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OLTRE

agenda

Il Natale cristiano Dio si è terribilmente avvicinato all’umanità. Anzi, per ricondurci alla sorgente del primo amore si è fatto uomo. Ed è lì che il Padre ci vuole ostinatamente riaccompagnare. Proprio per questo il Natale è sempre da vivere e festeggiare. Perché colui che i cieli dei cieli non possono contenere viene a vivere in mezzo a noi. Mette la sua tenda per abitare tra noi. Assume la nostra carne e non se la toglie più di dosso. Le è così cara da portarla con sé nella vita della Trinità. Ed ora l’umanità è nelle mani di Dio. Tutto ciò consola fornendoci un motivo valido per celebrare con riconoscenza questo mysterion: il Verbo di Dio si manifesta nella persona umano-divina di Gesù per non abbandonarci e per riaprirci le porte del Paradiso chiuse a causa del peccato originale. Ma se per colpa di Adamo abbiamo meritato la morte, per i meriti di Gesù si spalanca a noi la certezza della risurrezione. Il nostro sogno di raggiungere la pienezza della vita che pulsa nel nostro cuore, e che Dio ha posto in noi col Battesimo, viene così soddisfatto. La risurrezione è la risposta a questo struggente desiderio. Perciò le sofferenze e i dispiaceri di questa vita, anche se ci stordiscono, non sono paragonabili alla speranza e alla gioia che ci attendono nei cieli.

Natale è anche un’ottima occasione per fare memoria della nostra nascita, della nostra venuta al mondo. Siamo stati bambini anche noi. C’è stato chi in qualche modo si è preso cura di noi. La Provvidenza possiamo dirlo francamente non ci ha fatto mai mancare la sua consolazione anche nei momenti più difficili. Eppure la gloria di Dio si manifesta ancor più mirabilmente nella redenzione. E la redenzione ha inizio proprio con l’Incarnazione di nostro Signore Gesù Cristo: è per mezzo di Lui che abbiamo la redenzione e il perdono dei peccati. A Betlemme la storia della salvezza si inebria di vino nuovo per renderci partecipi di una festa che non avrà mai fine. Nel Natale del 2012 l’allora Card. Bergoglio parlando alla sua gente di Buenos-Aires così li invitava: “Nonostante riviviamo il Natale ogni anno, abbiamo bisogno di stupirci ancora una volta di fronte a un Dio che sceglie la periferia esistenziale dei poveri e degli emarginati del suo tempo per manifestarsi al mondo”. Con le categorie sempre care a Papa Francesco siamo condotti su strade nuove per vivere davvero il Natale cristiano. Lo stupore non delle luci dei negozi che a volte ci mettono un po’ di malinconia. La mera-

Sulle orme dei SANTI MEDICI di Fausta Torre, lunablue3@hotmail.it In occasione della festività dei Santi Medici Cosma e Damiano, venerdì 27 settembre u.s., si è tenuta presso la nostra parrocchia la conferenza sui “Diritti del malato e umanizzazione della medicina”, alla quale hanno partecipato il prof. Filippo Boscia, il dott. Abramo Ferrara e i presidenti dell’associazione Gav, Unitalsi e A.M.C.I. Si è spiegato che il primo passo da compiere nei confronti di chi scopre di essere malato, è quello di non lasciarlo solo! Il malato infatti ha bisogno di amore e sostegno che deve ricevere non solo dai propri famigliari, ma anche da chi si sta prendendo cura della sua malattia. Gli infermieri e i medici quindi devono stargli vicino dal punto di vista umano, prima ancora che di quello professionale in quanto il malato ha bisogno di sentirsi ancora persona e di essere considerato come tale! Quanti infatti negli ospedali perdono la propria identità per assumere quella dell’intervento che devono subire o quella del numero della stanza nella quale si trovano? Dov’è in questi casi l’atteggiamento umano dei medici e infermieri nei confronti dei pazienti? Non si sottovalutino l’efficacia e la potenza di una parola di conforto o semplicemente di un sorriso; questi infatti un

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1 dom

I Domenica di Avvento ore 11.00 Catechesi 1ª e 2ª Elementare ore 17.30 Corso Prematrimoniale (tutte le domeniche) ore 20.00 Catechesi Giovani Coppie ore 20.00 Catechesi Biblica “Anno della Fede” (Di Marcantonio) 1ª e 3ª del mese

2 lun

ore 18/20 Gruppo Villaggio Paradiso (catechesi diversamente abili) ogni lunedì e giovedì ore 18.30 Catechesi RnS, (ogni lunedì) ore 19.00/20.30 Corso Biblico, Prof. Ciliento (ogni lunedì)

4 mer

ore 18.00 Catechesi 3ª e 4ª elementare ore 19.30 RnS Preghiera di Lode (ogni mercoledì)

5 gio

ore 8.00 Gruppo volontari (decoro della Chiesa) ore 9.00 Gruppo Caritas (ogni giovedì) ore 17.30/18.30 Gruppo EPASSS (lab. scol. per diversamente abili ogni giovedì) dalle ore 18.00 Confessioni ore 19.00 S. Messa a dev. B.V. di Pompei e Santi Medici ore 20.00 Adorazione Eucaristica animata dai Giovani

1° del mese

6 ven

1° del mese

viglia non delle canzoni sdolcinate associate alla pallottole di neve. Per favore, Natale è una cosa seria perché ci parla del dramma di Dio che si fa indifeso. E qui la retorica cade come un castello di sabbia perché possiamo solo balbettare un inno di ringraziamento a Colui che soffre una passione d’amore per l’umanità (cfr. Origene) per cui “fa” il sacrificio immenso di darci il suo unico Figlio (Cantalamessa). Massimo Serio massimo.serio82@libero.it

anche nei momenti difficili, anche quando il cammino della vita si scontra con problemi e ostacoli che sembrano insormontabili”. E come non vedere Gesù in quei medici,infermieri, volontari che si preoccupano del bene spirituale del malato? Auguriamoci che questi seguano sempre l’esempio dei nostri Santi Medici Cosma e Damiano i quali lontani da ogni lode mondana, curavano i più bisognosi con l’amore, la carità e il timor di Dio attribuendo ogni merito delle guarigioni che operavano solo a Gesù, l’unica vera salute.

tempo erano quei “medicinali” che permettevano ai pazienti di stare un po’ meglio. Ma tutto questo non basta! Bisogna dare anche una spiegazione alla malattia, dare quindi un senso a quel dolore, un po’ come fa la donna quando partorisce, ha spiegato Boscia. Infatti la partoriente soffre, ma sa che quel dolore è solo di passaggio perché l’attende una gioia più grande del dolore stesso, ovvero la visione del suo bambino! È proprio in questo contesto quindi che la speranza cristiana gioca un ruolo fondamentale! Il malato deve far proprie le parole del Santo Padre: “Non lasciatevi prendere mai dallo scoraggiamento. La nostra non è una gioia che nasce dal possedere tante cose, ma nasce dall'aver incontrato una Persona: Gesù, che è in mezzo a noi e sapere che con lui Al tavolo dei relatori, da sinistra, il prof. Filippo Boscia e don non siamo mai soli, Ruggiero Caporusso

dicembre 2013

ore 18.00 Catechesi 5ª elementare e 1ª media ore 19.00 S. Messa, Giornata di Riparazione e Consacrazione al Cuore di Gesù ore 19.30 Catechesi Post-Cresima (ogni venerdì) ore 19.30 Formazione Accoliti - Lettori istituiti - Ministri Str. Euc.

7 sab

ore 17.30 Catechesi 2ª e 3ª media e Cresimandi ore 20.00 Catechesi Giovani/issimi ore 21.00 Catechesi Giovani – Adulti

8 dom

Immacolata Concezione B.V.M. - II Domenica di Avvento ore 17.30 Corso Genitori Battezzandi (2ª e 4ª del mese)

10 mar

ore 19.30 Formazione Catechisti

12 gio

ore 17.00 Tombolata Villaggio Paradiso, EPASSS e Divers. Abili dalle ore 18.00 Confessioni ore 19.00 S. Messa a dev. B.V. di Pompei e Santi Medici ore 20.00 Adorazione Eucaristica animata da RnS e Catechisti

15 dom

III Domenica di Avvento ore 20.00 Tombolata Accademia L’Opera

16 lun

Inizio Novena di Natale ore 19.30 RnS Roveto Ardente

18 mer

ore 18.00 Tombolata con i bambini di 3ª e 4ª elementare

19 gio

dalle ore 18.00 Confessioni ore 19.00 S. Messa a dev. B.V. di Pompei e Santi Medici ore 20.00 Adorazione Eucaristica silenziosa

20 ven

ore 18.00 Tombolata con i bambini di 5ª elementare e 1ª media ore 20.00 Concerto musicale scuola “E. Fieramosca”

21 sab

ore 17.30 Tombolata con i ragazzi di 2ª, 3ª media e 1° superiore ore 20.00 Tombolata con i ragazzi postcresima-giovani/issimi

22 dom

IV Domenica di Avvento ore 8.30-10.00-11.30-19.00 Benedizione Bambinelli del Presepe ore 11.00 Tombolata con i bambini di 1ª e 2ª elementare

23 lun

ore 17.00 Tombolata Scuola Calcio SS. Crocifisso ore 20.00 Redazione “La Stadera” e Internet

24 mar

ore 18.00 S. Messa Vespertina della Vigilia al Crocifissino ore 21.00 Veglia di Preghiera ore 22.00 Solennità del Natale del Signore

25 mer

Natale del Signore orari Ss. Messe: 8.30 – 10.00 – 11.30 – 19.00

26 gio

dalle ore 18.00 Confessioni ore 19.00 S. Messa a dev. B.V di Pompei e Santi Medici ore 22.00 S. Messa e rito dell’Incubatio e Adorazione Notturna

27 ven

ore 19.30 Formazione Lettori parrocchiali

29 dom

S. Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe

30 lun

Onomastico del Parroco Festa Patronale. Processione Cittadina

31 mar

ore 19.00 S. Messa di Ringraziamento. Canto del Te Deum

1 mer

Maria SS. Madre di Dio - Giornata mondiale per la Pace orari Ss. Messe: 8.30 - 10.00 - 11.30 - 19.00

cinema

anno X

85

Mensile della parrocchia SS. Crocifisso - Barletta

dicembre

Poste Italiane Spa - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. in Legge n. 46 del 27/02/2004) art. 1 comma 2 - CNS BA

2013

A due anni da “Che bella giornata” Checco Zalone torna al cinema con “Sole a catinelle”, senza dubbio la commedia più divertente tra quelle nate dal sodalizio artistico con il regista Gennaro Nunziante. Checco, un venditore di aspirapolvere, in piena crisi professionale e familiare, ha promesso al figlio Nicolò una bella vacanza in cambio di una pagella scolastica con “tutti dieci”. Detto fatto, Nicolò viene promosso a pieni voti. Checco, però non può permettersi neanche un giorno al mare, tuttavia, senza perdersi d’animo, partirà con il figlio per il Molise, dove spera di vendere qualche aspirapolvere ai suoi parenti. Le aspettative saranno deluse, ma la fortuna metterà sulla loro strada Zoe, una ricchissima ragazza che ha un figlio proprio della stessa età di Nicolò che introdurrà padre e figlio in un mondo fatto di party esclusivi, bagni in piscine fantastiche, yacht, cavalli e campi da golf… Nel suo terzo film Zalone mette il tema sociale al centro della storia. Attraverso la famiglia di Checco, Zalone dà voce a quegli operai che hanno perso il lavoro, ai nuovi poveri che alla fine del mese si ritrovano a mangiare alla mensa della Caritas ai quali contrappone i ricchi e gli affaristi che, vivendo in una dimensione quasi astratta rispetto alla società che li circonda, continuano a sorseggiare champagne e a veleggiare verso Portofino organizzando talvolta, per tacitare le proprie coscienze e comunque apparire, eventi mondani per la raccolta di fondi destinati a qualche villaggio sperduto dell’Africa. Il film certamente non colpirà il pubblico per gli effetti speciali, ma raggiungerà sicuramente il suo cuore per la capacità di farlo ridere a crepapelle grazie ad un umorismo spontaneo che, nel contempo induce, senza quasi accorgersene, alla riflessione. Sicuramente un film da vedere. Liana Caputo, Liana.caputo@gmail.com

Credevo che per incontrare Dio, bisognasse salire. Finalmente ho capito che bisogna scendere: Dio si può incontrare soltanto nell’umiltà. (Charles de Foucauld) Se Cristo oggi arrivasse tra noi, la gente non lo metterebbe più in croce. Forse lo inviterebbe a cena, lo ascolterebbe parlare. E poi? Poi si burlerebbe di lui! (Thomas Carlyle, scrittore) I critici più accaniti sono quelli che non muovono mai un dito. (Anonimo) Cristo non è forse venuto sulla terra perché ogni essere umano si sappia amato? Così il cuore può svegliarsi allo stupore di un amore. (Frère Roger di Taizè) Trasfiguriamoci su questo marciapiede; la gente crede a un Dio troppo lontano. (Mario Bebber, poeta) Amare l’umanità intera non è una gran fatica: il difficile è amare il povero della porta accanto. (Anonimo)

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Natale

“PREMIO FALLANI Miglior Testata 2007”

L

guardare e abbracciare

come Padre Raffà

i hanno tutti etichettati. Sono speciali e vanno distinti. Gli Acholi, tribù del nord Uganda, popolo provato dalla crudeltà di oltre venti anni della guerra, desiderano ricordare con la loro lingua, la vita di chi è stato vicino alla loro sofferenza. Si tratta di nomi che esprimono la loro esistenza. È come un secondo battesimo ed è di un significato profondo che in qualche modo hanno tracciato un programma di vita piena di umanità nei riguardi della gente Acholi. Padre Giovanni Scalabrini chiamato OMARA MOI cioè colui che sta con la gente. Padre Giuseppe Clerici è LAREM che vuol dire amico. Padre Tarcisio Pazzaglia è LOYAROMOI cioè colui che porta buone notizie del Signore. Padre Raffaele Di Bari è LORIBAMOI cioè colui che crea comunione. LORIBAMOI è un termine formato da LO (persona), RIBA (unione), MOI (superlativo assoluto di una persona eroica, speciale, vittoriosa) perché il suo nome e la sua vita trionfano in cielo e in terra come colui che guardava e abbracciava tutti, come un padre. Guardare e abbracciare, sono i verbi dell’accoglienza, sono le azioni che se rivolte agli ultimi ci fanno uscire da un approccio assai tradizionale al limite dell’assistenza e della criticità. Spesso i poveri sono gli “invisibili”, ben distinti e distanti da noi, come allora guardarli e abbracciarli? Nelle settimane passate le parole di papa Francesco mi hanno fatto continuamente riflettere. “Ma lei dà l’elemosina?” Sì, padre”. “Ah, bene, bene. E, mi dica, quando lei dà l’elemosina, guarda negli occhi quello/a a cui dà l’elemosina?”. “Ah, non so, non me ne sono ancora accorto.” “E quando lei dà l’elemosina, abbraccia o tocca la mano di quello al quale dà l’elemosina o gli getta la moneta?”. Mi sono chiesto anch’io se guardo negli occhi il povero a cui do l’elemosina, certamente non mi è mai passato nella mente la possibilità di abbracciarlo, quasi marcando una barriera, quasi da rifuggire da un rischio di contaminazione. Percorrendo le stesse strade di Padre Raffaele Di Bari, incrociando tante persone che lui ha incontrato in Uganda, ho avuto conferma del suo vivere in terra, guardando e abbracciando, costruendo rapporti di fraternità e accoglienza, facendo fiorire la mitezza, la pace, la misericordia.

Anche il nemico l’ha considerato un suo fratello da avvicinare e da dialogare, da guardare e da abbracciare. Padre Raffà contento di essere creatura amata e pensata dal Maestro, ha allontanato da sé vana gloria e superbia e si è consegnato a Lui. Non ha rubato a Dio la gloria con la sua gloria vana. Ha fatto un cammino di spogliazione e non di diminuzione. Entrò in possesso di un di più che Dio dà agli amici: il martirio. Oggi abbiamo tanto bisogno più che di predicatori aggressivi, di annunciatori evangelizzati che sanno guardare e abbracciare il Cristo negli ultimi. E non solo a Natale. donrì rcaporusso2012@gmail.com


CHIESA IN CAMMINO

L'APPUNTO

INTERVISTA A DON ANGELO

Arciprete della Basilica di S. Maria Maggiore

… l’esperienza in Uganda

a 13 anni dalla morte di Padre Raffaele Di Bari…

stato ammazzato e che lo ricordano con una croce… ovunque… abbiamo incontrato gente che ha lasciato la personale testimonianza; siamo stati anche in un orfanotrofio, guidato da un padre comboniano e collaboratore di Padre Raffaele, che conservava ancora alcuni resti come ossa e ceneri, e approfittando del nostro arrivo, ha ritenuto opportuno consegnarceli. Il nostro vescovo è stato molto toccato tant’ è che ha chiesto esplicitamente al vescovo di Gulu di poter aprire il processo di beatificazione e canonizzazione. Abbiamo incontrato anche padre Giovanni Scalabrini, per tutti padre John, anch’egli comboniano in Uganda da 40 anni e grande amico di padre Raffaele. 5) Quest’anno ricorre il 13° anniversario dalla morte di Padre Raffaele

1) L’opinione pubblica e l’informazione sono concentrate sulla cultura occidentale ed europea. Del resto dell’Africa si conosce molto poco, i manuali di geografia, dedicano poca attenzione all’Uganda. Qual è la situazione oggi dal punto di vista politico ed economico? L’Uganda è uno stato dell’Africa Orientale con capitale Kampala; è una repubblica democratica e attualmente il capo del governo è Mbabazi. Il paese nel 1894 divenne protettorato britannico. Negli anni cinquanta iniziò il processo di democratizzazione e nel 1962 ottenne l’indipendenza. Il territorio, attraversato dall'Equatore, è caratterizzato dalla presenza di foreste equatoriali e savane. Per la maggior parte dell’anno l’Uganda ha un clima soleggiato, ideale per l’agricoltura, con temperatura che raramente superano i 30 gradi. Le due stagioni, quella secca e quella delle piogge, consentono perciò due semine e due raccolti durante l’anno senza ricorrere all’irrigazione. 2) Come si presenta l’Uganda dal punto di vista sociale e demografico? Si tratta di una popolazione giovane e questo è un dato meraviglioso, la maggior parte della popolazione è costituita da bambini e giovani… pochi sono gli anziani. Secondo una stima del 2013, la popolazione ugandese ha visto una crescita demografica vertiginosa e le cause sono da ricercarsi nella diminuzione del tasso di mortalità, in passato molto alto a causa delle malattie tropicali e della carenza di cure mediche. 3) Non c’è sviluppo sostenibile senza promozione della persona. Quali le iniziative che la Chiesa intende promuovere? Ho notato che i ragazzi considerano, quasi fosse un premio, riuscire ad andare a scuola… e ciò si evince dalla presenza di tante scuole… in Uganda non si concepisce una chiesa che non abbia accanto una scuola, un’infermeria e un dispensario. La scuola accoglie una marea di gente…del resto siamo andati in Uganda proprio per inaugurare una scuola. Le scuole, gestite dai missionari, sono molte organizzate a livello didattico e metodologico… nella capitale Kampala, in una scuola, abbiamo perfino trovato le lavagne interattive multimediali… la scuola è organizzata dalla chiesa e i docenti sono formati secondo lo stile cristiano …le classi sono numerose con 60-70 alunni e ho notato come non c’è fatica

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Don Angelo con un bimbo ugandese

da parte dei docenti nel coordinare gli alunni, perché essi sono sempre attenti e desiderosi di apprendere. La scuola è concepita alla maniera del college. In un nazione dove ci sono capanne e casupole, la scuola diventa punto di riferimento e di attrazione per i giovani ugandesi perché il college assicura loro studio, vitto e l’alloggio. Sicuramente, i college sono le istituzioni più complete per la promozione umana e in questo intento non si può mettere in dubbio il lavoro della Chiesa e di San Daniele Comboni, il quale aveva una particolare fiducia nella capacità dei popoli africani. Io, personalmente, sono stato affascinato da San Daniele Comboni e dalla sua vita… è un italiano di Verona. Il suo motto è salvare l’Africa con l’Africa. È stato un grande missionario e in tutte le chiese dell’Uganda c’è una sua foto. 4) Tentiamo di tracciare una specie di bilancio sull’esperienza in Uganda. Come si è trovato col popolo ugandese, con la Chiesa locale e coi sacerdoti coinvolti nella pastorale? È stata un’esperienza straordinaria, vissuta con l’arcivescovo, sua Ecc.za Mons. Giovanni Pichierri, i sacerdoti, Don Rino Caporusso, Don Vito Carpentiere e Don Mauro Dibenedetto e tre laici, Angelo Corcella, Francesco Dente e Michele Memeo. Siamo stati accolti con feste e coi segni dell’accoglienza caratteristici del popolo ugandese… la gente mostrava manifestazioni di affetto e riconoscenza nei nostri confronti. La traiettoria del viaggio: fare un pellegrinaggio sui passi di Padre Raffaele e attraversare tutti i luoghi percorsi da Padre Raffaele… perfino i luoghi dove è

di Bari… quale segno ha lasciato in Uganda… e come lo ricorda la gente? Numerose le testimonianze e le interviste raccolte… e questo ci inorgoglisce… tutti lo ricordano con spirito di fede… Padre Raffaele è stato un missionario comboniano e Barletta ha avuto parecchi missionari comboniani. Questo, perché i comboniani hanno avuto una sede storica nella città di Troia e anche qui posso raccontare la mia esperienza personale; diversi anni fa, quando ero bambino, ho ascoltato diversi missionari comboniani che da Troia giungevano a Barletta per lasciare nelle scuole la loro testimonianza… ricordo che alla scuola Musti… arrivavano i missionari... ricordo l’insegnante Giulia Lemma, zelante maestra missionaria, che si prodigava a far conoscere agli alunni le realtà dei diversi paesi del mondo e sono convinto

Don Angelo con una donna della missione ugandese la quale indossa la maglietta fatta in occasione del trigesimo di p. Raffaele Di Bari

che ciò serviva a far apprezzare di più ciò che noi abbiamo. Padre Raffaele è stato in Uganda una vita, circa 50 anni, e la gente lo ricorda come uno di loro. 6) Dal punto vista religioso come si compone l’Uganda? È un paese in prevalenza cattolica, ma sono presenti anglicani, musulmani e induisti. L’Uganda ha avuto rapporti con l’India e molti indiani sono imprenditori in Uganda ed hanno un giudizio positivo dei cattolici. Il paese vanta santi e martiri come Carlo Lwanga. La chiesa ugandese è molto presente… e non possiamo non sottovalutare il ruolo attivo dei catechisti. Ogni villaggio, infatti, ha il catechista che è punto di riferimento e svolge il suo ministero a tempo pieno perché il sacerdote, considerate le distanza, non può raggiungere tutti i villaggi. 7) In questo contesto, come si inserisce il ruolo della diocesi Trani – BarlettaBisceglie? Intende realizzare dei progetti? Sua Ecc. Mons. G. Pichierri, intende avviare un collegamento diretto tra la diocesi Trani–Barletta-Bisceglie e l’Uganda, come è accaduto per Sant’Helena. La scuola, inaugurata il 1° ottobre, è stata realizzata, non a caso, da imprenditori barlettani che l’hanno finanziata. È stata fatta da Padre Leonzio, discepolo e collaboratore di Padre Raffaele Di Bari, una richiesta che ci è sembrata interessante: Padre Leonzio ci ha chiesto di costruire un college nel posto dove è sepolto Padre Raffaele… 10mila euro i soldi già raccolti per acquistare 9 ettari di terreno. Questo è un proposito… non so se si riusciremo a realizzarlo… ma noi siamo fiduciosi… perché non ci può essere evangelizzazione cristiana senza progetti che mirino alla promozione umana. Francesca Leone floppinavalentino@hotmail.it

SINODO DIOCESANO

Manca il coraggio d’amare Nel lontano 1980 il grande Celentano cantava “Il tempo se ne va” che racconta di notti ad aspettare il rincasare della sua piccola bambina ormai cresciuta. Ha quattordici anni e sembra ormai donna ora che le calze a rete hanno preso il posto dei calzettoni. È una melodia molto bella da riascoltare ma purtroppo la storia sembra un po’ cambiata. In questi giorni l’Italia si scopre vulnerabile perché il caso delle baby-prostitute a Roma lascia intravedere un fosso intergenerazionale dove i figli non comunicano più con i genitori. Alcune intercettazioni sono davvero inquietanti perché da esse si ricavano i veri motivi che hanno indotto certe ragazzine a mettersi in giri più grandi di loro. In alcune addirittura si parla della loro determinazione nel dominare e tenere in pugno i maschi. Ma più leggi e più ti accorgi che è il vuoto relazionale e valoriale in cui hanno vissuto il vero motore ispiratore di questo squallore. Cara Lolita, dici che ti sentivi grande ma sotto quel trucco rimani una bambina capricciosa. E non so chi merita più colpe: se la debolezza di tua madre, l’assenza di tuo padre, o la crudeltà di quegli uomini che dovevano insegnarti cos’è la vita e invece ti hanno mostrato così presto la barbarie in cui si può trasformare questa terra quando la ragione si intorpidisce e rimangono svegli solo gli istinti primitivi. “Sembravi” grande. Ma non lo eri e rischi di non diventarlo mai se non impari che il “sembrare” appaga solo per un momento ma lascia l’amaro in bocca quando al risveglio dal sonno della mente ti accorgi di aver perduto per sempre l’innocenza. Troppo presto e peggio ancora nelle macchine che puzzano di frustrazione e disinganno.

Don Mario Operti, fondatore del Progetto Policoro, morto nel 2001, in uno dei suoi interventi ebbe a dire che “le nuove generazioni hanno in mano la possibilità di percorrere strade inedite ed inesplorate, se trovano chi sa indicare loro il senso pieno dell’affetto e dell’amore nell’uscire da sé, nel farsi dono, nella gratuità”. Il registro deve cambiare ma cercasi personalità umili, semplici e coraggiose che abbiano la passione dell’educazione. Insegnare, indicare, incoraggiare non abbisogna solo di sapere e competenze ma anche di eros. In un intervento che Avvenire ha pubblicato il 25 Ottobre scorso intitolandolo “La scuola insegni a vivere”, Morin ha voluto sottolineare come “per comunicare non serve a nulla dispensare il sapere a fette, ma bisogna amare ciò che si fa e le persone che sono dinanzi a noi”. Questo augurio chiaramente non vale solo per gli insegnanti ma

per tutti coloro che hanno a cuore la bella e stupenda avventura dell’educazione delle nuove generazioni. Che dovranno custodire questo meraviglioso posto e renderlo o un paradiso o un inferno. Massimo Serio massimo.serio82@libero.it

Dialogando tra cristiani un’Agorà ecumenica in seminario a cura del GIED

(Gruppo di Interesse Ecumenico e per il Dialogo Interreligioso – Pontificio Seminario Maggiore “Pio XI” – Molfetta)

Nella serata di venerdì 19 novembre u. s. si è tenuto, nella sala “don Pierino Arcieri” del Pontificio Seminario Regionale Pugliese “Pio XI” di Molfetta, il primo incontro del GIED per l’anno formativo 2013/14. Il referente del gruppo, don Giuseppe Leucci, introducendo i partecipanti all’incontro, ha sottolineato come l’intento del GIED quest’anno sarà quello di conoscere in maniera più ampia il mondo della Riforma per allacciare relazioni fraterne. Gradito ospite della serata il Pastore Helmut Schwalbe della Comunità Evangelica Luterana di Bari, il quale ha sottolineato come i compiti più importanti per le chiese dell’Europa siano l’annuncio del Vangelo e la testimonianza di fede dei cristiani. Inoltre, in quest’epoca, lo sforzo nel dialogo tra cristiani è fondamentale. Dieci i punti chiave dell’intervento del Pastore Schwalbe: la Sacra Bibbia, (Lutero ha tradotto per primo in tedesco la Bibbia, contribuendo allo sviluppo della lingua tedesca), Gesù Cristo (in Lui il Vangelo è venuto da noi), Santo Spirito e Trinità (la Trinità non è comprensibile con la nostra logica, eppure è alla base della nostra fede), Battesimo e Santa Cena (nel Battesimo Dio ci fa figli e ci accoglie nella sua chiesa, nella Cena Dio è realmente presente nella nostra vita), dottrina della giustificazione del peccatore (la giustificazione è l’insegnamento decisivo che separa cattolici e luterani sin dall’inizio della Riforma), la preghiera (il Padre nostro è irrinunciabile), il sacerdozio di tutti i fedeli, la chiesa come chiesa confessionale, la musica sacra, la diaconia (l’amore verso i sofferenti è compito della comunità cristiana, accanto alla divulgazione della Parola). Prossimo appuntamento la “Settimana di preghiera per l’unità dei Cristiani” in gennaio.

Per il 90° compleanno intervista a

Mons. Luigi

Bettazzi

sul Concilio Vaticano II 1) Mons. Bettazzi, lei è uno fra i pochissimi testimoni del Concilio Vaticano II. Come ricorda quel grande evento “ecumenico” e quanto il Sinodo Diocesano a questo si avvicina negli intenti? È stato un Concilio “ecumenico”, di tutto il mondo; c’erano africani, asiatici, per la prima volta perché negli altri c’era stata più limitazione: nel Vaticano I erano tutti europei. Vedere la Chiesa e vedere come era dinamica; alla fine abbiam detto delle cose in cui né il Papa né i Vescovi avevano pensato, ma venivano fuori e noi ci rendevamo conto del dinamismo della Chiesa in cui c’è un’ultima parola, ma è l’ultima se prima ce ne sono state altre. Il fatto che il Papa Giovanni voleva fosse non dogmatico ma pastorale era perché voleva il coinvolgimento di tutti, quindi diventava un appello alla responsabilità pastorale. Per il Sinodo, certamente se questa è stata la Pentecoste che il Signore ha voluto, bisogna renderne conto; personalmente, ho fatto un Sinodo diocesano a Ivrea sulle quattro costituzioni del Concilio, perché la gente si rendesse conto di come il Concilio orienta alla vita eterna. 2) Fra le tematiche toccate nel Concilio Vaticano II, quale l’ha maggiormente colpita? Quale esigeva un approfondimento? Quella della Chiesa, della Chiesa che prima era identificata con la gerarchia, col Clero e che, invece, consiste nella identificazione col Popolo di Dio. Un’altra tematica che mi ha colpito e che non è stata portata avanti è quella della Chiesa dei poveri perché anche lo stesso Paolo VI temeva che poi finisse nella politica; ma direi il far pensare che la Chiesa, anche la nuova evangelizzazione è soprattutto

Direttore editoriale: Ruggiero Caporusso Direttore responsabile: Ruggiero Dimonte Vicedirettore: Angela Rizzi Ruggiero Rutigliano Redazione: 4 Rossella Acconciaioco, Maria Rita

la Chiesa più semplice e più povera che sta con la gente e son stati quei vescovi dell’America latina che nel ’68 hanno detto “adesso dobbiamo fare la scelta preferenziale dei poveri” cioè vedere le cose con gli occhi dei poveri. 3) Collegandoci anche agli avvenimenti e alla situazione che stiamo vivendo in riferimento ai conflitti bellici ed essendo stato la guida del movimento Pax Christi con la collaborazione successiva di don Tonino Bello, cosa può aggiungere? Don Tonino Bello portava l’entusiasmo nelle convinzioni; anche lui partiva dalla vicinanza ai poveri ed era arrivato alla fine a dire: “qui davvero l’unica strada per la pace è la non violenzaattiva”. Giovanni XXIII diceva che “con i mezzi di distruzione che ci sono oggi e con le possibilità di incontro, ritenere che la guerra possa portare all’istituzione della pace è fuori dalla ragione”.

4) Il progetto di raccogliere le proposte dei fedeli e dei laici in ordine ai possibili contenuti del Sinodo crede che avrà un’attuazione pratica successiva? La gerarchia ha l’ultima parola, ma è l’ultima se prima ce ne sono state tante altre. Io credo che sia importante che si ascolti la voce di una società anche molto surrealistica come quella di oggi, che ognuno possa portare la sua sensibilità, la sua mentalità. Ecco che è importante che la parola non sia soltanto quella del clero perché anche soltanto coinvolgendo, può essere tutto il popolo che cresce. Daniela D’Alba danieladalba24@libero.it

Borraccino, Mario Borraccino, don Alessandro Brandi, Liana Caputo, Alberto Cassano, Daniela D’Alba, Antonio Diodovich, Silvia Giannella, Francesca Leone, Salvatore Mellone, Massimo Serio, Mariagrazia Spadaro, Fausta Torre Hanno collaborato: Abramo Ferrara, Gerardo Del Negro, Pasquale Delvecchio, Alfredo Negro

Avvento di

carità

Risuonano estremamente attuali le parole di Gesù proclamate nella liturgia di non molte domeniche addietro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo» (Lc 21,10-11). E sembra che il terribile tifone Haiyan, che qualche giorno prima si era abbattuto sulle Filippine, insieme all’alluvione in Sardegna e al tornado nel Salento facciano parte di un programma apocalittico necessario a preparare il ritorno nella gloria di Cristo Signore. Lo stesso Gesù continua: «Avrete allora occasione di dare testimonianza» (v.13). Ecco, allora, suona per tutti i cristiani la campana che

chiama a farsi carico della sofferenza e delle necessità di tutte le persone che in queste catastrofi hanno perso famiglia, casa e speranza. Per questo motivo, accogliendo l’invito del nostro vescovo e di tutti i vescovi di Italia alla «comunione della carità», come comunità parrocchiale ci impegniamo ad offrire generosamente per tutto il tempo di Avvento e di Natale i nostri sacrifici, preghiera ed elemosina, per le popolazioni delle Filippine, consapevoli che non c’è crisi che impedisca di aiutare il prossimo. La nostra offerta, piccola o grande che sia, goccia insieme a tante altre, servirà a ridonare speranza, futuro e sorrisi a centinaia di famiglie e di persone che, nonostante tutto, sentiranno ancora l’abbraccio paterno di Dio mediante il nostro aiuto.

Premio “Fallani” Miglior Testata 2007 LA STADERA Mensile di informazione e formazione della Parrocchia SS. Crocifisso - Barletta Anno X - n. 85 dicembre 2013 Registrazione n. 4 del 5/2/2007 presso il Tribunale di Trani

Massimo Serio massimo.serio82@libero.it

Direzione, redazione e ammin.: Parrocchia SS. Crocifisso Via Zanardelli, 33 76121 Barletta Tel. e fax 0883.333382 Impaginazione e stampa: Editrice Rotas - Barletta

La stadera n. 85 - Dicembre 2013  

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