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ITALYUNPOSE

2013

Italian Street Photography through the eyes of

GIGI ALBERTI - MARIA ELISA CIMETTA - UMBERTO VERDOLIVA


ITALY UNPOSED

by Gigi Alberti, Maria Elisa Cimetta, Umberto Verdoliva

Copyright © 2013 by Gigi Alberti, Maria Elisa Cimetta, Umberto Verdoliva.

All rights reserved. No part of this publication may be reproduced, distributed, or transmitted in any form or by any means, including photocopying, recording, or other electronic or mechanical methods, without the prior written permission of the publishers.

Electronically made & printed in Europe by Stamatis Gr Grafis Creative Editions, www.grafis.gr, info@grafis.gr

Tutti i diritti sono riservati. E' severamente proibito copiare, pubblicare e/o utilizzare in alcun modo i contenuti di questo libro. Tutto il materiale contenuto in questo libro è protetto da copyright ed è di proprietà esclusiva degli autori. Supporto elettronico prodotto e stampato in Europa da Stamatis Gr Grafis Creative Editions, www.grafis.gr, info@grafis.gr


ITALY UNPOSED

2013

Italian Street Photography through the eyes of

GIGI ALBERTI - MARIA ELISA CIMETTA - UMBERTO VERDOLIVA

www.grafis.gr


INTRODUZIONE

Ah, Italy! The art, the romance, the architecture, the history, the food, the eternal rhythm of life... Such phrases and photographs immediately come to mind and fall into heavy clichés. However, browsing the photographs of Gigi Alberti, Maria Elisa Cimetta and Umberto Verdoliva, it is a familiar yet different country, a more universal place, a land of everyday life in its beauty, strangeness and absurdity captured by the fast eyes and shutter fingers of these three photographers. Here are not tourist pictures of a country-as-museum but a living, breathing organism, funny, full of odd juxtapositions, things that challenge expectations, ask unanswered questions, and admire the beauty of a fleeting moment.

Alberti has a special feel for the fleeting gesture, a transient juxtaposition, and especially a bit of sharp social criticism in his photographs. A perfect example of this is his first photograph of soldiers shouting and leering at a young woman trapped between them in their truck and a wall as she rushes by. It calls to mind the famous Ruth Orkin photograph “An American Girl in Italy” from 1951. Unlike the earlier photo, though, his is completely unscripted. Impeccable timing and a bit of luck also helps, as in the color image of a man carrying his hat - and perhaps his head as well - up the steep streets of Perugia.

Cimetta has a sly sense of humor. Street photography is the one genre in straight photography where this is true: One is allowed to show the humor of life, which is almost completely absent elsewhere in straight photography. In her gentle photographs a fleeting everyday moment is transformed into silliness: A crocodile is about to attack someone sleeping on the beach; a man is overwhelmed taking an iPhone photos at the Bancomat;


Verdoliva is different yet: His world and his photographs are structured in a more formal way and are more rigorously composed, yet they too are spontaneous, arising from the everchanging chaos of life. His work often takes a longer, perhaps a more melancholy view, obvious in the first and last photographs in his set. There is much poetry in his photographs. His use of light and shadow is very traditional, handled in a masterful way. He makes images that can be called, even though the term may be out of fashion these days, beautiful. This is no small thing in harsh times.

Of all the genres of photography, street work may be the most difficult. It is impossible to control the ebb and flow of daily life and extremely difficult to make special photographs that are indeed unposed. One must have the instincts of a hunter, always awake and alert, ready; you are always looking, but rarely know what you are looking for until it appears in front of you. It is also the most heartbreaking, because the ratioo of success to failure is so low. But here in this little book are photographs snipped from the time-stream that make up a is a compendium of hits. Gigi Alberti, Maria Elisa Cimetta, Umberto Verdoliva; three photographers, three visions, one country, Italy, but rarely seen in this way: Unposed.

Richard Bram, New York City, June 2013 www.richardbram.com www.in-public.com/RichardBram

INTRODUCTION

a sleeping man is transformed into an angel, just like the ones in the billboard next to him; and jet contrails echo the sign in the street below. While she has fun with the world as she encounters it, she is not insulting or judging her subjects. There is a warmth and kindness to her photographs that is all too rare in Street Photography today.


Ah, l'Italia! L'arte, la letteratura, l'architettura, la storia, il cibo, l'eterno ritmo della vita...simili concetti e fotografie saltano immediatamente alla mente e cadono in pesanti clichés. Tuttavia, sfogliando le fotografie di Gigi Alberti, Maria Elisa Cimetta ed Umberto Verdoliva, è un paese familiare ma diverso, un teatro più universale, un luogo di vita quotidiana nella sua bellezza, stranezza e assurdità, quello catturato dai rapidi occhi e scatti di questi tre fotografi. Qui non ci sono foto turistiche di un Paese-Museo, ma un pulsante, vivo organismo, buffo, pieno di strane giustapposizioni, elementi che sfidano le aspettative, pongono domande senza risposta, ed esprimono la bellezza dell'attimo fuggente.

Alberti ha una speciale sensibilità per gesti fugaci, giustapposizioni transitorie, e in particolare dalle sue immagini emerge un pizzico di acuta critica sociale. Un perfetto esempio è la prima fotografia, un gruppo di soldati che guardano ostentatamente e fischiano dietro ad una giovane donna, intrappolata tra il loro furgone e il muro, mentre cerca di svicolare via. Richiama alla mente la famosa fotografia di Ruth Orkin "An American Girl in Italy" del 1951. A differenza di questa, tuttavia, la foto di Alberti è totalmente spontanea e fuori copione. Un perfetto tempismo e un pizzico di fortuna aiutano sempre, come nell'immagine a colori dell'uomo che porta in mano il cappello - e forse anche la sua testa - per le scale delle strade di Perugia.

Cimetta ha un sagace senso dell'umorismo. La fotografia Street è l'unico genere di fotografia documentaria dove si esprime l'umorismo della vita, elemento che è pressoché completamente assente negli altri generi di fotografia documentaria. Nelle sue fotografie delicate, istanti di vita quotidiana sono trasformati in assurdità: un coccodrillo sta per attaccare qualcuno che dorme in piaggia; un uomo si fa prendere dall'entusiasmo scattando un iPhone foto al Bancomat; un uomo addormentato è trasformato in angelo, proprio come gli altri nel cartellone accanto a lui; e la scia di un jet


fa eco al divieto di fermata sottostante. Mentre si diverte con il mondo che via via incontra, Cimetta non offende o insulta i suoi soggetti. Nelle sue foto ci sono un calore umano e una delicatezza che sono di gran lunga troppo rari nella fotografia Street odierna.

Verdoliva ha un approccio ancora diverso: il suo mondo e le sue fotografie sono strutturati in modo più formale, composti in maniera più rigorosa, pur essendo anch'esse immagini istantanee, che sorgono dall'incessante e mutevole caos della vita quotidiana. Il suo lavoro esprime uno sguardo più meditato, forse anche più malinconico, evidente ad esempio nella prima e nell'ultima immagine della sua selezione. Nelle sue fotografie c'è poesia. L'utilizzo di luci e ombre è classico e padroneggiato magistralmente. Verdoliva produce immagini che si possono definire - sebbene il termine sembri oggi fuori moda - belle. Che non è poco in questi tempi ostili.

Di tutti i generi di fotografia, la Street può essere la più difficile. E' impossibile controllare il flusso della vita quotidiana, ed è estremamente difficile creare fotografie speciali che siano anche totalmente candid. Occorre l'istinto del cacciatore, sempre attento e all'erta, sempre pronto. Il fotografo street cerca sempre, ma raramente sa cosa sta cercando fino a quando non gli appare di fronte. La fotografia Street ti spezza il cuore, perché la percentuale di successo su quella di fallimento è minima. Ma in questo piccolo libro c'è un compendio di successi rubati dal flusso del tempo. Gigi Alberti, Maria Elisa Cimetta, Umberto Verdoliva; tre fotografi, tre visioni, un Paese, l'Italia, raramente vista in questo modo: Spontanea.

Richard Bram, New York City, June 2013 www.richardbram.com www.in-public.com/RichardBram


Uno dei fotografi che preferisco, Tano D'Amico, scriveva che è veramente molto faticoso ritrarre la realtà con una cura formale adeguata. Le parole non sono proprio queste ma il senso sì e mi è tornato in mente sfogliando questo volume per la prima volta. L'attenzione per la cura formale è particolarmente elevata, sa di giorni interi passate a selezionare attentamente il materiale, e racconta molto più di un'operazione estetica.

Non ho mai amato molto le etichette, non so se tutte queste immagini rientrino nella categoria "street photography" e possano esaurirsi lì dentro. Sono scatti che vedrei bene, in grande formato, a corredo degli articoli nei quotidiani, nelle riviste, nei siti web e nei libri perché riassumono, a mio parere, la funzione più elementare - in questi tempi di scarsa immaginazione collettiva anche più dimenticata - della fotografia: invitare chi guarda in un mondo dove condividere esperienze e sensazioni, sentimenti.

Le foto di Alberti, Cimetta e Verdoliva mi fanno sentire parte del consorzio umano. Un luogo dove le distinzioni e le etichette vengono meno, dove l'importanza di uno sguardo o di un gesto sono tali, nella loro semplicità, che insieme agli autori e all'autrice possiamo sorridere, pensare, riflettere, ridere.

È un mondo prossimo alla quotidianità, la dimostrazione che non serve trasformarsi in esperti di luoghi e di viaggi esotici per cogliere la realtà. Tramite gli occhi che hanno prodotto queste immagini mi sento a casa.

Provo un'estrema gratitudine per questi occhi, soprattutto perché negli anni che viviamo sta prevalendo una visione per cui la fotografia non debba necessariamente emozionare.

Ci sono riviste piene di immagini tappabuchi: chi compone le pagine dei prodotti editoriali si accontenta di questa funzione e propone a lettori e lettrici gallerie fotografiche di personaggi famosi con quindici foto in sequenza, come fotogrammi estratti da un video, mentre ne sarebbe bastata


una (se proprio si voleva raccontare la storia di una vip a cui si è smagliata una calza in pubblico).

Sono immagini che durano lo spazio di un battito di ciglia e poi si dimenticano, sostanzialmente una perdita di tempo. Non producono altro se non una sensazione immediata. Ma oltre a questo affollano la nostra memoria di dati, di informazioni secondarie, fino a che risulta difficile al nostro cervello, strumento vitale di cui conosciamo ancora pochissimo, mantenere la curiosità per nuove immagini.

Da qui proviene la mia gratitudine per questi occhi. Perché su queste immagini ho voglia di soffermarmi, di sfogliare velocemente e poi tornare indietro per ricominciare più lentamente, cogliere dettagli, andare piano, sentirmi piccolo di fronte al mondo e divertito di fronte a un coccodrillo gonfiabile, attendere un treno in un momento di intimità e avere il divertimento di immaginare la madre di Superman che stende i panni per il figlio. Sentire la vicinanza di chi incontro per strada tutti i giorni su un autobus o su un marciapiede affollato.

Contrariamente a molti fotografi sono intimamente felice che la diffusione del linguaggio fotografico si sia estesa a tutte le fasce della popolazione negli ultimi anni. Non sono tra quelli che bestemmiano sommessamente perché ai concerti ogni ragazzo o ragazza vuole portarsi a casa un'immagine col telefonino. Certo, la possibilità di vedere immagini banali è moltiplicata - ma come già detto non dipende solo dai ragazzi ai concerti ma più spesso da fior di professionisti e da editor che con la fotografia non hanno molto a che vedere -, è cambiato il rapporto tra le redazioni e chi vive di immagini a scapito di questi ultimi, c'è da sfatare qualche nuovo mito come quello che afferma che con "photoshop tanto si aggiusta tutto". Ma in compenso in rete vedo progetti fotografici bellissimi - come questo che ho l'onore di commentare - che quindici o vent'anni fa probabilmente non avrei avuto modo di conoscere. È un momento di passaggio in cui io non credo affatto che la fotografia sparirà, forse subirà qualche profonda trasformazione come già accaduto in passato. Non mi preoccupo fino a che ci saranno persone curiose e generose che possiedono occhi come quelli che hanno creato le immagini di questo volume. Grazie dunque a Gigi, Maria Elisa e Umberto.


One of my favorite photographers, Tano D'Amico, used to say that it is really difficult to portray reality with the formal accuracy it deserves. Maybe these were not his exact words, but this was the meaning underlying them and this came to my mind browsing this book for the first time. The editing effort is particularly high, it speaks of days spent carefully selecting the material to include in its pages, and this, not only under the aesthetic aspect.

I never liked tags, so I don't know if all of these images fit the "street photography" category and if they should be confined there. I can imagine these images fitting also newspapers, magazines, websites, books, because they express the first purpose of photography - too often forgotten in this age of poor collective imagination: invite the viewer inside a world of shared experiences, sensations and feelings. The photographs of Alberti, Cimetta and Verdoliva make me feel part of the humanity. A place where differences and tags lose their meaning, and where the importance of a simple gesture or look is such that it makes you smile, think, ponder, along with the authors.

It is an everyday world, evidence that it doesn't need becoming an expert of exotic places and travels, to capture reality. In the eyes that produce these images, I feel at home. I am extremely grateful for these eyes, especially because nowadays it seems to be common belief that photography doesn't have to trigger emotions anymore.

Magazines are filled of images that act as a stop-gag: whoever composes the pages is content of this purpose and supplies to the readers the images of V.I.P.s, streams of 15 images in a row, like photograms taken from a footage, when just one image would be enough (if you really have to tell the story of a V.I.P. who snagged her tights in public).

There are images that last for a blink of an eye, and then are already forgotten. Images that are a waste of time. They produce nothing more than an instant reaction. As for the rest, they fill our memory with meaningless data and information, killing the curiosity and hunger for new


images that our brain, vital instrument that we still know so little about it, needs. This is why I feel grateful for the eyes of these photographers. Because I want to linger and pause on these images. I want to quickly browse through them and then start again slowly, seizing the details, slowing down on them, feeling tiny in front of the big world, feeling amused in front of a toy-crocodile, feeling a moment of intimacy waiting for a train, and imagining the mother of Superman hanging out her son's mantels. Feeling the closeness with the people I encounter everyday, in the bus, on a crowded sidewalk. Unlike many photographers I am very happy that the diffusion of the photographic language in the last years reached every segment of the society. I am not amongst those that curse under their breath because at a concert every boy and girl wants to snap a photo with the phone.

Sure enough, the chance of seeing trivial images is much higher now, not only because of young people attending concerts, but rather because of professionals and editors that don't know of photography; the relationship between publishers and the people who live on images changed, to the worst for what concerns the latter. And unfortunately the myth that "Photoshop fixes everything" is not true. On the other side the internet is full of wonderful photographic projects - like the one I have the honor to introduce you - and that 15 - 20 years ago, I would have never had the chance to find. It is a transitional phase where I believe photography won't die or disappear. Maybe it will undergo deep transformations like many times it had in the past.

I won't worry as long as there will be people curious and generous that own eyes like the ones that created the photographs of this book. So thank you, Gigi, Maria Elisa e Umberto. Enrico Natoli www.enriconatoli.net


GIGI ALBERTI

Photoreporter since 1994, his work has been published in the leading Italian newspapers and magazines. Founder member of Spontanea, Italian Street Photography Collective, his photographs have been presented in numerous Italian exhibitions and they are part of private and public collections. Working on long-term projects of documentary photography, matching to his great interest in street photography. Portfolio, info and contacts: http://bagigiphotographer.com/ http://bagigi.deviantart.com/ https://www.facebook.com/bagigiphotographer

Fotogiornalista dal 1994, i suoi lavori sono stati pubblicati nelle principali testate giornalistiche e riviste italiane. Membro fondatore di SPontanea, collettivo italiano di Street Photography, ha partecipato a numerose esibizioni italiane e i suoi lavori fanno parte di collezioni pubbliche e private. Combina il suo grande interesse per la fotografia Street con progetti a lungo termine nell’ambito della fotografia documentaria. Fotografie, info e contatti: http://bagigiphotographer.com/ http://bagigi.deviantart.com/ https://www.facebook.com/bagigiphotographer


Gigi Alberti


Florence 1997


Florence 1998


MARIA ELISA CIMETTA

Street Photography is a state of mind. A way to look at the ordinary and see the unusual in it. A way to look at spontaneous happenings and see special or decisive moments in them. A way to reinterpret reality and find in everyday situations icons of the human behavior and of our society. I was born in 1977 in Bologna, Italy, where I live. My photos are taken with a point-and-shoot camera, in the spare time left to me from work and children. I am a member of "Street Gang" International Street Photography collective www.streetgangphotos.com/mary-cimetta.html My personal photography site: www.marycimetta.wordpress.com

La fotografia street è una forma mentis. Un modo di guardare all'ordinario e vedere in esso l'inusuale. Un modo di guardare avvenimenti spontanei, e vedere in essi momenti speciali o decisivi, un modo di reinterpretare la realtà, e trovare in situazioni quotidiane icone del comportamento umano e della nostra società. Sono nata nel 1977 a Bologna, dove vivo. Le mie fotografie sono scattate con una compatta, nel tempo libero (si fa per dire) lasciatomi tra lavoro e figli. Faccio parte di un collettivo internazionale, "Street Gang" International Street Photography collective: www.streetgangphotos.com/mary-cimetta.html Le mie foto si possono vedere qui: www.marycimetta.wordpress.com


Maria Elisa Cimetta


Florence 2011


Bologna 2011


Umberto Verdoliva

Umberto Verdoliva is an emerging International author of street photography. He has the distinctive ability of scrutinizing apparently simple human daily life. He transforms anything ordinary into a unique and unrepeatable event which only an attentive and sensitive eye is fully able to grasp. His photographs are elegant and delicate because of the formal aspects of the compositions characterized by near perfect geometry and the continuous plays of light and shadow. All this defines a recognizable poetic style which often borders on melancholy. Umberto is a member since 2010 of an international group “SP Street Photographers” which includes some of the world’s best photographers in the category. Born in Castellammare di Stabia (Na), 1961 – based in Treviso, self taught –conducts workshop on street photography.

Publications: NADIR magazine , IL FOTOGRAFO, LA REPUBBLICA.IT, POTPOURRI magazine, FOTO UP, FOTOLOGIA, FOTOGRAFIA REFLEX, POSI+TIVE magazine, PROGRESSO FOTOGRAFICO serie ORO n°13/2011, DP ARTEFOTOGRAFICA, DEFEATED magazine, FOTOMANIA magazine, EXCERPT magazine, HYDE PARK photography magazine, CLIC.he, F8 magazine, ESPRESSIONI DIGITALI magazine.

Awards and/or Expositions 3rd photofestival Indastria 2008 of Mussolente (VI); In the short list of the first ten, architecture section of the Sony World International Photogrphy, 2009; The project "mental city" winner of the portfolio Fabriano (AN- Italy) PHOTO FESTIVAL 2010; Author guest in the 24th edition of Marghera photography 2011 – Venice; January 2012 - exhibition in the library LaFeltrinelli of Treviso; The project "mental city" selected among the best portfolio from Le Journal de la Photographie - September 2012; The project "What is a dream?" selected at Portfolio Lucinico (Gorizia) - April 2013; The project “Improbables coïncidence” selected among the best portfolio from Le Journal de la Photographie – May 2013


Umberto Verdoliva è uno degli autori emergenti nell’ambito della street photography internazionale. Il suo segno distintivo è sicuramente quello di scrutare l’apparente semplicità della quotidianità umana, trasformando l’ordinario, in un evento unico e irripetibile che solo un occhio attento e sensibile è in grado di afferrare pienamente. L’attenzione verso l’aspetto formale della composizione in un continuo gioco di luci, ombre e perfette geometrie rendono le sue foto eleganti e delicate, definendo uno stile immediatamente riconoscibile, spesso, intriso di poesia e malinconia. E’ membro dal 2010 della collettiva internazionale SP-Street Photographers che annovera alcuni tra i migliori esponenti del genere. www.street-photographers.com Membro fondatore di spontanea collettiva italiana di street photography Website: www.umbertoverdoliva.it Flickr: www.flickr.com/photos/umbertoverdoliva/

Pubblicazioni: NADIR MAGAZINE , IL FOTOGRAFO, LA REPUBBLICA.IT, POTPOURRI magazine, FOTO UP, FOTOLOGIA, FOTOGRAFIA REFLEX, POSI+TIVE magazine web, PROGRESSO FOTOGRAFICO serie ORO n°13/2011, DP ARTEFOTOGRAFICA (Portogallo), DEFEATED magazine, FOTOMANIA (Brasile), EXCERPT magazine (Australia), HYDE PARK photography, CLIC.he, F8 magazine, ESPRESSIONI DIGITALI.

Riconoscimenti / Esposizioni Autore selezionato al 3°fotofestival Indastria di Mussolente (VI) - ottobre 2008. Nella short list dei primi dieci, sezione architettura, del concorso fotografico internazionale SONY WORLD PHOTOGRAPHY 2009 sezione amatoriale – febbraio 2009. Il progetto “città mentale” vincitore del portfolio FABRIANO PHOTO FESTIVAL 2010 – Marzo 2010. Autore ospite nella 24°edizione di MARGHERA FOTOGRAFIA 2011 Il progetto “città mentale” selezionato tra i migliori portfolio da HYPERLINK "javascript:void(0);" \o "info@lejournaldelaphotographie.com" Le Journal de la Photographie – Settembre 2012. Il progetto “What is a dream?” selezionato ex-equo al portfolio di Lucinico (Gorizia) – Aprile 2013 Il progetto “improbabili coincidenze” selezionato tra i migliori portfolio da HYPERLINK "javascript:void(0);" \o "info@lejournaldelaphotographie.com" Le Journal de la Photographie – Maggio 2013. Nato a Castellammare di Stabia (Na) nel 1961 – vive a Treviso, autodidatta – cura workshop di street photography


2010


2012


ITALYUNPOSED

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