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TRATTAMENTO ANTISPAPPOLO STANDARD

TINTORETTO GESSO HIGH OPACITY

Soprattutto nel settore enologico, l’etichetta deve dimostrare di resistere alla difficile prova del secchiello del ghiaccio. In condizioni di umidità così estrema, le normali carte autoadesive antispappolo perdono opacità e tendono a ingrigire, alterando l’aspetto dell’etichetta e compromettendo l’immagine del brand. Tintoretto Gesso HOpacity™ è la più recente innovazione di casa Arconvert. Sviluppata grazie all’esperienza dei nostri mastri cartai, la nuova tecnologia Arconvert HOpacity™ è concepita appositamente per permettere all’etichetta di conservare l’opacità iniziale resistendo all’assorbimento di acqua durante l’immersione nel secchiello del ghiaccio.

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Cinque Champion della tua scuola parteciperanno alla gara che si terrà a Milano (qualificazioni il 18, finali il 19).

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CARI SIGNORI BATMAN... di A N N A

A P RE A

Siamo stati abituati a pensare che sono le qualità individuali — il coraggio, l’ingegno, la capacità di affrontare in solitaria le sfide — a fare di un essere umano un eroe o un leader. Da Ulisse a Riccardo Cuor di Leone, da Gengis Khan a Batman — ma potremmo citare anche ‘grandi uomini’ più vicini a noi — tutti sono riusciti ad aggirare le ostilità del destino grazie alla loro eccellenza.

Sono tutti maschi questi eroi, non si fanno mai mancare un nemico da combattere, magari con una guerra. Che vita difficile, e che sfinimento dover dimostrare continuamente la propria superiorità.

Per fortuna questi modelli non funzionano più. Invano cerchiamo leader politici capaci di grandi imprese, invano speriamo che nascano personaggi speciali, che diano una svolta alle nostre vite. Forse l’1 è un numero troppo piccolo per il mondo globale, forse i numero 1 non sono più adatti all’evoluzione, che ha bisogno di pluralità, competenze condivise, confronto di differenze. Sappiamo dagli studi antropologici che la spirale evolutiva si è come scatenata — ha cioè superato i vincoli materiali dell’ambiente — proprio a partire dallo scambio comunicativo: quanto più efficacemente noi Sapiens abbiamo saputo connettere i contenuti del pensiero, tanto più potenti sono state le organizzazioni sociali che abbiamo creato. La condivisione è stata un moltiplicatore delle abilità umane, la risorsa-chiave che ha reso potente l’agire della nostra specie. E questo è avvenuto lungo tutto l’asse della storia, dall’invenzione della scrittura a oggi. Come non pensare a Wikipedia, la più straordinaria rivoluzione della storia recente, che ci ha insegnato che la conoscenza non è soltanto qualcosa che si consulta insieme ma qualcosa che insieme si crea? Dobbiamo darci da fare per creare alveari di conoscenza. Le aziende — piccole e grandi che siano — possono diventare potenziali alveari, ma soltanto se sapranno connettere e integrare competenze e talenti. È la nuova sfida. Però, cari signori uomini, mettetevi ben in testa una cosa: che noi donne in questa faccenda siamo più brave di voi. Siamo più inclusive, più disposte alla condivisione, abbiamo più intuito, empatia, creatività, sappiamo meglio di voi ascoltare gli altri e utilizzare ciò che abbiamo ascoltato. Fatevene una ragione. E fateci spazio.


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PRINTLOVERS | APR2019


P E R S O N A L M E N T E

Marilde Motta Nel 1978 ha scelto le pubbliche relazioni come professione. Scrive e tiene corsi su alcune aree della comunicazione. Ad Personam® è la sua agenzia.

Pensare blu

Se la consapevolezza che abbiamo una e una sola Terra è antica quanto la preoccupazione della sua “gestione e manutenzione” (nel 1798, Thomas Robert Malthus scrisse An Essay on the Principle of Population), la paura che siamo in ritardo nel prendere provvedimenti adeguati è recente. Dal 2007 il Doomsday Clock (ideato nel 1947 dal Bulletin of the Atomic Scientists) ha aggiunto i rischi climatici a quelli atomici, così ora le lancette sono a 2 minuti dall’Apocalisse. Una situazione che ha impresso un’accelerata agli impegni dei Governi per cercare di riportare indietro le lancette e tenerle lontane dall’ora fatale.

La pressione demografica è passata da un miliardo scarso di individui, alla fine del ‘700, agli attuali 7,6 miliardi. Quindi maggiore utilizzo di risorse, produzione incrementale per soddisfare la domanda e, a cascata, logistica, consumo, spreco, rifiuti, inquinamento a tassi elevatissimi.

PRINTLOVERS | APR2019

La salvaguardia del pianeta Terra ha molte e complesse sfaccettature, ma l’economia ha sicuramente un ruolo di rilievo, subordinato a una presa di coscienza e al cambiamento di abitudini di tutti noi. La green economy ha gettato le basi per affrontare razionalmente e con metodo, definendo standard e certificazioni (vedasi la Green Economy Roadmap) il problema della gestione ambientale e delle risorse. Il testimone è ora passato alla blue economy. Un modello volto a mantenere in equilibrio l’ecosistema, quindi non solo a minimizzare l’impatto delle attività umane. L’obiettivo è recuperare e ridare valore agli scarti attraverso nuove tecnologie. Al grande pubblico questo cambiamento di rotta è arrivato con il nome di “economia circolare”. Soggetta a norme ormai in diversi Paesi, basata su procedure codificate, dotata di indicatori di performance e di sistemi di misurazione per mantenerla entro standard definiti, è un’economia che si autorigenera a ciclo continuo. E’ l’economia delle “resurrezioni”. Il 18 marzo, è il Global Recycling Day, iniziate ad essere blue thinker.

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IN TE RV IS TA

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I N T ER VI STA

APRILE 2019

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S C LU

PRINT NR. 77 | APRILE 2019 › www.printlovers.net

S IV A

DIRETTORE RESPONSABILE RUGGERO ZULIANI REDAZIONE ANNA APREA [coordinamento] › anna.aprea@strategogroup.net HANNO COLLABORATO LORENZO CAPITANI, VALENTINA CARNEVALI, MARILDE MOTTA, ACHILLE PEREGO, MICHELA PIBIRI, STEFANO TENEDINI TRADUZIONE PHILIP SANDERS ART DIRECTOR STEFANO TORREGROSSA › onicedesign.it PRINTLOVERS MICHELA PIBIRI - Redazione www.printlovers.net

STRATEGO GROUP VIA CASSANESE 224, 20090 SEGRATE (MI) amministrazione@strategogroup.net

UN BRUNELLO FIRMATO FERRAGAMO

SPIROS MALANDRAKIS

Siamo andati a Castiglion del Bosco, nella tenuta superlusso di Massimo e Chiara Ferragamo. Dove si respira eccellenza ovunque. Anche nel packaging, dalle etichette agli astucci, affidati alla prestigiosa agenzia Doni&Associati di Firenze.

È il più importante esperto al mondo del mercato degli alcoholic drink. Ci ha parlato delle nuove modalità di consumo, del design delle etichette, di sviluppo dei mercati, di web reputation, di come la legalizzazione della cannabis stia incidendo sull’industria degli alcolici.

PUBBLICITÀ DEBORAH FERRARI | T. 389 9004599 › deborah.ferrari@strategogroup.net RANCATI ADVERTISING CLAUDIO SANFILIPPO | T. 02 70300088 › csanfilippo@rancatinet.it SEGRETERIA PUBBLICITÀ

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SPECIALE

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I N T ER VI STA

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REA MILANO 1190227 AUTORIZZAZIONE TRIBUNALE MILANO N. 706 | 11/10/2004 STAMPA MIG MODERNA INDUSTRIE GRAFICHE Bologna

ABBONAMENTI T. 02 49534500 | F. 02 26951006 abbonamenti@strategogroup.net

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PROGETTARE ETICHETTE

DOVE OSA LA STAMPA SU VETRO

Nobilitazioni, formati, materiali, tecniche di stampa. Abbiamo chiesto a quattro studi di design - 63De-Sign, GFC Associati, RGB Lab, Malodesign - tutti specializzati nelle etichette, di raccontarci quali sono in questo momento gli orientamenti e i gusti dei clienti.

Si chiama O-I: Expressions Relief la nuovissima tecnica di stampa digitale su vetro, che consente di creare decori personalizzati, in una gamma infinita di colori. Ce ne parla Melianthe Leeman, esponente di spicco di O-I, leader mondiale nella produzione di packaging in vetro.


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SPAZIO ROBILANT

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HOW IT'S MADE

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VERDE PER NATURA

SAI TUTTO SUI FORMATI?

47 anni fa Bottega Verde era solo una piccola erboristeria di Pienza. Oggi è un modello di ‘filiera corta’. Il nuovo progetto di branding, firmato Robilant & Associati, punta sulla vocazione naturale, sull’italianità e sul legame con la Toscana.

C’è un certo fermento attorno alle tematiche legate ai formati di immagini. Quali sono le caratteristiche dei diversi formati? E quali le compatibilità? Affrontiamo in questo speciale anche tutte gli aspetti che riguardano nello specifico la stampa.

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FOTOGRAFIA

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SPAZIO ROBILANT

MAGNUM SI DIVENTA

Z COME ZARDETTO

Ha più di 70 anni l’agenzia fotografica più prestigiosa del mondo. Come lavorano oggi i fotografi Magnum? Cosa è rimasto del suo mito? Lo abbiamo chiesto a Ludovica Pellegatta, Business Developer di Magnum Italia.

Un viaggio nell'italianità più innovativa e contemporanea con Zardetto, un prodotto italiano per DNA e origine. La nuova gamma è il pretesto per un progetto di comunicazione che valorizza lo spirito pioneristico e internazionale del brand.

Gli articoli firmati impegnano esclusivamente gli Autori. Dati e caratteristiche tecniche sono generalmente forniti dalle Case costruttrici, non sono comunque tassativi e possono essere soggetti a rettifiche in qualunque momento. Tutti i diritti sono riservati. Notizie e articoli possono essere riprodotti solo a seguito di autorizzazione dell’editore e comunque sempre citando la fonte. Testi e fotografie, qualora non espressamente richiesto all’atto dell’invio, non vengono restituiti. Desideriamo informarLa che il D.Lgs. 196/03 (Testo Unico Privacy) prevede la tutela di ogni dato personale e sensibile. Il trattamento dei Suoi dati sarà improntato ai principi di correttezza, liceità e trasparenza e della Sua riservatezza. Ai sensi dell’art. 13 del Testo Unico, Le forniamo quindi le seguenti informazioni: il trattamento che intendiamo effettuare verrà svolto per fini contrattuali, gestionali, statistici, commerciali, di marketing; il trattamento, che comprende le operazioni di raccolta, consultazione, elaborazione, raffronto, interconnessione, comunicazione e/o diffusione si compirà nel modo seguente: archiviazione su supporto cartaceo e archiviazione informatizzata su personal computer. Il titolare dei dati è: Zeta’s srl nella persona del Rappresentante Legale. Il responsabile del trattamento dei dati è: Ruggero Zuliani [ruggero.zuliani@ strategogroup.net, via Cassanese 224, Segrate MI, T. 02.49534500]. Al titolare del trattamento Lei potrà rivolgersi per far valere i Suoi diritti così come previsti dall’art. 7 del D.Lgs. 196/03.

APRILE 2019

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SGUARDI

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PERSONALMENTE

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COM'È FATTO PRINT

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L'ETICHETTA IN COPERTINA

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DETTAGLI CHE FANNO LA DIFFERENZA

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GRANDANGOLO

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CLUB DELLE ECCELLENZE

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DETTAGLI CHE FANNO LA DIFFERENZA

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STAMPA SU VETRO

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EVENTI

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PRINTLOVERS

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ENGLISH VERSION

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ARTEINULTIMA

Cari signori Batman...

di Marilde Motta

I materiali e le tecniche

Spazio Di Paolo

NavaPress veste D&G

Icma e il mercato del lusso

Best Label Printer

Manifatture del Seveso veste Campari

P&P Promotion

Brand Revolution Lab

Selection

Barbara Fregosi

www.printlovers.net


COPERTINA

01 Argento stampa

HOT FOIL DIGITAL BEIGE

02 Hot Foil Luxor® 107464 Digital Beige

La copertina è costellata da stelle, pianeti e navicelle che orbitano intorno alla luna.Per metterli in risalto è stato scelto il foil per la stampa a caldo Luxor® 107464 Digital Beige di Kurz, usato anche sul titolo, è un beige con le tonalità del grigio a cui la metallizzazione dona un aspetto tecnologico, senza tralasciare il tocco affascinante dello spazio lontano.

LA CARTA DELLA COPERTINA Fedrigoni Sirio Pearl Shiny Blue 300 g. Sirio Pearl Shiny Blue è un cartoncino dall'effetto sorprendente, con la sua fine perlescenza cattura  la luce e fa brillare le stelle. La collezione Sirio Pearl, realizzata con cellulose certificate FSC®, è costellata da 17 colori disponibili in 5 grammature per realizzare qualsiasi stampato o packaging dalla forte identità ed eleganza.

CLICHÉ E FOIL

03 ETICHETTA Hot Foil Luxor® 232 Stampa al fosforo Rilievo a secco Numerazione Cpagina 21

Distributore esclusivo per l’Italia dei foil e dei cliché di nobilitazione del gruppo Kurz, Luxoro offre a settori industriali quali moda, lusso, packaging, cosmesi, food&wine, supporti e idee per creare oggetti unici, in grado di rispecchiare il valore esclusivo di un prodotto o un brand. Le partnership esclusive strette con LEONHARD KURZ Stiftung & Co. KG (punto di riferimento assoluto nella produzione di film per stampa a caldo) e Hinderer + Mühlich KG (cliché e attrezzature per stampa a caldo), rendono Luxoro il fornitore ideale per qualsiasi esigenza nel campo della stampa e finitura di materiali vari. L’azienda si avvale di oltre 50 collaboratori e dispone di un’area operativa di 3.500 mq, dove si trovano uffici e impianto logistico. Qui gli ampi spazi a disposizione consentono un agile stoccaggio delle “bobine madri” (jumbo), provenienti dalla Kurz, e il loro taglio nel formato richiesto dal cliente. Grazie a rigorose politiche aziendali, Luxoro è oggi un’azienda completamente a impatto zero. C www.luxoro.it


ENGLISH VERSION C pg. 71

Le etichette sono numerate singolarmente da 1 a 5000 in digitale

L'etichetta in copertina è opera del designer Mario Di Paolo di Spazio Di Paolo, che spiega il suo progetto a pagina C21

LA CARTA DELL'ETICHETTA

HOT FOIL LUXOR® 232

RILIEVO A SECCO CON CLICHÉ H+M

STAMPA AL FOSFORO

Cotone Bianco UWS fa parte della gamma di carte autoadesive speciali Manter by Arconvert. La preziosa texture marcata a feltro e la delicata nuance bianco naturale ne fanno una delle carte preferite dai label designer di tutto il mondo. È anche amica dell’ambiente perché non contiene fibre provenienti da alberi, ma solo pura fibra di cotone, pianta che si rinnova annualmente. Adatta a quasi tutte le tecniche di stampa, grazie all’elevata grammatura, trasforma qualsiasi etichetta stampata in rilievo in una piccola opera d’arte.

Al centro della cover stampato a caldo il foil oro Luxor® 232. Un classico intramontabile che fa risaltare la scritta riservata all’edizione speciale attirando subito l’attenzione. Elegante, caldo, impeccabile e brillante, il simbolo indiscusso della nobilitazione.

Toccare la luna con un dito è possibile, sentirne la superficie e i movimenti grazie al realistico rilievo a secco ottenuto con un cliché hinderer + mühlich (Gruppo Kurz). La precisione e la tecnica dei clichè h+m evocano sensazioni e regalano all’immaginazione possibilità infinite. Un rilievo a secco che ci porta direttamente sulla luna.

Stampa di vernice serigrafica con l'aggiunta di pigmento fosforico. Questo pigmento si carica con l'esposizione ad una sorgente luminosa (luce solare, elettrica o luce UV), e restituisce l'energia illuminandosi al buio.

STAMPA E NOBILITAZIONE ETICHETTA E COPERTINA

CARTE ETICHETTA

Grafical nasce nel 1982 nel cuore della Valpolicella, dove opera da oltre 30 anni nel settore grafico, coniugando tradizione e innovazione per creare un prodotto di eccellente qualità. Ad oggi conta 80 collaboratori tra cui 35 nel reparto prestampa e amministrativo e gli altri 45 nella sala stampa. L’azienda si è specializzata, grazie alle tecnologie offset, serigrafica e digitale in rotolo, nella stampa di etichette autoadesive per il settore vitivinicolo. I macchinari utilizzati sono tutti d’ultima generazione e permettono di lavorare con le tecniche più esclusive e con materiali selezionati. In Grafical il lavoro viene seguito dall’ideazione alla stampa fino alla distribuzione. Il successo di Grafical è, infatti, derivato in buona parte dai punti di forza su cui fa leva da sempre: ottima qualità dei prodotti e brevi tempi di creazione ed evasione degli ordini. C www.grafical.it

Tra i leader di mercato a livello globale nella produzione di carte e film autoadesivi per l’industria dell’etichettatura, Arconvert è la divisione converting del Gruppo Fedrigoni. Coniugando la preziosità e la bellezza dei frontali prodotti dalla capogruppo cartiere Fedrigoni a elevate performance a contatto con acqua, ghiaccio e condensa e a specifiche caratteristiche di sicurezza, i materiali autoadesivi Arconvert non soddisfano soltanto le più elevate esigenze estetiche, ma rappresentano anche lo stato dell’arte dell’innovazione tecnologica per il labelling e la brand protection di prodotti di alta gamma. C www.arconvert.it


Benvenuti a Castiglion del Bosco dove etichette, packaging e stampati di gran pregio celebrano le tradizioni della leggendaria tenuta di Massimo Ferragamo di A C H I L L E

P E R EG O

ENGLISH VERSION C pg. 71

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I N T E R V I S T A

Etichetta a taglio scudo stampata su carta Cottage Premium White di Fasson con un colore nero più lamina oro e nobilitazione in vernice trasparente Braille. Stampata da Tipografia Oga Autajon di Reggello (FI).

Una tenuta storica e famosa come lo sono Chiara e Massimo. O meglio lo è il cognome della loro famiglia: Ferragamo. Un brand che ha saputo coniugarsi non solo con l'eccellenza italiana della moda, ma anche con quella, altrettanto prestigiosa, dei vini nobili come il Brunello di Montalcino. Ci riferiamo al Brunello che si produce nei 62 ettari di vigneti che fanno parte della tenuta Castiglion del Bosco. Una tenuta che Chiara e Massimo hanno acquistato nel 2003 e hanno completamente ristrutturato (dalle strutture architettoniche alla produzione vinicola affidata all’enologa Cecilia Leoneschi) e che si estende, in un panorama di fitti e incontaminati boschi, proprio nel territorio di Montalcino in provincia di Siena. In questo paradiso svettano i resti del castello e la torre del 1100, diventati anche il logo di questa prestigiosa cantina ormai conosciuta in tutto il mondo. Soprattutto per i suoi vini (dal Rosso di Montalcino al Brunello fino al Millecento Brunello di Montalcino Riserva Dogc e lo Zodiaco, l’edizione limitata sempre di Brunello) ma anche per il packaging: dalle bottiglie alle etichette, dalle avvolgenti carte veline chiuse da bollini in resina alle casse in legno di rovere.

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Una ricerca del prestigio anche nel “vestito” che deve essere all’altezza dei vini che lo indossano e, pur non trascurando mode e innovazioni, resta ancorato (dal sapiente uso della carta autoadesiva per le etichette o i cartoncini degli astucci realizzati anche per la grappa, il vinsanto o l’olio sempre firmati Castiglion del Bosco) a una tradizione di idea grafica e stampa che, spiega Simonetta Doni, è destinata a rimanere nel tempo.

S Simonetta Doni, fondatrice e titolare dello studio Doni&associati di Firenze, che vanta nel suo portafoglio clienti un quinto delle icone del vino italiano classificate dalla rivista americana Wine Spectator, la Bibbia dei vini. E ha curato anche il packaging di Castiglion del Bosco che rispecchia

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Stampata su carta White Cotton della Fasson dalla Tipografia Modulgraf di Castelfranco di Sotto, Pisa.

la tradizione e le origini del luogo e della sua cantina. Un’idea forte di salvaguardia che è la stessa che ha ispirato Massimo Ferragamo quando decise di acquistare la tenuta”. Fu all’arrivo al vigneto Capanna – spiega – che realizzai che Castiglion del Bosco era per me. A Capanna la vista non ha limiti: va dai monti dell’Uccellina in Maremma fino alle isole del Giglio e Montecristo. Di fronte a tanta bellezza – aggiunge Ferragamo – ho sentito una forte responsabilità di salvaguardarla. Oggi non mi sento tanto il proprietario di questi luoghi, quanto il custode di qualcosa, qualcosa da preservare per le generazioni future. Ogni volta che sono a Castiglion del Bosco non smetto di pensare che sia un luogo di sogni”. E i sogni, in questo caso destinati a durare e non ad essere dimenticati al risveglio, si tramandano nell’arte di produrre il Brunello, ma anche il

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Rosso di Montalcino Doc, lo Chardonnay Toscana IGT, e farne apprezzare il lignaggio, prima ancora che essere assaggiati, dalla qualità della confezione. Per la quale, il primo imput trasferito al designer, spiega sempre Massimo Ferragamo, è stato quello di immaginare un packaging che da una parte connotasse la storia della tenuta e del suo territorio e dall’altra l’eccellenza della cantina.

C Così, Chiara e Massimo, che seguono da vicino anche l’aspetto del packaging dando le linee guida e il verdetto finale al lavoro dell’agenzia prima e poi degli stampatori, hanno

voluto nelle etichette, negli astucci, nelle scatole simboli importanti come la torre del 1100, il drago che ricorda la forma del campo (la parcella più preziosa del vigneto Capanna) dal quale nascono i grappoli d’uva che danno vita al cru omonimo (Campo del Drago Brunello di Montalcino Docg) e lo scudo verde raffigurato nella statua di San Michele davanti all’antica chiesetta del borgo che conserva i dipinti di Pietro Lorenzetti. Il “vestito” di un vino, sottolinea Cecilia Leoneschi – anche se lei, precisa, si occupa tecnicamente del contenuto e non del contenitore – “deve ricalcare il più possibile l’anima che raccoglie all’interno”. E quindi esprimerne la personalità. E quindi per una casa vinicola come quella di Castiglion del Bosco, che ha ricevuto anche la certificazione bio, “l’integrità e l’eleganza”.

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Del resto, tutta la comunicazione di Castiglion del Bosco, rispecchia la sua anima. Sia quella sulle riviste specializzate piuttosto che il sito Internet o i principali social media. Ma anche la brochure aziendale – stampata come le scatole per le bottiglie acquistate nel negozio adiacente la cantina, gli shopper, i biglietti da visita, i bloc-notes dalla tipografia Oga Autajon di Reggello, specializzata nella stampa in bobina e in piano di etichette – che presto sarà raddoppiata con una versione pensata esclusivamente per il settore dei tour e delle degustazioni che vede, ogni anno, migliaia di visitatori nella tenuta che dispone anche di un golf club privato, unico in Italia, e un resort. L’etichetta autoadesiva di uno dei vini – tutti contenuti aggiunge l’enologa in bottiglie di vetro spesso

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verde scuro per preservarli al meglio dagli attacchi della luce – più prestigiosi, il Millecento Brunello di Montalcino riserva Docg, entrato in produzione dal 2010 e messo in vendita sei anni dopo la fase di vinificazione e affinamento, è realizzata su carta White Cotton della Fasson. Un’etichetta prestigiosa come il vino con il simbolo della storica torre stampata dalla tipografia Modulgraf di Castelfranco di Sotto in provincia di Pisa. L’etichetta, spiega Simonetta Doni, è stampata in offset in tre colori e vernice braille. “Una lavorazione molto curata e particolare – aggiunge la designer – così come il contenuto della bottiglia”. Che è avvolta da una carta velina stampata che ripropone nome e logo e chiusa con un lenticolare stampato da un'azienda che realizza le chiusure lenticolari anche per altri prodotti di Castiglion del Bosco come l’olio. Bottiglia e carta

velina sono poi racchiusi in una cassa in legno di rovere, anch’essa brandizzata con insegne incise a fuoco realizzate dall’udinese Lavorazione Legnami specializzata in questo tipo di produzione.

L La cura del packaging riguarda tutta la gamma di vini di Castiglion del Bosco ma anche le grappe, l’olio, il miele. Una cura che si estende anche agli astucci cilindrici in cartoncino fasciato e stampato realizzati dalla Cartplast di Monteriggioni sempre in provincia di Siena. Un astuccio, sottolinea Simonetta Doni, che per la grappa del drago (con il

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Doni& Associati per comunicare l’eccellenza

Stampata su carta Rustique Blanc di Fasson a tre colori (nero, Warm Grey e Pantone blu) con nobilitazione braille. Stampata da Tipografia Oga Autajon di Reggello (FI).

relativo disegno del drago riportato sul packaging) ha una chiusura a incastro e una stampa con un colore nero lucido su sfondo nero opaco, lamina oro e serigrafia con vernici Uv trasparenti. L’etichetta invece è stampata da Oga Autajon su carta Fasson Equipe, a due colori più braille. L’etichetta dell’olio, a seconda del tipo di prodotto, ha il taglio a forma di scudo (come lo scudo verde!) ed è realizzata, sempre con la stampa a cura di Modulgraf, su carta Sirio Pearl Oyster Shell di Manter-Fedrigoni. Sempre alla tipografia Oga Autajon, invece, è affidata la realizzazione dell’etichetta del vinsanto San Michele, stampata sempre sulla stessa carta, a due colori più lamina. Nel 2013 Castiglion del Bosco ha dato vita anche a un’edizione limitata di Brunello di Montalcino dal nome

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La storia di Castiglion del Bosco, conosciuta con gli attuali confini da oltre 800 anni e situata a Montalcino, tra la splendida cornice della Val d’Orcia, dopo essere stata dimora con il suo borgo, la chiesa e il castello che risale al 1100 di importanti famiglie nobili senesi, è tornata a nuova vita nel 2003 quando fu acquisita, e restaurata preservandone le caratteristiche originali (ma dando vita anche a un golf club privato con percorso a 18 buche e il resort a 5 stelle lusso la cui gestione dal 2015 è affidata alla prestigiosa collezione Rosewood Hotels & Resorts) da Chiara e Massimo Ferragamo. Oggi la cantina di Castiglion del Bosco, che fu nel 1967 tra i pochi soci fondatori del Consorzio del Brunello di Montalcino (che oggi conta quasi 250 aziende produttrici) e fu uno dei primi vini italiani a ottenere la Doc e la Docg, è una delle più prestigiose della Toscana, conosciuta anche a livello internazionale, con una produzione di circa 250mila bottiglie all’anno. Con la guida di un team di esperti e profondi conoscitori del settore come Beppe Caviola, consulente enologo, e Ruggero Mazzilli, consulente agronomo, Massimo Ferragamo insieme con l’enologa Cecilia Leoneschi ha intrapreso un lungo percorso partito in primis dalla vigna. Un percorso d’eccellenza che ha riguardato anche il packaging che, dalle etichette agli astucci alle scatole è stato affidato come ideazione grafica e scelta dei materiali a Simonetta Doni, fondatrice e al timone dell’anch’essa prestigiosa agenzia di design Doni&associati di Firenze.

Zodiaco. Un vino, sottolinea Cecilia Leoneschi, di grande personalità, unico nel suo genere. “La selezione accurata delle nostre migliori uve rende questa riserva unica e riconoscibile nel tempo”. E ogni annata viene celebrata con un’etichetta personalizzata, dedicata al simbolo corrispondente dello Zodiaco Cinese, che viene interpretato da rinomati artisti cinesi, in esclusiva per Castiglion del Bosco. Finora sono state prodotte sei diverse annate che i collezionisti di tutto il mondo si contendono. E ogni anno, alcune bottiglie, insieme con il loro prestigioso packaging dagli occhi a mandorla, vengono battute all’asta durante un evento che raccoglie fondi a sostegno di opere benefiche in Italia e in Cina. Un altro dei tanti regali,che si “nascondono” solo nel cuore dei grandi vini.

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I Collezionabili di Print — — — Un laboratorio di bellezza da custodire nel segreto di uno scrignocontenitore. Con i Collezionabili Print offre agli stampatori, ai nobilitatori e alle cartiere la possibilità di mostrare soluzioni di stampa, carte speciali, goffrature, sperimentazioni tecniche e inaspettati accostamenti. Per offrire a designer e art director una raccolta di preziose idee, invenzioni e possibilità combinatorie da custodire e da consultare. I Collezionabili di Print sono uno strumento indispensabile per fare di uno stampato un oggetto speciale, capace di distinguersi, emergere, stupire. Ogni inserto ha un soggetto scelto, stampato e nobilitato da chi lo richiede, sul quale è presente il logo di Print e dei Collezionabili. Gli inserti potranno poi essere conservati in un apposito raccoglitore disponibile su richiesta da maggio 2019. Scrivere a: print@strategogroup.net

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C O P E R T I N A

One small step for a man, one giant leap for mankind Spazio è una linea di vini progettati da Spazio Di Paolo e ispirati a Neil Armstrong: rappresenta l’ideale superamento dei propri limiti e la capacità di saper guardare oltre, proprio come accadde a Neil Armstrong nel 1969, la prima persona al mondo che riuscì fisicamente a superare il tangibile. La linea di vini realizzata con tecniche di stampa innovative, vernici al fosforo e cliché tridimensionali di hinderer+mühlich,

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foil di Luxoro–Kurz e carte Arconvert, è composta da tre etichette, due delle quali prendono vita di notte al buio illuminandosi. Il concetto dello spazio viene esaltato dal buio, dall’assenza di luce e dai riflessi notturni. Questo progetto è stato più volte premiato: nel 2018 si è aggiudicato il Pentawards Bronze a NY, ed è stato pubblicato tra i migliori progetti del 2018 nel libro “The Package 5 Design Book” di Taschen.

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I N T E R V I S T A

Alcoholic drink senza pregiudizi. Abbiamo chiesto a Spiros Malandrakis, uno dei più importanti esperti del mercato degli alcoholic drink, Industry Manager di Euromonitor International, di fare il punto sui possibili sviluppi del segmento, ma anche sulle nuove modalità di consumo e di comunicazione. Il design delle etichette, ci ha detto Malandrakis, dovrà presto aprirsi alle nuove tematiche della contemporaneità, essere più attento a sfruttare le possibilità offerte dalle nuove tecnologie, avviare una riflessione profonda sull’estetica del consumo e dei prodotti, anche in funzione della loro ‘instagramability’. di V A L E N T I N A

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Secondo la ricerca di Euromonitor ci sono stati molti cambiamenti nella consumazione di alcolici nel mondo. Quali sono i trend che condizionano di più questo segmento? Vorrei sottolineare che quasi nessuna tendenza ha lo stesso valore a livello globale, perché molti fattori influenzano questo segmento e tanti hanno rilevanza diversa secondo la cultura e le abitudini nei diversi paesi. Ci sono tuttavia due trend che considero rilevanti in tutto il mondo. Il primo è quello del ‘mindful drinking’ (bere consapevolmente), il secondo ha a che fare con la cosiddetta reputazione che i giovani cercano sul web. La tendenza al bere consapevole è osservabile in particolare nell’aumento del consumo delle bevande analcoliche e naturali come il Seedlip. Si tratta di bevande nate con l’intento di soddisfare una fascia adulta con un prodotto d’alta gamma che non si posiziona più attraverso un linguaggio sottrattivo, cioè utilizzando termini in negativo,

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come ‘senza alcool’ o ‘con meno calorie’, bensì con lo stesso tone of voice usato per la descrizione di bevande alcoliche, vale a dire con un’attenzione rivolta all’aspetto botanico, alla distillazione e all’origine del prodotto. Perfino le generazioni più giovani, ventenni e trentenni, sono sempre più diffidenti nei confronti del consumo di alcool. E anche se nell’immaginario comune si ritiene che siano invece proprio loro a bere di più, in realtà per i produttori di bevande analcoliche il target ideale della comunicazione sono i ventenni e i trentenni e non, come si potrebbe supporre, le donne incinte e le minoranze religiose. La ragione che spiega questo fenomeno sta nell’attenzione che i giovani mettono nella cura dei contenuti che postano sui loro profili social: sono

sempre molto attenti a non compromettere la reputazione con la foto di una serata ‘sfrenata’. Questo secondo trend è piuttosto sorprendente: soprattutto se si pensa che ciò che porta i giovani di oggi a consumare meno alcool non è l’attenzione alla propria salute, quanto una sorta di orgoglio. In più, lo sviluppo delle social media personas avvicina le fasce di età giovani a quanto è più d’impatto su Instagram. In gergo la chiamiamo “instagramability”, il cui esempio più palese è quello di Aperol. Un drink informale, disinvolto e a basso contenuto calorico che di recente ha avuto un picco in termini di consumo. Soprattutto, è arancione! Di grande effetto all’interno di un’immagine che viene postata su quel social network.

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I N T E R V I S T A

L’immagine quindi gioca un ruolo importante, nel consumo di drink. Oltre a quello connesso ai social media, ci sono aspetti legati al design che secondo te costituiscono un trend? Si. L’aspetto legato all’uso dei social è un angolo di osservazione sorprendente ma certamente reale. L’estetica e il design diventano in questo senso sempre più importanti, ma questo contesto non è l’unico che osserviamo. In generale c’è un nuovo fenomeno che emerge da qualche tempo: la valorizzazione dell’artigianalità. Dal punto di vista creativo questo nuovo approccio apre svariate opzioni, in particolare legate allo sviluppo di birrifici e distillerie locali, più piccole e disposte a sperimentare, con produzioni limitate rispetto a brand importanti

ma che fanno leva su credenziali e qualità superiori. Il design, non più costretto da dettagli tecnici sconosciuti al consumatore medio, ora si concentra su elementi come l’artigianato e la qualità del prodotto. Anziché descrivere colline che il consumatore non può vedere, si preferisce raccontare una storia, una suggestione, anche attraverso mezzi tecnologici di cui disponiamo, come la realtà aumentata (AR). Esemplare in questo senso è il vino americano ‘19Crimes’, le cui etichette prendono vita e raccontano storie di criminali puniti nel XVIII secolo. Perché

prodotti di lusso sopravvivano oggi devono accogliere generazioni più giovani fra i loro consumatori. Il produttore deve andare oltre la nobilitazione dell’etichetta e raccontare la storia del brand e dei suoi valori. Ma le storie dovranno confrontarsi con le culture giovanili e i loro interessi, come ad esempio l’ambiente o i diritti LGBTQ. Se tutto questo è comunicato in maniera informale, il messaggio diventa più diretto ed emozionale e cattura l’attenzione del nuovo consumatore.

Spesso sei intervenuto sul tema della cannabis e di come il suo consumo legalizzato in molti paesi possa influenzare il segmento di mercato dei drink alcolici. Puoi spiegarci meglio la tua visione?

E per l'Italia?

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Credo che la cannabis sia il maggior competitor dell’alcool oggi e lo diventerà sempre di più in futuro. A mio parere la cannabis potrebbe prendere il posto dell’industria dell’alcool come la conosciamo oggi. La percezione dei giovani sugli effetti dannosi dell’alcool è cambiata, come ho detto prima. E si sta spostando: gli effetti dell’alcool

sono ritenuti peggiori di quelli della cannabis. Credo che in prospettiva l’industria dell’alcool e quella della cannabis siano destinate a unirsi. Questo processo di fatto è stato già in parte interpretato, in particolare negli Stati Uniti, dove compagnie produttrici di alcolici stanno investendo nel mercato della cannabis. Un esempio è Constellation Brands,

colosso della produzione di birra e vino, che ha investito in Canopy Growth, uno dei maggiori produttori canadesi di cannabis. E lo ha fatto con l’obiettivo di proporre un consumo responsabile e olistico, offrendo l’opzione di drink alcolico o infuso con THC, la sostanza psicoattiva della cannabis.

L'Italia ha una lunga tradizione nella produzione di vini ed è un paese conservativo: i cambiamenti sono accolti con più lentezza rispetto a quello che avviene in altri paesi. Faccio un esempio relativo al packaging: il vino in lattina, già molto diffuso negli Stati Uniti, è ancora ben

lontano dalle tavole italiane. L’innovazione nel comunicare il prodotto (o nello sperimentare) è vista con un po’ di diffidenza e produttori minori che osano nuove strade non hanno lo stesso riscontro che trovano altrove, come nel Regno Unito o, ancora, negli Stati Uniti. Dunque per

l’Italia non è tanto una questione di se ma di quando cambierà: se vorrà rimanere un paese significativo nel mercato internazionale, dovrà recuperare il tempo perso.

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D E T T A G L I

Eccentricità, artigianalità, tecnologie di stampa. Con i tessuti degli abiti, Nava Press riveste

LE COPERTINE DEI CATALOGHI DOLCE&GABBANA Rivestire in tessuto le copertine di riviste d’alta moda o di cataloghi di pregio ha come scopo quello di accrescerne il valore, le qualità estetiche e sensoriali. Di solito si scelgono, a questo scopo, tessuti e tele proposte dai fornitori di rivestimenti. Nel caso dei cataloghi Dolce & Gabbana stampati da Nava Press in occasione delle tre nuove collezioni, la scelta è caduta sui tessuti stessi degli abiti.

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È in tessuto bianco operato il catalogo Corredo Spring Summer 2019, che raccoglie una collezione di abiti bianchi che risaltano sugli sfondi rossi della carta, utilizzata anche per i risguardi. È leopardato il tessuto selezionato per la collezione DG Leo, con risguardi e particolari in nero che danno un tocco glamour all’abbinamento con gli interni neri e marrone. Un prezioso tessuto con filati in oro e rosso riveste la copertina del catalogo Xmas.

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Le copertine: sono state realizzate a mano abbinando i tre tessuti a cartoncini di 2 mm. Hanno un bassorilievo nel quale è stata applicata un’etichetta in tessuto nero con logo bianco. Gli interni: il Catalogo Leo è composto da 56 pagine (7 ottavi) stampato su carta Arcoprint Extra White 140 gr, stampa UV 5/5 colori, risguardo carta Sirio Ultra Black 185 gr. Il Catalogo Corredo è composto da 36 pagine (4 ottavi più un quartino) stampato su carta Arcoprint Extra White 140 gr, stampa UV 4/4 colori, risguardo carta Sirio Cherry 140 gr. Il Catalogo Xmas è composto da 68 pagine (8 ottavi più un quartino) stampato su carta Arcoprint Extra White 140 gr, Stampa UV 6/6 colori (4cromia, + nero + pantone ore 871) La confezione: cartonato cucito con dorso quadro e capitelli di colore nero.

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di A N N A APRE A

Nobilitazioni, formati, materiali, tecniche di stampa. Abbiamo chiesto a quattro studi di design — 63De-Sign, GFC Associati, RGB Srl, Malodesign — tutti specializzati nelle etichette, di raccontarci quali sono in questo momento gli orientamenti e i gusti dei clienti. Ma anche come, dal loro punto di vista, potrebbero evolversi la progettazione e la produzione.

E TU DI CHE ETICHETTA SEI?


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Fabio Barnaba insieme a Piero Narcisi rappresenta il nucleo di GFC Associati. Il team dell’agenzia è composto da persone che condividono una filosofia originale, una passione per la creatività e per la comunicazione. I metodi sempre nuovi si sono evoluti e sono stati affinati nel corso degli anni in un clima di aperta e vivace curiosità verso tutte le forme di creatività. Un costante scambio di idee tra i professionisti che compongono il team aiuta l'azienda a crescere in termini di dimensioni e profondità, sviluppando capacità di valutazione sempre più forti e competenze specifiche.

63de-sign nasce nel 2013 per rispondere alle richieste del settore del packaging per il food. È un momento in cui lo sviluppo delle tecnologie e le innovazioni stanno per affrontare importanti sfide. I fondatori dello studio hanno dunque la possibilità di esplorare la grafica sotto molti aspetti e in ambiti diversi, così da far crescere l’agenzia come un laboratorio di graphic design versatile e impegnato su fronti diversi del mercato. Il team di 63de-sign è composto da: Roberto Ghioni e Cristina Vannini Parenti, i fondatori, Josie Ingoglia e Emanuele Gastini, designer collaboratori, Manuela Scoffo account senior, Paolo Rumi copy senior.

Lo studio Malodesign viene fondato nel 2002 da Diego Marullo e da subito si orienta nel design e nel packaging dell'immagine del vino e delle aziende vinicole, con l’obiettivo di rappresentare e raccontare anima e storia dei clienti: aziende nazionali e internazionali, ma anche giovani case vinicole emergenti. Lo studio segue con attenzione ogni dettaglio del percorso creativo: dal prodotto al processo di stampa. I nostri creativi amano conoscere chi vive producendo vino e mette a disposizione creatività, passione, perfezionismo: perché il vino diventi un’esperienza irrinunciabile.

Rgb è un agenzia di comunicazione integrata con una sede a Cormons e una a Udine, in Friuli Venezia Giulia. È specializzata nella comunicazione del settore food & beverage, che ha sviluppato in oltre 15 anni di attività. Il processo creativo seguito dall’agenzia parte da una solida base di analisi sviluppata dal team interno cui fanno seguito interviste mirate sul campo. Ma è la creatività, nella sua forma più imprevedibile, che ha sempre contraddistinto RGB. L’obiettivo di ogni progetto è sempre lo stesso: realizzare soluzioni che siano in grado di rispondere alle esigenze della committenza.

Cristina Vannini, Roberto Ghioni La personalizzazione può avvenire a più livelli: se si parla di un design unico per persona (ed è già è possibile), se invece si pensa ad un particolare materiale dedicato per firmare un brand (possibile con impasti di carte studiate ad hoc) o se invece è esperienziale e quindi interattivo. Qui il limite è il pensiero progettuale.

Fabio Barnaba, Piero Narcisi La personalizzazione è un tema attualissimo e di grande stimolo per noi. La flessibilità e la commistione fra tecniche di stampa tradizionali e stampa digitale ci permettono già di ottenere delle variabili che vanno incontro a istanze dei clienti sempre più pressanti. Poter avere tirature esclusive in piccole serie stando attenti alle dinamiche di costo. Ma questo è l’aspetto più semplice dove il rapporto è fra designer e committente. La sfida sarà quella fra cliente finale e designer, sfida nella quale probabilmente dovremo poter trovare soluzioni dedicate al consumatore finale con interazioni che passano attraverso la digitalizzazione, i microchip, le tecnologie chatbot, la fruizione dei prodotti attraverso stimoli non solo visivi ma immersivi. Sappiamo bene quanto l’esperienza d’acquisto stia mutando, a favore del web. Il consumatore si allontana dall’acquisto tradizionale, preferendo altre modalità di servizio, ma non rinuncia all’esperienza di un packaging dal valore estetico, e se questo gli garantirà anche un’esperienza di esclusività e di personalizzazione, ancora meglio.

Gabriele Mian Grazie alla collaborazione costante tra diverse figure professionali – il designer, il tipografo e il fornitore di materiali – e al continuo sviluppo di nuove tecnologie, non esiste veramente confine alla personalizzazione. Lo sviluppo della tecnologia in questo come in molti campi, ad esempio, ci permette di raggiungere soluzioni personalizzate anche su quantità di stampa ridotte, portando benefici sia dal punto di vista economico che creativo.

Diego Marullo Oggi la personalizzazione nel settore del packaging Wine & Spirits non ha più limiti. Possiamo personalizzare il vetro della bottiglia, creare quindi un contenitore unico, sia nella forma che nei colori, aggiungere decori o incisioni. Possiamo creare qualsiasi tipo di etichetta, abbiamo la possibilità di personalizzare capsule, sugheri, i top dei tappi fungo. Abbiamo poi gli Sleever con i quali è possibile decorare tutta la bottiglia. Ogni elemento del packaging di una bottiglia è personalizzabile. L’unico freno è il budget del progetto: proprio in base a questo dobbiamo essere in grado di creare progetti eccellenti per qualsiasi portafoglio.

DIEGO MARULLO MALODESIGN

GABRIELE MIAN RGB SRL

LA PERSONALIZZAZIONE: FIN DOVE POTREBBE SPINGERSI?

FABIO BARNABA PIERO NARCISI GFC ASSOCIATI

CRISTINA VANNINI ROBERTO GHIONI 63DE-SIGN


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Cristina Vannini, Roberto Ghioni Nel wine design, che mai come oggi sta godendo di una super tecnologia, la tendenza in generale è di sfruttare al massimo quanto di più innovativo e particolare si possa adattare al progetto grafico. Siamo designer da circa 30 anni, da 5 in questo settore, affascinati dalle innovazioni di stampa e dalla ricerca sui materiali: pigmenti anche luminescenti, lamine speciali e carte non solo di legno (cotone, polvere di marmo, scarti biologici) che aiutano il racconto. Il vino oggi crea tendenza, ha più che mai una forte affinità con lusso (affordable luxury), col mondo del fashion e del design. Gli stili variano secondo i mercati, si va verso la rincorsa all’unicità. La difficoltà è offrire distintività e bellezza nella narrazione anche con budget piccoli, senza penalizzare la qualità del brand. In questo ambito tecnologia smart, stampa digitale e vernici tattili sono usate con qualità anche per piccole tirature. Per Opera Rosès - brand della prima azienda vinicola italiana dedicata solo al vino rosato – abbiamo studiato un’etichetta che esprime la leggerezza della primavera sul Garda. Per raccontarla abbiamo deciso di usare la tecnica di paper-cut. L’etichetta ha trovato una sua edizione partendo da un film trasparente, nobilitato da un bianco in più passaggi che ha regalato la sensazione dello spessore del taglio cartaceo e l’uso di due lamine della nuova gamma Luxoro: una bronzo rosato e una cangiante per dare luce e tridimensionalità al pizzo. Un attento lavoro di ricerca ci ha consentito di realizzare un effetto di grande eleganza.

Fabio Barnaba, Piero Narcisi Mai come in questo momento un designer dispone di tali e tanti strumenti per manifestare la propria creatività. Si percepiscono nuove tendenze non soltanto sul versante estetico ma soprattutto nelle modalità di realizzazione del packaging. E questo grazie alla ricerca di tanti player che contribuiscono ogni giorno allo sviluppo di innovazioni che ci aiutano a trovare soluzioni fino a qualche anno fa impensabili: dalla stampa ai supporti cartacei, dalle nobilitazioni alle forme dei contenitori, dai materiali tradizionali a quelli eco-sostenibili. Tuttavia in questo scenario di grande stimolo, vediamo una tendenza all’esagerazione e alla sovrapposizione, al non considerare il vero spirito di una creatività che non deve solo stupire ma assolvere alla sua funzione di servizio al consumatore. Ciò non vuol dire conformarsi a canoni precostituiti, anzi la sfida è proprio quella di essere sempre più creativi, salvaguardando i canoni propri di ogni prodotto. Dopo un primo momento di stupore sarà difficile per un consumatore far proprio l’acquisto di un vino che somiglia a una birra, o un profumo che sembra un giocattolo per bambini. Con questo diciamo solo che un packaging di successo deve avere il plauso di chi si occupa di stile, ma soprattutto deve avere una resa efficace e duratura nel mercato. Perché è al mercato che deve rispondere. Per poter essere scelto in mezzo a tanti altri.

Gabriele Mian Il minimalismo regna sovrano: pensate a tutti i grandi marchi, che sono passati da uno stile classico molto carico e ricco di elementi a uno moderno e minimale. Così facendo, anche il packaging diventa più semplice, lineare e di più facile lettura. I colori sono principalmente tenui, pastello. A volte però sconfinano in sfumature che contengono al loro interno tonalità fluo. Forma e sovrapposizione di materiali sono stati e verranno molto spinti da parte dei designer anche in questo 2019. Sono elementi che danno libero sfogo alla composizione, alla creatività. Se fino a poco tempo fa, per esaltare l'immagine di una etichetta o di un determinato pack, bastava l'utilizzo di una lamina in oro, adesso finiture come l'embossing o il debossing vengono mescolate a diversi materiali e lavorazioni, per creare soluzioni uniche ed innovative. Uno dei trend di sicuro interessante, soprattutto nei mercati asiatici, è rappresentato dalle etichette smart: in Italia chiamate “etichette intelligenti”, ora non sono più unicamente O2O (offline to online), ma creano una sinergia tra gli elementi O+O (online + offline). Grazie ad apposite applicazioni è possibile ad esempio ordinare direttamente, e in pochi passaggi, la bottiglia di vino che si sta degustando.

Diego Marullo La tendenza generale è una ‘pulizia grafica’ che non vuol significare minimalismo, ma l’evitare di aggiungere inutili elementi di confusione e distrazione nella lettura dell’etichetta. Un etichetta deve essere ben leggibile, incuriosire e attrarre il consumatore al colpo d’occhio. Ecco quindi che ogni forma di nobilitazione e lavorazione tipografica aiuta a valorizzare i nostri progetti, come ad esempio le vernici braille, l’uso di particolari rilievi tridimensionali, le varie lamine nelle loro molteplici versioni, i colori metallizzati, i glitterati, l’aggiunta di elementi quali sigilli in resina; le fustelle che determinano la forma dell’etichetta, fino ad arrivare a etichette dove parte della carta viene rimossa per creare dei giochi grafici. Un’altra tecnologia interessante è la stampa digitale “mosaic”, che ci consente di avere una personalizzazione infinita della stessa etichetta (vedi Nutella, Coca Cola). Ovviamente tutto ciò deve essere utilizzato con la massima sensibilità per non snaturare e rovinare un progetto. Per l’uso delle tecnologie Smart, anche se lento in Italia, vedo un futuro interessante, come ulteriore mezzo di comunicare easy e attuale.

QUALI SONO LE TENDENZE NELLE ETICHETTE IN FATTO DI DESIGN, NOBILITAZIONI, FORMATI?


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Cristina Vannini, Roberto Ghioni Elaboriamo di solito soluzioni sempre innovative e ci impegniamo volentieri in progetti dove è richiesta una particolare abilità tecnica-stilistica. E’ il caso di Colomba Platino, vino storico del Gruppo Duca di Salaparuta, voluto da Topazia Alliata nel ‘59. Oggi si presenta come allora nella bottiglia (renana) slanciata ed elegante. L’esigenza era quella di ringiovanire un prodotto classico destinato a un mercato alla ricerca continue novità. Il restyling, iniziato internamente al Gruppo con lo studio dell’evocativa fustella a forma d’ala voluta da Stefano Pellegrini (Design & Communication Manager - Spirits), lo abbiamo arricchito con un attento studio di lettering e una texture ispirata alla colomba di Picasso in memoria della grande passione per l’arte di quei tempi che tanto ispirava Topazia. La carta che abbiamo scelto é la Icy White Ice Premium di UPM Raflatac perché offre un al consumatore una esperienza tattile naturale ed importante, con un punto di bianco che lascia risaltare il brand in argento e garantisce una ottima performance nel cestello.

Fabio Barnaba, Piero Narcisi Ci occupiamo quasi sempre di un posizionamento generale dell’immagine di un’azienda. In questo contesto non vediamo l’etichetta come un progetto isolato, ma come un elemento che fa parte di un processo creativo, organico e coerente, in linea con il sentiment che l’azienda vuole trasferire. Ogni progetto è frutto di un’analisi profonda del contesto, del target di riferimento, delle aspettative del cliente, delle sedimentazioni per linee di prodotto, dei mercati nei quali sarà collocato. Ci troviamo sempre più spesso di fronte a modalità di gusto che variano in funzione dei mercati nei quali il prodotto dovrà essere collocato. Una case-history di successo ha riguardato il rebranding di Cantine Coppi, la quale dopo molti anni ha deciso, in virtù anche di un cambio generazionale, di riproporsi sul mercato con una immagine completamente nuova. Un progetto globale che ha riguardato la brand-identity, la stratificazione verticale di tutte le linee, pur mantenendo un family feeling che potesse rendere coerente il messaggio di ricercatezza nella realizzazione, e di valore di tutti i vari prodotti.

Gabriele Mian Siamo un'agenzia multisensoriale: i nostri progetti vengono realizzati seguendo tutti gli input che accogliamo durante la prima analisi, siano essi dati derivati dai mercati, necessità o anche semplici sensazioni trasmesse dal cliente. Allo stesso modo, quando creiamo un'etichetta, la nostra visione viene arricchita da una serie di elementi che renderanno unico il progetto finale. Come nel caso di questa serie di etichette, realizzate per un'importante azienda turca che esporta i suoi prodotti in tutto il mondo. Parliamo di tre vini, due rossi e un bianco, che hanno come comune denominatore il tempo che trascorrono nel processo di affinamento in botte: questo è stato il tema della progettazione che ci ha portati a realizzare tre diverse etichette, una per ogni singolo prodotto, nonostante siano appartenenti ad un’unica linea. I protagonisti di questa serie sono una fase lunare, una decorazione che ricorda l'inizio del ‘900 e gli anelli di un tronco sezionato. Potrete notare come la grafica venga sempre racchiusa all'interno di un cerchio; come il logo e il nome del vino siano posizionati sempre nello stesso punto e come anche le lavorazioni in lamina e di verniciatura Braille compaiano in tutte e tre le etichette, anche se in modi diversi.

Diego Marullo Parliamo di due progetti: uno classico, uno moderno. Il primo è il restyling eseguito per Castello di Verrazzano sulla sua storica etichetta del Chianti Classico. Siamo partiti ripulendo ogni elemento grafico presente che negli anni e nelle varie ristampe si era sciupato e rovinato. Ogni lettera è stata ridisegnata a mano e ‘ringiovanit’, eliminato ogni elemento superfluo, ricreato la vecchia impaginazione, ma donando più respiro e leggibilità. La stampa ha enfatizzato il progetto, abbiamo scelto una carta cotone per conferire un’importanza e storicità molto forte, eliminato l’oro e ricercato un colore nero ultra profondo. Alcuni elementi braille hanno poi conferito una modernità che contrapposta alla classicità della composizione, ha dato nuova vita a questa etichetta,pa trimonio della storia del castello. Il secondo progetto riguarda 958 Santero Pop Art. La richiesta era avere un prodotto ambasciatore dell’azienda che veicolasse il brand in maniera easy per un target giovanile. Abbiamo preso spunto dalla passione del titolare dell’azienda per la pop art, quindi sfruttando lo sleever, abbiamo rivestito tutta la bottiglia di giallo e disegnato sopra un etichetta che riporta solo il brand, inoltre abbiamo aggiunto una particolare fascia verticale bianca, che simula un riflesso di luce, come se la bottiglia fosse dipinta su un quadro. La 958 Santero Pop Art è oggi riconoscibile in un batter d’occhio.

PARLIAMO DI UN’ETICHETTA CHE ESPRIMA LA VOSTRA FILOSOFIA PROGETTUALE?


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Fabio Barnaba, Piero Narcisi Se parliamo di vino e olio, la scelta della bottiglia, è il primo passo verso un buon risultato. La bottiglia è una fonte di stimolo creativo e contribuiamo spesso alla creazione di valore attraverso la forma. Bastano piccoli dettagli per rendere esclusiva una bordolese qualsiasi, e non mi riferisco solo al logo in rilievo vetro su vetro. Collaboriamo spesso con le vetrerie per apportare piccole modifiche che rendano la bottiglia unica per il nostro cliente. In questo senso il mondo dell’olio è maggiormente ricettivo rispetto al vino.

Fabio Barnaba, Piero Narcisi L’anima di una etichetta è la carta, il luogo della creatività, ciò che ispira la rappresentazione delle nostre idee, la superficie sulla quale si materializzano i desideri di un designer. La migliore creatività senza la giusta carta perde la sua efficacia. Non esiste una regola, il tutto si basa su sensazioni, ruvidità, tattilità, spessore, colore. Sono tanti aspetti che si sommano e contribuiscono alla scelta, indubbiamente di grande importanza: quelli tecnici, la compatibilità con la stampa o le nobilitazioni, la resa alle sollecitazioni termiche, all’acqua. Comunque sempre facendo sì che la superficie viva il più possibile, non diventando solo una base, ma che si mostri dando valore alla rappresentazione del prodotto.

Diego Marullo In primis per il tipo di vino, esistono carte per vini rossi, e carte dedicate per i bianchi, resistenti all’umidità, e quindi al cestello dei ghiaccio. Poi entra l’aspetto sensoriale, ovvero individuare una carta che rispecchi, valorizzi il progetto, lo renda unico.

Diego Marullo La forma della bottiglia è fondamentale, basta pensare che l’etichetta è l’abito della bottiglia. Come ogni bravo sarto dobbiamo quindi creare uno shape e individuare formati che valorizzino la bottiglia stessa.

Gabriele Mian Ci stupiamo sempre, nonostante i nostri diciassette anni di attività, di come la carta sia in grado di capovolgere l’aspetto finale del progetto. Essa infatti esprime, al pari della grafica o delle lavorazioni, diversi concetti che stanno alla base del prodotto e che soprattutto sono in grado di attrarre il target ideale del prodotto stesso. In questo processo di scelta del supporto corretto non dobbiamo inoltre mai dimenticare altri fattori esterni, come il canale di vendita, la tipologia di prodotto, le condizioni di conservazione e il metodo di servizio.

Gabriele Mian Nel nostro lavoro esistono diverse componenti che influenzano la progettazione finale di un'etichetta. Se dovessimo suddividerle per importanza, credo che la forma della bottiglia potrebbe valere circa un 30% della potenzialità finale. La bottiglia impone già la forma dell'etichetta. Orizzontale o verticale? Avvolgente o meno? E ci permette di capire a che altezza questa debba essere applicata. Riteniamo sia comunque indispensabile conoscere sin dall'inizio del progetto quale sarà la forma della bottiglia sui cui la nostra etichetta dovrà essere applicata.

CON QUALI CRITERI SCEGLIETE LE AZIENDE DI STAMPA?

Cristina Vannini, Roberto Ghioni Scegliamo le carte per le loro caratteristiche tecniche. Poi per conformità al budget. Sicuramente consideriamo la resa cromatica. Ci sono carte che regalano lucentezza e profondità ai colori, altre materiche che aiutano la tridimensionalità del design in stampa. La carta è il supporto più nobile con il quale esprimersi.

IN BASE A QUALI ELEMENTI SELEZIONATE LE CARTE?

Cristina Vannini, Roberto Ghioni Non si può prescindere da essa. Il progetto di design e il “movimento” della fustella importantissimi per impreziosire e vestire la bottiglia - devono trovare un equilibrio estetico. La label resta il primo mezzo di comunicazione del prodotto.

QUANTO CONTA, NELLA PROGETTAZIONE, LA FORMA DELLA BOTTIGLIA?


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Fabio Barnaba, Piero Narcisi La scelta delle tipografie è fondamentale per materializzare un progetto nel modo desiderato, lo facciamo attraverso una profonda conoscenza delle loro competenze che possono variare in funzione dell’esperienza acquisita su determinate lavorazioni, o su tecnologie di stampa innovative o specifiche. Lo scenario competitivo è abbastanza ampio, ma è nostra prassi non occuparci di quanto costa il prodotto finale, incombenza che preferiamo demandare ai nostri clienti. In questi anni abbiamo comunque selezionato quelli che rispondono al meglio in termini di servizio e qualità, ma soprattutto in termini di rapporti umani, comprensione e risoluzione dei processi di stampa. Consideriamo gli stampatori dei maestri dai quali attingere esperienza e consigli utili per affrontare sfide creative realizzabili, in senso tecnico ed economico. Dobbiamo sempre ricordare che il progetto è funzionale alla reale fattibilità e congruità economica.

Gabriele Mian La capacità di risolvere i problemi e fornire soluzioni: questa per noi è la principale caratteristica che ricerchiamo continuamente nei nostri partner. La stampa è un processo fondamentale ma non è l'ultimo passo da compiere prima di vedere realizzato il nostro progetto. Alla fine c'è l'applicazione, sulla bottiglia o su un determinato prodotto, del “vestito” che abbiamo progettato. Spesso ci rechiamo nelle diverse aziende per capire quale possa essere il processo di applicazione dell'etichetta o di un determinato packaging. Il processo di stampa resta comunque un passo molto delicato che deve essere affrontato con scrupolo. Per i nostri progetti, da qualche anno, abbiamo scelto di collaborare con la Labelit, tipografia dal rinnovato dinamismo e in continua crescita, che ci dà un' importante garanzia (oltre a un'ottima qualità) quella di rispondere sempre in modo celere e di aiutarci a risolvere i problemi che possono presentarsi in un mondo sempre più esigente.

Diego Marullo Generalmente le grandi aziende hanno già i loro fornitori fidelizzati e sono tutte tipografie eccellenti, quindi il nostro compito è quello di confrontarci coi tipografi prima della produzione per definire il progetto e individuare le soluzioni adatte per  ottenere il miglior risultato qualitativo. Con le aziende che ci chiedono suggerimenti o nominativi, ci regoliamo in base ai quantitativi di stampa e alle tecnologie di stampa utili al progetto. Le aziende che più frequentemente utilizziamo sono: MCC Multicolor, Modulgraf , Fustelgrafica, Grafiche Seven gruppo Autojon – Verona.

Cristina Vannini, Roberto Ghioni L’etichettatura ti dà una enorme flessibilità, basta solo pensare alle differenze dei requisiti richiesti da ogni Paese. La stampa diretta su vetro non è un’alternativa, ma un diverso mezzo espressivo.

Fabio Barnaba, Piero Narcisi Questo è un aspetto che di recente stimola la nostra fantasia, che tuttavia è frutto di una futura visione di eco sostenibilità, che a sua volta è un argomento di cui molto si discute, sul quale probabilmente bisogna avere un approccio più avanzato. Bisogna incominciare a discutere sul senso vero dell’eco sostenibilità attraverso una reale riduzione dell’impatto del packaging sul sistema, che malgrado l’impegno profuso è ancora molto lontano da un obiettivo concreto. Se dovessimo pensare a una rivoluzione nel settore delle etichette credo che questa potrebbe essere una strada percorribile, con macchine da stampa in linea nel processo d’imbottigliamento. Tale processo andrebbe incontro ai grandi produttori che hanno svariate linee o private label. Questa ipotesi e antitetica rispetto al nostro lavoro di designer, legati al mondo della carta e alla sua bellezza, ma potrebbe essere una modalità ricca di nuove sfide.

Gabriele Mian Il vino è un prodotto emotivo, che necessita di elementi in grado di comunicare a tutti i nostri sensi; crediamo fortemente che tutte le innovazioni in questo campo siano elementi positivi, capaci di stimolare la creatività dei designer. La stampa su vetro potrà essere uno di questi elementi, ma non crediamo si sostituisca alla carta, anzi, secondo noi la carta sarà in grado di ritagliarsi uno spazio qualitativamente più elevato, grazie proprio alle sue svariate caratteristiche. Sicuramente alcuni prodotti, per dinamiche di costo e facilità di produzione, in determinati mercati troveranno una forte espansione (basti pensare che nel mercato americano sono comparse da tempo le lattine di vino), ma la vecchia etichetta impolverata, conservata con tanto di cellophane, sarà sempre custodita con orgoglio negli scantinati di milioni di appassionati.

Diego Marullo Le etichette in carta non scompariranno nonostante gli sviluppi della stampa su vetro per almeno due motivi. Primo, l’etichetta in carta ha una sua personalità ed è a noi più familiare. Secondo, la serigrafia ha molte più limitazioni rispetto alla liberta della stampa tradizionale su carta. Ha comunque il suo fascino e suscita nel consumatore attenzione. Non scordiamoci comunque che i vini oggi vanno su vari mercati, le tempistiche sono brevi, quindi è meglio pensare sempre ad una serigrafia ma unita ad un etichetta nella quale inserire le normative legali per i vari paesi.

CON LO SVILUPPO DELLA STAMPA SU VETRO SI PUÒ PENSARE CHE, IN PROSPETTIVA, LE ETICHETTE IN CARTA POSSANO SCOMPARIRE. COSA NE PENSATE?

Cristina Vannini, Roberto Ghioni Lavoriamo con aziende che hanno un loro ufficio qualità e controllo. Abbiamo lavorato con Unilabel, una azienda toscana con la quale abbiamo svolto molta sperimentazione e che resta un punto di rifermento per molti lavori in corso. Da alcuni mesi stiamo collaborando con Eurostampa, fornitore ufficiale di Illva-Gruppo Duca.


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Il design delle bottiglie vince la sfida della personalizzazione di M A R I L D E

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MOT TA

Si chiama O–I : Expressions Relief la nuova tecnica di stampa digitale su vetro, che consente ai brand di creare packaging personalizzati, capaci di esaltare le qualità espressive e sensoriali dei contenitori, e di farlo in una gamma molto ampia di colori e decori. In più, grazie alla stampa digitale, è possibile incorporare sulla superficie della bottiglia non poche soluzioni di anticontraffazione. Dei vantaggi che i brand possono ottenere e della versione premium di questa tecnologia, battezzata O–I: Expressions Relief, ma anche di molto altro ne parliamo con Melianthe Leeman, Global Innovation Platform Director di O–I, leader mondiale nella produzione di packaging in vetro.

Quali sono le principali differenze fra serigrafia e stampa digitale nel packaging in vetro? Qual è la scelta di O–I e quali le ragioni alla base della scelta? Lo sviluppo del processo tradizionale di progettazione di un nuovo contenitore in vetro implica una complessa serie di passaggi: dal disegno tecnico e ingegnerizzazione dello stampo ai prototipi e all’ordine della serie completa di stampi, il che significa un processo NPD (new product development) di svariati mesi. Parimenti, se il contenitore è serigrafato, questo richiede un laborioso processo produttivo di pre–stampa e di messa a punto, montaggio, registrazione, aggiustamenti, ecc..

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O–I : Expressions consente ai clienti di sviluppare un imballaggio nuovo e diverso utilizzando un processo digitale molto più semplice e breve, ovvero con molti meno passaggi e trasferimenti in confronto al processo di NPD e che può andare direttamente verso la produzione commerciale dopo l’approvazione dei campioni, riducendo il tempo necessario da mesi a settimane. Inoltre O–I : Expressions Relief è un segno distintivo. O–I offre ai brand l’opportunità di creare effetti che producono un’esperienza tattile attraverso la stampa con goffratura a rilievo, anche a colori. Questo elemento aggiunge alla bottiglia una dimensione completamente nuova, consentendo ai brand di interagire con i consumatori attraverso il sen-

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so del tatto nel momento in cui la confezione viene maneggiata. Tutto ciò supera le precedenti sfide e consente di sviluppare goffrature personalizzate anche per i clienti che ordinano piccoli volumi, come accade nel segmento artigianale. Gli inchiostri utilizzati nella stampa digitale su vetro costituiscono un problema nel riciclo del vetro? Vengono utilizzati inchiostri organici e inchiostri a indurimento UV per cui non c’è impatto sul processo di riciclo: il vetro stampato O–I : Expressions resterà riciclabile al 100% all’infinito. Se ci riferiamo a contenitori di vetro stampato, gli inchiostri bruciano nella fornace. E dunque non ci aspettiamo alcun

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impatto negativo nel processo di fusione, formazione, e neppure problemi ambientali nel fondere il vetro con applicati inchiostri UV. Per quanto riguarda il colore della bottiglia, o del vasetto, è meglio utilizzare il vetro flint, o qualsiasi colore del vetro è adatto? Può farci qualche esempio? Come illustrato nelle immagini, possiamo stampare su tutti i colori del vetro. Il vetro flint [trasparente] tende ad essere la soluzione migliore quando è necessario stampare disegni con colori semi–trasparenti, o trasparenti. Pensa che la stampa digitale possa essere d’aiuto nella lotta alla contraffazione? 

La stampa digitale può veramente incorporare alcune soluzioni anticontraffazione, dai QR–code alla serializzazione ed è anche possibile creare disegni unici, che variano a caso, anche altamente complessi. Come vede il futuro del digital printing per il packaging in vetro per il mass market e per i prodotti di lusso? Il digital printing per il packaging in vetro è oggi ancora allo stadio iniziale, ma la tecnologia si sta continuamente evolvendo, aprendo nuovi campi di applicazione grazie al costante miglioramento della qualità e della velocità di stampa. Secondo la ricerca di Smithers–Pira, la stampa digitale per il packaging sperimenterà una rapida

crescita e sviluppo (13% CAGR) entro il 2022. Guidata dalle tendenze volute dai consumatori circa la personalizzazione e l’effetto premium, il segmento food and beverage è stimato come categoria a più rapida crescita. In O–I vediamo maggiori benefici nell’essere convolti nella definizione del futuro del digital printing sul vetro. O–I : Expressions ci offre un fantastico obiettivo per una crescita più importante in segmenti ad alto valore, il che si lega alla nostra vision strategica che consiste appunto nel fare leva sulla tecnologia per espandere i nostri servizi e le nostre competenze.

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IN PRINCIPIO FU LA BALENA, SIMBOLO VITALE DI UN UNIVERSO SORGIVO, CHE OGGI RIVESTE DI BELLEZZA IL BAROLO Luxoro presenta il progetto firmato da Mario di Paolo per il Barolo della cantina di Michele Chiarlo.

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Per il 2019 abbiamo deciso di raddoppiare. Presentiamo ben due etichette in edizione speciale. Poiché ci è parso impossibile scegliere tra le due proposte dell’art director Mario Di Paolo, le abbiamo realizzate entrambe. Sono così diverse tra loro, tuttavia così espressive, che sarebbe stato un peccato escluderne una.

Vuoi vedere dal vero le due etichette di cui parliamo in queste pagine? Sono esposte al Vinitaly, allo stand di Michele Chiarlo:

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Il progetto Barolo Balena è dedicato alla natura e al suo volgere infinito, al processo continuo di trasformazione e creazione che, senza sosta, disfa e ricompone la materia, ci riconduce al suo gesto ininterrotto, a quel moto che genera incessante stupore. Protagonista della storia è il Barolo della Cantina di Michele Chiarlo, prestigioso vino conosciuto in tutto il mondo. Proprio nelle vigne di Chiarlo è stato ritrovato lo scheletro di un’antica balena, oggi conservato nel Museo Paleontologico di Asti. Non è un caso che nelle terre del Barolo, prima occupate dal mare, si trovino fossili marini. Quelle terre cominciarono a emergere tra i 5 e i 2 milioni di anni fa, nell’ Età Plioceni-

ca, lasciando sul fondo memorie antiche delle creature che li abitarono. Ecco perché le colline intorno al Monferrato e le Langhe stesse custodiscono così tante testimonianze del loro passato e sono così ricche di fossili e di antichi sedimenti marini. Ed ecco anche la ragione per cui una balena diventa simbolo di un vino. La creatività, come la natura, trasforma tutto: attinge all’originario, carsicamente lascia affiorare nuove forme rigenerate dal passato. Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. L’inesorabile ingranaggio che permette la trasformazione è proprio quello che consente che l’idea diventi realtà. Le etichette stesse non sono altro che

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il risultato di un processo di metamorfosi e trasformazione. A partire dall’atto creativo coinvolgono tecnica, materiali, passione, competenza, persone e portano alla realizzazione di un’opera unica e inedita. LA METAMORFOSI Le due etichette Barolo Balena rappresentano l’evoluzione della natura e il suo stupore e l’intuizione di Mario Di Paolo ha dato vita a due opere che riescono ad esprimere la meraviglia del mondo che avanza e cambia forma. Per la realizzazione di queste opere abbiamo voluto ancora una volta coinvolgere i nostri partner di Industria Grafica Eurostampa che hanno

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Nella prima etichetta, lo scheletro della balena è immerso nella terra delle Langhe così com’è stato ritrovato. È evidente da subito che i toni e la consistenza dell’inchiostro di stampa sono estremamente naturali e reali, la formula sviluppata per ricreare la densità e il colore delle Langhe è stata infatti ottenuta utilizzando proprio la terra della vigna di Michele Chiarlo. La preziosità del fossile immerso nel proprio habitat è data dall’oro stampato a caldo con cliché Hinderer+ Mühlich di Leonhard Kurz di cui Luxoro è rivenditore esclusivo in Italia. I riflessi dell’oro esprimono a pieno la magnificenza che la balena rappresenta da sempre nella storia, nella letteratura e soprattutto nella natura.

La seconda etichetta richiama la sagoma della balena nella quale è visibile al centro il fossile stampato a secco con il clichè Hinderer+Mühlich. Questa versione di Barolo Balena è un’autentica opera di creatività e tecnologia, è stata infatti progettata per essere incollata parzialmente alla bottiglia lasciando libera la parte finale della coda, così da poterla sollevare e applicare sulla parte alta della bottiglia accanto al fregio della cantina. In questo modo l’etichetta lascia intravedere la parte dorata, stampata a freddo, che fa da contrasto col resto dell’etichetta donando luce a tutta la composizione. Questa seconda etichetta, anch’essa progettata da Mario Di Paolo, è un gioco di forme e bagliori, la coda sembra prendere vita staccandosi dalla bottiglia. Ne risulta un’ etichetta tridimensionale che conquista lo spazio circostante con effetto pop-up.

fatto un grande lavoro frutto di tenacia e di esperienza e, attraverso le tecnologie e la competenza che da sempre li contraddistingue, sono riusciti a ottenere un risultato di stampa oltre le aspettative. La nostra sfida nel voler narrare la storia della balena nelle langhe è stata possibile a partire da Mario Di Paolo che, con le sue intuizioni, trasforma ogni opera in un’emozione, passando per i partner di Eurostampa che accettano sempre senza timore ogni avventura garantendo risultati impeccabili e infine un immenso grazie va a Michele Chiarlo e suo figlio Alberto che con la loro genuina passione e accoglienza hanno aperto la cantina di famiglia e condiviso il loro racconto.

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Verde per natura

Andare verso il futuro è un movimento che implica sempre un percorso a ritroso fino alle origini. È quanto è stato fatto insieme a Bottega Verde: ne abbiamo ripercorso l’intera storia per metterne a fuoco i tratti più identitari su cui poggiare il progetto per il futuro della marca.

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ROGER BOTTI è dal 2008 Direttore Generale e Creativo di Robilant Associati. Il suo ruolo coniuga insieme competenze manageriali, supervisione creativa e responsabilità organizzative. Botti vanta un’esperienza consolidata nel Brand Design e nel Packaging Design. Si occupa anche di Corporate Identity per importanti brand. Sotto la sua supervisione si è consolidato in RobilantAssociati un team dedicato a progetti di Retail Branding e Digital Strategy. Appassionato osservatore dei comportamenti di consumo, interviene spesso come relatore a conferenze e convegni.

Dalla piccola erboristeria di Pienza, nel senese, fondata nel 1972 l’azienda si è affermata sullo scenario della cosmesi con un modello unico “a filiera corta”. Bottega Verde produce alcuni dei principi attivi naturali che danno vita alle linee più iconiche della marca, coltivati in Italia e in particolare all’interno della Tenuta Massaini, luogo reale e autentico da cui ha origine il marchio; seleziona i migliori ingredienti e principi attivi dalle zone più vocate di tutto il mondo; formula nei suoi laboratori di ricerca e sviluppo in Italia e distribuisce nei suoi 420 negozi monomarca in Italia e all’estero.  Il progetto di branding punta a portare alla luce la vocazione naturale, l’italianità e il forte legame con la Toscana, il perfezionamento produttivo, la forza distributiva e la vicinanza alle persone: con l’obiettivo di trasferire ai consumatori la fedeltà alla matrice erboristica e la trasformazione in un’azienda moderna e sofisticata in grado di gestire l’intero processo dalla terra al consumatore. Dai prodotti, ai negozi, alla comunicazione, tutto punta a costruire un immaginario valoriale comune, un percepito più forte e qualitativo in linea con le caratteristiche dell’azienda e il livello dei suoi prodotti. Logo, storytelling, packaging e punto vendita sono oggetto di riprogettazione in un’ottica di una maggior consistency di marca.

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Il volto del brand cambia per la prima volta dal lancio: il tratto grafico più moderno e fresco genera un germoglio stilizzato a testimonianza di una marca che scaturisce dalla natura. L’architettura della gamma è oggetto di revisione così come i packaging di alcune linee di prodotto con l’obiettivo di aumentare il peso e l’autorevolezza della marca e ed esaltare la naturalità delle formule nel packaging di prodotto, per un’immagine d’insieme più coordinata e ricercata. Il nuovo key visual celebra Tenuta Massaini con un nuovo elemento distintivo al centro: una vasca immersa nel verde, elemento di congiunzione tra natura e cosmesi ed elemento evocativo dell’esperienza di benessere naturale offerto da Bottega Verde. Per il retail la scelta stilistica ricade su una maggiore pulizia estetica e formale nei colori e negli arredi, per maggiore rilievo allo storytelling di marca e ai prodotti, veri protagonisti dello store. Candide pareti bianche accolgono il racconto di marca “Coltiviamo, selezioniamo, trasformiamo”; gli arredi hanno colori tenuti per lasciare spazio all’esplosione di natura dei prodotti; la Toscana vive attraverso un elemento di forte caratterizzazione: il cotto che riveste le mensole della zona Tenuta Massaini, dove sono esposti i prodotti iconici della marca. Per finire, la vasca del key visual diventa elemento espositivo reale al centro del negozio. Ogni elemento del nuovo storytelling è progettato, sin nel più piccolo dettaglio, per dare corpo a una chiara, semplice e proprietaria promessa di marca: “Bottega Verde. Dove la natura diventa bellezza”.

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Icma intensifica il calendario degli incontri CON IL MERCATO DEL LUSSO L’anno si è aperto per Icma con la presenza, a gennaio, a ADF&PCD Paris, una fiera di fondamentale importanza per il settore cosmetico che, più di altri, sta sperimentando sia in chiave creativa sia per quel che concerne la sostenibilità ambientale. Icma ha presentato la gamma completa della sua produzione. L’8-10 marzo, a Catania, in occasione di Expo Pubblicità Icma ha preso parte grazie al recente accordo di agenzia con Salvatore Chiarenza. Le sartorial paper di Icma sono state esposte nello stand di Adiscart Packaging. La mani-

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festazione Expo Pubblicità, incentrata sulla comunicazione visiva, per la sua tredicesima edizione ha raddoppiato gli spazi espositivi (8.000 mq) e sta diventando un polo di attrazione sia per i Paesi del Mediterraneo sia per il Sud Italia che annovera importanti brand. In ordine di tempo, il successivo appuntamento sarà a Milano per Packaging Première (28-30 maggio), l’unica fiera italiana dedicata al packaging di lusso. Icma metterà in mostra una nuova collezione di carte che rinnova e amplia una delle 8 famiglie di prodotti di cui si compone Prêt-à-Porter. La col-

lezione sarà disponibile a magazzino anche per piccoli quantitativi. Un momento particolarmente importante sarà la presenza di Icma a LuxePack Paris (4-5 giugno) evento dedicato alle aziende che hanno sviluppato soluzioni innovative nell’ambito della eco-sostenibilità. Icma vi prenderà parte con un progetto di radicale innovazione in ambito di impatto ambientale che ha attirato l’interesse della commissione di esperti incaricata di assegnare i limitati spazi espositivi. Icma esporrà dunque un progetto sfidante, rivolto ai marchi d’alta gamma,

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che vogliono minimizzare l’impatto ambientale pur mantenendo inalterata la percezione e la sostanza del lusso per il loro packaging e l’immagine corporate. Per sostenere l’espansione sui mercati esteri, che attualmente raggiunge 27 Paesi, Icma ha scelto di rinnovare la propria partecipazione a LuxePack Monaco (30 settembre-2 ottobre), la fiera di riferimento per il packaging di lusso. Per Icma è un appuntamento costante da oltre un ventennio.

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FORMATI IMMAGINE Vuoi sapere tutto quel che c'è da sapere?

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C’è un gran fermento attorno ai formati, che crea non poche ricadute sulla stampa e sulla qualità delle immagini. In queste pagine facciamo il punto sull’argomento: sulle caratteristiche d’uso dei diversi formati, e sui criteri di scelta.

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Al NAB Show di Las Vegas, evento internazionale dedicato al media entertainment professionale, l’anno scorso il Joint Photographic Experts Group, il consorzio che ha creato il formato Jpeg, ha presentato un nuovo formato d'immagine: si chiama Jpeg XS e ha una particolarità, quella di comprimere poco per avere qualità perfetta e bassi consumi. Al contrario di quello che si pensa, il Jpeg non è usato solo per le immagini, ma anche per i video di realtà virtuale e in 4K. La notizia di per sé sembra la normale evoluzione di un formato ormai storico con il quale lavoriamo quotidianamente. In realtà, il nome è lo stesso ma i prodotti attuali non sono compatibili e non possono né leggere né scrivere l’attuale formato. Poco male in realtà: sarà sufficiente un aggiornamento software per macchine digitali, smartphone e computer. Si dirà, alla prima immagine che non si apre si fa l’aggiornamento e si riprende a lavorare come prima. 0040

In realtà questa è solo l’ultima delle notizie che riguardano i formati di immagini: c’è in atto una guerra di formati che vede schierate le aziende del gruppo Alliance for Open Media tra le quali Google, Mozilla, Amazon, Netflix: Google ha lanciato il suo formato senza perdita di dati WebP che promette immagini più piccole del 30% rispetto al Jpeg e nel 2017 ha rilasciato Guetzli (cookie in tedesco), un algoritmo open source che consente di salvare immagini il 35% più piccole sempre senza perdita di dati. 1 Il WebP di Google è un formato aperto di compressione per le immagini creato per ottimizzare il caricamento sulle pagine web a discapito della qualità. 2 È supportato dai maggiori software di grafica professionali e amatoriali, come GIMP, e da tutti i sistemi operativi, mobili compresi. Anche se in modo silente, il WebP è diffusissimo: basti pensare che Facebook dal 2013 ha iniziato ad adottare questo formato per le immagini scambiate tra gli utenti e salvate nei suoi server e dal 2018, con l'introduzione degli stickers, anche WhatsApp ha adottato questo formato. Apple dal canto suo con il rilascio di MacOS High Sierra e di iOS 11 ha introdotto il formato HEIF per la gestione delle immagini.

LA GUERRA DEI FORMATI Il motivo di tutto questo fermento attorno ai formati di immagini è legato alla distribuzione dei contenuti che deve essere di qualità massima in tutte le condizioni di connettività. Già esiste la possibilità di distribuire i contenuti nella dimensione e risoluzione più adatta al device con il quale si fruiscono con logiche di ridimensionamento e adattamento on-the-fly, ma con il 5K alle porte, che nel suo formato più comune vuol dire 5120 × 2880 pixel, l’ottimizzazione è la priorità. Certo le reti 5G e la diffusione della banda larga mitigheranno il problema, ma di fatto siamo esattamente di fronte alla stessa questione che gli esperti del gruppo Joint Photographic Experts Group dovettero affrontare più di 30 anni fa. Come spiega il prof. Touradj Ebrahimi, attualmente a capo del gruppo, in una recente intervista “nei primi anni ’80 non esisteva alcuna tecnologia per copiare o trasmettere immagini elettroniche; il Minitel, inventato dalla Francia, consentiva solo di inviare testo o grafica semplicissima. Dovevamo trovare un modo per ridurre il peso delle immagini, l’industria delle telecomunicazioni ci diede lo stimolo a creare il Jpeg: era il 1992”. Paradossalmente il Joint Photographic Experts


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Group ha scelto di comprimere meno per mantenere una qualità perfetta e soprattutto consumare meno energia. Se oggi i file Jpeg sono compressi 10 volte rispetto a una foto bitmap non compressa, nel caso del Jpeg XS la riduzione è di sole 6 volte ma il risultato è identico a livello qualitativo. Questo vuol dire che Jpeg XS può essere usato ogni qual volta occorrano rapidità e bassi consumi. Oggi comprimere una foto in formato Jpeg richiede un certo consumo di corrente: poca cosa, ma in certi ambiti impatta e si fa sentire sulla durata della batteria per esempio del nostro smartphone. Non solo, la compressione porta via preziosi millisecondi il che, nel caso di trasmissioni in tempo reale, per esempio da droni o verso visori di realtà virtuale, introduce una latenza indesiderata. Il Jpeg XS a compressione minore potrebbe decollare con il 5G che promette 20 Gbps in download mentre con il 4G siamo a 4000 Mbps: inutile pensare di ridurre le dimensioni delle foto se queste non devono più stare sul dispositivo ma possono essere salvate in cloud e riprodotte velocissimamente in streaming: e qui si ritorna al problema della connettività. Ecco allora che, al di là delle promesse di velocità mai realizzate, forse la via di Google e Apple potrebbe essere più cautelativa.

I SEGRETI DEL JPEG

Il Jpeg ha vinto rispetto ad altri formati perché ha un livello di compressione molto elevato e riesce a trasformare immagini parecchio grandi in file molti più piccoli con un basso consumo di spazio e memoria.

Ma come impatta tutto questo sulla stampa? Al di là dei formati che cambiano e della compatibilità in sé per i quali basteranno degli aggiornamenti, il problema vero è costituito dalla qualità e dalla consapevolezza con le quali si usa un formato piuttosto che un altro. Già ora si dibatte se sia meglio usare il Tif o l’Eps (con il Jpeg che, tra due litiganti, imperversa), se scattare in Raw o direttamente in Jpeg e quando sviluppare il Raw. Proviamo a fare un po’ di chiarezza. Tanto per cominciare si dice jpg o Jpeg? In realtà questo è un falso problema: la differente grafia nasce dalla necessità di garantire piena compatibilità tra sistemi operativi. Infatti, Jpeg si usa per il Mac, mentre Jpg è per i pc in generale e Windows, i quali richiedono obbligatoriamente estensioni a tre lettere. Di fatto sono esattamente la stessa identica cosa ed entrambi vengono utilizzati per le immagini, ma sono stati prodotti da due sistemi operativi differenti. Essendo intercambiabili, le foto possono essere scambiate e lette sia da un Windows che da un Mac, senza che si presenti alcun problema. Ma al di là dell’estensione, la verità è che sarebbe bene cercare di non usare mai i Jpeg a meno che non se ne

possa fare a meno. Tradotto: se l’unica foto che ho disponibile è scattata con un iPhone, non ho alternative e dovrò accontentarmi del Jpeg per quanto – ma lo vedremo dopo – già l’iPhone non scatta in Jpeg e le foto da device di questo genere ormai non hanno più nulla da invidiare a quelle scattate con le fotocamere più blasonate. Immaginando di fotografare con hardware professionale, scattare direttamente in Jpeg significa già in partenza rinunciare alla qualità massima possibile. Questo perché si tratta di un formato che implica sempre perdita del dato. La fotocamera di fatto, anche se settata per scattare direttamente in Jpeg, scatta in Raw e converte in Jpeg senza possibilità di intervento o di regolazione. Quindi opera una trasformazione assoluta, corretta magari da un punto di vista matematico, ma arbitraria. Il Jpeg ha vinto rispetto ad altri formati perché ha un livello di compressione molto elevato e riesce a trasformare immagini parecchio grandi in file molti più piccoli con un basso consumo di spazio e memoria. Inoltre, continua, Ebrahimi, “è un formato aperto, adattabile a tutti i device e totalmente senza royalties”. E questo al mondo web piace molto. È adattissimo per le foto, su cui bisogna però applicare compressioni adeguate, affinché la qualità non ne

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risenta. Infatti più alta sarà la compressione più piccole saranno le dimensioni, ma più bassa sarà anche la qualità dell’immagine. Non è un caso che non sia adatto per le immagini con del testo, disegni, schemi, grafici ed immagini mediche come radiografie. Inoltre non supporta tracciati e trasparenze. È un buon compromesso, ma pur sempre un compromesso. 3

COME FUNZIONA LA COMPRESSIONE JPEG Senza disturbare la trasformata discreta del coseno (o DCT), l’assunto iniziale è eliminare tutte le gamme cromatiche teoricamente non visibili dall’occhio umano: un po’ come l’mp3 (suo cugino stretto) che elimina tutte le frequenze non udibili o l’mp4 per i video. È un assunto che si basa su una funzione matematica detta dei predittori che tenta di stimare il valore di un campione a partire da quelli adiacenti o già elaborati. Se prendiamo un’immagine con un fondo continuo, questa potrà essere compressa moltissimo perché, tra un campione di colore e un altro adiacente, il campione intermedio sarà molto simile e come tale

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eliminabile; viceversa se l’immagine ha continui passaggi di colori come una sfumatura, la compressione eliminerà i colori intermedi ritenuti invisibili. Se deriviamo il fenomeno al massimo, tra un gradiente e l’altro si vedranno gradini, artefatti o effetti sgradevoli come il banding. 4 Impostando una qualità superiore, si perde una quantità minore di dati, ma ricordate che ogni volta che si salva un file in formato Jpeg si riapplica la compressione e si perde ancora in qualità: quindi salvate sempre i file partendo dall’immagine originale e non da immagini già salvate in Jpeg. Qui (https:// vimeo.com/3750507) si vede molto bene cosa succede salvando un Jpeg senza nessuna modifica 600 volte! Inoltre attenzione a come si ottengono i file e a come li si trasporta. Con i device di oggi, le foto che scattiamo hanno indubbiamente risoluzioni adatte anche alla stampa, eppure una foto scattata e scaricata direttamente sul pc ha una qualità nettamente superiore a una inviata per esempio via WhatsApp: questo perché i Social dall’immagine originale ne ricavano una seconda in

WebP, estremamente compressa, per facilitare la condivisione, che poi traducono ancora in Jpeg per renderla leggibile. 5

IL FLUSSO IDEALE 4

Quindi qual è la cosa migliore da fare? Scattare sempre con una macchina digitale professionale, scattare in Raw e sviluppare il Raw con tutte le regolazioni che i software specifici, come CameraRaw, consentono e, se dobbiamo stampare, salvare in Tif. Infine, post-produrre e impaginare i Tif: solo in questo modo ci garantiremo di lavorare senza perdita di dati significativa. Attenzione: Tif e non Eps, come si faceva fino a qualche tempo fa, e si fa ancora per abitudini dure a morire. Già nel numero 9 del 2007 (!) di Print Buyer Mauro Boscarol intitolava “EPS: se lo conosci lo eviti”: l’EPS è nato con il PostScript negli anni ’80, non è un formato in senso stretto, ma un programma PostScript più un’anteprima (quello che si vede a video), il Tif invece è esattamente l’elenco dei pixel dell’immagine, cioè dati. L’Eps, nato per le immagini vettoriali, si usava anche per i raster quando si voleva “scontor-


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nare” l’immagine perché consentiva i tracciati vettoriali. Oggi il Tif li supporta e InDesign (o Xpress) supportano i tracciati di scontorno, sempre che non convenga lavorare con i livelli. Non ha senso usarlo nemmeno per i formati vettoriali, visto che è da tempo che si può usare il pdf. 6

RAW O JPEG Perché sviluppare il Raw fuori dalla Macchina fotografica è ancora più evidente. Prima di tutto la qualità d’immagine è maggiore: quando si scatta in Raw, infatti, la fotocamera salva tutti i dati che arrivano dal sensore, senza alterarli. Inoltre, le immagini scattate vengono elaborate digitalmente e registrate in un file composto da un determinato numero di livelli di luminosità. I livelli di luminosità rappresentano gli step necessari per passare dal nero al bianco e sono quindi i responsabili di tutte le sfumature intermedie. Ora il file Jpeg è composto da 256 livelli di luminosità (8 bit), mentre il Raw può arrivare a 16.388 livelli per immagini a 16 bit. Questo è evidente sulle immagini più scure dove è necessario recuperare le zone d’ombra: avendo più livelli a disposizione, è molto più facile recuperare le zone di luce, ma anche nitidezza e dettaglio. E qui si comprende il limite dell’algoritmo di compressione: la previsione su quanto tagliare perché presumibilmente non visibile avviene sulle condizioni dell’immagine in quel momento. Ovvero se l’immagine è chiusa, quello che verrà tagliato è diverso da quello che potrebbe essere tagliato se la stessa immagine fosse aperta. Nel primo caso i tagli saranno più radicali, perché i campioni adiacenti sono più simili e quindi si elimineranno troppe frequenze che saranno del tutto irrecuperabili. A ciò si aggiunge che i Jpeg che escono dalle fotocamere o dai telefonini di fascia bassa hanno spazio colore sRGB, che riduce ulteriormente i dati dell’immagine tagliando quasi il 50% dei colori visibili. Vogliamo fare un esperimento? Scattate con la stessa Macchina e le stesse impostazioni la foto di un oggetto completamente nero in Raw e Jpeg e poi aprite i due file in Camera Raw, quindi aumentate l’esposizione di 5 stop: il Raw apparirà come un pattern uniforme, il Jpeg mostrerà zone dello stesso colore, fasce, righe, "squadrettature". 7

E che dire del punto di bianco? Il Raw  incorpora in un’immagine i tre colori primari sui quali agire separatamente in Camera Raw per ottenere il miglior bilanciamento, mentre il Jpeg no. Infine, lavorando in Raw, si può sempre tornare all’immagine originale perché ogni cambiamento non è salvato nell’immagine, ma in un file xml che traccia le modifiche. È il formato perfetto? No, ovviamente: il Raw è un formato intermedio, ogni marca ha il suo anche se tutti i software li aprono ed è comunque gestibile sia da Win che da Mac, anche se non impaginabile direttamente. Al di là dei formati nuovi che nascono e si sviluppano, il futuro del Jpeg potrebbe non essere quello di essere soppiantato, ma di avere un algoritmo sempre più perfetto con una compressione che tagli davvero quello che non si vede. I Topaz Lab, già conosciuti per numerosi addon per Photoshop, stanno sviluppando un plug-in chiamato Topaz JPEG to RAW AI che, basandosi sull’intelligenza artificiale, in una sorta di reverse engineering, promette di recuperare i livelli mancanti e poter elaborare l’immagine esattamente come un Raw. 8

HEIF: IL FORMATO DEL FUTURO? Qualcuno dice che il futuro potrebbe essere senza Jpeg e che la soluzione si chiama HEIF: High Efficiency Image Format. Ma se questo potrà essere vero per il mondo digitale certamente sarà un’invariante per chi le immagini le stampa, o meglio un’altra insidia cui prestare attenzione. La prima cosa da dire sul formato HEIF scelto da Apple è che non è un formato Apple e nemmeno una sua invenzione; Apple ha solamente deciso di adottarla nei suoi sistemi operativi iOS e MacOS per un motivo semplice: è molto più flessibile del Jpeg ed è pensato proprio per le nuove esigenze di qualità fotografica e portabilità. Tecnicamente non è nemmeno un formato, perché l’HEIF è un contenitore che risponde allo standard ISO Base Media Format, conosciuto come MP4. Si può pensare all’HEIF come a una scatola dove si può mettere dentro di tutto, anche Jpeg. L’HEIF di Apple utilizza come formato per la compressione delle immagini all’interno l’HEVC, lo stesso formato che viene usato anche per i video 4K, e proprio per questo motivo l'estensione delle foto scattate con un iPhone 8 non è "HEIF" ma "HEIC", con il cambio di estensione

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che identifica proprio il codec usato. In futuro, con estensione HEIF, questo contenitore per così dire magico potrebbe usare nuovi codec, mantenendo la retro compatibilità con i formati precedenti, perché al suo interno, oltre alla singola foto, può contenere anche versioni codificate in Jpeg. Cosa si può inserire all’interno di un file HEIF? Tutto: singole immagini, collezioni di immagini, intere gallery, raffiche di scatto, animazioni e fotogrammi di video, video legati a immagini, scatti multi-esposizione HDR. Se si guarda alle nuove funzioni fotografiche di iOS 11 si capisce perché Apple aveva bisogno di un formato come l’HEIF: nel caso di scatti in modalità ritratto può inserire dentro il file HEIF anche la mappa di profondità che consente di scegliere la profondità di campo che si preferisce. Inoltre un file HEIF integra anche una miniatura dell’immagine che viene caricata molto velocemente, e questo riduce i tempi di caricamento del rullino e le prestazioni del motore interno di riconoscimento dei volti. L’HEIF

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è infatti un formato che ben si adatta alla fotografia computazionale, ovvero a quel ramo dell’intelligenza artificiale che si occupa di riconoscere le foto e di classificarle. All’interno di un singolo container possono essere inserite intere collezioni di foto con una serie di metadati associati che, oltre a categorizzarle, stabiliscono una relazione tra le immagini.

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JPEG: 2MB Da un punto di vista di qualità è difficile vedere le differenze con il Jpeg, anzi fa decisamente meglio: si può andare da foto molto compresse a 8 bit fino a foto con qualità professionale a 16 bit senza compressione o compresse senza perdita. 9 Tra i vantaggi del file HEIF c'è anche la possibilità di effettuare dei ritagli di foto senza alterare minimamente la qualità e senza ricomprimere: le immagini infatti sono salvate dentro il file non come singole foto ma come tanti file da 512 x 512 pixel. Infine, come il Raw, si può conservare tutta la storia delle modifiche fatte sulla foto consentendo un editing

HEIC: 1.2 MB

non distruttivo. A oggi però i prodotti compatibili con HEIF sono pochissimi: tra i browser solo Safari su MacOS High Sierra supporta questo tipo di immagini e tra i sistemi operativi solo iOS 11 e Mac OS ultima versione riescono a leggerli e gestirli. All’interno dell’universo Apple qualche sviluppatore ha iniziato a integrarlo nelle sue app, come Pixelmator, ma ancora non si può dire che sia un formato supportato, anzi. Apple, per garantire la compatibilità, ha aggiunto un’opzione che permette di convertire in automatico e in modo trasparente i video in mp4 e le foto in Jpeg, ma, come detto, questa è un’operazione che non assicura qualità perché si comprime un file già compresso. Adobe supporta l’HEIF su Photoshop dalla versione CC2018 e Lightroom e ha aggiornato Camera Raw. Forse allora soppianterà il Raw, e il Jpeg resterà come output valido. Potrà mai prendere piede un formato per il quale devono essere pagate royalties? La storia ci dice di no, ma potrebbe sempre esserci una prima volta.


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ALECOM E HH GLOBAL PIÙ FORTI PER GUARDARE AL FUTURO

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Cambio di proprietà per Alecom. Con accordo siglato il 28 Febbraio 2019, Alecom è entrata a far parte di HH Global, marketing partner di clienti leader in 44 paesi, già presente in Italia con una filiale a Bergamo. Alecom, società di print management operante sia nel mercato mass market sia nel mercato del lusso, ha anticipato opportunità e necessità del mercato con un’aggregazione che, partendo da una solida base di performance individuali delle due realtà, vede nella convergenza un’accelerazione e una leva strategica da cogliere e agevolare. L’acquisizione porterà notevoli vantaggi e valore aggiunto tanto ai clienti HH Global quanto ai clienti Alecom, attraverso la sinergia dei due business aggregati. I clienti esistenti di Alecom beneficeranno della copertura mondiale di HH Global,

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dell’infrastruttura e dell’accresciuta capacità negoziale e metodologica. Tale sinergia si basa sul mantenimento delle identità peculiari delle due realtà, votate al cliente e orientate a considerarsi come provider di soluzioni piuttosto che mero fornitore di servizio. Una rivoluzione che permetterà all’azienda guidata da Alessandro Rampoldi di continuare a crescere nell’ottica di un ulteriore sviluppo e di maggiore stabilità, potenziando inoltre le fondamentali politiche di sostenibilità, oggi al centro dell’interesse di clienti leader. Quale è stata la spinta decisiva a questo tipo di scelta? Alecom nasce come azienda pioniera: lo siamo stati quando cominciammo, 20 anni fa, con questo modello di business; lo siamo stati, nel 2012, introducendo lo stesso modello nel mondo del lusso; lo saremo,

negli anni a venire, sviluppando un modello contrattuale di partnership con gli attori protagonisti dei mercati premium. La spinta verso questa scelta è maturata nell’alveo della consapevolezza di non poter mai ragionare su quanto fatto fino a ieri come modello di riferimento stabile. Partendo dal passato è invece possibile ragionare su modelli futuri di organizzazione, in un orizzonte coerente con l’evoluzione del settore e con le esigenze dei clienti. Questa analisi, spogliata degli aspetti individualistici e personalistici, ci ha convinto della necessità di aggregarci con un’organizzazione che avesse già una serie di elementi necessari e difficilmente raggiungibili in maniera organica da una realtà come la nostra. Da queste considerazioni è partita una selezione di possibili partner che si è conclusa in maniera naturale con HH Global.

Cosa vi aspettate dal futuro relativamente al vostro settore? Il mondo del printing e della comunicazione analogica è in continuo mutamento e per forza di cose vede un radicale ridimensionamento. L’online sta crescendo a ritmi incompatibili con una crescita organica del nostro settore, mentre si assiste a cambiamenti significativi delle modalità di acquisto dei clienti. Quello che vediamo in un prossimo futuro è, fondamentalmente, una sempre maggiore concentrazione delle capacità di acquisto di clienti multinazionali verso player internazionali come HH Global su tutte le categorie print e POS. La sfida del futuro è quella di ridisegnare la catena del valore tra clienti, publishing management e fornitori finali in una logica di sostenibilità e di razionalizzazione.

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, m u n g a M o t i m n u i d e n o i z u l o v l'e

e, insieme, una ta e n ia P l e d a fic di agenzia fotogra siero. Oggi Magnum ha più sa io g ti s re p iù en È la p a comunità di p de e brand di moda. Ma cosa ri a d n e g g le e e dei zien fertil ra con molte a mpo i princìpi o te b l a e ll n o c ti e ta u i, n m n no a 70 a mito? Come so uesta e tante altre domande o u s l e d to s a m oq è ri Abbiamo rivolt eloper di Magnum Italia. ? ri to a d n fo ri d pa siness Dev u B , a tt a g e ll e P Ludovica L A di M I C H E

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. zzi a Magnum Da Antonia Po ovica d Lu , 46 anni fa Nata a Milano ere tt laureata in Le Pellegatta si è a na tesi sull’oper Moderne con u nia poetessa Anto la el d ca fi ra g gia foto curato l’antolo ha e al u q lla su Pozzi, nima” le immagini l’a fotografica “Nel re", pra il nudo cuo o "S ra st o m la e lo nna Calvenzi, al insieme a Giova le er p . Ha lavorato Spazio Oberdan u b zi l, ia Publifoto e A p m ly O e zi en n ag io di fotografi co iv ch ar n u o nd crea Club co col Touring un legame stori a Parigi, 04 si è trasferita Italiano. Nel 20 onde per Arte, Le M to ra vo la ha e dov hotos, per Magnum P rate, e, fino al 2013, co rtising e rpo ve ad i d si o d occupan zione so di comunica u er p ng si en lic ent agnum e assignm 13 è degli archivi M 20 el ell’Agenzia. N per i fotografi d raccio e dal 2017 è il b no ila M a a at rn to ò che alia per tutto ci It ll’ su m nu ag di M one ad ti di comunicazi itarie e riguarda proget lic b campagne pub ampio respiro, eciali. partenariati sp

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egatt Ludovica Pell

Agente esclusivo di Magnum Photos in Italia, per ciò che riguarda la parte Press, è Contrasto, che gestisce licensing e assignment editoriali. Per tutto ciò che va oltre il giornalismo c’è Ludovica Pellegatta, una vita dedicata allo studio della fotografia come nuovo linguaggio e ora referente dell’Agenzia nella sua strategia di business development in Italia. Il compito di Ludovica è concentrarsi sulle opportunità commerciali nel nostro Paese, che spesso prendono la forma di partenariati di ampio respiro e progetti speciali. Sono molti, infatti, i brand – tra cui gli italiani Gucci, Dolce & Gabbana, Reda, Golden Goose Deluxe Brand e Lavazza – che collaborano con Magnum per lo sviluppo di uno storytelling autentico capace di interpretare e trasmettere l’identità aziendale. Magnum ha plasmato lo sguardo del ‘900. Cosa rimane, oggi, di questo grande mito? Magnum è una cooperativa che conta circa 70 membri, comprese le fondazioni dei fotografi scomparsi. I fotografi, il più giovane dei quali, Lindokuhle Sobekwa, ha 24 anni, ne sono proprietari e hanno potere decisionale insieme a un CEO che traccia le linee guida strategiche. Tutti i fotografi Magnum hanno un legame fortissimo e sempre presente coi fondatori: in primo luogo perché Henri Cartier-Bresson, Robert Capa, David Seymour e George Rodger sono stati i primi a difendere il copyright come atto imprescindibile del lavoro del fotografo e poi perché, per quanto i linguaggi siano molto diversificati e ibridi, non circoscrivibili al solo reportage, non è mai venuta meno la missione del racconto e della testimonianza. L’attitudine verso uno storytelling autentico che sia sì interpretazione, ma anche e soprattutto specchio del mondo, è ancora oggi il tratto ineludibile di Magnum. Come si diventa fotografi Magnum? Il processo è molto lungo ed è una sfida enorme. Gli aspiranti presentano un portfolio e ogni anno, a giugno, si svolge il general meeting dei membri che votano per individuare i nominee, i quali poi hanno due anni di tempo per continuare a lavorare e affrontare un nuovo esame per diventare associate, passaggio niente affatto scontato. Dopo altri due anni gli associate sono nuovamente sottoposti al voto per diventare membri. Una volta ammessi restano fotografi Magnum a vita, a meno che non decidano volontariamente di lasciare l’agenzia o vengano espulsi per ragioni deontologiche gravi. La fotografia è oggi una lingua parlata da tutti. Cosa fate per dare una risposta a questa realtà? Con l’avvento del digitale e la nascita dei social abbiamo anche noi ampliato il nostro pubblico. Abbiamo oggi oltre cinque milioni di follower ai quali parliamo direttamente con diversi progetti. Magnum Square Print è un'operazione B2C che Magnum promuove 2 volte all'anno per una durata di cinque giorni, al

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PAGINE PRECEDENTI — Cerro Muriano, Cordoba front. The Falling Soldier, September 5th, 1936. © Robert Capa © International Center of Photography / Magnum Photos — Scicli. 2017. Maria. © Alex Majoli / Magnum Photos

IN QUESTE PAGINE — Dolce&Gabbana SS19 advertising campaign © Bruce Gilden / Magnum Photos — Afronauts, first edition 2012, self published © Cristina de Middel / Magnum Photos

fine di rendere accessibili al grande pubblico i suoi archivi storici e contemporanei per l'acquisto di una stampa fine art al prezzo di 100 dollari. Il progetto Live Lab è un laboratorio sperimentale che ha lo scopo di rendere accessibile al pubblico il processo di creazione, editing e allestimento di una mostra fotografica: è un progetto collaborativo che prevede una residenza di due settimane e la partecipazione di tre fotografi e un curatore per la realizzazione di progetto fotografico e una mostra pop-up sul luogo e sulla comunità in cui il laboratorio avviene, finora Londra, Parigi, Shenzhen e Mosca. Ci sono poi i progetti educativi: il primo corso online 'The Art of Street Photography', talent award, partenariati con istituzioni, formazione per giovani disoccupati che possono sviluppare una professionalità nel campo della fotografia. Il pubblico italiano è al terzo posto nel mondo per l’interesse verso i progetti educativi Magnum. Magnum è ancora un baluardo di libertà espressiva in un mondo dominato da esigenze commerciali? Magnum sviluppa sia campagne pubblicitarie, sia progetti di comunicazione più articolati per aziende e istituzioni, fondamentali per la sostenibilità dell’azienda. Questi ultimi, in particolare, danno modo ai fotografi di lavorare su progetti collaborativi con sguardi e stili diversi, proprio per testimoniare che si tratta di una cooperativa ricca di complessità, che porta avanti un dibattito molto vivo su cos'è la fotografia oggi. Un progetto molto recente è Home, realizzato in partenariato con Fujifilm: a 16 fotografi è stata data carta bianca per sviluppare un racconto sul tema particolarmente delicato della casa. Home li ha costretti ad adottare uno sguardo introspettivo, loro che sono perennemente rivolti verso il mondo, spesso sradicati, e a raccontare una parte della loro identità. Dal progetto sono nati un libro realizzato con la direzione artistica del designer Stuart Smith e stampato da EBS Verona, che insieme a Grafiche Antiga è uno degli stampatori con cui lavoriamo di più in Italia, e una mostra itinerante che ha già toccato 7 città in tutto il mondo ed è arrivata a Milano nel novembre 2018. Quali risposte date alle richieste dei brand? Esiste una specificità legata al mondo del lusso? La necessità di avere uno sguardo d'autore nella comunicazione dell'identità del brand è un'esigenza comune ai marchi del lusso. A questa necessità rispondiamo sviluppando progetti speciali. Abbiamo partecipato alla cam-

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La necessità di avere uno sguardo d'autore nella e comunicazion dell'identità del brand è un'esigenza comune ai marchi del lusso.

pagna SS19 di Dolce & Gabbana, che ha coinvolto sette fotografi di cui due, Alex Majoli e Bruce Gilden, sono di Magnum. Il brand ha fatto una scelta estetica legata alla street photography con l’aspettativa di ottenere immagini vere, capaci di raccontare la realtà attraverso le interpretazioni personali dei fotografi. Anche Gucci ha scelto l’autorialità, collaborando con Martin Parr per la collezione Cruise 2019. Gucci è anche tra gli sponsor di “Only Human”, la personale di Martin Parr alla National Portrait Gallery di Londra inaugurata il 7 marzo. L’autenticità è ciò che cercano i brand che collaborano con Magnum, anche per raccontare dei processi: è il caso di Macallan che, in occasione della realizzazione di una nuova distilleria in Scozia, ha coinvolto sei fotografi – Martin Parr, Paolo Pellegrin, Steve McCurry, Alec Soth, Mark Power e Gueorgui Pinkhassov – che per tre anni hanno seguito il cantiere mostrandone la costruzione e il suo impatto sulla comunità locale. Il progetto è culminato in un libro, una mostra e un oggetto da collezione: un cofanetto speciale in edizione limitata contenente una bottiglia di Single Malt Scotch Whisky con etichetta personalizzata Magnum, il libro e una stampa fine art. Sempre in un’ottica di processo abbiamo collaborato con Audi per il lancio ormai imminente della loro prima auto elettrica, Audi e-tron: Paolo Pellegrin e Gueorgui Pinkhassov hanno documen-

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tato l'intero processo produttivo nella loro fabbrica ipertecnologica e ipersostenibile a Bruxelles. Tornando in Italia, abbiamo progetti anche con Lavazza, molto sensibile al mondo della fotografia, Intesa Sanpaolo, Telecom e il lanificio Reda. Parliamo di stampa: il pubblico sente ancora un bisogno forte di fotografia stampata? Indubbiamente sì. Gli archivi Magnum, che vanno dagli anni ’30 a oggi e comprendono un panorama molto vasto di stili e linguaggi, sono il grande patrimonio dell’Agenzia e ad essi attingiamo costantemente per rispondere alle richieste del collezionismo fotografico, che si nutre sia di stampa che di libri d’artista. Al collezionismo proponiamo una varietà di supporti: dalla stampa vintage, spesso unica, alle edizioni limitate. Magnum ha due gallerie, una a Parigi e una a Londra, e partecipa tutti gli anni alle principali fiere di riferimento: Paris Photo, Photo London, Photo Shanghai e Art Genève. Quanta importanza ha il libro fotografico nella carriera di un fotografo Magnum? È fondamentale: se l’immagine stampata è il primo mezzo di comunicazione del fotografo, il libro è il modo in cui la fotografia esprime pienamente la sua visione. Si tratta sempre della summa di un lavoro lunghissimo ed è qualcosa che rimane, a differenza delle mostre che han-

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Se l’immagine stampata è il i primo mezzo d e comunicazion del fotografo, il libro è il modo in cui la fotografia esprime pienamente la sua visione.

no durata limitata. Fondamentale è anche il rapporto che i fotografi maturano nel tempo con gli editori: una volta che trovano il loro editore difficilmente lo cambiano, perché si crea un rapporto privilegiato di creazione condivisa. Un editore importantissimo per i fotografi Magnum, da poco scomparso, è stato Xavier Barral: anche se la casa editrice che porta il suo nome continuerà a esistere, è stato toccante sentire la testimonianza di un fotografo come Raymond Depardon che, senza il confronto con l'amico editore Barral, ha ammesso di non sapere come dare forma ai tanti progetti editoriali ancora nel cassetto. Come nasce un libro fotografico Magnum? Nella nascita di un libro ci sono fondamentalmente due approcci: alcuni autori, come Martin Parr e Cristina de Middel, pensano al libro parallelamente all'ideazione del progetto fotografico e lavorano nell’ottica della sua realizzazione. Entrambi realizzano libri d’artista: Martin Parr in una dimensione di diffusione per il grande pubblico, mentre Cristina De Middel realizza libri-oggetto dalla dimensione quasi artigianale, stampati in mille copie, che diventano subito oggetti da collezione. Ci sono, dall’altra parte, fotografi che impiegano anche vent’anni di lavoro prima di arrivare al libro, producendo e rivedendo tantissimo: è il caso di Alex Majoli che ha appena pubblicato “Scene”, edito da Mack, un progetto di indagine sulla società contemporanea e sull’ambiguità della fotografia intesa come documento. Della creazione del libro fotografico ci siamo occupati in uno dei nostri Live Lab con Mark Power, che, insieme al designer Stuart Smith, si è concentrato sugli aspetti artistici e grafici, coinvolgendo il pubblico nella sua progettazione. Quanto conta, per un fotografo contemporaneo, la competenza nelle tecniche di stampa? Tutti i fotografi Magnum hanno una esperienza tecnica molto sviluppata nella stampa digitale e nella postproduzione, sia che la curino personalmente, sia che la affidino ai loro assistenti o a dei laboratori esterni. Per la stampa dei libri in offset c'è un dipartimento dedicato, interno a Magnum, che segue tutti gli step di preparazione dei file di stampa e supervisiona la produzione. I fotografi hanno facoltà di scegliere con chi stampare i propri libri, in accordo con l’editore, e anche per la stampa fine art hanno un laboratorio di riferimento; in entrambi i casi seguono personalmente l’andamento della produzione per avere sempre un controllo assoluto sul risultato.

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www.longo.media

DI FOTOGRAFIA E ALTRE NARRAZIONI: LONGO STAMPA RVM MAGAZINE

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Rvm Magazine è una rivista indipendente di fotografia e altre narrazioni. Tornata in stampa nel dicembre 2017 dopo qualche anno di interruzione e un restyling grafico totale a opera dell’art designer Francesca Pignataro, è ora pubblicata dalla casa editrice RVM Hub, che ha trovato in LONGO il partner di stampa perfetto. Anima del progetto RVM, in segno di continuità con la precedente vita del magazine (edito, dal 2009 al 2014, dalla Postcart Edizioni) è l’ideatore e direttore editoriale Giammaria De Gasperis, accompagnato alla guida della società e del magazine dall’editrice Agnese Porto e dalla caporedattrice Veronica Daltri. A loro si aggiunge una rete di collaboratori il cui lavoro fa sì che Rvm ottenesse — con soli 2 numeri all’attivo e uno in uscita — riconoscimenti internazionali importanti: a maggio 2018, il Redo Issue è stato premiato a New York durante il PUB 53, la 53° edizione dell’Annual Design Award della

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The Society of Publication Designers con tre medaglie: GOLD medal come miglior numero intero (“Independent Magazine: Entire Issue”), SILVER medal come migliore copertina (“Independent Magazine: Cover”) e GOLD medal per il miglior contenuto singolo (“Independent Magazine: Single Spread Story”) per The Island of the Colorblind di Sanne De Wilde; a ottobre 2018, con il Redo Issue, Rvm è stato finalista al Lucie Awards a New York, nella categoria Magazine of the Year. IL LEITMOTIV DEL COLORE Per i primi due anni di attività, l’attenzione di Rvm si rivolge al colore, indagato di numero in numero da un punto di vista cromatico e semantico. Inteso come medium, il colore diviene un filtro sulla contemporaneità, passando dal Redo Issue del primo numero, al White Issue del secondo per arrivare al Black Issue, l’obiettivo di Rvm è raccontare il mondo da un punto di vista inedito, che non rincorra la news, ma che affron-

ti il contemporaneo anche attraverso sguardi e incursioni nel passato, quasi a richiamare la funzione dello specchietto retrovisore del titolo (rearview mirror, per esteso). Il cuore del magazine — oltre le rubriche e gli approfondimenti — sono i cinque progetti fotografici, a cui viene dedicato un sedicesimo ciascuno, accompagnati da altrettanti racconti che prendono ispirazione dalle immagini per poi assumere una forma autonoma e non didascalica rispetto al progetto fotografico. L’illustrazione e il design completano il percorso narrativo di ciascun numero. UNA RIVISTA-LIBRO DA GUARDARE, TOCCARE, COLLEZIONARE Concepita secondo i parametri della rivista-libro “dall’identità fluida”, pronta ad assumere forme sempre nuove, Rvm è una pubblicazione da collezionare e rileggere, impreziosita da un’esperienza tattile inconsueta, data dall’utilizzo di formati e carte diverse (otto), ciascuna scelta per

sposarsi al meglio con le immagini e le parole che vi sono impresse: un invito alla lettura analogica e fisica, che fa della lentezza nella fruizione uno dei suoi aspetti peculiari. Questa ricerca della qualità viene portata avanti da Rvm in sinergia con LONGO di Bolzano, e in particolare con il supporto e la consulenza di Giuseppe Scarpelli. Il magazine è stampato in UV-LED, tipologia di stampa che permette una resa dei colori brillante anche su carte naturali e di cui LONGO è stato precursore in Italia. Quella di Rvm è una storia ancora giovane, seppur con un vissuto intenso. È un progetto che vuole crescere e accogliere novità, collaborazioni e certamente nuovi lettori, aprirsi sempre più agli amanti dei prodotti ricercati e portati avanti con un fare artigianale e curatoriale, che non bada ai grandi numeri ma che della ricerca e sperimentazione ne fa una prerogativa e un vanto, perfettamente in sintonia con la filosofia di LONGO.

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LEAVE A MARK. TELL YOUR STORY. Lo sapevi che scegliere una carta naturale opaca per lâ&#x20AC;&#x2122; etichette dei vini aumenta le intenzioni di acquisto rispetto alle carte patinate lucide? Contattaci per sapere di piuâ&#x20AC;&#x2122; sui risultati della nostra ricerca di Neuromarketing.

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S P A Z I O

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BRANDING

Z per Zardetto

ROGER BOTTI è dal 2008 Direttore Generale e Creativo di Robilant Associati. Il suo ruolo coniuga insieme competenze manageriali, supervisione creativa e responsabilità organizzative. Botti vanta un’esperienza consolidata nel Brand Design e nel Packaging Design. Si occupa anche di Corporate Identity per importanti brand. Sotto la sua supervisione si è consolidato in RobilantAssociati un team dedicato a progetti di Retail Branding e Digital Strategy. Appassionato osservatore dei comportamenti di consumo, interviene spesso come relatore a conferenze e convegni.

Viaggio nell'italianità più innovativa e contemporanea con Zardetto. Un progetto di branding che valorizza lo spirito pioneristico e internazionale del brand.

Se l’America conosce il prosecco è merito di Zardetto. Nel 1984 è il primo marchio italiano a esportare il profumato e frizzante nettare delle colline di Conegliano nel nuovo mondo. L’America lo ama e Zardetto diventa presto il prosecco di riferimento per il mercato USA. Nel frattempo il contesto evolve, negli attori e nei codici. E anche Zardetto compie uno straordinario salto in avanti. In un mercato dominato dalla tradizione, punta tutto sul progresso tecnologico: una cantina moderna, l'uso di tecnologie avanzate nel processo di produzione, l'automazione del controllo qualità. La specializzazione nel prodotto e l’orientamento all’innovazione gli consentono di esprimere la sua visione del tutto non convenzionale sul prosecco. Un prodotto perfetto: italiano per DNA e origine, contemporaneo e cosmopolita nel gusto. Ne nasce una nuova gamma che diventa pretesto per ripensare anche il modo di proporsi al mercato, specie quello americano caratterizzato da codici molto moderni, molto più target-driven che product-oriented. A cominciare da una rifocalizzazione del posizionamento. Zardetto è “the game changer”: il suo pionerismo lo connota da leader e gli dà l’autorevolezza per settare il passo del prosecco nei prossimi anni. L’heritage dal 1936, la forza di un vero

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Ogni bottiglia ha una doppia etichetta. Sulla prima, la più esterna, è intagliata la Z di Zardetto, una finestra attraverso cui si intravede l'esplosione di gusto e colore sottostante. Questa è dotata di una linguetta che riporta l'invito "Unveil the taste". Tirandola, si stacca per svelare un'altra etichetta. Le etichette sottostanti nascono da vere opere d'arte realizzate ad hoc e ispirate alle note di gusto del vino specifico.

(non presunto) nome italiano, lo charme di un vino che nasce da secoli alle porte di Venezia per rallegrare le sue feste misteriose ed esclusive, cosi come la credibilità acquisita sul mercato USA, la capacità di precorrere i tempi, l’attitudine alla sperimentazione e all’innovazione sempre saldamente ancorate al miglior saper fare italiano vocato al prodotto. Il progetto di branding non tralascia nulla e mette a valore l’intero portato identitario di questa Cantina, rilanciandola con un boost in avanti. Zardetto rompe le regole, inventa nuovi rituali, indossa abiti originali, seguendo sempre un solo principio indiscutibile: l'autenticità del suo prodotto e la fedeltà al suo DNA. La Z diventa marchio, simbolo, icona, segno memorabile d’identità. Più che l’ultima lettera dell’alfabeto, l’inizio di un’esperienza sorprendente. Nera fuori e brillante dentro, l'etichetta si apre su 4 opere d’arte realizzate ad hoc: trasposizione su carta delle note e della composizione organolettica di ogni prodotto. Una maschera da togliere come nelle feste veneziane. Una finestra da aprire alla volta di un viaggio emozionante sull’arte di assaporare appieno la vita tipicamente italiana. Pennellate di colore inaspettate, texture materiche, dipinti istintivi rivelano e amplificano il gusto pieno del Prosecco Zardetto lasciando intuire e pregustare un'esperienza del bere sorprendente, ammaliante. I colori accarezzano la vista, solleticano l’olfatto, le morbide texture accendono il tatto. Il tocco artistico risveglia emozioni inaspettate, anticipazioni di un'esperienza di gusto indimenticabile. Un prodotto che non segue le tendenze ma detta tendenza, che non sta al gioco ma ne cambia le regole, che sfida i cliché e rompe le convenzioni. Perfettamente in linea con il suo pubblico: contemporaneo, indipendente nelle scelte, ricercato e non convenzionale nel gusto. Uno spirito libero, con il guizzo della piccola provocazione, dell’ironia raffinata, dell’eleganza scanzonata, in perfetto stile italiano.

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www.sac-serigrafia.it

SAC SERIGRAFIA UNA RIVOLUZIONE CHIAMATA EMBLEMA Luxury packaging per vini e liquori ENGLISH VERSION C pg. 75

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Come ogni anno, in occasione del Vinitaly, cresce l’attesa per scoprire le ultime novità proposte dal settore vinicolo. La ricca offerta di prodotti provenienti da tutto il mondo trova espressione anche nella varietà stilistica dei packaging — sempre più opere di design —, che si sfidano a colpi di dettagli, in una battaglia estetica che coinvolge bottiglie, etichette, tappi e cofanetti. È proprio a questa esigenza di differenziazione “estrema” che si rivolgono le soluzioni concepite da SAC Serigrafia, azienda trevigiana che propone una vera rivoluzione estetica nel settore del luxury packaging. L’INNOVAZIONE HA IL SUO EMBLEMA L’idea di SAC Serigrafia è quella di trasferire al settore del packaging di lusso – in particolare per le edizioni limitate di vini e liquori di prestigio – le peculiarità tecniche ed estetiche di tecnologie applicate con successo

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in svariati settori: Automotive, Moda, Industria e Interior Design. Protagonista di questa proposta è l’emblema ad alto spessore, un prodotto altamente tecnologico realizzato con una combinazione di tecniche e materiali diversi. È proprio questo mix a consentire una personalizzazione e una resa estetica uniche, in grado di trasmettere prestigio ed esclusività al packaging.

ad alto spessore, la flessibilità non è solo grafica ma consente letteralmente al prodotto di adattarsi alle superfici curve delle bottiglie, come la classica etichetta. Il Metal Sticker è invece una tecnologia che si sposa benissimo con la superficie piatta delle bottiglie dei liquori: una decorazione ultrasottile in metallo cromato, in grado di risaltare logo o naming con microdettagli di grande prestigio.”

TRA SOLUZIONI ESTETICHE E TECNICHE Effetti cromatici accattivanti, bassorilievi, 3D, texture sensoriali che riproducono un’infinità di materiali diversi, passando per suggestioni “optical” e micro incisioni: le potenzialità stilistiche dei prodotti serigrafici non hanno praticamente limiti e si adattano anche ai design più complessi. Come racconta Paolo Santi, vicepresidente di SAC Serigrafia, “si tratta spesso di soluzioni tecniche, oltre che estetiche. Nel caso dell’emblema

UN VESTITO COMPLETO La personalizzazione spazia infatti dal micro al macro: sia l’emblema ad alto spessore che il Metal Sticker possono essere concepiti come mini inserti, in sostituzione del classico sigillo, come upgrade della tradizionale etichetta o in versione full vbvbottle – come il prototipo creato da SAC Serigrafia in finale quest’anno ai prestigiosi FESPA Awards. Per sublimare la veste estetica, il concept della bottiglia può essere trasferito anche al cofanetto - personalizzabile

con un emblema decorativo o raffinati microloghi - e al tappo che può essere “vestito” liberamente con molteplici finiture e decorazioni a rilievo. KNOW HOW E CO-CREAZIONE La profonda conoscenza delle lavorazioni serigrafiche permette a SAC Serigrafia di offrire un supporto importante a livello di soluzioni estetiche oltre che tecniche. Il processo di prototipazione è spesso co-creativo grazie alla consulenza creativa e grafica dell’azienda trevigiana, sempre attiva nel proporre sublimazioni estetiche in grado di conferire valore esclusivo al risultato finale. Con un ulteriore vantaggio, non indifferente: la possibilità di poter contare su tempistiche di produzione rapidissime, ottimizzate grazie all’adozione della metodologia Lean nei processi produttivi, che risale al 2011.

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Eurostampa

Etichette di pregio realizzate con materiali speciali, forme e lavorazioni uniche. Creatività, ricerca, investimenti in tecnologia e innovazione senza paura di sperimentare, osare, anticipare le mode, essere sempre all’avanguardia. Per capire come si esprime l’eccellenza italiana nella stampa di etichette per il Wine & Spirits abbiamo parlato con tre aziende fortemente orientate verso questo segmento che si sono aggiudicate l’Oscar della Stampa come Best label printer. L’Oscar al Best label printer premia la capacità di rispondere alle richieste di un mercato esigentissimo e affamato di creatività e innovazione. Quali sono i punti chiave della vostra eccellenza nelle etichette? Riccardo Sauvaigne, Responsabile Marketing e Innovazione di Eurostampa: L'azienda, fondata nel 1966 e da sempre gestita dalla fa-

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miglia Cillario, nel 2001 ha definito una nuova strategia aziendale che ha spostato il focus, nel corso degli anni, sempre più su etichette di alta qualità e ad alto valore aggiunto per il settore Wine&Spirits e cioccolato. Questo processo ci ha portato a stringere forti relazioni con i nostri fornitori chiave consentendoci di avere un punto di osservazione privilegiato su tutte le innovazioni sia in termini di tecnologie di stampa che di materiali. Dal 2017 è attivo l’Innovation LABels, il dipartimento aziendale nato dalla volontà di fornire un supporto professionale e qualificato ai clienti e alle agenzie grafiche dalla fase di ideazione dell’artwork alla stampa finale dell’etichetta. Con il passare del tempo, il mercato ha iniziato a riconoscerci come partner affidabili per la produzione di soluzioni complesse, e oggi collaboriamo regolarmente con studi grafici e designer di fama internazionale. Infine, in un quadro di attenzione e cura del servizio per un lavoro fatto ad arte, si

inserisce il Miglioramento Continuo, un dipartimento che ha lo scopo di studiare tutto il flusso produttivo per ridurne al minimo le inefficienze al fine di generare un output di qualità sempre più elevata. Federica Artuffo, Responsabile Commerciale di La Commerciale: Il nostro obiettivo è da sempre quello di mettere in primo piano la qualità del prodotto e del servizio che offriamo ai nostri clienti. La cura del dettaglio, la scrupolosità, la ricerca costante, unite alla profonda passione che nutriamo verso il nostro lavoro rappresentano le nostre stelle polari e ci hanno permesso nel corso dei nostri 70 anni di storia di raggiungere grandi riconoscimenti nazionali e internazionali, nonché la stima dei nostri clienti e fornitori. Gli investimenti tecnologici sicuramente sono sempre stati fondamentali per la nostra crescita, ma sappiamo che la tecnologia da sola non fa la differenza. Sono le persone, la loro

competenza e la loro passione a servizio del lavoro che costituiscono l’unicità del prodotto che offriamo. Sono inoltre fondamentali la ricerca e lo studio dei tempi e dei modi per ottenere sempre risultati eccezionali garantendo estrema flessibilità e tempi di risposta rapidi senza però dimenticarsi del dettaglio. Il segreto delle nostre etichette: avere una grande conoscenza del nostro lavoro ed essere severi pretendendo sempre il massimo da ciascuna persona, lavorazione, materiale impiegato. Francesco Celante, Presidente e fondatore di Rotas: Ciò che ci contraddistingue è accettare tutte le provocazioni avendo, da almeno 20 anni, investito in ricerca come nessun altro di questo settore: una cifra documentata di più di 11 milioni di euro solo per la ricerca. Abbiamo collaborato con decine di Università in tutto il mondo, assunto ricercatori delle più svariate specialità, specialmente quelle “apparentemente inu-

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C LU B D EL

Rotas

LE EC C EL LE N Z E

tili” tipo biochimica o veterinaria o esoscheletri. Coltiviamo il pensiero laterale, cioè quelle ricerche apparentemente inutili che però fanno pensare. Siamo cultori dell’IGNobel. Consideriamo l’etichetta un messaggio, perciò ogni forma di comunicazione che abbia un’emittente, un contenuto e un destinatario. — 2. Il settore enologico rimane determinante nella vostra attività. Cosa vi chiede attualmente questo mercato, e quali trend stanno emergendo per il futuro? Riccardo Sauvaigne, Eurostampa: Il settore enologico rappresenta da sempre una delle colonne portanti nel nostro portfolio clienti grazie alla vicinanza geografica e culturale con una delle aree vitivinicole più rilevanti al mondo: le Langhe. Nel corso degli ultimi anni, anche in questo settore, la percezione del packaging

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si sta spostando su alcuni temi rilevanti sia da un punto di vista sociale, come ad esempio un utilizzo più consapevole di materiali sostenibili, sia da un punto di vista tecnologico. Quest’ultimo filone sta acquisendo un crescente interesse perché permette di offrire, da una parte, un'esperienza di consumo del prodotto più ricca, e dall’altra una maggior protezione del brand attraverso sistemi di anticontraffazione. La nostra sede a Napa, in California, ci consente di interfacciarci con una realtà estremamente evoluta nell’ambito della multimedialità e di osservare come l’industria del vino e l’industria dell’intrattenimento si intreccino in modo sempre più coinvolgente, grazie all’interazione tra consumatore e packaging. Federica Artuffo, La Commerciale: Il mercato sta diventando sempre più competitivo e questo ci spinge ogni giorno a cercare di migliorare in termini di servizio al cliente, il

quale nel corso degli anni è diventato sempre più esigente ed esperto. Sicuramente il principale obiettivo che ci siamo posti è cercare di mantenere gli alti standard che ci hanno contraddistinto negli anni, ottimizzando il processo produttivo in tutte le sue fasi. Per far ciò ci siamo dotati di sistemi di gestione delle commesse, preventivazione, ordine e approvazione, anche online, interfacciati direttamente alla produzione per automatizzare l’intero processo produttivo aziendale in modo da rispondere a richieste del mercato sempre più frammentate. Per garantire inoltre un servizio completo, dallo studio grafico interno alla produzione finale, ci siamo dotati di sistemi all’avanguardia per la prototipazione dell’etichetta. Il mercato italiano oramai è diventato saturo per cui l’espansione verso l’estero è sicuramente la nostra prospettiva immediata. Francesco Celante, Rotas: Il settore Wine&Spirits richiede originalità

non tanto nel testo o nei colori o forme, ma proprio nella tecnologia emergente. Il tridimensionale per esempio, oggetti fisici che arricchiscono l’etichetta e si possono applicare automaticamente. Il mondo è in continua evoluzione, anzi, supera se stesso in continuazione, ogni giorno nascono 20.000 nuovi consumatori e altrettanti scompaiono. In 40 anni è raddoppiato il numero degli abitanti.Il mercato è diventato talmente “solubile” da richiedere continuamente nuove proposte concrete e industriali che incidano nella memoria. La stampa non risponde più, come una volta, alle richieste di originalità in questo mondo sempre più digitale e virtuale che ci pervade e si evolve continuamente. La magia del foglio scritto, abusata e sempre più priva di contenuti attraenti, ha bisogno di un sapore nuovo, di integrare magari con la tridimensionalità la sfida della superficialità e dell’immediatezza nella lettura.

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D E T T A G L I

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CAMPARI RED DIARIES 2019: COFFEE TABLE BOOK Un viaggio nella città natale di Campari dove ogni cocktail racconta una storia. Rigorosamente rossa. Un volume ricco di sfolgoranti immagini, che propone al lettore un viaggio inaspettato alla scoperta del mondo Campari. Il libro riporta le immagini più significative di Entering Red, il nuovo cortometraggio diretto da Matteo Garrone, regista due volte incoronato con il Grand Prix del Festival di Cannes, che ha

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scelto come interpreti del suo film l’attrice e modella cubana Ana de Armas e l’attore italiano Lorenzo Richelmy. Da sempre legato al mondo del cinema, main sponsor della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, il brand Campari celebra – sia in video che attraverso le pagine di questo magnifico volume – le storie di Milano, città natale dell’aperitivo rosso per eccellenza, ma anche Negroni, cocktail simbolo di Campari, che nel 2019 festeggia il suo centenario.

Formato 26x29 cm Tiratura 6000 copie Pagine 123 Copertina cartonata rivestita Setalux Rossa con impressioni a secco. Risguardi in Setalux blu. Cofanetto Rivestito in Setalux blu con motivo grafico realizzato con incisione a laser. Carton Box: Carta Favini accoppiata a microonda. Interno: Carta patinata opaca Cartiera del Garda 200 grammi Stampa Grafiche Milani su macchina H-UV LED inchiostri UV

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I N T E R V I S T A

P&P Promotion, decori ad alto tasso di creatività. Serigrafia diretta e indiretta a caldo, cambio molecolare del colore del vetro, applicazione di placche metalliche e di Swarovski, e molte altre lavorazioni speciali. Così l’azienda di Asti trasforma le bottiglie in vere e proprie sculture. di S T E F A N O

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T EN ED I N I

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I N T E R V I S T A

Migliaia di ore di ricerca e sviluppo per testare nuove tecnologie e processi produttivi, una costante tensione creativa, l’adozione di materiali inediti per stare un passo avanti ai concorrenti. Così le aziende del packaging diventano laboratori di sperimentazione, sempre ribollenti di novità. “Customizzazione del prodotto è la parola chiave. Il cliente richiede soluzioni sempre più personalizzate, che amplifichino e interpretino la sua immagine. E siccome partiamo sempre da ‘contenitori’ abbastanza standard, sta a noi cercare di rendere unica la classica bottiglia: è vero che ce ne sono di mille tipi, funzioni ed dimensioni, ma le differenze sono talmente lievi che il valore aggiunto non salta facilmente all’occhio. E qui entriamo in gioco noi”. Paolo Lorusso, titolare di P&P Promotion, non ha dubbi: l’immagine curata del contenitore è un supporto fondamentale per far risaltare il contenuto, grazie anche all’uso di processi innovativi. Vino

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e bottiglia si sono alleati per dare al consumatore un’esperienza emozionale che coinvolga tutti sensi. INNOVAZIONE TECNICA ED ESTETICA P&P Promotion è stata fondata nel 1990 a Santo Stefano Belbo (Cuneo) come Arte Stampa. All’inizio specializzata in prodotti promozionali e adesivi personalizzati, dal 1997 si dedica al vetro, spaziando fra tecnologia e fantasia. “Il punto di partenza è sempre abbellire il contenitore: una bella etichetta, una serigrafia o una colorazione particolare. Nuovi spunti e tecniche da mettere alla prova del mercato. E non parlo solo del vino: stiamo percorrendo strade molto interessanti anche nella profumeria. Quindi la partita si gioca sul packaging: stiamo immaginando bottiglie come piccole sculture, come si fa già da tempo con i profumi”. A monte c’è sempre la ricerca che può durare anche anni, del resto solo chi propone novità ha successo. Purché

sappia reggere alle inevitabili critiche: “nel vino domina la tradizione, mentre per vendere il made in Italy occorre aprirsi al futuro, come fanno i francesi”, sottolinea Lorusso. Per una piccola azienda con 40 dipendenti come P&P Promotion

STUPIRE I CONSUMATORI Le aspettative del mercato crescono e la domanda cambia continuamente, spingendo le aziende ad adottare nuove strategie. Non appena un’idea fresca diventa di tendenza, tutti vogliono quella

Customizzazione del prodotto è la parola chiave. Il cliente richiede soluzioni sempre più personalizzate. (che dedica 1500 ore l’anno alla sperimentazione), la ricerca ha un costo non indifferente ma è un investimento cui non si può rinunciare. Senza contare che gli errori si pagano cari: “Ogni giorno dalla nostra linea di produzione escono 50 mila bottiglie. Ma con un mercato così competitivo, chi sta fermo un giro rischia di non ripartire più”.

novità. Il ‘gioco’ del momento è il digitale, con macchine in grado di personalizzare il messaggio anche bottiglia per bottiglia. Il packaging di lusso richiede continue ricerche sui materiali e inventiva a misura d’artista. “Stiamo sviluppando la stampa a freddo e le decorazioni multiple, lavorate in un secondo tempo con finestrature, incisioni

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I N T E R V I S T A

Cambio molecolare del colore del vetro, un brevetto P&P Promotion

laser, placche metalliche, inserti in resine o cristalli Swarovski: si fa di tutto per arricchire il contenitore e aumentarne il valore aggiunto per raggiungere l’effetto wow. E non potrebbe essere altrimenti se si vuole che nel caos del punto vendita una bottiglia risalti fra mille, ‘buchi’ lo scaffale e salti quasi da sola nel carrello. C’è sempre un effetto speciale o un’innovazione che conquista produttori e clienti.” In tutto questo trionfo di forme e luccichii, la tecnologia sta sostituendo la creatività? Secondo Lorusso no, perché “l’innovazione dà una mano allo spirito commerciale, ma non basterebbe senza una profonda conoscenza del mestiere e delle problematiche dei clienti. In vent’anni è cambiato tutto: non solo moda e gusti, ma anche normative e cer-

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tificazioni. Riceviamo continue visite di produttori che chiedono conferme sulla qualità, soprattutto quando si entra nello specifico delle bevande alimentari”. LAVORAZIONI SPECIALI CON ATTENZIONE ALL’AMBIENTE E se la tecnologia non si ferma, altrettanta attenzione è riservata ai bisogni di consumatori sempre più orientati verso soluzioni di packaging di lusso, ma anche ‘intelligenti’ e, soprattutto, realizzati con materiali ecosostenibili , vale a dire con un impatto sull’ambiente ridotto al minimo termini, lungo tutto il suo ciclo di vita, dalla produzione allo smaltimento, meglio ancora se con possibilità di riciclo. “Fin dall’inizio, la nostra azienda ha sposato questa filosofia legata

alla sostenibilità, brevettando una lavorazione che permette di decorare, nobilitare e personalizzare il vetro della bottiglia nel pieno rispetto dell’ambiente”, spiega Lorusso. La potenzialità di questa lavorazione, definita Cambio Molecolare del Colore del Vetro, sta proprio nell’utilizzo di materie prime naturali e riciclabili, quali polveri di vetro colorate, attraverso le quali si possono creare effetti traslucidi, coprenti o satinati. Il vetro infatti è un materiale riciclabile al 100%, perfetto per naturalità, igiene, sicurezza e soprattutto per l’ambiente. Punto di forza di questo brevetto sono sia il recupero del materiale che l’ecosostenibilità, parole chiave che identificano e strutturano l’intero ciclo produttivo dell’azienda.

Una lavorazione a metà tra artigianato e alchimia, ma con la precisione e la stabilità dei processi industriali. È il ‘cambio molecolare del colore del vetro’, fiore all’occhiello di P&P Promotion, che rende satinato o colorato il vetro trasparente. Questa tecnica di decorazione brevettata interviene sulla struttura del vetro, giocando anche con la trasparenza per creare colori e sfumature, effetti traslucidi, coprenti e finestre. Non si utilizzano vernici ma polveri di vetro, che durante la ricottura in forno si fondono imprigionando i nuovi colori come parte integrante della bottiglia. Queste polveri di vetro vengono rigenerate e riciclate attraverso cicli di lavaggio, pulizia e setaccio per ricavare nuovi pigmenti utili ad altre produzioni. Inoltre i pigmenti utilizzati hanno un veicolo a base acqua e sono prive di solventi e sostanze soggette a vaporizzazione, infatti durante i cicli produttivi non si creano sostanze inquinanti pericolose per l’ambiente e per gli addetti ai lavori, garantendo ottimi risultati estetici, funzionali e ambientali. Oltre che estetico, l’effetto è funzionale: grazie alla resistenza meccanica l’oggetto si può lavorare, non si riga, non si scalfisce né si macchia e resiste addirittura agli acidi. Esempi top sono le bottiglie che Martini & Rossi ha scelto per il suo Royale Bianco e Rosato, che sembra appena uscito dal frigorifero, e la vodka Sernova delle Distillerie Fratelli Branca, che si è aggiudicato un FESPA Awards nel 2016.

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BRAND REVOLUTION LAB. COMINCIA IL CONTO ALLA ROVESCIA PER L’EDIZIONE 2019: A GIUGNO IL VERNISSAGE

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l vernissage della nuova edizione di Brand Revolution LAB, il creative show della stampa innovativa organizzato da Stratego Group con il patrocinio di DMA Italia, si avvicina. Dopo cinque mesi di incontri, confronti, scambi di idee e soluzioni per realizzarle, si è giunti alla fase cruciale della produzione: aprile è il mese in cui i progetti pensati dalle agenzie creative per portare la comunicazione di brand verso nuovi livelli di innovazione si concretizzano grazie al lavoro delle aziende di stampa, partner non soltanto tecnici ma anche creativi, presenti in ogni fase del laboratorio per individuare le soluzioni più efficaci e personalizzate. A giugno sarà possibile visitare la mostra che mette in campo diver-

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brandrevolutionlab.it se novità: un ventaglio più ampio di progetti, una maggiore vocazione verso il mondo del lusso, un ampio panorama di tecnologie di stampa e supporti e il coinvolgimento di partner internazionali. LE TECNOLOGIE E I PROGETTI Alla stampa digitale, protagonista indiscussa delle precedenti edizioni, si affiancano la serigrafia e diverse possibilità di nobilitazione sia digitale sia tradizionale. Un panorama di applicazioni che riflette le esigenze di un mercato complesso, in cui la creatività può esprimersi anche

attraverso l’ibridazione di tecnologie e supporti per ottenere risultati inediti. Non solo carta, cartone e flessibili tra i materiali stampabili: quest’anno compaiono il vetro – con l’innovativa tecnologia di stampa digitale O-I: Expressions sviluppata da O-I Owens-Illinois, il più grande produttore di vetro al mondo – il tessile e l’applicazione decorative su materiali come metallo e ceramica. La comunicazione stampata diventa esperienza grazie alla personalizzazione, la comunicazione integrata online-offline, i materiali in-store pensati come installazioni artistiche e la realizzazio-

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E V E N T I

I PARTNER DELL’EDIZIONE 2019 Stampa digitale, carte speciali e creative, foil e cliché per la stampa a caldo, cold foil e nobilitazioni digitali, sistemi anticontraffazione e integrazione online-offline saranno possibili grazie al supporto di HP, Gruppo Cordenons, Luxoro e StealthCode® by BeeGraphic, partner tecnologici di Brand Revolution LAB 2019. In prima linea nella realizzazione dei progetti i partner di stampa: JJACM, azienda specializzata in stampa flessografica per film in bobina (monofilm e accoppiati) e buste preformate personalizzate, adatti ai principali requisiti tecnici di confezionamento e riempimento; JJGoglio, specializzato in stampa digitale su imballaggi flessibili e ben conosciuto per il puzzle pack: confezioni una diversa dall’altra, stampate in basse tirature e con grande flessibilità; JJMaer, da oltre 50 anni specialista di etichette con capacità di stampa combinata (offset, serigrafia, flexografia, tipografia e stampa digitale); JJNava Press, dal 1922 nel mercato degli stampati per l’industria della moda e del lusso (offset, rotativa a colori, stampa digitale, stampa tipografica); JJO-I Owens-Illinois, azienda leader mondiale nella produzione di packaging di vetro fondata in Ohio nel 1929, che ha di recente presentato la tecnologia di stampa digitale su vetro O-I Expressions; JJPressUp, fondata nel 2010, è una tech company pura che offre l’eccellenza della stampa online, combinando tecnologie digitali e offset, ed è oggi tra i leader del web-toprint; JJSAC Serigrafia, specializzata in stampa serigrafica su diversi materiali (legno, vetro, carte pregiate, metallo, plastica, pelle, pareti) e soluzioni innovative come la decorazione in mold, gli emblemi ad alto spessore e gli sticker metallici.

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ne di prodotti esclusivi per coccolare i clienti più fedeli. Non mancherà nemmeno un momento formativo con un progetto che coinvolge gli studenti della NABA, dello IED e del Politecnico di Milano attraverso un contest che mette in palio una visita al centro demo HP di Barcellona, e un appuntamento focalizzato sui progetti luxury al Luxepack Monaco. I BRAND E LE AGENZIE Ben rappresentati importanti settori merceologici del mass-market e luxury, con alcune sorprese riguardanti prodotti nuovissimi – pensiamo alla nascita di realtà imprenditoriali legate alla legalizzazione della cannabis, come nel caso di Jeri’s Farm – modelli di successo come

quelli legati alla subscription economy, al food delivery e alle esperienze di viaggio immersive. Costa Crociere, Mercedes, Gruppo ILLVA Saronno, Invicta, Krupp, M&M’s, Wacko’s, Cantine Gulfi, Coca-Cola, Pasticcerie Betto e Twinings sono solo alcuni degli importanti brand che saranno protagonisti di Brand Revolution Lab 2019; sedici, in totale, i progetti di comunicazione, realizzati da tredici agenzie: Artefice Group, A-Tono, Conversion Agency, Coo’ee Italia, Creostudios, The Embassy, H2H, Bluereflex, Relata, HUD, The 6th, DLV BBDO e Studio Martinetti. La partecipazione al vernissage è esclusiva e solo su invito. È possibile farne richiesta inviando una mail motivazionale a stratego@strategogroup.net

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C O M U N I C A Z I O N E

D ' I M P R E S A

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www.zechini.com

ZECHINI OPEN HOUSE B.ON.D. L’ANTEPRIMA CHE HA CAMBIATO IL CONCETTO DI BOX ON DEMAND Un evento durato ben cinque giorni per presentare nel migliore dei modi la nuova frontiera della produzione di packaging di lusso.

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antissimi gli ospiti che si sono susseguiti in una cinque giorni senza precedenti negli spazi della Zechini di Vimodrone, alle porte di Milano. L’occasione era particolarmente invitante: la presentazione in anteprima di B.ON.D, un inedito sistema che permette di produrre scatole di lusso da 9,5 ai 40 cm di lato e dai 2 ai 15 di altezza. I packaging sono personalizzabili anche con grafiche diverse da pezzo a pezzo, in modo facile, veloce, intuitivo ed economicamente vantaggioso. Il sistema B.ON.D promette una flessibilità nella produzione mai avuta prima e gli ospiti dell’open house ne hanno avuto conferma con una per-

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formance live del sistema. All’interno dell’azienda è stato allestito per l’occasione uno spazio di lavoro con i nuovi macchinari B.ON.D e ogni ospite ha potuto vedere realizzati in pochi minuti diversi modelli di scatole personalizzate che poi gli sono state offerte. Un’operazione resa possibile anche da partner d’eccezione, come Konica Minolta che, nella persona di Massimo Mirarchi, ha fornito la nobilitazione sulle stampe. La bellezza dei supporti è stata assicurata dai preziosi cartoni Eska®black forniti da Eska. A disposizione degli ospiti anche un plotter da taglio Valiani, mentre le colle sono state fornite da Menichetti, altra eccellenza italiana.

Un team che si è dimostrato vincente e che ha convinto gli ospiti, provenienti da tutta Italia e anche da alcuni paesi esteri. Tra gli interessati a scoprire le potenzialità di B.ON.D, centri stampa digitali, cartotecniche e anche grandi scatolifici che hanno saputo vedere in questa proposta un grande alleato per realizzare delle pre-serie in modo veloce ed economico. Un’opportunità concreta di rispondere tempestivamente alle richieste dei clienti. Particolarmente apprezzati nella proposta B.ON.D i servizi Zechini Academy e il Network B.ON.D. Zechini Academy propone un programma di corsi gratuiti (sia tecnici, sia di formazione commerciale), un supporto

tecnico completo e continuo nel tempo e forme personalizzate per la produzione di scatole. Il Network B.ON.D offre un supporto di marketing completo. Sono intervenuti all’evento da un lato creativi e designers curiosi di capire le potenzialità del mezzo, dall’altro tecnici e commerciali delle diverse realtà della produzione di packaging. L’open house è diventato anche un momento importante dove costruire relazioni e scambiare opinioni. Per tutti, il kit dell’evento, con borsa personalizzata, scatola per bottiglie e un’intrigante scatola a balconcino, a ricordo delle potenzialità di B.ON.D.

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PRINT_LOVERS _SELECTION__ Metallizzazione digitale: davvero?

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Per raccontare un territorio. È la confezione di un prodotto goloso e raffinato, i fichi del Cilento “Officina del Gusto” Santomiele realizzata da Grafica Metelliana con una carta davvero speciale.

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Le carte della bellezza

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Si chiama Blush Palette ed è una delle novità 2019 di Fedrigoni: una selezione di 12 tipi di carte dedicate al mondo del beauty, una sequenza calda di colori che richiamano tutti gli incarnati.

Sì, davvero. La nuova unità di nobilitazione digitale sviluppata da Kurz con HP Indigo permette applicazioni mai viste per look raffinati, immagine personalizzata, effetti di stampa sorprendenti.

Un’elegante mappa sul pack

Un assaggio dei progetti più belli. Una vetrina sulle ultime novità del mondo della stampa e dei supporti. Tutto, naturalmente, da printlovers.net

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Il cartoncino che ama i libri

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Si chiama Natural Strong Board ed è un cartoncino naturale resistente alla cordonatura, morbido al tatto. Ideale per i nostri amatissimi libri, lo presenta Fontana Grafica.

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FIRMATE MERCK LE INNOVAZIONI PER IL MONDO DEL VINO

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Merck presenta i suoi prodotti innovativi per il settore enologico, indispensabili per la nobilitazione di etichette, fascette, capsule di chiusura delle bottiglie, colorazione del vetro.

Si chiamano Xirallic® Amur Black e Meoxal® Victoria Red i due nuovi pigmenti. Il primo è di natura microcristallina, di tono scuro ideale per ottenere un effetto profondo e delicato. Il secondo è un rosso di natura metallica la cui caratteristica è una

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profondità quasi tridimensionale delle particelle. Anche la gamma degli Iriodin® della serie “Icy” offre, su un substrato di mica sintetica, colore, purezza e riflessi ineguagliabili. Ultimi nati: Iriodin® 6111 Icy White Pristine e Iriodin® 6107 Icy White Lightning. Merck propone di nuovo le tecniche di stampa R.G.B. e VE3D.2. In particolare il 3D si arricchisce di una tecnica basata sulla combinazione di stampa di due vernici, capace di generare un contrasto ottico e cro-

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matico, da cui risulta un effetto tridimensionale, molto simile a una stampa a rilievo. Sempre nel settore enologico, Merck è leader mondiale nella produzione di prodotti che permettono, attraverso una marcatura laser molto dettagliata, di imprimere informazioni o immagini sui tappi delle bottiglie. Inoltre gli additivi Merck, aggiunti al materiale plastico dei tappi, consentono l’ottenimento di un ottimo contrasto visivo tra il soggetto marcato e il materiale del tappo.

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77 E N G L I S H PAGE 10 ­HOW PRINT IS MADE The label on the cover is designed by Mario Di Paolo, from Spazio Di Paolo, who talks about his project on page 19.

HOT FOIL DIGITAL BEIGE The cover is dotted with stars, planets and space shuttles orbiting around the moon. To highlight them, we chose Kurz’s Luxor® 107464 Digital Beige foil for hot foil printing, which we also used for the title. It is a beige colour with grey tones. Its metallisation gives it a technological feel, as well as the fascinating touch of outer space. THE PAPER FOR THE COVER Fedrigoni Sirio Pearl Shiny Blue 300 g. Sirio Pearl Shiny Blue is a card with a surprising effect: its fine pearlescent effect reflects light and makes the stars shine. The Sirio Pearl collection, made with FSC® certified cellulose, is available in 17 colours and 5 weights, which can create any sort of printed product and packaging with a strong identity and elegance. THE PAPER FOR THE LABEL UWS White Cotton is part of the Manter range of special self-adhesive papers produced by Arconvert. Its precious texture, marked with felt, and its delicate shade of natural white make it one of the most popular papers with label designers all over the world. It is also environmentally friendly, as its fibres don’t come from trees, but from pure cotton, a plant that renews itself every year. Its heavy weight makes it suitable for most printing techniques and it can transform any embossed label in a small work of art. HOT FOIL LUXOR® 232 At the centre of the cover the gold foil Luxor® 232 is hot-stamped. A timeless classic that enhances the text for the special edition, immediately attracting the reader’s attention. It is elegant, hot, impeccable and brilliant, the undisputed symbol of enhancement. EMBOSSING WITH H+M CLICHÉ Thanks to the realistic embossing achieved

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with a hinderer + mühlich (Kurz group) cliché, you can touch the moon with your fingers, feel its surface and movements. The precision and technique of h+m clichés evoke feelings and offer endless possibilities to our imaginations. An embossing that takes us straight to the moon.

PHOSPHORUS PRINTING Varnish screen-printing with the addition of a phosphorus pigment. This pigment is charged by the exposure to a light source (sunlight, electrical light or UV light) and releases the energy by lighting up in the dark. PRINTING AND ENHANCEMENT OF THE LABEL AND COVER Grafical was founded in 1982 in the heart of Valpolicella, where it has been operating in the graphic sector for over 30 years. It combines tradition and innovation to create top quality products. Today it counts 80 partners: 35 working in the pre-printing and administrative departments and 45 in the printing press. The company is specialised in self-adhesive labels for the wine sector, thanks to offset, screen-printing and reel digital printing technologies. They use state-of-the-art machinery which allows the company to work with the most exclusive techniques and with selected materials. At Grafical, the work is followed closely from the development stages to printing and distribution. The success of the company mostly comes from the strength points it has always relied on: excellent quality of the products and fast development and execution of orders. PAPER FOR THE LABEL Arconvert, Gruppo Fedrigoni’s converting division, is one of the global leaders in the production of self-adhesives papers and films for the label industry. Arconvert’s self-adhesive materials combine the preciousness and beauty of Fedrigoni papers with high performances in contact with water, ice and condensation and with specific safety features. Not only does this satisfy the highest aesthetic demands, but it is also the result of state-of-the-art technological innovation in labelling and brand protection for high-end products.

PAGE 12 WELCOME TO CASTIGLIONE DEL BOSCO, WHERE LABELS, PACKAGING, AND LUXURY PRINTING CELEBRATE THE TRADITION OF THE LEGENDARY MASSIMO FERRAGAMO. An estate as famous as Chiara and Massimo. Or rather, as famous as their family name: Ferragamo. A brand married to the excellence not only of Italian fashion, but also of fine wines such as Brunello di Montalcino. We’re talking about the Brunello produced in the 62-hectare vineyards of their estate in Castiglion del Bosco. Chiara and Massimo bought the land in 2003 and completely renovated it, from the architectural structures to the wine production, which has been entrusted to the wine expert Cecilia Leoneschi. The estate is set in a landscape of thick and uncontaminated woods in the Montalcino area in the Siena province. In the middle of this paradise, sit the remains of the 1100 castle and tower, which have also become the logo of this prestigious vineyard, now known all over the world. It is mostly known for its wines (from the Montalcino red to the Brunello and to the Millecento Brunello di Montalcino Riserva Dogc and Zodiaco, the limited edition of Brunello), but also for its packaging: from the bottles to the labels, the wrapping tissue paper, sealed with resin stamps, to the oak wood cases. Their

desire for prestige applies to the “clothing”, which must live up to the wines it is for. Their packaging doesn’t ignore trends and innovation, but it is anchored to a graphic and printing tradition (from their use of self-adhesive paper for labels or the card used for cases of grappa, vinsanto and olive oil of their brand) that is destined to stand the test of time, as Simonetta Doni explains. Simonetta Doni is the founder and owner of the Doni & Associati studio in Florence, which counts among its clients a fifth of the Italian wine brands listed by the American magazine Wine Spectator, the bible of wines. The studio has also produced the Castiglion del Bosco packaging in a way that reflects the traditions and the origins of the place and the winery. This strong conservation ideal is the same one that inspired Massimo Ferragamo to buy the estate. “When I arrived at the Capanna vineyard - he explains - I realised that Castiglion del Bosco was perfect for me. The view is endless at Capanna: it goes from the Uccellina mountains in Maremma to the Giglio and Montecristo islands. Confronted with such beauty - Ferragamo adds - I felt a strong responsibility to safeguard it. I don’t feel like the owner of this land, but rather its custodian, preserving it for future generations. Every time I’m at Castiglion del Bosco I can’t stop thinking it’s a place made of dreams.” And these dreams are meant to last, not to be forgotten upon waking up. They are passed down through the art of producing Brunello, but also the

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Rosso di Montalcino Doc and the Chardonnay Toscana IGT, and through the appreciation of their lineage, even before tasting them, through the quality of the packaging. Massimo Ferragamo explains that the first input given to the designer for the packaging was to create something that described both the history of the estate and the territory and the excellence of the vineyard. For this reason Chiara and Massimo, who follow closely the packaging designing every step of the way, from the agency to the printers, wanted the labels and cases to carry some important symbols. These are the 1100 tower, the dragon, which resembles the shape of the cur where the grapes grow (Campo del drago Brunello di Montalcino Docg), and the green shield carried by St. Michael on the statue in front of the ancient chapel in the town, which holds Pietro Lorezetti’s paintings. The packaging of a wine, says Cecilia Leoneschi - even though, as she specifies, technically her responsibility are the contents, not the container - “must reflect as closely as possible the soul of its contents”. It must show its personality. So for a winery such as the Castiglion del Bosco one, which also received a bio certification, it must express “integrity and elegance”. After all, all of Castiglion del Bosch’s communication, from specialised magazines to their website and social media, mirrors its soul. Even the company brochure does. It is printed by the Oga Autajon di Reggello printing press, which is specialised in reel and in flat label printing, just like the boxes you can buy in the shop adjacent to the winery, the bags, the business cards and notepads. Soon the brochure will be doubled, with one version dedicated to tours and tastings, which every year attract thousands of visitors to the estate, which also includes a private golf club and a resort managed by Rosewood Hotels and Resorts. The self-adhesive label of one of the highest-profile wines (which are all in dark green thick glass, to better preserve them from light), specifically the Millecento Brunello di Montalcino riserva Docg, which entered production in 2010 and was put on the market six years later, is printed on Fasson’s White Cotton paper. The label is as prestigious as the wine, and is printed with the historical tower symbol by Modulgraf, a printing press based in Castelfranco di Sotto, near Pisa. Simonetta Doni explains that the label is printed in offset on soft white paper in three colours and braille varnishing. “It’s a unique and well-finished process,” the designer adds, “just like the contents of the bottle.” The bottle is wrapped with tissue paper,

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which shows the name and logo of the product and is sealed with a len titular printed by a company that also makes lenticular closings for other Castiglion del Bosco products, such as the olive oil. The bottle and tissue paper are then placed in an oak wood case, also heat-engraved. The same care for packaging is applied to the entire range of Castiglion del Bosco wines, as well as their grappa, olive oil, and honey. It is also applied to the cylindrical cases made of printed and bundled card, produced by Cartplast, based in Monteriggion in the Siena province. Simonetta Doni highlights that the case for the ‘grappa of the dragon’ (which is decorated with the drawing of the dragon) has a snap closure, a matt black background printed with glossy black, gold lamination, and screen-printing with transparent UV. The label, on the other hand, is printed by Oga Autajon in two colours, black and gold lamination, on Fasson Epique paper, in two colours plus Braille. The label for the olive oil is in the shape of the shield depending on the type of product and is printed by Modulgraf on the Manter-Fedrigoni Sirio Pearl Oyster Shell paper. Oga Autajon also produces the label for the San Michele vinsanto, which is printed on the same paper, in two colours plus laminate. In 2013, Castiglion del Bosco also began producing a limited edition of the Brunello di Montalcino called Zodiaco. Cecilia Leoneschi explains that it is a unique wine with a strong character. “The painstaking selection of our best grapes makes this edition unique and recognisable in time.” Every vintage is celebrated with a custom label dedicated to the corresponding sign of the Chinese Zodiac, interpreted by renowned Chinese artists exclusively for Castiglion del Bosco. So far, six vintages have been produced and collectors from all over the world compete for them. Furthermore every year some of the bottles and their prestigious packaging are sold at auction to support non-profits in Italy and in China. One of the many gifts hidden at the heart of great wines.

ed the Brunello di Montalcino Association (which now counts nearly 250 wineries) and one of the first to achieve Doc and Docg certifications, is one of the most prestigious in Tuscany. It is known on an international level and it produces about 250,000 bottles every year. Under the guidance of a team of experts in the sector including Beppe Caviola, wine consultant, and Ruggero Mazzini, agronomy consultant, Massimo Ferragamo and the wine expert Cecilia Leoneschi have embarked on a long journey, starting from the vineyard. It’s been a journey focused on excellence, which has also involved the packaging of their products, from labels to cases. This part of the journey has been entrusted to Simonetta Doni, founder and leader of the prestigious design agency Doni&associati, based in Florence.

PAGE 32 BOTTLE DESIGN WINS THE CHALLENGE OF PERSONALISATION O-I : Expressions: it’s the new technology for digital printing on glass. It enables brands to create personalised packaging that enhances the expressive and sensory qualities of containers, and it can do so in a much wider range of colours and patterns. Furthermore, digital printing allows the integration of several counterfeiting solutions on the bottle. We talk about the advantages this technology brings, about its premium version, OI: Expressions Relief, and about much more with Melianthe Leeman, Global Innovation Platform Director di O-I, world leader mondiale in the production of glass packaging.

What are the main differences between screen printing and digital printing for glass packaging? What choice did O-I make and why? The traditional development process to design a new glass package involves a complex series of steps. These go from technical drawing and mold engineering to sampling and full mold set order, which means an NPD process of several months. Equally, if a package is screen printed, this requires labour intensive pre-press and set-up processes with screen creation and mounting, registration adjustments etc. O-I : EXPRESSIONS enables customers to develop a new and innovative package using a much simpler and shorter digital process: the process involves fewer steps and transfers than vs the NPD process, and it can go straight to commercial production after the approval of samples. This reduces production times from months to weeks. Additionally, O-I : EXPRESSIONS RELIEF is a distinctive mark. O-I offers to brands the opportunity to create tactile effects through embossing, which can also be done in colour. This element adds a whole new dimension to the bottle, allowing brands to interact with consumers when they hold the packaging. All this is a solution to past challenges, and makes personalized embossing possible even for clients who order smaller quantities of packs, as is often the case with artisanal products. As for the inks used in digital printing on glass, do they constitute a problem in glass recycling? We use organic, UV-curable inks. They do not impact the recycling process: O-I : EXPRESSIONS printed glass will remain 100% recyclable, endlessly. If we’re talking about making new containers from the printed glass, the inks will burn up in the

DONI& ASSOCIATI TO COMMUNICATE EXCELLENCE Castiglione del Bosco has been known with its current borders for over 800 years and is located in Montalcino, in the beautiful Val d’Orcia. For a long time it was the home of noble families from Siena, with its town, church and castle, and in 2003 it was given a new life, when it was bought by Chiara and Massimo Ferragamo, who renovated it maintaining its original features, while at the same time adding an 18-hole private golf club with pathway and a luxury 5 star resort managed by Rosewood Hotels & Resorts. Today the Castiglion del Bosco winery, one of the few that in 1967 found-

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furnace. We don’t anticipate any negative impact to melting or forming, or any environmental issues in melting glass with UV inks.   As for the color of the bottle or jar, is it better to use flint glass, or is any glass colour suitable? Could you give some examples? As the attached images illustrate, we can print on all glass colours. Flint tends to be the most suitable for designs with translucent or transparent colours.   Do you think digital printing could be useful in the fight against counterfeiting? Digital printing can indeed incorporate some anti-counterfeiting solutions, from QR-codes to serialization. It can also create unique, variable and/or highly-complex designs   What does the future hold for digital printing on glass packaging, both in the mass market and in the luxury sector? Digital printing for glass packaging is still at an early stage, but the technology is continuously evolving and opening up new fields of application, thanks to steady improvements in printing quality and speed. According to a Smithers-Pira research, Digital printing for packaging will experience rapid growth & development (13% CAGR) by 2022. Driven by consumer trends of personalization and premiumization, the food & beverage segment is expected to be the fastest-growing category. At O-I, we see major benefits in being involved in shaping the future of digital printing on glass. O-I : EXPRESSIONS gives us fantastic scope for greater growth into higher value segments, which ties into O-I’s strategic vision to leverage technology to expand our services and capabilities.

PAGE 34 LUXORO PRESENTS MARIO DI PAOLO’S PROJECT FOR THE BAROLO PRODUCED BY MICHELE CHIARLO’S VINEYARD. In the beginning there was the whale, a symbol of life and of the vitality of the universe. Today, it beautifully decorates bottles of Barolo. For 2019, we decided to double up. We are presenting not one, but two special edition labels. Choosing only one of art director Mario di Paolo’s proposals was impossible, so we made them both. They are very different to each other, but are both highly expressive, so it would’ve been a pity to leave one out. The Barolo Balena (Barolo Whale)

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project is dedicated to nature and its endless movement, to the continuous process of transformation and creation which relentlessly undoes and rebuilds matter. It brings us back to this uninterrupted gesture, which constantly amazes us. At the centre of the story is the Barolo produced by Michele Chiarlo’s vineyard, a fine wine known all over the world. It was in Chiarlo’s vineyards that the skeleton of an ancient whale, now held by the Asti Palaeontology Museum, was found. Marine fossils aren’t unheard of in the land of the Barolo, which was previously covered by sea. The land started to emerge between 5 and 2 million years ago, during the Pliocene, leaving behind traces of the creatures that inhabited it previouly. This is why the hills around Monferrato and Langhe hold testaments of their past and are rich in fossils and ancient marine sediments. And it’s also why the whale has become the symbol for a wine. Creativity, like nature, transforms everything: it draws on archetypes to allow for new forms, regenerated from the past, to karstically come to the surface. Nothing is created and nothing is destroyed, but everything is transformed. The incessant mechanism that enables transformation is the same one that allows for the idea to become reality. The labels themselves are the result of a process of metamorphosis and transformation. From the very beginning, they involve techniques, materials, passion, competence and people who can create a unique and innovative work.

clear that the tones and consistency of the printing ink are extremely natural and realistic. The formula to represent the density and colour of the Langhe was developed starting from some soil from Michele Chiarlo’s vineyard. The preciousness of the fossil immersed in its habitat is communicated by the gold, hot-stamped with Leonhard Kurz’s Hinderer+ Mühlich plate, which in Italy is sold exclusively by Luxoro. The golden streaks fully represent the magnificence which has always been represented by the whale in history, literature, and above all nature. The second label echoes the shape of a whale and at the centre of it the fossil is visible, embossed with the Hinderer+Mühlich plate. This version of Barolo Balena is an authentic product of creativity and technology: it was designed to be partially glued to the bottle, so that the tail of the whale can be left and attached to the higher part of the bottle, besides the vineyard’s logo. This makes the cold-printed golden part visible, which creates a contrast with the rest of the label and brightens the entire composition. This second label, also designed by Mario di Paolo, is a play on shape and light. The tails comes alive by being detached from the bottle. This creates a three-dimensional label that occupies its surroundings with a pop-up effect. Do you want to see the labels we talked about in these articles? They are displayed at Vinitaly, at Michele Chiarlo’s stand: PAD. 7 STAND E7/E8

Continuing chronologically, the next engagement will be in Milan for Packaging Première (28th-30th May), the only Italian trade fair dedicated to luxury packaging. Icma will showcase a new paper collection to renew and expand one of its eight Prêt-à-Porter product families. The collection will be available in stock, even in small quantities. A particularly important moment will be marked by Icma’s participation in LuxePack Paris (4th-5th June), an event dedicated to companies that have developed innovative solutions in the field of eco-sustainability. Icma will be taking part with a ground-breaking project in terms of environmental impact, which has sparked the interest of the committee of experts responsible for allocating the limited exhibition spaces. Icma will thus present a challenging project aimed at high-end brands that wish to minimize their environmental impact while maintaining the perception and substance of luxury in their packaging and corporate image. To support its expansion in foreign markets, which has now reached 27 countries, Icma has also chosen to participate once again in LuxePack Monaco (30th September- 2nd October), the leading trade fair for luxury packaging. This has been a regular appointment for Icma for over twenty years.

PAGE 39 THE METAMORPHOSIS The two Barolo Balena labels represent the evolution of nature, and Mario di Paolo’s intuition has brought to life two products that express the magnificence of the world, its constant advancements and transformations. To realise these projects we involved once again our partners at Industria Grafica Eurostampa, who through the tenacity, experience, technology and competence that distinguishes them, achieved a printed result that exceeded expectations. The challenge of telling the story of the whale in the Langhe was taken on by Mario di Paolo who, through his intuition, transforms every piece of work in a feeling. This was made possible by Eurostampa, who embark with no hesitation on every adventure and guarantee impeccable results. Finally, a special thanks to Michele Chiarlo and his son Alberto, who opened their family vineyard to us and shared their story with genuine passion and hospitality. On the first label, the skeleton of the whale is immersed in the Langhe in the same way that it was found. It is immediately

PAGE 38 ICMA HAS INTENSIFIED ITS SCHEDULE OF MEETINGS WITH THE LUXURY MARKET The year began for Icma with its participation in January at ADF&PCD Paris, a fundamentally important trade fair for the cosmetic sector, which, more than others, is experimenting creatively and in terms of environmental sustainability. Icma presented its complete manufacturing range. From 8th-10th March, Icma took part in Expo Pubblicità in Catania, thanks to a recent agency agreement with Salvatore Chiarenza. Icma’s sartorial paper was exhibited at the Adiscart Packaging booth. For the 13th year of the Expo Pubblicità event, which focuses on visual communication, the exhibition space was doubled (to 8000 m2), as it has become an attraction for both Mediterranean countries and South Italy— home to a number of influential brands.

IMAGE FORMATS. DO YOU WANT TO KNOW EVERYTHING THERE IS TO KNOW? There’s a lot of activity around image formats, which affects printing and image quality in numerous ways. In this article we will take stock of all the possibilities for formats: from their features to the reasons to choose them. Last year the Joint Photographic Experts Group, the group that invented the Jpeg format, presented a new image format at the NAB Show in Las Vegas, an international event dedicated to professional media entertainment. The new format is called Jpeg XS. It compresses less for perfect quality and low levels of consumption. Unlike what many people think, the Jpeg format is not used only for image, but also for VR and 4K. The news seems to be the natural evolution of a historical format which is used every day. Although the name is the same, the new products are not compatible, can’t read or write the old ones.

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However, a software update for digital cameras, smartphones and computers will be sufficient. The first time an image doesn’t open, we will be able to update our software and go back to working as usual. This is only one recent innovation in image formats: a war of formats is underway and it involves companies that are part of the Alliance for Open Media, including Google, Mozilla, Amazon, Netflix. Google has launched its format WebP, which promises images 30% smaller than Jpeg with no loss of data. In 2017 it also released Guetzli (cookie in German), an open source algorithm which can save 35% smaller images without losing any data. Google’s WebP is an open compression format designed to optimise images to web uploads, at the expense of image quality. It is supported by most professional and amateur graphic softwares, like GIMP, and by all operative systems, including mobile ones. Even though it usually goes unnoticed, the WebP is extremely widespread: Facebook has been using it since 2013 for images shared between users and saved on their servers, and Whatsapp has been using it since 2018, when it introduced stickers. Apple, on the other hand, introduced the HEIF format for image management when it released MacOS High Sierra and iOS 11. THE WAR OF THE FORMATS The reason for all this activity around image formats is the need to distribute content of the highest quality in all connectivity conditions. It is already possible to distribute content in the size and resolution best suited to each device, through on-the-fly resizing and adaptation. However, the shift to 5K, which usually has a format of 5120 × 2880 pixels, is impending, and optimisation is the number one priority. 5G and broadband connection will improve the issue, but we are facing

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the same problem that the Joint Photographic Experts Group did over 30 years ago. As prof. Touradj Ebrahimi, the current leader of the group, explained in a recent interview: “in the early 80s there was no technology to copy or transmit electronic images. Minitel, invented in France, only allowed to send text or very simple graphics. We had to find a way to reduce the size of images. The telecommunications industry provided the incentive for us to create the Jpeg: it was 1992”. Ironically, the Joint Photographic Experts Group has chosen to compress less in favour of maintaining perfect quality and, most importantly, of consuming less energy. Today Jpeg files are 10 times smaller than a non-compressed bitmap photo. Jpeg XS is only 6 times smaller, but delivers the same results in terms of quality. This means it can be used for speed and low consumption. Compressing an image to Jpeg requires some electricity consumption. It isn’t much, but it affects certain areas, for example smartphone batteries. Furthermore, it causes unwanted, millesimal delays in live feeds that may be transmitted from drones or to VR devices. The Jpeg XS, with lower compression, could take off with the introduction of 5G, which promises a speed of 20 Gbps rather than the 4000 Mbps of 4G. There is no need to reduce the size of images if they’re stored in the cloud rather than on the device and if they can be reproduced at extremely high speed in streaming. This brings us back to the issue of connectivity. Considering these kind of speeds haven’t been reached yet, the Google and Apple solutions might be more cautious. THE SECRETS OF THE JPEG But how does this affect printing? If the issue of compatibility is solved by software updates, the real problems are qual-

ity and the reasons to choose one format over another. There is already an ongoing debate on whether it is best to use Tif or Eps (or Jpeg, which continues to be an option), on whether to shoot in Raw or Jpeg, and on when to develop the Raw file. Let’s try and clarify. First of all, is it jpg or Jpeg? Both. The slightly different names exist to guarantee complete compatibility with different operative systems. Jpeg is used for Macs and Jpg is used for PCs and Windows, which require three letters extensions. They are exactly the same thing: they are both used for images, but they are produce by two different operative systems. They are interchangeable, so images can be shared and read on both Windows and an Apple operative systems, without any problems arising. However, it’s best to use Jpegs only when strictly necessary. For example, if a photograph has been shot on an iPhone, one will have to settle for a Jpeg, even though – as discussed further on – iPhones don’t shoot in Jpeg and have nothing to envy to the best cameras anymore. When using professional photographic hardware, shooting in Jpeg means immediately giving up on the best quality possible: it is a format that always entails loss of data. Cameras, even when they’re set to shoot directly in Jpeg, shoot in Raw and convert the file into a Jpeg with no possibility to intervene or control the process. It completely transforms the file in a way that is mathematically correct, but arbitrary. The Jpeg has had more success than other format because its high level of compression transforms very big files in much smaller ones, which take up little space and memory. Furthermore, Ebrahimi says, “it’s an open format which can be adapted to all devices and is completely royalty-free”. This works very well for the web. It is great for photographs, although they need to be compressed adequately, so that quality isn’t affected too much. The higher the level of compression is the smaller the file is, but at the same time the lower the quality is. This is way it’s best suited for images with text, drawings, diagrams, and medical images such as x-rays. It also doesn’t read paths or transparencies. It’s a good compromise, but still a compromise. HOW JPEG COMPRESSION WORKS Jpeg compression eliminates colour ranges that theoretically aren’t visible to the human eye, without affecting the discrete cosine transform (or DCT). This is similar to mp3, which eliminates the frequencies that aren’t audible to the human ear, and to mp4 for video. This process is based on

a mathematical predictor variable, which estimates the value of a sample based on adjacent or previously processed ones. An image with a continuous background can be highly compressed because the intermediate sample between adjacent colour samples will be very similar to them and therefore will be eliminated. Vice versa, if an image has continuous changes in colour, for example gradations, the compression will get rid of intermediate colours considered to be invisible. This can cause harsh steps and unpleasant effects such as banding. With a higher quality setting there is less data loss, but even so every time a file is saved in Jpeg format it is compressed again and there is another loss in quality. So it is good practice to save files starting from the original one, and not from Jpegs. This video (https://vimeo. com/3750507) illustrates very well what happens when a file is saved in Jpeg 600 times without any changes being made to it! Furthermore, we must be careful about the ways we obtain and transport files. Devices today take photographs with high resolutions that are suitable for printing. However, a photograph directly download to a computer will have much higher quality than one sent, for example, via WhatsApp. This is because social media transform the original image into an extremely compressed WebP, to facilitate sharing, and then back into a Jpeg for it to be readable. THE IDEAL FLUX So what is the best thing to do? Always shoot with professional equipment in Raw. Develop the Raw files with specific software like CameraRaw and, if the files are meant for printing, save them as Tifs. Finally, post-produce and lay out Tifs: only in this way can we work without significant loss of data. Careful: Tif, not Eps. Eps was commonly used in the past, and old habits die hard. However, already in issue n. 9 of Print Buyer, in 2007 (!), Mauro Boscarol wrote an article entitled: “EPS: to know it is to avoid it”. Eps was invented in the 80s with PostScript. It is not strictly a format, rather a PostScript programme with a preview (what is seen on screen), while Tif is a list of all the pixels that constitute the image, therefore data. Eps was born for vector images and was used for rasters which required vector paths. Today these are supported by Tif, and InDesign (or Xpress) support clipping paths, unless working with layers is more convenient. It’s not worth using Eps for vector formats either, since it’s been possible to use pdf for quite some time now.

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RAW OR JPEG The reasons to develop a Raw file outside the camera are obvious. First of all, the quality of the image is higher: when shooting in Raw, the camera saves all the data registered by the sensor without editing any of it. Furthermore, the images are digitally processed and saved as a file made up of a certain number of exposures. The exposures correspond to every step from black to white, so every intermediate shade. At the moment Jpeg files are made of 256 levels of brightness (8 bit), while Raw files can reach 16.388 levels for images at 16 bit. This becomes visible with underexposed images where the shadows need brightening: recovering these areas, as well as sharpness and detail, is easier with a higher number of levels available. This is where the compression algorithm shows its limits: it eliminates presumably invisible information on the basis of the image at that moment. For example, if the image is close up different information will be deleted than if the image is wider. In the former case, more will be deleted because the adjacent samples will be more similar to each other, and that information can never be recovered. On top of this, Jpegs produced by low end cameras or phones use an sRGB colour space, which further reduces the quantity of data by eliminating 50% of visible colours. If you want to do an experiment, take the same image on the same camera, with the same settings of a completely black object, once in Raw and once in Jpeg. Then, brighten the image by 5 stops: the Raw file will be uniform, while the Jpeg will show areas with different colours, bands, lines, and other shapes… And what about the white point? Raw files blend in one image the three primary colours and works on them separately in Camera Raw to achieve the best balance, while Jpegs simply don’t. Finally, with Raw files you can always go back to the original because changes aren’t saved as part of the file, but as an xml file which traces changes. Is it the perfect format? Obviously it isn’t: Raw is an intermediate format. Every brand has its own version, even if it can be opened by every software and is manageable on both Windows and Mac, although it cannot be laid out directly. Besides new formats that are invented and developed, the future of the Jpeg could be that it isn’t replace, but rather its algorithm is perfected and compresses what is truly not visible. Topaz Lab, already well-know for numerous Photoshop add-ons, is developing a plugin called Topaz JPEG to RAW AI. Through artificial intelligence, this plug-in reverse

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engineers the missing levels and promises to process images exactly like a Raw file does. HEIF: THE FORMAT OF THE FUTURE? Some say that in the future the Jpeg format could disappear and be replace by HEIF: High Efficiency Image Format. This might be true for the web, but more consideration is necessary for printed images. The first thing to note about HEIF, chosen by Apple, is that it is not owned and it was not invented by Apple. Apple only chose to use it on iOS and MacOs for a simple reason: it is much more flexible than Jpeg and it is designed to meet the new needs for photographic quality and portability. Technically, HEIF is not a format, but a container that meets the ISO Base Media Format standard, known as MP4. You can think of HEIF as a box in which you can put anything, including Jpegs. Apple’s HEIF uses HEVC as the compression format, the same one used for 4K videos. For this reason, a photograph taken on an iPhone 8 isn’t “HEIF”, but “HEIC”: the different extension identifies the codec used to compress the image. In the future, this container could hold new codecs. It would also remain compatible with previous formats, because it can contain not only the image, but also versions of it coded in Jpeg. What can be held in a HEIF file? Anything: individual images, collections of images, entire galleries, bursts, animations, video frames, videos linked to photographs, multiple exposure HDR images. If you look at the new iOS 11 photographic functions, it is obvious why Apple needed a format like HEIF: for images taken in portrait mode, the HEIF file can also contain a depth of field map which allows you to choose your preferred depth-of-field. Furthermore, HEIF integrates a miniature of the image which is uploaded very quickly, reduces the time to upload the roll and improves face recognition. Thanks to this, HEIF is a good format for computational photography, the branch of artificial intelligence that recognises and classifies photographs. The same container can hold entire collections of photographs with a series of metadata that not only categorises them, but also establishes a relation between them. In terms of quality, it is a better format than Jpeg: it can hold highly compressed 8 bit images as well as professional quality, 16 bit images that are not compressed or compressed with no loss of data. Another advantage of HEIF files is its ability to crop images without affecting

their quality and without re-compressing them: the images are not saved in the file as single photographs, but as several one sized 512 x 512 pixels. Finally, like Raw files do, HEIF saves the history of changes made to the photograph, allowing for non-destructive editing. However, at the moment very few products are compatible with HEIF: the only browser that supports it is Safari on MacOS High Sierra, and iOS 11 and the latest version of Mac OS can read and manage them. Within the Apple universe some developers have started integrating it in their apps, for example Pixelmator, but it is not a supported format yet. To guarantee compatibility, Apple has added an option to automatically and transparently convert video files in mp4 and photos into Jpeg. However, this process doesn’t guarantee qulity because it re-compresses files. Adobe supports HEIF from the CC2018 version of Photoshop and Lightroom, and has updated Camera Raw. Perhaps, then, it will replace Raw, and Jpeg will remain a valid output. Could a format that requires paying royalties ever become popular? History says no, but there could always be a first time.

PAGE 56 SAC SERIGRAFIA: A REVOLUTION CALLED EMBLEM Luxury packaging for wine and spirits Every year, around Vinitaly, the excitement about the latest innovation in the wine industry builds. The wide range of products from all over the world is also communicated through the variety of styles in packaging, which is becoming more and more like design objects. The details of these objects are key to the aesthetic competition between different products, which involves bottles, labels, corks and boxes. SAC Serigrafia is a company from Treviso pushing forwards a real revolution in luxury packaging, and their solutions meet precisely this “extreme” need to stand out. THE EMBLEM OF INNOVATION SAC Serigrafia’s goal is to transfer to the luxury packaging sector – particularly the wine and spirits one – technical and aesthetic distinctive traits that have been successfully implemented in other fields: Automotive, Fashion, Manufacturing and Interior Design. At the core of this project is the relief emblem, a

highly technological product created through a combination of different techniques and materials. This mix creates unique personalisation and aesthetic qualities, which enrich packaging with prestige and exclusivity. BETWEEN AESTHETIC AND TECHNICAL SOLUTIONS Captivating colour effects, 3D low reliefs, tactile textures that imitate countless different materials, optical suggestions and micro-incisions: these are only some of the endless stylistic possibilities created by scree-printing products, which can be adapted to the most complex designs. As Paolo Santi, SAC Serigrafia’s vice president, says: “they are often technical solutions, not only aesthetic ones. In the case of the relief emblem, the flexibility of the product isn’t only graphic, but it allows us to adapt the product to curved surfaces of bottles, like in the case of classic labels. The Metal Sticker, on the other hand, is ideal for the flat surface of spirit bottles: an ultra-thin decoration in chrome-plated metal which enhances the logo or naming with luxurious micro-details”. ELEGANT CLOTHING The personalised effects can be micro as well as macro: both the relief emblem and the Metal Sticker can be small inserts, replacing a classic seal, upgrades of traditional labels, or a full bottle version – like the prototype created by SAC Serigrafia, shortlisted this year at the prestigious FESPA Awards. To sublimate the aesthetic look, the concept for the bottle can alsobe applied to the box, which can be personalised with a decorative emblem or refined micro-logos, and to the cork, which can be freely embellished with multiple finishings and relief decorations. KNOW HOW AND COLLABORATION SAC Serigrafia’s deep knowledge of silkscreen printing constitutes important support for both aesthetic and technical solutions. The prototyping process is often a collaborative one, thanks to the company’s creative and graphic consultations, which always actively propose aesthetic sublimations which can offer en exclusive added value to the final products. There is also another significant advantage: the extremely fast production times, optimised by the Lean methodology SAC Serigrafia has been applying to their production process since 2011.

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Barbara Fregosi Infinite geometrie cromatiche — È nata a Pavia, ha 33 anni, lavora come grafica freelance, e vive tra Parigi, Barcellona e Milano. Con la carta Barbara compone forme geometriche insolite, che richiamano moduli matematici, triangoli, simbologie esoteriche. Sovrapponendosi, le diverse forme si organizzano in svariati livelli, pur mantenendo una precisa struttura nascosta. “Si generano cosi delle ombre — ci spiega — che mettono in rilievo i diversi elementi della composizione”. Da dove parte per creare queste forme? “Da idee e forme generali semplici, che arricchisco via via di dettagli fino a trovare un equilibrio tra semplicità e complessità, tra forme e colori”. Come mai ha scelto la carta per i suoi lavori? “Quando ho voluto trasformare queste illustrazioni in tre dimensioni, la carta mi è sembrata il materiale più adatto, grazie alla possibilità di manipolazione e alla grande quantità di colori e tipologie disponibili”. Quale carta usa più di frequente? "Di solito Antalis, della gamma Pop’set".

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PRINTLOVERS | APR2019


Sea. Touch. Feel. La balena tra Langhe e mare. Un viaggio raccontato dallâ&#x20AC;&#x2122;oro. ETICHETTE LUXORO EDIZIONE LIMITATA 2019

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Soprattutto nel settore enologico, l’etichetta deve dimostrare di resistere alla difficile prova del secchiello del ghiaccio. In condizioni di umidità così estrema, le normali carte autoadesive antispappolo perdono opacità e tendono a ingrigire, alterando l’aspetto dell’etichetta e compromettendo l’immagine del brand. Tintoretto Gesso HOpacity™ è la più recente innovazione di casa Arconvert. Sviluppata grazie all’esperienza dei nostri mastri cartai, la nuova tecnologia Arconvert HOpacity™ è concepita appositamente per permettere all’etichetta di conservare l’opacità iniziale resistendo all’assorbimento di acqua durante l’immersione nel secchiello del ghiaccio.

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onicedesign.it

ARCONVERT presenta la nuova gamma di carte speciali Manter™ con tecnologia HOpacity™

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Printlovers, n. 77, Aprile 2019  

Strategie e tecniche della comunicazione stampata

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