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Massima Tomini: ciclo delle opere “Teatro della Fenice” Analisi critica In occasione della mostra tenutasi nei locali della BCC di Codroipo, Aprile 2012

“Vediamo del fumo uscire dalla Fenice”, così ha inizio una lunga notte che difficilmente sarà dimenticata dai veneziani. La mattina successiva al rogo restavano solo la facciata principale e i muri perimetrali. Il Teatro appariva come una scatola vuota.

Il ciclo delle opere della pittrice friulana Massima Tomini è strettamente intrecciato alla vicenda di quella notte. Pur se originati da un preciso fatto di storia contemporanea, i dipinti assumono caratteri simbolici ed universali: l’inefficienza tecnologica ed umana di fronte ad un agente naturale, illustrando nello stile proprio dell’artista le conseguenze e il vuoto che può lasciare una catastrofe generata da un incendio. Il complesso iter del ciclo di opere ci rende partecipi di questo disastro attraverso varie fasi ed inquadrature di scena, dalle tonalità delle fiamme inarrestabili fino alla distruzione finale. Massima Tomini giunge all’ipotesi di una pittura non figurativa, ovvero non più fondata sulla riproduzione delle forme reali, pur conservando un legame con la realtà. Si tratta di una pittura di orientamento astratto ancora decifrabile. Siamo di fronte ad una serie di deformazioni simboliche, ad una carica espressiva gestuale che fanno acquisire al colore ed alle forme un loro specifico valore. Il ciclo delle opere di Massima Tomini è rappresentato attraverso una visione personale, nella quale la distorsione e l’intensificazione espressionista collima con una semplificazione delle forme: non mette in secondo piano le sue sensazioni, ma esprime attraverso diverse tonalità la propria emotività e carica psicologica.


L’opera astratta è una forma nuova dell’essere, la quale agisce su di noi attraverso gli occhi suscitando nella nostra interiorità vaste e profonde risonanze spirituali. Le scene dell’incendio si articolano sul piano tridimensionale. La maggior parte del ragionamento si presenta in un intrecciarsi di linee rette e curve dove sorge una sorta di armonia sottostante alle cose. Le linee spartiscono la superficie senza però spezzare la compattezza della scena. C’è la predominanza di angoli retti, di rettangoli considerati quali forme ideali, ma convivono in apparente contraddizione con linee serpentine quali gesto ultimo dell’esecuzione. La linea è una forza e come tutte le altre forze, è attiva. Più linee messe insieme si contrappongono è reagiscono reciprocamente, diventando interattive. Il colore non è più subordinato alla forma quindi guadagna piena dignità attraverso una libera e gestuale esecuzione con la spatola. Alla gestualità pittorica delle rappresentazioni cariche di energia subentra la stesura del colore più preciso sempre eseguito con la spatola controllata assieme a qualche sgocciolatura di colore che lascia trasparire sussulti emotivi: le forme e colori restituiscono atmosfera e sensazioni della realtà. La spatola è funzionale non solo alla restituzione dei fenomeni ottico luminosi, ma è anche un mezzo per conferire una particolare trasparenza ed ampiezza alla struttura cromatica, intessuta di tonalità decise e corpose con qualche sfumatura, colori accesi che si alternano con colori più freddi.

Lucia Dendisova Critica d’arte

testo critico pittrice Massima Tomini  

Un'analisi critica delle opere esposte alla BCC di Codroipo della pittrice Massima Tomini facenti parte del ciclo di quadri intitolato "l'in...

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