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Le Comunità Insieme

Periodico dell’Unità Pastorale di Ponteranica Aprile/Maggio/Giugno 2018

Parrocchia della Trasfigurazione in Rosciano Parrocchia dei santi Alessandro e Vincenzo - in Ponteranica Parrocchia di san Michele Arcangelo e Madonna del Carmine in Ramera di Ponteranica

Quando sorridere fa bene alla fede

Nella nuova esortazione di papa Francesco, “Gaudete et exultate”, l’invito ad una santità quotidiana e gioiosa, sorridente...


Editoriale Le Comunità Insieme

Periodico dell’Unità Pastorale di Ponteranica Aprile/Maggio/Giugno 2018

Parrocchia della Trasfigurazione in Rosciano Parrocchia dei santi Alessandro e Vincenzo - in Ponteranica Parrocchia di san Michele Arcangelo e Madonna del Carmine in Ramera di Ponteranica

Quando sorridere fa bene alla fede

Nella nuova esortazione di papa Francesco, “Gaudete et exultate”, l’invito ad una santità quotidiana e gioiosa, sorridente...

Sommario Nelle Beatitudini la gioia futura 3 Sorrisi miracolosi

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Gaudete et exultate

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Cosa bolle nell’Unità Pastorale

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Comunità Ramera

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Comunità Ponteranica e Rosciano

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Anagrafe delle parrocchie 27 Registrazione Trib. di Bergamo n° 17 del 1/07/2010. Direttore responsabile: Agazzi Davide In Redazione: Enrico, Franco, Margherita, Simona, Vincenzo, don Flavio, don Sergio. Progetto grafico: Stefania Castelli e Vincenzo Ciarlante Lay out e Stampa: Centro Grafico Stampa Tel. 335 6095928 Articoli e files possono essere spediti a: info@centrograficostampa.it Disegno in Comunità Ramera a cura di: Marco Rota

Il prossimo numero uscirà il 29 giugno 2018. Gli articoli dovranno essere consegnati entro il 18 giugno 2018.

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Ma i Santi sono quelli che fanno i miracoli?

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santi sono quelli che fanno i miracoli? Sicuramente sì. Anche se oggi la Chiesa sembra non dare più così importanza ai miracoli, e sembra non essercene più tanti come in passato; qualcuno insinua che a far vedere tanti miracoli allora fosse soprattutto la povertà e la fame. Ma sicuramente i santi più ricercati dai devoti rimangono quelli che hanno fama di esser i più “miracolosi”, quelli che hanno dimostrato al bisogno le loro doti nel fare cose straordinarie: guarigioni, apparizioni, moltiplicazioni e trasformazioni. Le migliaia di persone che affollano i luoghi di San Pio da Petrelcina non conoscono forse la profonda spiritualità di questo grande frate, non sanno magari che le stigmate che aveva sul suo corpo erano il segno più evidente della sua profonda e interiore compartecipazione alla passione di Gesù; ma sanno dei periodici sanguinamenti che avvenivano, sanno del profumo di rose che sarebbe aleggiato di tanto in tanto nelle case dei figli spirituali del Santo; del fatto che Padre Pio sapesse leggere nel cuore dei suoi interlocutori o nel futuro delle persone, che fosse capace di influire sul corso di certe malattie o certi avvenimenti… Certo, nella schiera dei Santi riconosciuti dalla Chiesa nei secoli ci sono state persone davvero straordinarie, dal punto di vista spirituale come da quello umano: basti pensare a San Giovanni Bosco, che era certamente una persona eccezionale, a prescindere dalla sua fede dalla sua santità. Possedeva grandi doti umane ma anche capacità al di fuori di ogni spiegazione razionale, la cosa è riconosciuta pure dagli storici del tempo lontani dagli ambienti della Chiesa. Mise queste sue doti al servizio del Vangelo e della carità, e alla fine le cose più grandi che fece non furono neppure quelle assolutamente inspiegabili e misteriose che l’hanno reso popolare. Accanto a loro, altri grandi santi “miracolosi”: Sant’Antonio, San Gennaro, Santa Rita… Modelli lontani. A quest’aura di “inarrivabilità” – persone capaci di vette impossibili per noi comuni mortali – ha contribuito una spiritualità della perfezione che fino a non molto tempo fa, con la lodevole intenzione di sostenere la lotta al peccato, dipingeva i santi come coloro che nella loro vita non si erano mai fatti corrompere da tentazioni e colpe. Certo, anche i santi si confessavano (i più scrupolosi anche tutti i giorni!), ma si lasciava intendere che in realtà quasi non ne avrebbero avuto bisogno, lo facevano appunto solo per un desiderio di perfezione, per la sicurezza di essere “in grazia di Dio”

e infine - non guastava - anche per dare il buon esempio. E agli onori degli altari salivano quasi sempre preti, religiosi e religiose. Senza volerlo nella separazione chierici/laici si ripeteva lo schema veterotestamentario messo evidenza dalla parabola del pubblicano e del fariseo: il laico, che doveva dedicarsi alle cose del mondo in ambienti, mansioni e comportamenti poco “sacri” aveva strutturalmente poche possibilità di arrivare ad una santità che, invece, per i virtuosi nella vita religiosa trovava l’opportunità della giusta separazione (questo vuol dire santi, separati) dalle cose del mondo. Papa Francesco nella sua esortazione GAUDETE ET EXULTATE tenta di sanare queste “separazioni” per raccontare una santità intera, alla portata di tutti, quotidiana, gioiosa. Frutto della fiducia nell’amore e in Dio. Fedele alla nostra umanità, non diversa. Gesù rifiutando la tentazione di trasformare le pietre in pane rifiutò di evadere dalla condizione umana con espedienti magici o tecnici (la tecnica è la forma moderna della magia). E non sfuggì neppure alla sua mortalità. Anche lui fece miracoli, giusto per aprire delle finestrelle nel muro del buio e incoraggiarci a camminare verso la Luce vera. Per vedere miracoli occorre fede, e fiducia. Forse manchiamo di questa oggi, ed è per questo che accadono meno miracoli. L’errore è quello di cercarli per avere una prova o una ricompensa, ma non è questo il miracolo di cui Dio ci farà dono, perché “satura la distanza tra Dio e l’uomo, obbliga l’uomo a dare la propria adorazione a Dio, lo priva della libertà e della scelta, e così elimina la fiducia dalla relazione con lui” (Luciano Manicardi). Gesù custodì la sua umanità perché essa era immagine di Dio, come lo è la nostra, un dono che era prima di noi e che è anche la nostra meta futura: divenire umani ad immagine dell’Amore. Dunque i santi sono quelli che fanno i miracoli? Sicuramente sì, anzitutto il miracolo grande di credere nell’Amore e di cercare di viverlo, con gioia. Don Sergio e don Flavio


La Parola

Nelle Beatitudini la gioia futura G

esù, sceso dal monte insieme ai dodici e con altri discepoli uniti ad una quantità di gente proveniente da città lontane e alcune anche pagane, si ferma in un luogo pianeggiante e con quella moltitudine che desiderava con Lui soprattutto un incontro di guarigione personale, inizia un discorso e proclama parole impegnative molto importanti: parole di salvezza è il Discorso delle Beatitudini! (questo discorso lo troviamo, in forma più lunga ed esplicita, anche nel Vangelo di Matteo al capitolo 5,3-12,18). Il discorso delle beatitudini è un grosso discorso evangelico, forse è il più chiaro e importante perché in esso Gesù indica il programma di vita da seguire per chi ha scelto di stare con Lui, per chi crede in Lui e nella salvezza che Lui ha operato per il mondo; è il discorso che supera lo stesso decalogo dato a Mosè e al popolo dell’Antico Testamento nel deserto. Le beatitudini sono sicuramente le parole del nuovo Testamento che seguite, vissute e amate sono la richiesta e la proposta di una continua e sempre nuova conversione fatta da chi voglia veramente essere discepolo e seguace di Gesù. Queste parole proclamate dal Figlio di Dio sono rivolte ai poveri

reali di tutti i tempi e il loro messaggio dice che Lui sazierà col suo pane i poveri affamati e asciugherà con la sua consolazione le loro lacrime; Gesù, Buon Maestro, indicherà poi, Lui stesso, con la sua vita la strada da seguire per ricevere come ricompensa il dono del suo Regno, bene assoluto di tutti i beni. Nelle Beatitudini Dio rivela in Gesù il suo stesso essere e indica la strada per diventare discepoli di suo Figlio, che significa ascoltare e mettere in pratica quanto viene annunziato nel discorso da Lui proclamato: beati i poveri, beati voi che avete fame, beati voi che piangete, beati quando vi odieranno perché la vostra ricompensa sarà grande nei cieli. Ed è proprio in Gesù che vediamo Dio che dona il Suo Regno al Figlio perché durante la sua vita e nella sua passione Egli si è fatto povero, affamato, piangente, bandito dai ricchi e dai potenti, insultato, respinto, diffamato e anche ucciso. Le beatitudini sono la strada per coloro che fanno le stesse scelte operate da Gesù e per chi, indifferente ai beni di questo mondo, lavora per avere qualcosa da dare agli altri, anche se i loro atteggiamenti di apertura verso la dignità del prossimo possono renderli cri-

ticati o emarginati, ma la certezza delle giuste scelte del discepolo nasce proprio dalla Parola e dall’agire di Gesù da cui “Disceso con loro, si trae forza e speranza si- fermò in un luogo cura, perché la certezza pianeggiante. C’era che si trova nell’attuare le una gran folla di beatitudini sta nella sicu- suoi discepoli e una rezza di essere accolti nel gran moltitudine di Regno di Dio massimo gente da tutta la bene, somma dei desideri Giudea, da Gerusae delle promesse di Dio, lemme e dal litorale luce della sua misericordia, di Tiro e di Sidone, sede della sua giustizia e che erano venuti ad della sua pace. ascoltarlo… Le parole di Gesù indi- Alzati gli occhi al cano con estrema chiarezza cielo Gesù diceva: che è su questa terra che si “Beati voi poveri, pianta il seme dell’albero perché vostro è il Redel Regno, ed è per questo gno di Dio. Beati voi che il cristiano non può li- che ora avete fame, mitarsi a fare quello che fa perché sarete saziala gente che non crede e ti. Beati voi che ora che non mette la parola di piangete, perché riDio al primo posto: la giu- derete. Beati voi stizia cristiana ha, senza quando gli uomini dubbio, qualcosa di più da vi odieranno e dire e da testimoniare. quando vi metteIl credente è senza dub- ranno al bando e vi bio chiamato a esercitare insulteranno e rela misericordia come Gesù, spingeranno a caunella speranza di riuscire a sa del Figlio dell’uorompere la spirale dell’in- mo. Rallegratevi in teresse egoistico dell’odio quel giorno ed esule della violenza, perché ha tate perché la vostra capito che nella sua testi- ricompensa è granmonianza e nel suo agire de nei cieli”. di oggi c’è lo spazio per (Lc. 6,17,18; 20,22) rinnovare il mondo, fortificato nella fede di chi ascolta, fa la Parola e si impegna nell’azione guardando l’agire di Gesù, sicuro della sua presenza vittoriosa nella storia umana. Giovanna

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Sorrisi miracolosi “Io parlo parlo, - dice Marco, ma chi m’ascolta ritiene solo le parole che s’aspetta. Altra è la descrizione del mondo cui tu presti benigno orecchio, altra quella che farà il giro dei capannelli di scaricatori e gondolieri sulle fondamenta di casa mia il giorno del mio ritorno, altra ancora quella che potrei dettare in tarda età, se venissi fatto prigioniero da pirati genovesi e messo in ceppi nella stessa cella con uno scrivano di romanzi d’avventura. Chi comanda al racconto non è la voce: è l’orecchio”. (Italo Calvino)

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A

nni fa partecipai ad un incontro per genitori di bambini con disabilità condotto da una psicologa di cui i tutti genitori parlavano molto bene. Mi attendevo frasi rivelatrici di profonde verità, invece la conduttrice del gruppo si limitava a ripetere, magari modificando lievemente i termini, ciò che era appena stato detto dai genitori. Non aggiungeva commenti, non interpretava, non offriva consigli, non cercava di suggerire traiettorie alternative. Al termine dell’incontro, rispetto al quale io ero molto perplessa, un genitore mi disse che questa era la persona da cui si sentiva più ascoltata e capita. Restai veramente basita. Avevo, e ho, ancora molto da imparare sull’ascolto. Penso 1

in Famiglia

che ascoltare sia la cosa più difficile che esista. Come genitori spesso ascoltiamo i nostri figli per verificare se hanno capito “giusto”, ovvero se la pensano come noi! E quando arriva l’adolescenza, a volte anche prima, il bisogno di affermare la propria identità attraverso un pensiero diverso dal nostro si trasforma in conflitto. Quell’esperienza m’insegnò che una persona per sentirsi ascoltata non ha bisogno di buoni consigli, o di suggerimenti e soluzioni, ma semplicemente di una presenza. Forse non serve avere sempre una risposta. Serve ascoltare e ricordare. Come dice la Bibbia. “Ascolta”, ripete spesso, e “ricorda”, dice altrettanto frequentemente. Non ci viene chiesto di giudicare, di essere illuminati, di essere forti. Si può indirizzare qualcuno, anzi i genitori DEVONO farlo con i figli (sarebbe per loro una privazione troppo grande essere lasciati senza una guida), solo che per farlo serve prima aver ascoltato. E un ascolto richiede un sorriso, o “occhi dolci e una lucina vicino

Beatrice Alemagna, Che cos’è un bambino, Ed. Topipittori, 2008


in Famiglia al letto”, come recita un bel libro per l’infanzia1. Serve un sorriso nato da uno sguardo benevolo sulle fragilità di chi ci sta di fronte. Siamo tutti nella stessa barca: chiediamo tutti di venire compresi e graziati per i nostri. Se si è su una barca in un mare in burrasca non abbiamo bisogno di critiche, ma neppure di persone che ci dicano che abbiamo fatto bene: serve che qualcuno, senza rabbia e recriminazioni, venga e ci aiuti a tornare a riva. Ma come si fa a sorridere quando i nostri figli si stanno picchiando? O quando scopriamo che anziché fare i compiti hanno fatto altro? O quando gli avevamo chiesto di sistemare camera loro e invece è, se possibile, anche più in disordine di prima? Ovviamente non si può donare un sorriso compiacente in queste situazioni, perché non serve. Sarebbe come dire, mentre siamo sulla nostra barchetta in un mare in burrasca, che stiamo facendo bene a restare lì. Il sorriso di cui parlo non è una maschera d’imperturbabilità. Sarebbe troppo finta e quindi produrrebbe l’effetto opposto: i bambini non si sentirebbero ascoltati, solo invisibili e soli. Si stanno picchiando? Prima di urlare e di dargli una sculacciata, mostrandogli così con i fatti che anche noi al bisogno utilizziamo gli stessi strumenti cui fanno ricorso loro, potremmo chiedere cosa stia succedendo, guardandoli con la certezza che sono bravi e che se stanno facendo una cosa sbagliata ci sarà un valido motivo. Ciò di cui hanno bisogno è di avere a fianco qualcuno che li aiuti a dire cosa sta accadendo per poter guardare la realtà,2 perché da soli non riescono. E la realtà

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che possono vedere è quella che il nostro sguardo gli apre. A volte i nostri figli possono non sapere quale sia la cosa giusta da fare, mentre altre volte pur conoscendola possono non avere la forza emotiva per realizzarla. Capita anche a noi: sappiamo che non dovremmo urlare eppure lo facciamo. A volte perché non ci viene in mente un’alternativa, altre volte perché l’alternativa la conosceremmo ma siamo troppo arrabbiati per agirla. Sapere quale sia la cosa giusta da fare e saperla realizzare significa essere adulti maturi e competenti. Un bambino, individuo capace di visioni profonde e illuminate sul mondo e sulle persone, che agisce con saggezza ed equilibrio non è più tale. L’errore che facciamo è di rimanere delusi o di arrabbiarci quando sbagliano. Fanno semplicemente i bambini: sperimentano, si fanno guidare dalle emozioni del momento, o non capiscono. È proprio in questi momenti che servono sguardi alleati, persone che vedendo oltre ci mostrino che valiamo e che certamente andremo oltre questi errori. Questo è essere guide certe e comprensive. È una ferita incancellabile sentirsi addosso occhi di giudizio negativo, ed è ancora più profonda se viene dai genitori, coloro che tutti vorremmo continuassero a sognare per noi e da cui vorremmo essere riconosciuti come degni di rispetto e ammirazione. Poi ogni ferita può essere medicata, e curata; ma lascia il segno. Chi di noi non si ricorda l’umiliazione di uno sguardo giudicante e disapprovante? Abbiamo potuto fare molti errori,

Riuscire a raccontare cosa si sta facendo sembra banale, in realtà è difficile. Costringe a divenire consapevoli, a fare ordine nei pensieri e nelle emozioni. Infatti la scrittura biografica viene utilizzata anche come strumento terapeutico. Penso che ogni insegnante debba leggere il diario di Boschetti Alberti. La sua lattura lascia una traccia di determinata serenità di fronte alle fragilità degli alunni.

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in Famiglia alcuni non li ricordiamo neppure. Rimane invece vivida e fresca la memoria dell’umiliazione che viene da uno sguardo di condanna. Da un lato l’obiettivo è stato raggiunto: l’errore non sarà ripetuto. Dall’altro l’umiliazione non ci avrà reso umili, ma solo sconfitti. Un errore resta tale, non va giustificato né negato. Se noi lo sapremo guardare senza condanna, la correzione sarà non condannante e il bambino la potrà ascoltare senza bisogno di difendersi. Le nostre molto umane sgridate capitano, ma non possono essere ciò su cui costruiamo il nostro agire educativo. Educare partendo dal sorridere, dall’avere uno sguardo accogliente, proprio quando sbagliano e sono in difficoltà, senza lasciarli soli con il loro errore, ha un potere e una efficacia irraggiungibile con altri metodi. È quello che ha sperimentato e documentato Maria Moschetti Alberti nella sua “Scuola serena di Avio”3. Certo, il mondo dei sorrisi (e del dolore), molto più di quello delle punizioni che possono essere misurate e calcolate (il codice della legge in fondo fa corrispondere a una certa colpa la conseguente pena), non è quantificabile. Non ci dà certezze. Appartiene al mondo della qualità, e la qualità è soggettiva: il bello sta negli occhi di chi guarda. Ci sono storie che stupiscono tanto da sembrare miracolose4. Spero che ognuno di noi

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ne abbia una nella propria storia. In ognuna di queste storie c’è un incontro. E c’è una persona che sorride5, che crede in noi. E come una mano ci fa emergere dall’acqua in cui stavamo annegando. Ci sono persino studi scientifici comparati che dimostrano che le classi i cui insegnanti sono stati formati per affrontare con il sorriso gli errori degli studenti ottengono prestazioni migliori di quelle in cui gli insegnanti affrontano le correzioni secondo le modalità che tutti abbiamo sperimentato. Tutti sono stati corretti quando sbagliavano, ma “la didattica del sorriso”6 risulta efficace per una costruttiva maturazione. Abbiamo un potere enorme nelle nostre mani: il sorriso. Può fare autentici miracoli. E fa stare bene sia chi sorride che chi lo riceve. Sorridere ci consente di guardare l’altro senza il bisogno di “ordinargli” cosa fare, e neppure di “controllare” che lo faccia. Sorridere ci permette di contagiare l’altro di passione raccontandogli, senza usare parole, che c’è un mondo bellissimo che lo sta aspettando e che lui scoprirà. Il resto viene da sé. “Se vuoi costruire una nave”, ci ha insegnato Saint-Èxupery7, “non chiamare a raccolta gli uomini per procurare legna e distribuire compiti, ma insegna loro la nostalgia del mare ampio e infinito”. Simona Colpani

Eric-Emmanuel Schmitt nel suo “Amori invisibili” in ogni racconto narra di sguardi che possono trasformare miracolosamente vite disperate in rinascite, o viceversa. Papa Francesco affronta il tema della Santità intitolando la sua esortazione apostolica Gaudete et exulate, Rallegratevi ed esulate (Mt 5,12). Forse la “classe media della santità”, come chiama lui i santi della porta accanto, utilizza come attrezzo di lavoro proprio il sorriso. Gli studi sulla warm cognition mostrano che l’aspetto emotivo è predominante in ogni apprendimento. Antoine de Saint-Exupery, Cittadella, Ed. La Feltrinelli, 1978 (pubblicato postumo).


Sotto la lente

Esortazione apostolica

Gaudete et exsultate La santità della porta accanto A cinque anni dalla sua elezione papa Francesco ha deciso di pubblicare la sua terza Esortazione apostolica dal titolo Gaudete et exsultate. Essa, come è detto esplicitamente nel sottotitolo, ha come argomento la «chiamata alla santità nel mondo contemporaneo». Il Pontefice lancia un messaggio «nudo», essenziale, che indica ciò che conta, il significato stesso della vita cristiana, che è, nei termini di sant’Ignazio di Loyola, «cercare e trovare Dio in tutte le cose», seguendo l’indicazione del suo invito ai gesuiti: curet primo Deum. Questo è il cuore di ogni riforma, personale ed ecclesiale: mettere al centro Dio.

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audete et exsultate è l’esortazione apostolica di papa Francesco pubblicata lo scorso aprile, il cui titolo richiama il Vangelo di Matteo sulle Beatitudini. «Rallegratevi ed esultate», dice Gesù ai perseguitati per causa sua. Il Signore infatti «offre la felicità», ci vuole santi, e «non si aspetta che ci accontentiamo di un’esistenza mediocre», scrive il Papa nell’esortazione. La chiamata alla santità è ciò a cui ci invita Gesù.

CAPiTolo i lA ChiAMATA AllA SAnTiTà In questo cammino siamo circondati da alcuni testimoni, ovvero «coloro che ci spronano a camminare verso la meta». E tra loro possono

esserci «la nostra stessa madre, una nonna o altre persone vicine. Forse la loro vita non è stata sempre perfetta», aggiunge il Papa, però «hanno continuato ad andare avanti e sono piaciute al Signore». Anche i santi che sono già giunti alla presenza di Dio mantengono con noi legami d’amore e di comunione. Ma i santi, rimarca il Papa, non sono persone eccezionali, e anzi spesso rimangono invisibili: «Lo Spirito Santo riversa santità dappertutto», e la santità si manifesta «nel popolo di Dio paziente». Quindi nei genitori, nei lavoratori, nei malati, nelle religiose... questa è «la santità della Chiesa militante», «la santità della porta accanto». Il Papa ci ricorda che il Signore fa a ciascuno di noi una «chiamata alla santità» per «crescere

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Sotto la lente verso quel progetto unico e irripetibile che Dio ha voluto per lui o per lei da tutta l’eternità». Per essere santi quindi «non è necessario essere vescovi, sacerdoti, religiosi o religiose: tutti siamo chiamati ad essere santi vivendo con amore e offrendo ciascuno la propria testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno»,

come anche nei momenti in cui la vita presenta «sfide più grandi». La santità, prosegue il Papa, è vivere in unione con Gesù e «riprodurre nella propria esistenza diversi aspetti della sua vita terrena». Questo implica un equilibrio tra contemplazione e azione, tra solitudine e servizio: «Non è sano amare il silenzio ed evitare l’incontro con l’altro». E ciò non vuol dire disprezzare i momenti di quiete, anche perché gli strumenti tecnologici e le offerte di consumo spesso «non lasciano spazi vuoti in cui risuoni la voce di Dio». E lì «non regna la gioia ma l’insoddisfazione». Ci occorre dunque «uno spirito di santità che impregni tanto la solitudine quanto il servizio».

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CAPiTolo ii i DUE nEMiCi DEllA SAnTiTà I due nemici della santità, spiega Francesco nell’esortazione, sono lo gnosticismo e il pelagianesimo. Gli gnostici presumono che la fede della persona dipenda dalla qualità delle sue conoscenze, ritenendole capaci di illuminare e dare senso alla propria vita; giudicano gli altri sulla base di una verifica delle loro capacità di comprendere certe dottrine; ma in questo modo la mente è «ingessata in un’enciclopedia di astrazioni». Questa è una delle peggiori ideologie, perché «considera che la propria visione della realtà sia la perfezione». È la confusione per cui si


Sotto la lente

CAPiTolo iii AllA lUCE DEl MAESTRo

crede che, «poiché sappiamo qualcosa o possiamo spiegarlo con una certa logica, già siamo santi, perfetti, migliori della “massa ignorante”». Ma Dio è «misteriosamente presente nella vita di ogni persona... Anche quando la vita di una persona sia stata un disastro, Dio è presente». Così il Papa descrive invece il pelagianesimo: «Il potere che gli gnostici attribuivano all’intelligenza, alcuni cominciarono ad attribuirlo alla volontà umana». È la convinzione che tutto si possa fare con la volontà, «come se fosse qualcosa di puro, perfetto, onnipotente». Ma la mancanza di un riconoscimento dei nostri limiti impedisce alla grazia di agire in noi. È infatti la grazia del Signore che «prende l’iniziativa», al di là della volontà umana.

Gesù ha spiegato cosa vuol dire essere santi quando ci ha lasciato le Beatitudini. La santità, scrive Francesco, è legata ad esse. Così le illustra una per una: Essere poveri nel cuore: le ricchezze non ti assicurano nulla. Anzi, «quando il cuore si sente ricco, è talmente soddisfatto di se stesso che non ha spazio per la Parola di Dio, per amare i fratelli, né per godere delle cose più importanti della vita». Reagire con umile mitezza: solo se siamo miti e umili si realizzeranno le nostre più grandi aspirazioni: i miti «avranno in eredità la terra», ovvero, «vedranno compiute nella loro vita le promesse di Dio». Saper piangere con gli altri: il mondo ci propone sempre divertimenti e svaghi, e ignora le situazioni dolorose. Ma la persona «che vede le cose come sono realmente e si lascia trafiggere dal dolore, è capace di raggiungere le profondità della vita». Cercare la giustizia: la giustizia si realizza nella vita di ciascuno quando «si è giusti nelle proprie decisioni», e si esprime poi «nel cercare la giustizia per i poveri e i deboli». Guardare e agire con misericordia: dare e perdonare vuol dire «tentare di riprodurre nella nostra vita un piccolo riflesso della perfezione di Dio, che dona e perdona in modo sovrabbondante». Mantenere il cuore pulito da tutto ciò che sporca l’amore: perché un cuore che sa amare «non lascia entrare nella propria vita alcuna cosa che minacci quell’amore, che lo indebolisca o che lo ponga in pericolo». Seminare pace intorno a noi: vuol dire «costruire una pace evangelica che non esclude nessuno,

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Sotto la lente

ma che integra anche quelli che sono un po’ strani, le persone difficili e complicate, quelli che chiedono attenzione, quelli che sono diversi». Accettare ogni giorno la via del Vangelo nonostante ci procuri problemi: ogni croce che portiamo, soprattutto «le stanchezze e i patimenti che sopportiamo per vivere il comandamento dell’amore e il cammino della giustizia, è fonte di maturazione e di santificazione».

CAPiTolo iV lA SAnTiTà nEl MonDo ATTUAlE La santità, continua il Papa, è definita da alcuni tratti particolari. La sopportazione, la pazienza e la mitezza ci permettono «di rimanere saldi in Dio e sopportare le contrarietà». Dobbiamo «stare in guardia davanti alle nostre inclinazioni aggressive ed egocentriche» e tollerare «le umiliazioni quotidiane» in famiglia o al lavoro. Questo non significa, continua Francesco, rinunciare alla gioia e all’umorismo. E «non sto parlando

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della gioia consumista e individualista di oggi», ma «quella gioia che si vive in comunione». La santità è anche parresìa, cioè audacia e coraggio, e la capacità di uscire oltre i confini sicuri, perché «ciò che rimane chiuso sa di umidità e ci fa ammalare». Bisogna uscire «dalla mediocrità tranquilla e anestetizzante». La santificazione è «un cammino comunitario». E la vita comunitaria è fatta di attenzione ai piccoli dettagli quotidiani. La santità passa anche per l’«apertura alla trascendenza, che si esprime nella preghiera e nell’adorazione».

CAPiTolo V CoMBATTERE, ViGilARE E DiSCERnERE La vita cristiana è un combattimento permanente, «contro il mondo e la mentalità mondana, che ci inganna, ci intontisce e ci rende mediocri, senza impegno e senza gioia», e anche «contro il male». A disposizione abbiamo le potenti armi che il Signore ci dà: la fede, la meditazione della Parola di Dio, la celebrazione della Messa, l’adorazione eucaristica, la Riconciliazione sacramentale, le opere di carità, la vita comunitaria, l’impegno missionario. Il cammino della santità richiede allo stesso tempo che siamo vigilanti, che «stiamo con “le lampade accese”». È necessario anche il discernimento: «La vita attuale offre enormi possibilità di azione e di distrazione». Siamo esposti tutti «a uno zapping costante. Senza la sapienza del discernimento possiamo trasformarci facilmente in burattini alla mercé delle tendenze del momento». Per fare questo bisogna ascoltare il Signore. «Solamente chi è disposto ad ascoltare ha la libertà di rinunciare al proprio punto di vista parziale e insufficiente, alle proprie abitudini, ai propri schemi». Quando scrutiamo davanti a Dio le strade della vita, «non ci sono spazi che restino esclusi. In tutti gli aspetti dell’esistenza possiamo continuare a crescere e offrire a Dio qualcosa di più, perfino in quelli nei quali sperimentiamo le difficoltà più forti».


Unità Pastorale di Ponteranica

Cosa bolle nell’Unità Pastorale?

“AlloPERA! Secondo il suo disegno” il CRE oRMAi Al ViA! APERTE AnChE lE iSCRiZioni on-linE SUl SiTo DEll’UniTA’ PASToRAlE

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erto, è presto1, il Cre aprirà i settimane farà la gioia dei nostri battenti ai ragazzi e alle fami- ragazzi. Ma la preparazione del glie solo l’11 giugno e per quattro Cre è già in pieno svolgimento, da

tempo. Sono iniziati gli incontri della segreteria organizzativa, ma già dal 18 aprile anche gli incontri di formazione degli adolescenti e giovani che presteranno il loro servizio come animatori: oltre a diverse serate di lavoro il 13/14 maggio è previsto anche un momento “residenziale” nel fine settimana alla Ca’ Matta in Maresana. Venerdì 18 maggio si terrà l’incontro di presentazione alle famiglie. “Allopera. Secondo il Suo disegno”: ecco svelati il titolo e il sottotitolo del Cre 2018. L’agire dell’uomo, che si sporca le mani e costruisce la sua vita sulla terra degli uomini con creatività e fiducia, è il tema dell’estate in arrivo. Da quest’anno per agevolare le famiglie si è resa possibile anche l’iscrizione on-line sul sito dell’Unità Pastorale all’indirizzo www.unitapastoraleponteranica.it Sulla stessa pagina internet è già disponibile un’ampia sezione informativa: il calendario delle iniziative, la modulistica, materiale di approfondimento sul tema di quest’anno.

il liBRETTo DEi CAnTi AllA STRETTA FinAlE

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ono servite diverse riunioni dei responsabili del canto liturgico e dei cori delle parrocchie e della chiesa dei padri sacramentini per fare una sorta di “censimento” dei canti che si usano nelle celebrazioni delle nostre chiese e dei diversi libri, libretti e raccoglitori in dotazione. Un la-

voro certosino e paziente, che ha permesso di mettere in evidenza un patrimonio di canti comuni a tutti e anche le peculiarità di ciascun coro e di ciascuna comunità. Da questo lavoro, ormai concluso, è nato quello che nei prossimi mesi diventerà il libro dei canti

della nostra Unità Pastorale, che utilizzeremo in tutte le nostre chiese e celebrazioni. La commissione costituita appositamente ha lavorato con celerità e competenza, ora si tratta di dare una veste grafica al materiale raccolto e di darlo alle stampe.

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Unità Pastorale Oratori di Ponteranica i CATEChiSTi Al lAVoRo PER AVViARE Un PERCoRSo CoMUnE

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uello della catechesi è uno degli ambiti più impegnativi dell’attività delle nostre parrocchie. E ciascuna parrocchia nel tempo ha elaborato i suoi percorsi ed i suoi stili con tanto impegno e competenza. La catechesi dei ragazzi è stato uno dei primi luoghi dell’Unità Pastorale, prima ancora che nascesse esistevano

collaborazioni importanti soprattutto per la preparazione e celebrazione dei Sacramenti (Cresime, prime Comunioni…). Ora si avverte la necessità di coordinare sempre meglio l’esperienza maturata nei primi esperimenti; e di abbozzare una traccia di progetto comune nella quale innestare questi primi tralci di colla-

anno, ora è impegnata in una riflessione più complessiva sulla proposta stessa dell’oratorio. Con l’ambizione di riuscire a coordiequipe educativa degli oratori narne e progettarne le attività – che nel prossimo consiglio per il futuro. dell’Unità costituirà l’ambito del- La riflessione si sta sviluppando l’oratorio e della pastorale gio- sulla direttrice di alcune domande vanile – dopo aver elaborato un importanti: progetto per il percorso formativo CHE COSA è L’ORATORIO? COSA? degli adolescenti/giovani già ope- Ambiti oratorio formativo, edurativo e in crescita dallo scorso cativo, …

Un PRoGETTo PER l’oRAToRio DEl FUTURo

L’

borazione. I catechisti delle nostre parrocchie in questi mesi si sono già incontrati due volte ed a maggio è previsto un terzo incontro. Nei primi due incontri, importanti per scambiarci informazioni e conoscere le rispettive esperienze, dopo le prime titubanze sono emerse proposte interessanti e coinvolgenti. Il prossimo incontro servirà – dopo i primi scambi a ruota libera – a cominciare a fare alcune prime scelte. COME OPERA L’ORATORIO? Accoglienza, stile, regole.... DOVE L’ORATORIO? Struttura, cura, spazi (oratorio per tutti ma non per tutto), due oratori… A CHI SI RIVOLGE? Chi sono i destinatari della sua cura… CON QUALI RISORSE? Adulti, don, volontari, figure professionali, territorio…

il ConSiGlio DEll’UniTA’ PASToRAlE SARA’ inAUGURATo nEl PRoSSiMo AUTUnno Con il nUoVo Anno PASToRAlE

I

referenti degli ambiti si sono riuniti con l’Equipe Pastorale a Rosciano nel mese di febbraio ed hanno iniziato a “masticare” il progetto del nuovo Consiglio dell’Unità Pastorale. Ora si stanno costituendo i diversi

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ambiti. A fine maggio ci sarà un primo incontro informale ma “plenario” fra l’Equipe Pastorale, i referenti e i membri degli ambiti. Il Consiglio potrebbe già essere costituito per il prossimo autunno.

Il primo anno di attività – senza ansie prestazionali - servirà giusto alla sua “dentizione”, a cominciare a conoscere le persone dello stesso ambito, a conoscere l’ambito stesso, le necessità e le possibilità di collaborazione ed organizzazione.


Comunità Ramera

C

arissimi, come ormai da vent’anni, sono tornato nelle missioni delle Cappuccine di Madre Rubatto in Pre Amazzonia, e da tre anni in compagnia di mio cognato Fiorenzo. Purtroppo non sempre tutto procede come si vorrebbe e negli anni si sono verificate alcune disavventure. Come l’”arresto” a Londra nel 2014, il “sequestro” degli Indio nel 2012 e altro. Però ce la siamo sempre cavata. Arrivato a Sao Luis nel convento delle suore che ci accolgono con allegria, ci siamo fermati alcuni giorni per cambiare degli euro in reais, che ci servivano per pagare i lavori alla scuola San Valentino Lazzari in Barra de Corda. Il giorno, dopo con Fiorenzo, siamo andati al convento in Vila Litorana e al ritorno mi accorgo che sull’autobus ho smarrito il portafoglio con all’interno un bel po’ di denaro e la patente. Appena lo hanno saputo le suore, mi avvisano che sarà difficile ritrovarlo. Si sa che dove c’è miseria c’è delinquenza e furti ovunque. Verso le 22:00 stavo in camera, Suor Francesca mi chiama dicendo “Giuliano Giuliano ha telefonato una signora

dicendo che sull’autobus ha trovato il tuo portafoglio”. Un miracolo! Spero almeno ci sia la patente e se ci fosse anche il denaro meglio. La mia fortuna è stata che all’interno del portafoglio c’erano i numeri di telefono dei vari conventi. Il mattino dopo con Suor Walquiria ci siamo recati da questa signora. La vediamo venirci incontro con in mano il portafoglio, mi abbraccia e me lo consegna con all’interno tutto, soldi e patente. Un vero miracolo grazie a Dio e a Suor Fausta! Consegno alla signora una mancia di 100 reais ringraziandola per il bel gesto e lei fa salti di gioia e mi dice che ha trovato un amico italiano, ovviamente io ero più contento di lei. Il mattino seguente io e Fiorenzo partiamo per Barra de Corda con l’autobus, che dista più o meno 500 km. Le suore ci attendono con gioia e quando arriviamo ci sono ben 42 gradi. Alla scuola il lavoro è tanto, i muri esterni e interni da scrostare e tinteggiare: 400 metri più 7 aule da 60 metri quadrati corridoi e uffici.

La direttrice Suor Tseghe aveva già incaricato i muratori per il lavoro al marciapiede esterno (3 x 200 metri). Io avevo dato il via ai lavori dall’Italia, al mio arrivo avrei dovuto pagare i muratori e i vari materiali. Gli alunni arrivano alle 7:00 del mattino e tutti ci salutano e ci dicono che vogliono imparare la nostra lingua. Tra loro c’è anche una bimba in carrozzella. Poi tutti in aula iniziano con le preghiere e l’inno nazionale. Anche quest’anno come ogni anno Frei Luis Rota è venuto al convento a pranzare con noi e le suore: polenta taragna e risotto con i funghi. Anche in Brasile ci sono poche vocazioni. Speriamo che in futuro ci siano ancora dei volontari che come noi si impegnino ad andare in terre di missioni per dare una mano, specie ai più piccoli e bisognosi. Un impegno che gratifica anima e corpo. Grazie a tutti i benefattori che con il loro aiuto ci consentono di fare tutto questo e a Fiorenzo che mi ha dato una grande mano. Giuliano Moroni

RAMERA

Giuliano Moroni dal Brasile del nord est

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Comunità Ramera

Maria, Madre della Tenerezza

RAMERA

la Vergine Maria, Madre di Dio

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Il culto alla Madre di Dio è radicato in tutto il popolo di Dio, fin dai primissimi tempi della Chiesa. Si racconta che quando il concilio di Efeso (431) stabilì il dogma di Cristo vero Dio e vero uomo, e dunque che Maria è la “Madre di Dio”, una folla di fedeli percorse con una fiaccolata notturna la città come segno di gioia e di gratitudine verso i Padri conciliari.

il volto poliedrico della “tenerezza” La tenerezza – parola che esprime la scintillante bellezza dell’amore, in un poliedrico cristallo di significati quali misericordia, compassione, dolcezza, affetto, premura… - è un attributo che si addice innanzitutto a Dio: delicatissima, a titolo d’esempio, l’immagine – già nell’Antico Testamento - con cui il Signore Dio parla del suo popolo come un papà del proprio bambino: «Non è un figlio carissimo per me Èfraim, il mio bambino prediletto? Ogni volta che lo minaccio, me ne ricordo sempre con affetto. Per questo il mio cuore si commuove per lui e sento per lui profonda tenerezza» (Ger 31,20). L’orante biblico fa una mirabile sintesi dell’azione divina proclamando: «Buono è il Signore verso tutti, la sua  tenerezza  si espande su tutte le creature» (Sal 145,9). Anche i Vangeli, che sono il cuore della Bibbia, contengono molteplici passi sulla tenerezza di Gesù per le persone che incontrava, come quando, trovandosi un giorno a Nain, Gesù si

imbatté nel mesto corteo con cui veniva portato a sepoltura un fanciullo, figlio unico di una madre vedova. Accostatosi alla donna, già in lutto per la mancanza del marito, ora distrutta dalla morte del figlio - e dunque senza più affetti familiari - il Signore «fu preso da grande compassione per lei e le disse: “Non piangere!”» (Lc 7,13). Le lacrime, dolente tributo della creazione e delle creature in pianto, erano già state prese in considerazione dal progetto di Dio come qualcosa da cancellare nella veniente era messianica, come si legge nel profeta Isaia (25,8): «Eliminerà la morte per sempre. Il Signore Dio asciugherà le lacrime  su ogni volto…». Adesso è Gesù, il Figlio di Dio, ad asciugare le lacrime di una mamma che ha perso la sua creatura. Maria - la madre del Signore Gesù che accoglie ai piedi della croce anche la maternità della grande famiglia umana - assume in sé il connotato della dolcezza e della misericordia per tutti i suoi nuovi figli. A pieno titolo ella è Madre della tenerezza. Questo esprime l’icona della Vergine di Vladimir, la Madonna della Tenerezza.

la sacra icona nel culto ortodosso L’icona nella liturgia greco-ortodossa è un’immagine sacra dipinta su tavoletta di legno o su lastra di metallo: non è solo un’opera d’arte, ma è l’espressione di una intensa spiritualità, un segno che solleva all’incontro con Dio, una presenza misteriosa da riscoprire e da venerare. Una volta, a confezionare il dipinto destinato alla venerazione dei

fedeli – poteva essere la figura di Cristo o della Vergine o di un santo -, era un monaco che, al di fuori di ogni intento commerciale e prima di porre mano ai colori, doveva premettere un tempo di preghiera, digiuno e penitenza. Nella tradizione ortodossa russa le icone mariane seguivano principalmente tre prototipi: la Madre di Dio Orante (senza il Bambino), la Madre di Dio Hodighitria (“colei che indica la retta via”) e la Madre di Dio Eleusa (“immagine della tenerezza”).

la Vergine di Vladimir o Madonna della Tenerezza Secondo una tradizione popolare l’icona della Madre della Tenerezza di Vladimir sarebbe stata dipinta da San Luca, l’evangelista che riferisce con tanta delicatezza gli eventi che riguardano Maria di Nazareth: l’annunciazione, la visita ad Elisabetta, la nascita del figlio a Betlemme, la sua presentazione al tempio, lo smarrimento dell’adolescente Gesù a Gerusalemme, poi ritrovato tra i dottori del tempio, la quotidianità della vita di famiglia a Nazareth… L’ardita attribuzione alla mano dell’evangelista basta a significare la grande stima e l’intensa venerazione che circondano quell’immagine. In realtà la composizione del quadro sembra sia avvenuta a Costantinopoli nel secolo XII. Passata in dono di nozze al principe della Rus’, l’icona si fermò prodigiosamente a Vladimir, vicino a Mosca. Proclamata protettrice della Russia, la Madonna della Tenerezza – davanti alla cui immagine venivano consacrati i patriarchi e incoronati gli zar - non è solo


Comunità Ramera l’icona più conosciuta nel mondo cristiano, ma è anche ispiratrice di ecumenismo, invocata dal papa San Giovanni XXIII come “simbolo e patrona dell’unità delle Chiese”. La figura è emblematica, presenta Maria che regge il Bambino sulla destra e lo stringe a sé mentre tocca con la guancia il volto del Figlio che leva il suo piccolo braccio verso la mamma in un affettuoso abbraccio, quasi per esprimere a lei, paradossalmente - lui così piccolo e indifeso - protezione e difesa. Quella stretta non è solo un gesto di amorevolezza del figlio a sua madre: è piuttosto una preveggente intesa di solidarietà di Maria, che soffre le doglie del parto di tanti figli ai piedi della croce, con il fascino del figlio Gesù, che dalla croce attira tutti a sé per una redenzione universale. Sarà il tempo del dolore. Lo si intuisce nei lineamenti segnati di apprensione sul volto di lei, e di affetto sul viso del piccolo.

Un culto universale Ma il culto alla Madre di Dio è ben vivo anche nelle altre Chiese

cristiane. Lo testimoniano i templi dedicati alla Vergine in tutti i Paesi del mondo. Oltre ai celeberrimi santuari di Loreto, Lourdes, Fatima, Guadalupe… e di quelli in Terrasanta, anche i più umili luoghi di culto dedicati alla Madonna sono a ritmare il passo del popolo credente, evidenziando una squisita dimen-

sione anche femminile della paternità di Dio. Perfino i santuari dei paesi vicini, o della porta accanto, che magari conosciamo da sempre, spesso sono davvero autentiche oasi dello spirito che spirano il profumo della misericordia e della tenerezza di Dio. Oliviero Giuliano Interno del santuario della Cornabusa – Ceoino di Sant’Omobono Imagna

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Comunità Ramera

Prime Comunioni Domenica 6 maggio hanno celebrato la I Comunione: Daniele Bonetti Antonio Cannistrà Andrea Canziani Camilla Colleoni Elisa Colombi Alberto Corti Francesco Di Miceli Paola Falconi Filippo Ferroni Diego Gerotti Valentina Navia Gutierrez Filippo Magnati Aldo Martano Gabriele Martinengo

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Niccolò Mazzucchetti Olga Meli Alessia Morales Navia Erika Parimbelli Benedetta Pellegrini Cesare Piccinelli Sara Regazzoni Federico Rizzi Samuel Rota Gabriele Sigismondi Cesare Spini Matilde Stecchetti Tommaso Titta Silvia Tolotti


Comunità Ramera

Festa di san Giorgio 2018 G

razieeeee! Di cuore. La festa di san Giorgio edizione 2018 è stata bellissima. Tante persone a collaborare: donne, uomini, ragazzi, persone di altra nazionalità. Tutti siamo felici di aver organizzato e gestito una festa cristiana, serena, collaborativa, gioiosa. È stata palpabile la soddisfazione di aver avuto partecipazione notevole di persone provenienti dal nostro territorio e da paesi vicini. Il tempo meteorologico, come sempre, ha fatto la differenza. Il tepore primaverile ha dato respiro a coloro che dopo tanti giorni di pioggia non vedevano l’ora di uscire, incontrarsi, mangiare bene, chiacchierare, rivedere gli amici. La nostra comunità parrocchiale della Ramera ha dato ottima prova di sé. È assai sorprendente che tante persone della nostra Unità pastorale si alleino per il gusto di offrire un servizio assolutamente gratuito per creare gioia, pace, serenità. La concretezza dell’organizzare, dare gusto alle cose, produrre festa: ecco la gioia spicciola di tanti. Insieme con il gruppo organizzatore, a cui sto dando voce, rilevo che abbiamo ripreso entusiasmo e grinta nel pensare a queste occasioni impegnative e meravigliose della Ramera. L’inizio delle feste è stato semplicemente grandioso ed entusiasmante. So di aver imboccato una buona strada poiché tante persone stanno prendendosi veramente a cuore la corresponsabilità: ciascuno è responsabile di un settore della festa e lo porta avanti con profondo rispetto e nella chiarezza assoluta verso tutti. è il futuro della Chiesa: persone che hanno famiglia, figli, un lavoro, amici, possono dedicare un intervallo di tempo assai strutturato per dare vita alla comunità. Si, è possibile vivere la comunità nella dimensione della relazione, del servizio assolutamente gratuito, nell’entusiasmo contagioso, nella festa dell’incontro, e, perché no?!, pure nella certezza di aver regalato felicità al proprio prossimo. La fede nella vita ed in Dio possono allearsi nel rispetto delle proprie convinzioni. Rinnovo il grazie corale che in tanti stiamo gustando. Tra poco rimetteremo in moto la macchina organizzativa per la festa di settembre, che sarà ugualmente splendida. Ne siamo certi. Tutti. don Flavio

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Comunità Ramera

Anniversari di Matrimonio 2018

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li anniversari sono l’occasione di una festa di famiglia. Festeggiare un anniversario, non significa rievocare un avvenimento del passato, ma celebrare nella lode e nel rendimento di grazie una realtà presente che ha preso forma nel tempo, alla luce della benevolenza di Dio, Lui che è fonte ed origine di ogni evento d’amore. Ti ringraziamo Signore per il dono della nostra vita insieme, per la tua benedizione sul nostro amore, per i momenti di gioia, per la storia che hai intrecciato con noi. Ti ringraziamo per tutto ciò che hai operato

attraverso il nostro amore, per la forza data nei momenti difficili, per aver camminato con noi, per aver sostenuto il desiderio di crescere fedeli all’amore. Donaci di riconoscerti ogni giorno della vita, chinato con amore sulla nostra famiglia, perché sappiamo sempre ricominciare da Te, ed in Te porre ogni nostra speranza. Dona pace alle famiglie divise e consola le persone che non possono riunirsi, aiutali nelle prove di ogni giorno e guarisci le ferite dei loro cuori Il matrimonio è un tuo dono per noi, non

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qualcosa di ovvio o scontato. Ti chiediamo, quindi, di aiutarci nel nostro rapporto di uomo e donna insieme. Aiutaci a rispettarci l'un l'altro ed a sforzarci di cogliere il punto di vista dell'altro. Fà che tra noi continui a esserci tenerezza ed onestà, comprensione ed un pizzico di umorismo insieme alla capacità di ammettere che ogni tanto possiamo sbagliarci. Rinnova in noi il tuo Spirito Santo, perché possiamo ancora donarci l’uno all’altra in un amore sempre nuovo.

Domenica 29 aprile alcune coppie di sposi hanno rinnovato la loro promessa di amore e fedeltà coniugale. la loro fedeltà possa essere testimonianza 55 anni: Domenico Carminati ed Enrica Maria Ghisalberti 55 anni: Arturo Pinto e Savi Cretti Bruna 50 anni: Giovanni Baldaccini e Vittoria Galizzi 50 anni: Marco Domenghini ed Angela Galizzi 45 anni: Vito Vavassori e Nadia Baggi 45 anni: Filippo Pasta e Mirella Rossi 45 anni: Giuseppe Nava e Mirella Gervasoni 40 anni: Alessandro Nava e Paola Pavanini 40 anni: Ilario Cornaro e Luisa Locati 40 anni: Iris Gasparini e Carlo Gabrielli 35 anni: Sergio Pedrini e Silvana Bonomi 25 anni: Massimo Rota Graziosi e Veronica Bassanelli.


24 febbraio ChRiSTi PASSio La compagnia svizzera “MusicalRenens”, legata alla parrocchia cattolica di San Francesco e alla Missione Cattolica Italiana in Svizzera , una cinquantina di persone fra i 12 e gli 80 anni, sabato 24 febbraio ha interpretato nella nostra chiesa parrocchiale la “Christi Passio”, una via crucis interamente musicale composta da Rino Farruggio nello stile drammatico delle sacre rappresentazioni popolari. Il gruppo, supportato da un’altra ventina di persone, e giunto in italia il giorno precedente è stato in parte ospite in italiano e inglese con informazioni storiche ed artistiche sulla chiesa e sulle sue opere A partire dai primi di febbraio è stato inaugurato il ricco programma di iniziative pensate per celebrare i 600 anni della comunità e della chiesa, con l’intento di promuovere la conoscenza della nostra storia e del relativo patrimonio artistico ed architettonico. Un buon gruppo di persone ha partecipato con costanza ed interesse a tutte le serate proposte. Febbraio/aprile La prima conferenza, a febbraio, lE CElEBRAZioni PER i SEiCEnTo Anni DEllA è stata tenuta dal prof. Mario CoMUniTà PARRoCChiAlE Di PonTERAniCA: Abati che, con l’ausilio di tecnoQUATTRo ConFEREnZE SToRiChE logia informatica, ha ricostruito Durante le manifestazioni an- stauro di tre preziosi registri lo sviluppo architettonico ed arnunciata l’intitolazione dell’Ar- parrocchiali del 1600 e la pros- tistico del sagrato della nostra chivio Parrocchiale a don Gian- sima installazione in chiesa di chiesa e degli edifici che vi si afni lamera; presentato il re- uno schermo “touch screen” facciano: oltre alla parrocchiale

Ponteranica&Rosciano

Vita della Comunità

di don Lorenzo in Seminario a Bergamo e in parte di alcune famiglie della comunità che hanno dato la loro disponibilità all’accoglienza. Pranzo e cena insieme in oratorio hanno permesso di conoscersi vicendevolmente e di gustare, oltre che la bellezza del momento artistico, anche la fraternità fra le nostre diverse comunità cristiane.

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Comunità Ponteranica&Rosciano

la seconda conferenza, tenuta da Pietro Donini (nostro comparrocchiano e collaboratore) a marzo, ha “messo a fuoco” il ricco patrimonio artistico della nostra comunità parrocchiale intrecciandone la storia con quella delle diverse confraternite religiose – dei disciplini “bianchi” e “verdi” - che ne hanno animato la vita spirituale fino ad arrivare al secolo scorso con i famosi “Gesüplì” (che altro non è che la storpiatura della parola dialettale “desüplì”, disciplini) che accompagnavano le adorazioni e le processioni eucaristiche. Un fiume di notizie e informazioni per buona parte ancora inedite, fra queste quella del rinvenimento a Milano - fatto da Donini – della

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anche la chiesa di San Pantaleone e quello che conosciamo per la sua ultima destinazione come il

Battistero ma che, in realtà, ha avuto nei secoli funzioni molto diverse.

Madonna della Misericordia del Boselli: un bellissimo affresco che, dopo aver campeggiato per qualche secolo sulla parete destra dell’altare della nostra chiesa, nell’800 fu venduto (forse per pagare i costi del restauro neogotico della chiesa stessa) ed ora è custodito nel museo Bagatti-Valsecchi di Milano. Insieme con questo affresco furono vendute altre opere, comprese le ante dell’organo decorate con i santi Alessandro e Vincenzo, di cui ora purtroppo si conosce solo in parte l’esistenza e la destinazione. la terza conferenza è toccata ancora al prof. Mario Abati che ha “letto” nel polittico di Lorenzo Lotto la personalità dell’autore,

illustrandone la profonda cultura, la vasta preparazione artistica ed anche la profondità spirituale e teologica. Lotto curava le sue opere nel dettaglio, e nei dettagli – come la lettera ebraica dipinta sullo spadone che ha messo nelle mani di San Paolo nel polittico – rappresentava le sue emozioni, conoscenze, convinzioni. Lorenzo Lotto era un credente pensoso e inquieto e nel dipingere i suoi angeli e i suoi santi raccontava la sua fede e la sua cultura. nella quarta conferenza il dott. Orazio Bravi (già direttore della Biblioteca Civica Angelo Maj di Città Alta) e il dott. Paolo Brevi, restauratore, hanno illustrato un’operazione culturale di cui si


è resa protagonista in questi anni la parrocchia con il restauro di tre preziosi registri seicenteschi del nostro Archivio Parrocchiale. Si è soliti restaurare quadri, edifici, molto raramente registri parrocchiali. Ma diversi di questi registri, contenitori di rare e praticamente esclusive informazioni sulla storia delle nostre famiglie e della comunità parrocchiale, per l’incuria ed il passare del tempo erano ormai troppo deteriorati. Così si decise di affidare il loro recupero al restauratore dott. Bravi. In questi anni, stiracchiando un po’ la coperta sempre corta dei conti parrocchiali per un’operazione comunque economicamente onerosa, ne abbiamo restaurati tre, i più preziosi, ed un quarto – dopo aver espletato tutte le pratiche con la curia e la Soprintendenza – attende la copertura

economica. Il dott. Brevi ha spiegato in che cosa è consistito il lavoro di recupero e restauro dei registri. Il dott. Bravi, che se li è studiati nei mesi precedenti, ha raccontato in modo divertente e coinvolgente quante informazioni si possono attingere da queste vere e proprie miniere di notizie sui nostri antenati, sulle loro famiglie, sulla vita del nostro paese e della sua comunità parrocchiale. Nel corso di queste conferenze è stata annunciata l’intitolazione dell’archivio parrocchiale – con l’apposizione di una targa – a don Gianni Lamera, parroco di Ponteranica fino al 1998. Negli anni della sua permanenza a

Ponteranica, con passione e competenza don Gianni fece un lavoro certosino di riordino e catalogazione dell’imponente materiale storico del nostro archivio, contribuendo a far luce su diverse pagine della nostra storia e ponendo le premesse per la sua riorganizzazione, avvenuta in questi anni ad opera di Alfredo Perego. Grazie al loro lavoro oggi il nostro Archivio è perfettamente consultabile e fruibile da chi sia interessato e si rivolga alla segreteria parrocchiale.

A RoSCiAno È ARRiVATA lA CooPERATiVA SoCiAlE “CASCinA nUoVA DEll’AGRo“ Di Don SAnDRo SESAnA A Rosciano, accanto al Centro Parrocchiale (ex-casa parrocchiale) c’è un edificio – conosciuto come “la casella”, che nel tempo è stato scuola, oratorio della contrada e, ormai da diversi decenni era inutilizzato. Richiedeva lavori di recupero e una destinazione d’uso. In accordo con il Consiglio Parrocchiale per gli Affari Economici, naturalmente con la Curia Diocesana, ho deciso di mettere temporaneamente la “casella” (ed alcuni dei terreni adiacenti alla casa Foresti) a disposizione della Cooperativa Cascina nuova dell’Agro. Se gli edifici esistono, è meglio che siano utilizzati: fa bene a chi ne usufruisce, ma anche agli edifici stessi. Alla Cooperativa la comunità di Rosciano ha chiesto di recuperare l’edificio e di aiutare nella manutenzione dei terreni adiacenti e dell’area del Santuario. Cosa sia la Cooperativa, chi siano i suoi membri, lo raccontano loro stessi nella lettera di don Sandro riportata a mo’ di presentazione qui sotto.

Ponteranica&Rosciano

Comunità Ponteranica&Rosciano

don Sergio

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Ponteranica&Rosciano

Comunità Ponteranica&Rosciano

S

ono don Sandro Sesana a scrivo a nome di tutti gli amici della cooperativa sociale Cascina Nuova dell’Agro che da qualche mese ha la sua sede a Rosciano. A volte nascono nel cuore come delle intuizioni che ciascun di noi covava da tempo come il fuoco ancora vivo sotto la cenere del camino. Queste intuizioni assomigliano a quei fiumi carsici che per chilometri e chilometri se ne stanno sotto terra poi all’improvviso emergono dal sottosuolo e vengono alla luce per dei tratti del loro percorso. Ebbene nel mio cuore e nel cuore di alcuni amici è rimasta per tanto tempo, come il fuoco e come un fiume carsico, un’intuizione, un’idea, un sogno. Il sogno non era quello di aprire una cooperativa, piuttosto quello di fare qualcosa per persone che in qualche modo non hanno avuto o non hanno ancora la fortuna di lavorare, oppure che hanno perso il lavoro. Vengo dall’esperienza dell’oratorio di Presezzo, e poi di San Gallo. Sempre mi sono interessato di poveri e di povertà. Per 15 anni ho fatto parte dell’associazione dei preti del patronato San Vincenzo, dove ho lavorato nella scuola professionale e nel centro meta. Ed ora con un gruppo di amici abbiamo aperto una cooperativa sociale. Dicevo che tutto in qualche è nato da un’intuizione e da quella intuizione abbiamo provato a dare forma a un qualcosa che lentamente ha assunto un suo volto particolare. Il volto della coop sociale cascina nuova dell’agro. La cooperativa vuole riprendere, anche se in modo diverso l’esperienza l’esperienza di don Roberto Pennati sacerdote del patronato San Vincenzo che nel 1978 ha aperto in Bergamo una delle prime comunità per tossicodipendenti. Oggi lui è malato di sla e quindi noi proviamo in qualche modo a recuperare le sue intuizioni educative e lavorative. La cooperativa nasce nell’ottobre del 2016 e dopo un anno ha iniziato a cercare una casa dove collocare gli uffici e un terreno per lavorare e far lavorare i ragazzi. Tutto questo è stato individuato, grazie alla disponibilità di don Sergio e dei parrocchiani proprio nella zona della parrocchia di Rosciano. Siamo una cooperativa sociale di tipo a e b che ha come oggetto del suo operare lo svolgimento di attività produttive e lavorative per l’inserimento nel mondo del lavoro persone che noi diciamo comunemente svantaggiate, ma che noi riteniamo risorse. Ad oggi abbiamo una piccola impresa edile con persone specializzate in opere di ristrutturazione e manutenzione capaci di dare nuovo senso all’abitare e avendo cura dell’esistente. Una piccola area è costituita dall’artigianato del legno che produce piccoli lavori di falegnameria, articoli regali per prime comunioni, cresime, matrimoni e piccoli oggetti per l’arredamento della casa. Questo settore permette ai ragazzi di sperimentare le loro competenze e le loro capacità. Il settore agricolo è quello che interessa maggiormente Rosciano. Riconosciamo che il lavoro dell’orto a stretto contatto con la natura e il creato è fondamentale per un percorso educativo. A Rosciano abbiamo iniziato a piantare piante da frutto, poi arriveranno i piccoli frutti e un orto sociale. Inoltre sono comparsi gli alveari, perché la compartiva produce miele. Esiste anche un progetto chiamato filiera del parco che si occupa di filiera corto,cioè della vendita di prodotti quali fruta e miel0 di alcune aziende agricole. Per finire organizzazione eventi e mercati, esposizioni e vendite all’interno di alcuni centri commerciale. La nostra cooperativa non è di uno solo, ma di tutti, e quindi cerchiamo in qualche modo di coinvolgere nel nostro progetto tutti coloro che lavorano o seguono le nostre attività. Abbiamo come alcune linee guida che hanno la funzione di faro nei momenti delle scelte. La prima di queste linee è quella del creare trame di relazione. La cooperativa non pensa a grandi numeri, ma piccoli. Infatti è solo in questo modo che si possono mantenere rapporti stretti dal punto di vista della relazione, del lavoro e educativo. Vogliamo riprodurre la logica antica ma vera del rapporto tra maestro e apprendista, dove un maestro di lavoro e di vita trasmette un sapere che non è solo tecnico ma sapienziale. E per finire ci definiamo costruttori di cattedrale non perché siamo artisti solitari, ma perché siamo un gruppo, una squadra che può fare molto se sta insieme e non se agisce in modo solitario. Entriamo in punta di piedi nella vostra comunità e speriamo di poter costruire anche con voi trame buone di relazioni. Infatti non vorremmo essere una realtà che non vive il territorio, ma che partecipa della sua storia. Questo ci sembra molto importante: stare dentro le storie degli uomini che abitano un territorio. Speriamo di crescere insieme! Ecco alcuni indirizzi utili della cooperativa: Presidente: Sesana Alessandro Cell. 3408926053 sesana.alessandro648@gmail.com Cooperativa Sociale cascina nuova dell’agro Sede sociale via san Bernardino, 59 Bergamo Sede operativa via Rosciano 22 - Tel 3755447977 email coopcascina.agro@gmail.com

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i bambini che il 25 marzo si sono accostati per la prima volta al Sacramento della Riconciliazione Angeloni Rinaldo, Berlanda Alice, Brioni Riccardo, Carminati Bianca, Cornago Cristian, Cornolti Daniele, Cornolti Luca. Di Luca Alice, Di Tria Nikolay, Fiorona Luca, Innocenti Dante, Lavelli Andrea Limonta Lorenzo, Locarini Manuel, Lorenzi Fabio, Magitteri Eva, Moretto Sean, Pizzaballa Anna, Sacchiero Alessandro, Torri Matilde, Valli Diego.

Nella foto sopra, i ragazzi di quarta primaria che, insieme con i catechisti ed i genitori, si sono messi a disposizione per preparare la festa organizzata nel salone dell’Angelo dopo la celebrazione.

i ragazzi che il 29 aprile per la prima volta si sono accostati all’Eucarestia Niccolò DONADONI, Cristian LAVELLI, Carol Elena MINETTI, Alice BELOTTI, Sofia POMA, Mirco VARGIU, Cristian MALACARNE, Beatrice ROMANO, Pietro BURINI, Elisa ROSSI, Marianna MUSITELLI, Filippo PIAZZALUNGA, Anna CARMINATI, Angelica FORZA, Miriam PISELLA, Silvia ZANETTI, Mirco OFFREDI, Chiara LEIDI, Agata SCOTTI, Jessica ZANETTI, Elisa GATTI BROLETTI, Chiara CREMASCHINI, Michele SALMOIRAGHI, Sara SOZZI, Thomas MAZZOLENI, Francesco SARTIRANI, Ester VALLI, Alessandro ANTONACCI, Giulia AMERIO.

Ponteranica&Rosciano

Comunità Ponteranica&Rosciano

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Scuola dell’infanzia San Pantaleone

Ponteranica&Rosciano

News dalla scuola dell’infanzia...

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Tra orto e frutteto Proseguono i lavori nel nostro frutteto. I nostri volontari hanno realizzato questa bellissima scaletta che i bambini amano percorrere per verificare se le piantine di camomilla piantate da loro reggono. I più piccoli si divertono anche a non utilizzare la scaletta ma ad aggredire l’ardua salita per poi ridiscenderla rapidamente senza cadere. Nessuna psicomotricista avrebbe

osato un percorso tanto impegnativo!! I bambini invece hanno visto ed accolto la sfida traendone grande soddisfazione. Ovviamente si sono divertiti molto anche a bagnare l’orto… E i loro piedini!!!! I bambini più grandi sono stati a controllare la fioritura delle piante da frutto e hanno documentato con i loro disegni quello che hanno osservato, da veri scienziati in erba.

Gisella pipistrella In accordo con la scuola materna dell’infanzia della Ramera in questi giorni la programmazione propone il difficilissimo tema del capire che gli altri possono vedere le cose diversamente da noi. Ci sta aiutando il libro di “Gisella pipistrella”, che vede il mondo al contrario e per questo fatica a farsi capire dagli altri. Riusciranno a capirsi ascoltandosi reciprocamente. I disegni che i bambini hanno realizzato dopo la lettura della storia ci raccontano di quanto l’argomento li abbia interessati!


Scuola dell’infanzia San Pantaleone la gita! Nel mese di marzo siamo stati in gita al polo fieristico di Montichiari dove numerose fattorie didattiche hanno proposto laboratori. È stata un’esperienza davvero ricca sia per i bambini, che hanno goduto di proposte difficilmente replicabili, sia per noi adulti, che abbiamo potuto copiare idee davvero intriganti. Prova ne è che sono stati bravissimi: nessun pianto, nessun bisogno di richiamo, nessuna lite. Il bambino interessato è sempre un bambino felice!

la scuola si rifà il look! Proseguono i lavori di riqualificazione dei locali della scuola. La decisione di cambiare i serramenti, presa ancora da Learco ed Enza, si è concretizzata il mese scorso. Il salone e le aule ne hanno davvero guadagnato in luminosità ed eleganza.

I genitori della scuola dell’infanzia fanno tanto. Ognuno di noi può aiutare la scuola a realizzare i suoi piccoli grandi progetti venendo a pranzare o portando bambini piccoli e grandi a giocare!

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Comunità Ponteranica&Rosciano

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Sono tornati alla casa del Padre

Anagrafe

HA riCEvUTo iL BATTESiMo A PoNTErANiCA

18 marzo 2018 ian Pelis di Marco e Magagni Valentina

Rita Cairati Anni 72 3 febbraio 2018

Mario Trovesi Anni 72 12 febbraio 2018

Angela Agnese Pellegrinelli in Pessina † Anni 86 † 15 febbraio 2018

15 aprile 2018 Davide Pietro Pesenti di Ivan e Bacis Anna Chiara 22 aprile 2018 Vittorio leone Zanetti di Marco e Castelli Lia XX aprile 2018 Agnese Facchini di Riccardo e Mazzola Maura

Ermanno lozza Anni 78 † 22 febbraio 2018

Maria Cornolti in Cornolti Maria Giulia Masper ved. Aletti Anni 86 Anni 96 † 23 febbraio 2018 † 2 marzo 2018

HA RICEvuTO IL BATTESIMO A ROSCIANO

25 febbraio 2018 Giulio Zambelli Marchesi di Claudio e Marchesi Olga 8 aprile 2018 Charlotte innocenti Cornolti di Davide e Cornolti Greta HA riCEvUTo iL BATTESiMo A rAMErA

Assunta Quarti ved. Baroni Rita Francesca Carrara Anni 104 Anni 91 † 9 marzo 2018 † 24 marzo 2018

Filomena Mansueto detta nene Anni 88 † 12 aprile 2018

15 aprile 2018 Sgobba Alessandro di Giovanni e Stacchetti Jessica

Rita Maria Ghilardi Agnese Maria Prometti vedova Rota Anni 94 Anni 91 † 20 aprile 2018 † 21 aprile 2018

“SPOSI PER SEMPRE” A PONTERANICA

Roberto Rocchetti e Valentina lombardi 5 maggio 2018

Emilio Prometti Anni 85 † 25 aprile 2018

“Ho sempre pensato che il sentimento più alto che un uomo possa provare sia quello della gratitudine. Un uomo prova gratitudine quando chinandosi sulla propria storia riesce a vedere bellezza anche nelle pieghe e nelle ferite. Prova gratitudine non perchè comprende tutto ma perché intuisce un senso altissimo della propria storia, di cui il dolore e le contraddizioni sono solo battute di una sinfonia più grande”. (L.M. Epicoco)

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Feriale sto

ore 18.00 al martedì di lugliuo e ago-

Prefestiva Festiva Feriale

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