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PREFAZIONE di Paolo Levi

C’è chi sostiene che la pittura incentrata su atmosfere e immagini illusorie o allusive, e che attinge all’universo dei simboli onirici, sia squisitamente letteraria. In totale disaccordo, Giorgio de Chirico sottolineava il fatto che l’attività del pensiero si esplica, in prima istanza, attraverso una rappresentazione visiva; infatti gli altri fattori, per mezzo del quale si esprime il pensiero, come ad esempio, le parole, i gesti, le espressioni, non sono che fenomeni secondari che accompagnano l’immagine. Del resto, anche Shakespeare sosteneva che il racconto del sogno è menzognero per il fatto stesso di essere fatto di parole. Gli artisti che qui andiamo a presentare, per raccontare il loro mondo sospeso nel territorio di confine fra la realtà e il sogno, operano quindi nell’unico linguaggio possibile, con la forma e il colore. La pittrice e i nove pittori che sono stati qui riuniti, concepiscono il linguaggio visivo come narrazione di un altrove che, di volta in volta, può essere enigmatico o palesemente simbolico, persino realistico a livello di immagine manifesta, e comunque comprensibile nei presupposti teorici che ne hanno determinato l’invenzione. Questi momenti figurali che manifestano gli slittamenti della ragione, essendo spesso contrassegnati da un’inquietudine metafisica, o anche inclini alla deformazione grottesca del reale, nascono sempre da pensieri alti; con una teatralità voluta, fatta di sottintesi e di ammiccamenti, essi sono formulati in immagini che, come abbiamo già visto, anticipano la possibilità di un’esposizione verbale, rendendola di fatto superflua. Come prestigiatori, questi artisti creano illusioni che sconfinano nel non senso, ma sempre in perfetta coerenza fra l’intenzione narrativa e il risultato della scrittura pittorica. Il loro modo di comunicare con l’osservatore si basa su un patto di complicità e sulla condivisione di un assunto che di per sé non ha riscontri nella realtà; pertanto l’effetto finale del processo creativo è tanto più accattivante, quanto più è rigorosa la logica interna che lo sorregge. Anche nelle composizioni più dissacranti, dove è di casa il delirio notturno della ragione, l’interlocutore più attento sa cogliere il distacco lucido e controllato degli autori da una materia di per sé sfuggente che, riportata con acume in un ambito spettacolare, diventa godibile come una scoperta illuminante. Rappresentando lo specchio deformato della vita - della nostra vita – ognuna di queste opere si propone quindi come un ammonimento intelligente e spregiudicato. Sono qui presenti cifre stilistiche del tutto diverse, ma consonanti nelle motivazioni, in quanto accomunate nell’ambito figurale specifico della Metafisica e del Surrealismo: nel primo caso si intende dire al di là delle cose fisiche, per cui va citato, ancora una volta, Giorgio de Chirico; nel secondo caso ci si aggira al di sopra della realtà, dove la ricerca espressiva rimanda a Guillaume Apollinaire e André Breton. Va però detto che queste etichette storiche non esauriscono il senso delle opere illustrate in questo nostro volume, dove sono in gioco incontri dialettici fra immanenza e trascendenza, fra visionarietà e lucidità, fra oscurità e illuminazione, fra finzione e rivelazione, fra spirito apollineo e suggestione dionisiaca, fra cupa disperazione e ironia disincantata. Se una definizione si può dare a queste ricerche - che possono transitare dal surrealismo al realismo magico, addentrandosi in universi arcani dove la realtà è sogno, o dove è il sogno a spiegare la realtà - è quella di una


pittura concepita e organizzata per dare sistematicitĂ  a un pensiero astratto, nato dalla memoria o dalla volontĂ  di rivelare una veritĂ  nascosta.


Prefazionelillusionedelsogno