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Il numero di marzo dovevamo dedicarlo all'Unità d'Italia, le polemiche, i tricolori, i deliri, i nostalgismi, le fatiche, le storie, i giovani, l'Italia di oggi, l'Italia di 150 anni fa, l'Italia che sarà, tra 150 anni, nel 2161, anni in cui noi non arriveremo, e neanche i nostri figli. Tema complesso, ma poco attraente per SL, poco stimolante; vi chiedo scusa in anticipo per il livello dei pezzi, per grazia ricevuta ne avevamo qualcuno in cantina e l'abbiamo tirato fuori. Inutile, questo giornale è troppo avanti, se appena prova ad inserirsi dentro il dibattito medio della media nazionale, le vene artistiche si rattrappiscono, il sangue non arriva al cervello. Ci serva da lezione: noi non ci facciamo dettare l'agenda da nessuno. E quindi con la rimozione della vettura qui a fianco, simbolo della neoboarìa trionfante (ancora per poco), rimuoviamo oggi e per sempre ogni forma di sudditanza culturale. Premesso questo, vado fuori tema anch'io e vi racconto una cosa che è successa ad inizio marzo, in modo semplice, chè non bisogna sempre cercare di scrivere cose definitive e provare per forza ad essere brillanti. Ad inizio marzo abbiamo fatto una cosa a Padova, nella chiesa sconsacrata di San Clemente, a due passi da un parcheggio di camionisti esteuropei, molto grossi; l'abbiamo fatta in zona industriale, vicino ad un binario ferroviario, dietro il mercato ortofrutticolo e davanti ad un cimitero; quando siamo arrivati, svoltando sul binario, a fianco del parcheggio di camionisti, vicino al cimitero, c'era una lucciola che contrattava con un uomo, curvo, piccolo, vecchio, che chiedeva un po' di calore, e chissà se si saranno accordati. Dentro la chiesa sconsacrata abbiamo fatto quella cosa di leggere brani di questo giornale, brani che si snodano in oltre un anno e mezzo, pensieri e frammenti tolti dai muri; poi qualcuno ha preso la chitarra, ha cantato, altri hanno mangiato e bevuto, e San Clemente sconsacrato si concedeva e sembrava vivere una rinnovata sacralità. Bella, è stata una cosa molto bella, senza canone (qualcuno che pontifica dal palco ed annoia col proprio narcisismo, altri che ascoltano), tutto molto orizzontale, tutti ad intrecciare impressioni, materia che si incrocia, contenuto e contenitori; nessun delirio dionisiaco, beninteso, c'era equilibrio, c'era sana ebbrezza. Ci è rimasta una sensazione di piacere, come se quell'impasto di "mondodue" che abbiamo sempre invocato, ecco, quell'impasto si è rivelato, esiste, è fatto di corpi, sguardi, persone, idee, che si trovano in una chiesa sconsacrata in zona industriale, luoghi simbolo della fine di tutto, della morte di Dio, etc... Ma sono le solite stronzate, perchè da questi templi del nichilismo abbiamo fatto sgorgare sangue vero ed intenso, e qualcosa vorrà pur dire. Sebastiano Rizzardi



RIMOZIONE StileLibero 03/2011