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Textile - Interior - Decorative OOH - Industrial & 3D

trentasei

N. 36 ott- nov-DIC 2017 â‚Ź8,00 STRATEGO GROUP 20090 Segrate (MI) via Cassanese 224

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I Power Sponsor sono aziende che hanno scelto di accompagnare Wide nel suo percorso editoriale 2017, garantendo una continuitĂ di impegno nel dialogare con la redazione e nel favorire il trasferimento tecnologico verso il mercato. Attraverso case history, news tecnologiche, interviste al proprio interno e a clienti rappresentativi, si proporranno quali driver di informazioni ‘powerful’ nelle diverse sezioni della rivista.

EURMOMA KIIAN digital AGFA J-TECK3


sommario Wide trentasei

textile - interior - Decorative ooH - industrial & 3D

trentasei

speciale industrial printing scenari di mercato: quando l’industria sor manifatturiera riparte dalla stampa pag 14 on sp mercati e applicazioni: la stampa industriale sulla cresta dell’onda pag 16 tendenze: esperienze smart che trasformano modelli di business e abitudini di consumo pag 20 oltre la mass customisation nuove frontiere della stampa industriale pag 23 inchiesta: fornitori di tecnologie pag 24 inchiesta: fornitori di inchiostri pag 32 l’insider: laminam, la ceramica diventa xxl pag 34 focus: 3d printing, fotografia di un settore pag 36

N. 36 ott- Nov-DIC 2017 €8,00 STRATEGO GROUP 20090 SEGRATE (MI) vIA CASSAnESE 224

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decorative se il packaging è griffato le tendenze del settore luxury pag 42

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out of home aifil informa: luminanza delle insegne, questione aperta pag 46 come l’outdoor migliora la città e la rende sempre più smart pag 48

interior progettare il punto vendita per creare relazioni ed esperienze pag 54

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textile spazio designer di fulvio alvisi: sguardo al futuro per cogliere il bello del presente pag 61 l’insider: brochier technologies tessuti che vivono di luce propria pag 62

eventi i top trend a heimtextil 2018 dal digital printing all’architettura pag 12 fespa space fespa asia in gennaio, gli awards in maggio pag 64 printmat: le frontiere dell’innovazione della stampa pag 69 viscom italia: tanti spunti per nuove opportunità applicative pag 70

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editoriale paola bonfanti

il richiamo dell’oro nella belle époque tecnologica contemporanea Atmosfere dorate e simbolismo pregnante decorano la copertina dell’ultimo numero dell’anno di WIDE. Nella riproduzione della “Dama con ventaglio” di Gustav Klimt, la peculiare potenza dei dipinti del pittore austriaco – raffinati, allusivi, colmi di riferimenti antropologici e culturali – rivive attraverso l’arte musiva ravennate. Quella stessa arte che fu per Klimt incontro rivelatore: il mosaico bizantino nella sua veste più sfarzosa ne ispirò le opere del cosiddetto ‘periodo aureo’, dominate dall’oro, dall’intensità della luce e dal forte impatto materico. A cento anni dalla sua realizzazione, la “dama” diviene – insieme alle altre “dame” di Klimt – soggetto di una collezione di mosaici artistici, frutto di sperimentazione tecnologica e destinati a ornare gli ambienti nei quali ci muoviamo. Tecnologia, arte – quella pittorica millenaria del mosaico – e genio creativo intramontabile confluiscono, per restituire in chiave contemporanea il piacere universale della bellezza. Questo percorso spazio-temporale nella multiforme dimensione dell’homo faber ci rimanda – nel presente – a indagare il ruolo da protagonista che la tecnologia di stampa di ultima generazione si sta ritagliando all’interno del ciclo di produzione dell’industria manifatturiera. Facendosi foriera di linguaggi applicativi inediti, volti anche alla riscoperta e alla rivisitazione di codici decorativi e funzionali parte del nostro patrimonio culturale collettivo. Ne parliamo – raccontando della trasformazione dei paradigmi produttivi in atto – nello speciale dedicato all’universo dell’industrial print e della stampa 3D. E se l’epoca in cui viviamo eleva il décor su misura a elemento restitutivo di identità, l’impronta della stampa come strumento abilitante acquista una valenza tentacolare, laddove consente di conferire un valore rispondente alle attese ai prodotti dei diversi ambiti applicativi. In questo caos tecnologico fecondo, si respira davvero un ritorno dell’aura dorata della belle époque, con ciò che ne conseguì? 5


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industrial cover story

La dama di Klimt rivive nel mosaico Ricerca e sperimentazione, creatività, sapienza artigianale e tecnologia sono alla base dell’attività della maison ravennate Sicis, che ha riscoperto il valore pittorico, comunicativo e decorativo del mosaico. Proponendolo come potente strumento di décor contemporaneo

L’originale della “Dama con ventaglio” di Gustav Klimt. A destra, dall’alto, “La speranza”, “Salomé” e “Adele Bloch Bauer”, i mosaici artistici della collezione Klimt di Sicis.

L’arte di Gustav Klimt rivisitata attraverso la tecnica del mosaico, in versione contemporanea. La riproduzione della “Dama con ventaglio” del pittore austriaco, raffinata protagonista della copertina di questo numero di WIDE, è parte della collezione Klimt dei mosaici artistici dell’italiana Sicis. Un prodotto made in Italy creato da questa maison del mosaico di lusso che, con sede a Ravenna, città-simbolo della tradizione musiva, in trent’anni di attività ha sviluppato e messo a punto una serie di metodologie innovative per la realizzazione del mosaico. “Confluenza sublime di arte, tecnologia e creatività”, il mosaico – nella vision dell’azienda – si riscopre quale strumento efficace di comunicazione, depositario di stili di vita e trend. Che si tratti di mosaici artistici o di mosaici d’arredamento, l’arte musiva porta nuova linfa vitale – creativa e decorativa – ai diversi ambiti nei quali trova oggi utilizzo. Parliamo dei mondi del décor e dell’interior a tutto tondo, ma anche di realizzazioni artistiche. Grazie al suo linguaggio universale e multiforme, qualsiasi soggetto – un quadro, un disegno, una decorazione – si arricchisce di vibrazioni che le mille sfaccettature del mosaico riescono a riprodurre ed esprimere in termini di luce, impatto materico, tridimensionalità. Accade anche con la “Dama con Ventaglio” di Klimt: la forza espressiva dei simboli, l’eleganza decorativa delle figure polisemiche e gli accostamenti e/o contrasti cromatici – tutti elementi propri del linguaggio figurativo e decorativo dell’artista austriaco – emergono con intensità grazie alla composizione pittorica creata dalle tessere. È proprio la tessera – tagliata e posata a mano dai maestri mosaicisti – diventa veste sofisticata. La tecnica del mosaico artistico sviluppata da Sicis permette di ricreare le opere d’arte, o meglio di reinterpretarle attraverso un linguaggio nuovo. Tecnologia e sperimentazione concorrono ad alimentare il know how dell’azienda ravennate, che ha creato nel tempo diverse collezioni. Forte rimane l’impronta italiana, nel talento, nella sensibilità estetica, nello stile e nell’inclinazione a innovare. E, naturalmente, pregnante è la maestria artigianale, garantita da una filiera completa e consolidata. Il mosaico della “Dama con Ventaglio” è stata una delle opere esposte da Sicis nella mostra “Destinazione Micromosaico” (fino al 7 gennaio 2018), allestita in occasione della quinta edizione di “RavennaMosaico”. Con l’obiettivo di esplorare l’arte del mosaico, l’azienda ha proposto un percorso intensivo utilizzando proiezioni di affreschi digitali e video zenitali, pezzi delle proprie collezioni – ritratti e volti realizzati dai maestri mosaicisti – e gioielli realizzati con la tecnica del micromosaico.

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Progetto italiano dalla risonanza internazionale, FICO Eataly World racconta l’eccellenza enogastronomica e la bellezza dell’agroalimentare italiano. Questa “città dedicata al cibo” – recentemente inaugurata in quel di Bologna – si sviluppa su una superficie di 100.000 mq, suddivisa in cinque aree tematiche. L’allestimento dell’Area del Futuro, all’interno della Didattica, è frutto di un progetto che ha visto la stampa digitale giocare un ruolo da protagonista. La giostra multimediale interattiva “L’Uomo e il Futuro – Hortus”, il percorso immersivo nel mondo dell’agricoltura idroponica che compone l’area, è stata progettata e realizzata dallo Studio Carlo Ratti Associati (CRA), realtà di spicco nel mondo dell’architettura e del design, con la partnership tecnica di Gruppo Masserdotti, specialista di stampa digitale di grande formato. Con l’obiettivo di unire il rispetto della tradizione alimentare e lo spirito di innovazione per tracciare scenari futuri, l’Area del Futuro coinvolge i visitatori in un percorso di educazione alimentare a tutto tondo, che prevede la coltivazione del proprio cibo – piantando i semi in loco – per poi seguirne la crescita tramite una app. Per la realizzazione della giostra, Gruppo Masserdotti è partito dalla selezione accurata dei materiali di stampa fino all’installazione in loco: l’azienda ha prodotto prespaziati, scritte in forex intagliato e centinaia di metri quadrati di grafiche adesive Wall Wrap specifiche per pareti – queste ultime stampate con la tecnologia HP Latex, ecofriendly e idonea all’utilizzo indoor. Questo progetto made in Italy suggella un anno particolarmente significativo per Gruppo Masserdotti, che ha festeggiato nel 2017 i suoi primi cinquant’anni e lo ha fatto in grande. Il trasferimento in una sede più ampia e moderna – una struttura di oltre 10.000 mq dotata di impiantistica di ultima generazione – si è accompagnato al potenziamento del parco macchine, con il recente acquisto di una Durst Rho 512R Plus, di una Durst Rho P10 200 HS Plus in versione full automation e di un sistema di taglio Zund G3 da 4 kW. E una novità è arrivata anche dal fronte della compagine societaria con l’ingresso di un nuovo membro: Marcello Lamperti, attuale general manager del Gruppo.


power sponsor

I dispersi di Kiian Digital protagonisti a Heimtextil 2018 Kiian Digital ha scelto il palcoscenico internazionale di Heimtextil 2018 (Francoforte, 9-12 gennaio) per il lancio di Digistar Bravo, famiglia di inchiostri dispersi per la stampa diretta sviluppata per il mercato dell’interior textile. Un settore con esigenze specifiche a cui Digistar Bravo, pienamente compatibile con teste di stampa Kyocera, è in grado di rispondere. “La sfida odierna per gli stampatori è trasformare in realtà i sogni delle persone e il loro desiderio di decorare le case e le attività col frutto delle loro emozioni e passioni”, sottolinea Alessandra Borghi, direttore vendite di Kiian Digital. A farle eco è Marco Girola, marketing specialist di JK Group: “Digistar Bravo consente agli stampatori di creare combinazioni uniche di colori e disegni – compresi gli accostamenti più estremi – e di ottenere risultati eccellenti in particolare per quanto riguarda intensità e sfumature dei neri e dei colori spot. Questo assicura una flessibilità superiore e la possibilità di passare da una produzione a volume a realizzazioni personalizzate”. Sullo stand di Kiian Digital saranno mostrati anche Digistar K-Choice, la serie di inchiostri a pigmento per l’interior textile e l’intera gamma di inchiostri a sublimazione. Va sottolineato come tutti i prodotti Kiian Digital siano realizzati con attenzione al loro impatto ambientale, tema sul quale l’azienda lavora assiduamente collaborando con brand del mondo dell’interior. “Il nostro Textile Standard Compliance Program è studiato appositamente per garantire agli stampatori una produzione sostenibile, ambito in cui abbiamo recentemente ottenuto riconoscimenti importanti. La famiglia di inchiostri Digistar Hi-Pro, già certificata Eco Passport, è stata inserita nello ZDHC Chemical Gateway. Questo grazie al fatto che ZDHC (Zero Discharge of Hazardous Chemicals) ha ritenuto la certificazione Eco Passport un indicatore di conformità alla MRSL (Manufacturing Restricted Substances List)”, spiega Alessandra Borghi.


power sponsor

EURMOMA focus sulle fiere e doppio successo

Eventi Un tram bello e profumato per Paco Rabanne

Eurmoma punta sugli eventi fieristici e non sbaglia. L’azienda romana ha partecipato, lo scorso ottobre, a Viscom Italia, fiera di riferimento per tutto il mercato della comunicazione visiva. Presente con due stand, Eurmoma ha spopolato tra il pubblico, attirando l’attenzione di tutti i passanti non solo con i prodotti proposti, ma anche con il design degli spazi espositivi. “Quest’anno abbiamo voluto creare una rottura netta con i trend degli anni precedenti, puntando su linee semplici e pulite e su un concept elegante e moderno, dall’impatto visivo notevole e coinvolgente”, ha dichiarato Ippolito Bassani, titolare di Eurmoma. Due i focus della strategia di Eurmoma a Viscom: la linea di espositori I Miei Gioielli, prodotta in gran parte da Eurmoma e diventata ormai un sotto-brand aziendale di grande successo, e la gamma di autoadesivi e biadesivi di qualità tedesca Orafol.

Il tram, mezzo di trasporto simbolo di Milano, compie 90 anni e questa volta è il caso di dire: “novant’anni e sentirli”, anzi… annusarli. Perché? Perché Paco Rabanne, maison francese che dal 1966 sorprende sempre per stile e materiali, ha realizzato #tramrabanne, il tram più esclusivo e profumato che abbia mai circolato per le vie della città. L’attività è stata ideata e sviluppata dal gruppo spagnolo Puig insieme a Havas Media, specialista di comunicazione, per presentare, in maniera dinamica e interattiva, le quattro fragranze del brand: Invictus, Olympea, 1 Million e Lady Million. Un tram della storica Serie 1.500 – amichevolmente detto “Ventotto” – ha circolato per le vie del centro di Milano – nelle tre settimane precedenti al Natale – con una veste molto speciale: un raffinato gioco cromatico di nero e oro ne Paolo Stella, influent content ha avvolto la sagoma esterna e arredato con stile lus- creator di Paco Rabanne suoso e festivo l’interno. Da tram a luogo esclusivo, nel quale i passeggeri hanno provato le nuove fragranze di Paco Rabanne circondati e accolti da una bella installazione decordinamica che ha reso l’ambiente intonato al periodo natalizio e al resto dell’arredo urbano milanese. Il successo dell’iniziativa è da ricercarsi tanto nell’originalità della campagna quanto nella qualità di stampa che ha avvolto, più che rivestito, con gusto e armonia interni ed esterno della storica vettura. Il tour è stato inaugurato da Paolo Stella, influent content creator di Paco Rabanne, che ha dedicato ai suoi ospiti una serata in esclusiva, durante la quale sperimentare le quattro fragranze – grazie all’accoglienza del personale a bordo – e fruire – attraverso installazioni video – i video di presentazione dei quattro profumi. Dinamismo e interazione tra aromi e immagini stampate nella campagna itinerante di Paco Rabanne, che ha fatto o conoscere o riscoprire il brand e l’impronta del suo stile.

Eventi Memorie al neon, e il Piper ritorna a Torino

Tuttavia, Viscom non è stato l’unico appuntamento fieristico di Eurmoma, che a fine ottobre ha partecipato alla fiera HOST, dedicata al mondo HO.RE.CA. Un scommessa che si sta rivelando sempre più concreta: HOST rappresenta per Eurmoma un’interessante opportunità per entrare nel segmento dell’arredamento di hotel e ristoranti, al quale la linea di espositori si rivolge in maniera quanto mai calzante. La risposta del pubblico è stata importante, con tante visite di persone interessate alla product-offering esposta, attratte dal design moderno ed elegante dei prodotti oltre che dai materiali di alta qualità. “Gli espositori durevoli made in Italy prodotti da Eurmoma sono ideali per l’arredamento di hall e sale conferenza, così come per ambienti di alta ristorazione. La gamma di soluzioni che mettiamo a disposizione è davvero vasta, in quanto altamente personalizzabile – fin nei minimi dettagli – e studiata per adattarsi al meglio ai contesti esistenti, arricchendoli senza stravolgerli”, ha spiegato Bassani. Eurmoma c’è, è competente e competitiva. E lo ribadisce attraverso la partecipazione a manifestazioni fieristiche, sia in fiere consolidate, sia a eventi più di nicchia – ma non per questo meno interessanti – quali HOST. Una strategia che vede la scoperta di nuovi mercati come una priorità per aprire i prodotti a campi di applicazione diversi e inusuali. www.eurmoma.it

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Atmosfere da anni Sessanta nell’insegna al neon “Piper”, creata dal designer Leonardo Sonnoli e realizzata da F/ART, specialista della produzione di trasformatori per lampade al neon. L’opera è stata mostrata ad Artissima 2017, fiera d’arte contemporanea in scena a Credits: Perottino-Alfero-Bottallo-Formica Artissima 2017 Torino lo scorso novembre, di cui F/ART è stato sponsor. Sposando appieno il nuovo progetto curatoriale di Artissima, che rintraccia nel contesto culturale degli anni Sessanta le ragioni che hanno reso Torino la capitale italiana dell’arte contemporanea, F/ART ha puntato su Piper. La discoteca, ricostruita per l’occasione, evoca un luogo simbolo dell’epoca frequentato dal milieu creativo internazionale, ponendo l’accento sul ruolo iconico dell’insegna al neon nella cultura contemporanea. Il neon dà così corpo a una proiezione di luce capace di dialogare con lo spazio e, nella sua funzione di linguaggio artistico, con il contesto espressivo in cui è collocata. Del resto, il neon si afferma sempre di più quale tratto riconoscitivo delle grandi città moderne, fino a essere assunto come materiale privilegiato delle poetiche di molti artisti contemporanei. E proprio a questa contemporaneità ha mirato Artissima 2017 rievocando e costruendo nell’area espositiva il Piper. “Learning at the discoteque”, che si è configurato sia come luogo di vocazione sperimentale del laboratorio rivoluzionario che è stato il club cinquant’anni fa, sia come occasione per la trasformazione dello spazio in luogo di apprendimento e amplificazione espressiva delle opere d’arte, grazie al ricco programma di incontri che si è lì tenuto.


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NEWS fiere

Eventi

Dal digital printing all’architettura fino al… pet textile: i top trend di Heimtextil 2018 C’è grande ottimismo tra gli organizzatori di Heimtextil, la fiera internazionale dedicata all’universo del tessile per interior e contract – in scena a Francoforte dal 9 al 12 gennaio 2018. “L’industria tessile europea continua a crescere: secondo i dati di Euratex, nel 2016 il settore ha generato un fatturato di 84,2 miliardi di euro, contro gli 82,6 miliardi di euro del 2015. E per il 2017 è atteso un ulteriore incremento del 3%. Questo andamento positivo si riflette anche sui numeri dell’edizione 2018 di Heimtextil”, ha dichiarato Olaf Schmidt, vice presidente della divisione Textile & Textile Technologies di Messe Frankfurt, in un incontro con la stampa italiana. “Gli espositori confermati sono già più di 3.000 – nel 2017 erano 2.965. E stiamo avendo un riscontro molto incoraggiante anche sul fronte dei visitatori a livello internazionale, con l’Italia che emerge tra i Paesi più dinamici in questo contesto”. Quali saranno i temi al top dell’edizione 2018 della kermesse del textile? Il settore allargato della tappezzeria (che include rivestimenti murali e carta da parati, sun, window & floor) e quello della biancheria da letto, da bagno e da tavola continuano a crescere. A trainare il primo – che arriverà a occupare dieci piani espositivi – sarà l’espansione dell’area dedicata ai tessuti per decorazione e arredamento, mentre nel secondo ci saranno oltre 1.500 aziende pronte a offrire nuove gamme di prodotti e accessori. “L’altro segmento su cui stiamo puntando e che ci sta dando grande soddisfazione è quello del digital textile. Da un lato, aumenta il numero degli espositori – i costruttori di macchine da stampa digitali – presenti nel padiglione dedicato (il 6.0), e dall’altro stiamo raccogliendo l’interesse della parte creativa, che occuperà, come sempre, l’area Design Live”, ha spiegato Schmidt. A conferma dell’importanza del digital textile, Messe Frankfurt ha deciso di riproporre nel 2018 la Digital Textile Conference, un convegno di una giornata – organizzato da WTiN – che si focalizzerà sugli sviluppi attuali e sui progetti più innovativi nell’ambito della stampa tessile digitale. Oltre all’area del Theme Park, vetrina privilegiata di materiali innovativi e texture di tendenza, ispirata al motto “The future is urban”, Heimtextil 2018 dedicherà un focus speciale anche al mondo degli architetti, un target che si dimostra sempre più attento alle evoluzioni del tessile: Interior.Architecture.Hospitality Expo sarà la nuova piattaforma incentrata sui temi dell’architettura studiata per favorire il networking e lo scambio di informazioni con attività di speed dating, interventi mirati e tour guidati. Potrà sorprendere o meno, ma vi è un’altra area del tessile nella quale Messe Frankfurt ha individuato un interessante potenziale di sviluppo, tanto da decidere di dedicarvi una galleria: il ‘pet textile’, ovvero i prodotti e gli accessori tessili per gli animali domestici.

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industrial

sono le tecnologie di stampa, serigrafica e a getto di inchiostro, che vanno sempre più integrandosi all’interno della produzione. L’introduzione spinta di tali tecnologie porta benefici in termini di flessibilità operativa nel rispondere alla sempre più incalzante domanda di personalizzazione da parte dei consumatori finali, nonché in termini di ottimizzazione della capacità e dei costi produttivi. Il focus sul mondo dell’industrial, che vi proponiamo nelle pagine seguenti, raccoglie l’opinione di esperti del settore e spazia tra le diverse filiere interessate dalla conversione al digital printing. Senza dimenticare di aprire una finestra sulla manifattura del futuro – la digital fabrication – con un focus sulla stampa 3D.

&3D

C’è grande fermento nel settore della stampa industriale. Dall’automotive all’elettronica stampata, al campo biomedico, dalla decorazione su scala industriale di pannelli e superfici al mondo della ceramica e del textile fino all’universo del 3D, la trasformazione dei paradigmi produttivi dell’industria manifatturiera spalanca le porte a opportunità applicative inedite. Elevando, tra l’altro, la capacità di differenziare e customizzare l’offerta. Concettualmente, alla base di questo fenomeno c’è un nuovo modo di concepire la stampa come processo: non più solo ‘stampa o decorazione di un prodotto’, ma parte integrante di ciclo di produzione completo. Operativamente, strumento abilitante

A cura di Paola Bonfanti

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industrial mercato

fonte: Smithers Pira

Cambia la domanda e cambia il ruolo della stampa nella produzione industriale. Complici il fiorire di alcuni mercati, la richiesta incalzante di personalizzazione e l’evoluzione delle tecnologie, il passaggio della stampa nel processo di produzione diviene cruciale per la decorazione e per finalità differenti, dall’identificazione al tracciamento, alla funzionalità del prodotto

foto Dip-Tech © Paul Warchol

Quando l’industria manifatturiera riparte dalla stampa Quello della stampa industriale è un comparto in forte crescita, interessato dal fiorire di nuove applicazioni in diversi settori manifatturieri. Dall’automotive al campo biomedico, dalla ceramica all’elettronica, dalla decorazione di superfici e pannelli in diversi materiali al mondo promotional fino al tessile e alla stampa 3D, sono tutti ambiti nei quali prodotti e singoli componenti vengono stampati con tecnologie sviluppate ad hoc, analogiche e digitali. La stampa industriale tende dunque a espandersi verso nuove aree applicative, al di fuori del tradizionale mondo della grafica e del packaging. L’utilizzo delle tecnologie di stampa nell’industria manifatturiera è oggi più che mai diffuso e sfaccettato: oltre alla decorazione vera e propria, la stampa è utilizzata per finalità di identificazione, tracciamento e/o funzionalità di un prodotto o per fornire informazioni, come nel caso di un quadro elettrico o di un pannello di controllo. L’altro trend sotto ai riflettori riguarda l’adozione

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delle tecnologie di stampa nei cicli di produzione del manifatturiero, quale singolo passaggio del processo, oppure, nel caso di stampa 3D e di fabbricazione additiva, quale vero e proprio processo di produzione.

I numeri, i luoghi e i player Questo percorso di progressiva espansione del mondo della stampa industriale si riflette nei numeri del comparto. Secondo lo studio “The future of Functional and Industrial Print to 2022”, realizzato dall’istituto di ricerca britannico Smithers Pira, il valore del mercato dell’industrial print a livello globale è attualmente pari a 76,9 miliardi di dollari, ovvero più del doppio rispetto ai 37,2 miliardi del 2012. Un andamento dinamico che, stando al report, proseguirà anche nei prossimi anni: entro il 2022, il mercato della stampa industriale dovrebbe raggiungere un valore complessivo di 114,8 miliardi di dollari. A contribuire a questo exploit della stampa industriale e all’ampliamento del

range applicativo è lo sviluppo, da parte dei principali fornitori di tecnologia, di attrezzature di stampa, insieme a inchiostri, vernici e fluidi funzionali, studiati ad hoc per fornire i livelli di performance in termini di flessibilità, aggrappaggio, adesione e resistenza necessari per le applicazioni nei diversi comparti manifatturieri. E se le tecnologie di stampa tradizionali – flexografica, litografica, serigrafica, tampografia – sono tuttora ampiamente utilizzate, cresce l’adozione della tecnologia di stampa a getto di inchiostro in vari settori, soprattutto laddove aumenta la richiesta di personalizzazione, di produzioni seriali e di piccoli lotti. La fotografia degli utilizzatori di queste tecnologie in ambito industriale mostra due tipologie: da un lato, le aziende manifatturiere che si orientano verso l’integrazione di sistemi di stampa di ultima generazione nei processi produttivi e, dall’altro, i fornitori di stampa che scelgono di specializzarsi nella produzione, decorazione e stampa di specifici componenti,


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industrial mercato

parti ed elementi da fornire ai player dell’industria manifatturiera. A livello geografico, l’Asia è la regione con il mercato più dinamico in ambito di industrial printing. Si tratta, infatti, dell’area con la maggiore concentrazione di aziende manifatturiere, di giganti dell’elettronica che utilizzano la stampa all’interno dei processi produttivi (per membrane, quadri elettrici, circuiti, display e fotovoltaico) e di print service provider specializzati nella fornitura di componenti elettronici stampati, film adesivi e materiali di decoro per gli interni. Il mercato della stampa industriale cresce anche nelle regioni del Nord America e dell’Europa occidentale, nelle quali si prevedono i tassi di incremento più elevati per il quinquennio 2015-2020. È in queste aree che si sviluppano alcune delle tecnologie più innovative, come accade con i sistemi di stampa a getto di inchiostro per l’industria tessile – che hanno consentito di rendere prodotti premium più vicini e più alla portata dell’utente finale. Ed è qui che si porta avanti la ricerca nell’ambito del 3D printing, il cui impatto sta determinando non solo una serie di cambiamenti importanti all’interno delle industrie manifatturiere,

ma altresì la trasformazione dei modelli di business e delle logiche della supply chain (a fronte dell’affermazione della cosiddetta stampa 3D on demand). A livello di player, anche in queste regioni, i sistemi destinati alla stampa industriale possono essere integrati ai processi di produzione oppure, nel caso del 3D printing, essere utilizzati come processo.

L’industrial in settori Quali sono le aree di sviluppo dell’industrial printing? Si parte dal decoro di superfici e laminati e dalla stampa su vetro, ceramica e tessuto, passando per automotive, elettronica stampata, ambito biomedico e ambito promozionale, fino alla stampa 3D. Ogni segmento mostra un andamento a se stante: il décor vantava una quota del 37,7% sulla produzione complessiva dell’industrial print nel 2010 che, a fronte dell’espansione dei ‘nuovi’ mercati, scenderà al 18,6% entro il 2020. Al contrario, l’elettronica stampata è destinata a passare – nel medesimo arco temporale – dal 17,4% al 40%, trainata dalla richiesta di applicazioni quali RFID, fotovoltaico, membrane, display. L’industria ceramica e delle piastrelle è indubbiamente uno

dei comparti più vivaci e dinamici nello spettro dei mercati della stampa industriale. Le applicazioni coinvolte sono diverse e spaziano dalle piastrelle per pavimenti e pareti agli elementi di arredo fino a prodotti ceramici artistici e tecnici. La stampa consente, in questo ambito, non solo di produrre disegni in serie – sostituendo il lavoro manuale – ma anche di riprodurre la superficie di materiali più costosi, per creare prodotti d’impatto. Dagli interni agli esterni, la stampa industriale gioca oggi un ruolo cruciale nel mondo dell’architettura, in particolare nella progettazione degli edifici: basta pensare all’utilizzo delle grandi lastre in vetro stampate che sono entrate ormai a far parte del range degli strumenti progettuali contemporanei. Quello dell’automotive è uno dei settori dell’industrial in grande fermento: automobili, autobus, aeroplani, treni e navi contengono molti elementi stampati, quali fodere e rivestimenti, antenne, finestrini, schermi e pannelli di controllo. In questo segmento, la stampa industriale può avere un ruolo puramente decorativo oppure funzionale, a seconda della specifica applicazione. Quando si parla di ambito biomedico, il riferimento è alla stampa di strumenti di ultima generazione per il settore della salute, come test diagnostici, tecnologie wearable, packaging intelligenti, che offrono una forma di assistenza nell’assunzione dei farmaci. L’adozione della stampa industriale è ancora a uno stadio iniziale, ma in prospettiva sono attese performance interessanti in questo settore, legate in particolare alla tecnologia inkjet. L’ambito dell’elettronica stampata è il più dinamico nel contesto dell’industrial printing. Attualmente è dominato dalla stampa serigrafica – che si conferma la più congeniale al processo di stampa per le lavorazioni di stampa funzionale di massa – ma ci si attende una imminente penetrazione della stampa inkjet e della stampa 3D.

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industrial scenari

La migrazione della serigrafia e l’evoluzione della tecnologia di stampa a getto di inchiostro guidano il boom dell’industrial print, che continua a varcare frontiere produttive inedite e a conquistare differenti aree applicative.

La stampa industriale sulla cresta dell’onda, tra mercati e applicazioni

di Peter Buttiens*

C’è grande fermento nel mercato del printing che guarda alla stampa industriale come a un comparto dal grande potenziale, nel quale penetrare in misura sempre più significativa. Quello di ‘stampa industriale’ è un concetto molto ampio e articolato che, seppur finora fortemente legato alla stampa funzionale, riguarda in primis l’integrazione di una soluzione produttiva all’interno di un ciclo di produzione completo. La “stampa come processo” e non più la “stampa per un prodotto”, questo l’elemento discriminante dell’industrial printing. La stampa intesa come processo riguarda la produzione di un elemento che non ha di per sé valore o utilizzo di destinazione, in quanto è parte integrante di un prodotto finito (pensiamo, ad esempio, alle sagome decorate dei componenti degli interni delle automobili). A livello tecnologico, l’industrial printing è proiettato ad andare oltre la tradizionale decorazione a colori per posizionarsi quale

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tecnologia di ‘deposizione di fluidi’, come accade nella stampa 3D (mentre la stampa serigrafica può raggiungere effetti 2,5D). Ed è proprio sull’onda di questa evoluzione che la decorazione industriale continua a crescere: diversi studi prevedono che il valore di questo mercato arriverà a superare i 100 miliardi di dollari entro il 2020, con tassi di incremento annuo (CAGR) superiori al 20% nei prossimi cinque anni.

Tra serigrafia e inkjet Nel corso degli ultimi dieci anni, la stampa serigrafica si è spostata in modo consistente verso applicazioni industriali nei settori dell’automotive, dell’elettronica stampata e di altri segmenti al di fuori della tradizionale sfera del business del printing. Fino ad arrivare a giocare, oggi, un ruolo fondamentale in tali comparti, anche a fronte dei vantaggi legati alla stampa ad alta viscosità di paste conduttive o contenenti particelle micro e nano. La

serigrafia è, al momento, la tecnologia dominante nel comparto dell’elettronica stampata. I progressi compiuti nello sviluppo della stampa inkjet hanno dato, negli ultimi cinque anni, una ulteriore accelerazione all’evoluzione della stampa industriale e ne hanno via via ampliato e diversificato le aree di applicazione. Grazie alla tecnologia a getto di inchiostro e alla possibilità di effettuare produzioni in serie e cambi di lavoro sempre più rapidi con minori costi di produzione, l’industrial printing ha tenuto il passo con i profondi cambiamenti delle richieste e delle esigenze della domanda. Pensiamo a online printing, stampa on demand e progressiva riduzione dei volumi di produzione (fino al pezzo unico), tutti fenomeni e applicazioni che si sposano perfettamente con le caratteristiche produttive delle stampanti a getto di inchiostro di ultima generazione. Un altro trend interessante – emerso, durante l’ultima edizione di LabelExpo,


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industrial scenari

Accanto all’elettronica stampata, star del presente, opportunità inedite si aprono nello smart packaging, nella decorazione degli interni, nel campo biomedico e nella stampa 3D

Il mercato della stampa industriale per aree applicative 2008-2018 (miliardi di dollari) I mercati della stampa industriale (miliardi di dollari)

lo scorso settembre – vede l’inkjet aprire nuove opportunità al mercato delle etichette: tutti i principali fornitori hanno presentato soluzioni con tecnologia a getto di inchiostro accanto ai tradizionali sistemi di stampa per etichette. Una evoluzione che è stata molto rapida, in quanto si è svolta progressivamente nell’arco delle ultime tre edizioni della fiera, ovvero in sei anni. E, ancora, cresce l’importanza della tecnologia a getto di inchiostro anche nel settore del packaging, laddove i sistemi di stampa direct-toobject consentono di realizzare applicazioni innovative su bottiglie, tubi, bicchieri e tazze e così via. Non vi sono dubbi sul fatto che il mercato della stampa industriale abbia dinamiche completamente differenti rispetto a quello delle arti grafiche tradizionali. Guardando all’industria della stampa ceramica e all’avvenuta conversione al digitale, abbiamo un esempio di come tali mercati di nicchia possano raggiungere rapidamente il livello di saturazione, anche a causa delle dimensioni limitate dei player. In Cina, il settore ceramico si è convertito al digitale – laddove necessario – in meno di una decade, mentre il mercato di sostituzione è già stato avviato.

Décor e laminati Automotive

Ceramica Biomedica

Si trattava, agli albori, di un business estremamente redditizio. Esperienze diverse arrivano dal segmento della stampa su vetro per l’automotive. In Europa sono ancora pochi i player ad avere installato soluzioni produttive e il passaggio alle alternative digitali non rappresenta una priorità nella loro to-do list. Un simile avvicendamento si verificò nel mercato del fotovoltaico nei primi anni del Duemila, quando l’Europa vantava ancora una produzione

Elettronica stampata

Vetro

Promozionale/miscellaneo

Stampa 3D

enorme e una grande richiesta di pannelli solari. Con la crisi del 2008, subentrò la Cina che si prese in carico l’intera produzione e, di conseguenza, le soluzioni di stampa serigrafica sviluppate per il fotovoltaico europeo furono destinate al mercato cinese. La stampa inkjet rappresenta oggi l’unica soluzione per la produzione di sistemi fotovoltaici ultra sottili per superfici in vetro.

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industrial scenari

Foto: courtesy of Holst Centre

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ove porta l’industrial: applicazioni da boom Elettronica stampata Guardando ai prossimi anni, in quali comparti la stampa industriale troverà terreno più fertile? Attualmente, la stampa elettronica mantiene il primato come area dalla crescita più accentuata. Un trend legato a diversi fattori, laddove il segmento arriva a coprire svariate aree: pensiamo al boom degli smartphone, dello smart packaging, della smart tv, dei dispositivi wearable e dei sensori, tutti strumenti che necessitano soluzioni più flessibili. A partire dalle antenne per automotive e da tecnologie come NFC, RFID – tutte stampabili con la serigrafia. Tuttavia, c’è un trend da rilevare, ovvero il passaggio all’utilizzo di supporti in vetro ultra-sottile che rende necessario il ricorso a soluzioni di stampa inkjet, in quanto prive di contatto con il materiale. Oltre ai miliardi di smartphone in circolazione che richiedono l’utilizzo della stampa, l’altra grande area di sviluppo è l’Internet of Things (IoT): tutto deve essere connesso e, di nuovo, ciò implica il ricorso all’elettronica stampata, per antenne, sensori e tutti quei componenti che concorrono a cambiare il mondo a grande velocità. Secondo le stime, saranno oltre 20 miliardi i dispositivi

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IoT connessi entro il 2020 e il mercato dell’elettronica stampata raggiungerà una percentuale di crescita annua (CAGR) del 20%.

Smart packaging Questo fenomeno ci proietta direttamente verso un altro settore in forte trasformazione, quello dello smart packaging. Gli imballaggi richiedono sempre più funzionalità sia per ottimizzare la gestione all’interno della filiera, sia per migliorare la gestione dei rapporti con i clienti. I costi della tecnologia RFID si sono finalmente livellati – e sono dunque accessibili all’industria del packaging – mentre l’evoluzione dell’NFC ha portato questa tecnologia ad affermarsi quale migliore opzione per la relazione con i consumatori. Questa soluzione smart consente di diffondere diversi elementi, da informazioni extra ad assistenza fino alla protezione dal contraffatto. Proprio la contraffazione rappresenta una delle principali criticità del business a livello mondiale: secondo Interpol, nel 2016 il valore della merce contraffatta ha toccato i 460 miliardi di dollari. Inoltre, il problema non riguarda più esclusivamente il mondo del lusso,

ma coinvolge anche l’universo del B2B e quello dei prodotti di uso quotidiano, come gli articoli per la cura e l’igiene personale, i medicinali e, in generale, altre tipologie di beni che, oltre a comportare un danno per i brand owner, rischiano di mettere in pericolo la salute dei consumatori.

Décor e interior Se da un lato la decorazione industriale mantiene un ruolo di primo piano nell’industrial printing, è la decorazione dei materiali da costruzione a vivere una fase di forte espansione. Ci riferiamo alla stampa di supporti che spaziano dalle pavimentazioni a pannelli in legno, vetro, carte da parati, tessuti per la casa – tutti segmenti interessati dalla conversione al digitale della produzione. I livelli di qualità raggiunti dalla decorazione contemporanea e la possibilità di passare velocemente da un disegno all’altro – senza limitazioni – sono i fattori che fanno da traino al boom del mercato dell’interior decoration. Si aprono, infatti, maggiori opportunità sia per i disegni unici sia per i disegni combinati da utilizzare nella decorazione di ambienti quali negozi, pub, hotel, uffici, fino ad abitazioni e spazi privati.


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industrial SCENARI

per mantenerli a livelli accessibili. Il più recente trend nell’ambito biomedico vede l’utilizzo della stampa nella produzione e nel confezionamento dei farmaci sulla base delle caratteristiche e delle esigenze del paziente. Il trattamento prescritto può infatti richiedere un dosaggio specifico, una particolare combinazione di farmaci o tempistiche di assunzione definite e l’utilizzo mirato della stampa potrebbe essere di aiuto per il paziente. Il modello di business alla base di questa trasformazione è in fase di sviluppo e rappresenta la prossima grande sfida del settore farmaceutico.

Stampa 3D In particolare, negli ultimi tempi si è affermata una forte tendenza alla sperimentazione in negozi e punti vendita che, attraverso la continua trasformazione degli allestimenti, puntano a rinforzare i messaggi di marketing, a esercitare un maggiore impatto sui consumatori e a sostenere la concorrenza dello shopping online. I negozi fisici possono tuttora offrire esperienze positive e memorabili, nonché lanciare le comunicazioni di marketing in una forma più creativa, facendo ricorso a design sempre più di impatto, con costi accessibili. McDonalds ha adottato questa strategia nei propri ristoranti: l’allestimento – che cambia ogni mese – è studiato nel dettaglio per migliorare l’ambiente e rendere l’esperienza del consumo il più piacevole e accattivante possibile. Il feedback raccolto è stato più che positivo, a conferma che l’allestimento degli interni può giocare un ruolo strategico nel marketing e nelle vendite di prodotti e servizi, non solo nell’impatto immediato di una visita, ma anche in una prospettiva a lungo termine, ovvero nel caso di visite più frequenti.

Settore biomedico Probabilmente, la parte meno appariscente dell’industrial printing

è rappresentata del settore della salute. Da un lato, questo segmento utilizza sensori o soluzioni di smart packaging per aiutare i pazienti ad assumere i medicinali nelle dosi giuste e al momento giusto. Tuttavia, la crescente attenzione per la salute non potrà che alimentare lo sviluppo della stampa in ambito biomedico, un segmento destinato a giocare un ruolo sempre più importante nel panorama della stampa industriale. L’area del printing biomedico si focalizza sullo sviluppo di kit diagnostici per patologie quali cancro o diabete in fase avanzata. L’obiettivo è di mettere a disposizione kit di analisi e controllo più economici che, insieme ai prelievi di campioni di sangue, saliva, urina o pelle, consentano di effettuare il test, e – in combinazione con microelettronica e microfluidica – rilascino il farmaco. Ciò potrà contribuire non solo a rendere prelievi, analisi e controlli più accessibili dal punto di vista economico, ma altresì a dare maggiori garanzie in termini di privacy. Inoltre, a livello europeo, questi sviluppi contribuirebbero ad allineare gli attuali obiettivi dei progetti eHealth e mHealth. Obiettivi che riguardano il miglioramento dei servizi per la salute e il contenimento dei costi assicurativi,

La stampa 3D è una delle aree più dinamiche del printing. Si sta verificando, in particolare, una crescita significativa del settore IME (In-Mould Electronics), che combina il meglio dei due mondi, la decorazione in-mould e l’elettronica stampata. La produzione può riguardare forme tridimensionali, ad esempio per l’automotive (le calotte dello specchietto contenenti le antenne, parti del cruscotto con elementi illuminati o pannelli a sfioramento integrati), ma anche per altri beni di consumo e attrezzature industriali.

Del presente e del futuro La stampa industriale è proiettata a varcare nuove frontiere produttive e a conquistare differenti aree applicative, portando maggiori benefici rispetto alla sola decorazione. Del resto, l’industrial print – serigrafia o stampa a getto di inchiostro – riesce oggi a esercitare un impatto significativo sul ciclo produttivo, in termini di implementazione della flessibilità operativa, riduzione dei costi (materiali e consumi energetici) e ottimizzazione dei processi, in termini di personalizzazione e di fabbricazione in serie. I diversi trend del presente spalancano le porte su scenari futuri all’insegna dell’espansione della stampa industriale ben oltre gli attuali confini.

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* Peter Buttiens è CEO di ESMA, l’associazione europea dei produttori di attrezzature per il settore della stampa specialistica. Buttiens è, tra l’altro, responsabile dell’organizzazione di eventi e conferenze dedicati alle applicazioni della stampa industriale, quali stampa su vetro, stampa diretta su contenitori, stampa di prodotti per l’arredamento di interni e stampa con inchiostri conduttivi.


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industrial tendenze

C’è la tecnologia di stampa inkjet alla base del fiorire di applicazioni sempre più intelligenti, sorprendenti, coinvolgenti e capaci, in alcuni casi, di modificare le abitudini dei consumatori. Ecco come i brand owner ne stanno facendo uso

Esperienze smart che trasformano modelli di business e abitudini di consumo La stampa industriale è letteralmente ovunque intorno a noi, basta guardare ai diversi ambiti applicativi nei quali è oggi coinvolta. Dentro e fuori casa, in auto o all’interno di un qualsiasi mezzo di trasporto, in stazione, in aeroporto, nei punti vendita, nei locali di ristoro, in ospedale, molti degli oggetti che tocchiamo e utilizziamo quotidianamente contengono elementi stampati con tecnologie di ultima generazione. E mentre applicazioni nuove e inedite continuano a fiorire, l’evoluzione tecnologica degli ultimi anni contribuisce a renderle sempre più smart. Smart, ovvero intelligenti e dinamiche, tanto da avere il potere, se ben utilizzate, di esercitare un impatto sulle abitudini di consumo. Il potenziale di tali applicazioni non ha mancato di catturare l’interesse dei brand owner, molti dei quali ne stanno facendo ampio uso in campagne di marketing e azioni pubblicitarie mirate. Qualche esempio? Parliamo di Pizza Hut, KFC, Audi.

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Non solo pizza: il cartone fa musica Ordinare una pizza da Pizza Hut negli Stati Uniti può riservare piacevoli sorprese. Non tanto per la pizza, quanto per… la scatola in cartone che la contiene! Per far parlare di sé e fidelizzare i consumatori, la catena americana non scommette su varianti gustose, fantasiose o esotiche della pizza, ma punta tutto sul cartone: da mero contenitore usa e getta a vero e proprio oggetto funzionale che, una volta connesso, si presta a un utilizzo smart. Il primo esperimento – progettato per Pizza Hut dall’agenzia Ogilvy & Mather – ha visto il cartone trasformarsi, previo il collegamento a uno smartphone, in un proiettore TV. Forte del successo di questa campagna, il brand della ristorazione ha voluto replicare. Esplorando la dimensione musicale, perché – in una campagna più recente – il cartone della pizza è diventato una consolle da DJ. Le ‘pizza box musicali’ si collegano al computer o allo smartphone, avendo così accesso ai file musicali: i tasti di comando impressi sul cartone consentono di creare musica senza limiti. Il progetto è stato sviluppato da Pizza Hut in partnership con la britannica Novalia, specializzata nel settore dell’elettronica stampata. Per il lancio del packaging, è stato coinvolto il DJ americano Vectra che, in un video postato sul canale YouTube dell’azienda, utilizza la scatola per comporre la propria musica live.

Le tre campagne smart presentate in queste pagine sono state illustrate da Peter Buttiens, CEO di ESMA, in occasione di Print4All Conference, il convegno svoltosi a Milano lo scorso settembre. 20


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industrial tendenze

Chattare mangiando, con il vassoio intelligente

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Avete mai sentito parlare di Tray Typer? Si tratta di un’altra applicazione smart che coinvolge il settore della ristorazione. In Germania, la catena americana KFC ha trasformato il semplice vassoio in uno strumento ultra-tecnologico. Come? Sostituendo il foglio di carta assorbente che ne riveste la superficie con un foglio di carta molto speciale e molto high tech, in quanto consente di collegarsi tramite bluetooth allo smartphone. Il vassoio diventa così una tastiera, utile per permettere agli avventori di consumare il pasto continuando a usare i propri device, dallo smartphone all’iPad, senza sporcarli o ungerli. E, una volta pulita, può persino essere riutilizzata. Questa applicazione costituisce un bell’esempio di cosa le tecnologie di stampa all’avanguardia consentono di realizzare. Grazie alla recente evoluzione dell’elettronica stampata, è ormai possibile conferire anche a materiali sottili e flessibili funzionalità molto avanzate. Con la sua portata innovativa, Tray Taper non ha mancato di sortire il suo effetto, contribuendo a potenziare la visibilità del brand KFC. E, secondo Serviceplan, l’agenzia che ha curato la campagna per il brand, i Tray Taper sono letteralmente andati a ruba durante la settimana di lancio.

Guarda come guido la brochure

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Dalla ristorazione all’industria automobilistica, con Audi e una brochure – letteralmente – sprint. Per il lancio dei nuovi modelli di Audi TT, la casa tedesca ha trasformato la classica brochure in un vero e proprio ‘cruscotto virtuale’: Audi TT Brochure Hack è uno strumento smart che permette di vivere l’esperienza della guida del modello di automobile scelto. E lo fa attraverso lo smartphone che, posizionato nell’apposito spazio, funge da consolle di guida, dando accesso a tutte le funzionalità della macchina. E sempre attraverso l’app, è anche possibile definire – e cambiare – la configurazione dell’automobile e fissare un appuntamento per una prova su strada. Un progetto d’impatto, quello di Audi, reso possibile da un’applicazione di stampa con inchiostri conduttivi: attraverso una brochure concepita come piattaforma dinamica e interattiva – sulla quale cominciare a costruire uno storytelling esclusivo – il brand si avvicina al cliente potenziale, coinvolgendolo in un rapporto mirato e di maggiore prossimità.

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Pensare, per realizzare insieme. In Polyedra non abbiamo mai smesso di farlo, perché c’è sempre un’idea pronta a diventare realtà. Come o grazie a cosa? Possiamo inventarlo insieme: l’importante è non smettere d’immaginarsi il futuro. Polyedra è il partner poliedrico capace di ascoltare per tradurre in soluzioni le vostri visioni. Don’t stop imaging.

polyedra.com


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industrial INCHIESTA

Oltre la mass customisation, le nuove frontiere della stampa industriale C’è chi parla di evoluzione e chi si spinge a definire il cambiamento in atto una vera e propria rivoluzione. Ce rto è che la trasformazione del settore della stampa industriale è ina rrestabile e il suo impatto non ha mancato di ripercuotersi sui par adigmi produttivi e operativi dell’industria manifatturiera nei suoi div ersi segmenti. Il passaggio della stampa nel ciclo di produzione dei beni acquista un ruolo sempre più cruciale e non solo per la dec orazione, ma anche per finalità differenti. E mentre il trend del la ‘mass customisation’ – legato a una centralità sempre più acc entuata del consumatore finale e della sua ricerca di esclusività – si afferma e consolida quale driver del mercato, la tecnologi a di stampa risponde con soluzioni sempre più performanti, sia in ambito di serigrafia che in ambito di getto di inchiostro. Ci siamo rivolti ai principali produttori di tecnologie di stampa e di inchiostri per fare il punto sulla stamp a industriale e sull’attuale mappatura tecnologica del mercato. E per indagare l’impatto esercitato dalla richiesta di personaliz zazione a tutti i costi e le sfide poste dalla nuova frontiera della stampa diretta su prodotti tridimensionali dalle forme più svariate.

photo: Inca Digital

a cura di Paola Bonfanti

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industrial INCHIESTA/printing

1. Driver del boom della stampa industriale sono le tecnologie serigrafica e inkjet. Come si spartiscono oggi il mercato e in quali comparti la stampa inkjet è destinata a crescere?

2. Qualità versus capacità produttiva: quale ha un peso maggiore nell’industrial printing? E come vi orientate strategicamente nello sviluppo delle piattaforme di stampa?

3. Dal punto di vista dello sviluppo tecnologico, che cosa seguite internamente, nel vostro reparto R&D, e per quali componenti vi affidate a fornitori esterni?

CEFLA FINISHING Silver Santandrea, product manager digital printing

1 Relativamente ai mercati in cui opera Cefla Finishing – quindi legno e derivati, vetro, materiali plastici in lastre o in bobina, fibrocemento e metallo – la stampa industriale è stata dominata fino a pochissimo tempo fa da soluzioni serigrafiche e rotocalco, con una prevalenza di queste ultime. Entrambe le tecnologie presentavano benefici e limiti peculiari, che ne hanno determinato le aree di applicazione, in funzione delle esigenze dei rispettivi segmenti di mercato.

Oggi la tecnologia inkjet sta progressivamente affermandosi in quanto non solo promette – e sempre di più mantiene – di poter unire i benefici di entrambe le tecnologie che va a rimpiazzare, ma anche perché riduce drasticamente i tempi di approntamento di un nuovo decoro. Si passa cioè dall’idea alla realizzazione del prodotto finito nell’arco di ore, non più di giorni o settimane. È dunque plausibile che, nei settori di mercato prima elencati, la tecnologia inkjet sia destinata a crescere e diventare dominante in un orizzonte temporale dai due ai cinque anni. 2 La richiesta del mercato décor della stampa industriale è sempre più quella di ottenere qualità e capacità produttiva come obiettivi congiunti, e non alternativi. La stampa industriale presenta ovviamente tante

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sfaccettature. Si passa dalla riproduzione di decori tradizionali alla produzione di lotti economicamente impensabili in passato, fino allo sviluppo di prodotti non realizzabili con tecnologie tradizionali, se non a fronte di enormi costi. È difficile generalizzare le priorità dei vari segmenti di mercato ma, certamente, si può notare come la rapidità di sviluppo delle tecnologie porti necessariamente a macchine e impianti che coniughino capacità produttive di massa con capacità di personalizzazione molto elevate. 3 Per quanto riguarda le testine di stampa, expertise e impianti necessari rendono indispensabile una partnership con un’azienda focalizzata sullo sviluppo di questi importanti componenti. Per quanto riguarda lo sviluppo di inchiostri, Cefla ha adottato una policy che cerca di lasciare la massima libertà possibile al cliente finale, nei limiti della cautela richiesta dalla sensibilità dei circuiti inchiostro e delle testine. Anche a questo fine abbiamo attivato delle collaborazioni. Ne è un esempio la partnership

con Kuei per lo sviluppo della tecnologia Digital Embossing, per ottenere effetti tattili in linea. Riteniamo che la policy da noi adottata sia più in linea con le aspettative e le abitudini dei segmenti di mercato in cui operiamo e che, quindi, sia un ulteriore driver per assicurarci la preferenza dei nostri interlocutori. 4 Abbiamo privilegiato la realizzazione di strutture 3D a effetto ‘embossing’ su supporti piani o prevalentemente piani. Riguardo alla stampa diretta su oggetti tridimensionali abbiamo recentemente effettuato test e pre-studi. 5 Il concetto di personalizzazione di massa è già entrato nella stampa industriale. I mercati tessile e ceramico ne sono un esempio evidente. Ma anche il mercato del décor sta rapidamente individuando i propri segmenti più promettenti nell’immediato e quelli che verranno nel medio periodo. Le macchine da stampa digitale singlepass sono i sistemi ‘di elezione’ per affrontare la personalizzazione di massa, grazie alla facilità di integrazione nelle linee produttive.


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industrial INCHIESTA/printing

4. La capacità di stampare in modalità diretta su oggetti tridimensionali di diverse forme è sempre più cruciale. Come si posiziona la vostra proposta tecnologica?

5. Se e come il concetto della personalizzazione di massa è entrato nella stampa industriale? E come risponde la tecnologia?

DIP-TECH Ziv Cahani, product manager

o tre inchiostri (bianco, conduttivo, e così via). 1 Nell’attuale panorama dell’industrial, la serigrafia si conferma tecnologia dominante in termini di quote di mercato. La stampa digitale sta conquistando terreno – ovvero volumi – grazie ad alcune peculiarità. Il digital printing risponde al boom della personalizzazione di massa e della ricerca di decorazioni sempre più particolari – laddove spalanca le porte alla creatività. A livello di processo produttivo, la flessibilità di questa tecnologia contribuisce all’incremento di velocità e qualità, e dunque del ROI dell’intera soluzione, sistema di stampa e inchiostro. Vi sono ambiti architettura, arte e design, nei quali la stampa digitale offre molte opportunità, come la combinazione dei colori e applicazioni speciali, non realizzabili con la stampa serigrafica. Diverso il caso dell’automotive, un settore che, in quanto attento ai costi, continua a favorire la serigrafia. Nondimeno, anche qui il digitale sta facendo breccia, risultando più efficace, ad esempio nella produzione di vetri che richiede sempre più spesso l’uso di due

2 Il peso maggiore o minore di qualità e capacità produttiva cambia a seconda del settore e dell’applicazione. Ad esempio, i prodotti in vetro destinati all’interior – pannelli, porte, pareti divisorie – devono avere una qualità di stampa perfetta perché fruiti da vicino. Al contrario, le vetrate che rivestono le facciate degli edifici vengono osservate da una distanza minima di qualche metro e possono dunque avere una qualità inferiore, senza che ciò ne riduca l’impatto estetico. Quando si parla di capacità produttiva a livello industriale, fattori quali il mantenimento del parco macchine, i tempi di avviamento, il numero degli addetti destinati alla gestione del lavoro sono fondamentali, in quanto ognuno contribuisce alla performance finale delle piattaforme di stampa. Per questo, Dip-Tech lavora al continuo miglioramento delle prestazioni delle proprie soluzioni, in termini di produttività e di qualità. 3 In quanto inventore del processo della stampa digitale su vetro con inchiostri ceramici,

Dip-Tech sviluppa internamente la tecnologia core delle proprie piattaforme produttive. E, per garantirne il livello qualitativo, l’azienda seleziona attentamente i fornitori, con un lavoro di ricerca continua per individuare i partner migliori e più affidabili. Caposaldo della strategia di Dip-Tech, la volontà di proporsi come total solution provider, ovvero fornitore unico di tutta la piattaforma produttiva, dal sistema di stampa agli inchiostri, ai software di workflow. L’azienda si impegna così a dare una risposta a tutte le esigenze, prendendosi la responsabilità di offrire soluzioni verificate e compatibili e di garantire una concreta ‘sinergia tecnologica’ tra componenti hardware e software. 4 Seppur la nostra specializzazione riguardi la fornitura di soluzioni per la stampa su un materiale piano come il vetro, stiamo seguendo da vicino l’evoluzione della tecnologia verso la stampa su oggetti tridimensionali. Nei nostri settori di riferimento, si tratta principalmente di stampa su vetro cavo (bottiglie, tappi, etc.) oppure su articoli in vetro per la tavola (piatti, zuppiere, insalatiere

ecc.), tutte applicazioni che richiedono l’uso di inchiostri ceramici, per proprietà quali elasticità e resistenza. In effetti, sono molti i brand alla ricerca di soluzioni per decorare i loro prodotti e, da parte nostra, siamo aperti ad avviare collaborazioni anche con realtà provenienti da settori diversi rispetto a quelli canonici di riferimento. 5 La personalizzazione di massa è uno dei principali elementi di spinta verso la stampa digitale. A una ricerca a tutti i livelli di unicità ed esclusività, questa tecnologia offre delle risposte concrete e alla portata dei più. Nell’industria del vetro, architetti e designer stanno già dando vita alle idee più stravaganti: la tecnologia di Dip-Tech è stata ampiamente utilizzata per creazioni e installazioni originali in tutte le parti del pianeta. A livello di consumatore, la customizzazione di massa abilitata dal digital printing mette a disposizione oggetti concepiti come esemplari unici o in edizioni limitate. Del resto, il fatto che non siano più necessarie onerose operazioni di preparazione consente a chi stampa – vetro o altri materiali – di realizzare infiniti disegni in infinite varianti e con i più svariati effetti.

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1. Driver del boom della stampa industriale sono le tecnologie serigrafica e inkjet. Come si spartiscono oggi il mercato e in quali comparti la stampa inkjet è destinata a crescere?

2. Qualità versus capacità produttiva: quale ha un peso maggiore nell’industrial printing? E come vi orientate strategicamente nello sviluppo delle piattaforme di stampa?

3. Dal punto di vista dello sviluppo tecnologico, che cosa seguite internamente, nel vostro reparto R&D, e per quali componenti vi affidate a fornitori esterni?

DURST Alberto Bassanello, direttore vendite Italia

1 Ad oggi, il vero boom della stampa industriale è rappresentato quasi esclusivamente dalla tecnologia inkjet. Grazie all’avvento delle nuove stampanti a getto d’inchiostro in versione high speed e single pass, infatti, sono sempre di meno le aziende che investono nei sistemi tradizionali e soprattutto sono sempre meno numerosi gli impianti serigrafici in uso nei diversi ambiti industriali. La stampa inkjet ha dato vita a un processo di sostituzione pressoché totale della serigrafia proprio perché, oltre ad avere incrementato qualità e flessibilità di stampa, ha nettamente raggiunto – e a volte

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anche superato – i livelli di produttività garantiti dai sistemi tradizionali. Inoltre, la disponibilità sul mercato di diverse tipologie di inchiostri per il digitale permette ancora di più a questa tecnologia di non avere limiti. 2 Come già accennato, negli ultimi anni la capacità produttiva della tecnologia inkjet sta aumentando in maniera esponenziale, a fronte di una qualità di stampa eccellente già garantita da tempo. Se la qualità è quindi un requisito sul quale non si discute, Durst ha lavorato per rendere le proprie macchine, già qualitativamente al top, ancora più produttive e performanti. Inoltre, con la tecnologia a getto

d’inchiostro on demand viene utilizzata solo la quantità di inchiostro necessaria per creare l’immagine desiderata, senza né abbondanze né sprechi, né tantomeno la necessità di pulire i telai per il cambio colore. I consumi risultano quindi assolutamente ottimizzati. 3 In termini di strategia, Durst segue decisamente il trend che caratterizza la richiesta dei clienti a livello mondiale, ossia mantenere alta la qualità aumentando nel contempo la produttività e rendendo i sistemi di stampa sempre più affidabili, integrabili in flussi di lavoro esistenti e versatili. Questi dunque sono in primis gli obiettivi su cui si focalizza l’attività del nostro reparto R&D. Da anni, inoltre, abbiamo messo a punto e brevettato un modulo di stampa proprietario che è frutto di un’integrazione tra componenti sviluppati internamente e altri forniti dai leader più importanti sul mercato. Questo ci ha permesso di ottenere risultati ben superiori allo standard in termini qualitativi, produttivi e di affidabilità, raggiungendo l’eccellenza delle prestazioni richieste in ambito industriale.

4 Attualmente, la stampa a getto d’inchiostro permette di lavorare su oggetti tridimensionali con spessori non eccessivi. Da questo punto di vista, la tecnologia sviluppata da Durst per alcuni settori industriali ha fatto un ulteriore passo avanti poiché permette non solo di stampare oggetti tridimensionali, ma addirittura di riprodurre l’oggetto stesso, come avviene ad esempio nel caso della decorazione delle piastrelle. 5 La stampa industriale è assolutamente orientata alla personalizzazione di qualsiasi oggetto venga decorato con tecnologia inkjet. Vale la pensa di sottolineare che la personalizzazione non è da intendersi esclusivamente come realizzazione di singoli pezzi, ma riguarda altresì la stampa di migliaia di unità con dati variabili come codici a barre, prezzi, date di scadenza, e così via. Anche su questo fronte, Durst ha sviluppato sistemi in grado di gestire con la stessa efficienza sia la stampa di pezzi unici, sia le grandi tirature, sia la stampa di dati variabili.


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4. La capacità di stampare in modalità diretta su oggetti tridimensionali di diverse forme è sempre più cruciale. Come si posiziona la vostra proposta tecnologica?

5. Se e come il concetto della personalizzazione di massa è entrato nella stampa industriale? E come risponde la tecnologia?

FUJIFILM Roberto Gambarotta, dealer area manager & sales equipment

1 Sono tanti i settori nei quali la serigrafia ha un suo campo di applicazione evidente. Tra questi, le applicazioni industriali nell’ambito dell’elettronica, la stampa su supporti speciali e le applicazioni che richiedono i colori speciali come l’argento, l’oro, i fluorescenti. In questo senso, la continua evoluzione delle soluzioni inkjet offre al mondo della serigrafia la possibilità di migliorare i processi produttivi, la qualità e i costi di produzione. Recentemente, in occasione di InPrint a Monaco, Fujifilm ha presentato una nuova soluzione – Acuity B1 – che potremmo definire una macchina serigrafica digitale.

piuttosto che l’altra. Quello che è molto importante, dal punto di vista della capacità produttiva, è la personalizzazione: è vero che oggi alcune tecnologie come la serigrafia e la stampa offset hanno velocità nettamente superiori, ma la presenza sempre più importante della richiesta di personalizzazione dei manufatti apre la strada alla stampa digitale. Una tecnologia che sta, giorno dopo giorno, avvicinando i livelli di produttività a quelli delle altre tecnologie, con una considerevole diminuzione dei costi. Per questo, la tendenza delle aziende è sempre di più quella di scegliere il short run, le tirature più basse, con un considerevole vantaggio sugli stock e sulla fornitura on demand.

2 In campo industriale non possiamo scindere la qualità dalla capacità produttiva. Entrambi questi fattori sono necessari nella stragrande maggioranza delle applicazioni. Del resto, in un mondo fatto di immagini e nel quale cresce la richiesta di prodotti sempre più nobilitati, non possiamo prescindere dal fatto di scegliere una dimensione

3 Fujifilm sviluppa e produce teste di stampa, inchiostri e software: praticamente tutte le tecnologie di base del digitale sono prodotte all’interno dei nostri laboratori di ricerca. Inoltre, abbiamo partnership con altre aziende, a cui forniamo soluzioni in OEM, e compartecipiamo allo sviluppo strategico di altre tecnologie completandole

con nostri prodotti. Le nostre tecnologie di base vengono utilizzate da molti produttori di attrezzature, ai quali possiamo proporre diverse combinazioni per garantire i risultati richiesti. Questa strategia ci ha consentito di acquisire, anche in ambito industriale, una conoscenza del mercato a trecentosessanta gradi e una competenza riconosciuta sia in campo chimico (per inchiostri e vernici) sia nell’adattamento delle soluzioni di stampa con sistemi robotizzati e software dedicati. 4 In tale contesto, Fujifilm è presente nella stampa su materiali rigidi termoformabili, grazie a inchiostri che, raggiungendo un’estensione del mille per cento, consentono di produrre oggetti

termoformati finora realizzati con tecnologie tradizionali. 5 Come anticipato, la domanda di personalizzazione cresce e la capacità – nei cicli di produzione industriale – di gestirla diviene sempre più cruciale. Per questo, l’introduzione e l’integrazione di soluzioni di stampa digitale, come quelle di Fujifilm, all’interno di linee di lavoro industriali – in affiancamento o sostituzione di sistemi tradizionali – hanno sia risolto problemi di produzione sia aperto nuove possibilità applicative. La tecnologia digitale ha permesso di implementare nuovi prodotti, consentendo una flessibilità e una variabilità delle lavorazioni fino a poco tempo fa impensabili.

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industrial INCHIESTA/printing

1. Driver del boom della stampa industriale sono le tecnologie serigrafica e inkjet. Come si spartiscono oggi il mercato e in quali comparti la stampa inkjet è destinata a crescere?

2. Qualità versus capacità produttiva: quale ha un peso maggiore nell’industrial printing? E come vi orientate strategicamente nello sviluppo delle piattaforme di stampa?

3. Dal punto di vista dello sviluppo tecnologico, che cosa seguite internamente, nel vostro reparto R&D, e per quali componenti vi affidate a fornitori esterni?

EFI Paul Cripps, regional vice president

1 La stampa a getto di inchiostro rappresenta oggi il motore della crescita della produzione in diversi settori. In particolare, le nuove soluzioni presentate sul mercato consentono di realizzare applicazioni speciali, dalla termoformatura alla stampa delle membrane al tessile, fino a poco tempo appannaggio della stampa serigrafica. Le soluzioni di EFI destinate al grande formato, ad esempio, consentono di effettuare lavorazioni con grafiche particolari che ampliano le possibilità creative. Le nostre stampanti flatbed LED – EFI pro 24f – stanno spingendo la migrazione dalla serigrafia alla stampa digitale nel segmento delle membrane, soprattutto per produzioni di medi volumi. E per quanto riguarda il textile, la stampa digitale ha conquistato, negli ultimi anni, grandi fette di mercato: pensiamo solo all’industria della moda, settore nel quale la flessibilità produttiva propria del digital printing è all’origine fenomeno della fast fashion.

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2 Qualità e capacità produttiva sono essenziali in tutti i settori ai quali ci rivolgiamo. Per questo, nello sviluppo dei nostri sistemi di stampa ci focalizziamo sia sul raggiungimento di una qualità fotografica delle immagini, attraverso l’aumento della risoluzione di stampa, sia sulla produttività. L’implementazione della produttività può essere conseguita a tutti i livelli: ad esempio, nel corso degli ultimi due anni, abbiamo introdotto dei sistemi automatici per la gestione dei supporti, per rendere le operazioni di carico e scarico più veloci e ottimizzare, di conseguenza, anche le produzioni industriali con più elevati volumi. 3 EFI si rivolge a una serie di partner selezionati per lo sviluppo delle teste di stampa. In questo senso, abbiamo creato un network di fornitori ognuno dei quali – a seconda dell’applicazione e del mercato di riferimento – ci affianca nello sviluppo della piattaforma di stampa. 4 I nostri clienti ci sorprendono continuamente con applicazioni che vanno

ben oltre la stampa di superfici piane e che vengono realizzate con le nostre soluzioni ibride – flatbed e roll-to-roll – attraverso una serie di strumenti e maschere di loro invenzione. Seppur EFI non abbia al momento una soluzione dedicata ad applicazioni di stampa diretta su oggetti tridimensionali, disponiamo nel nostro portfolio di inchiostri termoformabili idonei alla decorazione di oggetti in 3D. Il processo è costeffective: l’immagine viene stampata su superfici piane e poi plasmata in forme tridimensionali – ovvero il processo opposto rispetto a partire da un oggetto già formato per poi decorarlo manualmente.

5 Mentre nei settori della grafica e del signage la customizzazione ha già avuto un forte impatto sul mercato, nel settore industriale siamo ancora, a mio avviso, a uno stadio iniziale. In effetti, le applicazioni non hanno ancora raggiunto i livelli di versatilità che vediamo in altri contesti. Grandi opportunità per la personalizzazione di massa si apriranno nella produzione di pezzi unici o edizioni limitate – veicolati attraverso il web-to-print – oppure nel tessile. In questo senso, sarà sempre più importante valutare l’uso di soluzioni di workflow che consentano di ottimizzare i flussi di lavoro.


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industrial INCHIESTA/printing

4. La capacità di stampare in modalità diretta su oggetti tridimensionali di diverse forme è sempre più cruciale. Come si posiziona la vostra proposta tecnologica?

5. Se e come il concetto della personalizzazione di massa è entrato nella stampa industriale? E come risponde la tecnologia?

inca digital John Mills, CEO

1 La stampa serigrafica continuerà a essere utilizzata nella produzione industriale, ma sarà prevalentemente destinata ad applicazioni che prevedano lavorazioni con effetti speciali – glitter, superfici metallizzate, vernici, bianco – o a commesse che abbiano volumi molto elevati. Parliamo cioè di ambiti nei quali il fattore del costo dell’inchiostro è dominante e di ambiti nei quali la personalizzazione non rappresenta

l’elemento preponderante. Tutto il resto verrà, a mio avviso, stampato con tecnologia digitale: la stampa a getto di inchiostro meglio risponde alle esigenze dell’industria manifatturiera in termini di qualità, di prestazioni e di costi legati alla gestione di volumi più bassi. Senza dimenticare la customizzazione, che ha trovato nella stampa digitale la tecnologia abilitante per eccellenza. 2 A mio avviso, qualità e affidabilità sono requisiti prioritari rispetto alla capacità produttiva. Del resto, uno degli aspetti più delicati della gestione della produzione nelle aziende manifatturiere è la pianificazione dei flussi di lavoro. E solo utilizzando dei sistemi di stampa efficienti, affidabili e garanti di qualità è possibile conseguire una pianificazione efficace. 3 A livello di attività

di R&D, la tecnologia single-pass sarà – anche nel comparto industriale – al centro dello sviluppo tecnologico. Tuttavia, non possiamo considerarla come la risposta a tutte le domande. Ci saranno sempre spazi per soluzioni di tipo scanning, più lente ma capaci di offrire maggiore flessibilità. 4 La stampa in modalità diretta su superfici non piatte è molto impegnativa, ma non rappresenta al momento un’area di interesse per Inca Digital. Piuttosto, ci stiamo focalizzando sulla stampa di oggetti e prodotti con forme differenti e proseguiremo in questa direzione. 5 La domanda di personalizzazione aumenta in modo esponenziale ed è alla base del fenomeno del progressivo abbassamento dei volumi di produzione. Del resto, è evidente che i tempi di avviamento richiesti dai metodi di stampa convenzionali non sono funzionali a produzioni di piccoli lotti. Naturalmente, l’affermarsi della customizzazione di massa contribuisce ad accelerare l’adozione della tecnologia digitale.

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industrial inchiesta/printing

1. Driver del boom della stampa industriale sono le tecnologie serigrafica e inkjet. Come si spartiscono oggi il mercato e in quali comparti la stampa inkjet è destinata a crescere?

2. Qualità versus capacità produttiva: quale ha un peso maggiore nell’industrial printing? E come vi orientate strategicamente nello sviluppo delle piattaforme di stampa?

3. Dal punto di vista dello sviluppo tecnologico, che cosa seguite internamente, nel vostro reparto R&D, e per quali componenti vi affidate a fornitori esterni?

4. La capacità di stampare in modalità diretta su oggetti tridimensionali di diverse forme è sempre più cruciale. Come si posiziona la vostra proposta tecnologica? 5. Se e come il concetto della personalizzazione di massa è entrato nella stampa industriale? E come risponde la tecnologia?

TONEJET Simon Edwards, vicepresidente della divisione Sales & Marketing

1 Tonejet segue lo sviluppo di macchine digitali per la decorazione diretta su metallo, soprattutto lattine e contenitori in alluminio. In questo senso, abbiamo scelto di focalizzarci su un mercato molto specifico – la decorazione digitale di

una determinata tipologia di imballaggi – nel quale abbiamo individuato un grande potenziale di crescita. Il nostro obiettivo è quello di sviluppare applicazioni innovative che ci consentano di spingere sempre più in là le frontiere della decorazione digitale. 2 Nella nostra vision, qualità e capacità produttiva rivestono la medesima importanza. Strategicamente, Tonejet si focalizza sull’implementazione della qualità e sullo sviluppo dei prodotti, con l’obiettivo di rispondere alle esigenze di una domanda che cambia continuamente gusti e chiede soluzioni innovative.

3 Tonejet è proprietaria della tecnologia delle testine di stampa e degli inchiostri. Lo sviluppo di questi prodotti viene seguito internamente e questo ci consente di avere un controllo diretto su tutti gli aspetti delle future attività commerciali. Lavoriamo, inoltre, in stretta collaborazione con alcuni partner selezionati – fornitori come Rockwell Automation e INX – per offrire soluzioni di stampa digitale competitive anche sul fronte dei costi. 4 Sicuramente, quello della stampa diretta su oggetti tridimensionali è un segmento in forte crescita verso il quale si indirizza l’attenzione di molti player. Tonejet è in prima linea

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in questo ambito, grazie a Tonejet Cyclone, una soluzione che consente la stampa diretta sulle lattine. 5 La tecnologia di stampa digitale di Tonejet consente di produrre il dato variabile sulle lattine: una risposta efficace alla crescente domanda di personalizzazione e customizzazione. E una soluzione competitiva a disposizione dei brand, che possono produrre – grazie a questa tecnologia – piccoli lotti o pezzi unici con decorazioni speciali per applicazioni destinate alle più svariate occasioni, da eventi e festival a campagne social a gare e competizioni fino alle edizioni limitate legate a occasioni speciali.


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industrial INCHIESTA/INCHIOSTRI

1. Quali sono le principali sfide nello sviluppo di inchiostri per il settore industriale? E quali saranno le sfide dei prossimi anni?

2. Su quale tipologia di inchiostri / tecnologia di stampa avete scelto di puntare nell’ambito dell’industrial print e perché?

3. Qualità, resistenza, adesione: quale aspetto conta di più nel mondo della stampa industriale?

AGFA GRAPHICS Marc Graindourze, business development manager della divisione Industrial Inks

1 Il settore dell’industrial printing abbraccia un’ampia varietà di lavorazioni e applicazioni, ognuna delle quali presenta un’esigenza specifica – in termini di prestazioni, velocità, durata e resistenza dell’inchiostro, definizione del colore – e si trasforma così in un’opportunità per implementare la tecnologia di stampa. Nel settore manifatturiero, la stampa costituisce una parte del processo di produzione e, di conseguenza, deve essere compatibile – oltre che ben integrata – con i processi di pre e post stampa. E proprio da questa integrazione nella produzione e dalle caratteristiche del prodotto finito dipendono sia la scelta della tipologia di stampa da utilizzare, sia la scelta degli inchiostri. Nonostante l’interesse per la stampa industriale sia piuttosto nuovo, le sfide tecnologiche e operative sono già molte. I player dell’industrial avanzano richieste ben precise e mirate, come l’aumento di larghezza e velocità di stampa e il miglioramento

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delle prestazioni, che influenzano lo sviluppo degli inchiostri. 2 Nel settore industriale, Agfa si è specializzata nella fornitura di inchiostri inkjet. Puntando sui vantaggi della stampa digitale rispetto alle alternative convenzionali, dall’abbattimento dei tempi di avviamento – in quanto non ci sono operazioni di preparazione – a minori scarti, maggiore flessibilità nella gestione dei volumi (fino al pezzo unico), gestione del dato variabile e della personalizzazione di massa. La stampa inkjet si presta, inoltre, all’integrazione nel processo di produzione: la velocità è aumentata moltissimo nel corso degli ultimi anni ed è oggi in linea con quella dei processi manifatturieri. 3 In un contesto di produzione industriale, la stampa deve garantire innanzitutto la coerenza e l’omogeneità dei risultati. Del resto, le prestazioni dell’intera linea di produzione dipendono dalla stabilità del processo di stampa (ovvero tecnologia e inchiostri). Non va dimenticato che la stampa non è solo decorativa, ma serve

anche altri scopi, tra cui l’attribuire funzionalità specifiche al prodotto. La stampa industriale inkjet ha fatto molti passi in avanti rispetto ai tempi della prototipazione e ha oggi valenza di stampa di produzione. Questo percorso ha richiesto il raggiungimento di un controllo perfetto dei parametri, in primis la stabilità degli inchiostri, indispensabile per assicurare l’omogeneità dei risultati. 4 La tecnologia digitale consente di stampare serie speciali di prodotti nei quali l’immagine – intera o parziale – varia, senza fermare il processo produttivo. Proprio la personalizzazione di massa – intesa come fabbricazione in serie di uno stesso prodotto, ma con volumi molto inferiori rispetto alle alternative convenzionali – rappresenta uno dei principali driver della tecnologia inkjet nel comparto industriale. La personalizzazione arriva a produrre volumi di una sola unità, ma implica allo stesso tempo l’utilizzo di sistemi di raccolta e gestione dei dati che forniscano tutte le informazioni necessarie

per la produzione di ogni singolo oggetto. La personalizzazione non è il driver principale dell’industria, quella di massa ne rappresenta un trend. Vi sono altri driver che alimentano il boom della stampa industriale, come l’utilizzo del dato variabile – per testi, immagini, lingua – per creare diverse varianti nel disegno di una tovaglia, di un pavimento o di un pannello. Nell’ambito di marcatura e codificazione, si stanno aprendo molte opportunità per la stampa digitale, laddove questa consente di ottimizzare il processo produttivo 5 Ci siamo specializzati nello sviluppo di inchiostri inkjet UV-curable – neri e colorati ad elevata densità – per la stampa di packaging, la decorazione di superfici e applicazioni di marcatura e codificazione. La tecnologia UV consente di stampare in modalità diretta su un’ampia varietà di supporti, ad alta velocità e con risultati di elevata adesione. L’altra area su cui stiamo lavorando è quella degli inchiostri a base acqua per la produzione di applicazioni industriali, dalla decorazione al packaging.


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industrial INCHIESTA/INCHIOSTRI

5. La scelta dell’inchiostro è legata al materiale sul quale si stampa: quali sono le opportunità in questo ambito?

4. La personalizzazione di massa rappresenta uno dei principali driver della stampa industriale? Qual è l’impatto sullo sviluppo degli inchiostri?

INX DIGITAL Stefano Rogora, system integration sales manager

1 Ogni giorno ci troviamo ad affrontare sfide sempre diverse in molteplici settori. Nella maggior parte dei progetti, il punto di partenza per lo studio e lo sviluppo delle applicazioni è quasi sempre rappresentato dall’inchiostro. Tuttavia, è importante sottolineare che laddove ogni mercato racchiude una sfida diversa e con differenti livelli di criticità, l’inchiostro da solo non basta per arrivare al risultato desiderato: in sostanza, la vera sfida – comune – è quella di trovare la giusta combinazione di pre-trattamento, stampa, curing e post-trattamento. Proporre soluzioni inkjet in diversi ambienti industriali è possibile solo a fronte di una buona conoscenza dei processi, anche non digitali, che caratterizzano l’applicazione in oggetto. Guardando ai prossimi anni, penso che vi saranno due principali sfide: confermare e consolidare quanto fatto negli ultimi cinque o sei anni e, contemporaneamente, riuscire a scalare le soluzioni proposte, in maniera affidabile e verso ambiti più produttivi ed esigenti.

2 La divisione Prodigy Industrial Inkjet di INX Digital è in grado di offrire soluzioni diverse in base alle specifiche esigenze di clienti provenienti da differenti mercati. Siamo coinvolti in progetti molto interessanti e sviluppiamo varie applicazioni con inchiostri UV curable, a base acqua ed e-beam. Per quanto riguarda invece l’integrazione di print-engine, ad oggi abbiamo la capacità di proporre e implementare soluzioni plug and play basate su tecnologia Xaar e Dimatix Samba. 3 Nel mondo industriale, sono diversi gli aspetti da prendere in considerazione, dalla qualità alla resistenza al grado di adesione degli inchiostri. Anche in questo caso, è necessario valutare tutte le specificità dell’applicazione a cui si lavora, come accade nel mondo della stampa commerciale offset. Del resto, oggi tendiamo a dare per scontato che determinati inchiostri o prodotti abbiano delle ottime performance su determinati supporti solo perché vengono utilizzati in mercati che si sono digitalizzati trent’anni fa. In realtà, trent’anni anni fa la produzione di flyer o

di biglietti da visita poteva essere considerata una nicchia industriale e, anche allora, la qualità, la resistenza e l’adesione dell’inchiostro erano delle task complesse da affrontare. Quello che cambia quando si parla di industrial inkjet sono i supporti su cui viene effettuata la decorazione digitale, ma in ogni caso l’oggetto o supporto stampato deve rispettare i canoni e le aspettative del mercato in cui esso viene inserito. Detto questo, uno degli aspetti da tenere sempre in considerazione è quello dei costi di produzione. 4 Operiamo in un mondo nel quale ci sono diversi livelli di personalizzazione. Ci sono clienti che hanno la necessità di produrre e proporre degli oggetti stampati personalizzando il soggetto in base al tipo di pubblico o acquirente. Ci sono aziende di diversa etimologia che chiedono delle soluzioni customizzate da introdurre nella loro logica di produzione. Ciò non significa che INX produce inchiostri personalizzati per ogni singolo cliente, tuttavia è senz’altro vero che negli ultimi anni il nostro compito è stato quello di individuare le

applicazioni e i mercati con un fattore digitale in forte crescita in modo da poter sviluppare diverse soluzioni adatte a diversi gruppi di aziende o di mercati applicativi. 5 Crediamo molto nell’utilizzo di inchiostri a base acqua e di inchiostri electron beam applicati soprattutto al mercato del packaging flessibile e del cartoncino pieghevole. Le tecnologie UV led o convenzionali rimangono sempre ottime soluzioni da utilizzare in tutti i mercati nei quali la tecnologia analogica di riferimento è rappresentata dalla serigrafia e/o dalla tampografia. Per quanto riguarda le sfide e le opportunità confidiamo molto nello sviluppo di soluzioni inkjet in mercati come il packaging flessibile o il packaging in metallo a due e a tre pezzi.

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industrial l’insider

Laminam

Non chiamatele “piastrelle”: la ceramica diventa XXL grazie alla tecnologia System

Un imprenditore visionario ha fondato un’azienda per convincere il mercato che il suo sogno di ampliare il formato e le potenzialità della ceramica tradizionale era possibile. E tutto è andato come previsto. L’imprenditore è Franco Stefani, presidente del Gruppo System, e l’azienda di cui parliamo è Laminam. Qui raccontiamo la sua storia e la sua tecnologia

Franco Stefani, presidente di Gruppo System.

di Elena Panciera

Specialista nella produzione di lastre ceramiche di grande dimensione e minimo spessore, Laminam è la prima azienda al mondo ad averne industrializzato il processo manifatturiero. È nata nel 2001 dalla volontà di Franco Stefani, già fondatore del Gruppo System (di cui infatti fa parte), una delle più importanti realtà al mondo nello sviluppo di processi innovativi per i settori ceramico, intra-logistico, elettronico e del packaging. La sede principale di Laminam è a Fiorano Modenese, nel cuore del distretto ceramico. Nel 2015 si sono aggiunti due nuovi siti, che triplicano la capacità produttiva: uno a Borgotaro, in provincia di Parma, e uno in Russia, vicino a Mosca. L’idea e la volontà alla base di Laminam sono molto ambiziose: niente di meno che trasformare il mercato tradizionale. E questo è davvero avvenuto, in neanche vent’anni, grazie a una nuova tecnologia

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Il pavimento in lastre Pietra di Savoia grigia dell’University of Sydney. Sotto, la facciata ventilata del Convention Centre di Sydney, decorata con lastre Oxide. A fianco, la lastra Calce Bianco, utilizzata come top di cucina.

brevettata capace di realizzare un prodotto nuovo di zecca, non presente prima sul mercato. Di cosa si tratta? Il nome “Laminam” è alquanto evocativo. Si tratta infatti di lastre ceramiche dal valore artistico e funzionale, disponibili in due formati: 1000x3000 mm, con spessore 3 e 5,6 mm, e 1620x3240 mm, con spessore 5,6 e 12 mm.


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industrial l’insider

Con un fatturato consolidato di circa 68 milioni di euro nel 2016, sui quali l’export incide dell’80%, e un trend di crescita del 30%, Laminam esporta i suoi prodotti in Europa e Nord America, nei Paesi del Golfo, in Russia ed Estremo Oriente. Tra i progetti realizzati con le lastre ceramiche prodotte in una delle tre sedi dell’azienda, ci sono i rivestimenti esterni della Panmure Train Station in Nuova Zelanda, il Fluxmans Building a Johannesburg in Sud Africa e lo Yangjae Dong Office Building in Corea, gli interni del BridgePoint Hospital a Toronto, in Canada, e quelli della sede dello studio di consulenza Morgan Lovell a Londra.

Il processo produttivo di Laminam ruota attorno all’innovativo sistema di compattazione di argille, feldspati e sabbia, materie prime di origine naturale che sono alla base della ceramica, sviluppato da System. Si chiama LAMGEA la potentissima pressa che rende possibile la realizzazione di lastre così grandi e così sottili. Queste lastre pressate, di materiale ancora crudo, si inseriscono quindi all’interno di un processo industriale all’avanguardia, completamente automatizzato. Dopo la pressatura, vengono decorate con la stampante digitale Creadigit, sviluppata sempre da System. E, nel passaggio successivo alla decorazione, le lastre vengono essiccate e infine cotte in forno a 1.200°. Durante la cottura avviene il fenomeno di sinterizzazione che fonde i feldspati, conferendo quindi la solidità al materiale finito. Se necessario, è a questo punto possibile lavorare e tagliare ulteriormente il materiale, una volta raffreddato.

Creadigit, la single pass digitale per decorare la ceramica Queste lastre vengono impiegate in tre principali ambiti di applicazione: come rivestimento esterno di facciate di edifici, nell’architettura d’interni e nell’arredamento. In quest’ultimo ambito vengono usate come superfici orizzontali, per realizzare top di cucina, mobili bagno, tavoli anche da esterno, e come superfici verticali, per porte e pareti divisorie. Assimilabili per resistenza agli agenti atmosferici e all’usura a materiali tradizionalmente considerati più “nobili”, come il marmo, la pietra naturale o il metallo, rispetto a questi hanno proprietà di eccezionale leggerezza ed elasticità. Senza contare che grazie alla decorazione digitale possono riprodurne perfettamente l’aspetto.

Andiamo a questo punto ad approfondire il sistema di decorazione digitale, che è molto simile per certi aspetti ai sistemi di stampa digitale usati nelle arti grafiche, ma ha delle ovvie peculiarità dovute ai materiali e ai processi produttivi della ceramica. Creadigit, sviluppata interamente all’interno del dipartimento di R&D di System, è la stampante digitale a getto d’inchiostro single pass che permette di decorare le grandi lastre di Laminam. Lavorano a pieno regime le due varianti Creadigit XXL, che ha una luce di stampa di 1.806 mm, e Creadigit BS, di 1.355 mm. Su entrambe sono montate teste di stampa inkjet Drop On Demand Fujifilm Dimatix, che consentono di avere una velocità e una produttività adeguate ai processi

C

n processo produttivo all’avanguardia U

Le lastre ceramiche Laminam fanno il giro del mondo

produttivi industriali. La risoluzione di 400 dpi che permettono di raggiungere è tra le più alte disponibili nella decorazione ceramica. Gli inchiostri usati in questo settore, infatti, contengono elementi granulari che richiedono ugelli di dimensioni maggiori rispetto a quelli delle teste di stampa usate nelle arti grafiche, e hanno bisogno di trattamenti speciali per evitare la loro sedimentazione. Questo è il motivo per cui le teste di stampa hanno bisogno di un sistema di ricircolo degli inchiostri. Per questo, il circuito idraulico e termico di Creadigit sono stati progettati per avere un’alimentazione sempre ottimale delle teste, sia che i quantitativi di inchiostro usato nella stampa siano alti, sia che siano bassi. Il sistema è in grado di determinare in ogni caso le condizioni di sparo più adeguate, mettendo al tempo stesso al sicuro le testine da rischi come il surriscaldamento o l’eventuale bruciatura. Un sistema elettronico di ultima generazione offre la possibilità di modulare la quantità di materia da scaricare sulle lastre senza dover modificare il file di stampa. In questo modo è possibile realizzare superfici dagli effetti tridimensionali, per una riproduzione di venature lignee e fessure marmoree ancora più realistica e verosimile. Inoltre Creadigit consente di realizzare in digitale ogni fase della decorazione: dalla smaltatura alla riproduzione della grafica, alla protezione finale.

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readigit è il sistema di decorazione digitale delle lastre utilizzato da Laminam.


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industrial FOCUS 3D PRINTING

Un drone realizzato con sistemi Markforged, distribuiti in Italia da CMF Marelli.

La stampa 3D nel settore manifatturiero attraverso lo sguardo di chi la usa tutti i giorni

3D printing, fotografia di un settore

di Federico Zecchini

La stampa 3D è uno dei temi più caldi degli ultimi anni, capace non solo di essere sulla bocca di tutti ma anche di farsi prepotentemente largo nelle principali fiere di settore - basti pensare al peso avuto nell’ultima drupa per averne un’idea. D’altro canto, qual è l’effettivo impatto del 3D printing, al netto della vox populi e del clamore che l’argomento suscita? Si appresta davvero a cambiare completamente il volto della produzione di beni di consumo? Siamo veramente vicini al momento in cui quasi ogni cosa attorno a noi sarà stata stampata in 3D? Oppure questa tecnologia è destinata a rimanere limitata in alcuni settori di nicchia e nella prototipazione? Una recentissima ricerca - condotta nell’ottobre 2017 dall’ente di ricerca indipendente Dimensional Research su mandato di Jabil, società americana fornitrice di servizi per il settore manifatturiero - fornisce un quadro pratico del segmento attraverso le risposte di oltre 300 decision maker e utilizzatori di aziende attive nella produzione di beni di consumo.

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Produzione o test? Il primo dato che emerge è che la tecnologia di stampa additiva è ben presente nelle aziende manifatturiere: l’81% la utilizza quotidianamente, in particolare in campo aerospaziale e medicale (93% e 91% rispettivamente). La percentuale di adozione è proporzionale alle dimensioni della società: la quasi totalità delle aziende con più di mille dipendenti l’ha già adottata (92%) mentre poco più della metà di quelle con meno di 100 impiegati ha fatto analoga scelta (60%). Tuttavia, questa diffusa presenza è molto spesso dovuta a un utilizzo per la prototipazione (70% dei rispondenti). Solo il 36% utilizza il 3D su tutto l’arco produttivo, il 33% per la realizzazione di attrezzature, il 28% per la prima fase della produzione e unicamente il 16% ne fa uso per le riparazioni e la creazione di parti di ricambio. Non è un caso che, domandando da dove parta la richiesta di adozione del 3D printing, il 70% degli intervistati abbia indicato i reparti di R&D come principali sponsor – ovvero coloro che,

responsabili delle innovazioni di prodotto, maggiormente utilizzano la prototipazione per testare rapidamente ciò che stanno sviluppando. Un segnale comunque interessante viene dal fatto che il 50% delle volte anche la produzione è interessata alla tecnologia additiva, indice che comunque la stampa 3D si sta facendo largo anche fuori dai laboratori di R&D.

Materiali Esattamente come per il resto del mondo della stampa, quello dei materiali è un argomento particolarmente rilevante. La versatilità di supporti è sempre più richiesta e negli ultimi anni il 3D printing ha fatto notevoli passi in avanti, affiancando ai materiali plastici sempre nuove possibilità tra cui metalli, ceramiche e composti. Tuttavia, la plastica continua a regnare sovrana - la sceglie l’81% dei rispondenti - e solamente un terzo utilizza metalli e ceramiche (34% e 32% rispettivamente). I materiali composti sono a oggi molto di nicchia, con solo l’8% che ne fa uso. Tali percentuali sono


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industrial FOCUS 3D PRINTING

Come viene utilizzata la stampa 3D nella tua azienda? Prototipazione

Attrezzistica Transizione da prototipazione a produzione Parti di ricambio Altro

Come definiresti l’impatto della stampa 3D nel tuo settore? Non cambierà il settore

9%

36%

Ha già cambiato il modo di pensare e agire

55%

Come ti aspetti che cambi l’utilizzo che fai della stampa 3D per la fase di produzione di parti finite nei prossimi 3-5 anni? Quintuplicherà 19% Raddoppierà 38% Aumenterà 36% Non cambierà 7% Decrescerà 0%

direttamente correlate all’utilizzo che viene fatto della stampa 3D e ai settori in cui è maggiormente adottata. Come detto, medicale e aerospaziale sono ai primi posti, seguiti dall’automotive, dall’elettronica e produttori di attrezzature. Analizzando questi cinque settori di mercato, si vede che in nessuno di essi la stampa 3D è primariamente usata per la produzione. Tuttavia, ci sono delle differenze sostanziali: il 41% di ciò che viene stampato in 3D nel medicale è un prodotto finito, contro il 29% dell’elettronica e il

Giorgio Bavuso

A bbiamo parlato con Giorgio Bavuso, direttore Commercial and Industrial Printing di Ricoh Italia, per fare il punto della situazione a due anni dall’ingresso dell’azienda nel mondo della stampa 3D.

Produzione

Cambierà il modo di pensare e agire

Ricoh La chiave è la versatilità

Come avete scelto di entrare nella stampa 3D? Abbiamo puntato su un sistema proprietario - Ricoh AM S5500P - per poter dare al mercato una versatilità applicativa a 360°, che spazia dalla prototipazione alla realizzazione di parti finite. Non a caso abbiamo scelto un volume di costruzione ampio - (L) 550 mm x (P) 550 mm x (A) 500 mm - che consente di produrre oggetti di grandi dimensioni, evitando così il postassemblaggio dei componenti, oppure di realizzare varie parti nel corso di un’unica lavorazione. Anche a livello di materiali vogliamo essere il più flessibili e ampi possibili, coprendo tutta la gamma di materiali plastici, per poterci rivolgere a molteplici settori industriali, dall’automotive all’aerospaziale. Che risposte avete avuto dal mercato? Come vi state muovendo? Il nostro business della stampa 3D è ancora giovane, ma abbiamo già ricevuto reazioni molto positive. Stiamo costruendo una forte presenza in diversi mercati chiave e continueremo a espanderci. Inoltre, collaboriamo costantemente con partner e clienti per mettere a fattor comune le varie competenze e sviluppare nuove possibilità. Stiamo lavorando per accrescere sempre più le nostre competenze in termini di materiali e ottimizzare la nostra presenza in questo settore. A formnext 2017 abbiamo presentato la tecnologia Binderjet, che utilizza come materiali di stampa metalli, alluminio, titano e magnetite.

19% dell’automotive. Che, girato, implica un 81% di prototipazione in quest’ultimo segmento. Essendo i materiali plastici quelli più facili da reperire, presenti sul mercato da più tempo e pertanto maggiormente affidabili, il loro dominio non è una sorpresa, semplicemente è il risultato dell’utilizzo che viene fatto della tecnologia additiva.

Impatto A questo punto, appurato che difficilmente nei prossimi mesi l’industria manifatturiera verrà completamente sovvertita dalla

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industrial FOCUS 3D PRINTING

HP A tutta velocità in 3D Davide Ferrulli

Il connubio tra stampa 3D e settore manifatturiero esiste da anni, ma una serie di ostacoli ha finora impedito a questa tecnologia di giocare un ruolo da protagonista. Ruolo che invece intende ritagliarsi HP, entrata nel settore con un sistema proprio. Ne abbiamo parlato con Davide Ferrulli, enterprise sales manager 3D Printing Business di HP Italy.

Siete entrati da poco tempo nel mondo della stampa 3D. Qual è la visione che vi ha condotto a questo passo? Quello della stampa 3D, a dispetto del fatto che la tecnologia sia nata decenni orsono, è un mercato che è cresciuto poco nel corso del tempo, in particolare perché la stampa additiva viene utilizzata principalmente per la prototipazione e non per la produzione vera e propria. Fra le cause di ciò ci sono le basse velocità di lavorazione e il numero di pezzi che è possibile produrre, del tutto dissimile da quello ottenibile con le tecnologie industriali tradizionali. Senza considerare che la stampa 3D a singolo pezzo costa di più. Non a caso, i settori nei quali è maggiormente affermata sono anche quelli dove la richiesta di grandi quantità di pezzi è molto bassa. HP ha deciso pertanto di lavorare con una tecnologia nuova, dato che quelle esistenti rendevano impossibile superare questi ostacoli alla crescita. Per risolvere il problema della velocità abbiamo abbandonato la stampa spot per adottare un approccio che permettesse di stampare l’intero livello in un colpo solo – un po’ come passare, nel 2D printing, dalla stampa a aghi a quella laser. L’altro aspetto su cui abbiamo lavorato è quello del HP Jet Fusion 3D è la soluzione di HP per la stampa additiva, disponibile in tre differenti modelli.

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costo pezzo. Ad oggi, la regola è che chi produce la macchina produce anche i materiali e uno specifico modello funziona solo con uno specifico materiale. HP ha deciso di puntare su un modello alternativo, creando una piattaforma aperta per i materiali con cui generare una competizione che, sull’esempio di altri settori, vuole abbassare il prezzo del materiali a un livello finora sconosciuto a questo mercato. A quali settori vi rivolgete principalmente? Un target è rappresentato da chi necessita di elevata produttività, ovvero dai centri stampa 3D che devono rispondere a molteplici richieste con tempi di lavorazione e di consegna sincopati. Parallelamente, ci sono molte realtà che producono componenti plastici (da qualche centinaio a qualche migliaio di pezzi) e che hanno bisogno di sistemi con costi contenuti – cosa che i sistemi tradizionali non possono assicurare. In entrambi i segmenti abbiamo riscontrato un notevole interesse, in particolare presso aziende che avevano interesse per la stampa 3D ma questa non era per loro immediatamente adottabile a causa delle limitazioni sopracitate.

Quali sono le problematiche che riscontrate sul mercato e quale risposta state avendo? Siamo sulla buona strada, ma certamente c’è ancora parecchio da lavorare. Anzitutto sulle competenze: ci sono tante aziende che, pur avendo adottato la stampa 3D, la sfruttano al di sotto delle sue possibilità perché continuano a utilizzare progetti che non sono stati creati ad hoc, ma che sono gli stessi utilizzati con tecnologie tradizionali. Pensare ai prodotti avendo già presente che verranno realizzati tramite stampa 3D, invece, permette di eliminare tutte quelle correzioni di adattamento finora necessarie. Anche la supply chain viene interessata dalla stampa 3D: si tende a passare da un modello di spedizione fisica (con conseguente necessità di magazzino, costi di trasporto, …) a uno in cui vengono spediti dati a una stampante che si trova all’altro lato del mondo, andando a produrre solo quel che serve e solo dove serve. Proprio per questo motivo HP sta lavorando a una serie di partnership che possano dare ai clienti gli strumenti consulenziali e non per affrontare al meglio questi cambiamenti. Che non sono semplice teoria, ma qualcosa già in atto. Ci sono parecchie aziende che hanno ufficialmente annunciato uno spostamento di parte della loro produzione dai sistemi tradizionali a quelli 3D. Abbiamo non pochi clienti che non solo hanno deciso di scommettere sulla nostra tecnologia, ma che hanno già confermato la bontà della loro scelta ampliando il parco macchine con nuove installazioni. E questo dopo pochi mesi. Dal nostro punto di vista questa è la riprova che la strada intrapresa è quella giusta.

Sopra e nella foto in basso, due esempi di realizzazioni con tecnologia HP.

stampa 3D, bisogna interrogarsi sull’effettivo impatto di questa tecnologia sul mercato. Un cambiamento di paradigma è in atto, la quasi totalità dei rispondenti ne è convinta (91%, per l’esattezza). Il 36% ritiene che questo cambio stia già modificando il modo di pensare e lavorare, il restante 55% rimane più prudente ma comunque sicuro che avverrà. Questa trasformazione conduce necessariamente a un impiego molto più diffuso della stampa 3D nella produzione vera e propria nei prossimi anni: solo il 7% afferma che il proprio utilizzo non muterà, per il 36% aumenterà, per il 38% raddoppierà e per il 19% addirittura si quintuplicherà. Un’altra dinamica su cui la stampa 3D va a influire è quella della produzione locale, sia nella riduzione dei tempi di consegna, sia nella possibilità di “riportare a casa” quelle lavorazioni che oggi vengono realizzate all’estero perché più vantaggiose in termini economici. Secondo il 24% del campione, la stampa additiva avrà certamente quest’ultimo effetto, mentre il 60% ritiene che potrebbe averlo e il 16% che le cose non cambieranno rispetto a come sono oggi. Interessante notare come queste percentuali variano significativamente a seconda dell’area geografica: gli americani sono i più ottimisti (27%, 61%, 11%), l’Asia Pacific è decisamente più prudente (4%, 61%, 35%) mentre in EMEA il 41% ritiene che il 3D non cambierà le cose (6% e 53% le altre due opzioni).

Benefici e sfide Diamo ora uno sguardo agli aspetti più interessanti della tecnologia 3D e alle principali problematiche


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industrial FOCUS 3D PRINTING

CMF Marelli Tra innovazione e materiali Rappresentante italiano di marchi storici quali 3D Systems, CMF Marelli vanta una lunga storia nel settore della stampa 3D - o più propriamente additive manufacturing. Forte di questo punto di vista privilegiato, abbiamo chiesto a Marco Marcuccio, sales manager di CMF Marelli, un’opinione sul mercato e i suoi trend. Quali sono i principali trend a livello industriale? Come si posiziona l’Italia rispetto al resto d’Europa? Negli ultimi tempi - dopo che il mercato consumer è esploso per poi ridimensionarsi con eguale rapidità - il mercato del 3D è tornato a focalizzarsi sui segmenti di/a maggior valore aggiunto: prototipazione professionale e produzione industriale. In quest’ultimo comparto, i trend più significativi sono principalmente due: innovazione tecnologica e materiali. La sinterizzazione classica di polveri in plastica o lega viene progressivamente affiancata da nuove tecnologie che si stanno dimostrando più accessibili e produttive: fra queste ricordiamo CFF per la deposizione continua di fibre e ADAM per l’estrusione del metallo. Al contempo, sempre nuovi materiali stanno facendo la loro comparsa: carbonio e kevlar, ad esempio, si stanno dimostrando molto performanti e adatti a realizzare prodotti finali che sono equiparabili, se non migliori, delle controparti ottenute con processi tradizionali. Accanto a ciò, è significativo sottolineare come nuovi player, soprattutto grandi aziende attive nella stampa 2D, hanno iniziato a presentare le proprie proposte attratti dalle dinamiche e dalla prospettive di queste opportunità laterali. Queste dinamiche, geograficamente parlando, sono guidate dall’Europa, al cui interno l’Italia resta uno dei mercati più significativi.

Marco Marcuccio

che le aziende affrontano nel suo utilizzo. Ovviamente, variano da settore a settore: un’azienda attiva nell’aerospaziale avrà maggiori benefici da innovazioni nel design e nelle performance del prodotto e, di conseguenza, realizzare pezzi qualitativamente validi sarà una delle sue principali sfide; una società di automotive, invece, potrebbe essere maggiormente interessata alla riduzione di costi offerta dalla stampa 3D e, pertanto, vedere in tutti i costi esterni al processo di produzione vero e proprio un problema di grande rilievo. Tuttavia, è comunque possibile stilare delle classifiche generiche. Parlando di benefici, al primo posto spiccano la rapidità nel portare sul mercato nuove idee e l’innovazione di design e performance (52%), seguite a ruota dalla velocità di produzione (50%) e dalle possibilità di personalizzazione (48%). Libertà di design e riduzione dei costi sono vantaggi significativi per poco più del 40% del campione, mentre la riduzione del magazzino e la produzione di parti di ricambio sono decisamente meno rilevanti (27% e 23% rispettivamente). Unicamente il 3% ha affermato che la stampa 3D è solo una tecnologia alternativa senza particolari vantaggi. L’altro lato della medaglia è rappresentato dalle sfide quotidiane che le aziende devono affrontare. Al di là di un 4% che non ha incontrato problemi di sorta, per tutti gli altri la principale criticità è la mancanza di esperienza (43%) e quindi l’impossibilità di usare immediatamente tutte le

esempio, nella nostra qualità di rivenditori di Markforged possiamo offrire al mercato sia stampanti che permettono di costruire oggetti in materiali compositi plastici rinforzati con fibra a deposizione continua; sia porre sul mercato l’ultimissima nata della casa di Boston, un sistema per costruire in metallo (acciaio, alluminio, titanio ecc.) in maniera molto economica. Si tratta di sistemi che hanno un forte impatto in svariati segmenti quali l’aerospaziale, il meccanico, l’automotive. Rispetto al passato, invece, è da notare una minore richiesta di stampanti in full-colour. Questo non perché la tecnologia sia intrinsecamente meno valida, ma perché viene utilizzata per prodotti che sono più estetici che funzionali e i settori di utilizzo - l’architettonico, il didatticomuseale, il calzaturiero, la rubinetteria - stanno dimostrando di avere budget minori da dedicare a queste tipologie di investimenti.

Focalizzandoci sul mercato nazionale, come vi state muovendo per ampliare la gamma di materiali e possibilità cromatiche della stampa 3D? Come accennato, il mercato richiede e apprezza una scelta sempre maggiore di consumabili e una combinazione tecnologia/macchina che garantisca l’uso di materiali con proprietà meccaniche superiori. Ad

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Qual è la posizione della tua azienda nell’adozione della stampa 3D rispetto al resto del tuo settore? Siamo tra i primi ad adottarla L’adotteremo rapidamente quando vedremo che funziona L’adotteremo solo quando sarà la tecnologia standard del settore L’adotteremo per ultimi Non l’adotteremo mai

potenzialità della tecnologia 3D. Anche i costi iniziali sono ritenuti un ostacolo non indifferente (39%), così come quelli dei materiali (34%). Dopo questo trittico, la classifica delle problematiche vede aspetti più tecnici: anzitutto la qualità dei prodotti realizzati, che per il 33% è un tema sensibile; poi le limitazioni nei materiali (29%) e nelle possibilità tecnologiche generali della manifattura additiva (26%); infine la difficoltà nel ridimensionamento (22%, problema particolarmente sentito in ambito medicale e aerospaziale) e, come fanalino

Lo Speciale del prossimo numero di WIDE sarà dedicato a…

ile exXtTILE tTE

di coda, i costi esterni alla fase di produzione (17%). Preso atto dei problemi riservati dalla stampa 3D, praticamente tutti i rispondenti sono convinti che questi possano essere superati. Per riuscirci, sono necessari aggiornamento del personale esistente e/o assunzione di personale qualificato (57%), nuovi investimenti da parte dell’azienda (52%), un cambio interno di mentalità con conseguente tempo di adattamento (48%), innovazioni tecnologiche (47%). Oltre la metà del campione ritiene che queste sfide verranno superate entro i prossimi tre anni al massimo, mentre un ulteriore 32% guarda ai cinque anni come tempo necessario.

L’importante è (non) essere primo Concludiamo con un aspetto decisamente curioso ma rilevante: le aziende manifatturiere guardano

alla stampa 3D, ne analizzano benefici e problemi, ma sono ben pochi quelli che desiderano fare gli apripista. Solo il 12% è animato da spirito pionieristico, sono molti di più quelli che sono pronti a fare rapidamente certi passi dopo aver visto che funzionano (67%). Un altro 18% è invece ancor più drastico: solo dopo che la stampa 3D sarà la tecnologia standard del settore, allora vi entreranno. Tirando le fila, si può affermare che la stampa 3D sta penetrando nel settore manifatturiero con dinamiche che lo cambieranno in profondità, ma che questi mutamenti non sono necessariamente immediati. C’è un diffuso interesse che però va di pari passo con un atteggiamento complessivamente prudente e ci vorranno alcuni anni prima che aspetti che ora inibiscono un’adozione più massiccia in fase produttiva vengano definitivamente superati.


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decorative scenari

Se il packaging è

griffato

Da molti anni i big della moda scommettono sulle loro collezioni di cosmesi e profumi. E trasferiscono sulle confezioni l’identità dei loro marchi. Ma quali sono le differenze tra i brand specializzati nella cosmesi e i marchi della moda? Le risposte in un’inchiesta esclusiva, che fa il punto anche sulle prossime tendenze del luxury packaging

di Achille Perego

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decorative tendenze

Se c’è un settore nel quale la crisi sembra una parola inesistente è quello del lusso. Perché sono sempre di più nel mondo i consumatori dotati di un ricco portafoglio che dall’Europa all’America ai Paesi emergenti (Cina compresa, anche se non si può più definirla emergente visto quanto è ‘emersa’ al punto da dominare la scena internazionale dell’economia) possono spendere, e tanto, scegliendo il meglio. Anche e soprattutto nel settore della cura del corpo e della cosmesi. Il mondo del beauty che, come è stato fotografato prima dell’estate dal primo convegno dedicato a questo settore da Pambianco Strategie d’Impresa in partnership con EY dal titolo “La rivoluzione nell’industria della cosmetica – I nuovi trend e gli attori che stanno cambiando il sistema”, vale solo per la filiera italiana 15 miliardi di euro con un tasso di crescita media del comparto del 5%. “Il valore della bilancia commerciale del beauty – ha spiegato Fabio Rossello, presidente di Cosmetica Italia, associazione che rappresenta 500 aziende del comparto con 35mila addetti – è superiore a quello di mercati altrettanto importanti per l’Italia come lo è quello della pasta, degli yacht, dell’acciaio”. Il 57% dell’export cosmetico italiano, ricorda David Pambianco, Ad di Pambianco Strategie d’Impresa, è indirizzato verso dieci Paesi tra i quali (eccetto Hong Kong) non sono presenti i mercati asiatici. Quindi è proprio in questa area del mondo che si aprono le maggiori possibilità di crescita per l’industria della bellezza attraverso una crescita dimensionale delle aziende, operazioni merger and acquisition e soprattutto un filo diretto con il cliente. Quel filo che parte dalla qualità del prodotto (in particolare nel settore dell’alta gamma e quindi del lusso) ma non può trascurare sia i canali di vendita sia, e soprattutto, la sua ‘veste’. Ovvero il packaging. Perché, che siano comprati

Il mondo del beauty vale solo per la filiera italiana 15 miliardi di euro con un tasso di crescita media del comparto del 5%. Il 57% dell’export italiano è indirizzato verso dieci Paesi, tra i quali non sono presenti i mercati asiatici (eccetto Hong Kong) online – con il digitale che impatta oggi l’intero percorso di acquisto per il 36% come ha spiegato al convegno Elisabetta Taverna, responsabile italiana del settore Healthcare e Beni di Largo consumo di Google – oppure in una profumeria o un corner shop d’alta gamma, creme, profumi e rossetti devono conquistare subito il desiderio del consumatore. E farlo nel migliore dei modi possibili se è un consumatore del lusso. Del resto quella del packaging di lusso è una sfida avvincente e anche molto promettente. Secondo l’ultima ricerca di Smithers Pira, questo mercato è previsto in aumento del 19% entro il 2019 con volumi pari a ben 17,6 miliardi di dollari. Le aspettative di crescita del settore sono stimate in media del 4,4% all’anno fino al 2019 con tassi di aumento di circa il 3% annuo in Europa occidentale e in Nord America, del 6% nell’area Asia-pacifico e del 9% in America latina. L’ultimo rapporto di Altagamma in collaborazione con The Boston Consulting Group “True Luxury Global Consumer Insight” evidenzia che ben il 90% della crescita del settore è a carico di tre tipologie comportamentali: gli Absolute Luxurer, i Megacitier e i Social Wearer. Se i primi sono coloro che spendono di più per tali prodotti, raffinati ed eleganti, che contano per il 27% dei consumi totali, e i secondi sono i Millennials residenti nei grandi centri urbani, alla moda, con un peso pari al 17% sempre dei consumi totali, i cosiddetti Social Wearer sono particolarmente interessanti perché caratterizzati dall’attenzione alla sostenibilità sociale e ambientale.

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decorative tendenze

Le strategie d’appeal www.depositphotos.com

Ma quali sono gli elementi chiave del packaging del lusso e i comportamenti differenziati, nel comparto della cosmetica, tra i brand della moda che offrono anche creme e profumi e le griffe e le profumerie artistiche che fanno solo questo di mestiere? Secondo l’agenzia pubblicitaria J. Walter Thompson, che ha condotto un’attenta riflessione sul segmento all’indomani del Luxe Pack di New York, tre sono gli elementi chiave del comparto: innovazione, globalizzazione del design dell’imballo del prodotto e attenzione ai formati adatti al viaggio e in generale al movimento. Con i consumatori che chiedono un’attenzione particolare all’ergonomia del packaging tanto che l’interazione tattile dell’utente con il prodotto può addirittura alterare in positivo o in negativo l’impressione iniziale. E quando si tratta di prodotti cosmetici diventa strategico che il flacone sia facile da stringere con una sola mano senza generare movimenti innaturali per l’applicazione. Sul mercato del lusso, e in quello particolare del beauty, sottolinea Stefano Fiorini, sales director shopping & Luxury Divisions di Fiorini International, “si percepisce un ritorno al benessere nel senso che i clienti stanno cominciando ad avere più effervescenza dopo un periodo di pausa”. Da qui la spinta a elaborare nuove idee e nuovi prodotti e un sensibile ritorno al valore del made in Italy. Ma anche una differenza tra l’approccio al packaging da parte delle griffe internazionali della moda e i brand, come detto, specializzati solo nel beauty. I marchi che hanno anche un ramo d’azienda dedicato a profumi & C., aggiunge Fiorini, mantengono la loro brand identity del packaging trasferendola anche a questo settore. Viceversa i marchi puramente di profumi e cosmetica

...E quando si tratta di prodotti cosmetici diventa strategico che il flacone sia facile da stringere con una sola mano senza generare movimenti innaturali per l’applicazione. di lusso stanno investendo molto sul packaging per essere più ‘evidenti’. Se il brand della moda è di per sé riconoscibile quello della sola cosmesi deve affermare la sua immagine creando un impatto visivo nuovo e più elettrico, immediato. Addirittura più lussuoso. In questo contesto, aggiunge Luca Meana, alla guida di Pusterla1880, c’è un approccio personalizzato di ogni gruppo che tende comunque da una parte a confermare la sua coerenza nel packaging e nella strategia di comunicazione e dall’altra a richiedere sempre di più un maggiore valore aggiunto sebbene ogni campagna possa cambiare in base alle scelte dell’art director. Rimane l’esigenza di un’altissima qualità della stampa e delle nobilitazioni accompagnata dall’aspetto dell’ecocompatibilità. Per il quale Pusterla1880 ha brevettato un packaging per le scatole rivestite che vede l’utilizzo del termoformat ricoperto da cartoncino colorato. Un sistema che permette di ridurre del 70% il consumo di plastica e consente

anche la riciclabilità separata dei materiali. Quanto al settore specifico del beauty, in generale i brand della moda danno in licenza la parte cosmetica e profumeria anche se griffe come Chanel, Dior, il Gruppo Lvmh, Ferragamo, Hermes, lo fanno internamente per uniformare meglio l’immagine verso il consumatore anche per quanto riguarda il packaging. La creatività e la realizzazione di un progetto di comunicazione per questi settori, aggiunge Emanuele Bandecchi, direttore marketing di Rotolito Lombarda e di Nava Press, vengono gestiti all’interno della stessa azienda da buyer diversi: buyer dedicati ai prodotti stampati per la linea cosmesi/profumi e buyer per il lusso/couture. Con questo tipo di organizzazione la stessa griffe si affida per la stampa di cataloghi, inviti, eccetera anche a diversi stampatori e questo fa sì che lo stampatore abbia, all’interno della stessa azienda, più buyer con i quali deve interagire. In altri casi, come la realizzazione di comunicazione corporate – riviste, house organ, bilanci o libri celebrativi – esiste invece un’unica persona di riferimento trasversale a tutte le organizzazioni. Nel settore della cosmesi/parfums, spiega sempre Bandecchi, la tendenza nella stampa dei prodotti dedicati alla cosmesi di alto livello è quella di dedicare una brochure a singoli prodotti destinati a clientela di fascia alta ma che richiedono l’impiego di finiture distintive: fustelle, lamine e confezioni eseguite artigianalmente. “Recentemente abbiamo stampato per un esclusivo prodotto cosmetico, una brochure cartonata e con labbratura in oro, la copertina è stata realizzata sovrapponendo tra loro diversi fogli di carta bianca con diversi livelli di fustella a formare una rosa, e, sempre per lo stesso brand, una


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Il mercato del cosmetico, dopo qualche anno di crisi in cui l’attenzione principale si era spostata dalla qualità del packaging al contenimento dei costi, sembra da qualche tempo segnare un’inversione di tendenza.

brochure con il nome del brand e il contorno del flacone del profumo realizzati con filo da ricamo nero”. Nel settore della couture c’è anche la tendenza a utilizzare supporti di stampa o tecnologie e finiture che simulano la pelle, trame di pizzo o la seta. Ermenegildo Zegna per esempio per il suo esclusivo catalogo Atelier, dedicato agli abiti uomo confezionati su misura, ha scelto una copertina realizzata in pelle. E che per il packaging della cosmesi di lusso ci sia una ritrovata attenzione alla qualità e all’innovazione di prodotto lo conferma anche Stefano Beretta, account manager di Palladio Group che oltre al core business della farmaceutica sta crescendo anche nel beauty. “Il gruppo L’Oreal, cliente ormai storico – spiega – è stata una grande ‘palestra’ per costruire un know how specifico fatto di ricerca di materiali, lavorazioni e finiture particolari, che oggi mettiamo a disposizione anche di altri clienti, piccoli o grandi, del settore, e altrettanto si può dire ad esempio di un’altra multinazionale come Revlon. Una recente significativa acquisizione, poi, è la linea Single Blade del marchio Proraso, dalla grafica molto raffinata e tecnicamente molto impegnativa”.

Del resto, chiosa Beretta, “il mercato del cosmetico, dopo qualche anno di crisi in cui l’attenzione principale si era spostata dalla qualità del packaging al contenimento dei costi sembra da qualche tempo segnare un’inversione di tendenza. Ed è interessante notare che in parallelo anche il settore farmaceutico, per quanto concerne soprattutto prodotti da banco ed integratori, sembra guardare in qualche modo al modello del cosmetico, puntando a confezioni più elaborate nella grafica ed arricchite da lavorazioni particolari”. Come dire: il lusso che entra in farmacia...


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Luminanza delle insegne, questione aperta di Fausto Martin

AIFIL (Associazione Italiana Fabbricanti Insegne Luminose) rappresenta le aziende che operano nel settore delle insegne e della pubblicità luminosa e, più in generale, nella comunicazione visiva tramite tecnologie di illuminazione. In questo spazio l’Associazione propone tematiche di attualità e aggiornamento ai professionisti del settore di riferimento.

Fausto Martin Laureato in Ingegneria elettrotecnica presso l’Università di Padova, fa parte dei SC 34 C del CEI. Delegato italiano presso il Comitato tecnico della European Sign Federation, è consigliere della Sezione Triveneto di AIDI.

Ryszard Kapuscinski era solito ripetere: “Due persone che dicono la stessa cosa non stanno dicendo la stessa cosa”. Con questo intendeva sottolineare che le parole sono una sorta di contenitore nel quale ciascuno mette un certo significato, quasi mai lo stesso. Un caso esemplificativo – e involontario – ce lo offre il Codice della Strada, nel quale – nell’intento di prevenire il pericolo derivante dall’abbagliamento – si dispone che “Le sorgenti luminose, i cartelli, le insegne di esercizio e gli altri mezzi pubblicitari luminosi, per luce propria o per luce indiretta, non possono avere luce né intermittente, né di intensità luminosa superiore a 150 candele per metro quadrato, o che, comunque, provochi abbagliamento” (Art. 50 – Caratteristiche dei cartelli e dei mezzi pubblicitari luminosi). La sensazione di abbagliamento ha carattere soggettivo e dipende da vari fattori, non da ultimo l’adattamento dell’occhio: una stessa sorgente luminosa può produrre percezioni diverse in momenti diversi o quando circondata da fonti diverse. Già questo basterebbe ad attribuire un senso di ambiguità alla frase conclusiva dell’articolo 50. Parlando di insegne,

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Tabella 1

Luminanza media per cassonetti secondo lo “stato dell’arte” Colore Bianco Giallo Verde Rosso Blu

Luminanza cd/m2 300 250 80 60 50

Tabella 2

Luminanza di alcune sorgenti Tipo sorgente Sole a mezzogiorno Cielo sereno Cielo nuvoloso Manto nevoso Fiamma a gas Prato verde Bosco verdeggiante Luna piena Tessuto bianco al sole Tessuto nero al sole Candela stearica Lampada incandescente 60 W Fluorescente lineare 58W T8 Daylight

Luminanza cd/m2 1,5 miliardi 8.000 2.000 30.000 150.000 3.200 1.600 5.000 140.000 850 5.000 5.000.000 10.000

Tabella 3

Massima emissione per installazioni luminose esterne (Norma EN 12464-2)

Zone E1 E2 E3 E4

Descrizione Parchi naturali Zone rurali, aree industriali Zone residenziali Centro città

poniamo di dover misurare una insegna con frontale in PMMA retro illuminata con sorgenti fluorescenti – l’insegna a cassonetto. Nel caso in esame non è chiaro se il valore di “150 candele per metro quadrato” sia da intendersi come luminanza media o ponderata o altro; sembrerebbe logico ma non è specificato. Se si trattasse di ‘luminanza media’, avremmo delle zone con diversa luminanza, di conseguenza alcune aree eccederebbero il valore stabilito: ciò significa

Luminanza max cd/m2 50 400 800 1.000

che se l’osservatore si concentrasse su quelle aree potrebbe essere abbagliato. È il caso dell’ipotesi successiva: in un’insegna con diodi a LED visibili, il singolo punto risulta molto più luminoso del frontale appena considerato. Una accurata scelta della superficie che funge da supporto o inerente l’insegna stessa sarebbe l’escamotage per ‘spalmare’ la luminanza puntiforme su un’area tale da far rientrare nel limite di 150 cd/mq qualsiasi valore


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misurato sui singoli LED. Analogamente, possiamo dire che un’insegna con neon a vista riesce a rientrare nelle 150 cd/mq tanto maggiore è il contorno buio che delimita. Tuttavia, se la sensazione di abbagliamento è legata al singolo punto e il Codice della Strada vuole che non si superi un certo valore limite, dobbiamo concludere che questo approccio fa acqua da tutte le parti. E, ancora, nel caso delle insegne a lettere scatolate, la luminanza risulta abbastanza facile da definire trattandosi di superficie monocromatica, uniformemente illuminata (almeno in linea di principio) e ben delimitata (Tab. 1). Più complesso il caso delle insegne a luce riflessa, in cui la visione avviene per

contrasto sulla superficie retrostante illuminata: mentre la luminanza dell’insegna propriamente detta è pari a zero – e quindi conforme – nella parete retrostante la luce è riflessa e i valori di luminanza ridotti, per cui la convivenza col limite di legge risulta agevole. Restano aperte alcune domande: cosa considero insegna? Quale punto è rilevante per la misura? La parabola della pagliuzza e della trave nell’occhio ben si addice al legislatore se pensiamo che un tubo fluorescente nudo posto a ridosso della strada o una lampadina a incandescenza viaggiano su valori di migliaia e milioni di candele per metro quadrato (Tab 2).

Ci consola la recente norma EN 12464-2, la quale propone una realistica divisione in quattro zone dell’ambiente esterno (Tab 3) e fissa una luminanza massima – avete letto bene, massima! – per le insegne poste nelle medesime aree. Definire la luminanza massima è molto più pratico: si misura il colore più chiaro (bianco o giallo) e automaticamente tutti gli altri colori avranno valori inferiori. Tali valori di luminanza – viene specificato – sono da intendersi come medi della superficie e non devono essere superati. Anzi, si invita a preferire i valori della zona inferiore, ovvero in Zona E3 non vanno superati i valori della Zona E2. Si comincia a ragionare, se non sui numeri almeno sul metodo.

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scenari

Come l’outdoor migliora la città e la rende sempre più smart

Stefano Tenedini

Nelle smart city non si è mai soli, stiamo sempre comunicando, e la pubblicità si prepara a prendere il meglio di una rivoluzione che è soprattutto digitale, ma anche fisica. E se da un lato la fretta e la quantità di stimoli possono distrarre i consumatori e rendono più arduo catturarli, dall’altro materiali innovativi, la tecnologia, la creatività e una personalizzazione sempre più spinta consentono di raggiungerli ovunque, anche quando sono in movimento. C’è un’alleanza tra il segmento out of home, le reti digitali e metropoli sempre più vivaci, in costante trasformazione e orgogliose del proprio brand come marchi di alta gamma. Le capitali cambiano volto e contribuiscono a riaccendere una raccolta pubblicitaria non sempre in ottima salute. L’eccezione trainante è costituita proprio dal digital out of home, in crescita grazie alla capacità di segmentare e colpire un pubblico molto variegato e per merito di una capillare distribuzione degli

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impianti, cresciuti a livello mondiale di ben sette volte in otto anni. Di qui l’interesse dei gestori per i supporti outdoor, con investimenti di centinaia di milioni per tenere desta l’attenzione di consumatori immersi in territori pieni di pannelli, segnali e annunci di tutti i formati. È nelle città (per ora le più grandi, ma presto toccherà ai medi capoluoghi di provincia) che le aziende trovano il terreno più fertile per sfruttare le innovazioni tecnologiche, tanto che le campagne sono progettate per coinvolgere, farsi vedere e ricordare, complice la diffusa multimedialità che ha negli smartphone un partner di valore incalcolabile. Gli impianti, che sono collocati nei luoghi di maggior transito, intercettano residenti e pendolari, spuntano dai mezzi di trasporto e dall’arredo urbano, occupano le pensiline e addiritture le biciclette a noleggio. Il supporto digitale combina l’attrattività dell’out of home con la flessibilità e la diffusione delle reti mobili, ed è quindi il modello del futuro.

Città in movimento Al punto che William Eccleshare, presidente e ceo di Clear Channel International, si spinge a sostenere che “la pubblicità outdoor renderà le nostre città dei luoghi migliori: è efficace nel far conoscere i brand più noti e prestigiosi e assicura una parte dei fondi necessari per far funzionare i trasporti pubblici, la viabilità, il decoro urbano, in sostanza la stessa qualità della vita delle persone che abitano in città”, spiega. Precisando che “le città devono diventare i nuovi motori dell’economia e della creatività, e la pubblicità può contribuire a rendere sostenibile lo sforzo per migliorare il contesto dello spazio urbano”. Gli impianti outdoor, in mezzo al traffico e con l’occhio all’orologio, stanno trasformando gli stessi messaggi pubblicitari. Il tempo per il contatto è limitato e quindi bisogna andare subito al sodo: oltre le dieci parole il consumatore (che guida, pedala o cammina in fretta, spesso mentre digita sullo smartphone) ce lo siamo già


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OOH scenari

perso... letteralmente per strada. Il successo dell’OOH dipende dal mix di velocità ed efficacia: le tradizionali affissioni cedono il passo agli arredi urbani (pensiline, chioschi, servizi), ai film decorativi per i mezzi pubblici come taxi, autobus o metropolitane, all’ambient media, ai video a messaggio variabile. Mentre la tecnologia si attrezza, il digitale cambia la percezione della pubblicità nell’area cittadina: non sarà più un’invasione di spazi ma un sistema interattivo, con gli arredi che creano spazi sociali, con le auto e bici elettriche a noleggio che migliorano la mobilità stradale, le reti wifi integrate con cui navigare. Fino all’uso dei pannelli per informazioni di sicurezza o di allarme, ricerca di bambini scomparsi, calamità naturali, emergenze come incendi o terremoti o banali blocchi del traffico. Questa sarà una città davvero ‘smart.

Bici, metropolitane o rifiuti: le affissioni si alleano al territorio Qualche esempio? Il mondo ormai ne produce a getto continuo. A Dublino la pubblicità sostiene il progetto di trasporto pubblico su due ruote, che favorisce ambiente e salute, e lo spazio nei posteggi

Aree metropolitane. Milano è l’unico centro italiano davvero europeo: con l’Expo è diventata più vivibile e moderna, sostenibile, vivace. E sta imparando a raccontarsi

L

Progettate per coinvolgere, farsi vedere e raccontare, rimanere impresse nella memoria di utenti ormai connessi 24/7, le nuove piattaforme crossmediali dell’out of home aprono spazi a mercati inesplorati e stimolano la collaborazione tra aziende e amministrazioni locali per creare una rete di ‘utilità sociale’

si verifica via cellulare. Sempre in Irlanda, affissioni in prima fila per sovvenzionare la raccolta dei rifiuti, con l’installazione di 400 contenitori a energia solare collegati via web. A Londra le panchine intelligenti ospitano messaggi pubblicitari e prese per ricaricare telefoni e tablet con wifi gratuito, mentre ci si riposa e si socializza. Ancora a Londra, un brand di energy drink ha distribuito bottiglie gratis con un chip che regala un viaggio in metropolitana, mentre sulle pensiline dei bus una casa farmaceutica sponsorizza messaggi sullo stato del polline, un servizio molto apprezzato dai cittadini allergici. Insomma, le città connesse offrono grandi opportunità all’out of home, che avrà accesso a dati di localizzazione in tempo reale, e nel 2020 il web conterà su 25 miliardi di connessioni tra cose e persone. Inoltre, le media company potranno garantire ai clienti un’esperienza personalizzata, quasi unica, ricevendo in cambio profilazioni accurate e preziose. E con il marketing connettivo basterà sapere dove sono i clienti target. Parte la grande sfida per reinventare la pubblicità delle nuove generazioni. Fantascienza, ma anche già realtà.

o spazio urbano cambia pelle e si vede attraente Il design fa più rumore delle parole. E nelle città le scelte urbanistiche sono il ‘megafono’ migliore per trasformare le idee in realtà. Che cosa possono fare quindi le arti visive per la comunicazione delle aree metropolitane e del loro brand? Ala-Assoarchitetti è in prima fila nell’osservare e ‘immergersi’ nelle tendenze attuali e future, riflettere su come comunicano le città del terzo millennio e quali progetti possano rendere più attrattivo il territorio urbano. Che cosa emerge lo chiarisce l’arch. Giovanni Vencato, responsabile della comunicazione e del centro studi di AlaAssoarchitetti. “L’immagine è fondamentale per trasmettere l’identità della città e per ‘venderla’ come un prodotto il cui successo si basa sul carattere”, spiega. “C’è un nesso tra la presenza di tratti creativi e innovativi e l’aumento del valore, dell’appetibilità e della visibilità di certe porzioni del territorio. Un tempo si potevano costruire città ideali, pensate da zero, oggi siamo nella cultura del frammento, dentro le mura non c’è più un’identità sola e occorre reinterpretare l’espansione: cambiare interpretando i cambiamenti. La comunicazione è necessaria perché trasmette informazioni, sia urbanistiche che culturali e sociali”.

La creatività porta reputazione e genera un contesto di qualità Le città divengono più attrattive se riqualificano e rendono disponibili strutture materiali e

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Giovanni Vencato

“L’immagine è fondamentale per trasmettere l’identità della città e per ‘venderla’ come un prodotto il cui successo si basa sul carattere”


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foto Cristina Mascherpa

OOH

scenari

immateriali dalle quali ricavano un premio fatto di reputazione. Le aree metropolitane con alte concentrazioni di creatività, di innovazione, arte e tecnologia mostrano un livello più forte di sviluppo economico grazie a una ‘classe creativa’ che favorisce la formazione di un ambiente urbano aperto, dinamico, personale e professionale. Quando si riqualifica la città prevedendo una pluralità di luoghi culturali e di incontro, si pongono le basi per una migliore comunicazione di sé come brand, e quindi per una prosperità a lungo termine. Valorizzare le energie creative e il talento genera città più aperte e competitive, secondo le logiche della knowledge-based economy. Bastano due esempi europei: la Bilbao che nel 1990 inaugurò il Guggenheim Museum pensando all’arte ma anche a come attrarre forti investimenti, o la Berlino che dalla caduta del Muro è diventata la città europea più vivace, grazie al fermento culturale e alla sensazione di contribuire a dar vita a qualcosa di nuovo. Temi centrali per la politica, la finanza, gli urbanisti, i creativi e anche la pubblicità. Restando in Italia, l’autorevolezza che Milano sta conquistando negli ultimi anni viene dai cantieri, dal

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fermento culturale, dalla moda, dall’arredamento, dal digitale. Spiccano Porta Nuova con i suoi nuovi spazi urbani, o i centri culturali creati un po’ ovunque: su questo lavorio si sono innestati interventi infrastrutturali che stanno cambiato volto allo skyline e a tutto il tessuto sociale. Ma questo orgoglio di essere tornata al centro dello sviluppo è un modello replicabile anche nelle città piccole e in altre aree metropolitane italiane? Forse non ovunque, ma i vantaggi della comunicazione – di cui la pubblicità OOH fa senz’altro parte – nascono da qui: attrarre le professioni creative disegnando un paesaggio urbano stimolante, per entrare in contatto con la parte più attiva del mercato consumer.

Valorizzare quello che funziona per trasmettere segnali di stile “Milano sta cambiando pelle soprattutto grazie all’esperienza di Expo, che ha concentrato le energie su un obiettivo: farsi trovare pronti, comunicare la città e le sue trasformazioni”, spiega Paolo Righetti, architetto progettista e docente di Architettura ed Emotional design all’Università Cattolica. C’è voluto un bel po’ per far bollire un pentolone di spazi, progetti, riflessioni e

risorse in gran parte private, ma la programmazione ha tenuto, la politica non si è messa di traverso e oggi i risultati sono visibili e concreti, Un progetto di città c’era, col chiaro obiettivo di renderla attrattiva perché valesse la pena di investire e richiamare nuove risorse. “Una specie di patto sulla qualità della vita che va fatto pensando a come le persone abiteranno la città: istruzione, benessere diffuso, sicurezza, efficienza ma anche bellezza. Un orgoglio condiviso che si deve nutrire pure di comunicazione positiva”, aggiunge Righetti. “Non nascondere i problemi però valorizzare ciò che funziona: l’ambiente urbano, la vitalità, i segnali di stile che trasmette e che fanno dire agli stranieri che a Milano ci sono i negozi più belli del mondo”. Milano vicina all’Europa, insomma, come cantava Dalla. E il processo sta continuando, le risorse arrivano e la gente percepisce il miglioramento: i grattacieli crescono, si sistemano cose ferme da tanto tempo, anche i giardinetti sotto casa, la vernice nuova nei mezzanini della metropolitana, perfino qualche periferia si rifà il trucco. In questo contesto anche la pubblicità outdoor fa la sua parte


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foto Cristina Mascherpa

OOH scenari

Paolo Righetti

“Non nascondere i problemi però valorizzare ciò che funziona: l’ambiente urbano, la vitalità, i segnali di stile che trasmette e che fanno dire agli stranieri che a Milano ci sono i negozi più belli del mondo”

nel contribuire all’offerta della città, a farla sentire viva, attiva, ricca di eventi, partecipata, a convogliare le energie anche attraverso la rete. “Come piazza Gae Aulenti, il simbolo del rinnovamento e oggi uno dei principali luoghi di aggregazione: un successo – precisa – che non è nato così per caso, ma è stato costruito, cercato. E questo sta influendo anche sul valore economico delle aree: fino a ieri i prezzi crollavano allontanandosi dal Duomo, ora i poli di attrazione sono multipolari e dipendono da ciò che vi nasce e sanno trasmettere. Cambiano la fisionomia, l’economia dei quartieri, e non è un processo scientifico ma l’effetto di estetica, funzionalità e attitidine positiva”.

Tecnologia, immagine e ambiente e… la rivoluzione dei nuovi materiali Va detto che anche l’innovazione ha effetti dirompenti: non solo per l’interazione tra reti digitali, ma anche per il ricorso ai nuovi materiali. Ad esempio i committenti chiedono per gli edifici soluzioni a elevata sostenibilità energetica dentro e fuori, ma anche di usare le facciate per trasmettere un’immagine trendy e vincente. L’architettura stessa fa ricerca e

comunica novità, come l’utilizzo “a contrasto” di materiali antichi e moderni, dal marmo al vetro e alla plastica, sempre ad alta tecnologia. Un modello che integra l’evoluzione con la tradizione e l’artigianato italiano, e che emerge soprattutto nelle aree ex industriali oggi ricondizionate per uffici e co-working, con spazi destrutturati e molto cool che mescolano strutture scabre e finiture hi-tech e richiamano i big della moda, dell’editoria, del design. Se nella rincorsa al nuovo emerge qualche problema, è nel rapporto spesso difficile con gli strati di storia depositati sulle città. I progettisti della nuova Milano devono affrontare una Soprintendenza che spesso tende a tutelare il patrimonio in modo un po’ restrittivo: forse per la scelta di giudicare i progetti rigidamente senza valutare quanto il tessuto urbano si stia trasformando. Ad esempio ci sono vincoli molto rigorosi per le insegne delle attività e dei negozi, con norme spesso in conflitto con le esigenze della pubblicità. “Mentre è giusto vigilare e fare ordine per preservare le tracce del passato, l’ostilità reciproca – ammette Righetti – rischia di frenare l’evoluzione e di disperdere occasioni importanti”.

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Il mondo del Tessile e la stampa digitale

Conoscere il tessuto per ottenere i migliori risultati dalla stampa digitale

Corso formativo su tessuti e applicazioni

EDIZIONE 2018

La classificazione secondo FESPA Italia del Digital Textile Printing tessile per abbigliamento (apparel) Fashion e Garment Sportswear | Footwear Accessori per l’abbigliamento

Contenuti

Destinatari del corso

FILATI Verranno analizzate le differenze e caratteristiche tecnico/funzionali dei filati

Titolari di azienda che sono interessati a inserire nel loro business tecnologie di stampa tessile

TESSITURE Verranno spiegate le variabili che determinano la scelta della tipologia più idonea all’utilizzo finale e la “costruzione” di un tessuto

Fornitori di tecnologie hardware, software e supporti che vogliono dare formazione a loro clienti o potenziali

FINISSAGGI Verranno esaminate le tecniche per la nobilitazione dei tessuti

tessile per decor Tessile per la casa Tappezzeria Accessori tessili per l’arredamento

industrial textile Automotive Trasporti (settore aerospaziale e navale) Carpets

Tecnici, responsabili commerciali e operatori di settore che vogliono conoscere in dettaglio alcuni aspetti basilari del tessile

Direct to garment Stampa diretta sul capo finito

dove e quando MILANO, Martedì 20 febbraio 2018

MODALITÀ

ROMA, Martedì 6 marzo 2018

Full Day: inizio ore 10, fine ore 17 (pranzo incluso)

BARI, Martedì 20 marzo 2018

ADV & Comunicazione Soft Signage Banner Display Flag

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profili

comunicazione d’impresa

Il futuro del décor, tra stampa inkjet e applicazioni innovative L’ambito di applicazione del décor è molto cambiato nel corso degli ultimi dieci anni, ciò deriva da una significativa trasformazione delle esigenze del cliente. Sono nati nuovi trend e nuovi modi di vivere gli ambienti domestici e lavorativi. La casa riflette il gusto personale di chi le abita esprimendo unicità, intimità e creatività. L’ufficio invece diventa un luogo in cui i dipendenti vivono l’identità del brand e, al tempo stesso, i clienti sono influenzati nelle sue scelte di acquisto. La parola d’ordine è dunque personalizzazione che, grazie alla tecnologia di stampa inkjet, oggi è possibile per un numero sempre maggiore di applicazioni e su una vasta gamma di supporti e materiali: tessuti, vetro, ceramica, pavimentazioni e materiali da costruzione sintetici ne sono solo alcuni esempi. Sono infinite le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie Canon che permettono di sviluppare al massimo la creatività. La stampa diviene una nuova forma d’arte moderna e innovativa, coerente con la continua ricerca di novità da parte dell’industria e del mondo della decorazione d’interni.

Nuovi mercati per chi stampa La personalizzazione oltre a essere un’esigenza è anche un’opportunità per i print service provider che ora, grazie alla stampa digitale a getto d’inchiostro, possono spingersi oltre i confini tradizionali. La flessibilità della produzione rende possibile creare soluzioni e applicazioni costruite sulle specifiche richieste dei clienti. Si stima che nel 2020 il mercato globale per la stampa di elementi di décor avrà un valore di 20 miliardi di dollari e che il mercato della stampa inkjet stia crescendo fino a 67,3 miliardi di dollari nel 2017 (fonte Smithers Pira). Tutti dati che mettono in evidenza l’importanza degli investimenti nel settore della decorazione e il valore che ne deriva. Pur essendo cambiato lentamente, il mercato della stampa commerciale sta vivendo un’evoluzione entusiasmante e radicale: così come Uber ha stravolto l’industria dei trasporti pubblici offrendo al cliente nuove modalità per gestire in maniera autonoma i propri, allo stesso modo la stampa a getto d’inchiostro permette ai professionisti del mondo dell’interior decoration di realizzare i sogni dei propri clienti. Per comprendere l’incredibile sviluppo del mondo della stampa basti pensare che gli utenti finali, oggi, possono arrivare a progettare i propri prodotti, personalizzandoli in ogni dettaglio attraverso la stampa 3D (fonte Shapeways).

I vantaggi per i PSP

Vuoi scoprire gli ultimi trend dell’interior decoration e le opportunità per i fornitori di servizi di stampa che vogliano approcciare questo mercato? Fotografa il QR code e accedi a Think Décor, la guida promossa da Canon.

La stampa digitale e a getto d’inchiostro costituisce e costituirà dunque un valore sempre più grande per i print service provider, offrendo loro un vantaggio competitivo, attuale e futuro. “Per avere successo nel settore del décor, i fornitori di servizi di stampa devono essere pronti ad ampliare la propria offerta, dotandosi di soluzioni capaci di supportare esigenze sempre nuove”, ha commentato Walter Bano, Director Industrial Printing Solutions di Canon Italia. “Si ritiene che il web-to-print continuerà a crescere, allo stesso modo aumenterà la richiesta di personalizzazione e la stampa su materiali diversi. Si tratta di una tendenza destinata a divenire sempre più popolare sia per le aziende che tra gli utenti finali”. È facile comprendere l’enorme potenziale della stampa su misura, ma questa percezione si amplifica se ci si sofferma a pensare alle molteplici circostanze in cui ciò è applicabile: dalle pareti di casa agli scaffali dei negozi, dalla comunicazione visiva outdoor fino agli interni degli uffici. La vera rivoluzione quindi sta nell’infinito numero di possibilità creative offerte dalle nuove tecnologie di stampa e dalle nuove opportunità di business di cui possono godere i print service provider.

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Si stima che nel 2020 il mercato globale per la stampa di elementi di décor avrà un valore di 20 miliardi di dollari.


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interior focus retail

Foto per gentile concessione di Family New York

Progettare il punto vendita per creare relazioni ed esperienze

Il negozio fisico ha bisogno di reinventarsi, per sperare di superare la concorrenza dell’e-commerce. E lo fa dando nuovo significato alle proprie peculiarità. Allestimenti a sorpresa che incantano e coinvolgono il visitatore, materiali che stupiscono e stuzzicano i sensi, tecnologia che sorprende e diverte… Sei pronto per questo viaggio nel retail?

di Elena Panciera

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Il punto vendita, oggi, è chiamato a rispondere a una serie di sfide importanti. La prima di queste è il confronto/ scontro con le piattaforme di e-commerce, Amazon su tutti. Che hanno dalla loro parte molti vantaggi: un’offerta pressoché infinita, costi di gestione e allestimento molto più bassi, una capillarità e un raggio d’azione virtualmente globale. Ma in Italia, e non solo, i punti vendita fisici continuano a vincere (se non stravincere) rispetto al digitale: il 90% degli acquisti viene ancora fatto di persona. “Colpa” di una certa arretratezza dal punto di vista tecnologico del nostro paese, forse, legato alle tradizioni e

generalmente restio alle novità. Ma anche merito del grande lavoro dei brand, che stanno trasformando i negozi fisici in modo da aggiungere valore e significato. E stanno creando sinergie sempre più strette tra online e offline. Nel numero 34 di WIDE abbiamo parlato di come stia velocemente permeando il mondo retail il concetto di “phygital” (unione tra le due parole inglesi physical e digital). La parola d’ordine è quindi “integrazione”, in nome dell’esperienza sempre più unica ed esclusiva che si deve far vivere al cliente. La tecnologia digitale, infatti, collabora a moltiplicare le possibilità del marketing.


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interior focus retail

Il fenomeno Instagram che piace ai brand Con più di 700 milioni di utenti attivi al mese, Instagram è sicuramente il social network del 2017. Esiste solamente dal 2010, ma è diventato un luogo e un modo imprescindibili per condividere le nostre esperienze con foto e video. Secondo i dati diffusi da Instagram, ogni giorno vengono pubblicati circa 80 milioni di contenuti. Rispetto ad altri social network, il coinvolgimento degli utenti è molto alto: sono più di 2,5 miliardi i like che vengono dati quotidianamente, e il 61% degli utenti pubblica almeno una foto. Perché è così interessante per i brand? Perché è popolato soprattutto da ragazzi e ragazze (più ragazze) dai 14 ai 34 anni, un target di nativi e quasi-nativi digitali difficilmente raggiungibile con il marketing tradizionale.

Off-White, nuovo brand di Virgil Abloh, ha aperto un punto vendita a Hong Kong, progettato dallo studio di architettura Family New York. Non ti viene voglia di fotografarlo?

La direzione è scritta: la comunicazione sarà sempre più targetizzata, fino a diventare diretta, one to one. Il brand comunica direttamente con te perché sa chi sei, conosce le tue abitudini e i tuoi gusti, e riesce a instaurare una conversazione utile e interessante perché disegnata proprio per te. “Siamo nell’ambito del design thinking”, spiega Marco Zanardi, partner di Realtà Group, agenzia di shopper marketing specializzata nell’individuazione e nella creazione di percorsi ed esperienze d’acquisto positive e in relazione con il brand. “In ambito retail bisogna essere sempre più consapevoli del significato di ciò che si progetta.

Bisogna studiare la risposta del cliente dal punto di vista emotivo, simbolico, funzionale, in modo da fornirgli delle soluzioni. Ogni interazione del cliente con il brand deve concorrere a formare un’esperienza positiva e coerente con i suoi valori”. E per farlo bisogna tenere in considerazione due livelli, continua Zanardi: “Il primo, che chiamiamo “front end”, consiste in tutto quello che il cliente vede e tutte le sollecitazioni che riceve: customer journey, touch point fisici e digitali, interazioni tra brand, retailer e digitale, e via dicendo. Il secondo, che chiamiamo “back end”, è la parte infrastrutturale e organizzativa che ci sta dietro. Quest’ultimo non è da trascurare se si vuole offrire un’esperienza completa e positiva con il proprio cliente, e riuscire a creare quindi una relazione”. I brand sono chiamati a offrire non solamente un prodotto o un servizio, ma un significato. Questo è importante per tutti, ma tanto di più quando si parla di Generazione Z. Lo studio di Fitch Gen Z Shopping: Designing Retail for the Constant State of Partial Attention rivela che i giovani dai 14 ai 19 anni hanno il desiderio di entrare nel punto vendita per fare un’esperienza e dire la loro. Per questa generazione di ragazzini nati con uno smartphone in mano, difficile da inquadrare e capire per chi ha più di 35 anni, il negozio non è più (solo) un punto di acquisto, ma un punto di co-creazione e sviluppo. Per riuscire a comunicare con loro, fetta di clientela con un potere d’acquisto ancora limitato, ma destinato a crescere molto velocemente, i brand devono conoscerli, sapere cosa amano, sapere che fanno cose strane tipo vivere attaccati a Instagram (già, la

Generazione Z è oltre Facebook). Un numero crescente di brand crea – per esempio – angoli “instagrammabili”. Che sono, di fatto, delle specie di trappole: luoghi e allestimenti talmente belli da suscitare l’immediata volontà dei giovanissimi (e non solo!) di fotografarli e condividerli sul loro profilo. Lo ha fatto, per esempio, Family New York, studio di architettura statunitense che progetta gli store dei clienti in modo da offrire vari “momenti Instagram”. Così “lo store diventa qualcosa che viaggia attraverso le foto e convince la gente a comprare dal brand”, ha recentemente dichiarato A-Track, cliente di Family New York, al magazine online Deezen. (Se non ci credi, prova a cercare “instagrammabile” su Google e ti renderai conto della portata del fenomeno).

Costruire una relazione basata sulla fiducia? È questione di tempo e progettazione Coinvolgere i clienti in una relazione non è semplice, e bisogna avere ben chiaro cosa si vuole ottenere. Vale sempre il paragone con il corteggiamento. Se si è interessati a una relazione stabile, fedele e duratura, bisogna avere pazienza, e costruire la fiducia passo dopo passo. In ambito aziendale, ci vuole progettazione: design thinking, abbiamo detto. Ma quindi come si può creare un’esperienza unica nel punto vendita? Non bisogna lasciare nulla al caso, e non sottovalutare l’importanza dell’interior decoration. Si può partire da colori e materiali, che devono essere in linea con l’immagine del brand, con i gusti del cliente e devono aiutare a dare il messaggio giusto nel momento giusto.

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interior focus retail

Per esempio, un negozio attento all’ambiente che propone abbigliamento realizzato in modo etico comunicherà i propri valori scegliendo colori e materiali naturali. E cercherà di costruire una relazione con i propri clienti ponendo alla base i valori comuni. I materiali e le soluzioni possibili sono pressoché infiniti, ma proviamo a dare un’occhiata ai trend e alle novità.

L’arredo: parte integrante della comunicazione in store “I brand sono alla ricerca di allestimenti unici, che interpretino i loro messaggi e li rafforzino”, ci racconta Laura Berni, architetta specializzata nell’allestimento di spazi temporanei. Con le sue socie di Lascia la Scia, studio di architettura temporanea con base a Milano, si dedica allo studio, alla progettazione e alla realizzazione di fiere, installazioni urbane, mostre e punti vendita. “Ciò che il cliente cerca sono la personalizzazione, la possibilità di riutilizzare le strutture, la modularità. Soprattutto in

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foto: Vito Corvasce

gni creazione di Corvasce è un piccolo capolavoro di design realizzato con materiali sostenibili. Sopra, un particolare dello showroom dell’azienda a Milano. A destra, punto vendita allestito con i film metallizzati di Cover Styl’. E, a fianco, l’interno dello Youki Store a Milano, progettato da Lascia la Scia e realizzato con materiali naturali.

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ambito retail, i progetti devono essere pensati per spazi di ogni dimensione. Ogni vetrina è unica, ogni negozio ha delle peculiarità: è quindi fondamentale che i progetti si possano adattare senza troppi sforzi in ambienti diversi, dalle caratteristiche diverse”. Se ogni progetto è unico, e i brand chiedono all’interior decoration di farli emergere dalla massa, le tendenze comunque ci sono, ma sono piuttosto funzionali che estetiche. “Il tessuto e i materiali naturali, che noi di Lascia la Scia proponiamo da tempi non sospetti, ora sono esplosi. Anche perché in generale i consumatori, e quindi i brand, sono più attenti alla sostenibilità, e quindi la scelta di materiali ecologici si allinea ai valori di entrambi”, conclude Berni. Gli allestimenti in cartone ondulato o alveolare, stampato o naturale, rispondono a tutte queste richieste. Per questo molti allestitori si sono specializzati nella produzione di arredi che è un vero peccato chiamare “temporanei”. Pensiamo ai capolavori di Corvasce Design o alle proposte di Cartimballo. L’ispirazione naturale è chiesta anche a produttori e distributori di film adesivi, chiamati in causa non solo quando si vogliono allestire punti vendita mantenendo costi contenuti, ma anche quando si vuole dare nuova vita a spazi e pezzi di arredamento ormai fuori moda. 3M propone una gamma molto vasta di finiture per l’interior decoration dagli effetti naturali,

oltre a pattern semiopachi per limitare la trasparenza del vetro mantenendo la luminosità dei locali. Hexis si concentra invece sull’offerta ai trasformatori, che sono particolarmente interessati a materiali stampabili. “Nel settore retail la richiesta di personalizzazione è sempre molto alta. Per questo motivo lasciamo ai nostri clienti la possibilità di creare prodotti ad hoc, stampando i nostri film e laminandoli con pellicole dalle finiture tattili, dalla zigrinatura che imita le venature del legno alle goffrature classiche, come il carbonio”, racconta Leandro Castelluccia, amministratore generale di Hexis Italia. La lussemburghese Cover Styl’ è specializzata in finiture di pregio: i film adesivi a catalogo sono perfette imitazioni della ceramica, della pelle, del marmo, della pietra naturale. Le finiture più preziose e d’effetto sono però quelle glitter, molto richieste in ambito retail, soprattutto in occasione di festività e per l’allestimento di vetrine di brand del settore luxury. Sono disponibili in quattordici varianti cromatiche.

Una comunicazione nel punto vendita alla ricerca di effetti speciali La comunicazione all’interno del punto vendita deve rispondere a varie istanze: memorabilità, esclusività, sostenibilità. Proprio in risposta a quest’ultima, Fontana Grafica ha recentemente lanciato


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interior focus retail

ConVerd Board, un supporto in cartoncino composto da fibre di cellulosa FSC riciclabili, con anima bianca che si pone come alternativa green al PVC e a supporti rigidi in stirene o spugna. Può essere usato per la comunicazione indoor di grande formato, ma anche per packaging in cartone ondulato, display, espositori e insegne, e può essere stampato con tecnologia digitale, su entrambi i lati. Anche Isonova ha lavorato sulla sostenibilità di uno dei propri prodotti di punta, Laminil, che ora è disponibile anche nella variante BioLaminil. Si tratta di un pannello biodegradabile anche in ambiente marino, ideale per applicazioni cartotecniche, display e POP, visual merchandising e packaging. La foglia XPS BIO di cui è composto contiene un additivo particolare che si attiva quando il pannello è in discarica e dissolve il polistirene generalmente in meno di cinque anni. All’istanza di memorabilità risponde invece 3B-Bond, pannello multistrato composto da alluminio (all’esterno) e polistirene estruso (all’interno, per garantire flessibilità e leggerezza). Brand che fa capo a B&B Systems, che lo produce e lo distribuisce in esclusiva, il 3B-Bond è un materiale pensato per punti vendita di alta gamma, che lo cercano per il prezioso effetto brillante dato dal metallo. Può essere stampato e lavorato con tecnologia CNC. Ma il protagonista della

comunicazione nel punto vendita nel 2017 è sicuramente il pannello luminoso, che ha dalla sua versatilità, ecologia e spettacolarità a prezzi relativamente contenuti. È composto tipicamente da tre elementi: una cornice metallica, stampa su tessuto o PVC, e luci LED. Queste ultime possono essere disposte a cornice, nel caso in cui i pannelli siano bifacciali, o su tutta la superficie del pannello. Ne vediamo in giro da un po’, ma ora il prodotto è veramente maturo, e si trovano varianti per tutti i gusti: dalle dimensioni completamente personalizzabili delle cornici (Eurmoma) all’attenzione all’ambiente con tessuti dal touch & feel decisamente naturale (Ultima Displays), dalle dimensioni monster (Dori Pubblicità) all’animazione delle immagini tramite LED (Image). Quest’ultimo prodotto, Lumilite, riesce ad attirare l’attenzione del visitatore del punto vendita grazie al movimento luminoso, rielaborando l’idea alla base dei light panel. Le immagini stampate e installate sui pannelli monofacciali vengono animate grazie ai giochi

di intermittenza dei LED distribuiti sulla superficie posteriore. Sulla base dell’immagine scelta, Image programma i movimenti luminosi in modo da creare movimento: le luci di una città, i fari di una macchina che si accendono e spengono. Ma se i protagonisti del 2017 sono i pannelli luminosi, quelli del 2018 saranno le soluzioni magnetiche: ne è sicuro Edoardo Elmi, visionario titolare di Guandong, azienda B2B specializzata nella visual communication. Magnus Collection è l’ultima novità della linea che si rifà al concetto di “Spot Déco”, una decorazione del punto vendita che grazie alle proprietà dei materiali può essere cambiata in meno di un minuto. La nuova collezione comprende materiali magnetici e ferrosi dalla grande stabilità e resistenza termica (oltre 160°C), che permettono la stampa laser, che necessita di fissaggio ad alte temperature. Anche Grottini Communication punta sulle calamite, ed è il rivenditore esclusivo per l’Italia delle soluzioni Visual Magnetics,

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In basso, lo stand in BioLaminil realizzato dall’artista giapponese Tomoko Nagao per un brand di cosmetici. A fianco, un progetto realizzato in 3B-Bond. Qui sotto, un ambiente allestito con cornici retroilluminate a LED Ultima Displays, adatte per stampe su tessuto backlite.


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che consentono di cambiare rapidamente la comunicazione nel punto vendita sfruttando layer magnetici. Assolutamente innovative e di grande effetto scenico le proposte di Cloglass, che combina la lucidità del vetro con le proprietà delle calamite. In catalogo si possono trovare pannelli in vetro magnetico di forme e dimensioni, colori e stampe diverse. Ma sono tutte personalizzabili, soprattutto per il mondo retail e B2B. Il punto di forza dei prodotti Cloglass è la possibilità di cambiare aspetto in un battibaleno: possono essere usati come lavagne per menu e comunicazioni in handlettering, attrezzati con complementi magnetici, stampati con il logo del brand o immagini a scelta.

saggezza riescono a compiere una magia nel punto vendita. Riescono a emozionare i visitatori. E non serve che ripetiamo quanto sia importante l’emozione nel processo d’acquisto, vero? Andiamo a vedere un po’ più da vicino cosa sono e come funzionano, cominciando dai pannelli olografici. Grazie a delle pellicole speciali, una semplice vetrina si può trasformare in uno schermo sul quale si possono proiettare video o immagini. L’effetto “wow” è assicurato. Le pellicole, spesse un decimo di millimetro, possono avere gradi di trasparenza diversi, a seconda

Il digitale al servizio del punto vendita per stupire ed emozionare

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Foto: Softbank Robotics

Ma se volessimo dare uno sguardo al retail del futuro? Sicuramente il digitale la farà da padrone. Sono già presenti sul mercato (benché non diffuse in modo capillare) soluzioni avveniristiche come pannelli olografici, motion capture e robotica. Tutte queste tecnologie, ben lungi dall’essere fredde e impersonali, se usate con

E la scrittura a mano si mescola con la grafica

vetri magnetici di Cloglass possono essere stampati o usati anche come lavagna: ogni settimana si cambia menu. A destra, ti presentiamo Pepper! In un futuro non lontano ti assisterà negli acquisti.

L’handlettering è un fenomeno sempre esistito, ma che di recente sta vivendo una seconda giovinezza. Handlettering significa, letteralmente, scrittura a mano. In realtà è quell’arte antica di disegnare progetti grafici giocando con le font, i diversi caratteri tipografici.

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che si voglia privilegiare l’effetto di immaterialità oppure la visione nitida dei filmati (e si può giocare anche con trasparenze diverse). Possono essere usate in ambienti con ogni grado di illuminazione. Per un effetto ancora più “wow”, si possono integrare anche con tecnologia motion capture (che funziona comunque anche con schermi tradizionali). Hai presente la scena di Minority Report in cui Tom Cruise è davanti a schermi trasparenti che controlla a distanza, muovendo le braccia in aria? Ecco, il motion capture abbinato ai pannelli olografici è molto simile. “Realizzare un effetto del genere è più semplice di quanto sembra”, sorride Piero Schiavuta, CEO di Protolab, azienda padovana che progetta esperienze tecnologiche e interattive all’interno dei punti vendita. “Senza andare troppo lontano, si possono programmare dispositivi simili a quelli che usano i nostri figli per giocare ai videogiochi, come Microsoft Kinect. I ragazzi sono abituati a questo tipo di interazione, e noi adulti impariamo presto”. E difatti il bello di questa tecnologia è proprio che è intuitiva e immediata. Per quanto riguarda la robotica, infine, noi della redazione di WIDE abbiamo recentemente conosciuto Pepper, il robot realizzato dagli ingegneri di Softbank Robotics e sviluppato da Boldmind Italia. E ne siamo rimasti conquistati. Non è un caso: è stato progettato esattamente per suscitare tenerezza e curiosità. Questo “social robot” è capace di comunicare con le persone, rispondendo a semplici domande e interfacciandosi con i sistemi digitali del punto vendita. Uno schermo touch aiuta l’interazione con lui. Dopo il successo dirompente in Giappone, multinazionali e aziende europee in ambito retail stanno avviando progetti sperimentali che lo vedono protagonista. Il futuro è più vicino di quanto pensiamo.


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spazio designer

ensieri da creativi Sguardo al futuro, per cogliere il bello del presente Tra gli aspetti più appassionanti del lavoro del creativo nella moda vi è l’istinto dell’anticipare il futuro: l’essere un po’ veggenti e un po’ visionari è indispensabile per arrivare a proporre al consumatore prodotti che suscitino forti emozioni. Fiuto, estro e capacità creativa – seppur necessari – non sono sufficienti per generare l’effetto wow: ad accompagnarli devono essere la capacità di definire uno scenario e di individuare tendenze di mercato nonché lo slancio per ritagliarsi spazi nei quali esprimersi in modo originale. Chiaro è che informazione e conoscenza sono il punto di partenza del processo creativo. Ed è su quest’ultimo che si sviluppa in gran parte la sfida reale, quella economica. Oggi il web, lo share, la condivisione sono lo strumento potente e virale che amplifica lo spazio della ricerca. Qui si raccolgono i blogger, che propongono stili di vita e analizzano il contemporaneo, ma soprattutto i ‘trend hunter’, ovvero coloro che cercano e scoprono le tendenze che verranno. E se ispirazione e ricerca costituiscono il volto più coinvolgente dell’attività creativa, non mancano certamente i risvolti più inquietanti. In primis, l’ansia generata dalla trasformazione epocale che stiamo vivendo e di cui, forse, non siamo nemmeno del tutto consci. I robot, l’internet delle cose, la connettività e l’interconnettività definiscono l’avvento della quarta rivoluzione industriale e arriveranno a cambiare la nostra vita e il nostro pensiero. Mentre scrivo sto guardando il mio aspirapolvere che come un paziente maggiordomo spazza il pavimento, si sofferma sui tappeti, passa e ripassa fino a quando non c’è più nulla da aspirare, non scende dalle scale ed evita gli ostacoli. Quindi – stanco – si ritira nel suo alloggio per ricaricarsi, non senza prima avvisarmi di avere terminato, inviando un messaggio sullo smartphone, la mia interfaccia, la mia protesi di comunicazione integrale. Device simili sono ovunque e popolano i diversi luoghi che frequentiamo: gli esemplari più evoluti arrivano a gestire attività più complesse, quali leggere le radiografie, formulare

Fulvio Alvisi

lavora da 40 anni nell’industria tessile. Con la sorella Luciana, è titolare dello studio comasco Alvisi e Alvisi, specializzato nel disegno per tessuti d’arredamento, carta da parati e lingerie, e nella ricerca di trend. Alvisi è presidente dell’Associazione Italiana Disegnatori Tessili e docente di disegno per tessuti nei corsi fashion presso lo IED - Istituto Europeo di Design Milano.

diagnosi, definire i mutui, progettare le strutture, costruire gli edifici. L’ansia scaturisce dal timore che questo cambiamento dettato dalla tecnologia non si limiti a ridurre la fatica e il lavoro meno specializzato e più ripetitivo – come accaduto in passato – ma arrivi a sostituirsi ai lavori più sofisticati, basati su analisi e comparazioni, ovvero sull’esperienza. L’ansia scaturisce dal timore che i robot di nuova generazione partano dall’assimilazione della nostra esperienza all’assorbimento e all’accrescimento potenziale, fino a livelli irraggiungibili per l’essere umano.

di Fulvio Alvisi

Fortunatamente, molte delle nostre scelte di vita sono dettate dall’attrazione di ciò che è sconosciuto e dall’emozione di sperimentare il nuovo, dall’insofferenza per le regole e dall’individualismo. E se è indubbio che molti lavori cambieranno e altri spariranno del tutto, le attività più creative, ed empiriche, saranno rivalutate. La moda nella sua complessità si affermerà sempre di più quale strumento di comunicazione in una società nella quale già oggi il telefono può essere attivato con il solo sguardo e l’informazione, sempre più veloce e invasiva, aumenta il contrasto con l’immagine reale di noi stessi. Un contrasto, reale-virtuale, che diviene strumento per esprimere la propria personalità. Insieme al ricorso alla personalizzazione e, dunque, all’uso di prodotti sempre più vicini ai nostri desideri: esclusivi, unici, preziosi, ma nel rispetto del pianeta e delle risorse. Uno strumento che ci permette di dialogare, comunicando – attraverso la nostra immagine – sentimenti forti e non negoziabili. La tecnologia – anche quella che più ci è vicina, come la stampa digitale – può generare ansia e marrimento, ma se usata con dovizia diviene un potente strumento per esprimere il nuovo e il bello.

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textile l’insider

Brochier Technologies

Dalla seta alla lumière: tessuti che vivono di luce propria

Dalla tradizione serica alla creazione di tessuti innovativi con trame luminose: così la francese Brochier Technologies ha portato nuova luce nel settore del textile

di Paola Bonfanti

All’origine erano seta e tessitura Jacquard. Una tradizione artigianale lunga oltre un secolo che ha permesso a Brochier Technologies, azienda francese dell’area di Lione, di rivoluzionare il mondo dei supporti tessili nei diversi settori di riferimento. Attingendo a un bagaglio di esperienza secolare nell’universo dell’alta moda – e a una stretta collaborazione con stilisti e artisti dell’haute couture francese e non solo – Brochier Technologies ha saputo far fronte al cambiamento che, agli albori del terzo millennio, ha investito il comparto tessile. Come? Inventandosi una materiale dalla portata fortemente innovativa e dal forte impatto estetico: il tessuto luminoso. Frutto della maestria nella lavorazione del

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tessuto e nelle tecniche di tessitura unite alla tecnologia del led, questo tessuto vive – letteralmente – di luce propria e ha consentito di plasmare e rimodellare nell’essenza i concetti e le applicazioni di abbigliamento, decorazione e comunicazione visiva.

Dalla seta alla luce Questa bella storia di tessuti luminosi affonda le radici nel 1890, anno di fondazione di Brochier Soieries Group. Questa realtà serica lionese di impronta familiare si specializzò fin dai primi anni nella tessitura Jacquard e nella stampa a quadro ‘à la lyonnaise’ e puntò ad affermarsi nel mondo dell’haute couture francese, che ne rappresentò per oltre un secolo il principale mercato di riferimento.

E proprio per soddisfare la ricerca di lusso, qualità e originalità di tale mercato, Brochier Soieries Group ha portato avanti negli anni un’intensa attività di ricerca e sperimentazione volta a creare e a proporre tessuti sempre più esclusivi e pezzi unici, basati su disegni a mano. L’approdo al tessuto luminoso risale al 1999 ed è un bell’aneddoto a illustrarlo. L’eclettico designer e stilista francese Olivier Lapidus si rivolse a Cédric Brochier, CEO del gruppo, con la seguente richiesta: “Per la mia prossima sfilata, voglio luce nei miei tessuti”. L’affermazioneprovocazione fu presa alla lettera e l’anno successivo – nel 2000 – venne presentato il primo abito da sposa luminoso, creato con un tessuto Jacquard in seta e fibra ottica. La portata innovativa e,


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textile O

l’insider

utdoor e indoor, tutte le applicazioni di Lightex. Pensiline e affissioni luminose valorizzano l’arredo urbano. Lussuoso è l’effetto della decorazione dell’ingresso del ristorante Lili di Parigi (qui sotto), così come quello del palazzo Tour ERDF a La Defense, sempre a Parigi.

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In apertura, installazione luminosa in un centro commerciale di Le Havre: Lightex è applicato su lastre in policarbonato. A sinistra, il primo abito da sposa luminoso, creato con un tessuto Jacquard in seta e fibra ottica.

soprattutto, il potenziale estetico – ma anche funzionale – di questo materiale d’impatto fu subito evidente, tanto che nel 2007 venne creata un’azienda dedicata: nacque così Brochier Technologies che da allora segue lo sviluppo della tecnologia brevettata Lightex, alla base di questo tessuto Jacquard di fibra ottica.

Le frontiere della luce Non solo è attraente e piacevole da vedere, ma si presta altresì

a infinite applicazioni. Lightex associa un particolare tipo di tessuto a un originale trattamento a led luminosi. Si tratta di un materiale leggero che non conduce né calore né elettricità e che può essere, di conseguenza, utilizzato anche a contatto con la pelle. La trama del tessuto ne definisce l’effetto luminoso, diffondendo in maniera omogenea una luce di una determinata intensità e lunghezza d’onda. A creare effetti ancora più ricercati

o di impatto sono le nobilitazioni: Lightex può essere sottoposto a diverse lavorazioni, dalla laminazione con metallo, vetro e materiali compositi alla stampa – sia serigrafica sia digitale. Tutte caratteristiche che rendono questo tessuto luminoso molto versatile. Dal 2007 a oggi, la stessa Brochier Technologies ha spaziato nei più svariati campi applicativi, sperimentando numerose e differenti tipologie di prodotti. A partire dall’abbigliamento di alta gamma, per creazioni raffinate e originali, fino all’universo del design di interni e dell’architettura, per arricchire i progetti e decorare con effetti luminosi superfici, spazi e curve, facciate, pavimentazioni e così via. Tuttavia, la ricerca dell’azienda francese si è spinta anche oltre. Tra i terreni di sperimentazione vi sono la comunicazione visiva outdoor e indoor – laddove caratteristiche quali leggerezza e maneggevolezza del materiale lo rendono adatto ad affissioni e manifesti retroilluminati, cassonetti luminosi, pensiline e allestimenti di eventi, mostre, fiere –, automotive e settore aeronautico, la sicurezza e l’ambito medicale.

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n tessuto luminoso in sei step Qual è il processo di lavorazione alla base dei tessuti luminosi di Brochier Technologies? Si dipana in tre operazioni principali – tessitura, trattamento e connessione della luce – e in sei fasi in tutto.

1 Tessitura di fibre ottiche su un telaio Jacquard (brevetto internazionale). 2 Trattamento della superficie della fibra ottica per l’illuminazione laterale. 3 Altri trattamenti per la superficie e montaggio del materiale (brevetto internazionale). 4 Connessione della fibra ottica tramite una matrice. 5 Accoppiamento dei fasci di fibre ottiche e dei led. 6 Controllo e alimentazione dei led.


fespace FESPA NEL MONDO

FESPA Asia

22-24 febbraio 2018

lo show torna al BITEC Exhibition Centre di Bangkok, in Thailandia.

Altri appuntamenti dal mondo FESPA Il 10 dicembre si svolge la cerimonia di premiazione degli ARED Signage Awards, il concorso annuale organizzato dall’associazione turca del signage. Il 14 dicembre FESPA Nederland organizza una giornata di confronto per fare il punto sulle opportunità e sui trend emersi nel corso degli ultimi dodici mesi. Interverranno un’esperta di trend e un relatore che fornirà delle pillole su come passare dalla teoria alla pratica. Le associazioni di categoria ceca e slovacca aprono il 2018 con il consueto evento FESPA Link - a gennaio in data ancora da definirsi - per discutere e confrontarsi sul mondo della stampa specialistica. Il primo di febbraio l’associazione turca ARED organizza un incontro interamente dedicato agli ultimi trend del settore del signage.

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La conferma di Bangkok come location per FESPA Asia 2018 non è casuale. La Thailandia è uno dei dieci Paesi che compongono la regione ASEAN (gli altri sono Brunei, Cambogia, Filippine, Indonesia, Laos, Malaysia, Myanmar, Singapore, Vietnam) che nell’ultima decade è cresciuta del 300%, seconda solo alla Cina in tutta l’Asia. È una regione che attira molti investimenti stranieri (oltre 128 miliardi di dollari fra Thailandia, Indonesia, Filippine, Malaysia e Singapore, il 9% in più rispetto al mercato cinese) e che è estremamente dinamica, come testimonia il fatto che il 38% delle nuove aziende nate nel continente asiatico negli ultimi anni sono concentrate in quest’area. Inoltre, FESPA Asia è l’unica manifestazione fieristica di questo tipo nell’ASEAN e i mercati del tessile, dell’interior, del decorative, dell’out of home guardano ad essa come a un punto di riferimento. FESPA Asia risponde con oltre 100 espositori, sia locali che internazionali, per un totale di più di 160 brand rappresentati. Ad essi si affiancheranno sessioni convegnistiche in cui interverranno esperti del settore e brand owner per raccontare le ultime novità della stampa specialistica. Di alto profilo la qualità dei visitatori, la stragrande maggioranza dei quali sarà composta da amministratori delegati, titolari e direttori generali (73%) o comunque da persone con poteri decisionali in merito all’acquisto di tecnologia (88%). Altissima anche la percentuale di coloro che andranno in fiera per investire (83%), mentre più della metà sarà interessata a creare partnership e sinergie (55%).


fespace FESPA NEL MONDO

FESPA Awards 16 maggio 2018

Sono ufficialmente aperte le Call for Entries del concorso che, dal 1991, premia non soltanto il meglio della stampa, ma anche le persone che lo rendono possibile. Sono quattordici le categorie nelle quali si può gareggiare, ognuna con quattro sottocategorie tecnologiche (stampa digitale, serigrafia, stampa mista, materiali non stampati) per degli Award che abbracciano tutto il mondo della stampa specialistica. In aggiunta, i lavori partecipanti concorrono automaticamente per il People’s Choice Award (in cui a decidere il vincitore è il pubblico) e per il Best in Show Award (dove spetta ai giudici, senza restrizioni di categoria, indicare il vincitore). Alle Call for Entries, che resteranno aperte fino al 26 gennaio 2018, possono partecipare stampatori di tutto il mondo per mettere in mostra la loro unicità e ottenere riconoscimento dai propri colleghi. I vincitori saranno premiati durante la cena di gala che si terrà il 16 maggio 2018 a Berlino, in contemporanea a FESPA 2018. Un’area della fiera sarà interamente dedicata a mostrare tutti i lavori che supereranno la prima fase di giudizio e formeranno la shortlist finale da cui emergeranno i vincitori.

Le categorie dei FESPA Awards 1. Point of Purchase Products - Printing on paper & board, including paper banners & backlit papers 2. Point of Purchase Products – Printed on all types of plastics, including plastic banners and backlit plastic + lenticular, plastic printing in sheets, flexible or rigid 3. Posters, single sheets & multi-sheets 4. Original Serigraphies and Giclees and Fine Art reproductions, books, brochures 5. Decals, printed labels, fleet marking, window decals etc. 6. Special effect screen printed over offset, digital or screen printed images and other innovative applications 7. Special effect on t-shirts and other garments, including embroidery, additions of pearls, metal, circuitry etc 8. T-shirts and other garments - direct printing, transfers and roll-to-roll 9. Roll-to-roll printed textile for decoration and Pennants, banners, tapestries, draperies, other textile products (eg. Bags, scarves, ties, etc)

Paolo Lorusso e la moglie Paola, P&P Promotion, mostrano i tre premi vinti ai FESPA Award 2017. Sopra, i tre lavori che hanno permesso a P&P Promotion di raggiungere questo risultato.

10. Glass, Ceramic, metal and wood products eg. tableware, tiles, glasses, mirrors curved and flat, direct printing, decals, Glass & Ceramic, Metal & Wood Products, Signs and Objects 11. Direct printing on three dimensional products, bottles, mugs, skis, packaging etc 12. Non Printed Signage - Channel Lettering, Neon Signs, Signwriting, Etching, engraving and dimensional signage, acrylics, non-printed vinyl etc. 13. Functional: compact discs, credit and phone cards, automobiles, IMD, fascias, dials, nameplates, signs, gauges etc Printed Circuits and membrane switches, hybrid circuits, RFIDs, solar cells etc 14. Young Star The Young Star Award is marked across all the categories and is open to those aged 15-25 working as a junior employee or student in any print related discipline.

Scansiona il QR Code per partecipare ai FESPA Awards

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profili

comunicazione d’impresa

UV LED al centro della strategia di Agfa Graphics Il 2017 è stato l’anno dell’UV LED per Agfa Graphics, che ha lavorato a ritmi serrati per completare la conversione del parco macchine, dai sistemi della serie Anapurna a quelli della serie Jeti. E mentre i benefici dell’essiccazione LED in produzione sono sempre più evidenti, la risposta del mercato è stata positiva, anche a fronte delle installazioni già effettuate Agfa Graphics ha scelto di puntare tutto sull’UV LED. Dopo il lancio ufficiale a drupa 2016 della versione UV LED di tutti i modelli – flatbed, roll-to-roll e ibridi – della famiglia Anapurna, il percorso della multinazionale è proseguito, a ritmi serrati, con la conversione dei modelli flatbed della linea Jeti – Mira – a fine 2016 ed è terminato lo scorso maggio a FESPA, con la presentazione della versione UV LED di Jeti Tauro, l’ammiraglia della famiglia. “Il passaggio alla tecnologia UV LED per tutte le soluzioni dell’offerta di Agfa Graphics ha rappresentato il focus strategico e tecnologico dell’azienda nell’ultimo anno e mezzo. E il feedback che stiamo raccogliendo dal mercato sembra indicare che la direzione scelta sia quella giusta”, Massimo Costa, ha spiegato Massimo Costa, inkjet sales manager di Agfa Graphics. “L’interesse è inkjet sales manager di Agfa Graphics. notevole, basti dire che in Italia chiuderemo il 2017 con un incremento complessivo delle unità vendute rispetto al 2016 e con almeno un’installazione UV LED per ogni tipologia di macchina”. Proprio con Massimo Costa abbiamo parlato del perché dell’UV LED e dei fattori di successo di questa operazione.

Quali sono i vantaggi legati alla tecnologia UV LED? La decisione di passare all’UV LED è legata ai tanti vantaggi e benefici di questa tecnologia di curing. Dal punto di vista economico, l’UV LED consente non solo di ridurre i consumi e, di conseguenza, i costi energetici, ma anche di ottimizzare le spese legate alla sostituzione delle lampade stesse, che hanno vita molto più lunga. Dal punto di vista produttivo, questa tecnologia elimina i tempi di attesa, in quanto le lampade si accendono e si spengono immediatamente. Per quanto riguarda la qualità, a differenza delle lampade a bulbo – che tendono a esaurirsi con il rischio dell’insorgere di problemi di adesione e di bending – le lampade a LED garantiscono un’emissione costante nel tempo, a favore di una qualità ripetibile e consistente. E non vanno dimenticati i benefici in termini di ampliamento delle possibilità applicative: utilizzando lampade fredde, la polimerizzazione LED necessita di una minore quantità di calore sul supporto. Ciò consente di stampare su una più vasta gamma di materiali, inclusi i più critici, come i film plastici molto sottili o il cartone.

Agfa ha sviluppato anche una serie di inchiostri per l’UV LED. Quali i benefici? Agfa segue internamente lo sviluppo e la produzione non solo delle soluzioni di stampa, ma anche dei software che le pilotano e degli inchiostri, e ciò rappresenta, a mio avviso, un vantaggio competitivo notevole. Per quanto riguarda l’UV LED, abbiamo sviluppato una famiglia di inchiostri ad hoc, perfettamente allineati sul curing della lunghezza d’onda del LED: questo ci ha permesso di superare il problema della non perfetta asciugatura degli inchiostri, verificatosi sulle prime macchine lanciate anni fa sul mercato da diversi fornitori e dotate di questa tipologia di polimerizzazione. In particolare, la nostra tecnologia ‘thin ink layer’ si combina perfettamente con l’UV LED: questi inchiostri ad alta pigmentazione e inodore permettono di ottenere un’ottima qualità di stampa e di riproduzione del colore ed effetti simil-gloss

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profili

comunicazione d’impresa

di grande impatto, e ben sopportano le lavorazioni post stampa, come piega, taglio e cordonatura.

Come sta rispondendo il mercato italiano?

ad affrontare investimenti in tecnologia e si dimostrano interessate o a modelli entry level, per iniziare l’iter digitale, oppure a soluzioni più produttive per gestire volumi medi con sistemi collaudati e in grado di garantire la qualità di stampa

richiesta da questo mercato. In generale, siamo molto soddisfatti della risposta raccolta sul mercato, sia per l’andamento delle vendite nel 2017, sia perché ci sono già ottime premesse affinché anche il 2018 sia un anno di successo.

Nel corso del 2017, abbiamo avuto un riscontro più che positivo: in Italia, chiuderemo l’anno con almeno un’installazione UV LED per tipologia di macchina da stampa. Nella linea di prodotti Anapurna, le richieste si concentrano sulle macchine da 2 metri, ma anche su quelle da 3,2 metri ibride – ideali per realizzare pannelli da 3x2 m dal lato dei 3 metri e applicazioni roll-to-roll. Abbiamo, poi, installazioni di Mira UV LED. E grande soddisfazione ci arriva dalle vendite di Tauro: a fine anno avremo due installazioni di modelli UV LED, mentre altre installazioni sono già in programma per il 2018.

Vuole tracciare un ritratto delle aziende con cui state lavorando? Guardando alle vendite del 2017, abbiamo identificato quattro tipologie di aziende che dimostrano interesse e investono nei nostri sistemi di stampa. Gli stampatori digitali wide format – inclusi i web-to-print – rappresentano un bacino ampio e dal grande potenziale. Si tratta o di aziende con soluzioni entrylevel che vogliono evolversi, o di realtà che puntano a dotarsi di soluzioni più produttive, ma con costi ottimizzati: in generale, sono tutti operatori che gestiscono produzioni flessibili, con diversi supporti e pertanto guardano a soluzioni ibride piane o roll-to-roll e alla tecnologia di polimerizzazione LED. Ci sono, poi, gli stampatori offset tradizionali, interessati a diversificare l’offerta per entrare in nuovi mercati, anche in direzione di stampa digitale wide format, e arrivare a offrire al cliente un range di lavorazioni più completo. Un’altra tipologia di cliente con cui lavoriano molto sono le serigrafie: in questo caso, si tratta di aziende che hanno già attrezzature di stampa digitali e che cercano sistemi di stampa più produttivi e con una più alta qualità di stampa. I prodotti di riferimento per queste aziende sono Mira o Titan, oppure Anapurna in versione flatbed. Infine, uno dei mercati che ci sta dando grande soddisfazione è quello cartotecnico e degli scatolifici: le aziende che operano in questi settori non hanno problemi

I modelli di punta della famiglia Jeti di Agfa Graphics, nella versione UV LED: Mira (in alto) e Tauro (al centro). In basso, Anapurna H3200i LED. Per ogni modello si contano già diverse installazioni in Italia.

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5 numeri all’anno di WIDE

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7 numeri all’anno de Il Poligrafico incluso lo Speciale Print Connection con le classifiche delle industrie della stampa e il database dei fornitori

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7 numeri all’anno de Il Poligrafico


UN PROGETTO CURATO DA:

PRINTMAT esporrà esempi concreti di come l’innovazione nelle tecnologie e nei materiali è un binomio che rende la STAMPA un elemento chiave nel processo esperienziale e multicanale del consumatore

La prospettiva del supporto nel mirino di WIDE

Le frontiere dell’innovazione della stampa

Il 2018 della rivista si arricchisce di un

a disposizione nei diversi comparti della stampa specialistica.

Una “mostra nella mostra”. Un’area “trend” in cui verrà presentato, attraverso la simulazione di diversi contesti d’uso, il meglio delle soluzioni offerte dal printing in tutte le fasi della vita del prodotto: pre-vendita, punto vendita e post-vendita.

A PRINTMAT ci saranno prodotti che abbinano nuove tecnologie, materiali e supporti in grado di colpire e produrre il tanto ricercato

su proprietà e potenzialità dei materiali

effetto wow.

Con l’obiettivo di offrire approfondimenti

Ideato e progettato da ACIMGA e ARGI, con la collaborazione di FESPA Italia, PRINTMAT rappresenta il fulcro dell’innovazione a PRINT4ALL 2018. AL CENTRO L’INNOVAZIONE PER LA CUSTOMER JOURNEY

focus dedicato ai supporti di stampa.

Quali sono gli elementi che concorrono alla realizzazione di applicazioni dal tanto ricercato effetto wow? Il processo di stampa – ovvero la combinazione più efficace di tecnologia e inchiostri – unito al know how di chi produce sono fondamentali, ma un ruolo altrettanto rilevante lo giocano i supporti. Del resto, l’evoluzione delle diverse tecnologie di stampa – capaci oggi di supportare anche materiali in passato problematici da gestire per consistenza, spessore, superficie – è andata di pari passo con l’ampliamento delle gamme dei supporti a disposizione. Una trasformazione dalla portata rivoluzionaria, laddove sempre più spesso nella pianificazione del processo di lavorazione necessario per ottenere una specifica applicazione si parte proprio dalla scelta del materiale. Le cui proprietà – in termini di resa cromatica, resistenza, tenuta, caratteristiche della superficie, portata green e così via – concorrono a garantire la qualità del prodotto finito. E in molti casi a conferire quel valore aggiunto che può fare la differenza nell’attrarre il consumatore finale contemporaneo e influenzarne le scelte di acquisto. Non è un caso che proprio i materiali si stiano affermando nell’industria del printing specialistico quale argomento topico e tema centrale di tutte le manifestazioni fieristiche di settore. E seguendo tale indicazione, abbiamo deciso di dedicare ai materiali una sezione specifica della rivista a partire dal primo numero del 2018. Anche perché tra gli appuntamenti principali dell’agenda 2018 c’è PrintMat – Innovative Printed Materials, che si svolgerà in seno a Print4All, in programma a Fiera Milano dal 29 maggio al 1 giugno. Ideato e progettato dalle associazioni di settore Acimga e Argi, con la collaborazione di FESPA Italia, PrintMat è concepito come area espositiva di tendenza: qui saranno messi in mostra esempi concreti di applicazioni nelle quali l’innovazione nelle tecnologie di printing e nei materiali rappresenta un binomio virtuoso, capace di conferire alla stampa una nuova centralità nel processo esperienziale del consumatore.

Esemplificazioni altamente innovative che potranno offrire dei veri e propri benchmark agli stampatori, ma anche nuove idee e strumenti di lavoro a creativi e grafici.

Al prossimo numero, dunque, per il primo focus sui materiali.

UN PROGETTO CURATO DA:

Esemplificazioni altamente innovative che potranno offrire dei veri e propri benchmark agli stampatori, ma anche nuove idee e strumenti di lavoro a creativi e grafici.

A PRINTMAT ci saranno prodotti che abbinano nuove tecnologie, materiali e supporti in grado di colpire e produrre il tanto ricercato

Una “mostra nella mostra”. Un’area “trend” in cui verrà presentato, attraverso la simulazione di diversi contesti d’uso, il meglio delle soluzioni offerte dal printing in tutte le fasi della vita del prodotto: pre-vendita, punto vendita e post-vendita.

effetto wow.

AL CENTRO L’INNOVAZIONE PER LA CUSTOMER JOURNEY Ideato e progettato da ACIMGA e ARGI, con la collaborazione di FESPA Italia, PRINTMAT rappresenta il fulcro dell’innovazione a PRINT4ALL 2018. PRINTMAT esporrà esempi concreti di come l’innovazione nelle tecnologie e nei materiali è un binomio che rende la STAMPA un elemento chiave nel processo esperienziale e multicanale del consumatore

Le frontiere dell’innovazione della stampa


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eVENTI @viscom2017

Qualche spunto da Viscom Italia

La manifestazione fieristica protagonista dell’autunno italiano ha confermato i trend dell’industria della visual communication, sempre più attenta a esplorare il potenziale applicativo delle tecnologie di stampa di ultima generazione, a conoscere i materiali a disposizione e a trovare formule virtuose per diversificare il core business

Creatività e personalizzazione. Innovazione tecnologica, sperimentazione e capacità di differenziare l’offerta per diversificare il business. Sono queste le parole chiave di chi opera nel mondo della comunicazione visiva. E l’ultima edizione di Viscom Italia, svoltasi lo scorso ottobre a Fiera Milano, lo ha confermato. La community che ha partecipato all’evento, sia sul fronte degli espositori, sia su quello dei visitatori, si è focalizzata sull’esplorare nuove opportunità applicative nei diversi ambiti della visual communication, dal retail alla moda, dalla pubblicità all’industria della marca. Con un’attenzione particolare per i materiali – laddove le gamme dei supporti stampabili si stanno ampliando in misura esponenziale e cresce l’esigenza di conoscerne proprietà e potenzialità.

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La ventinovesima edizione di Viscom Italia ha ospitato circa 200 espositori e ha contato poco meno di 20 mila visitatori, professionisti della filiera – non solo italiani, perché la presenza straniera è stata del 13%. Gli espositori non si sono limitati a mostrare le proprie soluzioni di stampa, ma – in linea con un trend iniziato da qualche tempo – hanno puntato molto anche sulle applicazioni, con l’obiettivo di mostrare cosa è possibile realizzare con le tecnologie innovative e di ispirare gli operatori della stampa, a propria volta in cerca di idee e spunti per arricchire l’offerta. Questo dinamismo – che è l’immagine di un mercato in continuo cambiamento e teso a un rinnovamento orientato alla personalizzazione del prodotto – si è manifestato anche negli eventi e nelle iniziative collaterali.

Gli 11 seminari e i 17 relatori dei Viscom Talks hanno attirato oltre 1600 professionisti, ponendo al centro tematiche che spaziavano dall’uso dei social ai trend dello street wear. Viscom City Live, al suo debutto, ha permesso a tutti di conoscere come ogni singola sua parte era stata realizzata, mostrando le infinite possibilità della stampa nel contesto urbano. Stile e design sono stati i veri protagonisti di Elementaria, che ha messo in mostra sette prototipi realizzati da noti studi di architettura e artisti internazionali insieme alle materie prime per l’arredo espositivo, il display design e la comunicazione di marca dedicata al mondo del Bellessere. La settima edizione dei DIVA (Display Italia Viscom Award) ha premiato le migliori soluzioni espositive per il punto vendita fra le 29 in gara.


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eVENTI

@viscom2017

Voci dal floor OKI SYSTEMS ITALIA

NON

regional vice president South Europe region

CA

Marzio Gobbato Romano Zanon

general manager south regional marketing di OKI Europe Il punto sulla strategia di Oki? La presenza di OKI a Viscom rispecchia i focus dell’azienda: wide format, a seguito dell’acquisizione di Seiko; light production, che riguarda il mondo della stampa a foglio; labelling. A queste, si aggiunge il mondo TMP (transfer media print), che include la stampa transfer per la personalizzazione di t-shirt, capi di abbigliamento in generale e oggetti. È su tutte queste aree che l’azienda concentra i propri investimenti.

FUJIFILM

Teresa Esposito

Paolo Zerbi

Walter Bano

Qual è il focus strategico di Fujifilm? Abbiamo scelto di puntare sul binomio produttività e tecnologia, e lo si vede nel layout del nostro stand. I sistemi di stampa in mostra – raggruppati in isole tecnologiche – sono funzionanti e questo ci permette di dimostrarne l’eccellenza e la qualità. Frutto dei considerevoli investimenti in attività di R&D di Fujifilm, pari a circa il 7% del fatturato complessivo.

marketing & sales excellence director Business Imaging Group direttore della divisione IPS Qual è la strategia globale di Canon? Canon ha promosso, a livello globale, un percorso di revisione dei processi e dell’organizzazione interni e dell’approccio al mercato. La creazione della divisione IPS (Industrial and Production Solutions) – che raccoglie attività, prodotti e servizi per gli operatori della stampa – ci consente di adottare una strategia di marketing più mirata e volta a proporci come partner unici – total solution provider – dei nostri interlocutori.

Un commento sull’ingresso di OKI nel mondo delle etichette? Si tratta della grande novità della nostra strategia. Abbiamo lanciato due sistemi dedicati, con tecnologia led laser digitale, 4 e 5 colori, piccolo formato. Il mercato presenta un grande potenziale e, anche se siamo ancora in fase di sviluppo della strategia, vogliamo rivolgerci a piccoli service e produzioni in house.

Come si concretizza il nuovo approccio? La proposta tecnologica continua ad ampliarsi, tuttavia ai clienti, esistenti e potenziali, non parliamo più di piattaforme di stampa, ma ci concentriamo sulle opportunità a esse legate. “Evolve”, la nuova value proposition che raggruppa le applicazioni rese possibili dalla tecnologia di Canon, ha l’obiettivo di portare idee e aiutare le aziende a differenziare il core business per arrivare allo “stand out from the crowd”.

E per quanto riguarda il wide format? La serie ColorPainter sta avendo un riscontro molto positivo sul mercato. In particolare, c’è grande utilizzo di queste macchine nell’ambito delle applicazioni indoor e outdoor, in particolare nel mondo delle carte da parati, grazie alla qualità delle immagini e al livello di precisione.

Quali le applicazioni al top? L’interior decoration – trainato dalla carta da parati – è il settore che cresce maggiormente. A spingerlo è la domanda di personalizzazione, che sta penetrando in diversi segmenti e che trova nella stampa digitale una valida risposta. Proprio la stampa digitale sta aprendo ampie opportunità, in particolare nel mondo del retail.

graphic systems general manager

Quali sono le novità più rilevanti? Acuity 15 – una novità mondiale – è un sistema di stampa flatbed entry level destinato agli operatori che vogliono approcciare il mercato wide format. Si tratta di una soluzione flessibile che consente non solo di realizzare display e signage, ma anche applicazioni di termoformatura, grazie agli inchiostri multifunzione. In ambito di superwide format proponiamo Acuity LED3200R che, dotata di doppio rotolo, incrementa la produttività, con bassi costi di gestione. E per l’ambito industriale, i nostri cavalli di battaglia sono Onset e JetPress 720S.

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We know how.


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profili

comunicazione d’impresa

Rossetti Group

Vestire la scena con la tecnologia inkjet di Fujifilm Rossetti Group ha iniziato il suo cammino nella stampa digitale nel settore della pubblicità, raggiungendo livelli qualitativi di eccellenza. Oggi ha trasferito la sua competenza in ambito artistico, fotografico e scenografico dimostrando come la tecnologia di stampa inkjet di Fujifilm possa raggiungere risultati sorprendenti Rossetti Group è un’azienda di stampa digitale che si propone di affiancare i clienti nei settori della comunicazione, delle riproduzioni artistiche, delle decorazioni d’interni, degli allestimenti. La ricerca continua di un valore aggiunto ha spinto i fratelli Rossetti ad ampliare il focus produttivo, affiancando all’universo della pubblicità un settore più elettivo e sensibile, ovvero quello artistico. Rossetti Group è da anni impegnato nella produzione di scenografie teatrali e televisive, collaborando con scenografi del calibro di Sanchi, Sala e Spinatelli, e con registi, tra cui Dante Ferretti, tre volte insignito del premio Oscar. L’azienda, con sede a Rozzano (Milano), ha lavorato per l’Opera di Roma, il Teatro Verdi di Trieste, l’Arena di Verona, La Fenice di Venezia, la Fondazione dell’Opera di Tokyo e – ultimo ma non per importanza – il Teatro alla Scala di Milano, ormai cliente abituale dei servizi di stampa. Nel 2016, in occasione della messa in scena di Madama Butterfly Rossetti Group ha realizzato la scenografia, le grafiche per il Museo della Scala e le vetrine de La Rinascente con cui, per la prima volta nella sua storia, il teatro milanese ha pubblicizzato la tradizionale Prima della Scala. Da questa e da altre esperienze positive, nascerà presto una nuova iniziativa di grande valore: riconoscendo l’eccellenza del lavoro di Rossetti Group, alcuni scenografi, provenienti anche da teatri importanti come il Teatro alla Scala, hanno chiesto un corso di formazione sulla stampa digitale. “La richiesta di questi professionisti mi inorgoglisce molto, perché significa che non solo siamo in grado di fornire stampe e quindi soluzioni tecniche alle loro esigenze, ma potremo anche dar loro una consulenza personalizzata, ampliandone le conoscenze in un ambito in evoluzione come la stampa digitale”, ha commentato Damiano Rossetti.

Fondali fotografici stampati in occasione della mostra fotografica di Giada Ripa, “The Yokohama Project 1867-2017”. La riproduzione wide format delle fotografie di Felice Beato è stata realizzata da Rossetti Group su un tessuto non rigido a tela quadro.

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comunicazione d’impresa

Dal teatro alla fotografia, le arti dell’inkjet Per Rossetti Group – come per altri print service provider che decidono di differenziare la produzione rivolgendosi a segmenti e mercati specifici e di nicchia – la principale sfida consiste nel sapersi affiancare all’analogico – ovvero il pennello e la pittura – e proporsi con una tecnica di produzione diversa, in grado di risolvere alcune problematiche allo scenografo, senza però sostituirsi ad esso. In una parola, la tecnologia digitale ottimizza l’idea dell’artista, spingendolo a esplorare nuovi territori creativi. Andando oltre il settore teatrale, Rossetti Group si dedica anche alla riproduzione di opere fotografiche di autori di caratura internazionale: Silvio Wolf, Chiaramonte e Giada Ripa, che ha recentemente realizzato la mostra The Yokohama Project 1867-2017, Il Giappone dopo 150 anni sulle orme di Mathilde Ruinart e Felice Beato. Qui il lavoro della fotografa, che scatta e stampa in digitale, è stato affiancato alle riproduzioni in formato wide degli scatti di Felice Beato, realizzati da Rossetti. All’interno della bellissima cornice del neo restaurato Palazzo Litta di Milano, l’obiettivo di restituire un forte contrasto tra gli scatti moderni e molto definiti di Giada Ripa e le gigantografie antiche e invecchiate di Felice Beato è stato perfettamente ottenuto grazie alla UVISTAR Pro 8, macchina da stampa Fujifilm da 5 metri, e al canvas scelto, capace di riprodurre un bellissimo effetto tela quadro. Che sia il campo delle scenografie o il campo delle riproduzioni fotografiche, la soluzione alle esigenze sta, secondo Damiano Rossetti, nel considerare, con una visione un po’ romantica, il ruolo della tecnologia a stampa digitale in campo artistico come la stessa funzione che ha un pennello: “Noi stampatori digitali affianchiamo i creativi nel dar corpo alle loro idee. Quando l’artista decide che la produzione deve essere affidata a uno stampatore digitale, egli non sta facendo altro che affidare la realizzazione delle sue opere a un ‘pennello’ diverso da quello tradizionale”. E, in tale scenario, la tecnologia Fujifilm – di cui dispone Rossetti Group – svolge un ruolo cruciale nel determinare il successo dell’attività di stampatore. “Credo che siano due le ragioni. La prima riguarda gli aspetti di durata, resistenza e produttività dei sistemi di stampa di Fujifilm, a cui si aggiunge l’ottimo servizio di assistenza post vendita che, gestito da tecnici estremamente competenti, fa la differenza. La seconda ragione è legata alla percezione del mercato del marchio Fujifilm: una percezione che porta i clienti ad affiancare immediatamente la stampa Fujifilm a un concetto di stampa di qualità fotografica”, ha concluso Rossetti. Fase di stampa di parte del fondale realizzato nel 2016 da Rossetti Group per la vetrina di Rinascente in occasione della Prima della Scala, Madama Butterfly.

Focus tecnologico Qual è il segreto della qualità fotografica della tecnologia di stampa di Fujifilm? La risposta è negli inchiostri e nelle teste di stampa proprietari, ovvero i pilastri tecnologici della multinazionale giapponese. La gamma di inchiostri UV Uvijet permette alle stampanti Fujifilm a getto d’inchiostro di realizzare immagini impeccabili, con colori vivaci e straordinariamente fedeli. La tecnologia produttiva Micro-V a dispersione ultrafine di Fujifilm offre un’elevata pigmentazione per stampe di alto impatto visivo e dall’ampia gamma colore.

Gli inchiostri Fujifilm Uvijet UV hanno ottenuto la certificazione UL Greenguard, a dimostrazione dell’impegno di Fujifilm verso la responsabilità ambientale. I criteri per ottenere questo accreditamento ampiamente riconosciuto sono tra gli standard per le emissioni più rigorosi al mondo. I prodotti certificati UL Greenguard sono ben affermati e testati scientificamente per incontrare i rigorosi standard di terze parti sulle emissioni chimiche, portando alla realizzazione di ambienti indoor più sani. “Il raggiungimento della certificazione UL Greenguard per gli inchiostri Uvijet UV riafferma l’impegno di Fujifilm nella sua politica sui prodotti chimici”, ha dichiarato Mike Battersby, marketing manager Fujifilm Global Graphic Systems. “Essi saranno progettati per la salute, la sicurezza e l’ambiente, offrendo ai consumatori la completa serenità riguardo al fatto che gli inchiostri inkjet in uso sono certificati come a basse emissioni. Gli inchiostri che hanno ottenuto la certificazione sono: Uvijet KA, Uvijet KI, Uvijet KN, Uvijet KO, Uvijet KV, Uvijet LF, Uvijet LL, Uvijet OB, Uvijet OL, Uvijet OW, Uvijet OZ, Uvijet US, Uvijet WH e Uvijet WI.

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colophon Persone e aziende citate con riferimento alla pagina. I numeri in neretto si riferiscono a un’inserzione pubblicitaria

3M 56 A-Track 55 Acimga 69 Agfa Graphics 32,66 AIFIL 46 Ala-Assoarchitetti 49 Altagamma 43 Alvisi e Alvisi 61 Alvisi Luciana 61 Argi 69 B&B Systems 45,57 Bandecchi Emanuele 44 Bano Walter 53,71 Bassanello Alberto 26 Bassani Ippolito 10 Battersby Mike 73 Bavuso Giorgio 37 Beretta Stefano 45 Berni Laura 56 Boldmind Italia 58 Bompan 11 Borghi Alessandra 9 Brochier Cédric 62 Brochier Technologies 62 Buttiens Peter 16 Cahani Ziv 25 Canon 53,71 Cartimballo 56 Castelluccia Leandro 56 Cefla Finishing 24 Clear Channel International 48 Cloglass 58 CMF Marelli 39 Corvasce Design 56 Cosmetica Italia 43 Costa Massimo 66 Cover Styl’ 56 Cripps Paul 28 Deezen 55 Dimatix 33 Dimensional Research 36 Dip-Tech 25 Dori Pubblicità 57 Durst 8,26 Eccleshare William 48 Edigit 9 Edwards Simon 30 EFI 7,28 Elmi Edoardo 57 74

ESMA 19 Esposito Teresa 71 Eurmoma 10,31,57 EY 43 F/ART 10 Family New York 55 Ferrulli Davide 38 FESPA 64 FESPA Italia 69 Fiera Milano 69,75 Fiorini International 44 Fiorini Stefano 44 Fitch 55 Fontana Grafica 56 Fujifilm 27,35,59,71,72 Gambarotta Roberto 27 Girola Marco 9 Gobbato Marzio 71 Graindourze Marc 32 Grottini Communication 57 Gruppo Masserdotti 8 Gruppo System 34 Guandong 57 Havas Media 10 Heimtextil 9,12 Hexis 56 HP 38 IED Milano 61 Image 57 Inca Digital 29 INX Digital 30,33 Isonova 57 J. Walter Thompson 44 Jabil 36 Kiian Digital 3,9 Kuei 24 Kyocera 9 Laminam 34 Lamperti Marcello 8 Lascia la Scia 56 Leister Technologies Italia 71 Lorusso Paola 65 Lorusso Paolo 65 Marcuccio Marco 39 Markforged 39 MCA Digital 47 Meana Luca 44 Messe Frankfurt 12 Mills John 29

Nagao Tomoko 57 Nava Press 44 Novalia 20 Ogilvy&Mather 20 OKI 41,71 Orafol 10 P&P Promotion 65 Palladio Group 45 Pambianco David 43 Pambianco Str. d’Impresa 43 Pixartprinting 75 Polyedra 22 Print Finishing Li.To.Ver 60 Print4all 20,69 Protolab 58 Puig 10 Pusterla 1880 44 Realtà Group 55 Ricoh 37 Righetti Paolo 50 Rockwell Automation 30 Rogora Stefano 33 Rossello Fabio 43 Rossetti Damiano 72 Rossetti Group 72 Rotolito Lombarda 44 Schiavuta Piero 58 Schmidt Olaf 12 Serviceplan 21 Sicis 6 Smithers Pira 14,43 Softbank Robotics 58 Sonnoli Leonardo 10 Stefani Franco 34 Stella Paolo 10 Studio Carlo Ratti Assoc. 8 Taverna Elisabetta 43 The Boston Consulting G. 43 Tonejet 30 Ultima Displays 57 Vencato Giovanni 49 Viscom Italia 10,70 Xaar 33 Zanardi Marco 55 Zanon Romano 71 Zerbi Paolo 71 Zund 8

STRATEGO GROUP via Cassanese 224 - Segrate (Milano) tel. 02.49534500 fax 02.26951006 www.stampamedia.net Direttore responsabile: Ruggero Zuliani Comitato di redazione: Paola Bonfanti (coordinamento) paola.bonfanti@strategogroup.net Cristina Rossi, Federico Zecchini Hanno collaborato a questo numero: Fulvio Alvisi, Arianna Barboglio, Fausto Martin, Elena Panciera, Achille Perego, Stefano Tenedini Pubblicità: Mauro Tironi sales@strategogroup.net Deborah Ferrari deborah.ferrari@strategogroup.net tel. 389.9004599 Rancati Advertising: Claudio Sanfilippo csanfilippo@rancatinet.it Ufficio traffico brando.zuliani@strategogroup.net Registrazione Tribunale di Milano n° 448 del 21.9.1985 R.E.A. Milano n° 1190227 Gli articoli firmati impegnano esclusivamente gli Autori. È vietata la riproduzione anche parziale del testo. ISSN 0394-5901 Quota di abbonamento annuo per l’Italia euro 40,00 per l’Europa euro 73,00 extra Europa euro 83,00. Numeri arretrati: euro 14,00. Versamento con bonifico intestato a: Stratego Group IBAN IT91 B050 3420 6000 0000 0000 933 Per informazioni: amministrazione@strategogroup.net

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Progetto grafico e impaginazione: Cristina Mascherpa Copertina: Cristina Mascherpa Foto: Sicis Stampa: Grafiche Parole Nuove Brugherio (MB) Nobilitazione copertina: Print Finishing Li.To.Ver - Vimercate (MB)


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