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0 5 NUMERO 1 3 SETTEMBRE 2017 ANNO

Agricultura Kernza la spontaneitĂ del grano

DalMolino Birra, pizza e progetti

Prodotti & Idee Il Pane e il medio oriente

Eventi 2017


Editoriale

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ento di rinnovamento importante al Molino Braga. Entro Settembre 2017 ultimeremo il rifacimento dei nostri uffici a partire dal comparto direzionale e commerciale per arrivare alla logistica e all’amministrazione. L’ingegnere Patrizia Guerra ha seguito i lavori ripensando tutto il nostro ambiente per fornire anche alla clientela e ai nostri visitatori un’esperienza di altissima professionalità. Inoltre abbiamo ampliato e rimodernato il laboratorio di analisi, dotandolo di nuovi macchinari, tra cui l’importantissimo estensografo di cui tratteremo in questo numero, poiché la qualità e la stabilità delle nostre farine rimane una delle nostre priorità. Il rinnovamento degli ambienti, va di pari passo con il nostro stesso cambiamento, motivo per cui abbiamo scelto di puntare anche per le ultime integrazioni del nostro organico su un personale giovane (5 persone hanno meno di 30anni) che coadiuvato dall’esperienza e da una realtà ormai pienamente strutturata sappiano guidarci in un mondo sempre più dinamico e globale.

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In questo numero: 2

Editoriale

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Agricultura

Kernza: la spontaneità del grano

14 Prodotti & Idee

Il Pane e il Medio Oriente

15 Ricetta

Focaccia dolce

6 Agricultura

16 Attualità

10 Technology

18 Accademia BRAGA

Perchè Agricoltura Biologica

Estensografo

MERCATO MONDIALE Il viaggio del cibo

IDEARE INSIEME

12 dalMolino

Birra, pizza e progetti

ANNO

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NUMERO

13

SETTEMBRE 2017

Direttore Editoriale: Andrea Braga

Stampa: L.A. Nuova Stampa srl Provaglio d’Iseo (Bs). Pubblicazione Telematica www.molinofllibraga.it/farinafarine

Hanno collaborato a questo numero: Mauro Serioli Alessandro Bresciani Raffaele Soldati

La riproduzione delle foto originali non è permessa. La riproduzione degli articoli è permessa solo su autorizzazione scritta e citando la fonte. scritti e foto inviate alla redazione non saranno restituite.

Crediti fotografici: Andrea Braga

Farina&Farine è un quadrimestrale di informazione agroalimentare distribuito ai professionisti dell’Arte Bianca.

Direttore Responsabile: Andrea Braga

Registrazione Trib. di Brescia n. 14/2013 del 1-06-2013

Redazione, Editore, Pubblicità, Diffusione Molino Braga s.r.l. Via Ponte Rosso 34/11 25020 Dello (Bs) Tel. 0309770782 Fax.0309772240 farina&farine@molinofllibraga.it

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Agricultura

KERNZA

la spontaneità del grano

L

a situazione climatica mondiale è stata soggetta negli ultimi anni a numerosi cambiamenti che divengono sempre più rapidi e con conseguenze ambientali e sul nostro ecosistema ancora da valutare. Se da un lato il mondo ambientalista ci ha riempito le orecchie di allarmismi più o meno giustificati, dall’altro non si sente mai parlare degli effetti di queste modificazioni sul mondo agricolo. Delle quasi 50.000 specie vegetali commestibili l’essere umano si nutre generalmente di sole 150 e queste, sebbene la domesticazione e la messa a coltura nella forma in cui le conosciamo abbia richiesto migliaia di anni, sono giunte fino a noi senza sostanziali cambiamenti negli ultimi 2000 anni. Questo limitato adeguamento alle modificazioni dell’ambiente ha reso le colture inevitabilmente più vulnerabili a parassiti, malattie e

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condizioni dell’ecosistema, imponendo alla comunità scientifica di interrogarsi riguardo a possibili interventi migliorativi. L’antica soluzione a questo problema era l’ibridazione, incrociando piante con caratteristiche diverse si ottenevano via via specie con caratteristiche più funzionali alla loro destinazione alimentare, ma tutte le modificazioni genetiche richiedono tempi e sperimentazioni che possono durare secoli se non millenni. La comunità scientifica si è interessata a questo genere di studi fin dai tempi di Charles Darwin e Gregor Mendel, padri della moderna genetica la cui soluzione è invece il sequenziamento del DNA e la selezione di nuove varietà da coltivare. Un caso molto interessante perché coinvolge direttamente il settore molitorio è quello del Kernza (Thinopyrum intermedium),


un grano studiato e selezionato nel 2010 da un’equipe dell’Università Land Institute del Kansas guidata da Lee Dehaan. Kernza è una varietà di grano perenne per climi temperati e freddi che ricresce spontaneamente dopo il raccolto senza il bisogno di preparare il terreno e seminarla nuovamente, le sue radici arrivano fino a 3 m sotto il suolo e l’altezza della pianta è notevolmente maggiore del grano comune. Lo scopo della ricerca in questo settore nasce da una matrice prettamente ecologica ed ha suscitato l’interesse di grandi marchi da sempre attenti alle tematiche ambientali come Patagonia, ed è già utilizzato in alcuni famosi ristoranti americani (The Perennial in San Francisco, California, and Birchwood Café in Minneapolis, Minnesota). Le caratteristiche reologiche di questo grano ricordano quelle dei grani antichi con un contenuto di glutine ridotto, pertanto in panificazione principalmente viene miscelato con altre farine. Questa ricerca si inserisce in un più ampio programma di studi che ha interessato la

comunità scientifica ed avente per oggetto la creazione e domesticazione di colture perenni che possano dare una risposta alle urgenti problematiche ambientali e di sovrappopolamento. Se il Kernza si adatta bene alla situazione climatica dei climi temperati questi studi hanno ancora numerose pagine da scrivere nei climi tropicali/umidi e negli ambienti caratterizzati da un alto livello di salinità che rappresentano una sfida ancor maggiore. Un’altra pianta che è stata studiata dalla medesima equipe di studi è il Maximilian Sunflower che produce semi oleosi ed è sempre un coltura perenne, ed interessa anche il campo della conversione in combustibili. Quello che appare chiaro è che comunque si prospetti l’evoluzione di questi studi andiamo verso una società di “mangiatori di semi” dove l’ecologia e la fattibilità della coltura in relazione alle mutate condizioni dell’ambiente imporranno delle scelte che muteranno radicalmente le nostre abitudini alimentari e la nostra relazione con l’ambiente.

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Agricultura

Perchè

AGRICOLTURA

BIOLOGICA

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L’

agricoltura biologica e tutta la sua filiera in ambito alimentare ha registrato e continua a registrare una crescita annua del 5-6% nonostante la crisi di molti comparti alimentari. Per questo motivo è interessante approfondire quali siano gli sviluppi futuri di questo mercato e da cosa esso sia caratterizzato. Il termine biologico potrebbe suonare innanzitutto inappropriato poiché di processi biologici si parla anche nell’agricoltura convenzionale, ciò che cambia è fondamentalmente la tecnica colturale applicata e il relativo livello di fitosanitari presenti. I fitosanitari ammessi dall’agricoltura biologica non sono quindi originati dalla sintesi chimica ma bensì da processi organici, e totalmente naturali, da qui il termine forse più appropriato di organic utilizzato in lingua inglese. La filosofia bio comprende poi tutta una serie di altre accezioni quali il basso impatto ambientale, gli sfruttamenti non intensivi, l’utilizzo di metodi di lotta biologica ai parassiti che proteggano l’ecosistema. La prima legislazione in materia risale al 1999 con il *Reg. (CEE) nº 2092/91, successivamente abrogato nel 2007 dal Reg. (CE) nº 834/2007 e disciplina in maniera minuziosa tutti gli aspetti dell’agricoltura e dell’alleva-

mento bio incluse le trasformazioni intermedie, e tutte le sostanze e i processi ammessi. Nel 2020 è però prevista l’entrata in vigore dopo un lungo iter di un nuovo regolamento Ue che ha lo scopo di rinnovare la fiducia dei consumatori e di porre norme ben definite relative alla conformità dei prodotti bio importati da paesi terzi rispetto all’Unione Europea. Partendo dall’assunto che l’autore di questo articolo e la nostra azienda apprezza il valore dell’agricoltura biologica e di tutte le filosofie colturali ad essa connesse per onestà riteniamo opportuno dar voce anche alle critiche che sono state mosse all’opportunità e sensatezza di tali colture. Innanzitutto la maggior salubrità delle colture biologiche non è comprovata da uno studio scientifico definito che dimostri che sono in assoluto la migliore opzione, e in secondo luogo non è assolutamente detto che un prodotto di sintesi, cosiddetto chimico, sia per forza più tossico di un prodotto naturale, perché vi sono casi comprovati in cui avviene esattamente il contrario in dosi elevate (verderame, solfato di vinaccia). In secondo luogo, e questa è forse per l’imprenditore agricolo la nota più dolente, la resa delle colture biologiche è del 20-45% inferiore rispetto a una coltura normalmente trattata. (CONTINUA)

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Agricultura

Le aziende che, considerate le implicazioni commerciali e i relativi costi, desiderano convertire la propria produzione o trasformazione in biologica oltre al rispetto della sopracitata normativa che rappresenta requisito fondamentale al conseguimento della certificazione debbono seguire uno specifico iter. Innanzitutto dovranno rivolgersi ad enti preposti a tali certificazioni, detti Organismi di Controllo (OdC), che sono autorizzati direttamente dal ministero delle politiche agricole a svolgere tali compiti e di cui è disponibile un elenco relativo al territorio nazionale. Gli OdC sono incaricati di eseguire tutte le verifiche e a seguito dell’ispezione rilasciare la certificazione. Il primo step per l’azienda è quello di presentare domanda all’OdC tramite uno specifico modulo, detto modulo di notifica di attività con metodo biologico, ed ottenere così il riconoscimento di azienda biologica in conversione, solo a seguito delle verifiche potrà essere riconosciuta come azienda biologica a tutti gli effetti. La procedura ha poi a seconda della tipologia di attività (agricoltura, allevamento, trasformazione …) divergenze nel suo sviluppo, in questa sede facciamo riferimento agli opifici che intendono trasformare e stoccare prodotti biologici come potrebbero essere appunto un panificio, una pizzeria o un molino stesso, che dovranno seguire delle particolari disposizioni in tema di rintracciabilità del prodotto. La prima volta che si applica il regime di controllo, l’operatore responsabile è tenuto a redigere: una descrizione completa dell’unità, degli stabilimenti e dell’attività; una descrizione delle misure concrete che devono essere adottate a livello dell’unità, degli stabilimenti o dell’attività per garantire il rispetto delle disposizioni del regolamento e i relativi requisiti. La descrizione e le misure pratiche suddette devono essere contenute in una dichiarazione firmata dall’operatore responsabile. L’organismo o l’autorità di controllo effettuano almeno una volta all’anno un controllo fisico completo della produzione, delle unità di confezionamento o degli altri locali. L’organismo può prelevare campioni per la ricerca di prodotti non autorizzati o per individuare tecniche di produzione non conformi. Possono essere inoltre prelevati e analizzati campioni per scoprire eventuali contaminazioni da parte di prodotti non autorizzati. Dopo ogni visita (con o senza preavviso) è compilata una relazione di ispezione, controfirmata dal responsabile dell’unità sottoposta al controllo o dal suo rappresentante. L’unità o gli stabilimenti di produzione devono tenere una contabilità di magazzino e una contabilità

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finanziaria che consentano all’operatore e all’autorità di controllo di identificare: il fornitore o, se diverso, il venditore o l’esportatore dei prodotti; la natura e la quantità dei prodotti, che sono stati loro consegnati e, se del caso, di tutti i materiali acquistati, indicando la destinazione data a tali materiali; la natura, la quantità, i destinatari e, se differenti da questi ultimi, gli acquirenti dei prodotti che hanno lasciato l’unità o gli stabilimenti o i magazzini del primo destinatario; qualsiasi altra informazione richiesta dall’organismo di controllo ai fini delle operazioni. I dati che figurano nella contabilità devono essere documentati con gli opportuni giustificativi. Nella contabilità deve esserci corrispondenza tra i quantitativi in entrata e in uscita. Gli operatori garantiscono poi che i prodotti di cui all’articolo possano essere trasportati ad altre unità, compresi i grossisti e i dettaglianti, solo in imballaggi, contenitori o veicoli chiusi in modo che il contenuto non possa essere sostituito se non manipolando o danneggiando i sigilli e a condizione che sia apposta un’etichetta che, oltre alle altre indicazioni eventualmente previste dalla legge, indichi: il nome e l’indirizzo dell’operatore e, se diverso da quest’ultimo,

del proprietario o venditore del prodotto; il nome del prodotto, la descrizione, compresa un’indicazione del metodo di produzione biologico; il nome o il numero di codice dell’autorità di controllo da cui dipende l’operatore e se del caso, l’identificazione della partita attraverso un sistema di marcatura approvato a livello nazionale. Le aree destinate al magazzinaggio dei prodotti devono essere gestite in modo tale da garantire l’identificazione delle partite ed evitare che i prodotti vengano mescolati od entrino in contatto con prodotti o sostanze non rispondenti ai requisiti descritti. La maggioranza delle nuove tipologie di grani (antichi, speciali, ecc) viene sempre più spesso pensata con metodi colturali bio poiché il mercato di destinazione di tali consumatori risulta complementare a quello del biologico. Le aziende molitorie che vogliono trasformare in toto o in parte la loro produzione verso il biologico dovrebbero, a parere dell’autore di questo articolo, coinvolgere in primis le aziende agricole e i centri di stoccaggio e raccolta delle derrate cerealicole allo scopo di istituire progetti di filiera integrata che valorizzino adeguatamente la semente e lo sfarinato.

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Estensografo

Technology

Nell’ottica di continuo miglioramento e innovazione che contraddistingue il nostro reparto di ricerca e sviluppo abbiamo scelto di integrare la gamma di test che il nostro laboratorio già conduce con uno strumento molto apprezzato all’estero, e che talvolta sostituisce il classico Alveografo, ovvero L’Estensografo.

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L’

Estensografo-E viene utilizzato per misurare le proprietà di allungamento dell’ impasto, in particolare la resistenza all‘estensione e l‘estensibilità e, per ottenere informazioni attendibili riguardo al suo comportamento di cottura. La prova inizia con un impasto di farina, acqua distillata e sale realizzato nel Farinografo che è lo strumento che assicura l’oggettività e riproducibilità della preparazione dell‘impasto e, una consistenza di partenza costante. A questo punto, si può procedere posizionando l’impasto sull’estensografo che dopo un intervallo di tempo predefinito di prova, allunga l’impasto fino alla rottura e registra i valori fisici di allungamento dell’impasto su un diagramma.


Il diagramma di semplice lettura, mostra a video la curva disegnata durante il test, che può essere letta ed eventualmente memorizzata dal software per test e confronti futuri. Tale curva misura in buona sostanza la forza esercitata in funzione del tempo e l’area sottostante a tale curva espressa da un valore numerico. Un esempio di test che viene condotto quotidianamente nel nostro processo di lavorazione è l’analisi dei grani in macinazione. Il frumento prima di essere scaricato viene infatti campionato e testato preventivamente, non solo con la tecnologia NIR per stabilire la corrispondenza delle sue caratteristiche al capitolato, ma anche provato in un molinetto in miniatura e la farina analizzata. Ricevuta l’autorizzazione dal nostro laboratorio interno si procede allo stoccaggio.

Quando arriva il momento di macinare quel frumento esso viene nuovamente analizzato in miscela con altri grani per stabilire ed eventualmente calibrare la miscela necessaria ad ottenere un prodotto bilanciato. La nostra esperienza di anni nel settore viene inoltre supportata in maniera importante non solo da queste strumentazioni, ma anche dalla possibilità di avere un archivio storico confrontabile anche a distanza di anni delle prove che abbiamo condotto. Il nostro reparto acquisti infine è in diretto contatto con il laboratorio qualità e fornisce indicazioni ai nostri fornitori europei ed extraeuropei allo scopo di approvvigionarci dai migliori magazzini di stoccaggio.

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dalMolino

Birra, pizza L

a fortuna riscossa dalla nostra birra di frumento blanche ha spinto Braga Ingredients, in collaborazione con il Molino, a pianificare un allargamento della propria gamma allo scopo di soddisfare le richieste dei nostri grossisti e della loro esigente clientela.

Il nostro gruppo pur pensando in grande rimane sempre fedele alla nostra vocazione artigianale ed è per questo che abbiamo scelto di appoggiarci ad un’azienda artigianale per la produzione. La stessa filosofia ci ha caratterizzato nella nostra crescita in Molino Braga e l’abbiamo trasferita alla nostra nuova compagine di Braga Ingredients specialmente per il settore macinazione a pietra e produzione semilavorati, per i quali adotteremo un’etichetta pulita, ovvero costituiti da materie prime esclusivamente naturali. I nostri prodotti prevedono diversi formati in modo da soddisfare le diverse esigenze del mercato e sono confezionati e prodotti con macchinari di modernissima concezione delle migliori aziende del settore. Le tipologie di farine speciali che andremo a realizzare vanno dalle farine di leguminose (cecio, pisello, fava..), ai cereali tradizionali (riso, mais, avena), con una tipologia di macinazione “tutto corpo” che mantiene le proprietà organolettiche del chicco nella farina prodotta. I semilavorati oltre al settore panificazione (9 cereali, semolaevo, orzoavena..) allargano i propri orizzonti con l’aggiunta dei preparati per le creme a caldo, a freddo, ed altri prodotti di alta pasticceria.

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e progetti

il

pisello I

l pisello (Pisum sativum L., 1753) è una pianta erbacea annuale appartenente alla famiglia Fabaceae, originaria dell’area mediterranea e orientale. Questo legume che era principalmente destinato all’allevamento è recentemente ritornato alla ribalta per la produzione di sfarinati destinati all’alimentazione umana perché è molto ricco di amidi e proteine, e presenta dunque un buon profilo nutritivo. La coltivazione di questa leguminosa è tipica di un clima temperato ed ha un rilevante bisogno di acqua, può essere seminata sia in primavera che in autunno o tardo inverno e produce un frutto tondeggiante racchiuso in un bacello. Il pisello può essere macinato a pietra ed ha una resa molto alta, si ottiene uno sfarinato di colorazione verde-giallastra e dal profumo intenso. L’impiego di questo sfarinato è principalmente destinato alla produzione di vellutate e creme, oppure come farina di arricchimento per pani speciali.

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Ricetta Prodotti&Idee

IL PANE

E IL MEDIO

ORIENTE

I pani piatti hanno origine nel mondo medio orientale e comprendono una moltitudine di varietà di pani di diversi spessori. La loro ampia diffusione è dovuta alla presenza di numerosi vantaggi rispetto ai cosiddetti “pani alti” o pagnotte rigonfie.

L

e caratteristiche di questi pani sono condizionate dall’ambiente sociale che li ha originati principalmente di stampo nomadico. La loro forma si adatta quindi ad essere trasportata efficacemente negli spostamenti, come nel caso del carasau per i pastori sardi, e permette di ricavare con lo stesso pane un piatto o un cucchiaio in modo da gustare la vivanda anche in un ambiente improvvisato. La preparazione di questi pani si adatta anche all’assenza di un forno poiché possono essere cotti sotto la sabbia coprendoli con delle braci oppure su piastre di metallo o terracotta. L’assenza di mollica permette al prodotto di avere un gradiente di umidità inferiore, di essere meno aggredibile dalle muffe, e pertanto di conservarsi per periodi maggiori come un viaggio può appunto richiedere. La maggioranza di questi pani viene ottenuta da una pastella semifluida e fermentata colata sulla superficie di cottura e in ragione di questa debolezza dell’impasto ben si prestano all’utilizzo di cereali minori e leguminose senza grandi quantitativi di glutine. Originalmente venivano realizzati senza lievitazione con una sfoglia molto sottile e facilmente masticabile, ma ben presto si arrivò a preferire quelli lievitati per aroma e morbidezza che miglioravano notevolmente. Le sfoglie così ottenute possono avere uno o più strati, nel primo caso vengono bucherellate o punzonate allo scopo di evitare il rigonfiamento e i punzoni sono spesso decorativi e distintivi del produttore del pane, e possono avere consistenze diverse che variano

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da un prodotto simile alla focaccia fino ad una galletta croccante. Le sfoglie con più strati si gonfiano nel forno per effetto della dilatazione termica del gas formando una sorta di pallone di pane (batbout marocchino, samoon iracheno, pita greca) che al termine della cottura può essere aperto e farcito, oppure come nel caso del carasau le due parti possono essere nuovamente cotte e disidratate per avere una lunga conservazione. Le tipologie di forni sono principalmente di due categorie: fissi a cupola realizzati in pietra e mattoni, oppure verticali con la possibilità di spostarli e realizzati in terracotta. I primi sono dotati di una superficie di appoggio orizzontale e sono impiegati nella cottura dei pani a doppio strato che necessitano di gonfiarsi verso l’alto. I secondi sono invece strutture cilindriche e il pane viene fatto cuocere facendolo aderire alle pareti interne e raggiungendo temperature elevate. Le diverse tipologie di pani e prodotti etnici hanno indotto Molino Braga, in collaborazione con Braga Ingredients, a dotarsi di una linea di farine speciali, ottenute anche con la macinazione a pietra, per rispondere alle nuove esigenze del mercato. Tra i pani etnici più diffusi sul nostro territorio ricordiamo la Chapati (origine India, Pakistan, Afghanistan) che viene realizzata con un’integrale fine chiamata atta che può essere macinata a pietra. La macinazione a pietra viene applicata anche alle leguminose per i pani come piselli (vedi allegato), fagioli, sorgo (la cui farina viene usata per esempio in pani come Kisra, Anjero, Lahoh).


Ricetta

focaccia dolce INGREDIENTI: 1000 gr Farina 360 W 0,55 p/l 250 gr Uova 80 gr Tuorlo 260 gr Latte intero 200 gr Burro 150 gr Zucchero 20 gr Sale 300 gr Lievito madre 35 gr Lievito di birra PROCEDIMENTO: 1 - Impastare tutti gli ingredienti, tranne il burro e lo zucchero, fino ad ottenere un impasto liscio e omogeneo; 2 - Aggiungere il burro e lo zucchero e finire l’impasto; 3 - Lasciare riposare per circa 2 ore a 24-26° C e stendere in teglia; 4 - Dopo averla ricoperta con del burro a pomata e zucchero lasciare riposare ancora 90 minuti a 28° C e infornare a 180° C per 18 minuti circa.

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Attualità

ESPORTARE NEGLI USA Il viaggio del cibo

L’

esportazione di prodotti agroalimentari è una risorsa molto interessante per il nostro mercato italiano poiché, come è risaputo, le nostre specialità alimentari godono di grande apprezzamento all’estero. Trovare dei buoni contatti e riuscire a distribuire le proprie specialità in un altro paese consente di ampliare le proprie possibilità di crescita e anche molti artigiani si sono interessati a questi canali. Le casistiche e le normative sono molto diverse a seconda del paese di riferimento e questo comporta la necessità di conoscere bene il mercato di destinazione del bene innanzitutto e in secondo luogo di appoggiarsi ad operatori di comprovata esperienza nel settore. Gli Stati Uniti sono tra i mercati più interessanti in questo senso anche per la dinamicità di una domanda in forte crescita. Le procedure di sdoganamento delle merci vengono gestite dal Costum Management Centers (CMCs) che controlla il flusso da e per gli USA e devono obbligatoriamente essere eseguite da uno dei seguenti operatori: l’esportatore, l’importatore, oppure un custom broker (intermediario doganale) che svolge per conto delle parti le procedure.

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La documentazione redatta in lingua inglese richiesta nello specifico è la seguente: • modulo doganale 7533 (o altro modulo richiesto dalla competente autorità portuale); • prova del diritto di entrata; • fattura commerciale o fattura proforma, qualora la fattura commerciale non fosse disponibile; • bolla di accompagnamento delle merci, richiesta nel caso in cui la dogana statunitense decidesse di ispezionare la merce; la bolla è, altresì, necessaria a scopi assicurativi qualora si dovessero verificare danni alla merce; • eventuali certificazioni o autorizzazioni particolari richieste dalle agenzie federali statunitensi per determinati prodotti alimentari (e.g. alcolici). L’ufficio di competenza deve poi dare informazioni dettagliate sulle modalità di redazione della fattura commerciale. Adempiute tutte queste formalità doganali è importante prendere in considerazione la normativa relativa al prodotto, soprattutto l’indicazione del paese di fabbricazione ed origine per la quale si può incorrere in delle penali e deve essere compilata in maniera completa. L’imballaggio è importante contenga un tipo di prodotto per confezione al fine di non mescolare diverse tariffazioni doganali e l’etichettatura del prodotto deve essere conforme alle normative della FDA (Food and Drug Administration).

L’etichetta deve a questo proposito indicare: • La Marca del prodotto; • Identità della merce (nome del prodotto), è il nome comune o corrente dell’alimento che deve comparire in inglese ed in grassetto sul riquadro principale dell’etichetta, cioè sulla superficie della confezione immediatamente visibile al consumatore. • Paese di origine (es“Product of Italy”). • Gli ingredienti elencati in ordine decrescente sulla base della quantità impiegata nel prodotto; • Il peso netto sul PDP (nel terzo inferiore della superficie), in grassetto, ben in vista, di facile lettura e ben in contrasto con le altre informazioni presenti nel riquadro principale. • Informazioni sul produttore, l’importatore o il distributore devono includere il nome, l’indirizzo, lo Stato e il codice di avviamento postale del produttore, dell’importatore o del distributore. Altri aspetti di rilevanza strategica per una buona riuscita di un progetto di commercializzazione del prodotto all’estero sono un sito internet adeguatamente organizzato, tradotto nella lingua del mercato di destinazione, e non da ultimo recarsi personalmente in loco per predisporre la rete vendita e curare i contatti commerciali.

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Accademia Braga

IDEARE INSIEME CORSI ACCADEMIA SETTEMBRE - DICEMBRE 2017

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Laboratorio dei mestieri il mondo gluten free

RAFFAELE SOLDATI

e il nostro staff dell’accademia Braga

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Molino Braga s.r.l. Via Ponte Rosso 34/11 25020 Dello (Bs) Tel. 0309770782 Fax.0309772240 farina&farine@molinofllibraga.it

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Braga ho n 13 2017  

Braga ho n 13 2017  

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