Page 1

GI U R ISPRU DE NZ A DI M E R I TO direttore scientifico Ciro Riviezzo

05-2010 XLII — maggio 2010, n° 05

| e s t rat t o

LA MEDIAZIONE FINALIZZATA ALLA CONCILIAZIONE DELLE CONTROVERSIE CIVILI E COMMERCIALI, QUALE MISURA NORMATIVA ED ALTERNATIVA A VALENZA STRATEGICA di Santo Viotti


a t t u a l i t a` 164

N O V I T À L E G I S L A T I V E - MEDIAZIONE E CONCILIAZIONE

LA MEDIAZIONE FINALIZZATA ALLA CONCILIAZIONE DELLE CONTROVERSIE CIVILI E COMMERCIALI, QUALE MISURA NORMATIVA ED ALTERNATIVA A VALENZA STRATEGICA Sommario 1. Premessa. — 2. Analisi di metodo. — 3. La normativa. — 4. La conciliazione. — 5. Conclusioni.

1. PREMESSA Il decreto legislativo attuativo (1) riprende il pregio sistematico e giuridico della normaSanto Viotti (*) tiva delegante. — Pregio sistematico, in particolare, in quanto attua l’interesse a sigillare in una Avvocato - disciplina organica e di riordino, rispetto a quella frastagliata e settoriale antecedente, Docente Formatore la tutela rimediale alternativa della conciliazione, a presidio di situazioni giuridiche accreditato presso soggettive di piu ` ampia portata e rilevanza. il Ministero Pregio giuridico, con la divisata ratio di costituire uno strumento integrativo di della Giustizia accesso alla Giustizia; come tale, ancor piu ` , posto a garanzia della salvaguardia e protezione della persona quale titolare dei diritti controversi. Evidente risulta, nell’iter legislativo conclusosi, il risentire delle direttive di derivazione sopranazionale, pur richiamate, non soltanto per via della riconosciuta efficacia di esse nel territorio nazionale; ma anche per via della maturata condivisione delle funzioni di miglioramento dei servizi di Giustizia, che proprio l’Unione europea ha inteso ed intende tutelare e rafforzare con lo strumento oggetto della presente disamina. di

2. ANALISI DI METODO L’art. 60 l. 18 giugno 2009 n. 69 (2), tra le varie misure connotate da una chiara valenza strategica (3), ha introdotto anche la delega di funzione legislativa al Governo, sulle procedure di mediazione e conciliazione delle controversie civili e commerciali. Nello specifico, essa misura rimediale, concorre con le altre previste, nel raggiungimento dell’obiettivo di affievolire il gap di competitivita` (4) che quotidianamente logora il tessuto economico nazionale, proponendosi di assicurare importanti benefici di ordine economico-sociale. (*) Con la collaborazione del Dott. Nicola Mari, Conciliatore Specializzato. (1) Per esigenze redazionali il provvedimento attuativo, nel prosieguo, sara` abbreviato con l’espressione: «decreto»; il testo integrale del quale e` pur reperibile on-line. (2) Per le medesime esigenze, anche il riferimento alla fonte delega, risultera` nel prosieguo abbreviato ad: «art. 60 cit.». (3) Cosı` qualificata dal Ministro della Giustizia Alfano, nel corso della prolusione pronunciata in oc-

⎪ P. 1 2 3 2

casione dell’apertura dell’anno giudiziario 2010, dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione. (4) Per una recente analisi tecnico-statistica dello stato del contenzioso tra le imprese in Italia, e per i riflessi in termini di gap di competitivita`, CENSIS, Arbitrato e conciliazione delle Camere di commercio per lo sviluppo delle imprese, 3 giugno 2009, passim reperibile sul sito www.censis.it, il quale evidenzia, in 1210, i giorni necessari per la soluzione di una disputa commerciale, dall’iscrizione a ruolo fino al momento della liquidazione.

giurisprudenza di merito – n. 5 – 2010


a t t u a l i t a` N O V I T À L E G I S L A T I V E - MEDIAZIONE E CONCILIAZIONE

164

Un’iniziativa normativa, recentemente plaudita anche in ragione del manifestato consenso alla diffusione delle c.d. procedure di «alternative dispute resolution» (a.d.r.) (5). Numerose, e ricorrenti, le iniziative poste in essere (6) dagli interlocutori coinvolti, idonee ad esprimere la loro efficacia sul piano diffusivo di una vera e propria cultura della conciliazione stragiudiziale; poste a presidio di aspettative di rango comunitario, pur assiolgicamente orientate (7). L’invito rivolto al Governo, poteva forse leggersi come diretto ad operare una rivisitazione del sostrato normativo dell’istituto: la mediazione finalizzata alla conciliazione (8), infatti, non e` tra le procedure estranee al sistema italo-comunitario delle fonti (9). (5) Il Guardasigilli, nel corso dei lavori del convegno Giustizia e imprese, tenutosi in Roma il 3 giugno 2009, ha definito la conciliazione: «come un indispensabile completamento rispetto agli interventi acceleratori sul processo civile, ma al tempo stesso con l’ambizioso obiettivo di radicare una nuova cultura della risoluzione delle liti, fondata su un metodo non conflittuale di composizione». (6) In rappresentanza di quelle del sistema camerale, basti pensare al: Secondo e Terzo rapporto sulla diffusione della giustizia alternativa in Italia, Milano, febbraio 2009/2010, presentato da Unioncamere in collaborazione con Isdaci, Camera di commercio di Milano, Camera arbitrale di Milano, sui risultati di un’indagine relativa all’effettiva diffusione nel nostro paese degli strumenti di A.D.R., su dati rilevati e riferiti agli anni 2007 e 2008. Laddove tra le iniziative promosse da ADR Notariato, dal Consiglio nazionale dei commercialisti e degli esperti contabili, dal Consiglio Nazionale Forense, in collaborazione con Unioncamere e Conciliatore Bancario, si segnala la costituzione dell’associazione senza scopo di lucro «Sistema Conciliazione», istituzionalmente, gravata del compito di promuovere la cultura della conciliazione; oltre al noto appuntamento la Settimana della conciliazione. (7) In specie, Atti del Consiglio Europeo di Tampere del 15 e 16 ottobre 1999; le Conclusioni del Consiglio Europeo del 29 maggio 2000; Racc. della Commissione 2001/310/CE del 4 aprile 2001, sui principi applicabili agli organi extragiudiziali che partecipano alla risoluzione consensuale delle controversie in materia di consumo; il Libro Verde della Commissione Europea dell’aprile 2002 relativo ai modi alternativi di risoluzione delle controversie in materia civile e commerciale; da ultimo, Direttiva 2008/52/CE relativa a determinati aspetti della mediazione civile e commerciale. La caratura assiologica dello strumento e`, in effetti, espressione del nuovo assetto normativo, integrato dalle norme comunitarie, eppero` esse stesse soggette alla sovra ordinazione delle norme costituzionali portatrici del valore della persona,

giurisprudenza di merito – n. 5 – 2010

quale massima caratura assiologica, PERLINGIERI, Il diritto civile nella legalita` costituzionale secondo il sistema italo-comunitario delle fonti Napoli, 2006, 236, passim. (8) La lett. c) art. 1 decreto definisce: «conciliazione […] la composizione di una controversia a seguito dello svolgimento della mediazione», risultando cosı` preordinata la prima, al raggiungimento della seconda. La precisazione semantica non appare pleonastica ed, anzi, vale a differenziarla, in sede comparatistica, da ulteriori esperienze internazionali. In Spagna, in effetti, le singole voci mediazione e conciliazione indicano procedimenti di ADR strutturalmente distinti dal differente ruolo assunto dal terzo neutrale: di mera facilitazione nella prima, anche propositivo di eventuali soluzioni compositive del conflitto nella seconda. Per gli opportuni approfondimenti comparatistici, proprio con riferimento all’esperienza spagnola, COLLETTI, Natura del verbale di conciliazione e razionalita` costituzionale, …., Tesi dottorato di ricerca Universita` degli studi del Sannio, Camerino, 2008, reperibile sul sito web http:// 193.204.12.15/76/. (9) Si v., fra le altre, le seguenti fonti: art. 10 l. 18 giugno 1998 n. 192 in materia di subfornitura nelle attivita` produttive; l. 30 luglio 1998 n. 281 sui diritti del consumatore; d.d.l. Atto Camera n. 7185 XIII Legislatura; art. 4 l. 29 marzo 2001 n. 135 su riforma del turismo; artt. 38 ss. d. lg. 17 gennaio 2003, n. 5 riforma del rito societario ora abrogati dall’art. 22 decreto; d.m. 23 luglio 2004, n. 222 circa la Disciplina del Registro degli Organismi di conciliazione di cui all’art. 38 d.lg. 17 gennaio 2003, n. 5; d.m. 23 luglio 2004, n. 223 sulle indennita` degli organismi di conciliazione; art. 7 l. 6 maggio 2004 n. 129, in materia di affiliazione commerciale; art. 140-bis. d.lg. 6 settembre 2005 n. 206 s.m.i.: codice del consumo; art. 3 l. 22 febbraio 2006, in materia di servizio di tintolavanderia; art. 768-octies c.c., patti di famiglia; AGICOM regolamento adottato con Delibera 173/07/CONS e succ. mod. in materia di controversie tra consumatori e gestori di telecomunicazioni. Per le fonti comunita-

P. 1 2 3 3 ⎪


a t t u a l i t a` 164

N O V I T À L E G I S L A T I V E - MEDIAZIONE E CONCILIAZIONE

L’art. 3 Direttiva 2008/52/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio nel definire la mediazione, la qualifica come il: «procedimento strutturato, indipendentemente dalla denominazione (10), dove due o piu` parti di una controversia tentano esse stesse, su base volontaria, di raggiungere un accordo sulla risoluzione della medesima, con l’assistenza di un mediatore. Tale procedimento puo` essere avviato dalle parti, suggerito o ordinato da un organo giurisdizionale o prescritto dal diritto di uno Stato membro». L’incipit (11) del decreto, confermandone il tratto saliente, precisa ancor meglio il dato semantico, riferendosi a: «l’attivita`, comunque denominata, svolta da un terzo imparziale e finalizzata ad assistere due o piu` soggetti sia nella ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una controversia, sia nella formulazione di una proposta per la risoluzione della stessa». Il tratto discriminante risiede, pertanto, nell’opera professionale di mediazione svolta dal conciliatore specializzato, chiamata a rivalutare il criterio di individuazione classico dell’arbitrus bonum vir, ora investito del rinnovato, non semplice, incarico di facilitare (12) le parti nella costruzione di una possibile soluzione condivisa della controversia. La procedura di mediazione risulta (13), ora, equidistante tanto dagli strumenti presidiati dal soggetto, terzo, neutrale, dotato di piena capacita` decisoria (14), quanto dagli ulteriori «home made» (15), rimessi all’esclusiva attivita` delle parti. Le fonti classiche (16) chiarivano, infatti, che: «compromissum ad similitudinem iudiciorum redigitur et ad finiendas lites pertinet»; con cio`, opportunamente, distinguendo i rimedi nei quali permaneva una forma, seppur negoziale (17), di ius dicere, dai pur assimilabili risultati perseguibili attraverso il perfezionamento di un accordo transattivo, connotato dai tratti causali dell’aliquid datum et retentum (18). L’impulso all’attivazione del procedimento di mediazione finalizzata alla conciliazione, nel tratto compiutamente disegnato, potra` avere derivazione negoziale (19), giudiziale e legale. rie si cfr. sub. nt. 7. (10) Se amministrata, giudiziale, stragiudiziale, paritetica. (11) Si cfr. lett. a) dell’art. 1 decreto. (12) Potendosi con cio` distinguere la conciliazione, sic et simpliciter, dalle diverse ipotesi di conciliazione valutativa, nelle quali le parti investono il terzo del compito di enunciare una plausibile proposta risolutiva, pur non vincolata, della controversia; ma vincolante, soltanto ove seguentemente accettata dalle parti. (13) Ai sensi della lett. b) art. 1 decreto, infatti, si definisce: «mediatore: la persona o le persone fisiche che, individualmente o collegialmente, svolgono la mediazione rimanendo prive, in ogni caso, del potere di rendere giudizi o decisioni vincolanti per i destinatari del servizio medesimo». (14) Nell’arbitrato, invero, diversamente dalla mediazione, e` attribuita dalle parti, negozialmente, al terzo neutrale capacita` decisoria con efficacia vincolante. (15) L’assenza del terzo qualifica le ipotesi nelle

⎪ P. 1 2 3 4

quali le parti, dotate di buona volonta`, raggiungono in piena autonomia il sufficiente soddisfacimento delle proprie pretese, attraverso il perfezionamento di una transazione convenuta autonomamente. (16) Tanto e` dato leggere in PAOLO, De receptis, in Dig., 4.8.1. (17) Si fa riferimento al patto compromissorio che legittima, tanto l’esercizio del potere decisorio, quanto il criterio utilizzabile per la soluzione della controversia. (18) PUNZI, Conciliazione e tentativo di conciliazione, in Enc. giur., Milano, 1969, 329, potendosi, la conciliazione, perfezionare: «anche con la rinuncia alla propria pretesa o con il riconoscimento integrale delle pretese altrui»; LUISO, La conciliazione giudiziale, ne I Contratti di composizione delle liti, Tratt. dei contratti, diretto da Rescigno e Gabrielli, Torino, 332. (19) Il rinvio e`, d’obbligo, al Libro Verde della Commissione europea in tema di risoluzione alternativa delle controversie civili e commerciali, Bruxelles, 19 aprile 2002, COM (2002), sez. 1.2, par. 10,

giurisprudenza di merito – n. 5 – 2010


a t t u a l i t a` N O V I T À L E G I S L A T I V E - MEDIAZIONE E CONCILIAZIONE

164

Ricorre la prima, nell’ipotesi in cui l’esperimento del tentativo, sia previsto dalle clausole del regolamento contrattuale, o di statuto, nei tipi societari, trovando forma nell’adempimento di un obbligo contrattuale; rafforzatamente, per il caso di raggiunta conciliazione. Infatti, segno tangibile dell’impronta negoziale emergente dal contenuto obbligatorio dell’accordo (20), tradotto nel decisum del verbale di conciliazione, risulta la trascurabile percentuale di inadempimento delle parti, espressione, probabilmente, di un’istintiva maggiore, reciproca raggiunta soddisfazione (21). Intuitivo, per altro verso, l’inquadramento sistematico della mediazione nel microsistema degli strumenti di c.d. giustizia alternativa. Tuttavia, attraverso una piu` profonda impostazione di metodo, potrebbe risultare maggiormente conferente ritenere essa misura complementare (22) ai rimedi ordinari di risoluzione delle controversie civili e commerciali. Impostazione, questa, condivisa e preferita anche da coloro i quali, soffermandosi sul grado di autonomia, ovvero di eteronomia, degli strumenti rimediali, ne escludono il carattere alternativo, riconoscendo prevalenza al grado di disponibilita` delle parti nella definizione della controversia (23). La natura sostanziale della categoria degli strumenti di tutela consente, comunque, di deporre per una sostanziale equipollenza dei medesimi: pur potendosi, in effetti, distinguere tra strumenti di tutela tipici ed atipici (24), nondimeno, la di loro valutazione teleologica (perche´ correlata agli interessi) in luogo di quella attagliata al mero dato di ordine formale, conduce alla condivisa ratio dei negozi privati «ad finiendas lites». consultabile all’indirizzo: http://europa.eu.int/eurlex/index.html, nel quale e` posto in evidenza la caratteristica essenziale di tutto il sistema a.d.r., volto all’ ampliamento dell’accesso alla giustizia, ed al miglioramento dei rapporti sociali. (20) Quand’anche in sede di conciliazione valutativa, il terzo non e` mai investito dell’obbligo di decidere la controversia, al piu` onerato di fornire una possibile soluzione per la composizione del conflitto. Cio` nonostante, anche in tale occasione, le parti potranno pur sempre discostarsi dalla valutazione, pure esperta, operata, determinando negozialmente il contenuto del possibile decisum da consacrare, poi, nel verbale di conciliazione. (21) L’effetto di maggiore vincolo spontaneo al decisum, sembra derivare, secondo COLLETTI, Natura del verbale cit., nota 63: «dal giusto bilanciamento tra situazione sostanziale, interesse e conflitto [omissis] laddove il richiamo agli interessi pone l’accento sulla esigenza di soddisfare le pretese di parte per il tramite della diretta partecipazione auto regolativa dei soggetti»; in punto, PERLINGIERI Arbitrato e Costituzione Napoli, 2002, 10. (22) DEODATO, Secondo rapporto cit. presentato da Unioncamere in collaborazione con Isdaci, Camera di commercio di Milano, Camera arbitrale di Milano, 9, secondo il quale: «La nozione di alternativita`

giurisprudenza di merito – n. 5 – 2010

evoca drastiche contrapposizioni che e` ora di lasciare alle spalle. Il solo arbitrato, al piu`, puo` considerarsi realmente alternativo ai procedimenti civili ordinari, mentre il processo di mediazione ad opera di un terzo imparziale, che e` destinato nel caso di successo a sfociare nella conciliazione secondo la volonta` delle parti, certo alternativo non e`; prova ne sia che — qualora il tentativo non fosse coronato dal successo — le parti, senza che alcun diritto sia pregiudicato, possono ricorrere alla sede giudiziaria»; orientamento ora confermato in occasione del Terzo rapporto sulla diffusione della giustizia alternativa in Italia, Milano, 15 febbraio 2010, 5. (23) LUISO, La conciliazione: i possibili sviluppi tratti dall’esperienza; in Secondo rapporto cit., 145 ove e` dato leggere: «la conciliazione e piu` in generale gli strumenti negoziali di risoluzione delle controversie non costituiscono forme di giustizia alternativa poiche´ attraverso essi non si da` (meglio, non si cerca di dare) alla controversia una soluzione giusta (i.e. il cui contenuto rispecchi la realta` sostanziale esistente tra le parti) bensı` si da` una soluzione opportuna perche´ cosı` insindacabilmente valutata dagli interessati». (24) Ma, comunque, non dotati di esclusiva rilevanza nel sistema generale della risoluzione delle controversie.

P. 1 2 3 5 ⎪


a t t u a l i t a` 164

N O V I T À L E G I S L A T I V E - MEDIAZIONE E CONCILIAZIONE

L’assopimento dello stato conflittuale e, quindi, la conciliazione (25) delle parti costituisce il comune risultato perseguito: in forma aggiudicativa attraverso i rimedi ordinari; attraverso un’opera di facilitazione e di mantenimento stabile del dialogo tra le parti, attraverso la mediazione. Cosı`, dunque, da evitare i possibili arresti dei flussi di comunicazione aziendale (26), a tutto vantaggio della continuita` di quelli, anche, di ordine commerciale. Una forma restaurata, quindi, di quella dicotomia, gia` presente nelle origini del diritto e risalente alle fonti classiche, che distingueva tra iudicium publicum e privatum, il secondo dei quali consentiva: «il componimento volontario attraverso la scelta condivisa del terzo, di un cittadino onorevole ed autorevole, incaricato di risolvere il conflitto, un arbiter privatus» (27). In ordine alla richiamata notazione giudiziale della misura ora disegnata, rilevanti appaiono le attribuzioni normative del giudicante, in ogni grado, investito della controversia, per l’attivazione della procedura (28). Da ultimo, e proprio in virtu` della normativa recentemente pubblicata, l’instaurazione del procedimento potra` assumere forma legale in tutte le materie previste dall’art. 5, nelle quali, il preventivo esperimento del tentativo di mediazione, e` qualificato condizione obbligatoria di procedibilita` della domanda giudiziale.

3. ANALISI NORMATIVA La natura della normativa in approfondimento, in quanto espressione della delega di (25) DE PALO, D’URSO, GOLANN, Manuale del conciliatore professionista, Milano, 2004, 26, i quali dal punto di vista professionale definiscono il dato come: «la procedura in cui un terzo soggetto neutrale, diverso dal giudice, facilita la comunicazione e la negoziazione fra le parti coinvolte in una controversia al fine di promuoverne la risoluzione consensuale tramite un accordo». (26) Riaprire il dialogo e non solo risolvere controversie. Al tavolo della conciliazione, possono trovare posto sia gli assetti gia` degenerati in uno stato, anche aspro, di contrapposizione conflittuale, sia situazioni di mera impasse che necessitano di ripristinare l’equilibrio pregresso, tentando di adeguare in maniera condivisa il rapporto esistente alle pur sempre imprevedibili sopravvenienze. (27) BROGGINI, Iudex arbiterve, 426, estratto della Lectio magistralis del 15 maggio 2002, reperibile al link: http://www.ledonline.it/rivistadirittoromano/ allegati/dirittoromano02broggini.pdf. (28) Il comma 2 dell’art. 5 decreto, infatti, stabilisce che: «Fermo quanto previsto dal comma 1 e salvo quanto stabilito dai commi 3 e 4, il giudice, anche in sede di giudizio di appello, valutata la natura della causa, lo stato dell’istruzione e il comportamento delle parti, puo` invitare le stesse a procedere alla mediazione. L’invito deve essere rivolto alle parti prima dell’udienza di precisazione delle conclusioni

⎪ P. 1 2 3 6

ovvero, quando tale udienza non e` prevista, prima della discussione della causa. Se le parti aderiscono all’invito, il giudice fissa la successiva udienza dopo la scadenza del termine di cui all’articolo 6 e, quando la mediazione non e` gia` stata avviata, assegna contestualmente alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione»; laddove il comma 5 seguente dispone ulteriormente che: «Fermo quanto previsto dal comma 1 e salvo quanto stabilito dai commi 3 e 4, se il contratto, lo statuto ovvero l’atto costitutivo dell’ente prevedono una clausola di mediazione o conciliazione e il tentativo non risulta esperito, il giudice o l’arbitro, su eccezione di parte, proposta nella prima difesa, assegna alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione e fissa la successiva udienza dopo la scadenza del termine di cui all’art. 6. Allo stesso modo il giudice o l’arbitro fissa la successiva udienza quando la mediazione o il tentativo di conciliazione sono iniziati, ma non conclusi. La domanda e` presentata davanti all’organismo indicato dalla clausola, se iscritto nel registro, ovvero, in mancanza, davanti a un altro organismo iscritto, fermo il rispetto del criterio di cui all’art. 4 comma 1. In ogni caso, le parti possono concordare, successivamente al contratto o allo statuto o all’atto costitutivo, l’individuazione di un diverso organismo iscritto».

giurisprudenza di merito – n. 5 – 2010


a t t u a l i t a` N O V I T À L E G I S L A T I V E - MEDIAZIONE E CONCILIAZIONE

164

funzione legislativa, impone l’esame parallelo ai criteri normativi, per principi e di ordine regolamentare, all’uopo considerati. Da piu` parti, si auspicava, un non equivoco coordinamento delle fonti, e dei principi sottesi, al fine di consentire al legislatore delegato il corretto adempimento del mandato istituzionale ricevuto, risultando investito, dal comma 2 dell’art. 60 cit., ma ancor prima dall’art. 117 Cost. (29), a legiferare, nel rispetto della normativa comunitaria di presidio. La disposizione contenuta nella fonte delega, in effetti, rimetteva al legislatore delegato un compito certamente non agevole, trattandosi di apportare un raffinato coordinamento multilivello con le fonti vigenti, di ordine sostanziale e processuale, anche di emanazione comunitaria. Preminente e` apparso il recepimento, di prossima scadenza, della Direttiva 2008/ 52/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio (30): fonte, questa, tra le piu` rilevanti, per ordine e grado, dalla quale estrapolare tradizioni comuni e mire condivise per il futuro dello strumento. Ineludibile, dunque, nell’opera di legislazione delegata, l’osservanza dei principi giuridici comunitari sulla qualita` della mediazione (art. 4 Dir.), sul ricorso alla mediazione (art. 5 Dir.), sulla esecutivita` degli accordi risultanti dalla mediazione (art. 6 Dir.), sulla riservatezza della mediazione (art. 7 Dir.), sull’efficacia della mediazione sui termini di prescrizione e decadenza (art. 8 Dir.). L’assicurazione di determinati standards di qualita`, di la` dal sintagma, esprime una precisa scelta del legislatore comunitario (31), il riscontro positivo del quale, potra` determinare il grado di efficacia della misura. Assillera`, certamente, la pertinente individuazione di un indice di misura qualitativo per i servizi di mediazione specializzata. Dal punto di vista esterno, indicativa, in termini di efficacia del servizio, potra` risultare la misura delle conciliazioni concluse con esito positivo (32), essendo stato, di fatto, superato lo stato conflittuale (33); nondimeno, tale parametro, evidenzia un mero profilo quantitativo, verosimilmente piu` utile alla rilevazione statistica, che mal si presta al fine indicato. Piu` adeguata, allora, dal punto di vista interno, risultera` la fissazione di elevati standards di professionalita` per gli Organismi di Conciliazione e, per essi, dei singoli mediatori iscritti (34). (29) Dovendo ritenersi subordinato al precetto costituzionale anche il Governo, in qualita` di organo costituzionale chiamato ad esplicare attivita` legislativa direttamente imputabile allo Stato, nell’espletamento del mandato ricevuto dal Parlamento. (30) Pur attenendo essa fonte alla risoluzione alternativa delle controversie extrafrontaliere, lo stesso considerando n. 8 della direttiva consente agli Stati membri di prendere in considerazione la fonte comunitaria, per l’eventuale regolamentazione dei procedimenti di mediazione interni. (31) Imprescindibile e` il rinvio alle riflessioni contenute nel Libro verde cit., par. 3.2.2 e ss. secondo il quale, bisogna riuscire a preservare la qualita` e la flessibilita` dei servizi di a.d.r., senza che il persegui-

giurisprudenza di merito – n. 5 – 2010

mento di uno dei due obiettivi, si rifletta a discapito dell’altro. (32) Obiettivo preso in considerazione da parte del decreto attuativo, il quale all’art. 17 comma 2, lett. c) rimanda alla decretazione ministeriale la determinazione delle maggiorazioni massime delle indennita` dovute, non superiori al 25% nell’ipotesi di successo della mediazione. (33) Conclusione suffragata dalla lett. m) comma 3 art. 60 cit., che differenziava la misura delle indennita` economiche spettanti ai conciliatori, a seconda dell’esito positivo/negativo del tentativo. (34) In tale ottica, si apprezza il dato normativo contenuto nel quinto comma dell’art. 16 inerente la formazione dei futuri mediatori, a mente del quale:

P. 1 2 3 7 ⎪


a t t u a l i t a` 164

N O V I T À L E G I S L A T I V E - MEDIAZIONE E CONCILIAZIONE

Se, infatti, come si e` gia` detto, nella mediazione finalizzata alla conciliazione, l’opera del terzo neutrale, appare distintiva, oltre che´ indispensabile (35), risulta dovuta la pretesa di specifiche competenze di professionalita` (36), stabilmente, possedute dai mediatori. Un percorso formativo, pertanto, necessariamente specializzato sugli aspetti logico-dinamici tipici della procedura, in ordine ai quali, sebbene la normativa attualmente in vigore appaia in piu` punti convergente con le attese comunitarie (37), pur consacrate nel Codice europeo di condotta per mediatori (38), sono auspicabili ulteriori iniziative e riflessioni che evidenzino anche il sostrato multidisciplinare degli strumenti di a.d.r. Il decreto, al comma 4 dell’art. 8, riconosce cittadinanza, negli spazi aperti alla giustizia complementare, altresı` ai contribuiti specifici di ulteriori saperi, non necessariamente di ordine tecnico, ma afferenti la psicologia giuridica e le scienze sociali, capaci di arricchire le competenze, per certi versi statiche dei conciliatori (39), (oggi prevalentemente, avvocati, dottori commercialisti e consulenti professionali), che vorranno intraprendere un percorso formativo-professionale di mediatore specializzato,

«presso il Ministero della giustizia e` istituito, con decretoministeriale,l’elencodeiformatoriperlamediazione. Il decreto stabilisce i criteri per l’iscrizione, la sospensione e la cancellazione degli iscritti, nonche´ perlosvolgimentodell’attivita` diformazione,inmodo da garantire elevati livelli di formazione dei mediatori. Con lo stesso decreto, e` stabilita la data a decorreredallaqualelapartecipazioneall’attivita` diformazione di cui al presente comma costituisce per il mediatore requisito di qualificazione professionale». (35) Il Libro verde, cit., par. 3.2.2. pt. 74 rinviando alle raccomandazioni del Consiglio d’Europa 1999/ 99, sulla mediazione in materia penale, e della Commissione 2001/310/CE evidenzia che: «Qualora il terzo intervenga formalmente nelle negoziazioni, allora dovra` soddisfare dei requisiti particolari per quanto concerne la sua indipendenza, e la procedura dovra` fondarsi sul principio del dibattimento in contraddittorio, nel senso che ciascuna delle parti dovra` essere in grado di rendere noto il suo punto di vista e che qualsiasi mossa, presentazione di un atto, di un documento, di una prova da parte dell’avversario dev’essere portata a conoscenza dell’altra parte e liberamente discussa. Qualora il terzo abbia un ruolo di minore intervento, queste stesse esigenze possono essere mitigate. La prima raccomandazione enumera sette principi: i principi di indipendenza, di trasparenza, del contraddittorio, dell’efficacia, di legalita`, di liberta` e di rappresentanza. La seconda raccomandazione in particolare si fonda sui principi di imparzialita`, di trasparenza, d’efficacia e d’equita`». (36) Cosı` come stabilito dal comma 2 dell’art. 4 Dir. 2008/52/CE a mente del quale: «Gli stati membri

⎪ P. 1 2 3 8

incoraggiano la formazione iniziale e successiva dei mediatori allo scopo di garantire che la mediazione sia gestita in maniera efficace, imparziale e competente in relazione alle parti». (37) La lett. d), comma 3, art. 60 cit., stabiliva: «che i requisiti per l’iscrizione nel Registro e per la sua conservazione siano stabiliti con decreto del Ministro della giustizia», pare rinviare alla normativa sugli Organismi di conciliazione di cui al d.m. n. 222 del 2004, dimostrarsi adeguatamente esigente tanto in ordine ai requisiti degli organismi richiedenti l’iscrizione nel Registro tenuto presso il Ministero della Giustizia, quanto, anche sufficientemente restrittiva, in ordine ai requisiti di professionalita` dei singoli conciliatori. (38) Pubblicato nel luglio del 2004, in esito ai quesiti posti dal Libro verde cit., reperibile all’indirizzo: http://ec.europa.eu/civiljustice/adr/adr_ec_code _conduct_it.pdf. (39) A mente della lett. a) comma 4, art. 4, d.m. n. 222 del 2004, possono infatti richiedere l’iscrizione al Registro solo: i magistrati in quiescenza; i professori universitari di ruolo in materie giuridiche o economiche anche in quiescenza; i professionisti iscritti in albi professionali di materie giuridiche o economiche da oltre 15 anni; i laureati in materie giuridiche o economiche ovvero gli iscritti in albi professionali con anzianita` inferiore a 15 anni purche´ abbiano seguito con successo un corso specifico per conciliatori, che sia stato svolto in conformita` a quanto prescritto dalla determinazione assunta dal responsabile del Registro a norma dell’art. 10 comma 5, in possesso dei requisiti di onorabilita` previsti dalla seguente lett. b).

giurisprudenza di merito – n. 5 – 2010


a t t u a l i t a` N O V I T À L E G I S L A T I V E - MEDIAZIONE E CONCILIAZIONE

164

incrementando le capacita` di ascolto e di comunicazione e raffinando quelle di negoziazione e di gestione dei conflitti (40). Quanto, invece, al coordinamento con le fonti interne (41), l’ormai anacronistico rinvio (42) ai brandelli normativi del d.lg. 17 gennaio 2003, n. 5, giudicato in piu` parti incostituzionale (43), ha finalmente condotto alla sua definitiva abrogazione. Affrontando l’analisi strutturale, dal punto di vista oggettivo, la lett. a) del comma 3 dell’art. 60 cit., rinnovando il precetto normativo gia` contenuto nell’art. 1966 c.c., disponeva, con clausola generale, che la mediazione finalizzata alla conciliazione, operasse entro i limiti dei diritti disponibili. Il decreto ribadisce, pur cripticamente, il medesimo confine (44). In un’ottica di circolarita` sistematica pare, quindi, doveroso soffermarsi brevemente sulla categoria giuridica del diritto disponibile (45), quanto meno al fine di circoscriverne l’ambito proprio di rilevanza nell’indagine, affiancando alle pur necessarie, e ricorrenti, qualificazioni (46), alcune valutazioni di ordine teleologico (47). Se, infatti, dal punto di vista soggettivo, risulta agevole operare un discrimine tra diritti assolutamente e/o relativamente indisponibili (48), non dirimente al fine appare la diversa natura giuridica dell’ente titolare dell’interesse sotteso essendo, di fatti, ipotizzabile un limite insormontabile all’utilizzo della procedura conciliativa, solo nell’elevata caratura assiologica dell’interesse protetto (49), in quanto inerente status, capacita` e diritti inviolabili della persona (50); laddove invece, indicativa della prevalente possibilita` di conciliare, risulta l’altrettanto prevalente natura patrimoniale dell’interesse sotteso (51). (40) Si cfr. lett. r) del comma 3 art. 60 cit.; piu` conferente, per la definizione di standard di qualita` del professionista conciliatore, che possono rinvenirsi nelle c.d. dichiarazioni d’indipendenza sottoscritte dal conciliatore, e rimesse alla disponibilita` delle parti. (41) Passim si v. nt. 7. (42) Lett. c) del comma 3 art. 60 cit. (43) Fra le altre le sentenze della C. cost. n. 71 del 2 aprile 2008, n. 340 del 17 ottobre 2007 e n. 21 del 7 febbraio 2007. (44) Si cfr. il comma 1 dell’art. 2 decreto, secondo il quale: «Chiunque puo` accedere alla mediazione per la conciliazione di una controversia civile e commerciale vertente su diritti disponibili, secondo le disposizioni del presente decreto» facendo espressamente salve al comma seguente: «le negoziazioni volontarie e paritetiche relative alle controversie civili e commerciali, ne´ le procedure di reclamo previste dalle carte dei servizi». (45) Ossia quelle situazioni giuridiche, in ordine alle quali, le parti, possono, ai sensi dell’art. 1321 c.c., costituire, regolare o estinguere rapporti giuridici. (46) Le quali, asetticamente, distinguono diritti patrimoniali e non, i primi dei quali, normalmente disponibili. (47) Da cui deriva la necessita` di impiegare criteri distintivi sostanziali, piuttosto che formali capaci di

giurisprudenza di merito – n. 5 – 2010

evidenziare il profilo teleologico: cosı`, in ordine alla titolarita` dell’interesse sottostante, possono agire, e convenire in conciliazione sia gli enti materiali che non, di natura privata, senza escludere quelli di natura pubblica, per gli atti iure privatorum, gia` oggetto di transazioni ed arbitrati. (48) Cosı` ad es. nel diritto alla partecipazione all’impresa familiare di cui al comma 4 art. 230-bis c.c. alienabile nei soli confronti dei membri della famiglia; laddove, se oggetto di contestazione sia la misura di partecipazione agli utili, essa e`, altresı`, conciliabile tra i soli membri dell’impresa. (49) Non essendo, totalmente, esclusa dall’ambito delle fattispecie di rilevanza penale perseguibili a querela come previsto dall’art. 29 del d.lg. n. 274 del 2000. (50) Laddove sembra, invece, sufficientemente, sostenibile, il ricorso alla procedura di mediazione anche nei settori esclusi, potendo essa risultare efficace anche in ordine alla sola determinazione delle modalita` esecutive dell’obbligo convenuto, ove rientranti nella disponibilita` delle parti, e non anche sull’an della pretesa, perche´, normativamente sottratto alle stesse, come ad es. per le questioni che sorgono dal diritto agli alimenti, nella separazione personale dei coniugi. (51) Quale derivante dall’esecuzione di un preesistente rapporto obbligatorio, ovvero da statuizioni

P. 1 2 3 9 ⎪


a t t u a l i t a` 164

N O V I T À L E G I S L A T I V E - MEDIAZIONE E CONCILIAZIONE

Suscettibili di essere mediati verso la conciliazione, pertanto, risultano i conflitti inerenti le situazioni giuridiche gia` suscettibili di formare oggetto di transazione, ed ancor piu`, in via transitiva, tutte le situazioni giuridiche ritenute compromettibili ai sensi dell’art. 806 c.p.c., seppur con i necessari correttivi previsti per il settore giuslavoristico (52). Esclusa in nuce, per converso, qualsivoglia possibilita` di transigere, compromettere e conciliare tutte le dinamiche conflittuali riguardanti l’interesse legittimo; cosı` come, specularmente, appare ragionevole ritenere assoggettabili a mediazione i conflitti inerenti il settore degli affidamenti pubblici di lavori e servizi, esaurite le fasi di evidenza pubblica (53); salve quelle gia`, legislativamente, riservate all’Autority di presidio (54). In ordine ai limiti di natura soggettiva, la lett. b) del comma 3 art. 60 cit., statuiva che l’erogazione del servizio di conciliazione, venisse rimesso ad organismi professionali ed indipendenti, stabilmente destinati all’erogazione del servizio di conciliazione. Il decreto dichiara idonei all’erogazione dei servizi di mediazione gli enti immateriali di natura pubblica e privata, anche di tipo esponenziale (55), differenziando soltanto il regime d’iscrizione nel Registro degli Organismi di conciliazione, tenuto presso il Ministero della Giustizia. Semplificato, perche´ a semplice domanda, per gli organismi che troveranno sede presso le Camere di Commercio, ovvero presso i Consigli degli Ordini professionali (56); laddove invece il regime ordinario d’iscrizione ora applicabile, in via residuale, prevede la verifica del possesso nell’istante di requisiti attualmente (57) previsti dalla normativa di secondo grado collegata, anch’essa d’imminente revisione. di condanna, anche di responsabilita` extracontrattuale. (52) L’art. 806 c.p.c. stabilisce, infatti, al comma 1 che: «Le parti possono far decidere da arbitri le controversie tra di loro insorte che non abbiano per oggetto diritti indisponibili, salvo espresso divieto di legge», ed, al secondo, che: «Le controversie di cui all’art. 409 c.p.c. possono essere decise da arbitri solo se previsto dalla legge o nei contratti o accordi collettivi di lavoro». L’apparente discrasia normativa puo` essere ricomposta proprio in virtu` dell’operata, distinzione tra strumenti alternativi e complementari di risoluzione delle controversie: infatti, il previsto tentativo obbligatorio di conciliazione, quale condizione di procedibilita` della domanda nel rito del lavoro di cui agli art. 409 ss. c.p.c., porta ad includere nel raggio di azione complementare della conciliazione amministrata, le controversie attinenti i diritti disponibili del lavoratore, ed al contempo ad escluderla dal raggio di azione dell’arbitrato, essendo strumento alternativo che, come tale, pur nell’ipotesi prevista dall’art. 412-ter c.p.c., necessita della preventiva autorizzazione dei contratti o accordi collettivi di lavoro. (53) Con l’evidente possibilita`, di un’esplicita previsione, magari sin dal disciplinare del bando di gara, dell’obbligo del preventivo esperimento di un tentativo di mediazione finalizzato alla conciliazione delle

⎪ P. 1 2 4 0

eventuali controversie attinenti la fase esecutiva delle opere, ovvero di erogazione dei servizi affidati. Cosı` come, per tutti i conflitti che riguardano i rapporti tra ente pubblico e le societa` miste, sue partecipate. (54) Ipotesi, allo stato, supportata dalle primitive versioni della bozza di codice del processo amministrativo; l’art. 136, infatti, - rubricato: «Azione collettiva per l’efficienza delle amministrazioni e dei concessionari di servizi pubblici» -, al sesto comma, disponendo che: «in luogo della diffida di cui al comma 4, l’interessato, se ne ricorrono i presupposti, puo` promuovere la risoluzione non giurisdizionale della controversia ai sensi dell’art. 30 l. n. 69 del 2009; in tal caso, se non si raggiunge la conciliazione delle parti, il ricorso e` proponibile entro un anno dall’esito di tali procedure». (55) Si cfr. le lett. c), e), g), h), del comma 3 art. 60 cit. ove e` consentita la costituzione di organismi di conciliazione presso, le camere di commercio, industria, agricoltura e artigianato, presso i consigli dell’ordine degli avvocati, o per le controversie in particolari materie, presso i consigli degli ordini professionali, con diritto ad ottenere automaticamente l’iscrizione nel registro. (56) Si cfr. artt. 18 e 19 decreto. (57) D.m. n. 222 del 2004. Ma la fonte in commento, gia` prevede al comma 2 dell’art. 16 il ricorso alla

giurisprudenza di merito – n. 5 – 2010


a t t u a l i t a` N O V I T À L E G I S L A T I V E - MEDIAZIONE E CONCILIAZIONE

164

La lett. p) del comma 3, art. 60 cit., si soffermava, peraltro, sulle problematiche sottese all’art. 5 Direttiva 2008/52/CE, attinenti la diffusione di un interesse stabile al ricorso alla procedura di mediazione, finalizzata alla conciliazione. Il legislatore delegante (58), infatti, verosimilmente consapevole della comune (59) considerazione che circonda le ipotesi normative di condizionamento dell’azione giudiziale, ha previsto l’introduzione sistemica di uno strumentario normativo, destinato a tutelare, su piu` fronti, l’ampio accesso alla mediazione: ora intaccando, in punto di efficacia, il baluardo del mandato difensivo (60), obbligando il professionista ad informare formalmente il cliente, ora operando un confronto tra i risultati raggiunti e/o diversamente raggiungibili (61), ora incidendo sul regime della soccombenza, ed ancora, attraverso, non modesti incentivi di ordine fiscale (62). In particolare, soffermandosi sulla disciplina riformata delle spese di giudizio, il Governo, risultava autorizzato a porre un’esplicita previsione normativa, di chiaro rilievo anche extra-processuale, secondo la quale, in caso di coincidenza di risultati — tra statuizione giudiziale e proposta di conciliazione — si sarebbe dovuto escludere il diritto a ripetere le spese processuali sostenute dalla parte che ha rifiutato il ragionevole accordo di conciliazione, oltre alla eventuale condanna additiva, sia al rimborso, e nella stessa misura, delle spese sostenute dal soccombente facendo salvo quanto previsto dagli artt. 92 e 96 c.p.c.; sia al pagamento di un’ulteriore somma, sanzionatoria, a titolo di contributo unificato. Di la` da ogni approfondito esame del dibattito che circonda la normativa di rito fatta salva, il criterio direttivo esposto, sembra rinviare, dal punto di vista assiologico, al perpetuo precetto costituzionale di solidarieta` politica e sociale consacrato nell’art. 2 decretazione ministeriale per la fissazione dei parametri inerenti alla formazione, la revisione, l’iscrizione, la cancellazione degli iscritti al registro, con la previsione di una specifica sezione per la trattazione di affari che richiedono specifiche competenze anche internazionali, chiamati ad offrire, prossimamente, preciso contenuto normativo all’astratto richiamo alle «garanzie di serieta` ed efficienza» previste dall’art. 16 decreto. (58) La lett. n), comma 3, art. 60 cit., esprimeva una chiara direttiva nel prevedere: «il dovere dell’avvocato di informare il cliente, prima dell’instaurazione del giudizio, della possibilita` di avvalersi dell’istituto della conciliazione, nonche´ di ricorrere agli organismi di conciliazione», ora mitigato, in seguito ai rilievi mossi dal Consiglio nazionale forense. (59) Tipica del rito lavoro, nel quale, forse, non sono state comprese appieno le potenzialita` dello strumento, piuttosto avvertito solo come un ostacolo all’instaurazione del giudizio. (60) Soltanto in tal senso sembra potersi apprezzare la declaratoria di annullabilita` del mandato professionale conferito dal cliente all’avvocato, per non aver correttamente adempiuto gli obblighi di informativa precontrattuale sanciti dal comma 3 dell’art. 4 decreto che dispone: «all’atto del conferimento del-

giurisprudenza di merito – n. 5 – 2010

l’incarico, l’avvocato e` tenuto a informare l’assistito della possibilita` di avvalersi del procedimento di mediazione disciplinato dal presente decreto e delle agevolazioni fiscali di cui agli artt. 17 e 20. L’avvocato informa altresı` l’assistito dei casi in cui l’esperimento del procedimento di mediazione e` condizione di procedibilita` della domanda giudiziale. L’informazione deve essere fornita chiaramente e per iscritto. In caso di violazione degli obblighi di informazione, il contratto e` annullabile. Il documento che contiene l’informazione e` sottoscritto dall’assistito e deve essere allegato all’atto introduttivo dell’eventuale giudizio. Il giudice che verifica la mancata allegazione del documento, se non provvede ai sensi dell’art. 5 comma 1, informa la parte della facolta` di chiedere la mediazione». (61) Si v. art. 60 cit. comma 3 lett. p). (62) L’art. 20 decreto, prevede ora che: «alle parti che corrispondono l’indennita` ai soggetti abilitati a svolgere il procedimento di mediazione presso gli organismi e` riconosciuto, in caso di successo della mediazione, un credito d’imposta commisurato all’indennita` stessa, fino a concorrenza di euro cinquecento, determinato secondo quanto disposto dai commi 2 e 3. In caso di insuccesso della mediazione, il credito d’imposta e` ridotto della meta`».

P. 1 2 4 1 ⎪


a t t u a l i t a` 164

N O V I T À L E G I S L A T I V E - MEDIAZIONE E CONCILIAZIONE

Cost. che trova, ormai costantemente, diretta corrispondenza nelle clausole generali di buona fede oggettiva e nel divieto di abuso del diritto, in specie, di azione e di difesa (63). L’art. 13 decreto, confermando le attese, prevede ora l’obbligo di corrispondere sia le somme dovute al mediatore a titolo d’indennita`, sia quelle dovute all’eventuale esperto incaricato, a titolo di compenso per l’opera prestata. Ma ancor piu`. Il comma 2, in effetti, rende altresı` facoltativo l’esercizio del potere in tutte le ipotesi di non esatta coincidenza dei risultati, seppur subordinandolo all’obbligo di motivazione in sentenza. Il decreto, nel tentativo di offrire maggior sostegno alla misura, disciplina la, non prima prevista, ulteriore ipotesi nella quale ad un invito a conciliare, non sia potuta seguire l’instaurazione e, quindi, il corretto esperimento del tentativo, a causa della negata, ma immotivata, adesione di una parte, disincentivando espressamente la tenuta di simili contegni (64). Un’ipotesi, infatti, non escludibile in prima battuta, trattandosi di un limite intimamente connesso all’accennata natura, anche negoziale della misura, in ordine alla quale, in questa sede, puo` solo auspicarsi che non si verifichino da parte dei soggetti interessati, sterili elusioni della normativa emananda, tali da rendere inutiliter dato uno tra i piu` repentini, segnali di adeguamento al sistema italo-comunitario delle fonti. Cio` detto, in un’ottica di concreta realizzazione della misura, risultava di primaria importanza, riuscire nell’intento di offrire adeguata protezione al principio, fatto proprio dalla Consulta, e ribadito in sede comunitaria (65), di fissare: «un concreto punto di equilibrio tra l’effettiva garanzia dell’azione ed il limite al suo condizionamento» (66). Risultato atteso, e reso in punto di azione, dalla decisione, ipotizzabile oltre che auspicata, di attribuire in alcune materie, al previo esperimento del tentativo di mediazione, il valore proprio di una condizione di procedibilita`, riconoscendo all’istanza di mediazione, l’efficacia sostanziale e processuale propria della domanda (67). L’art. 5 decreto, nelle controversie in materia di: condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante dalla circolazione dei veicoli e natanti, da responsabilita` medica e da diffamazione con il mezzo della stampa, o con altro mezzo di pubblicita`, (63) Cass., sez. un., 28 settembre 2007, n. 20360, Cass., sez. un., 15 novembre 2007, n. 23726; Cass., sez. un., 25 novembre 2008, n. 28056; ed ancor prima sul punto la C. cost., fra le altre, con le sentenze n. 57 del 29 marzo 1972, n. 47 del 16 giugno 1964, n. 113 del 3 luglio 1963, n. 83 del 8 giugno 1963 e, da ultimo, n. 82 del 11 marzo 1992, affermava da tempo l’utilita` normativa di tali principi. (64) E`, infatti, il comma 5 dell’art. 8 decreto a prevedere che: «Dalla mancata partecipazione senza giustificato motivo al procedimento di mediazione il giudice puo` desumere argomenti di prova nel successivo giudizio ai sensi dell’art. 116 comma 2 c.p.c.». (65) Per come sancito nei considerando nn. 13 e 14 Direttiva 2008/52/CE. (66) C. cost. 4 marzo 1992, n. 82; da un lato, infatti, il ricorso alle procedure di a.d.r. non puo` giammai

⎪ P. 1 2 4 2

impedire alle parti di esercitare liberamente il diritto di accesso alla giustizia; dall’altro, in ragione dell’effettivita` della riforma, pare evidente la necessita` di condizionare, in misura proporzionale e ragionevole, l’esperimento degli ordinari rimedi, al preventivo, ma infruttuoso, tentativo di conciliazione. (67) Il comma 6 dell’art. 5 decreto dispone, infatti, che: «dal momento della comunicazione alle altre parti, la domanda di mediazione produce sulla prescrizione i medesimi effetti della domanda giudiziale. Dalla stessa data, la domanda di mediazione impedisce altresı` la decadenza per una sola volta, ma se il tentativo fallisce la domanda giudiziale deve essere proposta entro il medesimo termine di decadenza, decorrente dal deposito del verbale di cui all’art. 11 presso la segreteria dell’organismo».

giurisprudenza di merito – n. 5 – 2010


a t t u a l i t a` N O V I T À L E G I S L A T I V E - MEDIAZIONE E CONCILIAZIONE

164

contratti assicurativi, bancari e finanziari, obbliga il preventivo esperimento di un tentativo di mediazione specializzata per l’insaturazione del contraddittorio giudiziale; residuando pur sempre, in tutte le materie non elencate, la facolta` delle parti di farvi ricorso, seppur nell’ampio confine tracciato dal diritto disponibile. L’evidente eterogeneita` delle materie comprese non consente di individuare, oltre all’elevato grado di conflittualita` delle parti coinvolte, un differente tratto e condiviso. Da qui, forse, l’idea di affidare attuativamente le medesime al previo tentativo di mediazione professionale, assoggettandole a strumenti di tecnica conciliativa adeguata, quale la sessione di brainstorming, ossia di valutazione teorica, e dunque neutrale ed obiettiva, del fatto conteso. La cogenza dell’importante misura, ora disposta, non appare allarmante, risultando attenuata dall’onere, rimesso alla controparte, di eccepire in limine litis il mancato esperimento del tentativo; ed inoltre, dal potere di rilievo officioso del giudicante, sempre non oltre la prima udienza (68). L’inevitabile ostracismo ipotizzabile nei confronti di un ricorso, soltanto, facoltativo alla procedura amministrata, sembra sostanziare in motivazione l’extrema ratio della strategia (69) adottata, chiamata ad offrire notevoli spunti di riflessione per le possibili problematiche tipiche di ogni «giurisprudenza condizionata» (70). A tal riguardo, gli spunti di coerenza sistematica offerti dal decreto, in seno all’art. 5, risiedono nell’assenza di preclusione, nelle more dello svolgimento del tentativo, ad una concessione di provvedimenti urgenti e cautelari, alla trascrizione della domanda giudiziale; cosı` come, conferenti al fine, risultano tutte le ipotesi di esclusione, previste nel successivo comma 4 (71). L’auspicata opera di mediazione operata, professionalmente, dal terzo neutrale (68) Preoccupandosi di specificare ulteriormente, in seno al comma 1 dell’art. 5 decreto che: «Il giudice ove rilevi che la mediazione e` gia` iniziata, ma non si e` conclusa, fissa la successiva udienza dopo la scadenza del termine di cui all’art. 6. Allo stesso modo provvede quando la mediazione non e` stata esperita, assegnando contestualmente alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione»; escludendone, contestualmente, l’efficacia per le azioni previste dagli artt 37, 140 e 140-bis codice del consumo di cui al d.lg. 6 settembre 2005, n. 206, e successive modificazioni. (69) Dal punto di vista processuale-comunitario la Commissione ha rilevato nel Libro Verde cit., 15, che: «per quanto riguarda le funzioni di A.D.R. esercitate da un giudice, i codici di procedura civile: prevedono la possibilita` di investire un giudice a titolo principale a fini di conciliazione, inseriscono la conciliazione come una fase obbligatoria della procedura, oppure incoraggiano espressamente i giudici ad intervenire attivamente nella ricerca di un accordo tra le parti». (70) Perplessita`, puntualmente dissuase dalla C. cost., la quale con sent. 4 marzo 1992, n. 82, ha affermato che: «la giurisprudenza di questa Corte e` costante nell’affermare che il rigore con cui e` tutelato il

giurisprudenza di merito – n. 5 – 2010

diritto di azione, secondo la previsione dell’art. 24 Cost., non comporta l’assoluta immediatezza del suo esperimento. Se alcune limitazioni tendono, infatti, ad evitare l’abuso del diritto alla tutela giurisdizionale, nondimeno l’adempimento di un onere, lungi dal costituire uno svantaggio per il titolare della pretesa sostanziale, rappresenta il modo di soddisfazione della posizione sostanziale piu` pronto e meno dispendioso (sentenza n. 46 del 1974). Evitare l’abuso, o ancor meglio l’eccesso della giurisdizione, in vista di un interesse della stessa funzione giurisdizionale, e` stato sovente la ratio espressa della ″giurisdizione condizionata″. Il principio di economia processuale, inteso come piu` efficace e pronta soluzione dei conflitti, ha solitamente fondato la rispondenza dei condizionamenti censurati alla previsione costituzionale del diritto di azione. In altri casi, e particolarmente nell’esame degli oneri imposti ai lavoratori nell’esperimento dei rimedi giurisdizionali nei confronti di enti pubblici, questa Corte ha piu` volte giustificato gli oneri previsti dalle norme impugnate ove posti a salvaguardia di ″interessi generali″ non contrastanti con i diritti costituzionali di azione e di difesa». (71) I primi due commi dell’art. 5 decreto, infatti, non si applicano: «a) nei procedimenti per ingiunzio-

P. 1 2 4 3 ⎪


a t t u a l i t a` 164

N O V I T À L E G I S L A T I V E - MEDIAZIONE E CONCILIAZIONE

risulta, pertanto, preordinata ad aumentare nei singoli il grado di consapevolezza giuridica, esplicandosi in termini di maturita` sociale, nella misura in cui consente di offrire un grado maggiore di trasparenza alla consistenza giuridica e, quindi, alla relativa legittimita`, delle contrapposte pretese. A titolo esemplificativo, com’e` solito accadere in un ambito fortemente sentito (72), la controversia ha spesso ad oggetto, in luogo dell’an, soltanto una determinazione percentuale del nesso di causalita`, ovvero anche la sola determinazione quantitativa del danno occorso, perche´ pacifico tra le parti, il primo dato. In tali ipotesi, l’intervento del terzo potra` valere a ridurre la misura, a volte inopportunamente aulica dei profitti auspicati dall’esperimento dell’azione; cosı` come anche a depurare, l’immaginario collettivo dalla vox populi e dalle diverse fonti esterne; laddove invece, nella migliore delle ipotesi, l’intervento del terzo, per via della raggiunta soddisfazione (73) delle parti, esclude che il diritto conteso travalichi in un inutile, oltreche´ dispendioso, contenzioso giudiziale. Un evidente apporto di utilita` sociale, quindi, raggiungibile attraverso un’altrettanto corretta implementazione della misura, che risulta idonea per come strutturata, ad operare un rilevante deflazionamento del contenzioso giudiziale, quanto meno futuro. Dal punto di vista procedimentale uno dei principi comunitari richiamati (74), presiede l’esigenza, soltanto in parte di tipo procedurale (75), di assicurare un elevato grado di riservatezza nella procedura. Onere (76), questo, tempestivamente, adempiuto dal legislatore delegato, il quale ne, inclusa l’opposizione, fino alla pronuncia sulle istanze di concessione e sospensione della provvisoria esecuzione; b) nei procedimenti per convalida di licenza o sfratto, fino al mutamento del rito di cui all’art. 667 c.p.c.; c) nei procedimenti possessori, fino alla pronuncia dei provvedimenti di cui all’art. 703 comma 3 c.p.c.; d) nei procedimenti di opposizione o incidentali di cognizione relativi all’esecuzione forzata; e) nei procedimenti in camera di consiglio; f) nell’azione civile esercitata nel processo penale». (72) Ovverosia la materia, ed il contenzioso, relativo al diritto delle assicurazioni private e l’infortunistica. (73) Come d’altronde, gia` previsto dall’art. 696bis c.p.c., sulle funzioni di conciliazione delle parti rimesse al consulente in sede di accertamento tecnico preventivo. (74) L’art. 7 Direttiva 2008/52/CE, il quale afferma che: «poiche´ la mediazione deve avere luogo in modo da rispettare la riservatezza, gli Stati membri garantiscono che, a meno che le parti non decidano diversamente, ne´ i mediatori ne´ i soggetti coinvolti nell’amministrazione del procedimento di mediazione sono obbligati a testimoniare nel procedimento giudiziario o di arbitrato in materia civile e commerciale riguardo alle informazioni risultanti da un procedimento di mediazione o connesse con lo stesso, tranne nei casi in cui: a) cio` sia necessario per superiori

⎪ P. 1 2 4 4

considerazioni di ordine pubblico dello Stato membro interessato, in particolare sia necessario per assicurare la protezione degli interessi superiori dei minori o per scongiurare un danno all’integrita` fisica o psicologica di una persona; oppure b) la comunicazione del contenuto dell’accordo risultante dalla mediazione sia necessaria ai fini dell’applicazione o dell’esecuzione di tale accordo»; del quale e` antecedente logico l’art. 4 del Codice europeo di condotta dei mediatori, sopra citato. (75) DE PALO, D’URSO, GOLANN, Manuale, cit. 81, secondo i quali: «La clausola di riservatezza generalmente: (1) esclude la divulgazione delle informazioni acquisite nel corso del procedimento di conciliazione e stabilisce l’inammissibilita` di tali informazioni nei successivi procedimenti giudiziari; (2) prevede che non vengano redatti i verbali dell’intero procedimento; (3) dispone che la documentazione venga restituita o distrutta alla conclusione della conciliazione, salvo quanto possa essere previsto dalla legge applicabile; (4) stabilisce l’inammissibilita` del conciliatore quale testimone nell’eventuale successivo contenzioso giudiziario; (5) incorpora eventualmente la normativa applicabile al riguardo». (76) In ordine al quale, in virtu` del comma 3, lett. c) dell’art. 60 cit. anche il legislatore delegato era chiamato a sancire adeguate previsioni normative di garanzia, ora previste in seno all’art. 9.

giurisprudenza di merito – n. 5 – 2010


a t t u a l i t a` N O V I T À L E G I S L A T I V E - MEDIAZIONE E CONCILIAZIONE

164

all’art. 9, ne stabilisce l’ampia portata esterna (verso i terzi ed interna al procedimento (salvo esplicito consenso, del dichiarante o del soggetto dal quale provengono). Il favor civitates, decisivo (77) per la piena efficacia della procedura, muove, infatti, necessariamente attraverso una maturata consapevolezza nei singoli che quanto accade in sede di conciliazione, deve perpetrare, oculatamente, protetto da precisi obblighi di riservatezza a carico del mediatore. Necessita`, che ha condotto il legislatore delegato a qualificare inutilizzabili le dichiarazioni rese e le informazioni acquisite nel corso del procedimento di mediazione; oltre a stabilire un’esplicita previsione di segreto professionale per il mediatore incaricato della procedura (78). Conferente, di poi, l’ulteriore invito, presente nella fonte-delega, ad un aggiornamento del codice deontologico degli avvocati, in grado di assicurare al conciliatore: «un regime di incompatibilita` tale da garantire la neutralita`, l’indipendenza e l’imparzialita` nello svolgimento delle sue funzioni (79) ». Oltrepassando, quindi, le stesse aspettative del mandato, l’art. 14 decreto pone un espresso: «divieto per il mediatore e per i suoi ausiliari di assumere diritti o obblighi connessi direttamente o indirettamente, con gli affari trattati, ad eccezione di quelli strettamente inerenti alla prestazione dell’opera o del servizio; e` fatto loro divieto di percepire direttamente compenso dalle parti» (80). Un’importante previsione normativa, fonte di un preciso obbligo di portata anche deontologica, la mancata osservanza del quale, oltre a poter condurre ad autonomi profili di responsabilita` civile e professionale del mediatore, puo` legittimare l’esercizio cautelativo del potere sostitutivo, da parte del responsabile dell’organismo (81), sino alla cancellazione, da carenza del requisito dell’onorabilita` a presidio dell’iscrizione. Tra i pregi strutturali, spicca la caratteristica temporale della ragionevole durata massima del tentativo, definitivamente fissata in quattro mesi (82), capace, per le con(77) DE PALO, D’URSO, GOLANN, Manuale, cit. 64, secondo i quali, e` fondamentale instaurare fiducia nella procedura e nella conciliazione. (78) L’art. 10 decreto, infatti, prevede che: «le dichiarazioni rese o le informazioni acquisite nel corso del procedimento di mediazione non possono essere utilizzate nel giudizio avente il medesimo oggetto anche parziale, iniziato, riassunto o proseguito dopo l’insuccesso della mediazione, salvo consenso della parte dichiarante o dalla quale provengono le informazioni. Sulle stesse dichiarazioni e informazioni non e` ammessa prova testimoniale e non puo` essere deferito giuramento decisorio» ed al comma 2 che «Il mediatore non puo` essere tenuto a deporre sulle dichiarazioni rese e sulle informazioni acquisite nel procedimento di mediazione, ne´ davanti all’autorita` giudiziaria ne´ davanti ad altra autorita`. Al mediatore si applicano le disposizioni dell’articolo 200 del codice di procedura penale e si estendono le garanzie previste per il difensore dalle disposizioni dell’articolo 103 del codice di procedura penale in quanto applicabili». (79) A mero titolo esemplificativo, si rinviene un

giurisprudenza di merito – n. 5 – 2010

diretto riferimento nell’art. 37 del codice deontologico; ma numerosissimi sono gli ulteriori, pur, conferenti. (80) Da qui i conseguenti obblighi previsti dal comma 2 di: a) sottoscrivere, per ciascun affare per il quale e´ designato, una dichiarazione di imparzialita` secondo le formule previste dal regolamento di procedura applicabile, nonche´ gli ulteriori impegni eventualmente previsti dal medesimo regolamento; b) informare immediatamente l’organismo e le parti delle ragioni di possibile pregiudizio all’imparzialita` nello svolgimento della mediazione; c) formulare le proposte di conciliazione nel rispetto del limite dell’ordine pubblico e delle norme imperative; d) corrispondere immediatamente a ogni richiesta organizzativa del responsabile dell’organismo. (81) Ai sensi del comma 3 dell’art. 14 decreto: «su istanza di parte, il responsabile dell’organismo provvede all’eventuale sostituzione del mediatore. Il regolamento individua la diversa competenza a decidere sull’istanza, quando la mediazione e` svolta dal responsabile dell’organismo». (82) In ordine alla natura del quale, il comma 2

P. 1 2 4 5 ⎪


a t t u a l i t a` 164

N O V I T À L E G I S L A T I V E - MEDIAZIONE E CONCILIAZIONE

seguenti statuizioni di efficacia del verbale di conciliazione di operare anche una drastica riduzione dei tempi ordinari di soddisfacimento delle obbligazioni. Incentivano, come detto, da ultimo, il ricorso alla mediazione, le agevolazioni di carattere fiscale (83), da piu` parti auspicate (84), per i costi sottesi alla procedura; parallelamente apprezzabili, tanto la disposta esenzione dall’imposta di bollo per tutte le formalita` aventi rilevanza interna alla procedura (85), quanto l’obbligo di versamento dell’imposta di registro, per il verbale di conciliazione, per l’ipotesi di superamento della soglia dei euro 51.646,00. Fatta salva, l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, per le spese di indennita` dovute al mediatore.

4. LA CONCILIAZIONE La normativa esaminata, come la procedura, possono esitare nella quanto piu` auspicata conciliazione, in mancanza concretandosene il fallimento. Notevole l’importanza dell’esecuzione dell’ordine normativo contenuto nella lett. s) del comma 3 dell’art. 60 cit., ovvero di: «prevedere che il verbale di conciliazione abbia efficacia esecutiva per l’espropriazione forzata, per l’esecuzione in forma specifica e costituisca titolo per l’iscrizione di ipoteca giudiziale». Questione, essa, certamente meritevole della massima attenzione, per gli evidenti nessi effettuali; non realizzabile nel presente, sintetico, contributo. Il decreto, rubrica l’art. 11, con il sintagma conciliazione (86), regolamentando le diverse ipotesi procedimentali: di accordo raggiunto ovvero mancato; oltre alle ipotesi di conciliazione valutativa. Nel primo caso, dal punto di vista procedimentale, il mediatore dovra` formare processo verbale al quale e` allegato il testo dell’accordo medesimo; diversamente nel caso di accordo non raggiunto, il mediatore potra` formulare una proposta di conciliazione. Peraltro, ove le parti ne facciano espressa e concorde richiesta, in qualunque momento del procedimento, il mediatore potra` formulare una proposta di conciliazione (87). Anche in tale ulteriore ipotesi, laddove si raggiunga l’accordo, ovvero se tutte le dell’art. 6 decreto, precisa non trattarsi di termine processuale, la cui decorrenza coincide con la data di deposito della domanda di mediazione, ovvero dalla scadenza di quello fissato dal giudice per il deposito della stessa; periodo, questo, comunque non computabile ai fini della ragionevole durata del processo come previsto dall’art. 7 seguente. (83) La lett. o) del comma 3 dell’art. 60 cit., invitava il Governo a: «prevedere, a favore delle parti, forme di agevolazione di carattere fiscale, assicurando, al contempo, l’invarianza del gettito attraverso gli introiti derivanti al Ministero della giustizia, a decorrere dall’anno precedente l’introduzione della norma e successivamente con cadenza annuale, dal Fondo unico giustizia di cui all’art. 2 d.l. 16 settembre 2008, n. 143, convertito, con modificazioni, dalla l. 13 novembre 2008, n. 181».

⎪ P. 1 2 4 6

UNIONCAMERE, op. cit., 103. Previste dal regolamento dell’Organismo di conciliazione individuato dalle parti, applicabile al tentativo ex art. 3 decreto. (86) Il comma 4 dell’art. 11 decreto dispone che: «Se la conciliazione non riesce, il mediatore forma processo verbale con l’indicazione della proposta; il verbale e` sottoscritto dalle parti e dal mediatore, il quale certifica l’autografia della sottoscrizione delle parti o la loro impossibilita` di sottoscrivere. Nello stesso verbale, il mediatore da` atto della mancata partecipazione di una delle parti al procedimento di mediazione - precisando al quinto comma che - Il processo verbale e` depositato presso la segreteria dell’organismo e di esso e` rilasciata copia alle parti che lo richiedono». (87) Prima della formulazione della proposta, e` (84) (85)

giurisprudenza di merito – n. 5 – 2010


a t t u a l i t a` N O V I T À L E G I S L A T I V E - MEDIAZIONE E CONCILIAZIONE

164

parti aderiscano alla proposta del mediatore, dovra` sempre formarsi processo verbale che necessitera` della sottoscrizione delle parti e del mediatore, chiamato a certificare l’autografia della sottoscrizione delle prime, ovvero, la di loro eventuale impossibilita` a sottoscrivere; seppur con diversa regolamentazione morfologica (88). Piu` rumorosa, forse, la disposizione contenuta nel comma 3 dell’art. 11 decreto, recante la facolta` di prevedere, a suggello della serieta` dell’eventuale accordo raggiunto, anche a se´guito della proposta del mediatore: «il pagamento di una somma di denaro per ogni violazione o inosservanza degli obblighi stabiliti ovvero per il ritardo nel loro adempimento». Disposizione, questa, nella quale sembra intravedersi l’interesse del legislatore ad interagire sull’autonomia negoziale oggetto della procedura, evidentemente a protezione dell’interesse pubblico di tutela dello strumento conciliativo e di effettivita` del vincolo contrattuale. Interesse, tuttavia, soltanto in parte attuato, trattandosi di una misura facoltativa, sanzionatoria dell’eventuale inosservanza degli obblighi stabiliti nell’accordo. Nondimeno, assai rilevante si presenta la questione della natura, da attribuire in chiave qualificatoria al verbale di conciliazione. In sede di delega, la natura negoziale della procedura conduceva, a prima vista, a collocarlo topicamente nell’eterogenea (89) categoria dei contratti di composizione delle liti, di cui si e` sopra evidenziato il telos normativo, trattandosi, appunto, di negozi privati ad finiendas lites. La maturita` raggiunta dal dato normativo — prevedendo il decreto il crisma giudiziale dell’omologazione (90) per il caso in cui il verbale non sia contrario all’ordine pubblico o a norme imperative —, sembra poter, coerentemente, consentire di affermare il divisato, interesse del legislatore sopra indicato: qui, sebbene, mediante un meccanismo di controllo dell’atto di autonomia contenuto nel verbale, ed in particolare mediante una non soltanto, primaria, valutazione di liceita`, ma altresı` di meritevolezza dell’atto, e come tale, di conformita`, agli interessi e valori primari, dei quali il procedimento di conciliazione costituisce strumento di attuazione (91). E dei quali le stesse norme imperative costituiscono forma di espressione. Controllo, comunque rispettoso dell’interesse negoziale, unico referente da porre a rimesso al mediatore l’obbligo d’informare le parti delle possibili conseguenze di cui all’art. 13 decreto, sul regime di addebito delle spese giudiziali. La proposta di conciliazione e` comunicata alle parti per iscritto. Le parti fanno pervenire al mediatore, per iscritto ed entro sette giorni, l’accettazione o il rifiuto della proposta. In mancanza di risposta nel termine, la proposta si ha per rifiutata. Salvo diverso accordo delle parti, la proposta non puo` contenere alcun riferimento alle dichiarazioni rese o alle informazioni acquisite nel corso del procedimento. (88) Laddove, infatti, con l’accordo, le parti concludano uno dei contratti o compiano uno degli atti previsti dall’art. 2643 c.c., per procedere alla trascrizione dello stesso, la sottoscrizione del processo verbale deve essere autenticata da un pubblico ufficiale a cio` autorizzato, in ossequio ai precetti morfologici

giurisprudenza di merito – n. 5 – 2010

stabilmente fissati nell’art. 1350 c.c. (89) Trovano, infatti, sistemazione nella categoria composita: il negozio di accertamento, la transazione, l’offerta di riduzione ad equita` del contratto, la conciliazione amministrata delle Camere di commercio, la conciliazione giudiziale e stragiudiziale delle controversie agrarie e di lavoro, la soluzione negoziale delle controversie nel diritto di famiglia, gli arbitrati, la clausola compromissoria, il contratto di arbitraggio e la perizia contrattuale. (90) Nelle controversie transfrontaliere di cui all’art. 2 Direttiva 2008/52/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 maggio, il verbale e` invece omologato dal presidente del tribunale nel cui circondario l’accordo deve avere esecuzione. (91) PERLINGIERI, Il diritto civile, cit., 322.

P. 1 2 4 7 ⎪


a t t u a l i t a` 164

N O V I T À L E G I S L A T I V E - MEDIAZIONE E CONCILIAZIONE

qualificazione dell’accordo, in luogo di una precostituita e sussuntiva valutazione dell’atto. Da qui, la rilevante portata effettuale del verbale, ben oltre la fonte dell’art. 1372 c.c. e tenuto conto dei parametri integrativi dell’efficacia (art. 1374 c.c.), costituente titolo esecutivo, valido per l’espropriazione forzata, per l’esecuzione in forma specifica e per l’iscrizione di ipoteca giudiziale, ad integrazione dell’elencazione normativa di cui all’art. 474 c.p.c.

5. CONCLUSIONI Il rapido tratto descrittivo della fonte in rassegna, lungi dal poter costituire, in attesa della definitiva stabilizzazione (92), un approfondito contributo interpretativo, consente ed al tempo stesso impone un duplice, sempre rapido, ordine di considerazioni: di natura sistematica e sociale. Partendo da queste di natura sociale, l’auspicio della corretta divulgazione di un adeguato supporto di informazione anche mediatico (93), tale da evidenziare l’effettiva ratio dell’istituto e la sua funzione. Tanto necessitando dalla verifica della maturita` sociale di utilizzo di uno strumento, esplorato nel corso degli ultimi anni e soltanto marginalmente adoperato in tutte le sue potenzialita`; sı` da raggiungerne un’applicazione rimediale ordinaria, con cio` recependo esperienze pratiche oltre confine (94). Di natura sistematica, la verifica dell’ulteriore maturita` dell’ordinamento di recepire, sistematicamente, e dunque attuare con un’effettiva integrazione nell’impianto sostanziale e processuale di tutela dei diritti controversi, le direttive sopranazionali; espressione essendo, essa maturita`, del concreto adeguamento, appunto sistematico, alle fonti europee, pur garantito dalla costituzione (artt. 11 e 117 Cost.), a presidio dell’interesse, di primaria rilevanza nazionale, di efficienza ed efficacia della Giustizia.

(92) La disposizione transitoria contenuta nell’art. 24 decreto dispone, infatti, che le sole disposizioni di cui all’art. 5 comma 1 acquisteranno: «efficacia decorsi dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto e si applicano ai processi successivamente iniziati». (93) Auspicando che l’appuntamento annuale con la settimana della conciliazione, promossa dalle singole realta` camerali, sia condivisa e partecipata da tutti gli enti a vario titolo coinvolti dal sistema A.D.R.; oltre ad attendere le concrete forme esplica-

⎪ P. 1 2 4 8

tive, del compito riservatosi dal Governo all’art. 21, di curare: «attraverso il Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio e con i fondi previsti dalla l. 7 giugno 2000, n. 150, la divulgazione al pubblico attraverso apposite campagne pubblicitarie, in particolare via internet, di informazioni sul procedimento di mediazione e sugli organismi abilitati a svolgerlo». (94) Per un’approfondita panoramica internazionale ALEXANDER N., Global Trends In Mediation, II Edition, NED, 2006.

giurisprudenza di merito – n. 5 – 2010


w w w.giu f f r e. i t /r i v is te /m e r i to

GIURISPRUDENZA DI MERITO >> X L I I — m a g g i o 2 010 , n ° 0 5 LA MEDIAZIONE  

Avv. Santo Viotti >> ESTRATTO | LA MEDIAZIONE FINALIZZATA ALLA CONCILIAZIONE DELLE CONTROVERSIE CIVILI E COMMERCIALI, QUALE MISURA NORMATIVA...

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you