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Aut.Trib. Trani - 02/2008 del 12.02.08 -ANNO 2 / Numero 11 - ottobre 2009 / € Ø


Joseph Cardo [ ] ..e i lillipuziani

[Immaginate una grande struttura, completamente bianca e nera, luci, fari, tutto pronto per realizzare una grande opera, nel frattempo solo silenzio. Jonathan Swift descrisse molto bene il rapporto tra due persone di diversa “grandezza”, Lemuel Gulliver ed i Lillipuziani nel noto romanzo “I viaggi di Gulliver”. La medesima sensazione si percepisce nell’entrare nello studio Ground75 quando si sta per avere un’intervista con Joseph Cardo. Dopo qualche minuto d’attesa inizia il mio tour all’interno degli studi, con Carmine che mi fa da cicerone. Passiamo in rassegna gli ambienti di lavoro, dal reparto creativo di post produzione alla sala di posa, per poi arrivare alla cucina, ed infine all’ufficio di Joseph. Una grande camera piena di magazine, Vogue, Numéro, tutti lì in ordine sulle mensole di una grande parete attrezzata in legno scuro. Scatole e pile di riviste, due monitor e una grande scrivania nera. Qui inizia l’intervista con il gigante. Un uomo dall’aspetto giova-

nile con i capelli leggermente incanutiti ed occhi blu dal taglio severo, jeans con tasconi, scarpe della nike e una voce dal tono basso, ampio e un filino rauca. Nella mia mente per un attimo tutto si ferma, cerco di analizzare bene chi in quel momento mi stringe la mano. La prima cosa che mi balena in mente è che dietro a quegli occhi c’è una conoscenza degli obiettivi, delle luci, dello stile, che mette in soggezione. Questo intimorisce chi è decisamente un lillipuziano messo a confronto, ma un’affermazione rinvigorisce la mia autostima: “Square, si lo conosco!”, lì ho iniziato a sentirmi a mio agio. La discussione è andata avanti da sola, non la solita intervista, ma una chiacchierata tra amici, dove è emersa la difficoltà per i creativi di emergere nel sud dell’Italia e dove le opportunità di poter realizzare qualcosa di grandioso trova sempre meno terreno fertile. Joseph non ha sdegnato il sud, anzi ne è uscita un’esaltazione delle tradizioni, delle radici e dell’intraprendenza che è

tipica della cultura pugliese. Ma allora viene da chiedersi perché non riusciamo a comprendere le differenze che esistono tra qualcosa di buono e qualcosa che di buono ha davvero poco? Ma tutto ormai ha preso il volo e David ascolta con grande attenzione ciò che “Golia” elargisce. Lo spot di Armani diventa il centro della nostra discussione, una celebrazione di sensazioni, sguardi, emozioni che legano due persone sullo sfondo di una metropoli ferma, immobile, deserta. Un “masterpiece” che merita l’attenzione dei lettori di Square. Più che uno spot è quasi un cortometraggio. Se mi avessero detto che è stato realizzato a New York, beh avrei semplicemente sollevato le spalle, deviando la conversazione verso la maestria americana nel mondo cinematografico.

continua >


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Vogliamo la vostra matita!

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Ma la meraviglia è stata grande nel sapere che tutto lo spot è stato realizzato qui, proprio nella sala posa aldilà dell muro. Sul monitor Angela Tuccia, sinuosa, con i capelli mossi dal vento, e sempre lì al mio fianco Golia che con una grande naturalezza racconta tutti i particolari del backstage, mentre io continuo a vedere le pareti che diventano sempre più alte. La mia intrusione all’interno dello Studio Ground 75 è durata poco più di tre ore, un’infinità a confronto dei venti minuti che avevo previsto. Finito il primo back stage, inserisce un altro dvd, un nuovo capolavoro, pochi secondi per raccontare, descrivere, ciò che potrebbe essere il nostro “futuro”. Inizia con la spiegazione di come la “comunicazione” entra nella produzione e nelle scelte aziendali. Futuro, è un brand che ha rivisto tutta la sua produzione, utilizzando materiali naturali ed a basso impatto ambientale. All’interno degli studi della Ground 75 crea uno spot che racconta, coinvolge e fa riflettere. Più di uno

spot, un cortometraggio che parte con la visione della nebbia che si solleva dalle montagne, mostrando foreste incontaminate. Un raggio di sole oltrepassa la fessura di una finestra, lì in silenzio un uomo con le mani tra i capelli che lentamente mostra il volto amareggiato per ciò che sta aldilà del vetro. Una voce profonda e lenta recita le parole dei sottotitoli che in lingua inglese ricorda quanto siamo fortunati ad avere un pianeta così incredibile, poi un monito per continuare a difenderlo e preservarlo per il “FUTURO” (qui ci vorrebbe un applauso!). La mia visita sta volgendo al termine e nel frattempo si uniscono a noi altri del reparto creativo, Joseph saluta calorosamente e rinnova l’invito a tornare a trovarlo negli studi. Sicuramente noi di SQUARE torneremo, e chissà se tra i mille impegni Golia non trovi il tempo di fare una visita nella piccola bottega di David? (che poi è il mio vero nome!). Noi glielo chiediamo così con il nostro editoriale.]

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Dove volete arrivare? È una domanda che ci viene fatta spesso. Molte volte si pensa a puntare a cose “raggiungibili” per la semplicità, per la velocità, per la facilità. Più si punta in alto è maggiore è il rumore che si fa cadendo e in molti casi ci si fa più male. Nessuno ha mai visto “Il diavolo veste Prada”? Un “faro” nel mondo dello stile, dell’informazione, del mondo dell’editoria, è lì che puntiamo! Come fare? Facile, con il supporto di tutti coloro che apprezzano il nostro mondo e la nostra filosofia, con la “voce” di chi userà SQUARE Magazine come megafono, con la matita ed il sarcasmo dei futuri vignettisti di SQUARE; allora si parte, a tutti voi che siete appassionati di Forattini, che guardate le vignette sui quotidiani scansando gli articoli, a tutti voi che adorate le vignette di Vauro... partecipate! Inviateci una vostra vignetta e provate ad entrare nello staff di SQUARE. Intanto omaggiamo un grande della vignetta VAURO...


presso il Tribunale di Trani Edizione di Ottobre 2009, numero 11, anno 2, € Ø [direttore responsabile] pasquale de rosa [manager di prodotto] mauro samarelli [direttore artistico]

david spadavecchia

[ass. alla direzione]

isabella martino

[in redazione]

stefania corsano, carlo palumbo, raffaele de cicco,

[ass. alla produzione]

antonia fiore

[contributi di]

adriana carpino

giacomo iurlo, alessia favia

[i contributi fotografici sono di] david spadavecchia, gabriele rigon, giovanni albore, mariagrazia formisano, gaia giannini, valentina fiorentino, alberto ficele. Il marketing di Square è a cura dell’art-studio U.A.O. (uao4u.com), l’art direction è realizzata da s. david spadavecchia.. riproduzione dei contenuti vietata: ogni abuso sarà perseguito a termini di legge [per questo numero ringraziamo] Gabriele Rigon per la grande professionalità e disponibilità, Mariagrazia Formisano e Giovanni Albore per aver creduto in passato e perché ancora continuano a credere nell’utopia di un sogno chiamato SQUARE. A Mr. Guess che continua ad essere il nostro miglior lettore, fan e PR. Ringraziamo di cuore TUTTI voi che ci votate e leggete... bravi continuate così. Bravissimi Valentina Fiorentino, Alberto Ficele, Gaia Giannini, professionali, forti e la chiara dimostrazione che la passione ogni tanto vince. Come non ricordare chi ci ospita sempre con tanto calore e simpatia, Antonio e Nicola del “Bar Beltrani”. Ringraziamo i 61 Cygni per la fiducia in noi. Ringraziamo per l’arte che l’Istituto di bellezza SUGARFREE di Trani mette nelle nostre copertine. Per tutti i fan di SQUARE Magazine, un sincero GRAZIE e ci rivediamo a novenbre... nel frattempo fate i bravi. [in copertina] Anna (non vi diremo il suo cognome, né metteremo il suo numero di cellulare) ma vi riveliamo che adora gli animali, è la più impaziente nel vedere il risultato del magazine e che speriamo davvero di averle regalato una giornata strana da ricordare... specialmente la “finestra”... una cosa tra noi!!

Ottobre2000NOVE

Registrazione n° 02/08 del 12/02/2008

Sommario 004 008 012 020 024 028 030 036 038 042 048 058 059 062 064

Editoriale Joseph e i lillipuziani Bottle saver Gabriele Rigon Giovanni Albore Mariagrazia Formisano Facebook people Giovinazzo Rock Festival 61 Cygni Dialogo nel buio C’N’C - Milano loves fashion Nautica for many Il ballo come terapia Pocket news Ordinaria malasanità Controeditoriale Aprite gli occhi


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salviamo il pianeta

Lifesaver, quale nome potrebbe essere più appropriato? Organizzazioni governative internazionali da anni pubblicano numeri con sei zero che corrispondono ai milioni di morti per la mancanza di acqua potabile in tutto il mondo. L’accesso all’acqua potabile è impossibile per tutte le popolazioni dei paesi in via di sviluppo. Catastrofi naturali, condizioni geografiche particolari, guerre, sono tutte condizioni che rendono difficoltose l’accesso a fonti idriche potabili. Una problematica legata all’acqua potabile è anche il trasporto. Il peso dell’acqua è di 1 kg/lt. Immaginia-

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mo che ogni essere umano debba caricare sulle proprie spalle il proprio fabbisogno giornaliero di acqua. Immaginate di dover percorrere chilometri e chilometri per arrivare alla prima fonte di acqua potabile, continuate a pensare di dover trasportare al ritorno il peso dell’acqua e che una certa quantità andrà persa, insomma dovrete pur bere durante il tragitto! Quanti chili pensate che potete trasportare giornalmente? beh vi diamo qualche indizio. Un adulto necessita mediamente dai 2 ai 5 litri d’acqua, questa variazione è dipendente dall’attività lavorativa, clima, superficie

corporea, eccetera. Significa che se facciamo un’ipotesi di 2 litri d’acqua per persona a giorno, una famiglia composta da quattro membri consumerà otto litri circa a giorno. Ve la sentite di trasportare un peso del genere ogni giorno? Nei paesi poveri l’acqua viene trasportata da bambini i quali devono approvvigionare famiglie intere, percorrendo chilometri su strade, sentieri, viottoli a piedi nudi, in contenitori sporchi con capacità ridotte che disperdono l’acqua raccolta nel tragitto verso destinazione. Una soluzione? Certamente non possiamo andare

capillarmente a distribuire bottiglie di acqua minerale a tutte le tribù, l’impatto ambientale delle bottiglie lasciate per terra sarebbe immenso :( ovviamente stiamo scherzando. Tralasciando soluzioni impossibili, pensiamo a soluzioni possibili, a tutto ciò che la tecnologia può rendere fattibile e con costi bassissimi. Impossibile secondo voi, un gioco da ragazzi per “Lifesaver systems”. Scienziati dedicati alla ricerca delle nanotecnologie, hanno messo a punto una bottiglia che con un sistema di pompaggio manuale ed una membrana


molto particolare purifica l’acqua da ogni impurità e da ogni batterio o virus rendendola pura. Tutti conosciamo la presenza di virus all’interno dell’acqua e di batteri che sono nocivi se ingeriti, i batteri più piccoli non possono scendere al di sotto dei 200nm (nanometri) mentre i virus più piccoli sono circa 25nm. I fori della membrana contenuta nella bottiglia “Lifesaver” sono di 15nm, quindi nessun batterio né virus può oltrepassare la membrana, eccetto l’acqua che viene purificata con un semplice pompaggio, mettendo in pressione l’acqua

ed in circolo il liquido facendolo passare tra i microfori. Ogni bottiglia può filtrare fino a 6.000 litri d’acqua e la tanica (jerrycan) può filtrare fino a 20.000 litri d’acqua. Al raggiungimento della soglia limite tutto il supporto resta riutilizzabile all’infinto, mentre si sostituisce solo la membrana all’interno. Vi sembrerà impossibile, ma il supporto ha un costo di 20 dollari ed il jerrycan solo di 40 dollari, una produzione di massa abbasserebbe ulteriormente i costi di produzione e fornirebbe acqua potabile ed i mezzi per

l’approvvigionamento a tutte quelle popolazioni che attualmente non hanno questa possibilità. Anche il problema del trasporto si ridurrebbe notevolmente in quanto qualunque pozza d’acqua si trasformerebbe in acqua da bere. Forse non risolverà tutti i problemi del mondo, ma possiamo dire che certamente ne risolve un bel po’! Noi di SQUARE Magazine ci auguriamo che qualche associazione, qualche azienda, qualche nazione industrializzata, procuri queste bottiglie a chi ne ha bisogno. Nel frattempo beviamoci sopra :)

Jerrycan


Gabriele Rigon Nudo con donna in corsetto

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Gabriele Rigon Nome: [Gabriele] Cognome: [Rigon] Lavoro: [Pilota di elicottero dell’Aviazione dell’Esercito – Fotografo. Gabriele Rigon nasce a Gemona del Friuli, nel 1961, e oltre a fare il pilota di elicottero per l’Esercito Italiano, da sempre ha la passione per la fotografia, e da circa 12 anni si occupa quasi esclusivamente di fotografia legata alla valorizzazione della bellezza femminile. Collabora con decine di riviste, soprattutto all’estero, e le sue immagini, sempre legate alla bellezza femminile, spaziano tra la moda ed il glamour, il nudo artistico e le immagini di soft erotismo.] Com’è iniziata l’avventura nel mondo della fotografia? [Avevo solo quattro anni quando giocavo con i rullini di plastica della Ferrania, formato 6x6, e con la carta nera che ne proteggeva la pellicola, unendo fra loro i vari pezzi per realizzare festoni. Mio nonno aveva uno studio fotografico fin dagli inizi del 900, mio padre ha sempre fotografato, soprattutto in bianco e nero. Sono nato e cresciuto "vicino" a questa arte, non potevo non subirne il fascino. Però la vera passione in me è nata tardi: sebbene abbia da sempre posseduto una macchina fotografica, i miei primi scatti degni di nota sono relativamente recenti e riguardano un reportage realizzato in Namibia, nel 1989.]

Pilota?... chi l’avrebbe mai detto...

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Gabriele Rigon Roxanne con seno fuori dal vestito

Chi l’ha ispirata? [Sono cresciuto con la scuola di tutti i grandi maestri della fotografia, parliamo di Newton o Weber e così tanti altri. Sicuramente quello che più mi ha affascinato come capacità di fotografare le Donne è Herb Ritts. Ma c'è un motivo, Herb Ritts era omosessuale per cui è sempre riuscito a cogliere aspetti della sensualità, sia femminile che maschile, tipici di una sensibilità particolare. Secondo me i nudi più belli che esistono gli ha fatti lui, sia di Uomini che di Donne. Ho la fortuna di conoscere bene un grande fotografo Italiano, Settimio Benedusi, che lavora a Milano ed è l’unico fotografo Italiano che collabora da anni con la rivista “Sports Illustrated”. Ci siamo visti recentemente in toscana e abbiamo trascorso due giorni a chiacchierare di fotografia, e confesso che ogni volta che ci vediamo torno a casa con un mare di nuove idee e progetti che voglio realizzare, questo perché parliamo molto di filosofia dell’immagine e di contenuti, non abbiamo mai parlato di tecnica. Ovvio che l’ispirazione è anche qualcosa di quotidiano, insomma nasce dalla visione di immagini reali o stampate, dei flash che ciascuno di noi vive tutti i giorni, ed io cerco di trasformare queste emozioni nelle immagini che poi realizzo. Io adoro tutta la fotografia, dal reportage al paesaggio, ma nelle mie immagini c’è sempre la figura umana, e quando ritraggo i miei soggetti penso sempre che dietro ad una persona c'è sempre un carattere, una storia. Il paesaggio non è il mio genere, lo ha creato la natura e lo fotografi così com'è. Nella foto di figura qualcosa del fotografo c'è. Quando noi fotografiamo una persona dobbiamo creare qualcosa, staccare un pezzettino di anima, poi non sempre ci riesce.]


Gabriele Rigon Natasha sul letto


Cosa pensi delle scuole che organizzano i corsi di fotografia? [Ci sono scuole e scuole, se parliamo di brevi corsi di fotografia servono solo ed esclusivamente per capire qualcosa sulla tecnica, saper utilizzare al minimo lo strumento fotografico, ma non viene insegnata una vera cultura dell’immagine, la storia, i grandi della fotografia, per cui, nell’era del digitale, sono quasi inutili. Se invece parliamo di veri corsi accdemici della durata di anni, ebbene possono costituire una buona base per poi cominciare a muovere i primi passi in questo mestiere.

Gabriele Rigon Ritratto Roxanne

Come si fa a capire se un corso è davvero valido o meno? [Come accennavo prima, i corsi migliori sono quelli che parlano di storia della fotografia, di filosofia, di composizione, e non solo di tecnica. Nell’era del digitale la tecnica quasi non serve, sono le idee e la creatività che fanno la differenza.]


Gabriele Rigon Dorso Viviana

Tanti fotografi davvero in gamba non trovano spazio nel mondo del lavoro, che consigli puoi dare? [Purtroppo al giorno d’oggi c’è una scarsa cultura dell’immagine, inoltre tutti si improvvisano fotografi, se ci pensi è uno dei pochi mestieri in cui non è richiesto altro che un certo istinto, nessun titolo accademico, insomma siamo tutti fotografi. Io credo che coloro che davvero dimostrano talento il lavoro prima o poi lo trovano semplicemente pubblicando una semplice galleria su internet. Sono poi gli Art Director delle riviste che fanno la scelta, per cui se un fotografo vale troverà certamente spazio in questa professione.]

Gabriele Rigon Bacio


Gabriele Rigon Pianista in sottoveste


Gabriele Rigon Eva in piscina

Secondo te ci sono delle differenze tra nord e sud? [Sebbene le fotografie possano essere scattate ovunque, non è altrettanto facile fare il fotografo se non si vive in città come Milano o Roma. Milano è la città della moda, inoltre è sede delle più importanti riviste di moda, ed ecco come solo a Milano sia sviluppato questo settore con le migliori agenzie di modelle, le più rinomate redazioni ecc. ecc., Roma invece è sviluppato maggiormente il settore cinematografico e televisivo, ma sono pochissimi i fotografi che fanno moda. A sud di Roma aimè non ci sono grosse possibilità, ed è solo per questo motivo. Ecco perché grandi fotografi come per esempio il sicilianissimo Ferdinando Scianna, si sia dovuto trasferire al nord per poter lavorare.]


Nonostante gli sforzi politici, il divario tra nord e sud non si riesce a livellare, anche a livello stilistico la differenza è notevole, è solo una questione di budget? [Questo ormai è l’eterno problema italiano, non credo siano solo questioni di budget ma è qualcosa di più complesso e difficile da attribuire più alla politica che ad altro. Eppure i più grossi stilisti, veri creativi della moda provengono dal sud, il grandissimo Gianni Versace, gli stessi Dolce e Gabbana, per citare i più noti, ma ce ne sono decine che per affermarsi hanno dovuto migrare al nord… e per i fotografi è la stessa cosa.] Quali aziende hanno un livello di comunicazione fotografica ad alto livello, sul territorio nazionale? [Ce ne sono molte, ma vorrei citarne una che ha fatto scuola: BENETTON. Tutto ciò nasce dal genio del Sig. Benetton, che una trentina di anni fa scelse per le sue campagne pubblicitarie il più grande comunicatore visivo che c’è in Italia, ed è Oliviero Toscani. Amato ed odiato, credo sia colui che tutti vorrebbero essere, un grande comunicatore visivo che ha inventato un certo tipo di pubblicità che ha conquistato il mondo. Ora Oliviero non cura più le campagne Benetton ma esiste una struttura di giovani creativi che si chiama “INDUSTRIA”, che si occupa di marketing e pubblicità sia per l’azienda che per altri. Credo che per qualsiasi creativo sia un sogno poter lavorare presso “INDUSTRIA”.] Visto che siamo un magazine e puntiamo a raggiungere un livello alto, guardando con grande ammirazione i patinati blasonati come Rodeo, GQ, BMM, XL, Numerò, c’è un magazine che ti piace in modo particolare, o che segui? (eccetto SQUARE è ovvio) [Devo dire che li seguo tutti, ciascuna rivista vanta grosse firme della fotografia, e la qualità delle immagini è alta. Io sono stato pubblicato su qualche GQ estero, e ho anche avuto una pubblicazione su Numerò, e ne sono orgoglioso. SQUARE a mio parere ha tutte le carte in regola per diventare “grande”!] Una piccola descrizione delle immagini che ci hai inviato, cosa ti hanno ispirato ed il risultato ti ha soddisfatto? [Per SQUARE ho fatto una selezione di singole immagini realizzate negli ultimi due anni, il tema è la sensualità e spero che il lettori possano apprezzare il mio lavoro. L’ispirazione è sempre la bellezza femminile.]

Gabriele Rigon Nudo sul letto - Natasha in intimo

Se è possibile vorremmo avere delle anticipazioni sui tuoi prossimi progetti!!! [Alcuni giorni fa’ ho avuto il privilegio di stare sul set del film che il Regista Gabriele Muccino sta girando in Italia, sarà il seguito de “L’ultimo bacio”, ed il titolo provvisorio è “Baciami ancora”. Muccino ha scelto le mie fotografie di nudo artistico per allestire il set e ne sono orgoglioso. Per fine ottobre seguirò un progetto iniziato ben tre anni fa, ovvero seguire l’addestramento del mio amico astronauta Paolo Nespoli in preparazione a Mosca per una missione di sei mesi sulla Stazione orbitale Internazionale. Durante la prima missione di Paolo Nespoli ho vissuto tre mesi con l’equipaggio dello Shuttle Discovery documentando tutte le fasi più interessanti, ora è il momento di scoprire quello che succederà a Mosca, presso il GAGARIN COSMONAUT TRAINING CENTER di STAR CITY, in quanto Paolo volerà nel 2010 con la Soiuz.] Quando tornerò da Mosca vi mando qualche foto…. Un abbraccio! Un ringraziamento da parte dei lettori di SQUARE


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[Giovanni Albore nasce a Trani 28 anni fà e contemporaneamente agli studi di cinema, dedica gran parte del tempo allo studio della materia fotografia ed arti visive. Dopo aver preso in mano con circospezione una macchina fotografica, ha cominciato ad immortalare qualsiasi cosa ritenesse minimamente interessante, spinto da una inesauribile curiosità. Così, dopo qualche anno, tenta di vincere una borsa di studio presso l’Istituto Italiano di Fotografia a Milano, vincendola. In quel momento, quella che è stata sempre una passione, sarebbe potuta diventare una professione. Non lasciandosi sfuggire tale occasione, si trasferisce a Milano per portare ad un livello superiore, quelle che erano delle conoscenze amatoriali. Da quel momento tutto è cambiato. Avere a che fare ogni giorno con i più bravi professionisti del settore, è un’esperienza impagabile che accresce ogni giorno di più la sua passione nonché la sua ossessione.

Giovanni Albore

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Passano due anni di studio approfondito e scrupoloso, che completano il percorso formativo. Ma il mondo del lavoro è ben diverso, da quello che invece è un ambiente accademico. Giovanni scopre immediatamente le differenze e le difficoltà per affermarsi, per distinguersi. Nel frattempo torna in Puglia, mantenendo comunque ottimi rapporti con Milano e lasciando là, un frammento di cuore. Dopo un breve periodo a Trani, fase servita ad abituarsi di nuovo ai ritmi ormai dimenticati, riparte per un breve periodo (6 mesi circa) per l’Egitto. Un viaggio utile, per ritrovare se stessi, nei deserti sconfinati, sotto cieli incredibilmente carichi di stelle, tipici dei luoghi mediorientali. Una sorta di viaggio spirituale che lo ha temprato e lo ha reso più forte. Corpo e spirito in totale armonia e pace. Ora vive a lavora in Puglia da circa un anno occupandosi di pubblicità, fotografia di moda, ricerche artistiche.

Immagini tratte dal sito giovannialbore.com un viaggio tra allucinazioni visive che vi catturerà. Il nostro consiglio è di perdervi nel sito per vedere la magia di uno dei fotografi più innovativi ed originali. SQUARE Magazine® ringrazia!


I know I was wrong, I just cannot contain this… (Moloko) [“Fotografo per due ottime ragioni: la prima è perché non ho una buona memoria! Quindi aumento le probabilità di ricordarmi i momenti importanti. E, secondo, mi piace tutto ciò che mi incuriosisce. Tutto ciò che mi lascia stupefatto, sorpreso. Credo

che continuerò in questa direzione per il resto della mia vita. Ne sono sicuro. E ne sono contento. Adoro il cinema, le immagini, le espressioni, i volti, i paesaggi, i luoghi. Non potrei fare a meno di viaggiare, anche solo con la mente. Non è voluto, è spontaneo.

Ogni vita è un film. Va vissuta al massimo, senza tregua. Senza mai accontentarsi. Senza mai rimorsi di non aver fatto qualcosa. Avendo sempre dei sogni. Ecco, io inseguirò i sogni per sempre. E non mi fermerò mai.”]


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Maria Grazia Formisano

Maria Grazia Formisano, questo è il suo nome, nasce nell’agosto del 1973 a Napoli per poi trasferirsi, da circa 11 anni, a Brindisi. La sua naturale predisposizione alla fotografia si sviluppa durante gli anni delle superiori, quando frequenta con successo l’Istituto Statale d’Arte di Torre del Greco (Na), dove matura una forte attrazione per la creatività. Al 2003 risale l’acquisto della sua prima macchina fotografica con pellicola e l’inizio della sua promettente carriera. Nel corso degli anni questa giovane artista ha lavorato

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per alcuni marchi della moda come Bencivenga Couture, Ormes Shoes, Chance Gioielli, Kaigò; e ha visto pubblicati alcuni dei suoi lavori migliori su magazine famosi quali Grazia e Donna Moderna. Ha lavorato per un cliente particolare, un azienda di riciclaggio per la realizzazione del calendario 2008. L’idea fu sviluppata all’interno della stessa sede, gli abiti di materiale riciclato, furono creati da giovani stilisti, che li accostò volutamente in tema con le balle. Tra vari odorini e sguardi incuriositi degli

SQUARE: [La nostra opinione? Beh abbiamo avuto l’onore di avere una grande fotografa sul nostro magazine, e come poterla ringraziare se non dedicarle le seguenti pagine. Joseph Cardo, Gabriele Rigon, Giovanni Albore e ovviamente Mariagrazia Formisano hanno partecipato a questo numero di SQUARE rendendolo davvero unico, si sono uniti per fare uno speciale sull’arte del millisecondo. Questo vuole essere un invito a tutti coloro che hanno davvero una passione nel cuore, questo è un invito a comunicarlo, a condividerlo con chi ha passione, con chi cerca in SQUARE Magazine® un punto di riferimento per poter vedere, imparare, conoscere e farsi conoscere.]


operai, fu un’esperienza unica!! Ha partecipato con piacere come modella a book fotografici per fotografi napoletani, ma la sua passione presto sfocerà verso il lato opposto dell’obiettivo, con vari apprezzamenti dei fotografi stessi. Il suo lavoro inizia con i suoi primi servizi fotografici paesaggistici e matrimoniali ma poi, con il tempo, il suo stile tenderà verso il mondo della moda. Non ha mai frequentato corsi di fotografia, ma amplierà la sua cultura leggendo libri, articoli, consultando internet, attingendo da altri professionisti. Evidenzia uno stile semplice e deciso senza tralasciare l’importanza dei particolari. La sua tecnica trova la migliore espressione nelle fotografie in bianco e nero, sua peculiare caratteristica, alle quali riesce a conferire tonalità e sfumature tali da evidenziare maggiormente gli aspetti più spontanei e rappresentativi dei soggetti fotografati.


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Pocket news

Giorgia Gabellone

Miss Facebook Puglia. SQUARE Magazine è particolarmente affezionato al mondo di facebook. Le iniziative come questa portano alla luce una serie di persone e “personaggi” che ci incuriosiscono e tramite gli infiniti link nella home page si vedono un mare di sfaccettature del mondo del web facendo comparire modi pensare, mode, notizie che non sempre sono frivole; anzi c’è un mondo che non ci aspettavamo di trovare, abbiamo dedicato una serie di pagine di SQUARE al mondo di facebook, pensiamo che un fenomeno del genere non può essere trascurato da chi fa informazione. Poi chissà, magari avremo la futura Miss Facebook Puglia in copertina. Chi può dirlo. Vi proponiamo la bellissima Giorgia Gabellone che è Miss Agosto 2009, fotografata da Aristide Mazzarella.] Questo è il suo messaggio integrale: Giorgia Gabellone 04 settembre alle ore 1.31 Segnala [ciao Dave il mio fotografo è Aristide Mazzarella lo trovi qui su facebook…

comunque mi chiamo Giorgia Gabellone sono nata a Goeppingen Germania il 19 luglio 1989 ho appena compiuto vent'anni il mio soprannome è giorgina o gina e con la mia famiglia composta ora da 4 persone vivo a Nardò un paese in prov di Lecce mi sono diplomata in ragioneria e perito informatico e per ora lavoro come commessa in un negozio di calzature, vorrei laurearmi in lingue, mi piace molto viaggiare e i miei hobby sono lo shopping con le amiche sfilare e servizio hostess o promoter infatti sfilo da quando avevo 14 anni e il mio sogno piu grande sarebbe oltre quello di diventare una miss (scherzo) è di entrare a far parte dello spettacolo, anche se ci vuole molta preparazione sono una persona molto ambiziosa infatti se questo sogno non dovesse realizzarsi nel futuro mi vedo come una grande donna d'affari in giro per il mondo sogno un po’ troppo beh forse si mi definisco anche abbastanza sognatrice però la vita è una sola e allora perché non tentare qualsiasi cosa? Un bacio e grazie a tutti!! Va bene cosi? oppure preferisci un test come le precedenti miss? fammi sapere... la foto è in allegato :D ]

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L'ufficio è il vostro arsenale. Armatevi e scacciate gli invasori dal vostro territorio usando dei letali (per così dire...) missili in gomma piuma. Come tutte le operazioni più importanti, anche questo lanciamissili viene comandato tramite computer.

SQUARE Magazine® su facebook? Abbiamo realizzato due pagine su facebook, “The Original Page” per avere tutte le informazioni, per approfittare di tutte le promozioni, per essere al centro del mondo SQUARE... Mentre sulla nostra pagina “Best Free-Press ever!” trovate tutto lo spazio che volete per interagire direttamente con la redazione, con il direttore artistico ed anche con le nostre modelle...ma non sperate di riuscire ad avere il loro numero di cellulare...!

Guerra circense. Se pensate che i vostri colleghi non sono altro che pagliacci, trattateli nel modo più adatto: sparategli addosso missili circensi utilizzando un cannone da circo. Funziona come il lanciamissili USB: viene controllato tramite computer via cavo USB e include tre missili in gomma piuma. Driver per Windows inclusi. Driver gratuiti disponibili per Linux, Mac e Windows.

bytelove.it


[Domenico Galateo? Si, ma chiamatelo CUBAO. Alto 176 centimetri per 70 chili di peso, la sua massa grassa è praticamente inesistente, le sue fibre muscolari si possono contare. Addominali? Tanti. Mr.Guess ci ha comunicato che CUBAO stà provando a diventare copertina di “MEN’S HEALTH”. Per chi non conoscesse il magazine in questione è presente in 45 paesi ed è uno tra i magazine più diffusi al mondo. Ha già ben 21 anni alle spalle e la Mondadori Rodale hanno pubblicato nel 2000 il primo numero Italia. Tratta di fitness, sessualità, cinema, alimentazione ed ovviamente moda, come potrebbe mancare. Ma torniamo a noi, dopo aver visto da vicino come si può fare diventare “Mr. copertina”, ha deciso di partecipare ed ha movimentato tutti i suoi “fan” di facebook, ed anche noi dello staff gli abbiamo dato una mano. Ebbene si, basta avere un fisico imponenete ed essere votati. Il fattore voto non è un problema, è la prima caratteristica ad essere uno scoglio insormontabile. Vista la sua volontà di essere presente all’interno di un magazine, noi abbiamo accontentato il suo desiderio. Da un contatto facebook, a SQUARE facile no? Domenico, ovvero Cubao punta all’eccellenza nel ballo, la parentesi Men’s Health non è male, ma non è votato esclusivamente al mondo del fashion, anche se non ci negherebbe una copertina. Non chiedetegli del fisico, perché non avrete una risposta piacevole, è il risultato di una serie di esercizi, allenamento e ancora esercizi, quindi niente soluzioni magiche, niente panche vibranti, quindi mettiamoci l’anima in pace e iscriviamoci in palestra magari nel suo corso di ballo. Se proprio dobbiamo essere sinceri abbiamo avuto un’altra

brutta risposta, quando gli abbiamo chiesto: “quante ragazze hai avuto?”, lì una risata sommessa, poi un ghigno e ci chiede di mettere i puntini di sospensione. Se non ci credete, pensate che ha ben 1.513 amici su facebook e non siamo stati lì a contare quante ragazze, ma ce ne sono tante. Chiedete la sua amicizia e verificate di persona. Scopriamo così che un utente di facebook diventa un personaggio che vorremmo vedere più spesso, magari anche in TV. Qui iniziamo una discussione sui programmi televisivi; ci fiondiamo direttamente su Amici di Maria de Filippi e concordiamo sulla grande opportunità che il programma offre per potersi mostrare al pubblico, per far vedere le proprie qualità; ma poi ci rivela un rovescio della medaglia, secondo Cubao il giudizio del pubblico è eccessivamente legato alla bellezza del ballerino o della ballerina, quindi la tecnica, l’armonia, la bravura in ultima analisi passano in secondo piano. Forse nelle ultime sessioni si stà puntando troppo al reality che alla “scuola di ballo”. Nelle primissime puntate era davvero come trovarsi in una scuola - continua Cubao - mentre ora è un melting-pot di sceneggiate napolene e guazzabugli vari di balli, canti e discussioni tra pianti, frecciatine, offese, grida e scuse più o meno sincere, ecco perché il programma perde qualche “punto”. Cubao è un insegnante di balli cubani e break dance ha una visione molto particolare delle modalità di insegnamento, ovvero, procedere a piccoli passi con grande passione, a detta del “maestro”, è quello che ci vuole per ottenere dei risultati nel mondo del ballo. Noi aggiungeremmo che questa è una massima sempre valida. Alla fine di questa chiacchierata con

Cubao, abbiamo capito che la strada di un magazine che “dà voce a tutti” è una strada giusta, quindi fatevi avanti, raccontateci le vostre storie, vostre opinioni, i vostri desideri, noi vi ospiteremo nei nostri studi e sulle nostre pagine.]

[ ] Cubao

Cubao: Copertine di Men’s Health secondo noi ha tutte le carte in regola per diventare Mr. Cover


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Foto di: Gaia Giannini, Valentina Fiorentino, Alberto Ficele.

Giovinazzo Rock Festival Attenzione. Concentrazione. Ritmo. Vitalità

Attenzione: è quella del pubblico. Ventimila o forse più, accorsi da ogni dove a riempire con la loro passione per la musica l’Area Mercatale di Giovinazzo per tre calde, festanti, bellissime sere. Tutti rivolti verso il palco. Concentrazione: è quella dei musicisti sul palco. Quella necessaria a cogliere l’energia proveniente dalla folla, non sempre così scontata quando si parla di musica non commerciale, e trasformarla nella propria coniugazione del verbo Rock, in tutte le sue multiformi sfaccettature. Ritmo: di tamburi, corde, mani, battiti cardiaci, emozioni che si alternano in quella che non è una semplice sequenza di note suonate. La dimostrazione è lì, davanti agli occhi e nelle orecchie di tutti. Vitalità: la si sente nell’aria. Invade ogni spazio e coinvolge tutti, su e giù dal palco, e rende lo sforzo di mettere su una macchina organizzativa del genere una cosa giusta e necessaria. È la mezzanotte del 27 luglio, la Bandabardò ha appena concluso il suo live a chiudere la Decima edizione del Giovinazzo Rock Festival, probabilmente la più intensa della sua già importante storia. L’Area Mercatale è ancora colma del popolo accorso a cantare e ballare sulle note dell’ultimo album, “Ottavio”, e su un’azzeccata selezione di brani

storici della banda fiorentina. Nelle teste di tutti coloro che hanno partecipato come organizzatori, ospiti, tecnici o semplici spettatori all’annuale rito in quel di Giovinazzo tre serate da ricordare. Sabato 25 luglio: “Arriva La Nuova Musica Italiana”. Il compito di aprire il decimo atto del GRF è dato a una giovane formazione pugliese: i The River da Trani, che con il loro set iniziano a scaldare la platea con la loro fusione di indie rock di stampo british e sperimentazioni elettroniche, che gli è valso il ticket per rappresentare la Puglia sul prestigioso palco di Italia Wave, prima dell’attesissimo concerto dei Placebo. Come nelle loro precedenti uscite i The River dimostrano di essere ormai maturi per poter fare il salto verso i palchi dei club e festival di tutta Italia, e perché no, tentare sortite estere. La seconda band ad affrontare lo stage viene da Palermo, con una tesi da proporre: chi ha bisogno del basso quando due chitarre possono mettere su un garage rock sanguigno e trascinante da sole? A giudicare dalla risposta del pubblico e dalla caccia al loro demo dopo il concerto, la tesi del trio dei Granpa è ampiamente dimostrata. Cambio di palco, tocca ai casertani R.F.C. (“Ritieniti Fortemente Coinvolto”) e al loro ska-punk, perfetto per animare la piazza che man mano conti-


2009

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nua a riempirsi in attesa del momento finale della serata. Non a caso quando Nitto (co-frontman dei Linea77) sale per unirsi agli R.F.C. per il singolo “Rabbia” il boato che esplode è di quelli importanti. Annunciato, arriva il clou di questa serata inaugurale: i Linea77 da Torino, una lunghissima storia di palchi calcati in tutta Europa e una botta adrenalinica pronta a investire il pubblico per tutta la durata del concerto. Le attese non vengono smentite, la band picchia duro e snocciola una scaletta che gratifica i fan e sorprende i neofiti: “66”, “Moka”, “Il Mostro”, “Inno All’Odio”, e le finali “Fantasma” e “Touch”, chiusura di ogni concerto. E c’è anche spazio per il rituale “wall of death”, immancabile in ogni concerto crossover che si rispetti. Il tempo di ricaricare le batterie, ed è già seconda serata. Domenica 26 luglio: “Nuotando Nell’Aria” È una serata dall’alto tasso emozionale quella che si apre con il set dei baresi Hobo, trio di musicisti abituati a mescolare le più diverse influenze producendo una serie di brani trascinanti ed evocativi. Rock, funk, testi maturi. Teneteli d’occhio.


Un’altra band barese li segue sul palco. Si tratta dei Fabryka, ormai una certezza da queste parti, capaci anche in un set breve di introdurci nel loro mondo fatto di sogni elettronici e vertigini d’autore. Hanno pubblicato da poco un bellissimo album di esordio, “Istantanea”, ma continuano a sfornare nuovi brani, proposti anche qui a Giovinazzo, con una maturità crescente che può portarli davvero lontano. A questo punto della serata l’Area Mercatale diventa un set cinematografico, e a fare la colonna sonora ci pensano i Calibro35, combo di strumentisti provenienti da diverse rodatissime formazioni (Afterhours, Mariposa, Collettivo Angelo Mai e altre) con un chiaro periodo di riferimento: l’epopea dei polizieschi all’italiana, dei quali ripercorrono alcune pagine fondamentali (Milano Calibro 9, Italia a Mano Armata, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto…), con pezzi inediti che richiamano le atmosfere funky dell’epoca (“Notte in


Brava GAIA GIANNINI...

Una biografia simpatica? Qualcosa che faccia ridere e che non sia monotona e attragga l’attenzione del lettore…l’unica cosa che mi viene in mente è che il mio grande sogno è fare la foto del secolo e farci talmente tanti soldi da non dover più lavorare e passare il resto della mia vita a scattare foto. Perché con la fotografia non si sopravvive a meno che non decidi di darti agli scatti matrimoniali, sempre che ti piacciano le foto in posa. Ma siccome questo non è propriamente il mio campo, fotografare non mi permetterà mai di chiedere un mutuo o comprarmi una macchina. Per il momento mi accontento di riuscire, con quei pochi soldi che riesco a racimolare, a pagare la strumentazione necessaria per continuare a fotografare. Al momento sono fotografa per il Cube che organizza concerti (per chi non l’avesse capito, perché un po’ duro di comprendonio, fotografo musicisti) e questo è molto appagante considerando la mia grande passione per la musica. Ho già pubblicato qualche foto per Square, ma sicuramente non ve ne sarete accorti, poco male: scattare per me stessa è fondamentalmente ciò che muove la mia passione. Però una botta di fortuna (per non usare un’espressione più colorita) ogni tanto capita anche a me: Rockstar ha pubblicato una mia foto del concerto di Carmen Consoli (mia foto non significa una foto con soggetto me al concerto di Carmen Consoli ovviamente). Beh per ora mi ritengo alquanto fortunata e soddisfatta, ma se qualcuno sapesse dove poter scattare la foto del secolo mi contatti pure.

Bovisa” su tutti). Probabilmente la sorpresa di questa edizione, per chi non ne conosceva le gesta, riescono a entusiasmare la foltissima platea con un live da ricordare. La chiusura di questa ricca seconda serata è tutta per una leggenda vivente del rock italiano. Ad accogliere i Marlene Kuntz una gremitissma Area Mercatale in evidente adorazione per uno dei punti di riferimento di tutta la scena alternativa. E tale attenzione è ricambiata con un concerto emozionante, che non risparmia classici, come nella sequenza “Sonica”, “Festa Mesta” e “Nuotando Nell’Aria”, seguiti dalla personale

versione del classico della P.F.M. (e patrimonio musicale della nostra umanità) “Impressioni di Settembre”, che i Marlene hanno restituito al territorio rock di appartenenza dopo lo scippo effettuato nel nome del reality show. Nella scaletta si susseguono momenti più emotivi e intimi e sferzate noise, con un Cristiano Godano in ottimo stato di forma. Quando dopo un’ora e mezza arriva la conclusione affidata questa volta a “Cara è la fine”, sembra che il concerto sia appena iniziato. Ma non basta il tempo di metabolizzare, è già il momento per la terza e conclusiva nottata del GRF 2009.


Lunedì 27 luglio: “Sogni Grandiosi” La X edizione del Giovinazzo Rock Festival giunge alla conclusione. L’attesa è tutta per la festa finale sulle note della Bandabardò, ma le tre band che li precedono sanno il fatto loro e tengono sempre viva l’attenzione di un pubblico che man mano si fa sempre più numeroso, fino a diventare una vera e propria marea. Le salentine Lola and The Lovers aprono con una manciata di divertenti pezzi di sano rock’n’roll, con un piglio molto internazionale nella scelta dei testi, del look, dell’atteggiamento sul palco.

Anche alle ragazze si augura un bel proseguimento di cammino, visto che le carte ci sono tutte. Dopo di loro tocca alla rappresentanza giovinazzese di questa edizione, Pig Mike & The Dirty Deeds, band devota all’hard rock di matrice 80’s che comprende al suo interno membri di gruppi passati attraverso le diverse edizioni di questo festival ormai così cresciuto. Si finisce citando pure gli AC/DC, e la festa va avanti. La penultima band di questa edizione è un’altra di quelle che si farà ricordare a lungo: da Bari arrivano i Camillorè, che

sotto lo sguardo monitorio di Totò raccontano le storie del mondo di Sghisghigno, dal quale provengono. La piazza risponde alla grande al loro folk farcito di riferimenti teatrali, cinematografici e musicali, che porta sul palco frizzi, lazzi, ballerine, ospiti e persino il fonico Mirko accorso dalla parte opposta dalla piazza per unirsi al coro finale de “La Vita è una Falena”. Se si sono beccati anche i complimenti di Erriquez pochi minuti dopo, un motivo ci sarà. Il Festival è quasi arrivato al gran finale. Durante l’ultimo cambio palco c’è il tempo per i ringraziamenti: alle radio


che hanno affiancato il GRF in questa edizione, RadioCentro, RadioLuogoComune e Radio T.R.I.P. (ormai partner di lungo corso del Festival); alle autorità; agli organizzatori delle prime pioneristiche edizioni del Festival, ritrovati in giro per l’Italia e portati sul palco per ricevere il giusto tributo per aver dato l’inizio a quello che era partito come un piccolo momento di sfogo della creatività giovanile locale ed è diventato nel corso degli anni un appuntamento imprescindibile per la musica alternativa, indipendente e di qualità. Sono passate le 22.30, l’Area Mercatale ormai conta più di 10mila presenze, ed è il momento per la Bandabardò. Che inizia a suonare una velocissima “7 sono i Re” e non finisce più, sollecitando una piazza che così piena e così festosa forse non si era mai vista. Non c’è attimo di tregua per chi ha voglia di ballare seguendo le note e le parole della Banda, che mette in fila estratti dell’ultimo “Ottavio” e un numero indefinito di classici tirati fuori dal cappello di un repertorio vastissimo. “Sempre Allegri”, “W Fernandez”, “Mojito Football Club”, “20 Bottiglie di Vino”, ci sono veramente tutte. Fino alla lunghissima, applauditissima, ballatissima “BeppeAnna”, che vede i 10mila saltare all’unisono e mette i brividi a chi ha la fortuna di assistere. Cercatene qualche video su Youtube, se non eravate lì, vi renderete parzialmente conto di che festa vi siete persi. Sembra incredibile, ma è tutto finito. Ci sarebbe voglia che tutto ricominci, anche subito, anche il giorno dopo. Bisognerà pazientare un altro anno, mettere su in piedi una macchina come questa richie-

de tempo e cura, e bisogna pur far ricaricare le batterie agli instancabili volontari dell’Arci 37 che ogni anno si mettono in gioco per regalare il miglior spettacolo possibile ai tanti fedelissimi e ai nuovi che si affacciano al Giovinazzo Rock, sempre più numerosi e sempre più coinvolti. Per il momento ci si godono i freschissimi ricordi di una decima edizione degna di tale importante anniversario, si sentono le vibrazioni rilasciate nell’aria da un numero imprecisato di mani che hanno applaudito, piedi che hanno saltato, voci che hanno cantato e urlato, occhi che hanno pianto, sorrisi che hanno illuminato a giorno questa città per tre lunghe ma brevi notti. E dopo un po’ ci si ferma un attimo a riflettere, perché tutto ciò diventa sempre più difficile, e c’è da lavorare sempre di più perché questa notte non sia l’ultima. Attenzione: questa volta è quella di chi deve far sì che tutto proceda per il meglio, per evitare che un giocattolo così fragile possa rompersi. Concentrazione: quella necessaria per definire al meglio ogni dettaglio, rivedere quelli da migliorare e consolidare quelli vincenti. Ritmo: quello da ascoltare costantemente, quello che proviene dal rumore della strada e dal fermento che pervade le giovani menti delle nostre zone e che va intercettato e tradotto in momenti di esplosione di creatività. Vitalità: è sempre la stessa. Nasce da tre meravigliosi giorni di luglio e vive per tutto l’anno. E mette in moto le cose. Attenzione. Concentrazione. Ritmo. Vitalità.

Arrivederci al Giovinazzo Rock Festival 2010.


[ ] 61 CYGNI

Un nuovo Sound brilla nell’ immenso cosmo musicale

61 Cygni, “La Stella Volante”, così definita a causa del suo moto proprio particolarmente elevato, è stata la musa ispiratrice per la giovane band pugliese dalla quale ne prende il nome. Formata rispettivamente da: Filippo Ferrante (voce e chitarra), Vito Angiuli (chitarra, cori) Daniele Vilella (basso, cori) e Gianluca Pellegrini (batteria), quattro ragazzi dall’animo rock miscelato ad un sound pop-melodico che richiama molto i timbri incisivi anglo-americani. Un mix perfetto per dar vita ad un progetto artistico che ha tutte le carte in regola per irrompere nel panorama musicale nazionale. Vincitori dell’ “MLK Project 2008”, promosso da Radionorba, ottengono come premio la registrazione professionale del singolo “Dentro te” (pezzo forte del loro album d’esordio che uscirà nella prima metà del 2010) e la partecipazione a tutte le tappe del Radionorba Battiti Live 2008 avendo la possibilità di condividere il palco con artisti quali: L’Aura, Tiromancino, Neffa, Gianluca Grignani e altri ancora. Dopo questa breve intro, ci precipitiamo a conoscere meglio i nostri Cygni davanti ad un buon caffè! [Square] Eccoci qui ragazzi! Allora, pronti per cominciare? [61 Cygni] Vai! [Square] Conosco già l’origine del vostro

nome, ora mi incuriosisce sapere il motivo della scelta di questa stella. Perché proprio lei? [Filippo] È semplice: al liceo, sfogliando il libro di Geografia Astronomica della quale siamo appassionati, tra i tanti nomi che erano presenti in una sorta di classifica stellare, ci ha catturato istantaneamente la musicalità di questo nome. Inoltre è una delle stelle più vicine al nostro pianeta! [Square] Quindi l’idea di formare una band trova radici nel vostro periodo liceale? [Filippo] Sì, il progetto inizialmente è partito da me e Vito, avendo anche composto diversi brani insieme. Successivamente abbiamo conosciuto Daniele e Gianluca. [Square] Dopo la formazione del gruppo, quali sono state le tappe fondamentali per il vostro percorso artistico? [Vito] Abbiamo iniziato ad esibirci in tutta la Puglia, partecipando naturalmente a vari concorsi nazionali quali ad esempio “Emergenza Rock Festival” dove siamo riusciti ad arrivare nella finalissima regionale. [Daniele] Nel Gennaio 2005 abbiamo inciso il nostro primo EP contenente i testi “Robyn”, “Tutto in un giorno” e “Tra due Ali”.


[Gianluca] Con “Robyn” , inoltre, siamo arrivati semifinalisti al “Festival di San Marino 2006”. [Filippo] Sì, questi sono i primi concorsi a cui abbiamo partecipato. L’anno cruciale per noi è stato il 2008 in cui siamo arrivati finalisti al “Marte Live Puglia” ed al “ Sun’n Sound Contest” a Milano, anche se il nostro trampolino di lancio è stato il Battiti Live di Radionorba. [Square] Già, una grande soddisfazione essere selezionati per il tour di Radionorba. [Filippo] Certo, anche perché grazie a quest’esperienza, abbiamo avuto la possibilità di conoscere grandi artisti. Ovviamente non ci siamo fermati qui! Siamo andati avanti e abbiamo raggiunto importanti traguardi infatti, il video “Dentro te” è in onda su Match Music e da poco anche su All Music; inoltre il singolo “Dentro te” è acquistabile su iTunes. [Square] Piccoli grandi passi verso il

successo! Per comprendere appieno il vostro genere, quali sono gli artisti che hanno influenzato la vostra crescita musicale? [Gianluca] Ognuno di noi ha le sue preferenze. In generale andiamo sui Red Hot Chili Peppers, Simple Plan, Coldplay, Lucio Battisti, Incubus, A perfect Circle… [Square] La maggior parte sono gruppi stranieri o sbaglio? [Daniele] Non sbagli, il nostro sound infatti rispecchia molto quello angloamericano. Ci distinguiamo proprio per questo motivo. [Square] Nei vostri testi prevale un tema particolare? [Vito] Più che ad un tema in particolare a cui si pensa quando si scrive, i testi nascono da emozioni, stati d'animo, momenti di vita quotidiana, che si cristallizzano in frasi dove le parole non sono il risultato di una ricerca linguistica, ma piuttosto la comunicazione diretta di qualcosa che si ha

[ ] 61 Cygni blog: http://www.myspace.com/61cygni61 PER I FAN: Volete scrivere direttamente ai 61 Cygni? Volete leggere le vostre domande su SQUARE?... scrivete a: info@uao4u.com e leggete il prossimo numero

l'urgenza di esprimere. [Filippo] Aggiungo che spaziano principalmente su tematiche sentimentali ma anche esistenziali. Spesso adottiamo metafore appositamente per non svelarci del tutto. [Square] In questo vostro progetto avete avuto a fianco persone che vi hanno supportato? [Daniele] Più che supportato direi sopportato! ( ridono ndr) [Filippo] Sì, abbiamo avuto la fortuna di incontrare persone che ci sostengono e che credono quanto noi in questo progetto come Antonia Fiore per la grafica e la postproduzione fotografica, Marta Consuelo Storino e Nicola Bellino per la fotografia, Lucia Ferrante e Ascanio Petrini per la produzione video, e naturalmente tutti i nostri amatissimi fan! [Square] Ultima domanda e siete liberi: Perchè la gente dovrebbe ascol-

tare i 61 Cygni? (Filippo estrae un foglietto che ha presentato durante l’esame di Stato sul “senso della vita”, con delle parole che legge ad alta voce ndr) [Filippo] “…Sono il frammento di uno specchio che non conosco nella sua interezza. Con quello che ho, però, posso mandare la luce, la verità, la comprensione, la conoscenza , la bontà, la tenerezza nei bui recessi del cuore degli uomini e cambiare qualcosa in qualcuno. Forse altre persone vedranno e faranno altrettanto." Con questo passo vorremo lasciare un alone di mistero e concedere una libera interpretazione a chi lo legge. [Square] Grazie per la vostra disponibilità ragazzi. Andate sempre avanti così con i migliori auguri da parte di Square per la vostra futura carriera. [61 Cygni] Grazie mille! Un saluto particolare a tutti i lettori di Square Magazine dai 61 Cygni!


[ ] Dialogo nel buio

[Che Milano fosse una città da vedere, una città da bere, votata alla moda, dove tutto sembra possibile e dove tutto viagga a velocità altissime, lo sapevamo già. Ma che fosse anche capace di sorprenderci ampliando le nostre percezioni rispetto al mondo esterno, questo da Milano non ce lo aspettavamo proprio. “Dialogo nel buio” è un invito a sperimentare un modo diverso di relazionarsi con la realtà che ci circonda. Un’esperienza multisensoriale in cui si è immersi completamente nel buio ed in cui la percezione delle cose, la comunicazione può divenire più profonda ed intensa quando c’è assenza dell’immagine visiva. Fondamentalmente non è una simulazione della cecità, ma vuole coinvolgere in modo diverso; e possiamo garantire che partecipazione è totale. Il pubblico a cui si rivolge l’istituto dei ciechi di Milano è estremamente diversificato: scolaresche, università, aziende, famiglie, nonché artisti, scultori, musicisti. L’esperienza offerta dallo staff di

“Dialogo nel buio” è rivolto a chiunque abbia il desiderio di riscoprire il valore dei propri sensi. La visita è un viaggio della durata di un ora e quindici minuti immersi nel buio, in cui semplici azioni quotidiane come passeggiare in un giardino o attraversare una strada, possono trasformarsi in un appassionante avventura. Una guida esperta, non vedente, vera chiave di volta di questa esperienza, conduce il visitatore lungo il percorso aiutandolo ad usare in modo nuovo il tatto, l’udito, l’olfatto ed il gusto. Questo porta a “vedere” in un altro modo e percepire in un altro modo. Al bar, ultima tappa del viaggio, guide e visitatori si incontrano per poter dialogare senza alcun pregiudizio, per poter comunicare cosa il viaggio ha lasciato dentro. Un nostro consiglio, occhio al barman, quando pagate controllate il resto, e sarà proprio lui a prendervi in giro, qui toccherà a voi nel buio più nero riuscire a capire se la somma ricevuta è corretta. Inizialmente è nata come mani-

festazione annuale, ora invece ha sede fissa ed è aperto tutto l’anno offrendo: •Dialoghi speciali, percorsi diversificati rivolti a bambini, giovani, famiglie, anziani. Laboratori di degustazione, laboratori didattici per approfondire il tema della percezione non visiva. Laboratori per l’apprendimento della lingua straniera. Laboratori per rafforzare la capacità di ascolto, concentrazione, memoria e comunicazione. Laboratori artistici dedicati alla musica, all’arte, alla scultura, al teatro, al museo tattile. •Progetti per le aziende con percorsi formativi allo scopo di sperimentare in modo nuovo temi quali il cambiamento, il lavoro di squadra, la collaborazione, la comunicazione, il marketing, la leadership. •Cafénoir è rivolto a chiunque voglia scoprire un modo insolito ed originale di dialogare con gli altri immergendosi nella straordinaria magia del buio.

Cocktail e stuzzichini esalteranno l’esperienza olfattiva e degustativa, note musicali renderanno indimenticabile questo viaggio alla riscoperta dei sensi. •La cena al buio. In un’atmosfera suggestiva e coinvolgente potrete riscoprire il valore dell’ascoltare, il bello del toccare, il piacere del gustare e il fascino del riconoscere i profumi. Ogni portata sarà assaporata rigorosamente al buio. L’evento culturale di singolare intensità è sapientemente studiato per esaltare il momento conviviale e per vivere nel buio una particolare esperienza di relazione e di comunicazione. Divertenti serate da non perdere, momenti musicali le renderanno indimenticabili. Appena arrivate a Milano, andate in albergo, rilassatevi, mangiate qualcosa in Piazza Duomo e andate a dormire. Il mattino seguente, quando siete completamente rilassati, sarete pronti per una nuova esperienza. Sicuramente vedrete Milano con degli occhi diversi.] www.dialogonelbuio.org


PART 1 Fenicotteri rosa a Milano? Ma siete impazziti? Tram, autobus, vita che scorre ad una velocità impressionante. Manifesti, gigantografie, tutto per l’immagine, tutto per una Milano da vivere!

[ ] my eyes


[ [C’N’C... tutto buio, anche le luci che illuminano il Duomo sono spente, lì nella piazza un palco ed una musica che lentamente inizia ad aumentare ritmo. Sul palco solo una porta bianca e rossa, illuminata dall’interno pronta a mostrare uno spettacolo come non si vedeva da venticinque anni. Trussardi venticinque anni prima di C’N’C, ed ora Ennio Capassa con la sua linea che reinventa il

Milano loves fashion

vintage, plasmandolo per le ultimissime generazioni. Un misto di anni settanta con sfaccettature aggressive tipiche del nostro modo di vivere. La Milano da bere ha ritrovato un nuovo splendore e se la “crisi” non molla la presa, Milano reagisce con forza senza risparmiare un colpo. Marco Balich, regista delle olimpiadi di Torino, cuce un gioco di luci, fiamme e fuochi pirotecnici come un opera di alta

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sartoria per il pubblico di Milano, che risponde con una massiccia presenza a gremire la piazza. Sono stati stimati cinquantamila persone sotto il Duomo ad assistere alla manifestazione della C’N’C. Musica, ballo, teatro, passando dai “The Kills” a “Kruder & Dorfmeister”, “Ulik”, “Snob” ed una splendida Eleonora Abagnato e noi di Square non potevamo mancare.]


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Nautica luxury for many

Il “lusso” negli anni ha cambiato target, gli “status symbol” si sono evoluti. La nautica resta un punto fermo nel lusso. Nelle pagine che seguiranno c’è il desiderio di chiunque voglia solcare i mari con stile, dove le rifiniture sono oltre ogni immaginazione, dove la perfezione è all’ordine del giorno. Queste imbarcazioni fanno del mercato un elemento che non conosce flessioni, con costi esorbitanti continuano a trovare un mercato florido in continua crescita che non conosce frontiere. Dubai con Team for Design lavorano alla realizzazione di uno superyacht lungo 130 metri con lo scafo in acciaio e sovrastrutture in alluminio. L’architetto Enrico Gobbi ne è il direttore e nella sede europea svilupperà 150 metri quadri di appartamento armatoriale dotato di terrazza panoramica, salone e piscina privata, 42 ospiti in nove Vip suite e 11 cabine doppie. All’interno dell’imbarcazione tra le più lussuose ci

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saranno ascensori trasparenti e spettacolari cascate d’acqua che scorrono dal ponte più in alto al ponte più in basso. Se questo non vi convince che la nautica non ha flessioni di mercato tali da far desistere i costruttori alla realizzazione di tali opere, il superyacht ha rifiniture in ebano, avorio, pelle e acciaio, e giusto per evitare di restare a piedi, due piattaforme per gli elicotteri, e quello di poppa può essere stivato al ponte inferiore. Questo è solo un esempio delle produzioni nautiche. L’arredo è perfetto e ricercatissimo, i dettagli sono perfetti con i materiali di maggior pregio e la tecnologia è incredibile. C’è chi crede che il primo superyacht abbia stupito, ma che con dieci o venti vari l’anno di imbarcazioni di un tale valore emozionarsi diventa difficile. Noi continuamo a vedere delle spettacolari creazioni, perfetto connubio di lusso, stile e desiderio.


Jeanneau, cantieri navali leader mondiali nella produzione di imbarcazioni a vela ed a motore. La passione per il mare mira a fornire ai propri clienti imbarcazioni dalle elevate qualità marine, condensando in ogni produzione, in ogni progettazione oltre 50 anni di storia. Fondata nel 1957 da Henri Jeanneau, oggi oltre 2.000 dipendenti e 400.000 metriquadri, in cinque stabilimenti producono seimila imbarcazioni l’anno. La forza di un gruppo che espande la propria rete vendita capillarmente in ogni costa

italiana ed estera. Jeanneau si è imposto come uno dei più grandi cantieri nel mondo certificato secondo le norme di qualità ISO 9001 ed ambientali ISO 9001. Per creare e sviluppare una gamma PRESTIGE, non sono bastati semplicemente passione, ma è stata l’eccellenza e la tecnologia mescolata ai migliori progettisti nautici francesi, italiani ed americani. Un occhio particolare viene rivolto all’ambiente, tutte le fasi di lavorazione hanno abbattuto l’uso dei solventi dal 60% al 4%. Clienti attenti

al tema della preservazione della terra sicuramente apprezzeranno un tale sforzo ed impegno da parte dei cantieri Jeanneau.

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Sea Force One: nomen omen. Dietro a un nome tanto dissacrante non poteva non nascondersi una barca fuori del comune. Molto fuori. Una barca che ha già conquistato i vertici della top ten stilata dagli addetti ai lavori. Captain Magic non c’è via di scampo, il colpo di fulmine (con la barca!) è assicurato. Visto da fuori questo Admiral di 54 metri, varato giusto un anno fa, è un rigorosissimo scafo nero, dalle linee possenti, eleganti e un po’ militaresche, che lascia presupporre interni altrettanto algidi e rigorosi. Invece, appena saliti a bordo, si viene travolti da un’orgia di emozioni, di sensazioni e di contrasti in cui è più facile perdersi che trovarsi; e che non è il caso di soffermarsi a capire, meglio viverli senza preclusioni. Come senza preclusioni va vissuto Captain Magic, la cui vera identità è del tutto irrilevante perché questo affascinante ragazzo dalle movenze feline che lavora nell’alta finanza britannica quando sale a bordo si spoglia dei cliché e degli schemi abituali per vivere liberamente le sue emozioni e le sue passioni e per dare corpo ai suoi desideri e proiettarli nell’immaginario collettivo, perché tutti possano sentirsi un po’ Captain Magic (e quindi armatori di questo gioiello) almeno una volta. È stato lui, aiutato da Luca Dini, a modellare l’anima di questa barca; a trasformarla in un romanzo d’avventura in cui immergersi per ritrovarsi catapultati in un mondo immaginario e fantastico, improvvisamente diventato reale. Anzi, per dirla con le sue parole: «Senza Luca questa barca non avrebbe mai potuto essere quello che è: lui ha saputo interpretare la mia anima e per farlo ha necessariamente limitato la sua». Ma che cos’ha di così straordinario il Sea Force One? Opere d’arte a profusione intorno a cui la barca è stata concepi-

ta (e non il contrario come invece accade di solito); tecnologia da vendere e contrasti netti e affascinanti che riprendono la filosofia orientale dello ying e dello yang, due elementi opposti che trovano il loro equilibrio armonizzando le loro differenze. Ma tutto questo non basterebbe a spiegare le emozioni e il senso di coinvolgimento che si provano quando si è a bordo. A risolvere l’arcano è lo stesso Captain Magic. «Questa barca è un gioco. Per me è un po’ come la mia isola che non c’è, il mio vascello fantasma dove rifugiarmi», spiega con un sorriso. «Ma è soprattutto la mia avventura più emozionante, quella in cui ho messo davvero la mia parte più vera e che ora mi ripaga dando emozioni agli altri». Spesso, Cap Magic si presenta ai suoi ospiti con abiti a tema e il viso nascosto da una maschera mezza bauta e mezzo teschio, in ossequio al mondo piratesco e al suo desiderio di libertà. Ma guai a considerare questo “travestimento” come un vezzo, un modo per cercare gli onori delle cronache. Magic è il Capitan Harlock del nuovo millennio. E come per il personaggio creato da Leiji Matsumoto anche per lui il teschio, che è il leit motiv di tutta la barca, è una bandiera che vuol dire libertà. Libertà di essere se stessi senza dover interpretare i cliché che ci vengono cuciti addosso, libertà di trasmettere agli altri le emozioni provate a bordo. Emozioni che entrano dentro di noi senza far rumore; che sono talmente forti da essere difficilmente riconducibili a un’idea precisa e ancor più difficilmente esplicabili. Ma che lasciano una certezza, o almeno l’hanno lasciata in chi scrive: dopo 15 anni di visite a megayacht e incontri con armatori, Sea Force One è la mia barca del cuore e Captain Magic il mio pirata d’elezione. Giuliana Fratnik

[ ] Filosofia e magia


[ Un solo desiderio ] In aprile, uno splendido desiderio è stato esaudito, un evento di beneficenza “fish for a wish”, per una prestigiosa organizzazione no-profit “Make a Wish” che dedica il proprio impegno al miglioramento della vita dei bambini che soffrono, esaudendo i desideri di bambini tra i 3 ed i 17 anni affetti da gravi malattie, per portare loro un momento di gioia e di speranza. Per un bambino gravemente malato, vedere che il suo desiderio si realizza, significa capire che nulla è impossibile, recuperare speranza e forza per continuare a lottare, significa dimenticare per un attimo di essere malato e tornare ad essere semplicemente un bambino. Una frase bellissima su www.makeawish.it. " … e quando pensi di essere arrivata al punto più basso e ti sembra di non farcela davvero più, ricevi una telefonata da Make-A-Wish, e ti chiedono quale desiderio potrebbe renderti felice. Ecco, in quel momento dimentichi tutto, non ti senti più uno straccio, e di colpo ritrovi la felicità e l’entusiasmo che avevi dimenticato. Io sarò loro grata per tutta la mia vita". Gabrielle Farnace (wish child) I vincitori dell’asta hanno potuto godersi una giornata di pesca a bordo di un Betram nuovo di zecca e la vista di Miami al tramonto. Che dire se non BRAVI!]

Navy Seals

[Master Compressor Diving Chronograph Gmt Navy Seals, tenuta stagna fino a 1.000 metri. Stigma definitivo della suprema tecnologia dalla Maison di Le Sentier con un accordo con le forze speciali della Marina degli Stati Uniti d’America hanno forgiato un splendido esemplare di altissima tecnologia.]


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Sportive senza panico

[Pensate all’auto sportiva più potente che esista, quando si fantastica sulle auto, si pensa ai cavalli, alla velocità, alle prestazioni, e ci dimentichiamo dei consumi. Quando si possiede una supersportiva come una Leopard 46M, della famiglia Picchiotti, un’azienda con 400 anni di storia alle spalle, forse è meglio

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scordarsi dei consumi. La coupé del mare ha 3 motori waterjet della Rolls Royce abbinati ad altrettanti motori MTU ciascuno da 2.400 HP. Con questa motorizzazione alla velocità di 30 nodi, si consuma 1.200 litri di carburante ogni ora per un’autonomia di 700 miglia nautiche.]

[dal 1972 ed oltre] [Micromeccanica accuratissima, amore per il mare ed un Royal Oak Offshore, un connubio indissolubile ed anche se reinterpretato dalla prima versione del 1972 resta l’orologio sportivo per eccellenza. La cassa in titanio finemente decorata a mano in ogni sua parte. Un must immancabile per lo spirito sportivo legato al mare.]


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Dreams and wind

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[La vela paragonata alla libertà, alla possibilità di godere del mare spinti solo dal vento. Fermarsi negli anfratti più nascosti e trovare quelle spiaggette nascoste. Mille racconti e immagini suggestive sono raccolti nelle pagine di internet, noi vi proponiamo un piccolo sogno, “Sun Odyssey 49i”. Ma non pensiate che la vela è sinonimo di relax quindi non possa offrire sensazioni forti. Immagini, video e reportage dalle regate che fanno venir voglia di partecipare attivamente. Vi invitiamo a leggere “Navigare oltre le barriere”, testo di Enrico Grappasonni, pubblicato su Nautica 502 di febbraio, del quale vi proponiamo un pezzettino. “Intanto il mare si andava formando e il vento aumentava la sua forza; lo vedevo dalla forte inclinazione laterale della

barca che invano cercavo di bilanciare con i miei 78 chili di peso, restando appollaiato sopravvento sul bordo interno della falchetta sopra la panca del pozzetto, lo sentivo dal lacerante sibilo sulle sartie che, sopravvento, erano tese come corde di violino, mentre l'albero si fletteva verso poppa quasi a voler scaricare la forte pressione della randa gonfiata dal vento. Guardavo con viva

apprensione quelle strutture dalle quali dipendeva il successo o la catastrofe della mia impresa e allora mi impegnai fermamente a non commettere alcun errore, ma in cuor mio pretesi che la barca non mi tradisse. Si era stabilito un rapporto di interdipendenza tra me e la mia barca, per il quale nessuno dei due sarebbe potuto arrivare sano e salvo in nessun posto senza il totale concorso dell'altro. Era venuto il momento di ridurre

ulteriormente la velatura (forse avrei dovuto farlo prima), ma la manovra che in condizioni normali e soprattutto di luce non presentava difficoltà, in quelle condizioni era alquanto pericolosa, considerato che la barca lasciata senza governo sia pure per pochi secondi, si sarebbe traversata al mare, con possibile rischio di capovolgimento. Quindi occorreva la massima attenzione e soprattutto una grande rapidità di esecuzione.” Perdetevi nei racconti del mare, sognare non ha prezzo.]


[ ] Tecnologia

[Ora vi vogliamo proprio stupire, per chi non conosce il mondo della nautica, vi forniamo qualche piccola notizia tecnica di questi gioielli del mare, perché non stupisce solo la loro bellezza, ma soprattutto la loro tecnologia. Vogliamo puntualizzare che le indicazioni tecniche sono generiche e che i cantieri, in continua evoluzione ed implementando la conoscenza a veloci-

tà impressionanti, rendono decisamente variabili ogni dato. Un’imbarcazione da nove metri può avere un serbatoio da 500 litri, mentre uno yacht da sedici metri può avere un serbatoio di 1700 litri circa. Qui non parliamo di superyacht, ma di yacht alla portata di tutti o quasi. Queste caratteristiche sono particolarmente interessanti quando magari andiamo ad analizzare un 725 S

Range della Azimut|Bennet uno yacht da ventitre metri con due motori da 1800mHP che sviluppano una velocità di 40 nodi ed un serbatoio di quasi cinquemila litri. Immaginate il costo di un pieno! Se questo non vi stupisce, pensate che l’impianto elettrico della vostra casa è di 3Kw quello di uno yacht medio è di 12Kw, nei superyacht sale oltre ogni immaginazione.]


Un risveglio con il sorriso?... Noi di Square magazine siamo stati coccolati da Nicola e Matteo, ci hanno svelato le bellezze di Milano, ci hanno mostrato un lato della cittĂ  che non conoscevamo... ...un consiglio? Fatevi coccolare. Noi ci torneremo per affrontare la sfida “Milanoâ€? partendo con il piede giusto.


[ ] “BASTA DIVORZIAMO!” “MA NO BALLIAMO!” La terapia di coppia è nel ballo

Partendo dal presupposto che anche Nietzsche è del parere che “bisogna avere un caos dentro di sé per generare una stella danzante” ed eliminando tutto l’aspetto filosofico che questa frase può contenere, arriviamo a conclusione, ancor prima di cominciare che qualsiasi tipo di caos sia presente in noi, può essere sufficiente a far uscir fuori il nostro impulso ballerino. Il movimento ce l’abbiamo tutti perché geneticamente insito in ciascuno di noi (che poi sia fluido o tronco, passa in secondo piano). Ai bimbi piccoli basta far ascoltare un po’ di musica per farli muovere spontaneamente. L’istinto del ballo non è altro che una componente umana insopprimibile che come le altre arti esprime il bisogno di oltrepassare l’esperienza quotidiana in manifestazioni che esaltano l’individuo e la collettività. Si può ballare da soli o in gruppo, a coppia o in massa (come in discoteca), ma l’Italia da qualche anno a questa

parte ha scoperto maggiormente il piacere del ballo di coppia perché ridona benessere e salute. In fondo il ballo di coppia ha origini molto antiche ed ha sempre avuto valenze sociali. L’atmosfera di corteggiamento che si crea tra i due protagonisti è giocoso e romantico al tempo stesso, un’alternarsi di complicità e feeling contornati dal sottofondo musicale a discrezione della coppia. Il mondo del ballo è molto vario e ce n’è per tutti i gusti. Bei tempi quelli del boogie woogie e del rock’n’roll acrobatico oggi sfociati maggiormente nelle danze caraibiche (salsa, bachata, merengue, mambo e rueda) perché più dinamiche e praticabili. Per chi si sente più portato e ama le cose più complicate ci sono sempre le danze latino americane (samba, cha-chacha, rumba, paso doble e jive) altrettanto dinamiche ma più tecniche o le danze standard, i balli da sala e il liscio unificato sulle note di Frank Sinatra, Frédérick Chopin, Johann Strass figlio, Elvis Presley o Michael Bublé. La pratica della danza può risultare benefica a tutte le età, assumendo a seconda del livello di impegno la caratteristica di disciplina sportiva, ginnastica dolce o una semplice terapia motoria. Può essere considerata a tutti gli effetti un’attività sportiva completa perché richiede l’utilizzo di ciascun muscolo del corpo, assicura un buon tono muscolare, ci insegna a gestire la respirazione e soprattutto ad ascoltare ciò che ci circonda (musica in primis). Ballare scarica lo stress e mantiene in forma mente e corpo. Se poi con quest’ultimo impariamo anche a

comunicare, scopriremmo come è bello migliorare la relazione di coppia. Dilettandoci in qualche passo di danza, possiamo imparare non solo a conoscere noi stessi ma soprattutto a conoscere meglio il partner, avendo trovato così un modo creativo e fantasioso di entrare a contatto con lui/lei. Immaginate la fusione tra l’uomo che guida, deciso e virile e la donna che segue, recettiva e docile, vibrante, leggiadra come una farfalla, intensa e drammatica se si balla un tango, frizzante e sensuale se si balla un cha-cha-cha o elegante e superba in un giro di valzer. Ballare, con regole da rispettare, sia in coppia che in gruppo, diventa una sana autoterapia ossia una cura per chi vive nelle difficoltà della nostra era moderna. Se risultati si vogliono ottenere, è bene farsi seguire da esperti professionisti del settore e non da chi si improvvisa tale scegliendo accuratamente anche le giuste strutture. I miracoli non sono garantiti ma una svolta è possibile averla rincorrendo il nostro ego che col movimento fisico e i giusti stimoli psichici, clonano il gusto di ritrovare sollievo divertendosi insieme. Provare per credere! di Stefania Corsano


[ ] Pocket news bytelove.it

Che ora è?

Il famigerato tasto Any Key. Il computer vi ha mai chiesto "Press Any Key To Continue"? Ma per quanto abbiate cercato, non siete mai riusciti a trovare il tasto Any. Eccolo qua, finalmente. Il tasto Any Key ha il retro autoadesivo in modo da poterlo facilmente incollare su una tastiera o una qualsiasi altra superficie. Il tasto Panic ha il retro autoadesivo in modo da poterlo facilmente incollare su una tastiera o una qualsiasi altra superficie.

Vi sentite più a vostro agio utilizzando un telefono di vecchio stile per fare telefonate via Internet? Allora buttate via le cuffie e iniziate a rispondere alle chiamate Skype con un vero e proprio ricevitore. Funziona tramite USB e rimpiazza le cuffie in tutto e per tutto, tant'è che sarete costretti a tenerlo poggiato all'orecchio voi stessi.

Monumento alla lampadina

Questa T-Shirt con orologio digitale incorporato è il mezzo ideale per prendervi gioco dei colleghi a cui piace far continuare le riunioni all'infinito. È anche un ottimo espediente per farsi notare con stile, per esempio nelle feste. Inoltre saprete sempre che ora è. E se non riuscite a leggervi il petto da soli, potete far leggere l'orario a un amico.

Quando non sapete che tasto schiacciare?

VoIP dei vecchi tempi

X-ray ready bag

Dal momento che la lampada a incandescenza sta andando sempre più fuori fase, è giunta l'ora di erigere un monumento per questa invenzione geniale. Non si tratta soltanto di un monumento alla memoria di un'era che presto apparterrà al passato, ma anche e soprattutto di un vero e proprio oggetto di stile. La decorazione ideale per dare alla vostra casa quel raffinato tocco geek. Il blocco luminoso è una vera e propria lampadina riempita con pigmenti fotoluminescenti (cioè che si illuminano al buio) incastonata in un blocco di resina di acrile. I pigmenti assorbono la luce e la riemettono lentamente sotto forma di una luminosità delicata. Ne segue che non c'è bisogno di cavi, né batterie né LED. Chimica allo stato puro.

Qui c’è poco da nascondere, la vostra busta della spesa rivela il contenuto della giornata di shopping, ma non usatela in aeroporto a meno che non vi piaccia diventare intimi del controllo passeggeri.

Memoria USB camuffata

Per quelli che preferiscono un look post apocalittico: una memoria flash USB 2.0 da 1 GB camuffata da cavo USB rotto. I vostri colleghi alzeranno il sopracciglio vedendo il cavo USB “rotto” che penzola dal vostro laptop.

Luce solare sottaceto

Tra i geek circola una storia secondo cui un tempo la luna era talmente luminosa da oscurare tutte le stelle nel firmamento. Un giorno un geek fu contattato su IRC dal suo stesso spirito che gli comunicò il nome di questo mito: Sole. Subito dopo la comunicazione fu interrotta. Animato dalla curiosità e aiutato da una schiera di scienziati pazzi, il geek riuscì a costruire un dispositivo che raccoglie e conserva questa insolita radiazione durante il giorno per riemetterla durante la notte in dosi più basse. Il risultato fu la Boccia Solare, e tutti ne gioirono e furono felici. Con una carica la Boccia Solare resta luminosa per 5 ore. Per caricarsi ha bisogno di luce solare diretta, quindi il tempo di funzionamento può variare in base alla stagione e le condizioni atmosferiche.


[] Anna


[ ] Sei pronta per diventare una modella

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e vediamo cosa sapete fare!


[ ] Controeditoriale

Aprite gli occhi

Siamo sempre i soliti daltonici, non riusciamo proprio a distinguere il bello, il benfatto. Sempre più seguaci del motto “ciucci e presuntuosi”. Siamo tutti un po’ come Icaro, lì pronti a scimmiottare ciò che gli altri fanno, illudendosi che quel vento che ci muove i capelli sia per la nostra ascesa. Mi dispiace, sarà meglio che apriamo bene gli occhi, quel vento è il nostro precipitare. Le nostre ali si sono scollate e ora non ci resta che la caduta. La cosa strana è il disinteresse per ciò che accade, è il vento che ci interessa. La caduta di stile è sempre seguita da un generale degrado di tutto ciò che ci circonda. Incolpiamo i cinesi perché lavorano in condizioni impossibili e sosteniamo che non hanno alcuno stile, che ci copiano, che non sanno realizzare nulla di originale. Sarà poi vero? Sembrerà strano, ma la produzione di moltissime aziende italiane proviene dalla Cina, i nostri industriali, fanno un po’ il doppio gioco, demonizzano i cinesi e la loro manifattura, per poi ritrovarli lì a creare i nostri prodotti, a cucire i nostri capi di abbigliamento, ad assemblare le nostre cucine, i nostri cellulari, i nostri computer, e via così all’infinito. Tanto l’importante è che ci sia il marchio “Made in Italy”. Allora non gioco più! Non ci sto. Non posso degradare il mio lavoro, non svaluterò il mio ingegno e la

Una nuova guida per un grande progetto, Matisse De Laurentis ha preso a cuore il nostro magazine ed ha promesso di fare ciò che un team intero non può. Molto è stato fatto e molto ancora c’è da fare per raggiungere i traguardi che ci siamo prefissati. Siamo certi che la direzione è quella giusta.

mia creatività. Allora ripartiamo da zero, dimostriamo cosa significa essere Italiani con la “I” maiuscola. Dimostriamolo con ciò che abbiamo da offrire, non solo ciò che è stato in passato. Dimostriamo che anche il prodotto più piccolo è un vero “MADE IN ITALY” con tutte le lettere maiuscole, lasciamo agli altri le lavorazioni scadenti o il compito di copiare. L’Italia è da sempre sinonimo di indiscusso dell’eccellenza, anche se da qualche tempo questa qualità è divenuta un po’ opaca. Noi di SQUARE guardiamo ai magazine come Vogue, BMM, Numéro, Rodeo. Noi vogliamo che la nostra rivista diventi importante, che venga letta e non solo sfogliata, vogliamo che voi lettori la consideriate vostra, che ne facciate un megafono per far udire la vostra voce, che diventi un faro per farvi vedere, che sia una certezza nei momenti di crisi, che sia un vanto tutto Italiano agli occhi del mondo. Votatela su issu, spargete i contatti, leggetela e fate in modo di partecipare attivamente a qualcosa che ha preso vita qui a Trani, che ha contagiato Milano, e che con grande forza guarda a tutti gli Italiani. Questo è il nostro magazine e vogliamo puntare in alto, quindi aprite bene gli occhi e scegliete... ...l’eccellenza è proprio qui!


ottobre 2009

Joseph e i lillipuziani Una chance per il mondo Gabriele Rigon Giovanni Albore Mariagrazia Formisano Facebook world Giovinazzo Rock Festival 61 Cygni Dialogo nel buio C’N’C @ Milan Luxury & Sea Ordinaria malasanità Il Ballo

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SQUARE || num. 11 - Ottobre 2009