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86/2021

PRINT LOVERS

Here to inspire you

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printlovers.net

Fedrigoni Digital for HP Indigo® is our latest swatch featuring papers and boards certified for HP Indigo® printing. D I S C OV E R H P I N D I G O ® C E RT I FI E D PA PE R S AT F E D R I G O N I PA PE R S .C O M/PA PE R- S E L ECTO R

P R I N T B U Y E R | S T R AT E G I E E T E C N I C H E D E L L A C O M U N I C A Z I O N E S TA M PATA

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In questo momento non c’è niente come la carta nelle tue mani Nient’altro che questa sensazione Nient’altro con il potere di suscitare ciò che può evocare. Sfoglia le pagine di questa rivista Guarda, tocca, senti ... capisci. Questo è Raw. La nuova imparagonabile carta di Sappi.

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P R O F U M O

P A N T O N E

UN

secolo fa, il 5 maggio del 1921, fu presentato ufficialmente N°5. Creato da Ernest Beaux – già profumiere dei Romanov – su richiesta di Coco Chanel, N°5 era pura avanguardia in un mondo in cui i profumi femminili erano perlopiù monoessenze floreali, tanto che le donne “sapevano” di gelsomino, o rosa, o mughetto. Andando contro il senso comune, Chanel volle “un profumo da donna che sappia di donna” e non di fiore: distintivo, multisfaccettato, persistente. In una parola: complesso, come le donne in carne e ossa, lontane dagli stereotipi e dalle idealizzazioni. E quindi, oltre al Gelsomino di Grasse e alla Rosa di Maggio usati ancora oggi, furono scelte anche essenze all’epoca in voga nei boudoir, e per aggiungere innovazione all’innovazione, entrarono nel mix gli aldeidi, essenze di sintesi che conferivano al profumo una persistenza straordinaria. Il risultato olfattivo fu così dirompente da essere accostato all’arte visiva con la definizione di “astratto”, e anche il suo packaging – un flacone di vetro da farmacia, con un’etichetta bianca dal design minimalista e font neri e sans serif, che nel corso di un secolo ha vissuto pochissimi e misurati restyling soprattutto per quanto riguarda il tappo – entrò ben presto nell’empireo dell’arte, diventando parte della collezione permanente del MoMA e poi soggetto scelto da Andy Wahrol per le sue serigrafie. Un accostamento sinestetico che prosegue anche oggi, visto che Olivier Polge, quarto e attuale mastro profumiere della storia di Chanel con una formazione da storico dell’arte, ha definito N°5 “il nostro profumo Pantone”. Un’idea che racchiude in sé la totalità della percezione, la pietra di paragone di ogni possibile sfumatura, l’incarnazione della contemporaneità. L ' E D I T O R I A L E

di M I C H E L A

P I B I R I


L’apostrofo dolce di T’a Milano di ACHILLE PEREGO

Faraone Mennella, Jewelry and the City di

M A R I L D E M O T TA

Stampa, stampa delle mie trame di REDAZIONE

Il toolkit del designer felice d i LO R E N Z O C A P I TA N I

Fundraising che emoziona di MICHELA PIBIRI

Sintesi di storia e innovazione, qualità e raffinatezza, T’a Milano propone la pasticceria e la cioccolateria in modo nuovo e spontaneo. A partire da una lunga tradizione di famiglia, come ci racconta Alberto Alemagna, co-fondatore con il fratello Tancredi del giovane brand.

Gli astucci per i gioielli sono parte di un rituale d’acquisto coinvolgente. Ne abbiamo parlato con Amedeo Scognamiglio, co-fondatore del brand di alta gioielleria Faraone Mennella: una personalissima immagine del lusso italiano che ha conquistato le protagoniste di “Sex and the City”.

Dall’home decor al fashion, l’ottimizzazione dei processi produttivi in una logica circolare è ciò che guida l’avanguardia del textile. In questo speciale vi raccontiamo come si stampa e si nobilita il tessuto, con un approfondimento sulle applicazioni nel packaging e uno sguardo ai trend da qui al 2022.

Dall’idea creativa al visto si stampi, una panoramica degli strumenti grandi e piccoli per la progettazione che semplificano la vita ai designer: plug-in, library di font, configuratori, fino alle piattaforme più evolute per gestire il workflow di produzione.

Introdurre il packaging nel mondo no-profit per coinvolgere, risvegliare dall’anestesia emozionale, convincere a donare. È quello che hanno fatto le agenzie Coo’ee Italia e Conversion E3, rispettivamente per L’Ospedale dei Bambini di Milano “Vittore Buzzi” e l’organizzazione umanitaria Mediterranea.

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Non chiamatela “tappezzeria”

Dimenticate i pattern ripetitivi delle tappezzerie della nonna. Oggi le carte da parati si trasformano in una moderna versione degli affreschi e accolgono soggetti grafici di grandi dimensioni. In più, si fanno strada nuovi materiali sostenibili e dalle altissime prestazioni.

d i C AT E R I N A P U C C I

La profondità di campo dei nostri ricordi

La fotografia per Angelo Tassitano è cura del processo, dalle origini alla stampa. È l’espressione dell’emozione degli “incontri” possibili nella quotidianità; è interrogativo sull’origine delle proprie radici. Vi raccontiamo tutto in questa intervista.

di SIMONE AZZONI

Professione: type designer

In un mondo in cui ci sono milioni di font disponibili, c’è ancora spazio per nuovi caratteri? Quali sono i requisiti di un font professionale? Anche la tipografia risente di mode e tendenze? Di questo e altro parliamo con il type designer Fulvio Bisca.

di STEFANO TORREGROSSA

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EDITORIALE Profumo Pantone, di Michela Pibiri

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NO WORDS Word paper, di Lorenza Pellegri

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SPAZIO ROBILANT ASSOCIATI Felicetti, anche la pasta guarda al futuro

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COM'È FATTO PRINT I materiali e le tecniche

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GRANDANGOLO Epson, Direct-to-garment

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WIDE FORMAT Una Guernica stampata in digitale

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GRANDANGOLO Nava Press realizza #myfriendchopin

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PRINTLOVERS CONNECTION 2021 Una sezione speciale dedicata alla comunità di Printlovers.net

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PERSONALMENTE Chi ha paura del position paper? di Marilde Motta

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NEWS 12

GRANDANGOLO La gamma “Power” di Manifattura del Seveso 31 PRINT BUYER NUMERO 86/2021

DIRETTORE RESPONSABILE Enrico Barboglio

ART DIRECTOR Stefano Torregrossa › onicedesign.it

COORDINAMENTO EDITORIALE Michela Pibiri michela.pibiri@strategogroup.net

PRINTLOVERS www.printlovers.net redazione@printlovers.net

HANNO COLLABORATO Simone Azzoni, Roger Botti, Lorenzo Capitani, Marilde Motta, Elena Panciera, Lorenza Pellegri, Achille Perego, Caterina Pucci, Roberta Ragona, Stefano Torregrossa

STRATEGO GROUP srl Via Cassanese 224, 20054 Segrate (MI) amministrazione@strategogroup.net

TRADUZIONI Marta Sanders – The Language Switch

PUBBLICITÀ Deborah Ferrari | t. 389 9004599 › deborah.ferrari@strategogroup.net Segreteria pubblicità › brando.zuliani@strategogroup.net

REA MILANO 1190227 Autorizzazione Tribunale Milano n. 706 | 11/10/2004 STAMPA FAENZA GROUP SPA – Faenza (RA) Carta interno: SAPPI RAW 115 g ABBONAMENTI T. 02 49534500 | F. 02 26951006 abbonamenti@strategogroup.net — Annuale 60 euro – Bonifico bancario a STRATEGO GROUP srl IBAN: IT70 C034 4020 6000 0000 0264 200

Gli articoli firmati impegnano esclusivamente gli Autori. Dati e caratteristiche tecniche sono generalmente forniti dalle Case costruttrici, non sono comunque tassativi e possono essere soggetti a rettifiche in qualunque momento. Tutti i diritti sono riservati. Notizie e articoli possono essere riprodotti solo a seguito di autorizzazione dell’editore e comunque sempre citando la fonte. Testi e fotografie, qualora non espressamente richiesto all’atto dell’invio, non vengono restituiti. Desideriamo informarLa che il D.Lgs. 196/03 (Testo Unico Privacy) prevede la tutela di ogni dato personale e sensibile. Il trattamento dei Suoi dati sarà improntato ai principi di correttezza, liceità e trasparenza e della Sua riservatezza. Ai sensi dell’art. 13 del Testo Unico, Le forniamo quindi le seguenti informazioni: il trattamento che intendiamo effettuare verrà svolto per fini contrattuali, gestionali, statistici, commerciali, di marketing; il trattamento, che comprende le operazioni di raccolta, consultazione, elaborazione, raffronto, interconnessione, comunicazione e/o diffusione si compirà nel modo seguente: archiviazione su supporto cartaceo e archiviazione informatizzata su personal computer. Il titolare dei dati è: Stratego Group srl nella persona del Rappresentante Legale. Il responsabile del trattamento dei dati è: Enrico Barboglio [enrico.barboglio@strategogroup.net, via Cassanese 224, Segrate MI, T. 02.49534500]. Al titolare del trattamento Lei potrà rivolgersi per far valere i Suoi diritti così come previsti dall’art. 7 del D.Lgs. 196/03.


Com'è fatto Print

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LUXOR® 355 (COPERTINA)

La scritta Lovers è realizzata con un oro tendente al rosa antico, stampato a caldo con cliché hinderer + mühlich, che richiama perfettamente l’oro rosa stampato in digitale della controcover.

CLICHÉ E COLORE A CALDO Luxoro è partner esclusivo in Italia del Gruppo KURZ, player mondiale e punto di riferimento internazionale nella produzione di attrezzature e tecnologie per la stampa a caldo e la stampa a freddo. Attraverso le sue ispirazioni Luxoro vuole diffondere un nuovo modo di pensare il packaging e l’immagine dei brand, soluzioni di nobilitazioni inedite e materiali di altissima qualità studiati per design unici. Che si tratti di packaging, etichette, editoria, sicurezza, cosmetica, automotive, elettrodomestici o moda, le proposte dedicate alla nobilitazione sono sempre all’avanguardia e sorprendenti. Le tecnologie e i materiali decorativi che Luxoro propone sono tra i migliori al mondo e la competenza nell’offrire consulenza e servizio è un punto fermo della filosofia aziendale. Luxoro è fornitore di materiali di decorazione, ma è anche partner in grado di sviluppare con designer e creativi le migliori applicazioni per dare vita alle loro idee. Grazie a rigorose politiche aziendali volte alla sostenibilità ambientale, Luxoro è da tempo una realtà a energia 100% rinnovabile e totalmente a impatto zero. C www.luxoro.it


La controcopertina è stata realizzata per mezzo di processi produttivi totalmente digitali in una logica di “produzione 4.0”. La stampa offset digitale vede come protagonista l’ultima nata nella famiglia HP, l’innovativa Indigo 100K che con il suo sistema di automazione e controllo di qualità, garantisce maggiore efficienza, un’incredibile produttività e una qualità certificata dei fogli stampati. La stampa è ulteriormente enfatizzata dal sistema di nobilitazioni digitali Scodix Ultra con effetti “smaltati” 2D HiLux e 3D HiLux, più inserti metallici 3D HiLux Metal che si ritrovano nel delicato oro rosa Luxor® 355 così come nella profondità piena di riflessi del blu Luxor® 369. Proprio questo il mix di tecnologie digitali utilizzate da Varigrafica per realizzare la controcover, dove l’innovazione e il rapporto tra vintage e digitale vengono esaltati dal contrasto dei colori utilizzati, psichedelici e retrò allo stesso tempo. Il tutto si completa con la fustellatura, anch’essa digitale, del punto focale dell’intera pagina, una lettera che maschera una serratura, come fosse un invito ad affacciarsi e ad entrare in una nuova era.

LUXOR® 355 e LUXOR® 369 (Controcover)

La particolarità delle metallizzazioni a rilievo che caratterizzano il design della controvover è che sono state stampate tutte in digitale. La linea di Luxoro dedicata alla stampa digitale a rilievo permette di ottenere differenti texture, differenti spessori e addirittura differenti densità tutto in un unico passaggio e grazie alla qualità e alle innumerevoli tonalità di colori disponibili i risultati sono perfetti e flessibili. Il risultato che si ottiene permette di creare una nuova “esperienza sensoriale” che rimarrà impressa più a lungo. I due colori metallizzati utilizzati per la controcover sono il LUXOR® 355 e il LUXOR® 369, un rosa antico e un blu dedicati alla stampa digitale a rilievo.

Fedrigoni Nature Touch Class® White 300 g/m2 Fedrigoni Touch Class® è la prima gamma al mondo di carte e cartoncini naturali adatta a soddisfare ogni esigenza nel mondo della stampa digitale.  Lo speciale trattamento Touch Class® conferisce resistenza a impronte digitali, macchie, vernici, oli e acqua, consentendo da un lato una resa di stampa ottimale e dall’effetto spettacolare con vernici e foil digitali, dall’altro permettendone l’impiego per applicazioni che richiedono elevata resistenza alla manipolazione, quale ad esempio la stampa dei menù nel settore enogastronomico.  Una gamma dall’alto valore tecnologico per dare ai tuoi stampati digitali un tocco di classe in più. Touch Class® è stampabile con tecnologie HP Indigo®, dry toner e offset UV, è riciclabile e disponibile in due versioni (Nature, naturale smooth premium quality, e Tintoretto, marcata a feltro), tre grammature (95, 200 e 300 g/m2) e tre formati (SRA3, SRA3+ e B2), per la massima versatilità di impiego. 

STAMPA E NOBILITAZIONE CONTROCOPERTINA

CARTA COPERTINA E CONTROCOPERTINA

Varigrafica opera nel settore delle Arti Tipografiche da oltre 50 anni, e oggi si posiziona come azienda leader a livello nazionale. Grazie all’esperienza e il know-how si propone con lo stesso carattere distintivo anche verso i mercati internazionali. Affidabilità e qualità sono divenute sempre più parole chiave, grazie alla passione dei titolari e dei collaboratori; passione supportata da uno straordinario parco macchine che va dalla prestampa alla finitura. Al centro del processo di produzione vengono posti prodotto e cliente così da sottolineare sì la qualità e le caratteristiche tecnologiche all’avanguardia, ma soprattutto l’aspetto tipico del Made in Italy: regalare un’esperienza sartoriale in cui il prodotto è ideato e creato su misura ricercando soluzioni sempre nuove per rispondere alle mutevoli richieste del mercato. C www.varigrafica.com

Dal 1888 Fedrigoni significa eccellenza nella produzione di carte speciali. Il Gruppo è tra i maggiori player in Europa nella produzione e vendita di diverse tipologie di carta ad alto valore aggiunto per packaging e grafica, e di prodotti autoadesivi per l’etichettatura. Con circa 4.000 dipendenti tra Italia e sedi estere e 25.000 referenze in catalogo, il Gruppo vende e distribuisce in 130 Paesi nel mondo. A Fedrigoni fanno capo nella divisione paper Cordenons e lo storico marchio Fabriano, con oltre 750 anni di storia, e, nella divisione etichette, Arconvert e Ritrama, che ha portato il Gruppo a divenire terzo player globale nel mondo pressure sensitive labels. C www.fedrigoni.com


Tra le novità di quest’anno c’è che PRINT offrirà sempre più contenuti di quelli stampati sulla carta. Gli articoli ‘aumentati’ sono contrassegnati nelle singole pagine con il simbolo della app ‘Stampare Aumentato’ che si può scaricare gratuitamente dagli store per sistemi operativi iOS e Android. L’app potrà essere utilizzata anche per le altre testate firmate Stratego Group. Funziona anche con la rivista sfogliabile online su stampamedia.net.

Scarica l'app. Stampare Aumentato è disponibile sia su App Store che su Google Play. Scaricala gratuitamente e aprila, anche partendo da questo QR Code.

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Inquadra la pagina. Inquadra la pagina contrassegnata dall’icona ‘Stampare Aumentato’ con l’app per farle prendere vita: accederai a contenuti multimediali e interattivi.

Per ‘aumentare’ alcune pagine può essere necessaria una connessione dati del cellulare o quella di una rete Wi-Fi. Inoltre bisogna fare in modo che la rivista sia sufficientemente illuminata, così che la app possa riconoscere la pagina in maniera ottimale. Stampare Aumentato è ottimizzata per molti modelli di smartphone ma richiede device con prestazioni relativamente performanti; è dunque possibile che non funzioni perfettamente su tutti gli smartphone.


di M A R I L D E

M O T T A

Chi ha paura del position paper? Con le monografie tematiche entriamo nella vita quotidiana dell’azienda. Si tratta di una congerie di documenti, molto diversi fra loro, che vanno a costituire la vasta categoria della “letteratura aziendale”. Citiamo: l’annual report che accompagna il bilancio economico/finanziario e traccia il percorso dell’azienda nell’anno di riferimento, il bilancio sociale e quello ambientale, i cataloghi di prodotto, i manuali d’uso, il company profile, i press kit e altro ancora, fra cui il position paper su cui ci soffermiamo. Come per larga parte della letteratura aziendale, il position paper può affidarsi a carta e inchiostro e avere un’accurata veste tipografica, essere parcheggiato nell’evanescente cloud, ridursi a infografica, essere narrato per immagini, con un video, o a voce in un podcast. In sintesi, è un testo (spesso necessariamente accompagnato da immagini e grafici esplicativi) a cui l’azienda affida il compito di divulgare il proprio parere su un argomento specifico, di precisare la posizione assunta su questo e le proposte suggerite. È il documento con cui l’azienda prende pubblicamente posizione su un tema, mostrando il suo senso civico. Esporsi per offrire un approfondimento, un’interpretazione, una soluzione pone l’azienda in una posizione sia scomoda (potrebbe infatti diventare bersaglio di critiche e contro-tesi) sia onerosa poiché richiede investimenti in ricerche ed in esperti indipendenti per sostenere le tesi del position paper. Dall’altro lato, la competenza e la responsabilità che l’azienda mostra potrebbero contribuire a incrementare una positiva reputazione. Il position paper si colloca nell’area delle politiche di corporate social responsibility. È un documento su cui, in Europa e soprattutto in USA, molte aziende (ma anche enti non-profit) fanno affidamento per relazionarsi con specifici interlocutori. Talvolta questo strumento ha ricadute di divulgazione e notorietà ad ampio raggio quando tratta temi che riguardano larga parte della popolazione. In Italia latita nonostante le politiche di CSR siano ormai adottate anche dalle PMI.

M A R I L D E M OT TA . Nel 1978 ha scelto le pubbliche relazioni come professione.

Scrive e tiene corsi su alcune aree della comunicazione. Ad Personam® è la sua agenzia.

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Per le ultime notizie visita www.printlovers.net

N E W S

CORSI

VARIABLE FONT, UN CORSO DI ALTA FORMAZIONE AL POLI.DESIGN

LIBRI

THE PACKAGE DESIGN BOOK 6 È uscito The Package Design Book 6, il sesto volume di una collezione che, a cadenza biennale, raccoglie e presenta nel dettaglio i progetti di packaging design che si sono distinti ai Pentawards, vincendo uno o più metalli nelle diverse categorie di concorso. Pubblicato da Taschen, The Package Design Book 6 mostra oltre 500 progetti vincitori delle edizioni 2019 e 2020, realizzati da agenzie, studenti, freelance e brand provenienti da oltre 45 Paesi del mondo. Il volume, un must have per ogni designer, è disponibile sul sito di Taschen nel formato con copertina rigida, 23.7 x 25.6 cm, 3.48 kg, 512 pagine.

Il corso nasce dall’osservazione dei mutamenti di scenario nei vari contesti della comunicazione visiva, dalla progettazione editoriale, al branding, al design di sistemi, la pubblicistica aziendale fino alla comunicazione museali e per gli spazi, in cui la generazione dinamica di immagini è diventata uno strumento in grado di fornire competitività ai progettisti. Il workshop di Variable font vuole fornire l’opportunità di sviluppare un font sul concetto di variabilità e interpolazione e fornire strumenti per progettare in maniera responsive. Il corso ha una durata di 40 ore e si svolgerà in modalità telematica e in lingua italiana dal 17 al 21 maggio 2021. Info su polidesign.net.

AWARDS

RAFFINATE CREAZIONI IN CARTA AL FEDRIGONI TOP AWARD 2021 Dalle scatole da tè alle confezioni per profumi alle shopper bag d’alta moda; dalle etichette per birre artigianali, vini e liquori pregiati, conserve gourmet, a preziosi cataloghi illustrati, calendari, libri d’arte, accessori coordinati per aziende. È questo il mondo di chi usa materiali Fedrigoni e da qui provengono i 17 progetti finalisti pronti all’ultimo confronto per aggiudicarsi, a Parigi in giugno, il Fedrigoni Top Award 2021. La rosa dei finalisti nelle quattro categoria di gara (Publishing, Corporate Identity, Packaging e Labels) si può consultare sul sito fedrigonitopaward.com.

CARTA

LA GREEN GUIDE DI POLYEDRA PER L’ECODESIGN Alghe, cuoio, lana e cotone, bamboo, nocciole e caffè: sono questi alcuni dei componenti che caratterizzano la nuova collezione di carte Polyedra, società del Gruppo Lecta, e raccolta nella Green Guide. Nata dalla ricerca sulle fibre di recupero per dare nuova vita a materiali altrimenti destinati a trasformarsi in rifiuti, la guida raccoglie 23 prodotti tra carte creative ecologiche, colorate, patinate naturali, cartoni e carte per ufficio, in parte o totalmente riciclate – per un totale di 9 cartiere rappresentate – Favini, Gruppo Cordenons, Lecta, Lenzing Papier, Hainsberg Papier, RdM, Buchmann Karton, Steinbeis, Mondi. Info su polyedra.com

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CORSI

DOMUS ACADEMY PRESENTA 10 BANDI PER 40 BORSE DI STUDIO Solo oltre 40 le borse di studio che Domus Academy Milano mette a disposizione per frequentare i Master in partenza a settembre 2021. Vi si può concorrere tramite una competition a progetto, che coinvolge sei partner nell’ambito del design e della moda: Alessi, AKQA, 10 Corso Como, Lissoni&Partners, Technogym e Vogue Talents. Ogni bando ha una giuria che valuterà i progetti che concorreranno alle borse per i corsi in Business Design, Fashion Design, Fashion Styling & Visual Merchandising, Urban Vision & Architectural Design, Service Design, Interior & Living Design. Bandi online su competition.domusacademy.com.

CORSI

DESIGN FOR FOOD, IL NUOVO MASTER DEL POLI.DESIGN Parte a ottobre 2021 la prima edizione di Design For Food, il Master del Politecnico di Milano in collaborazione con l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Il corso nasce in linea con i nuovi trend evidenziati dall’Osservatorio di TuttoFood: export, digitale e sostenibilità sono i punti chiave. L’obiettivo? Formare professionisti che uniscano l’approccio progettuale proprio del design alla conoscenza delle logiche del settore food. Tra i temi fondamentali del corso, anche la trasparenza nella comunicazione e lo sviluppo di packaging compostabili o riciclabili. Per informazioni: polidesign.net


No Words LO R E N Z A P E L L E G R I Da copywriter e consulente di comunicazione dà voce ai brand che vogliono comunicare al meglio.

Da coach allena le persone e le organizzazioni a diventare migliori, qualunque cosa significhi per loro. Il suo sito è lorenzapellegri.com

Word Paper. La canzone preferita. Una dedica romantica. La citazione più o meno famosa che riflette la nostra personalità o la nostra scala di valori. Le due pagine del romanzo che ci ha svoltato la vita. Un mantra. Una comic strip. Un haiku. Sono tutte parole che oggigiorno possiamo scegliere di mettere al muro: quello del salotto, dello studio o della camera da letto. Da wall paper addicted – avreste dovuto vedere cosa mi sono messa in casa nel corso degli anni: la carta più sobria di tutte era floccata e presentava uccellacci neri in volo a planare su enormi fiori e frutti tropicali, in un tripudio di rossi cardinali, gialli zafferani e verdi turchesi da causarmi più di un trip, soprattutto nei giorni di febbre – dicevo, da wall paper addicted io adoro i muri ricoperti di tutto e di più, magari su carta ecologica interamente compostabile. E da amante delle parole non posso che apprezzare se quel tutto e di più è un concetto insightful, enunciato con un wording impeccabile, impreziosito da un font accattivante (e leggibile, art director che mi state seguendo, LEGGIBILE, ché le parole vanno lette, non osservate, possibile che su questa cosa non vogliate venire a patti?!). Anche se. Anche se ultimamente, quando mi trovo davanti una di quelle super inspiring quotes da cui siamo assediati ovunque, online e offline, da LinkedIn alla caffetteria sotto casa, non riesco a non pensare che è quantomeno singolare ‘sta cosa che a

dirmi come si sta al mondo sia un muro, per sua natura immobile e duro di comprendonio. Voglio dire: sarà questa la superficie più adatta a cui affidare la sintesi della nostra filosofia di vita? Tocca davvero alla parete accanto al water del bagno ricordarci chi siamo, chi amiamo e cosa vogliamo? Non è che le stiamo dando una responsabilità eccessiva? Che poi è quel che penso tutte le volte che vedo un telling tattoo o come si chiamano i tatuaggi che ci raccontano la rava e la fava di chi li indossa: “sant’iddio, non ce l’avevi un quaderno dove annotarti ‘ste cose?” (Esatto, bravi, è una citazione liberamente tratta da “La pazza gioia” di Carlo Virzì.) Tra l’altro, diciamoci le cose come stanno: chi le vede più, quelle parole sulla parete della cucina, a distanza di tempo? Scaduta la novità diventano segni grafici indefiniti, e quando abbiamo un ospite che mette piede in casa nostra per la prima volta e che li fissa incuriosito per poi decodificarli, magari ad alta voce, noi seguiamo perplessi il suo sguardo e a malapena ci rendiamo conto di cosa sta dicendo, dopodiché tra noi e noi preghiamo che non voglia approfondire, perché chi se lo ricorda più il motivo per cui cinque anni prima abbiamo piazzato accanto al frigo un estratto di “Correndo con le forbici in mano” di Augusten Burroughs?! E a questo giro per concludere zittirò la copywriter e darò la parola alla coach, che in quanto coach non sentenzierà un bel niente ma ci rivolgerà una domanda molto aperta e molto scomoda: quando inchiodiamo le parole che più amiamo a fare da tappezzeria alla nostra vita, a quali altre parole stiamo dando la possibilità di ballare?

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I N T E R V I S T A

T’A MILANO

Un apostrofo dolce di italianità, qualità e design di A C H I L L E

P E R E G O

Il marchio, T’a Milano, è la sintesi di storia e innovazione, di qualità e raffinatezza, un modo nuovo e pieno di spontaneità di proporre la bontà e la classe del Made in Italy. Del resto il nome T’a deriva dalle iniziali di Tancredi e Alberto Alemagna, ma anche da t’amo… t’abbraccio… t’adoro, a sottolineare, spiega Alberto Alemagna, managing director e co-fondatore con il fratello Tancredi di questo nuovo, dolce brand nel 2008, come la passione per quest’arte sia anche fonte di ispirazione per l’azienda che rivisita in chiave contemporanea un’arte di famiglia cominciata un secolo fa. 0014

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I N T E R V I S T A

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Il cognome dei due fratelli è di quelli che hanno fatto la storia dell’industria alimentare italiana. Tancredi e Alberto, infatti, sono i pronipoti di quel Gino Alemagna che negli anni Venti, partendo da un forno di via Sarpi a Milano, “inventò” il panettone. E nipoti di quell’Alberto Alemagna che fece diventare quell’invenzione un’industria. L’azienda di famiglia fu poi ceduta all’inizio degli anni Ottanta e negli anni Duemila i panettoni Alemagna passarono al re del pandoro, Bauli. L’ultima generazione degli Alemagna, non tradendo la vocazione di famiglia, ha riscoperto il food di qualità. Ma anche un packaging di qualità, pluripremiato in questa dozzina di anni di vita (e successo) di T’a Milano. Che, oltre a riservare un’attenzione particolare a tutto ciò che incarta e avvolge i suoi dolci, è una delle poche aziende dolciarie a produrre nel Milanese – con lo stabilimento, un ex cotonificio, a Cerro Maggiore – seguendo il metodo artigianale e utilizzando solo materie prime d’alta qualità che attingono soprattutto alle eccellenze gastronomiche italiane più conosciute e apprezzate anche all’estero. E il motto dell’azienda, che si riassume in tre parole (italianità, qualità e design), vale anche per il packaging rigorosamente, come i suoi prodotti, made in Italy, dalle grandi aziende di stampa e cartotecnica ai piccoli tipografi quasi artigianali. Ma qual è l’identità del brand e come viene trasmessa all’esterno? «T’a Milano – risponde Alberto Alemagna - è un marchio di cioccolateria e pasticceria artigianale, catering & banqueting lanciato ormai 12 anni fa da me con mio fratello Tancredi. Nel nostro brand e in tutto quello che facciamo mettiamo la passione e la creatività che fanno parte del nostro DNA, della nostra storia di famiglia con un’attenzione particolare alla qualità assoluta delle materie prime, garantita da una selezione del miglior cacao grand cru abbinato alle eccellenze italiane, come la Nocciola IGP del Piemonte, il limone di Sorrento, il pistacchio di Sicilia e così via. Da ogni nostra proposta, dai servizi catering alle confezioni di cioccolatini, dal nostro sito alle pagine social, emerge la nostra attenzione al dettaglio, alla qualità, al design, alla ricerca del bello e soprattutto del buono». La parola Milano identifica T’a come prodotto made in Italy e local. Una città nota per il design e la finanza ma anche – e ancora di più dopo l’Expo – come food. Che, in questo caso, richiama l’alta pasticceria anche da esportazione. Quella, verso i mercati esteri, cominciata da T’a Milano nel 2014 partendo dalle fiere internazionali che ha contribuito a più che

Nel nostro brand e in tutto quello che facciamo mettiamo la passione e la creatività che fanno parte del nostro DNA, della nostra storia di famiglia con un’attenzione particolare alla qualità assoluta delle materie prime

triplicare i ricavi dagli 1,76 milioni di quell’anno. Ma anche quella del catering che in questi anni (organizzando con il marchio T’a Milano oltre 300 eventi all’anno) ha portato l’azienda a essere sempre più presente nel mercato della ristorazione e delle location a marchio T’a Milano. Un settore dove, peraltro, la “vecchia” Alemagna aveva cominciato per prima offrendo questo servizio addirittura già negli anni Trenta. Nell’anno del Covid gli eventi si sono quasi fermati ma non la voglia di superare anche le ansie da Coronavirus con un prelibato cioccolatino. Ma la pandemia ha aumentato anche l’attenzione alla sostenibilità dei prodotti e del loro packaging, dagli astucci alle scatole agli shopper. Un’attenzione che a T’a Milano non è mai mancata? «Siamo convinti che la reputazione di un’azienda si costruisca tanto sull’eccellenza dei prodotti quanto sulla sensibilità alle tematiche ambientali e sociali e lavoriamo da tempo in questa direzione. Ciò è tanto più vero in una realtà che opera nel settore alimentare, dove i temi della salute, del benessere e della naturalità dei prodotti rivestono un ruolo fondamentale. Per questo abbiamo deciso di utilizzare sempre più energia proveniente da fonti rinnovabili e dai pannelli solari installati sul tetto del nostro laboratorio produttivo di Cerro Maggiore».

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In particolare questa ricerca della sostenibilità come si coniuga sul fronte del packaging? «Puntando a evitare, per quanto possibile, tutto ciò che è usa e getta, creando, soprattutto nei servizi catering, dei finger food che siano dei veri e propri “one-bite”, senza necessità di alcun supporto. E dove questo non è realizzabile, si è sostituita la plastica con materiali naturali come supporti di bambù e cannucce ecologiche. Inoltre le confezioni dei nostri prodotti utilizzano carta certificata FSC e materiali riciclabili, dall’alluminio al PET». Come si concretizza questo atteggiamento ecosostenibile rispetto ai vostri fornitori, stampatori compresi? «T’a Milano seleziona accuratamente aziende e fornitori che condividano gli stessi valori e gli stessi ideali legati alla sostenibilità, rendendosi quindi parte attiva anche nel generare una sorta di spirale virtuosa».

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A proposito di mondo della stampa: quanto è ancora importante per voi la carta e quindi la comunicazione su giornali, riviste, cataloghi, brochure o libri? «In quest’epoca della digitalizzazione, è innegabile che abbiamo ampiamente limitato la produzione cartacea dei nostri cataloghi e dei nostri materiali, sia per un tema di sostenibilità che di praticità e rapidità nel passaggio e nello stoccaggio delle informazioni, ma per esprimere certi valori ed alcuni messaggi davvero importanti riteniamo che la carta stampata sia ancora la scelta migliore. Proprio lo scorso anno infatti abbiamo realizzato con Silvana Editoriale il libro “Una storia di gusto” che racconta un po’ i nostri primi anni di attività e getta le basi per quelle che saranno le nostre scelte future. In questo caso ogni dettaglio, dalla scelta della copertina alle carte delle pagine interne, è stato frutto di un’accurata ricerca, perché con le parole, le immagini, ma anche il tatto, le texture, le sensazioni, abbiamo voluto raccontare quello che T’a Milano è e rappresenta per noi».


Stampa significa per un’azienda come la vostra anche e soprattutto imballaggio. Come vengono ideate, all’interno o all’esterno dell’azienda, le varie tipologie di packaging e come vengono scelte le aziende che lo realizzano per T’a Milano? «Ogni nostro packaging ha una propria storia in quanto ci avvaliamo sia di un team di ricerca e sviluppo interno che di designer e collaboratori esterni. Tra le nostre confezioni storiche, non possiamo non citare una delle nostre prime scatole, la confezione I Classici, ideata e realizzata nel 2008, in cui i cioccolatini avevano una particolare pendenza adatta a essere afferrati e serviti ma soprattutto che comprendeva un biglietto in cui poter scrivere una dedica personalizzata. Questa scatola ha vinto nel 2008 l’O dell’Imballaggio – Best Quality Packaging Design e la cosa interessante è che questo premio è arrivato esattamente 50 anni dopo la vittoria dello stesso premio di nostro nonno

Gioacchino, con la cappelliera porta panettone! Una Cappelliera storica che ancora T’a Milano propone per i propri panettoni luxury».

in oro a caldo, mentre per le proposte più entry level utilizziamo stampe digitali, pack in alluminio, fasce realizzate con carte speciali».

Quali altri riconoscimenti avete ricevuto per il vostro packaging? «Un altro box interessante, premiato nel 2016 agli ISM Aawards come Migliore innovazione di prodotto è lo scrigno di praline: una confezione di praline artigianali su uno, due o tre piani con la presenza, sul fondo, di un cioccolatino e un messaggio nascosti, che scopriranno solo i consumatori più golosi. In questo modo, finalmente si supera l’imbarazzo di chi mangerà l’ultimo cioccolatino…».

Per concludere torniamo alla domanda di prima: come scegliete le aziende partner nell’ambito stampa e imballaggio? «In questi anni ci siamo avvalsi di parecchi stampatori e produttori, aziende medio grandi ma anche qualche realtà molto piccola, che è stata in grado di supportarci in quello che è uno dei business molto rilevanti della nostra azienda: la produzione di prodotti personalizzati per la clientela aziendale. La collaborazione quotidiana fianco a fianco con questa tipologia di “artigiani” del packaging ci ha permesso di realizzare oltre 200 progetti personalizzati l’anno, partendo da prodotti T’a Milano o creando prodotti totalmente “su misura”, a seconda delle richieste e delle esigenze del nostro cliente».

Al di là dei premi, quali sono le altre caratteristiche del packaging T’a Milano? «Tutte le nostre confezioni regalo di fascia medio-alta sono rivestite a mano e nobilitate con logo e scritte

T’a Milano seleziona accuratamente aziende e fornitori che condividano gli stessi valori e gli stessi ideali legati alla sostenibilità, rendendosi quindi parte attiva anche nel generare una sorta di spirale virtuosa

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Gli astucci per gioielli sono l’ultimo atto del processo di acquisto, parte di un rituale coinvolgente tutte le volte che si aprono a casa. Il design di questi contenitori segue sia regole tecniche di costruzione, sia necessità di comunicazione del brand, ma tutto è guidato dal desiderio di rinnovare emozioni e sensazioni. Così materiali e progettazione si dividono fra tradizione e innovazione, riservando molta attenzione al lifestyle di nuove generazioni di acquirenti.

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P A C K A G I N G

Oggi le signore entrano in gioielleria informatissime, hanno visto le ultime tendenze su riviste e Instagram, provano, scelgono, esibiscono la propria carta di credito, escono. Gli uomini in gioielleria ci vanno per conto loro, soprattutto per acquistare orologi o per fare un dono. Tutti però escono dal blasonato negozio con un pacchetto in una mini shopper. Shopper, no-shopper? La dimensione della shopper è proporzionata a quel che contiene. Negli Emirati Arabi Uniti non si usa la shopper e l’astuccio è consegnato necessariamente a casa per via dell’ingombro, del peso e del valore, perché là i gioielli si acquistano a parure completa: collana, anelli, bracciali, spille e orecchini. Rientriamo nella quotidianità e torniamo alla shopping expedition di una qualsiasi signora, o signore e alla shopper che l’accompagna. È in cartoncino con i manici in tessuto talvolta intrecciato, praticamente uno standard su cui raramente si

Ancora molto raro l’utilizzo di cartoncino riciclato e poi nobilitato, o l’impiego di carte più grezze e materiche. Si predilige un cartoncino ultra liscio.

deroga se non per gli aspetti grafici, di colore, di stampa e di utilizzo del rilievo per dare risalto al logo del gioielliere. Ancora molto raro l’utilizzo di cartoncino riciclato e poi nobilitato, o l’impiego di carte più grezze e materiche. Si predilige un cartoncino ultra liscio, non necessariamente riflettente la luce, ma sicuramente senza la benché minima imperfezione. È probabilmente l’unico pezzo del packaging destinato a una breve vita, talvolta addirittura anonima. Sono diverse le gioiellerie che preferiscono una soluzione minimalista per ragioni di sicurezza, appunto per proteggere l’acquisto nel percorso fino a casa. Astucci o pochette? Ben altra attenzione è invece riservata all’astuccio, o alle pochette a cui è demandato il compito di contenere il gioiello o l’orologio. Se c’è una lunga consuetudine da cui non si ama derogare, una sorta di perfezione raggiunta nel passato che si vuole conservare, è anche

certo che sia i brand di gioielleria sia i negozi indipendenti, quando si vogliono distinguere, scelgono la via della personalizzazione, combinando materiali, colori e gestione del logo senza intervenire sulla forma del contenitore. Gli astucci sono conformati in funzione del gioiello che devono contenere, si avranno così proposte per i diversi monili che cambiano per dimensione, ma soprattutto differiscono per l’allestimento degli interni e per la necessità di mantenere il gioiello al meglio della presentazione quando si apre il contenitore. L’anima dell’astuccio può essere di solido cartone su cui si interviene con un duplice rivestimento. Per l’esterno, sicuramente più esposto ad usura, si predilige la pelle a concia vegetale, oppure la pelle vegana che comincia a fare la sua comparsa, in alternativa a materiali sintetici e ai tessuti da rivestimento. Resistono, nella scelta per l’esterno, la carta goffrata, il vellutino e il raso soprattutto per piccoli astucci cilindrici, in particolare quelli che contengono i due

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P A C K A G I N G

anelli per la cerimonia nuziale. Per gli interni seta, raso, velluto, più recentemente lino, sono una scelta quasi d’obbligo. Naturalmente ci sono anche combinazioni di più materiali, dove per esempio seta, o rasatello più facilmente stampabili sono usati per foderare il coperchio e mettere in mostra il logo del brand o il nome della gioielleria. Al tessuto di velluto o al camoscio è lasciato il compito protettivo di rivestire il fondo del contenitore e i lati, il cuscinetto e le ali. Alcuni astucci presentano dei lembi laterali che, posti uno sopra l’altro, coprono il gioiello, rendendo l’unboxing una sequenza davvero lunga. Il legno è stato a lungo utilizzato, al posto del cartone pressato o di plastiche rigide, per costruire l’anima dei cofanetti per orologi. Oggi trova un nuovo impiego mostrando la bellezza delle venature e offrendo una effettiva solidità protettiva al contenuto. Per gli orologi, che richiedono anche la presenza di un libretto di garanzia e manutenzione, talvolta

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abbinato a una mini monografia della maison di orologeria, la scelta del cofanetto rigido è ancora prevalente, sebbene si faccia largo l’uso di un astuccio morbido in pelle (vera, o sintetica). Certamente meno impegnativo, ma funzionale come lo sono le pochette a campana con fondo tondo e chiuse da cordoncino. In materiali sintetici, in nappa o in velluto abbinato a seta, questi semplici sacchetti possono celare preziosissime quanto inaspettate sorprese. Novità e tecnologia Se la forma e l’allestimento degli interni degli astucci sono in linea di continuità con il passato, se il colore segnaletico (il verde Rolex, il rosso Cartier, l’azzurro Tiffany) è indimenticabile, le novità comunque non mancano. La più eclatante è stata la creazione di Obérion, il packaging con connettività multimediale, prodotto da VM France e ATS L’Atelier Luxe, che, adatto a orologi e gioielli, è capace di svolge-

Sono stati sviluppati diversi sistemi inscindibili dalla confezione, fra cui stealth code e ologrammi, che possono fornire immediatamente un riscontro sull’autenticità.

re un servizio di conciergerie. Ogni volta che il cofanetto viene aperto, infatti, il possessore riceve messaggi e inviti dal brand, o può chiedere d’essere contattato per veder esaudito un desiderio. I produttori di packaging per gioielli hanno lavorato anche per innovare i sistemi di chiusura, dalle tipiche aperture a scatto, o con gancetto si è passati a quelle magnetiche. Gli interventi più interessanti sono però quelli sull’acustica, il suono d’apertura e chiusura invece di un secco clack è studiato per produrre una sonorità piacevole e ovattata, una sorta di sinestesia con il materiale morbido da toccare. In questa via di rinnovamento stanno eccellendo i produttori cinesi di packaging che hanno introdotto anche la novità della luce led che si accende appena si apre la scatola. Il mercato della gioielleria in Cina è in pieno boom e il packaging ha un ruolo attivo nel produrre l’effetto meraviglia presso milioni di nuovi consumatori.


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FARAONE MENNELLA JEWELRY & THE CITY di M A R I L D E

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oberto Faraone Mennella e Amedeo Scognamiglio vent’anni fa hanno dato vita a un brand di alta gioielleria di mirabile fattura artigianale, giocato su pittoriche armonie cromatiche rese possibili da pietre perfette. Opere permeate di energia creatrice, dedicate a donne di grande temperamento come le protagoniste di “Sex & the City”.

Packaging anticontraffazione L’anticontraffazione è, in ordine di tempo, l’ultimo servizio che il packaging può rendere. Sono stati sviluppati diversi sistemi inscindibili dalla confezione, fra cui stealth code e ologrammi, che possono fornire immediatamente un riscontro sull’autenticità, senza dimenticare numeri seriali, QR-Pilot, identigram, sistemi RFID e molto altro, giacché l’anticontraffazione e la tracciabilità sono in continua evoluzione e gli acquirenti vogliono sentirsi protetti anche quando acquistano online.

Per avere un esempio concreto di come il packaging sia espressione singolare di ogni brand di gioielleria, ne abbiamo parlato con Amedeo Scognamiglio che ci ha raccontato come è stato sviluppato quello per il marchio di alta gioielleria Faraone Mennella.

È proprio con loro, fra le prime a sfoggiare le creazioni di Roberto e Amedeo, che il brand Faraone Mennella trova piena consacrazione e diventa l’oggetto del desiderio di una nuova generazione di donne volitive. Gioielli che vanno oltre la funzione ornamentale, che vivono in simbiosi con chi li indossa e ne assecondano ogni istante. Gioiosi, vibranti di luce, teneri, allusivi, vitali. Tanti sono gli aggettivi che descrivono parure e pezzi singoli. Quale poteva mai essere il contenitore per questi gioielli? Amedeo Scognamiglio ci spiega come retaggi culturali, pur fra persone cosmopolite, restino forti e un sacchettino possa essere l’equivalente del più elaborato dei cofanetti. Il packaging istituzionale del brand Faraone Mennella ne dichiara l’identità e il mood, segue un’estetica disinvolta, linee pure e tratti leggeri, gli stessi che hanno guidato l’ideazione del logo. Un’aura soffusa, sussurrata, come suggerita all’orecchio fra amiche.

La gioielleria è solo lo strumento creativo che abbiamo scelto per materializzare la nostra personale immagine del lifestyle del lusso italiano.

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Posso definire lo stile di gioielleria di Roberto Faraone Mennella e Amedeo Scognamiglio come punti esclamativi della vostra biografia? La storia creativa di Faraone Mennella è simbioticamente legata alla nostra vita vissuta insieme alla ricerca di un sogno da realizzare: abbiamo imparato insieme da giovanissimi i codici stilistici di quello che poi, anni dopo, sarebbe diventato il DNA del brand che immaginavamo. Roberto ed io abbiamo vissuto una meravigliosa storia di amore e di amicizia, costruendo da soli e quasi per osmosi una nostra personale realtà creativa poi divenuta un successo imprenditoriale internazionale. Le nostre clienti si avvicinano al brand perché vogliono entrare in un mondo di sogni che abbiamo dipinto con i gioielli. La gioielleria è solo lo strumento creativo che abbiamo scelto per materializzare la nostra personale immagine del lifestyle del lusso italiano. La ricerca su forme e materiali, su combinazioni cromatiche e materiche come viene svolta? Cosa guida l’ispirazione? La nostra ispirazione parte sempre da idee legate alle nostre vacanze ideali, o a quelle delle nostre clienti. Non abbiamo mai cominciato a creare un nuovo oggetto con un semplice sketch su un foglio; quello viene dopo, ma prima di arrivare al disegno ci sono lunghe conversazioni, in un aereo, o

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I N T E R V I S T A

passeggiando per New York a tarda notte, chiedendoci cosa indosserà la nostra cliente in vacanza a Capri, o di quale collana, o orecchini ha bisogno per il prossimo charity event. Le collezioni partono da sogni, i nostri e quelli delle nostre Muse. Ogni pezzo in produzione sul banco ha sempre un nome ad esso legato, ce lo immaginiamo per una nostra Musa, anche se lei ancora non lo sa e anche se non sarà lei l’acquirente finale. L’importante è sempre immaginare chi indosserà quel nuovo anello, come in un lussuoso viaggio onirico. I segni grafici distintivi del logo che linea di pensiero hanno seguito? La semplicità. Roberto, laureato in Design Marketing alla Parsons School di NYC, era molto attento alla comunicazione visiva del brand e il logo doveva rappresentare la massima espressione della semplicità delle linee e dei colori, il suo amato grigio chiaro. L’idea era di non oberare il logo, già abbastanza lungo e ‘’pesante’’ nella sua dualità e, soprattutto considerando la naturale esplosione di colori e forme dei nostri gioielli, il logo deve solo essere l’eco discreta dei designer. Il packaging è ad un tempo messaggero del brand e custodia del contenuto. Come è stato progettato quello per le vostre collezioni? Per il packaging sin dall’inizio abbiamo seguito un’idea di lusso tradizionale; i nostri gioielli sono opere d’arte di grande valore, quindi il packaging doveva essere ricco, lussuoso, old school. Ci siamo affidati ad un’azienda “Made in Italy”. Che ha immediatamente compreso l’ethos del brand, riuscendo a creare per noi astucci per gioielli che fossero allo stesso tempo ‘’classici’’ nelle forme, come gioielli della corona, ma freschi e contemporanei nei nostri colori (in differenti toni del grigio), alternando materiali tradizionali come la pelle al lino, meno consueto. I vostri clienti cosa si aspettano dal packaging? In genere la cliente luxury americana è più ‘’pratica”, ama molto di più una pouch chic di velluto, che uno scatolino ben costruito, in legno e stoffe pregiate. Mentre il contrario vale per la clientela di lingua russa e quella mediorientale, per cui spesso la scatola è anche più importante del gioiello stesso. Per il packaging la scelta è stata local, o global? Noi siamo da sempre ambasciatori naturali del “Made in Italy”, quindi le nostre fonti sono sempre e solo italiane, per un sentire personale, per campanilismo e per qualità massima che solo in Italia troviamo. Ma è anche importante per lo storytelling del brand, comunicare l’italianità del prodotto che parte dal gioiello fino al packaging stesso.

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Un brand famoso suscita spesso tentativi di imitazione illegale. Il packaging può offrire soluzioni anti-contraffazioni. Che sistemi avete adottato? La nostra produzione è molto limitata ed esclusiva, così come sono molto limitati ed esclusivi i clienti dell’alta gioielleria. Quindi per adesso non sentiamo questa esigenza di proteggerci in maniera così avanzata da quel punto di vista. Restiamo artigiani. Che ruolo ha l’heritage nell’affermazione di un brand, come viene raccontato e trasmesso? Per tradizione familiare, sono sempre stato io quello dei due il più attento all’heritage e allo storytelling delle generazioni di

esperienza dietro le spalle. Perché avendolo vissuto sin da piccolo ho sempre protetto quel tesoro di informazioni e storia racchiuso in duecento anni di artigianato nella stessa famiglia. Ma, adesso che Faraone Mennella si appresta a festeggiare i 20 anni dalla sua nascita, mi preme raccontare la sua storia e quella mia e di Roberto, come inizio di una legacy destinata a continuare nei prossimi decenni con e senza di me; ed anche come tributo alla vita e al talento di Roberto, che continua a guidarmi da lassù. Infatti sto lavorando ad un libro sulla nostra storia personale e professionale, perché forse c’è molto più di significativo nel nostro viaggio che non nei gioielli stessi.


S T A M P A Chi è la più sostenibile del reame? Sembra essere questo, oggi, l’interrogativo più pressante dell’industria tessile in tutte le sue applicazioni. Dall’home decor fino al fashion, l’ottimizzazione dei processi produttivi in una logica circolare è ciò che guida l’avanguardia del settore, dalle fibre di partenza ai trattamenti di stampa.

S T A M P A S P E C I A L E

DELLE

T E X T I L E

MIE

In questo speciale vi raccontiamo come si stampa il tessuto, tra tecnologie disponibili e applicazioni, con alcuni approfondimenti sui trattamenti di decorazione post stampa, possibili applicazioni nel mondo del packaging e uno sguardo ai trend di design da qui al 2022.

T R A M E


T E X T I L E

Le nuove sfide del tessile industriale

Per di C A T E R I N A

P U C C I

Negli ultimi decenni l’industria tessile si è dovuta confrontare con una serie di cambiamenti epocali, relativi all’accelerazione del mercato e all’impatto della filiera produttiva sull’ambiente. Ma come si stampa oggi il tessuto? Ripercorriamo insieme l’evoluzione tecnologica della stampa tessile, fino alla rivoluzione digitale che ha permesso di ottimizzare i processi produttivi e ha aperto nuove opportunità creative per progettisti e designer. 0024

secoli la stampa su tessuti è stata realizzata con metodi di stampa tradizionali. In principio fu la stampa a timbro o tampone che prevedeva l’impiego di matrici in legno, chiamate planche. In pratica si incideva un blocco di legno con il disegno prescelto e si andava a imprimere sul tessuto. Il principale limite di questa tecnica era legato alla necessità di realizzare tanti tamponi quanti erano i colori da riprodurre; in più i timbri dovevano essere necessariamente stampati in successione e ciò lo rendeva un processo molto lungo. Nel 1750 i cilindri in legno cominciarono a essere sostituiti da quelli in rame. Alla fine dell’Ottocento la stampa su tessuto si avviava a diventare un processo industriale, grazie all’introduzione di rotative mosse ad acqua o vapore che stampavano il tessuto impiegando i primi cilindri in rame incisi. Nel Novecento si diffuse l’utilizzo della stampa serigrafica, realizzata con telai quadrati o rettangolari dove veniva teso il buratto. Anche utilizzando questo metodo, la stampa risultava discontinua perché i quadri avevano dimensioni definite e potevano stampare solo porzioni limitate di tessuto, corrispondenti all’altezza del quadro di stampa. A partire dal 1921, con l’in-


troduzione della prima macchina da stampa a cilindro “automatica” si cominciarono a ridurre tempi e costi di produzione. Nel 1962 venne introdotto il cilindro di stampa rotativa. Uno strumento metallico (in nichel) sulla cui superficie erano incisi i disegni da riprodurre su tessuto. A differenza del quadro di stampa, nella stampa a cilindro il colore passa dall’interno all’esterno, durante la rotazione, imprimendo così il disegno sul tessuto. Si può dire che si tratti del primo metodo di stampa continua, che avveniva per rotazione ininterrotta dei cilindri, ciascuno con il rispettivo colore da stampare.

L’avvento della stampa digitale —

Negli ultimi decenni l’industria tessile si è dovuta confrontare con una serie di problematiche relative alla riduzione dei tempi e costi di produzione. A ciò va aggiunta la maggiore sensibilità dei consumatori nei confronti dell’impatto ambientale dei processi di stampa e finishing che, soprattutto nel caso della stampa su capi di abbigliamento, è molto alto, in termini di spreco di risorse idriche ed energetiche. A partire dalla fine degli anni Novanta, l’in-

troduzione della stampa digitale a getto d’inchiostro in diversi segmenti applicativi dell’industria tessile ha permesso di far fronte ad alcune delle nuove esigenze espresse dal mercato, soprattutto per quel che riguarda la realizzazione di produzioni just-in-time con un elevato grado di personalizzazione. In un primo momento, la stampa digitale era associata alle basse tirature e veniva impiegata nella realizzazione di campionature e prototipazione. Il progressivo perfezionamento delle soluzioni di stampa inkjet e l’emergere di tecnologie sempre più performanti – come le stampanti single pass – hanno sdoganato l’utilizzo delle tecnologie digitali anche in ambiti in cui era richiesta elevata produttività. La digitalizzazione dei processi produttivi ha permesso di ottimizzare la logistica nel settore fashion, riducendo la percentuale di invenduti e le scorte di magazzino. Questo ha permesso di realizzare i capi di abbigliamento su richiesta, senza effettuare ordini all’ingrosso. Inoltre, i progressi raggiunti sul fronte della progettazione hanno aperto nuove opportunità creative per progettisti e designer, che hanno cominciato a sperimentare realizzando applicazioni on demand: non solo capi d’abbigliamento, ma anche accessori ed elementi di arredamento.

Sul fronte delle chimiche d’inchiostro, l’impiego delle tecnologie di stampa digitali rappresenta ancora una sfida. La principale difficoltà tecnica è legata al fatto che gli inchiostri per la stampa su tessuto sono normalmente più “viscosi” di quelli utilizzati per altre applicazioni grafiche; per renderli compatibili con il processo di stampa inkjet è stato necessario rivederne la formulazione. I produttori si sono adoperati per ottimizzarne la composizione e far sì che potessero adattarsi alla stampa su una vasta gamma di materiali (fibre sintetiche e non), continuando a garantire determinati standard qualitativi, come solidità alla luce, resistenza allo sfregamento e ai lavaggi, brillantezza etc.

L’evoluzione degli inchiostri —

In base al tipo di composizione, gli inchiostri digitali si dividono in inchiostri a solvente e inchiostri a base acqua. I primi vengono associati generalmente al mondo del soft signage; i secondi sono più utilizzati nell’ambito della stampa su abbigliamento. Nel corso dell’ultimo decennio, infatti, si è verificata una crescente richiesta di credenziali ecologiche nell’ambito del fashion e dell’home textile. Gli inchiostri 0025


T E X T I L E

a solvente hanno quindi progressivamente lasciato il posto a quelli water based. Questi ultimi vengono generalmente classificati in quattro macro-categorie: inchiostri reattivi, inchiostri dispersi, inchiostri acidi e inchiostri a pigmento. Quando si utilizzano inchiostri base acqua, l’asciugatura e il fissaggio sono sempre richiesti, indipendentemente dal fatto che si utilizzino metodi di stampa diretta o indiretta.

Stampa transfer o diretta? —

Nei processi di stampa diretta l’inchiostro viene depositato sul tessuto e, successivamente, fissato per mezzo di una calandra o pressa in piano. Nella stampa a trasferimento termico, invece, i disegni vengono stampati su un supporto provvisorio (carta transfer) per mezzo di coloranti speciali, formulati per essere in grado di “sublimare” sotto l’azione del calore. La carta transfer viene quindi accoppiata al tessuto da stampare e sottoposta al passaggio in calandra, necessario a fissare il colore sul tessuto. La maggior parte dei tessuti in poliestere viene attualmente stampata con soluzioni di stampa transfer anche perché il perfezionamento delle chimiche ha reso disponibile una più ampia gamma di inchiostri. Tuttavia, 0026

negli ultimi anni il mercato degli inchiostri a pigmento si è evoluto rapidamente. Il motivo è da ricercarsi nel fatto che queste chimiche sono compatibili con numerose fibre, incluse le miste. Inoltre, assicurano un’ottima solidità alla luce e questo li rende indicati alle applicazioni destinate all’home décor. Infine, sono considerati una delle alternative più ecologiche attualmente disponibili. Dopo la stampa non è necessario ricorrere ai passaggi di vaporizzo e lavaggio del tessuto, solitamente necessari nel processo di stampa tessile, e questo permette di ridurre considerevolmente i consumi idrici ed energetici.

le proprie specifiche caratteristiche, oltre che dalla necessità di ricorrere a trattamenti pre e post-stampa. Durante la stampa e le successive fasi di vaporizzo, lavaggio e asciugatura, il colore subisce variazioni che possono dipendere da alterazioni di temperatura, velocità di stampa, pressione etc. Per assicurarsi una gestione del colore ottimale, le aziende di stampa ricorrono alla creazione di profili colore, realizzabili grazie alla lettura spettrofotometrica. Questa operazione permette di determinare lo “spazio colore” della stampante e quindi la sua capacità di riprodurre i colori desiderati sul materiale prescelto.

L’importanza della gestione del colore —

Quale futuro per l’industria tessile? —

Gestire le molteplici variabili legate alla stampa digitale su tessuto non è semplice e ha reso necessario l’utilizzo di soluzioni software. Una delle funzioni più delicate oggi affidate ai software è il color management, che consente di riprodurre in maniera accurata i colori richiesti dal cliente finale. Rispetto ad altri tipi di applicazioni grafiche, nel textile printing la gestione del colore è resa più complessa dalla coesistenza di differenti chimiche d’inchiostro, ciascuna con

L’introduzione delle tecnologie digitali ha sicuramente contribuito ad accelerare una trasformazione già in atto, destinata probabilmente a rivoluzionare l’industria tessile. L’efficientamento del flusso di lavoro consentirà di promuovere nuovi modelli produttivi più sostenibili sia da un punto di vista economico che ambientale, senza tuttavia trascurare l’importanza della personalizzazione.

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< G R A N D A N G O L O >

EPSON: INDOSSARE LA CREATIVITÀ? CI PENSA IL DIRECT-TO-GARMENT Quando si parla di t-shirt, tutto si gioca sul filo dell’identità: quella del brand e quella di chi indossa il capo. Ecco come la tecnologia Epson SureColor SC-F3000 viene incontro a una crescente richiesta di personalizzazione, rapidità e precisione nella stampa su tessuto. La T-shirt è un capo amatissimo e intramontabile, che ritorna sulle passerelle – e nei guardaroba – ogni stagione, sempre uguale ma sempre diversa, con pochi semplici imperativi: che sia di cotone, e che sia bella. E questo suo potere di seduzione si estende anche a tutti gli ambiti di business che vogliono lasciare un segno distintivo nella loro comunicazione. Tanto che la

t-shirt è uno degli articoli più gettonati nel catalogo delle aziende di stampa, online printers compresi, che possono fornire in tempi rapidi prodotti di altissima qualità, anche in basse tirature, adatti a ogni esigenza di comunicazione, soprattutto quando è necessario “cogliere l’attimo” in termini di time to market e creare collateral letteralmente su misura per ogni campagna. Quando si parla di t-shirt, infatti, tutto si gioca sul filo dell’identità: quella del brand e quella di chi indossa il capo. Ma come si stampano? Le tecnologie di stampa su tessuto si sono evolute rapidamente negli ultimi anni, e si sono moltiplicate le alternative alla tradizionale e ben nota serigra-

fia. Soprattutto per quanto riguarda le t-shirt, una risposta rapida, efficiente e sostenibile per la stampa personalizzata e la creazione di edizioni limitate porta il nome di Direct-to-garment, uno dei segmenti destinati a crescere maggiormente nell’immediato futuro. Consiste in una tecnologia di stampa diretta inkjet con inchiostri a base acqua che si fissano indissolubilmente alle fibre del tessuto. La tecnologia digitale offre risultati di altissima risoluzione e precisione, impossibili da ottenere in serigrafia, senza tempi e costi di avviamento delle macchine. Il che consente, volendo, di stampare anche un unico pezzo per una personalizzazione one-to-one. Anche sulle tirature

importanti, però, il Direct-to-garment può offrire una risposta ottimale in termini di rapidità e alti livelli di precisione alle richieste di un mercato dinamico e caratterizzato dalla personalizzazione di massa. Ed è quello che ha fatto Epson con il recente lancio di SureColor SC-F3000, una soluzione integrata, e quindi affidabile, che include stampante, testina di stampa, software e inchiostri destinata alle aziende di abbigliamento medio-grandi e ai fornitori di t-shirt, consentendo loro di realizzare disegni complessi su varie tipologie di capi in cotone, sia chiari sia scuri. Insomma, la tecnologia c’è… il resto è design thinking. Tutti pronti a indossare la creatività?

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T E X T I L E

Le “R” che fanno tendenza nel tessile di M I C H E L A

P I B I R I

Home e fashion, quando si parla di tessuti, hanno una cosa in comune: tutto comincia per R. Ripensare, Rifare, Recuperare, Riproporre, Rivitalizzare, Riscoprire sono la chiave di accesso a un futuro sostenibile che detta la linea dei materiali, delle tecnologie e del design. Nothing new, everything new. Che sia un materiale da riciclare o rigenerare oppure il pattern floreale della tovaglia trovata nel più remoto dei cassetti della nonna, il concetto è il medesimo ed è chiarissimo: non c’è futuro se non si recupera quello che esiste già. Per molti anni, nel corso del XX secolo, il driver dell’industria del lifestyle è stato la rincorsa alla novità e al consumo, e gli acquisti condizionati non dalla stretta necessità ma dal piacere hanno spianato la strada a prodotti pensati non per durare nel tempo, ma per essere dismessi e presto rimpiazzati. Negli ultimi due decenni, invece, un cambio di prospettiva è diventato gradualmente un’urgenza sentita dai consumatori e dai produttori, e la crisi legata alla pandemia sta accelerando il processo. Digitalizzazione e sostenibilità sono i due temi principali e onnipresenti dell’innovazione in tutti i campi.

I trend dell’Home decor e Contract 2021/2022 —

Nel mondo dell’home decor e del contract è Heimtextil a definire i trend che ci proiettano nel 2022: in un momento in cui tutto, anche la principale fiera europea del settore che si svolge ogni anno a Francoforte, si è fermato, guardiamo già all’anno in cui, forse, potremo di nuovo toccare e condividere pienamente l’esperienza della fisicità dei materiali. Sono quattro i trend individuati dal Trend Council di Heimtextil:

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Repurpose

In queste pagine: SPOTT for Heimtextil Ph. Andreas Houmann

È la parola d’ordine per recuperare e riutilizzare creativamente tessili già esistenti. Da creatori di qualcosa che non c’è si diventa “curatori” di qualcosa che già esiste e aspetta solo di essere riscoperto e riamato. Il design sceglie pattern e fantasie di ogni tipo, soprattutto floreali.


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Rewild Richiama l’idea di un ritorno al naturale, al grado zero della materia, al grezzo inteso come poco sosfisticato e, ovviamente, a materiali ecosostenibili. I colori sono naturali, neutri, polverosi.

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Reinforce

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È un inno alla longevità dei prodotti, nuovamente fatti per durare. Tessuti resistenti e resilienti, per uno stile di vita minimalista, che riparte dalle basi. I colori sono assoluti, come il bianco e il nero, neutri come il crema e le composizioni rigorosamente monocrome.

Revive È l’attenzione che si sposta dal risultato al processo. I tessuti vengono realizzati a partire da quello che si ha per le mani, con una dose determinante di sperimentazione e gusto per l’esplorazione. Revive segna anche l’esplosione del ricamo moderno. 0029


T E X T I L E

I trend del fashion 2022 Dall’Italia, e sul versante della fashion industry, è Milano Unica a dire in che direzione sta andando il textile. Anche qui la parola d’ordine comincia per “R”, ed è Retouch. La tensione è verso il recupero della tattilità, elemento irrinunciabile dell’esperienza della moda: un imperativo che suona come un augurio per il futuro prossimo. Riuso, riciclo, rielaborazione, ridigitalizzazione si esprimono in tre tendenze di design che vedremo sulle passerelle nella primavera del 2022:

1 Urban 2 Digital 3 Nature

Intesa come rilettura del floreale nel tessile, con uno sguardo all’estetica di William Morris e un’attenzione per gli effetti tattili del ricamo e delle trame tridimensionali. Dall’Arts and Crafts viene anche la tensione all’artigianalità, con un occhio di riguardo alla tradizione artigianale del tessile made in Italy. Le fibre sono di origine naturale, come seta, lino, juta, canapa e cotone, o sintetiche riciclate. I colori sono le nuance della natura, dalle foglie ai petali, che si combinano tra loro.

Contraltare dell’elemento naturale, dal punto di vista grafico prende ispirazione dalla skyline delle città. Grattaceli e palazzi ispirano la verticalità del design, con il ritorno di grandi classici come il gessato e il millerighe. Denim, canapa, juta, lino, cupro, modal, sete con inserti di lurex e poliestere e nylon rigenerati sono i materiali, spesso abbinati tra loro o increspati sempre in senso verticale. Nero, cammello, corda, crema, grigio, rosa, azzurro sono i colori guida, con accenti di giallo industriale e rosso glossy.

Ph. Milano Unica 0030

Come rielaborazione digitale di pattern tradizionali. Rigore, simmetria, geometria, funzionalismo e ricerca dell’essenziale, che richiamano l’architettura razionalista ma sono in grado di dare vita a un nuovo eclettismo anche nella mescolanza tra filati diversi (la lana si mischia con il lino, la seta, il bambù) che si prestano a effetti tridimensionali della trama. Un gioco tattile e visivo di volumi che definiscono luci e ombre. I blu si sposano alla ricerca delle forme pure, con sfumature di azzurri e lilla che ombreggiano e di nuance calde e legnose che spiccano e contrastano.


< G R A N D A N G O L O >

FLUO IS THE NEW CLASSIC CON LA NUOVA GAMMA “POWER” MANIFATTURA DEL SEVESO VESTE ICONS “SOMETHING’S OFF” Con oltre 100 anni di storia, Manifattura del Seveso è un’azienda in continua evoluzione, sempre attenta all’impatto ambientale, all’innovazione tecnologica e in costante fermento creativo, per offrire ai clienti materiali sempre nuovi e ritagliati sulle loro esigenze. Tra le ultime novità dell’azienda di Osio Sotto c’è la gamma colore “Power”, in linea con le ultime richieste della fashion industry che ha visto tornare i colori fluo come un vero e proprio new classic. Dal rosa shocking al giallo evidenziatore, dal blu elettrico al verde lime: tonalità vibranti e sferzanti, pronte a regalare una carica vitaminica proprio come

avveniva quando Madonna, regina della pop music, dominava la scena. Colori sgargianti dallo spettacolare effetto “wow” tornati recentemente in voga e che, abbinati al tessuto cotone, sobrio ed elegante, diventano ideali per rivestire non solo le copertine dei libri ma anche per realizzare un packaging innovativo chic & pop. ICONS “Something’s Off”  Edito da Taschen, il libro racconta la collaborazione tra Virgil Abloh, Art Director di Louis Vuitton e CEO di Off_ White™, e Nike, attraverso 50 modelli di sneakers pensate da Virgil Abloh per

Nike. Di fattura squisitamente italiana, il volume è stampato da Graphicom e rivestito con la nuova linea “Power” di Manifattura del Seveso: tessuto Bukram 100% cotone, reso moderno e accattivante dal particolare “touch” morbido, quasi vellutato, e dall’esilarante Verde Lime Fluo che dona carattere a questa particolare edizione, per un effetto “shock” che sa ben interpretare l’anima del suo ideatore. La politica eco-friendly di Manifattura del Seveso La costante ricerca di Manifattura del Seveso nell’ambito dei materia-

li e delle finiture si pone sempre nel pieno rispetto dell’ambiente. Da oltre vent’anni certificata ISO14001 e da un decennio certificata FSC®, Manifattura del Seveso è sempre al passo coi tempi, sempre più orientata all’utilizzo di materiali sostenibili, di coloranti privi di metalli pesanti e di resine acriliche a base acquosa. L’azienda sta lavorando anche nella direzione di nuovi materiali riciclabili che soddisfino le esigenze e la crescente richiesta dei brand nel mondo della moda e del lusso.

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T E X T I L E

La trama del futuro

Packaging tessile tra applicazioni tradizionali e prossime rivoluzioni di R O B E R T A

R A G O N A

In un anno in cui il packaging monouso ha riguadagnato terreno, a detta degli analisti il vero settore da tenere d’occhio nel medio e lungo termine è il packaging di tessuto. Siamo infatti sull’orlo di una rivoluzione d’uso, le cui potenzialità si esprimeranno pienamente nell’arco di un decennio a partire da ora. Ne abbiamo parlato con quattro esperti di settore: Roberto Della Rupe, fondatore di Luce SM, Giacomo Papini, CEO di Paimex Srl e, insieme a Della Rupe, socio fondatore di Plus4, Fulvio Alvisi, textile designer co-fondatore dello studio Alvisi e Alvisi e Mirko Urbani, Direttore Commerciale di GPS Bags. 0032

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econdo The Fiber Journal l’applicazione nel packaging costituisce attualmente il 15% del volume totale della produzione tessile a livello mondiale, ma questa percentuale è destinata ad aumentare. Da una parte c’è la spinta da parte dei consumatori, ma a incidere in maniera determinante è l’introduzione di regolamenti internazionali volti a normare il settore del confezionamento, come la Single Use Plastics Directive adottata dal Parlamento Europeo nel Marzo 2019, che incentiva le compagnie europee ad accelerare lo sviluppo e l’adozione di materiali alternativi alle plastiche. Sempre nel 2019 la Commissione Europea ha pubblicato una roadmap per il Circular Economy Action Plan. All’interno di questo scenario è nata un’alleanza a livello europeo per incoraggiare l’utilizzo del packaging fiber-based chiamata 4evergreen, il cui scopo è di creare maggiore consapevolezza sui benefici dei materiali di packaging di origine tessile e del loro abbinamento con il settore della carta. Un ambito, quello del packaging tessile, che a detta dello UK’s National Composites Network sarà al centro di una serie di tendenze di mercato con applicazioni che vanno dall’industria pesante al food, passando per l’Internet of Things e i materiali intelligenti in grado di rilevare dati come temperatura, freschezza del prodotto e tracciabilità.


T E X T I L E

Insomma, dai suoi tradizionali ambiti d’uso come il fashion, gli accessori e i gioielli il packaging tessile si è già spostato su versanti più di largo consumo, dai prodotti mass market al beverage. Che si tratti di comunicare prestigio e qualità del prodotto o in un’ottica di riuso sostenibile, questo cambiamento non interessa solo i materiali, ma anche lavorazioni, tecniche e tecnologie tipiche del textile design, adottati e riproposti su altri materiali con esiti sorprendenti. Ma a quali necessità, sia di comunicazione che funzionali, risponde il packaging tessile? Lo abbiamo chiesto a quattro esperti che potessero aiutarci a interpretare il fenomeno nei suoi aspetti produttivi, comunicativi, di impatto nella società e di tendenze di design: Roberto Della Rupe, fondatore di Luce SM e socio fondatore di Plus4, società di consulenza che accompagna le aziende in progetti di sostenibilità ambietale applicate al packaging; Giacomo Papini, CEO di Paimex Srl, socio fondatore di Plus4 e Textile Specialist & Consultant, Fulvio Alvisi, creatore con Luciana Alvisi dello studio di textile design Alvisi e Alvisi, Presidente Associazione Italiana Disegnatori Tessili e docente di Textile Design presso lo IED di Como e Mirko Urbani di GPS Bags, la cui linea di carte cucite e di prodotti realizzati a partire dalle fibre di cuoio riciclato è proprio un esempio del-

la connessione virtuosa tra tessile e packaging in carta e dei principi dell’economia circolare.

La prima caratteristica del tessile è la resistenza: —

comunicare, attraverso i materiali, continuità nel tempo, qualità e longevità d’uso. Dice Roberto Della Rupe di Luce SM: «Il cliente che sceglie il tessuto intende produrre un packaging la cui funzione non si esaurisca nella protezione del prodotto dalla produzione alla vendita. Un oggetto che continui a parlare del brand anche sulla lunga durata, prolungando la propria efficacia comunicativa». Il tessile è uno dei settori maggiormente al centro dell’attenzione per quanto concerne la sostenibilità ambientale, a partire dall’industria della moda, con ricadute che coinvolgono anche il packaging. Ce lo conferma Giacomo Papini di Paimex: «Sicuramente si guarda sempre di più alle materie prime in termini di riciclabilità e di modalità di produzione a basso impatto, e per i materiali naturali si prediligono tecniche che abbattano quanto più possibile l’utilizzo di acqua e la produzione di inquinanti. Si fa maggiore attenzione al fine vita del materiale, c’è un focus significativo sui materiali biodegradabili e compostabili anche per le fibre tessili. Questo ha ripercussioni su tutta la

filiera: ad esempio per la stampa significa utilizzare inchiostri a base acquosa, certificabili e certificati, e tutto il sistema di trattamento deve essere concepito pensando già al momento in cui il materiale andrà smaltito.Tra le nuove fibre che ormai sono entrate nell’uso corrente, di sicuro il tencel (fibra prodotta dalla cellulosa, ndr) è una delle più interessanti, ma una novità in fase di sviluppo da cui ci aspettiamo davvero molto è un cotone prodotto in laboratorio, senza le necessità di coltivazione estensiva del cotone organico, ma che avrà le medesime caratteristiche qualitative e costi competitivi». Trovare i partner in grado di tradurre questi sforzi in materiali e pratiche industriali è fondamentale per le aziende. Commenta Fulvio Alvisi: «L’anno appena trascorso ha accelerato una serie di processi: il consumatore fa sempre più attenzione alla sostenibilità, ma si tratta di spinte emozionali su cui ancora si deve innestare una crescita culturale. Ci possono venire in aiuto le nuove tecnologie, che permettono di andare molto più a fondo a livello informativo di quanto permetta lo spazio a disposizione nel packaging o nell’etichetta, che di solito contengono poche indicazioni obbligatorie per legge, mentre noi auspichiamo che diventino più integrate tecnologicamente per fornire indicazioni importanti sull’intera filiera produttiva. Al momento siamo di fronte a un sistema che 0033


Riso nel sacco Il packaging in tessuto è da sempre il contenitore privilegiato del riso, qui reinterpretato dall’agenzia armena Backbone Branding con un design che valorizza il legame tra gli agricoltori che producono il riso e il prodotto. Oltre al sacco stampato con i volti stilizzati e la coulisse, in diverse referenze e misure, è presente un accessorio davvero inaspettato: il cappello in carta di riso, graduato per poter essere utilizzato come misurino per le porzioni. Il progetto si è aggiudicato la medaglia di platino nella categoria Food - Bread Cereals and Pasta dell’edizione Pentawards 2019 —

è sostanzialmente un’autocertificazione, ma non c’è un sistema che dia garanzie al consumatore anche per quello che riguarda l’aspetto etico dei propri acquisti. Sarebbe utile anche in considerazione del fine vita del materiale: per esempio il fatto che si mescolino determinate fibre comporta un riciclaggio più complicato, mentre una filiera più tracciabile renderebbe più agevole – e interessante anche economicamente per le aziende – lavorare di più con le fibre riciclate». Un esempio è la fibra di cuoio riciclato con cui lavora GPS Bags. Spiega Mirko Urbani: «Siamo partiti da un materiale usato per altri scopi, in particolare nelle calzature; essendo un grezzo molto interessante abbiamo deciso di sperimentare. Il fatto di avere a disposizione in azienda tante tecnologie di stampa – come la stampa flexografica e la stampa digitale – e una struttura molto avanzata a livello tecnologi0034

co, ci ha permesso di fare ricerca sugli abbinamenti tra tecniche di stampa e materiali, nell’ottica di un risultato estetico ma anche di sostenibilità del prodotto finale. L’idea era di abbracciare il più possibile il principio dell’economia circolare, riutilizzando materiali che vengono dal riciclo di altre filiere industriali, diverse da quelle del packaging, per creare un prodotto che comunichi attenzione artigianale e qualità, e che incoraggi il riutilizzo da parte del consumatore. Insomma, un oggetto che abbia una vita più lunga». Sempre Roberto Della Rupe: «In questo momento c’è un focus sul tema del packaging tessile anche per le sue possibilità di riutilizzo, ma sul tema c’è tanta attenzione e poca esperienza: le aziende sono interessate ma stanno ancora acquisendo il know-how per poter distinguere in un’offerta sempre più ampia una filiera realmente

Unconventional textile packaging Non solo shopper, pochette e dust bag per accessori fashion. Il tessile entra nel packaging per stravolgere i canoni di settore: dalle etichette ricamate ai dettagli mutuati dal lusso, ecco una selezione internazionale di progetti disruptive premiati nelle ultime due edizioni di Pentawards. —

sostenibile. Spesso il cliente ci chiede “un materiale sostenibile” e sta a noi capire cosa voglia dire e come trasformare concretamente la richiesta in un prodotto che entri a far parte in pianta stabile delle pratiche del brand. C’è stato un cambio di mentalità significativo rispetto agli anni scorsi: in questo momento il marketing è una leva potentissima per portare avanti cambiamenti reali nella produzione. Molti clienti che fino a due anni fa non erano pronti ad abbracciare delle novità ci stanno ricontattando chiedendo di riprendere progetti che gli erano stati presentati in passato. È cambiata la maturità del mercato, c’è una volontà che è conseguenza diretta di un’attenzione da parte dei media e dei consumatori. Negli anni passati c’erano le tecnologie e i materiali ma non era pronto il mercato: ora quello che prima era un nice to have è diventata una necessità».


T E X T I L E

C’è un tempo per ogni polsino

Per queste sue caratteristiche il tessuto si presta a diverse applicazioni come pochette, shopper, dust bag. Queste ultime, in particolare, sono sempre più utilizzate nella cosmesi e nel food, sia per proteggere un packaging in vetro o alluminio dagli urti accidentali che per comunicare la qualità del prodotto. Proprio quello della dust bag è uno dei formati che sta crescendo in maniera più significativa, come ci conferma Giacomo Papini: «Dal punto di vista dei volumi produttivi le dust bag sono il prodotto che va per la maggiore, ma quest’anno abbiamo osservato una crescita significativa anche nelle richieste di copriabiti in tessuto. Il copriabito svolge la duplice funzione di proteggere il prodotto dalla luce, dalla polvere e dagli agenti esterni, ma invoglia anche il consumatore a prendersi cura del capi che acquista. E anche per questo prodotto “di servizio” è cresciu-

Per gli orologi Swatch l’agenzia creativa russa Kollegi ha realizzato un concept pack che richiama il polsino di una camicia grazie all’uso del tessuto. Le due versioni in cotone citano la classica camicia Oxford, mentre per i più sportivi c’è il tessuto tecnico. La scatola ha un coperchio a scorrimento che mima il gesto di scoprire l’orologio sul polso per rispondere all’eterna domanda: “che ore sono?” Il progetto si è aggiudicato la medaglia di bronzo nella categoria Packaging concept professional dell’edizione Pentawards 2020 —

ta la domanda di tessuti naturali, rispetto al passato in cui il modello più comune impiegava il tnt».

Ma tessile vuole dire anche abbinamenti con gli accessori: —

manici, nastri, zip, occhielli, asole a ricamo, nastri e altre finiture che possono dare l’accento di carattere al risultato finale. Commenta Giacomo Papini: «Soprattutto per quanto riguarda le shopper il manico è quello che fa la differenza: basta una tracolla a contrasto per rendere il packaging più interessante dal punto di vista visivo. In termini di stampa, invece, le più utilizzate al momento sono la stampa serigrafica, la stampa digitale e la sublimatica. Il ricamo sta vivendo un periodo di grande ritorno di interesse, anche grazie a utilizzi creativi e applicazioni inusuali. Sicuramente la

stampa digitale sta prendendo fette sempre più importanti di mercato grazie alla versatilità in termini di personalizzazione e short run, che permette di reagire più velocemente agli stimoli del design e del mercato, mentre per medi e grandi volumi viene ancora preferita la serigrafia. Un’applicazione in cui il giusto abbinamento degli accessori è fondamentale è sempre quella dei copriabiti: la zip viene scelta in base all’effetto, al posizionamento del brand e in armonia col prodotto che proteggere. Sempre più spesso capita che la stampa si abbini alle finiture di manici, coulisse e nastri: questo rientra non solo nell’aspetto produttivo ma fa parte del pensiero di design». Proprio questo patrimonio di esperienza ha permesso a GPS Bags di sperimentare sul design: «Noi di GPS Bags ci siamo dedicati da diversi anni allo sviluppo di una linea che usa il cucito dove normalmente 0035


T E X T I L E

Una dust bag per gourmand Il packaging della spagnola Morillas Branding Agency per Cinco Jotas, leggendario marchio di jamon ibérico che da oltre 130 produce prosciutti di altissima qualità da maiali al pascolo brado nei boschi del sud della Spagna, rompe gli schemi del settore food e abbraccia stilemi e materiali mutuati dal lusso, come la dust bag

di tessuto stampato, dotato di coulisse, che custodisce la freschezza del prodotto e i cinturini di cuoio del pack secondario. Questa idea ha fatto guadagnare al team la medaglia d’oro nella categoria Luxury Gourmet Food dell’edizione Pentawards 2019 —

Etichette jacquard

verrebbe utilizzata una tecnica di saldatura dei materiali, dando un’esperienza premium anche a partire da un packaging tradizionale. È una linea che si rivolge a settori diversi da quelli a cui risponde la produzione del sacchetto in carta, e questa diversificazione è il risultato di un lavoro di vent’anni per realizzare prodotti di alto profilo ecologico, privi di colle e stampati con colori ad acqua, per una riciclabilità totale. È una lavorazione perfetta per aziende che hanno ben chiaro quello che vogliono, che lavorano su prodotti di cui ci si deve innamorare, come ad esempio pro0036

fumeria e cosmesi di alto livello. In questi mesi abbiamo lanciato delle produzioni che andranno sul mercato la prossima estate, in cui sostituiamo la plastica con altri materiali senza stravolgere la forma del pack. Quando hai il knowhow sui materiali puoi permetterti di fare ricerca sul design: è quello che abbiamo fatto per Ferrero con le calze della befana in carta cucita e con la shopper cucita che richiama la forma iconica dei barattoli di Nutella». Un principio, quello dell’esperienza al servizio della ricerca, condiviso anche da Roberto Della Rupe: «Proporre un acces-

sorio che abbia un buon rapporto qualità-prezzo è importante per i nostri clienti. In questo ci viene in aiuto l’esperienza: dal nostro lato significa fare ricerca, conoscere i materiali ma anche avere capito qual è il progetto che ha in mente il brand. Si tratta di un lavoro sinergico tra cliente, esperti di materiali, i reparti di ricerca e sviluppo, direttori di produzione e molte altre figure. Tutti coloro che sono coinvolti in questa filiera devono avere ben chiaro l’obiettivo di comunicazione, e questo richiede un grande patrimonio di ricerca, conoscenza e competenza».

Un formato degustazione da 35cl creato in Francia da PBM Design Studio per Spirits Partners - La Distillerie Générale, brand luxury di Pernod Ricard, evoca una biblioteca di liquori preziosi. Ognuna delle parti che compongono il packaging richiama un momento nella storia del liquore: l’etichetta a tessitura jacquard evoca il medioevo e gli arazzi antichi sino ad arrivare ai tempi moderni. Un omaggio alle cantine dei liquori del 18esimo secolo in stile contemporaneo. Il progetto ha vinto la medaglia d’argento nella categoria Packaging Brand Identity Programmes dell’edizione Pentawards 2020 —


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#MYFRIENDCHOPIN, UN PROGETTO DI RESISTENZA PER UNA VITA PIENA DI ARTE, MUSICA E POESIA REALIZZATO DA NAVA PRESS Il progetto #myfriendchopin è nato dal pianista Alexander Romanovsky nel marzo 2020, durante il lockdown totale che ha costretto il mondo a fermarsi. Se da un lato i gravi accadimenti irretiscono, dall’altro esigono dalla mente e dallo spirito sfide nuove e permettono di disegnare immaginari potenti. In questo spaziotempo surreale si è generata l’idea di un disco particolarissimo dedicato al compositore polacco Frédéric Chopin. Il CD, inciso nello studio Teldex di Berlino, contiene i 24 Preludi op. 28, la Prima Ballata e il celeberrimo Notturno op. 27 no. 2. Al pianoforte il Maestro Alexander Romanovsky, uno dei pianisti più acclamati nei teatri di tutto il mondo. Il disco è il cuore di un involucro nobile e pregiato, un prezioso cofanetto progettato dal noto artista Velasco Vitali, che ha ideato, seguito e sviluppato tutto il suo processo artistico, coadiuvato da Lioba Wackernell e Andrea Muheim dello studio

Granit, responsabile della parte grafica. Per questa creazione esclusiva Vitali ha creato l’opera “Note”, poetiche pennellate che corrono lungo la superficie del box, che accoglie al suo interno, oltre al cd, due ritratti del Maestro Romanovsky (“Notturno” e “Alexander”, sempre di Velasco Vitali) e un libretto con nota critica e testi curati da Melania Zizi. Questo progetto è un segno di resistenza ai grandi sconvolgimenti globali di cui siamo protagonisti. Una resistenza intesa come ri-esistenza, un nuovo modo per continuare ad esistere consapevolmente. #myfriendchopin è stato pensato proprio come un amico: presente, fedele, mai giudice delle nostre azioni, ma saggio consigliere e compagno di vita. Una vita piena di musica, arte e poesia. La realizzazione del progetto, in una tiratura di 200 copie, è stata affidata a Nava Press in tutti i suoi elementi.

COFANETTO Formato esterno di 16,6 x 15 x 19, 5 cm, è composto da un basamento, da una campana e da due bacchette di plexi del diametro di 5mm, lunghe 17 cm e realizzate in due colori fluo (arancio e verde). Il basamento è provvisto di 4 scanalature passanti e due fori perpendicolari, ed è laccato in giallo limone opaco. La campana, dotata di 4 fori passanti, è rivestita in tela Canvas Extra R2110, stampata a 4+0+1 colore a caldo nero. TAVOLETTE RITRATTO Formato 16x16 cm, sono entrambe composte da cartone vegetale bianco accoppiato, con fronte in carta Symbol Tatami Ivory da 135 g/m² stampata a 4+0 + vernice opaca di protezione, retro in carta Sirio giallo limone da 140 g/m² stampato a 1 colore a caldo oro (Kurz Luxor 220). Labbratura a spruzzo sui 4 lati. LIBRETTO Formato esterno 16x16 cm con blocco libro interno 15,5x15 cm cucito a filo Singer, ha una copertina cartonata rivestita in tela Canvas Extra R2124 stampata 1 colore a caldo oro (Kurz Luxor 220). In prima e quarta di copertina sono stati previsti due sfondamenti per l’applicazione di due immagini stampate a 3/0 colori + vernice opaca di protezione su carta Symbol Tatami Ivory da 115 g/m². I risguardi sono in Sirio color Lime da 140 g/m², stampati a 1/0 colori. Interno composto da 28 pagine in carta Symbol Tatami Ivory da da 115 g/m² stampate a 3/3 colori + vernice opaca di protezione. TAVOLETTA PORTA CD Formato 16x16 cm è composta da cartone vegetale bianco accoppiato, con fronte e retro in carta Sirio blu navy da 140 g/m², fronte non stampato e retro stampato con 1 colore a caldo oro (Kurz Luxor 220). Sulla tavoletta è applicata una scheda che alloggia il CD, realizzata in cartoncino Sirio blu navy da 700 g/ m² non stampato e bollino adesivo in macrylene di colore nero. La labbratura a spruzzo sui 4 lati è color Lime. Il CD è stampato a due colori Pantone.

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E P S O N

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STAMPA SU TESSUTO CON EPSON MONNA LISA EVO TRE ML-64000 QUALITÀ E PRODUTTIVITÀ GREEN PER MODA E INTERIOR DESIGN Nel corso degli ultimi vent’anni, la stampa digitale ha assunto un ruolo cruciale anche nella produzione dei tessuti stampati. Gli innumerevoli vantaggi economici, logistici e produttivi l’hanno resa sempre più appetibile sia per le aziende di stampa sia per i brand che vedono questa tecnologia come una “rivoluzione” che assicura la sostenibilità dell’intera filiera di produzione di capi di abbigliamento e accessori.

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Con il digitale, infatti, il processo di produzione si è drasticamente accorciato, passando dalle 3 settimane richieste in precedenza a soli 2/3 giorni dalla progettazione alla produzione. Inoltre, con l’inchiostro già pronto in cartucce, tutte le operazioni di produzione e distribuzione del colore e di lavaggio dei contenitori e delle attrezzature utilizzate per la preparazione dello stesso sono state

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eliminate, con un importante vantaggio per l’ambiente. Ma non finisce qui: diminuisce l’utilizzo di acqua, quello di energia e la Carboon Footprint scende in maniera drastica. Anche i componenti chimici (come inchiostri, addensanti, detergenti) sono utilizzati in quantità ridotte, cosa che limita emissioni e consumi. In particolare, il progetto Epson Monna Lisa, sin dal suo esordio nel 2003, è stato svi-

luppato secondo un’interpretazione della sostenibilità finalizzata a raggiungere obiettivi quali: consumi limitati e materie prime impiegate ridotte, processo di produzione più corto, produzione versatile. E oggi, per un mondo della moda che fa della sostenibilità il driver nelle attività di ricerca e sviluppo per le proprie collezioni, Monna Lisa rappresenta un elemento di sicura sostenibilità nell’ottica di una

valutazione dell’intero ciclo di produzione del prodotto tessile. Monna Lisa Evo Tre ML-64000 di Epson è la stampante di punta della serie che combina una consolidata identità green con livelli elevati di qualità e produttività. Pensata per un mercato tessile molto competitivo e che necessita di una capacità adattativa sempre più elevata (ce lo ha reso noto la pandemia), ML-64000 è capace di ga-


E P S O N

rantire una qualità di stampa eccezionale a tutte le velocità, compresa una velocità molto elevata: grazie alle sue 64 testine di stampa PrecisionCore, raggiunge una velocità di stampa massima di 779 mq all’ora (600x600 dpi – 2 passaggi). Di fronte a un mercato tessile che richiede consegne rapide e dimensioni dei lotti più contenute, con ML64000 Epson fornisce la soluzione perfetta per le aziende che neces-

www.epson.it

sitano di realizzare ogni giorno sia stampe semplici sia produzioni più complesse in lotti da medi a grandi su vari tipi di tessuti. Il tutto offrendo credenziali di sostenibilità. Perché oggi disegnare, progettare (e produrre) per una moda sostenibile significa pensare a prodotti duraturi e di alta qualità, realizzati con tessuti organici, biodegradabili, riciclati e facilmente riciclabili, ma anche prodotti con macchine che creano

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un minimo volume di rifiuti e ridotto consumo di energia durante il funzionamento e che minimizzano il consumo di acqua e riducono l’emissione di CO2. Con una risoluzione di stampa fino a 1200 dpi, Monna Lisa ML-64000 stampa con 8 colori di inchiostro (capacità: 10 litri) tra inchiostri Acidi, Reattivi, Dispersi e a Pigmenti Genesta. Gli inchiostri Genesta a base acqua, certificati ECO PAS-

D ' I M P R E S A

SPORT da OEKO-TEX®, garantiscono precisione e resistenza dei colori nelle stampe su tessuto, assicurando la massima versatilità per una qualità al top su qualunque tipo di tessuto.

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Opulenza oltre la stampa Decorare il tessuto, impreziosire uno dei materiali più multiformi, a partire dalla sua struttura composita e cangiante: fibre, fili, intrecci. Cambiarne la superficie, arricchirne la trama, mimetizzarla, trasformarla – almeno alla vista – in metallo, acqua, roccia, foglia, legno o chissà quale altro materiale inedito. Potenziarne la struttura, alterando la nostra percezione olfattiva e tattile. di E L E N A

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P A N C I E R A

mondo tessile è pieno di segreti ben custoditi. A differenza di altri settori, chi decora il tessuto mantiene un discreto riserbo su materiali e processi. Queste alchimie contemporanee che trasformano la mutevole e discontinua superficie di stoffe e drappi di cotone, lana, seta sono difficili da svelare. Eppure gli effetti finali di queste trasformazioni li abbiamo sotto i nostri occhi ogni giorno, li indossiamo e li ammiriamo nelle nostre case, negli ambienti che frequentiamo: sono camicie ricamate, gonne plissettate, maglie traforate, cuscini con effetti damascati, lenzuola profumate, divani antisettici, carte da parati dai riflessi metallici. Come sono stati realizzati? Quali tecnologie sono state impiegate? Con quali effetti sull’ambiente? Abbiamo raccolto qualcuna di queste lavorazioni e abbiamo provato a raccontare la tecnologia e la ricerca che servono a realizzarle.

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A sinistra, abito decorato con metallizzazione. Ph. Leonhard Kurz Stiftung & Co.

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Tagli di carattere

Ormai è una parola entrata nell’uso comune, e pochi ricordano che nasce come acronimo dall’inglese Light Amplification by Stimulated Emission of Radiation, che in italiano si può tradurre “amplificazione della luce attraverso un’emissione stimolata di radiazione”.

I tessuti possono essere tagliati non solo per motivi funzionali, e quindi per essere confezionati, ma anche per motivi decorativi. In entrambi i casi possono essere usate tradizionali lame in metallo, analogiche, oppure il laser, una tecnologia relativamente giovane (ha circa cinquant’anni di storia) che permette di sfruttare tutte le potenzialità del digitale: personalizzazione, basse tirature senza costi di avviamento. Consiste in un fascio di luce alimentato da una sorgente laser (CO2) che confluisce sul materiale da tagliare attraverso una serie di specchi e lenti, sublimandolo nel punto di contatto con un’estrema precisione e minimizzando lo stress termico. Al contrario della lama, dà il meglio di sé nel taglio del singolo strato di tessuto, non perdendo mai il filo. Viene apprezzato anche per la possibilità di cauterizzare i bordi dei tessuti sintetici o artificiali, che quindi non hanno bisogno di essere cuciti sull’orlo. Inoltre, grazie all’estrema sinuosità dei percorsi che può compiere il fascio laser e alle perforazioni e microperforazioni, il laser viene usato per realizzare pizzi ex post, a partire dal tessuto finito.

Decorazione superficiale di un tessuto cerato oscurante realizzata a laser. Ph. SEI Laser

In alto, tessuto agugliato con plissettatura a fisarmonica. A sinistra, un esempio di “pinch”. Ph. Omniapiega

Increspature, onde, stropicciature, grinze, plissettature: la superficie acquista spessore e profondità grazie alle pieghe. Piegare il tessuto è complesso; mantenere le pieghe lo è ancora di più, soprattutto sulle fibre naturali. Tutti i tipi di piegatura (dalla piega piatta al plissé soleil, dalle arricciature alle pieghe “origami”) vengono realizzati applicando al tessuto pressione e temperatura. Le pieghe più semplici possono essere realizzate a macchina, ma quelle più elaborate subiscono una lavorazione manuale, con impianti di cartone che fungono da stampi (mould), un sistema di pinze e pesi per tenere bloccato il tessuto per il tempo necessario e un passaggio in autoclave, ad alta temperatura, per fissare la forma in modo definitivo. Non ci sono però solo le pieghe geometriche: anche la stropicciatura può essere realizzata a mano o a macchina, oppure verticale, ovvero parallela alla cimosa del tessuto, ricordando lo storico effetto Fortuny. Un’altra lavorazione particolare è il “pinch”, realizzata da matrici particolari che pinzano il tessuto creando motivi decorativi, e ad alta temperatura imprimono la piega in maniera permanente. Insieme ad altre lavorazioni, soprattutto quando eseguite in un secondo momento (stampa, laminazione, taglio laser, stampa a caldo), la piegatura può offrire effetti davvero sorprendenti.

Tipo di piegatura che prende il nome da Mariano Fortuny, pittore, stilista e scenografo spagnolo naturalizzato italiano che nel 1909 brevettò la plissettatura. Veniva ottenuta con rulli di ceramica scaldata e applicata a tessuti leggeri come satin e taffetà.

Inquadra l’immagine per vedere come la tecnologia di SEI Laser realizza una decorazione su tessuto alcantara.

Pizzo in poliestere bianco realizzato con il laser. Ph. SEI Laser

Inedite pieghe

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Tessuto stropicciato e poi decorato con foil. Ph. Omniapiega

Il fuoco in superficie

Feltro decorato con termoadesivo glitter. Ph. B-Flex Italia

Tessuto con pieghe origami. Ph. Omniapiega

I tessuti si dividono tradizionalmente in quattro famiglie tecnologiche, a seconda di come vengono intrecciati: tessitura ortogonale o navetta; tessitura a maglia; tessuto non tessuto (TNT); tufting, usato per tappeti e moquette, che hanno uno spessore “peloso”.

Il laser può essere sfruttato anche per decorare in vario modo la superficie dei tessuti, specialmente i più rigidi e spessorati come il denim e il velluto. Il jeans solitamente viene lavorato al laser perché assuma un aspetto usato, vintage, simile a quello che si ottiene con lavorazioni che impiegano grandi quantità di acqua come la sabbiatura. Anche il velluto, i tappeti, le moquette e gli altri tessuti con pelo intrecciato possono essere cauterizzati solo in superficie, sfruttando il loro spessore. L’effetto finale è simile a quello ottenuto in modo tradizionale con presse termiche a cliché o calandre a cilindri termici.

L’essenza del brand

Trasmettere l’essenza del brand, non solo metaforicamente: lo si può fare spruzzando un po’ di profumo sui capi dopo l’acquisto, ma oggi esistono modi più raffinati e duraturi per imprimere il proprio logo olfattivo. Per esempio usando profumi microincapsulati. Le essenze vengono intrappolate in microcapsule polimeriche da un millesimo di millimetro, invisibili a occhio nudo, che si presentano sotto forma di emulsioni lattiginose o, molto raramente, come polvere impalpabile. Le emulsioni vengono poi applicate in modi diversi, a seconda del processo industriale a cui viene sottoposto il tessuto: a monte, con un bagno del rotolo di tessuto; su capo finito, a spruzzo o in serigrafia con in inchiostro plastisol; a valle, con un passaggio in lavanderia industriale. Il profumo microincapsulato si inserisce tra fibra e fibra e non evapora, e quindi ha una durata estremamente più lunga nel tempo rispetto al profumo a base alcolica spruzzato sulla superficie del tessuto. Le microcapsule possono sprigionare il loro contenuto in vario modo: deteriorandosi con il tempo, sciogliendosi, oppure rompendosi con la pressione. Oltre ai profumi, si possono microincapsulare anche principi attivi: aloe, ginseng, oli essenziali o aromi per aromaterapia, sostanze lenitive o idratanti, principi antiodore o funzionali. 0042

Floccatura selettiva su tessuto. Ph. Antilotex Flock Italia

Tessuti floccati. Ph. Antilotex Flock Italia


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Lavorazione laser su tessuto plissettato. Ph. Omniapiega

Lamine dai mille riflessi

Il velluto non velluto

Perché rendere vellutato un tessuto? Non esiste già il velluto? Certo, ma con il flock possiamo trasformare l’aspetto di tessuti non pregiati (o addirittura TNT), rendendoli soffici al tatto e preziosi alla vista. Inoltre, possiamo decorare in modo selettivo con effetto velluto la superficie di tessuti che velluto non sono, creando disegni belli da vedere e piacevoli da toccare. La floccatura, come il foil, è una lavorazione ancora analogica. Viene realizzata spalmando una resina sul tessuto, a campo pieno oppure attraverso telai serigrafici o cilindri, sulla quale aderisce il flock, ovvero una sottile polvere di fibra tessile. Il flock che viene usato può essere sintetico, come il nylon, o artificiale, come il ryon, ma anche di fibra naturale, come il cotone o la viscosa, anche riciclati. La resina è l’elemento meno ecologico di tutto il sistema, e infatti i reparti R&D stanno lavorando per sviluppare colle sempre più ecosostenibili. Un’altra tecnica per trasformare la superficie del tessuto ottenendo un effetto velluto è l’agugliatura. Si realizza meccanicamente, con aghi uncinati che punzonano la stoffa e trascinano in superficie le fibre che stanno sul retro oppure sul secondo tessuto, nel caso di agugliatura con due tessuti sovrapposti.

Le fibre tessili possono essere naturali, sintetiche o artificiali: le prime vengono prodotte da materiali naturali di origine animale (lana, seta) o vegetale (cotone, lino, canapa); le seconde vengono sintetizzate in laboratorio da materiali che non si trovano in natura; mentre le terze vengono prodotte in laboratorio unendo fibre naturali con componenti chimici.

Decorazioni con lamina metallizzata. Ph. Leonhard Kurz Stiftung & Co.

Decorazioni cangianti e metalliche, ma anche glitter, olografiche, matte, fluo: le possibilità creative, quando si parla di foil o di film plastici, sono davvero pressoché infinite. Ma per farli aderire sull’irregolare e instabile superficie dei tessuti serve sempre uno strato intermedio di materiale polimerico, che abbia anche proprietà adesive. Esistono due principali categorie di foil: entrambi hanno bisogno di uno strato di resina per aderire al tessuto, ma agiscono in modo diverso. Il primo tipo prevede l’uso di resine che vengono applicate direttamente sul tessuto attraverso cilindri o telai serigrafici, un po’ come succede per la floccatura. Il foil viene quindi accoppiato al tessuto, e aderisce solamente nelle zone dove è presente la colla, anche in presenza di calore e pressione. Il secondo tipo di foil invece ha la colla sul retro, protetta da un liner, generalmente in carta siliconata, che serve ad aiutare il trasferimento. Viene tagliato con un cutter per ottenere il design desiderato. Questo tipo di foil viene detto “termoadesivo” e si attiva con il calore (pressa o calandra). Le lamine si possono applicare su moltissimi tipi di tessuti, anche delicati e sensibili alle temperature. Ovviamente cambia la forza di coesione necessaria, e quindi la tipologia di colla (per esempio, con il nylon la forza adesiva deve essere maggiore perché di solito ha una finitura idrorepellente), oltre alla temperatura alla quale il tessuto può essere lavorato.

A differenza della carta, il tessuto ha una struttura irregolare, che gli è data dai fili di cui è composto. È quindi più difficile da lavorare e da mantenere fermo. Per questo motivo, alcune lavorazioni richiedono una “immobilizzazione” delle fibre, sulle quali viene spalmata una resina che le blocca e costituisce la vera e propria base per la decorazione successiva. È il caso, per esempio, del foil e del flock.

Grazie a: Michela Arrigoni, Antilotex Flock Italia Giuseppe Bosio, TextileProfessional.com Elena Caccia, B-Flex Marco Capoferri, SEI Laser Rino Di Vagno, Omniapiega Marco Gaviglio, Luxoro Franco Lamperti, Painting Velvet Andrea Monti, SEI Laser Duccio Ruggeri, Druckfarben Mauro Zardoni, Bottega Laser

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onicedesign.it | Ph. Mattia Traverso

See. Touch. Feel.

THE PIRATES RUM

Etichetta stampata su unica linea da Rifa Etichette ART DIRECTION

O,Nice! Design STAMPA A CALDO

Lucid Silver, Rusty Earth, Pebble Beige STAMPA A FREDDO

Laser Seamless CLICHÉ

hinderer + mühlich


HOW IT'S MADE IL TOOLKIT DEL DESIGNER FELICE Dall’idea creativa al visto si stampi, una panoramica degli strumenti grandi e piccoli per la progettazione che semplificano la vita ai designer: plug-in, library, configuratori, fino alle piattaforme più evolute per gestire il workflow di produzione.

di L O R E N Z O

C A PI TA N I

ENGLISH VERSION C pg. 92


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Oggi, dopo poco più di trent’anni, sul solo sito dafont.com sono disponibili più di 57 mila font pronti all’uso, il nuovo sistema operativo Apple ne mette a disposizione 572 e un qualsiasi text editor consente un’infinità di combinazioni tra corpi, interlinee, tracking e crenature… Per non parlare di quello che si può fare con i nuovi Variable Font che contengono in un unico file tutte le varianti grafiche di un carattere, glifi, bordi, ombre e bagliori compresi.

Nel 1990 il designer Massimo Vignelli realizza per Nava Milano un “Campionario caratteri di fotocomposizione”. Sul frontespizio si legge in Akzidenz Grotesk: “le nostre attrezzature consentono la fotocomposizione da corpo 5 a corpo 60” in soli 33 caratteri. 0046

Indubbiamente tutto è cambiato e oggi a disposizione di creativi e designer ci sono strumenti e possibilità tecnologiche che rendono tutto più semplice e che permettono di avere come limite solo la propria fantasia. Internet, lo scambio di dati e informazioni in tempo reale ormai li diamo per scontati, tanto sono diffusi nelle modalità di lavoro attuali. Nell’ultimo anno abbiamo anche abbattuto le ultime barriere del fisico, sdoganando la collaborazione a distanza e in mobilità. La tecnologia, anche quella più spinta, è a portata di mano, il digital divide sempre più velocemente si erode e anche i più conservatori si convertono all’industria 4.0, all’integrazione tra macchine e sistemi, al cloud e all’analisi dei dati. Non ci sono però solo i sistemi avanzati di produzione a fare la differenza, quelli che stanno sulle linee di produzione o a bordo delle macchine, ma anche tantissimi tool, piccoli o grandi, reperibili facilmente, anche solo googlando, talvolta gratuiti o messi a disposizione da partner e fornitori. Si va dai plug-in ai convertitori di formati online, dalle librerie di pennelli e template a strumenti online per il render di packaging, fino alle piattaforme più evolute di collaborazione, progettazione, simulazione, certificazione tutte orientate al workflow di produzione: dall’idea al visto si stampi e oltre. Senza pretesa di essere esaustivi, eccone una selezione. Font Partiamo dai font, croce e delizia di creativi, impaginatori, grafici e fotolitisti. C’è chi li deve aggiornare per gestire il progetto, chi ne cerca sempre di nuovi, chi deve districarsi tra i diversi formati TrueType, OpenType, post-script o chi ne trova uno perfetto per il cliente, ma nel formato sbagliato. Fermi restando i passi da gigante che i software grafici hanno fatto nel caricamento dei caratteri, c’è poi sempre l’annoso problema delle licenze. Ogni grafico ne ha librerie immense che il più delle volte non sono licenziate correttamente (un breve vade-


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mecum lo si trova su fontfabric.com a tiny.cc/3tpetz). Perché allora non cercarne di gratuiti? Google per esempio, su fonts.google.com, ne mette a disposizione tantissimi gratis, tutti ttf, ma ci sono anche dafont.com, 1001fonts.com o fontsquirrel.com. Tutti questi siti, oltre a consentire il download, hanno sempre un buon visualizzatore della mappa dei caratteri e la possibilità di caricare un testo personalizzato così da valutare la resa prima di scaricare. Un’altra fonte inesauribile, pronta all’uso e già licenziata per scopo personale e commerciale, è Adobe Fonts che è già inclusa nell’abbonamento Creative Cloud. Quante volte, poi, imbattendovi in un font, vi siete detti: “ecco quello che cercavo! Chissà che font è?”. Per questo esistono due soluzioni, una più furba dell’altra. WhatTheFont. Se poi abbiamo un vecchio font che vogliamo passare in TrueType o, meglio ancora, in OpenType, così da non aver problemi di compatibilità, esistono alcuni siti che permettono la conversione abbastanza facilmente. Di solito basta un drag&drop e un clic su “convert”, ma l’insidia delle licenze embeddate dalle varie fonderie è dietro l’angolo e la conversione potrebbe non sempre andare a buon fine, soprattutto sui glifi. Tra i siti che offrono questo servizio ci sono fontconverter.org, onlinefontconverter.com e transfonter.org che non solo converte

il font, ma genera il pdf di una pagina demo e il css style per il web.

+ + + Nell’ultimo anno abbiamo anche abbattuto le ultime barriere del fisico, sdoganando la collaborazione a distanza e in mobilità.

Convertitori In tema di convertitori il web ne offre di ogni tipo: si va da quelli più generalisti che convertono praticamente qualsiasi cosa, a quelli più specifici. Al primo tipo appartiene anyconv.com che si limita a convertire da un formato all’altro immagini, font, documenti, archivi, video ed ebook senza troppi fronzoli, ma anche senza troppe opzioni. Attenzione quindi, all’effetto GIGO (garbage in, garbage out). Più potente è online-convert.com che non solo converte anche diversi formati immagine tra di loro (compresi raster e vettoriali, e i nuovi webp e wbmp) con una serie di settaggi avanzati all’altezza dei software grafici, ma estrare anche il testo dai pdf, li converte in jpg o in word, e ha un motore di OCR molto potente. Ogni conversione può essere trasferita da e verso Google Drive, scaricata o condivisa attraverso un qr code fornito alla fine dell’elaborazione. Discorso analogo anche per gli editor come resizeimage.net e img2go.com che consentono anche di modificare le immagini con operazioni base come la compressione, il crop, il resize o come picresize.com che lavora anche in batch. Ma c’è anche Adobe Photoshop Express, una versione web semplifica-

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ta (photoshop.adobe.com) ma molto potente e adatta alla modifica delle immagini, alla correzione del colore, al ridimensionamento al volo sulla base anche di preset per i principali canali, stampa compresa, e con strumenti di ritocco come la rimozione dello sfondo o l’applicazione di filtri avanzati: gli stessi strumenti sono presenti anche nella versione app. Infine, da salvare sicuramente nei preferiti sono anche rgb2cmyk.org e pdf2cmyk.com. Il primo converte online un’immagine jpg, png, tiff e gif da RGB a CMYK esportando in tiff o jpg e applicando, se si vuole, anche un profilo colore, standard o proprio, caricandolo nel sito. Il secondo, invece, converte qualsiasi pdf da RGB a CMYK, applicando una compressione a 300 dpi delle immagini, adatta quindi alla stampa. Soluzioni certamente utili che vanno però maneggiate con cura, da utilizzare solo se non si hanno a disposizione strumenti professionali, perché la resa del colore è una variabile che va sempre controllata. Colore Il colore, la sua resa e gestione, è certamente il punto cruciale in qualsiasi fase della lavorazione di uno stampato, dall’ideazione alla produzione, qualsiasi sia la sua destinazione e finalità. Ogni programma di grafica è dotato di stru-

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menti sofisticati e adatti, ma ci sono tool certamente utili da tenere in considerazione. Uno di questi è Adobe Color (color.adobe.com), una sorprendente web app che consente di creare temi e palette a partire da una ruota colore e testare in tempo reale gli abbinamenti cromatici in modo tale che, variando una tinta, le altre si parametrizzino di conseguenza in automatico per colori analoghi, monocromatici, triadi, complementari, compositi o impostando i valori personalmente. I due aspetti più interessanti di Adobe Color, però, sono la possibilità di avere immediatamente convertiti i valori dei colori mostrati in esadecimale in RGB, LAB, CMYK, HSV e Pantone con assoluta precisione e la possibilità di estrarre un tema o una sfumatura direttamente da un’immagine caricata: in questo modo è molto più semplice realizzare un’immagine coordinata o rispettare la brand identity di un cliente. Queste funzionalità sono basate sulla tecnologia di intelligenza artificiale Adobe Sensei, che lavora dietro le quinte per trovare le combinazioni di colori più armoniche. Tutte le librerie create possono essere salvate nei programmi della Creative Cloud. Infine, c’è uno strumento di accessibilità che verifica che il tema scelto sia adatto a chi ha problemi di percezione del colore. Dice Adobe: “Per le persone affette da daltonismo, alcune combinazioni di

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tonalità e sfumature possono generare confusione, rendendo tali colori praticamente indistinguibili. Lo scopo dei temi colore accessibili non è quello di rendere uguali i colori tra visione normale e visione con daltonismo, ma individuare problemi per restare fedeli all’intento originale o scoprire nuove possibilità. Se nella tua progettazione originale è necessario che si distinguano cinque colori diversi, allora devi assicurarti che tutti e cinque i colori siano percepiti distintamente. Questo è ciò che intendiamo per tema utilizzabile da chi è affetto da daltonismo”. Simile, ma basato sui colori Pantone, è Pantone Connect. Si parte da un picker con il quale clonare una o più tinte tra le diverse librerie Pantone disponibili (Formula Guide, Color Bridge, Metallics, Pastels…), costruire una palette, e da quella estrarne altre per armonie di colori analoghi, complementari e monocromatici. I più nerd apprezzeranno anche la simulazione 3D delle librerie Pantone dalla quale scegliere. Di ogni tinta scelta è disponibile la corrispondenza in sRGB, esadecimale e LAB, inoltre c’è la possibilità di convertire da uno spazio colore all’altro o verso un colore Pantone in base alla libreria scelta. E così si scopre che il PANTONE 13-0647 Illuminating, colore dell’anno 2021, in RGB è 245, 223, 77, #F5DF4D in esadecimale e 89, -3, 70 in LAB e corrisponde al

+ + + Lo scopo dei temi colore accessibili non è quello di rendere uguali i colori tra visione normale e visione con daltonismo, ma individuare problemi per restare fedeli all’intento originale o scoprire nuove possibilità.

113C nel Formula Guide Coated e che è a pagina 74 del pantonario. Anche Pantone Connect consente di estrarre una palette a partire da una foto e mette a disposizione delle librerie colore pronte all’uso create sulla base dei trend di stagione dei maggiori eventi moda. Esistono anche una versione plug-in che si integra con Photoshop, InDesign e Illustrator e un’app che, sfruttando la fotocamera, estrare da una foto la palette e tutte le relative varianti, fornendo per ciascun colore corrispondenze e conversioni. Parlando di colore c’è poi sempre l’annosa questione di come si chiama un colore per intendersi e usare un linguaggio comune. I codici, che sono univoci e universali, sarebbero la cosa migliore, ma questo funziona con le tinte pantone, per il resto siamo tra creativi e spesso la fantasia ha il sopravvento e così ad esempio ci si trova nella babele della declinazione dei rossi di fantozziana memoria. Per questo c’è encycolorpedia.com che elenca una serie sconfinata di colori per nome e valori nei diversi spazi cromatici. Interessante, oltre alla funzione di ricerca per nome colore e composizione, anche quella per url di un’immagine o per css di un sito, oltre che per brand, istituzione, bandiera, team sportivo. E così si scopre che il logo di Amazon, ad esempio, è composto da un arancio che


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chiamano vivid gamboge (che corrisponde al #ff9900 o al 255, 153, 0 in RGB) e che è lo stesso dell’Arancio Ymir di Lamborghini, del Carnival Orange di Subaru, e dell’Arancio Favorita di Lancia; mentre il nero, nero non è, bensì una sfumatura estremamente scura di rosso. Nella scheda di ciascun colore, visibile anche su sfondo nero, sono presenti anche le corrispondenze in sistemi come il RAL o Toyo e la possibilità di scaricare il campione colore per Adobe, Gimp e Sketch. Infine, se vi chiedete se il mitico profilo Fogra39 è ancora valido o è stato aggiornato, sappiate che è dal 2017 che ECI ha diffuso Fogra59 (o eciCMYK_v2), uno spazio colore volutamente più ampio della maggioranza degli spazi colore precedenti orientati ai dispositivi di output, che nasce per essere uno spazio colore d’interscambio pre-rasterizzazione. In sintesi, non è specifico di una sola tecnologia di stampa, ma è in grado di dare un’anteprima di come sarà il risultato finale, senza dover necessariamente perdere informazioni colore perché comprende lo spazio CMYK di offset, flexo, rotocalco, digitale… Dove lo trovo? Su fogra.org (shorturl.at/abpEG) Piattaforme collaborative I nerd dell’IT lo chiamano Content Orchestration, ovvero la creazione, raccolta, gestione e distribuzione di contenuti in modo strutturato e organizzato. Ormai, la connessione con tutti gli attori della filiera produttiva è imprescindibile, e la collaborazione a distanza è entrata nel DNA di ognuno di noi. Ma ftp, allegati e WeTransfer non sono più sufficienti e non è un caso che piattaforme come DropBox siano andate oltre il puro trasferimento di dati e propongano strumenti di collaborazione integrati con Office, GoogleDrive o Adobe CC. Ma, per quanto potente, DropBox non va oltre l’archiviazione, lo scambio, il backup e la sincronizzazione dei contenuti. Certamente molto per un flusso on cloud 4.0, ma il target del servizio è così vasto che gli strumenti finiscono per essere

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troppo generici e la pianificazione un po’ troppo da project management con planning, task, to do list… Qualcosa sta facendo anche Adobe che dal 9 febbraio ha attivato la funzione Invite to Edit in Photoshop, Illustrator e Fresco: il file può essere salvato nel cloud e un link di collaborazione viene inviato in automatico. Ma altra cosa sono le piattaforme collaborative mirate alla produzione grafico-editoriale in grado di fare, prima ancora che da scambiatore di contenuti e da archivio, da organizzatore e distributore, insomma da hub di materiale editoriale: un valore in più, soprattutto se il nostro flusso è orientato al cosiddetto contenuto neutro, la cui destinazione finale non è già definita a priori ma si potrà adattare facilmente ai vari canali di pubblicazione. Un’immagine potrà essere stampata in un catalogo, ma essere essa stessa contenuto da pubblicare, a seconda dei canali attraverso i quali il cliente decide di comunicare, siano essi digitali o stampati. Con questa vocazione si è evoluto nel tempo WoodWing Studio che, nato come sistema editoriale, oggi si pone come aggregatore multichannel di raccolta e distribuzione dei contenuti, con all’attivo numerose integrazioni con i più diffusi strumenti di terze parte per la produzione (Adobe CC), l’archi-

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viazione e il digital asset management (2Imagines), e pubblicazione verso i social media. Ma sono le integrazioni con strumenti specifici per il settore grafico a fare la differenza: Woodwing parla con Clarifai, Google Cloud Vision AI e Amazon Rekognition per l’image tagging basato sull’AI, con Enfocus Switch per l’automazione di verifica, trasformazione, produzione e certificazione dei pdf, con Claro di Elpical per l’elaborazione e la cromia automatica delle immagini, e ancora con Desk-Net per la gestione dei calendari di produzione editoriale e SDL Trados, piattaforma di gestione delle traduzione e dei contenuti localizzati. Insomma, una plancia di comando dalla quale gestire l’intero workflow. DAM E al centro di ogni workflow non solo c’è la gestione degli stati di avanzamento e completamento delle varie fasi, ma anche il reperimento e la gestione degli asset, ovvero la raccolta, la metadatazione, l’archiviazione e l’utilizzo di qualsiasi contenuto digitale. L’obiettivo è avere un punto unico dove tutto è organizzato e può essere ricercato e usato. Non basta più un disco condiviso in rete o una NAS disponibile da remoto: occorre un sistema centralizzato, dove tutto sia disponibile secondo policy ben precise di visibili-

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tà, utilizzo, possibilità di pubblicazione, approvazione. E ancora dove gli asset possano essere aggregati in collezioni e in cartelle, ma soprattutto siano gestiti il versionamento e le rendition senza inutili ridondanze: da un master derivo tutte le varianti che mi servono per i diversi usi, e questo lo fa la macchina al posto mio, quando serve. I DAM sono forse gli strumenti con la maggior disponibilità di soluzioni anche fortemente scalabili. Attenzione, non stiamo parlando di DAM per l’erogazione degli asset, come Adobe AEM o OpenText, che sono più adatti come CMS per siti web, bensì di soluzioni come Elvis DAM, PhotoShelter, FileCamp, Bynder, solo per citarne alcuni: ovvero sistemi in cui sia forte la parte di gestione dell’asset. È un equivoco che può farci mettere in casa un potente sistema di erogazione, dove però può essere complesso fare delle banali ricerche. Anche perché la forza di un DAM sta tutta nel connubio archiviazione-database: è sulla base delle informazioni legate a un asset che immagazzino che ritrovo un contenuto, solo dopo viene la capacità di mostrare le anteprime, di gestire i permessi, di automatizzare le conversioni. Per un ciclo davvero automatizzato

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però occorre che un DAM colloqui anche con gli altri strumenti. In questo senso è davvero interessante Cl HUB Connector: “niente più salti tra strumenti o finestre per trovare la risorsa giusta, dice il CEO di CI HUB Andreas Michalski. Una sola connessione per sostituirle tutte e avere in un unico punto tutte le librerie di contenuti che convivono nei vari repository aziendali o dei clienti”. In pratica, CI HUB aggiunge una paletta agli strumenti dei programmi Adobe CC che si integra naturalmente con tantissime piattaforme, come GoogleDrive, IStock, OneDrive, Behance, e consente di ricercare e filtrare direttamente in essi contenuti, testi, informazione di prodotto da inserire direttamente in pagina, con tanto di anteprime, tag e metadati exif. Digital Workflow Lavorare con un digital workflow presenta indubbi vantaggi e semplifica molto il lavoro dei creativi: «si riduce il tempo di Go-to-market, mentre solo i file realmente approvati andranno in produzione» sottolinea Giovanni Vigone, Regional Business Manager di Esko per Italia, Spagna e Portogallo. «In alcuni casi lo stampatore viene coinvolto sin dalle prime fasi per poter offrire

+ + + Lavorare con un digital workflow presenta indubbi vantaggi e semplifica molto il lavoro dei creativi: «si riduce il tempo di Go-to-market, mentre solo i file realmente approvati andranno in produzione»

la sua esperienza in fase di creazione: questo eviterebbe di arrivare all’ ok del progetto e rendersi poi conto che con determinate tipologie di stampa non si otterrebbe il risultato ipotizzato» continua Vigone. Ciò è possibile grazie ai tre strumenti studiati da Esko per il mondo della progettazione packaging: Artioscad per la progettazione strutturale, Studio plug-in di Illustrator per la generazione del 3D e WebCenter come strumento cloud per la condivisione dei progetti via web (sia 2D che 3D), tutti e tre integrabili in modo seamless tramite i più diffusi protocolli di comunicazione con sistemi ERP e MIS di terze parti, in modo che l’utente abbia la percezione di lavorare in un unico ambiente. Artioscad, in particolare, non è un CAD qualsiasi ma nasce e si sviluppa attorno alla soluzione di problematiche legate alla progettazione strutturale; ha nel proprio database una miriade di tipologie di cartoncini e cartone ondulato e, durante la progettazione, in automatico, tiene conto del materiale


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che si sta utilizzando, che influisce sui tagli e sulle pieghe. Inoltre, il sistema di Esko è particolarmente agile da usare nel caso di collaborazioni a distanza, oggi sempre più diffuse, perché non necessita delle classiche operazioni di upload e download che richiedo inserimento di user name e password, selezione del file e invio. Questo è il flusso di lavoro ideale, all’insegna di digitalizzazione, automazione, integrazione: infatti nonostante la resistenza di alcune aziende o reparti aziendali, conclude Vigone, «è dimostrato che le aziende digitalizzate offrono un posto di lavoro migliore, sono in grado di eseguire più commesse nel minor tempo riducendo gli errori».

Strumenti di render Abbiamo visto come la possibilità di rendere visivamente in un ambiente virtuale e 3D un progetto certamente aiuta e semplifica le fasi produttive. Soprattutto quando si parla di packa-

+ + + Dream Composer legge tutti i livelli del file che viene caricato e su ognuno di essi si può intervenire direttamente in modo creativo e in autonomia.

ging, avere un oggetto tra le mani da valutare fa la differenza, meglio se non è in bianco, ma contiene già anche la grafica ed eventualmente la simulazione anche delle lavorazioni. Packlick. com permette proprio questo tipo di simulazione, soprattutto per le etichette di contenitori in vetro: caricata la grafica in pdf e scelto il modello online tra un’infinità di possibilità, si impostano i parametri di supporto, stampa e nobilitazione, e si procede con l’ordine. Il sistema prende in carico l’elaborazione e restituisce in breve un link dal quale scaricare il render estremamente realistico da diverse angolazioni. Decisamente orientato a rendere consapevoli i creativi del risultato che otterranno è il software Dream Composer di Kurz. Non si tratta solo di un sistema di rendering che simula effetti metallizzati, ma lavora direttamente con le librerie di Kurz: «Questo, per brand owner e agenzie che da anni, per tradizione, mettono a capitolato i nostri prodotti, ritengo sia un plus non indifferente» spiega Alessandro Carnevale, Brand Ambassador di Luxoro, distributore Kurz in Italia. Il software permette «la miglior resa digitale possibile di tutti i prodotti Kurz (Luxor Alufin, Colorit e

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Lightline) per stampa a caldo, a freddo e digitale, compresi i particolari effetti di semitrasparenza dell’embellishment Lumafin (novità in casa Luxoro/Kurz). In più, le lavorazioni a cliché a rilievo, gli effetti di micro e nano-embossing derivati dall’uso di cliché in ottone H+M». Dream Composer legge tutti i livelli del file che viene caricato e su ognuno di essi si può intervenire direttamente in modo creativo e in autonomia. «Dream Composer ha al suo interno anche le diverse referenze dei più importanti produttori di carte e cartoncini, le diverse possibilità di verniciatura lucide e opache, e le forme delle fustelle dei diversi tipi di pack, che consentono di simulare le piccole variazioni dell’effetto della nobilitazione al variare delle diverse condizioni di produzione». La condivisone avviene in tempo reale con lo share di un link di lavoro oppure con il download del file del prodotto finito in diversi formati. Dream Composer consente, infine, la collaborazione a distanza e la possibilità di apprezzare in tempo reale le modifiche: «un aspetto decisivo e time-saving in era di smart working, senza considerare il risparmio rispetto alla realizzazione di molteplici mockup reali», conclude Carnevale.

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FUNDRAISING CHE EMOZIONA di M I C H E L A

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“Packaging” e “Terzo settore” sono concetti che non si trovano spesso nella stessa frase, per non dire che si tratta di mondi paralleli. Eppure c’è chi ha deciso di stravolgere i codici comunicativi del no-profit introducendo questo elemento così fisico e tangibile come punto di accesso per coinvolgere, risvegliare dall’anestesia emozionale e spingere a donare. È il caso delle agenzie creative Coo’ee Italia e Conversion E3 che hanno sviluppato, nel corso di Brand Revolution LAB 2020, due progetti di fundraising completamente “out of the box”, uno per L’Ospedale dei Bambini di Milano “Vittore Buzzi”, l’altro per l’organizzazione umanitaria Mediterranea – Saving Humans.

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Introdurre il packaging nel mondo no-profit per creare coinvolgimento ed empatia. Soprattutto in un momento in cui, «da un lato, in Italia, abbiamo assistito a una campagna denigratoria nei confronti delle ONG, che ha portato le persone ad allontanarsi dalle donazione», come ha detto Fabio Paracchini, Chief Strategy and Innovation Officer di The Embassy, e già curatore, nel 2018, di Brand Revolution LAB, in apertura della puntata di Brand Revolution LAB OnAir dedicata al “Fundraising che emoziona”, e dall’altro stiamo provando, anche a causa della pandemia, una sorta di anestesia emozionale diffusa. Se, come teorizza


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Dan Hill nel suo “Emotionomics”, è vero che più si fanno pensare le persone, meno provano emozioni e meno donano, la comunicazione per il no-profit ha più che mai il compito di trasformare i numeri, le statistiche, in qualcosa che riguarda il pubblico da vicino, esattamente come quando in quella statistica rientra qualcuno che si conosce personalmente, come ha sottolineato ancora Paracchini. Ma quello delle organizzazioni umanitarie è, per usare le parole di Sergio Spaccavento, Chief Creative Officer di Conversion E3, «un mare magnum di alternative in cui ci si ritrova, ogni volta, a decidere chi aiutare. Nella comunicazione di

questi marchi ci troviamo a battagliare come per qualsiasi altro tipo di brand, utilizzando le stesse leve e lo stesso tipo di pensiero strategico e creativo. In passato – ha detto Spaccavento – il modo di fare comunicazione per il fundraising era più semplice, non attivava la componente esperienziale, quel customer journey tipico degli altri brand; ora il nostro approccio è quello di capire innanzitutto come valorizzare il messaggio e generare conversioni: di fatto, il fundraising fa esattamente questo. Creare un ingaggio vero, che possa cambiare lo stato delle cose senza fare leva sul senso di colpa o sull’urgenza». Che ruolo assume, allora, il packa-

Quello delle organizzazioni umanitarie è un mare magnum di alternative in cui ci si ritrova, ogni volta, a decidere chi aiutare. Nella comunicazione di questi marchi ci troviamo a battagliare come per qualsiasi altro tipo di brand, utilizzando le stesse leve e lo stesso tipo di pensiero strategico e creativo.

ging? Creare un punto di contatto iniziale, per prendere per mano le persone e condurle dentro un’esperienza, ascoltare una storia e, al di là della leva emozionale iniziale, creare una community di sostenitori. Questo vale per il pack di uno degli oggetti “Utilissimi” realizzato da Conversion E3 per la piattaforma di soccorso umanitario Mediterranea, ma anche per “Astrobuzzi”, il progetto realizzato da Coo’ee Italia per l’Ospedale dei Bambini di Milano “Vittore Buzzi”. Un’eccellenza nazionale per quanto concerne la degenza pediatrica, che, come hanno raccontato Nicolò Gatto ed Edoardo Castagna, rispettivamente copywriter e designer di Coo’ee Italia, è in fase di espansione con la costruzione di un nuovo hub dotato delle migliori tecnologie, per sostenere la quale la Fondazione Buzzi ha avviato una campagna di raccolta fondi sul tema dei viaggi nello spazio intitolata “Missione: essere un grande” di cui il pack da gioco “Astrobuzzi” fa parte come strumento per «alleggerire la degenza e vivere in un mondo senza gravità».

M Ma vediamo nel dettaglio, dal concept alla stampa e cartotecnica, i due progetti che sono stati sviluppati grazie alla collaborazione di filiera di Brand Revolution LAB 2020. Entrambi, come pure gli altri 11 progetti dell’edizione 2020, si possono approfondire anche sul sito www.brandrevolutionlab.it.

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P A C K A G I N G

Il pubblico vi si avvicinerà per la curiosità e verrà a conoscenza di una visione alternativa e tristemente vera legata a quell’oggetto, che stimolerà in lui il desiderio di aiutare, donare a Mediterranea attraverso l’acquisto dell’oggetto iconico.

Gli Utilissimi by Mediterranea Il concept. L’obiettivo del progetto è raccogliere donazioni per Mediterranea Saving Humans, cercando di avvicinare il più possibile la sensibilità degli italiani alla causa umanitaria dei naufraghi in mare. Perché donare vuol dire principalmente capire la vita degli “altri”. E viceversa. Per questo, è stato preso un oggetto di uso comune, una semplice spugna, e gli è stato dato un nuovo ruolo, una nuova utilità legata a una nuova occasione di utilizzo: una situazione che oggi non prenderemmo nemmeno lontanamente in considerazione a causa del nostro benessere. È stato quindi creato un pack capace di svolgere una funzione duplice: non soltanto quella di contenere una spugna, ma anche quella di presentarla come qualcosa di nuovo e molto più prezioso, una tazza trendy, raccontando una storia vera che coinvolge i migranti. Il pubblico vi si avvicinerà per la curiosità e verrà a conoscenza di una visione alternativa e tristemente vera legata a quell’oggetto, che stimolerà in lui il desiderio di aiutare, donare a Mediterranea attraverso l’acquisto dell’oggetto iconico, cambiando di fatto il suo punto di vista sulla questione dei migranti. Il progetto è stato realizzato da Conversion E3 in team con Tech:art e HP per la stampa, e con Konica Minolta per la tecnologia di realtà aumentata. Conversion E3 un’agenzia dall’ap-

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proccio omnichannel che fornisce servizi di comunicazione integrata per clienti nazionali ed internazionali. Il team creativo che ha realizzato il progetto è composto da Sergio Spaccavento, Chief creative officer, Luca Jacchia, Omnichannel creative director, Federico Zimbaldi, Design team supervisor e Giulia Papetti, Art director supervisor.

mia per l’espositore da terra cartotecnico. Infine è stato realizzato il montaggio del packaging primario con fondo automatico a scatto, fustellatura e montaggio manuale dell’espositore da terra cartotecnico. HP Indigo 7900, HP Scitex FB 11000 e Konica Minolta GenARate sono le tecnologie utilizzate nel progetto.

La stampa e le tecnologie. «Per questo progetto – ha detto Luca Jacchia – è stata scelta la stampa digitale al fine di realizzare pack speciali in collaborazione con un cliente partner della GDO. Concentrando la produzione anche su numeriche circoscritte, sarà possibile creare angoli espositivi nei punti vendita messi a disposizione della GDO senza perdere di qualità e limitando i costi». Tech:art ha realizzato la stampa del packaging primario, la stampa e cartotecnica dell’espositore da terra. La stampa è stata realizzata con tecnologia digitale HP Indigo e HP Scitex: stampa HP Indigo 4 colori e fustellatura per il packaging della confezione primaria; stampa HP Scitex Esacro-

La realtà aumentata. L’esperienza di contatto col cliente è stata implementata con contenuti digitali grazie a GenARate, la soluzione di Konica Minolta per la creazione di esperienze di realtà aumentata (AR), che consente di trasformare facilmente i contenuti stampati in comunicazioni interattive coinvolgenti. Inquadrando la grafica frontale del pack, in prossimità della spugna, sullo schermo del telefono appare una schermata tematizzata Mediterranea, con il mare in movimento e il suono delle onde. Cliccando su due pulsanti animati è possibile atterrare su apposite sezioni del sito Mediterranea e fare una donazione, oppure “saltare a bordo” iscrivendosi.


P A C K A G I N G

Astrobuzzi Il concept. Il progetto Astrobuzzi prende forma dalla digital campaign “Missione: essere un grande” realizzata per l’Ospedale dei bambini di Milano Vittore Buzzi: una raccolta fondi a tema spaziale, dove gli astronauti protagonisti di un viaggio in assenza di gravità sono proprio i bambini. Se è vero che un sorriso è la migliore medicina del mondo, allora Astrobuzzi nasce con l’obiettivo di strappare un sorriso ai bambini durante la loro degenza in ospedale, cercando di alleggerire, per quanto possibile, un momento così delicato per loro. L’obiettivo è creare un’esperienza di divertimento e aggregazione a tema spaziale attraverso una collezione di giochi di carte adatti sia ai più piccoli che ai più grandi: quattro giochi (Dobble, Chi sono, Memory e Abbina le parole) per condividere sorrisi, risate e momenti di svago. Il tutto racchiuso in una confezione a forma di astronave che diventa essa stessa un gioco capace di viaggiare per galassie sconosciute grazie alla fantasia dei bambini. La confezione è composta da due elementi: una struttura interna che accoglie quattro scatole più piccole, ciascuna contenente un gioco, e una sleeve che la avvolge e la trasforma in una navicella pronta per il decollo. Il progetto è stato realizzato da Coo’ee Italia in team con Nava Press per la stampa e con Gruppo Cordenons per la carta. Coo’ee Italia è un’agenzia specializzata in strategia e creatività per campagne pubblicitarie e progetti di comunicazione multicanale. Hanno fatto parte del team creativo Alessandro

Tosatto, Art director, Edoardo Castagna, Graphic designer e Fedeica Cairoli, illustratrice. «Il nostro desiderio era creare un prodotto utile ai bambini dell’ospedale, che potesse essere un pretesto per momenti di compagnia, spensieratezza e condivisione», ha detto Castagna. «Lo stile di disegno tipico dei bambini, che gioca con forme, colori e tratti, ha ispirato il nostro concept grafico: fantasioso e allegro».

Astrobuzzi nasce con l’obiettivo di strappare un sorriso ai bambini durante la loro degenza in ospedale.

La stampa. Nava Press ha realizzato tutti gli elementi del progetto: la scatola a forma di astronave è composta da una coulisse esterna corredata di alette applicate e da una base contenitore, tutto stampato in quadricromia con tecnologia digitale UV Led su carta Gruppo Cordenons Iceblink bianco da 480 g/m² e tagliato e fustellato con plotter per taglio, cordonatura e fresa. Una facciata della coulisse presenta la scritta “Astrobuzzi”, impreziosita da un rilievo a secco, e l’illustrazione di due personaggi a loro volta sbalzati a secco. L’altra facciata presenta quattro oblò fustellati che lasciano intravvedere il contenuto. La circonferenza degli oblò è nobilitata con argento a caldo e borchie a rilievo, mentre l’interno della coulisse è plastificato con effetto olografico. La scatola contiene un set di quattro astucci a forma di cubo,

ciascuno dei quali contiene a sua volta un gioco di carte. I cubi sono realizzati con carta Gruppo Cordenons Iceblink bianco da 350 g/m², stampati in quadricromia bianca e volta con tecnologia digitale UV Led; i quattro personaggi illustrati sono nobilitati con un rilevo a secco. Completano il tutto i quattro set di tessere da gioco, tutte realizzate con un’anima di cartone bianco accoppiata in bianca e volta alla carta Gruppo Cordenons Iceblink da 145 g/m² stampata in quadricromia con tecnologia digitale UV Led a basso consumo. Le tessere del gioco Dobble, 32, sono tonde; le altre (33 tessere per Chi sono, 31 tessere per Memory, 49 tessere per Abbina le parole) sono quadrate e fustellate con angoli stondati. La carta Iceblink di Gruppo Cordenons. Iceblink è la carta bianca di Gruppo Cordenons caratterizzata dalla superficie liscia per definizione. Concepita per far decollare la creatività adattandosi a qualsiasi tipo di stampa, si presta alle più fantasiose applicazioni. Nel progetto Astrobuzzi si è messa in gioco con le grammature 145, 350 e 480: il risultato coinvolge e intrattiene, veicolando il messaggio per cui anche un’attività impegnata di fundraising può avere un appeal giocoso.

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S P A Z I O

R O B I L A N T

A S S O C I A T I

Qualità e sostenibilità, anche la pasta guarda al futuro Per Felicetti, storico pastificio nato nel 1908 nel cuore delle Dolomiti, un nuovo packaging 100% carta interamente riciclabile: una scelta coraggiosa e dirompente che cambierà i canoni del settore.

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n coraggioso passo in avanti in termini di progettazione sostenibile, che rappresenta una importante novità per il mercato e stabilisce i nuovi standard con cui d’ora in avanti si dovranno misurare le aziende dell’industria alimentare.

In un momento in cui qualità e sostenibilità sono i due elementi chiave nella scelta dei consumatori, il nuovo packaging 100% carta realizzato per il pastificio Felicetti rappre-


S P A Z I O

R O B I L A N T

A S S O C I A T I

Roger Botti Roger Botti è dal 2008 Direttore Generale e Creativo di Robilant Associati. Il suo ruolo coniuga insieme competenze manageriali, supervisione creativa e responsabilità organizzative. Botti vanta un’esperienza consolidata nel Brand Design e nel Packaging Design. Si occupa anche di Corporate Identity per importanti brand. Sotto la sua supervisione si è consolidato in RobilantAssociati un team dedicato a progetti di Retail Branding e Digital Strategy. Appassionato osservatore dei comportamenti di consumo, interviene spesso come relatore a conferenze e convegni.

senta al contempo la soluzione più naturale e una scelta dirompente, perfetta espressione e sintesi di una tensione all’eccellenza e di una attenzione alla sostenibilità ante-litteram, che da sempre risiedono nel DNA del Brand.

mo forte la responsabilità di essere promotori di una cultura dell’innovazione, della semplificazione, della riduzione, con confezionamenti intelligenti e consapevoli che – nell’attesa dell’Innovazione con I maiuscola – possono fare la differenza già oggi.

Rispetto ai classici packaging della pasta è mono-materiale, dunque interamente riciclabile e risorsa per impieghi successivi. Prodotto attraverso un trattamento termosaldante a base sintetica ad acqua, appositamente studiato per l’utilizzo nelle linee di confezionamento automatizzate di prodotti alimentari secchi, il pack rispetta l’ambiente, è traspirante e dunque protegge l’alimento preservando intatte le proprietà organolettiche della pasta Felicetti, che trova in questo confezionamento l’ambiente ideale per conservare il gusto e il profumo del prodotto appena trafilato. Come consulenti di brand e progettisti designer sentia-

Ecco perché, ben oltre il design, il nuovo sistema di confezionamento è un manifesto, dichiarazione di una vocazione e di un impegno per il futuro che da sempre animano il pastificio trentino in ogni aspetto del suo operato. Il nuovo pack di Felicetti è parte di un ampio progetto di rebranding volto a creare memorabilità e a cristallizzare in uno storytelling visivo tutti gli elementi di distintività e identità del pastificio trentino: le Dolomiti, patrimonio dell’Unesco, luogo di origine e produzione della pasta, la sorgente di acqua purissima e la semola di grano duro 100% italiano.

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Dimenticate i pattern ripetuti all’infinito del passato. Oggi, grazie ai progressi tecnologici e alla stampa digitale di grande formato, le carte da parati si trasformano in una moderna versione degli affreschi e accolgono soggetti grafici di grandi dimensioni. In più, si fanno strada nuovi materiali sostenibili e dalle altissime prestazioni, adatti a ogni ambiente del mondo home, contract e retail. Abbiamo parlato delle ultime innovazioni e tendenze del settore con Paola Jannelli di Jannelli&Volpi, Camillo Beretta di Carta da Parati degli anni 70, Alessandra Nazzari di Ambientha e Cecilia Anselmi di Effimero Barocco.

D E C O R A T I O N

di C A T E R I N A P U C C I

Make Jungle, carta da parati disegnata da Federica Baruffi per Ambientha

ENGLISH VERSION C pg. 90

Non chiamatela “tappezzeria”

I N T E R I O R


Un tempo era nota come “tappezzeria”, oggi si preferisce wallpaper. Comunque vogliate chiamarla, la carta da parati – per anni associata ai salotti della nonna – è tornata un elemento caratterizzante della decorazione d’interni, in grado di donare personalità a qualsiasi spazio, pubblico o privato. Il merito va a progettisti e architetti che hanno ricominciato a promuoverne l’utilizzo, ma anche all’innovazione tecnologica. La stampa tradizionale su rotoli resta il metodo più indicato per realizzare tirature elevate con motivi decorativi sempre uguali, ma pone diverse limitazioni sul fronte della creatività. Le soluzioni di stampa digitale wide format, invece, permettono di aggirare i limiti dimensionali imposti dai classici cilindri, riducendo al contempo i costi di avviamento legati

alla realizzazione delle matrici. Lo sviluppo di nuovi supporti e i progressi nelle tecnologie digitali hanno permesso alle carte da parati di trasformarsi in decorazioni personalizzate, e così i muri si riempiono di immagini di grande formato impreziosite da texture e dettagli tridimensionali. Le destinazioni d’uso possono comprendere luoghi prima d’ora impensabili come il soffitto, la cucina, il bagno o una parete esterna. Questo perché le nuove carte da parati sono progettate per essere all’occorrenza fonoassorbenti, ignifughe, lavabili e resistenti all’umidità. Ma soprattutto sostenibili, per non scontentare un’utenza sempre più attenta all’impatto ambientale e alla sicurezza.

Madagascar, carta da parati linea Tierra di Jannelli&Volpi

Rifugiarsi nella natura I motivi floreali e botanici che avevano già caratterizzato il wallpaper nel 2019/20 resteranno protagonisti anche quest’anno, sottolineando un comune desiderio di evasione e fuga dalla quotidianità. L’evocazione di nature incontaminate e culture lontane è il leitmotiv della collezione Lemuria di Jannelli&Volpi, un omaggio alla natura brillante del Madagascar. Lo storico produttore di rivestimenti murali e carte da parati si rivolge a un mercato internazionale di fascia alta, in particolare nell’ambito del contract. «Il presente sembra comunicarci che le nostre scelte come individui sono indissolubilmente legate all’ambiente che ci circonda», racconta Paola Jannelli, Creative Director di Jannelli&Volpi. «Le nuove collezioni

partono dalla convinzione che solo la coesistenza tra essere umano e natura possa consegnarci un futuro migliore. I clienti ci chiedono di qualificare i propri ambienti domestici per migliorare la qualità della vita. C’è grande attenzione alla sostenibilità, un valore che ci ha sempre contraddistinti». Un impegno che per Jannelli&Volpi si esprime nell’adeguamento degli impianti produttivi, nell’utilizzo di coloranti ad acqua e nella promozione del riuso. «Nel periodo del lockdown – prosegue Jannelli – abbiamo dato vita a due prodotti che sintetizzano il nostro impegno ambientale: uno è EcoTechWall, un supporto che assicura le stesse prestazioni di un vinile in termini di elasticità, resistenza ai lavaggi e al fuoco, possibilità di goffratura, ma è totalmente PVC free. L’altro è Viroblock,

Cactus, carta da parati linea Tierra di Jannelli&Volpi


Ispirazione retrò, nel retail come al cinema Un altro must che dominerà l’interior decoration riguarda il ritorno in grande spolvero di grafiche e ispirazioni del passato. Lo stile retrò degli anni Settanta (ma anche Novanta) sarà una delle principali influenze dell’interior nel 2021. Da

una finitura antivirale e antimicrobico, abbinato alla nostra nuova collezione JWall Tatami. In pratica utilizziamo il trattamento ai cristalli d’argento nell’impasto del prodotto per impedire a eventuali batteri di attaccarsi alla componente lipidica che si genera quando si entra a contatto con i muri, impedendogli di duplicarsi».

un punto di vista di cromie e grafiche, si cerca di catturare l’attenzione dell’osservatore: la carta da parati non è più percepita come un semplice sfondo, ma deve focalizzare l’attenzione dell’osservatore e “calarlo” nell’atmosfera che si desidera realizzare. Invece di decorare tutte le pareti, si sceglie di evidenziarne solo una con un modello di carta da parati dai motivi forti e di grandi dimensioni. Ci racconta tutto Camillo Beretta, Marketing Manager di Carta da Parati degli anni 70, e-commerce con sede in Germania che produce carte da parati combinando gli autentici design vintage con materiali moderni e i più severi standard tedeschi in termini di qualità e sicurezza: «La carta da parati viene molto spesso vista come fosse un’opera

D E C O R A T I O N

d’arte. Le moderne tecniche di stampa permettono colori, riflessi e dettagli una volta impossibili, creando modelli che di fatto sono una versione contemporanea dell’affresco dei secoli passati». Il modello di business di Carta da Parati degli anni 70 consiste nell’offrire una selezione ridotta di modelli di alta qualità, curati nei minimi dettagli. Oltre ai privati, molti clienti provengono dal mondo del retail, della moda e delle case di produzione cinematografiche. Come Netflix che ha utilizzato alcune delle loro carte per allestire i set della serie La regina di scacchi. «Pur lavorando esclusivamente online, il nostro servizio replica quello delle classiche boutique, dove vai perché qualcuno – del cui gusto ti fidi – ha già selezionato, fra una marea di prodotti, quello

più indicato per le tue esigenze» spiega Beretta. Insieme alle ispirazioni retrò, tempi di consegna rapidi e conformità ai rigidi standard di sicurezza sono tra i requisiti più richiesti nell’interior décor destinato alla decorazione del punto vendita. Un settore in cui, con l’avvento della digitalizzazione, sorge l’esigenza di coniugare le ragioni del design con quelle della logistica. «Un problema comune a molti retailer riguarda la necessità di proteggere i POS wireless delle casse dalle interferenze causate dalle etichette RFID, apposte sui prodotti per motivi di track&tracing – spiega Beretta – e per questo abbiamo sviluppato la collezione di carte da parati Guardia che offre una protezione efficace contro le radiazioni elettromagnetiche e l’elettrosmog».

Effimero Barocco Wallcovering, realizzato da Cecilia Anselmi, Carlo Pianosi, Fabio Gasparri

I N T E R I O R


Personalizzazione per una “storytelling decoration” La pandemia ha indubbiamente cambiato il nostro modo di vivere gli spazi. C’è l’esigenza di ritrovare negli spazi quotidiani atmosfere stimolanti, ambienti ricchi di personalità, capaci di trasmettere calma, creatività e resilienza. Anche nella decorazione d’interni resta fondamentale il concetto di personalizzare e di confezionare ciascun progetto come un vestito su misura. È la missione che si è imposta Ambientha, start up fondata nel 2019 da Maurizio e Alessandra Nazzari, rispettivamente padre e figlia. Un progetto che attinge dalla pluriennale esperienza nell’ambito del graphic design e della comunicazione di CIP srl, società che opera nella decorazione grafi-

da parati che prendano spunto dal mondo che ci circonda e che raccontino delle storie, proprio per questo motivo ci piace parlare di storytelling decorations. «Nel nostro processo creativo lo studio degli interior design trends diventa la base per lo sviluppo delle ispirazioni: le collezioni così non sono realmente annuali ma si sviluppano negli anni con nuove elaborazioni e punti di vista» prosegue Nazzari. «Nel 2019, le prime ispirazioni furono il riscaldamento globale, la protezione della biodiversità dell’Amazzonia fino ad arrivare ai tesori nascosti italiani, i nostri bellissimi borghi». Spaziando dal mondo dell’infanzia all’importanza delle risorse rinnovabili, l’azienda ha progettato una nuova serie di collezioni tematiche: Beauty Variety, Mediterranea, Under-

Yamila, wallpaper realizzato da Carta da Parati degli anni 70

ca di showroom, fiere e congressi fin dagli anni Sessanta. All’interno dell’e-shop ciascun utente può scegliere tra decine di collezioni differenti o progettare la propria carta da parati personalizzata. «Il design biofilico sta cercando sempre più forme di espressione per rispondere all’obiettivo di portare la natura negli interni delle nostre abitazioni – spiega Alessandra Nazzari – così come i design delle carte da parati, stampate su supporti ecosostenibili, vengono concepiti per creare affascinanti angoli verdi: piante e veri e propri scenari naturali per creare atmosfere accoglienti e ristoratrici». Per Ambientha è importante che il design e le decorazioni da inserire nelle nostre abitazioni rispecchino lo stile attuale, ma non solo. L’obiettivo è creare carte

Malvin, wallpaper di ispirazione vintage realizzato da Carta da Parati degli anni 70

seas e The World Through, che vogliono ispirare un futuro di giustizia, serenità, bellezza e amore. Rispetto alla tappezzeria di un tempo, le carte da parati di ultima generazione utilizzano supporti più performanti. Tra i supporti più ricercati c’è il TNT (tessuto non tessuto), con certificazione mista FSC, che assicura un’elevata stabilità dimensionale ed eleganti finiture materiche dall’effetto opaco. «Le nostre carte in solo TNT sono molto apprezzate perché traspiranti e PVC free, ideali per gli ambienti residenziali e soprattutto per le camere da letto» spiega Nazzari. Molto richiesta anche la fibra di vetro, opportunamente trattata per diventare impermeabile e quindi indicata per l’applicazione in ambienti umidi (come il bagno) o in esterni (sui terrazzi).

Lioba, wallpaper realizzato da Carta da Parati degli anni 70


Abbasso il minimal, viva l’arte Un altro trend riguarda l’abbandono del modernismo minimal, spesso omologato e senza carattere, in favore di una mescolanza di stili. Un’esigenza che va a braccetto con una generale richiesta di maggior personalizzazione, che i progressi nell’ambito della grafica e delle tecnologie digitali hanno reso possibile. Da queste suggestioni nasce l’idea di Effimero Barocco, una collezione di grafiche digitali ideata per l’interior décor e la riproduzione su supporti come carte da parati, rivestimenti, tessuti e tappezzerie. Il progetto è opera degli architetti Cecilia Anselmi, Carlo Pianosi e Fabio Gasparri, appassionati di arte, fotografia e grafica. «Carlo lavora molto nella proget-

tazione d’interni, Fabio è anche fotografo ed ha un brand di fashion design – spiega Anselmi – e per quanto riguarda me, dal 2015 porto avanti una ricerca grafica con l’elaborazione di immagini digitali, la serie di collage della Linea Rossa, che nel 2018 ha esordito con una mostra a Roma dal titolo Concetto Lineare e che ha trovato in questa nuova collezione di disegni una sua naturale prosecuzione». Il progetto di wallcovering Effimero Barocco omaggia l’iconografia dell’epoca barocca e di Roma, ma è anche una rielaborazione in chiave contemporanea di frammenti di immagini di quel periodo collezionate dai tre progettisti. La stampa digitale ha permesso di riprodurre le immagini in diversi formati e su diversi materiali: dai

Effimero Barocco Wallcovering

TNT PVC free alle viniliche, stampate con inchiostri ecocompatibili. Partner tecnico del progetto è Decorum Wallcoverings & JdS StudioDesign, grazie al quale le grafiche possono essere riprodotte in diverse scale dimensionali su qualsiasi tipologia di carta da parati. «Effimero Barocco è un progetto pensato per adattarsi alla stampa su altri supporti, mantenendo un certo margine di personalizzazione», aggiunge Anselmi. «A ispirarci sono state la visionarietà delle collezioni di Piero Fornasetti, le trame geometriche di Giò Ponti, gli accostamenti surreali di Carlo Mollino, le forme astratte della scultura e dell’architettura barocca, di cui scriveva Luigi Moretti». Effimero Barocco è stata presentata a fine ottobre 2020

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in occasione della Rome Art Week nella sede di Studio Room 28b a un pubblico di addetti ai lavori con un allestimento dedicato alle stampe di alcuni prototipi di carte da parati. Dopo una fase di messa a punto e testing della parte grafica e della resa qualitativa su diversi supporti, ora il team sta lavorando a una piattaforma di e-commerce. Una proposta che non rifiuta il nuovo, ma piuttosto cerca di contaminarlo, ribadendo che l’arte, in ogni sua epoca, è una fonte inesauribile di ispirazione sia per reinventare in maniera vitalistica il presente che per immaginare il futuro. Fosse anche a partire dalle pareti.

Tulip Trace, carta da parati di Ambientha

I N T E R I O R


P U S T E R L A

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www.pusterla1880.com

C O M U N I C A Z I O N E

D ' I M P R E S A

PUSTERLA 1880: IL PACKAGING TRA INNOVAZIONE E SOSTENIBILITÀ Dal racconto della marca all’unboxing experience, oggi il packaging si fa veicolo di nuovi significati agli occhi dei consumatori, che cercano esperienze autentiche nel rispetto di principi etici. In linea con i tempi Pusterla 1880 prosegue la sua ricerca di soluzioni di qualità in grado di enfatizzare “l’art de vivre consapevole”, come nel caso della pluripremiata collaborazione con la Maison Ruinart.

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Nel mondo della cosmetica, della profumeria e del vins et spiritueux, il packaging, oltre a una funzione di protezione, ha sempre dovuto essere in grado di valorizzare le qualità della marca oltre che del prodotto stesso, attirando l’interesse del consumatore finale e guidando le sue scelte d’acquisto. Storicamente la sfida è sempre stata farsi notare sugli scaffali attraverso lavorazioni di pregio e design accattivanti, mantenendo sempre un approccio al progetto che fosse sostenibile dal punto di vista ambientale ed economico. Come azienda, Pusterla 1880 ha sempre lavorato in questo senso con i propri clienti, supportandoli nella ricerca di soluzioni di qualità che li aiutassero a raccontare la marca e a farla emergere.

Negli ultimi anni si è fatta strada una sempre maggiore propensione agli acquisti di prodotti online, ma la presenza dei negozi fisici è rimasta comunque fondamentale per trasmettere i valori e l’identità del brand. Il packaging ha sempre mantenuto la funzione di attirare lo sguardo del consumatore. L’avvento della pandemia ha spostato l’accento sugli acquisti online, recludendo così l’esperienza della marca in un mondo interamente digitale. Ecco dunque che è comparsa una nuova funzione per il packaging: essere veicolo dell’esperienza del mondo fisico della marca tramite l’unboxing experience, trasformando il mondo digitale in reale e a portata di mano del consumatore. Contemporaneamente all’aumento degli acquisti online, la sensibilità

dei consumatori verso gli aspetti etici e sostenibili del packaging è in costante aumento, determinando una maggiore consapevolezza d’acquisto e consumo. Insomma, il mondo, anche se fermo, continua a chiedere cambiamenti di prospettiva per poter rimanere al passo con i tempi, le richieste e i bisogni dei consumatori. La sensibilità verso tutte queste tematiche è ciò che guida il reparto di ricerca e sviluppo di Pusterla 1880: riuscire a proporre innovazioni per packaging che rispettino l’ambiente, la società e il consumatore, ma che al contempo sappiano comunicare valori delle marche e dei prodotti, ricreando esperienze d’acquisto sempre nuove. Un esempio dell’impegno dell’azienda verso l’innovazione consapevole al servizio del cliente si può trovare

nella recente pluripremiata collaborazione con la Maison Ruinart, dove un dialogo di due anni tra il cliente e i partner di produzione ha portato alla realizzazione di “Second Skin”, un packaging interamente riciclabile composto al 100% di fibre di legno proveniente da foreste europee certificate FSC. Un’innovazione sostenibile, frutto di attenzione, e ricerca ma soprattutto di collaborazione. Un progetto in linea con i tempi, in grado di enfatizzare “l’art de vivre consapevole” della Maison Ruinart, senza snaturare il prodotto e l’esperienza di degustazione.

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F O R M AT

Una Guernica stampata in digitale di C A T E R I N A

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Quando la tecnologia si mette al servizio dell’arte possono nascere dei capolavori: così è stato per Around Guernica. Una riproduzione in scala reale del famoso dipinto di Pablo Picasso, realizzata dall’artista José Manuel Ballester in collaborazione con il costruttore Durst e l’azienda di stampa Estudios Durero.

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he cosa sarebbe la Nascita di Venere di Botticelli senza la sua protagonista? E l’Ultima Cena di Leonardo da Vinci senza Gesù e gli apostoli? Svuotare i quadri più famosi della loro componente umana è la cifra stilistica dell’artista spagnolo José Manuel Ballester. Già in passato, con le mostre Espacios Ocultos (2007) e Concealed Spaces (2013) aveva proposto una serie di reinterpretazioni dei capolavori della storia dell’arte in cui persone e animali non sono presenti. L’attualità del suo lavoro – in un mondo in cui l’isolamento è diventato una triste realtà – ha convinto la città di Bilbao a proporgli di realizzare una mostra che richiamasse il periodo storico che stiamo vivendo. Così nasce Around Guernica

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2009/2020, una riproduzione a grandezza naturale del celebre dipinto di Picasso che misura 349,3 x 776,6 cm. La stampa – che fa parte della serie di opere Hidden Spaces – è stata esposta al Museo Guggenheim di Bilbao fino al 21 febbraio ed è oggi fruibile in modalità virtuale. La mostra include anche una serie di fotografie di Bilbao, solitamente gremita di turisti, scattate nel corso del lockdown totale dell’anno scorso. Una città fantasma. Ciò che rende Around Guernica ancor più speciale è il fatto che si tratta di un’opera d’arte stampata completamente in digitale. Ciò è stato reso possibile grazie all’intervento del partner Estudios Durero e del costruttore di soluzioni per la stampa digitale Durst.

Rafael Carbonell, Amministratore Delegato di Durst Ibérica ci ha raccontato genesi e realizzazione dell’opera, che ha visto il coinvolgimento del team del Customer Experience Centre di Durst a Bressanone. «Quella di Ballester è attualmente l’unica riproduzione della Guernica di Picasso in scala reale esistente al mondo», racconta Carbonell. «Individuare la tecnologia di stampa in grado di affrontare una lavorazione così imponente non è stato facile». Proprio per questo, Ballester si è immediatamente rivolto a Estudios Durero, azienda che sviluppa nuove forme di riproduzione grafica utilizzando la tecnologia Durst. «Essendo nostri clienti di lunga data, avevano già alcune delle nostre soluzioni a disposizione, ma nessu-

na con le dimensioni necessarie per stampare l’opera a grandezza naturale, come desiderava l’artista. Per accontentarlo abbiamo deciso di rivolgerci direttamente alla casa madre, chiedendo di utilizzare le tecnologie disponibili all’interno del Customer Experience Center di Bressanone» prosegue Carbonell. Così, a dicembre Ballester, Ander Soriano titolare di Estudios Durero e Rafael Carbonell di Durst Iberia hanno fatto visita al team altoatesino di Durst per tre giorni di intenso lavoro. Dopo attente analisi, si è scelto di utilizzare una Durst Rho 512 a sei colori, la più adatta allo scopo. Restavano comunque da risolvere alcune problematiche legate al materiale da stampare. L’artista, infatti, ha scelto di utilizzare un materiale speciale,


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una tela in lino, tessuta a mano da un’azienda belga con uno speciale rivestimento bianco. «Si trattava di un pezzo unico, perciò non erano ammessi errori. Essendo lavorata a mano, la tela non era omogenea e questo rendeva difficile il trasporto e il tensionamento», spiega Carbonell. «Un altro problema da risolvere riguardava il curing, perché il tessuto tendeva a surriscaldarsi creando delle pieghe e rischiando di produrre delle antiestetiche righe sulla tela».

Disporre di una tecnologia di stampa digitale di ultima generazione ha permesso di realizzare un prodotto finito di elevata qualità che sembra dipinto a mano. L’opera originale così come la reinterpretazione di Ballester utilizzano solo una gamma molto ampia di grigi. La qualità di stampa doveva perciò essere eccezionalmente alta per garantire altissima risoluzione a ciascuna sfumatura. Alla buona riuscita del progetto ha contribuito l’impegno di Estudios Durero a fare da ponte tra l’ambito

tecnico e quello creativo. In passato l’azienda aveva già fatto parlare ampiamente di sé per aver messo a punto Didù, una metodologia per il trattamento e la riproduzione di immagini in rilievo. In pratica sfrutta il digital embossing per creare immagini tridimensionali, che possano essere fruite anche da persone ipovedenti. Didù è stata efficacemente utilizzata all’interno di mostre come Touching the Prado, ospitata all’interno del museo El Prado nel 2015. «Around Guernica rappresenta un

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precedente che ci auguriamo possa avvicinare maggiormente i creativi all’utilizzo delle tecnologie di stampa digitale», conclude Carbonell. «Vogliamo che possano considerare queste soluzioni come un prezioso alleato e non un ostacolo alla loro creatività. Questo progetto è la dimostrazione concreta di come la combinazione tra la componente tecnologica e quella artistica possa portare a risultati incredibili».

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www.kimiprint.com | www.agfa.com

KIMIPRINT - AGFA DAL PACKAGING PER LA GDO ALL’ABBIGLIAMENTO, LA PAROLA D’ORDINE È PERSONALIZZARE Diversificare è la chiave per cogliere nuove opportunità applicative, in un momento in cui alcuni segmenti del wide format sembrano in stallo. Per questo, la padovana Kimiprint sta investendo in due soluzioni tecnologiche all’avanguardia: Agfa Tauro H2500 e Agfa Avinci DX3200, per intercettare nuovi segmenti di mercato, come quello del packaging e dell’abbigliamento

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ell’ultimo anno, a seguito dell’emergenza, si è verificata un’esplosione dell’e-commerce e una decisa accelerazione di alcuni segmenti di mercato. In primis quello della segnaletica per il distanziamento, ma anche delle applicazioni su tessuto personalizzate e del packaging in cartone. Se alcuni ambiti di applicazione della stampa di grande formato – come quello della comunicazione OOH e degli allestimenti destinati alle fiere e agli eventi – sono al momento in fase di stallo, altri registrano una crescita costante. Differenziare il proprio portfolio di applicazioni, per cogliere nuove opportunità di business sembra dunque essere una scelta obbligata. Ci sono aziende che,

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già da tempo, hanno intrapreso questo percorso. Come Kimiprint, tipografia online specializzata in stampa digitale di grande formato e stampa online di espositori promozionali. L’azienda, con sede a Padova, è una business unit fondata nel 2018 con l’intento di diversificare la gamma di applicazioni già presenti nel portfolio dell’azienda a cui fa capo, la storica Poligrafico Ruggero & Tortia (PRT). Oggi, Kimiprint può vantare una struttura efficace e competitiva, che trae la propria forza, in primo luogo, dalla capacità di selezionare soluzioni tecnologiche all’avanguardia. Tra gli investimenti più recenti, le soluzioni Agfa Tauro H2500 e Agfa Avinci DX3200 che, nelle intenzioni

dell’azienda, saranno adoperate per stampare applicazioni inedite, intercettando nuovi mercati. Il parco macchine può vantare sistemi di stampa e finishing di ultima generazione, che permettono di far fronte efficacemente a richieste molto diverse. I materiali su cui è possibile stampare spaziano dai pannelli rigidi ai maxiteli, dai roll up alle locandine, fino agli espositori destinati all’allestimento di stand e punti vendita. La clientela è altrettanto variegata, proveniente dai settori dell’automotive, della farmaceutica e della GDO. La strategia di produzione just-in-time permette inoltre di ridurre gli scarti e le giacenze in magazzino. Trattandosi di un business online, l’assistenza ai clienti è

un aspetto da non sottovalutare. Un servizio di customer care telefonico, associato al portale e-commerce, permette di seguire i clienti passo passo, aiutandoli a realizzare prodotti su misura, aggiungendo un tocco “sartoriale” a progetti che in origine erano standard. «Puntare su tecnologie all’avanguardia accresce la produttività e ci ha permesso di inserirci con successo in nuovi mercato» spiega Luigi Carrai, General Brand Manager di Kimiprint.com presso PRT. Per questo motivo, negli ultimi mesi, l’azienda ha deciso di ampliare il proprio reparto stampa, dando il benvenuto a due soluzioni innovative: Agfa Tauro H2500 e Agfa Avinci DX3200. «Nonostante l’emergenza in atto, voglia-


K I M I P R I N T

mo restare ottimisti e aprirci a nuove opportunità – aggiunge Carrai – Con la Tauro, al momento, stiamo stampando moltissimo Forex e cartone polionda. Vogliamo creare un portfolio di applicazioni inedite, che spaziano dal packaging agli espositori in cartone ondulato. Senza dimenticare le applicazioni personalizzate in tessuto come tende, pannelli retroilluminati, wallcovering e altre soluzioni per decorare le pareti di stand». L’obiettivo è intercettare sempre più un’utenza proveniente dal mondo dell’arredamento e della decorazione d’interni, oltre a quella degli allestimenti per showroom, punti vendita, eventi fieristici, etc. Le nuove soluzioni permetteranno, inoltre, di inserirsi in un segmento che proprio negli ultimi anni ha subito una forte crescita, quello delle t-shirt e degli accessori personalizzati. «Stiamo la-

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www.kimiprint.com | www.agfa.com

C O M U N I C A Z I O N E

D ' I M P R E S A

vorando all’apertura di ki-shirt.com, una nuova piattaforma e-commerce dove vendere esclusivamente prodotti per l’abbigliamento e gadget customizzabili – prosegue Carrai –. Il nuovo portale è progettato per rivolgersi principalmente a un’utenza B2C, molto diversa da quella con cui siamo soliti lavorare. Si tratta di una bella sfida, perché l’approccio da adottare con questa tipologia di clienti è radicalmente diverso da quello che utilizziamo con stampatori e professionisti del settore, che arrivano da noi con conoscenze tecniche e un’idea ben precisa di ciò che vogliono realizzare. Proprio per questo sarà ancor più importante ottimizzare e potenziare i nostri servizi di assistenza e supporto al cliente. Un valore che, comunque, ci contraddistingue da sempre e che è racchiuso anche nel nostro payoff: Nice to print you (Piacere di stamparti)».

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Angelo Tassitano — La profondità di campo dei nostri ricordi 0068

di S I M O N E

A Z Z O N I


F O T O G R A F I A

Simone Azzoni È critico d’arte e docente di Storia dell’arte contemporanea allo IUSVE. Insegna Lettura critica dell’immagine all’Istituto di Design Palladio di Verona. Ha curato numerose mostre di arte contemporanea in luoghi non convenzionali. È co-direttore artistico del festival della Fotografia Grenze. È critico teatrale per riviste e quotidiani nazionali. Organizza rassegne teatrali di ricerca e sperimentazione. Tra le pubblicazioni recenti Frame - Videoarte e dintorni per Libreria Universitaria, Lo Sguardo della Gallina per Lazy Dog Edizioni e, per Mimemsis, Smagliature (2018). Teatro e fotografia. Conversazione con Enrico Fedrigoli è il suo ultimo libro.

L

La fotografia per Angelo Tassitano è cura del processo, dalle origini alla stampa. È l’espressione dell’emozione degli “incontri” possibili nella quotidianità; è interrogativo sull’origine delle proprie radici. Amico e allievo di Walter Rosenblum e di Giovanni Umicini, grandi interpreti della fotografia sociale, Angelo Tassitano ha pubblicato alcuni libri con il gruppo Mignon del quale è stato membro per alcuni anni, ha esposto in mostre personali e partecipato a rassegne internazionali. Le sue immagini sono presenti in collezioni pubbliche e private.

Come ti sei avvicinato alla fotografia e cos’è per te, rispetto ad altri linguaggi che descrivono o indagano il reale?

Uno zio mi ha insegnato, ancora adolescente, i rudimenti della camera oscura. Ho imparato a stampare prima che a riprendere, e questo credo abbia influenzato il mio approccio alla costruzione delle immagini. Col tempo ho capito che la fotografia aveva il potere di rappresentare la materializzazione di determinate emozioni pescando dal mondo reale e ho provato a utilizzarla come linguaggio per ricostruire in termini soggettivi ciò che vedevo e vivevo. Ho sempre avuto la sensazione che l’atto del fotografare abbia a che fare con il concetto di confine e il suo superamento: il fotografo, infatti, si trova a sintetizzare un fatto, un’idea nei limiti spaziali di un rettangolo, mentre l’osservatore ha piena libertà di valicarli per interpretare l’immagine.

Pare che sull’ortodossia dell’essere fotografi ci si divida: chi dice che il “vero” fotografo presiede l’intero processo, dal click alla stampa e chi invece – affidandosi a un buon postproduttore o stampatore – si ritaglia per sé solo l’attimo dell’inquadratura…

Seguire l’intero processo consente di apprezzare e cogliere i suggerimenti che il caso o l’errore possono regalare, cosa assai più complicata se si delegano la postproduzione e la stampa dell’immagine. Tuttavia la storia ci ha insegnato che molti grandi autori, affidandosi a stampatori o editor eccezionali per realizzare la fase finale del processo, hanno prodotto opere memorabili. Penso che non ci sia una regola precisa e che dipenda molto dalle caratteristiche del fotografo. Personalmente considero il lavoro di stampa, e di camera oscura in generale, determinante per dare una cifra personale al risultato finale e raramente mi è riuscito di delegare il compito a qualcun altro.

Chi è oggi il fotografo? Un cantastorie, colui che ha consapevolezza tecnica o, ancora, solo colui che ha una necessità narrativa?

Se consideriamo il fotografo nella dimensione autoriale, penso che la cosa fondamentale sia la presenza di un movente, una ragione che giustifichi la realizzazione di un progetto. Lo sforzo successivo è la vera scommessa: consiste nel dare a questa urgenza narrativa una forma che rispecchi in maniera autentica il sentimento e l’idea di base. Tutti i ruoli che hai elencato sono presenti nel panorama odierno, ma alla fine per sostenerli è necessario avere qualcosa da esprimere sennò, forse, è meglio attendere ed evitare di inquinare canali già fin troppo paludosi.

Hai anche esperienza di camera oscura. Quando si genera l’immagine per te: nella mente, nella realtà o nel processo di sviluppo?

Mi riesce un po’ difficile dire con certezza come nascono le mie immagini. Credo che spesso maturino dalla registrazione personale di esperienze o, come succede ultimamente, dalla elaborazione di ricordi e percezioni che la memoria manipola. Per quanto riguarda la realizzazione, cerco di essere il più flessibile possibile e soprattutto di resistere ai tanti fallimenti. Una volta individuato il progetto e, in generale, messo a punto l’impianto formale del lavoro cerco di essere ricettivo nei confronti degli eventuali contributi provenienti dal caso e dalle singole situazioni.

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Strip of happiness

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Non riesco a scrollarmi di dosso l’idea “novecentesca”, che ciascuna copia stampata debba essere un’opera “preziosa”. Il fatto di realizzare personalmente le stampe, quasi sempre in camera oscura, mi consente un certo margine di sperimentazione, che può portare a modificare sensibilmente l’approccio iniziale, se non a gettare via tutto... Al termine del processo, mi ritengo fortunato se riesco ad avere tra le mani un prodotto che è il frutto anche di una faticosa ricerca artigianale. Nonostante spesso mi trovi a percorrere altre strade, non riesco a scrollarmi di dosso l’idea “novecentesca”, che ciascuna copia stampata debba essere un’opera “preziosa”. Il tuo lavoro recente, oltre a essere un dialogo con la materia, è anche una sonda che indaga temporalità sovrapposte. Guardando le tue immagini sento il presente che graffia e toglie, un doloroso processo di cancellazione che lascia residui di sé come soglie sul tempo…

Con la serie “Strip of happiness” mi interessava fare una riflessione sulla fotografia come stratificazione della memoria, del tempo e della percezione. Così, attraverso una serie di operazioni di, chiamiamole così, prelievo e disgregazione effettuate sull’emulsione fotografica, ho utilizzato i frame di alcuni filmati in 16 mm di una famiglia anonima, cercando di confondere i piani temporali e di “scarnificare” il passato per dare ai protagonisti una nuova storia e, per quanto possibile, l’impressione di un nuovo movimento nel presente. I residui di cui parli sono sicuramente parte integrante della nuova esperienza visiva: nell’estetica finale appaiono come tracce materiche, che simulano quel complesso lavoro selettivo che fa, regolarmente, la memoria lavorando sulla precaria nitidezza della “profondità di campo” dei nostri ricordi. In questo progetto, ricorrere al medium pellicola era fondamentale per l’aspetto fisico e materico che doveva avere il risultato finale, e questo a prescindere dalla mia simpatia per l’analogico.

La fotografia - qualunque sia il genere è legata alla memoria. Qual è per te la sua verità?

Penso ad una riflessione di Valerio Zurlini che definiva la memoria come “permalosa, bugiarda anche quando in buona fede”, e aggiungeva che “i suoi sentieri infiniti sono tracciati sempre da una logica segreta”. Penso che la fotografia si presti molto e faccia ampio uso di un’elaborazione personale di questa memoria, e si affidi spesso alla rappresentazione di traumi piccoli o grandi che i ricordi ripropongono secondo una logica ineffabile.

Mi sembra che il tuo sia anche un discorso sul volto. Come arrivare alla raffigurazione dell’uomo se l’immagine rischia di essere un fantasma evanescente?

Quello del ritratto è un genere con il quale mi sono misurato spesso. Nei miei primi lavori ho sperimentato, con una certa insistenza, quel ritratto di strada che si manifesta come una sorta di “camera-look” e che si sostanzia in un incontro con “l’altro”, in cui la vicendevole seduzione tra fotografo e soggetto fa diventare un evento il contenuto dell’immagine. Negli ultimi lavori mi sono interessato all’idea del volto sia come elemento identitario del corpo, che come maschera di un ruolo sociale. In “Strip of happiness”, ho voluto valorizzare ciò che lo stesso materiale mi suggeriva: in alcune sequenze la forte sovraesposizione trasformava le figure in sagome evanescenti quasi fossero risucchiate dal tempo. Ho lavorato molto per amplificare queste suggestioni, mettendo in rilievo i gesti e le azioni in assenza/presenza dei volti, quasi a simulare un “flickering” cinematografico. Spero di essere riuscito a raccontare qualcosa di me, partendo da un documento così intimamente legato a qualcun altro.

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In realtà ciò che mi interessa è riutilizzare i residui della memoria, sia pubblica che privata.

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Come possiamo, in una storia, tenere assieme il pubblico e il privato, il dentro (la cornice) e ciò che inevitabilmente costituisce un inafferrabile fuori campo? Come recuperare cioè gli scarti del tempo, dell’inquadratura, dello sviluppo...

Mi piace molto l’idea del recupero in un mondo iconografico in cui il cumulo delle immagini si autoalimenta in maniera frenetica senza scartare teoricamente nulla. In realtà ciò che mi interessa è riutilizzare i residui della memoria, sia pubblica che privata. Credo che la tendenza a vivere in una dimensione di eterno presente ci porti a filtrare in maniera estrema e pericolosa i ricordi e a eliminare porzioni importanti delle nostre esperienze. Mi attira lavorare con la fotografia per valorizzare questi residui di vita vissuta e credo che l’utilizzo del materiale analogico, con i suoi limiti fisici, si presti molto a rappresentare autenticamente questa attività di recupero.

Come sopravvive, secondo te, l’immagine nel museo virtuale della rete? Come si affermano la sua presenza e la sua necessità in tanta concorrenza visiva?

Nel sistema attuale le immagini assumono sempre più una valenza relazionale, sono destinate ad un consumo immediato nella rete. Per le immagini che aspirano a un valore qualitativo diverso, la possibilità di resistere e di aver una propria autonomia è minima, a causa del gorgo iconico che tende a risucchiarle in un movimento continuo. Si ha la sensazione che il destino di ciascuna immagine sia legato a quella delle altre e nessuna abbia la capacità di resistere a questa forza cinetica. La divulgazione della cultura visuale può rappresentare una delle soluzioni, ma avrebbe bisogno di essere più strutturata e istituzionalizzata, per non perdersi a sua volta in una miriade di iniziative estemporanee. In ogni caso, penso sia necessario riflettere sul fatto che le immagini in generale e le fotografie in particolare richiedono il tempo necessario per essere contemplate e apprezzate, e questa è una scelta che attiene all’osservatore, a prescindere dall’“ambiente” in cui si trova l’opera. In quest’ottica il libro e lo spazio espositivo, pubblico o privato che sia, costituiscono ancora un’efficace opportunità.

Oggi forse occorre sempre di più essere intermediali, cambiar mediatore lungo il viaggio comunicativo. Qual è secondo te la comunicazione che ci restituisce la pellicola, anche nella sua matericità?

La flessibilità nell’utilizzo dei media costituisce un innegabile vantaggio sia a livello comunicativo che artistico: consente di poter attingere a strumenti informativi e creativi molto efficaci. Penso che ogni autore debba tener conto di questo. Alla pellicola fotografica, all’emulsione fotografica, credo si possa riconoscere la capacità di essere protagonista sino al punto da intrecciarsi, con la sua materialità, al contenuto delle immagini. Senza contare che, per sua natura, porta i segni del tempo che passa.

Esiste una fotografia contemporanea?

Credo esista un modo contemporaneo di intendere e utilizzare la fotografia, più che una fotografia contemporanea. Mi sembra che il legame con l’epoca in cui viviamo venga stabilito più sulla base dei nuovi mezzi tecnologici che su una visione fotografica corrispondente al tempo attuale. Ma, quasi certamente, mi sbaglio…


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CUTOFF PRO

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F U LV I O B I S C A Type Designer contemporaneo

In un mondo in cui, letteralmente, ci sono milioni di font disponibili, c’è ancora spazio per nuovi caratteri? Quali caratteristiche deve avere un La tipografia font utilizzabile in ambito professionale? è influenzata da mode e tendenze? E quali sono le evoluzioni del mestiere, tra OpenType e Variable Fonts? Ci racconta tutto Fulvio Bisca, designer torinese con un percorso che va dall’illustrazione alla specializzazione in disegno tipografico guadagnata sul campo e consacrata da clienti del calibro di Kuwait Airways, che nel 2016 ha scelto il suo Cutoff Pro per la propria immagine coordinata, livree degli aerei comprese. Insieme a lui, e attraverso il suo lavoro, definiamo il profilo del type designer contemporaneo. R41 ORBITAL

VERTEBRATA

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CUTOFF PRO

ANTITLED

di S T E F A N O

T O R R E G R O S S A


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R41 DIVULGA aA bB cC dD eE fF gG hH iI jJ kK lL mM nN oO pP qQ rR sS tT uU vV wW xX yY zZ 0123456789

Come sei arrivato al type design?

Ho iniziato a disegnare caratteri grazie a una mia carenza. Durante il primo decennio della mia carriera sono passato dall’occuparmi esclusivamente di illustrazione a una progressivo interesse verso la progettazione grafica, ma senza una formazione “istituzionale”, quindi avevo dei buchi di competenza che ho colmato ogni volta in cui ne ho realizzato l’esistenza. Una di queste mancanze riguardava proprio lo studio della tipografia, quindi ho iniziato ad approfondire sempre di più la cosa. Non pago di utilizzare al meglio i caratteri e scoprirne le peculiarità, ho iniziato a disegnarne uno, basato sui modelli che all’epoca più mi ispiravano e incuriosivano. Il risultato è stato uno stimolo a continuare: quel primissimo progetto è stato battezzato Antitled e pubblicato nel 2001 dalla fonderia statunitense T-26 come una famiglia di 15 font.

In un mondo in cui sono letteralmente disponibili milioni di font c’è ancora spazio per nuovi caratteri?

Ci sono varie ragioni per cui è, se non strettamente necessario, almeno desiderabile avere nuovi caratteri a disposizione. Innanzitutto la qualità: i font realmente utilizzabili in ambito professionale sono solo una piccola frazione di quelli esistenti, il resto non supera la soglia minima richiesta per qualità del disegno o completezza. Poi c’è la questione estetica: anche per i caratteri tipografici esistono trend che vengono

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cavalcati fino all’esaurimento per lasciar posto al revival o alla richiesta di novità. Questo non è solo un capriccio, ma una reale esigenza quando si tratta di costruire l’immagine visiva di un brand o di uno strumento di comunicazione che si vuole distinguere. A proposito del revival, vorrei precisare che creare un nuovo font non significa necessariamente creare un nuovo carattere; in molti casi si tratta di reinterpretare un design storico adattandolo agli standard che le nuove tecnologie richiedono o permettono. Altre motivazioni possono essere di natura legale/economica: il costo delle licenze dei font è basato solitamente sul numero di postazioni su cui saranno installati e alla natura dei media per cui è richiesta l’applicazione; ecco allora che per una grande azienda con migliaia di dipendenti che deve comunicare in modo coerente su diversi media diventa conveniente commissionare un carattere tipografico proprietario anziché acquistare la licenza di uno già esistente. Ci sono poi ragioni tecniche: i supporti sui quali un font può essere utilizzato si moltiplicano e aggiornano sempre più velocemente, e un carattere ottimizzato per la stampa non è detto che funzioni altrettanto bene su un monitor a bassa risoluzione; quello ottimizzato per il monitor a sua volta non sarà probabilmente il massimo quando finisce sullo schermo ad alta risoluzione di uno smartphone, e così via. Infine, esiste una richiesta di sempre maggiore completezza dei font — in termini di supporto linguistico e tipografico — dovuta alla globalizzazione

della comunicazione e a una più ampia consapevolezza delle possibilità offerte da una tipografia sofisticata.

Parlando della tua esperienza, tu sei un type designer e sei freelance: è possibile coniugare questi aspetti? È un ambito in cui c’è attualmente una domanda forte, spazio di manovra e creatività?

Attualmente sto lavorando quasi esclusivamente su caratteri tipografici, quindi sì, direi che l’attività del type designer e del freelance sono compatibili, ma trovo sia una bella sensazione anche il non sapere esattamente di cosa mi occuperò in futuro. Ho sempre vissuto la dimensione dell’indipendente come un’opportunità per evitare la noia che deriva dal perseguire una sola disciplina in un solo ambito. Apprendere nuove competenze in continuazione e lavorare in ambienti professionali sempre diversi mi sembra uno stimolante vantaggio competitivo piuttosto che un obbligo o una fatica.

Come riesci a gestire il lato “designer” con la necessità contemporanea di autopromuoverti?

Non ho una strategia, cerco semplicemente di allinearmi a quello che succede senza mettermi di traverso. Quando ho molte commissioni mi concentro su quelle, senza preoccuparmi del resto; quando i progetti

E Cutoff Pro


T Y P O G R A P H Y

pagati finiscono, lavoro su altro: progetti personali, autopromozione, ricerca di nuove relazioni professionali. Nel caso non ci siano clienti all’orizzonte, manchi la voglia di inventarsi qualcosa di nuovo e il meteo sia favorevole faccio lunghe camminate sul Po. È proprio questo, credo, il bello di essere freelance.

BAntitled

R41 DIVULGA

"Che la democratizzazione del type design sia la benvenuta, con la speranza di assistere presto a un nuova epoca di sperimentazione senza rete nel campo della tipografia".

Nel progettare un nuovo carattere, hai un workflow già rodato? Segui l’ispirazione o lo scopo per cui sarà utilizzato? Punti più sulla ricerca o sulla sperimentazione?

Ho individuato due approcci principali che sono diametralmente opposti. Il primo è caotico e imprevedibile, e si applica ai miei progetti personali, dove il movente principale è la sperimentazione, la curiosità di vedere come va a finire. Si tratta di una modalità caratterizzata da vicoli ciechi, ripensamenti, rivalutazioni e tanto apprendimento. All’opposto, quando si tratta di progetti su commissione, servono costi e tempi prevedibili, obiettivi chiari e workflow collaudati. Il caso estremo in questa direzione è quello della digitalizzazione di caratteri già esistenti, un tipo di lavoro che mi sta occupando molto in questo periodo e che ha dato origine a un flusso di lavoro ben preciso: studio preliminare storico e tecnico, vettorializzazione e standardizzazione dei glifi esistenti,

spaziatura provvisoria, estensione del set di glifi, spaziatura e crenatura definitivi (in outsourcing), generazione font e collaudo finale. Il risultato di questo processo si può trovare ad esempio nell’ultimo progetto che ho seguito insieme a O’nice Design per R41, marchio che dal 1960 commercializza caratteri tipografici e altri elementi grafici su trasferibili. La loro collaborazione con la storica fonderia Nebiolo diede origine a un’importante collezione di caratteri tipografici che stiamo digitalizzando ed estendendo, con l’obiettivo di rimanere fedeli alla visione originale del maestro Aldo Novarese e allo stesso tempo di renderli compatibili con le esigenze e tecnologie contemporanee. Al momento sono già state pubblicate cinque famiglie di caratteri tipografici per un totale di dieci font, tra cui Orbital, Divulga e Dattilo.

Quanto ha inciso nel tuo lavoro di type designer l’introduzione delle tecnologie OpenType?

L’introduzione di OpenType con la possibilità di avere più lingue e varianti tipografiche nello stesso font ha in pochi anni abituato i visual designer a un utilizzo più sofisticato dei caratteri. Un font che prima poteva essere considerato completo contava poco più di 200 glifi, mentre ora è normale superare i 500 o in alcuni casi anche le migliaia di glifi, il che

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R41 DATTILO aA bB cC dD eE fF gG hH iI jJ kK lL mM nN oO pP qQ rR sS tT uU vV wW xX yY zZ si traduce in una maggiore mole di lavoro per chi li progetta. Oltre a questo è possibile programmare i font per eseguire sostituzioni contestuali che possono essere molto utili in situazioni particolari (ad esempio l’emulazione della scrittura manuale), per cui saper scrivere codice è diventata una competenza necessaria anche per il type designer.

Variable fonts: funzioneranno?

Sì, stanno già funzionando, e il meglio credo debba ancora arrivare. A differenza del Multiple Master — il precedente tentativo di riunire tutte le varianti di una famiglia tipografica in un unico spazio continuo — questo nuovo standard si sta imponendo e sta contribuendo a ridefinire la percezione e l’uso della tipografia come un elemento fluido, dinamico e interattivo, in risonanza con le esigenze del responsive design e dell’utilizzo nel campo dell’animazione. E c’è ancora molto spazio per la sperimentazione; penso ad esempio all’integrazione con il design generativo o l’identità dinamica nel branding. Un’altra potenzialità di questa tecnologia che trovo particolarmente interessante, e che ha a che fare con il passato della tipografia anziché il suo futuro, è la possibilità di includere nei font un asse relativo alla dimensione ottica; è una qualità risalente all’epoca dei caratteri in piombo, che prevedevano un design diverso per ogni diversa dimensione del testo, successivamente trascurata e quasi dimenticata.

Il mondo scolastico e universitario, in questo momento, sembra disinteressarsi al type design: sono spariti corsi e master in type, sono apparsi microcorsi su Youtube e software che fingono di facilitare un lavoro complesso. Il type design rischia di fare la fine della fotografia digitale?

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"Stiamo digitalizzando e estendendo, con l’obiettivo di rimanere fedeli alla visione originale del maestro Aldo Novarese e allo stesso tempo di renderli compatibili con le esigenze e tecnologie contemporanee". ANTITLED

R41 Orbital R41 Orbital R41 Orbital R41 Orbital ***

Credo che siamo già passati attraverso questo rischio a metà degli anni ’80, quando il primo software per il font editing — Fontographer — arrivò sul Macintosh dei graphic designer. Il risultato fu quello di essere invasi improvvisamente dai peggiori esempi di disegno tipografico mai concepiti, perché quello che prima richiedeva competenze tecniche eccezionali era ora a portata di mano di chiunque sapesse muovere un mouse. Allo stesso tempo fu però l’inizio di una scena sperimentale senza precedenti che ebbe il suo culmine nel decostruttivismo tipografico degli anni ’90, uno dei più interessanti periodi nella storia della grafica. Quindi, per quanto mi riguarda, che la democratizzazione del type design sia la benvenuta, con la speranza di assistere presto a un nuova epoca di sperimentazione senza rete nel campo della tipografia.

Quali consigli puoi dare alle nuove generazioni che sognano il type design in termini di competenze da acquisire e possibili sviluppi della professione?

Mi sento di consigliare il type design al tipo di persona che durante l’infanzia smontava qualunque cosa capitasse a tiro per capirne il meccanismo. Si tratta di una disciplina a metà strada tra arte e tecnica, che richiede curiosità e ingegno oltre a gusto estetico e precisione orologiaia. Più pragmaticamente, ritengo indispensabili una totale dimestichezza con le curve di Bézier, una buona attitudine verso l’informatica e una lunga esperienza costruita studiando il lavoro dei maestri storici. La capacità di immaginare nuove applicazioni e trasformare eventuali limitazioni tecnologiche in ispirazioni stilistiche potrebbe essere l’ingrediente decisivo per completare il profilo del type designer contemporaneo.


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La

genesi di Cutoff Pro è legata a Miele Magazine, free press sperimentale cui ho collaborato tra il 2003 e il 2006. Il progetto aveva come riferimento visivo il decostruttivismo grunge degli anni ’90 (un esempio per tutti può essere il Ray Gun di David Carson). Dopo l’uscita dei primi numeri ho iniziato a lavorare sulla demolizione dei caratteri graziati che era tipica di quel periodo, ma integrandola con la ricerca di una leggibilità ed eleganza post-traumatica, se così si può dire. Il risultato è stato il primo font del Cutoff, usato dal 2005 nella rivista, che ricevette consensi e richieste di estendere la famiglia. Dopo aver affiancato Italic, Bold e Bold-Italic al Regular già esistente, la fonderia tedesca URW rispose alla mia proposta di pubblicazione con l’offerta di collaborare all’ulteriore sviluppo del progetto, esteso così al supporto di greco, cirillico, maiuscoletto e altre funzioni tipografiche. Nel 2010 viene dunque pubblicato Cutoff Pro, che si aggiudica il certificato di Raising Star su Myfonts.com, dedicato ai nuovi font che scalano velocemente le classifiche di vendita. Ma il vero successo commerciale doveva ancora arrivare: nel 2016 la compagnia aerea Kuwait Airways acquisisce i diritti di utilizzo del Cutoff per la propria identità visiva. Dal logotipo alle campagne pubblicitarie, dal web alla livrea degli aerei; il carattere è usato ovunque. Quando ricevetti la notizia ebbi due reazioni: la prima fu calcolare il corpo in punti tipografici del carattere riprodotto su di un Boeing 777 (sono circa 11.500 pt), la seconda realizzare che i progetti personali possono portare a un designer indipendente risultati economici di gran lunga superiori a quelli su commissione, un ribaltamento che fino ad allora credevo accadere solo nelle leggende metropolitane.

R B E T R E V

F

ulvio Bisca è nato nel 1970 e si è formato all’ITIS G.B. Bodoni di Torino, città nella quale vive e lavora come designer e illustratore freelance. Il suo percorso professionale nasce dalla passione per il disegno, ereditata per via materna e concretizzata nei primi anni ’90 con la pubblicazione di fumetti su varie testate underground italiane. Nel frattempo «il confronto con la necessità della vil pecunia», racconta, devia progressivamente il suo interesse verso settori più commerciali, e inizia a lavorare come illustratore per editoria e pubblicità. Negli anni successivi si occupa anche di design, progettando la grafica di collane editoriali, identità visive e applicazioni interattive multimediali. Nel 2001 la fonderia statunitense T-26 pubblica Antitled, la sua prima famiglia di caratteri tipografici. Dal 2003 al 2006 ricopre il ruolo di editor e art director per il free press Miele Magazine. Dal 2007 al 2017 è docente al dipartimento Communication & Graphic design allo IAAD di Torino; durante l’anno accademico 2016/2017 insegna anche alla Scuola Internazionale di Comics. Nel 2016 la compagnia aerea Kuwait Airways acquisisce i diritti di utilizzo del suo carattere tipografico Cutoff Pro per la propria immagine aziendale, spingendolo verso una maggior focalizzazione sull’attività di type design.

P R O

Ho

iniziato a lavorare su Vertebrata nel 2011, partendo da alcuni elementi che caratterizzavano il mio primo progetto, Antititled. La prima similitudine è nella forma della spina dorsale (da cui il nome Vertebrata) che definisce la forma delle lettere, particolarmente tecnica e geometrica, poco adatta ad un graziato e proprio per questo evidente anche nel risultato finale. Un altro elemento che ho ripreso consiste nella correzione ottica di un particolare effetto noto ai type designer come bone effect, che io chiamo più provincialmente effetto Pavesino, con riferimento alla forma dei popolari biscotti. Si tratta di una distorsione percettiva che si manifesta nella giunzione della linea retta con l’arco di cerchio: se la variazione di curvatura è improvvisa, la cosa apparirà come innaturale e la sensazione sarà quella di vedere una curva in senso inverso che in realtà non esiste. Un problema analogo si presenta nei raccordi stradali e ferroviari; in questi casi ovviamente la questione non è ottica ma riguarda l’insostenibilità di una spinta centrifuga improvvisa durante il percorso, e viene risolta ricorrendo a una forma geometrica nota col nome di clotoide. Questo tipo di raccordo, con gli opportuni adattamenti, è stato utilizzato per definire i contorni delle lettere che richiedevano una correzione in tal senso. Come elemento di contrasto a questa morbidità nella curvatura ho poi deciso di inserire delle grazie trapezoidali brutali e meccaniche, che mi davano la stessa impressione di certi caratteri disegnati nel XIX secolo. Considerando che la struttura geometrica di partenza è invece caratteristica del design contemporaneo, il progetto iniziava a configurarsi come una possibile sirena stilematica, in grado di riunire in modo inusuale ma credibile elementi provenienti da diverse epoche storiche. Seguendo questa linea guida, il minuscolo è stato costruito ricorrendo a una struttura modulare per quanto possibile ripetitiva, in modo da generare nell’insieme del testo impaginato una sensazione di texture omogenea, tipica della primissima era tipografica ancora fortemente influenzata dalla scrittura gotica. Una volta definite le caratteristiche generali, la famiglia tipografica è stata sviluppata in tre pesi (Regular, Bold, Black) e corredata dei relativi corsivi, per un totale di sei font infine pubblicati nel 2014.

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Printlovers proietta l’universo di PRINT sul web ed è un’accurata selezione in cui si trova solo il meglio. È il luogo ideale per trovare fonti di ispirazione e i partner per realizzare i migliori progetti di comunicazione stampata. Ecco le aziende che hanno già abbracciato la community di Printlovers dando visibilità alle loro creazioni più belle e innovative.

Se c’è un’azienda capace di rappresentare l’eccellenza della stampa e dei supporti, la trovi su printlovers.net

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S P E C I A L E


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M A T E R I A L I

È dall’incontro armonico tra innovazione, lusso e design dei brand Ritrama, Arconvert e Manter che nasce la divisione dedicata al mondo dei materiali autoadesivi del Gruppo Fedrigoni. Grazie ai tre brand, leader globali nella produzione di carte e film per l’etichettatura, il Gruppo propone al mercato soluzioni autoadesive specializzate e altamente performanti, belle per gli occhi e attente all’ambiente, per i settori alimentare, cosmetico, beverage, vinicolo, farmaceutico e luxury; diventando il partner ideale nell’innovazione tecnologica di settore. Arconvert, forte della bellezza dei frontali in carta prodotti da Fedrigoni, eleva

il packaging alla categoria di arte e sdogana il concetto di “immagine coordinata”: etichetta e astuccio realizzati con la stessa tipologia di carta e nella stessa nuance. Manter, sinonimo di lusso, sostenibilità e design nel settore delle etichette per vini, birre artigianali e cosmetici, è il punto di riferimento per tutti i designer alla ricerca di ispirazione per le loro iconiche creazioni. Ritrama, infine, mette l’elevata specializzazione e know-how tecnologico a servizio dell’estetica, rispondendo alle richieste più specifiche del mercato con prodotti tailor-made.

Federica Rizzetto + 39 02955 459 293 federica.rizzetto@arconvert-ritrama.com

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Materiali Carte autoadesive Film autoadesivi

Marketing e Comunicazione Chiara Tomasi + 39 0464 584 443 chiara.tomasi@arconvert-ritrama.com

RITRAMA SPA Via Senatore Simonetta 24 20867 Caponago (MB) www.ritrama.com

ARCONVERT SPA Via del Linfano 12 38062 Arco (TN) www.arconvert.com

C O N T A T T I

Arconvert-Ritrama

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Grafical nasce nel 1984 nel cuore della Valpolicella, dove opera da oltre 30 anni nel settore grafico, coniugando tradizione e innovazione per creare un prodotto di eccellente qualità. L’iniziativa parte da Andrea Lonardi, che dopo aver acquisito esperienza e competenze lavorando per diversi anni nel settore decide di mettersi in gioco fondando una propria realtà aziendale. Grafical si è successivamente trasformata e sviluppata grazie all’entrata degli altri fratelli, Flavio, Mario ed Elio, e a oggi conta ben 80 collaboratori. Dopo aver lavorato per diversi anni nella stampa in piano, Grafical ha voluto dare una svolta decisiva per ampliare la sua gamma di prodotti offerta investendo nelle tecnologie offset, serigrafica e digitale in bobina. L’azienda

Commerciale Anna Lonardi +39 045 6830001 anna.lonardi@grafical.it

GRAFICAL SRL Via dell'Artigianato, 42 37020 Marano di Valpolicella (VR) www.grafical.it

C O N T A T T I

si è specializzata, grazie a queste tecnologie, nella stampa di etichette autoadesive per il settore vitivinicolo che sono diventate poi il fiore all’occhiello dell’intera produzione. Le macchine utilizzate sono tutte di ultima generazione e permettono di lavorare con le tecniche più esclusive e con materiali selezionati. Il successo di Grafical è, infatti, derivato in buona parte dai punti di forza su cui fa leva da sempre: ottima qualità dei prodotti e brevi tempi di creazione ed evasione degli ordini. Nel 2015 l’azienda si è inoltre aggiunta al "Club delle Eccellenze" del mondo della stampa grazie al riconoscimento come "Best Technology Innovator” durante la consegna degli Oscar della stampa. Grafical è certificata FSC® e BRCGS.

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Prodotti Astucci e scatole Calendari Etichette Imballaggi flessibili Libri Riviste Stampati pubblicitari generated at BeQRious.com Cataloghi

S T A M P A

Grafical

A Z I E N D E


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S T A M P A

La Commerciale è un’industria grafica punto di riferimento nel settore con oltre settant’anni di esperienza e una tradizione trasmessa attraverso quattro generazioni. Nata nel 1945 come piccola tipografia con annessa cartoleria nel centro di Alba, l’azienda è cresciuta con l’evolversi delle richieste delle aziende agricole e alimentari della zona. Nonostante gli straordinari sviluppi tecnologici, i fratelli Artuffo, a capo dell’azienda, hanno voluto mantenere il nome originale per garantire il legame con il passato. Dai caratteri tipografici La Commerciale è passata alla stampa offset a foglio, di cui è stata tra i pionieri nel settore in Piemonte. Poi l’introduzione di macchine a tecnica mista in bobina dotate di sezioni offset, doppie sezioni serigrafiche, rilievo, lamina per arrivare ai nuovi set-

Commerciale Federica Artuffo +39 0173 363672 f.artuffo@lacommerciale.it

Amministrazione Mauro Artuffo +39 0173 363672 m.artuffo@lacommerciale.it

LA COMMERCIALE SRL Corso Asti 8/a 12051 Alba (CN) www.lacommerciale.it

C O N T A T T I

tori della stampa in bobina digitale che ha permesso all’azienda di specializzarsi sempre di più nel campo dell’etichetta autoadesiva, senza dimenticare però la lunga esperienza nel campo del packaging di pregio e della carta colla dall’alto valore aggiunto. L’azienda ha investito nelle nuove tecnologie trasformandosi in una litografia all’avanguardia, in grado di gestire internamente tutti i processi. Oltre ad essere certificati ISO9001, ha ottenuto anche la certificazione FSC. La Commerciale si è distinta negli anni grazie alla notevole qualità e cura del dettaglio, alle continue sperimentazioni nelle cromie, nei processi di stampa, nei materiali e nelle nobilitazioni, caratteristiche che le hanno permesso di essere premiata come “Best Label Printer” agli Oscar della Stampa 2016 (Ex La Vedovella).

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Prodotti Astucci e scatole Etichette

La Commerciale

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Luxoro è partner esclusivo in Italia del Gruppo KURZ, player mondiale e punto di riferimento internazionale nella produzione di attrezzature e tecnologie per la stampa a caldo e la stampa a freddo. Attraverso le sue ispirazioni Luxoro vuole diffondere un nuovo modo di pensare il packaging e l’immagine dei brand, soluzioni di nobilitazioni inedite e materiali di altissima qualità studiati per design unici. Che si tratti di packaging, etichette, editoria, sicurezza, cosmetica, automotive, elettrodomestici o moda, le proposte dedicate alla nobilitazione sono sempre all’avanguardia e sorprendenti.

Le tecnologie e i materiali decorativi che Luxoro propone sono tra i migliori al mondo e la competenza nell’offrire consulenza e servizio è un punto fermo della filosofia aziendale. Luxoro è fornitore di materiali di decorazione, ma è anche partner in grado di sviluppare con designer e creativi le migliori applicazioni per dare vita alle loro idee. Grazie a rigorose politiche aziendali volte alla sostenibilità ambientale, Luxoro è da tempo una realtà a energia 100% rinnovabile e a impatto zero.

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Materiali Cliché Materiali per nobilitazione

M A T E R I A L I

Commerciale Alessandro Carnevale +39 3358067918 alessandro.carnevale@luxoro.it

Amministrazione Ezio Gallesi +39 0384254011 ezio.gallesi@luxoro.it

Sede operativa e amministrativa Via delle Rose 3, 27020 Parona Lomellina (PV) www.luxoro.it

LUXORO SRL Sede amministrativa Galleria Unione 5, 20122 Milano

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Luxoro

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Creatività e qualità sono da sempre le caratteristiche principali che contraddistinguono Nava Press fin dalla sua fondazione nel 1922, e che hanno contribuito a consolidarne l’eccellenza nel settore delle arti grafiche. Nava Press, attraverso una continua crescita, è diventata punto di riferimento a livello internazionale per i più importanti marchi dell’editoria, del lusso, della moda e del design che affidano al prodotto stampato la loro immagine. Questo risultato è stato ottenuto coniugando i valori tipici della grande tradizione tipografica italiana con la ricerca, l’innovazione tecnologica e un servizio in grado di offrire alla clientela più esigente una perfetta qualità di stampa con tempi di esecu-

Commerciale Paola Di Credico +39 02252991 paola.dicredico@navapress.com

NAVA PRESS SRL Via Breda 98 20126 Milano navapress.com

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zione in tempi rapidi. Questa è l’avvincente sfida che Nava Press si è posta e che è riuscita a vincere, come ogni giorno dimostrano i clienti dei settori dell’editoria, del lusso, della moda e del design. Nava Press è il partner preferito per quelle aziende alla ricerca dell’eccellenza e della qualità per i loro prodotti stampati: brochure, cataloghi, inviti, libri, riviste e prodotti di packaging. Un team di tecnici esperti assiste sin dalle prime fasi di realizzazione di ogni prodotto, dalla scelta delle tecniche di stampa e nobilitazione, dei supporti e di rilegatura. Da luglio 2014 Nava Press è parte di Rotolito Graphic Industries, uno dei maggiori gruppi a livello europeo di stampa e legatoria.

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Prodotti Astucci e scatole Borse e sacchetti Calendari Libri Materiale punto vendita Riviste Stampati pubblicitari e cataloghi generated at BeQRious.com

Nava Press

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S T A M P A

Grazie a un parco macchine all’avanguardia che permette di personalizzare oltre 55.000 bottiglie al giorno, tecniche di stampa serigrafica e digitale si coniugano a processi avanzati come il Cambio Molecolare del Colore del Vetro (CMCV), tecnologia brevettata dall’azienda che consente di colorare parzialmente o totalmente la bottiglia, fornendo alta

P&P Promotion, azienda leader nel campo della decorazione del vetro, dal 1990 opera per realizzare packaging design innovativi che interpretano il brand come protagonista assoluto, mettendo a disposizione del cliente l’esperienza, la competenza e la professionalità del proprio team.

Commerciale Paolo Lorusso +39 0141843504 paololorusso@pppromotion.it Luca Lorusso luca.l@pppromotion.it

Amministrazione Francesca Lorusso +39 0141843504 info@pppromotion.it

P&P PROMOTION SRL Strada Canelli 111/bis 14055 Costigliole d’Asti (AT) pppromotion.it

C O N T A T T I

P&P Promotion propone sfumature, effetti e trasparenze come in un vero e proprio atelier, dove ogni bottiglia è considerata una piccola opera d’arte capace di veicolare emozioni tattili e visive. Lo sguardo sempre volto verso il futuro e una costante collaborazione con clienti e creativi contribuiscono al suo successo, riconosciuto a livello internazionale, con alcuni tra i più ambiti primi premi del settore.

resistenza meccanica e chimica, senza utilizzare vernici, con polvere di vetro riciclabile al 100%. Un’alternativa green che conferisce valore aggiunto al prodotto, rendendolo unico, originale, riconoscibile.

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Prodotti Flaconi e bottiglie

P&P Promotion

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E N G L I S H

V E R S I O N PAGE 8 HOW PRINT IS MADE LUXOR® 355 (COVER) The Lovers text is made of a gold that looks like an antique rose gold, hotstamped with hindere + mühlich, which perfectly matches the digitally printed rose gold of the back cover. LUXOR® 355 AND LUXOR® 369 (BACK COVER) The special feature of the embossed metallizations that characterize the back cover design is that they have all been digitally printed. Luxoro’s digital embossing line allows for different textures, different thicknesses, and even different densities, all in one step. Thanks to the quality and the countless shades of colours available, the results are perfect and flexible. The result is a new “sensory experience” that will stay with you longer. The two metallic colours used for the back cover are LUXOR® 355 and LUXOR® 369, an antique pink and a blue, especially for digital embossing. The back cover was produced using fully digital production processes in a “production 4.0” logic. Digital offset printing is carried out using the latest addition to the HP family, the innovative Indigo 100K, which guarantees greater efficiency, incredible productivity, and certified quality of the printed sheets with its automation and quality control system. The Scodix Ultra digital finishing system further enhances the printing with 2D HiLux and 3D HiLux “enamel” effects, plus 3D HiLux Metal inserts that can be found in the delicate pink gold Luxor® 355 as well as in the deep reflections of the blue Luxor® 369. This is precisely the mix of digital technologies used by Varigrafica to create the back cover, where innovation and the relationship between vintage and digital are enhanced by the contrast of the colours used - psychedelic and retro at the same time. All this is completed by the die-cutting

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- also digital - of the focal point of the entire page, a letter masking a lock as if it were an invitation to look out and enter a new era. FEDRIGONI NATURE TOUCH CLASS® WHITE 300 G/M2 Fedrigoni Touch Class® is the first range of uncoated papers and boards globally that meet all requirements in the digital printing sector. The special Touch Class ® treatment ensures resistance to fingerprints, stains, varnishes, oils and water and, on the one hand, ensures perfect and dramatic printing results with digital varnishes and foils. On the other hand, it allows use in applications requiring high resistance to handling, such as printing menus in the catering sector. Hi-tech papers adding a touch of class to your digital printing. Touch Class® is suitable for different printing technologies: HP Indigo®, dry toner and UV offset; it’s recyclable and available in two versions (Nature, uncoated smooth premium quality, and Tintoretto, felt-marked), three substances (95, 200 e 300 g/m2) and three sizes (SRA3, SRA3+ e B2) for maximum versatility. PAPER FEDRIGONI Since 1888, Fedrigoni has always meant excellence in the production of special papers. The group is one of the major European players in the production and sale of different high value-added papers for packaging and graphics, as well as self-adhesive labelling products. With 4000 employees in Italy and internationally, and 25,000 products, Fedrigoni Group sells and distributes to 130 countries. Cordenons and the Fabriano brand, with its 750 years of history, also belong to the group’s paper division, whilst its labels division includes Arconvert and Ritrama, which has led to it becoming the third largest global player for pressure sensitive labels. For more information: www.fedrigoni.com BACK COVER PRINTING AND ENHANCEMENT VARIGRAFICA Varigrafica has been in the printing business for over 50 years and today is a leading Italian company. Thanks to its experience and know-how, it is now also present on international markets with the same distinctive character. Reliability and quality have increasingly become its keywords, thanks to

its owners and employees’ passion, a passion supported by an extraordinary fleet of machines ranging from prepress to finishing. The product and the customer are placed at the centre of the production process to emphasize quality and cutting-edge technological features but above all the typical Made in Italy aspect: offering a tailor-made experience in which the product is designed and created to measure, always looking for new solutions to meet the changing demands of the market. www.varigrafica.com CLICHÉ AND COLOURS LUXORO Luxoro is the exclusive Italian partner of the KURZ Group, a global player and international flagship for hot and cold stamping technologies. Luxoro inspirations are meant to spread a new form of packaging experience for brand identity, finishing solutions of remarkable beauty and high quality materials studied to create unique designs. Whether it be packaging, labels, bookbinding, high security, brand protection, cosmetics, automotive or fashion industry, Luxoro products and ideas are always avant-garde and surprising. Thanks to rigorous corporate policies for environmental sustainability, Luxoro has long been carbon neutral and a fully renewable energy company.

PAGE 14 T’A MILANO A SWEET APOSTROPHE OFITALIANNESS, QUALITY AND DESIGN The brand, T’a Milano, is a synthesis of history and innovation, of quality and refinement, a new and spontaneous way of offering the goodness and class of Made in Italy. After all, the name T’a comes from the initials of Tancredi and Alberto Alemagna, but also from t’amo... t’abbraccio... t’adoro, to underline, explains Alberto Alemagna, managing director and co-founder with his brother Tancredi of this new, sweet brand in 2008, how the passion for this art is also a source of inspiration for the company, which revisits in a contemporary key a family art begun a century ago. by ACHILLE PEREGO The surname of the two brothers is one that has made the history of the Italian food industry. Tancredi and Alberto are the great-grandchildren of Gino Alemagna, who “invented” the panettone in the 1920s from an oven in Via Sarpi in Milan. And they are the grandchildren of Alberto Alemagna, who turned that invention into an industry. The family business was then sold in the early 1980s, and in the 2000s the Alemagna panettone products passed to the king of “pandoro”, Bauli. The latest generation of Alemagna family members, without betraying the family vocation, has rediscovered quality food. But also quality packaging, which has won many awards in the dozen years of life (and success) of T’a Milano. It is one of the few confectionery companies to produce confectionery in the Milan area - with its factory, a former cotton mill, in Cerro Maggiore - following the artisan method and using only high-quality raw materials, which are mainly taken from the best known Italian gastronomic products, also appreciated abroad. And the company’s motto, which can be summed up in three words (Italianness, quality and design), also applies to its packaging, which, like its products, is strictly made in Italy by companies ranging from large printing and paper converting companies to small, almost artisan printers. But what is the brand’s identity, and how is it transmitted to the outside world? “T’a Milano”, answers Alberto Alemagna, “is a brand of artisan choc-

olate and confectionery, catering & banqueting launched 12 years ago by myself and my brother Tancredi. In our brand and everything we do, we put the passion and creativity that are part of our DNA, of our family history. We pay particular attention to the absolute quality of the raw materials, guaranteed by selecting the best grand cru cocoa combined with Italian excellence, such as IGP Piedmont Hazelnuts, Sorrento lemons, Sicilian pistachios and so on. Our attention to detail, quality, design, the search for beauty and above all goodness can be seen in everything we offer, from catering services to the packaging of chocolates, from our website to our social pages.” The word Milan identifies T’a as a product made in Italy and local. A city known for design and finance and even more so after Expo - as food. Which, in this case, recalls haute patisserie, which is also for export. The exportation to foreign markets, begun by T’a Milano in 2014 starting from international trade fairs, contributed to more than tripling revenues from 1.76 million that year. But there’s also the catering side, which in recent years (organizing over 300 events a year under the T’a Milano brand) has led the company to be increasingly present in the catering and location market under the T’a Milano brand. Moreover, a sector in which the “old” Alemagna was the first to offer this service back in the 1930s. In the year of Covid, the events almost stopped, but not the desire to overcome even the Coronavirus anxieties with a delicious chocolate. But the pandemic has also increased attention on the sustainability of products and their packaging, from boxes to shopping bags. An attention that T’a Milano has never lacked, has it? “We are convinced that a company’s reputation is built as much on the excellence of its products as on its sensitivity to environmental and social issues, and we have been working in this direction for some time. This is all the more true for a company operating in the food sector, where health, wellbeing and the naturalness of products play a fundamental role. This is why we have decided to use more and more energy from renewable sources and the solar panels installed on the roof of our production facility in Cerro Maggiore.”

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How is this quest for sustainability combined with packaging? “We aim to avoid, as far as possible, anything disposable, creating - especially in catering services - finger foods that are real “one-bites”, without the need for any support. And where this is not possible, we have replaced plastic with natural materials such as bamboo supports and ecological straws. In addition, our product packaging uses FSC-certified paper and recyclable materials, from aluminium to PET”. How does this eco-sustainable attitude take shape in terms of your suppliers, including printers? “T’a Milano carefully selects companies and suppliers that share the same values and ideals linked to sustainability, so they also play an active role in generating a sort of virtuous spiral”. Talking about the world of printing: how important is paper still for you and therefore communication in newspapers, magazines, catalogues, brochures or books? “In this era of digitalization, it is undeniable that we have largely limited the paper production of our catalogues and materials, both for sustainability

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and for practicality and speed in passing on and storing information. But to express certain values and some really important messages we believe that printed paper is still the best choice. Last year we produced the book “Una storia di gusto” (A History of Taste) with Silvana Editoriale, which tells the story of our first years of business and lays the foundations for our future choices. In this case, every detail - from the choice of the cover to the paper of the inside pages - was the result of careful research because with words, images, but also touch, texture and sensations, we wanted to tell what T’a Milano is and represents for us”. For a company like yours, printing also and above all means packaging. How are the various types of packaging designed, inside or outside the company, and how are the companies chosen to create them for T’a Milano? “Each element of our packaging has its own history as we use both an inhouse research and development team and external designers and collaborators. Among our historic packages, we cannot fail to mention one of our first boxes, the I Classici box, designed and

produced in 2008, in which the chocolates had a special slope from which they could be grabbed and served but above all which included a card on which you could write a personalized dedication. This box won the 2008 Oscar dell’Imballaggio - Best Quality Packaging Design, and the interesting thing is that this award came exactly 50 years after our grandfather Gioacchino won the same award with the panettone hatbox! A historic hatbox that T’a Milano still offers for its luxury panettone products”. What other awards have you received for your packaging? “Another interesting box, which in 2016 at the ISM Awards won Best Product Innovation is the praline casket: a box of artisan pralines on one, two or three levels with the presence, on the bottom, of a hidden chocolate and a message, which only the most greedy consumers will discover. In this way, we can finally overcome the embarrassment of who will eat the last chocolate... .” Apart from the prizes, what are the other features of the T’a Milano pack-

aging? “All our medium-high-end gift packs are hand-coated and enhanced with logos and hot gold lettering, while for the more entry-level proposals, we use digital prints, aluminium packs and bands made of special papers”. To conclude, let’s go back to the previous question: how do you choose your partner companies in the printing and packaging sector? “In recent years we have used several printers and manufacturers - medium-large companies but also some very small ones - who have been able to support us in what is one of the most important businesses of our company: the production of customized products for corporate customers. The daily collaboration side by side with these types of packaging “artisans” has allowed us to create over 200 customized projects a year, starting from T’a Milano products or creating totally “tailor-made” products, depending on the requests and needs of our customers”.


PAGE 18 FARAONE MENNELLA JEWELLERY & THE CITY Twenty years ago, Roberto Faraone Mennella and Amedeo Scognamiglio created a high-end jewellery brand of admirable craftsmanship based on pictorial chromatic harmonies made possible by perfect stones. Works imbued with creative energy, dedicated to women of great character like the central characters of “Sex & the City”. by MARILDE MOTTA With them, among the first to wear Roberto and Amedeo’s creations, the Faraone Mennella brand finds its full consecration and becomes the object of desire of a new generation of strongwilled women. Jewels that go beyond the ornamental function that live in symbiosis with the wearer and support every moment. Joyful, vibrant with light, tender, allusive, vital. There are so many adjectives that describe sets and individual pieces. What could ever be the container for these jewels? Amedeo Scognamiglio explains how cultural legacies, even among cosmopolitan people, remain strong and how a small bag can be the equivalent of the most elaborate box. The Faraone Mennella brand’s institutional packaging declares its identity and mood, following a casual aesthetic, pure lines and light strokes, the same that guided the design of the logo. A soft, whispered aura as if suggested in a friend’s ear. Can I define the jewellery style of Roberto Faraone Mennella and Amedeo Scognamiglio as exclamation points in your biography? The creative history of Faraone Mennella is symbiotically linked to our lives lived together in search of a dream to be made real: we learned together when we were very young the stylistic codes of what, years later, would become the DNA of the brand we imagined. Roberto and I lived a wonderful story of love and friendship, building by ourselves and almost by osmosis our own personal creative reality, which then became an international entrepreneurial success. Our customers approach the brand because they want to enter a world of dreams that we have painted with jewellery. Jewellery is just the creative tool we have chosen to materialize our personal image of the Italian luxury lifestyle.

How do you research shapes and materials, colour combinations and materials? What guides your inspiration? Our inspiration always comes from ideas related to our ideal holidays or those of our customers. We have never started to create a new object with a simple sketch on a sheet of paper; that comes later, but before we get to the drawing, there are long conversations, on a plane, or walking around New York late at night, wondering what our client will wear on holiday in Capri, or what necklace or earrings she needs for the next charity event. The collections start from dreams, our own and those of our Muses. Each piece in production on the bench always has a name attached to it; we imagine it for one of our Muses, even if she doesn’t know it yet and even if she won’t be the final buyer. The important thing is always to imagine who will wear that new ring, as in a luxurious dream-like journey.

What line of thought went into the distinctive graphic signs of the logo? Simplicity. Roberto, a graduate in Design Marketing from the Parsons School in NYC, was very careful about the brand’s visual communication, and the logo had to represent the maximum expression of simplicity of lines and colours - his beloved light grey. The idea was not to overburden the logo, which was already quite long and ‘’heavy’’ in its duality. Especially considering the natural explosion of colours and shapes of our jewellery, the logo just has to be a discreet echo of the designers. Packaging is both the messenger of the brand and the custodian of the content. How was the packaging designed for your collections? For the packaging, from the very beginning, we followed a traditional luxury idea; our jewellery is a valuable work of art, so the packaging had to be rich, luxurious, old school. We relied on a

‘Made in Italy’ company. They immediately understood the ethos of the brand and were able to create jewellery boxes for us that were at the same time ‘classic’ in shape, like crown jewellery, but fresh and contemporary in our colours (in different shades of grey), alternating traditional materials like leather with linen, which is less usual. What do your customers expect from your packaging? Generally speaking, American luxury customers are more “practical” - they like a chic velvet pouch much more than a well-built box made of wood and fine fabrics. The opposite is true for Russian-speaking and Middle Eastern customers, for whom the box is often more important than the jewellery itself. Was the choice of packaging local or global? We have always been natural ambassa-

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dors of “Made in Italy”, so our sources are always and only Italian, out of personal feeling, parochialism and the highest quality that we only find in Italy. But it is also important for the brand’s storytelling to communicate the Italian character of the product, from the jewellery to the packaging itself. A famous brand often provokes attempts at illegal imitation. Packaging can offer anti-counterfeiting solutions. What systems have you adopted? Our production is very limited and exclusive, just as our customers in the high-end jewellery sector are very limited and exclusive. So for the moment, we do not feel the need to protect ourselves in such an advanced way from that point of view. We remain artisans. What role does heritage play in the affirmation of a brand? How is it told and transmitted? By family tradition, I have always been the one of the two most attentive to heritage and the storytelling of the generations of experience behind me. Because having experienced it since I was a child, I have always protected that treasure trove of information and history contained in two hundred years of craftsmanship in the same family. But, now that Faraone Mennella is preparing to celebrate 20 years since its birth, I would like to tell its story and that of Roberto and myself, as the beginning of a legacy that will continue in the coming decades with and without me; and also as a tribute to the life and talent of Roberto, who continues to guide me from up there. In fact, I am working on a book about our personal and professional history because perhaps there is more meaning in our journey than in the jewellery itself.

PAGE 58 DON’T CALL IT “TAPPEZZERIA” Forget the endlessly repeated patterns of the past. Today, thanks to technological advances and large-format digital printing, wallpapers are transformed into a modern version of frescoes and accommodate large-sized graphic subjects. What’s more, new sustainable and high-performance materials are making their way into every environment in the home, contract and retail worlds. We talked about the latest innovations and trends in the sector with Paola Jannelli of Jannelli&Volpi, Camillo Beretta of Carta da Parati degli anni 70, Alessandra Nazzari of Ambientha and Cecilia Anselmi of Effimero Barocco. by CATERINA PUCCI Once known as “tappezzeria”, today Italian prefers the English term “wallpaper”. Whatever you want to call it, wallpaper - for years associated with grandmother’s living rooms - has once again become a characteristic element of interior decoration, able to give personality to any space, public or private. The credit for this goes to designers and architects who have started to promote its use again and also to technological innovation. Traditional roll-to-roll printing remains the most suitable method for achieving high print runs with the same decorative motifs, but it has several limitations in terms of creativity. On the other hand, wide-format digital printing solutions make it possible to get around the size limits imposed by classic cylinders while reducing the start-up costs linked to the production of dies. The development of new substrates and advances in digital technologies have enabled wallpapers to be transformed into customised decorations so that walls are filled with large format images embellished with textures and three-dimensional details. Uses can include previously unthinkable places such as the ceiling, the kitchen, the bathroom or an outdoor wall. This is because the new wallpapers are designed to be soundproof, fireproof, washable and moisture-resistant. But above all, they are sustainable not to disappoint users who are increasingly attentive to environmental impact and safety. — TAKING REFUGE IN NATURE The floral and botanical motifs that had already characterised the wallpaper

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in 2019/20 will be the stars again this year, underlining a common desire to escape and flee from everyday life. The evocation of uncontaminated nature and distant cultures is the leitmotif of Jannelli&Volpi’s Lemuria collection, a tribute to Madagascar’s brilliant nature. The historic manufacturer of wallcoverings and wallpapers is targeting a high-end international market, particularly in the contract sector. “The present seems to communicate to us that our choices as individuals are inextricably linked to the environment around us,” says Paola Jannelli, Creative Director of J&V. “The new collections are based on the conviction that only the coexistence of human beings and nature can give us a better future. Customers ask us to enhance their home environments to improve their quality of life. There is great attention to sustainability, a value that has always distinguished us.” A commitment that for Jannelli&Volpi is expressed in the adaptation of production facilities, the use of water-based dyes and the promotion of reuse. During the lockdown period,” continues Jannelli, “we created two products that sum up our environmental commitment: one is EcoTechWall, a substrate that provides the same performance as vinyl in terms of elasticity, resistance to washing and fire, and the possibility of embossing, but is totally PVC free. The other is Viroblock, an antiviral and antimicrobial finish, combined with our new Tatami collection. In practice, we use silver crystal treatment in the product mix to prevent any bacteria from attaching themselves to the lipid component that is generated when they come into contact with the walls, preventing them from duplicating themselves.”

company that produces wallpaper combining authentic vintage designs with modern materials and the strictest German quality and safety standards, tells us all about it. “Wallpaper is very often seen as a work of art. Modern printing techniques allow colours, reflections and details that were once impossible, creating patterns that are a contemporary version of the fresco of past centuries.” The business model of Carta da Parati degli anni 70 is to offer a small selection of high-quality patterns with great attention to detail. In addition to private individuals, many customers come from the worlds of retail, fashion and film production companies. These include Netflix, who used some of their papers to set up the sets for the series The Queen’s Gambit. “Although we work exclusively online, our service replicates that of classic boutiques, where you go because someone - whose taste you trust - has already selected the most suitable product for your needs from a sea of products,” explains Beretta. Along with retro inspirations, fast delivery times and compliance with strict safety standards are among the most popular requirements in interior décor for point-of-sale decoration. A sector where, with the advent of digitalisation, there is a need to combine the reasoning behind design with that behind logistics. A common problem for many retailers is the need to protect the wireless POS at the checkout from interference caused by RFID tags, which are affixed to the products for track&tracing reasons,” explains Beretta. “This is why we developed the Guardia wallpaper collection, which offers effective protection against electromagnetic radiation and electrosmog.

RETRO INSPIRATION - IN RETAIL LIKE IN THE CINEMA Another must that will dominate interior decoration is the revival of graphics and inspirations from the past. The retro style of the Seventies (but also the Nineties) will be one of the main influences on interior design in 2021. From the point of view of colours and graphics, there is an attempt to capture the attention of the observer: wallpaper is no longer perceived as a simple background but must focus observers’ attention and “immerse” them in the desired atmosphere. Instead of decorating all the walls, you choose to highlight just one of them with a wallpaper model with strong motifs and large dimensions. Camillo Beretta, Marketing Manager of Carta da Parati degli anni 70, a German-based e-commerce

PERSONALISATION FOR STORYTELLING DECORATION The pandemic has undoubtedly changed the way we experience space. There is a need to find stimulating atmospheres in everyday spaces, environments rich in personality, capable of transmitting calm, creativity and resilience. Even in interior decoration, the concept of personalisation and tailoring each project like a bespoke suit remains fundamental. This is the mission that Ambientha, a start-up founded in 2019 by Maurizio and Alessandra Nazzari, father and daughter, has set itself. The project draws on the many years of experience in graphic design and communication of CIP srl, a company working in the graphic decoration of showrooms, trade fairs and conferences since the 1960s. In the e-shop,


each user can choose from dozens of different collections or design their own personalised wallpaper. “Biophilic design is looking for more and more forms of expression to respond to the goal of bringing nature into the interiors of our homes,” explains Alessandra Nazzari, “just as wallpaper designs, printed on eco-sustainable substrates, are conceived to create fascinating green corners: plants and real natural sceneries to create welcoming and restful atmospheres”. For Ambientha, it is crucial that the design and decoration in our homes reflect the current style, but not only that. The aim is to create wallpapers that take inspiration from the world around us and tell stories, which is why we like to talk about storytelling decorations. “In our creative process, the study of interior design trends becomes the basis for the development of inspirations: the collections in this way are not really annual but develop over the years with new formulations and points of view,” continues Nazzari. “In 2019, the first inspirations were global warming, the protection of bi-

odiversity in the Amazon, and even Italy’s hidden treasures, our beautiful villages.” Ranging from the world of childhood to the importance of renewable resources, the company has designed a new series of themed collections - Beauty Variety, Mediterranea, Underseas and The World Through - that aim to inspire a future of justice, serenity, beauty and love. Compared to the wallpaper of once upon a time, the latest generation of wallpapers uses more high-performance substrates. One of the most sought-after is non-woven fabric (“TNT” in Italian), with FSC mixed certification, which ensures high dimensional stability and elegant material finishes with a matt effect. “Our non-woven papers are highly appreciated because they are breathable and PVC free, ideal for residential environments and especially for bedrooms,” explains Nazzari. Fibreglass is also very popular, suitably treated to become waterproof and therefore suitable for application in damp environments (such as bathrooms) or outdoors (on terraces).

— DOWN WITH MINIMALISM, LONG LIVE ART Another trend concerns the abandonment of minimal modernism, often officially approved and characterless, in favour of a mixture of styles. A need that goes hand in hand with a general demand for greater customisation, which progress in the field of graphics and digital technologies has made possible. These suggestions led to the idea of Effimero Barocco, a collection of digital graphics designed for interior décor and reproduction on substrates such as wallpaper, upholstery, and fabrics. The project is the work of architects Cecilia Anselmi, Carlo Pianosi and Fabio Gasparri, who are passionate about art, photography and graphics. “Carlo works a lot in interior design, Fabio is also a photographer and has a fashion design brand,” explains Anselmi, “and as for me, since 2015 I have been carrying out graphic research with the processing of digital images - the Red Line collage series - which made its debut in 2018 with an exhibition in Rome enti-

tled Concetto Lineare (Linear Concept) and which has found its natural continuation in this new collection of designs. — The Effimero Barocco wallcovering project pays homage to the iconography of the Baroque era and Rome but is also a contemporary reworking of fragments of images from that period collected by the three designers. Digital printing has made it possible to reproduce the images in different formats and on other materials: from PVC-free non-wovens to vinyl, printed with eco-friendly inks. The technical partner of the project is Decorum Wallcoverings & JdS StudioDesign, thanks to who the graphics can be reproduced on different scales on any type of wallpaper. “Effimero Barocco is a project designed to adapt to printing on other substrates while maintaining a certain margin of customisation,” adds Anselmi. “What inspired us were the visionary collections of Piero Fornasetti, the geometric patterns of Giò Ponti, the surreal juxtapositions of

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Carlo Mollino, and the abstract forms of Baroque sculpture and architecture, which Luigi Moretti wrote about.” Effimero Barocco was presented at the end of October 2020 on the occasion of the Rome Art Week at Studio Room 28b to an audience of insiders with an installation dedicated to prints of some wallpaper prototypes. After a phase of fine-tuning and testing the graphic part and the qualitative yield on different substrates, the team is now working on an e-commerce platform. A proposal that does not reject the new but rather seeks to contaminate it, reaffirming that art, in all its eras, is an inexhaustible source of inspiration both for reinventing the present in a vitalistic way and for imagining the future. Even if only from the walls.

PAGE 45 THE HAPPY DESIGNER’S TOOLKIT From the creative idea to the print goahead - an overview of large and small design tools that make life easier for designers: plug-ins, libraries, configurators, up to the most advanced platforms for managing production workflow. by LORENZO CAPITANI In 1990, designer Massimo Vignelli produced a ‘Character sample book for photocomposition’ for Nava Milano. The title page reads in Akzidenz Grotesk: ‘our equipment allows photocomposition from size 5 to size 60’ in just 33 characters. Today, after little more than 30 years, more than 57,000 ready-to-use fonts are available on the dafont.com website alone, the new Apple operating system makes 572 fonts available, and any text editor allows an infinite number of combinations of bodies, line spacing, tracking and kerning... not to mention what can be done with the new Variable Fonts, which contain all the graphic variants of a font in a single file, including glyphs, borders, shadows and glows. — Without a doubt, everything has changed. Today, there are tools and technological possibilities available to creative people and designers that make everything easier and allow them

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to be limited only by their imagination. The Internet and the exchange of data and information in real-time are now taken for granted since they are so widespread in current working methods. Over the last year, we have also broken down the last physical barriers, making remote and mobile collaboration possible. Technology, even the most advanced, is at our fingertips. The digital divide is eroding faster and faster, and even the most conservative are turning to Industry 4.0, machine and system integration, the cloud and data analysis. However, it is not only advanced production systems that make the difference, those on the production lines or onboard the machines, but also a host of tools - large and small - that are easy to find, even just by Googling them, which are sometimes free of charge or made available by partners and suppliers. They range from plugins to online format converters, from libraries of brushes and templates to online tools for packaging renderings, right up to the most advanced platforms for collaboration, design, simulation and certification, all oriented towards production workflow: from the idea to the print go-ahead and beyond. Without claiming to be exhaustive, here is a selection. — FONTS Let’s start with fonts, the mixed blessing of creatives, page designers, graphic designers and photo-lithographers. Some have to update them to manage the project, those who are always looking for new ones, those who have to disentangle themselves from the various TrueType, OpenType and post-script formats or those who find one that is perfect for the client but in the wrong format. Regardless of the giant strides graphic software has made in loading font, there is always the age-old problem of licences. Every graphic designer has immense libraries of fonts, which most of the time are not correctly licensed (a brief guide can be found on fontfabric.com at tiny.cc/3tpetz). So why not look for free ones? Google, for instance, at fonts.google.com, provides a lot of free ones, all ttf, but there’s also dafont.com, 1001fonts.com or fontsquirrel.com. All these sites, as well as allowing downloading, always have a good font map viewer and the possibility of uploading a customised text to judge the rendering before downloading. Another limitless source, ready to

use and already licensed for personal and commercial purposes, is Adobe Fonts, which is included in the Creative Cloud subscription. — How many times have you come across a font and said to yourself: ‘that’s what I was looking for! Who knows what font it is?’ There are two solutions to this - one smarter than the other. WhatTheFont is an app for your smartphone and recognises a font directly from the photo of a piece of writing or text, as well as identifying similar alternatives and allowing you to share them. But there’s also WhatFont, an extension for the leading browsers that provides each text element’s name and characteristics on a website when activated. Already with the page inspection tools, you can consult the fonts contained, but you don’t know where they’re used. If we have an old font, we want to change to TrueType or, even better, to OpenType; some sites allow relatively easy conversion to avoid compatibility problems. Usually, all you need to do is drag&drop and click on “convert”, but the pitfall of embeddable licences from the various foundries is just around the corner. The conversion may not always be successful, especially for glyphs. Among the sites offering this service are fontconverter.org, onlinefontconverter.com and transfonter. org, which convert the font and generate a pdf of a demo page CSS style for the web. — CONVERTERS When it comes to converters, the web offers all kinds of converters, ranging from the more general ones that convert practically anything to the more specific ones. The first type is anyconv. com, which simply converts images, fonts, documents, archives, videos, and ebooks from one format to another without too many frills and too many options. Be careful, then, of the GIGO effect (garbage in, garbage out). More powerful is online-convert.com, which not only converts different image formats between each other (including raster and vector, and the new webp and wbmp) with a number of advanced settings on a par with graphic software, but also extracts text from pdfs, converts them to jpg or word, and has a very powerful OCR engine. Each con-

version can be transferred to and from Google Drive, downloaded or shared via a QR code provided at the end of processing. The same applies to editors such as resizeimage.net and img2go.com, which also allow you to edit images with basic operations such as compressing, cropping, resizing or such as picresize.com, which also works in batch. But there is also Adobe Photoshop Express, a simplified web version (photoshop.adobe. com) that is very powerful and suitable for editing images, correcting colour, resizing on the fly based on presets for the main channels - including printing - and with retouching tools such as removing the background or applying advanced filters: the same tools are also present in the app version. Finally, rgb2cmyk.org and pdf2cmyk. com are also definitely worth saving in your favourites. The first converts online a jpg, png, tiff and gif image from RGB to CMYK by exporting it in tiff or jpg and applying, if desired, a colour profile - either standard or your own by uploading it to the site. On the other hand, the second converts any pdf from RGB to CMYK, applying a 300 dpi compression of the images, so suitable for printing. These are undoubtedly useful solutions, but they must be handled with care. They should only be used if no professional tools are available because colour rendering is a variable that must always be checked. COLOUR Colour, its rendering and management, is undoubtedly the crucial point at any print job stage, from conception to production, whatever its destination and purpose. Every graphics programme is equipped with sophisticated and appropriate tools, but there are certainly useful tools to consider. One of these is Adobe Color (color.adobe.com), a surprising web app that allows you to create themes and palettes starting from a colour wheel and test colour combinations in real-time. When you change one colour, the others automatically adjust accordingly for similar colours, monochromatic, triads, complementary, composite or by setting the values yourself. The two most interesting aspects of Adobe Color, however, are the possibility of having the colour values shown in hexadecimal converted immediately into RGB, LAB, CMYK, HSV and Pantone with absolute precision and the possibility of extracting a theme or a shade direct-


ly from an uploaded image: in this way it is much easier to create a coordinated image or to respect a client’s brand identity. These features are based on Adobe Sensei artificial intelligence technology, which works behind the scenes to find the most harmonious colour combinations. All the libraries created can be saved in Creative Cloud programmes. Finally, there is an accessibility tool that verifies that the chosen theme is suitable for those with colour perception problems. Adobe says: “For people with colour blindness, some combinations of hues and shades can be confusing, making these colours virtually indistinguishable. The purpose of accessible colour themes is not to make colours the same between normal and colour-blind vision but to identify problems to stay true to the original intent or discover new possibilities. If your original design requires five different colours to stand out, you need to ensure that all five colours are distinct. This is what we mean by a theme that people with colour blindness can use. Similar, but based on Pantone colours, is Pantone Connect. It starts with a picker with which to clone one or more colours from the various Pantone libraries available (Formula Guide, Color Bridge, Metallics, Pastels...), build a palette, and from

that extract others for similar, complementary and monochrome colour harmonies. Nerds will also appreciate the 3D simulation of Pantone libraries from which to choose. For each chosen colour, there is a correspondence in sRGB, hexadecimal and LAB, as well as the possibility to convert from one colour space to another or a Pantone colour according to the chosen library. And so it turns out that PANTONE 130647 Illuminating, colour of the year 2021, in RGB is 245, 223, 77, #F5DF4D in hexadecimal and 89, -3, 70 in LAB and corresponds to 113C in the Formula Guide Coated and is on page 74 of the Pantone guide. Pantone Connect also allows you to extract a palette from a photo and provides ready-touse colour libraries created based on seasonal trends from major fashion events. There is also a plug-in version that integrates with Photoshop, InDesign and Illustrator, and an app that uses the camera to extract the palette and all its variants from a photo, providing matches and conversions for each colour. Speaking of colour, there is always the age-old question of what to call a colour to understand each other and use a common language. Codes, which are unambiguous and universal, would be the best thing. This works with

Pantone colours, but for the rest, we are among creative people, and imagination often gets the better of us, so for example, we find ourselves in the Babel of reds. This is why there is encycolorpedia.com, which lists an endless series of colours by name and values in the various colour spaces. In addition to the search function by name, colour, and composition, it is also interesting to search by URL of an image or by CSS of a site and brand, institution, flag, or sports team. And so you discover that the Amazon logo, for example, is composed of an orange they call vivid gamboge (which corresponds to #ff9900 or 255, 153, 0 in RGB) and which is the same as Lamborghini’s Ymir Orange, Subaru’s Carnival Orange, and Lancia’s Favorita Orange. At the same time, black is not black, but an extremely dark shade of red. In the tab for each colour, which is also visible on a black background, there are also correspondences in systems such as RAL or Toyo and the possibility of downloading the colour sample for Adobe, Gimp and Sketch. Finally, if you’re wondering whether the mythical Fogra39 profile is still valid or has been updated, you should know that it was in 2017 that ECI released Fogra59 (or eciCMYK_v2), a deliberately wider colour space than most previous output device-oriented

colour spaces, which was created to be a pre-rasterisation interchange colour space. In short, it is not specific to one printing technology but can give a preview of what the final result will look like without necessarily losing colour information because it includes the CMYK space of offset, flexo, gravure, digital... Where can I find it? On fogra. org (shorturl.at/abpEG) COLLABORATIVE PLATFORMS IT nerds call it Content Orchestration, or the creation, collection, management and distribution of content in a structured and organised way. By now, connection with all players in the production chain is a must, and remote collaboration is in everyone’s DNA. But FTP, attachments and WeTransfer are no longer enough, and it is no coincidence that platforms such as DropBox have gone beyond pure data transfer and offer collaboration tools integrated with Office, GoogleDrive or Adobe CC. As powerful as it is, DropBox does not go beyond storing, exchanging, backing up and synchronising content. It’s certainly a lot for a flow on cloud 4.0, but the service’s target is so vast that the tools end up being too generic and the planning a bit too much project management with planning, tasks, to-do lists... Adobe is also doing something: on 9

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February, it activated the Invite to Edit function in Photoshop, Illustrator and Fresco. The file can be saved in the cloud, and a collaboration link is automatically sent. But collaborative platforms aimed at graphic and editorial production are another thing altogether. They can act not only as content exchangers and archives but also as organisers and distributors, in short, as hubs for editorial material. This is an added value, especially if our flow is oriented towards so-called neutral content, whose final destination is not already defined but can easily be adapted to the various publication channels. An image can be printed in a catalogue, but it can also have content to be published, depending on the channels through which the client decides to communicate, whether digital or printed. Woodwing Studio has evolved with this vocation over time. It started out as a publishing system and now stands as a multi-channel aggregator for content collection and distribution. It has numerous integrations with the most popular third-party production tools (Adobe CC), archiving and digital asset management (2Imagines), and publication to social media. But it is the integrations with specific tools for the graphics sector that make the difference: Woodwing speaks with Clarifai, Google Cloud Vision AI and Amazon Rekognition for AI-based image tagging, with Enfocus Switch for the automation of verification, transformation, production and certification of PDFs, with Claro by Elpical for the processing and automatic colouring of images, and also with Desk-Net for the management of editorial production calendars and SDL Trados, a platform for the management of translations and localised content. In short, a control panel from which to manage the entire workflow. DAM And at the heart of every workflow is the management of progress and completion of the various stages and the retrieval and management of assets, i.e. the collection, metadata, storage, and use of any digital content. The aim is to have a single point where everything is organised and can be searched for and used. It is no longer enough to have a shared disk on the network or a remotely available NAS: a centralised system is needed, where everything is available according to specific policies of visibility, use, publication and approval. And again, where assets can be aggregated into collections and folders, but

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above all where versioning and rendition are managed without unnecessary redundancy: from a master, I derive all the variants I need for the various uses, and the machine does this for me when needed. DAMs are perhaps the tools with the greatest availability of highly scalable solutions. Mind you, we’re not talking about DAMs for asset delivery, such as Adobe AEM or OpenText, which are more suitable as CMSs for websites, but about solutions such as Elvis DAM, PhotoShelter, FileCamp, Bynder, to name but a few. In other words, systems in which the asset management part is strong. This is a misunderstanding that can lead us to put a powerful delivery system in place, but where it can be complex to do trivial research. That’s also because the strength of a DAM lies in the combination of storage and database: it is based on the information linked to an asset that I store that I find content, only after which comes the ability to show previews, manage permissions, and automate conversions. For a truly automated cycle, however, a DAM must also talk to other tools. Cl HUB Connector is interesting in this respect: “No more jumping between tools or windows to find the right resource,” says CI HUB CEO Andreas Michalski. “Just one connection to replace them all and have in one place all the content libraries that co-exist in the various corporate or customer repositories.” In practice, CI HUB adds a palette to the tools of the Adobe CC programmes that naturally integrate with many platforms, such as GoogleDrive, IStock, OneDrive, Behance, and allows users to search and filter content, text, and product information directly in them, complete with previews, tags and Exif metadata. DIGITAL WORKFLOW Working with a digital workflow has undoubted advantages and dramatically simplifies the work of creatives: “Go-to-market time is reduced, while only files that are approved will go into production,” emphasises Giovanni Vigone, Esko’s Regional Business Manager for Italy, Spain and Portugal. “In some cases, the printer is involved at an early stage to offer their experience in the creation phase: this would avoid getting the project approved and then realising that with certain types of print you would not get the result you expected,” continues Vigone. This is possible thanks to the three tools designed by Esko for the world of packaging design: Artioscad for structural design, Studio plug-in for Illustrator for 3D generation and WebCenter as a cloud tool

for sharing projects via the web (both 2D and 3D), all three of which can be seamlessly integrated via the most common communication protocols with third-party ERP and MIS systems, so that the user has the perception of working in a single environment. Artioscad, in particular, is not just any old CAD but was born and developed around solving structural design issues. It has a myriad of cardboard and corrugated board types in its database, and during design it automatically takes into account the material being used, which affects cuts and folds. Besides, Esko’s system is straightforward to use in remote collaborations - which are becoming increasingly common - because it does not require the classic upload and download operations that require entering a user name and password, selecting the file and sending it. This is the ideal workflow, in the name of digitisation, automation, integration: despite the resistance of some companies or company departments, concludes Vigone, “it has been proven that digitised companies offer a better workplace, they can carry out more jobs in less time and reduce errors”. RENDERING TOOLS We have seen how the possibility of rendering a project visually in a virtual and 3D environment certainly helps and simplifies the production phases. Especially when it comes to packaging, having an object in your hands to evaluate makes all the difference; it’s better if it’s not blank but already contains the graphics and possibly the processing simulation. Packlick.com allows precisely this type of simulation, especially for glass container labels: once the graphics have been uploaded in pdf format and the online model chosen from an infinite number of possibilities, the support, printing and finishing parameters are set, and the order is placed. The system takes charge of the processing and quickly returns a link to download the extremely realistic render from various angles. Kurz’s Dream Composer software is definitely geared towards making creatives aware of the result they are getting. This is not just a rendering system that simulates metallic effects but works directly with Kurz’s libraries: “For brand owners and agencies that have traditionally put our products up for tender for years, I think this is a major plus,” explains Alessandro Carnevale, Brand Ambassador for Luxoro, Kurz’s distributor in Italy. The software allows “the best possible digital rendering of all Kurz products (Luxor Alufin, Colorit and Lightline) for hot, cold and

digital printing, including the special semi-transparent effects of Lumafin embellishment (new in Luxoro/Kurz). In addition, relief plate processing, micro and nano-embossing effects derived from the use of H+M brass plates”. Dream Composer reads all the uploaded files’ levels and can act directly in a creative way and independently on each of them. “Dream Composer also contains the different references of the most important paper and cardboard manufacturers, the different gloss and matt varnish options, and the die shapes of the different types of packs, which allow you to simulate the small variations in the effect of the finishing as the production conditions change”. Sharing takes place in real-time by sharing a work link or downloading the finished product file in different formats. Finally, Dream Composer allows remote collaboration and the possibility of appreciating changes in real-time: “a decisive and time-saving aspect in the era of smart working, not to mention the savings compared to making multiple real mock-ups,” concludes Carnevale.


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Printlovers, n. 86, 2021  

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