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anno I n. 2 dicembre 2009

www.stileliberoweb.it

il nordest oltre la crisi

TERZA GUERRA MONDIALE La Terza Guerra Mondiale venne dichiarata il 15 settembre 2008. Gli Uomini se ne resero conto diversi anni dopo. Il Mercato aveva vinto l'ultima guerra di posizione nel 1989, con il crollo del Muro di Berlino. Valori millenari si accomodarono su rotoli di grasso, attendendo di crepare di Nichilismo. La sera prima dello scoppio della guerra, il 14 settembre 2008, il Mercato – che teneva in scacco gli Uomini, drogati dalla “unica e sola felicità dei consumi” – andò a coricarsi presto. Diede un'occhiata tra Padova-VicenzaTreviso, lì aveva fatto un buon lavoro. Chiuse gli occhi. Ma non fu un sonno tranquillo, da qualche tempo soffriva di una fastidiosa ernia a disco. “L'età, l'età”, si diceva. Il 15 settembre 2008 una delle figlie del Mercato, smaniosa di vita, fuggì dal Convento di Wall Street e dichiarò guerra al padre. Quella figlia, un po' troietta, si chiamava Crisi. Per un paio d'anni, il Mercato giocò diverse carte contro la Crisi: schierò il suo braccio armato Tecnica, mise in campo l'artiglieria pesante delle banche, fece incursioni agili e spiazzanti con gli ammortizzatori sociali (la strategia era “meglio tirare a campare che tirare le cuoia”), riuscì a recuperare qualche posizione sulla linea Maginot del Pil, mandò avanti l'orda massiccia dei “Vecchi Gerontocratici dalle ricche Pensioni”. Ma la Crisi riusciva a rispondere, colpo su colpo. Il Mercato – attraverso la sua spia Stato-di-Polizia – venne a sapere che c'era qualcuno dietro alla figlia, ma le identità degli alleati gli rimanevano oscure. Del resto, gli alleati erano oscuri pure alla Crisi, che solo il 24 gennaio 2012 riuscì a riunire i vari eserciti che a diverso titolo le si erano affiancati: Giovani, Ambiente, Creatività civile, Umanesimo, Web 2.0. La Crisi li tenne insieme con un motto: “Se non ora, quando?”. I Giovani, in particolare, si incazzarono quando il Mercato certificò la loro espulsione dal Parlamento delle Generazioni, c'erano sempre stati in schiacciante ed insignificante minoranza: “Dobbiamo tagliare i costi del Parlamento – decretò il Mercato - Ho qui le stime dell'Economia Tradizionale: l'Economia Tradizionale stima che dopo la guerra, anche se si vince, lei potrà occupare non più dei 2/3 dei lavoratori occupati nel 2008. Un Terzo – più i signori Precari - lasciano lo stato di “ricchezza mobile” e passano alla “povertà fissa”: vi invito a vivere la Rassegnazione e la Depressione, in fondo sono cazzi vostri”. Messi con le spalle al muro, i Giovani si diedero alla Guerra: finalmente avevano trovato il nemico, finalmente avevano intuito la necessità del Conflitto. L'Ambiente, dal canto suo, se la prese perchè il Mercato lo affliggeva, non voleva che nessuno lo toccasse, “Vietato calpestare”. Lui aveva bisogno di affetto, di fisicità, aveva bisogno di respirare. La Crisi, dopo un anno con l'esercito riunito, ebbe la meglio sul Mercato. La Liberazione fu celebrata il 7 luglio 2013. A quel punto, sfiancata da anni di dura battaglia, si ritirò a vangare un orto nell'Alta Padovana. Di tanto in tanto, la Crisi si concedeva pose da storica: “Ogni guerra mondiale è diversa da quella che l'ha preceduta, diverso il modo di combattere, diverso quello di morire; vince chi si accorge per primo di essere davvero in guerra”. Poi, nel tempo libero, praticava sesso libero, nella calda stalla, d'inverno, all'ombra dei selgari quando faceva caldo. Sebastiano Rizzardi

Necrologi 2.0? Prendo la barca e vado via Ci sono quelli che si inventano "innovatori", passano i rifiuti nella lavatrice del Web e si considerano nel Futuro. Ci sono quelli che non hanno remore di sorta, via dritti di fronte alla morte, perchè hanno capito che un settore non andrà mai in crisi, quello dei funerali: ed allora nasce (e prospera) un portale "di riferimento per gli eventi luttuosi

e per la promozione di tutte le onoranze funebri. Parenti, amici e conoscenti possono manifestare il loro dolore con messaggi di condoglianze e dediche. Dopo i funerali il caro estinto riposa in un cimitero virtuale". Ci sono quelli che frugano nell'immondizia, recuperano sottocontenuti e ne fanno dei prodotti di "cultura": ci sono forse alternative?

Nell'assenza di grandi scenari, di visioni ampie, di respiro e prospettiva, che altro bisogna fare se non "rumegare nella merda", cercando di tirar fuori qualcosa che sappia di buono, per quanto puzzi, e puzzi terribilmente? Nel delirio di un Sistema economico che si arrampica su tutto, che "rumega" ovunque, capita di incontrare chi cerca un nuovo Si-

stema. In maniera originale e antica, naturale e innovativa. Giacomo De Stefano (www.unaltropo. com) ha risalito il Po a remi e a vela: "Un viaggio a impatto zero, fatto con le uniche risorse dei doni ricevuti lungo il cammino, per sensibilizzare sul fiume che muore, su uno stile di vita leggero e lento, una riflessione sui limiti di uno sviluppo frenetico che di-

mentica l’uomo e la natura, sulla decrescita possibile, sul vivere meglio con poco". Attraverso i fiumi, Giacomo partirà da Londra per arrivare ad Istanbul. E continuerà a narrare con la sua vita la nuova frontiera dell'economia, quella che si inserisce nelle pieghe del dono e dell'incontro tra uomini. Anche questo è societing. www.madeinbunker.com


Condizioni di lavoro frustranti, intelligenza prigioniera della precarietà: basta, liberiamo la sintesi tra cultura umanistica e abilità tecniche

ci su un'esperienza comune: il successo economico negli ultimi anni è arrivato anche (e forse in alcuni casi soprattutto) per chi non aveva nessuna cultura. È arrivato per chi, in un certo senso ciecamente, si è dato da fare e ha avuto la fortuna - dico questo ovviamente senza voler sminuire il "sacrificio" - di trovarsi in una contigenza storica in cui le cose, per molti motivi, sono andate nel verso giusto. Queste persone ora hanno cinquanta, sessanta, settant'anni, ricoprono posizioni di potere: sono imprenditori, politici, amministratori, bancari, uomini di spettacolo; sono ancorati alla loro posizione, pontificano sul tema "i giovani non hanno più voglia di sporcarsi le mani, la laurea non serve a niente". Dall'altra parte, parlo di chi possiede capacità, valore personale, iniziativa, di chi si trova in una fase di vita in cui tradizionalmente la freschezza di idee ha prodotto i risultati di sviluppo

I casi hanno annoiato. Ormai si leggono in tutti i quotidiani, ognuno con il suo grado di ingiustizia. Se c'è una cosa che li accomuna è l'umiliazione. Perchè, se anche è possibile che qualcuno avesse avuto pretese assurde, arroganti o irrealistiche, la maggior parte ha lavorato sodo, fiduciosa dell'apertura di opportunità reali e soddisfacenti, senza attese spropositate, con un livello di autostima corretto e proporzionato alle ragionevoli necessità di una persona adulta. Parlo di chi ha lavorato sulla formazione di sé, sull'acquisizione di competenze "alte", sullo sviluppo della propria intelligenza e del sapere, mirando non solo alla cura delle capacità e talenti ma allo sviluppo di risultati di utilità sociale e collettiva. Parlo di giovani che escono dal "mondo" dello studio ed entrano nel "mondo" del lavoro. Parlo di mondi che restano separati. Nel secondo vige una logica che affonda le sue radi-

Tutta la vita davanti (2008) di Paolo Virzì

UCCIDI L'UMILIAZIONE, CREA MONDO DUE

più entusiasmanti, più utili e innovativi e però si trova a dover accettare condizioni di lavoro - e quindi di vita - umilianti. E che, subendo questo tipo di ingiustizia, vivendo quotidianamente queste situazioni, dovendo sottomettersi a logiche che vanno invariabilmente a ignorare le sue

capacità e potenzialità, quasi sistematicamente non reagisce. Parlo di frustrazione, di occlusione, di prigionia dell'intelligenza. Parlo di un bisogno profondo di riscatto. Della necessità di cominciare a fare un'obiezione profonda e unanime a questo tipo di mondo, di dire no al

"mondo uno". Di creare Mondo Due, la festa dell'intelligenza, la possibilità di costruirsi un nuovo senso della vita potente, di cominciare a dare libero spazio alla propria forza creativa, di cominciare a rifiutare le logiche che non riconoscono il talento, la passione, l'intraprendenza, la

forza giovane. La decisione di dire "ok basta, adesso facciamo noi" dev'essere totale, dev'essere condivisa, senza partito. Mondo Due: l'intelligenza dev'essere lasciata libera di costruire. La storia si muove per cicli dialettici: alla tesi segue l'antitesi ed entrambe devono trovare un'armonizzazione nella sintesi. Il mondo zero riteneva fondamentale studiare per il miglioramento delle proprie condizioni economiche; il mondo uno ha trovato il successo - e qui in Veneto in un modo quasi assoluto - a prescindere da titoli di studio e competenze intellettuali; il Mondo Due deve fare sintesi di questi mondi precedenti, valorizzando un modello di sviluppo individuale in cui si integrino abilità tecniche e manuali, intelligenza, cultura umanistica a livelli d'eccellenza. In ogni caso, a breve, ne saremo costretti. Enrico Scapin

Produci-consuma-crepa: non ci sono più le stagioni Saliva la montagna con la stessa agilità dello scoiattolo che s’arrampica sull’albero per prendere la ghianda; scese, mi volle vedere arrampicare e mi diede dei consigli. Mi spiegò il suo stile di vita, quali fossero i suoi allenamenti, e capii che

El porsèò Libero è un pensatore onnivoro, convinto che sia ora di superare l’atavica dimensione del Veneto “gigante economico, nano politico”, attraverso un’intensa e visionaria elaborazione culturale, senza “radeghismo”, con classe, ironia ed enogastronomia. Sebastiano Rizzardi si occupa di editing e vision nel network www.madeinbunker.com, divulga il coworking, pontifica sulle “relazioni”. Silvia Bergamin è giornalista de il mattino di Padova e di Telenordest. A volte è il direttore di Stilelibero. Luigi Villanova è un presbitero diocesano; si diletta del sale del Vangelo e di Teologia avanzata, vorrebbe un pò più di Concilio Vaticano II. Alberto Scapin, neo-trentenne Regista in potenza, fuggito a Padova dal paesello natìo dopo aver assaporato la scottatura della politica locale e l’ossigeno anglosassone della civica Londra; si diletta con i film altrui (tanti) e con quelli che dovrà prima o poi realizzare. Nel tempo libero aggiusta qualche buon accordo di chitarra rock con i trevigiani Valentina dorme. Cura la copertina di SL. Emanuele Favaro “The Lover” dorme sempre con un occhio

Mensile che tenta una narrazione da Nordest. Ha varato una nuova Resistenza, quella di chi vuole lasciare che il mondo vecchio faccia il suo corso, perchè il mondo nuovo non ci fa paura. Direttore: Silvia Bergamin Editing: Made in Bunker Stampa: Graphico - Cittadella (PD) Contatti: redazione@stileliberoweb.it Distribuito a mano

non era più possibile fare quel che faceva quest' uomo. “Seguo il ritmo della natura, guardo le piante, ascolto le stagioni. Inizio ad allenarmi appena disgela, in primavera quando il clima me lo permette- in questa stagione le piante

aperto, vigilando attentamente sulla bellezza del mondo in tutte le sue variegate sfumature. Enrico Scapin filosofo teorico di Mondo Due, vive lavorando nella Sanità Veneta, cercando quotidianamente di accendere fuochi che scaldino e illuminino. Gualtiero Rossi. La parola che più usa è “intrecci”. Colleghi e amici, assuefatti, l’hanno bandita dai loro vocabolari. All’ultimo chilometro non ha concluso intensi studi umanistico-sociali, lui dice per protesta. Nel frattempo si è intrufolato in diversi master di economia sociale, di management e gestione d’impresa, sua attuale e sicuramente futura occupazione. Pensa che nelle ferite e nelle fragilità ci sia un qualche segreto da decifrare. Considera lo spiedo di beccacce e un qualche rosso importante della pedemontana una delle forme possibili dell’eterno nel tempo. Mario Pigozzo Favero è nato a Castelfranco Veneto nel 1969. Vive a Paese (TV). Autore delle canzoni del gruppo rock "Valentina Dorme". Lavora in una Cooperativa Sociale che si occupa di Dipendenze e Salute Mentale. Fuma Diana Rosse. Pacchetto rigido. Nicola Baggio. Da piccolo gli piaceva lo spazio. Ha fatto ingegneria aerospaziale, si è laureato con una tesi sull'esplorazione di Marte. Poi ha capito che la Terra è l'unica astronave che abbiamo al momento. Cerca di darle energia attraverso il solare, settore in cui si occupa di ricerca e sviluppo. Emanuele Jim Pelizzon è uno psicologo junghiano, delicato ascoltatore di vision; attende un'occasio vitae che esalti la sua essenza e il suo sapore.

non si svegliano?, continuo per tutta l’estate ma aspettando che scenda un po’ il sole perché fa troppo caldo e il corpo suda ed il sudore mi fa scivolare sulla roccia, in autunno quando raggiungo il mio peso forma e non fa più così caldo do il meglio di me e mi accorgo che riesco a fare ciò che ho sempre voluto. D’inverno vado in letargo, le piante smettono di crescere, no? Io riposo, il clima freddo rallenta i miei movimenti, lo ascolto, rimango in un luogo caldo, al riparo dalle intemperie così a primavera ricomincerò.

Da tempo seguo questo ritmo, sento il mio corpo e questo mi solleva, mi fa sentire terreno nonostante ci siano poche persone al mio fianco…”. Era un uomo solo a contatto con la natura; mi chiesi se quel che fa quest'uomo lo allontana dalle altre persone, e mi risposi. Si sa che noi non seguiamo più le stagioni, diciamo che non ci sono più, ma sbagliamo, le stagioni ci sono ma siamo noi a non vederle, potremmo riposarci d’inverno? No, saremmo improduttivi, chi non produce non guadagna, non abbiamo

più campi, abbiamo gli animali da mungere ma il loro latte non ci piace più, abbiamo delle case che non ci permettono di sentire le differenze climatiche, che ci importa se fuori si gela o fa un caldo equatoriale quando all’interno del nostro ambiente domestico abbiamo riscaldamento e climatizzatore che stabilizza il nostro ambiente? Non siamo più preparati alle variazioni. Dobbiamo sempre essere produttivi... Ma quando riusciremo a fermarci e guardarci dentro, a vedere il nostro vicino, a toccarci come si faceva fino a pochi

anni fa e ad ascoltare di nuovo le stagioni? Si è passati da una vita nei campi dove si lavorava con la forza delle braccia ad una vita nei capannoni; da una vita di contatti, di filò, ad una vita dove gli amici sono virtuali e quelli reali non sono più il “compare” di una volta disponibile a donare un braccio al proprio amico e sempre pronto al bisogno. È forse questo il disagio, non riuscire a mettersi in un centro, a trovare un equilibrio? Si sa, la verità sta sempre nel mezzo. Emanuele Pellizzon

Il terrore di perdere l'idendità italiana-veneta-cattolica e i poveri Cristi che sputano sangue

CROCIFISSI COME PROSTITUTE Ho saputo che per un paio di domeniche di novembre, la giunta municipale di Cittadella si è adoperata a distribuire crocifissi di legno gratis alla gente, come segno di protesta per la nota sentenza europea che ingiunge di togliere il crocifisso dalle pareti dei luoghi pubblici. Non conosco personalmente questi signori, e nel dettaglio nemmeno il loro operato; ma come uomo dapprima, e poi come credente e prete, sono nauseato da questa manovra che ai miei occhi, e non solo ai miei, rende il Crocifisso come una prostituta utile a “soddisfare” l’esigenza, tutt’altro che evangelica, di solleticare un fastidio crescente nella plebe: quello di sentirsi discriminati a casa propria. La paura, in certo senso anche comprensibile, di essere minacciati nella nostra sicurezza, nella sovranità sui nostri territori e sulle tradizioni da trasmettere ai figli. È il terrore di perdere l’identità ben definita di popolo italiano-veneto cattolico. E per questa ritorno di consensi, si (s)vendono i crocifissi. Povero Cristo, passato di mano in mano come una prostituta. Ho bestemmiato? Non credo. In entrambi i casi infatti, si mercifica un corpo: là,

sulla strada, quello di una donna; qua, sotto i gazebo, il simbolo del corpo del Signore. Eppure, non so se questi signori lo sanno, ma Gesù aveva detto “pubblicani e prostitute vi precederanno nel regno dei cieli” (Mt 21,31). Il suo è un regno in cui avranno la precedenza uomini e donne che tra noi, sedicenti suoi discepoli, non hanno mai avuto la precedenza. Ora mi chiedo: un governo, un’amministrazione o quale che sia istituzione autodichiarantesi “cattolica” (ed è già antievangelico che un potere assuma le difese del vangelo, ma soprassediamo..), dà nei suoi programmi la precedenza alle prostitute? Tutela i diritti dei poveri? Garantisce nel rispetto della legalità, senz’altro - accoglienza a chi scappa da situazioni di miseria? Oppure, appena questi appoggia la pianta del piede sul nostro suolo è già di per sé clandestino e reo? Vigila sull’assegnazione equa dei posti di lavoro nel pubblico, per quanto è di sua competenza? Vara piani di lottizzazione ed edificazione attenti alle reali possibilità dei cittadini, soprattutto di quelli più poveri? O si piega e spiega soltanto davanti alla busta del ricco? Insegna italiano agli stranieri? È

attento a garantire spazi - non redditizi! - di verde, o si getta cemento anche sui fossi? A scanso di equivoci, sono sicuro che molto di tutto ciò questi signori già lo fanno, ma mi sembrava giusto rilanciare alcune domande a chi distribuisce a piene mani e a buon mercato il corpo straziato di Colui che si è identificato con i derelitti della storia. In effetti sarebbe ipocrita garantire il crocefisso appeso ai muri delle scuole del proprio territorio e, poni il caso, perquisire a priori e con intolleranza un extracomunitario per strada, soltanto perché straniero. “Ero straniero, e mi avete accolto..” (Mt 25, 35b). Povero Cristo, appeso alle pareti dell’anagrafe, e vilipeso nella dignità di chi è trattato alla stregua dello sterco, tanto è uguale per molti il colore... Un giorno Madre Teresa, pulendo con adorazione il corpo macerato da piaghe purulente di un misero di Calcutta sospirò: “This is the

I fatti nostri: dietro la cronaca, dentro il Nordest

Galliera Veneta (Pd), 30.09.09

“Negri di merda”, “dovete morire”: il delirio razzista è tornato a Galliera Veneta (Padova). Vittima, ancora una volta, la famiglia di Gloria, figlia di un medico nigeriano, scomparso nel '97, e di un'insegnante di Lettere, italiana. A fine settembre, la R5 di Gloria si è trovata una svastica e una scritta “negra”. In una notte d'inizio dicembre, le scritte razziste sono state siglate sul muro di casa.

Gli stupidi sono stupidi ed ognuno risponde della sua stupidità. Ma esiste un momento in cui la stupidità individuale interroga anche la "coscienza" collettiva? O è stata venduta - la "coscienza" collettiva - al mercato e al consenso?

(Treviso). C'è una spiegazione: non aveva superato un esame. Una settimana dopo, uno studente del Liceo di Cittadella (Padova), si è buttato sotto il treno Padova-Bassano. Aveva 16 anni. In questo caso, nessuna spiegazione.

Giovani e Nordest. A inizio novembre una studentessa universitaria di 23 anni si è suicidata sotto un treno a Montebelluna

A Conegliano (Treviso), durante un concerto, un 19enne di Verona, neo profeta del nichilismo sanguinario, ha accoltella-

"Le siepi al posto delle murette? Si vede che certa gente non ha fatto la naja"

IL BENE DEL NOSTRO PAESE

Chiamo mia moglie e le dico che arrivo tardi. Stasera ho giunta -una riunione tutte le sere- domani la riunione del consorzio, doman l'altro la riunione provinciale del partito, sabato l'inaugurazione del monumento ai giovani caduti. Se rimanessi a casa impazzirei e farei diventare scema anche lei, mia moglie. Santa donna. Sapeva che prima o poi sarei diventato sindaco. Ci siamo tutti, non ho neanche aspettato tanto; qui sulla destra il mio vice, lo vedo distratto stasera, sarà per via della fidanzata nuova. Certo che alla sua età, correre dietro alle ragazzine. A sinistra eccone un altro: “Assessore, l'ambiente è una cosa seria!”, gli dico. Fazzoletto al naso perenne, cosa cavolo gli colerà mai da quelle narici pelose? E laggiù, in fondo alla stanza, mezzo addormentato, l'Assessore geometra ai lavori pubblici; ha un plico di carte per me, speriamo non si metta di traverso sull'affare della rotonda, gli ho già promesso il cambio di destinazione d'uso. A costo zero. Però, che sete, qui dentro fa un caldo africano, proprio vero che nel pubblico il riscaldamento va in barba agli sprechi. Bisognerebbe provvedere. Prima o poi. Ah, guarda il giovane Assessore, ultimo acquisto, beato lui

nessuna preoccupazione, vive ancora con la famiglia, il bamboccione. Chissà se ha almeno la fidanzata, sarebbe anche in età da mettere su fameja. Siamo tutti dunque, anzi no aspetta: manca quel ritardatario cronico dell'Assessore al benessere. Beh, pazienza, arriverà... “Bene, incominciamo!” Meno male, l'accordo col parroco era chiaro; a pochi mesi dalle elezioni un'omelia pilotata farà bene al paese. Ora

devo chiudere sulla rotatoria, il consigliere regionale è stato preciso: “questi sono i fondi a disposizione, una parte va al mio studio, l'altra al partito, poi ci finanziamo la campagna elettorale. Questa cosa la sappiamo in due. Se parli ti mollo e sei finito, l'altra evenienza non è contemplata”. Conosco le regole, ora. “Cari colleghi, eccovi le carte, dispiegate la mappa e vediamo assieme il progetto” […] “Allora siamo tutti d'accordo? No, l'architetto

dell'ufficio tecnico non è potuto venire stasera. Bene. Segretario, metta a verbale: unanimità!”. Mi è venuta una sete bastarda, possibile che non ci sia niente in frigo? Proprio niente? Del prosecco... “Caro assessore, prendi da bere!” Ah no, aspetta, c'è il giovane con una proposta per la giunta. Un'idea innovativa per il verde pubblico. “Assessore all'ambiente, questa è per te”. Devo ricordarmi di chiamare la segreteria regionale per far sapere che non sarò presente al convegno sulla scuola. Manderò un delegato, uno dei nostri consiglieri era bidello -ora in pensione- lui saprà come cavarsela. Ah, ma senti cosa dice, il giovane, sta parlando di parcheggi verdi... Siepi di ligustro al posto delle murette? Robe da pazzi, si vede che non ha fatto la naja. Ne approfitto per fare un paio di telefonate, una al consigliere regionale per dirgli che possiamo procedere, l'altra al presidente della Fondazione, vuoi vedere che riesco a portarmi a casa il finanziamento per l'illuminazione pubblica. Di questi tempi, non si è mai troppo prudenti e il buio protegge i malviventi. Meglio abbondare, che poi non dicano che non abbiamo fatto niente per il nostro paese. Alberto Scapin

In meno di 3 anni il fotovoltaico ha "fatto" l'equivalente di un reattore atomico

LE BALLE NUCLEARI body of Christ”, “Questo è corpo del Signore!”. Per i credenti, il corpo eucaristico di Cristo rinvia al corpo reale di Gesù presente negli avanzi della Storia. Quello senza questo si riduce a ritualismo vuoto; questo senza quello, ad una filantropia nobile e per giunta necessaria, ma che non redime dal male. Ricordiamocelo tutti noi, sedicenti fedeli; e solo dopo cantiamo “Adeste fideles”. Quanto sangue dovrà ancora sputare quel povero Cristo, nascosto negli umili, misconosciuto da noi potenti? Luigi Villanova

Accendo la tv e vedo la pubblicità dell'ENEL con l'omino nella sua casetta sotto le pale eoliche. Nel tg ho appena sentito parlare di nucleare e non di energia rinnovabile: penso allora “perché ENEL nel suo spot non mette una bella centrale atomica?” Chiudo gli occhi e provo ad associare delle immagini alla parola “nucleare”. Vedo il reattore esploso di Cernobyl, torri enormi da cui si alzano colonne di vapore, le rovine della chiesa di Hiroshima, l'acqua che diventa da blu a bianca in qualche atollo, il sig. Burns e le lande desolate in cui si aggira Ken Shiro. Immagini più o meno scorrelate tra loro ma che mi danno una prima risposta: il nucleare non è associato a qualcosa di positivo. Questo è il sentimento recondito che abbiamo tutti, eppure cercano di vendercelo come vantaggioso, sicuro, indispensabile e pulito.

Vantaggioso non è, perché oggi un chilowattora nucleare costa molto, per questo nessun privato, nessun sig. Burns, costruisce di sua tasca una centrale. La tanto decantata Francia sta importando energia e la sta pagando carissima: il 19 ottobre ha pagato 30 volte il prezzo che paghiamo noi. Sicuro non è, perché sempre in Francia ci sono un terzo dei reattori fermi per problemi di sicurezza mentre negli Stati Uniti nessuna compagnia di assicurazioni vuole più avere a che fare con le centrali per il rischio di attacchi terroristici e di incidenti. Indispensabile non è, perché il famoso 25% di energia che il Papi vorrebbe produrre col nucleare si può anzitutto risparmiare isolando meglio le nostre case (altro che più cubatura...), vietando la vendita di elettrodomestici e luci inefficienti, vietando o tassando se necessario

certe porcherie tecnologiche come le asciugatrici elettriche. Pulito non è perché, le “scoasse” nucleari, le scorie, non si riciclano. Si seppelliscono (nessuno scienziato sa ancora dove a parte i brillanti “tecnici” dell'Ndrangheta...) e si aspetta 1 Milione di anni: si scaricano così enormi costi sulle generazioni future. Nel frattempo, mentre il tecnico ENEL spegne la sua lucina nello spot, 55.000 piccoli produttori hanno installato in Italia, dal 2006 ad oggi, 700 MW di impianti fotovoltaici. In meno di 3 anni abbiamo fatto l'equivalente di un reattore nucleare senza dirlo a nessuno... Buona notte omino ENEL, sogni d'uranio. Nicola Baggio PS: Nella prossima puntata vi diciamo perché, nonostante tutto, il programma nucleare verrà avviato e non terminerà mai.

to una ragazza di 20 anni, un taglio netto e profondo in pieno addome. Ne avrà per due mesi. Poi ha pugnalato alla spalla un 16enne (15 giorni di prognosi). Il criminale era ubriaco, ma era lucido nel calcolare le mosse, si è cambiato la maglia, mettendosene una bianca. Agli investigatori che gli chiedevano conto del sangue sui pantaloni ha detto "Mi sono ferito al mignolo". Silvia Bergamin

Galliera Veneta (Pd), 01.12.09

LA GREY ECONOMY SPORCA

MENO DELLA GREEN

Andare all'ospedale non fa piacere a nessuno. Sia per una visita, per un esame, perché si sta male o per accompagnare qualcuno che sta male, il doversi confrontare con la malattia, che la struttura sanitaria rappresenta, mette tutti un po' in difficoltà. “Con questo piccolo disagio bisogna farci i conti ciascuno per conto proprio”, pensavo lo scorso luglio uscendo dal Poliambulatorio di Cittadella, “ma perché aggiungere allo stress psicologico del confronto con l'ospedale, prima e dopo, lo stress fisico del confronto col parcheggio?”. Il parcheggio del Poliambulatorio copre un'area grande almeno quanto un campo da calcio, è in parte asfaltato, e in parte no; non c'è un albero. Vi lascio immaginare lo scenario western che ci si trova davanti uscendo dalla struttura in luglio. Quando si sale in macchina, poi, se ci si è scordati di lasciare un centimetro di finestrino aperto, la situazione rischia di degenerare in bestemmie o svenimenti, a seconda del proprio stato di salute. Dov'è finito il verde? Si parla di riduzione delle emissioni, di riscaldamento terrestre e poi tanto il pubblico quanto il privato dovendo scegliere tra una siepe o una muretta, tra un prato o una gettata perpetuano sempre la grey economy. Perché il verde “fa sporco, disordine! E dopo chi pulisce?” E' assolutamente innegabile che la grey economy sia apparsa, e in una certa misura continui ad apparire, molto più economicamente gestibile della green economy. L'ecologia costa. Il verde costa, perchè ogni autunno un albero perde le foglie e deve essere potato, d'estate l'erba la devi tagliare ogni quindici giorni, e comunque tutto dev'essere irrigato. Per il pubblico è un problema di soldi, perché gli enti il lavoro lo devono far fare a dei professionisti che giustamente si fanno pagare; i privati il lavoro potrebbero anche farselo da soli, ma per qualche strano motivo va a finire che il verde ce l'ha chi può permettersi il giardiniere... E chi non può, pavimenta. Perché nel tempo libero bisogna rilassarsi. Ma io credo che la grey economy abbia già raggiunto il suo punto di pareggio: tutto quello che è riuscita a farti risparmiare, te lo ha tolto in qualità della vita, altro che rilassarsi; e adesso il bilancio comincia ad essere in perdita.

Il verde ha tre caratteristiche positive sostanziali. La prima è che è bello. Torniamo al parcheggio: immaginatelo con a terra un bel grigliato in plastica (peraltro riciclata) da cui spuntano cinque centimetri di erba; tra una fila e l'altra di auto, un bel filare di carpini. Oppure pensate al vostro quartiere: non più un mosaico di murette e ringhiere tutte orribili e tutte diverse l'una dall'altra, ma un unico muro di siepe verde, magari anche di toni e sfumature diverse ma sempre e comunque verde. Uscire di casa per andare al lavoro e passare per un quartiere così ti cambia la giornata: ecco ammortizzati un po' dei costi aggiuntivi che il verde richiede. La seconda caratteristica è che il verde richiede lavoro manuale, attenzione e amore; dedicare tempo a piante, prato, fiori ed orto fa molto bene al corpo ed allo spirito; educa alla conoscenza ed al rispetto della vita e dei suoi tempi: rilassa. La terza caratteristica è che oggi il verde è una vera e propria risorsa economica. Pensate ai sistemi di riscaldamento a legna e biomassa, che possono integrare, e non solo sostituire, gli impianti convenzionali esistenti, o al compost per fertilizzare l'orto: grandi o piccole, si tratta sempre di spese che non devono più essere sostenute. Un pensiero finale lo rivolgo a quelli della mia generazione e più giovani, dai trenta in giù; mi sembra si dividano tra chi al relazionarsi con un albero preferisce il pc o il cellulare e chi parla di verde e green economy via pc o via cellulare: datevi una mossa, mettete una piantina sul balcone della vostra cameretta e vedrete che tutto andrà meglio. The Lover


A RIVOEUSIÒN SE FA COL FRESCO Giulio non pensava di dover rientrare così presto da Londra. All’andata lasciandolo all’aeroporto il padre Tarcisio gliel’aveva detta ancora una volta quella sua frase tipica: “Se te torni sensa risultati te scaveso e gambe”. “Te scaveso e gambe” era una minaccia che ora suonava affettuosa ma in passato rappresentava la sintesi ultima della sua pratica di educazione morale. “Se i te bocia…”, “se te fe siopero a scoea…”, “se da grando te voti i comunisti…”. “L’e el metodo pestalossi” diceva spesso Tarcisio “lo go sentio nominare da me pora sorèa pì vecia che a faseva a maestra”. Quella mattina come padre, ma ancor più come titolare de la Meccanica Agricola - l’azienda di famiglia da lui fondata in gioventù – Tarcisio, in cuor suo, era orgoglioso. Aveva perfino sopportato senza troppi eccessi le due ore di coda sul nuovo passante di Mestre. “Ze a prima volta che lo fasso e semo ancora in coa, come na volta… pitipan pitipun”. Giulio da poco laureato, dopo alcuni mesi di immersione totale nell’azienda di famiglia, era riuscito a guadagnarsi un master in gestione aziendale alla London School of Economics, “no lavoretti da statai che sua a tenere in

man a pena biro”. Giulio tranne che per i frequenti viaggi da turista e l’Erasmus in Spagna (“parfin i spagnoli me magna i risi in testa, pitipan pitipum”), era sempre stato in azienda e in paese. Viveva in paese anche durante l’università. Lo spriz della sera con gli amici al bar da Alfredo era un must esistenziale. Dal padre aveva assorbito la passione per l’impresa. Il suo mito. In fondo era uno dei ragazzi cresciuto col mito delle tre “I”. La Meccanica Agricola era una delle aziende più interessanti della zona. Dall’officina degli inizi in vent’anni era cresciuta molto, era diventata una PMI. Si erano spostati in zona industriale. Tarcisio aveva inventato uno speciale aratro dinamico, che si adattava alle diverse condizioni del terreno modulando inclinazioni e potenza di penetrazione. Che con gli anni era diventato una sintesi di innovazione meccanica sostenuta dall’elettronica. Vendeva molto. Anche all’estero. L’azienda aveva raggiunto i 70 dipendenti. Niente sindacati. A parte Luigi Lovato, unico iscritto, per tutti Gigielle. I lavoratori, alcuni dei quali lì da più di 20 anni, erano contenti così. Con loro trattava Tarcisio. Aveva affi-

Italia-All Blacks: rugby immigrato Verrebbe voglia di fare i retorici, di dire quant'è bello poter andare allo stadio senza doversi preoccupare di tifosi idioti. Verrebbe voglia di completare il quadretto con bambini allegri e famiglie spensierate, con San Siro tempio del calcio, pozza di luce in mezzo al grigio del cielo e del cemento. Invece San Siro, per un giorno, è stato qualcosa di diverso. Non solo un campo di rugby, ma un'occasione per riflettere. Lo spunto te lo da la nostra formazione. I cognomi parlano, e raccontano la storia di famiglie arrivate da qualche porto sperduto dell'Argentina, Dio solo sa quando. Di giovani di belle speranze, che questo Paese prende e coccola, facendoli diventare parte di sé; ogni tanto regala loro una maglia azzurra e li butta nella mischia. E così, mentre aspetti che gli All Blacks si schierino per la loro danza di guerra, mentre ti domandi se te ne cacceranno settanta, di punti, oppure decideranno di non infierire, un pensiero passa fugace. Poco più di un barlume di idea. Ti viene da pensare che oggi siamo in ottantamila a tifare una squadra composta per metà da “oriundi”; ti viene da pensare che in fondo vedere Robertson scritto su una maglia azzurra suona solo un po'

strano, ma che in fondo non c'è niente di scandaloso. E subito ti vengono in mente certi personaggi che ti aspettano a casa, quelli che amministrano il tuo comune, o quelli vicino al tuo. Gente per cui gli stranieri sono solo poco più che oggetti: da usare quando ti servono, da ricacciare a casa se sono troppi, se sono brutti e disperati. Se arrivano stipati su bagnarole che tengono il mare per miracolo e che per miracolo arrivano vivi. Poveri cristi in croce in mezzo al Mediterraneo. Poveri cristi, che assomigliano maledettamente ai nonni di Sergio Parisse e Martin Castrogiovanni. Solo che ce lo siamo scordato. Ce lo siamo scordato al punto di accettare tutto in nome della “sicurezza”, assuefatti al binomio “straniero-criminale”, senza se e senza ma. Per inciso, i “Tutti Neri”, quelli che hanno attraversato mezzo mondo per menarci, hanno avuto la vita difficile. Si sono trovati davanti indigeni ed oriundi, quindici uomini disposti a farsi spaccare la schiena purchè “non passi lo straniero”. Manco fosse il fronte del Piave. O un qualsiasi cantiere dalle parti di Cittadella. Stefano Andrian

AFFANNO INCONSCIO Il ritmo di evoluzione della coscienza attraverso la scienza e la tecnologia è stato troppo affrettato e ha lasciato l’inconscio, ormai incapace di tenere il passo, troppo indietro, costringendolo a una posizione difensiva che si esprime in una volontà universale di distruzione. Gli “ismi” politici e sociali del nostro tempo predicano tutti gli ideali possibili ma, sotto questa maschera, il fine che si propongono è di abbassare il livello di civiltà, limitando o addirittura inibendo le possibilità di sviluppo individuale. E attuano almeno parzialmente questo loro proposito creando un caos controllato dal terrore, uno stato primitivo che garantisce appena la sussistenza e supera in orrore i momenti peggiori del “buio” Medioevo. Resta da vedere se, da questa esperienza di degradazione e di schiavitù, si leverà un giorno un appello per una maggiore libertà spirituale. È un problema che non si può risolvere collettivamente perché le masse non mutano se non mutano gli individui. (Carl G. Jung, Opere Vol.9, 1934-1950).

nato una tecnica simile a quella messa in atto con i figli. Rude e sincero. Scaltro ed efficace. A volte padrone spietato o odiosamente compassionevole, Tarcisio si riteneva un grande conoscitore di uomini. In tutto sbocaèon. Con le banche la sua strategia aveva una piccola variante: chiamava il direttore di mattina e dopo avergli fatto presente che era dalle sette che lo cercava al telefono (“che ze a matina che impiena a manina”, “che i lavori se fa col fresco”, “che ormai si peso dei

statai”), gli esponeva il problema in un crescere del tono e del volume della voce che precipitava, alla fine, nell’espressione: “o te me risolvi el problema entro stamattina senò cavo el contoooooo!!! Pitipan pitipun!” Poi è arrivata la crisi mondiale. E Giulio, indietro invece ci tornò. In anticipo. Con le gambe intere. Uno dei due manager - che aveva convinto lui stesso il padre a prendere in azienda qualche anno prima, un ricercatore conosciuto all’università - ,

gli aveva scritto una mail: “La grossa commessa in Russia che ha fortemente esposto l’azienda dal punto di vista finanziario è saltata e con essa tutte le previsioni. Entro pochi mesi gli indici di bilancio saranno drammatici. Le banche hanno preannunciato la richiesta di un rientro delle esposizioni, senza possibilità di dilazione dei tempi. I problemi di liquidità e la scarsa solidità patrimoniale dell’azienda non ci mettono in condizioni resistere. Siamo sull’orlo del fallimento. Tuo padre non riesce a comprendere la situazione in cui siamo. Giulio, questo è il mercato. Anche questo. Lo conoscevamo dai libri. Eccolo. Davanti a una crisi come questa a volte non è sufficiente essere bravi. Non basta più l’abnegazione, l’operosità, l’intuizione imprenditoriale. Eccoli i misteri del mercato. Cieco. Spietatamente democratico”. Non ci fu verso che Tarcisio capisse. Per l’azienda si aprì la procedura fallimentare. Scattò l’angoscia dei lavoratori. Metà si iscrissero ai sindacati. Quando andavano, alle assemblee erano muti. Gigielle cercava di inventarsi qualcosa. E dopo aver organizzato le prime proteste si mise a cercare Tarcisio. Una mattina

si videro loro due: “Dai femo na cooperativa, ndemo in serca de qualche lavoro anca diverso, cambiemo produsion, femo dei adattamenti ae machine. Dai Tarcisio dame na man, ti te ghe meti el capannon e i machinari, noialtri se organizemo come lavoratori”. Tarcisio non sembrava convinto. “E soite robe da sindacati, pitipan pitipun. Ve in mona ti e anca a Russia. Quea de na volta e quea de deso”. Passarono lunghi mesi di cassa integrazione. Giulio tornò a Londra a finire il master. E poi restò lì. Aveva trovato un lavoro come consulente finanziario per un multinazionale che produceva penne biro. E anche una ragazza. Una mattina, alle sei, Tarcisio telefonò a Gigielle: “Forse go trovà un lavoro in Croasia, vegno torte deso. Ndemo vedarlo”. “Deso? A ste ore?”. “Dai Gigi, casso, la rivoeusion se fa col fresco, pitipan pitipun. Tra diese minuti so là torte”. Quella mattina in macchina per tutto il viaggio stettero in silenzio. Corsero incollati all’asfalto. Intorno nuvole basse e una luce bianca, quasi baltica. Sul nuovo passante di Mestre. Totalmente vuoto. Gualtiero Rossi

Le guerre del “porsèo” Libero

DOVE SONO I SOLDI? I Soldi non ci sono più. Con la caduta di tutti i valori, sono spariti pure i valori monetari. Le banche non hanno soldi per le imprese, lo Stato non ha più soldi, i Sindaci vanno a protestare a Roma: "Siamo in

difficoltà, tra compensazione dell'abolizione dell'Ici che non è arrivata, patto di stabilità che non mette in condizione le amministrazioni comunali di funzionare ed investire, l'anno prossimo possiamo anche starcene a casa, non c'è nulla da governare, dovremo tagliare le manutenzioni, i servizi". Un tempo i Veneti s’incavolavano in maniera furibonda al pensiero dei milioni di meridionali a cui arrivavano, in solido o sotto forma di sovvenzioni varie, i benefici dei danari versati allo Stato con il loro sudore quotidiano, al punto da scervellarsi per studiare in che modo andarsene dall’ingrata nazione (magari anche solo di là in Trentino…).

Oggi s'incavalono meno, sembrano rassegnati. Sono depressi, si domandano "dove sono i soldi", poi chinano il capo, rassegnati, sembrano maiali che vanno al macello: "Non ghe xè pì skei, non ghe xè pì skei". Alla lotta! Smetteriamo il piagnisteo e prendiamo in mano il timone! Basta slogan logori! Basta edizioni de "Il Grande Federalismo 18"! Abbiamo delle idee per rilanciare il Sistema Italia nel Sistema Europa e Mondo? Siamo in grado di intuire che un Mondo sta cambiando e ci mettiamo alla guida di questo cambiamento? O prendiamo paura di noi stessi, ancora una volta, l'ennesima? Buon Natale.

IL MERCATO DISCOGRAFICO PREMIA L'IMMONDIZIA, IO AMO I VIRGINIANA MILLER “Mica tanto trafficata la Panoramica sullo Stretto”, dicono i passanti. Comune di Villa San Giovanni. Messina. Te lo dicono con il loro italiano meraviglia e stupore e Italiano sacro/antico e deciso e legno di tabacco masticato, prima e dopo la frase. Un nome così impone una scelta. La strada ordinaria che dà sul mare - che ci costringe a guardare il mare - o la Panoramica sullo Stretto? Sguardo di intesa e ridere, tra me e lei. Scegliamo la Panoramica. Due desideri minuscoli sereni appagati. Io e la mia compagna che vota PD (e il demonio mi capisce, già so che tra me e lei finirà a stilettate). Inversione. Via a sinistra. Penso, intanto. Ho in testa questi qui. I tizi di STILELIBERO che leggo via mail dentro il mio iPhone. Voglio bene a questi qui di STILELIBERO. Gente bella.

“Ci scrivi due cose sulla musica italiana?”, mi chiedono. Penso a quello che si può scrivere dentro quaranta righe intorno alla musica italiana, quindi. Il primo pensiero che mi viene, mentre guardo il porto e le luci dalla Panoramica è “Come mai i Virginiana Miller, che sono la migliore band italiana, non trovano all’istante una etichetta che stampa il loro disco finito mesi fa e, nel frattempo, sento voci intorno a quella nullità assoluta di Gianni Morandi che pontifica e gorgoglia idiozie e invita ospiti e canta (?) su Rai Uno?”. Quel Gianni Morandi lì che dovrebbe ricevere, ci fosse una giustizia divina che non c’è, la tortura sacrosanta che prevede la spoliazione davanti al pubblico di Rai Uno, il trattamento delle sue gonadi dentro uno spremiagrumi 4000 volt e, a seguire - ma

aspettando che balbetti pietà scat-, la divisione del suo corpo in due parti (due) quasi uguali a opera di una sega circolare. Oppure penso a quella pantomima assoluta di Lorenzo Cherubini Giovanotti. Con la ’g’, sì. Vi risparmio, 26 lettori cari, la tortura che riserverei a questo servo sé nonostante della sinistra moderata senza una idea del mondo, della musica e, soprattutto, della lingua italiana. Dico che avrei bisogno di più spazio per torturare a dovere queste nullità facili da torturare. E, cristo!, ho scelto a caso due prove infernali che dicono di un mercato discografico

(chiamiamolo così) che, in Italia come altrove, premia l’immondizia. Chissà come mai. Sarà mica per lo stesso motivo che i “libri” di Faletti si vendono a centinaia di migliaia di copie? E quelli di Ammaniti un tantino meno, ma, comunque, precipitano garruli sugli scaffali degli autogrill? Mario Pigozzo Favero


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