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Le ComunitĂ  Insieme Periodico interparrocchiale a cura delle ComunitĂ  di Ponteranica

Dicembre 2013 - Gennaio 2014

Parrocchia della Trasfigurazione in Rosciano Parrocchia di SS. Alessandro e Vincenzo in Ponteranica Parrocchia di S. Michele Arcangelo e Madonna del Carmine in Ramera di Ponteranica

I Centri di Preghiera nelle famiglie e il Natale...

E il Verbo si fece Carne!


Le Comunità Insieme

Editoriale

Periodico interparrocchiale a cura delle Comunità di Ponteranica

Dicembre 2013 - Gennaio 2014

Parrocchia della Trasfigurazione in Rosciano Parrocchia di SS. Alessandro e Vincenzo in Ponteranica Parrocchia di S. Michele Arcangelo e Madonna del Carmine in Ramera di Ponteranica

Natale! A

I Centri di Preghiera nelle famiglie e il Natale...

E il Verbo si fece Carne!

Sommario Giacobbe: l’incontro con Dio, dona una nuova identità pag. 3 Come vannoi Centri di Preghiera nelle famiglie?

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“I have a dream” la gioia della passione

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Comunità Ramera

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Anagrafe delle parrocchie 16 I Sacramentini

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Comunità Ponteranica e Rosciano

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Le Associazioni

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Registrazione Trib. di Bergamo n° 17 del 1/07/2010. Direttore responsabile: Agazzi Davide In Redazione: Enrico, Franco, Margherita, Simona, Vincenzo, don Cristian, don Flavio, don Sergio. Stampa: Centro Grafico Stampa Tel. 035 29 50 29 Articoli e files possono essere spediti a: info@centrograficostampa.it

Il prossimo numero uscirà il il 7 febbraio 2014. Gli articoli dovranno essere consegnati entro il 24 gennaio 2014.

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volte accade di parlare in modo profondo con un giovane. È un piccolo immenso regalo di Dio che ci offre la possibilità di parlare di lui a persone sensibili, attente, in ricerca. “Salve, don! Come sta? Avrei alcune domande. Vorrei capire. Posso?”. “È importante lasciarsi sorprendere dalle domande, dall’attesa di risposte. E come mai ti è venuto in mente di chiedere a me, ad un prete? Sai, pure a me stupisce la tua richiesta. Non ci sono più abituato. Capita raramente di trovarsi a parlare con un giovane come te di cose di cui non si parla”. “Sì, in fondo mi rendo conto che la cosa è strana. Tra i miei amici quando si parla di Chiesa si sente subito l’imbarazzo, la fatica. Penso che soprattutto siamo pieni di tanti pregiudizi. Non si conosce a fondo questa realtà che ci accompagna sin da quando siamo bambini e che lasciamo senza sapere neppure perché. Poi però improvvisamente cambia qualcosa e nascono alcuni punti di domanda”. “Quindi non hai quasi nessuno con cui parlare seriamente di argomenti di fede, si può dire così?”. “In effetti è difficile parlare di Gesù Cristo, la Messa, la fede. Sono argomenti che creano imbarazzo.” “Sai, stavo riflettendo in questi giorni su una frase di san Paolo, il quale afferma che Gesù svuotò se stesso. Mi sono chiesto lungamente il significato di questa espressione. L’ho ascoltata e ripetuta un sacco di volte. Ma quest’anno mi ha folgorato un pensiero, un po’ strano, a dire il vero: e se Gesù si fosse affatto svuotato perché è proprio vuoto?”. “Se non capisco male, Gesù sarebbe vuoto, povero, piccolo?”. “Sì! Proprio così. Hai colto subito il nocciolo della questione. Parliamo sempre di Dio onnipotente, come lo affermiamo nella recita del Credo durante la Messa della domenica. Avrei voluto tu fossi presente in una riunione nella quale ad un certo punto abbiamo incominciato a parlare della onniscienza di Dio. Siamo convinti che Dio sappia in anticipo tutto ciò che ci accadrà. E così pure siamo convinti che Dio abbia tutto il potere, tutta la forza. Insomma: Dio è tutto ed ha tutto. Ed allora mi è balenato in mente questo pensiero: e se Dio in Gesù ci mostrasse di essere davvero povero, nudo, vuoto, senza potere, senza ricchezza, senza tutte le prerogative che gli attribuiamo sempre e forse sono la proiezione del nostro desiderio di essere forti, invincibili, indistruttibili, immortali, capaci di distruggere e vincere tutto il male ed anche battere tutti per la nostra forza?”.

“Certo, è tutta un’altra storia! Faccio un po’ fatica a seguirla in questo ragionamento. Però mi interessa”. “Sono convinto che il nostro modo di pensare Dio, di costruire dentro di noi la sua immagine, è determinante per il nostro stile di vita, le nostre scelte. Per farmi capire: è diverso pensare Dio forte, potente, indistruttibile, che diventa povero, si svuota, come dice la sacra Scrittura o pensarlo da sempre povero, piccolo, puro amore indifeso che non si vendica, vive con noi, ci ama, ci aspetta. Il dramma ultimo di tante persone nelle Filippine ci farebbe capire che Gesù è con loro e per trovarlo noi lo possiamo cercare tra quelle rovine, distruzioni, in mezzo a chi sta ricominciando a vivere. Gesù, quest’anno nasce nelle Filippine. Che ne dici?”. “Il Natale. La nostra povertà a confronto con le nostre manie di grandezza. Quante cose abbiamo e non ci bastano mai. È vero. Anche questa crisi la stiamo vivendo male. È un continuo lamento. Non sappiamo trasformarla in occasione per cambiare tenore di vita, lo stile di ogni giorno, delle nostre scelte. Cosa mi consiglia per prepararmi al Natale di quest’anno”. “Da prete posso dirti soltanto ciò che mi convince di più. E ti dico sinceramente che più passa il tempo più capisco che nella Scrittura c’è un tesoro immenso, sconosciuto perlopiù. I Centri di preghiera nelle famiglie, la Lectio divina nella chiesa dei nostri Padri sacramentini, la Scuola della Parola a Bergamo, gli incontri vicariali sulla fede, sono occasioni stupende per conoscere Gesù. Mi pare l’unico modo per approfondire la nostra fede, tanto bella e tanto articolata e difficile per molti versi. Ma basta così: ti ho stressato abbastanza. Quando comincio non finirei più.” “No, non mi stressa. Anzi: mi interessa tantissimo. Vorrei avere più tempo per fare quello che mi dice. Ma gli impegni sono tanti. Non mi dispiace capire, conoscere, entrare nella comprensione della fede. Non posso promettere molto però ci penserò. Comunque intanto grazie di avermi ascoltato.” “Grazie a te di avermi offerto la possibilità di confrontarmi e capire che abbiamo alcune possibilità di vivere la nostra fede anche nella nostra piccola comunità parrocchiale. E soprattutto che il Natale è una occasione preziosa di entrare in relazione con Dio che cerchiamo in mezzo a tante altre cose e persone, tra tanti impegni soprattutto che non ci permettono mai di avere tempo. Grazie. A presto”. don Flavio, don Cristian, don Sergio


La Parola

Giacobbe: l’incontro con Dio dona una nuova identità L

a storia di Giacobbe è narrata nel libro della Genesi a partire dal capitolo 25,19: è una storia lunga ricca di vicende appassionanti e contrastanti. Giacobbe rappresenta la seconda generazione della famiglia di Abramo: da Abramo nasce infatti Isacco e da Isacco nascono due gemelli, Esaù e Giacobbe – che diventerà colui che Dio sceglie. Esaù è il primogenito secondo la carne, è buono ma un po’ rozzo e viene soppiantato nella primogenitura dal fratello Giacobbe, calcolatore raffinato, che nonostante agisca con inganno non è respinto da Isacco e neppure da Dio. Giacobbe, figlio più debole e gentile, organizza a scapito del fratello maggiore il discorso/patto delle lenticchie con la complicità di Rebecca, mamma che lo protegge e lo preferisce. Al momento opportuno, Giacobbe inganna il padre Isacco, cieco e ormai morente, che gli dona la benedizione della primogenitura e la promessa dell’elezione di Dio ricevuta da Abramo e dalla sua discendenza, soppiantando definitivamente il fratello nell’eredità della promessa. La cosa misteriosa in questa azione non certo buona è che Dio sceglie proprio lui come patriarca per il suo popolo, e l’unico suo merito sembra il suo essere più piccolo e meno appariscente: il Signore promuove un’economia di povertà e di gratuità e non di “giustizia” per cui il figlio della promessa non sia il più forte, il più peloso, il più abile nella caccia o un grande tiratore d’arco, ma sia il minore, un piccolo che sa usare doppiezza e inganni. L’elezione di Giacobbe risulta ai nostri occhi del tutto gratuita ma ci insegna anche che Dio fa il

“Quando poi si compì per lei il tempo di partorire, ecco due gemelli erano nel suo grembo. Uscì il primo, rossiccio e tutto come un mantello di pelo, e fu chiamato Esaù. Subito dopo uscì il fratello e teneva in mano il calcagno di Esaù; fu chiamato Giacobbe.” (Gen 25,24-26) “Giacobbe rimase solo e un uomo lottò con lui fino allo spuntar dell’aurora.” (Gen 32,25) suo gioco nel gioco degli uomini, riordina la stortura del peccato non seguendo le nostre leggi ma seguendo la sua strada; anche se non è necessario essere disonesti per partecipare al piano di Dio, poiché il Signore è capace di realizzare i propri disegni sia attraverso chi è santo sia attraverso chi è peccatore. Giacobbe, nel corso della vita, abituato dalla sua indole e dai consigli materni ai sentieri obliqui della frode e dell’interesse senza scrupoli, deve apprendere con dura fatica i sentieri diritti e giusti di Dio, e conoscerà una sorte molto più dura di quella del fratello soppiantato. Per timore dell’ira del fratello si trasferisce dallo zio materno Labano, in realtà va in esilio e possiamo dire che sconta così il suo peccato; lì prende moglie e viene imbrogliato e sfruttato dallo zio fino a quando il desiderio della sua terra lo spinge a ritornare, perché Giacobbe non può fuggire per sempre Esaù ma non può neppure fuggire per sempre se stesso. L’appuntamento con la verità di sé è fissato per lui sulla strada del ritorno al guado di Iabbok, di

notte, quando viene aggredito da un personaggio misterioso. La lotta si protrae fino al mattino e al termine del combattimento Giacobbe, colpito al femore, chiede la benedizione al suo aggressore, il quale a sua volta gli chiede il nome. Ora Giacobbe riconosce la propria identità e risponde “Giacobbe”, che significa il soppiantatore. E solo dopo questa confessione il personaggio misterioso può intervenire donandogli una nuova identità: “non ti chiamerai più Giacobbe ma Israele, perché hai combattuto con Dio e hai vinto”. Nel combattimento notturno Giacobbe ha percepito la presenza divina: Dio si è rivelato come il Salvatore che lo colpiva per perdonarlo e rivelargli la verità dolorosa del suo essere un imbroglione e un soppiantatore. Quella lotta ha lasciato un segno indelebile nel suo corpo ed è il prezzo pagato per diventare l’uomo nuovo capace di entrare nella terra promessa: perdonato e zoppicante potrà così avvicinarsi a fratello per accoglierne il perdono. La vicenda di Giacobbe ci racconta una storia privilegiata di elezione, nonostante la debolezza del suo peccato, storia di conversione e di fede. È un cammino verso Qualcuno che non si vede, ma che affascina in modo irresistibile, e che si conclude allo spuntar del sole con l’abbraccio del Signore che con amore perdona e ricostruisce il cuore dell’uomo. Giovanna

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I Centri di Preghiera nelle Famiglie

Come vanno i Centri di preghiera nelle famiglie? Vi riportiamo le riflessioni che dopo le prime tre serate, alcuni dei partecipanti ci hanno regalato...

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n generale quasi tutti i presenti hanno espresso il loro pensiero in particolare hanno cercato di dare la loro risposta a quanto sollecitato dalle domande preparate. Non ci sono state domande critiche e anche quando qualcuno manifestava perplessità sull’attualizzazione del brano letto si è fatto ricorso all’importanza della preghiera costante e alla forza della fede intesa come un cammino da compiere durante tutta la nostra vita. Anche il momento delle preghiere individuali è stato partecipato attivamente.

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uono l’interesse verso questa iniziativa e bello il trovarsi in una casa a pregare. Consapevolezza della difficoltà a coltivare buone relazioni interpersonali con vicini e parenti e ri-

conoscimento dell’importanza di pregare per migliorare i rapporti con tutti.

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l termine dell’ora di preghiera si è sempre vissuto un sereno momento conviviale gustando dolcetti e torte portate anche da alcune signore. Anche a questo momento hanno partecipato tutti in un bel clima di fraternità e armonia. Al termine delle tre serate ci si è sentiti più vicini e più in confidenza.

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no dei centri di preghiera, in via Valbona, era “dedicato” ai giovani e agli adolescenti delle nostre comunità, per cercare di riavvicinare anche loro alla Parola di Dio, ma soprattutto per vedere insieme che Dio non sta alla finestra a osservare la nostra vita in modo passivo, ma si immerge continuamente interviene e ci

guida, anche se noi non lo sappiamo vedere. È stata una bella e interessante occasione di confronto, non tanto per il numero di ragazzi che hanno partecipato, ma per il fatto che tutti si sono lasciati coinvolgere e hanno raccontato situazioni concrete della loro vita. La presenza poi nelle serate di persone giovani e adulte nel gruppo non ha limitato le discussioni, anzi è stato una bel momento di confronto e accompagnamento dei più piccoli, un po’ come se fossimo dei “fratelli/sorelle” maggiori.

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bbiamo accettato di far parte del gruppo degli animatori dei centri di preghiera nelle case perché quando don Sergio ne ha parlato, nelle diverse Messe, ci è sembrato che l’idea di trovarsi e pregare nelle case, con persone della comunità cristiana fosse una cosa bella.  Una di quelle idee che possono aiutare a costruire delle relazioni fraterne in parrocchia, che è una cosa di cui sentiamo forte il bisogno. Un bisogno più generale e profondo delle comunità cristiane moderne che a volte rischiano di essere costituite da persone che siedono accanto nelle celebrazioni ma sanno ben poco le une delle altre. 

L’ Centro di preghiera in famiglia alla Ramera

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esperienza della preghiera nelle case ci ha permesso di entrare non solo nelle case ma anche nelle vite di alcune persone della comunità. Gli episodi della vicenda umana di Abramo


con i quali abbiamo pregato insieme sono stati un’occasione per arrivare a riflettere insieme sulla nostra vita, sulle nostre scelte, sulla nostra fede.

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urante la preghiera lasciamo emergere davanti al Signore alcuni aspetti gioiosi o tristi della nostra vita, le nostre attese, le nostre preoccupazioni, le nostre speranze e facciamo partecipi anche le persone con cui preghiamo di questo che stiamo vivendo.

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astano 2 o 3 incontri e le persone con cui abbiamo pregato non ci sembrano più degli estranei ma iniziano ad assomigliare un po’ di più a quello che il nostro cuore dovrebbe vedere in loro: dei fratelli. Forse può sembrare poco ma di sicuro è già un inizio. 

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uando pensiamo alla comunità cristiana che vorremmo, la nostra fantasia e il nostro cuore corrono al racconto delle prime

comunità che troviamo negli atti degli Apostoli. Quelle in cui i cristiani si amavano a tal punto da stupire ebrei e pagani che si dicevano: “guardate come si amano!”; quelle in cui se qualcuno aveva dei beni li metteva in comune perché nessuno vivesse l’angoscia della povertà e il pane veniva diviso non solo in modo liturgico ma in senso reale. Sappiamo che si tratta di un ideale, ma vorremmo evitare di archiviarlo come un sogno da “anime belle”, perché anche se l’ideale non è mai pienamente raggiungibile, qualche passo verso l’ideale è pur sempre possibile farlo.

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Centro di preghiera in famiglia in via Carino

Centro di preghiera in famiglia con i giovani in via Valbona

Allora essere uomini ed essere cristiani sembrava coincidere: oggi non avviene più così. Si diventa adulti abbandonando la fede, si diventa adulti senza bisogno della fede, si diventa adulti conservando la fede nei suoi aspetti tradizionali e sociali, si diventa adulti facendo della fede una scelta del tutto individuale, privata. Nella scala di ciò che conta nella vita non sembra che la fede in Dio occupi i primi posti. Eppure adulti credenti, adulti cristiani esistono: perché e come lo sono? Come lo sono diventati? Che rapporto esiste tra la loro fede e la loro vita adulta? Le risposte sono diverse e molte, ma raramente hanno a che fare, in maniera determinante, con una proposta di formazione permanente, di catechesi, di approfondimento della Scrittura, di riflessione sulla fede.

n tutti è risultato chiaro che il Signore da noi non pretende l’impossibile, ma vuole secondo le nostre possibilità e per far ciò mette a disposizione di ciascuno (dalla Lettera Pastorale 2013-2014 i mezzi necessari del vescovo Francesco) per seguire la strada che ha tracciato per ognuno di noi, basta che se ne abbia la volontà. Per noi in questo momento ha proposto questi incontri di preghiera e a seguire la lectio divina. Momenti nei quali ognuno può fermarsi a riflettere e condividere quanto può essere importante mettersi a confronto e percorrere un cammino per meglio comprendere ciò che il Signore, in questo momento, vuole da noi.

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Famiglia...

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n “L’epoca delle passioni tristi”, gli autori, rifacendosi al filosofo olandese Spinoza vissuto nel XII secolo, ci dicono che oggi è poco presente la tristezza intesa come dolore, come pianto, ma è fortemente presente il senso di impotenza e disgregazione, la perdita di senso di fiducia, il sentimento di delusione. Questi sentimenti generano un tipo di dolore più sordo forse, ma certamente non meno demolente, anzi. Se c’è un obiettivo condiviso da ognuno di noi

“I have a dream”

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la gioia della passione è proprio il raggiungimento della felicità, del sentirsi soddisfatti ed appagati. È quello che vorremmo vedere negli occhi dei nostri figli. Vorremmo, perché basta poco per scorgere nei loro occhi altro. Ad esempio quando andiamo a prenderli alla scuola dell’infanzia e ci aspetteremmo un sorriso ed invece piangono o ci picchiano protestando perché non abbiamo portato la merenda che lei/lui avrebbe desiderato, o quando ormai grandi tornano da scuola e sedutisi iniziano a protestare per quello che è stato preparato, o quando per renderli felici gli compriamo la felpa della marca che desiderano sperando che così staranno meglio e che quindi ne nascerà un positivo impegno, ma il loro rendimento a scuola non migliora o la loro camera è un delirio di disordine. Perché non sono felici? Quando vado nelle scuole con la mia valigia da Mary Poppins piena di materiali strani, trovo due diverse reazioni: lo stupore e la curiosità, ma anche il giudizio. “Io ce l’ho”, “facile!”, sono commenti che rendono difficile ai bambini cimentarsi per scoprire il mondo. Alla prima reazione fanno seguito sostanzialmente due diverse modalità di approcciare il gioco. Una è quella di lasciarsi andare al divertimento e allo sperimentare e sperimentarsi, l’altro all’indagare dove l’ho comprato perché “lo voglio anch’io!”, mi dicono. I giochi che ho nella valigia sono molto semplici, sono “le solite cose”. D’altra parte, anche la storia dell’umanità ci racconta che le cose che contano sono sempre quelle. Tra i giochi egizi sono state trovate delle biglie, delle scacchiere, una specie di gioco dell’oca… delle trottole sono

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state rinvenute fra gli scavi dell’antica Mesopotamia, altre ancora in scavi dell’antica città di Troia, in tombe etrusche e negli scavi di Pompei. Esistevano esemplari di trottole nell’antica Grecia e nell’Impero Romano. Questo gioco dalla semplicità affascinante si è diffuso in tutte le popolazioni della terra acquistando in alcune società il valore di rito propiziatorio. Tornano gli stessi giochi, tornano le medesime preoccupazioni, ma anche le stesse aspirazioni: essere famosi, essere ricchi, essere riconosciuti, essere amati, trovare la/il compagna/o di vita, mangiare qualcosa di buono, non avere fame, avere un tetto sulla testa, pregare perché i propri cari stiano bene. Gira e rigira, come fosse una trottola, il mondo, preistorico o moderno, finisce sempre lì. Sembra una sorta di girotondo dell’umanità. Tra le aspirazioni che in un girotondo tornano e ritornano, sempre uguali e al contempo sempre diverse, c’è proprio l’essere felici. Per rispondere alla domanda “perché non sono felici” la trasformo in una simile, ma non uguale: “cosa ci rende felici?”. Dato che l’uomo ricerca la felicità da sempre, la risposta deve trovarsi dentro le cose che l’uomo fa da sempre. Il giocare è una delle risposte. L’uomo, anche quando pativa il freddo e la fame e pregava un dio di poter sopravvivere durante la notte, ha sempre dedicato tempo a costruire giochi, quindi a giocare, come anche a dipingere e a fare musica. Cosa si cela nel gioco di tanto importante da spingere l’uomo attraverso i secoli e in tutte le culture a costruire giochi e a giocare, a cantare, a costruire strumenti per produrre musica? I giochi, le danze, la musica sono stati spesso legati al sacro. Sembra proprio che il gioco, anche quando non avrebbe spazio di esistenza nella logica di tutti i giorni, non solo debba esistere, ma il suo valore è così alto che se non ci può pensare l’uomo, ci penserà qualche santo in paradiso! Santa Lucia non è certo figura inventata ai nostri giorni, e neppure san Nicolò o santa Claus. Giocare consente ai bambini di sperimentarsi. Provare, riprovare, inventare, trasformare, cambiare, ridere, arrabbiarsi, riprendere, stancarsi, rompere, aggiustare, costruire, usare, nascondere, fanno parte del giocare. Dentro a questo elenco proviamo a pensare noi adulti. Quale è quella cosa per la quale noi adulti siamo disposti a fare tutto quello che i bambini fanno, o dovrebbero fare, per giocare? Ci vuole veramente una grande passione per stancarsi e poi riprendere, per arrabbiarsi, per nascondere pur


di poter fare ed avere. Passione viene dal greco antico e significa sofferenza, passività. Avere passione non è sinonimo di essere felici. La grande passione per una squadra di calcio porta a gioire, ma anche a piangere e ad arrabbiarsi, ad essere pronti a battersi per difendere. La grande passione per un gioco porta i bambini a pensare ad esso con tale costanza e forza da riuscire ad essere più forte della voce dell’insegnante ed anche dei suoi rimproveri. Se è vera passione, non ci sarà rimprovero che tenga e il sogno durerà per tutta la vita, fino a diventare una professione, a volte. Se invece quel gioco o quel sogno durerà solo pochi giorni, allora non si può parlare di passione. La passione per una squadra di calcio può veramente durare una vita intera e il vedere vincere la propria squadra del cuore può riuscire a dare un attimo di felicità anche a persone che attraversano momenti della propria vita molto difficili. Credere in qualcuno od in qualcosa al di là di ogni possibile ragione: questa è autentica passione. E la passione ha una grande virtù: riesce a fare vedere cose ad altri invisibili. Ecco il sapore della magia: vedo una cosa ad altri invisibile, e questa cosa mi spinge a lottare, a fare anche fatica, a resistere. Pensate ad un bambino e poi ad un adulto che abbiano questo tipo di passione non per qualcosa che vedono fare da altri, ma per un gioco, per un lavoro, che fanno loro. Sono quelle persone che è bello incontrare perché irradiano energia. A volte, parlando o incontrando queste persone, viene da commentare che sono un po’ matte, perché sembra che non vedano i limiti di tutto ciò che accade nel mondo. Quando Martin Luter King ha detto “I have a dream”, ho un sogno, vedeva un mondo che era fantascienza rispetto a quanto accadeva tutti i giorni!! Che bello poter insegnare ai nostri figli questa passione per la vita! Le grandi scoperte, le conquiste che l’uomo ha fatto partono da realtà che sono sotto gli occhi di tutti, ma che solo alcune persone riescono a leggere con la passione per un sogno che gli fa intravedere ciò che nessun altro riesce a scorgere: una strada per costruire il sogno. Questa visione dà la forza per non mollare e per trascinare con sé, in questa lotta per conquistare il sogno, altre e altre persone ancora. Forse è per questo che i bambini, se io continuo a credere, senza farmi condizionare dai loro commenti, che ciò che sto loro proponendo è un tesoro prezioso ed un po’ magico, vengono attratti dai giochi e vi si cimentano, incantati dal mio essere incantata. 1

Ci si può incantare, stupire ed appassionare al mondo se chi c’è at“È buffo. torno è incantato ed appassionato. Il bisogno di magia fa parte dell’uomo, dei bambini, e dell’uma- Quei gabbiani nità. Questa capacità di continuare che non hanno a cercare anche laddove qualcuno una meta pensa che sia già stato tutto scoperto è la caratteristica che ha ideale permesso all’uomo di evolvere, di e che viaggiano essere altro da ogni altro animale. solo per È così che una pietra da oggetto utile per essere lanciato è divenuto viaggiare, utile per tagliare, e poi per essere non arrivano modellato... da nessuna Per qualcuno la passione divenparte, terà, o resterà, avere fede in un Dio, per altri credere che esiste e vanno piano. qualcosa che ancora non è stato scoperto, per altri ancora fidarsi Quelli invece di chi mi sta accanto e di fronte. che aspirano La realtà è fatta delle cose che accadono, che succedono, delle cose alla perfezione, che ognuno di noi in prima per- anche senza sona vive. L’amore lo posso spe- intraprendere rimentare se c’è qualcuno che mi ama, e se amo qualcuno. La tenacia alcun viaggio, la posso scoprire vedendo qual- arrivano cuno che ce la mette tutta e non dovunque ed molla. in un baleno” Dobbiamo sempre passare attraverso la concretezza, anche per R. Bach, insegnare ciò che concreto non è. Il gabbiano Questo è ciò che possiamo fare noi. Accanto esiste anche una forza Jonathan che viene dall’ineffabile che ci Livingston spinge a credere. I bambini non credono alla santa Lucia solo perché glielo diciamo, ma perché ne hanno bisogno. Ed è così bello potervi credere… Simona Colpani

Dal celebre discorso tenuto a Washington il 28 agosto 1963 da Martin Luther King

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Ramera

Parrocchia S. Michele Arcangelo e Madonna del Carmine

Seguiamo la stella C

i sono tanti modi per arrivare a Natale: lasciare che i giorni passino uno dopo l’altro senza particolare cura, sfruttare tutti i tempi liberi per pensare ai regali e fare shopping, costruire presepe e albero ed appendere luci oppure fare tutte queste cose lasciandosi afferrare dalla voglia di attendere il Protagonista. L’Avvento è il tratto di strada da vivere in pienezza per poter gustare il Natale di Gesù. Per questo tempo forte avremo come segno una stella; la stessa stella che nel cielo guidò i Magi lungo il cammino verso Gesù. La stella suscita domande ed è un segno da interpretare: neppure la scienza dei Magi riesce a decifrarlo senza la luce delle Scritture. La stella è anche motivo di gioia perché dal cielo rivela l’arrivo di un dono prezioso per noi. A tutti auguro di vivere un Avvento di ascolto, di attesa, di luce per gustare l’intimo splendore del Natale! Siate raggiunti dalla buona notizia del Signore che chiama ad accoglierlo nella luce della fede! BUON NATALE a Don Flavio, a Don Sergio, a Padre Luca e alla carissima comunità dei padri sacramentini, alle nostre famiglie, ai bambini, ai ragazzi, ai giovani, ai malati e agli anziani, alle persone che si sentono sole e nel dubbio della fede. Nella Santa Messa, rendimento di grazie più alto che ci sia al mondo, per tutti prego e dico grazie! Buon NATALE! Don Cristian

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Domenica 20 ottobre i bambini di terza primaria hanno vissuto un intenso ritiro a Costa Serina, dove, da alcuni anni, portiamo i nostri piccoli che si preparano a celebrare il sacramento della Confessione. Infatti nella casa che ci ospita vi è una particolare Cappella detta della Riconciliazione, dove poter assaporare la bellezza del dono che Dio ci fa nel sacramento del PERDONO. I bambini hanno pregato, hanno mostrato interesse per la riflessione attorno ai segni della Cappella, hanno pranzato nella gioia e nella fraternità e nel pomeriggio hanno giocato insieme con i genitori, sfidandosi in un supermega quizzettone! Alla prossima bimbi e bimbe e buon cammino di preparazione a così grande dono!!

II nostro primo Ritiro in preparazione alla Prima Comunione Domenica 29 Settembre è stata una giornata veramente speciale: il nostro primo ritiro è stato meraviglioso perché abbiamo partecipato assieme alle nostre famiglie. La mattinata è trascorsa con la presentazione del nostro percorso e la partecipazione alla Santa Messa vissuta in paragone con la visita ad un amico. I ragazzi hanno ricevuto in dono la Bibbia ed hanno firmato, assieme alle famiglie, il cartellone di condivisione del percorso. Successivamente ci siamo trasferiti dai Padri Sacramentini per vivere la seconda parte della nostra giornata. Il pranzo è stato particolare… c’erano due tavoli, uno imbandito con

ogni bene ed uno povero e misero, ogni famiglia ha estratto un biglietto ed è capitata in un tavolo a caso. Tutto ciò per sottolineare che non decidiamo noi in quale parte del mondo nascere, però possiamo decidere se condividere o no quello che abbiamo… naturalmente abbiamo condiviso tutto. Dopo il pranzo un gioco a quiz con domande di ogni tipo e prove fisiche degne dei migliori ginnasti ci hanno permesso di scoprire il cartellone (che ora è appeso nella nostra aula) che racchiude un po’ il senso del nostro percorso: come diventare strumenti del Signore. Successivamente abbiamo rivisto in video le reazioni al pranzo ed abbiamo condiviso le nostre emozioni ed i nostri pensieri. È stato veramente splendido vedere i nostri ragazzi giocare, ballare, ridere, condividere con i genitori… Ancora una volta

Ramera

III elementare: meraviglioso ritiro a Costa Serina

Oratorio San Giovanni Bosco

Parrocchia S. Michele Arcangelo e Madonna del Carmine

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Ramera

Parrocchia S. Michele Arcangelo e Madonna del Carmine

sottolineiamo l’importanza di condividere questo cammino di fede: i nostri figli sono molto attenti e capiscono benissimo ciò che è importante per

noi. Ringraziamo tutti per la partecipazione numerosa. Le catechiste Carla, Michela e Rosita

Catechisti – Catechiste Animatori – Animatrici

Parrocchia Ramera Anno Pastorale 2013- 2014 2 Elementare: 3 elementare: 4 elementare: 5 elementare: 1 media: 2 media: 3 media: 1 superiore: 2 superiore: 3 superiore:

Comini Diego – Brozzoni Laura Comini Aurora Bega Ornella – Carrara Giovanna Gotti Mariangela – Nava Federica Bianchi Carla – Rota Rosita – Minali Michela Scotti Elena – Vitali Paola – Rota Graziosi Giulia Carrara Patrizia – Casizzi Maria Grazia Locatelli Greta – Bonicelli Monica Ciurlia Barbara – Rota Carmen – Foiadelli Luca Vegetali Orietta – Villa Pietro Cornago Lorenzo – Don Cristian Volpi Marianna – Foiadelli Luca Lomboni Antonella – Piazzalunga Valentina

Giunga il grazie più sentito da parte della comunità cristiana per questi fratelli e sorelle che si sono resi disponibili per accompagnare il cammino cristiano dei ragazzi e degli adolescenti: preghiamo per loro affinché siano gioiosi annunciatori e testimoni di Cristo, sapienti educatori nella fede dentro la vita.

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I ragazzi di animazione di seconda superiore a Milano


Qualche pennellata di colore… Per chi non si fosse accorto il bar dell’oratorio ha conquistato un volto nuovo grazie all’impegno di alcune persone che hanno ravvivato l’ambiente! Qualche

Ramera

Parrocchia S. Michele Arcangelo e Madonna del Carmine

pennellata di colore caldo ha reso il bar accogliente per ospitare i ragazzi e le famiglie che si ritrovano insieme. Grazie a chi si è impegnato nella tinteggiatura e nella pulizia degli ambienti!

I ragazzi di animazione di terza superiore in città alta per la Scuola di preghiera

L'immagine del Padre misericordioso della cappella della Riconciliazione di Costa Serina (ritiro III elementare)

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Ramera

Parrocchia S. Michele Arcangelo e Madonna del Carmine

CALendARIo PAStoRALe

d I C e M b R e

1 domenica 2 lunedì 3 martedì 4 mercoledì 6 venerdì 7 sabato 8 domenica 9 lunedì 11 mercoledì

13 venerdì 15 domenica 16 lunedì 18 mercoledì 20 venerdì 21 sabato 22 domenica 23 lunedì 24 martedì 25 mercoledì

G e n n A I o

2 0 1 4

26 giovedì 27 28 29 domenica 31 martedì 1 mercoledì

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2 giovedì 3 venerdì 4 sabato 5 domenica 6 lunedì 7 martedì 8 mercoledì 9 giovedì 10 venerdì 12 domenica 14 martedì 15 mercoledì 16 giovedì 17 venerdì 18 sabato 19 domenica 22 mercoledì 24 venerdì 25 sabato 26 domenica 29 mercoledì 31 venerdì

I di Avvento Lectio divina: Genesi 16, 1 – 17, 8 Agar, Ismaele e paura di Abramo; patto con Dio. 20.30: gruppo la Casa ad Almenno S.S. per separati, divorziati, risposati 20.30 – 22.15: Scuola della Parola 20.30, al Teatro s. Carlo di Villa d’Almé: II incontro di formazione per tutti gli operatori pastorali con don Giovanni Gusmini: SANT’AGOSTINO, LA PASSIONE PER LA VERITA’. 16 – 18: adorazione eucaristica Sant’Ambrogio di Milano Immacolata Concezione 15 – 19: Ritiro parrocchia Ramera 15: Battesimo di Colombi Giacomo Lectio divina: Genesi 18, 1 – 15: Abramo visitato dagli angeli a Mamre. 16: s. Messa 17-18: Confessioni IV elementare 17: catechesi elementari 20.30 – 22.15: Scuola della Parola 20.30, Teatro s. Carlo di Villa d’Almé: III incontro di formazione per tutti gli operatori pastorali con don Giovanni Gusmini: CHARLES DE FOUCAULD, PICCOLEZZA E FRATERNITA’. 16 – 18: adorazione eucaristica 20.30: Scuola di preghiera in seminario III Avvento 10.30: laboratorio liturgico 14-21: Ritiro Catechisti GVG5, ritiro d’AVVENTO – ad Almè Lectio divina: Genesi 18, 16-33: Abramo il giusto. 16: s. Messa 17-18: Confessioni V elementare 20.30 – 22.15: Scuola della Parola 16 - 18: adorazione eucaristica Lectio divina. Genesi 21, 1-21; 22, 1-19: Isacco 16 - 17.30: Confessioni I media IV di Avvento 10 - 12: Confessioni scuole superiori 15 - 17: Confessioni libere II e III media 20.30: confessioni dai Padri sacramentini 8: Messa 10 - 12 e 16 - 19: Confessioni adulti SANTO NATALE 23.15: Veglia della nascita di Gesù 00.00: Messa della notte santo Stefano, primo martire venerdì - san Giovanni Ap. 16 - 18: adorazione eucaristica sabato santi Innocenti, martiri Festa della santa Famiglia 8: s. Messa 18: s. Messa - Te Deum di ringraziamento Ottava di Natale Maria santissima Madre di Dio. 47^ Giornata mondiale della pace 18: celebrazione eucaristica Trix a Mezzoldo Trix a Mezzoldo 16 - 18: adorazione eucaristica Trix a Mezzoldo 21, in sala itineris: Concerto Corpo musicale Ramera per il nuovo anno. Trix a Mezzoldo Solennità dell’Epifania del Signore Sante Messe secondo l’orario festivo. Giornata dell’infanzia missionaria 20.30 – 22.30: La casa ad Almenno S.S. per separati, divorziati, risposati. 17: catechesi elementari 20.30 – 22.15: Scuola della Parola 20.45: Incontro Catechisti 16 - 18: adorazione eucaristica 17: catechesi medie Festa del Battesimo del Signore Dedicazione della chiesa Cattedrale 17: catechesi elementari 20.30 – 22.15: Scuola della Parola Giornata per lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei 16 - 18: adorazione eucaristica 17: catechesi medie 20.30: Scuola di preghiera in seminario Centri di preghiera: Genesi 23, 1-20: la sepoltura di Sara Settimana di preghiera per l’unità dei Cristiani II T.O. GVG5 a Petosino 17: catechesi elementari 20.30 - Celebrazione ecumenica 16 – 18: adorazione eucaristica 17: catechesi medie Conversione di san Paolo Fine settimana di preghiera per l’unità dei cristiani II T.O. Festa san Giovanni Bosco alla Ramera 10.30: Messa – pranzo per le famiglie 61^ Giornata mondiale malati di lebbra 17: catechesi elementari 20.30 - 22.15: Scuola della Parola san Giovanni Bosco Memoria di San Giovanni Bosco 16 - 18: adorazione eucaristica 17: catechesi medie


LA SEGRETERIA PARROCCHIALE Adiacente la sacrestia, si trova il locale della Segreteria parrocchiale aperta da settembre a luglio (saltuariamente anche nel periodo estivo). La segreteria si prefigge di fornire informazioni e sbrigare le pratiche burocratiche della Parrocchia, liberando in tal modo i nostri sacerdoti da tali oneri, e permettere loro di avere più tempo da dedicare agli impegni pastorali veri e propri. Facendo un elenco sintetico e non esaustivo diciamo che dalla segreteria si possono avere: informazione dei fatti parrocchiali (orari delle sante Messe – le date dei Battesimi, Prime Comunioni, Confessioni ecc.) informazioni delle attività pastorali, culturali e ludiche della Parrocchia (date e orari di catechismo, lectio divina, preghiere nelle famiglie, cineforum, teatro, incontri di formazione socio politico, ecc) informazione dei gruppi parrocchiali e delle associazioni che si ritrovano nella parrocchia preparazione di atti anagrafici parrocchiali (certificati di Battesimo, Cresima e matrimonio)

distribuzione bollettino parrocchiale. Inoltre la segreteria parrocchiale vuole essere anche un luogo di accoglienza e di ascolto delle necessità e delle problematiche che emergono dalla comunità e delle proposte che possono concorrere al bene comune. La segreteria è aperta da lunedì a venerdì dalle ore 15 alle ore 17.30. Attualmente sono impegnate poche persone che dedicano volontariamente il loro tempo a questo prezioso servizio (Enrico, Ida e Cati, Ferdinando e Gabriella, Carla e Giovanna, Pinuccia e Santina, Pino e Franca, Vito e Matteo). Purtroppo qualche volta ci si trova in difficoltà ad aprire la segreteria per improrogabili impegni dei volontari. Inoltre vorremmo ampliare l’orario di apertura della segreteria. Per questo rivolgiamo un invito a coloro che possono dedicare qualche ora la settimana a comunicare la propria disponibilità; non sono richieste conoscenze o specializzazioni particolari ma solo la volontà di dedicare un poco del proprio tempo a servizio della comunità.

Ramera

Parrocchia S. Michele Arcangelo e Madonna del Carmine

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Ramera

Parrocchia S. Michele Arcangelo e Madonna del Carmine

Riflessioni sul Triduo dei morti Riportiamo le due riflessioni che don Luca Della Giovanna ci ha proposto nelle due serate di lunedì 28 ottobre e martedì 29 ottobre, all’interno del Triduo dei morti. È importante estendere pure a chi non ha potuto essere presente la ricchezza di tali riflessioni, che ci hanno consolato all’inizio del mese di novembre che più di ogni altro ci riporta la tenerezza dell’amore delle nostre radici. Seconda meditazione sul tema del morire DAL VANGELO DI MARCO (15, 33 - 39) Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Alle tre Gesù gridò con voce forte: Eloì, Eloì, lemà sabactàni?, che significa: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Alcuni dei presenti, udito ciò, dicevano: «Ecco, chiama Elia!». Uno corse ad inzuppare di aceto una spugna e, postala su una canna, gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a toglierlo dalla croce». Ma Gesù, dando un forte grido, spirò. Il velo del tempio si squarciò in due, dall’alto in basso. Allora il centurione che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo, disse: «Veramente quest’uomo era Figlio di Dio!».

DAL VANGELO DI LUCA (23, 46 - 47) Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo spirò. Visto ciò che era accaduto, il centurione glorificava Dio: «Veramente quest’uomo era giusto». Dalla storia sappiamo che Gesù fu crocifisso dai Romani sotto Ponzio Pilato in seguito ad una condanna sostenuta dai “capi del popolo e dagli anziani” di Gerusalemme. Sappiamo anche che Gesù non fu l’unico crocifisso della storia, ma risulta essere un “patibolo strategico” dei Romani per educare il popolo a desistere dalla stessa fine. Oltre alla pena

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capitale, i corpi dei condannati alla croce venivano esposti nudi al pubblico fino alla morte che avveniva soprattutto per asfissia (modalità che permetteva di prolungare l’agonia del condannato rispetto al taglio netto della testa). Certamente chi veniva crocifisso appariva un “condannato grave”, meritevole di sdegno da parte della folla. Anche nel mondo giudaico abbiamo un’attestazione riguardante la gravità del colpevole maledetto da Dio: “Se un uomo avrà commesso un delitto degno di morte e tu l’avrai messo a morte e appeso ad un albero, il suo cadavere non dovrà rimanere tutta la notte sull’albero, ma lo seppellirai lo stesso giorno, perché l’appeso è una maledizione di Dio e tu non contaminerai il paese che il Signore tuo Dio ti dà in eredità” (Dt 21, 22 - 23). Non possiamo dimenticare lo sgomento della folla ed ancor più dei discepoli di fronte a Gesù crocifisso: il Maestro non fu soltanto tolto di mezzo ma annoverato tra i peggiori criminali del momento! A rigor di logica, la croce dovrebbe essere il fallimento inequivocabile di un leader, non solo a livello politico ma in questo caso anche religioso (come può definirsi Dio un uomo così!?). Tutto rimane improvvisamente in preda all’angoscia ed al non-senso, eppure dai Vangeli abbiamo una prima attestazione radicale da parte del centurione (non un discepolo!) che vedendo Gesù morire, esclama: “Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!” (Marco) e “Davvero quest’uomo era giusto!” (Luca). Ed è sorprendente

che nei racconti delle apparizioni del Risorto, Gesù mostra i segni dei chiodi e la ferita al costato… con l’intento di condurre i discepoli proprio alla croce. Il Risorto non cancella il Crocifisso, anzi lo esalta e lo mette esattamente al centro della verità di Dio. Il maledetto appeso al legno della croce diventa benedizione da parte di Dio, come attestano le prime parole del Risorto ai discepoli: “Pace a voi!” (in ebraico: “Shalom”). Comprendiamo come l’evento della morte e risurrezione di Gesù abbia letteralmente messo in discussione il significato della morte: Gesù come Dio non scavalca il limite della morte, non la cancella, ma l’affronta personalmente offrendo per sempre un “nuovo volto” di Dio che nella cultura antica (ed ancora oggi) era definito per antonomasia l’Eterno. Con Gesù, Dio fa della morte il suo cavallo di battaglia! I cristiani vivono intensamente la morte perché l’associano profondamente al destino di Gesù, Colui che nella morte ha vinto la morte, e ha inaugurato il tempo dei Risorti. La morte non è più l’ultima parola della vita, ma la condizione per una vita totalmente immersa in quella di Dio.

“NON È QUI, È RISORTO!” (Mt 28, 6; Mc 16, 6; Lc 24, 6) La fede nella resurrezione dei morti si affermò relativamente tardi nella coscienza religiosa ebraica. Non sempre e dovunque si è stati dell’opinione che tutti i morti risuscitassero.


Nell’Antico Testamento si è creduto che la vita dei peccatori terminasse con la morte; si pensava che i peccatori dell’epoca escatologica avrebbero ricevuto il castigo ben meritato. Sappiamo che ai tempi di Gesù il tema della risurrezione non era affatto una novità (inventata dai suoi discepoli) ma era già presente nella cultura religiosa almeno da qualche secolo. Nei Vangeli è attestato il divario tra farisei e sadducei proprio su questo tema. Inoltre, non dobbiamo dimenticare che nella cultura greca (Platone) si affermava chiaramente l’idea dell’immortalità dell’anima che certamente influì sulla fede ebraica e soprattutto sulla fede cristiana dei primi secoli. Questa idea tanto diffusa non deve essere però confusa con la risurrezione: per i Greci nella morte l’anima tornava a Dio, l’Essere supremo, dopo essere stata “imprigionata” nel corpo per lungo tempo e si rifondeva totalmente in esso; per i Giudei il corpo è la condizione necessaria per far scorrere la vita di Dio, la sua Ruah, il suo “spirito vitale”, ed ogni uomo è creato “a sua immagine e somiglianza”, perciò vivere sulla terra attesta il movimento creativo di Dio nella storia. Per i Giudei la risurrezione è vista soprattutto nella qualità di vita dei viventi (la vita giusta circa la fede indissolubile nell’Unico Dio e la stretta obbedienza della sua Legge) per i quali verrà dato un giudizio finale da Dio proprio in virtù della loro fede ebraica. A questa convinzione si aggiunge l’idea del Re-Messia che sarebbe venuto a “far risorgere” Israele dalle sue miserie e confermare così la centralità del popolo d’Israele “popolo eletto” (anche i morti giusti parteciperebbero a questa teofania). La Risurrezione di Gesù inaugura una nuova stagione a partire

dalla sua vicenda personale: Egli è il giusto, il Re e Messia, l’Inviato dal Padre, il Figlio di Dio, Colui che discese dal Cielo per farsi simile agli uomini, spogliando se stesso e divenendo servo, facendosi obbediente fino alla croce… assumendo su di sé ogni forma di fragilità umana (pur essendo innocente), varcando la soglia della morte fino a raggiungere “la mano di Adamo” ed in esso la storia degli uomini di ogni tempo (sia prima sia dopo di Lui). La “debolezza” di Dio che lo spinge ad entrare nel mondo della morte e del peccato radicale diventa la vera “potenza” di Dio il quale in una logica d’amore incondizionato regala la vita eterna, laddove era stata collocata una grossa pietra (il sepolcro); essa diviene la “nuova carta d’identità” del Dio Giudice affermato nell’Antico Testamento: “Perché cercate tra i morti Colui che è il vivente?” (Lc 24, 5)

DAL LIBRO DELL’APOCALISSE (11, 17 18; 10b - 12a) «Noi ti rendiamo grazie, Signore Dio onnipotente, che sei e che eri, perché hai messo mano alla tua grande potenza, e hai instaurato il tuo regno. Le genti ne fremettero, ma è giunta l’ora della tua ira, il tempo di giudicare i morti, di dare la ricompensa ai tuoi servi, ai profeti e ai santi e a quanti temono il tuo nome, piccoli e grandi, e di annientare coloro che distruggono la terra». […] «Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo, poiché è stato precipitato l’accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusava davanti al nostro Dio giorno e notte. Ma essi lo hanno vinto per mezzo del sangue dell’Agnello e grazie alla testimonianza del loro martirio; poi-

ché hanno disprezzato la vita fino a morire. Esultate, dunque, o cieli, e voi che abitate in essi.” Suppongo che tutti noi oscilliamo fra due modi di considerate la morte, che sembrano in contraddizione l’un con l’altro. In primo luogo vi è la reazione familiare per cui la morte appare l’incarnazione suprema del disastro irrevocabile. Ma vi è un altro abito che la morte può indossare ai nostri occhi. È quello che ci suggerisce il volto freddo e silenzioso della persona che abbiamo amato. Ci si trova in possesso del suo segreto. Si sa tutto. Così ci sembra di sentire. E ciò che quel volto nel suo dolce silenzio ci dice è: “La morte non è niente. Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono io e tu sei sempre tu. Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora. Chiamami col nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato. Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste. Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, delle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme. Prega, sorridi, pensami! Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza. La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c’è continuità che non si spezza. Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista? Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo. Rassicurati, va tutto bene. Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata. Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace.”

Ramera

Parrocchia S. Michele Arcangelo e Madonna del Carmine

Henry Scott Holland (Londra, 15 maggio 1910)

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Sono tornati alla casa del Padre Ines Nessi Anni 92 † 12 gennaio 2013

Alice Fornoni Anni 85 † 8 ottobre 2013

Flaviana Minetti Anni 85 † 24 settembre 2013

Teresa Perico Anni 90 † 12 ottobre 2013

Padre Renato Piccinni Anni 55 19 ottobre 2013

Maria Bonacina Anni 86 † 5 novembre 2013

Salvatore Cirrincione Anni 79 † 10 novembre 2013

Centri di Preghiera nelle famiglie I prossimi incontri: 20 dicembre 2013 17 gennaio e 21 febbraio 2014 ore 20,30

Telefonare a: don Sergio 035 57 18 67; sagrista 338 67 20 902; don Flavio 035 57 11 40; segreteria 035 57 57 89.

Ponteranica e Rosciano

HANNO RICEVUTO IL BATTESIMO

a PONTERANICA Il 6 ottobre

Il 13 ottobre Marta Benedetta Noah Pelis di Marco Sartirani di Michele e Magagni Valentina e Perniceni TizianaIl Zoe Pelis di Marco Il 27 ottobre e Magagni Valentina Leonardo Sonzogni Nicole Limonta di Luca di Fabrizio e Biagioni Elena e Ayazi Laureta Il 3 novembre Virginia Roncelli di Mattia Sibella di Stefano e Perani Francesca Gianluca e Gotti Monica Martina Bacuzzi di Maria Salvi di Andrea Giampietro e Menghini Loretta e Rota Cristina

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a ROSCIANO

Il 7 luglio Andrea Ravasi di Danilo e Rota Cristina Il 21 luglio Marco Guarneri di Giovanni e Gamba Silvia Federico Cassader di Michele e Gamba Laura L’8 settembre Guido Foiadelli di Dante e Rossi Francesca Martina Crotta di Gianluca e Roncalli Ramona Il 13 ottobre 2013 Sofia Cornolti di Lara

HANNO RICEVUTO IL BATTESIMO ALLA RAMERA

6 ottobre 2013 Seminati Pietro e Jacopo di Filippo e Rossi Elena 13 ottobre 2013 Ferroni Federico di Luca e Bacchini Francesca Fiorona Filippo di Francesco e Leidi Valeria 27 ottobre 2013 Messina Nicolò Giovanni di Salvatore e Signorelli Laura


Sacramentini

Testimoni dell’Eucaristia C

ome dicevamo nel numero precedente, le comunità sacramentine d’Italia sono incamminate verso il Capitolo Provinciale, che si terrà nel febbraio 2014. È un evento importante, è un momento significativo per verificare e rilanciare la nostra missione eucaristica e, per questo, la sua preparazione segna anche la vita della nostra comunità.

Verso il Capitolo Provinciale Così è stato nello scorso mese di settembre, quando abbiamo dedicato ben tre incontri al primo momento di questa prepa razione, con l’obiettivo principale di “fare memoria” del nostro cammino nella Congregazione. In questi incontri, ci siamo proposti di valorizzare le diversità che esistono fra noi, mettendoci in ascolto gli uni degli altri: così, nel primo incontro, diversi confratelli hanno raccontato come è nata la loro vocazione sacramentina; nel secondo incontro, abbiamo rievocato i momenti più difficili che ognuno ha sperimentato, vedendo anche in essi una preziosa “scuola di vita” di cui tenere conto. Nell’ultimo incontro, abbiamo cercato di guardare avanti, pro-

vando a indicare alcune possibili scelte che, come comunità, potremmo fare, con l’obiettivo di approfondire la nostra presenza sul territorio. Per fare questo, fra le altre cose, riteniamo importante continuare a “valorizzare” la nostra chiesa, affinché diventi un luogo significativo per l’educazione alla fede e alla preghiera; parimenti, riteniamo importante utilizzare ancora meglio gli “spazi” della nostra grande casa e, soprattutto, quelli che già sono riservati alla accoglienza di parrocchie, gruppi, movimenti, per giornate di ritiro o incontri di formazione.

La morte di p. Renato Il mese di ottobre è stato segnato dalla morte di p. Renato Piccinni, all’età di 55 anni, avvenuta la mattina di sabato 19. Eravamo tutti consapevoli della gravità del suo male, lui per primo, ma fino all’ultimo non abbiamo voluto perdere la speranza. Il Padre celeste, invece, ha disposto diversamente e noi, pur nel dolore, abbiamo detto il nostro sì alla sua volontà. Come molti sacramentini, p. Renato aveva cominciato il suo cammino di formazione nel nostro seminario eucaristico, dove era entrato nel 1970 all’età di 12 anni. Dopo l’or-

dinazione sacerdotale, ricevuta a S. Benedetto del Tronto nel 1985, era tornato a Ponteranica, con il compito di educatore dei seminaristi. Nel 1991 è cominciata la sua esperienza di ministero parrocchiale, durata quasi vent’anni: prima a S. Benedetto del Tronto, poi a Prato, infine a Pesaro. E, nel 2010, ancora un ritorno a Ponteranica con un nuovo incarico: seguire i nostri confratelli anziani e ammalati, per la cui accoglienza e cura era stata ristrutturata appositamente una parte della nostra grande casa. Poi, circa un anno fa, è diventato “malato fra i malati”; ma, nonostante l’avanzare del suo male, ha cercato di svolgere il suo servizio fino all’ultimo, senza tirarsi indietro. Lo stesso si può dire per il suo ministero domenicale, che si è svolto soprattutto nelle parrocchie di Ponteranica (in particolare, Ramera e Rosciano) e che, per lui, è stata un’occasione preziosa anche per avviare nuovi rapporti di conoscenza e di amicizia. Ora, la nostra comunione con lui continua in un modo nuovo; nella certezza che, come ci dice la liturgia, ai fedeli defunti “la vita non è tolta, ma trasformata”.

Un momento della Messa presieduta dal vescovo Carlo Mazza per la festa di San Pier Giuliano, nel febbraio scorso. Il terzo concelebrante p. Flavio Fumagalli da destra è p. Renato

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Ponteranica e Rosciano

Parrocchia della trasfigurazione in Rosciano Parrocchia di SS. Alessandro e Vincenzo in Ponteranica

Vita della Comunità 22-26 settembre UN MONDO DI SIMPATIA: la convivenza dei pre-adolescenti Di tanto in tanto il notiziario dà conto delle “convivenze” che si organizzano con l’oratorio, e qualcuno si chiederà cosa siano.

La convivenza è esperienza di vita quotidiana, insieme: essendo esperienza di vita quotidiana è vissuta in periodo scolastico o lavorativo, perché non è una vacanza. Essendo “insieme” non viene vissuta a casa propria, e neppure in un luogo di vacanza, ma in un luogo feriale e abbastanza capiente da ospitare chi voglia prendervi parte. Dopo la

ristrutturazione del centro parrocchiale abbiamo spesso vissuto le nostre convivenze nella nuova “casa del parroco”, sfruttandone gli ambienti belli e funzionali. Non c’è come vivere gomito a gomito e, appunto, nei giorni feriali, quando ci si deve alzare per andare a scuola o a lavorare, per conoscersi meglio e imparare la bellezza (e l’impegno, la fatica) di non essere soli, di aiutarsi e sostenersi. Dal 22 al 26 settembre venticinque ragazzi di terza media/1^superiore con una decina di animatori/genitori alla parte logistica hanno vissuto l’esperienza di quattro giorni di vita comunitaria: levata, scuola, pranzo, pomeriggio di studio (…), serate di riflessione e di gioco insieme, un po’ di preghiera. Il tema che ha guidato le giornate è stato “UN MONDO DI SIMPATIA”, giochi di ruolo, testimonianze e riflessioni sul tema della pluralità del mondo, della diversità e dell’uguaglianza fra gli uomini.

29 settembre L’ inizio dell’anno catechistico Sono anche quest’anno oltre 200 i ragazzi delle elementari e delle medie che si sono iscritti alla catechesi nella nostra comunità. La grande maggioranza ha scelto di frequentare il venerdì pomeriggio, poco più di 20 i ragazzi che hanno scelto il sabato, sempre meno “gettonato”. Domenica 29 settembre durante la S. Messa delle 10.30 insieme alle famiglie

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dei ragazzi abbiamo inaugurato l’anno invocando lo Spirito Santo sui catechisti e sui genitori, che avranno il compito di aiutarli a crescere nella fede.

6 ottobre MISSIONARI A CASA NOSTRA: il mandato agli animatori dei Centri di preghiera nelle famiglie Dopo un intenso mese di preparazione e organizzazione domenica 6 ottobre ha preso il via l’esperienza dei CENTRI DI PREGHIERA. Nelle chiese parrocchiali di Ponteranica e Ramera si è consegnato il mandato ai catechisti ed alle famiglie ospitanti ad essere “missionari a casa nostra”, così come recitava il titolo - felice parafrasi di altri slogan - che sul notiziario parrocchiale ha presentato l’iniziativa. Tredici i centri (ora divenuti 15) e le famiglie ospitanti, più numerosi gli animatori. Sono stati consegnati, dai bimbi di 1^ elementare, i ceri e le icone che “univano” i diversi centri nell’unico percorso comune. Per tre venerdì, contemporaneamente, nei Centri oltre duecentocinquanta persone, hanno pregato e meditato insieme. L’iniziativa proseguirà ora con cadenza mensile. Speriamo che altre persone, incoraggiate dagli “operai della prima ora” e dalla positività dei primi incontri, si uniscano nella preghiera e nella fraternità vincendo l’accidia e il rispetto umano di tanti cristiani un po’ troppo “anoressici”, che trovano sempre qualche motivo per non mangiare il pane e i pesci offerti da Gesù.

Ponteranica e Rosciano

Parrocchia della trasfigurazione in Rosciano Parrocchia di SS. Alessandro e Vincenzo in Ponteranica

12 ottobre Comunità delle Beatitudini, la VEGLIA “petali di rose” Sabato 12 ottobre presso la Chie-

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Ponteranica e Rosciano

Parrocchia della trasfigurazione in Rosciano Parrocchia di SS. Alessandro e Vincenzo in Ponteranica

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te di Sacra Scrittura nel nostro Seminario Diocesano. Alla Messa erano presenti anche i bimbi bielorussi accolti da un buon gruppo di famiglie della comunità nell’ambito delle iniziative dell’Associazione “Aiutiamoli a vivere”.

sa parrocchiale dei ss. Alessandro e Vincenzo in Ponteranica, i fratelli e le sorelle della Comunità delle Beatitudini in collaborazione pastorale con i volontari della Parrocchia ed altri amici animatori, hanno condotto ed animato per il secondo anno una particolare veglia di preghiera intitolata “Petali di Rose”. Il canto di lode, l’ascolto della Parola di Dio, i gesti di una Liturgia appositamente preparata per l’evento, hanno accompagnato i fedeli partecipanti in un “itinerario di Fede” che conduceva a scrivere una lettera con preghiera di supplica a Gesù per il tramite di santa Teresa del Bambino Gesù e del Volto Santo. Nello scritto, ognuno chiedeva (con un pizzico d’audacia cara alla santa di Lisieux) al Signore della vita di compiere l’impossibile in favore di tutte le persone care, amici e conoscenti. Al termine della serata, un piacevole momento di condivisione fraterna, si è svolto presso i locali dell’oratorio, dove è stato offerto

un buffet ristoratore.

13 ottobre Il saluto a don Marco e don Lorenzo La S. Messa domenicale delle 10.30 è il luogo per eccellenza della vita della nostra vita parrocchiale: qui portiamo le nostre gioie e i nostri dolori, sosteniamo itinerari di catechesi e percorriamo l’anno liturgico. Qui ci accogliamo e ci congediamo. Così è stato domenica 13 ottobre: è stata luogo di congedo per don Marco Perucchini, che ha salutato la nostra comunità in partenza per la Casa del Giovane di Bergamo e il servizio festivo alla parrocchia di Brembate Sotto. Nella bellissima riflessione sulla gratitudine don Marco ha ringraziato il Signore per l’eucarestia festiva che ha condiviso con noi per alcuni anni. La Messa è stata anche luogo di accoglienza per don Lorenzo Flori, destinato fra noi dal Vescovo come collaboratore festivo oltre che insegnan-

1/2 novembre Abbiamo commemorato i nostri defunti Come sempre partecipatissima la S. Messa al cimitero (quest’anno poi la concomitanza del sabato ha contribuito al notevole afflusso), concelebrata il 2 novembre dai sacerdoti delle parrocchie e da numerosi padri sacramentini. E così il via-vai fra le tombe ornate di fiori a trasformare il luogo più “brutto” della comunità in un gradevole giardino, simbolo della speranza cristiana che si stende sulla morte. Nella settimana successiva la comunità parrocchiale di Ponteranica ha celebrato il suo Triduo dei Defunti, aperto dall’ufficio del venerdì sera per i sacerdoti, religiosi e religiose defunti: lì abbiamo ricordato in particolare suor Fausta, morta lo scorso giugno, ed i sacramentini Padre Agostino Longari e Padre Renato Piccinni, defunti in quest’ultimo anno. In concomitanza con il Triduo abbiamo allestito nella chiesa di San Pantaleone una suggestiva mostra intitolata “TRE QUARTI D’ONCIA – viaggio al limite della notte” in cui il fotografo Enrico BERLUCCHI ha osato spingersi oltre il cancello dei cimiteri per indagare con le sue immagini un tema scabroso come quello della morte, fino a dedicarvi questa mostra, bella e suggestiva: decine di scatti in bianco e nero quasi a fissare nei giochi di luci e ombre, fra i riflessi dei marmi e l’opacità delle pietre, la ricerca di un varco che permettesse di scrutare il


3 novembre Il ricordo dei Caduti

mistero. Sempre sentita la celebrazione della domenica quando, solennemente, abbiamo pregato insieme per tutti i defunti dei dodici mesi trascorsi dall’ultimo Triduo e per i giovani defunti della comunità. Al pomeriggio

abbiamo concluso i “riti” del LOTTO DEI MORTI, questa tradizione che unisce nel ricordo vivi e defunti e che attraverso la forma quasi “dissacrante”, comunque pacificata anche con il pensiero della morte - dell’estrazione delle “grazie” (leggesi, premi), ricorda i defunti impegnandosi a sostenere i vivi. Alle 18.30 si è celebrata l’Eucarestia conclusiva, nel ricordo di tutte le intenzioni raccolte con il Lotto. Un grazie per l’impegno a tutti i volontari del lotto e coloro che hanno dato la loro adesione all’iniziativa, che ha offerto alla comunità oltre 3000 euro. Grazie a tutti. Enrico Berlucchi “Tre quarti d’oncia - Viaggio al limite della notte”. L’artista varca i cancelli dei cimiteri per scrutare “cosa resta”.

Nella celebrazione eucaristica di domenica 3 novembre abbiamo accolto l’invito dell’Amministrazione Comunale a ricordare la giornata dell’Unità Nazionale e la festa delle Forze Armate. La data è simbolica, ricorda il giorno della vittoria della 1^ guerra mondiale, nel 1918, e vuole essere un tributo alle tante giovani vite spezzate da quella guerra: 600.000 solo gli italiani. Ricordarli con gratitudine e – da credenti - pregare in loro suffragio è il minimo che si possa fare. Se si vuol fare qualcosa di più per onorare il loro sacrificio occorre non tirarsi indietro nel dare il proprio contributo alla costruzione della casa comune del nostro popolo: purtroppo, se siamo meticolosissimi nella cura del nostro privato, ancora non brilliamo quando si tratta di rendere più bella la nostra casa comune (perché questa è la “patria”, la terra dei padri); bravissimi nell’esprimere le nostre doti soliste, ancora non vediamo l’utilità di mettere in comune le nostre virtù per creare un coro a più voci… Così domenica, un po’ in controtendenza rispetto al quotidiano, abbiamo voluto rendere omaggio ad una patria costruita su tanti sacrifici: abbiamo celebrato l’eucarestia alla presenza del Sindaco, delle autorità civili e degli alpini. Al termine in corteo ci si siamo recati al monumento ai Caduti per gli onori civili e militari. Per un giorno forse i nostri Caduti hanno pensato che il loro sacrificio fosse servito a qualcosa. Già il giorno dopo, tornati gli “italiani” di sempre, è stata tutta un’altra faccenda…

Ponteranica e Rosciano

Parrocchia della trasfigurazione in Rosciano Parrocchia di SS. Alessandro e Vincenzo in Ponteranica

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Ponteranica e Rosciano

Parrocchia della trasfigurazione in Rosciano Parrocchia di SS. Alessandro e Vincenzo in Ponteranica

Domenica 29 dicembre

La comunità parrocchiale di Rosciano accoglie la Fraternità delle Beatitudini Si inaugura il nuovo Centro pastorale parrocchiale di Rosciano

D

opo due lunghi anni di pre- scovo Francesco nell’estate del parazione si realizza un pro- 2011. Allora la Fraternità delle Beagetto nato dall’intuizione del Ve- titudini lasciava Sovere dopo oltre

IL PROGRAMMA DELLE CELEBRAZIONI Venerdì 27 ore 20.30 presso il Centro Pastorale di Rosciano – incontro aperto a tutti “LA FRATERNITA’ DELLE BEATITUDINI” Storia e attualità di un sogno nato dal Concilio Vaticano II Domenica 29 ore 10.30 S. Messa in chiesa parrocchiale di Ponteranica ore 15.00 a Rosciano Inaugurazione del Centro Pastorale di Rosciano alla presenza del Vicario Generale Mons. Davide Pelucchi e dei Responsabili della Fraternità ore 17.00 chiesa parrocchiale di Rosciano S. Messa di accoglienza della Fraternità delle Beatitudini nella comunità di Rosciano presiede Mons. Davide Pelucchi, Vicario Generale del Vescovo

ratorio di P una proposta per i ragazzi di 3^media 1^ e 2^ superiore

BRANZI 2-4 gennaio 2014

10 anni di permanenza, e il Vescovo pensò che a Rosciano, da poco orfana di un parroco “stanziale”, avrebbe potuto regalare la stessa dedizione e competenza che avevano caratterizzato la sua presenza nella comunità precedente. Questi due anni, pur lunghi, non sono passati invano. Nel frattempo la Fraternità, composta da una famiglia (Fabio, diacono permanente, e la moglie Bernadette, con i figli, Teresa, Davide e Sara), ha vissuto in un appartamento a Ramera. Fabio è insegnante. Le nostre comunità parrocchiali hanno potuto conoscerli bene: in punta di piedi, con molta discrezione, in questo tempo ci hanno permesso di apprezzarne la presenza e l’apporto. La comunità che arriva a Rosciano non è dunque una novità sconosciuta, è – passatemi il gioco di parole – una novità nota. Nota dunque, ma anche “novità” perché ora la Fraternità andrà a risiedere nel rinnovato Centro Pastorale di Rosciano e inizierà anche ufficialmente questa collaborazione. Questo significa riaprire una casa rimasta chiusa per quattro lunghi anni e riportare una presenza stabile per l’animazione parrocchiale e del Santuario. Vivranno nell’appartamento al primo piano del Centro Pastorale. Come nell’analogo edificio a Ponteranica tutto il pianterreno sarà a disposizione delle attività parrocchiali: un capiente salone polivalente attrezzato per riunioni e attività, una cucina per gestire eventuali cene e “bàffets”, una sala per incontrare e ricevere le persone. Penso con gioia all’idea che le persone di Rosciano possano ora tornare ad avere in loco un punto di riferimento per la vita della comunità: la casa parrocchiale aperta, persone che accolgono, che ridanno una vita anche feriale alla chiesa… Buon Cammino!

Vacanze di VACANZE D natale NATALE Per informazioni rivolgersi a Ottavia o a don Sergio

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QUANDO: dalla mattinata di giovedì 2 gennaio al pomeriggio di sabato 4 gennaio 2014

DOVE: a Branzi, in V Saremo ospiti di una casa vacanza

Branzi è un comune di 762 abitanti della provincia di Bergamo. Situato in Alta Brembana, alla confluenza del torrente Borleggia nel Brembo, dista 48 chilometri dal capoluogo orobico. Il territorio comunale, situato in un contesto naturalistico d'alto profilo, permette un'innumerevole quantità di escursioni adatte ad ogni esigenza. Tra queste si distinguono quella al Rifugio Laghi

don Sergio


Ponteranica e Rosciano

Parrocchia della trasfigurazione in Rosciano Parrocchia di SS. Alessandro e Vincenzo in Ponteranica

L’

incaricato del Noin cui una coIl Calendario e la busta del dono natalizio tiziario parrocchiamunità parrocle insieme a questo chiale contrinumero vi ha portato buisce a rendeil CALENDARIO PAre più bello per STORALE 2013/14 e la tutti, anche chi let tera/busta del non crede, il terDONO NATALIZIO. ritorio in cui si Vogliono essere segni di appartevive. Se dunque da un lato è bello lo stile nenza: siamo di qualcuno, facciamo della gratuità che caratterizza in Comun ità 365 gi parte di una comunità, non siamo la stragrande maggioranza delle orni l’ann o ...e anche più... soli. Ogni mese il notiziario ci rag- Calend iniziative della nostra parrocchia ario Past o giunge raccontando, proponendo, 2013/2r0a1le (che non mette “tariffe”, accetta riflettendo… con l’intento di “ab4 – quando ci sono – offerte), dalbattere” le mura di casa e farci l’altro è giusto ricordare senza sentire intorno una realtà diversa ipocrisie a senso unico che le da quella dei giornali e della TV, strutture e le iniziative costano, meno pericolosa e aggressiva e l’impegno a mantenerle non e, al contrario, più inclusiva e può essere solo di qualcuno. accogliente. Il Calendario pastorale si proA Natale la busta del dono natalizio pone ora di accompagnarci nel vi porta a casa – una volta all’anno nuovo anno: lì potremo ap– l’invito a non dimenticare, se popuntarci i nostri impegni ma tete, in questo periodo di regali, di anche tenere sott’occhio quel fare un piccolo dono anche a questa che la nostra comunità crifamiglia più grande che è la comunità stiana sta vivendo, decidendo parrocchiale. magari di aprire la porta di casa e uscire, partecipare. Per quanto arrivi fino al dicembre 2015 A dicembre c’è anche la possibilità di rinnovare riporta gli eventi della vita parl’“abbonamento” al notiziario parrocchiale. È un abrocchiale solo fino al prossimo bonamento un po’ speciale, settembre perché ad ottobre perché il notiziario arriva copubblicheremo il nuovo calenmunque a tutte le famiglie, è dario pastorale 2015/16. solo un modo per sostenere Anche la busta del dono natal’iniziativa, tenendo conto che lizio, come il dono del calengli “abbonamenti” quest’anno dario, è un segno di appartesono stati poco più che 1 su 4 nenza, perché stare dentro sul totale (1200) dei numeri diuna famiglia significa – come stribuiti fra Rosciano e Ponteraho scritto nella lettera – a nica. Stiamo in piedi grazie alla volte beneficiare di quel che pubblicità, e ringraziamo le ditte si riceve, altre volte essere che accettano questa forma di sobenefattori, aiutare. Ci vuole stegno reciproco. E poi, crediamo l’uno e l’altro. Lo diciamo a in questo che sia davvero un piccolo volte ai figli, ai più giovani, dono alle famiglie di Ponteranica. “guarda che questa casa Dopo due anni che il notiziario è non è un albergo dove si diventato a colori e con 32 pagine viene, si prende e si va, si Bu anziché 24 vi chiediamo di stabion Natale! deve aiutare la vita della lizzare l’abbonamento sui 15 euro famiglia!”. (anziché scegliere fra i 10 normali L’oratorio, la scuola materna, o i 15 dei sostenitori). Al più, se le proposte di aggregazione ed educative, la forqualcuno vorrà aiutarci a sostenere mazione ed il tempo libero dei ragazzi e degli ado- l’iniziativa del calendario, potrà offrire qualcosa lescenti, la disponibilità di tanti ambienti ai gruppi di più... ed a chi ne abbia bisogno… sono alcuni degli ambiti Grazie a tutti

Il dono di Natale:

due “segni” di appartenenza PARROCC HIA SS. ALESSA VINCENZO NDRO E MA IN PONTERA RTIRI PARROCCHI NICA A TRASFIGURADELLA ZION IN ROSCIANOE

Carissimi,

questo piccolis simo segno – una lettera d’au esprimere il mio guri – vuol desiderio di esse rvi vicino al Natale che tempo del si avvicina ed invita alla soprattutto a gioia. Vicino chi in questo per iodo che dovrebbe festa dovrà far essere di e i conti con tut te quelle cose non inducono che alla festa proprio: le fati che della vita, miliari e lavora le difficoltà fative, i problem i di salute... Accanto alla lettera c’è, anc ora una volta, rocchiale, e c’è il Notiziario la busta del don paro natalizio. L’in che non siete CALENDARIO tento è di ricorda soli, che non siam DELLA VIT rvi o soli, siamo den A PARROCCH distribuito per tro IAL una comunità. iodicamente a E che trovate Il allegato, o il not tutte le case, camminiamo hanno il com iziario parroc da soli. Del don pito di ricorda chiale o di camminare volta siamo ben rci proprio que dentro una com efattori, come sto: che non unità talvolta in ogni buona ben eficiamo qualche famiglia. Insieme agli aug altra uri questa bus ta - una volta una colletta a all’anno - vi por favore delle iniz ta l’iniziativa iative comuni questo periodo del DON tar O NATALIZI ie. Vengo a chie di regali, di far O, dervi di non dim e un piccolo don parrocchiale. enticare, se pot o anche a que sta famiglia più ete, in L’oratorio, la grande che è la scuola matern comunità a, le proposte libero dei ragazz di aggregazione i e degli adolesc ed educative, enti, la disponi gno… sono alcu la formazione bilità di tanti ni degli ambiti ed il tempo ambienti ai gru in cui una com tutti, anche chi ppi ed a chi ne unità parrocchia non crede, il terr abbia bisole contribuisc itorio in cui si e a rendere più viv e. Lo scorso ann bello per o abbiamo con cluso un lungo (chiesa, oratori e oneroso ciclo di o, centro par risistemazione rocchiale…) Le mutuo con cui delle strutture spese affront affrontare la com unitarie ate ci hanno copertura del importo di 12.0 impegnati ad passivo: ne avr 00 euro a trim accendere un emo ancora per estre. Poi - ne qualcosa: una qualche anno, sapete qualcos campana (olt per un a anche voi – re 5.000 eur euro), l’impianto o), tut il ti riscaldamento i giorni si rom dei microfoni della chiesa di pe in chiesa parroc San Pantaleone chiale (una ma Non vogliam (7.0 zzata!, più di 00 o poi, in questo 20.000 euro…) periodo di cris . più in difficol i, venir meno tà, cosa che facc anche all’aiuto iamo soprattut anche a sostene verso le person to grazie al sost re i missionari e e le famiglie egno del gruppo laici e religios missionario, imp i di Ponteranica So di rivolgermi egnato . ad una comuni tà sensibile e vostre famigli gen erosa, e ve ne e di trascorrer ringrazio di cuo e giornate sere re. Auguro a ne e gioiose. voi e alle

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Ponteranica e Rosciano

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Sul numero di settembre/ottobre della rivista “Alere” pubblicata dal Seminario Diocesano è apparso un “box” con la foto ed il ricordo di Flaviana Minetti, da ben 60 anni delegata delle zelatrici del Seminario per Ponteranica e scomparsa il 24 settembre scorso. Lo riportiamo ricordando che Flaviana è stata per oltre 50 anni anche custode generosa e appassionata, oltre che benefattrice, della nostra chiesetta di San Rocco a Castello. Le parole affettuose scritte dalle nostre zelatrici su “Alere” esprimono la commozione e la gratitudine della comunità per il suo servizio e la sua testimonianza. Grazie Flaviana! “Carissima Flaviana, amica e nostra delegata. Forse non tutti conoscono il tuo grande amore e la tua dedizione al nostro Seminario Vescovile. Tanti anni fa come zelatrice del Seminario hai formato anche a Ponteranica un “gruppo”, ancora presente, con la funzione di sostenere con la preghiera la formazione dei nostri novelli sacerdoti, dei sacerdoti del Vicariato e anche di tutti i sacerdoti della nostra Diocesi. Tutte noi vogliamo ringraziarti per l’amore e l’impegno che hai sempre dedicato a questa missione. Ricordandoti sempre, ti assicuriamo di proseguire nell’impegno e a te offriamo le nostre preghiere a te tanto care. Le tue zelatrici di Ponteranica

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Il Gruppo Biblico Nella nostra Parrocchia è operante da più di due anni il Gruppo di catechesi Biblica, che si prefigge nel corso del tempo di leggere, spiegare e commentare tutto il testo sacro della Bibbia, dal libro della Genesi a quello dell’Apocalisse. Il gruppo ha già iniziato il terzo anno del suo impegno, si riunisce il giovedì pomeriggio, nel salone del Centro Parrocchiale, dalle ore 14,30 alle ore 16 ca., segue il ritmo dell’anno scolastico ed è composto da 12/14 persone, di cui alcune sono impegnate nella catechesi dei bambini, ed è guidato da Giovanna Cecchini Manara. L’entusiasmo caratterizza la presenza costante dei partecipanti che scoprono con stupore e gioia quanto dice la Parola e come la presenza del Signore abbia accompagnato per secoli il cammino del suo popolo con attenzione, misericordia, amore e fermezza. Chi desiderasse conoscere, approfondire e gustare La Parola che il Signore ci dice ancora oggi attraverso il testo Biblico dell’Antico e del Nuovo Testamento è ben accetto nel gruppo e sicuramente ne avrà un vantaggio spirituale. Provare per credere. Giovanna


Testimonianze di volontari

Ucraina progetto “Nash Dim” Occhi azzurri color ghiaccio, capelli biondi come l’oro, un tenero sorriso sulle labbra

L

ui è Dima. Un piccolo orfano dell’istituto “scuola speciale” di Udaizi, situato in una zona isolata della regione di Chernigov, in Ucraina. Con lui vivono una novantina di ragazzi e ragazze disabili dai 7 ai 17 anni di età che, secondo il sistema didattico ucraino, non possono frequentare un corso di studi “normale”. Siamo partiti una domenica mattina di fine luglio con l’aereo in direzione Kiev, dopo aver atterrato abbiamo trascorso 4 ore su un pullmino bianco, sommersi dai nostri bagagli colmi di oggetti e giochi per i bambini dell’orfanotrofio. Ho 23 anni e da qualche anno mi dedico al volontariato, così quest’anno ho deciso di scoprire e conoscere quel mondo, apparentemente freddo, dell’Ucraina, uno dei principali paesi dell’Est con problemi economici e sociali. Ho fatto quest’avventura con quattro persone umili e di cuore che hanno reso il mio viaggio davvero positivo e indimenticabile: Mistica, una cinquantenne, che ha cambiato sguardo e donato sorrisi sinceri ad Anja, bambina autistica messa da parte da tutti; Roberto, un ragazzo di 35 anni che ha donato tempo e divertimento a tutti i bambini dell’orfanotrofio, ed infine Renata ed Emy, amiche d’infanzia di Mistica che da qualche anno hanno scoperto il valore che

può dare il volontariato nei paesi disagiati dell’Est. Diego di Provaglio d’Iseo, promotore di tanti progetti in terra ucraina per gli orfani e per gli istituti che li ospitano ci ha affiancato come traduttore Andrei, un giovane orfano di 27 anni con alle spalle un passato doloroso e difficile. Grazie a lui abbiamo capito che anche lì, se si ha forza e determinazione, ci si può rialzare anche dopo una brutta e scivolosa caduta. Ho conosciuto l’Ucraina come un paese verde per gli immensi prati, giallo per le grandi distese di grano e di girasoli, e azzurro per il cielo. Ma ciò che davvero la colora sono le tante e grandi perle azzurre che i bambini hanno al posto degli occhi. Alcuni ti guardano da lontano, quasi nascosti, e si chiedono perché queste strane persone che non parlano nemmeno la loro lingua siano lì, altri invece passano intere giornate a farti i dispetti, facendoti il solletico e pizzicandoti, elargendo con grandi sorrisi e schiamazzi. Altri ancora si buttano al tuo collo stringendoti più che possono, e tu fai altrettanto con loro perché ti rendi conto che se fanno così è perché loro questi abbracci non li hanno mai avuti o magari ne hanno avuti talmente pochi che non se li ricordano più. In questa descrizione sembra tutto abbastanza

carino, ma purtroppo non è così: la vera Ucraina è quella che non riesce a dare un vero e proprio futuro a tutti gli orfani che la popolano perché a 17/18 anni, per legge, devono lasciare l’orfanotrofio, quello che per loro era diventata la loro casa. Gli orfani di Udaizi, sono doppiamente svantaggiati per le loro precarie condizioni fisiche e psichiche per questo è considerato un orfanotrofio “speciale”. A loro, concluso il ciclo di studi che termina con un ultimo anno di corso professionale in un altro istituto verrà corrisposto un insufficiente sussidio di invalidità che gli prospetterà una vita di degrado: per tanti ragazzi sarà l’alcool l’unica via d’uscita, mentre per le ragazze molto spesso è la prostituzione l’unica garanzia di sopravvivenza. Da queste condizioni nasce il progetto “Nash Dim” con l’obiettivo di interrompere questa spirale negativa cercando di dare un futuro più dignitoso a questi giovani ragazzi. Una nuova casa per insegnare agli orfani disabili di questa regione di fare parte di qualcosa, di vivere con qualcuno, soprattutto di condividere crescendo insieme e nel limite delle loro possibilità ad essere autonomi. Qualcosa che non sarà solo “mio”, ma sarà “nostro”. Le due settimane trascorse in orfanotrofio sono state ricche di emozioni diverse: innanzitutto ha prevalso la tristezza e la rabbia per quelle piccole vite spezzate da situazioni famigliari disastrose, perché anche se non sappiamo, ognuno di loro avrà una storia dolorosa alle spalle. La gioia e l’allegria l’abbiamo abbracciata ogni qualvolta guardavamo quei dolci e innocenti visi sorridere e saltare felici mentre si giocava e si stava in compagnia. Ed infine la speranza: perché io ancora spero, io voglio credere che anche per loro possa esistere un futuro dignitoso e soprattutto voglio che imparino ad apprezzare la vita e a rispettarla, creando intorno a loro una grande felice famiglia perché quelle creature celesti si meritano solo amore. Ilaria

Ponteranica e Rosciano

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Iniziative da tenere vive A

nche quest’anno l’Associazione Aido di Ponteranica ha voluto continuare ad organizzare varie iniziative sul territorio per far conoscere sempre più l’importanza della donazione di organi. La disponibilità di tutto il mio Consiglio Direttivo che mi sostiene nelle varie iniziative, mi da tanta energia per affrontare una società che oggi è sempre più travolta dall’egoismo, dalla prepotenza e dall’indifferenza. Tutti noi molte volte abbiamo sperimentato l’impazienza per l���attesa a qualche sportello per le pratiche burocratiche, l’angoscia per le code chilometriche sulle strade o dei lunghi minuti per attraversare la strada, ma c’è un’attesa e una coda che i mezzi di comunicazione quasi mai ci raccontano: è la lista di attesa per un trapianto. Non si tratta di un’attesa di qualche minuto o di ore, ma di mesi o di anni, ma riguarda

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la possibilità di cambiare le condizioni di vita o addirittura di sopravvivenza, compromesse da gravi malattie e molto spesso il trapianto è l’ultima speranza per continuare a vivere. La donazione di organi è un gesto di amore nei confronti di chi è stato meno fortunato di noi e poter dare a queste persone la possibilità di vedere le bellezze e le meraviglie del mondo con i nostri occhi e sentire le emozioni con il nostro cuore. Da diversi anni la nostra Associazione è presente nelle scuole medie “Don Milani” incontrando i ragazzi e docenti, illustrando con la partecipazione di personale competente AIDO un problema che a volte per male informazione e per paura non viene affrontato.

Molto toccanti le testimonianze di persone che in quell’occasione esprimono le loro esperienze vissute, perché nelle vesti di chi ha ricevuto un trapianto o di chi ha detto “sì” alla donazione evidenziano in modo esemplare cosa vuol dire salvare il tuo prossimo. L’AIDO di Ponteranica, come citato, promuove e sensibilizza la popolazione all’importanza della donazione e non dimentica anche i più piccoli. Pure loro purtroppo non sono esenti da malattie. Da anni ci impegnamo a passare con loro alle “Scuole Materne di Ramera e Ponteranica Alta” un pomeriggio di allegria e festa colorato da palloncini AIDO e gustose caldarroste. Ringrazio di cuore Don Flavio, Don Sergio e tutte le responsabili delle materne per la loro accoglienza e gentilezza. A questi piccoli prometto continuità negli anni a venire di gustare queste giornate di gioia. Da tutto il mio Consiglio Direttivo e mio personale un grazie per la vostra disponibilità a noi molto gradita e apprezzata. Presidente AIDO Ponteranica Angelo Locatelli


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Agenda di Ponteranica e Rosciano don Sergio Scotti Parroco Casa Parr. Ponteranica tel. 035 57 18 67 scotti.sergio@gmail.com www.parrocchiediponteranica.it Silvano Ceruti tel. 338 67 20 902 Scuola dell’Infanzia tel. 035 57 41 53 fax. 035 41 29 232

orari SS. Messe a Ponteranica Chiesa Parrocchiale Prefestiva: ore 18.30 Festiva: ore 8.00 – 10.30 Feriale: dal lunedì a giovedì ore 17,00 Venerdì e sabato ore 8,00

Chiesa di San Rocco al Castello Festiva:

ore 18.30 (la quarta domenica del mese)

Chiesa di San Girolamo Emiliani (alla Costa Garatti) Festiva:

ore 18.30 (la seconda domenica del mese)

orari SS. Messe a Rosciano Chiesa Parrocchiale Prefestiva: ore 19.00 Festiva: ore 9.00 ore 17.00 Feriale: ore 18.00

Grotta della B.V. di Lourdes Festiva: ore 17.00 (da maggio a fine settembre) S. Marco in Maresana Festiva:

ore 11.00 (luglio e agosto)

Agenda di Ramera don Flavio Rosa Parroco Casa Parr. Ramera don Cristian Mismetti

tel. 035 57 11 40 cell. 340 66 53 939 tel. 035 57 01 81 cell. 347 88 94 972 Scuola dell’Infanzia tel. 035 57 13 85 Segreteria parrocchiale Ramera: Aperta da lunedì a venerdì ore 14.30 – 17.30 Per certificati, anagrafe, abbonamenti, informazioni, prenotazioni Cineteatro, iniziative varie… tel. 035 57 57 89 e mail: parrocchiaramera@libero.it Pratiche Cisl Inas (lunedi mattino) ore 9.00-11.30 Ponteranica Attiva e mail: ponteranicaattiva@libero.it

orari SS. Messe a Ramera Chiesa Parrocchiale Prefestiva: ore 18.00 Festiva: ore 7.30 – 9.00 (alla Chiesina di S. Giorgio alla Petos) 10,30 - 18,00 Feriale 8.00 – 16.30 (dal 30 settembre) venerdì ore 16.00 adorazione eucaristica segue messa 18,00

orari SS. Messe Padri Sacramentini Prefestiva Festiva Feriale Padri Sacramentini ordini@sacramentini.it

ore 17,30 ore 8,30 - 11,00 17,30 ore 7,00 - 17,30 tel. 035 57 10 15

orari SS. Messe alla Madonna dei Campi Prefestiva Festiva

ore 18,00 ore 9,30

Gruppo diocesano

LA CASA InContRI di ASCoLto e di PReGHIeRA per persone SePARAte, dIVoRzIAte o RISPoSAte, ogni primo martedì del mese Almenno San Salvatore presso il Chiostro vicino all’Oratorio - via Cappuccini n.3.

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Le comunità insieme 5 2013