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The Rondini’s Time 3 Marzo 2012 €1,00 anno I mese I giorno I

E gli anziani a cosa servono? Stanno lì, guardano attenti. Dentro una casa di riposo c’è odore di vecchio. Dentro una casa di riposo sembra che tutto ormai sia passato, la vita con i suoi anni felici. Alcuni sono rannicchiati su se sé stessi, quasi vogliano isolarsi, quasi vogliano sentire, percepire di nuovo sulla loro pelle il profumo, l’aria degli anni passati. Altri recitano il rosario, pregano, forse in vista di ciò che li aspetta. Altri non possono, non parlano più ormai da tanto tempo. Lo sguardo fisso al pavimento. Sembra perdersi in qualcosa che tu non puoi capire. Ricordi, emozioni, sentimenti, racchiusi in esseri lasciati, alcuni abbandonati dentro una casa di riposo. Altri finiti lì per la solitudine. Essere lì opprime. Pensi che mai vorrai finire come loro. Ma poi, quando inizi a parlargli, quando inizi ad intrattenerli cantando qualche canzone, quando vedi quella signora rannicchiata su sé stessa, che non può più parlare, battere le sue fragili manine, tu in quel momento scopri un mondo nuovo, un mondo che mai ti saresti immaginato. Il mondo degli anziani. Parlano, scherzano, ballano, fanno con te persino il trenino sul ritmo di una canzone giamaicana. Ma soprattutto raccontano, e fanno rivivere in te ciò che hanno vissuto. Ti fanno rivivere tutto con i loro occhi che brillano, che corrono nei ricordi come cavalli.

R’s Time

Crisi, crisi e ancora crisi! Anno nuovo, vita nuova. Quante volte abbiamo sentito pronunciare questa frase? Quest’anno anche per l’Italia, per il nostro paese, si è aperto il 2012, e come già anticipato una vita più dura apre le porte agli Italiani. Nuove misure, tagli, riforme, ci aspettano per cercare di riportare a galla il nostro paese, che già da qualche tempo è affondato trascinato dal grande e pesante macigno del debito pubblico. Saremo in grado di affrontarle? Non possiamo avere ancora voce in capitolo, ma in ogni caso queste misure ce le stanno iniettando dentro con o senza la nostra volontà. E in tutto questo i politici, deputati, parlamentari, senatori, dove sono? Si nascondono all’appello. Tutti siamo chiamati a fare sacrifici in questo duro periodo di crisi, e anche loro devono fare la loro parte. Continua a pag. 2

E allora li senti vicini, li senti uguali a te. Vivi! Non sono un peso. Non sono i numeri di una pensione. Sono il sapere, sono la tradizione, sono la gioia. Ma soprattutto sono il futuro, il futuro di ognuno di noi. Anche noi prima o poi saremo anziani, saremo vecchi. Si, vecchi! Perché vecchio non significa essere un qualcosa da buttare, da cancellare. Significa essere custodi del passato. Custodi di un mondo che non può essere dimenticato. Gli anziani non servono per.. Non sono utili per.. Loro sono. Sono le radici del nostro presente. Perché l’albero del presente non è nato di punto in bianco. Prima ha messo radici, e quelle radici sono proprio gli anziani. Cancellarli significherebbe cancellare non solo il passato, ma anche il presente. Un albero senza radici cade. Ma gli anziani sono anche detentori della speranza, di una speranza viva, non color verde, ma color rosso fuoco. Difficile a credersi, vero? Ma sono proprio loro a nutrire la speranza, la speranza per noi, nuova generazione. Noi giovani color rosso fuoco. Sperano che ce la faremo, che ce la faremo a vivere una vita piena, continuando a vivere anche per loro. Continuando a vivere con ciò che ci hanno insegnato, con ciò che ci hanno trasmesso. Gli anziani sono parte della nostra vita, per questo ritenerli un peso come in molti fanno sarebbe ritenere un peso anche noi stessi. La vita è un passaggio, è veloce come un soffio di vento e anche noi prima o poi metteremo radici, e a quel punto non vorremo essere calpestati. Come oggi non lo vogliono gli anziani. Sono da proteggere non da calpestare.


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Crisi ad Alcamo: come reagiamo? Già da diverso tempo si parla dei tagli agli stipendi dei parlamentari Italiani, i più alti d’Europa. Proprio per verificare questa non trascurabile informazione, Giannini insieme all’Istat per ben quattro mesi ha lavorato al fine di scoprire la verità, e così il 31 dicembre 2011 si è visto che il profitto netto dei nostri parlamentari è maggiore di quello degli altri colleghi Europei. E allora? Tagli,tagli e ancora tagli. È giusto muoversi verso questa direzione. Infatti non solo vengono pagati con stipendi che un normale cittadino sognerebbe, ma per di più hanno schiere di addetti al loro benessere e ai loro comodi che vengono pagati con stipendi altrettanto allucinanti. Auto blu, barbieri, viaggi a costo zero, tutto questo forse sta per finire, ed è giusto così! I Parlamentari sono lavoratori come tutti gli altri cittadini Italiani, con la differenza che la politica viene retribuita con stipendi e vitalizi molto più alti. E allora la domanda sorge spontanea, essere un parlamentare è più complesso che essere un medico, un avvocato, un’insegnante e così via? Beh, no! Sappiamo infatti che l’assenteismo al Parlamento raggiunge percentuali elevatissime,basti pensare che l’ex premier Silvio Berlusconi ha raggiunto il 98,5% di assenze, ma questo è solo un banale esempio! Non è corretto pagare così tanto uomini che in realtà il loro lavoro non lo svolgono affatto. Bisogna poi ricordare il numero di deputati in parlamento, pari a ben 650,con l’aggiunta dei senatori che ammontano a 350 e dei senatori a vita e di diritto. Tanti uomini che forse non sono poi così necessari per l’Italia: perché allora non diminuire il loro numero? Restringere gli stipendi è un primo passo, ma restringere direttamente i parlamentari sarebbe un balzo. Bisogna partire da poco per aiutare tanto l’Italia, ma bisogna realmente partire. Il governo Monti si sta impegnando e forse a breve i risultati si vedranno, almeno si spera, anche nei tagli dei vitalizi. “Togliere il vitalizio è istigazione al suicidio!” Ha affermato Alessandra Mussolini che non pensa alle migliaia di famiglie che questa crisi la vivono e vivranno sul serio, a differenza sua, e senza pensare al suicidio. Alessia Vuturo

30, 50 e 70. No, non stiamo dando i numeri, sono semplicemente gli sconti che già da qualche tempo a questa parte si vedono sulle vetrine ad Alcamo, anche ben prima del consueto periodo di sconti. Oltre agli sconti queste però sono anche le percentuali dei ribassi delle vendite dei nostri commercianti alcamesi dall’anno scorso a oggi. Prima si era sempre cercato di “camuffare” questa crisi, dicendo che l’avevamo superata o che, addirittura, non c’era mai stata nessuna crisi. Ma anche solo guardandoci attorno, nella nostra piccola città, potevamo ben accorgerci che le cose non andavano esattamente come le dicevano. E oggi, nel 2012, ne paghiamo le conseguenze, infatti più del 50% dei commercianti alcamesi ha subito notevoli ribassi nelle vendite (vedi grafico qua accanto), la gente è del tutto sottomessa al carovita e non riesce a mantenere il tenore di vita precedente e, forse per questo, non riesce a rinunciare al comfort e al relax, a cui invece dovrebbe rinunciare, ma cerca di rinunciare a beni di prima necessità. Ormai ci siamo dentro a questa crisi, come in un limbo, non possiamo più uscirne, o almeno non per ora. Dobbiamo fare dei grandi sacrifici anche solo per tentare di uscire da questa grande crisi nascosta per tanto tempo, forse è proprio perché è stata nascosta per così tanto tempo che ci troviamo in questa situazione: coperti di tasse, debiti e senza saper rinunciare alle più piccole e futili necessità. Forse si poteva fare qualcosa prima, forse si doveva fare qualcosa prima, forse dovevamo evitare che ci derubassero senza che noi neanche ce ne accorgessimo. Forse, forse e ancora forse! Ma ormai è troppo tardi e possiamo, dobbiamo lottare affinchè, anche nella nostra piccola città, non si ripeta sempre lo stesso copione che ormai è stato recitato tante, troppe volte negli ultimi anni, probabilmente, questo copione è ora un film di successo, un cult, ma bisogna che le cose cambino! In Italia, in Sicilia, ad Alcamo, a casa nostra!! Giulia Cascio


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Liberalizzare, che felicità! Liberalizzazioni. Il governo Monti si è aperto con questa parola: liberalizzazioni. Finalmente dopo anni di finte e inutili riforme si sta cercando, quantomeno di fare qualcosa di giusto. Ma davvero Monti sarà il novello Robin Hood che ruba ai ricchi per dare ai poveri? Se continuerà così ci verranno seri dubbi che rubi ai poveri per dare ai ricchi, certe liberalizzazioni sono certamente necessarie, come, ad esempio quelle di farmacisti e notai o di chi, di certo, non ha problemi ad arrivare a fine mese. E allora perché in parlamento è arrivata la proposta di liberalizzare i tassisti? Una categoria, che specie nelle piccole città, non sa se arriverà davvero a fine mese. La liberalizzazione dei tassisti consiste nel dare licenze a più persone, ovviamente sostenendo un esame, ma i furbetti, che pur di guadagnare danno le patenti, patentini e licenze, ci saranno sempre e di sicuro non si faranno sfuggire questa occasione d’oro. Immaginate: un turista straniero che è venuto a farsi le vacanze a Roma decide di prendere un taxi, sale dice dove vuole andare e il tassista inizia a guidare, a un certo punto però si accorge di aver sbagliato strada, allora cerca di rimediare, gira, rigira, che rigira e si perde completamente. Una situazione comica, vero? Beh, ditelo al turista straniero che è rimasto a piedi in una zona sconosciuta di città sconosciuta di un paese di cui non sa neanche una parola di quella lingua. Benvenuti in Italia!

Il blocco TIR non blocca la violenza. Deserto. O quasi. Le oasi sono chiuse. Le pompe di benzina, le oasi delle nostre macchine sono in blocco. Gli scaffali dei supermercati semi vuoti. È la scena di un film? No, semplicemente la realtà di un piccolo paese siciliano. Un piccolo paese che come il resto della Sicilia qualche giorno fa è stato mandato in Stand- by. Siete rimasti anche voi bloccati, con la macchina in garage, senza una goccia di benzina? Avete visto anche voi i camionisti accampati con i loro bestioni ai margini delle strade? Beh, quasi sicuramente se siete siciliani, ma altrettanto sicuramente se abitate in qualche altro paese d’Italia. La “rivolta dei Forconi”, bomba con miccia in Sicilia, è poi scoppiata anche nel resto d’Italia. Ha inginocchiato l’Italia. Un’Italia che a stento si regge in piedi. Centinaia di camionisti hanno protestato creando file interminabili di Tir. Tir che sembravano bestioni pronti ad attaccare. Attaccare le macchine che volevano passare. Ben venga la protesta quando è sana. Ben venga la protesta quando non sfocia in violenza. Se da un lato i camionisti hanno dato veramente una scossa ad un paese che ormai non rispondeva più alle loro chiamate, dall’altro, hanno creato una protesta forzata per coloro che volevano continuare a svolgere il loro lavoro. Tante infatti, le minacce a camionisti che volevano passare il blocco. Gomme tagliate, Tir afflosciati su un fianco, mezzi per la raccolta rifiuti ormai inutilizzabili. Tronchesi alle mani, così si presentano i violenti della rivolta. I violenti repressi soltanto dalla polizia in tenuta antisommossa. È sacrosanto il diritto di protestare, ma la violenza e l’illegalità sono inaccettabili. Non risolvono niente sul piano della protesta, creano soltanto confusione, scompiglio, disagi. Lo sciopero “selvaggio”, è stato in grado di smuovere il nostro governo, è stato in grado di dar vita a trattative reali, e non campate in aria. Ma come dice lo stesso significato dell’aggettivo “selvaggio” è, ed è stato espressione di una società ancora primitiva oltre che fuori dagli schemi, dalle regole. La violenza è primitiva. La violenza ai tempi del Paleolitico era accettabile, ma ora siamo in grado di pensare, di ragionare. E dobbiamo ingegnarci per trovare altri metodi, altre strategie per farci sentire. A uno stato che fa orecchie da mercante bisogna gridare con mezzi efficaci, sani, senza violenza. E soprattutto con mezzi che non dividano gli stessi protestanti in due fazioni avverse. Bisogna dar vita a trattative intelligenti. È l’unico modo. Con la violenza ci si fa solo sentire, è con l’intelli-


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L’Italia de furbetti… anche durante la crisi Tanti, molti, troppi in Italia. Eh già, ce ne sono tanti di furbetti nel nostro paese. Giocano a rubare le caramelle a un bambino. Ma quelle caramelle sono tanti e tanti soldi, e quel bambino è lo Stato, che quando si arrabbia fa sentire la sua voce. Rubare denaro allo Stato, al nostro paese che in questo momento ne ha tanto bisogno è un reato. Un reato da condannare. Parliamo spesso di signori e signori che evadono le tasse, li immaginiamo astuti, furbi. Ma un vecchietto così riusciamo a immaginarlo? Bé, è quanto successo ad Arona, nel Novarese. Alessandro dell’acqua, 79enne dichiarato cieco invalido dal 1994, si comporta da giovanotto passeggiando per strada, guidando una minicar, e di cieco non ha proprio un bel niente. Per diciotto anni ha ingannato lo Stato, l’Inps, ricevendo un’indennità di 160.000 euro. Fa un po’ rabbia, vero? C’è chi guadagna un misero stipendio con tanta e tanta fatica, e c’è chi prende 750 euro al mese semplicemente prendendo in giro un paese. Comodo fare così, vero? Comodo peri furbetti, scomodo per i “poveretti”! Il nostro paese non naviga di certo in acque tranquille in questo periodo, e gli squali- banche pronti in ogni momento a mordere declassandoci non sono certo da affrontare con questo metodo. Per la furbizia di qualcuno, l’intera Italia appare come un popolo di furbacchioni, e come possono gli altri paesi darci fiducia? Come possono pensare che riusciremo davvero a rispettare gli accordi? Difficile rispondere, specie se la situazione continuerà ad andare avanti su quest’onda. È fondamentale condannare ogni forma di furto nei confronti dello Stato,ogni forma di inganno, per tutelare l’immagine del nostro paese, e naturalmente per non rendere vani i sacrifici di molti. È necessario svolgere in modo accurato i controlli, perché anche dietro la maschera più reale e sincera si può nascondere la furbizia, l’inganno. Alessandro dell’acqua sembrava sincero quando lì, con i suoi occhialoni neri, sedeva accompagnato da qualche complice negli uffici dell’Inps. Ma la colpa qui è anche e soprattutto dei medici, non tutti naturalmente, ma di coloro che pronti a mettere una firmetta, anziché guarire il nostro paese lo fanno ammalare. È dovere dei medici essere sinceri in ciò che fanno, dovrebbero essere la barriera naturale a tipi di inganno di questo genere, piuttosto che il facile lascia passare. Sono complici di questi reati, e per questo anche loro devono pagare. In Italia furbetti non ne vogliamo. È facile indossare una maschera, forse è difficile toglierla, ma bisogna provarci.


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Articolo 18, va bene così? In questo periodo di cambiamento il governo Monti tra liberalizzazioni, riforme e cose varie ci stiamo veramente confondendo e, come se n non bastasse, è spuntata questa nuova questione dell’articolo 18. l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori tutela i lavoratori quando essi vengono licenziati senza un apparente motivo; questo vale solo nelle piccole– medie imprese con più di 15 unità. Al momento il ministro del Welfare, Elsa Fornero, dichiara che non ha nulla in mente, vuole solo discuterne, ma il segretario della CGIL, Susanna Camusso, a cui si è poi aggregato un altro segretario, quello del PD, Pier Luigi Bersani, non la pensa allo stesso modo , entrambi i segretari, infatti, credono che toccare ora, in un periodo di crisi come questo, l’articolo 18 è roba da matti, ma è ancora più da matti applicare l’articolo 18 nelle piccole aziende, dove, si sa, la precarietà è maggiore. E finalmente la Camusso grida vittoria!! La Fornero, infatti a Porta a Porta qualche giorno fa ha dichiarato apertamente che vuole lasciar perdere l’articolo 18, dicendo che è si, una cosa importante, ma, per ora, ci sono questioni che hanno una maggiore priorità per quanto riguarda il mondo del lavoro, e sono problemi molto più importanti che devono essere risolti al più presto, all’articolo 18 ci penseremo a tempo debito. Però è possibile che ci siano degli scioperi, e così come dice la Camusso, tutto dipenderà dal governo tecnico e dal premier Monti che devono stare attenti e volare basso per evitare uno sciopero di massa, per giorni interi, o addirittura mesi interi. Ormai, nella situazione in cui siamo ora, non possono più esistere tabù. Ma allora perché si è cercato così di sopprimere l’articolo 18 dicendo che ora non era importante, che ci sarebbe stato tempo anche per lui? Questo è un periodo difficile, sia per i giovani che per i vecchi lavoratori, nel mondo del lavoro si entra da una porticina e si esce da un portone. Ma bisogna lottare per i propri diritti, perché se non lottiamo faremo la figura degli stupidi, anche di più dei nostri parlamentari,e finiremo per fare solo quello che vogliono da noi.


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Via col mare, scompare la pedana di Alcamo Marina Per quest’anno non cambiare, stessa spiaggia stesso mare! Quante volte avete ascoltato alla radio questa canzone? E quante volte ascoltandola avete pensato alla nostra cara spiaggia di Alcamo Marina? Beh, sicuramente tante e tante volte. Generazioni e generazioni di Alcamesi sono cresciuti vivendo l’estate ad Alcamo Marina, passando le giornate in spiaggia. In una spiaggia rimasta per anni sempre la stessa. Come fosse stata impressa la sua immagine in un fotogramma. Ma qualche tempo fa, come per magia, è comparsa una “pedana” dal costo di certo non trascurabile di 530.000,00 euro a qualche metro dal nostro caro mare. Una pedana con uno scopo nobile, consentire ai disabili di accedere facilmente alla spiaggia, ma con un costo da nobili! Inaugurata il 15 agosto dello scorso anno dal presidente della provincia di Trapani Mimmo Turano, e da alcuni amministratori Alcamesi, la pedana ha destato subito grande entusiasmo, tantoché, come molti di voi avranno ben notato era utilizzata da molti. Molti che della presenza di un handicap non davano proprio prova. Ma in ogni caso ciclisti, corridori, cani a spasso e bambini gioiosi hanno apprezzato l’investimento. Un investimento che poteva però di gran lunga essere evitato o quantomeno, è il minimo, tutelato. In un periodo di crisi, in un periodo in cui il nostro caro paese Alcamo, come tutti gli altri del resto, soffre una crisi che ha messo in ginocchio l’Italia, è un paradosso che il comune voglia investire così tanto denaro in un qualcosa di superfluo quando ci sarebbero molti altri investimenti più intelligenti da promuovere. Un paradosso ancor più grande è invece il fatto che il Comune voglia investire denaro in opere di pubblica utilità senza curarne il mantenimento e senza pensare a un minimo di tutela. Quando stendete i panni fuori dalla finestra, nel balcone e dopo un po’ vi rendete conto che diluvia e che c’è un vento siberiano li lasciate lì? Lasciate che il vento e la pioggia li portino via? Sicuramente no, correte fuori e li portate subito al riparo dentro casa. Non si può dire che lo stesso abbia fatto il Comune con la nostra “cara” pedana. Se fino a inizio Dicembre la si vedeva ancora lì, salda sulla spiaggia, adesso non ve ne è completamente traccia. Solo due o tre tavole di legno restano a marcire sotto la pioggia. Due o tre tavole sfuggite al mare che invece ha legato a sé tutte le altre, le ha trascinate via per portarle chissà dove. Adesso la pedana è distrutta, è andata via, e con essa anche i 530.000,00 euro buttati via dal nostro paese. Dalla Provincia regionale è stato promosso un immediato intervento per ripristinarla. Farà la stessa fine della precedente? Morto un Papa se ne fa un altro, si dice. Speriamo quanto meno in maggiore accuratezza da parte della provincia in ciò che fa. I soldi non si trovano per strada, si dice. Alessia Vuturo


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Movimento Giovanile Alcamese: come nasce e come continua a crescere un sogno... Intervistiamo ora un referente del movimento giovanile alcamese, Davide Lucchese, che ci spiegherà cos’è e perché è nato. Cos’è il Movimento Giovanile Alcamese? Quando è nato? Il movimento giovanile alcamese è un movimento formato dalla maggior parte dei ragazzi di Alcamo, e funge da ponte tra noi ragazzi e i politici alcamesi, esso infatti è nato durante l’incontro tra il vicesindaco Massimo Fundarò i primi di novembre. Quali sono i vostri obbiettivi? Il nostro obbiettivo principale è sicuramente quello di concretizzare ciò che per ora sono solo idee, come ad esempio delle assemblee tra ragazzi, veramente interessati ai fatti, analizzando i problemi portandoli poi successivamente all’amministrazione comunale. Cosa pensi si possa migliorare di Alcamo? Sicuramente Alcamo Marina, che si sa è un bellissimo posto, ma spesso carente dei principali servizi necessari a una località marittima. Tra l’altro gli investimenti che ci sono stati, sono SEMPRE stati fatti male e no per risolvere i reali problemi. Ad esempio la pedana, costata più di €50.000, a gennaio è stato distrutta dal mare. Quei soldi si sarebbero potuti utilizzare meglio, facendo diventare Alcamo Marina un centro di grande interesse. Che ne pensi della “Cittadella dei Giovani”? Secondo me la cittadella dei giovani è un progetto assolutamente superfluo. È, senza dubbio, una bella iniziativa, anche se già fuori dai tempi stabiliti dal progetto, ècomunque un investimento molto importante, 5 milioni di euro, che potrebbero essere utili a ben altro. I giovani alcamesi non hanno bisogno di questo, si dovrebbe cercare di risolvere problemi concreti prima di pensare a questo. Ringraziamo Davide Lucchese per l’intervista concessaci.

11 novembre 2011, anche Alcamo scende in piazza ad indignarsi. Alcamo, ma soprattutto i suoi studenti, indignati per come stavano andando le cose, per come, per quanto ci impegnassimo e ci credessimo, le cose non cambiavano. Allora si scende in piazza e si grida che anche noi studenti, noi ragazzi non ce la facciamo più, che anche loro sono indignati! E allora si va in comune, lì in piazza, e si chiede di incontrare il vicesindaco Massimo Fundarò e lì proprio in quel giorno di indignazione e protesta, si prende una decisione che, si spera, cambierà le nostre vite e così nasce il movimento giovanile alcamese. Subito si crea il gruppo su face book, e lì centinaia di ragazzi chiedono di entrare a farne parte, molti senza capire cos’è veramente il movimento giovanile alcamese. E così questo ”movimento” cresce e inizia a fissarsi degli obbiettivi e inizia a parlare con i rappresentanti della politica alcamese, vuole disperatamente cambiare le cose, e in un primo momento sembra riuscirci, ma poi va a sbattere, era diventato come un fiammifero, si era acceso con tanta foga e voglia di fare, ma poi si è spento quasi subito e il gruppo di face book è diventato solo un gruppo dove eventi e le proprie pagine. Ma se vogliamo veramente che le cose cambino dobbiamo essere noi i primi a cambiare e a farle cambiare! Giulia Cascio


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Cittadella dei Giovani, ci serve veramente?

Quante volte abbiamo sognato un posto dove provare indisturbati con la propria band senza limiti di rumore, dove dipingere e colorare tutto senza pericolo di essere sgridati da genitori per aver combinato un inferno, o semplicemente di un posto dove stare con gli amici senza preoccuparsi del freddo e del limite di orario? Il vostro sogno potrebbe essere avverato, e a pochi passi da casa vostra! Infatti proprio qui ad Alcamo si vuole realizzare un nuovo progetto chiamato “cittadella dei giovani”, ma non fatevi ingannare dal nome, infatti si tratta solamente di quattro bellissime, modernissime e ,si spera, ecologicissime mura o poco più. Una dolce e accogliente casa dove ragazzi, da tutte le parti della città, possono tranquillamente sfogare i loro impulsi senza preoccupazioni, dove possono rifugiarsi nei momenti di tristezza e solitudine tipici dell’adolescenza. Questo è, senza dubbio, un bellissimo progetto che davvero potrebbe aiutarci tantissimo in questa età difficile, ma, dobbiamo chiederci, ne abbiamo realmente bisogno? Sono stati stanziati per il progetto 5 milioni di euro, forse una cifra troppo grande per un progetto del genere. La cittadella è si, una cosa importante è bellissima, e quindi deve essere realizzata, ma si potrebbe realizzare anche con qualcosina in meno, cercando così di risolvere altri problemi, anche più grandi di un punto fisso di ritrovo per i giovani, spesso accantonati e messi da parte proprio per la mancanza di fondi.


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Alcamo città di chiese, ma sappiamo quali sono? La Chiesa Santa Maria della Stella,conosciuta anche dagli alcamesi come “lu ritiru” tutt’oggi la possiamo trovare in via Ugo Foscolo. Essa è stata testimone muta e solenne dell’alto medioevo alcamese.Fu affidata ai padri domenicani nei primi anni del XV secolo,ma con lo spostamento graduale dell’abitato verso l’odierno centro storico e con la costruzione sul finire del Trecento della nuova Chiesa Madre, integralmente ricostruita nel 1699, fece perdere via via importanza alla splendida Santa Maria della Stella. Nel 1587, infatti, il visitatore apostolico padre Mattoncini vi trova otto monaci e già la chiesa ha bisogno di urgenti riparazioni. Nel 1660 la Chiesa ed il relativo convento vengono abbandonati dai padri domenicani che si trasferiscono nella parte alta della città dove oggi si trova la Chiesa del Rosario e qui vi trasportano il meraviglioso affresco della Madonna tutt’ora esistente sul lato Nord della Chiesa, una Madonna dolcissima e materna che esprime da sola tutto l’amore che tradizionalmente l’ordine dei Domenicani ha per la Madre di Cristo e della Chiesa. A questo punto la vecchia Chiesa Madre rimane da sola. Gli alcamesi se ne sono andati, i padri domenicani pure,ma fortunatamente, nel 1706 il Comune concede Chiesa e convento alla Congregazione del Santissimo Sacramento per destinare il tutto a casa del Ritiro per gli esercizi spirituali tenuti dai Gesuiti. Si deve, pertanto, ai Gesuiti se il meraviglioso portale chiaramontano in calcarenite travertinoide è arrivato sino noi. Molti non sanno che il complesso monumentale ospitò durante la prima guerra mondiale numerose famiglie trentine sfollate dalle zone di combattimento sul fronte. Ma forse per grazia del fato gentile o per magari volontà divina la Chiesa di Santa Maria della Stella è arrivata fino a noi, malgrado notevoli sventramenti. Certamente è arrivata al 2010 malconcia e malmessa, ma ci sono arrivate le cose più belle, ovvero l’affresco trecentesco, il portale di immensa bellezza che è posto al Rosario e il quadro su legno della Madonna del Miele, posta attualmente in San Paolo. Oggi questa chiesa è mistica,piena di solitudine e d’abbandono,senza confini e alla deriva nel silenzio eterno.poiché un tempo abbandonata e dimenticata come se nulla fosse. Sta a noi alcamesi continuare, se ne siamo degni e capaci, l’opera di salvaguardia che ne fecero Domenicani e Gesuiti. Quindi Santa Maria della Stella, madre di tutte le chiese alcamesi,può risalire dagli abissi del Tempo e risplendere ancora di luce, arte, cultura e fede.

La chiesa di San Tommaso (prima metà secolo. XV) è un piccolo gioiello gotico-chiaramontano con lo stupendo portale. Portale di San Tommaso E’ un piccolo gioiello gotico-catalano, per l’incisivo valore architettonico dello splendido portale strombrato , sintesi perfetta del modulo svevo ad archi acuti e del gusto chiaramontano sottolineato da intagli, trafori e minuti ornamenti; al di sopra si apre una gustosa finestrella monofora, inserita, assieme al portale, in un breve avancorpo delimitato da esili e lunghe colonnine. L’interno a navata unica è suddiviso in due campate da un arco trasversale, sostenuto da due colonne addossate alle pareti. Incerta la data di costruzione, avvenuta presumibilmente nella prima metà del secolo XV.


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Castello di Calatubo: la vera storia Baglio della Marchesa, alla riscoperta di Alcamo Il Baglio della Marchesa con i suoi muri merlati con torre e cappella lo fanno sembrare un piccolo castello e la sua posizione solitaria rafforza questa impressione di imponenza e ricchezza.Ma adesso parliamo di essa: la villa della marchesa in stile neogotico è stata realizzata dalla famiglia De Stefani verso la metà dell’800,a fianco di un baglio del ‘700. Sopra un bel giardino si affaccia una torre merlata che al primo piano presenta uno splendido loggiato con quattro colonne corinzie in marmo bianco che sostengono tre archi a guglia.al piano superiore ci sono due eleganti finestre a bifora.sullo stesso lato al piano nobile,sei aperture con archi acuti ritmano la facciata principale sormontata da una merlatura.sul lato destro dell’ingresso una piccola cappella,un campanile a guglia separano la Villa dai magazzini del vino.Ancora oggi è molto suggerito visitarlo per la sua bellezza.

Il catello risale al 1093 circa quando il Conte Ruggero lo incluse fra i nuovi castelli del vescovado. Dopo circa sessant’anni il geografo musulmano Edrisi descrive il castello come robusta fortezza e villaggio con un vasto territorio nel quale si estraggono le pietre da mulino. Durante il periodo della guerra antimusulmana, il castello viene utilizzato a scopo di masseria e di controllo di feudi, il quale era molto organizzato con magazzini, stalle e tutto ciò che serviva per un buon funzionamento, non più con funzione militare come accadeva precedentemente alla guerra. Dopo gli anni 60’ la fortezza iniziò a cadere nell’oblio. Infatti diventò un ovile, che nel 1968 un terremoto uccise tutti gli animali presenti nel castello. Poi alcuni archeologhi di frode si interessarono a reperti archeologici presenti nella necropoli della fortezza dove si rilevava la presenza di un centro antico risalente al VII secolo a.C. Gli anni avvenire furono anni di una lenta agonia, osservata dagli automobilisti che attraversavano l’autostrada Palermo-Mazara, e vedevano la fortezza sbriciolarsi lentamente. La fine del Grande castello è anche dovuta alla burocrazia che non ha mai saputo trovare una risoluzione all’acquisto e al recupero di un così importante bene culturale ancora oggi di prorpietà privata. Alla fine degli anni 90’ un accurato studio dell’architetto Di Liberto dimostrava che nelle mura del castello era presenti resti di strutture arabe, normanne e di tutti i popoli precedenti. Soltanto un RAPIDO restauro potrebbe salvare la totale rovina del Castello di Calatubo all’entrata della provincia di Trapani.


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Un castello alla voragine dell’oblio Alle falde del Monte Bonifato, come fosse un castello incantato ,tra piazza Castello e piazza della Repubblica, si erge il Castello dei Conti di Modica. Quante volte passiamo e spassiamo davanti questo magnifico monumento? Quante volte lo vediamo ergersi maestoso tra noi, piccola gente, quasi fosse il dominatore della nostra città? Tante e tante volte. Ma altrettante tante e tante volte quasi non ci accorgiamo della nostra fortuna nell’averlo vicino. Quasi fossimo bendati, senza la capacità di osservare in pieno tutta la sua bellezza. Quasi avessimo la mente chiusa dalle sue alte e possenti mura. Ma qualche volta perché non provare ad immaginare la vita di cui doveva essere animato? Dame, regine del castello.. Gran signori, in groppa ai loro cavalli.. Tutti in quel castello fatto erigere secondo una leggenda nell'827 d.C. dal capitano saraceno Adelkam. In realtà esso venne costruito nel 1350 dai fratelli Enrico I e Federico III Chiaromonte, che lo avevano conquistato ai Peralta, signori di Alcamo. E' molto probabile che Federico III Chiaromonte abbia iniziato la costruzione del castello erigendo la torre di nord-ovest che infatti risulta autonoma per quanto riguarda l'impianto delle scale. Nonostante sia stato più volte rimaneggiato, esso rimane la più significativa testimonianza del periodo aureo, il periodo più splendido vissuto da Alcamo sotto la dinastia dei Modica .Per molti secoli diverse famiglie si scontrarono per il controllo della produzione agricola .Il castello naturalmente aveva anche una funzione difensiva. La possente struttura ha forma rettangolare con quattro torri ai vertici, due delle quali rettangolari e le altre due cilindriche, tutte con copertura a botte. Nella torre quadrata più alta invece venivano rinchiusi e torturati i prigionieri, come concerne naturalmente ad un castello medioevale, la seconda torre circolare invece mostra ancora oggi uno stemma con un'aquila incoronata e la testa di Federico II o di un Peralta, la terza quadrata ospitava i locali per le sentinelle e la quarta gli alloggi per i sovrani che si trovavano di passaggio.il castello è edificato su un cortile a forma rettangolare, dov’erano presenti tre porte d’accesso (sud,nord,ovest). Quando le mura furono abbattute, una serie di costruzioni private crebbero sulla piazza,compreso il Teatro Comunale nel 1850, che poi venne sostituito da un cinema nel 1961. I recenti lavori di restauro hanno agito sul ripristino delle merlature e di molte porte e finestre, occluse dai lavori di adattamento a carcere. Inoltre il Comune di Alcamo ha deciso che il palazzo sarà utilizzato per le sedi del Museo Etnografico e l’Enoteca Storica Regionale,che permettono alle vecchie e nuove generazioni,di riappropriarsi e di godere di un magnifico bene castellano. Un bene realmente magnifico di cui tutti dovrebbero saper parlare. Un bene che deve essere elogiato e non abbandonato alla dimenticanza del 2012. Un castello è memoria di una storia che non può cadere nella voragine del tempo e della dimenticanza. Dar di nuovo vita a questo castello è una missione, una missione che il Comune di Alcamo dovrebbe intraprendere, insieme a noi, noi tutti cittadini.


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Chiesa Maria SS. Annunziata, rudere o monumento? Se state passeggiando per Alcamo e siete nei dintorni di Piazza Libertà guardatevi bene intorno, forse potrete notare qualcosa che vi sconvolgerà, che vi lascerà a bocca aperta. Qualcosa di cui magari non conoscevate l’esistenza. Quanti di voi infatti conoscono la Chiesa di Maria SS. Annunziata? Un monumento straordinario per la nostra città rivalorizzato soltanto da poco, dopo essere stato definito nel 1985 da Bella fiore in “stato di mutilo rudere”. Un cartello campeggia davanti al suo ingresso: “ Chiesa dell’Annunziata o del Carmine. Secolo XIV XVII” . Chissà come doveva essere maestosa a quei tempi! Non è poi così difficile immaginarlo. Le prime notizie circa la sua fondazione risalgono al 1364 quando era considerata come un luogo di culto dove avvenivano dei miracoli ed era molto frequentata dai fedeli; facendo poi un balzo avanti nel tempo si arriva al 1432 quando alcuni devoti istituirono una Confraternita e decisero di riedificare più ampia la chiesa, affidandone l’esercizio del culto ai Padri Carmelitani. La Chiesa, rimasta priva di coperture dopo il crollo del 1866, in origine era situata in prossimità delle mura difensive della città al fine di accogliere i fedeli che arrivavano dall’antico casale ‘Alqamah con un percorso ormai oggi andato perduto. L’antico ingresso è quello situato proprio in corrispondenza del vestibolo, mentre l’ingresso attuale si trova in piazza Libertà. Entrando dall’antico ingresso si accede subito alla navata centrale, da cui si possono scorgere tre alte absidi disposte una accanto all’altra sulla parete di fondo. Immediatamente sulla destra vi è la torre campanaria a cui si accede tramite una scala in ferro che termina poi in una a chiocciola in pietra. Prossima al campanile è una cappella,la cappella della Madonna del Carmine; mentre un’altra, ormai quasi del tutto diroccata si presente sul lato opposto al campanile, aggiunta nel XVI secolo. Quasi del tutto integra rimane invece la navata destra caratterizzata dalla presenza di sei arcate a sesto acuto, in cui il raggio è uguale all’altezza del piano d’imposta. Dal lato opposto è invece presente una torre che si ipotizza potesse essere da accesso ai frati per raggiungere il giardino quando la chiesa si trovò isolata dalla presenza delle mura difensive. Veramente sorprendente è infine la presenza della cripta che si dispone sotto il presbiterio dove sono ancora visibili le tracce di un affresco del SS. Crocifisso, dipinto sopra l’altare di fronte la scala sotterranea. Negli ultimi anni i suoi spazi sono stati recuperati e valorizzati come raffinato luogo d'incontro per eventi letterari, teatrali, artistici e musicali. Nonostante ciò questo luogo resta ancora oggi velato da un alone di mistero per molti Alcamesi che non ne conoscono affatto la conoscenza. È per questo importante rivalorizzare luoghi come questi. Luoghi grandi e importanti patrimoni del nostro paese.


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La riserva abbandonata... A nord ovest dell'abitato di monte Bonifato,si trova un grande serbatoio per la raccolta delle acque, conosciuto come la " FUNTANAZZA", edificio di epoca medievale. Le mura erano spesse circa 2 metri e l'impermeabilità veniva assicurata da uno strato di intonaco composto da malta e coccio pestato. Vi si accedeva dal lato sud come dimostrano i resti di una porta e le tracce di condutture. Da poco quest'antico serbatoio è stato completamente ripulito e adesso la "Funtanazza ", che da molti anni era assalita da piante rampicanti che compromettevano l'opera architettonica medievale dopo una radicale pulizia finalmente, si presenta pulita e adesso si può ammirare la sua particolare struttura . non ho trovato molto cmq è sulla funtanazza L’imponente austera torre quadrangolare del palazzo de Ballis è uno straordinario esempio di architettura quattrocentesca, con chiari riferimenti alle soluzioni palermitane di Matteo Carnalivari, individuabili nell’elegante cornice di sostegno delle merlature; echi catalani si notano invece nella finestra trifora inserita in un arco a tutto sesto. La torre fu fatta costruire da Giovanni de Ballis, dopo un ricco matrimonio, probabilmente su progetto del monrealese Pietro Oddo, “speciali mastro di musia et di morari (di mosaico e costruzioni). Sullo spigolo ovest è posto lo stemma di famiglia, mentre nel prospetto posteriore si trova una finestra bifora. La famiglia De Ballis, di origine bolognese, si stabilì ad Alcamo nel secolo XV con Ballo De Ballis.


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Giocando!!


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Rondini: squadriglia all’


’opera!

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Squadriglia Rondini 2011/2012


The Rondini's Time