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EFFETTO CHIESA

Guardare al Creato e Servire l’uomo

l Centro Missionario Diocesano “Padre Raffaele Di Bari, Loribamoi”, diretto dal nostro parroco don Rino Caporusso, luogo e strumento dell’animazione missionaria nel territorio, ha organizzato nel mese di Giugno 2013 un incontro sul tema “Guardare al Creato e Servire l’uomo” presso la nostra parrocchia SS. Crocifisso. Durante questo incontro abbiamo avuto l’onore di ospitare Padre Saverio Paolillo, missionario comboniano, nativo di Barletta, da anni impegnato nel suo servizio in uno dei luoghi più sperduti e difficili del pianeta: il Brasile. Racconta così padre Saverio: “Il paese si presenta come un immenso cantiere siderurgico, nel quale vi sono molti operai che sfogano i loro istinti con i bambini piccoli”. Purtroppo in questo Paese è presente un altissimo tasso di prostituzione infantile. Altro problema presente è quello del tasso di omicidi, ve ne sono 101 ogni 100mila abitanti per diverse città povere. Per comprendere questa mattanza è sufficiente considerare che secondo l’Onu, se si supera il parametro di 50 ogni 100mila si è in un clima di guerra civile.

“Ma queste situazioni non ci spaventano, - afferma Padre Saverio – bensì ci spronano a continuare con il coraggio nella nostra azione”. Continua: ”la nostra missione è quella di stimolare i ragazzi e le loro

Direttore editoriale: Ruggiero Caporusso Direttore responsabile: Ruggiero Dimonte Vicedirettore: Angela Rizzi Ruggiero Rutigliano Redazione: 5 Rossella Acconciaioco, Maria Rita

famiglie, recuperare l’autostima, aiutarli a riconoscere la propria dignità e a lasciarsi coinvolgere nella conquista dei diritti affinché siano rispettati. Con il nostro lavoro non stiamo prestando un favore, ma stiamo compiendo il dovere di garantire ai ragazzi il diritto di vivere con dignità. La nostra proposta pedagogica cerca di sviluppare nei ragazzi la coscienza critica, la capacità di lettura e di analisi della realtà e la ricerca e sviluppo di iniziative che garantiscano la promozione della loro dignità. In questa maniera si sconfigge la logica del clientelismo sostituendola con quella del diritto vero e proprio!”. Forse abbiamo sentito parlare del Brasile come una nazione in forte crescita, in una situazione di sostanziale pace sociale. L’eterna promessa brasiliana si basa su diversi miglioramenti, quali la diminuzione della disoccupazione e il contenimento dell’inflazione. Ma in realtà tutti i problemi sono dovuti proprio a una pluralità di ragioni riconducibili alla corruzione dilagante, alla mala politica, ai giochi di potere ed alla cattiva gestione delle risorse pubbliche.

Proprio per questo la politica brasiliana non è in grado di ascoltare il grido di sostegno e denuncia delle ingiustizie da parte della popolazione. Perciò, Padre Saverio ci chiede di pregare per loro in Brasile e di partecipare attivamente

Borraccino, Mario Borraccino, don Alessandro Brandi, Liana Caputo, Alberto Cassano, Daniela D’Alba, Antonio Diodovich, Silvia Giannella, Francesca Leone, Salvatore Mellone, Massimo Serio, Mariagrazia Spadaro, Fausta Torre Hanno collaborato: Abramo Ferrara, Gerardo Del Negro, Pasquale Delvecchio, Alfredo Negro

alle varie campagne di sensibilizzazione promosse da associazioni internazionali. Questo passo potrebbe apparire banale per noi, in realtà è molto importante per loro. Spiega,ancora, P. Saverio che i Cristiani, con le loro capacità di indignarsi e reagire di fronte alle ingiustizie e disumanizzazioni, non danno buona prova di se stessi. Non si aspettano nulla da nessuno, nemmeno dalla Chiesa, perché quest’ultima adesso viene vista come quella comunità che aiuta i poveri ma non è parte di essi, è portatrice di carità, ossia ‘amore disinteressato nei confronti degli altri’, e che per ragioni diplomatiche approva e tace su piani politici e finanziari. Dopodiché, noi Cristiani siamo invitati a rivedere le nostre priorità, opzioni, criteri delle nostre azioni e progetti pastorali e chiederci soprattutto se siamo disposti ad incarnare la logica della gratuità e della fiducia. Siamo in grado di aiutare gli altri senza chiedere qualcosa in cambio? Siamo in grado di farci portavoce di Cristo attraverso esperienze missionarie e non? La testimonianza forte di carità del missionario comboniano, collocata in un preciso contesto socio-religioso-geografico, stimola la crescita nella dimensione missionaria dell’agire cristiano. Tale dimensione scaturisce dalla forza dello Spirito Santo che conduce i discepoli del Signore Gesù sulle frontiere del mondo, vicine e lontane per “annunziare ai prigionieri la liberazione…; per liberare coloro che sono oppressi…” (Lc 4,19). È lo Spirito Santo che ha spinto P. Saverio Paolillo a portarsi sotto l’obbedienza della fede in Brasile per immergersi in quegli strati della storia in cui la dignità della persone è calpestata e richiede di essere riscattata da Gesù Cristo. Il servizio della carità di P. Saverio è l’amore stesso di Cristo che fa suo ogni uomo e donna per elevarlo alla sua dignità di figlio di Dio. Questa testimonianza è, senza dubbio, un dato significativo in quanto, la dimensione missionaria si fa sorgente di quella cultura della solidarietà di cui tutti e l’intero mondo ha bisogno per superare ogni povertà e disuguaglianza che, in fondo, sono la radice di ogni conflitto.

Premio “Fallani” Miglior Testata 2007 LA STADERA Mensile di informazione e formazione della Parrocchia SS. Crocifisso - Barletta Anno XI - n. 86 gennaio 2014 Registrazione n. 4 del 5/2/2007 presso il Tribunale di Trani

Mariagrazia Spadaro mariagrazia.spadaro2110@gmail.com

Direzione, redazione e ammin.: Parrocchia SS. Crocifisso Via Zanardelli, 33 76121 Barletta Tel. e fax 0883.333382 Impaginazione e stampa: Editrice Rotas - Barletta

gennaio 2014

4 sab

ore 20.00 Tombolata delle famiglie

5 dom

Anniversario Ordinazione Diaconale di don Abramo Ferrara (1991) ore 17.30 Corso Prematrimoniale (tutte le domeniche) ore 20.00 Catechesi Biblica (Di Marcantonio) 1ª e 3ª del mese

6 lun

Epifania del Signore - Giornata dell’Infanzia missionaria Anniversario Ordinazione Episcopale di S.Em. Card. Francesco Monterisi (1983)

8 mer

ore 18.00 Catechesi 3ª e 4ª elementare ore 19.30 RnS Preghiera di Lode (ogni mercoledì)

9 gio

ore 8.00 Gruppo volontari (decoro della Chiesa ogni giovedì) ore 9.00 Gruppo Caritas (ogni giovedì ) ore 17.30/18.30 Gruppo EPASSS (lab. scol. per Diversamente Abili, ogni giovedì) dalle ore 18.00 Confessioni ore 18/20 Gruppo Villaggio Paradiso (catechesi diversamente abili, ogni lunedì e giovedì) ore 19.00 S. Messa a dev. B.V. di Pompei e Santi Medici ore 20.00 Adorazione Eucaristica animata dai Giovani

10 ven

ore 18.00 Catechesi 5ª elementare e 1ª media ore 19.30 Catechesi Post-Cresima (ogni venerdì)

11 sab

ore ore ore ore

17.30 17.30 19.30 20.00

Catechesi Catechesi Catechesi Catechesi

2ª e 3ª media e Cresimandi Giovani Coppie Genitori Cresimandi Giovani/issimi

12 dom Battesimo del Signore Raccolta Salvadanai ore 11.00 Catechesi Classi 1ª e 2ª elementare (ogni domenica) ore 17.30 Corso Genitori Battezzandi (2ª e 4ª del mese) ore 19.00 S. Messa con i Battezzati anno precedente. 13 lun

ore 18.30 Catechesi RnS, (ogni lunedì) ore 19.00 Corso Biblico, Prof. Ciliento (ogni lunedì)

14 mar ore 19.30 Formazione Catechisti 16 gio

dalle ore 18.00 Confessioni ore 19.00 S. Messa a dev. B.V. di Pompei e Santi Medici ore 20.00 Adorazione Eucaristica animata da RnS e Catechisti

18-25

Settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani

19 dom Giornata del Migrante e del Rifugiato ore 11.00 Catechesi Genitori 1ª Confessione ore 11.00 Oratorio Invernale 3ª Elementare

anno XI

86

gennaio

2014

Mensile della parrocchia SS. Crocifisso - Barletta

Poste Italiane Spa - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. in Legge n. 46 del 27/02/2004) art. 1 comma 2 - CNS BA

“PREMIO FALLANI Miglior Testata 2007” Jasmine è una donna appartenente all’alta borghesia di New York caduta in disgrazia dopo che suo marito è stato arrestato a causa del suo coinvolgimento in una gigantesca frode finanziaria. Rimasta sola e senza un soldo, Jasmine si trasferisce a San Francisco per farsi ospitare da sua sorella adottiva Ginger, di modesto stato sociale, ma fatica ad adattarsi al nuovo stile di vita… Nel corso della sua lunghissima carriera, Woody Allen si è sempre distinto per la sua formidabile capacità di tratteggiare figure femminili di straordinario spessore. In particolare, il regista ha saputo esplorarne in profondità soprattutto le ansie, le paure, le fragilità e le nevrosi. Esempi ne sono film quali ”IO E ANNIE”, “UN’ALTRA DONNA”, ”MARITI E MOGLI” che ci hanno regalato personaggi indimenticabili di donne. L’ultima in ordine di tempo è colei che dà il titolo a “Blue Jasmine”, ovvero Jasmine Francis, che nel film ha il volto aristocratico di una superba Cate Blanchett. L’intero film è costruito attorno alla “malinconica Jasmine” che continua a far risuonare nella sua testa la melodia di “Blue Moon”, sulle cui note è avvenuto il primo incontro con suo marito. In questo film Woody Allen ci presenta la sua eroina contemporanea con un realismo dai toni drammatici; il maestro dell’ironia questa volta ci lascia con un sapore amaro. La crisi contemporanea, non è solo quella economica e finanziaria, ma è soprattutto quella morale. Un film sicuramente da vedere che potrà ambire a qualche premio Oscar. Liana Caputo Liana.caputo@gmail.com

21 mar 14° Anniversario RnS Parrocchiale 23 gio

dalle ore 18.00 Confessioni ore 19.00 S. Messa a dev. B.V. di Pompei e Santi Medici ore 20.00 Adorazione Eucaristica silenziosa

26 dom Giornata dei malati di lebbra ore 11.00 Catechesi Genitori 1ª Comunione ore 11.00 Oratorio Invernale 4ª Elementare ore 20.00 Catechesi per Famiglie e Associati (don Abramo) ogni ultima domenica del mese 29 mer ore 19.30 Parrocchia S. Andrea – Bisceglie “CHIESA CHE ANNUNCIA” Marinella Perroni, Docente di Esegesi del Nuovo Testamento. Pontificio Ateneo S. Anselmo - Roma

FEBBRAIO

I

agenda

cinema

La Sacra Scrittura è sobria nei confronti di Maria; non bisogna però ingannarsi su questo silenzio. Quando di una creatura si è detto che è la Madre di Gesù e che Gesù è Dio, non si può certo aggiungere altro a sua lode e gloria. (Cèlestin Charlier) La vera ricchezza consiste nel non avere bisogno di nulla. (Anonimo)

30 gio

dalle ore 18.00 Confessioni ore 19.00 S. Messa a dev. B.V. di Pompei e Santi Medici ore 22.00 S. Messa, Rito dell’Incubatio e Adorazione Notturna

Il nostro paese ha bisogno di menti più aperte e di bocche più chiuse. (Anonimo)

1 sab

ore 17.30 Catechesi 2ª e 3ª media e Cresimandi ore 20.00 Catechesi Giovani/issimi

Il mondo nel suo agitarsi fra destra e sinistra ha dimenticato che esiste un Alto e un basso. (Werfel)

2 dom

Presentazione di Gesù al Tempio - Candelora

Il senso della vita è dentro di noi. Anche chi non crede che siano fatti da Dio, non può non negare che siano fatti di Dio. (Roberto Benigni)

Intenzione missionaria dell’apostolato della preghiera: perché i cristiani delle diverse confessioni possano camminare verso l’unità voluta da Cristo.

Che cosa si impara alla scuola della Vergine? Due cose: a possedere e a donare Gesù Cristo. (F. Charmot)

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Pastore di Cristo

intrepido e misericordioso con lo sguardo verso le periferie Lo scorso 16 ottobre la nostra comunità parrocchiale ha avuto il grande piacere di andare a visitare Papa Francesco durante l’udienza generale del mercoledì in Piazza San Pietro. Oltre 300 pellegrini desiderosi di ascoltare le parole del successore di Pietro e con lui rinnovare l’adesione della propria fede a Cristo. A nome di tutta la parrocchia i nostri sacerdoti, don Rino e don Alessandro, hanno consegnato personalmente al Papa il riconoscimento della “Cattedra degli Anàrgiri”, distinguendo in lui l’esempio e la testimonianza di gratuità, speranza, misericordia e vicinanza agli ultimi, virtù che furono proprie dei santi Medici Cosma e Damiano. Con gratitudine e commozione Papa Francesco ha benedetto le palme e ha chiesto al parroco e a tutta la comunità di continuare ad accompagnarlo con la preghiera e l’affetto. È quanto noi desideriamo continuare a fare! Massimo Serio, massimo.serio82@libero.it


CHIESA IN CAMMINO

L'APPUNTO

UGANDA:

L’essere umano non è una cifra /1

un’osservazione che diventa ascolto

L

appiamo che per lei non si tratta della prima esperienza missionaria, ma qual è stato l’impatto visivo-mentale che le si è prospettato in questo viaggio in Uganda? Sì, effettivamente non è la prima volta che viaggio nei paesi del cosiddetto Terzo Mondo, anche se poi dal punto di vista ecclesiale io ritengo che ad essere del Terzo mondo siamo noi. Ci si arricchisce perché si va nella prospettiva di imparare; quindi, se da un punto di vista economico, noi possiamo risultare del Primo mondo, dal punto di vista ecclesiale e missionario siamo quelli che andiamo ad imparare. La prospettiva fondamentale è quella dell’ascolto, di un’osservazione che diventa ascolto; guardiamo con gli occhi, ma è uno sguardo di attesa. La prospettiva missionaria è un ricevere e un dare. In tutti i viaggi che ho fatto, sia in Brasile la prima volta nel 1997 quando sono stato a Santa Helena e don Rino era parroco, sia nelle quattro volte successive (di cui l’ultima, l’anno scorso), avevo anche la curiosità di conoscere il continente Africano; una curiosità, dovuta non tanto all’aspetto geografico e etnologico, ma soprattutto all’aspetto ecclesiale per avere questa possibilità di concepire un confronto.

A

mmettendo una sostanziale lontananza, quanto questo mondo è distante dalla nostra realtà?

Naturalmente sono due realtà diverse. Non posso parlare per tutta l’Africa perché è molto vasta e anche per l’Uganda ho solo alcune piccole impressioni. Abbiamo intervistato il cardinale Emmanuel Wamala, arcivescovo emerito di Kampala, e nel chiedergli informazioni ci ha riferito che si tratta di una Chiesa giovane che ha solo centocinquanta anni; ci sono diciannove diocesi e ci è parso subito strano perché solo in Puglia noi abbiamo diciannove diocesi. Sicuramente la Chiesa ugandese è vivace, giovane; è costituita da giovani dal punto di vista anagrafico. L’età media di un ugandese è di 40-45 anni; è una realtà in cui mancano gli adulti perché l’Uganda era protettorato inglese e nel 1962 è diventato indipendente, ma subito dopo sono scoppiate le guerre civili, si sono alternati diversi governi. Quindi, le guerre e gli scontri fra i militari e i guerriglieri hanno portato alla decimazione della popolazione a cui ha contribuito anche il flagello dell’AIDS; la popolazione è costituita fondamentalmente da giovani di cui si stima un 50-60%, un dato che a mio avviso si potrebbe anche aumentare al 70%. È una Chiesa, dal punto di vista ecclesiale, in crescita, con molte difficoltà e, quindi, uno degli obiettivi di questo viaggio che l’arcivescovo Il prof. Michele Memeo con un bimbo della missione

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IL VANGELO DELLA

P

CARITÀ

Certo con don Rino direttore dell’ufficio missionario, si pensava di formalizzare diverse proposte; so che nella nostra parrocchia ci sono diverse esperienze di adozione a distanza. A Pajule, dove padre Raffaele ha operato e dove è morto, abbiamo conosciuto personalmente, tramite padre Leonzio, venti ragazzi che sono adottati a distanza. Una prima strada percorribile è, quindi, quella dell’adozione a distanza, rafforzandola, incrementandola e ampliandola; poi ci sarebbe la possibilità col progetto di aiuto nella risistemazione dell’ambulatorio e della scuola professionale di Pajule. Padre Leonzio, infatti, ci ha chiesto di aiutarlo nel progetto di costruzione di un centro nei pressi proprio del luogo in cui è avvenuto l’attentato a padre Raffaele di Bari; si tratta della località di Jakar, sulla strada tra Pajule e Acholibur. L’idea sarebbe quella di creare una scuola e un ambulatorio. Naturalmente tutto dipenderà dalla possibilità di reperire fondi per questo progetto in cantiere. Considerando altre possibilità, il vescovo italiano comboniano Giuseppe Franzelli ha proposto l’adozione di un sacerdote, un aiuto economico da sacerdote a sacerdote perché per es. i preti hanno difficoltà anche a raggiungere materialmente il villaggio. Le possibilità, insomma, sono tante perché c’è tanto da fare. Si tratta solo di organizzarsi per puntare su obiettivi ben definiti dando le varie priorità: è un paese da ricostruire.

a corsa agli acquisti diventa affannosa quanto più si avvicina il giorno di festa. Entrando in libreria, la poca gente è indicatrice di come l’Italia non è più un paese per lettori. La cultura è una nicchia di elite perché la maggior parte dei nostri connazionali ha altro a cui pensare. Ma in questa oasi di pace la mia attenzione è attratta da un testo che in questo periodo di crisi ha molto da insegnarmi. Quando il pane non basta. Viaggio nelle mense della carità di Alessia Guerrieri in cui si delineano i volti di chi affolla le tante mense Caritas dislocate sul nostro territorio nazionale. Non sono più solo il rifugio di immigrati disperati ma anche (e soprattutto) di padri separati che vivono il resto dei loro giorni in macchine trasformate in abitazioni. Di anziani la cui pensione non basta più dopo una vita intera di dedizione. Di intere famiglie i cui genitori hanno perso la speranza di trovare lavoro. E con ciò la dignità di offrire un futuro migliore ai propri figli. Ma allora che 2013 ci lasciamo alle spalle? È vero che esiste una parte di Italia molto silenziosa che opera anche durante questi terribili anni di crisi ma non si possono chiudere gli occhi dinanzi all’incipiente indebitamento delle famiglie italiane che da sempre è stato lo zoccolo duro della nostra Nazione. Il deficit delle famiglie è passato fra il 2003 e il 2011 dal 30,8% al 53,2% del reddito lordo disponibile (dati Caritas Italiana, al 17 Ottobre 2013) con il conseguente ed inevitabile calo del potere d’acquisto che ha provocato una riduzione di tutti i consumi a partire da quelli per gli alimenti fino ad arrivare alle spese mediche. Come non può suscitare scandalo il fatto che ad oggi molti italiani faticano ad acquistare medicinali e a permettersi una visita odontoiatrica? Ormai l’8% delle persone residenti nel nostro paese vive in povertà assoluta e sotto l’albero non porrà nessun dono ma solo una lettera con la quale qualche genitore coraggioso si scuserà con i propri cari. Nonostante questo dramma continua il diktat dell’austerity calato dai Grandi Palazzi che non è una vera soluzione perché “se non torna a girare l’economia, come si fa a comprare e ad andare in vacanza? So bene che l’Italia deve pagare un mare di debiti accumulati nei secoli dei secoli, però i debiti si onorano quando si è nelle condizioni di farlo. Se per pagarli in tempi di magra si continuano a drenare le tasche dei ceti medio bassi, finiremo come quel malato di cui il medico disse: Tecnicamente è guarito, ma purtroppo è morto” (Massimo Gramellini su La Stampa del 24/12/2013). E allora abbiamo bisogno di qualcuno che abbia il coraggio di urlare contro i grandi della terra che l’essere umano non è una cifra. Necessitano strategie che pongano alla base la persona umana e non il denaro. È la finanza malata il cancro di oggi perché “le piccole oligarchie transcontinentali che detengono il capitale finanziario dominano il pianeta: attraverso le loro strategie di investimento, le speculazioni di mercato, le loro alleanze, decidono, giorno per giorno, chi ha il diritto di vivere su questo pianeta e chi è destinato a morire” (J. Ziegler). Papa Francesco, stimato e ascoltato dal mondo intero, instancabilmente grida che per uscire dalla crisi necessita che i pochi che detengono le molte ricchezze si rendano conto come il dio denaro deve tornare a svolgere la sua vera funzione che è quella di servire, non di comandare (Evangelii gaudium, n.58) perché la terra ha bisogno “di un qualcosa in più rispetto alla massimizzazione del proprio interesse individuale” (Messaggio del Santo Padre Francesco per la celebrazione della XLVII Giornata Mondiale della Pace). C’è un coraggioso che lo ascolterà?

er realizzare il Vangelo della Carità non esistono modelli standard, però le dinamiche principali su cui possiamo lavorare per divenire i “Buoni Samaritani” sono quelle di accorgersi di chi versa nel bisogno. È importante che tutti imparino a guardare il fratello che si trova in pericolo ed ha bisogno di essere aiutato, per poi studiare gli interventi che possono essere messi in atto per realizzare una buona evangelizzazione. Nelle comunità ci sono organi che già da molto tempo si occupano di queste problematiche, sono organi di volontariato, fenomeno che per fortuna va sempre più diffondendosi. Si tratta di prestazione di servizio che viene offerto dai cittadini spontaneamente, i quali si costituiscono in gruppi, associazioni e mettono a disposizione una parte del loro tempo libero, delle loro competenze professionali a titolo gratuito, specie dove l’intervento pubblico mostra carenze. Il volontariato forma così una forza sociale attiva, che va imponendosi sempre di più in tutti quei settori civico-sociali, che il pubblico servizio spesso non riesce a gestire. Il gruppo di volontariato ”Villaggio Paradiso” si inaugura nell’anno 2004 all’interno della parrocchia SS. Crocifisso. Il “Villaggio Paradiso” vuole offrire soprattutto una struttura, da non definirsi ”speciale” per i partecipanti, ma una struttura con funzione socio- educativa per il singolo individuo, per migliorarne il livello relazionale e di inserimento sociale. In ambito territoriale mancano opportunità di inserimento per soggetti con handicap di tipo sociale, fisico, psichico, sensoriale, così questo gruppo diventa luogo di inserimento, di accoglienza, grazie a persone che offrono il loro tempo nella più totale gratuità, imitando così l’esempio dei protettori della nostra parrocchia: i Santi Medici. Luigi, Paolo, Nicola, Gianni, Domenico, Alessandro, Cosimo, Francesco, Gaetano, Antonio, Marisa, Rosanna, Anna, Rosa, Peta, Isa e i tanti ragazzi che sono passati all’interno del gruppo (vogliamo ricordare in modo particolare Giuseppe Delcuratolo, un angelo che è volato in cielo qualche anno fa), sono ragazzi con lieve disabilità, autonomi, tali da gestirsi nella partecipazione al gruppo, senza l’ausilio di personale altamente qualificato. Gli incontri bisettimanali di due ore circa sono momenti durante i quali l’interiorità emotiva ed intellettiva di questi ragazzi si esterna. Il più delle volte si raggiunge un numero notevole di presenze per cui l’allegria primeggia. Gli obiettivi che ci siamo prefissi sono quello di sviluppare la creatività di ciascuno; la socializzazione; l’educazione socio-affettiva che miri a sviluppare sentimenti di accettazione, di sicurezza e fiducia in sé e negli altri capacità. Spesso i ragazzi partecipano a vari momenti ricreativi con musiche, balli, e quando si avvicina il Natale ci si prepara alla grande tombolata. Anche quest’anno come già avviene da diversi anni è stata organizzata la “TOMBOL..ABILE”, una grande tombolata che ha visto coinvolti il gruppo dei diversamente abili della nostra parrocchia, il gruppo EPASSS (Ente provinciale Acli Servizi Sociali e Sanitari) di Barletta e Corato, alcuni membri dell’associazione dei Santi Medici della nostra parrocchia e tutta la comunità parrocchiale. La serata è stata organizzata per coinvolgere grandi e piccini, l’intera famiglia umana di credenti e non, che sa amare la vita e scommette ogni giorno per un mondo migliore sia da abile e sia con i diversamente abili. È stato bello passare qualche ora in allegria e tanta è stata la commozione nei partecipanti, perfino chi non ha vinto nulla, è tornato a casa con un regalo di consolazione che i volontari dei vari gruppi hanno preparato per loro. Questo che noi facciamo è solo una goccia, ma senza di essa anche l’oceano sarebbe più povero.

Daniela D’Alba, danieladalba24@libero.it

Massimo Serio, massimo.serio82@libero.it

Maria Rosaria Storelli, marirosa64@tiscali.it

Ritornando dal viaggio missionario in Uganda del nostro Arcivescovo, abbiamo intervistato un laico. Si tratta del Prof. Michele Memeo, laureato in Filosofia, collaboratore del nostro Centro Missionario Diocesano “P. Raffaele Di Bari, loribamoi”.

S

OLTRE

Da sinistra: il prof. Memeo, l’arcivescovo emerito di Kampala card. Emmanuel Wamala e don Rino Caporusso

non ha nascosto, è stato quello sì di andare ad inaugurare la struttura educativa, ma il vero obiettivo è stato quello di legare e aprire una prospettiva di gemellaggio fra la Chiesa di Trani e la Chiesa Ugandese, in modo particolare dove padre Raffaele di Bari ha operato nell’arcidiocesi di Gulu.

L’

attuale situazione politica nei luoghi da lei visitati quanto facilita o ostacola l’operato missionario?

Dal punto di vista ecclesiale non ci sono problemi; la guerra civile si è protratta fino al 2007, sì è conclusa da qualche anno. Dal punto di vista ecclesiale, sia l’arcivescovo di Gulu John Baptist Odama che il nostro arcivescovo sono stati in contatto e in comunicazione telefonica; c’è tutta la predisposizione da entrambe le parti. Dal punto di vista politico, il cardinale di Kampala ci ha riferito che è si una Repubblica, ma è una Repubblica apartitica e la definiva una sorta di “dittatura moderata” perché l’attuale Presidente Yoweri Museveni è l’ultimo dei vincitori a seguito di varie alternanze. Fondamentalmente non ci sono partiti, quindi c’è un altissimo livello di produzione, ma è un Paese che ha bisogno di ricostruire un proprio tessuto sociale, economico e politico. Naturalmente la cooperazione tra ecclesiali diventa importantissima sotto tutti i punti di vista. Ci sono sicuramente da entrambe le parti le premesse e la volontà di creare una coesione. Padre Raffaele diventerebbe il trait d’union di questa esperienza.

L

a nostra comunità può intervenire? Sostenere un orfano, si può e come?

Un dialogo strano Sono le ultime ore dell’anno 2013 e poi calerà il sipario. Ho desiderato che passasse in fretta ma stranamente questi ultimi momenti vorrei fermarli per avere il tempo giusto di interrogarlo bene, questo strano anno che se ne va. Me lo immagino davanti a me ben vestito per il gran galà finale con una cravatta rossa su un abito nero. Afferra il soprabito mentre lo fermo e gli sferro una domanda: “Qual era la tua missione?”. Resta impietrito e non risponde. Incalzo con le domande: “Perché sei stato così cattivo? Dov’eri quando il mondo piangeva per l’alluvione? Che facevi quando quel genitore disperato e senza lavoro arrivava agli estremi rimedi? Perché non hai fermato la mano di quell’assassino? La tua venuta è stata la disgrazia per molti. In quale luogo sperduto ti trovavi quando quel padre di famiglia moriva?”. Lo sento singhiozzare. Si sta commuovendo? Ma nemmeno una risposta. Si gira e vedo bene quel suo volto segnato anch’esso

dagli eventi. Mi disarma. Perché anche il volto di un colpevole ti rabbonisce. Una lacrima scorre sul suo viso e lì capisco la sua impotenza e il suo dolore. Volta le spalle e se ne va col capo chino e quel passo di chi è dispiaciuto. Provo a rincorrerlo. Ma non c’è niente da fare. Il suo tempo ormai è scaduto e un altro prenderà il suo posto mentre quelle domande rimarranno momentaneamente sospese. Penso al suo sguardo e alla sua espressione che però mi rinviano a qualcos’altro … o a Qualcun altro. Sì, al Padrone del tempo e dello spazio. A chi ha fatto i cieli e la terra. A chi ha creato l’uomo e chiama continuamente all’esistenza. A chi canteremo il Te Deum nonostante l’anima segnata da mille turbamenti. Ma dove lo troveremo il fiato per intonare questo ringraziamento? Ci sono feste che non vorresti vivere quando il tuo animo non ce la fa proprio a sintonizzarsi con i sentimenti di tali eventi. E vorresti scomparire.

L’anno se ne va lasciando irrisolte tante situazioni. Eppure noi canteremo il Te Deum nonostante ogni nota ci lascerà l’amaro in bocca. Inneggeremo a Dio perché Lui raccoglie le nostre lacrime nel suo otre. Perché malgrado tutto ha ancora una parola di speranza per chi come noi vive con i mille perché. All’Angelus per la festa di Santo Stefano Papa Francesco ci ha rincuorati affermando che va “dissolta una falsa immagine del Natale: l’immagine fiabesca e sdolcinata, che nel Vangelo non esiste!”. Ecco perché canterò il Te Deum. Perché tutto è nelle mani di Dio. Perché, anche se sfinito sotto i colpi di una vita impietosa, raccoglierò le ultime forze e con l’ultimo filo di voce implorerò: In te, Domine, speravi, non confundar in aeternum. E non lo canterò solo per me. Ma anche per te che non hai più speranza. Per te che hai perso l’amore della tua vita. Per te che non hai più lacrime. Gioisci perché questa notte un canto si alzerà dalla terra anche per te che non hai più voglia di cantare perché “la Chiesa dispone della gioia, di tutta la parte di gioia riservata a questo triste mondo” (G. Bernanos). Massimo Serio massimo.serio82@libero.it

La scuola della conoscenza o del mondo del lavoro?

L

a scuola è cultura, ma non solo. Il prolungamento dell’istruzione obbligatoria e la riduzione dei tassi di abbandono scolastico sono finalizzati ad assicurare un titolo di studio base e un livello di formazione che faccia della scuola il trampolino di lancio e unico presupposto per l’occupazione. Considerati i confronti internazionali e gli andamenti delle tendenze caratterizzati da un ritardo che si registra in vari settori, l’Italia è in una posizione di svantaggio su tutti gli indicatori che riguardano l’istruzione e un cambio di segno nelle scelte di investimento che riguardano il nostro sistema formativo è decisamente auspicabile. Aldilà di una riforma che “rivoluzioni” il sistema, bisognerebbe partire dalla comprensione delle esigenze dei singoli studenti che si iscrivono alle scuole secondarie di secondo grado, quali aspettative hanno orientato le preferenze di ciascuno e se quest’ ultime sono espressioni di una scelta finalizzata ad un insegnamento, e quindi ad una formazione congeniale alle possibilità di lavoro nel paese, come se, forse

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banalmente parlando, rispondessimo alla domanda: “ ma il diploma serve a qualcosa?”. I dati forniti dal MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) sono un’indiscutibile occasione di riflessione: dei 25.580.007 studenti, cifra aggiornata al 10-09-2013, il 46,8 % ha scelto il liceo, il 32,1% gli istituti tecnici e il 21,2% quelli professionali. Tra i licei il preferito è lo scientifico (con 460mila studenti); al secondo posto il classico con 171mila studenti; poi il linguistico e il liceo delle scienze umane; nei tecnici invece l’indirizzo tecnologico prevale su quello economico. Questa è la tendenza generale, appunto nazionale, ma la situazione non è la stessa ovunque e il Veneto è un’eccezione: tra gli studenti veneti sono calate le iscrizioni ai licei e per i tecnici gli indirizzi più richiesti sono il tecnologico e l’economico. Tralasciando l’inversione di tendenza del Veneto, i dati nazionali sono il risultato di un fatto storico o puramente frutto di una scelta immotivata degli studenti? Elencare le possibili cause significherebbe riconoscere una separazione dei due di-

stinti percorsi che fa dei tecnici l’emblema della scuola dell’innovazione e dei licei il simbolo della tradizione e della conservazione; i primi in particolare maggiormente in funzione di un rapido inserimento dello studente nel mondo del lavoro. Responsabile della costante diminuzione di iscrizioni ai tecnici potrebbe essere l’umanesimo letterario di cui è impregnata la cultura italiana, forse poco attenta al valore della scienza e della tecnica, anche se non va trascurato il dato di una cultura marxista del secondo dopoguerra, o perché gli istituti tecnici non hanno saputo adeguare la loro offerta formativa alle mutate condizioni del lavoro nella piccola e media impresa che costituisce l’ossatura portante del sistema economico italiano. La questione di fondo è se ritenere lecita una separazione tra una scuola propedeutica all’università e una scuola professionalizzante senza riconoscere in questo però che i tecnici precludono un eventuale percorso universitario. L’orientamento delle scelte individuali, per quanto la storia della cultura in un paese

continui a fare del suo, tiene conto di un’immagine di licei ed istituti con percorsi e impostazioni divergenti, ma suscettibile dello specifico andamento professionale del paese fino al punto di considerare, forse non a torto, che cuochi e agricoltori sono le professioni con più futuro davanti. Innovazione o tradizione che sia, il livello di formazione del paese non va trascurato e solo la nostra predisposizione alla scuola può servire a “migliorare la faccia e la sostanza del paese”. Il pensiero di papa Francesco al riguardo vuole essere un messaggio di educazione alla coscienza storica a cui la realtà della scuola è legata: “se le nostre scuole non sono il luogo dove si crea un’altra umanità, dove la saggezza mette radici, dove si forma una nuova società, dove la speranza ha un suo spazio, allora stiamo perdendo l’occasione di dare un contributo eccezionale a questo momento storico”. Silvia Giannella silviagiannella2012@gmail.com

La Stadera n. 86 Gennaio 2014  
La Stadera n. 86 Gennaio 2014  

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