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Le Comunità Insieme Periodico interparrocchiale a cura delle Comunità di Ponteranica

Giugno - Luglio - Agosto 2012

Parrocchia della Trasfigurazione in Rosciano Parrocchia di SS. Alessandro e Vincenzo in Ponteranica Parrocchia di S. Michele Arcangelo e Madonna del Carmine in Ramera di Ponteranica

La Festa è un dono!


Le Comunità Insieme

Editoriale

Periodico interparrocchiale a cura delle Comunità di Ponteranica

Giugno - Luglio - Agosto 2012

Parrocchia della Trasfigurazione in Rosciano Parrocchia di SS. Alessandro e Vincenzo in Ponteranica Parrocchia di S. Michele Arcangelo e Madonna del Carmine in Ramera di Ponteranica

Stiamo lavorando per voi! V

La Festa è un dono!

In copertina:

Pieter Brueghel il Giovane, Festa di matrimonio

Sommario Vivere da laici la comunione ecclesiale pag. 3 Con altri occhi

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Il fenomeno migratorio nelle nostre comunità

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Aiutiamoli a vivere

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La Comunità di Ramera

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e lo ricordate? È lo slogan pubblicitario di qualche tempo fa. Interessante. Dice la verità: c’è sempre qualcuno che lavora sia per se stesso sia soprattutto a vantaggio di altri. La comunione dei santi è a livello sociale, di fede, civile, culturale, affettivo. Diversi piani. Tutti però contraddistinti da amore immediato o mediato. Ossia: a volte l’amore è rivolto immediatamente a chi ci sta vicino, di frequente è mediato da altre situazioni che ci fanno pervenire l’amore di altri. Che lo sappiamo o meno, che lo riconosciamo o meno, siamo tutti

Anagrafe delle Comunità 18 Le Comunità di Ponteranica e Rosciano 19 Registrazione Trib. di Bergamo n° 17 del 1/07/2010. Direttore responsabile: Agazzi Davide In Redazione: Davide, Enrico, Franco, Margherita, Simona, Vincenzo, don Cristian, don Flavio, don Sergio. Stampa: Centro Grafico Stampa Tel. 035 29 50 29 Articoli e files possono essere spediti a: info@centrograficostampa.it

Il prossimo numero uscirà il 21 settembre. Gli articoli dovranno essere consegnati entro il 10 settembre.

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debitori verso altre persone che ci danno la vita. Al termine del percorso cristiano delle nostre comunità parrocchiali, mentre si celebrano i sacramenti e si fa festa, si realizzano feste, sagre, la cena del vicino, il CRE, i campeggi, le vacanze, vogliamo dire il grazie sincero a tutti coloro che stanno lavorando per noi, per tutti noi. Lo facciamo raramente? Probabilmente sì perché ci vergogniamo di essere debitori di attenzioni grandi.

Per poter fare festa è necessario prepararla. La festa sgorga dall’amore. È sempre una questione d’amore. La differenza sostanziale è che ci sia un’origine amorosa, appassionata. Le Associazioni della nostra Ponteranica lavorano per noi. Un mare immenso di progetti, iniziative, aiuti, sostegni, che rincuorano ed appassionano ad imitare tanta generosità ed abnegazione. C’è da rimanere a bocca aperta, senza parole, di fronte a tanta dedizione smisurata ed incondizionata. Uno scritto anonimo assai antico, la Lettera a Diogneto, afferma che i cristiani non si distinguono dagli altri uomini: vivono identicamente, si sposano, soffrono, lavorano, come tutti. Hanno nel cuore la speranza della vita senza fine. Per il resto testimoniano rispetto ed amore verso chiunque. Questo numero del nostro giornale interparrocchiale esce in concomitanza con la Festa della Repubblica: la nostra Italia tanto amata e per la quale di frequente siamo parecchio preoccupati. La nostra vita di fede si incarna pure nell’ottemperare ai doveri di rispetto del lavoro, ossia nel compiere bene i compiti a cui siamo chiamati, e nel pagare le tasse: per la vita di tutti, per la convivenza, per i servizi che vengono predisposti dallo Stato e di cui, forse, non siamo sempre riconoscenti. Fare il bene, fare beneficenza è anzitutto fare il nostro dovere di cittadini ed in modo eminente in questi mesi nei quali ci è

chiesto di farci carico dalla crescita delle difficoltà a livello nazionale, integrale. I carismi meravigliosi, di cui i cristiani sono portatori, possono svilupparsi a fronte di un impegno enorme delle istituzioni per la sicurezza e la libera espressione dei cittadini. Papa Benedetto XVI nel corso dell’udienza ai Vescovi italiani, giovedì 25 maggio, non ha chiesto riconoscimenti per la Chiesa o ulteriori aiuti o sostegni. Ciò è stato evidenziato con forza dai mezzi di comunicazione che hanno annotato pure con sorpresa l’attitudine del Papa a non chiedere nulla allo Stato italiano nella consapevolezza che le Chiese che sono in Italia hanno già ricevuto tanto. È uno splendido insegnamento per ciascuno di noi. Incrementare la vita cristiana può voler dire anche non continuare ad esigere sempre o soltanto. È prendere coscienza che abbiamo tutto, tanto, e di frequente troppo. Siamo destinatari di svariati preziosi regali, di cui siamo responsabili. Dovremmo valorizzarli e distribuirli, condividerli, moltiplicarli. È l’unico vero diritto che abbiamo: la libertà di non trattenere tutto per noi stessi ma di renderlo sorgente di vita per tanti nostri fratelli e sorelle assai meno fortunati. L’estate, insieme con il riposo, la festa, il tempo dolce, ci regali la consapevolezza della generosità. È il nostro sincero augurio. don Flavio, don Cristian, don Sergio


La Parola

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uanto dice il capitolo 12 della lettera di Paolo ai Corinti, qui in parte riportata, sia per tutti una buona lettura che aiuta a capire meglio e a meditare in modo più approfondito cosa vuol dire essere “Comunità”. Infatti, noi nella Professione di fede diciamo: “credo la comunione dei santi” e il Catechismo ci spiega che: «Poiché tutti i credenti formano un solo corpo, il bene degli uni è comunicato agli altri. Allo stesso modo bisogna credere che esista una comunione di beni nella Chiesa. Ma il membro più importante è Cristo, poiché è il Capo. Pertanto, il bene di Cristo è comunicato a tutte le membra; ciò avviene mediante i sacramenti della Chiesa». «L’unità dello Spirito, da cui la Chiesa è animata e retta, fa sì che tutto quanto essa possiede sia comune a tutti coloro che vi appartengono». Gesù per mezzo dello Spirito costituisce la comunità dei credenti come Suo corpo e poco importa se la comunità a cui apparteniamo ha il suo punto di incontro alla “Ramera” o a “Rosciano” oppure a “Ponteranica alta” o addirittura altrove, perché è nell’unità di questo corpo che tutte le membra sono legate le une alle altre in continuo scambio di doni e nel rispetto della dignità di ciascuno. I doni che ogni membro della comunità ha ricevuto derivano dallo stesso Spirito e perciò non devono essere motivo di discordia e di competizione: chi possiede di più non vada in superbia e chi ha meno sia contento lo stesso; nel corpo umano non capita forse altrettanto: le membra sono molte e, pur esercitando funzioni diverse, tendono tutte al bene dell’unico corpo. Quindi non tutti possono avere gli stessi carismi, poiché il corpo sociale deve essere non uniforme ma vario; per tutti però c’è a disposizione il dono della “carità” – carisma che è al di sopra di tutti e che ognuno ha il dovere di ricercare per il bene comune. La carità è la strada che ogni cristiano deve percorrere: se un cristiano non cammina nella carità vuol dire che non segue Cristo e non mette a frutto i doni ricevuti. Nella diversità delle funzioni ognuno concorre al benessere o al malessere di tutti, nessuno infatti nella vita della comunità può agire in maniera autonoma o solo per se stesso, poiché come dice Paolo che prende ad esempio il corpo umano “le membra sono molte, ma il corpo è uno solo”, c’è unità nella molteplicità; questo presuppone anche interdipendenza, coordinamento e mutuo servizio: “non può quindi dire l’occhio alla mano non ho bisogno di te… al contrario quanto più le membra del corpo sembrano essere deboli, tanto sono necessarie” . Questa reciprocità stabilisce una magnifica legge di simpatia in modo che se patisce un membro con esso patiscono tutti, così come se onorato un membro tutti se ne rallegrano. Ognuno vive per la collaborazione di tutti ed è questo il principio da mettere in pratica che insegna e regola l’uso dei diversi carismi, solo così la Chiesa si completa e si realizza sempre meglio nella vita di ogni giorno, si illumina, si consolida e riceve alimento e dinamismo nel rapporto verso gli altri.

Vivere da laici la comunione ecclesiale La comunità ecclesiale quindi si realizza concretamente con l’apporto dei laici che hanno preso coscienza di essere popolo di Dio in virtù del battesimo. La Chiesa non è formata solo dal Papa e dal Clero, ma da tutti i fedeli: «Fra tutti i fedeli, in forza della loro rigenerazione in Cristo, sussiste una vera uguaglianza nella dignità e nell’agire, e per tale uguaglianza tutti cooperano all’edificazione del corpo di Cristo, secondo la condizione e i compiti propri di ciascuno». Le differenze stesse che il Signore ha “Vi sono diversi carismi, voluto stabilire fra le membra del suo corpo sono in funzione della sua unità ma uno solo è lo Spirie della sua missione. Infatti “nella to; vi sono diversi miniChiesa c’è diversità di ministeri, ma steri, ma uno solo è il unità di missione. Gli Apostoli e i Signore; vi sono diverse loro successori hanno avuto da Cristo attività, ma uno solo è l’ufficio di insegnare, santificare, reg- Dio, che opera tutto in gere in suo nome e con la sua auto- tutti. A ciascuno è data rità. Ma i laici, resi partecipi dell’uf- una manifestazione parficio sacerdotale, profetico e regale ticolare dello Spirito per di Cristo, nella missione di tutto il il bene comune (…) Ma popolo di Dio assolvono compiti pro- tutte queste cose le opepri nella Chiesa e nel mondo” (CCC ra l’unico e medesimo 872-3). Spirito, distribuendole La dignità e responsabilità dei laici, a ciascuno come vuole. promossa e riconosciuta dai Pastori, Come infatti il corpo è è specifica ed insostituibile e porta uno solo e ha molte ogni membro ad aprirsi all’altro e a vivere con generosità il proprio con- membra, e tutte le memtributo di laico per accrescere nella bra del corpo, pur essendo molte, sono un Chiesa la comunione. Impegniamoci, seguendo le parole di corpo solo, così anche il Paolo, a comprendere e a imparare Cristo. (…) Dio ha disposempre meglio che nelle nostre co- sto il corpo conferendo munità il bene comune viene realiz- maggiore onore a ciò zato con il concorso di tutti, come un che non ne ha, perché edificio che si costruisce con il perfetto nel corpo non vi sia dicombaciamento di innumerevoli pietre visione, ma anzi le varie che hanno come Pietra Angolare lo membra abbiano cura stesso Gesù Cristo. le une delle altre. (…) Di questo e per questo dobbiamo sen- Ora voi siete corpo di tirci impegnati nella nostra comunità, Cristo e, ognuno seconma soprattutto dobbiamo essere ordo la propria parte, sue gogliosi di essere Chiesa. membra.” Buone vacanze Giovanna

(1 Corinti cap. 12,4 e seguenti)

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Famiglia...

Con altri occhi Q

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uanti colori ha un semaforo? Certo, i bambini mi direbbero che dipende da come viene colorato il palo: alcuni sono verdi, altri di un colore quasi nero ma che non c’è nei pennarelli…. Per un momento facciamo gli adulti che guardano solo un pezzetto della realtà. La risposta è tre: verde, giallo e rosso. Finché è verde siamo tutti contenti: si viaggia. Quando è rosso di solito stiamo tutti fermi. Possiamo annoiarci, possiamo essere impazienti perché siamo in ritardo, possiamo anche arrabbiarci perché quel semaforo ce l’ha con noi: diventa rosso ogni volta che ci vede arrivare! (… sì, va detto che un po’ di animismo lo conserviamo ancora!). Noi, però, restiamo fermi. Certo, capita che qualcuno - magari superandoci da dietro -, dopo una lieve incertezza, schiacci con l’acceleratore e passi. Sono però situazioni per fortuna piuttosto rare. Se faccio la fatica di rispettare la regola, anche se vedo che non sta passando nessuno, voglio che la rispetti anche tu! In quel caso speriamo sempre un po’ tutti che ci sia un vigile in agguato. E se il vigile c’è ma, con una semplice scrollata di testa, disapprova ma non fa nulla? Quanto ci sentiamo legittimati – ben inteso, solo se si vede bene che non sta passando nessuno, e contestualmente abbiamo molta fretta… ma non per noi, magari perché dobbiamo andare a prendere il bambino o perché abbiamo una riunione importante? Molto più difficile diventa se il semaforo è giallo. Vado? Mi fermo? Da cosa dipende la nostra decisione? Quando educhiamo i nostri figli dovremmo farlo seguendo un ideale semaforo: ci sono cose che assolutamente non possono essere permesse (semaforo rosso), altre che permettiamo e delle quali siamo felici (semaforo verde), altre ancora che magari tolleriamo anche se non ci piacciono molto (semaforo giallo). Una sera ho chiesto ad un gruppo di genitori con figli tra i 18 mesi e i tre anni quali fossero le cose che facevano i loro figli di fronte alle quali dicevano dei sì certi, quali di fronte alle quali i no erano insindacabili, quali invece le situazioni

di dubbio. È un gioco/esercizio che vi consiglio di fare. Il risultato è stato molto interessante, tanto che quella sera abbiamo fatto molto tardi ed i genitori hanno chiesto di potersi incontrare nuovamente per proseguire con le riflessioni. Il primo elemento emerso è che, anche se tutti sappiamo, ci diciamo e riconosciamo di dover dire pochi ma indispensabili no ai bambini, è stato facile trovare quali comportamenti dei figli venivano vietati, ma è stato difficile recuperare alla memoria quelli ben voluti, concessi e favoriti. La colonna dei no è stata più facilmente riempita di quella dei sì e dei punti di domanda. Questo a prova del fatto che non sempre ciò che crediamo di fare coincide con ciò che facciamo realmente. Il secondo elemento che ha animato la discussione è stato che il comportamento che per alcuni genitori era un no indiscusso, per altri era un sì. Vi faccio alcuni esempi: - giocare con l’acqua in bagno: per qualcuno è un sì, per altri un no certo, per nessuno un forse; - saltare sul divano: come per l’acqua per qualcuno era un sì certo, per altri un no; - dormire nel lettone: per qualcuno era un no assoluto, per altri era un “vorrei che fosse no, dico di no, ma diventa sì”, per altri ancora era “vorrei che stesse nel lettone per fare le coccole, ma ci sta poco e solo se la chiamo io”; - prendere il cibo con le mani; - potersi sporcare quando gioca; - sperimentare cose difficili per la sua età purché ci sia un adulto; … Il genitore che ritiene - per fare un esempio non giusto giocare con l’acqua in bagno, fa fatica a pensare che un altro genitore possa concedere o addirittura approvare tale comportamento. Se l’altro genitore è un illustre sconosciuto il problema è presto risolto, ma se è il genitore che porta al nido il suo bambino insieme al mio la questione inizia a complicarsi. Indipendentemente da simpatie o antipatie tra genitori, ogni bambino che entra a far parte di una comunità - sia essa l’asilo nido, la scuola dell’infanzia, la scuola primaria o il parco giochi – impara che anche questa ha a sua volta delle regole che deve rispettare, “pena l’esclusione”. I bambini provengono da contesti familiari ognuno con regole diverse e condividono un tempo ove ci sono regole fissate da altri che possono essere uguali o diverse, collimare o differenziarsi, dalle regole familiari. Se non ci si parla, se non si creano occasioni di


confronto concreto su Con altri occhi o giallo. Altrettanto cosa s’intende per Un giorno sul diretto Capranica –Viterbo importante, per riu“giusto” e per “sba- Vidi salire un uomo con un orecchio acerbo. scire ad essere coegliato”, si finisce con Non era tanto giovane, anzi, era maturato renti come adulti, è il dare per scontato guardare quali regole tutto, tranne l’orecchio, che acerbo era restato. che gli altri la pensino abbiamo posto e per come noi. Gli “altri” Cambia subito posto per essergli vicino quale motivo: servono posso essere anche il e potermi studiare il fenomeno per benino. al bambino o servono Signore, gli dissi dunque, lei ha una certa età, coniuge e i parenti a noi? Perché si può stretti… giocare con l’acqua in di quell’orecchio verde cosa se ne fa? Una volta una mam- Rispose gentilmente: -Dica pure che sono vecchio, bagno? E perché non ma mi disse che sua di giovane mi è rimasto soltanto quest’orecchio. si può? Perché si può figlia sì, aveva un po’ saltare sul divano? E È un orecchio bambino, mi serve per capire di giochi, ma non perché non si può? troppi. Il giusto. Poi le voci che i grandi non stanno mai a sentire: Quali sono i bisogni ascolto quello che dicono gli alberi, gli uccelli, mi disse che ogni setche ascolto e quali timana andavano al le nuvole che passano, i sassi, i ruscelli, quelli che nego o lascio mercato e, dato che capisco anche i bambini quando dicono cose in secondo ordine? non ha senso andare che a un orecchio maturo sembrano misteriose… Ci sono giochi che per non comprare nul- Così disse il signore con un orecchio acerbo proibiamo e che, se la, ogni volta veniva guardati con occhi diQuel giorno, sul diretto Capranica –Viterbo. acquistato per la bamversi, potrebbero veGianni Rodari bina un oggetto nuonire permessi. Ci sono vo. Dato che la bamdomande che sottovabina a casa si rifiutava di sistemare le consigliai lutiamo e che, se ascoltate con “l’orecchio acerbo”, – dopo altri vari tentativi - di metterla di fronte potrebbero rivelarsi finestre aperte sul loro ad un ultimatum: se la mamma voleva che mondo. Ci sono permessi che diamo e che, guarprima di cena la stanza fosse sistemata (cenavano dati dopo aver dormito qualche ora in più, pomolto tardi1, e quindi poco dopo cena la bambina trebbero rivelarsi utili solo al genitore e non al andava a letto) doveva dire alla bambina che le figlio. avrebbe dato tempo oltre il quale i giochi non si- Sulla strada abbiamo imparato e ci è chiaro stemati sarebbero stati presi dalla mamma, messi quando dobbiamo fermarci – semaforo rosso-, in un sacco e portati via. La mamma mi disse quando dobbiamo partire – semaforo verde-, che lo aveva già fatto, ma senza alcun risultato. quando dobbiamo mettere particolare attenzione. Le domandai quindi se la bambina aveva chiesto In ambito educativo non è così semplice decidere dei giochi, se le fossero mancati. La risposta fu cosa è “semaforo verde” e cosa è “semaforo “Per nulla! Ha giocato con altri giochi e non si è rosso”. Subentrano le storie personali, familiari, neppure accorta che ne mancavano!” Solo di il contesto culturale ad influenzare le scelte, anzi fronte a quest’affermazione fu per me possibile spesso a farcele agire senza neppure pensare dire alla mamma che se la bambina non aveva che possano esistere opzioni diverse. Un bellissimo cercato i giochi portati via voleva dire che quei filmato intitolato Bébés paragona il primo anno giochi erano troppi, contrariamente a quanto di vita di quattro bambini cresciuti in quattro pensava. Mi guardò un po’ incredula e mi disse: diversi angoli del mondo: Mongolia, San Fran“ma no, non sono così tanti i giochi che ha… O cisco, Namibia, Tokio. Sono documentati quattro forse sì…?”. La strada fu imparare ad andare al modi di nascere e di crescere attraverso permessi mercato senza necessariamente acquistare un e divieti che appartengono alle storie dei rispettivi oggetto, fosse esso un gioco od un capo di abbi- paesi. gliamento. Questa fu la chiave di volta che Scegliere cosa fare deve tenere conto di ciò che consentì poi di risolvere il problema per il quale io giudico essere giusto o sbagliato, ma deve la mamma era venuta che era la lentezza estrema, anche arricchirsi del saper guardare negli occhi sia a scuola che a casa, nell’affrontare i compiti. un bambino per lasciarci condurre a guardare È importante, nell’educazione dei figli, tenere con altri occhi e capire quando è il momento di presente che le regole di comportamento devono abbandonare le nostre idee per abbracciarne alconsentirci di dire ai nostri figli, con chiarezza e tre. coerenza, “no”, o “bravo, che bel gioco”, od 1 Sarebbe interessante, di fronte ad un’espressione vaga ancora “questa cosa a me non piace molto e lo come questa, sapere cosa si sono immaginati i diversi sai, però se vuoi provare….”, ovvero devono conlettori: le 19.30? Le 20.00? Le 21.00? Le 21.30?…) sentirci di dargli segnali di semaforo rosso, verde Simona Colpani

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Vicariato Consiglio Pastorale Vicariato 5 Almenno San Salvatore–Ponteranica–Villa d’Almè

“Il fenomeno migratorio nelle nostre comunità: una presenza che ci interpella” Incontro del 27 aprile 2012 Raccogliendo l’invito del Vescovo in occasione del 50° anniversario della Missione diocesana in Bolivia, il Consiglio Pastorale Vicariale ha posto al centro dell’incontro del 27 aprile il tema della presenza degli immigrati nelle nostre comunità. In particolare sono state poste alcune questioni e domande per verificare come le nostre comunità si lascino provocare nella fede rispetto al fenomeno migratorio e, in virtù di questa fede, quali testimonianze di dialogo, di accoglienza, di accettazione in nome di un Dio che ama tutti gli uomini di ogni razza e provenienza, siano concretamente capaci di esprimere. Gli interventi dei presenti hanno messo a fuoco alcuni aspetti e modi di relazionarsi nei confronti dell’immigrato, sia esso di fede cattolica o di altre fedi, a livello personale e comunitario. Anzitutto prevalgono ancora sentimenti e atteggiamenti di diffidenza, distacco e paura. In realtà, la presenza degli stranieri sembra non provocare più di tanto la nostra fede, come se il cristiano non si senta tenuto a dare risposte coerenti di autentica testimonianza di fraternità e carità nei loro confronti. Nello stesso tempo si avverte ancora molta fatica a comprendere la diversità culturale dell’immigrato, a riconoscerlo nella sua alterità. Nella discussione è stata posta

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anche l’attenzione alla partecipazione dei migranti cattolici nella vita delle nostre comunità parrocchiali e civili. La loro partecipazione si limita soprattutto alla frequenza dei bambini e dei ragazzi nella scuola, negli oratori, nei gruppi sportivi, mentre l’adulto migrante vive molto marginalmente la comunità a cui appartiene o da essa è del tutto estraneo. Va tuttavia rilevato che nelle nostre comunità ci sono altrettante realtà di persone che sono molto distanti dalla vita della parrocchia. C’è infine la cura delle relazioni nei loro confronti che deve essere coltivata, nonostante le difficoltà a cercare l’incontro per una reciproca conoscenza e valorizzazione, sia dall’una che dell’altra parte. Occorre dunque creare sensibilità nella comunità e coltivare il desiderio della conoscenza e del riconoscimento dell’immigrato, anche solo attraverso uno sguardo o un gesto di simpatia nei loro confronti, nonostante si abbia a volte la sensazione di qualche forma di resistenza o di diffidenza da parte degli stessi immigrati, compresi quelli di fede cattolica. Certamente i tempi necessari a ciò non sono prestabiliti, ma la costruzione di rapporti aperti sono la premessa utile a qualsiasi iniziativa di pastorale migratoria che si voglia promuovere. Le stesse celebrazioni liturgiche, partecipate insieme, possono rappresentare per le nostre comunità e per i migranti cattolici una preziosa occasione per vivere la fratellanza nella fede, pur con alcune modalità diverse che tengano conto delle loro tradizioni di esprimere il culto al Signore. Insomma queste presenze oltre ad interpellarci personalmente, richiedono alla Parrocchia un nuovo impegno pastorale; esse sono un banco di prova della sua maturità di fede e di apertura ai cambiamenti e alle nuove sfide. C’è dunque bisogno che la Parrocchia si faccia carico della realtà migratoria a partire da una conoscenza del fenomeno al suo interno e, successivamente, sperimenti percorsi pastorali oltre le lodevoli iniziative di assistenza che le Caritas parrocchiali o i Centri di Ascolto già promuovono nei confronti degli immigrati. Solo così la comunità parrocchiale sarà capace di lasciarsi interrogare nella fede e dare testimonianza di vera comunione e fraternità universale. Maurizio Mazzocchi


Associazioni

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ccogliere oggi un bambino bielorusso, dopo diversi anni dal tragico incidente che ha dato origine all’esperienza dell’ospitalità, continua ad avere un significato. Anzi, di significati ne ha davvero molti. Considerato che la Bielorussa continua ad essere un paese molto povero, dare ospitalità ai suoi bambini significa non soltanto garantire loro di respirare, seppure per un breve periodo, aria più salubre, ma anche di alimentarsi in modo sano e adeguato e di curarsi laddove ve ne sia bisogno. Il cibo prodotto nelle zone interessate dal disastro nucleare rischia infatti di essere ancora contaminato. Inoltre ci sono alcuni alimenti, fondamentali per lo sviluppo, che sono al di fuori dalla portata di tante famiglie, come la frutta. Conosciamo il suo valore nutrizionale: accogliere un bambino significa, ad esempio, consentirgli di approvvigionarsi di vitamine. Spesso anche le cure mediche (quelle non strettamente indispensabili) sono lontane dalle possibilità finanziarie delle famiglie. Accogliere un bambino può significare curargli un dente malato o consentirgli di vedere finalmente bene con un bel paio di occhiali. Significa evitare che patisca il freddo durante il gelido inverno russo, perché possiamo fornirgli un paio di calzature calde e una giacca pesante, che altrimenti non si sarebbe potuto permettere. Significa fare in modo che i suoi genitori possano concentrare le poche risorse economiche su altri figli o altre esigenze e dare così una mano, indirettamente, anche a loro. Ma questo non è tutto. Accogliere un bambino che lascia per un mese intero la sua famiglia per venire in un Paese che non conosce, da persone che non conosce, che parlano una lingua che non conosce e che a loro volta non la capiscono, significa scoprire dentro di sé risorse che neppure si pensava di avere. Questi bambini affidano alle nostre cure la loro piccola vita in modo spontaneo e totale e in cuor loro sanno riconoscere il valore dell’ospitalità, tanto quanto noi avvertiamo la nostra responsabilità. È sorprendente assistere al miracolo della crea-

ASSOCIAZIONE AIUTIAMOLI A VIVERE DI PONTERANICA

Ospitare per aiutare. Ospitare per essere aiutati zione di un linguaggio comune, vedere le nostre rispettive abitudini trasformarsi in modo spontaneo per adeguarsi reciprocamente, apprendere da loro la realtà del Paese da cui provengono, vedere la meraviglia nei loro occhi e il divertimento che suscita la nostra meraviglia ai loro racconti. Certo è necessario mettersi in gioco, completamente ed incondizionatamente, ma è un gioco in cui si vince sempre, un gioco in cui tutti i partecipanti vincono. È un’occasione per loro, ma anche per noi, che ci scopriamo capaci di condividere la nostra fortuna, di distribuire equamente tutto (oggetti e sentimenti) tra il nostro ospite e i nostri figli. Ci scopriamo attenti e pazienti. Infine, questa esperienza significa entrare in una rete, conoscere altre famiglie, ascoltare le loro esperienze, imparare a mettere in comune le risorse, a distribuirsi i carichi, ad essere comunità. E anche questo grazie ad un piccolo straniero che, senza saperlo, incide dentro di noi qualcosa di indelebile. Brunella

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Ramera

Parrocchia S. Michele Arcangelo e Madonna del Carmine

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uando nelle nostre assemblee leggiamo un passo della Scrittura, chi legge alla fine proclama: Parola di Dio. La Bibbia stessa è piena di queste espressioni: Dio disse ad Abramo, Dio disse a Mosè, Mi fu rivolta la parola del Signore… . Ma cosa vuol dire? Dio è invisibile; non ha bocca, né lingua. Chi lo ha mai sentito parlare? È vero che gli uomini hanno tendenza a far parlare i loro dèi: quante cose gli hanno fatto dire! Non è più onesto riconoscere il silenzio di Dio? Eppure Dio è nei nostri discorsi. Noi parliamo di Dio. Forse che anche Dio parla di noi? Gli uomini della Bibbia credono fermamente che Dio parla. È una caratteristica del loro Dio, che lo differenzia dagli idoli che sono muti: Hanno bocca e non parlano. Dio parla; ma non nella maniera ingenua di una voce che tuona dal cielo o di una scrittura sotto dettatura. Gli uomini della Bibbia hanno un’idea troppo alta della trascendenza di Dio di cui non si devono fare immagini né riprodurre suoni. Possono sembrare considerazioni scontate. Eppure questo è un passaggio importante per la nostra fede, che si basa sulla rivelazione, sulla parola che Dio ci rivolge. La maniera in cui pensiamo che Dio ci parla determina anche la maniera in cui concepiamo la nostra fede. Ed, ovviamente, comanda il nostro modo di leggere la Scrittura. Un conto è se la Scrittura riporta ciò che Dio ha detto sotto dettatura; un conto è se le parole della Scrittura vanno interpretate perché sono già state interpretate da chi le ha scritte. Ed anche l’immagine di Dio ne è condizionata: un conto è se Dio appare, interviene, parla direttamente; un conto è se parla ed agisce sempre attraverso gli uomini. Se si frequenta anche soltanto un poco la Scrittura si capisce subito che quando essa dice “parola di Dio” non vuole indicare una voce, un discorso che Dio fa calare dal cielo. Per la Scrittura l’esodo è una “parola di Dio”, l’esilio è una “parola di Dio”. Quando il profeta Geremia scrive: “Mi fu rivolta una parola del Signore” si riferisce alle peripezie della sua vita e delle vicende del suo popolo nelle quali la sua fede coglie una “parola di Dio”. Così nel vangelo di Luca, quando i pastori si dicono l’un l’altro: “Andiamo a Betlemme e vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere” si può tradurre: la parola che il Signore ci rivolge con la nascita di questo Bambino. Così “Maria custodiva tutte queste cose (parole), meditandole nel suo cuore”. Dio parla, dunque, attraverso gli eventi della storia e la vita degli uomini. La sua parola nasce nel cuore e nelle scelte degli uomini; negli eventi che gli uomini – ed in particolare alcuni di loro singolarmente docili allo Spirito di Dio ed alla sua ispirazione – interpretano per coglierne un messaggio, una parola di Dio. La Scrittura è il libro di un popolo e

Dio ci parla nelle Scritture della sua storia umile e movimentata – fatta di storie molto umane: di lavoro e fatiche, amori e matrimoni, alleanze e generazioni, guerre ed esili – un popolo che, grazie anche all’opera di straordinari uomini di fede (Abramo, Mosè, i Profeti, i Sapienti), ha colto una presenza attiva di Dio, una parola di alleanza e salvezza che Dio ha rivolto a questo popolo ed attraverso lui a tutte le genti. Si capisce perché la Scrittura è così complicata; ed uno si sente un po’ perduto in tutta quella serie di libri – decine e decine – il cui stile e vocabolario sono lontani dalla nostra cultura e dalle nostre preoccupazioni: teniamo presente che la Scrittura è stata, prima, per secoli, una trasmissione orale. Le storie di Abramo, per fare un esempio, sono state scritte otto/nove secoli dopo che sono avvenute. Queste tribù nomadi non avevano libri, né territori. Avevano però una memoria collettiva molto viva, trasmessa di generazione in generazione. La sera, attorno alla tenda familiare o al fuoco del gruppo, continui racconti, un po’ alla volta ritmati e codificati, tenevano viva una storia. Così ogni clan conservava il ricordo delle sue origini, di eventi importanti che avevano segnato la storia dei loro padri: eventi incessantemente ripresi, interpretati, attualizzati. Si formarono così diverse tradizioni orali. E quando diversi clan si raggrupparono – attorno ai pozzi ed ai santuari – e si formarono nuove alleanze, si riorganizzarono i racconti delle saghe familiari, integrandoli in quelli di altri clan e legandoli alle storie dei comuni antenati. Così quando gli scribi dei re Davide e Salomone cominciarono a mettere per iscritto queste tradizioni, unirono le tradizioni dei clan del Nord e quelle dei clan del Sud: operazione di scrittura ed interpretazione che avrà una fase decisiva al ritorno dall’esilio di Babilonia (VI secolo a.C.) soprattutto ad opera di alcuni grandi profeti e sacerdoti diventati il riferimento principale della ricostruzione del Tempio e della identità giudaica. La scrittura non è dunque opera del tale o del talaltro, scritta in una sola volta, in un momento preciso. È il grande libro della memoria di un popolo, custodita per tener viva una promessa e nutrire la speranza del cammino nella storia. La rivelazione o parola di Dio non è dunque un insieme di verità fatte piovere dal cielo, da conservare e ripetere: è il rivelarsi di Dio attraverso la scoperta di un’origine, di un fuoco ardente che nella storia incoraggia la speranza, sollecita la fra-

ternità, prende la difesa dei poveri. Dio lascia nascere la sua parola nel crogiuolo degli eventi umani: nel cuore e nelle parole degli uomini. Dio si fa vicino all’uomo per chiedergli di nascere, venire al mondo: aspetta che sia l’uomo a parlargli, a raccontarlo, che lo aiuti a dirsi. La Scrittura è dunque parola di Dio e dell’uomo – indissociabilmente –, parola di Dio che si dice attraverso le parole dell’uomo. La scrittura è la testimonianza di questo straordinario dialogo tra Dio e l’uomo che culmina nell’evento singolare che è Gesù: l’uomo che dice in maniera unica e definitiva Dio, l’uomo che è la Parola, il Verbo di Dio. Se volessimo – rischiosamente – dire (spremendo tutte le Scritture e tutta la nostra esperienza) cosa è, in nocciolo, la parola di Dio e cosa in fondo ci dice, potremmo dire: la parola di Dio è una parola d’uomo. È quella parola esorbitante – trascendente – che è all’opera nell’uomo; di cui nessun uomo può portare il peso, nessun uomo può garantirla; una parola di colui (che noi chiamiamo Dio) che solo può esserne l’origine; una parola di bontà radicale rivolta all’uomo affinché sia sostenuta la sua fiducia nella traversata; affinché la sua vita possa mantenere la sua promessa; per sollevarlo nel peso e nella fatica del vivere; affinché non perda speranza e si converta anche nelle situazioni più difficili. Al fondo della condizione di ogni uomo viene detta una parola divina: divina in quanto radicalmente buona. Questa parola ci viene rivolta da tante persone buone e di fede: quelle di cui ci parla la Scrittura, per esempio, ma anche tutte le persone che nella nostra vita ci rivolgono una parola buona. Ma siccome esse non possono portare tutto il peso di una parola così esorbitante, indicano un Altro per portarla. La parola buona – di promessa – con la quale ci sosteniamo gli uni gli altri viene da un’origine, da una divina Tenerezza per l’uomo il cui testimone credibile è un Uomo di nome Gesù. I cristiani credono fermamente di avere individuato un Uomo – quello di cui parlano le Scritture – in cui tutti gli uomini possono rispecchiarsi; un Uomo in cui la Parola si è fatta carne; un Uomo assolutamente affidabile, che è l’unico ad aver annunciato la Parola buona, il Vangelo di Dio, in maniera assolutamente credibile. È quest’Uomo, questa Parola, che raccoglie tutte le parole buone che girano tra gli uomini, che ascoltiamo, cantiamo e celebriamo, accogliamo e “mangiamo” come la nostra vita. (estratto da Comunità Redona, gennaio 2012)


Difficoltà e bellezza della Confessione I

n comunità parrocchiale abbiamo posto l’accento sul sacramento della Confessione detto pure Riconciliazione o sacramento del perdono. Riportiamo alcune riflessioni che possono aiutare altri amici a riflettere sulla crisi che questo sacramento attraversa ed invitare tutti noi a pensare a possibili evoluzioni positive: Ho un buon rapporto con la Confessione, però non mi confesso di frequente. Forse perché il mio confessore non è abbastanza vicino. Anche se so perfettamente che ogni sacerdote in quel momento rappresenta Gesù, se riesco preferisco confessarmi sempre dallo stesso sacerdote. Si crea un rapporto più personale, più stretto. Quando ero piccola vedevo la Confessione come un elenco delle cose sbagliate che uno faceva ed ogni confessione era uguale alla precedente. Per questo mi piace che ai ragazzi si insegni a ringraziare. Partendo dal ringraziamento per ciò che si ha è più facile riconoscere dove si sbaglia e provare un pentimento sincero. Quando penso alla Confessione provo allo stesso tempo una sensazione piacevole ed una sensazione di disagio. L’aspetto positivo è legato all’insostituibile e necessario momento di rientro in me stessa per scavare dentro l’anima con sincerità. È un prezioso momento per mettermi a nudo e trovare un nuovo equilibrio ed una rinnovata carica di speranza. L’aspetto negativo, invece, è legato a quella tentazione che mi fa pensare che in fondo la Confessione non ci rende migliori e che quindi non vale la pena di iniziare ogni volta quel faticoso cammino verso una più profonda autenticità con se stessi e con Dio. Sento il disagio di dover accettare i miei limiti che emergono ogni volta che voglio intraprendere un colloquio autentico con me stessa davanti a Dio. Sento il dubbio di trovarmi davvero, nel momento della Confessione, di fronte al Signore e la preoccupazione di non trovare un sacerdote capace di intercettare il mio sforzo di mettermi

in gioco facendomi credere che un Pater – Ave – Gloria siano sufficienti a “resettare” la pena e la fatica della vita. Il sacramento della Riconciliazione è il ritorno al Padre ed al suo per-dono gratuito, infatti per me questo sacramento è un dono, una grazia che Dio ci fa per la salvezza della nostra anima. Quando mi accosto al sacramento della Confessione-Riconciliazione innanzitutto ringrazio il Signore per tutto quello che mi ha dato e per le persone che mi ha messo accanto e cerco di dimostrare il mio desiderio di riavvicinarmi a Lui. Lo sento come esigenza interiore forte, personale e benché ne senta la necessità non sempre mi è facile compiere questo passo. Accostarmi alla Confessione diventa per me fonte di fatica. Allora mi interrogo sul perché e mi chiedo: forse perché la mia fede sta venendo meno? Forse perché racconto cose che già riconosco come mancanze … peccati? Perché faccio così fatica? A volte sento di voler dire tanto, di voler intraprendere un discorso profondo, un colloquio a tu per tu con Dio. Ma poi al momento opportuno queste parole non escono, forse il dover parlare a Dio attraverso il sacerdote, che è il suo tramite, mi intimorisce; a volte invece riconosco questa fatica ma mi sforzo di accostarmi con maggiore raccoglimento alla Confessione e così, dopo la Confessione, mi sento più libera e forte, carica di quel dono d’amore che solo un Padre può dare ad un figlio, mi sento bene e pronta a fare del bene. Ci sono dei punti che mi piacerebbe approfondire su come si deve comportare un buon cristiano nei confronti di tale sacramento, ma uno in modo speciale mi sta a cuore e riguarda i ragazzi, soprattutto i più grandi, perché loro nonostante a volte sembrino così indifferenti a questi temi, ci guardano e cercano in noi adulti risposte ai loro perché (perché confessarsi? Perché devo parlare con il sacerdote? Non posso pregare Dio da solo? Ma Dio mi perdonerà davvero?). Come educatrice cerco di fare il

possibile affinché riescano a capire l’importanza del sacramento e quanto l’amore di Dio sia grande e caritatevole e spero che, passo dopo passo, possano arrivare all’incontro con Gesù convinti della loro scelta e non solo perché la Chiesa lo considera importante per la vita cristiana. Confessione, anzi Riconciliazione. Preferisco usare questo secondo termine perché immediatamente mi fa sentire il calore di un abbraccio, una stretta di mano, uno sguardo dolce. Il termine Confessione invece per me ha un valore più negativo, un po’ come un colpevole che di fronte ad una giuria confessa un grave reato. Prima di tutto è un sacramento, quindi dovrebbe essere un momento speciale a cui sentirmi chiamata. Quando si vivono i sacramenti siamo abituati a pensare a momenti importanti a cui ci si prepara con la gioia nel cuore. Per il sacramento della Riconciliazione per me non è proprio così. Potrei descriverlo un conflitto interiore. Da un lato c’è la certezza che il Padre buono allunga sempre la sua mano verso di me. Dall’altra c’è la fatica di fermarsi a rileggere le proprie scelte, la propria vita, per lasciarsi mettere in discussione dalla Parola e scoprire che è difficile. Forse perché in passato mi è capitato di sperimentare un senso di colpevolezza dopo una Confessione (qui preferisco chiamarla così), anche ora, che comunque il mio cammino di fede mi ha portato avanti, sento un senso di disagio. Pensandoci bene questo disagio potrebbe derivare dal fatto che non ho scoperto cos’è davvero la Riconciliazione con Dio, altrimenti non avrebbe senso che questo sacramento esistesse! Non si finisce mai di crescere, anche nella fede. In fondo pure tra le persone i rapporti cambiano nel tempo sia perché ciascuno di noi si modella su ciò che la vita gli riserva, poiché ogni esperienza lascia un segno, sia perché la maggiore consapevolezza di sé modifica le relazioni con gli altri quindi pure con Dio. Nel rapporto con Dio mi sento sempre in ricerca e la giornata di oggi spero mi lasci spunti di riflessione significativi per riscoprirlo proprio in questo delicato sacramento della Riconciliazione. Direi che già fermare il tempo per preparare questa riflessione è un buon inizio… .

Ramera

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Ramera

Parrocchia S. Michele Arcangelo e Madonna del Carmine

Pellegrinaggi mariani 2012 Maria S.S. della Consolazione a Ghisalba Madonna delle Grazie di Ardesio Abbazia Mater Ecclesiae sul Lago d’Orta Tre tappe per camminare insieme nel mese dedicato a Maria In questo spazio parliamo del pellegrinaggio sul Lago d’Orta (Novara)

C

ome ormai avviene da diversi anni si è svolto martedì 15 maggio il pellegrinaggio di un giorno della nostra comunità. Ogni volta si cerca di individuare un luogo significativo per la fede cristiana. L’Isola di San Giulio, sul lago d’Orta dove si trova un convento benedettino di clausura situato in un bellissimo paesaggio, è stata senz’altro una scelta azzeccata. È così puntualmente alle ore 7.00 precise dal sagrato della nostra chiesa un pullman carico di 54 pellegrini della parrocchia della Ramera, con i loro sacerdoti, si mette in viaggio verso questa località. Viene illustrato il programma della giornata che appare abbastanza fitto. La parola passa poi a don Flavio che con la preghiera ci introduce nel clima del pellegrinaggio. All'orizzonte l'inconfondibile mole del Monte Rosa ci appare come punto di riferimento verso la nostra meta. Sul pullman intanto l'atmosfera si è riscaldata, grazie a don Cristian che con le sue imitazioni non risparmia nessuno dei presenti. In orario si arriva in vista di Orta, delizioso paesino in riva al lago, da dove si gode una bellissima prospettiva dell'Isola di San Giulio, dominata dalla basilica romanica, il palazzo vescovile e l'abbazia benedettina. Dopo una breve pausa per un caffè e una visita al paese, il battello dopo una breve traversata ci porta verso la nostra meta, dove visitiamo la basilica romanica; da qui una stradina chiamata “Via del Silenzio e della Meditazione” ci porta all'abbazia benedettina, cuore del nostro pellegrinaggio. Qui si respirano SILENZIO e BELLEZZA. SILENZIO: dovuto all'austerità del luogo che ospita le monache di clausura. BELLEZZA: per il verde smeraldo dei monti e l'azzurro terso del cielo che si tuffano nelle placide acque del lago pen-

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nellate di colore incantevoli. In una cappella del monastero ci prepariamo per la Santa Messa celebrata dai nostri sacerdoti; le molte preghiere spontanee indicano quanto intensa sia la partecipazione di tutti. Dopo la Santa Messa possiamo ascoltare la testimonianza ricca di fede di una giovane monaca di clausura che ci racconta come sia sorto questo monastero per tanto tempo abbandonato ma reso vivo dalla tenacia delle prime quattro suore inviate dal vescovo di Novara. Ci spiega poi come sia scandita la vita del monastero tra preghiera e lavoro, ma quello che più ci coinvolge è la storia della sua vocazione personale e la grande testimonianza di fede che viene vissuta nella comunità. È questo che più stimola le nostre osservazioni e le nostre domande, poiché in ogni suo passaggio trasmetteva la gioia e la bellezza di seguire Gesù. Sempre avvolti nel silenzio si passa al

piano superiore del monastero, dove in un grande salone diviso dalla parte claustrale recitiamo con le monache “l'ora media” accompagnati dalle dolci note dell'arpa. Senza accorgerci l'orologio segna ormai quasi le 14,00 e il ristorante “Le betulle” ci aspetta. Risaliti sul battello, dopo il giro dell'isola, si passa all'altra riva dove ci attendeva il nostro bravissimo autista che in breve tempo ci porta al ristorante dove abbiamo pranzato nella più assoluta allegria. L'ultimo impegno della giornata ci ha visto tutti riuniti al Sacro Monte di Orta, la cui caratteristica è quella di raffigurare la vita di San Francesco. Qui si è recitato il santo rosario e ognuno nello scorrere dell'Ave Maria riandava con la mente ai momenti più toccanti della giornata. Anche il viaggio di ritorno è stato ricco di iniziative come la tombola organizzata dalle nostre tombolere, successive imitazioni di don Cristian e canti di ogni genere. Vengono date le informazioni delle prossime attività parrocchiali. Alla fine del pellegrinaggio don Flavio ci esorta a fissare nel cuore il momento che più ci ha colpiti in questa intensa giornata che ha significato una volta di più come la vita di una comunità cristiana consiste nello stare e nel camminare insieme. Per il gruppo liturgico Vito


1° STANZA. È segnata da superficialità sostanziale. Le persone che vi si trovano vivono molto a contatto con le cose del mondo e si preoccupano più dei beni materiali che di quelli spirituali. Ciò non toglie però che siano persone animate da buoni desideri: di tanto in tanto si raccomandano a Dio, confidandogli le proprie necessità; la loro è prevalentemente preghiera di domanda, sporadica e frettolosa. Riprendendo la parabola del buon seminatore, essi sono il seme che cade tra le spine: a causa delle radici poco sviluppate muore soffocato tra i rovi. Per poter passare oltre questa stanza è necessario avere approfondita conoscenza di sé, rivolgendo l’attenzione solo sui propri difetti. Infatti non bisogna guardare la pagliuzza che è nell’occhio dell’altro: solo togliendo la trave che è nel nostro occhio, potremo correggere il nostro prossimo. 2° STANZA. La persona arrivata qui è fedele nel suo desiderio di preghiera e ha compreso il pericolo di rimanere alla stanza precedente; ha compreso infatti che come si è entrati nel castello si può, con maggiore facilità, ritornare fuori dove regna il peccato. A questo stadio del cammino s’incominciano a sentire in modo più marcato le lotte e le difficoltà di ogni genere; ma allo stesso tempo anche l’invito di Dio a proseguire questo viaggio. Le forme più utilizzate dal demonio per sviare il pellegrino dalla propria meta sono: a) l’immagine ingigantita dei piaceri terreni, immaginati eterni e piacevoli; b) le cattive abitudini e i cattivi esempi che gli altri ci danno. Il modo consigliato da Teresa per superare queste difficoltà è di perseverare nella preghiera, chiedendo aiuto a Dio ed affidandoci a lui. Infatti anche Lui incomincia a donare gioie e consolazioni, affinché il pellegrino sia stimolato a proseguire il proprio cammino. 3° STANZA. Gli inquilini di questa stanza sono tanti cristiani impegnati nella loro vita di preghiera, famiglia, lavoro e nelle attività a servizio della parrocchia o movimento socialmente utile. Essi sono esposti al pericolo del fariseismo: infatti rischiano di ritenersi a posto con la coscienza, quando hanno compiuto una buona azione, pensando di essere sufficientemente giusti e pii da non avere bisogno di continuare per migliorare il cammino iniziato. Dovrebbero fare meno affidamento all’immagine predominante del loro “io”, che rischia di essere enormemente gonfiata dalle buone azioni che compiono: infatti queste opere rischiano di essere buone solo esteriormente, ma non sono tali, poiché compiute per sentirsi a posto con se stessi. 4° STANZA. Questo stadio segna il passaggio ai doni straordinari di Dio ed alla vita mistica: consistono in consolazioni e dolcezze nella preghiera. La santa afferma che questi doni “dilatano il cuore”: tali grazie però non devono non diventare il fine del nostro pregare. Infatti, condizione per riceverle è l’amore completamente disinteressato nei confronti di Dio. Egli incomincia ad accordarle quando vede tale gratuità. L’uomo arrivato a questa stanza ha maggiore consapevolezza del proprio peccato e fragilità: essendosi avvicinato maggiormente a Dio, mette

Dov’è Dio? La spiritualità di Teresa d’Avila:

Il castello interiore

meglio a fuoco la propria persona. Aumenta anche il desiderio di non offendere Dio con il peccato, non più però a motivo della paura dell’inferno, ma del crescente legame affettivo nei suoi confronti. Il pellegrino inoltre è caratterizzato dalla preghiera assai più raccolta rispetto a prima; secondo la santa questa è la stanza più affollata di persone e, per questo motivo, la più soggetta a pericoli: “Essendoci l’elemento naturale tanto unito a quello soprannaturale, il demonio può fare qui grandi danni, mentre nelle stanze seguenti il Signore non gli concederà molto spazio”. I fenomeni soprannaturali sono molto rischiosi; è difficile soprattutto poter discernere con sicurezza quanto di naturale e quanto di soprannaturale vi si nasconde in essi. 5° STANZA. La preghiera del singolo è divenuta orazione di unione; accade, infatti, in certi momenti, che si rimanga talmente immersi nella grandezza e nella potenza di Dio da sentirsi uniti a Lui. Teresa utilizza un simbolo molto bello per descrivere e far capire la trasformazione che si produce nella persona che si dona interamente a Dio: il BACO DA SETA. Egli costruisce da sé la casa, il bozzolo, in cui dovrà morire: solo morendo potrà uscirne farfalla. Dal verme alla farfalla il passaggio è radicale: il baco passa dall’essere brutto e ripugnante a forma di vita nuova e graziosa, da essere strisciante ad uno in grado di volare. L’anima dell’uomo deve operare in direzione di questa decisiva e netta trasformazione: la quale diventa evento pasquale di morte e risurrezione. La farfalla può prendere vita soltanto dalla morte del baco. In questo simbolo la santa, come tutti i mistici, riunisce l’aspetto positivo e negativo della vita spirituale: rinuncia e pienezza. Altra immagine per dire la necessità di restare sempre disponibili all’azione di Dio è la CERA. Essa può essere modellata in continuazione e sempre in maniera diversa, grazie alla sua plasmabilità. E però vi si può riuscire soltanto se rinunciamo al nostro orgoglio ed amor proprio. Inoltre Teresa afferma chiaramente che “il Signore vuole fatti”, diventa necessario pertanto trovare l’equilibrio tra la preghiera e le opere. 6° STANZA. La penultima stanza del nostro castello è identificata dall’autrice il tempo del fidanzamento spirituale, caratterizzato dalle grazie e doni straordinari che il Signore elargisce gratuitamente. Essi sono visioni, locuzioni, estasi e rapimenti. Purtroppo bisogna stare attenti a saper discernere correttamente questi fatti soprannaturali, in quanto è possibile ingannarsi ed esporsi così ai pericoli della tentazione e dell’immaginazione. Come fare? La santa dà questi consigli: a) valutare se il loro contenuto è pienamente conforme alla Parola di Dio; b) vedere se quanto succede o viene detto in queste visioni ha conseguenze vere e verificabili; c) lo stato emotivo che caratterizza la persona dopo questi fenomeni

deve essere quiete profonda e grande raccoglimento; d) inoltre queste grazie non possono essere dimenticate, neppure a distanza di molti anni; e) bisogna guardare la nostra reazione: se vengono da Dio, più il dono è grande, e più l’anima rimane confusa e disorientata, perché scopre la propria piccolezza e povertà. La vita di molti santi però ci testimonia con chiarezza che non è necessario passare attraverso tali fenomeni mistici straordinari, in quanto non essenziali al cammino. Nonostante questo motivo di grande gioia, dall’esterno si è costretti a subire critiche e mormorazioni della gente: invidia, gelosia, scarsa comprensione delle realtà spirituali porta molte persone a mettere in cattiva luce chi percorre questo cammino, pian piano gli amici s’allontanano e i nemici si accaniscono ancor di più. La preghiera stessa rischia di diventare arida e vuota e talvolta s’incomincia a non provare più alcun gusto in ciò che si fa. 7° STANZA. Fra la sesta e la settima stanza non vi è separazione netta. Al termine del cammino percorso Dio si comunica in tutta la sua bellezza e splendore: è il tanto atteso MATRIMONIO SPIRITUALE. Rispetto al tempo del fidanzamento spirituale, l’unione è piena e definitiva. Il dato più sicuro è una grande pace, anche in mezzo alle lotte o sofferenze: nulla è più capace di turbare o togliere all’anima la sua serenità. Non si cercano più né gusti né consolazioni spirituali: perché si gode della stessa presenza di Dio. Scompaiono quasi completamente le aridità ed inquietudini interiori. Nell’ultima stanza, ai vertici della vita mistica, Teresa non perde occasione per ricordare il VERO SCOPO di tutto questo cammino: “questa è la preghiera; a questo serve il matrimonio spirituale: affinché nascano sempre più opere”. Poco dopo aggiunge: “Desideriamo e pratichiamo la preghiera, non per godere, ma per avere le forze necessarie per servire!”. Quanto più avanziamo sulla strada dell’orazione, tanto più la capacità di servire deve manifestarsi maggiormente anche nelle più piccole occasioni quotidiane: desiderare però di fare cose impossibili, con grandi mezzi e gesta eroiche, è tentazione diabolica per impedirci di fare quelle possibili. Ed ancora: “il Signore non guarda tanto alla grandezza delle opere, quanto all’amore con cui si fanno”, questo dovrà essere il nostro vero criterio con il quale misurare le nostre, buone o meno, vere intenzioni. E tu a quale stanza sei arrivato? Sei dentro o fuori dal castello? Se ti sei accorto di quanta strada devi ancora percorrere, non ti preoccupare del tempo perso, ma metti a frutto il tempo che ti rimane. Sperando nell’utilità di quest’articolo per qualche persona, che abbia ancora voglia di mettersi in ricerca di Te Signore, auguro a tutti buon cammino interiore! Fabio Aguti (seconda e ultima parte)

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Oratorio San Giovanni Bosco

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Verso l’estate… Abbiamo celebrato con gioia il tempo di Pasqua: i nostri ragazzi hanno felicemente potuto portare in chiesa i loro bulbi fioriti rallegrando la comunità. Abbiamo condiviso i frutti della risurrezione del Signore Gesù: i bambini di quarta hanno celebrato per la prima volta l’Eucaristia accostandosi alla santa Comunione; numerose coppie della nostra comunità hanno ricordato con letizia l’anniversario del loro matrimonio cristiano; abbiamo reso omaggio alle nostre mamme che si prendono cura di

noi; i ragazzi di seconda media delle nostre parrocchie hanno ricevuto i doni dello Spirito nella Confermazione; abbiamo onorato con grande fede e impegno la figura di san Giorgio, nella festa che sempre accresce la gioia e la fraternità nella comunità; e potremmo ora elencare i frutti che personalmente abbiamo ricevuto dallo Spirito… quanti doni! Quante grazie! Quante esperienze che aiutano a maturare nella vita e da credenti! Ringraziamo il buon Dio per tutti i segni del suo amore! Guardiamo avanti con fiducia e camminiamo nella speranza,

affacciandoci al tempo estivo, tempo di riposo, di svago e di contemplazione delle meraviglie del Creato. Ci attende il Cre in oratorio, il Baby Cre alla scuola materna la vacanza in montagna per medie e superiori a Bormio. Buone vacanze a tutti! Troviamo maggior tempo per la preghiera, per il riposo e per camminare in mezzo alla natura! A tutte le persone che si sono impegnate nell’anno pastorale a favore dell’oratorio in tanti modi grazie di cuore! Buona estate a tutti!

per non renderlo un’ulteriore ora di lezione, dopo le 6 trascorse a scuola, e quindi abbiamo proposto rappresentazioni animate, canti, puzzle e crucipuzzle, schede gioco, cartelloni, percorso motorio, costruzione di piccoli lavoretti come il presepio “da quaderno”, la scala della quaresima e l’angioletto in gesso. Ringraziamo tutti i bambini che hanno fatto questo cammino insieme a noi partecipando ed applicandosi in tutte le attività proposte con entusiasmo ed un’incredibile energia. Ai genitori chiediamo di non chiudere il quaderno di catechismo in un armadio ma di riguardarlo facendovi raccontare dai vostri bambini quello che si

ricordano e che hanno vissuto. Buona estate a tutti e ricordatevi che si partecipa alla Santa Messa domenicale anche in vacanza!

Don Cristian

Il catechismo della 2a elementare Siamo giunti al termine del nostro primo anno catechistico! Primo anno per i nostri meravigliosi bambini di 2a elementare e primo anno anche per noi novelle catechiste. È stato un viaggio alla scoperta di Gesù, ricco di emozioni, rivelazioni, gioia ed anche un po’ di fatica. In questo anno abbiamo compreso quanto è importante il nostro nome e quanto siamo preziosi per Dio, abbiamo rivissuto il nostro battesimo scoprendo il significato dei simboli, riletto la creazione, vissuto l’avvento ed il percorso di quaresima, approfondito la figura dell’angelo custode, conosciuto meglio Don Bosco. È stata sottolineata l’importanza della partecipazione alla Santa Messa anche attraverso tutti i gesti che ad essa si accompagnano. Il nostro percorso è terminato il 23 maggio, con la recita del Rosario, accompagnati dai genitori e nonni che hanno potuto vivere questo momento insieme a noi. Ci siamo avvicinati al catechismo in modo vivace,

Carla, Michela, Rosita


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Calendario

GIuGNo 1 VENERDI

3 DoMENICA

G I u G N o

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4 LUNEDI 5 MARTEDI 8 VENERDI

10 DoMENICA

15 VENERDI

17 DoMENICA

18 LUNEDI 23 SABATO 26 MARTEDI 30 SABATO

16 - 18: adorazione eucaristica per gli ammalati 8 e 18: s. Messa 16 – 19: Iscrizioni al CRE. SANTISSIMA TRINITà 10.30: Messa per gli anziani e pranzo a Ponteranica 20.30: formazione animatori Cre Settimana eucaristica presso i Padri sacramentini 20.45: incontro catechisti 16-18: adorazione sospesa; è in corso nella chiesa dei Padri sacramentini la settimana eucaristica 18: s. Messa CoRPuS DoMINI 10,30: Battesimo nella Messa ore 18: s. Messa sospesa. ore 20 s. Messa e processione eucaristica presso i padri sacramentini Sono invitati i bambini di IV el. con la veste bianca della I Comunione eucaristica Solennità del Sacro cuore di Gesù 7-8: adorazione eucaristica 8: s. Messa 16-18: adorazione eucaristica per la santificazione dei sacerdoti. (ultimo giorno dell’adorazione) 18: s. Messa - Concerto del Corpo musicale Ramera e di altra Banda 10.30: Messa con mandato animatori Cre. Pranzo animatori. Preparazione luoghi Cre. 16: celebrazione Battesimo CRE, 18 giugno – 13 luglio 15.30: incontro fidanzati presso Monastero Clarisse, via Lunga 20 - Bergamo 21: incontro per Ramera in festa Ultimo giorno Messe feriali ore 8 - 18

L u G L I o

LuGLIo 1 DoMENICA 2 LUNEDI 8 DoMENICA 12 GIOVEDI 13 VENERDI 14 SABATO 15 DoMENICA 16 LUNEDI

17 MARTEDI 22 DoMENICA 29 DoMENICA

AGoSTo

31 MARTEDI

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18: sospesa fino a fine agosto BabyCRE da oggi al 3 agosto Inizio Messa soltanto alle ore 18 In serata: incontro animatori Cre vicariale 18: sospesa 21: Festa finale del Cre Conclusione Cre: Gita finale Triduo di preghiera in preparazione Festa Beata Vergine Maria del Monte Carmelo Triduo di preghiera - Weekend III media Triduo di preghiera - Weekend III media 18: sospesa Beata Vergine del monte Carmelo 8: s. Messa 20.30: s. Messa solenne presieduta da mons. Gianni Carzaniga - rinfresco 18: s. Messa al cimitero 18: sospesa 18: sospesa Vacanza estiva a Bormio fino all’8 agosto 18: Messa al cimitero

AGoSTo 2 GIOVEDI Santo perdono d’Assisi 5 DoMENICA 18: sospesa 6 LUNEDI Festa della Trasfigurazione del Signore 12 DoMENICA 18: sospesa


14 MARTEDI 15 MERCOLEDI

19 DoMENICA 25 SABATO 26 DoMENICA 30 GIOVEDI 31 VENERDI

Parrocchia S. Michele Arcangelo e Madonna del Carmine

18: Messa al cimitero sospesa. 18: Messa festiva in parrocchia Assunzione della Beata Vergine Maria Messe secondo l’orario festivo. 18: sospesa 18: sospesa 18: s. Messa festiva della solennità Solennità di sant’Alessandro, martire 18: sospesa La sera, preghiera mariana inizio Ramera in festa da via XXV Aprile all’anfiteatro Ramera in festa sino al 9 settembre Ultimo giorno Messa solo ore 18

Ramera

o pastorale

A giugno la celebrazione dell’eucaristia feriale è alle ore 8 e 18. Dal 2 luglio sino al 31 agosto la Messa feriale è unicamente alle 18. A luglio ed agosto la Messa festiva delle ore 18 è sospesa. A luglio e agosto, il martedì, s. Messa al cimitero alle ore 18.

Chiesa San Giorgio: Concerto di sabato 12 maggio 12 maggio 2012, ore 21: una serata speciale nella nostra splendida chiesa San Giorgio e speriamo sia la prima di una lunga serie. Ora che la festa San Giorgio continua nel nostro oratorio è nata l’idea di far vivere questo luogo in modo diverso. Il contesto ambientale della nostra chiesina è straordinario, molto raccolto, intimo, con acustica ottima e si presta, proprio per la sua particolarità, a progetti sia musicali sia culturali ed iniziative nuove. La prima proposta è stata un concerto musicale che ha ottenuto il plauso di tutti i presenti. Gli artisti, conosciuti e molto stimati sul nostro territorio, hanno proposto un programma variegato presentando brani di musica sacra, classica, operistica e contemporanea. Nel dolce buio dalla sera, mentre all’esterno venivano proiettate vecchie foto della chiesa San Giorgio, della festa, dei volontari, le prime note si sono librate nell’aria ed hanno invaso le nostre anime di emozioni appassionate. Mani sapienti si sono mosse su tasti che, come d’incanto, hanno dato vita a musiche incantevoli e voci angeliche e possenti ci hanno trascinato in un vortice di note. Anche il tempo è stato clemente perché la pioggia tanto annunciata non si è presentata e la temperatura è rimasta graMilano, 30 aprile 2012 Reverendo signor Parroco, la stima e la partecipazione manifestate in occasione della Giornata per l’università cattolica, attraverso la raccolta delle offerte inviateci dall’ufficio amministrativo della Diocesi, sono motivo di incoraggiamento e speranza nel guardare al futuro. L’Ateneo dei cattolici italiani, che ha celebrato il 90° anniversario della fondazione, è stato sin dalla nascita così denominato perché a lungo desiderato, tenacemente voluto ed infine realizzato dal popolo dei fedeli, con preghiere, donazioni, offerte tanto più eloquenti quanto più provenienti da persone realmente generose nella loro dignitosa umiltà. Con il più vivo ringraziamento, voglia gradire i migliori saluti ed auguri insieme con la comunità parrocchiale tutta.

devole permettendoci di concludere con un piccolo rinfresco questa serata davvero eccezionale. Un sincero grazie agli artisti: Agazzi SIMONETTA - pianoforte Alimberti Pellegrini MATTEO - baritono Angeloni VIRNA - pianoforte Bassanelli VERONICA - contralto e pianoforte Mazzola SERENA - soprano Regazzoni SIMONE - chitarra acustica Sigismondi FRANCESCO - tenore che hanno aderito con prontezza ed entusiasmo a questo progetto, mettendo a disposizione il loro talento e la loro sensibilità; ci auguriamo, di cuore, che possano condividere con noi altre proposte come questa. Parrocchie di Ponteranica

sabato 23 giugno ore 15.30/19.30

I fidanzati incontrano le monache clarisse francescane Indirizzo: Monastero Clarisse francescane via Lunga, 20 – telefono 035 313 266 Per porre domande: clarisse.bergamo@gmail.com per comunicare la propria partecipazione: don Sergio 035 57 18 67 – 339 21 50 249 don Flavio 035 57 11 40 – 340 665 39 39

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Sono tornati alla casa del Padre

Arnaldo Gotti Anni 59 † 28 aprile 2012

Alessandro Pessina Anni 89 † 3 maggio 2012

Enrica Piletti Anni 91 † 10 maggio 2012

Angelo Gelmini Anni 69 † 10 maggio 2012

Angela More’ Anni 102 † il 19 marzo 2012

Angela Pellegrinelli Anni 98 † 27 marzo 2012

Santina Gusmini Anni 58 † il 21 marzo 2012

Salvatore Rosella Anni 99 † il 13 maggio 2012

Telefonare a: don Sergio 035 57 18 67 sagrista 338 67 20 902 don Flavio 035 57 11 40 segreteria 035 57 57 89

Hanno ricevuto il Battesimo

Ramera:

7 aprile 2012: DELLA TORRE SEBASTIAN di Alessandro e Lola Usmanova Il 15 aprile 2012 GIAMBELLINI SEBASTIANO di Graziano e Previtali Emilia GIUSTI GRETA di Alfonso e Avigliano Samanta PANSERI MICOL di Carlo e Gentiana Metohu RIZZI GIORGIA di Massimo e Busi Stefania

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6 maggio 2012: Ravasio Nicola di Andrea e Prometti Tamara 13 maggio 2012: Parimbelli Alice di Mauro e Sonzogni Silvia

Ponteranica: Il 15 aprile 2012 TROPIA SILVIO di Giuseppe e Campana Serena

MASCHERETTI VITTORIA di Alberto e Guerretta Valentina Il 6 maggio 2012 TOMASI DAVIDE di Ezio e Baggi Costanza BALUDA MARGHERITA CATERINA di Pierluigi e Baggi Roberta FORZA EMANUELE WALTER di Mirko e Burini Elisabetta

Rosciano:

Il 22 aprile 2012 TAIOCCHI GIUSEPPE e TAIOCCHI MARCELLA di Alessandro e Marchesi Francesca MARCHESI SAMUELE di Roberto e Zambelli Pierangela LUZZANA NARANjO

ISAIA EDUARDO e SARA BLANCA di Cesare e Naranjo Marcela


Vita della Comunità 21/22 aprile Week end “Ca’ Matta”

Sabato 21 aprile e domenica 22, con un gruppo di ragazzi di 3a media abbiamo trascorso un wek-end di convivenza alla “Ca’ Matta” in Maresana. Due giorni di condivisione, divertimento e allegria. Speriamo di riuscire a riproporre il prossimo settembre questa esperienza perchè siamo sicuri che questa può servire a far crescere in loro la voglia di stare insieme e impegnarsi per gli altri. Ringraziamo in modo particolare i genitori che in questo anno ci hanno aiutato nelle diverse proposte fatte spingendoli a partecipare e sostenendoci anche materialmente! (Ottavia, Marta, Sara)

29 aprile Prime Comunioni

“Come fu dolce il bacio di Gesù all’anima mia! Fu un bacio d’amore…” Queste parole scritte da Santa Teresa del Bambino Gesù, ricordando il giorno

della sua Prima Comunione, ci permettono di riflettere sul dono eucaristico che riceviamo nel giorno della Prima Comunione. Dono d’amore. Amore incondizionato di Gesù per la sua Chiesa. Questo è il grande messaggio che 30 bambini della nostra comunità hanno interiorizzato nel corso del cammino di preparazione al Sacramento dell’Eucarestia. Il loro incontro con Gesù per la prima volta è avvenuto in una splendida domenica di Aprile. Un corteo di angioletti bianchi è entrato in Chiesa con i volti pieni di emozione e curiosità nell’attendere il momento in cui si sarebbero uniti a quel mistero d’Amore. Anche i genitori hanno contribuito notevolmente a rendere speciale questo

giorno così importante per i loro piccoli, partecipando in modo attivo e gioioso alla celebrazione eucaristica. I primi catechisti sono sicuramente i genitori, che trasmettono ai propri figli quel desiderio di incontrare Gesù nella loro vita. Poi, naturalmente, è la co-

munità parrocchiale che, nella persona del parroco e dei catechisti, aiuta le famiglie ad accompagnare i bambini nell’incontro con Gesù. Ma il momento più bello ed emozionante è stato vedere con quale fierezza la domenica successiva questi bambini si sono presentati davanti al sacerdote per ricevere la seconda Eucarestia, come a voler dire a tutti: “Anche io adesso sono parte di questo grande mistero!” Solo i bambini sono capaci di mostrarci lo stupore e la gioia di appartenere a Cristo… allora vale la pena ritornare ad essere un po’ bambini! (le catechiste)

maggio Il mese del Rosario si fa… in quattro

DRIIINN!! “Sono Francesca della Parrocchia di Ponteranica... potremmo venire qui da voi una sera di maggio a recitare il rosario?” Niente telefono e/o internet... ma una bicicletta e le mie bimbe al seguito. Riscoprire la bellezza del guardare negli occhi le persone è stato un dono! È cosi che sono cominciati i preparativi per quello che sarebbe diventato il tour speciale tra le vie di Ponteranica, un vero pellegrinaggio in onore della Madonna. Alla domanda più ricorrente “Cosa dobbiamo preparare?“ rispondevo: “niente di particolare; un tavolino e un fiore andrà più che bene”. Aprire casa... un gesto cosi semplice quando sai chi c’è dall’altra parte della porta e insieme un gesto cosi difficile quando si tratta di aprirla a persone sconosciute che dovresti far entrare nella tuo cortile. L’obiettivo e il desiderio sono stati quelli di ritrovarsi insieme per pregare È questa l’aria che si è respirata sin dalla prima sera. Con la differenza di ritrovarti all’aperto e non tra le mura della tua casa che ti proteggono. In strada ti metti in gioco e dici sì! con la tua testimonianza. “Bimbe dai che se no facciamo tardi!” Giusto una lavatina di mani, una cena fugace e via di corsa per non mancare all’appuntamento serale con la Madonna. Dopo la consegna delle icone nelle quattro zone, abbiamo srotolato il “tappeto”, tanto caro a don Sergio, sul quale Ave Maria dopo Ave Maria abbiamo adagiato i nostri pensieri meditazioni preghiere persone preoccupa-

Ponteranica e Rosciano

Parrocchia della Trasfigurazione in Rosciano Parrocchia di SS. Alessandro e Vincenzo in Ponteranica

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Ponteranica e Rosciano

Parrocchia della Trasfigurazione in Rosciano Parrocchia di SS. Alessandro e Vincenzo in Ponteranica

zioni ringraziamenti. Cosi è partita la staffetta più speciale a cui ho partecipato, che ha visto come testimone un’icona che rappresenta la visitazione di Maria a S. Elisabetta. Il passaggio del “testimone” di sera in sera, di casa in casa, mi è sembrato l’incarnazione dell’icona stessa; dove la madonna, chiusa la porta della sua casa, viene accolta da Elisabetta che apre la sua. Proprio come le famiglie che hanno scelto di aprire quella porta ed accogliere la ‘gente’ della comunità. L’idea di dividerci in 4 zone per essere più presenti sul vasto territorio della parrocchia mi ha entusiasmato perchè contemporaneamente tutti stavamo pregando la stessa Madonna con un unico fine. Il ritrovarsi il giovedì tutti insieme, intorno all’altare di una chiesa, mi è sembrato come quando alla sera si rincasa tutti dai propri impegni e ci si siede intorno al tavolo di casa. Ripetere in continuazione tutte quelle Ave Maria potrebbe sembrare stancante e una cosa di altri tempi ma una volta un’amica mi ha detto una cosa che condivido molto: “quando si ama una persona si vorrebbe continuare a dirle ti voglio bene, ti voglio bene tante tante volte, poi scriverglielo mandarglielo a dire tramite un regalo un bacio come alla mamma si vorrebbe dire tante volte ti voglio bene. Cosi è per noi cattolici che amiamo la Madonna, vogliamo dirglielo tante tante ma tante volte: ti vogliamo bene!” (Francesca)

13 maggio Prime confessioni

Noi bambini di seconda elementare quest’anno abbiamo vissuto il cammino di preparazione alla Prima Confessione. Insieme alle nostre catechiste e a don Sergio ci siamo preparati a questa tappa importante della vita cristiana partecipando agli incontri settimanali durante i quali abbiamo

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approfondito i seguenti argomenti: la Chiesa; la Messa; le parole e i gesti del perdono; i dieci comandamenti; la parabola della pecorella smarrita. Tutto per capire il Sacramento della Riconciliazione. Domenica 13 maggio, nella Chiesa Parrocchiale, accompagnati dai nostri fratelli e dai nostri genitori, abbiamo vissuto la nostra prima confessione perché anche noi, come la pecorella della parabola, qualche volta ci smarriamo sulla strada dell’Amore. Condividiamo con voi le impressioni di alcuni nostri amici. “Per me era un momento così importante che ho voluto anche vestirmi elegante. Ero agitato ma poi don Sergio mi ha rassicurato e mi sono sentito tranquillo e contento”. “Ero preoccupata come prima di un’interrogazione. Ma davvero ho fatto dei peccati? Pensandoci bene però non è poi così difficile essere birichini! Per fortuna il sacerdote mi ha aiutato a capire che posso fare tante cose buone!” “Ero tranquillo perché sapevo che attraverso il Parroco avrei incontrato Gesù che mi vuole bene”. “Sabato pomeriggio ci avevano spiegato quello che avremmo fatto e questo mi ha aiutato ad essere sereno. Sono contento della confessione… peccato che ho dovuto aspettare tanto! Alla fine della celebrazione a ciascun bambino è stata data una maglietta con dipinta a mano l’immagine di una pecorella e il proprio nome. Ventisei vispe pecorelle del gregge

della comunità parrocchiale di Ponteranica, guidata dal pastore don Sergio! Anche lui però ha avuto la sua maglietta con la pecora e il nome di tutti i bambini: un piccolo segno per dirgli grazie e perché nel gregge c’è un posto anche per lui! È bello sapere che siamo tutti insieme, uniti nell’Amore di Gesù! (Miriam)

12 e 13 maggio “Piazzatorre-family’s week-end”

… Metti una grande casa dotata di ogni comforts, uniscici un bel paesaggio alpino della nostra Val Brembana ed infine aggiungici tanta voglia di condivisione e di allegria: ecco gli ingredienti perfetti per il bellissimo weeK-end di Piazzatorre , vissuto da una decina di famiglie di Ponteranica. Dopo la bella esperienza dell’anno passato, non si poteva non riproporla e il collaudo quest’anno è stato superato a pieni voti! Complice anche il meteo che ci ha regalato un fantastico sabato estivo per passeggiare nei boschi e giocare nel parco, ed una domenica, seppur un po’ più fresca ma non piovosa, in cui riscaldarci a suon di palla pri-


gioniera, partite di pallavolo, calcio e persino del tanto dimenticato “palla nome chiama”… dove l’età dei giocatori andava dai tre anni agli “over 40”, con qualche invasione in campo, attraverso ruzzoloni, degli “under 1”. Questa è solo la cornice al clima di condivisione che fin dall’arrivo si è respirato e che ha permesso, anche a chi non si conosceva, di superare la timidezza ed entrare subito in sintonia con il gruppo. E poi si sa che in montagna tutto acquista un sapore più gustoso e non solo il vino!... Apparecchiare e sparecchiare diventa allora un simpatico gioco da fare con i nostri bimbi (quanta fatica farglielo invece fare nelle nostre case!), lavare i piatti un’ottima attività fisica per rinforzare i bicipiti dei papà, mentre le mamme, dopo aver deposto il cappello da cuoche, si gustano un buon caffè osservando i più piccini che giocano sul materassone nell’attesa della nanna nelle proprie accoglienti stanzette. E quando l’ora si fa ormai tarda: un sorso di camomilla e un saluto della buona notte, mentre per qualcuno la notte ha le ore piccole con il gioco… di calciobalilla!!! (di cui la sala giochi della casa è dotata). Penso che chi ha vissuto questa esperienza vorrebbe continuare a raccontare della bellezza di aver condiviso, non solo spazi e tempi fisici, ma anche ciò che “ognuno è” e le emozioni provate: FATELO!!! ...non c’è migliore pubblicità del passaparola e la casa di Piazzatorre può ospitare più di cinquanta persone… all’anno prossimo!!! (Lara)

20 maggio - Cresime

È Dio che ci chiama alla Cresima. Ma chi è Dio, cosa vuol dire avere fede in Lui, in Gesù, nella Chiesa? Chi è lo Spirito Santo? Queste sono state le domande fatte ai ragazzi delle parrocchie di Ponteranica all’inizio di questo anno catechistico in preparazione alla Cresima. Un anno di preparazione intenso, carico di opportunità che i ragazzi sono stati invitati a cogliere. Due mesi fa, hanno incontrato il nostro vescovo Francesco che gli ha consigliato di restare uniti come “gruppo di amici di Gesù” perché da soli non si può essere cristiani. Li invitava ad andare a messa insieme perché è bello scoprire che altri amici hanno lo stesso desiderio di ascoltare e seguire Gesù. È importante andare a Messa la domenica per fare “comunione” cioè per sentirsi parte di questa grande famiglia che si riunisce per celebrare la morte e risurrezione del Signore e durante la settimana vive in fraternità con tutti. A Messa è come fare una scorta di carburante per non rimanere a secco e avere qualcosa di bello e buono da offrire a tutte le persone che ci incontrano (anche a quelle meno simpatiche!). Altro consiglio è quello di seguire le buone ispirazioni e bisogna farlo subito per non cadere nella tentazione della pigrizia e dell’egoismo. Il Vangelo deve diventare la mia vita: dall’esempio di Gesù sò che cosa devo fare. Un’altra occasione importante è stato l’invito fatto ai padrini/madrine per riflettere sull’importanza di questa figura che chiede la Chiesa. Il cresimando sceglie una persona di sua fiducia che stima e vuole seguirlo come esempio

di buon cristiano. Il padrino/madrina accompagna il ragazzo/a alla Cresima e si rende così responsabile nell’aiutarlo nel suo cammino di fede. Il giorno della Cresima si è svolto domenica 20 maggio con tutti i ragazzi delle parrocchie di Ponteranica, come segno di unione pastorale, ed è stata presieduta da don Raffaele Cuminetti, Vicario del Vicariato Locale di Almenno/Ponteranica/Villa d’Almè, che conta 17 parrocchie della zona con oltre 40.000 abitanti. Don Raffaele ci ha ricordato che Gesù ci ha chiamati alla nostra vocazione: “Eccomi”, è stata la risposta di ogni ragazzo, sono qui, che cosa vuoi Signore che io faccia della mia vita? Lo Spirito Santo che hanno scelto di ricevere gli darà la Forza di scegliere il bene e la capacità di affrontare la vita. Darà loro la Forza necessaria per testimoniare con la loro vita l’Amore di Dio in famiglia, a scuola, all’oratorio, nello sport… La “preghiera di S. Francesco” che i ragazzi hanno cantato esprime tutta la grandezza e il significato della Cresima: Signore mi dono a Te per essere strumento nelle Tue mani, per portare pace dove non c’è, il perdono dove c’è odio, la fede dove c’è dubbio, la verità dove c’è errore e la speranza a chi è disperato perchè se io dono agli altri amo la vita, se mi metto al loro servizio sarò felice, se saprò perdonare sarò perdonato e aspetterò, quando Lui vorrà, il mio incontro con Lui per l’eternità. È questo l’augurio che facciamo ad ogni cresimato: che ognuno di loro possa crescere nella fede e si impegni ad occupare un posto importante nella grande famiglia della Chiesa! (Tiziana)

Ponteranica e Rosciano

Parrocchia della Trasfigurazione in Rosciano Parrocchia di SS. Alessandro e Vincenzo in Ponteranica

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Ponteranica e Rosciano

Parrocchia della Trasfigurazione in Rosciano Parrocchia di SS. Alessandro e Vincenzo in Ponteranica

Dopo un anno di lavoro del Consiglio Pastorale Parrocchiale cominciano a prendere forma le linee guida della vita della nostra Comunità per i prossimi anni

Appunti per un Progetto Pastorale C

hi ha partecipato ai Rosari del mese di maggio ha sentito più volte pronunciata la frase “il nostro progetto pastorale…”, inserita nell’introduzione che ogni sera affidava un’intenzione di preghiera: “preghiamo perché nella nostra comunità ci sia comunione”, “perché la comunità si formi sul Vangelo”, “perché impariamo ad essere missionari”. Ne abbiamo parlato brevemente anche sul notiziario parrocchiale all’inizio di quest’anno: il nuovo Consiglio Pastorale ha lavorato per un anno, intensamente e con passione, per tracciare la mappa del cammino delle nostre comunità parrocchiali di Ponteranica e Rosciano per i prossimi anni, per capire quali fossero le necessità e quali le possibili risposte. Il risultato sono stati gli “Appunti per un Progetto Pastorale”, un testo “light”, di poche paginette, ma molto denso e impegnativo. È costruito su tre parole – comunione, formazione, missionarietà – che sono state fin dall’inizio il filo conduttore del percorso che ha portato a questo testo. E’ ispirato ad un branetto della 1a

Lettera di San Giovanni Apostolo: “Fratelli, ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita, quello che noi abbiamo udito e veduto, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo perchè la vostra gioia sia perfetta”. (1 Gv. 1. 3-4) “Perché anche voi siate in comunione con noi” LA CoMuNIoNE, perché – ha detto il Consiglio Pastorale - la nostra è una realtà “frazionata”: ci sono diverse frazioni, o contrade: Ponteranica Alta, Valbona, Madonna dei Campi, Costa Garatti, Castello, Rosciano; ma ci sono anche altre realtà o chiese: le Comunità religiose dei Padri Sacramentini e – prossimamente – delle Beatitudini; la vicinanza della Chiesa della Madonna dei Campi e del Patronato. E poi tre parrocchie

Matrimoni celebrati in Comunità Belloni Gianbattsta e Salvetti Valentina il 24 aprile 2012 Zattoni Roberto e Guarneri Laura il 28 aprile 2012 Licata Daniele e Putti Roberta il 11 maggio 2012 Fiorona Francesco e Leidi Valeria il 18 maggio 2012

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nello stesso comune: Ponteranica, Ramera e Rosciano. Ecco perché il Consiglio ha voluto sottolineare la necessità di esperienze che aiutino a valorizzare questa ricchezza di diversità, a coglierne le specificità, ad accomunare le lontananze geografiche e non solo, a renderci prossimi anche a chi è più periferico. Per quanto le sue strutture siano per lo più dislocate a Ponteranica Alta (oratorio, scuola materna, casa parrocchiale) la nostra comunità è estesa sull’insieme di realtà territoriali distinte. Il paese non ha un centro esclusivo in cui si concentrino i luoghi e le attività della sua vita civile e religiosa. Questo “centro” va creato con un’unità di intenti che aiuti le persone a ritrovarsi anzichè perdersi e ad unirsi anziché dividersi. “Ciò che era fin da principio” LA FoRMAZIoNE, perché la crescita generale della cultura nelle persone non ha riguardato la cultura religiosa e quel poco che conosciamo della fede è quanto ci è stato trasmesso dalle generazioni che ci hanno preceduto, per lo più nel loro linguaggio e nelle loro forme culturali. Non basta più. L’agiatezza economica derivata dal “boom economico” del dopoguerra ha messo in crisi le forme di quella religiosità, il rapporto di dipendenza fra l’uomo e Dio che caratterizzava la religiosità provvidenziale degli ultimi secoli. Lo sforzo di rinnovamento del Concilio Vaticano II è arrivato nel bel mezzo di una epocale trasformazione culturale e sociale che in parte ha vanificato le aperture di quello straordinario momento della vita della Chiesa e del mondo. Il nostro tempo non solo non avverte più il bisogno di Dio ma - di conseguenza - neppure la necessità di conoscere la bellezza e la novità del Vangelo di Gesù. E la nostra comunità cristiana, pur nella ricchezza delle sue tradizioni, non fa eccezione. L’ansia di partecipazione dei laici alla vita della Chiesa non ha trovato nel post-Concilio una adeguata preparazione tanto nei laici quanto nel clero, quest’ultimo spaventato allora dalla richiesta di spazio e dall’offerta di aiuto del mondo laicale. Ed oggi che i sacerdoti ed i laici sono più consapevoli del loro comune “sacerdozio” e della reciproca interdipendenza, vengono meno sia le energie dei sacerdoti che la disponibilità dei laici. Da qui la necessità di promuovere una comunità di cristiani - oltreché generosi consapevoli e formati. “Noi lo annunziamo anche a voi” LA MISSIoNARIETA’. I grandi cambiamenti del tempo hanno modificato profondamente an-

che il tessuto sociale della nostra comunità parrocchiale: una buona metà degli abitanti della nostra comunità non è originaria del paese e vi è giunta negli ultimi decenni. La vicinanza alla città ed il contesto collinare ne hanno fatto un luogo logisticamente ottimale per andare al lavoro e un rifugio ambìto per riposarsi al ritorno. Dentro questa realtà ormai generalmente anche positivamente contaminata, resiste la tendenza del nucleo storico a guardare con qualche diffidenza le novità; e specularmente è marcata la tendenza dei nuovi arrivati a ritagliarsi nella nuova casa un luogo di esclusione e ritempramento dalle frenesie della società, rifiutando il contatto e mantenendo altrove le relazioni sociali. Abbiamo dunque bisogno di esperienze che ci aiutino a riannodare e sciogliere, che aprano le nostre case agli altri e ci aiutino – viceversa – ad entrare nelle loro case, a superare i pregiudizi e la paura dei pregiudizi. Queste esposte sopra sono le considerazioni sulle quali sono state elaborate anche delle linee guida più operative, con proposte concrete. Se voleste leggere tutto il testo lo potete trovare sul sito internet delle parrocchie, di Ponteranica:

Ponteranica e Rosciano

Parrocchia della Trasfigurazione in Rosciano Parrocchia di SS. Alessandro e Vincenzo in Ponteranica

www.parrocchiediponteranica.it 23


Ponteranica e Rosciano

Parrocchia della Trasfigurazione in Rosciano Parrocchia di SS. Alessandro e Vincenzo in Ponteranica

Nei locali dell’Oratorio dal 20 al 30 luglio è allestito il “Mangiafesta” dalle ore 19,00 (ottima cucina - pesca di beneficenza - tombolate) Dal 3 al 10 agosto “Festa di Ponteranica per...” 24


Ponteranica e Rosciano

Parrocchia della Trasfigurazione in Rosciano Parrocchia di SS. Alessandro e Vincenzo in Ponteranica

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GIuGNo

APPuNTAMENTI SETTIMANALI

Nel Calendario Pastorale vengono segnalate solo le eventuali modifiche.

CALENDARIo PASToRALE Domenica 3 Sabato 9 Domenica 10

11,30 17,30 20,00

Domenica 17 17,00 18,30 Lunedì 18 Domenica 26 Domenica 24 18,30 Domenica 1 11,30 Domenica 8 18,30 Domenica 15 Martedì 17 Mercoledì 18 Giovedì 19 Venerdì 20 Sabato 21 Domenica 22

Lunedì 23 Martedì 24 Mercoledì 25 Giovedì 26 Venerdì 27 Domenica 29

16,00 15,00 20,00 20,00 20,00 18,30

20,00 20,00 20,00 20,00

18,30

AGoSTo

Domenica 5

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Martedì ore 18,00 S. Messa al Cimitero

Dal 1 luglio al 31 agosto S. Messa feriale alle ore 8,00 Venerdì, ore 20: ufficio per i defunti a Ponteranica Gli orari per le Sante Messe sono consultabili nell’ultima di copertina.

18,30

LuGLIo

Ponteranica e Rosciano

Parrocchia della Trasfigurazione in Rosciano Parrocchia di SS. Alessandro e Vincenzo in Ponteranica

Domenica 12 18,30 Martedì 14 Mercoledì 15 Giovedì 16 Domenica 26 18,00 Venerdì 31 Sabato 1 Domenica 2 Domenica 9

Battesimi comunitari Ponteranica don Sergio celebra dai Padri Sacramentini CoRPuS DoMINI S. Messa e Processione Padri Sacramentini XI domenica del Tempo ordinario Battesimi comunitari Ponteranica S. Messa alla Costa Garatti Inizio CRE NATIVITà DI GIoVANNI BATTISTA S. Messa a S. Rocco del Castello 10a domenica del Tempo ordinario S. Messa a S. Rocco Castello XIII DoMENICA DEL TEMPo oRDINARIo Raccolta centro parrocchiale Battesimi comunitari Ponteranica XIV DoMENICA DEL TEMPo oRDINARIo S. Messa alla Costa Garatti XV DoMENICA DEL TEMPo oRDINARIo Battesimi comunitari Ponteranica Trasporto in chiesa parrocchiale della statua di San Pantaleone Novena San Pantaleone Novena San Pantaleone Novena San Pantaleone Novena San Pantaleone XVI DoMENICA DEL TEMPo oRDINARIo Novena e inaugurazione dei lavori del Centro parrocchiale e del Polittico del Lotto Novena San Pantaleone Novena San Pantaleone Novena San Pantaleone Novena San Pantaleone FESTA DI SAN PANTALEoNE (vedi a pag. 24) XVII DoMENICA DEL TEMPo oRDINARIo S. Messa a San Rocco Castello XVIII DoMENICA DEL TEMPo oRDINARIo Raccolta centro parrocchiale XIX DoMENICA DEL TEMPo oRDINARIo S. Messa alla Costa Garatti Inizio del Triduo di San Rocco (vedi a pag. 15) Assunzione della Beata Vergine Maria Triduo di San Rocco FESTA DI SAN RoCCo XXI DoMENICA DEL TEMPo oRDINARIo S. Messa a S. Rocco del Castello FESTA DI RoSCIANo (vedi a pag. 25) Festa di Rosciano Festa di Rosciano Festa degli anniversari di matrimonio


Associazioni

19° Trofeo Matteo Zanissieri 1° mini-marcia in memoria di Renzo Bonfanti Gli amici di Matteo e Renzo ringraziano di vero cuore tutte le persone che hanno partecipato alla manifestazione, soprattutto tutti voi, generosissimi e cari sponsor. Quest’anno siamo lieti di comunicare che i podisti sono stati 700 e che il ricavato è stato di euro 6.250,00 così devoluti: a Mario Negri per la ricerca euro 3500,00 A.I.D.O. di Ponteranica euro 2000,00 Parrocchia della Ramera euro 500,00 C.D.D. – centro diurno disabili euro 200,00 Don Bosco – missionario euro 50,00 Ancora tante grazie! E nel salutarvi vi diamo l’arrivederci all’anno prossimo. Il presidente Angelo Locatelli


FEDERAZIoNE NAZIoNALE PENSIoNATI CISL BERGAMo Tel. 035 324260 - Fax 035 324268 info.fnp@cislbergamo.it Pratiche Fiscali - Previdenziali - Sociali Informazioni per: Successioni - Affitti - Consumatori (Adiconsum) nel 2012 siamo aperti: Ponteranica Alta: presso l’oratorio ogni lunedì dalle 16,00 alle 18,30. Ramera: presso la Segreteria Parrocchiale ogni lunedì dalle 9,00 alle 12,00 (nei mesi da marzo a giugno dalle 8,00 alle 12,00). Per il servizio fiscale prendere appuntamento al 035 575789 ogni lunedì dalle 9,00 alle 12,00

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Agenda di Ponteranica e Rosciano

Don Sergio Scotti Parroco Casa Parr. Ponteranica tel. 035 57 18 67 scotti.sergio@gmail.com www.parrocchiediponteranica.it Silvano Ceruti tel. 338 67 20 902 Scuola dell’Infanzia

tel. 035 57 41 53 fax. 035 41 29 232

orari SS. Messe a Ponteranica Chiesa Parrocchiale Prefestiva: ore 18.30 Festiva: ore 8.00 – 10.30 Feriale: ore 17.00 (lunedì, mercoledì e giovedì) ore 8.00 (martedì, venerdì e sabato) ore 20.00 ufficio per i defunti (venerdì)

Chiesa di San Rocco al Castello Festiva:

ore 18.30 (la quarta domenica del mese)

Chiesa di San Girolamo Emiliani (alla Costa Garatti) Festiva:

ore 18.30 (la seconda domenica del mese)

orari SS. Messe a Rosciano Chiesa Parrocchiale Prefestiva: ore 19.00 Festiva: ore 9.00 (no luglio-agosto) ore 17.00 Feriale: ore 18.00 (giovedì - no luglio-agosto) Grotta della B.V. di Lourdes Festiva:

S. Marco in Maresana Festiva:

ore 17.00 (da maggio a fine settembre)

ore 11.00 (luglio e agosto)

Agenda di Ramera

Don Flavio Rosa Parroco Casa Parr. Ramera Don Cristian Mismetti

tel. 035 57 11 40 cell. 340 66 53 939 tel. 035 57 01 81 cell. 347 88 94 972 Scuola dell’Infanzia Tel. 035 57 13 85 Segreteria parrocchiale Ramera: Aperta da lunedì a venerdì ore 14.30 – 17.30 Per certificati, anagrafe, abbonamenti, informazioni, prenotazioni Cineteatro, iniziative varie… tel. 035 57 57 89 E mail: parrocchiaramera@libero.it Pratiche Cisl Inas (lunedi mattino) ore 9.00-11.30 Ponteranica Attiva e mail: ponteranicaattiva@libero.it

orari SS. Messe a Ramera Chiesa Parrocchiale Prefestiva: ore 18.00 Festiva: ore 7.30 – 9.00 (alla Chiesina di S. Giorgio alla Petos) 10,30 - 18,00 Feriale 8.00 – 16.30 venerdì ore 16.00 adorazione eucaristica segue messa 18,00

orari SS. Messe Padri Sacramentini Prefestiva Festiva Feriale Padri Sacramentini ordini@sacramentini.it

ore 17,30 ore 8,30 - 11,00 17,30 ore 7,00 - 17,30 tel. 035 57 10 15

orari SS. Messe alla Madonna dei Campi Prefestiva Festiva

ore 18,00 ore 9,30

Gruppo Diocesano

LA CASA INCoNTRI di ASCoLTo e di PREGHIERA per persone SEPARATE, DIVoRZIATE o RISPoSATE, ogni primo martedì del mese Almenno San Salvatore presso il Chiostro vicino all’Oratorio via Cappuccini n.3.

Le Comunita insieme 3  

Le Comunita insieme