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Le ComunitĂ  Insieme Periodico interparrocchiale a cura delle ComunitĂ  di Ponteranica

Febbraio - Marzo 2014

Parrocchia della Trasfigurazione in Rosciano Parrocchia di SS. Alessandro e Vincenzo in Ponteranica Parrocchia di S. Michele Arcangelo e Madonna del Carmine in Ramera di Ponteranica

Una Chiesa in uscita...


Le Comunità Insieme

Editoriale

Periodico interparrocchiale a cura delle Comunità di Ponteranica

Febbraio - Marzo 2014

Parrocchia della Trasfigurazione in Rosciano Parrocchia di SS. Alessandro e Vincenzo in Ponteranica Parrocchia di S. Michele Arcangelo e Madonna del Carmine in Ramera di Ponteranica

Cuori comodi e avari “L

Una Chiesa in uscita...

Sommario Nella salvezza operata da Cristo c’è il dono della gioia pag. 3 Il Papa: la gioia del Vangelo e la “missiome permanente” 4 “La bellezza è negli occhi di chi guarda”1. La gioia nel vederci guardati con quegli occhi 6 Comunità Ramera

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Anagrafe delle parrocchie 16 I Sacramentini

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Comunità Ponteranica e Rosciano

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Le Associazioni

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Registrazione Trib. di Bergamo n° 17 del 1/07/2010. Direttore responsabile: Agazzi Davide In Redazione: Enrico, Franco, Margherita, Simona, Vincenzo, don Cristian, don Flavio, don Sergio. Stampa: Centro Grafico Stampa Tel. 035 29 50 29 Articoli e files possono essere spediti a: info@centrograficostampa.it

Il prossimo numero uscirà il il 4 aprile 2014. Gli articoli dovranno essere consegnati entro il 24 marzo 2014.

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a gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù”. Inizia così il primo importante documento del pontificato di papa Francesco. L’Esortazione Apostolica “Evangelii Gaudium” (la gioia del Vangelo appunto, titolo preso dalle prime due parole del testo in latino, come accade per le lettere encicliche e i documenti dei papi) è il documento elaborato dal papa a partire dai lavori del sinodo dei vescovi del 2012 sulla nuova evangelizzazione. Francesco è andato oltre, disegnando un volto di chiesa che deve prendere corpo, per testimoniare più autenticamente la fede cristiana oggi. “Coloro che si lasciano salvare da Lui - prosegue papa Francesco nelle prime righe del suo scritto - sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia. In questa Esortazione desidero indirizzarmi ai fedeli cristiani, per invitarli a una nuova tappa evangelizzatrice marcata da questa gioia e indicare vie per il cammino della Chiesa nei prossimi anni. Il grande rischio del mondo attuale, con la sua molteplice ed opprimente offerta di consumo, è una tristezza individualista che scaturisce dal cuore comodo e avaro, dalla ricerca malata di piaceri superficiali, dalla coscienza isolata. Quando la vita interiore si chiude nei propri interessi non vi è più spazio per gli altri, non entrano più i poveri, non si ascolta più la voce di Dio, non si gode più della dolce gioia del suo amore, non palpita l’entusiasmo di fare il bene. Anche i credenti corrono questo rischio, certo e permanente. Molti vi cadono e si trasformano in persone risentite, scontente, senza vita. Questa non è la scelta di una vita degna e piena, questo non è il desiderio di Dio per noi, questa non è la vita nello Spirito che sgorga dal cuore di Cristo risorto. Il papa descrive il dramma della nostra società, descrive tutti noi con un’espressione concisa ed efficace, senza tanti giri di parole: siamo dei cuori comodi e avari. Superficiali, isolati, tristi, aggiunge. Non è neppure necessario scomodare le cronache più drammatiche dei giornali per dargli ragione. Basta guardarsi intorno. Meglio ancora se riuscissimo a guardarci dentro.

I giornali e l’opinione pubblica cascano dalle nuvole di fronte ai frutti della violenza e della disperazione quotidiana (“ma come è possibile??”) e vanno alla ricerca di giustificazioni rapide e superficiali: la violenza sulle donne è perpetrata da maschi possessivi, quella dei figli sui genitori viene da relazioni distorte, la madre che uccide il proprio bambino è depressa, l’inquilino che per futili motivi ammazza il vicino di casa era collerico per la perdita del lavoro... Insomma, a sentir loro, si tratta solo di qualche parziale difficoltà a gestire le emozioni. Soprattutto di responsabilità e fragilità personali. In realtà papa Francesco nel suo documento ci aiuta a guardare con lucidità il rovescio della medaglia di quanto offre la nostra società e cultura, di quell’annuncio - che non è proprio quello del Vangelo - che ha caratterizzato il mondo occidentale dell’ultimo mezzo secolo: l’idea che ciascuno sia di se stesso, per se stesso e per la sua libertà, e che questo venga prima d’ogni altra cosa, anche di Dio e delle persone che si amano. L’idea del valore di ciascuno in sé non è cattiva, in questi decenni ci ha fatto fare dei balzi avanti quanto ai diritti individuali, al rispetto delle differenze di ogni persona. Ma ci ha illuso di bastare a noi stessi e – rinchiudendoci dentro una bella casa e una bella auto, difesi nelle nostre libertà da un dignitoso stipendio – ci ha fatto smarrire la voglia di stare bene insieme. Siamo – per usare la definizione di papa Francesco - più “comodi” ma anche molto più soli e aggressivi, impauriti e incattiviti dall’idea che gli altri, come ciascuno, cerchino solo il loro bene. Il papa allora ci ricorda che da credenti abbiamo da ritrovare la gioia dell’incontro: con Gesù, anzitutto. Lui è capace di farci rompere gli equilibri della paura e della tristezza e di farci ritrovare gli altri come dono, non come minaccia, come fratelli e non come antagonisti. Prima di andarla ad annunciare agli altri – dice papa Francesco – questa gioia la dobbiamo ritrovare noi cristiani. don Sergio, don Flavio, don Cristian


La Parola

Nella salvezza operata da Cristo c’è il dono della gioia I l mondo di oggi è in modi sempre nuovi alla ricerca continua della gioia. Si moltiplicano i concorsi di canto o di bellezza che vedono concorrenti sempre più numerosi alla ricerca del successo, nella speranza di ottenere facili vittorie per la gioia di un’affermazione personale. È così anche nella ricerca di un lavoro che dia la possibilità di «diventare qualcuno»: anche in questi momenti difficili l’aspirazione di

tanti è di trovare la gioia completa nelle realtà di questo mondo, a volte ci aspettiamo che la gioia venga dagli altri, da amori passionali che poi deludono, o dalla considerazione che le altre persone hanno per noi – anche se spesso il prezzo da pagare è molto alto e così si calpestano sentimenti importanti quali l’amore, la famiglia, l’altruismo e i veri valori che fanno di ogni individuo una vera persona. Anche il nostro pregare

«Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.» (Gv 15,10 - 11)

è quasi sempre un chiedere al Signore di fare la nostra volontà, o di soddisfare i nostri desideri. Ma Gesù ci ha detto: «vi do la mia pace» (Gv 14,27) e «la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena» (Gv 15,11). Se ci soffermiamo sulla Parola di Gesù, capiamo che – anche se la nostra fede è una piccola fede – è solo Gesù a dare la gioia vera, e che la gioia che Lui ci dà vive nella reciprocità: gioisce chi ama ed è amato. In particolare Gesù non ci chiede tanto di amarlo, ma di lasciarci amare: chiede di lasciare a Lui l’iniziativa, chiede di accogliere il suo dono che è pienezza di vita. Per vivere della vera gioia non dobbiamo opporre ostacoli al Suo amore; e gli ostacoli che troppo spesso mettiamo sono i nostri desideri, che riguardano solo orizzonti terreni così limitati e spesso deludenti. Se riuscissimo a capire e a credere profondamente che Dio è pura bontà, che dona senza volere una risposta e non teme di essere accettato o respinto, perché ci ha amato per primo ed è pieno di tenerezza, di misericordia e

di amore per noi, allora godremmo di una gioia che nessuno ci può più strappare. Ognuno di noi sta a cuore a Dio, Lui gioisce del nostro affetto e soffre della nostra dimenticanza, ci sorride come un Padre con il figlio, come un amico con l’amico. Troppo spesso noi cerchiamo di soffocare la sua voce che ci disturba e troviamo diversivi non solo nei piaceri, ma nell’attivismo, nel fare molte cose… e così non ascoltiamo Gesù e non seguiamo la sua voce. Non illudiamoci di avere fede e di poter godere della sua gioia quando pretendiamo che Dio agisca a modo nostro: la fede è l’atto di fiducia che ripetiamo ogni giorno e ogni minuto nella volontà del Signore. Sforziamoci allora di vedere la sua mano in tutti gli avvenimenti, in tutte le persone che incontriamo, perché Dio non è solo un incontro casuale, ma è presente in tutta la nostra vita: Egli è un compagno e un amico che ci sta accanto, ci consiglia, cammina con noi e ci dona la sua gioia se lo ascoltiamo, lo amiamo e doniamo anche agli altri questa gioia di cui ci ha fatto depositari. Lui chiede a noi non tanto di essere amato ma di lasciarci amare, accogliendo il dono del suo amore che è pienezza di vita. Se restiamo nella strada che Gesù ci indica troveremo la via della gioia, gioia che deriva dall’amore di Cristo, dalla sua obbedienza e docilità alla volontà del Padre. La gioia che avremo allora sarà «perfetta» come ci dice Giovanni nel Vangelo, perché non proviene da noi ma da Dio. Giovanna

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Per una Chiesa missionaria, audace, gioiosa Chiesa in cammino

Il Papa: la gioia del Vangelo e la «missione permanente»

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ell’esortazione apostolica Evangelii gaudium, c’è la summa del pensiero di papa Francesco sulla Chiesa di oggi e su quella che verrà. «La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù»: inizia così l’esortazione apostolica con cui papa Francesco sviluppa il tema dell’annuncio del Vangelo nel mondo attuale, raccogliendo, tra l’altro, il contributo dei lavori del Sinodo che si è svolto in Vaticano dal 7 al 28 ottobre 2012 sul tema “La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede”. “Desidero indirizzarmi ai fedeli cristiani – scrive il Papa - per invitarli a una nuova tappa evangelizzatrice marcata da questa gioia e indicare vie per il cammino della Chiesa nei prossimi anni”.

«Stato di missione permanente» Un appello forte a tutti i battezzati perché portino agli altri l’amore di Gesù in uno “stato permanente di missione”, vincendo “il grande rischio del mondo attuale”: quello di cadere in “una tristezza individualista”. Il Papa invita a “recuperare la freschezza originale del Vangelo”, trovando “nuove strade” e “metodi creativi”, a non imprigionare Gesù nei nostri “schemi noiosi”.

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Occorre “una conversione pastorale e missionaria, che non può lasciare le cose come stanno” e una “riforma delle strutture” ecclesiali perché “diventino tutte più missionarie”. Il Pontefice pensa anche ad “una conversione del papato” perché sia “più fedele al significato che Gesù Cristo intese dargli e alle necessità attuali dell’evangelizzazione”. L’auspicio che le Conferenze episcopali potessero dare un contributo affinché “il senso di collegialità” si realizzasse “concretamente” – afferma - “non si è pienamente realizzato”. E’ necessaria “una salutare decentralizzazione”.

«L’Eucaristia non è un premio per i perfetti» In questo rinnovamento non bisogna aver paura di rivedere consuetudini della Chiesa “non direttamente legate al nucleo del Vangelo, alcune molto radicate nel corso della storia”. Segno dell’accoglienza di Dio è “avere dappertutto chiese con le porte aperte” perché quanti sono in ricerca non incontrino “la freddezza di una porta chiusa”. “Nemmeno le porte dei Sacramenti si dovrebbero chiudere per una ragione qualsiasi”. Così, l’Eucaristia “non è un premio per i perfetti ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli. Queste convinzioni hanno anche conseguenze pa-

storali che siamo chiamati a considerare con prudenza e audacia”. Ribadisce di preferire una Chiesa “ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa… preoccupata di essere il centro e che finisce rinchiusa in un groviglio di ossessioni e procedimenti. Se qualcosa deve santamente inquietarci… è che tanti nostri fratelli vivono” senza l’amicizia di Gesù. Il Papa indica le “tentazioni degli operatori pastorali”: individualismo, crisi d’identità, calo del fervore. “La più grande minaccia” è “il grigio pragmatismo della vita quotidiana della Chiesa, nel quale tutto apparentemente procede nella normalità, mentre in realtà la fede si va logorando”.

«Dio ci liberi da una Chiesa mondana» Esorta a non lasciarsi prendere da un “pessimismo sterile” e ad essere segni di speranza attuando la “rivoluzione della tenerezza”. Occorre rifuggire dalla “spiritualità del benessere” che rifiuta “impegni fraterni”  e vincere “la mondanità spirituale” che “consiste nel cercare, al posto della gloria del Signore, la gloria umana”. Il Papa parla di quanti “si sentono superiori agli altri” perché “irremovibilmente fedeli ad un certo stile cattolico proprio del passato” e “invece di evangelizzare … clas-


sificano gli altri” o di quanti hanno una “cura ostentata della liturgia, della dottrina e del prestigio della Chiesa, ma senza che li preoccupi il reale inserimento del Vangelo” nei bisogni della gente. Questa “è una tremenda corruzione con apparenza di bene… Dio ci liberi da una Chiesa mondana sotto drappeggi spirituali o pastorali!”

«Chi vogliamo evangelizzare con questi comportamenti?» Un appello è anche alle comunità ecclesiali a non cadere nelle invidie e nelle gelosie: “all’interno del Popolo di Dio e nelle diverse comunità, quante guerre!”. “Chi vogliamo evangelizzare con questi comportamenti?”. Sottolinea la necessità di far crescere la responsabilità dei laici, tenuti “al margine delle decisioni” da “un eccessivo clericalismo”. Afferma che “c’è ancora bisogno di allargare gli spazi per una presenza femminile più incisiva nella Chiesa”, in particolare “nei diversi luoghi dove vengono prese le decisioni importanti”. “Le rivendicazioni dei legittimi diritti delle donne …non si possono superficialmente eludere”. I giovani devono avere “un maggiore protagonismo”. Di fronte alla scarsità di vocazioni in alcuni luoghi afferma che “non si possono riempire i seminari sulla base di qualunque tipo di motivazione”. Affrontando il tema dell’inculturazione, ricorda che “il cristianesimo non dispone di un unico modello culturale” e che il volto della Chiesa è “pluriforme”. “Non possiamo pretendere che tutti i popoli… nell’esprimere la fede cristiana, imitino le modalità adottate dai popoli europei in un determinato momento della storia”.

«No a una teologia da tavolino» ll Papa ribadisce “la forza evangelizzatrice della pietà popolare” e incoraggia la ricerca dei teologi invitandoli ad avere “a cuore la finalità evangelizzatrice della Chiesa” e a non accontentarsi “di

una teologia da tavolino”. Si sofferma “con una certa meticolosità, sull’omelia” perché “molti sono i reclami in relazione a questo importante ministero e non possiamo chiudere le orecchie”. L’omelia “deve essere breve ed evitare di sembrare una conferenza o una lezione”, deve saper dire “parole che fanno ardere i cuori”, rifuggendo da una “predicazione puramente moralista o indottrinante” (142). Sottolinea l’importanza della preparazione: “un predicatore che non si prepara non è ‘spirituale’, è disonesto ed irresponsabile”. “Una buona omelia … deve contenere ‘un’idea, un sentimento, un’immagine’” (157). La predicazione deve essere positiva perché offra “sempre speranza” e non lasci “prigionieri della negatività”.

«Questa economia uccide» Parlando delle sfide del mondo contemporaneo, il Papa denuncia l’attuale sistema economico: “è ingiusto alla radice”. “Questa economia uccide” perché prevale la “legge del più forte”. L’attuale cultura dello “scarto” ha creato “qualcosa di nuovo”: “gli esclusi non sono ‘sfruttati’ ma rifiuti, ‘avanzi’”. Viviamo “una nuova tirannia invisibile, a volte virtuale” di un “mercato divinizzato” dove regnano “speculazione finanziaria”, “corruzione ramificata”, “evasione fiscale egoista”. Denuncia gli “attacchi alla libertà religiosa” e le “nuove situazioni di persecuzione dei cristiani … In molti luoghi si tratta piuttosto di una diffusa indifferenza relativista”. La famiglia – prosegue il Papa – “attraversa una crisi culturale profonda”. Ribadendo “il contributo indispensabile del matrimonio alla società” sottolinea che “l’individualismo postmoderno e globalizzato favorisce uno stile di vita … che snatura i vincoli familiari”. Ribadisce “l’intima connessione tra evangelizzazione e promozione umana”  e il diritto dei Pastori “di emettere opinioni su tutto ciò

che riguarda la vita delle persone”. “Nessuno può esigere da noi che releghiamo la religione alla segreta intimità delle persone, senza alcuna influenza nella vita sociale”. Cita Giovanni Paolo II dove dice che la Chiesa “non può né deve rimanere al margine della lotta per la giustizia”. “La politica, tanto denigrata” – afferma - “è una delle forme più preziose di carità”. “Prego il Signore che ci regali più politici che abbiano davvero a cuore … la vita dei poveri!”. Poi un monito: “Qualsiasi comunità all’interno della Chiesa” si dimentichi dei poveri corre “il rischio della dissoluzione”.

«Chiamati a prenderci cura della fragilità», la difesa della vita umana Il Papa invita ad avere cura dei più deboli: “i senza tetto, i tossicodipendenti, i rifugiati, i popoli indigeni, gli anziani sempre più soli e abbandonati” e i migranti, per cui esorta i Paesi “ad una generosa apertura”. Parla delle vittime della tratta e di nuove forme di schiavismo: “Nelle nostre città è impiantato questo crimine mafioso e aberrante, e molti hanno le mani che grondano sangue a causa di una complicità comoda e muta” . “Doppiamente povere sono le donne che soffrono situazioni di esclusione, maltrattamento e violenza”. “Tra questi deboli di cui la Chiesa vuole prendersi cura” ci sono “i bambini nascituri, che sono i più indifesi e innocenti di tutti, ai quali oggi si vuole negare la dignità umana”. “Non ci si deve attendere che la Chiesa cambi la sua posizione su questa questione … Non è progressista pretendere di risolvere i problemi eliminando una vita umana”. Quindi, un appello al rispetto di tutto il creato: “siamo chiamati a prenderci cura della fragilità del popolo e del mondo in cui viviamo”. da Avvenire 26 novembre Riccardo Maccioni

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Famiglia...

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ensando attorno alla gioia mi sono venuti alla mente ricordi diversi. Alcuni più di altri si imponevano con ripetitività, ho quindi pensato di raccontarveli. Il primo ricordo è una mamma che nasconde il suo viso dietro le mani. Poi d’improvviso le apre e dice con voce squillante: “Cucù!” Il bimbo di fronte a lei, dopo un attimo di silenzio e di fiato trattenuto, scoppia in una risata sonora. Ve lo ricordate quando accadeva? Quasi ancora

“La bellezza è negli occhi di chi guarda”1 La gioia nel vederci guardati con quegli occhi più bello era poter chiamare il marito o la moglie e dirgli: “Vieni a vedere! Ride con la voce!” Se invece in casa si era soli, si viveva l’impazienza di poter condividere quanto vissuto con il marito, con i nonni. Io ricordo di una vicina di casa, quando ancora vivevo in città, che una mattina salutando mio figlio tutta sorridente e con qualche faccetta strana come si è soliti fare con i bambini piccoli, ha ricevuto in cambio una sonora risata. Dal pianerottolo ha chiamato il marito a gran voce perché venisse a vedere come rideva il bambino. Così ha ripetuto più volte quello strano modo di salutarlo, incrociando repentinamente lo sguardo del marito quando mio figlio iniziava a ridere per poter vivere con lui questa reazione. Era bastata la risata di un bambino di pochi mesi per rasserenare il viso di una donna che in quei giorni stava affrontando situazioni luttuose. La cosa più bella era che aveva avviato lei, con il suo saluto bizzarro, quella rasserenante situazione. Il secondo ricordo sono gli occhi di un bambino che ho visto spesso spento, triste e rassegnato. L’ho guardato, gli ho sorriso ed una luce è emersa nel suo sguardo. E’ la prima volta che risponde al mio sorriso, sino ad ora ha sempre scostato lo sguardo scurendosi e corrucciandosi. Da quel mare di tristezza è affiorato un sorriso, e per un attimo vedo il bambino che sarebbe e potrebbe essere.

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Il terzo è una classe intera che non riesce a stare ferma ed in silenzio per il tempo in cui gira un lancio di trottola. Un bambino, proprio quello più in difficoltà, si trova incantato dai colori della trottola che gira e resta immobile. Quando la trottola si ferma chiamo questo bambino, solito sentirsi chiamato per rimproveri, e gli dico di avvicinarsi a me. Sono seria, lui è titubante ed un po’ preoccupato. Gli stringo la mano e gli esprimo i miei complimenti perché è stato il bambino che è riuscito a stare più fermo ed in silenzio di tutti. Al giro di trottola successivo l’intera classe era come sotto una magia: immobile e silenziosa, gli occhi di tutti puntati, per tutta la durata del girare della trottola, su quell’oggetto danzante. L’insegnante li guardava e a poco a poco il suo volto da incredule è divenuto aperto e luminoso. I bambini erano orgogliosi di loro stessi, mi hanno guardato già sapendo quello gli avrei detto. Non avevano bisogno della mia “valutazione”, si erano già valutati da soli. Il quarto è la storia dei tre monaci che portavano il loro messaggio di paese in paese e, anziché predicare, si sedevano in mezzo alla piazza principale del paese iniziando a ridere tra di loro. Dopo una diffidenza iniziale accompagnata da critiche, il riso contagiava ad uno ad uno gli abitanti del villaggio. Quando tutti erano felici i tre monaci si alzavano e si dirigevano verso un altro villaggio e lì nuovamente si sedevano e ridevano, senza dire una parola, senza chiedere nulla agli abitanti e lasciandoli agire in assoluta libertà, semplicemente mantenendosi fedeli alla propria posizione senza farsi influenzare da ciò che c’era attorno. In ognuna di queste situazioni ritornano delle costanti. La situazione di partenza non è di gioia, ma di pesantezza, di problemi, di tristezza, di immobilità, di quotidianità che svuota e soffoca la forza di sognare. Poi accade che qualcuno, qualcosa, intenzionalmente o per caso, introduce un elemento che stona: un sorriso, sostenuto dal credere in qualcosa che non si vede in modo così radicato da divenire contagioso. Basta questo, e la situazione cambia. Null’altro. Non ci sono espressioni di grandi saperi, non vengono somministrate pozioni magiche, non ci sono dottori che individuano problemi e non ci sono ricette per curare malattie non trovate. È così semplice da apparire banale. Eppure semplice non è, perché riuscire a restare positivi quando tutti attorno sono arrabbiati è un’opera da grandi leader, da forti personalità. I grandi della storia di tutti i tempi sono stati persone che hanno saputo con forza, senza paura di sentirsi ridicoli o di venir giudicati pazzi, dire cose che stonavano con il


pensiero triste dei più. È facile dire bravo ad un bambino bravo. Lo riescono a vedere tutti: noi, il bambino, i parenti, i vicini, le maestre. Non serviamo noi per dirlo, anche se è sempre bello poterlo riconoscere e dire tanto quanto sentirselo dire. Altro è quando ci sono dei problemi. Lì serve che vediamo una “scintilla di altro” in un bambino che ci provoca, che piange, che ci picchia, che resta fermo e passivo, che non gioca, che non ci vuole, che ci dice che siamo cattivi, che ci provoca facendo il contrario di quello che gli chiediamo o che sa che vorremmo. Dire: “Fai il bravo” ad un bambino che sta facendo delle monellate, non lo fa smettere. “Fai il bravo” è una frase che ha senso solo per chi sa già cosa significa e, soprattutto, per chi sa anche come si fa a fare il bravo perché lo ha già fatto. È un semplice ricordargli qualcosa che già conosce in una situazione in cui potrebbe dimenticarsene. Quando una persona - sia essa bambino, ragazzo o adulto – sbaglia, ha bisogno di qualcuno che riesca a vedere quale è la cosa giusta che potrebbe riuscire sostenuto da una fiduciosa vicinanza operosa. Insomma, serve dare da mangiare a chi ha fame. Chi è già stato sfamato ha ovviamente continuamente bisogno di mangiare, ma magari riesce anche a darsi il tempo per imparare a preparare un panino. Ma se uno sta morendo di fame non ha neppure la forza per prendere il frutto appoggiato poco più in là. Mi viene in mente la storia di alcuni esploratori che morirono in una tempesta di neve e li ritrovarono a poche centinaia di metri dal campo base. A volte la salvezza è lì, a portata di mano. Se solo si avesse la forza per vederla e per sapere che è lì, e se solo si possedesse la forza per raggiungerla... Abbiamo tutti fame di riconoscimenti positivi, di stima, di amore. Un bambino ha bisogno di persone che vedano che sta sbagliando. Non gli è tutto concesso. Lui fa il suo dovere di bambino, o di adolescente: esplora, provoca, vede come può cambiare il mondo, insiste utilizzando ogni modo possibile a sua disposizione, incluso il buttarsi per terra a piangere in mezzo ad un supermercato affollato od il provocarci fino a portarci allo sfinimento. Non è un bambino cattivo. Sta verificando com’è fatto il mondo. Spesso chi ha più carattere lo fa in modo più forte, ma ogni bambino ha il genitore giusto per lui. Evidentemente anche il genitore ha un bel carattere tenace, deve “solo” trovare come utilizzarlo in modo costruttivo. Il bambino fa il suo dovere dicevo, e noi dobbiamo fare il nostro: dirgli di no e studiare con lui un’alternativa, o semplicemente metterci a fare altro. Non serve 1

fare muro contro muro. Nostro figlio non deve perdere, deve vincere con noi. Perché ciò accada occorre che li guardiamo con serenità, vedendo il bello che sono nel loro mostrare tenacia e sfida insieme al bello che saranno dopo aver capito che quello che stanno facendo è sbagliato e richiede un fermo no. Polyanna, nel celebre film, dice che nella Bibbia suo padre ha cercato e trovato “800 versetti della gioia”. Tanti. L’invito e la sollecitazione ad essere felici è ripetuto in modi diversi, a partire da situazioni diverse, fino allo sfinimento. Essere felici dicono sia semplice, ma è essere semplici che non è facile. Siamo spesso complicati. Martin Buber ha scritto in modo chiarissimo nel suo “Il cammino dell’uomo” cosa richieda la ricerca della felicità: Rabbi Eisik figlio di Jekel di Cracovia, dopo anni di carestia, sogna Dio che gli ordina di cercare un tesoro nascosto sotto il ponte che conduce al Palazzo Reale di Praga. Eisik è uomo di fede nonostante anni di dura miseria, ma prima di decidersi Dio deve ripetergli il sogno per ben tre volte! (Verrebbe quasi da dire: tenace questo Dio, non molla ed insiste.) Così inizia il suo cammino di ricerca. Quando arriva però ci sono sempre le guardie, così girovaga in attesa del momento giusto per poter scavare e cercare. Il capo delle guardie lo nota e gli chiede perché sia lì. Sentito il racconto scoppia a ridere e racconta che anche lui ha fatto un sogno, ma sarebbe un pazzo ad inseguirlo. Ha sognato di andare a Cracovia, nella casa di Eisik, figlio di Jekel, e di scavare sotto la sua stufa perché lì è sepolto un tesoro. Ridendo ancora schernisce l’affidarsi ad un sogno tanto vago. Eisik torna a casa e trova il tesoro. Magari fare un sogno così, vero? Mi ha sempre fatto pensare il fatto che nella Bibbia Dio si rivela spesso in sogno, quasi che abbiamo bisogno di avere offuscate le nostre capacità critiche e razionali per poter ascoltare un messaggio che dice cose che non sono assolutamente verificabili e scientificamente provabili. Il tesoro lo abbiamo sotto gli occhi, è vicino a noi. Lo possiamo trovare solo incontrando altre persone, lasciando che ci aiutino a vedere, progressivamente, ciò che altrimenti non percepiremmo. Che significa che non partiamo dall’idea di avere ragione. Il finale della storia potrebbe essere questo: “Sai mamma, oggi sono felice. Non so perché, non è successo nulla di particolare, ma sono felice”. Simona Colpani

Questa frase l’ho sentita citare da un regista di cui non ricordo il nome.

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Ramera

Parrocchia S. Michele Arcangelo e Madonna del Carmine

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Italia nell’anno 2000 e l’ONU nell’anno 2005 hanno promulgato la legge che stabilisce il 27 gennaio, in cui le truppe sovietiche entrarono ad Auschwitz, giorno della memoria della Shoah. Da 14 anni la nostra Parrocchia della Ramera ricorda l’immensa tragedia che ha colpito l’Europa durante la seconda guerra mondiale. Otto milioni di uomini, donne, bambini, neonati furono barbaramente uccisi: 2 milioni di omosessuali, ammalati, zingari, rom, e 6 milioni di ebrei. L’uomo è capace di tutto: dai grandi progetti alle piccole cose ed ai grandi misfatti. Esprime sentimenti aulici come la musica, che tanti definiscono la più alta delle arti, e la sera di venerdì 24 gennaio, in sala Itineris, per la prima volta abbiamo avuto l’accompagna-

mento della nostra maestra di musica, Veronica Bassanelli, capace di farci sentire e capire i sentimenti scandalosi come il razzismo. Nel 1938 anche l’Italia fascista emanò le leggi razziali. Oltre 7500 furono gli ebrei deportati nei campi di sterminio e fra i sopravvissuti, alcuni, come Primo Levi, dopo la tragedia che avevano visto e sofferto, non riuscirono a continuare a vivere. Incredibile è che dopo circa 70 anni in tutta Europa, in Polonia dalla quale fu deportato il maggior numero di Ebrei, in Grecia, dove nacque la democrazia, in Italia a Roma dove è nato il diritto, esistono ed aumentano sempre più movimenti antisemiti. Cosa possiamo fare noi, nella nostra vita di tutti i giorni? Rispettare tutti indifferentemente

dalla religione, dalla loro origine, dal colore della pelle. Rispettare gli altri significa prima di tutto rispettare se stessi e pertanto, sotto questo punto di vista, la Shoah è delitto nei confronti dei perseguitati, ma anche negazione della dignità di ogni uomo. Non dimentichiamo ciò che è successo, approfondiamo le nostre conoscenze, la nostra cultura e coinvolgiamo soprattutto i nostri figli, i giovani che sono testimoni della storia per il nostro futuro. Ringraziamo tutti i nostri relatori. La nostra biblista Giovanna Cecchini Manara che ha spiegato il perché della dispersione degli Ebrei, ossia la diaspora, in Europa e negli USA dal 70 aC. con la distruzione del Tempio di Gerusalemme; la nostra concittadina Elisabetta Falconi, che ha raccontato la scomparsa di una famiglia ebrea nel ’43 a Brembilla; il prof. Claudio Buttinoni che ci ha fatto conoscere ed ha approfondito l’antisemitismo negli USA prima e dopo la seconda guerra mondiale; Francesco, Veronica, e Gigi che hanno cantato un salmo degli Ebrei tradotto in francese; Ornella Bettinelli che ha letto in modo emozionante l’epigrafe scritta dal giurista Piero Calamandrei in segno di imperitura protesta per l’avvenuta scarcerazione del criminale nazista Albert Kesserling.

Margherita Guastaldi Dragoni

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L

a Palestina nell’anno 63 d.C. diventa provincia romana. Nel 70 d.C. l’imperatore romano Tito distrugge Gerusalemme e il suo tempio e uccide molti ebrei, in seguito a questo alcuni restano in Palestina e si organizzano come una comunità a sé stante, altri emigrano nel Nord Africa, e alcuni gruppi arrivano in Europa, seguono le loro tradizioni e le loro leggi con particolare attenzione a Talmud. Quindi vivono separati dalle comunità locali, vivono perseguitati dai cristiani perché considerati uccisori di Gesù, generalmente è loro vietato di possedere terre e coltivarle, per vivere svolgono altre attività che non prevedono proprietà fondiarie. Una delle attività che svolgono, perché vietata ai cristiani, è quella di banchieri e di usurai, diventando così ricchi e in un certo senso potenti. Nel VII e nell’ottavo secolo una grande quantità di ebrei arriva in Europa a seguito degli emiri arabi; nella Spagna dominata dai Mori gli ebrei sono molto considerati e protetti, tanto che tra il X e il XIII secolo si sviluppa una grande cultura arabo-giudaica. Nel 1500 la Spagna viene ricon-

Gli ebrei dopo Gesù quistata dai cristiani e termina così il giudaismo spagnolo, in seguito alle leggi emanate da Ferdinando d’Aragona e da Isabella di Castiglia sotto la minaccia della morte e della confisca dei beni, molti ebrei vengono forzatamente battezzati e chi non accetta di diventare cristiano viene esiliato. Gli esiliati si dirigono in gran numero verso il centro e il nord Europa dove si formano comunità ebree numerose e fiorenti. Nei secoli seguenti diverse sono le persecuzioni agli ebrei sia al Nord che al Sud dell’Europa: alcuni Papi impongono loro di bruciare i libri sacri, mentre altri li accolgono anche a Roma e li proteggono. Durante le loro permanenze nella città dei Papi si stabiliscono zone chiuse, generalmente attorno alla Sinagoga, queste zone diventano poi i ghetti che troviamo anche in altre città. Le grandi e sanguinose perse-

Ramera

Parrocchia S. Michele Arcangelo e Madonna del Carmine

cuzioni in Europa portano a una nuova divisione del popolo ebraico (diaspora) ormai stabilito da secoli in Europa. Gli ebrei si disperdono in Nord Africa, in Turchia, in Palestina, molti però resistono e restano in Europa e si stabiliscono nell’Europa Centrale e orientale. La grande concentrazione ebraica si ha in Polonia, Lituania, Ucraina e Russia. In Polonia sono protetti e svolgono un ruolo economico-sociale. Nel 1700, con la dominazione Russa, gli ebrei sono di nuovo perseguitati ed emigrano verso la Francia e gli Stati Uniti d’America. Quando la situazione politica cambia grazie alla rivoluzione francese del XIX secolo e alle leggi proclamate da Napoleone, vengono aboliti i ghetti, gli ebrei vengono emancipati e viene dato loro il diritto di cittadinanza, molti così diventato cittadini italiani, francesi, inglesi con pari diritti, comunque, malgrado le leggi, l’antisemitismo non muore completamente; dalla metà dell’800 la condizione degli ebrei torna ad essere critica e nasce il desiderio di una propria patria tanto che alla fine del secolo un ebreo ungherese fonda un movimento per la riunificazione degli ebrei “IL SIONISMO” che ha come scopo di far ritornare gli ebrei della diaspora a Gerusalemme perché possano avere proprio lì una loro patria. Arriviamo ora al XX secolo, che possiamo chiamare “secolo del razzismo imperante”, infatti in

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America iniziano a prendere spazio movimenti razzisti con un grosso impatto sociale ed un particolare successo nel ceto medio della popolazione, la così detta “borghesia”. Anche l’Europa subisce l’influenza dei pensatori americani, nasce così una forte coscienza razzista da una parte di origine religiosa, e da un’altra di origine pagana ed idealista. Questa si sviluppa soprattutto in Germania con Hitler e tra i suoi consiglieri generali che ambiscono a diventate i padroni prima d’Europa e poi del mondo. Dal 1933/41, con Hitler al potere, gli ebrei vengono considerati inquinatori della razza ariana e

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occulti dominatori della scena mondiale. Fin dal 1933 gli ebrei furono immediatamente espulsi dalla pubblica amministrazione, dal corpo docente, dalle professioni giuridiche. Ha così inizio la persecuzione degli ebrei tedeschi (520.000) degli ebrei austriaci (190.000) e degli ebrei polacchi (2.000.000), inizialmente l’intenzione del Fuhrer era quella di inviarli in Madagascar, allora colonia francese, ma l’idea del trasferimento viene abbandonata visto il numero eccessivo di ebrei da traghettare, allora Hitler alza il suo obiettivo: “l’influenza ebraica deve essere eliminata in tutti i territori da lui controllati e alla difficile so-

luzione Madagascar si trovano strade alternative. Nel 1935, vengono proibiti i matrimoni misti con ebrei e i rapporto sessuali tra ebrei e tedeschi, nel 1938 il 9 novembre, viene distrutta la maggior parte delle sinagoghe tedesche; con lo scoppio della seconda guerra mondiale e con l’occupazione tedesca di varie zone dell’Europa si creano le condizioni per mettere in pratica la “soluzione finale della questione ebraica”. Così nel 1941 inizia l’annientamento della popolazione ebraica, si calcola che alla fine di tale anno un milione e mezzo di ebrei fossero già stati fucilati, i nazisti infatti non avevano ancora progettato altri sistemi di sterminio. È dall’inizio del 1942 che vengono costruiti lagher destinati alla soppressione fisica di ebrei, zingari, prigionieri russi (Auschwitz-Birkenau); altri campi per soli ebrei sono costruiti in Polonia, in altre parti d’Europa si costruiscono lagher in cui deportati ebrei, omosessuali, oppositori politici, cristiani, prigionieri di guerra vengono eliminati o sottoposti a lavori forzati; secondo dati approssimativi le vittime ebree dello sterminio nazista furono 5.950.000. Questa catastrofe del 1900 nella vita del popolo eletto ha altri precedenti altrettanto terribili che è bene ricordare: la prima avvenuta per opera di Nabucodonosor nel 587 a.Cr. con l’uccisione di molti ebrei e la deportazione massiccia in Babilonia del popolo ebraico seguita dalla distruzione del tempio, il fuoco sacrificale era restato spento per 70 anni circa. un secondo sterminio viene vissuto tra gli anni 166 e 164 sempre a.Cr. sotto il dominio ellenista di Antioco IV, dove gli ebrei dopo la distruzione del loro Tempio, se non accettavano di fare sacrifici agli


dei greci venivano regolarmente torturati e messi a morte. Nell’era cristiana nel 70 d.Cr. abbiamo la distruzione totale del tempio di Gerusalemme sotto Tito a cui segue uno sterminio degli ebrei, Giuseppe Flavio riporta che il numero dei morti ammontava a 1.100.000.. Il tempio non fu mai più ricostruito e gli ebrei si spostarono verso il nord Africa e in Palestina come detto all’inizio. Ma torniamo alla SHOAH oggi, come viene letta? Auschwitz, simbolo di tutti i lagher viene visto come l’ora del silenzio di Dio, la questione è senza una risposta, infatti il popolo non aveva dimenticato il Signore e le sue leggi come nelle deportazioni precedenti , sembra che una parte degli ebrei riconosca nell’olocausto un nuovo tipo di alleanza del popolo della Torà non più legata a JAWH. Alcuni anche tra i cristiani pensano che l’antisemitismo durato molti secoli abbia portato all’odio passionale di Hitler tanto da non riconoscerne subito l’orrore; risulta comunque chiaro che l’antisemitismo di Hitler non è dovuto ad un tema teologico cristiano , ma è dovuto ad un motivo profondamento pagano, ne prova il fatto che Hitler ha perseguitato e messo a morte molti cristiani delle diverse Chiese. Alcuni testi nazisti documentano che lo sradicamento degli ebrei della Germania e dell’Europa fosse inteso come primo passo verso una radicale distruzione del cristianesimo e delle Chiese cristiane che avrebbe dovuto aver luogo dopo la vittoria nazista. Per Hitler l’ebraismo era responsabile soprattutto di due mali: aver introdotto nel mondo, specialmente attraverso il cristianesimo la coscienza morale, che lungi dall’essere un valore viene considerata come un’amputa-

zione dell’essere umano, ed è totalmente incompatibile con l’idea di una gerarchia e con il dominio di una razza sulle altre. Il monoteismo che non ha mai cessato di combattere l’idolatria in tutte le sue forme. Si può quindi dire che la Shoah è stata la conseguenza di una guerra mortale intrapresa dall’idolatria razzista della razza ariana contro il monoteismo e contro la morale; per Hitler l’avvento del cristianesimo rappresentava il colpo più duro che fosse stato inferto all’umanità per cui la de-giudaizzazione del cristianesimo era vista da Hitler come il primo passo per fare del razzismo la sua “religione secolare”. Cosa ha prodotto o cambiato la Shoah oggi nel mondo e per i cristiani? Dall’orrore e dallo spavento per tanti morti è nato un mutamento di sentimenti e una coscienza nuova. La Chiesa Cattolica nel Concilio Vaticano II ha prodotto docu-

menti a favore della religione ebraica, nell’85 vengono pubblicati sussidi per una corretta presentazione degli Ebrei e dell’ebraismo nella catechesi e nella predicazione della Chiesa cattolica. Giovanni Paolo II visita la Sinagoga di Roma Gli studi fanno nascere una nuova intelligenza più ampia, più ricca e più profonda del mistero di Israele. La Shoah è all’origine di un incontro nuovo tra Ebrei e cristiani, ha portato una misteriosa solidarietà, un vincolo indissolubile che è stato formulato e riconosciuto da Giovanni Paolo II quando ha detto siete i nostri fratelli prediletti e si potrebbe dire i nostri fratelli maggiori. Ma il compito ora non è solo legato alla Chiesa e alla religione combattere l’antisemitismo o il razzismo in genere diviene un compito e un impegno civile di ogni Stato che deve saper valorizzare, far comprendere e rispettare ogni essere umano e la sua dignità.

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Giovanna Cecchini Manara

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DALLE MISSIONI BRASILE NORD-EST

Finalmente buone notizie!!!

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nche quest’anno scrivo notizie del nostro volontariato nel Maranhao da me e Fulvio. Solitamente ci succedevano

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diversi inconvenienti, quest’anno tutto bene, compreso il lavoro che Suor Tseghe illustra con il suo scritto che sotto riportiamo. Buone notizie perché i lavori al Besario (asilo nido), nonostante un po’ di ritardo dovuto alla burocrazia, vanno avanti, grazie a Dio e ai benefattori e fra pochi mesi sarà pronto. Oltre a questo con Padre Ezio siamo stati a far visita agli indios e siamo riusciti ad ottenere dai capi indios che il Padre potrà una volta al mese raggiungere l’aldeia di Porchigno dagli indios Canela per poter annunciare il Vangelo e spiegare la

parola di Dio. Cosa che non era mai stata ottenuta essendo l’aldeia all’interno della foresta amazzonica in una zona difficile da raggiungere! Un grande grazie e saluto. Giuliano Moroni


Riporto di seguito lo scritto di Suor Tseghe – Scuola Valentino Lazzari “Carissimi amici benefattori, anche quest’anno abbiamo avuto la gioia di avere nella nostra missione di Barra do Corda, i carissimi amici Giuliano e Fulvio, per ben 35 giorni meravigliosi di condivisione del vissuto quotidiano e intenso lavoro, col caldo sole del Maranhao. Hanno realizzato molti servizi importanti. Giuliano, grazie al vostro aiuto, ci ha aiutato finanziariamente a pagare le spese di ristrutturazione degli otto bagni del convento (non venivano sistemati da 30 anni)

e si sono tinteggiate 10 stanze e i bagni. Inoltre nella scuola Dom Valentino Lazzari sono stati ristrutturati i muri e tinteggiate le ringhiere interne ed esterne. Ciò a Barra è stato motivo di commento, perché la gente non è abituata a vedere lavorare sotto il bollente sole in pieno pomeriggio. Alcuni

dicevano “Scommetto che questi non sono brasiliani”. Giuliano, sempre grazie al vostro aiuto, ci ha finanziato la sostituzione del portone della scuola e la sistemazione di tutte le porte e le finestre. Di nuovo un grazie profondo ai nostri due amici che ci hanno tenuto compagnia, con la loro allegria e hanno tanto aiutato la missione. Grazie anche a chi ci ha aiutato direttamente ed indirettamente affinchè il servizio potesse essere realizzato. Un saluto riconoscente a tutti.

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Suor Tseghe e dalle Suore Francescane di Madre Rubatto”

Centro di primo ascolto e coinvolgimento

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ato nel 1996 a seguito di una profonda riflessione all’interno della Caritas parrocchiale di Villa d’Alme, configuratosi nel 2010 come espressione del Vicariato. Il Centro di Primo Ascolto (CPAeC) è sempre stato una porta aperta per tutti coloro, senza distinzione di nazionalità, che vivono situazioni di bisogno ed emigrazione. Attraverso una rete di collaborazione, costruita negli anni con istituzioni e con gruppi di volontariato il CPAec cerca di dare risposte concrete alle varie tipologie di bisogni delle persone che vivono nel nostro territorio situazioni di disagio, nel rispetto della dignità personale e della riservatezza delle informazioni Il CPAeC opera attraverso: L’ascolto attento alla persona e ai suoi bisogni; L’accompagnamento della persona in un percorso-progetto mirato al bisogno e definito in accordo con enti e servizi del territorio; La sensibilizzazione della comunità sociale e religiosa ,sulla base del monitoraggio dei bisogni del territorio; Distribuzione generi di prima necessità: nella attività del CPAeC riveste particolare importanza la distribuzione di generidi prima necessità che vengono distribuiti all’ interno di un progetto alla persona, oppure mezzo per approfondire la conoscenza del reale bisogno, non è quindi una indiscriminata distribuzione a pioggia. La raccolta dei generi di prima necessità avviene con cadenza mensile nelle chiese di Villa d’Almè e di Bruntino e con contributi sporadici di altre Parrocchie nei periodi di Avvento e Quaresima. Progetto casa Avviato nel 1997 a seguito della osservazione di un bisogno specifico di persone o famiglie in situazione di emergenza legate all’alloggio. Il progetto si concretizza nella gestione di alcuni alloggi, finalizzato alla prima accoglienza con tempi della durata massima di un anno,

con contratti e regolamenti ben precisi, atto ad accompagnare l’inquilino alla soluzione di emergenza. Scuola per immigrati è nata nel 2000 per facilitare l’inserimento degli stranieri nella nostra realtà, e proseguire il momento di ascolto e di accoglienza oltre che permettere il confronto e il dialogo fra culture, partendo dal presupposto di essere una espressione del Vicariato. L’obbiettivo del CPAeC è di coinvolgere il più possibile le parrocchie, cercando un sostegno alla propria attività, ma anche dando disponibilità per un servizio allargato al Vicariato. Alcuni spunti per progetti comuni: Individuare persone che possono fare servizio nel CPAeC Strutturare raccolte a scadenze definite, di generi di prima necessità. Iniziative o raccolte finalizzate a raccoglie fondi da destinare a progetti di sostegno all’occupazione, del tipo borsa lavoro, voucher. CENTRO DI PRIMO ASCOLTO DELLA PARROCCHIA DI VILLA D’ALME’ Via Ripa 6- Aperto il Martedì dalle 10 alle 11,30 e Sabato dalle 14,30 alle 16 Telefoni: 3293904519,oppure 3313100189

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Oratorio San Giovanni Bosco

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Don Bosco tra noi!

Insieme rinnoviamo il bar dell’oratorio Negli ultimi tempi ci siamo accorti che il bar dell’oratorio, che ha avuto la fortuna di essere ravvivato da un punto di vista estetico, deve rispolverare la sua speciale funzione dentro l’oratorio. Per tanto alcuni volontari si sono ritrovati a condividere alcune idee per una valorizzazione migliore. Si è deciso un’apertura del bar con giorni e orari fissi con servizi di

turnazione che permettano una gestione serena e continuativa, affinché i ragazzi che vengono a giocare nei campetti o frequentano l’oratorio per la catechesi e tutte le altre iniziative possano trovare al bar un punto di riferimento e uno spazio di accoglienza. Ringrazio le persone che hanno offerto tempo in passato e molte energie a servizio del bar: le invito a continuare con passione questo impegno verso i piccoli e le famiglie, gli adolescenti e i giovani, i nonni e gli anziani, ricordando che l’oratorio è di tutta la comunità. Invito altre persone di buona volontà ad affiancare quanti si sono già resi disponibili in questo ultimo periodo. Più persone ci sono più si alternano i turni di servizio! Concludo invitando le famiglie dei ragazzi della catechesi e gli adolescenti dell’animazione a sfruttare le proposte che durante l’anno si fanno e a riscoprire la possibilità di stare in allegra compagnia nel bar, luogo di aggregazione di fraternità. Don Cristian Nuovi ORARI DI APERTURA del bar dell’oratorio: Feriale: dalle 16 alle 18,30 e dalle 20 alle 23. Chiusura il lunedì. Sabato e domenica: dalle 15 alle 18 e dalle 20 alle 23. Vi aspettiamo presto tutti quanti: novità ATTIVAZIONE DI SKY per le partite di calcio e mondiali nel mese di giugno-luglio con MAXISCHERMO e playstation per i ragazzi!! Invitiamo anche gli anziani la domenica pomeriggio a ritrovarsi a giocare a carte: l’oratorio è di tutta la comunità!!

III superiore: Raccolta viveri per i poveri Negli ultimi anni di animazione i ragazzi di III superiore, capitanati da Antonella, Valentina e Pietro hanno riflettuto a lungo sul tema della carità e del volontariato. Lo scorso anno hanno vissuto anche un’esperienza concreta di aiuto presso la Caritas diocesana. Quest’anno i ragazzi intendono attivare una speciale raccolta viveri in collaborazione con l’OMG (Operazione Mato Grozzo) che da decenni si impegna a lavorare e a raccogliere materiali e fondi per i poveri del Perù. Con l’aiuto di alcuni genitori si impegnano per tanto in prima persona a fare volantinaggio nelle case di alcune vie della Ramera sabato 8 marzo 2014 e in seguito vivranno la bella esperienza della raccolta sabato 22 marzo. Chi non fosse in casa potrà portare il materiale da donare direttamente in oratorio. I ragazzi poi provvederanno al lavoro di smista-

mento e consegna all’OMG. Non viene accantonata l’idea di consegnare eventuali doni anche a famiglie in difficoltà segnalateci dal nostro territorio e dal gruppo Caritas parrocchiale. Ringraziamo questi meravigliosi ragazzi e invitiamo le famiglie ad accoglierli con gioia e fiducia!

Ragazzi di III superiore


Un pomeriggio speciale all’orto sociale di città alta V elementare orto sociale di città alta

Le famiglie dei ragazzi di quinta elementare con le catechiste Elena, Paola e Giulia e in compagnia di Don Flavio e Don Cristian sabato 16 novembre hanno vissuto un pomeriggio tutto particolare presso l’orto sociale di città alta. Sotto le mura in zona porta san Giacomo, accoglie giovani e adulti in difficoltà provenienti da alcuni centri di assistenza, che qui possono lavorare la terra, coltivare frutta e verdura ed esporre al pubblico il risultato del loro lavoro. Tutto ciò per-

mette loro e ha permesso anche ai nostri ragazzi di respirare la passione per la terra, per l’ambiente che ci circonda, per i frutti della terra e del lavoro dell’uomo. Infatti i nostri mitici ragazzi di quinta stanno riflettendo da tempo sul rispetto dell’ambiente, sul riciclaggio, sulla bellezza della natura e sull’impegno dell’uomo a trarne i frutti migliori per non dimenticare ciò che è buono ed essenziale, ciò che è naturale e sano di fronte ad una società che spreca, che calpesta e distrugge. Nella Messa delle 18 in parrocchia Kevin ha brillantemente consegnato ai presenti il racconto di questo bel pomeriggio in città alta, condividendo l’immagine del seme del vangelo che cresce grazie a diverse condizioni. Tutto si è concluso con una bella cena fraterna in oratorio!

Ramera

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Gita al museo dei PRESEPI a Gandino 28 dicembre

...prossimi appuntamenti da non perdere! Immagini dal mondo India del sud “I templi dell’India meridionale: da Chennai a Bangalore (Tamil Nadu, Kerala e Karnataka)” Video proiezione e racconto del viaggio effettuato da Lorenzo Piazzalunga Sabato 1 marzo 2014 – Oratorio Ramera

Carnevale 2014 Domenica 2 marzo: ore 14,30 sfilata delle maschere Martedì 4 marzo: ore 15 tombolata in maschera e merenda in oratorio

"LUNEDI 3 MARZO ore 20 spaghettata per tutti in oratorio".

Tempo di Quaresima Mercoledì 5 marzo: DELLE CENERI e inizio Quaresima. Digiuno e astinenza. Ore 8 e 20,30: Sante Messe in Chiesa parrocchiale con imposizione delle ceneri. Ore 17 liturgia della parola per ragazzi e imposizione delle ceneri. Ogni domenica di Quaresima invitiamo i ragazzi della catechesi al laboratorio liturgico alle ore 10. I genitori non lasciano i ragazzi soli per tornare a prenderli dopo la Messa, ma partecipano anche loro alla Messa alle 10,30 in chiesa parrocchiale! Vogliamo essere uniti come famiglie a questo speciale momento settimanale con il buon Dio!

Festa del papà 2014 Sabato 22 marzo festeggeremo

Auguri cardinal Capovilla! Non possiamo non spendere due righe anche da parte del nostro giornale interparrocchiale per complimentarci con Monsignor Loris Francesco Capovilla, già segretario particolare del Beato Giovanni XXIII, per la nomina a Cardinale. È segno di benevolenza verso la nostra Chiesa bergamasca che lo accoglie dal 1988, residente a Sotto il Monte Giovanni XXIII e custode sapiente e premuroso dell’immensa eredità spirituale del Beato Papa. In questo anno della canonizzazione questa nomina giunge quale ulteriore segno luminoso dell’apprezzamento del Santo Padre Francesco e dell’intera Chiesa verso questo brillante custode della vita

con gioia i nostri papà! Ore 18 Messa - Ore 19,30 cena per le famiglie. Iscrizioni presso i catechisti/e fino a un numero di 90 persone massimo.

Cre 2014: ti attendiamo!! DATE DEL CRE 2014: Oratorio Ramera da Lunedì 19 giugno a venerdì 11 luglio ORARI DEL CRE: dalle 9 alle 12 e dalle 14 alle 17,30. Possibilità della mensa fino a 90 posti. DATE ISCRIZIONI CRE: Segreteria parrocchiale Ramera da lunedì 26 a venerdì 30 maggio dalle 16 alle 19.

Vacanza estiva in montagna parrocchie di Ponteranica per ragazzi dalla I media alla III superiore DAL 26 LUGLIO AL 6 AGOSTO a Salice d’Ulzio (Torino) – Hotel Splendid

di Roncalli. A tutti noi l’augurio di leggere e approfondire gli scritti di Papa Roncalli per una maggior conoscenza della figura di questo amato pastore e papa che risplende in santità davanti al mondo intero.

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Sono tornati alla casa del Padre

Giancarlo Grossi Anni 75 † 24 novembre 2013

Bernardino Masnada Anni 70 † 9 gennaio 2014

Giuditta Magitteri in Boroni Anni 58 † 28 novembre 2013

Carlo Micheli Anni 62 † 1 dicembre 2013

Teresa Rottigni Anni 91 † 5 dicembre 2013

Attilia Lavelli ved Cornolti Anni 83 † 26 dicembre 2013

Maria Cortinovis ved. Pedrini Maria Teresa Bonzi ved Giupponi Giovannina D’Adda ved. De Vecchi Maria Persico ved Fabrizi Anni 90 Anni 87 Anni 99 Anni 92 † 2 febbraio 2014 † 17 gennaio 2014 † 21 gennaio 2014 † 31 gennaio 2014

Centri di Preghiera nelle famiglie Prossimo incontro: 21 febbraio 2014 ore 20,30 7 aprile 2014 ore 20,30

HANNO RICEVUTO IL BATTESIMO

a PONTERANICA Il 17 novembre 2013 Christian Elitropi di Damiano e di Maffeis Laura Leonardo Fenaroli di Michele e di Pasta Silvia

Il 1 dicembre 2013 Diego Togni di Roberto e di Massicci Emanuela

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Il 8 dicembre 2013 Michele Belloni di Gianbattista e di Salvetti Valentina Il 15 dicembre 2013 Nicola Berlanda di Davide e di Pesenti Simona Il 5 gennaio 2014 Matteo Nigri di Francesco e

di Manzocchi Daniela Il 2 febbraio 2014

Ramera

Ponteranica e Rosciano

Telefonare a: don Sergio 035 57 18 67; sagrista 338 67 20 902; don Flavio 035 57 11 40; segreteria 035 57 57 89.

a ROSCIANO

Il 1 dicembre 2013 Andrea Sonzogni di Nicola e di Ruggeri Elena

HANNO RICEVUTO IL BATTESIMO ALLA RAMERA

8 dicembre 2013 GIACOMO COLOMBI di LORENZO e BILIOLI ELENA


Sacramentini

Sulle orme di un Santo N

el mese di febbraio, festeggiamo il nostro fondatore San Pier Giuliano Eymard, facendo memoria della sua nascita. Inoltre, dal 10 al 21 febbraio, i Sacramentini d’Italia celebrano il Capitolo Provinciale, al quale partecipano – per la nostra comunità – p. Luca e p. Fiorenzo. Ripercorrendo qui la figura del p. Eymard, lo ricordiamo in occasione della sua festa e lo contempliamo come modello per chi, come lui, vuole essere discepolo e apostolo dell’Eucaristia.

Una vita per l’Eucaristia Nato a La Mure d’Isère, in Francia, il 4 febbraio 1811, Pier Giuliano fu ordinato sacerdote nel 1834. Mosso da una grande passione per il mistero eucaristico, diede vita a due famiglie religiose: i Padri Sacramentini e le Ancelle del SS. Sacramento. Convinto che l’Eucaristia è la forza di rinnovamento della Chiesa e della società, promosse l’amore al SS. Sacramento nei fedeli di ogni ceto e lanciò a questo scopo diverse iniziative. Morto il 1° agosto 1868, fu proclamato santo da Papa Giovanni XXIII il 9 dicembre 1962. Dando vita alle sue famiglie religiose, il p. Eymard non ha scelto una delle due vie che la tradizione gli proponeva: una vita contemplativa, “chiusa” fra le mura di un convento, oppure una vita missionaria, tutta vissuta sulle strade del mondo. Non ha scelto l’una o l’altra, ma le ha scelte tutte e due, indicando a se stesso e alle sue Congregazioni una vita contemplativa e missionaria: una vita in cui dedicare un tempo prolungato all’incontro con Cristo nell’Eucaristia, per poi

infedeltà – lui sarebbe stato sempre fedele all’alleanza che aveva sancito con noi.

“farsi prossimo” a ogni uomo con il suo stesso cuore, pieno di amore. Esperienza fondamentale nel suo cammino di fede è stata la “contemplazione”, che l’ha portato a vivere tutta la sua vita in un intenso clima di preghiera. Contemplando l’Eucaristia come dono del Padre, ricco di tenerezza e benevolenza verso gli uomini, Pier Giuliano ha capito che – davanti a Dio – ogni uomo è importante. Ha capito anche che non si può avere paura di Dio, il quale ci ha offerto il suo stesso Figlio perché potessimo essere certi che – nonostante le nostre

Il fuoco dell’amore Così, grazie alla contemplazione, si è sviluppata nel p. Eymard la “compassione”, ossia la condivisione delle sofferenze degli altri. “Il fuoco ha una fiamma”, era solito dire. Affermava cioè che dalla contemplazione dell’Amore di Dio nell’Eucaristia occorreva passare al “divenire amore” per i fratelli più bisognosi, fino ad arrivare al “dono totale di sé” a Dio e al prossimo. Il fuoco dell’Eucaristia aveva una fiamma: era la fiamma del bene e della carità, che doveva essere diffusa in tutto il mondo, per rinnovarlo completamente. Inoltre, un altro elemento importante del suo cammino è stato la “comunione”, l’unione fraterna, che doveva risplendere nella vita delle sue comunità, a ognuna delle quali dava il nome di “Cenacolo”. Chiamandole così, Pier Giuliano indicava ad esse una forma e un orientamento: che fossero luogo di relazioni sincere, luogo in cui si poteva fare esperienza del servizio reciproco, luogo in cui si poteva vivere la gioia della presenza dell’altro, accolto come “compagno di viaggio” sulle strade della vita. Questo è stato il cammino di San Pier Giuliano Eymard; questo può essere il cammino di ciascuno di noi e di ogni nostra comunità (familiare, religiosa, cristiana), affinché tutti possiamo essere segno di quella vita nuova che nasce in noi grazie all’Eucaristia, il sacramento dell’amore di Dio. p. Flavio Fumagalli

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Ponteranica e Rosciano

Parrocchia della Trasfigurazione in Rosciano Parrocchia di SS. Alessandro e Vincenzo in Ponteranica

Vita della Comunità

29 dicembre Benvenuta a Rosciano la Comunità delle Beatitudini 27 dicembre Pre-adolescenti in vacanza sulle nevi di Branzi Ecco come gli animatori ci hanno raccontato l’ esperienza. “Ciao ragazzi ritrovo ore 9 in piazzetta, ore 9.15 partenza… Per dove? Partenza per Branzi. Con il gruppo di adolescenti anche quest’anno abbiamo organizzato per loro una piccola vacanza sulla neve il 2-3-4 gennaio. Giornate all’insegna della condivisione dell’amicizia, del gioco, e perché no, anche della riflessione. Alcuni genitori si sono resi disponibile a prepararci deliziosi

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sione preghiera e da momenti di gioco libero e chiacchiere. Queste esperienze restano poi nella memoria dei ragazzi e possono servire a fargli capire quanto sia bello regale del tempo agli altri, e vedere come attorno a loro ci sono degli adulti che si impegnano per loro, che pensano che sia importante creare questi spazi di autogestione. E’ per questo che dobbiamo ringraziare di cuore Don Sergio per aver promosso la vacanza; Don Lorenzo e gli animatori che hanno pensato alle attività; i genitori che si sono resi disponibili a preparare da mangiare, e quelli che ci hanno accompagnato con le macchine; e tutti i ragazzi che hanno deciso di mettersi in gioco e hanno raccolto la nostra sfida. Speriamo che anche in futuro genitori e ragazzi rispondano con fiducia e entusiasmo alle iniziative che proporremo. “

pranzetti e cene, ma il resto delle faccende di casa spettava ai ragazzi. Un bella vacanza perché tutti si sono messi in gioco e si sono lasciati coinvolgere nelle diverse attività e lavori proposti. Sono momenti belli e importanti per i nostri adolescenti, momenti che servono a farli sentire gruppo, a farli stare insieme in modo bello e spontaneo a condividere tutto cose belle e cose meno belle. Vivere insieme tutto il giorno permette di conoscere cose degli altri che non credevi, ma ti da anche la possibilità di farti conoscere. Le giornate erano composte da momenti di rifles-

Domenica 29 Dicembre scorso, le comunità parrocchiali di Ponteranica e Rosciano, hanno ufficialmente accolto la presenza della Comunità delle Beatitudini presso il rinnovato Centro Pastorale di Rosciano. La storia, il Carisma e la missione specifica di questa Comunità, sono stati illustrati alle nostre Parrocchie, nel corso di un’apposita conferenza organizzata e condotta dal diacono Fabio Cavaioli il Venerdì precedente l’evento inaugurale dell’ingresso a Rosciano. Il programma della giornata d’accoglienza prevedeva due momenti significativi. Al mattino, con la S. Messa delle 10.30 nella Chiesa Parrocchiale di Pontera-


nica, don Sergio dava ufficiale accoglienza ai membri delle Beatitudini. Nel pomeriggio, a Rosciano alle ore 15.00 si dava inizio alla cerimonia d’inaugurazione del nuovo Centro Pastorale di Rosciano destinato alle attività della Parrocchia e ad ospitare, appunto, le Beatitudini. L’evento è stato onorato con la partecipazione delle autorità ecclesiali e civili del territorio. Il vi-

cario generale mons. Davide Pelucchi, in rappresentanza del Vescovo di Bergamo, che nel pomeriggio ha presieduto la Liturgia di Benedizione dei locali, la sig.ra Cathy Brenti, giunta dalla Francia, responsabile del Ramo Laico in Italia e membro del Governo delle Beatitudini, il sindaco Aldegani ed alcuni membri dell’amministrazione cittadina di Ponteranica. Inoltre, la presenza

di don Flavio, don Cristian, padre Luca, di don Attilio Bianchi responsabile del diaconato permanente a Bergamo e del diacono Oliviero Dal Molin, ha conferito a l’evento un carattere veramente ecclesiale e fraterno. Un discreto numero di parrocchiani di Ponteranica e delle Parrocchie limitrofe, nonché di alcuni membri ed amici delle Beatitudini provenienti da località più lontane hanno preso parte con interesse e curiosità alla cerimonia inaugurale. Il Sindaco ed il Vicario Generale, dopo aver rivolto una breve parola di benvenuto ai convenuti, insieme, hanno tagliato il nastro posto all’entrata dei locali dando inizio alla cerimonia che poi è proseguita con la Liturgia di Benedizione all’interno dell’edificio. Nella breve omelia, mons. Pelucchi, alludendo ai lavori di ristrutturazione del Centro Parrocchiale, ha parlato di una congiunta e significativa opera di ristrutturazione umana e spirituale in atto nella Parrocchia di

Ponteranica e Rosciano

Parrocchia della Trasfigurazione in Rosciano Parrocchia di SS. Alessandro e Vincenzo in Ponteranica

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Ponteranica e Rosciano

Parrocchia della Trasfigurazione in Rosciano Parrocchia di SS. Alessandro e Vincenzo in Ponteranica

Il presepe realizzato anche quest’anno nel Battistero da un gruppo di volontari. L’ambientazione quest’anno era sulle rive di un lago, sempre suggestiva. Grazie ai volontari e al sig. Gurio Scuri che ha prestato i diorami esposti in chiesa parrocchiale di Ponteranica.

Il presepe in chiesa parrocchiale di Ponteranica è stato realizzato dai bambini della Scuola dell’Infanzia “San Pantaleone” con materiale di riciclo (bottigliette di plastica e altro). Qui a sinistra il presepio nella chiesa parrocchiale di Rosciano

Alla Messa natalizia di mezzanotte anche quest’anno pastori e angioletti hanno contribuito, insieme alla veglia dei preadolescenti al giusto clima raccolto e festoso. Grazie agli alpini e ai volontari di Ponteranica e Rosciano per lo scambio di auguri con il “vin brulée” e il panettone

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Rosciano il cui “segno” è dato, appunto, dalla presenza singolare di una famiglia che ora la abita, la custodisce e la anima con la preghiera ed il servizio ecclesiale. Il parroco don Sergio, dopo aver illustrato le tappe storiche che hanno portato alla realizzazione di questo progetto, in nome della comunità di Rosciano, ha rivolto un caloroso ringraziamento a mons. Pelucchi, alla sig.ra Cathy ed a tutti i presenti. Un ringraziamento particolare lo ha poi rivolto all’ing. Cremaschi che ha condotto i lavori di ristrutturazione ed alle maestranze presenti che li hanno eseguiti. È seguito poi un brindisi festoso in allegria e cordialità. Al termine della serata, la celebrazione della S. Messa, suggellava una ricca giornata, donando l’occasione a tutti di rendere grazie a Dio per l’inizio di questo nuovo progetto da vivere e realizzare insieme. Un grazie di cuore a tutti i volontari, amici e collaboratori che, donando generosamente tempo ed energie hanno permesso la buona riuscita di questa bella giornata e del rinfresco festivo. Complimenti!

8 febbraio Vicariato n° 5 e carità: la raccolta per il Centro di Primo ascolto vicariale il Vicariato 5 raggruppa 16 parrocchie della nostra zona (Almé, Almenno S.S., Azzonica, Botta di Sedrina, Bruntino, Clanezzo, Paladina, Petosino, Ponteranica, Ramera, Roncola, Rosciano, Sedrina, Sombreno, Sorisole, Villa D'Almé) che coordinano le loro attività e collaborano. I sacerdoti di queste parrocchie si incontrano ogni mese, esiste un Consiglio Pastorale unitario e anche i diversi organismi parrocchiali (oratori, gruppi missionari, catechisti, caritas ecc.) collaborano

tra di loro. Da alcuni anni il CENTRO DI ASCOLTO DI ASCOLTO VICARIALE ubicato a Villa d’Almè (vedi l’articoletto su questo numero del notiziario) ha assunto l’impegno di aiutare le singole parrocchie e le istituzioni del territorio nel sostegno alle persone e famiglie in difficoltà. Le parrocchie lo supportano con personale volontario, offerte in denaro e raccolte di generi di prima necessità per le «borse della spesa» da dare alle famiglie. Per questo motivo da tempo anche le nostre parrocchie di Ponteranica e Rosciano sostengono le attività del Centro con contributi e con raccolte alimentari. Sabato 8 febbraio, dopo un meticoloso volantinaggio in tutte le case delle comunità, siamo passati a chiedere a tutti, porta a porta, un aiuto per il Centro. Abbiamo raccolto oltre 10 quintali di alimentari: più di tre quintali e mezzo di pasta, mezzo quintale di zucchero e altrettanto di riso, poi farina, olio, tonno e carne in scatola ecc. che sono state smistate e - domenica 9 febbraio - consegnate ai responsabili del Centro per la distribuzione. Un grazie alla sensibilità delle tante famiglie che hanno contribuito a questo dono ed ai ragazzi e adulti che hanno collaborato nella raccolta.

Ponteranica e Rosciano

Parrocchia della Trasfigurazione in Rosciano Parrocchia di SS. Alessandro e Vincenzo in Ponteranica

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Ponteranica e Rosciano

Parrocchia della Trasfigurazione in Rosciano Parrocchia di SS. Alessandro e Vincenzo in Ponteranica

realtà; infatti il forte numero di stranieri adulti che non conoscevano l’italiano poneva, non solo al CPAeC ma anche ai Comuni, Scuole e Parrocchie la queato nel 1996 a seguito di buzione di generi di prima ne- stione della loro integrazione. Il una profonda riflessione al- cessità (generi alimentari a lunga progetto si è quindi sempre pol’interno della Caritas Parrocchiale scadenza, detersivi, generi per sto l’obiettivo di fornire una prima di Villa d’Almè, e configuratosi igiene personale) che vengono alfabetizzazione nella lingua itanel 2010 come espressione del distribuiti all’interno di un pro- liana, ed accanto proseguire il Vicariato, il Centro di Primo Ascol- getto di sostegno alla persona momento dell’ascolto e dell’acto e Coinvolgimento (CPAeC) è oppure come mezzo per appro- coglienza oltre che permettere sempre stato una porta aperta fondire la conoscenza del reale il confronto e il dialogo tra culper tutti coloro, senza distinzione bisogno; non è quindi una indi- ture. Dal 2007 ai corsi di italiano di nazionalità, che vivono situa- scriminata distribuzione a piog- si sono aggiunti un corso di informatica, uno di cucina ed zioni di bisogno ed emargina- gia. uno di cucito. La raccolta dei generi di prima zione. Attraverso una rete di collabo- necessità avviene con cadenza razione, costruita negli anni con mensile nelle Chiese di Villa d’Al- Ad oggi (2013) nel CPAeC collale istituzioni (Assistenti Sociali mè e di Bruntino, perché è il se- borano 15 persone, che accolgono dei vari Comuni del territorio, gno di una comunità che è at- le persone nella sede inaugurata Sportello Immigrati, Scuola, Ca- tenta al bisogno e della quale il nel 2007 presso i locali dell’oratorio ritas), e con gruppi di volontariato CPAeC è portavoce. Altre Par- di Villa d’Almè, via Ripa 6. I colla(S.Vincenzo, Gruppo Missionario), rocchie contribuiscono in modo boratori provengono da Villa d’Alil CPAeC cerca di dare risposte sporadico, in particolare nei pe- mè, Bruntino, Almè, Paladina, Sorisole, Almenno SS. concrete alle varie tipologie di riodi di Avvento e Quaresima. bisogni delle persone che vivono nel nostro territorio situazioni Progetto casa di disagio, nel rispetto della di- Avviato nel 1997 a seguito della gnità personale e della riserva- osservazione di un bisogno specifico di persone o famiglie in tezza delle informazioni. situazioni di emergenza legate Il CPAeC opera attraverso: L’ascolto attento alla persona ed all’alloggio, il progetto si concretizza nella gestione di alcuni ai suoi bisogni La mobilitazione di risorse (enti, alloggi (ad oggi quattro), finaistituzioni, persone) che pos- lizzata alla prima accoglienza sano far fronte al bisogno in- con tempi della durata massima di un anno. La gestione è strutdividuato. L’accompagnamento della per- turata con contratti e regolasona in un percorso-progetto menti ben precisi, per tutelare il mirato al bisogno e definito proprietario (gli alloggi sono afin accordo con enti e servizi fidati alla Caritas in comodato La sede è a Villa d’Almè, in via Ripa, 6 del territorio d’uso, e rimangono quindi di La sensibilizzazione della comu- proprietà di privati o della ParÈ aperta il: nità sociale e religiosa, sulla rocchia) e accompagnare l’inmartedi dalle 9,30 alle 11 base del monitoraggio dei bi- quilino alla soluzione dell’emersabato dalle 14,30 alle 16 sogni del territorio. genza.

Il Centro di Primo Ascolto e coinvolgimento vicariale

N

Centro di Primo Ascolto

Distribuzione generi prima necessità Nella attività del CPAeC riveste particolare importanza la distri-

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Scuola per immigrati La scuola per immigrati è nata nel 2000, per facilitare l’inserimento degli stranieri nella nostra

Tel. 331 3100189 durante le aperture, 329 3904519 negli altri orari


Sabato 8 Domenica 9

Lunedì 10 Martedì 11 Venerdì 14

Sabato 15

Domenica 16

Lunedì 17 Martedì 18 Mercoledì 19 Giovedì 20 Venerdì 21 Domenica 23 Lunedì 24 Martedì 25 Venerdì 28

Domenica 30 Lunedì 31 Martedì 1 Giovedì 3 Venerdì 4

Sabato 5 Domenica 6 Lunedì 7 Martedì 8 Venerdì 11

Sabato 15 Domenica 13

A P R I L e

Giovedì 6 Venerdì 7

MERCOLEDì DELLE CENERI ore 17,00 - ore 20,00 S. Messa e imposizione delle Ceneri Ponteranica ore 18,30 S. Messa e imposizione delle Ceneri Rosciano ore 20,30 Veglia Mariana - Beatitudini Rosciano È sospeso l’Ufficio per i defunti ore 20,30 Via Crucis da Ponteranica a San Rocco al Castello ore 9,00 Pellegrinaggio vocazionale 1A DOMENICA DI QUARESIMA ore 15,30 Battesimi comunitari ore 18,30 S. Messa alla Costa Costa Garatti ore 20,30 Lectio Divina Padri Sacramentini ore 15,00 Via Crucis Ponteranica TRIDUO DEI DEFUNTI A ROSCIANO ore 6,00 S. Messa vicariale dei giovani Botta di Sedrina ore 20,30 Via Crucis da Rosciano a Costa Garatti TRIDUO DEI DEFUNTI A ROSCIANO ore 6,00 S. Messa vicariale dei giovani Botta di Sedrina ore 20,30 Via Crucis da Rosciano a Costa Garatti 2A DOMENICA DI QUARESIMA - Triduo dei defunti (Rosciano) ore 14,00 GVG5 (Gruppo Giovani Vicariato 5) ore 16,00 Triduo - S. Messa conclusiva segue Incanto dei doni Rosciano ore 20,30 Lectio Divina Padri Sacramentini ore 15,00 Via Crucis Ponteranica San Giuseppe - Festa del papà ore 20,30 Consiglio pastorale (Centro pastorale) Ponteranica ore 6,00 S. Messa vicariale dei giovani Rosciano ore 20,30 Via Crucis da Ponteranica a Madonna dei Campi 3A DOMENICA DI QUARESIMA - Ritiro cresimandi ore 18,30 S. Messa a San Rocco Castello MEMORIA DEI MARTIRI CRISTIANI ore 20,30 Lectio Divina Padri Sacramentini ore 15,00 Via Crucis Ponteranica ore 6,00 Messa vicariale dei giovani Oratorio di Almenno S.S. ore 20,00 Celebrazione dello Shabbat - Beatitudini Rosciano ore 20,30 Via Crucis vicariale da Azzonica a Sorisole 4A DOMENICA DI QUARESIMA - Ritiro 1a secondaria ore 20,30 Lectio Divina Padri Sacramentini ore 15,00 Via Crucis Ponteranica ore 20,30 Veglia Mariana - Beatitudini Rosciano ore 6,00 S. Messa vicariale dei giovani Azzonica ore 15,00 Confessioni Pasqua per le Medie Ponteranica ore 20,30 Via Crucis sagrato della chiesa parrocchiale ore 15,00 Confessioni Pasqua individuali Ponteranica ore 19,00 Messa e preghiera per ammalati - Beatitudini Rosciano 5A DOMENICA DI QUARESIMA ore 11,00 Battesimi comunitari ore 20,30 Centro di preghiera nelle famiglie ore 15,00 Via Crucis (Chiesa parrocchiale) ore 6,00 Messa vicariale dei giovani Madonna dei Campi ore 16,30 Confessioni Pasqua per le Elementari Ponteranica ore 20,30 Via Crucis dalle tre chiese parrocchiali ai Padri Sacramentini ore 9,00 Pellegrinaggio vocazionale ore 15,00 Confessioni individuali Ponteranica DOMENICA DELLE PALME ore 15,00 Meditazione musicale (Rosciano) ore 18,30 S. Messa Costa Garatti

M A R z o

CALendARIo PASToRALe Mercoledì 5

Ponteranica e Rosciano

Parrocchia della Trasfigurazione in Rosciano Parrocchia di SS. Alessandro e Vincenzo in Ponteranica

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Ponteranica e Rosciano

Parrocchia della Trasfigurazione in Rosciano Parrocchia di SS. Alessandro e Vincenzo in Ponteranica

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AUSER INSIEME PONTERANICA Organizza per Sabato 29 Marzo alle ore 20.30 alla Chiesa parrocchiale di Ponteranica Alta una serata con il Coro di montagna di S. Giovanni Bianco. Verranno eseguiti brani di vario genere riguardanti la tradizione della montagna. Vi aspettiamo numerosi!


Ponteranica e Rosciano

Parrocchia della Trasfigurazione in Rosciano Parrocchia di SS. Alessandro e Vincenzo in Ponteranica

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Associazione AUSER insieme di Ponteranica

L’

Associazione opera dal 1998 sul territorio a favore della popolazione: anziani, persone diversamente abili, giovani, bambini e famiglie. Nel giugno dell’estate del 2012 ha dovuto sospendere momentaneamente le attività, escluse quelle a favore della disabilità, perché l’Amministrazione Comunale di Ponteranica ha preferito alla gestione sociale degli spazi pubblici di via 8 Marzo quella privata per motivi difficilmente condivisibili. Pur orfani del supporto economico della gestione del bar di via 8 Marzo e di qualsiasi aiuto pubblico le nostre attività proseguono anche se con non poche difficoltà: il martedì pomeriggio, presso la sede delle associazioni sita nel parco Leto di Priolo, si svolgono attività ludiche a favore degli anziani; il mercoledì pomeriggio viene dedicato

ai ragazzi diversamente abili, con momenti ludici, passeggiate e/o gite; il giovedì pomeriggio è l’appuntamento per il gruppo Cammino; il venerdì pomeriggio si svolge il corso di tablet per anziani. Purtroppo il pomeriggio della domenica, che era dedicato al ballo liscio, è stato sospeso per sopravvenuta impraticabilità della sala che si aveva in uso presso il Centro Vivace. Per la passione con cui ci impegniamo, ci auguriamo che la popolazione ci sostenga nella continuità delle nostre attività.

Per info: Luzzana Alessandro, presidente, cell. 3356131647 Perniceni Claudia, vicepresidente cell.3490857189 Pasta Massimiliano, segretario, cell. 3484947358

La banda e la Fanfara Alpina della Ramera si fanno sentire!

E

CCOCI siamo noi! La banda del vostro paese vuol proprio farsi sentire, ma... non solo musicalmente come sarebbe naturale ma per fare una richiesta. E’ iniziato l’anno scolastico e mentalmente i ragazzi sono pronti per nuove avventure dopo la lunga vacanza da poco messa alle spalle. Lo studio fa parte di questo periodo che devono affrontare ma fortunatamente c’è (per chi ancora non lo sapesse) un espediente per alleggerire questo duro dovere… e quale sarebbe vi chiederete voi!? È la musica: l’arte delle note che riempie l’anima. La banda Ramera offre l’occasione a quanti avessero

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dagli 8 agli 88 anni, studenti e non, di far parte del suo gruppo proponendo dei corsi di musica all’interno della loro sede. Preghiamo chiunque fosse interessato di farsi avanti, anche solo per chiedere informazioni, queste servirebbero a conoscerci creando così un rapporto d’amicizia e di conoscenza. Il nostro gruppo bandistico esiste da 62 anni e vorremmo che continuasse ravvivandolo con nuove entrate. Ci potete trovare tutti i venerdì dalle ore 21,00 nella sede in oratorio. Oppure telefonando al n° 333 3982150 o a liviano.piazzalunga@bandaramera.it


A Ponteranica, saggio di Judo e festa dei veterani Si e svolto a Ponteranica presso la palestra delle scuole medie Don Milani, il primo saggio di judo e difesa personale in occasione del passaggio di cintura dei nostri atleti. Quest’anno per la prima volta il Judo Ponteranica ha organizzato un saggio in grande stile, per coinvolgere anche quei genitori che durante la settimana lavorano e non possono assistere alle lezioni di judo dei propri figli in palestra. Infatti la manifestazione si è svolta di domenica, a partire dalle ore 15.00 con i due gruppi di bambini del gioca judo, che si sono cimentati in tecniche capriole e piccoli combattimenti, per far vedere ai propri cari le loro capacità e cosa hanno imparato durante il primo quadrimestre di judo, uno spettacolo per gli occhi e per il cuore, con i genitori increduli e commossi nel vedere i propri pargoli districarsi in quel modo sul tatami. Dopo i piccoli campioni e stato il turno dei ragazzini delle scuole elementari, anche loro tutti presi dalle esibizioni e dalla voglia di far vedere cosa erano capaci di fare, per l’orgoglio di mamma e papà, fratelli e nonni che sono accorsi numerosi a vedere i propri figlioli. Dopo l’esibizione delle elementari ecco arrivare il gruppo delle scuole medie, qui la faccenda si fa seria cominciamo a parlare di agonisti, infatti la loro esibizione e molto più difficile, ma questi ragazzotti che hanno il mondo ai loro piedi si districano tra tecniche, cadute ecc.. ecc.. in modo sublime tra gli applausi scroscianti del pubblico affascinato dalle esi-

bizioni di questi judoka. Fatto il saluto e congedati i nostri agonisti, e la volta dei più grandi, i baldanzosi giovanotti ormai quasi ometti, delle scuole superiori, che si esibiscono nell’esecuzione dei kata, facendo alzare in piedi il pubblico, ad applaudire, grande esibizione, specialmente da parte delle tre nuove cinture nere freschi di promozione e smaniosi di far vedere la loro cintura in pubblico. Voi penserete che dopo tante esibizioni la manifestazione sia finita qui ,ma il patron del Judo Club Ponteranica l’allenatore Rocco Giovanni, ha riservato una sorpresa a tutti ,invitando alla manifestazione i veterani del Judo Ponteranica, quello che un po’ di anni fa si chiamava Sportform del mitico maestro Benemerito non che sesto Dan cintura biancorossa Colombi Franco, che nel lontano 1990, diede fiducia a un giovane ragazzo cintura marrone (Rocco Giovanni) suo allievo e aprii la sede di Ponteranica, che nel 2005, diventò Judo Club Ponteranica, sotto la direzione dello stesso, e da allora la palestra e cresciuta e ne ha fatta di strada, fino a superare il centinaio di iscrizioni. Veterani dicevamo appunto perché tutti provenienti dalla storia

di questo club, ormai grandi con famiglia, con impegni di lavoro, università, ma sempre legatissimi al judo e alla nostra società , l’insegnante Rocco aveva i lucciconi agli occhi, rivedendoli dopo tanti anni sul tatami grandi cresciuti, con i loro bimbi per mano, un emozione impagabile, gli allievi più piccoli sono rimasti affascinati nel vedere così tante cinture nere e marroni sul tatami. Anche i veterani sono stati protagonisti di esibizioni e combattimenti, dimostrando nonostante siano passati tanti anni dalla loro ultima apparizione sul tatami, di avere ancora smalto e capacità, del resto si sa il Judo e come andare in bicicletta una volta imparato non si scorda più. Mancava giusto la ciliegina sulla torta, l’esibizione del gruppo di MGA e anche loro come gli altri si sono dimostrati all’altezza della situazione sciolinando tecniche e capacità notevoli. Giunti al termine di questa lunga interminabile ed emozionante giornata, siamo passati alla consegna delle ambite cinture, per poi arrivare alla fotografia finale con una novantina di atleti in bella mostra. Devo dire che emozioni cosi solo uno sport bello e meraviglioso come il Judo le può dare.


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(nei mesi da marzo a giugno dalle 8,00 alle 12,00).

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Agenda di Ponteranica e Rosciano don Sergio Scotti Parroco Casa Parr. Ponteranica tel. 035 57 18 67 scotti.sergio@gmail.com www.parrocchiediponteranica.it Silvano Ceruti tel. 338 67 20 902 Scuola dell’Infanzia tel. 035 57 41 53 fax. 035 41 29 232

orari SS. Messe a Ponteranica Chiesa Parrocchiale Prefestiva: ore 18.30 Festiva: ore 8.00 – 10.30 Feriale: dal lunedì a giovedì ore 17,00 Venerdì e sabato ore 8,00

Chiesa di San Rocco al Castello Festiva:

ore 18.30 (la quarta domenica del mese)

Chiesa di San Girolamo Emiliani (alla Costa Garatti) Festiva:

ore 18.30 (la seconda domenica del mese)

orari SS. Messe a Rosciano Chiesa Parrocchiale Prefestiva: ore 19.00 Festiva: ore 9.00 ore 17.00 Feriale: ore 18.00

Grotta della B.V. di Lourdes Festiva: ore 17.00 (da maggio a fine settembre) S. Marco in Maresana Festiva:

ore 11.00 (luglio e agosto)

Agenda di Ramera don Flavio Rosa Parroco Casa Parr. Ramera don Cristian Mismetti

tel. 035 57 11 40 cell. 340 66 53 939 tel. 035 57 01 81 cell. 347 88 94 972 Scuola dell’Infanzia Tel. 035 57 13 85 Segreteria parrocchiale Ramera: Aperta da lunedì a venerdì ore 14.30 – 17.30 Per certificati, anagrafe, abbonamenti, informazioni, prenotazioni Cineteatro, iniziative varie… tel. 035 57 57 89 e mail: parrocchiaramera@libero.it Pratiche Cisl Inas (lunedi mattino) ore 9.00-11.30 Ponteranica Attiva e mail: ponteranicaattiva@libero.it

orari SS. Messe a Ramera Chiesa Parrocchiale Prefestiva: ore 18.00 Festiva: ore 7.30 – 9.00 (alla Chiesina di S. Giorgio alla Petos) 10,30 - 18,00 Feriale 8.00 – 16.30 (dal 30 settembre) venerdì ore 16.00 adorazione eucaristica segue messa 18,00

orari SS. Messe Padri Sacramentini Prefestiva Festiva Feriale Padri Sacramentini ordini@sacramentini.it

ore 17,30 ore 8,30 - 11,00 17,30 ore 7,00 - 17,30 tel. 035 57 10 15

orari SS. Messe alla Madonna dei Campi Prefestiva Festiva

ore 18,00 ore 9,30

gruppo diocesano

LA CASA InConTRI di ASCoLTo e di PRegHIeRA per persone SePARATe, dIVoRzIATe o RISPoSATe, ogni primo martedì del mese almenno san salvatore presso il chiostro vicino all’oratorio - via cappuccini n.3.

www.parrocchiediponteranica.it


Le comunità insieme 1 2014