qualche modo, indirizzate anche a me….

Il prezioso lavoro del Curatore

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Si tratta di una pubblicazione in due considerevoli tomi, molto belli anche esteticamente, che è 1a riedizione di quella di Amedeo Casetti (del 1924), ma arricchita di un apparato informativo e pedagogico. Essa è il risultato di un lavoro imponente e “certosino”, effettuato dal Curatore dell’opera P. Max Anselmi e da diversi suoi collaboratori, in parecchi anni di lavoro e di ricerca… E un’opera non solo molto seria e di carattere scientifico, ma che vuole essere in qualche modo completa e “definitiva”... L'unico limite dell'opera consiste, forse, proprio nella voluta complessità e completezza dell'apparato critico, che ha portato l'opera a 2500 pagine. Ogni lettera è infatti preceduta da una didascalia cosi ampia da superare spesso la lettera commentata, ed è seguita da una serie di note molto analitiche su ogni possibile riferimento ivi contenuto. Il risultato è oggettivamente di grande utilità per gli studiosi, ma un po' faticoso per il lettore non specializzato… Lo sforzo serio del Curatore è stato quello di “contestualizzare” il più possibile le singole lettere; e ciò è importante per farci gustare più profondamente la sa-

pienza con cui Paolo applica le altezze della teologia della Croce alle piccole-grandi vicende umane...

Due importanti introduzioni Questo amore “appassionato” di P. Anselmi trova la sua piena espressione nell'ampia e bella Introduzione, modestamente intitolata “Guida alla lettura”, ma che è un vero e proprio importante saggio su S. Paolo della Croce e la sua dottrina. Ed altrettanto innamorato appare P. Lippi nella seconda Introduzione, che costituisce una lucida e ricca esposizione del cammino verso la santità e la vita mistica, proposto nelle Lettere da S. Paolo della Croce a tutti i cristiani, ed in particolare ai laici. Esso è cosi riassunto da P. Lippi: 1) Paolo propone a tutti i laici il cammino della santità cristiana; 2) indica nella meditazione (giornaliera) della Passione di Cristo la chiave per una lettura cristiana della vita e dei sacrifici che si incontrano; 3) ripete che la santità consiste nell'adesione piena alla volontà di Dio, nell’amare e adorare il Divino Beneplacito; e che il martirio della nostra volontà e del nostro “contento” ci introduce nel seno del Padre; 4) alle persone più disponibili, ed in particolare alle donne, Paolo propone le vie della mistica cristiana; 5) nelle lettere ai laici, propone tutti i temi più “forti” della sua spiritualità mistica: “1a morte mistica” e la “divina natività”, il “sonno” ed il “riposo” dell’anima in Dio e di Dio nell’anima; il “nudo patire”; la “festa dell’amore” che sostiene il dolore; “l’unione mistica” con lo Sposo Crocifisso.

Le unioni spirituali Molto belle e significative mi sono sembrate infine le considerazioni di P. Lippi sulla “famiglia passionista composta di religiosi, religiose e laici”, nelle quali evidenzia che "spesso Paolo confida ai laici le sue gioie, e soprattutto le sue sofferenze”. È il grande tema dell’amicizia spirituale, sfortunatamente minoritaria nella letteratura spirituale e soprattutto cosi poco praticata fra i cristiani, ed in particolare fra gli ecclesiastici: che sono purtroppo spesso persone sole, e lo sono programmaticamente per formazione, per abitudine e per scelta, fortemente restii ad ogni forma di comunione spirituale profonda con altri fratelli e sorelle, con la giustificazione ufficiale di voler avere solo Dio come proprio riferimento. Molto importanti sono quindi alcuni rapidi ma profondissimi passaggi di alcune letture, sul tema delle “unioni spirituali” tra cristiani, anche di sesso diverso, ed in particolare tra Direttori spirituali e diretti, ed in particolare dirette.


Amici di Gesù Crocifisso Il tema - di grande delicatezza e spessore - è trattato con sensibilità e coraggio dal Curatore, a proposito del rapporto di Paolo con Agnese Grazi… e Lucia Burlini. … Pur non facendo parte organizzativamente della “famiglia passionista”, alla quale mi sono avvicinato attraverso la mia esperienza lucchese di devoto di S. Gemma, avverto sempre più profondamente il valore e l’importanza del carisma passionista. La lettura di questi scritti di S. Paolo della Croce mi ha coinvolto e mi ha fatto del bene, avendoli sentiti anche vicini alla mia esperienza e sensibilità, per molte convergenti ragioni...

grandi per Dio, la famiglia, la comunità cristiana ed i fratelli”. Le lettere rivolte alle donne sono le più impegnative e più belle, come contenuto spirituale... A donne sono rivolte le lettere più lunghe, articolate e dense di insegnamenti mistici e spirituali (e alla sola Agnese Grazi sono indirizzate ben 166 lettere). Mi pare anche molto significativa la lettera a Dorotea Suscioli, una fanciulla di 12 anni, alla quale Paolo, scrive su come fare orazione mentale... Tuttavia Paolo è anche consapevole dei rischi legati in particolare alla sensibilità femminile, benché presenti anche negli uomini: e dimostra una capacità di guida, un’esperienza ed un equilibrio davvero ammirabili. Basti pensare ai suoi continui insegnamenti contro gli eccessivi scrupoli ed i timori ingiustificati, come contro i fenomeni eccezionali e sensazionali (esposti a rischio di tentazioni demoniache); all’invito costante alla moderazione nelle mortificazioni e penitenze;... alla difesa della santità della vita matrimoniale e del dovere del “debito coniugale”... L’equilibrio di Paolo, ed insieme il suo innegabile rigore e la sua austerità, sono un grande insegnamento morale, ascetico, spirituale per tutti noi, di allora, come di oggi.

Il senso cristiano della sofferenza

Attenzione particolare alle donne Il primo risultato importante della ripubblicazione delle Lettere potrebbe essere quello di uno stimolo per riscoprire l’urgenza e l’importanza attuale della “predicazione al popolo”, ed in particolare dello strumento delle Missioni popolari: il cui recupero farebbe un gran bene ad una Chiesa... Sono poi un laico, e l’attenzione ai laici mi riguarda quindi direttamente, in un periodo storico in cui si parla tanto dei laici... Mi ha incuriosito molto anche “l’attenzione particolare alle donne", esplicitamente evidenziata dal Curatore, che personalmente condivido pienamente e gioiosamente. Ritengo infatti che le donne abbiano una più spiccata sensibilità mistica, soprattutto per il “linguaggio dell’amore appassionato", ed una più spontanea e radicale capacità di donazione e di servizio. E mi ha colpito l’esatta descrizione delle donne interlocutrici di S. Paolo, le quali “nonostante i loro problemi e le loro difficoltà, sono, tutto sommato, donne felici: felici di credere, di amare e di fare cose

Infine, e soprattutto, ho avvertito in maniera molto forte l’attualità dell’insegnamento di Paolo in ordine al senso cristiano della malattia, della sofferenza e della prova. Paolo sviluppa un’enorme spiritualità pastorale della sofferenza, fino al “nudo patire (p. 79, 80). Tuttavia, per me è ancora faticoso accettare che “veramente la malattia è una grande grazia che ci fa Dio benedetto; ci fa scoprire chi siamo, ivi si conosce chi sia vero, paziente, mansueto, umile e mortificato” (p. 1835). Come pure faccio molta fatica a far mia la risposta continua di Paolo a chi è nella sofferenza e nella prova con le parole: “Io godo tanto degli scherzi d’amore che fa Gesù con l’anima” (p. 1369), oppure con il richiamo a S. Ignazio di Antiochia "solo ora comincio ad essere discepolo di Gesù". Eppure comprendo che questa - e solo questa - è la chiave interpretativa non solo del dolore e della prova, ma anche dell’esistenza umana e del suo rapporto con la vita divina, nel suo aspetto più profondo e vero. E mi ha commosso, perché davvero semplice, concreto, risolutivo l’invito di Paolo a farsi fare “la predica dal Crocifisso”, “Quando siete nel colmo di qualche più grave afflizione, se potete andate in camera, prendete in mano il Crocifisso e fatevi fare una predica da esso” (p.664). La teologia della Croce - o, se si vuole, la “sapienza” della Croce - è ovviamente il tema di fondo di S. Paolo e della spiritualità "passionista" che deriva dal suo insegnamento: la cui attualità è, a mio parere, piena ed assoluta. Particolarmente attuale è poi una pagina delle Lettere, in cui si parla della necessità di “consolare Dio e il dolce Gesù”, con una modernissima intuizione sulla “sofferenza di Dio” (p. 2250). Sono davvero convinto, che una forte “spiritualità della sofferenza” sarebbe una risposta essenziale ai più radicali bisogni degli uomini, di oggi e di sempre. (continua) Giuseppe Bicocchi

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2 - LUIGI ROCCHI: UN UOMO PER GLI ALTRI “Luigino, un giorno avrai le ali più belle!”

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“Dicono che da piccolo fossi molto bello, ma ero già segnato da un terribile male: distrofia muscolare di Duchenne. Era scritto che mi aspettasse l’immobilità assoluta… fin dai nove anni, sono completamente senza capelli, senza ciglia e sopracciglia, e una cistite diffusa mi provoca una sofferenza tormentosa… Ero un bel bambino. Poi ho perduto la bellezza. Adesso, quando andrò in Paradiso, avrò il viso di clown, e farò ridere e divertire gli angeli. Ma che importa? Gesù trasfigura tutto. Egli è la risurrezione e la vita”. Luigino nasce il 19 febbraio 1932 a Roma, dove i genitori si sono recati da emigranti in cerca di lavoro. E accolto con molta gioia e viene battezzato il 17 aprile nella parrocchia di Ognissanti. Nel 1934 la famiglia Rocchi è costretta a ritornare a Tolentino per mancanza di lavoro. Papà Francesco, operaio nella cartiera del paese, è un uomo di sani principi morali e, anche se non praticante, a modo suo prega. Lascia la famiglia in mano alla moglie, di cui rispetta la fede e cui dà piena libertà di educare cristianamente i figli. Maria Pascucci, la mamma, tuttora vivente, è una donna di fede convinta e di una grande forza d’animo. Pur senza titoli di studio, possiede la sapienza del cuore, appresa dal catechismo, dalla preghiera e dalla vita intessuta di amore e di sacrificio. Dopo Luigi avrà ancora due figlie: Gabriella e Alba. Per tutti si dà con impegno, cercando sempre di passare ai propri figli principi sani e di dare un chiaro esempio di vita cristiana. Luigino cresce sveglio e sano. Ma quando comincia a camminare da solo la mamma si accorge che c’è qualcosa che non va: il bambino non si regge bene in piedi. Al “Rizzoli” di Bologna viene diagnosticato il morbo di Duchenne: malattia progressivamente invalidante, che porta all’immobilità totale. I coniugi Rocchi, con coraggio esemplare, decidono di crescere il figlio in casa, invece di affidarlo, come spesso avviene, a qualche istituzione, e si prodigheranno con ogni possibile cura, con sacrifici economici e soprattutto con tanto amore. Ed è proprio quest’amore sperimentato in famiglia che permetterà a Luigi di accettare la sua dolorosa situazione, di affrontarla con un coraggio eccezionale, fino a trasformarla in una continua ascesi spirituale. La mamma gli ripete spesso: “Luigino,

Gesù ti ama!”; ed è proprio grazie a questa certezza che egli può iniziare abbastanza presto il suo cammino di fede. “Tu, poverino, sei come un uccellino che non può volare. Ma un giorno avrai delle belle ali, le più splendide, perché Gesù ama molto chi soffre”: così gli diceva la nonna, ricorda Luigi,aggiungendo che certe espressioni non si dimenticano più e aiutano molto a vivere. Il bambino, all’età di sei anni, inizia la scuola e frequenta il catechismo, mostrando acutezza di spirito, intelligenza viva e buona volontà; è vivace e ama stare con i coetanei e scherzare ma, questi lo tengono un po’ emarginato cercando di evitare un “ragazzo malato”. L’8 settembre 1941 riceve i sacramenti della prima Comunione e della Confermazione. Ricorderà sempre la gioia di quel giorno: “Non puoi immaginare quale gioia sia stata per me ricevere Gesù nel mio cuore! Poi ho seguitato a riceverlo tutti i giorni. Vedevo tanti altri bambini vicino a me che potevano camminare, mentre io ho ricevuto l’Eucaristia come un piccolo appena nato, perché ero sorretto dalla mamma”. Terminate le scuole elementari, Luigino comincia a lavorare in una sartoria, ma ben presto il progredire della malattia gli impedisce di proseguire. Si iscrive alla scuola media e in seguito agli studi superiori. In tutte le scuole cui si rivolge riceve l’invito a ritirarsi a causa della sua malattia. È costretto a continuare da solo per istruirsi sui temi che più lo interessano: filosofia, sociologia, psicologia, psicanalisi, genetica. Ama leggere libri che lo possano aiutare a diventare migliore, più maturo: ha una grande sete di conoscere. Continua a frequentare la parrocchia e l’oratorio di San Catervo con gli amici dell’Azione Cattolica. Spesso quando esce di casa incontra dei ragazzi che lo umiliano buttandogli via il berretto (compagno inseparabile per nascondere la calvizie) e togliendogli l’appoggio del bastone. Proprio in una di queste occasioni, nel raccogliere il berretto caduto, scorge tra le immondizie un crocifisso che prende con sé, lo pulisce ed appende alla parete della sua stanza. E pregando davanti a questo crocifisso che, in una notte di dolore, ha un’estasi, confidata a due suoi amici. (continua) Maria Grazia


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Notizie dal Mondo Passionista Giovanni Paolo II e i Passionisti. Tutta la Chiesa ha gioito per il 25° di pontificato di Giovanni Paolo II. Il P. Fabiano Giorgini CP, in un ottimo articolo, ha riassunto il continuo rapporto del Papa con i Passionisti: varie udienze e discorsi a Capitoli Generali e a gruppi di Passionisti, visite fatte ai santuari di S. Maria Goretti, Nettuno (1979), S.Gabriele (1985), S. Gemma, Lucca (1989), fino alla visita a sorpresa alla comunità del Monte Argentario nel 2000: “un pellegrinaggio giubilare nei luoghi di S. Paolo della Croce” come disse lo stesso Papa ai religiosi. La nostra gratitudine al Papa, inoltre, per la canonizzazione di S. Innocenzo Canoura (1999) e la beatificazione di tanti passionisti: Isidoro De Loor (1984), Pio Campielli (1985), Bernardo Silvestrelli (1988), Niceforo e i 26 martiri passionisti spagnoli (1989), Lorenzo Salvi (1989), Grimoaldo Santamaria (1995) e mons. Eugenio Bossilkov (1998). Vanno poi aggiunti i numerosi passionisti e passioniste di cui il Papa ha riconosciuto la pratica eroica delle virtù e tra questi la vergine laica Lucia Burlini (1987). In questi 25 anni il Papa ha chiamato al servizio episcopale ben 13 passionisti. Un vescovo passionista, Mons. Nesti, è segretario della congregazione che guida tutti i consacrati del mondo. In Vaticano lavorano con varie incombenze: P.Ciro Benedettini, P. Diego Di Odoardo, P. Antonio Calabrese. Brevi dal mondo passionista .- 12 giovani hanno iniziato il loro noviziato nel convento della Presentazione sul Monte Argentario, prima culla della Congregazione, nel settembre 2004. Nello studentato teologico di Roma quest’anno studiano 13 giovani passionisti. - L’Assemblea generale della conferenza passionista del Nord Europa si è tenuta nel mese di Settembre 2003 a Monaco di Baviera. - L’Assemblea passionista per l’area Asia-Pacifico si è svolta in Nuova Guinea, approfondendo il tema: “I Passionisti proclamano la Parola della Croce”. - I passionisti hanno celebrato i 50 anni di presenza in Giappone nel mese di settembre 2003. I primi passionisti provenivano dall’America del Nord. Oggi ci sono cinque comunità, una casa per esercizi, due parrocchie e una casa a Tokio.

- Il Vicariato passionista di “Nostra Signora della Vittoria”in Brasile, ha celebrato il suo 50° anno di missione. Il cardinal Serafin Fernandes de Arùjo nella omelia ha elogiato i nostri religiosi per il lavoro svolto: “Questa parrocchia, tra tutte le parrocchie dell’arcidiocesi condotte dai religiosi, è quella che meglio esprime e vive il carisma della propria congregazione”. - La Famiglia passionista di Spagna e Portogallo, dal 14 al 16 Novembre 2003 ha tenuto un incontro formativo con 70 partecipanti, religiosi, suore e laici. - Il Movimento Laicale Passionista ha preso il via anche in Germania per iniziativa del superiore provinciale, P. Gregor Lenzen che il 18 Ottobre 2002, durante la messa nella Chiesa dei Passionisti a Monaco di Baviera, leggeva la lettera di approvazione del P. Generale. L’obiettivo del movimento è di promuovere la “Memoria Passionis” nella vita personale, nella famiglia e nella società. - Le monache passioniste del monastero di S.Gemma in Lucca hanno celebrato il primo centenario del decreto di fondazione dato dal Papa Pio X nell’Ottobre del 1903, sei mesi dopo la morte di S. Gemma, alla quale Gesù aveva rivelato che una comunità di monache passioniste sarebbe sorta a Lucca.. - La Famiglia Passionista del Nord Italia ha tenuto un corso di formazione passionista a Caravate (Va), dal 1 al 4 gennaio 2004, con la partecipazione di religiosi, suore e laici. Ha partecipato anche il P. Alberto Pierangioli che ha tenuto una conferenza sulla S. Scrittura nella spiritualità passionista. - L’Associazione della Passione, guidata dal P. Bernardino Bordo, il 5 ottobre 2003 ha celebrato il 30º anniversario del gruppo di spiritualità laicale passionista nel Ritiro della Presentazione sul monte Argentario, con molti partecipanti, provenienti da varie regioni. - L’Università del Laterano il 29-30 ottobre 2003 ha organizzato un seminario di studio per celebrare il 90° compleanno del grande filosofo e teologo passionista P. Stanislas Breton. Il Seminario di studi è stato anche l’occasione per inaugurare la Cattedra Gloria Crucis alla Lateranense, che si specializzerà in studi sulla Passione e che focalizzerà il tema della Passione che conduce alla Gloria della Resurrezione. - L’VIII Convegno Nazionale del MLP si terrà al Santuario di S. Gabriele dal 27 al 30 maggio 2004. - L’ XI Sinodo Generale dei Passionisti si terrà in Messico nel settembre 2004 P. Bruno De Luca

Caravate: Famiglia Passionista

«Caravate, incontro della Famiglia Passionista»

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Amici di Gesù Crocifisso

Testimonianze ontinuiamo a pubblicare stralci di testimonianze siC gnificative di Amici di G. C. in preparazione all’VIII Convegno Nazionale del MLP, che si terrà nel Santuario di S. Gabriele dal 27 al 30 maggio 2004.

Mi sono trovato il MLP in casa Trodica Mc. Il mio incontro con il Movimento Laicale Passionista, attraverso gli Amici di Gesù Crocifisso, è stato molto semplice perché me lo sono trovato in casa senza muovere un dito, grazie a mia zia, che abita con me, da molti anni iscritta agli Amici. Siccome questa mia zia è costretta da sempre in carrozzina, circa sei anni fa abbiamo deciso, con alcuni Amici e con l’approvazione di P. Alberto, di iniziare un Gruppo Famiglia nella nostra casa. Questo gruppo è stato una vera benedizione del Signore, considerando che ora abbiamo anche mia suocera a letto per malattia. E’ importante per noi partecipare a questi incontri, soprattutto vedendo nel volto delle sorelle sempre una grande gioia che si trasmette anche ai nostri cuori. Mi dà sofferenza l’impossibilità di partecipare agli incontri che si tengono a Morrovalle, perché la zia e la suocera hanno bisogno di una continua assistenza. Mi mancano molto le catechesi di cui P. Alberto ci fa dono; con esse mi sento volare e riesco ad accettare molto più volentieri la quotidianità. Seguendo questo cammino ho capito il grande dono che mi è stato fatto di servire Gesù, non un Gesù morto ma vivente, con le sue sofferenze nel corpo dei fratelli e le piaghe del mondo d’oggi: le guerre, la fame, e soprattutto il paganesimo che si è diffuso anche nelle nostre famiglie. Quando accudisco questi familiari disabili, ho la viva sensazione di prendere in braccio Gesù e il mio cuore è sereno, mentre la mente ripete: “Gesù ti amo! Tutto per la maggior gloria tua e per la pace della famiglia”. Grazie a questi doni del Signore, trovo la forza per accettare la mia situazione attuale perché il Signore ha messo sulla mia strada queste persone e per questo mi ha chiamata. Cosi ogni giorno, vincendo me stessa e i miei desideri e bisogni, torno a rispondere: “Eccomi, Signore, perché tu solo sei vera pace!”. Nadia Montecchiari Iommi

Dall’Eco agli Amici Mosciano S. A. Te. Qualche tempo fa, in una visita al santuario di San Gabriele, acquistai il mensile “L’Eco di San Gabriele”. Tra le pagine c’era un articolo del P. Alberto sul MLP, e una delle cose che mi colpì

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Si nutra anima e corpo!

maggiormente era la foto di una coppia che si era consacrata a Gesù Crocifisso. Da tempo sentivo in me il desiderio di approfondire la mia fede in Gesù Cristo, ma la consapevolezza della mia fragilità umana mi scoraggiava. Ora sono iscritta agli Amici di G. C. e frequento il gruppo di Giulianova Lido. La consacrazione solenne a Gesù Crocifisso è una scelta seria, richiede una vera conversione della propria vita. Sono cosciente di tutto questo! Tendo la mia mano verso Gesù perché senza il suo sostegno procederei con grande fatica verso quella vetta luminosa, la Croce, che illumina il nostro universo. Padre Alberto ha scritto: “sogno di vedere la fraternità degli amici che si sforzano di formare comunità di fede e di amore, come le prime comunità cristiane”. Una vera comunità di fede e di amore accoglie tutti come fratelli e sorelle, anche lo straniero e la persona sconosciuta. Sento che dopo la scelta di questo cammino deve cambiare tutta la mia vita, con una vera conversione. Gesù Crocifisso sta prendendo sempre più vita in me. Aprendo il mio cuore a Lui, sento che egli mi viene incontro per farsi conoscere sempre di più, perché Gesù ha sete del nostro amore. Maria Mair

Cammino facile o impegnativo? Giulianova Te. Conosco da tempo i passionisti e il loro cammino, ma il nostro è davvero impegnativo! Ricordo con piacere quando Santina mi parlò degli Amici di G. C. con entusiasmo e ci dicemmo che era fattibile per noi mamme, perché ci dicemmo che gli impegni che ci chiedeva erano “pochi”. “Due incontri al mese”. Ma che incontri!… Ogni volta io ne esco così piena che se riuscissi a mettere in pratica le cose esposte, la piccola fiammella diverrebbe presto un incendio di amore. Se capissi che tutto ruota attorno a una piccola grande parola “Amore”, già sarebbe molto, anche se a dirla è facile, ma a metterla in pratica… un po’ meno! Quando la sera rinnovo la “Promessa di amore”, pur sapendola a memoria, spesso devo leggerla, perché se la dico senza soffermarmici è semplice, ma se mi ci soffermo, mi perdo nella sua profondità. Più mi ci soffermo e più mi diventa difficile dirla, perché dico tra me: “ma questo amore che chiedo e che ottengo sicuramente, lo so dare agli altri, e soprattutto lo offro a Dio?”. Quando dico “Gesù ti amo”, sento un nodo alla gola perché per me è come dire “Tu sei al primo posto”. Ma subito un interrogativo mi turba: “Ho messo Gesù al primo posto?”. Voglio continuare questo cammino perché mi aiuterà a trovare una risposta a queste mie domande. Di Leonardo Carolina


Amici di Gesù Crocifisso La grazia di un cammino di coppia

Un svolta alla mia vita

Tortoreto Te. Ho passato la mia fanciullezza presso i passionisti e sono stati anni bellissimi, pieni di di ottime esperienze. Per questo il Crocifisso non è per me simbolo di tristezza, ma segno di profondo amore. Quando guardo il Crocifisso e gli dico “Gesù ti amo”, la risposta è lì pronta e visibile “Io ti amo di più”. È inutile che io racconti le piccole e grandi difficoltà della mia esistenza, come per ogni uomo. Sono consapevole che Gesù, a cui ho sempre chiesto la sapienza del cuore, ha fatto tutto. Il ritrovarmi ora nel movimento laicale passionista mi dà una gioia incredibile perché condivido con altri, e spero con un numero sempre crescente, questa esperienza di “Amici di Gesù Crocifisso”; e poi perché condivido questa esperienza con mia moglie. Non so dire quante volte mia moglie mi abbia chiesto, nei ventisette anni vissuti insieme: “Come fai a rimanere sereno, di fronte ad ogni difficoltà?”. Io rispondo sempre, anche quando le ansie mi assalgono: “Vedrai, la Provvidenza ci penserà”. E posso dire che ci ha sempre pensato! In effetti Gesù sulla Croce non ha perso la “speranza”, perché era nelle mani di Dio. Sembra poi inverosimile, ma da quando io e mia moglie condividiamo questa esperienza, tra noi c’è più comprensione e anche lei è più fiduciosa. Prima dovevamo parlare tanto, ora basta uno sguardo per capirci. Ne ero convinto, ma adesso ne ho la conferma: se diventi Amico di Gesù Crocifisso la gioia e la serenità si impossessa della tua vita e i problemi, le ansie, le sofferenze diventano cose piccole e leggere da sopportare. Calvacese Pio

Morbegno (So). Caro padre, ti ringrazio per avermi accettata tra gli Amici di G. C. e per la lettera che mi hai mandato per spiegarmi tutto per bene. Sono felice di aver avuto questa opportunità che spero dia alla mia vita una svolta per incominciare una vera vita cristiana. Certamente la lontananza non mi permetterà una partecipazione reale alla vita del gruppo; però penso di incominciare ad amare Gesù non solo a parole ma con la vita di ogni giorno. Non mi basterà più dire “Gesù ti amo” con le parole, ma con i fatti. I libri che mi hai mandati sono bellissimi; faccio la meditazione tutti i giorni, molto più spero di farla nella prossima quaresima. Sarà tutto pane per il mio spirito. Questo movimento certamente è stato ispirato dallo Spirito Santo per la salvezza delle anime. La vita del fondatore, S. Paolo della Croce, è meravigliosa, anche se difficile”. Ida Fascendini

Gesù mi ha scelto da quando ero bambina Mattinata (Fg) A dicembre ho chiesto di iscrivermi al movimento laicale passionista. Non conoscevo i Passionisti; un giorno ho cercato su internet notizie su San Gabriele dell'Addolorata, perché non conoscevo bene questo santo, ma volevo prepararmi a fare un pellegrinaggio al suo santuario. Desideravo tanto andarci perché la storia di San Gabriele mi era piaciuta molto. Lì ho trovato notizie sul Movimento Laicale Passionista. Ho sempre desiderato far parte di un movimento laicale religioso, per vivere di più la mia fede. Poi ho notato che l'immagine che rappresenta gli Amici di Gesù Crocifisso è un’immagine che ho già da 23 anni, quando avevo 12 anni: la sera prendevo questa immagine e la mettevo vicino al mio letto e pensavo a Gesù, lo invocavo perché mi venisse a trovare. Quell'immagine mi impressionava perché era come se Gesù soffrisse veramente. Avevo dimenticato questo fatto, ma ora ho capito che l’amore per Gesù Crocifisso ce l’ho da quando avevo 12 anni. Per me questo è stato una sorpresa; significa che Gesù mi ha scelta per amarlo da quando ero bambina. Per me Gesù è la persona più importante al mondo e lo amo tantissimo. Maria Cristina Latorre

Gioia di Maria dopo la Consacrazione a Gesù Crocifisso

Stanno accadendo cose grandiose Perano Ch. Io e mio marito siamo giunti oramai alla terza consacrazione. Il cammino degli Amici di Gesù Crocifisso, incominciato qualche anno fa quasi per caso, sta portando molti frutti in casa nostra. Ci aiuta a capire meglio la Parola di Dio e a metterla in pratica giorno per giorno. Il Signore ci ha chiamato, noi abbiamo risposto, confidando nel suo aiuto, per fare sempre la sua volontà. Intorno a noi stanno accadendo cose grandiose. Mio marito è diventato ministro straordinario dell’Eucaristia. Non ho parole per esprimere quello che passa nel nostro cuore. Provo tanta commozione e mi viene da piangere per la gioia. Maria Loreta

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Amici di Gesù Crocifisso

AMICI NEWS Festa della Passione

La nuova rivista Spoleto Pg. Nel ricevere la rivista bimestrale mi ha colpito la bellissima immagine del Crocifisso, che domina sul frontespizio. Ci voleva, per farci sentire con più forza veri “Amici di G. C.”. Mentre contemplavo il bel Crocifisso che si staglia nell’azzurro e ci sprona a una sequela d’amore, ho sentito la necessità di farti partecipe dei miei sentimenti di lode e ringraziamento al Signore, anche per estendere a te la mia gratitudine. Grazie, padre, per il dono della rivista, ora ancora più bella e più ricca: è una guida spirituale importante per il nostro cammino di santità, è un aiuto costante che le catechesi mensili ci offrono e insieme alle varie relazioni ci educano alla spiritualità passionista; è uno strumento di comunione con tutte le fraternità, le cui testimonianze ci fanno sentire una vera, grande famiglia. Potessimo veramente renderci conto del regalo insuperabile che riceviamo con la nostra rivista!

Il 20 febbraio centinaia di Amici delle Fraternità delle Marche ci siamo ritrovati a celebrare la nostra festa, la Solennità della Passione, presso la parrocchia di S. Gabriele dell’Addolorata di Civitanova Marche, come facciamo da alcuni anni. Alle ore 21,15, Don Giancarlo Tomassini, nuovo parroco, ha presieduto la solenne concelebrazione, con la partecipazione del P. Alberto e vari passionisti. Al termine, il parroco ha benedetto una ventina di Crocifissi che durante la Quaresima saranno accolti dalle famiglie che lo desiderano in

Margherita Padovani

Pia

molti paesi delle Marche.

VIII CONVEGNO NAZIONALE DEL MLP Santuario di S. Gabriele - Te: 27-30 maggio 2004. Tema: “Il mistero pasquale nella vita del MLP”. Relatore: P. Gabriele Cingolani. Per informazioni: Piera Iucci: Tel. 0733.814071. C. 339.162.6796.

Calendario degli Amici - Corso di formazione per animatori: S. Gabriele: 28-29 febbraio 2004. - Ritiri mensili a Morrovalle: 7 marzo – 4 aprile – 9 maggio – 6 giugno. - Consacrazione a Gesù Crocifisso: Morrovalle 4 aprile.

Ricordiamo al Signore i nostri defunti: Polverini Giulio di Civitanova Marche: 14 gennaio 2004. Un grazie sincero a coloro che hanno inviato offerte per le spese di stampa. Marzo-Aprile 2004 – Anno V n. 2 Aut. del Trib. di MC n. 438\99 del 17-12-1999 Sped. Ab. Post. Art. 2 com. 20\c L.662\96 - MC Tecnostampa – Recanati - C. c. p. 11558624 Dir. R. Tonino Taccone – Red. P. Alberto G. Pierangioli P. San Gabriele 2 - 62010 Morrovalle MC T. 0733.221273 - C. 349.8057073 - Fax 0733.222394 E-mail albertopier@tiscalinet.it http://www.passionisti.org/mlp/amici

http://www.amicidigesucrocifisso.org/wp-content/uploads/2010/04/2004-2  

http://www.amicidigesucrocifisso.org/wp-content/uploads/2010/04/2004-2.pdf

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