Page 1

Risaie e

LOMBARDIA LOMELLINA

di Enrico Fumagalli

74

Castelli

Una città, Vigevano, che vanta la piazza forse più bella d’Italia, un territorio costellato di borghi rurali e castelli, basiliche e abbazie, solcato da antiche strade, tra dossi, garzaie e canali: un universo imperniato sulla coltura e sulla cultura del riso.

N

el cuore della pianura Padana, fra Po, Ti- Un paesaggio che, disegnato cino e Sesia, uno spicchio di Lombardia si dal riso e per il riso, ha assunto concede all’abbraccio del Piemonte. È una terra un’identità inconfondibile. Gli LOMBARDIA Milano nobile e antica, dal nome dolce e musicale, che inospitali acquitrini e le fitte Vigevano nella fatica e nel lavoro ha forgiato i suoi carat- boscaglie di un tempo sono teri. La Lomellina è la “mesopotamia lombarda”, sostituite da un mosaico ordiun arabesco di canali, rogge, fontanili e fiumi, nato, nasce il “mare a quadretti”, alimentato da che in primavera allagano l’orizzonte come una una complessa rete di corsi d’acqua, sapientepiena inarrestabile, trasformando il paesaggio mente utilizzati per l’irrigazione e il drenaggio. nello sterminato mosaico azzurro delle risa- Nuove strade tagliano i coltivi, sorgono le casciie. Un immenso specchio che riflette il cielo, il ne a corte chiusa, di cui ammiriamo oggi esemvolo planato degli aironi, le cascine, gli antichi plari monumentali, alcuni intatti nella loro belmattoni dei borghi, il verde dei filari di pioppi e lezza, altri avviati ad un’inesorabile rovina. Sono delle macchie. Un paesaggio metafisico, che – dotate di tutti i servizi e delle strutture necessarie contrariamente a ciò che la sua pace suggeri- per la produzione agricola e per la convivenza sce – ha poco di naturale: tutto è stato costruito, di molte persone, sulla base di un modello imtrasformato e organizzato dall’uomo con lenta e prenditoriale. La loro forma quadrilatera deriva in secolare pazienza. realtà da modelli antichi: la villa rustica romana, Fu sotto i Visconti e gli Sforza che la Lomelli- il ricetto medioevale, il chiostro conventuale. È na, già votata alla fatica e ai frutti della terra, l’epoca delle mondine, quando il ciclo del riso è aggiunse al suo destino anche quello di luogo basato sul trapianto e sulla pulizia del cereale, strategico, con la nagesti compiuti a mano, scita di tanti castelli, la schiena curva, i piee di luogo di vacanza, di nell’acqua, che oggi o meglio di “delizioso sono solo un ricordo. Le soggiorno” dei signori lotte sindacali prendodi Milano. È l’epoca in no il posto delle aspre cui anche il paesaggio battaglie combattute in si trasforma. Bernardo ogni tempo per il conSacco, storico pavese trollo della posizione del Cinquecento, destrategica della Lomelscrive le grandi distelina. Abitata dai Liguri, se di campi a cereali, colonizzata dai Romani, i prati e le marcite, “le CEREALI Spighe di riso all’epoca della maturazione. fu poi un importante duselve estese ed antiche Nella pagina a fianco: il castello di Sartirana Lomellina. cato longobardo posto di grandissime querce”. a difesa della capitale Lentamente, ma inarrestabilmente, il lavoro ini- Pavia. Proprio Lomello, nel cuore della regione, ziato dalle abbazie medievali, che bonificarono fu teatro di uno dei più importanti avvenimenti le paludi e sfruttarono le risorgive, mettendo a dell’alto Medioevo: il matrimonio fra Teodolinda punto la tecnica della marcita, e proseguito con e Agilulfo, che portò alla conversione dei Longola colonizzazione feudale del territorio e con le bardi. Divisa dall’organizzazione medioevale in gradi riforme agricole introdotte dagli Sforza ha numerosi feudi, vide la nascita di castelli, torri e prodotto i suoi effetti: la fructifera Laumellina è case-forti al servizio dei potentati locali, prima, e una fertile e ordinata campagna, un orto su sca- dei signori di Milano poi. A partire dal Trecento la industriale, in cui fa la sua comparsa, per la entrò a far parte della signoria dei Visconti e deprima volta in Italia, il riso. gli Sforza, che avviarono un processo di rinnovamento culturale, artistico ed economico. Una Epopea in chicchi nuova stagione di guerre riportò la dominazione Col riso, la trasformazione diventa ancora più straniera, fino al passaggio al Regno di Piemonte radicale. A partire dalla fine del XVIII secolo l’in- e all’unità nazionale, nella quale la Lomellina giotensificazione della rete irrigua, su di un suolo cò un ruolo importante per le numerose battaglie dalle caratteristiche e dalla conformazione ide- campali che Piemontesi ed Austriaci combatteali, fa sì che la coltura del riso si affermi al punto rono sul suo territorio. Una storia, dunque, che da divenire l’elemento dominante del paesaggio. ha offerto continue occasioni di scontro, di con-

75


PASTO D'EPOCA Il maschio del castello di Vigevano, risalente al X secolo. In basso: affreschi novecenteschi a castello Isimbardi a Castello d’Agogna. Nella pagina a fianco in senso orario: castello Isimbardi; l’abbazia di Acqualunga; risaia nel cuore della Lomellina; l’abbazia di Sant’Albino, alla periferia di Mortara.

fronto, di incontro e di fusione di usi e tradizioni, che si riflettono nella cultura locale, così come le vicende politiche e belliche si riflettono nel patrimonio monumentale della Lomellina. A partire da Vigevano, gioiello del Rinascimento italiano, città del Bramante e di Leonardo, che indossa fieramente i panni tagliatigli addosso dagli Sforza. All’origine del suo sviluppo c’è un Visconti, Luchino, che avviò la costruzione del castello, uno dei più superbi complessi fortificati d’Europa, la cui odierna denominazione di Castello Sforzesco rende però omaggio a quel Ludovico Maria Sforza, detto il Moro, sotto il quale la città raggiunse il massimo del suo splendore e fece sbocciare la geometrico gemma della Piazza Ducale. Per proseguire con Mortara, ricca di palazzi ed edifici ottocenteschi, toccata dalla Via Francigena per la presenza dell’abbazia di Sant’Albino, costruita, o ricostruita, per onorare la memoria dei caduti nell’epica battaglia di Carlo Magno contro Desiderio e in particolare quella dei paladini Amico e Amelio, in seguito eroi di romanzi epici, che, sepolti in due chiese diverse, furono ritrovati il giorno dopo nello stesso sepolcro.

76

Altre abbazie e pievi, castelli e borghi fortificati costellano la piatta distesa delle risaie. Che sorgano isolati nella campagna, come l’antichissima pieve di Velezzo e l’abbazia di Acqualunga, o che occupino il centro dei borghi, come la superba basilica romanica di Lomello e la cripta di Breme, i monumenti religiosi lomellini sono una finestra aperta sui secoli del Medioevo. L’architettura militare è preziosa testimonianza dell’epoca della signoria milanese e del Rinascimento. Le cascine ci parlano di una realtà economica oggi scomparsa, ma vitale fino alla metà del secolo scorso. La Lomellina è una terra piena di sorprese, il cui carattere si compendia nell’improvviso comparire di un borgo di mattoni al di là di uno specchio liquido, come se i campanili annunciassero approdi più che chiese; la cui tempra si magnifica nel profilo di un castello; la cui indole si coglie nell’occhieggiare di un raro boschetto o nel tumulto della macchia, che orla i corsi d’acqua; la cui cifra si condensa nel riflesso di un filare di pioppi, immoti sulle distese immote, che sembra scandire il tempo più che lo spazio.

77


Gli itinerari

VIGEVANO

3 Scuderie

ini

Ro c ca

Torre del Bramante di San 6 Chiesa Pietro Martire 7 Palazzo Sanseverino

Vigevano: la visita Punto di partenza: viale Mazzini Punto di arrivo: corso della Repubblica

Ma

5

ale

4 Palazzo Ducale 1 Rocca Vecchia 2 Castello

Vigevano

Via Ludovico il Moro

zz

oper ta

1

4

6

Ve c c h i a

5

2 Str. C

7 bblica . Repu C .s o d

200

Via

Piazza Volta

3

100

metri

494

Vi

Parco Parri

Via del

Po

0

Piazza Ducale

polo

Proponiamo una visita del centro storico di Vigevano, abbinato ad un itinerario automobilistico alla scoperta dei principali centri del territorio lomellino.

Madonna del Terdoppio Sant’Eusebio

Robbio San Lorenzo

Mortara

Gambolò Archeologico Lomellino

494 596

Sant’Albino

Castello d'Agogna

n

i r. A g o g n a

e

m o

Campalestro

494

Santa Maria del Castello

L

l

tor

Zeme

Velezzo

Cergnago

Santa Maria Assunta

Abbazia

Pieve di Velezzo

Castello Chiesa 211

Semiana

Museo

Battistero di San Giovanni ad Fonte S.ta Maria Maggiore

San Pietro

Breme Garzaia di Boscobasso

Primo Itinerario Secondo Itinerario Punto di partenza

Battistero di San Giovanni Battista

Cascina Pieve

Lomellina

Tromello

l

Lomellina

Valle

a

596 211

Parco, giardino

Lomello

San Rocco S.ta Maria Assunta

Sartirana

Palazzo

Risaie

Lomellina

to

Stazione FS

r r.

Torre

Ag

Mede

og na

494

ume fi Alessandria

Torre Beretti Ris. Nat. di Acqualunga

Acqualunga

Frascarolo

Po

Suardi

Pieve

del Cairo

P

fiume 0

2 chilometri

78

o 4

Iniziamo l’itinerario alla scoperta di Vigevano dalla stazione ferroviaria di viale Mazzini, comoda anche per chi è in auto per la presenza di un ampio parcheggio. Per via Ludovico il Moro raggiungiamo via Rocca Vecchia e l’accesso, posto tra due torri, alla Rocca Vecchia, un grande rivellino trecentesco, in parte conservato, sorto a ridosso delle mura cittadine in forma di recinto con quattro torri angolari e quattro torri inserite nelle cortine. A sinistra, sull’area della distrutta Rocca Vecchia, sorge l’edificio ottocentesco della Cavallerizza, un maneggio coperto dalla splendida struttura a capriate, oggi destinato ad attività culturali. Sul lato opposto rispetto alle due torri superstiti vi è l’accesso, verso la città e verso il Castello, alla “strada coperta”, un vero e proprio ponte, lungo 163 metri per 7 di larghezza, che attraversa su due livelli il centro abitato. Cuore del sistema difensivo ideato da Luchino Visconti nel 1345, la “strada coperta” collega la Rocca Vecchia al Castello, posto su un promontorio naturale all’interno della città, formando uno dei più grandi complessi fortificati d’Europa. Il Castello, iniziato da Luchino Visconti, fu completato un secolo e mezzo più tardi da Ludovico il Moro, che lo trasformò in fastosa residenza ducale. Disposto intorno ad un vasto cortile, è formato dagli edifici a semicerchio delle scuderie (1492), a ovest, oggi sede espositiva e dei Musei Civici. A sudest è la Falconiera, collegata mediante un’elegante loggia aerea all’ala meridionale del Palazzo Ducale, nucleo visconteo del castello rimaneggiato in epoca sforzesca. Il lato nordest è separato dalla Piazza Ducale da una cortina di edifici, ma è reso percepibile dalla piazza stessa per la presenza di un’alta torre, trasformazione bramantesca di fine Quattrocento, detta appunto torre del Bramante. Anche la Piazza Ducale è opera sforzesca: fu realizzata in soli due anni (1492-94) togliendo di mezzo mercati e abitazioni per far posto all’idea rinascimentale di piazza

come luogo-simbolo della città. Il modello utilizzato, coltivato con l’uniformità architettonica e il rigore geometrico tipici del Rinascimento, è quello del foro romano. La piazza attuale non corrisponde esattamente a quella realizzata (forse dall’architetto De Curtis) sotto il Moro. Gli edifici porticati erano interrotti da una larga scalinata che collegava la piazza alla torre del Bramante, in omaggio a una visione che vedeva la piazza stessa come atrio pubblico della residenza privata del principe. Né esisteva la facciata del duomo sul lato sudorientale, realizzata nel 1680 dal vescovo Juan Caramuel, religioso esperto d’armi e d’architettura, autore delle modifiche alla piazza. Con l’allontanamento del castello e l’inserimento della facciata del duomo la piazza si trasforma in una sorta di grande sagrato della chiesa, che poco toglie alla maestosa perfezione di questo splendido salotto urbano. Uscendo dalla piazza per via del Popolo si raggiunge la chiesa di San Pietro Martire, preceduta dall’incrocio con corso della Repubblica, l’asse cittadino più animato, in fondo al quale si ammira palazzo Sanseverino. FINE '400 Veduta dalla torre del Bramante.

79


L’itinerario: le terre del riso Punto di partenza e arrivo: Vigevano, Viale Mazzini Lunghezza: 105 km

GIOIELLO RINASCIMENTALE La Piazza Ducale di Vigevano. In basso da sinistra: il livello inferiore della “strada coperta”; le strutture della Pila, antica riseria annessa al castello di Sartirana Lomellina, sonooggi utilizzate come spazio espositivo. Nella pagina a fianco: la cripta dell’abbazia di San Pietro a Breme.

80

Partendo anche questa volta da viale Mazzini, ci portiamo alla periferia sudovest di Vigevano per via Santa Maria e corso Genova, fino all’incrocio con la SS494, che aggira Vigevano da sud: imbocchiamo la statale verso est in direzione di Mortara. Dopo 11,5 km, a una rotatoria, da cui dritti si entra in città, la SS494 – e noi con essa – prosegue a sinistra aggirando Mortara (indicazioni “Alessandria”). Poco dopo avvistiamo immediatamente a sinistra della circonvallazione, la sagoma dell’abbazia di Sant’Albino, importante tappa spirituale sulla Via Francigena. La chiesa, fondata nel V secolo, venne ricostruita e dotata di cenobio dal monaco Albin Alkwin in quello che la tradizione indica come il luogo della battaglia che nel 773 vide i Longobardi di Desiderio sconfitti dai Franchi di Carlo Magno. Più volte danneggiato e ricostruito, l’edificio comprende oggi l’abside romanica del XII secolo, arricchita all’interno da affreschi quattrocenteschi, e i sobri adattamenti rinascimentali della navata e della facciata, cui è stato aggiunto un portico; gli edifici rurali sulla destra, in parte diroccati, nascondono i resti del chiostro. Per via Sant’Albino Alcuino, sul lato opposto della SS494, raggiungiamo il centro di Mortara, il cui cuore è costituito dalla parrocchiale di San Lorenzo, di fondazione romanica, ma rifatta nel 1380 in forme gotiche ad eccezione del campanile (consistenti ritocchi “in stile” sono stati eseguiti nel 1916). Uscendo dalla città per corso Garibaldi (stazione) e corso Torino, ci riportiamo sulla SS494 e, alla successiva rotatoria, prendiamo la terza diramazione a destra, tenendoci sulla SS494 in direzione di Castello d’Agogna (indicazioni “Alessandria”). In 2,5 km raggiungiamo il piccolo abitato e notiamo sulla sinistra, dietro le case che fiancheggiano la strada, la mole del castello Isimbardi, affacciato su piazza Vittorio Emanuele II. L’edificio è frutto delle successive trasformazioni di una rocca altomedievale, entrata nel 1213 a far parte dei possedimenti dei signori di Milano (Della Torre, Visconti, Sforza). Proseguendo verso ovest arriviamo al bivio (20,5 km) da cui si stacca a destra la SS596 per Robbio; rimaniamo a sinistra sulla SS494 por-

tandoci, oltre Zeme, a Valle Lomellina, borgo rurale al centro di vaste risaie. Lasciamo la statale per attraversarne il centro, dove si segnalano la chiesa sconsacrata di Santa Maria del Castello, con affreschi quattrocenteschi, e un curioso castello del XIV secolo, rimaneggiato nel XVII e nel XIX, dalla pianta semicircolare e dagli inconsueti elementi architettonici. Usciamo da Valle a sudovest sulla SP5dir in direzione di Breme, che raggiungiamo tra le risaie in circa 4 km. In centro paese superiamo la strada a sinistra per Sartirana (via Magnani) e poco più avanti prendiamo a destra via Verdi per salire verso la parrocchiale di Santa Maria Assunta, edificio che reca testimonianze dell’originario stile romanico sulla facciata, nel campanile e nel battistero. Poco oltre è l’imponente abbazia benedettina di San Pietro, fondata dai monaci di Novalesa alla metà del X secolo. A quell’epoca risale una cripta tuttora esistente, mentre i grandi corpi di fabbrica sono opera degli Olivetani, che rimpiazzarono i benedettini di Novalesa nel 1542. Restaurata intorno al 1650, l’abbazia fu soppressa nel 1784 e la chiesa, che occupava il

81


lato nord del chiostro, abbattuta pochi anni dopo. L’ala ovest è oggi occupata dal municipio di Breme. Si accede alla cripta dal lato est, mediante una scala che immette in uno spazio orientato, suddiviso in tre navatelle di quattro campate, scandite da pilastri in laterizio e colonne in pietra. Usciamo da Breme per via Magnani, che fuori paese diventa una sinuosa stradina tra le risaie; a destra sfila la macchia boschiva che orla il Po, occupata da una garzaia e protetta dalla Riserva Naturale Garzaia di Boscobasso. Superata la cascina Boscobasso, giungiamo a Sartirana Lomellina (39 km), sbucando con una svolta a sinistra in piazza Lodovico da Breme, su cui si affaccia il possente castello edificato sul finire del Trecento per volere di Gian Galeazzo Visconti e fortificato in epoca sforzesca (1462-63). La tipologia rimane quella del castello visconteo, con la pianta quadrangolare, le torri angolari, l’avancorpo d’ingresso e il fossato, mentre l’impronta sforzesca si legge nell’apparato a sporgere su slanciati beccatelli

e nel curioso profilo della torre principale. Accanto al castello sorge la chiesa di San Rocco, pregevole edificio barocco recentemente restaurato; mentre sul lato opposto è La Pila, edificio un tempo destinato alla lavorazione del riso e oggi pregevole sede espositiva. La parrocchiale di Santa Maria Assunta (1486) custodisce opere lignee di grande pregio. Usciamo da Sartirana riprendendo la direzione sud sulla SS494, che attraverso Torre Beretti porta a Frascarolo (48 km): qui i conti Palatini di Pavia eressero nell’XI secolo un castello, distrutto nel 1404, ricostruito nel 1512 e portato alla fisionomia attuale di residenza signorile mediante un restauro del 1882. Il castello ospita oggi anche un museo contadino. Usciamo dal paese verso est, sulla SP4 che porta a Suardi; a 4 km da Frascarolo si nota a sinistra una piccola strada (SP177) contrassegnata dal cartello “Abbazia”; la seguiamo mentre corre sinuosa tra coltivi e risaie, in primavera frequentati dagli ardeidi che popolano la vicina garzaia della Riserva Naturale di Acqualunga. A

TRACCE LONGOBARDE Basilica di Santa Maria Maggiore a Lomello, con battistero di San Giovanni ad Fontes. In alto: affreschi nella chiesa dell’abbazia di Sant’Albino. Nella pagina a fianco: nel battistero della Pieve di Velezzo.

82

una marcata curva a sinistra prendiamo la breve sterrata che porta all’abbazia di Acqualunga, attorniata da costruzioni rurali in rovina. La piccola chiesa medioevale, cui era annesso un monastero cistercense, risale al 1180 e conserva all’esterno l’originario apparato murario in mattoni, scandito da lesene ed archetti pensili. Torniamo all’asfalto e andiamo a nord (destra) fino ad incrociare la SP193 che, presa verso destra, ci porta a Mede. Ne attraversiamo l’abitato da ovest a est e proseguiamo verso Lomello (68 km), dove lasciamo l’auto in piazza della Repubblica, al cui angolo nordest sorge il castello Crivelli o “castello nuovo”, imponente edificio in mattoni di aspetto rinascimentale, rifatto più volte nel corso dei secoli. Superando quest’ultimo si giunge al cospetto del grandioso complesso della basilica di Santa Maria Maggiore e del battistero di San Giovanni ad Fontes, uno dei più significativi monumenti longobardi che ci siano pervenuti, risalente all’VIII secolo. L’insieme architettonico stupisce per le sue dimensioni in rapporto al borgo che lo ospita, ma Lomello fu in epoca longobarda un centro della massima importanza sulla strada che collegava l’Italia alla Francia e sembra che proprio qui sia stato celebrato nel 590 il matrimonio fra Teodolinda e Agilulfo. La basilica di Santa Maria Maggiore, pregevole esempio di arte romanico-lombarda, fu costruita interamente in cotto sul finire dell’XI secolo; le prime tre campate della chiesa subirono nel 1117 un parziale crollo, che ha giustificato l’arretramento della facciata, cui si antepongono come un atrio a cielo aperto i ruderi delle arcate superstiti. L’interno si sviluppa su tre navate, con transetto e absidi. Usciamo da Lomello verso nord sulla SP5 (indicazioni “Semiana”), che lasciamo dopo 2 km per svoltare a destra nella SP150 (“Velezzo”). Dopo un tratto tra pioppeti e risaie compare a destra, sullo sfondo della cascina Pieve, la pieve di Velezzo (X secolo), una delle più antiche della Lomellina, affiancata dal battistero di San Giovanni Battista, edificio a pianta circolare con protiro del secolo successivo. Gli apparati murari in cotto di entrambe le costruzioni sono decorati mediante un doppio ordine di lesene e archetti pensili. Poco più avanti si attraversa Velezzo, minuscolo borgo senza tempo, e poi si svolta a destra, seguendo le indicazioni per Cergnago e attraversando Campalestro, un agglomerato di cascine un tempo densamente abitato, in cui non è difficile riscontrare un antico passato monastico. Al di là del torrente Agogna si imboc-

ca a sinistra la SP77 ancora per Cergnago, che attraversiamo dopo aver tagliato la SS211. Oltre Cergnago continuiamo su una stradina minuscola tra risaie e pioppeti in direzione di Tromello (91 km). Tagliando la SS596 prendiamo in direzione nord la SP183, che collega Tromello a Gambolò. Il vecchio tracciato della provinciale ci porta fino a porta Genova, una delle tre porte di Gambolò, oltre la quale si stende il reticolo a scacchiera del borgo. Rimanendo a sinistra aggiriamo il quadrante sudorientale, occupato dal castello quattrocentesco, che ospita il Museo Archeologico Lomellino. Subito dopo il castello, via Mazzini, a sinistra, conduce alla chiesa di Sant’Eusebio, fondata tra il V e il VI secolo e fortemente rimaneggiata nel XII, epoca a cui risalgono gli elementi romanici dell’esterno: strombatura, lesene, archetti pensili binati. Divenuta lazzaretto durante le pestilenze del XVI secolo, fu in seguito restaurata e i suoi affreschi furono ricoperti mediante tinteggiatura; imponente l’impianto romanico coi grandi piloni e gli archi a tutto sesto che separano le navate. A pochi passi da Sant’Eusebio è la chiesa cinquecentesca chiesa della Madonna del Terdoppio, con pianta quadrata e porticato a tre fornici. Riprendendo la SP183 verso nord chiudiamo l’itinerario rientrando a Vigevano.

83


LOMBARDIA LOMELLINA

Dove dormire Vigevano: B&B Cascinetta di San Martino, via Olivelli 74/5, tel. 0381.21381, cell. 392.0817023, lacascinettadisanmartino@ gmail.com, camera doppia 70 e; Dal Duca B&B - Delizioso Soggiorno, via Simone del Pozzo 1, tel. 0381.692389, cell. 333.9305015, www.dalduca.it, ambiente semplice e raffinato, in pieno centro storico, doppia 90 e; Hotel del Parco, corso Milano 95, tel. 0381.348170, www.delparcohotel.it, con trattoria tipica. Mortara: Albergo Ristorante Relais Sant'Espedito, strada per Cerretto 660, tel. 0384.99904, www.santespedito.it. Lomello: Antica Dimora di San Michele, via Roma 2, tel. 0384.85203, www.anticadimorasanmichele. it. Tromello: Cascina Pavesa, via Cascinino, cell. 331.9888008, www.agriturismocascina pavesa.it, b&b in camera doppia 80 e, ristorante aperto a tutti su prenotazione, menu incentrato su una selezione di prodotti del territorio, a base di oca, salumi e riso,

84

Dove mangiare Mortara: Trattoria Guallina, via Molino Faenza 19, fraz. Guallina, tel. 0384.91962, w w w.t r a t to r i a guallina.it, chiuso martedì, 40/50 e, l’oca in tavola declinata al meglio in ogni sua variante, pâté di fegatini d’oca, terrina di

Cosa comprare Naturalmente il riso, di cui la Lomellina è terra d’elezione. L’oca è prodotto d’eccellenza del territorio di Mortara, col salame d’oca di Mortara IGP, realizzato attraverso un mix di oca e maiale. L’oca di Sant’Albino, via Canova 11, fraz. Casoni di Sant’Albino, Mortara, tel. 0384.298993, storica azienda avicola specializzata nella produzione artigianale di insaccati (salame d’oca IGP cotto e crudo, bresaola, prosciutto, salsiccia), pâté, ravioli con brasato d’oca. Oca & Riso, cascina Nuova Bonacossa, via Gambolina 94, Vigevano, tel. 0381.343651, www.ocaeriso.it, riso Carnaroli, Roma, Arborio, mais per polenta, grano duro, grano tenero, animali da cortile ed oche, l’azienda garantisce il controllo sull’uso del suolo e l’impiego di tecniche agricole a minor impatto per assicurare la tutela paesaggistica e ambientale. I figadej, salume a base di gollari, spalle, friscoli, fegato e pancetta suini, DeCO a Vigevano, da gustare con la polenta.La cipolla rossa di Breme DeCO, detta “la dolcissima” e celebrata per la sua croccantezza e per il suo sapore unico, si può acquistare in occasione della sagra, che si tiene la seconda domenica di giugno, in concomitanza con la festa patronale di San Barnaba.

ottobre. Velezzo: pieve, per la visita contattare il Comune o direttamente la signora Eleonora, cell. 335.7100418. Gambolò: Museo Archeologico Lomellino, castello Beccaria Litta, tel. 0381.938256 e 0381.930781 (Biblioteca Civica), apertura domenica 15-18, 15 ott -15 maggio anche mar e gio 8.30-12, altri giorni su prenotazione, luglio e agosto chiuso. Appuntamenti Luglio: Dieci giorni suonati, www.diecigiorni suonati.it, festival di musica, parole e sapori nel Castello Sforzesco di Vigevano, oltre agli incontri con gli autori e agli appuntamenti gastronomici, spiccano i tre eventi musicali: 9 luglio, George Thorogood and The Destroyers, 19 luglio, Motorhead, 21 luglio, Deep Purple. Settembre: Sagra del Salame d’Oca, www. sagradelsalamedoca.it, ultima domenica del mese a Mortara, esposizioni, corteo e Palio dell’Oca, in cui le sette contrade gareggiano rappresentate da un archiere, i cui punteggi muovono sette personaggi in costume in un grande Gioco dell’Oca; Sagra della Rana a Sartirana Lomellina il primo fine settimana del mese, degustazioni, produzioni di pittori locali Palio della Rana, gara che coinvolge le quattro contrade del paese; Sartirana Textile Show, La Pila, piazza Lodovico da Breme 3, tel. 0384.800412, mostra mercato di arte tessile negli spazi espositivi della Pila; a Valle Lomellina, Sagra del Riso, la prima domenica del mese. Ottobre: a Vigevano, Palio delle Contrade, www.paliodivigevano.it, secondo fine settimana, nel superbo scenario del Castello Sforzesco, di Piazza Ducale e delle vie del centro. Il Palio delle Contrade dà appuntamento anche a maggio, con la Notte Sforzesca, il Corteo Storico, la rievocazione del Calendimaggio e il Palio dei Fanciulli. In data da confermare si terrà Rice, i sapori del riso, www.riceitaly.it, una manifestazione dedicata al riso italiano e alla cultura del riso Indirizzi utili I.A.T. Vigevano, presso la Pro Loco, via Merula 40, tel. 0381.690269, iat@comune. vigevano.pv.it, lun-ven 9.30-13, sabato e festivi 9.30-13 e 14.30-17.30. Infopoint Castello, piazza Ducale, scalone di accesso al castello, tel. 0381.691636, infopointcastello@comune. vigevano.pv.it, mar-ven 10-13, sabato e festivi 10.30-12.30 e 14-17, servizio di biglietteria per la torre del Bramante.

BLOCKNOTES

Come arrivare In aereo: Malpensa dista 46 km da Vigevano. In auto: Tangenziale Ovest di Milano, uscita Trezzano sul Naviglio, quindi SS494 fino a Vigevano (25 km dalla tangenziale); A7 Milano - Genova, uscita Gropello - Pavia Sud, quindi SP206 (21 km); A4 Milano - Torino, uscita Novara Est, quindi SP206 (28 km). In treno: la stazione di Vigevano è raggiungibile da Milano-Porta Genova in circa 30 minuti.

Cosa vedere Vigevano: Castello Sforzesco, accesso da Via Rocca Vecchia lun - ven 9-17, sabato e festivi 9-17.30; da Piazza Ducale lunven 9-17.30, sabato e festivi 9-18; Torre del Bramante, orari dell’Infopoint Castello, cui ci si rivolge per le visite (lunedì chiusi Infopoint e Torre); Musei Civici, Castello Sforzesco Scuderie Ducali, I piano, tel. 0381.691928 e 0381.695018, orario estivo mar - ven 14-18, sab - dom 10-18.30, orario invernale mar - ven 14-17, sab - dom 10-17.30, i Musei Civici comprendono la Pinacoteca Civica, il Museo della Calzatura con la Stanza della Duchessa (nella foto), dedicata a Beatrice d'Este e il Museo dell’Imprenditoria vigevanese, ubicato nell’ex orfanotrofio Merula (via Merula 40, visite su richiesta, tel. 0381.693952, 0381.692303); Museo del tesoro del Duomo, piazza Sant’Ambrogio 14, tel. 0381.690370, sabato 15-18.30, domenica 9.30-12.30 e 15-18.30, chiuso agosto e festività di fine anno. Castello d’Agogna: Castello Isimbardi, piazza Vittorio Emanuele II, tel. 0384.296584, www. fondazioneveracoghi.com, aperta al pubblico due volte l’anno (maggio e settembre) in occasione di eventi organizzati dall’associazione “Eventi in Castello” oppure su prenotazione. Breme: abbazia di San Pietro e cripta del X secolo, via Abbazia S. Pietro 17, sempre aperta. Sartirana: Castello, piazza Lodovico da Breme, tel. 0384.800804, visita nei fine settimana su prenotazione; La Pila, piazza Lodovico da Breme 3, www.lapilasrl.it, tel. 0384.800412, edificio del XVII secolo, integrato nel complesso del Castello di Sartirana e in origine adibito alla lavorazione del riso, è oggi destinato a sede espositiva, mostre e iniziative culturali. Frascarolo: Castello - Museo del Contadino, via al Castello 1, www.museodelcontadino.it, apertura primo sabato del mese 10-12; Abbazia di Acqualunga, per la visita rivolgersi alla casa di fronte, tel. 0384.823121. Lomello: Basilica di Santa Maria Maggiore e Battistero di San Giovanni ad Fontes, via Castrovecchio, cell. 333.3907797, apertura sabato e domenica 15-18.30 dal 1 aprile al 30

LOMBARDIA LOMELLINA

BLOCKNOTES

Durata weekend Quando tutto l’anno

fegato d’oca con marmellata di cipolle e fichi, risotto con pasta di salame d’oca fagiolini dall’occhio e bonarda, ragò d’oca con polenta (il ragò è la cassoeula della Bassa pavese), imperdibile l’oca intera arrosto. Semiana: Acquamatta, cascina Molino della Raina 6, tel. 03843331928, www.ristoranteacquamatta .it, chiuso martedì sera e mercoledì, 30 e, in un mulino ottocentesco ristrutturato con gusto e originalità, piatti tradizionali rivisitati. Vigevano: I Castagni, via Ottobiano 8/20, tel. 0381.42860, www.ristoranteicastagni.com, chiuso domenica sera e lunedì, menù degustazione 55 e, alla carta 60/70 e, cucina del territorio legata alla tradizione ma con originali rivisitazioni, non mancano le divagazioni verso altre regioni; L’oca ciuca, via XX settembre 37, tel. 0381.348091, chiuso mercoledì, 50 e, carne d’oca e non solo in preparazioni creative e raffinate.

85

itinerarieluoghi-aprilemaggio2013  
Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you