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85/2020

PRINT LOVERS

signdesign.it

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printlovers.net

Kingdom The new premium creative paper

www.gruppocordenons.com

P R I N T B U Y E R | S T R AT E G I E E T E C N I C H E D E L L A C O M U N I C A Z I O N E S TA M PATA

S T R A T E G O G R O U P | Via Cassanese, 224 | 20054 Segrate (Milano) | ITALIA | â‚Ź 14,00


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stampati d’arte

stampa offset

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embossing

innovazione

sostenibilità editoria comunicazione

Ink

stampa UV Led packaging

editoria

binding technical skills

stampa digitale

21052 Busto Arsizio (VA) www.artigrafichealpine.it | info@artigrafichealpine.it


Illustrazione Connessioni di Stefano Borella Carta Gruppo Cordenons — KINGDOM Wove Diamond White, 300 g/m2 Hot foil LUXOR® Lumafin 720 Red LUXOR® Lumafin 799 Clear

STAMPA E NOBILITAZIONE


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Pusterla 1880

imballaggi di lusso da 140 anni

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www.pusterla1880.com - tel. +39 0331 1665500


SE MI

Fili

IO TI AVVOLGO

Manifattura del Seveso Tessuti per la legatoria, la cartotecnica & il packaging di lusso www.manifatturadelseveso.it


L A

F O R M A

D E L L’ E S S E N Z I A L E

CHE

forma ha una mela? Se la dovessimo immaginare nella sua essenza minima e perfetta, o tratteggiarla rapidamente sulla carta, probabilmente ci verrebbe in mente una sagoma piena, rossa, tondeggiante, con un piccolo picciolo scuro. Come la mela disegnata da Enzo Mari nel 1963 per Danese, appartenente a una serie di serigrafie sui temi della natura, fatte per rendere l’arte accessibile a molti – sia in termini di comprensione, sia in termini economici – in anni in cui la sua riproducibilità tecnica assume pienamente un valore anche politico. Mari impiegò più di un anno per trovare le forme giuste per rappresentare un soggetto così semplice e trasformarlo in un archetipo, e non dovrebbe stupire: nella storia dell’arte e del design i processi di spoliazione del superfluo sono spesso molto lunghi e irti di ostacoli. Nel rapporto tra colore e spazio, tra pieno e vuoto, tra ombre e luci di volumi minimi si gioca tutta la ricerca di Mari, che è stato, oltre che un grande umanista amante della stampa, un designer sempre in equilibrio tra arte e processo industriale e alla costante ricerca di una fusione perfetta tra i due, fautore di una bellezza così essenziale che continua anche oggi a funzionare alla perfezione. La sua mela ci ricorda che sono necessari tempo, studio, ricerca, pazienza, sensibilità e intuizione per focalizzarsi su cosa è veramente importante e lasciarsi alle spalle ciò che non serve. Un’eredità che possiamo raccogliere come un esercizio spirituale per il futuro che ci attende.

L ' E D I T O R I A L E

di M I C H E L A

P I B I R I


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A world of wishes


di M A R I L D E

M O T T A

L’età del peltro Materiale nobile e prediletto fin dal ‘500 per realizzare boccali, piatti e ornamenti per imbandire sontuosamente la tavola, ha poi conosciuto un lungo oblio, anzi una vera e propria messa al bando a causa del piombo di cui si compone insieme a stagno e antimonio. Cambiata la formula (con l’aggiunta talvolta di rame, o argento), il peltro è tornato in auge. Attualmente, con successo, contende ad altri metalli, fra cui rame, zama, alluminio, un posto d’onore nella nuova tendenza di ornare persino bottiglie minimaliste e rigorosamente geometriche nonché sistemi di chiusura. Si trasforma pure in etichette e pendaglietti su cui sono scolpiti brand illustri. L’uso del peltro, con il suo caratteristico tono di grigio offuscato, potrebbe sembrare un tentativo di virilizzare, o bilanciare alcuni tratti sinuosamente curvy e iperfemminili di molti packaging. Invece, la preferenza per il peltro risiede in due ordini di vantaggi che offre, uno è la facilità di lavorazione. È malleabile, conserva inalterato il suo peculiare colore, sa ammorbidire i riflessi e valorizzare profondità di toni quando è niellato. È persino piacevolmente sonoro, caratteristica determinante nell’era delle esperienze polisensoriali. Così lo troviamo come ornamento di scatole in legno, cofanetti rivestiti in tessuti, astucci di cartone. Naturalmente sul vetro esercita tutto il suo fascino giocando sulle trasparenze, quando viene traforato, o cesellato. L’altro vantaggio è la sua sommessa beltà, una presenza non “urlata” che asseconda la nuova ricerca di sobrietà, di lusso secretato. La riscoperta del peltro per il packaging arriva da due settori che amano molto la sperimentazione estetica: profumi e spirits. Entrambi hanno iniziato ad adottare il peltro per realizzare tappi scultorei, poi ci si è resi conto delle suggestioni visive che può creare giacché la sua plasticità sa esprimere la tensione del movimento. Quando si avviluppa a bottiglie e flaconi con minuti fregi narra storie che fanno sognare.

M A R I L D E M OT TA . Nel 1978 ha scelto le pubbliche relazioni come professione.

Scrive e tiene corsi su alcune aree della comunicazione. Ad Personam® è la sua agenzia.

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Le metamorfosi della grappa d i M A R I L D E M O T TA

La sottile seduzione del vetro di

E L E N A PA N C I E R A

Clean food, clean packaging d i R O B E R TA R A G O N A

A Modica, tra cultura e cioccolato d i M A R I L D E M O T TA

Post-stampa sartoriale d LO R E N Z O C A P I TA N I

Origini rustiche e vissuto eroico, oggi è la stella polare del bere colto, sofisticato e cosmopolita. Vi portiamo dentro il mondo della grappa e delle sue metamorfosi con Bertagnolli, Mazzetti d’Altavilla, Romano Levi e Marolo.

Oggi, come nell’antichità, conserviamo il gusto per la decorazione di bottiglie e flaconi di vetro. Un viaggio nelle applicazioni di stampa più sorprendenti – e di tendenza – di questo materiale eterno, fragile e lussuoso.

Buono, pulito, giusto, dalle materie prime al packaging curato in ogni dettaglio. Vi raccontiamo il biologico d’alta gamma attraverso tre aziende d’eccellenza dell’agroalimentare italiano: Frantoio Pruneti, Acetaia San Giacomo e Ambrosiae.

Può il packaging garantire l’unicità e l’autenticità di un prodotto tutelato e a rischio di imitazione come il famoso cioccolato modicano? Ne parliamo con Nino Scivoletto, direttore generale del Consorzio Tutela del Cioccolato di Modica.

Attraverso le ultime tecnologie disponibili sul mercato esploriamo il modo in cui il post-stampa digitale, dal finishing alla legatoria, risponde alla richiesta di personalizzazione, versioning e limited edition e si fa alleato del time-to-market.

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Musica da toccare

Quella tra musica, design e stampa è una delle storie d’amore più longeve e appassionanti. Ma oggi che regna lo streaming, quale futuro ha il supporto fisico? Ne abbiamo parlato con Paolo Proserpio, designer che si divide tra il lusso di Versace e la musica indipendente.

di MICHELA PIBIRI

Tributo a Carlo Mollino

“Sempre salva la fantasia”. La frase più celebre ed evocativa del grande Carlo Mollino è il simbolo del progetto di branding realizzato da Robilant Associati per celebrare la nuova collezione Zanotta.

di ANGELO FERRARA

Il retail del futuro

Phygital, sostenibile e contactless: i professionisti degli allestimenti instore raccontano come i brand – primi fra tutti quelli del fashion e dello sportswear – stanno ripensando l’esperienza nel punto vendita per resistere allo spostamento dei consumi online.

d i C AT E R I N A P U C C I

EDITORIALE La forma dell’essenziale, di Michela Pibiri

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GRANDANGOLO Etichetta Luxoro 2020

PERSONALMENTE L'età del peltro, di Marilde Motta

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GRANDANGOLO Fedrigoni Paper Box

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NO WORDS Meno palato, più palette, di Lorenza Pellegri 31

CLUB DELLE ECCELLENZE Le 11 aziende grafiche da Oscar

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COM'È FATTO PRINT I materiali e le tecniche

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GRANDANGOLO Nava Press stampa Cabana

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PENTAWARDS Tra lusso sostenibile e made in Italy

GRANDANGOLO La PRINTlovers box 2021

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TREND Brand Revolution LAB 2020

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ENGLISH VERSION CREATIVE FRAME Stefano Borella

PRINT BUYER NUMERO 85/2020 DIRETTORE RESPONSABILE Enrico Barboglio

ART DIRECTOR Stefano Torregrossa › onicedesign.it

COORDINAMENTO EDITORIALE Michela Pibiri michela.pibiri@strategogroup.net

PRINTLOVERS www.printlovers.net redazione@printlovers.net

HANNO COLLABORATO Lorenzo Capitani, Marilde Motta, Elena Panciera Lorenza Pellegri, Caterina Pucci, Roberta Ragona

STRATEGO GROUP srl Via Cassanese 224, 20054 Segrate (MI) amministrazione@strategogroup.net

TRADUZIONI Marta Sanders – The Language Switch

PUBBLICITÀ Deborah Ferrari | t. 389 9004599 › deborah.ferrari@strategogroup.net Segreteria pubblicità › brando.zuliani@strategogroup.net

REA MILANO 1190227 Autorizzazione Tribunale Milano n. 706 | 11/10/2004 STAMPA FAENZA GROUP SPA – Faenza (RA) ABBONAMENTI T. 02 49534500 | F. 02 26951006 abbonamenti@strategogroup.net — Annuale 60 euro – Bonifico bancario a STRATEGO GROUP srl IBAN: IT70 C034 4020 6000 0000 0264 200

Gli articoli firmati impegnano esclusivamente gli Autori. Dati e caratteristiche tecniche sono generalmente forniti dalle Case costruttrici, non sono comunque tassativi e possono essere soggetti a rettifiche in qualunque momento. Tutti i diritti sono riservati. Notizie e articoli possono essere riprodotti solo a seguito di autorizzazione dell’editore e comunque sempre citando la fonte. Testi e fotografie, qualora non espressamente richiesto all’atto dell’invio, non vengono restituiti. Desideriamo informarLa che il D.Lgs. 196/03 (Testo Unico Privacy) prevede la tutela di ogni dato personale e sensibile. Il trattamento dei Suoi dati sarà improntato ai principi di correttezza, liceità e trasparenza e della Sua riservatezza. Ai sensi dell’art. 13 del Testo Unico, Le forniamo quindi le seguenti informazioni: il trattamento che intendiamo effettuare verrà svolto per fini contrattuali, gestionali, statistici, commerciali, di marketing; il trattamento, che comprende le operazioni di raccolta, consultazione, elaborazione, raffronto, interconnessione, comunicazione e/o diffusione si compirà nel modo seguente: archiviazione su supporto cartaceo e archiviazione informatizzata su personal computer. Il titolare dei dati è: Stratego Group srl nella persona del Rappresentante Legale. Il responsabile del trattamento dei dati è: Enrico Barboglio [enrico.barboglio@strategogroup.net, via Cassanese 224, Segrate MI, T. 02.49534500]. Al titolare del trattamento Lei potrà rivolgersi per far valere i Suoi diritti così come previsti dall’art. 7 del D.Lgs. 196/03.


Com'è fatto Print

ENGLISH VERSION C pg. 75

ILLUSTRAZIONI Stefano Borella C pag.81

LUXOR® 307 (COPERTINA)

È un classico rosso metallizzato, che richiama il rosso della controcover. Caldo, intenso ed elegante come tutti gli effetti metallizzati Kurz. Stampato a caldo con cliché hinderer+mühlich.

CLICHÉ E COLORE A CALDO

La copertina è stampata su Carta Gruppo Cordenons Kingdom Wove Diamond White 220 g/m² La controcopertina è stampata su Carta Gruppo Cordenons Kingdom Wove Diamond White 300 g/m²

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Luxoro è partner esclusivo in Italia del Gruppo KURZ, player mondiale e punto di riferimento internazionale nella produzione di attrezzature e tecnologie per la stampa a caldo e la stampa a freddo. L’offerta di Luxoro rappresenta il modo migliore per rendere unica e prestigiosa l’immagine di un brand in qualsiasi settore, che si tratti di packaging, etichette, editoria, sicurezza, cosmetica, automotive, elettrodomestici o moda, le proposte dedicate alla nobilitazione sono la migliore soluzione per rendere prestigioso e brillante ogni prodotto e packaging. Le tecnologie e i materiali decorativi che Luxoro propone sono tra i migliori al mondo e la competenza nell’offrire consulenza e servizio è un punto fermo della filosofia aziendale. Luxoro è fornitore di materiali di decorazione, ma è anche partner in grado di sviluppare con designer e creativi le migliori applicazioni per dare vita alle loro idee. Grazie a rigorose politiche aziendali volte alla sostenibilità ambientale, Luxoro è da tempo una realtà a energia 100% rinnovabile e totalmente a impatto zero. www.luxoro.it


La controcopertina è stampata da Arti Grafiche Alpine a 1 colore con tecnologia offset HUV e in sovrastampa con nobilitazioni a caldo rosso Lumafin 720 e Lumafin 799 clear, che con effetti semitrasparenti sono in grado di creare particolari intensità di colore e sfumature insolite. Altre linee sono esaltate con rilievo a secco con cliché h+m. La grafica gioca con la superficie e crea effetti tattili che donano movimento ed espressione al design trasformandolo in un’esperienza sensoriale. LUMAFIN® Qui è presente nelle sue varianti trasparente, LUMAFIN® 799 clear, e rosso, LUMAFIN® 720 red. LUMAFIN® è uno degli ultimissimi prodotti entrati a far parte della proposta Luxoro per la stampa a caldo e a freddo. Crea effetti particolari e inediti sulle superfici nobilitate aggiungendo un tocco di gloss semitrasparente che gioca con le grafiche e i colori sottostanti per design sorprendenti. CLICHÉ Tra stampa a caldo e rilievi a secco il design prende forma e acquista materia, grazie ai cliché di hinderer + mühlich.

Gruppo Cordenons Kingdom Wove Diamond White —

Le copertine di Print 85 sposano il caldo abbraccio di Kingdom Wove di Gruppo Cordenons nella tinta Diamond White. Scelta nelle grammature 220 per la cover e 300 per la contro-cover, questa carta creativa di alta gamma è una coccola per il tatto, grazie alla presenza di fibre di cotone nella sua formulazione. Il suo candore esprime serenità e speranza come buon auspicio per il 2021. Simbolo del fascino senza tempo della comunicazione stampata, la nuova linea Kingdom, proposta nelle tre finiture Laid, Wove e XT-S, combina un’essenza classica a una personalità eclettica prestandosi a un ampio ventaglio di applicazioni a cui queste carte raffinate trasferiscono tutto il loro stile esclusivo.

STAMPA E NOBILITAZIONE CONTROCOPERTINA

CARTA COPERTINA E CONTROCOPERTINA

Innovazione tecnologica, passione e flessibilità si fondono in Arti Grafiche Alpine con l’impegno quotidiano e voglia di crescere, di accogliere nuove sfide come dimostrano i recenti investimenti che garantiscono la qualità e un’eccellente capacità produttiva. Con la massima attenzione alla sostenibilità. Nata oltre un secolo fa, AGA si è evoluta da tipografia artigiana a una vera e propria industria della stampa e vanta una continua crescita sui mercati italiani ed esteri, in particolare nel mondo del lusso, della cosmesi, dell’editoria, del food, del pet e del packaging in generale per i brand più importanti. Tutto il ciclo produttivo avviene nella sede di Busto Arsizio: stampa offset e HUV, stampa a caldo e rilievi, fustellature, plastificazioni e confezione, tutte nobilitazioni che danno al prodotto finito un valore assoluto. E il calendario di AGA, ormai vero oggetto di culto, è atteso, ricercato e apprezzato da tutto il mondo della comunicazione e del marketing, un appuntamento fisso irrinunciabile. C www.artigrafichealpine.it

Forte di una lunga tradizione, Gruppo Cordenons si è specializzata nello sviluppo di carte creative, servendosi delle più avanzate tecnologie e mantenendo intatta la vocazione a creare prodotti di alta gamma con una raffinata cura del dettaglio. Una specificità che contraddistingue l’azienda nello scenario mondiale e grazie alla quale ha messo a punto un portfolio unico che conta oggi oltre 2.500 referenze. Carte differenti per tipologia e target di applicazione caratterizzate da effetti perlescenti, metallizzati e cangianti; da patine che riproducono la morbidezza e la lucentezza della seta; dal look & feel della vera pelle e cartoncini caratterizzati dall’effetto gommato. A queste si aggiungono le naturali, morbide al tatto grazie alla presenza di fibre di cotone, e quelle eco-friendly prodotte con fibre riciclate. Attraverso una produzione sempre più flessibile, Gruppo Cordenons offre ai clienti, oltre all’ampia gamma a catalogo, la possibilità di richiedere forniture di carte personalizzate in base alle specifiche esigenze di colorazione, grammatura e finitura. www.gruppocordenons.com 0011


Tra le novità di quest’anno c’è che PRINT offrirà sempre più contenuti di quelli stampati sulla carta. Gli articoli ‘aumentati’ sono contrassegnati nelle singole pagine con il simbolo della app ‘Stampare Aumentato’ che si può scaricare gratuitamente dagli store per sistemi operativi iOS e Android. L’app potrà essere utilizzata anche per le altre testate firmate Stratego Group. Funziona anche con la rivista sfogliabile online su stampamedia.net.

Scarica l'app. Stampare Aumentato è disponibile sia su App Store che su Google Play. Scaricala gratuitamente e aprila, anche partendo da questo QR Code.

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Inquadra la pagina. Inquadra la pagina contrassegnata dall’icona ‘Stampare Aumentato’ con l’app per farle prendere vita: accederai a contenuti multimediali e interattivi.

Per ‘aumentare’ alcune pagine può essere necessaria una connessione dati del cellulare o quella di una rete Wi-Fi. Inoltre bisogna fare in modo che la rivista sia sufficientemente illuminata, così che la app possa riconoscere la pagina in maniera ottimale. Stampare Aumentato è ottimizzata per molti modelli di smartphone ma richiede device con prestazioni relativamente performanti; è dunque possibile che non funzioni perfettamente su tutti gli smartphone.


< G R A N D A N G O L O >

LUXOR 108829N COMBO GREEN Uno degli ultimi colori entrati a far parte nella collezione Luxoro. Un verde che ricorda la natura, metallizzato, essenziale, un verde di speranza. Lo troviamo sulle foglie che costellano i lati della scatola e brillano nelle venature ricreate perfettamente grazie a un cliché hinderer+mühlich. La stampa a caldo del verde la troviamo anche sulle ultime due cifre dell’anno e sulla scritta lovers. — LUXOR 107469N LIQUID PINK Anche il rosa cipria metallizzato fa parte degli ultimi colori proposti da Luxoro, è un colore versatile, elegante e romantico, trasmette quiete e calma. Stampato a caldo con cliché hinderer+mühlich, lo troviamo in alcuni dettagli dei petali e sulle due prime cifre dell’anno in primo piano, ma è predominante sul retro della box a comporre con una precisa e raffinata stampa a caldo tutto il testo di presentazione. Un augurio splendente per il nuovo anno che verrà.

IL CASSETTO — ESTERNO Stampa offset (quadricromia + vernice opaca protettiva) Impressione a caldo: con colore a caldo verde (Luxor 108829N Combo Green) — INTERNO Stampa offset (quadricromia + vernice opaca protettiva) Accoppiati a cartone greggio bianco/bianco da 2 mm, fustellati e montati

LA CARTA — GRUPPO CORDENONS DIAMOND WHITE E KINGDOM WOVE Il candore puro della colorazione Diamond White e il piacevole effetto tattile della finitura Wove di Kingdom sono in sintonia perfetta con il concept della box di PRINTlovers, caratterizzata da un’eleganza naturale. Un equilibro armonioso tra le aree bianche del coperchio, che lasciano spazio alla carta, le preziose nobilitazioni e le delicate grafiche floreali, offrono un messaggio di rinascita per un 2021 in cui rigermoglia la speranza. Impiegata nella grammatura 120 per il rivestimento della scatola, Kingdom Wove, la nuova carta creativa di alta gamma, si presta per le più diverse applicazioni che coniugano raffinatezza e stile.

LA COPERTINA — Stampa offset (quadricromia + vernice opaca protettiva) Impressione a caldo: con colore metallizzato verde (Luxor 108829N Combo Green) Impressione a caldo: con colore metallizzato rosa (Luxor 107469N Liquid Pink)

PRINTLOVERS BOX 2021

REALIZZATA DA PUSTERLA 1880 PER COLLEZIONARE LA BELLEZZA La PRINTlovers box nasce per raccogliere e collezionare “semi” di ispirazione da far germogliare e fiorire nel segno della bellezza. I nostri collezionabili, le riviste e le edizioni speciali, i sample di materiali, stampa e nobilitazioni… e tutto quello che si desidera creare e conservare, per averlo sempre a portata di mano, nel 2021. La PRINTlovers box si potrà trovare in tutti gli eventi in cui è presente la nostra rivista, e sarà a disposizione degli abbonati. Per saperne di più: stratego@strategogroup.net La PRINTlovers box è realizzata dalla cartografica Pusterla 1880 utilizzando le due carte Diamond White e Kingdom Wove di Gruppo Cordenons con colori a caldo e cliché firmati Luxoro. 0013


Fornitore bottiglia in vetro: Vetri Speciali Packaging designer: Acid Design di Bijan Tehranian Etichetta e soluzioni di stampa: Ace Comunicazione di Daniele Barlini Fornitori etichette e stampa: La Grafica Decorazioni: Vetro 2, sede di Parma Sistema di apertura/chiusura: Idea Cap

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di M A R I L D E

M O T T A


I N T E R V I S T A

Concept della scatola: Acid Design di Bijan Tehranian Packaging designer: Acid Design di Bijan Tehranian Fornitore della scatola: ICS Bertagnin

Origini rustiche, vissuto eroico, destino umile. Poteva rimanere un prodotto folkloristico dell’arco alpino. È diventata la stella polare del bere sofisticato, colto, cosmopolita. Delle metamorfosi della grappa parliamo con Anna Boschi, marketing executive della Distilleria Bertagnolli. Grappa è una denominazione tutelata che nessun altro Paese può usare, è un distillato di italianità non solo per la materia prima, ma soprattutto per la sapienza produttiva che, sebbene antica, non è rimasta statica, anzi ha promosso innovazioni sostanziali. I produttori di grappa hanno fatto ricorso alle loro risorse di inventiva. Con coraggio e orgogliosa ambizione stanno sfidando, a livello internazionale, tutti gli altri spirits, contendendo loro la preferenza di esperti e di appassionati intenditori. Nella sua ascesa internazionale, la grappa ha scelto di sfoggiare l’haute couture del packaging per dare un’identità inconfondibile e seducente a brand ormai storici, per distinguere prodotti monovitigno, aromatici, o aromatizzati, affinati e invecchiati per mesi, o anni. Parliamo di packaging in riferimento a Bertagnolli distillatori trentini dal 1870. L’azienda è ancora animata dalla famiglia fondatrice e raccoglie molti consensi internazionali con i loro distillati. Un accompagnamento musicale mentre si ammirano queste bottiglie? Scegliete “Sophisticated Lady” di Duke Ellington.

La vostra grappa utilizza una gamma di bottiglie in vetro, ci racconti il concept che ha ispirato il design del packaging. Presentiamo due bottiglie particolarmente significative nella produzione della Distilleria Bertagnolli: quella per il 140esimo di fondazione dell’azienda e la K24 Liquid Gold, una realizzazione più recente che comunque affonda le sue origini nel passato. La bottiglia scelta dalla famiglia Bertagnolli, nel 2010, per celebrare il 140esimo anno di attività è la Caraffa Sunlight da 70cl di Vetri Speciali. Un design ricercato e sontuoso incentrato sulla forma a goccia e con elaborati interventi decorativi. Una serie di scannellature si aprono a raggiera attorno al corpo della bottiglia, convergendo verso il centro e portando quindi lo sguardo al cuore del prodotto. Nella distillazione della grappa il cuore ha un significato specifico giacché testa e coda vengono eliminati, quel che resta è l’essenza stessa del prodotto con la sua carica aromatica di profumi tratti dagli acini delle uve impiegate. La goccia che scende dall’alambicco e l’aroma della grappa riserva in essa conservata,

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Fornitore bottiglia in vetro: Bruni Glass Packaging designer: Matteo Lamacchia Etichetta e soluzioni di stampa: Matteo Lamacchia Fornitori etichette e stampa: Rifa Etichette Sistema di apertura/chiusura: Idea Cap

sono elementi che la bottiglia evoca molto bene. Un packaging così ricercato è affine al mondo dei profumi, appunto quello di cui aveva bisogno la famiglia Bertagnolli per celebrare un anniversario importante per sé ed il proprio territorio, la Piana Rotaliana. Sulla parte frontale della bottiglia sono stati fatti interventi di tampografia: l’uno è un cartiglio che affianca i ritratti di Giulia de Kreutzenberg ed Edoardo Bertagnolli, i fondatori della Distilleria, l’altro indica l’anniversario di fondazione, il 140esimo, a cui si aggiunge la firma di Giuseppe Bertagnolli, il loro figlio e mastro distillatore. Per il sistema di chiusura è stato scelto un tappo elegante color oro che richiama la tonalità della tampografia. A questo si è abbinato un blu scuro per il pendaglio, posto al collo della bottiglia, e per la scatola. Al raggiungimento del 150esimo anniversario, la bottiglia è stata conservata inalterata, ma è cambiato il contenuto: un brandy affinato in barrique di rovere francese. Il colore delle tampografie decorative e del tappo è diventato l’argento, mentre per il packaging secondario è stato prediletto il verde… in attesa del 160esimo anniversario. La grappa K24 Liquid Gold affonda le sue radici nella grappa Koralis, la riserva nata da Puris, una grappa trentina bianca (affinata in acciaio) di uve di Teroldego, Chardonnay e Gewürztraminer, un vero coro di profumi e sapori. In occasione del 150esimo anno di attività, Distilleria Bertagnolli ha avviato il restyling di alcune referenze, nasce così K24 Liquid Gold che nel nome vuole evocare l’oro a 24 carati, un oro colato nella bottiglia Decanter Regina da 70 cl di Bruni Glass. Una bottiglia dalle forme precise e geometriche come quelle di un lingotto aureo. Le spalle della bottiglia sono

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pronunciate, ma il corpo si assottiglia progressivamente verso il fondo conferendo slancio. Come elemento di continuità stilistica, si è preferito conservare il tappo già utilizzato per la bottiglia del 140esimo anniversario, ma nel color oro anticato. Il total packaging design come è stato risolto in funzione degli elementi identificativi del brand? Per la bottiglia del 140esimo e del 150esimo anniversario non si è usata una etichetta lasciando piena visione del prodotto, con la tecnica della tampografia sono state eseguite le decorazioni. Per quanto riguarda le indicazioni di legge obbligatorie si è optato per il pendaglietto posto al collo della bottiglia, una soluzione che è, ad un tempo, decorativa ed esplicativa di tutte le informazioni necessarie. Per K24 Liquid Gold, l’etichetta in carta goffrata assume una forma trapezoidale che si restringe progressivamente verso il basso, assecondando perfettamente la sagoma della bottiglia. L’elemento caratterizzante dell’etichetta è la pennellata in oro a rilievo. Per conferire tattilità e un effetto materico e visivo, è stato necessario realizzare un apposito punzone. Con la collaborazione dello stampatore Rifa di Schio è stata individuata la carta adatta a questa complessa operazione. Per il sistema di chiusura si è preferito continuare a preferire un unico tappo, pur in colori diversi, con il corpo in silicone in modo che non interferisca con il prodotto. Per alcune delle grappe che producete, avete scelto anche un packaging secondario, quanto è importante? I nostri packaging secondari sono principalmente sviluppati in cartotecnica, eccezion fatta per le

Gran Riserve (ossia grappe e distillati con più di 24 mesi di affinamento) che impiegano scatole in legno. Le confezioni in cartotecnica sono tutte personalizzate per valorizzare il prodotto contenuto. Prediligiamo astucci in cartoncino bi-accoppiato che viene impreziosito a seconda della referenza custodita. La confezione secondaria è sicuramente importante per la percezione complessiva del prodotto e, a questo fine, sperimentiamo anche l’utilizzo di lamine e dell’embossing. La tutela dell’originalità del prodotto e la garanzia che è “Made in Italy” con quali soluzioni anticontraffazione sulla confezione vengono garantiti? Per ora non abbiamo pensato a soluzioni anticontraffazione: riteniamo sufficienti le tutele fornite dalle etichette, contrassegni e sigilli previsti per legge. La mixology è una tendenza internazionale molto radicata. Avete previsto strumenti professionali per il canale horeca coordinati con l’identità di brand della vostra grappa, o bicchieri da degustazione per i puristi? Come tutte le aziende operanti in questo settore, abbiamo un corredo di strumenti pensati per il barman. In particolare, sono sempre graditi i bicchieri, nelle varie forme a seconda della destinazione d’uso. Per la degustazione forniamo il tulipano (riconosciuto da ANAG come bicchiere ufficiale per la degustazione di grappa) che consigliamo per le grappe giovani, mentre dei balloon per le invecchiate e gran riserve.


I N T E R V I S T A

Foto: Paolo Bernardotti

Il Consorzio Tutela Grappa del Piemonte e Grappa di Barolo, con sede ad Asti, annovera 19 aziende, di cui alcune con una storia ultracentenaria, altre più recenti che hanno saputo imporre sui mercati internazionali prodotti di grande personalità. Il packaging è sviluppato in chiave di espressione totale delle caratteristiche di ogni distilleria e in funzione di una gamma davvero diversificata di grappe. Ogni nuovo lancio è declinato in bottiglia, etichette e decorazioni, sistemi di chiusura e, spesso, include anche il packaging secondario poiché la valorizzazione del prodotto non è mera operazione di estetica, ma è la trascrizione visiva di codici raffinatissimi di identità di ogni distillato. Ne parliamo con tre produttori di grappe aderenti al Consorzio: Mazzetti d’Altavilla, Distilleria Romano Levi e Distilleria Marolo.

Proprio in quest’ottica di esaltazione della personalità del prodotto, la Distilleria Romano Levi, come spiega Lucio Scaratti, co-titolare dell’azienda, «ha scelto la linea della continuità dando seguito all’intuizione di Romano Levi che fin dai primi anni ’60 aveva scelto di disegnare a mano le etichette imperniate su un personaggio di sua invenzione, la “Donna selvatica che scavalca le colline”. Romano Levi è stato un artista figurativo, ma anche un artista della grappa. Per i suoi bozzetti ha unito leggende delle Langhe alla propria inventiva, con un tratto di disegno molto sottile e sognante ha realizzato una vasta collezione di etichette che vengono proposte ad ogni nuova produzione e sono oggetto di collezione». La distilleria Mazzetti d’Altavilla, fondata nel 1846, per la sua collezione di tre grappe unite dall’evocativo nome “Radici”, ha scelto la strada della valorizzazione dell’heritage (antichi vitigni autoctoni del Monferrato) e dell’attenzione all’impatto ambientale per le fasi produttive realizzate tutte in loco. La collezione “Radici” introduce un tocco di originalità nella proposta di grappe giovani e in purezza. Se per la bottiglia la scelta è caduta su un design estremamente essenziale, un cilindro in vetro flint con una solida base, per le etichette lo studio ha attinto ispirazione dal paesaggio del Monferrato, ricomponendo diversi elementi simbolici in una visione d’insieme. Il filo conduttore è il richiamo sensoriale, soprattutto tattile e visivo alle terre del Monferrato. È così stata privilegiata una carta adesiva FSC, ad alto spessore e con le venature delle fibre bene in vista. Per fornire informazioni dettagliate si è scelto di sfruttare la parte adesiva dell’etichetta

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rendendo agevole la lettura attraverso il vetro della bottiglia. La palette di colori delle etichette riporta fedelmente le variazioni micro-locali in funzione del vitigno di riferimento: Grappa di Malvasia predilige il marrone chiaro, la Grappa di Grignolino i toni del giallo che evoca la Pietra da Cantone, la Grappa di Ruché vira decisamente sul marrone scuro. La tattilità dell’etichetta è ulteriormente esaltata dalla rocky varnish che delinea a rilievo il disegno dell’albero e del suo doppio proiettato in forma di radici. A unificare le tre bottiglie interviene un tappo in legno rustico. La collezione prevede un packaging secondario, ovvero un tubo in cartone kraft robusto e riciclabile, decorato da etichette che richiamano le tre tipologie di grappe “Radici”. Ci si sposta decisamente sul versante del lusso sontuoso con il liquore alla grappa Oro di Mazzetti: potremmo definirlo un prodotto al femminile? «In effetti – risponde Silvia Belvedere Mazzetti, direttore commerciale di Mazzetti d’Altavilla – è un liquore a base grappa elegante, morbido e con un ridotto grado alcolico per conquistare il palato sensibile delle signore. È proprio pensando alla femminilità che si è scelto di aggiungere lo sfavillio di miriadi di particelle d’oro alimentare, un pulviscolo di oro 23kt che resta in sospensione nel liquore e lo fa risplendere. La bottiglia a forma di goccia richiama nello stile i flaconi di profumo, e così anche il tappo è stato curato come un gioiello, con una preziosa lavorazione a sbalzo. L’etichetta è in tessuto, un tocco ulteriormente femminile per un prodotto seducente». La nobile arte della grappa si esprime in due eccezionali creazioni della Distilleria Marolo, entrambe in edizione limitata. La grappa di Barolo di Bussia ha una ricchezza sensoriale molto variegata, dopo 12 anni di affinamento

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in piccoli fusti di acacia, trova dimora definitiva in bottiglie-decanter dalla forma molto rigorosa, ma mossa da volumi dinamici. Il fondo in vetro spesso costituisce la solida base, il corpo della bottiglia si apre gradatamente verso spalle ampie e diritte. Il tappo in metallo ricorda quello di profumi maschili molto rigorosi. Piena visibilità del particolare colore di questa grappa è offerta dall’etichetta-serigrafia totalmente trasparente. Ogni bottiglia, a tiratura limitata, è confezionata in una pregevole scatola in cartone rigido, rivestita da una carta nobilitata con minuti disegni a rilievo. «Anche per la grappa di Barbaresco Rabajà – ci illustra Lorenzo Marolo – la scelta ha privilegiato un total packaging coerente sia con la rarità del prodotto, solo 1.835 bottiglie immesse sul mercato nel 2018, sia con la struttura di questa grappa. Rabajà è l’area di coltivazione del Barbaresco più esclusiva. Le vinacce destinate alla nostra Distilleria ricevono una cura particolare, la distillazione avviene a bagnomaria, è completamente controllata dalla sapienza del distillatore che governa tutto il processo fatto di gesti antichi e lentissimi. È una grappa per estimatori che ricercano un’esperienza sensoriale straordinaria». La bottiglia-decanter ha una forma sinuosa, smussata alla base e con spalle morbide e arrotondate che evocano il bouquet aromatico delle uve di Barbaresco Rabajà. Anche per questa pregevole bottiglia la Distilleria Marolo ha voluto aggiungere un tratto artistico, le etichette-serigrafie si devono al maestro Gianni Gallo, l’artista che da sempre firma il labelling per le grappe Marolo. La scatola che racchiude la bottiglia-decanter è in un particolare tono di azzurro cielo, punteggiato da minutissimi disegni. Una meraviglia per chi riceve queste grappe in regalo, ma c’è da chiedersi se davvero ci siano persone così generose da farne dono ad altri, oltre che a se stessi.


Cantina: Tasca | Conti d’Almerita Design: Spazio Di Paolo Stampa: Eurostampa Carta: UPM Raflatac. Per le ante della finestra è stata usata Fleur De Coton White WSA dall’aspetto strutturato e perfetto come packaging per il vino. Per l’etichetta adesiva è stata usata Rough Cotton White WSA, prodotto di alta qualità che presenta un’eccezionale resa con rilievi e bassorilievi. Rilievo a secco per le vigne/ profili e il nome della cantina Bassorilievo sul nome del vino e dedica Stampa a caldo piatta su firma e stemma della famiglia Oro a caldo e a freddo: LUXOR® 220 Cliché: hinderer + mühlich Per saperne di più: www.luxoro.it

ETICHETTA SPECIALE LUXORO 2020 NOZZE D’ORO, UN’ETICHETTA SENZA TEMPO CHE RACCONTA UNA STORIA D’AMORE Nozze d’Oro è un’etichetta che racconta di una famiglia e delle sue generazioni, di una terra e del suo vino. L’etichetta speciale Luxoro 2020 è una storia che contiene tante storie. La storia della Famiglia Tasca d’Almerita comincia nel lontano 1830, quando i fratelli Tasca acquistano i feudi di Regaleali e Almerita, che diventano le prime tenute di famiglia. Regaleali, in particolare, è la tenuta situata nella Sicilia centrale, famosa per la caratteristica posizione e la peculiarità del terreno e dei prodotti. Incarna l’evoluzione dell’azienda che, in quasi due secoli, è riuscita a stare al passo coi tempi senza trascurare le tradizioni del luogo e della gente. È per questo che l’approccio della famiglia si è sempre basato su principi di sostenibilità e di rispetto

assoluto della terra; l’azienda infatti ha scelto di aderire a SOStain, il protocollo di sostenibilità per la viticoltura siciliana. In questo contesto nasce Nozze d’Oro: il vino che suggella e custodisce una grande storia d’amore, quello tra il conte Giuseppe Tasca D’Almerita e la contessa Franca, presentato nel 1985 come regalo speciale del Conte alla moglie in occasione del cinquantesimo anniversario di matrimonio.

Ho la gioia di presentare il vino “Nozze d’Oro”, creato da me per la fausta ricorrenza e dedicato a mia moglie con amore immenso. Le Nozze D’oro, nel giugno del 1985, divennero l’etichetta di uno dei vini bianchi più noti dell’azienda: una combinazione di due vitigni caratteri-

stici e con forti personalità, l’Inzolia e il Sauvignon Tasca. Le due vigne sono posizionate in modo da potersi guardare, e, secondo una storia di famiglia, rappresentano i due conti: l’Inzolia è la contessa Franca e il Sauvignon il conte Giuseppe, che sempre son stati uno la spalla dell’altro, sempre si sono sostenuti e sempre amati, e ancora adesso questi due vigneti continuano a dar vita al loro amore insieme, sempre diversi e mai stanchi. L’etichetta Nozze D’oro L’Etichetta Speciale 2020, opera del designer Mario Di Paolo, racconta il grande legame che il Conte ha con i suoi due amori, sua moglie e la sua Tenuta. Entriamo in questo mondo dal primo livello dell’etichetta, una finestra che ci conduce dentro Regaleali

attraverso il blu delle ante: elemento iconico ma anche struttura architettonica che rievoca l’esperienza del luogo e che, nell’aprirsi, illumina la storia d’amore dei coniugi. Le due ante sono un punto d’accesso e l’oro stampato a freddo sul retro crea un bellissimo gioco di luce sui profili della coppia, che rappresentano i due vigneti posti uno di fronte all’altro in un perfetto e definito rilievo a secco. In primo piano sull’etichetta, in bassorilievo, troviamo il nome del vino e la dedica del conte alla moglie nel giorno delle loro Nozze d’oro, mentre la firma è una stampa con oro a caldo che suggella una grande storia. Grazie all’esperienza di Industria Grafica Eurostampa, è stato possibile raccontare tutta la storia attraverso un lavoro in diversi passaggi di stampa e di impeccabile tecnica.

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Il vetro, materiale nobile e segreto, fragile e lussuoso. Lo era per le regine egizie, che custodivano in piccoli scrigni di pasta vitrea unguenti profumati. Lo è per noi, amanti del lusso e della bellezza, piĂš di tremila anni dopo. Dalla notte dei tempi i segreti delle ricette del vetro sono considerate preziose, e difese come tali. La trasparenza e la purezza sono diventate un valore, al passo con il progredire della tecnologia che ha reso possibile trasformare silice, soda e calce in un materiale stupefacente che si lascia attraversare da luce e sguardo. Moderni faraoni, conserviamo il gusto per la decorazione preziosa di bottiglie e flaconi in vetro, simbolo di opulenza e sfarzo â&#x20AC;&#x201C; oggi come ieri.

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Vi proponiamo un gioco: divertitevi a scoprire a quali lavorazioni sono stati sottoposti l’edizione speciale di Armani Sì e la bottiglia di Negroni Primo Aperitivo di Mercury Spirits, qui a sinistra. Alla fine dell’articolo ci sono le soluzioni.

GRAZIE A: Luca Bellotto e Stefano Costacurta, Symera. Olivier Dangmann, O-I Expressions. Maurizio Ficcadenti, Baralan. Maurizio Forner, Fortex. Stefano Lazzerini, Kolzer. Francesca Lorusso e Paolo Lorusso, P&P Promotion. Federico Montali, Bormioli Luigi. Alessandra Musitelli, InDeco Serigrafia. Liliana Toschi, Ferro.

Romantico e difficile “Essere di vetro”, “avere la schiena, la mascella, le mani di vetro”, “vivere sotto una campana di vetro”, ma anche “arrampicarsi sui vetri”: i modi di dire legati a questo materiale parlano di due delle sue caratteristiche fisiche: la fragilità e la liscezza della sua superficie. Caratteristiche che lo rendono prezioso, e trasformano ogni lavorazione in un virtuosismo. Il vetro va maneggiato con cura; serve maestria per modificarne e impreziosirne l’aspetto. E quanto più riusciamo a mantenerne intatte e riconoscibili le caratteristiche intrinseche, tanto più ne conserviamo il valore, anche percepito. Questo detto, ci sono modifiche più o meno profonde, più o meno durature, più o meno complesse. Etichette in carta o plastica e sleeve costituiscono il primo gradino di una scala immaginaria di lavorazioni che tende potenzialmente all’infinita complessità: lambiscono

la superficie esterna di bottiglie e flaconi tramite una sostanza adesiva, senza modificarne la struttura; non sono fatte per restare. Al contrario, una modificazione molecolare della superficie è pensata per essere permanente. Nudo e sexy È un peccato coprire la bellezza. Decorare la superficie del vetro senza nasconderla, giocare con la trasparenza, coinvolgere il tatto, sorprendere con colori, effetti e geometrie celati al primo sguardo. Come alla fine di un numero di magia, far sorgere la domanda: “Ma come hanno fatto?”. Il vetro è materia viva, duttile e camaleontica; con la tecnologia l’abbiamo ammansito, anche se non ancora completamente domato – e per questo i reparti di ricerca e sviluppo di produttori e decoratori sono perennemente al lavoro, per ottenere nuovi effetti e aumentare le performance in termini di durata e resi-

stenza. Sono numerose le tecniche e le modalità per decorare direttamente la superficie del vetro, e infinite le combinazioni possibili. Ma ciascuna va valutata, progettata, testata: ogni flacone di profumo, ogni bottiglia, ogni vaso sul mercato è stato studiato con un procedimento all’indietro. Solitamente infatti si parte dalla fine, dalla destinazione d’uso, dai quantitativi, dalle resistenze necessarie al prodotto finito; e poi si determinano le resistenze necessarie in ogni passaggio della lavorazione. Si tengono in considerazione i volumi e quindi i processi coinvolti, industriali o meno – come nel caso di piccole tirature come possono essere quelle dei flanker. Si studia ogni passaggio per renderlo fluido e minimizzare i rischi. È un lavoro che coinvolge diverse professionalità, dai fornitori di tecnologia (macchine, inchiostri, vernici, trattamenti superficiali) ai vetrai, dai decoratori ai brand clienti del progetto.

Riedizioni o edizioni limitate delle fragranze di un brand.

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Ph. Baralan

Il lavoro sulla materia Il primo momento di progettazione spesso avviene sul vetro. È cruciale determinare quali caratteristiche fisiche, chimiche e ottiche dovrà avere il prodotto finito, per poi scegliere la ricetta e la tipologia di lavorazione migliore. Si decidono in questa fase qualità come il colore o l’indice di rifrazione, le venature interne o superficiali. E sempre in questa fase si possono compiere scelte di sostenibilità ambientale, decidendo per esempio di utilizzare vetro riciclato oppure lavorare sul peso e l’ingombro dell’oggetto finito per ridurre il quantitativo di materiale usato. In questa fase possiamo lavorare sulla shape, la forma del prodotto, individuando tramite software in quali punti il contenitore è soggetto a sollecitazioni particolari, e aumentandone quindi la resistenza. Dalla forma dipende in gran parte anche la scelta della tecnica o delle tecniche di lavorazione del vetro (possono essere anche combinate tra loro). Sono particolarmente diffusi il procedimento presso-soffio e quello presso-presso. Il primo combina pressione e soffiatura e ha un certo grado di imprevedibilità artigianale: capita che lo spessore non sia perfettamente omogeneo. Il secondo è adatto quando abbiamo la necessità di sagomare con precisione non solo la superficie esterna, ma anche quella interna.

Si parla di materiale PCR, Post Consumer Recycled, quando a essere riciclato è materiale utilizzato dai consumatori e arrivato alla fine del proprio ciclo di vita. È diverso dal materiale riciclato pre-consumo, ovvero recuperando scarti di lavorazione.

Stampare o verniciare il vetro non è semplice come stampare o verniciare la carta: servono alcuni accorgimenti. Gli inchiostri e le vernici si suddividono in due grandi famiglie, che determinano non solo le resistenze, ma anche il tipo di effetti che possiamo ottenere: ceramica (o inorganica) o organica. È possibile stampare con inchiostri organici su una verniciatura o una lavorazione ceramica, ma non il contrario.

Non è facile stampare sul vetro: ha una bassa bagnabilità, per cui è spesso necessario pretrattarlo per aumentare l’adesione degli inchiostri; deve essere perfettamente pulito, per cui la superficie deve essere lavata e talvolta fiammata per eliminare ogni tipo di residuo delle lavorazioni precedenti.

Cambiare pelle Alterare l’aspetto del vetro agendo sulla sua superficie, esterna o addirittura interna, in modo totale o parziale: possiamo usare vernici organiche o inorganiche, ma anche metalli, materiali polimerici, particelle di vetro. Variano il grado di copertura, le resistenze, gli effetti visivi e tattili che vogliamo ottenere: lucido, semilucido, semitrasparente, opaco, satinato; soft touch, craquelé, materico, vellutato; madreperla, metallizzato, glitter, fluo, foto o termosensibile, con particelle magnetiche per un aspetto tridimensionale…

Il tipo di verniciatura più diffuso è quello realizzato spruzzando il liquido sulla superficie esterna del contenitore. Esistono anche tecnologie brevettate per ricoprire la superficie interna, mettendone in evidenza la forma e gli spessori del vetro. È un procedimento complesso, principalmente per il fatto che la vernice all’interno del recipiente entra direttamente in contatto con il contenuto, con il quale non ci devono essere interazioni chimiche.

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Ph. Bormioli Luigi / Inside, la tecnologia brevettata di Bormioli Luigi per rivestire internamente i contenitori.

Questione di chimica


Esiste anche il processo chimico di argentatura classico con sali di argento, con cui in passato si realizzavano gli specchi: erano esperti i vetrai muranesi. Oggi è un’arte quasi dimenticata.

Una curiosità: i pennelli morbidi dei lip gloss sono floccati. Una destinazione d’uso di questa tecnica non estetica ma funzionale.

Ph. InDeco Serigrafia

E se volessimo tentare un ossimoro, rendendo il vetro morbido al tatto? Lo possiamo floccare: applichiamo fibre sintetiche colorate sulla superficie ricoperta di colla, ottenendo un effetto velluto uniforme e piacevole. Un’alternativa brillante che si realizza in modo simile alla floccatura è l’applicazione di glitter alla colla, invece che di fibre sintetiche.

Ph. Kolzer

Gas ionizzato costituito da un insieme di elettroni liberi e ioni. Né solido né liquido né gassoso, è definito “quarto stato della materia” e costituisce il 99% dell’universo: di plasma sono fatte le stelle e gli spazi interstellari, le luci al neon e le aurore boreali. .

Non trasformare il piombo, ma il vetro. Farlo diventare oro zecchino almeno in superficie. La nostra pietra filosofale è la tecnologia: basta una macchina per il PVD (Physical Vapor Deposition). Con procedimenti a freddo, in alto vuoto, riusciamo a trasferire molecole di metallo sulla superficie del vetro grazie al plasma, ottenendo l’effetto specchio. Si chiama “metallizzazione” il procedimento tradizionale, possibile solamente con l’alluminio. Definiamo invece “sputtering” il trasferimento di metallo (alluminio, oro, platino, argento, cromo, acciaio…) sul nostro contenitore. Lo sputtering è un procedimento più innovativo, costoso e versatile rispetto alla metallizzazione. Permette di controllare lo spessore dello strato di metallo depositato, e quindi la coprenza e la stessa resistenza all’abrasione.

Ph. P&P Promotion / Il Cambio Molecolare del Colore del Vetro (CMCV), la tecnologia brevettata di P&P Promotion.

Ph. Bormioli Luigi

Modificare il colore e l’aspetto della superficie del vetro applicando polvere di vetro colorata in modo permanente: una tecnologia brevettata ci permette di farlo. Otteniamo finiture satinate (con un effetto simile a quello della sabbiatura o dell’acidatura), traslucide, opache, semi-opache e lucide.

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Aggiungere... Anche se vogliamo stampare il vetro ci possiamo sbizzarrire. La stampa tampografica è molto diffusa, ma è la serigrafia a offrire le applicazioni più interessanti tra le tecnologie analogiche. È apprezzata per la sua produttività e versatilità. Anche la serigrafia su vetro viene realizzata con telai fotoincisi e paste serigrafiche che possono essere ceramiche (serigrafia a caldo), organiche o organiche UV (queste ultime con tutti i colori speciali). Proprio perché gli inchiostri usati in serigrafia sono più densi di quelli usati con le altre tecnologie di stampa, si possono realizzare spessori. Inoltre si possono serigrafare anche materiali preziosi e particolari come l’oro zecchino, il cui effetto cambia a seconda del colore del vetro sottostante e sul quale si può ottenere anche un effetto craquelé. I telai serigrafici possono essere usati anche per trasferire in maniera selettiva colle che poi servono da base per la floccatura oppure per il glitter.

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Non è facile stampare sul vetro: ha una bassa bagnabilità, per cui è spesso necessario pretrattarlo per aumentare l’adesione degli inchiostri; deve essere perfettamente pulito, per cui la superficie deve essere lavata e talvolta fiammata per eliminare ogni tipo di residuo delle lavorazioni precedenti.

Esistono diverse tecnologie di stampa, più o meno veloci, più o meno produttive (non sono molte le tecnologie che possono essere impiegate per un uso industriale), che permettono una risoluzione più o meno alta. Ci sono stampanti che hanno ottimizzato il processo su oggetti conici (che sembra banale, ma non lo è). Una tecnologia inkjet brevettata consente anche di realizzare una stampa spessorata con una vernice UV trasparente, e quindi ottenere un effetto tattile tridimensionale che può raggiungere anche mezzo millimetro e può essere abbinato anche ad altri metodi di decorazione, dalla stampa digitale in quadricromia al foil. La stampa digitale ha alcuni limiti: per esempio nel numero di colori, quale che sia la chimica degli inchiostri, soprattutto speciali (metallizzati, fluo).

Ph. P&P Promotion

Ph. P&P Promotion

I vantaggi della stampa digitale li conosciamo bene: personalizzazione, possibilità di riprodurre immagini fotografiche, assenza di tirature minime, per citarne alcuni. Possiamo decorare flaconi e bottiglie di vetro attraverso la stampa indiretta (sublimazione o decalcomania) o diretta. Nel primo caso a essere stampato non è il vetro, ma un altro materiale. È generalmente una sleeve in plastica o un foil speciale al cui interno viene inserito l’oggetto da decorare, pretrattato, viene fatta aderire sottovuoto e l’inchiostro si trasferisce sulla superficie. Nel secondo, invece, l’inchiostro viene depositato direttamente sul vetro. La stampa digitale diretta non è ancora molto diffusa: non è semplicissimo stampare su questo materiale, e la difficoltà aumenta se la superficie non è piana e orizzontale.


Ph. O–I Expression

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Vogliamo di più Se vogliamo l’oro, anche non zecchino: possiamo usare lamine metallizzate, applicandole su un primer. La gamma di lamine utilizzabili è vasta come possibilità cromatiche ed espressive. Alcune lamine possono anche essere sovrastampate, anche in digitale, per ottenere infinite sfumature. Se vogliamo applicare alla superficie in vetro, lavorata o nuda, accessori decorativi come etichette in metallo, placche in plastica metallizzata, cristalli Swarovski: a seconda della forma dell’accessorio decorativo e dell’oggetto in vetro possiamo usare l’agraffaggio tramite punzonatura o colle speciali. Se vogliamo impreziosire e sottolineare disegni o scritte incise con un effetto di bassorilievo possiamo riempire i solchi con lacche o resine speciali, con un processo di precisione.

La soluzione

Ph. Trotec

All’inizio dell’articolo vi abbiamo sfidato a riconoscere tutte le tecnologie e le lavorazioni impiegate per realizzare due progetti speciali: l’edizione speciale a tiratura limitatissima del flacone di profumo Armani Sì e la bottiglia di Negroni Primo Aperitivo. Bormioli Luigi ha realizzato il flanker Armani Sì con la propria tecnologia brevettata di rivestimento interno Inside, applicata sia sul flacone che sul tappo in vetro. Il flacone è stato poi decorato al laser per creare un effetto di trasparenza. Il nome Sì è serigrafato in nero, e sulla base è stata incollata una placca polimerica dorata. P&P Promotion ha realizzato Negroni Primo Aperitivo con la propria tecnologia brevettata CMCV solo sulla parte superiore della bottiglia con una rifinitura blu semiopaca e taglio netto a 360°. Tolta la mascheratura, ha decorato la parte inferiore con una serigrafia ceramica: oro metallizzato a caldo.

“It is always better to be underdressed”, diceva Coco Chanel. Lo stesso vale per la decorazione del vetro: lavorando per sottrazione, si ottiene eleganza pura. Sono diverse le tecnologie e le tecniche che possiamo usare per asportare un sottile strato superficiale. Possiamo incidere il vetro in modo meccanico, con sottilissime punte di diamante, mantenendone la trasparenza. Con la tecnologia laser, la sabbiatura e l’acidatura, invece, la superficie incisa assume un aspetto satinato. La tecnologia laser più efficace sul vetro ha una sorgente CO2. Il laser permette di rimuovere uno strato di materiale in modo molto preciso, tanto che con alcune tecnologie è possibile realizzare anche immagini fotografiche in scala di grigi. La superficie di vetro incisa è estremamente resistente perché modifica in lievissima parte la struttura del vetro (assottigliandolo leggermente). Il laser può essere strategico anche in combinazione con altre lavorazioni: può rimuovere vernici, inchiostri, metallizzazioni o floccature. Può rimuovere non solo parte della superficie esterna del contenitore, ma anche di quella interna. Un effetto di opacatura simile all’incisione laser è quello chimico dell’acidatura e quello meccanico della sabbiatura: una soluzione a base di acido fluoridrico o getti di sabbia abrasivi asportano un sottile strato superficiale di vetro, creando un piacevole effetto tattile e visivo satinato, che sul vetro ricorda l’effetto del ghiaccio.

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CLEAN FOOD, CLEAN PACKAGING

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Circoli virtuosi tra cibo biologico di alta gamma e packaging di eccellenza di R O B E R T A

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Buono, pulito, giusto: il biologico di alta gamma si contraddistingue per scelte produttive di qualità, in cui la cura delle materie prime e l’eleganza del prodotto richiedono un packaging all’altezza del contenuto. Ne paliamo coi manager di tre eccellenze dell’agroalimentare italiano: Frantoio Pruneti, Acetaia San Giacomo e Ambrosiae.

Nel 2018, secondo un report di Biobank, l’Italia ha raggiunto i 2 milioni di ettari coltivati secondo i criteri dell’agricoltura biologica. Con oltre 80 mila operatori del settore e un giro d’affari di oltre 6,4 miliardi di euro (con un fetta interessante di export) il cibo biologico è definitivamente uscito dall’alveo dei consumi di nicchia per diventare un fenomeno di massa. Questo allargamento del mercato amplia la fetta di consumatori, ma genera anche nuove sfide comunicative e di packaging, con la necessità di differenziazione del proprio prodotto sia nella qualità che nel modo di proporsi al pubblico. Se molti marchi puntano a una comunicazione che trasmetta l’idea degli alimenti biologici come un prodotto di consumo quotidiano – anche per competere meglio all’interno della grande distribuzione –, ci sono aziende dell’agroalimentare italiano per cui la produzione biologica è il proseguimento naturale di un rapporto con la terra di lunga data, di

una filiera produttiva figlia di una tradizione artigianale profondamente radicata nel territorio. Molte di queste realtà si possono definire come biologico di alta gamma, in cui la cura delle materie prime si riflette sulle scelte comunicative e sulla presentazione. Scelte produttive all’insegna di eccellenza e sostenibilità richiedono un packaging all’altezza, sia per qualità, sia per scelta dei materiali all’insegna del ridotto impatto ambientale e di una filiera trasparente. È possibile per il cibo biologico distaccarsi da un immaginario legato a scelte di packaging ormai codificate, evocative di un mondo rustico e incontaminato, e adottare il linguaggio del lusso nei materiali e nelle nobilitazioni, senza però venire meno alla sostenibilità? Ne abbiamo parlato con i manager e la proprietà di tre aziende che raccontano aspetti diversi del biologico di fascia alta in Italia: Frantoio Pruneti, azienda che dalla metà dell’Ottocento produce olio extraver-

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gine di oliva a San Polo in Chianti, nel cuore della zona del Chianti classico; Acetaia San Giacomo, la cui produzione avviene tutta a Novellara, all’interno di Corte Faragosa, un casale che vede le sue origini a metà del 1500; e infine Ambrosiae, una giovane azienda di Monsampolo del Tronto che prende il suo nome dall’Ambrosia, il cibo degli dei secondo gli antichi greci, un alimento prezioso che rendeva immortale chiunque lo assaggiasse.

D Dice Katy Lapini parlando della filosofia dell’azienda e delle scelte di Gionni e Paolo Pruneti: «Anche quando si tratta del packaging, le aziende con cui lavoriamo sono sempre aziende del territorio, tra Firenze e il Valdarno Fiorentino. Attraverso il packaging cerchiamo di suggerire le caratteristiche del prodotto – come la bottiglia quadrata per i monocultivar, più di carattere, e quella tonda per i fruttati, più morbidi – ma anche una destinazione d’uso e di consumo. Un esempio è la bottiglia del nostro Olio Nuovo, per cui abbiamo scelto un design contemporaneo. Abbiamo approfittato delle possibilità offerte dalle innovazioni nella lavorazione su vetro, utilizzando una bottiglia con una satinatura partico-

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lare che protegge il prodotto dalla luce, con una resa estetica nuova rispetto alla classica bottiglia scura. La bottiglia suggerisce anche la modalità di consumo: il Nuovo è un olio semi-filtrato, soggetto a invecchiare più velocemente, per cui va consumato più fresco e la bottiglia chiara aiuta a veicolare questo messaggio». Trovare un equilibrio tra la necessità di mantenere intatte le caratteristiche organolettiche di un prodotto così delicato, e l’esigenza di innovare ed evolvere coi tempi sono centrali nel packaging in vetro per l’olio: recenti ricerche a cura di Assovetro e dell’Università di Pisa e del Piemonte Orientale hanno messo a paragone campioni di olio extravergine d’oliva imbottigliato in contenitori di materiali differenti, fra cui bottiglia di polietilentereftalato (PET), latta, bag-in-box e bottiglia di vetro chiaro e di vetro verde UVAG, dimostrando che per gli olii il vetro scuro rimane ancora il packaging di elezione.

A Anche per Ambrosiae, una realtà nata circa sei anni fa e giovane anche nel suo organigramma, ricerca e innovazione sono un discorso che parte dal prodotto e arriva alle scelte di

Attraverso il packaging cerchiamo di suggerire le caratteristiche del prodotto, ma anche una destinazione d’uso e di consumo.

packaging. Commenta Luca Olivieri, Operation Manager dell’azienda: «Il principio cardine per la scelta è sempre la sicurezza del prodotto, quindi nel valutare con quali packaging proporci il primo criterio è stato scegliere un confezionamento resistente all’umidità e all’ingresso di ossigeno, per garantire ai nostri consumatori un alimento sano dal primo all’ultimo momento della sua vita. Una volta garantito questo principio, l’altro cardine è la sostenibilità, per cui abbiamo privilegiato gli imballi in carta e cartone, che tra le materie prime a disposizione è quella con un minore impatto sull’ambiente. Abbiamo lavorato molto sul design: una decina di anni fa il mondo del biologico era composto prevalentemente da piccole realtà per cui l’aspetto comunicativo non era fondamentale, e i nostri packaging che si ispiravano a un immaginario vicino al lusso e all’alta moda – quasi un abito sartoriale cucito addosso al prodotto – saltavano subito all’occhio per l’approccio differente. Al momento stiamo facendo dei test di confezio-


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namento con i film compostabili, un materiale molto promettente che, però, per il nostro tipo di prodotto è ancora prematuro, perché non garantisce i requisiti per la conservazione ottimale».

N Nel caso di Acetaia San Giacomo la filosofia che ha guidato le scelte di packaging è un minimalismo attento e rigoroso, frutto di una precisa ricerca. Spiega Andrea Bezzecchi, presidente del Consorzio dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia e proprietario dell’acetaia:

Una decina di anni fa il mondo del biologico era composto prevalentemente da piccole realtà per cui l’aspetto comunicativo non era fondamentale.

«Per noi l’importante è il contenuto: non vogliamo comunicare in etichetta cose che non ci sono. Il problema nel nostro settore è che c’è una tendenza in direzione contraria, di grande confusione, per cui le informazioni in etichetta sono eccessive, ridondanti e non tutte necessarie per il consumatore. Chi deve fare una valutazione si trova di fronte troppe informazioni non rilevanti che non aiutano a fare una scelta informata. Noi abbiamo deciso di tirare una riga e partire dalla pagina bianca, comunicare l’essenziale, lasciar parlare il prodotto e dare informazioni chiare per scegliere in maniera consapevole». L’acetaia è stata anche la prima ad aver implementato nei propri packaging un sistema di tracking anticontraffazione, per garantire il livello qualitativo e la provenienza del proprio prodotto. Il sistema Balsamic Track permette attraverso il numero di serie univoco presente su

ogni bottiglia di ABTRE DOP, di risalire alla filiera di ogni singola ampolla: a partire da quali barili è stato prelevato l’aceto, quando è stato testato dall’Organismo di Controllo, che punteggio ha ricevuto in degustazione, quando è stato imbottigliato e di quante bottiglie è composto il lotto. Nel decennio tra il 2009 e il 2018 il valore delle esportazioni del biologico è passato da 1 a 2,3 miliardi di euro, il 127% in più in un arco di dieci anni. Gli esperti prevedono una crescita altrettanto marcata come effetto del cambiamento di abitudini post-pandemia, almeno a giudicare dai segnali che arrivano dal mercato americano. Secondo i dati della Organic Trade Association negli Stati Uniti il mercato del cibo biologico ha raggiunto i 50 miliardi di dollari nel 2019, una crescita del 5% rispetto al 2018. Percentuali estremamente incoraggianti ma niente a paragone dell’impennata del primo semestre del 2020, che sembra essere destinata a continuare anche nel secondo: il consumo e l’acquisto di prodotti biologici è cresciuto del 50% nella prima fare di “accumulo”, in cui le famiglie si sono preoccupate di procacciarsi tutto ciò che sarebbe potuto servire,

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P A C K A G I N G

ed è rimasto su una crescita di oltre il 20% per tutti i mesi successivi. Da sempre piazza importantissima per l’eccellenza del cibo italiano, gli Stati Uniti diventano quindi tanto più un mercato con cui comunicare in modi nuovi. E qui torna nuovamente in gioco il packaging, la cui importanza nel panorama dell’e-commerce in cui il cliente non può interagire di persona col prodotto non può essere in nessun modo sottostimata. «In questo momento il cambiamento più importante è il modo in cui comunichiamo e facciamo marketing per il mercato estero, da una comunicazione che si basa molto sull’esperienza abbiamo potenziato sia l’e-commerce che le esperienze online» dice Katy Lapini di Pruneti. «Abbiamo messo in piedi delle classi digitali, in particolare rivolte al mercato degli Stati Uniti. Questo ha significato anche creare rapporti più forti e con un dialogo molto più stretto anche coi nostri partner per l’importazione, che ci hanno aiutato nel raggiungere il pubblico dei consumatori in un modo nuovo rispetto al passato, persone che fossero fortemente interessate a un’esperienza».

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Anche per Ambrosiae l’ecommerce ha assunto un’importanza nuova: «L’abitudine delle persone allo shopping online è sicuramente cresciuta, questo momento ha convinto ad avvicinarsi all’e-commerce anche fasce della popolazione che prima erano più sospettose. Sul nostro shop abbiamo già una gamma di box, per cui stiamo valutando anche la possibilità di sviluppare più avanti un sistema di subscription box: per il consumatore è sicuramente un pensiero in meno».

U Un altro cambiamento importante – conseguenza diretta del cambio di abitudini post pandemia – di cui ancora non è facile predire la portata sarà invece il cambio dei formati. Per prodotti di eccellenza che hanno spesso come mercato principale la ristorazione di alto livello, il cambio di abitudini del consumatore finale cambia anche i

Il cambiamento più importante è il modo in cui comunichiamo e facciamo marketing per il mercato estero: abbiamo potenziato sia l’ecommerce che le esperienze online.

modi di approvvigionamento delle cucine degli chef. Una tendenza notata da Acetaia San Giacomo, che ha nella propria offerta confezioni in diversi formati da 100ml, 250ml e 750ml a seconda dei diversi prodotti nella propria gamma: «Per le caratteristiche del nostro prodotto la nostra clientela è composta al 7080% dalla ristorazione, e abbiamo notato un cambiamento nell’ultimo periodo perché si è tornati di più ad acquistare i formati medi. Negli ultimi anni anche per i prodotti più premium avevamo realizzato delle bottiglie in formati più grandi per le cucine, perché comunque i volumi consentivano un uso continuativo, ma in questo momento le cucine tendono a fare stime più conservative». E nella ricerca di formati inediti e materiali sostenibili in grado di tenere insieme la fiducia dei consumatori e comunicare con chiarezza la qualità di prodotti di eccellenza del panorama agroalimentare italiano si gioca la sfida del packaging per il biologico di alta gamma.


No Words LO R E N Z A P E L L E G R I Da più di vent’anni dà voce ai brand che cercano le parole da dire e l’emozione da accendere.

Da quando è una coach allena le persone e le imprese a diventare migliori, qualunque cosa significhi per loro.

Meno palato, più palette. Il mio primo direttore creativo in assoluto, qualcosa come un gigalione di anni fa, mi disse, guardando orripilato il layout che gli porgevo: “Ricordati, tu puoi scrivere il titolo più bello del mondo ma se l’art director non ha la voglia o la capacità di impaginartelo come dio comanda, tu avrai scritto uno schifo di titolo.” All’epoca le emojii non esistevano ma gli archetipi sì, e infatti l’espressione che si dipinse sul mio volto si rivelò uguale sputata a quella dell’urlo di Munch. Col tempo ho imparato che vale anche il contrario: una confezione strepitosa rende interessanti anche i messaggi più insulsi. Compresi quelli racchiusi dentro i libri di cucina. Oggetti davanti ai quali, incomprensibilmente, io prendo la mia famigerata natura da maestrina e la butto alle ortiche. È davvero inspiegabile, ma con i libri di cucina sono disposta a soprassedere su tutto quello che da copywriter mi fa rabbrividire: refusi, sgrammaticature, costrutti in un italiano traballante. Basta che la foto sia d’autore, il lettering piacevole, la carta lussuriosa e io son paga così. Poi però apro a pagina 12 e non mi è chiaro cosa l’autore intenda con “un tocchetto” oppure “una manciatina” o peggio ancora “a occhio”. A occhio? Ma l’occhio di chi? Io per esempio ne ho uno che vede da lontano e uno che vede da vicino, quale dei due dovrei usare?

irresistibile effetto tattile oltre che una straordinaria resa visiva, direbbe la copywriter se stesse scrivendo una brochure anziché un editoriale), così bella e invitante che il pollice è già lì che accarezza la pelle della castagna serigrafata, senza che il cervello gli abbia ancora dato il permesso. Conclusione: le ricette dentro sono complicate, a volte ambigue, forse anche non del tutto corrette, magari appositamente false e tendenziose? E chissenefrega. Tanto, diciamocelo, non mi metterò mai per davvero a cucinare nessuno di quei piatti. Quei libri lì servono ad arredare la libreria che ho in cucina (ebbene sì, io ho una libreria anche in cucina, e allora?), mica a sfamarmi. Per quello ricorro al quaderno che mi ha lasciato in eredità la mia mamma. Vecchio, logoro, unto e bisunto ma infallibile. Stesso discorso per le tavolette di cioccolato dell’Antica Dolceria Bonajuto di Modica che se ne stanno in bella mostra sul ripiano centrale della suddetta libreria. Che sia pure messo agli atti che lì sono e lì rimarranno, intonse. Un po’ perché si tratta di un cioccolato troppo chic per quel cafone del mio palato, un po’ perché le 24 scatole in cartoncino, allineate in fila e in ordine cromatico, sono una meraviglia di palette. E tra il palato e la palette, a casa di una copywriter slash communication coach slash editorialista di Print Lovers, cosa volete che vinca?

Chiudo di scatto la copertina e wow, un sorriso estasiato prende subito il posto della smorfia di disappunto: guarda che bella stampa a caldo con lucidatura 3d in rilievo (per un

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C’è una Modica famosa per l’architettura barocca e una Modica nota ai gourmet di tutto il mondo per il suo cioccolato a denominazione geografica protetta. Due estremi che si fondono nella radice da cui nascono le parole sapere e sapore. Modica, città natale di Salvatore Quasimodo, Premio Nobel per la Letteratura, è entrata nel 2002 nel novero dei centri considerati Patrimonio dell’Umanità proprio per le testimonianze del tardo barocco. Un angolo di Sicilia in cui si addensano molte eccellenze della cultura artistica e di quella gastronomica. Con Nino Scivoletto, direttore generale del Consorzio Tutela Cioccolato di Modica, parliamo delle inedite soluzioni adottate per garantire, attraverso il packaging, l’originalità e l’unicità del cioccolato modicano.

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I N T E R V I S T A

Cioccolato di Modica, patrimonio di gusto e cultura di M A R I L D E

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Il cioccolato di Modica ha una storia documentata di oltre tre secoli, quali sono i punti salienti?

Le carte d’archivio della Famiglia Grimaldi documentano la presenza di maestri cicolateri, a Modica, fin dal 1746. La ricerca, guidata dalla etno-antropologa Grazia Dormiente, ci ha restituito ricette, ingredienti, loro provenienza, pesi e valore. I maestri cioccolatieri di Modica, già nei primi anni del ‘900, partecipavano alle Esposizioni Internazionali di Parigi e Londra, conseguendo aurei riconoscimenti, oggi esposti nella sede del Museo del Cioccolato di Modica. La mancanza di capitali finanziari al Sud in generale, a Modica in particolare, impedì il passaggio alla fase industriale del cioccolato di Modica, e se tale condizione fu considerata allora di apparente svantaggio, risulta essere oggi una grande opportunità di sviluppo economico e turistico per il territorio della ex Contea di Modica. Tale condizione ha al tempo stesso preservato una ricetta che, manipolando insieme pasta amara di cacao e zucchero, garantisce al consumatore un prodotto dalle indiscutibili e certificate proprietà salutistiche. L’impiego di soli due ingredienti, semmai con l’aggiunta di aromatizzazioni naturali, rendono unico il cioccolato di Modica, che a causa della lavorazione a bassa temperatura, risulta liscio fuori e granuloso dentro, caratte-

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I N T E R V I S T A

ristica questa fra le più significative che hanno consentito l’iscrizione nel registro europeo delle Indicazioni Geografiche Protette. Come viene salvaguardata l’unicità del prodotto e di quel che sta a monte, ovvero la materia prima?

La selezione delle migliori qualità di cacao con cui si produce la pasta amara, principale ingrediente del cioccolato di Modica IGP, è il primo impegno dei nostri maestri cioccolatieri; i parametri che devono connotare l’ingrediente principale, appunto la pasta amara, sono definiti dal disciplinare di produzione in modo assai rigoroso, fra questi quello più significativo è quello che prevede una misura di burro di cacao, all’origine, non inferiore al 25%. Il percorso per il riconoscimento IGP del Cioccolato di Modica è iniziato nel settembre 2012. Il Parlamento Europeo in seduta plenaria inserì il Cioccolato tra i prodotti ammissibili a tutela. Il nuovo regolamento che ha assunto la numerazione Reg (CE) n. 1151/2012, ha permesso l’avvio della procedura per il riconoscimento del Cioccolato di Modica IGP. Una giornata storica, nel corso della quale l’Assemblea Plenaria approvava su proposta del Commissario Dacian Ciolos un importantissimo regolamento grazie al quale prodotti come la Pizza Napoletana STG e il Cioccolato di

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«La lotta alla contraffazione è agevolata dalla presenza su ogni astuccio di un contrassegno anticontraffazione prodotto dal Poligrafico dello Stato che consente ai consumatori, attraverso l’App Trust Your Food, di accertarne la originalità e, al tempo stesso, assicurare la tracciabilità del prodotto». Modica IGP, per citarne alcuni, hanno potuto ottenere l’auspicata protezione. La lotta alla contraffazione è condotta senza esclusione di colpi, sia nel mercato ordinario che in quello online. Gli organismi preposti, ICQRF e Carabinieri Tutela Agroalimentare stanno conducendo delle azioni mirate che hanno fatto registrare notevoli risultati. La loro azione è agevolata, per quanto riguarda le imprese consortili, dalla presenza su ogni astuccio di un contrassegno anticontraffazione prodotto dal Poligrafico dello Stato che consente ai consumatori, attraverso l’App Trust Your Food, di accertarne la originalità e, al tempo stesso, assicurare la tracciabilità del prodotto. Se per il cacao sono in essere accor-


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«Dal punto di vista della creatività grafica c’è piena libertà di dare ai marchi delle singole aziende un proprio stile e di metterne in luce la riconoscibilità».

di commerciali con i principali Paesi produttori, anche mediante primarie aziende di importazione e prima trasformazione (fra cui principalmente la Callebaut), per lo zucchero la scelta è tutta italiana. La generalità dei produttori utilizza lo zucchero di barbabietola prodotto da Italia Zuccheri, anche nella versione Nostrano, primo zucchero integrale da barbabietola. La soluzione che avete scelto per tutelare e dare un’identità inconfondibile al prodotto passa attraverso il packaging, perché?

Uno dei tratti identitari del cioccolato di Modica IGP è rappresentato dalla forma che, secondo il disciplinare di produzione, deve avere le seguenti caratteristiche: a parallelepipedo rettangolare con i lati rastremati a tronco di piramide. Vestire tale barretta impegna tutti i produttori a utilizzare packaging sempre più innovativi, sia

per grafica sia per impiego di materiali. La normativa europea impone delle regole rigorosissime cui attenersi nella progettazione e fra queste il divieto assoluto di inserire qualunque elemento di qualificazione del prodotto, fatta salva la indicazione del Paese di origine del cacao da cui è tratta la pasta amara. Un ruolo fondamentale quello del packaging, che consente ai consumatori di avere tutti gli elementi di valutazione sul prodotto (peraltro previsti e obbligatori stante la normativa europea sulla etichettatura) e di poterne accertare l’originalità e le caratteristiche produttive impiegate grazie al citato contrassegno del Poligrafico dello Stato, esclusivo del cioccolato di Modica. Nella realizzazione del packaging, ogni consorziato ha delle linee guida da seguire?

Ogni azienda membro del Consorzio deve seguire le linee guida del Ministero indicate nell’Art. 8 “Confezionamento ed etichettatura” del disciplinare di produzione della indicazione geografica protetta (IGP) nonché le disposizioni del Piano di controllo “ DPC076” artt. 11 e 12. Ma dal punto di vista della creatività grafica c’è piena libertà di dare ai marchi delle singole aziende un proprio stile e di metterne in luce la riconoscibilità.

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< G R A N D A N G O L O >

NAVA PRESS STAMPA CABANA IL MAGAZINE CHE ACCOGLIE GLI ESPLORATORI DELL’INTERIOR DESIGN Un magazine accogliente, che invita a vivere le sue pagine proprio come una stanza calda e ricca di emozioni sensoriali tra colori, stoffe, collezionismo, piccole ossessioni e dettagli ricercati. Cabana è una pubblicazione semestrale fondata nel 2014 da Martina Mondadori, Christoph Radl e Gianluca Reina per esplorare l’intima relazione che ciascuno ha con gli interni e il design: non solo spazi grandi e imponenti, ma anche i più piccoli dettagli, o gli oggetti in un angolo, che rendono una stanza unica e personale. Ed è proprio la parola tedesca “gemütlich” – accogliente – che riassume la visione di Cabana, una rivista che è anche un oggetto d’arte da collezionare per i suoi dettagli preziosi e ricercati, a partire dalle copertine sviluppate in collaborazione con partner come Pierre Frey, Gucci, Dedar

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ed Etro, passando per la raffinata identità grafica fino agli straordinari reportage fotografici. Cabana è un atto d’amore verso il mezzo della stampa, che si arricchisce di nobilitazioni e carte speciali, e che per ogni numero offre ai lettori diverse varianti della copertina, offrendo un’esperienza davvero coinvolgente nel mondo di Cabana. Il numero 14, uscito nel novembre 2020, è stampato da Nava Press. Le quattro copertine sono realizzate in collaborazione con Clarence House per Fabricut; il numero è un inno al viaggio dalla poltrona di casa verso Venezia e Hyderabad, fino alla Tenuta Murlo nella campagna umbra con le immagini di Guido Taroni, la Villa Imperiale di Pesaro di Ashley Hicks e una delle case più belle di Tangeri catturata da Miguel Flores-Vianna.

COME È FATTO CABANA N° 14 Il magazine misura da chiuso, 23 x 30,5 cm con un dorso da 1,7 cm. COPERTINA È realizzata con carta patinata lucida da 350 g, con stampa a 4/4 colori con vernice idro lucida. La copertina è realizzata in 4 versioni di stampa con 4 tipi diversi di tessuto: 1 Jembala (fondo rosso) - cornice in serigrafia 803 FLUO GIALLO 2 Jules e Jim (fondo beige) - cornice in serigrafia 807 FLUO VIOLA 3 Tibet Navy (fondo blu) - cornice in serigrafia 806 FLUO FUCSIA 4 Tibet Hot Pink (fondo rosa) - cornice in serigrafia 804 FLUO ARANCIO INTERNO 304 pagine (19/16mi) Carta patinata lucida da gr 115 Stampa 4/4 colori con vernice idro lucida a tavola piena Cornice fustellata da pag 91 a pag 304 per 14 segnature Confezione brossura cucita


un contributo per fare la differenza Cradle to Cradle Certified ™ è uno standard riconosciuto globalmente di prodotti sicuri e sostenibili per un’ economia circolare. Arctic Paper Munkedals è la prima cartiera al mondo ad aver ottenuto il certificato Cradle to Cradle Certified ™ Bronzo, per un intero portafoglio di prodotti. Dunque, scegliendo la carta dalla gamma Munken certificata C2C, non solo optate per la miglior qualità, ma state facendo la vostra parte per mantenere il pianeta verde. Scopri le nostre carte certificate Cradle to Cradle™ arcticpaper.com/munken/c2c L’ intera gamma di carte Munken è disponibile presso www.polyedra.com


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HOW IT'S MADE POSTâ&#x20AC;&#x201C;STAMPA SARTORIALE FlessibilitĂ di produzione fino alla singola copia, tempi rapidi e costi vantaggiosi. Si fa presto, oggi, a dire digitale, ma le fasi produttive della stampa sono tre e anche pre-stampa e post-stampa devono far parte di un ecosistema digitale che non interrompa il workflow. Ecco come il post-stampa, dal finishing alla legatoria, risponde alla richiesta di personalizzazione e si fa alleato strategico del time-to-market.

di L O R E N Z O

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La Barbie glitterata, il pallone da basket verniciato a rilievo e il ghiaccio che sembrava davvero bagnato. Correva l’anno 2012 quando Scodix, durante la Drupa, mostrò per prima che la nobilitazione digitale non solo era possibile, ma era anche pronta per uscire dalla fase di sperimentazione per porsi sul mercato come valida alternativa ai sistemi meccanici tradizionali. Quella era una Drupa di fermenti tecnologici, era l’anno della nanotecnologia di Landa e si respirava aria di cambiamento, dove la nuova parola d’ordine era “digitale”. 0040

La svolta Da quel 2012 di cose ne sono cambiate tante. Il mercato della stampa ha subito una profonda trasformazione che ha favorito lo sviluppo del digitale in tutte le sue fasi. E se il passaggio della prestampa dalla pellicola al CTP è stato soprattutto una questione di evoluzione tecnologica, dovuta alla diffusione del pdf e alla progressiva informatizzazione degli stampatori, la stampa digitale è stata la tecnica giusta al momento giusto: la prima crisi economica del 2008, l’esplosione di internet, il crollo delle tirature e infine i social e lo streaming, da un lato hanno spostato sul virtuale la comunicazione riducendo la richiesta di stampati, dall’altro hanno dato fortissima spinta innovatrice verso l’efficienza. Questo ha favorito il digital printing che ha saputo svilupparsi, affermarsi e rispondere in pochi anni alle esigenze di un mercato che non era più adatto ai grandi formati e alle lunghe tirature. I luddisti che storcevano il naso passando le dita sui fogli che uscivano dalle prime Indigo, lamentandosi che parevano cerati, hanno dovuto ricredersi quando uno studio del Rochester Institute of Technology dimostrò che la resa del digitale era la più fedele alle prove colore. Ora la stampa digitale è un’alternativa a tutti gli effetti: non ha più un break-even point per forza schiacciato verso il basso, ha affiancato l’offset e in molti casi l’ha sostituito, e non è più solo destinato a copie staffetta, personal printing, very short run, campionature o esperimenti di guerrilla marketing a dato variabile di qualche visionario pubblicitario della Coca-Cola. Digitalizzare il finishing Ma le fasi produttive sono tre e dopo la stampa, la vera sfida per il digitale è il post, dal finishing alla legatoria. E non si sta parlando, ovviamente, solo di rendere intelligenti le macchine, di aumentare l’elettronica o di collegarle tra loro. Si parla anche e soprattutto di ridurre al minimo la parte analogica della lavorazione per raggiungere gli stessi KPI della stampa digitale: nessun costo di matrice, nessun avviamento, produzione a qualità costante per tutta la tiratura, cambio di lavoro immediato e zero scarti, flessibilità di produzione fino alla singola copia. Del resto l’intuizione di Frank Romano di più di un decennio fa si è rivelata più che azzeccata: «Al momento attuale (era il 2008, ndr) più di metà dei lavori a stampa nel mondo ha una tiratura inferiore alle 2.000 copie, ed entro il 2020 addirittura uno stampato su cinque sarà di una sola (o unica, ndr), vista la tendenza sempre più spinta verso il print-on-demand».


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La stampa personalizzata oggi non è più un esperimento per esplorare nuove vie di marketing, ma un vero e proprio approccio strutturale; è un coinvolgimento profondo che, dal digital engagement che ogni giorno sperimentiamo online, ha invaso il mondo reale. Se Google “mi chiama per nome”, oggi mi aspetto che tutto possa farlo. È dimostrato che la personalizzazione è in grado di produrre il 31% in più di profitto rispetto ai materiali di marketing generici. E qui entra in gioco la nobilitazione, quell’effetto wow che si stima spinga l’acquirente a pagare un prezzo aggiuntivo almeno del 24%. Ancor più se il pezzo è unico. Ma come è riuscito il finishing a rendersi digitale e a colmare il gap con le altre fasi che lo precedono? Prima di tutto cercando di creare sistemi integrati che coprano il processo end-toend e creando macchine che mantengano più lavorazioni possibili all’interno della stessa azienda grafica, toccando il foglio il meno possibile. Poi, informatizzando al massimo le macchine che ora sono pilotate da sofisticati software che acquisiscono direttamente il lavoro e lo eseguono senza passare da matrici o supporti intermedi: nessuna fustella, nessun telaio, nessun cliché. E un dialogo macchina-software garantito da sistemi di controllo di altissima precisione. Tavoli aspiranti, telecamere, lettori

+ + + La stampa personalizzata oggi non è più un esperimento per esplorare nuove vie di marketing, ma un vero e proprio approccio strutturale.

di barcode e di tacche, laser, fotocellule monitorano foglio dopo foglio, garantiscono il registro e si adattano costantemente a qualsiasi variazione. A questo punto il controllo numerico, o meglio digitale, apre di fatto al dato variabile e al cambio di lavoro senza stop, all’assenza di avviamenti, alla personalizzazione copia per copia. Su questo si innesta anche una ricerca tecnologica estremamente reattiva rispetto alle richieste del mercato e dei clienti. Verniciatura, laminazione e fustellatura: sono questi gli ambiti del post press che hanno beneficiato di questa spinta tecnologica e che hanno consentito sbocchi commerciali oltre il web-to-print, rendendo possibile anche il packaging digitale, o come si chiama ora il web-to-pack. Piccoli formati o poche copie, come è nel DNA del digitale, ma anche grandi formati e alte tirature, terreno delle tradizionali tecnologie analogiche, come accade con Highcon o SEI Laser che, con le loro macchine digitali, competono con le fustellatrici tradizionali. Varnish digitale La verniciatura è stata la prima nobilitazione a passare al digitale e forse, al di là delle modalità operative, resta la tecnica più sorprendente perché è riuscita a unire gli effetti della serigrafia, della verniciatura UV, dell’embossing e della stampa a caldo.

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La soluzione MGI JETvarnishing 3D di Konica Minolta permette di ottenere una verniciatura spot, anche combinata con l’applicazione di foil, con effetti 2D/3D con spessori variabili tra 21 e 116 micron di spessore in un solo passaggio su fogli stampati in digitale, ma anche in offset tradizionale. L’asciugatura e l’indurimento della vernice avviene tramite tecnologia LED ecologica priva di ozono e la lettura dei fogli per il registro avviene senza lettura dei crocini di stampa ma direttamente da scanner del grafismo. Questo la rende una tecnologia estremamente versatile in grado di coprire anche formati dal B2 al B1 ed è adatta per ogni tipologia di tiratura, dalla prototipazione ai grandi volumi. Le macchine Scodix, che fin dalla prima loro apparizione hanno reso accessibili lavorazioni altrimenti complesse e vincolate da tirature, telai, cliché e avviamenti, non solo verniciano a registro, ma nella modalità Braille arrivano a spessori fino a 250 micron, ovvero 100 volte di più delle vernici spot tradizionali, fino a 1 mm nella modalità Crystal, sfruttando 4 passaggi di macchina ottenuti con massima precisione grazie al controllo assoluto del registro. Ma sono possibili anche altri effetti di laminazione, applicando al polimero un colore metallico (come Scodix 351 distribuito da Luxoro) anche su carte opache o uso mano, glitterato mante-

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nendo la sensazione tattile della lavorazione classica, o olografico mediante film microincisi del Cast&Cure. Tutto questo è possibile grazie al dato digitale che è convertito istantaneamente in grafismo, alla stampa che ha una precisione pressoché perfetta e costante, e soprattutto grazie ai polimeri e alla capacità della macchina di tarare la loro velocità di asciugatura, immediata per gli alti spessori e i tratti fini, più lenta per le superfici ampie o gli spessori ridotti. Ma digitale non significa solo effetto estetico e controllo del processo, ma anche dato o nobilitazione variabile, cosa impensabile con la verniciatura UV o con la classica serigrafia a telaio. Un’altra sinergia interessante è quella tra Kurz e HP: la Kurz DM-Jetliner è un’unità per la stampa digitale integrata con la Hp Indigo che semplifica in un unico passaggio il processo di produzione di stampati con effetti metallizzati. La caratteristica principale della finitura con DM-Liner è la possibilità di sovrastampa multicolore senza alcun problema grazie alla metallizzazione liscia e omogenea non solo su carta, ma anche su PET e PP. Sleeking Esiste anche un’altra tecnica che sfrutta a pieno la stampa digitale e che consiste nel trasferire su toner un film

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direttamente su fogli stampati in digitale: lo sleeking. In questo caso non si tratta propriamente di una nobilitazione digitale, ma di una lavorazione analogica integrata con la stampa digitale. Lo sleeking si presenta come un film sul quale è spalmato un polimero che una volta applicato appare lucido come una lacca o opaco, con finitura orografica, o metallizzato. Il particolare materiale che compone il film è spalmato su un liner trasparente, che viene rimosso una volta terminato il processo. Lo sleeking si combina chimicamente con il toner utilizzato dalle stampanti digitali e il contatto con i rulli caldi permette di trasferire la nobilitazione sulle porzioni di foglio stampate, meglio se in nero per i foil colorati: sulle aree prive di toner, non si avrà alcun effetto e il film rimarrà depositato sul liner. Oltre all’applicazione a spot, questo processo permette di ottenere risultati molto interessanti sfruttando un doppio passaggio di stampa: per esempio, si stampa una parte dell’immagine e la si plastifica, il foglio si rimette in macchina per la stampa della parte restante dell’immagine e l’applicazione dello sleeking. Ma è possibile anche la sovrastampa in quadricromia del foil metallico con un processo simile al cold foil: si stampa prima la parte da nobilitare con lo sleeking, si applica il foil e successivamente si torna in macchina per

+ + + L’ambito del post-stampa che però è riuscito veramente a colmare il gap con l’analogico e trasformarsi in digitale è la fustellatura sia per il taglio che per la cordonatura.

stampare il resto della grafica. Parlando di colori ed effetti, le possibilità sono decisamente vaste. Magdata, per esempio, propone due gamme di prodotti. La Digital Foiler che permette di trasferire su toner con riserva film bianchi o metallizzati nei colori oro, argento, rosso, blu, verde, rosa, viola, bronzo e persino a effetto ologramma e cangiante, oppure di applicare un film trasparente per lucidare a registro senza passare da laminazione tradizionale o verniciatura UV. I foil sono adatti a fogli stampati su macchine digitali Konica Minolta, Xerox, Indigo e Canon. A questa si aggiunge la serie film in polipropilene dedicati specificamente alla stampa digitale per prodotti che richiedono lavorazioni come fustellatura, cordonatura e piega. Qui si va dal classico lucido o opaco a effetti velluto e soft-touch delle serie Temptation e Velour. Cordoni e tagli su misura L’ambito del post-stampa che però è riuscito veramente a colmare il gap con l’analogico e trasformarsi in digitale è la fustellatura sia per il taglio che per la cordonatura. A fare da battistrada sono stati sicuramente piani da taglio di Esko che hanno applicato la tecnologia plotter anche alle fasi successive alle stampa. Oggi questi tavoli hanno un altissimo tasso di automazione e di integrazione con stampanti digitali, sistemi


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a bobina di svolgimento e avvolgimento, cambiano lavorazione nello stesso ciclo di lavoro adattando le frese e le lame a seconda delle esigenze, lavorano svariati materiali oltre carta e cartone e sono adatti non solo per il packaging per i quali sono nati, ma anche per espositori, etichette e imballaggi flessibili. Anche l’offerta di Zund va in questa direzione, proponendo soluzioni digitali in cui, oltre alla tecnologia di taglio, i punti forti sono una banca dati dei lavori già prodotti, per rendere riproducibili facilmente tirature già concluse da “rimettere in macchina”, e un software in grado di guidare il piazzamento più corretto delle pose così da ridurre al massimo sfridi e scarti. È il mondo dei plotter e del piccolo formato ad aver beneficiato di questa trasformazione digitale: da un lato infatti i plotter di stampa, non solo piani, si sono dotati di lame per i tagli più semplici, dall’altro sono nate fustellatrici digitali che hanno diffuso questa tecnologia anche tra gli stampatori più piccoli, i nativi digitali o i più restii. Queste macchine, a foglio 35x50 o il 50x70, o a bobina anche a banda molto stretta, tagliano, perforano, eseguono il mezzo taglio, hanno caricatori automatici e si integrano in linea con le stampanti digitali, ma soprattutto non hanno bisogno di fustelle e possono cambiare il tipo di taglio posa per posa: in un attimo si può ottenere un astuccio fustellato, perché la macchina taglia e cordona dove è necessario. È il caso di piccoli formati per tirature limitate, ma precise e molto versatili. Un ottimo esempio è Motioncutter di Konica Minolta, un sistema adatto a formati dall’A4 al 53x75 cm, espandibile fino a 100 cm. Il sistema consente un’ampia serie di applicazioni estremamente creative, ottenute grazie all’utilizzo di una tecnologia esclusiva: le forme vengono tagliate da un laser a specchio in movi-

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mento che segue il foglio lungo il percorso carta. Sono così possibili diverse lavorazioni, dal taglio al mezzo taglio, e poi incisioni, cordonature, perforazioni e il Namecut brevettato per ritagliare un nome, un logo o qualsiasi altro dato personalizzato importato da un file CSV o QR. Particolarmente efficace la produzione di etichette e di stampati con dato variabile, su un’ampia gamma di supporti. Nel campo del grande formato anche il digitale per la cordonatura e la fustellatura ha fatto passi da giganti: basta veder girare una macchina Highcon. Nel caso della cordonatura ad esempio, una volta acquisito il lavoro da un file, la macchina “scrive” su una lastra i cordoni con un polimero liquido che viene successivamente indurito con una lampada UV. Il foglio, passando tra il cilindro con i cordoni digitali e un contro-cilindro di pressione, viene rilevato esattamente secondo il tracciato impostato. Il taglio e il mezzo taglio sono ottenuti con il laser che consente anche la perforatura e la scrittura, perché per ablazione è possibile l’incisione del supporto, anche come sistema anti-contraffazione. Pur essendo sulla stessa linea, cordonatura e fustellatura sono passaggi distinti che possono essere gestiti indipendentemente l’uno dall’altro, così ogni pezzo può essere lavorato e personalizzato come pezzo

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unico. Il tutto controllato puntualmente da sensori e fotocellule che guidano e controllano il lavoro. Un esempio è la cartolina natalizia realizzata in 44 mila varianti diverse da Iggesund Paperboard in collaborazione con Highcon. Parliamo di macchine che realizzano da 3.000 a 5.000 copie/h, nelle versioni più grandi, e che consentono spessori da 200 micron a 2 mm e la personalizzazione di ogni prodotto, con una riduzione notevole dei tempi lavorazione perché si annullano di fatto gli avviamenti. Ma uno dei più grandi vantaggi è l’assenza completa della fustella, che non significa solo costo e tempo di realizzazione, ma anche assenza di stoccaggio e salvaguardia dell’ambiente. Soluzioni analoghe sono quelle messe a punto da SEI Laser che ha scelto di avere un sistema di cliché maschio-femmina a deposito con estrusione del polimero, un po’ come una stampante 3D, che consente di lavorare a foglio non solo carta e cartoncino, ma anche materiali come poliestere e polipropilene, cartone microonda da 1,5-2 mm e termotransfer. Se la parola “laser” evoca lo spettro delle bruciature, ogni dubbio viene chiarito da Ettore Colico, Converting Director di SEI Laser: «Per evitare le bruciature il laser deve essere quello giusto, il più sottile possibile e la sua energia deve essere concentrata in un punto che sia il più infinitesimale possibile: questo permette

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di avere tagli puliti senza ingiallimenti. Inoltre, fondamentale è l’aspirazione dei fumi che, se non opportunamente rimossi, sporcano la carta. Per eliminare del tutto l’effetto, la carta viene tagliata con la stampa rivolta verso il basso in modo che la laseratura resti all’interno della scatola». Digital packaging Fustellatura e cordonatura digitale aprono la strada al packaging digitale. Pezzi unici, tirature basse e senza minimi produttivi, campionature o prototipi per sorprendere il mercato, ma anche per esplorare nuove soluzioni. Nessun costo di avviamento, nessun impianto, nessuna matrice e fustella e un time to market ridotto al minimo che si traduce anche in pochissime scorte di magazzino, con la tranquillità di ordinare quanto serve quando serve. Questa è anche la filosofia del web-to-pack, alter ego in versione packaging del web-to-print. Portali come pack.ly o zooxbox.com danno la possibilità di creare scatole, astucci, cofanetti, espositori partendo da una libreria di tracciati molto ricca, personalizzabile nelle misure e nella grafica e adatti ai diversi tipi di prodotto. Per ogni tipologia di pack è possibile anche definire i materiali e scaricare il tracciato fustella sul quale montare la propria grafica. Una volta ricaricato il progetto in pdf, con i livelli della fustella e della grafica, è possibile visualizzare

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in 3D la resa prima di decidere tipo di stampa, nobilitazione (vernice o lamina), quantità di pezzi e spedizione. Per far questo occorre che tutto il processo, dalla stampa alla fustellatura sia digitale. Quello del packaging, si sa, è un mercato in crescita: un quarto di tutti i prodotti stampati nel mondo è una confezione. Tirature più basse, tempi di consegna più stretti, personalizzazioni e nobilitazioni sono le principali condizioni grazie alle quali questo settore cresce di almeno il 3,3% all’anno. Il web-to-pack è una delle vie del packaging digitale, ma non è l’unica: ovviamente offre una scelta limitata di formati, colori speciali e nobilitazioni perché la sua forza è la standardizzazione per offrire velocità e costi competitivi, ma è altrettanto vero che i print shop, alle richieste dei clienti rispondono ampliando il ventaglio di offerte. Il cliente configura il proprio prodotto online e può caricare le proprie immagini, mentre il print shop riceve un ordine standardizzato che va a produrre velocemente e a costi competitivi. Ma il digitale, ora che tutto il processo è coperto, investe anche settori produttivi dell’imballaggio che trattano i grandi volumi, come quello delle etichette che con il packaging si integra, e che si sono accorti che il digitale può essere utilizzato per integrare le lunghe tirature di stampa in flessografia o offset, soprattutto per le infinite possibilità di personalizzazione e customizzazione.

+ + + La stampa di libri rappresenta un settore in cui il digitale ha registrato un impatto significativo in termini di web-to-print.

Legature intelligenti La stampa di libri rappresenta un settore in cui il digitale ha registrato un impatto significativo in termini di web-to-print: molti editori hanno riattivato cataloghi storici, si sono buttati nel self-publishing sulla scia di Amazon o Google, o hanno dovuto rivolgersi al digitale quando le tirature non consentono la stampa tradizionale: i tempi delle Cameron e dei suoi belt sono un lontano ricordo. E così numerosi stampatori di libri hanno affiancato all’offset la stampa digitale non anche per i volumi a colori e non più solo al nero, e sistemi di confezione digitali inline o near line. Per un long seller a bassa richiesta conviene stampare quando serve, piuttosto che avere copie ferme in magazzino. Tutti i produttori di linee di legatoria – da Mueller Martini a Smyth, da Tecnau a Plockmatic fino alla bergamasca Meccanotecnica – hanno sviluppato soluzioni digitali, ossia altamente tecnologiche, informatizzate e duttili; sfruttano la capacità di cambio di lavoro, di formato e di fogliazione in corsa direttamente a caldo arrivando a rendere possibile anche la copia singola. A parte gli impianti a bobina che escono divisi in segnature, normalmente le macchine digitali escono a foglio e questo rende più delicata la raccolta e il trasporto del blocco. Per facilitare questi passaggi o si sfrutta un pre-incollaggio, che tiene insieme il


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blocco libro prima di andare in brossura, o la fase di impilatura, fascicolando i fogli dai formati accettati in ingresso a quelli definitivi di uscita. Anche le colle sono state adeguate, perché le hot-melt standard a volte rifiutano il toner, affermando in legatoria l’uso degli adesivi PUR. Non ci sono grossi limiti in confezione: brossura fresata e cucita sono realizzate senza problemi da fogli stesi e segnature, quartini o ottavi che sia, o da bobina. Workflow e print 4.0 Come abbiamo visto digitale significa macchine sempre più automatizzate per prodotti sempre più unici. Ma anche sperimentazione, personalizzazione estrema, rapidità di esecuzione e dunque capacità di ridurre i tempi tra idea creativa e immissione sul mercato del prodotto. Per far questo è indispensabile un approccio produttivo decisamente Industry 4.0 altamente tecnologico in cui le macchine dialogano tra di loro e l’intero processo è

Il post-stampa e il workflow interamente digitale sono stati protagonisti dell’Innovation Week, l’evento in streaming di Stratego Group in collaborazione con TAGA Italia andato in onda nella settimana tra il 30 giugno e il 3 luglio 2020. Inquadra la pagina con l’app StampareAumentato per approfondire i due argomenti.

digitale. Eventuali interruzioni della catena digitale sono colli di bottiglia che non solo rallentano, ma si traducono in costi. Se la via indicata dal mercato è la mass customization, ovvero produrre un bene esattamente come lo vuole il singolo consumatore, ma con i tempi e i costi della produzione di massa, non bastano le tecnologie, ma un cambio di mentalità che rivoluzioni i processi di produzione degli stampati, dalla creatività alla consegna al cliente. Questo ha un impatto diretto sui margini di guadagno e si riflette sul cliente che cerca sempre il miglior prezzo nel tempo minore, senza derogare su qualità e servizi. Una macchina digitale oggi, ad esempio, ha una curva di apprendimento nettamente inferiore rispetto a una tecnologia tradizionale. In uno studio di Jim Kehring, coordinatore dei partner strategici di AB Graphic International, azienda di produzione di macchine da stampa e finishing presente sul mercato da oltre 60 anni con più di 11 mila installazioni, si legge che “nel mondo della finitura convenzionale, sono necessari molto tempo e denaro per rendere redditizio un operatore. Con il digitale, occorrono in media sei settimane per rendere un operatore pronto e redditizio: se possono usare un iPad, probabilmente possono far funzionare la macchina”. Da qui l’attenzione dei produttori di macchine al software che le controlla, ma anche che le pilota e le interconnette, non solo per chi è nato digitale, ma anche per colossi come Heidelberg che ha sviluppato Prinect Workflow. L’italiana B+B International ad esempio ha realizzato Packway, un ERP per le aziende grafiche ad alta vocazione digitale integrato con

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i software Esko. La costruzione di un ecosistema in cui macchine, software, operatori, file e stampati interagiscano facilmente oggi si basa su standard come PDF e JDF/JMF, come XML, XMP e query SQL, cloud computing e lavoro da remoto, ma anche sulla possibilità di seguire fase della preparazione, progettazione e produzione e, all’interno di essa, attivare le lavorazioni che servono quando servono senza tempi morti. In questo senso la lettura del barcode o dei QR sul foglio per richiamare il lavoro da eseguire è imprescindibile come i crocini di stampa. Una staffetta virtuosa Ma la finitura digitale sostituirà i metodi di finissaggio tradizionali? Forse la Drupa 2020 che il Covid ha spazzato via ci avrebbe dato una risposta: quest’edizione, infatti si prospettava proprio come quella del consolidamento di queste tecnologie e dell’integrazione tra macchine per coprire end-to-end tutto il processo. Proviamo lo stesso a ipotizzare una risposta. In realtà, come sempre, la verità sta nel mezzo e la scelta dipende dalla tipologia di stampato e dalla sua destinazione perché esistono indubbi vantaggi nelle potenzialità del digitale e perché i grandi volumi saranno sempre un problema di costi. Il driver giusto è sempre il prezzo migliore a parità di qualità. Ma in tutto questo, una cosa è certa: la digitalizzazione del processo, al di là della digitalizzazione delle lavorazioni, è una via obbligata per l’innovazione. Per la prima volta, analogico e digitale non sono necessariamente in competizione, ma sono uno strumento preziosissimo nelle mani dei creativi. Si tratta solo di esplorare.

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MUSICA DA TOCCARe

di M I C H E L A

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C’era una volta la gommalacca. E poi il vinile, il nastro magnetico, il CD, corredati di sleeve, copertine cartonate, digipack da impilare, booklet da sfogliare, leggere e guardare. Fino all’inizio del XXI secolo ascoltare musica registrata significava fare un’esperienza che coinvolgeva tutti i sensi, implicava l’emozione dell’attesa, l’acquisto nel punto vendita, l’archiviazione fisica dei supporti, tanto che quella tra musica, design e stampa è una delle storie d’amore più appassionate di sempre. Ma oggi che la musica è prevalentemente smaterializzata si può ancora “collezionare la bellezza”?


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Sono passati quasi quarant’anni – era il 1° agosto del 1981 – da quando MTV inaugurò le sue trasmissioni in U.S.A. con il videoclip del brano “Video killed the radio star” nella versione pubblicata dai Buggles nel ‘79, destinato a diventare l’icona synth pop del decennio appena cominciato. La scelta della prima rete televisiva interamente dedicata alla musica marcò un passaggio epocale, intridendolo – con grande ironia – di quel sentimento nostalgico che si riaffaccia ogni volta che nuova tecnologia sembra voler spazzare via il passato cui siamo abituati e affezionati. Col senno di poi sappiamo che la radio non solo è sopravvissuta alla TV e al boom del videoclip, diversificandosi e reindirizzando il proprio potere mediatico e il proprio ruolo sociale; ma è anche diventata, negli anni Duemila, parte indissolubile di internet riconquistando il suo antico ruolo di influencer dei gusti e delle opinioni del pubblico. Dopo il videoclip in TV, la seconda sostanziale rivoluzione della music industry è avvenuta con la nascita del primo servizio peer to peer di massa, Napster, che a partire dai primi anni Duemila ha eroso gli introiti della musica distribuita su supporto fisico, complice una massiccia diffusione della pirateria poi arginata con la regolamentazione del download a pagamento. Fino all’ingresso, nel 2005, dei servizi in streaming come Apple Music, Spotify, Deezer, Amazon Music, Youtube Music, per citare solo alcuni tra i più noti, il cui peso è cresciuto gradualmente fino al 2015 per aumentare esponenzialmente negli ultimi cinque anni, risollevando le sorti di un’industria globale che tra il 2010 e il 2015 ha vissuto i suoi anni più bui.

↑ Orange Rock Your Moccasins 2011 CD Art Direction: Paolo Proserpio ← Pay Va proprio tutto bene 2020 Vinile (LP) Art Direction: Paolo Proserpio

Oggi il supporto fisico rappresenta appena il 21,6% degli introiti per un totale di 4,4 miliardi di dollari. Il 56%, pari a 11,4 miliardi di dollari, è rappresentato dai servizi in streaming.

Passato, presente e futuro del supporto fisico Secondo i dati forniti dalla International Federation of the Phonographic Industry (IFPI), nel 2001 gli incassi globali della musica registrata erano rappresentati quasi esclusivamente dalla distribuzione tramite supporto fisico (98%), con una minima percentuale (2%) proveniente dai diritti di esecuzione pubblica delle registrazioni. Diciotto anni dopo, nel 2019, la suddivisione della revenue è completamente rivoluzionata: il supporto fisico rappresenta appena il 21,6% degli introiti per un totale di 4,4 miliardi di dollari. Il 56%, pari a 11,4 miliardi di dollari, è rappresentato dai servizi in streaming; la restante fetta è spartita tra diritti di esecuzione (12,6%), download (7,2%) e sincronizzazioni, ossia incassi derivanti dall’uso della musica per spot, colonne sonore e videogiochi (2,4%). In Italia i dati forniti dalla FIMI – Federazione Industria Musicale Italiana – delineano un quadro analogo. Nel 2019 il supporto fisico pesava per il 22% sugli introiti dell’industry, per una somma di circa 53,4 milioni di euro sui 247,8 complessivi. Di questi, 37,25 milioni provengono dalla vendita di CD, 14,7 dalla vendita di vinili e 1,5 da “other physical”, categoria in cui rientrano supporti magnetici come le care vecchie musicassette e supporti digitali, come

USB, destinate per lo più a edizioni speciali e promozionali. La maggior parte della revenue, nel 2019, proveniva inequivocabilmente dal segmento digital (71%) composto prevalentemente da streaming e, in misura residuale, da download. A settembre 2020 la FIMI ha pubblicato i primi dati influenzati dagli effetti del Covid-19: durante il lockdown a trainare il settore è stato, prevedibilmente, il digitale, schizzato all’86% di tutti i ricavi, con l’82% rappresentato dallo streaming che ha registrato una crescita del +33% degli abbonamenti nei primi sei mesi dell’anno. La chiusura temporanea dei negozi fisici e il blocco delle spedizioni di dischi da parte di Amazon ha segnato un crollo vertiginoso del fisico: il CD ha dimezzato (-51,44%) le vendite rispetto al primo semestre del 2019. La nicchia del vinile, invece, ha mantenuto la sua posizione, coprendo il 5% del mercato. Il bilancio complessivo per l’industry è tuttavia positivo: l’intero mercato discografico italiano è cresciuto del 2,1% rispetto al 2019 e tale risultato è frutto, in parte, del bonus cultura 18app che ha generato un fatturato di 10 milioni di euro (agosto 2020) a fronte di un coinvolgimento di 390.000 ragazzi aderenti all’iniziativa. Anche al netto dell’emergenza sanitaria, è dunque evidente che la tendenza verso la smaterializzazione non lascia spazio a un’inversione di rotta, ma, per quanto minoritario, il

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→ Auroro Borealo Implacabile 2020 Vinile (LP) Art Direction: Paolo Proserpio

supporto fisico continua a rappresentare la seconda fonte di introiti dell’industry globale della musica registrata, e secondo il magazine musicale Billboard, è destinato a restare, se non a crescere nei prossimi anni, grazie alla fanbase degli artisti, che frequenteranno ancora i negozi per accaparrarsi le ultime release – anche se è difficile, ora, immaginare folle assembrate in attesa di un firmacopie – e a una crescente schiera di collezionisti, soprattutto amanti dei vinili. Collezionare la bellezza A fronte di una minore quantità di dischi stampati, frutto anche di una politica di contenimento dei costi, le etichette sembrano puntare sulla qualità delle edizioni, che non solo ha maggiore attrattiva su un pubblico esigente, ma giustifica anche prezzi di vendita più alti. In questa prospettiva assumono un ruolo importante le edizioni limitate, i cofanetti antologici e quelli esperienziali, che prevedono una produzione di oggetti stampati che vanno dalle box, spesso nobilitate, alle copertine dei vinili, dai digipack dei CD con i rispettivi booklet a libri e album fotografici, poster, stampe serigrafiche e cartoline da collezione, oggettistica decorata, T-shirt e altri tessili stampati, fino alle numerose memorabilia da collezione come fedeli riproduzioni di biglietti di concerti, pass, fotografie e manoscritti. Veri e propri cimeli, insomma, che rafforzano il legame emotivo tra pubblico e artisti, ma anche oggetti esclusivi – perché costosi e limitati – destinati ad acquistare valore nel tempo. Sul fatto che la relazione tra grafica e musica sia una delle storie d’amore più avvincenti del ventesimo secolo poi non ci sono dubbi. La nascita dell’LP a 33 giri, introdotto nel 1948 dalla Columbia Records in sostituzione dei dischi a 78 giri –

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molto più piccoli – in gommalacca, ha offerto alla creatività di grafici, illustratori e fotografi ampio spazio di espressione in termini di superficie stampabile delle copertine, dando luogo a collaborazioni tra musica e arti visive che hanno avuto un grande impatto sull’immaginario collettivo: basti pensare a quanto sia ancora forte l’eco di “Unknown Pleasure”, album d’esordio dei Joy Division, il cui artwork, realizzato da Peter Saville nel 1979 ispirandosi al grafico delle frequenze della prima pulsar mai osservata pubblicato sulla Cambridge Encyclopaedia of Astronomy, è oggi declinato in campi che vanno dal fashion ai meme su internet, dall’home decor alla body art. Acquistare un disco in virtù del suo design è, per usare le parole di un altro gigante del settore, il designer e tipografo Stefan Sagmeister, «collezionare la bellezza». Un piacere e un’esigenza psicologica ben descritta dallo studio del 2019 della Keele University “The environmental impact of music: digital, records, cds analysed”: «In un mondo in cui sempre più la nostra economia e le nostre relazioni sociali avvengono online, i dischi e gli altri formati “vintage” contrastano questa tendenza. Il revival dei dischi rivela ciò che desideriamo vedere a un livello più ampio nel nostro mondo: esperienze che mantengono il loro valore e che durano nel tempo grazie alle nostre cure amorevoli. I formati musicali più vecchi hanno un senso di importanza e di permanenza, ci appartengono in un modo che i nostri acquisti virtuali semplicemente non fanno». Il costo ambientale della musica Saremmo facilmente portati a pensare che l’avvento dello streaming risolva il problema dell’impatto ambientale della musica. I supporti usati nella music industry, infatti

↑ Niklas Pashburg Oceanic 2017 Vinile (LP) Art Direction: Paolo Proserpio

Il revival dei dischi rivela ciò che desideriamo vedere a un livello più ampio nel nostro mondo: esperienze che mantengono il loro valore e che durano nel tempo grazie alle nostre cure amorevoli.

– al netto del packaging che tende sempre più a prediligere carta e cartone riciclabile al posto dei jewel case fragili e non riciclabili – sono tutt’altro che ecologici. Se la gommalacca usata fino ai primi anni ‘50 per produrre i dischi grammofonici era una termoplastica naturale, in seguito il mercato è stato conquistato dal PVC (cloruro di polivinile) e dalla combinazione – non separabile – di policarbonato e alluminio dei CD: materiali di derivazione fossile che non solo non sono riciclabili, ma impiegano secoli per degradarsi. Lo studio della Keele University menzionato nel paragrafo precedente, tuttavia, sfata il mito di una smaterializzazione senza costi ambientali: considerando che i file elettronici sono immagazzinati in server sempre attivi e refrigerati, e che la loro trasmissione sui nostri dispositivi personali comporta un costante impiego di energia, la risposta su cosa sia più sostenibile tra musica digitale e musica su supporto fisico non è affatto scontata. Molto dipende dalle abitudini di ascolto individuali, conclude lo studio: «Se si ascolta una traccia solo un paio di volte, lo


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Paolo Proserpio. Lusso, skate e musica indipendente.

streaming è l’opzione migliore. Se la si ascolta ripetutamente, una copia fisica è la cosa migliore; lo streaming per più di 27 volte di un album su Internet utilizzerà probabilmente più energia di quella necessaria per produrre lo stesso CD». Ovviamente viene calcolato anche il costo energetico della riproduzione di un disco fisico in HI-FI, che è un terzo dell’energia necessaria a riprodurre, sempre in HI-FI, una traccia in streaming. Le opzioni suggerite per ridurre il proprio impatto quando si ascolta musica sono infine due: nel fisico, acquistare vinili vintage; nel digitale, preferire il download allo streaming e conservare in locale i file da ascoltare più e più volte. Benvenuti nei record club Nel prolifico mondo delle subscription box anche la musica si è ritagliata il suo spazio, riportando il concetto di abbonamento non solo alla sottoscrizione di servizi in streaming ma alla dimensione materiale e collezionistica della musica. Il fenomeno ha preso piede tra gli appassionati di supporti analogici soprattutto in USA e UK, offrendo formule che vanno dalla semplice selezione mensile di LP, scelta in base al genere preferito come nel caso di Vinyl Record Club e VNYL (che fa una selezione grazie alle preferenze musicali espresse su Spotify), a box tematiche che oltre a vinili e CD contengono anche sticker, T-shirt e altri gadget, come Mosh Boxxx, fino a

box che offrono solo accessori da collezionare o utilizzare per affrontare al meglio festival, concerti e rave. In questo panorama spicca per creatività la statunitense Vinyl Moon, fondata dal blogger Brandon Bogajewicz: una pubblicazione mensile basata sulla ricerca di nuova musica che va dall’indie rock all’elettronica, selezionata per comporre un mixtape, incisa su vinile e corredata di packaging deluxe con grafica originale e booklet, il tutto spedito in una confezione di cartone ondulato personalizzata. Fisici, fisicissimi ma non troppo: Vinyl Moon, per esempio, ha anche un suo canale su Spotify. Musica nel cervello Al polo estremo della smaterializzazione troviamo le applicazioni futuribili di Neuralink, la società di neuroingegneria fondata da Elon Musk la cui ricerca mira a integrare nel cervello tecnologie in grado di superare diverse forme di disabilità neurologiche. Neuralink sta sviluppando dispositivi da impiantare chirurgicamente e che potranno essere controllati da remoto, e non esclude che, in parallelo alle applicazioni mediche, possano essere sviluppate soluzioni che permettano di ascoltare musica senza l’uso di dispositivi esterni. Date le difficoltà tecniche da superare, tuttavia, questo futuro sembra ancora lontano e di sicuro non alla portata di tutti: meglio non sbarazzarsi, per il momento, di casse, cuffie e giradischi.

In una dimensione sempre più smaterializzata, il supporto fisico può avere un futuro a patto che diventi un valore aggiunto rispetto ai contenuti digitali. Ne abbiamo parlato con Paolo Proserpio, designer che ha cominciato la sua carriera nello studio grafico di Gucci – era l’era di Tom Ford – e che da molti anni collabora, tra gli altri, con Versace. Esperto di serigrafia, ama “costruire e trafficare” progettando prodotti che vengono stampati: tra questi, molti dischi per artisti ed etichette indipendenti.

La musica è sempre più smaterializzata. Il supporto fisico è destinato a scomparire o, al contrario, può reinventarsi, comunicare qualcosa di diverso rispetto al passato, farsi veicolo di innovazione? Come tutte le cose gratuite o facili da reperire, se completamente smaterializzata anche la musica perde valore. In termini di percepito, è importante reperire la fisicità, soprattutto quando si tratta di un’edizione rara, o che richiede dei lunghi tempi di attesa. I collezionisti comprano i dischi sia perché gli piace il design dell’oggetto, sia perché nelle copertine digitali non si trovano tutte le informazioni che invece offre l’oggetto fisico: chi ha registrato, chi ha suonato cosa, chi ha fatto la grafica, o anche semplicemente i ringraziamenti. Sono informazioni che gli artisti inseriscono, eventualmente, sul sito o sui social, ma mancano completamente nelle piattaforme di streaming. Avere tra le mani un disco è come comprare un libro e leggerlo dall’inizio alla fine, offre un’esperienza che ha molte dimensioni: la copertina, il retro, il libriccino, le foto, il gesto di sfilare il vinile, e non da ultima la materia, che comunica di più… Non nego, naturalmente, i vantaggi e la praticità della musica digitale nel quotidiano, ma personalmente, come designer, ho avuto un incremento di richieste di fisicità, perché soprattutto gli artisti indipendenti si sono resi conto che l’oggetto da vendere serve più che mai. Quanto è importante puntare sul design e sulla qualità estetica e sensoriale del prodotto stampato, e quali sono le principali tendenze del momento? Nella produzione attuale di dischi ci sono due fondamentali scuole di pensiero. La prima è quella legata ai grandi volumi, che richiedono formati classici standard – come per esempio il digipack – e che quindi permettono di contenere i costi su larga scala. Non solo: il formato classico spesso è una scelta che va incontro ai gusti del pubblico, che non sempre è pronto per ricevere qualcosa di diverso dal solito. La se-

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← The Gluts Dengue Fever Hypnotic Trip 2019 Vinile (LP) Art Direction: Paolo Proserpio

→ Pay Canzoni per gente che non si fa più 2016 CD Art Direction: Paolo Proserpio

Paolo Proserpio

conda riguarda le basse tirature: una filosofia legata prevalentemente alle etichette indipendenti che decidono di puntare su ricercatezza e originalità per incentivare le vendite. Un packaging inusuale fa notizia, e lo si progetta con l’idea che l’oggetto faccia parlare di sé. Se parliamo di versioning e personalizzazione, tra le principali tendenze del momento c’è indubbiamente il vinile colorato, con la diversificazione dei colori che rappresenta una forma di personalizzazione. Sicuramente l’idea di possedere un oggetto in tiratura limitata o in diverse copertine tra cui scegliere è attraente per i collezionisti e i completisti, che possono arrivare a comprare tutte le versioni disponibili, e dalle edizioni numerate che rendono l’oggetto unico: tutto reso possibile dalla stampa digitale. Alcune forme di personalizzazione possono essere fatte a mano, a patto che si ragioni sulle basse tirature e si resti in una dimensione quasi artigianale: io lavoro spesso in questo modo. I formati bizzarri, che escono fuori dal comune, sono un grandissimo incentivo per i collezionisti, anche se presentano poi dei problemi di archiviazione, ma tendenzialmente sono oggetti spesso fatti per essere esposti.

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Tu hai realizzato molti progetti in ambito musicale. Fino a che punto si può spingere la sperimentazione in termini di personalizzazione e produzioni di oggetti diversi dagli standard? Se nel lavoro con le major i paletti da rispettare sono molti, nel mondo indipendente, in cui le tirature e i costi sono diversi, si può dare spazio alla sperimentazione estrema e all’artigianalità, senza doversi preoccupare della macchinabilità dei progetti. È questo il caso di diversi progetti che ho realizzato: con il gruppo punkrock Pay, per esempio, ci siamo interrogati sulla ragione d’essere del CD, che nessuno ascolta più, nemmeno in macchina. Quindi, nel progettare il disco “Canzoni per gente che non si fa più” del 2016 abbiamo deciso di tagliare a metà con una sega tutti i CD, uno per uno, e chiaramente l’imprecisione del taglio ha creato l’unicità del disco e molto interesse da parte del pubblico. Tuttavia, per non rendere l’album totalmente inascoltabile, abbiamo nascosto all’interno della confezione una bustina, più piccola, che contiene il CD intero e che si scopre solo dopo lo stupore iniziale. Anche le copertine sono tutte diverse: le ho stampate con una fo-

Nato a Milano nel 1977, nel 1989 vede “Ritorno al futuro, parte 2” con il protagonista, Marty McFly, che viaggia su uno skate. Inizia così la sua passione per arte, musica e tavola, incoraggiata e stimolata da una famiglia molto creativa e aperta. Dopo tre anni di Accademia di Architettura a Mendrisio, nel 2002 si diploma in Graphic Design all’Istituto Europeo di Design di Milano. Durante gli studi lavora per tre mesi nell’ufficio grafico di Londra di Gucci e, appena diplomato, comincia a lavorare per Versace, collaborazione che dura tutt’ora. Da otto anni Paolo Proserpio è titolare di uno studio grafico focalizzato sulla progettazione grafica/art direction di prodotti che vengono soprattutto stampati: immagine coordinata, gadget, packaging, magliette e copertine di dischi. Versace, Pinbowl Skatepark, K7 Records, Paula Cademartori, Maggioni Type, Punk Rock Raduno e diversi gruppi della scena underground italiana e internazionale sono i clienti principali dello studio. Da sempre appassionato di serigrafia, base della produzione/ cultura DIY, ha partecipato a diversi corsi legati a questa disciplina presso la Saint Martin School of Art e East London Printmakers (Londra). Dal 2005 collabora come docente allo I.E.D. di Milano curando i corsi di “Brand Design” e “Printmaking Techniques”; tiene inoltre due workshop all’anno sulla serigrafia Presso la Domus Academy (Naba). Probabilmente a causa di questa passione verso la matericità e la stampa, fino ad ora non ha mai creduto molto nei social network e pensa che il miglior modo per promuoversi sia tentare di fare un ottimo lavoro.

tocopiatrice su carta fluorescente in formato A3, poi ripiegata a mano. Ho incollato i testi sulla fotocopiatrice e ho “fotocopiato” dal vivo le facce del cantante e del bassista: ogni stampa ha un’immagine diversa rispetto alla precedente. Per la band Aurelia 520 (nome, tra l’altro, di una macchina da stampa, ndr) ho realizzato un progetto con circa 500 Polaroid che ho scattato personalmente sul tema della musica: ogni copia dell’EP “Un istante calmo e sereno”, dunque, ha una Polaroid originale diversa. Che rapporto hanno i più giovani con il supporto fisico? Se devo pensare a un campione rappresentativo – anche se non esaustivo – delle nuove generazioni, i miei studenti tendono a essere monotematici: in questo momento il modo più diffuso di comunicare in musica è la trap, un genere che nasce insieme al digitale. Molti artisti, soprattutto quelli più di nicchia, non escono nemmeno su supporto fisico, ed è molto raro che i miei studenti acquistino edizioni speciali o limitate di un album, anche se può succedere che ancora qualcuno scelga il supporto fisico in base alla grafica. Rispetto alle generazioni precedenti, i ragazzi investono i loro soldi in altro,


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soprattutto in capi d’abbigliamento o accessori per dimostrare alla loro nicchia che esistono: indossare una maglietta, farsi la foto e postarla su Instagram. Manca completamente, per ovvie ragioni, l’abitudine all’acquisto del disco, la ritualità della ricerca, l’aspettativa creata dalle recensioni… una ritualità puramente generazionale che però finisce allo stesso modo su Instagram: i quarantenni comprano dischi d’epoca su Discogs o nei mercatini e postano una foto per condividere l’esperienza del passato. Quali commistioni possiamo trovare tra packaging musicale e lusso? Musica e moda sono da sempre mondi che si contaminano a vicenda, soprattutto nell’affermazione dell’immagine degli artisti, che diventano modelli di stile per i loro fan. Negli ultimi anni il lusso ha interpretato a modo suo lo streetwear, diventando specchio di quello che succede nel mondo; allo stesso modo la musica fa di tutto per entrare nel mondo della moda: l’attenzione è reciproca, i musicisti e cantanti diventano trend setter e sicuramente la grafica riflette questa commistione. Se poi si parla di packaging, i codi-

↑ Mean Jeans Senza Titolo 2019 Vinile (7 pollici) Art Direction: Paolo Proserpio

Parlando di packaging, i codici tradizionali del lusso vengono ripresi nelle edizioni limitate per dar loro valore attraverso la stampa a caldo, la scelta di supporti e soluzioni cartotecniche ricercate.

ci tradizionali del lusso vengono ripresi nelle edizioni limitate per dar loro valore attraverso la stampa a caldo, la scelta di supporti e soluzioni cartotecniche ricercate. La stampa a caldo richiede alte tirature, ma la si ritrova anche nelle edizioni limitate per dare valore aggiunto alle serie da collezione. E per quanto riguarda la sostenibilità? Un disco è un prodotto destinato a durare nel tempo, che entra a far parte di una collezione e che spesso viene rivenduto: il mercato dell’usato è molto forte, e quindi i prodotti hanno spesso una seconda vita. Tuttavia utilizzare materiali sostenibili è una scelta che manda un

messaggio fortissimo da parte degli artisti, e nel caso di quelli che hanno un vasto pubblico ha un impatto sociale importante: faccio l’esempio di Jovanotti che per Jova Beach Party ha realizzato un 33 giri con plastica riciclata. Personalmente credo che la realizzazione di un prodotto sia sempre frutto di un equilibrio: io tendo a prediligere da sempre le carte naturali, non amo la plastificazione pur essendo consapevole della sua funzione protettiva, e non amo particolarmente i pack che contengono plastica, ma spesso i clienti li richiedono. Riuscire a condurli verso la strada della sostenibilità è uno sforzo consapevole, e si possono ottenere ottimi risultati ammesso che si riesca a entrare in una logica di costi produttivi vantaggiosa.

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S P A Z I O

R O B I L A N T

A S S O C I A T I

Tributo a Mollino, quando le forme prendono nuova vita

“Sempre salva la fantasia”. La frase più celebre ed evocativa del grande Carlo Mollino è il simbolo del progetto di branding realizzato per celebrare la nuova collezione Zanotta, un tributo al lavoro dell’architettodesigner torinese che parte da un’attenta ricerca filologica delle sue produzioni.

U

n quaderno/catalogo e un manifesto/brochure, due strumenti eclettici e di grande impatto, scelti per raccogliere una sfida impegnativa: raccontare il connubio tra uno dei più grandi designer del nostro Paese e uno storico brand del settore arredamento. Carlo Mollino, grande genio dell’architettura italiana del secolo scorso, fu un personaggio unico nel suo genere, capace di creare uno stile inimitabile la cui influenza si è trasmessa alle successive generazioni. Tanto che Zanotta, azienda che da decenni rappresenta un punto di riferimento per l’evoluzione del design made in Italy nel mondo, ha deciso di celebrarlo con una collezione speciale, composta di otto oggetti che raccontano la casa con un linguaggio stilistico senza tempo. 

Per dare una rappresentazione identitaria a un progetto di tale respiro, il team che ha lavorato al branding dell’operazione celebrativa ha scelto di puntare su due veicoli, scelti come supporti principali: un “manifesto” ed un “quaderno”. Strumenti di grande immediatezza comunicativa, dotati di un linguaggio visivo del tutto originale che mixa sapientemente grafica e fotografia. Lo shoo-

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S P A Z I O

R O B I L A N T

A S S O C I A T I

Angelo Ferrara Esperto di Corporate Branding e linguaggi di Marca. Dopo aver maturato un’esperienza di oltre 15 anni nelle più interessanti realtà del settore a Londra, Angelo Ferrara ha assunto la direzione strategica e creativa dell’area Corporate Branding di Robilant Associati, di cui è diventato Partner nel 2012. Un raro talento nel cristallizzare design e strategia lo ha portato ha sviluppare e dirigere progetti di branding per clienti di altissimo profilo. È a capo delle attività di Corporate Social Responsability di Robilant Associati ed è responsabile dei progetti pro-bono e di comunicazione interna che l’azienda realizza.

ting fotografico realizzato sempre da Robilant Associati ha infatti puntato alla celebrazione dell’oggetto che, nella sua purezza, interagisce con giochi di ombre animati dalla sinuosità delle curve dei prodotti disegnati da Carlo Mollino. Il manifesto è un poster bifacciale, basato sul racconto di prodotto mediante una serie di scatti fotografici realizzati ad hoc da un lato, e da una immagine evocativa e fortemente teatrale dall’altro, su cui domina la celebre frase/icona dell’artista logotipizzata per essere poi usata nei vari canali espositivi e social. Il quaderno è stato invece progettato come un diario di viaggio prevalentemente fotografico in cui l’oggetto è assoluto, arricchito da poche significative citazioni calligrafiche, pensieri di Carlo Mollino che accompagnano il racconto dei singoli pezzi che costituiscono la nuova collezione. La carta adottata per questi due progetti è Fedrigoni X-Per Premium White da 140 g/m², una carta patinata opaca, morbida ma corposa al tatto, capace di valorizzare sia le atmosfere rarefatte degli scatti che la qualità delle essenze usate per gli arredi. Con questo progetto si è voluto rendere giustizia al maniacale lavoro filologico che l’azienda Zanotta ha condotto per omaggiare un grande del nostro tempo, un artista che non progettava per una produzione industriale ma creava dei pezzi unici, così come unico e irripetibile doveva essere il modo in cui comunicarlo.

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T E N D E N Z E

PHYGITAL, SOSTENIBILE, CONTACTLESS: COSÌ IL RETAIL DEL FUTURO. di C A T E R I N A

P U C C I

Per resistere allo spostamento dei consumi online, i brand – su tutti quelli della moda e dello sportswear – puntano sulla sostenibilità e sull’integrazione con il digitale, per garantire esperienze “green” ma pur sempre uniche ai consumatori. Come se non bastasse, la pandemia fa emergere nuove esigenze legate alla sicurezza. Come conciliare tutti questi aspetti? Alcuni professionisti del settore hanno provato a rispondere.

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T E N D E N Z E

Ace&Tate store, Ph. Lennart Wiedemuth

I negozi tradizionali hanno ancora senso di esistere? Lo spostamento delle vendite online e la progressiva affermazione dell’e-commerce hanno avuto pesanti ripercussioni sul retail tradizionale, senza affossarlo totalmente. Certo è che il cambiamento nelle abitudini di consumo ha imposto un ripensamento dei punti vendita. La trasformazione digitale cominciata qualche anno fa ha subito un’accelerazione in seguito alla pandemia, ponendo brand owner e retailer di fronte a una serie di sfide inedite. I consumatori sono diventati più sensibili alle questioni legate alla sostenibilità e apprezzano i brand che dimostrano di impegnarsi concretamente nella ricerca di soluzioni orientate al concetto di riuso e di economia circolare. Le esperienze immersive che giocano sull’integrazione con le tecnologie digitali restano un punto di forza, ma durante la pandemia è sorta l’esigenza di ridurre i tempi di permanenza in negozio e muoversi in totale sicurezza. In che modo i professionisti del settore si preparano ad affrontare i cambiamenti in atto? Lo abbiamo chiesto ad alcuni di loro: Michele Rubbi di Easycom & C., Giorgio Grando di ABS Group, Maurizio Costa di Scandit e Anna Pellizzari di Materially.

Cominciamo dalle vetrine

Nonostante l’avvento dell’e-commerce, le vetrine restano uno dei principali punti di attrazione per i brand. In particolar modo nel luxury rappresentano una delle prime forme di storytelling con cui i consumatori vengono a contatto nella vita reale, utile a rafforzare l’identità del marchio. L’attenzione rivolta alle vetrine ha reso i professionisti del visual display sempre più indispensabili, convincendo brand e department store a predisporre team e creatività dedicate. Ce ne parla Michele Rubbi, titolare di Easycom & C., azienda con sede a Treviglio (BG) specializzata nella progettazione e realizzazione di vetrine e allestimenti per brand del lusso: «La chiusura dei punti vendita resa necessaria dalla pandemia ha privato i nostri clienti del fattore “esperienziale” che è un elemento chiave in generale nel commercio e in particolare nel luxury, ambito in cui l’esperienza d’acquisto, curata nel minimo dettaglio, costituisce un valore aggiunto». Anche prima dell’emergenza, comunque, il mondo della vetrinistica si stava interfacciando con alcuni cambiamenti epocali. «Come è avvenuto per tutto il comparto moda, nella realizzazione di una vetrina i tempi si sono ridotti enormemente. Tendenzialmente l’allestimento per una collezione “main” ha una durata di circa un paio di mesi, quello di una “cruise” di una ventina di giorni – aggiunge Rubbi. Questo ha impattato anche sul nostro lavoro, per poter stare

al passo con i tempi e le esigenze dei clienti. Ciò ha significato condensare le fasi di brainstorming, progettazione e prototipazione, per poter passare il più velocemente possibile alla produzione e successiva installazione». Per far fronte a queste esigenze, Easycom & C. ha scelto di gestire internamente parte dei processi (reparti di falegnameria e lavorazione di metallo e materie plastiche, che sono tra i principali materiali utilizzati) affidandosi a partner esterni per quel che riguarda la parte delle finiture. Un altro cambiamento riguarda l’avvento degli strumenti digitali. Alcuni brand del lusso hanno fatto da apripista, cominciando a sperimentare, all’interno delle loro vetrine, pareti di videowall, sulle quali lasciar scorrere immagini a “tema”, in base alla collezione e alla stagionalità, e modificando, all’occorrenza, complementi d’arredo ed espositori. «Al momento i videowall sono una soluzione adottata soprattutto dai grandi marchi, ma sono convinto che, seguendo l’esempio dei “grandi”, sempre più brand cominceranno ad adottare soluzioni simili nei prossimi anni».

Phygital sì, ma occhio a restare autentici

La parola “phygital” (crasi di “physical” e “digital”) si è diffusa negli ultimi anni per indicare la combinazione di elementi fisici e digitali all’interno di un allestimento. Alcuni stampatori hanno fatto di questa integrazione il punto di

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forza della propria offerta, come ABS Group, azienda veneta specializzata nella progettazione e realizzazione di allestimenti per punti vendita, eventi fieristici e museali. Fondata nel 2007, ABS Group è stata una delle prime realtà italiane a introdurre il tessuto stampato in digitale in ambito allestitivo. Durante l’ultima edizione di Euroshop 2020, l’azienda si è presentata con una nuova tipologia di lightbox dinamici, studiati per “regalare” un’esperienza immersiva agli utenti. Una serie di speciali sensori, infatti, rilevano il comportamento dell’utente davanti alle strutture espositive e “reagiscono” attivando giochi di luci ed effetti sonori. «Abbiamo sempre dedicato grande attenzione alla ricerca e sviluppo di materiali e soluzioni all’avanguardia – spiega Giorgio Grando, Product Thinker e Innovation Researcher di ABS Group. Da qualche tempo abbiamo cominciato a sperimentare un approccio diverso per dialogare con brand e agenzie e arrivare a soddisfarne le richieste. Piuttosto che proporre loro le ultime innovazioni presenti sul mercato, preferiamo metterci a tavolino per capire insieme quali soluzioni sono più funzionali a raggiungere l’obiettivo che si sono preposti. Questo ci permette di progettare ogni singolo allestimento, calibrandolo sulle specifiche necessità del cliente, rendendolo coerente con il messaggio che vuole comunicare». Non è detto, insomma, che la soluzione più all’avanguardia si riveli anche la più indicata per un certo tipo di target. «Le più recenti analisi confermano quanto il comportamento dei consumatori sia davvero

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Fare shopping in un negozio fisico è un’esperienza umana e sociale. Neanche il negozio online più evoluto può fornire la stessa esperienza sensoriale. poco predittivo e che affidarsi a “generici” trend di mercato non è quasi mai sufficiente – prosegue Grando. Basti pensare alla generazione dei nativi digitali, la cosiddetta Gen Z. Si tratta di una fascia di consumatori che, all’interno del punto vendita, presta molta più attenzione alle componenti “materiche”. Proprio perché costantemente connessi, i consumatori più giovani sono alla perenne ricerca di esperienze offline, che facciano meno affidamento possibile sugli strumenti digitali e comunichino un’idea di autenticità».

Il futuro è contactless?

Un altro effetto della pandemia è stato spingere i consumatori a preferire i canali online e i pagamenti contactless. Già prima dell’emergenza, l’introduzione di soluzioni self-scanning e scan-and-go era stata apprezzata all’interno di tutte le principali catene di supermercati. Una ricerca di TWC, intitolata Forging a New Future in Convenience Retail ha evidenziato come la pandemia abbia creato un aumento della domanda di casse self-scan e di pagamenti contactless.

Due terzi degli intervistati hanno dichiarato di accogliere con favore le casse self-scan o un’applicazione per scansionare i prodotti e pagarli una volta entrati in negozio. Ce ne parla approfonditamente Maurizio Costa, Sales Manager Italy di Scandit. Il contributo dell’azienda a questo nuovo approccio phygital di vivere l’acquisto si concretizza nella proposta di un’app per la scansione dei barcode, integrata all’interno degli smartphone degli addetti alle vendite, progettata per automatizzare le fasi operative all’interno degli store. «Lo shopping in un negozio fisico è un’esperienza umana e sociale che consente di testare dal vivo un prodotto, ricevere consigli da un commesso su quali articoli abbinare e ricevere una gratificazione immediata, uscendo dal negozio con il proprio acquisto in mano. Neanche il negozio online più evoluto può fornire la stessa esperienza sensoriale – spiega Costa. La velocità dei dispositivi di mobile self-scanning e scan-and-go permettono di godere dell’esperienza, senza sottovalutare le nuove esigenze di sicurezza determinate dall’emergenza sanitaria,


T E N D E N Z E

I corrieri saranno in grado di scansionare articoli, registrare una firma elettronica, verificare un documento d’identità e scattare una foto laddove è stato lasciato un pacco. Il tutto servendosi di un semplice smartphone.

assicurando il mantenimento della distanza dagli altri e la tranquillità nell’entrare nei negozi». Non c’è dubbio, quindi, che anche in futuro i negozi fisici saranno ancora una volta una parte molto rilevante del mix del retail. Alcuni negozi si trasformeranno in showroom, mentre altri punti vendita potranno prevedere un piccolo spazio di vendita abbinato a uno spazio molto più grande dedicato alla gestione dell’inventario per la realizzazione di attività di click-and-collect e ship-from-store. Già nel 2018 Scandit aveva avviato con Lagardère Travel Retail Italia una collaborazione che ha coinvolto i punti vendita situati presso gli aeroporti di Roma Fiumicino e Venezia, per poi estendersi a tutti i negozi fisici in Italia. Il brand ha scelto Scandit per migliorare la propria app mobile di queue busting (gestione delle code), implementando soluzioni di scansione di barcode che permettono agli addetti alle casse di velocizzare le fasi di check-out delle vendite. Negli ultimi mesi, altri brand del lusso hanno deciso di sperimentare queste soluzioni per dare un miglior servizio al proprio cliente. Grazie all’in-

tegrazione delle mobile app con le loro soluzioni, gli addetti alle vendite sono in grado di fornire un servizio eccellente potendo accedere in modo veloce e senza difficoltà di scansione alle informazioni dei prodotti. Per esempio, Hermes UK ha implementato la scansione dei codici a barre ad alte prestazioni di Scandit, migliorando così i processi di consegna. «I corrieri saranno in grado di scansionare articoli, registrare una firma elettronica, verificare un documento d’identità e scattare una foto laddove è stato lasciato un pacco. Il tutto servendosi di un semplice smartphone dotato dell’app Scandit, riducendo la necessità di acquistare centinaia di scanner, dai costi spesso proibitivi», conclude Costa.

Alla ricerca di materiali sostenibili e “smart”

Se emerge dunque la necessità di integrare elementi digitali, il punto vendita rimane pur sempre un luogo di incontro fisico, in cui la scelta dei supporti e delle tecnologie utilizzate per stamparli non può essere trascurata. In tal senso, nuove esigenze di sicurezza, sanificazione e pulizia sono emerse in seguito alla pandemia e i brand owner non potranno non tenerne conto. Secondo un recente rapporto McKinsey il 59% degli intervistati dichiara di non voler frequentare negozi troppo affollati, mentre il 50% ammette di continuare ad acquistare solo da marchi in grado di garantire il rispetto delle normative in materia di igiene. In generale, il report rileva che il tempo di permanenza all’interno di un negozio è destinato a ridursi al minimo necessario all’acquisto.

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T E N D E N Z E

Ecomalta di Oltremateria

Un dato che sembrerebbe penalizzare la valorizzazione della customer experience, alla quale brand e retailer non intendono rinunciare. Anzi proprio in virtù del progressivo spostamento delle vendite online, è necessario che gli store vengano percepiti come luoghi di interazione, comunicazione e trasmissione dei valori. Ce lo spiega Anna Pellizzari, Executive Director di Materially: «Basti pensare ai brand di abbigliamento sportivo. Pur disponendo di piattaforme e-commerce strutturate affidano ai propri punti vendita e pop-up store il compito di raccontare la loro identità. La scelta dei materiali diventa quindi funzionale a questa narrazione, grazie all’uso di materiali sostenibili, manichini inclusivi, grandi schermi dove vengono proiettati non solo i prodotti ma anche immagini di eventi sportivi». Un caso, secondo Pellizzari, è quello offerto da Adidas con il rinnovamento del flagship store in Oxford Street, a Londra. 26.900 metri quadri dotati di camerini “immersivi” e altre integrazioni digitali. Invece di aspettare di ricevere l’aiuto di un assistente alle vendite, gli acquirenti possono selezionare la funzionalità Bring It To Me dall’app nativa Adidas per richiedere i prodotti da provare, e poi dirigersi verso i camerini, dove possono vedere gli abiti indossati “calati” in un contesto urbano, grazie allo specchio che si trasforma in uno schermo digitale. Dal canto loro, i commes-

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si possono utilizzare la stessa funzione per tracciare le posizioni dei singoli clienti all’interno del negozio. Altre tecnologie tengono traccia di quanto tempo i clienti trascorrono in ciascuna area dello store, consentendo al brand di ottimizzare il posizionamento degli articoli. Altro grande trend che sembra non conoscere crisi in termini di materiali è quello della sostenibilità, soprattutto in relazione al fine-vita. «I punti-vendita infatti hanno una vita media di circa 5 anni, dopodiché vengono rinnovati per dare spazio a nuovi concept estetici – aggiunge Pellizzari. Il rinnovo implica spesso una completa ristrutturazione, con eliminazione fisica dell’allestimento precedente: per un brand che ha migliaia di punti vendita in tutto il mondo significa buttar via tonnellate di materiali. Le aziende se ne stanno finalmente rendendo conto e cercano di utilizzare materiali riciclabili, con contenuto riciclato, oppure riutilizzabili o recuperati. Oltre naturalmente a progettare i concept in modo che siano rinnovabili senza la necessità di eliminare fisicamente nulla, ma in una logica orientata alla modularità o al circular design», spiega Pellizzari. Molti brand tendono a dotare i flagship della certificazione LEED (Leadership in Energy and Environmental Design), inserendo all’interno degli allestimenti materiali con emissioni basse o pari a zero o che contribuiscono al risparmio energetico.

La grande sfida per i retailer sarà dunque bilanciare la necessità di continuare a percepire gli store come un luogo di interazione sociale e quella di garantire la sicurezza delle persone che lo frequentano. Cosa ci aspetta?

La grande sfida per i retailer sarà dunque bilanciare la necessità di continuare a percepire gli store come un luogo di interazione sociale e quella di garantire la sicurezza delle persone che lo frequentano. I consumatori saranno portati a scegliere, ancora una volta, i brand sulla base di un sistema di valori condiviso. Compito di brand owner e retailer sarà quello di non ignorare le istanze degli utenti o nascondersi dietro blande iniziative di “greenwashing” o sanificazione degli spazi. La mossa vincente sarà operare un cambiamento progressivo, ma profondo, coinvolgendo tutti gli operatori della filiera (inclusi produttori di materiali e print service providers) per restituire un’esperienza ottimizzata, ma il più possibile autentica.


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I 5 Trend della comunicazione stampata di Brand Revolution LAB 2020 Dalla comunicazione per il fundraising al packaging a misura di Instagram. Dall’esperienza multisensiorale instore al packaging che rompe e riscrive i suoi stessi codici, fino al versioning e alla personalizzazione estrema della stampa digitale. Sono 13 i progetti realizzati durante Brand Revolution LAB 2020 per altrettanti brand, tutti accomunati dal gusto per la sperimentazione e la ricerca di nuovi modi di esprimere l’essenza di marca. Ve li raccontiamo qui e nei prossimi numeri di PRINT. 12 agenzie di comunicazione e 18 partner tecnologici e di stampa, uniti dalla voglia di sperimentare e spingere al massimo le potenzialità espressive della stampa. L’edizione 2020 Brand Revolution LAB si è conclusa dopo quasi anno di laboratorio in forma ibrida, tra formazione, collaborazione a distanza e una serie di appuntamenti online – Brand Revolution On Air – che hanno evidenziato 5 trend di quest’anno, e che si possono rivedere inquadrando le immagini di queste pagine con l’app StampareAumentato. I team Non c’è creatività senza tecnologia che possa darle forma, e non c’è tecnologia senza creatività che spinga verso l’innovazione. Ogni progetto è nato dal lavoro di squadra tra agenzie creative, stampatori e fornitori di tecnologie e materiali. Un connubio esplosivo, che ha permesso di superare i limiti del conosciuto, di sperimentare e dare forma a idee che nessuno aveva mai avuto prima. L’edizione 2020 ha preso forma grazie alle agenzie Angelini Design, Artefice Group, Coo’ee Italia, Conversion E3, Creostudios, DLV BBDO, Hello DTV, Ideology, Lateral, O,Nice!, The 6th, The Embassy; agli stampatori ACM, Goglio, Gold & Silver, Graf Color, Grafiche Ba.Ia, ICO, La Commerciale Borgogno, L’Artegrafica, Lazzati Industria Grafica, Nava Press, O-I, Rifa Etichette, SystemGraphic, tech:art; e, non da ultimi, ai fornitori di tecnologie e materiali Gruppo Cordenons, HP, Konica Minolta, Luxoro. Una squadra di partner molto diversi tra loro, che ha permesso di mettere in campo le ultime tecnologie presenti sul mercato per le applicazioni più diverse: packaging, etichette, below the line, decorazione su vetro, allestimenti e grande formato e molto altro ancora.

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01 Fundraising che emoziona Mediterranea – Saving Humans e Ospedale dei Bambini di Milano Vittore Buzzi: la comunicazione disruptive per le buone cause.

02 Gusto instagrammabile Mare Aperto, Acetomodena e Rapinzeri – Cantina Grillo: il trionfo dell’unboxing del buonissimo e bellissimo.

APP


e

05 APPROFONDIMENTO NELLE PAGINE A SEGUIRE

Qualcosa di personale

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ENI Gas e Luce, Ferro 13 e Agribirrificio Altavia: dato variabile e personalizzazione per avvicinare, coinvolgere, stupire.

L'esperienza dei sensi Atkinsons e Curaprox: colore e materia, emozioni tattili e profumi per una total experience nel punto vendita.

04 Beyond packaging Alpro, VIP Val Venosta e Terranova Instruments: comunicare valori storici con una nuova grammatica del pack.

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L'esperienza dei sensi Atkinsons e Curaprox: colore e materia, emozioni tattili e profumi per una total experience nel punto vendita.

Coinvolgere il cliente in una relazione intensa, emozionale, esperienziale col brand. Anche al di fuori dei canoni di prodotto, ingaggiando elementi come il colore, o la percezione tattile, che non sarebbe ovvio chiamare in causa. Nel caso di Atkinsons, l’agenzia Artefice Group ha ideato uno spazio su più livelli, per ricreare un ambiente che offrisse la trasposizione della varia, mutevole e soggettiva esperienza del profumo sul piano degli altri sensi: vista e tatto. Tutto – stampa di grande formato, etichette, quinte che utilizzano diverse carte e nobilitazioni – richiama questa dimensione. Per Curaprox, The Embassy ha unito la percezione del colore con quella della tattilità delle carte e della stampa, per offrire a ciascun visitatore la possibilità di collegare ricordi, emozioni, impressioni soggettive all’esperienza del prodotto, che da sempre si distingue per il suo peculiare design e l’uso iconico del colore.

PR OGE T TO

CLIENTE

ATKINSONS TOTAL EXPERIENCE

Atkinsons

DESIGN

STAMPA

TECNOLOGIE

MATERIALI

HP Indigo 6800 HP Indigo 12000

Il progetto nasce dall’idea di creare un’esperienza sensoriale totale in cui gli utenti possano immergersi totalmente, mettendo in gioco diversi fattori capaci di stimolare diversamente i sensi. Il brand Atkinsons è stato scelto per la sua versatilità, ricercatezza e raffinatezza, oltre che per la sua attenzione alla sostenibilità. E il profumo è qualcosa che crea atmosfera ed è capace di avvolgere in un’esperienza unica. Lo spazio espositivo è stato progettato per ricreare un’atmosfera magnetica, scenografica, tramite l’utilizzo di quinte che riescano a ben interpretare ed “esplodere” i punti di forza del brand e del profumo attraverso gli elementi presenti al suo interno. Ognuno di questi è stato realizzato con tecniche di stampa uniche che nobilitano il prodotto e il brand, stimolando vista, olfatto e tatto. Le bottiglie sono state impreziosite con nuove etichette, pensate per incarnare l’anima del brand oltre che della fragranza. Quest’ultima rappresenta il filo conduttore attraverso il quale svelare messaggi segreti e frasi inedite, stampate su un tester unico e “magico”. «La possibilità di utilizzare tante tecniche di stampa su supporti differenti è stata la scintilla che ha dato origine a questa creazione. Lo “svelare” o “scoprire” è stato il tema che ci hanno condotto a ricercare situazioni differenti per ciascun elemento presente nello spazio espositivo al fine di stimolare non solo visivamente l’interlocutore». — Laura Barberis, Senior Art Director, e Tiziano Saitta, Creative Director Manager di Artefice Group

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COLORI A CAL DO E CLIC HÈ

L A STAMPA

La stessa immagine realizzata con cliché hinderer + mühlich è stata declinata seguendo procedimenti di volta in volta adatti allo scopo sia per la parte cartotecnica sia per l’etichetta autoadesiva. Il grado di definizione è curato nei minimi dettagli, seppur con sfaccettature tecniche differenti sia per quanto riguarda i tratti molto grandi sia per quelli molto piccoli. I colori di embellishment per la stampa a caldo sono tutti tratti dal nuovo catalogo Extraordinari di Kurz: una serie di colori innovativi tutti disponibili sul mercato e sintesi di trend attuali e di successo grafico declinati in Italia negli ultimi 3 anni. La serie di colori metallizzati, lucidi, semilucidi e opachi Extraordinari è un vademecum di tutto ciò che, nel colore, ha saputo creare tendenza. Disponibile per l’uso immediato su packaging ed etichette ricche di classe e charme.

Rifa ha realizzato le etichette delle bottiglie di profumo con la tecnica della vetrofania. In HP Indigo è stata stampata in un unico passaggio l’esacromia, poi il doppio bianco digitale e successivamente l’altra esacromia. I 14 colori di stampa sono stati trasferiti su polipropilene trasparente, il che consente massima trasparenza anche quando le etichette sono applicate. Il colore metallico a caldo è stato stampato successivamente insieme alla vernice fosforescente, la cui particolarità è quella di “illuminarsi” al buio. Il ruolo di Lazzati, nello scenografico spazio espositivo Atkinsons ideato da ArteficeGroup, è stato innanzitutto di interpretare con stampa e nobilitazioni gli elementi istituzionali del brand declinati sul backdrop, una struttura autoportante e multivolume su cui sono state applicate 36 tavole cartacee di formato 40x40 cm. Loghi, stemmi, flaconi, stores del mondo Atkinsons sono stati stampati in offset UV Led su una selezione di carte Gruppo Cordenons, scelte in una comune ricerca di un’armonia di bianchi nella differenziazione tattile e visiva delle superfici, lisce, gommate, goffrate, perlate. Insieme a Luxoro si è poi trovata una soluzione sostenibile per le nobilitazioni in embossing e hot foil: si è infatti creata varietà visiva pur con un unico cliché, utilizzato in rilievo a secco oppure abbinato a lamine trasparenti, semitrasparenti o metallizzate. Altre nobilitazioni applicate sono vernici UV lucide o perlate e digitali. Lazzati ha realizzato anche l’espositore per i flaconi, rivestendone la forma del tappo con una carta dall’esclusiva texture decorativa-anticontraffazione (ottenuta con una speciale tecnica di goffratura messa a punto in azienda), nonché i tester, stampati, fustellati e caratterizzati da una vernice che, allo spruzzare del profumo, diventa invisibile per far apparire a sorpresa un messaggio. L’installazione ha inoltre previsto altri due elementi di grande formato, realizzati da Graf Color: una riproduzione tridimensionale in grande scala della bottiglia iconica di Atkinsons, e un albero posto davanti come una quinta teatrale. L’albero è stato realizzato con materiale dello spessore di 2 cm, stampato con inchiostri ad acqua ed ecologici al 100%: il prodotto è totalmente riciclabile e privo di plastica. La bottiglia è composta di un’anima in polistirolo scolpita da monoblocco con stampante 3D, resinato e successivamente laccato. La riproduzione dell’ etichetta è stata realizzata con policarbonato stampato con inchiostri UV (nero+bianco).

CARTA

Il backdrop dell’installazione di Atkinsons è un mosaico di nobilitazioni a cui sono sapientemente abbinate le carte più efficaci per mettere in risalto la capacità espressiva delle differenti tecniche di stampa. A fare da sfondo al restyling della linea di profumi, un alternarsi di carte bianche di lusso di Gruppo Cordenons caratterizzate da diverse finiture e caratteristiche tattili come la super perlescente Stardream 2.0 Pluto, prodotta con il 40% di fibre riciclate PCW; la nuovissima Kingdom XT-S Diamond White, dalla superficie liscia e naturale; Plike White, dall’effetto “rubber”; Leatherlike Ethnic White caratterizzata dalla look&feel della vera pelle e, infine, la marcata Chagall Candido. Completa la selezione di carte Essentiel, dalla superficie particolarmente porosa in quanto destinata ad applicazioni come le mouillette che possono essere personalizzate in base al visual dei pack e degli allestimenti in-store dei profumi.

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PR OGE T TO

CLIENTE

PHANTÀSIA WHAT’S IN A COLOR?

Curaprox

DESIGN

STAMPA

TECNOLOGIE

MATERIALI

Konica Minolta AccurioJet KM-1 Konica Minolta MGI JetVarnish 3D EVO HP SCITEX FB 11000 HP LATEX 3100 Printer HP INDIGO 12000

What’s in a color? The Embassy realizza un’installazione per “toccare con mano” le sensazioni date da ogni colore. Ognuno percepisce i colori in modo diverso: distinguere il rosso dal giallo può essere semplice, eppure ognuno di noi li descriverà con sensazioni differenti. Cosa c’è, allora, in un colore? Una domanda, questa, che richiama lo shakespeariano “What’s in a name?”, ma apre a una risposta diversa: perché se è vero che il nome può non avere importanza, e che una rosa profumerebbe di rosa anche se la si chiamasse diversamente, il colore, pur chiamandolo con lo stesso nome, racchiude un mondo da sentire, con tutti i sensi. È dal principio della multisensorialità del colore che è nata Phantàsia, l’installazione realizzata per il brand di spazzolini Curaprox, che fa della varietà cromatica l’elemento cardine per comunicare divertimento, semplicità e personalità. Dentro Phantàsia, il colore prende forma e diventa tangibile, declinandosi in tre diverse texture tra cui i visitatori sono chiamati a scegliere. Un’esperienza che crea una corrispondenza tra ciò che si tocca e ciò che si vede e che trasforma una semplice preferenza cromatica in un’espressione di sé. «Lo spunto è arrivato dalla tecnologia Konica Minolta, che ci ha permesso di sperimentare in termini di espressività, grazie alla resa cromatica e soprattutto alle nobilitazioni che hanno dato corpo al concetto che volevamo approfondire. Con la tecnologia digitale abbiamo potuto esprimere al massimo la nostra idea». — Silvia Confalonieri, Art Director di The Embassy

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CARTA

L A STAMPA

Quando il concept di un’installazione si basa sulla sollecitazione sensoriale, la scelta delle carte impiegate per realizzarlo è fondamentale per l’efficacia di un progetto. Reef e Plike, creative paper di Gruppo Cordenons, impiegate per la produzione dei pack per gli spazzolini Curaprox e per la stampa delle card coordinate, offrono un effetto tattile opposto e complementare per un contrasto di sensazioni coinvolgente ed espressivo. Reef propone una texture ruvida la tatto che richiama ai coralli e alle sabbie tropicali, al contrario Plike si distingue per il suo originale effetto soft-touch.

Il progetto, di tipo esperienziale, ha previsto la realizzazione di diversi elementi: 9 card che permettono di esperire fisicamente il colore grazie alla combinazione tra stampa, texture della carta e nobilitazione, l’installazione ambientale all’interno della quale avviene l’esperienza e il luxury pack che custodisce gli spazzolini Curaprox. I cartoncini e il pack sono stampati su carta Gruppo Cordenons da L’Artegrafica con tecnologia Konica Minolta AccurioJet KM-1 in otto referenze di colore realizzate in quadricromia con una altissima fedeltà ai Pantone degli spazzolini. La tecnologia Inkjet UV offre uno spettro cromatico molto ampio e una grande capacità di ripetibilità del colore, e offre il vantaggio di una grande resistenza della stampa a graffi e stress, anche in cordonatura. Questo ha consentito anche la realizzazione cartotecnica, previa accoppiatura della carta a un’anima di cartoncino, dell’elegante packaging esagonale che contiene lo spazzolino – tenuto fermo grazie a un’anima interna di cartoncino perforato – realizzato da Ba.ia; Ba.ia ha anche fustellato i cartoncini esperienziali. Dopo la stampa, il progetto è stato nobilitato da Gold & Silver che ha realizzato la texture dei cartellini colorati e della carta per il pack tramite serigrafia digitale spessorata a 58 micron con MGI JetVarnish 3D EVO. Per ogni colorazione di fondo è stata utilizzata una texture differente in modo da trasmettere una sensorialità differente in funzione del colore. Tech:art ha progettato e realizzato l’allestimento lavorando a stretto contatto con il team di The Embassy. La stampa è stata realizzata con tecnologia digitale HP Latex e HP Scitex; l’installazione è stata costruita su misura, curando ogni particolare: realizzazione struttura modulare esagonale con modulo estraibile con sistema di distributore card integrato. La stampa della struttura è stata realizzata con tecnologia HP Latex in esacromia; stampa HP Indigo, HP Latex e HP Scitex in esacromia combinata alla nobilitazione UV alto spessore MGI JetVarnish per elementi decorativi e pannelli.

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CONTATTO. FORMA E SOSTANZA

DEL CALENDARIO GRAFICAL 2021

Da oltre dieci anni Grafical e AdVision liberano la creatività e danno vita a una visione attraverso un calendario ormai leggendario per gli amanti del design e della stampa. Qui vi sveliamo le grandi novità del 2021.

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I Calendari Grafical nascono con un’idea precisa: fermare il tempo su carta e offrire uno spunto di riflessione, una curiosità, un pensiero. Per il 2021 Grafical e AdVision hanno scelto un tema importante: il contatto. Con il contatto c’è relazione, azione, reazione, meraviglia, creatività e stupore. C’è emozione, connessione, calore, energia, potenza: c’è vita. Il contatto è ciò che definisce l’universo. Quest’anno il calendario sarà un viaggio alla scoperta di ciò che unisce (e a volte divide) l’uomo. TECNICHE Grafical e AdVision hanno vestito il tempo con colori, sensazioni, profumi, illusioni ottiche. Hanno portato su carta la fantasia, e per farlo hanno usato tutte le tecniche di stampa conosciute e sconosciute: sì, perché sui

calendari Grafical l’arte della stampa diventa concreta. Anche quest’anno si sono sbizzarriti, hanno sperimentato tante tecniche per esprimere al meglio i loro talenti e condividere esperienza, interessi e conoscenze. Hanno giocato con illustrazione, digital art, computer grafica, tipografia, disegno tridimensionale, incisione, riproduzione su linoleum e fotografia per creare composizioni che sorprendono. NOBILITAZIONI E MATERIALI In stampa senza contatto non c’è impressione, senza impressione non c’è stampa. Ogni tavola è una coraggiosa combinazione di nobilitazioni e materiali. La profonda conoscenza ed esperienza del settore acquisita negli anni permette a Grafical di spingere la stampa oltre il limite, sperimentan-


do accostamenti non convenzionali. Lamina a caldo, cold foil, offset H-UV, rilievo a secco, bassorilievo, plastificazione, verniciatura con effetti speciali, serigrafia, applicazioni manuali, accoppiatura, fustellatura e non solo: ogni pagina è un mix unico di tecnica e creatività, che esibisce solo il meglio delle tecnologie e delle tecniche di stampa e nobilitazione disponibili oggi sul mercato. Ogni tavola è unica da scoprire, un mese dopo l’altro.

IL 2021 SARÀ UN ANNO SPECIALE… PER TUTTI! Qual è la grande novità dell’edizione 2021? Per la prima volta, il calendario Grafical sarà disponibile per l’acquisto. Tutti – studenti, professionisti, appassionati – potranno impreziosire le pareti di casa, dello studio o dell’ufficio, o fare un regalo capace di stupire. Basterà preordinarne una copia fin da ora.

INTERAZIONE E non è tutto! Quest’anno la percezione sensoriale si arricchisce andando oltre ciò che vediamo. Alcune pagine del calendario avranno un contrassegno che darà accesso a contenuti speciali: le tavole prenderanno vita grazie alla realtà aumentata, utilizzabile semplicemente attraverso l’app di Instagram (su iOS e Android), senza l’utilizzo di applicazioni aggiuntive.

COME ACQUISTARLO? Sulla pagina: www.grafical.it/it/calendario Mese per mese vengono analizzati i dettagli che compongono le tavole: tecniche di stampa, nobilitazioni e supporti utilizzati.

Dimensioni calendario 210 x 630 mm 14 pagine Packaging personalizzato e riutilizzabile Calendario da tavolo incluso nella confezione

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LE AZIENDE ASSOCIATE

aggiornato al 16 ottobre 2020

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< G R A N D A N G O L O >

FEDRIGONI PAPER BOX IN UN UNICO VOLUME ICONICO TUTTE LE COLLEZIONI DI CARTE E 130 ANNI DI STORIA, PASSIONE E INNOVAZIONE. Design e praticità, minimalismo e sostanza, avanguardia e qualità. Paper Box è un elegante volume nero che inaspettatamente custodisce un cuore coloratissimo e vivace pronto a esplodere: la raccolta dell’intera gamma di carte Fedrigoni in tre sezioni facili da consultare, quasi 900 tipi diversi tra naturali e patinate, colorate e bianche, lisce e goffrate, di qualunque grammatura, in grado di trasformare in realtà ogni espressione creativa fatta di carta. «Dopo tante esortazioni a pensare ‘outside the box’, questa volta è proprio il caso di pensare ‘inside the box’, immergendosi nella collezione Paper Box, perché in Fedrigoni crediamo che la scelta della carta per un progetto sia di per sé un atto creativo», commenta

Micaela Di Trana, Marketing Director Paper di Fedrigoni, Gruppo italiano tra i maggiori al mondo nella produzione e vendita di carte speciali per packaging, editoria e grafica e di prodotti autoadesivi per l’etichettatura. «Con Paper Box – racconta Chiara Medioli, Group Marketing Director di Fedrigoni – che si affianca ai campionari monografici, racchiudiamo tutte le gamme correnti con la qualità e il know-how dei nostri 132 anni di storia in un unico strumento bello, funzionale e completo. Siamo sempre al fianco di chi cerca dalla carta performance altissime non solo sotto il profilo dell’eleganza e della raffinatezza, ma anche della tecnica. Questo è nel nostro DNA da sempre: dalle schede perforate usate dai primi computer IBM alla prima carta per i Post-it, alle banconote».

Ideato dall’agenzia londinese Graphic Thought Facility (GTF) dei designer Paul Neale, Andy Stevens e Huw Morgan, Paper Box è un piccolo capolavoro di creatività realizzato totalmente con carta Fedrigoni, anche nell’elegante custodia esterna. Una summa dell’intera collezione esistente facile da consultare e pensata per ispirare e guidare designer, agenzie creative, stampatori, editori, professionisti del packaging, disegnatori di etichette per case vinicole, di moda, di cosmesi e chiunque lavori con la carta ogni giorno e in ogni parte del mondo. In Paper Box tutte le carte Fedrigoni (80 gamme tra naturali bianche e avoriate, naturali colorate e patinate, in diverse finiture: lisce, marcate, vergate, goffrate, pergamenate, con trattamenti speciali e texture) sono organizzate

in tre volumi che entrano facilmente nell’elegante custodia in cartone nero, rivestito all’esterno con Imitlin Fiandra Nero 125 g/m², le cui caratteristiche di robustezza e resistenza alla luce ne fanno uno degli articoli più longevi, disponibile da ben 50 anni.

MASTER YOUR VISION Un viaggio estetico ed emozionale in cui danzatori scultorei interagiscono con un mondo fatto di carta e danno corpo a un’idea. Inquadra la pagina con l’app Stampare Aumentato per vedere il video “Master your vision with Fedrigoni Paper Box”. 0069


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A B B O N AT I S U

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H H

G L O B A L

www.hhglobal.com

C O M U N I C A Z I O N E

D ' I M P R E S A

HH GLOBAL ACQUISISCE INNERWORKINGS (INWK) E DIVENTA INDISCUSSO LEADER DI MERCATO NELLA MARKETING EXECUTION.

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Quando, alla fine del 2019, HH Global ha dato accesso alla propria compagine azionaria a favore del fondo di Private Equity Blackstone, il progetto era già delineato ma ancora non era chiaro chi sarebbe stata l’azienda target. Gli eventi hanno poi portato all’acquisizione, siglata poco prima dell’estate e ratificata a fine settembre, del colosso statunitense InnerWorkings (INWK) precedentemente quotata al Nasdaq. Il fondo Blackstone, contro finanziato esternamente da BlackRock e Pricoa, ha creduto nelle strategie di HHG e, soprattutto, nelle ambizioni di market leadership che sono state supportate e confermate dai trend di crescita di HHG, fino ad ora completamente organici. Con la neo aggregata società, HHG raggiunge l’indiscussa leadership di mercato da ogni punto di vista e metrica, con un fatturato consolidato di 1.4 miliardi di dollari,

3.300 dipendenti operativi in 50 paesi in praticamente tutti i settori, dal più marcatamente mass market fino alle più raffinate ed esclusive nicchie del lusso, contesto che sta sempre più abbracciando soluzioni omnicomprensive come quelle offerte da HHG. La nuova offerta integrata andrà a vantaggio dei clienti ampliando i servizi già offerti ma con un’accresciuta e potenziata capacità per quanto concerne Permanent POS & in-store installation, Packaging secondario hi-end e logistica, oltre a rafforzare l’offerta di prodotti promozionali e consolidare le categorie “classiche” come Print e Pos. La transazione diversificherà ulteriormente il portafoglio con l’aggiunta di clienti di fascia media, in particolare in Nord America ed in EMEA. Questo processo di accentramento e globalizzazione posa le proprie fondamenta su una costante e invariata attenzione al cliente ed alle sue

esigenze locali. Una gestione Glocal nell’accezione di poter offrire soluzioni e benefici che provengono da economie di scala, unite ad una cura e customizzazione maniacale nella delivery locale che ha sempre contraddistinto HHG per agilità e flessibilità. Questa nuova dimensione assolve anche ai nuovi driver che l’economia, al tempo del Covid19, ci sta mettendo di fronte. Accorciamento della filiera, vicinanza dei fornitori ai mercati di destinazione, riduzione dei rischi e dei costi di trasporto, compliance della supply chain, brand consistency in tutti i canali che siano, sempre di più, integrati e sinergici e, non ultimo, un approccio sistemico e univoco ai principi do produzione sostenibile con un partner che può offrire soluzioni di processo, di prodotto e di materiali innovativi e sostenibili. Lo spunto di HHG nell’acquisire INWK non è stato tanto quello di-

mensionale, di per sé comunque rilevante, ma un sincero e pragmatico interesse verso i propri clienti, con il chiaro intento di diventare sempre di più partner nelle dinamiche di marketing execution, abbandonando approcci speculativi e tattici che il mercato, in difficoltà, potrebbe indurre ad adottare.

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E Z N LE EL C EC LE EL D B LU C

UNDICI AZIENDE ENTRANO NEL CLUB DELLE ECCELLENZE DELL'INDUSTRIA GRAFICA ITALIANA Sono stati annunciati la sera dell’11 dicembre i vincitori degli Oscar della Stampa 2020. L’edizione del premio organizzato da Stratego Group si è tenuta in versione online e ha celebrato undici eccellenze del mondo della stampa italiana: aziende che hanno saputo distinguersi in questo anno particolarmente difficile per la qualità del loro lavoro in un particolare ambito. Oltre alle dieci tradizionali categorie, quest’anno è ritornato il premio Speciale 100 anni di Storia dedicato a un centenario aziendale. A presentare la serata Enrico Barboglio, ceo di Stratego Group, insieme ai componenti della giuria che hanno scelto i vincitori tra la shortlist di aziende candidate dal mercato con la votazione “popolare”.

«Abbiamo deciso di condurre ugualmente questa edizione degli Oscar della Stampa, in versione digitale, perché proprio in un momento così difficile, difficile per tutti, è importante che la filiera del printing continui ad avere dei punti di riferimento. Gli Oscar della Stampa da 30 anni sono uno degli avvenimenti che ci permette di raccogliere questa filiera e di farla dialogare e confrontare», ha dichiarato Barboglio, aprendo l’evento. Sul sito oscardellastampa.it  si possono leggere le motivazioni per l’assegnazione dei premi, visitare la photogallery e vedere i video della serata.

Questi i premi e i premiati dell’edizione 2020 degli Oscar della Stampa: Imprenditrice dell’anno: Valentina Pasqui, Managing Director di Pasqui Coating Converting Printing Company. Sponsor Heidelberg Best technology innovator: Pringraf. Sponsor Konica Minolta Best nobilitazioni e supporti speciali: Print Finishing Li.To.Ver. Sponsor Gruppo Cordenons Best label printer: Etichettificio Dany. Sponsor PRINT Best digital printer: Digital Team. Sponsor HP Best cartotecnica: ISEM - Bramucci. Sponsor Il Poligrafico Best converter: ICO. Sponsor Converting Magazine Best wide format printer: Tic Tac Stampa. Sponsor Wide Magazine Industry 4.0 printer of the year: Palladio Group. Sponsor Federazione Carta e Grafica Industria grafica dell’anno: Faenza Group. Sponsor Stratego Group Premio Speciale 100 anni di stampa: Coptip Industrie Grafiche. Sponsor Giuria Oscar della Stampa

A designare i vincitori in questa edizione una giuria composta da sette componenti: Enrico Barboglio, ceo di Stratego Group; Renzo Callegari, consulente per le produzioni presso Cheil Italy; Valentina Carnevali, chief marketing officer di Stratego Group e segretario generale di DMA Italia;  Fausto Ceolini, consulente per aziende per l’Industria 4.0; Luca Fiammenghi, docente di tecniche grafiche avanzate al Politecnico di Milano; Stefano Lavorini, direttore della rivista ItaliaImballaggio; Franco Martinetti, art director. 0072


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A W A R D S

Il lusso sostenibile di Air Co si aggiudica il Diamond ai Pentawards 2020 È giunta al temine l’edizione 2020 dei Pentawards, con una cerimonia che, per la prima volta nella storia del premio giunto alla quattordicesima edizione, si è svolta in forma virtuale il 24 settembre ed è stata aperta a tutti. Quest’anno sono pervenute oltre 2.000 iscrizioni da 60 paesi in cinque continenti, con Regno Unito, Spagna, Russia e Cina che si sono aggiudicate il maggior numero di premi. Di tutti i lavori, oltre 400 sono stati selezionati dalla giuria internazionale del concorso e pubblicati in una shortlist. Ad aggiudicarsi il premio più prestigioso, il Diamond Best of Show, è il progetto di Air Co, brand statunitense che si propone come il marchio di alcolici più sostenibile al mondo. Air Co 0074

è una vodka prodotta con un processo innovativo a base di aria e acqua, che sfrutta il riciclo della CO2, sviluppato da Stafford Sheehan e Gregory Constantin, ricercatore di chimica a Yale il primo, marketing manager di Smirnoff il secondo; un prodotto assolutamente di nicchia destinato a una distribuzione local ed esclusiva, limitata alla città di New York (per eliminare l’impatto del trasporto) e che segue il principio della sostenibilità in ogni anello della sua filiera. Il design di Air Co è stato definito dalla giuria lungimirante, moderno e trasformativo esattamente come l’approccio aziendale: la confezione è sia riutilizzabile che sostenibile al 100%. Mantenendo la vodka come protagoni-

sta, l’etichetta è posizionata nella parte inferiore della bottiglia lasciando ampio spazio per visualizzare il liquido. Si tratta di un’etichetta semplice, naturale e non tossica che può essere rimossa facilmente in modo che la bottiglia possa diventare una bottiglia per l’acqua, un vaso di fiori o un portacandela. «Parliamo del futuro del lusso e del lusso sostenibile, e questo è tutto», ha detto Clem Halpin, presidente della giuria Pentawards. Steve Honor, Design and Visual Identity Leader, Innovation, Europe & Africa di Diageo, ha detto: «È come se Air Co fosse alla guida di una nuova era del design. La confezione stessa è sbalorditiva ed esprime pienamente il suo retroscena straordinario. L’intero packaging è rivoluzionario».

Gli italiani ai Pentawards Un oro e un bronzo arrivano in Italia. L’oro nella categoria beverages va a Auge Design per il progetto “Aperitivo Sardo” della cantina algherese Sella & Mosca. Il bronzo, sempre nella categoria beverages, va a Spazio Di Paolo per “Album di famiglia”, collezione di tre vini pugliesi marcati Brand Breeder. I vincitori di quest’anno saranno presenti, insieme ai vincitori del 2019, in “The Package Design Book 6” di Taschen, volume che verrà pubblicato all’inizio del 2021. La competizione 2021 si aprirà con le tariffe Super Early Bird il 1 ° febbraio 2021.


E N G L I S H PAGE 10 HOW PRINT IS MADE COVER The “Lovers” inscription was enhanced with Luxor 307, a classic metallic red which recalls the red of the inside cover: warm, intense and elegant like all Kurz metallic effects. Luxor 307 was hot stamped with hinderer + mühlich cliché. INSIDE COVER The back cover is printed by Arti Grafiche Alpine in 1 colour with HUV offset technology and overprinted with clear Lumafin 720 and Lumafin 799 hot red enhancements, which with semi-transparent effects are able to create particular colour intensities and unusual shades. Other lines are enhanced with the h+ cliché. The graphics play with the surface and create tactile effects that give movement and expression to the design and turn it into a sensory experience. LUMAFIN® LUMAFIN® is available here in transparent LUMAFIN® 799 clear and red LUMAFIN® 720 red. LUMAFIN® is one of the very latest products in Luxoro’s range of hot and cold stamping products. It creates special and unusual effects on coated surfaces by adding a touch of semi-transparent gloss that plays with the underlying graphics and colours for surprising designs. CLICHÉ Between hot stamping and dry embossing the design takes shape and acquires matter, thanks to the hindere + mühlich cliches.

PAPER KINGDOM WOVE DIAMOND WHITE, 300 g/m2 The covers of Print 85 combine the warm embrace of Kingdom Wove by Gruppo Cordenons in Diamond White. Chosen in 220 grammage for the cover and 300 for the back cover, this highend creative paper is a cuddle to the touch, thanks to the presence of cotton fibres in its formulation. Its whiteness expresses serenity and hope as a good omen for 2021. A symbol of the timeless

charm of printed communication, the new Kingdom line in the three finishes Laid, Wove and XT-S combines a classic essence with an eclectic personality, lending itself to a wide range of applications to which these refined papers transfer all their exclusive style. LUXORO Luxoro is the exclusive partner in Italy of the KURZ group, world leader and international reference point in the production of equipment and technologies for hot printing and cold printing. Luxoro’s offering is the best way of making a brand’s image unique and prestigious. The brand can be in any sector - packaging, labels, publishing, security, cosmetics, automobiles, household appliances or fashion; the specific offerings for enhancement are the best solution to make every product and every sort of packaging brilliantly prestigious. The technologies and decorative materials that Luxoro offers are some of the best in the world; its expertise in providing consultancy and service is a strong point in the company’s philosophy. Luxoro is a supplier of decoration materials, but it’s also a partner able to develop, alongside designers and creatives, the best applications to bring their ideas to life. Its strict company policies on environmental sustainability mean that Luxoro has for some time been a 100% renewable energy and a zero impact company. GRUPPO CORDENONS With the strength of a long tradition, Gruppo Cordenons has specialised in the development of creative papers, using the most advanced technologies and leaving intact its vocation for creating high-end products with refined attention to detail. It’s a specific feature that distinguishes the company on the world scene and thanks to which it has developed a unique portfolio that today has over 2,500 references. Papers that differ in terms of type and application target, characterised by pearlescent, metallic and iridescent effects; by coatings that reproduce the softness and brightness of silk; by the look and feel of real leather and cards with a rubberised effect. In addition to these, there are natural, soft-touch products made from cotton fibres and eco-friendly products

V E R S I O N made from recycled fibres. Through its increasingly flexible production, the Cordenons Group offers its customers not only a wide range of catalogue products, but also the possibility of requesting supplies of customised papers based on specific colouring, weight and finishing requirements. ARTI GRAFICHE ALPINE Technological innovation, passion and flexibility combine in Arti Grafiche Alpine with a daily commitment and a desire to grow and take on new challenges, as demonstrated by recent investments that guarantee quality and an excellent production capacity - with the utmost attention to sustainability too. Established more than a century ago, AGA has evolved from an artisan typographer’s to a fully-fledged printing industry and boasts continuous growth on Italian and foreign markets, particularly in the world of luxury, cosmetics, publishing, food, pet products and packaging in general for the most important brands. The entire production cycle takes place at the Busto Arsizio site: offset and HUV printing, hot foil stamping and embossing, die-cutting, lamination and packaging: enhancements that give the finished product an absolute value. And the AGA calendar, by now a true cult object, is looked forward to, sought after and appreciated by the entire world of communication and marketing - an unmissable appointment. PAGE 26 CLEAN FOOD, CLEAN PACKAGING Virtuous circles between high-end organic food and excellent packaging

by ROBERTA RAGONA Good, clean, fair: top of the range organic products stand out because of quality production choices, where the care of the raw materials and the elegance of the product require packaging that matches the contents. We’ve been talking about this with the managers of three top-level Italian agri-food companies: Frantoio Pruneti, Acetaia San Giacomo and Ambrosiae. In 2018, according to a report

by Biobank, Italy achieved 2 million hectares cultivated according to organic farming criteria. With over 80,000 operators in the sector and a turnover of over €6.4 billion (with a large portion of exports), organic food has definitively emerged from the niche consumption sector to become a mass phenomenon. This widening of the market increases the consumer share, but also generates new communication and packaging challenges since you need to differentiate your product both in quality and in the way it is presented to the public. Many brands are aiming at communication that conveys the idea of organic food as a product for daily consumption - also to compete better within the largescale retail trade. But there are Italian agri-food companies for whom organic production is the natural continuation of a long-standing relationship with the land, and a production chain that is the result of a deeply-rooted, local artisan tradition. Many of these firms are high-end organic, where the care of the raw materials is reflected in the communication and presentation choices. Production choices in the name of excellence and sustainability require packaging that is up to the task, both in terms of quality and the choice of low environmental impact materials and a transparent supply chain. Can organic food detach itself from an imaginary world linked to codified packaging choices that evoke a rustic and uncontaminated world, and adopt the language of luxury in materials and finishes but without compromising on sustainability? We talked about this with the managers and the owners of three companies that cover different aspects of high-end organic food in Italy: Frantoio Pruneti, a company that has been producing extra-virgin olive oil since the mid-19th century in San Polo in Chianti, in the heart of the Chianti Classico area; Acetaia San Giacomo, whose entire production takes place in Novellara, inside Corte Faragosa, a farmhouse whose origins date back to the mid-15th century; and finally Ambrosiae, a young company in Monsampolo del Tronto that takes its name from Ambrosia, the food of the gods according to the ancient Greeks, a precious food that made anyone who tasted it immortal.

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Katy Lapini is talking about the philosophy of the company and the choices of Gionni and Paolo Pruneti. “Even when it comes to packaging, the companies we work with are always local companies, between Florence and the Valdarno Fiorentino area. Through packaging, we try to suggest the product’s features - such as the square bottle for the more characterful monocultivars, and the round one for the fruity, softer ones but also its intended use and consumption. One example is the bottle of our Olio Nuovo, for which we have chosen a contemporary design. We took advantage of the possibilities offered by innovations in glass processing, using a bottle with a special satin finish that protects the product from light, with a new aesthetic appearance compared to the classic dark bottle. The bottle also suggests how to consume it: the Nuovo is a semi-filtered oil, subject to faster ageing, so it should be consumed fresher, and the light bottle helps to convey this message”. Finding a balance between the need to keep the organoleptic properties of such a delicate product intact and the need to innovate and evolve with the times is central to the glass packaging for the oil. Recent research carried out by Assovetro, and the University of Pisa and the University of Piemonte Orientale compared samples of extra virgin olive oil bottled in containers made of different materials, including bottles in PET, tin, bag-in-box, and clear glass and green UVAG glass bottles. It showed that dark glass is still the packaging of choice for oils. And Ambrosiae - a company that started about six years ago and which is young in terms of its people too – considers research and innovation something that begins with the product and goes as far as the packaging choices. Luca Olivieri, the company’s Operations Manager, comments: “The cardinal principle for the choice is always the safety of the product, so when evaluating which packaging to use, the first criterion was to choose packaging that is resistant to humidity and the entry of oxygen, to guarantee our consumers a healthy food from the first to the last moment of its life. Once this principle has been guaranteed, the other keystone is sustainability, which is why we have preferred paper and cardboard packaging, which of the raw materials available have the least environmental impact. We have worked a lot on design: about ten years ago the organic world was largely made up of small firms for whom communication was not a fundamental aspect; our packaging, inspired by a set of images close to luxury and haute couture - almost a tailor-made dress sewn onto the product – was immediately very eye-catching because of its difference in approach. We are currently testing 0076

packaging with compostable films, a very promising material but still a bit early for our type of product because it doesn’t guarantee the requirements for the very best conservation”. In the case of Acetaia San Giacomo, the philosophy that has guided the packaging choices is careful and rigorous minimalism, the result of detailed research. Andrea Bezzecchi, President of the Traditional Balsamic Vinegar Consortium of Reggio Emilia and owner of the Acetaia, explains. “For us, the important thing is the content: we don’t want to communicate things on the label that aren’t there. The problem in our sector is that there is a highly confusing trend in the opposite direction, so the information on the label is excessive, redundant and not completely necessary for the consumer. People who have to make an assessment are faced with too much irrelevant information that doesn’t help them to make an informed choice. We decided to draw a line and start from a blank page, communicating the essentials, letting the product talk and giving clear information to make an informed choice”. Acetaia was also the first to implement an anti-counterfeiting tracking system in its packaging to guarantee its product’s quality level and origin. The Balsamic Track system allows, through the unique serial number on each bottle of ABTRE DOP, every single bottle to be traced back: from which barrels the vinegar was taken, when the Control Body tested it, what score it received in tasting, when it was bottled and how many bottles the batch is composed of. In the decade between 2009 and 2018, the value of organic exports rose from €1 billion to €2.3 billion, 127% up over ten years. Experts predict equally strong growth as an effect of the change in post-pandemic habits, at least judging by the signals coming from the American market. According to data from the Organic Trade Association in the United States, the organic food market reached $50 billion in 2019, a growth of 5% compared to 2018. They’re incredibly encouraging percentages but nothing compared to the surge in the first half of 2020, which seems set to continue in the second half. The consumption and purchase of organic products grew by 50% in the first “stocking-up” period, when families took care to get everything they might need, and remained at a 20% growth rate for all the following months. The United States has always been a crucial place for top-level Italian food, making it all the more a market with which to communicate in new ways. And here packaging comes back into play, whose importance in the e-commerce panorama- where the customer cannot personally interact with the product - cannot be at all underestimated.

“Right now, the most important change is the way we communicate and do our marketing for the foreign market. From a communication that is heavily based on experience, we have enhanced both the e-commerce and online experiences,” says Katy Lapini of Pruneti. “We have set up digital classes, particularly aimed at the US market. This has also meant creating stronger relationships dialoguing much more closely with our import partners, who have helped us to reach - in a new way to in the past consumer audiences deeply interested in an experience. For Ambrosiae too, e-commerce has also taken on new importance. “People have certainly become more used to online shopping, and this particular moment has convinced even previously more suspicious sections of the population to get involved with e-commerce. We already have a range of boxes in our shop, so we are also looking into the possibility of developing a subscription box system later on: it’s certainly one less thought for the consumer”. Another significant change - a direct consequence of altering post-pandemic habits – whose longer-term impact is difficult to predict, will be the change in formats. For top-quality products that often have high-level catering as their primary market, the shift in consumer habits also changes the way chefs’ kitchens are supplied. This is a trend noticed by Acetaia San Giacomo, which has in its offering packages in different formats of 100ml, 250ml and 750ml depending on the various products in its range. “Due to our product’s features, our clientele is 70-80% catering, and we have noticed a change in the most recent period because they have gone back more to buying medium-sized formats. In the last few years, even for the more premium products, we have made bottles in larger sizes for kitchens, because the volumes allowed continuous use, but at the moment kitchens are tending to make more conservative estimates”. And in the quest for new formats and sustainable materials that can keep consumer confidence together and clearly communicate the quality of top-level products on the Italian agrifood scene, high-end organic packaging is facing up to the challenge. PAGE 39 TAILORED POST-PRESS Production flexibility down to the single copy, fast turnaround time and cost savings. Digital is easy to say today, but there are three phases to the production process, and even pre-press and post-press must be part of a digital ecosystem that doesn’t interrupt the workflow. This is how post-printing -

from finishing to bookbinding - is responding to the demand for personalization and becoming a strategic ally of time-to-market.

By LORENZO CAPITANI The glittery Barbie, the embossed basketball and the ice that genuinely looked wet: it was 2012 when Scodix, during Drupa, was the first to show that digital enhancement was not only possible but was also ready to come out of the experimentation phase and put itself on the market as a valid alternative to traditional mechanical systems. That was a Drupa of technological buzz, it was the year of Landa’s nanotechnology and change was in the air, where the new watchword was “digital”. THE TURNING POINT

A lot has changed since 2012. The print market has undergone a profound transformation that has fostered the development of digital in all its phases. And while the transition from film to CTP was above all a question of technological evolution - which was due to the spread of the pdf and the progressive computerization of printers - digital printing was the right technique at the right time. The first economic crisis in 2008, the explosion of the internet, the collapse of print runs and finally social media and streaming, on the one hand, have shifted communication to virtual, reducing the demand for printed products. On the other hand, they have given a robust, innovative push towards efficiency. This has encouraged digital printing to develop, establish itself and respond in just a few years to the needs of a market that was no longer suitable for large formats and long print runs. Luddites who turned their noses up as they ran their fingers over the sheets coming out of the first Indigo, complaining that they looked waxed, had to reconsider when a study by the Rochester Institute of Technology showed that digital output was the most faithful to colour proofs. Now digital printing is a fully-fledged alternative: it no longer has a break-even point forced down to the bottom; it has come alongside offset and in many cases replaced it; it is no longer just for advance copies, personal printing, very short runs, sampling or variable-data guerrilla marketing experiments by some Coca-Cola advertising visionary. DIGITIZING THE FINISHING

But there are three production phases, and after printing, the real challenge for digital is the post, from finishing to bookbinding. And it’s not just about making the machines intelligent, increasing electronics or connecting them, of course. It is also and above all about minimizing the analogue part of


the process to achieve the same KPIs as digital printing: no matrix costs; no start-up; constant quality production throughout the print run; immediate job changes and zero waste; production flexibility down to the single copy. Frank Romano’s intuition over a decade ago proved to be spot on. “At present (in 2008) more than half of all print jobs in the world have a print run of fewer than 2,000 copies, and by 2020 even one in five will be printed in just one (or uniquely), given the growing trend towards print-on-demand.” Personalized printing today is no longer an experiment to explore new marketing avenues, but a real structural approach; it is a deep involvement that, from the digital engagement we experience online every day, has invaded the real world. If Google “calls me by my name”, today I expect everything to do so. It has been proven that personalization can produce 31% more profit than generic marketing materials. And here what comes into play is enhancement, that wow effect estimated to push the buyer into paying an additional price of at least 24%. Or even more, if the piece is unique. But how has the finishing managed to become digital and close the gap with the other phases that precede it? First of all, by trying to create integrated systems that cover the end-to-end process and create machines that keep as many jobs as possible within the same printing company, touching the sheet as little as possible. Then, by computerizing the machines as much as possible. They are now driven by sophisticated software that directly acquires the work and runs it without passing through dies or intermediate substrates: no dies, no frames, no clichés. It’s a machine-software dialogue guaranteed by highly precise control systems. Vacuum tables, cameras, barcode and notch readers, lasers and photocells monitor sheet after sheet, guarantee the register and continuously adapt to any changes. At this point, the numerical control, or rather digital control, opens up to variable data and nonstop job changes, without any start-ups, and to copy by copy personalization. This is also the basis for technological research that is extremely responsive to market and customer requirements. Varnishing, laminating and die-cutting: these are the areas of post-press that have benefited from this technological push and have enabled commercial outlets beyond web-to-print, making digital packaging, or what is now called web-to-pack, possible. There are small formats or few copies - the DNA of digital - but also large formats and high print runs, the terrain of traditional analogue technologies. This is the case with Highcon or Sei Laser who, with their

digital machines, are competing with conventional die-cutting machines. DIGITAL VARNISH

Varnishing was the first enhancement to switch to digital and perhaps, beyond the operating methods, remains the most surprising technique because it has succeeded in combining the effects of screen printing, UV coating, embossing and hot stamping. Konica Minolta’s MGI JETvarnish 3D solution allows spot coating, also in combination with foil application, with 2D/3D effects in thicknesses ranging from 21 to 116 microns in a single pass on digitally printed sheets, but also traditional offset. The drying and curing of the coating are carried out using ecological ozone-free LED technology and the reading of the sheets for the register is done without reading the print marks but directly from the graphics scanner. This makes it an extremely versatile technology that can also cover B2 to B1 formats and is suitable for all types of print runs, from prototyping to large volumes. The Scodix machines, from their very first appearance, have made processes accessible that would otherwise be complex and constrained by runs, frames, clichés and start-ups. They not only varnish in register, but in Braille mode they reach thicknesses of up to 250 microns, i.e. 100 times more than traditional spot coatings, and up to 1 mm in Crystal mode, taking advantage of four machine passes achieved with the utmost precision thanks to absolute register control. But other lamination effects are also possible: applying a metallic colour to the polymer (such as Scodix 351, distributed by Luxoro) even on matte papers or hand use; glittered while maintaining the tactile sensation of classic processing; or holographic through micro-engraved Cast&Cure films. All this is possible thanks to the digital data that is instantly converted into graphics, to the printing that has almost perfect and constant precision, and above all thanks to the polymers and the machines’ ability to calibrate their drying speed - immediate for high thickness and fine lines, slower for large surfaces or reduced thicknesses. But digital means not only aesthetic effect and process control but also variable data or finishing, which is unthinkable with UV coating or classic frame screen printing. Another interesting synergy is the one between Kurz and HP: the Kurz DM-Jetliner is a digital printing unit integrated with the HP Indigo, which simplifies into a single pass the production process for printed products with metallic effects. The main feature of finishing with DM-Liner is the possibility of problem-free multi-colour overprinting thanks to the smooth and homogeneous metallization, not only on paper but also on PET and PP.

SLEEKING

Another technique - sleeking - takes full advantage of digital printing, and it consists of transferring a film on the toner directly onto digitally printed sheets of paper. In this case, it is not really a digital finishing, but an analogue processing integrated with digital printing. Sleeking is like a film on which a polymer is coated and once applied, it appears glossy like a lacquer or matte, with an orographic or metallic finish. The particular material that makes up the film is coated on a transparent liner, which is removed once the process is completed. The sleeking is chemically combined with the toner used by digital printers and the contact with the hot rollers allows the finishing to be transferred onto the printed portions of the sheet. It’s better if it’s in black for coloured foils: on areas without toner, there will be no effect, and the film will remain deposited on the liner. In addition to spot application, this process allows exciting results to be obtained by using a double printing pass: for example, a part of the image is printed and laminated, the sheet is put back into the machine to print the remaining portion of the image and the application of sleeking. But it’s also possible to overprint the metal foil in four-colour with a process similar to cold foil: first, the part to be enhanced with the sleeking is printed, the foil is applied, and then the rest of the graphic is returned to the machine to be printed. Speaking of colours and effects, the possibilities are enormous. Magdata, for example, offers two ranges of products. The Digital Foiler allows the transfer on toner with reserve white or metallic films in gold, silver, red, blue, green, pink, purple, bronze colours and even with a hologram and iridescent effect, or to apply a transparent film to polish in register without passing through traditional lamination or UV coating. The foils are suitable for sheets printed on Konica Minolta, Xerox, Indigo and Canon digital presses. Added to this is the polypropylene film series specifically for digital printing for products requiring die-cutting, creasing and folding. Here they range from classic gloss or matte to velvet and soft-touch effects in the Temptation and Velour series. MADE TO MEASURE CREASES AND CUTS

The area of post-press that has really managed to bridge the gap with analogue and become digital is die-cutting for both cutting and creasing. Esko’s cutting tables were undoubtedly the driving force behind this, and they also applied the plotter technology to the post-press stages. Today, these tables have a very high level of automation and integration with digital printers,

unwinding and winding reel systems; they change job in the same work cycle, adapting cutters and blades according to requirements, process a variety of materials other than paper and cardboard and are suitable not only for the packaging for which they were created but also for displays, labels and flexible packaging. Zund’s offering also goes in this direction, proposing digital solutions in which, in addition to cutting technology, the strong points are a database of jobs already produced, to make it easy to reproduce runs already completed to “put back in the machine”, and software capable of guiding the best positioning so as to reduce waste and scraps to a minimum. It is the world of plotters and small format that has benefited from this digital transformation. On the one hand, printing plotters, not just flatbeds, have been equipped with blades for the simplest cuts; on the other, digital die-cutting machines have emerged that have also spread this technology to the smallest printers, digital natives or the most reluctant. These machines sheet-fed 35x50 or 50x70, or even very narrow-band reel-to-reel - cut, perforate, carry out half-cuts, have automatic loaders and integrate in line with the digital printers. Above all though, they don’t need dies and can change the type of cut at each pass: in no time at all a die-cut case can be obtained, because the machine cuts and creases where it is needed. This is the case with small formats for limited but precise and very versatile runs. An excellent example is Motioncutter by Konica Minolta, a system suitable for formats from A4 to 53 x 75 cm, expandable up to 100 cm. The system allows a wide range of highly creative applications, achieved through the use of a unique technology: the shapes are cut by a moving mirror laser that follows the sheet along the paper path. This makes various jobs possible, from cutting to half-cutting, and then engraving, creasing, perforation and the patented Namecut for cutting out a name, logo or any other personalized data imported from a CSV or QR file. The production of labels and printed material using variable data on a wide range of substrates is particularly effective. In the large format field, digital creasing and die-cutting have also made great strides: you just need to see a Highcon machine running. In the case of creasing, for example, once the job has been acquired from a file, the machine “writes” the creases on a plate with a liquid polymer that is then cured with a UV lamp. (Highcon digital cordon.png) The sheet passes between the cylinder with the digital creases and a pressure cylinder and is detected exactly according to the set path. Cutting and half-cut0077


ting are performed by laser, which also allows perforation and writing, since the substrate can be engraved by ablation, also as an anti-counterfeiting system. Although they are on the same line, creasing and die-cutting are separate steps that can be managed independently of each other, so each piece can be processed and customized as a unique piece. Everything is promptly checked by sensors and photocells that guide and check the work. An example is the Christmas card produced in 44,000 different variations by Iggesund Paperboard in association with Highcon. We’re talking about machines that produce from 3000 to 5000 copies per hour, in the bigger versions, and which allow thicknesses from 200 microns to 2 mm and the personalization of each product, with a considerable reduction in processing times because start-ups are effectively eliminated. But one of the most significant advantages is the complete absence of the die-cutter, which means not only cost and production time but also the absence of storage and environmental protection. Similar solutions have been developed by SEI Laser, which has chosen to have a system of male-female clichés in storage with polymer extrusion, a bit like a 3D printer. This makes it possible to process not only paper and cardboard but also materials such as polyester and polypropylene, 1.5-2 mm microwave cardboard and thermo-transfer. If the word “laser” brings up the idea of burns, any doubt is removed by Ettore Colico, Converting Director of SEI Laser. “To avoid burns the laser must be the right one, as thin as possible, and its energy must be concentrated in a point that is as infinitesimal as possible: this allows clean cuts without any yellowing. In addition, it’s essential to remove fumes from the air which, if not properly removed, will dirty the paper. To eliminate the effect, the paper is cut with the print facing downwards so that the lasering remains inside the box.” DIGITAL PACKAGING

Digital die-cutting and creasing pave the way for digital packaging: unique pieces, short runs with no minimum production sizes, samples or prototypes to surprise the market but also to explore new solutions. No start-up costs, no equipment, no matrix and die-cutter and a minimized time to market that also translates into very little stock, with the peace of mind of ordering what you need when you need it. This is also the philosophy of web-to-pack, web-toprint’s alter ego in packaging version. Portals such as pack.ly or zooxbox.com allow the creation of boxes, cases and displays starting off from a rich library of stock designs, personalizable in size 0078

and graphics and suitable for different types of products. For each type of pack, you can also define the materials and download the die-cut stock design on which to mount your graphics. Once the project has been reloaded in pdf, with the levels of the die-cutter and graphics, it is possible to visualize the yield in 3D before deciding on the type of printing, finishing (varnish or foil), quantity of pieces and shipping. To do this, the entire process, from printing to die-cutting, must be digital. Packaging is a growing market: one quarter of all printed products in the world is packaging. Shorter print runs, shorter delivery times, customization, and finishing are the main conditions thanks to which this sector is growing by at least 3.3% per year. Web-to-pack is one of the roads for digital packaging, but it’s not the only one: it obviously offers a limited choice of formats, special colours and finishing because its strength is standardization so as to provide speed and competitive costs; it’s equally true that print shops respond to customers’ requests by expanding the range of offers. The customer configures their product online and can upload their images, while the print shop receives a standardized order that is produced quickly and at competitive costs. But now that the entire process is covered, digital is also investing in packaging production sectors that deal with large volumes, such as labels that integrate with the packaging, and that have realized that digital can be used to incorporate long print runs in flexo or offset, primarily because of the infinite possibilities for personalization and customization. SMART BINDINGS

Book printing is a sector in which digital has had a significant impact in terms of web-to-print: many publishers have reactivated historical catalogues, have thrown themselves into self-publishing in the wake of Amazon or Google, or have had to turn to digital when print runs don’t allow traditional printing: the days of the Cameron belt press are a distant memory. And this is why so many book printers have combined offset with digital printing - not just for colour and no longer only black volumes - and digital in-line or near-line packaging systems. For a low-demand long seller, it’s better to print when you need it, rather than having copies in stock. All the manufacturers of bookbinding lines - from Muller Martini to Smyth, Tecnau to Plockmatic and Meccanotecnica from Bergamo - have developed digital solutions, i.e. highly technological, computerized and ductile solutions; they take advantage of the ability to change jobs, formats and hot run sheets directly to make even single copies possible. Apart from reel-to-

reel systems that come out divided into signatures, digital machines typically come out in sheet-fed format, which makes it more delicate to collect and transport the block. To make these steps easier, either pre-glueing, which holds the book block together before it goes into paperback, or stacking, by collating the sheets from the accepted input formats to the final output formats. The glues have also been adjusted, because standard hotmelts sometimes reject toner, establishing the use of PUR adhesives in bookbinding. There are no significant limits in the packaging: milled and stitched paperbacks are made without any problems from stale sheets and signatures, whether four or eight-page, or from reels. WORKFLOW AND PRINT 4.0

As we’ve seen, digital means increasingly automated machines for increasingly unique products. But it also means experimentation, extreme customization, speed of execution and therefore the ability to reduce the time between the creative idea and the product’s release on the market. To do this, a highly technological Industry 4.0 production approach is essential, in which the machines dialogue with each other and the entire process is digital. Any interruptions in the digital chain are bottlenecks that not only slow things down but also translate into costs. If the path indicated by the market is mass customization - i.e. producing goods precisely as the individual consumer wants them, but with the time and costs of mass production - technology isn’t enough. A change of mentality is needed that revolutionizes the production processes of printed matter, from creativity to delivery to the customer. This has a direct impact on profit margins and is reflected in the customer always looking for the best price in the shortest time, without sacrificing quality and service. A digital machine today, for example, has a much lower learning curve than a traditional technology. In a study by Jim Kehring, coordinator of the strategic partners at AB Graphic International, a printing and finishing company that has been on the market for over 60 years with more than 11,000 installations, it says: “In the world of conventional finishing, it takes a lot of time and money to make an operator profitable. With digital, it takes on average six weeks to make an operator ready and profitable: if they can use an iPad, they can probably run the press.” Hence the attention of machine manufacturers to the software that controls them, but also that pilots and interconnects them, not only for digital natives but also for giants like Heidelberg who developed Prinect Workflow. The Italian company B+B International, for example, has created Packway, an

ERP for highly digital graphics companies, integrated with Esko software. The construction of an ecosystem in which machines, software, operators, files and printouts easily interact today is based on standards such as PDF and JDF/JMF, such as XML, XMP and SQL queries, cloud computing and remote working, but also on the possibility of following the preparation, design and production phases and, within it, activating the processes needed when they’re needed without any downtime. This means that reading the barcode or QRs on the sheet to call up the job to be done is as essential as the print marks. A VIRTUOUS RELAY RACE

But will digital finishing replace traditional finishing methods? Perhaps the Drupa 2020 that Covid wiped out would have given us an answer: this edition was set to consolidate these technologies and integrate machines to cover the entire process end-to-end. Let’s try to hypothesize an answer anyway. In reality, as always, the truth lies in the middle, and the choice depends on the type of print and its destination because there are undoubted advantages in the potential of digital and because large volumes will always be a cost problem. The right driver is always the best price for the same quality. But in all this one thing is sure: the digitization of the process, beyond the digitization of the jobs, is a must for innovation. For the first time, analogue and digital are not necessarily in competition, but they are an invaluable tool in the hands of creative people. It’s only a matter of exploring. —

Post-press and all-digital workflows were the central figures of Innovation Week, Stratego Group’s streaming event in association with TAGA Italia that aired in the week between June 30 and July 3, 2020. Frame the page with the StampareAumentato app to learn more about the two topics. PAGE 46 MUSIC TO TOUCH Once upon a time, there was shellac. And then vinyl, magnetic tape, CDs, with sleeves, cardboard covers, digipaks to stack, booklets to browse, read and look at. Until the beginning of the 21st century, listening to recorded music meant having an experience that involved all the senses, involving the emotion of waiting, buying at the point of sale, physically storing the media. This was so much the case that the love story between music, design and printing is one of the most passionate ever. But today, when music is mainly dematerialized, can you still “collect beauty”?


By MICHELA PIBIRI Almost forty years have passed - it was August 1, 1981 - since MTV started its broadcasts in the USA with the video of the song “Video killed the radio star”, first released by the Buggles in ‘79, which was to become the synth-pop icon of the ‘80s. The choice of the first television network entirely dedicated to music was an important milestone, steeping it - highly ironically - in that nostalgic feeling that comes back every time new technology seems to want to sweep away the past which we are used to and fond of. In hindsight, we know that the radio has not only survived TV and the music video boom, diversifying and redirecting its media power and social role. But it has also become, in the 2000s, an inextricable part of the Internet, regaining its ancient role as an influencer of the public’s tastes and opinions. After the music video on TV, the second substantial revolution in the music industry took place with the birth of the first mass peer-to-peer service, Napster. Since the early 2000s, it has eroded the revenues of physically distributed music, thanks to a massive spread of piracy later curbed by the regulation of paid downloads. This took place with the arrival, in 2005, of streaming services such as Apple Music, Spotify, Deezer, Amazon Music, and YouTube Music, to mention just some of the best known. Their weight gradually increased until 2015 and has grown exponentially over the last five years to raise the fortunes of a global industry that experienced its darkest years between 2010 and 2015. PAST, PRESENT AND FUTURE OF PHYSICAL MUSIC

According to data provided by the International Federation of the Phonographic Industry (IFPI), in 2001, global receipts from recorded music were almost exclusively from physical distribution (98%), with a minimal percentage (2%) coming from public performance rights for recordings. Eighteen years later, in 2019, the revenue breakdown has been wholly revolutionized: physical accounts for just 21.6% of revenue for a total of $4.4 billion. 56%, or $11.4 billion, is from streaming services; the remaining slice is divided between performance rights (12.6%), downloads (7.2%) and synchronization, i.e. revenue from the use of music for commercials, soundtracks and video games (2.4%). In Italy, the data provided by FIMI Federazione Industria Musicale Italiana - outline a similar picture. In 2019, physical accounted for 22% of the industry’s revenues, amounting to approximately €53.4 million out of a total of €247.8 million. Of this, €37.25 million came from the sale of CDs, €14.7 million

from the sale of vinyl and €1.5 million from “other physical”, a category that includes magnetic media such as old music cassettes and digital media, such as USBs, mainly intended for special and promotional editions. The majority of revenue, in 2019, came unequivocally from the digital segment (71%) primarily consisting of streaming and, to a residual extent, downloads. In September 2020, FIMI published the first data influenced by the effects of Covid-19: during the lockdown the sector was, predictably, driven by digital, accounting for 86% of all revenues, with 82% from streaming, which saw an increase of +33% in subscriptions in the first six months of the year. The temporary closure of physical shops and the blocking of record shipments by Amazon marked a dizzying collapse in the physical sector: CD sales halved (-51.44%) compared to the first half of 2019. The vinyl niche, on the other hand, held on to its position, covering 5% of the market. However, the overall balance sheet for the industry is positive: the entire Italian record market grew by 2.1% compared to 2019, and this result is partly the result of the 18app “culture bonus” that generated a turnover of €10 million (August 2020) with the involvement of 390,000 young people who took part in the scheme. Even disregarding the health emergency, it is therefore clear that the trend towards dematerialization leaves no room for a turnaround. However, even though it is in the minority, the physical continues to be the second-largest source of revenue in the global recorded music industry, and according to Billboard music magazine - will remain so, possibly even growing in the coming years. This is because of the artists’ fanbases, who will still go to shops to grab the latest releases – even if it’s difficult, now, to imagine crowds gathering to wait for an autographed copy - and a growing number of collectors, especially vinyl lovers. COLLECTING BEAUTY

In the face of a smaller quantity of printed discs, which is also the result of a cost reduction policy, labels are beginning to focus on the quality of the editions, which not only has greater appeal to an incredibly demanding audience but also justifies higher sales prices. From this standpoint, limited editions, anthology and experiential sets play an essential role, with the production of printed objects. These range from boxes - often enhanced - to vinyl sleeves, from digipaks of CDs with their accompanying booklets to books and photo albums, posters, silkscreen prints and collector’s cards, decorated gifts, t-shirts and other printed textiles, to numerous collectable memorabilia such as faithful reproductions of concert tickets,

passes, photographs and manuscripts. Real memorabilia, in short, capable of creating or strengthening the emotional bond between the public and artists, but also exclusive objects - because they are expensive and limited - set to gain value over time. There is no doubt that the relationship between graphics and music is one of the most compelling love stories of the 20th century. The birth of the 33 rpm LP, introduced in 1948 by Columbia Records to replace 78 rpm records - much smaller - in shellac, gave the creativity of graphic designers, illustrators and photographers ample expressive space in terms of the covers’ printable surface, leading to collaborations between music and visual arts that have had a massive impact on the collective imagination. Just think how strong the echo still is of “Unknown Pleasures”, Joy Division’s first album. Its artwork, created by Peter Saville in 1979, was inspired by the frequency graph of the first-ever observed pulsar published in the Cambridge Encyclopaedia of Astronomy. Today it is now used in fields ranging from fashion to internet memes, from home decor to body art. Buying a record because of its design is, in the words of another giant in the industry, designer and printer Stefan Sagmeister, “collecting beauty”. It’s a pleasure and a psychological need well described by Keele University’s 2019 study, The environmental impact of music: digital, records, CDs analyzed. “In a world where more and more of our economy and social relations take place online, records and other “vintage” formats counter this trend. The revival of records reveals what we want to see on a broader level in our world: experiences that retain their value and that last over time, thanks to our loving care. Older music formats have a sense of importance and permanence, they belong to us in a way that our virtual purchases simply don’t.” THE ENVIRONMENTAL COST OF MUSIC

We could easily be led to thinking that the advent of streaming solves the problem of the environmental impact of music. In fact, the media used in the music industry - apart from packaging, which tends to prefer recyclable paper and cardboard instead of fragile, non-recyclable jewel cases - are anything but ecological. While the shellac used until the early 1950s to produce gramophone records was a natural thermoplastic, the market was later conquered by PVC (polyvinyl chloride) and the inseparable combination of polycarbonate and aluminium in CDs: fossil-derived materials that are not only not recyclable, but take centuries to break down. The Keele University study mentioned in the previous paragraph, however, dispels

the myth of dematerialization without environmental costs: considering that electronic files are stored in servers that are always active and refrigerated and that their transmission on our personal devices involves constant use of energy, the answer as to what is more sustainable between digital music and physical music is by no means obvious. Much depends on individual listening habits, concludes the study. “If you only listen to a track a couple of times, streaming is the best option. If you listen to it repeatedly, a physical copy is best; streaming an album on the Internet more than 27 times will probably use more energy than it takes to produce the same CD.” Of course, the energy cost of playing a physical disc in HI-FI is also calculated, which is one-third of the energy needed to play a streaming track in HI-FI. Finally, there are two options suggested for reducing your impact while listening to music: in physical music, buy vintage vinyl; in digital music, prefer downloading to streaming and keep the files to listen to over and over again locally. WELCOME TO RECORD CLUBS

In the prolific world of subscription boxes, music has also carved out a space for itself, bringing the concept of subscription back not only to streaming services but also to the material and collecting dimension of music. The phenomenon has gained a foothold among fans of analogue media, especially in the USA and UK. There are formulas ranging from a simple monthly selection of LPs, chosen according to the preferred genre as in the case of Vinyl Record Club and VNYL (which makes a selection based on the music preferences expressed on Spotify), to themed boxes – like MoshBoxx – that in addition to vinyl and CDs also contain stickers, t-shirts and other gadgets, up to boxes that offer only accessories to collect or use for festivals, concerts and raves. In this context, the American publication Vinyl Moon, founded by blogger Brandon Bogajewicz, stands out because of its creativity. It’s a monthly based on the search for new music ranging from indie rock to electronics, which is selected to make a mixtape, then cut on vinyl and supplied with deluxe packaging with original graphics and booklets, and all shipped in a custom corrugated cardboard box. Physical, very physical - but not over the top: Vinyl Moon, for example, also has its own channel on Spotify. MUSIC ON THE BRAIN

On the far pole of dematerialization we find the future applications of Neuralink, the neuro-engineering company founded by Elon Musk, whose research aims to integrate into the brain technologies capable of overcoming or attenuating various forms of neurological 0079


disabilities. Neuralink is developing devices that can be surgically implanted and that can be remotely controlled, and does not exclude that, in parallel with medical applications, solutions can be developed that enable, for example, listening to music without the use of external devices. Given the technical difficulties to overcome, however, this still seems far off and certainly not within everyone’s reach: it’s best not to get rid of your speakers, headphones and turntables for the time being. PAOLO PROSERPIO LUXURY, SKATEBOARDING AND INDEPENDENT MUSIC In an increasingly dematerialized dimension, the physical can have a future as long as it becomes an added value compared to digital content. We talked about this with Paolo Proserpio, a designer who began his career in Gucci’s graphic design studio - it was the Tom Ford era - and who has worked with Versace, among others, for many years. An expert in screen printing, he loves to “build and trade” by designing products that are printed: among them, many records for independent artists and labels.

Music is increasingly dematerialized. Is the physical medium destined to disappear or, on the contrary, can it reinvent itself, communicate something different from the past, and become a vehicle for innovation? Like everything that’s free or easy to find, when it’s completely dematerialized music also loses value. In terms of perception, it’s crucial to find physicality, especially when it’s a rare edition or one that needs long waiting times. Collectors buy records both because they like the design of the object and because the digital covers don’t contain all the information that the physical object offers: who recorded it, who played what, who did the graphics, or even simply the acknowledgements. This is information that artists may put on the site or on social networks, but it’s completely missing on streaming platforms. Having a record in your hands is like buying a book and reading it from start to finish - it offers an experience that has many dimensions: the cover, the back, the booklet, the photos, the gesture of taking off the vinyl, and last but not least the material, which communicates more... of course I don’t deny the advantages and practicality of digital music in everyday life, but personally, as a designer, I’ve had an increase in requests for physicality, because independent artists especially have realized that the object to sell is more useful than ever.

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How important is it to focus on design and the aesthetic and sensory quality of the printed product, and what are the main trends at the moment? In current record production, there are two basic schools of thought. The first is the one tied to large volumes, which require standard classic formats - such as digipak for example - so they allow large scale cost reduction. Not only that: the classic format is often a choice that meets the tastes of the public, who aren’t always ready to receive something different than usual. The second concerns short runs: a philosophy mainly linked to independent labels who decide to focus on refinement and originality to boost sales. Unusual packaging makes headlines and is designed with the idea that the object makes people talk about it. If we talk about versioning and personalization, one of the main trends at the moment is undoubtedly coloured vinyl, with the diversification of colours representing a form of personalization. For sure the idea of owning an item in a limited edition or in different covers to choose from is attractive for collectors and completists, who can buy all the available versions. And then there are the numbered editions that make the item unique: all made possible by digital printing. Some forms of customization can be done by hand, as long as you think about short runs and stay in an almost artisan dimension: I often work in this way. Bizarre formats, which come out of the ordinary, are an excellent incentive for collectors, even if they have some archiving problems. But they do tend to be objects often made to be exhibited. You have carried out many projects in the field of music. How far can experimentation go in terms of customization and production of objects other than standard ones? If there are a lot of challenges to be met in working with the majors, in the independent world - where the production runs and costs are different - you can give space to extreme experimentation and craftsmanship, without having to worry about the machinability of the projects. This is the case of several projects I’ve carried out: with the punk-rock group Pay, for example, we wondered about the raison d’être of the CD, which nobody listens to anymore, not even in the car. So, in designing the 2016 album “Canzoni per gente che non si fa più” (“Songs for people who don’t make them anymore”) we decided to cut all the CDs in half with a saw, one by one. Clearly, the inaccuracy of the cut created the uniqueness of the record and a lot of interest from the public. However, so as not to make the album totally unlist-

enable, we hid a smaller bag inside the package, which contains the whole CD and which you only discover after your initial astonishment. The covers are all different too: I printed them with a photocopier on fluorescent paper in A3 format, then they were hand-folded. I glued the lyrics on the photocopier and “photocopied” live the faces of the singer and bassist: each print has a different image than the previous one. For the band Aurelia 520, (ed. ‘s note: also the name of a printing press) I created a project with about 500 Polaroids that I personally shot on the theme of music: each CD copy has a different original Polaroid. What relationship do younger people have with the physical? If I have to think of a representative but not complete - sample of the new generations, my students tend to be single-issue: at the moment the most widespread way of communicating in music is trap, a genre that started at the same time as digital. A lot of artists, especially the more niche ones, don’t even come out on physical, and my students rarely buy special or limited editions of an album, even if it may happen that someone still chooses the physical because of the graphics. Compared to previous generations, students invest their money in other things, especially clothing or accessories, to show their niche that they exist: wearing a T-shirt, taking a photo and posting it on Instagram. For obvious reasons, the habit of buying a record, the ritual of hunting it out, the sense of expectation created by reviews... a purely generational ritual that ends up on Instagram in the same way: 40-yearolds buy vintage records on Discogs or in street markets and post a photo to share the experience of the past. What mixes can we find between music and luxury packaging? Music and fashion have always been worlds that contaminate each other, especially in stating the image of artists, who become style models for their fans. In recent years luxury has interpreted streetwear in its own way, becoming a mirror of what’s happening in the world. In the same way, music does everything it can to get into the world of fashion: the attention is reciprocal, musicians and singers become trendsetters, and the graphics definitely reflect this mixture. If we then talk about packaging, the traditional luxury codes are mirrored in limited editions to give them value through hot stamping, the choice of substrates and refined paper solutions. Hot stamping requires high print runs, but it is also found in limited editions to give added value to collector’s series.

What about sustainability? A record is a product that is meant to last, which becomes part of a collection and is often resold: the second-hand market is robust, so products often have a second life. But, using sustainable materials is a choice that sends a powerful message from the artists, and in the case of those who have a large audience it has a substantial social impact: I’ll use the example of Jovanotti, who chose to use only recycled plastics for the Beach Jova Party. Personally, I believe that the creation of a product is always the result of a balance: I’ve always tended to prefer natural papers, I don’t like plasticization even though I’m aware of its protective function, and I don’t particularly like packs containing plastic, but customers often ask for them. Being able to lead them towards sustainability is a conscious effort, and you can get excellent results as long as you can enter into a logic of advantageous production costs. — PAOLO PROSERPIO Born in Milan in 1977, in 1989 he saw “Back to the Future, Part 2” with the central character, Marty McFly, travelling on a skateboard. That’s where his passion for art, music and painting began, encouraged and stimulated by a very creative and open family. After three years at the Academy of Architecture in Mendrisio, in 2002 he graduated in Graphic Design at IED (Istituto Europeo di Design) in Milan. During his studies, he worked for three months in Gucci’s London Graphic Design office and, as soon as he graduated, he started working for Versace. This collaboration continues to this day. For eight years Paolo Proserpio has been the owner of a graphic design studio focused on graphic design/art direction of products that are mainly printed: corporate identity, give-aways, packaging, T-shirts and record covers. Versace, Pinbowl Skatepark, K7 Records, Paula Cademartori, Maggioni Type, Punk Rock Raduno and various groups from the Italian and international underground scene are the studio’s leading clients. Always passionate about screen printing, the basis of DIY production/culture, he has participated in several courses related to this discipline at St. Martin’s School of Art and East London Printmakers (London). Since 2005 he has been working as a lecturer at IED in Milan, taking care of the “Brand Design” and “Printmaking Techniques” courses; he also holds two workshops a year on screen printing at the Domus Academy (Naba). Probably because of this passion for materiality and printing, until now he has never believed much in social networks and thinks that the best way to promote himself is to try to do a great job.


C R E A T I V E

LE

ILLUSTRAZIONI

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Stefano Borella Stefano Borella, nato nel 1991, si avvicina all’arte e all’illustrazione grazie alla passione materna per il disegno, la decorazione della ceramica e la scultura. Questa visione poliedrica gli consente di saggiare la sua vocazione figurativa che trova facilmente la propria espressione attraverso il profondo legame tra sentimento e immagine. Accumulato un numero significativo di lavori personali, entra precocemente nel mondo creativo come illustratore; attività che gli permette di sperimentarsi in relazione a diverse tematiche, rendendolo più conscio della propria direzione espressiva che si realizza attraverso l’essenza del bianco e nero come esigenza di un creare libero, attento principalmente alle emozioni e al concetto. Nei suoi lavori ridondante è l’accostamento di elementi tra loro dissonanti, utile a sottolineare la sua visione “tragicomica” sulle cose; usata come chiave per una migliore comprensione delle realtà.

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See. Touch. Feel. Nobilitazione a caldo sui tre pack con i colori: Rusty Earth, Lucid Silver, Pebble Beige.


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Printlovers, n. 85, 2020  

Strategie e tecniche della comunicazione stampata

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