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L’idea

Il teatro

La Fiorentina

Da Pascoli a Pardini nasce un atlante della Versilia letteraria

Antella fra i grandi con Cecchi, Fracci Ceronetti & C.

Rabbia Della Valle “Nel calcio conta solo vincere”

PAOLO RUSSO A PAGINA XV

ROBERTO INCERTI A PAGINA XVIII

MATTEO MAGRINI A PAGINA XVII

FIRENZE

SABATO 29 OTTOBRE 2011

firenze.repubblica.it

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In duemila alla Leopolda nella serata d’avvio della convention: le idee che ne usciranno serviranno a elaborare un programma on line

La rete

Renzi: “Dal Big Bang 100 proposte, faremo il WikiPd”

Ventisette aziende per fare la pasta

L’intervento/1

L’intervento/2

Non siamo indignati noi siamo ostinati

Se il Pd batte un colpo nel gioco delle regole

DAVIDE FARAONE

PIPPO RUSSO

A PENSIAMO come Leonardo Sciascia e cioè che sono le idee a muovere il mondo. Ci riusciremo e non perché siamo indignati, ma perché siamo ostinati. In Sicilia, dopo le stragi di mafia, eravamo tutti indignati. SEGUE A PAGINA II

N ATTESA di tornare a attraversare giorni normali il Pd fiorentino continua a vivere di paradossi. Fra i quali il più patente è quello sulle regole del gioco, spesso trasformate in gioco delle regole. SEGUE A PAGINA III

MAURIZIO BOLOGNI

L

I

Matteo Renzi alla Leopolda

La Regione decide di introdurre una tassa per la ricostruzione attraverso un innalzamento dell’accisa

Arriva il caro carburanti Nel 2012 aumento di 5 centesimi per pagare i danni dell’alluvione Rabbia a Aulla

Fango e pugni contro i politici LAURA MONTANARI LA RABBIA è venuta fuori all’improvviso quando hanno visto il corteo delle auto blu sfilare nelle strade ancora piene di fango di Aulla. C’era il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, il prefetto di Massa Carrara, il questore, alcuni sindaci e consiglieri della Lunigiana. SEGUE A PAGINA V

OGGI SU FIRENZE.IT La musica

Il ritorno dei Litfiba un disco e un tour per la nuova avventura

SIMONA POLI A PAGINA IV

Le strade dopo gli allagamenti: continuano le polemiche

Arriva l’ultimo I phone ressa e code allo store dei Gigli L’indirizzo

@

WWW.FIRENZE.REPUBBLICA.IT

I

La curiosità

Domani pomeriggio dimostrazione con tre vetture guidate da Fisichella

Cascine chiuse per la F1 ERNESTO FERRARA ASCINE, arriva la Formula Uno. E’ per domani, appuntamento ore 12: una Ferrari F10 monoposto guidata da Giancarlo Fisichella percorrerà il percorso appositamente allestito tra il viale del Quercione, piazzale Kennedy e piazzale delle Cascine. Ci saranno anche una 458 GT2 guidata da Gimmi Bruni e una 599XX guidata da Maurizio Mediani. E’ un’esibizione: 5 giri su un tracciato di 2 chilometri, velocità controllata, ingresso libero. Ma ci sarà tutta l’atmosfera della Formula Uno con tanto di paddock.

C

Il caso

NTORNO alla pasta della Valdorcia (il vero brand è «La pasta dei coltivatori toscani») nasce quella che è stata indicata come la prima rete in Italia di imprese di filiera del settore agro-alimentare: sono 27 aziende, per lo più agricole, capeggiate dal Consorzio agrario di Siena, dal Pastificio Fabianelli e dal Molino Borgioli, capaci ogni anno di fatturare complessivamente oltre 160 milioni di euro, dare lavoro a 300 persone, produrre 65-75.000 quintali di grano duro da cui si ricaveranno 25.000 quintali di pasta. La rete, che può contare su 1.900 ettari di terreni coltivati a cereali e cinque centri di stoccaggio, disporrà di sei milioni di euro, provenienti dal Piano integrato di filiera della Regione Toscana e tutti anticipati da Cr Banca di Firenze, cinque dei quali andranno ad investimenti in tecnologia e innovazione delle aziende agricole. La nuova aggregazione di imprese, alla quale danno un contributo anche il Dipartimento di scienze delle produzioni vegetali dell’università di Firenze e la Fondazione per il clima e la sostenibilità, è stata presentata ieri mattina presso Carifi dal direttore generale della banca Luciano Nebbia, dall’assessore all’agricoltura della Regione Gianni Salvadori e dagli altri protagonisti dell’accordo. SEGUE A PAGINA XI

Giancarlo Fisichella Cascine chiuse al traffico e off limits per i runner. Con la Ferrari però è solo il primo passo per la nascita di un asse a cui il sindaco Renzi lavora da mesi con Domenicali, direttore sportivo di Maranello.

Dopo l’esibizione alle Cascine (il Comune non paga l’evento ma ha anticipato di qualche mese i lavori di riasfaltatura dei viali del parco, 100 mila euro), il 4 novembre ci sarà una cena di gala in Palazzo Vecchio per un migliaio di ferraristi vip tra cui 300 «top clients» della Rossa: manager e magnati passeranno 4 giorni tra l’autodromo del Mugello dove proveranno le loro supercar e Firenze (dove, dice Renzi, spenderanno e spanderanno). Un evento strappato a Valencia, rivendica lui. A maggio 2012 infine al Mugello per la prima volta prove ufficiali di tutte le scuderie di Formula Uno. © RIPRODUZIONE RISERVATA


la Repubblica

IL BIG BANG DI RENZI CRONACA

SABATO 29 OTTOBRE 2011

FIRENZE

■ II

L’assemblea

La notte di Renzi, in 2 mila per il Big Bang La sfida del sindaco: pronti a lanciare cento idee, faremo il WikiPd ERNESTO FERRARA MASSIMO VANNI SI ALZA il sipario sulla Leopolda, e si apre la sfida al Pd. Questa volta sul programma. Ma ancora una volta a colpi di cento punti. «Domenica vogliamo uscire di qui con 100 proposte per l’Italia. Le metteremo subito on line: poi per due mesi, fino a gennaio, ognuno potrà partecipare alla discussione, dare consigli, suggeri-

tato: il Pd senza le primarie non è il Pd», ribatte Renzi. «Del resto — aggiunge pure — noi non abbiamo ansie da prestazione e siamo serenamente impegnati a fare altre cose. Però vediamo che il Paese è un gran casino. E ora tocca a noi. Che Berlusconi è alla fine lo sanno tutti, cosa c’è dopo è la grande sfida per il Pd». In diretta a Otto e Mezzosu La7, Beppe Severgnini stuzzica il rottamatore: «Chi tiene davvero a

Via agli interventi e ai primi messaggi I dubbi di Baricco sul parco della musica menti, esprimere critiche: sarà una sorta di “Wiki-Pd” dove ciascuno porta il proprio contributo», annuncia il sindaco Renzi nella serata inaugurale della Leopolda II, di fronte a oltre 2 mila persone. E il Big bang ha così inizio. Niente programmi a tavolino, chiarisce subito Renzi. No ai preistorici “cantieri” di partito, via libera al Pd 2.0: «L’idea che il programma del Pd sia fatto al chiuso di una stanza e che il partito ci indichi la linea è superata». Da cosa partire? «Abolizione del valore legale del titolo di studio, abolizione dei vitalizi, abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, superamento del bicameralismo perfetto, riforma delle pensioni, ambiente e edilizia sostenibile», propone per ora il sindaco. «Idee e non candidature» partiranno dalla Leopolda, ripete Renzi. A scanso di equivoci, proprio alla vigilia del Big Bang, Bersani ha però voluto far sapere di «non temere nessuno». Questo significa che il segretario è pronto a sfidare chiunque? «Che Bersani dica che si può correre liberamente alle primarie mi sembra un fatto molto positivo, ma mi permetto di dire che io non ne ho mai dubi-

TWEET DAL BIG BANG

correre alle primarie del centrosinistra secondo lei?». E il sindaco non si sottrae al gioco: «Zingaretti più di quello che sembra, Vendola certamente sì, Di Pietro no, Debora Serracchiani non credo, Rosy Bindi sì». E Renzi? «Per il momento no, ma in futuro potrebbe essere», ammette lui. In ogni caso, mai uscendo dal Pd per fondare un altro partito, chiarisce. Renzi non gode della fiducia della sinistra secondo il son-

daggio Tecnopolis mostrato da La7: solo il 25% degli elettori di sinistra si fida di lui contro il 48% di quelli di destra: «È un dato che non so valutare. Di certo prendere i voti del centrodestra non mi imbarazza: l’ultima volta si è perso, se non si prende qualche voto agli altri si riperde». Ma perché parlare al Pd da una Leopolda dove non c’è neppure l’ombra di un simbolo di partito: «Tutti noi siamo orgogliosamen-

te iscritti al Pd ma quello vero, che non vive di schemi legato al ‘900. Il Pd che vogliamo è un Pd che ha come modello i Democratici americani e i laburisti inglesi». Il Pd però non può rischiare di farsi sommergere dall’antipolitica: «Io non mi sento un guastafeste», pensa Renzi. È stato il siciliano Faraone ad aprire i lavori ieri: «Non siamo una corrente ma molto di più: un nuovo inizio». Subito dopo il saluto di Renzi e

l’ovazione della platea. E il primo intervento affidato alla segretaria cittadina del Pd Lorenza Giani: uno schiaffo al Pd anti renziano con cui proprio Giani si era schierata nei giorni scorsi. Lo scrittore Alessandro Baricco ha chiuso la serata dopo aver visitato il cantiere del parco della musica. «L’auditorium? Si rischia una cattedrale nel deserto», ha detto. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Consigli utili per il cambiamento

La locomotiva contro l’ingiustizia

Ma chi paga per tutto questo?

Ora spacca tutto ma dovrà crescere

Consigli non richiesti ma estremamente utili per un tentativo di rinnovamento

Dalla Leopolda parte la locomotiva a bomba contro l'ingiustizia

Chi paga per la Leopolda? I finanziatori chi sono? Vorremmo una risposta...

Renzi ha buone idee ma è ancora nella fase spacco-tutto. Forse rottamerà il #Pd ma dopo dovrà “crescere”

@thjuss

@povigliese

@QDiSinistra

@marcoz984

NON SIAMO INDIGNATI, SIAMO OSTINATI

firenze.it

DAVIDE FARAONE (segue dalla prima di cronaca) OI ci siamo arresi e i gattopardi sono tornati. L’indignazione è istantanea. L’ostinazione, invece, è dura a morire. Ci dicono che siamo demagoghi e di destra. E’ da demagoghi volere primarie vere? Contestare uno statuto del Pd che ci vieta di candidare uno di noi? E’ di destra dire che oggi il sistema economico italiano e soprattutto quello del Sud è da socialismo reale? In cui la politica ha pensato che era il denaro a dover muovere le idee e non le idee a muovere il denaro. Sono arrivati al Sud soldi senza idee. Fiumi di denaro per pagare gli stipendi e non per investire sul futuro. In Sicilia la politica ha dato “posti di lavoro” e non il lavoro. Ha fatto lavorare non chi aveva il curriculum pulito ma chi aveva le carte macchiate. Non

P

chi conosceva qualcosa, ma chi conosceva qualcuno. Non chi aveva 110 e lode ma chi utilizzava la 104 in salsa siciliana. Perché in Sicilia puoi avere 110 e lode e a 41 anni essere ancora disoccupato. Mentre a 41 anni sei super-pensionato. Nella mia regione all’università solo i parenti salgono in cattedra e diventano docenti, mentre i talenti prendono la valigia e diventano migranti. Ci sono 100 famiglie che controllano l’università. Nel frattempo migliaia di giovani cervelli se ne sono andati e nessuno ha mosso un dito. Sapete perché? Perché i cervelli sono molto pericolosi. Soprattutto se al posto della valigia di cartone hanno un macbook e sono folli e affamati come Steve Jobs. Meglio uno che si presenta col cappello in mano chiedendo un favore, invece di uno che si presenta con il suo

curriculum e rivendica un diritto. Anche nei partiti è così. E’ triste vedere giovani dirigenti di partito dire sempre signorsì per avere la nomination nelle liste bloccate del Grande Fratello. Non c’è molta differenza tra questi e le folle di giovani in fila per entrare nella “Casa”. Noi al Big Brother preferiamo il Big Bang. Pensiamo che debba andare avanti chi prende i voti e non chi prende gli ordini. Siamo ostinati e miracolosamente resistiamo agli insulti della brutta politica. Perché siamo d’accordo con Ciccio, che in punto di morte, in Baarìa, il film di Peppuccio Tornatore, dice “La politica è bella”. Vi garantiamo che in questi tre giorni parleremo soltanto di bella politica. Buon Big Bang a tutti. L’autore è consigliere regionale in Sicilia e ideatore del nome Big Bang © RIPRODUZIONE RISERVATA

Video e dirette per lo speciale SU WWW.firenze.repubblica.it video, foto gallery e servizi aggiornati in continuazione. Ci sono la diretta in streaming e il resoconto istante per istante dalla Leopolda, i fulminanti sms di Benedetto Ferrara. E poi i postt su Twitter e i vostri commenti, le frasi celebri del Big Bang e i giudizi dei leader del Pd su Renzi, le immagini dell'allestimento e i primi arrivi, la videosigla di Fausto Brizzi, le parole dell’atto prima della Leopolda, un anno in tv del sindaco di Firenze, le immagini degli amici e dei nemici del rottamatore, coloro che sono scomparsi e le new entry tra i sostenitori.


la Repubblica

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SABATO 29 OTTOBRE 2011

FIRENZE

IL PALCO Sul palco con Renzi. Al suo fianco Faraone (a sinistra) e Richetti

Il pubblico

PER SAPERNE DI PIÙ www.leopolda2011.it www.repubblica.it

■ III

Sul palco è stata allestita una casa signorile con libreria, frigo e divano in pelle. Buffet gratis per tutti

Dal vecchio comunista all’ex Pdl alla Leopolda parterre trasversale Niente bandiere, nessun colore: “Ma la politica è qui” MARIA CRISTINA CARRATÙ NESSUNA insegna di partito alle Leopolda e questo già si sapeva. Ma anche nessun colore, a parte il bianco e nero che domina tutta la scena. Sui video le immagini continue dei dinosauri neri che si disintegrano. L’allestimento sul palco è una casa signorile, con una grande libreria (finta perché il fondale cambia più volte durante la serata), un tavolo di legno col cesto della frutta che ricorda

LA PLATEA La Leopolda del popolo del Big Bang; sopra, in fila ai banchi per la registrazione prima dell’ingresso

Le magliette col brontosauro vanno forte: la grande costa 10 euro la baby 7 Caravaggio, un frigo anni Cinquanta, un divano in pelle. Lui, Renzi, appare elegante in grigio antracite con cravatta viola scuro, non più quello della Fiorentina ma una tonalità più garbata, da diplomatico. Dura poco, se la toglie quasi subito e si arrotola pure le maniche della camicia. Prima che inizino gli inter-

RATICATO per ritagliare intorno a qualcuno il campo in cui agire più comodamente. Dai giorni della primavera 2008, quando partì lo spettacolo fantasmagorico delle primarie per la scelta del candidato sindaco a Palazzo Vecchio, è un continuo e schizofrenico oscillare tra il rispetto quasi ingessato del corredo formale e gl’impeti di rovesciare il tavolo cercando la soluzione perentoria. E in questo vortice persino le vocazioni di parte si capovolgono. Sicché avviene che il sindaco espresso dal partito al termine di estenuanti contorsioni sulle regole sia anche il più acceso sparigliatore di forme e procedure consolidate. E che, viceversa, il partito stesso dopo anni di statutismi e regolamentismi decida essere all’improvviso inattuale il tempo del rigore formale, giungendo a tirarne il collo nel corso dell’ultima direzione metropolitana. “Siam mica qui a mettere le virgole ai punti neri” avrebbe detto il Bersani versione Crozza, se si fosse trovato martedì scorso in via Forlanini. Là dove i renziani si sono scoperti minoranza, e in modo persino brutale. Uno Small Bang, ma fragoroso il giusto nella settimana della Leopolda II. Forse il momento più giusto per un chiarimento sull’equilibrio fra ambizioni personali (e personalistiche) e ruolo del partito a Firenze e dintorni. Perché si fa presto a imparare che ogni gioco (show compresi) ha le sue regole, ma altrettanto in fretta si dimentica che ogni regola è un gioco aggiustato una volta ma non per sempre. La forzatura è sempre dietro l’angolo, e legittimarla è un gioco ulteriore e ancor più entusiasmante. Una forzatura di queste, a giudizio dei puristi, si sarebbe consumata giusto martedì sera ai danni del sindaco di Firenze e delle sue truppe. Sarà vero. Ma è un piano del discorso che non ci appassiona, nella stessa misura in cui non trovavamo eccitante l’onanismo esegetico su statuti e regolamenti quando si trattava di designare il candidato alla successione di Leonardo Domenici. Piuttosto, abbiamo visto un partito che è tornato a fare il partito. Dettando una linea, mettendo sul tavolo una scelta incurante di cercare “unanimità e mediazioni a ogni costo”, e ottenendo un voto chiaro. E quanto agli assenti, il torto è loro. Per il bene del centrosinistra fiorentino e toscano ci sembra una buona notizia che il Pd in quanto tale abbia battuto un colpo. Tanto più se si constata lo stile politico del segretario metropolitano Patrizio Mecacci, faccia indiscutibilmente più nuova se è sempre questo il metro di valutazione. Dopo le timidezze iniziali Mecacci sta conducendo il partito metropolitano a riappropriarsi di un ruolo che pareva in via di deperimento. Una missione del genere val bene una forzatura delle regole, laddove essa si fosse consumata davvero. © RIPRODUZIONE RISERVATA

© RIPRODUZIONE RISERVATA

PIPPO RUSSO (segue dalla prima di cronaca)

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chie, zuppa di farro, insalate, mozzarelline, lasagne al pesto. Anche lo shopping delle magliette col brontosauro va forte: alle dieci di sera oltre cento sono già vendute, la grande costa 10 euro, la baby 7. In sala ci sono oltre duemila persone ma l’afflusso è continuo. Trasversalità totale nel pubblico, dal punto si vista politi-

co e sociale. C’è il vecchio comunista Giorgio Raso, 81 anni, che dice «il mondo sta cambiando, le radici non le ha più nessuno e a me Matteo piace molto». Due posti più in là sono seduti Bianca Maria Giocoli, ex Forza Italia, e Andrea Saratti, ex An. Teresa e Giulio, marito e moglie di mezza età, sono arrivati da

Ravenna insieme a una coppia di amici: «Non votiamo più da tre anni, siamo ex comunisti e siamo curiosi di vedere Matteo». C’è Linda Betti con la gambona ingessata in carrozzella che si è piazzata proprio sotto al palco, ha votato Sel ma è attratta da Renzi: «Come sindaco l’ho votato, come candidato premier chissà». Passa Giorgio Gori, il produttore televisivo che ha curato la regia del Big Bang. Perché non c’è neanche un coriandolo rosso qui dentro? «Ma non so, penso che sia un caso. Io comunque non ha fatto nulla, ha fatto tutto Matteo», dice prima di dileguarsi dietro le quinte. Leonardo Ferragamo è seduto accanto alla sovrintendente del Maggio Francesca Colombo. E dice: «Questo è un evento da cui ci si può aspettare qualcosa di significativo per questo paese». Luigi, 22 anni, è uno studente di Architettura e dice «la cosa che mi colpisce di stasera è l’entusiasmo, questa è politica, lo capiranno che questa è politica?». Ci sono tutti gli assessori di Renzi e tanti amministratori dalla provincia. Ci sono dirigenti di Confesercenti e Cna, il parlamentare del Pd Ermete Realacci e quello radicale Matteo Mecacci, il presidente di Publiacqua Erasmo D’Angelis, persino il vecchio Giuliano Sottani arrivato da Greve per l’occasione. «Renzi è una speranza che si può realizzare», dice l’avvocato Alberto Bianchi. Il giovane docente universitario di Storia dell’arte Tomaso Montanari, che parla anche dal palco, racconta: «Mi ha invitato Renzi, anche se non ci conoscevamo. La grande scommessa della politica è rendere accessibile il patrimonio artistico a tutti, questo significa realizzare la Costituzione perché ci rende tutti uguali». Armando viene dal Valdarno votava Pdl: «Sono sempre andato dietro a Berlusconi perché mi sembrava concreto, oggi penso che sia concreto Renzi». Moltissimi sono qui per curiosità, per annusare, vedere. Costanza, 44 anni e tre figli, è venuta da sola «per ascoltare e capire». Beatrice e la sua amica Arianna dicono di aver sempre votato a sinistra: «E’ di sinistra anche spendere bene i soldi pubblici e non solo difendere i posti di lavoro, per esempio all’Ataf». I video scelti da Renzi ogni tanto interrompono gli interventi: Bossi, Cetto La Qualunque, Crozza, il film su Parmalat e, ovvio, la fuga dei dinosauri.

SE IL PD BATTE UN COLPO NEL GIOCO DELLE REGOLE

venti il sindaco parla con tutti, stringe mani a più non posso e si comporta come “uno dei tanti”, assai disinvolto. Il Big Bang comincia con un grande e ricco buffet preparato dalla Gerist, distribuito su dieci tavoli presi d’assalto perché stasera è tutto gratis. Si mangiano salumi toscani, ribollita, lentic-

29.10.2011 Repubblica Firenze  

Non siamo indignati noi siamo ostinati.

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