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PORTFOLIO STEFANIA DI MARIA


STEFANIA DI MARIA CURRICULUM VITAE nome: Stefania cognome: di Maria data di nascita: 15/07/1993 luogo di nascita: Copertino (LE) nazionalità: italiana

telefono: +39 3294427494 e-mail: stefaniadimaria93@gmail.com indirizzo: via Pianell, 63 20162 Milano

FORMAZIONE

SOFTWARE UTILIZZATI

LAUREA MAGISTRALE CON LODE in INTERIOR DESIGN Politecnico di Milano - Scuola del Design 2016 - 2018

Adobe Photoshop Adobe Illustrator Adobe InDesign Adobe Premiere Autodesk Autocad 2d Google Sketchup Microsoft Office Excell

LAUREA DI PRIMO LIVELLO in DESIGN DEGLI INTERNI Politecnico di Milano - Scuola del Design 2012 - 2016 DIPLOMA DI MATURITÀ SCIENTIFICA Liceo Scientifico “Don Tonino Bello” Copertino (LE) 2007 - 2012

LINGUA INGLESE Certificazione ets TOEIC - 830/990 B2 | Livello intermedio superiore

ESPERIENZE LAVORATIVE Stage formativo presso VANDERSANDESTUDIO srl 02/2017 - 10/2017

WORKSHOP “GANG CITY” - Spazio Thetis Biennale di Venezia 27/09/16 - 30/09/16

ESPOSIZIONI Icone d’Autore: Mercato Crespi - “Live in” Urban Center Milano - Galleria Vittorio Emanuele II 08/05/18 NUB:New Urban Body - “Live in” Triennale Design Museum - Milano 19/12/17 Da Spazio Nasce Spazio - “Offset” Biennale Session - Biennale di Venezia 12/06/16 Vivere gli Avanzi - “Offset” Expo Gate, Piazza Castello - Milano 7-8/05/16 MEETmeTONIGHT - “Tree for brain” Parco Indro Montanelli - Milano 23-25/09/15 Design X Designers - “The Lab Hostel” Campus Bovisa, Politecnico di Milano 9-20/04/15


INDICE pag. 5

NO Tesi di Laurea Magistrale

pag. 17

CI VOGLIONO ANCHE LE SEDIE Curatela e Allestimento

pag. 27

RIEMERGERE: OFFSET Tesi di Laurea Triennale

pag. 35

UNDESIGNED Ricerca concettuale

pag. 41

LIVE IN Product Service System Design

pag. 49

TREE4BRAIN Paesaggi urbani

pag. 59

A.C.A.R. Workshop GangCity Biennale di Venezia


NO

TESI DI LAUREA MAGISTRALE Politecnico di Milano A.A. 2017/2018 Relatore: Beppe Finessi


Simbolo di rifiuto e negazione, usato per indicare dissenso, no, è il contrario di sì. Una parola autoritaria, estremamente emblematica, che se allontanata dal mondo del linguaggio è sufficiente da sola a parlare di divieti, ostacoli, sabotaggi, a rappresentare occultamenti, distruzioni, assenze. La tesi indaga sui modi di agire di questa presenza capace di impedire, facendosi ostacolo nell’esistenza umana, o di annullare fino a non lasciare più niente.

- Stefan Brüggemann, Puddle Paintings, 2013 - Santiago Sierra, NO Global Tour, 2012 - Monica Bonvicini, No, 2013

QR code estratto del volume

Il lavoro si compone di una parte di ricerca e una parte progettuale. La ricerca è presentata tramite un volume che raccoglie una selezione circa trecento opere tra arte e design che, divise in capitoli e ordinate in sequenza analizzano i metodi e le strategie che conducono alla negazione. La parte teorica è accompagnata poi da una serie di progetti mirati a impedire la libera fruizione dello spazio. No - Tesi di Laurea Magistrale

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- Maurizio Cattelan, A Perfect Day, 1999 - Alessandro Mendini, Corpo Vincolato, Global Tools, 1975

Ogni gesto volto ad interrompere, vietare, ostacolare, soffocare la libertà, è incarnato nel segno no. Un’ immagine immediatamente riconducibile a queste dinamiche è la figura della prigione, indagata non solo in quanto spazio reale, ma in primo luogo come metafora di vincoli e costrizioni che caratterizzano l’esistenza umana. L’essenza della prigione è presente ad esempio nella performance in

cui Alessandro Mendini tende una fascia elastica tra schiena e ginocchia allo scopo di documentare le imprevedibili esperienze generate dai limiti corporali. O nell’intervento di Maurizio Cattelan che con insolenza appende Massimo De Carlo al muro della sua galleria con del nastro adesivo grigio. È ancora Maurizio Cattelan che in una fotografia rappresenta un giovane uomo con un grosso tappo di

sughero in bocca che lo azzittisce, con l’intento di sopprimere la tendenza umana al parlare a vanvera. Trasferendo questi concetti a livello spaziale è importante considerare l’elemento del muro simbolo di stabilità, rassicurante protezione, ma più di ogni altra cosa rifiuto categorico di tutto ciò che di estraneo, ignoto, diverso, si trovi “dall’altra parte”. Un esempo

- Maurizio Cattelan, Untitled, 2000 - Christo, Muro di barili d’olio, 1961

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No - Tesi di Laurea Magistrale


fondamentale è il muro di duecentoquaranta barili di petrolio con il quale Christo barrica Rue Visconti a Parigi bloccando il traffico per alcune ore.

- Elmgreen & Dragset, Social Mobility, 2006 - Monika Sosnowska, Corridor, 2001

No - Tesi di Laurea Magistrale

Un no scritto annuncia nell’immediato il suo scopo, esattamente come fa un muro o una prigione ma, quando il no non è dichiarato in modo diretto, la frustrazione che deriva dal riceverlo è ancora più grande. L’oggetto del desiderio è davanti agli occhi e si ha l’illusione di poterlo raggiungere ma l’aspettativa viene tradita e l’obiettivo scivola via dalle mani. Monika Sosnowska interviene sullo spazio restringendo un corridoio fino a renderlo troppo stretto per poter essere attraversato. Il corridoio, come ogni altro spazio inaccessibile, suscita il forte desiderio di accedervi. Allo stesso modo una scala innesca il desiderio di salirvi o almeno di avere la certezza

di poterlo fare, specialmente se si tratta della scala che conduce all’uscita di emergenza come quella che Elmgreen and Dragset sabotano eliminando buona parte dei gradini. Invalidare è un’azione che rientra nelle molteplici sfaccettature del no e si manifesta attraverso l’annullamento dell’essenza stessa di un elemento, attraverso la cancellatura o l’occultamento.

Tracciare un segno per nascondere qualcosa dalla vista è un no che ha lo scopo di rifiutare, è un desiderio di rendere vano, di cancellare. Il padre della cancellatura è Emilio Isgrò, che ne fa il fulcro della sua opera artistica: con il suo inconfondibile spesso tratto nero cancella le parole dai libri per fare tabula rasa del linguaggio e ricominciare dalle parole che, rimaste visibili, 9


- Emilio Isgrò, Libro Cancellato, 1964 - Christo and Jeanne-Claude, Wrapped Monument to Vittorio Emanuele II, 1970

assumono un notevole valore. Allo stesso modoanche coprire, occultare, sono azioni che celano alla vista ma al contempo rivelano o esaltano le forme. The Enigma of Isidore Ducasse dà il via a questa pratica nel mondo dell’arte, padroneggiata da Christo & Jeanne Claude, artisti celebri per le loro opere di land art nelle quali imballano architetture e paesaggi. Il viso è la prima cosa che l’occhio umano cerca, la negazione dei suoi tratti destabilizza l’osservatore più di ogni altra privazione. L’assenza dei lineamenti del viso fa scaturire una forte frustrazione,

un’implacabile curiosità che costringe a cercare un appiglio nei pochi elementi ancora riconoscibili. Nei Problem Painting di Urs Fisher i ritratti delle celebrità sono manipolati, il loro volto è coperto dall’immagine viva di un frutto o un vegetale che nasconde i loro tratti lasciando leggibili solo i contorni. In Work No.88 di Martin Creed un foglio di carta A4 bianco è accartocciato fino a creare una forma circolare perfetta: l’opera eleva ad arte la tendenza umana a eliminare ciò che si ritiene sbagliato, indesiderato, che non è sufficiente ignorare ma che si sente l’esigenza di distruggere, a partire dal semplice gesto di

- Urs Fisher, Problem Painting, 2012 - Sebastian Herzau, The Great Below, 2012 - Annegret Soltau, Personal Identity, 2003-16

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No - Tesi di Laurea Magistrale


- Martin Creed, Work No.88, 1995 - Monica Bonvicini, Hemmering Out (an Old Argument), 1998

accartocciare un foglio di carta fino a distruzioni di più grande portata. Nel video Hammering Out (an Old Argument) Monica Bonvicini colpisce ripetutamente un muro con un martello per protestare contro la tradizionale e maschilista visione dell’architettura. Man mano che il martello prosegue nel suo lavoro appaiono le componenti interne della parete rivelando una nuova faccia dello spazio, inoltre l’editing non permette di visualizzare un vero inizio o una vera fine, l’atto di distruzione non porta

dunque a nessun risultato ed è considerato come un’azione necessaria alla creazione. In un epoca satura di immagini, inondata da informazioni, nasce in molti il desiderio di rispondere a questo sovraccarico. Franco Moschino decide nel 1992 di esporre il niente in vetrina: un manichino da sartoria indossa una t-shirt bianca che riporta la parola “niente”. Alfredo Jaar si serve del bianco accecante per comunicare

quanto possa essere eloquente un’assenza: in Lament of the Images lo spettatore si trova di fronte ad uno schermo bianco accecante che trasmette il peso della privazione di un’immagine.

- Franco Moschino, Niente, 1992 - Alfredo Jaar, Lament of the Images, 2002

No - Tesi di Laurea Magistrale

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Una serie di diciotto progetti che impediscono la libera fruizione dello spazio negando le semplici azioni di entrare, salire ed attraversare, rispettivamente attraverso porte, scale e corridoi, ridisegnati in modo da non essere in grado di assolvere alle proprie funzioni. Attraverso aggiunte, sottrazioni, ribaltamenti, questi elementi familiari, nati per agevolare la fruizione dello spazio mostrano di essere disfunzionali. L’esperienza spaziale si trasforma in esperienza mentale provocando sensazioni di impotenza e forte frustrazione, facendosi metafora di tutte quelle situazioni dell’esistenza umana in cui ci si trova davanti ad un impedimento, davanti ad un no.

Porta

Scala

Corridoio


Piegare

Le cerniere sono posizionate nel mezzo dell’anta: la superficie mobile ha un’ampiezza di soli 20 cm, insufficienti a consentire il passaggio.

Solidificare

La porta è regolarmente apribile verso l’interno ma la stanza è un volume pieno e l’unico spazio vuoto è quello necessario all’apertura della porta.

Incastrare

Lo spazio tra la porta e il muro consente una rotazione di quindici gradi che genera un’apertura insufficiente al passaggio di una persona.

Prolungare

Il volume della porta ha un’estensione che occupa l’intero raggio d’apertura: aprendo la porta si tira verso di sé il volume che, una volta compiuta una rotazione di 90°, occuperà lo spazio necessario al passaggio.

No - Tesi di Laurea Magistrale

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Tagliare

La rampa è tagliata su una diagonale e una delle due metà ottenute è rimossa. La metà mancante rende impossibile percorrere l’intera scalinata perché l’area calpestabile diventa gradualmente più piccola.

Sovrapporre

Partendo da una scala a due rampe, viene rimosso il pianerottolo intermedio e le due rampe vengono sovrapposte tra loro rendendo così impossibile la percorrenza.

Ridurre

L’alzata dei gradini diventa gradualmente più bassa e l’altezza complessiva della scala risulta insufficiente al raggiungimento dall’altezza desiderata.

Separare

La scala e i gradini hanno la dimensione e la forma esatta per poter raggiungere il pianerottolo, ma l’intera rampa è staccata dal muro ed è distesa sul pavimento.

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No - Tesi di Laurea Magistrale


Restringere

Le pareti del corridoio si inspessiscono gradualmente facendo restringere lo spazio percorribile che, nell’estremità finale, arriva ad essere largo 17 cm, rendendo impossibile l’uscita.

Moltiplicare

La struttura del corridoio viene ripetuta tre volte e sovrapposta con uno scarto regolare. La sovrapposizione trasforma il corridoio in un labirinto senza possibilità di uscita.

Inclinare

La porta d’ingresso e la porta d’uscita sono allo stesso livello ma il pavimento è inclinato di 20° e il visitatore, alla fine del percorso, si ritroverà in corrispondenza dell’uscita, ma oltre 2 m più in basso.

Frammentare

Il corridoio viene gradualmente tagliato in varie strisce trasversali che vengono allontanate dal loro asse. Lo spazio è come frammentato e non è possibile raggiungere l’uscita.

No - Tesi di Laurea Magistrale

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Doris Salcedo, Installation at 8th International Istanbul Biennial, 2003

CI VOGLIONO ANCHE LE SEDIE LAB. ALLESTIMENTO Politecnico di Milano A.A. 2016/2017 Docenti: Beppe Finessi, Matteo Pirola


Interni PAC - Padiglione d’Arte Contemporanea Milano

Il progetto consiste nella curatela e nell’allestimento di una mostra temporanea all’interno del Pac (Padiglione d’Arte Contemporanea) di Milano. Partendo dallo studio della figura di Ettore Sottsass sono stati selezionati alcuni spezzoni dal suo scritto “La sedia” (E. Sottsass, Scritti 1946-2001) che sono diventati il filo conduttore

dell’esibizione. La mostra riguarda infatti la seduta, indagata sotto diversi aspetti: il ruolo sociale, il rapporto con il corpo e i diversi modi di sedersi, il valore simbolico che essa può assumere e infine il suo ruolo nel mondo del progetto. La mostra si divide in quattro sezioni ciascuna preceduta dalla trascrizione delle parole di Sottsass.

[1]

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1. Ettore Sottsass, Vuoi sederti..., Metafore 1976 2. E.Sottsass, O vuoi un trono?, Metafore 1976

Ci vogliono anche le sedie - Lab. Allestimento

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Padiglione d’Arte Contemporanea Via Palestro, 14 - Milano

D

D’

C

C’

Pianta primo piano

A B

A’

Pianta piano terra

B’


7 5 6 4

8 1 2

9

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3. Martì Guixè, Respect Cheap Furniture, 2004 4. Joseph Beuys, Fat Chair, 1964

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Ci vogliono anche le sedie - Lab. Allestimento

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5. Gianni Pettena, Wereable Chair, 1971 6. Bruno Munari, Sedia per visite brevissime, 1945 7. Mona Hatoum, Jardin Public, 1993 8. Alessandro Mendini, Monumentino da casa, 1974 9. Fabio Novembre, S.O.S. Sofa of Solitude, 2003

“Un uomo senza sedia è un uomo che non ha niente, è veramente un avanzo della società […] le sedie ahimè rimangono troni, piccoli troni privati sui quali ognuno può appoggiare il suo piccolo privato potere” [9]

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Sezione A-A’

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Sezione B-B’

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“Persi i significati sociologici magari non c’è neanche bisogno di sedie e uno si può anche sedere per terra, con o senza le gambe incrociate […] se si guarda soltanto ai modi di stare seduti ci si accorge che possono significare cose “diverse”, estranee alla lotta per il potere, coinvolte nella lotta per la sopravvivenza, come riposarsi o meditare, aspettare o rinunciare”

10. Anna Lombardi, et al., Siedimi, 1998 11. Achille Castiglioni, Sella, 1957 12. Alejandro Aravena, Chairless, 2010 13. Bruce McLean, Plinths, 1971 14. Bruno Munari, Ricerca della comodità in una poltrona scomoda, 1944 15. Helena Almeida, A cadeira branca, 2013

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Ci vogliono anche le sedie - Lab. Allestimento


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16. Alberto Garutti, Dedicato alle persone che sedendosi qui ne parleranno, 2009 17. Matali Crasset, Tapis Kilim de convivialitè, 2012 18. Giancarlo Neri, Installazione con 1000 sedie, 2010 19. Karan Ryan, Body Usa, 2011 20. Chiharu Shiota, His chair, 2006 21. Nendo, 50 manga chair, 2016

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“Si ha sempre voglia di costruirsi e di possedere da qualche parte una zona dello spazio diversa dalle altre, una zona eccezionale. Mettere per terra un tappeto per sedervici sopra o mettere in un posto una sedia vuol dire sacralizzare in qualche modo quel posto, vuol dire rendere quel posto un po’ speciale e rendere un po’ speciale chi può sedersi su quel tappeto o su quella sedia”

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Ci vogliono anche le sedie - Lab. Allestimento

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“Insomma ci vuole qualcosa per sedersi, non c’è dubbio, ma me lo spieghi perché ci sono cento milioni di sedie diverse e altre cento diverse?”

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22. Gabriele Basilico, Contact, 1984 23. Pablo Reinoso, Thonetando, 2011 24. Bert Loeschner, Monobloc series, 2012 25. Poppy Whatmore, Champagne days, 2012 26. Simon Starling, Fourthousandsevenhundred andtwenty five, 2007 27. George Brecht, Chair Event, 1963

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Ci vogliono anche le sedie - Lab. Allestimento


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“La sedia? Beh! La sedia è per sedersi. No? Non ci vogliono anche le sedie? Ci vogliono anche le sedie. Restando un po’ vaghi direi che ci vogliono anche le sedie.”

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28. Ruben Bellinkx, The musical chair, 2007 29. Jacques Carelman, Flat chair, 1969 30. Pieter Engels, Untitled, 1964 31. Bruce Nauman, A cast of the space under my chair, 1968 32. Alessandro Mendini, La sedia è..., 1980

Sezione C-C’

Sezione D-D’

Ci vogliono anche le sedie - Lab. Allestimento

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RIEMERGERE: OFFSET TESI DI LAUREA TRIENNALE Politecnico di Milano A.A. 2015/2016 Docenti: Luciano Crespi, Anna Anzani, Barbara Di Prete, Davide Crippa


La tesi ha inizio con lo studio del tema dell’ “avanzo” in tutte le sue sfaccettature. Avanzo inteso non con la comune accezione di rifiuto ma come resto, residuo, eccedenza. Anche i luoghi possono essere considerati avanzi, luoghi che hanno smesso di svolgere il ruolo per cui sono stati costruiti e che ora si ritrovano in una sorta di zona grigia: troppo poco attraenti in confronto alle grandi aree industriali dismesse e troppo recenti per poter essere appellati “d’epo-

ca” e non così degradati da essere considerati rovine. Uno dei tanti avanzi presenti sul territorio milanese è l’edificio dell’Ex Mercato Ittico di via Sammartini. Il progetto si propone la sfida di riconsegnare questo stabile a una nuova possibilità d’uso: accogliere e reinserire un’altra tipologia di avanzi, i così detti “avanzi di galera”, avanzi della società, cittadini che dopo aver scontato la loro pena faticano a trovare il loro scopo.

Interni uffici dell’ex mercato ittico di via Sammartini, Milano

Riemergere - Tesi di Laurea Triennale

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Ex Mercato Ittico Via Sammartini, 73 - Milano

Pianta piano +1

Pianta piano 0

Pianta piano -1


Fashion store piano 1

Bar piano 0

Percorso piano -1

“Offset” è un luogo che ospiterà diverse Micro Imprese Carcerarie, fornendo loro uno spazio show room per la vendita dei prodotti e più in generale un centro aggregativo che ospiterà eventi di ogni genere. Lo sviluppo del concept di progetto nasce dall’individuazione di una metafora: Riemergere. Il progetto infatti si pone l’obbiettivo di far riemergere l’edificio, far riemergere gli ex detenuti e far riemergere anche gli elementi progettuali che lo caratterizzano. Infatti la principale strategia di progetto consiste nel far emergere visivamente gli elementi strutturali dal pavimento nel piano interrato, dalle pareti nel piano rialzato e dal soffitto del primo piano. L’edificio, composto appunRiemergere - Tesi di Laurea Triennale

to da tre piani, ospiterà nel piano rialzato un bar, un’aula studio/spazio espositivo, e gli uffici, nel piano superiore 4 show room di diverse categorie merceologiche e nel piano interrato un percorso sensoriale che narra concettualmente il percorso di vita di un detenuto. Offset significa “accorciare le distanze”, obbiettivo che questo luogo si pone, cercando di eliminare i pregiudizi e far avvicinare le persone comuni agli ex detenuti. Offset significa anche distanza, scarto, spazio, infatti l’intero progetto deriva dall’applicazione, rispettivamente a pavimento, parete e soffitto, di strisce di 10 cm di diversi materiali e a diversa distanza/ offset tra loro.

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Video Concept Metafora

Rappresentazione visiva della metafora “Riemergere”

Il progetto è presentato insieme a due filmati e alcuni volumi cartacei. La fase di sviluppo progettuale è stata avvantaggiata dalle informazioni ottenute con il confronto diretto con i detenuti. Offset è stato inoltre occasione di partecipazione a due esposizioni.

Book

Racconto del progetto in tutte le sue fasi: analisi, concept, location, sviluppo

Video Location

Racconto della storia del luogo e dell’intenzione progettuale

Report

Racconto fotografico della prima visita alla location 32

Riemergere - Tesi di Laurea Triennale


“Biblioteca Vivente”

Incontro con i detenuti del carcere di Bollate (MI)

“Vivere gli avanzi”

Esposizione dei progetti presso l’Expo Gate di Piazza Castello (MI)

interno del plastico piano 0 piano -1

“Da spazio nasce spazio”

Esposizione dei progetti presso la Biennale di Venezia

Plastico

Modellino in scala 1:50 dell’intero edificio Riemergere - Tesi di Laurea Triennale

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UNDESIGNED

CONTEMPORARY INTERIORS Politecnico di Milano A.A. 2017/2018 Docente: Fulvio Irace


Morna Caffè, Via Privata Gaspare Bugatti - Milano

Il progetto nasce come un report fotografico sui casi di “adhocismo” trovati per le strade di Milano, ovvero creazioni degli abitanti (dai senzatetto, ai commercianti, ai cittadini comuni) che hanno trovato autonomamente soluzioni a delle loro necessità. È interessante notare che nessuno di questi “progetti” ha mai avuto un vero e proprio progetto. Per questo si è provato, ironicamente, a presentare ognuno di questi esempi come se fosse un progetto di disegno industriale dandogli un nome, una pianta, un prospetto e una descrizione poco veritiera per poi, solo successivamente, svelare la vera identità dell’oggetto. Un esempio è la soluzione adottata dal Morna Cafè che, a causa della presenza dei dissuasori del traffico in prossimità dell’ingresso del locale, non aveva lo spazio necessario per posizionare dei tavolini all’esterno. I proprietari del locale hanno deciso di sfruttare i dissuasori a proprio vantaggio trasformando essi stessi in tavolini.

Undesigned - Contemporary Interiors

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Aiuole Piazza Duca d’Aosta - Milano

Gli “skaters di Stazione Centrale” hanno trasformato un’aiuola in una panca munita di appendiabiti. Quest’albero è da sempre il loro punto di riferimento per riposarsi o appoggiare i loro effetti personali e hanno provveduto autonomamente a renderlo più pratico.

Viale Luigi Sturzo - Milano

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Alcuni assidui frequentatori del Parco Trotter hanno costruito il loro tavolo da pic nic, così come altri proprietari di attività commerciali hanno sopperito alla mancanza di spazio all’esterno del locale attraverso innesti negli elementi di segnaletica. Allo stesso modo numerosi rifugiati o senza tetto costruiscono ogni giorno elementi d’arredo o intere unità abitative sfruttando nel migliore dei modi ciò che hanno a disposizione.

Undesigned - Contemporary Interiors


Piazza XXIV Maggio - Milano

Caffè Zanardi, via Mongolfa - Milano

Parco Trotter - Milano

Undesigned - Contemporary Interiors

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LIVE IN

LAB. DI SINTESI FINALE Politecnico di Milano A.A. 2017/2018 Docenti: Davide Fassi, Anna Meroni, Laura Galluzzo


Fotografie dell’interno del Mercato Crespi (Milano)

Il soggetto del laboratorio è il quartiere milanese emergente NoLo (North of Loreto), un’area multietnica e parzialmente degradata che in un momento di repentino sviluppo tenta di preservare la sua anima popolare e sfuggire alla gentrificazione. L’obiettivo è la riprogettazione di alcune aree vuote o mal gestite allo scopo di offrire un servizio migliore e diventare un punto di riferimento per la comunità. La location scelta è il Mercato

Crespi, mercato comunale piuttosto obsoleto che ha però un forte potenziale. Il laboratorio integra il design degli interni, il design dello spazio urbano e il design del servizio, dando la possibilità di affrontare il progetto in modo olistico. Prima della realizzazione del progetto è stata infatti svolta una lunga ricerca sulle esigenze del quartiere a livello urbanistico e sui bisogni degli abitanti delle zone limitrofe e dei commercianti.

Fotografie del quartiere NoLo (Milano)

Live-in - Lab. Sintesi Finale

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PIANO TERRA 1. Salumeria 2. Fruttivendolo 3. Panificio 4. Pastificio 5. Caseificio 6. Drogheria 7. Pescheria 8. Bar 9. Macelleria Halal

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10. Macelleria Equina 11. Uova 12. Polleria 13. Cucina Frullati 14. Cucina Panini 15. Distributore Bevande 16. Distributore Bevande 17. “Living� 18. Magazzino 19. Cortile Esterno

PRIMO PIANO 1. Terrazza 2. Radio Nolo 3. Portineria di quartiere

Ricettario digitale

Live-in - Lab. Sintesi Finale


- Vista dell’interno di Radio Nolo al piano 1

- VIsta del piano 1 dal piano 0 - Vista del “Living” al piano 0

Live-in vuole coinvolgere in maniera più attiva i fruitori del mercato comunale di NoLo, rendendolo un luogo da abitare. All’interno del mercato sarà infatti possibile non solo fare la spesa, ma anche farsi cucinare il cibo acquistato da cuochi professionisti e consumarlo. L’utente potrà vivere un’esperienza sempre diversa, guidato da un sistema di ricettari digitali gestito dai negozianti. Il Mercato diventa così un punto di riferimento per NoLo, ospitando anche la sede di Radio Nolo, della portineria di quartiere e di alcuni social space liberamente utilizzabili dai cittadini. Live-in - Lab. Sintesi Finale

- Vista dell’ingresso di viale Monza - Vista degli stand al piano 0

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Sezione A-A’

Sezione B-B’

Mercato Crespi Viale Monza, 54 - Milano

B

A’

A

Pianta piano 1 B’ B

A’

A

Pianta piano 0 B’


Report

Racconto fotografico della prima visita al quartiere

Video Intervista

Intervista agli abitanti del quartiere

Lo sviluppo del progetto è stato guidato da numerose indagini preliminari, reportage, interviste e sessioni di co-design, eventi pubblici che hanno coinvolto direttamente i cittadini nella progettazione dello spazio e dei servizi.

Co-design

Sessioni di co-design con la redazione di Radio Nolo e con i clienti del Mercato Crespi

Aperitivo Co-design

Evento serale al Mercato Crespi con sessione di co-design Live-in - Lab. Sintesi Finale

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TREE4BRAIN

LAB. DESIGN DEGLI INTERNI Politecnico di Milano A.A. 2014/2015 Docenti: Alessandro Biamonti, Franco Bolelli, Anna Anzani


Durante il laboratorio è stato indagato il tema delle rovine del contemporaneo: edifici moderni abbandonati, opere incompiute che non hanno trovato adeguata collocazione nella nostra società e giacciono, imponenti e spettrali, come interrogativi o sfide alla progettualità contemporanea. Il sito del progetto è la Torre Galfa, grattacielo della fine degli anni ‘50 che è rimasto vuoto e inutilizzato per circa 16 anni. Ad ogni team sono stati assegnati tre piani della torre con l’obiettivo di creare un “Parco Urbano Verticale” all’in-

terno dell’edificio per rimetterlo al servizio della comunità. Sono state analizzate le attuali funzioni dei parchi urbani e ne sono state ipotizzate di nuove. Il progetto in questione nasce dall’unione del concetto di parco con uno spazio di co-working. L’idea è quella di ricreare una foresta di betulle astratte che accolgono delle bolle spazio cubiche che ricordano lo scenario della casa sull’albero. All’interno dei cubi vi sono tavoli e sedute, rete internet wireless e cablature di ogni genere. - Foresta di betulle - Moshe Safdie, Habitat 67, 1964

Render del progetto

Tree4brain - Lab.Design degli Interni

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Plastico in scala 1:200

I cubi in legno sono composti da quattro facce piene, le restanti due sono cave, in vetro, o rivestite da materiale specchiante. Le bolle spazio sono disposte su vari livelli d’altezza e accessibili tramite diverse scale poste sui loro lati. Lo spazio si sviluppa sia in orizzontale che in verticale e dà la sensazione di trovarsi all’interno di un labirinto tridimensionale. Torre Galfa - Via Luigi Galvani, Milano


Video

Presentazione del concept di progetto

Il lavoro finale comprende la realizzazione di un video di presentazione del concept di progetto e di un volume cartaceo che riassuma l’intero percorso di progettazione. Tree4brain è stato esposto durante la “Meet me tonight” del settembre del 2015.

Book

Presentazione del progetto in tutte le sue fasi

“Meet me tonight”

Esposizione dei progetti durante la Notte Europea dei Ricercatori presso i Giardini Indro Montanelli (Milano)

Tree4brain - Lab.Design degli Interni

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GITA DI ORDINARIA FOLLIA LAB. DESIGN DEGLI INTERNI Politecnico di Milano A.A. 2014/2015 Docenti: Alessandro Biamonti, Franco Bolelli, Anna Anzani


Fotografia sul set

“Gita di ordinaria follia” è un fotoromanzo realizzato durante lo studio delle rovine del contemporaneo del Lab. Design di Interni. Si è pensato di sfruttare il potenziale di un edificio dismesso e farlo rivivere rendendolo la location di un racconto. Il luogo in questione è il Manico-

mio di Mombello, ex istituto psichiatrico abbandonato dal 1978. Il romanzo racconta la storia di una giovane giornalista e delle sue avventure in una comunità di persone decisamente insolite che abitano questo posto.

Estratto del fotoromanzo

Tree4brain - Lab.Design degli Interni

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WORKSHOP

narrativegang 27 Settembre / 30 Settembre ArsenAle nord, spAzio TheTis

Docenti:

Davide Crippa barbara Di Prete Lorenza branzi

ArsenAle nord, spAzio TheTis 28 maggio / 27 novembre 2016

/ Politecnico di milano / Politecnico di milano / naba

A.C.A.R.

WORKSHOP GANGCITY Biennale di Venezia 27/09/16 - 30/09/16 Docenti: Davide Crippa, Barbara Di Prete, Lorenza Branzi


Il workshop si configura come un’attività formativa a cavallo tra azione di marketing virale, design e sociologia, con l’obiettivo di ricreare quel mondo di ritualità e senso di appartenenza delle gang. Durante le lezioni è stata studiata la storia delle più importanti gang di tutto il mondo e della loro influenza nel mondo della moda. Il brief prevedeva la creazione di una gang immaginaria, con i suoi simboli, miti e riti, la descrizione dei luoghi che frequenta, dell’abbigliamento, del modo di camminare, di vivere lo spazio urbano.

- Latin Kings - Los Angeles Bloods - MS 13

MS 18

A.C.A.R. - Workshop GangCity

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Grafiche ascii

Durante il workshop sono state studiate e le gang più conosciute per la loro pericolosità nel mondo: 18th street gang, aryan brotherhood, black guerrilla family, bloods, hell’s angels, latin king, mara salvatrucha, russian mob, yakuza e molte altre. Per ognuna di esse sono state analizzate tradizioni, usi, simboli, tatuaggi, ed è emerso che molti linguaggi da noi conosciuti e fortemente presenti nella società giovanile odierna hanno origine proprio da questo mondo e hanno quindi significati molto diversi da quelli comunemente conosciuti. Ad esempio la sigla A.C.A.B. che per molti giovani d’oggi significa “All Cops Are Bastard” (tutti i poliziotti sono bastardi) è in realtà una

Gesti Gang A.C.A.R.


Fotografie Gang A.C.A.R.

sigla che nel mondo delle gang vuol dire “Always Carry A Bible” (porto sempre con me una Bibbia). Da qui nasce il titolo del progetto “A.C.A.R - Always Carry A Router”. Infatti la gang è composta da tutte le persone che si servono di internet per fare violenza al prossimo. Sono state disegnate delle possibili grafiche per capi d’abbigliamento indossati dagli appartenenti alla gang ACAR come ad esempio delle immagini ascii composte da simboli informatici che raffigurano armi o scene di violenza. È stato creato inoltre un alfabeto formato da comuni simboli informatici trasformati in oggetti di violenza e sono stati ideati i gesti identificativi della gang. A.C.A.R. - Workshop GangCity

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Portfolio Stefania di Maria  

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