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Le ComunitĂ Insieme Periodico interparrocchiale a cura delle ComunitĂ  di Ponteranica

Ottobre-Novembre 2016

Parrocchia della Trasfigurazione in Rosciano - Parrocchia di SS. Alessandro e Vincenzo in Ponteranica Parrocchia di S. Michele Arcangelo e Madonna del Carmine in Ramera di Ponteranica

Portate un Vangelo di gioia!


Le Comunità Insieme

Editoriale

Periodico interparrocchiale a cura delle Comunità di Ponteranica

Ottobre-Novembre 2016

Parrocchia della Trasfigurazione in Rosciano - Parrocchia di SS. Alessandro e Vincenzo in Ponteranica Parrocchia di S. Michele Arcangelo e Madonna del Carmine in Ramera di Ponteranica

Portate un Vangelo di gioia!

Il Vescovo Francesco ha scritto alla Diocesi quella che ha definito una “Lettera circolare” (le lettere circolari nella Chiesa dovrebbero chiamarsi Encicliche, e per consuetudine sono scritte dai papi) ai cristiani di Bergamo. L’ha fatto dopo una ulteriore visita (la quinta) ai Vicariati della Diocesi, incontrando laici e sacerdoti, ascoltando le loro esperienze. Un po’ come faceva Gesù quando i discepoli ritornavano dalle loro esperienze missionarie di predicazione e raccontavano la gioia delle conversioni, ma anche l’impotenza di non riuscire in qualche caso a scacciare il male, la perplessità di vedere strani predicatori stravolgere l’insegnamento di Gesù, o la frustrazione di dover qualche volta scuotere la polvere dai calzari di fronte agli insulti e ai rifiuti.

Sommario Gesù è vera ricchezza

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Comunità

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GMG di Cracovia

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Comunità Ramera

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Anagrafe delle parrocchie 19 Comunità Ponteranica e Rosciano 20/25

Registrazione Trib. di Bergamo n° 17 del 1/07/2010. Direttore responsabile: Agazzi Davide In Redazione: Enrico, Franco, Margherita, Simona, Vincenzo, don Flavio, don Sergio. Stampa: Centro Grafico Stampa Tel. 035 29 50 29 Articoli e files possono essere spediti a: info@centrograficostampa.it

Il prossimo numero uscirà il 18 novembre 2016. Gli articoli dovranno essere consegnati entro il 7 novembre 2016.

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Tre lettere e due Franceschi

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l Vescovo Francesco racconta l’esito di questo ascolto: “l’imponenza quantitativa delle proposte parrocchiali e vicariali in ordine alla solidarietà e alla vicinanza alle diverse dimensioni dell’esistenza; la forza della dedizione e dell’incontro reale con donne e uomini di ogni estrazione, nel segno della relazione personale e personalizzante; la varietà delle iniziative di cui le nostre comunità sono capaci; lo spessore dei gesti quotidiani e non organizzati; l’intelligenza e la preparazione di molti negli ambiti pastorali ed esistenziali in cui operano; la presenza apprezzata, a volte scontata, sfruttata o criticata, nelle diverse realtà territoriali”. E dopo aver elencato le buone notizie dice anche che ci sono ambiti dove c’è da lavorare ancora: “Viviamo in un contesto che ha privilegiato la produzione e mortificato la generazione: un segno emblematico è l’impressionante contrazione demografica in molti paesi, tra i quali proprio l’Italia. La produzione, necessaria, ha come esito il prodotto; la generazione ha come frutto la vita. Constatiamo ogni giorno che non mancano prodotti, ma viene a mancare il senso e il gusto della vita. Anche la pastorale è esposta a questo rischio: moltiplica prodotti, proposte, iniziative, ma soffre di sterilità spirituale e comunitaria. Mi sembra necessario ritrovare le condizioni per una generatività delle nostre comunità, consapevoli che l’esperienza della fede in Cristo è capace di questo”. A questo punto il Vescovo Francesco dà indicazioni concrete, invitando le comunità a riflettere su due ambiti che stanno soffrendo la mancanza di “generatività”: i Vicariati, cioè i 28 ambiti territoriali nei quali sono suddivise le quasi 400 par-

rocchie della Diocesi (noi siamo il Vicariato 5, sedici parrocchie in un territorio che va da Almenno a Paladina a Ponteranica). Nella collaborazione tra parrocchie funzionano con regolarità quasi solo gli organismi che raccolgono e coordinano i sacerdoti. E l’altro ambito riguarda proprio loro, i preti, affaticati e un po’ smarriti in questo contesto che non li “riconosce” più nel loro ruolo e li schiaccia fra mille bisogni. Il Vescovo ha proposto alla diocesi di lavorare (anzitutto condividendo riflessioni e contributi) per due anni su questi aspetti della nostra Chiesa dando anche dei riferimenti importanti. In particolare due lettere di Papa Francesco: - la EVANGELII GAUDIUM, che traccia l’orizzonte delle scelte di una Chiesa “in uscita”, come l’ha definita Papa Francesco in quel documento. Tenendo il Convegno Ecclesiale Nazionale di Verona come riferimento per l’individuazione dei campi di “lavoro”: la vita affettiva, il lavoro e la festa, la fragilità umana, la Tradizione, la cittadinanza. - l’AMORIS LAETITIA, che parla alle famiglie e delle famiglie, delle loro fatiche e delle loro gioie. Un invito a saper “vedere” le famiglie per quel che sono e ad aiutarle a diventare quel che dovrebbero essere. All’inizio del cammino diocesano di quest’anno dunque tre lettere e due Franceschi. Due lettere del Papa e una del Vescovo. Crediamo che lungo l’anno pareggeranno i conti - due a due - perché sul cammino delle nostre parrocchie di Ponteranica ci sarà anche la lettera del Vescovo Francesco per l’Istituzione dell’Unità Pastorale. E non sarà meno importante… don Sergio e don Flavio


La Parola

Gesù è vera ricchezza

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l breve racconto del no- Un notabile lo interrogò: “Maestro buono, cosa più importante che tabile giovane e ricco, ri- che devo fare per ottenere la vita eterna?” prende il posto a tutto il resto portato da Luca nel suo Gesù gli rispose: “ perché mi dici buono? ed è l’Amore di Gesù e per vangelo, che chiede a Gesù Nessuno è buono, se non uno solo; Dio. Tu Gesù. “cosa devo fare per meritare conosci comandamenti: Non commettere Amare Gesù vuol dire pasla vita eterna?” ci porta a ri- adulterio, non uccidere, non rubare, non te- sare da una vita legata alla flettere e a fare una domanda stimoniare il falso, onora tuo padre e tua legge, propria dell’Antico Tefondamentale per come vi- madre”. Costui disse: “Tutto questo lo ho os- stamento, a una vita legata vere e quale è il fine della la servato fin dalla mia giovinezza”. Udito ciò, all’Amore essenza specifica nostra vita; tutti abbiamo le Gesù gli disse: “Una cosa sola ancora ti del Nuovo Testamento, cioè nostre certezze e i nostri li- manca: vendi tutto quello che hai, distribui- entrare nell’economia determiti, crediamo in Gesù siamo scilo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli; poi minata dalla persona di Gesù suoi seguaci più o meno bra- vieni e seguimi”. Ma quegli, udite queste pa- e vivere con amore una vita vi, ma non sempre siamo ca- role, divenne assai triste, perché era molto filiale che non ha come prinpaci di capire e di seguire le ricco. Quando Gesù lo vide disse: “Quanto è cipio la ricchezza, il potere, sue parole. Il tema centrale difficile per coloro che possiedono ricchezze la superbia, ma la povertà e di questo dialogo, che tro- entrare nel regno di Dio.”. (Lc. 18,18 -25) l’umiltà del Figlio di Dio: osviamo riportato con sfumaservare i comandamenti è sì ture diverse sia nel vangelo necessario ma non è suffidi Marco sia in quello di Matteo riguarda la salvezza ciente, la vera vita è amare con tutto il cuore il dell’uomo e quale strada percorrere per ottenere Figlio e diventare come Lui. la vita eterna. Quanto insegna e afferma Gesù al giovane ricco Se leggiamo con attenzione quanto ci viene non è un undicesimo comandamento, ma è un descritto nel Vangelo capiamo subito che il notabile vero capovolgimento delle sue certezze, perché ha grande fiducia in Gesù, si avvicina a lui con re- seguire Gesù compimento e fine della legge antica verenza, e con la massima stima gli pone la domanda vuol dire amare Dio con tutto il cuore e sopra che più gli sta a cuore: “Maestro buono cosa devo tutto, di fronte a una tale proposta di abbandonare fare per ottenere la vita eterna?” La prima risposta tutto il giovane diventa triste perché ha troppe è chiara: “Colui che solo è buono è Dio”, il Dio cose da seguire, la ricchezza sono le molte cose, stesso della legge. Dalle sue affermazioni si può mentre il Regno di Dio è uno solo, è Gesù e le con ragione affermare che il notabile, da quanto molte cose che si hanno si devono ridurre a una ha confessato a Gesù, è un uomo santo, infatti ha sola cioè seguire Gesù, riconoscendo in lui il osservato scrupolosamente tutti i comandamenti Maestro buono, il Figlio di Dio che ci dona il suo della legge fin dalla più giovane età e vive nel de- amore e ci dà la forza e la capacità di riamarlo, siderio di migliorare la sua vita; è per questo serio perché solo seguendo il suo insegnamento riuscimotivo che chiede un aiuto al Maestro buono che remo a scoprire cose che senza di lui non si possono con molta chiarezza subito gli indica la via da vedere e avremo la certezza che Lui è il solo tesoro seguire: “vendi tutto, poi vieni e seguimi.” da amare con tutto il cuore ed è la vera ricchezza. Il giovane, ascoltato quanto gli propone il MaeAlla proposta di Gesù il notabile triste si allontana stro per raggiungere e ottenere la vita eterna, ri- e Gesù, continuando ad amarlo, afferma quanto sponde sicuro che da sempre, fin dalla prima gio- sia difficile entrare nella sua economia e diventare vinezza, ha vissuto e realizzato quanto impone la come lui che si fa povero per arricchirci col suo legge; di fronte ad un’affermazione così bella e amore; penso che tutti, nessuno escluso dobbiamo importante Gesù, con tenerezza, riprende in mano chiederci “che posto occupa nella mia vita e nelle il discorso dicendogli “una cosa sola ti manca….” mie azioni Gesù?”. L’affermazione di Gesù pone al giovane e a noi Giovanna l’interrogativo fondamentale; al giovane manca la

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Famiglia

Comunità

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ercando in Internet si trova quello che per me è un bellissimo filmato. S’intitola Babies1. Se potete, guardatelo. Racconta il primo anno di vita di quattro bambini nati in quattro diversi angoli del mondo e ci fa capire quanto ciò che abbiamo non sia scontato. Noi non possiamo scegliere né

da chi nascere né dove nascere. Che ciò accada in un luogo o in un altro, immergendoci di conseguenza in una famiglia, in una comunità, in un contesto sociale e culturale determinati, fa però una differenza sostanziale. La nostra vita sarà resa unica, oltre che dalla nostra individualità, dalle persone e dalle situazioni che quelle realtà ci consentiranno o ci impediranno di vivere, sino esse augurabili o esecrabili. Il bambino che nasce in Mongolia impara che una mucca è quell’animale che ti viene incontro se gattonando esci di casa e che ha zampe che ti girano attorno, e che il papà poi sgozzerà dando alla mamma, dentro due catini, le interiora da manipolare per sistemarle. Ne conosce i versi, i rumori, gli odori; ha messo le mani nel catino con le interiora percependone le consistenze, ha vissuti i tempi di lavoro necessari per poter mangiare un pezzo di carne. Quello nato a S. Francisco sa che la mucca è quel disegno sul libro che la mamma teneva davanti a lui facendo quello strano suono, che ha detto essere il suo verso. Crescendo, guardando un filmato in TV, sentirà che suono fa davvero una mucca, o se sarà fortunato andrà in una fattoria e potrà scoprire anche che odore può avere; difficilmente la potrà toccare sentendone il calore e la consistenza. Quello 1)

che è certo è che ognuno di loro imparerà ciò che gli servirà per fare parte della propria comunità senza che nessuno glielo insegni. In Mongolia insegneranno ai figli come scuoiare una mucca, o forse non ce ne sarà nemmeno bisogno perché lo avrà visto fare mille volte. Non gli spiegheranno che la mucca vale più del tempo da condividere con i figli e che quindi sarà possibile fare tutto ciò che si vorrà, ma dopo essersi presi cura di lei, perché senza quella si muore di fame. Non glielo insegneranno perché non ce n’è bisogno, sono cose che si imparano senza spiegazioni. Il filmato, mostrando le differenze, rende evidente come quelli che sono i valori portanti di una società esistono senza venire scelti, raccontati, spiegati. Esistono. Si respirano. Fanno parte della quotidianità come il sole che nasce. Possiamo compiere alcune scelte, ma altre sono solo apparenti, fortemente condizionate dal contesto e dal momento storico che si vive. Questo vale per il modo con cui ci si occupa dei figli, per il tempo che gli si dedica, per le scelte educative, per il modo in cui si lavora. La mamma della Mongolia lega il figlio al letto con una corda per metterlo in sicurezza mentre lei si occupa del bestiame. E il tempo che ha da dedicargli è pochissimo. Quando c’è, è evi-

Andando su Youtube e digitando nella ricerca Babies 2010 DVDRip si trova il filmato integrale di Elena Sukhanova della durata di 1:19:02

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Famiglia

dente tutto l’amore per il figlio. L’amore c’è anche quando non è evidente: curando il bestiame si sta prendendo in qualche modo cura del figlio, che nel frattempo non si annoia cercando di scoprire tutto ciò che ha a portata di mano e ingegnandosi per riuscire a prendere ciò che non riesce a raggiugere. È sicuramente più difficile leggere, con occhi di bambino, l’amore dei genitori di Tokio, con un papà che mentre fa ballare un giochino davanti agli occhi della bimba guarda altrove perché sta parlando al telefono, o che è in casa seduto davanti al computer mentre la bimba stesa per terra cerca di arrangiarsi a giocare potendosi spostare con libertà in una stanza ricolma di giochi. Il lavoro del genitore mongolo nella sua concretezza è evidente agli occhi del bambino, quello del genitore giapponese molto meno. (anche perché il bambino mongolo non può mungere una mucca, mentre la bambina di Tokio può avere in mano per giocare DVD o cellulari, gli stessi strumenti usati dal papà) In ogni angolo della terra il tempo libero è impiegato come tempo di gioco con i figli, che in Namibia e in Mongolia è stare con i bambini guardandoli negli occhi, facendo con loro, in ritagliati spazi di “intimità”; a San Francisco e a Tokio è portarli a corsi pensati per la primissima infanzia, dal massaggio alla danza, e offrirgli occasioni speciali come un’enorme vasca idromassaggio in cui immergersi. La civiltà ha costruito tanto, e tanto ha da offrire. Consapevole del valore dei propri saperi deve insegnarli perché le nuove generazioni li posseggano. A noi, immersi in questa società, non

basta più offrire tanto. Noi chiediamo di arrivare ai saperi in tempi sempre più stretti, il prima possibile. Anzi, se possibile prima degli altri. Come ben sappiamo, ogni medaglia ha il suo rovescio. Il rovescio dell’opportunità di conoscere molto è che questa quantità occupa spazio, e impegna tempo, lasciandone, sia dell’uno che dell’altro, sempre meno a disposizione della libera iniziativa. Abbiamo così tanto da dire e insegnare che ai bambini non resta che adeguarsi e imparare con un ascolto obbediente. Questo tipo di obbedienza trascina la possibilità di scelta in una risposta omologante. Per questo chi si occupa di educazione continua a riportare l’attenzione al rispetto dell’individualità, ai tempi soggettivi di apprendimento, all’espressione dell’identità: sa che il contesto è tale per cui, senza un’attenzione specifica, l’omologazione è la via automatica. Ci basti pensare a quanti sono i giochi che sono acquistati perché “li hanno tutti”. Anche se non ci sembra, anche se l’impressione è che lasciamo i figli liberi. Solo la relazione, che è anche contrasto, con una società diversa ci consente di notare chi siamo, cosa diamo, ma anche cosa stiamo sottraendo. Crescere, e diventare ragazzi, e poi uomini e donne, è sapersi assumere responsabilità via via più impegnative. Essere responsabili significa, in termini etimologici, essere “abili alla risposta”, saper dare risposta. Possiamo e dobbiamo rispondere solo in merito a scelte compiute personalmente. Questo implica che i nostri figli, in un mondo che chiede incessantemente di adeguarsi e stare al passo, che rischia

di non essere altro che ascolto obbediente, devono poter trovare luoghi e tempi per esercitare delle scelte che implichino conseguenze che loro assumano.

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Famiglia

Non mi riferisco alla scelta del cellulare da acquistare o della maglietta da indossare. Sono allenati a compiere scelte che non gli chiedono nulla perché sono altri a gestirne le conseguenze, o le necessità. Le scelte cui mi riferisco implicano delle conseguenze che nessun altro, al di fuori di loro stessi, deve gestire. Quando si forma un gruppo di ragazzi adolescenti, perché scoprano chi sono, serve che agiscano concretamente scelte che diventino eventi da raccontarsi

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e raccontati. Quell’agire sono loro agli occhi degli altri, e sono loro anche ai propri di occhi. Se è un agire che esprime chi vorrebbero essere si sentiranno liberi, e magari anche sostenuti dalla comunità. Purtroppo altre volte i ragazzi si cacciano o vengono cacciati dentro tunnel senza apparente via di uscita, nel bene e nel male. Qualcuno studia e riesce bene, ma senza passione e libertà, perché segue una scelta operata dai genitori. Altri ancora sono incastrati nel sentirsi guardati con occhi che li pensano incompetenti, spacconi, o piccoli delinquenti. Sia i primi che i secondi, se non sono sufficientemente forti o se non incontrano persone che li supportino offrendogli occasioni alternative, rischiano di non scoprire mai chi sono, chi potrebbero essere. Le scelte che compiamo ci costruiscono. Decisione dopo decisione, con le relative responsabilità assunte, delegate o rifuggite, determinano che persone siamo e stiamo diventando. Saper resistere di fronte alle fatiche, o agli insuccessi, anche scolastici, è una risorsa enorme per la vita. La grandezza di una persona si gioca nella capacità di sapersi autodeterminare, che è saper scegliere senza omologarsi e saper portare a termine quanto scelto. Allora occorre che ci siano “palestre” dove allenarsi alla scelta e alla responsabilità, palestre in cui gli “allenatori” sappiano proporre “allenamenti costruttivi”, performanti. Per un ragazzo che cresce la palestra è la comunità: un contesto al quale si chiede, ma che domanda a sua volta; uno spazio di relazioni più ampio della casa, ma meno protettivo di questa;

più piccolo del mondo, e dunque fortunatamente più protetto. La sfida educativa per una comunità è riuscire a essere gruppo senza chiudere fuori nessuno, aperta per offrire quello spazio di protagonismo, senza libertinaggio ma con responsabilità, di cui la società ha bisogno e che non solo non educa, ma soffoca addirittura. Certo che però non è facile essere una comunità così, una “comunità educante”. È già difficile educare i propri figli mettendosi d’accordo tra genitori. Se basta l’intromissione dei nonni a complicare, figuriamoci quanto possa essere difficile educare ragazzi che non sono neppure figli nostri dovendo condividere con persone magari poco conosciute scelte e strategie! Trovare gli accordi è difficile. Servono competenze. E servono sguardi lucidi e attenti, oltre che premurosi e al tempo stesso un po’ audaci. Non possiamo dare per scontate queste competenze. Occorre farle crescere. Con un gioco di parole potremmo dire che occorre “educare la comunità” se vogliamo che sia essa stessa “educante”. Il CRE appena concluso è stato un banco di prova importante. La presenza di educatori professionali ha dato spessore alla presenza dei ragazzi animatori che si sono scoperti responsabili e competenti e ha consentito a qualcuno di giocarsi positivamente interrompendo il circolo vizioso delle provocazioni disfattiste. Forse allora è arrivato il tempo per investire, anche economicamente, nella nostra comunità, mettendo a disposizione persone con una preparazione professionale. Perché è la qualità della semina che garantisce la qualità del raccolto. Simona Colpani


Sotto la lente...

Cari giovani, buona sera! È

bello essere qui con voi in questa Veglia di preghiera. Alla fine della sua coraggiosa e commovente testimonianza, Rand ci ha chiesto qualcosa. Ci ha detto: “Vi chiedo sinceramente di pregare per il mio amato Paese”. Una storia segnata dalla guerra, dal dolore, dalla perdita, che termina con una richiesta: quella della preghiera. Che cosa c’è di meglio che iniziare la nostra veglia pregando? IL DOLORE DEL MONDO ADESSO, PER NOI QUI, HA UN NOME E UN VOLTO Veniamo da diverse parti del mondo, da continenti, Paesi, lingue, culture, popoli differenti. Siamo “figli” di nazioni che forse stanno discutendo per vari conflitti, o addirittura sono in guerra. Altri veniamo da Paesi che possono essere in “pace”, che non hanno conflitti bellici, dove molte delle

cose dolorose che succedono nel mondo fanno solo parte delle notizie e della stampa. Ma siamo consapevoli di una realtà: per noi, oggi e qui, provenienti da diverse parti del mondo, il dolore, la guerra che vivono tanti giovani, non sono più una cosa anonima, per noi non sono più una notizia della stampa, hanno un nome, un volto, una storia, una vicinanza. Oggi la guerra in Siria è il dolore e la sofferenza di tante persone, di tanti giovani come la coraggiosa Rand, che sta qui in mezzo a noi e ci chiede di pregare per il suo amato Paese. Ci sono situazioni che possono risultarci lontane fino a quando, in qualche modo, le tocchiamo. Ci sono realtà che non comprendiamo perché le vediamo solo attraverso uno schermo (del cellulare o del computer). Ma quando prendiamo contatto con la vita, con quelle vite concrete non più mediatizzate dagli schermi, allora

ci succede qualcosa di forte: tutti sentiamo l’invito a coinvolgerci: “Basta città dimenticate”, come dice Rand; mai più deve succedere che dei fratelli siano “circondati da morte e da uccisioni” sentendo che nessuno li aiuterà. Cari amici, vi invito a pregare insieme a motivo della sofferenza di tante vittime della guerra, di questa guerra che c’è oggi nel mondo, affinché una volta per tutte possiamo capire che niente giustifica il sangue di un fratello, che niente è più prezioso della persona che abbiamo accanto. E in questa richiesta di preghiera voglio rin-

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Sotto la lente...

o con quelli che vivono nella paura di credere che i loro errori e peccati li abbiano tagliati fuori definitivamente. Mettiamo alla presenza del nostro Dio anche le vostre “guerre”, le nostre “guerre”, le lotte che ciascuno porta con sé, nel proprio cuore. E per questo, per essere in famiglia, in fratellanza, tutti insieme, vi invito ad alzarvi, a prendervi per mano e a pregare in silenzio. Tutti. (SILENZIO)

graziare anche voi, Natalia e Miguel, perché anche voi avete condiviso con noi le vostre battaglie, le vostre guerre interiori. Ci avete presentato le vostre lotte, e come

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avete fatto per superarle. Voi siete segno vivo di quello che la misericordia vuole fare in noi. LA NOSTRA RISPOSTA A QUESTO MONDO IN GUERRA SI CHIAMA FRATELLANZA E FAMIGLIA Noi adesso non ci metteremo a gridare contro qualcuno, non ci metteremo a litigare, non vogliamo distruggere, non vogliamo insultare. Noi non vogliamo vincere l’odio con più odio, vincere la violenza con più violenza, vincere il terrore con più terrore. E la nostra risposta a questo mondo in guerra ha un nome: si chiama fraternità, si chiama fratellanza, si chiama comunione, si chiama famiglia. Festeggiamo il fatto che veniamo da culture diverse e ci uniamo per pregare. La nostra migliore parola, il nostro miglior discorso sia unirci in preghiera. Facciamo un momento di silenzio e preghiamo; mettiamo davanti a Dio le testimonianze di questi amici, identifichiamoci con quelli per i quali “la famiglia è un concetto inesistente, la casa solo un posto dove dormire e mangiare”,

LA PAURA CI PORTA ALLA CHIUSURA Mentre pregavamo mi veniva in mente l’immagine degli Apostoli nel giorno di Pentecoste. Una scena che ci può aiutare a comprendere tutto ciò che Dio sogna di realizzare nella nostra vita, in noi e con noi. Quel giorno i discepoli stavano chiusi dentro per la paura. Si sentivano minacciati da un ambiente che li perseguitava, che li costringeva a stare in una piccola abitazione obbligandoli a rimanere fermi e paralizzati. Il timore si era impadronito di loro. In quel contesto, accadde qualcosa di spettacolare, qualcosa di grandioso. Venne lo Spirito Santo e delle lingue come di fuoco si posarono su ciascuno di essi, spingendoli a un’avventura che mai avrebbero sognato. La cosa cambia completamente! Abbiamo ascoltato tre testimonianze; abbiamo toccato, con i nostri cuori, le loro storie, le loro vite. Abbiamo visto come loro, al pari dei discepoli, hanno vissuto momenti simili, hanno passato momenti in cui sono stati pieni di paura, in cui sembrava che tutto crollasse. La paura e l’angoscia che nascono dal sapere che uscendo di casa uno può non rivedere più i suoi cari, la paura


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di non sentirsi apprezzato e amato, la paura di non avere altre opportunità. Loro hanno condiviso con noi la stessa esperienza che fecero i discepoli, hanno sperimentato la paura che porta in un unico posto. Dove ci porta, la paura? Alla chiusura. E quando la paura si rintana nella chiusura, va sempre in compagnia di sua “sorella gemella”, la paralisi; sentirci paralizzati. Sentire che in questo mondo, nelle nostre città, nelle nostre comunità, non c’è più spazio per crescere, per sognare, per creare, per guardare orizzonti, in definitiva per vivere, è uno dei mali peggiori che ci possono capitare nella vita, e specialmente nella giovinezza. La paralisi ci fa perdere il gusto di godere dell’incontro, dell’amicizia, il gusto di sognare insieme, di camminare con gli altri. Ci allontana dagli altri, ci impedisce di stringere la mano, come abbiamo visto [nella coreografia], tutti chiusi in quelle piccole stanzette di vetro. LA "DIVANO-FELICITÀ" È UNA PARALISI SILENZIOSA Ma nella vita c’è un’altra paralisi ancora più pericolosa e spesso difficile da identificare, e che ci costa molto riconoscere. Mi piace chiamarla la paralisi che nasce quando si confonde la FELICITÀ con un DIVANO / KANAPA! Sì, credere che per essere felici abbiamo bisogno di un buon divano. Un divano che ci aiuti a stare comodi, tranquilli, ben sicuri. Un divano, come quelli che ci sono adesso, moderni, con massaggi per dormire inclusi, che ci garantiscano ore di tranquillità per trasferirci nel mondo dei videogiochi e passare ore di fronte al computer. Un divano contro ogni tipo di dolore e timore. Un divano che

ci faccia stare chiusi in casa senza affaticarci né preoccuparci. La “divano-felicità” / “kanapa-szczęście” è probabilmente la paralisi silenziosa che ci può rovinare di più, che può rovinare di più la gioventù. “E perché succede questo, Padre?”. Perché a poco a poco, senza rendercene conto, ci troviamo addormentati, ci troviamo imbambolati e intontiti. L’altro ieri, parlavo dei giovani che vanno in pensione a 20 anni; oggi parlo dei giovani addormentati, imbambolati, intontiti, mentre altri – forse i più vivi, ma non i più buoni – decidono il futuro per noi. Sicuramente, per molti è più facile e vantaggioso avere dei giovani imbambolati e intontiti che confondono la felicità con un divano; per molti questo risulta più conveniente che avere giovani svegli, desiderosi di rispondere, di rispondere al sogno di Dio e a tutte le aspirazioni del cuore. Voi, vi domando, domando a voi: volete essere giovani addormentati, imbambolati, intontiti? [No!] Volete che altri decidano il futuro per voi? [No!] Volete essere liberi? [Sì!] Volete essere svegli? [Sì!] Volete lottare per il vostro futuro? [Sì!] Non siete troppo convinti…

Volete lottare per il vostro futuro? [Sì!] Ma la verità è un’altra: cari giovani, non siamo venuti al mondo per “vegetare”, per passarcela comodamente, per fare della vita un divano che ci addormenti; al contrario, siamo venuti per un’altra cosa, per lasciare un’impronta. E’ molto triste passare nella vita senza lasciare un’impronta. Ma quando scegliamo la comodità, confondendo felicità con consumare, allora il prezzo che paghiamo è molto ma molto caro: perdiamo la libertà. Non siamo liberi di lasciare un’impronta. Perdiamo la libertà. Questo è il prezzo. E c’è tanta gente che vuole che i giovani non siano liberi; c’è tanta gente che non vi vuole bene, che vi vuole intontiti, imbambolati, addormentati, ma mai liberi. No, questo no! Dobbiamo difendere la nostra libertà! Proprio qui c’è una grande paralisi, quando cominciamo a pensare che felicità è sinonimo di comodità, che essere felice è camminare nella vita addormentato o narcotizzato, che l’unico modo di essere felice è stare come intontito. E’ certo che la droga fa male, ma ci sono molte altre droghe so-

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STORIE DI UNA GMG

cialmente accettate che finiscono per renderci molto o comunque più schiavi. Le une e le altre ci spogliano del nostro bene più grande: la libertà. Ci spogliano della libertà. Amici, Gesù è il Signore del rischio, è il Signore del sempre “oltre”. Gesù non è il Signore del confort, della sicurezza e della comodità. Per seguire Gesù, bisogna avere una dose di coraggio, bisogna decidersi a cambiare il divano con un paio di scarpe che ti aiu-

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La nostra esperienza non è iniziata una domenica di fine Luglio al momento della partenza per Cracovia; in realtà è cominciata molto prima, con gli incontri di preparazione. La Giornata Mondiale della Gioventù è un pellegrinaggio e come tale deve essere preparato accuratamente, è necessario conoscere le figure che accompagneranno questo cammino e i luoghi che si andranno a visitare. Così, ancora prima di sapere la data della partenza, l’alloggio o il programma della settimana, abbiamo imparato a conoscere la Polonia, papa Giovanni Paolo II, suor Faustina Kowalska e, tramite il confronto, i nostri compagni di viaggio: i giovani del Vicariato 5. Al momento della partenza siamo arrivati preparati e consapevoli di cosa avremmo dovuto affrontare e della fatica che questo pellegrinaggio avrebbe richiesto. In realtà credo che nessuno si possa preparare fino in fondo per un’esperienza così... Abbiamo avuto la fortuna di essere ospitati dalle famiglie polacche, che con il loro affetto hanno riscaldato le loro case e i nostri cuori. Tutte le mattine le alzatacce erano rese più dolci dalle colazioni che ci offrivano, e i rientri a notte inoltrata su treni affollatissimi erano rallegrati dai sorrisi che ci accoglievano quando entravamo in casa. La fatica dei tanti chilometri percorsi a piedi svaniva quando giovani di tutte le età e nazionalità cantavano a squarciagola l’inno della GMG, ognuno nella sua lingua, o si battevano il cinque per le strade. Cittadini dello stesso mondo tutti nello stesso posto per un unico motivo: papa Francesco. La veglia e la messa sono stati i momenti più importanti di questo percorso e la forza delle sue parole ha sicuramente risvegliato i nostri animi. Il pellegrinaggio della GMG è stata un’esperienza provante, resa faticosa dalla presenza di quasi due milioni di persone in luoghi dove normalmente vivono solo qualche centinaio di migliaia abitanti. Durante il cammino e al rientro ci ha assalito il sentimento di rabbia e delusione, perchè a causa dell’altissima affluenza non abbiamo potuto partecipare a tutti i momenti previsti per i pellegrini. Nelle settimane successive al rientro, però, ripensando al nostro viaggio abbiamo notato che, anche se non siamo riusciti ad essere presenti a tutti gli appuntamenti, abbiamo visitato posti unici: ad esempio il paese e la casa natale di papa Wojtyla, il santuario di Czestochowa, i campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau. E soprattutto ci siamo accorti che, nonostante la grande fatica, decideremmo di ripetere subito la nostra piccola grande esperienza. Federica Brenna


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tino a camminare su strade mai sognate e nemmeno pensate, su strade che possono aprire nuovi orizzonti, capaci di contagiare gioia, quella gioia che nasce dall’amore di Dio, la gioia che lascia nel tuo cuore ogni gesto, ogni atteggiamento di misericordia. Andare per le strade seguendo la “pazzia” del nostro Dio che ci insegna a incontrarlo nell’affamato, nell’assetato, nel nudo, nel malato, nell’amico che è finito male, nel detenuto, nel profugo e nel migrante, nel vicino che è solo. Andare per le strade del nostro Dio che ci invita ad essere attori politici, persone che pensano, animatori sociali. Che ci stimola a pensare un’economia più solidale di questa. In tutti gli ambiti in cui vi trovate, l’amore di Dio ci invita a portare la Buona Notizia, facendo della propria vita un dono a Lui e agli altri. E questo significa essere coraggiosi, questo significa essere liberi! Potrete dirmi: Padre, ma questo non è per tutti, è solo per alcuni eletti! Sì, è vero, e questi eletti sono tutti quelli che sono disposti a condividere la loro vita con gli altri. Allo stesso modo in cui lo Spirito Santo trasformò il cuore dei discepoli nel giorno di Pentecoste – erano paralizzati – lo ha fatto anche con i nostri amici che hanno condiviso le loro testimonianze. Uso le tue parole, Miguel: tu ci dicevi che il giorno in cui nella “Facenda” ti hanno affidato la responsabilità di aiutare per il migliore funzionamento della casa, allora hai cominciato a capire che Dio chiedeva qualcosa da te. Così è cominciata la trasformazione. Questo è il segreto, cari amici, che tutti siamo chiamati a sperimentare. Dio aspetta qualcosa da te. Avete capito? Dio aspetta

qualcosa da te, Dio vuole qualcosa da te, Dio aspetta te. Dio viene a rompere le nostre chiusure, viene ad aprire le porte delle nostre

vite, delle nostre visioni, dei nostri sguardi. Dio viene ad aprire tutto ciò che ti chiude. Ti sta invitando a sognare, vuole farti vedere che

segue a pag. 26

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Ramera

Parrocchia S. Michele Arcangelo e Madonna del Carmine

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Il Consiglio parrocchiale per gli affari economici

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l nostro Vescovo Francesco, in ottemperanza al Codice di Diritto canonico, esige che ogni parrocchia abbia un suo proprio Consiglio Per gli Affari Economici (espressione sintetica nell’acronimo C.P.A.E., utilizzato nel seguito di questo articolo). Il motivo è il controllo che la comunità parrocchiale, attraverso i suoi rappresentanti, scelti dal parroco, può e deve svolgere sulle entrate e sulle uscite finanziarie. Nei primi anni del mio servizio in questa nostra parrocchia della Ramera ho mantenuto un gruppo di persone per tale organismo. Dalla Curia pur tuttavia mi è pervenuta più volte la richiesta pressante di nominare un nuovo Consiglio, composto da persone che non abbiano alcun interesse commerciale con la parrocchia. Nel marzo scorso ho inoltrato la mia personale proposta ed in seguito il Vescovo, con decreto della Cancelleria della Curia diocesana, ha nominato i cinque componenti, a servizio gratuito per cinque anni, del C.P.A.E. della parrocchia san Michele arcangelo e Madonna del Carmine in Ramera di Ponteranica. Nella seconda riunione di tale Consiglio ci siamo scambiati opinioni circa la priorità che intendiamo darci nella manutenzione degli edifici. Le idee e le progettualità, come è evidente, sono assai numerose. La mia responsabilità di parroco è di individuare le esigenze di ristrutturazione coerenti con il progetto dell’Unità pastorale che il Vescovo ci ha chiesto di organizzare e che egli stesso ufficializzerà domenica 5 marzo 2017. La priorità, che l’Equipe pasto-

rale di accompagnamento verso l’Unità pastorale si è data, concerne i giovani e la formazione di coloro che si mettono a servizio della loro crescita umana e cristiana. In tale riunione ho proposto di pensare alla ristrutturazione interna di alcuni ambienti del nostro Oratorio. L’edificio adibito ad Oratorio in parte è occupato dall’appartamento in cui abito, ed in parte è adibito al bar, al salone più ampio, alle aule per la catechesi, all’appartamento nel quale hanno abitato i curati, ossia i direttori dello stesso oratorio, sino a don Cristian, per ora, ultimo tra di essi. La mia personale opinione, che ho sottoposto alla riflessione del C.P.A.E, è che l’interno dell’Oratorio è organizzato in alcuni piccoli ambienti, separati da corridoi piuttosto obsoleti. Il mio parere è che si potrebbero abbattere tali muri di separazione in ordine ad ottenere ambienti più spaziosi, luminosi, separati da pareti mobili, che all’occorrenza possono essere aperte o chiuse per creare spazi più piccoli o più grandi. Ciò permetterebbe di ottimizzare lo spazio ed avere a disposizione ambienti più grandi, dei quali sempre più frequentemente sentiamo l’esigenza poiché gli incontri di formazione alla fede delle famiglie insieme con i figli provvidenzialmente raccolgono tante persone

in spazi attualmente non sufficienti. A sostegno di queste riflessioni potete osservare le fotografie, che accompagnano l’articolo e possono confermare o dichiarare inutile tale intervento. Sottopongo alla riflessione di chi legge la proposta di ristrutturazione, la quale certamente avrà bisogno del motivato parere favorevole o contrario di ciascuno. In tantissimi doniamo denaro, facciamo feste per raccoglierne, abbiamo seguito con interesse e passione le singole progettualità che abbiamo realizzato, sogniamo altre strutture: tutto ciò ha costi, su cui si riflette attentamente per evitare sprechi ed utilizzare al meglio le risorse. Personalmente ritengo necessario dare aspetto e funzionalità nuova all’Oratorio in modo che possa essere fruibile per la non mai procrastinabile dimensione educativa e formativa. Uno degli obiettivi che mi sono proposto di raggiungere insieme alla comunità parrocchiale tutta è la manutenzione e non la inaugurazione. Ossia: rivalutare l’esistente, cercando nel contempo, di formare la nostra fede ed il nostro servizio agli altri. Prima di costruire ex novo si può dare maggiore splendore a ciò che esiste da tempo. don Flavio


Maria serva del progetto di Dio Omelia della celebrazione eucaristica di sabato 16 luglio 2016, presieduta da Padre Fernando Armellini

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ervo nella Bibbia è il più bel titolo che possa essere dato ad una persona. “Servo di Dio” vuol dire che ha messo la sua vita a servizio del suo progetto, del suo disegno di salvezza. Nel Vangelo di oggi troveremo un’altra Maria, anche lei si mette a servizio ma è molto agitata. Sono due Maria che si impegnano tutte e due ma una con saggezza, con sapienza, ascoltando la Parola del Signore, l’altra è invece agitata. Ci prepariamo ad ascoltare la Parola di Dio ed a condividere il pane eucaristico riconoscendo che nella nostra vita ci siamo forse agitati tanto ma non sempre abbiamo agito in ascolto della Parola del Signore, abbiamo fatto qualche volta di testa nostra e ciò non ha dato buoni risultati, chiediamo pertanto al Signore che illumini la nostra mente ed i nostri cuori con la sua Parola. Questo brano evangelico ci presenta Gesù, che è arrivato durante il viaggio che sta percorrendo dalla Galilea verso Gerusalemme, verso la meta che è il dono della sua vita: Gesù arriva a Betania, località che si trova a tre chilometri da Gerusalemme nella parte orientale del Monte degli Ulivi. Gerusalemme è situata nella parte occidentale. Gesù non si trova a Cafarnao o Nazareth, si trova nella città dove si pratica la religione, un certo tipo di religione che non è quella predicata da Gesù, ma è la religione dei riti, pensando di essere a posto con Dio. Quando Gesù ha annunciato a Nazareth un’altra religione, come abbiamo ascoltato domenica scorsa, vi ricordate quando presenta un modello di uomo in sintonia con il cuore di Dio, va in chiesa, un samaritano, lui ha gli stessi sentimenti di Dio ed interviene in favore di quel poveretto che è caduto in mano dei briganti: ecco la nuova religione che piace a Dio, l’amore.

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Quest’anno il Triduo di riflessione, proposto ogni anno alla comunità parrocchiale, in occasione della memoria della Beata Vergine Maria del monte Carmelo, è stato guidato dall’amico Padre Fernando Armellini, il quale ci ha affascinati con il suo modo assai appassionante di parlarci di Gesù, di sua Madre Maria e della sacra Scrittura. Sabato 16 luglio abbiamo celebrato la memoria della nostra Patrona, la Beata Vergine Maria del monte Carmelo. Riportiamo l’omelia, registrata e sbobinata da Patrizia Colombi, a cui va sincero ringraziamento. Con ciò siamo convinti di fare un servizio importante alla nostra fede. Sogniamo di poter sempre riportare sul nostro notiziario le bellissime riflessioni che vengono proposte lungo l’anno liturgico per non perderle, rileggerle con calma e lasciarcene nutrire. L’amore dell’uomo: “Misericordia io voglio non sacrifici”, misericordia intende dire opere di amore, ecco ciò che piace a Dio. E’ questo l’incenso che gli è gradito. Voi state cantando molto bene, è bello questo ma questo fa piacere a noi ed anche a Dio perché ci vede felici, ci vede cantare, quando cantiamo bene insieme ritmicamente con l’organista che suona bene anche il nostro respiro ad un certo punto diventa all’unisono, i nostri cuori cominciano a battere con lo stesso ritmo. È bello il canto, ma non è propriamente questo che è gradito a Dio. Ciò che a lui è gradito è che ci vogliamo bene, che ci sentiamo fratelli: questa è la nuova religione ed essa non piaceva agli scribi ed ai farisei di Gerusalemme, i quali volevano la religione dei ricchi. Essi pensavano che quando hai compiuto il rito con esattezza scrupolosa, sei a posto con Dio. E quindi quando Gesù arriva a Gerusalemme, entra immediatamente in contrasto con questa mentalità religiosa. Già quando era a Cafarnao gli scribi ed i farisei volevano ucciderlo, toglierlo di mezzo. Ora si trova lì, in mezzo a noi. Betània è vicino a Gerusalemme e a Betània c’è una famiglia, un po’ parti-

colare perché composta solo da fratelli e sorelle. Non ci sono papà né mamma, né nonni, né nipoti, né marito o moglie, soltanto due sorelle ed un fratello. Sorelle e fratelli è proprio il segno della comunità di fratelli e sorelle. Interessante è che nel brano evangelico di oggi non si parla di Lazzaro, solo delle due sorelle e c’è una ragione ed è molto importante: c’è un bel messaggio per noi. Ma prima di arrivare, direi che Gesù si trova a Gerusalemme e trova questa famiglia in cui si trova bene. Si trova bene perché lungo la giornata ha discussioni molto violente, molto dure e quando arriva a sera ha bisogno di essere accolto, sfogarsi, sentire che qualcuno sta dalla sua parte, lo baci, lo accarezzi. Ci avete mai riflettuto: lui, Gesù che è il Figlio di Dio, il Dio con noi?! Sapete che è venuto a farsi vedere perché ne avevano raccontato cose strane sul suo conto, poco belle: che castigava, puniva, si arrabbiava. Ed allora ha deciso di venire a farsi vedere, si è fatto vedere in Gesù di Nazareth: in quest’uomo abbiamo visto il volto di Dio, il Dio in cui noi crediamo. Avete mai pensato?: Dio ha bisogno di essere consolato, ha bisogno di sfogare i suoi crucci. Gesù, per questo

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motivo, va a Betània perché li c’è una famiglia con cui può parlare liberamente, dalla quale si sente capito. Avete mai pensato che Dio, il nostro Dio, ha bisogno di sfogarsi? Avete mai provato a leggere i giornali insieme con lui, cioè mentre leggete le notizie, sentire ciò che lui prova di fronte a ciò che accade nel mondo? Abbiamo parlato ieri, l’altro ieri, di episodi drammatici. Che cosa prova Dio di fronte a tutto ciò? Abbiamo mai ascoltato i suoi crucci? Guardate che il Dio che ci è stato insegnato, il Dio dei filosofi, il Dio impassibile non è il nostro; il nostro Dio è passionale, vive emotivamente ciò che accade nella famiglia dei suoi figli, in questo mondo. Ecco noi vediamo in Gesù di Nazareth il Dio che ha bisogno di sfogarsi, comunicare i suoi crucci, le sue gioie ed i suoi dolori: questo è il nostro Dio. E ci chiede accoglienza. Nel capitolo terzo del Libro dell’Apocalisse ci dice: “Io sto alla porta e busso”, non sfondo la porta, ma ho bisogno che voi spalanchiate la porta, e quando si parla di spalancare la propria casa per lasciarlo entrare ciò può essere nella nostra famiglia; Gesù ha bisogno di entrare. Noi abbiamo paura a volte che entri perché mette a posto certe cose che noi vorremmo lasciare come sono, invece le vuole mettere a posto e c’è un’altra casa in cui lui vuole asso-

lutamente entrare: il nostro cuore. Gesù è innamorato e come tutti gli innamorati vuole il cuore delle persone e direi che abbiamo un po’ paura di spalancagli la porta perché pensiamo che ci tolga la gioia. Purtroppo c’è stata una spiritualità, in cui abbiamo predicato che bisognava offrire sacrifici. No! Dio vuole solo la nostra gioia, solo la nostra felicità e quando entra nella nostra casa è soltanto per portare gioia. Quando entra nei nostri cuori vuole portarci la gioia altrimenti noi cerchiamo la gioia in posti sbagliati. Dobbiamo lasciare entrare Cristo, e Cristo entra con la sua Parola, il suo Vangelo. Come mai tanti giovani scappano? Nelle nostre chiese sono presenti le persone di una certa età, i giovani incominciano ad avere altri interessi, ad allontanarsi: hanno paura di lasciare entrare Cristo nella loro vita, di spalancare le porte. A Betania c’è questa famiglia che gli spalanca le porte. Ci sono due sorelle. Anzitutto notiamo che non c’è il fratello. È molto importante perché la casa è di Marta, è lei che invita Gesù; e ciò è estremamente sconveniente. Le donne non potevano invitare un uomo. E qui il Vangelo dice che Marta invita Gesù. C’è un messaggio importante: dove entra Cristo, vengono eliminati tutti i retaggi di cultura pagana, tra uomo e donna. Cristo entra e tutte le discriminazioni scompaiono: non c’è più né uomo né

donna, è pari la dignità. Ecco la bellezza di ciò che accade quando si lascia entrare Cristo. Se lasciamo entrare Cristo la nostra famiglia cambia un’infinità di volte, nessuno deve più alzare la voce, ci si mette a servire i fratelli, c’è maggiore attenzione all’altro, nessuno fa ciò che vuole ma tutti sono attenti, disposti a servire. Se ci sono i piatti da lavare, si gareggia per lavare i piatti: “No! Li lavo io!”: Se c’è da portare fuori l’immondizia quasi si litiga: “Vado io!”, “No, ci vado io!”. Perché se lasci entrare Cristo cambia tutto. Ecco: a Betània entra Gesù, è accolto da Marta, ma qui ci sono due sorelle, una che è agitata, che si dà tanto da fare, mentre invece lui è entrato per dialogare. Una delle due sorelle si siede ai suoi piedi, non per conversare ma esclusivamente per ascoltare la Parola di Gesù. L’altra era agitata in molte faccende. Sapete cosa mi viene in mente? Alcuni cristiani, magari gente di successo, che cosa fanno di prima mattina? Danno il bacio alla moglie e subito cominciano a prendere appunti, devono darsi da fare, quattro cellulari che squillano in continuazione, sono persone a cui tutti telefonano, arrivano alla sera stravolti, non vanno a letto subito, ancora a prendere appunti, fare programmi per il giorno dopo ed al mattino del giorno dopo ripartono con la stessa giornata del giorno prima, sembrano trottole che si muovono continuamente. Ti chiedi: “Ma, alla fine dove stai andando? Cosa stai costruendo? Qual è il tuo progetto di vita?”. Perché quando vai in pensione non ti telefona più nessuno, pensavi di essere eterno, importante per tutti. Ed invece non ti cercano più quando la tua professione è finita, ti diranno: “Come faremo adesso senza di te, te ne vai?”. Ma loro sono contenti che te ne vai. Datti una calmata: guarda dove stai andando! C’è gente che sta facendo cose belle: i giovani che fanno volontariato, si danno da fare ma se gli chiedete di prendere in mano il Vangelo rispondono che non gli interessa. Guarda che ti inaridisci, pure se fai alcune cose belle. Dove stai andando? Quale luce ti guida? Marta non è cattiva; è soltanto agitata. Sapete come si distingue una persona che ha capito come va la sua vita?


Lo si vede dal fatto che non è contento. “Marta, datti una calmata. Vedi che non sei contenta. Se tu fossi seduta ad ascoltare la Parola, dopo avresti lavorato serena con Maria.” Non si dice che Maria non sia andata a lavorare, soltanto che prima ha soprattutto ascoltato. Se noi non ascoltiamo la Parola, il nostro lavoro anche se è molto bello, non lo vivremo serenamente, saremo agitati, non saremo contenti ma arrabbiati. Se Marta avesse pregato (pregare vuol dire ascoltare la Parola) non creerebbe tensioni con le persone attorno a sé, avrebbe lavorato con Maria. Maria ascolta, non parla. Ci vuole silenzio per ascoltare la Parola di Cristo. Mi spiace che il brano di Vangelo è riportato in modo non completo. Quando Gesù dice a Marta: “Marta, Marta: tu ti agiti per troppe cose. Ma c’è soltanto una cosa buona: ascoltare prima la Parola” ci chiediamo come finisce questo brano di Vangelo. Sarebbe bello sapere cosa gli ha risposto Marta. Non ce lo dice. La risposta la dobbiamo dare noi perché noi siamo molto Marta, ci diamo molto da fare, ci agitiamo; teniamo presente che se non ascoltiamo la Parola del Maestro, la Parola del Vangelo, non saremo in pace, non saremo tranquilli. Noi celebriamo oggi un’altra Maria. Quante Marie ci sono nei Vangeli? Nel Nuovo Testamento ogni famiglia aveva una Maria, la ragione probabilmente è che la favorita di Erode si chiamava Miriam ossia Maria. Oggi è di moda, si danno ai neonati i nomi di attori, di qualche personaggio famoso. In quel tempo andava di moda il nome Maria ed anche Gioacchino ed Anna sono rimasti affascinati dal nome Maria. Questo è stato il nome scelto per la loro figlia. Abbiamo un’altra Maria assai diversa. Pure Maria di Nazareth si presenta serva, però una serva che non è agitata come Marta, bensì una serva che ascolta, è vicina costantemente alla Parola di suo figlio Gesù di Nazareth. Dobbiamo prendere esempio da lei, vivere sempre con accanto la Parola, il Vangelo: la nostra vita avrà certamente un senso bello, di bene.

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Ci sono delle anime splendide al mondo ... si fermano, osservano e a volte aspettano solo di esser viste, sentite, accolte nella loro semplice posizione in questa vita. Una posizione davvero semplice a tal punto d'essere preziosissima. Hanno occhi che raccontano una vita di sogni ed hanno tanto da condividere ancora ... Peccato che il mondo, a volte, corra e corra ancora più veloce e lo spazio del tempo non ha tempo nemmeno di esser nominato. Peccato perché certe anime sa-

Ora rimaniamo seduti facciamo la nostra Professione di fede in forma dialogica. Pensateci prima di rispondere credo, “Non crediamo” bensì “Credo”. Credete che Dio è un Padre buono, che ama tutti i suoi figli indistintamente: ci credete? Credo! Credete che questo Dio, nostro Padre ama tutti i suoi figli, ha voluto mostrarci il suo volto, questo volto splendido è brillato sul volto di Gesù di Nazareth,il figlio della Vergine Maria? Ci credete? Credo! Credete che si è fatto vedere in Gesù di Nazareth, il vero Figlio di Dio, il Figlio al quale noi dobbiamo assomigliare: un volto bello, un volto che è amore soltanto amore, e che noi siamo chiamati a riprodurre questo volto di figli di Dio, e che questo volto non è piaciuto a molti perché è un volto di servo mentre invece gli uomini vogliono dominare, vogliono comandare e difatti hanno voluto toglierlo di mezzo, lo hanno giudicato, condannato e giustiziato,

prebbero far fermare il mondo con la loro esperienza o, forse per meglio dire, con la loro non esperienza, ma completezza di appartenenza. Esiste un luogo dove loro risiedono ogni volta che chiudono gli occhi ...ti possono portare lì in un battito d'ali. Certe Anime se appena ti capita di guardale negli occhi ne scoprirai un Aleph ...il tutto ...il tuo tutto, e quello che è il tutto per tutti e che abbiamo dimenticato solo nella fretta di un mondo che ha da fare! LO.

posto nel sepolcro: ci credete? Credo! Credete che non è finita così, nel sepolcro, perché nel giorno di Pasqua Cristo è sorto dalla morte: ci credete? Credo! Credete che ha amato e soltanto amato anche coloro che gli hanno fatto del male, lo hanno condannato e crocifisso. Ha amato perché era colmo dello Spirito del Padre, dello Spirito di Dio e questo Spirito lo ha portato nel mondo e lo ha comunicato a noi per cui anche noi con la forza dello Spirito possiamo compiere le sue stesse opere: ci credete? Credo! E credete che lo Spirito, ossia la vita divina, che Gesù ha portato nel mondo, lo fatto risorgere perché è la vita dell’Eterno, il quale farà risorgere anche voi dalla morte: ci credete? Credo! Questa è la nostra fede e noi ci gloriamo di professarla in Cristo nostro Signore. Amen!”.

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BabyCre 2016 – Pensieri in valigia

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l BabyCre vuole essere, ed è, un viaggio di comunità, un incontro tra bimbi, educatrici ed educatori, famiglie, che camminano insieme con il sogno di rendere la quotidianità un luogo di stupore e speranza, un’occasione di incontro nelle differenze ed una rete di relazioni significative. Mettersi sempre in cammino richiede preparazione ed

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un equipaggiamento adeguato: un desiderio capace di smuoverci e smuovere, il coraggio di fare determinate scelte educative, la capacità di fidarsi ed affidarsi, la voglia di conoscere e la disponibilità di cambiare. È la strada che abbiamo intrapreso molto tempo fa e che continua oggi, ed ha un invisibile filo rosso, che tiene legati i temi af-

frontati nelle diverse estati che si sono succedute. È stata, quindi la scoperta del nostro territorio, la bellezza che ci circonda, l’arte e la cultura, il piacere e la gioia di giocare, che ci fanno nascere sensazioni di tenerezza, stupore, simpatia, la meraviglia delle opere di Dio che regala a noi tutto con gratuità. Ogni persona è mistero grande e profondo, che non si esaurisce mai: ognuno di noi è come una grande dimora, piena di stanze, in cui entrare con rispetto e …, come affermava santa Teresa d’Avila: “Quando si arriva al cuore, con grande stupore, ma con immensa gioia, si scopre che lì abita Dio”. L’esperienza educativa con i bimbi è stata supportata da persone entusiaste, coraggiose, capaci di sognare, pronte ad accogliere, ma soprattutto nutrite dall’Eucaristia. Il nostro è un viaggio che mai ha fine: il cammino prosegue estate dopo estate ed al termine non è un distacco ma semplicemente un “ciao!”, poiché il filo rosso che ci unisce resta nel nostro cuore, nelle nostre mani, in attesa di rivederci per una nuova luminosa estate insieme! Un abbraccio da Ornella e Carla!


Scuola della Parola 2016-2017

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i hai sedotto, Signore, ed io mi sono lasciato sedurre; mi hai fatto violenza ed hai prevalso. Sono diventato oggetto di derisione ogni giorno … . Così la tua parola è diventata per me causa di vergogna e di scherno tutto il giorno “ (Ger 20, 7-8). La sacra Scrittura non è testo addomesticato né addomesticabile. Ne è riprova il dialogo tra Geremia e Dio, in cui il profeta si sente autorizzato a poterlo interpellare ed addirittura accusare, e nel quale il Signore è libero di rispondere o di tacere, chiedendo al profeta di scavare in quel muro di silenzio, sino a ritrovare un’autentica fiducia in Lui. Ascoltare queste parole bibliche diventa, quindi, per il lettore cammino di libertà ma pure di assunzione delle proprie responsabilità rispetto alla giustizia ed all’autenticità di una ricerca di fede. La Scuola diocesana della Parola, che raggiunge i 25 anni della sua istituzione, dedicherà alcuni incontri – tenuti dai biblisti don Lorenzo Flori e don Patrizio Rota Scalabrini – proprio all’incontro con la figura di Geremia, leggendone la prima parte del Libro, con la vocazione, la prima predicazione, il tormentato itinerario spirituale. Lo stesso Geremia individua come dimensione fondamentale, senza la quale ogni tentativo di riforma religiosa, sociale e politica sarebbe vano, precisamente il rinnovamento del cuore, alla cui integrità attentano la menzogna, l’ingiustizia, il culto idolatrico di falsi assoluti. A questo tema sarà dedicata la prolusione offerta da D. Garrone, Professore ordinario di Antico Testamento alla Facoltà Valdese di Teologia. Mentre la parola profetica entra nel presente pretendendo di consegnare qualcosa dello stesso pathos di Dio, ossia del modo con cui Egli vede la storia ed il mistero del cuore umano, la ricerca dei sapienti di Israele è rivolta piuttosto ad affrontare l’avventura

dell’emancipazione della ragione, rimanendo però aperta alla luce della rivelazione divina presente nella quotidianità. L’incontro con questa avventura dei sapienti d’Israele avverrà attraverso lo studio del Libro dei Proverbi, con l’aiuto del biblista don Giacomo Facchinetti. E sempre all’interno di una necessaria conoscenza delle radici primotestamentarie, si terrà la Giornata di riflessione ebraico-cristiana, con l’apporto della biblista e giudaista Elena Lea Bartolini. La Bibbia cristiana comporta quale propria specifica voce i testi del Nuovo Testamento. Tra essi, quest’anno, si studierà la narrazione lucana del ministero galilaico di Gesù di Nazareth. In questo percorso ci si avvarrà della guida del biblista don Alberto Maffeis. Infine segnaliamo che all’interno

delle proposte per celebrare i 500 anni della Riforma evangelica, si terranno vari momenti di lettura e di studio ecumenici della Parola.

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Sede degli incontri: ‘Casa del Giovane’ via M. Gavazzeni, 11 - Bergamo Orario: ore 20.30 - 22.15 La Scuola della Parola si tiene il mercoledì. E’ aperta a tutti, pure coloro che non l’hanno frequentata negli anni scorsi. Non è richiesta alcuna iscrizione. Per informazioni e chiarimenti: Maria Elena Bergamaschi (tel. 0363 90 25 65) Maria Antonietta Gusmini (tel. 035 29 01 27) Mariella Tajocchi (tel. 035 25 66 99).

PROGRAMMA 5-12-19 ottobre 2016 L’albero della vita La sapienza d’Israele nei Proverbi 26 ottobre 2016 L’intimo del cuore: un abisso! Geremia e il mistero della libertà

Giacomo Facchinetti, biblista

Daniele Garrone, Ordinario di Antico Testamento presso la facoltà Valdese di Teologia

9-16-23 novembre 2016 “Ti ho posto profeta delle Nazioni” Gli inizi della predicazione di Geremia Lorenzo Flori, biblista 30 novembre e 7-14 dicembre 2016 “Mi hai sedotto, Signore!” Geremia, il profeta della crisi

Patrizio Rota Scalabrini, biblista

18 gennaio 2017 “Ascolta,Israele!Il Signore è uno” Il dialogo ebraico-cristiano

Elena Lea Bartolini, biblista e giudaista

1-8-15 febbraio 2017 “Gettate le vostre reti” Il ministero galilaico di Gesù nel vangelo di Luca

Alberto Maffeis, biblista.

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Cre 2016: esperienza di unità

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l Cre 2016 è stato per le parrocchie di Ponteranica un’esperienza nuova vissuta in seno all’unità pastorale che ha visto per la prima volta diversi soggetti delle due realtà parrocchiali confrontarsi e delineare delle linee guida per far vivere al meglio ai nostri ragazzi le intense e preziose quattro settimane del Cre. Lungo è stato il lavoro di pensiero e progettazione in cui le parrocchie hanno scelto di coinvolgere per il coordinamento del Cre un’educatrice professionale della cooperativa Il Pugno Aperto supportata da due ragazze volontarie degli oratori. Il tema proposto dalla diocesi per quest’anno è stato il tema

del viaggio….e per le nostre comunità questo Cre è stato un viaggio insieme al cui centro ci sono stati i nostri bambini e ragazzi da traghettare in questa avventura di cura e gratuità che donasse loro un tempo ricco di relazioni significati in cui sentirsi accolti e accompagnati attraverso i giochi, le gite, le attività, i laboratori,la piscina, i balli e le serate. Numerose famiglie hanno risposto positivamente alla nuova proposta strutturale e di senso che don Sergio e don Flavio hanno loro fatto mettendo al primo posto l’attenzione per i bambini anche più piccoli e il sostegno e la cura degli adolescenti. Diverse

le figure esterne professionali coinvolte per rendere ancora più ricca la proposta. Molti i volontari che hanno donato del tempo al Cre restituendo l’idea di una comunità che si prende cura dei suoi piccoli. Hanno partecipato al Cre circa 180 bambini e 40 animatori dalla prima alla quinta superiore. Se è difficile deludere i bambini non è così facile coinvolgere gli animatori che venivano da un Cre degli anni precedenti un po’ diverso. Per loro il passaggio è stato impegnativo, gli si è richiesto un impegno e un coinvolgimento maggiore…una scommessa che si è vinta! I ragazzi seppur all’inizio titubanti e un po’ polemici hanno saputo mettersi in gioco e provare a fidarsi di una strada nuova pensata anche per loro. Finito il Cre è stata regalata loro la possibilità di percorrere insieme un pezzo di strada con proposte esclusivamente pensate per loro in quello che si è chiamato Il re animatori. Un tempo bello e speciale che hanno accolto e vissuto con entusiasmo. Il Cre è un tempo di incontro e confronto, di gioia ma anche di piccoli momenti di quotidiana fatica perché stare in relazione non è sempre facile. È un tempo di cura e di crescita, un tempo ricco di colori ed emozioni…un tempo in cui l’oratorio si trasforma in una casa per i nostri ragazzi. L’augurio è che il Cre non rimanga un’isola felice ma sia un’esperienza che renda i nostri oratori luoghi vivi e accoglienti per diversi momenti dell’anno … questo è il sogno e il progetto che l’unità pastorale sta costruendo con le sue comunità guardando con coraggio in alto. Chiara Acerbis

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Anagrafe

Sono tornati alla casa del Padre

Matilde Locati Anni 93 † 8 giugno 2016

Fiorangela Del Villano Anni 84 † 9 giugno 2016

Lucia Rossi Anni 91 † 16 giugno 2016

Ignazio Persico Anni 77 † 7 luglio 2016

Francesco Bresciani Anni 91 † 10 luglio 2016

Rado Savi Anni 93 † 17 luglio 2016

Paolo Vegetali Anni 82 † 22 agosto 2016

Marinella Salvetti Anni 61 † 8 settembre 2016

Elettra Di Benedetto Anni 78 † 17 settembre 2016

Maria Fanti Anni 86 † 18 giugno 2016

Liliana Pesenti Rossi in Marinelli Anni 84 † 23 luglio 2016

Giacomo Nava Anni 89 † 18 settembre 2016

HANNO RICEVUTO IL BATTESIMO A PONTERANICA

3 Luglio 2016 Giulia Garofano di Elio e Cipriano Gerarda 17 Luglio 2016 Samuele Ongaro di Mattia e Locatelli Veronica

4 Settembre 2016 Anna Ghilardi di Luigi e Rigamonti Tiziana

2 Ottobre 2016 Diana Vegetali di Floriano e Cinzia Bozzetti

Tommaso Bonacina di Andrea e Gasparini Francesca Giada Crippa di Paolo e Locatelli Viviana

Giulia Ferraguti di Andrea e Pamela Belotti

Marco Gotti di Paolo e Lanfranchi Alice

18 Settembre 2016 Giorgia Magitteri di Diego e Brognara Sara

Anita Zema di Francesco e Amigoni Claudi

Margherita Amalia Ferrari di Diego e Gipponi Flora

9 ottobre Margherita Innocenti di Carlo Luigi e Francesca Verderio

A ROSCIANO

11 Settembre 2016 Lorenzo Fusco Bruni di Dario e Ruggeri Serena ALLA RAMERA

7 agosto 2016 Conti Edoardo di Agatino Giovanni e Zanatta Roberta 28 agosto 2016 Fiorona Gaia di Francesco e Leidi Valeria

Anna Maria Lia Anni 59 † 26 giugno 2016

Filippo Fiorenza Anni 94 † 28 luglio 2016

Maria Bonetti Anni 88 † 27 settembre 2016


Ponteranica e Rosciano

Parrocchia della Trasfigurazione in Rosciano Parrocchia di SS. Alessandro e Vincenzo in Ponteranica

Vita della Comunità

Luglio S. PANTALEONE E IL MANGIAFESTA

Bella e intensa anche quest’ano la festa di San Pantaleone, ben partecipata la novena (per quanto assenti le famiglie giovani ed i ragazzi…). Un grazie speciale va alle tante persone che ogni anno si adoperano per rendere bella la festa e per aiutare la comunità. Grazie ai volontari del Mangiafesta che – oltre a regalarci uno spazio di relax, di festa,

di condivisione – hanno offerto alla comunità per sostenere il pagamento dei debiti e la manutenzione delle numerose strutture la somma di 23.772,00 euro! Grazie di cuore.

Luglio 100 anni! AUGURI NATALE E TERESA!!

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Hanno compiuto gli anni a pochi giorni di distanza l’uno dall’altra i nostri due centenari: per prima Teresa Lamera, la sorella di don Gianni, che vive accanto all’oratorio di Ponteranica, ancora brillante ed autonoma. Una setti-


mana dopo Natale Colleoni, che invece abita accanto alla chiesa di Rosciano. Può capitare ancora spesso di vedere Natale rientrare a casa con passo svelto dopo essere sceso a Bergamo per le spese, le medicine o le altre sue incombenze. Abitare vicino alle chiese dunque allunga la vita… Nel mese di luglio li abbiamo dunque festeggiati entrambi,

Natale “in contumacia” cioè, dato che per il suo carattere schivo aveva deciso al momento di non presenziare, in assenza del festeggiato dopo una Messa alla Grotta. Con Teresa invece abbiamo passato un bel pomeriggio in oratorio, insieme a un po’ di parenti ed amici. Si usa dire, no?, altri cento di questi giorni!!

Agosto “12 Coriandoli in vacanza a Castellina Marittima” Prima di confermare a don Lorenzo la mia disponibilità ad accompagnare gli adolescenti nella veste di “aiuto cuoco” durante il soggiorno estivo in Toscana, ho dovuto fare i conti con i miei figli, Jacopo e Davide visto che ne erano direttamente interessati. Alla domanda “cosa dite ragazzi se venissi anche io ad aiutare in cucina a Castellina Marittima? “ segui un prolungato silenzio che mi costrinse ad aggiungere “ se vengo prometto di dimenticarmi di essere vostro padre“. Finalmente la risposta simultanea di entrambe “allora puoi venire “. Consapevole della mia scarsa capacità culinaria, ho cercato qualcuno più capace e la prima persona che mi è venuta in mente è stato Franco il quale ha immediatamente risposto positivamente all’invito con la sua solita grande disponibilità e generosità. E cosi ci siamo improvvisati in questa nuova esperienza. Risolto rapidamente il problema del trasporto del gruppo grazie alla disponibilità dell’Associazione Ruotamica che ha messo a disposizione 2 pulmini e 2 autisti (cuoco ed aiuto cuoco), abbiamo pensato brevemente ai possibili piatti da cucinare per i ragazzi. Arrivati a destinazione e preso possesso dell’accogliente casa vacanza, ci siamo occupati delle prime spese mentre i ragazzi si rinfrescavano con un bel bagno in mare.

Ci siamo così ritrovati ogni sera a pensare al menu del giorno dopo cercando di dare sempre delle alternative al piatto principale per soddisfare i gusti di tutti. La settimana è passata velocemente ed è stato veramente bello e facile anche per la collaborazione dei ragazzi stessi nel preparare la sala pranzo, nel lavaggio piatti e pentole. Oltre a questi compiti i ragazzi si sono occupati delle pulizie generali con qualche fatica organizzativa iniziale ma finendo sicuramente “alla grande”. Durante la settimana hanno alternato momenti marini e ludici (diurni e notturni) con altri di riflessione e meditazione guidate

da don Lorenzo e Miriam. Molto interessanti le gite a Volterra, San Giminiano e Pisa dove alcuni ragazzi hanno preparato una ricerca improvvisandosi guide per il gruppo. Un gruppo di “coriandoli” vivace, esuberante e colorato come solo i giovani sanno essere se hanno spazio, fiducia e sostegno. E stato bello vederli discutere, litigare, piangere, ballare e ridere con la

Ponteranica e Rosciano

Parrocchia della Trasfigurazione in Rosciano Parrocchia di SS. Alessandro e Vincenzo in Ponteranica

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Ponteranica e Rosciano

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spontaneità che contraddistingue l’adolescenza “sana” quando non ha paura di critiche o giudizi. Un gruppo affiatato sicuramente pronto a sorreggere anche chi inciamperà in qualche “gradino” tipico della loro età, un gruppo

nato e cresciuto negli anni precedenti in oratorio anche grazie al contributo di Ottavia ed alle esperienze del CRE. Credo sinceramente di avere avuto una grande occasione per riavvicinarmi un poco ad un pe-

riodo della vita molto lontano, ma di fatto non molto diverso da come lo abbiamo vissuto noi 50enni e poter apprezzare la generosità e la voglia di vivere dei nostri ragazzi. Ettore

Settembre ROSCIANO, SANTUARIO DELLE FAMIGLIE di piantare la tenda al Santuario. Per quanto riguarda il percorso spirituale nelle serate da giovedì a sabato abbiamo affidato all’intercessione di Maria diverse intenzioni: giovedì sera, nell’adorazione dai Padri Sacramentini – molto partecipata da fedeli di tutte e tre le nostre parrocchie -, abbiamo pregato per gli ammalati (nella messa delle 17.00 una decina di persone avevano ricevuto il Sacramento dell’Unzione degli infermi) e per l’Unità Pastorale. Venerdì sera abbiamo vissuto la Celebrazione della Riconciliazione, non molti i fedeli come è consuetudine quando ci si confessa ma una serata intensamente vissuta dai presenti. Poi sabato sera, la fiaccolata, un momento ormai già immerso nell’esperienza delle famiglie. Sul programma spirituale si è in-

È stata una festa davvero speciale quella di quest’anno! Con molte novità, anzitutto la proposta di celebrare la festa “vivendo” il Santuario, trascorrendovi il fine settimana in fraternità. Oltre al programma spirituale consueto, consistente nel triduo di preparazione con la Messa pomeridiana e la preghiera serale alla Grotta, quest’anno abbiamo letteralmente proposto alle famiglie

nestata l’esperienza del weekend con le famiglie. Così da sabato pomeriggio nella bellissima area verde intorno al Santuario della Grotta sono iniziate ad affluire famiglie, ragazzi, adolescenti e giovani, con le loro tende. Facciamo un passo indietro per raccontarvi quel che ci ha portato sin li: due mini-assemblee par-


rocchiali (pochi agguerriti volontari che hanno aderito all’invito di don Sergio) nei mesi di giugno/luglio hanno riletto

l’esperienza degli anni precedenti, cogliendone positività e criticità, e sfornando la proposta della Comunità delle Beatitudini di una tendata con l’intento di far vivere il santuario in modo speciale alle famiglie e ai più giovani. Il passo ulteriore è stato quello di considerare, prima di organizzare un evento così importante, l’assenza di spazi coperti: il pensiero è andato non solo alla festa, ma ad ogni domenica estiva in cui si sta con il naso all’insù per sondare le previsioni del tempo e scongiurare la pioggia… Da qui prima è nata l’idea di affittare e poi invece, data l’entità dell’affitto ammortizzabile in pochi anni, di acquistare una tensostruttura da utilizzare per il periodo primavera/estate per le nostre attività, le messe-in-caso-di-pioggia e per l’ospitalità di gruppi. Alle prime riunioni ne sono seguite altre, il gruppo si è allargato

ad altri roscianesi ma anche a volontari di Ramera e Ponteranica, ai nostri scouts del CNGEI e a quelli dell’AGESCI di Sarnico. Un evento così, pur breve, richiede tanta organizzazione e tanto impegno per una comunità piccola come Rosciano, e ai volontari consueti se ne sono aggiunti molti altri. I gazebo sono arrivati dalle Associazioni di Ponteranica, i tavoli dagli Alpini di Rosciano, dall’Auser e dall’oratorio di Ponteranica. Sono arrivati i bagni chimici, la ditta Perego ha messo l’illuminazione della festa. In un pomeriggio il nostro Guglielmo ha portato la luce sotto il tendone e i volontari della grotta hanno tagliato l’erba e riordinato l’area… Eravamo dunque all’arrivo dei primi partecipanti, sabato pomeriggio. Ad accoglierli un gaze bo/reception e gli scouts, pronti a dare una mano per montare le tende. Il primo atto, alle 17.00, è stata la Messa alla Grotta, celebrata da don Lorenzo. Poi l’“accampamento” ha iniziato a vivere per davvero, abbiamo preparato la cena mentre i ragazzi giocavano e, dopo cena, ci siamo preparati alla Fiaccolata. Troppo piccola la nostra chiesa per contenere tutti, molti hanno atteso durante la prima parte della preghiera sul sagrato. Quindi, pregando il Rosario guidati dal Diacono Fabio siamo scesi alla grotta per ricevere la benedizione del Signore. Terminata la preghiera molti sono tornati a casa ma il nostro “campo” ha ricominciato a vivere: fuochi d’artificio (quelli economici, che si comprano al negozio, comunque belli!) per la gioia dei bambini. Poi gli scout hanno organizzato il fuoco – ci abbiamo cotto sopra gli spiedini con i marsh-mellow!! – con canti e giochi. Sotto il tendone partitoni a briscolone, l’anguriata… una festa insomma. Quando è calata la notte solo i

“teens”, quelli sulla quindicina, avevano ancora la forza di vegliare e farsi sentire. Siamo andati alle nostre tende per uscirne al mattino magari un po’ scricchiolanti (quelli molto lontani ormai dai “teens”)… I nostri cuochi avevano preparato la colazione con le brioches, poi mentre i “grandi” si occupavano delle faccende domestiche con i ragazzi e gli adolescenti abbiamo fatto la preghiera del mattino. Alle 9.00 abbiamo iniziato le attività: gli scouts hanno animato la mattinata dei ragazzi, le famiglie sono state invitate a confrontarsi sui testi dell’Amoris Laetitia, la lettera alle famiglie di Papa Francesco. Dopo un’introduzione di Simona Colpani ci si è suddivisi in gruppi di riflessione. Le conclusioni condivise, tutte molto belle e significative, hanno testimoniato della bontà e la profondità dei diversi contributi. Dopo il pranzo preparato da due ristoratori di Ponteranica e

consumato sotto il tendone, abbiamo vissuto un bellissimo pomeriggio di animazione per le famiglie e i bambini, gestito dal Gruppo LA STRADA della Asso-

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Parrocchia della Trasfigurazione in Rosciano Parrocchia di SS. Alessandro e Vincenzo in Ponteranica

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ciazione AEPER e coordinato da don Emilio Brozzoni, fondatore e anima dell’Associazione. Nel frattempo gli Alpini di Rosciano hanno fatto i loro giri di “Ruota”. Alle 17.00 la concelebrazione presieduta da don Flavio, parroco di Ramera, con don Sergio e don Lorenzo. Il Santuario era gremito, la celebrazione è stata intensa ed è culminata con la preghiera di Consacrazione alla Madonna

delle nostre comunità parrocchiali e dell’Unità Pastorale. Dopo la Messa abbiamo condiviso, in un rinfresco casereccio, i dolci offerti dai volontari. I volontari che hanno seguito la macchina organizzativa di tutte le iniziative a questo punto erano “spompati”, ma insieme felici di aver offerto questo momento di spiritualità e di fraternità.

Settembre Gli Anniversari di Matrimonio Domenica 18 settembre abbiamo festeggiato gli anniversari di Matrimonio, dal 5° anniversario (una coppia) fino al 55°, le

nozze di Avorio di ben cinque coppie. Erano in tutto 34 le coppie che festeggiavano un anniversario significativo del loro

matrimonio. Abbiamo ringraziato insieme il Signore e gli abbiamo chiesto l’aiuto necessario per stare insieme e volersi bene per tanti anni.


Settembre Ricordo di Eugenia De Beni, restauratrice del Lotto e amica della nostra comunità

Ci eravamo conosciuti, lei e la nostra comunità, con i restauri del Lotto, ed era stata subito simpatia reciproca. Dopo quell’occasione era ritornata tante volte, anche per incontrare i ragazzi delle nostre scuole e raccontare il lavoro fatto, o per verificare che le tavole “stessero

bene”, semplicemente per salutare. Un grave incidente domestico l’ha portata ai primi di agosto. Pochi giorni prima ci eravamo aggiornati sull’ultimo lavoro che stava eseguendo per noi, il restauro del Cartiglio di San Pantaleone. Ci eravamo dati appun-

tamento a settembre quando sarebbe venuta a presentare e ad inaugurare l’opera restaurata. Ora sono i suoi collaboratori a dare le ultime “pennellate” al restauro. E quando sarà definitivamente pronto coglieremo l’occasione per dire il nostro grazie anche a Eugenia.

Ponteranica e Rosciano

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SI SONO UNITI IN MATRIMONIO a Rosciano Pesenti Ivan Bacis Anna Chiara

Venerdì 24 Giugno 2016

a Ponteranica Forlani Gianpietro Cortesi Sara

Blasizza Mattia Locatelli Michela

Venerdì 15 Luglio 2016

Micheletti Mattia Boffelli Federica

10 Settembre 2016

Greggio Andrea Ciccone Deborah

15 Agosto 2016

Locatelli Fabio Bacchetta Federica

15 Settembre 2016

18 Giugno 2016

Frattini Federico Recchia Silvia

3 Settembre 2016

Sauro Michele Cremaschi Julia

17 Settembre 2016

Pistorio Michel Guerini Elena

8 Settembre 2016

Gamba Stefano Bonetti Valentina

23 Settembre 2016

Regazzoni Gabriele Perez Moya Veronica Dalila

il 7 ottobre

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Sotto la lente...

segue da pag. 11 il mondo con te può essere diverso. E’ così: se tu non ci metti il meglio di te, il mondo non sarà diverso. E’ una sfida. Il tempo che oggi stiamo vivendo non ha bisogno di giovani-divano / młodzi kanapowi, ma di giovani con le scarpe, meglio ancora, con gli scarponcini calzati. Questo tempo accetta solo giocatori titolari in campo, non c’è posto per riserve. Il mondo di oggi vi chiede di essere protagonisti della storia perché la vita è bella sempre che vogliamo viverla, sempre che vogliamo lasciare un’impronta. La storia oggi ci chiede di difendere la nostra dignità e non lasciare che siano altri a decidere il nostro futuro. No! Noi dobbiamo decidere il nostro futuro, voi il vostro futuro! Il Signore, come a Pentecoste, vuole realizzare uno dei più grandi miracoli che possiamo sperimentare: far sì che le tue mani, le mie mani, le nostre

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mani si trasformino in segni di riconciliazione, di comunione, di creazione. Egli vuole le tue mani per continuare a costruire il mondo di oggi. Vuole costruirlo con te. E tu, cosa rispondi? Cosa rispondi, tu? Sì o no? [Sì!] Mi dirai: Padre, ma io sono molto limitato, sono peccatore, cosa posso fare? Quando il Signore ci chiama non pensa a ciò che siamo, a ciò che eravamo, a ciò che abbiamo fatto o smesso di fare. Al contrario: nel momento in cui ci chiama, Egli sta guardando tutto quello che potremmo fare, tutto l’amore che siamo capaci di contagiare. Lui scommette sempre sul futuro, sul domani. Gesù ti proietta all’orizzonte, mai al museo. Per questo, amici, oggi Gesù ti invita, ti chiama a lasciare la tua impronta nella vita, un’impronta che segni la storia, che segni la tua storia e la storia di tanti.

La vita di oggi ci dice che è molto facile fissare l’attenzione su quello che ci divide, su quello che ci separa. Vorrebbero farci credere che chiuderci è il miglior modo di proteggerci da ciò che ci fa male. Oggi noi adulti – noi, adulti! – abbiamo bisogno di voi, per insegnarci – come adesso fate voi, oggi – a convivere nella diversità, nel dialogo, nel condividere la multiculturalità non come una minaccia ma come un’opportunità. E voi siete un’opportunità per il futuro. Abbiate il coraggio di insegnarci, abbiate il coraggio di insegnare a noi che è più facile costruire ponti che innalzare muri! Abbiamo bisogno di imparare questo. E tutti insieme chiediamo che esigiate da noi di percorrere le strade della fraternità. Che siate voi i nostri accusatori, se noi scegliamo la via dei muri, la via dell’inimicizia, la via della guerra. Costruire ponti: sapete qual è il


Sotto la lente...

primo ponte da costruire? Un ponte che possiamo realizzare qui e ora: stringerci la mano, darci la mano. Forza, fatelo adesso. Fate questo ponte umano, datevi la mano, tutti voi: è il ponte primordiale, è il ponte umano, è il primo, è il modello. Sempre c’è il rischio – l’ho detto l’altro giorno – di rimanere con la mano tesa, ma nella vita bisogna rischiare, chi non rischia non vince. Con questo ponte, andiamo avanti. Qui, questo ponte primordiale: stringetevi la

mano. Grazie. E’ il grande ponte fraterno, e possano imparare a farlo i grandi di questo mondo!… ma non per la fotografia - quando si danno la mano e pensano un’altra cosa -, bensì per continuare a costruire ponti sempre più grandi. Che questo ponte umano sia seme di tanti altri; sarà un’impronta. Oggi Gesù, che è la via, chiama te, te, te [indica ciascuno] a lasciare la tua impronta nella storia. Lui, che è la vita, ti invita a lasciare un’impronta che riempia di vita

la tua storia e quella di tanti altri. Lui, che è la verità, ti invita a lasciare le strade della separazione, della divisione, del non-senso. Ci stai? [Sì!] Ci stai? [Sì!] Cosa rispondono adesso - voglio vedere - le tue mani e i tuoi piedi al Signore, che è via, verità e vita? Ci stai? [Sì!] Il Signore benedica i vostri sogni. Grazie!

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Agenda di Ponteranica e Rosciano

Don Sergio Scotti Parroco

Casa Parr. Ponteranica tel. 035 57 18 67 scotti.sergio@gmail.com

www.parrocchiediponteranica.it

Silvano Ceruti tel. 338 67 20 902

Scuola dell’Infanzia tel. 035 57 41 53 fax. 035 41 29 232

Orari SS. Messe a Ponteranica Prefestiva: Festiva: Feriale:

Chiesa Parrocchiale ore 18.30

ore 8.00 – 10.30

ore 17,00 (da lunedì a giovedì)

ore 8,00 (venerdì e sabato)

ore. 20,00 (Ufficio per i defunti

Chiesa di San Rocco al Castello Festiva:

solo al venerdì)

ore 18.30

(la quarta domenica del mese)

Chiesa di San Girolamo Emiliani (alla Costa Garatti) Festiva:

ore 18.30 (seconda domenica del mese)

Feriale:

ore 18,00 (al martedì luglio e agosto)

Al Cimitero

Orari SS. Messe a Rosciano Prefestiva:

Chiesa Parrocchiale ore 19,00

Festiva:

ore 9.00

Feriale:

ore 18.00 (solo al giovedì)

ore 17.00

Agenda di Ramera Don Flavio Rosa Parroco tel. 035 57 11 40 Casa Parr. Ramera cell. 340 66 53 939 cell. 3292707665 Don Giacomo Locatelli Scuola dell’Infanzia Tel. 035 57 13 85 Segreteria parrocchiale Ramera: ore 15.00 – 17.30 Aperta da lunedì a venerdì Per certificati, anagrafe, abbonamenti, informazioni, prenotazioni Cineteatro, iniziative varie… tel. 035 57 57 89 E mail: parrocchiaramera@libero.it Pratiche Cisl Inas (lunedi mattino) ore 9.00-12,00 Ponteranica Attiva e mail: ponteranicaattiva@libero.it

Orari SS. Messe a Ramera

Chiesa Parrocchiale Prefestiva: ore 18.00 Festiva: ore 7.30 – 9.00 (alla Chiesina di S. Giorgio alla Petos) 10,30 - 18,00 Feriale 8.00 (dal 30 settembre) venerdì ore 16.00 adorazione eucaristica segue messa 18,00

Orari SS. Messe Padri Sacramentini

Prefestiva Festiva Feriale Padri Sacramentini

ore 17,30 ore 8,30 - 11,00 - 17,30 ore 7,00 - 17,30 tel. 035 57 10 15 ordini@sacramentini.it

Orari SS. Messe alla Madonna dei Campi Prefestiva Festiva

ore 18,00 ore 9,30

LA CASA Gruppo Diocesano

COMUNALE DI PONTERANICA

“Per essere utile agli altri non serve volare basta volere”

INCONTRI di ASCOLTO e di PREGHIERA per persone SEPARATE, DIVORZIATE O RISPOSATE, ogni primo martedì del mese ALMÉ presso il Centro Emmaus - via don A. Iseni n.1.

www.parrocchiediponteranica.it

Profile for Studio 5 Liguria srl

Lecomunitainsieme 2016 4  

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