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a mio padre


Marco Caratozzolo

Don Aminado Una voce russa a Parigi tra le due guerre

Stilo Editrice


Universitaria Collana di scienze filologiche, artistiche e umane Comitato scientifico internazionale Mariella Basile (Univ. degli Studi di Bari) Marco Caratozzolo (Univ. degli Studi di Bari) Yannick Gouchan (Univ. di Aix-Marseille, Francia) Domenico Lassandro (Univ. degli Studi di Bari) Ferdinando Pappalardo (Univ. degli Studi di Bari) Domenico Ribatti (Univ. degli Studi di Bari) Antonia Chiara Scardicchio (Univ. degli Studi di Foggia) Ludmila Sproge (Univ. di Riga, Lettonia)

Volume pubblicato con contributi del Consiglio di Amministrazione dell’Università degli Studi di Bari ‘Aldo Moro’ e dei Fondi d’Ateneo per la ricerca scientifica

isbn 978-88-6479-017-6 © Stilo Editrice www.stiloeditrice.it Stampato nel mese di ottobre 2013 presso Global Print, Gorgonzola (MI)


SOMMARIO Premessa 1. Le fonti 2. Per una classificazione dell’opera di Don Aminado 3. Il paradiso perduto e la guerra 4. Alla corte del «Satirikon»: la prima opera teatrale 5. La fuga 6. Il feuilleton di Don Aminado come specchio della disgregazione 7. Dym bez otečestva: verso una rappresentazione del malen’kij čelovek 8. La parentesi americana 9. Il ritorno a Parigi 10. Deviazioni costruttive: la lingua francese e il cinema 11. Una raccolta di satira lirica 12. Il fascino del cabaret in emigrazione: il Večer Don Aminado 13. Di nuovo il «Satirikon» 14. Dal feuilleton all’aforisma 15. La prosa memorialistica: Poezd na tret’em puti 16. L’opera di Don Aminado: quali prospettive di approfondimento?

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Appendice. Interventi di Don Aminado sul quotidiano «Poslednie novosti», 1920-1940

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Indice dei nomi

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Bibliografia

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Premessa1 Nell’ultimo ventennio le ricerche dedicate alla vita e all’opera di Aminad Petrovič Špoljanskij, meglio conosciuto come Don Aminado2 (1888-1957), si sono notevolmente sviluppate e hanno permesso di conoscere molto più in dettaglio la poliedrica attività di questo scrittore umoristico, poeta lirico e giornalista russo, emigrato dopo la Rivoluzione d’ottobre a Parigi, dove fu attivo soprattutto nel periodo tra le due guerre. Le pagine che seguono forniscono un dettagliato profilo biografico dell’autore, accompagnato dall’esposizione delle caratteristiche più importanti delle sue opere. L’obiettivo principale di questa pubblicazione è quello di presentare al lettore italiano un autore che negli ultimi anni, come si vedrà, è stato molto rivalutato, e che per la varietà della sua produzione offre, soprattutto agli specialisti, spunti di riflessione e approfondimento scientifico in molteplici direzioni. Chiude il volume un’Appendice bibliografica che censisce tutti gli scritti di Don Aminado pubblicati sul quotidiano russo di Parigi «Poslednie novosti» dal 1920 al 1940, anni in cui la firma dello scrittore comparve con regolarità e con riscontri molto positivi sulle pagine del giornale.

1. Desidero esprimere un particolare ringraziamento ad Aleksandr Danilevskij, Oleg Korostelev e Francesco Saverio Perillo. 2. Il nome ‘Don Aminado’ viene citato nel presente lavoro secondo l’uso corrente nella letteratura scientifica italiana, cioè senza il trattino, elemento che invece compare sempre più spesso nella critica in lingua russa. Riguardo alla presenza o meno del trattino, i contemporanei di Don Aminado non sembravano adottare un criterio univoco nell’indicazione del suo nome, che infatti nelle citazioni e nelle indicazioni bibliografiche viene qui riprodotto secondo la forma adottata di volta in volta. I nomi che ricorrono nel testo del presente lavoro vengono citati con l’indicazione del prenome solo la prima volta che compaiono, fatta eccezione per alcuni casi di omonimia (Ivanov, Kuznecova, Petrovskaja, Tolstoj), in cui detta indicazione rimane anche dopo.

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1. Le fonti Prima degli anni Novanta, i materiali disponibili per approfondire la personalità e l’opera di Don Aminado si limitavano per lo più ad alcuni spunti tratti dalla memorialistica dei contemporanei: dopo averlo conosciuto, su di lui avevano infatti scritto testimonianze di grande apprezzamento importanti critici e autori dell’emigrazione, tra cui Georgij Adamovič, Andrej Sedych, Aleksandr Bachrach, Leonid Zurov, Irina Odoevceva.3 Come conferma Valentin Korovin4, negli anni Ottanta in Unione Sovietica il nome di Don Aminado era praticamente sconosciuto prima di cominciare a farsi avanti timidamente grazie a Il’ja Zil’berštejn, che in un articolo del 1980 su «Sovetskaja kul’tura» aprì un’interessante parentesi sugli scrittori dell’emigrazione citando proprio il suo nome: «В послереволюционные годы за рубежом оказались известные русские сатирики Аркадий Аверченко, ДонАминадо, Тэффи. Там же, естественно, находились их архивы эмигрантской поры жизни»5. Zil’berštejn, a cui va il 3. Si veda in particolare: M. Višnjak, Pamjati D. Aminado, «Novoe russkoe slovo», 16220, 24.11.1957, p. 2; L. Zurov, Don Aminado, «Novyj žurnal», 90, 1960, pp. 114-120; A. Sedych, Dalekie blizkie, Novoe russkoe slovo, New York 1962, pp. 76-90; G. Adamovič, Pamjati Aminado. K desjatiletiju so dnja končiny, «Russkaja mysl’», 2670, 18.01.1968, p. 5; A. Bachrach, Po pamjati, po zapisjam. Literaturnye portrety, La Presse Libre, Pariž 1980, pp. 115119; I. Odoevceva, Na beregach Seny, Chudožestvennaja literatura, Moskva 1989, pp. 95-96. Si veda anche: L. Belozerskaja-Bulgakova, Vospominanija, Chudožestvennaja literatura, Moskva 1989, pp. 5-6, 35-36; Z. Šachovskaja, V poiskach Nabokova. Otraženija, Kniga, Moskva 1991, pp. 279-284. 4. V. Korovin, “Naibolee darovityj poet” russkoj emigracii, in Don-Aminado, Naša malen’kaja žizn’ [di seguito NMŽ], a cura di V. Korovin, Terra, Moskva 1994, pp. 3-38: 3. Si pensi che nella Russkaja literatura v izgnanii di G. Struve (Izd. im. Čechova, New York 1956), alla figura di Don Aminado è dedicata solamente la pagina 160. 5. I. Zil’berštejn, Kul’turnye cennosti vozvraščajutsja, «Sovetskaja kul’tura», 5360, 16.05.1980, p. 6.

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merito di aver consegnato alcuni importanti materiali d’archivio riguardanti Don Aminado al rgali di Mosca6, raccontava tra l’altro nel proprio articolo di aver avuto una conversazione con Fedor Šaljapin, in cui quest’ultimo ammetteva, riferendosi a Don Aminado, di essere un «обожающий его поклонник», circostanza che non sembra di poco interesse se vista nella prospettiva della definizione dei numerosi contatti che lo scrittore emigrato ebbe con il mondo dello spettacolo. Alla fine degli anni Ottanta comparvero alcune pubblicazioni di Don Aminado sui periodici «Voprosy literatury» e «Oktjabr’»7, che precedettero solo di qualche anno l’uscita delle raccolte di opere8 e dei contributi scientifici più importanti sulla sua figura. 6. V. Kazak, Aminado D. [voce biobibliografica], in Id., Leksikon russkoj literatury xx veka, Kul’tura, Moskva 1996, p. 15. Questi materiali compongono il fondo di Don Aminado custodito in tale archivio: si veda a questo proposito N. Volkova, “Mne neobchodimo vam skazat’”: Iz parižskogo archiva Don-Aminado, in Id., Vstreči s prošlym, Sovetskaja Rossija, Moskva 1990, vol. vii, pp. 310-322. 7. I. Vasil’ev, “Kak ob’’jasnit’ v prostych slovach…” Don Aminado, «Oktjabr’», 9, 1988, pp. 143-144. 8. Oltre ai contributi che verranno ricordati nelle pagine successive, si indicano qui alcune pubblicazioni in cui sono comparse opere di Don Aminado: il suo Sud nad russkoj emigraciej è stato pubblicato in S.V. Karpenko, Russkie bez otečestva. Očerki antibol’ševistskoj emigracii 20-40ch godov, rggu, Moskva 2000, pp. 8-13, 488-496; altre opere compaiono in A. Ivanov (a cura di), Drug “Poslednich novostej” (Don Aminado. [Slovo o V.E. Žabotinskom]), in M. Parchomovskij, Russkoe evrejstvo v zarubež’e, M. Parchomovskij, Ierusalim 2001, vol. iii, t. i, Russkie evrei vo Francii: stat’i, publikacii, memuary i esse, pp. 14-29. I versi pubblicati da Don Aminado nei periodici kieviani tra il 1918 e il 1919 sono usciti con il titolo Stichi e il commento di Michail Rybakov su «Egupec», 9, 2002. Una scelta di versi già apparsi in altre raccolte si può trovare in: Izgnanie. Poety russkogo zarubež’ja, Feniks, Rostov-na-Donu 1999, pp. 105-118; I. Maznin (a cura di), Satirikon i satirikoncy: Antologija satiry i jumora Rossii xx veka, Eksmo, Moskva 2000, pp. 225-236; Odesskij jumor: Antologija satiry i jumora Rossii xx veka, Eksmo, Moskva 2000; Don Aminado: Antologija satiry i jumora Rossii xx veka, Eksmo, Moskva 2004. Alcuni versi, aforismi e brani in prosa si trovano inoltre in: Volkova, “Mne

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Tali contributi si possono dividere in due gruppi: da un lato le introduzioni e i commenti fino a ora pubblicati alle raccolte di opere oppure alla corrispondenza; dall’altro vari articoli che si concentrano su singoli aspetti della vicenda artistica e della poetica di Don Aminado e aprono interessanti prospettive. Brevi profili sulla vita e l’opera dello scrittore fornivano i saggi introduttivi a una raccolta di versi, aforismi e brani di memorialistica uscita nel 1991 a cura di Anatolij Markov9 e alla prima edizione russa del libro di memorie di Don Aminado, curata da Feliks Medvedev10. Nel 1994 usciva invece quella che fino a ora è considerata la più importante raccolta di opere dell’autore, pubblicata con il titolo Naša malen’kaja žizn’11: vi figurano il testo teatrale Vesna semnadcatogo goda (ristampato per la prima volta dopo l’uscita nel 1917); una scelta di versi e feuilleton tratti dalle raccolte uscite, soprattutto a Parigi, tra il 1914 e il 1951; e il libro di memorie Poezd na tret’em puti, già apparso in edizione russa nel 1991 e seguito da altre due edizioni, sempre in Russia12. Korovin, autore del ricco commento delle opere di Don Aminado, ripercorre nel saggio introduttivo13 il cammino artistico dello scrittore, soffermandosi sulle iniziative editoriali e culturali che maggiormenneobchodimo vam skazat’” cit.; con il titolo Memuary. Poezd na tret’em puti, in T. Buslakova (a cura di), Russkij Pariž, MGU, Moskva 1998, pp. 95-129. 9. A. Markov, “Rukoplešču – kak akrobatu…”, in Don Aminado, Paradoksy žizni: stichotvorenija, vospominanija, aforizmy, a cura di A. Markov, Obnovlenie, Moskva 1991, pp. 3-6. 10. F. Medvedev, Byla vesna, kotoroj ne vernut’, in Don-Aminado, Poezd na tret’em puti, a cura di F. Medvedev, Kniga, Moskva 1991, pp. 325-331. La prima edizione del testo era stata pubblicata a New York nel 1954 dall’Izd. im. čechova. 11. Si veda supra la nota 4. 12. Le due edizioni successive a quella citata del 1991 sono state pubblicate per i tipi di Vagrius a Mosca nel 2000 e nel 2006. 13. Korovin, “Naibolee darovityj poet” cit.

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te lo avevano consacrato agli occhi del pubblico, dei lettori e degli spettatori russi di Parigi. Espone poi interessanti particolari sul metodo e sul carattere di Don Aminado, che a suo giudizio gli hanno conferito una posizione importante anche nel mondo dello spettacolo. Dal punto di vista letterario, il critico sottolinea il progressivo spostamento della sua poetica dalla satira esacerbata dei primi anni all’afflato lirico della maturità, intriso di un umorismo bonario: «с годами Дон-Аминадо становился все более лиричным. Негодующая сатира первой эмигрантской книги “Дым без отечества” и прозаической “Наша маленькая жизнь” постепенно сменялись добродушным юмором»14. Nel 2000 Anatolij Ivanov ha curato un’ampia scelta delle malye formy di Don Aminado15, non soltanto gli aforismi e gli epigrammi di «Poslednie novosti», ma anche versi pubblicati su altre riviste. Le ricche note di commento ai vari aforismi permettono di comprendere a fondo le fonti (soprattutto la contemporaneità politica e sociale, ma anche le questioni di vita pratica degli emigrati russi, i rapporti coniugali, i personaggi storici e molto altro) a cui l’autore si era ispirato. Nel saggio introduttivo al volume, Rossija, vyechavšaja za granicu, Ivanov traccia un profilo biografico di Don Aminado e si sofferma sulla grande importanza che i suoi aforismi ebbero per la vita degli emigrati russi, sia come testimonianza storica, sia come occasione per sorridere e riconoscersi con ironia. Non va dimenticato, aggiunge il curatore, che questa grande produzione di aforismi andò a colmare una significativa lacuna della letteratura russa, nella quale, se si esclude la produzione di Koz’ma Prutkov, a cui lo stesso Don Aminado si era dichiaratemente ispirato, «этот жанр не получил развития»16. 14. Ivi, p. 36. 15. Don Aminado, Čem noč’ temnej… Aforizmy i epigrammy, a cura di A. Ivanov, Letnij sad, Sankt-Peterburg/Moskva 2000. 16. A. Ivanov, Rossija vyechavšaja za granicu, in Don-Aminado, Čem noč’ temnej… cit., pp. 3-22: 14.

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Don Aminado riportò in auge gli aforismi, come fece con altri generi non solo letterari, ora reinterpretando la tradizione, ora reinventando stili e situazioni, ma sempre presentandosi come un instancabile innovatore. La critica si è concentrata con particolare attenzione su questa caratteristica e su due altri campi in cui queste doti dello scrittore si manifestarono con ottimi risultati, cioè il cinema e il literaturnyj sud. Alla simbiosi tra il cinema e la letteratura presente nell’opera di Don Aminado sono dedicati gli studi di uno dei più precisi interpreti della sua opera, Rašit Jangirov, che nel 1995 ripubblicava su «Novoe literaturnoe obozrenie» un’opera di Don Aminado ispirata al principio del ‘riavvolgimento della pellicola’ e la commentava con Katja Petrovskaja17 apportando numerose testimonianze sul rapporto tra l’autore e le istituzioni che a Parigi promuovevano il cinema russo e internazionale e i suoi interpreti. Nel 2000, poi, lo stesso Jangirov ripubblicò e commentò18 la sceneggiatura di Don Aminado per un film documentario sull’emigrazione russa (andato purtroppo perduto) che nel 1931 girò Nikolaj Evreinov e la cui proiezione divenne un evento molto importante nella Parigi degli emigrati russi, come testimoniano gli articoli di giornale che vengono citati nel commento di Jangirov. 17. Don Aminado, Miška, verti nazad. Živoj fil’m russkoj žizni za tridcat’ let, no v obratnom porjadke, a cura di R. Jangirov, «Novoe literaturnoe obozrenie», 12, 1995, pp. 5-33 (il commento, dal titolo «Ekran žizni»: Versija Don-Aminado inizia a pagina 17 ed è stato scritto da Jangirov con la collaborazione di Katja Petrovskaja). 18. R. Jangirov, Pervyj fil’m iz žizni russkogo Pariža. Zabytaja kinošutka Don Aminado, in V. Moskovič et al. (a cura di), Evrei Rossii – immigranty Francii. Očerki o russkoj emigracii, Mosty kul’tury, Moskva-Pariž-Ierusalim 2000, pp. 187-237. Sul ruolo che Don Aminado aveva nell’industria dell’editoria e del cinema russo di Parigi, si veda: R. Jangirov, Iz istorii russkoj zarubežnoj pečati i kinoizdatel’stva 1920-ch godov. (Po novym materialam), in O. Korostelev et al. (a cura di), Diaspora. Novye materialy, Athenaeum/Feniks, Pariž/Sankt-Peterburg 2001-2007, vol. vi, 2004, pp. 525-590.

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Riguardo al processo letterario, genere che grazie a Don Aminado ebbe molta popolarità tra i russi di Parigi e non solo, è stato ancora Jangirov a mettere in evidenza l’importanza di questa e di altre malye teatral’nye formy a cui lo scrittore satirico diede diffusione. L’articolo «Samosud emigracii» i ego avtor, che lo studioso russo ha scritto su questo argomento nel 199619, poneva in questa direzione di indagine importanti basi riprese di recente e approfondite da Aleksandr Danilevskij in un corposo saggio dal titolo Razmyšlenija po povodu «Suda nad russkoj emigraciej» Don-Aminado20. Qui Danilevskij propone, riferendosi agli studi di Lotman relativi all’influenza del testo sulla struttura dell’uditorio, un’interpretazione del literaturnyj sud di Don Aminado come «явление гетерогенное»21, cioè un evento che si caratterizzava per la molteplicità di destinatari e che dava all’autore la possibilità di parlare non solo al vasto pubblico, ma anche, attraverso un messaggio più ermetico, ad alcuni rappresentanti della massoneria russa di Parigi, di cui, benché non vi siano prove evidenti, sembra facesse parte anche Don Aminado. Altri commentatori dell’opera di Don Aminado sono stati Katja Petrovskaja, che si è interessata in particolare alla «poetika kataloga», cioè lo stile con cui lo scrittore trasmette l’immagine dell’arresto del tempo e quindi la nostalgia per

19. R. Jangirov, «Samosud emigracii» i ego avtor, «Literaturnoe obozrenie», 3, 1996, pp. 92-99. 20. A. Danilevskij, Razmyšlenija po povodu «Suda nad russkoj emigraciej» Don-Aminado, in A. Danilevskij, S. Docenko (a cura di), Kul’tura russkoj diaspory: Emigracija i mify. Sbornik statej, Acta Universitatis Tallinnensis: Humaniora, Tallinn 2012, pp. 85-109. Si veda dello stesso autore anche «Ja dolžen byl bežat’ v Revel’»: “Šurim eks-kajzera” v osveščenii russkoj zarubežnoj presse, in I. Belobrovceva et al. (a cura di), Avoti: Trudy po baltijsko-russiskim otnošenijam i russkoj literature. V čest’ 70-letija B. Ravdina, Stanford University, Stanford 2012, parte ii, pp. 25-67. 21. Danilevskij, Razmyšlenija po povodu cit., p. 88.

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la Russia22; Lidija Spiridonova, che riprendendo alcune sue ricerche del 197723, pubblicava più di venti anni dopo un libro sulla satira nell’emigrazione russa dedicando un capitolo alla figura di Don Aminado e uno alla rivista «Satirikon» nella versione parigina, da lui diretta nel 193124; la sua allieva Elena Bryzgalova, che ha approfondito sia la rappresentazione della natura in contrapposizione alla città nella poetica di Don Aminado, sia il suo rapporto con la tradizione pietroburghese del «Satirikon»25. Più recente è infine un suggestivo contributo di Fedor Fedorov, che ha approfondito alcuni importanti elementi dell’immaginario del poeta, come il sogno (mečta) e il fumo (dym)26. Anche la corrispondenza di Don Aminado è di grande interesse, poiché, oltre a fornire importanti particolari sulle vicende della vita privata, conferma la vastità delle conoscenze e dei contatti che egli aveva in diversi ambienti della cultura 22. K. Petrovskaja, Don-Aminado: poetika kataloga, «Studia Litteraria Polono-Slavica», 3, 1999, pp. 109-122. Si veda della stessa autrice: DonAminado. Tragičeskij šut, «Egupec», 9, 2002 (versione on line, priva di numeri di pagina, consultabile al link: http://www.judaica.kiev.ua/eg9/ eg929.htm [01.05.2013]). 23. L. Spiridonova [L. Evstingeeva], Russkaja satiričeskaja literatura načala xx veka, Nauka, Moskva 1977. 24. Id., Bessmertie smecha. Komičeskoe v literature russkogo zarubež’ja, Nasledie, Moskva 1999, pp. 51-75, 251-288. 25. E. Bryzgalova, Motiv nostal’gii v emigrantskoj poezii Don-Aminado, in E. Bryzgalova, V. Red’kin, Žanrovo-stilevye problemy v literature xx veka, TvGU, Tver’ 2000, pp. 131-138; E. Bryzgalova, Mir prirody i ego rol’ v emigrantskoj poezii Saši Černogo i Dona Aminado, in V. Red’kin, E. Bryzgalova, Žanrovo-stilevye problemy russkoj literatury xx veka. Sbornik naučnych trudov, TvGU, Tver’ 2003, pp. 60-70. Si veda, della stessa autrice, più in generale sul «Satirikon»: Tvorčestvo satirikoncev v literaturnoj paradigme serebrjanogo veka, Izd. Aleksej Ušakov, Tver’ 2006. 26. F. Fedorov, Don-Aminado: Emigracija kak «paradoks i mečta», in DaDocenko (a cura di), Kul’tura russkoj diaspory cit., pp. 50-84.

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dell’emigrazione russa di Parigi. Nel 1998, per commemorare i centodieci anni dalla nascita dello scrittore satirico, Vladimir Tunimanov pubblicò un articolo sulla rivista «Novyj žurnal»27, in cui figuravano un breve profilo critico dell’autore e i testi di alcune lettere (conservate presso l’Archivio Bachmetev, di cui si dirà) a lui inviate in anni diversi da Aleksandr Kuprin, Šaljapin, Aleksej Remizov, Zinaida Gippius, Ivan Bunin, Mark Aldanov. Le lettere pubblicate da Tunimanov hanno aperto la strada ad altre pubblicazioni dedicate alla sua corrispondenza: nel 2000 Irina Obuchova-Zelin’skaja ha ripreso proprio le lettere di Aldanov e le ha pubblicate con un più dettagliato commento28. Nel 2011 sono poi state introdotte, pubblicate e commentate, a cura di Irina Belobrovceva, le lettere di Vladimir Ryndzjun (A. Vetlugin) a Don Aminado29, mentre a cura dell’autore del presente volume è stata studiata la sua corrispondenza con Mark Višnjak, di cui egli era grande amico30. In fase di elaborazione 27. V. Tunimanov, Pis’ma k Don-Aminado: Iz emigrantskoj chroniki, «Novyj žurnal» (SPb), 3, 1998, pp. 140-159. 28. I. Obuchova-Zelin’skaja, Schodivšiesja parallely. Iz perepiski DonAminado s Markom Aldanovym, in M. Parchomovskij (a cura di), Evrei v kul’ture russkogo zarubež’ja: stat’i, publikacii, memuary i esse, M. Parchomovskij, Ierusalim 1992-1996, 5 voll.: t. v, 1996, pp. 193-221. 29. I. Belobrovceva, «Vami zabytyj i Vas ljubjaščij A. Vetlugin»: Pis’ma A. Vetlugina Don-Aminado, in Ja. Levčenko (a cura di) Rabota i služba. Sbornik pamjati Rašita Jangirova, Svoe izdatel’stvo, Sankt-Peterburg 2011, pp. 205-231. 30. Si veda M. Caratozzolo (a cura di), «Byl alkogol’. Byla toska. Bezumno žaždal Višnjaka»: Don-Aminado, in O. Korostelev, M. Šruba (a cura di), «Sovremennye zapiski». Pariž 1920-1940. Iz archiva redakcii, Novoe literaturnoe obozrenie, Moskva 2012, t. iii, pp. 677-712. A cura di Caratozzolo si segnalano anche altri lavori sulla figura e l’opera di Don Aminado: I concetti di provincija e provincial’nyj gorod nell’opera di Don Aminado, «Europa Orientalis», 1, 2003, pp. 151-163; “Zelenaja paločka” i denacionalizacija detej emigracii, in Lingvističeskie i metodičeskie osnovy filologičeskoj podgotovki učitelja-slovesnika (materialy meždunarodnoj naučno-metodičeskoj konferencii), Staryj Oskol’ 2005, t. ii, pp. 198-205; Don Aminado i «Sovremennye zapi-

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è il commento della corrispondenza tra Don Aminado e Petr Pil’skij, Pavel Miljukov e Bunin. Nonostante questo, non si può ancora dire che gli scambi epistolari di Don Aminado godano della meritata attenzione, e molto si può ancora fare, tenendo conto della ricchezza dei materiali d’archivio disponibili. I più importanti materiali archivistici che riguardano Don Aminado si dividono tra Mosca e New York31. Presso il rgali moscovita è conservato un fondo ‘Don Aminado’ composto da ventisette unità archivistiche disposte su due inventari32. Il fondo è costituito da materiali eterogenei, datati dal 1910 al 1950: nel primo inventario sono contenute sia alcune lettere (ed. chr. 1-10) inviate da vari amici a Don Aminado per esprimergli grande stima (è il caso della lettera, ormai celebre, di Marina Cvetaeva del 1938) oppure cordoglio dopo la morte dei genitori, sia fotografie (ed. chr. 10-15) in cui figura Don Aminado, oppure altre con dedica che gli sono state regalate da amici scrittori (tra cui Bunin, Kuprin e Teffi); nel secondo inventario (ed. chr. 1-12) figurano invece ritagli di giornale incollati su un album (ed. chr. 8) oppure disposti in ordine sparso: tra questi, anche traduzioni di sue composizioni comparse su riviste internazionali, in particolare quella di Oni žujut (ed. chr. 9), un feuilleton che uscì in versione inglese con il titolo They chew sulla rivista newyorkese «The interpreter» nel 1924. ski», in M. Šruba, O. Korostelev (a cura di), Vokrug redakcionnogo archiva «Sovremennych zapisok» (Pariž, 1920-1940). Sbornik statej i materialov, Novoe literaturnoe obozrenie, Moskva 2010, pp. 140-145. 31. Pochi altri materiali sono conservati a Kiev e Odessa presso i seguenti archivi: il ‘Central’nyj Gosudarstvennyj Istoričeskij Archiv’ di Kiev, dove sono custoditi due fascicoli (F. 707. Op. 287. D. 4092, 4094) che riguardano gli sudi di Don Aminado presso la locale Università, e il ‘Gosudarstvennyj Archiv Odesskoj oblasti’, dove pure si conserva un fascicolo relativo alla sua presenza presso il Novorossijskij Universitet (F. 45. Op. 5. D. 15184) (Cfr. O. Kuznecova, Don Aminado [voce biobibliografica], in P. Nikolaev (a cura di), Russkie pisateli 1800-1917, Sovetskaja enciklopedija, Moskva 1992, t. ii, p. 157). 32. Rgali, «Don-Aminado», F. 2257. Op. 1-2. Ed. chr. 1-27.

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La parte più consistente del lascito di Don Aminado si trova invece a New York, presso l’Archivio Bachmetev della Columbia University. Le carte sono divise in due box, il primo dei quali contiene l’insieme delle lettere a Don Aminado che si sono conservate e sono state inviate da quarantadue corrispondenti (ordinati per iniziale russa del cognome dalla A alla R): vi figurano, tra gli altri, personaggi molto illustri dell’emigrazione, come Bunin, Kuprin, Miljukov, Dmitrij Merežkovskij, Remizov; nel secondo box sono contenute le lettere degli altri corrispondenti (quelli con cognome dalla S in poi), anch’essi talora molto importanti come Teffi e la Cvetaeva, ma anche una serie di interessanti documenti, tra cui un contratto per la redazione della sceneggiatura di un film che doveva essere interpretato da Josephine Baker, varie cartoline e lettere di mittenti non sempre riconoscibili e alcuni autografi di Don Aminado, tra cui quello di Poezd na tret’em puti 33. Gli spazi per approfondire la personalità e l’opera di questo scrittore sono dunque considerevoli: con la presente pubblicazione si intende anche indicare proprio le principali direzioni in cui tale approfondimento potrebbe essere condotto34. L’impegno fino a ora dimostrato dall’editoria russa per la divulgazione della sua opera (che in Italia, se si eccettuano pochi contributi, è ancora poco conosciuta)35 ci induce 33. Di seguito ci si riferirà ai materiali di questo fondo archivistico attraverso la sigla comunemente usata dagli studiosi di Don Aminado, cioè ‘bar’ (Columbia University, Rare Book and Manuscripts Library, Bachmeteff Archive of Russian and East European History and Culture, Collection ‘Shpolianskii’), con l’indicazione del box (1 oppure 2) in cui essi compaiono. 34. Cfr. infra, § 16. 35. Nella critica italiana il nome di Don Aminado ricorre raramente. A lui poche righe furono dedicate da Ettore Lo Gatto, quando ricordava nella propria Storia della letteratura russa (Sansoni, Firenze 19907, p. 83) che «un Don Aminado […] cercò di mantener viva la tradizione del “Satyricon”, quando questa famosa rivista riprese le sue pubblicazioni a Parigi, scrivendo brevi satire ed epigrammi». Nella Storia della Letteratura russa

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a constatare che tale interesse è oggi considerevole e che essa, ancora non adeguatamente studiata, merita attenzione.

2. Per una classificazione dell’opera di Don Aminado La produzione di Don Aminado fu molto ampia: le opere pubblicate in volume ne rappresentano solo la parte minore, mentre ben più rilevante in quantità, come dimostra anche l’Appendice qui pubblicata, fu il complesso dei suoi ‘pezzi’ apparsi su giornali e riviste, soprattutto negli anni di maggiore attività dell’autore, dal 1920 al 1940. Per avere un’idea in merito a questa quantità, basti pensare che Don Aminado era un intellettuale e scrittore che concepiva il proprio lavoro come un’occupazione giornaliera e che, in certi periodi, pubblicava i propri scritti anche con una cadenza di tre o quattro volte alla settimana su un quotidiano che ospitò la sua firma per quasi vent’anni. Si dovrebbero quindi, a mio avviso, distinguere due contesti: quello giornalistico da un lato, legato principalmente alla sua produzione ‘quotidiana’ e costituito dai generi, principalmente di matrice umoristica, da lui proposti attraverso la carta stampata: soprattutto feuilleton, in prosa e in versi, e poi altre malye formy, come aforismi ed epigrammi. Dall’altro lato ci sono gli scritti non gazetnye, ovvero le opere del Novecento il nome di Don Aminado compare solo tre volte e all’interno dello stesso saggio (cfr. R. Guerra, L’emigrazione russa dagli anni Trenta agli anni Settanta, in Storia della letteratura russa. Il Novecento, diretta da E. Etkind et al., Einaudi, Torino 1989-, 3 voll.: vol. iii, Dal realismo socialista ai nostri giorni, pp. 128-129, 146). Nel libro Scrittori russi a Berlino (Liguori, Napoli 1994), la curatrice Rossana Platone approfondisce il contributo di Don Aminado alla letteratura russa di Berlino nei primi anni Venti e introduce la traduzione italiana di Čto že nam vse-taki delat’?! (trad. di Angelo Bongo, pp. 167-174). Approfondimenti sulla vita e l’opera di Don Aminado si possono trovare anche in M. Caratozzolo, La Russia allo specchio. Cultura società e politica dell’emigrazione russa a Parigi negli anni Trenta, L’Harmattan Italia, Torino 2006, pp. 28-29, 32.

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maggiormente meditate e che potrebbero rivelare con maggiore evidenza gli spunti di qualità dello scrittore: la lirica, le forme teatrali, il racconto umoristico, la prosa memorialistica; generi molto differenti tra loro, che tuttavia, affrontati con una certa originalità, dimostrano, pur nella diversità dei risultati ottenuti, che egli aveva fatto propria la tradizione della letteratura e del teatro russi e si impegnava in un continuo lavoro di rielaborazione di questa tradizione. D’altra parte l’opera di Don Aminado è un compendio di tradizioni tra le più significative, a cui egli rende dichiaratamente omaggio con frequenti citazioni: le lezioni di scrittura giornalistica di Vlas Doroševič nei suoi feuilleton, l’esperienza del cabaret di Nikita Baliev e di Evreinov nei suoi testi teatrali, i racconti di Averčenko nella prosa umoristica, i versi di Saša Černyj nella sua poesia satirica, la grande stagione di Koz’ma Prutkov nella sua aforistica. Non mancano poi i grandi classici della letteratura russa (Nikolaj Gogol’, Anton Čechov, Lev Tolstoj, Aleksandr Blok, solo per citarne alcuni), che si fanno spazio a ogni livello nell’intertesto dell’opera di Don Aminado, trasformandola in un grande caleidoscopio della cultura russa, un reservoir della tradizione di grande interesse per il ricercatore che voglia addentrarvisi. Per questo motivo è giusto pensare a Don Aminado non solo come a uno scrittore, ma anche come a un importante mediatore tra la Russia e i russi che da essa si erano allontanati, ma non avevano smesso di cercarne le tracce e lo spirito, sia che si trovassero nei libri, sia che comparissero sulla carta stampata oppure su un palcoscenico. Tale opera di mediazione gli è stata ampiamente riconosciuta dai contemporanei e fu, in effetti, uno dei suoi principali meriti. Approntare una distinzione chiara delle opere di Don Aminado non è cosa facile, anche perché molte delle sue composizioni venivano – come era uso tra gli scrittori dell’emigrazione che collaboravano con la stampa periodica – ripubblicate in altri contesti oppure in periodi successivi con dei cambiamen-

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Don Aminado. Una voce russa a Parigi tra le due guerre  

Aminad Petrovič Špoljanskij, scrittore russo emigrato a Parigi, più noto come Don Aminado (1888-1957) è stato protagonista della scena cultu...