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Premio Migliori Pratiche

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Esperienze eccellenti di Aziende Agricole e di Enti Locali nell’uso delle Bioenergie e della Chimica Verde 28 Febbraio 1-2 Marzo 2013 Quartiere Fieristico di Cremona

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INDICE Introduzioni: Antonio Piva Presidente Cremona Fiere Vittorio Cogliati Dezza Presidente Legambiente Criteri di selezione e i nuovi premi Comitato Tecnico Scientifico

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Sezione Aziende Agricole

Filiera Biogas Masseria del Duca Soc. Agricola San Giuliano F.lli Fustini Azienda Agricola AgriPowerPlus Esco Lazio Filiera Biomasse Azienda Agricola Buonamici

Sezione Enti Pubblici

Comune di Forni d Sopra (UD) ASL di Parma - Consorzio Comunalie Parmensi (PR) Comune di Loro Ciuffenna (AR) Comune di Tirano (SO) - TCVVV

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Sezione Chimica Verde Aziende Agricole Cascina Meira - Le erbe di Brillor Aziende Industriali A&A Fratelli Parodi spa

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La cultura che fa crescere il settore Un comparto importante e dalle grandi prospettive di business come quello delle fonti rinnovabili di energia può continuare a svilupparsi e a cogliere le molteplici opportunità offerte dai mercati solamente se è sostenuto da una forte cultura del settore. In questo senso le esperienze di chi ha trovato soluzioni innovative e nuovi sbocchi per la produzione e la gestione dell'energia da fonti rinnovabili sono fondamentali perché offrono spunti interessanti e idee concrete. L'obiettivo con cui BioEnergy Italy ha lanciato il premio Best Practices è esattamente quello di evidenziare e valorizzare esperienze positive e di successo, in modo che siano uno stimolo e un esempio da seguire per tutti gli operatori professionali e per chi intende entrare nel settore dell'energia pulita. Il premio BioEnergy Italy Best Practices vuole essere uno strumento di diffusione della “cultura delle rinnovabili”, perché per avere successo in questo settore bisogna prima conoscere a fondo le tecnologie, le dinamiche del mercato, la normativa, e soprattutto avere la mente aperta all'innovazione. Abbiamo diviso il premio in varie categorie perché molto diverse sono le applicazioni e le realizzazioni quando si parla di fonti rinnovabili di energia; e altrettanto vari sono gli attori che possono giocare un ruolo importante in questo settore. Si pensi alle aziende agricole, ma anche all'industria alimentare, alle amministrazioni territoriali, ai privati cittadini. Sono certo che anche quest'anno si potranno trovare tra i partecipanti al premio BioEnergy Italy Best Practices molte sorprese e molte idee da cui prendere spunto per sviluppare il business delle fonti rinnovabili di energia.

Antonio Piva Presidente di CremonaFiere

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La strategia dov’è? Sembra di giocare a mosca cieca. La politica delle rinnovabili nel nostro Paese continua a procedere a caso, senza un indirizzo preciso, esposta a pressioni e forze delle grandi lobby della tradizione, senza il coraggio di abbracciare nuove strade con nettezza e di sostenere e favorire l’innovazione. Limiti e contraddizioni che la stessa Strategia Energetica Nazionale ben rappresenta. Partiamo dai passi in avanti. Le novità a mio parere più significative del 2013 sono l’introduzione finalmente del Conto Termico, che premia l’adozione di impianti ad alta efficienza per la produzione di calore, e la riforma dei Certificati di Efficienza Energetica. Questi strumenti, ancora poco conosciuti e utilizzati, dovrebbero riequilibrare una politica nazionale che finora premiava la sola produzione elettrica a prescindere dall’uso efficiente dell’energia. Torna invece la “contraddittorietà” nel nuovo Conto Energia in vigore dal 2013. Qui sul fronte degli incentivi ci sono importanti novità. Malgrado le nuove tariffe in media siano sensibilmente più basse rispetto agli anni passati, i piccoli impianti virtuosi a biomasse o a biogas – come quelli che ogni anno premiamo a Bioenergy - possono contare su tariffe di tutto rispetto. Direi anzi che col 2013 le politiche di indirizzo delle agroenergie in Italia sembrano fare un deciso passo in avanti a favore degli agricoltori e dell’uso efficiente delle risorse agricole. Gli aspetti migliorativi sono: la modulazione delle tariffe che favorisce gli impianti di piccola taglia e l’uso prevalente di sottoprodotti agricoli; la priorità riservata ai produttori agricoli nelle graduatorie dei registri per l’accesso agli incentivi; i premi cumulabili per chi garantisce la riduzione di emissioni inquinanti oltre una certa soglia o la cogenerazione di elettricità e calore ad alta efficienza o ancora, nel caso del biogas, il recupero di una parte dell’azoto presente nel digestato. Premi dunque a favore dell’ambiente e dell’efficienza energetica, anche se i criteri richiesti spesso risultano troppo restrittivi. Ma veniamo all’aspetto decisamente negativo del nuovo Conto Energia, che rischia di vanificare tutte queste potenzialità. Ossia il livello troppo basso di investimento sulle rinnovabili previsto per questo e per i prossimi anni e le briglie burocratiche che si sono volute inventare. Già a fine gennaio infatti, con

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i nuovi tetti di spesa annua previsti dall’ultimo decreto, le domande presentate eccedevano i fondi disponibili per il 2013 e 2014. I nuovi progetti per ottenere gli incentivi rischiano di aspettare il 2015. Se è giusta una politica di riduzione progressiva degli incentivi al kilowattora, tagliare la spesa pubblica alle rinnovabili non significa soltanto compromettere le potenzialità di crescita dell’energia verde nel nostro Paese, ma anche lo sviluppo di un’industria nazionale che in un biennio, tra il 2008 e il 2010, aveva dimostrato una straordinaria vitalità e una grande capacità di creare innovazione e posti di lavoro qualificati. Il quadro strategico, poi, è aggravato dal profilo che sta assumendo la nuova PAC, nel quadro complessivo dei tagli al bilancio comunitario. Al momento manca una visione strategica che spinga l’agricoltura verso l’innovazione sostenibile, che accentui il contributo del settore alla riduzione delle emissioni di CO2, che consolidi la prospettiva dell’azienda multifunzionale. Ci auguriamo che il prossimo Governo sappia correggere la rotta. Vittorio Cogliati Dezza presidente nazionale Legambiente

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I criteri di selezione e i nuovi premi Per il secondo anno consecutivo, il primo premio sul biogas va a un’azienda del Sud. Segnale che, se anche partite in ritardo (o forse grazie a questo), alcune esperienze meridionali stanno facendo le cose veramente per bene. E ci piace sottolineare che ancora una volta l’azienda premiata è un’azienda rinomata sul territorio innanzitutto per l’eccellenza delle sue produzioni alimentari. Anche l’azienda premiata per le biomasse, toscana in questo caso, è rinomata per la qualità del suo olio extravergine di oliva, testimoniata dai numerosi premi internazionali del 2012. Questo legame tra cibo di qualità e agroenergia è un indice di estrema importanza ed è la migliore risposta a chi ritiene che produrre energia significhi stravolgere la funzione dell’agricoltura e metta a rischio la produzione di cibo. Naturalmente sappiamo che la corsa agli incentivi ha favorito negli anni scorsi anche speculazioni che poco hanno a che fare con l’agricoltura. Proprio per indicare che in Italia è possibile (e anche conveniente) fare le cose per bene è nato il Premio Bioenergy, giunto alla sua terza edizione. La sua autorevolezza si basa sulla qualità dei criteri di selezione adottati dal suo Comitato Tecnico Scientifico (vedi riquadro). Il questionario della nuova edizione mantiene i tre criteri fondamentali di valutazione: A. la filiera di approvvigionamento della materia prima con decisa priorità a quelle esperienze e a quegli impianti dimensionati sull’autosufficienza, ossia sull’impiego prevalente delle risorse del fondo aziendale o del territorio locale. Altro elemento essenziale riguarda il tipo di materie prime e in particolare la capacità di utilizzo dei sottoprodotti delle attività tradizionali dell’azienda o del comparto agroalimentare del territorio locale. Nel caso di colture dedicate è interessante il loro eventuale avvicendamento con altre colture tradizionali; B. l’efficienza energetica, la qualità e il dimensionamento degli impianti e in particolare l’utilizzo del calore prodotto e la sua destinazione, premiando soprattutto gli impieghi a sostegno dei processi aziendali o la cessione di calore a utenze esterne. Consideriamo un fattore di pregio anche la capacità di integrare diverse fonti rinnovabili e soprattutto gli interventi per migliorare l’efficienza dei consumi energetici; C. le ricadute ambientali e sociali con attenzione alla chiusura dei cicli, ossia alla gestione e all’utilizzo dei residui del processo energetico (ceneri, polveri, digestato), all’uso innovativo dei sottoprodotti e all’interazione tra il gestore dell’impianto e la comunità territoriale, ad esempio visite didattiche, servizi al territorio, collaborazione con altre aziende, scuole e centri di ricerca.

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Quanto al Premio Chimica Verde, ha l’obiettivo di segnalare un nuovo campo di attività che nei prossimi anni sarà sempre più importante per il mondo agricolo, ossia la capacità di valorizzare residui agricoli o anche colture dedicate per ottenere prodotti innovativi di origine biologica in sostituzione di prodotti petrolchimici: bioplastiche, biolubrificanti, detergenti, cosmetici, fertilizzanti, intermedi chimici e così via. Quest’anno abbiamo premiato sia un’azienda industriale, dato che la chimica verde necessita di innovazione e know how industriale, sia una piccola azienda agricola, che da tre anni si sta impegnando nella produzione di detergenti con ingredienti derivati in gran parte dalle sue coltivazioni. E’ una strada avviata anche da diverse altre aziende agricole e che richiede una continua capacità di apprendimento. Siamo sicuri che nei prossimi anni sapranno offrire prodotti di crescente qualità tecnica ed ecologica. Beppe Croce Direttore Chimica Verde

Comitato Tecnico-Scientifico PREMIO BIONERGY 2013 Prof. Enrico Bonari, Vicedirettore Scuola Superiore S.Anna di Pisa e Direttore CRIBE (Centro Ricerche Interuniversitario sulle Biomasse da Energia) - dr. Marino Berton, Presidente AIEL (Associazione Italiana Energie Agroforestali) - prof. Ettore Capri, Direttore Centro Ricerca OPERA, Università Cattolica del Sacro Cuore - prof. David Chiaramonti, Dipt di Energetica, Università di Firenze - dr. Lorenzo D’Avino, CRA CIN Bologna, esperto bilanci ambientali in agricoltura - d.ssa Katiuscia Eroe, Ufficio Energia e Clima di Legambiente - dr. Luca Lazzeri, CRA CIN Bologna, agronomo - d.ssa Maria Grazia Mammuccini, coordinatrice del CTS di FIRAB - d.ssa Sofia Mannelli, Consigliere del Ministro per le Agrienergie e per la Chimica Verde dr. Sergio Piccinini, CRPA Reggio Emilia, Responsabile Settore Ambiente, esperto biogas dr. Vito Pignatelli, Resp. Gruppo Sistemi Vegetali per Prodotti Industriali ENEA e presidente ITABIA - prof. Leonardo Setti, Dipt. Chimica Industriale e dei Materiali, Università di Bologna dr. Frank Setzer, Resp. Foreste e Bionergia Fondazione DLG.

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SEZIONE AZIENDE AGRICOLE FILIERA BIOGAS 1° PREMIO

Masseria del Duca Crispiano (TA)

Referente: Gianpaolo Cassese - info@inmasseria.it - www.inmasseria.it

L’AZIENDA E L’IMPIANTO Il complesso medievale della Masseria del Duca, nel territorio collinare di Crispiano, ospita 40.000 ulivi secolari, 250 bovini da latte, 100.000 galline ovaiole, un frantoio oleario e un caseificio che propone prodotti di eccellenza. In questa azienda è stato a realizzato uno dei primi impianti di biogas della Puglia, alimentato al 100% dai sottoprodotti aziendali. Nel rispetto del suggestivo paesaggio, i digestori sono stati interrati, rendendoli perfettamente integrati al contesto circostante.

MOTIVI DEL PREMIO • Utilizzo integrale di sottoprodotti aziendali • Riutilizzo di tutto il calore per le fasi produttive del frantoio e del caseificio • Digestori coibentati e interrati per garantire efficienza e rispetto del paesaggio • Separazione del digestato, stoccaggio e utilizzo su colture biologiche • Masseria didattica con numerose visite annue

FILIERA DI APPROVVIGIONAMENTO Materia prima: 30% liquame, 20% pollina, 10% siero, 20% sansa e 20% acque di vegetazione (sansa e acque di vegetazione sono sostituite da 20% letame e 20% colture dedicate aziendali nel periodo maggio-ottobre). Origine: integralmente interna all’azienda. Le colture dedicate occupano meno di 1/10 della superficie aziendale (30 ha su 372 ha) USO DELL’ENERGIA Caratteristiche dell’impianto: Impianto di digestione anaerobica in cogenerazione con 250 kWe - 236 kWt. I digestori sono stati coibentati con poliuretano di 4 cm di spessore per garantire la massima efficienza termica del digestore; Rendimento: 1.960 MWhe e 1.150 MWht pari rispettivamente a circa 7.800 e a 5.000 ore annue di esercizio. La costante quantità e qualità dei sottoprodotti permette la produzione di biogas pulito (40 pps di H2S ai digestori) con punte di conversione in metano del 70% Utilizzo del calore: completamente reimpiegato, al netto degli autoconsumi, per le fasi produttive del frantoio e del caseificio.

IMPATTI E BENEFICI Gestione residui: Il digestato è separato tra liquido e solido e stoccato. Uno studio dell'Università di Bari ha evidenziato che il digestato, forse per la qualità dei sottoprodotti in ingresso e dell'equilibrio fermentativo, subisce un processo di umificazione equiparabile al compostaggio. Viene utilizzato integralmente per la coltura dei 200 ha aziendali di uliveto in agricoltura biologica. Rapporti con la comunità territoriale: masseria didattica con circa 7.000 visite annue, che ha riscosso una notevole attenzione anche dai media (servizi di Linea Verde, Uno Mattina, Fuori di Gusto, Gambero Rosso Channel, Agrisole). L’impianto rappresenta un contributo privato al progetto territoriale Green Road, attualmente unica alternativa di sviluppo alle problematiche ambientali della provincia di Taranto.

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SEZIONE AZIENDE AGRICOLE

Premio Migliori Pratiche

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FILIERA BIOGAS 2° PREMIO

Soc. Agricola San Giuliano F.lli Fustini Comano Terme (TN)

Referente: Mattia Fustini - mattia.fustini@gmail.com

L’AZIENDA E L’IMPIANTO L’allevamento San Giuliano dei fratelli Fustini situato nelle Valli Giudicarie, tra Trento e Tione, comprende circa 500 bovini, di cui 250 vacche in lattazione. Produce latte di Alta Qualità conferito alla cooperativa Latte Trento e patate del marchio “Montagnina”. L’impianto, alimentato in prevalenza con liquami e letami del bestiame aziendale, presenta notevoli aspetti di efficienza, è integrato col fotovoltaico sul tetto delle stalle ed è stato selezionato come caso di studio del progetto europeo CANtogether.

MOTIVI DEL PREMIO • Utilizzo integrale di sottoprodotti aziendali • Riutilizzo del calore per l’essiccazione del digestato e il riscaldamento abitazioni • Lungo periodo di ritenzione idraulica per garantire efficienza di digestione • Vendita del digestato essiccato

FILIERA DI APPROVVIGIONAMENTO Materia prima: effluenti dei 500 bovini aziendali (28 m3 liquame e 6 m3 letame al giorno) più una quota minore (3 m3) di scarti aziendali: cappello silomais contenente marcomele, residuo mangiatoie, porzione mal conservata del foraggio, patate di scarto. Gli effluenti sono asportati e caricati con elevata frequenza, anche attraverso ricircolo di digestato, per mantenere il più possibile il loro potenziale energetico. Origine: integralmente interna all’azienda. USO DELL’ENERGIA Caratteristiche dell’impianto: impianto di digestione anaerobica in cogenerazione con 250 kWe - 300 kWt. Rendimento: 1.900 MWhe pari a circa 7.600 ore annue di esercizio. Tempo di ritenzione idraulica superiore a 150 giorni, per garantire efficienza (circa 60% della sostanza organica convertita in biogas). Utilizzo del calore: 70% del calore convogliato per essicazione del digestato in impianto a nastro a flusso incrociato (abbinato a recupero di aria calda dall'intercapedine del tetto dotato di fotovoltaico), restante parte per riscaldamento digestori e teleriscaldamento abitazione.

IMPATTI E BENEFICI Gestione residui: digestato tal quale utilizzato per concimazione su terreni seminativi a patate, a foraggere temporanee per allevamento (mais, erbai) e su prati permanenti. Digestato essiccato (con meno del 20% di umidità residua) venduto ad altre aziende agricole (frutticole e orticole). Rapporti con la comunità territoriale: visite effettuate dai residenti, dalle scolaresche e dai turisti. Impianto inserito come caso di studio nel progetto europeo CANtogether (Crops and Animals Together), finanziato dal 7° Programma Quadro della ricerca per gli anni 2012-2015. In questo ambito saranno organizzate visite di studio.

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SEZIONE AZIENDE AGRICOLE FILIERA BIOGAS 3° PREMIO

Azienda Agricola AgriPowerPlus Esco Lazio Borgo Bainsizza - Latina (LT)

Referente: Salvatore La Valle - info@escolazio.it - http://www.escolazio.it/escobiogas/progetti/agri-power-plus/

L’AZIENDA E L’IMPIANTO AgriPowerPlus srl è stata costituita nel 2009 da Esco Lazio, una società per la promozione delle energie rinnovabili e suo socio al 73%, con l’obiettivo di acquisire terreni dell’Agro Pontino e sviluppare progetti agroenergetici, tra cui il primo impianto a cogenerazione della provincia di Latina. AgriPowerPlus oggi ha oltre 200 ha di terreni in affitto e 150 ha in conferimento con contratti annuali o pluriennali a piccoli agricoltori locali con terreni in prossimità della centrale.

MOTIVI DEL PREMIO • Sviluppo, a fianco dell’autoproduzione, di una filiera locale di piccoli produttori • Utilizzo del calore tutto l’anno per il riscaldamento di serre florovivaistiche • Open Day ogni mese e visite didattiche

FILIERA DI APPROVVIGIONAMENTO Materia prima: 25% sottoprodotti (sansa denocciolata e paté di sansa 15%, deiezioni 10%), 75% biomasse da colture dedicate (mais, sorgo, triticale e segale). Origine: 51% sui terreni lavorati dall’azienda tramite conferimento, 49% da piccoli agricoltori operanti nel raggio massimo di 20 km dall’impianto. USO DELL’ENERGIA Caratteristiche dell’impianto: impianto di digestione anaerobica in cogenerazione della potenza di 999 kWe – 1.040 kWt. Rendimento: 7.100 MWhe e 7.400 MWht pari a circa 7.100 ore annue di esercizio. Utilizzo del calore: Il 53,9% del calore prodotto è ceduto alle serre dell'Azienda florovivaistica Gruppo Selecta World limitrofa all'impianto. L’energia è erogata tutto l’anno perché le colture prodotte necessitano di una temperatura costante di circa 26°.

IMPATTI E BENEFICI Gestione residui: il digestato in parte è utilizzato come materiale di ricircolo all'interno del processo e la restante parte come ammendante sui terreni preparati per i seminativi nel rispetto delle buone pratiche agricole. Rapporti con la comunità territoriale: Open Day un giorno al mese (circa 450 persone nel 2012), visite didattiche per le scuole. Hanno realizzato un libricino illustrato dagli alunni. Nel 2013, per un progetto formativo sull’apicoltura per diversamente abili e minori stranieri, collocheranno arnie sui terreni nei pressi dell’impianto, coltivando sorgo per la produzione di miele.

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SEZIONE AZIENDE AGRICOLE

Premio Migliori Pratiche

2013

FILIERA BIOMASSE 1° PREMIO

Azienda Agricola Buonamici Fiesole (FI)

Referente: Cesare Buonamici - cesare.buonamici@buonamici.it - www.buonamici.it

L’AZIENDA E L’IMPIANTO Nella cornice delle colline di Fiesole, attorno a Firenze, l’azienda Buonamici coltiva da molti anni 110 ettari di oliveto biologico da cui estrae un olio di qualità di livello internazionale che nel solo 2012 ha fatto messe notevole di premi (date un’occhiata all’elenco sul loro sito). Dai residui della sua produzione Buonamici ricava energia rinnovabile per fornire calore alle attività aziendali e alle sue abitazioni. L’azienda è un caso di studio universitario.

MOTIVI DEL PREMIO • Utilizzo integrale di sottoprodotti • Utilizzo del calore per i processi aziendali • Azienda aperta alle visite didattiche di scuole, enti locali, università

FILIERA DI APPROVVIGIONAMENTO Materia prima: 110 ton cippato di potatura olivi, 60 ton nocciolino d'oliva disidratato. Origine: 55 ha di oliveto aziendale e 20 ha di aziende limitrofe. USO DELL’ENERGIA Caratteristiche dell’impianto: impianto di combustione di 420 kWt; Rendimento: 1.200 MWht per circa 2.900 ore annue di esercizio. Utilizzo del calore: 50% a uso del frantoio e dei locali aziendali, compresi i magazzini di stoccaggio, circa 50 % ad uso uffici azienda e abitazione. IMPATTI E BENEFICI Gestione residui: le ceneri sono riutilizzate come ammendante sui terreni. Rapporti con la comunità territoriale: impianto aperto alle visite didattiche da parte dell'università e degli enti locali, oggetto di tesi di laurea all’Università di Firenze, ha ricevuto un riconoscimento dalla Regione Toscana col premio Toscana Ecoefficienza.

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SEZIONE ENTI PUBBLICI FILIERA BIOMASSE 1° PREMIO

Comune di Forni di Sopra (UD) Referente: Martina Costini - promozione@comune.fornidisopra.ud.it - www.comune.fornidisopra.ud.it

L’ENTE E L’IMPIANTO Forni di Sopra è un piccolo centro (poco più di 1.000 abitanti) nel cuore delle Dolomiti friulane, con importanti attività turistiche d’estate e d’inverno. La centrale di teleriscaldamento in funzione da 4 anni e gestita direttamente da personale comunale, fornisce energia tutto l'anno a vari edifici pubblici ed è in fase di ampliamento a varie utenze sportive e alberghiere. L'impianto, alimentato esclusivamente con materiale legnoso della valle, è inserito in un progetto più ampio di valorizzazione del bosco.

MOTIVI DEL PREMIO • Impianto alimentato con legno proveniente esclusivamente dalla valle • Attività inserita in un progetto di manutenzione del bosco a scopo turistico-paesistico • Cippatura all’impianto per assicurarsi qualità della materia prima in ingresso • Iniziative didattiche in rapporto con gli albergatori per turisti e scolaresche

FILIERA DI APPROVVIGIONAMENTO Materia prima: 70% residui forestali (abeti, faggi, ontani, carpini, pini, saliconi) – 30% refili di segheria. Origine: i refili di segheria provengono da un raggio massimo di 23 km. Il legno vergine deriva esclusivamente da operazioni di pulizia dei boschi comunali, eseguite da operai comunali e da aziende boschive su incarico del Comune. I tronchi e le ramaglie sono cippate direttamente all’impianto per garantire di non bruciare erroneamente legname trattato. USO DELL’ENERGIA Caratteristiche dell’impianto: caldaia della potenza di 1.400 kWt con rete di teleriscaldamento. Rendimento: 1.200 MWht. In 4 anni di esercizio si calcola abbia consentito un risparmio globale di 1.442 Tep ed evitato l'emissione di 3.277 tonnellate di CO2. Utilizzo del calore: riscaldamento e acqua calda sanitaria a vari edifici pubblici: due magazzini comunali (in parte locati ad aziende artigiane), complesso piscina-palestra, centro scolastico, centro anziani. Rete in fase di ampliamento per collegare spogliatoi sportivi, palazzetto del ghiaccio, scuola sci, sede direzionale e comunale.

IMPATTI E BENEFICI Gestione residui: abbattimento polveri tramite ciclone depolveratore e precipitatore elettrostatico; il calore dei fumi è utilizzato per pre-riscaldare il materiale in ingresso in caldaia. Le ceneri sono conferite ad impianto di smaltimento autorizzato. Rapporti con la comunità territoriale: l'impianto di teleriscaldamento si inserisce in una filiera più ampia di tutela del paesaggio boschivo e di mantenimento della rete sentieristica a scopo turistico. Collaborazione con gli albergatori che organizzano visite guidate all’impianto presso cui è allestita anche una Mostra didattica, intitolata "l'abito su misura" e dedicata soprattutto alle scolaresche in settimana bianca o verde.

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SEZIONE ENTI PUBBLICI

Premio Migliori Pratiche

2013

FILIERA BIOMASSE - 2° PREMIO ex aequo

ASL di Parma - Consorzio Comunalie Parmensi Borgo Val di Taro (PR)

Referente: Antonio Mortali - mortali@comunalie.com - www.comunalie.com

L’ENTE E L’IMPIANTO Presso l'Ospedale Santa Maria di Borgo Val di Taro è in funzione da tre anni un impianto a biomasse, di proprietà della ASL di Parma, che ha lo scopo di coprire il carico termico di base invernale, in integrazione col metano usato solo per la copertura dei picchi di carico e per i carichi estivi. La filiera di approvvigionamento è garantita dal Consorzio Comunalie Parmensi utilizzando esclusivamente residui dei boschi di origine del celebre Fungo IGP di Borgotaro. Ovviamente le attività di taglio e di esbosco sono molto attente a non rovinare un così prezioso ecosistema boschivo.

MOTIVI DEL PREMIO • Riduzione dei costi energetici di un ospedale di montagna • Uso esclusivo di residui forestali locali • Gestione sostenibile di boschi finalizzata alla tutela del Fungo IGP di Borgotaro • Ceneri di risulta con valori che ne consentono lo smaltimento come rifiuto non speciale

FILIERA DI APPROVVIGIONAMENTO Materia prima: 100% residui forestali di boschi di castagno e conifere. Origine: manutenzione dei boschi delle Comunalie Parmensi di produzione del Fungo IGP di Borgotaro. Tra Comunalie, ditte boschive e ASL è stato stipulato un accordo che rientra in un progetto finanziato dal P.S.R. denominato "Filiera Legno-Energia nell'Appenninno parmense", che prevede interventi di miglioramento boschivo (ringiovanimento dei cedui, disetaneizzazione delle fustaie e incremento della produzione fungina), di acquisto macchinari innovativi per l'esbosco e di realizzazione di una piattaforma per la lavorazione e lo stoccaggio del cippato. USO DELL’ENERGIA Caratteristiche dell’impianto: caldaia della potenza di 700 kWt . Rendimento: 1.700 MWht pari a circa l'80% del carico termico invernale. Utilizzo del calore: serve una superficie riscaldabile di oltre 18.000 mq e 121 posti letto.

IMPATTI E BENEFICI Gestione residui: le ceneri di risulta vengono smaltite presso una ditta come rifiuto non speciale, in quanto le analisi effettuate hanno evidenziato valori non rientranti in questa tipologia. Rapporti con la comunità territoriale: oltre al servizio pubblico sanitario, la filiera legno consente agli agricoltori locali di integrare il reddito consegnando materiale da cippare e le ditte boschive possono trattare materiale altrimenti senza mercato. L'impianto dell'Ospedale e la piattaforma di stoccaggio sono oggetto di visite guidate da parte di studenti di corsi sulle energie rinnovabili.

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FILIERA BIOMASSE 2° PREMIO ex aequo

Comune di Loro Ciuffenna (AR) Referente: Gianfranco Del Sala - gdelsala@val.it - www.comune.loro-ciuffenna.ar.it

L’ENTE E L’IMPIANTO Loro Ciuffenna è un Comune di quasi 6.000 abitanti sulle pendici del Pratomagno in Valdarno Superiore, che fa parte dei “Borghi più belli d’Italia”. Qui è stato realizzato nel 2005 col supporto della Regione uno dei primi piccoli impianti pubblici di teleriscaldamento per le zone rurali toscane. Di recente è stato avviato un secondo impianto pubblico nella frazione di San Giustino, in Via Sette Ponti, tra splendidi paesaggi di ulivi e vigneti.

MOTIVI DEL PREMIO • Due piccoli impianti di teleriscaldamento al servizio di edifici di pubblica utilità • Uso esclusivo di legno locale da un raggio massimo di 10 km • Utilizzo di essenze di conifere non idonee a lavori di falegnameria

FILIERA DI APPROVVIGIONAMENTO Materia prima: 100% residui forestali di conifere. Origine: entro un raggio di 10 Km dagli impianti tramite contratto con ditta locale che approvvigiona, cippa e trasporta in proprio il materiale. USO DELL’ENERGIA Caratteristiche dell’impianto: due caldaie a cippato con piccole reti di teleriscaldamento in due località del territorio comunale, rispettivamente della potenza di 500 kWt e 350 kWt. Integrazione con tetti fotovoltaici. Utilizzo del calore: la prima rete fornisce calore e acqua calda sanitaria a tutti gli edifici scolastici e del Corpo Forestale dello Stato (20.000 mc). La seconda rete collega il complesso scolastico privato, scuola materna, edificio per anziani autosufficienti, sala della Musica e micronido. IMPATTI E BENEFICI Gestione residui: la cenere di combustione è utilizzata come ammendante, le polveri del sistema di abbattimento sono smaltite in discarica. Rapporti con la comunità territoriale: attività di informazione con visite guidate all'impianto aperte a tutti, scolaresche e imprese.

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SEZIONE ENTI PUBBLICI

Premio Migliori Pratiche

2013

FILIERA BIOMASSE 2° PREMIO ex aequo

Comune di Tirano (SO) - TCVVV Referente: Giulio Pennati - giulio.pennati@tcvvv.it - www.tcvvv.it

L’ENTE E L’IMPIANTO La centrale di teleriscaldamento di Tirano, gestito dalla Teleriscaldamento Valtellina, Valchiavenna e Valcamonica spa (TCVVV), fin dal 2003 ha adottato una tecnologia di cogenerazione di elettricità. Ma la sua funzione primaria è fornire calore a gran parte della popolazione del Comune, garantendo approvvigionamento di legna vergine locale. La centrale è situata fuori dal centro abitato, in una posizione comunque baricentrica rispetto alla popolazione servita.

MOTIVI DEL PREMIO • Prima centrale italiana a cogenerazione con impianto a olio diatermico • Fornitura di calore all’85% degli abitanti del Comune • 30 posti di lavoro • Studio innovativo di un fertilizzante da residui

FILIERA DI APPROVVIGIONAMENTO Materia prima: residui forestali e di segheria. Origine: secondo le dichiarazioni di TCVVV da filiera corta con accordi con ditte boschive locali residui dalla lavorazione e dalla pulizia dei boschi e in parte minore derivanti dalle segherie locali. Un ulteriore 22% da piantagioni di pioppo Medium Rotation Forestry in fondovalle e 8% da segherie fuori provincia con legno tracciabile. USO DELL’ENERGIA Caratteristiche dell’impianto: caldaie da 6 MWt ciascuna per la produzione di acqua calda e una terza caldaia ad olio diatermico da 8 MWt che produce energia elettrica e termica in cogenerazione. Rendimento: 6.723 MWhe e 35.221 MWht. Utilizzo del calore: fornitura di acqua calda sanitaria e riscaldamento per 730 utenze, corrispondenti all’85% dell’abitato: 80% circa utenze domestiche o residenziali; 6% commerciali; 14% pubbliche (scuole, uffici pubblici).

IMPATTI E BENEFICI Gestione residui: sistema multiciclone di abbattimento polveri, filtro elettrostatico e lavaggio dei fumi. Durante questi passaggi viene recuperato parte del calore latente dei fumi per preriscaldare l'olio diatermico e l'acqua di ritorno della rete. Le ceneri vengono smaltite come rifiuto speciale. Attualmente TCVVV partecipa a una ricerca per l'utilizzo delle ceneri mescolate al digestato di biogas come ammendante da mischiare. Rapporti con la comunità territoriale: costante attività di informazione ed educazione rivolte soprattutto a studenti. Visite guidate sia all'impianto sia al centro operativo.

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SEZIONE CHIMICA VERDE AZIENDE AGRICOLE - 1° PREMIO

Cascina Meira – Le erbe di Brillor Alice Superiore (TO)

Referente: Antonina Maria Botta - infobrillor@cascinameira.com - www.cascinameira.com

L’AZIENDA E LA SUA PRODUZIONE Il progetto Erbe di Brillor nasce due anni fa dall’incontro di tre esperienze diverse, la torinese Paola, l’albanese Ardjan e Antonina, siciliana e chimica industriale esperta di detergenza. Recuperano un rudere e una serie di terreni collinari incolti sulle sponde del lago di Alice, nell’anfiteatro morenico di Ivrea, e iniziano a seminare e a coltivare piante aromatiche per produrre fitodetergenti. Un progetto che al tempo stesso è una visione ecologica di biodiversità, rispetto dell’acqua e delle risorse naturali, recupero degli elementi storici del paesaggio di Alice.

MOTIVI DEL PREMIO • Prodotti interamente a base vegetale da colture biologiche certificate • Recupero di aree incolte e dei valori paesistici, aumento della biodiversità • Selezione di metodi e prodotti ausiliari per garantire il massimo rispetto di risorse naturali nel processo di coltivazione e trasformazione delle materie prime

BIOPRODOTTI e MATERIE PRIME UTILIZZATE Bioprodotti Detergenti a marchio Brillor per la casa: pulizia di piatti, pavimenti, bucato, un prodotto multiuso, uno sgrassatutto e un prodotto lavastoviglie. Materia prima vegetale e percentuale nel prodotto finale 100% materie prime vegetali: da colture biologiche dedicate e da erbe spontanee - menta, rosmarino, timo, lavanda, melissa, achillea, glicine, sambuco, fitolacca, caprifoglio, ortica – e da sottoprodotti (polpa di limone, dopo averne utilizzato la buccia). Origine della materia prima: oltre il 90% dai terreni e dai boschi aziendali, tutti certificati bio da Icea Piemonte – il rimanente da prodotti di importazione certificati Ecocert.

PROCESSI DI PREPARAZIONE E TRASFORMAZIONE Tutte le operazioni di trasformazione avvengono in azienda, dotata di un laboratorio, e sono manuali e a freddo. Erbe, bacche o radici vengono messe a macerare in alcol da grano biologico, aceto di mele biologico o sapone di cocco Ecocert. Dopo vari mesi di maturazione vengono filtrate o torchiate in base al fitoderivato da ottenere e separate per la preparazione degli agro detergenti. Anche i colori sono estratti da fiori e bacche e la profumazione deriva da olio essenziale bio su basi di macerato di piante. Vendono esclusivamente col loro marchio registrato. IMPATTI E BENEFICI I prodotti sono testati sotto il profilo dermatologico dall’Università di Ferrara e hanno il certificato Eco BioDetergenza di Icea che assicura che il prodotto non contenga sostanze a rischio per la salute e per l’ambiente. Molta attenzione è posta anche al fine ciclo di vita del prodotto e alla chiusura dei processi: sia i prodotti che gli scarti solidi dei processi sono compostabili, gli scarti liquidi del lavaggio dei vari attrezzi sono utilizzati per l'irrigazione delle stesse coltivazioni. Attenzione anche al packaging per evitare spreco di risorse. Cascina Meira fa già attività didattica con visite alle coltivazioni e ai laboratori.

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SEZIONE CHIMICA VERDE

Premio Migliori Pratiche

2013

AZIENDE INDUSTRIALI - 1° PREMIO

A&A Fratelli Parodi spa Campomorone (GE)

Referente: Luca Baglietto - lbaglietto@fratelliparodi.it - www.fratelliparodi.it

L’AZIENDA E LA SUA PRODUZIONE La genovese A&A Fratelli Parodi produce e raffina esteri e oli vegetali per la cosmesi e per altri impieghi industriali. Da vent’anni è impegnata nella produzione di esteri a base vegetale per oli lubrificanti (TMP oleati) e nella produzione di biodiesel (presso la Raffineria DP Lubrificanti di Aprilia). Negli ultimi anni ha sviluppato un nuovo biolubrificante a base vegetale, Paryol Biotemproil, per sostituire gli oli minerali nei trattamenti termici degli acciai.

MOTIVI DEL PREMIO • Esperienza consolidata nell’uso di esteri a base vegetale • Sviluppo di un lubrificante vegetale in sostituzione di oli minerali inquinanti e pericolosi

BIOPRODOTTI e MATERIE PRIME UTILIZZATE Bioprodotti Olio lubrificante a base vegetale per trattamenti termici dei metalli (Paryol Biotemproil). Materia prima vegetale e percentuale nel prodotto finale Olio di nocciola ottenuto per estrazione meccanica a freddo: costituisce il 97% del prodotto finito (il restante 3% è costituito da additivi). Origine della materia prima: prodotto in Turchia e trasportato via treno per 100 km al porto di Antalya e via nave a Genova. PROCESSI DI PREPARAZIONE E TRASFORMAZIONE Raffinazione dell’olio di nocciola (abbassamento acidità, decolorazione, deodorazione) e miscela con additivi.

IMPATTI E BENEFICI L’azienda, in collaborazione col CE.Si.S.P. (Centro Interuniversitario per lo Sviluppo della Sostenibilità dei Prodotti) ha condotto uno studio sulla carbon footprint dell’olio di nocciola in sostituzione degli oli minerali nel trattamento termico dei metalli. Analizzando l’intero ciclo di vita dei due prodotti a confronto, lo studio è arrivato alla conclusione che ogni kg di olio vegetale in sostituzione degli oli convenzionali consente il risparmio di 23 kg di CO2. Il beneficio principale è nella fase d’uso e di fine ciclo di vita del prodotto. Nel trattamento termico dei metalli infatti circa il 90% degli oli impiegati finisce bruciato. Gli oli minerali normalmente usati producono emissioni nocive a partire dagli Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA), ritenuti cancerogeni e mutageni.

• Studio carbon footprint del prodotto

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Notes

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Premio Migliori Pratiche

2013

testi a cura dell'associazione Chimica Verde Bionet Progetto grafico Aras sas www.studioaras.it

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Premio Migliori Pratiche

2013

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PremioBioEnergy  

Premio Migliori Pratiche Bio Energy 2013