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La nuova edizione Serie Fuori Serie ti aspetta.

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Triennale di Milano verso il mondo / The Triennale of Milan Towards the World

ANNO III. N.7

Photo: F. Marchesi

David Fisher. La nuova Era dell’architettura / David Fisher. The New “Era” of Architecture

CULTURA

L’anima di Porto Rotondo / The Soul of Porto Rotondo

stile ITALIANO CULTURA NEL MONDO

Mario Luzi. Poeta e Uomo del nostro tempo / Mario Luzi. Poet and Man of Present Time Pienza, pensier d’amore / Pienza, Thought of Love Val d’Orcia. Borghi, da sempre / Val d’Orcia. Villages, since ever Il Perugino. Il paesaggio del Trasimeno / The Perugino. The Landascape of Trasimeno Vivere in una villa di campagna / Living in a Countryhouse Crisi della finanza ed equità sociale / World Finance Crisis and Social Equity Il Corriere dei Piccoli. Qui comincia l’avventura / Il Corriere dei Piccoli. Here Starts the Adventure Mostre & Eventi/ Exhibition News English Version

Piccola Serie Roberto Pezzetta Oz, 1998

da martedì a domenica 10.30 - 20.30 giovedì 10.30 - 23.00 Viale Alemagna, 6 Milano triennale.it triennaledesignmuseum.it

Partner Fondatore

Media Partner

Partner Istituzionali La Triennale di Milano

2009

Triennale Design Museum La Triennale di Milano

NEL

Pensier d’amore

MONDO

1 AGOSTO - 31 OTTOBRE

L’anima

di Porto Rotondo

David Fisher

La nuova “èra” dell’architettura

Mario Luzi

Poeta e Uomo del nostro tempo Euro 10,00 USD 20,00

trimestrale / NUMERO

7

2009

9 771972 456003

Targetti Sankey. Bellezza, luce e mecenatismo / Targetti Sankey. Beauty, Light and Patronage

ITALIA N O

Pienza

90007 >

Eclettismo, Liberty e Déco / Eclecticism, Liberty and Déco

STILE

ISSN 1972456X

Sommario / Summary

Triennale Design Museum. Scopri il primo museo con la data di scadenza.

Poste Italiane Spa - Spedizione in abbonamento Postale - 70% - DCB Milano Tassa Pagata/Taxe Perceu/Ordinario

Editoriale / Editorial

Eclettismo, Liberty e Déco Val D’Orcia. Borghi da sempre La Triennale di Milano verso il mondo Targetti Sankey. Bellezza, luce e mecenatismo IlPerugino. Il paesaggio del Trasimeno Il Corriere dei Piccoli. Qui comincia l’avventura


STILE ITALIANO / N. 7-2009

storia, rinnovandone anche la cultura. Così è stato nelle epoche passate e così sarà anche oggi, dove tutte le certezze sembrano essere crollate e dove alcuni non riescono a vedere nessun spiraglio. Piccole fessure e frammenti di luce, si intravedono ovunque, si possono identificare nei nuovi sistemi di conoscenza, nei nuovi linguaggi, nelle differenti culture, ognuna con il suo peculiare apporto per uno scambio continuo, che possa porre fine anche ai numerosi conflitti ancora in atto nel mondo. In questi anni, sia personalmente sia grazie a Stile Italiano, siamo stati testimoni di incontri straordinari che ogni volta abbiamo voluto presentarvi con grande gioia, come su questo numero: Paolo Targetti con la sua azienda, in continuo confronto con la “luce”, che dà al suo lavoro e alle sue creazioni uno stupore e una grandissima suggestione; Luigino Donà delle Rose e la sua passione per l’arte e l’architettura d’autore che nella sua amata Porto Rotondo è così evidente da far percepire le naturali e straordinarie vibrazioni della materia; o come Mario Luzi la cui storia di uomo e di poeta ci continua ad arricchire e ci fa riflettere sulla nostra precarietà, la nostra bellezza, la nostra fortuna di vivere. E ancora parliamo di David Fisher che concepisce l’arte di divulgazione della cultura, come spazi da creare secondo il raggiungimento di un benessere quotidiano, fatto anche di nuove tecnologie, per un uomo che sa riscoprirsi essere “umano” e dunque confrontarsi, innovarsi, commuoversi, gioire e ricrearsi per sé e per gli altri. È l’uomo dunque, il grande protagonista ancora una volta, di questo terzo millennio appena iniziato, e se quest’uomo che oggi si sposta da un continente all’altro e che comunica attraverso le reti informatiche con tutti i continenti 24 ore su 24, che ha saputo sconfiggere molti malesseri e malattie, saprà allontanare la sopraffazione e l’ingordigia, aggiungendo compassione, tolleranza e tanto amore, fatto di cuore e di mente, non solo si dissolveranno tutte le paure di un immaginario buio, ma sapremo creare quello straordinario “paradiso perduto” che c’è nei nostri cuori… io ho sempre creduto negli angeli, credeteci anche voi!!! English version on page 138 Angela Giannini Pagani Donadelli

Editoriale

C Che “èra” strana quella che stiamo vivendo! C’è chi vede solo buio e c’è chi va oltre il buio e lavora per creare luce. Il mio non è un discorso da “veggente” ma da persona che, per sua indole, cerca e viaggia continuamente, nel senso della bellezza assoluta della vita, che di per sé è un enorme dono non richiesto. In questi anni il mio percorso personale, e anche lavorativo, non ha avuto altro obiettivo, se non quello verso una particolare attenzione sul patrimonio culturale italiano, documentando sia luoghi unici come le grandi Cattedrali, sia luoghi e personaggi dell’eccellenza italiana presente e passata, oltre a quelle persone meravigliose che nella vita si incontrano e ti danno emozione. La loro energia è talmente vibrante che ti fa percepire quanto ne sono permeati, al punto che la usano sempre, in qualunque condizione, anche avversa, guardando un tramonto, osservando un fiore, il sorriso di un bambino, la profondità dello sguardo di un anziano. Ma a proposito di sguardi, cosa c’è di più bello che guardarsi negli occhi? Parliamo di quelle persone “belle”, dotate di una luce interiore che sono in grado di donare alla nostra esistenza un amore che ci arriva attraverso le loro passioni, la loro gentilezza, la loro riservatezza, la loro profonda onestà, persone capaci di trasmetterci attimi irripetibili, che con le loro poesie diventano sacri rispetto alla vita, come alcuni architetti che riprogettano paesaggi evitando la speculazione edilizia, restando fedeli il più possibile a quanto la stessa natura ha creato e messo a disposizione, oppure musicisti, artigiani, compositori. Uomini che da sempre hanno in sé l’infinito che si armonizza con il presente e si proietta verso l’eternità. A questi “esseri umani” straordinari, non interessa se un uomo vive o arriva da est o da ovest, se è architetto o poeta, se ha potenza o povertà, per questi uomini quello che conta è che tutti siano protesi e cerchino di armonizzarsi nelle loro differenti culture. Ciò che interessa è che siano tutti diretti verso un “mondo nuovo”, dove l’amore, la gratitudine, la consapevolezza della vita, con tutto ciò che ci offre, siano sempre presenti, come meraviglia quotidiana e rispettata. Sono convinta di questo, ora più che mai, perchè ho la certezza che solo con persone meravigliose dotate di cuore e mente, potremo rinnovare la

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Sommario / Summary N.7 / 2009 STILE ITALIANO / N. 7-2009

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Editoriale / Editorial

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Sommario / Summary

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Eclettismo, Liberty e Déco Eclecticism, Liberty and Déco

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Targetti Sankey. Bellezza, luce e mecenatismo Targetti Sankey. Beauty, Light and Patronage

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Triennale di Milano verso il mondo The Triennale of Milan Towards the World

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David Fisher. La nuova Era dell’architettura David Fisher. The New “Era” of Architecture

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L’anima di Porto Rotondo The Soul of Porto Rotondo

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Mario Luzi. Poeta e Uomo del nostro tempo Mario Luzi. Poet and Man of Present Time

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Pienza, pensier d’amore / Pienza, Thought of Love

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Val d’Orcia. Borghi, da sempre Val d’Orcia. Small Towns for Ever

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Il Perugino. Il paesaggio del Trasimeno The Perugino. The Landscape of Trasimeno

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Vivere in una villa di campagna Living in a Country Villa

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Crisi della finanza ed equità sociale World Finance Crisis and Social Equity

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Il Corriere dei Piccoli. Qui comincia l’avventura Il Corriere dei Piccoli. The Adventure Begins

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Mostre&Eventi / Exhibition&Events

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News

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English Version

In copertina: Mario Ceroli, L’Ultima Cena, chiesa di San Lorenzo, Porto Rotondo 2

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STILE ITALIANO / N. 7-2009

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Eclettismo, Liberty e Déco Dagli stili storici di matrice ottocentesca alle ricerche floreali di gusto Art Nouveau e Secessione, dall’eclettismo degli anni venti al Déco, l’orizzonte del nuovo stile si manifesta ed elegge Viareggio come la città in cui sono stati recepiti e rielaborati gli aspetti del Modernismo

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A CURA DI ALESSANDRA BELLUOMINI PUCCI FOTO A CURA DEL COMITATO PER I 100 ANNI DEL LIBERTY IN ITALIA

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All’inizio del Novecento, la Versilia si presenta come un litorale selvaggio, dove le dune si interrompono solo in prossimità di Forte dei Marmi, legata allora alla sua funzione di scalo per l’industria del marmo, e di Viareggio, di impianto giovane ma già urbanisticamente connotata in funzione del turismo balneare. La “Passeggiata di Viareggio”, inaugurata ufficialmente nel 1902, rappresenta un momento spettacolare, vivacizzato dai segni più appariscenti degli edifici-simbolo della città d’evasione: hotel, stabilimenti balneari, caffè-concerto, ristoranti, negozi, chalet. Il viale a mare diventa un palcoscenico in cui la molteplice varietà di architetture offre al turista attrattive sempre nuove. A Viareggio si può delineare un panorama eterogeneo e variegato nel periodo tra la fine dell’Ottocento e il primo trentennio del Novecento, nel corso del quale si avvicendano espressioni artistiche eclettiche derivate dai modelli consolidati delle tipologie storiche e moderniste aperte alla sperimentazione del “nuovo”. Dagli stili storici di matrice ottocentesca alle ricerche floreali di gusto Art Nouveau e Secessione, dall’eclettismo degli anni venti al Déco,

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l’orizzonte del nuovo stile si manifesta ed elegge Viareggio come la città in cui sono stati recepiti e rielaborati gli aspetti del Modernismo. Il panorama della Passeggiata presenta due volti distinti: un duplice registro che vede emergere da un lato l’architettura balneare (sui viali Regina Margherita e Guglielmo Marconi), dall’altro l’architettura alberghiera e residenziale (sui viali Daniele Manin e Giosuè Carducci). L’incendio del 1917, che distrugge gran parte degli edifici lignei, rappresenta l’occasione per la trasformazione del percorso litoraneo; trasformazione che disegna negli anni venti il profilo architettonico dei viali. L’approvazione del Piano Regolatore del 1923, comporta l’istituzione di una commissione della quale sono chiamati a far parte artisti e uomini di cultura, come Giacomo Puccini, Galileo Chini, Ugo Giusti, Giuseppe Viner. Attorno alla figura di Galileo Chini (Firenze 1873-1956) pittore, decoratore, scenografo, che al ritorno dal Siam si era fatto costruire un villino a Lido di Camaiore, e dell’architetto-ingegnere locale Alfredo Belluomini (Viareggio 1892 - Firenze 1964), si catalizza quella nuova tendenza di


VIALE REGINA MARGHERITA In apertura Il suggestivo Grand Hotel Royal Lungo viale Regina Margherita, inaugurato ufficialmente nel 1902, sono presenti moltissimi edifici liberty e déco

L’Hotel Excelsior, lo stabilimento balneare Martinelli e il Teatro Eden Al numero 30, appare il Gran Caffè Regina Margherita, 1902 I Magazzini Duilio 48, 1927?-1930?, sono in viale Regina Margherita, 25

In basso da sinistra Al numero 42 del viale si trova il Bagno Balena, 1900 circa

gusto che, a partire dalla fine della guerra fino agli anni trenta, ha avuto una grande fortuna trasformando sostanzialmente il volto della città. Percorrendo il viale Regina Margherita dal canale Burlamacca verso la Piazza Mazzini si incontrano, tra gli altri, edifici come l’emporio “Duilio 48” , uno dei più felici documenti Liberty viareggini e, poco oltre, il “Gran Caffè Margherita”, edificio simbolo della città e frutto della fattiva collaborazione di Belluomini e Chini. L’impronta orientale di ascendenza indo-islamica e moresca si coglie immediatamente nella silhouette delle cupole “a cipolla”, che emergono dall’allineamento dei padiglioni lungo l’asse e spiccano per lo scintillio policromo dei materiali di rivestimento e dei colori (giallo, verde, beige) giocati sugli effetti riflettenti della luce (tegole a scaglie


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Bellezza, luce e mecenatismo Saper fare impresa con cuore e mente creando sempre con passione per sé e per gli altri. Una vita dedicata all’arte, alla divulgazione della cultura, emozionandosi sempre. Senza dimenticare il forte rapporto con l’Accademia fiorentina per dare spazio e voce agli artisti

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A CURA DI ANGELA GIANNINI FOTO © TARGETTI SANKEY S.P.A.

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Non capita di frequente di conoscere una persona la cui storia di imprenditore e di uomo siano così ben armonizzate e sempre così ispirate che l’una non ha mai avuto il sopravvento sull’altra. Paolo Targetti – cavaliere del lavoro – è un uomo “bello”, nel senso più ampio del termine, un uomo, si può senza alcun dubbio dire, nel quale mente e cuore sono sempre state in perfetta armonia. Sicuramente erano in perfetta sintonia quando, come dice lui, “non ho mandato in rovina l’azienda ereditata e fondata da mio padre e sono anche riuscito a ‘liberarmi’ dei miei fratelli. Un’azienda è difficile ‘guidarla’ in quattro e mi sono ‘salvato dalla famiglia’ senza creare tragedie o rompere un rapporto di amore che durava da 35 anni. I valori e i sentimenti non si pongono al di sotto dell’azienda, dunque non importa come si liquida, se ci si perde o no, l’importante è non perder il legame di amo-

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re che ci ha sempre unito e che ci continua a unire”. Questo modo schietto di dire le cose è tipicamente toscano, spesso diretto e dissacrante, ma alla fine porta in sé sempre il vero, l’onesto e il concreto. Un approccio alla vita privata, sociale e lavorativa spesso con poche differenze l’una dall’altra. Questo è un altro aspetto del profilo personale di Targetti, fin da ragazzo ha dedicato la vita alla continua ricerca dell’armonia della materia con l’emissione della luce, dando sempre a tutte le sue creazioni quella vibrazione indispensabile per rendere unica l’energia che scaturisce dalla luce. Questo studio e questa ricerca si vedono dalle sue realizzazioni. “C’è vero progresso solo quando i vantaggi di una tecnologia diventano per tutti”. Era il 1903 quando Henry Ford pronunciò questa frase divenuta celebre. All’epoca, l’energia elettrica non aveva ancora raggiunto una diffusione tale da poter parlare di


NEL MONDO In apertura Il progetto di illuminazione della sala dell’Accademia di Firenze con il David di MIchelangelo

A sinistra Paolo e Lorenzo Targetti della Targetti Sankey S.p.A. In questa pagina L’illuminazione dell’Opera House di Vienna (sopra) e dell’Opera House di Singapore (a destra)


La Triennale di Milano

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Verso il mondo Il quartiere Porta Nuova, a Milano, in costruzione in vista dell’EXPO del 2015 22


A CURA DI DAVIDE RAMPELLO FOTO A CURA DI TRIENNALE DI MILANO

Dall’architettura come elemento di cambiamento e di sviluppo della società alle “città-mondo” come Tokyo, New York, San Paolo, dove verranno aperte le Triennali del futuro per far conoscere l’Italia nel mondo

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Quando una società è in crisi, l’architettura, soprattutto, – più di altre “arti” – aiuta a superare questo momento negativo. Pensiamo solo alla funzione pubblica dell’architettura, alla progettazione di un museo, di un mall, di uno stadio, di una grande infrastruttura... In questo senso quando un architetto progetta, pensa al presente e al domani, ai luoghi del vivere, del sostare, dell’abitare. Perché è l’uomo che vivendo dà vita a questi spazi ancora “inediti”, percorre questi luoghi e prende consapevolezza sia di queste realtà sia della coscienza del sé rispetto alla costruzione. Pensiamo all’architettura del passato. Pensiamo, solo per fare un esempio, alle grandi cattedrali, centro delle Arti, fucine di grandi opere, luoghi in cui venivano richiamate da ogni parte d’Europa le grandi maestranze: scalpellini, architetti, artisti... Nelle cattedrali sentiamo con forza come l’uomo e il suo mondo si rapportino con il divino e con il mistero. Nelle cattedrali romaniche abbiamo una percezione immediata del sé e della divinità, un prendere coscienza che è differente da ciò che invece ritroviamo nelle cattedrali gotiche, in cui le grandi aperture e le vetrate sono gli elementi che ci fanno comprendere la “fantasmagoria della cattedrale” e la forza della divinità. Ancora differente è la chiesa barocca dove, invece, ci rapportiamo con una “rappresentazione teatrale” del divino e della Chiesa come organo di potere temporale. Oggi, allo stesso modo, abbiamo bisogno di architetture che siano innovative per iniziare il rinnovamento. In Italia, soprattutto, dobbiamo avere il coraggio e la forza di pensare a nuovi progetti. Da sempre noi italiani non abbiamo il “coraggio” di pensare a un restauro che non sia conservativo, tendiamo a mantenere il nostro patrimonio in modo ossessivamente

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“CITTÀ MONDO” In questa pagina Nel maggio 2010 aprirà Triennale Shanghai, in Cina e si inaugurerà in concomitanza con il semestre di eventi dell’Expo di Shanghai. L’edificio è progettato dagli architetti Michele De Lucchi e Pierluigi Cerri Fra ottobre e novembre 2009 la Triennale aprirà uno spazio di 1800 mq. a New York sulla 53a Strada di fronte al MoMA che ospiterà mostre, ristoranti e bookshop Nel settembre 2009 si inaugurerà Triennale Incheon (Seoul, sotto), in Corea, un edificio di 6000 mq. su progetto degli architetti Francesco e Alessandro Mendini in collaborazione con Archiban, destinato a ospitare l’interpretazione del 2008 del Triennale Design Museum, uno spazio destinato a mostre tempo

A sinistra Un ritratto di Davide Rampello, presidente della Triennale di Milano


MUSEO D’ARTE CONTEMPORANEA Il Museo di Arte Contemporanea di Milano progettato da Daniel Libeskind sorgerà nel quartiere CityLife. Il Museo sarà il nuovo punto di riferimento per lo sviluppo

e la valorizzazione del territorio e del patrimonio culturale della città. L’apertura del Museo di Arte Contemporanea è prevista nella primavera del 2011

“mortifero”. Invece abbiamo il “dovere” di cambiare: tutt’oggi modificare con un restauro il bene culturale viene considerato come un “delitto di lesa maestà”. Ma nel passato non era così, avevamo questo coraggio e questa forza, pensiamo solo alla Basilica di San Pietro a Roma dopo che Michelangelo l’ha “rivoltata” o dopo che il Bernini ha realizzato il colonnato di fronte alla Basilica, un’opera d’avanguardia che “abbraccia” il mondo cristiano. E oggi, per fortuna, Milano si muove grazie ai nuovi progetti che si stanno realizzando nel cuore del capoluogo lombar-

do: CityLife, Garibaldi-Varesina, Bovisa, il Portello... Milano sta diventando una realtà in costruzione, in divenire, un cantiere con strade mosse e questo porta al “cambiamento”. Cambiamento che posso considerare come un elemento di assoluta importanza per il capoluogo lombardo, città che a differenza di altre ha bisogno di tutto questo... Grandi capitali europee come Londra o Berlino sono state per anni fucina di grandi progetti architettonici innovativi, città in costruzione perenne che ora hanno bisogno di sedimentare queste creazioni, di “usare” ciò che è stato realizzato e di

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DYNAMIC ARCHITECT David Fisher graduated with Honors from the School of Architecture in Florence. He lectured at the same University at the Department of Restoration of Historical Landmarks and as a young architect he was involved with the renovation of Roman Archeological sites and Renaissance churches. Later on he designed residential buildings, schools and hotels in Italy and overseas. In the mid-eighties he developed an expertise in different construction methods in New York City, setting up and managing large industrial facilities. He cannot be considered an architect in the traditional sense. Dr. Fisher’s professional activity has always been focused on two concepts: An industrial approach involving the use of prefabricated units, and Dynamic Architecture, where the traditional threedimensional design meets a fourth dimension: Time. With his invention of the Dynamic Tower, he is transforming Time to herald a new era of Architecture. 28


La nuova Era dell’architettura The skyscraper will be eco-friendly, independently supplying its own energy needs and those of five other buildings. Turbines will be inserted between the floors of the skyscraper to harness wind energy, while numerous photovoltaic cells will exploit sunlight...

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DYNAMIC LIFE STYLE Luxury penthouse villas, over 1000 sqm (11000 sqft), are completely tailor-made to fulfill individual buyers' personal needs and wants and include all selected finishes from floor to ceiling, including bathrooms, kitchens, lighting and even furniture. The luxury Italian marble bathrooms will be preassembled at the Leonardo da Vinci factory in Italy, part of the Dynamic Group, to include a sauna, Turkish bath, and will be further enhanced by the pleasures of color and sound therapy.


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INTERVIEWWITH DAVID FISHER BY ANDREA TARTAGLIA PHOTO © 2009. ALL RIGHT RESERVED. DAVID FISHER AND DYNAMIC ARCHITECTURE

A skyscraper “to make your head swim!” This is surely a wholly appropriate definition for the new project, still in course, of the Rotating Tower, designed by the Florentine architect David Fisher in collaboration with Marco Sala, Fabio Bettazzi and with the consultancy of Leslie Robertson (of LERA engineering, New York) for the structure. The project envisages a rotating skyscraper 78 stories tall which continually changes form to suit the needs of its occupants. This is the innovative idea that will make its debut in Dubai, in part changing traditional conceptions of architecture and town planning. It is based on a construction system in which 90% of the building is made of prefabricated parts, inserted on a central core and built using traditional construction technologies. The skyscraper will be eco-friendly, independently supplying its own energy needs and those of five other buildings. Turbines will be inserted between the floors of the skyscraper to harness wind energy, while numerous photovoltaic cells will exploit sunlight. Eleven cities, including Moscow, Milan, New York and Tokyo, have already expressed strong interest in Fisher’s project. Moscow is to have a ro-

tating skyscraper 70 stories high, at present in an advanced phase of planning, which is set to become the new icon of the Russian capital. In the same way numerous partners have entered the “club” for the design of these buildings of the future, including the biggest names in global real estate, consultancies and industrial groups. Before coming to dynamic architecture, Fisher produced numerous projects for public buildings, restoration schemes, interior designs and a wide range of works using Carrara marble. Zygmunt Bauman (a British sociologist and philosopher) has described the structure of contemporary society as “liquid” and “fluid.” Would you say your dynamic architecture is a metaphor for life today? “I think that’s true. Today’s architecture is still an expression of forms, of designs, the way it has been ever since the ancient Greeks…. Seeking an aesthetic, beauty, the harmony of form, means trying to be monumental as in ancient times… Life today is rational, functional…. So today we can’t limit ourselves to the quest for an attractive form. Today’s architects have first of all to ensure everyone has housing, a

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L’ anima di Porto Rotondo STILE ITALIANO / N. 7-2009

Come una cattedrale, dove arte e cultura si svelano nella materia, depositaria delle confidenze di grandi artisti per dare vita a un rinnovato concetto di cittĂ ideale

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INTERVISTA A LUIGI DONÀ DELLE ROSE A CURA DI VALENTINA PAGANI DONADELLI FOTO © ERMANNO SPADONI, PIERO PES

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Porto Rotondo l’avevo già nel mio cuore. Mi sono innamorata e sposata in questo scenario unico al mondo, di cui respiro instancabile l’atmosfera fatta di colori forti e chiarissimi, trasparenze e sfumature dei verdi, degli azzurri più intensi e dei blu, il rosa degli scogli, il verde del mediterraneo, le rocce unicamente scolpite dal maestrale imperioso. Credevo di conoscere questo luogo, ma non era così. Il conte Luigi Donà dalle Rose, insieme alla moglie Roberta, mi accolgono nella loro incantevole casa. Il mare entra prepotente, quasi a far parte dell’arredamento insieme a opere d’arte di generi diversi, con il gusto sobrio di chi ama l’arte e la sa riconoscere per il valore artistico. Ci sediamo vicini, riviste e computer alla mano e inizia a darmi qualche cenno sulla storia di questo luogo. Alcune cose le conoscevo. Moltissime altre no. Luigi Donà e il fratello Nicolò, giovanissimi, a metà degli anni sessanta, scoprono questo tratto di costa e se ne innamorano perdutamente, tanto da coinvolgere parenti, ma soprattutto amici, per dar corpo a questo sogno, partendo da una mappa disegnata, da un’idea e arrivando a concepire e realizzare un’innovativa visione di città, dall’anima veneziana, una città d’arte che ha da poco compiuto i suoi primi quarant’anni. Porto Rotondo è “giovane” e già rivela la sua anima umana

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STAMPA ANTICA Una città di mare nata in montagna... questa è Porto Rotondo, un villaggio sardo pensato in realtà a Cortina d’Ampezzo oltre 40 anni fa nell’inverno del 1964 da Luigi e Nicolò Donà delle Rose. Sul rapido Milano-Venezia i due fratelli schizzarono

a mano un progetto (la cartina sopra) che fu poi “ri-disegnata” dalla matita di Zennaro e tramutata in stampa antica... nasceva l’idea della città ideale, di Porto Rotondo

Sotto Il conte Luigi Donà delle Rose e la moglie Roberta Alemagna


Mario Luzi

Poeta e Uomo STILE ITALIANO / N. 7-2009

del nostro tempo

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IL POETA Mario Luzi a Pienza. Luzi è stato poeta e scrittore italiano e in occasione del suo novantesimo compleanno era stato nominato senatore a vita della Repubblica italiana

Il nostro Novecento, primo e secondo, è stato ricco di poeti, che ci hanno donato la loro voce. Ma pochi ci hanno fatto riflettere come Luzi, pochi hanno arricchito, col nostro cuore e col nostro sentimento, la nostra anima e il nostro pensiero... A CURA DI PAOLO A. METTEL NOTA BIOGRAFICA A CURA DI STEFANO VERDINO FOTO A CURA DI © 1991 LUCIANO BONUCCELLI

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STILE ITALIANO / N. 7-2009

Mario Luzi è scomparso a ridosso di uno dei momenti più significativi della sua vita: riconosciuto ormai da tempo, e da tutti, come uno dei protagonisti del Novecento letterario italiano, di lui si è accorta anche la politica, e nell’ottobre del 2004 fu annunciata la sua nomina a senatore a vita. Cosa voleva dire quel gesto? Che un poeta, a volte, non è una semplice voce lirica, non parla ai pochi, non si muove in un limbo pur dantesco, ma diventa, per ciò che dice con la parola ma anche per ciò che mostra con la vita, un maestro e una coscienza. Nominando Luzi, il presidente Ciampi inviò a Palazzo Madama la cultura contemporanea attraverso uno dei suoi massimi protagonisti; ci ha avvertiti del valore della cultura e ci ha indicato chi ne ha fatto, per sé e per noi, il serbatoio dei valori umani e civili. A Luzi mi legava un’amicizia che si è via via intensificata in questi anni, vissuta tra i suoi libri e i soggiorni a Pienza o le presentazioni svizzere e italiane, soprattutto vivificata dai nostri incontri fiorentini. E dunque ho davanti anzitutto l’uomo; ma impossibile dimenticarne – accanto – l’opera, proprio perché il suo magistero era di vita non solo mediante la parola ma anche mediante la vita stessa com’egli la viveva, con la sua dignità, con quel suo essere anche fisicamente assorto nei suoi pensieri, nello scrutare oltre le apparenze, nel verificare ogni cosa per accettarla o respingerla, per riconoscerla o non riconoscerla. La realtà è una parola troppo grande e allo stesso tempo eccessivamente vuota, ma è certo che Luzi con la sua dimensione poetica ci ha aiutato a scoprirla, a decifrarla, a scrutarla meglio di quanto abbiano fatto tanti roboanti discorsi

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LA VITA E IL POETA Mario Luzi nasce a Castello, frazione di Sesto Fiorentino, il 20 ottobre 1914. Il padre Ciro (1882-1965) è il locale capostazione, la madre Margherita Papini (1882-1959), casalinga; ha una sorella maggiore, Rina (1912-2002), a cui sarà sempre molto affezionato. Entrambi i genitori sono maremmani, di Samprugnano (oggi Semproniano, Grosseto) e nel paese avito Mario trascorre tutte le estati fino al 1940, insieme alla numerosa schiera di zii e cugini. Mario è legatissimo alla madre, figura centrale in tutta la sua esistenza, ricordata in tante poesie in vita e in morte. A lei Mario deve la propria radice cristiana: “Mi affascinava il suo trasportare tutte le cose in una interiorità, che forse la società modesta in cui si viveva allora non sentiva come bisogno primario. Il cristianesimo è stato prima di tutto un’ammirazione e una imitazione di mia madre. Io sono entrato per quella porta, che era una porta naturale, ma anche già selettiva. Altre figure di donne di chiesa o l’esperienza catechistica non mi dicevano nulla, anzi di queste ero piuttosto insofferente”. Nel 1926 il padre è trasferito alla stazione ferroviaria di Rapolano Terme nel Senese; per evitare al ragazzo un faticoso pendolarismo fino a Siena per la terza ginnasio, nell’ottobre 1926 è affidato allo zio paterno Alberto Luzi (1891-1940), anch’egli funzionario ferroviario e residente a Milano, dove Mario comincia la terza ginnasio al Parini. Ma la lontananza dalla famiglia è troppo gravosa e dopo pochi mesi, nel febbraio 1927, torna in casa a Rapolano, completando gli studi ginnasiali al Tolomei di Siena, con sistemazioni provvisorie in città da amici e parenti: “Poi rientrai a Siena. E Siena fu la prima rivelazione vera e propria della vita, delle ragazze, dell’amore, e poi dell’arte. E questo è stato il periodo dell’iniziazione all’arte, alla pittura senese, al sogno dell’arte, del fare qualcosa nel campo dell’arte. È un luogo madre Siena, è la città della Vergine, c’è questa associazione femminile a Siena come luogo materno”. A seguito di un nuovo trasferimento paterno, Luzi rientra a Firenze nell’ottobre 1929 al Galileo in prima liceo classico; comincia l’epoca delle letture formative: “La mia ambizione era la filosofia. Al liceo spesso marinavo la scuola per andare a leggermi in pace i miei filosofi, specialmente sant’Agostino di cui il decimo libro delle Confessioni doveva poi diventare il mio breviario per tanti aspetti”. Scrive anche i primi versi, pubblicati su una rivistina studentesca, “Il Feroce”, animata da Fosco Maraini. Iscrittosi nel novembre 1932 a Legge, a dicembre passa a Lettere: ha come docenti Attilio Momigliano (che non lo entusiasma), Giorgio Pasquali e Luigi Foscolo Benedetto, suoi principali maestri. Tra i compagni incontra per primo il coetaneo Piero Bigongiari. L’anno dopo conosce lo studente salentino di un anno più anziano Oreste Macrí 66

della filosofia. Si riprenda in mano L’opera poetica pubblicata nei Meridiani con i suoi versi, scaglionati attraverso settant’anni, dal primo ermetismo fiorentino, nutrito, in lui come in Bo, dal soffio del cattolicesimo francese ed espresso in un linguaggio prezioso, scandito in un endecasillabo sorvegliato; e così sino alle dense esperienze finali, dense di parole e di pensiero: ma nelle raccolte centrali e fino alle ultime, da Nel magma del 1963 al Sim o ne Mart ini del 1994 e So t t o s pecie um ana del 1999 e oltre, il senso interrogante, disorientato, del nostro tempo prende sempre più quota; un’incertezza che lo fa ancor più ricercare.


Dice una lirica di Sot t o specie umana: Non era quest o? era alt ro da così il problema? diverso il vero fuoco di quell’implacabile pat ema, errat o era l’insieme di at avici pareri, fallace l’epist eme int ero? Gli vacillò il pensiero. Forse proprio per questo, uno straordinario bisogno di comunicare, con cui Luzi ci ha dato e lasciato negli ultimi anni l’eredità dei suoi pensieri, ha riunito i suoi sparsi interventi sulla letteratura, i poeti o la poesia, ha parlato in lunghe interviste: sono Vero e v ers o e Co llo quio , entrambi pubblicati da Garzanti. Lì troviamo i suoi altissimi amori, Orazio e Dante, Leopardi (“il ve-

ro Leopardi”…), Rilke e gli spagnoli novecenteschi; Campana, il Campana delle sue proprie origini di poeta ermetico, e gli amici Bo, Bilenchi, Bigongiari, Turoldo... Ma non solo. L’ultimo scritto della raccolta di Vero e vers o è un intervento in una seduta solenne del Consiglio regionale della Toscana nel 2000, col titolo Poes ia e polit ica; rivolto ai “politici del nuovo secolo”, esso si conclude così: “Ecco a mio avviso un tema ispiratore valido e degno per i politici del nuovo secolo: entrare risolutamente, dall’interno, non più dai trattati, nel vivo di questo problema. Rendere lo stato più umano e, oserei dire, fraterno, la sua necessità meno gelida, la sua motivazione affabile”. Quell’aggettivo “fraterno” ci porta diritti all’ispirazione cristiana e alla lettura evangelica di Mario Luzi. Come abbiamo accennato, qualcuno ha scritto che la sua densa produzione scandisce le tappe e gli sviluppi di un itinerario poetico tra i più ricchi del Novecento italiano: penso che non si possa non acconsentire su questo giudizio. Ma forse più di ogni possibile definizione critica credo che


Pienza, pensier STILE ITALIANO / N. 7-2009

d’amore

Mirabile equilibrio tra case e palazzi, perfetta integrazione tra il centro abitato e il contesto paesistico della Val d’Orcia. Qui i principi architettonici dell’età dell’Umanesimo: l’armonia universale tra l’uomo, le cose dell’uomo e del mondo, tra il cielo e la terra, diventano realtà

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PIAZZA PIO II Piazza Pio II è Pienza, tutta la città ruota attorno a questa piazza con il Duomo e i suoi bellissimi Palazzi Rinascimentali: Ammannati, Borgia, Comunale e Piccolomini. La piazza fu disegnata dal Rossellino e qui si affaccia la cattedrale dell’Assunta realizzata sempre dal Rossellino e impreziosita da opere di Lorenzo di Pietro detto il “Vecchietta”


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A CURA DI NINO ALFIERO PETRENI FOTO A CURA DI NIVES ALBERTI, FLAVIO BARBI, UMBERTO BINDI, NINO PETRENI

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È veramente molto interessante la storia di Pienza, piccolo gioiello di città, dalle perfette linee rinascimentali, situata nella campagna senese al centro della Val d’Orcia. Corsignano, citato in una novella del Boccaccio, fino al 1400, era un piccolo borgo medioevale come tanti altri nella zona. Fu papa Pio II, che qui era nato, che volle costruirvi una città ideale, per farvi la residenza estiva della sua corte. Un vero museo diffuso su tutto il territorio. Ma la gloria improvvisa di Pienza, lontana dalle grandi città e dalle più importanti vie di comunicazione, durò poco. Dopo la morte di Pio II, la città, infatti, a parte il culto per il papa piccolomineo da parte dei “piisti” come il cardinale Giacomo Ammannati, Gregorio Lolli e pochi altri (Francesco di Giorgio Martini si occupò dell’instabilità della cattedrale), subì un vero e proprio oblio, che durò alcuni secoli e cioè fino all’Ottocento, quando i primi viaggiatori illuminati nei loro tours di istruzione in Italia, diretti verso Roma sulla via Francigena e sulla via Romea, scoprono, quasi per caso, questa cittadina. In particolare furono alcuni architetti e storici dell’arte tedeschi che avviarono le prime campagne di misurazione dei principali edifici della piazza. Da allora si manifestò un vero e proprio crescendo di interesse per Pienza e i suoi canoni architettonici, che culmina nell’ultimo decennio con le ricerche e gli studi dell’architetto Jean Pieper autore di

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un’opera fondamentale per la piena comprensione di una città che presenta ancora oggi il centro storico perfettamente conservato. Pienza ha saputo, infatti, conservare quasi immutata la sua bellezza originale, meritando ammirazione e rispetto; nel 1996 l’Unesco ha voluto suggellare la sua importanza iscrivendola nella lista del Patrimonio mondiale dell’Umanità. La bella Val d’Orcia, tanto cara al poeta Mario Luzi, cittadino onorario di Pienza, l’ha cantata in molte ispirate poesie: La strada tortuosa che da Siena conduce all’Orcia traverso il mare mosso di crete dilavate che mettono di marzo una peluria verde è una strada fuori del tempo, una strada aperta e punta con le sue giravolte al cuore dell’enigma [...] (Nel corpo oscuro della metamorfosi, I) La “strada tortuosa” di Luzi e il dolce profilo del Monte Amiata ammantato di boschi, fanno da splendida cornice a Pienza, città ideale del Rinascimento, posta a semicerchio sulla cima di un colle, cinta da mura a strapiombo verso sud, che al centro si interrompono per far posto alle scintillanti grandi vetrate dell’abside della cattedrale e alle bianche colonne del loggiato del Palazzo Piccolomini. Ma prima di parlare di Pienza, delle sue riconosciute bellezze, occorre doverosamente parlare del suo fondatore, il Papa, umanista


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Borghi, da sempre

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Essenzialità e buon gusto per una vacanza tra il giusto equilibrio del non far niente – contemplando paesaggi emozionanti e straordinari – e il piacere di godersi l’ospitalità rara degli operatori di questo territorio, che lavorano spinti dall’amore per la propria terra fatta di convivialità, cultura e competenza

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A CURA DI ANGELA PAGANI E SCARLETT FRIGERIO FOTO A CURA DI ARCHIVIO I.M.T. SRL, FAMIGLIA COZZI LEPRI

Quando sono partita ero molto stanca, una delle solite settimane piene di tutto; quasi quasi, ero disposta a rinunciare a un week end che, a giudicare dall’offerta turistica, si presentava proprio bello. Mi sono data una “mossa” anche con l’aiuto di Rossella, che altrimenti avrebbe fatto il viaggio da sola di notte e così, messa una valigetta in macchina, siamo partite. Il viaggio è durato meno del previsto, con una strada stupenda, accompagnate da una luna enorme che ci ha seguito fino a Chianciano Terme, la nostra destinazione. Il programma prevedeva un percorso nel territorio della Val d’Orcia, tra Cetona, Sarteano, Castiglioncello sul Trinoro... Luoghi inediti e meravigliosi. La nostra guida, poi, senza fare il professore, ci ha accompagnato dando al nostro soggiorno un giusto equilibrio tra il “guardare per aria”, godersi in silenzio il paesaggio, scoprire bellezze artistiche e architettoniche dei luoghi fino al piacere di godersi un ottimo convivio; come è avvenuto il sabato sera nel chiostro di Palazzo Cennini a Sarteano, la sera precedente al nostro rientro, dove siamo stati accolti dai proprietari, albergatori membri del “Consorzio Alberghi da Sempre”, come se fossimo amici da sempre. Una grande ospitalità fatta di cibo straordinario, buon gusto ed essenzialità. Come sempre in certe circostanze, non mi faccio mancare nulla, dal vino al cibo: così abbiamo dimenticato tutta la fatica della settimana. Chi vuole veramente staccare corra in Val d’Orcia, si sentirà a casa, con in più tanta bellezza che purtroppo chi come noi vive a Milano non può avere. In questo viaggio nella Toscana più nascosta e più vera abbiamo così scoperto Castiglioncello sul Trinoro, un piccolo borgo che domina tutta la vallata. Abitato sin dall’epoca Villanoviana-Etrusca, attualmente ospita solo dieci persone, molto amichevoli e con tanta voglia di parlare con i visitatori. Nel Medio Evo, sotto il controllo dei Conti Manenti di Sarteano, divenne un castello fortificato e successivamente fu ceduto all’Abbazia Camaldolese di San Piero in Campo in Val d’Orcia. La chiesetta del paese, intitolata a sant’Andrea, si trova su di un bellissimo belvedere; da lì abbiamo poi proseguito verso Sarteano visitando alcuni luoghi lontani dai soliti itinerari, ma non per questo meno affascinanti, come il cimitero della Foce, il Giardino della Villa Origo e infine Cetona. English version on page 148


Il Perugino

Il paesaggio

del Trasimeno

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Estrema purezza, l’idealizzazione del Trasimeno e della Valdichiana, così come si possono osservare dalla sommità di Città della Pieve, sono questi gli elementi che si riscontrano nelle opere pievesi di Pietro Vannucci detto “Il Perugino”

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A CURA DI VALERIO BITTARELLO COMONADI FOTO WGA GALLERY - HUNGARY E ARCHIVIO CITTÀ DELLA PIEVE

Nella monografia sul Perugino (Pietro Vannucci) del 1984 Pietro Scarpellini mette in evidenza come il Vannucci nella sua giovinezza fosse stato un forestiero a Perugia: la sua formazione avvenne in Toscana. Un artista quindi che, nato intorno al 1450 nell’allora Castel della Pieve, situata sul confine tra i territori di Perugia e di Siena, si era formato tra Arezzo e Firenze, vale a dire tra l’ambiente di Piero della Francesca e la bottega sperimentale del Verrocchio. Il Vannucci diventerà “Il Perugino”, soprannome affibbiatogli dai fiorentini, solo a partire dal 1 gennaio 1501 quando aprirà bottega a Perugia, che già nel 1485 gli aveva concesso la cittadinanza. Certo, provenire da Castel della Pieve non significava essere propriamente umbri, né tantomeno perugini. Castel della Pieve, sorta intorno al VII secolo d.C. come avamposto della Tuscia Longobarda in avvistamento di Perugia bizantina, verrà sottomessa dalla città del Grifo nel 1188. Così a Perugia guelfa e filopapale si oppone il pervicace ghibellinismo dei pievesi che guardano a Siena, la più grande potenza filoimperiale dell’Italia centrale. Solo per un breve periodo, dal 1228 al 1250, la città sarà libero Comune sotto la protezione dell’Imperatore Federico II di Svevia. In questo lasso di tempo la città si organizza a livello urbanistico come la vediamo tuttora, modellandosi su Siena. Varrà per tutte citare la presenza di un importante pittore senese della metà del XIV secolo, Jacopo di Mino del Pellicciaio, seguace di Ambrogio Lorenzetti e di Simone Martini, che affrescava una Crocefissione nell’Oratorio di San Bartolomeo, attiguo alla chiesa di San Francesco. Castel della Pieve è legata all’area senese da numerosi percorsi che la collegano alla via Francigena, situata a occidente a circa 30 km di distanza. È facile immaginare come i mercanti pievesi si dirigessero, una volta passati i ponti della Chiana, verso quella via di commerci internazionali che attraversava tutta la Toscana per raggiungere l’area padana. Ma Castel della Pieve veniva a trovarsi su un altro importante percorso, non certo meno battuto, quello della via dell’Alpe di Serra, costruita dai Longobardi come collegamento tra la via Emilia e la via Francigena, utilizzando in parte prece-

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denti percorsi romani. Da Forlì la “Via” raggiungeva l’Alpe di Serra nell’Appennino tosco-romagnolo, scendeva nella Valle dell’Arno e guadagnava Arezzo. Da qui, percorrendo il lato orientale della Valdichiana, si dirigeva verso Castiglion Fiorentino, Cortona, la dorsale collinare di Castiglione del Lago, Castel della Pieve, Orvieto, Montefiascone, dove si ricongiungeva alla Francigena. Proprio ad Arezzo, a cavallo tra gli anni 1450-1460, Piero della Francesca eseguiva gli affreschi della Leggenda della Vera Croce nell’abside di San Francesco, uno dei capisaldi della pittura dell’Occidente. Qui il Maestro sansepolcrese inquadra le scene in uno spazio costruito da rigorose norme matematico-geometriche. È infatti Piero, intorno alla metà del XV secolo, a codificare nella pittura la visione prospettica come ci ricorda anche il suo trattato De prospettiva pingendi. Il Vasari, nella vita di Piero, afferma che il Vannucci fu allievo del Maestro di Sansepolcro: “Fu suo discepolo ancora Piero da Castel della Pieve che fece un arco sopra Sant’Agostino et alle monache di Santa Caterina d’Arezzo un suo Sant’Urbano oggi sito a terra per rifare la Chiesa. Similmente fu suo creato Luca Signorelli da Cortona”. Vasari, in quanto aretino, aveva sicuramente notizie di prima mano e quindi è degno di fede. Nell’ambiente di Piero della Francesca, al Vannucci e al Signorelli, dobbiamo aggiungere anche quel Bartolomeo della Gatta, attivo ad Arezzo, Cortona e Castiglion Fiorentino. In breve, possiamo affermare che sul percorso della via dell’Alpe di Serra a partire da Arezzo per tutta la Valdichiana si diffondeva il nuovo verbo pierfrancescano. Nella seconda metà degli anni 1460 il Vannucci dovette poi recarsi a Firenze presso il Verrocchio dalla cui bottega usciranno personalità del calibro di Leonardo e Botticelli. Pietro nei suoi spostamenti verso Arezzo e Firenze dovette spesso percorrere quella strada che nel tratto tra Castel della Pieve e Cortona, dai crinali delle dolci colline si affacciava sul Trasimeno e sulla Valdichiana. Questa visuale ispirerà i celebri paesaggi del Perugino. Già negli anni della sua gioventù questo ambiente era stato lodato dal papa umanista Enea Silvio Piccolomini, il quale nella sua


romana. È lo spirito del primo Rinascimento: Cristo nasce in primavera sotto un sole di mezzogiorno, la capanna è un tempio classico, i pastori sono quelli dell’Arcadia, l’antico rivive nel moderno Piero della Francesca, Adorazione della Vera Croce (o del Vero Legno), particolare 1452 circa, chiesa di San Francesco, Arezzo

permanenza al Trasimeno del 1459 ci parla di fertilità e di valli amene. Negli stessi anni l’umanista Giannantonio Campano parla di Trasimeni felicitas, identificando il lago ex omni parte perlucidus in un paradiso per pescatori e cacciatori. L’immagine di un paesaggio fertile e ridente si doveva al fatto che intorno al 1423 Braccio da Montone, signore di Perugia, aveva costruito un emissario che aveva permesso un sensibile abbassamento delle acque. Nel 1482 il Tresa e il Rio Maggiore venivano deviati sulla Chiana per far fronte alle inondazioni del lago. Si era resa così possibile la coltivazione di lino, canapa, legumi, con i

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IL PAESAGGIO In apertura Pietro Vannucci, detto “Il Perugino”, L’Adorazione dei Magi, particolare, 1504, Oratorio di Santa Maria dei Bianchi, Città della Pieve. Nell’opera un affollarsi di personaggi “aristocratici”, com’era negli stilemi “neoellenici” del Vannucci: i re Magi, sono vestiti con costumi in seta damascata con mantelli panneggiati alla

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Vivere in una villa di

campagna

Alle porte del borgo settecentesco di Sasso Morelli, frazione di Imola, in provincia di Bologna, esiste, nascosto in un “bosco�, un antico casino padronale, oggi sede direzionale della cooperativa agricola a produzione integrata (CLAI), esempio di eccellenza tutta italiana

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A CURA DI MARIOLINA GASPARINI FOTO A CURA DI GABRIELE ANGELINI

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La pianura imolese nei secoli passati era ricca di case di villeggiatura, immerse in lussureggianti parchi, isole aristocratiche nella vasta, ma povera, campagna. Villa La Babina, sorta nel XVII secolo a pochi chilometri dal centro urbano come casa “ad uso di contadino e di Padrone”, arricchita nel tempo di un grande giardino, dopo recente restauro, è oggi sede del Centro Direzionale di una delle cooperative più importanti d’Europa. Ce ne racconta la storia il dottor Giampaolo Nildi, storico del territorio, fondatore della Cooperativa Lavoratori Agricoli Imolesi (CLAI), grande appassionato di botanica. Nella seconda metà del 1700 l’architetto imolese Cosimo Morelli realizzò a Sasso, 9 chilometri da Imola e 7 dalla via Emilia (il Decumanus Maior dell’antica centuriazione emiliano-romagnola), un importante intervento urbanistico: a corona della piazza, la grande casa

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di villeggiatura e le abitazioni per gli artigiani del borgo e i “casanti”, braccianti delle campagne, avrebbero sottolineato l’importanza commerciale che il borgo cominciava a rivestire. Il conte avvocato Gian Agostino Gamberini, all’epoca proprietario della “Babina”, tenuta confinante con quella del Morelli, seguendo l’esempio dell’illustre vicino, diede nuovo impulso al “casino” di campagna, per renderlo più gradevole. Non era raro per queste dimore, specialmente in primavera, autunno e al tempo della mietitura, l’uso come base per il governo delle proprie aziende agricole, al di là di caccia, diletto, svago e amoreggiamenti. “La Babina”, nome che ricorda l’espressione dialettale “bambina bella”, è dunque un’abitazione signorile di campagna, che mantiene l’architettura sobria, elegante, compatta e resta in stretto rapporto con i terreni coltivati


Crisi della finanza ed

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equitĂ sociale

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Affinché le importanti caratteristiche del sistema capitalistico possano continuare ad essere considerate nobili manifestazioni dell’umana virtù e non, invece, la loro astuta mistificazione

A CURA DI GILBERTO FEDON

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I fallimenti del mercato in numerosi settori economici L’attività economica è certo indispensabile per garantire il benessere materiale dei cittadini. Ma affinché questa produca ricchezza stabilmente (e miratamente) è necessario che sia gestita sulla base di regole che fanno riferimento non solamente alla legge positiva ma soprattutto (e anche) a principi morali che del resto sono solennemente sanciti nelle costituzioni dei paesi avanzati. Tali principi dovrebbero essere rispettati nella loro sostanziale concretezza e non (invece) solamente circuiti nella pratica legislativa ed economica mediante bizantinismi procedurali e interpretativi nell’applicazione delle norme a questi astrattamente ispirate. Tali espedienti, infatti, ne vanificano talora integralmente l’effettivo rispetto. L’esempio della situazione in cui si trova il sistema pensionistico in numerosi paesi occidentali è assai illuminante al riguardo. Per anni i futuri pensionati si sono sentiti dire da autorevoli esponenti dei media e dei governi nazionali che era saggio crearsi una pensione alternativa investendo i loro non certo abbondanti risparmi nei “fondi integrativi” gestiti da operatori privati (di apparentemente sicura affidabilità), ben allineati con lo spirito del “libero mercato”. Ebbene, il crollo delle borse registrato nei mesi scorsi ha sovente più che dimezzato il valore delle azioni che tali fondi di natura privatistica avevano “sagacemente” acquistato per garantire una pensione ai loro “ben consigliati” clienti. Questi lavoratori si trovano per lo più al termine della loro carriera professionale. In grande prevalenza non hanno energie fisiche e conoscenze tecniche per cercare altri lavori in cui eventualmente recuperare le ricchezze in tal modo dissipate. Nessuno può garantire loro se e quando recupereranno il loro valore le azioni e i titoli di credito in cui hanno investito i gestori dei fondi privati a cui hanno affidato i loro risparmi. Analoghe considerazioni, sebbene per circostanze

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differenti, si potrebbero effettuare sull’andamento del settore dell’energia o dei trasporti. Le mitizzate privatizzazioni in molti casi hanno di certo creato profitti per gli azionisti che si sono sostituiti alla pubblicamente censurata inefficienza della gestione statale, ma nessuno o scarsissimo risparmio per l’incolpevole consumatore. Si evidenzia in tutto ciò un fattore di grande immoralità implicito (o per meglio dire inesorabilmente connaturato) al sistema economico attuale. Si tratta cioè dell’acquiescenza con cui organi di stampa ed esponenti politici si uniformano ai dogmi neoliberisti (niente affatto scientifici e del tutto indeterministici) che danno forza alla “spendibilità politica” del libero mercato come ottimale forma di gestione dell’economia da parte sia di partiti di destra sia di sinistra.

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Ricondurre i mercati al servizio di pubbliche finalità Come ha affermato in una occasione ufficiale il presidente della Repubblica francese Nicolas Sarkozy sembra essere giunta oramai l’ora di moralizzare il sistema capitalistico. I danni economici e i costi sociali da questo causati non sono più (o non dovrebbero più) essere tollerati. Inquinamento, surriscaldamento del clima, aumento dei prezzi delle materie prime (a causa del frenetico sviluppo dei paesi emergenti), incremento della marginalizzazione sociale, diffusa precarietà del lavoro giovanile, maggiore insicurezza individuale, riduzione temporale del ciclo di vita delle imprese, sono tutti tristi esempi di una sostanziale inefficacia (se non addirittura di una palese iniquità) insita nel meccanismo di gestione dell’economia fondato sulla sistematica ricerca del profitto individuale. Il capitalismo è infatti privo di una visione preventiva e ponderata di cosa sia utile produrre e cosa no. E delle probabili conseguenze di tali decisioni prese “in ordine sparso” da innumerevoli operatori economici. Essi si limitano infatti a soddisfare le necessità materiali e i volubili gusti della clientela. Sovente senza riuscirci in maniera accessibile a tutti coloro che ne fanno domanda. Ogni imprenditore si preoccupa solamente del proprio tornaconto personale con atteggiamento del tutto indifferente “agli effetti di sistema” delle azioni che pone in essere grazie alle risorse finanziarie, tecnologiche e umane di cui può disporre la sua impresa.

Sebbene ogni idea di pianificazione centralizzata dell’economia sia ai nostri giorni pregiudizialmente respinta come passatista, antistorica, inefficiente e liberticida sembra tuttavia opportuno cercare almeno di cambiare direzione al temibile crinale in cui l’economia “liberista” appare essersi indirizzata. In altri termini potrebbe rivelarsi quanto mai opportuno tentare di gestire, in un ottica più attenta alle esigenze del welfare state, i mezzi di produzione di beni e servizi di cui le società sviluppate dispongono nel loro insieme. Mediante l’applicazione della moderne conoscenze scientifiche in materia di managment e la razionale previsione dei possibili effetti sociali conseguenti alle scelte economiche effettuate. Chiunque, infatti, può facilmente osservare quanti sprechi e inefficienze caratterizzino i moderni sistemi economici. A causa di tale oggettivo “spiazzamento” nell’allocazione del capitale e dell’intelligenza umana, innumerevoli persone si trovano a essere ingiustamente private della possibilità di avere una occupazione dignitosa, le pensioni sono troppo basse, i salari anche, e servizi fondamentali per il benessere sociale come la sanità e l’istruzione tendono sempre più ad essere privatizzati. Ovvero sottratti di fatto alla possibilità di fruizione (a causa del prezzo elevato) da parte di ampie fasce della popolazione. In tale contesto di diffusa e oggettiva irragionevolezza è la legge morale (connaturata all’animo umano, come ipotizzava il filosofo Immanuel Kant) a condannare senza mezzi termini la deriva “mercatistica” del sistema capitalistico. Gli stati e le organizzazioni internazionali che si occupano di economia e di finanza dovrebbero pertanto cominciare a porre al vertice della loro agenda programmatica non solamente il rischio di inquinamento, la dipendenza delle economie sviluppate dal sempre più scarso petrolio o la “tenuta sistemica” dei mercati finanziari e del commercio internazionale, ma anche la necessità di garantire “stabilmente” salari adeguati ai cittadini, posti di lavoro durevoli, percorsi di carriera praticabili, tutele sanitarie certe, diritto allo studio, alla salute e all’emancipazione culturale per ciascun cittadino. Appare quindi doveroso compito di quella che almeno astrattamente dovrebbe essere considerata “l’alta politica” (e della sovente a torto mitizzata società civile) ricercare

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Qui comincia

l’avventura Milano 1908: sulle pagine del Corriere dei Piccoli nasce il fumetto italiano: oggi si parla della capitale lombarda per un museo della nona arte

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A CURA DI SERGIO GIUFFRIDA SI RINGRAZIA PER LA RICERCA E IL SUPPORTO ICONOGRAFICO LA FONDAZIONE FRANCO FOSSATI

be partecipato anche Aldo Valori (altra colonna del Giornalino della Domenica con lo pseudonimo di Ceralacca), ma alla fine Albertini, molto indeciso tra le diverse possibili fisionomie del giornalino, chiede a Spaventa Filippi di trovare la soluzione definitiva. Nasce così quello che oggi chiameremmo un format editoriale per l’epoca assai innovativo e completo, tutt’ora imitato. Il Corriere dei Piccoli infatti unisce fin dall’inizio all’innovativa componente grafica del fumetto (sia pure sacrificando le nuvolette a favore delle didascalie in rima baciata) elementi di consolidata qualità didattico divulgativa, quali per l’epoca: la pubblicazione a puntate di romanzi d’autore e novelle illustrate, pagine di giochi, la posta con i lettori (tenuta dalla Lombroso con il famoso pseudonimo di Zia Mariù fino al 1912, quando lascerà il giornale per dissociarsi dalla linea favorevole alla guerra di Libia) e altre rubriche che oggi potremmo definire di curiosa informazione generale. Questa è la chiave del successo del nuovo giornale, che lo differenzia nettamente dai prodotti francesi, inglesi, americani mirati a un più facile divertimento attraverso le sole componenti ludica e fumettistica. Rispetto al suo diretto concorrente Il Secolo, di impostazione social-riformista, il Corriere della Sera è un giornale liberal-conservatore prevalentemente letto dalla nuova borghesia emergente ed è per questo che anche il

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Milano si accinge all’impresa di creare il primo vero grande Museo del Fumetto mentre quest’anno si festeggiano anche i cent’anni delle fantastiche, straordinarie, divertenti e intrepide storie, dei personaggi e delle avventure delle nuvole parlanti nostrane… firmate dai migliori artisti e illustratori italiani. Era una domenica come tante altre quella in cui i lettori del Corriere della Sera – ai tempi un quotidiano in gara per il primato in Italia – si videro offrire un curioso allegato destinato a diventare a breve un vero e proprio fenomeno editoriale: Il Corriere dei Piccoli. Tutto nasce da un’intuizione della saggista e scrittrice per l’infanzia Paola Lombroso Carrara – figlia di Cesare, il padre della moderna fisiognomica – che conquista Luigi Albertini, direttore e coeditore del Corriere. Sul collaudato esempio dei maggiori giornali transalpini e d’oltreoceano debutta così ufficialmente anche in Italia il fumetto. A dirigere la neonata testata è Silvio Spaventa Filippi, poeta, scrittore e fine traduttore che guiderà le sorti della testata per oltre un ventennio. Tutto nasce nel 1906 quando Paola Lombroso, che già collabora con il neonato Giornalino della Domenica di Vamba (papà di Gian Burrasca), presenta un progetto ad Albertini che, vedendo il crescente successo dei comics oltre oceano, aveva fatto anche un pensierino sulla possibilità di acquistare la testata di Vamba. Al progetto avreb-

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Mostre&Eventi

estate-autunno A CURA DELLA REDAZIONE

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DAL 6 SETTEMBRE 2009 AL 6 GENNAIO 2010 LA FORMA DEL LIBRO: DAL ROTOLO AL CODICE FIRENZE Una mostra che illustra al grande pubblico, con pezzi provenienti esclusivamente dalle collezioni laurenziane, i materiali e le forme dei supporti della scrittura e del libro in particolare, presenti in Occidente ed Oriente nel periodo compreso tra i secoli III a.C. e XIX. Informazioni: Biblioteca Medicea Laurenziana Piazza di San Lorenzo 9 • 50123 • Firenze • tel. +39 055210760, +39 0552302992 • e-mail: medicea@librari.beniculturali.it • sito www.bml.firenze.sbn.it

FLORA FUTURISTA TRIENNALE DI MILANO 22 APRILE - SETTEMBRE 2009 La Triennale di Milano in collaborazione con il gruppo Fantoni presenta la mostra “Flora Futurista”, a cura di Alessandro Ortenzi e Anna Scavezzon, un omaggio a Giacomo Balla in occasione della ricorrenza del centenario del movimento Futurista. Nel giardino della Triennale, fino alla fine di settembre, saranno riprodotte in scala 11:1 le sculture-fiore ideate da Giacomo Balla. Questi fiori si collocano fra le più interessanti ricerche dell’artista futurista nell’ambito dell’arte astratta. Hanno forme non esistenti in natura, sono dipinti con colori squillanti e vivaci e sono pensati dall’artista come miglioramento della “decadente” flora naturale. Come i veri fiori hanno la funzione di arredare, colorare, profumare un ambiente. L’artista arriva alla creazione di queste opere attraverso un processo di stilizzazione formale. Agli odori dei fiori vengono associati forme e colori che li traducono visivamente. Balla arredò la propria casa con queste opere che, in un’ottica di esaltazione del movimento e della dinamicità propri del Futurismo, contrastano con l’immobilità millenaria dei fiori esistenti in natura. Informazioni: Triennale di Milano • via Alemagna, 6 • sito www.triennale.it

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FINO AL 10 GENNAIO 2010 DIVUS VESPASIANUS ROMA, COLOSSEO I tempi cambiano e cambiano gli uomini. Ma Roma no, non cambia. Il Colosseo e Roma: un binomio banale e imprescindibile, lo stesso che lega la Città eterna alla cupola michelangiolesca. Fu l’imperatore Vespasiano a iniziare la sua costruzione e suo figlio Tito a inaugurare l’anfiteatro nell’80 d.C., trasformando la valle tra il colle Oppio, il Celio e il Palatino nel luogo più celebre della romanità. Era il 70 d.C. quando l’esercito acclamava Vespasiano imperatore. Da quel momento nacque la gens flavia. Divus Vespasianus, la mostra in corso al Colosseo, celebra il bimillenario della nascita di Tito Flavio Vespasiano. Questa celebrazione si propone

di mettere in luce il vero ruolo che Vespasiano e i suoi successori, Tito e Domiziano, ebbero nella storia dell’Impero. La mostra curata da Filippo Coarelli, grazie al suo estremo rigore scientifico, fa emergere una visione della storia imperiale meno banale e allo stesso tempo fruibile anche per il vasto pubblico, che in primavera affolla le aree archeologiche capitoline. La mostra si snoda attraverso il Colosseo e prosegue presso la Curia, nel Foro Romano dove – l’arco di Tito ne è uno splendido esempio – sono numerose le presenze riferibili alla gens flavia, per proseguire attraverso il Criptoportico neroniano, sul colle Palatino. Informazioni: Anfiteatro Flavio Colosseo • Piazza Del Colosseo 00184 • tel. +39 0639967700 www.archeorm.arti.beniculturali.it

GIORNATE EUROPEE DEL PATRIMONIO ANNO 2009 (SABATO 26 E DOMENICA 27 SETTEMBRE 2009) Il MiBAC, come ogni anno, partecipa all’evento con lo slogan “Italia tesoro d’Europa” e organizza sull’intero territorio nazionale iniziative tese a valorizzare e mettere in evidenza i contenuti della cultura e del Patrimonio italiano, con l’obiettivo di condividere con altri Paesi europei le comuni radici continentali. Per l’occasione saranno aperti al pubblico gratuitamente i luoghi della cultura che comprendono il patrimonio archeologico, artistico e storico, architettonico, archivistico e librario, cinematografico, teatrale e musicale. Informazioni: Ministero per i Beni e le Attività Culturali • via del Collegio Romano, 27 • 00186 Roma • Numero Verde: 800 99 11 99 • sito www.beniculturali.it/ FINO AL 6 SETTEMBRE 2009 MARCO LODOLA ROMA, LA NUOVA PESA Frammenti musicali affiorano tra i disegni di luce di Marco Lodola. Colori artificiali tratti dal dizionario di un’urbanità fremente. Un inno alla vita. Una danza neofuturista. Di un artista elettricista... Il gigante luminoso di Marco Lodola (Dorno, Pavia, 1955; vive a Pavia) è lì, eroico e possente. Un grande cavallo alato – felice connubio di mito e tecnologia – che accoglie lo spettatore. Prefazione di un racconto visivo attraversato da un momento chiaro e da un altro sospeso in una temporanea oscurità. La musica dei Pink Floyd vibra negli ambienti della Nuova Pesa, consacrata dal titolo stesso della mostra, Eclysse, fino a quando la performance non coinvolge anche Andy, musicista dei Bluevertigo nonché pittore, con il suo omaggio a David Sylvian e Robert Fripp. Informazioni: Marco Lodola - Eclysse • La Nuova Pesa - Centro per l’arte contemporanea • Via del Corso, 530 • 00186 Roma • Ingresso libero • tel. +39 063610892


News

“DONNE PROTAGONISTE” Il 15 luglio presso il Centro Congressi dell’Unione del Commercio, a Milano, è stato presentato ufficialmente il volume “Le Protagoniste” di Milano; tra le donne raccontate nel libro, anche il nostro direttore: Angela Giannini Pagani Donadelli. La manifestazione si è tenuta alla presenza del Ministro delle Pari Opportunità, Maria Rosaria Carfagna; al Presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni e altre cariche istituzionali. La collana “Le Protagoniste - le donne che fanno l’Italia” è curata da Carlo Enrico Bazzani, giornalista parlamentare, ed è edita da Comedit. La collana è

composta da singoli volumi dedicati, ognuno, a una città capoluogo di provincia. Nella parte introduttiva, oltre ai contributi culturali delle varie autorità pubbliche, viene ricostruita al “femminile” la storia della città; in quella centrale, sono illustrati i profili biografici e professionali delle donne impegnate nella vita politica, economica, sociale e culturale cittadina.

A sinistra dall’alto Angela Giannini Pagani Donadelli, amministratore unico I.M.T. Srl, Lella Curiel, signora della moda milanese e stilista, con la figlia Gigliola, che ha intrapreso la stessa strada e infine Maddalena Corti De Padova, designer


L’ORLANDO FURIOSO IN VALTELLINA PALAZZO BESTA DI TEGLIO “... Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori....” ecco uno dei famosi versi in ottave dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto. Nucleo centrale dell’iniziativa è la mostra del più importante ciclo di affreschi in Valtellina dedicato all’Orlando. Le 21 immagini che decorano il salone d’onore di palazzo Besta di Teglio mostrano vari episodi del poema di Ludovico Ariosto e ognuno è arricchito da un motto in latino. Un secondo ciclo di immagini affrescate è presente a Talamona, sulla facciata di casa Valenti. L’impianto decorativo è organizzato su tre ordini, sul più elevato del quale sono raffigurate sei scene dell’Orlando Furioso. Il terzo ciclo, seppur ridotto in numero di immagini e dimensioni, si trova a Castel Masegra a Sondrio.

La Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Milano, in stretta collaborazione con il Comune di Teglio (Sondrio), la Biblioteca Braidense di Milano, l’Università di Pisa e l’Accademia del Pizzocchero, organizzano un evento culturale e didattico grazie al quale i visitatori potranno apprezzare gli affreschi dell’Orlando Furioso arricchiti da 21 pannelli illustrativi e da una postazione informatica touch screen. Si potranno anche ammirare immagini selezionate tratte dall’edizione del 1547 dell’Orlando Furioso conservata presso la Biblioteca Braidense di Milano. Informazioni Ministero per i Beni e le Attività Culturali Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Milano • P.zza Duomo, 12 • Tel. 02 86313290

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4 luglio- 10 settembre 2009 Palazzo Besta di Teglio (SO) martedì-sabato 9.00/12.00 -14.00/17.00 • domenica e lunedì alternati dalle ore 8.00/14.00 • tel. 0342.781208 • 02.86313246/206

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EDITORIAL BY ANGELA GIANNINI PAGANI DONADELLI What a strange period we are living through! There are some who see only darkness and others who go beyond the darkness and strive to shed light. Here I am not speaking as a “clairvoyant” but as one whose innermost nature it is to seek and travel continually, searching for the absolute beauty of life which comes as an immense, unasked-for gift. In these years all my striving, in my personal life but also in my work, has had no object other than a particular concern for the Italian cultural heritage. This entails documenting unique places, such as the great cathedrals and the places and qualities of Italian excellence, both past and present, as well as those wonderful people whom one meets in life and who have the power to move you. Their energy is so vibrant that it enables you to perceive how it permeates them, to the point where they convey it always, in every situation, however unfavorable: whether gazing at a sunset, observing a flower, the smile of a child, or the depths in the gaze of an elderly person. But speaking of the gaze, what is more beautiful than to look into one another’s eyes? Think of those beautiful people who are endowed with an inner light capable of giving our existence a love that comes to us from their passions, their kindness, their discretion, their profound honesty, people capable of conveying unrepeatable experiences, people made sacred in their lives by their poetry. Think of certain architects who redesign landscapes while avoiding speculative development, remaining faithful as far as possible to all that nature has created and given us. Or think of musicians, craftsmen, composers. Men and women who have always possessed infinite gifts which harmonize with the present and are projected towards eternity. These extraordinary people are not concerned whether someone lives in or comes from east or west, whether he is an architect or a poet, whether he embodies power or poverty: for such people what counts is that all of us should all seek to harmonize ourselves in our different cultures. What concerns them is that

everyone should be projected towards a “new world”, one in which love, gratitude, and the awareness of life, with all it has to offer us, should always be present in our thoughts, as a daily and respected source of wonder. I am convinced of this, now more than ever, because I possess the certainty that only with wonderful people fully endowed with hearts and minds will we be able to renew history and thus also renew culture. So it was in the past and so it is also today, when all certainties seem to have been swept away and where some people feel unable to find the least ray of hope. Yet faint glimpses and glimmers of light can be discerened everywhere: they can be found in the new systems of knowledge, in new artistic languages, in different cultures, each making its specific contribution to a continuous exchange, which may even bring to an end the numerous conflicts still raging in the world. In these years, both personally and also thanks to “Italian Style”, we have been witnesses to encounters which we have had the greatest pleasure in presenting to you. This issue is an example: Paolo Targetti and his firm, engaged in a continuous exploration of light, so endowing his work and his creations with a sense of wonder and great evocative power; Luigino Donà delle Rose with his passion for auteur art and architecture, which in his beloeved Porto Rotondo is so evident as to enhance the natural and extraordinary vibrancy of matter; or like Mario Luzi, whose achievements as a man and a poet continue to enrich us and lead us to reflect on our own precariousness, our sense of beauty, and how fortunate we are to be alive. Again we write of David Fisher, who conceives the art of dissemianting culture, as spaces to be designed in terms of the creation of daily wellbeing and through the use of new technologies, intended specially for people who are capable of rediscovering their own humanity and therefore capable of measuring themselves against others, changing, allowing themselves to be moved, rejoicing and recreating themselves, for their own sake and that of others. So mankind is once again the great protagonist of this third millennium which has just begun. And if mankind today travels from one continent to another and communicates by computer networks with all the other continents 24 hours a day, if mankind has succeeded in defeating many diseases and illnesses, then we will also succeed in overcoming oppression and greed while bringing mercy, toleration and love to people’s hearts and minds. Then we will not only dissolve all our

fears of an imaginary darkness, but succeed in creating that extraordinary “paradise lost” that is in our hearts… I have always believed in angels: I ask you to believe too!!!

ECLECTICISM, LIBERTY AND DÉCO BY ALESSANDRA BELLUOMINI PUCCI At the start of the twentieth century, Versilia was a wild stretch of seashore, where the dunes were interrupted only by Forte dei Marmi, at that time no more than a port for the marble industry, and Viareggio, a young town but already clearly laid out as a seaside resort. The “Passeggiata” (or Promenade) of Viareggio, inaugurated officially in 1902, made a spectacular scene, enlivened by the most striking landmarks of the buildings that are the resort’s symbols: hotels, bathing establishments, café-concerts, restaurants, shops and chalets. The seafront was like a stage where the complex variety of architecture offered a round of ever new tourist attractions. Architecture in Viareggio was heterogeneous and variegated in the late nineteenth century and the first three decades of the twentieth. Eclectic designs derived from the established models alternated with historical and modernist projects which reflected a willingness to experiment with innovations. From the historical styles with their nineteenth-century matrix to the floral style of “Liberty” (i.e. Art Nouveau) and Secession architecture, from the eclecticism of the 1920s to Art Deco, the horizon of the new style favored Viareggio as a city where aspects of Modernism were embraced and re-elaborated. The Passeggiata has two distinct faces: the twofold register of the architecture of the seaside facilities on one side (in viale Regina Margherita and viale Guglielmo Marconi), and hotel and residential architecture on the other (in viale Daniele Manin and viale Giosuè Carducci). A fire in 1917 destroyed many of the wooden buildings and provided an opportunity to transform the coast road, leading to a redesign of the architectural profile of the city’s principal streets in the 1920s. Approval of the Master Plan for the city in 1923


tory of Versilia. Ornaments of this kind are very common, recurring in the eclectic design of Villa Henraux at Seravezza, the houses nestling in the pine forest at Forte dei Marmi, the villas at Marina di Pietrasanta and Lido di Camaiore (where Luigi Pirandello lived in the villa he had built for the actress Marta Abba), all the way to the shores of Lake Massaciuccoli with Villa La Piaggetta and the museum-home of Giacomo Puccini at Torre del Lago. The composer saw Versilia as a little world made up of simple things, such as his passion for shooting with like-minded companions or revelry with artist friends. His ties with the region dated from the late nineteenth century and grew stronger over the years, until he decided to build a house on Lake Massaciuccoli. After being made an honorary citizen, he bought a plot of land in the town with a view over the pine forest, where he laid out a villa with annexed guest quarters. By contrast, Viareggio satisfied his desire for social life and convivial gatherings with other artists, as in his friendship with Galileo Chini, who did sketches for the scenery and costumes of Turandot (1924), and other people in show business who were a feature of the sparkling intellectual life of the city in the years of the Belle Époque. Versilia’s immense strengths as a seaside and tourist resort were and are the boast of the district, represented by the distinctive hotel facilities lining the coast. Above all since the 1920s, the hotels have tended to be competitively distinguished and personalized, adopting an international vocabulary that matches their standards of convenience and comfort. At the same time, thanks to the cultural richness of Versilia, there are numerous cultural itineraries to stimulate the imagination of the attentive and enquiring visitor.

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TARGETTI SANKEY. BEAUTY, LIGHT AND PATRONAGE (abstract) BY ANGELA GIANNINI One rarely meets someone whose history as an entrepreneur and a man are so well matched and always so inspired that one never subdues

the other. Paolo Targetti – a cavaliere del lavoro – is an attractive, man in the broadest sense of the term: a man, we can say unreservedly, in whom mind and heart have always been in perfect harmony. They were certainly perfectly aligned when, as he says, “I did not ruin the business I inherited that was founded by my father and I even succeeded in freeing myself from my brothers. It’s hard to run a business if there are four of you, and I saved myself from the family without creating tragedies or upsetting a relationship of love that had lasted for thirty-five years. Values and feelings should not be rated less highly than a business, so it did not matter how each was liquidated, whether one gained or lost. The important thing was not to lose the bond of love that had always united us and continues to do so today.” From boyhood Targetti devoted his life to a continuous quest to unite the harmony of materials with the emission of light, giving all his creations that essential vibrancy which makes the energy springing from light unique. This study and quest appear in his achievements. “There is true progress only when the advantages of a technology are available to everyone.” It was 1903 when Henry Ford uttered these words, which have become famous. At the time, electric energy was not yet so widespread that one could talk about progress. The qualitative breakthrough, the entrance of electricity into all homes, was only fully achieved in the 1920s and it was then that Targetti Sankey opened a small store for electrical fittings in Florence in 1928. It was the start of a history studded with successes, innovation and accolades in every field, of records in the launch of products which marked a radical breakthrough in lighting systems, industrial strategies that anticipated, the modern concept of business culture, social responsibility and sustainable development, and that have become models to be followed. Paolo Targetti’s guiding idea underlying his creations was beauty, or rather, as he loves to repeat: “In periods like ours, where everything seems dulled, only beauty will save the world,” a saying of the great Russian writer Fedor Dostoevsky, which today the president has made his own. Paolo Targetti knows many aspects of this beauty. Not least of all his passions is his love of art. As a good art patron he continues to invest in the young, who are the most precious resource for our future, both as president of the Academy of Florence and as the promoter of numerous successful initiatives. Here we can only mention the ceremony of consigning the medals to the

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involved the establishment of a commission which included artists and cultural figures, such as Giacomo Puccini, Galileo Chini, Ugo Giusti and Giuseppe Viner. Two of the key figures were Galileo Chini (Florence 1873-1956), painter, decorator and stage designer, who on his return from Siam built a villa at Lido di Camaiore, and the local architect-engineer Alfredo Belluomini (Viareggio 1892-Florence 1964). They catalyzed the new trends which were popular between the end of the Great War and the 1930s, and substantially transformed the face of the city. As you walk down Viale Regina Margherita from the Burlamacca canal towards Piazza Mazzini you see buildings like the Duilio 48 store, one of the most successful examples of “Liberty” in Viareggio and not far beyond it the Gran Caffè Margherita, the emblem of the city and the fruit of active collaboration between Belluomini and Chini. Its Oriental imprint, of Hindu-Islamic and Moorish origin, is immediately evident in the silhouette of the “onion domes” which emerge from the alignment of the pavilions lining the street and stand out with the polychrome glitter of their facing materials and the colors (yellow, green, beige) which interplay with the reflections of the light (the scales of the tiles and the ceramic pillars of the balustrades). The ceramic decorations, the leitmotif of most of the buildings lining the avenues on the seafront, were the work of Galileo Chini, who advocated a conscious cultural reawakening above all in the applied arts. His acceptance of this new way of interpreting art, already present in Europe in the last decades of the nineteenth century, was not a passing fad but a conviction that supported him in his long artistic career, which took in graphic design, decoration, stage design and ceramics. It was in this last sector that Chini’s artistic powers were embodied most fully, leading to the creation of a factory called the Arte della Ceramica in Florence (1896) and the Fornaci San Lorenzo in Mugello (1906). The ceramic ornaments decorating the buildings make the Passeggiata an outdoor museum. They not only define its character but form an integral part of the architecture. See the villa at viale Carducci 6 or Villa Amor Vincit Omnia on the corner of via Giusti. Neo-medieval, neoRenaissance, neo-Mannerist and Oriental motifs are reinterpreted with a wholly modernist taste, combined with coiling lines, floral cadences, forms derived from marine flora and fauna, creating an imaginative and evocative iconography in this stylistic anthology which is the leitmotif of the architectural style common across the terri-


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Honorary Academicians for 2009 at the Florence Academy of Fine Arts presided over by Targetti himself and directed by Professor Giuseppe Andreani. The medal with the image of Michelangelo was awarded to Philippe Starck, Sting, Oliviero Toscani and Michele Gremigni. We could speak of Paolo Targetti for hours, and I hope to be able to do so again with the same power of synthesis and depth that he gave us on this occasion. Targetti works with major international corporations, ranging from Ferrari to Mercedes, Peugeot, Max Mara, Levi’s and Benetton, and also for institutions and organizations that significantly apply to his firm for the lighting of authentic heritage sites, from Leonardo da Vinci’s Last Supper to the David of Michelangelo in Florence, the Singapore Opera House and the Vienna Staatsoper. Also important are the lighting projects for Canton airport (China), Piazza San Marco in Venice, the Museo Nazionale Romano and the cathedral of Notre Dame in Paris, together with other important complexes, such as the Bilbao subway and the McLaren Technology Center designed by Lord Norman Foster.

THE TRIENNALE OF MILAN TOWARDS THE WORLD (abstract) BY DAVIDE RAMPELLO When a society is in crisis, architecture, above all, more than the other arts, helps it overcome its difficulties. Think of the public function of architecture, the design of a museum, a shopping mall, stadium, or any major infrastructure... In this respect, when an architect designs, he thinks of the present and the future, places where people will live, stay and dwell. Because it is man who by living gives life to these still unused spaces, travels through them and becomes aware of them and of himself in relation to them. Think of the architecture of the past. Think, to take an example, of the great cathedrals, which were centers of the arts, workshops of major achievements, places to which skilled workers were summoned from every part of Europe: stonemasons, architects and artists... In 140

the cathedrals we feel strongly how man and his world relate to the divine and the mystery. In Romanesque cathedrals we have an immediate perception of the self and of divinity, a heightened awareness that is different from what we experience in Gothic cathedrals, in which the great apertures and stained-glass windows enable us to comprehend the “phantasmagoria of the cathedral” and the power of the deity. Different again is the Baroque church, in which we discover a “theatrical representation” of the divine and the Church as the wielder of temporal power. Today, in the same way, we need architecture that is innovative to begin the revival. In Italy, above all, we should have the courage and the strength to conceive of new projects. We Italians never have the courage to imagine a restoration which is not conservative, we tend to maintain our heritage in an obsessively ruinous state. Instead we need to respond to the urge to change. Today altering a cultural asset by subjecting it to restoration still arouses the greatest suspicion. But in the past it was not so: we had this courage and strength. Think of the basilica of Saint Peter’s in Rome after Michelangelo “turned it inside out” or after Bernini built the colonnade in front of it, an avant-garde work that embraced the Christian world. And today, fortunately, Milan is acting thanks to the new projects being built in the heart of the Lombard capital: CityLife, Garibaldi-Varesina, Bovisa, Portello... Milan is becoming a city under construction, developing, a series of building sites with the streets in upheaval and this is bringing changes. Change can be seen as an element of absolute importance for the Lombard capital, a city that unlike others needs all this... The great European capitals like London or Berlin have for years been the theaters of major and innovative architectural projects, cities in perpetual construction which now need to live with these creations, to use what has been built and become fully aware of them. Today architecture in Italy serves the same purpose, to bring new scope and a new sense of purpose into the city. The Triennale and the “world city” Today the Triennale is seeking to spread Italian culture in the world: design, architecture, fashion, art... In the last four years, as part of this project, we have opened new centers abroad in “world cities”, showcases for the very best the world has to offer in every field, a potentially complete universe. In cities like Tokyo, Shanghai, Seoul, but also New York, Moscow and Rio de Janeiro, it is essential for Italy to offer a representation of itself, of its esprit de finesse, its purpose-

fulness and the commercial creativity that distinguishes it, in a permanent, stable and continuous way. This is the start of a new chapter for Italian culture, because I believe it is no longer sufficient to organize week-long events. It is now essential to open permanent branches that will communicate Italy as a whole day by day. All this turns on culture, as a way to foster continuous cultural exchanges. Hence the need to be permanently present in other countries. The Triennale project developed out of this idea: to create a true network of collaboration with local and other operators, tourist organizations and businesses, by setting up branches abroad that will showcases Italian excellence and creativity. I would like to conclude by saying that the Triennale model grew out of the same soul as the Triennale itself and interprets the far-reaching changes now taking place in the world in a new way, well-suited to society and the city.

DAVID FISHER. THE NEW “ERA” OF ARCHITECTURE INTERVIEW WITH DAVID FISHER BY ANDREA TARTAGLIA A skyscraper “to make your head swim!” This is surely a wholly appropriate definition for the new project, still in course, of the Rotating Tower, designed by the Florentine architect David Fisher in collaboration with Marco Sala, Fabio Bettazzi and with the consultancy of Leslie Robertson (of LERA engineering, New York) for the structure. The project envisages a rotating skyscraper 78 stories tall which continually changes form to suit the needs of its occupants. This is the innovative idea that will make its debut in Dubai, in part changing traditional conceptions of architecture and town planning. It is based on a construction system in which 90% of the building is made of prefabricated parts, inserted on a central core and built using traditional construction technologies. The skyscraper will be eco-friendly, independently supplying its own energy needs and those of five other buildings. Turbines will be inserted between the floors of the skyscraper to harness wind energy, while numerous photovoltaic cells will exploit sunlight. Eleven cities, in-


lightly and elegantly between architecture as the discipline that creates specific places and industrial design as the discipline of the repeatable product. Are rotating skyscrapers an evolution of architecture or outsize icons of industrial design? “It really looks like my rotating skyscrapers are opening up a news era of four-dimensional architecture, the adaptable, dynamic expression of freedom… Not a passing icon of the architect, but an expression of life, which changes continually. They will be the first completely green, selfsufficient buildings, and also those that are entering the industrial orbit two centuries late. I believe they are not an evolution of architecture. They’re a different kind of architecture. As I see it they’re sustainable architecture, they’re the right social and environmental answer!” “Dynamic Buildings” are the emblem of a recurrent issue that has confronted contemporary architecture ever since Richard Rogers and Renzo Piano won the competition for the Centre Georges Pompidou. Is technology in architecture today still simply a means or is it above all an end? “What is architecture? I believe it is the challenge to give people decent housing. Of course it can also have aesthetic values, but above all it has to be sustainable. As I see it, what is correct is beautiful, but beauty isn’t always correct… In today’s world, today’s architecture has to be a product of technology!!!” After the construction of your buildings, what will the new frontier of architecture be? “Let’s let time trace the path of the future… Our imagination is limited while life is incredible, it’s boundless, and architecture will be the same… There’s one thing that’s certain: those who still fail to realize that everything is possible can now start to believe it… It’s up to us to range towards the infinite!!!”

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THE SOUL OF PORTO ROTONDO INTERVIEW WITH LUIGI DONÀ DELLE ROSE BY VALENTINA PAGANI DONADELLI I already had Porto Rotondo in my heart. I fell in love and married in this setting, unique in the

world, and I never tire of breathing its atmosphere, made up of strong, clear colors, transparencies and touches of green, bright azure and deep blue, the pinks of the reefs, the green of the Mediterranean, the rocks sculpted only by the imperious north wind. I thought I knew this place well, but I was wrong. Count Luigino Donà delle Rose, together with his wife Roberta, welcome me to their charming house. The sea dominates it, almost forming part of the furnishings together with works of art of different genres, reflecting the restrained taste of true art lovers who are able to appreciate their intrinsic value. We sit together, with magazines and computer close to hand, and he begins to give me some pointers to the history of this place. Some facts were known to me, but many others were not. When Luigino Donà and his brother Nicolò were very young, back in the mid-sixties, they discovered this stretch of coast and fell hopelessly in love with it, to the point where they involved their families and above all friends in making their dream come true. They started from a drawing of a map, an idea, and came to conceive and create an innovative vision of the town with a Venetian soul, a town of art that has only recently completed its first forty years. Porto Rotondo is “young” and already it reveals its human and spiritual soul. Stones of granite, bearing the confidences of artists, then little known but now celebrated worldwide, and of the craftsmen who sculpted them, with traces of many kinds of skills, bearing witness to a labor, a project made up of many different parts which together succeed in creating an extraordinary and unique setting. “Porto Rotondo is the ideal town,” Luigi and Roberta explain. “It is not the holiday villas that make it wonderful. With such an overhwelming natural spectacle, the houses had to reflect the residential architecture of the Venetian seafaring villages. And then only a few more key buildings were added, skilfully conceived and built, in keeping with the ancient platonic conception of the ‘ideal city’: a piazza, a theater, a temple (for us a church), so making it a sort of synthesis of a town planned on rational princples, as in the Greek polis.” Porto Rotondo, the ideal town, a town of art, is imbued with an ideal and philosophical spirit, an anachronostic utopian intensity that has accompanied mankind all through history and which is here fulfilled. My host’s words reveal a profound love, one that has endured all through his life, one that is willing to sacrifice something else to remain deeply faithful for ever to an early attachment. He is a man who is

English version

cluding Moscow, Milan, New York and Tokyo, have already expressed strong interest in Fisher’s project. Moscow is to have a rotating skyscraper 70 stories high, at present in an advanced phase of planning, which is set to become the new icon of the Russian capital. In the same way numerous partners have entered the “club” for the design of these buildings of the future, including the biggest names in global real estate, consultancies and industrial groups. Before coming to dynamic architecture, Fisher produced numerous projects for public buildings, restoration schemes, interior designs and a wide range of works using Carrara marble. Zygmunt Bauman (a British sociologist and philosopher) has described the structure of contemporary society as “liquid” and “fluid.” Would you say your dynamic architecture is a metaphor for life today? “I think that’s true. Today’s architecture is still an expression of forms, of designs, the way it has been ever since the ancient Greeks…. Seeking an aesthetic, beauty, the harmony of form, means trying to be monumental as in ancient times… Life today is rational, functional…. So today we can’t limit ourselves to the quest for an attractive form. Today’s architects have first of all to ensure everyone has housing, a dwelling place, functional, secure, economically feasible for those who need it, and sustainable… Besides, today everything is ‘fluid’, dynamic, and so architecture also needs to be dynamic. Everything flows, everything is changeable, adaptable. Time has a different dimension in life today and a new significance. My Dynamic Architecture flows with life, it adapts in real time to everything around us. My buildings are designed by time, shaped by life.” Your projects are currently devoted to an exclusive elite, the kind of people who drive Ferraris. Do you feel your buildings could become a collective dream like the sports cars from Maranello? “They certainly could! Just as Ferraris are a combination of design and technology and represent Italian Style par excellence. These luxury buildings are blazing the trail in prefabrication and the entrance of technology into the construction sector. It means all buildings will in future be produced in the same way, in the factory, enabling everyone to have a better home at more affordable prices. It’ll be a new industrial revolution!!” Italy is famous worldwide for designers like Marco Zanuso, Vico Magistretti, Carlo Mollino and Giò Ponti, who in the last century shuttled


STILE

L’universo di

I TA L I A N 8

ANNO III. N.8

22 DICEMBRE - 22 MARZO

Il Mantovano Volante Un angolo di riviera Hallo Mr Sax

Raffaello. Il restauro Tutti i libri dell’Aquila L’universo di Battiato La Porta del Paradiso

Milano romana Una vita d’amore. Rita Gallé L’ostracizzazione nell’antica Grecia Mostre&Eventi News

CULTURA NEL MONDO

Arte & Scienza

Tazio Nuvolari. Il Mantovano Volante Bordighera. Un angolo di riviera Mario Marzi. Hallo Mr Sax

Raffaello

Da Romano. La passione in tavola

Il restauro

La reggia di Caserta. Nel regno di Napoli Una vita d’amore. Rita Gallé

90008 >

Nel regno di Napoli

2009

Poste Italiane Spa - Spedizione in abbonamento Postale - 70% - DCB Milano Tassa Pagata/Taxe Perceu/Ordinario

La passione in tavola

stile ITALIANO

Ciak... si mangia

La Porta del Paradiso

Tutti i libri dell’Aquila

Euro 10,00 USD 20,00

trimestrale / NUMERO

8

2009

9 77 197 2 4 560 03

Sommario

CULTURA NEL MONDO

ISSN 1972456X

Editoriale

Battiato

Stile Italiano Cultura nel Mondo  

N°7 Agosto/Ottobre

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