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Le Comunità Insieme Periodico dell’Unità Pastorale di Ponteranica aprile-maggio-giugno 2019

Parrocchia della Trasfigurazione in Rosciano Parrocchia dei santi Alessandro e Vincenzo - in Ponteranica Parrocchia di san Michele Arcangelo e Madonna del Carmine in Ramera di Ponteranica

Dicono che è risorto...


Editoriale

Tempo di Quaresima

Le Comunità Insieme Periodico dell’Unità Pastorale di Ponteranica aprile-maggio-giugno 2019

Parrocchia della Trasfigurazione in Rosciano Parrocchia dei santi Alessandro e Vincenzo - in Ponteranica Parrocchia di san Michele Arcangelo e Madonna del Carmine in Ramera di Ponteranica

Dicono che è ris orto... I discepoli Pietro e Giovanni corrono al sepolcro la mattina della Resurrezione. Opera dipinta nel 1898 dal pittore svizzero Eugène Burnand.

Via Crucis al Castello

Sommario Tempo di Quaresima 3 La carità... in un piatto di ravioli 4 Gesù maestro e modello di carità 7 Centro di primo ascolto vicariale 8 Fiaccolata per gli adolescenti 11 Bella storia CRE-GREST 2019 12 U.P. Giovani Costruire il bene 14 Esperienza al Serming 15 La carità: carattere essenziale del cristiano 16 Comunità Ramera 17 Comunità Ponteranica e Rosciano 22 Anagrafe delle parrocchie 27 Registrazione Trib. di Bergamo n° 17 del 1/07/2010. Direttore responsabile: Agazzi Davide In Redazione: Emilio, Renzo, Simona, Vincenzo, don Flavio. Progetto grafico: Stefania Castelli e Vincenzo Ciarlante Lay out e Stampa: Centro Grafico Stampa Tel. 335 6095928 Articoli e files possono essere spediti a: info@centrograficostampa.it Disegno in Comunità Ramera a cura di: Marco Rota

Il prossimo numero uscirà il 5 luglio 2019. Gli articoli dovranno essere consegnati entro il 18 giugno 2019. La Redazione si incontrerà il 4 giugno a Ponteranica.

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«Forte come la morte è l’amore»

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l tempo di Quaresima ci invita a ravvivare in noi una fede vigorosa e spoglia da ogni incoerenza. Quaranta giorni per recuperare la disponibilità ad ascoltare in modo serio, appassionato e silenzioso la Parola di Dio, «lampada per i nostri passi» (Sal 119,105). La meta è la Pasqua del Signore Gesù, crocifisso e risorto, la sua vittoria sulla morte, il trionfo del bene sul male. Il cammino quaresimale ci fa ripercorrere la vita, l’insegnamento e la testimonianza di Gesù che si conclude a Gerusalemme. Tutta la sua esistenza è

come un cammino verso la città santa, dove offre al mondo la sua più alta testimonianza di fedeltà e di amore. Anche noi, ogni anno, siamo invitati a ripercorrere questo cammino dietro a lui, a condividere il suo mistero d’amore; un amore vissuto nell’obbedienza filiale al Padre, un amore crocifisso fino al perdono dei persecutori, un amore vittorioso sul male del mondo: «Forte come la morte è l’amore» (Ct 8,6). Nei quaranta giorni della Quaresima, riscopriamo la tenerezza misericordiosa di Dio Padre, la sua dedizione esagerata verso di noi anche di fronte alle nostre fragilità. Riconosciamo, perciò, le nostre Via Crucis a Rosciano


Editoriale povertà e infedeltà e ci disponiamo a vivere una autentica conversione. In questo cammino difficile e impegnativo, Dio ci attende con pazienza, ci accompagna con il suo sguardo amorevole, ci conferma la sua fiducia, ci incoraggia a ritrovare la nostra dignità, la verità su noi stessi, la vera e autentica libertà. Accogliamo come un dono questo cammino alla scuola di Gesù, buon Pastore, diventando docili e umili apprendisti dell’amore, del perdono, del dare senza pretese. Ritroveremo gioia, libertà e pace. Via Crucis alla Madonna dei Campi

Mostrò loro le mani e i piedi Via Crucis ai Sacramentini

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na delle costanti che troviamo nei racconti delle apparizioni di Gesù risorto in mezzo ai suoi è la difficoltà dei discepoli a riconoscerlo e a credere che sia proprio lui. Non è difficile immaginare che solo il pensiero che un morto possa apparirci vivo potrebbe spaventare anche noi! La paura, infatti, è la prima reazione dei discepoli quando Gesù, come racconta Luca (24,36-49), quasi piomba in mezzo a loro, rintanati nel Cenacolo per timore di fare la sua stessa fine. Non meno sorprendente è come Gesù riesca a convincerli che quello che stanno vedendo non è un fantasma, ma è proprio lui. Per prima cosa mostra le sue mani e i suoi piedi, quasi che quelle mani forate e quei piedi trapassati dai chiodi fossero più convincenti del suo stesso volto. Ed è proprio così che Gesù sfata ogni dubbio confermando la sua vera identità. Le sue mani e i suoi piedi segnati indelebilmente dalla passione dicono la sua fede nel Padre, che non è venuta meno quando sembrava che persino lui lo avesse abbandonato; dicono il suo amore verso l’umanità che egli non ha smesso di amare e per la quale ha pregato proprio nel momento in cui lo rifiutava crocifiggendolo. Ma poi il risorto compie un secondo gesto che fuga ogni ulteriore dubbio: chiede qualcosa da mangiare. Gli offrono un po’ di pesce arrostito che lui mangia sotto i loro occhi esterrefatti. Se il suo corpo glorioso – che i fortunati apostoli hanno potuto vedere – ora è alla destra del Padre, il Signore continua a essere presente nel mondo e a mostrarsi in quel corpo formato da tutti coloro che credono in lui. La sua comunità, gli uomini e le donne che lo seguono e vivono in comunione con lui, sono ora il modo con cui egli si rende visibile nel mondo, e allo stesso modo: con un amore capace di non trattenere, come le sue

mani e i suoi piedi forati; con una presenza discreta e amichevole, come la sua quando ha condiviso il pane con i discepoli e ha riportato la pace nei loro cuori. P. Fiorenzo Salvi sss

Via Crucis alla Madonna a Ponteranica

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La carità in un piatto di ravioli... La carità suscita fantasia e tra le molte forme in cui si realizza, a Ponteranica da anni passa anche attraverso i ravioli condividere la vostra stessa gioia nella collaborazione, fraternità e condivisione di obiettivi di vicinanza ed aiuto? Abbiamo contattato persone di qualsiasi genere ed età ma ovviamente la continuità viene garantita quasi esclusivamente da persone in pensione o comunque più libere da impegni. La comunità parrocchiale è a conoscenza di questa vostra attività di solidarietà? Cosa vi ha spinto in origine ad iniziare questa opera di produzione e vendita per fini di carità? L’iniziativa ha avuto origine con don Mario (1999) e suor Fausta. L’esperienza missionaria di don Mario in Bolivia ci ha trasmesso la voglia di essere utili ai fratelli nel bisogno, ha fatto nascere in noi il proposito di aiutare alcuni missionari di nostra conoscenza.

Avete cercato di coinvolgere ragazzi o giovani nella vostra esperienza di aiuto caritativo? Oppure avete pensato che non sarebbe stata raccolta la vostra proposta? Abbiamo incontrato varie volte i ragazzi che erano in procinto di frequentare i campi invernali organizzati negli ambiti parrocchiali, vengono a produrre con buona solerzia e incuriositi per quanto facciamo. In altra occasione abbiamo incontrato i bambini della scuola materna accompagnati dalle loro maestre, lo scopo era quasi esclusivamente didattico. Questi incontri ovviamente sono circoscritti ed occasionali, difficile trovare ragazzi che si dedichino in modo assiduo a questa iniziativa ma riteniamo che sia nostro compito far “respirare” loro la nostra voglia di aiutare il prossimo. Anche persone adulte o di mezza età, ancora piene di energia, sono state da voi invitate a

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Come è possibile valorizzare la vostra passione nel suscitare iniziative di aiuto vicendevole concreto? La passione con cui ci siamo e ci dedichiamo alla nostra iniziativa, pensiamo ci abbia aiutato anche a portare qualcuno di noi ad abbracciare con convinzione altre iniziative, ad esempio l’assistenza ai malati o la raccolta degli aiuti. La discrezione ed il riserbo prevalgono sulla possibilità di pubblicizzare questa vostra realtà parrocchiale? La sordina era e forse lo è ancora un po’ d’obbligo soprattutto per motivi legali, la pubblicità nella nostra realtà parrocchiale ancora oggi è solo il “passaparola”. Quante persone hanno partecipato all’attività da quando avete iniziato? Da quando abbiamo iniziato ad oggi possiamo contare 53 persone, con alternatività a seconda delle difficoltà pratiche, malattie e/o problematiche della vita.


Sotto la lente Questa iniziativa ha fatto crescere il senso di carità nel mio modo di essere? SI, ha fatto crescere il mio essere caritatevole in modo notevole. Quali sono le difficoltà incontrate e quelle che avete superato? All’inizio abbiamo avuto difficoltà legate ai pettegolezzi (dicevano che noi volevamo solo farci vedere…), all’ambiente piccolo perché si operava nella casa parrocchiale, ma con la sistemazione e quindi l’apertura dell’oratorio la situazione è molto migliorata, ed i pettegolezzi... se arrivano li superiamo. Dopo tanti anni, riuscite a rinnovare i vostri propositi di cuore? A distanza di anni, ed a novembre sono 20, riusciamo a portare avanti le nostra attività cercando di essere persone credibili e coerenti con quanto facciamo, il nostro aiuto non si rivolge più solo alle necessità delle missioni ma a tutti quei mondi che hanno necessità. Quando lavorate parlate dei beneficiari della vostra opera? Parliamo e condividiamo le nostre iniziative. Pregate? NO, nel senso che non preghiamo in modo “classico” ma se il lavoro è preghiera allora preghiamo e TANTO.! Ci raccontate la vicenda di qualche missionario aiutato? Non abbiamo incontrato “missionari classici” ma missionari laici, due le storie che fanno riflettere. L’incontro con Danilo Gotti presentato da don Mario agli inizi della nostra iniziativa. Prima di approdare in Bolivia, Danilo ha percorso a lungo le strade dell’impegno, dapprima nel servizio civile, poi in dieci anni di lavoro in una clinica di Firenze, a stretto contatto con il mondo di chi soffre ed è emarginato. Infine la Bolivia, per cercare di vivere in modo più radicale e genuino, valori divenuti per lui irrinunciabili. Per quattro anni lavora alla “Ciudad del niño”, l’istituto fondato e gestito dal Patronato S. Vincenzo di Bergamo, che ospita centinaia di bambini e ragazzi con difficili situazioni familiari. In questo tipo di impegno si trova bene. Anzi ne viene catturato a tal punto da pensare a un coinvolgimento ancora più diretto e totale. “C’erano alla “Ciudad del niño” alcuni ragazzi che faticavano un po’ ad accettare le regole imposte

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dalla convivenza nel grande istituto e che talvolta, per questo motivo, ne venivano espulsi. Ho pensato di offrire loro un altro tipo di aiuto affittando una casa alla periferia della città, un luogo dove i ragazzi più difficili potessero sperimentare più da vicino un clima di famiglia. In essa ho scelto di far vivere insieme persone diverse tra loro per storia e per problemi, non solo orfani o solo handicappati, ma persone che, nella vita comune, nella necessità di provvedere responsabilmente ai bisogni dell’altro, conoscessero le tante facce della realtà, imparando ad accettarsi e a valorizzarsi reciprocamente”. I “FIGLI” DI DANILO ... È un mondo variegato di

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sofferenza e di problemi quello che vive nella casa di Danilo. C’è Juan, che ha 32 anni e l’esistenza segnata per sempre da un treno che gli ha falciato le braccia e una gamba. “È un ragazzo dolcissimo, una persona serena, con uno sguardo che dà la carica” sottolinea Danilo. C’è Nelson, un emiplegico, Sofia, una donna di 51 anni, cieca, Edy, con i suoi problemi psichici e il carattere ribelle; c’è Massimo che vive sulla sedia a rotelle per una malattia che la sua famiglia non ha voluto accettare e riconoscere, attribuendo la menomazione del figlio ad una maledizione caduta su di lui. E ce ne sono altri... tanti altri. Avevamo domandato a Danilo: “Nei momenti più difficili non ti viene mai la voglia di mollare tutto e di tornare a casa?”. “A casa?”, mi domanda a sua volta un po’ stupito. “Ci tornerò tra pochi giorni. Nella mia famiglia, tra i miei ragazzi: è quella la mia casa”. L’incontro in oratorio con Davide Cerullo «Sono caduto, mi sono rialzato, sono caduto ancora. Ora non sbaglierò più. E lotterò per il futuro dei bimbi di Scampia» Da noi ha presentato un suo libro “I bambini di Scampia” scritto con Alessandro Pronzato, pubblicato da Paoline Editoriale Libri. In questo libro, che rappresenta la testimonianza diretta di Davide Cerullo che a 14 anni faceva il pusher, vendeva droga e guadagnava 500 euro al giorno, nel libro si alza forte la voce che invita a cambiare perché nessuno è irrimediabilmente perduto, niente può considerarsi per sempre compromesso.


la Parola

Gesù maestro e modello di carità L’

apostolo Paolo che trascorre Tutto questo non riguarda direttadiciotto mesi a Corinto per an- “Se anche parlassi le lin- mente e solo il fare del bene o nunciarvi il Vangelo del Cristo, vede gue degli uomini e degli compiere le opere dice e ci insegna la fede dei credenti e osserva le angeli, ma non avessi la che la radice di tutto il nostro opedifficoltà che la nuova comunità carità sono come un rare deve nascere da “il volere bene”: affronta per vivere secondo lo stile bronzo che risuonano un la benevolenza viene prima della richiesto dalle Parole di Gesù, che cembalo che tintinna”. beneficenza; la carità esteriore non ha insegnato attraverso l’amore per (I Cor. 13,1) gioverebbe alla nostra anima e non la nostra umanità. avrebbe valore senza la carità in“queste dunque le tre In Gesù la carità di Dio si manifesta teriore, infatti la falsa carità è proprio cose che rimangono: la in modo singolare come solidarietà: quella che fa sì del bene ma è un la carità è la via che Dio, tramite fede, la speranza e la ca- voler bene che non trova nessun suo Figlio, ha fatto conoscere al rità; ma di tutte la più corrispettivo nel proprio cuore. mondo, è il comandamento che grande è la carità!” La vera carità sia allora sempre ra(I Cor. 13,13) dice e fondamento di ogni nostro forma tutti i comandamenti, ed è la carta che identifica il discepolo atto di generosità, perché il vero di Cristo. seguace di Cristo è colui o colei che ama di vero La carità è il principio determinante dell’essere cuore e mette in pratica una carità fattiva, riconocristiano che si forma e si basa sull’amore che scendo che Dio ci porta nel suo cuore e ci ha Gesù ha per noi, amore che tutto scusa, che non fatto del bene donandoci suo Figlio proprio perché giudica, che perdona e che tutto sopporta. vuole bene a ciascun uomo. In Cristo la carità si rivela in modo particolare come solidarietà ed è presentata come storiadel- Elogio dell’amore (I Corinti 13) l’amore che Gesù ha voluto insegnare, a ciascuno Se parlo nelle lingue degli uomini e degli angeli, ma di noi, per farci diventare uomini veri; ma se in non ho amore, sono un bronzo risonante più che noi manca la carità vuol dire che abbiamo perso un cembalo sonante. E se faccio il profeta e conosco il nostro essere a sua immagine e non siamo tutti i misteri e ogni sorta di conoscenza e se ho la capaci di raccontare e testimoniare Gesù che ci fede talmente grande da trasportare montagne, ammonisce dicendo “sapranno che siete miei di- ma non ho amore, non sono niente. E se distribuissi scepoli se avrete l’amore uno per gli altri.” tuti i miei averi come cibo agli affamati e se conseIl comandamento della carità ci insegna che non gnassi me stesso per avere motivo di vanto, ma non c’è vero amore per Dio se non c’è amore per il avessi l’amore, niente mi giova. prossimo e che nessuno L’amore è magnanimo, benevolo è l’amore, non è può dirsi seguace di Cristo se non si apre all’amore invidioso, l’amore non è borioso, non si esalta, non dell’altro senza tener conto del male ricevuto e compie azioni vergognose, non ricerca il proprio indelle ingiustizie subite perché è la carità che tutto teresse, non cede all’ira, non tiene conto del male, copre tutto crede, tutto spera e tutto sopporta. non gioisce per l’ingiustizia, ma si compiace della Con molta chiarezza l’Inno alla carità di Paolo verità. Tutto sostiene, tutto crede, tutto spera, tutto dice che tutti siamo chiamati a dare una risposta sopporta. totale al dono d’amore di Gesù che si fa Cibo e L’amore non viene meno. Invece le profezie spariranno, Pane di vita sull’Altare. sia le lingue cesseranno, sia la conoscenza sparirà. Ma cosa chiede in definitiva Paolo ai Corinti e a Infatti ora vediamo mediante uno specchio in modo tutta la Chiesa con l’Inno alla carità? Chiede che confuso, ma allora faccia a faccia. Ora conosco parl’amore sia vero e che nasca dal cuore, che riveli zialmente, ma allora conoscerò chiaramente come quanto abbiamo nel cuore, e quale è la nostra io sono conosciuto. Al presente dunque rimangono vera disposizione verso i sentimenti della carità? queste tre cose: fede, speranza, amore. Ma la più Carità che è paziente, è benigna, non invidiosa e grande di queste è l’amore. Giovanna non si adira?

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Centro di primo ascolto vicariale Caritas - attività 2018 A

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nche quest’anno i volontari delle parrocchie del nostro territorio che operano al Centro di Primo Ascolto e Coinvolgimento di Villa d’Almè hanno raccolto i dati statistici sintetici relativi alle attività del Centro lungo il 2018. È con spirito di servizio che il CPAC della Caritas vuole rendere partecipi del lavoro svolto le comunità del vicariato, che con il loro impegno e la loro sensibilità lo hanno sostenuto nel 2018 e negli anni precedenti, fornendo un resoconto del proprio operato. Prima però di passare alla statistica, volevo soffermarmi su alcune considerazioni personali sul percorso di questi ultimi anni nel Centro. Sono passati quattro anni da quando don Flavio chiese a me e ad altre due volontarie della Ramera di impegnare un poco del nostro tempo e di essere i rappresentanti della parrocchia presso il CPAC. Nei primi tempi le sessioni al Centro erano molto impegnative perché il numero di persone e famiglie che si presentavano era molto alto e le due aperture settimanali (una al martedì mattina ed una al sabato pomeriggio) erano vissute a ritmi serrati: un susseguirsi di casi da accogliere, ascoltare e sostenere, non solo e non tanto con la borsa alimentare distribuita. Erano gli anni di massimo effetto della crisi economica e la maggior parte dei casi che si presentavano riguardavano famiglie in difficoltà per la perdita di lavoro. In quel periodo la domanda forse più pressante che noi “nuovi” volontari rivolgevamo a noi stessi era se fosse davvero utile il piccolo aiuto che potevamo offrire di fronte a quel tipo di problemi. La risposta che viene fornita in questi casi è che il volontario non deve essere colto dall’ansia di dover risolvere i problemi, ma deve imparare ad essere un segno concreto di fratellanza al fianco delle fragilità. È una risposta che spesso, non si può negare, lascia con un senso di frustrazione. Però con il tempo si impara che davvero l’aiuto “fisico” costituito dalla borsa alimentare erogata non è l’unica forma di sostegno, per quanto necessaria. Il CPA rappresenta la comunità nel suo tentativo di mantenere aperto un canale di relazione con le realtà emarginate, perché non perdano tutti i ponti con la società. Si impara così a relazionarsi meglio con le persone, si comincia a comprendere cosa significa ascoltare,

come ci si possa relazionare sulla base della fiducia reciproca. Non è facile, sia per il volontario, sia per la persona che abbiamo di fronte. Quanti danni si rischia di fare se la relazione è superficiale, se l’attenzione all’altro non prevale, se l’ascolto non emerge! Negli ultimi due anni il numero di persone si è ridotto. È un dato di fatto, dovuto a vari motivi. Le persone si sono rinnovate rispetto agli anni precedenti, non ci sono più casi “cronicamente” assistiti dal Centro, bensì quasi tutti sono recenti. E spesso sono casi più complicati. Non solo povertà, ma povertà unita ad altre forme di fragilità sociale, culturale, familiare, caratteriale. Tutto ciò rende per queste persone più difficile il reinserimento in percorsi di autonomia. E rende più difficile e delicato il compito dei volontari. Anche in questo caso con il tempo affina il nostro modo di aprirci alla relazione. Comprendiamo sempre più che l’importante è l’ascolto, non il porre noi stessi in una improbabile soluzione, ma l’accogliere senza giudicare. Quando si riesce ad offrire questo sguardo che ascolta e non giudica, qualcosa scatta: non so spiegarlo, ma il livello di relazione con l’altro sale di intensità, e l’altro percepisce la nostra vicinanza. Non è una relazione facile: siamo pieni di segnali contraddittori, spesso non riusciamo a superare la formalità dell’incontro. Per questo c’è sempre da porre attenzione nel relazionarsi con gli altri, volersi mettere in ascolto, eliminare quel giudizio che ci portiamo dentro. Forse c’è da concludere che quello che impariamo come volontari nell’essere più coscientemente e pienamente umani è maggiore di quanto offriamo a sostegno delle povertà. La domanda verso noi stessi non è più se siamo utili, ma se siamo degni dell’incontro fraterno con il prossimo. Molto importanti in questo contesto sono i confronti e le discussioni tra i volontari sul modo di operare del gruppo (viene svolta una riunione di coordinamento mensile). E ora come promesso veniamo ai numeri. In quest’ultimo anno abbiamo avuto contatti con 32 nuclei familiari provenienti dai vari paesi del vicariato. L’ultimo biennio ha portato un profondo rinno-


Sotto la lente vamento delle persone assistite: ben 26 le persone nuove, di cui 17 nel solo 2018 e 9 nel 2017 (di queste solo 4 hanno continuato anche nel 2018). Il numero di persone incontrate nel 2017/2018 è notevolmente inferiore rispetto a quello degli anni precedenti, e questo, come abbiamo detto, ci ha permesso di dedicare maggior tempo all’ascolto ed alla relazione con la persona. A rimarcare il cambiamento del trend dell’ultimo

biennio rispetto al passato c’è anche l’aumento relativo degli italiani, ora in numero pari agli stranieri. Il numero delle famiglie non italiane è in costante calo, per contro abbiamo assistito al progressivo aumento delle famiglie italiane che ricorrono al Centro. Il trend di crescita è ancor più chiaro se consideriamo che su 26 persone nuove del bienno 2017/2018, 16 sono italiane.

Questo aspetto, insieme al lavoro di rete con gli Assistenti Sociali dei Comuni, ci fa pensare al diverso tipo di emergenza che ormai dovremo affrontare, meno legato a famiglie extracomunitarie, spesso poco integrate sul territorio e tendenzialmente portate a spostarsi tra i vari paesi. Al contrario, dovremo sempre più fronteggiare emergenze legate a famiglie italiane che hanno difficoltà a trovare sostegno in un tessuto sociale non più così unito e in comunità spesso distratte verso i propri poveri.

l’interno di un progetto di aiuto alla persona, definito attraverso un lavoro di rete e in collaborazione con gli assistenti sociali dei comuni di Villa d’Almè, Almè, Paladina, Sorisole, Ponteranica, Almenno SS, e con le S.Vincenzo di Villa d’Almè e Almè.

Come negli anni precedenti, una buona parte del nostro impegno si è concretizzato attraverso la distribuzione di borse di generi di prima necessità. Questo tipo di sostegno viene offerto al-

Sempre in collaborazione con gli assistenti sociali, nel 2018 sono state attivate 5 borse lavoro. La borsa lavoro è una risposta a quella “cronicità dell’emergenza” che il CPAC rileva sul territorio, analogamente a quanto, sicuramente in proporzioni maggiori, rilevano i servizi sociali. Offrendo una borsa lavoro si cerca di restituire alla persona dignità, fiducia in se stessa e speranza, attraverso un lavoro remunerato: da una parte, quindi, un

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sostegno economico (300 €/mese per 6 mesi), e dall’altra la consapevolezza per la persona di doversi impegnare e responsabilizzare, di rimettersi in gioco. Inoltre l’attivazione di borse lavoro permette di aggregare e impegnare intorno al progetto le ri-

sorse del territorio, mettendo in rete servizi sociali, parrocchie e cooperative sociali. Nel 2019 pensiamo che questo tipo di risposta debba essere valorizzato e ulteriormente sostenuto, incrementando il numero di borse lavoro rispetto al 2018 e cercando modalità che coinvolgano e sensibilizzino le comunità. Come conclusione vorrei sottolineare come il numero relativamente basso di nuclei familiari assistiti dal CPAC, su un territorio ampio come quello dei comuni che vanno da Ponteranica ad Almenno SS, non possa far illudere che le “povertà” presenti nelle nostre comunità siano davvero poche. Sicuramente molto sfugge alla nostra attenzione e resta sommerso. Dovrà essere impegno di tutti, del CPAC ma anche della nostra comunità dell’Unità Pastorale di Ponteranica, riuscire a trovare modi nuovi per incontrare ed intercettare le forme di disagio che altrimenti non riusciamo a scorgere. Chiudo con il messaggio di ringraziamento che CPAC e Caritas rivolgono a noi tutti: “Approfittiamo di questo spazio per ringraziare le Parrocchie, le Associazioni, gli Enti e tutte le persone che in qualunque modo (offerte, raccolte di generi alimentari, disponibilità di tempo e di attenzione, collaborazioni ecc.) hanno contribuito nel 2018 al sostegno delle attività del CPAC”. Daniele

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Unità Pastorale - Giovani

Fiaccolata per gli adolescenti P

artenza dall’Oratorio sino alla Croce dei Morti. Accensione delle fiaccole e fiaccolata sino al sagrato di Rosciano

SABATO SANTO, LA NOTTE DELLE NOTTI. IL RITO DELLA BENEDIZIONE DEL FUOCO, SEGNO DELLA RESURREZIONE Come il fuoco illumina la notte e scalda, così il fuoco interiore, il fuoco dello Spirito Santo, deve illuminare le nostre tenebre e accendere in noi il desiderio delle cose celesti Nei giorni del venerdì e del Sabato Santo, la Chiesa non celebra l’eucaristia: sono i giorni del digiuno nei quali lo Sposo le è tolto (Mt 9,15). Il Sabato Santo, la Chiesa si ferma presso il sepolcro del Signore, meditandone la passione e morte, segno efficace di un Amore che non conobbe limiti (“li amò – dice san Giovanni – sino alla fine”: Gv 13,1), preparandosi però a celebrare, nella notte, la grande Veglia pasquale, “madre di tutte le veglie” (sant’Agostino). Questa, per una tradizione antichissima, è “la notte di veglia in onore del Signore” (Es 12,42). I fedeli porteranno in mano la fiaccola – secondo l’ammonizione del Maestro (Lc 12,35ss) – per somigliare a coloro che, fedeli al vangelo, attendono vigili il ritorno del Signore. La celebrazione del lucernario iniziale è particolarmente suggestiva: la chiesa è vuota, completamente al buio; le tenebre, discese sulla terra durante le ultime ore di vita del Salvatore, sembrano prevalere. Fuori della

chiesa è acceso un fuoco divampante, dal quale il sacerdote accenderà il nuovo cero pasquale. Dopo il saluto, il sacerdote rivolge un’esortazione ai presenti, quindi benedice il fuoco con queste parole: “O Padre, che per mezzo del tuo Figlio ci hai comunicato la fiamma viva della tua gloria, benedici questo fuoco nuovo. Fa’ che le feste pasquali accendano in noi il desiderio del cielo, e ci guidino, rinnovati nello spirito, alla festa dello splendore eterno. Per Cristo nostro Signore”. Come il fuoco illumina la notte e scalda, così il fuoco interiore, il fuoco dello Spirito Santo, deve illuminare le nostre tenebre e accendere in noi il desiderio delle cose celesti: “Se siete risorti con Cristo – esclama l’Apostolo – cercate le cose di lassù” (Col 3,1). Entrando in chiesa, spenderà solo la luce del cero pasquale: i presenti porteranno in mano una candela, ma questa sarà spenta; poi dopo la proclamazione di “Cristo, luce del mondo”, dal cero, segno del Cristo risorto, la luce raggiungerà le candele dei presenti: progressivamente, la luce del Risorto si diffonde e dirada le tenebre, il Cristo che era morto, ora vivo trionfa. “Questa è la notte – canterà il diacono o il cantore con le parole dell’Exultet, il grande annuncio pasquale – in cui Cristo ha distrutto la morte e dagli inferi risorge vittorioso”. Il fuoco che viene benedetto nella notte del Sabato Santo c’invita dunque ad accenderci di desiderio per le cose celesti, vale

a dire per il Vangelo annunciato da Cristo e per i beni che esso promette. Francesco, che nutriva per il fuoco un amore grande, nel suo Cantico di frate sole diceva che per esso il Signore illumina la notte. Faceva riferimento certamente alla luce materiale, ma certo era ben cosciente anche del fatto che solo il fuoco interiore dello Spirito Santo può illuminare le tenebre del nostro cuore, soprattutto nei momenti tempestosi e di caligine spirituale, quando ci sembra di veder tutto nero, quando nulla sembra girare più per il verso giusto e quando siamo tentati dal male. È in quei momenti, soprattutto, che dobbiamo ricordarci della vittoria di Cristo: Egli ha vinto la morte, una volta e per sempre. Con lui possiamo vincere anche noi.

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Unità Pastorale - Giovani

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La bella storia della vita di ognuno

gni uomo che nasce sulla terra riceve una missione speciale: fare della propria vita una storia, d’amore. Raccontare vivendo è scegliere che il nostro tempo, le nostre energie, i nostri talenti e i nostri desideri raccontino di un amore, di una passione, di una precisa direzione con cui abbiamo provato a vivere ogni attimo la nostra esistenza. Abbiamo un’intera estate per scoprire che la vocazione è la bella storia della vita di ognuno. È l’ultimo passo di un cammino iniziato tre estati fa. Ogni azione dell’uomo nel mondo si realizza in tutta la sua potente bellezza solo se inscritta in un orizzonte orientato ad una vita buona, che è il miglior compimento dei doni che il Creatore ha fatto all’umanità.


UnitĂ Pastorale - Giovani

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Unità Pastorale - Giovani

Costruire il bene Presentazione Siamo una piccola realtà. Una cooperativa che è sorta nel nostro territorio di Rosciano grazie alla disponibilità di don Sergio e del consiglio degli affari economici della parrocchia con il quale abbiamo stipulato un contratto per l’utilizzo della casa e del terreno di proprietà della parrocchia. Ci chiamiamo Cooperativa sociale Cascina Nuova dell’Agro e operiamo nel settore dell’edilizia e dell’agricoltura. In particolare a Rosciano abbiamo sistemato un piano della casa per uso uffici e luogo di incontro e abbiamo realizzato un frutteto e avviato un apiario. Accogliamo ragazzi che cercano di riorientare la loro vita dopo una serie di “disavventure”. Questo riorientamento passa attraverso l’accoglienza, il lavoro e la relazione di vicinanza. Ho provato a raggruppare per argomenti le tante domande che mi sono state poste e per ogni argomento sono partito da un’immagine.

Cooperativa e Unità pastorale quale rapporto e conoscenza? L’immagine che uso è quella del campo in cui lavoriamo. Per il momento il rapporto che si è creato è

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quello, chiamiamolo così, di uno sguardo buono e curioso di reciprocità. Quando lavoriamo da dilettanti nel campo ci domandiamo: che cosa penseranno di noi? E la gente che passa ci guarda e in genere ci saluta con parole di incoraggiamento e di cordialità. Qualcuno ci dice: finalmente sta prendendo vita questo posto. Visto che siamo sul vostro territorio vorremmo provare a collaborare di più con voi, magari facendo conoscere le nostre attività e chiedendo anche la vostra collaborazione. Già l’anno scorso e poi quest’anno accoglieremo i ragazzi del cre per della giornate di attività lavorative.

La cooperativa e la carità L’immagine che utilizzo è quella della casa in cui lavoriamo. Mi è stato detto che era una scuola. Ora sta diventando una casa che accoglie, che incontra, che prova a pensare e a realizzare quello che pensa. Così è la nostra cooperativa: pensa, accoglie, agisce. Questa è la nostra forma di carità. Il vangelo ci dice: va e anche tu fa lo stesso. Noi andiamo e proviamo a fare. Crediamo molto nella carità che diventa bene concreto che si fa gesto di attenzione

al povero, soprattutto a quelle categorie di persone più deboli e svantaggiate. Crediamo fermamente che operare il bene è mettere in atto le opere di misericordia corporali e spirituali. Nelle domande che mi sono state consegnate una dice: pregate? Preghiamo quando scendiamo alla grotta del santuario per affidare a Maria il nostro lavoro. Preghiamo quando ringraziamo Dio per la bellezza di questo luogo e del suo straordinario panorama. Preghiamo quando affidiamo a Lui i nostri ragazzi e il nostro lavoro quotidiano. Si preghiamo perché possiamo avere il coraggio di operare sempre il bene, la carità.

Riserbo, pubblicità, iniziative per farci conoscere Prendo come immagine le nostre piante da frutto. Non siamo esperti agronomi, ci siamo fatti consigliare e l’anno scorso le abbiamo piantate. Abbiamo atteso con trepidazione l’arrivo della primavera e quando qualche giorno fa ho visto i primi rami fioriti mi sono quasi commosso. Le piante non si sono fatte pubblicità, sono cresciute grazie alla cura di tanti amici e ragazzi che ci hanno aiutato. Noi speriamo di lavorare bene e nel lavoro quotidiano, quello di ogni giorno, di vedere insieme con voi fiori e frutti del nostro lavoro.

Per finire: I nostri ragazzi Prendo come immagine le api. Sono bellissime, organizzatissime ma fragilissime. Ecco, i nostri ragazzi sono così: a volte intraprendenti, coraggiosi, organizzati, con la voglia di fare. Altre volte disordinati, incostanti, arrivano al mattino portando le loro storie e la loro mente è solo concentrata sulla loro vita un poco sgarruppata. Sono fragilissimi. Con loro serve una relazione attenta, appassionata e costante. Il principale obiettivo che mi propongo non è quello di aiutarli a cambiare, ma quello di accompagnarli per un pezzo di strada.


Unità Pastorale - Giovani

Esperienza al Sermig I

giorni 09/10 Marzo noi, un gruppo di giovani di Ponteranica, siamo andati a Torino, in visita al SERMIG, altrimenti detto Arsenale della Pace. Durante la Prima guerra mondiale era un vero e proprio arsenale, lì vi venivano fabbricate armi. È stato grazie all’intervento di Ernesto Olivero, fondatore di questa gigantesca opera di bene, che si è trasformato nella fabbrica di pace che è oggi. Inizialmente il compito che svolgeva Ernesto era quello di raccogliere e distribuire i viveri a chi ne aveva la necessità. Successivamente egli si accorse che tantissime persone vivevano e dormivano per strada e allora decise di aiutarle, trasformando il SERMIG in un posto dove le persone potevano, e possono ancora oggi, recarsi per mangiare, dormire e iniziare a costruire un nuovo futuro. I costi per sostenere i diversi progetti legati dell’Arsenale erano davvero alti e il Comune non voleva partecipare al finanzia-

mento; furono perciò molte persone che entusiaste del progetto diedero il loro contributo dedicando sia tempo che finanziamenti. Una fra le tante cose, una cosa in particolare ci ha colpito di più è stata la generosità di moltissime persone che utilizzano il tempo libero per aiutare il prossimo. Anche noi abbiamo avuto la possibilità di aiutare, facendo dei piccoli lavori sia all’Arsenale della Terra, dove si mettono a punto progetti da esportare dove non vi sono le risorse per coltivare in modo tradizionale, sia prestando servizio nella mensa.

Inoltre abbiamo avuto la fortuna di incontrare il creatore di questo luogo di incontro e aiuto reciproco, al quale abbiamo rivolto alcune domande sul coraggio e la forza che ha avuto per creare tutto ciò. Aurora Sozzi e Alison Palazzi

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Unità Pastorale - Giovani

La carità: carattere essenziale del cristiano

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urante la quaresima il cristiano è chiamato a ritrovare l’essenza della propria fede, del proprio credo e del proprio essere. La liturgia ci propone durante la quaresima due letture che ci conducono a riflettere sul tema del perdono, dell’accogliere: la parabola del padre misericordioso (cfr. Lc 15, 11-32) e il racconto dell’adultera ( Gv 8, 1-11)1. Questi brani inizialmente sembrano distanti tra loro dal momento che tutto è diverso: il primo racconta una parabola, mentre il secondo un fatto reale; nel primo i farisei sono indignati, nel secondo mettono alla prova Gesù, e via dicendo. Tuttavia, in entrambi, Gesù, nella parabola rappresentato dal padre, mette in atto uno stesso valore: quello della carità. Infatti, nel racconto del padre misericordioso, quando il figlio arriva dal padre, quest’ultimo “ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò”, Il padre ovvero assume un atteggiamento camisericordioso, ritatevole e amorevole. Lo stesso nel 1666 Rembrandt, fatto dell’adultera: Gesù perdona la Museo donna non condannandola. Come Hermitage, San Pietroburgo mai?

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É interessante notare come il Signore, nell’episodio dell’adultera, si limiti a dire poco e scriva sulla sabbia, gesto che non aveva mai fatto. C’è un interessante corrispettivo nell’Antico Testamento, quando Dio scrive le tavole della legge e le consegna a Mosè: “[...] e non aggiunse altro. Le scrisse su due tavole di pietra e me le diede.” (Deut. 5, 22)2. È come se Gesù stesse riscrivendo i comandamenti che Dio aveva dato a Mosè. Da notare anche il confronto con Matteo 5, il discorso sulla montagna: i teologi ritengono che il salire di Gesù sulla montagna abbia la stessa funzione della salita di Mosè sul monte per ricevere le tavole della legge. Infatti, sul monte Gesù pronuncia un “nuovo decalogo” che veicola sempre un messaggio d’amore.3 Ma in cosa consiste questo comandamento? A questa domanda e alla precedente troviamo risposta in tutti i vangeli, ma in modo esplicito in Giovanni (Gv 13, 34-35) “34Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. 35Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».”. Il termine greco usato dall’evangelista è ἀγαπάω (agapào) cioè amare. In greco antico ci sono molti modi per dire amare con diverse connotazioni; nel caso specifico il tipo di amore che si indica con questo termine è l’amore tra fratelli o due persone che si vogliono molto bene, spassionato, gratuito. Per capire meglio cosa si intenda credo sia importante riferirsi al capitolo 13 della prima lettere ai Corinzi di San Paolo, il famoso “inno alla carità”. L’apostolo delle genti usa proprio il sostantivo da cui deriva il verbo, ovvero ἀγάπη (agape), suppongo proprio in relazione al passo di Vangelo sopra citato. Quando San Girolamo (347419/420), che tradusse la Bibbia in latino, la Vulgata, si imbattè in questo termine decise di tradurlo con la parola caritas, ovvero carità. In questo bellissimo capitolo San Paolo ci dice quanto

la carità sia fondamentale per un cristiano, anzi per un uomo, dal momednto che senza la carità “non sono nulla”, ovvero l’annullamento dell’essere uomo. Infatti, l’apostolo delle genti continua defidendo cosa sia l’amore ed emerge che l’amore è una forza umile, capace di sopportare e di soffrire (“7Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta”), di perdonare tutto, eterna, infinita. Ma queste non sono forse anche le caratteristiche principali di Dio: eterno, infnito, capace di soffrire e sopportare i dolori della croce, capace di personare essendo misericordioso? Ebbene sì, ed è per questo che l’amore (o carità) è tanto importante per il cristiano, perchè è Dio stesso. Questo non lo dico io, ma San Giovanni, nella prima lettera, afferma che “Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui” (1 Gv 4, 16)4 . Ecco perchè dobbiamo riscoprire questo valore, per riscoprire Dio e per scoprire come Dio dimora in noi, cosa possibile solo se ci facciamo inondare da questa forza capace di vincere tutto, anche la morte5 che è l’amore. Carlo

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Queste sono i Vangeli proposti rispettivamente nella 4° e 5° domenica di quaresima. Le prime tre domeniche propongono i brani della tentazione nel deserto da parte di Satana a Gesù, l’episodio della Trasfigurazione e la parabola della pianta che non porta frutti. L’ultima domenica di quaresima coincide con quella delle Palme, pertanto il Vangelo consiste nella Passione di Gesù. Sul significato del gesto coampiuto da Gesù di scrivere sulla sabbia ci sono molteplici discussioni, interpretazioni e dibattiti. Io per econmia di spazio e per non uscire dalla tematica mi limito a citarne in modo superficiale una sola. Questa interpretazione è più accreditata e meno discussa di quella nella nota precedente. Con questa citazione esordisce anche l’enciclica del papa emerito Benedetto XVII “Deus caritas est” (Dio è carità), la prima enciclica del suo pontificato, che sviscera proprio il tema del rapporto tra Dio e carità. Questo in riferimento a Cantico dei Cantici 8, 6: “forte come la morte è l’amore”.


Comunità Ramera

Grazie! a vita è un lungo viaggio che si percorre, da quando si nasce a quando si muore. Durante questa avventura possono esserci alti e bassi, ma grazie a persone fantastiche riesci ad andare avanti e superare gli ostacoli che ti si presentano. Nella vita bisogna fare scelte importanti, e 14 anni fa, insieme a mia moglie abbiamo deciso di lasciare la nostra Bolivia per venire qui, in Italia, un Paese a noi allora sconosciuto. Alla partenza non sapevamo esattamente come fosse la vita qui, dove esattamente stessimo arrivando, ma l’idea di cambiare stile di vita per dare un futuro migliore a mia figlia Maria Jose, ci elettrizzava parecchio. I primi tempi sono stati davvero duri, continuavamo a muoverci di qua e di là, ma come è vero che Dio è grandioso ci ha portato qui, a Ponteranica. Appena arrivati ci avete accolto con le braccia aperte ed eravate subito pronti a darci una mano. Non ci conoscevate, eppure ci avete aiutato e trattato come se fossimo persone a voi care, come se ci conoscessimo da una vita. Grazie a voi, con il passare degli anni siamo riusciti a stabilizzarci qui, e Dio ha deciso di donarci Alessia ed Agustin. In questi anni ci siamo ambientati perfettamente alla comunità, e grazie per averci fatto sentire parte di questa grandissima famiglia. Vorremmo ringraziare tutta la comunità per tutto quello che abbiamo vissuto insieme a voi in questi anni, come le giornate passate in oratorio e le varie feste della Ramera dove abbiamo

avuto modo, anno dopo anno, di conoscerci di più e, perché no, creare una grandissima amicizia. Grazie a tutte le Suore e a don Franco che per primi ci hanno aiutato ed accolti, presentandoci a tutta la comunità. Grazie a don Flavio Rosa che in questi ultimi anni è stato una figura importante per noi e ci ha aiutato parecchio. Grazie a tutte le maestre e tutto il personale della Scuola dell’Infanzia Ramera con i quali ho avuto il piacere di condividere vari momenti. Non finirò mai di ringraziarvi abbastanza, però, sappiate che avete fatto parte della mia vita e per tutte le cose che avete fatto per noi, non vi dimenticherò mai. Con questa lettera non voglio dirvi “Addio” bensì vi dirò semplicemente un “Arrivederci” perché in fondo io spero che un giorno, non molto lontano, potrò tornare qui per rincontrarvi, perché in fondo non si possono dimenticare persone che per te hanno significato qualcosa di molto importante. Vi vogliamo bene.

Liberi di scegliere

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abato 25 maggio, iniziando dalle ore 21, nel nostro teatro Sala Itineris le ragazze ed i ragazzi di 2^ Secondaria della nostra Unità Pastorale di Ponteranica per la prima volta daranno vita ad uno spettacolo tutti insieme.

Il titolo è Liberi di scegliere. Il tema, anche in questo allestimento, è umano e cristiano al contempo. È un modo assai giovane di tradurre la vita cristiana e la sua bellezza nell’arte teatrale. Tanti sforzi finanziari e di inve-

Famiglia Morales Navia Carminia, Josè, Maria, Alessia, Agustin

stimento di tempo ed energie umane per il suo rifacimento trovano senso pieno in questi spettacoli dei ragazzi cresimandi che ogni volta ci inviano messaggi assai preziosi per la nostra vita. La sala teatro in tal modo è a servizio della collettività. Per questo motivo esso deve essere tutelato da tutti per svolgere degnamente la sua funzione. L’ingresso sarà ad offerta libera. Il ricavato avrà una dedicazione di carità nonostante i bisogni della comunità parrocchiale. Crediamo profondamente nella solidarietà che le nostre comunità vivono con passione e generosità ammirevoli in tante situazioni di bisogno. don Flavio

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RAMERA

Comunità Ramera

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Una domenica al P.I.M.E. di Sotto il Monte Giovanni XXIII

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omenica 31 marzo 2019 abbiamo vissuto una forte ed entusiasmante esperienza con le famiglie delle ragazze e dei ragazzi di 2^ Secondaria della nostra Unità pastorale di Ponteranica. Siamo stati accolti da persone che fanno riferimento al P.I.M.E. (P.ontificio I.stituto M.issioni E.stere) a Sotto il Monte Giovanni XXIII. Matteo, che ci ha accolto in modo straordinario con la sua fede e preparazione eccezionale, ha apprezzato enormemente la presenza di intere famiglie, evidenziando come assai più frequentemente i ragazzi da soli vengono accompagnati a vivere da loro tale occasione. È stata

una scoperta per parecchi di noi il luogo in cui è nato san Giovanni XXIII e per tutti l’accoglienza, i messaggi e l’organizzazione laboratoriale di giovani educatori e del Padre Mauro, missionario del P.I.M.E. I percorsi per genitori e figli sono stati adeguati all’età ed hanno costituito un incremento di consapevolezza nel percorso umano e di fede di ciascuno, in preparazione alla celebrazione del Sacramento della Confermazione. Insieme con Padre Guglielmo, Laura, Rossella, Isabella abbiamo vissuto insieme con le famiglie una situazione di confronto, ascolto, dibattito, riflessione, fraternità,

preghiera, condivisione del pranzo, assolutamente serena, arricchente, gioiosa ed assai sorprendente. Ciò che ci ha fatto riflettere, tra i tantissimi motivi di approfondimento, è stata la considerazione che sul territorio della nostra diocesi di Bergamo possiamo vivere tantissime esperienze meravigliose, le quali purtroppo sono poco conosciute mentre invece potrebbero dare tantissimo a tante altre persone se se ne conoscesse l’esistenza. Quindi, ci siamo portati a casa un impegno assunto con la nostra coscienza: far conoscere nella nostra C.E.T. tali occasioni formidabili nei percorsi di fede, non trascurare esperienze e modalità di trasmissione della fede assolutamente valide ed efficaci. Speriamo di non dimenticarcene per regalare a tante altre persone la gioia che noi abbiamo vissuto in un domenica che forse molti pensavano faticosa ed esigente e che si è rivelata incredibilmente entusiasmante. Grazie a Padre Mauro abbiamo imparato che “pontificio” significa luogo dove si fanno i ponti e che in tutte le culture e lingue ciascuno dice di essere nel luogo più prezioso e bello del mondo, di essere il migliore e più intelligente, che come


Comunità Ramera

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noi c’è nessuno, e tanto altro. Che meraviglia poter vivere una domenica di confronto, nella vivacità, nello stare insieme sciallamente, allegramente, senza troppe preoccupazioni di orario! Grazie a chi ci ha fatto conoscere questa esperienza ed a tutti coloro che, fidandosi enormemente, vi hanno partecipato tuffandosi con tutto se stessi nei confronti vivi, forti, convinti, difendendo le proprie convinzioni e rispettando le altrui certezze. Grazie. Di vero cuore, soprattutto ai genitori. don Flavio

Quarta Primaria in Cattedrale Verso la I Comunione

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omenica 10 marzo: secondo ritiro delle ragazze e dei ragazzi dell’U.P.P. in preparazione alla celebrazione di I Comunione. Alle ore 10.30 abbiamo celebrato la s. Messa alla Ramera. Pranzo veloce al sacco in oratorio, tutti insieme appassionatamente, e poi su verso città alta. A piedi. Da Valverde. Nel portico sotto il palazzo della Ragione eravamo attesi e siano stati accolti da due ragazze e due ragazzi giovani operatori della nostra diocesi. Assai preparati. Visita guidata al Museo e tesoro della Cattedrale ed al Battistero. I laboratori-catechesi sono stati vissuti autonomamente dai ragazzi e dai loro genitori. Toccante il momento di preghiera finale nella piccola chiesa san Salvatore, dove i nostri ragazzi e ragazze hanno consegnato ai genitori “custodi della fede”, la croce della loro I Comunione (preparata durante

il laboratorio e sbalzata su rame, su modello della croce di san Procolo). I genitori la custodiranno sino alla celebrazione della Messa in Coena Domini, il giovedì santo, quando la porranno al collo delle proprie figlie e dei propri figli. Al termine, un Sorpresa: un secondo finale con “fuochi d’artificio”. L’incontro inaspettato con il nostro simpaticissimo Vescovo Francesco attorniato da tutti i bambini. Brano del dialogo con il Vescovo: “Vescovo, facci l’autografo!”. Vescovo Francesco: “Ma non ho carta e penna”. Un ragazzo: “Fa niente. Fallo lo stesso (con la mano mima la firma sul palmo della mano)”. Una superdomenica, entusiasmante, coinvolgente per tutti, in particolare per i genitori (affascinato ed attentissimi durante il laboratorio). Sicuramente da consigliare a tutti i gruppi di catechesi!!! Cristina Persico

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Comunità Ramera

“Togliti i sandali”

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oglio raccontarvi una piccola chiariamo il nostro rifiuto della vioesperienza sviluppata nell’in- lenza su ogni essere umano. I nostri contro di catechesi del gruppo di fratelli musulmani dichiarano il rifiuto 2^ Primaria mercoledì 27 della viomarzo. lenza Abbiamo iniziato in aula. Una mamma con l’olio profumato di nardo ha fatto il senon introducendo gno di croce sulla calzari nei luofronte a tutti, simboghi sacri dedilo dell’unzione che abcati alla prebiamo ricevuto nel Battesimo. ghiera, ossia alGesù è il Cristo, ossia l’Unto, e noi l’incontro con Dio. siamo stati raggiunti dall’effluvio dell’amore che il Padre suo e nostro ha riservato ad ogni essere umano. Riferendomi alla prima lettura della terza domenica di Quaresima, dal Libro dell’Esodo, ho parlato dell’espressione contenuta nel capitolo 3 al versetto 5: “Dio disse a Mosè: “Togliti i sandali”. Ho spiegato il significato che per gli ebrei e per i musulmani (che entrano sempre in moschea dopo essersi tolti le scarpe) ha questo gesto. I calzari anticamente erano fatti con tendini e pelli di animali morti. Si entrava e si entra in un luogo sacro ai musulmani togliendosi le scarpe poiché Dio vuole la vita e non la morte. Siamo saliti in mansarda e siamo entrati nel luogo della nostra preghiera dopo esserci tolti le scarpe. Seguendo il sussidio della Quaresima abbiamo pregato e riflettuto brevemente sulla pazienza di Dio che non taglia il fico, che è la nostra esistenza, ed aspetta che portiamo frutti di amore. Ritornati in aula, abbiamo recuperato il concetto che la Pasqua si celebra nella prima notte di luna piena di primavera, come Mosè e gli ebrei che attesero la luna piena per fuggire di notte dalla schiavitù dell’Egitto. Abbiamo sviluppato il concetto della astinenza dal mangiare carne nei venerdì di Quaresima poiché Gesù è stato ucciso il venerdì 7 aprile della nostra era. Con questa astinenza noi di-

Abbiamo con ciò approfondito una realtà cara ai nostri fratelli credenti musulmani, che sempre più incontriamo nelle nostre Scuole dell’Infanzia, nelle scuole dello Stato, al lavoro, sulle strade, al supermercato. Ci accomuna il desiderio della pace ed alcuni gesti simbolici assai profondi. La conoscenza di ciò che ci accomuna è gesto autentico di carità ed amore verso tutti. don Flavio.


ComunitĂ Ramera

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Ponteranica&Rosciano

Comunità Ponteranica&Rosciano

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Vita della Comunità Da Rosciano Inizio ricordando una buona notizia, che sicuramente sarà già giunta alle orecchie di tutti: è stato nominato il nuovo parrco. Si chiama Don Paolo Riva, attualmente parroco di Locatello, Corna Imagna e Fuipiano, nato il 24 dicembre 1970 a Bergamo, ma della parrocchia di Torre Boldone, laureato in Economia e commercio. Dopo l’ordinazione sacerdotale (29 maggio 1999) è stato vicario parrocchiale di Ranica (1999-2010). Ha celebrato le cresime quest’anno, quindi magari qualcuno di noi lo ha già visto. Prenderà possesso delle parrocchie di Ponteranica e Rosciano dopo l’estate, tuttavia non è da escludersi che qualche volta lo vedremo nei nostri dintorni. La Parrocchia ha vissuto il Triduo dei defunti. Ogni proposta è stata ben partecipata, sia la via crucis di venerdì, organizzata dal nostro diacono Fabio, sia la messa con adorazione liturgica il sabato, sia la messa con l’incanto dei doni la domenica. Con le offerte raccolte dalle intenzioni e dalla questua si sono raggiunti 400€, mentre con l’incanto dei doni 1390€, sempre nella logica, che don Sergio amava ricordarci, che “si ricordano i morti aiutando i vivi” e questa è una delle pochissime occasioni che Rosciano ha per sostenersi economicamente. Sabato 13, vigilia della domenica

delle Palme, ci sarà la tradizionale Meditazione musicale sulla Passione del Signore. Quest’anno si è scelto di meditare sulla musica dello Stabat Mater di Perolesi per varie ragioni. La prima è che questo brano non solo era amato da Don Sergio ma era stato anche

eseguito durante il suo primo anno da parroco. Inoltre, quest’anno ricorrono 90 anni dalla fondazione del nostro Santuario: ci sembrava giusto riflettere sulla figura di Maria. Le meditazioni saranno curate dal nostro Don Lorenzo che sicuramente saprà darci spunti di riflessione interessanti aiutandoci ad entrare nel mistero della Pasqua. Anche quest’anno vivremo il Triduo Pasquale con la comunità di Ponteranica. Per gli orari delle varie celebrazioni rimando al volantino. Invito tutti a partecipare al Santo Triduo con vivo interesse: la Pasqua è il momento culminante di tutto l’anno liturgico. Carlo


Comunità Ponteranica&Rosciano

24 febbraio 2019

Pulizia del Santuario M

amma che fatica! ... ma che divertimento e come siamo stati bene insieme! Nel precedente bollettino avevamo proposto agli adolescenti di farsi coinvolgere in una giornata di pulizia del Santuario affiancati dai volontari che da anni fanno questo servizio, attività della sistemazione della strada, della pulizia da foglie, sterpaglie e rifiuti. Buona l’adesione e dalle 9 di buona lena abbiamo sgobbato per guadagnarci la pagnotta del mezzogiorno. Grazie ad alcune volontarie che ci hanno preparato il pranzo (primo, secondo frutta e dolci) ci siamo rifocillati e di nuovo al lavoro. Degna conclusione della giornata è la partecipazione alla santa messa delle 17. Cosa ci può insegnare questa esperienza? Penso lo stare insieme, senza invidie e personalismi ma con la gioia di vivere la comunità. Quasi senza rendercene conto abbiamo migliorato la nostra conoscenza, abbiamo scoperto che basta poco per stare bene insieme, lavorando si, faticando sì, ma con gioia, quella gioia che ci pervade quando fai le cose non solo per il tuo egoismo ma per il “prossimo”. Concludo affermando che la fatica ci fa più belli e sereni, facciamo fatica come quando si va in bicicletta, salite e discese, caldo e freddo, pioggia e sole, il cuore che batte, fino a quando non ne puoi proprio più. Questa fatica è una piccola metafora della vita... a me piace l’idea di spenderla

fino a quando arriverò al traguardo. Diamo appuntamento a tutti alla prossima occasione di collaborazione e fraternità, non penso ci mancheranno le opportunità... è nostro impegno di informarvi, Vostro impegno di partecipare e coinvolgere altre persone. Grazie Renzo


Ponteranica&Rosciano

Scuola dell’infanzia San Pantaleone Un grazie anche alla nostra Giorgia che questo mese ci ha regalato un laboratorio. Partendo dalla carta di giornale abbiamo creato dei porta bicchieri che potranno diventare anche dei vasi!!

Festa papà Anche quest’anno i bambini, sia della sezione primavera che delle sezioni dell’infanzia, nei giorni precedenti la festa si sono impegnati a preparare biscotti e torte per i loro papà. Poter fare colazione offrendo un dolce -che era frutto del loro tempo e dell’aver pensato e progettato l’incontro- è stata per i bambini l’occasione per sentirti competenti, grandi, capaci di fare qualcosa per una delle persone, per loro, più importanti al mondo.

colo segno che ci fa sentire parte della comunità, parte di un tutto.

Grazie Vinicio e Dante! I nostri volontari non hanno sosta. Ora ci hanno sistemato la parte di terreno a fianco della scala esterna. I bambini hanno piantato i bulbi e seminato i fiori che Vinicio ci ha regalato. Abbiamo preparato un po’ di talee di lavanda e di rosmarino. E ora non ci resta che attendere…e scoprire altre magie nascoste!

Banchetto primavera comitato

E grazie Giorgia!!

Le nostre mamme del comitato hanno saputo anche questa volta farci sorridere portando fiori colorati e buonissime torte. Un grazie va a tutti i genitori e nonni che si sono fermati ad ammirare quanto preparato e a quelli che hanno acquistato anche solo un fiore. Un pic-

Comitato genitori È arrivata la Primavera e con lei il profumo della “Materninfesta”, uno dei momenti più attesi dalle famiglie di Ponteranica. Si, sembrava ieri eppure è già nell’aria. A dimostrarlo, il fermento del Comitato genitori che martedì si è riunito in saletta e tra una chiacchiera e l’altra ha messo in moto la macchina organizzativa. Dalla ricerca degli sponsor (venite a noi, o sponsor!) all’ideazione del menù, un gratificante lavoro a più mani che anche quest’anno sfocerà in una giornata dalle innumerevoli attrattive: accanto

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Volontari per taglio erba e collaborazione Con la bella stagione arriva anche il risveglio della natura, e con esso il bisogno di tagliare l’erba!!! Siamo sempre alla ricerca di persone che vogliano mettere a disposizione un poco del loro tempo, e non solo per il taglio dell’erba. Abbiamo tante idee e progetti… Se hai anche solo un’ora del tuo tempo una volta ogni tanto da dedicare, vieni a trovarci il lunedì o il venerdì mattina! Prenderci cura dei bambini di oggi significa prendersi cura del futuro, anche del nostro, lo sappiamo. I bambini imparano guardando quello che facciamo. Se vedranno solidarietà e attenzioni, saranno adulti che doneranno solidarietà e attenzione. È quello che ci racconta il famoso detto africano: per crescere un bambino serve un intero villaggio. Vi aspettiamo!!!!

Lezioni aperte Iniziamo a raccogliere i primi frutti di quanto seminato con i bambini: dopo mesi di gioco è arrivato il tempo delle lezioni aperte. I genitori hanno potuto vedere i bambini giocare con la musica e al termine la specialista Elisa Pezzi ha dialogato con i genitori mostrando

al cibo, sempre eccellente, numerose attività di intrattenimento per grandi e piccini. Sempre presenti i grandi classici: spettacolo dell’insostituibile Wachuwachu, accompagnato dal fascino fiabesco di Nataliatruccabimbi, laboratori creativi, giochi per tutti. E per celebrare la voglia di stare insieme, il tutto si prolungherà fino a sera, con un ricco e originale Apericena. Dobbiamo aggiungere altro? Segnatevi questa data: 26 Maggio!!! Vi aspettiamo. L’allegro, instancabile, comitato genitori


che racconta la profondità dell’essenziale, le abbia detto: “Basta che con la testa fai sì, no o così così”. Questo è stato sufficiente, e quel bambino ci ha insegnato che a volte riempiamo lospazio e il tempo con troppe parole. Grazie bambini!

e n o i z Semavera Pri

biamo manipolato la terra e abbiamo seminato la zucca in vaschette trasparenti: ognuno di noi ha fatto un buchino e uno per uno abbiamo messo un piccolo seme. Tutti i giorni a turno ci impegneremo a bagnarle e, quando cresceranno le piccole piantine, le pianteremo nel Tempo di semina... delle zucche nostro orto …speriamo a setlla sezione primavera è Siamo usciti tutti in montagna, tembre di raccogliere tante arrivata la PRIMAVERA!!!! il giardino della scuola, ab- belle zucche arancioni!!!

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Ponteranica&Rosciano

i valori celati dentro quelli che all’apparenza sembravano semplici giochi. Con Cristiana Rota, la psicomotricista, è stato possibile giocare guidati dai propri figli, provando a non usare le parole ma ad affidarsi all’ascolto del bambino. Durante il confronto successivo una mamma ci ha raccontato di come il figlio, con grande semplicità

Festa dei papà: colazione con dolci, muffins, biscotti e... papillon

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l 19 marzo abbiamo festeggiato tutti i papà preparando nei giorni precedenti dei dolcissimi biscotti con tante forme e dei gustosissimi muffins. Alle 8 la scuola si è trasformata in un’accogliente caffetteria pronta a servire i dolci preparati con tanto amore dai bimbi per i loro papà accompagnati da una tazza fumante di caffé, latte e thé caldo.

Tutti i papà sono

stati ornati con un papillon colorato dal proprio bimbo con la promessa di tenerlo fino a sera, lavoro compreso! … a ricordo di questa speciale colazione! 25


Ponteranica, 28 marzo 2019 Buongiorno, Eccellenza Reverendissima. Le scrivo per ringraziarla dell’attenzione che, insieme con don Davide Pelucchi, suo Vicario generale, sta riservando convintamente alla nostra Unità pastorale di Ponteranica. L’avvenimento terribile della morte del nostro carissimo don Sergio è, come lei stesso ci ha detto, coincisa con il nuovo incarico affidatogli: ossia di essere patrono dell’U.P.P. Con il passare dei mesi “vediamo” quanti aspetti stanno cambiando in meglio grazie alla sua incrollabile passione per il progetto che ci ha affidato. Soprattutto stiamo collaborando assai fraternamente tra preti. La collaborazione con le collaboratrici e con i collaboratori continua, e pur tuttavia è centrale essere fraterni e collaborativi tra noi ministri ordinati, in un clima di rispetto e stima reciproca. Personalmente sto vivendo una situazione assolutamente idilliaca. La vostra accoglienza alla mia pressante e convintissima richiesta di affidare in questi mesi l’amministrazione delle parrocchie di Ponteranica e Rosciano a Padre Guglielmo, da settembre nuovo Padre superiore della comunità dei Padri sacramentini, si è rivelata scelta meravigliosa. L’aiuto fantastico di don Sergio Gamberoni per i prossimi mesi, sino a settembre quando gli conferirà l’incarico per i prossimi anni in diocesi, è stato un altro segnale inequivocabile di attenzione assai speciale. Siamo già tutti contentissimi per questo regalo sorprendente. L’arrivo a settembre di don Paolo Riva è un’altra scelta fantastica. La mia preoccupazione che potesse essere incaricato un confratello che non crede nella collaborazione e nel lavoro pastorale di Equipe insieme con i laici era grande. Ora, siamo tutti assai felici poiché don Paolo venne a celebrare le Cresime ad ottobre ed è il nostro responsabile della C.E.T.: due occasioni in cui si è già fatto apprezzare. Lo conosco dal seminario e lo stimo fortemente da trenta anni circa. Questi motivi, unitamente alla sua bella e sincera confidenza di ieri al ritiro di noi presbiteri diocesani, mi permette di esprimerle profonda e commossa riconoscenza. Le auguro ogni bene. Una preghiera per il suo difficile, complesso e speciale servizio in mezzo a noi. Con stima ed affetto, don Flavio Rosa

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Anagrafe Ha ricevuto il BatteSimo a Ponteranica

3 marzo 2019 Filippo Colombi di Simone e Ianuario Emilia HA RICEVUTO IL BATTESIMO A ROSCIANO

7 aprile 2019 Sebastiano Gervasoni di Cristian e Pauzzi Sabrina HA RICEVUTO IL BATTESIMO A RAMERA

24 marzo 2019 Sofia Costaioli di Marco e Sara Donizetti

“SPOSI PER SEMPRE” A PONTERANICA

BAMBINA’ PIER GIORGIO e CALLEA GIULIA 3 marzo 2019

Sono tornati alla casa del Padre

Ines Zambelli Piazzalunga Anni 85 † 22 febbraio 2019

Teresa Lamera Anni 102 † 27 febbraio 2019

Vittorio Cassinelli Anni 72 † 27 febbraio 2019

Maria Bertezzaghi Anni 84 † 14 marzo 2019

Giulia Adelasio Anni 78 † 3 aprile 2019

“Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade verranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate. Noi ci ritroveremo a difendere non solo la incredibile virtù e l’incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, incredibile universo che ci fissa in volto.” GILBERT KEITH CHESTERTON 27


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pratiche Fiscali - previdenziali - sociali Informazioni per: Successioni - Affitti - Consumatori (Adiconsum) siamo aperti: Ponteranica Alta: presso l’oratorio ogni lunedì dalle 16,00 alle 18,30. Ramera: c/o segreteria parrocchiale ogni lunedì dalle 9,00 alle 12,00 (nei mesi da marzo a giugno dalle 8,00 alle 12,00).

Per il servizio fiscale prendere appuntamento al 035 575789 ogni lunedì dalle 9,00 alle 12,00

Via Monte Taddeo, 28 Almè (BG) - Cell. 335.7205074 FunerAlI ACCurATI SerVIZI COMPleTI OVunQue - PrOnTO InTerVenTO

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le campane che suonano per la nascita di un bimbo, sono un richiamo alla comunitĂ perchĂŠ sia in festa e con un ave Maria affidi il nuovo nato alla Madonna, mamma di tutti...

Telefonare a: segreteria Ponteranica 035 57 18 67; sagrista 338 67 20 902; don Flavio 035 57 11 40; segreteria Ramera 035 57 57 89


AGENDA DI PONTERANICA E ROSCIANO AGENDA DI RAMERA Padre Guglielmo Rota (Amministratore parrocchiale)

Don Flavio Rosa Parroco

tel. 035571140

035 571015 – 347 7964574

Casa Parr. Ramera

cell. 340 6653939

Casa Parroch. Ponteranica ponteranica@diocesibg.it

Scuola dell’Infanzia

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Silvano Ceruti

tel. 035 571867

Segret. parrocch. Ramera aperta da lun. a ven. ore 15,00-17,30

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per certificati, Cineteatro tel. 035 575789 parrocchiaramera@libero.it

tel. 338 6720902

Segreteria parrocchiale aperta il martedì e il giovedì dalle 15,00 alle 18,00

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tel. 035 574153

PADRI SACRAMENTINI

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Prefestiva: Festiva: Feriale:

ore 18,30 ore 8,00 – 10.30 ore 17,00 (da lunedì a giovedì) ore 8,00 (venerdì e sabato) (dal 1 luglio al 31 agosto ore 8,00 da lunedì a venerdì) ore 20,00 (Ufficio defunti solo venerdì)

Festiva:

ore 18,30 (la quarta domenica del mese)

Feriale

ore 18,00 al martedì di luglio e agosto

Prefestiva: Festiva: Feriale:

ore 19,00 ore 9,00 - 17.00 ore 18,00 (solo al giovedì)

Pratiche Cisl Inas

(lunedì mattina) ore 9,00-12,00

Ponteranica Attiva

ponteranicaattiva@libero.it

Prefestiva: Festiva:

Feriale

Prefestiva Festiva Feriale

ore 18,00 ore 7,30 – 9,00 (alla Chiesina di S. Giorgio alla Petos) 10,30 - 18,00 8,00 (dal 30 settembre)

ore 17,30 ore 8,30 - 11,00 - 17,30 ore 7,00 - 17,30

Prefestiva ore 18,00 Festiva ore 9,30 Feriale (escluso sabato) ore 9,00

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Profile for Studio 5 Liguria srl

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