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dall’amministrazione comunale

Contiene I.R.

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sommario Vallarsa Notizie EDITORIALE 1 Vallarsa Notizie in valle e nel mondo IL SALUTO DEL SINDAcO 2 Serve collaborazione per reagire alla crisi DALL’AmmINISTRAzIONE cOmUNALE 3 Notizie in Breve 4 Concessione contributi e benefici 4 Le commissioni 5 Rifiuti: anche il Tetrapak ora può essere riciclato 6 L’estate dei bambini al “Parco della fantasia” 7 Lavori alla scuola dell’infanzia di sant’anna 8 Piano di zona giovani 9 L’aquila 18 mesi dopo 10 Cosmajon, la baita degli anni ‘30 rivive 12 La popolazione in vallarsa 12 Arriva in valle la nuova rete wireless DAI gRUppI cONSILIARI 13 Vallarsa domani 14 Lega nord trentino 15 Per la valle e la sua gente DALLA FORESTALE 16 Il recupero della pozza di malga Campogrosso 17 Un nuovo comandante per la Stazione Rovereto e Vallarsa DALLA BIBLIOTEcA 18 Biblioteca....non solo libri LE NOVITÁ IN VALLE 19 Orienteering sulle piccole Dolomiti DALLE ScUOLE 20 Viaggio d’istruzione al Museo Caproni 21 I racconti

Giovani Sant’Anna Sala giovani Albaredo Circolo Lamber Sat Vallarsa I NOSTRI STUDENTI 48 Dottore, dottore ... LA VALLARSA IN LIBRERIA 51 La prova del fuoco di Carlo Pastorino 52 Mosè Masai di Alice Robol DAI LETTORI 54 Le auto storiche in Vallarsa 55 La lingua cimbra in Vallarsa non è morta 56 La Cina, un tuffo di 15 giorni in una diversa cultura 58 Verso il Brasile con i Giovani Solidali 60 Una targa tra le rocce del Kerle in memoria di Gianni Cobbe 61 Lettere 44 45 46 47

DALLA cASA DI RIpOSO 22 Donare qualche ora e un sorriso agli ospiti 23 La mia esperienza alla casa di riposo DALLE pARROccHIE 24 I magnifici otto 26 Il Re leone, ogni pomeriggio al Grest 27 Allegria e passeggiate a malga Fratte ORIgINI, STORIA, ATTUALITÁ 28 Prime delle montagne: dinosauri e rettili fossili in Vallarsa 30 L’oro in Vallarsa, leggenda o realtà? DALLE ASSOcIAzIONI 32 Orsa Maggiore 33 Unione sportiva Vallarsa 34 Comitato Fiera di San Luca 35 Movimento pensionati 36 Coro Pasubio 37 Vigili del Fuoco 38 Centro studi museo etnografico 39 Ferrari Club 40 Tra le rocce e il cielo 41 Pasubio 100 anni 42 Comitato Obra 43 Camposilvano è

Foto in copertina “Brina, Maso Geche” di Marco Angheben

Vallarsa Notizie Periodico semestrale del Comune di Vallarsa anno XIII, n. 47, dicembre 2010 Direttore Responsabile Stefania Costa Comitato di Redazione Renato Angheben Fabiola Angheben Stefania Costa Ornella Martini Rudi Piazza Massimo Plazzer Recapito Comune di Vallarsa, fraz. Raossi Stampa e impaginazione Grafiche Futura • Mattarello Il notiziario è consultabile sul sito del comune www.comune.vallarsa.tn.it sezione: “il comune”


editoriale

Vallarsa Notizie in valle e nel mondo

Dopo il primo passo con il numero di agosto prosegue il cammino di Vallarsa Notizie e del suo nuovo comitato. Dopo aver presentato la nuova grafica, grazie ai preziosi contenuti dei numerosi collaboratori, vi presentiamo il nuovo numero della rivista, sperando che possa essere una lieta lettura per le lunghe serate invernali. Vogliamo salutare i lettori anche per comunicare che il comitato di redazione da questo numero ha un membro in più. Ci ha raggiunto Fabiola, rappresentante del consiglio di biblioteca nominata nel corso dell’estate. Il gruppo è ora completo. Completo ma non chiuso. Vallarsa Notizie è la rivista del Comune di Vallarsa e vuole dare spazio e voce alle diverse realtà della nostra valle: alle associazioni e all’amministrazione, ai gruppi consiliari (che in questo numero hanno una pagina a loro disposizione) e ai lettori, ai più piccoli come agli anziani. Il periodico vuole dare risalto alle vicende che riguardano la storia e i fatti d’attualità e alle iniziative che nascono sul nostro territorio. Per questo ogni collaborazione è ben accetta. Accogliamo chi ha voglia di scrivere, e invitiamo tutti a suggerirci idee, argomenti da trattare e temi da approfondire. Gli interessati possono scrivere

all’indirizzo e-mail: vallarsanotizie@comune.vallarsa.tn.it o stefania.costa@infinito.it o spedire una lettera in municipio. Oltre a questo vogliamo portare un saluto e un augurio di buone feste a tutti quelli, e sono tanti, che non risiedono in Vallarsa ma leggono il nostro notiziario. Sembrerà impossibile, ma Vallarsa Notizie è diffuso in tutto il mondo. Sono numerosissimi gli emigrati che rimangono legati alla nostra valle anche attraverso il notiziario comunale. Per questo il giornale della Vallarsa viene spedito ai quattro angoli del mondo, dall’Australia al Cile, dal Canada all’Eritrea, passando naturalmente per Francia, Germania, Svizzera e Italia, dove il periodico è inviato in tutto il territorio, dalla Calabria a Bolzano. Questa è una bella soddisfazione, ma anche un costo di spedizione non indifferente per il Comune. Per evitare che copie inviate a indirizzi sbagliati o inesistenti vadano gettate chiediamo a chi non è residente in Vallarsa, e vuole continuare a ricevere il notiziario, di confermare il proprio recapito. Prima di lasciarvi alla lettura, vogliamo augurare a tutti buon Natale e felice anno nuovo!

IMPORTANTE Stiamo sistemando l’indirizzario di Vallarsa Notizie. Per questo preghiamo i lettori residenti fuori dal Comune di Vallarsa, che vogliono continuare a ricevere la rivista, se non l’hanno già fatto lo scorso anno, di confermare il proprio indirizzo o comunicare eventuali variazioni di domicilio entro e non oltre l’1 maggio 2011. Per farlo si può: • inviare una comunicazione per posta a Comune di Vallarsa, Redazione di Vallarsa Notizie, fraz. Raossi, 38060 Vallarsa • via mail all’indirizzo vallarsanotizie@comune.vallarsa.tn.it • per telefono al numero 0464 860860 • per fax al numero 0464 869147 I modi sono numerosi. Chi non darà conferma verrà cancellato dall’indirizzario e non riceverà più il bollettino per posta.

Il comitato di redazione

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Il saluto del sindaco

Serve collaborazione per reagire alla crisi e ultime generazioni sono state spettatrici di uno dei più profondi e radicali cambiamenti che abbiano investito l’umanità e, in conseguenza, anche la nostra valle. I tempi in cui l’economia della nostra comunità era basata sull’autoconsumo sembrano molto distanti, ma in realtà si tratta di poche decine d’anni. Il nostro modo di vivere, le risorse di cui disponiamo, la qualità della vita sono profondamente diversi da quelle che caratterizzavano la vita dei nostri padri. Per molti anni abbiamo pensato che questo cambiamento fosse irreversibile, che i tempi duri fossero definitivamente alle spalle, che il domani sarebbe stato sicuramente migliore dell’oggi. Negli ultimi tempi, tuttavia, questa certezza è venuta meno. Anche in conseguenza della recente crisi economica ci si interroga sul futuro, ci si chiede se le attuali difficoltà siano un momento passeggero o se ci aspetta, inevitabilmente, un futuro difficile. Pur se in misura attenuata, rispetto ad altre regioni, le difficoltà economiche iniziano a farsi sentire anche da noi e, soprattutto, vi è un clima di pessimismo che non aiuta a considerare serenamente il futuro. Per molti anni la gente della nostra valle è partita portando con sé poche cose in una valigia di cartone. Non cambierebbe poi molto se invece che con una valigia di cartone si dovesse partire con una valigetta con dentro un computer.

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Cosa fare allora per invertire questa possibile tendenza? E’ pacifico che molte cose, forse le più importanti, non dipendono da noi. Le grandi scelte vengono prese altrove e la nostra capacità di influire sulle stesse appare quanto mai debole. Non per questo dobbiamo semplicemente rassegnarci. Personalmente ritengo che, con l’impegno di tutti, alcuni risultati positivi possano essere raggiunti. In che direzione è allora necessario attivarsi? Credo che sia necessario intervenire in almeno tre direzioni. In primo luogo è necessario attivarsi per aumentare i posti di lavoro in valle. In questa direzione alcuni risultati sono stati raggiunti, ma è necessario, sicuramente, fare di più. L’esperienza dei patti territoriali si sta concludendo con risultati positivi. Si tratta, ora, di trovare nuovi strumenti per consentire l’attivazione di risorse ed energie. In particolare è necessario cercare di attivare strumenti in grado di assicurare posti di lavoro di qualità per i giovani alle prime esperienze lavorative. In secondo luogo è necessario trovare modalità per valorizzare le risorse naturali di cui la nostra valle è ricca. Tali risorse possono servire sia ai fini della qualità della vita sia come supporto per le attività economiche. Tra queste vi sono indubbiamente l’agricoltura ed il turismo. Attività che accanto alle modalità tradizionali devono e possono essere interpretate in maniera innova-

Geremia Gios

tiva. Ancora vi possono essere attività, basate sulle risorse naturali, del tutto nuove e diverse. Attività per le quali si sta cercando di arrivare a risultati concreti. In terzo luogo va ricordato che la risorsa fondamentale che una comunità ha a disposizione per affrontare il futuro è costituita dalla capacità delle stessa di essere coesa e sapere distinguere tra aspetti fondamentali e cose di poco conto. Da questo punto di vista serve il contributo di tutti. Troppe volte, anche nella nostra valle, si fanno osservazioni e proposte che presuppongono risorse infinite o che non tengono conto dei vincoli giuridici, ambientali e di contesto in cui si è chiamati ad operare. Proposte velleitarie, punti di vista non meditati, richieste sproporzionate non sono di aiuto per il futuro. Uno degli insegnamenti della crisi economica attuale è che non ci sono scorciatoie nè “pasti gratis”. Tutto prima o poi ha un costo. Ritengo, in proposito, che solo il recupero di una visione del mondo che parte dalla sobrietà può consentirci di affrontare, con ragionevoli speranze di successo, il futuro. In questa ottica ognuno è chiamato a dare il proprio contributo. Ed è in questa capacità di dare e non solo di pretendere che stà, forse, il significato vero del Natale che ci apprestiamo a festeggiare. Ed è con questo spirito che auguro a voi un sereno Natale ed un felice anno nuovo.


dall’amministrazione comunale

Notizie in breve UN AUGURIO ALL’OPERAIO COBBE L’operaio comunale Flavio Cobbe, vinto un apposito concorso, ha lasciato l’amministrazione comunale per transitare nei ruoli provinciali. A Flavio un vivo ringraziamento per quanto fatto in questi anni con l’augurio di poter avere molte soddisfazioni nel nuovo ruolo.

MALGA COSMAJON RISTRUTTURATA GRAZIE ALL’UE E’ stata ultimata la ristrutturazione del baito di malga Cosmajon di sopra. L’intervento è stato reso possibile grazie all’utilizzo di contributi dell’Unione Europea e della Provincia Autonoma di Trento. Contributi che sono pari al 100% del costo.

RENDICONTATA LA STRADA PROSEGUE LA CONVENZIONE TRA STREVA E SPIAZZO CON VILLALAGARINA Completata la rendicontazione della nuova Il geometra Alberto Manica che da tempo strada forestale tra Streva e Spiazzo della segue le problematiche dell’edilizia privata Cobe. Il nuovo tracciato consente di utidel comune di Vallarsa continuerà a svol- lizzare una vasta superficie di bosco. gere tale ruolo. Terminata la convenzione con il Comune di Villalagarina che consen- PARTITO L’APPALTO tiva di averne la disponibilità, lo stesso è PER LA STRADA DEL POSTEL stato assunto, dal comune di Vallarsa, a Iniziate le procedure per l’appalto per il part-time per tre anni. Al geometra Ma- collegamento tra Speccheri e maso nica il ringraziamento dell’amministra- Geche attraverso il Postel. Essendo la zione per quanto fatto finora e per quanto base d’asta dei lavori una cifra elevata farà nei prossimi anni. le procedure risultano complesse e l’appalto richiederà alcuni mesi di tempo. SISTEMATI GLI ACCESSI COMPLETATI I LAVORI A COMPERLON Il servizio forestale, con le risorse del AL TATRO-TENDA fondo migliorie boschive, ha sistemato In corso di ultimazione i lavori di ristruttudelle piste d’accesso ai boschi del Com- razione del teatro-tenda in località Casae perlon. In tal modo sarà possibile utiliz- che pertanto con l’anno nuovo dovrebbe zare alcuni lotti boschivi altrimenti non essere disponibile per chi desidera effettuare attività sportiva al coperto. utilizzabili. APPALTATA LA CASETTA DI CAMPOSILVANO Assegnata alla ditta Venturini che ha vinto il relativo appalto, la costruzione della casetta polifunzionale a Camposilvano. Si ritiene che i lavori possano iniziare in primavera.

RIPARTE AD ANGHEBENI IL SERVIZIO TAGESMUTTER Con l’affitto, da parte del Comune, di un appartamento, sfitto da molti anni, dell’ITEA ad Anghebeni riparte il servizio di Tagesmutter per i bambini fino a tre anni. Servizio molto richiesto dai genitori della valle.

FINANZIATA L’INFORMATICA A SCUOLA Su iniziativa del Comune la Provincia ha finanziato anche per il corrente anno scolastico il corso di informatica per gli alunni delle elementari del centro scolastico di Raossi di Vallarsa. PIÙ SICURA LA STRADA ANGHEBENI-SOTTORIVA Sistemato il guard-rail della strada Anghebeni-Sottoriva. L’intervento si è reso necessario al fine di garantire il transito in sicurezza in prossimità dell’abitato di Sottoriva. SISTEMATA LA PASSEGGIATA MARTINI-POIANI Completata la posa in opera della protezione anticadute lungo la strada Martini-Poiani. La scelta del materiale è stata fatta avendo presente che la strada serve principalmente come passeggiata. QUASI 10 MILIONI FINANZIATI IN VALLARSA Del tutto soddisfacente l’attività del patto territoriale delle valli del Leno. Fino a fine novembre sono state accolte domande di finanziamento di privati operanti in Vallarsa per un ammontare di poco inferiore ai dieci milioni di euro. GIOVANI 2011 Anche per il 2011 sarà attivato il piano giovani in collaborazione con i comuni di Trambileno e Terragnolo. La predisposizione del programma è in corso con la partecipazione dei giovani interessati.

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dall’amministrazione comunale

Concessione contributi e benefici ad enti ed associazioni anno 2009 SOGGETTI

IMPORTO €

Vigili del Fuoco Vol.

SOGGETTI

Parrocchie Orsa Maggiore

2.000,00 900,00 300,00 1.000,00

Circolo Culturale Malga Fratte

U.S.Vallarsa

1.500,00

Campo silvano é….

Gym Valley

400,00

Pro Loco Vallarsa Ist.Comprensivo Rovereto Est

3.000,00 400,00

Scuderia Ferrari Club Vallarsa Alpini Vallarsa

IMPORTO € 400,00 3.000,00 300,00 1.500,00

Circolo Culturale Albaredo

850,00 (per sala giovani) 300,00

Circolo Culturale Foppiano

300,00

Gruppo Giovani S. Anna

300,00

Raossi Iniziative

300,00

Comitato fraz. di Obra

300,00

SAT

1.400,00

Comitato Fiera di S.Luca

5.400,00

Centro Studi Museo Etnografico

5.000,00

Coro Pasubio

3.000,00

Comitato Giovani Matassone

300,00

Tra le rocce e il cielo

2.000,00

Adotta il tuo paese Anghebeni

300,00

Movimento Pensionati

3.000,00

Sez. Cacciatori Vallarsa

300,00

Per un totale di euro 37.250, contributi ordinari da delibera di Giunta com. n. 68 del 11/05/2010

Le commissioni COMMISSIONE ELETTORALE Membri effettivi: Stefania Costa (maggioranza) Rudi Piazza, Franca Testa (minoranze) Membri supplenti: Rino Darra, Ornella Martini (maggioranza) Davide Pezzato (minoranze) COMMISSIONE INFANZIA Ornella Martini, Patrizia Galvagni (maggioranza) Franca Testa (minoranza) Un rappresentante per ogni servizio educativo: Tagesmutter, Free Way, Asilo “La grande Quercia” I genitori dei bambini che usufruiscono dei servizi all’infanzia

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COMMISSIONE LEGNA AGEVOLATA Giuseppina Daniele (maggioranza) Franca Testa (minoranze) RAPPRESENTANTI COMITATI GESTIONE SCUOLE DELL’INFANZIA Scuola dell’Infanzia di S. Anna Enrico Vernice (maggioranza) Debora Martini (minoranze) Scuola dell’Infanzia di Raossi Stefano Zulian (maggioranza) Armando Rossaro (minoranze) CONSIGLIO BIBLIOTECA Marco Angheben (presidente) Stefano Bussolon, Stefania Martini,

Giuseppe Mocati (maggioranza) Luca Mosè Trombetta, Gianni Voltolini (minoranze) Elda Pezzato (Istituto comprensivo) Fabiola Angheben, Ivan Cobbe (associazioni) RAPPRESENTANTI CONSORZIO VIGILANZA BOSCHIVA Luciano Rippa, Fabio Cobbe (maggioranza) Davide Pezzato (minoranze) COMMISSIONE SOLIDARIETA’ INTERNAZIONALE Giuseppina Daniele (maggioranza) Gianni Voltolini (minoranze)


dall’amministrazione comunale

Rifiuti: anche il TetraPak ora può essere riciclato a qualche mese c’è una novità nella raccolta differenziata dei rifiuti. È stata attivata in Vallagarina la raccolta dei contenitori Tetrapak. Cartoni del latte e contenitori dei succhi di frutta, materiali poliaccoppiati non dovranno più essere conferiti nel rifiuto residuo (cassonetto verde) ma dovranno essere gettati nel contenitore della raccolta della plastica (cassonetto bianco). Il comprensorio della Vallagarina ha infatti attivato il sistema di riciclo di questi materiali. Una volta raccolti nei contenitori verranno separati nelle tre componenti: carta (75%), polietilene (20%) e alluminio (5%) e con il riciclaggio questi materiali diventeranno nuova carta e materiali plastici anziché finire in discarica come accadeva prima. L’occasione ci permette di fare il punto della situazione sulla raccolta dei rifiuti in Vallarsa. Il sistema adottato dal nostro comune è diverso da quello che vale negli altri comuni della Vallagarina. Da noi è oggettivamente impossibile realizzare una raccolta porta a porta come avviene in molti comuni del fondovalle. I costi sarebbero molto alti data la frammentazione delle nostre frazioni. Un altro sistema adottato è quello di dotare i cassonetti del rifiuto residuo di una chiave in modo che ogni utente possa pesare il proprio prodotto nel gettarlo. In valle, avendo la maggior parte dei paesi lungo una strada, chiudendo i soli cassonetti del residuo rischieremmo che un automobilista di passaggio getti i rifiuti secchi nel cassonetto della raccolta differenziata, “sporcando” il contenuto. Così aumenterebbero i costi del riciclaggio

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e sarebbero vanificati gli sforzi dei singoli utenti. Il sistema sviluppato ad hoc per Vallarsa da Comune e Servizio Ambiente del C10 prevede che i cassonetti della raccolta dei rifiuti (tutti, ad eccezione della campana del vetro) vengano posizionati all’interno di una casetta chiusa. Le chiavi saranno distribuite a tutti gli utenti. In questo modo i cassonetti verranno tolti dalla strada evitando il cosiddetto “turismo dei rifiuti”. Sono attualmente in fase di appalto le prime “casette ecologiche” che saranno realizzate a Raossi, S.Anna e Foppiano e, in seguito, in tutti i paesi. Inoltre sono stati distribuiti i contenitori per la raccolta del rifiuto umido che, se fatta in modo “casalingo”, permette un notevole risparmio sia all’utente (riduzione della Tariffa di Igiene Ambientale) sia al Comune (meno spese per la raccolta). Molti hanno già preso il bidone per il compostaggio o indicato un luogo dove depositare il rifiuto umido. Chi svolge questa pratica avrà certamente notato come il volume del rifiuto secco si sia notevolmente ridotto. È questo un fatto molto importante perché riduce la quantità di materiale che viene stoccato in discarica. Per concludere il discorso, facciamo anche un rapido ripasso delle modalità di raccolta degli altri rifiuti. Per la raccolta di quelli ingombranti va contattato l’apposito servizio di raccolta al numero verde 800.024.500 (lun-ven 8.00-12.30 e 14.0018.00). I rifiuti pericolosi (olio, batterie, medicinali) sono ritirati dall’apposito furgoncino che è il 1° giovedì del mese a Foppiano e il 3°

Massimo Plazzer

giovedì del mese a Raossi. Per gli altri rifiuti si devono usare gli appositi cassonetti: giallo per la carta, bianco plastica, marrone umido, campana verde vetro e lattine, contenitore arancio abiti usati. In Vallarsa da gennaio a ottobre 2010 su 522,65 tonnellate di rifiuti, 360,29 tonnellate rappresentano l’indifferenziato (secco, ingombranti e spazzamento strade) mentre 172,36 tonnellate di rifiuti sono derivanti dalla raccolta differenziata, che in Vallarsa in questo arco di tempo rappresenta il 38,82% del totale. È questo un dato senz’altro positivo ma che dobbiamo continuare a migliorare. Raccogliere e differenziare i rifiuti è un segno di civiltà, per questo l’impegno è di migliorare sempre più questo dato, anche coinvolgendo in prima persona le associazioni della valle che, essendo luoghi di ritrovo, possono trasformarsi in occasioni di condivisione di queste buone pratiche.

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dall’amministrazione comunale

L’estate dei bambini al “Parco della fantasia” uongiorno a tutti! Sono Alice, colei che è stata la coordinatrice-animatricetraslocatrice nonché donna delle pulizie della Colonia di Vallarsa 2010! Quando mi è stato chiesto di scrivere un breve articolo sulla Colonia di quest’anno la prima cosa che mi sono chiesta è stato: breve?!?! Come si può raccontare in maniera breve un’esperienza che è durata più di due mesi, con protagonisti dei bambini straordinariamente particolari, e con ben tre traslochi nel mezzo? Risposta: dall’inizio! Dunque: la Colonia di Vallarsa 2010 ha preso il nome di “Il Parco della Fantasia” ed ha avuto due ospiti speciali, Gianni Rodari e Bruno Munari. Leggendo e osservando le opere di questi due grandi

Alice Comerlati

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artisti, i bambini hanno potuto giocare a rivoluzionare favole e storie, a costruire oggetti, alberi e animali strani con materiali poveri ed a divertirsi ad utilizzare la loro fantasia assieme agli altri partecipanti. Questo, naturalmente, ha costi-

tuito solo una piccola parte del lavoro e delle attività che sono state proposte. Il programma è stato infatti arricchito da uscite, incontri con gli esperti, giochi asciutti e bagnati, momenti di relax e di grande impegno collettivo… e da alcuni spostamenti di sede! Cosa che per altro ha creato più disagio a noi animatrici che ai bambini, i quali hanno risposto con entusiasmo ai vari cambiamenti, aiutandoci con scatole e scatoloni, e comportandosi meglio di una vera squadra di traslocatori (consiglio ingaggio immediato solo a patto di non avere materiale troppo fragile!). Ah già, altro elemento caratterizzante della nostra Colonia è stata la sua colonna sonora. Dovete infatti sapere che abbiamo proposto-imposto che tutte le mattine ci fosse un bel momento di risveglio muscolare da fare tutti assieme, così da scuotere dal torpore i cuccioli con gli occhi ancora chiusi e prepararli


dall’amministrazione comunale per la giornata di “lavoro”: un po’ di ginnastica, alcuni balli di gruppo e quindi: la WAKA-WAKA! Dopo averla sentita per nove settimane, 5 giorni su 7 (per me anche di più, visto che l’ho messa come suoneria del cellulare), la possiamo davvero definire il tormentone dell’estate della Colonia di Vallarsa 2010. Ce ne sarebbero di cose ancora da raccontare: le uscite del martedì e giovedì a Vallarsiland, dove ci aspettava la mamma di Annalisa con torta e succo di frutta; oppure gli incontri con i Vigili del Fuoco e gli allievi di Vallarsa (…e sono bravissima a non fare nomi ma sappiate che il fascino della divisa colpisce anche in tenera età!), con Luciano della SAT (non cresceranno più noccioli per i prossimi 10 anni per colpa nostra!), con l’artista Alice Robol, con Lara e

Luna, amiche della pet-therapy, e Marco, Pablo, Patriki e Mattheus, Mykaell, Daniele Za., Chiara e DaAntonio con il Ludobus… Per non parlare dei giochi d’acqua niele Ze., Rosa, Giuseppe, Sara e e della piscina gelata nella quale Daniele Zu., Marco e Emanuel, Ansono state sfidate bronchiti e bron- drea DeS., Jenny e Andrea, Giulia T, copolmoniti! O della sabbiera, al- Giorgio e Anna. Grazie per essere stati con noi e l’interno della quale sono stati sepolti un numero indefinito di au- arrivederci al prossimo anno! tomobiline e animali di plastica (chissà se rivedranno mai la NIA luce del sole!). COSTI COLO Quello che di sicuro io e le 010 al 27 agosto 2 altre animatrici, Annalisa, VeDal 21 giugno ze ronica e Katia non dimentichedi 108 presen con un totale remo, sono i volti e la simpatia .057,50 dei 34 bambini che ci hanno E COLONIA € 19 COSTO GESTION accompagnato in quest’avven€ 4.278,50 I ST PA O ST O C tura estiva: Francesca, Giovanni, € 4.049,98 O RT O SP A TR O Alessandro, Sebastiano, ElisaCOST € 171,94 betta e Marika, Michaell, DaCOSTO MERENDE € 27.577,92 miano, Giulia e Martina, TOTALE Federico, Asia, Sharon, Davide e

Lavori alla scuola dell’infanzia di S.Anna Massimo Plazzer

avimenti nuovi e un’aula per la ginnastica. Sono queste le novità che negli ultimi mesi hanno interessato l’asilo comunale di S.Anna. Nel corso dell’estate, durante le analisi di routine, si è scoperto che alcuni pavimenti dello stabile contenevano tracce di amianto. Ciò è comprensibile in quanto lo stabile è stato ristrutturato negli anni ’80 mentre la nocività del materiale è stata comprovata di recente e l’amianto è fuori legge dal

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1992. Nel corso dell’estate ci si è quindi adoperati d’urgenza alla bonifica e rimozione dei pavimenti che sono stati sostituiti con una pavimentazione adatta. Le analisi e i lavori hanno fatto slittare di un paio di giorni l’inizio dell’anno scolastico ma ciò era inevitabile e genitori e insegnanti hanno capito. Un’altra grossa novità è invece arrivata alla fine di novembre. Si tratta di un modulo prefabbricato allestito ad aula scolastica che è stato mon-

tato nel giardino sul retro. Permetterà agli asilotti di fare attività motoria anche in inverno, quando in giardino fa freddo o c’è la neve. Si è pensato ad un modulo prefabbricato, consistente in tre container appositamente costruiti da una ditta specializzata, in quanto soluzione più veloce ed economica per risolvere il problema sentito da tempo. In estate i bambini e le maestre decoreranno le pareti esterne, per renderlo più bello.

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dall’amministrazione comunale

Piano di Zona Giovani, un 2010 con le bollicine uello che il Tavolo Giovani sta per lasciarsi alle spalle è il quinto Piano annuale “Punto in Comune”. In questi anni il Tavolo ha portato un nuovo sistema di fare politiche giovanili, azioni concrete che sono partite dal territorio e che hanno trovato nel Tavolo “l’humus” per crescere. Tra i progetti messi in atto nel 2010 certamente alcuni hanno lasciato il segno. Primo fra tutti il corso animatori che ha permesso di formare sei ragazzi. Quattro giovani di Trambileno e Vallarsa sono divenuti esperti nell’animare dei gruppi di bambini con attività ludico educative ed altre due ragazze di Trambileno nella realizzazione di un laboratorio del colore naturale. Il loro contributo è stato preziosissimo, i bambini di Trambileno hanno apprezzato i laboratori fatti. Il progetto “Funsquola” ha permesso, e sta permettendo ai ragazzi di scuole medie e superiori, di avere aiuto nello studio individuale di varie

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materie. Attualmente gli insegnanti offrono il loro aiuto in: matematica, materie scientifiche, italiano, inglese, storia, latino e greco. Lo stesso progetto ha aperto inoltre le porte della sala giovani a Trambileno e delle biblioteche di Vallarsa e Terragnolo con compiti e piccoli laboratori con giochi cognitivi. La disponibilità delle ragazze, che in tutti e tre i comuni hanno aiutato nell’aprire lo spazio ai più piccoli, è stata grande e speriamo che il loro sforzo venga sempre più riconosciuto sollecitando la partecipazione dei bambini nelle attività da loro proposte. Tengo a puntualizzare che le ragazze sono supportate nella loro attività, ma nella realizzazione dei laboratori e nella gestione dello spazio compiti sono assolutamente le vere protagoniste. E’ iniziato anche il laboratorio di teatro “Liberamente creando”... verso Natale i piccoli attori di Trambileno e di Vallarsa presenteranno il lavoro svolto nel corso tenuto da Annalisa Morsella con uno spetta-

Elisa Pizzini

colo aperto al pubblico.. sarà assolutamente da non perdere! Da maggio si sta svolgendo il corso di programmazione web e web design: la prima parte tenuta da Luigi Comper, e la seconda da Federico Sannicolò. Dopo circa quaranta ore di corso il cyberspazio non è più un mistero.

Indimenticabile è stato anche il viaggio in Abruzzo inserito nel progetto “Crescere in sicurezza”: tre giorni in visita nei luoghi colpiti dal sisma; un progetto che ha visto protagonisti i corpi allievi volontari dei vigili del fuoco. Quello che sta per finire è stato un anno molto importante per il Piano Giovani. Si sono avvicinati alle nostre iniziative molti ragazzi, genitori, ed i giovani hanno avuto un ruolo vero di protagonisti nell’ideazione e realizzazione delle attività. In conclusione sono felice di verificare che le iniziative hanno avuto risposte positive e possiamo dire sia stato un anno “con le bollicine”. Ma non finisce qui... il 2010 non è ancora finito... è appena cominciato “Cucinsieme”, sta per arrivare un percorso per conoscere la montagna, incontri per genitori e ragazzi su temi importanti e ci sarà probabilmente anche un’uscita, quindi... restate allerta!


dall’amministrazione comunale

L’Aquila 18 mesi dopo l piano di zona giovani delle Valli del Leno assieme ai Vigili del fuoco volontari di Terragnolo, Trambileno e Vallarsa ha organizzato nei primi giorni di ottobre un viaggio in Abruzzo. A 18 mesi di distanza dal terremoto che ha colpito la città di L’Aquila e i territori limitrofi, si è voluto organizzare un viaggio all’interno del progetto “Crescere in sicurezza”, per capire cos’è successo e cos’è cambiato

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dopo un anno e mezzo dal sisma. Sono stati 47 i partecipanti dei tre comuni dagli 11 ai 30 anni. Il percorso è cominciato con una serata nella quale si è cercato di capire cos’è il terremoto e quali danni può provocare. Il geologo Marco Avanzini ha illustrato le dinamiche che portano al sisma spiegando ai partecipanti come e perché si crea. I volontari che sono stati in Abruzzo nei giorni immediatamente seguenti al terremoto hanno invece portato la loro esperienza e numerose fotografie. Nei giorni 1, 2 e 3 ottobre si è invece svolto il viaggio. Con il pullman guidato dall’amico Antonio

siamo partiti da Vallarsa per arrivare a Barisciano, un piccolo comune a pochi chilometri da L’Aquila. Con l’aiuto dell’assessorato alla solidarietà internazionale della provincia autonoma di Trento abbiamo contattato il sindaco del Comune che si è reso disponibile ad ospitarci nella palestra del paese e a farci da guida nei luoghi distrutti. Nella prima sera è stato quindi allestito il nostro “campo” con sacchi a pelo e materassini per dormire due notti come le hanno passate i tanti sfollati rimasti senza casa. Il giorno seguente abbiamo visitato la città, profondamente ferita nel suo centro storico e dove la ricostruzione davvero non si vede, mentre nel tardo pomeriggio abbiamo partecipato ad una cerimonia nella chiesetta del paese che è stata costruita con i contributi raccolti anche dalla cooperativa “Piccole Dolomiti” delle scuole elementari di Vallarsa. In questa sede abbiamo anche incontrato i giovani della Pro loco del paese che ci hanno accolti a braccia aperte organizzando un rinfresco. La mattina dell’ultimo giorno, prima di ripartire, abbiamo invece avuto modo di entrare nella “zona rossa” del paese di Picenze, frazione di Barisciano. Passeggiando tra i vicoli e le case puntellate, entrando nelle stanze abbandonate nel cuore della notte o nella chiesa piena di detriti, ci siamo resi conto di come il terremoto abbia improvvisamente

stravolto la vita di migliaia di persone. Il percorso si è concluso in Trentino. Un altro momento importante infatti è stata la visita alla caserma dei Vigili del fuoco di Trento per capire come funziona la nostra protezione civile. A Terragnolo si è svolta la serata che ha chiuso il percorso formativo. Alla presenza dell’assessore provinciale Lia Giovanazzi Beltrami è stato spiegato il percorso e proiettato il filmato del viaggio che è stato senz’altro istruttivo ed emozionante e ha permesso ai gruppi delle tre valli del Leno di conoscersi meglio. Il viaggio era solo un primo passo del progetto “Crescere in sicurezza” che all’interno del piano di zona giovani continuerà proponendo attività per i ragazzi di Vallarsa, Trambileno e Terragnolo pensate per essere un po’ più consapevoli dei rischi ed acquisire qualche basilare nozione di sicurezza e divenire bravi cittadini.

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dall’amministrazione comunale

Cosmajon, la baita degli anni ‘30 rivive

C. F. Giorgio Broz

l rifacimento della baita di Cosmajon di Sopra è stato un lodevole esempio di sistemazione di uno stabile comunale da tempo abbandonato e completamente in rovina. E’ stato anche il recupero di una memoria storica e motivo di riconoscenza per i “valarseri” che lassù hanno lavorato per costruire le cascine della malga negli anni ’30. Hanno lavorato anche per recuperare pascolo per il bestiame e, con i poveri mezzi che avevano, ci si può immaginare in quali condizioni. L’orgoglio si può vedere in una foto di allora, concessa gentilmente

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ritrova. Era allora Cosmajon una grande superficie a pascolo di moltissimi ettari, un enorme vallone sospeso sulla sinistra orografica di Val Foxi. Pascolo “alto” di malga Buse fino agli anni ‘50 e in quel periodo affittato dal Comune al consorzio di Raossi e caricato con bovini. Dopo questa data sono stati malgari vicentini, di S. Antonio, ad utilizzare questa malga ancora con bovini e fino alla metà degli anni ‘60. Pascolo lontano e scomodo abbinato in seguito al confinante di malga Pasubio di Sopra, un po’ alla volta è stato progressivamente abbando-

sole, si sono lasciate andare sotto il peso degli anni e dei lunghi inverni di lassù. La cascina “di sopra” , interessata ai lavori, ha dimensioni di circa 15 x 5, si trova nei pressi di una costruzione militare austriaca in rovina. Si dice una casermetta per gli ufficiali e non lontano da un deposito di acqua interrato. Anche questo di costruzione austriaca, ha sempre fornito l‘acqua per l’abbeveraggio del bestiame. Preziosa sulla terra asciutta del Pasubio, l’acqua è raccolta da un lastricato di sassi e poi convogliata in due vasconi sotterra-

dalle signore Flora e Sara Arlanch, dove è ritratto il loro padre Attilio Arlanch: Podestà di Vallarsa presente all’inaugurazione della baita di Cosmajon di Sopra. Un luogo lontanissimo da Vallarsa, Cosmajon, raggiungibile solo a piedi dal rifugio Lancia o dal rifugio Papa. Probabilmente i “valarseri” salivano lassù lungo la Val Foxi, attraverso il sentiero “dei salti” che solo qualcuno ricorda e che più nessuno

nato. Le stagioni si sono accorciate e sempre minore è stato il periodo di permanenza del bestiame. Poche le piante infestanti a queste altezze, ma il pino mugo ha avuto via libera e la sua colonizzazione è stata rapida. Ha così invaso la maggior parte delle zone erbose che sono oramai ridotte ad un decimo della superficie originale. Anche le baite hanno seguito lo stesso destino. Prima l’abbandono e poi, rimaste da

nei di cui uno ancora in buono stato. La baita “di sotto” è una costruzione formata da tre casette sullo stile di malga Monticello o di malga Siebe. E’ ancora “in piedi”, ma completamente in rovina, senza le coperture e crollata all’interno. Dopo il 1966 e fino ai giorni nostri, Cosmajon ha accolto solo pastori provenienti dal Veneto. Non più con bovini, ma con le loro greggi, i loro asini, le loro tradizioni.

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dall’amministrazione comunale

Per l’abbeveraggio del bestiame sempre l’acqua prelevata dai depositi della Grande Guerra e fatta arrivare sul pascolo con tubi di gomma in contenitori di fortuna e in teli impermeabili. Con il passare degli anni e con il salire dei vari malgari, sono apparsi anche dei contenitori più adatti all’abbeveraggio del bestiame: le vasche da bagno. Dismesse, forse “inbugnàe”, con qualche pezzetto di smalto mancante, ma non importava. Nemmeno che fossero di bell’aspetto importava, per l’abbeveraggio andavano bene. Sono resistite lassù fino agli anni ’90 ed erano in sette a tenersi compagnia. Una primavera sono state trovate tutte danneggiate con numerosi fori fatti sul fondo, rese così inservibili per l’abbeveraggio. Non potendo più contenere l’acqua

zione della baita e con tutto il materiale portato lassù con l’elicottero, ho subito proposto all'Amministrazione di poter finalmente far sparire queste bruttezze. Oramai arrugginite, appoggiate sul pascolo con l’erba che entrava attraverso i buchi sul fondo, sembravano incollate lassù. In una spettacolare giornata d’autunno, martedì 14 ottobre siamo saliti a Cosmajon con l’assessore alle foreste Luciano Rippa, l’assessore all’ambiente Massimo Plazzer, il corpo dei vigili del fuoco e i rappresentanti dell’associazione Primula Michele Dapor e Mattia Carella. E' stato un buon lavoro recuperare tutte quelle bruttezze e sistemarle a portata … di elicottero. Sono state poi fatte anche cataste di vecchie lamiere che furono la copertura della baita. Lamiere sparpagliate sul

oltre 30 cm. di neve, a piedi dal Cheserle sono saliti ancora una volta i quattro operai della Ditta Prima Costruzioni srl. che già da oltre un mese lavoravano a Cosmajon. Oltre quattro ore in quelle condizioni per arrivare al cantiere. Quel giorno hanno spalato la neve dalle cataste di lamiere, dai pacchi di tavole, di pannelli e dai materiali da costruzione. Hanno preparato al volo di ritorno gli attrezzi da cantiere, l’escavatore, l' impastatrice. Le carriole, i ponteggi, i gruppi elettrogeni. Poi anche le vasche da bagno, i pacchi di vecchie lamiere ed infine la loro casa. Il modulo abitativo dove avevano vissuto dalla metà di settembre. Veramente lodevoli questi operai che sono rimasti lassù a lavorare anche con avverse condizioni di tempo e di temperatura.

per il bestiame, furono accatastate all’imbocco di una galleria e abbandonate. Non sono mai state di bell’aspetto, ma in queste condizioni offrivano uno spettacolo desolante. A più riprese era stato pensato un loro recupero. Portarle a valle e smaltirle, ma i buoni propositi vengono sovente a cozzare con la realtà, spesso dura e come in questo caso anche costosa. Quando sono stati prospettati i lavori per la ricostru-

pascolo dal vento di tanti anni fa ed anche loro incollate nell'erba. Poi è stata la volta di vecchi teloni e lattine e bottiglie. Un bel po' di roba pronta a prendere il volo. Una nuova nevicata, la seconda lassù, era arrivata a ritardare i lavori o quanto meno a complicarli. Le opere di muratura, l’interramento delle vasche per l’abbeveraggio del bestiame erano finite. La copertura a due falde come l’originale pure. Con

Giovedì 21 ottobre tutto il materiale è arrivato al Cheserle. Con le reti da trasporto anche un paio di viaggi per tutte le bruttezze che avevamo recuperato. Puntuali come promesso con l’elicottero di … mezzo giorno. Oltre alla baita nuova, è stato lasciato bellissimo esempio di lavoro e un Cosmajon un po’ più pulito.

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dall’amministrazione comunale

La popolazione di Vallarsa residenti in Vallarsa, al 30 ottobre 2010, sono 1.353. Di questi 718 sono i maschi e 653 le femmine. Considerato che nel 2010 sono nati 8 bambini, 10 sono stati i morti, 22 nuove persone si sono iscritte nei registri del Comune, mentre 28 hanno cambiato residenza, i residenti nel Comune di Vallarsa, dall’inizio dell’anno ad ora sono 5 in meno. A inizio 2009 i residenti erano 1.363.

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Maschi

Femmine

Totale

721

637

1358

Nati

6

2

8

Morti

8

2

10

Iscritti

11

14

22

Cancellati

12

16

28

718

635

1353

Popolazione a inizio anno

Popolazione a fine anno

Arriva in valle la nuova rete wireless arà la ditta E4A di Isola Vicentina, specializzata in reti tecnologiche, la nuova alternativa per la navigazione internet in Vallarsa. La ditta, contattata dall’amministrazione, offre un servizio wireless che si pone come alternativa agli altri operatori internet wifi esistenti sul territorio. La Linkem infatti oggi risulta sottodimensionata rispetto alle esigenze degli utenti della valle. Si partirà, come test, coprendo l'alta Vallarsa ovvero la zona da Staineri a Ometto e da Anghebeni a Camposilvano. La E4A installerà le proprie antenne su edifici pubblici o privati di chi ne farà richiesta. Dopo

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un periodo di prova, se la copertura sarà efficiente, sarà esteso al resto della valle. Le tariffe per il servizio partono da un abbonamento minimo da 9 euro al mese, si sale poi a 12, 18, 28 euro (offerta “default” con 6 Mbps offerti), 50, 80 e su fino all’abbonamento da 96 euro al mese e 24 Mbps. Al canone vanno aggiunti 80 euro di attivazione da pagare al momento dell'installazione. Per i dettagli e le adesioni, Fabio Cobbe è il consigliere designato. La nuova rete è già arrivata in municipio. Ci sono già una trentina di richieste di abbonamento.

Il Comune delibera, il Comune determina In questo numero di Vallarsa Notizie, per ragioni di spazio, non possiamo pubblicare delibere e determine. Le potete trovare sul sito del comune: www.comune.vallarsa.tn.it, nella sezione "documenti on-line".


dai gruppi consiliari

Vallarsa Domani Gianni Voltolini

l risultato delle urne, nell’ultima consultazione elettorale, ha sancito la vittoria della lista “Per la valle e la sua gente” che appoggiava la candidatura del sindaco uscente Geremia Gios. Detto ciò, rilevo come la nostra lista abbia comunque riscosso un considerevole consenso a testimonianza della necessità di un cambio di mentalità; una richiesta di cambiamento, che permettesse di porre in essere un’attività amministrativa maggiormente rappresentativa delle esigenze dei più giovani se si vuol dare un futuro alla nostra Valle. Ma non è bastato e, pertanto, il compito che ci è stato riservato è quello di una minoranza all’interno del Consiglio Comunale e, quindi, l’impossibilità di prendere, autonomamente, scelte significative per il futuro della nostra Valle. Da ciò deriva anche la difficoltà, per il nostro gruppo, di valorizzare e divulgare la mole di lavoro già posta in essere. A differenza di un’Amministrazione in carica che può elencare alla popolazione, come “opere attuate”, una serie di lavori ed azioni che possono essere ritenute come attività di “normale gestione” di un Comune, oppure trarre i benefici per opere terminate anche se previste o iniziate da parecchi anni. Purtroppo, molte attività poste in essere dall’Amministrazione non hanno trovato il nostro favore; per citarne alcune: il teleriscaldamento a Raossi, per gli alti costi di gestione e il posizionamento ritenuto a dir poco in-

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felice, i lavori di ristrutturazione di una malga ubicata in un luogo estremamente disagiato e inutilizzata da anni, la ristrutturazione con determinate modalità del Teatro Tenda, il nuovo magazzino comunale in località Are, per i costi elevati ed il posizionamento pessimo, la gestione della “macchina comunale”, la gestione degli immobili comunali. Si è cercato di allacciare un dialogo costruttivo ma, sinceramente, a tutt’oggi ciò non è stato pienamente possibile. Non si può negare che anche il nostro gruppo deve essere, in alcuni occasioni, maggiormente collaborativo ma, come in ogni rapporto, per andare d’accordo bisogna essere in due. Se uno dei due “compagni di viaggio” presume di avere sempre la verità in tasca e ritiene che l’altro sbagli sempre difficilmente il rapporto decolla. Tale rapporto anzi contribuisce, a nostro avviso, a peggiorare l’attività posta in essere dall'Amministrazione, in quanto non tiene conto delle esigenze di una grande fetta di popolazione che non si è riconosciuta nel programma dell’amministrazione in carica, con il rischio di deteriorare i rapporti umani all’interno della nostra società. In seno al Consiglio Comunale abbiamo cercato di compiere al meglio il nostro dovere perché lo riteniamo importante per il duplice compito di “controllo” e “ di stimolo” nei confronti dell’Amministrazione in carica. Ovviamente, essendo minoranza,

si hanno molte difficoltà nel reperire tutta una serie di informazioni inerenti la gestione della “cosa pubblica” e per ovviare a questo l’unica possibilità è quella di ricorrere alle interrogazioni. Questo strumento, utilizzato in modo parsimonioso per non rallentare l’azione di governo e degli uffici, è stato utilizzato per avere chiarimenti in merito al servizio di vigilanza urbana del Comune di Vallarsa, all’attività dell'Azienda per il turismo di Rovereto e Vallagarina, per chiarimenti sullo stabile delle scuole elementari, in merito a lavori sulla ex SS 46, sulla ristrutturazione del Teatro Tenda, sullo stabile comunale di Parrocchia e sul parcheggio in località Piano. Un altro strumento utilizzato nell’attività del gruppo Vallarsa Domani è stato quello della Mozione e, cioè, mettere ai voti in Consiglio Comunale un documento che vincoli l’Amministrazione a fare qualcosa su un determinato argomento. Questo strumento è stato utilizzato per richiedere “la sistemazione dei percorsi della salute” e “per la realizzazione di un nuovo polo scolastico”. Riteniamo, come gli altri consiglieri, di fare il bene della nostra terra! Abbiamo però una visione diversa di come vorremmo diventasse la Vallarsa e ci batteremo per questo, pronti, comunque, a collaborare quando lo riterremmo utile per la comunità.

www.vallarsadomani.splinder.com

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dai gruppi consiliari

Lega Nord Trentino Rudi Piazza

ono passati 7 mesi dalla data delle ultime elezioni comunali, dove per la prima volta una lista della Lega Nord si presentava in Vallarsa. La nostra lista ha totalizzato 76 voti, purtroppo facendo entrare in Consiglio Comunale solamente un consigliere, Rudi Piazza.

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nuovo magazzino comunale, provinciale 46 presa come una pista, chiusura degli uffici comunali al pomeriggio, uso del gatto delle nevi sulla strada di Campogrosso, automezzi comunali e rifacimento del tetto dell’immobile degli alloggi protetti di Raossi.

Nonostante ciò, non siamo stati con le mani in mano, presentando fin al momento dell’uscita di Vallarsa Notizie, due mozioni, la prima riguardante l’annessione al Corpo di Polizia Locale Rovereto e Valli del Leno, bocciata dal Consiglio con 14 voti contrari e 1 favorevole, la seconda su un tema assai caro a noi della Lega e cioè la presenza dei crocifissi negli immobili comunali, anche questa bocciata dal Consiglio con 14 voti contrari e 1 favorevole.

Noi sosteniamo l’idea di non essere il bastone di appoggio della maggioranza, ma nemmeno quello dell’opposizione. Il nostro ruolo è appunto quello di interrogare la giunta, sui vari atti dell’attività amministrativa comunale, e di proporre idee e magari anche progetti. Siamo sempre a disposizione dei cittadini della nostra Valle, per segnalare problemi da sottoporre all’attenzione dell’amministrazione comunale e cercare di risolverli assieme, in qualunque momento, basta contattare il consigliere comunale Rudi Piazza al numero di telefono cellulare 368 3914149 o all’indirizzo di posta elettronica rudi.piazza@yahoo.it

Abbiamo presentato in Consiglio una mole notevole di interrogazioni, riguardanti la presenza del crocifisso negli immobili di proprietà comunale, il servizio internet, i parcheggi a pagamento al Pian delle Fugazze, la strada del lago dei Poiani, le verifiche sismiche sugli edifici e strutture comunali, assunzioni nel settore tecnico, i guard rail rivestiti in legno, la presenza dei defibrillatori in Vallarsa, la presenza di amianto nella scuola di S.Anna, mancanza insegnanti alle scuole elementari di Raossi, pesa pubblica in Vallarsa, le gradinate del campo sportivo Casae, chiusura temporanea della discarica comunale, i costi reali del teatro tenda, i lavori al

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dai gruppi consiliari

Per la Valle e la sua gente in da prima dell’avvio dei lavori di questa amministrazione comunale, a tutti i componenti della lista Per la valle e la sua gente è stato chiaro come la condivisione di informazioni con la popolazione e il coinvolgimento della stessa fossero traguardi fondamentali per cercare di instaurare un clima di collaborazione fattiva che potesse consentire di gestire risorse e problemi nel migliore dei modi. Un primo canale di informazione è stato istituito attraverso il blog http://perlavalleelasuagente.blogspot.com: un diario online, in cui la Lista intende condividere iniziative, scelte, progetti e appuntamenti della vita amministrativa della valle. Frequentemente aggiornato, facilmente accessibile e flessibile nella presentazione dei contenuti, offre la possibilità al cittadino di commentare quanto riportato nel sito, nella speranza che l’espressione libera delle opinioni sia un punto di forza della gestione del bene pubblico. Il secondo canale attivato in questi mesi è identificato nel bollettino, che, su supporto cartaceo e distribuito casa per casa consente anche a chi non ha i mezzi tecnologici per accedere ad internet, di avere una panoramica delle scelte e delle conseguenti azioni messe in atto dall’amministrazione della valle, per ridurre la distanza che inevitabilmente si viene a creare in una realtà distribuita come la nostra.

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Marco Angheben

Il terzo livello di informazione è stato messo in atto con gli incontri straordinari nelle frazioni, incentrati su problematiche relative ad una zona circoscritta della valle oppure su un evento ben preciso della vita dell’amministrazione comunale. È questo secondo caso che ha portato, in vista della redazione del bilancio di previsione del 2011, il sindaco, gli assessori e i consiglieri nelle diverse frazioni per fpoter venire a conoscenza di tutte le idee, le proposte e i problemi che spesso sono tanto noti ad alcuni compaesani quanto poco palesati nelle occasioni di incontro con le istituzioni. A questo scopo, per permettere la partecipazione di tutti alle assemblee comunali, per volere dell'amministrazione, il consiglio è diventato itinerante e si sposta ogni volta nei paesi della valle (dove le strutture lo permettono). L’ultimo elemento da ricordare, forse meno evidente ma sul quale puntiamo molto, è stato creato nel momento in cui abbiamo raggiunto l’obiettivo di dare vita a una lista di persone che potesse rappresentare territorialmente l’intera Vallarsa. La disponibilità ad ascoltare i vostri pensieri, le vostre critiche e a cercare di rispondere alle vostre domande è completa: ognuno di noi sarà ben contento di poter portare a ciascuno la chiarezza e la conoscenza condivisa di cui c’è bisogno per creare una comunità forte e coesa.

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dalla biblioteca

Biblioteca….. non solo libri iamo quasi arrivati alla fine dell’anno e questo, si sa, è di solito il momento dei bilanci, è il tempo in cui si ‘tirano le somme’, si valuta ciò che si è fatto nei mesi trascorsi e si esprimono i primi giudizi sui risultati. E se l’oggetto di questa valutazione fosse l’impegno della nostra “infaticabile” biblioteca? Credo che a tale proposito potremo essere molto soddisfatti! Sono state infatti numerose le attività promosse dalla biblioteca comunale nel corso del 2010. Attività che hanno coinvolto ed entusiasmato persone di ogni età, dai più grandi e ai più piccoli. In primavera la biblioteca ha ospitato “aspiranti artisti” con il corso di pittura ad olio ed acrilico e con i vari laboratori pensati per i bambini della scuola elementare. Grazie a questi corsi, tenuti da Alice Robol laureata all’Accademia delle Belle Arti a Verona, la fantasia si è sprigionata in forme bizzarre e in colori sgargianti, in dipinti di armoniosi paesaggi, di eleganti vasi traboccanti di fiori e di nature morte, in ritratti di bambini trasformati come per incanto in animali esotici. Molta partecipazione si è avuta anche al corso di teatro che da febbraio ad aprile ha visto un bel gruppo di allievi-attori impegnati in elaborazione di testi e in prove settimanali. Il corso, tenuto da Annalisa Morsella, si è concluso con la rappresentazione scenica di “Io sono Peter Pan” al teatro di S. Maria a Rovereto e in Vallarsa, al teatro comunale di S. Anna. Molta è stata la soddisfazione

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da parte degli attori che hanno non solo i n t e r p r etato lo spettacolo, ma ne sono stati anche gli autori. Con l’arrivo della bella stagione sono state realizzate tante attività all’aria aperta. Durante i mesi di giugno e luglio, con il prezioso supporto della SAT, la biblioteca ha organizzato un corso di fotografia. I partecipanti sono stati accompagnati tra malghe e vallate: una “full immersion” nel verde della natura per coglierne i segreti e catturarne la bellezza in ogni scatto. Sempre a luglio si è tenuta la mostra “Paesaggi di guerra” organizzata dal Museo della Guerra di Rovereto in collaborazione con il Comune di Vallarsa ed esposta nel teatro di S. Anna. La biblioteca ha curato la serata inaugurale proponendo il suggestivo spettacolo di racconti e memorie intitolato: “Nelle case non c’era il tetto… si poteva vedere le stelle” . Sempre in estate non dimentichiamo i laboratori “bibliotecando …. metti un pomeriggio d’estate” che hanno coinvolto numerosi bambini in attività creative, in fantasiose letture e divertenti giochi, il tutto supportato dall’accessoriatissimo Ludobus. Ricordiamo il contributo a “Vallarsiland” ovvero il Paese dei ragazzi, una colonia estiva strutturata

Fabiola Angheben

come un vero e proprio piccolo comune, un villaggio organizzato in tutto e per tutto come il mondo degli adulti, ma senza dubbio più spensierato ed allegro. Insomma sono state veramente tante le attività promosse o svolte con il patrocinio della nostra biblioteca che collabora e si impegna da anni anche per la concreta realizzazione delle proposte che arrivano dal Piano di zona giovani, dalle associazioni e dai comitati di Valle. Ed il programma per il 2010 non è ancora del tutto finito: sono previsti alcuni corsi anche negli ultimi mesi dell’anno, come il corso di “Scrittura creativa” per le scuole elementari che sarà dall’autrice Luisa Pachera e il laboratorio manuale “Dalla lana al feltro” con Sonia Valduga. …..ahhh non scordate l’ottava edizione del Concorso Letterario-Fotografico “Ti racconto… dedicato a che ha la Vallarsa nel cuore” aspettiamo numerosi racconti e fotografie, testimonianza dell’affetto che proviamo per la nostra piccola, cara Valle. Che dire ancora? Ricarichiamoci di idee e di energia per un altrettanto dinamico 2011!!


le novità in valle

Orienteering nelle Piccole Dolomiti Tullio Manzinello

’orienteering, chiamato per definizione lo sport dei boschi, è arrivato anche in Vallarsa. L’Associazione Sportiva Produciamo Salute (www.produciamosalute.it) ha realizzato la carta a colori dell’Alpe Campogrosso, tra il passo Pian delle Fugazze e il passo Campogrosso, terreno sul quale sono già state effettuate alcune uscite per apprendere le tecniche di navigazione fondamentali: lettura della carta e uso della bussola. Per chi ancora non lo conoscesse l’orienteering è una disciplina sportiva e ricreativa nata in Scandinavia, che consiste nel ricercare alcuni punti di controllo sul terreno, muniti solo di una speciale carta a colori, molto particolareggiata, e di una bussola. In Italia ha una buona diffusione sul territorio, soprattutto in Trentino, dove sono nate molte Società di praticanti e si organizzano manifestazioni a tutti i livelli. La gestione dell’attività è affidata alla F.I.S.O. , Federazione Italiana Sport Orientamento (www.fiso.it) che ha sede proprio a Trento. Lo stesso Comune di Vallarsa, nella persona del suo Sindaco prof. Geremia Gios, ha recepito la validità di questa disciplina, che coinvolge, oltre agli sportivi appassionati, anche i turisti e le classi di studenti, che possono apprendere nuove conoscenze ed avere nuovi stimoli per una più corretta percezione dell’ambiente. Per comprendere appieno l’interesse manifestato dall’Amministrazione comunale, questa ha

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provveduto a nominare un consigliere comunale, nella persona di Marco Angheben, quale referente per l’orienteering. Tra l’altro l’orienteering si può praticare in diversi modi e durante tutto l’anno: oltre che a piedi si svolge con la mountain bike oppure con gli sci da fondo lungo una rete di piste tracciate con la motoslitta oppure con prove di abilità che non richiedono allenamento specifico ma buo-

ne capacità di lettura della carta. Considerata la qualità della carta realizzata all’Alpe Campogrosso e le ottime caratteristiche del terreno rappresentato la FISO ha chiesto all’ASD Produciamo Salute di organizzare una Coppa Italia di sci-orientamento, che avrà svolgimento il 16 gennaio 2011 e che potrà costituire l’inizio di una diversa frequentazione delle Piccole Dolomiti, anche questa rispettosa dell’ambiente.

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dalla forestale

Il recupero della pozza di malga Campogrosso dott. Tullio Manzinello foto Giorgio Broz

li interventi di competenza del Servizio Foreste e fauna della Provincia Autonoma di Trento non riguardano solamente le operazioni colturali per la gestione del bosco, pur se prevalenti, ma interessano anche altri aspetti legati alla valorizzazione del territorio montano, secondari ma non per questo meno importanti. Negli ultimi anni nel territorio di competenza dell’Ufficio Distrettuale di Rovereto e Riva si è dato un grande impulso alla valorizzazione delle pozze di alpeggio, indispensabili

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per il mantenimento dell’attività zootecnica in alta montagna e per favorire la presenza della fauna selvatica. L’ultimo lavoro in ordine di tempo ha interessato la pozza situata nei pressi della malga Campogrosso, dove d’estate viene portato il bestiame per l’alpeggio, che ultimamente presentava un bacino di accumulo piuttosto ridotto a causa del progressivo interrimento e delle perdite di fondo. L’intervento di ripristino, effettuato nel mese di giugno, ha seguito la

tipologia in uso presso l’Ufficio, con l’adozione di tecnologie semplici ma molto efficaci. Il bacino è stato dapprima ampliato per mezzo di un escavatore cingolato, in modo da aumentarne la capacità di invaso e renderlo al contempo più regolare per ottimizzare il volume di acqua. Si è quindi provveduto a sbancare il materiale presente in esubero, che è stato poi utilizzato per ricoprire il telo impermeabile posizionato sul fondo. Il telo che viene usato non è quello classico impermeabile di origine sintetica, ma è composto da uno strato di bentonite, argilla dalle caratteristiche naturali, che si trova interposto tra due strati di geotessile, che è un tessuto non impermeabile che ha la funzione di tenere separati diversi tipi di materiale. Quando la bentonite viene a contatto con l’acqua si gonfia e crea uno strato impermeabile che funge da intercapedine con il terreno sottostante. Successivamente si procede alla copertura di questo telo con materiale inerte recuperato sul posto, per circa 20-30 cm di spessore, e si profilano le sponde, che poi vengono nuovamente inerbite. L’altra operazione importante, arrivati a questo punto, è la posa di uno steccato in legno, molto robusto, con lo scopo di impedire l’accesso al bestiame direttamente al laghetto. Il passaggio delle bestie creerebbe inevitabilmente la rottura dello strato di fondo ma, soprattutto, porterebbe


dalla forestale

ad inquinare l’acqua con le deiezioni liquide e solide degli animali. Per ovviare a questi inconvenienti si predispone un abbeveratoio in legno, ricavato da un tronco di larice scavato, all’esterno della pozza, ad una quota più bassa, che viene

alimentato da un tubo che riceve l’acqua dal laghetto tramite una valvola a galleggiante, che fa arrivare l’acqua solo quando l’abbeveratoio comincia a calare di livello.

Le immagini allegate mostrano la situazione prima dell’intervento e come si presenta ora il laghetto a lavori ultimati, prima della crescita dell’erba.

Un nuovo comandante per la Stazione Rovereto e Vallarsa Stefania Costa al primo di novembre, per via di un avvicendamento, la Stazione forestale di “Rovereto e Vallarsa” ha un nuovo comandante. E’ l’ispettore Matteo Baldo, che arriva dalla Stazione di Mori e sostituisce l’ispettore superiore aggiunto Claudio Anesi che ora ricopre il ruolo di comandante nella stazione di Ala. La Stazione (che ha sede a Rovereto in Viale Trento n. 37/ F e si può contattare al numero 0464/493112) di cui fa parte il nostro comune è ora composta, oltre che dall’ispettore Matteo Baldo, dal sovraintendente Andrea Brunelli, e dagli assistenti

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Roberto Monte, Rudi Plazzer, Silvio Nicolussi e Matteo Campolongo, e coordina il lavoro dei custodi forestali Giorgio Broz e Andrea Salvetti. Dall’inizio dell’anno la stazione Rovereto e Vallarsa, con quella di Ala, Mori, Folgaria, Riva del Garda e Ledro fanno capo al nuovo ufficio forestale distrettuale “Rovereto e Riva del Garda”. Il distretto, di cui è responsabile il vice questore aggiunto Giorgio Zattoni, è il secondo più grande della provincia di Trento. Gestisce l'attività di 30 agenti e 36 operai forestali, e coordina il lavoro di una trentina di custodi forestali comunali e di 8 amministrativi, controlla un territorio di 105 mila ettari.

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dalle scuole

Il Viaggio istruzione Museo Caproni

Museo Trid entino di s cie

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nze natura li


dalle scuole

Racconti Il cervo senza corna C’era una volta un cervo che era orgoglioso delle sue corna Un giorno andò a bere al fiume e si accorse di non avere più le corna. Il cervo rimase senza fiato. Non voleva credere di aver perso le corna. Poi vide un capriolo senza corna, vide che correva felice in un prato facendo una vita nornale. Così capì che, anche senza corna si può vivere e fare la vita di sempre, anzi più bella perchè non si impigliava più nei rami. Alessandro L’Aquila e la sua vista acuta C’era una volta un aquila che aveva la vista più acuta delle sue amiche. Un giorno stava dormendo nel suo nido, si svegliò ma si accorse che non aveva più la vista di un tempo. Si disperò e pianse e pianse. L’aquila riprovò a volare e capì che bastava stare all’altezza delle chiome degli alberi per vedere. Fu subito contenta e felice. Poteva volare lo stesso. Thomas L’ape senza ali C’era una volta un ape a cui piaceva tanto volare. Le sue ali erano talmente forti che lei ne era molto orgogliosa. Un giorno sbattè contro un vetro, cadde e svenne. Quando si svegliò si accorse che non aveva più le ali. Provò e riprovò a volare, ma non ci riusciva. Una sua amica la prese al volo, la portò sul marciapiede e le chiese cos’era successo. Lei disse che stava volando tranquillamente e aveva sbattutto sul vetro. La povera ape pianse per ben due giorni ma dopo si consolò. Ogni volta che le chiedevano cos’era successo lei rispondeva tranquillamente che senza ali stava benissimo perchè le piaceva correre, fare ginnastica e allenamento. Stephanie Le mie cavie Le mie cavie peruviane si chiamano Lolita e Cichita, assomigliano a dei conigli nani, con le orecchie piccole e sono senza coda. Il loro pelo è colorato di bianco, nero e marrone. Mi chiamano con un fischio. In italiano vengono chiamate porcellini d’India; è un animale molto antico, la sua origine è del Centro America. Al tempo dei Maya erano considerati animali sacri. Si nutrono di verdura, frutta e fieno. Quando le porto in giardino le lascio libere e loro corrono e si nascondono nelle siepi e io sono costretta a cercarle. Io sono proprio felice di avere due animaletti così. Giulia vallarsanotizie | 21


dalla casa di riposo

Donare qualche ora e un sorriso agli ospiti ono numerose, nel corso dell’anno, le associazioni della valle che si impegnano a trascorrere un pomeriggio nella Casa di Riposo di Raossi. Così, a tenere compagnia, intrattenere e far divertire gli anziani arrivano i pompieri, i bambini della catechesi, i membri del gruppo pensionati, le voci del Coro Pasubio. E questo solo per citarne alcuni. Mancano però, nell’azienda per i servizi alla persona “Don Giuseppe Cumer”, volontari che individualmente dedichino qualche ora agli ospiti. Persone che passino qualche momento a chiacchierare con gli anziani, che li accompagnino a pren-

S

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dere un caffè o a fare due passi, e che li aiutino con piccoli servizi. I volontari rappresentano una risorsa importante perché apportano fattori significativi come il legame con la comunità, l’amicizia e l’ascolto. Sono un sostegno indispensabile per rendere piacevole e vitale il trascorrere del tempo di chi vive in una casa di riposo. In altre strutture quella del volontariato è una realtà molto radicata. Ci sono case di riposo in provincia che hanno anche più di 50 volontari che durante la settimana dedicano del tempo agli anziani, lavorando in collaborazione con il personale dell’azienda.

Stefania Costa

A Raossi questa figura ancora non c’è. Chiunque abbia voglia di trascorrere qualche ora della settimana con gli ospiti, o abbia periodicamente del tempo da dedicare ad attività sociali ricreative è il benvenuto. Quella del volontariato è un’esperienza che può diventare significativa, non solo per l’anziano, ma anche per chi a lui dedica del tempo e un sorriso. Se alcune persone si rendessero disponibili, l’amministrazione dell’azienda si potrebbe impegnare ad organizzare un corso di formazione che permetta ai volontari di svolgere al meglio la propria attività in una realtà complessa ed articolata, come quella di una struttura in cui operano diverse figure professionali. Per valorizzare il lavoro dei volontari, soprattutto di quelli che arrivano da lontano, l’Amministrazione è disponibile a rimborsare le spese dei mezzi pubblici di trasporto.


dalla casa di riposo

La mia esperienza alla Casa di Riposo ll’inizio della mia esperienza in Vallarsa, non avevo un posto dove poter mangiare. Subito il consiglio parrocchiale si era interessato: “Ma quel putel, dov’è che el magna?” E il giorno dopo il mio arrivo ero già nella sala da pranzo della Casa di riposo di Raossi a gustarmi il primo pasto caldo. Era l’inizio di una grande avventura che non sapevo dove mi avrebbe portato. Man mano che il tempo passava, capivo che non solamente un pasto caldo mi era offerto, ma un nutrimento molto più ricco: un menù di amicizie da parte dei nonni e del personale: una vera e propria famiglia. Avevo iniziato per un bisogno fisiologico, e ho trovato molto di più. In verità non ci passo tantissimo tempo alla casa di riposo: all’incirca una cinquantina di minuti dal martedì al sabato compresi, più la santa messa il giovedì sera. Pochino. Ma abbastanza per raccontarvi almeno 3 pensieri.

A

UNA TANA Ci tengo a questo appuntamento giornaliero, per staccare un po’ durante la giornata. E’ un modo per nascondermi dalla Vallarsa per una cinquantina di minuti, come se fosse il mio convento di clausura, il mio castello, il mio monastero, al riparo da tutti. Come un tornare a casa dopo una giornata di lavoro e potersi mettere in pantofole in un ambiente famigliare. Non ci sono urla che possano disturbarmi o qualche dentiera

di troppo. Sarà sempre la mia oasi tranquilla. Un’occasione dove, invece di essere protagonista, posso farmi servire (e non posso lamentarmi). Sedermi per lasciarmi trasportare da chi è lì presente. “Perdere” il ruolo di parroco, per essere trattato come un nonno. Anch’io ci metto del mio per mimetizzarmi nella sala da pranzo, grazie a: - la mia bavaglia personale: per tuffarsi con i nonni e condividere con allegria il momento del pranzo; - la stessa tavola dove pranzare con loro; - lo stesso menù, come sempre ottimo e abbondante. I NONNI Dei nonni posso dire 3 cose. Il loro rispetto per la figura del sacerdote: so di portare una grande gioia nel farmi vedere in mezzo a loro. Poi noto la grande fatica che fanno nell’adattarsi a questo mondo che corre e cambia velocemente. Sono affezionati ai loro tempi, alle loro radici. Si agitano di fronte a qualsiasi cambio improvviso, e non è semplice rassicurarli. Mi accorgo però che anche noi spesso viviamo le stesse difficoltà. Forse riusciamo solamente a nasconderle un po’ meglio. Infine si nota la forza di questa grande famiglia. Nonostante si rinnovi molto velocemente, causa l’età avanzata dei componenti, quando una persona viene a mancare, tutta la comunità degli ospiti va’ in crisi. Si

Don Andrea

accompagna il loro amico di avventura fino all’ultimo momento: con la preghiera del Rosario e si partecipa al funerale, quando si può. IL PERSONALE Del personale ammiro: - i loro incitamenti per far mangiare soprattutto quegli ospiti che non hanno mai appetito, o che magari non ce la fanno da soli, con infinita pazienza e attenzione; - le loro povere schiene nel sollevarli dal tavolo e accompagnarli nelle stanze o al bagno; - la loro autoironia, indispensabile nel saperci ridere sopra, di fronte a qualche scatto di imprecazione che ogni tanto si sentono dire. Ma ammiro soprattutto la loro quotidianità. Quando sono invitato a casa in famiglia per una cena, tutto appare bello e in ordine. Invece in un ambiente quotidiano di lavoro, bisogna mettere in conto gli imprevisti, la stanchezza di una giornata storta, le preoccupazioni che ci si porta da casa, la difficoltà di andare d’accordo. In questo ambiente ne traspare la verità della persona. Una visione che nemmeno in chiesa mi appare così evidente. In mezzo a queste incognite, ho modo di ammirare la serietà di tutto il personale e l’impegno che ci mettono a dare il meglio di sé per fare andare avanti la baracca, per sentirsi utili, preziosi, anche se ogni tanto bisogna stringere i denti. Sinceramente io, non saprei fare di meglio.

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dalle parrocchie

I magnifici otto Don Andrea

Penso all’anno che si sta per concludere: agli incontri, alle avventure, alle cose che mi sono accadute. In questo fiume di ricordi, otto situazioni mi hanno particolarmente arricchito, mi hanno fatto maturare e pensare, mi hanno scaldato il cuore. Vorrei condividerle con voi. Saranno accompagnati da brevi brani della Parola di Dio, perché in quelle situazioni ho incontrato il Suo Volto. UNA PERSONA CHE HA PIANTO DI GIOIA “Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai mie orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo” (Lc 1,44) Un prete è immerso molte volte in notizie tristi, ammalati da trovare all’ospedale, sofferenze da sopportare, lutti da affrontare. Questa volta invece è accaduto qualcosa di incredibilmente bello. Natale, il giorno solenne dove si festeggia la nascita di Gesù, una grande famiglia allargata che si trova in chiesa, attorno alla mensa eucaristica del Pane e del Vino, per festeggiare questo sogno che diventa realtà. E poi ancora un altro Natale: un invito a pranzo, la famiglia riunita, un po’ più piccola di quella trovata in chiesa, ancora una tavola imbandita, e un altro sogno che diventa realtà: ho avuto il privilegio di essere stato presente all’annuncio del tuo arrivo. Lacrime di gioia, parole cercate ma non trovate, come era successo probabilmente ai pastori, insufficienti per raccontare la grande gioia che ognuno provava nel cuore. Sono stato preso per mano, invitato

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per essere presente in questo momento speciale. Degno di occupare i primi posti di quella stanza, come se fossi un parente stretto, nonostante solamente 2 anni di permanenza in Vallarsa. Commovente la fiducia che ho ricevuto. Chissà se mi capiterà ancora di vivere due Natali nella stesso anno. UNA PERSONA CHE STA ATTRAVERSANDO IL RUSCELLO “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra” (Gv 8,7) Durante le frequenti piogge di novembre, i telegiornali hanno riportato la notizia che la Vallarsa è stata la zona del Trentino dove erano scese più precipitazioni. Zona umida, piena di torrenti di acqua da attraversare. Qualche sasso ti aiuta a saltare con una certa agilità per attraversare il ruscello. Provate a pensare se tutti quei sassi venissero utilizzati per essere lanciati per condannare qualcuno, per giudicarlo. Chi attraverserebbe più i ruscelli in Vallarsa? Ho imparato ad essere sasso di ruscello, rimanere tale, ben ancorato al suolo, perché nessuno ti possa raccogliere. Ho imparato ad essere poco aggressivo, poco pericoloso nel violare la libertà altrui, e permettere alle persone che ti calpestino, non per farti del male, ma per essere appoggio per facilitare il passaggio all’altra riva, andare oltre e proseguire il cammino. Ho imparato ad interessarmi della persona, perché possa proseguire il proprio cammino, e non dove va’. UNA PERSONA CHE SE N’È ANDATA “Vide anche una vedova povera che

vi gettava due spiccioli e disse: In verità vi dico: questa vedova, povera, ha messo più di tutti” (Lc 21,2-3) Difficile nascondere questo personaggio che ha agito in piena luce, ha giocato a carte scoperte, senza trucchi, mosse anche prevedibili, da manuale di un cristiano, e ha vinto. Ha fatto tutto quello che era nelle sue potenzialità: quei 2 spiccioli non se li è tenuti per sé, ma li ha investiti nel tesoro del Paradiso, e ha vinto. Si è preparato bene, non ha lasciato nulla al caso. Finché ha potuto ha parlato di sua Sorella, anche se non l’aveva mai incontrata. Ha voluto preparare la casa accogliente, il fuoco acceso, i famigliari e amici cari presenti perché tutti la potessero accogliere con educazione: così le ha fatto perdere tutta la sua pessima fama, quello che di negativo si dice in giro di lei, sul suo conto: chiacchiere da bar. Mi hai fatto capire che non vale la pena parlare male di una persona, se ancora non l’hai conosciuta. Mi hai fatto capire che non val la pena pensare al perché dover morire, ma al come vivere alla grande, fino all’ultimo giorno. UNA PERSONA CHE È PREGHIERA “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio” (Lc 1,35) Scusami Signore se troppe volte prego male, tanto per dir su qualcosa, a memoria. Preghiere, come l’Ave Maria o il Padre Nostro, che non racchiudono nemmeno un briciolo dei miei sentimenti, dei volti delle persone incontrate: insomma una preghiera


dalle parrocchie

troppo debole, che non riesce a coprire tutta la mia esistenza, come fa’ l’ombra che ti dà sollievo e ti ristora nei momenti di fatica: “Su di te stenderà la sua Ombra la potenza dell’Altissimo”. Una preghiera che come un’ombra ti rende fecondo: diventerai madre. Grazie se tu, carissima amica, me lo ricordi spesso, e mi sento piccolo davanti a te, perché prego solamente nei margini di tempo, quando non ho altro di meglio da fare, perché prego sapendo già, che nulla potrà mai cambiare, e soprattutto non prego per prendere fiato, in questo mondo che molte volte mi sfianca. E tu che fiato ne hai poco, lo butti tutto nella preghiera: il tuo respiro. Come se non avessi niente di più importante da dirmi che questo. E’ la tua vita, il tuo respiro, gran parte delle tue uniche parole. UNA PERSONA CHE PARLA CON IL CUORE “Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l’accompagnavano. (Mc 16,20) Parlare con il cuore: quanto è difficile! Quando parli con il cuore, tutto si rinnova, tutto diventa nuovo, e il cuore batte, e ti riaccendi: anche se le cose dette, raccontate, sono vecchi ricordi, di oltre 80 anni fa’. Ma se parli con il cuore, tutto sembra sia successo ieri, e allora ci commuoviamo ad ascoltarti, e tu prendi tutta la nostra attenzione, perché ci attiri a te. Mi hai fatto venire in mente il Vangelo, un racconto vecchio di 2000 anni, più vecchio dei tuoi ricordi, e

ho capito che devo fare come fai tu, devo imparare da te: raccontarlo con il cuore, per accendere le persone. Solamente cuori accesi possono ridire vecchie parole, dare vita. Parola vecchia affidata a pionieri dell’infinito, che grazie al loro cuore acceso rendono viva una parola, un ricordo, una storia lontana. Io c’ero mentre raccontavi con il cuore, ed ero commosso. Potrà capitarmi anche per il Vangelo?

Pregare insieme, fidarsi di chi nulla ti può dare se non quella stretta di mano. Andare dove la massa non va’. Dove la pubblicità non ti porta. Dove l’economia reputa una perdita. Dove la politica reputa poco redditizio perchè i voti non aumentano. Solo il Vangelo di Gesù Cristo ti porta a bussare a quelle porte, per uscirne più forte di prima, dopo quella stretta di mano.

UNA PERSONA CHE MI HA PRESO LA MANO “Pietro, cominciando ad affondare, gridò: Signore, salvami! E subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: Uomo di poca fede, perché hai dubitato?” (Mt 14,30-31) A catechesi mi hanno insegnato a dire le preghiere a mani giunte, e invece ho voluto recitarle mano nella mano con te, stringendo le tue mani, anziana signora, dalle mani fiacche e fragili, sapendo che se stringevo un po’, ti avrei fatto male. Eppure quella stretta di mano è la stessa che ha sollevato Pietro mentre stava sprofondando. Erano le stesse mani che il Vescovo mi ha posato sul capo quando sono diventato sacerdote. Quella stretta di mano me la porterò con me per sempre perché è la stretta di mano più forte che abbia mai ricevuto. Ho capito di aver fame di quelle strette di mano. Ho capito che in cielo tante persone mi stringono la mano e non me ne accorgo. Una sensazione bella: sostenuto non da un braccio forzuto e muscoloso, ma chi mi sosteneva era una mano tremante, un grumulo di ossa e pelle ruvida.

UNA PERSONA CHE GETTA LE RETI, DI NUOVO “Simone rispose: Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti” (Lc 5,5) Quando sembrava arrivato il momento di poter tirare i remi in barca, per lasciare spazio ai giovani, quando pensavi di aver fatto il tuo cammino sulla terra, di aver faticato abbastanza, ti alzi un giorno e tocca ancora a te. E nessuno lo può fare al tuo posto. Forse ti tocca, ma devi ricominciare ad uscire ogni mattina dal porto, e tenere tu in mano il timone, scegliere tu la rotta giusta. Puoi chiedere consigli e attorniarti di bravi alleati, ma alla fine la rotta la scegli tu. Per fare questo non c’è età. Ci sarà il periodo di andare in pensione: da prete, da lavoratore, da atleta: c’è un fine di tutto. Ma quando si tratta della nostra vita, non si potrà mai andare in pensione. Ci saranno sempre lavori in corso, ponteggi ed impalcature. Una lotta continua, per vivere e sopravvivere, e non essere schiacciati. Avere la forza per rialzarsi dopo essersi adagiati. Non mollare mai. Vivremo fino all’ultimo respiro, senza poterlo delegare.

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dalle parrocchie

No, non è ancora arrivato il momento di tirare i remi in barca e di riposare nel porto. Coraggio. Ti ammiro e ti seguo con lo sguardo mentre, ancora una volta, prendi il largo. UNA PERSONA CHE È UNICA ED IRRIPETIBILE “Ma Dio ha composto il corpo, perché le varie membra avessero cura le une delle altre. Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui” (1Cor 12,25-26) Ho imparato ad aprire le porte per farci entrare più gente possibile. In verità non ci entrano tante persone, e con quelle poche che ci entrano, risulta difficile la convivenza in questa

stanza aperta a tutti. Difficile andare d’accordo quando i caratteri sono diversi, eppure il Vangelo, il Cenacolo, il Golgota, la Risurrezione, mi insegna questo. Ho imparato l’arte dell’accoglienza, del lavorare insieme, di saper non arrivare immediatamente alla mèta, al rifugio, ma saper rimandare alla prossima volta, a ridimensionare l’obiettivo, a fare anche qualche passo indietro per recuperare qualcuno, per non perdere nessuno per strada. Mi piacerebbe arrivare al rifugio e brindare con tutti, o forse non arrivarci mai! Ma che non mi capiti di brindare da solo, lassù. Ancora una volta i progetti, gli obiettivi, vengono dopo il volto delle persone che mi trovo accanto. Questo ho imparato in questo 2010

e non è poco. Sono pronto ad accogliere il 2011 con lo stesso entusiasmo, di rimettermi ancora sui banchi di scuola, per apprendere, per arricchirmi della bellezza, della scia che le persone lasciano dietro di loro, a maturare, perché qui non si va’ in pensione. Non ci sono professori dall’altra parte, in cattedra, non laureati a cui bisogna dare del lei, non dottori, ma ci siete voi, miei parrocchiani, le mie pecorelle, la mia comunità. Ci siete voi da contemplare, da amare, da portare nel cuore. Ti aspetto 2011!!! Ho ancora voglia di imparare. Ancora una volta, tu, Dio, non centri, ma sapendo che abiti nel cuore degli uomini, continuerò ad andare a lezione da loro, sapendo che dal loro cuore, sei tu che mi insegni l’arte della vita.

Il Re leone, ogni pomeriggio al Grest Anche quest’ anno, noi, ragazzi del gruppo animatori, ci siamo impegnati per realizzare il Grest. È un GRuppo ESTivo in cui bambini e ragazzi trascorrono tutti i pomeriggi, per due settimane, divertendosi insieme con laboratori e giochi a squadre senza trascurare l’importanza della fede. Il tema di quest’anno è stato “IL RE LEONE” e gli animatori hanno rappresentato, attraverso brevi scenette, la storia cercando di spiegare ai più piccoli alcuni valori cristiani come l’Amore di Dio, la solidarietà e l’amicizia. Oltre a

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giochi e laboratori abbiamo partecipato alla Camminata della Trasfigurazione animandola con canti e giochi. Abbiamo inoltre trascorso un pomeriggio alla Casa di riposo dove abbiamo

Giorgia Gasperini

cantato, mangiato il gelato e raccontato agli anziani la nostra esperienza e con dei bans abbiamo rallegrato il loro pomeriggio. Ci siamo spostati dalla Vallarsa per trascorrere un’ intera giornata al parco “Cowboyland” di Pavia dove abbiamo cavalcato, osservato gli animali e giocato con le attrezzature del parco. Speriamo che i ragazzi si siano divertiti e che vogliano ripetere questa esperienza con tanto entusiasmo anche il prossimo anno. È stata un’esperienza bellissima. Grazie a tutti quelli che ne hanno fatto parte.


dalle parrocchie

Allegria e passeggiate a malga Fratte

Debora Martini

he bello il campeggio! Anche quest’anno il campeggio organizzato dalla parrocchia a Malga Fratte ha avuto un gran successo tra i ragazzi che vi hanno partecipato. Entrambi i turni erano al completo, sia in tenda che nella malga. I ragazzi in questo campeggio non trovano solo riflessione e preghiera, ma condivisione, amicizia e tantissima allegria. Il primo turno iniziato nei primi giorni di luglio ha visto la partecipazione dei bambini della scuola elementare dalle terza alla quinta, il secondo turno i ragazzi delle medie. In entrambi i turni i ragazzi hanno imparato a convivere, rispettando regole e costruendo amicizie tra loro, con gli animatori e lo stesso Don Andrea. Le camminate fatte rappresentano la forza che il gruppo è riuscito a dare a tutti, con i piÚ piccoli siamo arrivati al Rifugio Papa e con i grandi abbiamo attraversato i Denti, cima Palom, rifugio Papa. Aspettiamo il prossimo anno per divertirci ancora tutti assieme in un campeggio fatto in un posto incantevole nella natura tra compagni di avventura sempre piÚ simpatici!!!!! Un grazie alle cuoche sempre bravissime e a tutti coloro che hanno aiutato al successo del campeggio!

C

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origini, storia, attualità

Prima delle montagne: dinosauri e rettili fossili in Vallarsa Marco Avanzini, Elisabetta Curzel

l’immaginazione, oggi, ciò che ci permette di guardare le pareti rocciose della Vallarsa e di vedervi un mondo di atolli e mari tropicali. Eppure un tempo – 240 milioni di anni fa, nel periodo chiamato Triassico – era questo il paesaggio del Trentino: un vasto braccio di mare che lambiva una terra emersa situata a meridione, verso l’attuale Pianura Padana. A popolare l’ambiente non c’erano cervi né volpi, bensì strani rettili acquatici: agili notosauri dal corpo snello e dai denti sottili, adatti a catturare piccoli pesci, e robusti placondonti simili

È

a foche con denti grandi e appiattiti, ideali per triturare

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conchiglie. I loro resti si adagiarono sui fondali fangosi che poco a poco, sepolti da innumerevoli strati di sedimenti, si indurirono trasformandosi in roccia compatta. Molto tempo dopo – dieci milioni di anni fa – le forze che plasmarono la superficie della Terra innalzarono quegli strati: nacquero così il Pasubio e le Piccole Dolomiti. A monte dell’abitato di Speccheri gli strati vennero incisi dal torrente Leno, e il loro contenuto venne portato alla luce. Se ne rese conto quasi cento anni fa, nel marzo del 1917,

Salvatore Scalia, paleontologo dell’Università di Catania, a capo dei genieri che ricostruirono il ponte

sul Leno. Scalia narrava in una sua relazione la “grande soddisfazione” derivante dall’aver messo le mani “sopra un ricchissimo sciame di fossili”: conchiglie marine uguali per rarità e bellezza a quelle che pochi decenni prima avevano rese famose le Dolomiti. Tra di esse una mai vista prima, che il ricercatore battezzò “Gervillia vallarsae gloriosae“ a ricordo della resistenza opposta in quei luoghi durante l’avanzata austriaca del maggio 1916”. Seguendo le sue tracce, i geologi del Museo Tridentino di Scienze naturali hanno individuato lungo la Val Sinello le ossa fossili (ora conservate nella sede centrale del Museo, a Trento) di numerosi animali che popolavano le calde acque marine di allora. Spostandosi di poco, lungo le strette incisioni che tagliano il versante del Monte di Mezzo tra Speccheri e Ometto, strati di arenaria rossa conservano fossili di tipo diverso. Sono orme di rettili che in quel mondo lontano esploravano le spiagge alla ricerca di cibo: le prime tracce dei predecessori dei dinosauri trovate in Trentino. La scoperta, che risale a poco più di un anno fa, ha portato all’individuazione di vari tipi di orme. Alcune hanno una forma singolare che fa pensare a specie ancora sconosciute. La maggior parte sono state impresse da animali simili a lucertole. Altre raccontano di animali paragonabili per aspetto a piccoli coccodrilli di circa un metro. Abbondanti sono poi le orme di rettili somiglianti a dinosauri in miniatura di 800 grammi di peso e 30


origini, storia, attualità

centimetri di lunghezza. Queste ultime sono particolarmente interessanti perché permettono agli studiosi di meglio comprendere i tempi e le modalità della prima comparsa dei dinosauri sul nostro pianeta. Erano dinosauri veri e propri, invece, quelli passati dalle paludi fangose che dopo milioni di anni sarebbero divenute il Monte Buso. Nel cuore del massiccio del Pasubio, in un tunnel scavato durante la Prima guerra mondiale, a 2000 metri di altezza, sono state individuate recentemente le orme di due dinosauri carnivori. Erano probabilmente dilofosauridi, che le dimensioni ragguardevoli (sei-sette metri di lunghezza per tre-quattrocento chili di peso) non limitavano nell’agilità. Questi animali si spostavano correndo sulle zampe posteriori, munite di piedi simili a quelli di un uccello attuale. A differenza della maggior parte dei dinosauri carnivori erano dotati di mascelle sottili e deboli, inadatte alla caccia di grosse prede; per questa ragione, alcuni scienziati ipotizzano che avessero un’alimentazione a base di pesci. Le rocce che conservano queste orme risalgono al Giurassico inferiore (190 milioni di anni fa), un momento nel quale il mare Triassico era scomparso per essere sostituito da vaste piane fangose perlopiù sott’acqua, che evidentemente costituivano un habitat adatto anche a grandi dinosauri. Quelle del Monte Buso non sono certo le prime orme di dinosauro tro-

vate in Trentino (sono note le località dei Lavini di Marco o di Dro in Valle del Sarca); eppure, sono speciali. La loro particolarità consiste anzitutto nell’essere state rinvenute in un posto che i geologi consideravano “impossibile”: si credeva che lì, nell’epoca in cui le orme venivano impresse, ci fosse il mare. Non solo: queste orme sono molto simili a quelle trovate in Europa in rocce dello stesso periodo. Anche questa è una piccola rivoluzione: si pensava infatti che i collegamenti con le terre emerse fossero allora verso l’Africa – cosa che faceva cercare i parenti più prossimi dei dinosauri giurassici dell’Italia verso sud. Le orme del Monte Buso provano il contrario. I dinosauri di allora erano europei, e percorrevano “ponti” ancora da scoprire. La Vallarsa e le sue montagne si stanno rivelando un luogo importante per comprendere come il tempo ha trasformato il mondo in cui viviamo.


origini, storia, attualità

L’oro in Vallarsa, leggenda o realtà? Paolo Ferretti

n molti avranno sentito parlare di una miniera d’oro in Vallarsa situata sopra Speccheri, sulle ripide e boscose pendici occidentali del Monte di Mezzo. È difficile però dare una spiegazione plausibile e diradare l’alone di mistero che negli anni si è addensato attorno alla presunta estrazione dell’oro. Nell’ambito di una ricerca inserita nel progetto OPENLOC condotta dal Museo Tridentino di Scienze Naturali si è cercato di capirne di più, integrando i dati disponibili in letteratura con fonti d’archivio, testimonianze orali e ricerche sul terreno. A dispetto di un territorio che per natura geologica è povero di giacimenti metalliferi, la Vallarsa Fig. 1

I

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è ricca di tracce di attività mineraria e metallurgica, così la ricchezza di metalli è entrata a far parte dell’immaginario collettivo. La leggenda delle bocce d’oro idealizza un passato lontano, quando gli abitanti della Vallarsa si dilettavano giocando con delle bocce fatte del prezioso metallo. I trascorsi minerari della Vallarsa emergono anche dai toponimi: Valle della Miniera, sul fianco orientale del Monte di Mezzo; Foppiano, dal latino planum furni, segnalato come sito di fusione già nel 1353; quindi Ferri, Staineri e Fornace, solo per citarne alcuni. Sebbene la Vallarsa sia stata oggetto di estrazione e lavorazione dei metalli sin dalla Preistoria, oggi l’unica traccia tangibile di una loro coltivazione è ciò che rimane della “Miniera d’oro” sopra Speccheri. L’ingresso è a quota 980 m, lungo un’incisione in destra orografica della Val Gerlano, nota come Val del Larze. Fino a circa vent’anni fa si poteva entrare da due imbocchi poco distanti uno dall’altro: il primo, orizzontale, era in parte allagato; il secondo, subverticale, era rinforzato con dei fusti in lamiera. Attualmente l’imbocco è ingombro di detriti e l’unica evidenza del sito minerario è un avvallamento dovuto al cedimento della galleria sottostante. La miniera ha avuto un periodo di attività piuttosto breve, concentrato

nei primi anni del ‘900. Ma la sua storia è molto più antica, probabilmente medievale. Il giacimento è analogo a quelli del vicino distretto minerario di Schio-Recoaro, dove tra il 1100 e il 1500 la coltivazione della cosiddetta vena de l’arzento fruttò agli Scaligeri e poi alla Serenissima grandi quantitativi di argento (fino a 500-600 kg/anno all’inizio del ‘500). Fondamentale per chiarire cosa venne estratto dalla Miniera di Val Gerlano in tempi più recenti è la mappa allegata al permesso di ricerca che riporta l’andamento di un filone contenente minerali di piombo e zinco, presumibilmente galena e blenda. L’argento non viene menzionato, tantomeno l’oro. Forse l’argento si era esaurito già nel Medioevo, oppure non venne mai rinvenuto e le antiche tracce di coltivazione, osservate da chi lavorò nella miniera moderna, vanno interpretate come semplici prospezioni. Il permesso di ricerca riporta anche un riferimento al proprietario, un certo Basilio Arlanch, detto “il polenta”. Sembra che il soprannome gli sia stato assegnato per via della speciale ricompensa - una porzione di polenta da accompagnare al proprio magro companatico - che spettava a chi avesse trasportato fino alla miniera un carico di materiale (travi per sostenere la volta delle gallerie o strumentazione per l’avanzamento degli scavi in sotterraneo). Resta da chiarire dove venisse por-


origini, storia, attualità

tato il minerale estratto, quantificarlo e soprattutto stabilire quanto remunerativa fosse l’attività estrattiva. Poiché la Miniera di Val Gerlano è assolutamente trascurata dalla letteratura di carattere geologico e minerario, è probabile che abbia avuto un rilievo economico-produttivo piuttosto modesto. La gente del posto riferisce che gli scavi si protrassero per quasi quindici anni, dall’inizio del secolo fino alle soglie della Prima Guerra Mondiale, e che il materiale estratto veniva portato a Speccheri, dove c’era il forno per fondere i metalli; altri sostengono che durante l’ultimo periodo il minerale veniva esportato in Austria. Di sicuro nel 1913 la miniera doveva aver già chiuso i battenti, infatti nel Mineralien Tirols di Georg Gasser, testo di

mineralogia uscito in quell’anno, è considerata una miniera abbandonata. Durante la Grande Guerra le gallerie vennero impiegate come ricovero militare e poi distrutte. Un ultimo interrogativo: perché la miniera della Val Gerlano prese ad essere denominata “miniera d’oro”? Varie sono le ipotesi: il mito dell’oro fortemente radicato nella cultura delle genti di Vallarsa; la diffusione attorno alla miniera di vene di marcasite, solfuro di ferro che, come la pirite, presenta una colorazione dorata simile all’oro; ma forse, più di ogni altra cosa, la diceria che il grossissimo anello d’oro di Basilio Arlanch fosse fatto proprio con una delle

Fig. 2

pepite che aveva estratto nella sua miniera. È più verosimile immaginare che un anello così prezioso se lo sia potuto permettere grazie al lavoro di impresario stradale, che non, come vuole la credenza, grazie ai magri proventi della coltivazione mineraria. Fig. 1 - L’ingresso della galleria di quota 980 m; ora presso l’imbocco si intuisce solamente un piccolo avvallamento. Fig. 2 - Il versante settentrionale del Monte di Mezzo attraversato da alcune vallecole, tra cui la Val del Larze, dove si apriva la galleria di quota 980 m. Foto P. Ferretti


dalle associazioni

Orsa Maggiore un anno di lavoro

ome ogni anno in prossimità delle feste natalizie l’Orsa maggiore si propone alla vostra attenzione cercando di sintetizzare quanto fatto nel 2010. Abbiamo finalmente preso possesso della nuova sede ricavata dalla vecchia casa cantoniera che si trova poco prima della caserma dei Vigili del Fuoco di Vallarsa sulla sinistra, per chi arriva da Rovereto. Ringraziamo i Vigili del Fuoco di Vallarsa per averci ospitato tutti questi anni in cui non potevamo disporre di una nostra sede. Per la nostra nuova sede ringraziamo invece il sindaco di Vallarsa Prof. Geremia Gios prodigo di aiuti finanziari e di preziosi consigli per la realizzazione del progetto. L’anno in corso è però stato funestato da un brutto incidente subito dall’ambulanza che avevamo acqui-

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sito lo scorso anno e che era talmente malconcia da non poter più essere utilizzata. Raschiando il fondo del barile e chiedendo un mutuo abbiamo acquistato in Germania un nuovo mezzo uguale al precedente arrivato proprio in questi giorni. Inoltre siamo riusciti ad istituire presso la nuova sede in centro I.R.C per l’approccio alle persone coinvolte in incidenti stradali (PTC). Abbiamo già ottenuto quattro corsi di questo tipo per personale laico ed infermieristico. A breve si terrà l’annuale assemblea dei soci per fare il punto della situazione e per decidere come vuole crescere nei prossimi anni la nostra associazione e come può migliorare il servizio che già offre alla popolazione della valle. É anche intenzione iniziare a coinvolgere nella nostra attività i giovani

I volontari

della valle dagli otto ai sedici anni con un programma che stiamo studiando e che prevede la nascita di un apposito gruppo che riunirà e guiderà gli “orsacchiotti”. Un ringraziamento particolare a tutti i nostri pensionati che, come al solito, si sono prodigati durante tutto l’anno. Un ringraziamento anche agli istruttori PTC e BLSD della nostra associazione per l’impegno profuso nei vari corsi. Un ringraziamento al responsabile del 118 di Rovereto, Ivano Floriani, per il prezioso supporto. Ed infine un grazie al nostro comandante e al nostro presidente. Saremo felici di porgervi gli auguri di buon Natale e felice anno nuovo in occasione della castagnata che si terrà presso la sede della nostra associazione il pomeriggio di domenica 19 dicembre.

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Unione sportiva Vallarsa Non solo calcio

’Unione Sportiva Vallarsa, nata nel 1970, è la più antica società sportiva in Vallarsa e da sempre funge da riferimento a quanti intendono praticare le attività sportive che annualmente riesce, con l’aiuto dei dirigenti, soci e sostenitori, ad organizzare. Attualmente, il Presidente è il sig. Martino Martini, al quale va riconosciuto il grande impegno che ha permesso all’U.S. Vallarsa di restare “viva” per tutti questi anni. La società organizza molteplici attività sportive, in tutto l'arco dell'anno, quali calcio, pallavolo femminile, tiro con l'arco e sci grazie all'impegno dei vari responsabili di settore. Da sottolineare come, dopo quattro anni dalla “rifondazione” l’U.S. Vallarsa, settore calcio, ha una formazione di giocatori che milita nel campionato di calcio della 2^ categoria trentina che si è ben comportata anche nello scorso campionato piazzandosi al secondo posto e ben figurando nei play off. La “rifondazione” è nata dalla spinta e sulla determinazione che hanno avuto alcuni dirigenti e giocatori degli anni scorsi, in prima fila fra tutti il sig. Gianni Voltolini, che tra l’altro è il responsabile del settore calcio, appoggiato da tutto il direttivo dell’Associazione. La squadra è formata per la maggior parte di giovani calciatori della

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nostra Valle (10 giocatori su 20), con l’aggiunta di giocatori proveniente, principalmente, dal vivaio dell’U.S. Isera. Il nuovo allenatore è Romano Marzari, anche lui ex giocatore del Vallarsa di qualche anno fa, per la prima volta alla guida di una squadra di seconda categoria. L’obiettivo principale è quello di formare un gruppo di giovani della nostra Valle che sappia ben figurare sui campi della provincia senza per altro avere l’assillo del risultato in quanto, per filosofia sociale, ciò è posto in secondo piano se l’impegno profuso è massimo. Altro settore di attività dell’U.S. Vallarsa è la pallavolo femminile ed in particolare il minivolley attraverso il quale, numerose bambine hanno l’opportunità di praticare, sotto la direzione e la dedizione della sig.ra Debora Martini e con la collaborazione dei genitori, uno sport tanto seguito specie dai più giovani. Il settore del tiro con l'arco, negli ultimi anni, si è ritagliato un notevole gradimento, grazie ai sigg. Franco Rosselli, responsabile del settore, e Graziano Stofella, coinvolgendo numerosi

Gianni Voltolini

ragazzi e ragazze. La società è affiliata alla Fitarco e partecipa all’attività della Kappa Kosmos di Rovereto con alcuni giovani promettenti anche per i buoni risultati ottenuti. Grazie al sig. Claudio Rossaro, responsabile del settore sci, si sono organizzati corsi di sci ed escursioni sia per grandi che per i più piccoli sulle piste innevate della nostra regione riscuotendo un successo notevole, denotato dal sempre crescente numero degli iscritti. L’Unione Sportiva Vallarsa accoglie volentieri chiunque fosse intenzionato, con spirito sportivo e volontaristico, a dedicare del tempo libero per lo sviluppo dello sport “vallarsese” lavorando in un gruppo motivato in un'associazione che, tra le poche, pone in essere la sua attività durante l'intero arco dell’anno per cercare di migliorare, ove possibile, la vivibilità della nostra Valle.

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Comitato Fiera di San Luca La 24ª edizione sotto la pioggia Giusy Daniele nche quest’anno, l’ormai tradizionale Fiera di San Luca è stato un piacevole momento di aggregazione, nonostante il tempo non fosse di quelli che ci si poteva augurare. Buona volontà e partecipazione hanno, comunque, contribuito ad una buona riuscita della manifestazione. La 24^ edizione ha avuto inizio sabato pomeriggio con l’arrivo dell’ECOBUS a cura della Biblioteca Comunale. Un simpatico laboratorio itinerante con tanti giochi per i bambini che hanno potuto sperimentare le energie rinnovabili e le loro fonti. Verso le 16. 30 la consueta merenda per tutti con castagne e tè caldo offerta dal Gruppo Sat. La serata è proseguita con la sessione forestale e l'asta pubblica della legna con il sistema della candela vergine. Successivamente, l’Associazione Alpini di Vallarsa ha offerto a tutti presenti “polenta e soppressa”, creando un piacevole momento di convivialità. Alle 20.30 numerosa è stata la partecipazione all’emozionante esibizione del Coro Pasubio, del Coro Amicizia di Volano e del coro “Disordine Sparso” di Rovereto. Durante il concerto, la Fondazione Vallarsa ha consegnato il premio “Eugenio Martini” ad Aldina Martini, presidente del Centro Studi Museo Etnografico. Come ogni anno, la domenica mattina è iniziata con l’arrivo degli espositori, l’esposizione del bestiame, la celebrazione della S. Messa e la benedizione degli animali.

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In mattinata, i capi di bestiame sono stati valutati da esperti e i migliori sono stati premiati nel tardo pomeriggio. Particolare attenzione è stata data alla promozione dei prodotti trentini a partire da quelli della valle. Inutile sottolineare che i protagonisti della manifestazione sono stati, oltre agli allevatori, i produttori vallarsesi, affiancati da quelli locali che hanno proposto prodotti agricoli di vario genere (frutta, verdura, zucche, castagne, confetture, sciroppi, miele, formaggi, salumi, vini…). A questi si sono aggiunti gli abituali commercianti e qualche piccolo artigiano. Nonostante il maltempo, la giornata è trascorsa velocemente tra numerosi stand, anche enogastronomici, allestiti dalle associazioni e alle colorate bancarelle. Due le proposte culturali che hanno arricchito la Fiera: la mostra sui “giochi e ricordi dell’infanzia” realizzata dal Centro Studi Museo Etnografico e la

mostra realizzata dall’associazione “Pasubio 100 anni”. Bravissimi i bimbi della Piccola Scuola di Circo “Oppetelà” di Rovereto che, nonostante la pioggia, si sono esibiti in giochi di equilibrismo e che si sono improvvisati insegnanti di chi voleva provare l’emozione del mondo circense. Apprezzatissima anche la presenza dello stand didattico dei falconieri dell’associazione Alantica (PD), che hanno presentato alcuni rapaci spiegandone caratteristiche e peculiarità. Verso le 18.00 c’è stata l’ estrazione dei premi della lotteria a cura dell’associazione “il Tucul”. A causa cattivo tempo, la Fiera, quest'anno, non si è conclusa con il solito spettacolo pirotecnico, ma i fuochi d'artificio sono stati rinviati alla notte del 2 gennaio. Il Comitato Organizzatore desidera esprimere un sentito ringraziamento a tutti coloro che hanno concorso e partecipato alla realizzazione dell'edizione di quest'anno.


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Movimento pensionati un grande lavoro di squadra Carla Nave

arlare del “Movimento Pensionati” è relativamente facile perché si tratta dell’Associazione che tutti conosciamo: tanti fanno parte, tanti ne hanno fatto parte e tantissime persone vi hanno collaborato. Chi ha aperto la strada tracciando il cammino da percorrere dando vita ad una associazione che accomuna tutti gli aderenti con l’unico scopo di promuovere e favorire momenti di coinvolgimento culturale, aggregativo, turistico, di svago, è stato davvero lungimirante. Tutti i Soci del Movimento ne condividono gli scopi nel pieno rispetto della dignità e libertà di tutti gli abitanti del territorio della Vallarsa. Le proposte culturali, le passeggiate, i momenti ricreativi, le gite, i lavori comunitari vedono la partecipazione di tante persone; è questo pertanto il nostro impegno anche in prospettiva futura. Siamo abbastanza vicini alla fine di questo 2010, tempo di bilanci, e per il Movimento è estremamente importante evidenziare le attività che hanno impegnato i nostri Soci e che lasciano un segno tangibile del valore sociale della nostra solidarietà. Sottolineiamo principalmente la periodica visita mensile agli Ospiti della Casa di Riposo: gli intensi pomeriggi trascorsi insieme a persone che spesso, per la loro condizione di sofferenza, hanno necessità di

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dialogo, attenzione, solidarietà, e alle quali è importante esprimere e dimostrare la nostra vicinanza. Gli incontri non sono semplici gesti ma la testimonianza del nostro impegno nel comunicare umanità e di questo nostro operato siamo veramente orgogliosi. L’altra attività che ha visto impegnate le nostre volonterose socie è stata la preparazione dei pacchi indumenti destinati, tramite il Gruppo Missionario Folgaretano, ai Paesi dell’est Europa. Materiale ne arriva tanto, ma è la cura di chi seleziona, sceglie, divide, riordina e prepara gli scatoloni che vogliamo sottolineare e valorizzare. La raccolta di indumenti o di quanto altro possa tornare utile per grandi e piccoli non si risolve solo nell’accettazione di quanto ci si vuole disfare perché non serve più. Sono sì delle cose ormai inutili per chi le ha donate, ma che vogliamo far arrivare a destinazione come un dono che possa rispondere ad una concreta necessità e che testimoni nel nostro piccolo il desiderio di contribuire al miglioramento delle condizioni di vita di altre persone. Tutto l’operare dell’Associazione è intriso di tanta buona volontà; vorremmo poter includere tutti gli abitanti della nostra Valle in questa realtà perché il successo delle nostre iniziative è dato dalla partecipazione e dal contributo di ognuno di noi.

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Coro Pasubio Emozioni na delle caratteristiche principali e più affascinanti della musica è quella di esser capace di trasformare un’immagine in emozione. L’immagine può essere delle più varie, da quella percepita con la vista, alle immagini oniriche dettate dai nostri sogni. L’immagine è un istante di vita, un momento del nostro passato, la figura di una persona che ci ha colpito, una storia frutto della fantasia, una preghiera. L’emozione è invece un sentimento proprio dell’essere umano. È quello che ci distingue dagli animali, un fatto estremamente complesso che ha infiniti modi di esprimersi ed è, comunque, indescrivibile, imprevedibile e improvvisa. È dettata dall’umore, dal luogo, dalla situazione in cui ci si trova. La musica ha il potere di aiutare l’emozione a venir fuori. Perché fa da sottofondo alle situazioni reali. A chi ascolta musica con un iPod, magari in macchina o in treno, capiterà di trovare la canzone che si adatta perfettamente al viaggio, all’umore, alla situazione. Proprio perché genera un’emozione in colui che ascolta. Se si prende in considerazione la musica che è prodotta dalle voci di un coro, come per esempio il coro Pasubio, dove le note nascono da tante voci umane, parlando di emozioni si ha una situazione particolare. L’emozione che ha chi ascolta è pressoché la stessa. Ma per chi canta la situazione è accentuata e l’emozione si avverte di più. Nel cantore sussiste l’emozione che deriva dal-

Massimo Plazzer

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l’ascolto, perché per cantare si deve anche ascoltare e l’emozione della canzone. Se si suona la chitarra si produce musica. Se si canta una strofa si ha musica e testo: un’altra specificità che hanno solo gli uomini. Entrambe, musica e parole, sono capaci di generare sentimenti (basta pensare allo straordinario stimolo emotivo che ci dà la lettura di un libro). Infine c’è il contesto in cui si canta. È questo l’innesco che fa ardere i sentimenti più alti. È del tutto soggettivo e ognuno dei coristi tra le file del coro Pasubio ha provato straordinarie emozioni in situazioni differenti. Ci sono brani che chiudendo gli occhi riescono a rappresentare meglio di una fotografia il proprio tema. È il caso di “San Colombano”, l’ultimo brano del maestro Ivan Cobbe che il coro sta iniziando a proporre nei concerti. Se la ascoltate, chiudete gli occhi. Vi troverete a salire gli oltre cento gradini che dal Leno portano nella chiesetta. Sentirete il vento che muove i rami dei frassini trasformarsi in lieve brezza che attraversa la valle accarezzandovi i capelli, l’ombra e l’umidità dell’inizio della salita e rimarrete accecati dal sole sul minuscolo spiazzo della chiesetta.

Un’altra forte emozione si prova in due particolari momenti di silenzio. Il primo è quando ci si trova sul palco prima di iniziare a cantare quando la tensione è scaldata dai fari accecanti sopra la testa. Il secondo dura qualche istante. È quando, emessa l’ultima nota, sfumata la fine della canzone, il tempo si ferma qualche istante in cui si sente la musica allontanarsi sempre più lieve prima che dalla platea al buio esploda l’atteso applauso. Sono attimi indimenticabili, che fan venire la pelle d’oca a chi canta e significano che l’esibizione è stata buona. A noi è capitato a Padova, nella rassegna di Rubano a fine ottobre. Un ultimo esempio, ma ce ne sarebbero tanti altri, è l’emozione dovuta al luogo. Non servono grandi basiliche per generarla, bastano anche luoghi semplici, come è accaduto in estate a Campogrosso quando il coro Pasubio ha cantato nella pineta davanti al rifugio all’ombra della Sisilla. E cantare preghiere dopo la S.Messa in un luogo come questo può dar vita ad emozioni davvero grandi. E per generarle bastano davvero poche cose: qualche nota, degli amici, la nostra voce.


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Vigili del Fuoco in aiuto ai vicini di casa pesso non ce ne rendiamo conto ma il sistema di protezione civile della Provincia Autonoma di Trento è una macchina che funziona perfettamente e risponde in modo rapido alle emergenze. Questo si vede solo quando ci troviamo ad operare oltre i confini provinciali, dove non esistono i Vigili del fuoco volontari e il lavoro di emergenza è demandato a quelli ministeriali con sede nei grandi centri e in (pochi) distaccamenti che coprono aree decisamente vaste con i gruppi di protezione civile che spesso non hanno un coordinamento, un riferimento diretto. Abituati ad operare in Trentino, ci siamo trovati a lavorare in questa realtà quando il 1 novembre siamo andati in aiuto ai vicini di casa di Valli del Pasubio, in emergenza per le abbondanti piogge che hanno allagato Vicenza e dintorni. Erano le 15.45 quando il sindaco Geremia Gios ha girato a noi Vigili del fuoco la richiesta di aiuto del collega di Valli. Nell’ottica di collaborazione rafforzata dalla convenzione dei Comuni del Pasubio, sentito il dirigente della protezione civile trentina ing. Raffaele De Col, è stata organizzata una squadra che è partita subito con la ruspa della ditta di Costa Roberto. A Valli la situazione era critica con numerose frane che interessavano sia la viabilità principale (SS46) che i collegamenti con le varie contrade. Fino a tarda notte i pompieri hanno lavorato sgomberando la strada, pompando acqua

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da capannoni allagati e liberando tombini intasati. La pioggia non si è placata e due giorni dopo da Valli è arrivata una seconda richiesta di intervento. I danni e gli smottamenti sono aumentati e su incarico del dirigente De Col ho partecipato con tre tecnici della Provincia di Trento ad una tavola rotonda. Dopo un sopralluogo si è deciso di far arrivare da Trento un grosso escavatore, una pala, attrezzature e materiali assieme al personale della nostra protezione civile, ai pompieri permanenti e ai Vigili del fuoco volontari della Val-

Mauro Stoffella

lagarina. È stato così allestito un piccolo “campo” tutto trentino. Il 4 novembre, sono state individuate le zone più critiche dove intervenire. In particolare si trattava di mettere in sicurezza la cabina elettrica allagata dello stabile delle acque minerali e ripristinare la stretta stradina che porta all’abitato di Corzati interessata da una frana. Anche il giorno seguente si è lavorato per ripristinare strade e canalette, per pulire tombini, ripristinare drenaggi e fare consolidamenti. I pompieri volontari della Vallagarina hanno lavorato fino al 5 novembre mentre i permanenti di Trento hanno operato fino al giorno dopo quando l’emergenza è stata dichiarata cessata. Ci si è trovati ad operare su un territorio veramente critico, morfologicamente fragile con terreno argilloso e frazioni sparse e difficilmente raggiungibili. Se dal Comune di Valli del Pasubio si è potuta avere la massima disponibilità e collaborazione di tecnici e personale, frutto certamente dell’amicizia che ci lega, poco si è vista la macchina della protezione civile veneta. Certo l’emergenza interessava anche Vicenza e tutto il territorio, ma questo fa emergere come la nostra struttura di protezione civile, tempestiva e capillare, funzioni molto bene. Ce lo hanno detto gli amici di Valli del Pasubio che senza il nostro aiuto avrebbero avuto certamente maggiori difficoltà, come dimostrano le polemiche sui ritardi emerse a livello nazionale.

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Centro studi museo etnografico La guida alla Chiesa arcipretale di Parrocchia Aldina Martina

l Centro Studi Museo Etnografico in allegato a Vallarsa Notizie offre una brochure che illustra con fotografie e notizie storiche una guida alla chiesa Arcipretale di Parrocchia. La guida mette in luce e dà risalto alle pregevoli opere che fanno parte della storia della Comunità vallarsese. La prima cappella, risalente al XIII secolo voluta dalla piccola comunità che si andava formando, ha cooperato per secoli unanimemente alla realizzazione di una chiesa che rispondesse alle esigenze della comunità che nel tempo sviluppandosi ha assunto maggiore consistenza. La popolazione ha dimostrato di tenere con amore alla propria chiesa ed ha voluto per essa il meglio del decoro, delle suppellettili e verso la fine del XVIII secolo aveva raggiunto il suo punto massimo. La Grande Guerra ha quasi schiantato la chiesa e distrutto quelle opere che erano costate fatiche e sudori, ma anche orgoglio e vanto per quanto la Comunità della valle aveva realizzato. Una valle che tornata dall’esilio, finita la guerra, si è trovata una distruzione terribile che ha determinato in molti la decisione di emigrare in altri paesi scoraggiati di aver perso tutto. La ricostruzione, iniziata negli anni venti, è stata vissuta con difficoltà immane. Tutte le chiese della Vallarsa rimasero distrutte e il loro recupero è avvenuto nel tempo, gradualmente, molto per la cura dei relativi parroci. A Parrocchia alcuni elementi storici

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sembrano essere stati preservati, quasi per miracolo dalla distruzione, come l’ancona del 1700 opera dei marmisti di Castione e l’altare della Madonna del Rosario. Le campane, i vasi sacri e i paramenti, alcuni veramente preziosi, sono stati conservati perché trasportati in salvo in territorio veneto.

Nella impegnativa ricostruzione della chiesa si è cercato di recuperare dei nuovi altari che andassero a sostituire quelli distrutti. Nel 1920 venne rinnovato il dipinto di S. Vigilio, patrono della Comunità, ad opera del pittore Covi di Trento e collocato nell’antica ancona del XVII secolo. Nel 1930 don Giuseppe Iellici acquista dalla antica chiesa di S. Bernardino di Verona tre altari datati 1600 con delle pregevoli tele e una scultura in marmo di Carrara. Ma nonostante tutta la buona volontà di recuperare il possibile la guerra ha lasciato le sue ferite, non solo tracce sul territorio, ma anche nell’anima stessa della Comunità. Il lavoro che presentiamo ora vuole essere un tributo di riconoscenza verso quanti guardando alla chiesa riconoscono in essa l’impegno, l’amore, le fatiche che hanno compiuto i nostri predecessori perché da tutto ciò si possa cogliere una testimonianza di fede e religiosità profondamente vissuta. E’ il piccolo seme, il piccolo gregge che ha dato vita alla prima cappella e si è sviluppato nel segno di una proficua evangelizzazione facendo sorgere altre chiese, cappelle e segni del sacro che testimoniano il ricorso ad un luogo che richiami alle realtà importanti della fede. Per la brochure realizzata va un grazie alla preziosa opera del Prof. Aldo Boninsegna, già collaboratore del Centro Studi Museo Etnografico Vallarsa e all’amministrazione comunale.


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Ferrari Club in visita a Maranello Claudio Sartori

a Scuderia Ferrari Club Vallarsa il 16 ottobre è stata in gita a Maranello e, più precisamente, ha visitato il reparto produzione della Ferrari. L’evento è stato organizzato insieme alla SFC di Vipiteno/Sterzing che è uno dei quattro Club presenti sul territorio regionale, con cui abbiamo instaurato un bel rapporto di amicizia. La giornata è iniziata con il trasferimento in pullman a Maranello. Arrivati verso mezzogiorno ci aspettavano le specialità emiliane presso il ristorante “Il Drake”, nome che da solo evoca un mito. A fine pranzo ci siamo avviati tutti a piedi verso la Galleria Ferrari che dista poche centinaia di metri, luogo in cui un tifoso Ferrarista ha la possibilità di vedere esposte gran parte delle vetture di F1 degli ultimi anni e i modelli di produzione a partire da quelli più vecchi per finire con quelli appena presentati. Finita l’escursione al museo Ferrari, ci siamo recati in pullman davanti ai cancelli del reparto produzione dove ci aspettava il responsabile degli SFC, Francesco. Dopo alcune precisazioni su come comportarci abbiamo iniziato la visita della fabbrica o più precisamente della “cittadella Ferrari”. Quest’opportunità viene data dalla stessa Ferrari a tutte le scuderie iscritte ufficialmente, ovviamente per un tifoso delle rosse, l’evento rimane sempre un momento piacevole da ricordare in quanto in due ore riesci a capire come nascono le macchine più prestigiose al mondo o comunque le

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più blasonate; allo stesso tempo hai la possibilità di toccare con mano dei pezzi unici come la 599 GTO della foto, una versione in tiratura limitata a 599 esemplari, vettura che difficilmente si ha la possibilità di vedere per strada. Varcando la soglia di quei cancelli si viene avvolti da una sensazione di fascino di prestigio o per meglio dire di unico come se tutto il resto non esistesse, un mondo parallelo al nostro, fatto di sceicchi, miliardari, personaggi più o meno noti che arrivano da tutto il mondo per farsi costruire l’auto dei loro sogni personalizzata a loro piacere. Passando dal reparto della nuova meccanica alla verniciatura a quello del montaggio in ambienti puliti e molto organizzati, si ha la sensazione che

tutto deve svolgersi come un orologio svizzero, ed è stato proprio in quei frangenti che mi sono sentito orgoglioso di essere italiano in quanto, da tutti, la Ferrari viene considerata come simbolo di tecnologia, fantasia, genialità e passione elementi che fanno parte del nostro carattere latino. Una volta finito il giro dei vari reparti ci siamo avviati all’uscita che viene effettuata attraverso i cancelli dell’entrata “storica” in via Abetone, dove più di 60 anni fa Enzo Ferrari ha posto i primi pilastri per costruire questo mondo parallelo che a noi oggi è stata data la possibilità di visitare. La serata è proseguita con il ritorno in pullman verso le nostre case felici per la bella giornata trascorsa in compagnia.

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Tra le rocce e il cielo il festival diventa grande Fiorenza Aste

nche quest'anno si è svolta nella nostra Vallarsa la seconda edizione della manifestazione TRA LE ROCCE E IL CIELO, quattro giorni di arte, storia, cultura e spettacolo dedicati alla montagna. Si è trattato sicuramente di un grandissimo successo, che ha richiamato in Vallarsa centinaia di appassionati delle cime, con la presenza di un numero sempre maggiore di ospiti provenienti da tutto l’arco alpino, sia italiano che estero. Rispetto all'edizione 2009, articolata su tre giorni e caratterizzata da una organizzazione ridotta e da uno sguardo orientato perlopiù alla realtà locale, Tra le rocce e il cielo è divenuta, già da questa seconda edizione, una manifestazione internazionale ricca di eventi e di nomi prestigiosi. Eventi come la proiezione - concerto del film Kaiserjäger, o la presentazione in anteprima dei risultati dei lavori di restauro del Trincerone del Monte Zugna, o la serata dedicata alla Poesia della Montagna hanno catalizzato in Vallarsa un numero davvero inaspettato di persone. Alla proiezione del film, la sala del teatro comunale di Sant’Anna non è stata in grado di contenere il grande afflusso di pubblico, e quasi duecento ospiti hanno purtroppo dovuto rinunciare all'evento; e l’arrivo di grandi personalità dell’alpinismo da tutta Europa per la giornata di commemorazione di Claudio Barbier ha fatto respirare, alla nostra Vallarsa,

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un'atmosfera decisamente internazionale. La rapida crescita rilevata dal festival è dovuta in gran parte alla generosa collaborazione delle istituzioni locali, Comune e Provincia in primo luogo, e all'insostituibile contributo apportato da singoli, associazioni e istituzioni della Vallarsa. Senza la grande disponibilità e l'appoggio concreto del Museo della Civiltà Contadina, della Sat, dell'associazione Alpini, del Circolo Lamber, di Pasubio 100 Anni, dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Alpino, dell'associazione Cacciatori, delle associazioni Arte e Crescita e La Primula, e di Vallarsa Vacanze, la manifestazione non avrebbe potuto esistere. E persino il sito internet di TRA LE ROCCE E IL CIELO è tutto confezionato in valle: frutto della fantasia e della creatività di Alice Robol. Per quanto riguarda il futuro, vor-

remmo che il festival potesse crescere non dimenticando le sue origini radicate nella realtà della Vallarsa e del Trentino, facendo convivere affiancati eventi che parlino ad un livello più globale ad altri che invece siano più prettamente locali, ed anzi, che facciano proprio di questa terra vergine, non ancora guastata dal turismo di massa, un laboratorio per progettare e prefigurare nuovi itinerari di vita montana. In un panorama che vede la montagna impoverirsi ogni giorno di abitanti, vorremmo che da questo festival uscissero indicazioni utili per le generazioni future, che permettano loro un ritorno consapevole alla terra dei progenitori. Un caloroso grazie, dunque, a tutte le istituzioni e alle associazioni della Vallarsa per la bella festa che ci hanno permesso di regalare al Trentino e alle Alpi!


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Pasubio 100 anni memorie Lucio Angheben

roprio così, MEMORIE comincia il diario (smarrito e quindi riscritto postumo) di un nostro compaesano che della Grande Guerra ci offre una lettura attenta ma pratica, intensa ma schietta, concisa ma significativa. Sono passati quasi cent’anni dalle vicende narrate in questo diario, e nello scorrere le pagine scoviamo l’altra faccia della guerra: non quella scritta e riscritta dagli storici, sia dell’una che dell’altra parte, ma quella vissuta e travagliata, portatrice di miserie, devastante per i corpi, per la propria terra, per i propri affetti. Nel corso della Fiera di San Luca, dove Pasubio100anni era presente, si è capito come il desiderio di conoscere, di sapere del nostro passato, sia una delle necessità sempre più sentite da molti; se oggi noi siamo qui è perché qualcuno prima di noi ha costruito il nostro presente, e di quel passato

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non solo noi ne siamo fieri, ma vogliamo conoscerlo. Pasubio100anni, dopo le mappature su buona parte della valle effettuate con più squadre di volontari, sta approntando un grande contenitore, un grande puzzle, dove ciascuno è invitato, anzi sollecitato, a depositarvi quanto lui stesso ritiene possa essere utile al completamento del lavoro; noi siamo pronti a cogliere questi tasselli, e a riscrivere il passato della Vallarsa con i ricordi e le memorie, gli oggetti ed i reperti, le storie ed i racconti, gli scritti e le immagini di allora, perché la storia che uscirà dalle nostre pagine sarà sincera, schietta e vissuta, come mai lo sono stati gli scritti sui testi che conosciamo. Complicato? No, assolutamente, ci pensiamo noi a bussare alla tua porta, a rappresentarti questa fase del progetto, a chiarirti quale sarà il risultato, a chiedere complicità e

partecipazione. E se saremo bravissimi nel mettere assieme non solo parole, ma anche oggetti o reperti legati alla Grande Guerra in valle? Perfetto, vorrà dire che avremo già posto le premesse per costruire un significativo, unico e prezioso, Museo di guerra e di vita che, nelle nostre intenzioni, sarà itinerante nei paesi della Vallarsa, nei tempi, cent’anni dopo, dei fatti che hanno segnato quel periodo; tempi che ricorderanno battaglie, assalti, morti, feriti, ma anche esodi dei civili, e poi ritorni, e ancora miseria ma anche ricostruzioni delle case, delle chiese, degli affetti, di una vita, migliore di com’era prima, anche se ancora di miseria. Il lavoro che svolgeremo casa per casa sarà capillare, perché quello che abbiamo acquisito in questi due primi anni di vita dell’associazione è la certezza che tutti, chi più chi meno, abbiamo qualche aneddoto da raccontare, qualche ricordo da mostrare, qualche dubbio a cui dare risposta. Il progetto che stiamo realizzando ha bisogno dell’aiuto di molti, con la certezza che tutti quei molti potranno sentirsi protagonisti di una comunità come la nostra, che per cent’anni ha cancellato, nelle menti, ma non solo, i segni di quella guerra, ma che nell’oggi sa ricostituire a nuova vita quei ricordi, quelle emozioni, quegli oggetti.

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Comitato Obra spegne 30 candeline Serena Nuccio

d eccoci qui a raccontarvi ancora una volta questa edizione della festa patronale della nostra piccola frazione. Per l’anno corrente siamo partiti un po’ in anticipo rispetto al normale e così, venerdì 30 luglio in serata, la festa ha preso il via. Per l’annuale rodaggio non abbiamo voluto strafare anche se siamo comunque stati onorati di ospitare presso la nostra chiesa il coro Monte Zugna di Lizzana. Il giorno seguente, invece, con piastre calde, cuochi e baristi in azione siamo decisamente partiti alla grande. Nel pomeriggio, oltre all’intramontabile “gioco dei tappi” che riesce a coinvolgere sempre grandi e bambini, abbiamo assistito ad un combattuto torneo di briscola. Il grande successo riscosso da quest’ultimo ci ha permesso di proporre una seconda sfida, fuori programma, il mercoledì successivo. Durante la serata di sabato 31, il pubblico intervenuto ha potuto scatenarsi al ritmo proposto dal gruppo musicale “Liscio-Gasato”, noto già a molti e riconfermato da noi dall’anno precedente. Come si può evincere dal nome questo gruppo spazia da canzoni più… “lisce” ad altre più “gasate” con un abile savoir-faire, accontentando così persone di tutte le età. Anche nella giornata di domenica 1 agosto molta gente ha partecipato alla manifestazione. Siamo partiti alla mattina alle 10, con la solita energia e le migliori in-

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tenzioni per rendere indimenticabile anche questa festa. Nel pomeriggio, approfittando anche della presenza del Sindaco, abbiamo celebrato i 30 anni di presidenza del Comitato frazionale del nostro amico Giuseppe Cobbe. A tutti i presenti è stata offerta una buonissima fetta di torta per sottolineare l’evento. Un’altra novità è stata presentata durante la serata, quando, verso le 21, un nuovo gruppo, i Deep Digital Noise, ha cominciato a suonare per il nostro pubblico di giovani un repertorio di musica dance. La festa poi, ha avuto uno stop di qualche giornata per consentire a coloro che stanno “dietro le quinte” di riposarsi un pochino. Il giorno di festa per la nostra patrona, la Madonna della neve, è caduto a metà settimana, di giovedì e ci ha riservato diverse sorprese. Sebbene annunciato dai meteorologi uno scrosciante e duraturo temporale estivo ci ha letteralmente rovinato il vero, nonché conclusivo, giorno di festa. Purtroppo per noi, in questo giorno piovoso non è intervenuto un gran numero di persone, come comprensibile. Quello che forse è dispiaciuto in misura maggiore è che la tradizionale processione non si è potuta svolgere e la nostra Madonna non ha potuto essere trasportata per le vie del paese. Nel tardo pomeriggio, tuttavia, gli eventi atmosferici si sono posti un po’ di più in nostro favore, pertanto, lo spettacolo del pagliaccio Teo ha po-

tuto divertire i bambini che lo aspettavano ansiosi. Infine, in serata è stata fatta l’estrazione dei premi della lotteria per poi proseguire con la musica di Ivan & Daniel che, a causa della bassa temperatura e del tempo ancora incerto, hanno suonato solo per poco tempo… Eh si… quest’anno è andata un po’ così, ma siamo contenti lo stesso per essere riusciti, ancora una volta, ad organizzare un’altra festa con le nostre sole forze, in questa piccola realtà che è la nostra Valle. Come sempre sono doverosi i nostri ringraziamenti a tutti coloro che hanno aiutato in ogni forma e modo per la riuscita della festa, a chi ha lavorato durante quei giorni, a Don Andrea per aver permesso di “usufruire” della chiesa nella serata con il coro, alle famiglie che ci hanno sempre sostenuto e, naturalmente, a quanti hanno partecipato come “pubblico” perché senza di loro nulla sarebbe possibile… Grazie a tutti, all’anno prossimo!

Come già detto, quest’anno è stato festeggiato il trentesimo anno di fondazione del Comitato frazionale di Obra. Grati dell’operato di chi ci ha preceduto, si è ritenuto comunque necessario proporre un rinnovo del direttivo mediante assemblea generale, tenutasi a fine agosto. Nell’occasione il presidente ha manifestato la volontà di cedere la carica.. La votazione dei presenti ha così eletto all’unanimità come presidente Nicola


dalle associazioni

Parmesan e vice-presidente Alberto Zendri. Sono stati poi nominati consiglieri Alessandro Martini, Matteo Cobbe, Luca Trombetta e Serena Nuccio. Una delle prime scelte del nuovo direttivo è stata quella di conferire a Giuseppe Cobbe la carica di

Presidente Onorario anche a titolo di riconoscenza per quanto operato per tanti anni. Al momento il Comitato sta silenziosamente lavorando nell’espletare nuove e necessarie pratiche burocratiche per la costituzione del medesimo e sta seguendo

il progetto di ristrutturazione delle ex scuole che è in via di definizione. Non da ultimo sta cercando di organizzare nuove manifestazioni, per i mesi futuri, che possano coinvolgere sia i paesani che l’intera valle.

Camposilvano è un lavoro lungo un anno a nostra Associazione "CAMPOSILVANO E'..." ha portato a termine con successo gli impegni messi in calendario per l'anno 2010. Abbiamo cominciato bene con la "Befana 2010". E' un appuntamento che, ormai da decenni, fa accorrere a Camposilvano, il 5 Gennaio, molti bambini della nostra valle con le loro famiglie ma anche dai comuni vicini di Valli del Pasubio, Schio e Vicenza. Falò, fuochi d'artificio, canti natalizie, cioccolata calda, caldarroste con vin brulè, panettoni: si crea così l'atmosfera ideale per l'arrivo della cara vecchietta con il suo asinello e un carico di calze ripiene di dolci per tutti i bambini. Vi aspettiamo numerosi anche il 5 Gennaio 2011. In Agosto si è svolta la 21° edizione de "La Ganzega del Bosco".

L

Dobbiamo riconoscere di essere stati aiutati dal bel tempo che ci ha concesso di far festa per due giornate. Il sabato, dopo il torneo di pallavolo, il torneo di calcetto e i giochi per i più piccoli, c'è stato il concerto del gruppo "Articolo Trentino" che ha attirato molte persone con le loro ironiche canzoni. La domenica, dopo la Messa al campo, si sono svolte le gare dei boscaioli che

Luciana Rigon

coinvolgono sempre più l'interesse e la curiosità del pubblico sempre più numeroso. Le due giornate sono state supportate dall'ottima cucina da campo. L'Associazione "CAMPOSILVANO E'..." ringrazia tutti quanti collaborano per la riuscita delle manifestazioni ad iniziare dai volontari sempre disponibili, dalle autorità locali, dal Corpo Forestale, dai Vigili del Fuoco e Orsa Maggiore.

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dalle associazioni

Giovani sant’Anna un gruppo affiatato nche quest’anno il nostro anno sociale è iniziato con il carnevale a cui hanno partecipato numerose mascherine di tutte le età e con la gradita sorpresa dei ”carri di una volta” rispolverati e agghindati per l’occasione. Il risultato è stato un mix di antico e moderno, di vecchi trattori camuffati da carri di carnevale accompagnati dai moderni zorro e da incantevoli principesse. Un appuntamento divertente non solo per i piccoli ma anche per amici un po’ più grandicelli che si sono prestati a travestimenti più creativi suscitando grandi risate. Una giornata passata, a nostro avviso, all’insegna del sorriso, ristorata con gli immancabili “bigoli con le sardele”, fortaie e vin brulè. Il secondo appuntamento è stato in luglio per “S.Anna in Festa”. Come di consueto si è cercato di coinvolgere grandi e piccoli con vari intrattenimenti. L’apertura della manifestazione è stata dedicata ai bimbi con lo spettacolo dei burattini e conclusa con la discoteca per i giovani. Al suono del “campanò” della domenica la festa continua. Nel pomeriggio i piccoli hanno potuto saltare sul castello gonfiabile o partecipare ad un laboratorio dove si sono cimentati in lavoretti manuali mentre i giovani prestanti si sfidavano nell’”American’s Gladietors”. A metà pomeriggio i Vigili del Fuoco della Vallarsa e l’Orsa Maggiore hanno dato prova della loro abilità attraverso una simulazione di un incendio in un’abitazione. È doveroso ringraziare il gruppo degli animatori che in questi anni ci ha sempre dato una

A

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mano nelle varie iniziative. La giornata si è conclusa con una serata liscio che ha visto volteggiare in pista gli appassionati. Per tutta la durata della manifestazione i nostri “chef” si sono superati nel preparare ottimi piatti e succulenti panini! Il bilancio è positivo, soprattutto in termini di soddisfazione e riuscita delle manifestazioni. Allo scadere di quattro anni possiamo dire di essere soddisfatti dei miglioramenti nell’organizzazione, dovuti all’impegno comune e alla comune volontà di mettersi al servizio della nostra Comunità. Possiamo dire che siamo cresciuti anche come gruppo. È un esperienza da cui ognuno di noi ha imparato qualcosa anche a livello personale. Un gruppo affiatato, un gruppo che cresce nell’amicizia e nel divertimento , un gruppo che impara dagli errori commessi, un gruppo che tiene alle tradizioni, un gruppo che, nonostante il nome, non chiude “fuori“ nessuno,, un gruppo che è disponibile alla collaborazione. Dopo quattro anni è così che ci sentiamo di definire lo spirito con il quale la nostra Associazione ha

Il direttivo

portato avanti le iniziative fino a questo momento. Un gruppo di amici prima di tutto che, nel ricordo delle feste a cui si partecipava da bambini, cerca di mantenere vive alcune tradizioni come la festa in onore del patrono del paese di S.Anna e il carnevale. Certo i tempi sono cambiati, ciononostante si è cercato di riproporre quelli che sono stati sempre appuntamenti piacevoli per tutti come il vecchio vaso della fortuna dei primi anni che ora ha lasciato il passo alla lotteria, le castagne e il vin brulè attorno al fuoco in piazza per scaldarsi nel freddo novembre e la sfilata delle mascherine. A gennaio scadrà il mandato del direttivo attuale ma l’augurio è che il gruppo cresca all’insegna delle tradizioni e dello lo spirito che lo ha caratterizzato fino ad oggi. Ci sembra giusto, infine, ringraziare tutti coloro che in questi anni ci hanno dato una mano regalandoci tempo ed energie, chi ci ha sostenuto e spronato e chi ci ha criticato, perchè ognuno di loro in modi diversi ci ha fatto sentire parte della comunità e ha permesso all'Associazione di continuare e migliorare il suo operato.


dalle associazioni

La sala giovani Albaredo spegne tre candeline a sala giovani di Albaredo nasce dall’idea di alcuni genitori di trovare all’interno del paese, un luogo di aggregazione per i propri figli e per tutti i bambini e i ragazzi presenti nel paese, ma anche provenienti da altre frazioni. In particolare si è subito stabilito un forte e bel legame con i bambini e i ragazzi più grandi di Foppiano. All’inizio questa sala, che il 7 dicembre compie tre anni di attività, è stata accolta con scetticismo e dubbi da parte della comunità, ma poi, anche grazie alla volontà degli stessi ragazzi, di altri genitori, del piano di zona giovani, dell’amministrazione comunale, nonché del Consiglio Parrocchiale, che ci ha messo a disposizione il locale dove svolgiamo la nostra attività, siamo partiti. Ci sono stati alti e bassi. Se in alcuni periodi hanno partecipato 16-18 ragazzi, in altri erano solo tre o quattro. Non ci siamo arresi e abbiamo sempre cercato di stimolare e incuriosire i bambini e i ragazzi. Abbiamo attrezzato la sala con calcio balilla, numerosissimi giochi da tavolo e attrezzature da sfruttare all’aperto come palloni, hula hop, ecc. Nella sala si può passare il sabato pomeriggio giocando, facendo merenda, festeggiando compleanni o ricorrenze tipo Halloween, S.Lucia e Capodanno, ma anche parlare di tante cose. Abbiamo introdotto il “laboratorio del fare”, con tantissime attività che vanno dal semplice colorare, al decoupage, fino al creare in determinate occasioni quali Pasqua e Natale biglietti

L

e calendari personalizzati, piccoli segni per tutta la comunità. Anche alcuni abitanti del paese ci hanno dato una mano, hanno ripristinato l’uso del portone di ingresso, quello dell’acqua corrente, hanno tinteggiato il locale e hanno donato un televisore, un lettore DVD, tanti libri e tanti giochi. Abbiamo una piccola biblioteca, con libri per tutte le età, che i bambini possono portarsi a casa per leggere con calma. Ogni mese dedichiamo un pomeriggio a vedere qualcosa insieme, su un tema particolare, ma anche qualcosa di “leggero” per rilassarci. Nel 2009 abbiamo fatto un mercatino di oggetti fatti da noi e animato un pomeriggio con laboratori per bambini, per la Festa di S.Rocco a Foppiano, una bellissima esperienza che ci auguriamo di ripetere. Nel 2008 avevamo indetto un piccolo concorso per chi si inventava una fiaba con relativo disegno: ne è nato un piccolo libricino. Lo stesso è stato fatto per dare alla nostra sala un logo e uno slogan. “Il mondo a colori” è un po’ il riassunto della filosofia che adotta questa sala giovani. Certo ci sono anche dei difetti. Ci piacerebbe collaborare di più con le altre associazioni, specie quelle dei giovani, la sala è un po’ piccola, ma ci ac-

Annalisa Dalbosco

contentiamo e speriamo in futuro di ingrandirci per fare ancora più cose…..le idee ci sono eccome, ve lo assicuriamo. Chi volesse contattarci, per venirci a trovare o suggerirci qualcosa, può farlo al indirizzo e-mail salagiovanialbaredo@libero.it. Nel mese di novembre all’esterno della sala, dove è appesa la targa con il nostro logo, abbiamo dipinto un cerchio con all’interno il mondo visti dagli occhi dei nostri figli. Nella casa di fronte sarà presto realizzato un murales, il mondo in mano a un bambino. Una sera al mese cercheremo di lasciare che i ragazzi più grandi utilizzino questo spazio per ritrovarsi fra loro, parlare, discutere, ridere, ascoltare musica e perché no, mangiarsi insieme una pizza. Crediamo e sogniamo che questa sala diventi un luogo di aggregazione, incontro, scambio ma soprattutto amicizia e solidarietà. TANTI AUGURI DI BUONE FESTE DAI BAMBINI, DAI RAGAZZI , E DAI REFERENTI DELLA SALA GIOVANI DI ALBAREDO-FOPPIANO.

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dalle associazioni

Circolo Lamber Un gran bel risultato da parecchi anni che nelle “Lamber”, l’area appena sotto la strada che collega il paese di Riva con i Bruni, i soci dell’omonimo Circolo trascorrono molti dei loro sabati e anche qualche altra serata infrasettimanale a mantenere, curare, migliorare gli spazi e le infrastrutture ricreative che l’Amministrazione comunale ha affidato al Circolo con specifica convenzione. Ma è nelle ultime stagioni che l’impegno profuso dai soci del Circolo Lamber è stato particolarmente sostenuto perché c’era in programma un consistente ampliamento e miglioramento dell’offerta ricreativo sportiva dell’area esistente. Si è già dato conto nel numero di VN di fine 2009 delle principali operazioni concretizzate, e cioè la realizzazione della nuova piastra del ghiaccio, in parte fissa e in parte rimovibile nel periodo estivo, del campo da calcio a 5, con il fondo in materiale sintetico, e a una generale sistemazione dell’area, ma ora è possibile fornire anche una valutazione finale degli investimenti effettuati. L’inaugurazione che ha avuto luogo a luglio di quest’anno ha chiuso formalmente i lavori e ha permesso quindi di predisporre la rendicontazione dei finanziamenti assicurati dalla Amministrazione Provinciale e dalla Amministrazione comunale ma anche di quantificare il contributo fornito dal Circolo Lamber. Per la realizzazione degli interventi è stato infatti determinante il ruolo attivo svolto dal Circolo che, credendo

Renato Angheben

È

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molto nel progetto, oltre ad assumere in capo a sè le incombenze e le responsabilità connesse con la realizzazione dei lavori, ha investito direttamente proprie risorse sia in termini di partecipazione economica che di manodopera prestata gratuitamente. Con un costo complessivo dell’intervento di circa 250 mila euro, il contributo degli Enti pubblici è stato di 200 mila euro e pertanto l’ultima parte, circa 50 mila euro, è risultata a carico del Circolo. Pur con la consapevolezza che tutte le infrastrutture erano di proprietà del Comune e solo temporaneamente venivano affidate con convenzione alla gestione del Circolo Lamber, per i soci del Circolo è stato naturale rendersi disponibili a lavorare assieme per partecipare alla realizzazione di questo nuovo complesso, caratterizzato dalla duplice finalità di carattere sportivo e sociale, e per migliorare e mantenere vivo un importante luogo di aggregazione per i paesi vicini, per le associazioni della Valle, per chiunque fosse interessato a godere dei servizi dell’area. Una disponibilità che è stata essenziale per completare al meglio

gli interventi e che, visto l’esito, fa considerare quello raggiunto … un gran bel risultato, un risultato di cui essere orgogliosi! Ancor più se pensiamo che i servizi offerti vedono anche, dall’estate scorsa, la disponibilità di una tensostruttura acquistata dal Circolo e che viene collocata sulla piastra in cemento per tutte le iniziative del periodo estivo. Ma è verso la stagione invernale che ora stiamo andando e quindi è doveroso illustrare ai lettori il programma di apertura della pista del ghiaccio e dell’ “eis stocker”. Una sintesi dello stesso è riportato a fianco e a questo va aggiunto che è sempre possibile il noleggio dei pattini, l’acquisto di abbonamenti stagionali per adulti e bambini e che, come da tradizione, giovedì 6 gennaio, alle 15.00, ci sarà la BEFANA SUI PATTINI con animazione per i bambini. Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito web del Circolo www.circololamber.it


dalle associazioni

Sat Vallarsa Tra passeggiate e canti ure il tempo molto piovoso di questi giorni, ci dice che siamo in autunno inoltrato e come ogni anno, in questa stagione, il Gruppo SAT Vallarsa chiude la sua attività. Domenica 14 novembre, alla “Casina al Bersaglio” si è tenuto il tradizionale pranzo seguito dalla castagnata. Al mattino, un bel gruppetto di satini si sono cimentati in una piccola escursione sui sentieri a quota bassa, che in passato univano i paesi della valle ed erano molto frequentati. Oltre alla nostra attività escursionistica e di manutenzione sentieri, quest’anno siamo stati impegnati pure nell’organizzazione di una serata con Bepi de Marzi, per ricordare le persone che molti anni fa diedero vita al tradizionale concerto dello stesso con i suoi Crodaioli, nella chiesa di Parrocchia. Durante tale commemorazione, che si è svolta il sabato sera a Camposilvano, la chiesa era gremita di gente. De Marzi intercalava le canzoni del Coro Pasubio, con “ricordi” degli Amici scomparsi, creando così un clima di gioia misto a nostalgia, nel raccontare tutto ciò che gli Stessi hanno realizzato con tanto impegno, passione ed amore, per la nostra comunità. Sono stati ricordati: Tullio Pezzato che per primo invitò Bepi de Marzi e i suoi Crodaioli in Vallarsa, Carlo Giminiani suo paroliere, Enrica Rippa allora sindaco di Vallarsa, Domenico Raoss che met-

P

teva a disposizione dei Crodaioli, l’armonium per l’ accompagnamento, Francesco Cavallin custode della diga e fondatore del coro Pasubio, Gianni Pieropan alpinista e scrittore ed infine Terenzio Sartore alpinista vicentino appassionato delle Piccole Dolomiti. Il giorno seguente nella chiesa Arcipretale di Parrocchia, molti fedeli hanno partecipato alla S. Messa cantata dai Crodaioli e dal Coro Pasubio, alla quale è seguito il tradizionale concerto. Dopo il pranzo, che si è svolto sotto il tendone appositamente allestito, i canti sono proseguiti per tutto il pomeriggio e sono stati molto apprezzati ed applauditi da tutta la popolazione. Un altro appuntamento molto importante per il nostro gruppo SAT,

Luciano Pezzato

è stata la partecipazione alla Fiera di S. Luca, che si è svolta a Parrocchia il 16 e 17 ottobre. Quest’ anno, a causa del cattivo tempo che ha imperversato quasi tutto il giorno, ci sono stati pochi visitatori, anche se le associazioni e le bancarelle erano presenti in gran numero, come lo erano state negli anni precedenti. Sabato pomeriggio, il gruppo SAT ha preparato le castagne e la merenda per i ragazzi della Scuola Elementare ed alla sera sono state offerte ai coristi che avevano tenuto il concerto nella parrocchiale. Purtroppo, la domenica abbiamo utilizzato meno della metà delle castagne che preparavamo gli anni scorsi: speriamo vada meglio la prossima edizione!!! Excelsior

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i nostri studenti

Dottore, dottore, … Dallo scorso agosto sono 3 i nuovi laureati della valle. Facciamo loro i nostri complimenti e riportiamo una breve sintesi delle loro tesi discusse. STUDENTE:

DANIEL pINT ER Università deg li Studi di Tren to Facoltà di Scie nze matematich e, Fisiche e Natu rali corso di Laure

a (triennale) in matematica

DATA DI LAU

REA: 29 settembre 20 10 VOTO:

102/110 TITOLO TESI: Serpent, un'alt ernativa ad AES RELATORE: Andrea caran ti

per proteggere dati in internet e nell'ambito bancario, operazioni finanziarie, documentazioni sanitarie, informazioni governative e sono indispensabili ovunque siano presenti password e codici. La crittografia si occupa di rendere incomprensibile il messaggio qualora venisse intercettato da persone non autorizzate a leggerlo.

Gli utenti di un sistema crittografico devono concordare fra loro l'alfabeto con cui comunicare: ogni messaggio viene trasformato in una sequenza di bit. La storia dei crittosistemi inizia nel 1972, quando l'NSA (la National Security Agency, l'organizzazione di intelligence americana preposta alla sicurezza dei dati governativi) chiese al NBS, adesso divenuto NIST (National Institute of Standards and Tecnology), di sviluppare un algoritmo di crittazione da adottare come standard per la cifratura dei documenti governativi riservati.

n importante ambito in cui è fortemente utilizzata la matematica algebrica è la sicurezza delle comunicazioni. Da sempre ci si pone il problema di trasmettere messaggi in modo affidabile su canali non sicuri, evitando quindi Fino al 1997, il DES costituì l'alche estranei vengano a conoscenza del loro contenuto. Nelle tecnologie goritmo standard per la cifratura. moderne vengono fortemente uti- La principale vulnerabilità del DES lizzati sistemi crittografici, ad esempio era dovuta alla limitata lunghezza

U

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della chiave: 56 bit. Nel 1997 vi fu la prima violazione ufficiale di una chiave DES, con un'analisi di 256 possibili combinazioni. Il NIST perciò decise di indire un bando di concorso per adottare un nuovo cifrario come standard per la cifratura. Tra i finalisti, Rijndael venne considerato il migliore e divenne l'AES (Advanced Encryption Standard). Serpent invece si classificò secondo e venne ritenuto il più sicuro, anche se troppo lento da implementare al calcolatore. Nella tesi è stata analizzata la struttura algebrica di Serpent e sono stati approfonditi diversi attacchi di crittanalisi al cifrario, dimostrandone l'elevata sicurezza.


i nostri studenti STUDENTE:

mATTIA pEzzA TO Università deg li stu

di di padova pensare in che modo anche un si è dimostrato molto disponibile e mi ente come il Servizio Foreste pos- è venuto incontro in molte situazioni di Facoltà di Agra ria sa contribuire allo sviluppo della difficoltà. Risultato di tutto questo pro-

zona. Credendo nella potenzialità dell'alta Vallarsa e in particolare di tutta l'Alpe di Campogrosso che ben si presta ad accogliere i flussi turistici, è stato pensato un DATA DI LAU REA: possibile percorso didattico-natu15 ottobre 2010 ralistico all'interno della malga Siebe. Ho cercato subito appoggio nel professor Ziliotto, docente di VOTO: Alpicoltura nell'Università di Padova, 102/110 che si è dimostrato entusiasta del progetto e mi ha indirizzato verso l'approccio più “accademico”. AsTITOLO TESI: sieme alla correlatrice Dott.ssa Cristina Ipotesi di un p ercorso didatt ico abbiamo innanzitutto percorso l'area tra tipi vegeta zionali a occupata dal pascolo delle Siebe, cer“malga Siebe”, cando lo spunto giusto dal quale parVallarsa -Tren tino tire. Subito Cristina ha colto la varietà presente all'interno di una superficie RELATORE: tutto sommato limitata (6,2 ettari) prof. Umberto come quella occupata dalla malga, ed ziliotto ha suggerito di concentrare l'attività nella definizione dei diversi ambienti l mio percorso di studi prevede presenti nel pascolo, la determinazione di affrontare anche una serie di tedelle fitocenosi caratterizzanti e infine matiche relative all'ambiente monnel disegno di un percorso che possa tano, ai suoi boschi, ai pascoli e alla valorizzare l'eterogeneità esistente. Dalloro possibile gestione. È nata così la l'indagine della stazione sono emerse possibilità di sviluppare una tesi di laurea 12 zone ben distinte, caratterizzate che potrebbe avere un riscontro positivo dalla presenza di specie diverse a seconda sul nostro territorio, in un contesto del livello di umidità del suolo, dell'invicino a casa come la malga Siebe. Lo clinazione e dell'esposizione della suspunto mi è stato dato dal Dottor Tullio perficie. Il passo più impegnativo, a Manzinello durante il periodo di tirocinio questo punto, è stato quello di compiere che ho svolto nell'autunno 2009 presso un rilievo floristico totale all'interno di l'Ufficio forestale di Rovereto. Tullio, ogni singola zona. Da maggio alla fine trasferito da poco dall'Ufficio Bacini di agosto ho percorso il pascolo osserMontani di Trento, ha conosciuto in vando, raccogliendo e classificando le questo periodo la Vallarsa rimanendone specie in fiore (quello della fioritura è affascinato. Chiedendosi il motivo per lo stadio che permette un riconoscicui la nostra valle sia così emarginata e mento più semplice). La mole di lavoro relativamente povera di iniziative rispetto è stata importante, con oltre 200 specie ad altre vallate trentine, si è provato a trovate. Per fortuna il Professor Ziliotto

corso di studi

in Tecnologie forestali e am bientali

I

cesso è stata la creazione di 12 schede descrittive, riportanti le condizioni della superficie e del suolo, l'inquadramento fitosociologico delle specie presenti e l'elenco dei loro nomi latini. Parallelamente ho svolto un lavoro bibliografico di raccolta dati per riuscire, a grandi linee, ad inquadrare la malga Siebe anche da un punto di vista geologico, pedologico, climatico, fitogeografico e storico. Infine è stato disegnato sulla carta il sentiero naturalistico vero e proprio. La proposta è quella di un percorso ad anello attorno alla malga che riesca a garantire la visione di tutte le zone, possa sfruttare al meglio i tratti di viabilità già presenti e consenta al pascolo di venire ancora caricato. Lungo il sentiero sono previsti dei punti di sosta dove collocare le tabelle illustrative/descrittive dei vari ambienti. Sono stati poi inseriti alcuni suggerimenti: la malga Siebe non dovrebbe essere esclusa dal pascolo degli animali, se davvero s'intende preservare questi ambienti; dovrebbero allo stesso tempo essere accolti quanti andranno a percorrere il sentiero naturalistico cercando di trasmettere un corretto messaggio di rispetto ambientale; potrebbero essere migliorate le infrastrutture attraverso alcuni interventi. Questo è solo un primissimo spunto che potrà essere notevolmente sviluppato e adattato alle esigenze. L'augurio è comunque che questa come altre iniziative propositive del Servizio Foreste possano essere ben accolte e supportate anche nella valle. In un momento storico in cui tornano a galla temi quali l'ambiente, la biodiversità e la salute, ecco che la montagna può tornare a fare da sfondo alle nostre attività.

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i nostri studenti

STUDENTE:

martino corna li Università deg li studi di Tren to Facoltà di Soci ologia corso di Laure

a triennale in Studi Intern azionali

che nel 2009 ha ricevuto dall’Onu, per il lavoro svolDATA DI LAU REA: to, e per ciò che rappre24-10.2010 senta, il riconoscimento di “Special Consultative Status” (Status Consultivo SpeVOTO: ciale) presso L’Ecosoc. 97/110 In questa sezione inizierò la mia analisi descrivendo TITOLO TESI: la storia della Fondazione, La realtà di un fin dalla sua nascita, per poi a ONg ufficialm ente approfondire l’aspetto interriconosciuta a ll’ONU: Fonda zione Ope- nazionale, i primi progetti, ra campana d ei caduti le collaborazioni, i primi contatti, ed infine l’Application ufficiale. La conclusione della RELATORE: mia ricerca riguarderà sia le marco Brunazz o motivazioni che hanno spinto alla richiesta di accredito ufficiale da parte delle organizzaella mia tesi descrivo un zioni internazionali, sia i progetti aspetto molto importante futuri della Fondazione, poiché i ridelle Nazioni Unite: il loro conoscimenti ottenuti, non sono fini rapporto con le Ong e con la Società a se stessi, ma sono la via per delle civile da loro rappresentata. iniziative future con un maggior reDescrivo innanzitutto cosa sia, e spiro internazionale. come lavori il Consiglio Economico La mia decisione di analizzare la e Sociale (ECOSOC) dell’ONU, per Fondazione Opera Campana dei Cavolgere la mia attenzione sul ruolo duti non nasce unicamente dal fatto che hanno all’interno dell’ECOSOC che essa sia una realtà trentina e le organizzazioni non governative quindi a me vicina e cara, ma anche di tutto il mondo, ed infine le diverse per i riconoscimenti ottenuti dalla tipologie di “accredito” a cui posFondazione stessa, accreditata non sono aspirare per la collaborazione solo all’Onu ma altresì al Consiglio le ONG. d’Europa con lo Status Partecipativo Nella seconda parte del mio ela(Participatory Status). Maria Dolens borato desidero concentrarmi sulè divenuta quindi una realtà interl’esperienza di una ONG, la Fondanazionale riconosciuta ufficialmente zione Opera Campana dei Caduti, a livello non solo europeo, ma mon-

N

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diale, con contatti pressoché quotidiani con Organizzazioni che promuovono in tutto il mondo gli ideali stessi della Fondazione: pace, promozione dei diritti umani e rispetto dei popoli.


la Vallarsa in libreria

La prova del Fuoco di Carlo Pastorino con grande emozione che annunciamo l'attesissima riedizione del romanzo "La prova del fuoco", di Carlo Pastorino. Egon Zandonai Editore ha infatti scelto di riproporre, dopo due decenni di oblio, questo pregevolissimo testo, pubblicato per la prima volta nel 1926. In queste pagine limpide e asciutte infatti, spesso commosse, ma insieme capaci di quella cruda e essenziale sincerità che sa ben trasmettere il nocciolo dell'umana avventura, si annida un'eredità che sarebbe stato inammissibile disperdere e dimenticare. Patrimonio storico, prima di tutto; ne "La prova del fuoco" si ritrova infatti la memoria di un anno di guerra, combattuto sul Monte Corno di Vallarsa. Chi ha avuto la fortuna di leggere questo testo, sa che Pastorino guida il lettore lungo le mulattiere del Trappola, raccontando con lucida chiarezza, passo dopo passo, quei lunghi mesi fra il luglio 1916 e il maggio 1917 che lo videro protagonista di quotidiano silenzioso coraggio qui sui nostri monti. Ma questo libro rappresenta anche, e soprattutto, una ricchezza dal punto di vista letterario e umano. Non suscita meraviglia il fatto che abbia accompagnato tre generazioni nell'arco di sessant'anni, conoscendo

È

più di trenta edizioni: è un'opera capace di parlare direttamente al cuore del lettore, in quel modo concreto e privo di artifici retorici che solo un letterato di estrazione contadina poteva praticare. Ed è, insieme, il prodotto di quello che Carlo Pastorino definiva il suo "esercizio spirituale": quel percorso di sincera ricerca interiore che lo aveva portato, nonostante l'acuta consapevolezza della morte e della distruzione che lo circondavano, ad amare i posti impervi in cui la sorte lo aveva costretto a vivere, e gli uomini che condividevano con lui quel tratto di cammino. Che portassero il nome di amici, oppure di nemici, non faceva nessuna differenza. Un grazie sentito va dunque a tutti coloro che hanno collaborato con noi a sottrarre quest'opera alla dimenticanza. Innanzitutto al Prof. Francesco De Nicola, curatore dell'opera e massimo esperto pastoriniano; e ai discendenti dello scrittore, le famiglie Pastorino e Torricelli, che hanno messo a disposizione l'archivio letterario e fotografico di Casa Pastorino, a Masone, con tutta la sterminata mole di materiale, spesso ancora inedito, che contiene.

Fiorenza Aste, Mario Martinelli

E poi al nostro Gregorio Pezzato, per la sua intensa postfazione, capace di far rivivere con immediatezza le sensazioni di chi, in quegli anni, era costretto a trascorrere la vita, e spesso a trovare la morte, sulle cenge e nelle caverne dei nostri monti, in condizioni per noi difficilmente immaginabili. Un grazie infine agli enti che hanno creduto nel progetto proposto dall'associazione culturale "Tra le rocce e il cielo": La fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto, la regione Trentino - Alto Adige e il comune di Vallarsa, in collaborazione con i patti territoriali delle Valli del Leno. Vorremmo concludere con le parole dello stesso Pastorino, tratte dalla poesia "La Cetra", pubblicata postuma su "Il cittadino" di Genova il giorno 1 novembre 1961, unitamente all'annuncio della sua morte:

...Quando verrò, mio Dio, da te chiamato porterò meco i canti di quel tempo ch'eran preghiera ed io non lo sapevo; i canti che non scrissi, perché allora inchiostro e penna m'eran sconosciuti, ma i canti che non scrissi li ho serbati dentro il cuore di semplice pastore a farne offerta ai piedi del tuo trono, quando tra breve tu mi chiamerai al suono grave della mezzanotte. (Per gentile concessione della famiglia Pastorino)

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la Vallarsa in libreria

Mosè Masai di Alice Robol “Mi fai un favore?”, parte da lontano la mia amica Ornella nel propormi questa recensione, forse conoscendo le spigolosità del mio carattere, la selettività delle mie letture e le fitte maglie a tutela dei miei gusti. Passa poco. Ma la testarda amica riccioluta ci prova. Riesce. Accetto. Unica condizione: “Se non mi piace, te lo riprendi”. Pacta sunt servanda: non l’ho restituito. L’albo illustrato racconta la storia del piccolo masai Mosè impegnato nelle sue attività quotidiane nel villaggio africano e di una sua avventura, a lieto fine, in riva al fiume. Ma come spesso accade nelle storie per bambini (e in tutte le altre) si possono leggere storie nelle storie e si possono intravedere percorsi altri. Tutto avviene semplicemente, leggendo e lasciando che la fantasia voli, cavalcando l’ippogrifo delle parole, verso mondi nuovi, sconosciuti, varcando confini e oltrepassando frontiere. Accade anche al di là delle intenzioni stesse dell’autore, succede grazie al potere sovrano del lettore che sceglie, scarta, imbocca sentieri narrativi, cosciente di potersi (felicemente) perdere nel bosco della narrazione. Così accade anche per la lettura di Mosè Masai. Sentieri possibili: non solo la sua storia e l’avventura particolare che lo vede protagonista, ma anche, in un’intuibile narrazione parallela, il suo processo di crescita e le possibilità che si aprono grazie ad incontri, confronti e scontri tra

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esseri e generazioni diverse. Alterità necessarie per diventare grandi. Non solo. Sullo sfondo la vita della tribù, quella degli animali della foresta scandite dai ritmi della natura e, talvolta, dalla dura legge della savana. “Mosè è un bambino della tribù masai e vive in un piccolo villaggio fatto di paglia e fango, nella savana africana, in Kenya”. Incipit classico. Rivisitazione moderna del “c’era una volta”, qui gestito tutto al tempo presente. Ho ripensato e riletto più volte quest’inizio lento, quest’ansa di lentezza nella piega iniziale del racconto cercandone giustificazioni possibili. Ne ho trovata una plausibile ed accettabile, quella relativa ad una sorta di ideale percorso, narrativo e di vita del protagonista, scandito dai tempi della natura. Si poteva, altrimenti, entrare subito nella storia, a ritmo incalzante creando sapienti attese preparando i possibili colpi di scena ed inserire, in un altro possibile inizio e nelle pieghe del racconto, gli elementi introduttivi e di definizione del personaggio dell’ambiente. Scelte. Percorsi virtuali: nessuno dei quali giusto, nessuno dei due più bello dell’altro. Semplicemente altre possibilità narrative. Non si deve attender molto, in

maestro Gianni Bais

verità, di lì a poche pagine il ritmo accelera, accade qualcosa che ridesta la narrazione e lo stesso piccolo lettore: “Mosè viene risucchiato dall’acqua, si dibatte, cerca di nuotare ma non ce la fa e nessuno può aiutarlo”. Ecco che dei tanti pericoli accennati tra le righe delle pagine precedenti (“con grande abilità riesce a sfuggire ai pericoli in agguato: leoni, serpenti oppure guerrieri di altre tribù”) ne arriva un altro, quello dell’impetuoso fiume che lo trascina inesorabilmente verso gli animali della foresta. In questa sorta di non richiesto rito di iniziazione e di terribile evento fortuito “il suo coraggio sparisce completamente”. Per crescere e per affrontare situazioni problematiche abbiamo spesso bisogno di Altri che riaccendano in noi coraggio e speranza. Grandi o pari. Altri, comunque. In aiuto del piccolo, un enorme elefante, Chengo. In aiuto del piccolo lettore anche le illustrazioni, altra storia nella storia. Particolarmente felice la definizione grafica di Chengo. Come in altri buoni albi illustrati emergono qui “le caratterizzazioni fornite dalle illustrazioni


la Vallarsa in libreria

che offrono ulteriori spunti integrativi ed interpretativi del testo stesso comunicanti sensazioni ed emozioni appena accennati nello scritto (…) fino a creare volutamente una storia iconica, quasi parallela a quella scritta, una nuova storia nella storia”. Ed è grande Chengo. Grande una pagina intera: con la sua ombra copre il piccolo Mosè, ridotto nell’illustrazione a due grandi occhioni in un viso di bimbo spaventato. Ma Chengo è buono: al di là della mole maestosa nessun altro elemento lo connota negativamente. Un ciuffo ribelle e gli occhi dolci forniscono al piccolo lettore (di immagini, anche e soprattutto) parametri per definirne la bontà e per rassicurarsi.

Chengo e Mosè diventano subito amici. Si incontrano un vecchio elefante abbandonato dagli altri perché vecchio e il piccolo bambino: “Ho bisogno di un nuovo amico, così non sarò più solo”. Paradigma di un incontro tra generazioni diverse, sintesi narrativa di possibilità ed arricchimento relazionale, necessari allo sviluppo di personalità affettivamente più articolate e consapevoli. L’autrice sembra però dirci che l’incontro con l’alterità non sempre è così linearmente semplice ed accettabile senza pregiudizi, infatti i guerrieri della tribù si schierano “terribilis ut castrorum acies ordinata”, pronti “con lance e scudi, i volti cupi e rabbiosi. Vogliono cacciare il grande Chengo, perché lo vedono come minaccia per le persone”. Veramente bella nei colori e nella sua dinamicità l’illustrazione che accompagna questo evento e queste parole del testo: le lance spuntano dal fondo della pagina contro un piccolo bimbo che si frappone tra i guerrieri e il grande elefante con il piede alzato, pronto a difendersi e a difendere il piccolo amico. Nessuno, però, sembra ascoltare. Nessuno, come accade spesso ai grandi, vuole ascoltare. La soluzione la trova ancora un piccolo, un bambino: decide di parlarne con il nonno, il capo villaggio. Merita un accenno questa importante figura di sfondo, tanto caratterizzante la moderna narrativa d’infanzia. In questo albo è presente all’inizio e alla fine. Dapprima sappiamo solo che è capo villaggio e lo vediamo disegnato, in una tavola, curvo con il bastone. Null’altro. Ricompare alla fine, sostanziando forse

una sorta di necessaria circolarità generazionale, ritto ed autorevole, senza bastone, appoggiato questa volta al bambino, implorante una sua mediazione. Gli occhi dolci rivolti al viso piangente di Mosè e la rassicurante mano sulla spalla del piccolo interlocutore ci tranquillizzano sulla sorte di Chengo, ancor prima di girare pagina. Sarà l’autorevole figura del nonno a mediare, ad aiutare a capire e a leggere al di là delle evidenti differenze. Personalmente, infine, avrei tolto le ultime tre pagine dove si descrive chi sono i Masai, dove vivono e il piccolo dizionario swahili: inutili aggiunte didascaliche ad un storia che, come abbiamo visto, racconta già molto e molto lascia immaginare. Forse più nelle immagini che nel testo stesso. Quanto condensato in poche righe e in poco più di una ventina di pagine! E quant’altro ancora può essere trovato percorrendo i possibili percorsi interpretativi. Scrivere per i bambini non è assolutamente facile e l’autrice, forse, lo ha intuito. Ci sono rischi seri: la banalità, la storia eccessivamente semplice poggiata su trame narrative ingenue e bamboleggianti, il velato intento didascalico di deamicisiana memoria, una colpevole sottovalutazione dell’importanza dello scrivere e della grandezza del piccolo lettore/uditore che ci sta davanti. Scrivere per i bimbi è difficile. E’ atto di enorme responsabilità. Richiede ed esige rispetto per l’attento lettore, “nato per leggere”

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dai lettori

Le auto storiche in Vallarsa 0.10.10… sulle tracce della Grande Guerra, è stato il titolo del 7° appuntamento tra le auto storiche italiane svoltosi domenica 10 ottobre 2010 a Rovereto e in Vallarsa con la Gita di mezzo Autunno in Trentino, promossa e organizzata dal Registro Fiat Italiano, con il patrocinio del Comune di Rovereto e del Comune di Vallarsa, che ha visto la partecipazione di 28 equipaggi provenienti dal Veneto, dall'Emilia Romagna e dalla Lombardia. Appuntamento al nerocubo hotel di Rovereto alle 8,30 dove, al bar ristorante indoVino, una ricca colazione ha atteso gli equipaggi per dar loro il benvenuto. Alle 10,30, partenza in carovana per la tradizionale sfilata nel centro storico di Rovereto e, a seguire, la prima tappa storico-culturale al Forte di Matassone, attestato sulla seconda linea difensiva della Vallarsa, in quello che un tempo era territorio dell'impero austro-ungarico. Accompagnati da due storici esperti della locale associazione Pasubio 100 anni, i soci hanno potuto ripercorrere alcuni dei camminamenti in trincea di uno dei baluardi sul fronte della Grande Guerra, di rilevante importanza per la tenuta della valle e dell'intero Tren-

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tino da parte degli imperiali e che, invece, le truppe italiane erano riuscite ad impossessarsene agli inizi del conflitto. A farla da padrone dell’evento, alcune delle auto tra le migliori della produzione italiana Fiat… le Fiat 1500 Cabriolet, le 850 spider, una Topolino “C”, una 500 Giannini, le mitiche 600, una Fiat 1100 Special arrivata direttamente da Bologna, una Fiat 1900/A del 1954 giunta da Faenza….. queste, sono state solo alcune delle auto che hanno suscitato l’ammirazione dei numerosi turisti presenti ad ogni tappa, con la complicità di una splendida giornata di sole variopinta dai caldi colori autunnali, in una valle incantata ed incontaminata come la Vallarsa. Alle 11,30, tutti al Bar Jolly di Anghebeni dove Grazia, la gentile titolare, ha deliziato gli equipaggi di un gustoso aperitivo, quindi, la ripartenza in carovana con destinazione al Magna e Bevi al Passo Pian delle Fugazze ai piedi delle Piccole Dolomiti, dove Marco il gestore, ha servito un ottimo menu a base di orzetto, polenta, carne salada, verdure di mon-

Ettore Zendri

tagna e quant’altro, il tutto, annaffiato da un ottimo merlot. La soddisfazione dei partecipanti al convitto è stata totale. Il secondo appuntamento storico-culturale, è stata la visita al Sacrario ed al Museo della 1^ Armata Italiana, sempre a Passo Pian delle Fugazze. Il Sacrario, costituito da un'imponente struttura in pietra che si staglia nel cielo al fianco delle guglie rocciose, è stato costruito nel 1926 per ricordare il sacrificio di migliaia di vite spezzate dalla crudeltà della guerra e per innalzare all'estrema solennità il valore e la gloria perenni dei caduti per la nazione. Infine, la visita all’ossario situato ai piedi del monumento che, a detta di molti, è stata quella più toccante nella sfera dei sentimenti più profondi; entrati quasi in punta di piedi e con riverente rispetto, si sono potuti leggere molti dei nomi incisi sui marmi dei loculi, alcuni dei quali, con feritoie a forma di croce, hanno lasciato intravvedere a volte un teschio, a volte una mano, di quei ragazzi di cent’anni fa... Alle 17,30, i saluti e gli arrivederci alla prossima gita di mezzo autunno!


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La lingua cimbra in Vallarsa non è morta

Hugo-Daniel Stoffella

sperti delle minoranze linguistiche hanno discusso di “Cultura minoritaria e toponomastica”, tema del convegno, promosso dall’Ufficio Minoranze Linguistiche della Regione Trentino-Alto Adige, svoltosi in Vallarsa nell’ambito del Festival “Tra le rocce e il cielo”. Al centro vi è la ricerca della propria identità culturale, come ha sottolineato il prof. Annibale Salsa, già presidente nazionale del CAI e moderatore del convegno. Promuovere il recupero della toponomastica significa anche un rafforzamento dell’identità culturale, come ha spiegato Sieghard Gamper, Direttore dell’Ufficio Minoranze Linguistiche della Regione. Tuttavia è essenziale anche spiegare il significato dei singoli toponimi. Secondo la professoressa Brigitte Alber dell’Università di Verona, i toponimi costituiscono le tracce più resistenti di un idioma linguistico e sono “le ultime cose che restano di una lingua”. Per quanto riguarda la toponomastica in Vallarsa , questa è in gran parte di origine tedesca, nello specifico di origine bavaro-tirolese, ossia cimbra, come ha dimostrato nella sua relazione la dottoressa Lydia Floess, curatrice del Dizionario Toponomastico Trentino. Tuttavia la raccolta dei toponimi non è sufficiente, ma, come ha ribadito nel suo breve intervento il professor Remo Bussolon, questa infatti deve essere affiancata anche da una ricerca del significato degli stessi, tuttora sconosciuto. Per quanto riguarda la ricerca del significato dei toponimi, molto è stato fatto per la minoranza linguistica cimbra

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di Luserna, come ha spiegato Fiorenzo Nicolussi Castellan, vicepresidente del Centro di Documentazione di Luserna, citando vari esempi. Grande interesse ha suscitato la relazione di Hugo-Daniel Stoffella, professore in Scienze della Comunicazione Plurilingue presso l’Università di Bolzano. Infatti, tutti i testi storico-linguistici finora pubblicati riportano che nelle Valli del Leno, l’antica parlata cimbra è oramai completamente estinta. Ma davvero l’idioma cimbro in queste zone è completamente scomparso? Come ha dimostrato il prof. Stoffella, citando le ricerche dei professori Gios, Bussolon, Osti, Prosser ecc., l’antica lingua cimbra non è del tutto estinta, anzi. Infatti, nel dialetto locale di Vallarsa, Terragnolo e Trambileno, oltre alla toponomastica, sopravvivono innumerevoli vocaboli cimbri. Sarebbe opportuno se i Comuni delle Valli del Leno costituissero un gruppo di lavoro non solo per raccogliere e analizzare il significato dei vocaboli cimbri ancora esistenti nel dialetto, ma anche per realizzare una mappa nella quale siano riportati i principali toponimi cimbri indicanti località, valli, montagne

ecc. e, cosa più importante, indicante anche il significato di questi toponimi, per noi oggi incomprensibili. Esistono, infatti, varie pubblicazioni nelle quali si citano i vari toponimi cimbri, ma non esiste, al momento, alcuna pubblicazione esauriente che riporta anche il significato di questi toponimi. Tale pubblicazione, come ha proposto il prof. Stoffella, potrebbe esser distribuita agli scolari e agli studenti dei tre Comuni, in modo che possa venire trattata e discussa in famiglia e a scuola, affinché le future generazioni possano comprendere appieno il significato sia dei vocaboli cimbri presenti nel dialetto, sia dei stessi toponimi cimbri, al fine così di salvaguardare e mantenere “vivo” un prezioso patrimonio linguistico. “Il dialetto e la toponomastica costituiscono un monumento culturale e linguistico. Questi monumenti dovrebbero essere preservati e non andare perduti”., ha concluso il prof. Stoffella, la cui proposta è stata vivamente accolta e sostenuta dai relatori e organizzatori del convegno. Alcuni esempi di vocaboli cimbri presenti nel dialetto valarsèr:

Alcuni esempi di vocaboli cimbri presenti nel dialetto valarsèr: DIALETTO VALARSÈR NOME TEDESCO

SIGNIFICATO ITALIANO

azarele

Heidelbeere

mirtillo nero

baide

Weide

salice

bindola

Winde

vilucchio

boter

Butter

burro

candola

Kandel

bricco

clamer

Klammer

fermaglio, grappa (per fissare il legname)

craisera

Kraxe

contenitore da portare a spalle

fasong-rebe

Wald-Rebe

clematide

Gabàna

Gewand

giacca, giaccone

labio

Labe

melpe

Mehlbeerbaum

abbeveratorio vallarsanotizie | 55 sorbo montano


dai lettori

La Cina, un tuffo di 15 giorni in una diversa cultura uando la Provincia Autonoma di Trento, organizzando viaggio in estremo oriente, ha chiesto ad un gruppo di giovani, provenienti dai quattro angoli del Trentino, di costruire un ponte culturale tra i due Paesi attraverso la loro esperienza, sono sorti molti quesiti: “potremmo veramente capire qualcosa di una cultura portata nel terzo millennio da un governo totalitario, così lontana da quella occidentale, in così poco tempo?”, “in un mondo ormai globalizzato, per non dire occidentalizzato, esisteranno ancora quelle profonde differenze che caratterizzavano la singolare cultura orientale?”. Occorre premettere che la Cina è un Paese immenso con più di 50 etnie differenti in grado, quindi, di offrire molte più sfaccettature di quante un gruppo di ragazzi, o poco più, possano carpire in 15 giorni passati in due città che, seppur superiori in popolazione a molti stati europei, non possono esprimere la complessità di questa enorme nazione e delle sue molteplici culture. Arrivati all'aeroporto di Shanghai il primo scontro è stato sicuramente con il clima. L'impatto con il caldo tropicale della Cina orientale coadiuvato da un'altissima percentuale di umidità è qualcosa che difficilmente si può provare nel clima europeo. Così, dopo quasi venti ore di viaggio a migliaia di chilometri da casa e con bagagli a seguito, il gruppo ha fatto la sua prima conoscenza con la burocrazia cinese. La modulistica, secondo la traduzione dall'inglese, ci definisce non stranieri, bensì “alieni” (cosa, effettivamente, non così distante dalla realtà).

Andrea Robol

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L'organizzazione non è mancata per cui è stato possibile passare indenni i controlli cinesi e partire verso la cittadina diHang Zhou. Ad aspettarci nel campus per stranieri della città c’erano i nostri tutors, per la maggior parte studentesse dell'università con il compito di aiutarci e guidarci nella vita cinese di tutti i giorni, che per questo popolo significa farsi in quattro per assecondare ogni bisogno dell'ospite. Chiedere un favore ad un cinese, per quanto insignificante, vuol dire intrappolarlo in doveri che eseguirà senza lasciar trasparire la minima noia o frustrazione. Qui abbiamo fatto la nostra prima conoscenza con il cibo cinese. La differenza sta innanzitutto nell'approccio ad esso. Si incontrano molte difficoltà a trovarne una forchetta in oriente e per un occidentale imparare l'uso corretto delle bacchette non è un’impresa semplice. Non ci sono nemmeno i piatti. Tutto il cibo viene messo su un tavolino girevole al centro del tavolo dove ognuno “pesca” ciò che vuole. Per quanto riguarda il cibo in sé, invece, la cucina cinese offre veramente di tutto, nel senso più stretto del termine. Se qualcosa è

commestibile, allora è presente nelle pietanze del Celeste Impero. Non è abitudine sapere cosa si sta mangiando e, se si chiede l'origine di quello che si trova in tavola, spesso non si ottiene una risposta sicura. Le attività del percorso culturale prevedevano visite e conferenze sulla Cina moderna. La città di Hang Zhou si presenta, per i canoni cinesi, come un paesone di provincia, un conglomerato di media grandezza, insomma, sette milioni di abitanti! In effetti, non si ha la sensazione di essere in una metropoli, come potrebbe essere Shanghai o Hong Kong, è sicuramente un posto più tranquillo e pittoresco rispetto alla frenesia imperante delle grandi città moderne. Nonostante l'apparenza però, è un avanzatissimo polo culturale e industriale. Vanta ben quindici università di cui otto politecnici oltre ad un'avanzatissima industria biotecnologica e tessile. Hang Zhou è situata a 140 km a sudovest di Shanghai, sul delta del fiume Yangtze, è la città principale della provincia di Zhejiang, al suo interno si trova il Lago Ovest (Hu Xi), una delle maggiori mete turistiche per i cinesi, citato in nu-


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merosi scritti e poemi, è soprattutto il fatto di essere considerato un prototipo di bellezza paesaggistica che fa di esso uno dei posti più visitati della Cina orientale. Ad ovest della città si trovano, invece, le verdi colline cinesi dove fiorisce la coltivazione del tè, una delle più antiche tradizioni di questo popopolo e una tra le maggiori esportazioni della provincia. Le attrattive principali di questa città, oltre alle bellezze paesaggistiche, sono i templi buddhisti, il Tempio delle Sei armonie e la tomba del generale Yue Fei, difensore della patria nel XII secolo. Purtroppo, come per la maggior parte del patrimonio artistico ed archeologico cinese, tutti questi siti sono stati distrutti e ricostruiti più volte fino alla grande epurazione della rivoluzione culturale degli anni '70, quando il governo centrale nella volontà di favorire il nuovo, ha abbattuto di fatto una buona parte del patrimonio, ricostruendo solo in un secondo momento, per intercettare il turismo. Appena il gruppo ha appreso questa cosa ha preferito concentrarsi sulla Cina e sui cinesi moderni. Ciò che colpisce è la differenza tra ciò che viene mostrato e raccontato in occidente, rispetto a quella che è la realtà. Lo stesso concetto di libertà è totalmente differente tra le due culture. Superficialmente si potrebbe dire che i cinesi preferiscono vivere bene all'essere liberi, ed in occidente si fa presto a dire che la Cina è un paese con un governo che, di fatto, è una dittatura totalitaria. In Cina libertà individuale significa vivere bene attraverso il benessere della collettività un concetto che ha radici profonde nella cultura cinese, risalente a molto prima

della nascita del comunismo. Infatti si persegue l'idea del “non chiedetevi cosa il vostro Paese può fare per voi, ma chiedetevi cosa voi potete fare per il vostro Paese” curiosamente tratta da un discorso del presidente americano Kennedy. A causa dell'enorme popolazione, il cinese è condannato alla competitività. Gli studenti, per esempio, non sanno cosa sia uscire la sera o stare con gli amici o comunque non hanno tempo per questo, si provi solo a pensare alla disponibilità di posti di lavoro. Se c'è una domanda per diecimila ingegneri e un offerta di due milioni di neo-laureati in ingegneria risulta ovvio che solo pochi tra i migliori riusciranno ad ottenere un lavoro. Il maggiore divertimento per uno studente cinese è andare a cena fuori o al karaoke, ma in occasioni speciali non per abitudine. Questo vale come usanza, non si può generalizzare. La vita notturna è piuttosto ricca fra pub e discoteche, luoghi un po' costosi per il cinese medio, nonostante per un occidentale siano molto economici. Ad Hang Zhou è piuttosto raro per un cinese vedere un occi-

dentale per cui quando ne vedono uno vogliono assolutamente immortalare il momento facendo una foto o semplicemente chiacchierando. Perfino nei locali è facile ottenere privilegi solo per il semplice fatto di essere occidentali, quindi persone che attraggono gente nel locale, cosa che per un europeo risulta quanto meno bizzarra. Purtroppo il gruppo ha potuto solo dare una breve occhiata a quella che risulta essere una delle più grandi e moderne metropoli del mondo, Shanghai, il gioiello della Repubblica Popolare con il suo celebre skyline composto dal più avveniristico complesso di grattaceli mai costruito che quest'anno ospita uno dei più sfarzosi Expo della storia, quasi a voler ostentare la schiacciante superiorità economica cinese di questi ultimi anni. In conclusione la Cina moderna non può essere solo spiegata ma deve essere vissuta e vista con i propri occhi, anche se per fare questo nella sua pienezza è necessaria una base teorica sulle usanze e sopratutto un’apertura mentale superiore.

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Verso il Brasile con i Giovani Solidali uando il mio coinquilino Andrea mi ha convinto ad aderire al bando per partecipare alla quarta edizione dei Giovani Solidali, di certo non immaginavo sarei finito in Sud America per tre settimane. Quello dei Giovani Solidali è un corso organizzato dal Comune di Rovereto e dal Centro per la Formazione alla Solidarietà Internazionale di Trento con lo scopo di introdurre i giovani (dai 18 ai 26 anni) nel mondo della Solidarietà Internazionale, appunto. Alcuni amici avevano preso parte alle edizioni precedenti e ne avevano riportato un racconto così bello e appassionante che anche io mi sono deciso. I formatori hanno scelto, sulla base di un questionario, 24 giovani di Rovereto e dintorni, pronti ad affrontare diverse ore di lezione per prepararsi all'esperienza di viaggio. Le destinazioni, 7, in ogni angolo del globo: Israele/Palestina, Sri Lanka, Burundi, Perù, Nicaragua, Brasile-Alagoas e Brasile-Paranà. In ognuna di queste realtà esistono progetti portati avanti da associazioni trentine. Il 4 marzo Manuela, Valentina, Gabriele ed io siamo partiti alla volta di Maragogi, una cittadina dello stato dell'Alagoas, nel nord-est del Brasile. Qui Miriam, una Suora di Trento dell'ordine del Sacro Cuore di Gesù, lavora ormai da 14 anni assieme alle Sorelle brasiliane portando avanti un progetto per aiutare i contadini dell'immensa area rurale che si trova attorno al piccolo centro. In questa regione, infatti, negli ultimi vent'anni si è verificato un fenomeno nuovo, quello dei “semterra”, i senza terra, persone disperate

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che occuparono terreni incolti e abbandonati (per varie ragioni) dai latifondisti. Il governo brasiliano, accertato che il terreno fosse realmente inutilizzato, lo concedeva in proprietà. Si diffuse in questo modo il miraggio della terra libera. Migliaia di famiglie si spostarono nel nord-est in cerca di fortuna, occupando anche con la forza molti fazzoletti di terra in attesa che il governo li assegnasse loro. Si è trattato di un movimento sociale molto importante e drammatico, tantissime di queste famiglie non hanno ottenuto nulla e sono oggi costrette a vivere in baraccopoli lungo il ciglio della strada. Sono immagini che fanno venire la pelle d'oca. Anche per quei fortunati che sono riusciti ad avere la terra (al prezzo di anni d'attesa), la vita non è stata inizialmente facile. L'esperienza agricola era nulla e la terra era poco produttiva, impoverita da decenni di monocoltura della canna da zucchero. Ecco che le nostre brave suore percepiscono il disagio della povera gente e si attivano

Mattia Pezzato

per una possibile soluzione. Viene a Miriam l'idea di chiedere alla nostra Provincia di Trento il finanziamento di un progetto per aiutare gli agricoltori in difficoltà. Nasce allora “Coopeagro”, la cooperativa dei piccoli agricoltori organizzati. Sono coinvolti agronomi e tecnici per insegnare a coltivare la terra, vengono concessi piccoli finanziamenti per l'acquisto di sementi, viene aperto un mercatino e poi costruito un capannone dove poter effettuare la prima lavorazione dei prodotti. Oggi Coopeagro raccoglie più di 70 soci ed è specializzata nella produzione di polpe congelate di frutti esotici che riesce a vendere al mercato locale, creando un dignitoso reddito per le famiglie. Noi Giovani Solidali? Siamo entrati per tre settimane in questo bellissimo progetto, abbiamo conosciuto gente splendida, ci siamo rimboccati le maniche, per quanto possibile. Oltre al confezionamento delle polpe, la nostra mansione preferita era il lavaggio della frutta: il martedì ed il venerdì i soci portano i


dai lettori

loro prodotti in enormi casse gialle, così la frutta va divisa e quella matura lavata per poter essere lavorata. Maracuja, Acerola, Graviola, Mangaba, Manga (che noi chiamiamo mango), Abacaxi (il nostro ananas), Mamao (la papaia) e tanti altri frutti sconosciuti e dal gusto decisamente particolare. Ogni mattina la brava cuoca Wilma ci preparava un succo diverso! Abbiamo fatto il pieno di vitamine. I momenti più belli però li abbiamo trascorsi tra la gente, quando Miriam e Maria, una volontaria di Trento, ci hanno portati a visitare l'area rurale. Una regione davvero vasta, punteggiata da piccoli villaggi collegati da poche strade dissestate e da ponticelli ricavati da tronchi di palma, coperta da ampie coltivazioni di banane, papaia e altri frutti. Dove non è arrivato l'uomo sopravvivono lembi di intricata foresta tropicale dai quali giunge un assordante cantico di cicale. La gente che troviamo è semplice e ospitale, ci sono bambini che scorrazzano dappertutto, giocano a pallone o si esercitano in acrobatici tuffi nel laghetto artificiale di Agua Fria. L'unica scuola dell'area rurale non può accoglierli tutti, perciò si dividono le lezioni in tre turni giornalieri. La sera vengono accompagnati a casa sul cassone di un camion, adattato a scuolabus grazie alle panche di legno. Quel che colpisce qui è la libertà, la spensieratezza, il sorriso. In molti aspetti sembra di vivere nei racconti dei nostri genitori o dei nonni. Un periodo di vita laggiù servirebbe forse a rivalutare i nostri stili di vita, aiuterebbe a rivedere le priorità. Certamente non sono tutte rose, ci

sono anche le spine. La provocazione lanciata da un amico di Miriam è chiara: “le bellezze naturali fanno del Brasile un vero paradiso. Tutto il resto però è l'inferno”. Quando a fine giornata facevamo ritorno in paese, ormai abbrustoliti dal sole, era superlativo potersi gettare a pesce nell'acqua tiepida dell'oceano, tra le grida dei ragazzi che approfittavano delle ore più fresche per giocare a calcio o a pallavolo sulla spiaggia. Sullo sfondo però incombeva “la grota”, la favela di Maragogi situata in cima alla collina, messa lì quasi a ricordare che il Brasile è anche povertà e sofferenza, spazzatura per le strade, vecchi con la pelle consumata dal sole seduti sulla porta delle loro casupole, ragazzini che cercano di raccogliere qualche soldo al mercato offrendo alle donne di portare a casa la spesa sulla carriola. C'è anche un po' di amaro, insomma, a farci capire quanto è importante il lavoro di persone come Miriam che dedicano la propria vita agli

altri e quanto sono importanti gli sforzi di quelle associazioni che, dall'altra parte del mondo, sostengono i loro progetti in Paesi dalle forti contraddizioni. Ora che siamo tornati a casa, di certo io e gli altri GS porteremo sempre nel cuore i valori che quest'esperienza ci ha dato, ricorderemo prima di tutto le bellezze che il Brasile sa regalare, la ricchezza a livello umano che gli appartiene. Penseremo prima a tutta l'acqua di cocco che abbiamo bevuto, alle gare di nuoto con i bambini, alla batosta subita contro la formazione verde-oro di pallavolo. “Italia no volley”, ci hanno detto. Ricorderemo quando la sera, prima di dormire, si rimboccava la zanzariera sotto al materasso per non rischiare di essere divorati durante il sonno. Quando poco prima di entrare nella foresta ci raccontavano di aver visto il giaguaro e che una volta si era pure mangiato un bambino. Penseremo con nostalgia a quella terra lontana capace di donare tanto calore a chi ha la fortuna di poterla incontrare.

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Una targa tra le rocce del Kerle in memoria di Gianni Cobbe Maurizio Stedile (cognato e amico di Gianni Cobbe) ianni Cobbe nasce a Rovereto il 3 maggio1959. Vive nella frazione di Ometto in Vallarsa fino al 1971 per poi trasferirsi con la sua famiglia in quel di Rovereto. Nel 1986 entra nel gruppo grotte Cai Sat Emilio Roner assieme alla fidanzata Anna Cristina e poco dopo lo seguo anch’io su sua richiesta in quanto avevo già avuto esperienza nel campo della speleologia. In quegli anni si formò un quartetto molto affiatato composto da Gianni Cobbe, Anna Cristina Maraner, Franco Giori e Maurizio Stedile (io). Nella grotta Val di Parol sul Monte Baldo le nostre soddisfazioni più grandi! Scoprimmo nuovi rami che ci permisero di proseguire nelle nostre esplorazioni in quella grotta tecnica e verticale dalla non facile progressione. Con il passare del tempo la passione di Gianni diventa sempre più forte, lascia il suo vecchio lavoro di serigrafo e diventa rocciatore professionista, frequenta i corsi per diventare fuochino e in poco tempo diventa affermato nel suo lavoro che era la sua grande passione. Durante questo periodo nel 1992 entra nel corpo del soccorso alpino e speleologico e della protezione civile. Nel 1992 entra nel gruppo grotte anche Cristian Graziola e con Gianni si instaurerà un rapporto di amicizia fortissimo. Nello stesso anno Cristian diventa vice presidente del gruppo grotte Emilio Roner diventando anche lui membro del Soccorso Speleo-Triveneto e uno stimato istruttore. Cristian Graziola morirà a 30 anni sulle Alpi Apuane dopo un escursione nella grotta Buca del Pianone scivolando lungo un declivio roc-

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cioso sulla via del ritorno sul Monte Tambura sul versante di Massa Carrara. Lunedì 4 luglio 2005 Gianni sale con l’elicottero da Pejo in Val della Mite a quota 3000 per continuare il suo lavoro per la nuova gabinovia denominata Pejo 3000, sceso sulla piazzola di atterraggio, inspiegabilmente perde l’equilibrio e precipita sulle rocce sottostanti morendo sul colpo. Da un paio d’anni dopo la sua scomparsa, frequento Michele Zendri con il quale ho salito con entusiasmo varie cime importanti dell’arco alpino; ma è tra le rocce del Kerle, in un colatoio at-

trezzato con degli speed nel 2008 da Michele e dall’amico Silvio Barozzi, che nasce l’idea di dedicare una targa a ricordo di Gianni per renderlo indissolubile con le montagne che tanto amava. Gianni Cobbe ora riposa nel cimitero di Obra come lui aveva espresso in passato come suo desiderio.


dai lettori

Lettere

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a due anni la mia amica Or nella che sottende un ricchissimo humus di pa mi passa, con orgoglio, rteciparvi. Non mancherem “Val- volontariato, di att o il prosenzione, di voglia di sim larsa Notizie”, il notiziar o anno. Illuminante esemp io del fare ancora per qu io di pealcuno e per qualcosa. da suo Comune in cui lei lav gogica attenzione alla ge ora e spende, Leggendo sti vi on mi e e mesembra di esserci stato, investendo, buona parte ticolosa organizzazione de del suo tempo di aver l tempo libero visto e vissuto, pur non prezioso sottratto agli aff cono- estivo, troppo sp etti, al lavoro scendo qu ess o rie mp ito di soli asi ne ssuno e avendo posato e agli amici. E’ da cinqu giochi pensati da adulti e anni così, ci sguardi che hanno difugaci ai posti nominati. stiamo abituando… menticato sia il senso ch Rin gra e il principale zio e faccio i complimenti (lo Attendo con una certa fruitore. Qui nella “montan trepidazione faccio rar ara” Vallarsa, amente!) al Dott. Massi l’uscita del numero di fin mo invece, si è riusciti a e anno. Forse Plazzer ch ren de re protagonisti e ho avuto il piacere di conoil più bello. Quello che i bambini giocando su bin mi piace mag- scere qu omi vincenti est’estate a Vallarsiland. Fec giormente, probabilmente onda quali impegno e perché quello e duttile res po ns ab ilità, valori e pe nn a, spessore e plusvalenza che riesco a leggere con coerenza, obiettivi e solid calma, in fa- del perio arietà, lavoro dico, testimone attento e miglia, durante le vacanz pun- e divertimento. e natalizie. La tuale de lla “s tor ia minore” della gente ringrazio (e Vi ringrazio) per la gestione comune Vi aspetto dunque. Poich . La nostra. Quella che no é leggendo e promozione di questa ini n en un po’ di Vallarsa mi entra ziativa, perché trerà ma ne i ne l cuore ed i lib ri di storia, ma le cui vileggere Vallarsa Notizie tie indugia a restarvi. ne compagnia cende sca ldano il cuore e ci fanno (anche a chi, come me fare , non abita in ancora Aspetto la consegna de e sem l numero. pre semplici cose. SempliVallarsa) e fa sentire meno Aspetto che Ornella, co lontana una cemente gra ns umando un ndi. valle vicina alla mia. rito usato, lo dia a me, a So ch “c e hi ha la Valno n è il solo a scrivere e a laDa noi, purtroppo non è larsa nel cuore”, come rec così, manca sciare tracce itava un cone ciò conforta. la regolarità di questa co corso letterario, di cui mpagnia. Si è Inf ine io , un e i nostri rin gra ziamento particolare ba soli anche così. mbini di scuola conserviam (an co ra? ) a tutto lo staff organizz o ancora Continuo ad apprezzare ativo un grande ricord la puntuale di Vallarsilan o. d. Io e la mia bambina abe precisa documentazione che avete e biamo av uto la fortuna e l’ono re di Gianni Bais

o Armani ld a v s O i d o d r o ic r In ssuno. tu, mai, hai negato a ne

le gioie aro Osvaldo, le fatiche e fanno di ogni singolo giorno io. Tu parte di un intero viagg , senza volerlo, l’hai concluso anzitempo o tanti anni fa dal posto dove sei partit l momento... e ritrovato?ritornato? ne di calma... l tuo cuore Il pensiero di te e de ità ci conforta pieno di bontà e generos verso il sore ci chiama una volta di più

C

qualsiasi pae ch o ris i molto, le rola. Alla tua Vallarsa ci tenev Ti vogliamo tua vita. hai donato 18 anni della ino alle tue bene Ora riposi ad Agrone, vic i boschi vivi acque ricche di trote, i tuo I tuoi cari ve camminavi, di funghi, i prati verdi do speranza per con occhi e cuore pieni di tuo cane Niko il tuo domani, insieme al i più forte di Il ricordo di te vivrà in no importante di qualsiasi abbraccio e più

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dall’amministrazione comunale

Semestrale del Comune di Vallarsa - Anno IX - n. 46 - agosto 2010 - Autorizzazione Tribunale di Rovereto n. 167 d.d. 11.06.1991 Spedizione in abbonamento postale art. 2 comma 20/c legge 662/96 Filiale di Trento - Taxe Perçue (Tassa Riscossa) - Poste Italiane spa 62 | vallarsanotizie

Vallarsa notizie n. 47  
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