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Gli autori assieme all’art director Alberto Riva in un’istantanea “celebrativa” di fine lavori. Le foto in B/N confermano ancora una volta che il primo amore non si scorda mai.

Euro 49,90

di Giorgio Scialino e Gianni De Sabbata / Editrice Custom

Giorgio Scialin

Gianni De Sabb

Febbre a 50

e b b r e a 50 mostra una panoramica di “cinquantini” sportivi, turistici e cross partendo dalla prima metà degli anni ‘60 fino ad inoltrarsi nel decennio successivo. L’epoca in cui l’introduzione del comando a pedale del cambio fece si che la visione tutta italiana di questi mezzi desse forma a delle vere moto in miniatura, oggetto del desiderio di un’intera generazione di adolescenti e non solo. Frutto di quasi tre anni e mezzo di ricerche e completato da oltre 650 foto di più di 400 modelli diversi, realizzati da 55 case costruttrici, questo volume può essere considerato una piccola enciclopedia sull’argomento. Il giusto tributo a mezzi costruiti con fantasia e ingegno, e oggi più che mai rivalutati e apprezzati.

Febbre a 50

di Giorgio Scialino e Gianni De Sabbata Editrice Custom


ITALJET La dinastia dei Mustang Anche questo marchio dal nome altisonante nasce in quella che è la patria per eccellenza dei microbolidi di cui ci occupiamo. Il vivaio più ricco si trova, infatti, in Emilia Romagna, e più precisamente nei dintorni di Bologna.

Il 1962 vede la produzione dei primi 48 cm³ motorizzati Minarelli a tre marce. Si impone subito all’attenzione un modello sportivo dalle forme singolari denominato Italjet. Il serbatoio è lungo e sagomato con due punte rivolte verso

Da svariate fonti l’avventura Italjet ha inizio nel lontano 1959, anche se è assodato che l’atto costitutivo di tale azienda è datato febbraio 1960. Il suo fondatore, Leopoldo Tartarini, ha un passato da pilota e, appesa la tuta al classico chiodo, decide di dar vita a questo marchio tuttora presente sul mercato. Dopo essere stato concessionario per Benelli e Ducati, infatti, Tartarini vuole diventare a sua volta costruttore e fonda la sua azienda. Inizialmente la ditta si chiama Italemmezeta e nel 1961 produce tre versioni di una 125 denominata Italia, che monta motore MZ e telaio costruito dallo stesso Tartarini.

giri/min. Con lo stesso telaio è presente anche una versione vagamente fuoristrada denominata Trial, che comunque non monta gomme tassellate. Infine il Saturnino, di impostazione sportiva, ma meno estrema dei due fratelli e sempre con tre marce al manubrio. Sempre sotto il marchio Italemmezeta - e con il logo rappresentato da una testa di cavallo - nel 1964 l’Ital jet in versione Codice si presenta con una carena più rastremata, una nuova colorazione e una nuova grafica, che vanno a sostituire la vistosa colorazione verde smeraldo/oro della versione precedente. Il parafango anteriore di questa versione è più che minimale. La versione De Luxe ritorna anch’essa al

Questo modello estremamente sportivo in catalogo nel 1962 e denominato semplicemente Ital Jet è stato il capostipite degli originali cinquantini prodotti da Leopoldo Tartarini.

il basso e il telaio ha una strana conformazione che unisce elementi in tubo a fazzoletti di lamiera stampata generosamente forati. Accanto a questo (unitamente ad un ciclomotore utilitario chiamato Baby) l’anno successivo sono in catalogo ben due evoluzioni del precedente modello, che sul catalogo appare ora con il nome Ital Jet (staccato). La versione Standard ha la sella ridisegnata rispetto all’anno prima ed è proposta addirittura anche con la carenatura. Accanto a questa c’è la versione De Luxe (che come vedremo con il tempo sostituirà il nome Ital Jet per questo modello) priva di carenatura, ma con un curioso cupolino in plexiglas, il parafango anteriore avvolgente e il serbatoio che ha perso le due belle punte inferiori. Questa versione Export monta un carburatore da 17 mm e dichiara 3 CV a 8.400

140

Nell’anno successivo, in catalogo accanto al Saturnino e al Trial l’Ital Jet è presente in versione carenata e in versione De Luxe, cosa che si ripete nel 1964, mentre il Saturnino viene sostituito da un visionario modello denominato Rodeo.

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ITALJET La dinastia dei Mustang Anche questo marchio dal nome altisonante nasce in quella che è la patria per eccellenza dei microbolidi di cui ci occupiamo. Il vivaio più ricco si trova, infatti, in Emilia Romagna, e più precisamente nei dintorni di Bologna.

Il 1962 vede la produzione dei primi 48 cm³ motorizzati Minarelli a tre marce. Si impone subito all’attenzione un modello sportivo dalle forme singolari denominato Italjet. Il serbatoio è lungo e sagomato con due punte rivolte verso

Da svariate fonti l’avventura Italjet ha inizio nel lontano 1959, anche se è assodato che l’atto costitutivo di tale azienda è datato febbraio 1960. Il suo fondatore, Leopoldo Tartarini, ha un passato da pilota e, appesa la tuta al classico chiodo, decide di dar vita a questo marchio tuttora presente sul mercato. Dopo essere stato concessionario per Benelli e Ducati, infatti, Tartarini vuole diventare a sua volta costruttore e fonda la sua azienda. Inizialmente la ditta si chiama Italemmezeta e nel 1961 produce tre versioni di una 125 denominata Italia, che monta motore MZ e telaio costruito dallo stesso Tartarini.

giri/min. Con lo stesso telaio è presente anche una versione vagamente fuoristrada denominata Trial, che comunque non monta gomme tassellate. Infine il Saturnino, di impostazione sportiva, ma meno estrema dei due fratelli e sempre con tre marce al manubrio. Sempre sotto il marchio Italemmezeta - e con il logo rappresentato da una testa di cavallo - nel 1964 l’Ital jet in versione Codice si presenta con una carena più rastremata, una nuova colorazione e una nuova grafica, che vanno a sostituire la vistosa colorazione verde smeraldo/oro della versione precedente. Il parafango anteriore di questa versione è più che minimale. La versione De Luxe ritorna anch’essa al

Questo modello estremamente sportivo in catalogo nel 1962 e denominato semplicemente Ital Jet è stato il capostipite degli originali cinquantini prodotti da Leopoldo Tartarini.

il basso e il telaio ha una strana conformazione che unisce elementi in tubo a fazzoletti di lamiera stampata generosamente forati. Accanto a questo (unitamente ad un ciclomotore utilitario chiamato Baby) l’anno successivo sono in catalogo ben due evoluzioni del precedente modello, che sul catalogo appare ora con il nome Ital Jet (staccato). La versione Standard ha la sella ridisegnata rispetto all’anno prima ed è proposta addirittura anche con la carenatura. Accanto a questa c’è la versione De Luxe (che come vedremo con il tempo sostituirà il nome Ital Jet per questo modello) priva di carenatura, ma con un curioso cupolino in plexiglas, il parafango anteriore avvolgente e il serbatoio che ha perso le due belle punte inferiori. Questa versione Export monta un carburatore da 17 mm e dichiara 3 CV a 8.400

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Nell’anno successivo, in catalogo accanto al Saturnino e al Trial l’Ital Jet è presente in versione carenata e in versione De Luxe, cosa che si ripete nel 1964, mentre il Saturnino viene sostituito da un visionario modello denominato Rodeo.

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TESTI We are the “Champion” Champion è il nome del cinquantino sportivo più famoso della dinamica casa bolognese, sempre pronta a stupire con prodotti che oggi definiremmo di tendenza. I lontani natali della Ditta Testi risalgono al 1934, anno in cui il nome appare per la prima volta, proponendosi come costruttore di biciclette, con una particolare predisposizione per i modelli da corsa. È nel 1947 che arriva il primo ciclomotore marchiato Testi. In effetti si tratta di un telaio ciclistico rinforzato e ammortizzato, dotato di un motore Garelli Mosquito a rullo, ma il seme è piantato, e sarà il capostipite di una lunga serie. Nel 1949 la prima bottega è diventata ormai troppo piccola e viene abbandonata in favore dei più ampi locali di via Borgo 30, sempre a Bologna. Qui ha inizio la produzione di ciclomotori con motore Sachs, tra i quali il Baby Sachs a due marce con un telaio in lamiera stampata. Di seguito la Testi allarga i propri interessi e inizia a collaborare con altre aziende a cui fornisce i telai. Tra queste collaborazioni spiccano nomi importanti come Garelli, Demm (con cui costruisce in società il ciclomotore Dik Dik) e la francese Motobecane. È di quegli anni anche una motoleggera 150 motorizzata Sachs, che però non ha larga diffusione. Il sodalizio con la Demm procede fino al 1956, anno in cui la Ditta Testi fallisce. Passano pochi anni e nel 1958 la Testi risorge. Al timone dell’azienda ora c’è Erio Testi, il figlio di Umberto, rientrato dopo aver vissuto per due anni in Austria, dove lavorava alla Fichtel & Sachs per fare esperienza nella costruzione di motori. Erio concentra la nuova attività sulla sola produzione di ciclomotori e già nel 1959 viene proposto un modello da turismo denominato E2. Nel

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ad identificare nel corso degli anni numerosi modelli, tanto da renderne difficoltosa una precisa cronologia, stesso discorso anche per la denominazione Trail King impiegata anch’essa per parecchio tempo. Nel 1963 arriva il Week End Cross con cambio a tre marce, che a dispetto del nome è un turismo dalle forme molto originali. Questo modello, presentato ad inizio anno, disponeva di paragambe cromati, doppio scarico e, cosa senz’altro insolita, di una radio transistor posizionata sul manubrio. L’anno successivo

1961, la Testi si trasferisce da Bologna a San Lazzaro di Savena in via dell’Industria 9, in quella che diventerà la sede storica dell’azienda con la ragione sociale Velomotor Testi. Erio Testi ha capacità e fantasia e vuole differenziare il proprio prodotto dalla miriade di ciclomotori che in quel periodo invadono il mercato italiano, rendendolo esclusivo sia esteticamente, sia tecnicamente. La logica conseguenza di questo obbiettivo è produrre quanto più possibile in proprio. Di quel periodo è il

Il Trail King del ’65 era sicuramente un mezzo piacevole e poco ortodosso rispetto alla concorrenza dell’epoca. L’impostazione è dichiaratamente Cross, con ruote artigliate, ampio manubrio, rete proteggi faro e scarico alto. Il motore è il Minarelli a 4 marce con raffreddamento forzato.

Gran Prix (da cui discenderanno Grand Prix e Grand Prix De Luxe), il primo cinquantino sportivo della Testi, nato dalla lungimiranza di vedute e dall’impegno di Erio, nonché dalla stretta collaborazione con la F.B.Minarelli di Vittorio Minarelli. Quest’ultimo ha da qualche anno sciolto la società con Franco Morini e si appresta a dar vita ai motori con caratteristiche sportive per eccellenza che tanto hanno segnato quell’epoca. Il nome Grand Prix andrà

In alto, a sinistra, il Gran Prix 3M, sotto il Gran Prix 4M del ’65. Sopra, a destra, il Gran Prix De Luxe 3M. Qui a fianco, il Telstar presentato al Salone di Milano del ’63.

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TESTI We are the “Champion” Champion è il nome del cinquantino sportivo più famoso della dinamica casa bolognese, sempre pronta a stupire con prodotti che oggi definiremmo di tendenza. I lontani natali della Ditta Testi risalgono al 1934, anno in cui il nome appare per la prima volta, proponendosi come costruttore di biciclette, con una particolare predisposizione per i modelli da corsa. È nel 1947 che arriva il primo ciclomotore marchiato Testi. In effetti si tratta di un telaio ciclistico rinforzato e ammortizzato, dotato di un motore Garelli Mosquito a rullo, ma il seme è piantato, e sarà il capostipite di una lunga serie. Nel 1949 la prima bottega è diventata ormai troppo piccola e viene abbandonata in favore dei più ampi locali di via Borgo 30, sempre a Bologna. Qui ha inizio la produzione di ciclomotori con motore Sachs, tra i quali il Baby Sachs a due marce con un telaio in lamiera stampata. Di seguito la Testi allarga i propri interessi e inizia a collaborare con altre aziende a cui fornisce i telai. Tra queste collaborazioni spiccano nomi importanti come Garelli, Demm (con cui costruisce in società il ciclomotore Dik Dik) e la francese Motobecane. È di quegli anni anche una motoleggera 150 motorizzata Sachs, che però non ha larga diffusione. Il sodalizio con la Demm procede fino al 1956, anno in cui la Ditta Testi fallisce. Passano pochi anni e nel 1958 la Testi risorge. Al timone dell’azienda ora c’è Erio Testi, il figlio di Umberto, rientrato dopo aver vissuto per due anni in Austria, dove lavorava alla Fichtel & Sachs per fare esperienza nella costruzione di motori. Erio concentra la nuova attività sulla sola produzione di ciclomotori e già nel 1959 viene proposto un modello da turismo denominato E2. Nel

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ad identificare nel corso degli anni numerosi modelli, tanto da renderne difficoltosa una precisa cronologia, stesso discorso anche per la denominazione Trail King impiegata anch’essa per parecchio tempo. Nel 1963 arriva il Week End Cross con cambio a tre marce, che a dispetto del nome è un turismo dalle forme molto originali. Questo modello, presentato ad inizio anno, disponeva di paragambe cromati, doppio scarico e, cosa senz’altro insolita, di una radio transistor posizionata sul manubrio. L’anno successivo

1961, la Testi si trasferisce da Bologna a San Lazzaro di Savena in via dell’Industria 9, in quella che diventerà la sede storica dell’azienda con la ragione sociale Velomotor Testi. Erio Testi ha capacità e fantasia e vuole differenziare il proprio prodotto dalla miriade di ciclomotori che in quel periodo invadono il mercato italiano, rendendolo esclusivo sia esteticamente, sia tecnicamente. La logica conseguenza di questo obbiettivo è produrre quanto più possibile in proprio. Di quel periodo è il

Il Trail King del ’65 era sicuramente un mezzo piacevole e poco ortodosso rispetto alla concorrenza dell’epoca. L’impostazione è dichiaratamente Cross, con ruote artigliate, ampio manubrio, rete proteggi faro e scarico alto. Il motore è il Minarelli a 4 marce con raffreddamento forzato.

Gran Prix (da cui discenderanno Grand Prix e Grand Prix De Luxe), il primo cinquantino sportivo della Testi, nato dalla lungimiranza di vedute e dall’impegno di Erio, nonché dalla stretta collaborazione con la F.B.Minarelli di Vittorio Minarelli. Quest’ultimo ha da qualche anno sciolto la società con Franco Morini e si appresta a dar vita ai motori con caratteristiche sportive per eccellenza che tanto hanno segnato quell’epoca. Il nome Grand Prix andrà

In alto, a sinistra, il Gran Prix 3M, sotto il Gran Prix 4M del ’65. Sopra, a destra, il Gran Prix De Luxe 3M. Qui a fianco, il Telstar presentato al Salone di Milano del ’63.

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Gli autori assieme all’art director Alberto Riva in un’istantanea “celebrativa” di fine lavori. Le foto in B/N confermano ancora una volta che il primo amore non si scorda mai.

Euro 49,90

di Giorgio Scialino e Gianni De Sabbata / Editrice Custom

Giorgio Scialin

Gianni De Sabb

Febbre a 50

e b b r e a 50 mostra una panoramica di “cinquantini” sportivi, turistici e cross partendo dalla prima metà degli anni ‘60 fino ad inoltrarsi nel decennio successivo. L’epoca in cui l’introduzione del comando a pedale del cambio fece si che la visione tutta italiana di questi mezzi desse forma a delle vere moto in miniatura, oggetto del desiderio di un’intera generazione di adolescenti e non solo. Frutto di quasi tre anni e mezzo di ricerche e completato da oltre 650 foto di più di 400 modelli diversi, realizzati da 55 case costruttrici, questo volume può essere considerato una piccola enciclopedia sull’argomento. Il giusto tributo a mezzi costruiti con fantasia e ingegno, e oggi più che mai rivalutati e apprezzati.

Febbre a 50

di Giorgio Scialino e Gianni De Sabbata Editrice Custom


Febbre a 50