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“È morta la giustizia" celebre frase del Marchese Onofrio del Grillo. O forse non è mai nata! In uno stato democratico, o almeno come lo si definisce dal 1945 dopo la fine della II guerra mondiale, si apre la Costituzione Italiana e all’articolo 3 (facente parte dei 12 principi fondamentali della nostra democrazia) si legge che tutti i cittadini sono pari davanti alla legge senza alcuna distinzione di sesso, razza, religione, lingua, opinioni politiche e condizioni sociali. Ecco, ieri la morente giustizia ha dimenticato quest’ultimo particolare, ha omesso la condizione sociale. Stefano Cucchi era un ragazzo di 31 anni, un ragazzo che davanti a sé aveva una vita, che forse se la sarebbe voluta costruire come vorrebbero un po’ tutti; fermato una sera di qualche anno fa con un po’ di droga in tasca, grave errore perché quel po’ di droga gli è costata dapprima l’arresto e subito dopo la morte, avvenuta, guai a metterlo in dubbio, per motivi di salute. Sarebbe morto anche a casa, la perquisizione, l’arresto, la traduzione in carcere non c’entrano assolutamente nulla con la morte, sopraggiunta soltanto qualche giorno dopo il suo trasferimento dal carcere romano di Regina Coeli all’ospedale Sandro Pertini. Sarebbe morto ugualmente, i lividi sul corpo gli sarebbero venuti lo stesso, il viso si sarebbe tumefatto senza motivo, dal giorno alla notte, anzi dalla notte al giorno, si sarebbe svegliato una mattina et voilà avrebbe trovato sangue su tutto il suo corpo. Eh ma la natura umana è incontrollabile, come i terremoti, non sai mai quando succede e cosa può succedere, un momento prima stai bene, un momento dopo se ti dice bene entri in terapia intensiva e chissà se ne esci. L’autolesionismo, ma non da intendersi come lesione volontaria sul proprio corpo, ma come risposta autonoma del corpo allo stare troppo bene, è una malattia che da ieri è da tenere sotto osservazione costante. Possono spuntare lividi, rompersi ossa, organi interni senza che tu lo voglia e senza che un medico, che per grazia divina impegna dieci anni della propria vita a studiare il corpo umano, sia in grado di risolvere. Si muore così, in fondo succede a molti, ora non si capisce tutto questo accanimento mediatico contro i secondini in primis alle quali cure è stato affidato il TossicoSpacciatoreSbandatoPocoDiBuonoRelittoDellaSocietàIngannatoreParassita (da leggere tutto d’un fiato mi raccomando), ma sano fisicamente (precisiamo), Stefano Cucchi e contro i medici in secundis ai quali è stato dato l’arduo compito di rimediare ad una situazione nuova per la scienza mondiale di autolesione corporale. In fondo, tanta gente giovane muore, chi d’incidente stradale, chi stroncato da un male incurabile, chi addirittura ammazzato da un proiettile vacante o chi per cause naturali; si Stefano Cucchi è morto per cause naturali, sarebbe morto nel letto di casa sua la stessa mattina e la stessa ora in cui è morto realmente. Fossi stato un suo familiare avrei donato il suo corpo alla scienza, alla medicina, magari grazie a lui qualche luminare avrebbe trovato l’antidoto ad una morte così violenta e straziante tanto da far impazzire la sua famiglia che non paga della cartella clinica e del certificato di morte, si è messa addirittura in testa di denunciare guardie, medici e infermieri. Sono cose senza ritegno in uno stato democratico dove la giustizia è garantita per tutti ed è per tutti uguale, dove in ogni aula di tribunale campeggia la scritta “La giustizia è uguale per tutti”, dove le leggi sono applicate allo stesso per ogni cittadino che sia esso italiano o straniero, ma colto in fallo nel suolo italico, dove esiste un codice penale e civile che è un’enciclopedia della democrazia e della giurisprudenza italiana, macché europea se non mondiale, dove ogni articolo e comma viene intrapreso per garantire la legalità e la piena dignità e libertà dei diritti di ogni singolo essere umano. Rabbrividisco al solo pensiero che una famiglia abbia chiesto una delucidazione ai magistrati, montando un caso mediatico intorno alla figura di un ragazzo che era un nulla facente e un parassita della società italiana; di persone come Stefano Cucchi ce ne sono a migliaia in Italia, Federico Aldrovandi o Giuseppe Uva, altri morti di freddo, come a volte si crede sia morto Gesù Cristo; nessuno li ha mai toccati, nessuno ha mai torto loro un capello. Sono morti per cause naturali, magari per mancanza di una sana e corretta alimentazione, magari perché l’uso di alcool e droghe leggere li ha debilitati.


È di qualche giorno fa la notizia che Mario Placanica, zelante carabiniere che il 20 luglio del 2001 uccise per legittima difesa il sovversivo Carlo Giuliani, è alla sbarra per violenza sessuale nei confronti della figlia. Legittima difesa giustamente utilizzata nei confronti di un sovversivo, figlio putativo del più terribile Feltrinelli, che con un estintore voleva ucciderlo, forse, non lo si saprà mai, ma ipse dixit la giustizia al termine dei processi e così dobbiamo attenerci. Non fu forse eccesso di legittima difesa? Ma è un mio pensiero, venutomi in mente alla luce di quel che ho letto su qualche giornale. Rabbrividisco al solo pensiero che ancora si debba specificare, nel 2013 non nell’VIII secolo dopo Cristo, che la giustizia è uguale per tutti, la interpreto quasi come un’excusatio non petita, accusatio manifesta da parte dei legislatori, come se volessero mettere le mani avanti per non cadere indietro o peggio, volessero fasciarsi la testa prima ancora di rompersela. In fondo Stefano Cucchi è stato solamente un TossicoSpacciatoreSbandatoPocoDiBuonoRelittoDellaSocietàIngannatoreParassita (mi raccomando sempre di leggerlo tutto d’un fiato) che una sera ha avuto la sfortuna di incontrare due zelanti poliziotti che hanno applicato la legge di cui sopra è uguale per tutti; sicuramente non era la prima volta che girava per Roma con un quantitativo di droga, ma le altre volte gli aveva sempre detto bene, aveva ingannato la legge ed era scampato all’arresto. Ma questa volta no, la dea bendata della fortuna si è levata il fazzoletto che ha intorno gli occhi e ha smascherato finalmente, senza alcun problema perché è lei che decide le sorti e le altrui vicende, un TossicoSpacciatoreSbandatoPocoDiBuonoRelittoDellaSocietàIngannatoreParassita. Ma come rispose Paolo Stoppa ad Onofrio del Grillo, alias Papa VII, che la giustizia non è di questo mondo. Confidiamo in questo dio che tutto sa, tutto vede e tutto giudica. Prima o poi la morte arriverà per tutti e la giustizia, che non è assolutamente di questo mondo perché non è né uguale per tutti né applicabile nei modi giusti a tutti. Tra qualche giorno sapremo le motivazioni della sentenza. Intanto qualcuno chiederà la riapertura del processo perché secondo loro giustizia non è stata fatta e qualcun altro lo richiederà perché è stato incolpato ingiustamente per ciò che ha commesso non da solo.


Sentenza di morte per stefano cucchi