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CORSO FIDANZATI 2010 2a Scheda

PERCHE’ SPOSARSI DI FRONTE A DIO ? L'amore umano sarà sempre un mistero: si cerca la propria autonomia e, contemporaneamente, non si riesce a stare soli, ci si lega all'altro cercando qualcosa che non si trova in se stessi. Ogni amore umano esige sempre qualcosa di più, tende a qualcosa di infinito tanto è vero che il venir meno di questo rapporto è sempre sentito e giudicato come un tradimento e un'ingiustizia. Le espressioni dell'amore umano rispetto a queste aspettative, allora, non sono mai sufficienti e lasciano nel cuore un residuo di insoddisfazione, un'inquietudine insanabile. La vita coniugale, in questa prospettiva, diventa una continua ricerca di un rapporto più pieno, di un'espressione più completa della propria identità vissuta e offerta all'altro. Si può pensare che proprio questo elemento, presente nella storia di tutti, sia il segno di un'Altra Presenza e indichi un'altra fonte del desiderio amoroso dell'uomo, da cercare al di fuori dei limiti di tempo e di spazio della nostra storia umana. L'amore donato e ricevuto può condurre alla scoperta della propria creaturalità, alla percezione di essere legati ad altre sorgenti, oltre quelle biologiche. L'amore umano può diventare così un misterioso richiamo alla trascendenza, alla relazione con Dio. C'è una domanda da porsi: dove va l'amore di un uomo e di una donna? Vi siete messi insieme perché vi piacete, perché volete tirare il "carro della vita" insieme: Dove andate? Dove va la vostra coppia La risposta sembra ovvia: si va verso il futuro, verso ciò che si aspetta senza sapere esattamente che cosa sarà. Come sarà? Di sicuro andate verso il mondo, verso gli altri, è lì che il vostro amore sarà messo alla prova e si vedrà come sapete "stare di fronte" a questo mondo, soprattutto di fronte ai più poveri, ai più miseri... a quelli che restano indietro. Da come vivrete si capirà se "tirate il carro della vita" davvero con amore. Eppure nonostante le gioie che incontrerete, vi accorgerete di non essere mai pienamente soddisfatti: neanche il marito o la moglie è la felicità. Cosa c'è nel vostro futuro? Bisogna non prendersi in giro; la felicità piena non c'è in


questo mondo. Ci sono "momenti" di felicità, non la "Felicità": l'amore che si sogna non è mai tutta la felicità perché "l'altro" è limitato e povero come te; abbiamo tutti i giorni contati! Allora sono possibili tre soluzioni: o si vive così come viene, senza porsi domande; o si vive con una terribile paura che ci fa diventare egoisti, prepotenti, chiusi in noi stessi; oppure si vive "con fiducia". con fede: credi che al di là delle cose, delle facce, del marito/moglie, degli altri... ci sia Qualcuno infinitamente grande... che possiede il segreto della vita, della felicità, della storia. Davanti al mistero della vita, dell'amore, della morte, gli uomini sentono che qualcosa li supera, qualcosa che era prima di loro, che durerà dopo di loro, che viene a loro senza che essi ne siano padroni: si incontrano con una realtà sacra". Il Cristianesimo ha una sua proposta: dietro il buio c'è un Essere di cui sappiamo pochissimo, nessuno l'ha visto, poteva benissimo vivere da solo, ma da solo non ci sta, non vuole starci; ha creato il mondo, in una lunga fatica del nascere; ha creato gli uomini che hanno dentro di sé qualcosa che assomiglia alla sua intelligenza, al suo amore, alla sua generosità, alla sua voglia di vivere e di amare. Dio... sta alle radici della vita, parla a noi in mille modi: nella natura, negli uomini, nella storia, soprattutto si svela a noi nei "poveri". Vuole che gli uomini siedano con dolcezza al "banchetto" della vita, senza soprusi e violenze. E poiché facciamo fatica a vivere così, si è avventurato nella storia di noi uomini, ha parlato con il cuore e la voce di uomini grandi (Mosè, i profeti ... ), attraverso la storia di un popolo (Israele), attraverso il cuore di ogni uomo di buona volontà. Alla fine, è venuto Lui stesso a fare l'uomo: in Gesù Cristo abbiamo conosciuto Dio, abbiamo capito che Dio ama alla pazzia l'uomo, fino a morirne, e che siamo destinati a vivere una "vita piena" (eterna) con Lui. Gesù è la Bella Notizia (= Vangelo) di un amore incredibile, impensabile tra Dio e l'uomo, di un abbraccio che neanche la morte riuscirà a sciogliere. Chi ha incontrato quest' Uomo ha capito il mistero della vita: capisce che Dio ci ha messi al mondo per un atto di generosità, crede che è Lui che ci fa incontrare e ci mette assieme, crede che con il matrimonio Dio dà agli uomini qualcosa di buono, senza trappole. Tanti giovani vengono a sposarsi in Chiesa perché avvertono che il loro rapporto d'amore è più grande di loro: c'è qualcosa che supera ciò che loro decidono o sanno o possiedono, qualcosa di "sacro".


Il Signore si aspetta che gli rispondiamo con l'imparare le regole della vita, con l'imparare a fare l'uomo, con il dire di sì a Dio. Dio quando chiede di entrare nella nostra vita non è come l'ospite di riguardo che arriva in casa e costringe a sospendere ogni altra attività per dedicargli attenzione e spazio. È piuttosto come l'ospite amico che ci allieta con la sua presenza senza essere ingombrante. Per capire la presenza di Dio nella nostra vita, basta pensare al vostro comportamento di innamorati: continuate a fare le stesse cose di prima ma portate nel cuore la persona amata. Non fate cose nuove o diverse, ma fate le stesse cose in modo nuovo, con spirito nuovo. Non si smette di lavorare perchè si ama, ma l'amore diventa il canto dell'anima mentre si lavora. La persona amata viene portata "dentro", nel pensiero, nell'affetto, ispira anima, dà sapore a tutta la vita. Una persona è spirituale non per le cose che fa o per lo stato di vita scelto, ma se è "abitata dallo Spirito di Dio" "Solo chi è abitato dallo Spirito di Dio sa di avere la capacità di costruire cose eterne con i pezzi della vita quotidiana". Si vive "con fiducia", con fede: credi che al di là delle cose, delle facce, del fidanzato/a, degli altri ... ci sia Qualcuno infinitamente grande ... che possiede il segreto della vita, della felicità, della storia. Dio ... sta alle radici della vita, parla a noi in mille modi: nella natura, negli uomini, nella storia, soprattutto si svela a noi nei "poveri". Vuole che gli uomini siedano con dolcezza al "banchetto" della vita, senza soprusi e violenze . I cristiani perciò, sono convinti che nel matrimonio non è in gioco solo l'amore umano, ma è in gioco anzitutto il Vangelo - che è Gesù e il suo dono di salvezza -: incontrare e accettare il vangelo è fare in modo che la Buona Notizia di Gesù Cristo diventi gioiosa notizia per la nostra vita. Prendere la vita con fiducia, pensare che la radice della vita è l'Amore, affrontare la vita, il matrimonio, i figli, la società ... nella pace e comunque mai con disprezzo, mai con disperazione, mai con violenza, mai con prepotenza: questa è la fede o fiducia radicale che è forza, serenità, coraggio di vivere, di chiamare le cose per nome, senza mistificazioni, casi come, senza imbrogli.


CORSO FIDANZATI 2010 3a Scheda

LA MATURITA’ UMANA “L’amore non si addice ai pigri”. La vita di coppia, il matrimonio, è una “vocazione”, una chiamata, una strada che mi stimola a realizzare la mia personalità. Tante sono le strade della vita,. le scelte da fare, ma il matrimonio chiama soprattutto a viver e scoprire l‟amore, o meglio, le capacità di amare, perchè non esiste l‟amore in sè ma l‟amore che io posso vivere, costruisco, ceco, condivido… Tutti siamo fin dagli inizi della vita CHIAMATI a realizzare in pienezza ciò che ci è stato affidato nella vita: noi stessi, la nostra coscienza, il nostro cuore, la nostra capacità relazionale, il nostro corpo, la nostra libertà, Siamo CHIAMATI, perché non è un caso o una occasionalità l'essere nati, ma nella storia umana ci inseriamo in un progetto di amore e di grazia, speriamo testimoniato fin dagli inizi dall'accoglienza dei genitori e della comunità umana stessa. In noi c'è un umanità che ci spinge a realizzarci e a costruirei nell'incontro con gli altri e nell'apertura al mistero della vita, che è anche apertura alla fede, al fidarsi di un Altro che ci conosce e ci chiede di relazionarci con Lui autore della vita IO SONO IO ... TU SEI TU ! MA CHI SONO IO ? lo sono il mio corpo, la mia intelligenza, il mio cuore, la mia coscienza, la mia libertà, la mia fede (fiducia nella vita…e in chi la sostiene …) IO SONO unico, diverso da tutti gli altri, inconfondibile, insostituibile, originale, singolare ed esclusivo, solo ( non nel senso di isolato) IO SONO UN VALORE da accogliere, rispettare, amare, condividere io sono un dono di Dio che risponde con una vocazione. LA PRIMA VOCAZIONE per ciascuno di noi: Dio ci affida il compito di


REALIZZARE NOI STESSI. La vocazione è la strada seguendo la quale ciascuno realizza se stesso. Importante allora conoscersi, capirsi, accettarsi. QUALI ELEMENTI COSTRUISCONO LA MIA PERSONA? (Valore = abito di vita = modo di vivere frutto di impegno a costruirlo) l. VALORE COSCIENZA DI SE': chi sono? cosa vuol dire essere uomo? che senso do al mio essere al mondo? donde vengo? - dove vado? che senso ha il mio essere tra tanti altri? cosa voglio fare della mia vita? mi conosco nelle mie qualità, doti, attitudini, tendenze ... ? cosa voglio fame? riconosco in me almeno venti buone" ragioni per essere amato? La coscienza è lo strumento più importante per vivere da esseri umani, è il vero "centro di gravità" della persona. Una indispensabile bussola interiore per il viaggio della vita. La coscienza è la zona più intima, più profonda, più segreta dove l'uomo vede le cose con la sua intelligenza, dove esegue la sua valutazione. Per il credente responsabilità significa che ogni uomo "risponde" direttamente a Dio. La forza della coscienza si esprime nella forza di volontà, di autodeterminarsi, autonomia, consapevolezza di sé. La capacità di essere di animo forte, saldo e robusto. Il coraggio e la grandezza d'animo che si manifestano nel dedicarsi con passione ai propri impegni, nel credere in ciò che si fa e nel saper accettare i propri limiti e difetti per correggerli e superarli. Educarsi al passaggio dal dal " mi piace" al "è per il mio bene". • Pericolo: LA SCARSA COSCIENZA DI SE E' FONTE DI INSICUREZZA, dei timore del giudizio degli altri - di scarsa fiducia in sé di dipendenza - di facili sensi di colpa di ansia fuori misura - di possessività ... 2. VALORE SOCIALE: La mia capacità di stare con gli altri, di accettare gli altri, di farmi accettare con attiva simpatia; convinto che: ho bisogno degli altri; mi conosco grazie agli altri; dagli altri ricevo / agli altri devo saper dare; dando non perdo nulla; ogni persona, ogni “altro” è un valore La socialità autentica è umana. L‟adulto deve saper tenere sempre presente la solidarietà con gli altri, a partire dal rispetto e la cura di tutti i membri della famiglia e l'apertura verso la condivisione con le altre famiglie e la comunità.


Non sono i gesti isolati che contano, ma è la continua sensibilità ai gesti di affetto, di bontà, di rispetto delle cose e delle persone, è la gratitudine, la comunione, l'intimità, la generosità. La fortuna di un figlio che ha genitori che sanno comunicare il gusto di vivere, che sono contenti e maturano nell'amore è la fortuna di chi un domani non sarà parassita, sfruttatore, consumista. 3. VALORE MORALE: Ha realizzato il suo valore morale chi si è fatto capace di rispettare le regole, di stare ai patti con sè e con gli altri. Regola: sapere quello che è mio dovere fare e poi fare quello che ho saputo che devo fare. Quindi : non perché me l'ha detto ... non perché da me si aspettano ... non per legge Bisogna saper progettare una propria azione, pensare prima di agire, ad esaminare la realtà nei suoi vari aspetti, valutare e decidere. Ciò comporta non rimanere sempre nell'indecisione, nel rimandare, nell'incertezza e richiede anche, a volte, il saper rinunciare, saper resistere, saper accontentarsi, tener presente i diritti e le esigenze degli altri. La consapevolezza e la responsabilità nelle decisioni aiuta a non "volere sempre tutto e subito", a svezzarsi dal guscio affettivo , dal nido in cui ci si vorrebbe rintanarsi sempre per non affrontare la realtà faticosa dell'esporsi in prima persona e dell'impegnarsi. 4. VALORE SESSUALE: La dimensione "corporea" della persona Si riferisce al modo personale di essere al mondo come maschio o come femmina, di accettarsi nei pregi e difetti, nell‟immagine non solo esteriore che ho di me e della stima che mi devo. • non è solo l'aspetto genitale, ma l'accettazione della propria corporeità (essere alti, bassi, magri, grassi, difetti, limiti e capacità, potenzialità ... ); è attenzione all'igiene della persona, all'autocontrollo delle reazioni emotive ... • E' la forza che è in me maschio/donna e ci spinge verso l'altro, ad aprirci all'altro, a donare, ad aiutare l'altro, a comunicare con l'altro, ad accoglierlo, a dedicarmi all'altro, ad interagire con l'altro con la propria modalità maschile/femminile. Il sesso non come valore in se stesso, ma come rimando a come segno della necessità della relazione d‟amore, nel farsi persona con l’altro, gli altri. • Sessualità matura è capacità di amare ed essere amati, è desiderio ed accoglienza. Occorre creare atteggiamenti che corrispondano alla


convinzione secondo cui la sessualità è un linguaggio d’amore, di interscambio, una forza per l‟incontro interpersonale,cioè molto più di uno stimolo od occasione di soddisfazione individuale. Favorire un atteggiamento aperto agli altri opposto alle tendenze naturali dell‟egocentrismo. Sapere educare la gioia e il “piacere”di vivere, valorizzando in modo armonico la componente sessuale con le altre dimensioni della persona, di se stessi. Da un parte è bene provare il piacere di vivere, piuttosto che essere troppo seri, musoni, scontenti, impauriti, lamentosi, dall‟altra occorre accettare le cose, le persone come sono senza volerle catturare, violentare, trasformare schiavizzandole e spersonalizzandole ( guai se una persona diventa per noi “oggetto”). Moderare il piacere per donare piacere, per “amare insieme”. La maturità PERSONALE è condizione indispensabile per mettersi in gioco con l’altro, per tentare la “fusione, la comunione “ e non al “confusione, sovrapposizione”. La fatica di questa strada da percorrere tanto più sofferta se si hanno scarse identità, problemi non risolti alla radice di se stessi. E’ importante cogliere ”l’essere” , la nostra bibliografia, la nostra storia e riconciliarsi con essa, non fuggirsi, nascondersi, ne identificarsi con un “ruolo” (figlio, marito, moglie, fratello, lavoratore, padre…) rinchiudendoci dentro la ricchezza della nostra persona. Attenzione a “non aver bisogno di nessuno”, l’egoismo , il tutto in funzione di me…si è fatti per incontrare e maturare con gli altri, non si è isole, schiavi, padroni, ma uomini in relazione, in compagnia degli altri. La relazione con l’altro è feconda, ci umanizza reciprocamente, è una promessa di bene , una fede che alimenta il senso della vita e ci apre al nuovo che è libertà( esige che metta in gioco il meglio di me), creatività ( non solo sentimento ma corpo che crea ed agisce…), fedeltà (non prova).


CORSO FIDANZATI 2010 4a Scheda

LA FEDELTA’ Per Dio che conosce l‟uomo e l‟ha fatto, tutto parte dall‟amore. Ogni uomo sa che la salvezza di se stesso e degli altri sta sulla strada dell‟amore, perché se questo scompare, scompare l‟uomo. Vivere l‟amore o fare l‟amore è cosa difficile, occorre pazienza, fatica, perché occorre dominare “l‟animalità” che c‟è dentro di noi, regolare l‟istinto, il possesso e lavorare per la dolcezza, il rispetto, la pace, la non prepotenza, la castità. Devo incanalare le mie energie, trovare la mia maturità, l‟equilibrio psicoaffettivo, perché nell‟incontro con l‟altro non faccia del male, non travolga o soffochi la persona. La relazione che io cerco deve mantenere la diversità e la distinzione tra le persone pur mettendole in rapporto tra loro. Non c‟è relazione dei coppia, o anche solo amicale, se non c‟è uno dei due, perché l‟altro è schiavizzato, o trascinato, trascurato o strumentalizzato. Occorre perciò accettare di non essere l’unico, il padrone dell‟altro in nome di un “bisogno o di un desiderio” personali o di una fedeltà alle proprie idee ed emozioni non equilibrate ma in preda alla propria immaturità. L‟altro è “tuo” se vuole, per quello che ti da, ma resta lui, se stesso. Accettare l‟altro come diverso, che ti stimola e modifica, che ti cambia e ti rimanda a te stesso e alla tua capacità di scelta, di responsabilità, di umanizzarsi nella strada dell‟amore e non dell‟egoismo. Tutto ciò che ti viene dato è gratuito, te lo devi guadagnare, non pretendere , non esigere: è la capacità di superare le proprie solitudini, risentimenti, paure e limiti e comprendere quello degli altri. Sono fedele nel dare fiducia all‟altro, nello stimare, rispettare l‟altro vincendo appunto sospetti, paure, limiti. La fedeltà esige perciò la capacità di costruire una relazione, quindi una “comunicazione”, una “parola” con l‟altro, per imparare a capirsi insieme, a conoscersi e spiegarsi, a gestire la propria ed altrui parola. Occorre educarsi a mantenere la parola data, a raccontare se stessi e , a volte, a saper tacere, a fare silenzio.


La fedeltà esige pazienza: sopportare l‟altro senza ribellarsi troppo, e quindi saper stare in piedi con le proprie gambe senza essere dipendenti. La strada dell‟amore non sempre è una strada che gratifica, che da piacere, ma spesso è un tener duro, un soffrire per essere fedeli. La fedeltà esige la capacità di educarsi al sacrificio, alla perseveranza, alla volontà. Io decido di amarti, di volerti bene, di rischiare la mia generosità con te. L‟altro è “sacro” per me, e io posso offrire qualcosa per lui, o meglio per la relazione tra noi. La fedeltà perciò non sta solo nel non tradire l‟altro, ma dare un corpo alla relazione, dare la mia persona e la mia umanità sempre in cammino perché si incontri e relazioni con un‟altra umanità. La fedeltà è il costruire il noi, lo stare insieme. Ciò esige tempo, perché i fatti, le cose, i luoghi, il tempo cambia e così io e l‟altro, ed il nostro rapporto. E‟ un problema di coerenza personale e di una cultura che deve favorire la “fede o fiducia” reciproca. La chiesa dice che nel cuore dell‟uomo Dio stesso stimola alla fede, a credere che al di là delle cose, dei volti, del marito e della moglie ...ci sia Qualcuno infinitamente grande che possiede il segreto della vita, della felicità , della storia e quindi è fondamento della fiducia nello starci dentro.

LA VITA DI COPPIA. LA CONIUGALITA’  Imparare ad avere delle aspettative realistiche: non si può chiedere all‟altro ciò che non può dare ne aver paura di chiedergli perchè ha i suoi difetti. Ne aspettative ideali ne rinunciatarie, conoscere ciò che l„altro ti può dare e gratuitamente. Si può chiedere all‟altro come lo vorremmo ma senza pretese: “ti chiederò tutto ma non pretenderò mai..”  Essere in comunione e non confusione o fusione, scoprire le diversità da mantenere con equilibrio, sintesi e non simbiosi. Conoscere la nostra biografia personale e quella dell‟altro, calarsi nei panni dell‟altro e non dire “che non si ha bisogno di nessuno”.  Saper comunicare, anche se consta fatica ed è doloroso parlare di se stessi e della propria intimità. Svuotare gli “armadi dentro di noi”e imparare ad assumersi la propria “nudità interiore”, per poter amare donandosi…  Capacità di relazione creando confidenza, anche corporea, dando tempo, spazi, gesti, facendo “casa” con l‟altro. E‟ più importante la sua persona che le cose, le suppellettili, l‟ordine, la religione, lo sport, la pulizia… non arroccarsi ma saper arricchirsi dell‟esperienza dell‟altro. Accettare sempre anche se non si approva. Far sentire l‟amore anche vedendo i difetti.


Comportamenti che favoriscono l‟armonia di coppia? - dialogo, parlarsi, i silenzi di riflessione interiore - dedicarsi tempo - attenzione ai bisogni dell‟altro, ai tempi per la tenerezza, per l‟affetto, per la gratificazione... - disponibilità a capire le ragioni dell‟altro - comunicarsi i sentimenti, le emozioni - collaborazione reciproca, divisione dei ruoli e dei compiti - patteggiare e ripatteggiare le reciproche richieste attraverso la revisione delle scelte di fondo, nel rispetto reciproco e con dei criteri per essere “noi”

Il “NOI” è dato dal: condividere: pensieri, idee, progetti, sentimenti, la propria storia; e prima di, tutto, bisogna comunicarli. partecipare: sentire di far parte dell'altro; rendersi parte dell'altro, comunicare sé all'altro, accogliere l'altro, non sentirsi più solo. ascoltare: aver voglia di comprendere l'altro e aver consapevolezza che quando l'altro mi dice di sé, mi affida qualcosa di sé, che io devo prendere in cura. sentirsi responsabile: saper rispondere anche dell'altro (Tutto il contrario dell'atteggiamento di Caino "sono forse io responsabile di mio fratello"). E' indispensabile rispondere a noi stessi e a chi ci ha chiamato per nome. capirsi: coniugare due sensibilità, due modi diversi di provare i sentimenti (maschio e femmina). empatia: mettersi nei panni dell'altra/o. decidere insieme: non sono più io solo, siamo Noi due sempre (anche per la scelta del modo di vivere il tempo libero) interessi comuni: il bene dell'uno è il bene dell'altro. Non ci sono più "cavoli miei" o 'cavoli tuoi', ma "cavoli nostri". patteggiare: dopo il bisticcio, ripensare al modo di stare insieme, che deve migliorare. comunicare: senza comunicazione non c'è coniugalità e la comunicazione e è l'impegno non di uno solo, ma di entrambi.


CORSO FIDANZATI 2010 5a Scheda

MATRIMONIO E SESSUALITA’ La sete di comunione dell’uomo è infinita e la sessualità, la diversità corporea, è "luogo" di comunicazione, dialogo, amore: serve a dire l'affetto, la tenerezza, la ricchezza di vita che ognuno porta dentro di sé, serve per esprimere e promuovere la vita. Ma questo non avviene sempre. Il corpo può essere usato come un fascio di muscoli e di nervi, può essere vissuto in modo "povero": "non cerca più me, ma il mio corpo" si lamenta la donna ridotta a oggetto sessuale. Allora il corpo diventa opaco, sordo, perde la ricchezza della persona, della spiritualità: si spegne come corpo umano e diventa incomunicabilità. Noi siamo sempre tentati di "catturare l'altro", di "tenerlo per noi", di "possederlo": la più grande trappola del rapporto sessuale è il "possesso". Un uomo che "va a donne" non è più una persona che va alla ricerca della persona. Vive in modo povero la sua corporeità e non fa del corpo uno strumento di comunicazione gioiosa: non gli interessa sapere chi sia la persona che ha di fronte. Il corpo deve essere "l'eco" dello spirito, "parola" d'amore, strumento per comunicare tutta la ricchezza della propria umanità. La coppia è chiamata a non chiudersi in se stessa ma a espandersi in una vita nuova, il figlio (' 'siate fecondi, diventate numerosi"), ad aprirsi alla comunità e costruire cultura' e civiltà ("soggiogate la terra ... "). Questo è possibile a un patto: l'uomo e la donna devono vivere in un rapporto d'amore. L'armonia sessuale non è solo una tecnica da conquistare, ma è un equilibrio interiore da costruire giorno dopo giorno. Educare la sessualità vuol dire "educare tutto l'uomo", crescere come persone, elevarsi sopra gli impulsi, sviluppare sensibilità, affettività, equilibrio psichico. La capacità di amare non è un dato spontaneo, ma è una capacità da far crescere ed educare, è un'arte da imparare.


La sessualità diventa "dono prezioso" o tragico malinteso, sofferenza, croce; può essere fonte di serenità o di inquietudine, può far incontrare o separare. La sessualità spinge all'incontro: come si incontrano gli altri? Da bambini o da adulti? Il bambino è immaturo, egocentrico: cerca l'altro solo per il proprio piacere, aspetta di ricevere, è "a carico "; l'adulto maturo lo si riconosce invece dalla capacità di generare la vita, di spendersi per gli altri, di essere "generoso", di "farsi carico" della vita (14). La legge della sessualità matura è la generosità, l'attenzione, il rispetto, la preoccupazione per l'altro. Personalità immature, infantili, esprimono una sessualità immatura: aver voglia di stare con gli altri, non è ancora generosità, "far l'amore" non è ancora amare. La soddisfazione dei genitali (di una "parte" di noi stessi), non soddisfa ancora tutta la persona. L'adulto maturo non è colui che conosce la geografia del corpo, ma colui che genera amore e vita, "si fa carico", si assume responsabilità nei confronti della vita e degli altri (marito/moglie, figli, comunità). Sono maturo o sono un bambino? C'è un cammino fondamentale per tutti: dalla sessualità all'amore . Anche la sessualità, come la vita, non s'improvvisa: va preparata e costruita; non si può vivere di sogni, ci si deve aprire agli altri. Ogni persona ha la sua storia, un suo “codice culturale" , un suo modo di vivere la sessualità frutto della sua esperienza e delle sue scelte che determinano il domani, la capacità di amare, di essere generosi. C'è perciò un modo diverso di vivere e di sentire la sessualità, soprattutto tra maschio e femmina. La cosa più importante è comunque l'affettività intesa come sicurezza di sé, capacità di accettarsi: "Sono sicuro con me stesso? Sono sereno nei miei rapporti? Sono maturo? Sono solo innamorato o capace di amare?". Crescere nell'amore: la castità (imparare l'arte di amare) Molte persone sono troppo emotive, impulsive, frettolose, vogliono "tutto e subito", non hanno sicurezza personale, fanno esperienze precoci, bruciano le "energie", eliminano la profondità dell'esperienza, si fermano agli aspetti superficiali della sessualità ... giocano a fare i "grandi" , ma sono incapaci di amare; mettono in gioco la vita e la felicità degli altri, ma hanno una tremenda sterilità dei sentimenti, sono causa di sofferenza e fallimenti.


I rapporti "precoci" rifiutano l'impegno, diventano gioco deresponsabilizzato; si usa l'altro per soddisfare se stessi, si compromette la libertà di scelta, si pongono i presupposti di matrimoni sbagliati. Come mai tanti "cocci"? Matrimonio e famiglia comportano, da parte dei fidanzati, la capacità di assumersi la responsabilità della vita propria e altrui (coniuge, figli). L'amore è una realtà impegnativa: spesso si confonde il "sentirsi innamorati" con l'amore per l'altro; la "fame" di affetto ... è lontana ancora da un amoreprogetto. Amare l'altro non è un fatto facile e spontaneo, ma un'arte da imparare con disciplina, pazienza, coraggio, supremo interesse per arrivare a un "progetto comune di generosità ". L'intimità sessuale pone due persone nude, indifese ... una di fronte all'altra, implica garanzie, non solo di attrazione ma anche di fiducia reciproca. Il desiderio, la passione, l'attrazione reciproca porta sempre con sé il rischio e la minaccia della strumentalizzazione. L'impulso sessuale va regolato, altrimenti degenera, diventa anarchico (perversioni, disordini sessuali, violenze, sfruttamenti. .. ). La "prudenza sessuale" e il pudore non sono un tabù; bisogna imparare a "fare bene l'animale" per non essere ... "bestia". Il "pudore" richiede la difesa dei sentimenti e della propria intimità, esige la recinzione del "cuore" perché non vi sia l'accesso incustodito. Oggi purtroppo si invitano gli uomini a liberarsi da ogni proibizione, da ogni regola: ma le sofferenze sono in aumento (tradimenti, infedeltà, aborto, divorzio ... ). Troppo spesso si assiste a scelte superficiali dovute alle attrattive e agli impulsi sessuali del momento che contrastano con la saggezza prudenziale che la famiglia e le cure dei figli esigerebbero. Di fronte alla cosiddetta "prova d'amore", si resta perplessi: "se mi ami, fai questo"; è un ricatto. Le "prove" non garantiscono niente: non sono la "realtà". Svelare tutto il proprio mistero all'altro in queste "cosiddette" prove? È vero che nel momento dell'eccitazione e del desiderio ci si giura amore e rispetto "assoluti", ci si dà reciprocamente l'assicurazione di non ingannarsi. Ma se poi la "storia" finisce ... la tua "intimità" dove finirà? In quale "collezione"? Gesti così definitivi andrebbero posti dopo un giuramento solenne pubblico, davanti alla comunità. Paradossalmente questi gesti sono già "matrimoniali" ... potremmo dire che ”i due si stanno sposando in coscienza" ... e la comunità civile o religiosa sancirà questa loro unione in seguito. Bisogna riconoscere che c'è troppa presunzione, troppa impazienza, troppi errori d'impostazione!


Molte volte si ha tutto ... tranne la responsabilità! La sessualità, come costruzione pensata e responsabile, ci fa superare l'egoismo, ci mette in guardia da ciò che ci disumanizza, ci apre al rispetto dell'altro, esige la castità. Si confonde quasi sempre continenza e castità. È continente (dal latino "continere" - tenere dentro) colui che si astiene da ogni piacere genitale volontariamente provocato: in pratica chi non si masturba né compie atti sessuali. La Chiesa chiede, a chi non è sposato, di essere continente e casto. La castità è una capacità profonda, interiore, che riguarda gli affetti, i pensieri, lo stile di vita. Il matrimonio garantisce, solidifica lo scambio di ciò che è più nostro e più caro: il corpo; nell'incontro sessuale viene "donato" a un altro. Lo scambio e il dono del corpo esige "distacco". La sessualità chiede distacco da sé, richiede la capacità di donarsi: "mi metterò al tuo servizio perché tu possa pienamente realizzarti" . Ecco perché l'uomo e la donna si donano vicendevolmente fino alla morte. Agli sposi è richiesto di vivere la castità, anche nei rapporti intimi; si richiede cioè di non abusare dell'altro, di non sfruttarlo, di non trattarlo come una "cosa", di non calpestarlo nella sua dignità di persona. Quando la comunità cristiana insieme ad altri educatori mette in guardia contro certi fenomeni di piacere sfrenato della sessualità, di mancanza di controllo, quando richiama la pericolosità dell'autoerotismo e della masturbazione, dei rapporti sessuali precoci, quando richiama al peccato dell'infedeltà coniugale, quando denuncia le violenze sessuali, la mercificazione del sesso, la pornografia ... in realtà ha una sola preoccupazione: educare all'amore, a un giusto equilibrio affettivo nei rapporti con il mondo, e quindi al piacere di vivere con gli altri, alla serietà della vita. Bisogna non cofondere l'amore con la passione, con il possesso. La Chiesa non ci fa diffidare della vita sessuale, ma dice: state attenti! Non bisogna arrendersi a tutti i desideri; Quante persone non accettano di obbedire a Dio, obbediscono solo ai propri desideri, sono "onnipotenti" e prepotenti! Di fronte a certi rapporti di coppia dove uno fa il prepotente, uno fa lo schiavetto dell'altro, uno piagnucola, uno "frega" l'altro ... ci si chiede: È amore? Sì, forse, per un bambino; manca il piacere di vivere, di darsi fiducia. La castità ci fa capire che il "coniugere" (il "congiungersi", l'amarsi, il matrimonio) è un progetto firmato da Dio, affidato all'uomo, ... ma non è ancora Dio, non è il "Regno ", non è la "Salvezza ", non è il "Bene ", la "Felicità" ... è solo un "sentiero" della montagna dell'amore: Dio.


Il rapporto più vero è quello con Lui: incontrarlo ed amarlo sopra ogni cosa è garanzia di rapporti umani ricchi e fruttuosi. Castità è anche questo: non chiedere all'amore umano, non pretendere dagli uomini quella felicità e quel "Bene" che solo Dio può donarci.


CORSO FIDANZATI 2010 6a Scheda

PER UN AMORE FECONDO E CREATIVO La sessualità è una delle espressione della creatività dell‟amore che cerca tenerezza e dona attenzione all‟altro. Anche se non è la prima intenzione per cui ci si sposa e per cui viverla il figlio è il culmine dell‟amore, di quello partito come attrazione reciproca, possesso, piacere, desiderio, conoscenza dell‟altro, volontà di farsi persone, volontà di fare qualcosa di nuovo e bello insieme. In questo costruire cose nuove appare il DONO del figlio, la sessualità contiene in sé la possibilità di procreare, di produrre non cose, non oggetti ma SOGGETTI, altro da me e da te. Non è perciò solo risultato di un tuo bisogno, di un tuo cercare, ma è novità assoluta. Un figlio è sempre voluto e non voluto, cercato e trovato, scelto e ricevuto. La generazione non può essere ridotta a un fatto puramente biologico: essa investe, penetra, assume trasfigura il tutto della persona. Questa esperienza è insieme biologica-affettiva-spirituale e coinvolge pertanto tutta la persona: nasce dall'amore, cresce e si manifesta nell'amore. Ne consegue che il figlio può essere generato in modo veramente umano solo "per amore" e "nell'amore" attraverso l'atto coniugale. In quanto atto profondamente umano che coinvolge tutta la persona, anche nella sua dimensione religiosa, il generare umano è collaborazione con l'amore di Dio, Creatore e Padre. Questa scelta è un rimando all'opera creatrice di Dio e così gli sposi divengono ministri e servitori gioiosi del disegno di Dio. . Fare un figlio può essere anche ambiguo, perché viene dal desiderio dell‟uomo che non è sempre amore, ma anche ambizione personale, immaturità, possessività, immagine di se o corrispondente a ciò che penso io, irresponsabilità, ansietà esasperata … Generare è dare inizio e anche entrare in relazione con una nuova libertà: il figlio che non è proprietà dei genitori ma è donato a loro. In questo senso l'atto del generare è accogliere un dono, in quanto il figlio è una realtà più grande dei dono degli sposi. Il figlio non un oggetto da volere o non volere ma un "soggetto", un "altro" dalla coppia che impegna in responsabilità e amore; dare alla luce chi "parla"


con te, a chi ti cambierà i vostri progetti, la vita stessa, chiedendo grande generosità e gratuità. Non basta il desiderio di avere un figlio ma un amore concreto che si fa apertura ad un evento che richiede libertà. Il figlio è dono di Dio e il primo atto educativo è la capacità di riconoscere in lui questo dono divino che provoca la libertà dei genitori ad accoglierlo. Secondo la tradizione biblica il figlio è insieme un dono, una promessa, un compito. Il figlio è però atteso e voluto solo se la vita ci appare ricca di senso, abitabile, degna di fiducia. Occorre liberarsi della paura di avere un figlio perché l'incontro con l'altro sia vero. La scelta di mettere al mondo un figlio non è tanto oggetto di programmazione ma di responsabilità, di disposizione sincera alla dedizione verso l’altro, è un evento che richiede la mia libertà, la mia capacità matura di aprirmi all‟altro non solo perché progettato o dominato dalla mia voglia o dalla mia allergia. Anche se non è la prima intenzione per cui sposarsi però il figlio è il culmine dell‟amore, di quell‟amore partito come attrazione reciproca, volontà di farsi persona nell‟incontro con l‟altro. La questione non è “quanti figli” ma quale amore si ha per giustificare il figlio. Secondo possibilità e generosità. Non si programma un figlio “tra le altre cose”. Si è responsabili del senso del figlio, anche perché oggi la società non è accogliente verso tutti, è costosa, difficile, serve calcolo, fatica, conflitto. Di che qualità è l’amore che ci chiede di avere un figlio? PER L'EDUCAZIONE DEI FIGLI: Genitori non si nasce, si diventa: i figli ci aiutano a crescere, ci costringono a diventare più aperti, più generosi. Si capisce se una coppia matura, se diventa famiglia, se si avvale positivamente della nascita dei figli, quando: aumenta la comunicazione tra i coniugi; si arricchisce la partecipazione affettiva; vi è un maggiore distribuzione delle fatiche, dei ruoli. Il figlio non è un vaso da riempire, è un fiore originale, unico, da far crescere. Esige un profondo rispetto: è un dono di Dio, è un "assegno in bianco" affidato alle vostre cure. I vostri figli non sono vostri, ma sono figli di Dio. Procreare è quindi una benedizione, una responsabilità, una scelta secondo possibilità e generosità. Il desiderio e il sacrificio del figlio: il figlio "costa", un impegno, generare la vita.


Potrete dargli l'amore di Dio e la fede in Lui se in voi ci sarà fede e amore sincero verso Dio e il prossimo. L'ambiente caloroso, sereno, dialogico, l'armonia coniugale. I figli vogliono essere amati dai loro genitori! La presenza amorosa (insostituibile) di tutti e due i genitori, nella costanza, nella pazienza, nella coerenza, con molto amore. (spesso si riscontra l'assenza del padre o l'iperprotettività della madre …) L'impegno di partecipazione con le altre agenzie educative (scuola, amici, sportiva, chiesa, oratorio …). La graduale corresponsabilità del figlio: egli è persona e non sacco da riempire! Evitare giovanilismi o assenza dei genitori. L'autorità come servizio per amore: non autoritarismo, iperprotezione, , anarchia. L'esempio come linea costante di tendenza. Tutto in funzione dell'aiuto al figlio a realizzare i suoi valori (libertà, socialità, moralità, amore …), a diventare se stesso. La famiglia è anche una piccola chiesa domestica; è luogo privilegiato dell'accoglienza e dell'educazione alle fede.

LA FATICA DI EDUCARE: IL "DECALOGO" DEL GENITORE La vita non s'improvvisa: educare comporta sacrificio, rinunce, impegno. I genitori devono essere "provvidenza" per i figli, dando loro amore, esempi e giusti insegnamenti, essere "provvidenza” non significa dargli tutto o pretendere che il figlio sia come i genitori lo vogliono. La famiglia è scuola di umanità, è comunione di vita, di esperienze, di solidarietà. Non si può vivere senza famiglia. Come crescere sani i figli? L'educazione comincia dalla nascita. Dovrete aiutarli a realizzare se stessi nella loro originalità, a sviluppare un buon concetto di sé, a imparare le regole della vita, a essere autonomi e capaci di scegliere il bene, ad amare la verità, la vita, le persone. Dovrete iniziarli a una vita cristiana: ma non potrete dare l'amore di Dio e la fede in Lui se in voi non ci sarà fede viva e amore sincero verso Dio e verso il prossimo. Al momento del battesimo vi sarà fatta una domanda: "Cosa cercate per vostro figlio?" Bisognerà dare una risposta con la vita di tutti i giorni: "Papà, mamma tu lo sai che cosa ci sto a fare al mondo? Il genitore non deve sostituirsi ma responsabilizzare. Sostituirsi al figlio, fare


le cose al suo posto, non aiuta il bambino ad affrontare i sacrifici e la fatica di vivere. COMPITO DEI GENITORI È:  sviluppare il rispetto profondo della dignità personale di ogni figlio;  "essere" più che apparire: non si impara a "fare l'uomo" se non da uomini, ricchi di umanità e di vita interiore; i “modelli", gli esempi educano più delle parole;  imparare a dialogare in maniera autentica;  essere "generosi", capaci di "farsi carico", della vita;  essere coerenti: quando non si è coerenti, quando si dice una cosa e se ne fa un' altra, i figli diventano insicuri, soffrono sbandamenti, si disorientano;  dare le ragioni e i motivi dell'agire educativo cosi che i figli capiscano la fondatezza delle. regole della vita;  cogliere il positivo nell'agire dei figli dimostrando di credere nelle loro possibilità e capacità;  permettere ai figli di fare "esperienza", la possibilità di "provare";  introdurre i figli alla comunità e al rapporto con Dio. La famiglia deve essere una scuola di apertura del cuore, un patto per la vita, rendere capaci di solidarietà, di vivere "insieme" agli altri, di amare ogni uomo, aprire alla società, far abbracciare il mondo intero e …Dio Padre.  E' compito dei genitori fare delle scelte in modo che i figli abbiano una guida affettuosa, sicura, autentica, capace di sacrificarsi e di spendersi; crescere insieme" ad altri geni tori ed educa tori: formarsi e scambiarsi esperienze e sostegno, amicizia e responsabilità, è la forza che abbatte gli ostacoli. Siamo chiamati a dar credito alla vita, a "spendere la vita", ad aprire le mani e il cuore; questa è la nostra stagione: la stagione dei doni, della generosità, dei frutti. Educare bene i figli è contribuire a … salvare il mondo!


CORSO FIDANZATI 2010 7a Scheda

IL MATRIMONIO NELLA SOCIETA’ La coppia cristiana non può non amare Dio e la comunità civile e religiosa: "Se uno non mi ama più del padre, più della madre, più della moglie, più dei figli, più dei campi, più della sua stessa vita ... non può essere mio discepolo" (Le. 14,26). La parola "discepolo" deriva dal latino "discere" (= imparare): è discepolo chi ha "voglia di imparare", chi ha l'umiltà di mettersi alla scuola di Gesù Cristo. Non può essere discepolo chi pensa di sapere già tutto e si sente "padreterno". Bisogna ammettere che abbiamo ancora tanta strada da fare! Dio va amato sopra ogni cosa. La Comunità va amata ... almeno quanto la famiglia. Non possiamo rinchiudere la vita nel cerchio ristretto dei parenti e degli amici. Il matrimonio ha una missione comunitaria. Matrimonio e famiglia non devono essere visti come mura delimitanti gli impegni dei coniugi. Purtroppo ognuno cerca di vivere nel proprio brodo, cerca di soddisfare i propri bisogni privati (affermazione di sé, bellezza, corporeità, emozioni ... ) badando a ciò che si ha o si vorrebbe avere. Si resta passivi, attenti alla soddisfazione immediata dei desideri, con scelte provvisorie e spontaneistiche. Impegno o disinteresse? Bisogna impegnarsi a non essere indifferenti, a stare con i piedi per terra, pagando di persona (doveri e sacrifici). L'impegno sociale esige di dire "mi interessa". Per quanto riguarda la comunità ecclesiale bisogna giungere ad essere presenze vive, a dire "mi interessa, ci sto": - a crescere in Per quanto riguarda la comunità ecclesiale bisogna giungere ad essere presenze vive, a dire "mi interessa, ci sto": - a crescere in comunità (non siamo isole); - a confrontarsi (un amore che si apre; es.: gruppi familiari); - a impegnarsi a camminare insieme: i figli entreranno in questa comunità; - a salvare "la città" degli uomini, incominciando a fare seriamente il


proprio dovere di coniuge e di genitore. Questa dimensione sociale che caratterizza la coppia di sposi riguarda l'intera famiglia che nasce con il loro matrimonio: essa, infatti, possiede vincoli vitali e organici con la società, in quanto lo stesso atto creatore di Dio, che «ha costituito il matrimonio quale principio e fondamento dell'umana società», ha impresso in ogni famiglia la «missione di essere la prima e vitale cellula della società». Essa, infatti, genera i nuovi membri; forma la loro personalità; trasmette valori essenziali della convivenza civile, quali la dignità della persona, la fiducia reciproca, il buon uso della libertà, il dialogo, la solidarietà, l'obbedienza all'autorità. Proprio in forza di questo suo essere il fondamento della società, la famiglia stessa possiede un compito sociale nativo originale, insostituibile e inalienabile.

La famiglia cristiana nella società L‟essere famiglia cristiana abilita e impegna i coniugi e i genitori cristiani a vivere la loro vocazione di laici, e pertanto a «cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio». Ne deriva l'assunzione del compito sociale e politico come aspetto imprescindibile di questa vocazione. Un altro motivo sta nel fatto che la famiglia cristiana, in quanto "Chiesa domestica" o "piccola Chiesa", è chiamata, a somiglianza della "grande Chiesa", ad essere a servizio della società, per aiutarla a realizzarsi come civiltà dell'amore. Ci sono le responsabilità sociopolitiche, il servizio al bene comune, al Regno (pace, giustizia, libertà, diritti umani, promozione della donna). I contenuti specifici e le modalità fondamentali del compito sociale della famiglia Si possono raggruppare intorno a tre ambiti o livelli: quello interno alla stessa vita familiare; quello della solidarietà; quello dell'intervento sociale e politico. La prima realtà attraverso la quale la famiglia offre il suo contributo alla società e al suo sviluppo è l'amore, vissuto all'insegna della "gratuità"! Ciò dice l'enorme potenzialità della famiglia, sia come denuncia di una società che costruisce rapporti prevalentemente, se non esclusivamente, efficientistici e funzionali, sia come spinta all'umanizzazione della società stessa. Un secondo contenuto specifico del servizio reso dalla famiglia alla società è quello della procreazione. Frutto e segno dell'amore coniugale, essa è condizione irrinunciabile e fattore primario di sussistenza e di sviluppo della


società. Ma c'è di più: la procreazione umana è tale, cioè veramente umana, perché "donazione di vita". In altri termini, quindi, la famiglia serve la società attraverso la generazione, intesa come realtà profondamente personale e non semplicemente come fatto biologico: è vera e propria donazione, frutto e segno dell'amore interpersonale e totale dei coniugi. Un terzo contenuto della dimensione sociale della famiglia è legato all'educazione. Ogni educazione, infatti, per sua natura, ha come primo scopo quello di far crescere nella libertà e nella responsabilità. Queste sono premesse indispensabili perché gli uomini possano assumere i loro compiti nella società. Educare, inoltre, significa comunicare alcuni valori fondamentali quali una giusta libertà di fronte ai beni materiali, il rispetto dell'altro, il senso della giustizia, l'accoglienza cordiale, il dialogo, la disponibilità disinteressata, il servizio generoso, la solidarietà profonda ... solo questi valori possono concorrere a far crescere uomini veri, giusti che costituiscono il tesoro più prezioso e la garanzia più autentica di ogni società. Il servizio della famiglia alla società oltrepassa poi l'opera interna alla famiglia stessa ed è chiamato a farsi solidarietà concreta. È una solidarietà che si esprime in diversi modi e mediante molteplici forme di servizio verso altre famiglie, a cominciare da quelle più feriali e quotidiane, nelle piccole e umili azioni di ogni giorno «specialmente a vantaggio dei poveri, degli orfani, delle persone handicappate, dei malati, degli anziani, di chi è nel lutto, di quanti sono nel dubbio, nella solitudine o nell'abbandono e di chi è obiettivamente responsabile di situazioni di disagio o di devianza». Un ultimo ambito nel quale il compito sociale della famiglia è chiamato a realizzarsi è quello dell'intervento sociale e politico più diretto. Vale la pena ricordare l'importanza dell'associazionismo familiare in vista della funzione sociale della famiglia.


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