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GESTIONE DELLE INFORMAZIONI DIGITALI

NUOVE REGOLE PER LA CONSERVAZIONE

ISSN 1720-6618

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EDITORIALE

Editore ITER srl www.iter.it Direttore Responsabile Domenico Piazza A questo numero hanno collaborato: Valentina Carollo Maria Teresa Chiaravalloti Chiara Fantini Giusella Finocchiaro Roberto Guarasci Antonino M. Grande Davide Lamanna Erika Pasceri Christin Pfeiffer Francesco Pucino Claudio Rorato Elisa Santorsola Italo Vignoli Responsabile segreteria di Redazione Petra Invernizzi Redazione iged.it Via dei Valtorta 6 20127 Milano TEL: +39 02.28.31.16.1 FAX: +39 02.28.31.16.66 iged@iter.it www.iged.it Autorizzazione del Tribunale di Milano n. 157 del 7 marzo 1992. La tiratura di questo numero è di N. 10.000 copie. Pubblicità inferiore al 45%. Non si restituiscono testi e materiali illustrativi non espressamente richiesti. Riproduzione, anche parziale, vietata senza autorizzazione scritta dell’Editore. L’elaborazione dei testi, anche se curata con scrupolosa attenzione, non può comportare specifiche responsabilità per eventuali involontari errori o inesattezze. Ogni articolo firmato esprime esclusivamente il pensiero di chi lo firma e pertanto ne impegna la responsabilità personale. Le opinioni e più in genere quanto espresso dai singoli autori non comporta alcuna responsabilità per l’Editore. CREDITS: Stethoscope designed by João Miranda / Install designed by Stefan Parnarov / World designed by Juan Pablo Bravo / Justice designed by Márcio Duarte from the thenounproject.com

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OMAT Roma 2014 … Fervono i preparativi del 25mo anno! Al link >> www.omat360.it/25 c’è l’agenda della prima edizione di OMAT, Roma, settembre 1990. Molta acqua è passata sotto i ponti ed il tema è diventato ancor più attuale di sempre, con molte iniziative da parte di molteplici operatori. Da parte nostra, determinati a proseguire un cammino di aggiornamento professionale che in 25 anni ci ha visto, grazie a molti autorevoli esperti, dare un contributo allo sviluppo della cultura e delle soluzioni per l’innovazione del settore, invitiamo tutti i nostri lettori a scriverci - omat@iter.it - e contattarci per partecipare all’evento di Roma, 12 e 13 novembre. Discuteremo temi quali la fatturazione elettronica, partita in questi giorni con una prima consistente parte della PA, il PCT, Processo Civile Telematico, previsto in avvio a breve, la conservazione sostitutiva, elemento cardine della fatturazione elettronica, ed altri temi di interesse per il settore. Il tutto grazie alla collaborazione con alcuni dei principali operatori del settore che vogliono partecipare attivamente alla definizione ed all’approfondimento di contenuti e soluzioni, anche con dimostrazioni pratiche grazie ai workshop. Infine un articolo di apertura commenta i fatti più recenti, confidando nell’attenzione del Govermo. Grazie per l’attenzione e… Buona lettura di iged.it n. II - 2014.

Domenico Piazza e la redazione di iged.it

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06 Interoperabilità giuridica e tecnologica

Giusella Finocchiaro Professore, Università di Bologna e Titolare, Studio Legale Finocchiaro Articolo a pag. 06

09 La Circolare AgID n. 65 del 10 aprile 2014 Valentina Carollo Avvocato, Membro della Fondazione per l’Innovazione Forense (FIIF) del Consiglio Nazionale Forense Articolo a pag. 09

12 Le necessità digitali degli avvocati 16 Se parliamo di Professionisti, in realtà, parliamo di Imprese 24 I vantaggi del Fascicolo Sanitario Elettronico 26 Regole tecniche per il Fascicolo Sanitario Elettronico 30 PMI - Investire in innovazione per attrarre finanziamenti

Francesco Pucino CEO, Recogniform Articolo a pag. 15

Roberto Guarasci Università della Calabria A pag. 18

32 Individuare automaticamente la presenza della firma sui documenti

35 Last minute sotto casa 38 Fatture in Cloud e gestione della contabilità 40 Le migrazioni al software libero 45 LibreItalia: lettera aperta al Sindaco di Trieste 47 Con Passpartù, tutto in un’unica soluzione 48 3M Italia - Expert System 49 Nuance Power PDF 50 Gestione Agenti LAMBO Archivio Personale

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Interoperabilità giuridica e tecnologica

La proposta di Regolamento europeo in materia di identificazione elettronica e servizi fiduciari di Giusella Finocchiaro

La proposta di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio in materia di identificazione elettronica e servizi fiduciari per le transazioni elettroniche nel mercato interno è stata approvata dal Parlamento Europeo

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il 3 aprile 20141. Con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, e conseguentemente con l’entrata in vigore del Regolamento, prevista per il 1° luglio 2016, la direttiva 1999/93/CE, “Relativa

ad un quadro comunitario per le firme elettroniche”, sarà abrogata. In attesa della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale, cerchiamo di illustrare il contenuto generale del Regolamento e di eviden-

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ziarne gli aspetti maggiormente significativi. Una premessa: si è di fronte ad un regolamento e non ad una direttiva. Scelta importante da parte del legislatore europeo, considerato che il regolamento, a differenza della direttiva, è direttamente applicabile negli Stati membri. Il regolamento, infatti, non richiede alcun atto di recepimento interno e conseguentemente non comporta tempi diversi nella ricezione, da Stato a Stato. Va ricordato che anche in relazione al procedimento di revisione della normativa europea in materia di protezione dei dati personali è stato scelto lo strumento del regolamento2. La finalità principale del Regolamento in esame è quella di realizzare l’interoperabilità giuridica

e tecnica fra i Paesi dell’Unione europea degli strumenti elettronici di identificazione, autenticazione e firma3. Si legge nel considerando n. 9: “In molti casi i cittadini non possono valersi della loro identificazione elettronica per autenticarsi in un altro Stato membro perché i regimi nazionali di identificazione elettronica del loro paese non sono riconosciuti in altri Stati membri. Si tratta di una barriera elettronica che impedisce ai prestatori di servizi di godere pienamente dei vantaggi del mercato interno. Disporre di mezzi di identificazione elettronica riconosciuti reciprocamente permetterà di agevolare la fornitura transfrontaliera di numerosi servizi nel mercato interno e consentirà alle imprese di espandersi al di là delle frontiere evitando molti ostacoli nelle interazioni con le autorità pubbliche”. È evidente, pertanto, la volontà

di creare un mercato unico digitale pienamente integrato e di garantire elevati livelli di sicurezza nelle transazioni elettroniche. Si prevede un meccanismo di riconoscimento reciproco: gli Stati membri hanno facoltà di notificare alla Commissione sistemi di identificazione che, una volta accettati dalla Commissione e pubblicati, dovranno essere riconosciuti da tutti gli Stati membri, a determinate condizioni. In estrema sintesi, il Regolamento stabilisce le condizioni rispettando le quali gli Stati membri riconoscono i mezzi di identificazione elettronica delle persone fisiche e giuridiche relativi ad un regime notificato di un altro Stato membro (artt. 6 e ss.); stabilisce le norme relative ai servizi fiduciari, con particolare riguardo alle transazioni elettroiged.it

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niche (artt. 18 e ss.); istituisce un quadro generale di riferimento in materia, fra l’altro, di firme elettroniche, di sigilli elettronici, di validazioni temporali elettroniche e di servizi relativi ai certificati di autenticazione di siti web (artt. 25 e ss. e allegati I, II, III e IV). Diversi dunque gli aspetti che meritano attenzione. Volendo in questa sede concentrarci sul tema delle firme elettroniche, non si può che muovere dalle definizioni di cui all’art. 3 del regolamento che, se raffrontate con il dato normativo italiano, principalmente costituito dal Codice dell’amministrazione digitale, non comportano sostanziali novità. Muta la definizione di firma elettronica, definita quale insieme di dati elettronici utilizzati “per firmare”. Sono ribaditi i requisiti generali per la firma elettronica avanzata e per la firma elettronica qualificata. È confermato, inoltre, il principio di neutralità

tecnologica. È confermato, ancora, il principio secondo cui non può essere negata dignità e rilevanza giuridica ad una firma elettronica, solo in ragione della sua forma appunto elettronica. Si legge nell’art. 25, comma 1°: “alla firma elettronica non possono essere negati gli effetti giuridici e l’ammissibilità come prova (…) per il solo motivo della sua forma elettronica”. Viene, infine, introdotto il sigillo elettronico che è, in estrema sintesi, la firma della persona giuridica. La breve rassegna sin qui condotta evidenzia l’importanza del Regolamento che rappresenta un passo decisivo per garantire l’affidabilità degli strumenti digitali e conseguentemente per creare o consolidare la fiducia dei cittadini nei confronti dei servizi on-line: un obiettivo necessario per un mercato che possa qualificarsi trasfrontaliero.

~ Note ~ 1.

Proposta di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio in materia di identificazione elettronica e servizi fiduciari per le transazioni elettroniche nel mercato interno, del 4 giugno 2012, testo con emendamenti in http://www.europarl. europa.eu/sides/getDoc.do?type=TA&reference=P7-TA-20140282&language=IT&ring=A7-2013-0365, consultato il 23 maggio 2014. 2. Proposta di Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio concernente la tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali e la libera circolazione di tali dati (regolamento generale sulla protezione dei dati), del 25 gennaio 2012, in http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ. do?uri=COM:2012:0011:FIN:IT:PDF, consultato il 23 maggio 2014. 3. In inglese: electronic identification, authentication, signature, da cui l’acronimo “eIDAS” utilizzato per indicare il Regolamento.

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Giusella Finocchiaro Professore, Università di Bologna - Titolare, Studio Legale Finocchiaro

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La Circolare AgID n. 65 del 10 aprile 2014

Informazioni pratiche e utili per diventare conservatori accreditati di Chiara Fantini

Le regole tecniche relative al sistema di conservazione, di cui al D.P.C.M. del 3 dicembre 2013 (pubblicato su G.U. n. 59 del 12 marzo 2014 – suppl. ord. n. 20 e in vigore dall’11 aprile scorso), segnano un passaggio importante per risolvere molte delle questioni lasciate in sospeso dal decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82 (CAD). Il loro potenziale innovativo raccomandava alla prudenza fin tanto che le regole rimanevano confinate in una semplice bozza. In tal senso anche la Circolare dell’allora DigitPa n. 59 del 29 dicembre 2011, che nelle sue disposizioni finali significava che “nelle more che vengano emanate le regole tecniche relative al sistema di conservazione previste dal CAD, coloro che desiderano avviare il processo di accreditamento possono presentare la domanda corredata della documentazione - omissis - che DigitPA provvederà ad esaminare. I termini dell’istruttoria si riterranno tuttavia sospesi fino all’emanazione delle suddette regole tecniche”. Ed eccoci ad oggi. Con le rego-

le tecniche e con la Circolare dell’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) n. 65 del 10 aprile (pubblicata su G.U. n. 89 del 16 aprile u.s.). Quest’ultima mette finalmente in pratica le modalità per l’accreditamento e la vigilanza sui soggetti pubblici e privati che svolgono attività di conservazione dei documenti informatici di cui all’art. 44-bis, comma 1, del CAD, ed esaurisce le finalità all’epoca ancora transitorie della Circolare n. 59 del 29 dicembre 2011 che ora è integralmente sostituita e quindi abrogata da quella in commento. L’accreditamento corrisponde al riconoscimento, da parte dell’AgID, del possesso in capo ai detti soggetti dei requisiti del livello più elevato, in termini di qualità e di sicurezza. Il riconoscimento è fondamentale per coloro che offrono il servizio di conservazione alle pubbliche amministrazioni1 e che intendono essere riconosciuti come conservatori accreditati anche a livello europeo. Per i soggetti interessati, l’iter parte dalla pubblicazione del-

la circolare in parola e segue le tempistiche del percorso istruttorio attivato dalla domanda di accreditamento e presidiato interamente dall’AgID2. La domanda è presentata in lingua italiana e deve essere predisposta in formato elettronico (o fornita in copia ai sensi dell’art. 22, comma 2, del CAD), sottoscritta con firma digitale o firma elettronica qualificata dal legale rappresentante del candidato conservatore, ed inviata alla casella di posta elettronica certificata all’indirizzo protocollo@ pec.agid.gov.it3. Con le stesse modalità e con gli stessi strumenti, il candidato conservatore deve trasmettere la documentazione utile alla valutazione dell’AgID . Per essa, e per l’istruttoria che ne segue, l’obiettivo rimane quello meglio descritto nell’art. 1 della circolare: ovvero i candidati conservatori, al fine di conseguire il riconoscimento del possesso delle referenze richieste per legge, devono dimostrare prima di tutto l’affidabilità organizzativa, iged.it

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tecnica e finanziaria necessaria per svolgere l’attività di conservazione. Essi sono, altresì, tenuti ad utilizzare personale dotato delle conoscenze specifiche, dell’esperienza e delle competenze necessarie per i servizi forniti. E, altresì, capaci di fornire idonee garanzie del pieno rispetto delle disposizioni in materia di sicurezza. La circolare in commento non lesina sull’argomento e, in particolare, presta attenzione alla sicurezza delle informazioni e alla riservatezza dei dati gestiti dal sistema di conservazione da accreditare. In linea con le recenti regole tecniche, il piano di sicurezza assume un ruolo determinante e definisce il livello di salvaguardia in base, quanto meno, ai parametri di cui agli articoli da 31 a 36 del D.lgs. n. 196/2003

(Codice per la protezione dei dati personali) e agli artt. 50-bis e 51 del CAD. L’adozione di adeguate misure in tal senso non è derogabile poiché il candidato conservatore non può garantire in altro modo l’esattezza, la riservatezza, la disponibilità, l’accessibilità, l’integrità, l’autenticità e l’immodificabilità dei documenti informatici oggetto di conservazione e dei sistemi, e delle infrastrutture impiegate allo scopo. L’idoneità e la perfettibilità del piano di sicurezza, nonché la qualità (anche certificata) dei relativi processi, non sfugge neanche ai controlli successivi e alla vigilanza rimessa all’AgID per tutto il tempo in cui il conservatore mantenga l’ottenuto accreditamento . La fase istruttoria, e quindi la

documentazione trasmessa allo scopo da parte del conservatore candidato all’accreditamento, assume un rilievo fondamentale anche in relazione alle necessità di trasparenza di cui alla circolare in commento. Esse vengono mutuate (o meglio veicolate) nell’elenco, tenuto dall’AgID (e pubblicato sul sito istituzionale), ove viene iscritto il conservatore una volta superato l’esame di idoneità per l’accreditamento e ove vengono indicati anche i successivi eventi che lo riguardano. In particolare, sono pubblicate, per ogni soggetto iscritto, informazioni atte a identificarlo e ad identificare l’attività di conservazione (l’elenco contiene il manuale di conservazione predisposto dai singoli soggetti iscritti) e lo stato dell’accreditamento.

Chiara Fantini Of Counsel Studio Legale Frediani, partner DI & P Srl

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~ Note ~ 1. 2.

3.

4. 5.

6.

7.

Art. 5, comma 3, del D.P.C.M. 3 dicembre 2013 per cui: “Le pubbliche amministrazioni realizzano i processi di conservazione all’interno della propria struttura organizzativa o affidandoli a conservatori accreditati, pubblici o privati, di cui all’articolo 44 – bis, comma 1 del CAD”. Art. 6 della nuova Circolare precisa sul punto che: “Ai soggetti che abbiano presentato la domanda di accreditamento ai sensi della Circolare DigitPA n. 59 del 29 dicembre 2011, pima dell’entrata in vigore del D.P.C.M. 3 dicembre 2013 in materia di sistema di conservazione di documenti informatici, è richiesto di integrare e completare la documentazione presentata entro centottanta giorni a decorrere dalla data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della presente Circolare. La domanda di accreditamento si considera accolta qualora non venga comunicato all’interessato il provvedimento di diniego entro novanta giorni dalla data di presentazione della documentazione integrativa”. Art. 2 della Circolare, che prosegue specificando che: “Si applica quanto disposto dal D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 e s.m.i. in materia di dichiarazioni sostitutive e di acquisizione d’ufficio delle informazioni e di tutti i dati e documenti che siano in possesso di pubbliche amministrazioni. La domanda deve indicare: la denominazione della società; la sede legale; le sedi operative; il/i rappresentante/i legale/i; il nominativo e i recapiti (numeri telefonici, indirizzo e indirizzo PEC) di uno o più referenti tecnici cui rivolgersi in presenza di problematiche tecnico – operative che possono essere risolte per le vie brevi; l’elenco dei documenti allegati”. La descrizione puntuale dei documenti necessari a corredare la domanda e, quindi, ad ottenere il riconoscimento dell’AgID è contenuta nell’elenco denominato “Documentazione per l’accreditamento” e disponibile sul sito dell’AgID. L’art. 1, comma 2, della Circolare stabilisce che Il conservatore, se soggetto privato, deve, altresì: “avere forma giuridica di società di capitali e un capitale sociale di almeno 200.000 euro; garantire il possesso, oltre che da parte dei rappresentanti legali, anche da parte dei soggetti preposti alla amministrazione e da parte dei componenti degli organi preposti al controllo, dei requisiti di onorabilità richiesti ai soggetti che svolgono funzioni di amministrazione, direzione e controllo presso banche ai sensi dell’art. 26 del decreto legislativo 1 settembre 1993, n. 385, recante “Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia”. I profili professionali peculiari che devono essere presenti nella struttura organizzativa del soggetto, pubblico o privato, che svolge attività di conservazione dei documenti informatici rispondono alle attività svolte e alle relative competenze di cui al documento “Profili professionali” disponibile sul sito dell’AgID. Il documento distingue i ruoli, la formazione, le attività associate al ruolo e la tipologia di rapporto contrattuale per il responsabile del servizio di conservazione, della funzione archivistica di conservazione, del trattamento dei dati personali, della sicurezza dei sistemi per la conservazione, dei sistemi informativi per la conservazione e della manutenzione del sistema di conservazione. L’AgID, altresì, non esclude la possibilità che più ruoli ricoperti da una stessa persona. Art. 1, comma 4, della Circolare stabilisce altresì che: “Il conservatore può affidare ad altro conservatore accreditato le attività a supporto del processo di conservazione limitatamente a quelle che riguardano le infrastrutture per la memorizzazione, trasmissione ed elaborazione dei dati”. Art. 5 della circolare a tal proposito stabilisce che: “Nell’ambito delle attività di vigilanza di cui all’art. 31 del CAD, l’Agenzia verifica la persistenza del possesso dei requisiti previsti per l’accreditamento e della veridicità di quanto dichiarato nei documenti depositati. La vigilanza è svolta attraverso l’esame della documentazione aggiornata in possesso dell’Agenzia, l’analisi dei documenti di riepilogo delle attività svolte dal conservatore accreditato, la verifica del possesso delle previste certificazioni del sistema di conservazione e l’esecuzione di verifiche ispettive da parte dell’Agenzia, o di soggetti terzi dalla stessa incaricati. Ai fini della vigilanza, pertanto, il conservatore accreditato si obbliga a comunicare tempestivamente all’Agenzia ogni evento che modifichi i requisiti propri dell’accreditamento indicati nella documentazione in possesso dell’Agenzia. A decorrere dal quadrimestre successivo alla data di iscrizione nell’elenco, il conservatore accreditato è obbligato a trasmettere all’Agenzia il rapporto quadrimestrale contenente i dati di riepilogo delle attività svolte, predisposto secondo le indicazioni riportate nel documento “Schema di rapporto quadrimestrale sulla conservazione”, pubblicato sul sito istituzionale dell’Agenzia. Alla scadenza del certificato ISO/IEC 27001 il conservatore accreditato si obbliga a trasmettere all’Agenzia il nuovo certificato rilasciatogli ed inoltre, nel corso di validità dello stesso, annualmente, le risultanze delle verifiche periodiche di mantenimento. Almeno ogni 24 mesi, a partire dalla data comunicata dall’Agenzia, il conservatore accreditato deve presentare un certificato di conformità del sistema di conservazione ai requisiti tecnici organizzativi stabiliti dall’Agenzia, rilasciato da un ente di certificazione accreditato da ACCREDIA, o da altro ente di Accreditamento firmatario degli accordi di Mutuo riconoscimento nello schema specifico. Per l’esecuzione delle verifiche ispettive, il conservatore accreditato si obbliga a prestare la massima collaborazione e a consentire l’accesso all’Agenzia, o a soggetti terzi dalla stessa incaricati, presso le strutture dedicate allo svolgimento del servizio di conservazione. L’Agenzia può disporre l’esecuzione delle verifiche ispettive, anche con breve preavviso, condotte secondo le modalità indicate in un apposito documento consultabile sul sito istituzionale dell’Agenzia. L’Agenzia si riserva, inoltre, la facoltà di richiedere al conservatore accreditato ogni ulteriore documento correlato all’espletamento del processo di conservazione, che consideri necessario per poter svolgere le previste attività di vigilanza”.

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Le necessità digitali degli avvocati di Valentina Carollo

Il Processo Civile Telematico entrerà in vigore il 30 giugno 2014 e la conferma arriva dal Consiglio dei Ministri del 13 giugno scorso (in corso di pubblicazione il relativo Decreto Legge), che preannuncia l’adeguamento di alcune norme al digitale e conferma la data che fino all’ultimo molti si aspettavano prorogata. L’obbligo del deposito telematico nel processo civile è limitato a specifici atti e riti e, a seguito delle modifiche dell’emanando DL, al momento riguarderà solamente i procedimenti innanzi al Tribunale instaurati dopo il 30/6/2014. Dal gennaio 2015, invece, è prevista l’estensione dell’obbligo anche per le cause pendenti al 30 giugno 2014. Il DL specifica, inoltre, che per le cause in corso la scelta telematica rimane facoltativa ma, se compiuta, il deposito telematico ha pieno valore legale. Ed infatti, non bisogna dimenticare che il Processo Civile Telematico è già realtà in molti Tribunali che sono stati autorizzati al deposito a valore legale degli atti telematici. A maggio 2014 erano 132 i Tri-

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bunali abilitati, cioè il 94% del totale, a cui si aggiungono almeno 13 Corti D’Appello. Sempre a maggio 2014 risultavano depositati quasi 500.000 atti a valore legale.

la necessità per tutti gli avvocati di porre in essere questo processo di innovazione e le imprese avranno un ruolo rilevante nel supportarli in questo importante cambiamento.

Per quanto riguarda gli altri riti si ricorda che le notificazioni del processo penale transiteranno esclusivamente per il canale telematico dal dicembre 2014, mentre quest’estate partirà la sperimentazione del procedimento in Cassazione.

Cosa serve quindi oggi all’avvocato per poter depositare telematicamente gli atti nel processo? Essenzialmente tre cose: un indirizzo di posta elettronica certificata; un dispositivo di firma digitale (o di firma elettronica qualificata); un programma di redazione della cosiddetta “busta telematica”, secondo specifiche tecniche definite dal Ministero e reperibili sul Punto di Accesso Ministeriale pst.giustizia.it. L’indirizzo PEC serve per ricevere le comunicazioni dal Tribunale, depositare telematica-

Il Processo Telematico Tributario e Amministrativo sono inoltre in una fase di crescente realizzazione. In ogni caso, l’obbligatorietà del deposito telematico di alcuni atti nel processo civile, così come confermata nel DL, comporta

mente gli atti e, volendo, anche a notificare in proprio gli atti processuali. Il dispositivo di firma digitale è necessario sia per la sottoscrizione degli atti da depositare telematicamente, nei due formati consentiti PAdES e CAdES, sia per sfruttare il certificato di autenticazione solitamente associato a questi dispositivi, il quale permette la consultazione telematica dei fascicoli direttamente sul Portale Ministeriale. In alternativa a questo, sono attivi anche dei Punti di Accesso privati: cioè interfacce create da società commerciali o dagli stessi Ordini Professionali che comunicano direttamente con lo stesso Portale Ministeriale offrendo servizi aggiuntivi (dati aggregati e migliore navigabilità tra gli stessi). Il Programma di redazione della c.d. “busta telematica” è necessario per poter depositare gli atti nel processo telematico e fa sì che tutti gli atti e allegati predisposti vengano uniti e cifrati secondo specifiche ministeriali. Oltre a questo, i bisogni dell’avvocato telematico sono molteplici: trasformazione di un atto da un programma di videoscrittura in PDF (unico formato ammesso per i depositi telematici e per le notifiche); gestione dei PDF con funzioni taglia/copia/ incolla; gestione delle scansioni con possibilità di modificare la risoluzione dei documenti per un’ottimizzazione dello spazio della “busta telematica” che può essere al massimo di 30 MB; gestione della conservazione dei messaggi PEC (almeno per 5 anni) e per la pronta individuazione dei messaggi di errore iged.it

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che può generare il deposito di un atto; gestione dei documenti firmati digitalmente (sempre più spesso vedremmo utilizzare nei contratti firme PAdES); realizzazione della fattura elettronica obbligatoria anche per gli avvocati che sono iscritti alle liste del gratuito patrocinio; gestione della conservazione sostitutiva della notevole mole di documenti e di atti già scansionati come previsto della normativa del processo telematico; gestione dell’accesso ai clienti a determinate porzioni di pratica; gestione delle pratiche da parte di segretarie e collaboratori, anche in mobilità; gestione dei pagamenti telematici delle spese di giustizia. La situazione ad oggi La quasi totalità degli avvocati è dotata di PEC e non solo perché obbligati normativamente, ma perché per gli avvocati non possedere una PEC comporta il mancato ricevimento delle comunicazioni di cancelleria. Per quanto riguarda la firma digitale, le soluzioni presenti sul mercato coprono la maggior parte della richieste e in alcuni casi l’acquisto è stato incentivato dall’Ordine degli Avvocati locale a mezzo convenzioni. Ora il fabbisogno raddoppierà certamente perché saranno sempre più numerosi i professionisti che, per non trovarsi in emergenza, sceglieranno di avere più di un dispositivo di firma. In riferimento al programma di redazione della c.d. “busta telematica”, si alternano sul mercato diverse soluzioni per l’avvocato. Alcuni sono programmi gratuiti (per sempre o per un determina-

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to periodo) tra i quali si segnala, in particolare, quello annunciato da una partnership tra Consiglio Nazionale Forense e Cassa Forense. Tutti i programmi gratuiti presenti sul mercato sono completi e presuppongono un minimo di dimestichezza informatica. La prevalenza dei programmi per la creazione della “busta telematica” sono, diversamente, a pagamento. Risultano essere certamente più intuitivi di quelli gratuiti e spesso sono anche integrati in programmi gestionali molto avanzati atti a gestire interamente il fascicolo, persino in mobilità. Il mercato è saturo? Parrebbe di no: per oltre 250.000 avvocati, ad oggi sono solamente una decina le aziende che si occupano di Processo Telematico (un elenco - seppur non completo - si trova al seguente link: http://pst.giustizia.it/PST/it/ pst_28.wp). A ciò si aggiunga che le esigenze dell’avvocato a cui le aziende informatiche possono dare soddisfazione sono in realtà molteplici e vanno anche oltre il Processo Telematico. Vincerà chi saprà

integrare il maggior numero di servizi ad un prezzo accessibile e le soluzioni offerte oggi dal mercato sulla base del pay-per-use hanno sicuramente maggior appeal. Oggi gli avvocati hanno la possibilità di aumentare fino al 15% il loro compenso imputandolo a titolo di spese generali: un avvocato efficiente e telematico dovrebbe saper imputare una buona percentuale di queste spese alla gestione telematica della pratica ed agli adempimenti connessi.

Valentina Carollo Avvocato e membro della Fondazione per l’Innovazione Forense (FIIF) del Consiglio Nazionale Forense,.

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AIDA Informazioni: Rivista di Scienze dell’Informazione

Invito alla sottomissione di contributi

AIDA Informazioni: Rivista di Scienze dell’Informazione riprende le pubblicazioni nel prossimo mese di dicembre con il numero 1/2014 (anno XXXII). Abbiamo il piacere di invitarvi a sottomettere il vostro contributo Per qualsiasi informazione o suggerimento non esitate a contattarci.

Chi siamo: AIDA Informazioni: Rivista di Scienze dell’Informazione è una rivista peer-reviewed e pubblica articoli inerenti le Scienze dell’Informazione, la Documentazione, la Gestione Documentale, l’Organizzazione della Conoscenza e la Linguistica computazionale. AIDA Informazioni è stata fondata nel 1983 quale rivista ufficiale dell’Associazione Italiana di Documentazione Avanzata. Fino al 2010 (ultima uscita numero 3-4) aveva una frequenza di pubblicazione trimestrale nelle versioni sia cartacea (ISSN 1121-0095) che elettronica (ISSN 1594-2201). Nel febbraio del 2014 la rivista è stata acquisita dal Laboratorio di Documentazione dell’Università della Calabria e dopo 4 anni di sospensione la pubblicazione di AIDA Informazioni riprenderà a partire da dicembre 2014 con due uscite annuali.

Date importanti: Scadenza della sottomissione dei contributi: 20 agosto 2014 Comunicazione sulla accettazione agli autori: 30 settembre 2014 Consegna finale del contributo (camera-ready): 22 ottobre 2014 Data di pubblicazione del volume: dicembre 2014 Frequenza delle pubblicazioni: semestrale con uscite a dicembre e giugno Gli articoli dovranno essere inviati elettronicamente e sottomessi in formato PDF al seguente indirizzo e-mail: labdoc@unical.it. Le lingue ammesse sono l’Italiano, l’Inglese e il Francese.

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Se parliamo di Professionisti, in realtĂ , parliamo di Imprese

Una fotografia sull’utilizzo delle nuove tecnologie da parte di Avvocati, Commercialisti ed Esperti Contabili e Consulenti del Lavoro e uno sguardo al futuro di queste categorie, strategiche per lo sviluppo del Paese di Claudio Rorato ED Elisa Santorsola

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L’importanza dei Professionisti

Un Mondo in cambiamento

Avvocati, Commercialisti ed Esperti Contabili e Consulenti del Lavoro sono tre importanti categorie professionali, al centro del sistema economico del nostro Paese. La loro rilevanza dipende da tre ragioni. La prima riguarda il legame con il tessuto imprenditoriale del nostro Paese. Questi professionisti, infatti, presidiano alcuni dei più delicati processi lavorativi delle Imprese, soprattutto di piccola e micro dimensione: la gestione della contabilità, l’amministrazione del personale, il recupero crediti, le dichiarazioni fiscali, che sono solo alcuni dei compiti quasi interamente demandati dalle Imprese ai loro Professionisti. Questi ultimi diventano, spesso, un’estensione dell’azienda e creano un legame di fiducia con l’imprenditore. La seconda ragione è il ruolo di collegamento che essi svolgono tra le aziende e la Pubblica Amministrazione, che sempre più spesso delega ai Professionisti compiti di controllo e regolarità delle posizioni delle Aziende, prima effettuate dalla Pubblica Amministrazione stessa. Infine, i Professionisti “giuridici” fanno essi stessi parte, con i circa 440.000 iscritti ai vari Ordini territoriali, di quel tessuto imprenditoriale Italiano composto per la maggior parte di micro e piccole imprese (circa il 99% delle Imprese italiane sono di Micro o Piccola e-Media dimensione e creano l’80% dell’occupazione del Paese a fronte di quasi 500 Miliardi di euro di valore aggiunto).

Il mondo delle Professioni sta vivendo un periodo di particolare cambiamento, dovuto a una serie di fattori: • la crisi economica che ha contribuito a scoprire alcune inefficienze della gestione degli Studi Professionali. Molti Professionisti, a causa dei problemi finanziari dei propri Clienti, fanno fatica a incassare i compensi per le attività svolte; poche fatture non saldate, creano problemi soprattutto ai piccoli Studi • la progressiva degenerazione a livello di “commodity” di alcune attività “tradizionali o tipiche” dei Professionisti. Il core business di moltissimi Professionisti, come la gestione della contabilità, l’emissione dei cedolini paga o il recupero dei crediti, per citarne alcune, assumono sempre più velocemente una percezione di “servizio indifferenziato” per gli imprenditori che, spesso, non percepiscono il valore aggiunto che può portare il Professionista; questa situazione crea una forte pressione competitiva sulla componente prezzo • la concorrenza “esterna” di altri attori: alcune delle attività svolte dai Professionisti, oggi sono proposte anche da altri soggetti come ad esempio CAF, associazioni di categoria, contabili o ex manager usciti da imprese, banche, ecc. Questi soggetti spesso riescono a fare concorrenza praticando prezzi più bassi dei Professionisti, a

volte grazie ad economie di scala, altre grazie alla specializzazione in alcune specifiche attività • l’aggiornamento normativo e i nuovi adempimenti: negli ultimi anni si è assistito a una moltiplicazione degli adempimenti che le imprese e i loro Professionisti, devono svolgere; inoltre le normative cambiano velocemente (si veda come in pochi anni ad esempio si sia passati dall’ICI, all’IMU alla TASI, ognuna con regole di funzionamento diverse), costringendo i Professionisti “giuridici” a rincorrere gli aggiornamenti • la spinta dell’Agenda Digitale europea e italiana alla digitalizzazione della PA (principale interlocutore dei Professionisti) con conseguente necessità per i Professionisti di dotarsi di strumenti tecnologici per poter continuare a svolgere la propria attività. Si pensi al recente Processo Civile Telematico, all’obbligo di utilizzo della Posta Elettronica Certificata, all’invio telematico dei dichiarativi, fino all’obbligo del 6 giugno per la fatturazione elettronica verso la Pubblica Amministrazione. Queste innovazioni digitali, essenziali per un Paese rimasto troppo tempo bloccato dalla burocrazia, spesso inducono gli Studi Professionali a dotarsi di strumenti tecnologici. In questo caso l’innovazione non nasce da un moto spontaneo, ma da un obbligo di legge. Una fotografia della situazioiged.it

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ne delle Professioni La Ricerca dell’Osservatorio ICT & Professionisti, promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano, che ha coinvolto un campione di oltre 1100 Professionisti (Avvocati, Commercialisti ed Esperti Contabili e Consulenti del Lavoro), ha fotografato la situazione attuale degli Studi professionali, fornendo un quadro di come queste categorie stanno vivendo questa fase di cambiamento. Sicuramente la crisi economica del Paese ha impattato pesantemente su queste categorie, come testimonia il 35% dei Professionisti, che hanno dichiarato una diminuzione della redditività superiore al 10%; solo il 13%, invece, è riuscito a incrementarla. Un altro dato che dimostra le difficoltà di queste categorie è legato al tempo dedicato dagli Studi a svolgere le attività amministra-

tive interne (amministrazione del Personale, adempimenti civilistico-fiscali, gestione degli archivi e degli acquisti ordinari), che occupano mediamente il 40% del tempo lavorativo. In particolare, i Consulenti del Lavoro arrivano addirittura al 48% superiore al tempo dedicato alla gestione del business (44% vero e proprio, ovvero a quelle attività che generano i ricavi dello Studio. Provocatoriamente ci si potrebbe chiedere, allora, se la vera attività degli Studi Professionali non sia la gestione stessa dello Studio. I Professionisti sono consapevoli di quanto tempo viene utilizzato all’interno del loro Studio per le attività che non creano valore? La risposta è che la maggior parte non ne è consapevole. Infatti mediamente l’80% non rileva in alcun modo (neanche con metodologie informali, come riunioni) il tempo che il personale di

Studio dedica alle singole attività e/o ai singoli Clienti. In realtà questa tendenza è molto più marcati tra gli Avvocati (91%) e meno evidente negli studi multidisciplinari, che coinvolgono almeno due delle tre Professioni analizzate (58%). La principale motivazione che viene portata a giustificazione di questo comportamento è che “monitorare il tempo dedicato alle attività non è necessario”. Tale affermazione, però, può essere almeno in parte confutata, analizzando quanto tempo i Professionisti passino al di fuori dello Studio, e quindi che non possono percepire veramente quanto tempo a volte si sprechi in attività senza nessun valore per il Cliente finale. Mediamente il 42% dei Professionisti trascorre almeno la metà del tempo lavorativo al di fuori dello Studio. Sono proprio questi Professionisti “mobile worker” che tendenzialmente sono più

Figura 1 - Grado di diffusione dei principali strumenti digitali e software che possono essere utilizzati negli Studi Professionali. In arancione sono evidenziate le tecnologie “law driven”, in blu i “market driven”.. Fonte: Osservatori Digital Innvoation della School of Management del Politecnico di Milano.

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GIANCARLO BUTTI LA BS7799, LA ISO IEC 27001, CRISC, ISM Master di II livello in Gestione aziendale e Sviluppo Organizzativo QSFTTPJM.*11PMJUFDOJDPEJ.JMBOP Si occupa di ICT, organizzazione e normativa dai primi anni 80, ricoprendo diversi ruoli: analista di organizzazione, security manager FEBVEJUPSQSFTTPHSVQQJCBODBSJ Consulente in ambito documentale, sicurezza, privacy‌ QSFTTPB[JFOEFEJEJWFSTJTFUUPSJFEJNFOTJPOJ Ha all’attivo oltre 600 articoli su 20 diverse testate (è stato per anni NFNCSPEFM$PNJUBUPUFDOJDPEFMMBSJWJTUBJHFEJU FGSBMJCSJFXIJUF QBQFS BMDVOJEFJRVBMJVUJMJ[[BUJDPNFUFTUJVOJWFSTJUBSJ Tiene corsi e seminari, è docente presso ITER e ABI Formazione in BNCJUPQSJWBDZ BVEJU*$5FBVEJUOPSNBUJWP ¾TPDJPFQSPCPWJSPEJ"*&" XXXBJFBJU FTPDJPEFM$-64*5 XXXDMVTJUJU  Partecipa ai gruppi di lavoro di ABI LAB sulla Business Continuity, di ISACA-AIEA su Privacy EU ed è membro del Comitato degli esperti QFSMJOOPWB[JPOFEJ0."5

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Figura 2 - Il profilo documentale degli Studi Professionali suddivisi per categoria professionale. L’area riportata nei grafici rappresenta il grado di dematerializzazione negli Studi Professionali, più è ampia l’area, più siamo in presenza di un “paper less office”. L’analisi è stata fatta considerando diversi driver della dematerializzazione: saturazione degli archivi cartacei, modalità di gestione dell’archivio cartaceo, gestione di fax ed email, presenza di Conservazione Sostitutiva dei docuementi di competenza dello Studio, utilizzo di Portali o Extranet per lo scambio di documenti con i Clienti e utilizzo della Gestione Elettronica Documentale per i propri documenti. Fonte: Osservatori Digital Innvoation della School of Management del Politecnico di Milano.

propensi a monitorare le performance dello Studio e il tempo dedicato dal personale a ciascun Cliente o attività. Il grado di diffusione delle innovazioni digitali all’interno degli Studi Professionali La diffusione delle tecnologie all’interno degli Studi professionali viaggia su due binari differenti (figura 1): da una parte ci sono le tecnologie “law driven” (ovvero quelle che rappresentano il requisito necessario ma non sufficiente per poter svolgere la propria attività, o legate a un obbligo di legge come ad esempio la PEC, la firma digitale o l’uso di un programma di contabilità per i Commercialisti) che sono ovviamente molto diffuse e utilizzate. Dall’altra parte ci sono le

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tecnologie “market driven”, che potrebbero migliorare significativamente l’efficienza e/o l’efficacia dello Studio Professionale - come già avviene in moltissime aziende anche di piccola o piccolissima dimensione - ma che non rappresentano un requisito per svolgere la propria attività, soprattutto quella più tipica o tradizionale. Queste ultime stentano a diffondersi e in molti casi, addirittura, i Professionisti ne ignorano la loro esistenza. Vista la crisi di redditività che i Professionisti stanno attraversando, essi dovrebbero cercare di aumentare la loro cultura informatica per poter cogliere il valore che le ICT meno tradizionali potrebbero generare, aiutando ad allargare o rende più efficiente il loro business. La dematerializzazione degli

Studi Professionali Un esempio eclatante di quanto poco sia già stato fatto da Avvocati, Commercialisti e Consulenti del Lavoro nell’adozione di nuove tecnologie può essere visto andando ad analizzare più nel dettaglio come queste categorie professionali gestiscono il profilo documentale del proprio Studio. Le attività svolte da Avvocati, Commercialisti e Consulenti del Lavoro producono ancora molta carta, come testimonia il dato che gli archivi degli Studi, in più del 50% dei casi, risultano saturi o vicini alla saturazione. I documenti che costudiscono questi professionisti sono importanti documenti fiscali che sono obbligati a conservare per più di 10 anni. Sarebbe quindi lecito

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aspettarsi che siano proprio gli Studi professionali i pionieri della digitalizzazione e dematerializzazione dei documenti, con una capacità di creare dei veri e propri uffici “paper less”. In realtà, la situazione attuale degli Studi Professionali non rispecchia questa aspettativa. Analizzando come questi professionisti gestiscono i documenti all’interno del proprio studio, si scopre che spesso non adottano per nulla – o al massimo in minima parte – un’ottica di “paper less office” (figura 2). Nella maggior parte dei casi, agli Studi Professionali sembra mancare del tutto l’ottica del “paper less office”. Per esempio: il 48% degli Studi Professionali stampa le email di interesse per archiviarle nelle pratiche dei clienti e il 25% degli studi fotocopia i fax per archiviarne una copia e, ancora, il 24% degli studi vuole continuare a gestire interi archivi cartacei senza prevederne nessun grado di dematerializzazione degli stessi. Le principali barriere che frenano questi professionisti all’utilizzo delle tecnologie della dematerializzazione (gestione elettronica documentale, Portali o intranet per lo scambio di documenti in formato elettronico e Conservazione Sostitutiva dei documenti di Studio o dei Clienti) sono spesso legate a falsi miti. Una delle motivazioni che maggiormente blocca il professionista – nel 22% dei casi - è il disinteresse dei Clienti. In altri casi (25%) queste soluzioni hanno costi troppo elevati o i benefici sono ritenuti inferio-

ri ai costi (19%). Queste ultime affermazioni sono ampiamente confutate dalle ricerche degli Osservatori digital innovation della School of Management, che spesso indicano payback time anche inferiori all’anno per l’implementazione di strumenti di dematerializzazione. Come possono, i Professionisti, affrontare il cambiamento grazie all’innovazione tecnologica? Possono essere classificate in tre categorie le applicazioni dell’innovazione tecnologica a supporto degli Studi professionali: la prima riguarda l’utilizzo della digital innovation per rendere più efficaci le attività interne degli Studi Professionali, consentendo di effettuare le stesse attività a basso valore aggiunto (come ad esempio la gestione dell’archivio o il data entry dei dati contabili o delle ore lavorate dai dipendenti) con minor dispendio di risorse e permettendo allo Studio di contenere i costi e liberare risorse (economiche e umane) per allocarle su altre attività. Un esempio trasversale a tutte e tre le categorie, oltre agli strumenti di dematerializzazione già visti in precedenza, sono l’utilizzo di dispositivi per il lavoro in mobilità. Molti Professionisti utilizzano già Smartphone, Tablet e PC portatili per condividere informazioni (50% dei Professionisti) e lavorare (il 48% dei Professionisti) sui documenti e un altro 37% sarebbe interessato ad APP che permettessero di facilitare queste attività. La seconda categoria riguarda

la generazione di nuovi servizi. La tecnologia può in questo caso rappresentare il fattore abilitante per poter offrire questo servizio oppure può rappresentare ciò che libera risorse, per poterle utilizzare in questi servizi maggiormente remunerati dai Clienti. Un esempio sono i servizi di Conservazione Sostitutiva per i propri Clienti, un nuovo business che solo il 10% dei Commercialisti già offre e il 36% dei commercialisti vorrebbe offrire entro i prossimi due anni. Un altro esempio è la gestione e lo sviluppo delle Risorse Umane per i Consulenti del Lavoro, attività che già svolgono (viene svolta dal 23% della categoria) che il 44% vorrebbe offrire entro i prossimi due anni. Tale servizio potrebbe essere offerto se i Consulenti del Lavoro fossero meno impegnati negli adempimenti facilmente automatizzabili (come l’inserimento automatico delle presenze dei dipendenti nel software per il calcolo dei cedolini paga). Una situazione simile sarebbe possibile anche per gli Avvocati che, nel 21% dei casi, vorrebbe offrire consulenze sulle startup (mentre per ora è un servizio offerto solo dal 6% degli Avvocati). La terza e ultima categoria riguarda la generazione di nuovi canali per raggiungere in modo più efficace i Clienti o colpire nuove fasce di clientela. Alcuni esempi sono l’utilizzo dei social network, dove il 31% dei Professionisti ritiene sia utile l’uso dei social network per cercare nuovi Clienti o comunicare con colleghi o Clienti, oppure l’utilizzo di strumenti digitali (per esempio iged.it

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piattaforme online) per offrire servizi di consulenza a un numero maggiore di Clienti; in questo caso già il 73% dei Professionisti è interessato all’utilizzo di questo canale. Gli investimenti in ICT degli Studi Professionali In media, i Professionisti sono abbastanza propensi a investire in ICT nei prossimi due anni; solo il 17% dei Professionisti non investirà in nuove tecnologie, ma il budget che mettono a disposizione è basso: il 48% non allocherà più di 3.000 € complessivamente nei prossimi due anni. La punta massima si raggiunge negli Studi multidisciplinari che, in media, pensano di

investire nel prossimo biennio 12.500 €. Al contrario, gli Avvocati abbassano ancora di più il budget, arrivando a prevedere investimenti in ICT di 2.000€ nei prossimi due anni. Particolarmente refrattari a investire in nuove tecnologie sono i Professionisti che hanno dichiarato di avere la redditività di Studio in diminuzione, in questo caso la percentuale di coloro che non investiranno in nuove tecnologie sale al 25% , contro un 10% di chi ha, invece, la redditività in aumento. Tra le soluzioni su cui più si spostano le intenzioni di investimento degli Studi Professionali troviamo: software per la conservazione sostitutiva dei documenti dello Studio (33% dei

Professionisti), strumenti per il pagamento elettronico da parte dei Clienti (30% dei professionisti) e soluzioni per la firma grafometrica (23% dei Professionisti). Sarà interessante capire quanto queste intenzioni di investimento si trasformeranno realmente in investimenti effettivi. L’opinione dei Professionisti sulle ICT Al di là di ciò che viene effettivamente fatto – per obbligo o meno - nel proprio Studio, i Professionisti hanno un’opinione ancora eterogenea sulle ICT e i benefici che esse potrebbero portare (Figura 3).

Figura 3 - L’opinione dei Professionisti sulle ICT. La quota verde è la percentuale di Professionisti che pensano che l’affermazione sia vera, la quota rossa rappresenta la percentuale dei Professionisti che pensano sia falsa l’affermazione. Fonte: Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano.

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I Professionisti su alcune affermazioni “generaliste” mostrano un consenso quasi totale – ad esempio il 96% afferma che le ICT migliorano l’efficienza interna delo Studio - ma quando si passa dall’enunciazione generica a quella concreta, il consenso rivela una netta divisione tra le avanguardie, che percepiscono il valore delle ICT, e le retroguardie che non lo “vedono” (per esempio in merito all’affermazione secondo cui le ICT aiutano ad abbattere i costi interni, che solo il 58% del campione ritiene essere un’affermazione veritiera). Ciò testimonia che c’è ancora da lavorare sul fronte della formazione, ma che anche i vendor dell’offerta ICT devono arricchire il loro modello di offerta, sia con soluzioni nuove, ma anche con modalità propositive in grado di rendere misurabili i benefici prodotti dalle tecnologie, affinché anche i Professionisti meno avvezzi alle tecnologie possano apprezzare in pieno il valore della digital innovation e decidersi a fare qual passo in avanti in un mondo in evoluzione.

Conclusione: cambierà il mondo dei Professionisti? Il mondo Professionale, o almeno una parte di esso, percepisce il momento di cambiamento che sta vivendo e si sta interrogando sulle direttrici da intraprendere. I Professionisti sentono l’esigenza di arricchire di nuovi contenuti il loro ruolo e questa necessità è evidenziata dalla domanda di formazione non specialistica. Solo per citare alcune aree: il 38% dei Professionisti sente l’esi-

Claudio Rorato Responsabile dell’Osservatorio ICT & Professionisti e Senior Advisor, School of Management - Politecnico di Milano

genza di formazione sulla gestione del tempo, il 22% è interessato a corsi sul public speaking, il 23% vorrebbe approfondire le tematiche di Marketing e il 5% di Marketing internazionale. Questo interesse è un chiaro segnale che qualche Professionista si rende conto che è necessario incominciare a pensare un po’ più da manager e imprenditore per poter mantenere la propria attività produttiva. Perché parlare di Professionisti, in realtà, è parlare di imprese.

Elisa Santorsola Ricercatrice dell’Osservatorio ICT & Professionisti - School of Management - Politecnico di Milano

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I vantaggi del Fascicolo Sanitario Elettronico di Antonino M. Grande

Il Fascicolo sanitario elettronico (FSE) permette la trasformazione in modalità informatica di dati ed informazioni sanitarie che costituiscono la storia clinica di un cittadino. Oltre ai dati anagrafici e relativi al medico di medicina generale, nel FSE si possono conservare, pertanto, documenti sanitari, amministrativi e prescrizioni mediche. Sul piano legislativo, l’articolo 12 del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, recante “Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese” (convertito, con modificazioni, dalla L. 17 dicembre 2012, n. 221), ha istituito il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), inteso come l’insieme dei dati e documenti digitali di tipo sanitario e sociosanitario generati da eventi clinici presenti e trascorsi, riguardanti l’assistito. Il FSE è istituito dalle Regioni e dalle Province Autonome, nel rispetto della normativa vigente

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in materia di protezione dei dati personali, con le finalità elencate al comma 2 dell’art. 12. Le successive modifiche introdotte con il D.L. 21 giugno 2013, n. 69, recante “Disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia” (convertito, con modificazioni, dalla L. 9 agosto 2013, n.98), hanno stabilito quale termine per l’attivazione del FSE presso le Regioni e le Province Autonome il 30 giugno 2015. Inoltre, l’articolo 12 del D.L. n. 179/2012 richiede che l’Agenzia per l’Italia Digitale, in accordo con il Ministero della salute ed enti di ricerca, predisponga e renda disponibili alle Regioni e Province Autonome, entro il 31 marzo 2014, linee guida per la presentazione di appositi piani di progetto regionali per la realizzazione del FSE, che dovranno essere presentati entro il 30 giugno 2014. Al FSE può accedere qualsiasi cittadino maggiorenne iscritto al Servizio

Sanitario Regionale e che fornisce il consenso formale all’immissione dei propri dati e della documentazione sanitaria nelle rete. La consultazione avviene in forma protetta e riservata attraverso l’utilizzo di credenziali personali e permette di prenotare visite ed esami, pagamento ticket o tariffe di visite/esami erogati dal Servizio sanitario regionale in libera professione, di cambiare o revocare il medico di base. Un aspetto importante da ricordare è che la visione della documentazione sanitaria deve avvenire sempre nel rispetto della privacy e proteggendo i dati personali del cittadino. Pertanto, si comprende come in aggiunta alla documentazione sanitaria (storia clinica del soggetto redatta dal medico di base, lettere di dimissione per ricoveri, referti di medici specialisti) sia possibile accedere direttamente alla visione di immagini diagno-

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Novità EditorialE

stiche di esami clinici effettuati, ad esempio tomografia computerizzata o risonanza magnetica. Quest’ultima evenienza permette di effettuare un immediato confronto con immagini conseO M A e, guite al momento del Rricovero quindi, di verificare rapidamente se siano avvenuti rischiosi cambiamenti dello stato clinico del soggetto. Se, ad esempio, viene ricoverato in un Pronto Soccorso un paziente che non è in grado di comunicare, per un qualsiasi motivo (stato comatoso dalle più svariate cause, dal coma alcoolico a quello da origine vascolare o metabolico), la visione del FSE permette di poter mettere a fuoco lo stato clinico della persona ricoverata. Prendiamo il caso clinico di un uomo, affetto da Angina pectoris e già sottoposto a procedura Angioplastica/Stent coronarica, che giunge al Pronto Soccorso per comparsa di dolore toracico ed in stato di incoscienza, la lettura del FSE permetterà di inquadrare immediatamente il suo stato clinico. Difatti, il FSE consentirà ai sanitari di apprendere che il soggetto ha già avuto procedure di rivascolarizzazione miocardica e, pertanto, lo stato clinico potrebbe essere determinato da un’ostruzione improvvisa di un’arteria coronarica già trattata in precedenza: la contemporanea presenza di un elettrocardiogramma ischemico indirizzerà prontamente la diagnosi e gli esami clinico-strumentali da eseguire con risparmio di tempo e di spese sanitarie e, sicuramente, un miglioramento della prognosi per la tempestività diagnostica. Inoltre, come per la cartella clinica

Per saperne di più... Società Editrice Universo s.r.l Via G.B. Morgagni, 1 00161 Roma Tel. 06.440.2053/4, 06.4423.1171 Fax. 06.440.2033 e-mail: ordini@seu-roma.it Sito Web: http://www.seu-roma.it l’autore: A.M. Grande titolo: Errori in medicina data di pubblicazione: Gennaio 2014 pagine: 400 formato: 18x26 cm rilegatura: brossura fresata interno: b/n isbn: 978-88-65150-97-9 prezzo di copertina: € 26,00

IndIce generale Prefazione elettronica, è possibile conosceformazioni a tutta la popolazioIntroduzione ne mediante interventi da parte re possibili reazioni allergiche a i partee sostanze farmaceutiche. è degli organi di informazione e, cibi Cap. I Malasanità 150 anni fa, due vittime illustri: Cavour e Garibaldi chiaro piano teorico elagenesi soprattutto, dei medici di base Cap. II che Erroresul medico caratteristiche potrà contribuire all’affermaL’errore medico lettura di quanto contenuto nel Errori attivi zione del FSE come dispositivo FSE possa indubbi Teoria presentare di Reason indispensabile per la conoscenza vantaggiErrori sia latenti per la salute stessa Eventi sentinella dello stato clinico del soggetto. del paziente sia per semplificaTrasferimento pazienti dalla sala operatoria alla terapia intensiva Cap.eIIIrendere Medicina difensiva re meno dispendioso Cap. IV Riferire ai pazienti errori medici gravi giungere una vittima diagnosi Cap.V La ad seconda di un oppuerrore medico: il medico doppiamente vittima Cap.alla VI prescrizione Lo scandalo delladiCardiochirurgia re esami cli- di Bristol Cap. VII Miscellanea di casi clinici caratterizzati da errori nico-strumentali di particolari Cap. VIII Errori in Sala o Operatoria Cap. IX Età avanzata del chirurgo, terapie. Difatti, la lettura delrisultati fa- e rischi per il paziente Cap. X Errori trasfusionali scicolo elettronico perCap. XI sanitario Errori nella somministrazione di farmaci Cap. XII sempre Errori diagnostici mette, nel caso vi siano Cap. XIII Errori nella dimissione di un paziente raccolti in modo completo tutti i Cap. XIV Errori in Anestesia e Rianimazione Cap. XV La cartella clinica elettronica per prevenire errori medici dati clinici del soggetto, di avere Cap. XVI Errori in Radiologia un’immediata dello stato Cap. XVII Errori nelvisione gestire il catetere venoso centrale del paziente. Antonino M. Grande ii parte Il FSE è, purtroppo, ancora un Dirigente Medico di Primo Cap. XVIII Consenso informato Cap. XIX Aspetti Medico–Legali sistema in fieri e che presenta Livello, Divisione di CarCap. XX Esempi di casi giudiziari e di consulenze tecniche numerose lacune sia sul piano diochirurgia, Fondazione Conclusioni che su quello pratico, legislativo IRCCS Policlinico San MatIndice analitico tuttavia la diffusione delle inteo di Pavia,

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Regole tecniche per il Fascicolo Sanitario Elettronico a cura DI Roberto Guarasci, Erika Pasceri E Maria Teresa Chiaravalloti

L’art. 17 del Decreto Legge 69/2013 prevedeva espressamente che entro il 31 marzo 2014 l’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID), anche avvalendosi del supporto di enti pubblici di ricerca, avrebbe dovuto emanare le linee guida per la predisposizione dei piani realizzativi del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) da presentare – a cura delle regioni - entro il successivo 30 giugno. La conversione del decreto avviene con la Legge 98 del 9 agosto 2013 che va in Gazzetta Ufficiale il 20 dello stesso mese per cui i tempi sembrano oggettivamente molto esigui se si pensa, come paragone, ai tempi di elaborazione ed emanazione

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delle regole tecniche attuative del CAD che presentavano, certamente, ben maggiori complessità, ma che hanno impiegato circa due anni prima di vedere la luce. Agenzia per l’Italia Digitale – anche in virtù di pregresse attività di collaborazione sul tema – individua il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) come ente pubblico di ricerca da utilizzare come supporto tecnico e, con provvedimento del 21 novembre, istituisce un gruppo di lavoro tecnico (AgID, CNR, Regioni e CISIS) per procedere alla redazione. Nonostante il DPCM sul Fascicolo Sanitario Elettronico predisposto dal Ministero della Salute non riesca ad essere emanato in tempo, il 31 marzo Agenzia per l’Italia Digitale pubblica sul proprio sito le Linee Guida per la predisposizione dei

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piani di Fascicolo Sanitario Elettronico. Esse si articolano in due allegati, il primo (Allegato A) “Guida tecnica e modelli di riferimento” e il secondo (Allegato B) “Monitoraggio realizzazione FSE”. L’allegato A contiene indicazioni sul modello funzionale dei sistemi regionali di FSE, e dettaglia le specifiche tecniche richieste in sede di prima applicazione del FSE, come previsto dal comma 1, art. 28 del DPCM attuativo non ancora approvato. Il modello comune proposto, basato anche sul profilo funzionale per il FSE regionale ottenuto dalla localizzazione italiana dello standard HL7/ISO EHR-S FM R2 (Electronic Health Record

– System Functional Model Release 2), si rende necessario per evitare la proliferazione di sistemi regionali funzionalmente incompatibili e con limiti strutturali di interoperabilità. I modelli architetturali proposti per i sistemi regionali di FSE sono essenzialmente due: a repository distribuito e registry centralizzato o a repository e registry centralizzati. In entrambi i casi, spetta alla Regione di Assistenza (RDA) dell’assistito mantenere la gestione dei riferimenti ai documenti, anche se tali documenti sono prodotti e conservati in altri domini regionali. Nel documento sono riportate, inoltre, le modalità di gestione del consenso e della privacy, ela-

borate tenendo conto delle indicazioni del Garante della privacy. In particolare, si prevede che l’assistito, dopo aver preso completa visione di idonea informativa al fine di garantire la conoscenza e la trasparenza delle modalità di trattamento dei dati, manifesti espliciti consensi sia per consentire l’alimentazione che per consentire la consultazione del proprio FSE. Lo stesso assistito ha, in ogni momento, diritto di revocare tali consensi e di rendere non visibili dati e documenti (operazione di oscuramento), senza che vi sia evidenza di tale scelta in fase di consultazione (oscuramento dell’oscuramento). L’assistito può accedere al proprio FSE, visualizzare i documenti in esso contenuti, avere informazioni circa gli accessi alle proprie informazioni e gestire le suddette opzioni di scelta mediante apposita interfaccia utente web predisposta dai servizi regionali. Il documento contiene poi sezioni di dettaglio circa i requisiti di realizzazione dei servizi per il collegamento e l’abilitazione all’accesso e all’alimentazione del FSE da parte degli operatori del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Tali servizi devono consentire a Medici di Medicina Generale (MMG), Pediatri di Libera Scelta (PLS) e strutture sanitarie la ricerca ed il recupero di documenti e dati, l’alimentazione del FSE, aggiornamento di un dato o documento già presente nel FSE. Le sezioni dell’Allegato A dedicate alla gestione della documentazione clinica evidenziano una iged.it

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Ai sensi dell’art. 12 del DL 179/2012 il Fascicolo Sanitario Elettronico è “l’insieme dei dati e documenti digitali di tipo sanitario e sociosanitario generati da eventi clinici presenti e trascorsi, riguardanti l’assistito”. Esso è obbligatoriamente istituito dalle Regioni e Province Autonome per finalità di diagnosi e cura, prevenzione, ricerca scientifica ed epidemiologica. È alimentato dagli operatori del Servizio Sanitario Nazionale e dallo stesso paziente e può essere costituito e consultato solo con l’esplicito consenso dell’interessato.

chiara indicazione verso l’adozione di sistemi standardizzati di codifica dei dati condivisi a livello internazionale anche nell’ottica, ormai sempre più pressante, della libera circolazione dei pazienti all’interno dei paesi dell’Unione Europea. ICD per la codifica delle patologie, LOINC per la codifica delle prestazioni di laboratorio e HL7 CDA 2 per la strutturazione della documentazione sono i punti fermi di un approccio globale ed organico alla gestione dei dati sanitari e socio sanitari. Le indicazioni, allineate a quelle europee, per la redazione del Profilo Sanitario Sintetico e per l’interoperabilità tra le diverse soluzioni regionali completano il quadro e delineano lo sforzo compiuto dall’AgID e dagli altri attori per il rispetto dei tempi indicati dalla norma. Completa l’Allegato A un esplicito richiamo alla conservazione dei documenti digitali secondo quanto prescritto dalle regole tecniche di recente pubblicazione. L’allegato B definisce gli indicatori, per come all’art.12, comma

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15-quater, del Decreto Legge 18 ottobre 2012 n.179, finalizzati a controllare lo stato di attuazione del FSE e il livello di utilizzo dei servizi offerti sul territorio anche in termini di diffusione presso cittadini, Medici di Medicina Generale e strutture sanitarie di ogni singola regione. Il monitoraggio, nell’ottica di una corretta comunicazione agli utenti, sarà accessibile via Web utilizzando lo specifico portale (www.fascicolosanitario.gov.it/). La raccolta dei dati da monitorare avverrà tramite la compilazione, da parte dei referenti indicati dalla regione, di apposite tabelle rese disponibili sul sito dedicato e dovrà avvenire con continuità su base trimestrale. I dati raccolti potranno, inoltre, essere visualizzati attraverso la rappresentazione georeferenziata su base regionale, attraverso una mappa che indicherà con diverse gradazioni di colore la percentuale di realizzazione dei servizi richiesti. La presentazione dei piani è fissata al prossimo 30 giugno, poi ci saranno sessanta giorni per la

valutazione delle proposte presentate da parte di una Commissione tecnica, ed infine partirà la fase realizzativa, che vedrà le regioni avviarsi da posizioni nettamente diversificate, ma per la prima volta con una regia ed una volontà comune. Intanto, lo stesso gruppo di lavoro che ha curato la realizzazione delle Linee guida si è già rimesso al lavoro per produrre ulteriori documenti di dettaglio circa i servizi e le specifiche tecniche di interoperabilità richieste alle soluzioni di FSE che saranno proposte dalle Regioni e Province Autonome.

Roberto Guarasci Università della Calabria Erika Pasceri Università della Calabria Maria Teresa Chiaravalloti ICAR CNR

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presenta

DOCUMENTI DIGITALI Nel 2008 veniva pubblicato Dal Documento all’Informazione, volume a più mani con il quale abbiamo cercato di offrire un primo strumento di lavoro per quanti, a diverso titolo, si trovavano alle prese con le problematiche connesse alla gestione della EPDVNFOUB[JPOFBNNJOJTUSBUJWBOFMEJGmDJMF momento della transizione dal cartaceo al digitale. il gradimento incontrato ci ha spinto a ripensare completamente il volume, sia nei contenuti che nella strutturazione logica dei contributi, aprendo ad un confronto con la TJUVB[JPOFEFJQBFTJFVSPQFJMJNJUSPmFQPOFOEP BODIFMBDDFOUPTVMMBGPSNB[JPOFEFMMFmHVSF professionali e sugli strumenti di ricerca delle informazioni.

ROBERTO GUARASCI è professore ordinario di Documentazione presso l’Università della Calabria e Consigliere per l’Innovazione del ministro della Pubblica Amministrazione.

ANTONIETTA FOLINO è ricercatore presso l’Università della Calabria per il settore scienze del libro e del documento.

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PMI - Investire in innovazione per attrarre finanziamenti di Christin Pfeiffer

In un mondo globalizzato fortemente segnato dalla crisi, l’abilità delle piccole e medie imprese di adattarsi e reinventarsi in breve tempo alle mutate circostanze è un valore aggiunto. Migliorare la capacità di innovare è dunque un aspetto fondamentale per rimanere competitivi su scala globale. Le PMI sono la spina dorsale dell’economia mondiale e contribuiscono in modo consistente al prodotto interno lordo del proprio Paese. In un panorama di crisi finanziaria, le microimprese – le aziende con meno di 10 dipendenti - e le imprese familiari sono quindi le protagoniste del futuro e combattono ogni giorno per mantenere il proprio posto sul mercato mondiale. La capacità di inventare nuovi prodotti, tecnologie, servizi e business model è un aspetto di vitale importanza, che tutti gli attori del settore innovazione devono rafforzare. Le microimprese devono impegnarsi nel processo di revisione dell’attività attraverso una strategia di innovazione interna, un’analisi

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della gestione delle idee e una revisione strategica del progetto per valutare l’impatto dei propri risultati. Le imprese devono puntare su prodotti “born global”, che non si riferiscano, cioè, a un mercato di riferimento geograficamente limitato, ma prevedano un mercato globale. Per far questo, possono rivolgersi ad organizzazioni impegnate a dare consigli e fornire supporto per l’internazionalizzazione e il trasferimento tecnologico, in vista di una redditizia commercializzazione della ricerca. In base ai risultati di OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) e Commissione Europea, le PMI - soprattutto le microimprese incontrano particolari difficoltà per quanto riguarda: • l’accesso ai finanziamenti • la crescita del loro network attraverso il coinvolgimento di differenti soggetti Per quanto riguarda il secondo punto, la fiducia nel partner rimane sempre una questione

problematica, così come la “lingua diversa” che un soggetto accademico, un attore politico o – in modo ancor più evidente - un operatore finanziario parlano. Trattare con le organizzazioni di tutto il mondo e investire in una continua analisi dei feedback di clienti, fornitori, partner, concorrenti e potenziali nuovi clienti rappresentano ancora delle sfide. Per sviluppare un network, prerequisito fondamentale è la capacità di gestione dell’innovazione (innovation management). Capacità di cui le PMI - mostrano recenti indagini svolte da esperti pubblici e privati - sono decisamente carenti, oltre che riluttanti ad avvicinarsi a grandi player. Tuttavia, la crescita e il cambiamento possono essere raggiunti grazie a semplici misure che aiutino a risparmiare tempo e a sfruttare le competenze di tutti i dipendenti. Dimostrare elevate performance di gestione dell’innovazione è fondamentale anche quando si partecipa a programmi di finanziamento europei o quando si entra in contatto con società

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di venture capital, che possono comprendere chiaramente se un’idea di business - anche in stato embrionale - sarà attuata con le giuste competenze e mentalità. Anche i tradizionali attori finanziari sono d’accordo sull’importanza per le PMI di rafforzare la propria capacità di innovation management, poichè avere standard elevati in questo senso produce maggiori probabilità di attrarre finanziamenti. Le PMI sono, per loro natura,

molto eterogenee; gli intermediari impegnati ad aiutare queste imprese a raggiungere i propri obiettivi e a soddisfare le mutevoli esigenze del mercato non possono quindi seguire un approccio unico di best practice. Ciò rende la conoscenza delle tecniche di innovation management una questione cruciale anche per gli intermediari che supportano o intendono supportare le PMI nel campo dell’innovazione e del trasferimento tecnologico.

Christin Pfeiffer Secretary General of the International Network from Small & Medium Enterprises(INSME) iged.it

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Individuare automaticamente la presenza della firma sui documenti di francesco pucino

Durante i processi di dematerializzazione è necessario talvolta, oltre che effettuare la lettura ottica per estrarre dei dati, anche verificare la corretta compilazione di moduli e documenti rilevando in particolare la presenza della firma, ad esempio, su contratti, autorizzazioni, impegnative mediche, assegni o su qualsiasi altro documento in cui sia richiesta una sottoscrizione autografa. Mentre è ormai consolidato effettuare la cattura dei dati dai moduli e documenti digitalizzati utilizzando i diversi motori di riconoscimento ottico (OCR, ICR, CHR, etc..) disponibili, è molto più difficile riscontrare la presenza o l’assenza di una firma in modo affidabile. Infatti, solitamente la firma viene gestita come se fosse un grosso segno di spunta atteso su una casella “virtuale” costituita appunto dall’area preposta alla sua apposizione: ma utilizzando un motore di riconoscimento OMR (Optical Mark Recognition) standard è solo la quantità di inchiostostro presente nell’area esaminata, ossia il numero

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di pixel neri presenti nella zona che dovrebbe contenere la firma, a determinare l’esito della verifica. Stiamo ovviamente parlando di quei casi in cui in si dispone di uno specimen di firma da voler

o poter utilizzare con un sistema di verifica di similarità delle firme, che riporterebbe invece non la presenza o assenza della firma, bensì la compatibilità di quanto trovato con il modello depositato. Con un sistema OMR tradizione non è dunque possibile

Fig.1 e 2 –Un tradizionale sistema OMR, basato sulla percentuale di annerimento, nel primo caso sarebbe tratto in inganno dal timbro e darebbe per buona la presenza della firma in entrambi i casi.

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Fig. 3 e Fig. 4 – Poichè la quantità di inchiostro, cioè pixel neri, è la medesima in entrambe le aree, un normale sistema OMR darebbe per buona la presenza o l’assenza della firma in entrambi i casi: sarebbe impossibile trovare una soglia discriminante!

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sapere se effettivamente c’è una potenziale firma oppure se, laddove ci si aspetta di trovarla, c’è solo un timbro, una spessa linea, una “x” o dello sporco. Per non doversi accontentare dell’approssimazione di un sistema OMR standard, si può utilizzare l’innovativo sistema messo a punto da Recognioform Technologies specificatamente per questo tipo di attività, chiamato signature presence verification. Infatti, la specifica tecnologia sviluppata consente di isolare il tratto relativo alla firma dagli eventuali caratteri prestampati come timbri o scritte e dalla linea orizzontale normalmente predisposta. Successivamente viene calcolata la lunghezza “srolotala” della firma, ossia misurato il percorso seguito effettivamente dalla penna, lo spessore del tratto e l’area minima convessa da esso occupata. Confrontando tali informazioni con alcuni valori di soglia opportunamente selezionati si può così riscontrare molto velocemente e con grande accuratezza la presenza o l’assenza di una potenziale firma in una specifica area. Per poter funzionare correttamente, questo sistema ha ovviamente necessità di ricevere in input un’area circoscritta da analizzare, quella in cui verificare la presenza o assenza della firma, anche se contenente elementi di disturbo (timbri, linee, sporco...), ma non un intero documento. Se dunque sui documenti da

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Fig 5 – Solo una tecnologia apposita è in grado di verificare la presenza della firma quando è apposta su un timbro.

elaborare l’area preposta ad accogliere la firma è in posizione fissa, basterà definirla una volta per tutte nel “template”: in questo caso il sistema di elaborazione dovrà solo correggere lo shift e lo stretch introdotto dalla scansione per individuare l’area con precisione millimetrica su ciascun documento da processare. Se invece la firma non è in posizione fissa ma variabile, per selezionare la regione di interesse il sistema di elaborazione dovrà effettuare un OCR di tutto il documento, cercare le keywords caratterizzanti (“Firma”, “Firmato”, “In fede”, etc...) e le eventuali linee orizzontali presenti, così da individuarne dinamicamente la posizione documento per documento. Sebbene tutto ciò possa risultare un’operazione molto complessa, con un sistema come Recogniform Reader, corredato dall’apposito modulo FreeForm & Layout Analysis, tutto diventa

molto semplice ed immediato. In questo breve articolo abbiamo visto dunque quali sono le problematicità legate all’individuazione delle presenza o assenza di una firma in un documento, quali sono i limiti dei tradizionali sistemi OMR, quale tecnologia è stata appositamente sviluppata da Recogniform Technologies, quale efficace strumento già pronto all’uso è disponibile sul mercato.

Francesco Pucino CEO, Recogniform

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Last minute sotto casa

Perché il cibo… non si butta! a cura della redazione

Il progetto Last Minute Sotto Casa (LMSC) nasce, all’interno dell’Incubatore Imprese Innovative del Politecnico di Torino, dall’osservazione di un fenomeno che è sicuramente sotto gli occhi di ognuno di noi. Quando ci rechiamo a fare la spesa verso l’ora di chiusura presso i negozi di generi alimentari, ci siamo mai chiesti che fine facciano gli avanzi ancora invenduti di cibo deperibile? Una panetteria che verso sera abbia ancora del pane, dei tranci di pizza, della focaccia, cosa ne fa dopo l’orario di chiusura? Purtroppo gran parte di questi avanzi vengono buttati nella spazzatura, contribuendo ad alimentare la grande piaga mondiale dello spreco alimentare. Pensate che solo in Italia ognuno di noi contribuisce a questo scempio generando uno spreco di cibo pari a 146 Kg/anno! Sempre in Italia, la frutta e gli ortag-

gi buttati via nei punti vendita comportano, per la loro produzione, il consumo di oltre 73 miliardi di metri cubi d’acqua; cioè 36,5 miliardi di bottiglie da 2 litri! E mentre nei paesi più ricchi lo spreco alimentare porta a buttare via queste enormi quantità di cibo, la crisi alimentare nel mondo mette a rischio la vita di milioni di persone. A livello mondiale, un MASSIMO IVUL terzo della produzione annua di cibo finisce nella spazzatura (1,3 miliardi di tonnellate) che, secondo la FAO, sarebbero sufficienti a sfamare 2 miliardi di persone. Secondo Guido Barilla, la battaglia dello spreco alimentare si potrà vincere solo se saremo capaci di mettere insieme le forze di tutti: di chi coltiva i campi, di

chi produce e distribuisce il cibo e delle persone che lo acquistano e lo consumano. Tutti possiamo fare qualcosa! E proprio seguendo questa filosofia che Francesco Ardito, ideatore di LMSC, si è chiesto se nel suo piccolo poteva fornire un contributo. Questo è quello che ci ha raccontato: “Siamo partiti mesi fa analizzando in particolare le panetterie, accorgendoci che FRANCESCO ARDITO spesso, poco prima della chiusura, hanno ancora tranci di pizza, arancini, croissant, farinata e similari ... tutti prodotti non venduti e che spesso finiscono nella pattumiera! Vista la grandissima diffusione di Smartphone abbiamo detto: Ma se il panettiere potesse, proprio ora, scrivere un messaggio dicendo A TUTTI QUELLI CHE ABITANO iged.it

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VICINO AL NEGOZIO qualcosa tipo: Passa in negozio nella prossima mezz’ora e acquisti la pizza a 30 cent il trancio, oppure, 2 croissant al prezzo di uno ecc ecc. Abbiamo quindi realizzato un sito ottimizzato per mobile, e da alcune settimane lo abbiamo aperto al mercato con l’obiettivo di creare un caso-pilota nel quartiere di Santa Rita, a Torino. Il progetto ha cominciato a correre e alle panetterie si sono presto aggiunte gastronomie, pastifici, pescherie, macellerie ecc. La fantasia dei negozianti sta inoltre proponendo situazioni, offerte, proposte variegate e spesso ... anche simpatiche. Offerte che stanno consentendo ai negozianti di ... svuotare il bancone! (buttate - se volete - un occhio alla pagina www.facebook. com/lastminutesottocasa per alcune testimonianze). Una situazione Win Win Win. Vince il negoziante che porta a casa qualcosa (anziché zero), vince il cliente, che acquista a prezzi molto interessanti (e parla in giro di questo affare), vince il pianeta ...

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in quanto non buttiamo via il cibo! Come detto, siamo partiti da poco in beta test e si sono già iscritti decine di negozi e un migliaio di utenti, a cui chiediamo apertamente aiuto per diffondere l’utilizzo del servizio: “Parlatene ai vostri negozianti di fiducia e invitateli ad aderire, i primi a beneficiarne sarete proprio voi.” Il progetto LMSC cerca di risolvere un altro grande problema che stiamo vivendo in questo periodo di crisi. Ci riferiamo alle enormi difficoltà che stanno attraversando molti piccoli commercianti. Pensate che nel 2013 ogni giorno in Italia hanno chiuso 167 negozi: oltre 60.000 in un solo anno, costati anche centinaia di migliaia di posti di lavoro! Massimo Ivul, socio di Francesco in questo progetto, ci spiega come LMSC contribuisca alla risoluzione di questo problema. “La forza della nostra realizzazione, oltre che nella estrema semplicità di utilizzo, sta proprio nell’uso

che abbiamo fatto della tecnologia: non più internet per promuovere gli acquisti on-line bensì per riportare le persone dentro ai negozi, grazie a una nuova formula di live-marketing di prossimità. Tutto è georeferenziato. I clienti indicano a quali generi di offerte sono interesssati e a che distanza massima da casa loro (o dall’ufficio o dalla casa di vacanza) vogliono ricevere la proposta, in real time sul loro smartphone. In questo modo non si ricevono centinaia di offerte sulla casella mail, ma solamente quelle a cui ci si è detti interessati e soprattutto dei negozi nelle nostre vicinanze che sono quindi facilmente raggiungibili. Stiamo inoltre aggiungendo una funzionalità che consentirà agli esercenti (quando desiderato) di trasformare la loro eccedenza di alimenti/cibo in offerta di beneficenza, indirizzata in modo “privato” non al pubblico iscritto, ma a parrocchie e onlus pre-identificate che dovranno comunque essere nelle vicinanze del

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negoziante. I piccoli quantitativi di avanzi non giustificano l’intervento di grandi organizzazioni come ad esempio il Banco Alimentare o la Croce Rossa e LMSC si sostituisce, in qualche modo, a queste organizzazioni, favorendo l’incontro fra famiglie in difficoltà e le parrocchie di zona. Potrei continuare a lungo, raccontandovi quante diverse forme di promozione stiano nascendo dietro la nostra idea – prosegue Ivul ma, in questo momento, ci preme soprattutto che l’utilizzo del servizio

si diffonda rapidamente. A questo proposito, come detto da Francesco, oltre che il contributo alla diffusione da parte di tutti gli utenti stiamo pensando di lanciare una raccolta fondi anche attraverso un progetto di Crowdfunding che partirà a breve.” Più tempo passa più cibo spre-

Approfondimenti Video che riassume il funzionamento di LMSC: http://www.lastminutesottocasa.it/cmsPages/howitwork Link all’intervista trasmessa dal TG3 Piemonte: https://www.youtube.com/ watch?v=gcnOcroLK8k

chiamo! Bisogna quindi essere veloci perché il cibo… non si butta!

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Fatture in Cloud e gestione della contabilità a cura della redazione

Un’idea originale che ha coinvolto positivamente in pochi mesi ben 8.500 aziende è recentemente nata in quel di Bergamo, grazie alla creatività di un giovane studente d’ingegneria, Daniele Ratti 22 anni, poi affiancato da un altrettanto giovane studente della stessa facoltà, Matteo Milesi, oggi suo socio. Aveva 18 anni quando cominciò a sviluppare applicazioni e giochi per smartphone, poi, dopo avere aperto una Partita Iva e la società MadBit Entertainment, Daniele Ratti si ritrovò di fronte

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ai problemi derivanti dalla gestione della contabilità. Subito cominciò a cercare piattaforme informatiche in grado di risolvere o semplificare i problemi, ma di fatto ebbe come risultato la difficoltà di trovarne solo in inglese e che ragionavano per società e aziende inglesi, con realtà molto differenti dal complesso sistema italiano. Da qui si accese la cosiddetta “lampadina” … “Perché non provare a creare una piattaforma tutta nostra, una piattaforma capace di

calcolare il fatturato in automatico? È come avere un commercialista e una segretaria sempre disponibili” Così in quel territorio della provincia di Bergamo, dove il tessuto sociale è colmo di microimprese, di artigiani, di commercianti e professionisti, nasce la piattaforma “Fatture in Cloud”, pronta per essere utilizzata non solo dal suo stesso creatore, ma anche da una stragrande parte di realtà aziendali e professionali. Un sistema informatico in grado di gestire la contabilità e di fornire supporto, senza perdita di

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tempo prezioso, per la gestione di fatture, documenti di trasporto, registro degli ordini e delle spese e quant’altro. Come dice lo stesso Ratti: “La piattaforma – nata nel dicembre 2013 - fa tutto questo da sé, calcolando in automatico fatturato, costi, utile, stima del guadagno medio mensile.” E aggiunge: “Fatture in Cloud infatti non è solo un sistema di fatturazione, ma permette di fare l’analisi completa della situazione economica della propria azienda, startup o attività, oltre che affiancare i commercialisti nell’organizzazione del proprio lavoro”. Al costo di 60 euro all’anno, e dopo un mese di prova gratuita, sarà come avere un contabile ed una segreteria a portata di mano, un’occasione di supporto anche per i commercialisti, sempre obbligati ad affannose ricerche di dati contabili, ora in grado di potervi accedere direttamente, collegando il proprio account a quello del cliente e accedendo via Cloud a tutte quelle informazioni utili che potranno essere

sia visualizzate che scaricate da qualsiasi dispositivo o sistema operativo. Così mentre ora Daniele Ratti si sta occupando della gestione magazzino e gestione dei dipendenti, Matteo Milesi sta lavorando all’accessibilità dei dati anche tramite smartphone. Inutile stupirsi di quanto tale iniziativa stia riscuotendo successo fra tante aziende, e fra l’altro

siamo solo agli inizi, visto che la volontà è quella di supportare e semplificare tutto quello che serve alle nostre imprese e non solo. Giovani che sanno sognare ed inventare, e meno giovani ancora capaci di cogliere e sostenere le buone ed utili iniziative. Anche questo è Italia, e questa è un Italia brillante, geniale e … da supportare.

DANIELE RATTI E MATTEO MILESI

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Le migrazioni al software libero a cura di Davide Lamanna

Il Software Libero è un software rilasciato con una licenza che permette a chiunque di utilizzarlo liberamente e nel modo che preferisce. L’espressione “software libero” si riferisce alla libertà dell’utente di eseguire, copiare, distribuire, studiare, cambiare e migliorare il software. L’accesso al codice sorgente rappresenta dunque un prerequisito per definire “libero” un software. Da questo prerequisito viene la definizione di “Open Source”, codice sorgente aperto, cioè disponibile e soggetto a modifica da chiunque voglia far parte di una

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comunità di sviluppo. Capita a volte che i concetti di Software Libero e software Open Source vengano confusi tra loro e le due espressioni usate come sinonimo, ma è bene dire che esiste una differenza. L’espressione Open Source è stata introdotta per rendere accettabile il concetto di sviluppo aperto al mondo dell’impresa. Free Software, infatti, significa insieme libero e gratuito, due concetti che poco si sposano con il mondo degli affari. Mentre il Software Libero è centrato su concetti filosofici (la libertà della diffusione della

conoscenza in forma di codice), il software Open Source si limita a descrivere una modalità operativa. In ogni caso, lo sviluppo di software viene facilmente condiviso tra comunità (e individui) che preferiscono definirsi Open Source, piuttosto che free software. Il riferimento alla categoria FLOSS (Free/Libre/Open Source Software) cerca di superare la controversa distinzione tra Open Source e software libero per abbracciarle entrambe, secondo la definizione coniata da Rishab Ghosh. Il software libero viene rilasciato

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con una licenza, cioè il contratto che può accompagnare un prodotto software. Tale contratto specifica le modalità con cui l’utente può usare il prodotto, garantendo dei diritti ed imponendo obblighi. Nel caso del software libero, la licenza di riferimento maggiormente diffusa è la GPL (GNU Public License). La GPL viene definita licenza virale, in quanto viaggia insieme al software e ai suoi derivati per tutto il loro ciclo di vita e ovunque vengano diffusi.

ma il distacco iniziale derivante dalla gratuità d’uso è difficilmente recuperabile dal software proprietario. Per quanto riguarda la disponibilità del codice sorgente, a disposizione di chiunque per il Software Libero, raggiunge livelli di sicurezza e affidabilità praticamente impossibili per il software proprietario. La direzione dello sviluppo del softwa-

Comparazione Software Libero / Software Proprietario È possibile utilizzare le seguenti 6 dimensioni per un’analisi comparativa tra Software Libero e Software Proprietario: costi, codice sorgente, direzione dello sviluppo, qualità, supporto tecnico, disponibilità di valutazioni ufficiali (rating). Sui costi, il Software Libero parte con un enorme vantaggio costituito dalla gratuità delle licenze d’uso. I costi di realizzazione di un sistema basato su Software Libero potrebbero talvolta essere maggiori (a causa soprattutto di una minore diffusione di competenze, che si sta però rapidamente colmando),

re proprietario è appannaggio esclusivo del proprietario (vendor). Il Software Libero, invece, ha il grande pregio di lasciare che sia la comunità di sviluppatori e di utenti ad indicare la direzione, in base alle reali esigenze d’uso e non necessariamente a quelle di mercato, spesso volte all’aumento dei consumi e non della qualità di vita reale delle persone.

Questo porta alla quarta dimensione della comparazione, la qualità, per la quale il Software Libero ha potenzialità di fatto irraggiungibili, anche a fronte di enormi investimenti impiegati da un’eccellente azienda di software proprietario. La fase di test è la più importante per decidere la rilasciabilità, ovvero l’opportunità di diffusione di un software con i relativi livelli di affidabilità. La comunità di sviluppatori e utenti sarà comunque più grande dell’insieme di dipendenti di un’azienda, anche enorme, con il risultato che la qualità del software ne risulterà maggiore. Passando al supporto tecnico, il software proprietario si difende bene e in alcuni casi supera il Software Libero, anche se il divario tende ad assottigliarsi mano a mano che vengono create le competenze necessarie. Infine, per quanto riguarda la disponibilità di valutazioni ufficiali, il software proprietario è di sicuro in vantaggio. I rating, infatti, vengono ordinati e hanno costi elevati. In sintesi, a prevalere sulle prime quattro dimensioni è di certo il Software Libero, mentre sulle ultime due risulta in vantaggio il software proprietario. Il divario può essere colmato ricorrendo iged.it

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alla consulenza informatica, vale a dire con i servizi. Il Software Libero richiede maggiore informatica e questo porta le imprese di consulenza locali a lavorare di più. In base a una ricerca realizzata dal Sant’Anna di Pisa [1], le imprese che lavoravano in questo ambito sono generalmente piccole e giovani, per il 40% nate dopo il 1999 e caratterizzate da una crescita velocissima e da fortissimi legami con la comunità del Software Libero. Ambiti di adozione L’adozione di software libero e Open Source interessa ormai diversi ambiti, e non solo il software di sistema, cui la tematica è sempre stata naturalmente associata. Tuttavia, sembra non esistere ancora un approccio sistemico allo sviluppo dei prodotti, se è vero, come è stato stimato [2], che quasi i due terzi dei sistemi FLOSS sono ancora

scritti da singoli individui, contro un contributo di imprese e istituzioni pari rispettivamente a circa il 15% e 20%. Questo di fatto rappresenta ancora un fattore ostativo alla diffusione da parte delle aziende, che invece cercano garanzie di continuità dei propri sistemi. L’adozione di strumenti FLOSS, almeno in Europa, riguarda ancora prevalentemente tecnologie software, piuttosto che applicazioni, anche perché tipicamente piattaforme Open e free vengono utilizzate a integrazione di altre soluzioni proprietarie. La scelta di un’applicazione Open Source richiederebbe invece una scelta di campo definitiva sulle componenti considerate più critiche per l’azienda, e questo sta alla base della minore prOpensione all’adozione, se non per strumenti di produttività individuale. In Italia, soprattutto nelle im-

prese che dispongono di limitate risorse da investire nell’evoluzione delle competenze e quindi delle piattaforme, restano ancora delle diffidenze, dovute a svariati fattori. Il principale è proprio la mancanza di risorse (economiche, ma non solo) da allocare per la migrazione dei sistemi. Elemento che caratterizza una generale resistenza al cambiamento, nonostante sia stato stimato [5] che l’adozione di piattaforme di software libero potrebbe ridurre gli investimenti in Ricerca e Sviluppo per il software presso le imprese fino al 36%. L’integrazione tra base di dati e applicazioni è un’altra criticità che interviene nel cambiamento di tecnologie, che frena di fatto l’adozione di nuovi strumenti. Un altro fattore ostativo è legato all’inerzia con cui le imprese reagiscono alle novità di mercato. I segnali forti che provengono dagli Stati Uniti e dall’Europa, tuttavia, sembrano semplicemente anticipare una probabile linea di tendenza nel nostro Paese, volta all’adozione di piattaforme FLOSS che vanno ad affiancare e consolidano le piattaforme già esistenti [4]. Il processo di migrazione Per intraprendere un processo di migrazione al Software Libero, occorre rivolgersi ad imprese che offrano soluzioni complete e personalizzate per la migrazione da software proprietario a software Open Source di sistemi operativi, applicativi e servizi informatici.

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Le soluzioni devono accompagnare il cliente in tutte le necessarie fasi di auditing e valutazione, implementazione e sviluppo, formazione e supporto, secondo metodologia di intervento a 360°, meglio se consolidate nel corso degli anni e delle esperienze sul campo. Pur essendo un’attività potenzialmente molto vantaggiosa in termini economici, nonché ai fini della sicurezza e della stabilità dei sistemi informatici, la migrazione a software Open Source di sistemi operativi, applicativi e servizi informatici necessita, per essere efficace, di attente valutazioni preventive sul piano organizzativo ed economico, prima ancora che tecnico, e di interventi “secondari” che accompagnino adeguatamente la migrazione vera e propria, a partire dalla formazione, fino alla riorganizzazione di funzioni e mansioni. Una corretta metodologia deve permettere dunque di: • identificare i cosiddetti “rischi e opportunità” della migrazione, in modo da intervenire in maniera puntuale per minimizzare i primi e sfruttare al meglio le seconde • definire e dimensionare correttamente i necessari interventi “primari” e “secondari”, tecnici, motivazionali, organizzativi, allo scopo di soddisfare e non frustrare le reali esigenze degli utenti • definire la tempistica e progettare nel dettaglio gli in-

terventi, allo scopo di prevenire il più possibile eventuali difficoltà legate all’introduzione di nuove tecnologie, e ridurre al minimo i tempi di interruzione o rallentamento della normale attività lavorativa Nella progettazione e implementazione degli interventi più tecnici è preferibile avvalersi di soluzioni e prodotti costruiti e consolidati nel tempo, piuttosto che su soluzioni “artigianali”, rivolgendosi per tutte le attività e gli interventi delineati (analisi economica e organizzativa, formazione e assistenza tecnica, supporto motivazionale, ecc.) a personale qualificato e soprattutto dotato dell’esperienza specifica necessaria. Piano decisionale Per chiudere con una nota generale sulla spesa in ICT, ciò che viene acquistato spesso non è proporzionato alla dimensione e alla tipologia di impresa. In base alle ricerche fatte dall’osservatorio PMI del Politecnico di Milano (in un campione statisticamente significativo di più di 1.000 imprese italiane con numero di dipendenti compreso tra 10 e 500), si può delineare un quadro di maturità delle PMI, che delinea quanto segue: il 40% delle imprese risulta essere immaturo, il 46% risulta avere un buon livello di maturità infrastrutturale o applicativo, mentre solo il 14% risulta avere un buon livello di maturità ICT complessivo. Se si va inoltre ad analizzare la

spesa media per addetto si può affermare che solo un 20% delle imprese italiane è allineato all’andamento delle realtà internazionali di paesi come la Francia, la Germania ed il Nord Europa o gli Stati Uniti, mentre il restante 80% ha una spesa pro-capite assolutamente insufficiente; si tratta quindi di un contesto in cui solo alcune imprese impiegano l’informatica come leva strategica per la propria attività di business raggiungendo delle punte di eccellenza mentre altre, la maggior parte, considerano l’ICT come un male necessario e la usano in modo minimale e spesso totalmente disallineata rispetto ai processi aziendali. In assenza di una cultura informatica diffusa, l’acquirente risulta piuttosto passivo rispetto all’offerta. La spinta all’offerta dei vendors (produttori) non trova come contrappeso una domanda consapevole che sappia filtrare l’offerta e selezionarla in funzione dell’innovazione e talvolta neanche in base alle esigenze reali, creando così stagnazione e sprechi, in particolare per la piccola e media impresa. E poiché in Italia queste costituiscono la stragrande maggioranza del mondo imprenditoriale, il mercato italiano risulta di fatto pilotato dai vendors (vendorsdriven). La cultura prevalente è quella orientata all’acquisto impulsivo di soluzioni standard che possano supportare l’azienda a livello sistemistico/funzionale (hardware, sistemi operativi e iged.it

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programmi proprietari), senza capacità di proporre l’ICT come leva per l’innovazione di processo e di prodotto. Introdurre tecnologie senza cambiare pratiche organizzative consolidate e senza sfruttare al meglio le opportunità offerte dalle tecnologie significa in realtà produrre uno spreco di risorse. Il passo difficile è quello di concepire i costi organizzativi come investimenti che danno i loro benefici non nel breve, ma piuttosto nel medio-lungo periodo. Molto più diffusa è invece una cultura che privilegia investimenti che non “disturbino” l’organizzazione, che dunque concepisce i due investimenti come

scollegati. Nel caso del software, ad esempio, il vendor raramente ha interesse a vendere la soluzione Open Source, anche perché spesso non ha le competenze per offrirla. In un mercato dalla domanda poco matura, chi produce ICT non ha interesse ad aggiornarsi, ad innovare, anche perché si può facilmente avvantaggiare, direttamente o indirettamente, del lock-in sul cliente. Il vendor lock-in, noto anche come proprietary lock-in, o customer lock-in, rende un cliente dipendente da un vendor per prodotti e servizi per i quali non può servirsi di altri vendor. Se decide di cambiare fornitore allora va incontro a sostanziali costi di

migrazione. Quella del lock-in è una pratica scorretta, in quanto i costi di lock-in creano barriere al mercato e monopoli di fatto. Se cambiasse la domanda, il vendor si adeguerebbe. Il mercato della cosiddetta “Altra Economia”, ad esempio, è esploso perché è aumentata la consapevolezza del consumatore e con essa si è creata una nuova domanda alla quale i fornitori si sono dovuti adeguare. In informatica dovrebbe avvenire lo stesso: avere un’evoluzione dell’offerta che sappia rispondere sempre meglio ad una domanda via via più esigente e consapevole in fatto di responsabilità sociale d’impresa [3].

Bibliografia [1] ECONOMIA E MANAGEMENT DELL’Open Source SOFTWARE. ALCUNE NOTE DI RICERCA, Paola Giuri e Salvatore Torrisi, Scuola Superiore Sant’Anna, Pisa e Università di Camerino. [2] Study on the: Economic impact of Open Source software on innovation and the competitiveness of the Information and Communication Technologies (ICT) sector in the EUl, Rishab Aiyer Ghosh, MERIT [3] I COMPORTAMENTI RESPONSABILI DELLE IMPRESE IN MATERIA DI ICT, Linee guida , Davide Gorini, D. Davide Lamanna e Roberto Patrignani, Fondazione per la Diffusione della Responsabilità Sociale delle Imprese (Italian Center for Social Responsibility, I-CSR) . [4] Rapporto ASSINFORM [5] Economic Impact of FLOSS on innovation and competitiveness of the EU ICT sector

Davide Lamanna CEO, di Binario Etico

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LibreItalia: Lettera Aperta al Sindaco di Trieste di ITALO VIGNOLI

Gentile Sindaco, abbiamo letto sui giornali la notizia relativa all’adozione di software libero nel Comune di Trieste. Siamo felici, perché ogni pubblica amministrazione che passa al software libero rappresenta una vittoria della comunità dei cittadini.

Ci sembra un’ottima occasione per informarla che negli ultimi due anni la maggioranza delle pubbliche amministrazioni in Italia, e la totalità in Europa, che hanno deciso di andare verso il software libero, ha scelto LibreOffice, la suite libera per ufficio – erede di OpenOffice.

org – che rappresenta il sogno di indipendenza della comunità degli sviluppatori e dei volontari, con un nome che sottolinea il concetto di libertà. In Italia, si parla del Progetto LibreUmbria, ma sono passate a LibreOffice anche le Province

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di Bolzano, Cremona, Macerata e Milano; i Comuni di Este, Genova, Padova, Piacenza, San Benedetto del Tronto, Scandiano, Spotorno e Todi; i Comuni dell’Alto Adige, e l’azienda sanitaria locale di Bolzano. In Europa, il Governo Francese con 15 Ministeri (e 500.000 utenti), la Regione di Valencia in Spagna (con 120.000 utenti), il Ministero della Difesa in Olanda (con 45.000 utenti), il sistema degli Ospedali di Copenhagen (con 25.000 utenti), e il Comune di Monaco di Baviera (con 15.000 utenti). Questo, per parlare solo dei progetti di maggiori dimensioni. Tra l’altro, in alcuni casi, a partire dal Governo Francese e dal Comune di Monaco di Baviera, il passaggio era avvenuto da Microsoft Office a OpenOffice.org. Poi la naturale transizione a LibreOffice, insieme alla comunità e alla maggioranza degli sviluppatori e degli altri volontari. Osservando da vicino il progetto LibreOffice è facile capire come questo parta dall’entusiasmante storia di OpenOffice.org – il progetto da cui provengono tutti i fondatori – per costruire un futuro indipendente, in cui l’evoluzione non avviene in base alle strategie commerciali di un’azienda, ma in funzione delle esigenze di tutti gli utenti. Negli ultimi 12 mesi sul codice di LibreOffice hanno lavorato circa 320 sviluppatori, che hanno apportato oltre 26.000 modifiche. Numeri più grandi di

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un ordine di grandezza rispetto a quelli di qualsiasi altra suite libera per ufficio, che si traducono in prestazioni migliori, in un maggior numero di funzioni e in una migliore interoperabilità in ambiente Windows. Ovvero, una migliore compatibilità con i formati di Office (e la possibilità di scrivere, oltre che leggere, i formati di Office 2007, 2010 e 2013), prestazioni più avanzate per Writer, e una maggiore velocità per Calc, per citare solo le prime differenze. Il passaggio a LibreOffice – come hanno sperimentato il Governo Francese e il Comune di Monaco di Baviera – è completamente indolore, visto che tutte le suite che derivano da OpenOffice.org condividono l’interfaccia e il formato standard dei documenti. E offre un ulteriore vantaggio economico per la migliore compatibilità con i documenti Office e per la possibilità di programmare gli aggiornamenti. Inoltre, la comunità LibreItalia

– che in poco più di un anno ha superato i 2.200 membri – offre opportunità di condivisione delle conoscenze su LibreOffice, e di supporto sia gratuito sia a pagamento (certificato, e con opzioni di aggiornamento incrementale che non sono disponibili per nessun’altra suite libera per ufficio), che rappresentano un ulteriore vantaggio per le pubbliche amministrazioni. La invitiamo a scoprire questa realtà visitando la comunità LibreItalia su G+ (http://tinyurl. com/g-libreitalia), ma soprattutto il sito del progetto LibreUmbria (http://www.libreumbria. it) dove potrà trovare la storia di una migrazione di grande successo basata su LibreOffice. Oppure ci può contattare direttamente, scrivendo all’indirizzo info@libreitalia.it. Saremo felici di incontrarla. Cordiali saluti. LibreItalia, la comunità italiana di LibreOffice

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dalle aziende

Con Passpartù, tutto in un’unica soluzione Rete esercenti digitale, social shopping e un’app per il mobile couponing Tra le aziende italiane che guardano all’innovazione nel settore dei pagamenti e dei servizi digitali, Qui! Group sta lavorando per rendere la rete di esercizi food e non food affiliati (oltre 150 mila) una rete completamente digitalizzata, dotata cioè degli strumenti di accettazione elettronica (PoS, Mobile App e Sistema di casse integrate). In un’ottica di digitalizzazione e in linea con la spinta dell’e-commerce, la cui crescita prevista in Italia per il 2014 è di un più 18% rispetto al 2013, Qui! Group ha lanciato il portale e l’App di Social Shopping Passpartù, e un sistema di accettazione multi-canale che consente ai Merchant di accettare buoni pasto, coupon, voucher aziendali e altri titoli cartacei ed elettronici (su Card e Mobile). L’attività di ricerca, con un investimento per il Gruppo di oltre 15 milioni di euro in 3 anni, ha portato allo sviluppo, in partnership

con il settore TELCO, di soluzioni di pagamento tramite Sim NFC, sulla scia del buono pasto Mobile, già inserito nel “wallet” Passpartù. Al sistema di accettazione è associato un sistema di promotion che consente agli esercenti di creare offerte, sotto forma di coupon digitali, e che permette ai clienti di ricevere direttamente sulla propria carta di pagamento o sul telefonino (o in formato cartaceo) le offerte promozionali su una grande varietà di prodotti, per beneficiare automaticamente dello sconto quando si recano alla cassa per pagare, senza bisogno di portare i coupon cartacei. Il progetto della completa digitalizzazione della rete esercenti, secondo lo standard Passpartù, è ciò che ha permesso a Qui! Group di aggiudicarsi la fetta più grande della gara

Consip, che ha premiato la scelta di un sistema innovativo. Attualmente in distribuzione presso i 150 mila esercenti convenzionati Qui! Group, il sistema di offerte Passpartù, riuscirà a raggiungere potenzialmente un bacino di utenza di oltre 20 milioni di utenti. Qui! Group ha lanciato il progetto Passpartù nel 2013, partendo con lo sviluppo di iPay Voucher, poi evoluta in Passpartù App, l’applicazione Mobile dedicata alla smaterializzazione dei titoli di servizio emessi dal Gruppo (100 milioni di buoni emessi nel 2013): buoni pasto, buoni acquisto, voucher benefit aziendali e

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altri titoli. Qui! Group ha infatti brevettato un buono smaterializzabile, dotato di codice univoco (del tipo codice a barre o simili), che identifica e certifica la validità del buono in tempo reale. Il codice è ricoperto da uno strato di materiale asportabile. Ciò permette all’esercente, una volta ricevuto il buono, di validarlo in tempo reale, inquadrando il codice con il lettore ottico o direttamente col proprio smartphone, tramite l’App Passpartù, e al contempo di fatturarlo on line. Ciò attribuisce un notevole risparmio ai negozianti e permette di scongiurare il pericolo dei buoni falsi e non verificati.

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QUI! Group Fondato nel 1989 da Gregorio Fogliani, il Gruppo chiude il 2012 raggiungendo i 525 milioni di euro di fatturato, continuando il trend di crescita, con 20 milioni di utenti complessivi dei propri servizi, 150 mila esercizi sul territorio nazionale convenzionati ai servizi TornaQUI!, oltre 7.000 fra Enti ed Aziende clienti, 1.000 fra dipendenti e collaboratori, di cui oltre il 70% di quote rosa. QUI! Group opera in 4 settori: welfare aziendale e sociale, moneta elettronica e sistemi di pagamento, sviluppo reti e sistemi di loyalty, software e consulenza ICT. La forte propensione all’innovazione ha portato il Gruppo all’ideazione di piattaforme tecnologiche flessibili, creando una vera e propria autostrada dei servizi. Fulcro del sistema è la Rete di esercizi commerciali convenzionati, dotati di terminali PoS e la Carta multifunzione (o il cellulare) che, grazie alle tecnologie Qui! Group, sono in grado di sostituire il badge aziendale, il carnet cartaceo di buoni pasto e possono integrare numerose altre funzionalità (sistema di pagamento attivo, programma di fidelizzazione con sconti nel circuito di esercizi convenzionati, rilevamento presenze e altre specifiche esigenze aziendali).

3M Italia - Expert System Firmato accordo per lo sviluppo di sistemi avanzati per il controllo e la codifica della documentazione in campo sanitario 3M Health Information Systems, divisione 3M specializzata nello sviluppo di strumenti informatici avanzati per la classificazione delle attività ospedaliere e per la programmazione di sistemi sanitari, ed Expert System, leader in tecnologia semantica per la gestione delle informazioni, hanno concluso un accordo secondo il quale verranno sviluppati congiuntamente prodotti per migliorare la gestione e il controllo delle attività svolte all’interno delle strutture ospedaliere. L’accordo sottoscritto tra le due società prevede significative op-

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portunità di business grazie alla messa a punto di innovativi sistemi di analisi e di codifica delle attuali informazioni cliniche. L’integrazione con strumenti di analisi semantica dei testi permetterà infatti di controllare la completezza della cartella clinica e automatizzare la fase di codifica del ricovero in ICD9 e ICD10, con l’obiettivo di semplificare il processo di controllo, prendere decisioni più accurate, risparmiare tempo e risorse. “Per 3M Health Information Systems – ha dichiarato Rino Feduzi, Health Information Systems

Business Manager di 3M Italia - questo accordo si inserisce in un piano strategico 3M globale di continuo sviluppo di nuove soluzioni e di nuovi servizi informatici per le strutture sanitarie. Abbiamo scelto di collaborare con Expert System perché riteniamo che la loro leadership nel campo dell’analisi semantica potrà portare un notevole contributo di innovazione nell’informatizzazione sanitaria”. “Grazie alle potenzialità del nostro software, che capisce il significato delle parole – ha dichiarato Stefano Spaggiari, Amministratore Delegato di Expert System – age-

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dalle aziende voliamo una codifica automatica più corretta e veloce, snellendo il processo di controllo. L’accordo sottoscritto con 3M Health Informa-

tion Systems ci permette di unire le rispettive competenze per fornire risposte adeguate al problema della gestione informativa nel complesso

settore della cura della salute e delle prestazioni professionali”.

Nuance Power PDF Libera professionisti e aziende dai compromessi delle soluzioni PDF tradizionali Nuance Communications annuncia al mercato italiano Nuance Power PDF, la soluzione documentale ricca di funzionalità utili per incrementare la produttività degli utenti, ad un costo vantaggioso tale da consentirne una distribuzione massiva in tutta l’azienda. Power PDF garantisce alte prestazioni e un utilizzo semplice e intuitivo, che permette agli utenti maggiore libertà d’azione rispetto alle applicazioni PDF tradizionali. Grazie a Power PDF, gli utenti dispongono di tutti gli strumenti necessari per creare, gestire, condividere e proteggere i file PDF, con funzionalità aggiuntive – esclusive di Nuance - per la conversione di documenti, la ricerca, la connettività e molto altro ancora. Power PDF è in grado di convertire in modo accurato i file PDF in documenti Microsoft Office® editabili, ma anche di unire e assemblare documenti provenienti da fonti diverse, in un unico PDF e di collaborare sui file PDF grazie a strumenti potenti e completi. Power PDF è posizionato con un costo per licenza vantaggioso,

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Gestione Agenti Prodotto di punta per chi si occupa degli agenti di commercio Novità in arrivo per chi si occupa di gestire provvigioni e contributi degli agenti di commercio. Inaz arricchisce la propria offerta di software gestionali dedicati alle imprese e agli studi professionali con Gestione Agenti, l’applicativo web firmato da Nilobit CZ, di cui Inaz ha recentemente acquisito la quota di maggioranza. «Con l’acquisizione di Nilobit – dichiara Linda Gilli, presidente e amministratore delegato di Inaz – aumenta il valore della nostra offerta di software e servizi e si conferma la nostra vocazione a proporre soluzioni specifiche e su misura per tutte le realtà che mettono le persone al centro e ri-

cercano gli strumenti più avanzati e tecnologici per organizzarle». Gestione Agenti risolve a chi si occupa degli agenti di commercio moltissimi problemi: dalle certificazioni agente relative a contributi Enasarco, Firr e indennità suppletiva di clientela, alle indennità (meritocratica e di mancato preavviso, con relativa certificazione), fino alla corretta gestione della lettera agente per cessazione rapporto. E ancora, consente il calcolo di ulteriore indennità suppletiva di clientela ed eventuale patto di non concorrenza, crea lo storico dei dati di agenti e provvigioni, elabora

il PGD utile per le aziende con oltre 100 agenti. Calcola le provvigioni, invia la fattura in nome e per conto dell’agente (oppure, fattura proforma) e passa i dati alla contabilità per il pagamento. Serve anche agli agenti stessi, che possono verificare online (attraverso un portale dedicato, anche in versione mobile) contributi e fatture. La sicurezza è massima, grazie all’accesso alle informazioni profilato per ciascun utente e l’utilizzo del protocollo https. Inaz garantisce la continua manutenzione contrattuale e normativa e fornisce consulenza tecnica e applicativa.

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