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COSA OFFRIAMO:

TANTI CARI AUGURI Frate Clemente Moriggi

Case di accoglienza

Servizi per anziani

Poliambulatorio medico

Mensa

Docce e guardaroba

Unità Mobile “Il Buon Samaritano”

Scuola di italiano

Accoglienza e segretariato sociale

Orari: Lunedì - Venerdì 8:30/12:30 - 14:30/17:00 | Via Bertoni, 9 - Milano | Tel. 02 62545941

LA SEGRETERIA: Via Bertoni, 9 - Tel. 02 62545941 Mezzi pubblici con fermata nelle vicinanze:

Quando si pensa al Natale viene istintivo pensare alla famiglia, alla gioia dei bambini, ai momenti conviviali. E’ un giorno di tenerezza, di commozione, di intimità. E’ il giorno in cui si sente l’incanto della bontà, il fascino dell’essere buoni e, forse, il rimpianto di non esserlo. Ma il Natale deve essere per tutti in particolare per noi che lavoriamo ogni giorno accanto ai poveri, un momento di riflessione sulla nostra opera. Le persone che aiutiamo quotidianamente proprio in questo particolare giorno dell’anno si sentono ancora più sole, abbandonate a se stesse, necessitano di un abbraccio e di un sorriso.

né due tuniche, né sandali, né bastone, perché l’operaio ha diritto al suo nutrimento. E in qualunque città o villaggio entriate, fatevi indicare se ci sia qualche persona degna, e lì rimanete fino alla vostra partenza”. Colgo questa occasione per augurare un felice Natale a tutti i nostri volontari e operatori che grazie al loro impegno riescono a regalare un sorriso, delle parole di conforto e un aiuto concreto a tutte le persone bisognose che si rivolgono a noi. Un augurio anche ai nostri benefattori e alle Istituzioni che ci aiutano ad assicurare tutti i servizi da noi offerti.

Approfittiamo di questo tempo per imitare San Francesco, l’Apostolo della povertà, che fu ispirato dalle parole di Gesù

Auguri a tutti, in particolare anche alle persone accolte nelle nostre Case di Accoglienza, ai senza fissa dimora incontrati per strada, ai minori ospiti delle nostre comunità, agli anziani che incontriamo e

riportate da Matteo (10, 9-10): “Non procuratevi oro, né argento, né moneta di rame nelle vostre cinture, né bisaccia da viaggio,

ascoltiamo ogni giorno e a tutti coloro che in un modo o nell’altro si rivolgono a noi.

MM3: FERMATA TURATI MM2: FERMATA MOSCOVA TRAM 1-2: FERMATA TURATI

LA CASA DI SOLIDARIETÀ: Via Saponaro, 40 - Tel. 02 8265233 Mezzi pubblici con fermata nelle vicinanze: MM2: FERMATA ABBIATEGRASSO TRAM 3-15: FERMATA SCUOLA SANTAROSA Per sapere con chi parlare: Rossella Zenoni: Responsabile Michaela Paleari: Assistente sociale Giancarlo Fenini: Responsabile logistica

Iscriviti al sito www.fratellisanfrancesco.it e ricevi in omaggio sei cartoline augurali colorate.

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SENZA FISSA DIMORA, OSSIA L’INDIGENZA ESTREMA OGGI. DOVE (E COME) PORTIAMO IL NOSTRO MATTONE di Gian Paolo Bonfanti

SENZA FISSA DIMORA

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gni tanto è utile sollevare lo sguardo dall’impegno quotidiano per guardare quello che ci sta intorno e soprattutto come evolve. Ci aiuta a ri-collocare il nostro sforzo e magari anche a rivedere il nostro cammino anche per fare meglio quello che stiamo già facendo bene. Per portare il nostro mattone nella giusta destinazione e per collocarlo efficacemente. E per non farci fuorviare da facili - e forse non sempre disinteressati - commenti di osservatori “benpensanti”. Ebbene, fino a un mese fa era convinzione comune che a Milano vi fossero circa 5.000 persone senza fissa dimora. Oggi, grazie a una ricerca condotta dall’ISTAT con il Ministero delle Politiche sociali, la Caritas e la FIO.psd (Federazione Italiana Organismi per le persone senza dimora) sappiamo che non sono 5.000 ma 13.000. Più del doppio: ce ne eravamo accorti? Un quarto dei senzatetto italiani! Il 60% sono stranieri, ma ben il 40% sono italiani. Le donne sono “solo” il 10% ma la percentuale è in crescita. In altre parole le donne - più abili a far fronte al quotidiano con parsimonia e a valorizzare le reti familiari e di vicinato e il sostegno di organizzazioni per contrastare lo scivolamento nella povertà - stanno anche loro cadendo in misura sempre maggiore nell’indigenza assoluta. Fra le principali cause di caduta, sempre per gli italiani, la perdita del lavoro e le rotture familiari. Ma le singole tipologie le conosce meglio chi è sul campo: infatti giocano - spesso in concomitanza – basso livello di istruzione (come fra l’altro ci ricorda l’ORES Osservatorio Regionale sull’Esclusione sociale), problemi di salute, di dipendenze, l’esperienza della illegalità e del carcere, pregiudizi ed emarginazione, difficoltà o indisponibilità a riqualificarsi ecc.

Certo è fondamentale e prioritario alloggiare decorosamente e sfamare convenientemente, rivestire decorosamente e curare fisicamente e psicologicamente, ma pensando che non sono “unità di utenza” ma persone uniche e irripetibili. Per noi fratelli. Il nostro compito perciò è aiutarli ad essere se stessi, a tirar fuori e giocare i loro talenti. Noi potremo dare nozioni (lingua e cultura italiana, conoscenza delle regole, scuole di mestiere …) e informazioni (come muoversi per cercare il lavoro, un alloggio, un inserimento sociale …) - beninteso senza far loro mancare il sostegno materiale - ma soprattutto accompagnarli e stimolarli a raggiungere (o recuperare) una dignitosa e sostenibile presenza nella società. Perché il nostro modo di portare il nostro mattone non è semplicemente quello di un’azienda di servizi (che non è poco se fatto bene), ma di una presenza fraterna. Noi ci sentiamo bene quando ci accorgiamo di essere diventati inutili. Perché loro riescono da soli a fare la loro (buona) strada. Così potremo essere utili ad altri (che come vediamo stanno aumentando …).

E fra gli stranieri lo sapevamo che il 10% sono laureati? Loro sono “approdati” al gradino più basso sperando nella salita, mentre spesso gli italiani sono scesi al gradino più basso e disperano di risalire. Allora che cosa è più importante? L’aiuto materiale o ridare speranza? Un momento di incontro in occasione dell’uscita con la nostra Unità Mobile.

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LE PERSONE SENZA DIMORA: FINALMENTE I DATI

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ono stati presentati lo scorso 9 ottobre i dati di una ricerca nazionale condotta sulle persone senza dimora. Tale rilevazione è stata condotta dall’Istat nell’ambito di una ricerca sulla condizione delle persone che vivono in povertà estrema, realizzata a seguito di una convenzione tra l’Istat, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, la Federazione italiana degli organismi per le persone senza dimora (fio. PSD) e la Caritas italiana. E’ emerso che le persone senza dimora che, nei mesi di novembre-dicembre 2011, hanno utilizzato almeno un servizio di mensa o accoglienza notturna nei 158 comuni italiani in cui è stata condotta l’indagine sono stimate in 47.648, un dato che corrisponde allo 0,2% circa della popolazione regolarmente iscritta presso i comuni considerati dall’indagine e che si attesta sulla media europea.

di Roberta Resmini Un’indagine che mostra solo la punta dell’iceberg della homelessness e che ci dimostra come tutti noi siamo dei potenziali senza dimora. Per approfondimenti consultare il sito: www.ricercasenzadimora.it.

Le persone senza dimora sono perlopiù uomini e in maggioranza stranieri. In media hanno meno di 45 anni e al massimo la licenza media inferiore (gli stranieri senza dimora sono leggermente più giovani degli italiani e hanno titoli di studio mediamente più elevati). Quanto alla durata media dello stato di senza dimora, per gli italiani si riscontra una situazione più cronica (3,6 anni a fronte di 1,6 anni degli stranieri). Tre sono gli eventi critici più rilevanti nel percorso di progressiva emarginazione che conducono alla condizione di “senza dimora”: 1. Perdita di lavoro stabile (61.9%) 2. Separazione dal coniuge e/o dai figli (59.5%) 3. Cattive condizioni di salute (16.2%) Solo una minoranza non ha vissuto questi eventi o ne ha vissuto uno solo, a conferma del fatto che l’essere senza dimora è il risultato di un processo multifattoriale in cui sono coinvolti aspetti del lavoro, dell’abitare, ma anche le capacità stesse della persona di fronteggiare validamente i percorsi di esclusione. I percorsi di reinserimento si sostanziano in azioni integrate di supporto nella risposta ai bisogni primari (mangiare e dormire), oltre alle forme di aggancio e di accompagnamento sociale verso stadi progressivi di riabilitazione alla vita autonoma nella società. Alcune persone che incontrano i nostri volontari dell’Unità Mobile.

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UNITA’ MOBILE “IL BUON SAMARITANO” di Walter Nappa

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ra i molti servizi che i Fratelli di San Francesco mettono a disposizione delle persone in difficoltà, in questo periodo di Emergenza Freddo, quello fra i più sentiti e necessari è il servizio di Unità Mobile notturna “Il Buon Samaritano” che impegna i volontari ad operare sulla strada, a diretto contatto con i clochard che, per vari motivi, rifiutano ancora la possibilità di dimorare presso le strutture di accoglienza.

UNITÀ MOBILE

Lo scopo di questo servizio è quello di offrire una prima assistenza su strada, attraverso la donazione di beni di prima necessità: (vestiti, cibo, bevande calde, coperte, …), ma l’obiettivo più importante dei nostri volontari è quello di poter offrire a tutte queste persone un momento di ascolto, poter dare un nome ad un volto, poter scambiare con loro qualche parola e ricordare loro l’affetto e l’amore che in molti casi si sono sentiti mancare. Per questo vi mostriamo alcuni loro volti, come loro stessi hanno voluto per ricordarli con voi con un sorriso amorevole.

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Un momento di distribuzione di pasti durante il servizio di Unità Mobile.

I nostri volontari cercano di offrire a tutte queste persone la possibilità di dimorare presso una delle Case di accoglienza che sono da noi gestite per intraprendere un percorso di reintegrazione sociale. Ricordiamo inoltre, che come lo scorso anno, Il Comune di Milano ha attivato il PUNTO CALDO, ossia una postazione dove tutte le persone che necessitano di aiuto potranno rivolgersi davanti al CENTRO DI AIUTO DELLA STAZIONE CENTRALE, in via Ferrante Aporti. I Fratelli di San Francesco D’Assisi saranno presenti con il nuovo camper tutti i Sabato e la Domenica fino alle ore 24.00, fino a fine marzo. Un augurio di cuore a tutti i nostri amici di strada!

I nostri volontari con gli amici senza fissa dimora.

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BANCO ALIMENTARE, UNA CATENA DI SOLIDARIETA’ Visita di alcuni volontari del Banco Alimentare, presso la Casa di Solidarietà di via Saponaro 40, Milano.

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na delle principali necessità e richieste di chi si trova a vivere in povertà è sicuramente quella del cibo. Il Banco Alimentare recupera eccedenze alimentari e le ridistribuisce gratuitamente ad associazioni ed enti caritativi. Sono centinaia i soggetti della filiera agroalimentare che donano le proprie eccedenze alla Rete Banco Alimentare trasformando le eccedenze in risorse. La mensa dei Fratelli di San Francesco, situata in via Saponaro 40, solo nel 2011 ha distribuito 620.500 pasti, un numero impressionante al quale si è potuto far fronte grazie appunto alla collaborazione del Banco Alimentare.

EVENTI

Sabato 6 ottobre, presso la Casa di Accoglienza di via Saponaro, abbiamo avuto il piacere di accogliere circa una trentina di volontari e collaboratori del Banco Alimentare; è loro consuetudine organizzare delle “ visite “ presso le strutture a cui devolvono le derrate alimentari che raccolgono e che, come la nostra Fondazione, sono a diretto contatto con i bisognosi. La giornata è stata anche un’opportunità da parte loro, per

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Un ospite della nostra mensa che come tanti beneficiano dei cibi offerti dal Banco Alimentare.

Un momento di incontro dei volontari all’interno della Casa di Solidarietà di Via Saponaro

conoscere più da vicino le tante persone che quotidianamente frequentano la nostra mensa; un’occasione quindi per constatare quanto l’opera solidale del Banco Alimentare sia in grado di risollevare gli animi di tante persone bisognose. La Responsabile della Casa di Solidarietà, Rossella Zenoni, attraverso un breve excursus storico, ha illustrato alle persone intervenute come, dal 2006 ad oggi, la nostra struttura sia cresciuta, offrendo non solo servizi di mensa e dormitorio, ma anche una serie di ulteriori opportunità rivolte agli ospiti della Casa (Sportello lavoro, Sportello legale, assistente sociale, scuola di italiano,… ), con l’obiettivo di garantire un completo reinserimento della persona nel tessuto sociale, e raggiungere una piena autonomia lavorativa ed economica. Ci piace concludere questo articolo ringraziando tutti i volontari che hanno partecipato a questa giornata, auspicando di poter avere altre occasioni di incontro, senza dimenticare ovviamente, di ringraziare il Banco Alimentare per l’importante servizio offerto che in primis garantisce di soddisfare i bisogni di base di tante persone.

Il saluto dei volontari del Banco Alimentare presso la Casa di Solidarietà di via Saponaro

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GIORNATA DELLA SOLIDARIETA’ 2012

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iventare volontario, dedicare il proprio tempo a chi soffre o a chi vive ai margini della società, è sicuramente una vocazione grazie alla quale realtà come la nostra, riescono a portare avanti innumerevoli servizi ed aiuti ai più bisognosi. Il volontario dedica il suo tempo senza nulla chiedere in cambio e offrendo un esempio quotidiano di carità e senso civico. La Fondazione Fratelli di San Francesco d’Assisi Onlus ha organizzato il 10 Novembre, presso la Sala Rossa del Teatro Angelicum di P.zza Sant’Angelo a Milano, la GIORNATA DELLA SOLIDARIETA’ 2012; un’ occasione per ringraziare tutti i volontari per la loro opera a favore degli ultimi. La Fondazione Fratelli di San Francesco d’Assisi Onlus è da sempre impegnata, attraverso i propri servizi, di accoglienza, assistenza e integrazione, al pieno reinserimento delle persone in difficoltà nel tessuto sociale. Non bisogna dimenticare tuttavia, che ciò che si riesce a fare è grazie anche all’impegno delle Istituzioni, degli Enti, dei cittadini e dei benefattori che credono in noi e nella nostra missione, nonché grazie a tutti i professionisti e operatori che vivono in prima linea il contatto con chi chiede aiuto. Un momento di gioia e occasione per ritrovarsi quindi tutti insieme, in un ambiente storico - quello del Teatro Angelicum - reso accogliente grazie alla professionalità e alla sentita disponibilità da parte di Padre Eligio e dei collaboratori di Mondo X. In occasione della Giornata, è stata allestita una mostra fotografica a cura dell’Istituto Italiano di Fotografia, dal titolo “AFRICAMI”, volti e storie della città verso l’Expo”, con fotografie degli studenti dell’Istituto Italiano di Fotografia a cura di Simona Cella (Associazione Assaman) e Massimo Bassano (fotografo); una ulteriore sala è stata invece dedicata alla presentazione di tutti i nostri servizi, attraverso un percorso fotografico con scatti di Lidia Crisafulli e immagini realizzate dai minori delle nostre comunità, sotto la supervisione di Roberta Resmini.

Coordinatore, Dott. Vittorio Zappalorto. Sono intervenuti Fr Cesare Azimonti, consigliere della Fondazione, Don Giancarlo Quadri, Responsabile della Pastorale dei Migranti della Arcidiocesi Milano, Gianluigi Valerin, Presidente del Banco Alimentare della Lombardia; ha moderato gli interventi la giornalista Annamaria Braccini. Nel corso della mattinata alcuni volontari e professionisti che collaborano con la nostra Fondazione hanno ricevuto una medaglia di benemerenza per i preziosi contributi offerti. La Giornata si è conclusa con un momento musicale, a cura del coro Ad Aethera Voces ed un buffet per tutti gli ospiti presenti.

La mostra fotografica.

La premiazione della volontaria Antonella Braschi.

Grazie a tutti per la giornata trascorsa e per la partecipazione al dibattito sull’Emergenza Nord Africa: un tentativo di dare un volto a chi oggi fa parte solo della categoria “Richiedenti Asilo Politico”.

Il coro Ad Aethera Voces diretto da Maurizio Ciceri.

Alcuni partecipanti.

In occasione della giornata si è svolto un dibattito inerente all’emergenza Nord Africa in virtù anche dell’esperienza dei volontari e degli operatori presso la Casa di Solidarietà di via Saponaro 40, seguito dalla presentazione del fascicolo “Lascio la mia Terra”, con una prefazione a cura del VicarioInterventi a cura di Fr. Cesare Azimonti, Don Giancarlo Quadri, Gianluigi Valerin, Annamaria Braccini.

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Il Prof. G. C. Maggi consegna la medaglia alla Prof.ssa Strohmenger.

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PROPOSTA PER I RAGAZZI E GLI EDUCATORI DELLA COMUNITA’ DI MINORI DELLA FONDAZIONE FRATELLI SAN FRANCESCO DI VIA DELLA MOSCOVA 9 di Celeste Vecchi

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arlare dei “minori” è sempre bello e soprattutto, vivere con loro è un’esperienza che arricchisce dal punto d vista interiore e umano, anche nelle vicende travagliate e nelle storie complesse del loro vivere. Ogni momento della vita è decisamente importante per ogni uomo ed è un dipinto di storia unica, calata e colorata nel grande progetto dell’esistenza. Ogni giorno con i ragazzi minori nella comunità, è vita, è realtà, è relazione ed è il dipinto indelebile dell’amore. L’aspirazione di noi insegnanti ed educatori, molte volte alla ricerca di un progetto educativo e didattico un pò elaborato, dovrebbe essere prima di tutto quello dell’ascolto, dell’intervento mirato e personale ad ogni persona che ci è stata affidata.

MINORI

Madre Teresa di Calcutta ci offre l’esperienza stupenda della terapia dell’amore in ogni forma e modo. Quanto dobbiamo ancora imparare nella lettura del cuore! Come sorella Teresa, chiediamo di diventare delle “piccole matite di Dio”.

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dell’educare, di stare vicino, di comprendere con armonia le varie situazioni degli allievi, donando anche a me l’esempio e gli stimoli per migliorare le relazioni. Ovviamente l’itinerario continua nell’essenzialità dei rapporti e nell’esistenza dei ragazzi “sotto il sole”, dove Dio infinitamente grande ama farsi trovare in tutti i “piccoli” della terra. Il compito dell’uomo che è chiamato ad educare è quello del servizio alle persone e alla comunità, creando e mantenendo condizioni di accoglienza, di sobrietà e di comunione fraterna più che di tante parole. Vengo alla “proposta” anche per questo anno, con un incontro mensile al mercoledì sera, dalle 20.45 alle 21.45. L’argomento è sempre quello delle famose “lettere ai minori”. Momenti veri della nostra vita: viaggi nelle storie, cenni di tradizioni, religioni e fatti che portiamo con noi. Grazie per aver letto questo scritto.

Il nostro utile e semplice servizio è l’accoglienza e l’attenzione educativa nei confronti dei ragazzi della comunità e nessun momento speso per loro è perso. Ho condiviso con i ragazzi diverse situazioni di vita; gli incontri mensili fraterni e formativi, i momenti ricreativi e le uscite culturali, i colloqui e l’ascolto delle loro storie, le gioie e le tristezze, le loro aspettative, le bugie e la verità, la scuola di italiano e qualche notizia di storia delle religioni. Certamente le fatiche non sono mancate, ma sono state tutte superate da gesti di fiducia che ho ricevuto dai ragazzi in modo originale. Un grande segno di immensa gioia è stata la scoperta che alcuni ragazzi hanno conservato e riletto le mie “lettere”, custodite e piegate nel portafoglio (un luogo povero, ma ricco con uno scritto di vita) e altri hanno riscoperto l’importanza di sentirsi figli riconoscenti. Padre Clemente Moriggi, direttore delle Opere con Padre Celeste Vecchi, coordinatore scuola di italiano per i minori delle nostre comunità.

Ho riconosciuto in alcuni educatori gli interventi fecondi

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IL RACCONTO DI UN VIAGGIO SPECIALE Di Oscar Rosales, uno studente della scuola di italiano

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l mio primo viaggio (e magari il più bello che ho fatto) è stato a la Esquipulas, in Guatemala, dove si trova il Cristo nero. All’epoca appartenevo a un gruppo di preghiera chiamato “nuova generazione” e quel giorno eravamo in undici, tra suore, novizie e alcuni ragazzi che, come me, pensavano di diventare preti. Siamo arrivati alle otto, giusto in tempo per la Messa: eravamo tutti in ginocchio davanti al frate che parlava dell’amore di Dio per gli uomini, quando proprio lì, in quel momento, ho capito che non c’era bisogno di essere prete per far del bene a qualcuno e che in realtà non volevo stare lontano dalle persone alle quali mi sentivo legato. Perdere i miei è stato duro e da allora ho pensato che la bontà di Dio, quella che Dio aveva avuto nei miei confronti col risparmiarmi la vita, dovevo in qualche modo restituirla. Quel giorno a Esquipulas, però, mi sono reso conto che se non fossi mai riuscito a fare qualcosa di straordinario per qualcuno, almeno lo avrei fatto per me... Dopo la preghiera e aver fatto la comunione, siamo andati al mercatino del paese dove si mangiano piatti da ricordare: fagioli frullati con cipolla e peperoni fritti in padella, platano fatto a fettine sottili poi buttate nell’olio di mais e da bere il caffè del posto. Dopo aver consumato tutti i carboidrati

I minori delle nostre comunità a lezione di italiano.

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possibili, abbiamo cominciato il pellegrinaggio vero e proprio: alle undici siamo arrivati in un’altra Chiesa e finalmente siamo giunti ai piedi della collina dove sorge la Chiesa di Gesù Bambino e della Vergine Maria. Per raggiungerla, però, dovevamo fare un’ora a piedi ma ne valse poi la pena: la vista da lussù era bellissima e sotto di noi si vedeva tutta la città. Quel giorno, poi, siamo stati davvero fortunati, infatti abbiamo incontrato una famiglia di Indios, madre, padre e tre bambini che, con nostra sorpresa, erano venuti per pregare portando con loro diversi tipi di grani che avevano disposto in circolo davanti alla Chiesetta. E’ stato un momento davvero bello: c’era un vento fresco, il clima era buono e vedere i bambini che ripetevano i gesti dai genitori ci ha commosso. Quando siamo entrati, ognuno ha acceso una candela e insieme abbiamo detto il rosario, mentre fuori gli Indios pregavano in lingua Quechua. Quando poi hanno iniziato a bruciare i grani, qualcosa è successo perché alla fine della preghiera piangevamo tutti e ci siamo abbracciati... È stato lì che, per la prima volta, mi sono sentito libero e ho capito che oltre alle differenze, oltre alla lingua o all’aspetto fisico, c’è in ogni essere umano qualcosa di divino che lo rende speciale.

Momenti in classe dei minori delle nostre comunità.

Momenti in classe dei minori delle nostre comunità.

Frate Clemente Moriggi con un minore della nostra comunità.

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UN PÒ DI STORIA, LE NOSTRE RADICI di Caterina Vezzani

Nelle puntate precedenti abbiamo citato il Pio Consorzio della Carità. Ci sembra importante, interrompendo la narrazione, soffermarci su questa istituzione per saperne di più. “Confidato nell’aiuto dell’Agnello immacolato, assumiamo l’incarico di governare i beni affidati alla nostra congregazione, perché sono beni dati per i poveri. Intendiamo di amministrarli per amore di Dio e per la carità verso il prossimo e solo a gloria di Dio e per soccorrere i bisognosi. Questo è il nostro proposito, questa la nostra intenzione. Iddio ci ottenga la remissione dei nostri peccati. E in questo modo ci ottenga di esercitare la carità: - Informarsi dai rettori delle parrocchie dei vari rioni della città dove esistessero i poveri: si avrà maggiore cura dei più bisognosi. - Per ogni venerdì si dispenserà alla sede del Consorzio due moggi di pane e una brenta di vino e si allargherà la beneficienza secondo l’abbondanza delle offerte”.

1466: il riconoscimento giuridico

Una vecchia copia della rivista “In Famiglia”.

Fondato nel febbraio del 1443, il Pio Consorzio della Carità nasce con intenti spirituali e caritativi. Dato che nella sede centrale del Terz’Ordine di sant’Angelo affluiva da parte dei milanesi, sempre sensibili e aperti alle attività francescane, un grande numero di offerte, nelle adunanze delle congregazioni si evidenziò la necessità di fondare un’istituzione ad hoc, mirata a provvedere in modo chiaro e razionale alle necessità materiali ma anche a quelle spirituali dei poveri. Un’esigenza che venne subito condivisa dai superiori del Convento, che decisero di affidarne l’incarico a padre Bartolomeo Caimi, giurista insigne (sarà guardiano del convento nel 1466), che se ne occupò con l’ausilio di un gruppo di terziari e con il loro ministro e vicario.

Gli obiettivi: chiari e ben precisi Si legge nel programma redatto nel 1443:

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Registri, verbali e libri di amministrazione dell’epoca riferiscono di tutti gli interventi benefici e ne testimoniano regole, attività, convenzioni a decorrere dal febbraio 1446. Il riconoscimento e la costituzione giuridica del Pio Consorzio della Carità non fu però istantanea: l’atto ufficiale, redatto dal notaio Giacomo Brenna, è datato 29 agosto1466. Nel rogito viene precisata la nascita del Consorzio con l’oblazione dei nobili e ricchi milanesi e con l’amministrazione dei terziari nonché la decisione del ministro del Terz’Ordine di provvederne all’amministrazione. Ancora, viene motivata la determinazione di affidarne il governo a 10 nobili milanesi “quali soggetti più abili e meno impegnati date le loro condizioni civili”.

Fine del Pio Consorzio, ma… Tutti questi atti, necessari per la continuità del Pio Consorzio della Carità e la legalità dell’amministrazione affidata ai nobili, saranno poi approvati e confermati con il Diploma Apostolico da Sisto IV il 20 giugno del 1475. Ecco, in sintesi, tramandata dagli atti notarili e dai documenti, la storia del Pio Consorzio che cessa anch’esso di esistere, come abbiamo visto nella puntata del numero scorso, con la soppressione napoleonica: risorgerà, con la nascita dell’Angelicum e la passione del Terz’Ordine Francescano, ma solo nel 1943, per assumere poi, nel 1958, il nome Fratelli di San Francesco.

VUOI FARE IL VOLONTARIO? Ecco come entrare nel pool dell’Associazione dei Volontari dei Fratelli di San Francesco

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Colloquio di orientamento all’Associazione Volontari Per appuntamento: Tel. 02 62545960 - e mail: volontari@fratellisanfrancesco.it

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Partecipazione al corso base dedicato a tutti i nuovi volontari 3 incontri

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Scelta del servizio più consono da parte dell’aspirante volontario

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Inizio del servizio con un mese di affiancamento

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Colloquio di inserimento a fine percorso

A tutti i volontari è richiesta la conoscenza dello statuto dell’Associazione Volontari Fratelli di San Francesco, l’iscrizione all’Associazione, il versamento della quota annuale comprensiva di assicurazione, la partecipazione alle riunioni dei gruppi e alla formazione permanente.

Fondazione Fratelli di San Francesco D’Assisi Onlus Via Moscova 9, 20121 - Milano Tel. 02. 6254591 e-mail: info@fratellisanfrancesco.it

Come aiutarci: Conto Corrente Postale 27431279 Conto Corrente Bancario: Credito Artigiano Spa, Agenzia di Milano Stelline, C.so Magenta 59, 20123 - Milano IBAN: IT41C0521601614000000007463 5 X 10000: C.F. 97237140153

Associazione dei volontari dei Fratelli di San Francesco Via Bertoni 9, 20121 - Milano Tel. 02. 62545960 volontari@fratellisanfrancesco.it

L’eco della Solidarietà Direzione: via Moscova 9, 20121 - Milano Tel. 02 6254591 - e mail: info@fratellisanfrancesco.it Direttore editoriale: T. Cesare Azimonti Registrazione presso il Tribunale di Milano N° 239 del 1 Giugno 2012 Redazione: Paolo Bonfanti, Celeste Vecchi, Clemente Moriggi, Walter Nappa, Caterina Vezzani, Silvia Furiosi Grafica e impaginazione: Sebastiani & Associati - Roma Stampa: Brain Print & solutions s.r.l.

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ECO DELLA SOLIDARIETA'