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FRATELLI DI SAN FRANCESCO D’ASSISI Fondazione e Associazione - Onlus

l’

Eco Solidarietà della

ANNO 2 - N°3 - 2012 Copia gratuita

NOTIZIARIO DELLA FONDAZIONE E DELL’ASSOCIAZIONE

ACCOGLIENZA ASSISTENZA INTEGRAZIONE FORMAZIONE


IL NOSTRO CENTRO SERVIZI SEGRETARIATO SOCIALE

SERVIZIO MENSA

SCUOLA DI

SERVIZIO DOCCE

CASE DI ACCOGLIENZA

UNITA’ MOBILE ASCOLTO ITINERANTE

GUARDAROBA

ASSISTENZA SANITARIA

SERVIZI PER I MINORI STRANIERI

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SERVIZI PER GLI ANZIANI

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PER SAPERE CON CHI PARLARE

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Rossella Zenoni - Responsabile

PER SAPERE CON CHI PARLARE

Rosamaria Vitale - Psicologa Micaela Paleari - Assistente Sociale Giancarlo Fenini - Responsabile Logistica

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LA FORMAZIONE

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ccogliere, assistere, integrare e formare le persone ospiti nei nostri centri, è un lavoro che richiede grandi competenze, avendo la consapevolezza che quanto facciamo oggi si rifletterà sul loro futuro; tutti noi oggi, investiamo nelle loro vite, nel loro futuro e nelle loro speranze. E come bambini, li prendiamo per mano e insegniamo loro a parlare una nuova lingua ( l’italiano ), a conoscere un nuovo paese, una nuova città. Viene insegnato loro come richiedere dei documenti, come acquistare un biglietto atm, come scrivere un curriculum, come usare i mezzi per cercare un lavoro, come aprire un conto in banca; ma insegniamo loro anche la vita comunitaria avendo rispetto l’uno dell’altro, li sproniamo al dialogo e al confronto con altre culture e religioni e soprattutto insegniamo loro, che una volta raggiunta l’autonomia lavorativa, economica ed abitativa non dovranno mai dimenticare i momenti di difficoltà passati, non dovranno mai voltarsi dall’altra parte se incontreranno chi chiederà loro l’elemosina, ma dovranno loro stessi diventare esempio per tutti gli altri , di come con l’umiltà nel chiedere aiuto, si possa ricominciare una nuova vita. Tutto questo si chiama formazione, una formazione non solo culturale ma anche morale e umana; ed è solo attraverso questa formazione che possiamo avere la certezza, che dal momento in cui la persona lascerà le nostre strutture per “ camminare “ da solo, avrà la forza e gli strumenti per non tornare più indietro. Fr Clemente Moriggi

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non solo scuola d’italiano UN LUOGO PER CRESCERE INSIEME Con gli esami finali, 47 ragazzi hanno ottenuto l’attestato di studio di primo e secondo livello. Ecco la testimonianza dell’insegnante coordinatore di un progetto per la promozione integrale dell’io che si è fatto realtà

L’

esperienza si chiama: Scuola di Italiano per Minori stranieri con lezioni di Educazione Civica e temi riguardante la Salute. E’ nata due anni fa, vive ancora oggi con diverse modalità e approcci, ma è sempre una significativa realtà di amore, di crescita umana, culturale e interiore. Un lungo tempo “speso bene” dai frutti abbondanti e gustosi, definito da alcuni: “un tempo di preziosa relazione”, con momenti altalenanti comprensibili in ogni esperienza e storia. Imparare insieme una lingua, un comportamento più consono, una relazione libera ed educante, i principi per una buona integrazione nell’attuale contesto sociale sono stati i nostri principali cavalli di battaglia e i risultati ci sono stati con una esperienza vivace rimasta scritta nell’anima dei ragazzi. Parecchi sono i racconti di noi insegnanti delle quattro classi iniziate con tante e davvero numerose difficoltà, ma superate ogni volta da una profonda e vera relazione: il volto di ogni minore è il volto della persona che tende la mano non con una semplice storia raccontata, ma con gli occhi di un vissuto che segna per sempre una storia sofferta e gioiosa, colma di vitalità e progettualità. Ogni ragazzo è stato protagonista in modo significativo della propria esistenza e lo è tutt’ora con i desideri, i progetti, la fiducia, le sconfitte e le vittorie. L’intento della Scuola d’Italiano, nel suo piccolo spazio, è stato l’insegnamento della lingua italiana, della relazione, delle scoperte culturali, delle differenze che uniscono come quelle religiose e delle origini.

Una scuola davvero dai mille volti, una iniziativa che ha coinvolto molte persone diverse, una metodologia didattica semplice ed efficace orientata anche dal punto di vista psicologico alla promozione integrale della persona, una crescita nel bene. Vorrei ringraziare con cuore aperto i colleghi insegnanti che mi hanno insegnato ancora una volta lo stile della generosità: Angelo Ajroldi, Alessandro Gagliardi, Filippo Penati, Francesco Bonelli. L’offerta del loro dono nell’insegnamento è stato il segno di un bene vissuto e coraggioso. In questi due anni i ragazzi hanno partecipato ai corsi con le resistenze, gli entusiasmi, le noie e gli impulsi di tutti gli alunni del mondo e hanno raggiunto quasi tutti una buona comprensione della lingua comunicando in modo soddisfacente. Dopo aver superato gli esami finali quarantasette di loro hanno ottenuto l’attestato di primo e secondo livello, gli altri completeranno la formazione il prossimo anno. Bisogna gioire per tutto questo. Fr Celeste Vecchi

Il disegno di uno degli allievi della Scuola di Italiano per Minori stranieri.

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LA MIA IDEA DELL’INSEGNAMENTO In quel momento apparve la volpe, vide il piccolo principe, lo salutò e gli chiese: Vieni a giocare con me, non sono addomesticata». «Che cosa vuol dir addomesticare» domandò il piccolo principe. «Non sei di queste parti, tu. Che cosa cerchi?» disse la volpe. «Cerco gli uomini… Cerco degli amici. Che cosa vuol dire addomesticare?» disse il piccolo principe. «È una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami…Tu fino ad ora per me non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila altre volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro e la mia vita sarà come illuminata. Per favore... addomesticami». «Volentieri», rispose il piccolo principe «ma non ho molto tempo, però. Ho da scoprire degli amici e da conoscere molte cose». «Non si conoscono che le cose che si addomesticano», disse la volpe. «Che bisogna fare?» Domandò il piccolo principe. «Bisogna essere molto pazienti» rispose la volpe. «In principio tu ti siederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino…» da Il Piccolo Principe di A. de Saint-Exupery

P

erché ho scelto questo strano incipit per un articolo sulla scuola, quando poi non mi era stato chiesto altro che un pezzo divertente? Perché la scuola è molto di più di un semplice centro di aggregazione dove passare qualche ora per ingannare la noia e magari portare a casa qualcosa . È un luogo dove sempre si accende una scintilla e le parole di Saint-Exupery non solo riassumono la mia personale visione e quella dei miei colleghi sul senso dell’incontro vero con l’altro, ma anche perché le ritengo molto adatte a spiegare, in modo non “libresco” o eccessivamente tecnico, che cosa intendo nel dire che l’approccio cui tutti noi ci ispiriamo s’incentra su due concetti chiave: motivazione e affettività.

del nostro cervello. Senza motivazione succede un fenomeno strano, quanto automatico: si alza il “filtro affettivo”, una sorta di porta blindata che si chiude ermeticamente e blocca l’accesso alle informazioni e, in ogni caso, impedisce loro di sedimentarsi e diventare parte integrante del patrimonio conoscitivo. Tenere desta la motivazione è ciò che induce lo straniero a tornare a scuola anche quando ha ormai trovato lavoro e quindi apprendere l’italiano non appare più il primo passo importante da fare per guadare il fiume. Questo è l’aspetto del mio lavoro che mi stimola maggiormente perché è davvero in questa fase che si gioca la possibilità di fargli compiere il vero salto di qualità. Al termine motivatore aggiungo però subito Chi è e che cosa fa dunque un l’aggettivo amico, perché l’insegnante che i insegnante di italiano miei colleghi e io ci sforziamo di essere è infatti Essenzialmente lo definirei un motivatore per- quel tipo di “volpe italiana” che assume una conché, in effetti, la motivazione è l’unica, vera molla notazione particolare, come nelle parole del Picche può spingere uno straniero (certo non un ma- colo Principe. Quella che ti prende per mano e ti nager o uno studente universitario, ma una per- aiuta a promuovere e sostenere la tua autostima, sona che ha scelto di stravolgere la sua vita per la fiducia nelle tue capacità espressive e comunimigliorarne, in prospettiva, la qualità) a mettersi cative, quella che ti rassicura dicendoti : «parlo in gioco con un’impresa in molti casi davvero ar- veloce, parlo difficile, ma se capisci me, capirai dua. La motivazione, dunque, è il carburante, la chiunque e mi capirai sicuramente, fidati di me scintilla che mette in moto il motore, l’hardware e della mia esperienza». Nelle nostre classi, è

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vero, si ride, si ride molto, perché nessuno ha voglia di imparare una cosa noiosa, soprattutto al termine di una giornata faticosa e di un percorso non breve in una sera di pioggia o di freddo. Le regole sono, appunto, noiose: in realtà si aspettano di impararle e taluni le pretendono come un buono pasto, sta a noi dimostrargli che non è da lì che si comincia. Qual è, infatti, il senso del frequentare un corso di italiano? Imparare a comunicare, in pratica a diventare autonomi, liberi dall’ignoranza linguistica che impedisce loro di esprimere se stessi in mille situazioni diverse. Così siamo arrivati alla foto, che non è qui per

caso (anzi è un po’ dappertutto perché la fanciullina l’ha “taggata” su facebook). Nella foto ci sono due vecchie volpi. C’è Beatrice e ci sono io, e c’è anche la piccola Principessa Rusi, con un sorriso che le mangia il faccino, alla consegna dei diplomi. Rusi è arrivata da noi fresca dall’Indonesia due anni fa e ha fatto il giro di ben tre classi salendo, ogni volta, di grado. All’inizio non diceva una parola, ma salutava (come ancora fa), piegando la sua fronte sulla nostra mano in segno di rispetto. Adesso parla di sé e del suo mondo in Indonesia, si è “fidanzata” con un compagno del suo primo corso, lavora in un bar, a giugno ha sostenuto con successo l’esame di certificazione europea dell’Università di Roma 3 (compresa la prova orale registrata), si è fatta tanti amici e a settembre tornerà. Rusi e i tanti che ancora mi telefonano, che si ricordano del mio compleanno, che mi portano le foto del loro matrimonio, che quasi mi hanno scodellato i loro pulcini in classe, mi hanno totalmente addomesticata. Antonella, la volpe felice

In prima persona LA MIA SCUOLA DI ITALIANO Il racconto dei momenti più stimolanti dei primi mesi di lavoro di un volontario alla sua prima esperienza di insegnante

A

colpirmi sono state l’efficienza e l’efficacia dell’organizzazione. La serietà, la competenza e l’abnegazione con cui il lavoro di approccio con i volontari viene condotto. Per non parlare del calore umano che si percepisce, trasmesso nei segnali più convenzionali e della motivazione con cui vengono condotti gli incontri introduttivi per i nuovi volontari. Ho molto apprezzato la laicità con cui, pur all’interno di un’istituzione ispirata a valori religiosi, sono stati affrontati gli argomenti e la modalità di trattarli (quella stessa laicità, che si è concretizzata nella libertà che viene data di intervenire con osservazioni o punti di vista non confessionali purché non in contraddizione con i

principi e i valori dell’Associazione). In generale, il metodo non direttivo con cui vengono impostati gli incontri del corso base.

Dalla teoria alla pratica Ma ora passiamo ai fatti. Nello specifico, per quanto riguarda l’attività che svolgo come volontario nel servizio della scuola d’italiano, mi è stato affidato un giovane adulto della Sierra Leone analfabeta. Un po’ una sfida che mi ha costretto a un’esperienza a ritroso, anche personale, tornando con la memoria ai tempi del mio apprendimento scolastico elementare: l’insegnamento dell’alfabeto della nostra lingua, dell’emissione

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dei suoni, dei primi rudimenti della lettura e del calcolo, e soprattutto dello sviluppo della capacità di simbolizzazione. Il problema è che se per noi è del tutto naturale che i segni abbiano un significato, non lo è affatto per chi vi ci s’imbatte per la prima volta. Tanto più se per una memoria non allenata a trattenere quello che apprende. Direi che proprio questo è l’aspetto più frustrante, e in determinati momenti anche estenuante, per chi insegna. Per contro, l’accorgersi che con pazienza e con metodo si ottengono i primi risultati provoca un sentimento di gioia che ti ripaga di ogni sforzo e ti rende la persona con cui lavori, almeno per il tempo che vi trascorri insieme, davvero un amico. Il che produce anche un effetto emozionale che rende più vivo il lavoro.

Si potrebbe fare di più… Certo mi è parso più agevole e a tratti divertente, il lavoro con uno studente di egiziano che, conoscendo già l’italiano, ci ha permesso di applicarci anche alla scrittura. Per tirare le somme: il limite che ho rimarcato con il primo studente è che, terminata la lezione difficilmente questo tipo di allievo lavora da solo per compiere cioè quel lavoro di “fissazione “ di quanto ha appreso che renderebbe il cammino molto più spedito. Così ogni volta è un po’ come ricominciare da capo! Sarebbe auspicabile che, nel luogo dove risiedono, queste persone potessero disporre di un affiancamento, di una persona che per un’oretta al giorno li aiuti a… “rinfrescare” quello che già hanno appreso. Massimo Gallerani

Corso intensivo di lingua e cultura italiana anno scolastico 2012 – 2013 SEDE via Bertoni 9 - Milano Per accedere è necessario un test d’ingresso. Per il primo quadrimestre si svolgerà nei giorni 10 -11- 12-13 settembre 2012 - orario: 17.30-19.30. Per il II quadrimestre nei giorni 7-8- 9-10 gennaio 2013 - orario 17.30-19.30 Per le iscrizioni successive al 17 settembre, verrà effettuato un breve colloquio di orientamento tutti i lunedì alle ore 18 per i corsi serali, tutti i martedì alle ore 9.45 per i corsi del mattino.

ISCRIZIONI Sono aperte tutto l’anno. Orari: 8,30/12,30/14-16,30 Quota di iscrizione 30 euro comprensiva di tutto il materiale didattico Inizio delle lezioni primo quadrimestre: 17 settembre 2012 secondo quadrimestre: 14 gennaio 2013

LIVELLI Alfabetizzazione – Principianti – Intermedio – Avanzato (con preparazione all’esame di certificazione europea)

ORARI DEI CORSI corso diurno Base, A1, A2, B1: martedì e venerdì dalle 10 alle 12 corso serale Base: martedì e venerdì dalle 18 alle 20 corso serale A1, A2, B1, B2: lunedì, mercoledì, giovedì dalle 18,30 alle 20 A tutti gli allievi che avranno frequentato regolarmente il corso verrà rilasciato un attestato di frequenza

Vuoi entrare a far parte del gruppo dei volontari che si dedicano alla scuola d’italiano? Telefona allo 02.62545960 per un colloquio informativo IN SILENTIO CHARITAS • IN SILENTIO CHARITAS • IN SILENTIO CHARITAS • IN SILENTIO CHARITAS

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PENSIERI SULL’INTEGRAZIONE (O SULL’INCLUSIONE?) “Su tutte le difficoltà riguardanti l’immigrazione, dico: diamo prima l’accoglienza e poi le difficoltà le affronteremo” (Andrea Gallo)

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i accoglienza abbiamo parlato nel numero scorso, ma i nostri statuti ci invitano ad andare oltre. Infatti che cosa viene dopo l’accoglienza e soprattutto perché dobbiamo accogliere? Che senso ha ascoltare, aprirsi agli altri se non per pensare al loro bene? E qual è il loro bene? Ma attenzione i protagonisti non siamo noi, sono loro Intanto siamo sicuri di aver capito chi sono, da dove vengono? Semplificando possiamo vedere tre provenienze tipiche. C’è chi nasce da famiglie (o non-famiglie) alla deriva, senza alimento per il corpo e per lo spirito e si trascina come può finché non riesce più. E di questi casi ce ne sono anche qui da noi, senza andare in altri continenti. Chi invece proviene da situazioni anche positive se non agiate, ma perso il lavoro, la salute o la casa o lacerata la famiglia e perso ogni sostegno è sceso fino al gradino più basso e non ce la fa più. Infine c’è chi viene da lontano, scacciato o in cerca di migliorare situazioni già precarie e giunto fra noi si aggrappa al gradino più basso per sopravvivere. Ma noi vogliamo capire di più perché al di là di classificazioni ognuno ha una identità e una storia sua: unica e irripetibile. Ma torniamo alla nostra domanda: qual è il loro bene? Essere affamati, allo sbando, incompresi, esclusi non è certo il loro bene: è compromesso non solo il loro benessere materiale ma anche la loro identità, la loro dignità, la fiducia in se stessi, la stessa percezione delle loro risorse, il senso stesso del domani. Il loro primo bene è quindi innanzitutto essere messi in condizione di sopravvivere, ma non basta. Occorre che riprendano in mano la loro vita, darsi un progetto e giocare le loro risorse per

realizzarlo. Questo in una società egocentrica e competitiva è assai arduo. Ed è proprio attraverso l’impatto con questa società che sono crollati. Ma in questa società dovranno pur vivere. Magari cercando ambiti più accoglienti o creandosi loro stessi contesti più ospitali. Ma soprattutto imparando (o re-imparando) a conviverci. Attraverso un cammino di recupero e valorizzazione delle proprie capacità nella ricerca di nuove opportunità.

Inclusione sociale Ecco perché parliamo di integrazione o, meglio, di inclusione sociale. Perché integrazione potrebbe voler dire voi vi adattate a noi, mentre inclusione o coesione sociale vuol dire piuttosto ci confrontiamo e cerchiamo una convivenza armonica senza però sconvolgere un ordinamento, ma anche senza escludere la possibilità di migliorarlo… Inclusione sociale perciò non vuol dire appiattire e nemmeno condizionare al di là dei diritti di libertà e dignità. Inclusione vuol dire confrontarsi, spiegare le regole della nostra convivenza, motivarle, convincere e solo all’estremo imporle con la forza della legge. Inclusione sociale vuol dire assicurare gli standard sociali di convivenza attiva e responsabile, ma anche condividere diritti e doveri. Inclusione sociale è primariamente responsabilità pubblica (vedere in proposito il riquadro sugli orientamenti della Unione Europea*), ma se vogliamo essere attori di cittadinanza attiva dobbiamo essere tramite e sostegno alle persone in difficoltà per consentire loro di poter intraprendere questo cammino. E sempre ricordando che “i protagonisti non siamo noi, ma sono loro!” Che ne pensate? gpb

UE e inclusione sociale 2000, Agenda di Lisbona: programma politico per l’inclusione sociale basato su 3 tipi di attività: 1. Garantire a tutti l’accesso alle risorse di base, servizi sociali e diritti necessari per la partecipazione nella società e promuovere la partecipazione al mercato del lavoro 2. Combattere le forme estreme di esclusione e l’esclusione dei gruppi e individui più marginali 3. Coinvolgere nel processo di progettazione e realizzazione delle politiche tutti i livelli di governo e gli attori rilevanti (da: politiche di coesione dell’Unione Europea prof. Wolleb) *Da una presentazione a cura di Chiara Gorreri, Elena Quagliotti, Deborah Pezzani 2009

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FORMAZIONE NON È SOLO SPECIALIZZAZIONE Parlare di formazione in un sistema complesso come il nostro, formato di 3 entità (una Fondazione, una Associazione e una Cooperativa sociale) e 18 servizi, assicurati dalla presenza di operatori professionali, volontari e altri addetti per servizi ausiliari, vuol dire lavorare su due fronti

E

su due fronti davvero importanti. Da una parte, quello della specializzazione. Per aiutarci ad aumentare le nostre consapevolezze e conoscenze al fine di migliorare la qualità con iniziative mirate nell‘ambito di ciascun servizio. Dall’altra il fronte della trasversalità. Per conoscerci meglio fra noi, per collaborare sempre meglio nell’interesse delle persone in difficoltà che si rivolgono a noi, ma anche per sviluppare sinergie (1+1=3) che sono sempre più necessarie con l’aumento della complessità e la riduzione di risorse che caratterizzano le nostre condizioni operative. Il rischio di investire solo sulla specializzazione rischierebbe infatti di favorire compartimenti stagni, persone preparate ma che hanno difficoltà a parlarsi e a lavorare insieme, a sentirsi parte di un unico sistema. Un esempio che ha incontrato molto interesse e una partecipazione decisamente significativa è stato il corso Prendersi cura organizzato lo scorso anno e che è stato condiviso fra 4 servizi: Accoglienza, Centro di ascolto, Centro di aiuto e Unità mobile/ascolto in strada.

sotto la supervisione del direttore delle Opere prevede colloqui individuali e lavori di gruppo non solo sui principi e sulle logiche organizzative (ruoli, procedimenti, metodi…), ma anche sugli aspetti concreti delle attività operative sul campo. Il tutto per ottenere un livello di qualità non solo nel servizio diretto (buoni cibi serviti in modo adeguato), ma anche uno stile di accoglienza fraterno e rispettoso della dignità delle persone pur in condizioni per diversi aspetti sempre più complesse e stressanti. I lavori consentiranno anche di aggiornare il manuale organizzativo che consentirà di assicurare nel tempo gli obiettivi previsti, salvo, naturalmente, ulteriori aggiornamenti secondo le necessità che insorgeranno. gpb

La mensa: una unità complessa Anche quest’anno è in cantiere una iniziativa all’insegna della trasversalità. Infatti, anche se interessa un solo servizio, la mensa, riunisce in un cammino comune operatori professionali, ausiliari e volontari impegnati nei vari ruoli che si esprimono in questo servizio reso oggi particolarmente complesso anche per la eterogeneità delle persone che vengono ospitate con esigenze e aspettative assai diversificate. Il programma, sotto la guida dei Responsabili e con la partecipazione anche di esperti esterni -

volontari, operatori e ospiti della mensa di via Saponaro

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A FRATE CLEMENTE MORIGGI IL PREMIO ISIMBARDI Gli è stato consegnato nella Giornata della Riconoscenza 2012 dal presidente della Provincia di Milano alla presenza del cardinale Scola

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icevere un premio o un riconoscimento per chi lavora nel sociale è una di quelle occasioni in cui si realizza come ogni singolo giorno passato ad aiutare gli ultimi, i clochard, i richiedenti asilo politico, i minori abbandonati, abbia contribuito a far diventare la Fondazione Fratelli di San Francesco d’Assisi Onlus, un Centro di primaria importanza su Milano. Ed è quanto abbiamo pensato tutti noi lo scorso 15 giugno, alla notizia che il Presidente della Provincia di Milano, l’onorevole Guido Podestà, avrebbe consegnato a Fr Clemente Moriggi il PREMIO ISIMBARDI 2012, con un discorso di accompagnamento che riassume tutte le attività svolte: “Anima di Fondazione Fratelli di San Francesco D’assisi Onlus, da sempre impegnato nella cura e accoglienza dei più bisognosi. Instancabile e determinato, a Milano è una vera e propria istituzione e punto di riferimento per le emergenze umanitarie, capace di accogliere persone in difficoltà e di guidarle all’integrazione e al ritorno in società. Nell’ultimo anno Fr Clemente Moriggi nelle strutture della Fondazione Fratelli di San Francesco d’Assisi Onlus, ha accolto richieste di 12.500 persone in difficoltà, effettuato 40.000 visite generiche e specialistiche, accolto 3.200

senza fissa dimora, clochard anziani e richiedenti asilo politico, accolto 70 minori non accompagnati, seguito 1.950 anziani tramite i custodi sociali, 173 tramite call center per un totale di 9.230 chiamate e consegnato 12.440 pasti caldi a domicilio. Numeri che danno la dimensione della sua grande missione.” La consegna della pergamena è avvenuta in via Vivaio 7 presso la Sala Barozzi dell’Istituto dei ciechi. Sul palco a ritirare il premio insieme a Fr. Clemente Moriggi era presente anche il Prof. Giulio Cesare Maggi – Direttore Sanitario nonché Presidente della Fondazione Fratelli di San Francesco D’Assisi Onlus. Fr. Clemente Moriggi ha espresso per primo un ringraziamento a tutti i nostri volontari, a seguire ai collaboratori e a tutti gli enti e le istituzioni che ci supportano. Al termine ha manifestato come sempre la sua vicinanza a tutti i poveri, quasi a voler ricordare le parole del Cardinale Scola, presente all’evento, che ha auspicato «una vita sociale buona» e «l’amicizia civica», concludendo con: «Ricordo a me e a tutti che l’uomo cammina bene quando sa dove andare, ma dobbiamo rimanere in relazione e avere un rapporto buono con noi stessi, con gli altri e con Dio».

Il Presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà, consegna il premio a Fr Clemente che ha voluto accanto a sé il professor Giulio Cesare Maggi, Direttore Sanitario e Presidente della Fondazione Fratelli di San Francesco D’Assisi Onlus. IN SILENTIO CHARITAS • IN SILENTIO CHARITAS • IN SILENTIO CHARITAS • IN SILENTIO CHARITAS

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Da questo numero iniziamo una serie di approfondimenti dedicati ai servizi della Fondazione Fratelli San Francesco D’Assisi Onlus

Per saperne di più IL POLIAMBULATORIO DI VIA BERTONI Si tratta di un servizio che non limita il suo notevole impegno al quotidiano: grazie agli studi e alle ricerche che ne derivano, cui si dedica da più di una decina d’anni, ha portato il suo contributo in un importante convegno tenutosi in Bocconi

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resso la sede di via Bertoni 9 è attivo il servizio del Poliambulatorio diretto dal professor Giulio Cesare Maggi direttore Sanitario del Centro, nonché Presidente della Fondazione Fratelli San Francesco D’Assisi Onlus. Un servizio di grandissima eccellenza e, non solo perché tra i medici volontari, spiccano nomi di primari di grande fama ed esperienza, ma anche per i numeri delle visite prestate: soltanto nel 2011 hanno toccato le 40.000. Ma non è tutto: i dati relativi agli studi e alle ricerche che si svolgono nel Poliambulatorio sono stati presentati all’Università Bocconi di Milano dal 21 al 23 Giugno 2012 nel corso della 4th Conference on Migrant and Ethnic Minority Health in Europe, e sono quindi stati oggetto di discussione, in quanto utile e valido monitoraggio delle condizioni sociali e sanitarie della popolazione migrante. Come ha riferito il presidente del comitato organizzatore, professor Carlo Maccheroni «Obiettivo principale di questi tre giorni di lavori è confrontare i risultati scientifici e sostenere le best practice per controbilanciare i possibili svantaggi dei migranti e dei cittadini stranieri in quanto a condizioni di salute e accesso ai servizi sanitari».

Caviezel. Uno studio che ha potuto rivelarsi di notevole interesse sia perché si tratta di un’osservazione ultradecennale sia per l’elevato numero di soggetti che ne sono protagonisti: 40.410 pazienti visitati e curati di un periodo che abbraccia dal 2000 al 31 dicembre 2011. Cifre che sono lo specchio della situazione reale e che consentono di verificare il volume e la visione delle malattie che colpiscono i migranti.

Preziose rilevazioni statistiche

«Dal punto di vista scientifico si è potuto rilevare come in un panel comprendente diverse etnie, alcune rilevazioni statistiche coincidano per frequenza con analoghe osservazioni sulla popolazione italiana e più generalmente europea, in particolare nel campo delle malattie metaboliche di larga diffusione (per esempio, Diabete Mellito tipo 2), nonché malattia ipertensiva e sue complicanze cardiovascolari» sottolinea il professor Caviezel. Un dato importante, perché mostra, in linea di principio, l’adozione di un impegno diagnostico e terapeutico analogo con quanto si tende ad adottare nel nostro Paese. Per altri tipi di patologia (malattie gastrointestinali, malattie cutanee, malattie infettive), i dati Una ricerca che abbraccia indicano invece un maggior divario tra la popiù di 10 anni, protagonisti più polazione italiana ed europea e popolazione di 40.000 soggetti migrante. «Queste informazioni» spiega il proIl contributo della Fondazione, presentato con fessor Maggi «evidenziano la necessità di un il titolo “Outpatients’ department for migrants: ulteriore approfondimento di studio», un’attività experience of the medical centre of the Fonda- che nei programmi vedrà pienamente coinvolta zione Fratelli di San Francesco d’Assisi Onlus in la Fondazione Fratelli di San Francesco d’Assisi Milan” è stato presentato dal professor Francesco Onlus.

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L’

attività sanitaria del Poliambultorio della Fondazione Fratelli di San Francesco d’Assisi Onlus è nata nel 2000, quando l’allora Assessore alle Politiche Sociali Girolamo Sirchia, nell’ottica di riqualificazione dell’area intorno alla Stazione Centrale, promuove l’avvio di interventi sanitari in una vecchia palazzina nel cortile di via Bertoni 9. Nel 2002, grazie al contributo della Fondazione Cariplo, diventa possibile dare inizio alla ristrutturazione della palazzina e il 31 gennaio del 2004 viene finalmente inaugurato il Poliambulatorio. Così oggi, dalle duemila visite mediche eseguite nel 2004 si è arrivati alle 40.000 del 2011! Ad accedere al Poliambulatorio sono utenti sia stranieri sia italiani, per lo più anziani ed emarginati non in grado di sostenere il costo del ticket necessario per usufruire delle prestazioni specialistiche pubbliche. Le prestazioni richieste più frequentemente, fra le circa 30 erogate, sono quelle di medicina generale (in pratica i medici volontari del Po-

liambulatorio si sostituiscono al medico di base per un grande numero di immigrati che non possono approfittarne per una serie di barriere economiche, linguistiche…), seguite da quelle di oculistica, odontoiatria e ginecologia. Il merito del livello elevatissimo delle specialità offerte non sta solo nella disponibilità offerta da medici e paramedici volontari che offrono il loro tempo e la loro professionalità, ma anche nella collaborazione attiva di numerosi centri esterni che offrono la loro fondamentale competenza al nostro Centro. In più, grazie al Banco Farmaceutico, che periodicamente fornisce tutti i medicinali necessari, il Poliambultorio della Fondazione Fratelli di San Francesco d’Assisi Onlus può assicurare a chi non può permettersi di acquistare le medicine di cui necessita per guarire dalla patologia di cui sono affetti o i salva-vita capaci di tenerla sotto controllo. Ma non basta: grazie all’accordo con la Asl di Milano il Poliambulatorio potrà gestire i ricettari “rosa”.

Il Poliambulatorio di via Bertoni 9 è aperto dal lunedì al venerdì. Gli orari: dalle 9.00 alle 12.30 e dalle 14.00 alle 17.00. IN SILENTIO CHARITAS • IN SILENTIO CHARITAS • IN SILENTIO CHARITAS • IN SILENTIO CHARITAS

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Minori UN’IDEA PER CONOSCERLI MEGLIO Che cosa può esserci di meglio che ascoltare le voci, dei nostri ragazzi, i loro racconti, le esperienze vissute e quelle che stanno vivendo, i sogni, le gioie, i desideri, i programmi, le speranze... Ma anche le difficoltà, le incomprensioni, le delusioni.

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volte è difficile andare a ripescare da dove è nata un’idea. Forse da una serie di bei voti in italiano presi a scuola. O da un racconto fatto con un’enfasi particolare. O semplicemente dal fatto che spesso si sentono nominare i MINORI, ma la maggior parte di noi volontari non ha idea di chi sono, di che cosa fanno, dove stanno… Fatto sta che, verso fine luglio, poco prima che partissero per le vacanze (2 settimane in montagna in val Seriana) li abbiamo radunati tutti in sala San Francesco e abbiamofatta loro una proposta. «Che ne direste di scrivere di voi sul notiziario dei volontari?». Ovviamente la domanda non è stata fatta così a freddo. Si è cominciato, con una serie di esempi pratici, a parlare di quanto lo scrivere per se stessi possa essere di aiuto e conforto; di come ci costringa a chiarire i nostri pensieri; di come possa agire sul morale dato che, in un certo senso, ci offre la possibilità di sfogaretristezze, delusioni, arrabbiature; di come possa essere utile quando ci sipropone un obiettivo o di esaminare bene tutti gli aspetti, pro e contro, di una situazione. A questo punto si è passati allo “scrivere per gli altri”. Su un giornale. Chiarita e spiegata la prima regola elementare (quella del Chi– Come–Quando–Dove–Perché), è stata lanciata la sfida:«Ragazzi, vogliamo conoscervi e per questo vi invitiamo a scrivere di voi sul nostro notiziario. Appuntamento al vostro rientro dalle vacanze: saremo qui ad attendervi per fare ancora qualche incontro sull’argomento. E, a chi pensa di partecipare a questo corso: perché non inizia a buttare giù qualche cosa che si sente di dover raccontare approfittando delle giornate in montagna?».

Pensavamo che l’incontro fosse finito qui, ma la conclusione è stata un’altra..Dionis, uno dei ragazzi della comunità, ha fatto una proposta: «Proviamo a dire a voce quello che vorremmo scrivere, così tanto per vedere se abbiamo capito!?». Un po’ di bagarre dovuta alla timidezza di essere il primo a parlare, poi sono uscite le prime voci. «Io vorrei parlare di chi mi vuole bene e di chi invece mi cerca solo quando ha bisogno». Io di quello che è stato fatto qui per me». «Io, invece penso che…» La sorpresa ora sarà vedere in quanti si ritroveranno intorno al tavolo a settembre con il loro primo testo e con il desiderio di continuare questo breve corso per mettersi in condizione di scrivere su queste pagine dandoci così modo di… alzare il sipario sui minori della comunità dei Fratelli di san Francesco.

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Un po’ di storia LE NOSTRE RADICI Siamo ormai alla fine ‘800 e... non c’è pace per i nostri frati! Nei loro confronti si riaccende l’accanimento. Eppure continuano a prestare il loro impegno in favore dei poveri e dei rifiutati

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seguito della ricostituzione legale del 1854 i frati tornano a insediarsi in sant’Angelo, ma in spazi decisamente ristretti, non certo tali, per esempio, da supportare l’apertura del Seminario Filosofico per le nuove vocazioni in cui la comunità ripone grandi speranze. E, ancora una volta, è grazie all’interessamento di due milanesi, il duca Lodovico Melzi d’Eril e il conte Giacomo Mellerio, che i problemi vengono superati: viene loro donato un appezzamento di terreno in cui diventa possibile costruire un edificio a tre piani, 10 camerette e 4 grandi stanze al piano terreno.

viene interamente distrutto o trafugato. Chiude così i suoi giorni anche il Pio Consorzio della Carità, che deve essere sciolto.

Nasce l’ordine dei frati minori

Con la bolla Felicitate quadam, Leone XIII, l’anno seguente (1867) riunirà le diverse famiglie francescane in un unico ordine, quello dei Frati Minori. Instancabili e mai scoraggiati dalle oppressioni e dalle vessazioni ben mirate di cui vengono fatti oggetto, i frati non si scoraggiano. Continuano ad adoperarsi più che mai con un fine ben preciso: riuscire a ripristinare i loro conventi per poter tornare a mettere in atto al Tornano i tempi bui Ma non è ancora il momento della pace. Non meglio e al passo con i tempi (in verità, la loro trascorrono che poco più di 12 anni, quand’ecco opera non fu mai interrotta nemmeno negli anni che, con la Soppressione Italica del 30 maggio più bui) quelle opere sociali caritative, materia1866, chiesa e convento vanno ancora una vol- li e spirituali ispirate all’insegnamento di Gesù: ta perduti. Assegnati dallo Stato al Tribunale di quello che farete a uno di questi piccoli, lo riterrò Milano, la chiesa viene trasformata con i suoi an- fatto a me stesso. Avevo fame e mi deste da mannessi in stalla per i cavalli e il patrimonio artistico giare. Avevo sete e… UNA RIFLESSIONE Ci deve essere un segreto per riuscire a non fermarsi, a non rassegnarsi, a non cedere mai. Certo, l’obiettivo deve essere forte. E condiviso. Ma non basta. Afferma San Francesco «Il Signore mi dette dei fratelli perché vivessimo insieme secondo la forma del santo Vangelo». Come dire: quello che conta e fa la differenza è sapersi aprire all’accoglienza, imparare a mettersi in relazione e a mettersi in gioco con e in favore degli altri. c.v.

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VUOI FARE IL VOLONTARIO? Ecco come entrare nel pool della Associazione dei Volontari dei Fratelli di San Francesco Colloquio di orientamento all’Associazione Volontari per appuntamento tel.0262545960 e-mail volontari@fratellisanfrancesco.it) Partecipazione al corso base dedicato a tutti i nuovi volontari (3 incontri) Scelta del servizio più consono da parte dell’aspirante volontario Inizio del servizio con un mese in affiancamento Colloquio di inserimento a fine percorso A tutti i volontari è richiesta la conoscenza dello statuto della Associazione Volontari Fratelli di San Francesco, l’iscrizione all’Associazione, il versamento della quota annuale comprensiva di assicurazione, la partecipazione alle riunioni dei gruppi e alla formazione permanente

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ECO DELLA SOLIDARIETA' GIUGNO 2012