Page 1

Avete per le mani un numero anarchico. Ho tentato di imbrigliare i collaboratori. Niente da fare. Tutti sono andati a farfalle, tutti a sfogare la malinconia alluvionata, la fragilità generazionale, il precariato-lottadiclasse-cazzo, etc. etc. etc. Nessun numero è mai stato così libero. Stilelibero, appunto. E allora vado a farfalle anch'io. In questo delirio ubriaco, voglio leggere la fatica di trovare un (nuovo) ordine condiviso, una parola chiave. Siamo tutti presi dall'ansia di trovare il vocabolario, il linguaggio della nuova narrazione, quella del nuovo Nordest, quella del nuovo Mondo, quella di Mondodue. A questa ansiosa ricerca io regalo una parola: povertà. Noi “siamo la generazione che per la prima volta avrà meno rispetto a chi è venuto prima”. Cazzo, che illuminazione! Meno soldi, un debito pubblico infinito, meno opportunità, anche meno aspettativa di vita, si dice, per gli effetti collaterali (e cardiovascolari) della civiltà dei consumi. Viviamo un tempo che soffre le contraddizioni del modello culturale – quello dell'individualismo, quello dell'altro percepito come competitor – scaturito alla fine degli anni '70. E la crisi che stiamo vivendo è essenzialmente relazionale, è la crisi del Mercato, come modello unico di relazioni tra gli uomini (individualisti), è la crisi di una teoria economica fino a ieri condivisa in tutto il Mondo; il Modello è andato in crisi, sta crollando, non è più sostenibile. Ma allora questa generazione non deve lamentare che “avrà meno”. Perchè altrimenti dimostra che sta “subendo” il Modello precedente. Basta. Che “rivoluzione” sarebbe senza cambiare l'essenziale, ovvero il “modello di felicità”? Si dovrebbe, invece, rivendicare – per dirla con il linguaggio di Ilvo Diamanti e dell'Edmondo Berselli de “L'economia giusta” – che è vero, sì, saremo “più poveri”. Diciamocelo. Saremo più poveri. Miliardi di persone si stanno affacciando e chiedono di avere anche loro l'acqua in casa, un elettrodomestico. Quindi, noi saremo più poveri. Più poveri, secondo i parametri del Modello vecchio. Del Mondo vecchio. Eppur potremmo anche Essere più ricchi. Per tante ragioni concrete, non tanto per vago idealismo. Ragioni connesse alla qualità della vita, dell'ambiente, dei saperi, della liberazione di creatività e innovazione. Delle relazioni, tra di noi, delle nostre umanità, dei nostri amori, delle nostre fragilità e bellezze. Sono “cose” ricche, sono il sale della vita. Sarà una ricchezza diversa, vitale, più “comunitaria”, più figlia di rete umana e condivisione di "risorse" umane. E più concreta dell'illusione tecnoplasticosa, ingrigita e cementosa della civiltà dei consumi. Sebastiano Rizzardi


CEMENTO StileLibero 11/2010  

StileLibero * il nordest oltre la crisi 11/2010 - CEMENTO

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you