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IN COPERTINA GUERRIERO MASAI Masai Warrior


FLORIANO DE SANTI

ITALO SCELZA

MASAI testimonianze di

Mario Lunetta e

Sergio Zuccaro

Fondazione Umberto Mastroianni


EDIZIONE A CURA DI

per la grafica

Aras per la tipografia

Nuova Stampa Design

Loreto Pantano Anna Laura Ravicino Fotografia

Piero Pomponi Lorenzo Riccardi Antologia critica

Graziella Fargnoli Traduzioni

Elvira Cacciotti Paggi Annarita Lippiello Partecipazione organizzativa

Fondazione Umberto Mastroianni Coordinamento editoriale e direzione allestimento

Massimo Struffi Per illuminotecnica

Filippo Rocca Allestimento e sviluppo produzioni

Serafino Mastroianni

Nessuna parte di questo catalogo può essere riprodotta e trasmessa in qualsiasi forma o qualsiasi mezzo elettronico, meccanico o altro senza l’autorizzazione scritta dei proprietari dei diritti editoriali

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sommario

Pagina 7

Tavola cronologica

Pagina 10

Testo critico di Floriano De Santi

Pagina 15

Illustrazioni delle Opere

Pagina 21

Testimonianza di Sergio Zuccaro

Pagina 35

Testimonianza di Mario Lunetta

Pagina 62

Inserimento nelle edizioni d’arte

Pagina 64

Biografia essenziale

Pagine 65

Bibliografia

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TAVOLA CRONOLOGICA

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Italo Scelza nasce ad Avellino il 20 febbraio

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È a Napoli per ragioni di studio

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Termina il magistero di arte applicata e si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Napoli. Nella città partenopea viene influenzato pittoricamente da due suoi maestri, Spinosa e Russo, esponenti allora della pittura astratta-informale.

Si trasferisce in Ciociaria per insegnare. Il suo trasferimento a Roma avviene per gradi. La sua prima personale nella capitale si tiene alla galleria “Passeggiata di Ripetta”.

Conosce il pittore Domenico Purificato, il critico Duilio Morosini, ed i pittori Rea,Gismomdi, Loreti e Floridia con i quali fonda il “gruppo 5 di Nuova Realtà”. Incontra Carlo Levi. Inizia una lunga attività di gruppo con mostre a Napoli, Salerno,Frosinone, Cagliari, etc.

Stimolato dal critico Antonello Trombadori si trasferisce definitivamente a Roma. Conosce i pittori Turchiaro, Calabria, Mulas, Mattia, Sasso, Guida, Marotta, Sughi, Volo.

Espone una serie di opere sull’ecologia in una mostra personale alla galleria Ciack di Roma prsentato dal critico Guido Giuffrè. Conosce il critico Dario Micacchi.

Tiene una serie di mostre personali a Napoli, Brescia, Cagliari, Milano, Catania, Bologna, Cortina, Modena, Firenze, Anagni, Bettona, Arezzo. E’ invitato a molti premi e rassegne nazionali: tra questi il Premio Suzzara, Saronno, Biennale del Fiorino di Firenze, Ottana, Berlino, Parigi, Vasto, Marsiglia, etc.


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Prende studio a Milano. Conosce i critici Vittorio Fagone, Raffaele De Grada e Mario de Micheli, e i pittori Ruggiero Savinio, Tino Vaglieri ed Ernesto Treccani . Inizia una lunga amicizia con poeti, scrittori e musicisti.

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Riceve la nomina per insegnare pittura nell’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria.

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Si trasferisce a Firenze presso l’Accademia di Belle Arti come docente di pittura.

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Tiene una mostra personale nella Galleria “Carte Segrete” a Roma

Esegue una serie di opere ispirate alle coreografie di balli contemporanei (Bèjart e Lindsay Kemp).

In collaborazione con Paolo Portoghesi progetta una serie di strutture pittoriche interpretando il barocco catanese. Esegue una edizione grafica edita “dall’Arte Club” di Catania a cura di Virgilio Anastasi. Le opere sul barocco vengono esposte in una personale nella galleria l’”Ariete” in Roma.

Mostra personale galleria “Art Message” di Roma nella quale espone il grande quadro del “Giardino degli Ornelli” che verrà successivamente esposto al Castel Sant’angelo in occasione di una rassegna intitolata “Un panorama di tendenze” a cura di Luciano Luisi.

Progetta una grande guglia in cartapesta su una struttura leonardiana per la festa dei Gigli di Nola. È invitato alla XI Quadriennale di Roma esponendo il grande trittico “Gli uomini della ricostruzione” dipinto a Milano nel 1981 in ricordo delle vittime del sisma in Irpinia. Attualmente l ‘opera è esposta al museo irpino di Avellino.

Inizia l’esperienza americana e tiene una mostra personale a Toronto nella galleria Columbus Center. Soggiorna a New York. Sue opere vengono esposta alla galleria d’arte comunale di San Francisco.

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Incide 12 lastre litografiche per un’edizione grafica-bibliografica in occasione dei campionati di calcio. Edizione Edma di Modena.

Esegue due grandi cavalli in bassorilievo che raffigurano Tancredi e Clorinda in occasione di un concerto diretto da Giuseppe Agostini nell’aula magna dell’ università La Sapienza di Roma.

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Interpreta, una serie di opere pittoriche ricordando “La zattera della medusa” di Théodore Géricault.

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Espone in una mostra personale i dipinti della zattera alla galleria “Cà d’Oro” di Roma e alla galleria “Arte Club” di Catania.

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Per conto dell’ Hammer Museum di Los Angeles e della casa editrice “La Bezuga” di Firenze, esegue una serie di cartoni e incisioni ispirate ai codici di Leonardo con un saggio critico del prof. Carlo Pedretti.

I cartoni leonardeschi sono esposti in una mostra personale nella sala della Ragione del comune di Anagni, alla galleria Italarte di Roma e all’ Hammer Museum di Los Angeles.

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È invitato dall’University di Humbold in California a tenere una serie di lezioni sulla propria opera pittorica.

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Si trasferisce a Roma come docente di pittura nell’Accademia di Belle Arti della capitale.

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Partecipa ad una serie di rassegne pittoriche in Ciociaria nei comuni di Boville Ernica, Veroli, Alatri, Arpino.

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Mostra personale nella galleria dell’Accademia d’Egitto a Roma con opere ispirate alle piramidi di Ghisa del Cairo, mostra internazionale di disegno, Ino-cho Paper Museum, Kochi, Giappone.

Mostra antologica nella sala della Ragione del Comune di Anagni, catalogo edito dalla Nuova Stampa. Dipinge una pala di grande dimensione ispirata alla enciclica Papale “Fides et Ratio”. L’opera è esposta nella chiesa di San Nicola in carcere di Roma e poi definitivamente sistemata nel transetto della colleggiata di Santa Maria in Supino. Pubblica una grande edizione grafica che ricorda il sisma dell’Irpinia dopo 20 anni, presentandola nella Chiesa del Carmine di Avellino. Mostra antologica di opere grafiche nella galleria dell’antico teatro Comunale di Fiuggi. Catalogo edito dalla Nuova Stampa.

Soggiorna in Africa nello stato della Tanzania con il fotoreporter Piero Pomponi. Dipinge una serie di opere sul popolo dei Masai. Espone al Macro di Roma “Inchiostro indelelebile” “impronte a regola d’arte” a cura di Pablo Echaurren e Domenico Giglio.

Tiene una serie di mostre personali nella galleria d’”Arte Lombardi” di Roma, nella casa della cultura di Frosinone “ Villa Comunale” e alla galleria Itala Arte di Roma.

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Il “Male di Vivere” nella pittura più recente di Italo Scelza I Il repe ˆchage dell’arte negra o comunque extra-europea è una delle carte d’identità formali

della cultura moderna:

Maschere, sculture, ogetti di culto e feticci – ha puntualizzato giustamente William Rubin – sono negli ateliers degli artisti muse venute da lontano che “siedono al banchetto della produzione creativa del Novecento”: la quale, ruotando attorno al cardine della conoscenza di ciò che di è diverso e romito, ha fornito – da Montaigne a Gauguin e a Picasso – le più balzanti immagini di un’alterità che invece ci apparteneva. Difformemente risolta e modulata, questo sì, ma con armature e progettazioni che, accanto a uno svolgimento di confronto, offrissero un pretesto d’invenzione e di figura all’arte così detta Occidentale. Per questo – dopo appunto Gauguin, o Matisse, o Corpora (e quanti altri possano essere idealmente allegati a tale tendenza) – non è per nulla inusuale che i nostri pittori e scultori ricerchino l’ispirazione in culture e luoghi solitari, come è in fondo avvenuto con Italo Scelza e con i suoi ritratti esotici di uomini, donne e bimbi della Tanzania. Applicando al mondo del pittore avellinese le numerose intuizioni di Bachelard, si potrebbe avere un’illuminazione sull’attuale couche dell’immaginario scelzaiano. Sottoposta a scandaglio, essa rivela una “fioritura” fantasmagorica che è come il fertile sottofondo dei contenuti e significati affioranti ed insieme – direi – la proiezione a livello d’inconscio collettivo, di quel punto più sprofondato e inarticolato dello’inconscio individuale di Scelza, di quella radice di una “terra d’esilio” e di primitivismo che potrebbe essere appunto il suo sentimento regressivo. Non essendo di natura linguistica, negli oli di Scelza, il simbolo non si svolge in una sola dimensione. Già Gilbert Durand ricorda che attraverso questa ambiguità, Bachelard arriva ad una regola fondamentale della motivazione simbolica “dove elemento è bivalente”, per sfociare in quella concezione dinamica dell’allegoria, ovvero della cifra figurativa ( perché a livello dell’immaginario il simbolo è l’immagine) cui è debitrice a Jung. Insomma, in dipinti quali La villa nell’ovale del 2003, Pale e La foresta di Ngoro Ngoro del 2004, la singolarità non riguarda la sempre affermata polivalenza della metafora, ma la sua distinzione dall’arbitrarietà del segno pittorico, quanto la sua potenzialità dinamica e metamorfica, nel vicendevole tragitto edipi^verie si raggruppano non per analogia, bensì per convergenza in costelco dall’uomo all’ambiente, dove i simboli della sua re lazioni di immagini, in relazioni a schemi, gesti, archetipi che funzionano da ipsilon, da ragione progettante e informante. II In tutto il gruppo di opere che Scelza ha realizzato in questi ultimi due anni emergono due temi fondamentali, le due linee secondo cui la sua ricerca si svolge; due facce di uno stesso lavoro legate da una quantità di rapporti, di rimandi formali e dalla rete di significati, ma sostanzialmente diverse: sono “ritratti” e “le nature morte”. A eccezione di pochi ambienti-paesaggio, adombrati da un effetto prospettico di mise en abiˆme che sembra porre la visione entro un pozzo infinitamente sprofondante, con rimpicciolimenti progressivi man mano che si scende nell’abisso, la poetica di Scelza è fatta di figure e di oggetti; interscambiabili fra di loro, come se il volto fosse foglia e gli acini di uva carne. È l’idea di eros-erosione che si accompagna indissolubilmente col pensiero della morte e con la sua intensa contemplazione; contrapposta al sentimento dell’organico – che è senso di movimento, di uscita, di espansione vitale, pulsione erotica – questa allucinazione appare come una condizione di suprema, disperata fissità. Sotto l’immagine di Scelza c’è una struttura che non si coglie intuitivamente, ma che va a poco a poco ricostruita; essa dirige gli elementi formali, ne determina le relazioni, quasi un campo magnetico in cui si dispongono secondo particolari linee di forza. È il riflesso di uno stilema espressivo interno dell’artista, di un mesmerismo oscuro e recondito, di tempre e di fondamenti insomma che hanno la loro sede nell’Es. Già un’altra volta, a proposito di questo problema, avevo supposto per La zattera del 1991 come ipotesi, e con tutte le cautele ermeneutiche necessarie, che ogni vero artista fosse portatore di sigilli originari, come impronte fisse, o modelli formali, sempre presenti al momento della nascita. Ma alla formazione di simili complessioni concorrerebbero anche sintagmi più arcaici, specie di stratificazioni ataviche che, pur subendo successivi cambiamenti nei vari passaggi, hanno mantenuto un nucleo di sostanziale immutabilità. Non si tratta, nell’un caso e nell’altro, di archetipi in senso junghiano, per quanto le stratificazioni abbiano una parte di collettivo. Impronte al pari di destaeliane haute paˆte si uniscono e si combinano variamente a formare una struttura profonda laddove l’inspessito tessuto materico può incontrarsi con la germinazione gestuale dell’immagine più carica, più densa, di flagrante emozionalità. E se la forma organica per Scelza è forma in divenire, corpo di donna o di uomo, la natura morta è il suo contrario: forma immobile e per sempre costituita che vuole distruggere ogni possibile recupero di un qualche habitus, cioè di

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una qualche modalità di se habere verso le cose, che sia già stato sperimentato in qualche tempo: è la dimensione del passato, in tutte le sue possibili articolazioni, che risulta – in opere quali Scarpiera del 2003 e Porta frutta del 2004 – radicalmente proscritta, a vantaggio del presente-passato. Il riccio spinoso della castagna allora è come lo scheletro dell’organico naturale, l’impalcatura eterna su cui s’appoggia, sedimenta, cresce l’humus vivente a cui si aggrappa la vita e che evoca con la sua immagine il ricordo dell’altro scheletro, che accompagna e sostiene nel tempo dell’esistenza la carne dei suoi nudi e dei suoi ritratti. III Per Scelza ogni ciclo costituisce una passione esclusiva, come un incatenamento per un soggetto, per un taglio compositivo, un odi et amo che ha un’aurora e un tramonto non solo nel contenuto, ma soprattutto nel colore, che spesso tende all’assoluto, intimamente misto com’è all’espressione della materia. Alcune “nature morte” alternano nella tavolozza preziose variazioni di ocra, di bruni scurissimi, quasi plumbei. I “ritratti” dei Masai invece sono avvolti da dense ombre, definiti come sono da poche linee essenziali: ognuno nel fondo pone da tipo a tipo un interrogativo, un’ansia nascosta, qualcosa che il pittore cerca frettolosamente di carpire nella maschera, nel pro´sopon del volto o tra le pieghe dei capelli. In queste figure misteriose e toccanti del mondo africano – da Testa dorata del 2003 a Donna di Arusha e a Guerriero Masai dell’anno seguente - , si è creato un contrappunto, più che un vero contrasto, fra la trama colorata degli ornamenti e dei vestiti e il nero che la limita, l’assedia, le fa un rispecchiamento negativo, fra la bellezza splendente e il suo velame ( La maschera blu del 2003), tra la figura e il nulla: qualcosa che arricchisce l’immagine, le toglie ogni funzione realistica, la doppia di angoscia e quasi di una disperazione ontologica ( Malinconia nera del 2003). Cosicché, quand’anche il quadro in piena luce brilli di tutti i suoi gioielli, resta sempre in esso l’aspettazione o l’incubazione di quell’ala tenebrosa che fa di ogni dipinto di Scelza un inventario di solitudini: la morte dentro la vita che ha ossessionato Soutine e Varlin come il male più grande, come pathei mathos, conoscenza attraverso la passione dell’esistere. Non ci sono né si stabilizzano schemi o iconografie preferenziali, anche perché i ritratti dei giovani e delle” bellissime donne” Masai non possono non riflettere il corso della vicenda linguistica che parallelamente si viene svolgendo con gli ambienti-paesaggio, nei quali la realtà fenomenica, vuota e silenziosa, si ombra con leggere nuances policrome (In officina del 2003), perde la sua lucentezza, si carica di un senso metafisico (Le palme e i riflesi del 2003). Negli oli su cartone - La casa sull'Appia del 2003, Regina Masai e Gli ornamenti del Re di quest'anno - Scelza scardina ogni convenzione, si prende ogni libertà pittorica; ingigantisce ed esaspera; abbrevia, riduce, elide, deforma impietosamente. Più che altrove insiste sui contrasti, quasi disponga di un riflettore orientabile a luce intensa e concentrata. I fondi scuri prendono sempre forma e aspetti diversi, e diversamente incidono sullo spirito delle immagini. Non importa all'artista conoscere la ragione e il riferimento di certi elementi che si associano alle figure, perché da qualche anno a questa parte conta solo l'alterità della pittura che si attua secondo sue intrinseche leggi. Gran parte del fascino dei rtratti credo che derivi dalla loro frammentarietà: da quel fuoco che si concentra su alcuni particolari, non meno che da quanto non si rivela, o viene improvvisamente obliterato. Se tutta la pittura più recente di Scelza è caratterizzata da una tale Stimmung, non c'è dubbio che nelle "nature morte" si accentuano questi efficaci e suggestivi lampeggiamenti poetici. Sono pochi oggetti accampati in un vuoto di figurazione, come se emergessero da una lastra compatta appena segnata da un solco leggero o da una breve variazione cromatica, che il più delle volte servono a separare due momenti della rappresentazione, a indicare un ribaltamento, uno sdoppiamento tra positivo e negativo, tra un luogo di concentrazione e uno d'espansione (Natura morta africana del 2004). Si distingue in queste nature morte l'esiguità della materia pittorica, quasi che sul supporto di cartone e di legno (le amate, preziose tavole stagionate, tratte dalle porte corrose e dalle antine delle finestre di campagna) Scelza trovi un ammasso di creta che vuole essere modellata, accarezzata o violentata a colpi di pennello e di taglierino. Così si può capire perché persino nelle tecniche miste il suo lavoro dia la sensazione che la mano accumuli sullo schermo di un primo disegno, che diventa remota sinopia, le dense paste delle tele; e che ricerchi profondità e spessori in immagini che pur affiorano dalle trasparenze dei colori. Anche quest'ambivalenza giova all'evento segreto della poiesis di opere come Tre pomodori in un piatto o come Zuppiera con melograni, così vicine per imminenza di fenomeni e così distanti nella loro proiezione ideale. C'è lo ha indicato Lévanas una decina di anni fa in Dieu, la Mort et le Temps: maggiore è la distanza, maggiore è la poesia della vita silenziosa delle cose. Floriano De Santi

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The “evils of life” in Italo Scelza’s recently painting I The repechage of black art or the art coming from outside Europe, is one of the formal identity card of modern culture. As William Rubin has defined with extreme accuracy, mask, sculptures, objects of veneration and fetishes, are muses inside the artist’s ateliers, who have come from far away to “sit at the banquet of the creative production of the twentieth century”: this creative production is the foundation of the knowledge of what is different and solitary, it has given, going from Montaigne to Gauguin and Picasso – the images of dignity that belonged instead to the human being. Settled in a different way but with reinforcement and plans, becoming a comparison, they would offer an opportunity of invention and figure to the so called western art. That is why after Gauguin or Matisse or Corpora (and all the ones that can be ideally mentioned to that trend) it’s rather usual for our painters and sculptors, to look for inspiration inside isolated cultures and places, that is what has happened to Italo Scelza and his exotic portraits of men, women and children from Tanzania. So if we apply to the Avellino’s painter’s world the so many perceptions of Bachelard, we can have some kind of enlightenment about the painter’s present couche of his imaginary. If we examine it closer. We find a fantasmagoric “flourishing” which is plenty of contents and meanings, both surfacing, together with the reflection of a common level of uncoscious in that deep place of Scelza’s personal uncoscius, the root of a “banished land” and primitivism which could be his regressive feeling. Without coming from a linguistic nature Scelza’s oils don’t develop only in one dimension. Gilbert Durand remembers that, through this ambiguity, Bachelard comes to an important rule of the simbolic reason “where every element is bivalent” going straight to that dinamic conception called allegory or figurative value (because to the imaginary level the symbol is imagine) she ows it to Jung. So in the paintings as La villa nell’ovale 2003, Pale and La foresta di Ngoro Ngoro 2004, the peculiarity doesn’t concern the ever asserted polyvalence of metaphor, but its separation from the arbitrary of the pictorial mark, where the symbols of his reverie get together to converge into a costellation of images, related to schemes gestures, archetypes acting as an ipsilon from a reason that plans and informs. II Among all the works created by Scelza during the last two years, there are two essential topics that emerge, the two lines for which his research develops; two faces of the same work tied up by several relations, formal feedback and by a net of meanings, but essentially different: they are the “portraits” and “the still lives”. Except for a few landscapes shaded by a prospective result of mise en abime which seens to put the vision inside a deep well, becoming progressively smaller while going down into the abyss, Scelza’s poetical talent is made up of figures and objects; they are exchangeble, as if the face were a leaf and the grape-stones were grape flesh. It is the idea of Eros-erosion which matches with the thought of death and its deep contemplation; opposed to the feeling of organic –which is perception of movement, of leaving, of vital expansion and erotic sensation- and this hallucination looks like a condition of supreme desperate immobility. Beneath Scelza’s image there is a structure that you can’t catch by instinct, but you have to rebuild it step by step; it guides the formal element, it produces the relations almost a magnetic field in which they stay following particular lines of strenght. It is the reflection an expressive style typical of the artist, some kind of unknown and hidden mesmerism, of character and bases which find their home inside di Es. Talking about this problem I once, had already supposed, as hypothesis for La zattera 1991 and with extreme caution I gave an explanation, saying that in every real artist there were the original seal, as fixed marks or formal model, which are always there at his birth. The arcaic syntagm are responsable of the creation of these structures, some kind of atavic stratifications, that even changing through the several passages, still mantain their immutability. Even if the stratifications have got part of the collective, we are not talking about Jung archetypal. Destaelian marks haute p_te get together and matches to form a deep structure, where the substance meets the image filled of emotion. But if for Scelza the organic form turns into a figure the body of a woman or a man, the still life is its contrary: this form doesn’t refer to other pre-existing habitus, but she herself is se habere as she has never been tested: it is a dimention of the past in all its possible link, which is -in works like Scarpiera 2003 and Portafrutta 2004-completely baneshed, turning’it to the present-past advantage. The chest nut hut is like a skeleton of the natural organic, the eternal structure on which it lays deposits and

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grows the living humus to which life clings and evokes with its image, the memory of another skeleton, which follows and supports during the life time the flesh of his nudes and portraits. III For Scelza each cycle is a unique passion, just like a chain for the subject, a composition, some kind of odi et amo which has both a dawn and a setting not only in the content but especially in the colour approaching to the unique, together with the expression of the assence. Some of the still lives have precious variations of colours like ochre, dark brown and neary leaden. The Masai “portraits” are wrapped by deep shadows, defined by few essential lines; each of them make you ask a question, a hidden anxiety, something that the painter tries to snatch from the mask, in the prosopon of the face or among the folds of her hair. In these misterious and touching figures of the african world –from Testa dorata 2003 to Donna di Arusha and Guerriero Masai 2204 , then was more a counter point than a real contrast between the coloured weft of the dresses and the black that defines it surrounds it, gives a negative reflection between the shining beauty and its veil (La mashera blu 2003), between the figure and nothing at all: something that enriches the image and removes every realistic function, give it anguish, some kind of ontologic despair (Malinconia nera 2003). So, even if the portrait shines with all its jewels, there is always an expectation or the incubation of a gloomy wing, which makes each of Scelza’s painting a list of loneliness: death inside life which has hunted Soutine and Varlin as the greatest evil, as pathei mathos knowledge through the passion of existance. There are no favourite schemes or iconography, because the portrait of the young Masai men and the beautifull Masai women reflects the path of the linguistic events, that goes together with the surraundings landscape, in which the reality, empty and silent, darkens with light polychromy nuances (In officina 2003) and in (Le palme e i riflessi 2003) it thickens of a metaphysical feeling. In the oil painting on cardboard La casa sull’Appia 2003 Regina Masai and Gli ornamenti del Re 2004 –Scelza breaks every custom, he exaggerates and provokes; he cuts short, cuts down, suppresses and without pity he deforms. The dark grounds always have different shape and look, and so they mark the spirit of the images. The artist doesn’t want to know the reason and relation of some elements associated to the figures, as nowdays the only important thing is the priority of painting, that follows its own laws. I think that the beauty of the portraits comes from their disunity; from that fire that concentrates on some peculiarity, and from what is suddenly hidden. If all the most recent paintings of the artist is distinguished by such Stimmung, there is no doubt that in the still life we find some light of poetry. There are few pieces encamped in a lack of figuration, as if they appeared from a plate slightly marked by a slight drill or a small cromatic variations, that are there to divide two moments of the representation, to show a changing a separation between positive and negative, between a place of concentration and one of expansion (Natura morta africana 2004). In these still life we recognise the slightness of the pictorial matter, as if on the card board and wooden tables (the so loved and so precious seasoned tables, taken from the corroded doors and windows coming from his country house) Scelza found a heap of clay that wants to be modelled, caressed violated by the stroke of a brush or cut by a cutter. So we can understand why even in the mixed technique his work gives the sensation that his hand could amass on the first draw, which becomes a distant sinopia, the thick pulp of the paintings; and the searching of deepness and thickness in images emerging from the transparences of colours. Even this ambivalence is useful to the secret event of poiesis in works like Tre pomodori in un piatto or Zuppiera con melograni, so close for impending of event and so far in their ideal reflection. Ten years ago Lévinas shew it in Dieu, la Mort et le temps: greater is the distance, greater is poetry silent life of things.

Floriano De Santi

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opere

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“LA TESTA DORATA” olio su cartone 2003 cm: 155x87 The Golden head oil on cardboard 2003

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“LA MASCHERA BLU” olio su cartone 2003 cm: 72x68 The blue Mask oil on cardboard 2003

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“MALINCONIA NERA” olio su cartone 2003 cm: 105x81 Black Melancholy oil on cardboard 2003

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scarpe da deserto tra i Masai

italo non scherzare vieni fuori come faccio a riconoscerti tra tutte queste facce dai non giocare dove sei forse dietro la maschera bianca qui c’è una stoffa a quadretti rosso e blu dove ti sei cacciato eppure non c’è confusione nel tuo studio è solo pieno di facce dopo il tuo trasloco da vialereginamargherita ambienti vuoti finestre chiuse la luce che penetra a fatica te li ricordi gli inabitacoli ora non frammenti più ma lo stesso sono luoghi anche la zattera con tutti i suoi legni esplosi è diventato un mezzo di espatrio ora capisco chi volevi traghettare è per questo che accumulavi cartoni era un esodo sei andato tu di persona scarpe gialle da deserto pantaloni verdi pieni di tasche i tuoi rullini sono rimasti vuoti i tuoi prìncipi neri li hai nascosti dentro un drappo poi nel tuo studio al riparo dei pregiudizi li hai tirati fuori dai non scherzare lo sai che non sopporto l’ansia quale sei di queste facce forse questo con gli orecchini di lamina d’oro forse Agamennone ne portava di uguali e anche i nostri eroi pastori o sei questo con il collare di perline verdi dai non scherzare io con tutti questi Masai non so chi sei tu mi guardano e non pretendono niente la traversata non è certo stata facile su quelle tue zattere sconquassate avrai dovuto evitare le rotte consuete per sfuggire al controllo dell’anagrafe all’immigrazione cosa hai raccontato ma io ti conosco sei capace di tutto sei riuscito a traghettare un intero popolo dai esci fuori che festeggiamo il tuo ritorno

sergio zuccaro

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desert boots among the Masai

Italo don’t make fun come out how can I recognise you among these faces please don’t play where are you behind the white mask maybe here there is a red and blue chequered cloth where have you hidden yourself and still there is no mess in your studio it’s only full of faces after your moving from vialereginamargherita empty places closed windows the light comes into with difficulty do you remember the inabitacoli now you don’t break anymore but they are places anyway even the raft with all its exploded wooden it has become a means to expatriate now I know who you wanted to ferry that is why you piled up cardboards it was an exodus personally you went there desert boots green trousers plenty of pockets your films have been left blank you have hidden your black princes inside a drape then in your studio sheltered from prejudices you have drown them out please don’t make fun you know I can’t stand being anguished which one is you among these faces maybe this one with the pale gold leaf earrings maybe Agamennone used to wear equal earrings and even our heroes shepherds or are you this one with the green pearl collar please don’t make fun with all these Masai I don’t know who you are they look at me and don’t claim anything the passage hasn’t been so easy over your shattered rafts you had to avoid the usual courses to escape the checking of the Registry Office what did you tell to the Immigration but I know you you can do anything you have been able to move a population please come out we are celebrating your coming back

sergio zuccaro

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“GUERRIERO MASAI” olio su cartone 2004 cm:90x80 Masai Warrior oil on cardboard 2004

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“LA DONNA DI ARUSHA” olio su cartone 2004 cm: 67x63 Woman from Arusha oil on cardboard 2004

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“REGINA MASAI” olio su cartone 2004 cm: 101x87 Masai Queen oil on cardboard 2004

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“GLI ORNAMENTI DEL RE” olio su cartone 2004 cm: 184x57 The King’s ornament oil on cardboard 2004

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“DONNA MASAI” olio su cartone 2004 cm: 140x110 Masai Woman oil on cardboard 2004

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“PALA MASAI” olio su cartone 2004 cm: 300x80 Masai Altar-Piece oil on cardboard 2004

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Italo Scelza: non placarsi. Vigilare. Distinguere. Produrre

Cosa vuol dire dipingere per un artista come Italo Scelza? Per un artista della sua natura e istinto e strutturazione, sensibilità e cultura? Del suo itinerario e delle sue scelte? Non certo riprodurre aspetti e tratti del visibile, nel solco di un realismo tarlato o di un figuratismo succube del verosimile, ma semplicemente - e decisamente - produrre: in un’accezione che può agevolmente chiamare in causa il concetto di “autore come produttore” di Walter Benjamin, con tutta la sua desolata, ma imperterrita, coscienza sociale e coscienza delle forme, il cui amico Brecht diceva che “la cosa principale è imparare a pensare in modo massiccio”. Oggi, semplificando, parleremmo di “pensiero forte” contrapposto a “pensiero debole”. Ecco, vorrei proprio dire che Scelza ha sempre marcato questa inclinazione. Il suo pensiero “massiccio” non ha mai professato obbedienze di scuola o di greve ideologia proprio in forza della sua sottigliezza, che significava e significa indipendenza e vigore di personalità. Certamente massiccio, il pensiero di Italo dipanato in autonome figurazioni, e tuttavia attraversato da una ragnatela di contraddizioni e di fermenti inattesi, di spasmi e di fratture non preannunciate: insomma, risolto in pittura perduta, disancorata, volante. In pittura della visione complessa che si fa immediatamente visionaria e lascia l’artista lì, in mezzo al deserto (cioè alle sabbie, alle città, ai mari), solo con la sua ossessione. Con Benjamin, Scelza sa che la storia degli uomini è un cumulo di rovine che si alza al cielo, ma dentro c’è l’angelo della tempesta: e questa tempesta è il futuro, ciò che si chiama con beata superficialità - progresso. Da questo cumulo immane un autore della sua consapevolezza estrae unicamente dettagli, e li privilegia in quanto immagini significanti, feticci minimi che splendono in una luce accecante, silenziosa o notturna, e diffondono inquietudine, perchè si definiscono contro un vuoto che è abisso. Il progressista Scelza non ha mai emesso messaggi consolatori; al contrario, anche quando dipingeva aerostati, officine dalle ciminiere come minareti, scale che erano viti senza fine, zattere medusee risolte in puro dinaminsmo, interni domenstici pieni di vuoto e di inutili attese, manteneva l’occhio fisso alla contraddizione fondamentale dell’epoca: quella dell’intreccio fra il logos del dominio e il logos della liberazione, dentro lo scontro puro dei poteri materiali e dei poteri spirituali. Un artista laico come Italo Scelza non ha mai elevato al livello di una assolutezza mistica il proprio lavoro, ma anzi ha sempre intrattenuto con esso un rapporto di rispetto sospettoso, all’interno di un’orbita che nella sua circonferenza definita allude alla presenza di meandri da esplorare, di tensioni da sciogliere, di ostacoli da aggirare - dal momento che la catastrofe è sempre lì, possibile, davanti a noi, in una tempesta sempre meno angelica. Di qui, la presenza e la pregnanza dell’enigma, in questa pittura. Le immagini di Italo, sempre così inventate e al tempo stesso autentiche, sempre così reali e al tempo stesso medianiche, appaiono davanti ai nostri occhi come meteoriti precipitate da chissà quale angolo del cosmo. Sono immobili e non cessano di muoversi. Sono spente e d’improvviso si accendono di bagliori inauditi. I suoi guerrieri e le sue donne Masai hanno l’austera, malinconica compostezza di idoli la cui anima è fatta di materia fibrillante. I suoi paesaggi sono lembi del corpo pesante della terra sospesi in levitazione da raffiche di leggerezza. Ciò avviene in grazia di un’energia pittorica nativa cresciuta nelle direzioni giuste grazie a un mestiere capace di trattare anche i materiali più poveri (i cartoni, le iute, le tavole) come elementi sontuosamente protagonistici dell’immagine, che si proietta quasi per impulso onirico in un altrove in cui è arduo interrogarla: arduo, ma sempre fortemente remunerativo. Un’arte interrogativa, quindi. Un’arte che non racconta nè giustifica alcunchè, ma solo individua e colpisce. Un pittore come Scelza, il cui profilo è fatto di vitalità e di raffinatezza, non ne ripete i possibili moduli o i possibili clichè. È questa inquietudine, appunto, che fa di lui un uomo di ricerca, uno sperimentatore insieme avventuroso e coerente. Ecco, in conclusione, cosa vuol dire dipingere per un’artista come Italo Scelza. Non ripetere. Non placarsi. Non addormentarsi. Vigilare. Distinguere. Non riprodurre. Produrre, per necessità e per intelligenza. Accademia Platonica, luglio 2004

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Mario Lunetta


Italo Scelza: Do not placate. To watch over. To distinguish. To produce.

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hat does ‘Painting’ mean for Italo Scelza, an artist with a deep instinctive nature and a built-in sensitivity? The mere ‘Reproduction’ of the visible world is by no means the right answer, but a real ‘Production’ à la Walter Benjamin, according to whom: “The Author is a Maker”. Or, to cite Bertold Brecht – who said that the most important thing in life is to learn to think ‘solidly’ – Scelza’s ‘solid’ way of thinking is the outcome of his independent, forthright and generous personality, and yet made of unexpected contradictions and unconventional expressions. Scelza’s painting is altogether affected by such a complex personality, which is at the same time, the source and the product of the same instictive surge. Scelza represents the history of mankind as a long sequence of calamities. Among them, there is the Angel of the storm, or, how it is superficially called, the Progress. Scelza has never expressed consoling messages. Even when he painted aerostats, smokestaks that looked like minarets, stairs like endless screws and medusas-like rafts, Scelza has always underlined the main contradiction of his time: the struggle between materiality and spirituality, the dialectical relation between ‘Dominion’ and ‘Liberation’. Scelza’s enigmatic painting arises from this. His images – which are both real and made up – appear to us as meteorites coming from the endless universe. They are still, and yet they keep on moving. Their lights are turned off, but they start glowing all of a sudden. His Masai women and warriors stand out as melancholic but proud idols, whose souls palpitate as everlasting flames. His landscapes are like levitating Earth-strips. Even the poorest materials – cardboard, jute and wood – become elements of primary importance for the image as a whole. Scelza’art rejects the ordinary representation of life and reveals a highly vibrating restlesness, that is the energy through which the Painter turns into a researcher and an adventurous experimenter. This is what ‘Painting’ means for an artist like Italo Scelza. Do not repeat. Do not stop. Do not fall asleep, but to keep an eye on what happens around him. Not a mere ‘Reproduction’, but a clever and sensitive ‘Production’ that becomes a vital necessity. Mario Lunetta Accademia Platonica, July 2004

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“LA MOKHERT DI NGORO-NGORO” olio su tela 2004 cm: 80x80 The Ngoro-Ngoro Masck oil on canuas 2004

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“GIOVANE GUERRIERO” olio su legno 2004 cm: 89x52 Young Warrior oil on wood 2004

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“LA FORESTA DI NGORO-NGORO” olio su cartone 2004 cm: 92x127 Ngoro Ngoro Forest oil on cardboar 2004

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“LE CASE DI ARUSHA” olio su cartone 2004 cm: 78x71 Houses in Arusha oil on cardboard 2004

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“LA NOTTE E LA FORESTA” olio su legno 2004 cm: 184x60 The Night and the Forest oil on wood 2004

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“NATURA MORTA AFRICANA” olio su cartone 2004 cm: 60x110 African Still Life oil on cardboard 2004

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luoghi

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“LA CASA DELLE STREGHE” olio su cartone 2003 cm: 100x70 The House in Appia Road oil on cardboard 2003

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“I PONTI SULLA VIA APPIA” olio su cartone 2003 cm: 72x68 Bridges in Appia street oil on cardboad 2003

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“LE PALME E I RIFLESSI” olio su cartone 2003 cm: 72x61 Palm Trees and Threir Reflections oil on cardboard 2003

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“OFFICINA” olio su cartone 2003 cm: 61x72 Workshop oil on cardboad 2003

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“LE PALME” olio su legno 2002/03 cm: 138x81 Palm Trees oil on wood 2002/03

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“LA VILLA NELL’OVALE” olio su cartone 2003 cm: 98x78 The Villa in the oval oil on cardboard 2003

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È inserito in varie edizioni di storia dell’arte contemporanea 1 9 73 .

“Immaginazione e Potere” a cura di Dario Micacchi Editori Riuniti.

1 9 77

“Ricerca dell’arte italiana” a cura di Elio Mercuri edizioni del Carretto .

1 9 79

1 9 80

“Segnalati Bolaffi” per l’anno 1978. Bolaffi editore .

“La pittura del Novecento” di Antonio del Guercio edizioni Utet.

1 9 80

“Inabitacoli” a cura di Massimo Riposati edizioni Carte Segrete.

1 9 86

“Architetture delle visioni” M. Antonioni a Ferrara a cura di G. Mancini ed. Alef.

1 9 90

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“Leonardos Broar” a cura di Carlo Petretti 1990 edizione Giunti.


1 9 92

“I tre del cancro e il maestro dei pesci” edizioni della Bezuga.

1 9 95

“Novecento secondo” a cura di Enrico Crispolti edizioni

Electa.

2 0 00

Storia dell’Arte Italiana del ‘900 “Generazioni anni ‘30”

2 0 01

“Enciclopedia di Roma” a cura di Claudio Rendina Newton &

2 0 03

a cura di Giorgio di Genova edizioni Bora.

Compton editori .

“L’anello mancante”

a cura di Domenico Guzzi edizioni

Laterza.

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BIOGRAFIA ESSENZIALE

ESSENTIAL BIOGRAPHY

Italo Scelza, pittore e docente di pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma, nasce ad Avellino nel 1939. Negli anni ‘50 è a Napoli per ragioni di studio. Nel 1960 soggiorna in Ciociaria, per poi trasferirsi a Roma. Nel 1970 prende studio a Milano. Dal 1962 è presente senza interruzioni nelle più importanti gallerie italiane. Sempre attento nell’annotazione del momento sociale dell’arte, è un nome ricorrente nelle mostre di forte tensione storica. I suoi primi interventi sul territorio iniziano nel 1973 a Gualdo Tadino (Immaginazione e Potere - Editori Riuniti), nel 1974 a Saronno (L’Uomo e la città), (Festival Mondiale della Gioventù di Berlino), nel 1979 (Le Piazze di Messina: Ipotesi per un gioco), nel 1980 (De Umbris Idearum - La Macchina della Memoria di Giordano Bruno). È specialista della venerazione per la memoria storica come tale ma rivissuta, e riedificata con lo spirito inquieto e dialettico della cultura contemporanea. A questo proposito si possono citare due interventi importanti: Gli Stucchi Colorati dal Sole (lettura del fiammeggiante Barocco di Catania) con testimonianza di Paolo Portoghesi e La Piazza diventò Teatro rigenerazione della possente manifestazione dei Gigli di Nola. Nel 1986 partecipa alla XI Quadriennale con un grande trittico Gli Uomini della Ricostruzione e nello stesso momento dipinge un altro trittico Il Gioco degli Scuri. Nel 1989 inizia l’esperienza americana soggiornando prima in Canada tenendo una mostra personale a Toronto e poi in California tenendo una mostra in S. Francisco. Le sue opere sono in molte collezioni pubbliche e private sia in Italia che in Europa. Negli ultimi due anni Italo Scelza rilegge pittoricamente La Zattera della Medusa di Théodore Géricault, l’opera ottocentesca nella quale il grande pittore francese avverte il dramma dell’uomo di oggi. Scelza vive attualmente tra Roma e il suo studio di campagna in Ciociaria nel territorio di Supino. Tra i suoi ultimi studi interessante la sua ricerca su Leonardo in collaborazione con il Prof. Carlo Pedretti, con il patrocinio dell’Hammer Museum di Los Angeles e un ciclo di opere sul popolo Masai.

Italo Scelza, Artist and lecturer of painting at the Accademia di Belle Arti of Rome, was born in Avellino in 1939. He lived in Naples during the 1950 enabling him to study there. In 1960 he moved to Ciociaria, and after that to Rome. In 1970 he opered a studio in Milan. From 1962 onwards he has been in the most important Italian art galleries. Always aware of the social meaning of art, he is a current name in exhibitions of strong historic tension. His first attempts in this sphere started in 1973 at Gualdo Tadino (Imagination and Power-Editori Riuniti), in 1974 at Saronno (Man and the City), (The World Youth Festival in Berlin), in 1979 (The piazzas of Messina: Hypothesis for a Game) in 1980 (De Umbris Idearum - The Memory Machine of Giordano Bruno). He is a specialist in the veneration for the historic memory, like so but relived and recostructed with a restless spirit, and in touch with contemporary culture. We can refer to two important events regarding this: The Coloured plaster figures of the Sun (reading of the blazing Barocco of Catania) with the testimony of Paolo Portoghesi and The Piazza becomes Theatre, a regeneration of the powerful manifestion of the lilies of Nola. In 1986 he participated in the XI Quadriennale with a large tryptich The Men of Reconstruction and at the same time he painted another tryptich Il gioco degli Scuri. In 1989 he started his American experience living first in Canada and holding a personal exhibition in Toronto and then in California holding an exhibition in San Francisco. His works are in many collections both public and private, in Italy and the rest of Europe. In the last two years Italo Scelza has re-read pictorially La Zattera della Medusa of Theodore Géricault, the 18th century work with which the great French artist feels man’s drama of today. Scelza now lives partially in Rome and partially in his studio in the Ciociaria countryside in the territory of Supino. Amongst his latest interesting studies, is his research on Leonardo in collaboration with Professor Carlo Pedretti, under the auspices of the Hammer Museum of Los Angeles.

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Bibliografia: BRUNO ANATRA GIUSEPPE SCIORTINO

Presentazione Mostra personale - Roma, 1962 Fantasia espressionistica - «La Fiera letteraria» - 21-6-1962

ARTURO BOVI

Giugno Frusinate - «Il Messaggero» - 3-7-1963

GIUSEPPE PENSABENE

Capo Palinuro -«Il secolo d’Italia» - 14-7-1963

FRANCO MIELE

Un mondo ricco di suggestioni - «Il Popolo» - 29-6-1963

MARIO GIUSE ROMAGNA

La dimensione lirica - «Unione Sarda» 19-5-1964

DOMENICO PURIFICATO

Presentazione al Catalogo - Mostra personale - Napoli, 1964

DUILIO MOROSINI TONINO CASATELLI CARLO GIACOMOZZI ALFONSO CARDAMONE ANTONELLO TROMBADOR DAVID GAETA

Alle soglie dell’espressionismo astratto - «Paese Sera» 20-7-1964 Madrid 64 - «Gazzetta Ciociara» - 10-4-1964 Tensione metafisica - «Vita» - 25-6-1965 Memoria e storia di un artista - «L’Avanti» - 15-2-1966 Presentazione al Catalogo «testimonianze sul Viet-Nam» - 1963 Presentiamo - Italo Scelza - Cinema Sud - 1968

GUIDO GIUFFRÉ

Presentazione al Catalogo - Mostra personale Galleria «Ciak» - Roma, 1971

ITALO AVELLINO

Un meridionale nella megalopoli - Vie Nuove - 2-2-1972

DARIO MICACCHI

Natura e città delle opere di Scelza - «L’Unità» - 12-11-1971

SANDRA ORIENTI

L’Aggressività tecnologica di Italo Scelza - «Il Popolo» - 16-11-1971

LUIGI SCRIVO Il poetare di Scelza - Arti e lettere contemporanee - 8-11-1971 LUCIANO MARZIANO Progettazione di una società estetica - «Il Margutta» 12-11-1971 DUILIO MOROSINI

I giardini del futuro - «Paese Sera» - 18-11-1971

PAOLO RICCI Saggio critico - Rassegna di Mezzogiorno - Napoli marzo 1972 DARIO MICACCHI Presentazione al Catalogo - Mostra personale di Modena - Maggio 1972 DARIO MICACCHI Il linguaggio dei giovani - «L’Unità» - 21-4-1972 DARIO MICACCHI Saggio critico - Catalogo Rassegna Genazzano - 8-10-1972 DARIO MICACCHI Italo Scelza - «Mediterraneo» - Edizioni Graphis 69 - Firenze 1973 FERRUCCIO VERONESI MARIO DE MICHELI

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«Il Resto del Carlino» - 17-4-1972 Presentazione al Catalogo - Personale Galleria «S. Croce» - Firenze


FRANCO SIMONCINI «Vita» - 7-7-1973 RENZO VESPIGNANI «Estasi tecnologica» - Testimonianza 1973 GUIDO GIUFFRÉ Presentazione mostra personale «Arte Cortina» - Cortina d’Ampezzo, agosto 1973 DARIO MICACCHI Saggio critico «Immaginazione e potere» - Gualdo Tadino, settembre 1973 ITALO SCELZA MARIO DE MICHELI

Esperienze e immagini sociali - «Arte Contro» - Milano, 10-11-1973 «L’arte presente» - Una pittura lucida - Amalfi, luglio 1974

DARIO MICACCHI «Una esperienza in Sardegna» - Saggio critico - Edizioni E.N.I. - Agosto 1974 ITALO SCELZA Testimonianza XXVIII Premio Suzzara MARIO DE MICHELI

Saggio critico - «L’uomo e La città» - Saronno, settembre 1974

MARIO LUNETTA Presentazione Catalogo - Mostra personale «Fante di Fiori» - Bari, novembre 1974 GERARDO PEDICINI Presentazione catalogo - Mostra personale - Nola 1974 SABATO CALVANESE

«Il lavoro Tirreno» - febbraio 1975

ELVIRA CASSA SALVI

«Scelza e tecnologia» - Corriere di Brescia, maggio 1976

DARIO MICACCHI

«Unità» - 5-10-1976

DARIO MICACCHI Segnalazione Bolaffi per la pittura 1978 DANIELE MAIONE COSTANZO COSTANTINI FRANCESCO VINCITORIO

«Il fantastico di Scelza» - Presentazione Catalogo personale Anagni «Intervista con l’autore» - «Alla ricerca di spazi alternativi» - «Il Messaggero» 13-12-1977 «L’alienazione Urbana» - «L’Espresso» 3-7-1977

CARLO GIACOMOZZI «Metafisica della Fabbrica» - «Vita» 7-10-1977 DARIO MICACCHI MARIO DE CANDIA DARIO MICACCHI GIANCARLO OSSOLA

«Quando la città diventa allarmante» - «L’Unità» 7-10-1977 «Inabitacoli» - «La Repubblica» 10-4-1980 «Frammenti di una tempesta da tenere a debita distanza» - «L’Unità» 3-4-1980 «Ecologia e Utopia» - «L’Unita» 6-2-1981

ALBERICO SALA

«L’Uomo e il suo habitat» - «Corriere della Sera» - 18-11-1981

SERGIO SEVESO

«L’officina di Scelza per una nuova pittura» - «L’Unità» 27-1-1981

MARIO DE CANDIA FRANCESCO VINCITORIO DINO PASQUALI

«La Macchina della memoria» - «La Repubblica 20-2-1983» «Un visionario figerativo» - «L’espresso» 6-3-1983 «La personale di Scelza fa riconciliare con la pittuta» - «La Nazione» 24-2-1983

PAOLO PORTOGHESI Catalogo - «Gli stucchi colorati dal sole» - 1983 69


GIANFRANCO PROIETTI

Catalogo - «Gli stucchi colorati dal sole» - 1983

COSTANZO COSTANTIN9

«I ricordi si colorano col sole» - Messaggero - 1984

CARMINE BENINCASA DARIO MICACCHI

«Scelza e il sangue del barocco catanese» - L’Unità - 28-10-1985

DARIO MICACCHI

«Italo Scelza: un barocco che chiude ombre e sangue» - L’Unità - 20-11-1985

VITTORIO AVELLA

“La piazza diventò teatro” Nola 1986

ANTONIO NAPOLITANO

“Il giglio del sarto” Nola 1986

ITALO SCELZA

“La lunga notte pagana” 1986

JOLENA BALDINI (Berenice) MARIO DE CANDIA RENATO CIVELLO GIANFRANCO PROIETTI TONINO DE LUCA MARCELLO FIORIMANTI FERRUCCIO VERONESI MICHELE FUOCO GIUSEPPINA RADICE FRANCO SIMONGINI ALFREDO NOTO

«Di mostra in mostra» - Paese sera - 1986 «Il giardino di Scelza» - Repubblica - 14-2-1986 «L’inedito d’Italo Scelza» - Secolo d’Italia - venerdì 28-2-1986 «La seduzione affascina l’uomo» - Italo Scelza - Penthouse «Provocazioni ecologiche nell’arte di Italo Scelza» - Il Tempo «Italo Scelza e la ciociaria» - Il Messaggero Italo Scelza - «Città del Mundial» - Il Resto del Carlino 1990 «Gli itinerari di Italo Scelza» - La Gazzetta di Modena - 2-6-1990 «I Naufraghi» - Espresso Sera - 12-4-1992 «La Zattera di Italo Scelza» - Il Tempo - 9-11-1991 «Credo nell’uomo e nella pittura» - Quigiovani novrmbre 1991

FLORIANO DE SANTI

Presentazione mostra personale alla Galleria «Cà d’oro» Roma e «Arte Club» Catania - 1991

FLORIANO DE SANTI

«Felicità e Orrore» - Brescia 24 Ore - dicembre 1991

ENZO BILARDELLO VITO APULEO ALFREDO NOTO RENATO CIVELLO ANGELO LIBRANTI ALFREDO NOTO MARIO LUNETTA

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«Gli anni 80 ovvero il decennio della memoria» - Leader arte

«La Zattera dei naufraghi» - Corriere della Sera - 30-10-1991 «Speranza redentiva» - Il Messaggero - 21-10-1991 «Verso l’Europa» - L’Umanità - 6-11-1991 «Italo Scelza l’epopea della crisi» - Il Secolo - dicembre 1991 «Italo Scelza» - Rugantino - 30-10-1991 «Scelza all’Europarlamento» - Momento Sera Rispuntano capolavori nascosti - «Roma» il piacere dell’immagine - febbraio 1992


COSTANZO COSTANTINI CARLO PEDRETTI LOREDANA REA RENATO CIVELLO

«Presentazione Editrice Grafica» - Schémata 1994 «Presentazione catalogo» - Schémata 1995 «L’opera come lo specchio della memoria» - Flash Magazine 1995 Italo Scelza, La “Forma” del mistero. “Secolo 1999”

GIUSEPPE NERI

L’altrove di Italo Scelza.

RICCARDO SICA

« Nuovo Meridionalismo» 1999

SERGIO ZUCCARO

« La Zattera» 1999

DOMENICO GUZZI

« I disastri di una terra » 1999

DOMENICO GUZZI

Presentazione Catalogo Chiesa del Carmine « I disastri di una terra » 1999

ROCCO ZANI GIORGIO DI GENOVA DOMENICO GUZZI

La Pittura di Italo Scelza “Qui Magazine” 2003 “Storia dell’Arte Italiana del ‘900” 2003 I Luoghi di Campitura “L’Anello Mancante” 2002

GIUSEPPE AGOSTINI

Testimonianza “Fides et ratio” “Imago Celsitudinis” 2002

MICHELE MASTROGIOVANNI

Testimonianza “Fides et ratio” “L’Uomo che scende” 2004

ERMELINDO FIORE

“Dal giardino degli Ornelli alle porte” Fides et ratio 2003

SERGIO ZUCCARO TERESA CIAMMARUCONI GIANNI GODI MARIO LUNETTA SERGIO ZUCCARO FLORIANO DE SANTI AMEDEO DI SORA

“Fides et ratio” 2003 “L’ANGELICATO 2” “Fides et ratio” 2003 “Ioegli Padrefiglio” “Fides et ratio” 2003 Presentazione mostra di Roma 2004 Testimonianza mostra Masai “Scarpe da deserto tra i Masai” Catalogo Masai 2004 Presentazione in catalogo mostra Masai 2004 Testimonianza mostra Masai 2004

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Finito di stampare nel mese di Ottobre su carta patinata Fedrigoni in 1500 copie

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Italo Scelza Masai  

Catalogo Mostra 2004 Masai