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3-02-2009

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Il viaggio di Gaal Siamo nell’anno 12 000 cir ca dell’era galattica: il giovane matematico Gaal Dornick affronta il suo primo viaggio nell’iperspazio. Si chiamava Gaal Dornick ed era un semplice ragazzo di campagna che non aveva mai visto prima d’allora Trantor. Cioè, non l’aveva visto di persona. Ne conosceva però il panorama per averlo visto sullo schermo dell’ipervideo e sugli enormi trasmettitori tridimensionali quando diffondevano le notizie dell’Incoronazione Imperiale o dell’apertura del Consiglio Galattico. Pur essendo vissuto sempre nel mondo di Synnax, che ruotava intorno a una stella ai margini della Corrente Azzurra, il ragazzo non era affatto tagliato fuori dalla civiltà. A quel tempo nessuno nella Galassia lo era. I pianeti abitati della Galassia erano venticinque milioni e tutti facevano parte dell’Impero, la capitale del quale era Trantor. Quella situazione però sarebbe durata solo altri cinquant’anni. Per Gaal, quel viaggio rappresentava la più importante esperienza della sua vita di studente. Già altre volte aveva viaggiato nello spazio e, di per se stessa, l’avventura spaziale significava ben poco per lui. In verità, prima d’allora non era mai andato oltre l’unico satellite ruotante intorno a Synnax, per raccogliere dati sulla meccanica delle meteore, dati che gli servivano per completare la sua tesi; ma i viaggi spaziali si somigliavano tutti, sia che ci si allontanasse di poche centinaia di migliaia di chilometri, sia che il percorso fosse di molti anni luce. Lo emozionava un poco l’idea del Balzo attraverso l’iperspazio, un’esperienza che non poteva essere provata nei normali viaggi interplanetari. Il Balzo era l’unico sistema pratico, e probabilmente lo rimarrà per sempre, per superare le distanze fra le stelle. Il viaggio nel normale spazio interplanetario, secondo una teoria scientifica che è fra le poche leggi che ci siano state tramandate dagli albori della storia umana, non può avvenire a velocità maggiori di quella della luce. Questo significava anni di viaggio anche tra i più vicini sistemi solari abitati. Ma attraverso l’iperspazio, l’inimmaginabile zona che non è spazio, né tempo, né sostanza né energia, né qualcosa né nulla, si poteva superare una distanza pari all’estensione dell’intera Galassia in un istante. Gaal aveva atteso la prima esperienza del Balzo con un nodo allo stomaco, ma era rimasto deluso. Tutto si era risolto con un lieve tremore interno che cessò un attimo prima che lui potesse rendersi conto di averlo avvertito. Tutto qui.

Brividi e mistero

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quaderno_3r  

QUADERNO Chiara Ferri Luca Mattei VERIFICHE DI FINE UNITÀ PERCORSI DI RECUPERO MATERIALI PER IL POTENZIAMENTO ALLENAMENTO AITEST ORIENTAMENT...

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