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Le ComunitĂ Insieme Periodico interparrocchiale a cura delle ComunitĂ  di Ponteranica

Dicembre 2016 - Gennaio 2017

Parrocchia della Trasfigurazione in Rosciano - Parrocchia di SS. Alessandro e Vincenzo in Ponteranica Parrocchia di S. Michele Arcangelo e Madonna del Carmine in Ramera di Ponteranica

Natale 2016


Le Comunità Insieme

Editoriale

Periodico interparrocchiale a cura delle Comunità di Ponteranica

Dicembre 2016 - Gennaio 2017

Crescere insieme

Parrocchia della Trasfigurazione in Rosciano - Parrocchia di SS. Alessandro e Vincenzo in Ponteranica Parrocchia di S. Michele Arcangelo e Madonna del Carmine in Ramera di Ponteranica

È

Natale 2016

Sommario Dall’Assemblea di Gerusalemme: unità nella diversità 3 Crescere: saper scegliere per essere liberi? 4 Ma cos’è quest’unità pastorale? Comunità Ramera

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Anagrafe delle parrocchie 19 Comunità Ponteranica e Rosciano 20/25 Lesette verità fondamentali di Pinocchio 26 Registrazione Trib. di Bergamo n° 17 del 1/07/2010. Direttore responsabile: Agazzi Davide In Redazione: Enrico, Franco, Margherita, Simona, Vincenzo, don Flavio, don Sergio. Stampa: Centro Grafico Stampa Tel. 035 29 50 29 Articoli e files possono essere spediti a: info@centrograficostampa.it

Il prossimo numero uscirà il 10 febbraio 2017. Gli articoli dovranno essere consegnati entro il 30 gennaio 2017.

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terminato l’Anno santo della misericordia. Con tempismo unico, Papa Francesco ci ha regalato la stupenda Lettera apostolica Misericordia et misera. “Non si chiude la porta della misericordia” afferma all’inizio. Stiamo ancora meditando l’esortazione Amoris laetitia che già siamo grandemente sollecitati a leggere e meditare con gioia questa Lettera che ha suscitato tanto scalpore nell’opinione pubblica. Nel nostro Vicariato, martedì 6 dicembre, il nostro Vescovo Francesco ha incontrato gli operatori della carità. E’ stato assai difficile discernere chi invitare a tale appuntamento. Il Signore Dio ci offre innumerevoli esempi di dedizione al prossimo e pertanto come definire autenticamente gli “operatori della carità”, coloro che vivono l’aiuto al prossimo? Quasi impossibile definire, delimitare. E’ stato meramente incontro del Vescovo con ‘alcuni rappresentanti’ di questo mondo immenso, nel quale non c’è distinzione tra credenti e non credenti, praticanti e non praticanti, associati e singoli, istituzioni e semplicissimi cittadini, conosciuti e sconosciuti. Ed invece tutti accomunati da ciò che veramente sarà essenziale nell’incontro con Colui che crediamo essere la Dolcezza di Dio in persona: l’amore al prossimo. Santa Madre Teresa di Calcutta affermava che tutto sta o cade sulle cinque dita di una mano: “Lo Avete Fatto A Me”. A ciò si aggiunge l’alacre lavoro pastorale che stiamo conducendo per prepararci all’Unità Pastorale di Ponteranica. Splendida fatica. Pur tuttavia non si vede. Dimentichiamoci mai che “l’essenziale è invisibile agli occhi”. Occorrerà unirvi il cuore, ossia la passione, l’attesa, la gioia di lasciarsi sorprendere, l’intelligenza che cerca il meglio, la fiducia ben collocata. Non ci preoccupiamo di mostrare immediatamente risultati poiché gli anni futuri diranno quanto è stato meraviglioso lavorare con lungimiranza ossia guardando lontano e non immediatamente ad interessi particolari. Come Equipe pastorale di accompagnamento verso l’U.P. ci siamo incontrati con i Padri

sacramentino. In alcuni incontri specialissimi abbiamo avuto conferma della sensibilità squisita di questi nostri amici confratelli circa la possibilità di mettere insieme tutte le migliori energie delle nostre molteplici e variegate esperienze in ordine al bene di coloro che sincerante ed onestamente cercano il volto del Signore. Siamo usciti da queste riunioni con una sensazione di gioia profonda e riconoscenza verso i nostri Padri che ci hanno ancora una volta testimoniato di esserci Padri nella fede. La passione che stiamo dedicando alla costruzione della U.P. è primariamente orientata alle famiglie: in tante molteplici sfaccettature di incontro, offerta di scambio, coinvolgimento, formazione, vita comune, condivisione, crescita reciproca. Ed i figli dell’uomo che ci guardano sono estasiati di vedere papà, mamma, fratelli e sorelle, educatrici, educatori, don, tutti solidali ed impegnati a vivere con le stesse emozioni, giocose, scherzose, in silenzio, nell’ascolto, nel canto, nella danza, nel gioco, nella espressione delle proprie riflessioni, nella caccia al tesoro o di un oggetto. Siamo testimoni precisamente così: nella misericordia che offre un’altra possibilità a chi ha sbagliato, nella gioia dell’amore in famiglia ed all’esterno, nella creazione della solidarietà, nel percorso di unificazione che non è omogeneizzazione, nel vissuto della nostra fede sempre un po’ sinceramente ed onestamente dubbiosa, nella condivisione sempre più strepitosa di occasioni di incontro comunitario ad ampio raggio. Le Feste della nascita di Gesù ci regalano l’opportunità di invocare su tutti la sua divina Dolcezza. Il Signore benedica tutti coloro che fattivamente sono convinti sia veramente possibile stare insieme serenamente e ce la mettono tutta per far crescere questo nostro territorio così ricco di buona volontà e di innumerevoli azioni segrete di amore. Auguri sinceri di serenità e pace nell’incontro con Colui che è venuto affinché abbiamo “la vita in abbondanza”. don Flavio e don Sergio


La Parola

Dall’Assemblea di Gerusalemme: unità nella diversità

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a nascita della Chiesa, de- “Ora alcuni venuti dalla Giudea, insegnavano Questa decisione costituisce scritta da Luca negli Atti ai fratelli questa dottrina: - se non vi fate un punto di riferimento obdegli Apostoli, viene pre- circoncidere secondo l’uso di Mosè non potete bligato per le generazioni future sentata nelle diverse realtà ec- essere salvi -. Poiché Paolo e Barnaba si op- che sempre dovranno consiclesiali vissute nelle città di Ge- ponevano risolutamene e discutevano ani- derare le loro comunità sorelle rusalemme, di Antiochia e in matamene contro costoro, fu stabilito che non come enti giuridici, ma quelle comunità dove Paolo Paolo e Barnaba e alcuni altri di loro andas- come luogo della presenza ha portato l’annuncio di Cristo, sero a Gerusalemme dagli apostoli e dagli dello Spirito che anima, indirealtà di chiesa dove l’unico anziani per tale questione. Allora si riunirono rizza, purifica le varie tappe fondamento è Gesù; infatti gli apostoli e gli anziani per esaminare questo della crescita spirituale e apoChiesa e Gesù devono sempre problema….. Dopo lunga discussione Pietro stolica della Chiesa e dove la essere visti e pensati insieme. si alzò e disse – Dio che conosce i cuori, ha Sua presenza diventa fonte Nella lettura degli Atti degli reso testimonianza in loro favore concedendo di armonia e collaborazione. Apostoli, che riportano con anche a loro lo Spirito Santo….. Noi crediamo L’armonia ritrovata tra Geruverità l’inizio del cammino della che per la grazia del Signore Gesù siamo salemme e Antiochia dopo storia della Chiesa di Cristo, salvati e nello stesso modo anche loro”. una ricerca sincera e operosa emergono comunque alcune (Atti 15,1 – 11) nelle discussioni del primo differenze fondamentali sulConcilio di Gerusalemme e l’appartenenza ad Essa, differenze che hanno creato nella consapevolezza che lo Spirito ispira la strada e attriti e divergenze tra gli stessi apostoli e gli anziani insegna ai credenti di tutti i tempi di vivere nella giudei; per trovare un cammino comune è così nata la diversità l’unità della fede, dice anche a noi che il necessità di un confronto aperto e sincero tra due le realizzare l’unità pastorale nel nostro territorio per comunità di Gerusalemme e Antiochia. vivere con le proprie caratteristiche un cammino La discussione iniziata ad Antiochia(15,1-4), si sposta comune per crescere insieme è cosa estremamente a Gerusalemme (15,5-21) per concludersi ad Antiochia bella, anche se impegnativa. con l’invio delle decisioni prese (15,22-35). Così a Ge- Per giungere a una vera unità l’elemento essenziale è rusalemme è nato nell’anno 49-50 il primo Concilio il riconoscimento della grazia vissuta da ognuno in che dà il volto della Chiesa per sempre, ha lo scopo di forme differenti, dove il punto di partenza è l’apprezfare unità nella Chiesa e impedire, fin dall’inizio, che si zamento reciproco, poiché tutti sono portatori di un formino due chiese parallele, una conservatrice e dono diverso e quindi ci si ascolta vicendevolmente, un’altra progressista. La questione fondamentale che ci si accoglie nelle differenze, le si valorizzano, riconoinizialmente divideva le due comunità consisteva nel scendo che tutto proviene da un’ unica fonte che sapere se per la salvezza era sufficiente credere in dona Grazia in modo particolare, e mai si deve diventare Gesù Cristo, al quale ci si univa attraverso il battesimo, ostacolo o pericolo per la fede dell’altro, poiché anche o se era necessario passare prima per la legge di l’altro è una persona per la quale Cristo è Morto e RiMosè. sorto. Questo spinoso problema trova una felice soluzione L’unità pastorale che insieme andremo a realizzare è in questo primo e importane Concilio nell’armonia di un’impresa che si estenderà nel tempo e nello spazio; quattro interventi: Paolo e Barnaba, che guidati dallo va quindi vista come missione voluta da Gesù e deve Spirito hanno scoperto la volontà del Signore sulla continuamente essere preparata e organizzata, nella futura strategia dell’evangelizzazione, e Pietro e Giacomo certezza che attraverso il suo Spirito verrà realizzata la che si trovano sostanziamene d’accordo sulla loro sua volontà che ha comunque bisogno di segni visibili linea ecclesiale. Dopo questi interventi seguono al- di dimensione ecclesiale per costruire un modello di trettante fasi per giungere a dichiarare, in pieno Chiesa e raccontare l’opera di Dio quale momento accordo, che il dono che Dio ha fatto del suo Spirito ai della rivelazione e della manifestazione di Dio nella credenti, anche pagani, impone di ritenere che la storia e nella nostra storia. Giovanna salvezza è opera solo della grazia di Cristo.

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Famiglia

Crescere: saper scegliere per essere liberi?

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i lamentate sempre che i giovani non fanno nulla, ma quando facciamo qualcosa non vi va bene. Ma allora, cosa volete?” Direi che la logica di questo sbotto adolescenziale relativo all’incontro con l’insoddisfazione del mondo adulto è stringente. Quando c’è accordo e sintonia il problema non si pone. È però un “tormentone” generazionale quello di sentire il mondo adulto o il mondo anziano criticare quello della nuova gioventù con la celebre frase “Ai miei tempi ….”. La lamentela del ragazzo ha centrato la domanda: “Cosa volete dai giovani?” Cosa vogliamo dai giovani, dai nostri figli, o anche dai bambini? Per i nostri giovani vorremmo la salute, l’essere felici e realizzati, la ricchezza. Quello che vorremmo per loro comporta scelte e comportamenti nostri, e scelte e comportamenti loro, che sono poi quello che vorremmo da loro per raggiungere gli obiettivi. Spesso gli obiettivi, che sono sogni, scelti da noi ci sono così cari, ci teniamo così tanto, da farceli parere scontati. Non c’è neppure bisogno di condividerli. Sono così logici nella loro evidenza che, lasciato un margine di logica flessibilità, non hanno bisogno di essere messi in discussione. Finché si resta nell’ambito di affermazioni di massima, come la salute, la felicità, l’agiatezza economica, cl’accordo in effetti è abbastanza scontato, non serve discuterne. I dissapori iniziano quando dal piano delle parole si passa

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a quello dell’azione. Lì, dice un proverbio, c’è di mezzo il mare. E non è un mare sempre calmo. Le emozioni che il compiere delle scelte porta con sé increspano la superficie. Più difficile è la scelta, per l’oggetto che sta affrontando o per la condivisione che la scelta stessa riesce a raccogliere, più le increspature si fanno importanti fino a diventare mare molto mosso. I contrasti possono nascere quando occorre declinare nella concretezza il come raggiungere gli obiettivi - con decisioni importanti come quelle della scuola, della professione, del luogo in cui vivere, del compagno di vita - e quando vivendo la quotidianità si compiono le piccole scelte, quelle strozzate dentro i tempi dell’incedere delle ore e dei relativi doveri connessi. Alcune di queste competono a noi, altre invece sono di competenza dei nostri figli, e sono quello che ci aspettiamo da loro. Rispetto a quello che dovremmo fare noi la valutazione è sempre difficile. Ovviamente ognuno è convito di fare già la propria parte e si aspetta il cambiamento dall’altro. Il problema è che questo vale anche per l’altro! Anche lui è convinto di fare già quanto dovuto e magari vorrebbe agire e compiere scelte che non collimano con quelle da noi immaginate e che quindi cercheremo di bloccare. La parte più difficile, come sempre, è capire quando è opportuno intervenire e dirigere le scelte e le non-scelte dei nostri figli, come banalmente

lo stare davanti alla tv tutto il pomeriggio tralasciando i compiti, e quando invece dobbiamo fermarci e ascoltare, e se serve addirittura sostenere. Eppure il grosso del lavoro non avviene nei momenti in cui abbiamo consapevolezza di dover compiere una scelta o di dover prendere una posizione. Ad esempio, vorremmo la salute per i nostri figli. Cosa facciamo noi perché possano costruire uno stile di vita che il più possibile, per ciò che è in nostro potere, la mantenga? Dire di smetterla di mangiare schifezze, che il più delle volte abbiamo acquistato e messo in credenza noi, o di smetterla di stare al cellulare o al computer e di andare a fare un giro non funziona. Sono le scelte quotidiane che compiamo ad influenzare gli stili di vita e quindi la salute: quello che e quanto mangiamo, quanto ci muoviamo in auto e quanto a piedi, la quantità di tempo passata con cellulari o quella trascorsa passeggiando o facendo sport, così come quella impegnata in attività individuali e quella investita in attività: con i figli, con il compagno, per e con la comunità e la società in cui viviamo. Questo nostro fare racconta istante per istante ai nostri figli cosa è giusto e cosa sbagliato. Gli stiamo insegnando cosa pesa di più nelle scelte, da che parte pende l’ago della bilancia. Nel frattempo loro guardano anche a come facciamo tutto ciò, se ci rende felici o arrabbiati, soddisfatti o lamentosi. Un giorno durante un incontro


Famiglia

con bambini di quinta elementare ho chiesto loro se volevano diventare grandi. In vari mi hanno risposto di no. Con una serie di motivazioni: “i grandi devono sempre lavorare e non hanno tempo per stare con gli amici”, “i grandi non hanno mai tempo di riposarsi”, “non puoi più fare le cose per te, ma devi sempre fare per gli altri, come i figli e il marito”, “i grandi sono sempre seri e non possono più essere felici perché hanno molti impegni importanti”, “i grandi devono rinunciare alle cose che li rendono felici perché hanno tante responsabilità”. Ne è uscito un quadro del mondo adulto desolante. Per fortuna non sono sempre queste le risposte. Però pone una serie di interrogativi rispetto al messaggio che, senza volerlo o esserne consapevoli, passiamo. Chi più chi meno, spesso minimizziamo il valore di quello che fanno i bambini, soprattutto quando stanno giocando e ridendo. Il gioco e il divertimento sono

un tempo riconosciuto bello ma di un valore minore rispetto al tempo impiegato seriamente per leggere, per studiare o per lavorare. Addirittura capita che chiediamo loro di modificare il gioco e di stare tranquilli, di non fare troppo rumore, di non disturbare chi sta lavorando. Nella migliore delle ipotesi è il senso di responsabilità che porta i genitori a “guidare” i propri figli indirizzandone le scelte e i comportamenti. Obiettivo e compito di ogni genitore è tutelare il figlio: impedire loro di fare errori di cui un domani potrebbero pentirsi è un modo per adempiervi. Il senso di responsabilità, l’avere un compito da svolgere e il volerlo svolgere nel migliore dei modi rischia di accecare e rendere sordi, portando così i genitori a fare l’errore più grosso, ovvero quello di portare a termine il compito senza aver capito se l’obiettivo fosse condiviso anche dal figlio. Certo è difficile pensare che un figlio a

tre anni possa avere le idee chiare su cosa vorrà fare da grande, e così a dieci, ma forse anche a quindici anni ... eppure. Eppure uno dei modi per sostenere i figli nel momento della scelta delle superiori è quello di pensare a quale fosse il gioco simbolico che facevano da bambini, quando a due anni iniziavano a giocare “a fare finta”. Cosa amavano fare? Chi bramavano imitare? Costruivano? Decoravano? Organizzavano? Trasformavano? Ricordarcene potrebbe offrire indicazioni molto utili nella scelta della scuola superiore e della futura professione. Perché i bambini piccoli hanno le idee molto più chiare di quanto noi non riusciamo ad attribuire loro, sempre che siano stati liberi di scegliere che giochi fare. In realtà a noi piacerebbe che i nostri figli facessero quello che ci immaginiamo noi. Questo vorremmo da loro. La domanda a questo punto si rovescia: i ragazzi hanno dei validi motivi per pen-

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Famiglia

sare che le nostre scelte e il nostro modo di vedere e pensare sia quello migliore? Nessuno ha torto al cento per cento, e nessuno ha totalmente ragione. Una pratica molto interessante e formativa, nel mio lavoro, è quella di filmarsi e poi rivedersi. Impressionante quanto appaia diverso quello che si credeva di aver fatto e quello che invece è stato realmente agito. Gli altri ci guardano da fuori, vedono quello che noi non immaginiamo neppure, nel bene e nel male. Anche quando ci pare di aver ragione, riguardandoci da fuori, potremmo da soli scorgere quelle fragilità che i nostri figli vedono benissimo e che li portano a prendere, e a ragione, decisioni diverse da quelle che prenderemmo noi1. Detto questo, si pone un altro problema. Perché è difficile accogliere che un figlio abbia desideri diversi dai nostri? A volte ci è addirittura difficile accogliere che porti a termine quanto da noi chiesto ma utilizzi modalità diverse dalle nostre. Ognuno di noi nella propria scelta vede la modalità migliore, ma il mondo è pieno di “modalità migliori”, una diversa dall’altra. Quello che è veramente difficile e che dovrebbe diventare obiettivo di ogni agire educativo non è tanto identificare la scelta giusta, bensì rendere i nostri figli capaci di avere la forza e il coraggio di scegliere. S’impara a scegliere. E s’impara esercitandone la facoltà. Non è così scontato avere accanto persone che ci consentano di farlo, lasciando spazio alla possibilità che le cose vengano fatte in modo diverso da come se l’erano immaginato. Devono a loro volta essere forti e flessibili. Capita anche a tre anni che gli amici non riescano a lasciarci liberi. Alla scuola dell’infanzia ci sono bambini che

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ricattano gli amici dicendo loro che se non faranno una certa cosa, o se giocheranno con un certo compagno, non saranno più loro amici. I bambini che tengono in pugno i compagni, con questi che sono veri e propri ricatti emotivi, sembrano i forti. In realtà la forza, che è ben altro dalla prepotenza, abita altrove. La forza si manifesta nella flessibilità, elemento fondante la resilienza2. Come per un ramoscello di nocciolo: finché è flessibile non lo spezzi, quando seccando si irrigidirà sarà questione di un attimo sminuzzarlo come si vorrà. Flessibilità si traduce nel riuscire a stare di fronte a scelte che non si condividono, continuando a non condividerle, sostenendo però la persona, non lasciandola sola. E non lasciare soli significa che nel caso in cui la scelta si riveli errata non verrà commentata con un “te l’avevo detto”. È già sufficientemente dura dover ammettere di aver avuto torto di fronte a chi ce lo aveva anticipato senza che la mortificazione venga enfatizzata girando il coltello nella piaga; per evitare di dover dare ragione a chi poi infierirà si potrebbe addirittura negare l’errore ad oltranza, facendo un danno ancora più grosso. Accompagnare con forza e flessibilità significa stare senza guardare indietro, sostenere, confortare, stare accanto, senza giudizio, condividendo eventualmente ipotesi e strategie per affrontare il fallimento vissuto. Esattamente il contrario dell’“adesso ti arrangi” che spontaneamente verrebbe da dire. Sostenere si traduce però anche nel resistere alla voglia di sostituirsi. E pure questo richiede grande forza. La soluzione la deve mettere in campo il protagonista della scelta e dell’eventuale errore. La libertà va vissuta fino in fondo, nelle scelte come

nell’individuare le strategie per affrontarne le eventuali conseguenze negative. Stare di fronte a scelte che non condividiamo equivale inoltre ad assumere il rischio di scoprire che eravamo nel torto, e che la scelta più corretta è stata quella compiuta dai figli. Cosa avremmo voluto noi dagli adulti importanti che ci sono stati guida? Chiudiamo gli occhi e pensiamoci seriamente, per un po’. Io avrei voluto che mi lasciassero libera continuando a stimarmi e a volermi bene, soprattutto nei momenti in cui facevo più fatica e avevo più paura di non farcela. Forse avrei anche voluto che ogni tanto mi togliessero dai guai. A volte è stato fatto, altre volte no, e questo mi ha consentito di ponderare meglio le scelte successive. Allenarsi. Ecco cosa serve. Dargli occasioni per allenarsi ad assumersi la responsabilità della scelta, anche mostrandogli come si fa. Se saranno allenati saranno anche sufficientemente forti per riuscire a scegliere senza farsi condizionare di fronte ai bivi che la vita porrà. Per quanto desideriamo non accada, la vita di tutti sarà segnata dal dolore e dalla fatica. La differenza la farà il come se ne uscirà. Un terremoto può far crollare una casa, può creparla o può passare senza lasciare tracce evidenti. Dipende dalle fondamenta, e dalla struttura. Per noi, dall’allenamento. E questo lo costruiamo goccia dopo goccia, giorno su giorno. Simona Colpani 1) La famosa trave nel nostro occhio che non vediamo e la pagliuzza nell’occhio dell’altro che vediamo benissimo!!! Magari abbiamo solo una pagliuzza, ma gli altri ce la vedono benissimo. Pensate se poi invece è proprio la trave quella che abbiamo negli occhi!! 2) Forti perché flessibili, flessibili perché forti.


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Ma cos’è quest’Unità Pastorale!? Il 5 marzo prossimo il Vescovo Francesco verrà ad inaugurare l’Unità Pastorale di Ponteranica. Noi stiamo lavorandoci da almeno tre anni. Ma, a parte le persone che vi sono entrate direttamente in contatto, i più nonostante la nutrita informazione ancora si chiedono: cosa sarà? Abbiamo pensato di raccontarvi a campione alcune delle cose che stanno già accadendo, perché l’Unità Pastorale altro non sarà che l’istituzionalizzazione di una collaborazione già attiva e diffusa fra le nostre parrocchie.

1 / È arrivato il Calendario dell’Unità Pastorale Da due anni arriva nelle case di tutte le famiglie di Ponteranica il “Calendario Pastorale” della vita delle nostre comunità parrocchiali. “Pastorale” è l’aggettivo che nella Chiesa caratterizza tutte le attività del “gregge” di Dio, del popolo dei credenti.

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uindi un calendario per guidare il cammino dei cristiani di Ponteranica nel percorso delle loro comunità parrocchiali. Un calendario un po’ particolare perché di fatto l’anno pastorale non coincide con quello solare (gennaio/dicembre) ma è più simile a quello scolastico o sociale (settembre / settembre). Ed in effetti, pur trovando qui l’intero anno 2017, la programmazione arriverà solo fino al settembre-ottobre 2017. Il resto sarà sul nuovo calendario… Quest’anno abbiamo voluto limitare l’estetica a tutto favore della praticità: meno fotografie e caratteri più grandi e leggibili, più spazio per le annotazioni della famiglia… Nel calendario trovate poi, su due colonne distinte gli impegni

delle diverse comunità: una colonna per le parrocchie di Ponteranica e Rosciano insieme, l’altra per quelle della parrocchia di Ramera. Centrali, in rosso, sono riportate tutte le iniziative che le parrocchie faranno insieme, appunto, in Unità Pastorale. Infine, troverete informazioni sulla vita delle comunità, numeri di telefono, orari delle messe, iniziative… Realizzare un calendario comune è stato uno dei primi passi mossi nella direzione della collaborazione. Non solo per rendere visivamente insieme le nostre at-

tività, ma anzitutto per programmare insieme i diversi percorsi: quando si condividono i calendari allora ci si accorge che ci sono sovrapposizioni, doppioni, iniziative che si replicano… e il grosso del lavoro è in questo “dietro le quinte” nel quale la parola magica è ARMONIZZAZIONE. Lì si lavora per creare percorsi che si intreccino, si incontrino, si fondano fra loro, evitando appunto – al contrario – che il lavoro di ciascuna parrocchia rimanga isolato o peggio ancora che sia di ostacolo alle altre.

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2 / Non solo parrocchie, nella “rete” dell’Unità Pastorale anche i Padri Sacramentini Da due anni arriva nelle case di tutte le famiglie di Ponteranica il “Calendario Pastorale” della vita delle nostre comunità parrocchiali. “Pastorale” è l’aggettivo che nella Chiesa caratterizza tutte le attività del “gregge” di Dio, del popolo dei credenti.

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erché tutta la comunità fosse aiutata a essere coinvolta in questo processo, si sono organizzati due incontri in cui erano presenti oltre che don Sergio e don Flavio, anche alcuni laici: Renzo, Veronica, Francesco e Emilio, che insieme a Simona, al diacono permanente Fabio e a p. Luca, formano l’equipe di avvicinamento all’Unità Pastorale. Attualmente, la comunità dei sacramentini è composta da 19 religiosi. La maggior parte sono confratelli anziani, che sono in questa casa dopo avere speso anni ed energie a servizio della chiesa e del popolo di Dio. La comunità ingloba anche il Centro missionario, che si occupa del sostegno delle nostre missioni in Africa, e il Centro Eucaristico, la casa editrice dei sacramentini.

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Un primo incontro ha avuto luogo l’11 ottobre. Lo scopo era di presentare alla comunità il cammino percorso dall’unità pastorale, le sfide, le attese e i passi che ci attendono. Un’occasione importante per conoscersi, per dialogare e condividere gli obiettivi di questo cammino, certamente non facile, e che chiede il coinvolgimento positivo di ogni realtà. Un secondo incontro si è svolto il 15 novembre. Ci si era proposti di offrire da parte della comunità alcune indicazioni sul possibile contributo specifico della comunità. Una comunità religiosa, infatti, non è un’isola, ma deve essere presenza feconda in un territorio sapendo allo stesso tempo recepire le domande e dare delle risposte a partire dalla propria identità e missione. Molti e fecondi sono stati gli elementi

emersi, in uno scambio cordiale, costruttivo e fraterno, che potremmo sintetizzare in questi pochi punti. Innanzi tutto, è ormai un dato di fatto che la chiesa dei sacramentini non è più la cappella interna del seminario, chiuso ormai da anni, ma è una chiesa aperta al pubblico. Un passo importante sarebbe un riconoscimento anche da parte della Diocesi di questa sua fisionomia, che la inserisce nel progetto dell’Unità Pastorale come un “Santuario Eucaristico”, e cioè un centro di spiritualità eucaristica (adorazione, catechesi specifica) e di accompagnamento spirituale (confessioni, direzione spirituale). Un secondo elemento concreto, è la disponibilità dei sacramentini a dare il proprio contributo alla formazione, offrendo le pro-


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prie competenze e mettendosi a servizio delle esigenze della pastorale parrocchiale (predicazione, formazione, un contributo scritto su Le Comunità insieme, far conoscere la rivista Il Cenacolo…). I sacramentini, infine, come molte altre Congregazioni, hanno una propria Associazione laicale

con la quale condividono la spiritualità e la missione eucaristica dell’Istituto. Anche questa potrebbe essere una proposta di formazione per quei laici che desiderano vivere la propria vocazione e missione di laici nella chiesa e nel mondo, facendo dell’Eucaristia la forza plasmatrice della loro vita.

In conclusione. Al termine di questi dialoghi, si è stabilito di formare un piccolo gruppo di lavoro per continuare la riflessione e concretizzare qualche iniziativa. Il cammino è lungo, l’importante è fare un passo in avanti, insieme e con spirito costruttivo.

3 / Il catechismo dei nostri ragazzi Il catechismo è l’ambito nel quale sono più evidenti le “conseguenze” dell’unità pastorale. I catechisti delle nostre parrocchie hanno già imparato a conoscersi e a lavorare insieme

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nostri ragazzi, che siano di Ramera, Ponteranica o Rosciano frequentano le stesse scuole, giocano negli stessi gruppi sportivi, frequentano le stesse associazioni… vivono insomma in una realtà civile già unificata nello stesso comune. Era dunque anacronistico che metà dei ragazzi di una stessa classe facessero la prima comunione in terza elementare (quelli delle parrocchie di Ponteranica e Rosciano) e metà in quarta elementare (Ramera)… Una volta avviato il percorso di unità pastorale siamo dunque partiti da lì, dall’armonizzare le piccole numerose disarmonie che c’erano fra le nostre comunità: ora dunque le prime comunioni nelle nostre parrocchie avvengono tutte nell’anno di quarta elementare (o primaria). L’ambito catechistico è fra quelli più impegnati nei percorsi di unità pastorale. Raccoglie una sensibilità iniziata molto tempo fa, La necessità di un luogo sufficientemente grande per la celebrazione delle Cresime già diversi anni orsono spinse le parrocchie – quando il percorso

dell’unità pastorale era ancora al di la da venire - a celebrarle tutti insieme nella chiesa di Ponteranica. Don Gianluca e i parroci don Franco e don Mario capirono che era il momento di pensare insieme non solo la celebrazione ma anche la preparazione. Iniziò così la collaborazione di oratori, catechisti, sacerdoti, genitori per la preparazione alla Cresima nei due anni di prima e seconda media. “Dietro” c’era tutto il lavoro dei catechisti e dei sacerdoti ma il momento in cui questa era più visibile erano i ritiri domenicali vissuti insieme fra ragazzi e genitori delle diverse parrocchie. Ora questa collaborazione tocca tutti gli anni dell’iniziazione cristiana, cioè della preparazione ai sacramenti: terza elementare (prime confessioni), quarta elementare (prime comunioni), prima e seconda media (cresima). I catechisti di questi anni, ma anche quelli degli adolescenti / giovani lavorano trasversalmente fra le nostre parrocchie coordinati da don Flavio (elementari), don Sergio (medie) e don Lorenzo

(ado/giovani). Le cresime continuano ad essere celebrate insieme a Ponteranica; le prime confessioni nello stesso giorno (la domenica delle Palme) e con lo stesso “rito” nelle diverse chiese: le prime comunioni nelle diverse chiese e in diverse date, anche per non mettere in difficoltà i parenti invitati. Queste diverse prassi raccontano bene la flessibilità dell’Unità Pastorale che andiamo a fare: ove opportuno si unifica, ma sempre con l’attenzione a mantenere le specificità delle diverse parrocchie, che collaborano ma non “spariscono”.

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4 / Un’educatore professionale per i nostri oratori Un progetto sostenuto, anche economicamente, dalle nostre parrocchie insieme. Con un’attenzione speciale ai nostri adolescenti che già vivono, studiano, giocano e si ritrovano insieme, senza quasi neppure avere la percezione di appartenere a tre parrocchie diverse…

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i presento. Sono Chiara Acerbis, educatrice per la cooperativa Il Pugno Aperto, abitante di Ponteranica, mamma di due bimbi piccoli. Sono stata la coordinatrice del cre degli oratori di Ponteranica l’estate appena trascorsa ed oggi sono l’educatrice dell’Unità Pastorale sugli oratori per pre adolescenti adolescenti e giovani delle nostre comunità di Ramera, Ponteranica Alta e Rosciano. E di Unità Pastorale vi vorrei raccontare per lo spaccato che in questi mesi sta interessando gli Oratori. Il Cre. Non tutti sanno che il nuovo progetto cre è nato all’interno dell’equipe Pastorale che si è trovata a confrontarsi e delineare insieme le linee guida

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di un progetto unitario e condiviso. Proprio a partire da queste linee guida è stato ri-strutturato il cre introducendo attività e laboratori nuovi, rivedendo le gite e la partecipazione ad esse, ripensando la strutturazione e i ruoli degli animatori e aiuto animatori. A partire dalla formazione di questi ultimi si è iniziato con loro un percorso di condivisione di uno stile che fosse quello della cura e della responsabilità del ruolo mettendo al centro l’attenzione ai più piccoli. Per tutti i nostri ragazzi l’esperienza cre è stata un’esperienza di unità perché hanno visto fin da subito la presenza di entrambi i nostri parroci e di don Lorenzo e hanno visto la messa in campo di risorse e pensieri nuovi che

seppur all’inizio li hanno resi un po’ diffidenti nella pratica hanno capito e vissuto la cura delle comunità nel renderli protagonisti visti e riconosciuti. Non a caso la voglia di stare insieme e condividere un pezzo di strada in più è poi sfociata nel cre animatori, un’esperienza aggregativa coinvolgente. I nostri ragazzi piccoli e grandi hanno vissuto un mese insieme senza differenze di appartenenze parrocchiali ma parte di un grande ed entusiasmante unico progetto di cre. Castellina Marittima. Una settimana di vacanza dei ragazzi in seno all’Unità pastorale. Anche questa è stata una bella occasione per stare insieme e vivere un’esperienza di unità. Equipe educativa degli oratori. Costituita da otto persone tra cui tre adulti scelti in rappresentanza dell’oratorio Ramera e tre dell’oratorio di Ponteranica Alta,una giovane volontaria e io come educatrice dell’Unità Pastorale. Questa equipe è un luogo di incontro tra i due oratori, di pensiero e scambio reciproco in cui ci si confronta per la costruzione di un progetto di un’Unità pastorale …per pre adolescenti e adolescenti. Vuol essere un tavolo di condivisione di idee sia per la valorizzazione della presenza dei nostri ragazzi all’interno di esperienze che ci sono già nei nostri


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oratori sia per nuove iniziative che vadano nella direzione di un’armonizzazione delle risorse. È un’esperienza importante quella di poter dare vita ha dei processi nuovi che pur tenendo conto delle specificità dei due oratori vedano nell’unità pastorale la possibilità di creare luoghi di protagonismo significativi per i nostri ragazzi mettendo in comune risorse ed esperienze. In questo mio lavoro come educatrice degli oratori per l’Unità Pastorale seppur ancora ai primi passi ho avuto modo di incontrare i ragazzi dei gruppi di catechismo adolescenti e poter raccontare loro dell’Unità Pastorale come di una grande opportunità per ripensare luoghi tempi spazi e sentire che è nell’incontrarsi che nascono cose sorprendenti e inaspettate. A loro che vivono meno che noi adulti l’appartenenza ad una comunità perché si conoscono tutti dal cre e dalla scuola e poco importa dove abiti o frequenti, ho raccontato dell’Unità Pastorale come una coppia che decide di sposarsi e mette in comune le proprie differenze facendole diventare una ricchezza su cui costruire la propria casa. Non faranno tutto insieme sempre, ognuno manterrà la sua personalità ma scelgono di camminare insieme lungo una strada nuova. Ed è davvero nel potersi fermare a incontrare le realtà dei nostri oratori e raccogliere storie e progetti, provando ad avere sguardi lungimiranti che l’Unità Pastorale ci chiede, che si incontra entusiamo e passione educativa e voglia di mettersi in gioco nonostante la possibile fatica di ripartire dentro un cammino nuovo da costruire.

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Ramera

Parrocchia S. Michele Arcangelo e Madonna del Carmine

Elogio alla vita Riconoscendo a noi stessi che le cose più belle nella vita sono gratis ... facciamo ingordigia di abbracci, baci, amici, risate, famiglia!! Sperimentiamo le passeggiate nella natura, ascoltiamone i colori e ritagliamo sempre un pochino di tempo per sentirci fortunati! Amiamo forte senza aspettative e, cancelliamo i rancori, tramutiamo tutto in opportunità. Cresciamo sempre anche quando le rughe incominciano a fare capolino ... un giorno non lontano  ci diranno quanto siamo felici di vivere.  Ti Amiamo Vita, qualunque sia il percorso ... chiunque arrivi a noi, lasciamolo entrare e se succede ... lasciamolo uscire, con gioia per ciò che ha aggiunto in noi!

W la vita! LO. Acrilico su tela 80x80

Presidente... Mercoledì 30 novembre abbiamo avuto la fortuna di incontrare e parlare con il Presidente della Repubblica. Come tutti i mercoledì nella scuola dell'infanzia di Città

Alta dove lavoro e' abitudine fare un'uscita didattica nel quartiere per salutare e osservare le varie attività commerciali e sociali, di solito ci si ferma a salutare il panettiere,

il barbiere, lo zio, la nonna che ci aspetta con i dolcetti... insomma una grande famiglia allargata! E che grande sorpresa ritrovarci in Piazza Vecchia con centinaia di studenti e persone ad aspettare il passaggio del Presidente. I bambini erano molto emozionati, mostrando con orgoglio la bandiera italiana e saltellavano per scaldarsi dal freddo Mattarella nel vedere così tanti bambini che gli sorridevano si fermò, mi strinse la mano e con entusiasmo mi chiese se fossi l'insegnante... Infine mi augurò buon lavoro affermando che i bambini sono il nostro futuro! Vitali Paola

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Parrocchia S. Michele Arcangelo e Madonna del Carmine

Cristo Re ritiro terza Primaria

R

itiro. Parola sportiva: ritiro sportivo delle grandi squadre. Pure noi siamo una squadra coesa ed intenzionata a portare a casa un grosso risultato. Ce l’abbiamo fatta! Con grande riconoscenza allo Spirito di Gesù ed alle persone alle quali abbiamo chiesto nelle Messe feriali di accompagnarci nella preghiera. Domenica 20 novembre: il primo Ritiro delle 4^ Primarie dell’intera Ponteranica. I ragazzi a dir poco ammirati, sorpresi, silenziosissimi mentre ci ascolta-

vano e ci scrutavano. Sguardi attoniti di fronte a tanta partecipazione convinta dei genitori. Un canto bellissimo ha creato l’atmosfera giusta. In salone un altro canto ci ha fatto muovere con naturalezza. Giochi tutti insieme, a gruppi, all’aperto, in sala giochi. Nella massima serenità e con tanta gioia. I ragazzi nei diversi momenti tentavano di farsi largo per appiccicare i post-it visto che gli adulti numerosi si affollavano pure essi in prossimità del cartellone.

Ramera

Domenica 20 novembre 2016

La prima occasione per iniziare un nuovo percorso. Tappe rispettate. Risultato oltre le più rosee aspettative. Circa 150 persone. Stupendo! Collaborazione concreta, fattiva e serena tra le Catechiste ed i Catechisti di tutti i gruppi di 3^ Primaria con don Flavio, ossia gli educatori che insieme organizzeranno i Ritiri di questo percorso catechistico. Il mio Re – un Re: confronto assai stimolante. I nostri spazi non più adeguati. Abbiamo trovato posto presso i

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Ramera

Parrocchia S. Michele Arcangelo e Madonna del Carmine

Padri Giuseppini di Valbrembo: casa assai accogliente, spazi interni ed esterni. Sala giochi immediatamente fruita. Sala da pranzo che è diventata pure sala

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per giochi tutti insieme appassionatamente. La maggior parte delle famiglie è rimasta sino all’ultimo secondo. Altre famiglie sono tornate a Ponteranica per

partecipare all’incontro genitori di 2^ secondaria. Bellissima esperienza. Continuiamo senza più timori e con grande entusiasmo. don Flavio


Catechesi seconda Primaria

L

e ragazze ed i ragazzi di 2^ Primaria, durante un incontro di catechesi, accompagnati dalla propria catechista Cristina, sono entrati in chiesa parrocchiale per conoscerne alcuni elementi portanti. Attraverso alcune attenzioni abbiamo chiesto ai ragazzi di osservare, ascoltare, toccare ed annusare. Lentamente l’attenzione si è focalizzata sui fiori, sul loro aspetto, dimensioni, colori, profumi. Abbiamo spiegato loro che i fiori nelle chiese cristiane non hanno radici poiché sono recisi: i fiori “parlano”, come tutti gli altri arredi ed elementi nella chiesa, di Gesù. I fiori sono recisi come è stata recisa la giovane esistenza di Gesù di Nazareth. Ai bimbi, ritornati in classe, abbiamo chiesto di disegnare i fiori. Un bimbo ha disegnato il capolavoro che pubblichiamo qui accanto: un fiore viene tagliato dalle forbici. Il fiore piange poiché sa di morire. Il fiore è Gesù che ha pianto poiché era consapevole ormai della sua morte. Potenza meravigliosa della capacità spirituale dei bimbi che, pure attraverso la catechesi, “intuiscono” l’esperienza di Gesù e vi si calano con la naturalezza dei piccoli ai quali, ci dice il Vangelo, il Padre offre la piena rivelazione del suo Figlio.

Ramera

Parrocchia S. Michele Arcangelo e Madonna del Carmine

don Flavio

Grazie a Giuseppe Pievani Domenica 13 novembre, dopo la s. Messa delle ore 18, don Flavio ha ringraziato a nome della comunità della Ramera ed a nome suo personale Giuseppe Pievani, organista, il quale per oltre 65 anni ha accompagnato con la musica dell’organo s. Messe, celebrazioni di Battesimi, matrimoni e funerali, con passione ed amore per la musica sacra. E’ stato un momento emozionante anche per l’assemblea presente che ha partecipato commossa con un lungo applauso. Don Flavio mi ha chiesto di raccontare un poco la “vita musicale” di Giuseppe Pievani al microfono, al termine della Messa, ma per l’emozione, dopo alcune parole non sono riuscito; io e Giu-

seppe, con qualche lacrima, ci siamo abbracciati facendoci tanti auguri. Io ricordo che da ragazzo ascoltavo la sua musica quando, con un gruppo di ragazze, accompagnava la s. Messa domenicale delle ore 10 ed il pomeriggio i Vespri e la benedizione eucaristica. Allora era parroco don Benedetto Castelletti. Quando arrivò il curato don Gianangelo Morelli, che in seguito diventò parroco, unirono al coro di ragazze anche adolescenti e ragazzi e formarono una Corale a 4 voci miste. Dopo alcuni anni arrivò come parroco don Gianni Cossali. Fondò il Coro Vittorio Carrara, che più avanti affidò al Maestro Fausto Dolci e Giuseppe Pievani accompagnò sia le prove di canto il giovedì sia le s. messe ed alcune esecuzioni musicali. Ricordo anche quando servivo all’altare come chierichetto durante il mese di novembre: Giuseppe accompagnava alle 6 del mattino le Messe e l’Ufficio per i nostri defunti. Giuseppe, ti ringrazierà anche il Signore oltre a noi poiché con il tuo esempio si sono formati alcuni gruppo che con le letture ed i canti rendono più ricche di preghiere le celebrazioni. Ti ringrazio ancora, di cuore,ma ci sentiremo sempre. Ciao Bepi! Tuo corista Francesco Sigismondi

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Ramera

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Le parole del Papa e quelle dei giornali “A

ssolvete donne e medici che abortiscono”. Titola così, nella sua home page, il quotidiano La Repubblica. Con tanto di virgolette. Il soggetto sottinteso è il Papa, e l’uso dell’imperativo dà alla frase un tono pressante. Il Papa però quella frase l’ha mai pronunciata né tanto meno scritta. Il titolo vuole riassumere il contenuto della Lettera apostolica Misericordia et misera, nella quale Francesco, al termine del Giubileo della misericordia, stabilisce che d’ora in poi a “tutti i sacerdoti, in forza del loro ministero”, sarà concessa “la facoltà di assolvere quanti hanno procurato peccato d’aborto”. Si noti: la facoltà di assolvere, non l’obbligo, e certamente non l’imperativo, come invece si deduce dal titolo di cui sopra. Ha spiegato monsignor Rino Fisichella in conferenza stampa: “Come si sa, questo peccato era riservato ai vescovi, che di volta in volta, a seconda delle circostanze, concedevano ai sacerdoti delle loro rispettive diocesi la facoltà di assolvere”. Adesso invece,

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“in forza del loro ministero, cioè per lo stesso essere ministri della riconciliazione, il peccato di aborto potrà essere perdonato da ogni sacerdote, senza più alcuna delega particolare”. Si noti: potrà essere perdonato. Vado a cercare il punto del documento. E’ il numero 12, a pagina 22. Ed ecco la parola del papa: “Vorrei ribadire con tutte le mie forze che l’aborto è un grave peccato, perché pone fine a una vita innocente. Con altrettanta forza, tuttavia, posso e devo affermare che non esiste alcun peccato che la misericordia di Dio non possa raggiungere e distruggere quando trova un cuore pentito che chiede di riconciliarsi con il Padre”. Si noti: quando Dio trova un cuore pentito che voglia riconciliarsi con il Padre. Poi il papa aggiunge: «Ogni sacerdote, pertanto, si faccia guida, sostegno e conforto nell’accompagnare i penitenti in questo cammino di speciale riconciliazione». Si noti: il papa parla di penitenti. Lascio al lettore il confronto tra i concetti espressi da Francesco e

il titolo di Repubblica. Ma vediamo altri titoli delle edizioni on line di alcuni giornali, con i miei umili commenti tra parentesi. Corriere della sera: «Aborto, svolta del Papa: i preti assolvano chi procura il grave reato» (di nuovo l’imperativo, inesistente nelle parole del papa, e poi quella parola, reato, al posto di peccato!). Il Messaggero: «Aborto, svolta di papa Francesco: i preti possono assolvere donne e medici che si pentono» (che si pentono e vanno a confessarsi, bisognerebbe aggiungere). Gazzetta del Sud: «Svolta di Papa Francesco sull’aborto: sì al perdono» (perché prima c’era forse un «no al perdono»?). Il Tempo: «Il Papa: chi ha procurato peccato di aborto sarà assolto» (sarà assolto sempre e comunque?). Il Secolo d’Italia: «Papa Francesco concede per sempre l’assoluzione dal peccato di aborto» (che significa «concede per sempre»? E le condizioni?). Quotidiano.net: «Aborto, papa Francesco: è un peccato ma va perdonato» (ma sì, colpo di spugna!). Consumatrici.it: «Papa Francesco: aborto, peccato da assolvere» (ridomando: da assolvere sempre e comunque?). Mi fermo qua. Ecco come, nella vulgata massmediatica, vengono spesso tradotte le parole del papa. Lo so, lo so: tradurre è sempre un po’ tradire, ma qui il tradimento è bello grosso! So anche, e parlo per esperienza diretta, che fare i titoli non è mica facile, perché bi-


Ramera

Parrocchia S. Michele Arcangelo e Madonna del Carmine

sogna condensare in pochissime parole un pensiero anche complesso, però nessuno dovrebbe sentirsi libero di stravolgere completamente la verità. So anche che le edizioni on line dei giornali producono titoli e notizie con grande velocità, ma il tentativo dovrebbe essere quello di mettere insieme velocità e verità, non di sacrificare la verità alla velocità. O no? Qualcuno, parafrasando proprio Francesco, potrebbe chiedermi: chi sei tu per giudicare? Nessuno, ovviamente. Però sono un po’ stanco di questa cosiddetta società dell’informazione che è più che altro una società della disinformazione e quindi della mistificazione, e non mi va più tanto di vivere in questo villaggio globale nel quale di globale c’è soprattutto la confusione, voluta e alimentata da precisi interessi di parte.

Fra i titoli più onesti che ho trovato c’è quello del Fatto quotidiano: «Papa Francesco: concedo ai sacerdoti la facoltà di assolvere quanti hanno peccato di aborto». La dimostrazione che si può essere sintetici e corretti. Bene anche Tgcom.24: «Giubileo, il Papa nella sua Lettera: “Concedo a tutti i sacerdoti di perdonare il peccato dell’aborto”», con una precisazione immediata nel sottotitolo: «Interrompere la gravidanza resta una colpa grave perché pone fine a una vita innocente, tuttavia non esiste peccato che la misericordia di Dio non possa raggiungere». Idem per L’Huffington Post: «Papa Francesco dopo il Giubileo: “Tutti i preti potranno assolvere il peccato di aborto”». Il Post sceglie un’altra strada, più neutra, ma scivola sulla sintassi perché scrive  «Cosa ha deciso il Papa sull’aborto» (si dice «che

cosa ha deciso», non «cosa ha deciso») e poi, nel sottotitolo, un’ambiguità: «Nella lettera che chiude il Giubileo ha stabilito che tutti i sacerdoti potranno assolvere chi si è pentito, e non solo alcuni vescovi». Con ciò si può pensare che i vescovi siano coloro che possono essere assolti, non coloro che possono assolvere. Sento già l’obiezione: senti un po’, maestrino, ma tu sbagli mai? Certo che sbaglio, eccome. Ma proprio perché so quanto sono fallibile cerco, non sempre riuscendoci, di mantenere in funzione il neurone che mi resta. E intanto medito su una frase di un certo signor Joseph Pulitzer (sì, quello del famoso premio giornalistico):  «Una stampa cinica e mercenaria, prima o poi, creerà un pubblico ignobile». Aldo Maria Valli.

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Ramera

Parrocchia S. Michele Arcangelo e Madonna del Carmine

Gruppi parrocchiali e profughi

N

ella nostra parrocchia della Ramera un sabato al mese, nel pomeriggio, negli spazi del bar dell’Oratorio, dalle ore 14 alle ore 18 circa, vengono artigianalmente prodotti ravioli, il cui ricavato è interamente offerto alla parrocchia stessa. È assai grande e sincera la riconoscenza nei riguardi di queste donne ed uomini, che complessivamente sono circa trenta, i quali sostengono finanziariamente le spese consistenti che dobbiamo affrontare costan-

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temente. Grazie a loro ed a tante altre persone però siamo sempre con il bilancio parrocchiale e della Scuola materna in attivo. Nella riunione di organizzazione, che abbiamo realizzato a settembre, ho proposto alle volontarie ed ai volontari presenti di chiedere la collaborazione ai profughi ospiti nella casa dei Padri sacramentini. La proposta è stata accolta favorevolmente. Pertanto, ho parlato con Claudia ossia la referente responsabile presso i nostri amici,

la quale ha inoltrato la mia richiesta ai giovani uomini che provengono da nazioni africane ed asiatiche. Nei due appuntamenti di ottobre e novembre abbiamo avuto precisamente la gioia di accogliere tale aiuto di collaborazione. Abbiamo con ciò constatato l’ottima collaborazione di due giovani uomini ormai amici nostri. Sono decisamente sfatate le paure ed i pregiudizi, che a volte sono serpeggiate. Stiamo facendo sempre più la conoscenza di persone assai intelligenti, volenterose, disponibili, discrete, collaborative. La sorpresa e la gioia nei volontari è cresciuta poiché stiamo constatando che le persone che abbiamo accolto sono desiderosissime di imparare, inserirsi nella nostra comunità di Ponteranica, per dirci la loro riconoscenza per l’accoglienza e l’ospitalità autentica, che abbiamo loro riservato. Quindi: contentezza e grande ammirazione. Penso possa sintetizzarsi in tal modo l’emozione di ciascuno, che peraltro abbiamo vissuto pure nella Festa della Ramera 2016, quando siamo stati aiutati nel montaggio del tendone della Festa da otto giovani e l’ultima sera della stessa, domenica 11 settembre, da altri due giovani nel reparto pizzeria. Tutti sono stati estasiati dalla prontezza ed aiuto nel servizio ai tavoli come pure del servizio di “sbaratazzatavoli”. Essere fianco a fianco di queste persone ci ha permesso di conoscere persone disponibilissime, attente, estremamente intelligenti. A loro auguriamo di cuore di poterci conoscere ed apprezzare sempre più. don Flavio


Anagrafe

Sono tornati alla casa del Padre

Caterina Carissimi Anni 81 † 6 ottobre 2016

Paolo Carminati Anni 54 † 13 Ottobre 2016

Annamaria Chiesa Anni 88 † 1 novembre 2016

Elisa Putti Anni 91 † 11 novembre 2016

Giancarlo Bonalumi Anni 65 † 14 Novembre 2016

Paolo Togni Anni 72 † 23 novembre 2016

Luisa Crippa Sasso Anni 79 † 2 Dicembre 2016

Rosa Pesenti Anni 85 † 29 Settembre 2016

Giulio Ceruti Anni 77 † 27 Ottobre 2016

Ariella Togni Anni 92 † 27 Ottobre 2016

Valli Elisa in Dentella Anni 86 † 18 novembre 2016

Aldo Paolo Gotti Anni 82 † 25 novembre 2016

HANNO RICEVUTO IL BATTESIMO A PONTERANICA

16 Ottobre 2016 Davide Superchi di Simone e Manenti Roberta

4 Dicembre 2016 Ilaria Gotti di Mirko e Burini Claudia A ROSCIANO

Christian Scolari di Mattia e Naliato Elena

13 Novembre 2016 Pietro Lorenzelli di Tobia e Locatelli Francesca

20 Novembre 2016 Stefano Perhat di Roberto e Spada Alessia

MATRIMONIO A ROSCIANO

Ludovica Lumina di Luca e Viganò Helena

22 Ottobre 2016 Alfano Paolo Consolo Stefania

Telefonare a: don Sergio 035 57 18 67; sagrista 338 67 20 902; don Flavio 035 57 11 40; segreteria 035 57 57 89


Ponteranica e Rosciano

Parrocchia della Trasfigurazione in Rosciano Parrocchia di SS. Alessandro e Vincenzo in Ponteranica

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Vita della Comunità

È finalmente tornato come nuovo e con la “sorpresa”

il cartiglio di San Pantaleone

Sebbene il lavoro fosse praticamente finito, la morte tragica e improvvisa della restauratrice Eugenia De Beni, lo scorso agosto, aveva visto allungarsi i tempi del rientro del cartiglio di San Pantaleone, in restauro dai primi

mesi del 2016. Il Cartiglio è opera di un pittore anonimo del 1735, di buona fattura, e racconta una tappa fondamentale della devozione dei cristiani di Ponteranica a San Pantaleone: il riconoscimento di Pantaleone come Patrono della Comunità – insieme ai Santi Alessandro e Vincenzo - da parte della Santa Sede, con l’istituzione di una festa liturgica e l’impegno solenne della Parrocchia di Ponteranica a venerare San Pantaleone il 27 luglio di ogni anno. Mai sottoposto nella sua lunga storia a restauri e lavori conservativi il cartiglio da qualche tempo si andava rapidamente deteriorando, non solo per la spessa coltre di polvere fumo e sporcizia che si era depositata sulla sua superficie, che ne opacizzava e oscurava i colori, ma anche per qualche lacerazione della tela e per i diffusi e irrecuperabili distacchi della pellicola pittorica che ormai stavano rendendo pressochè illeggibile il suo testo. Durante i lavori, fra i listelli che lo fissavano ed il telaio in legno sono stati scoperti – ecco la sorpresa – pezzi di carta messi a tamponamento e protezione della tela, sui quali il pittore aveva abbozzato i profili del viso degli angioletti dipinti nella parte superiore. Questi frammenti sono stati spolverati, appiattiti e racchiusi dentro una cornice con visione fronte e retro che sarà collocata nella chiesa di San Pantaleone insieme al Cartiglio. Il cartiglio rimarrà per qualche tempo in chiesa parrocchiale perché tutti possano ammirarne da vicino la bellezza, possano conoscerne la storia ed apprezzare i lavori di restauro. Sarà poi riportato nella chiesa di San Pantaleone, non più in controfacciata dove nessuno lo vedeva (e ce ne si era dimenticati), ma sulla parete laterale sinistra, dove ci


sono le tele che raffigurano il martirio di San Pantaleone. Il restauro è stato reso possibile dalla sensibilità del Dott. Angelo Piazzoli vice-presidente della Fondazione Credito Bergamasco (finanziatrice pure del ben più impegnativo restauro del Polittico di Lorenzo Lotto); dall’interessamento e dalla competenza della compianta Dott.ssa Eugenia De Beni, restauratrice e amica della nostra comunità.

TUTTI A TAVOLA!! È partito un percorso nuovo per le famiglie a Messa L’idea è nata discutendo in mezzo ai briscoloni e agli spiedini di marshmallows, lo scorso settembre, durante la notte della tendata delle famiglie a Rosciano. L’intuizione del momento poi si è un po’ schiarita alle luci della mattinata successiva, quando ci si è riuniti a riflettere sull’Amoris Laetitia, la bellissima lettera di Papa Francesco, confrontandosi tra genitori: è così difficile trovare il tempo per incontrarsi tra famiglie, perché non “unire l’utile al dilettevole” vivendo la messa domenicale a misura di famiglia, cercando di conoscerla meglio e viverla in profondità? Da lì è scaturita la proposta di

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Ponteranica e Rosciano

Parrocchia della Trasfigurazione in Rosciano Parrocchia di SS. Alessandro e Vincenzo in Ponteranica

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cinque date lungo l’anno per potersi ritrovare a festeggiare la domenica e l’eucarestia in famiglia, in modo attivo. Abbiamo chiamato questo itinerario “TUTTI A TAVOLA!”, riecheggiando il Vangelo di Matteo al capitolo 22: “Dite agli invitati: ecco ho preparato il mio pranzo, tutto è pronto!, venite...”. Lo stile della nostra celebrazione è volutamente informale, familiare appunto, per superare la patina di rigidità che le regole liturgiche hanno impresso alle nostre celebrazioni. L’attenzione ai gesti e ai simboli è studiata per far sì che i segni “parlino” e non siano vuoti: un saluto deve essere un saluto, non una formula. L’incontro con la Parola di Dio vuole essere un vero dialogo dove si ascolta, si riflette, si risponde… e si avverte che quella parola è personale, rivolta a ciascuno. Ogni volta si spezza un pane di fraternità preparato da una delle famiglie con il “lievito madre” che ci si trasmette di messa in messa.

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Ponteranica e Rosciano

Parrocchia della Trasfigurazione in Rosciano Parrocchia di SS. Alessandro e Vincenzo in Ponteranica

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IL COMITATO GENITORI DELLA SCUOLA DELL’INFANZIA SAN PANTALEONE:

UNA STAFFETTA CHE CONTINUA E CONTINUERÀ

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oglia di condividere esperienze e riflessioni, supporto economico all’offerta educativa della scuola, desiderio di appartenenza a quel mondo che costituisce la quotidianità dei nostri piccoli: questi, e altri ancora, i capisaldi su cui si fonda l’esistenza del Comitato Genitori.

Il gruppo nasce ormai più di 15 anni fa e da allora comprende all’incirca una ventina di mamme e papà che partecipano attivamente alla realizzazione di alcune iniziative e momenti di condivisione. Contribuiamo inoltre in modo concreto al sostegno della scuola: dal cofinanziamento di alcuni corsi tenuti da insegnanti specializzati (psicomo-

A ottobre alcune mamme aiutano le maestre nella preparazione di un evento che i bimbi amano particolarmente: la castagnata!

tricità e musicoterapia), all’acquisto di materiale didattico o arredi funzionali, alla collaborazione con le insegnanti in alcune

L’ormai famosa bancarella natalizia: nel mese di novembre mettiamo in vendita lavoretti, torte, fiori per raccogliere fondi da destinare al sostegno delle attività della scuola.

Ponteranica e Rosciano

Parrocchia della Trasfigurazione in Rosciano Parrocchia di SS. Alessandro e Vincenzo in Ponteranica

delle proposte educative. Non è facile, per un genitore “nuovo”, avvicinarsi a una realtà già consolidata; spesso riscontriamo timori, paura di non possedere le doti giuste, di non avere tempo. Approfittiamo di questo spazio di visibilità per dare un messaggio: il Comitato è un gruppo aperto a tutte le mamme e papà che abbiano voglia di sentirsi, ancor di più, parte della scuola; non esistono vincoli di partecipazione, requisiti minimi da possedere. Il nostro gruppo ha bisogno di tutti e di ciascuno, per poter portare avanti quella staffetta che ogni anno lascia testimoni sempre più colorati e ricchi di significato!

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Le sette verità fondamentali di Pinocchio

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he cosa in realtà ha espresso il Collodi nel suo più celebre libro, di la’ dalle sue intenzioni consapevoli e dichiarate? Non ha espresso nessuna delle ideologie correnti, che erano tutte ignote ai suoi destinatari e che d’altronde non erano più pacificamente accettate nella profondità della sua coscienza. E sarà sempre una prevaricazione dare di Pinocchio delle spiegazioni ideologiche di qualunque tendenza e di qualunque colore, come di fatto sono state date: conservatorismo moralistico, liberalismo illuministico, pauperismo, marxismo, psicanalismo ecc. Non le ideologie ma la verità, di sua natura universale ed eterna, è contenuta in questo magico racconto e, servita com’era da un’alta fantasia e da una fresca ispirazione poetica, spiega la sua rapida affermazione e il suo duraturo trionfo. Ma, per non lasciare nel vago le nostre affermazioni, quali sono specificamente le verità che senza possibilità di discussione, traspaiono nella storia del burattino? Sono sette quelle che reggono e illuminano tutta la vicenda:

1) Il mistero di un creatore che vuole essere padre

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Pinocchio, creatura legnosa, origina dalle mani di chi è diverso da lui; è costruito come una cosa, ma dal suo creatore è chiamato subito figlio. C’è qui l’arcano di un’alterità di natura, superata da uno strano, gratuito, imprevedibile amore.

Il burattino, chiamato sorprendentemente a essere figlio, fugge dal padre. E proprio la fuga dal padre è vista come la fonte di tutte le sventure; così come il ritorno al padre è l’ideale che sorregge Pinocchio in tutti i suoi guai, costituendo infine l’approdo del tormentato viaggio e la ragione della raggiunta felicità.

2) Il mistero del male interiore In questo libro è acutissimo il senso del male. E il male è in primo luogo scoperto dentro il nostro cuore. Non è un puro difetto di conoscenza, come nell’illuminismo socratico; non è risolto tutto nella iniquità o nella insipienza delle strutture, come nell’ideologia liberalborghese in polemica con l’Ancien Régime o nell’ideologia marxista in polemica con la società liberalborghese. «Dal di dentro, cioè dal cuore degli uomini escono le intenzioni cattive» (Mc 7, 21). Pinocchio sa che cosa è il suo bene, ma sceglie sempre l’alternativa peggiore (Vedi, c. 9: a scuola o al teatro dei burattini?; cc. 12 e 18: a casa o al campo dei miracoli col gatto e la volpe; cc. 27: a scuola o alla spiaggia a vedere il pescecane?; c. 30: dalla Fata o al Paese dei balocchi? ). Soggiace chiaramente alla narrazione di queste sconfitte la persuasione della «natura decaduta», della «libertà ferita», della incapacità dell’uomo a operare secondo giustizia, espresso nelle famose parole: «Non compio il bene che voglio, ma il male che

non voglio» (Rm 7, 19).

3)l mistero del male esteriore all’uomo La nostra tragedia è aggravata dal fatto che sono all’opera, esteriormente a noi, le potenze del male. Esse non sono viste come forze impersonali, quasi oggettivazioni delle nostre inclinazioni malvagie o dei nostri squilibri, ma come esseri astuti e intelligenti che si accaniscono inspiegabilmente ed efficacemente contro la nostra salvezza. Nella fiaba queste forze malefiche sono rappresentate vivacemente nelle figure del Gatto e della Volpe e raggiungono il vertice della intensità artistica e della lucidità speculativa nell’Omino, corruttore mellifluo, tenero in apparenza, perfido nella realtà spaventosa e stupenda raffigurazione del nostro insonne Nemico: «Tutti la notte dormono, e io non dormo mai» (c. 31).

4) Il mistero della mediazione redentiva L’ideologia illuministica aveva diffuso nel mondo l’orgogliosa affermazione dell’autoredenzione dell’uomo: l’uomo può e deve salvare se stesso, senza alcun aiuto dall’alto. Tutta la seconda parte del libro (dal c. 16 in avanti, che si potrebbe considerare quasi il Nuovo Testamento di questa specie di Bibbia) è costruita per smentire questa che è l’illusione dominante della nostra cultura. Pinocchio, interiormente debole e fe-


rito, esteriormente insidiato da intelligenze maligne più astute di lui, non può assolutamente raggiungere la salvezza, se non interviene un aiuto superiore, che alla fine riesce a compiere il prodigio di riconciliarlo col padre, di riportarlo a casa, di dargli un essere nuovo. Lo straordinario personaggio della Fata dai capelli turchini è posto appunto a indicare l’esistenza di questa salvezza che è donata dall’alto e può guidare al lieto fine la tragedia della creatura ribelle.

5) Il mistero del padre, unica sorgente di libertà La scelta di un burattino legnoso come protagonista della narrazione è anch’essa una cifra: è il simbolo dell’uomo, che è da ogni parte condizionato, che è schiavo degli oppressori prepotenti e dei persuasori occulti, che è legato a fili invisibili che determinano le sue decisioni e rendono illusoria la sua libertà.

Il burattinaio di turno può anche essere soppresso dall’una o dall’altra rivoluzione, ma fino a che la creatura umana resta solitaria marionetta, ogni burattinaio estinto avrà fatalmente un successore. Pinocchio non può restare prigioniero del teatrino di Mangiafuoco, perché a differenza dei suoi fratelli di legno riconosce e proclama di avere un padre. Il senso del padre è dunque la sola sorgente possibile della liberazione dalle molteplici, cangianti e sostanzialmente identiche tirannie che affliggono l’uomo.

6) Il mistero della trasnaturazione Pinocchio riesce a raggiungere la sua perfetta libertà interiore e a realizzarsi perfettamente in tutte le sue virtualità soltanto quando si oltrepassa e arriva a possedere una natura più alta della sua, la stessa natura del padre. È la realizzazione sul piano dell’essere della vocazione filiale con

la quale era cominciata tutta la storia. Noi possiamo essere noi stessi soltanto se siamo più di noi stessi, per una arcana partecipazione a una vita più ricca; l’uomo che vuole essere solo uomo, si fa meno uomo.

7) Il mistero del duplice destino La storia dell’uomo, come è concepita e narrata in questo libro, non ha un lieto fine immancabile. Gli esiti possibili sono due: se Pinocchio si sublima per la mediazione della Fata nella trasnaturazione che lo assimila al padre, Lucignolo — che non è raggiunto da nessuna potenza redentrice — s’imbestia irreversibilmente. La nostra vicenda può avere due opposti finali: o finisce in una salvezza che eccede le nostre capacità di comprensione e di attesa, o finisce nella perdizione. G.B.

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Agenda di Ponteranica e Rosciano

Don Sergio Scotti Parroco

Casa Parr. Ponteranica tel. 035 57 18 67 scotti.sergio@gmail.com

www.parrocchiediponteranica.it

Silvano Ceruti tel. 338 67 20 902

Scuola dell’Infanzia tel. 035 57 41 53 fax. 035 41 29 232

Orari SS. Messe a Ponteranica

Prefestiva: Festiva: Feriale:

Chiesa Parrocchiale ore 18.30

ore 8.00 – 10.30

ore 17,00 (da lunedì a giovedì)

ore 8,00 (venerdì e sabato)

ore. 20,00 (Ufficio per i defunti

Chiesa di San Rocco al Castello Festiva:

solo al venerdì)

ore 18.30

(la quarta domenica del mese)

Chiesa di San Girolamo Emiliani (alla Costa Garatti) Festiva:

ore 18.30 (seconda domenica del mese)

Feriale:

ore 18,00 (al martedì luglio e agosto)

Al Cimitero

Orari SS. Messe a Rosciano

Prefestiva:

Chiesa Parrocchiale ore 19,00

Festiva:

ore 9.00

Feriale:

ore 18.00 (solo al giovedì)

ore 17.00

Agenda di Ramera Don Flavio Rosa Parroco tel. 035 57 11 40 Casa Parr. Ramera cell. 340 66 53 939 cell. 3292707665 Don Giacomo Locatelli Scuola dell’Infanzia Tel. 035 57 13 85 Segreteria parrocchiale Ramera: ore 15.00 – 17.30 Aperta da lunedì a venerdì Per certificati, anagrafe, abbonamenti, informazioni, prenotazioni Cineteatro, iniziative varie… tel. 035 57 57 89 E mail: parrocchiaramera@libero.it Pratiche Cisl Inas (lunedi mattino) ore 9.00-12,00 Ponteranica Attiva e mail: ponteranicaattiva@libero.it

Orari SS. Messe a Ramera

Chiesa Parrocchiale Prefestiva: ore 18.00 Festiva: ore 7.30 – 9.00 (alla Chiesina di S. Giorgio alla Petos) 10,30 - 18,00 Feriale 8.00 (dal 30 settembre) venerdì ore 16.00 adorazione eucaristica segue messa 18,00

Orari SS. Messe Padri Sacramentini

Prefestiva Festiva Feriale Padri Sacramentini

ore 17,30 ore 8,30 - 11,00 - 17,30 ore 7,00 - 17,30 tel. 035 57 10 15 ordini@sacramentini.it

Orari SS. Messe alla Madonna dei Campi Prefestiva Festiva

ore 18,00 ore 9,30

LA CASA Gruppo Diocesano

COMUNALE DI PONTERANICA

INCONTRI di ASCOLTO e di PREGHIERA per persone SEPARATE, DIVORZIATE O RISPOSATE, ogni primo martedì del mese ALMÉ presso il Centro Emmaus - via don A. Iseni n.1.

www.parrocchiediponteranica.it

“Per essere utile agli altri non serve volare basta volere”

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Lecomunitainsieme 2016 5  

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