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STILE ITAL IAN

Editoriale / Editorial

CULTURA NEL MONDO

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La moda. Un’identità italiana / Fashion as a Component of Italian Identity

ANNO VI N.13

Andrée Ruth Shammà e il teatro Federica Moretti Un universo in testa

G E N N A I O - MAr zO

L’oro della Lomellina / Gold of Lomellina Il Neorealismo tra riso e risaie / Neorealism. Its Connections with Rice and Paddy Fields

La rinascita della

La rinascita della natura morta. Accademie, nuova scuola e collezionismo / The Rebirth of Still Life. Academies, New Schools and Collecting Il menù delle feste di Stile Italiano / The holidays menu recommended by Stile Italiano Bessen-Haut. La natura ritrovata / Bessen-Haut. Nature rediscovered Luigi Pirandello. Dal caos alla luce / Luigi Pirandello. Dal caos alla luce La bontà per Schopenhauer / Goodness for Schopenhauer Un esercito di eccellenza italiana / An Army of Italian Excellence

Libero esercizio di stiLe «io suL mio piccoLo pezzo di terra ho deciso di fare vini di grande personaLità e carattere, sicuramente vini che spesso dividono ma in grado di far parLare di sé e deLLe persone che gLi stanno dietro.

»

stile itAliANO CUltURA Nel MONDO

“Il teatro è come una stella che si vede brillare e che, anche se spenta, continua a brillare.” / “The theater is like a star that you see shining and that goes on shining, even after its light has gone out.”

Mostre & Eventi / Exhibitions & Events News English version

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Un universo in testa / A Universe on your Head

natura morta La moda Un’identità italiana

Luigi Pirandello

riso Il L’oro della Lomellina

Dal Caos alla luce

2012

ish l g En lltext d Fu he en at t Euro 10,00 USD 20,00

tRiMestRAle / NUMeRO

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2011

Cinema. Il Neorealismo tra riso e risaie Bessen-Haut. La natura ritrovata La bontà per Schopenhauer Il menu delle feste di “Stile Italiano” Un esercito di eccellenza italiana


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Stile italiano / n. 13-2012

raccontare le bellezze del nostro paese, nonostante la consapevolezza di quello che accade ogni giorno sot sotto in nostri occhi, abbiamo pensato di rispondere con quanto di più bello e interessante c’è e ci offre l’Italia. E’ questa la linea che intendiamo mantenere e divulgare sempre di più. Non credo che il lamentarsi o il catastrofismo serva a qualcosa, per noi è il fare l’unica via che o prima o poi, porta a dei cambiamenti. In questo fare, ci sentiamo di dare un suggerimento: ogni regione del nostro paese ha una sua peculiarità, sia come produzione alimentare sia come generi di largo consumo. E’ in Italia che si producono le più belle scarpe del mondo, i migliori vestiti, la seta, la canapa, la lana , il riso, il vino, ecc. Ed è sempre in Italia che ogni anno arrivano milioni di turisti che non aspettano altro che essere guidati verso la bellezza che il nostro paese ha con tanta generosità ereditato e che nessuno può portarci via. Lavoriamo dunque verso una direzione di sistema culturale e turistico tale da farlo diventare come più volte ripetuto: il vero petrolio bianco. Tutti arrivano in Italia per godere il suo naturale calore dato dal bel sole, dal mare, dalle meravigliose colline, montagne e campagne: lasciamolo emergere in un modo sano e organizzato. L’Italia è unica, possono nascere tanti Dubai, tanti Las Vegas ma come si fa a rifare Todi, Pienza, Arezzo, Capri, le Dolomiti, Agrigento, la Sila, l’argentario, l’ Elba, la Sardegna, ecc. Non sono copiabili, sono solo vivibili. English version on page 138 Angela Giannini Pagani Donadelli

editoriale

l

Le festività natalizie sono alle porte e così anche la fine del 2011, un anno non facile, non solo per il nostro paese, ma per il mondo intero. Non vorrei inoltrarmi a toccare argomenti economici e finanziari, ampiamente trattati da giornali specializzati, e non solo, ma personalmente tutto quello che sta accadendo non mi trova né impreparata né tantomeno spaventata. Rimango invece sorpresa dalle molte persone che si sentono colpite, al punto da essere convinte che una catastrofe inaspettata stia minando la loro esistenza futura. Quello che stiamo vivendo rappresenta le conseguenze, su scala mondiale, di un periodo lungo in cui sono prevalsi gli interessi particolari di alcuni, di troppi, che si sono uniformati al “malcostume”. Per nostra fortuna invece, molti hanno continuato a lavorare proiettandosi verso una società prossima, che possa veramente far emergere e valorizzare quanto al nostro paese è stato donato, sia in termini naturalistici e di territorio, sia di realizzazioni architettoniche e artistiche che ancora oggi rendono unica l’Italia. Questa è un’epoca in cui il confronto globale deve trovare ancora delle regole chiare e che stabiliscano dei giusti parametri, in un mondo nuovo, dove le diversità socioeconomiche ancora così tangibili tra il nord e il sud, dovranno inevitabilmente ridursi. Molti, troppi, sono ancora i conflitti in atto e un mondo senza tensioni forse è un utopia, ma quando si tratta di ragionare pensiamo sia meglio orientarsi al benessere che possiamo creare, piuttosto che soffermarci su quello che vorremmo diverso. Nel nostro piccolo abbiamo iniziato quasi 5 anni fa a


Sommario / Summary N.13 / 2012 Stile italiaNo / N. 13-2012

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Editoriale / Editorial

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La moda. Un’identità italiana / Fashion as a Component of Italian Identity

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L’oro della Lomellina / Gold of Lomellina

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Il Neorealismo tra riso e risaie / Neorealism. Its Connections with Rice and Paddy Fields

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Un universo in testa / A Universe on your Head

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“Il teatro è come una stella che si vede brillare e che, anche se spenta, continua a brillare.” / “The theater is like a star that you see shining and that goes on shining, even after its light has gone out.”

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La rinascita della natura morta. Accademie, nuova scuola e collezionismo / The Rebirth of Still Life. Academies, New Schools and Collecting

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Il menù delle feste di Stile Italiano / The Holidays Menu recommended by Stile Italiano

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Bessen-Haut. La natura ritrovata / Bessen-Haut. Nature rediscovered

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Luigi Pirandello. Dal caos alla luce From Chaos to Light

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La bontà per Schopenhauer / Goodness for Schopenhauer

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Un esercito di eccellenza italiana / An Army of Italian Excellence

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Mostre & Eventi / Exhibitions & Events

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News

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English version

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moda

La un’identità italiana

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Attraverso la realtà caleidoscopica della moda, alla Reggia di Venaria, una mostra che racconta anche le storie, la cultura e il costume dell’Italia unita, in un suggestivo e coinvolgente gioco di specchi tra arti figurative, fotografia, musica e cinema

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P

di Clara Goria & Andrea Merlotti

FOTO del consorzio la venaria reale

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Perché scegliere la moda per una mostra celebrativa dei 150 anni dell’Unità nazionale? Perché la moda è stata ed è sicuramente uno degli elementi identitari dell’Italia contemporanea, riconosciuta nel mondo come Paese del buon gusto, dello stile e della creatività. Moda in Italia.150 anni di eleganza compone, dunque, con La bella Italia. Arte e identità delle città capitali, che l’ha preceduta nel calendario delle mostre organizzate dalla Reggia di Venaria, e con Fare gli italiani, realizzata contemporaneamente presso le OGR, una sorta di trittico sulla costruzione dell’identità italiana, tra arte, storia e costume. La celebre frase - falsamente attribuita a d’Azeglio, ma non per questo meno vera - sulla necessità di «fare gli italiani» dopo aver «fatta l’Italia» esprime, infatti, la consapevolezza che l’identità di un popolo è una costruzione in continuo mutamento e che l’unità obbligava a un suo ripensamento.

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Manto della regina Margherita di Savoia Sartoria italiana, post 1878 Museo di Palazzo Mocenigo, Collezione Grassi Nella pagina a fianco Tailleur da passeggio Minifattura italiana, 1874 circa Fondazione Tirelli Trappetti


Gli uomini del Risorgimento lo sapevano bene: per loro il Regno d’Italia era una pagina nuova, che andava scritta senza volgere indietro lo sguardo. Anche la moda fu parte di questo processo. Tuttavia fu soltanto nel secondo dopoguerra, dopo l’avvento della Repubblica, che si ebbe una svolta con la nascita - per alcuni aspetti, certo, anche una rinascita - della moda italiana. Una moda che si seppe allora imporre con piena coscienza di sé, trovando un punto di forza nel coniugare antica tradizione artigianale e moderna industria. Fu questa la base del suo successo internazionale, riscosso fin dagli anni Cinquanta e poi sviluppatosi ulteriormente, dagli anni Settanta-Ottanta, con la fortuna del cosiddetto Made in Italy. Durante il Regno non mancarono le voci che espressero la necessità dell’affermazione di una moda nazionale e dell’emancipazione di questa dagli stilemi

ABITI DA SOGNO ALLA REGGIA DI VENARIA Le gioie e i drammi della nostra storia raccontati dai 200 vestiti che hanno fatto lo stile italiano. Dalle Collezioni della Fondazione Tirelli Trappetti di Roma e dei grandi stilisti italiani. A cura di Gabriella Pescucci e Franca Sozzani.

Coordinamento storico -scientifico di Clara Goria e Andrea Merlotti Messa in scena di Michele De Lucchi. Sale delle Arti, dal 17 settembre 2011 all’8 gennaio 2012 Per info e prenotazioni: tel. +39 011 4992333


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L’oro della Lomellina Il riso e le risaie sono da sempre una delle grandi ricchezze della Lomellina e dell’Italia tutta...

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P

di ANGELA PAGANI

Più conosco il mio paese e il suo territorio e più rimango colpita ed emozionata… È quanto mi è capitato, trovandomi ospite in una cascina della Lomellina, esattamente a San Giorgio vicino a Cergnago l’agosto scorso. Da subito i miei ospiti mi sono apparsi “speciali”, nonostante l’età che varia dai 35 a 70 anni tutti i membri di questa famiglia, dal più giovane al meno giovane, hanno negli occhi la passione per la loro terra e per quanto producono… il “sacro riso”. Uno degli alimenti fondamentali per la sopravvivenza di molti paesi, dove popolazioni meno fortunate

di noi, vivono con appena una ciotola di questo cereale al giorno. Non a caso in alcune zone dell’oriente, ancora oggi il saluto abituale non è “ciao” o “buon giorno!” ma: “hai mangiato?”. Apprendo così difficoltà e profondità della coltura del riso dalla famiglia di Angelo Sanviti e dai suoi figli: Donatella e Fabio. La prima ha nel sangue la sua terra e la produzione del riso, tanto che, fin da bambina, sapeva riconoscere chi si trovava alla guida dei differenti mezzi agricoli. È lei che mi racconta come “un giorno a scuola ho preso una nota, la prima e l’ultima… ero

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Il Neorealismo tra riso e risaie

N Grazie al cinema neorealista, tra verità e folklore, ecco una concreta e veritiera testimonianza di un mondo contadino ormai perduto di Sergio Giuffrida (SNCCI)

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Nell’immediato dopoguerra il fenomeno cinematografico del neorealismo coglie una efficace e toccante fotografia di alcune tra le realtà sociali più dure e difficili dell’Italia che attendeva alla sua ricostruzione. Un Italia lontana dai fasti raccontati, da lì a poco, dal cinema del boom economico e attenta invece alle persone e alle emozioni più vere, come ad esempio la difficile realtà contadina delle risaie e delle sue lavoranti stagionali, le mondine. Il periodo a cavallo tra la liberazione, la fine della guerra e le prime istanze di un sogno di benessere generalizzato sono così segnate da pellicole forti, a tratti dure e a tratti pronte a sconfinare nel registro del melodramma. Opere spesso firmate da grandi autori che hanno accreditato con successo il nostro paese sulla ribalta internazione della Settima arte. In particolare é curioso notare come proprio il mondo delle risaie sia ricordato dall’immaginario dello spettacolo solo marginalmente, salvo che per alcuni documentari ed esempi di primissimi reportage - quali


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Rafaela su fondo verde (Il sogno) 1927 Collezione privata, courtesy Duhamel Fine Art ŠTamara Art Haeritage / Museum Masters International NYC

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quelli di Mario Soldati per la RAI dei primordi - e naturalmente per alcune pellicole destinate a incidere non solo nel ricordo dello spettatore ma soprattutto nella storia del cinema. L’anno è il 1949 e la prima pellicola di cui parliamo è quel Riso Amaro anche se il soggetto venne sviluppato in realtà l’anno prima da un team di sceneggiatori che comprendevano nomi illustri quali Corrado Alvaro, Carlo Lizzani e Giuseppe De Santis, che ne fu anche il regista. Per dare maggiore enfasi al realismo della pellicola venne scelta la Tenuta Veneria, vera e propria cascina sita appena fuori Vercelli, nel cuore dell’area di maggior produzione di riso del nostro Paese. Questo, insieme all’uso di un background che mostrava un reale spaccato del lavoro nelle risaie dell’epoca, accentua i toni veristi della pellicola spiegando anche il grande impatto che il film ebbe a livello di pubblico

e di critica sia in Italia che all’estero. La scelta di girare dal vivo in una risaia comportò non poche difficoltà e, a distanza di anni coloro che parteciparono alla produzione ricordano ancora la riuscita del film quasi fosse stato un vero e proprio miracolo. D’altronde il duro lavoro delle mondine nei campi, con la descrizione di metodi e situazioni comportamentali spesso reiterate tutt’ora, rappresentano un must distintivo e peculiare del cinema neorealista che ancor oggi, a distanza di più di 60 anni dall’uscita del film, dà una concreta e veritiera testimonianza di un mondo contadino ormai perduto a causa del divenire delle nuove tecnologie di raccolta e conservazione, nello specifico del riso. La stagionalità della monda del riso, che durava circa quaranta giorni, non ne diminuiva però la fatica e i rischi per la salute delle lavoranti – gambe costantemente in acqua, schiena curva, mani nel fango e costanti punture di tafani e zanzare

SILVANA MANGANO (Roma, 21 aprile 1930 Madrid, 16 dicembre 1989) Notata ad un corso di danza classica dal noto costumista francese Armenkov, parte giovanissima per la Francia dove lavora come indossatrice per la maison Mascetti. Tornata in Italia, partecipa nel 1947 al concorso di Miss Italua. Sono gli anni di un corso di recitazione dove la giovane attrice conosce anche Marcello Mastroianni, destinato a diventare il suo primo grande amore. Nel 1949 viene scelta per “Riso Amaro” che diventerà a sorpresa un capolavoro, consacrando la Mangano quale icona del cinema e non solo: è infatti sul set del film che l’attrice conosce il produttore Dino De Laurentiis che sposerà. Inizierà

a lavorare al fianco dei maggiori attori italiani del periodo da Vittorio Gassman ad Amedeo Nazzari. L’attrice italiana si dedicò da un lato alla numerosa famiglia e dall’altro a gestire in modo attento la sua carriera scegliendo e interpretando ruoli interessanti e spesso difficili come la ballerina che si fa suora nel film “Anna” di Alberto Lattuada (1951), o la toccante prostituta Teresa de “L’oro di Napoli” (1954) di Vittorio De Sica. Negli anni Sessanta e Settanta lavorò con successo insieme a Pasolini e Visconti. La morte del figlio in un incidente aereo la faranno scivolare in una brutta depressione che porterà alla separazione da De Laurentiis. Morì per tumore ad appena 59 anni.


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Un universo in

testa

Federica Moretti un’artista contemporanea di oggetti d’arte e di sogni

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DI VALENTINA PAGANI DONADELLI

Federica Moretti. Classe 1983. Quella che si definirebbe proprio una bella faccia. Due bellissimi occhi, uno sguar sguar-do intenso e pulito, di chi quasi non ci crede ancora. Passione, determinazione e umiltà, i valori che emergono anche solo osservandola muoversi con esperienza e leggerezza nel suo laboratorio. Un successo così grande e veloce, un susseguirsi di eventi e incontri, ma anche di giorni e notti di lavoro. Non riesco proprio a costringerla nella modaiola de finizione di “hat designer”, perché creatività, talento,

ricerca, ecclettismo, manualità, carattere e instancabile dedizione ne fanno molto di piu’. Federica Moretti è tutto questo e anche un mondo che non si vede ma che si intuisce vibrare dentro di lei con grande intensità e che la porterà lontano. Ci accoglie con un irresistibile mix di entusiasmo e timidezza, l’amore per quello che fa traspare da ogni piccolo gesto mentre prepara il “set” per la nostra chiacchierata all’interno del suo studio: una sorta di piccolo e magico atelier atelier, una fucina di idee e stimoli, di


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materiali diversi, di oggetti nuovi e di memoria antica. Appesi alle pareti appunti, schizzi ma anche le copertine dei magazine patinati incollati con la soddisfazione di chi si gode il meritato successo senza vantarsene attraverso vetri e cornici in bella mostra. è qui che nascono vere e proprie opere d’arte, oggetti di design eccellenti per tecnica, precisione di realizzazione e ricerca dei materiali utilizzati. La vita del cappello ha radici antichissime: dalle primordiali necessità di coprirsi il capo con pelli di animali all’infula dei sacerdoti greci e romani; dalle causie alle mitre e tutuli, il “copricapo” diventava strumento di rappresentazioni simboliche di potere, seduzione, minaccia ma anche di appartenenza a una cultura, a un ambito sociale, a una categoria professionale.


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“stella Il teatro è come una che si vede brillare e che, anche se spenta,

continua a brillare di Andrée Ruth Shammah

Immaginiamo una persona, una qualunque, uscire di casa per andare a teatro. Io la vedo entrare nel teatro dove entro io da quasi quarant’anni ormai: il Parenti. La vedo sollevare il secondo piede dal marciapiede, lasciare la strada con i suoi rumori e gli affanni del quotidiano, spingere la porta a vetri ed eccola incorniciata dall’ingresso principale. Da lì è visibile il lato opposto della strada, la via d’ uscita. Dopo pochi passi, in un angolo, appena illuminata, discreta ma precisa, una grande foto di Franco Parenti come se fosse venuta fuori scrostando il vecchio intonaco. Si scendono dei gradini e si arriva nel grande foyer con al centro la cassa, fatta di casse incastrate una nell’altra, legno grezzo come i bauli che formano il guardaroba che si estende fin dentro i bagni, tavole di legno ovunque, è come essere in palcoscenico: è un teatro su un teatro e sul soffitto rocchetti per far scendere delle corde, per attaccare delle scene, ovunque. Un rito che ti viene incontro con semplicità dove ogni cosa è quello che è. Con la ristrutturazione il Parenti è apparso come se fosse così da tempo, da ancor prima che ci entrassimo noi... Ecco, poco a poco, anche senza rendersene completamente conto, la spettatrice che abbiamo guardato entrare, entra in un tempo sospeso fatto di un passato che continua nell’assoluta eccezionalità del presente capace di sfidare il futuro. Il tempo... il tempo in teatro ha una dimensione straordinariamente unica ed è questa unicità l’ aspetto


“Ho trascorso tutto il tempo della mia vita nel tempo del teatro. ‘Dare’ non mi ha mai svuotato. ”

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Andrée Ruth Shammah e Frano Parenti durante le prove del Malato Immaginario, stagione 1980/1981 © Foto di Pietro Privitera

Andée Ruth Shammah e Franco Parenti davanti al teatro nel primo servizio fotografico della storia del Pier Lombardo © Foto Liverani

Nella pagina a fianco Ritratto di Andrée Ruth Shammah © Foto Archivio Teatro Franco Parenti

Andrée Ruth Shammah e Gian Maurizio Fercioni, stagione 1972/1973 del Salone Pier Lombardo © Foto Liverani

Al Mercato, spettacolo di Andrée Ruth Shammah sollecitato dai temi dell’ambiente e dell’alimentazione proprio dell’EXPO 2015, stagione 2008/2009 © Foto di Michele Cazzani


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più sorprendente di questo nostro mondo fatto di stracci forse, ma di una grandezza assoluta. La nostra spettatrice entra in sala, cerca il suo posto, guarda il suo vicino e si siede. Tutti parlano ma all’improvviso: silenzio. La luce che simula il giorno dietro le finestre si abbassa: buio. Sipario: quello che sta per accadere sulla scena non è lo spettacolo del giorno prima, lo spettacolo che viene replicato di sera in sera. No, quello che sta per accadere si crea nel momento stesso in cui avviene lì, quel giorno, davanti a quel pubblico, in quel teatro. Avviene nel tempo della vita, nel presente e qualsiasi racconto del passato si coagula nella imprevedibilità del presente, nella fisicità di quegli attori con i colpi di tosse o le risate di quella sera. Ma quel presente si nutre di passato, lo rispetta come fonte preziosa di sapere. La parola del vecchio in teatro è sacra; depositari dei segreti più antichi i vecchi sono ascoltati, amati con naturalezza e gratitudine anche dai più giovani. In teatro la sapienza si


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La rinascita

della natura morta Accademie, nuova scuola e collezionismo

Fiori, frutta, vasi e altri oggetti d’uso quotidiano si erano rivelati particolarmente adatti per arredare le case della classe borghese in ascesa e rappresentarne il successo economico e sociale


Fiori Francesco Hayez, 1834 Collezione privata Nella pagina precedente Natura morta con frutta candita e caramelle. Studio dal vero Emilio Longoni, 1887 Tortona, Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona

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Di GIOVANNA GINEX (dal catalogo skirà della mostra)

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L’attenzione del presente approfondimento si concentra sul genere della natura morta all’interno della pittura del secondo, “lungo” Ottocento d’ambito lombardo, inteso come più vasta area d’influenza, in gran parte coincidente con la potenza di penetrazione culturale e territoriale dell’Accademia di Brera. Altri studi hanno approfondito le ragioni della rinnovata fortuna del genere fin dalla prima metà del secolo in ambito europeo, e da qui alla Milano capitale del regno Lombardo-Veneto. Proprio a Milano, dominavano la figura e l’influenza di Francesco Hayez, autore dalla metà degli anni Trenta di rare quanto ammirate composizioni floreali, e di Luigi Scrosati, pittore già di grande fama nel settore della decorazione, che nel 1861 sarà accolto tra gli Accademici di Brera. Per lui si propone la costituzione di una nuova cattedra di Ornato, denominata Decorazione pratica e Pittura floreale, a sancire la codificazione accademica del genere, o meglio sottogenere, pittorico. Con l’ultimo Scrosati - il pittore scompare nel 1869 - si può considerare compiuto il processo di svecchiamento di un genere ormai condotto sulle orme della nostalgia per il gusto e l’iconografia Biedermeier viennese.

La natura morta di fiori, frutta e più raramente animali, ingentilita dall’inserimento di piatti, vasi e altri oggetti d’uso quotidiano, e schiarita nella tavolozza, si era rivelata particolarmente adatta per arredare le case della classe borghese in ascesa e rappresentarne il successo economico e sociale. Era stato questo il caso di molte e prestigiose committenze di Scrosati, ma è anche - tra i diversi esempi possibili negli anni immediatamente successivi all’unità nazionale - quello di Angelo Rossi, con dipinti realizzati per il conte Francesco Turati e per la contessa Elisabetta Litta Modignani. Nell’Italia a ridosso dell’unificazione nazionale la pittura di natura morta fu riscoperta nella sua accezione decorativa dalla borghesia e dall’aristocrazia illuminata di area settentrionale, ma oltre a questo florido bacino di produzione e di committenza, va comunque ricordata la speciale fortuna che il genere conobbe anche in altri ambiti geografici e culturali: in primo luogo Napoli, dove Gioacchino Toma si esercita tra la fine degli anni Cinquanta e la metà del decennio seguente in dipinti di efficacissima ripresa del vero, nel solco dell’antica tradizione della pittura locale di natura morta e di genere.


Dal grande chef Ezio Santin per tutti i nostri lettori. Un pranzo all’insegna della qualità , utilizzando ingredienti della tradizione italiana

Il MenĂš delle Feste di Stile Italiano


A CURA DI PAOLO ANDREA METTEL

Menù Piccolo pat è tartufato ai pistacchi di Noto G anache di cavolfiore con crema di G orgonz ola di Abbiategrasso Raviolo con scampi in salsa al foie gras Scaloppa di rombo chiodato, purea di melanz ana leg germente affumicata e pomodoro allo z enz ero Cappone nataliz io tartufato, purè di patate dolci, burro e foie gras Tarte Tat in

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Pistacchio “Oro verde” della Sicilia, unica regione di Italia a produrlo, il pistacchio è nato per resistere: è la sua forma a dirlo, un groviglio di rami nodosi e contorti capaci di aggrapparsi ai versanti più scoscesi e crescere in terreni assetati e rocciosi. Ha radici profonde e non supera i sei metri di altezza. Il pistacchio fiorisce in aprile ed è pronto per la raccolta tra settembre e ottobre. Sebbene fosse già noto in Sicilia, furono gli Arabi a diffondere la cultura del pistacchio nell’isola con le prime invasioni, come prova la radice etimologica delle parole dialettali con cui è conosciuto il pistacchio: “frastuca” il frutto e “frastucara” la pianta, che derivano dai termini arabi “fristaq”, “frastuq” e “festuq”. La coltura del pistacchio si perde nella notte dei tempi. La sua origine è antichissima, in una vasta area che comprende la Siria, la Palestina e il Turkmenistan; dall’Asia centrale si è poi diffusa in due direzioni opposte, verso l’Estremo oriente e verso il Mediterraneo. Frutto noto agli Assiri, ai Persiani, ai Greci, nella Bibbia si narra che Giacobbe inviò al Faraone vari frutti in omaggio, tra cui il pistacchio. Nella corte della Regina di Saba, i pistacchi erano un privilegio riservato alla famiglia reale. Lo stesso Marco Polo nel lontano Catai, descriveva gustose pietanze al pistacchio. Raggiunse Roma nel 30 d.C. con Lucio Vitellio, governatore generale della Siria, che seguì la consuetudine di portare nella capitale le piante esotiche scovate negli angoli più remoti dell’Impero. Oggi è uno degli elementi principi della squisita pasticceria siciliana, ma è utilizzato anche in cucina dove conferisce sapore e gusto a tantissimi piatti.


natura

La ritrovata


ÂŤ...Sono le grandi cattedrali della terra, con i loro portali di roccia, i mosaici di nubi, i cori dei torrenti, gli altari di neve, le volte di porpora scintillanti di stelle...Âť. John Ruskin, 1869

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A cura di VALENTINA PAGANI DONADELLI

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Milano. Bagagli. Benzina. Autostrada. Traffico. Motore. Buio. Parole. Velocità. Telepass. Tempo. Consumi, Ghiaccio. Luci. Buio. Gallerie. Due ore e mezza di viaggio per continuare a condividere i pensieri della settimana; lontani, ma ancora intrappolati nella fitta rete del nostro disquisire e dell’ossessivo programmare, ripercorrere gli impegni, ricapitolare i fatti e illudersi di potersi proiettare nel futuro. Dopo Torino, il traffico si sfoltisce, meno auto, meno luci, e anche i nostri pensieri prendono altri ritmi, così le nostre parole. Si impara a stare nel presente, a pensa-

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re solo che si sta viaggiando e ora, finalmente, si riesce a “staccare”, ad assaporare il silenzio, ad aprirsi verso nuovi ritmi e respiri piu’ ampi. Perchè quando finalmente si esce dall’autostrada a Oulx, si percorrono circa 20 km fino a Sestriere e si svolta a destra verso Bessen Haut, costeggiando le piste da sci (o il campo da golf, a seconda della stagione) si inizia, ogni volta, una nuova avventura, in una dimensione diversa. Si impara a respirare, come se la natura stessa ci insegnasse qualcosa che ha avuto inizio con la nostra nascita ma del quale siamo raramente stati


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Dal caos alla luce


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di ANGELA PAGANI E sErGIo GIuffrIdA

A settantacinque anni dalla sua scomparsa ripercorriamo l’avventura umana di Luigi Pirandello, premio Nobel per la letteratura e indiscusso e celebrato maestro del Relativismo conoscitivo e psicologico

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Figlio del caos, come amava divertito ricordarsi, Luigi Pirandello nasce nella suddetta villa (Caos) nei pressi di Girgenti, l’odierna Agrigento, in un infuocato 28 giugno del 1867 da un’agiata famiglia borghese di salde tradizioni garibaldine e antiborboniche. In realtà è curioso notare come, fin dalla nascita, sia l’ambiguità uno dei tratti caratteriali dell’esistenza dell’autore: “caos” infatti non deriva come si potrebbe pensare dall’etimo logia greca, quanto da una curiosa derivazione dialettale dovuta alla linea di confine tra i due Comuni di Girgenti e Porto Empedocle, rappresentata da un fiume essiccato che per la sua particolare forma a pantalone venne denominata u càusu. Gli anni della gioventù sono contrassegnati dalla più tradizionale inquietudine adolescenziale sia sul piano famigliare sia su quello sentimentale, sottolineando fin da allora quella forte curiosità e quel sottile malessere esistenziale che il futuro autore di Così è se vi pare si porterà dentro di sè per tutta la vita. Gli studi universitari lo vedono passare da Palermo a Roma e successivamente in Germania, a Bonn dove si laurea in filologia romanza e vive una breve parentesi sentimentale che da’ la stura alla raccolta di poesie Pasqua di Gea (1891). Tornato in Italia, è a Roma che Pirandello conosce e diventa amico del conterraneo Luigi Capuana il quale, intuendone le possibilità lo spinge fraternamente verso l’ambito della narrazione. Nascono così le sue prime novelle e il suo primo romanzo intitolato L’esclusa (1901) cui farà seguito l’anno dopo Il turno. Sono anni fecondi sia sotto il profilo delle amicizie – con Ugo Fleres ed altri fonda e anima il settimanale letterario Ariel - che sotto quello della creatività: anni in cui Pirandello ignora il diffidente distacco da parte della critica del tempo rallegrandosi invece del crescente consenso da parte del pubblico. Un pubblico che all’epoca era circoscritto ad una fascia di lettori


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attenti e preparati, appartenenti prevalentemente alla piccola e medio-alta borghesia italiana ben distante dal populismo vuoto, falso e gossipparo dei nostri tempi. Sempre in questi anni si approfondisce il suo interesse per il teatro e la mise en scene che successivamente tanti allori e successi gli procurerà a livello mondiale. Nel frattempo nel 1894, nella nativa Girgenti, si è sposato con Maria Antonietta Portulano figlia di un ricco socio del padre, in quello che di fatto è stato un matrimonio combinato e dal quale nasceranno i suoi tre figli : Stefano (1895), l’amata Rosalia (1897) e Fausto (1899). Stabilitosi a Roma sarà qui che, tra alti e bassi, Pirandello creerà le sue opere in uno stretto connubio col divenire tormentato e inquieto della sua vita: a seguito di ansie vere o fittizie – compreso un improvviso dissesto economico della famiglia per colpa dell’allagamento della miniera di zolfo – la moglie vivrà una forte crisi psicologica tale da spingere a pensieri suicidi lo stesso Pirandello e, alla fine, fare internare la donna in una casa di cura nel 1919. È proprio la necessità economica che spinge Pirandello a intensificare le sue collaborazioni a riviste e giornali in modo da integrare il magro stipendio universitario. Data il 1904 un altro dei suoi capolavori Il fu Mattia Pascal che spinge Emilio Treves ad accordarsi per una sorta di esclusiva delle sue opere da pubblicare presso la sua Casa Editrice di Milano,

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all’epoca una delle più importanti d’Italia. Nel 1908 grazie ai due saggi Arte e Scienza e L’umorismo, ottiene finalmente la nomina a Professore universitario di ruolo mentre l’anno dopo comincia la sua collaborazione con il Corriere della Sera che durerà fino alla morte e che vedrà la pubblicazione delle sue celebri novelle. Attento al divenire dei nuovi mezzi di espressione e sempre più intrigato dalla ribalta teatrale, sono proprio gli anni che precedono la Prima Guerra Mondiale quelli nei quali Pirandello scriverà testi e soggetti sia per il cinema che per il teatro stimolando una vivace discussione di critica, pubblico e intellettuali sia in Italia che all’estero. La Grande Guerra segnerà un altro momento di dolore per l’autore, che vedrà il figlio Stefano, imprigionato dagli austriaci, al suo ritorno a casa segnato sia nel fisico che nella mente. È in questo crogiolo di emozioni e situazioni che prosegue la naturale maturazione del pensiero di Pirandello e delle sue considerazioni relativistiche. Dalla letteratura al teatro, per l’autore l’uomo è simile a una marionetta che si muove e risponde in tragica solitudine: un’espressività che avvicina il drammaturgo siciliano alle sue grandi controparti europee del periodo… da Beckett a Brecht, a Ionesco. A differenza della crescente scuola psicologica di Freud e Jung, Pirandello non cerca


è il principio di ragione a dover aprire la via al conoscere umano. è sempre questo a dover trarre le olistiche o visionarie conseguenze sui fatti. Non la passionalità.

bontà

La per Schopenhauer

I


Il mondo come volontà e rappresentazIone nell’ opera principale del celebre filosofo tedesco si legge che buono è tutto ciò che sta in relazione positiva con la volontà. non se ne tragga l’errata opinione che fosse un relativista. Questo difetto morale dello spirito, non lo riguardava affatto. Gli antichi romani affermavano che l’uomo ragionevole agisce sempre in modo conseguente. nihil sine utilitatem. poiché viviamo in ampie società anziché come dei solipsistici anacoreti, il vantaggio individuale deve accordarsi con quello altrui. se danneggiamo i concittadini otteniamo forse qualche vantaggio imme diato, ma la loro reazione difensiva è almeno probabile, oltre che del tutto legittima, in base al diritto naturale. ovviamente il ristabilimento del giusto, nelle società civili, deve essere ottenuto nel rispetto della legge. a generico o teorico dispetto dei passionali cultori del mero rapporto di forza. Questi individui ritengono di poter infatti agire in modo unilaterale, denegando l’altrui diritto, ogni volta che le circostanze lo rendano conveniente. lo stato di diritto è invece la splendida creazione dell’ingegno

umano che ha reso possibile la vita associata, l’edificazione di vaste città protette da solide mura, la sicurezza dei rapporti politici, civili ed economici, la specializzazione del lavoro, la conseguente moltiplicazione della ricchezza materiale e immateriale, il correlato potenziamento del benessere generale. In questo senso la buona volontà dei cittadini migliori dovrebbe ovunque prevalere sulla approssimazione logica e morale degli altri, come scrive platone nella repubblica. In totale coerenza, niente affatto a caso, con la citata affermazione del filosofo tedesco sul concetto di buono. l l’uomo consapevole di cosa sia giusto fare, o quantomeno più degli altri, attua solo azioni vantaggiose o almeno preferibili a quelle di chi ne è invece superato per competenza. egli sa armonizzare in modo conseguente i vantaggi individuali con quelli generali. la buona legge, che precisa in maniera positiva cosa sia fat fattibile o meno, in ogni ambito del legiferato, agisce come salda guida per chi ha sulle sue spalle responsabilità generali. laddove il patto legale fra i cittadini si riveli fallace supplisce invece la novella legislazione o la discrezionalità della deliberazione fattuale nell’ambito del lecito. Indro

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I

di GILBERTO FEDON


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montanelli, affermava, in modo sicuro e assertivo, da eccellente italiano quale certamente fu, che non vi è nessun relativismo in campo morale. In tale fondamentale ambito della vita, infatti, non esiste alcuna modernità da intercettare. se la consapevolezza filosofica del buono morale fosse maggiormente sviluppata anche nel bel paese, i nostri conseguimenti politici, civili ed economici sarebbero meno distanti da quelli dei tedeschi o dei francesi. l l’ordine, la legalità e la capacità di creare, di anno in anno, incrementale ricchezza, poggerebbero su basi più sicure. la realtà esterna, pertanto, viene giustamente intuita, dalla mente umana, come una verosimile rappresentazione. se ne può dedurre che la qualità della percezione individuale, del favorevole e dello svantaggioso, ovvero di cosa possa essere buono o cattivo nello specifico contesto, determina la causale volontà d’azione. Il titolo dell’opera principale del filosofo tedesco è quindi esatto anche con riferimento alla genesi della buona legislazione. addirittura esprime la sintesi del pur vorticoso percorso che l’umanità dovette effettuare per sganciarsi dalla condizione primitiva ed elevarsi invece all’ordinato benessere della vita civile.

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la necessItà del lIbero volere arthur schopenhauer affermava che gli esseri umani, in base alla specifica biologia che sostanziano, sono destinati ad agire necessariamente. Il libro in cui espose tale tesi venne ufficialmente premiato. Il carattere di ciascun individuo, scriveva, si manifesta in modo abrasivo alla sua natura fisica. In maniera quindi apodittica sebbene del tutto contestuale socialmente. sia che l’agente, o pensante, viva come il più relegato dei sudditi, sia che i casi dell’esistenza lo sospingano, invece, a poter influire sulla vita altrui. l l’individualistica volontà di esistere attribuisce timbro oggettivo all’esistenza di ognuno sebbene l’accesso alla cultura, all’educazione e la qualità dell’ambiente, incidano in modo prevalente, nel porre invalicabili costrizioni a ciò che potrebbe fare. Qualora la famiglia, la scuola, la giustizia del mercato del lavoro e l’ equità delle remunerazioni incentivassero alla sola virtù l’individuo ben nato, questi agirebbe in maniera del tutto conseguente. Un suo pari potenziale, o anche superiore, in ambito percettivo e logico,


Difendere gli interessi vitali del Paese, salvaguardare gli spazi euro-atlantici, contribuire alla gestione delle crisi internazionali, concorrere alla salvaguardia delle libere istituzioni e svolgere compiti specifici in circostanze di pubblica calamitĂ e in altri casi di straordinaria necessitĂ  e urgenza

Un esercito di

eccellenza

italiana

A


A

A cura della redazione di rivista militare & della redazione di stile italiano

Alle porte delle festività natalizie molti dei nostri ragazzi sono impegnati nelle numerose missioni anche a sostegno e in difesa di popolazioni che stanno lottando per una qualità di vita migliore affinché diritti e doveri siano regolarizzati da un sistema democratico e non di regime. è a questi nostri coraggiosi ragazzi che Stile Italiano Cultura nel mondo vuole fare gli auguri per un futuro dove i conflitti siano limitati e dove il mondo possa essere organizzato attraverso una corretta ripartizione delle risorse. A tutti loro Buon Natale e grazie!

L’Esercito Italiano è impegnato in uno sforzo operativo costantemente elevato, che richiede l’impiego dei suoi Comandi, Unità e Stati Maggiori in Patria e fuori dal territorio nazionale, nel quadro dei compiti attribuiti istituzionalmente alle Forze Armate (difendere gli interessi vitali del Paese, salvaguardare gli spazi euro-atlantici, contribuire alla gestione delle crisi internazionali, concorrere alla salvaguardia delle libere istituzioni e svolgere compiti specifici in circostanze di pubblica calamità e in altri casi di straordinaria necessità e urgenza).

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far volare gli aquiloni Soldati italiani distribuiscono giocatoli ai bambini afghani


Mostre&Eventi Inverno 2012 a cura della redazione di stile italiano

filippino lippi e sandro botticelli nella firenze del quattrocento - Fino al 15 gennaio La mostra monografica delle Scuderie del Quirinale, Filippino Lippi e Sandro Botticelli nella Firenze del Quattrocento vuole presentare al pubblico i circa trentaquattro anni di attività del maestro, proficui come pochi altri, per quantità e qualità di opere: dalle tavole agli affreschi, ai raffinati disegni su carte colorate, veri e propri capolavori a se stanti. Opere celebri e preziosissime che giungono per l’occasione, come consuetudine per le grandi mostre delle Scuderie del Quirinale, dai più importanti musei di tutto il mondo e da poche, superbe, collezioni private. Informazioni: Scuderie del Quirinale • Via XXIV Maggio 16, Roma • Tel. 06 39967500 • www.scuderiequirinale.it

Stile Italiano / N. 13-2012

La bella Italia. Arte e identità delle città capitali FINO AL 4 marzo 2012 “E pluribus unum” recita la sentenza con cui nascono gli Stati Uniti d’America. Qualcosa di simile è accaduto in Italia nel 1861. Ma le specificità fra i diversi stati della Penisola erano ben più grandi di quanto non fossero fra le “nazioni” della nascente America. 350 opere d’arte provenienti da musei del mondo racconteranno l’identità delle capitali italiane preunitarie. Informazioni: Galleria d’Arte Moderna Palazzo Pitti Via della Ninna 5, Firenze • Tel 055 23885 www.uffizi.firenze.it/palazzopitti/

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La meraviglia della natura morta, 1830-1910 FINO AL 19 febbraio 2012 La mostra è dedicata al genere della natura morta nell’Ottocento italiano d’area settentrionale. La rassegna parte da una riflessione riguardo allo speciale rapporto tra il genere della natura morta, le Accademie di Belle Arti, intese come aree d’influenza e divulgazione delle arti, e la nuova committenza borghese. Informazioni: Pinacoteca Fondazione Cassa di Risarmio di Tortona • Corso Leoniero, 6 Tortona • Tel 0131.822965 www.fondazionecrtortona.it


artemISIa GentILeScHI. StOrIa dI Una paSSIOne FInO aL 22 GennaIO 2012 Riconosciuta per il suo reale valore solamente tre secoli dopo, Artemisia Gentileschi è ora considerata come una delle artiste più influenti del Seicento europeo. Milano rende omaggio a questa importante donna ospitando a Palazzo Reale una vasta selezione di opere. Una mostra da non perdere assolutamente per chi ama questa pittura densa di significato e di emozioni. informazioni: Palazzo reale • Piazza duomo 12, milano Tel 02.875672 • www.comune.milano.it/palazzoreale

GIoRGIo MoRandI E JoSEf SudEk fIno al 15 GEnnaIo 2012 I due artisti messi a confronto in una mostra da non perdere: il filo conduttore che unisce questo artista italiano con il grande fotografo ceco è la natura morta, protagonista di molte opere di entrambi gli artisti. Un confronto tra fotografia e pittura che ancora oggi attanaglia i più grandi esperti di arte. Una delle più complete esposizioni dedicate a Sudek affiancherà l’attenta ricerca di opere e dipinti di morandi in un grande appuntamento con l’arte a parma. Informazioni: palazzo del Governatore • piazza Garibaldi, parma • Tel 0521 218929 • www.palazzodelgovernatore.it

GlI annI follI. la paRIGI dI ModIGlIanI, picasso e dalì - fino al 15 gennaio all’indomani della Grande Guerra e fino primi anni trenta, parigi è in pieno fermento. maestri della modernità, come monet, matisse, mondrian, picasso, Braque, modigliani, chagall, duchamp, de chirico, miró, magritte e dalí, sono i protagonisti di una grande mostra di Ferrara arte che, attraverso una significativa selezione di opere provenienti da prestigiose collezioni pubbliche e private di ogni parte del mondo, racconta per la prima volta in Italia quel periodo aureo della ville lumière. Informazioni: palazzo dei diamanti Corso Ercole I d’Este 21, ferrara Tel 0532 244949 • www.palazzodiamanti.it CÉZaNNe, LeS aTeLierS du midi - FiNo 26 Febbrario “Il padre di tutti noi” così Picasso definiva Cézanne: un maestro che aprì la strada alle Avanguardie, mostrando come guardare la natura e l’uomo in modo nuovo, cercandone l’essenza e non la fugace impressione. Egli infatti costruisce la forma non la sfalda, il modo di condurre le sue opere esalta i volumi nella loro essenzialità. L’esposizione è composta da opere sullo sfondo del Midi della Francia, dove nacque e dove negli ultimi anni della sua vita lavorò instancabilmente presso l’amata Aix en Provence informazioni: Palazzo reale • Piazza duomo 12, milano Tel 02.875672 • www.comune.milano.it/palazzoreale

O’cLOck. deSIGn deL tempO, tempO deL deSIGn FiNo aL 8 geNNaio 2012 Un’ampia selezione di opere site-specific, installazioni, oggetti di design, opere d’arte, video di artisti e designer internazionali cercano di rispondere a domande come: “In che modo misurare il tempo?”, “Come mostrare il tempo che passa?”, “Come vivere in modo esperienziale il tempo?”. Tutti i lavori esposti affrontano temi come il passare del tempo, il tempo in divenire, la deperibilità, in modo talvolta divertente, talvolta poetico, talvolta meditativo e critico. informazioni: Triennale design esign museum • Via alemagna 6, milano ilano • Tel 02 724341 • www.triennaledesignmuseum.it


News

L’isola della certosa Veduta aerea dell’isola con Venezia sullo sfondo (© G.M. La Penna, 2011)

Altre veduta aeree (© G.M. La Penna, 2011) Foto sull’isola (© Daniele Portanome, 2010)

Nella pagina a fianco Vista dell’isola dal mare (© Daniele Portanome, 2010)

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L’ISOLA DELLA CERTOSA, SECOLI DI STORIA VENEZIANA

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L’Isola della Certosa è una delle più estese isole minori della laguna di Venezia. Concerti, visite naturalistiche, esposizioni, manifestazioni sportive, conferenze, workshop, meeting, feste private e altro ancora: a soli dieci minuti da San Marco l’isola ospita oggi aree verdi ad uso parco, una marina con più di trecento ormeggi attrezzati, una struttura ricettiva con hotel, ristorante e bar, un cantiere navale, una scuola di vela, spazi coperti e giardini che si prestano alla realizzazione di iniziative di diversa natura destinate a un’utenza pubblica, privata, istituzionale o aziendale. Fin dall’inizio della sua attività Vento di Venezia, polo nautico gestore dell’isola, ha organizzato un numero crescente di eventi culturali, sovente in partnership con enti e società prestigiosi quali Thetis e la Fondazione La Biennale di Venezia. Presso l’isola si sono tenuti raduni di rinomate associazioni internazionali quali Hobie Cat e i motoscafi Riva, accanto a regate realizzate in collaborazione con Velaitalia di Cino Ricci. L’isola è stata inoltre sede di shooting fotografici e produzioni cinematografiche e documentaristiche in occasione, ad esempio, delle riprese del film Casino Royale della saga 007 e del documentario Vampire of Venice di National Geographic. Ma facciamo un passo indietro. Sede, nel XIII secolo, di un monastero agostiniano e certosino dedito ad attività agricole e culturali l’isola fu poi destinata a usi militari che culminarono, all’inizio del XX secolo, nella costruzione della Pirotecnica della Certosa, adibita a fabbrica di munizioni e poligono di tiro fino agli anni Sessanta, quando fu definitivamente abbandonata. Nel 2009 la società Vento di Venezia, fondata da Alberto Sonino, si è aggiudicata il bando per l’individuazione di un

partner per l’attivazione e gestione del “Parco Urbano - Verde pubblico attrezzato dell’isola della Certosa”. Il progetto mira al recupero dell’intera isola con la creazione di un parco accessibile al pubblico, privo di barriere architettoniche, con aree e percorsi attrezzati nel rispetto un patrimonio naturalistico di raro pregio: boschi di ligustri cinesi ed essenze esotiche, pioppi bianchi e frassini che ripropongono l’ambiente preistorico della laguna veneziana, un gelso di dimensioni eccezionali e biotopi che ricordano gli ambienti atlantici. La destinazione rurale di alcune aree permetterà il recupero delle tradizioni orticole e viticole dell’isola, con la coltivazione di vitigni autoctoni, mentre gli antichi resti della Certosa quattrocentesca saranno valorizzati con la creazione di strutture destinate ad attività culturali e formative. E’ inoltre previsto l’ampliamento degli ormeggi per natanti e imbarcazioni da diporto e il potenziamento delle infrastrutture di supporto alla nautica. Da un punto di vista tecnologico, il progetto prevede il ricorso a tecnologie d’avanguardia per il risparmio e la sostenibilità energetica: un innovativo sistema di fitodepurazione verticale garantirà il recupero delle acque piovane che saranno utilizzate per l’irrigazione delle aree verdi e per il sistema antincendio. Le coperture degli edifici inoltre, caso pilota a Venezia, saranno rivestite con una guaina fotovoltaica per unire basso impatto visivo ad elevata efficienza energetica. Gli interventi sugli edifici esistenti si concentreranno sulla ricostruzione dei quarantasei volumi presenti, con l’insediamento di attività legate ad attività artigianali e commerciali, alla nautica, allo sport, alla formazione, all’ospitalità e alla ristorazione.


A meno di 200 metri dal sestiere di Castello e a due chilometri da piazza San Marco, l’isola della Certosa potrà così ospitare e integrare attività e servizi oggi carenti sul territorio: un parco urbano attrezzato, servizi per la nautica da diporto e attività produttive nel settore dell’agricoltura e dell’artigianato, attraverso lo sviluppo dell’attuale Polo Nautico. Attraverso pontili mobili galleggianti, sarà inoltre possibile raggiungere le adiacenti isole delle Vignole e di Sant’Andrea, nell’ottica di un unico distretto nautico-agricolo-ambientale integrato con il sistema di trasporto pubblico locale che si avvalga della fermata già attiva sull’isola della Certosa. Il progetto porta la firma dell’architetto Tobia Scarpa per la parte architettonica, di Thetis Spa per l’ingegneria di impianti, strutture e ambiente, con la collaborazione di Ingemar Srl per le infrastrutture marittime e del dottor Lorenzo Bonometto per le analisi naturalistiche. Il recupero e la valorizzazione dell’isola della Certosa si configura come possibile esempio di riqualificazione territoriale e sviluppo sostenibile di aree sottoutilizzate del territorio comunale e come laboratorio ambientale integrato in cui convivono ambienti naturali e attività antropiche, potenzialità della città di Venezia e della laguna.

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Per informazioni: VdV S.r.l. - Polo Nautico Vento di Venezia Isola della Certosa, Venezia Tel +39 0415208588 Fax +39 041 5222497 www.ventodivenezia.it


DI COLONNESE EDITORE “BREVIARIO DELLA CUCINA NAPOLETANA” Questo piccolo libro dedicato alla civiltà della tavola, «Breviario della cucina napoletana», riunisce pagine pubblicate in anni andati da Mario Stefanile, di cui ricorre quest’anno il centenario della nascita: giornalista e scrittore, critico letterario e inviato speciale de “Il Mattino”, protagonista della vita culturale a Napoli nel bel mezzo del ‘900, conversatore affascinante, aperto a una molteplicità di interessi, dalla poesia al teatro, dalla pittura che esercitava con una sua surreale tavolozza alla fotografia come interpretazione della realtà (illustrava con i suoi “scatti” i libri dei reportage che compiva intorno al mondo), fino a raffinate pagine di divagazioni gastronomiche elevate a letteratura. Stefanile amava definire “ozi letterari” i suoi interessi per la letteratura gastronomica. Fine elzevirista, recensore e saggista impegnato in altri più severi domini umanistici (ottenne numerosi riconoscimenti, vincitore dei “Littoriali di poesia” nel ’37 e poi del “San Pellegrino”, del “Taranto”, del “Bagutta”, del “Chianciano”, del “Premio Napoli” della cui Fondazione divenne segretario generale) si diede il piacere di pubblicare anche libri come «Sentimento del gusto», «Musica da tavola», «Partenope in cucina» e altri arguti breviari e manuali. Indagò e scrisse intorno a pagine celebri della gastronomia letteraria, e sulla dilettevole materia riunì per la sua biblioteca una cospicua raccolta di testi italiani e stranieri, alcuni ormai rari e introvabili, ora da me custoditi. Fu sodale di una schiera di raffinati buongustai di lettere e cucina e il grande Carnacina e il guru dei vini Veronelli gli ricambiarono estimazione e amicizia. Con Adriano Falvo, presidente della Federazione nazionale della Stampa, figlio di Rodolfo il “Mascagnino” dell’età d’oro della canzone napoletana, fondò il partenopeo «Ordine del Pignato Grasso». Di lui Buonassisi, sagace corsivista del Corriere della Sera, ebbe a scrivere: «Stefanile fu tra i primissimi a parlare di cucina come di uno dei grandi temi della vita. Sapeva che la tradizione culinaria, il gusto della tavola, sono momenti di civiltà. Ne scrisse da finissimo umanista, qual era; con amore celato da un velo di leggera ironia. Come un esercizio

letterario che in lui toccava punte di rara eleganza e di avvincente erudizione». Dei piaceri edonistici della tavola, in più ampia accezione sociale e popolare, Stefanile trattò in un suo denso saggio introduttivo ai due fondamentali tomi di Giuseppe Porcaro «Taverne e locande della vecchia Napoli», a cominciare dall’antico canto goliardico “Quando sumus in taberna”. E col canto studentesco, l’altro malizioso e insinuante mottetto fiorito sulla bocca dei napoletani d’un tempo e che ben potrebbe attagliarsi a “un Pulcinella ebbro, che andava lodando con più irriverenza di un Omar Khayam le gioie del vino e dell’indispensabilità terrena dell’osteria”: «Magnammo, amice mieie, e po’ vevimmo / nfino ca nce sta l’uoglio a la lucerna. / Chi sa si all’auto munno nce vedimmo, / chi sa si all’auto munno nc’è taverna». Strofette che potrebbero farci compagnia, “come a Dante un Virgilio meno dotto ma più esperto delle faccende della vita che, si sa, raramente son liete ma liete quasi sempre diventano viste attraverso il vetro di un bicchiere, come ben sapevano Orazio e i visir della scuola arabo-andalusa e perfino quella candida anima di Camillo Sbarbaro se mandava all’amico Volta una «Lettera dall’osteria»”. O l’altro accorto ammonimento di Pulcinella: «Ama lu mare ma tiènete alla taverna»: consiglio “da darsi non soltanto ai naviganti ma a quanti s’accingono ad attraversare, incauti, il mare calmo o tempestoso della vita”. Taverne e osterie che pullulavano a Napoli, “all’ombra di sordidi muri o alla brezza di glicini e uva sotto i pergolati suburbani». Ce ne riferirono il Croce e il Di Giacomo, il Bulifon, il Celano, il Prota-Giurleo, qualcuna immortalata da Goethe nel suo «Viaggio in Italia». Celeberrima la Taverna del Cerriglio che s’apriva intorno a Santa Maria la Nova, con altre tra la Vicaria, Porta Capuana e il sobborgo di Sant’Antonio Abate. Una topografia di “amabili anche se non proprio raccomandabili luoghi che facevano gaia e chiassosa la vita popolare”, in una Napoli dove già aveva soggiornato il Boccaccio. Avventori, osti e mescitori come personaggi del

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News

“gran teatro napoletano, scialato con gusto sulla strada, fra larghi e calate, darsene e mandracchi, risonanti di allegria e di zuffe, di terraglie infrante e di bicchieri tintinnanti”, siti che oggi sedimentano nella memoria una parte dell’anima napoletana. Ma nel presente «Breviario» l’autore si diletta a descrivere altri e più domestici scenari, mense e fornelli per massaie e caserecci gourmet. Riccardo Pazzaglia, con la sua sensibilità di umorista, in riferimento a pagine offerteci altrove da Stefanile sul tema, ne annotava la sapiente leggerezza e l’arguzia delle definizioni: pietanze che devono essere preparate da “un cuoco amorevole”, maccheroni da proporre “con una mano gentile, all’altezza del cuore”, melanzane che son “vulcaniche”, peperoni arrostiti da “spellare con garbo”, mentre il vino di Gragnano è “perentorio” e le fette di pomodoro tagliate un po’ acerbe, rosee e verdine, sono “come un cielo di Giacinto Gigante”. Stefanile metteva in tavola e sulla pagina la fantasia e la poesia, e anche in questo carnet leggiamo di “linguine vellutate e arzille”, di minestra maritata “robusta ma non grossolana, schietta ma non sguaiata, ricca senza tracotanza”, del pentolino di coccio come “prigione d’argilla” dei polpi in cassuola, della sfogliatella riccia “dolce monacale, barocco, conchiglia ermetica e dorata”, della pastiera che sa “di primavera e di nozze, d’innocenza e d’infanzia”. E se ancora sentiamo qui di cozze del Fusaro, di pascoli del Matese dove l’agnello ha brucato “tenere erbe e fiori e fragole, conservandone i profumi nelle carni”, dobbiamo domandarci se si tratti ormai solo di un sogno, svanito nelle nebbie del tempo. E tuttavia riproponiamo ai lettori queste pagine lievi, sapienti e sorridenti, perché vogliano gustarle con qualche suggestione e, dove possibile, farsene partecipi anche per la loro tavola. Franco de Ciuceis

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Breviario della Cucina Napoletana di Mario Stefanile, a cura di Franco de Ciuceis Collana Lo Specchio di Silvia Formato cm 9,2x14,5 ISBN 978-88-87501-76-6


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English vErsion Stile italiano / n. 13-2012

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EDITORIAL by Angela Giannini Pagani Donadelli Christmas is nearly upon us, and with it the end of 2011, a year that has not been easy - not just for Italy, but for the whole world. I do not want to get into a discussion about economics and finance - subjects amply covered by specialist and non-specialist papers - but what is happening at the moment comes as no surprise to me, nor do I find it particularly frightening. What does surprise me is the number of people who feel so shocked by it that they are convinced it is an unexpected catastrophe threatening their very future. What we are currently experiencing represents the consequences, on a global scale, of a long period during which the interests of some people have prevailed. In fact of too many people, who joined in with this kind of ‘bad practice’. Luckily for us, however, many people have continued to work towards the creation of a society of the future, one that will truly reveal and promote the gifts of our country - the nature, landscape, architecture and art that still make Italy unique today. We are living in an age in which global interaction has not yet established clear rules or found the right boundaries. It is a new world, where the glaring social and economic differences between north and south will inevitably diminish. There are, unfortunately, still many ongoing wars, and perhaps a world without conflict is a utopia, but when you think about it, perhaps it is better to aim for the well-being we can create, rather than focusing on what we would like to change. Our own small contribution began almost five years ago, when we started to write about the beautiful things in our country. De-

spite being aware of what is happening in front of our eyes every day, we preferred to react by looking at the beautiful and interesting things that Italy has to offer. This is the approach we intend to maintain and to continue to share. I do not believe that complaining or being pessimistic serve a purpose. For us, action is the only choice that sooner or later brings about change. And with regard to action, we would like to make a recommendation. Every region in Italy has its own distinctive features, either in terms of food or products in general. Italy produces the best shoes in the world, the best clothes, silk, hemp, wool, rice, wine, and so on. And every year millions of tourists come to Italy wishing simply to be taken around the beautiful heritage our country has so generously passed down and which no-one can take from us. Therefore we are working towards a cultural and tourism system capable of becoming what we have said many times - a kind of clean oil. Everyone comes to Italy to see its natural warmth, in its sunshine, sea, marvelous hills, mountains and countryside. Let this warmth shine through in a healthy, well-organized world, Italy is unique. The Dubais and Las Vegases of this world can do what they will - Todi, Pienza, Arezzo, Capri, the Dolomites, Agrigento, Sila, Argentario, Elba, and Sardinia are unrepeatable. They cannot be copied, they can only be lived.

FAshIOn As A COmPOnEnT OF ITALIAn IDEnTITy by Clara Goria & Andrea merlotti Through the kaleidoscopic reality of fashion, the Palace of Venaria hosts an exhibition that portrays the stories, the culture, and the customs of unified Italy, against an evocative and exciting intermingling of figurative arts, photography, music, and cinema Why fashion for an exhibition celebrating the 150th anniversary of Italy’s unification? Because fashion was and certainly is one of the identity facets of contemporary Italy, which is known worldwide as the Country of good taste, style, and creativity. Fashion in Italy. 150 years of elegance, together with Beautiful Italy. Art and

identity of capital cities, which came earlier in the calendar of exhibitions organized at the Palace of Venaria, and How to create Italians, which was organized at the same time at OGR, make up a kind of triptych on the construction of the Italian identity, between art, history, and customs. The famous sentence – which was wrongly attributed to D’Azeglio, but just as true nonetheless – on the need, now that «Italy has been created», to «create Italians», indeed reflects the awareness that the identity of a people is like an ever-changing construction, and indicates that the unification then called for a rethinking of such concept. The men and women of the Renaissance knew this quite well: the Kingdom of Italy was a new page to them, one that had to be written without looking back. Fashion too took part in this process. However, it was only after World War II, when Italy became a Republic, that a true turning point was reached with the birth – and undoubtedly, to some extent, also a re-birth – of Italian fashion. That fashion became successful with its full self-awareness and found one of its strengths in matching ancient handicraft tradition with modern industry. This was the basis for its worldwide success which started back in the 1950’s to further grow in the 1970’s and 80’s with the actual boom of the so-called “Made in Italy.” During the Italian Kingdom period, there were indeed advocates supporting the need for a well-established national fashion to get away from the French style dictates. However, Paris continued to be the unsurpassed benchmark in terms of clothing taste for the Italian high society. It was no coincidence that at that time the most important fashion center in Italy was Turin, i.e. the old political capital city that then became an industrial capital city and the natural gate to and from France. In 1911, for the celebrations of the 50th anniversary of the Italian Unification, Turin hosted a great International Exhibition of industry and labor, which attracted as many as 7 million visitors in 6 months. The fashion pavilion was one of the most appreciated, but there everything spoke about France. Worth’s and Poiret’s lesson was still a winning one in Italy and so it would be for a long time to come. During the 20-year Fascist period, the desire to react against the French dominance was even stronger. However, setting up the National Fashion Board – again in Turin – and organizing fashion shows, in addition to boosting fashion magazines, proved to be insufficient measures to change those deeply rooted tastes. In reality, there were at least two contradictions that Fascism could not solve. The first one was be-


GOLD OF LOmELLInA by Angela Giannini Pagani Donadelli Rice and paddy fields have always been one of the great resources of Lomellina and of Italy as a whole... The more I get to know my country and its territory, the more impressed and excited I feel… This is what happened to me last August when I was a guest at a farmhouse in the Lomellina area, more precisely at San Giorgio near Cergnago. My hosts immediately seemed “special” to me. Regardless of their age – ranging from 35 to 70, – all members of this family, from the youngest to the oldest, had in their eyes a visible passion for their land and what they grow on it… the “sacred rice.” This food is one of the key sources of survival in many countries where people who are less lucky then us live on just one bowl of rice a day. It is no coincidence that in some Eastern countries the common greeting is not “Hi!” or “Good morning” but “Have you eaten?” From Angelo Sanviti’s family and his children – Donatella and Fabio – I learnt about the difficulties and insights of rice growing. Donatella has her land and rice production in her blood, to the point that ever since she was a girl she could recognize who was driving each individual agricultural machine. In fact, she told me this story: “I was in school one day and the teacher gave a written reprimand, the first and only in my life… I was sitting at my desk when I heard my father driving a new machine. I was so excited and curious that I stood up and darted to the window without asking permission… I just wanted to say hello to my dad! For this reason, the teacher gave me the only written reprimand I’ve ever received…” Mister Angelo – Donatella’s father – has always been the inaugurator of new machinery, this being a proper tradition that the whole family keeps up with, including Donatella’s husband Pierluigi who, when his uncle died – he too had been a rice grower since 1848 – decided to carry on the business. A choice of devotion and passion that drew him closer to Donatella and her family in their beautiful, skillfully renovated, well furnished

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on Italian history. Publications on architecture, art, and classical music are holding their position, while an increasing number of books are devoted to Italian design and fashion and their protagonists. No wonder that, following what other countries did before, several Italian universities in the past decade have been offering fashion programs and curricula. Fashion has become a discipline in its own right. The decision made by a major publishing company such as Einaudi to devote a whole volume of the Annali della Storia d’Italia (Annals of Italian history, in 2003) is clear evidence of this shift, which was also reinforced by the publication – in the same time span – of books on the same topic by the most important Italian publishing companies and of publications aimed at tracing an Italian line (think, for instance, of Un secolo di moda italiana. 1900-2000 – A century of Italian fashion 19002000 - by Sofia Gnoli or the recently published book by Maria Giuseppina Muzzarelli entitled Breve storia della moda in Italia – Short history of fashion in Italy). Similarly to what happened in 1911 and in 1961 (when a great exhibition on “Fashion, style, customs” was organized in Turin as part of Italia ‘61), it seemed appropriate to include in the celebration for the 150th anniversary of the Italian Unity an exhibition on the history of Italian fashion and, in so doing, a significant building block in the development of our national identity. Through the kaleidoscopic reality of fashion, this exhibition actually portrays the history and stories, the culture and customs of united Italy, against an evocative and exciting intermingling of figurative arts, photography, music, and cinema, in an ongoing dialogue with the clothes on display. Entrusting the art direction to two great players in this sector such as Gabriella Pescucci, a famous costume designer of the Italian film-making industry and Oscar prize winner in 1994, and Franca Sozzani, director of Vogue Italy and unsurpassed expert in contemporary fashion history, was not only a prestigious choice but also a guarantee for top-quality perspective and competence. This exhibition would not have been possible without them or without the extraordinary work carried out by Fondazione Tirelli Trappetti and specifically by Dino Trappetti, Laura Nobile, Massimo Cantini Parrini and the whole staff based in Via Pompeo Magno, most notably Lara Macaluso, Marco Urizzi, as well as Cosima Amelang, Irene Rapelli, Giulia Zanasi.

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tween the traditional ideal of a woman – a wife and mother – that it advocated and the reality of modern, free, emancipated women who were also the fashion protagonists of imagination (and needs). The second, equally if not more important, contradiction was between Fascist nationalism and the typical cosmopolitism of fashion. Besides all possible considerations about Fascist actions in the fashion business, the truth is that, since this is not a mere industry but rather an artistic expression, it required creative and expressive freedom which could simply not exist in a country whose government had fought against and defeated any form of freedom. Therefore, the Italian fashion business could only develop its full potential after the demise of the dictatorship. Among the crucial events in this respect were the fashion shows organized in Florence as from 1951 by Marquis Giovanni Battista Giorgini, which ensured visibility and success on an international scale. Sure enough, the “New York Times” used a far too enthusiastic language when, in July 1952, one of its reporters wrote: «There is no doubt: Florence is about to supersede Paris.» However, success was real and long-lasting. In the 60 years that followed, fashion has actually become a crucial element in the identity of Italy. We do want to point out that, while La bella Italia led the visitor through a journey into art across pre-unity capital cities, Moda in Italia will take him through the Italian capital cities for fashion: Turin, the «anphibian» between France and Italy, to mention a famous quote by Alfieri, a city that because of this feature can play the role of a bridge between the two cultures also in the area of taste, with its history characterized by a major, close relationship between fashion and industry (suffice it to think of Riccardo Gualino’s experience, or Turin’s fashion atelier narrated by Cesare Pavese, or the activity carried out by Gruppo Finanziario Tessile, to mention only a few); Florence, an art city that after World War II, thanks to the contribution of aristrocrats such as the above-mentioned Marquis Giorgini and Marquis Emilio Pucci, while preserving its strong ties with tradition, laid the basis for modern Italian fashion; Rome, known as “the Hollywood on the Tiber,” featuring an extraordinary synergy with cinema in the same years; Milan, the creative center of “Made in Italy” and unquestioned capital of Italian fashion. The ultimate result of this process is that today Italy and fashion are tightly linked to one another in the world’s collective imagination. If you want proof of this, just go to a large franchised international bookstore and look for books on our country. There are fewer and fewer books


English version Stile Italiano / N. 13-2012 9-2010

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farmhouse, where one can truly breathe serenity and love. As Donatella says: “Together we share anxieties and joys, work and relax…” Talking about technology, I had no idea how many different types of machines are necessary to grow rice and how may tools are required for each activity, from sowing to harvesting. I asked Pierluigi to explain all different steps in the process, from preparing the soil through to harvesting, which usually happens towards the end of September, when the rice plants take on a golden color, offering breath-taking images with the fields looking like a gold carpet and white herons flying over or resting by the dozen on the trees all around, as if they too wanted to enjoy the scene. Thinking of images, I found out that Donatella keeps the historical family archive. Not only does she actively contribute to rice growing, but she also has a passion for photography. She proudly keeps albums that she made herself featuring beautiful images that document moments and people in different years and in different stages of rice growing. She lovingly explained this picture collection that, with its images, brings back memories and reflections on years of hard work: happy moments but also critical and difficult times, such as the heavy rains of last spring which threatened the entire production. Leafing through the album together, what stood out immediately were the different types of machines used by the family ever since the beginning of their business, through to the present time when high-performance machines are equipped with the most sophisticated electronic devices thanks to which you can obtain results that once could only be achieved through patient and meticulous human labor and most specifically thanks to the famous rice weeders. Pierluigi explained that “Rice production has become increasingly more important and more automated in our area. To be successful on the market, you have to be prepared and always there: this is a way to give the great brands selling the product that reassurance that not all producers can guarantee.” “In the past – continued Pierluigi – more than 100 people – including labor and other - were necessary for 80-100 hectares of cultivated land, whereas today, thanks to all the available machinery, a piece of land of the same size can be managed by three or four people for the whole year, including harvesting and storage.” Pierluigi is a peaceful man, happy to share his passion for rice with his wife Donatella, his fatherin-law Angelo, and his brother-in-law Fabio. The only downside is bureaucracy that hardly provides a helpful and timely response to the needs of entrepreneurs, including when they want to

improve production. I could sense their regret. Pierluigi explained that he had to wait over five years to introduce enhancements to the land which needed to be leveled out near the farmhouse. Pierluigi and Fabio then told me about the production process and its various phases and I was really impressed because, in essence, they are busy all the time. Problems may suddenly appear in the fields, and protection is needed against many different types of pests or weeds such as wild rice that grows spontaneously in the paddy fields, endangering a healthy rice growing. It is not sufficient to sow and wait: with rice you have to cultivate but also watch continuously, sometimes also at night. Also the water level is important and if there is a water shortage a new problem arises. Here, the local utility company that guarantees water supply for a fee is called East Sesia. This is why Pierluigi and his family came up with the idea of creating a small lake and hence submitted the necessary application to the municipal authorities. This lake would allow the family to have their own water resources for irrigating the rice fields. But a big issue suddenly loomed ahead… Assuming that the municipal authorities will grant Pierluigi the permit to excavate and assuming that water will actually be found, would the new source fall within the scope Est Sesia’s managed resources? Since the Provincial authorities signed a water management contract with this utility company, East Sesia should be the one who is entitled to grant permission for such use, which would mean for them to lose a customer. I do hope that Pierluigi gets permission to excavate and build his lake, which might also be used by others. The more I talk to these two families and the more convinced I am that they seem to be united, strong, and determined, both in their love for each other and in their passion for this land that they share in harmony. Rice comes before anything else because it represents their lives and their history. They were born and raised there and there they spent and still spend most of their time. In my tour into the universe of this precious cereal, I moved from San Giorgio to Novara, where Est Sesia has its headquarters, to meet Engineer Bruno Bolognino, CEO of the utility company. What is the position of your century-old organization towards rice growers in this area? Water is important for rice growing, at least at these latitudes. In other parts of the world, they can grow rice with a different type of water, which in any case is always necessary. Here, water is fundamental because our climate would not enable us to grow rice without water. Although

now some varieties can be grown on almost dry land… though not really dry, since a minimum amount of water is always necessary. What are the issues relating to rice growing compared to other crops? Growing rice is more complicated than growing other cereals. Rice growing has survived to these days because the price has always been excellent. However, the future looks unclear and not too rosy because while the old C.A.P. (Common Agricultural Policy) will apply through to 2013, as from 2014 we shall be subject to the new system which is now being discussed and negotiated within the European Commission. What changes are to be expected? The new C.A.P. and its guidelines are still unclear. We received some more information in November, but the new guidelines will be defined by 2012 because the European authorities always work in advance. What we believe is going to happen is a sharp cut in incentives and hence our rice will have to compete more and more on the world market, which offers lower prices. What share of global production does Italy account for? To begin with, this territory, which stretches from Dora Baltea to Ticino and beyond – also in the southern area of Pavia there are paddy fields – now accounts for 94.5 % of the total Italian rice growing land (247,000 hectares in 2010). Then there are fields in the areas around Verona, Ferrara, all the way to the Po delta; there are a few more also in Tuscany – near Grosseto and in the Maremma region – as well as in Sibari, with a small rice growing area in the marches. Finally, the last major rice area in Italy is Sardinia where small quantities are grown in the northern marches, around Sassari and Cagliari. As a matter of fact, Sardinia is also important for the production of rice seeds. However, the largest quantities are produced here. Italy produces approximately 14 million quintals of rice, i.e. 51% of the entire European production, followed by Spain with less than half and major problems in terms of its repeated draughts, whereas our irrigation system is so efficient that no crops are ever lost. We may produce more one year and less the next, there are years when quality is better, but for 50 years now we have never lost our crops because our irrigation system is reliable and widespread. We take water from a number of rivers (including Dora Baltea, Sesia, Ticino), and from lake Maggiore, based on a complementarity model, i.e. when one source fails, another takes over. Have you ever had difficult years? There were critical years, but we never lost a crop


STILE ITALIANO - Cultura nel mondo Anno VI Numero 13 gennaio - marzo 2012 Registrato al Tribunale di Milano n. 368 del 01.06.2007 Editoriale Spaccato della Cupola del Brunelleschi (Firenze) © 2011; Archivio I.M.T. Srl Milano La moda un’identità italiana Tutte le immagini © Consorzio la Venaria Reale L’oro della Lomellina © Archivio I.M.T. Srl © Archivio Consorzio Est Sesia pag. 20 immagini dell’archivio privato della famiglia Sanviti © 2011 pagg. 33, 35, 36 immagini © Ente Nazionale Risi Neoralismo tra riso e risaie Tutte le immagini © Archivio Sergio Giuffrida (SNCCI) Un universo in testa © Archivio Federica Moretti pagg. 37, 48, 51 © Viola Arduini “Il teatro è come una stella cge si vede brillare e che, anche se spenta, continua a brillare” Tutte le immagini © Archivio Teatro Franco Parenti La rinascita della natura morta pag. 62 Natura morta con frutta candita e caramelle, Emilio Longoni, 1887 © Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona pag. 65 Fiori, Francesco Hayez, 1834 © Collezione privata pag. 66 Fiori, Luigi Scrostati, 1862 © Galleria d’arte moderna di Milano

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pag. 68 Appena arrivati, Filippo Carcano, 1886 © Galleria d’arte moderna di Milano pag. 69 Volatili morti, Francesco Inganni, 1862 © Galleria d’arte moderna di Genova pag. 70 Pesche, Giovanni Sottocornola, 1892 © Collezione privata pag. 72 Grappoli d’uva, Luigi Monteverde, 1889 © Civica Galleria d’Arte-Villa dei Cedri, Bellinzona pag. 75 Panettone, Emilio Longoni, 1882 © Collezione privata pag. 76 Natura morta con formaggi e salami, Cesare Tallone, 1887 © Collezione Candiani pag. 78 Natura Morta, Mosè Bianchi, 1880-1885 © Galleria d’Arte Moderna di Milano pag.79 Natura morta di verdure, Arnaldo Ferraguti, 1899-1901 © Galleria d’Arte Moderna di Milano Un menù per le feste pagg. 80, 84 © Archivio Ezio Santin pagg. 85, 86, 87 © Archivio I.M.T. Srl La natura ritrovata © Valentina Pagani Donadelli © Archivio I.M.T. Srl Dal caos alla luce pag. 105, 106 © Archivio Studi Pirandelliani pag. © 102, 103 © Archivio Andrea Bisicchia La bontà per Schopenhauer © Archivio I.M.T. Srl Un esercito di eccellenza italiana © Archivio di Rivista Militare L’editore si rende disponibile a regolare eventuali spetttanze per quelle immagini di cui non sia stato possibile reperire le fonti

Marketing: Antonio Donadelli Pubblicità e abbonamenti / Advertising and Subscriptions: I.M.T. srl International Multimedia Titles via Gherardini 2, 20145, Milano • Tel. +39 02 45485042 info@stilecultura.it • www.stilecultura.it

Stile Italiano / N. 13-2012

Tazio Nuvolari, una leggenda sulle due e quattro ruote, Coordinamento editoriale / Managing Editor: in delirio le folle, un uomo capace di mandare Stampatore / Printer: I.M.T. srl International Multimedia Titles, Milano Mondadori Printing Spa, Verona P.RE.S.S. Srl, Milano un padre di famiglia che ha perso entrambi i figli Distributore per l’Italia / Distributors: Progetto grafico e art l’amore direction / Graphic Project: giovanissimi, per la velocità, l’amicizia Press-di distribuzione stampa e multimedia Srl & Art Direction: Valentina Pagani Donadelli 20090 Segrate (MI) con EnzoeFerrari. Oraanduna mostra fotografica, anche Impaginazione fotolito / Layout Photolithography: collaborato a questo numero / Contributors to This I.M.T. srl International Multimedia Titles, Milano di suoi scatti, lo celebra a Palazzo Te Hanno Issue: capitano Claudio Angelini, Andrea Bisicchia, Bruno Viola Arduini, Valentina Pagani Donadelli

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Traduzioni / Translations: Barbara Annoni

Bolognino, Mario Cantella, Paolo Carrà, tenente colonnello Luigino Cerbo, Zenone Dalla Valle, Erika De Bortoli, Pierluigi Fanchiotti, Gilberto Fedon, Giovanna Ginex, Clara Goria, Francesca Laneve, Maurizio Maderna, Alessandro Maggi, Andrea Merlotti, Alessandra Merzel, Federica Moretti, Cristina Negus, Viviana Rodizza, Andrée Ruth Shammah, Ezio Santin, Angelo Sanviti, Donatella Sanviti, Fabio Sanviti, Dina Saponaro, Alberto Sonino, Lucia Torsello, Carlotta Toscano, Marco Urizzi,

Relazioni Esterne / Public Relations: Maria Lorena Franchi, Milano; Valentina Regusci, New York

Numero chiuso il / Issue Closed on: 02/12/2011

In redazione / Editorial Staff: Tullio Cappelli Haipel, Paolo Colombo, Iulian Curelea, Ester Dalla Valle, Viviana Fedon, Sergio Giuffrida, Cristina Marchesi, Paolo Andrea Mettel, colonnello Giovanni Pastore, Camillo Pefi, Alexandra Sclearenco, Romano Zolla


STILE ITAL IAN

Editoriale / Editorial

CULTURA NEL MONDO

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La moda. Un’identità italiana / Fashion as a Component of Italian Identity

ANNO VI N.13

Andrée Ruth Shammà e il teatro Federica Moretti Un universo in testa

G E N N A I O - MAr zO

L’oro della Lomellina / Gold of Lomellina Il Neorealismo tra riso e risaie / Neorealism. Its Connections with Rice and Paddy Fields

La rinascita della

La rinascita della natura morta. Accademie, nuova scuola e collezionismo / The Rebirth of Still Life. Academies, New Schools and Collecting Il menù delle feste di Stile Italiano / The holidays menu recommended by Stile Italiano Bessen-Haut. La natura ritrovata / Bessen-Haut. Nature rediscovered Luigi Pirandello. Dal caos alla luce / Luigi Pirandello. Dal caos alla luce La bontà per Schopenhauer / Goodness for Schopenhauer Un esercito di eccellenza italiana / An Army of Italian Excellence

Libero esercizio di stiLe «io suL mio piccoLo pezzo di terra ho deciso di fare vini di grande personaLità e carattere, sicuramente vini che spesso dividono ma in grado di far parLare di sé e deLLe persone che gLi stanno dietro.

»

stile itAliANO CUltURA Nel MONDO

“Il teatro è come una stella che si vede brillare e che, anche se spenta, continua a brillare.” / “The theater is like a star that you see shining and that goes on shining, even after its light has gone out.”

Mostre & Eventi / Exhibitions & Events News English version

Poste Italiane Spa - Spedizione in abbonamento Postale - 70% - DCB Milano Tassa Pagata/Taxe Perceu/Ordinario

Un universo in testa / A Universe on your Head

natura morta La moda Un’identità italiana

Luigi Pirandello

riso Il L’oro della Lomellina

Dal Caos alla luce

2012

ish l g En lltext d Fu he en at t Euro 10,00 USD 20,00

tRiMestRAle / NUMeRO

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2011

Cinema. Il Neorealismo tra riso e risaie Bessen-Haut. La natura ritrovata La bontà per Schopenhauer Il menu delle feste di “Stile Italiano” Un esercito di eccellenza italiana

Stile Italiano n°13  
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