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Debito pubblico alle stelle, ma loro litigano sulla poltrona di Tremonti. E l’Europa assiste sconcertata

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www.ilfattoquotidiano.it

€ 1,20 – Arretrati: € 2,00 Spedizione abb. postale D.L. 353/03 (conv.in L. 27/02/2004 n. 46) Art. 1 comma 1 Roma Aut. 114/2009

Mercoledì 28 ottobre 2009 – Anno 1 – n° 31 Redazione: via Orazio n° 10 – 00193 Roma tel. +39 06 32818.1 – fax +39 06 32818.230

SOLDI A PALATE PER GIORNALI FINTI

Basso impuro di Marco Travaglio

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Quei fogli “politici” mai arrivati in edicola di Stefano Feltri

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uecento milioni 776mila euro. La salute della finanza pubblica italiana non dipende certo dai finanziamenti statali ai giornali, però si tratta pur sempre di un quinto di miliardo. Chi avrà la pazienza di leggere le tabelle che pubblichiamo oggi (le ha rese note il governo e Radio Radicale le ha rilanciate nella sua campagna per ottenere il rinnovo della convenzione con il ministero dello Sciluppo economico) scoprirà testate introvabili da tempo in edicola che continuano a incassare milioni di euro e quotidiani locali che se ne accaparrano centinaia di migliaia. Perfino giornali diffusi all'estero e pubblicazioni specializzate in cavalli e scommesse o storici quotidiani che tutti pensavano scomparsi con la prima Repubblica riescono ad avere oltre due milioni e mezzo (ciascuno) di soldi dei contribuenti. È solo uno dei mille rivoli in cui finisce quella spesa pubblica che adesso, rotta la diga del rigore contabile (qualcuno dice immobilismo) del ministro Tremonti, dovrebbe essere rilanciata cambiando la Finanziaria. Però è una buona sintesi di problemi più generali: i giornali sovvenzionati competono con quelli che vivono di sole vendite in un mercato dopato che premia, come di frequente nel capitalismo di relazione italiano, gli appoggi politici e non l'efficienza imprenditoriale, la capacità di costruire rapporti e non quella di trovare lettori paganti. Non è solo una questione di libertà (e qualità) dell’informazione, ma anche di soldi: quanti altri esempi ci sono come questo tra le pieghe del bilancio? Duecento milioni 776mila euro non risolvono tutto, ma visto che il denaro è fungibile, basterebbero per sbloccare i progetti di ricerca che, come ha raccontato “Il Fatto”, invecchiano aspettando finanziamenti ministeriali, per stabilizzare i precari nella scuola, o – non sia mai – per ridurre quel debito pubblico il cui costo, notizia di ieri, sta ricominciando a salire e che diventerà sempre più difficile da gestire nella crisi. Ma i governi, non solo questo, preferiscono le spese discrezionali, che danno potere di ricatto costante a chi tiene i cordoni della borsa. E quando si tratta di giornali da cui dipendono la conoscenza e le opinioni necessarie per deliberare (Luigi Einaudi) il danno è maggiore.

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Ammonta a 200 milioni il finanziamento Udi S. F pubblico. Accanto ai veri quotidiani di partito, una miriade di pubblicazioni ASSALTO pag. 4 e 5 z ALLA pagate dai contribuenti

DILIGENZA

APPELLO x

MILLS È COLPEVOLE ORA TOCCA A B. Gomez pag. 3z

David Mills e Silvio Berlusconi visti da Emanuele Fucecchi

ra che il ministro TremonO(presiederà ti è stato ridimensionato un comitato per la politica economica, cioè non decide più da solo), il Partito della Spesa Pubblica può iniziare a smantellare la Finanziaria a colpi di emendamenti. pag. 4 z

Udi Marco Lillo MARRAZZO LASCIA, TROPPA SOFFERENZA offerenza estrema”. Con queste parole Piero “S Marrazzo ha motivato le sue dimissioni da presidente del Lazio. I giornalisti che continuano a dargli la caccia fingono di puntare un potente ma sanno di inseguire un uomo solo. pag. 8 z

ORDINE PUBBLICO ? x Oggi a Roma la protesta degli agenti

La sicurezza targata Maroni mannaia sulle volanti CATTIVERIE Si valuta il taglio delle pattuglie notturne nei commissariati “minori”. E sono già stati bloccati gli straordinari D’Onghia pag. 7 z

Capezzone, Fede, Storace dicono: basta infierire su Marrazzo. Troppo facile, ora che ha abbandonato la scena

Udi Massimo Fini

ninchiesta

MASTELLA L’IMPUDÌCO ONE STO

Emporio Poste Altro che lettere e cartoline

o sempre avuto una certa simpatia per Clemente Mastella. Perché con la sua onesta impudicizia di conclamato ciurmadore smaschera l'ipocrisia altrui. Il “sistema Mastella” non è il “sistema Mastella” è il sistema di tutti i partiti. pag. 18 z

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uesto Bersani ha più fortuna di Arrigo Sacchi e Fabio Capello messi insieme. Non fa in tempo a sedersi sulla poltrona più alta del Pd, e già Rutelli si leva di torno, portandosi via anche la Binetti e, se gli va di culo, pure la Lanzillotta e Follini. Politologi e sondaggisti s’interrogano pensosi sul peso elettorale dei fuggiaschi: in effetti questa fuga di cervelli potrebbe portare all’esangue Pd qualche milione di voti e consentirgli, in un paio di lustri, di tornare al governo. E poi dicono che Prodi è fortunato: fosse capitato a lui, sarebbe ancora a Palazzo Chigi. E’ un bel segnale, per il Pd: dopo anni di sfiga boia, finalmente una buona notizia. Viceversa il Gastone d’Italia, al secolo Al Tappone, quello che aveva “il sole in tasca” e non ne sbagliava una, sta infilando una serie nera che tarda a interrompersi e potrebbe portare addirittura alla sua caduta nel giro di una decina d’anni. Non bastando Veronica, Noemi, la D’Addario, Tarantini, Zappadu, Obama, le veline, la Consulta, Ciancimino, Fini, il Milan e Tremonti, ora riciccia fuori pure David Mills, ricondannato in appello a 4 anni e mezzo perché corrotto. Da chi? Si vocifera di un tipetto alto un metro e qualcosa che alla fine degli anni 90 era terrorizzato dalle sue testimonianze nei processi Guardia di Finanza e All Iberian, dai quali uscì indenne proprio perché Mills non la raccontò giusta e fu subito ricompensato dall’utilizzatore finale. Ora l’ometto sperava di distrarre l’attenzione generale dal caso Mills con lo scandalo Marrazzo, e ci era quasi riuscito: a parte Massimo Gramellini sulla Stampa e il Fatto, tutti i giornali avevano appena presentato la sua telefonata ricattatoria a Marrazzo come una carineria da gran signore. Ma ieri la solita giustizia a orologeria gli ha rotto le uova nel paniere, confermando la condanna di Mills. Il quale ora, per evitare la galera, può sperare solo nella Cassazione. Di qui il nervosismo dell’avvocato inglese e dunque dell’utilizzatore italiota. “Esiste un convitato di pietra in questo processo – aveva detto il difensore di Mills l’altroieri in udienza, tentando in extremis di impressionare i giudici d’appello – è inutile nascondersi dietro un dito, e la vostra decisione, giudici, parliamoci francamente, potrebbe avere grandi e gravi ripercussioni”. Ripercussioni politiche, s’intende. Lo stesso Mills aveva ammonito il giorno prima a Radio 24: “Io e Berlusconi siamo accomunati da un unico destino: o tutti e due innocenti, o tutti e due colpevoli”. La seconda che hai detto, ha risposto la Corte d’appello. E fra poco inizia in tribunale il processo all’ometto. Senz’alcun riguardo per la grave forma di scarlattina che l’ha inopinatamente colpito, forse a causa di un contagio a orologeria trasmessogli dai numerosi nipotini, così giovani e già così comunisti. Su questa malattia infantile che ha proditoriamente aggredito l’attempato nonnetto circolano un paio di malignità, che riportiamo per puro dovere di cronaca: 1) L’anziano individuo è in preda a un’irreversibile regressione all’infanzia, già peraltro riscontrabile nell’inusitata ricrescita pilifera, nel ringiovanimento epidermico, nel ritorno di fiamma di una potenza sessuale sconosciuta ai quasi ottuagenari e nell’abitudine tipicamente adolescenziale di sparare cazzate e raccontare bugie a tutto spiano. 2) Tramontato il lodo Alfano, l’illustre imputato non trova di meglio, per sottrarsi al processo, che darsi malato. Anche perché i suoi onorevoli avvocati sconsigliano di insistere sulla vecchia linea difensiva, incentrata sull’assioma: non è detto che, se Mills è stato corrotto da Berlusconi, Berlusconi abbia corrotto Mills. A meno che, si capisce, il piccoletto non intenda sfoderare l’arma segreta: la seminfermità mentale.

Martini pag. 6z

nboiardi Prato, come volare dall’Alitalia al demanio Amurri e Bonazzi pag. 11z


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Mercoledì 28 ottobre 2009

Il 16 novembre riparte il processo Mediaset

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CORRUZIONI

arà il primo processo a ricominciare dopo la bocciatura del Lodo Alfano. Il 16 novembre ripartirà il dibattimento per la compravendita dei diritti televisivi e cinematografici Mediaset. Il processo che era stato sospeso dal Tribunale di Milano, proprio in attesa del pronunciamento della

Corte costituzionale. Ora gli atti sono tornati nel capoluogo lombardo. In aula una decina di imputati, tra i quali il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. A presiedere il collegio come giudice applicato, in quanto presidente del Tribunale di La Spezia, sarà Edoardo d’Avossa. Secondo l’accusa, sarebbero stati gonfiati i costi di acquisto dei

diritti per accantonare fondi neri su alcune società off shore nei paradisi fiscali. Berlusconi è accusato di frode fiscale. Per una serie di questioni procedurali complesse, la posizione di Fedele Confalonieri, è stata stralciata e il presidente di Mediaset è sotto processo in un’altra sezione del Tribunale.

Mondadori, B. prende fiato STOP (PER ADESSO) ALLA MAXI-MULTA di Antonella

Mascali

er Silvio Berlusconi una notizia cattiva, la condanna di Mills, e una mezza buona. La Fininvest, almeno fino al primo dicembre non dovrà sborsare 750 milioni alla Cir di Carlo De Benedetti, come stabilito dal giudice Raimondo Mesiano. Ieri il presidente della seconda corte d’appello civile, Giacomo Deodato, ha disposto la sospensione provvisoria dell’esecutività della sentenza per «l’elevatissima entità della condanna» e per la “onerosità” dell'eventuale ripetizione della procedura, in caso di accoglimento parziale della richiesta della Fininvest. Insomma in attesa dell’udienza , fissata per il primo dicembre, Deodato ha deciso che “le bocce restino ferme ”. Una decisione che non entra nel merito però della sentenza, hanno sostenuto ambienti giudiziari milanesi. I legali della Cir, Vincenzo Roppo ed Elisabetta Rubini, hanno fatto sapere che “ prendono atto” della decisione. Dunque la partita della sospensiva dell’esecutività della condanna di primo grado, si giocherà tra la Fininvest e la Cir quando ci sarà l’udienza in camera di consiglio, cioè a porte chiuse. Il collegio, di tre giudici, sarà composto dal Presidente Luigi De Ruggiero, dal giudice Walter Faresella, relatore e quindi estensore della sentenza, e dalla giudice Cristina Pozzetti.La sentenza di accoglimento totale o par-

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ziale della sospensiva o del respingimento, potrebbe esserci già il primo dicembre. I giudici potrebbero anche riservarsi di decidere e avrebbero cinque giorni di tempo per pronunciarsi. Per questo ricorso, come per l’assegnazione della causa al giudice Mesiano della decima sezione civile del Tribunale, il meccanismo di assegnazione è stato predeterminato, insomma la decisione della composizione del collegio non è stata a tavolino. In base a una rotazione, già fissata per tutto il 2010, l’udienza sul caso lodo Mondadori è toccata a quel presidente e a quei giudici. Una precisazione che non sarebbe necessario scrivere se non fosse scoppiato il caso Mesiano che, come ha detto il Csm una settimana fa, rappresenta una “ delegittimazione” dei magistrati. Lo stesso Csm ha inoltre rilevato condotte che «possono produrre oggettivamente una forma di condizionamento per ciascun magistrato, in particolare quando si tratta di decidere controversie nelle quali siano parti, soggetti di rilevanza istituzionale ed economica». Come Berlusconi. Stessa analisi, il 17 ottobre scorso, di Giuseppe Cascini, segretario dell’Anm,: «l'intimidazione rivolta al giudice Mesiano è un messaggio per tutti…Questo attacco frontale alla giustizia viene fuori come reazione a decisioni che riguardano la vita personale, lavorativa del presidente del consiglio, che non ha gradito». Le reazioni

del Csm e del sindacato delle toghe sono arrivate dopo una campagna feroce de Il Giornale e di Canale 5 contro Mesiano, evidentemente hanno ascoltato le dichiarazioni di Berlusconi. Il presidente del Consiglio la sera della bocciatura del lodo Alfano, il 7 ottobre, intervenendo per telefono a Matrix, ha detto che la sentenza di condanna della Fininvest “ aveva le impronte digitali della Cir”, che il giudice Mesiano aveva subito “ forti condizionamenti esterni”, che era un “estremista di sinistra”, che avevano raccolto “ elementi gravi contro di lui”. Berlusconi poi, l’11 ottobre, alla festa del Pdl di Benevento, anticipò quello che sarebbe successo pochi giorni dopo:” su quel giudice ne vedremo delle belle”. La settimana successiva a “Mattino 5”, condotto dal di-

I 750 milioni che Fininvest dovrebbe pagare alla Cir come stabilito dal giudice Mesiano non li verserà in attesa dell’appello

Qui in alto Silvio Berlusconi in un momento di relax (“rubato”); a destra una fase dell’udienza di ieri; in basso l’avvocato David Mills (FOTO ANSA)

rettore di Videonews Claudio Brachino, è andato in onda il “ pestaggio mediatico” di Mesiano, per usare una definizione della federazione della stampa.Il giudice fu ripreso mentre fumava davanti al salone del suo barbiere, furono inquadrati anche i suoi calzini

Tremonti “assedia” le banche svizzere CONTROLLI DELLA GDF ALLE FILIALI SVIZZERE DEGLI ISTITUTI. “CI PROVOCANO” di Gigi Furini

ettantasei controlli in un solo giorno. L'Agenzia delle Entrate, in tempi di scudo fiscale, vuole mettere fretta (e paura) a chi ha i soldi all'estero, agli indecisi, a chi ancora ci sta pensando. Il messaggio è chiaro: riportate ii soldi in Italia o vi verremo a cercare. Ieri, mentre il sottosegretario all'economia, Luigi Casero, sosteneva che lo “lo scudo va bene, i dati sono di un buon rientro”, uomini della Guardia di Finanza e agenti del Fisco si sono mossi verso le filiali italiane di banche svizzere (e verso le filiali in Svizzera di banche italiane) per ricordare che l'Archivio dei rapporti finanziari ha bisogno delle loro comunicazioni. Naturalmente le Fiamme gialle e gli 007 del Fisco non si sono limitati a “sgridare” le banche inadempienti, ma si sono fatti consegnare i registri e dovrebbero far scattare le relative multe per gli inadempienti. Si tratta di questo: le banche, ma anche le Poste italiane, gli intermediari finanziari, le imprese di investimento, le società di gestione del risparmio, i fondi di investimento, ecc... (si tratta, in totale, di 13 mila operatori) hanno l'obbligo di segnalare all'Archivio dei rapporti finanziari tutti i movimenti di denaro con l'estero (sono esclusi i movimenti sotto i 1.500 euro). Naturalmente si tratta di esaminare milioni e milioni di operazioni. Al ministero delle Finanze dicono di avere la possibilità di controllare, tramite i computer e appositi programmi, se si tratta di denaro che va a pagare una bolletta del gas o a pagare magari l'affitto per uno studente che vive all'estero, piuttosto che un versamento destinato a creare fondi in banche straniere. Nell'Archivio, dice il comunicato dell'Agenzia delle Entrate, ci sono 950 milioni di rapporti e i soggetti con posizioni “extra-conto” sono 90 mi-

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lioni. Ora i rapporti acquisiti saranno inseriti nel computer, poi si vedrà. Nel mirino, come detto, ci sono soprattutto le banche. Molte, negli anni scorsi, hanno snobbato questa procedura, anche sapendo che avrebbero potuto subire un'ammenda. Le prime mosse, ieri, hanno riguardato gli operatori finanziari vicini al confine con la Svizzera e con San Marino. “Tremonti si comporta in modo aggressivo, sembra che voglia dichiarare guerra alla Svizzera”, ha detto ieri Fulvio Pelli, presidente della banca di Stato nel Canton Ticino. “Ma i governi che agiscono sulla base della provocazione non hanno lunga vita davanti a sé. L'Italia – ha aggiunto il banchiere svizzero – avrebbe ottenuto molto di più cercando la via del dialogo con noi. Invece, con atti come questi, è facile che tanti cittadini italiani decidano di venire a vivere in Svizzera”. “E' un accanimento contro il nostro Paese – dice un altro banchiere – perchè lo scudo fiscale in Italia è stato costituito solo contro la Svizzera. Sono modalità inaccettabili, non ci si comporta così fra Paesi amici”. E, invece, si lamenta anche San Marino. “L'operazione della Guardia di Finanza – dice il segretario di Stato per le Finanze, Gabriele Gatti – è conseguenza del battage che si sta sviluppando in Italia sullo scudo fiscale. Stavolta, però, non se la sono presa con enti o istituti di san Marino, ma con gli italiani”. Ieri sera “piena collaborazione con gli ispettori fiscali” è stata espressa dall'Aibe, l'Associazione italiana delle Banche estere. “I nostri associati – dice un comunicato - hanno sempre segnalato i rapporti con la clientela”. Allora resta da chiedersi in che modo tanto denaro sia finito all'estero. E' stato portato tutto per contanti, tramite gli “spalloni” che una volta portavano le sigarette? Al ministero di Tremonti c'è una discreta soddisfazione: il blitz di ieri ha certamente spaventato più di qualcuno.

turchesi. Tutti elementi definiti “bizzarri”. Berlusconi oltre che sul piano della diffamazione però si è mosso anche per via giudiziaria, non solo con la richiesta della sospensiva del pagamento alla Cir. La Fininvest ha presentato anche l’appello contro la sentenza in cui il giudice Mesiano definisce il Premier “ corresponsabile della vicenda corruttiva” che causò a De Benedetti la perdita della Mondadori. Secondo gli avvocati della Fininvest la “sentenza è gravemente viziata” sia nell’ indicazione dell’illecito, cioè la corruzione del giudice Vitto-

MAFIA

rio Metta, sia nell' individuazione della Fininvest “ quale responsabile dell' illecito”. La sentenza sarebbe sbagliata anche nella determinazione del danno patrimoniale per Carlo De Benedetti che- secondo gli avvocati – non aveva molte possibilità di una conferma del Lodo Mondadori. In realtà la Cassazione ha chiuso la vicenda penale condannando definitivamente l’ex giudice Vittorio Metta per essere stato corrotto dagli avvocati Cesare Previti, Giovanni Acampora e Attilio Pacifico ( anche loro condannati) con soldi provenienti da un conto Fininvest.

di Giuseppe Lo Bianco

Falcone, Capaci e i dubbi di Grasso

I

l procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso rivela alla commissione antimafia che a Capaci non fu solo Cosa Nostra. “perché – chiede – si passò dall'ipotesi di colpire Falcone mentre passeggiava per Roma all'attentato con 500 kg di esplosivo, con una modalità stragista ed eversiva? Chi ha indicato a Riina queste modalità?’’. E conclude: “Finché non si risponderà a questa domanda sarà difficile cominciare a entrare nell'ordine di effettivo accertamento della verità”. Per Veltroni si tratta di “parole di grande importanza’’, in realtà Grasso le aveva già pronunciate otto anni fa in un libro di Saverio Lodato ipotizzando che “ qualcuno abbia dato ai boss assicurazioni che non ci sarebbero state conseguenze eccessive. L’omicidio fatelo, ma fatelo a Palermo’’. Perchè questa nuova replica e tanto stupore adesso?


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Le leggi ad personam del premier: dalla Cirielli al falso in bilancio

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CORRUZIONI

ifendersi dal processo, non nel processo. È stata fin qui questa la strategia seguita da Silvio Berlusconi e i suoi avvocati per dribblare tutti i dibattimenti di cui sono stati protagonisti. Le leggi che, a partire dal 2001, hanno reso impossibile, o quasi, giudicare il Cavaliere sono tante. Si è partiti con quella sulle rogatorie che imponeva ai magistrati di

cestinare tutti i documenti giunti dall’estero. Era norma in contrasto con i trattati internazionali e così è stata vanificata dalla Cassazione. Subito dopo è stata approvata la riforma del falso in bilancio. In questo modo Berlusconi è stato assolto nel cosiddetto processo All Iberian due con la formula “perchè i fatto non è più previsto come rato”. Poi, in coincidenza del caso Mills,

ecco la legge ex Cirielli che ha dimezzato i tempi di prescrizione e ha evitato a Berlusconi di rispondere di molti capi d’imputazione nel processo per i diritti tv Mediaset. Mentre altri sono stati cacellati dal condono fiscale. Poi sono arrivati il Lodo Schifani, la legge Pecorella che aboliva l’appello e il Lodo Alfano. Tutte norme fulminate dalla Consulta perchè incostituzionali.

LE REAZIONI

PAROLA D’ORDINE DEL GRAN CAPO: STATE ZITTI SU TUTTO a parola d’ordine che fin da due giorni fa Silvio Lniente, Berlusconi aveva dato ai suoi era una sola: non dire parlare solo se costretti dai giornalisti e co-

Mills colpevole anche in appello E Berlusconi deve andare in aula MA IL CAVALIERE PUNTA ALLA PRESCRIZIONE di Peter Gomez

unico fatto certo è che la prossima volta Silvio Berlusconi in aula ci sarà. Dopo la conferma in appello della condanna dell’avvocato inglese David Mills, per il capo del governo presenziare al nuovo dibattimento in cui è imputato di corruzione giudiziaria è diventata una strada obbligata. “Noi andiamo avanti. I processi che mi scaglieranno sul piatto man, mano, sono autentiche farse. Sottrarrò qualche ora alla cura della cosa pubblica per andare là e sbugiardarli tutti”, aveva detto il premier con voce concitata il 7 ottobre, subito dopo la sentenza della corte Costituzionale che aveva cancellato il Lodo Alfano. E dietro a quella frase non

L’

ASSENZE EUROPEE

c’era solo la voglia di ostentare sicurezza per rassicurare sè stesso e il proprio elettorato (“Viva l’Italia, viva Berlusconi” aveva concluso il leader del Pdl). C’era pure una molto più prosaica necessità difensiva: interrompere la contumacia. Il premier, infatti, ha bisogno di farsi vedere davanti ai giudici - chiamati a stabilire se davvero è stato lui a ordinare il pagamento di una tangente di 600.000 mila dollari a Mills - in modo che il calendario delle udienze venga fissato tenendo conto dei suoi impegni istituzionali. Arrivati a questo punto tirare per le lunghe per conquistare l’ennesima prescrizione è la sola via che può garantire a Berlusconi di non uscire dal tribunale con le ossa rotte. Perché, da ieri pomeriggio alle due, il suo percorso

di Stefano Citati

SCARLATTINA DI STATO l’occasione nella quale si nota di più se non ci sei. E Berlusconi non ci sarà al Consiglio d’Europa di domani e dopo, nel quale si parlerà ufficialmente d’immigrazione (ha appena scritto una lettera a quattro mani con Sarkozy per chiedere all’Europa d’esser più decisa nell’applicazione delle leggi contro i clandestini), ma sarà anche l’occasione per organizzare le grandi manovre sul futuro assetto dell’Unione europea. Invece, il Cavaliere, per colpa della scarlattina (e dei medici che lo bloccano, come riferito da Frattini che sostituirà il premier, comunque in grado d’incontrare Bossi e poi Tremonti), infettato forse da uno dei nipotini, non sarà con gli altri leader dell’Unione per discutere di Blair, “suo” candidato a presidente della Ue e di altre questioni (anche se alcuni temi saranno trattati in un vertice straordinario indetto per novembre) che interessano l’Italia, come il probabile avallo comunitario ai rapporti con la Libia.

È

giudiziario si è messo davvero in salita. Non solo la seconda corte d’appello di Milano ha confermato i 4 anni e mezzo di reclusione già inflitti all’avvocato inglese in primo grado. I giudici hanno fatto di più. Hanno annunciato che le motivazioni della condanna sarannno pronte tra 15 giorni. Così già subito dopo Natale l’intero incartamento potrebbe essere sulle scrivanie della corte di Cassazione che per prassi dovrà pronunciarsi prima di aprile, il mese in cui i reati contestati al legale inglese saranno prescritti. Un bel problema per gli onorevoli avvocati Niccolò Gedini e Pietro Longo. A quel punto un eventuale verdetto definitivo di condanna contro Mills - se il codice di procedura penale non verrà cambiato prima - avrà il valore di prova. E così nel processo contro Berlusconi non sarà più necessario ascoltare decine di testimoni che ricostruiscano i passaggi di denaro o i rapporti tra il legale inglese e la Fininvest. Basterà invece cercare di capire, esaminando i documenti e interrogando pochissime persone, se davvero è stato il Cavaliere a ordinare che Mills venisse corrotto. Ma quando riprenderà il dibattimento contro il premier? A Palazzo di Giustizia nessuno è in grado di dirlo con esattezza. Solo ieri i fascicoli del processo sono rientrati dalla corte Costituzionale, facendo ripartire l’orologio della prescrizione. Berlusconi, secondo alcuni calcoli, per essere salvo dovrebbe tirarla in lungo fino all’agosto del 2011. Una data lontana, ma anche vicina. Un paio di mesi il Cavaliere li guadagnerà fin da subito visto che bisogna ancora trovare il nuovo collegio davanti al quale processarlo. Un’operazione

tutt’altro che semplice, dato che la decima sezione penale, quella che ha condannato in primo grado Mills, è oberata di lavoro. E che, anche se nessuno lo dice ufficialmente, molti magistrati non sono certo entusiasti di fronte alla prospettiva di essere sottoposti per mesi ad attacchi personali solo perchè hanno avuto la sventura dover giudicare il presidente del Consiglio. Altro tempo se ne andrà poi intorno a marzo quando, per consuetudine istituzionale, le udienze verranno bloccate per dare modo agli imputati e agli avvocati politici di partecipare alla campagna elettorale per le amministrative. In questa corsa contro il calendario entreranno anche in gioco le nuove leggi. In via Arenula i tecnici del ministro della Giustizia Angiolino Alfano e negli uffici padovani di Niccolò Ghedini, si sta sudiando il modo per poter intervenire di nuovo sulla prescrizione. L’idea è quella di stabilire per legge che il momento esatto in cui si consuma una corruzione è quello in cui la provvista della mazzetta viene creata e non quello in cui il denaro viene materialmente incassato. Non per nulla nell’aula del processo Mills un pezzo importante della discussione è ruotato proprio intorno a questo punto. Se fosse passata la prima interpretazione l’avvocato della Fininvest sarebbe stato salvato dal colpo di spugna del tempo. Ma non basta. In parlamento c’è chi pensa di fare di più di e di peggio: introdurre una norma che obblighi i tribunali ad ascoltare tutti i testimoni richiesti dalla difesa. Così il processo contro il premier, ma anche tutti gli altri, andrebbero verso una morte certa. E la giustizia sarebbe riformata. Una volta per tutte.

munque mantenersi sul vago. Così ieri persino Daniele Capezzone, l’ex radicale promosso in un lampo a portavoce prima di Forza Italia e poi del Popolo della Libertà, si è limitato a definire la sentenza “discutibilissima”. Mentre l’avvocato Niccolò Ghedini, verso il quale il premier comincia in privato a mostrare segni d’insofferenza, ha tentato di restare sul tecnico: “La decisione della Corte d’appello è illogica e nega in radice ogni risultanza in fatto e in diritto”. Ma poi è scivolato su un ormai consueto umorismo involontario parlando di un “processo che si è svolto in record, negando qualsiasi prova e qualsiasi possibilità di difesa”. Un punto è comunque chiaro. In questi giorni la strategia del Cavaliere è più che altro mediatica. Quello che vuole evitare a tutti i costi è che le tv siano costrette a dare troppo spazio alla condanna in appello di Mills. A far paura è soprattutto il messaggio che il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, tenta da mesi di lanciare: se Mills è un corrotto allora il presidente del Consiglio è un corruttore. “In un paese civile”, tuona Di Pietro, “ ci sarebbero state subito le dimissioni del premier che è un acclarato corruttore giudiziario e, come tale, dovrebbe stare nelle patrie galere piuttosto che a Palazzo Chigi”. Ghedini replica annunciando una querela per diffamazione, mentre Francesco Nucara, leader del Pri, uno dei tanti partitini che fanno da corona al Pdl, assicura che il problema del processo è un altro. I magistrati non hanno voluto “sentire Berlusconi in aula come era stato più volte richiesto dalla difesa di Mills”. Evidentemente Nucara non sa che il premier, quando era ancora imputato con l’avvocato inglese, si era rifiutato di farsi interrogare. Molto più compassata la reazione del condannato Mills. Il marito separato del ministro laburista Tessa Jowell, si limita a esprime il proprio “disappunto” ed esprime “fiducia nella cassazione”. Tanta tranquillità non deve stupire. Comunque vada a finire, Mills non entrerà mai in carcere. Parte della sua condanna, anche se dovesse diventare definitiva, sarà coperta dall’indulto. Così, in questo clima tutt’altro che infuocato, sono pochissimi pure gli interventi ufficiali del Partito Democratico. Il neo segretario Pierluigi Bersani fino alle otto di sera non dice una parola alle agenzie. Parla invece il responsabile giustizia del partito, Lanfranco Tenaglia: “ La sentenza Mills non è politica. E la decisione dei giudici di Milano non è nemmeno una sorpresa. È solo la conferma di come il Lodo Alfano serviva esclusivamente per evitare al premier il processo e il giudizio della magistratura”. Nessuno però osa chiedere le dimissioni di Berlusconi. Per tutti o quasi la linea è quella del “no comment”. La dirigenza del Pd è insomma nuova, ma le reazioni restano quelle di sempre. p.gom.


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FINANZIARIA

IL FATTO POLITICO

CONTI PUBBLICI COMINCIA L’ASSALTO ALLA DILIGENZA

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Quella parola innominabile di Stefano

è un’espressione C’ che, in sordina, è tornata in questi giorni ad affacciarsi sulla scena politica, densa di pessimi ricordi per i partiti del centrodestra, che evoca drammi umani e crisi di governo sfiorate: “cabina di regia”. La voleva Gianfranco Fini nel 2004 per ingabbiare Giulio Tremonti, anche allora ministro dell’Economia, che alla fine si dimise prima di tornare, con mossa spettacolare che ancora oggi rivendica, dopo la parentesi di Domenico Siniscalco.

Ridimensionato Tremonti, ora torna il Partito della spesa ra che il ministro dell’Economia Giulio Tremonti è stato ridimensionato (presiederà un comitato per la politica economica, cioè non decide più da solo), il Partito della Spesa Pubblica può iniziare a smantellare la Finanziaria a colpi di emendamenti. Una “manovra” che era stata varata a luglio senza tagli e senza spese, che non toccava l’impianto di politica economica deciso su base triennale nel 2008, prima che la crisi economica si aggravasse. Ieri, però, il Centro studi Ref ha scritto nel suo report periodico che il Pil italiano scenderà del 4,8 per cento nel 2009, nel 2011 il rapporto con tra debito e Pil sfonderà il 120 per cento e “la finanza pubblica è entrata in una trappola che riflette non tanto problemi nella conduzione della politica di bilancio quanto il mancato sviluppo degli ultimi quindici anni”. Ieri in Senato c’è stato un primo incontro tra i vertici del Pdl per discutere gli emendamenti alla Finanziaria, poi è cominciato il dibattito in commissione che si chiuderà entro giovedì. A quel punto il testo arriverà all’aula del Senato. Ma è alla Camera che si deciderà davvero, forse con un maxiemendamento,

O

quando sarà chiaro il gettito dello scudo fiscale (si spera almeno 5 miliardi) che è la vera torta da spartire. C’è poi la finanziaria parallela, l’emendamento proposto dal senatore del Pdl Mario Baldassarri, che è una vera “manovra” da 37 miliardi, 12 dei quali destinati al taglio dell’Irap. Per le entrate che dovranno coprire l’intervento, oltre allo scudo, si conta su consistenti tagli di spesa. Anche il Partito democratico preme per un intervento dal lato della spesa, questa mattina presenterà un pacchetto di emendamenti che, nel complesso, vale 30 miliardi e va dal credito d’imposta per il Mezzogiorno a tagli fiscali per il lavoro dipendente, fino a una riduzione dell’Irap, rilanciata da poco da Silvio Berlusconi e seguita da grandi polemiche, per le società di persone. “ I nostri emendamenti sono più precisi di quelli di Baldassarri, soprattutto sulla copertura, dal risparmio di spesa a un'accentuazione della Robin Hood Tax, alla tassazione movimentazioni bancarie”, spiega il senatore Pd Vidmer Mercatali. Qualunque sia il destino in aula degli emendamenti, il Partito della Spesa dentro il governo sta moltiplicando i segnali di attivismo. Oggi

Claudio Scajola, ministro dello Sviluppo economico e contrappeso di Tremonti, presenterà le “22 zone franche” in territori disagiati dove si pagheranno meno tasse per facilitare la creazione di imprese. E il ministro delle Regioni Raffaele Fitto, anche lui un avversario del rigorismo tremontiano, annuncia che “ora c’è bisogno di una fase che guardi a scelte di sviluppo che possano essere ancora più incisive di quelle fatte finora e consentano la ripresa”. Il problema è che mentre tutto l’arco costituzionale discute di come spendere di più, dalla Banca d’Italia arriva un segnale non rassicurante. Il rendimento dei titoli del debito pubblico che sono stati venduti all’asta è in crescita. Tradotto: l’Italia continua ad accumulare debito pubblico che ora comincia a diventare più costoso (visto che gli investitori hanno ricominciato a investire in Borsa e non hanno più bisogno del porto sicuro dei titoli di Stato). “Il pericolo che si torni alla spesa pubblica in un momento così delicato c’è e se cediamo alla tentazione rischiamo di giocarci i prossimi 10 anni”, dice Giacomo Vaciago, economista della Cattolica di Milano. “Il governo aveva una strate-

Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti (FOTO ANSA)

gia - spiega Vaciago - tagliare per tre anni la spesa corrente e iniziare nella parte finale della legislatura a ridurre le tasse vincere di nuovo le elezioni. Ma intanto la crisi sta riportando la produzione industriale al livello di dieci anni fa e, invece di reagire con una vera politica industriale, si finanziano solo gli ammortizzatori sociali”. Infatti, da destra e da sinistra, la priorità sembra quella: la spesa pubblica verrà usata un po’ per spese assistenziali e un po’ per placare i piccoli imprenditori che iniziano a rumoreggiare, costringendo la Confindustria di Emma Marcegaglia ad alternare posizioni concilianti con richieste di nuovi interventi. Secondo Vaciago, “in questa fase rischiamo che tutto il mondo riparta mentre noi aspettiamo di andare a rimorchio dei nostri mercati di

uesta volta le hanno Qcontenere cambiato nome, per il esportazione, la Francia, dove la politica industriale c’è stata e ha funzionato, e la Germania, dove il nuovo governo Merkel inizierà a ridurre le tasse. Serve una strategia politica chiara, perché in questa crisi sono le nostre imprese migliori quelle che soffrono di più e il governo non le sostiene, lasciando loro come unica possibilità di sviluppo quella di investire all’estero”. (Ste. Fel.)

Cresce il costo del debito pubblico, mentre tutto il parlamento discute di come spendere di più

I GIORNI DELL’IRAP

QUANDO BALDASSARI SPENDEVA di Sandra Amurri

o chiedo il taglio di quella spesa pubblica che è “I il brodo di coltura della criminalità organizzata. Quello che abbiamo speso negli ultimi trent’anni vale metà del debito pubblico”. Lo afferma il senatore Mario Baldassarri, presidente della commissione Finanze e Tesoro, uomo vicino a Gianfranco Fini, da sempre acerrimo nemico di Giulio Tremonti. Parole che riscuotono credito anche perché l’Italia è un Paese smemorato, che non ricorda ciò che Baldassarri ha fatto da viceministro dell’Economia. Quando ci ha messo del suo per accrescere il debito pubblico con le grandi opere strategiche, con la costituzione della Quadrilatero, società di diritto privato a capitale pubblico (51% Anas, 49% Sviluppo Italia), per la realizzazione dell’ Asse viario Marche-Umbria, dal valore complessivo di 2,5 miliardi di euro. Di cui il 37%, pari all’incirca a 1200 miliardi delle vecchie lire, dovevano provenire dal Piano di area vasta (Pav) con i cosiddetti “ricavi da cattura del valore”. In soldoni: un oneroso impegno dei comuni attraverso l’Ici, e delle piccole imprese (già provate dalla crisi) sui cui peserà una maggiorazione del 20% della tassa di iscrizione alla camera di commercio. Le imprese delle provincie di Macerata, Ancona e Perugia pagano il 20% in più per fare opere pubbliche (non autostrade a tariffa, ma 123 strade) che dovrebbero essere di competenza dello Stato. Meccanismo che non esiste in nessun Paese al mondo. Risultato: il 17% circa del costo dell’opera, che sarebbe dovuto provenire dai privati, si è rivelato essere appena del 3%. La cattura del valore non ha prodotto alcun effetto. Mentre lo studio del Pav è costato 3 mlioni e 700 mila euro in un anno di

consulenze. Il resto saranno debiti, caricati sul debito pubblico. Con il rischio, seppure attenuato dall’intervento rigoroso degli Enti Locali, della devastazione del territorio. Effetto delle due parole magiche: “General contractor” per garantire la realizzazione dell’opera in tempi brevi e con costi certi e contenuti, e “Project financing” per recuperare, con la gestione dell’opera stessa, i capitali privati investiti nella sua realizzazione senza gravare sulle casse dello Stato. Ma spesso si tratta di un’architettura contrattuale utile solo per produrre quelli che oggi lo stesso Baldassarri indica come il male peggiore: il debito pubblico. Come insegnano i 13 miliardi di euro causati dall’Alta Velocità e come sarà per il Ponte sullo Stretto. Un meccanismo perfetto, andrebbe fatto notare al senatore Baldassarri, anche per le infiltrazioni mafiose grazie alla legge obbiettivo (altra creatura del suo governo) che non impone al general contractor il rispetto delle norme sui lavori pubblici, rendendolo libero di realizzare sia la progettazione che la realizzazione dell’opera con chi e come vuole. Perfetto anche per elargire consulenze, gettoni di presenza, stipendi d’oro e affidare incarichi a chi è rimasto coinvolto in Tangentopoli. Come l’avvocato Annone, sospeso dal consiglio dell’ordine per presunti reati contro la pubblica amministrazione (pena patteggiata). O come Fabio Mangini, arrestato per turbativa d’asta aggravata nell’ambito di una gara d’appalto per il rifacimento di una galleria in provincia di Varese (pena patteggiata). Stiamo parlando di soldi pubblici spesi dalla Quadrilatero, società di diritto privato, esempio della privatizzazione della spesa pubblica. Finita, il 13 aprile scorso, nella rete della Corte dei Conti. Che a proposito dello “stato di finanziamento e realizzazio-

Feltri

ne delle infrastrutture strategiche ammesse a finanziamento statale” denuncia “la circostanza che un progetto strategico di rilevanza nazionale riguardi, sia pure in parte, strade nel frattempo divenute non statali; la impossibilità di esprimere una valutazione sul modello ‘cattura di valore’ e Piano di area vasta; un certo grado di lentezza nella realizzazione fisica del programma; una tempistica di programmazione non più coerente con i tempi di realizzazione dell’intervento che non ha mostrato sinora un significativo incremento della funzionalità in termini di tempo; una scarsa capacità di spesa, evidenziata dallo stato di avanzamento dei lavori al 31 ottobre 2008, pari complessivamente all’1,37% degli importi aggiudicati”. “Ridurre l’Irap usando le risorse provenienti dai tagli della spesa pubblica” è la proposta di Baldassarri. Una soluzione possibile ci sarebbe, per ridurre l’Irap senza toccare le risorse indispensabili alle Regioni per garantire la sanità a tutti, soprattutto a chi non può ricorrere a quella privata. Ovvero aumentare la tassazione delle rendite finanziarie, che con il 12% è la più bassa d’Europa, Nicolas Sarkozy (non Karl Marx) l’ha addirittura portata al 21%.

Ora vuole ridurre la spesa per tagliare le tasse, ma da viceministro amava le grandi opere

contraccolpo psicologico: “Comitato di politica economica” o “Consulta economica” dentro il Pdl di cui a Tremonti spetterà ovviamente la presidenza ma che indica la volontà di rendere più “collegiali” le decisioni in materia. L’annuncio dovrebbe arrivare il 5 novembre, quando si riunirà l’ufficio di presidenza del Pdl, organismo dalla natura un po’ misteriosa ma sempre attivo nel fare da stanza di compensazione durante le crisi più gravi. Questo sembra essere il risultato del vertice che si è tenuto ieri sera ad Arcore, sede provvisoria del governo causa della scarlattina di Berlusconi (i maligni insinuano si tratti di uno dei periodici ritiri dovuti a motivi di salute o interventi). Tremonti se n’è andato da Arcore senza rilasciare dichiarazione, ma Paolo Bonaiuti, portavoce della presidenza del Consiglio, ha detto che “è stato chiarito ogni equivoco”. Si è palesato anche il leader leghista Umberto Bossi, accompagnato da Roberto Cota, che fino a lunedì continuava a sostenere che Tremonti non solo dovesse conservare la poltrona, ma anche essere promosso a vicepremier, per marcarne la superiorità sugli altri membri del governo. l risultato è stato Ipeso diverso, visto che il di Tremonti pare sarà ridotto non solo nell’esecutivo, ma anche nel partito. Per accettare questo compromesso è evidente che Bossi ha ottenuto rassicurazioni sull’unico altro tavolo che davvero gli interessa, quello delle elezioni regionali. Nei prossimi giorni, quindi, si capirà se Berlusconi sarà in grado di mantenere le promesse, soprattutto per quanto riguarda il Veneto dove non è stata ancora ufficializzata la sostituzione dell’uscente Giancarlo Galan (Pdl) con Luca Zaia (Lega).


Mercoledì 28 ottobre 2009

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SOLDI BUTTATI di Beatrice

SIAMO TUTTI EDITORI

Borromeo

n questi giorni la campagna di Radio Radicale per evitare la chiusura (scade la convenzione ministeriale) ha riaperto il dibattito sui finanziamenti pubblici all'editoria. Sono stati recentemente resi noti i dati dei contributi erogati nel 2008 in riferimento al 2007: si tratta di 200 milioni 776 mila euro. Sono 32 le testate che hanno ricevuto più di 2 milioni e mezzo di euro di finanziamento. Il Fatto Quotidiano, ha volontariamente rinunciato a questi finanziamenti. Il professor Marco Gambaro, esperto di media e comunicazione dell'università Statale di Milano dice: “Complimenti, scelta coraggiosa. Questi finanziamenti sono uno spreco di soldi pubblici”. E aggiunge: “É una scelta solamente politica che serve a far sopravvivere giornali che non vendono”. Oggi gli aiuti a un organo di stampa vengono concessi con queste regole: ne beneficiano le testate espressione di partiti e movimenti politici che abbiano il proprio gruppo parlamentare (spesso costituito con l’unico scopo di ottenere i fninanziamenti) in una delle camere o nel parlamento europeo, i quotidiani editi da cooperative giornalistiche o la cui maggioranza sia detenuta da

I

Il contribuente italiano paga oltre 200 milioni, spesso a testate fantasma cooperative, fondazioni o enti morali. Attingono ai contributi anche le imprese radiofoniche o televisive, sempre a patto che siano organi di partito politico. “Oggi si finanzia in base alle copie che il giornale tira continua il professor Gambaro - non di quelle che vende. Il risultato è che ne vengono stampate tantissime e ci sono ogni giorno rese enormi. Questo sistema è completamente sba-

gliato: è ingiusto e soprattutto non efficiente. I giornali che vendono due o tremila copie non hanno senso di esistere”. É vero però, ribattono gli interessati, che da molti piccoli giornali arriva un contributo al dibattito italiano. Da l’“Unità” al “Foglio”, dalla “Padania” all’ “Avvenire”. É una ragione valida per salvarli? “Il loro peso nel dibattito – risponde il professore - in realtà è minimo. Sono

giornali che non hanno mai delle esclusive, o delle notizie importanti”. Il professor Gambaro suggerisce una possibile alternativa al modello attuale: “Io credo nel mercato, bisogna lasciar morire chi non vende abbastanza copie per sostenersi. Per il dibattito delle idee c’è un’alternativa economia alla portata di tutti. Internet può dare spazio ai diversi punti di vista riducendo quasi a a

I Giornali più sostenuti Le testate che hanno ricevuto più contributi IMPRESA

TESTATA

2008 *

Editoriale Libero S.r.l. Nuova Iniziativa Editoriale S.p.a. Avvenire Nuova Ed.le Italiana S.p.a. Italia Oggi Ed. Erinne S.r.l. Manifesto (Il) Coop. Ed. Ce. a Rl Centro Di Produzione S.p.a. Editoriale Nord Scal M.R.C. S.r.l. Foglio (Il) Quotidiano Scarl Editoriale Argo Dlm Europa Ed. S.r.l. Ulisse S.r.l. Ecomedia S.p.a. Conquiste Del Lavoro S.r.l. Secolo d’Italia (Il) Di Fini Gianfranco Italmedia Scrl Coedip Coop Ed.ni Ippiche a Rl Editrice Europa Oggi S.r.l. Edizioni Riformiste Soc. Coop. Edizioni Del Roma Soc. Coop. A.r.l. Effe Coop. Editoriale S.p.a. Giornali Associati Coop. Ed. le A.r.l. Giornalisti e Poligrafici Coop. A.r.l. International Press Scarl La Voce S.r.l. Editrice Laudense Ed.le S.r.l. Linea Soc. Coop. A.r.l. Oggi Gruppo Ed.le Rinascita Soc. Coop. A.r.l. S.e.i. Pty Ltd. Toscana Soc. Di Edizioni S.p.a. Undicidue S.r.l.

Opinioni Nuove - Libero Quotidiano Unità (L’) Avvenire Italia Oggi Manifesto (IL) Radio Radicale Padania (La) Liberazione - Giornale Comunista Foglio (IL) Cronaca Qui.it (Già Cronaca Più) Europa Nessuno Tv Ecoradio Conquiste Del Lavoro Secolo D’Italia Corriere Canadese Sportsman - Cavalli e Corse Discussione (La) Nuovo Riformista (IL) - (Già) Ragioni del socialismo Roma Provincia Quotidiano Corriere (di Forlì) Corriere Mercantile (IL) Avanti! (L’) Voce Di Romagna Cittadino (IL) Linea America Oggi Rinascita Globo (IL) Giornale Nuovo Della Toscana Notizie Verdi

7.794.367,53 6.377.209,80 6.174.758,70 5.263.728,72 4.352.698,75 4.153.452,00 4.028.363,82 3.947.796,54 3.745.345,44 3.732.669,02 3.599.203,77 3.594.846,30 3.354.296,64 3.346.922,70 2.959.948,01 2.834.315,47 2.530.638,81 2.530.638,81 2.530.638,81 2.530.638,81 2.530.638,81 2.530.638,81 2.530.638,81 2.530.638,81 2.530.638,81 2.530.638,81 2.530.638,81 2.530.638,81 2.530.638,81 2.530.638,81 2.530.638,81 2.510.957,71

* Valori espressi in Euro Organi di partito Le testate che hanno ricevuto contributi in quanto organi di partito TESTATA

2008 *

Nuova Iniziativa Editoriale S.p.a. Editoriale Nord Scarl M.R.C. S.r.l. Dlm Europa Ed. S.r.l. Secolo d’Italia (Il) Di Fini Gianfranco Undicidue S.r.l. Editrice Mediterranea Soc. Coop. Filadelfia Soc. Coop. Di Giornalisti Il Campanile Nuovo Soc. Coop. Laerre Società Cooperativa a A.r.l. Stiftung Sudtiroler Volkspartei Società Comunicazione ed Informazione Nouvelle Ed.ce La Pueple S.r.l. Balena Bianca Soc. Coop. Giornalistica

Unità (L’) Padania (La) Liberazione giornale Comunista Europa Secolo D’Italia Notizie Verdi Italia Democratica Liberal campanile Nuovo (IL) Rinascita Della sinistra (La) Zukunft In Sudtirol Socialista Lab (IL) Peuple Valdotain (Le) Democrazia Cristiana

6.377.209,80 4.028.363,82 3.947.796,54 3.599.203,77 2.959.948,01 2.510.957,71 1.476.783,76 1.200.342,31 1.150.919,75 934.621,50 650.081,04 472.036,97 301.325,06 298.136,46 * Valori espressi in Euro

Cooperative Le imprese editrici che hanno ricevuto contributi in quanto organi di partito trasformatosi in cooperativa IMPRESA

TESTATA

2008 *

Foglio (IL) Quotidiano Scarl Ediz. Riformiste Soc. Coop. Edizioni Del Roma Soc. Coop. A.r.l. Edizioni Del Mediterraneo Sooc. Coop. Giornalistica A.r.l. Settimanali Società Cooperativa A.r.l. Amici Dell’opinione Scarl Nuove Politiche Editoriali Picc. Soc. Coop. Giornalistica Area Editoriale Soc. Coop. S.r.l. Milano Metropoli Piccola Società Coop. Propedit Scarl Cuneese Soc. Coop. Ed.ce A.r.l. Il Bianco e Il Rosso Soc. Coop. A.r.l.

Foglio (IL) Nuovo Riformista (IL) - (Già) Ragioni Del Socialismo Roma Denaro (IL)

3.745.345,44 2.530.638,81 2.530.638,81 2.459.799,42

Metropoli Day (già Metropoli) Opinione Delle libertà Voce Repubblicana

2.024.511,05 1.976.359,70 624.111,76

Aprile Duemila (IL) Cristiano Sociali News

343.004,05 288.532,89 206.317,47 178.007,45 57.717,93 * Valori espressi in Euro

Bordin, direttore di ‘Radio Radicale’: “I finanziamenti sono indecorosi”

Sardegna, 12 giornalisti per un governatore di Mauro Lissia

IMPRESA

Area - Politica Comunità Econimica Milano Metropoli

Massimo Bordin (FOTO ANSA)

zero i costi: si guardi al’esperienza del sito di economisti lavoce.info, è autorevole e influente e costa poco”. Nella classifica dei giornali finanziati dallo Stato ci sono testate come “Linea”, “Cronacaqui.it”, “Il Globo” e addirittura “Sportsman, cavalli e corse”. Quest'ultimo si aggiudica 2 milioni 530mila euro all'anno. E anche altri ottengono cifre analoghe. Se li si vuole comprare in edicola però, non è facile trovarli. "Il Globo - spiega Massimo Bordin, direttore di Radio Radicale e storico conduttore della rassegna mattutina “Stampa e regime” - era una gloriosa testata economica, molti anni fa . Oggi sinceramente non ho idea di cosa sia diventato. Con questi finanziamenti si generano anche situazioni decisamente imbarazzanti: perché viene sostenuta, per esempio, la Gazzetta di Forlì ma non quella di Cesena? Tutto questo sarebbe ridicolo se le cifre non fossero così ingenti”. Anche Bordin si schiera contro i finanziamenti pubblici, ricordando che Radio Radicale aveva promosso un referendum per abolirli: “I finanziamenti sono indecorosi. Ma allo spreco di denaro pubblico, dopotutto, siamo abituati. Il vero scandalo è che vengano finanziati i partiti”. É anche vero, come ricorda il giornalista, che la stessa Radio Radicale usufruisce dei soldi pubblici: “La differenza sta nel fatto che noi possiamo documentare la destinazione del denaro fino all'ultimo centesimo. Non facciamo una ‘distrazione’ di fondi, come molti altri: le truffe sono continue. Leggendario rimane l'esempio del quotidiano 'il Campanile' dell'Udeur, il partito di Clemente Mastella. Prendevano moltissimi soldi in base a tirature tutte da dimostrare. Oppure un giornale che si chiama “La voce repubblicana”: neanche l'edicolante sa che cosa sia”.

dodici giornalisti che lavoreranno Inaleall’ufficio stampa della giunta regiosarda hanno fatto carriera ancora prima di entrare in servizio e costeranno quasi due milioni di euro all’anno. Il governatore Ugo Cappellacci ne ha assunti dodici in un colpo, assegnando a tutti la qualifica di redattore senior. Molti più del predecessore Renato Soru che aveva un solo addetto stampa e spendeva 250 mila euro, meno del collega Totò Cuffaro, anche lui del Pdl, che ha reclutato 21 giornalisti finendo sotto inchiesta per abuso d’ufficio insieme al successore Raffaele Lombardo. La Regione Sicilia li ha premiati tutti con la qualifica di redattore capo, Cappellacci si è fermato più in basso: in base al contratto nazionale può diventare senior chi ha maturato un’anzianità aziendale di almeno quindici anni. Ma quasi tutti gli addetti stampa chiamati dalla Regione Sarda, senza alcuna selezione pubblica e per la maggior parte privi di un curriculum significativo, non hanno mai messo piede negli uffici dell’ente regionale e neppure in una redazione. Comunque sia Cappellacci non ha voluto badare a spese: quello che l’articolo 11 del collegato alla legge finanziaria chiama con involontaria ironia “il contingente giornalistico” costerà alle casse pubbliche un milione e 385 mila euro all’anno, cui andrà aggiunto lo stipendio del portavoce Alessandro Serra e altri 300 mila euro per pagare ogni mese cinquanta ore di straordinario al perso-

nale di supporto, compresi alcuni autisti. Come d’altronde Giorgio Greco, il nuovo capo dell’ufficio stampa, responsabile in via di pensionamento dell’Ansa di Cagliari, cui andrà lo stipendio di redattore capo più un’indennità mensile di 5.220 euro per via degli orari scomodi: nell provvedimento si precisa che nei quasi diecimila euro di appannaggio è compreso lo straordinario. Ai dodici redattori senior, alcuni non hanno ancora trent’anni, andranno duemila euro netti al mese. Tra i fortunati, quasi tutti pubblicisti segnalati dagli assessori secondo i criteri del manuale Cencelli, una ex valletta televisiva, il figlio di un addetto stampa del Consiglio regionale, l’ex responsabile dei giovani di Forza Italia e un attempato esponente di Alleanza nazionale reduce da alcune infelici esperienze elettorali. Ai dodici prescelti potranno accodarsi i tre vecchi dipendenti dell’ufficio stampa che finora venivano retribuiti con il contratto degli impiegati. Le assunzioni sono per cinque anni. Ma norme alla mano, l’esecutivo regionale che verrà dopo quello guidato da Cappellacci dovrà stabilizzarli tutti. Quella di costituire un dispendioso schieramento di giornalisti non è stata un’idea del governatore: il collegato alla finanziaria con la dotazione economica ha incassato il voto favorevole dell’intero consiglio regionale, opposizione compresa. Le assunzioni sono state deliberate in base a una legge. Gli interrogativi ora riguardano l’anzianità fittizia e l’assenza di un qualsiasi criterio di selezione.


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Mercoledì 28 ottobre 2009

STORIE ITALIANE

Poche lettere Ma quanti servizi all’“emporio” Poste LE METAMORFOSI DI UN COLOSSO di Daniele Martini

è mancato un soffio che le Poste si mettessero a vendere anche i “Gratta e vinci”, i popolarissimi Grattini che appassionano milioni di italiani. In vista della gara per l’assegnazione della concessione da parte dei Monopoli, per qualche settimana ci hanno provato sul serio tentando di organizzare una cordata prima con i greci di Intralot, poi con il Poligrafico dello Stato e la Banca Popolare di Milano. Infine hanno puntato sulla Sisal, la società del Superenalotto. A un minuto dalla presentazione delle buste hanno desistito, non perché ritenessero che smerciare lotterie istantanee non rientri precisamente nella missione di un’azienda pubblica la cui ragione sociale fino a prova contraria dovrebbe essere quella del recapito postale, ma perché la faccenda stava prendendo una strana piega di polemiche, colpi bassi, azioni legali e ricorsi.

C’

QUALCHE GIORNO dopo Poste sono tornate al centro della scena con un altro affare che con le lettere e le raccomandate ha poco a che vedere: la Banca del Sud lanciata dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Secondo i piani, le Poste dovrebbero vendere le «obbligazioni di scopo» tramite i 4 mila uffici postali disseminati nel Mezzogiorno, che sono un pezzo di quella rete di 14 mila punti così fitta su tutto il territorio da far apparire smagliata quella delle stazioni dei carabinieri e perfino quella delle parrocchie. Come empori degli anni Duemila, quegli sportelli ormai vendono di tutto. Qualche esempio. Volete comprare il Cd del vostro cantante preferito? Passate alla Posta. L’ultimo best seller? Idem. Avete bisogno di quaderni, block notes, pennarelli, matite, penne? Ancora alla Posta. Un peluche? Sempre lì. Un te-

lefonino? Stesso indirizzo. Avete risparmiato un po’ di soldi e volete custodirli come in banca? Rivolgetevi ancora alle Poste. Volete una carta di credito? C’è quella postale. Avete bisogno di liquidità? Il bancomat della Posta ve la consegna. Cercate una scheda per il telefonino? La Posta vi vende la sua. Siete stufi del vostro solito fornitore di energia elettrica? Le Poste hanno detto che arriveranno anche lì. Pensate al futuro e intendete sottoscrivere un’assicurazione sulla vita? Ancora le Poste. Il vostro sogno è la casa e avete bisogno di un mutuo? Nessun problema, potete sottoscriverlo alla Posta che si serve della Deutsche Bank. Il vostro desiderio è andare a Lourdes a pregare la Madonna oppure a Sharm el Sheik al mare d’inverno? Vi ci portano le Poste con i 3 Boeing 737 della loro compagnia aerea Mistral da anni legata per contratto all’Opera romana pellegrinaggi e a una serie di tour operator. L’IDEA CHE LE POSTE debbano fare di tutto è il nuovo mantra della società diretta da Massimo Sarmi. Oltre i due terzi del giro d’affari dell’azienda ormai provengono da aree che con lettere e raccomandate hanno poco a che vedere; per la precisione su 17 miliardi di euro di fatturato nel 2008, solo 5,5 sono relativi al settore postale. Le Poste hanno distribuito 6,2 milioni di carte tipo Bancomat, hanno 5 milioni e mezzo di conti correnti aperti, consegnato 5 milioni di carte prepagate, raccolto la bellezza di 267 miliardi di euro di risparmio, ricevuto 39 miliardi di euro di premi con l’assicurazione, aperto un conto on line con 900 mila correntisti, eseguono 30 milioni all’anno di operazioni con Bancoposta on line e Bancoposta impresa on line. Insomma, sono un moloch economico con 156 mila dipendenti di cui 60 mila sportellisti, 44 mila postini, 1.500 addetti al call center, 14 mila uffici, 200 centri di smistamento, 60 mila cassette di

impostazione, 43 mila auto. In termini tecnici l’idea di far fare alle Poste un po’ di tutto la chiamano diversificazione. E dal punto di vista dell’azienda è un successone, funziona benissimo e ingrassa i bilanci. L’andamento in serie storica degli utili è impressionante: si va dai 90 milioni di euro del 2003, primo esercizio firmato da Sarmi, succeduto nel frattempo a Corrado Passera, ai 292 milioni dell’anno successivo, per passare ai 349 del 2005, ai 676 del 2006, 844 del 2007 e 882,6 dell’anno passato. Guadagni strepitosi, tanto più significativi perché in crescita e mantenuti anche in periodi di vacche magre, per di più corroborati da ingenti finanziamenti pubblici: 371 milioni di euro nel 2007, 364 nel 2008, sborsati dallo Stato alle Poste a compensazione del servizio universale, cioè per tenere in piedi la distribuzione di lettere e pacchi su tutto il territorio nazionale, anche in località sperdute e quindi costosissime da raggiungere. L’azienda di Sarmi sostiene che nel complesso il servizio universale è in perdita e ogni anno chiede ed ottiene, appunto, un bel pacco di soldi a mo’ di risarcimento per lo sforzo e il sacrificio.

torevole rivista americana Fortune ha attribuito a Poste, nell’ambito del World’s Most Admired Companies, l’Olimpo delle aziende mondiali, una valutazione più lusinghiera rispetto all’anno precedente, cosicché ora l’azienda di Sarmi è al terzo posto nella classifica delle società italiane, dopo Edison ed Eni. PERÒ IL PUNTO di vista dei cittadini, delle associazioni dei consumatori e anche di molti tra gli esperti del ramo è un po’ diverso. Il senso comune suggerisce l’impressione che il servizio postale classico non funzioni proprio come un orologino svizzero, anche se i dati ufficiali attesterebbero il contrario. Le indagini sulla qualità del servizio vengono eseguite periodicamente da un soggetto formalmente terzo, l’azienda Izi, specializzata in analisi e valutazioni

Oltre due terzi del giro d’affari arriva da nuovi servizi. Fatturati da record. Con qualche dubbio su chi li ratifica

NEL PRIMO SEMESTRE del 2009 i ricavi totali di Poste (servizi postali, Banca e assicurazione) sono cresciuti ancora dell’11,4 per cento e il risultato operativo del 7,2. Un’escalation da primato. Ed infatti Sarmi risulta il manager postale più premiato d’Europa. Il 29 settembre ad Hannover Poste italiane sono state insignite con il Postal Technology Award perché ritenute il miglior service provider dell’anno, più brave di aziende considerate dal senso comune assai efficienti, tipo FedEx, Swiss Post, Royal Mail. A marzo l’au-

La Messina massona

economiche sulla base di un modello elaborato fin dal 2002 dalla società di consulenza Price Waterhouse. Secondo le valutazione di Izi i tempi di consegna delle Poste italiane sarebbero fenomenali e brucianti, perfettamente in linea con quanto concordato dall’azienda nel contratto di programma che la lega allo Stato italiano, migliori addirittura di tutte le altre società postali europee. Ma sulla terzietà della Izi c’è chi da tempo ha cominciato ad avanzare dubbi facendo presente che non solo la sua consulenza è pagata per intero dalle Poste, ma che da anni ed anni si aggiudica indisturbata l’appalto per l’elaborazione dei dati e tanta continuità di successi fa sorgere qualche sospetto. I comuni mortali nel frattempo non sono più in grado di verificare quanto le indagini Izi siano puntuali non potendo calcolare per proprio conto i tempi tra spedizione e consegna perché sulle buste non appare più né il timbro con la data di partenza della missiva né quello con la data di arrivo. L’esperienza quotidiana dei cittadini e delle aziende clienti di Poste suggerisce valutazioni diverse da quelle certificate da Izi. Ne parleremo nella prossima puntata. (1 segue)

Affari siciliani

FIRMO MA NON LEGGO

una volta Barcellona Pozzo di Abonencora Gotto. Ancora una volta quel bubdi affari sporchi, poteri occulti e coperture istituzionali, mai interamente disvelate, torna ad essere oggetto di indagine della magistratura. Ancora una volta c’è di mezzo l’ombra della massoneria e della mafia. Tre giorni fa la Polizia di Messina ha eseguito una perquisizione, su ordine dei magistrati della Dda Angelo Cavallo e Giuseppe Verzera, nell’appartamento dove si riunivano gli esponenti della loggia mas-

sonica coperta Ausonia. E i poliziotti si sono trovati davanti a uno scenario fatto di teschi, candelabri e arredi tipicamente massonici. Un campionario di oggetti posto sotto sequestro, insieme agli elenchi degli associati, tra cui medici, avvocati, insegnanti e imprenditori. Sei persone sono state identificate, fra cui il Gran maestro Carmelo La Rosa, medico di Barcellona Pozzo di Gotto e proprietario della casa. Tutto nasce dalle dichiarazioni di Maurizio Marchetta, ex Presidente del Consiglio comunale di Barcellona (An), un imprenditore finito nelle carte dell’in-

NAPOLI

Sesto morto di Virus A

S

ale a sei in Italia il bilancio delle morti dovute al virus H1N1. Di queste due sono avvenute a Napoli. La sesta vittima della pandemia è un uomo deceduto nell’ospedale Cotugno di Napoli, un medico in servizio presso una struttura pubblica. Sempre al Cotugno di Napoli il 4 settembre scorso era avvenuta la prima morte per influenza A. “Il paziente P.C. di anni 56, affetto da uremia cronica, anemia, obesità e cardiopatia ipertensiva, è arrivato nel nostro ospedale il 26 ottobre alle 20,20, in gravi condizioni da stress respiratorio per polmonite bilaterale, in paziente positivo per influenza A”. La causa della morte è stata “la gravissima insufficienza respiratoria” è quanto si afferma nel comunicato diffuso dalla direzione sanitaria.

MILANO

Chiusa in casa e violentata per mesi

È

stato condannato a cinque anni di reclusione un pensionato milanese di 57 anni accusato di aver segregato nella sua casa, violentato ripetutamente per otto mesi e costretto a prostituirsi una donna di 28 anni del Mozambico, dopo averla comprata nel suo Paese d'origine.

CASTELLAMARE

Arrestato il killer del consigliere Pd

C

“Chissà quanti decreti di declassificazione del rischio firmo senza sapere, ce ne ho tante di carte”. Parola del governatore, Raffaele Lombardo, “intercettato” da un cronista durante i funerali per le vittime dell’alluvione.

Indagini nate da un pentito. C’è il nome di Nania di Giuseppe Giustolisi

N

chiesta di mafia Omega e massone dichiarato del Grande Oriente d’Italia, loggia Eugenio Barresi. Dal gennaio del 2009 collabora con la giustizia e ha raccontato ai magistrati che anche grazie a questa loggia sarebbero stati condizionati appalti e assunzioni pubbliche. “Posso riferire di forme di condizionamento determinate dall’attuale sindaco di Barcellona Candeloro Nania. Il sindaco ha imposto a privati proprietari di terreni, che hanno ottenuto grazie a lui l’aumento dell’indice di cubatura, le progettazioni e le successive costruzioni con professionisti da lui

stesso scelti”. Sempre dallo stesso verbale salta fuori il nome di un altro Nania, il più famoso senatore di An, Mimmo, cugino del sindaco: “In questo gioco di potere, in particolare, è coinvolto, con la sua influenza, il senatore Mimmo Nania”. Le vicende oggetto dell’inchiesta, insieme ai nomi dei due cugini politici, comparivano già nella richiesta di scioglimento per mafia del comune di Barcellona Pozzo di Gotto, avanzata dal Prefetto di Messina tre anni al governo Prodi, rimasta senza esito. Anche allora sindaco del comune di Barcellona era Candeloro Nania.

atello Romano, uno dei killer del consigliere comunale di Castellammare di Stabia, Luigi Tommasino, ucciso nei mesi scorsi, è stato arrestato. Romano era stato arrestato già una prima volta, ma aveva dato la propria disponibilità a collaborare con la giustizia. Il presunto killer era stato affidato ad un programma di protezione e condotto in una località segreta in Puglia. Ma la sera stessa si era allontanato facendo perdere ogni traccia.

MILANO

Picchiati tre ragazzi gay

A

ncora due episodi di omofobia, avvenuti a Milano lo scorso fine settimana. Un giovane è stato colpito con pietre e bastoni da due persone; una coppia gay è stata aggredita all’uscita di una discoteca vicino piazza Lodi. Prognosi di 10 e 30 giorni. Gli episodi sono stati denunciati da Arcigay.


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DISORDINE PUBBLICO

ECCO LA LORO SICUREZZA: ADESSO SONO A RISCHIO LE VOLANTI NOTTURNE OGGI POLIZIOTTI IN PIAZZA A ROMA di Silvia

D’Onghia

iamo figli di tutte le opposizioni ma orfani di tutti i governi”, gridano i poliziotti, ricordando come l’attuale esecutivo fino a due anni fa denunciava la gestione-scandalo di Prodi, ma oggi propone lo stesso aumento di stipendio: 40 euro lordi per il biennio economico, con un contratto scaduto da due anni, la peggiore proposta “della nostra storia sindacale”. E’ questa la goccia che ha fatto traboccare il vaso dei poliziotti, oggi in piazza a Roma per una manifestazione nazionale di tutte le sigle sindacali contro i tagli del governo Berlusconi all’intero settore. Un governo che ha vinto la campagna elettorale sulla sicurezza, e poi ha deciso che le forze di polizia non meritavano investimenti. Anzi, solo tagli. Economici, prima di tutto, con ripercussioni drammatiche sull’operatività e sull’organizzazione del lavoro. Basti pensare che sarebbe attualmente in discussione al

S

Il Viminale sta pensando di eliminare le pattuglie in servizio di notte nei commissariati “minori” Viminale l’eliminazione delle volanti notturne nei commissariati sezionali diretti da un funzionario direttivo. Proviamo a spiegare meglio: esistono, in ogni città, commissariati diretti da un primo dirigente, che hanno una maggiore giurisdizione territoriale, e commissariati guidati da un vice questore aggiunto, che hanno una competenza minore. L’idea sarebbe allora quella di mantenere le volanti notturne solo nei primi, eliminandole nei secondi. Peccato che tra i “secondi” ci siano commissariati come quello di Porta Nuova a Palermo, che ha giurisdizione anche su Monreale (Comune altro rispetto a Palermo). Con buona pace dei controlli notturni nelle zone ad alta esposizione mafiosa. Oppure come la scelta, adottata circa un mese fa dall’amministrazione, di abbassare il tetto degli straordinari a 35 ore mensili (dalle 55 di prima). Chi vuole lavorare di più può farlo, certo, ma a titolo gratuito. Il ministro Brunetta nel maggio scorso ha definito i poliziotti “panzoni”. Del resto, quando non si dà la possibilità ai giovani di accedere al servizio direttamente, dopo un concorso pubblico e ci si limita a preferire chi ha già svolto un anno nell’esercito, in marina o nell’aeronautica, il turn over non è proprio

Una volante della polizia durante un controllo notturno a Roma (FOTO ANSA)

semplicissimo. L’età media dei poliziotti si è innalzata a 43 anni, e le pance crescono. “Non ci sono concorsi pubblici dal 1996 – spiegano da una Questura – allora è come dire ad un ingegnere che, prima di poter svolgere la professione, deve fare un anno da capo cantiere. Una scelta, tra l’altro, che penalizza le donne, che ci pensano due volte prima di farsi un anno nell’esercito”. Per non parlare dei mezzi di trasporto: poche auto, vecchie e bisognose di manutenzione, oppure non ancora immatricolate perchè non ci sono i soldi per farlo. O della tecnologia: negli sportelli-denuncia non esistono computer che siano in rete con le Procure, o mail certificate. Questo significa che ogni mattina un poliziotto parte dal commissariato e si reca in Procura per le segnalazioni. Uno spreco di tempo e di denaro enormi, a fronte dei tagli che sono stati operati negli ultimi anni per il comparto sicurezza. Gli ambienti di lavoro sono spesso fatiscenti, in qualche caso - denunciano i sindacati - anche esposti a pericolose radiazioni delle scorie depositate negli anni. Rispetto a tutte queste rivendicazioni, finora è giunta solo una lettera ai sindacati del capo della polizia, Antonio Manganelli, che spiega come si intenda riorganizzare il ruolo degli psicologi. “Sono in corso - spiega il Prefetto - i lavori preparatori per la definizione di un nuovo assetto ordinamentale del ruolo degli psicologi, nonchè un’ipotesi di riorganizzazione del settore a livello centrale che prevede l’istituzione di un Servizio di psicologia”. Per il resto, una serie di incontri tra i sindacati e l’amministrazione, senza alcun risultato concreto. Il ministro Maroni ha proposto che vengano destinati alla polizia i soldi recuperati con lo scudo fiscale o sequestrati alla mafia. Così gli stipendi di chi ci deve difendere avranno l’odore di chi delinque.

Reparto volanti

Reparto mobile

Squadra mobile

Ufficio denunce

NESSUN’AUTO, CHIAMATE I CARABINIERI

USATE LE TUTE ESTIVE, ANCHE D’INVERNO

TAGLIANO MISSIONI E STRAORDINARI

UN SOLO PC, STAMPANTI SENZA TONER

ROMA “L’altra notte ero in servizio. Siamo stati chiamati per un furto in un bar, nella zona del Prenestino: due ladri si erano allontanati con una slot machine. Siamo riusciti ad individuarli subito, si erano rifugiati nel parco di Villa Gordiani, avevano ancora l’apparecchio in mano. Abbiamo estratto la pistola, li abbiamo bloccati. Ho chiamato subito la centrale, avevamo bisogno di rinforzi. Ci hanno risposto che non c’erano macchine da mandare. Anzi, il collega - quasi scherzando - mi ha detto di chiamare i carabinieri. I ladri sono scappati, non abbiamo potuto fare nulla per evitarlo”.

TORINO “Ci hanno dato le tute da ordine pubblico per il G8 dell’Aquila. Quindi, estive. Ottime tute, non c’è che dire. Peccato che ora che sta arrivando il freddo ci abbiano detto che l’abbigliamento rimane quello, se vogliamo l’imbottitura dobbiamo comprarcela da soli. Qualche settimana fa siamo riusciti a bloccare un’iniziativa del Viminale: volevano farci tornare alle tute precedenti, che abbiamo usato “solo” per 19 anni. Inoltre, non è stato previsto un capo che ci copra in caso di pioggia, dobbiamo far ricorso alle giacche in goretex nate per coprire le tute di ordinanza, ovvero giacca e cravatta”.

PALERMO “Definirei ridicolo il nostro parco macchine. Alcune sono prese a noleggio, ma vengono destinate solo alle sezioni ‘criminalità organizzata’ della squadra mobile. Noi possiamo anche andare a piedi. Stanno tagliando tutto, dagli straordinari alle missioni. Queste ultime possono essere autorizzate solo dal dirigente, e non è facile farsele autorizzare. Allora pensate come è difficile seguire un narcotrafficante in tutta Italia. Oppure ci sono uffici che hanno competenze interprovinciali (di pari passo con le Dda); ciò comporta spostamenti di alcuni giorni, che con il taglio degli straordinari saranno impossibili”.

ROMA “Dire che manca la benzina per le auto non è vero. Qui manca tutto. Io lavoro in un commissariato centrale, dove le persone vengono a fare le denunce per i piccoli furti. Pensate a un turista che arriva qui perchè gli hanno rubato la macchina fotografica e deve affrontare almeno due ore di fila. Senza nessuno che parli neanche l’inglese. Con un unico modulo a disposizione nella propria lingua. Piuttosto preferisce andarsene e ricomprarsi la macchinetta. Abbiamo un unico computer per tutte le denunce, ma non abbiamo i toner di ricambio per la stampante. Spesso ce lo dobbiamo comprare da soli”.

“Mio fratello, morto dopo l’arresto. Da solo e senza un motivo” LA SORELLA DEL RAGAZZO DI 31 ANNI DECEDUTO A ROMA: CI È STATO IMPEDITO PERSINO DI AVERE NOTIZIE io fratello è uscito di casa con le sue M gambe e lo Stato me lo ha riportato morto”. E’ una storia incredibile quella di Stefano Cucchi, il ragazzo di 31 anni deceduto a Roma dopo un arresto per droga. La sorella Ilaria ricostruisce l’accaduto: “Stefano è stato fermato dai carabinieri nella notte tra il 15 e il 16 ottobre, aveva con sè 20 grammi di stupefacenti. Lo hanno accompagnato a

casa e hanno perquisito la sua stanza. Uno dei militari ha detto a mia madre di non preoccuparsi, perchè tanto con una simile quantità gli avrebbero dato i domiciliari”. Invece il giorno dopo, nel processo per direttissima, il giudice ha rinviato al 13 novembre disponendo che Stefano fosse detenuto in carcere. “Gli avevano dato un avvocato d’ufficio - prosegue Ilaria - eppure mio padre lo ha sentito chiedere perchè non avessero chiamato il suo legale”. Da quel momento, la famiglia non lo ha più visto. La sera stessa i carabinieri avvisano che

Sul corpo di Stefano Cucchi versamenti di sangue ed edema cerebrale

Stefano è stato ricoverato in ospedale, senza spiegare perchè. La madre si precipita lì: “Sapevamo che non avremmo potuto vederlo, ma avremmo voluto parlare con i medici, anche perchè mio fratello soffriva di epilessia. Invece, ci dicono solo di tornare il lunedì mattina”. In quell’occasione un agente avrebbe spiegato loro che senza autorizzazione non avrebbero potuto parlare con i sanitari, “ma ci ha anche rassicurato affermando che il ragazzo era tranquillo. Così siamo tornati a casa pensando che non fosse nulla di grave”. Il martedì mattina la scena si ripete, ma il padre viene invitato ad andare in procura per l’autorizzazione. Tempi tecnici, due giorni. “Non abbiamo fat-

to in tempo, all’alba di giovedì Stefano è morto. Ma a noi lo hanno comunicato alle 12,30, nello stesso momento in cui stava per cominciare l’autopsia. Non abbiamo neanche avuto l’autorizzazione a far scattare le foto dal nostro medico legale”. I primi risultati parlano di tracce ematiche nella vescica e nello stomaco, e di un vasto edema cerebrale con congestione diffusa”. Ad assisterli c’è l’avvocato Fabio Anselmo, lo stesso che seguì il caso di Federico Aldrovandi, il ragazzo morto a Ferrara dopo una colluttazione con la polizia. Due le interrogazioni parlamentari sul caso. Ma sarà un’inchiesta della Procura di Roma a dover far luce sulla vicen(s.d.) da


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Mercoledì 28 ottobre 2009

Per il voto nel Lazio devono passare almeno 135 giorni

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L’USCITA DEL GOVERNATORE

on le dimissioni di Piero Marrazzo, si sciolgono anche la Giunta e il Consiglio regionale del Lazio. La giunta resterà in carica solo per l’ordinaria amministrazione. Devono comunque passare 135 giorni prima del ritorno al voto. Ai 90 giorni di tempo necessari per redigere i decreti per indire i comizi elettorali, devono essere aggiunti, infatti,

45 giorni. Condizione, questa, indispensabile per darne notizia agli elettori con un apposito manifesto. In ogni caso, dunque, si arriva al voto non prima del 7 marzo, secondo l'articolo 5 delle legge 2 del 2005. I 45 giorni sono disciplinati dall'art.3 comma 6 della legge 108/68. Come ha spiegato il vicepresidente della Giunta, Esterino Montino, si sta cercando un modo insieme

all’opposizione per arrivare alla scadenza naturale del mandato. "Tecnicamente è possibile, visto che si dovrebbe votare per le amministrative di tutte le Regioni il 28 e 29 marzo". E insiste: "Non ci sono impedimenti tecnico-amministrativi ad arrivare alla scadenza della tornata elettorale, ma l'eventuale voto il 28 marzo sarà frutto di un'intesa, se questo sarà possibile"

Il repulisti interno di Signorini: in 4 mesi si libera di 3 vicedirettori

Marrazzo alla fine si dimette davvero: “Sofferenza estrema” L’INCHIESTA: MINACCIATI ALTRI PERSONAGGI PUBBLICI PER LE LORO FREQUENTAZIONI COI VIADOS

Piero Marrazzo (FOTO ANSA) di Marco Lillo

e Antonella Mascali offerenza estrema”. Con queste parole Piero Marrazzo ha motivato le sue dimissioni da presidente del Lazio. I giornalisti che continuano a dargli la caccia davanti alle ville di famiglia e perfino nell’abbazia di Montecassino fingono di puntare un potente ma in fondo sanno di inseguire un uomo solo, debole e senza difese. Se anche Emilio Fede e Clemente Mimum chiedono una moratoria, vuol dire che è davvero il caso di fermare lo show. La lettera di dimissioni riporta il caso dalla dimensione della farsa pubblica a quella della tragedia privata: “le mie condizioni personali di sofferenza estrema non rendono più utile per i cittadini del Lazio la mia permanenza alla guida della Regione”. Con queste parole si avviano le procedure per le elezioni che dovrebbero tenersi l’8 marzo 2009 e si resti-

“S

tuisce finalmente la parola agli elettori. La lettera è il primo gesto limpido in una storia torbida che deve essere ancora chiarita. Anche perché i suoi sviluppi potrebbero esulare dal caso Marrazzo. I Carabinieri del Ros hanno passato gli ultimi due giorni a sentire i trans della Cassia raccogliendo numerose confidenze su altre minacce dei carabinieri della zona ai viados ma anche ai loro clienti. Qualcuno ha parlato di personaggi famosi dello sport e dello spettacolo. La Procura ha confermato di voler esplorare questa pista anche se ha smentito l’esistenza del nome di un altro politico negli atti dell’inchiesta. Intanto continuano gli accertamenti sui due aspetti fondamentali del caso: l’irruzione dei Carabinieri del Trionfale in casa del trans Natalie mentre era in corso un incontro con Marrazzo e la verifica dei tempi e dei ruoli della trattativa andata avanti da agosto a ottobre per il

video. Il filmato è stato offerto dal paparazzo del caso Sircana, Max Scarfone, e dall’agenzia fotografica Masi a “Oggi” (a settembre), “Libero” (da fine settembre a ottobre) e a “Chi” (dall’inizio di ottobre). Sul primo fronte ieri è stata sentita Natalie, il trans avrebbe potuto sciogliere le contraddizioni tra la versione di Marrazzo (“la cocaina non c’era quando sono entrato”) e quella dei carabinieri (“c’era già e siamo entrati per verificare una soffiata”). Il trans però ha negato persino di essere la persona ripresa nel video incriminato. Per sciogliere il rebus e capire se esistano due trans diversi che hanno avuto un ruolo in questa storia di sesso, bugie e videotapes, la Procura sentirà presto il rivale che si contendeva i clienti con Natalie: Brenda, detta Brendona per il suo imponente décolleté. I pm vogliono capire se sappia qualcosa di un secondo video imbarazzante per Marrazzo del quale si parla negli atti dell’indagine. Al termine di questo slalom tra viados e bugie, la Procura dovrebbe riuscire a ricostruire finalmente la scena del delitto e le reali motivazioni della squadretta dei Carabinieri della Compagnia Trionfale. Ieri la Procura ha chiarito, in risposta alle insinuazioni dell’ex presidente Cossiga (“per 4 mesi hanno protetto i carabinieri e li hanno indagati senza arrestarli”) la data di inizio dell’inchiesta. Il 14 ottobre del 2009 è giunta alla Procura di Roma un’informativa del Ros che segnalava l’esistenza di una trattativa per l’acquisto di un video su un politico insieme a un transessuale. Dall’inizio dell’inchiesta all’arresto passano meno di sette giorni. I pm di Roma, Giancarlo Capaldo e Rodolfo Sabelli, ordinano il blitz all’alba del 21 ottobre. Perchè? Il filmato gira per le redazioni da mesi ma l’accelerazione con il fermo dei quattro carabinieri è dovuta a un fatto imprevisto: un emissa-

rio del Governatore Piero Marrazzo stava partendo per Milano dove avrebbe comprato il video per farlo sparire dal mercato. Per impedire la distruzione della prova i pm ordinano fermi e perquisizioni. Il motore (in buona fede secondo lo stesso Marrazzo) dell’accelerazione è però Silvio Berlusconi. A segnalare al politico laziale l’esistenza del video, e quindi a far precipitare gli eventi, è stato proprio il Cavaliere con una telefonata del 19 ottobre. Silvio Berlusconi, per il tramite della figlia Marina, aveva saputo dell’ esistenza del video dal fido direttore di “Chi”, Alfonso Signorini. In pratica per due mesi il video girato a luglio viene proposto ad agenzie e giornali senza che accada nulla. Poi, nei primi giorni di ottobre finisce nelle mani del direttore di Chi, Alfonso Signorini, e della Mondadori (guidata da Marina Berlusconi) e accadono due cose: il 14 ottobre il Ros

MOGLI ALLA PROVA

segnala l’esistenza del video alla Procura; il 19 ottobre Silvio Berlusconi avvisa Marrazzo, che chiama la Masi. L’informativa, giurano gli investigatori, non nasce dalla soffiata di ambienti giornalistici ma da un’intercettazione casuale di conversazioni di persone che parlavano del video e della trattativa. Comunque quando il Governatore chiama Carmen Masi, la titolare dell’agenzia fotografica che aveva ricevuto il filmino da uno dei carabinieri arrestati, gli investigatori saltano sulla sedia. Marrazzo, secondo quello che racconta la stessa Masi a “Oggi”, voleva comprare il video con un contratto che prevedeva il patto di riservatezza. Quando l’emissario fissa l’appuntamento con la Masi, scatta il blitz. La telefonata di Marrazzo era stata annunciata da un giornalista del gruppo Mondadori. Chi? Carmen Masi sul punto glissa: “preferisco non dirne il nome”.

di Enrico Fierro

LA DIGNITÀ DI ROBERTA R

oberta e i coccodrilli, quelli che stanno divorando, pezzo dopo pezzo, la sua vita e quella di sua figlia. Roberta Serdoz, la moglie di Piero Marrazzo, sta combattendo la sua battaglia più importante: salvare la sua famiglia, diventare il pilastro su cui il suo uomo deve ricostruire una esistenza distrutta dalle troppe debolezze. Roberta e Piero, due giornalisti, due personaggi pubblici che in pubblico sono costretti ad affrontare lo scandalo. Lei lo fa a testa alta. Ieri mattina era a moderare un dibattito sul ruolo delle donne nelle aziende italiane. La sera prima a “Linea notte” ad occuparsi della copertina del Tg3, un servizio su un barcone alla deriva con trecento immigrati a bordo. Suo marito non è più il potente governatore del Lazio, un politico giovane e in ascesa. Ora è solo un uomo che ha bisogno di aiuto. Piero Marrazzo ha deciso di chiudersi in un convento. L'assedio di taccuini e telecamere lo ha costretto a non scegliere più Montecassino. Vuole stare da solo ed essere dimenticato. Da una parte i coccodrilli con le loro lacrime, dall'altra Roberta e la sua dignità.

LO PSICHIATRA GABRIELE SANI

IL DEGRADO E LA MASCHERA DEL POTERE di Enrico Fierro

iornali e tv hanno mostrato lo squalGle facce lore di quel monolocale di via Gradoli, mascoline dei trans, i loro corpi sformati dal silicone, il mondo di Piero Marrazzo. Troppo brutto per non chiedersi perché. Perché un uomo di potere e di successo decide di costruirsi in quell'anticamera dell'inferno il suo pezzo di paradiso? Ne parliamo con lo psichiatra Gabriele Sani (lavora al Sant'Andrea e al centro Lucio Bini di Roma), accettando un patto: nessun riferimento preciso all'uomo Marrazzo (“non ho mai parlato con lui e non sarebbe serio azzardare analisi”). “Persone che svolgono funzioni politiche di così alta responsabilità sono

esposte ad uno stress quotidiano al di fuori della norma. Si accumulano tensioni e ansie che spesso si decide di stemperare proprio in ambienti particolari, diversi dal mondo frequentato abitualmente, nei quali non c'è più la necessità di dimostrare niente a nessuno. Andare in un monolocale orrendo, avere una relazione sessuale con un trans è un modo per abbassare finalmente tutte quelle difese che si devono per forza tenere alte nel resto della giornata”. Quindi via Gradoli, lo squallore di viali bui e di rapporti sessuali consumati col cuore a mille. “La scelta del degrado in questa ottica non è affatto incomprensibile, perché sono proprio quei luoghi – brutti, squallidi, pericolosi – che ti danno la possibilità di liberarti del-

la maschera che sei costretto ad indossare tutti i giorni. La scelta del luogo, la sua bellezza, il fascino o al contrario la bruttezza della persone con la quale scegli di avere un rapporto, tutto ciò non conta, perché sei alla ricerca di altro: la quiete e la pace che non trovi altrove”. Marrazzo-Berlusconi, trans ed escort, c'è chi in questi giorni ha stabilito una sorta di parallelo. Il dottor Sani sorride: “Sono due storie agli antipodi. Perché nella vicenda Berlusconi c'è la consapevole esibizione delle donne, della loro bellezza, della quantità, gli ambienti erano belli e volutamente pubblici. La storia del governatore Marrazzo ci parla di esperienze intime, vissute nel privato, nascoste a tutti, finanche agli amici più cari”. E adesso, co-

sa può succedere ad un uomo travolto da uno scandalo così grande e distruttivo? “Quando la perdita del potere, di un ruolo, tocca persone che si sono immedesimate totalmente in quello che facevano, è una situazione gravissima. Pensi alla catena di suicidi dopo i licenziamenti a France Telecom. La perdita di ruolo apre un baratro nel quale il suicidio si presenta come unica opzione possibile. Il senso di colpa, l'esposizione mediatica, aggravano la condizione di chi di colpo è passato dalla luce abbagliante dei riflettori al dramma dello scandalo. Se invece la crescita psichica ha fatto sì che parallelamente all'acquisizione del potere la persona si sia rafforzata, la capacità di risposta ad un evento così distruttivo è meno difficile”.

on c’è figlia che tenga. NMarina Anche la Mondadori di Berlusconi è in recessione. E sceglie una ristrutturazione selvaggia. Quest’oggi assemblea preparatoria alla Federazione Nazionale della Stampa, giovedì tavolo istituzionale con l’associazione degli Editori. A Segrate sono prossimi allo stato di crisi: riduzione di 82 unità tra i 480 giornalisti, altri 200 esuberi tra personale tipografico e dirigenti. Due anni per rinnovare l’azienda, tra incentivi per chi si dimette, pensionamenti e cassa integrazione. Da un anno e mezzo le sostituzioni sono bloccate: se lascia un redattore, il posto resta vacante. “Panorama” sarà ridimensionato, altri settimanali verranno accorpati, soltanto “Chi” di Alfonso Signorini riceve un trattamento di riguardo. Signorini dirige anche “Tv Sorrisi e Canzoni”, il doppio incarico non è un peso, anzi intorno alla tolda di comando rimuove assistenti indiscreti. La famiglia Berlusconi si fidava di Signorini, un po’ meno degli altri, per alcuni “servizi” non gradiva l’intromissione dei capi di riserva. E così in quattro mesi, su indicazione dell’editore, due vicedirettori sono stati licenziati Paola Bergna e Rita Pinci - e il terzo, Giovanni Iozzia, è passato a “Economy”. Un’operazione di repulisti tre su tre - iniziata a luglio con Iozzia e appena terminata con successo, quando il direttore ha comunicato alla Pinci la risoluzione del contratto. Da un giorno all’altro, e senza avvertire nessuno, Signorini ha deciso di privarsi di una tra le colleghe più affidabili. motivazioni ufficiali Lne eparlano di “soppressiodella posizione”, ma non è un caso che, a sorpresa e con maniere piuttosto brutali, “Chi” abbia allontano i due professionisti più vicini a Signorini. Non si contano le cene all’Excelsior di Roma e le passerelle a Milano, presidiate dal duo Bergna-Pinci per giustificare l’assenza del direttore, affaccendato in altre faccende glamour. La Bergna monitorava la parte fotografica di “Chi”, e sappiamo quanto le immagini siano vitali per i rotocalchi. La Pinci (ex “Panorama” e “la Stampa”) è abbastanza scafata per combattere con il sostegno del sindacato. Un estremo tentativo per smontare una prassi pericolosa della Mondadori: sbattere alla porta chi non esegue gli ordini. Carlo Tecce


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L’ultima vita (politica) di Rutelli da radicale a scissionista di centro

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LA NUOVA OPPOSIZIONE

entre Bersani prepara la sua squadra, una parte del partito si dirige verso l’uscita. Francesco Rutelli, che ieri a Milano ha presentato il suo libro 'La svolta’, dove racconta l’esperienza del centrosinistra di questi ultimi anni tra speranze, vittorie e sconfitte, non ha ancora dato l'addio ufficiale, ma una cosa chiara l’ha detta: lungo i

binari che corrono davanti a questo Pd non c'é futuro. "Occorre iniziare un percorso diverso, con persone diverse. Davanti a noi c'è un altro tragitto". Meglio quindi guardare a nuove proposte politiche. Fonderà un nuovo partito oppure avvierà un percorso per approdare all’Udc di Pier Ferdinando Casini? "Mi metterò al servizio di un trasparente tentativo di dare a

I BERSANIANI AL POTERE

LA CORSA PER IL LAZIO C

hi si candida nel Lazio? Nel Pd c’è da aspettare. Per prima cosa, il segretario regionale, che non è uscito dalle primarie. Chiunque vinca, vorrà fare i suoi nomi. Secondo, il ruolo dell’Udc. Il Pd getta ponti con Enrico Gasbarra. Che però non ha voglia di candidarsi. È uno abituato a vincere, e l’idea di infilarsi in una campagna così, non lo solletica affatto. Seconda chance, più penalizzante per il Pd, Bruno Tabacci. Difficile invece far digerire all’Udc Ignazio Marino. Tra le donne, Bindi e Costa piacerebbero ai cattolici. Infine, il jolly della società civile, il presidente di Sant’Egidio, Andrea Riccardi. Nell’ipotesi primarie nella sfida ci sarà Luigi Nieri (SL), assessore al Bilancio in Regione, che ha firmato il popolarissimo reddito minimo e il microcredito. A destra, prende quota Renata Polverini, ma non è ancora fuori gioco la berlusconiana Todini. Sale l’An Andrea Augello, mentre è debole l’ipotesi del forzista Francesco Giro, noto per i filmini girati contro la movida a Trastevere.

di Luca Telese

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di Paola Zanca

CANDIDATURE

Nella stanza dei bottoni una squadra, storie diverse

ell’iconografia degli stereotipi che si sono combattuti in questi mesi, i franceschiniani e i veltroniani venivano raffigurati come “i rinnovatori” provenienti dalla società civile, mentre i bersaniani venivano dipinti come una sorta di tribù bolscevica: nostalgici del vecchio apparato, politicamente ortodossi, tendenzialmente cripto-comunisti. Se si prova a frugare nelle biografie della squadra che si è raccolta a piazza Santi Apostoli per sostenere il nuovo segretario - invece - si scopre che questa leggenda metropolitana non ha fondamento. Fra gli uomini del “nucleo duro” bersaniano che affiancheranno il nuovo leader ci sono molti dirigenti e collaboratori che vengono dalle storie politiche più disparate (dai socialisti ai Comunisti unitari alla Dc): qualcuno è alla prima esperienza politica. Mentre i due capigruppo (Antonello Soro e Anna Finocchiaro) si sono dimessi (successori cercasi) , nasce il nuovo gruppo di comando. La “vecchia guardia”. Bersani, tanto per cominciare, ha due segretarie: una al partito (Federica Zaino) e un’altra (Gioia Veronesi) emiliano-romagnola verace che lo accompagna con spirito di chioccia dai tempi in cui l’ex ministro era segretario regionale. Un altro collaboratore di vecchia data è Stefano Di Traglia. Romano, carattere pacato e imperturbabile: è il vero uomo-ombra di Bersani, portavoce e collaboratore dai tempi del ministero. Ha 40 anni, ed è entrato nell’apparato dei Ds con l’Ulivo senza aver fatto, prima di allora, esperienze politiche. Diventerà responsabile della comunicazione dell’immagine del segretario. E’ uno che quando an-

Vecchie volpi, giovani talenti, uomini e donne che vengono da Dc Pci, Psi. Ulivo e Rifondazione: ecco il nucleo duro

nuncia spostamenti o comunicati di Bersani usa immancabilmente la terza persona plurale (“Oggi non parliamo...”) molto prima che Veltroni riscoprisse il “Noi”. Gli emergenti. Il quadro politico più giovane della squadra è sicuramente Nico Stumpo: 40anni giusti giusti, calabrese di Crotone, ribattezzato ironicamente (da Filippo Penati)“cabina telefonica. E’ l’uomo-macchina della squadra, uno dei migliori conoscitori dell’organizzazione dei Ds prima e del Pd poi. Lavora al Botteghino dal 2001, ma anche lui ha un percorso eclettico: infatti viene da Rifondazione prima e dai Comunisti Unitari di Famiano Crucianelli poi. Ha fama di essere un culo di pietra. “Se non è al telefono con qualche federazione vuol dire che è andato lì di persona”, sorride ancora Penati. Uno degli ultimi ac-

quisti della squadra è Chiara Muzzi: durante le primarie ha seguito Bersani come press woman, in giro per tutta Italia. Anche lei è alla prima esperienza politica. Romana, 33 anni giornalista (un passato all’Asca), fino a quando Di Traglia non l’ha arruolata. I politici. Di Filippo Penati, De-

questo Paese l’offerta politica che permetta di governare l’Italia domani o dopodomani, senza lasciarla nelle mani di un populismo che sta logorando il Paese, l'economia, la società, lasciando crateri e non orizzonti per il futuro della politica". E oggi Rutelli presenterà il documento di quello che potrebbe costituire il suo nuovo percorso politico.

miurgo e coordinatore politico della pattuglia bersaniana abbiamo già scritto: per ora dice scherzando: “Io me ne torno nella mia Milano. Se Bersani vuole che continui a lavorare con lui... si dovrà trasferire!”. Ovviamente è una balla: è già in pectore il coordinatore politico. Gianni Pittella, eurode-

La press woman Chiara Muzzi Il portavoce Stefano Di Traglia

putato, detto “mister centotrentamila” (preferenze) è il vero proconsole della mozione al Sud: conosce il territorio del meridione palmo a palmo. Lui, diversamente dagli altri viene da una storia socialista. La terza anima del comitato, quella bindiana, si è incarnata sotto il caschetto di Margherita Miotto. La Miotto ha incontrato la Bindi nella notte dei tempi, quando la pasionaria dello scudocrociato era partita alla reconquista del Veneto: un pedigree classico di schiatta democristiana. I satelliti dalemiani. A Bersani hanno dato un appoggio organico due quadri dalemiani “doc”. Il primo, Matteo Orfini, uomo ombra del “lider maximo” ha piazzato le tende a piazza Santi Apostoli. Il secondo, Ugo Sposetti, è l’uomo che ha custodito il forziere della Quercia inventando la rete delle fondazioni. Si è ironicamente autosoprannominato “Ughetta”, la sposa con il corredo (e la dote). E’ la luna di miele a cui Bersani non rinuncerebbe mai.

L’uomo macchina Nico Stumpo Il braccio destro Filippo Penati

LEADERSHIP

LA SINDROME PRIMARIE CONTAGIA I FINIANI, IL MALATO È BERLUSCONI di Wanda Marra

onfessiamo di aver provato un po' di invidia, “C domenica sera, vedendo le code ai seggi del Pd". Con queste parole esordisce nel suo editoriale sul Secolo d’Italia di ieri Flavia Perina. Se alla parola “invidia” si accosta il titolo del giornale “Proviamoci anche noi...” la chiave di lettura politica diventa evidente: ancora una volta, attraverso il quotidiano a lui vicino, Gianfranco Fini e i suoi si pongono come un gruppo di pressione interno al Pdl, intenzionato a contare. Di più: essendo il conflitto tra il Presidente della Camera e Berlusconi se non all’ordine del giorno quotidianamente, sempre almeno sotto traccia, mentre i giochi di potere all’interno del centrodestra sono tutti in fieri, lanciare una campagna per le primarie appare una dichiarazione d’intenti a tutti gli effetti. Come dire: è giunto il momento che il Ca-

valiere si sottoponga non solo alla prova delle urne, ma anche a quella dei propri elettori. Scrive la Perina: "Il percorso congressuale del Pd resta un dato di democrazia importante". Ne potrebbe venir fuori una "seconda fase dell’opposizione, che ci interessa per contaminare positivamente anche le dinamiche del Pdl, obbligando un po’ tutti a confrontarsi con le categorie della politica anziché con la criminalizzazione e la demolizione morale dell’avversario". Prove di dialogo tra Gianfranco Fini e l’opposizione sono già in corso: basta pensare alle convergenze con Massimo D’Alema sui temi dell’immigrazione. È esplicita la Perina: la sfida dei gazebo “ci invita anche a una riflessione sulla politica e sull'organizzazione pratica del nostro partito, che fino a ora si è affidata più alle suggestioni mediatiche che alla presenza sul territorio". E conclude con un ulteriore passo avanti: se fino a domenica sera l’asimmetria Pd-Pdl “era a

nostro esclusivo vantaggio, domani potrebbe non essere più così e il gap legato alla popolarità di Berlusconi potrebbe essere ‘compensato’ da una maggiore efficienza del partito e delle sue articolazioni. Poi magari non sarà così (...) ma continuare a contare sull'insufficienza dell’avversario non ci pare in nessun caso una buona politica". Accoglie con entusiasmo la campagna lanciata dal Secolo, Domenico Nania, vicepresidente del Senato, ex An, che aveva proposto l’introduzione delle primarie per legge, fin dai tempi della bicamerale: "Compito dei partiti è quello di formare le classi dirigenti, diritto dei cittadini è quello di scegliere chi eleggere". Già nel 2005 il centrodestra dopo le primarie che elessero Prodi si era fatto tentare dai gazebo. Ma all’epoca, il fatto che Berlusconi fosse insostituibile appariva un dato incontrovertibile e porre il tema della leadership sembrava già tantissimo.

Facebook indice il no Cav-day, Idv e Prc rilanciano uesti fascisti, piduisti e “Q razzisti stanno ancora in piedi grazie a una truffa mediatica e per questo proponiamo un ‘No Berlusconi day’”. Non usa giri di parole Antonio di Pietro per presentare la manifestazione di piazza del 5 dicembre. Insieme al segretario di Rifondazione Paolo Ferrero si sono rivolti ai sindacati, alle associazioni, alla società civile e ai partiti del centrosinistra (con un occhio particolare al Pd) invitandoli a “svegliarsi e ripartire per una fase nuova”. “Noi chiediamo le dimissioni di Berlusconi anche alla luce della sua manifesta indegnità morale a ricoprire l'incarico di presidente del Consiglio” si legge nell’appello scritto dai due leader. Il Partito democratico non ha gradito i toni del leader Idv, e la risposta è arrivata dal coordinatore della mozione Bersani, Filippo Penati: “Abbiamo rispetto per l'iniziativa di mobilitazione, quando ci saranno una piattaforma e contenuti comuni sulle questioni democratiche e sociali aperte nel paese e sulla prospettiva dell'alternativa, sarà il momento giusto per decidere tutti insieme forme di iniziative e mobilitazione". Insomma, non ci saremo. E non ci sarà neanche l’Udc. Ma per Di Pietro, si può fare anche senza di loro: "Se qualcuno non vuole venire in piazza, stia pure alla finestra a guardare. Ci siamo liberati dalla dittatura anche se qualcuno è rimasto alla finestra a guardare". uella del 5 dicembre sarà Qitaliana la prima manifestazione a nascere su Facebook. L'appello fu lanciato infatti sulla pagina del social network all'indomani della bocciatura del Lodo Alfano: gli iscritti erano all’inizio poche centinaia, ma sono arrivati ben presto a 10.000, poi 70.000 giovedì 22 ottobre, 100.000 domenica scorsa, 135.000 nel pomeriggio di ieri. In poco giorni nasce online il programma della giornata, sorgono decine di comitati locali in Italia (ormai sono in tutte le regioni) e all'estero (da Barcellona a Dublino). “E’ un'iniziativa autorganizzata ma non spontaneistica” ci dice in chat San Precario. “Tutti possono partecipare ma rimane un'iniziativa del cittadini, non dei partiti”. E aggiunge: “Stiamo usando la rete per tradurre la mobilitazione online in un impegno concreto”. La lezioni di Obama per la prima volta alla prova nell'Italia di Berlusconi. c.pe, f.m.


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Mercoledì 28 ottobre 2009

GIUSTIZIA E LAVORO

L’IMPUTATO NON CAPISCE

Processo Thyssen: i manager tedeschi per la prima volta in Aula chiedono di rispondere per iscritto di Stefano

Caselli

opo oltre quaranta udienze - e a quasi due anni dalla strage è arrivato ieri uno dei momenti più attesi da familiari, colleghi e amici dei sette operai bruciati vivi a Torino la notte del 7 dicembre 2007 sulla linea 5 dello stabilimento ThyssenKrupp di corso Regina Margherita. Di fronte alla Corte d’Assise è comparso per la prima volta l’imputato numero uno, l’amministratore delegato di Thyssen Italia Harald Espenhahn, accusato dalla Procura torinese di omicidio volontario con dolo eventuale. Non era scontato che il manager tedesco e il coimputato Gerald Priegnitz (consigliere d’amministrazione) si presentassero in Aula. E non è ancora sicuro se accetteranno di essere interrogati dai pubblici ministeri e dagli avvocati di parte civile.

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Dicono di non comprendere l’italiano, ma la Corte dispone la presenza di un interprete e li riconvoca il 4 dicembre Tutto ruota intorno a una disputa linguistica: i due imputati, contrariamente a quanto sempre ritenuto dimostrato dall’accusa, sostengono di non conoscere a sufficienza la lingua italiana. “Non siamo in grado di capire tutte le domande - ha dichiarato ieri mattina, in uno stentoreo accento tedesco, Espenhahn - e soprattutto di rispondere in modo appropriato. Quindi ci riserviamo di farlo per iscritto, consegnando una memoria”. Il Presidente della Corte Maria Iannibelli, revocando una precedente ordinanza, ha disposto che i due siano ascoltati il prossimo 4 novembre con l’ausilio di un interprete. Intanto, però, si sono visti in Aula. Ed è la prima volta, in Italia, che un dirigente d’azienda compaia di fronte a un Tribunale per difendersi dall’accusa di omicidio volontario, per un evento che definire ‘incidente sul lavoro’ suona particolarmente stonato. IL PROCESSO PER LA MORTE di Antonio Schiavone, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rocco Marzo, Antonio Santino, Rosario Rodinò e Giuseppe Demasi è dunque entrato nel vivo. Nelle scorse udienze sono stati interrogati gli altri quattro imputati: il responsabile sicurezza Cosimo Cafueri, il direttore dello stabilimento Raffaele Salerno, il responsabile della pianificazione antin-

L’interno dell’acciaieria torinese all’indomani dell’incidente che costò la vita a 7 persone, il 6 dicembre 2007 (FOTO ANSA)

cendio Daniele Moroni e il consigliere Marco Pucci, tutti accusati di omicidio colposo. “Il processo - dichiara l’avvocato Roberto Lamacchia, legale di parte civile - è in una fase di passaggio, dopo una prima serie di udienze fortemente emotiva a causa delle deposizioni degli operai presenti in fabbrica la notte del rogo”. Racconti di tentativi di suicidio, difficoltà relazionali, riluttanza a consumare carne bianca (“mi ricorda il colore dei miei compagni” ha raccontato un testimone), impossibilità di lavorare in ambienti chiusi e, soprattutto, lo stato di grave abbandono in cui - secondo molte testimonianze - versava lo stabilimento torinese in attesa di essere smantellato e trasferito a Terni. “Da qualche udienza prosegue Lamacchia - assistiamo invece a un film diverso, in cui non solo si descrive un’azienda ben funzionante, ma che addirittura curava la sicurezza più di ogni altra cosa. Peccato che il gruppo di lavoro della Thyssen, composto da tecnici di tutte le nazionalità dove esistono stabilimenti, abbia visitato le acciaierie di Terni sette volte negli ultimi anni e una sola volta, nel lontano 2003, lo stabilimento di Torino. In ogni caso, la linea difensiva è chiara, dirottare le cause dell’incendio dalla mancata adozione di adeguate misure di sicurezza all’errore umano”. SECONDO I PUBBLICI MISTERI Laura Longo e Francesca Traverso, coordinati da Raffaele Guariniello, Harald Espenhahn in qualità di responsabile degli investimenti avrebbe consapevolmente ritardato la messa in sicurezza dello stabilimento di Torino (compresa la linea 5) in quanto non utile, in virtù dell’ormai deciso trasferimento integrale della produzione a Terni. Da qui l’accusa di omicidio volontario. Tesi, ovviamente, contestata dall’avvocato Ezio Audisio, membro del collegio di difesa. “Ritengo - dichiara - che, completate le prove dell’accusa, questo straordinario capo d’imputazione non abbia trovato conferma. Certo, potrebbero esserci elementi colposi da valutare con attenzione, ma l’ipotesi del dolo non è sostenibile”. Fatti su cui si spera di fare parziale chiarezza già a partire dalla prossima udienza. “Gli imputati risponderanno alle domande assicura Audisio - il fatto che la Corte abbia consentito l’utilizzo dell’interprete è molto importante”. Più di tutti, attendono chiarezza i parenti delle vittime. Siedono composti in fondo all’aula, sempre accompagnati dalle fotografie dei loro cari. Non hanno perso un’udienza e - fino ad ora hanno mantenuto un contegno quasi assoluto. Di certo non scontato.

GRUPPO THYSSEN

E A BRESCIA, CASSA INTEGRAZIONE PER 220 OPERAI di Elisabetta Reguitti

nfortunato sul lavoro e disoccupato. Una Istessa lettera di licenziamento recapitata dalla azienda alla quale, a soli 20 anni, ha sacrificato la sua mano sinistra. “Stavo lavorando ad un macchinario. Il lembo della manica della tuta è entrato nell’ingranaggio portando con sè la mia mano e questo è il risultato”. Saverio Cavallari (32 anni) sorride. Tristemente. Ha perso l’ uso del suo arto 11 anni fa, lavorando alla Rothe Erde Metallurgica Rossi di Visano, in provincia di Brescia. Una fabbrica che produce cuscinetti utilizzati per gru, attrezzi agricoli e industriali ma anche sulle giostre dei luna park. La Rothe Erde fa capo alla ThyssenKrupp. E non si può pronunciare questo nome senza che la mente corra al ricordo dell’infernale rogo divampato nell’acciaieria di Torino nel dicembre del 2007. Non lo hanno certo dimenticato gli operai di Visano: è impossibile dimenticare il tragico destino che ha investito i loro colleghi. Ma anche gli operai di Brescia oggi si sentono vittime della Thyssen. “La politica industriale è la stessa. I numeri vengono prima delle persone” si sente urlare dal gruppo dei lavoratori in presidio davanti ai cancelli dell’azienda metallurgica. In 220 sono in cassa integrazione ordinaria da febbraio. La Rothe Erde sorge a ridosso di una strada.

ti senza neppure fare ricorso agli ammortizzatori sociali. La vicenda è piuttosto complessa. La dirigenza della Rothe Erde ha deciso di procedere unilateralmente al licenziamento dei dipendenti. La trattativa avviata lo scorso aprile non ha trovato soluzioni condivise nemmeno quando Fim e Uilm hanno proposto una procedura di mobilità volontaria individuando quanti sarebbero stati disposti al prepensionamento. Carlo Calamita ha 48 anni, 30 dei quali trascorsi nella fabbrica di Visano. Una figlia disoccupata e la moglie, pure lei dipendente della Rothe Erde, oggi a casa. “Con un mutuo da pagare ogni mese, di notte non riesco proprio a dormire - racconta - Mi mancano solo 7 anni alla pensione. La mia è un’età critica sul piano occupazionale. Perso un lavoro non ne trovi un altro”. Francesco Mazzacani della Fiom Cgil ricorda come, negli anni passati, la stessa dirigenza avesse chiesto il riscorso alla flessibilità per non mettere in discussione il sito produttivo. Oggi però le cose vanno diversamente. Di certo è strano come buona parte degli tagli occupazionali riguardino il settore del montaggio. In paese c’è chi sostiene che l’azienda preferisca assegnare questo lavoro ad un’impresa artigiana a pochi chilometri di distanza: prezzi di produzione più bassi e forse ritmi di lavoro più elevati. Ma sono solo ipotesi. Gli operai però non mancano di ricordare che “ci sono due amministratori delegati. Ben pagati”. A gennaio di El. Ba. 2009 i dipendenti dell’azienda metallurgica erano 230 ma l’obiettivo da raggiungere, al ribasso, sfiora quota 170. Dalla casa madre - la ThyssenKrupp “Ma - dice - la possibilità deve indurre alla un obiettivo da raggiungere. A responsabilità quanti hanno procurato Visano una proprietà che in allarme sociale”. Come le associazioni modo arbitrario sceglie come conseguirlo. Per gli operai una ambientaliste, ad esempio. Che infatti dirigenza vera dovrebbe occurispondono subito. “Non bisogna fare parsi di tutelare l’occupazione dichiarazioni su risultati parziali”, dice il di un’impresa. “Non stiamo Wwf. Mentre Legambiente chiede un parlando di un’azienda in crisi progetto per conoscere quante e quali - precisa Diego Saccani (34 annavi cariche di scorie siano state affondate ni), Rsu e dipendente da 15 annel Mediterraneo. “Non riusciamo a ni - Qui c’è innovazione e teccomprendere - aggiunge il vicepresidente nologia. Evidentemente però le strategie industriali non tenVenneri - come la notizia che la nave non gono conto dei dipendenti e sia la Cunsky debba tranquillizzare e delle loro famiglie. Difendiamettere a tacere chi cerca la verità sui mo il nostro diritto al lavoro. traffici dei rifiuti pericolosi” . La Costituzione non è carta straccia”.

Visano è un paese della bassa bresciana con poco meno di 2.000 abitanti. Auto e camion scorrono, rallentano in prossimità dell’ingresso mentre gli operai tengono acceso un braciere. Parlano con i rappresentati sindacali, leggono i giornali e presidiano la loro fabbrica. Arriva una macchina guidata dalla moglie di uno degli operai: scaricano alcune borse della spesa con i viveri. Non manca il caffè caldo mentre la foschia della notte trascorsa abbandona lentamente i campi, ormai pronti per il riposo della stagione invernale. Saverio intanto mostra la lettera (una delle 35 già recapitate) che gli è arrivata a casa. “Siamo costretti a risolvere con effetto immediato il suo rapporto di lavoro con la nostra azienda. I suoi documenti di lavoro e le sue competenze di fine rapporto le verranno inviate con tempi tecnici”. Gli operai della Rothe lo chiamano ‘benservito’. Sono 55 (per la proprietà 54) le lettere di licenziamento che giorno dopo giorno vengono infilate nella fessura della posta di queste famiglie. “E pensare che abbiamo sempre dato la nostra disponibilità all’azienda - commenta Riccardo Romano, 51 anni, dipendente da 15 - L’anno scorso abbiamo firmato il rinnovo del contratto in anticipo. Facevamo tutti gli straordinari e si lavorava anche di sabato. Nel 2008 l’azienda ha chiuso con un utile netto di 4 milioni e 800 mila euro”. Oggi invece vengono licenziati i dipenden-

LA PAROLA AL MINISTRO

LA NAVE DEI VELENI NON È PERICOLOSA l relitto al largo di Cetraro, in Calabria, non è il pericoloso Cunsky (che conterrebbe centinaia di fusti con materiale tossico) e fino a 300 metri non c’è alcun pericolo di radioattività. Ad affermarlo è il ministro dell’Ambiente Prestigiacomo, che butta acqua sul fuoco nella vicenda ‘nave dei veleni’, rendendo noti i primi rilievi effettuati dal mezzo di perlustrazione inviato dal Governo. Peccato che il relitto sia a 500 metri di profondità e non a 300. Peccato quindi che i primi risultati non siano esaustivi. La Prestigiacomo non esclude del tutto, infatti, la presenza di materiali pericolosi.

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INTOCCABILI

Pubblicità per la Rai? Ci pensa Martusciello fedelissimo del premier

IL BOIARDO CHE VENDE LE CASE A SE STESSO

di Sara Nicoli

ntonio Martusciello da Aazzurri Napoli, padroncino degli campani, con il cuo-

Fenomenologia di Maurizio Prato tra Fintecna e il demanio, dopo Alitalia di Sandra Amurri

e Francesco Bonazzi opo il suo mentore Ettore Bernabei, se oggi c’è ancora in giro un uomo che incarna alla perfezione lo spirito Iri, questo è Maurizio Prato. Solo che Bernabei ormai si occupa di santificare l’immaginario collettivo degli italiani sfornando sceneggiati-tv edificanti; mentre Prato è ancora lì, che scompone e ricompone il mattone di Stato in un infinito gioco del Lego. Umbro di Foligno, 68 anni, Prato è ‘l’highlander’ della partecipazioni statali. Cresciuto a pane e Iri, sopravvissuto alle stagioni più pericolose della telefonia pubblica e dell’Alitalia, oggi titolare di un paio di poltrone di prima fila nella galassia che ancora fa capo al ministero dell’Economia: la presidenza operativa di Fintecna e la direzione generale del Demanio. Poi, se mai si stuferà di servire la nazione, potrà dedicarsi con maggior impegno alla sua seconda vita da manager in Vaticano, dove negli ultimi cinque anni ha cominciato una silenziosa ma inarrestabile ascesa da revisore dei conti.

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CENERI DI ALITALIA. Eppure c’è stata un stagione nella quale Prato ha rischiato davvero di farsi del male: l’estate del 2007, quando con un blitz agostano, l’amico Romano Prodi lo nomina presidente di un’agonizzante Alitalia con il mandato di vendere baracca e burattini ai francesi di Air France. Ci prova, ma il governo che lo ha scelto è debole e non durerà più di otto mesi. Poi c’è un banchiere del peso di Corrado Passera, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, che ha già in testa di far sparire AirOne in Alitalia. E alla fine ci si mette Silvio Berlusconi in persona, che sul salvataggio di Alitalia con capitali tutti italiani gioca la carta forse più spregiudicata della sua ultima e vittoriosa campagna elettorale. Prato regna su quel resta della Magliana, schiacciata da 2,3 miliardi di debiti, soltanto 10 mesi. Ma fa in tempo a mettersi in tasca la bellezza di 350 mila euro di stipendi, ovvero 35 mila euro al mese. In pratica, ogni giorno che l’allievo di Bernabei metteva piede in ufficio, guadagnava 1.750 euro. Certo, oggi quei maledetti 10 mesi gli stanno un po’ turbando il sonno, visto che insieme ai manager che l’hanno preceduto, Maurizio Prato siede sul banco degli imputati al processo contro i vertici Alitalia per i super bonus dei dirigenti. Una vicenda fastidiosa ma che non potrà impressionare più di tanto un personaggio che ha trascorso tutti gli anni Ottanta all’Italstat, i primi anni Novanta tra Iri e Iritecna e poi ha assistito, da consigliere della Stet-Telecom, all’ultima stagione di Biagio Agnes (altro suo

grande mentore), all’ascesa di Tomaso Tommasi di Vignano e alla privatizzazione telefonica. Nel giugno 2007 gli è toccato perfino deliberare l’acquisto di una partecipazione sventurata come quella in Telekom Serbia: 878 miliardi di lire pagati al dittatore Slobodan Milosevic per il 29 per cento della compagnia telefonica serba. Su quell’affare, che ha permesso a Milosevic di finanziare la pulizia etnica, la Telecom ha perso centinaia di miliardi e il Parlamento italiano ha poi istituito una commissione d’inchiesta finita poi nel nulla grazie a una serie incredibile di depistaggi (da Igor Marini in giù). Di tangenti a politici italiani non si sono poi trovate le prove, ma l’interrogatorio di Prato a San Macuto, andato in scena il 7 aprile 2004, resta in ogni caso una pagina fantastica di letteratura industriale. Quella del perfetto mandarino Iri, che o non ricorda o se ricorda chiama in causa qualche intoccabile e in ogni caso sa perfettamente come sminuire i propri poteri con democristianissima prudenza. CONFLITTI&INTERESSI. Prato appartiene, come l’amico ‘ferroviere’ Mario Moretti e l’inaffondabile Pietro Ciucci dell’Anas, alla categoria ‘conflitti d’interesse viventi’. É stato nominato dall’ultimo governo Berlusconi direttore generale dell’Agenzia del Demanio, nonostante fosse, dal 2003, presidente e amministratore delegato di Fintecna. Dicono che a garantire per lui sia stato Gianni Letta e che Giulio Tremonti, che in principio sembrò non gradirne la nomina, si sia arreso sull’altare dei suoi buoni rapporti Oltre Tevere. Vicino all’Opus Dei, proprio come Bernabei e l’altro suo grande amico Michele Tedeschi (ex a.d. della Stet) Prato ha varcato le mura vaticane nel 2004 per sedersi nel ristretto consesso dei ‘consultori’ laici per le faccende economiche. Nel febbraio del 2008, Benedetto XVI lo ha promosso revisore internazionale presso la Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede, istituzione che vigila sui conti della stessa Santa Sede. Se vogliamo, è un po’ come se facesse il revisore dei conti di uno Stato off-shore, tanto per entrare nelle classificazioni che ultimamente appassionano di più l’ex tributarista Tremonti. A sceglierlo e a valorizzarlo in Vaticano è stato il settantasettenne cardinale Sergio Sebastiani, zio di Gloria Piermarini, moglie di Guido Bertolaso. Tutto questo fa di Maurizio Prato un uomo solo al comando. Con un potere da brivido: solo come direttore generale dell’Agenzia del Demanio gestisce 30.000 beni pubblici (20.000 edifici e 10.000 terreni) che comprendono anche i palazzi governativi, Quirinale e palazzo Montecitorio, e si aggira sugli 80 miliardi di

euro. Poi, nel tempo libero, gli spetta anche revisionare e controllare tutti i conti del Vaticano. Ma non è finita. A Prato è stato dato incarico (tutti giurano da Letta, seppure l’idea del federalismo immobiliare fosse di Tremonti che avrebbe preferito affidarla a un suo uomo) di dare vita ad una società per azioni con il compito di trasferire l’enorme capitale immobiliare a Fintecna. Il suo compito è anche quello di fare cassa vendendo beni dello Stato come residenze private, alberghi da mille e una stella, attraverso aste pubbliche che vanno spesso deserte a causa dell’eccessivo valore, ritenuto fuori mercato. Immobili che poi, come la legge permette, vengono venduti a trattativa privata di cui si perde ogni evidenza pubblica. Da gennaio 2009 a oggi sono stati proposti in vendita mediante evidenza pubblica1.205 lotti per un valore base d'asta di circa 170 miliardi di euro. Il 19 novembre prossimo, col sistema delle offerte segrete da confrontare col prezzo posto a base di gara per la vendita al miglior offerente, toccherà al complesso immobiliare ex-caserma Gnutti, che si trova in zona centralissima a Brescia. In vendita, prezzo a base d’asta fissato 8,88 milioni di euro (cifra ridotta rispetto agli 11 milioni richiesti nella precedente asta andata deserta), è stata messa anche

Maurizio Prato, passato da una carica all’altra fin dai tempi di Ettore Bernabei; sotto un’immagine del Vaticano, di cui Prato è revisore degli Affari Economici (FOTO ANSA)

to a rilevare il tutto per trasformarlo in parte in una “città della tecnologica” e in parte in un albergo. Ma per poterla vendere era necessario che il Comune facesse la variazione di destinazione d’uso facendo lievitare del 40 per cento il valore di mercato. Prato, una volta ottenuta la variazione di destinazione d’uso, ha però improvvisamente cambiato idea e non l’ha più venduta al Comune. Per anni è rimasta incustodita diventando rifugio per extracomunitari ora è stata indetta una gara internazionale, che con molta probabilità andrà deserta per due volte, dopodichè verrà venduta a trattativa privata. Prato, prima di essere nominato anche direttore generale del Demanio ha acquistato, come presidente di Fintecna e proprio dall'Agenzia del Demanio, immobili dal 2002 al 2005 per un valore 1 miliardo

L’inaffondabile manager pubblico continua ad avere una solida sponda in Vaticano l’area di Vigneria all’isola d’Elba, una miniera abbandonata nel Comune di Rio Marina. Il lotto all’asta è composto da terreni, fabbricati civili e industriali e strade, con una superficie totale di circa 6 ettari, proprio di fronte al mare. La destinazione d’uso è già stata decisa, e trattandosi di un terreno che si affaccia sulla costa orientale dell’isola d’Elba, non è stato difficile trovarla. Anche qui nascerà una grande struttura turistica: la cubatura realizzabile è di circa 45.700 metri. L’acquirente dovrà recuperare l’ex-miniera sia dal punto di vista ambientale che da quello dell’economia locale. MISTERI IMMOBILIARI. Un’operazione che ha suscitato la dura opposizione del Comune di Perugia è stata quella dell’ex tabacchificio. Si tratta di una struttura degli anni Trenta nella prima cintura della città, che sorge su circa 40.000 metri quadrati ed è di proprietà di Fintecna. Il Comune era interessa-

NOMINE NUCLEARI

171 milioni di euro. Ora, come direttore generale del Demanio, vende il patrimonio a Fintecna di cui è Presidente e Ad. Prato, ufficialmente in pensione con rendita da manager attorno ai 20.000 euro al mese (presumiamo, visto che non ci è dato saperlo perchè Prato non ha risposto alla nostra richiesta) riceve 700.000 euro l’anno da Fintecna. Mentre, come Direttore Generale dell’Agenzia del Demanio, non risulta percepisca alcun compenso. Ma c’è chi sostieneche incasserà un premio, di certo non da fame, a fine mandato. La torta immobiliare che gestisce gli ha creato una quantità di nemici come mai ha avuto nella sua lunga vita di manager d’alto bordo delle Partecipazioni statali. Pur essendo stato ai vertici di un crocevia di costruttori e finanzieri privati come Grandi Stazioni, oggi Prato non è amato in quel mondo. Troppo potere e troppi conflitti d’interesse, si dice tra i palazzinari. Ma anche al governo c’è chi vorrebbe limargli le unghie. Come Ignazio La Russa e Guido Crosetto, rispettivamente ministro e sottosegretario alla Difesa. Che speravano di gestire la dismissione delle caserme, come del resto era logico pensare vista la peculiarità di quel patrimonio immobiliare, ma hanno perso il braccio di ferro con Tremonti e ora guardano alla finestra il duro lavoro di Prato. Alle prese anche con una situazione di mercato difficile. Ne sa qualcosa perfino chi ha le mani sull’Expo 2015. Come Zunino, tanto per dire.

di Fra.Bon.

Quando l’atomo è nelle mani giuste

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n queste ore il governo Berlusconi sta per dare alla luce una creatura di nome Agenzia per il Nucleare e a Palazzo Chigi, zona Gianni Letta, hanno pensato che nessuno meglio del generale Carlo Jean possa ricoprire l’incarico di presidente. La nomina non è ancora ufficiale, ma il nome di questo cuneese di soli 73 anni è in cima alla lista dei candidati. Per Jean garantisce Cossiga, che lo volle come consigliere militare al Quirinale nel ‘91. A nulla vale la fallimentare esperienza del generale alla guida di Sogin (società per lo smaltimento dei rifiuti nucleari) tra il 2002 e il 2006, raccontata da Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo sul “Corriere della Sera” con ghiotti particolari sulle sue feste a Mosca. Jean, oggi editorialista del “Messaggero”, é stato anche massone irregolare, iscritto alla loggia coperta Adriano Lemmi, come risulta dagli atti della Commissione sulla P2. Era stato iniziato il 26 aprile 1977. Sulla sua carriera il sole non tramonta mai.

re che batte per Publitalia, dovrebbe andare al vertice della Sipra, la concessionaria pubblicitaria nonchè cassaforte della Rai. La sua nomina è prevista a giorni. Ma a Palazzo Chigi fremono: Sipra è un boccone ghiotto, nel carniere delle poltrone Rai da targare Mediaset. L'andamento economico della corazzata Rai è da tempo sotto i riflettori. L'operato dell'attuale ad, Maurizio Braccialarghe, è stato recentemente oggetto di un processo senza sconti al tavolo del cda Rai e ha già le valigie pronte per andare a Torino a dirigere, probabilmente, il centro di produzione tv piemontese. Ma chi è veramente “Totonno” Matusciello, rampante 47enne dalla faccia d'angelo ma dal cuore di pietra? Perchè il Cavaliere nutre cieca fiducia in questo uomo cinico, freddo ma dai modi garbati con un unico vero nemico che non è mai riuscito a sconfiggere, la sua gastrite? Semplice: farà in modo di garantire che alla Rai non arrivi mai uno spot in più di quanto arriva a Mediaset. “Totonno”, napoletano figlio di un sindacalista Uil responsabile dello spaccio aziendale di Palazzo San Giacomo, cresciuto al Vomero con le idee chiare, la furbizia e l'astuzia le ha bevute con il latte materno. Bocconiano svogliato è stato assunto a 23 anni proprio dalla Sipra con un incarico basso, ma che gli è servito da trampolino. Di lì in poi un crescendo, fino allo scranno di viceministro dei Beni Culturali nel 2001. Sempre con Publitalia e Forza Italia a segnare ogni tappa importante. La bella moglie Valeria Li Castri, leccese, Antonio la conobbe nella segreteria di Fedele Confalonieri. Un matrimonio a cui partecipò anche Silvio. Nozze che finirono poi sui giornali per una spigola maledetta che tenne il leader di Forza Italia alcuni giorni lontano dal Parlamento. La grande sfida politica arrivò poi per il Comune di Napoli: il Pdl lo candidò contro la ‘zia’ Rosa Russo Jervolino. Una campagna elettorale, la sua, che resterà negli annali della città partenopea, con Martusciello che, ligio al dettame del marketing ad ogni costo, si aggira leggiadro per la città regalando chili di zucchero, pacchi di pasta e colombe pasquali a tutti i parroci e perfino biglietti da 10.000 lire (ancora non c'era l'euro) per ogni voto avversario invalidato, o da 50.000 lire per ogni voto consegnato al Polo. A Napoli, oggi, sta crescendo anche il fratello Fulvio, consigliere regionale, finito nell’inchiesta delle escort baresi per colpa di Tarantini, che al telefono parla di lui come quel "geniale giovanotto” che ha avuto l'idea di fondare, nel 2006, il comitato “Silvio ci manchi”.


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DAL MONDO

IL PERFETTO FRANCESE

Marsigliese, lingua, storia, valori della repubblica Il governo Sarkozy detta le regole d’appar tenenza di Gianni

Marsilli Parigi

catterà il 2 novembre, durerà almeno due mesi e mezzo per poi confluire in un “grande convegno di sintesi”. Si tratta del “grande dibattito” che si nutrirà dell’apporto “delle forze vive” del paese, e che dovrà fornire una risposta a una domanda esistenziale e politica: “Che cosa vuol dire essere francesi oggi?”. Le virgolette stanno ad indicare che le suddette espressioni sono contenute in una nota del ministro Eric Besson, che è alla testa del dicastero dell’”Immigrazione e dell’identità nazionale”. Non è quindi un programma di studi filosofici né una discussione da bistrot, ma il molto ufficiale decreto ministeriale, interprete zelante della volontà presidenziale. Così ufficiale da chiamare a raccolta i più fedeli servitori dello Stato. Toccherà infatti ai cento prefetti di Francia, e ai 350 sottoprefetti, organizzare dibattiti e incontri nelle loro sedi, a partire dalla prossima settimana, sulla base delle proposte elaborate da Besson. Tra le quali ne spicca una: “L’obbligo per l’insieme dei giovani francesi di cantare la Marsigliese almeno una volta l’anno”. Quale zanzara ha dunque punto Nicolas Sarkozy ed Eric Besson, per battere la grancassa del tema “nazionale” in un momento in cui ci sarebbe ben altro a cui pensare, la disoccupazione, le tasse, la spesa pubblica,

S

insomma la crisi? Una manovra diversiva? Certo, c’è del vero. L’Eliseo è depositario di alcuni sondaggi che puzzano di zolfo: il Fronte nazionale di Jean Marie Le Pen riprenderebbe quota e colori, quegli elettori poveri, brutti e cattivi che Sarkozy gli rubò nel 2007, ormai delusi, sarebbero seriamente intenzionati a tornare alla casella di partenza. Prospettiva allarmante, visto che in marzo si voterà per le regionali: con un Fronte rinvigorito sarà difficile riappropriarsi delle tante regioni ancora in mano ai socialisti. Ma soprattutto sarà difficile sottrarsi al voto-sanzione di mid-term, con il rischio che da lì Sarkozy imbocchi una china discendente fino al 2012, anno delle presidenziali. La posta in gioco è molto alta, e non c’è tempo da perdere. Tornano in auge le tre “i” denunciate dal socialista Vincent Peillon: immigrazione, insicurezza, imposte. Azzerare la prima, sconfiggere la seconda, abbassare le terze. Le solite panzane, dice la sinistra, che indirizza i suoi strali soprattutto su Besson, personaggio particolare. Era stato lui a scrivere, meno di tre anni fa, il programma elettorale di Ségolène Royal nel quale presentava Sarkozy in termini a dir poco satanici. Poi la rottura con il Ps e l’entrata al governo nel quadro dell’“apertura” a sinistra, con Bernard Kouchner (pare sia tuttora ministro degli Esteri), Fadela Amara, Rama Yade. Infine

la direzione del ministero il cui nome è tutto un programma: “Immigrazione e identità nazionale”, come se la prima minacciasse la seconda. Ha esordito facendo sgombrare di forza i poveri accampamenti di afgani a Calais, là dove saltano sui Tir nel tentativo di entrare in Gran Bretagna. Ha con-

Creata una commissione per stilare l’elenco dei requisiti ideali del cittadino modello tinuato rispedendone tre a Kabul (ha spiegato: “A spese della Francia, e gli abbiamo anche pagato l’albergo per mesi”): è toccato all’opposizione ricordargli che li ha rimandati in un paese in guerra. E adesso eccolo intonare la Marsigliese e ordinare alla gioventù delle banlieues di cantare con lui. Si sarà dunque di piena identità francese se si canterà l’inno (toccherà adeguarsi anche ai 9 undicesimi della nazionale di calcio, solitamente muti e ingrugnati, anzi dieci perché il “bianco” Frank Ribery s’è convertito all’Islam per poter sposare la sua bella), se si supererà l’esame di lingua e storia, se

si faranno propri i “valori della Repubblica”. Non si conoscono ancora le conclusioni del “grande convegno di sintesi” che si terrà a febbraio, ma sono tutti pronti a scommettere che di questo si tratterà. Nel frattempo, però, la destra, celebrando la sua messa, avrà ancora una volta oc-

cupato il delicato terreno. Come dice Laurent Joffrin, direttore di Libération: “Anziché trattare la discussione con sarcasmo e rifiuto di principio, la sinistra dovrebbe elaborare... un’altra concezione aperta, evolutiva e generosa”. Che per esempio, soprattutto da parte dei laici repubblicani più acce-

si, non voglia sempre e solo assimilare il diverso per renderlo a sua immagine e somiglianza, ma anche rispettarne le differenze, e capire che un fazzoletto non è un burka, che in Francia rinchiude non più di 350 donne. Sempre troppe, ma non certo emergenza nazionale.

Serbia

TORNA LIBERA LA PLAVSIC LADY PULIZIA ETNICA

(FOTO ANSA)

Dopo 7 anni e 4 mesi, è stata rimessa in libertà in Svezia per buona condotta, Biljana Plavsic, 79 anni, ex presidente della Repubblica serba di Bosnia, sola donna a esser stata condannata dal Tribunale internazionale dell’Aja per crimini contro l’umanità nella guerra di Bosnia.

LETTERA DA RIO DE JANEIRO

POLIZIOTTI, NARCOS E MISERIA: ARCIPELAGO FAVELAS di Juan

Forero

abitanti di Santa Marta non hanno mai Gdellalivisto qualcuno come il nuovo capitano polizia, una donna che passeggia a piedi per i vicoli, stringe la mano ai passanti e chiede di quali servizi hanno bisogno. Non hanno mai visto agenti come quelli sotto il suo comando: invece di uniformi anti-sommossa, indossano berretti azzurri e invece di perlustrare la favela armi in pugno cercano di stabilire buoni rapporti. L’arrivo del capitano Pricilla de Oliveira Azevedo e dei suoi agenti rientra nel quadro di una nuova strategia basata sui poliziotti di quartiere che dovrebbe far diminuire la violenza scoppiata questo mese a Rio. Pochi giorni fa le bande hanno abbattuto un elicottero della polizia uccidendo tre agenti e i conflitti a fuoco hanno lasciato sul terreno oltre 30 vittime. Le violenze hanno hanno sollevato interrogativi sulla capacità del governo di riportare l’ordine prima delle Olimpiadi del 2016. Le autorità cittadine hanno subito una pesante umiliazione quando le tv di tutto il mondo hanno trasmesso le immagini dei disordini degli ultimi giorni. Tuttavia il pugno di ferro che le forze di sicurezza di Rio impiegano nelle favelas – con fucili d’assalto, blindati ed elicotteri – non è stato abbandonato: ma il capitano Pricilla Azevedo afferma che i poliziotti di quartiere in servizio permanente nelle favelas riescono con maggiore facilità a procurarsi informazioni sul traffico di droga e riescono a fornire alle autorità indicazioni utili su dove effettuare nuovi stanziamenti

di denaro pubblico per costruire case e garantire servizi sociali. “Questa comunità è stata a lungo abbandonata”, dice Azevedo, 31 anni. “È difficile cambiare in un anno una situazione che si trascina da 50 anni, ma abbiamo intenzione di cambiare il modo di pensare degli abitanti e l’idea che hanno della polizia”. Il compito non sarà facile. Le favelas da qualche centinaio che erano una decina di anni fa, sono diventate oltre mille. Molte sono sorte su dirupi scoscesi e i vicoli conducono ad abitazioni costruite una sull’altra con materiali di risulta. Dei 14 milioni di abitanti dello Stato di Rio de Janeiro, due-tre vivono nelle favelas e la maggior parte dei 5.717 omicidi commessi in Brasile l’anno passato, ha avuto per teatro queste favelas. Con la crescita dei bassifondi e con il moltiplicarsi delle bande criminali e violente, la polizia nel corso degli anni ha cominciato lentamente a ritirarsi lasciando mano

Poliziotti in una favela (FOTO ANSA)

libera ai malviventi. Bande come il Terzo Comando e il Comando Rosso hanno preso il controllo. La polizia, dicono gli abitanti, si fa vedere ma solo per ingaggiare conflitti a fuoco con i trafficanti. “Arrivano sempre quando i bambini stanno andando a scuola e la gente sta andando al lavoro”, dice Daniela Barreto che vive a Rocinha, una delle favelas più conosciute. La direttrice di una scuola di Rocinha, nata in Italia, afferma che i bambini imitano per gioco quanto vedono per le strade e stanno dalla parte delle bande poiché i malavitosi vivono tra loro. “Giocano a guardie e ladri, polizia contro narcotrafficanti, ma nessuno vuole fare la parte del poliziotto”, dice Barbara Olivi. Squadre di poliziotti e vigili del fuoco in pensione hanno dato vita a milizie private che fanno pagare il pizzo alle aziende del luogo e si contendono con i narcotrafficanti il controllo del territorio. Le Nazioni Unite hanno fatto sapere che l’anno passato la polizia di Rio ha ucciso una media di quattro persone al giorno. Non è difficile nelle favelas trovare poliziotti favorevoli al pugno di ferro in materia di ordine pubblico. Il sergente Gilson, che ha chiesto di non pubblicare il suo cognome perché non è autorizzato a parlare con la stampa, dice di ritenersi un “veterano di guerra” dopo 17 anni di servizio. Giocherellando con un fucile di assalto mentre parla, Gilson

Nell’ultimo mese decine di vittime Ma adesso il governo tenta il guanto di velluto

sostiene che le vittime sono effetti collaterali inevitabili se si vuole riprendere il controllo delle favelas. “Se così non fosse, gli americani se ne sarebbero andati dall’Iraq”, afferma. “Se ci mostriamo deboli, andiamo incontro alla sconfitta”. Jose Mariano Beltrame, responsabile per l’ordine pubblico a Rio, dice che le autorità stanno tentando di ridurre la brutalità e la corruzione nelle favelas impiegando agenti di polizia usciti da poco dall’accademia. Gli agenti impiegati nei quartieri più difficili ricevono anche una indennità di rischio che fa aumentare lo stipendio del 50%. “Questi agenti che hanno appena terminato il corso di addestramento affrontano il lavoro senza i vizi che si finiscono per prendere stando per anni in strada”, dice Beltrame. L’obiettivo, aggiunge, consiste nel restituire allo Stato il controllo del territorio nelle favelas. Il pastore Dion Dos Santos, già membro di una banda che è a capo di una chiesa evangelica che cerca di indurre i criminali a cambiare vita, non è contrario all’idea di vedere più poliziotti nei quartieri. Ma aggiunge che i poliziotti di quartiere non possono sostituire la mancanza di servizi e di opportunità e che l’impiego di nuovi agenti non fa migliorare automaticamente i rapporti tesi che esistono tra abitanti e polizia. “Non basta impiegare un agente che nulla sa dei problemi della comunita’”, dice Dos Santos. “La gente non rispetta la polizia perché la polizia non ha alcun rispetto per le persone”. Copyright The Washington Post/Distribuzione Adnkronos - Traduzione di Carlo Antonio Biscotto


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N CINA

Giustiziati due tibetani

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La Cina ha confermato che due tibetani condannati per le violenze del 2008 a Lhasa sono stati messi a morte nei giorni scorsi. Nella rivolta del 14 marzo 2008, secondo le autorità di Pechino furono uccise almeno 19 persone; altre fonti parlano di 200 vittime.

USA

Bagno di folla per W. Bush

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ezioni di vita per 11mila fans: l’ex presidente Usa George W. Bush (nella foto) è uscito dall’isolamento con un discorso da “motivational speaker” a Forth Worth in Texas,concluso con una ovazione. “ È semplice inseguire la popolarità, ma la popolarità è un attimo fuggente”, ha detto l’ex presidente, nel ruolo a cavallo tra conferenziere e predicatore.

AFGHANISTAN

Mese nero per i soldati Usa

L’

uccisione di otto soldati Usa oggi in Afghanistan ha fatto diventare ottobre il mese con il più alto numero di morti americani dal 2001: sono già 55. Finora il bilancio più pesante era stato quello di agosto, con 51 morti tra le forze Usa.

GERMANIA

Donna a capo chiesa luterana

È

in pole position per diventare la prima donna alla guida della chiesa luterana tedesca della storia della Germania. Oggi Margot Kaessmann, 51 anni, vescovo di Hannover (e divorziata), ha ottenuto la maggioranza dei voti del Consiglio della Chiesa evangelica tedesca Ekd, l’organo più alto dei protestanti in Germania, che rappresenta 25 milioni di fedeli. Oggi il verdetto finale.

FRANCIA-GERMANIA

La Merkel sotto l’Arco di trionfo

I

l cancelliere tedesco Angela Merkel prenderà la parola all’Arco di Trionfo di Parigi, sulla tomba del milite ignoto, il prossimo 11 novembre, quando la Francia celebra l’armistizio della Grande guerra: un gesto simbolico della riconciliazione tra i due Paesi.

Stati Uniti

SAMANTHA CHIEDE SILENZIO SU POLANSKI Angela Vitaliano New York

è tutto ciò che chiede Sdelloilenzio: Samantha Geimer, la vittima stupro commesso da Roman Polanski quando lei aveva 13 anni. La donna non regge più la situazione di stress alla quale

è sottoposta da quando, dopo l’arresto del regista, avvenuto in Svizzera il 26 settembre, i media si sono scatenati sulla vicenda. Oltre 500 richieste d’intervista, fotografi e reporter che la seguono ovunque. Persino due star della tv come Larry King e Oprah Winfrey, hanno provato

con insistenza a convincere la donna ad apparire nei loro show. Ma Samantha è crollata psicologicamente e, come spiegato dal suo avvocato nella richiesta d’archiviazione presentata alla corte d’appello della California, rischia di rimanere disoccupata per “il malcontento creato dalla situazione al suo datore di lavoro”. Non è la prima volta che la Geimer chiede l’archiviazione di una vicenda che l’ha messa sotto i riflettori sin da quando, a 25 anni, decise di denunciare l’accaduto. La donna, che oggi vive alle Hawaii con il marito e i figli,

pur di fronte alla possibilità che Polanski venga giudicato e condannato, non chiede che di esser lasciata in pace. Un appello tanto accorato da costringere il procuratore distrettuale della contea di Los Angeles, Steve Cooley, a chiarire che le imputazioni a carico di Polanski - che rischia 2 anni di carcere - non possono essere fatte cadere poiché la legge richiede la conclusione del processo. All’epoca il regista, dichiaratosi colpevole, trascorse 42 giorni in carcere e si sottopose a test psichiatrici che ne attestarono la stabilità mentale. Ma subito dopo scap-

pò dagli Usa, senza attendere il giudizio finale. Resta poi da chiarire se il regista abbia mai pagato i 500mila dollari pattuiti con la Geimer come risarcimento danni. Polanski, detenuto a Zurigo, è in attesa della decisione del ministero della giustizia svizzero sulla richiesta d’estradizione avanzata dagli Usa e alla quale intende opporsi. In America l’opinione pubblica non è mai stata benevola nei confronti del regista, nonostante le star di Hollywood si siano schierate compatte (oltre 700 le firme raccolte) per la sua scarcerazione.


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SECONDOTEMPO SPETTACOLI,SPORT,IDEE in & out

Madonna Non avessi cantato avrei fatto la pasticciera

(FOTO ANSA)

CHE LA FESTA COMINCI

AMMANITI E ora discepoli onoratemi E’ in libreria in questi giorni l’ultimo libro di Niccolò Ammaniti “Che la festa cominci”. Ecco un brano dal primo capitolo di Niccolò

Ammaniti

S

ì, è vero, l’orgia l’avete fatta, – ridacchiò imbarazzata Sil-

vietta. – Me l’avete raccontata cento volte. – Sì, ma non eri vergine. E quindi tecnicamente la messa non è riuscita… – fece Zombie. – Ma come potevate pensare che ero vergine? Il mio primo rapporto… Saverio la interruppe. – Comunque era un rito satanico… Zombie tagliò corto. – Ok, lasciamo perdere il sacrificio, poi che altro abbiamo fatto? – Abbiamo sgozzato diverse pecore, mi pare. O no? – E poi? Mantos senza volerlo alzò la voce. – E poi! E poi! Poi ci so’ le scritte sul viadotto di Anguillara Sabazia! – Capirai. Lo sai che Paolino

con quelli di Pavia hanno sventrato una suora? L’unica cosa che riuscì a fare il leader delle Belve di Abaddon fu scolarsi un bicchiere d’acqua. – Mantos? Hai capito? – Murder mise la mano accanto alla bocca. – Hanno sventrato una suora di cinquantotto anni. Saverio sollevò le spalle. – La solita cazzata. Paolo ci vuole fare rosicare, si è pentito di averci lasciato –. Ma aveva la sensazione che non fosse una cazzata. – Il telegiornale lo guardi o no? – continuò impietoso Murder. – Ti ricordi di quella suora originaria di Caianello che hanno trovato decapitata vicino Pavia? – Embè?

My fair lady Keira Knightley nel ruolo che fu di Audrey Hepburn

– Sono stati i Figli dell’Apocalisse. Se la sono caricata a una fermata dell’autobus e poi Kurtz l’ha decapitata con un’ascia bipenne. Saverio detestava Kurtz, il leader dei Figli dell’Apocalisse di Pavia. Sempre il primo della classe. Sempre quello che faceva le cose più esagerate. Bravo Kurtz! Complimenti! Sei il migliore! Saverio si passò la mano sul viso. – Vabbe’ ragazzi… Dovete pure considerare che ’sto periodo è stato molto duro per me. La nascita dei gemelli. ’Sto maledetto mutuo per la casa nuova. – A proposito, come stanno i piccoli? – domandò Silvietta. – Sono dei tubi. Mangiano e cagano. E la notte non ci fanno chiudere occhio. Si sono presi anche la rosolia. Aggiungete pure che il padre di Serena si è operato al bacino e tutto il mobilificio sta sulle mie spalle. Ditemi voi come faccio a organizzare qualcosa per la setta? – Senti, hai qualche occasione in negozio? Vorrei comprarmi un divano letto tre posti, il mio me l’ha distrutto il gatto, – chiese Zombie. Il capo delle Belve non ascoltava, pensava a Kurtz Minetti. Alto un cazzo e un barattolo. Pasticcere di professione. Aveva già dato fuoco a un rappresentante della Folletto e ora aveva decapitato una suora. – Comunque siete degli ingrati, – e li indicò uno a uno. – Io mi sono fatto un culo così per questa setta. Se non c’ero io che vi introducevo nel culto degli Inferi voi a quest’ora stavate ancora a leggere Harry Potter. – Sì, Saverio, capisci pure noi però. Noi ci crediamo nel gruppo, ma così non si può andare avanti –. Murder nervoso addentò un grissino. – Lasciamo perdere e rimaniamo amici. Il capo delle Belve, esasperato, sbatté le mani sul tavolo. – Facciamo così. Datemi

Woody Allen Il titolo del nuovo film: Incontrerai uno straniero alto e scuro

CONTRAPPUNTO

Jacko I tre figli di Jackson sono tutti in psicoterapia

di Belfagor

CONFLITTO D’INTERESSI PICCOLO PICCOLO L’

altro giorno Francesco Piccolo, scrittore e sceneggiatore di ottimi film (alcuni di Nanni Moretti), ha stroncato sull’Unità il “Quaderno” di Josè Saramago, pubblicato da Bollati Boringhieri (gruppo Garzanti) dopo che era stato rifiutato da Einaudi perché parlava male di Berlusconi, che tramite la Mondadori controlla la casa dello Struzzo. Stroncatura subito elogiata da Antonio Socci su Libero. Piccolo accomuna addirittura il libro di Saramago al gruppo Facebook “Uccidete Berlusconi” e lo definisce “brutto, sciatto, violento, irrazionale, superficiale”, privo di “stile” e di “eleganza”. In realtà basterebbe leggerlo per trovarvi, insieme alle poche pagine non tanto su Berlusconi, quanto sui suoi elettori e fiancheggiatori, le molte dedicate ai deboli, agli oppressi, a Rosa Parks, a Martin Luther King, a Baltasar Garzòn. Piccolo non le ha lette, o comunque non le ha citate. In compenso s’è rammaricato del fatto che il libro del Nobel sia “entrato nella classifica dei più venduti in Italia”. Ecco, questo è intollerabile. Soprattutto per uno scrittore che pubblica per la berlusconiana Einaudi, che dopo aver rifiutato il libro ora se lo ritrova in cima alle classifiche. Che “stile”, che “eleganza”.

una settimana. Una settimana non si nega a nessuno. – Che ci devi fare? – chiese Silvietta mordicchiandosi l’anello sul labbro. – Sto studiando un’azione esagerata. Una missione molto pericolosa… – Prese una pausa. – Però poi non potete tirarvi indietro. Perché a parlare sono tutti buoni. Ma quando arriva il rischio… – Fece una vocina lamentosa. – Non posso, scusami… Ho problemi di famiglia, mia madre sta poco bene… Devo lavorare –. E guardò in maniera particolare Zombie, che abbassò colpevole la testa sul piatto. – No. Si rischia tutti il culo nello stesso modo. – Ma non ci puoi anticipare qualcosa? – domandò timidamente Murder. – No! Vi posso solo dire che �� un’azione che ci farà bal-

IL LIBRO Che la festa cominci (Einaudi, 328 pagg. 18 euro) - In una pizzeria di Oriolo Romano, Saverio Moneta, detto Mantos, ha riunito il suo gruppetto di aspiranti e un po’ sfigati satanisti. La situazione è grave, la setta sta perdendo smalto e adepti. Intanto poco lontano, il noto scrittore di successo Fabrizio Ciba è in crisi di ispirazione. Proprio in quei giorni a Roma il palazzinaro Sasà Chiatti prepara a Villa Ada, sua nuova residenza, una festa degna di essere ricordata come il più grande evento mondano nella storia della nostra repubblica. Tra safari, cuochi bulgari, chirurghi estetici, attricette, tigri, elefanti, il grande evento vedrà Fabrizio Ciba e i ragazzi della setta inghiottiti in un’avventura spericolata.

zare di colpo in testa alla top list delle sette sataniche d’Italia. Silvietta gli afferrò un polso. – Mantos, dài ti prego, dicci qualcosina. Sono troppo curiosa… – No! Ho detto di no! Dovete aspettare. Se fra una settimana non vi porto un progetto serio, allora grazie, ci diamo una bella stretta di mano e sciogliamo la setta. Va bene? – Si mise in piedi. Gli occhi neri gli erano diventati rossi, riflettevano le fiamme del forno delle pizze. – Ora discepoli onoratemi! Gli adepti abbassarono il capo. Il leader sollevò gli occhi al soffitto e allargò le braccia. – Chi è il vostro padre carismatico? – Tu! – dissero in coro le Belve. – Chi ha scritto le Tavole del Male? – Tu! – Chi vi ha insegnato la Liturgia delle Tenebre? – Tu! – Chi ha ordinato le pappardelle alla lepre? – fece il cameriere con una sfilza di piatti fumanti sulle braccia. – Io! – Saverio allungò una mano. – Non toccare che scottano. Il leader delle Belve di Abaddon si sedette e in silenzio cominciò a mangiare.


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SECONDO TEMPO

SPECULAZIONI

NUOVI STADI VIAGGI E MIRAGGI

Da Roma a Firenze, l’Italia corre Costruire tutto, come per Italia ‘90 di Malcom Pagani

e Giacomo Russo Spena iardini di cemento accanto ai prati verdi. Per il nuovo stadio “Delle Aquile”, da edificare sui 600 ettari di proprietà dei fratelli Mezzaroma sulla Via Tiberina, “la nuova casa della Lazio”, il Presidente Claudio Lotito aveva fatto i conti senza il fiume. Alberghi, campi sportivi, parcheggi, piscine, uffici, musei tematici. Il tutto in un’area a forte rischio esondazione del Tevere. Il terreno, che dopo la costruzione delle strutture, avrebbe visto il suo valore moltiplicarsi, forse rimarrà tale. Campagna romana senza gloria. I tifosi ironizzano: “Avremmo giocato a pallanuoto”, Lotito, contestato, tace. Storia non dissimile per la Roma di Rosella Sensi, che avrebbe individuato nella “Massimina- La Monachina”, area non edificabile (perché dichiarata “destinazione agricola”), il luogo eletto per il futuro impianto della società. Richiedendo la cancellazione dei vincoli del piano paesaggistico adottato dalla Regione, che prevede di legiferare proprio in materia di tutela dell’Agro Romano. A Firenze, per i suoi parchi tematici torniti da negozi, Diego Della Valle aveva individuato la zona di Castello. Le ruspe di Ligresti e il non ostracizzante interesse dell’ex sindaco Leonardo Domenici, dopo un intenso traffico di intercettazioni telefoniche, avevano allarmato la magistratura. Tutto sotto sequestro da parte della Procura della Repubblica (con malcelata rabbia del patron di Tod’s) e nuova linfa al progetto, da parte dell’uomo (nuovo?) del palazzo toscano, Matteo Renzi. Si decide a giorni e Castello non ha perso appeal. Renzi si era orientato verso Osmannoro (proprietà del costruttore Fratini) e Ligresti, per cui la questione non è relativa, attende comunque il via libera. Senza imparare dai propri errori, la storia si ripete. A quasi vent’anni dalla sbornia di Italia ‘90, col suo corollario di stazioni ferroviarie abbandonate, progetti iniziati e lasciati a metà del guado, indagini, arresti e processi, ecco riapparire una nuo-

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va crociata. Immaginare stadi avveniristici è la moda del momento. Costruirli, il passaggio successivo. Le arene del paese sono vuote. Dopo Milan e Inter, nella classifica dei 50 club europei capaci di riempire tribune e gradinate, l’Italia occupa la retroguardia. La Juve è fuori e dentro il recinto, ma oltre il 30° posto, resistono Napoli, Lazio e Fiorentina. Lontanissime dal Manchester United, capace di trascinare all’Old Trafford, una media di oltre 75.000 persone a gara.

Cazzola fuggì da Bologna non appena la Provincia bocciò il progetto di Romilia Per eliminare la burocrazia, il Ddl 1881: “Disposizioni per favorire la costruzione e la ristrutturazione degli impianti sportivi”, giunge al momento giusto. Nel progetto di legge firmato (per quanto valgano le categorie) da 32 deputati di centro, destra e sinistra, in testa Butti del Pdl, si postula la rivoluzione. In seguito ad un accordo di programma tra la società sportiva che vuole relizzare la struttura e la Regione, infatti, ogni procedura avrà una corsia preferenziale e i tempi non potranno superare i dieci mesi. Obbiettivo prìncipe, gli Europei del 2016, non ancora assegnati ma prospettati come l’avvento del Messia dall’intero movimento calcistico. Il termine per avanzare le candidature è il 15 gennaio e in molti, hanno cominciato a correre. In un pallone che lamenta modesti incassi complessivi se paragonati a quelli inglesi o spagnoli, i presidenti hanno iniziato a far cadere carte topografiche e plastici dall’alto. Venti-

quattro società hanno presentato il loro progetto. Come in Dogville di Lars Von Trier, esistono realtà virtuali ed effettive. Un mondo di proiezioni economiche e un altro pianeta, quello politico, non indisposto ad assecondare le brame di chi nel calcio, scorge una slot machine potenzialmente fruttuosa. Approvata senza indugi al Senato, la legge sui nuovi stadi italiani, è passata senza intoppi anche al vaglio della VII commissione cultura, scienza e istruzione della Camera dei Deputati, con una deliberante che ha evitato il voto in Aula e il parere consultivo delle commissioni Ambiente e Lavori Pubblici. Alla prova del voto definitivo però, non è detto che tutto fili liscio. "Si dovrà sentire il parere di tutti", afferma Fabio Granata del Pdl aprendo a parziali modifiche del testo. Oltre le veline entusiastiche e le vuote enunciazioni, si è affacciato il sospetto della speculazione edilizia. Legaambiente l’ha detto senza indugi: “E’ la più grande del dopoguerra, lo sport non c’entra niente”. Milioni di metri cubi di cemento, griffati da architetti celebri (c’è anche l’onnipresente Fuksas), con un impatto significativo e distante dall’ecologia su enormi zone ancora non edificate della prima periferia. Evadere dalle città, sembra essere infatti il primo imperativo. Il fatto che gli stadi attuali, siano stati eretti in aree “sottoposte a vincoli urbanistici e monumentali”, viene sventolato come un grave problema di ordine pubblico, da risolvere, in maniera equanime, distribuendo tessere per i tifosi, biglietti nominali (criticati dall’Uefa e unico caso europeo) e patenti di libera azione ai palazzinari. he gli impianti italiani siano vecCottuagenari chi non è una menzogna. Quasi per età media, nelle 126 strutture utilizzate da società professionistiche, ben 69 hanno una capienza inferiore ai 10.000 posti. Su sei miliardi di giro d’affari complessivo a stagione, (quasi mezzo punto di Pil), solo una piccola fetta, meno del 5 per cento, arriva da-

gli stadi. Per Juventus, Roma, Milan e Inter, la casa ospitante non vale più del 15% complessivo degli introiti. In Inghilterra, la percentuale degli incassi derivanti dagli stadi (rispetto al fatturato) sale fino al 42%. Quasi tre volte. Qui però si va molto oltre la modernizzazione. A fondo valle, esaurita la forza argomentativa di cifre e grafici, rimangono i sospetti. Di passaggio agognato da “stadio calcistico” a “stadio produttivo” (multifunzionalità dell’impianto, aree specifiche de-

Lotito e Sensi, nonostante l’endorsement di Comune e Regione, si scontrano con gli ambientalisti stinate all’intrattenimento e alla cultura) si parla da anni. Una formula, denunciano i detrattori, (in testa moltissime sigle ultras), volta ad affinare gli appetiti di chi sogna un nuovo boom. Costruzioni di centri residenziali e commerciali, privatizzazione degli impianti esistenti, modificazione di destinazioni d’uso delle aree pubbliche. Il tutto, naturalmente, attingendo con generosità al denaro pubblico. Deformando gli esempi inglesi (Taylor Act, 170 milioni di Sterline destinate alla costruzione di costosissime cattedrali )e tedeschi, l’Italia s’è desta. In un Paese che riduce al di sotto della minima soglia di accettazione, le erogazioni per servizi essenziali (scuola, ricerca, giustizia e sanità), il tema divide. Bianco o nero, senza mediazioni. “Con la scusa degli Europei di calcio, si stanno facendo passare scelte in cui a pesare sono interessi immobiliari di tipo speculativo”, dice Vit-

torio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente che attacca la parte della legge riguardante i “complessi funzionali”. Nel Ddl, insieme allo stadio, si può costruire anche un nuovo quartiere con attività commerciali, ricettive, di svago, unitamente a insediamenti residenziali. Da realizzarsi addirittura “in aree non contigue all’impianto”. Per facilitare il tutto, un piano triennale di intervento straordinario (soldi pubblici) che prevede la concessione di “contributi destinati all’abbattimento degli interessi sul conto capitale degli investimenti”. Davanti a un cataclisma simile, Alfredo Cazzola non avrebbe lasciato il Bologna in un amen. Romilia, l’arena che avrebbe dovuto sostituire il glorioso Dall’Ara, posta lontano dai portici, tra Budrio e Medicina, tramontò all’inizio di agosto di due anni fa. Anche in quel caso, parchi tematici, villette a schiera per 30mila mq, rischio esondazione e 234 ettari lontani da autostrade e ferrovie. I tifosi avrebbero dovuto, in estate e in inverno, sobbarcarsi quasi due chilometri a piedi dalla stazione più vicina. La provincia bocciò senz’appello il piano Cazzola “Non esistono le condizioni per procedere in un ambito agricolo ancora integro”. Cazzola non si trattenne: “Da oggi, tutti sanno che a Bologna non si può più investire” e cedette l’impresa ai Menarini, anch’essi costruttori non disinteressati a un progetto simile che ora langue, in una partita a scacchi tra Pd e Udc, nelle segrete stanze di Palazzo D’Accursio. Diversi ma non troppo, i casi di Palermo e Genova. In Sicilia, Maurizio Zampari-

ni, smania. Accantonato il disagiato quartiere, Zen, il presidente punta sul Velodromo. Zampa vuole comprare l’area “Per innalzare l’impianto e altre opere sportive, ludiche e commerciali”. Ineluttabilmente, Zampa bussa al Comune. “Chiederò di venderci i terreni e fare presto con le autorizzazioni”, mischiando voglia di cambiamento e pretesa nell’abusato richiamo “all’orgoglio siciliano”. Ultima stazione, Genova. Il “Ferraris” è tra gli italiani, il più inglese tra gli stadi. Nonostante ciò, è allo studio il progetto di abbatterlo. Nuovo contenitore: introiti e appalti. Per il parlamentare del Pd, Roberto Della Seta, “La costruzione di nuovi stadi è solo un pretesto per dare mano libera ai poteri forti”. Intanto gli ultras non rimangono in silenzio. “Il solo costo dei biglietti per una famiglia di 4 persone si aggira in media sui 200 euro. Quante persone potranno sottrarre dal bilancio familiare 5000 euro a stagione?” replica Lorenzo Contucci, avvocato. In realtà chi ha un basso salario non può più permettersi lo stadio: “Si sta operando una sostituzione antropologica dei tifosi. Una pulizia etnica di classe”. Anche senza giungere a tanto, un piano esiste. L’isola che non c’è, prevede doppiopetto e invito. Il resto di niente, è una partita in tv. Senza rumore, urla, voci, passioni. Intorno fluttuano figure colorate. Da una parte all’altra, come in un acquario. Bob Dylan si cambia le scarpe al Topper di Carnaby Street a Londra, sopra, lo stadio più inglese d’Italia: il “Luigi Ferraris” di Genova

BEATLES TO BOWIE, SCATTI DAGLI ANNI 60 LA MOSTRA ALLA NATIONAL PORTRAIT GALLERY DI LONDRA CON VINILI ORMAI INTROVABILI, ABITI VINTAGE E FOTO di Andrea

Valdambrini Londra

otogenici quei Sessanta. Col loro essere Fcreativi carichi di aspettative di cambiamento, e geniali come mai. E molto inglesi. Metterli in un museo rischia di fare torto a quell’ incontenibile vitalità, anche se le sa-

C’è anche Bob Dylan, che si prova le scarpe in apparente tranquillità al Topper di Carnaby Street

le risuonano delle canzoni più famose degli Stones, dei Pink Floyd, e naturalmente dei Fab Four. Ma la galleria delle immagini di “Beatles to Bowie”, la grande mostra che in pochi giorni ha già fatto il pieno di visitatori – curiosi, nostalgici, rokkettari – alla National Portrait Gallery di Londra fa una promessa non convenzionale. Con 150 foto, riviste dell’epoca, vinili ormai introvabili, vestiti vintage, manichini in miniggona stile Mary Quann e abitini Carnaby Steet Style presenta il pop inglese visto con gli occhi dei fotografi che quelle note le hanno accompagnate a suon di immagini. E insieme il mito, ancora intramontato della Swingin London. Sembrano preistoria Cliff Richard e Alan Faith, gli Shadows il gruppo più popolare prima dell’arrivo dei Beatles, e il ciuffo Billy Fury, l’Elvis britannico. La musica cam-

bia però quando nel novembre ’62 ad Amburgo, la fotografa Astrid Kirchher (che diventerà la compagna del primo bassista del gruppo Stuart Sutcliffe) crea l’immagine indimenticabile di Lennon sul trono, con MacCartney e Harrison disposti a scala accanto a lui e Ringo Starr, appena arrivato nel gruppo, staccato a destra, con lo sguardo da cowboy. È il ’63 l’anno della consacrazione, quando rientrati in patria e ancora spaesati posano ai Docks della loro Liverpool (sono i tempi di “Please please me”) o quando svolazzano in preda a una convulsione pop sopra un muretto sberciato di mattonicini nell’immagine che Fiona Adams, fotografa del magazine Boyfriend, costruirà abilmente e regalerà alla copertina di “Twist and Shout”. Gli anni dopo, mentre in ragazzi di Liverpool attraversano la Manica e l’oceano a mietere

successi, sorgono come da nulla i proletari The Who, fotografati già a colori con Peter Towshend in primissimo piano, giacca a strisce rossoblu e immancabile Union Jack sullo sfondo, stranamente contemporanei di un David Bowie androgino dall’immagine trasgressiva sì, ma pur sempre aristocratica. Di lì a poco esplodono gli Stones, le foto in primo piano stretto col volto duro di Mick Jagger. Insieme a loro i Beatles passano rapidamente alle copertine psichedeliche e si fanno fotografare, a Londra nel ’67, nel salotto allegramente anarchico di un guru indiano. Arrivano anche gli americani Jimi Hendrix e Bob Dylan, che si prova le scarpe in apparente tranquillità al Topper di Carnaby Street. Che ci fanno a Londra? Chiaro, è da lì che passa la storia del rock.


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SECONDO TEMPO

+

TELE COMANDO TG PAPI

Mills, epifania di Ghedini di Paolo

Ojetti

g1 C’è una notizia che le T spazza via tutte: un blitz nelle filiali italiane delle banche svizzere che sgomina, distrugge, polverizza (le indagini sono a campione, non nel senso di Campione) gli evasori furbissimi che hanno esportato capitali all’estero. Francesco Giorgino, assunta l’espressione grave di circostanza, approva l’iniziativa. Della quale non si sa niente di niente, né nomi né somme né circostanze. E, purtroppo, questa ventata moralizzatrice urta contro una riserva mentale consolidata: e, allora, perché lo “scudo fiscale” al cui riparo si stanno anche riciclando soldi sporchi? Accertato che la propaganda non conosce confini, la “politica” ci ha parlato di Rutelli, ma Enrico Castelli da Milano non riesce a spiegare se Rutelli resta nel Pd, lo abban-

dona o sta cercando qualche altra occupazione. Nel servizio di Bruno Luverà sul Pdl, si vede un Berlusconi pimpante che procede a grandi falcate, attorniato da guardie del corpo e berluscones e uno pensa: ma come, non aveva la scarlattina? Col che si dimostra che le immagini dei telegiornali sono puramente decorative, optional. g2 La scelta del Tg2 caT de su Marrazzo, dimesso e sulla via del ritiro in convento. Pena sul piano umano, ma questa vicenda sta prendendo le pieghe di un romanzo d’appendice. Luciano Ghelfi, sulle orme del centrodestra, ne canta le sorti progressive: tutto bene, Tremonti coordinatore di una “consulta economica”, Berlusconi che rilancia la coalizione con “rigore e sviluppo”, Bossi grande mediatore. Sono quei cosiddet-

ti “ser vizi” politici che offrono al pubblico il nulla assoluto come fosse una prelibatezza da gourmet. La notizia della condanna di Mills in Appello (adesso, cestinato il lodo Alfano, si aprirà il processo a Berlusconi, il finanziatore della corruzione in atti giudiziari) è passata solo come terza notizia. g3 Marrazzo anche per il T Tg di Bianca Berlinguer. Con qualche particolare in più: il convento nel quale andrebbe a meditare sarebbe quello di Montecassino, ma non ci sono ancora conferme. La lettera di addio è (Giuliano Giubilei in studio) “dai toni drammatici” e, se ci si libera dall’atmosfera mefitica di tutto l’insieme, non potrebbe essere altrimenti. Ma la seconda notizia è tutta per il processo Mills. Adesso si apre il capitolo Berlusconi, questa volta utilizzatore iniziale e principale, che “diede a Mills 600.000 dollari” per testimoniare il falso: non essendo corruzione “semplice”, sfuma anche l’ipotesi di una spedita prescrizione e l’apparizione preoccupata dell’avvocato Ghedini è tutta un programma. Per par condicio, due interviste parallele a Capezzone e Tenaglia. Superflue.

di Luigi

Galella

IL PEGGIO DELLA DIRETTA

Dieci anni nella Casa

orna il Grande Fratello (Canale 5, lunedì, 21.10). E sembra la commedia Tdell’arte, con i suoi caratteri, le maschere fisse e il repertorio sul quale il talento attoriale “improvvisa”. Con la differenza che qui manca quest’ultimo. E’ paradossale che il genere televisivo che pretendeva di rendere protagonista la “realtà”, definendosi come spartiacque tra la nuova e la vecchia tv, abbia finito per standardizzarsi a tal punto da divenire la fotocopia mal eseguita di se stesso, riducendosi a un catalogo di facce e caratteri stereotipati. A situazioni e sviluppi già prevedibili. The Big Brother, in “1984” romanzo appartenente al genere dell’utopia negativa - di George Orwell, era l’immagine personificata del potere, onnipresente, che tutti osservava, ovunque si fosse. La trovata dell’olandese John de Mol, autore del format televisivo, fu una parafrasi claustrofobica dell’idea orwelliana, che consisteva nel rinchiudere dieci sconosciuti in una casa videosorvegliata in ogni suo recesso, 24 ore su 24. Idea, Alessia Marcuzzi com’è noto, che ebconduce il Grande Fratello be successo in tutdecima edizione to il mondo, definendo addirittura una nuova identità dello spazio televisivo. Che non aveva più bisogno di creare personaggi o recitare copioni, ma al contrario doveva assecondare la “realtà” nella sua mutevolezza e im-

prevedibilità. Il “Grande Fratello” divenne il format dei format. Il prototipo dei reality show. Ma oggi, alla sua decima edizione, appare stanco e impigrito e si riduce a cercare soluzioni “innovative”, come quella ad esempio di creare un’artefatta suspense, fin dall’inizio del programma, per determinare chi debba entrare nella casa e chi ne sia escluso, o quella di coinvolgere il personaggio più noto della passata edizione, Cristina del Basso, dalle forme generose, la più “cliccata del web” - come rileva Alessia Marcuzzi - che si produce in una penosa gag pseudoerotica con un poveraccio, che attende la sua sorte nella casa, recluso in una stanza d’albergo. he cosa dire dei nuovi “personaggi”? Ctali.Che cercano, per l’appunto, di essere Ci provano. Studiano e ripetono la parte di se stessi. E il sospetto è che lo facciano da tempo. La tv non è estranea a questo apprendistato. La nuova educazione sentimentale inizia presto. C’è un ragazzo di diciotto anni, ad esempio, che già a nove “studiava” da Taricone. E una giovane ventiquattrenne brasiliana, che ricorda Belen – che deve la sua fama all’altro reality di successo, “L’isola dei famosi”. E un altro ancora, presentato da Signorini come “il bel tenebroso”. Un po’ commedia dell’arte, un po’ commedia delle parti. Usando il canovaccio della propria vita, scandita dai ritmi della tv e plasmata dai suoi modelli. Per trasformarsi in nuovi idoli, come ubriachi e compiaciuti di se stessi, che vivono amano piangono e ridono, come a noi piace.


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SECONDO TEMPO

MONDO

WEB

di Federico

feedbac$ k

sarx88

è ANTEFATTO.IT Commenti al post: “Bersani e i 3 milioni” di Furio Colombo

Mello

Il blogger che disse no al Gf unedì è cominciata la LGrande decima stagione del Fratello. Quella di quest'anno è un'edizione monstre: dura cinque mesi e saranno una ventina i concorrenti coinvolti. Ogni anno, col ritorno del Gf, in televisione ritorna la stessa manfrina: “Chi non vorrebbe partecipare al reality?” la domanda (finto) retorica. Dalla blogsfera arriva però una storia diversa. La racconta un blogger ventiseienne molto noto in rete: Giovanni Fontana. Giovanni si è fatto conoscere raccontando sul suo blog www.distintisaluti.it una disavventura che gli è capitata nei territori occupati in Palestina. La sua bicicletta legata con una catena alla transenna di un check point, venne fatta saltare in aria: si temeva fosse una bomba. Tornato in Italia, una sua iniziativa lo scorso luglio fece il giro del web. Nel mezzo dei dibattiti infuocati sull'allarme sicurezza, Giovanni si arma di

iovanni, che ha “parlaGall'incontro. to con chiunque”, va Gli autori sono interessati, gli dicono che potrebbe saltare le normali selezioni . Una “grande occasione” si direbbe in qualche salotto tv del pomeriggio. Lui non è convinto e quando legge un foglio da firmare “tutto incentrato sulla parola ‘immagine’”, si decide. La sua ragazza lo sta aspettando fuori, lui ringrazia: “non mi interessa”. Ieri racconta tutta la vi-

SKF=Cinema Family SKM=Cinema Max

17.05 Appuntamento al buioSKH 17.05 Lui, Lei e Babydog SK1 17.35 Boy Girl - Questioni di sesso SKF 17.45 Perimetro di paura SKM 18.35 Good Morning Vietnam SKMa 18.47 Sleepers SKH 19.05 Funny Games SK1 19.15 FBI: Protezione testimoni SKF 19.25 John Rambo SKM 21.02 No Good Deed Inganni Svelati SKM 21.02 27 volte in bianco SKF 21.04 Juno SKMa 21.17 La famiglia Addams SKH 22.40 Burn after reading - A prova di Spia SK1 22.45 Exit Speed SKM 22.45 I vicini di casa SKMa 23.00 Blind Injustice - Verit Violate SKH 23.00 Manuale d infedelt per uomini sposati SKF 0.25 Taxi Driver SKMa 0.25 Mean Creek SK1

SP1=Sport 1 SP2=Sport 2 SP3=Sport 3

18.04 Basket, Serie A maschile 2009/2010 3a giornata Treviso Pesaro (Sintesi) SP2 18.27 Calcio, Liga 2009/2010 8a giornata Almeria - Valencia (Replica) SP3 20.10 Pallavolo, Serie A1 femminile 2009/2010 3a giornata Jesi Busto Arsizio (Diretta) SP2 20.41 Calcio, Serie A 2009/2010 10a giornata Napoli - Milan (Diretta) SP1 20.41 Calcio, Serie A 2009/2010 10a giornata Bologna - Siena (Diretta) SP3 22.15 Basket, Serie A maschile 2009/2010 3a giornata Caserta Milano (Sintesi) SP2 22.45 Calcio, Carling Cup 2009/2010 Arsenal - Liverpool (Replica) SP3 0.30 Calcio a 7,Adidas Cup 2009/2010 4a giornata (R) SP1 0.45 Baseball, Major League 2009 World Series Gara 1 New York Yankees - Philadelphia Phillies (Diretta) SP3

RADIO A Radio Anch’io l’autunno caldo del PD e del PDL Oggi si parte in quarta, con la sentenza Mills, il nuovo progetto politico di Rutelli, il dopo primarie del Pd e le fibrillazioni Pdl-Tremonti. Sarà una puntata a largo spettro quella di oggi a “Radio Anch'io”, il programma condotto da Giorgio Zanchini, in onda su Rai Radio1. Si parlerà soprattutto di due eventi che scuotono ulteriormente un quadro politico gia in grande subbuglio: la conferma della Corte d’Appello di Milano della condanna per corruzione dell’avvocato inglese David Mills, accusato di aver ricevuto soldi dal premier Silvio Berlusconi. E l’addio - che sembra ormai certo - di Francesco Rutelli al Pd di Bersani. Ospiti nello studio Rai di Montecitorio: l’on. Maurizio Lupi (vicepresidente della Camera dei deputati/Pdl), l’on. Rosy Bindi (vicepresidente della Camera dei deputati/Pd).

Radiouno 9.05

cenda sul blog: “Non ho niente contro chi va a fare il Grande Fratello, però a me sembrava un prezzo troppo alto da pagare”. “Mi si chiedeva di cedere i diritti della mia immagine” precisa al telefono. “Era come andare a pulire i cessi, finché posso, evito di farlo”. A breve Giovanni andrà in Burkina Faso con la Ong per la quale lavora. C’è da chiedersi se sia l’unico italiano a ragionare così: non è che in Italia i suoi simili, soprattutto giovani, sono molti di più di quanto la tv voglia farci credere?

è MEDICI IN PODCAST ALL’UNIVERSITÀ DI PADOVA LE LEZIONI SCARICABILI

Hai perso la lezione? Niente paura. All’Università di Padova, alla facoltà di Medicina, si possono scaricare le lezioni direttamente sull’Ipod. Il servizio, lanciato dall’Ateneo in collaborazione con Apple, è possibile grazie a delle aule attrezzate che permettono la registrazione: il tutto verrà pubblicato sul blog dei professori ai quali gli studenti avranno libero accesso. Finora hanno aderito quaranta prof, soprattutto i più giovani. Eppure il procedimento non difficile: “Basta ricordarsi di schiacciare un pulsante all’inizio della lezione”, spiega Franco Noventa professore d’informatica dell’ateneo padovano. Il blogger Giovanni Fontana, il twitter di T. B. Lee, il blog di medicina Unipadova, un baby Sergey Brin (foto Techcrunch)

LO SPORT

I FILM SK1= Cinema 1 SKH=Cinema Hits SKMa=Cinema Mania

un cartello “Parlo con chiunque di qualsiasi cosa” e rimane alcune ore in una piazza di Roma. Sono decine le persone che si fermano con lui. Lui racconta tutto sul blog, la storia gira in rete, compare sulle testate online e arriva al Tg3 . Di lì a poco al blogger arriva una telefonata: è un autore Endemol che lo chiama per il Grande Fratello: “Vorremmo incontrarti, sei inorridito o incuriosito?” gli chiede.

DAGOSPIA

TRANSATLANTICO E TRANS

1) Non dite a Gianni Letta che il figliolo di Gianni De Gennaro, operante nella redazione del Tg5 (fu lui a fare lo scoop del G8 sulla morte di Carlo Giuliani) è famoso per sparare a pallettoni su Berlusconi... 2) Alle 16,52 di lunedì due bellissime trans, capelli corvini, alte, molto eleganti in gonna e tacchi a spillo con collant velati, assolutamente non volgari e irriconoscibili nella loro completa femminilità se non da uno sguardo molto ravvicinato, con grandi occhiali scuri, entravano alla Presidenza del Consiglio dei Ministri all'ingresso di Largo Chigi, nei pressi della Galleria Sordi. Ma potrebbe essere un falso allarme, lì c'è l'ufficio di Mara Carfagna, che riceve spesso esponenti del mondo omosex o di altre categorie che rientrano dell'attività del suo Ministero. Certo che hanno scelto proprio la giornata giusta... 3) Nei prossimi giorni non disturbate Walterloo, dopo la mazzata che gli ha dato il Mago Dalemix con le primarie andrà a consolarsi a Milano con la vispa Kerry Kennedy... 4) La mejo battuta del giorno sul caso Marrazzo: No, non si rifugia a Montecassino ma a Monte-casino... 5) Gli addetti ai livori sussurrano in Transatlantico che il motivo del ritardo di quasi è 1 MILIONE IN BENEFICENZA dodici ore nella IL FONDATORE DI GOOGLE ALL’ASSOCIAZIONE partenza di Papi Silvio CHE AIUTÒ LA SUA FAMIGLIA da San Pietroburgo, Un milione di dollari è un'inezia per lui che ha venerdì scorso, si un patrimonio di 16 miliardi. Ciononostante è IL PADRE DEL WEB chiami Oksana. Sarà è un bel gesto quello di Sergey Brin, SU TWITTER vero? Ah, saperlo... co-fondatore (insieme a Larry Page) di HA GIÀ 10.000 FOLLOWER Google: ha donato un milione di euro alla Anche il padre del web, Tim Hebrew Immigrant Aid Sociey (Hias) Berners Lee, sbarca su un'organizzazione che aiutò lui e i suoi Twitter, il social network su cui si pubblicano genitori, di origine ebraica, ad abbandonare aggiornamenti di massimo 40 caratteri. All'inizio l'Unione Sovietica negli anni settanta. Il vero degli anni Novanta, Il fisico del Cern sviluppò nel nome di Brin è Sergej Mikhailovic Brin, e centro di ricerca svizzero il modello di ipertesto all'età di sei anni emigrò con la famiglia negli online che poi diede vita alla ragnatela mondiale Stati Uniti quando i suoi capirono che la loro dei siti Internet (world wide web, appunto). carriera da studiosi era bloccata dai Adesso è direttore del W3C, l’organismo sentimenti antisemiti ancora forti in Urss. internazionale che determina gli standard di Negli Usa il padre è diventato un professore qualità del web. Ogni sua (rara) affermazione è di matematica nell'Università del Maryland, e spesso considerata illuminante sui destini di la madre una scienziata della Nasa. Il figlio ha Internet. Anche per questo ha raccolto in pochi fondato Google e ha cambiato la storia del giorni più di diecimila “followers”. Critico il suo web. L'associazione che ora incassa un primo twitt sul social network: “Questa milione di dollari supportò la famiglia Brin sia interfaccia è piuttosto confusa”. economicamente che con le pratiche per i visti. “Il bene che si fa prima o poi torna indietro” le parole di Sergey al Nyt.

Sicuramente grandi numeri per queste primarie. Ma come non ricordare che solo un mese fa i parlamentari, non presentandosi alle votazioni per lo scudo fiscale, lo han lasciato passare? Io é per questo che non mi son presentato, sebbene gravitante nell'orbita PD. Bersani una sterzata a sinistra? Rutelli ha poco da lamentarsi, il PD é nato come 70% DS e 30% margherita, mica si può sempre lasciare la segreteria ai cristiano-democratici! Farebbe bene a restare, perché un ex-radicale non ci azzecca nulla con Casini! (Davide Ceresetti) Cittadini e politica, alle volte in mezzo c'è un abisso da colmare, alle volte, come con le primarie, l'abisso sembra colmarsi, per poi tornare, dopo poco, tutto come prima. Con stima (Fabio) Speriamo che Bersani sappia veramente dare una svolta di legalità a quest'italia martoriata da ciarpame, schifezze, storie di sesso e talvolta di gente deviata, forse anche di droga. vorrei sentire d'ora in poi che qualcuno parla dei problemi della gente, chi ha perso il lavoro, chi deve farsi dare da mangiare perchè non ha guadagni, chi piange perchè non ce la fa più e non vede luce nel futuro, chi si è ucciso per non dover dire ai suoi figli, alla sua famiglia che non sapeva come mantenerla. Vorrei vedere ragazzi educati, e non sbandati che giocano al far west sulla pelle degli altri, scuole più innovative, più europee per preparare veramente i nostri figli, e non invecchiarla perchè non si possa sapere, per evitare la cultura, azzerare le menti. vorrei vedere meno volgarità, più decenza ed eleganza, soprattutto da chi ci governa e da noi è stipendiato, ahime'. (Lucia) Ottimo giornale. Ottimo strumento le primarie. Ma che dire della finta democrazia dei democratici? Un candidato è stato fatto fuori, non si è potuto presentare perchè faceva paura. Se ieri c era avrebbe vinto. E avrebbe cambiato la politica italiana. Ancora una volta, da sinistra, le stesse facce e l ennesimo no al cambiamento, come al solito si assiste alla consueta lottizzazione del potere. Quella del PD non è la democrazia che vogliamo. Sono i nostri falsi amici riformisti. Avanti, a 5 stelle e con Beppe Grillo. (Andrea) Io ho pagato i miei due euro e ho votato marino. un voto di protesta. Un po' come quel tizio (c'era in un post di ieri) ha pagato 2 euro solo per scrivere BERLINGUER sulla scheda. un modo per dire che vogliamo un'opposizione ben diversa. che vogliamo un'opposizione, prima di tutto. Forse siamo sempre troppo pochi a volerla veramente. (Andrea C.)


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Mercoledì 28 ottobre 2009

SECONDO TEMPO

il badante

PIAZZA GRANDE

É

Mastella, l’impudìco onesto di Massimo Fini

o sempre avuto una certa simpatia per Clemente Mastella. Perché con la sua onesta impudicizia di conclamato ciurmadore smaschera l'ipocrisia altrui. Una volta che il presidente emerito Francesco Cossiga lo aggredì perché, come segretario dell'Udeur, stava facendo una sua campagna acquisti, con i soliti metodi, in altri partiti, Mastella non negò. Disse: «È quello che ho sempre fatto, anche a favore del presidente Cossiga. Ma non riesco a capire perché quando lo facevo per Cossiga andava bene e invece adesso che lo faccio per altri o per me stesso è immorale». E anche ora che è sotto inchiesta per "segnalazioni", raccomandazioni, promozioni, in cambio di favori e di assoggettamento al suo gruppo di potere, Mastella sostanzialmente non ha negato anche se ha cercato di buttarla sul fatto che lui soccorreva dei "disperati" mentre fra chi riceveva "l'aiutino" c'erano pure primari e professionisti di vario genere. Si è difeso dicendo: «Così fan tutti». Ed è la pura verità. Il "sistema Mastella" non è il "sistema Mastella" è il sistema di tutti i partiti, nessuno escluso, così penetrato nel costume politico che Mastella è probabilmente sincero quando afferma di essere una "persona perbene". E invece si tratta di fatti gravissimi anche se ormai la cosa sfugge ai più e non solo a Mastella. In un momento in cui ci sono milioni di giovani in cerca di un lavoro che non trovano o in stato di precarietà, chi conserva quel tanto di dignità e di rispetto di sé per non andare a baciare la babbuccia del boss di Ceppaloni o di capibastone di altri partiti resta fuori. Basterebbe questo per rovesciare il tavolo e giustificare una rivoluzione. Ma ormai in Italia siamo talmente infrolliti che accettiamo tutto, subiamo tutto senza fiatare.

H

Ho sempre avuto una certa simpatia per l’ex ministro Perché con la sua indecenza di conclamato ciurmadore smaschera l'ipocrisia altrui particolare marginale di cui tutti si sono dimenticati). partiti sono delle minoranIchie, ze organizzate, delle oligardelle aristocrazie mascherate (senza però avere nemmeno gli obblighi delle aristocrazie storiche) che schiacciano il singolo, l'uomo libero che non accetta di sottoporsi ad umilianti assoggettamenti, peggio che feudali, e che sarebbe il cittadino ideale di una democrazia, se esistesse davvero, e ne diventa invece la vittima designata. Del resto del sistema della democra-

Clemente Mastella (FOTO XXXX)

IL FATTO di ENZO

l

Perché tanto fracasso quando una nuova faccenda di tangenti invade la cronaca? Ci fu un onorevole che aveva una curiosa teoria. Sosteneva che la democrazia è come un supermarket, non solo perché c' è dentro di tutto, ma perché deve accettare una regola che è un fatto: certi clienti dei grandi magazzini tendono a rubare, e in bilancio è previsto un meno 3 per cento, fisso, da attribuire ai fur ti. Corriere della Sera 15 febbraio 2004

tiche i partiti non fossero presenti. E nella nostra stessa Costituzione del 1946, che pur nasce già su una premessa e una logica spartitoria, quella del Cln, ai partiti è dedicato un solo articolo, il 49 che così recita: «Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale». Partendo da quell'unico articolo i partiti, organizzazioni private, hanno occupato gli altri 138 e quella che era solo una possibilità è diventata un obbligo, pena la riduzione a paria, a ciandala, a una casta inferiore. E noi subiamo, continuiamo a subire, senza avere la forza e la dignità di reagire. Anzi facciamo di peggio: continuiamo a seguire l'attività di queste organizzazioni paramafiose come se fossero rispettabili e a interessarci delle loro miserabili beghe interne e esterne. Sudditi, nient'altro che sudditi. www.massimofini.it

UNO “SCUDO” PER LA COCA I

l mio nome è Esteban Cardosa, e sono uno degli amministratori del “car tello” di Medellin, Colombia. Il mio core-business è la droga, cocaina ma non solo. Scambio anche armi a tempo perso facendo il mediatore tra Stati insospettabili. Capisco bene l’italiano perché ho studiato per due anni Economia politica presso l’Università Pontificia, a Roma. Scrivo per avere maggiori chiarimenti (ed eventualmente festeggiare) su due articoli, usciti lunedì scorso su due quotidiani italiani, a proposito di quello che chiamate “scudo fiscale”, quella legge per far rientrare capitali dall’ estero pagando solo il 5% della somma e venendo garantiti dall’anonimato. Come potete immaginare la cosa mi interessa direttamente, e molto. Non avete idea di quel che mi costi “ripulire” il denaro che incasso dal narcotraffico: altro che il 5%, sei o sette volte di più quando va bene. Poi la faccenda dell’anonimato è per me “maravillosa”, per dirla in castigliano. Dunque, i due articoli. Il primo, su “Il Corriere della Sera”, a dir la verità è una lettera del vostro tributarista più importante, naturalmente dopo il Superministro dell’economia, Giulio Tremonti: Victor Uckmar, infatti, trova una “grave pecca” nella circolare 10 ottobre 2009, n. 83, dell’Agenzia delle Entrate sulle istruzioni per l’applicazione delle normative sullo Scudo fiscale. ”Nell’elencare gli Stati dove si trovano beni da regolarizzare”, scrive, ”con il versamento del 5% e non anche con il rientro, tra i paesi dell’America latina è stato indicato solo il Messico”. Perbacco, la questione mi interessa. Uckmar vorrebbe farci rientrare paesi come Brasile e Argentina dove “in oltre un secolo gli emigranti italiani hanno acquisito beni immobili e molti nei passaggi generazionali oggi sono di proprietà di residenti in Italia tenuti al monitoraggio”. Me ne frega assai del Brasile e dell’Argentina. Il mio “car tello”, la mia parte di beni immobili riguardano ovviamente la Colombia, ma anch’io ho intestato beni e denaro a parenti/affini/consanguinei residenti in Italia. Tanto più che il secondo articolo, sempre lunedì ma su “Repubblica/Affari&Finanza”, recita fin dal titolo: “Con lo scudo porte aperte al trust ma attenzione a tipologie e norme”. Ebbene, vorrei tranquillizzare voi italiani, da Tremonti in giù. Farò attenzione, so che cosa vuol dire un trust definito dal giornale “lo strumento di diritto anglosassone spesso criticato perché si presta a occultare la provenienza di capitali agli occhi del Fisco…Con la garanzia dell’anonimato dovuta al fatto che il trust è un contratto di natura privatistica, le norme sull’antiriciclaggio finiranno infatti fuorigioco”. Pensate che negli Usa la tassazione per il mio trust è del 50%: da voi regolarizzo con il 5%. E’ ovvio che sono tentato di farlo con tutti i mezzi, e non penserete che un narcotrafficante plutocrate li conosca meno (cioè sia più fesso) della vostra Agenzia delle Entrate. La quale nella sua circolare “ammette allo scudo non solo il trust reale ma anche quello simulato a patto che il soggetto nascosto sia residente in Italia”. E volete che io non disponga di residenti in Italia, professionisti, modelle o trans che siano? Non avete capito che materia prima tratto? E allora, suvvia…Avete fatto questo straordinario regalo all’intiero pianeta - se date retta anche ad Uckmar, allargando la cerchia…-, siete i Babbo Natale del riciclaggio del denaro sporco e io, Esteban Cardosa, non dovrei approffitarne? State tranquilli, ho già il sistema, trust o non trust. Qualche decina (centinaia?) di italiani “accoglienti” mi renderanno il servizio e io, ve lo giuro sulla Virgen, sarò loro molto riconoscente.

Quando torna il sindacato?

le "raccomandazioni" sono Ecenda. l'aspetto minore della facPoi ci sono le consulenze milionarie. Quindi le elezioni pilotate del personale politico regionale, provinciale, comunale. Mi ha detto Tiziana Maiolo, in questo caso insospettabile: «Non ce n'è uno che non abbia il compito di "portare la pappa" al suo capobastone. Se non lo fa esce dal giro». Infine vengono le tangenti sugli appalti e su altri affari. I partiti si comportano come delle organizzazioni mafiose. Sono delle organizzazioni mafiose, perché della mafia usano i metodi: il "pizzo", il ricatto, l'intimidazione, l'infeudamento in cambio di protezione. Manca l'assassinio. E non sempre (Per esempio a me piacerebbe sapere a favore di chi fu fatto l'attentato, definito "mafioso", al giudice Palermo che avendo avuto la sventura di imbattersi nel nome di Craxi in un'inchiesta su un traffico d'armi fu trasferito da un giorno all'altro da Trieste a Trapani. Carlo Palermo a Trapani ci stava da tre mesi e sulla mafia non poteva aver scoperto nulla. Il giudice salvò la pelle per miracolo, ma nell'attentato morirono una madre e i suoi due figlioletti,

zia rappresentativa aveva già fatto piazza pulita la "scuola elitista" italiana dei primi del Novecento: Vilfredo Pareto, Roberto Michels, Gaetano Mosca. Scrive Mosca ne "La classe politica": «Cento che agiscano sempre di concerto e di intesa gli uni con gli altri trionferanno sempre su mille presi uno a uno che non avranno alcun accordo fra loro». I partiti non sono quindi, come sempre retoricamente si dice, l'essenza della democrazia, ma la sua fine. Perché ledono il principio cardine della liberaldemocrazia che avendo rinunciato all'uguaglianza sociale, ritenuta utopica, pretende perlomeno l'uguaglianza alla griglia di partenza. E così il pensiero liberale che voleva valorizzare l'individuo, promuovendone capacità, meriti, potenzialità, ha ottenuto esattamente l'opposto: sono le lobbies a schiacciare l'individuo, a mortificarne le legittime ambizioni, ad emarginarlo. Non è certo un caso che tutti i padri nobili del sistema liberaldemocratico, da Stuart Mill a Locke, non facciano mai cenno ai partiti. E ancora nel 1920 Max Weber notava come in tutte le Costituzioni democra-

di Oliviero Beha

di Pierfranco Pellizzetti

egni in cielo annunciano come nel mondo, insieme al riemergere dell’economia reale, stia passando ‘a nuttata pure per i lavoratori e le loro rappresentanze. Considerati un reperto archeologico di una modernità giurassica nei lunghi decenni in cui la finanza globale aveva sottomesso la politica e fatto a brandelli il lavoro, oggi i sindacati riappaiono di prepotenza sulla scena: Angela Merkel rilancia l’economia sociale di mercato (irrisa dal socialismo-cachemire dei terzaviari alla Schröder) quale alternativa al “modello Wall Street”, selvaggiamente speculativo e responsabile della crisi che ha messo con la bocca per terra l’intera economia planetaria; in questi mesi le organizzazioni sindaObama cali Usa hanno visto riprendere ad aumentasta co-gestendo re i loro iscritti (circa mezzo milione di nuola fuoriuscita ve entrate). Del resto il presidente Obama della crisi sta dimostrando nei fatti di cogestire la fuodell’auto riuscita della crisi insieme alle dell’auto insieme alle rappresentanze dei larappresentanze voratori. Dunque, qualcosa che assomidei lavoratori glia molto all’antica politica industriale, Tendenza seppure declinata in che non sembra questa nostra età postindustriale.

S

toccare l’Italia

na tendenza che - tuttavia - non sembra minimaUzione. mente toccare l’Italia. A cui nessuno presta attenTanto per dire, nel G8 londinese di primavera l’unico fatto che qui da noi è apparso significativo è stata la giullarata del premier Berlusconi - nella solita gag imbarazzante e guittesca del signor Porconi, finito per sbaglio al Gran Ballo della Croce Rossa - che gridava «Obama! Mister Obama!» e la regina Elisabetta sbottava «what is it?». Nel frattempo i leader del mondo discutevano se la priorità fosse quella di rilanciare gli investimenti con iniezioni di liquidità (tesi americana) o di rimettere in funzione i meccanismi di regolazione (tesi franco-tedesca). Ossia, due ipotesi strategiche di governo dell’economia, diverse ma non necessariamente alternative. Dunque, mentre ritornano il lavoro e le sue politiche, lascia totalmente basiti come la notizia in Italia non sembri riguardare il soggetto che trova la propria ragione d’essere nel lavoro e nelle politiche di rappresentanza sociale: i nostri sindacati. L’unica faccenda che si direbbe contare riguarda la concorrenza tra le varie botteghe che monopolizzano tale rappresentanza. Più ancora: la piccola corporazione che ci campa, asserragliata nelle nicchie di sopravvivenza che sussistono nel mondo del reddito garantito; nell’affannosa ricerca di trarre il massimo vantaggio diretto dalla congiuntura. Guarda caso, per attuare qualche regolamento di conti ai danni del concorrente più grosso. Sicché, se alla Cgil è precluso il dialogo di scambio con l’attuale governo, Cisl e Uil potranno migliorare le rispettive posizioni negoziali in quanto contraenti autoreferenziali. In altre parole, candidandosi a un ruolo di “caporalato del consenso” che i vari ministri Sacconi o Tremonti potrebbero reputare di una certa utilità. E magari, elargire in cambio qualche strapuntino. Come si è visto il 15 ottobre scor-

so, alla chiusura del contratto dei metalmeccanici, sottoscritto da Uil e Cisl (ma non dall’odiata Cgil): un po’ di spiccioli ai lavoratori (110 euro) e l’accettazione di una contrattazione aziendale decentrata che rompe il fronte unitario disarmando le rivendicazioni. Nel frattempo si moltiplicano le “morti bianche” e dipendenti in procinto di perdere il posto si appendono alle gru o ai ballatoi degli uffici; per rompere la congiura del silenzio che grava nei loro confronti e rendere pubblica la disperazione. Infatti, se pronunci la parola “conf litto” nei pressi di qualche leader sindacale collaborazionista, l’espressione furbetta gli si trasforma immediatamente in una smorfia di disappunto. Lo stesso se gli ricordi che furono le lotte del lavoro nella “fase laborista” degli anni sessanta a far diventare il sindacato un “soggetto significativo”; costrinsero la stessa controparte confindustriale a rettificare il tiro e mettere in campo i cosiddetti (presunti) “imprenditori illuminati”. Quelli che firmavano accordi (perfino azzardati) con i Lama, i Vanni e gli Storti; tipo “punto unico di contingenza”. Non che i Lama-Vanni-Storti fossero propriamente dei descamisados, visto che si limitavano a gestire insorgenze montanti dal basso. Ma almeno conoscevano il mestiere. Oggi - invece - la genia dei berluscones alligna dappertutto: gente tanto improvvisata quanto incapace di oltrepassare la sfera della avidità più bulimica. Traendo il massimo da ogni vantaggio posizionale. Bruno Trentin li chiamava “tappetari”. L’altra faccia di un personale politico di lacché. Usando l’antico gergo sindacalese, pare davvero problematico individuare “il punto archimedico” su cui far leva per aggregare un personale dirigente in grado di guidare il Paese fuori dalla crisi in cui ci hanno cacciato trent’anni di mediocrità mannara. «Dio, rendici la lotta di classe» diceva Albert Hirschman.


Mercoledì 28 ottobre 2009

pagina 19

SECONDO TEMPO

MAIL La mia Italia, paese degli scandali Che Paese è mai questo dove un presidente del Consiglio si reca con aerei di Stato a festini con escort e minorenni e un presidente della Regione va con l’auto di servizio ad incontri con viados, ed in entrambi i casi lo scenario è annebbiato da una polverina bianca? E’ lo stesso Paese in cui evasori fiscali, lestofanti e trafficanti sbeffeggiano i cittadini onesti con la complicità e l’incoraggiamento di chi lo governa (leggi scudo fiscale). E’ lo stesso in cui il presidente della commissione episcopale italiana (ma esiste una commissione episcopale francese o tedesca? E i presidenti come si rivolgono a Sarkozy e alla Merkel?) incita i farmacisti a venir meno al loro dovere e la chiama obiezione di coscienza. E’ lo stesso in cui una ragazza lombarda è costretta ad andare fino in Calabria per superare un esame e poi diventa il ministro dell’istruzione, che un anno fa stanziò 50 milioni di euro (mezzo Kakà) per spalancare le porte della ricerca a tanti giovani valorosi, impegnandosi a distribuire i fondi entro sessanta giorni dalla scadenza del bando, e ancora oggi, a otto mesi da questa, non riesce ad insediare la commissione di esperti che dovranno valutare i progetti presentati. E dire che lorsignori, a giorni alterni, dichiarano solennemente il sacro valore dell’istituzione familiare e l’insostituibile valore della ricerca per lo sviluppo civile del nostro Paese. E noi, che non osiamo dare ai nostri fi-

BOX A DOMANDA RISPONDO IL GOVERNO LEGISLATORE

Furio Colombo

7

aro Colombo, sarà anche colpa del governo, ma perché il parlamento non lavora? La casta incassa, ma non produce. Che cosa impedisce al parlamento di fare le sue proposte di legge, di confrontarle, di discutere e di presentare ai cittadini il risultato? Persino se il risultato non sarà grandioso almeno si vedrà che “il deputato si applica”, come dicono gli insegnanti degli studenti. Me se “non si applicano” perché dovremmo rispettare o peggio ancora rieleggerli? Tommaso, Daniele

C

TUTTO GIUSTO in questa

lettera. Con un “ma”. Resto con l’analogia della scuola. Se una classe è irrispettosa, riottosa, disordinata e con brutti voti, non questo o quello studente ma tutti, bisognerà chiedersi, prima dei processo agli studenti, che cosa non va in quella scuola. Provo a spiegare. Le leggi si formano dal basso (proposta di gruppi o di singoli parlamentari) o dall’alto (decreti del governo da convertire in legge o “disegni di legge” da votare in Aula). In molti paesi democratici, storia e tradizione vogliono che gran parte delle leggi siano di iniziativa parlamentare. Altri limitano legalmente il potere legislativo del governo per lasciare ampie corsie

La vignetta

preferenziali al parlamento. In Italia il parlamento ha tenuto testa finché è stato una assemblea dominata da grandi partiti nella cosiddetta “Prima Repubblica”. Alcune delle più importanti leggi che hanno cambiato l’Italia, dalla legge Merlin, al divorzio, allo statuto dei lavoratori, sono nati in parlamento. Con la fine dei partiti, in quella che chiamiamo la “Seconda Repubblica”, l’esecutivo (il governo) diventa più forte, per urgenza, emergenza e anche per natura umana. Chi si sente più nuovo e più forte vuole comandare di più. E’ accaduto, nei suoi tre periodi successivi, a Berlusconi, ma anche, nei suoi due più brevi governi, a Prodi: piogge di decreti del governo da trasformare subito in legge (i decreti scadono) e di “voti di fiducia” che vuole dire: voi votate il governo non la legge, che non sarà discussa. Alla legge ci pensa il governo. Basta aprire il rubinetto dei decreti legge e dei “voti di fiducia” e disporre una maggioranza di deputati e senatori che si sottomette, senza fiatare, al governo, per avere un parlamento che “non lavora”, nel senso che non produce nulla di suo. E’ troppo occupato a timbrare le leggi già fatte dal governo. Più come un ufficio postale che come un notaio. Furio Colombo - Il Fatto Quotidiano 00193 Roma, via Orazio n. 10 lettere@ilfattoquotidiano.it

onore vivere in una simile città. Non ho avuto risposta.

L:81.57mm A:76.169mm

Federico Scarpa

Licenziato a 52 anni non trovo più lavoro

gli una matita prelevata dal magazzino del nostro ufficio e siamo inorriditi da tutto questo, dovremmo sentirci anti italiani? Filppo Terrasi

Vorrei vivere nella città della pace Sono un giovane sognatore, né di destra né di sinistra. La settimana passata ho avuto il piacere di conoscere il sindaco della mia città, Trieste. Anche se appartiene ad uno schieramento politico che non apprezzo (Pdl) mi è sembrato una persona affabile e cordiale. Ho quindi pensato di scrivergli una mail. Lo invitavo a lanciare a tutti un messaggio di pace e

di concordia. Lo invitavo a far diventare Trieste la capitale della Pace. L’ho invitato a cambiare l'immagine della città e, perché no, di ripulirla. L’ho invitato a far diventare Trieste portatrice di ideali di convivenza civile, di pari opportunità, di tutela delle minoranze linguistiche nonché di differenze culturali, etniche, religiose e di genere. Mi sono chiesto: e se Trieste si impegnasse nella promozione di una società aperta e multiculturale, che individui nelle differenze una risorsa per la comunità? E se si adoperasse per l' affermazione di una cultura pacifista, per una soluzione non violenta delle controversie e incentivi il rispetto dei diritti universali in ogni luogo? Sarebbe per me un

Mi chiamo Elio e ho 52 anni. Il 31 dicembre 2008, dopo 10 anni, sono stato licenziato dalla mia azienda insieme ad altri quattro colleghi, senza alcuna giustificazione e soprattutto senza alcun motivo, tanto da indurmi a rivolgermi ad un avvocato per cercare giustizia. Ma, dopo due convocazioni, in cui la controparte non si è neppure presentata, l'azione giudiziaria ha subito un rinvio a data da destinarsi. Al di là di ogni prevedibile stupidaggine raccontata dalla nostra classe dirigente, la categoria a cui appartenevo (servizi) non prevede ammortizzatori sociali (cassa integrazione) ed ho quindi usufruito dell'indennità di disoccupazione che, vista la mia età, sarà fortunatamente erogata per 12 mesi. La mia età rappresenta però un handicap quando si va alla ricerca di un nuovo posto di lavoro: nessuno si prende la briga di assumere un cinquantaduenne proveniente da un settore privo di professionalità (ero un operaio facchino) nonostante il mio buon vecchio titolo di studio di diploma in meccanica di precisione ed altre esperienze trascorse. A dicembre l'indennità terminerà ed io non so più cosa fare. Esiste un qualche provvedimento orientato verso la tutela delle persone, come me, troppo vecchie per lavorare e troppo giovani per andare in pensione (nè carne, nè pesce), o sarò costretto ad "inventarmi" un lavoro

(onesto o disonesto.... chissenefrega) che mi permetta di sopravvivere? Grazie. Elio Cremi

Aria inquinata e autobus vuoti La commissione europea ha avviato la procedura di infrazione nei confronti del governo italiano per violazione della normativa comunitaria in materia di qualità dell'aria. Quanto contribuiscono, e perchè, all'inquinamento le regioni come la Puglia che fanno girare autobus vuoti senza curarsi dei cittadini che per esercitare il loro diritto alla mobilità devono usare l'auto privata ? Marina

Tutti col calzino azzurro, ma questo non è un gioco Ma quale calzino turchese! Vi prego, dobbiamo uscire dal meccanismo del grande fratello: il servizio sul giudice Mesiano è troppo grave per poterlo liquidare con lo slogan del calzino. Per favore, reagiamo al gioco di buttare tutto in barzelletta, così tutto sembra più innocuo. Non c’è niente di innocuo. Cristina D'Andrea

Silvio odia i comunisti ma adora Putin Salve, ma nessuno si accorge di quanto sia stridente la relazione personale che B. ha con Putin (comunista), e l'atteggiamento chiaramente fazioso e ossessivo che B. ha con i comunisti Italiani? Come mai chi in italia prova

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IL FATTO di ieri28 Ottobre 1886 C’è un pezzo di Francia del secondo Ottocento, l’impulso di artisti e intellettuali francesi di sentimenti filoamericani, dietro la storia di Lady Liberty, la Statua della Libertà newyorkese, mitica icona contemporanea. Una storia che parte dall’atélier parigino dello scultore Frédéric-Auguste Bartholdi, artista liberal, autore della gigantesca statua celebrativa, simbolo del legame tra i due Paesi, nato ai tempi della rivoluzione americana. Costruzione avveniristica, sostenuta dalla neo-Repubblica post napoleonica e destinata a svettare nella Bedloe’s Island, dopo un rocambolesca traversata atlantica, dai porti di Normandia al Nuovo Mondo. Smontati e raccolti in 214 casse rigorosamente catalogate, i 350 pezzi di Libertà, cadeau della Francia amica per il centenario della Dichiarazione di Indipendenza, arriveranno,a bordo della fregata francese Isère, nella Baia di Hudson nell’estate 1885. Per l’inaugurazione ufficiale ci vorranno però altri 11 anni e qualche centinaia di migliaia di dollari. Fino al 28 ottobre 1866, quando, benedetta dal Presidente Grover Cleveland, Lady Liberty, coi suoi 50 metri d’altezza e 80 tonnellate di rame, diverrà trionfalmente il simbolo di benvenuto della golden door. Giovanna Gabrielli

L’abbonato del giorno SILVIA, GABRIELE, MICHELE Sono tre fisici precari al lavoro in un laboratorio americano di Chicago, in onore del nostro Premio Nobel Enrico Fermi. Ci scrivono: “Disapproviamo il nostro governo e siamo imbarazzati dall'immagine all'estero del nostro Paese, ma cerchiamo di mantenere alto il prestigio italiano!”. E aggiungono: “Avanti così, l’informazione libera può fare davvero tanto”. Raccontati e manda una foto a: abbonatodelgiorno@ ilfattoquotidiano.it

solo a pensare differente da B. viene marchiato come comunista o anti italiano, e poi lui stesso definisce Putin il suo miglior amico? Ditemi che non sono solo io a notare questo opportunismo! Aggiungo: sono un vostro abbonato, sono soddisfatto, soprattutto mi piace che mettiate nomi, cognomi, cronologia, amicizie e foto, delle varie persone coinvolte in bene o male nelle vostre inchieste. Mi sembra molto giusto sapere chi é veramente una certa persona, non solo dal nome. Bravi, continuate cosí.

Faccio il contrabbandiere, “spaccio” il Fatto Da qualche tempo, oltre a scrivere,

faccio un altro lavoro: il contrabbandiere. La merce che "spaccio" sono copie del vostro giornale che regalo a quegli amici che non hanno familiarità con i mezzi tecnologici e la rete. Amo sfogliare le pagine e commentare, soprattutto insieme ad altre persone. Mi spiego: lavoro nel nord Italia e alcuni fine settimana torno in Sicilia, quella orientale, dove il vostro giornale non viene distribuito pertanto al mio ritorno porto con me le copie acquistate durante la settimana per contribuire con l’informazione vera contrapponendola a quella locale. In pratica lavoro con voi...sedia a sedia. Del bar, naturalmente! Renato Gentile

Errata corrige Ci scusiamo con i lettori: a causa di un errore, nell’articolo pubblicato ieri a pagina 4 e siglato “g.ca.” abbiamo titolato “Corruzione e abuso: 11 arresti, c’è anche un esponente Pd”. In realtà la vicenda coinvolge 24 indagati, mentre gli arrestati sono sei di cui 5 ai domiciliari.

Diritto di Replica Nell’articolo del 25 ottobre di Beatrice Borromeo dal titolo “Eutelia, i lavoratori licenziati: occuperemo l’azienda”, la società cui si fa riferimento è la società Agile s.r.l.-gruppo Omega, e non Eutelia Valentina D’Anna, ufficio stampa Eutelia

Poichè lo scandalo parte da Eutelia, che ha ceduto 2mila lavoratori alla Agile, vendendola contestualmente al gruppo Omega, riteniamo corretto titolare così. Aggiungo che nell’articolo si dice che Sebastiano Liori è stato coinvolto nella vicenda Arbatax 2000, invece si trattava di suo fratello, Antonangelo Liori. (B.B.)

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Il Fatto Quotidiano (28 Ott 2009)