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Le Comunità Insieme Periodico interparrocchiale a cura delle Comunità di Ponteranica

Dicembre 2015 - Gennaio 2016

Parrocchia della Trasfigurazione in Rosciano - Parrocchia di SS. Alessandro e Vincenzo in Ponteranica Parrocchia di S. Michele Arcangelo e Madonna del Carmine in Ramera di Ponteranica

Capaci di carità...


Editoriale Le Comunità Insieme Il Natale e le pupille dilatate Periodico interparrocchiale a cura delle Comunità di Ponteranica

Dicembre 2015 - Gennaio 2016

Parrocchia della Trasfigurazione in Rosciano - Parrocchia di SS. Alessandro e Vincenzo in Ponteranica Parrocchia di S. Michele Arcangelo e Madonna del Carmine in Ramera di Ponteranica

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Capaci di carità...

Sommario La natura nutre la speranza di essere liberata dalla corruzione 3 Spazi

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Laudato sì

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Un po’ di Unità Pastorale 8 Costruiamo il volto di Cristo nella carità 10 Comunità Ramera

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Anagrafe delle parrocchie 19 Comunità Ponteranica e Rosciano 20/25 Ponteranica Associazioni

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Registrazione Trib. di Bergamo n° 17 del 1/07/2010. Direttore responsabile: Agazzi Davide In Redazione: Enrico, Franco, Margherita, Simona, Vincenzo, don Cristian, don Flavio, don Sergio. Stampa: Centro Grafico Stampa Tel. 035 29 50 29 Articoli e files possono essere spediti a: info@centrograficostampa.it

Il prossimo numero uscirà il 12 febbraio 2016. Gli articoli dovranno essere consegnati entro il 29 gennaio 2016.

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hi di noi non ha provato tenerezza nell’osservare dei “cuccioli”, d’uomo o animali? È un fenomeno che accomuna tutti, anche alcuni fra gli esseri più crudeli nel mondo animale, e non è evidentemente solo una questione di sensibilità personale: la scienza dice che si tratta di un meccanismo innato di conservazione della specie, sviluppato nel corso di milioni di anni. L’aveva intuito anche Darwin. È tutto programmato nel nostro cervello. Ci sono specifici circuiti cerebrali che si accendono quando li guardiamo estasiati e diciamo: “ma che bei bimbi!”. È la più grande arma di sopravvivenza dei nuovi nati. Li ripara dalle aggressioni e scatena una risposta istintiva di accudimento e di protezione. Ci sono caratteristiche precise che la nostra mente riconosce, e allora le pupille si dilatano ad esprimere appunto tenerezza e premura: testa tonda, fronte convessa, occhi grandi, naso schiacciato, guance paffute, arti cicciotti. Ma anche comportamento giocherellone, modi goffi, vagiti. È il Kindchenschema di Konrad Lorenz, l’insieme cioè dei tratti inconfondibili che indicano immaturità, giovinezza, vulnerabilità e spingono i genitori a prendersi cura dei figli. Poi, crescendo, l’effetto tenerezza tende a scomparire, ma ormai il peggio è passato e i cuccioli dovrebbero nel frattempo aver imparato a difendersi da soli. La specie umana è più sensibile a questo meccanismo, visto quanto a lungo i suoi “cuccioli” hanno bisogno di assistenza. Se non ci fosse questo meccanismo saremmo già belli che estinti. Le nostre pupille reagiscono dilatandosi di fronte ai segni della tenerezza e dell’amore. Dunque quando diciamo che Dio nel bambino Gesù ha voluto farsi piccolo per consegnarsi a noi assolutamente indifeso e bisognoso di tutti, non diciamo una cosa del tutto esatta. Anche il Dio Bambino, come tutti i bambini e nonostante Erode, ha potuto godere di un “tempo franco” di sguardi teneri prima di gettarsi nella mischia. Ed ancora oggi contemplandolo Bambino ci regaliamo quel tempo che anche i non credenti definiscono come “il tempo in cui tutti siamo più buoni”. Ci si esercita nell’arte del dono e della disponibilità, dell’attenzione reciproca e le pupille cercano di dilatarsi nella pazienza anche per le persone - suocere, parenti, vicini - che normalmente susciterebbero altre reazioni. Il tempo del Natale è una possibilità, un po’ indotta artificialmente, come quando ti dilatano le pupille con le gocce per la visita del fondo oculare, ma è sempre una possibilità: ti

entra dentro tanta luce quanta non mai, devi persino metterti una mano agli occhi perché non ti faccia male… Nonostante la secolarizzazione tenda in ogni modo a cancellare i segni del sacro dalla nostra vita quotidiana, il Dio Bambino regala ogni anno a tutti, credenti e non, questo “tempo franco” per qualche giorno meno incline alle pupille strette della competizione e dell’inimicizia. Certo, non è molto, una decina di giorni che percentuale sono rispetto ai 365 di un anno? E, appunto, non è detto che le pupille si dilatino perché le muove il cuore. Bastano certi meccanismi che la pubblicità conosce bene… Poi si torna alla vita quotidiana, e Gesù ricompare già con la barba al fiume Giordano per chiedere il Battesimo di Giovanni. Già l’effetto tenerezza se l’è giocato. Le nostre pupille sono tornate a vedere la ferialità di ogni giorno, e dunque a stringersi, a difendersi dall’aggressione dei competitori, o della troppa “luce” che – una volta seguita - ci spingerebbe a rompere il guscio degli egoismi per conoscere la gioia di incontri veri. E qui la tenerezza non si impone più. Se la vogliamo vedere non basta più l’istinto, dobbiamo cercare con la ragione, con la volontà, con la forza della convinzione. Con fede. È anche con queste energie che si persegue il bene dei figli divenuti grandi, quando l’amore prende altri linguaggi. Basterebbe ascoltare, perché appena Gesù apre bocca si materializza la tenerezza diventata grande, la Misericordia. Ma non abbiamo tempo. Non è più Natale, quando si è tutti più buoni… Il suo volto è diventato brutto come può esserlo quello del povero che non si fa la barba, quello del figlio che dà solo grattacapi e viene solo a chieder soldi; il suo vestito è lacero come quello del mendicante che non ha il ricambio, la sua pelle è divenuta scura come quella dello straniero che con disprezzo insistito chiamo “clandestino”. La sua voce è fastidiosa come quella della moglie che ho rinunciato ad amare, e la sua richiesta di un bicchiere d’acqua quantomai stonata, come ogni cosa che ci infastidisca mentre facciamo le “nostre cose”. Sgradevole. Per provare un po’ di tenerezza bisognerà aspettare di nuovo Natale, quando osserveremo lo spettacolo delle statuine del presepe, o anche solo le vetrine. L’albero, il presepe, le luminarie, i ricordi, le nostre belle tradizioni… che riescono a dilatare le nostre pupille… Che peccato sprecare tutto quel tempo lì in mezzo senza riuscire a vedere cosa sa regalare al nostro cuore e al nostro sguardo la Misericordia. don Sergio e don Flavio


La Parola

La natura nutre la speranza di essere liberata dalla corruzione

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eggendo il secondo capitolo del libro della Genesi troviamo il secondo racconto della creazione; è un racconto più antico di quello che si trova nel primo capitolo, ed è molto diverso dal precedente sia per stile sia per concretezza. Nel secondo racconto ci troviamo in un terreno arido e deserto, dove Dio plasma l’uomo con la polvere della terra; e per farlo vivere bene , per opera del Signore, il deserto diviene un giardino, infatti in un susseguirsi di eventi ogni vegetazione fiorisce grazie alla creazione dell’acqua che rende il deserto un paradiso in cui esiste tutto quello che si può desiderare. Al centro di questo giardino troviamo l’uomo e la donna uno di fronte all’altra a cui Dio dona ogni attenzione perché possano vivere felici: Dio ha infatti creato la terra con abbondanza di vegetazione ricca di ogni bene perché sia resa abitabile da tutta l’umanità; ciò che maggiormente colpisce in questo racconto è la vita che Dio dona all’uomo col suo soffio creatore. L’uomo dopo essere stato creato viene messo al centro del giardino col compito di curarlo e custodirlo; la terra è chiaramente di Dio, ma all’uomo è dato l’incarico di lavorarla e farla fruttare. Ricevuto questo impegnativo mandato l’uomo non potrà e non dovrà mai pensare che il mondo e la natura che lo circondano siano una sua preda o una sua conquista, perché sono un regalo che Il Signore Dio ha fatto a tutta l’umanità. Il testo dice, senza ombra di

“Quando il Signore fece la terra e il cielo, nessun cespuglio campestre era sulla terra, nessuna erba campestre era spuntata, perché il Signore non aveva fatto piovere sulla terra e nessuno lavorava il suolo e faceva salire dalla terra l’acqua dei canali per irrigare il suolo, allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente. Poi il Signore piantò un giardino in Eden, … Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare. … Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino dell’Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse. (Gen. 2,4/15). dubbio, che Dio è il Signore ed è sopra l’uomo; le cose è il mondo sono sotto l’uomo al quale Dio le ha affidate, la vita viene da Dio, l’uomo la attinge da Lui e la conserva. Dio ha dimostrato il suo grande amore per l’umanità per la quale ha preparato una natura rigogliosa, ricca e generosa, dando all’uomo il compito di essere suo collaboratore per continuare la sua opera nella creazione. Ma cosa è successo agli uomini che si trovano spaventati e preoccupati perché le loro azioni e il loro impegno, invece di rendere la natura più bella e più accogliente ne producono la sua graduale distruzione mettendo in serio pericolo la bellezza del creato? Noi la risposta la possiamo trovare nei primi capitoli della Genesi. Quando l’uomo pensa di

essere sapiente come Dio e di saper provvedere a se stesso e agli altri meglio di quanto ha fatto il Creatore e arriva ad uccidere Dio nel suo cuore; e diventa talmente arrogante da credersi un laico emancipato, illudendosi di essere principio di se stesso e padrone del creato, e rompe ogni relazione con Dio. Succede che tutta l’umanità non capisce più dove sta andando sparisce l’armonia e l’equilibrio della creazione e si colpevolizza la natura stessa. L’uomo grazie alla sua falsa sapienza, dopo aver dimenticato Dio, chiede a Lui tanti perché ma la mancanza di fede nel Signore apre un orizzonte ostile all’uomo stesso che porta ad una sfiducia diffusa in cui ci si accusa reciprocamente per le ferite inferte alla natura, non c’è più una retta coscienza e con le azioni umane si distrugge il “giardino” affidato all’uomo che diventa un nuovo deserto: Papa Francesco ci ricorda che la madre terra protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile dei beni che Dio ha posto in essa, pensando di essere suoi proprietari, autorizzati a dominarla e schiaffeggiarla. La fiducia che l’uomo torni a una conversione non spegne la speranza che l’uomo trovi 4la conversione interiore come ci dice Paolo: La rivelazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio…. E nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio.” Giovanna

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Famiglia

Spazi C

osa ognuno di noi intenda per spazio ha a che fare con le proprie esperienze e passioni. È difficile spiegare questa affermazione perché ognuno di noi dà per scontata e universale la propria percezione dello spazio. Invece parlare di spazio significa parlare non di un qualcosa di oggettivo, ma di relazioni. Una cosa che mi stupì quando ero all’inizio dei miei studi fu scoprire che un bambino non riesce a disegnare un quadrato se non dopo i tre anni e mezzo perché non percepisce gli angoli. Questo accade perché lo spazio che abitiamo non è uno spazio geometrico, definito da coordinate che lo rendono percepibile da tutti allo stesso modo. È sufficiente dover disegnare una piantina di casa nostra per vedere che fatichiamo a rappresentare le giuste proporzioni. Lo spazio, proprio perché è relazione, è emozione. Ci sono spazi che possono mettere di buon umore solo vedendoli ed altri che possono fare l’effetto esattamente contrario, possono ricordare situazioni, persone, conquiste o dolori. Dipende da cosa si è compiuto o subito in quel posto, perché tutti noi guardiamo il mondo attraverso le lenti delle emozioni. Allo stesso modo lo spazio viene occupato in modo differente secondo quello che uno pensa di se stesso o del posto in cui si trova o di sé in relazione a quel determinato luogo. I genitori, gli insegnanti ma anche i nonni e gli adulti in genere sanno bene che i bambini possono

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Lo spazio è abitato da persone che, occupandolo, lo limitano. E limitandolo lo caratterizzano ed lo identificano

sistemare i giochi alla scuola dell’infanzia e a casa lasciare tutto in disordine, con i nonni essere educati e riservati e con i genitori fare capricci, possono non alzare la voce quando sono dagli amici chiedendo per piacere ma ritrovarsi ad urlare e a non rispettare i giochi dei fratelli quando sono in casa. I luoghi non sono mai neutri. Sono densi, impregnati della loro storia, unica e diversa per ognuno degli attori. Galimberti scrive che “lo spazio corporeo […] porta con sé la traccia di sentimenti personali, di bisogni sociali e di elementi emotivi.” Per questo, nel prenderci cura e nell’educare i figli, non possiamo prescindere da un’attenzione allo spazio. Il luogo dove si mangia, dove si gioca, dove si fanno i compiti, dove si legge l’ultima favola e dove ci si addormenta ha una storia, ha un valore, ha un colore, ha una luce, ha un sapore, ha un odore, ha un calore. Mille sfumature giocano tra di loro costruendo esperienze uniche. È una storia che costruiamo noi, con i gesti che compiamo tutti i giorni, spesso senza esserne consapevoli. Giocare in camera o avere a disposizione tutta la casa, il posto in cui ci si siede a tavola, nel piatto di chi viene servito prima il cibo, in quale mano sta il telecomando, dove guardano gli occhi mentre una persona mi parla o mentre parlo ad una persona: tutti esempi di utilizzo dello spazio che raccontano tantissimo e offrono informazioni ai nostri figli rispetto cosa sia im-

portante per noi, ma che ci offrono anche informazioni su cosa abbia valore per i nostri figli. La gestione e l’uso dello spazio, e con esso le scelte e i modi di agire, sono sottilmente, impercettibilmente, condizionati dal senso comune, da “lo fanno tutti” o “lo hanno tutti”. Sono queste esperienze che cambiano i bambini. I bambini oggi sono diversi dai bambini di vent’anni fa, come quelli di vent’anni fa sono diversi da quelli di cinquanta anni fa. Basta chiedere ad una qualsiasi insegnante come e quanto cambiano i bambini ogni quinquennio. I bambini di oggi sembrano essere precoci perché sanno tante cose, sono abili nell’utilizzo di strumenti informatici – tablet, smartphone, telecomandi - sin da piccolissimi. Al tempo stesso stupisce come, di fronte a tanto sapere in corpicini così piccoli, vengano poi a mancare alcune abilità pratiche che fino a pochi anni fa erano patrimonio scontato di un bambino. Faccio un esempio. In questo periodo incontro, per i laboratori nelle scuole, molti bambini tra i sei e i sette anni. Uno dei giochi che propongo è quello dello slalom: i bambini si mettono seduti in cerchio e a turno passano correndo tra i compagni. Ciò richiede loro di riuscire a restare seduti in cerchio, gambe incrociate, ad una stessa distanza uno dall’altro. Nonostante il gioco sia molto movimentato e richieda di stare seduti per un tempo breve, molti bambini faticano a tenere la posizione perché hanno bisogno di stare vicini ad un ami-


Famiglia co, o lontani da un altro, o semplicemente perché senza accorgersene non hanno più le gambe incrociate. Una scena come quella fotografata nella copertina del libro “L’ora di lezione” di Massimo Recalcati sarebbe impensabile oggi. I bambini non erano solo in fila, ma guardavano tutti ciò che stava accadendo trovando la posizione migliore senza chiedere all’altro di spostarsi. Imparare “a stare” consapevoli dello spazio che occupa il nostro corpo non è per nulla scontato o semplice. Qui si evidenzia tutta la fragilità di apprendimenti costruiti in spazi virtuali come quelli dei giochi elettronici. Il mondo reale è molto più complesso di quanto non possa prevedere un gioco elettronico. Ognuno di noi è mani, dita, braccia, piedi, gambe, testa, occhi, bocca, lingua…. Che devono essere gestiti tutti contemporaneamente. E attorno a me ci sono altre persone. Stare nel mondo significa essere in relazione: con me stesso sapendo dove sono oltre che dove ho le gambe o le braccia…. E con gli altri che a loro volta si muovono. Inoltre il mondo reale prevede una competenza inesistente nel mondo virtuale: la responsabilità. Saper essere responsabili, ovvero essere abili a rispondere: di ciò che si fa, si dice, si chiede. Non si è mai

troppo piccoli per essere responsabili. Anzi, di solito i bambini piccoli hanno un innato senso di responsabilità. Saper rispondere alle attese di un compito, facendo da soli, li rende fiduciosi e orgogliosi di sé, facendo crescere l’autostima. Guardano e scrutano i genitori, vogliono farli felici. E a questo punto è importante che ci sia chiarezza nella distinzione dei ruoli tra genitori e figli, ovvero tra chi fa “il capofila” e chi segue. Chi guida sta davanti perché deve sapere e vedere dove andare. Ma se chi è davanti continua a girarsi indietro per soddisfare le attese di chi non sa dove andare, allora il rischio di andare a sbattere o di girare in cerchio senza andare da nessuna parte è alto. Essere in relazione significa avere chiara la differenza tra me e te. Questa differenza è chiara quando ci si sa separare. Separarsi non è solo salutare la mamma la mattina. È molto di più: è vestirsi da soli, ricordarsi i propri impegni, prepararsi e portarsi la cartella. Il genitore può chiedere e sollecitare, ma le mani in cartella le mette solo il bambino così come le mani nella borsa le mette solo la mamma. Sono pic-

cole attenzioni a gesti che costruiscono in modo forte le fondamenta della capacità di separazione, di relazione e della conseguente responsabilità. Il comune denominatore è il rispetto dello spazio dell’altro. Per rispettarlo serve che ognuno riconosca l’altro con i suoi bisogni ed il suo spazio. E lo imparo a casa, quando il genitore sa mettere un limite. È la presenza dell’altro che rende vero e concreto quel limite che costruisce l’identità: se su quella sedia ci sei seduto tu, non mi ci posso sedere io. Se quel letto è il tuo, non ci posso dormire io. Se quella cartella è la tua, non ci posso mettere le mani io. Se quel banco è tuo, non ci posso mettere i miei quaderni. Sarà proprio questo senso del limite che consentirà ai bambini di essere felici. Come dice il filosofo Salvatore Natoli, chi è felice aumenta la sua capacità di relazione con l’ambiente in modo del tutto involontario. Se vogliamo dei bambini felici serve quindi che favoriamo il rispetto dello spazio come luogo che ospita ognuno di noi insieme a tutti gli altri. Simona Colpani

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Laudato si’... ... ma anche rispettato, nel creato e nell’Uomo immagine di Dio!

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ualche titolo, qualche commento giornalistico, due cose orecchiate alla TV. Si è detto molto sull’enciclica Laudato si’ di papa Francesco, ma la si è anche letta? A oltre 6 mesi dopo la pubblicazione, l’impressione è che questo sia capitato non soltanto all’enciclica più lunga della storia delle encicliche, ma a tanti documenti pontifici. Eppure le encicliche (dal greco enkýklos, "in giro", "in circolo") sono lettere pastorali del Papa della Chiesa cattolica su materie dottrinali, morali o sociali, indirizzate ai vescovi della Chiesa stessa e, attraverso di loro, a tutti i fedeli. Quindi per un credente, restano un riferimento determinante per la vita cristiana. Non sono “circolari” di poco conto... Sono l'insegnamento ufficiale della Chiesa cattolica sulle più importanti questioni dottrinali e sociali. Fanno conoscere non solo ai cristiani, ma a tutti gli uomini l'opinione della Chiesa sui temi di attualità, e stimolano una discussione che favorisce la ricerca di valori comuni. Quando esce un’enciclica tanto attesa, i giornalisti devono commentarla prima che il testo sia reso pubblico e così si attaccano a qualche anticipazione, magari la leggono velocemente se hanno avuto il testo in anteprima. Ognuno deve dire la sua, possibilmente prima degli altri. Così nasce un’enciclica rivoluzionaria, “verde”, che innova completamente rispetto ai predecessori. Poco importa osservare che la Caritas in veritate di Benedetto XVI viene citata 12 volte e 6 volte la Centesimus annus di san Giovanni Paolo II, per

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non parlare del Catechismo della Chiesa Cattolica. Poco importa notare l’attenzione con cui papa Francesco si preoccupa di mostrare la continuità con il Magistero precedente, per affermare che l’”ecologia integrale”, il rispetto della natura e della creazione come espressione dell’amore di Dio per ogni cosa creata sono una costante dell’insegnamento della Chiesa. Certo, il Papa mette una particolare enfasi su aspetti che i predecessori ritenevano probabilmente meno importanti di altri, ma questo fa parte della libertà dei pontefici, rientra nella scelta delle priorità pastorali, che spesso 50 anni dopo scopriamo essere state profetiche. Basti pensare ai testi del Concilio Vaticano II, tanto nominati, quasi mai letti, e ancora fortemente attuali nella loro profezia. E allora? Allora, leggiamola questa enciclica, smettiamo di parlarne per sentito dire e forse capiremo come essa manifesta soprattutto lo stupore innamorato per la bellezza del piano di Dio, per quel “Vangelo della creazione”, che è il titolo del secondo capitolo. E se ci sono espressioni che non ci piacciono, rilassiamoci, perché non siamo noi sul soglio di Pietro, per fortuna e per il bene della Chiesa e del mondo. Leggiamola insieme in parrocchia, nei gruppi e nei movimenti, nelle diverse associazioni, in quegli ambienti che hanno sempre sulla bocca papa Francesco ma poi si dimenticano di leggere e presentare i suoi documenti, che sono quello che rimarrà nel tempo della sua presenza alla guida della Chiesa. Respingiamo la lettura interessata e ideologica


Sotto la lente... di chi, come la Repubblica, persegue un proprio particolare obiettivo nel modo di accostarsi a papa Francesco. Non sarebbe la prima volta che alcuni si sono abituati a leggere i pontefici attraverso la lettura data da chi non ama la Chiesa o comunque ne prende solo alcuni aspetti. Avvenne con il beato Paolo VI e ne sortirono disastri, incomprensioni, contestazioni a destra e a sinistra, scismi addirittura, mentre il suo Magistero giaceva intonso nelle biblioteche o veniva strumentalizzato dai più furbi. Si scoprì troppo tardi la coerenza del suo insegnamento, il coraggio della sua testimonianza, la sofferenza di un Pontefice lasciato solo nella tempesta del ’68 e della contestazione postconciliare, abbandonato anche da tanti amici. Non ripetiamo lo stesso errore, e ricordiamoci che le encicliche sono espressione “alta” del Magistero ordinario della Chiesa a cui i fedeli devono prestare obbedienza. Evitiamo quindi letture ideologiche e chiudiamo la bocca per lo stupore, perché non è la prima volta che la Chiesa affronta questo tema “friendly”. “Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato”. Era questo il tema della giornata per la Pace proposto da Benedetto XVI l’1 gennaio del 2010. “Particolarmente attuale è la questione antropologica, che abbraccia il rispetto della vita umana e l’attenzione da prestare alle esigenze della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. Come è stato più volte ribadito non si tratta di valori e principi solo cattolici, ma di valori umani comuni da difendere e tutelare, come la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato”. “la prima ecologia da difendere è l’ecologia umana” “...Dio affida la sua creazione all'uomo, non perché questi eserciti su di essa un dominio arbitrario, ma perché la custodisca come un figlio si prende cura dell’eredità del padre'' (Messaggio per la Giornata della Pace 2010 di papa Benedetto XVI). Papa Francesco nella sua enciclica Laudato sì’, parla di una relazione tra degrado ambientale e degrado sociale. Un deterioramento etico dato da rapporti labili, basati sull’egoismo e sull’individualismo. Una confusione antropologica che logora la relazione delle comunità.

La relazione ci definisce come esseri umani. Spesso smarriamo questa verità pensandoci capaci di “badare a noi stessi” e soddisfacendo, senza pudore, i nostri capricci esistenziali. Uno sfrenato consumismo e la ricerca del benessere fine a se stesso ci hanno portato a questo, rendendoci sordi alle istanze più vere che vengono dal nostro cuore, dalla vita degli altri, dalla natura stessa. È per natura che non veniamo alla luce da noi stessi ma siamo il frutto di una relazione. Manipolare questo dono vuol dire votarsi alla morte. Altro tema cruciale toccato da papa Francesco nell’Enciclica è quello del lavoro. Con l’avvento del paradigma tecnocratico, l’uomo viene alienato e messo ai margini del sistema produttivo. Nel libro della Genesi si parla della Terra come di un luogo di cui l’uomo deve prendersi cura custodendolo ma anche lavorando affinché producesse frutti. Francesco indica quindi la strada: l’uomo non è il problema, ma la risoluzione. Al punto 116 ci ricorda che: “L’interpretazione corretta del concetto dell’essere umano come signore dell’universo è quella di intenderlo come amministratore responsabile”. E sulla scia al punto 155 dice: “L’ecologia umana implica anche qualcosa di molto profondo: la necessaria relazione della vita dell’essere umano con la legge morale inscritta nella sua propria natura, relazione indispensabile per poter creare un ambiente più dignitoso”. Il “patrimonio” di una comunità non è solo composto dalle bellezze naturali, ma anche da beni che caratterizzano l’identità di una città identificandola all’esterno. Le nostre Comunità in cammino verso l’Unità Pastorale, non possono certo trascendere da questo insegnamento che diventa valore comune per ogni uomo e ogni donna che rimangono archetipo e origine di ogni Relazione. Una Relazione che diventa realtà vissuta, matura anche nell’ambiente e nell’ecologia che ci è donata nel creato e che possiamo apprezzare solo se ci impegnamo ad amare le creature umane che ci sono “state affidate”.

Laudato sie, mi' Signore

Altissimu, onnipotente bon Signore, Tue so' le laude, la gloria e l'honore et onne benedictione. Ad Te solo, Altissimo, se konfano, et nullu homo ène dignu te mentovare. Laudato sie, mi' Signore cum tucte le Tue creature, spetialmente messor lo frate Sole, lo qual è iorno, et allumini noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore: de Te, Altissimo, porta significatione. Laudato si', mi Signore, per sora Luna e le stelle: in celu l'ài formate clarite et pretiose et belle. Laudato si', mi' Signore, per frate Vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale, a le Tue creature dài sustentamento. Laudato si', mi Signore, per sor'Acqua. la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta. Laudato si', mi Signore, per frate Focu, per lo quale ennallumini la nocte: ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte. Laudato si', mi Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti fior et herba. Laudato si', mi Signore, per quelli che perdonano per lo Tuo amore et sostengono infrmitate et tribulatione. Beati quelli ke 'l sosterranno in pace, ka da Te, Altissimo, sirano incoronati. Laudato si', mi Signore, per sora nostra Morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò skappare: guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali; beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati, ka la morte secunda no 'l farrà male. Laudate et benedicete mi Signore et rengratiate e serviateli cum grande humilitate.

Vincenzo

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Sotto la lente...

Un po’ di... Unità Pastorale l’equipe incontra i Consigli Parrocchiali

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opo alcuni mesi di pausa, il 15 ottobre 2015, presso la sala dei Padri Sacramentini, eccoci di nuovo tutti insieme equipe e i Consigli Parrochiali di Ponteranica, Rosciano e Ramera. È stata l’occasione di riguardarci negli occhi e ripartire INSIEME con un nuovo slancio verso l’UNITÀ PASTORALE. Perché è passato così tanto tempo dall’ultimo consiglio? Ma ora che c’è l’equipe i Consigli Parrocchiali servono ancora? Ma non fa tutto l’equipe? Di cosa parlano poi? Del resto in pochi si lavora meglio… Con le parole che seguono vi accorgerete che non è così... noi non bastiamo! E sperando di rispondere a queste ed altre domande che avete in cuore facciamo un rapido e doveroso riassunto. Dicembre 2014. Ci siamo trovati in un momento di difficoltà dove abbiamo messo tutto in discussione... il treno è deragliato. Abbiamo chiesto AIUTO a Don Lino Casati (delegato del Vescovo per le Unità Pastorali). Per prima cosa ci ha invitati a PREGARE ed insieme abbiamo rifissato i punti fermi del nostro cammino. È da lì che, sia su suo consiglio e sia per desiderio dei nostri don, è nata l’idea di creare l’Unità Pastorale che, in quel momento di reale fatica, avrebbe potuto riavviare un processo di riflessione sulle nostre comunità. 10 maggio 2015. Durante il ritiro dei Consigli Parrocchiali a Rosciano viene

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costituita l’attuale equipe di accompagnamento che è TEMPORANEA (i componenti già ormai li conoscete) e si riparte! Certo è che non ci siamo inventati niente di nuovo e per capire meglio abbiamo attinto al passato. Già le Costituzioni Sinodali ci parlavano di creare un “corpo vivo” ed operante caratterizzato dalla compresenza della diversità e della complementarietà delle vocazioni e condizioni di vita (ecco perche laici e sacerdoti insieme!). Il processo per arrivare all’U.P. è lungo; richiede maturazione di uno stile di comunione con una programmazione flessibile e una cura permanente per motivare il camminare insieme. Non si intende ignorare la comunità locale ma la si invita ad ABITARE IN MODO DIVERSO il territorio ed a svolgere il servizio con stile evangelico. È necessario un progetto pastortale da costruire attraverso uno studio accurato della situazione attuale e che coinvolga i Consigli Pastorali delle parrocchie interessate. Una cura speciale è rivolta alla COMUNICAZIONE, perche i fedeli possano sapere e comprendere il significato di ciò che si sta facendo per favorire una sua realizzazione pur consapevoli di inevitali difficoltà. Prendendo anche spunto dalle parole che don Lino ha detto ai nostri “fratelli maggiori” di Villongo vi proponiamo alcuni spunti di riflessione che hanno fatto tanto bene anche a noi.

“Si tratta di tre COMUNITÀ che si UNISCONO e NON si MISCHIANO. Ogni incontro è un dono di Dio da accogliere, per cui pregare e per cui viene chiesta fatica. La grazia di Dio è AMORE REGALATO ed insieme impegno umano: DIO NON CI SOSTITUISCE! Stiamo costruendo una CHIESA APERTA alle TRASFORMAZIONI che stanno avvenendo nelle nostre comunità. In un cammino comunitario il contributo di OGNI PERSONA è importante ed è possibile migliorare la comunicazione in rapporti che ACCETTANO LE DIFFERENZE. L’Unità Pastorale VALORIZZA LA PARROCCHIA. Ci si realizza DONANDOSI reciprocamente. È necessario SACRIFICARE per MATURARE. Quel che si guadagna è di più di quel che si perde. Se lo fai nella Fede… PERDENDO… GUADAGNI! Per arrivare a questo sono necessarie azioni specifiche: momenti di preghiera, Messe e tempi forti. Da maggio a oggi (soprattutto durante l’estate) ci siamo visti un po’ tutti coinvolti nelle iniziative proposte in e da ciascuna parrocchia ma con un unico obiettivo! Con le feste in particolare si è cercato di armonizzare le varie occasioni di incontro per rendere VISIBILE E POSSIBILE il futuro di U.P. Ed i pilastri? Le nostre 4 parole magiche IDENTITÀ, DIVERSITÀ, MOLTEPLICITÀ E UNITÀ. Ora! Capìta cosa è l’U.P., dobbiamo, partendo da cio’ che già abbiamo, analizzare le diverse realtà sul territorio, fissarci obiettivi comuni e trovare il metodo per raggiungerli! Per questo è necessario fare un programma pastorale, stendendo un PROGETTO PASTORALE da proporre al Vescovo Francesco per consentirgli di creare l’U.P. 15.09.15 INCONTRO EQUIPE – da Renzo Dopo la pausa estiva eccoci di nuovo intorno ad un tavolo per parlare delle


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nostre comunità. C’è voluto un momento per rifocalizzare il motivo del nostro incontro e gli obiettivi della ns. equipe, ma poi... partendo dalle indicazioni suggeriteci dai nostri don e appurato che abbiamo capito (se non tutti... tanti) cosa sia l’Unità Pastorale è ora venuto il momento concreto di: - definire gli ambiti nei quali intervenire per renderne possibile il confronto, tenendo conto delle esigenze, degli eventi e dei tempi di rodaggio degli stessi. - Stendere linee concrete e proposte da presentare al Vescovo per l’istituzione dell’U.P. L’equipe può prendere decisioni e/o proporre gesti concreti ma prima di tutto è un organo di confronto. Pertanto ha bisogno anche dell’aiuto dei consigli parrocchiali che vanno rincontrati per far capire loro che non facciamo tutto noi e dargli la possibilità di lavorare sulle linee da noi indicate per produrre proposte/soluzioni concrete. Da qui la decisione di convocarli, tutti insieme ed in nostra presenza, giovedì 15/10/15 ore 20,45 dai Padri sacramentini (d’ora in poi più legame/collaborazione tra equipe e consigli!) Nostro obiettivo e dei consigli è stimolare, coinvolgere i gruppi ed i parrocchiani, suscitando il sentimento di appartenenza e il desiderio di... FARE UNITA’ PASTORALE! Gli ambiti sono tanti e diversi … su tutti dobbiamo lavorare ma tutti e 8 concordiamo che, vista anche la partenza di don Cristian, la priorità ai più GIOVANI! Investire su di loro è importante! Partiamo allora dall’ORATORIO. Inteso tempo libero – catechesi (contenuti, logistica e formazione) – periodo estivo. Utile la proposta di identificare una figura di coordinamento e/o individuare un referente (religioso) per fasce d’età.

La LITURGIA (come già fatto finora) diventi sempre più motivo di aggregazione e condivisione. Cura verso i chierichetti per formazione e investimento sui più piccoli. Da qui il desiderio/esigenza di rivedere il calendario pastorale per cercare di armonizzarlo sempre più, dando così la possibilità a ciascuna comunità di vivere “il proprio” e condividere “quello dell’altro” senza sovrapposizioni. CONSIGLI AMMINISTRATIVI. Importante la necessità che si confrontino tra loro, non tanto per l’annientamento di uno o dell’altro, ma per avere linee guida comuni per saper come gestire risorse e strutture nello stesso modo. ROSCIANO luogo mariano, da riconsiderare per gli spazi che offre e per il contributo della comunità delle beatitudini; SACRAMENTINI come condividere spazi e il loro carisma (momenti di approfondimento dell’anima e possibilità di formare i catechisti); ANZIANI E AMMALATI. Già qualcosa c’è e facciamo ... come condividerlo? Distribuzione Olio infermi-ricezione info su persone in ospedale-celebrazione dei funerali- creazione di un opuscolo delle preghiere unitarie - i giovani che stanno con gli anziani (progetto continuità). Dalla domanda/esigenza di don Flavio...: “ma noi preti oggi in tutto questo dove ci collochiamo e quali le priorità?”. Raccogliamo, condividiamo e accogliamo sempre più la fatica dei ns. parroci a fare quello per cui son stati chiamati e cioè la pastorale, i giovani, pregare, studiare, spesso si ritrovano a doversi occupare sempre più di questioni “burocratiche” che seppur importanti rubano tanto tempo. Come aiutarli? Magari ridistribuendo alcuni loro compiti anche tra laici? Don Flavio comincia così: togliendo la messa di alcuni pomeriggi. Decidiamo come equipe di comunicarlo alla comunità

per valorizzare la motivazione della scelta fatta che è dare la possibilità a don Flavio di stare con i giovani che sono il futuro! Grazie a tutti e a presto!! Francesca

PREGHIERA PER L’UNITA’ PASTORALE “Dove due o più sono riuniti nel mio nome io sono in mezzo a loro”. Signore, Nella nuova missione che ci hai affidato verso l’Unità Pastorale ti chiediamo di aprirci il cuore per essere testimoni di speranza, la stessa che ci permetta di sentirci più uniti e di far crescere sempre di più la fraternità tra le nostre comunità. Fa’ che non ci preoccupiamo di fare ma prima di tutto di ascoltare e di amare per raggiungere il cuore delle persone e comporre COMUNITA’ VIVE. In questo lungo cammino stacci vicino, fa’ che ascoltiamo, attraverso la tua parola, i tuoi suggerimenti, la tua voce che ci orienta, momento per momento, perché sia tu a guidarci nelle “molte cose da fare” mossi solo dall’amore. Da noi attendi dedizione, passione, inventiva, audacia, intraprendenza, solo con quella pace che viene dal sapere che stiamo compiendo la tua volontà. Signore fa’ che - guardandoci – possano dire delle nostre comunità “guarda come si amano!”. Amen 9


Punti significativi della Lettera pastorale 2015-2016 del Vescovo Francesco

Donne e uomini capaci di Vangelo S

crivo questa introduzione al rientro dal viaggio missionario che mi ha portato in Brasile e in Bolivia, dove ho incontrato donne e uomini della nostra terra, che annunciano e testimoniano il Vangelo di Gesù. Le donne e gli uomini capaci di Vangelo ed Eucarestia sono e debbono essere capaci di Carità. E’ l’itinerario che vi propongo per l’anno pastorale che si apre: un percorso molto impegnativo e nello stesso tempo esaltante e gioioso. Si tratta di cammino personale e comunitario, fortemente contrassegnato dalla celebrazione del Giubileo della Misericordia, della continuazione dell’Anno della vita consacrata ed insieme della visita vicariale che mi porterà nuovamente vicino a tutte le comunità della nostra Diocesi. Il Giubileo della Misericordia Papa Francesco ci ha sorpreso ancora una volta annunciando al mondo ed

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alla Chiesa un Anno giubilare nel segno della Misericordia. Le mani di Dio sono mani di misericordia. La visita vicariale La prossima visita vicariale è preziosa occasione di ascolto di esperienze, riflessioni, prospettive e di dialogo con i presbiteri, i diaconi permanenti, i consacrati e tutti gli animatori ed operatori della pastorale della carità. L’icona L’icona scelta per rappresentare il cammino di quest’anno è il Buon Samaritano. Chi è il cristiano? Si tratta di domanda dalle molte risposte. Ne evoco una che può suonare provocazione, ma che in questo contesto mi sembra del tutto pertinente: “Il cristiano è colui che ama”. La conversione L’esigenza fondamentale è la conversione che descriverei in quattro modi. IL PASSAGGO DALLA DUREZZA ALLA

TENEREZZA DEL CUORE La tenerezza consiste essenzialmente nella comprensione di ogni persona nella sua interezza. IL PASSAGGIO DAL TIMORE ALL’AMORE. La rivelazione fondamentale del Vangelo è il radicale amore di Dio, donato definitivamente, totalmente ed universalmente in Gesù: amore che libera dalla paura. IL PASSAGGIO DAL GIUDIZIO ALLA MISERICORDIA La misericordia è la disposizione più alta, più comprensiva della grandezza di ogni essere umano ed, insieme, della sua miseria; è possibilità di riscatto e risurrezione offerta a ciascuno; è la rivelazione del volto di Dio, consegnato a noi da Gesù. E’ la sapiente pratica, insegnata da Papa Giovanni, capace di distinguere l’errore dall’errante, il peccato dal peccatore, condannando con chiarezza il primo e donando la possibilità


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di ricominciamento al secondo. IL PASSAGGIO DALLE OPERE DI MISERICORDIA AD UN CUORE MISERICORDIOSO Un’opera di misericordia dovrebbe nascere da un cuore misericordioso ed il cuore misericordioso non è semplicemente la somma di molte opere di misericordia. La direzione Questo necessario e fondamentale processo di conversione, mai compiuto definitivamente che riguarda l’intera comunità, assume una direzione che vorrei rappresentare con cinque verbi. USCIRE Significa superare forme consolidate, strutture consolidate, servizi consolidati. Le frontiere non saranno confini da difendere o luoghi avanzati da raggiungere da parte di qualche coraggioso, ma occasioni di incontro e condivisione. ANNUNCIARE Significa ripensare i nostri linguaggi e le forme con cui comunichiamo il Vangelo. ABITARE Significa rappresentare la possibilità di diventare comunità cristiana, in relazione con altre comunità ed il territorio. Il verbo “abitare” evoca la necessità di coltivare l’attenzione e la cura delle situazioni concrete, dei bisogni reali, delle relazioni personali. Il verbo “abitare” indica anche la necessità di promuovere concretamente una diffusa disposizione al servizio per il bene di ciascuno e dell’intera comunità. EDUCARE L’esperienza della Carità ha luogo decisivo nella famiglia, nella quale proprio all’interno delle relazioni che vi si stabiliscono si “apprende” ed assimila uno stile di amare. Educare alla Carità e lasciarci educare dalla Carità è il proposito fondamentale dell’itinerario di quest’anno. TRASFIGURARE L’opera di trasfigurazione è essenzialmente frutto dello Spirito santo, che ci

raggiunge particolarmente nella Parola di Dio e nei Sacramenti ed è capace di dare forma secondo il Vangelo all’esistenza umana. LA TRASFIGURAZIONE Nella prospettiva del Convegno ecclesiale, tenutosi dieci anni orsono a Verona, desidero raccogliere alcune dimensioni dell’esistenza umana in cinque ambiti. LE RELAZIONI D’AMORE Gran parte di queste relazioni hanno trovato e trovano il loro grembo nella comunità che abbiamo imparato a chiamare famiglia, il cui nucleo generatore è la relazione d’amore tra un uomo e una donna, stabilita nel matrimonio. Una seconda indicazione è rappresentata dalla necessità di declinare insieme le attenzioni pastorali al mondo giovanile con quelle destinate alla famiglia ed alle relazioni affettive. In verità nella nostra Diocesi è nata e cresciuta l’esperienza de La Casa proprio con l’intenzione di accogliere ed accompagnare in maniera ampia e significativa coloro che vivono queste situazioni e si è andata creando una rete di Consultori di ispirazione cristiana, che offrono un servizio competente in situazioni critiche. IL LAVORO E LA FESTA Il principio vitale della Carità è capace di attivare processi di trasfigurazione nell’ambito del lavoro e della festa riscattati da una concezione strumentale e consumista. La prima dinamica di questo riscatto è rappresentata dal valore della dignità della persona e del lavoro. LA FRAGILITA’ Amplissimo è l’ambito delle fragilità, in cui la forza trasfigurante della Carità riesce a compiere autentici miracoli ed a rinnovare la speranza frutto dell’amore. LA TRADIZIONE Sembra che nell’Occidente contemporaneo, la cultura e l’arte, la scienza e la tecnica, si sviluppino a prescindere dalla fede ed anche dalla Carità. Ritengo esista una carità culturale che non consiste soltanto nell’amore per la verità, ma nell’amore per ogni persona umana

espresso nel riconoscimento e nella comunicazione della verità, bellezza, bontà, giustizia e santità attraverso i canali della cultura e dell’arte, della scienza e della tecnica. LA CITTADINANZA L’idea di cittadinanza indica identità ed appartenenza, esercizio equilibrato di diritti e doveri, consapevolezza di responsabilità partecipativa, prospettiva contrassegnata dal valore del bene comune, condivisione delle forme che garantiscono la pluralità reale e l’esercizio di sostanziale democrazia. Desidero riaffermare la necessità di risveglio della coscienza cristiana in questa direzione. Una coscienza che non faccia della fede una bandiera da sventolare, piuttosto il lievito che fermenta l’insieme della vita sociale. LA PARABOLA Ho iniziato questa lettera evocando il recente viaggio missionario in Brasile e Bolivia. Concludo raccontandovi un episodio che assurge al valore di parabola e si colloca durante il mio primo viaggio missionario in Africa nel 1983. Insieme ad alcuni amici mi ero perso nella savana ed ero rimasto senza benzina. Mentre il sole tramontava, siamo stati circondati da un nugolo di bambini che ridevano divertiti della nostra impotenza. In questa imbarazzante situazione ad una di noi venne l’idea di distribuire tra loro l’unico pane che ci era rimasto. Mentre veniva distribuito un boccone ciascuno, ho notato un bambino che spezzava con cura il suo e ne metteva in tasca un pezzo. Alla mia domanda sul destino di quel pezzo di pane messo in tasca, la risposta rimane tra quelle che non si dimenticano: “E’ per mio fratello, a casa”. Il gesto del bambino, dalle evidenti evocazioni eucaristiche, diventi parabola di quella Carità, dai tratti evangelici e profondamente umani, che alimenta il vero senso della fraternità. Affidiamo al santo Papa Giovanni XXIII il cammino di quest’anno pastorale: la sua persona, il suo insegnamento, la sua santità continuino ad ispirare ed incoraggiare la fedeltà al Vangelo della Carità. Margherita e Ornella

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Ramera

Parrocchia S. Michele Arcangelo e Madonna del Carmine

Nel mese di Ottobre, durante le Messe di sabato 10 e domenica 11, si è svolta nella nostra Parrocchia della Ramera la raccolta di generi alimentari e per la casa a favore del Centro di Primo Ascolto e Coinvolgimento vicariale, detto CPAC o più brevemente CPA.

Cosa è il CPA e come opera I

Centri di Primo Ascolto sono un’iniziativa Caritas a livello vicariale. Il Centro di cui fa parte anche la Ramera è il CPA di Villa d’Almè che raccoglie le parrocchie del Vicariato 5° della diocesi di Bergamo: Almenno San Salvatore, Roncola, Paladina, Villa d’Almè, Almè, Bruntino, Sorisole, Ramera e Ponteranica. Il CPA rappresenta una presenza caritativa orientata al territorio. Offre infatti sostegno a persone e famiglie residenti nei Comuni del Vicariato, che si trovino in situazioni di temporanea fragilità, senza distinzione di nazionalità. Lo scopo è cercare di dare risposte concrete ai bisogni delle persone, nel rispetto della dignità di ciascuno e della riservatezza delle informazioni. L’aiuto, oltre che nel trovare una porta aperta e persone disponibili all’ascolto, consiste prin-

cipalmente nella distribuzione di una borsa spesa con generi alimentari e prodotti per l’igiene, che le persone ricevono a cadenza regolare, una volta ogni due settimane. Il sostegno si protrae per alcuni mesi, eventualmente rinnovabili se le situazioni di difficoltà permangono. La scelta del CPA è stata quella di operare a stretto contatto con gli Assistenti sociali dei Comuni. La presa in carico da parte dell’Assistente sociale è la condizione essenziale per instaurare un qualsiasi aiuto da parte del CPA, in modo tale che attorno alla famiglia in difficoltà sia possibile creare una rete di sostegno. Solo se l’Assistente Sociale, dopo aver valutato la situazione complessiva, indirizza la persona al CPA allora può essere attivato l’aiuto alimentare del CPA.

Le situazioni che i volontari si trovano di fronte sono molteplici e sicuramente, in questo periodo di crisi, l’aiuto alimentare non è poca cosa e viene accolto davvero con gratitudine e riconoscenza. Come tendenza statistica, si evince che il numero complessivo di assistiti negli ultimi due anni è calato, ma è di molto aumentato tra di essi il numero degli italiani, che sono vicini al 50%, come si può vedere dal grafico in figura. Questo è certamente un dato che fa riflettere. La sede del CPA è a Villa d’Almè, in via Ripa 6, nel complesso dell’oratorio. Il Centro è aperto due volte alla settimana: al martedì mattina, dalle 9.30 alle 11.00, e al sabato pomeriggio, dalle 14.30 alle 16.00. La nostra comunità è presente da un anno al CPA con 3 volontari, grazie alla premura di don Flavio che ha voluto che la Ramera fosse rappresentata in questa iniziativa. In tutto operano al CPA di Villa d’Almè una ventina di volontari che si alternano nella gestione del centro. La raccolta della Ramera L’approvvigionamento del CPA è garantito dalle raccolte di generi alimentari svolte durante l’anno dalle varie parrocchie del territorio e da alcuni limitati fondi Caritas e di alcuni Comuni. Per quanto riguarda la Ramera , la raccolta di Ottobre è stata la seconda dell’anno 2015: la prima si era svolta a marzo. Nelle due occasioni, la generosità della nostra comunità ha permesso di raccogliere rispettivamente 310 kg di generi a marzo e 340

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kg ad ottobre. Si tratta dell’equivalente di un mese e mezzo circa della vita del Centro. La raccolta di Ottobre è stata la prima dopo il periodo estivo, durante il quale il piccolo magazzino si assottiglia velocemente. Dunque la spinta solidale della Ramera è stata ancor più preziosa per la continuità del servizio reso alle persone assistite. La prossima raccolta è già stata fissata: si svolgerà il 2 e 3 aprile 2016. L’obiettivo è superare il record precedente!

Ramera

Parrocchia S. Michele Arcangelo e Madonna del Carmine

Daniele e Giovanna Drago, Anna Patrizia Colombi

GRAZIE ALL’A.I.D.O. A nome mio personale, della coordinatrice Viviana, delle maestre Giovanna, Michela, Nicoletta, Nicoletta, Roberta, dei nostri bimbi e delle nostre bimbe della Scuola dell’infanzia Ramera e delle loro nonne e nonni, dico grazie all’AIDO di Ponteranica, ad Angelo Locatelli ed ai suoi collaboratori Andrea Rota, Filippo Pasta, Ilario Cornaro, Carlo Bonacina, Gigi Personeni, Baggi Egidio, Piazzalunga Pierangelo per il grande regalo di un pomeriggio insieme. Infatti, questi nostri amici venerdì 2 ottobre hanno organizzato la castagnata per festeggiare i nonni e le nonne. E’ stato un pomeriggio bellissimo di festa e gioia. Grazie, di cuore, per questa sensibilità che si rinnova ed espande ogni anno. don Flavio

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Ramera

Parrocchia S. Michele Arcangelo e Madonna del Carmine

da C

La comunità della Ramera anni vicino alla sua chiesa

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arissima comunità parrocchiale della Ramera, un saluto di pace e l’augurio di ogni bene a voi ed alla vostra comunità della Ramera. Festeggiate i 100 anni della vostra Chiesa e della vita di fede. Come la chiesa materiale è tenuta insieme da elementi diversi, così la chiesa di pietre vive è formata da persone che hanno servizi diversi, storie diverse, ma che si impegnano quotidianamente a vivere profonda unità, vivacizzata dall’anelito di spiritualità, santità, carità, traendo forza dall’Eucaristia, centro e culmine della vita cristiana. Ciascuno di noi è chiamato a vivere il proprio Battesimo, testimoniare la salvezza portataci da Cristo, vivendo con gioia, serenità e semplicità il proprio ruolo, il proprio servizio piccolo o grande che sia, disponibili ad essere a servizio della propria

parrocchia che è e deve sempre più diventare la propria famiglia. È nella prossimità evangelica, cuore a cuore, che si diventa segno della presenza di Dio in mezzo agli uomini, che si respira aria di casa anche in una parrocchia. L’augurio mio personale e dei miei confratelli della comunità sacramentina di Ponteranica è che possiate essere sempre più segno udibile, visibile e credibile dell’amore di Dio: accolto, celebrato, pregato e vissuto. Vi auguriamo di fare fruttificare i talenti propri di una comunità parrocchiale che si sente famiglia di famiglie: il Vangelo, la Parola di Dio, l’annuncio e la catechesi per formare uomini e donne capaci di dialogare con questo mondo che cambia; la liturgia: i sacramenti, soprattutto l’Eucaristia, da far fruttificare per

avvicinare sempre di più il cuore di Dio al cuore degli uomini, comunicare quella Grazia che salva, libera e fa crescere una comunità matura; la carità, tipico della comunità cristiana, perché da come ci ameremo riconosceranno che siamo suoi discepoli; carità attenzione delicata e rispettosa di tutti e premura generosa affinché nessuno si senta escluso ma accolto e capito; la comunione, per imparare a stare insieme superando in forza dell’amore ciò che ancora potrebbe dividerci. Con sentimenti di stima ed amicizia che nascono da sincera fraternità vi auguriamo ogni bene e con voi ringraziamo Dio per quanto ha operato fino ad oggi e continuerà a realizzare. p. Luca Zanchi sss Superiore e confratelli sacramentini della comunità di Ponteranica

La gioia e la gratitudine di un giovane parroco Desidero ringraziare l’amata comunità cristiana della Ramera per aver accompagnato con la preghiera e con la presenza il mio ingresso come parroco a Grignano. Il grazie più sentito giunga al Parroco Don Flavio e ai tantissimi parrocchiani che hanno partecipato alla cerimonia di accoglienza e alla santa Messa per l’inizio del mandato pastorale. Ringrazio di cuore il carissimo amico padre Luca Zanchi superiore dei nostri sacramentini per aver concelebrato l’Eucaristia. Saluto e ringrazio Don Sergio per la presenza al momento dell’ingresso ufficiale. Anche a nome di mia madre Antonella e di mia sorella Cinzia ringrazio ancora per tutti i regali e i segni di affetto che ho ricevuto in questi ultimi mesi della mia vita: sono segno luminoso della serenità e della bontà che ho trovato in questi sette anni tra voi e della fede di questa nostra comunità. A ciascuno assicuro la mia preghiera affinché il buon Dio ci doni la forza di servirlo in santità e giustizia tutti i nostri giorni, la dove ci chiama a testimoniare la sua presenza. A tutti giunga l’augurio di un Natale di pace e di fervore nella fede! Buon 2016 e buon anno santo! Don Cristian Mismetti Parroco di Grignano

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“Erano di pelle marrone. Erano felici” È stata una esperienza molto, molto bella. Loro hanno avuto molta fiducia in noi e noi in loro! Sono stati veramente gentili!! (dal commento di alcuni bimbi...)

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na pioggia battente e un’uggiosa giornata autunnale non hanno fermato i bambini della quarta elementare che in preparazione alla prima comunione hanno fatto visita ai rifugiati ospitati presso il seminario dei padri Sacramentini. Una piccola “comunità” della catechesi accolta da un’altra comunità multietnica e multireligiosa: due comunità che non si conoscono ma hanno il desiderio di scambiarsi le loro storie. Cosa dire di quest’incontro? L’estrema naturalezza con cui i nostri bambini si sono avvicinati a queste persone, grazie anche al clima accogliente e gioioso che subito si è respirato entrando nella stanza preparata per l’occasione dai nostri ospiti Il desiderio di comunicare che ha fatto sì che i nostri bambini sfoggiassero tutto l’inglese che stanno studiando a scuola con un repertorio non “ indifferente” di domande: where are you from? How old are you? What’s your name? What’s your favourite colour?!?... E a loro volta hanno ricevuto domande e risposte nell'italiano che i ragazzi rifugiati stanno imparando;

la condivisione e lo scambio avvenuti attraverso la convivialita' attorno ai tavoli ai quali ci siamo tutti accomodati per mangiare insieme il pane e i dolci; lo stupore di noi genitori di fronte alla spontaneità e alla tranquillità con cui tutto è avvenuto. Cosa resta? L’aver arricchito, con un’esperienza concreta e viva, il percorso di crescita dei nostri figli incontrando una realtà presente nella storia della società attuale e la possibilità di parlarne in famiglia e nella comunità; la fiducia reciproca che la conoscenza “di persona” offre allontanando pregiudizi e paure; l’importanza che ha rappresentato per alcuni dei ragazzi rifugiati “fermare” con un’immagine sul telefonino l’incontro quale segno probabilmente di accoglienza da mostrare a chi è rimasto lontano.

“Il futuro dipende da quello che facciamo nel presente” M.Ghandi

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Incomincia il Giubileo straordinario (2015-16)

Il volto della misericordia I

l Giubileo straordinario della Misericordia (8 dicembre 2015 - 20 novembre 2016) sta per avviarsi. Indicendo quest’Anno Santo, Papa Francesco ne indicava le finalità con la bolla «Il Volto della Misericordia» (11 aprile 2015): esso è «memoria viva» del Concilio Vaticano II che chiudeva, con Papa Paolo VI, i suoi lavori cinquant’anni fa, il 7 dicembre 1965. L’attualità di quell’evento ecumenico, con la forza rigenerante dello Spirito che ha fatto vivere alla Chiesa del nostro tempo la freschezza di una rinnovata Pentecoste, si estende verso il futuro che i credenti sono chiamati a vivere nella gioia del Vangelo. Il Giubileo è anche il «tempo favorevole per la Chiesa, perché renda più forte ed efficace la testimonianza dei credenti». Una peculiarità di questo Anno sarà che esso non è celebrato solo a Roma ma anche in ogni chiesa particolare. Il Papa aprirà la Porta Santa di S. Pietro l’8 dicembre. La domenica successiva, 13 dicembre, ci sarà l’apertura della Porta Santa in tutte le diocesi del mondo. A quella data anche il Vescovo di Bergamo, mons. Francesco Beschi, procederà all’apertura della Porta Santa nella Cattedrale di S. Alessandro in Bergamo e consegnerà ai Vicari locali il Decreto riguardante «l’inizio dell’accoglienza giubilare» nelle chiese stabilite nei Vicariati per celebrare il sacramento della Penitenza e ricevere l’indulgenza. Nel nostro Vicariato (n. 5) di Almenno S.S. - Ponteranica

Cristo non condanna l’Adultera Lorenzo Lotto

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- Villa d’Almé la Chiesa Giubilare è la parrocchiale dei Santi Faustino e Giovita in Villa d’Almé In tale Chiesa i Sacerdoti del nostro Vicariato assicureranno, a turno, il ministero sacramentale della Riconciliazione, tutti i giorni feriali dalle ore 9 alle 10 e dalle 17 alle 19. «Io sono la Porta delle pecore» Dal vangelo secondo Giovanni (10, 7-9). In quel tempo Gesù disse (ai Giudei): «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo». «Io sono la porta delle pecore». La dichiarazione di Cristo sulla spianata del tempio di Gerusalemme probabilmente non è colta con pienezza dalla nostra mentalità moderna. I contemporanei di Gesù dovettero invece capire perfettamente quanto egli andava dicendo. Nella città di Gerusalemme una delle porte di accesso al tempio era chiamata Porta probatica, la “Porta-delle-pecore” (era una parola sola). La folla di persone che procedeva lentamente verso quell’ingresso per le offerte rituali all’altare dei sacrifici, compiuti per mano dei sacerdoti dell’Antica alleanza, esprimeva anche visibilmente l’immagine del popolo di Jahvé, del gregge di Dio, il supremo pastore di Israele. Ora, con quella affermazione, Gesù si identificava con la porta delle pecore che dava accesso al tempio, anzi confermava con chiarezza d’essere il nuovo tempio, come aveva precedentemente proclamato con il gesto profetico della cacciata dal luogo sacro di mercanti, affaristi e cambiavalute (Gv 2, 13-22). Ai giudei che gli chiedevano quale segno mostrasse o con quale autorità si permettesse di agire in quel modo, aveva lanciato la sfida: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Tre giorni? Eppure c’erano voluti quarantasei anni per costruirlo. I giudei proprio non capivano, ma Gesù parlava del tempio del suo corpo. Se ne sarebbero ricordato i discepoli dopo la sua risurrezione, il terzo giorno del suo sacrificio in croce. Cristo è il luogo della totale presenza di Dio. É lui stesso Dio. La porta del Giubileo apre sempre ai credenti la ri-


scoperta del mistero di Gesù, tempio di Dio, pastore buono del gregge per il quale dona la vita e Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo. Il nome di Dio: «Io sono colui che sono (Jahvé)» Nella sua storia, l’uomo fin dai primordi è andato scoprendo con gradualità, anche se non senza fatica e oscurità, l’esistenza del divino, percepito dapprima in una variegata identità di nomi e di ruoli, poi nella raffinatezza del pensiero di filosofi e poeti ordinati fino a pervenire all’intuizione dell’unicità di un Dio grande, potente, eterno. Ma è dalla rivelazione biblica che emerge più chiaramente la personalità di Dio. Ecco allora la grande domanda, ora inquietante ora di grande consolazione, comunque inevitabile: se esiste, chi è Dio? Come si chiama? Emerge dal Libro un lungo elenco di nomi. Il nome, nel mondo biblico, esprimeva l’identità della persona. Un celebre capitolo del libro dell’Esodo (3) offre una bruciante rivelazione del nome divino, quando Mosè, esule e fuggiasco in terra di Madian si trova a pascolare il gregge del suocero Ietro sul monte Oreb. A un tratto egli nota un fatto inspiegabile: lì accanto c’è un cespuglio che prende fuoco; tra poco dovrebbe essere ridotto a un mucchietto di cenere. E invece continua a bruciare senza consumarsi. Nell’avvicinarsi per vedere meglio, Mosè sente una voce che lo chiama e gli ingiunge di togliersi i calzari, come si fa quando si cammina su un luogo sacro. Colui che parla gli si presenta come il Dio dei suoi antenati, il Signore che viene dal principio, che emerge da lontano: «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe». Indefinibile, sfuggente, enigmatico: come il guizzo della fiamma che arde davanti. «Ma qual è il tuo nome?» gli chiede a un certo punto l’inquieto pastore di Madian quando si sente dare l’incarico di liberare il suo popolo dal giogo egiziano. Già, qual è il nome di Dio? La risposta è piena di mistero: «Io sono colui che sono!». «Jahwé (Io sono colui che sono)!» non è un sostantivo, non è un aggettivo ma un verbo, termine chiave di ogni frase, parola che indica azione. È il Dio che agisce e salva, ora e domani e sempre; è il Signore che si fa vicino al suo popolo, all’umanità intera, ad ogni uomo. «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore» (Es. 34, 6) La storia sacra continua nel dinamismo divino della liberazione del popolo di Israele dalla schiavitù

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Cristo buon Pastore

d’Egitto. Una pagina di luce per i discendenti di Giacobbe. Il seguito delle vicende comporta però non poche ombre per gli Israeliti. Giunti al Sinai ricevono dal Signore il dono del decalogo, le grandi dieci parole, i comandamenti scritti con il dito di Dio su tavole di pietra, per un patto di alleanza e di predilezione con il Signore stesso. Eppure nel tempo con cui Mosè, sul monte, è rapito in preghiera e nella comunione con Dio, in basso il popolo, impaziente e fedifrago, cede alla tentazione dell’idolatria prostrandosi davanti a un vitello d’oro, l’orrido di una statua metallica, inerte, costruita da mani d’uomo. L’ira di Mosè, sceso dal monte e sorpreso dalla infedeltà della sua gente, punisce esemplarmente i responsabili dello scempio. Ma poi occorre rinegoziare l’alleanza con Dio così miseramente infranta. Il liberatore di Israele si fa supplice di Dio da cui ottiene la garanzia: «Il mio “volto “ camminerà con voi e ti darò riposo» (Es 33, 14). Il volto del Dio della Misericordia, che la bolla di indizione dell’attuale Giubileo identifica nella persona di Gesù Cristo, è un tema intrigante. Anche Mosè chiedeva di «vedere la Gloria» divina, e Dio rispondeva: «Farò passare davanti a te tutta la mia bontà e proclamerò il mio nome, Signore, davanti a te ... . Ma tu non potrai vedere il mio volto, perché nessun uomo può vedermi e restare vivo» (Es 33, 19-20). Mosè riannoda la prima alleanza del Sinai e fa riscrivere a Dio su due nuove tavole di pietra i termini

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Ramera

Parrocchia S. Michele Arcangelo e Madonna del Carmine

del decalogo. Adesso è pronto per assistere alla teofania “condizionata”, da uomo prostrato e curvo fino a terra: «Il Signore scese nella nube - narra il testo sacro - si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore. Il Signore passò davanti a lui, proclamando: “Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà”» (Es 34, 6-7). La Misericordia La misericordia è un tema che attraversa tutta la Bibbia, e raggiunge l’apice con Gesù il cui volto ha i tratti luminosi del Padre. Il vangelo, che in quest’Anno liturgico “C” accompagna più frequentemente la liturgia eucaristica, è quello secondo Luca, definito da Dante «lo scrittore della mansuetudine di Cristo». L’Anno del Giubileo si presenta per i credenti (ma probabilmente anche per chi non è ancora approdato alla fede) come eccezionale opportunità per riscoprire la bellezza della misericordia da sperimentare in ginocchio nella familiarità del Sacramento della Confessione, oppure per assaporare la dolcezza della riconciliazione con chi, magari da tempo, si è in lite, o ancora per diffondere attorno a noi un clima di pacificazione e di tenerezza in una cultura dominata dalla violenza o dall’arrivismo.

Tutti a tavola

Il bellissimo titolo e l’esperienza del CRE della nostra scorsa estate diventa sempre più realtà. Pure la nostra parrocchia della Ramera partecipa all’iniziativa di invitare una persona, ospitata presso la struttura dei Padri Sacramentini, a pranzo la domenica 20 dicembre. Coloro che aderiranno alla iniziativa possono parlarne con don Flavio, dare la propria disponibilità in segreteria parrocchiale telefonando al numero 035 57 57 89, il pomeriggio dalle 15 alle 17.30 da lunedì a venerdì, accordarsi con Ottavia Foiadelli. Grazie a tutti coloro che vorranno rendere ancor più significativo il percorso di Avvento nella propria famiglia. don Flavio

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«Misericordia io voglio e non sacrifici» (Mt 9, 13). È l’indicazione a percorrere la strada delle Opere della Misericordia. don Oliviero Giuliani

Il ritorno del Figlio prodigo - Guercino


Anagrafe

HANNO RICEVUTO IL BATTESIMO ALLA RAMERA

15 novembre 2015 Caputo Rosaria di Giovanni e Rachele Pelliccia

HANNO RICEVUTO IL BATTESIMO A PONTERANICA E A ROSCIANO

4 ottobre 2015 Mattia Foppa di Mauro e Capelli Leila

Sono tornati alla casa del Padre

Giampietro Facchinetti Lina Daldossi ved. Vitali Anni 58 Anni 89 † 25 settembre 2015 † 4 ottobre 2015

Telefonare a: don Sergio 035 57 18 67; sagrista 338 67 20 902; don Flavio 035 57 11 40; segreteria 035 57 57 89

Maria Gherardi ved. Vanoni Anni 93 † 5 ottobre 2015

Angelo Cortinovis Anni 83 † 15 ottobre 2015

Aristide Vegetali Anni 76 † 22 ottobre 2015

Giuseppina Marchesi Anni 78 † 10 novembre 2015

Giovanni Regazzoni Anni 84 † 19 ottobre 2015

Antonio Lorenzi Anni 85 † 20 ottobre 2015

Ada Epis ved. Gotti Anni 72 † 18 novembre 2015

Felice Bindelli ved. Salvetti Anni 94 † 30 novembre 2015

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Ponteranica e Rosciano

Parrocchia della Trasfigurazione in Rosciano Parrocchia di SS. Alessandro e Vincenzo in Ponteranica

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Vita della Comunità Un videoproiettore per i bambini di Scampia

L

a Provvidenza a volte fa dei avanza in parrocchia? C’è un amigiri strani. Una richiesta: non co frate che sta aiutando un’asavete un videoproiettore che vi sociazione che opera con i bam-

bini di strada a Scampìa, precisamente alle Vele, quartiere di palazzoni fatiscenti, termitai di gente al limite della miseria economica e dell’imbarbarimento umano, una delle zone più degradate di Napoli. È così che abbiamo conosciuto Davide Cerullo, e Fra’ Maicol, un frate amico di un nostro parrocchiano, che ci ha girato la richiesta. Quando ci sono richieste d’aiuto è sempre al gruppo missionario che ci rivolgiamo, questo gruppetto di persone che con i ravioli finanziano i nostri missionari e molte delle iniziative di sostegno ai bisognosi che bussano alla porta della nostra comunità parrocchiale. Così abbiamo provveduto all’acquisto di un videoproiettore – i nostri erano “impresentabili” – e il 3 dicembre scorso Davide Cerullo e fra’ Maicol sono venuti ad incontrare il nostro gruppo missionario. Davide Cerullo è l’anima dell’Associazione di promozione sociale che opera in favore dei bambini di Scampìa. Si chiama “L’ALBERO DELLE STORIE”. Questo videoproiettore finirà nello spazio-gioco che l’associazione vuol dedicare ai bimbi più piccoli del quartiere e alle loro mamme. Operatori e ragazzi insieme cercano di creare lo spazio per il sostegno educativo ai bambini di Scampia. Davide è originario di quelle zone e dopo una giovinezza di camorra (ancora giovane era stato “gambizzato” dai sicari di un clan avversario) in carcere ha conosciuto il Vangelo e la conversione, anche grazie ai sacerdoti incontrati e alle suore Poverelle di Bergamo che operavano in quella zona. Ora, sposato e padre di due figli, terminato il suo lavoro vive per aiutare i bambini e le famiglie di Scampìa. Abbiamo ascoltato una storia incredibile ed abbiamo promesso di non dimenticarcene.


Il nostro concittadino Mattia Ongaro ha pubblicato il suo secondo album “Come il mare” Un album dai contenuti decisamente positivi e sentimentali che tocca tematiche varie. Un disco registrato in tempi diversi, con argini non definiti, dalle correnti e sonorità differenti tra loro che spaziano dal genere pop Italiano al Rock Internazionale… un po’ “Come il mare”. “BURRASCA” è il singolo di lancio del disco, molto apprezzato dal popolo dei social network. La canzone è stata in gara alle scorse selezioni per il Festival di Sanremo 2015 (Categoria nuove proposte), con ottime recensioni da parte della commissione artistica esaminatrice. “Una bella canzone, orecchiabile, con arrangiamenti pop/rock accattivanti. Il testo è indubbiamente d’autore, ben scritto, dai sapori positivi. Mattia è un Cantautore originale, con spiccate doti artistiche.” (Roby Facchinetti – Giusy Ferreri – Dargen D’Amico – Paolo Giordano)

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I richiedenti asilo dai Padri Sacramentini C

hi sono e cosa fanno i “richiedenti asilo” (questa è la definizione corretta di quelli che chiamiamo, secondo le nostre conoscenze e sen-

sibilità, stranieri, migranti, clandestini) che dai primi di settembre sono accolti su richiesta del Prefetto di Bergamo nella struttura dei Padri Sacramentini. Gli educatori della Cooperativa Ruah, che opera con loro, ci danno qualche informazione Dal 7 settembre la struttura dei padri sacramenti ospita sessanta ragazzi richiedenti asilo provenienti dal Gambia, dal Senegal, dal Mali, dalla Guinea Bissau, dalla Nigeria, dal Bangladesh e dal Pakistan. Come nella gestione quotidiana delle nostre case, anche i ragazzi si occupano dell’organizzazione delle basilari mansioni casalinghe. Le principali attività sono la pulizia di tutti gli locali, comprensivi della cucina, della sala da pranzo, dei servizi igienici, dei tre dormitori e di tutti gli altri spazi comuni. Per agevolare l’organizzazione dei lavori è stato predisposto un calendario bisettimanale che coinvolge tutti gli ospiti divisi in piccoli gruppi. Dagli inizi di novembre, come previsto, è stato sospeso il servizio di catering che forniva i pasti agli ospiti, affinché essi possano rendersi indi-

Sapere non è potere, è capire Non ci interessava discutere venuto: sapere e conoscere tro non solo aiuta a dimisulla efficacia delle leggi che le persone, favorire l’incon- nuire la soglia della paura regolano il flusso dei migranti in Europa e nel nostro Paese. Non ci interessava entrare nel dibattito politico. Semplicemente volevamo prendere atto della presenza di sessanta richiedenti asilo nel nostro paese. Abbiamo pensato che ignorare questa presenza non sarebbe stata una cosa buona. Sapere, conoscere è la sfida che si innesca di fronte ad ogni nuovo

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pendenti anche nella gestione della cucina. Anche per la preparazione della colazione, del pranzo e della cena è stata seguita la stessa modalità dei turni delle pulizie. Provvedere ai pasti per sessanta persone è faticoso e non immediato, ma gli ospiti si stanno impegnando con energia e interesse a cucinare per la propria comunità. Fin dall’apertura del centro d’accoglienza presso i padri sacramentini, sono stati avviati anche dei corsi di lingua italiana e di alfabetizzazione. Durante il mese di settembre le lezioni si sono svolte nel refettorio del centro, da un mese, invece, gli ospiti hanno iniziato a frequentare le classi di italiano presso l’oratorio di Ponteranica alta, dove si recano autonomamente durante i giorni della settimana. Inoltre per rivitalizzare e personalizzare l’interno della struttura alcuni ragazzi si sono dati da fare tinteggiando i muri che richiedevano pulizia, dando un aspetto più ordinato alla casa. La vita, per fortuna, non è fatta di solo obblighi. Ogni settimana nella struttura sono proposte diverse attività ludiche e aggregative. Per esempio, un gruppo di percussionisti di Bergamo ha rallegrato i nostri sabati pomeriggi con musica e danze. Questa è stata una preziosa occasione di gioia e condivisione che ha portato il sorriso anche ai ragazzi più malinconici e silenziosi.

dello sconosciuto, ma anche quella del rischio. Quando ci si conosce è più difficile trattarsi male a vicenda.

Abbiamo anche provato che il calcio unisce tutti. In un weekend di ottobre una squadra di calcio di Sorisole ha organizzato un’amichevole con gli ospiti. La voglia di fare gol ha fatto sì che tutti volessero correre sul campo e dimostrare il proprio talento. Infatti, un ragazzo senegalese, che è stato segnalato come particolarmente capace e adeguato per il gioco in team, ha iniziato ad allenarsi con la suddetta squadra. Se il football unisce nazionalità diverse creando spirito di squadra, il cricket pubblicizzato e promosso dai ragazzi del Pakistan ci incuriosisce e ci insegna che nella vita la regola può essere vista come un gioco. Un gioco che segue una logica ben precisa, un gioco al rispetto e all’ordine, ad una convivenza serena e pacifica. Tra i nostri ragazzi qualche talento nascosto è emerso nell’attività di cucito. Grazie ad alcuni volontari che ci hanno fornito delle macchine da cucire, i sarti della nostra struttura, hanno cominciato un vero e proprio laboratorio di sartoria. Fazzoletti e borsette sono le prime creazioni emerse dagli scarti di tessuto.

Gli educatori che si occupano dell’accoglienza

È con questa convinzione che in questo tempo abbiamo voluto favorire la conoscenza e la storia dei

e della gestione della struttura

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migranti ospitati presso i padri sacramentini. Al di là di ogni scetticismo e timore gli incontri avuti con i nostri adolescenti e pre-adolescenti (ed in alcuni casi anche i loro genitori) ci hanno aiutati ad affrontare dubbi, sospetti, timori ed anche qualche pregiudizio. È importante non dimenticare che si tratta di persone, esseri umani, storie di povertà. Da credenti il Vangelo ci spinge ancora più in là: sono fratelli.

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SINODO: un atto d’amore verso la famiglia Padre Mario Aldegani, chè è stato uno dei padri sinodali, racconta questa esperienza straordinaria da protagonista e testimone

È

finito il Sinodo sulla famiglia. Un’assemblea ampia e composita, un affresco mirabile della cattolicità della Chiesa, in cui si sono manifestate le sensibilità e sono risuonate le voci di tutti i continenti. Partecipare a questo evento è stata per me una grazia grande ed una straordinaria occasione per crescere nella conoscenza e nell’amore alla Chiesa. Papa Francesco ha commentato il Sinodo nell’Angelus di domenica 25 ottobre con queste parole: “Invito tutti a rendere grazie a Dio per queste tre settimane di lavoro intenso, animato dalla preghiera e da uno spirito di vera comunione. È stato faticoso, ma è stato un vero dono di Dio, che porterà sicuramente molto frutto. La parola “sinodo” significa

“camminare insieme “. E quella che abbiamo vissuto è stata l’esperienza della Chiesa in cammino, in cammino specialmente con le famiglie del Popolo santo di Dio sparso in tutto il mondo Era un Sinodo molto atteso; molto seguito dai massmedia. Naturalmente a modo loro. Certi giorni c’era una selva di giornalisti e di telecamere impressionante all’entrata e all’uscita dell’aula Nervi. Il Papa, sin dall’inizio, ci ha aiutato a vivere il Sinodo nel suo vero senso: “Il Sinodo, come sappiamo, è un camminare insieme con spirito di colle gialità e di sinodalità, adottando coraggiosamente la parresia, lo zelo pastorale e dottrinale, la saggezza, la franchezza e mettendo sempre davanti

ai nostri occhi il bene della Chiesa, delle famiglie e la legge suprema, la salvezza delle anime”. Il documento finale che i padri sinodali hanno approvato e messo nelle mani del Santo Padre è un testo molto ricco e articolato, che bisogna leggere con molta attenzione. Mi pare che esso marca fortemente una svolta nel linguaggio, che potrei esprimere in quattro punti. 1. È una Chiesa che parla con le parole del Concilio Vaticano Il. A cinquant’anni da questo straordinario evento, che ha cambiato la vita della Chiesa, questo elemento è di grande importanza, segna come un nuovo inizio; annuncia, direi, una nuova primavera. Significativo il fatto che il documento finale inizi proprio da Gaudium et Spes 1, come a riprendere il filo di un discorso e di un metodo cominciato dal Concilio cinquant’anni fa: “Abbiamo costantemente tenuto presenti le famiglie del mondo, con le loro gioie e speranze, con le loro tristezze angosce. I discepoli di Cristo sanno che nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore. (...) Perciò la comunità dei cristiani si sente realmente e intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia”. 2. È una Chiesa che parla il linguaggio di Papa Francesco. Uno degli elementi che caratterizzano il documento finale del Sinodo è l’assunzione di molti passaggi delle omelie e delle catechesi di Papa Francesco: quelle parole semplici e

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profonde, che toccano il cuore, non solo dei credenti, ma di tanti uomini e donne a volte lontani dalla fede o dalla Chiesa. 3. È una Chiesa che ascolta, non una Chiesa che giudica. “In tutto il mondo, nella realtà delle famiglie, possiamo vedere tanta felicità e gioia, ma anche tante sofferenze e angosce. Vogliamo guardare a questa realtà con gli occhi con cui anche Cristo la guardava quando camminava tra gli uomini del suo tempo. Il nostro atteggiamento vuole essere di umile comprensione. Il nostro desiderio è di accompagnare ciascuna e tutte le famiglie perché scoprano la via migliore per superare le difficoltà che incontrano sul loro cammino” (n. 56). 4. È una Chiesa che parla il linguaggio della tenerezza, il linguaggio di Gesù. “È necessario adottare un linguaggio

che sia significativo. L’annunzio deve far sperimentare che il Vangelo della Famiglia è risposta alle attese più profonde della persona umana: alla sua dignità e alla realizzazione piena nella reciprocità, nella comunione e nella fecondità. Non si tratta solo di presentare una normativa, ma di annunciare la grazia che dona la capacità di vivere i beni della famiglia” (56). Insomma dal Sinodo emerge una Chiesa aperta, una Chiesa in ascolto, che annuncia con gioia la verità del Vangelo con il linguaggio di Gesù e che, come Lui, si pone accanto alle persone, tutte le persone e le famiglie, con atteggiamento di comprensione e non di giudizio, per capire, accompagnare, illuminare, sostenere e aiutare. Il giorno dopo la fine del sinodo ho letto un po’ di titoli di prime pagine sui giornali italiani. Nessuno di questi titoli mi ha soddisfatto. lo avrei fatto un titolo così:

“Il Sinodo: un atto di amore verso la famiglia”. È la sensazione più profonda che ho vissuto partecipando dall’interno a questo lungo percorso. «Questo Sinodo inaugura la Chiesa della tenerezza e decreta la fine della Chiesa che divide il mondo in buoni e cattivi». La sintesi, efficacissima, è del vescovo salesiano Luc Van Looy. «Non distinguendo tra famiglie buone e famiglie cattive, parla in modo chiaro della tenerezza che la Chiesa vuole mostrare verso qualsiasi situazione della famiglia». A cinquant’anni dal Concilio la Chiesa riparte da qui. La Chiesa della Tenerezza, della Misericordia, dell’Ascolto: Papa Francesco ne ha già dato l’esempio e l’immagine, commuovendo e convertendo il mondo. Ora l’impegno è per ogni pastore, ogni comunità, ogni credente. p. Mario Aldegani (dalla rivista Vita Giuseppina del settembre 2015)

Nel notiziario che precede il Natale – e solo in questa occasione – siamo soliti inserire anche

la busta del dono natalizio

Ponteranica e Rosciano

Parrocchia della Trasfigurazione in Rosciano Parrocchia di SS. Alessandro e Vincenzo in Ponteranica

Ogni anno vi scriviamo invitandovi, a Natale, alla generosità anche verso la vostra comunità parrocchiale. Fra i regali che farete, pensate anche ad un piccolo dono anche alla comunità. Papa Giovanni XXIII la definiva la “fontana del villaggio”, a cui dissetarsi quando si aveva sete. E crediamo che lo sia davvero. Chi ha bisogno di aiuto spesso bussa e – compatibilmente con le risorse - trova sempre qualcosa: chi chiede pubblicità alle sue iniziative, chi un aiuto a realizzarle, chi collaborazione ad affrontare i problemi; chi chiede spazi per le sue attività o feste, chi sostegno per problemi personali… la comunità parrocchiale, con le sue strutture e le sue risorse è un riferimento importante. Se può distribuire è perché c’è qualcuno che dona. Attraverso la generosità dei fedeli manteniamo attività e strutture che sono a disposizione della collettività. Di questi doni talvolta beneficiamo qualche altra volta siamo benefattori, come in ogni buona famiglia. Noi non abbiamo e non vogliamo “tariffe” per le attività che organizziamo e per i servizi che offriamo. Continuiamo a confidare nella generosità di chi vive la comunità, consapevoli che anche fra chi ne beneficia - come in ogni famiglia - qualcuno è più generoso nel regalare tempo, energie e risorse, qualcun altro meno. Mentre vi ringraziamo per la vostra generosità, auguriamo a voi e alle vostre famiglie di trascorrere giornate serene e gioiose. Buon Natale! Don Sergio e il Consiglio per gli affari economici della Parrocchia

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Ponteranica e Rosciano

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Parrocchie di Ponteranica

Centri di preghiera nelle famiglie dove?

Le famiglie ospitanti:

Il Lotto dei Morti: Grazie “dai vivi”! Domenica 8 novembre abbiamo celebrato il Lotto dei morti, questa antichissima tradizione che unisce nel ricordo vivi e defunti e che attraverso la forma - quasi “dissacrante”, comunque pacificata anche con il pensiero della morte - dell’estrazione delle “grazie” (leggesi, premi), ricorda i defunti impegnandosi a sostenere i vivi. Al pomeriggio, dopo l’Adorazione Eucaristica sul sagrato abbiamo estratto le “grazie”, i premi. Alle 18.30 si è celebrata l’Eucarestia conclusiva, nel ricordo di tutte le intenzioni raccolte con il Lotto. Un grazie per l’impegno a tutti i volontari del Lotto (Nunzia, Pinuccia, Ancilla, Alfrida, Aldo, Claudia, Ezio, Marilena, Eleonora, Lucia, Odette, Narcisa, Marilena) e coloro che hanno dato la loro adesione all’iniziativa, che ha offerto alla comunità 3550,50 euro. Grazie a tutti.

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1. Fam. Maffioletti Umberto via Castello 16/B 2. Fam. Ceruti Silvano via IV novembre 53 3. Fam. Baggi Renzo via Monviso 27 4. Fam. Erba/Togni via Casnidelli 10 5. Fam. Casizzi Tino via Maresana 86/D 6. Fam. Taiocchi Carmelina via Valbona 9 7. Fam. Colombi Elena via Valbona 63 8. Fam. Bassanelli Elena via Petos 42 9. Fam. Ruffinoni Begnis Rita Via Matteotti 2 10. Fam. Dadda Gianna via Valbona 12 11. Fam. Epis Stefano e Renata Via Fustina 40

quando?

lunedì 21 dicembre venerdì 15 gennaio lunedì 8 febbraio venerdì 15 aprile

dalle ore 20.30 alle ore 21.45

se puoi porta la Bibbia


DONARE PER CONTINUARE A VIVERE! 40° DI FONDAZIONE DEL GRUPPO AIDO DI PONTERANICA

D

omenica 31 maggio scorso, il nostro gruppo Aido “Antonio Giuliani” ha festeggiato il 40° anniversario di fondazione. La manifestazione si è svolta con il ritrovo al mattino sul sagrato della chiesa dei Padri Sacramentini, dove sono stati accolti i rappresentanti dei vari gruppi comunali con i labari. Erano presenti anche i rappresentanti del gruppo Provinciale e Regionale, oltre all’Avis di Ponteranica e Ramera, l’Admo, gli Alpini di Ponteranica e Rosciano. Il corteo, che si è snodato lungo le vie Valbona e IV Novembre, ha raggiunto il monumento stele al donatore posto di fronte al Cimitero ed è stato accompagnato dalle note del gruppo i Bagheter. Dopo la deposizione di un omaggio floreale da parte del nostro presidente Angelo Locatelli, il corteo è ritornato nel cortile dei Padri Sacramentini,

dove hanno preso la parola lo stesso presidente, il rappresentante provinciale Michele Cerullo, il presidente del Consiglio Regionale Aido Cav. Leonida Pozzi ed il sindaco di Ponteranica Alberto Nevola. A seguire la S. Messa concelebrata dal superiore Padre Luca, da Don Flavio e da Don Lorenzo. Nel corso della sua omelia, Padre Luca ha richiamato il valore e l’importanza del “donare”, ha ringraziato tutti coloro che nel corso di questi 40 anni si sono prodigati con dedizione nel diffondere la cultura della donazione e ricordato le persone defunte che hanno donato organi come supremo gesto di altruismo e generosità. Siamo stati molto soddisfatti per la riuscita della manifestazione e ci auguriamo che negli anni a venire aumenti la sensibilità delle persone in merito alla questione della donazione. A questo riguardo, per chi ancora non lo sapesse, vorremmo parlare del progetto “Una scelta in Comune” attraverso il quale, recandosi all’Ufficio anagrafe per rinnovare o richiedere la carta d’identità, si potrà dichiarare la propria volontà sulla donazione di organi e tessuti. Le informazioni verranno trasferite al Sistema Informativo Trapianti (Sit) che viene costantemente consultato in caso di bisogno. Inoltre, siccome riteniamo molto importante che l’opera di sensibilizzazione parta dalla più giovane età, da anni promuoviamo nelle scuole una giornata di informazione con medici e testimonianze di persone trapiantate che parlano ai ragazzi della loro esperienza. Purtroppo ogni giorno molti malati vedono affievolirsi le speranze di ricevere un organo. Ma la cosa più angosciante è la consapevolezza che questa scia di sofferenza e di dolore potrebbe avere fine se solo aumentassero le donazioni! Con questa convinzione guardiamo al futuro e speriamo che altre persone rispondano a questo appello con generosità IL GRUPPO AIDO PONTERANICA


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Agenda di Ponteranica e Rosciano Don Sergio Scotti Parroco Casa Parr. Ponteranica tel. 035 57 18 67 scotti.sergio@gmail.com www.parrocchiediponteranica.it Silvano Ceruti tel. 338 67 20 902 Scuola dell’Infanzia tel. 035 57 41 53 fax. 035 41 29 232

Orari SS. Messe a Ponteranica Chiesa Parrocchiale Prefestiva:

ore 18.30

Festiva:

ore 8.00 – 10.30

Feriale:

ore 17,00 (da lunedì a giovedì) ore 8,00 (venerdì e sabato) ore. 20,00 (Ufficio per i defunti solo al venerdì)

Chiesa di San Rocco al Castello Festiva:

ore 18.30 (la prima domenica del mese)

Chiesa di San Girolamo Emiliani (alla Costa Garatti) Festiva:

ore 18.30 (la terza domenica del mese)

Al Cimitero Feriale:

ore 18,00 (al martedì)

Orari SS. Messe a Rosciano Chiesa Parrocchiale Prefestiva:

ore 19,00

Festiva:

ore 9.00

Agenda di Ramera Don Flavio Rosa Parroco Casa Parr. Ramera Don Cristian Mismetti

tel. 035 57 11 40 cell. 340 66 53 939 tel. 035 57 01 81 cell. 347 88 94 972 Scuola dell’Infanzia Tel. 035 57 13 85 Segreteria parrocchiale Ramera: Aperta da lunedì a venerdì ore 15.00 – 17.30 Per certificati, anagrafe, abbonamenti, informazioni, prenotazioni Cineteatro, iniziative varie… tel. 035 57 57 89 E mail: parrocchiaramera@libero.it Pratiche Cisl Inas (lunedi mattino) ore 9.00-11.30 Ponteranica Attiva e mail: ponteranicaattiva@libero.it

Orari SS. Messe a Ramera Chiesa Parrocchiale Prefestiva: ore 18.00 Festiva: ore 7.30 – 9.00 (alla Chiesina di S. Giorgio alla Petos) 10,30 - 18,00 Feriale 8.00 – 16,30 (dal 30 settembre) venerdì ore 16.00 adorazione eucaristica segue messa 18,00

Orari SS. Messe Padri Sacramentini Prefestiva Festiva Feriale Padri Sacramentini

ore 17.00 Feriale:

ore 18.00 (solo al giovedì) ore 19.00 (solo al sabato)

ore 17,30 ore 8,30 - 11,00 - 17,30 ore 7,00 - 17,30 tel. 035 57 10 15 ordini@sacramentini.it

Orari SS. Messe alla Madonna dei Campi Prefestiva Festiva

ore 18,00 ore 9,30

Gruppo Diocesano

LA CASA COMUNALE DI PONTERANICA

“Per essere utile agli altri non serve volare basta volere”

INCONTRI di ASCOLTO e di PREGHIERA per persone SEPARATE, DIVORZIATE O RISPOSATE, ogni primo martedì del mese alMé presso il centro emmaus - via don a. iseni n.1.

www.parrocchiediponteranica.it

Profile for Studio 5 Liguria srl

Lecomunitainsieme 2015 5  

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