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SCI in Trentino

eventi Parte una super stagione ricca di manifestazioni di alto livello race Il grande ritorno di Cristian Deville news La 3Tre nel 2012 nuovamente tappa di Coppa del Mondo

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La giovane promessa rendenese dopo una stagione esaltante al cancelletto per riconfermarsi

NOTIZIARIO DEL COMITATO TRENTINO FISI - ANNO VIII - N. 1 novembre 2010


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L’editoriale

In copertina: Laura Pirovano giovane promessa

Pubblicazione registrata Presso il Tribunale di Trento Il 27/10/2003 – n° 1197 Anno VIII - N° 1 - Novembre 2010 n Editore: Litografica Editrice Saturnia Via Caneppele, 46 Tel. 0461 822636 38100 Trento

di Mauro Bonvecchio

Nell’epoca del Sesto Senso in Trentino si torna all’antico È nata Trentinoski card, una tessera gratuita in abbinata a quella Fisi per offrire ulteriori vantaggi a chi pratica lo sci

n Direttore Responsabile: Mauro Bonvecchio stampa@fisitrentino.it n Redazione: PegasoMedia Via Kofler 58 - Cognola (Tn) n Pubblicità: Renzo Chistè saturnrc@tin.it n Comitato di Redazione: Roberto Brigadoi Renzo Chistè Angelo Dalpez Marco Zoller n Hanno collaborato: Daniele Bernardi Ralf Brunel Maddalena Collini Alessandro Conci Luca Franchini Federico Modica Ivo Pertile Elvis G.P. Piazzi Luca Perenzoni Mario Roncador Franco Sandri Fabia Sartori Luca Tomarelli n Grafica: Mauro Bressan mauro@grafart.info n Stampa: Litografica Editrice Saturnia (TN)

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G

li esperti di marketing quella attuale la definiscono l’epoca del “Sesto Senso”, una fase storica di mutamenti repentini, dove la sensibilità o l’insensibilià, anche per l’incessante “fragore mediatico” si acuisce ogni giorno di più. Anche i massimi studiosi dei mercati economici si stanno arrabattando per cercare il filo della matassa, complice anche la crisi, il timore e l’oculatezza che ne derivano. Per far quadrare i conti il presidente nazionale della Fisi e i suoi consiglieri esperti nel ramo assicurativo proprio poche ore prima di presentare ufficialmente la campagna di tesseramento, a Trento, hanno deciso di aumentare di ben 7 euro il costo della singola tessera: da 27 a 35 euro. A detta loro una scelta inevitabile dopo che il bando europeo per garantire la copertura assicurativa degli oltre 100 mila tesserati Fisi era andato deserto, e quindi si è dovuto scendere ad un compromesso, accettando in tempi rapidi la controproposta di una compagnia assicurativa. Nessuno nel palazzo di via Piranesi si è forse interrogato sul fatto che proprio nell’epoca del “Sesto Senso” bisognerebbe proporre formule innovative per fidelizzare e per attirare nuovi clienti, con varie tipologie di offerte. Il Comitato Trentino, ancora prima di rimanere a bocca aperta, quando davanti ad un pubblico stupito Morzenti e il consigliere Fontana hanno comunicato l’astuta operazione di garanzia assicurativa, aveva deciso di provare a muovere le acque per far ritornare accattivante l’affiliazione alla Fisi. Con semplicità, senza una struttura, senza aver interpellato i guru del marketing il Consiglio di Presidenza provinciale, ispirandosi a quanto si faceva un ventennio fa, ha così deciso di istituire una card territoriale, con l’obiettivo di dare un valore aggiunto all’appassionato di sci, che decide di tesserarsi con la Federazione Italiana Sport Invernali. L’iniziativa risponde al nome di Trentinoski card e viene consegnata gratuitamente a chi si tessera alla Fisi rivolgendosi ad uno degli oltre 100 sci club provinciali. Due tessere e doppio vantaggio dunque. Interessanti scontistiche che vengono aggiornate continuamente e sono disponibili su www.fisitrentino.it. Alcuni esempi? Il 10% di sconto sull’abbonamento stagionale Super Nordic Skipass, un 10% di sconto su prenotazioni alberghiere in Val di Fiemme effettuate tramite servizio Booking Center, sconti in negozi sportivi e in altri esercizi commerciali e altre convenzioni in via di definizione. Comunque non dimentichiamo che tesserarsi alla Fisi significa anche sostenere i campioni e il movimento dello sci. n


Agenda Tante le gare in calendario per la nuova stagione e tanti eventi di cartello, come le due tappe di Coppa Europa di slalom a Pozza e Campiglio

In Trentino lo sci d’elite È

un menù luculliano quello che propongono gli sci club affiliati al Comitato Trentino per la nuova stagione agonistica. C’è n’è davvero per tutti i palati, dalle gare valida per la Coppa del Mondo come il Tour de Ski della Val di Fiemme in calendario l’8 e 9 gennaio a Lago di Tesero che ha il suo momento topico nel tradizionale epilogo sulla salita dell’Alpe del Cermis, alla Marcialonga del 30 gennaio, che anche quest’anno è inserita nel programma della Fis Marathon Cup, ed ha aperto addirittura ai giovani con una gara ad hoc per allievi, aspiranti e juniores, dimostrando di essere un comitato all’avanguardia e sempre alla ricerca di nuove formule. Ci sono poi una serie di gare internazionali, soprattutto nello sci alpino. Infatti, in attesa di rivedere fra due stagioni la Coppa del Mondo a Madonna di Campiglio, il dicembre dello sci parla decisamente trentino, visto che nel week-end di metà mese andrà in scena un doppio appuntamento con i più forti specialisti mondiali dello slalom speciale. La denominazione è quella della Coppa Europa, ma sia la tappa di venerdì 17 dicembre sulla pista Alloch di Pozza di Fassa, sia quella del giorno successivo (sabato 18

dicembre) sul Canalone Miramonti, oltre alla grande suggestione e spettacolarità visto che si disputano in notturna, si annunciano particolarmente interessanti sotto il punto di vista tecnico. Le gare sotto l’egida del Comitato Trentino anche in questa stagione saranno oltre 250, per un totale di oltre 600 competizioni di categoria. Da segnare sul calendario con un bollino rosso poi i

campionati italiani team sprint a Fiera di Primiero il 26 dicembre grazie all’Us Primiero San Martino che il 19 e 20 marzo organizzerà anche una prova del circuito Nazionale Giovani a Passo Cereda. Importante appuntamento poi il 15 e 16 gennaio a Lago di Tesero con i campionati italiani di fondo aspiranti e juniores organizzati dall’Us Cornacci.

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Per il salto e combinata nordica il Trentino si conferma l’ombelico d’Italia, nonostante ai trampolini di Predazzo stiano iniziando i lavori di rifacimento. Su tutti due appuntamenti: il 27 dicembre una Nazionale Giovani e il 9 febbraio i campionati italiani assoluti e juniores. Una gara Ng poi anche a Pellizzano, in Val di Sole, il 29 gennaio. Lo snowboard oltre alle gare del circuito triveneto sono in calendario gare di Coppa Italia a Canazei, Monte Bondone e Alpe di Lusia, mentre sempre sul Bondone il 15 e 16 gennaio si disputerà una prova della Fis Carving Cup. In chiave giovanile non mancheranno poi gli appuntamenti con i due Trofei Topolino, in Val di Fiemme a gennaio il fondo, e nella nuova location di Folgaria a marzo lo sci alpino. Per lo sci alpinismo un importante riconoscimento è stato dato alla Lagorai Cima d’Asta, valida come prova di campionato italiano a coppie, ma non mancheranno poi le grandi classiche, con in primis Sellaronda e Ski Alp Madonna di Campiglio, mentre il circuito Coppa delle Dolomiti si è rinnovato partendo con una filosofia dinamica e giovane, come giovane è il Memorial Stedile del 12 dicembre a Passo Rolle. n


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L’attacco

di Luca Perenzoni

Il finanziere moenese esordisce in Coppa del Mondo con un quarto posto a Levi e stacca il pass per i mondiali di Garmisch

Devil

torna a ruggire

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’aspettava da due anni un momento così, Cristian Deville. O forse lo aspettava l’intero movimento dello sci trentino che non vedeva l’ora di riabbracciare in pienezza il suo miglior interprete dello slalom. A maggior ragione dopo lo sfortunato epilogo del gigante di apertura di Soelden, con la gara annullata proprio mentre Davide Simoncelli era pronto a dare la zampata da podio. Su quel Rettenbach che poca fortuna aveva portato in passato. Un po’ come la Black Levi finlandese, i cui dolci pendii, autentica manna per gli scivolatori, parevano trasformarsi in autentiche salite per uno come Deville che ai piani preferisce le pendenze da capogiro. Ma questi due anni di difficoltà, di sopportazione, di interventi, di lenti recuperi hanno fatto maturare nel finanziere di Moena una nuova consapevolezza. E sopratttutto, tanta voglia di riscatto, tanta voglia di tornare lassù dove era stato vicino ad arrivare, nel cuore del 2008. E così proprio i piani di Levi, tinti dai colori pastello del cielo artico, hanno regalato al Circo Bianco un Deville formato super, pronto a risalire ai piedi di quel podio sfuggitoli ancora una volta. Quarto, come a Garmisch nel febbraio 2008. Quarto, ma va bene così. Anzi, benissimo.

“Nelle ultime sedute di allenamento mi ero trovato bene, ma non potevo credere di sfiorare addirittura il podio, a Levi. Il secondo tempo nella prima manche è stata una sorpresa anche per me, poi nella seconda il tracciato era un po’ meno angolato e ho sofferto di più, ma avrei fatto la firma per un risultato così”. È fin troppo facile immaginare cosa possa aver voluto dire questa gare per Deville. “Dopo due stagioni tribolate mi serviva una botta di fiducia. Allenarsi stringendo costantemente i denti e vedere che i risultati non arrivano è una situazione pesante, soprattutto per il morale e alla lunga, gli stimoli rischiano di venire meno. Ma quest’estate mi sono reso conto che le cose stavano cambiando e l’entu-

Stefano Gross

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siasmo ha dato sicuramente una mano”. Chi ben comincia è a metà dell’opera, indubbiamente. E presentarsi nella stagione iridata con un risultato capace di regalare fiducia e infondere sicurezza e tranquillità per le prossime gare è il meglio che ci si potesse augurare. Ed ora? L’appuntamento è rimandato in Val d’Isere, poi le ulteriori tappe di avvicinamento in vista dei mondiali, guarda caso, proprio a Garmisch Partenkirchen. All’exploit di Deville non ha risposto Stefano Gross. O meglio, il fassano ha risposto solo in parte: ci poteva essere anche lui, tra i 30 che si sono spartiti i punti del primo slalom stagionale. Non ci è riuscito per poco e questo non può che incentivarlo nel proseguo, quando magari anche il tracciato sarà più amico. Ed il terzetto fassano dei paletti snodati si è ricomposto poi nel finale di novembre, con il rientro di Chiara Costazza, dopo la pausa per sistemare (una volta per tutte) i problemi che si trascinava dietro dall’infortunio al tendine d’Achille di due anni fa. Non vale la pena disquisire sulla sciata, sui risulati della poliziotta di Pozza: l’importante è che la testa sia finalmente libera, che il dolore sia sparito. La forma ed i risultati arriveranno, vero Devil? n


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L’affondo

di Luca Franchini

Per i due pionieri trentini Cristian Zorzi e Antonella Confortola è iniziata probabilmente la loro ultima stagione in Coppa del Mondo. L’entusiasmo è però quello di sempre

I sempreverdi C

ristian Zorzi ed Antonella Confortola: veterani, ma con spirito da giovani rampanti. Trentotto anni per il primo, trentacinque per la seconda: il peso delle “primavere” comincia a farsi sentire sulle spalle dei due fondisti trentini, che, alla faccia della propria carta d’identità, sono ancora sulla breccia, pronti ad affrontare una nuova avventura sportiva, iniziata nella squadra “aggregati” della nazionale azzurra e chiamati a conquistarsi un posto per i grandi appuntamenti della stagione. Probabilmente l’ultima per Cristian Zorzi ed una delle ultime anche per la fiemmese della Forestale, con un occhio di riguardo per l’appuntamento “clou” dell’inverno 2010/2011, ovvero quello con i campionati del mondo di Holmenkollen (Oslo), l’università dello sci nordico. Sara l’ultima apparizione iridata per entrambi, in cerca del colpo di coda prima di appendere sci e bastoncini al chiodo. «Quest’anno ho vissuto la fase di preparazione estiva con molta più tranquillità rispetto al passato – spiega “Zorro” -, mi sono allenato bene e con la necessaria

serenità. Per le gare di Coppa del Mondo dovrò conquistarmi il posto di volta in volta, ma alla fine non cambia molto rispetto agli ultimi anni e non sento più le pressioni di un tempo, anche se quando faccio una cosa è per farla bene, sempre e comunque». Cristian, apparso in buona forma nella prima apparizione stagionale (doppia gara Fis a Muonio), ha saltato l’esordio in Coppa del Mondo di Gallivare (tra l’altro deludente per la formazione maschile azzurra), escluso dalla lista dei convocati per un “nulla” dopo i test in terra finlandese. Ma i programmi del finanziere fassano, quest’anno, hanno un indirizzo ben preciso. «Ho abbandonato l’allenamento specifico per le sprint, che comunque penso di correre ancora, concentrandomi più sulle gare di distanza, con le quali era iniziata la mia carriera – aggiunge Cristian -. Non sono mai stato tanto magro in vita mia e quasi mi faccio paura. Il mio “pallino” per questa stagione è la 50 km iridata di Oslo, la gara delle gare: essere al via di quella è il mio vero obiettivo, con un occhio, se possibile,

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anche per qualche granfondo, ideale per preparare l’appuntamento». Obiettivo Oslo anche per Antonella Confortola, la quale, a differenza di Zorzi, a Gallivare c’era, così come a Kuusamo, sede della seconda tappa di Coppa del Mondo. La stagione sembra essere iniziata in sordina, ma l’importante è farsi trovare al “top” al momento giusto. «È inutile ricordare che l’appuntamento principale sarà quello con i Mondiali di Holmenkollen – spiega la fiemmese -. Al momento, dopo quanto visto nell’esordio di “Coppa”, sono un po’ indietro rispetto alle altre. Dopo le gare di corsa dell’estate ho sostenuto un periodo di carico e, ora come ora, mi mancano un po’ i “veloci”, ma mi auguro che gara dopo gara le cose vadano sempre in meglio. Al momento sto andando più forte in classico e questo è strano per me». Quali saranno le coordinate principali della sua stagione? «Punterò principalmente sulle gare distance, come la 30 km e le pursuit, soprattutto la 30 km dei Mondiali di Oslo, che saranno una piccola Olimpiade. Mi sarebbe piaciuto essere in Val di Fiemme nel 2013, ma penso che questi saranno i miei ultimi campionati del mondo: non sto ancora pensando al ritiro, ma gli anni passano». Intanto, almeno per quanto visto nell’avvio di stagione, sono le donne (spesse criticate e bistrattate) ad aver tenuto alti i colori azzurri. «Questo è vero – continua Antonella -. C’è stata Manuela Di Centa, la Belmondo, poi la Paruzzi ed ora Follis e Longa ed anche la Rupil sta crescendo bene. Per il futuro sono ottimista. Noi meglio dei maschi? Piller Cottrer e Di Centa non sono più ragazzini ed anche loro, adesso, preferiscono e devono concentrarsi sul singolo appuntamento». In chiusura, cosa farà “da grande” Antonella Confortola? «Qualche gara lunga la vorrei fare anche nelle prossime stagioni e poi continuerò a dedicarmi alla corsa, che in questi ultimi anni mi ha regalato grandi soddisfazioni». n


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l’evento

di Luca Perenzoni

Un altro prestigioso riconoscimento dalla Fis per il Comitato Nordic Ski Fiemme, assegnati i mondiali juniores 2014

Ora anche i

mondiali juniores N

on si ferma mai, il motore sciistico della Val di Fiemme, ormai decisa a recitare quanto più computamente possibile il ruolo di baricentro del fondo europeo meritatosi in tanti anni di organizzazioni impeccabili. La notizia dell’assegnazione del mondiale 2013 è ormai vecchia, nonostante porti in riva all’Avisio la terza rassegna iridata in poco più di un ventennio, quando mai, prima dello storico ‘91, un campionato mondiale di sci nordico era approdato al di qua delle Alpi. Ma chi pensava che il 2013 potesse essere l’ultimo atto, si sbagliava di grosso perché ad inizio novembre è arrivata un’altra sorpresa, con l’assegnazione dei campionati mondiali juniores per l’anno successivo. “La notizia ci ha fatto enorme piacere - confessa il presidente di Nordic Ski Fiemme, Pietro De Godenz - perchè noi in valle abbiamo sempre creduto negli sport giovanili e ci stimola parecchio poter ospitare i migliori under 20 e under 23 degli sci stretti, senza dimenticare il salto e la combinata”. Alle soglie del 2011 si sta per aprire

dunque un quadriennio davvero intenso, con il comune denominatore del Tour de Ski che ormai ha saldamente piantato le proprie radici ai piedi del Lagorai, con la salita del Cermis battezzata tappa finale almeno fino al 2015. “Sono riconoscimenti che vanno a sottolineare la grande capacità e l’impegno che il comitato organizzatore e l’intera vallata sa impiegare in ogni occasione. Non è semplice riuscire a mantenersi costantemente al passo con i tempi e proprio per questo siamo convinti che ci sia sempre da migliorare: i primi mondiali avevano agevolato i lavori per la strada di fondovalle, i prossimi permetteranno di studiare un nuovo progetto di mobilità, oltre a tante opere di adeguamento dei vari impianti sportivi.” Ecco, tanto lo stadio del fondo di Lago di Tesero, quanto il centro dei salti a Stalimen sono ai box per rifarsi il trucco. “Sì, lavori che si sono resi necessari per riqualificare gli impianti e i trampolini, per offrire sempre più un prodotto efficace e performante. Lo stadio del salto starà fermo l’intera stagione, per tornare ad ospitare la Coppa del Mondo in avvio

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di 2012 con la tappa premondiale. A Lago invece si tratta soprattutto di ritocchi, con una grande novità: l’inserimento del poligono per il biathlon, in ottica possibili future universiadi ma non solo”. E questa è forse la vera notizia per i tanti amanti ed estimatori del biathlon che hanno spesso lamentato la mancanza di un riferimento vero in una valle che fa del fondo la sua religione. Ma a breve anche questa “macchia” sarà cancellata e la Val di Fiemme sarà pronta a presentarsi nuovamente con il vestito buono. “Negli anni scorsi le tappe finali del Tour de Ski sono state l’evento sportivo più seguito in televisione nel corso dell’inverno. Sicuramente è stata una scelta coraggiosa, l’introduzione di questa tournèè, ma il responso è forse migliore di ogni aspettativa e proprio per questo la Val di Fiemme vuole mantenere il suo fascino ed il suo richiamo negli anni. È un veicolo promozionale e d’immagine incredibile e non possiamo non sfruttarlo al cento per cento”. n


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Scanner

di Luca Franchini

L’esercito di Boninsegna Il responsabile dell’impianto di Lago di Tesero elogia i veri artefici delle gare di Coppa del Mondo fiemmesi, i 150 volontari

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azza idea”, divenuta carta vincente. È il caso della “final climb del Cermis, che, il gennaio prossimo, apporrà ancora una volta il sigillo finale al Tour de Ski, giunto alla quinta edizione. Per il quinto anno consecutivo, infatti, toccherà alle nevi della Val di Fiemme decretare e celebrare il vincitore della spettacolare rassegna a tappe ideata dalla Fis. Rassegna che si aprirà ad Oberhof (Germania) il 31 dicembre, per poi proseguire ad Obersdorf (2-3 gennaio), Cortina D’Ampezzo e Dobbiaco (5-6 gennaio), con la classica chiusura in salsa trentina l’8 (gara mass start in tecnica classica, 20 km al maschile e 10 km per le donne) e 9 gennaio, giorno della ormai mitica “final climb”. Una due giorni di assoluto spessore, dunque, quella che attende anche in apertura di 2011 il comitato Nordic Ski Fiemme e, in particolar modo, l’esercito dei volontari. Tutti all’opera per garantire il meritato spettacolo all’evento, con una citazione particolare per chi è chiamato ad allestire i campi di gara. I riflettori, come sempre, saranno puntati sullo stadio del fondo di Lago di Tesero, con oltre 150 “giacche gialle” chiamate a rimboccarsi le maniche sotto la guida del responsabile dell’impianto fiemmese Giacomo Boninsegna, idealmente supportato dal responsabile del-

la preparazione della pista Ciro Tomasi (vero e proprio “deus ex machina”) e dal direttore di pista Giuseppe Brigadoi. «Il lavoro inizia ancora a novembre – spiega Boninsegna -, con una decina di volontari impegnati nella pulizia della pista e nell’allestimento della recinzione e delle postazioni tv, nonché della zona sciolinatura per le squadre. Questo è solo il “pre”. Una volta pronta la pista, bisogna “ripassarla” ogni giorno, per mantenerla al massimo della propria efficienza». Poi si arriva a fine anno e ai primi di gennaio, momento in cui il motore organizzativo comincia a girare a pieno regime. «Dal 2 gennaio entrano in azione altri 20 volontari, che si occupano della stesura dei cavi tv, di quelli per le rilevazioni cronometriche, nonché dell’allestimento di tende, tendoni, mixed zone e quant’altro. Nei giorni di gara, invece, il numero dei volontari impegnati per il solo aspetto tecnico sale a 150, tra servizi si sorveglianza, punzonatura ed i vari allestimenti di zona di partenza ed arrivo, controlli e via dicendo». Un vero e proprio esercito all’opera, quindi, e che, col passare degli anni e grazie all’esperienza maturata, è ormai diventato un gruppo dall’alta professionalità ed efficienza. «Penso di poter dire, senza esagerare, che possiamo contare

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su una squadra di professionisti – continua Boninsegna -, gran parte dei quali, eccezion fatta per qualche nuovo inserimento, lavorano con noi dal 1991. Ormai non serve dire loro niente: sanno cosa fare e dove mettere le mani. E ci sono sempre». Quest’anno ci sarà qualche novità a livello di tracciato di gara? «Qualche leggera modifica penso di sì. Dovremmo riuscire ad evitare la zona che corre lungo l’orto forestale di Masi di Cavalese, proseguendo nella “piana” in una zona meno soleggiata e dunque più tranquilla dal punto di vista delle condizioni neve». La modifica riguarderà il “tappone” finale, quello che prevede la scalata al Cermis. Una follia (allora così venne da molti definita) diventata autentico motivo di spettacolo. «Nel gennaio 2006, in occasione della classica gara di Coppa del Mondo fiemmese – conclude Boninsegna -, il direttore Fis del settore sci di fondo Jurg Kapol mi disse tornando da un’ispezione sulle piste: “sono stato sul Cermis, ho provato la salita e mi piace”. La cosa nacque semplicemente così. Dapprima pensai che fosse matto e non nego che ci fosse parecchio scetticismo, ma quest’anno siamo alla quinta edizione. Col senno di poi, la scelta più indovinata dal punto di vista spettacolare e mediatico». n


sprint

di Luca Franchini

Lo di Natale Il 26 dicembre torna la classica competizione nel centro di Fiera di Primiero con validità tricolore, sperando che sotto l’albero un giorno si possa trovare un pass per la Coppa del Mondo

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atale con i tuoi... Santo Stefano con la Ski Sprint Primiero Energia: l’appuntamento è per il 26 dicembre nel comodo “salotto” del centro storico di Fiera di Primiero. La gara sprint organizzata dall’Us Primiero San Martino (polisportiva che vanta la bellezza di oltre 1000 tesserati in una decina di diverse discipline, quattro delle quali invernali) è ormai diventata una classica nel panorama dello sci nordico nazionale, giunta all’ottava edizione e quest’anno, al pari del 2009, valevole ai fini dell’assegnazione del titolo di campione italiano team sprint. Titolo tricolore che, lo scorso anno, fu vinto dalla coppia delle Fiamme Gialle composta dal fassano Cristian Zorzi e dal bellunese Fulvio Scola, entrambi atleti azzurri, con tutta probabilità al via anche il 26 dicembre prossimo per difendere il titolo. Una gara particolarmente apprezzata dal pubblico, quella primierotta, con gli appassionati (sempre numerosissimi) a stretto contatto con i loro beniamini, particolarità che chiama ogni anno gli organizzatori - capeggiati da Luigi Zanetel - agli straordinari, ovvero all’innevamento delle vie del centro storico di Fiera di Primiero, per un giorno “travestito” da suggestivo teatro di gara. Verso le sette di sette di sera del giorno di Natale, i circa 150 volontari impegnati nell’allestimento del percorso e nell’organizzazione dell’evento abbandonano panettoni e spumante ed iniziano un vero e proprio “tour de force”. «Indubbiamente si tratta di un bel lavoro – spiega lo stesso Zanetel -. Lavoro che inizia verso le 19 del giorno di Natale e si protrae fino a notte inoltrata, per poi riprendere il mattino seguente e concludersi in serata, 24 ore quasi “non stop”.

Qualche numero? Sono impiegati, in totale, circa 150 volontari, che devono distribuire circa 2000 metri cubi di neve sui 400 metri del percorso cittadino. Ognuno ha un proprio compito, dall’aspetto strettamente tecnico a tutto quanto richiede l’organizzazione di una gara di questo tipo». Una gara, come detto, particolarmente apprezzata dal pubblico. «Gli spettatori sono a stretto contatto con gli atleti – continua Zanetel -. Portiamo una competizione a “casa” della gente, cercando di creare un ambiente vivace e di festa, con gruppi che suonano e varie manifestazioni di contorno, nell’intento di tenere vivo l’interesse dei giovani nei confronti dello sci di fondo, che a noi ha sempre dato grandi soddisfazioni. Alcuni giovani del Comitato, inoltre, correranno assieme ai “big”, cosa che penso rappresenti uno stimolo in più per le nuove generazioni». A confermare la validità e la spettacolarità della gara primierotta c’è la diretta su Raisport, ormai abituale e in programma anche quest’anno. E dopo otto anni di sforzi, non manca un sogno nel cassetto. «Il sogno sarebbe quello di arrivare un giorno a calcare le scene della Coppa del Mondo – conclude Zanetel -, nella consapevolezza che siamo costretti a fare i conti con la concorrenza di città come Praga e Stoccolma ed ora si parla anche di Milano e Mosca. Ciò che è certo è che, nonostante le difficoltà del caso, cercheremo di continuare nel nostro operato e ad inseguire il nostro sogno». E chissà che un giorno, come in tutte le belle favole, il sogno non diventi realtà. n

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l’evento

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La classica campigliana il 19 dicembre 2012 ritorna nel calendario di Coppa del Mondo ed ora ci si mette al lavoro per mantenere il posto fisso

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l sogno è diventato realtà. La 3-Tre di Madonna di Campiglio torna come prova di Coppa del Mondo di slalom in notturna nella stagione 2012/2013. La data sarà quella del 19 dicembre 2012, come è stato deciso nel congresso Fis autunnale di Zurigo. In Trentino e in Val Rendena la notizia è stata accolta con grande entusiasmo e in particolare dall’assessore provinciale all’agricoltura, turismo e promozione Tiziano Mellarini, che sin dal suo insediamento si è impegnato in prima persona per cercare di riportare in vita una gara che ha un significato particolare. Ma il risultato è pure frutto di un efficace gioco di squadra, che ha visto in campo a fianco della Provincia la locale Azienda di Promozione turistica, con il presidente Marco Masè. Grande la soddisfazione anche per il tessitore di questo risultato, il presidente del Comitato organizzatore Lorenzo Conci, richiamato a condurre la crociata 3-Tre visti i suoi importanti rapporti internazionali considerato che ricopre il ruolo di responsabile del settore giudici di gara nella Fis. «Con un intervallo di 7 anni – racconta Conci – visto che l’ultimo slalom speciale di Coppa del Mondo si disputò sul Canalone Miramonti nel 2005, ritorna dunque in calendario la nostra gara. Sapevamo che quella del 19 dicembre 2012 era una data libera, sapevamo altresì che avevamo molte possibilità che venisse assegnata a Madonna di Campiglio, ed ora finalmente è arri-

a cura della redazione

Alberto Tomba

La 3-Tre

si rimette il frac vata l’ufficialità. Il direttore della Coppa del Mondo maschile Gunther Hujara ci ha premiato, starà poi a noi fare il possibile affinché la 3-Tre diventi una tappa fissa nel calendario od eventualmente in biennalità con un’altra location italiana. Nel senso che in questi anni dobbiamo dimostrare alla Fis che Madonna di Campiglio è disponibile e pronta a recepire il messaggio d’innovazione che Hujara ci chiede. Sostanzialmente sono due i fronti su cui dovremmo lavorare, ovvero la creazione di un nuovo traguardo e zona parterre, già progettato dall’ingegner Bleggi (presidente delle Funivie Campiglio scomparso il mese scorso) e la creazione di una nuova pista da discipline veloci in zona 5 Laghi. Questo perché, a differenza di quanto si Lorenzo Conci pensava in passato, ovvero della necessità di avere anche un tracciato da gigante, le nuove strategie che potrebbero consentire di entrare fissi nel calendario Fis prediligono invece una pista da superG e da discipline veloci con lo stesso traguardo dello slalom speciale. L’omologatore Fis Helmuth Schmalz ha già visionato i tracciati di gara ed ha dato il suo nulla osta e già nel prossimo

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inverno Madonna di Campiglio testerà questa nuova formula con gare di Coppa Europa. Il 16 dicembre 2011 si disputerà infatti lo slalom speciale, il 17 la discesa in due manche, il 18 il superG e il 19 lo slalom della supercombinata. Quindi Madonna di Campiglio con questo progetto potrebbe diventare come Wengen, le uniche due località “polivalenti” nel calendario Fis». Di lavoro dunque ce n’è tanto da fare, intanto godiamoci questa splendida notizia e gustiamoci fra pochi mesi lo slalom in notturna di Coppa Europa che si disputerà il 18 dicembre, il giorno dopo quello di Pozza di Fassa, valle che ospita invece tutti gli allenamenti delle nazionali azzurre di sci alpino, a testimonianza del ruolo sempre più importante del Trentino nel mondo degli sport invernali. Per il 2012 invece ci aspettiamo i nuovi campioni dello slalom, che onoreranno sicuramente i tanti big che hanno vinto sul Canalone Miramonti: 5 volte Ingemar Stenmark, 3 volte Alberto Tomba, 2 volte Finn Christian Jagge, Josl Rieder, Jure Kosir, Thomas Sykora, Bode Miller e Charles Bozon. n


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Remuage italiano. 2008 s 4

Neil Duerden

per l’Originale Metodo Classico Trentino.

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ricordi

a cura della redazione

Campiglio in lacrime Dopo la gioia per l’assegnazione della 3Tre il dolore per la scomparsa di due dirigenti simbolo per la storica gara

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poche settimane dalla gioia per la notizia che la 3Tre è tornata nel calendario di Coppa del Mondo nel dicembre 2012, due tristi notizie si sono abbattute sul Comitato Organizzatore e sulla comunità di Madonna di Campiglio. Se ne sono andati due personaggi cardine per la competizione rendenese, due capaci e determinati dirigenti di due epoche diverse ma accomunati da un unico valore, la passione per gli sport invernali. Il crudele destino si è portato in cielo prima Mario Morghen, apprezzato presidente della 3Tre dal 1991 al 1998, negli anni dell’era Tomba, e nel giro di qualche settimana l’ingegner Alessandro Bleggi, presidente delle Funivie di Campiglio, che non potrà invece vedere in prima persona la gara del dicembre 2012, dopo che in questi anni si era prodigato per cercare di riportala nel circuito di Coppa del Mondo. La crudeltà del destino, che ha offuscato l’entusiasmo del traguardo finalmente raggiunto con tanto dolore e malinconia. Quasi volesse prendersi qualcosa in cambio. Bleggi il primo obiettivo del suo mandato lo aveva già centrato, ovvero quello di riportare sul Canalone Miramonti uno slalom di Coppa del Mondo ma ne aveva tanti in cantiere. Ora toccherà a qualcun altro concretizzarli nel suo nome. Proprio per la 3Tre di Coppa del dicembre 2012 era infatti in programma realizzazione di un innovativo parterre d’arrivo del Canalone Miramonti, progettato dallo stesso Bleggi, con una passerella sopraelevata e con delle funzionalità all’avanguardia. Un ingiusto destino ha strappato alla moglie Chiara e al figlio Lorenzo, ma anche alla comunità di Campiglio e al mondo degli sport invernali, un leader, un dirigente

Addio a Bleggi e Morghen

determinato e operativo che in pochi anni di gestione delle Funivie Campiglio era riuscito a dare un energico vigore operativo e progettuale. Fra l’altro Alessandro Bleggi era particolarmente vicino alla Fisi del Trentino ed era stato l’ideatore del Premio LionsTrentinoNeve, la borsa di studio che da cinque anni, grazie ai gruppi Lions del Trentino, viene consegnata all’atleta studente trentino più meritevole. Mario Morghen invece si è spento all’età di 80 anni, dopo una grave malattia che l’aveva colpito negli ultimi anni. Lo sport ha sempre avuto un ruolo fondamentale nella sua vita. Da giovane era stato un promettente specialista del lancio del martello e del disco, specialità dell’atletica leggera. La sua entrata nel Comitato 3Tre risale agli anni Sessanta, quando la prestigiosa manifestazione veniva gestita per la parte organizzativa, gestionale e burocratica dall’Ata Battisti, mentre l’aspetto tecnico dalle Funivie di Madonna di Campiglio. Sotto la presidenza di Fabio Conci, Mario Morghen era il segretario generale, colui che faceva funzionare la macchina organizzativa avvalendosi della collaborazione di un quintetto di fedeli amici, che rispondono ai nomi di Fulvio Margoni, Sergio Moena, Renzo Pasquazzo, Adriano Povoli e Sergio Zanella. Finita l’era presidenziale di Fabio Conci, Morghen è diventato presidente del Comitato Organizzatore della 3Tre, incarico che ha mantenuto dal 1991 al 1998. Erano gli anni delle entusiasmanti vittorie di Alberto Tomba, ma anche dei primi contrasti con la Fis. È rimasto presidente fino alla Cinquantesima edizione, disputata il 22 dicembre 1997. «Era uno straordinario motivatore, con un’innata capacità di fare gruppo», lo ricordano così i suoi amici di tante sfide.

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Mario Morghen

Alessandro Bleggi

Ma quest’autunno tortuoso ci ha strappato altri uomini simbolo del nostro mondo della neve e della montagna, come l’alpinista Walter Nones, apprezzato giudice di gara Fisi, ed ancora l’istrionico Erwin Stricker, amico di tutti, e lo stimato dirigente sportivo Giancarlo Gaminara, presidente del Comitato Fisi della Liguria. n


laSfida

di Luca Perenzoni

Ritorno al futuro C

alza a pennello il titolo del filmcult degli anni ‘80 per tratteggiare quella che è la nuova avventura di Furio Brigadoi, storico allenatore trentino che alla soglia dei 63 anni si è inventato una nuova parentesi. Chiusa dopo oltre un decennio la collaborazione con il Comitato, il tecnico predazzano ha ritrovato nuovo entusiasmo sposando la causa di Mirko Deflorian, volenteroso a sua volta di tornare ai fasti del passato sotto la nuova bandiera della Moldavia, nazione che ha adottato sciisticamente il trentenne di Tesero. Nuovi colori, nuova linfa per provare ad appropriarsi di quegli spazi che ormai un lustro fa sembravano potersi spalancare sempre più, poi chiusisi per una serie di sfortunate vicende. E a guidare il tentativo di riscossa del “Deflo moldavo” sarà proprio Furio Brigadoi, pronto a riassaporare l’atmosfera un po’ patinata della Coppa del Mondo, pronto a risalire sulla giostra dello sci che conta. “Per me è sicuramente un’esperienza nuova, intrigante nonostante l’esperienza del passato. Anzi, forse è proprio l’esperienza di tanti anni ad infondermi nuovo entusiasmo per questa avventura che potrebbe regalare risvolti davvero positivi. E forse lo stimolo maggiore è proprio quello di poter dare una mano a Mirko, un ragazzo che conosco e con cui collaboro da sempre che ha passato

Il tecnico predazzano Furio Brigadoi a quasi 63 anni ha deciso di lanciarsi in una nuova sfida: portare in Coppa del Mondo l’amico Mirko Deflorian con la divisa moldava tanti momenti difficili e che mi piace aiutare il più possibile”. Un team fatto di due persone, agile, snello, che può lavorare in velocità. “Anche questo è un aspetto nuovo, nella mia carriera: le difficoltà organizzative sono pressoché nulle, quando si può e le condizioni lo permettono si parte, senza troppi problemi. Certo, il budget è limitato, ma gli sprechi in una situazione siffatta sono davvero limitati quindi si lavora alla grande”. Furio, il volto del Comitato ora torna sul palcoscenico principale, già calcato ai tempi delle Fiamme Gialle e in nazionale di slalom negli anni Novanta. Passato, presente e futuro legati da un sottile filo?

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“Al Comitato devo molto, tantissimo. Sono stati 14 anni intensi, in cui ho potuto lavorare con grande autonomia, divertendomi e conoscendo un ambiente davvero bello. Dopo tanti anni però sentivo il bisogno di staccare e se non fosse capitata questa sfida con Mirko, probabilmente avrei fatto davvero il pensionato. Ecco, il problema forse è che questo lavoro mi piace troppo e non riesco a staccarmene.” È lecito parlare di obiettivi, in questa stagione? Tutto è maturato così in fretta, rispetto alle classiche scadenze burocratiche di queste procedure ed il via libera della Fis è arrivato solo ad inizio novembre. Cosa si aspetta il buon Furio dai prossimi mesi? “Mi aspetto che Mirko dia il meglio di sè: fisicamente è in gran forma, le brutte avventure del passato sono un bagaglio che l’ha fatto maturare appieno e a mio modo di vedere è pronto per far vedere di che pasta è fatto. Poi si sa, un po’ di fortuna serve sempre in questi casi... Da parte mia spero soltanto di poter mettere a disposizione nel migliore dei modi la mia esperienza e di saper dare i consigli giusti; al resto, ci penserà lui”. n


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di Maddalena Collini

è propedeutico per l’inverno? C

ome si rapportano lo sci d’erba e lo sci alpino? Lo abbiamo chiesto ai tecnici trentini, che si dividono tra chi lo ritiene un valido sport preparatorio e chi preferisce i pattini in linea, c’è chi è preoccupato per la pericolosità delle cadute e chi invece lo vedrebbe a fianco della discesa. Tutti concordi, però, sulla insostituibilità della preparazione in ghiacciaio: le sensazioni che dà l’erba sono senz’altro differenti da quelle che dà il fondo della pista innevata. Dopotutto, somiglianze a parte, non dimentichiamoci che sono due sport diversi. Ad introdurre la nostra chiacchierata è Roberto Parisi, tecnico della squadra nazionale di sci d’erba e responsabile di settore anche per il Comitato Trentino di sci d’erba, fra l’altro anche con la specializzazione di istruttore di telemark: “Per quanto riguarda l’interrelazione tra le due discipline, erba e neve, si può dire che che il gesto tecnico è sostanzialmente molto simile, se non identico: l’evoluzione dello sci alpino, inteso come attrezzo nel suo evolversi di geometrie e caratteristiche, ha portato negli ultimi anni questa disciplina molto vicina allo sci d’erba. Il movimento articolare degli arti inferiori, la posizione del busto e delle braccia, l’angolazione, la traslazione sono le stesse dello sci alpino, e si possono migliorare pertanto doti quali la centralità, l’equilibrio, la linea nei tracciati, la conduzione, il colpo d’occhio sul palo ed è allenante a livello muscolare in particolare per gli arti inferiori. Nello sci d’erba la derapata e lo sbandamento laterale sono pressoché nulli e questo obbliga pertanto ad una conduzione molto fine e precisa con una posizione perfettamente centrale in quanto lo sci, quindi la base d’appoggio, è lungo al massimo 95/100 centimetri. Vero è anche che una base di appoggio così ridotta limita in parte l’ampiezza del movimento articolare della caviglia, rispetto ad un appoggio più ampio come nello sci alpino. Lo sci d’erba può pertanto essere, oltre ad una disciplina sportiva con una propria valenza, anche un’ottima alternativa di preparazione ed allenamento per la stagione invernale, sopratutto nei periodi e nei mesi dove le condizioni delle zone di allenamento (come i ghiacciai degli ultimi anni) sono ridotte a situazioni critiche, con costi elevati in funzione della resa dell’allenamento.” n

Alcuni tecnici trentini si esprimono sull’utilità o meno dello sci d’erba come preparazione estiva. n Francesco Debertolis Us Primiero: “La preparazione atletica è insostituibile, per evitare infortuni soprattutto per gli atleti più grandi e per le alte velocità. Per quel che riguarda il gesto tecnico, ho avuto molti atleti che arrivavano dallo sci d’erba, ma non portavano grandi novità. Preferisco la preparazione con i pattini in linea.” n Marco Costazza Ski Team Fassa: “Può essere utile per l’equilibrio, si avvicina al gesto tecnico dello sci alpino. Da quest’estate abbiamo provato a girare su una manovia a Pozza, con le categorie giovanili fino agli allievi. Non sostitui-

sce certo il ghiacciaio, deve essere un programma dettato da obiettivi e budget della società.” n Luca De Toffol Agonistica del Baldo: “Sono un ex atleta, ho fatto 7 anni in nazionale. È sicuramente preparatorio, non danneggia l’atleta ma anzi è meglio che i roller! Gli allenatori potrebbero utilizzarlo in estate, come complementare al ghiacciaio. La pericolosità può essere data da errori diversi, come appoggiarsi allo sci interno. Occorre guidare l’atleta.” n Enrico Vincenzi Comitato Trentino: “Fino ai 13/14 anni è utile per migliorare equilibrio e stabilità, e il senso di

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scivolamento. Può essere un’attività propedeutica, che fa aumentare le capacità motorie generali, ma che non è utile ad un fine specifico. Non si sostituisce l’erba alla neve, non è come per fondisti gli ski-roll.” n Fabrizio Bertoldi Ski Team Altipiani: “Occorre tener conto che è completamente un altro sport, anche se rimane quello più simile alla discesa soprattutto per quanto riguarda i materiali, con gli sci molto corti come sono per lo slalom. Occorre valutarne differenze e analogie, può essere interessante per i bambini più piccoli.”


In provincia si p ratica a Cavalese, Panaro tta e Pozza di F assa Dopo un perio do

molto fulgido anni ‘80, quan dello sci d’er ba in Trentin do numerosi o negli sci club erano cuito di copp in attività, co a Tridentum re n un gi on cirsquadre nazion ale e diversi at ali, vi è stato leti presenti ne un calo di inte lle che si sta pe resse per la di rò rilevando sciplina, interessante anche ad alcu negli ultimi an ne novità nel ni, grazie settore. Nel se ha organizzat ttembre 2009 o a Forni di So la FISI pra (Friuli), un d’erba che ha corso allenato sfornato quat ri di sci tro nuovi alle quali hanno natori Trentin iniziato una co i, due dei ncreta e cost mesi estivi de ante attività l 2010: a Cava durante i lese Denis Riz le) e lo Sci Cl zoli (allenatore ub Rujoch ha federanno aperto un vicinanze del centro sci d’er paese, coinvo ba nelle lgendo anche per la disponib un noleggio de ilità dell’attrez lla zona zatura, mentr lui allenatore e Marco Vicenz federale) si è i (anche attivato nella narotta, con lo stessa direzion Sci Club Levi e sulla Paco. Analoga es in pratica dallo perienza è stat Ski Team Fass a messa a, Pozza di Fass guidato da Mar a è riuscito a co Costazza, ch sfruttare una ea la disciplina al manovia per fa le categorie gi r provare ovanili, fino ag li allievi.

COMITATO TRENTINO Parisi Roberto (Allenatore squadre nazionali A-A2-Giovani m/f - Resp. Omologazioni Piste Internazionali - Commissione FIS - Commissione FISI); Gretter Marco (Delegato FIS sci d’erba – Commissione FISI). Atleti: Battocchi Matteo (Sport Elite School); Galdiolo Riccardo (Agonistica del Baldo); Da Villa Davide (Ski Team Altipiani); Paissan Ingmar (Ski Team Paganella); Parisi Matteo (Ski Team Paganella); Mattivi Alex (S.C.Rujoch); Raviolo Matteo (S.C.Rujoch); Vinante Veronica (S.C.Rujoch); Tasin Michele (S.C.Rujoch); Recchia Alex (S.C.Levico); Libardoni Nicolò (S.C.Levico).

Importante per equilibrio e sviluppo delle capacità motorie. n Emiliano Oss Papot Sc Panarotta: “L’ho provato da piccolo, e sono convinto che qualsiasi sport serva, perchè porta qualcosa: più fai, più ti abitui a diverse sensazioni e più ti viene facile il gesto. Di certo male non fa, può portare una maggiore centralità, ma sarebbe forse meglio andare con i roller. Mi preoccupano le cadute sull’erba...” n Francesco Togni Us Latemar: “Ho fatto due anni di sci d’erba, partecipando anche ai Campionati Italiani a L’aquila. L’ho sempre trovato interessante, è uno sport che è stato trascurato ma ora viene ripreso: penso che sia valido,

un motivo di allenamento importante e abbastanza simile allo sci. L’ho fatto provare un paio di volte ai miei ragazzi.” n Mirko Maistri Sc Città di Trento: “Tutto fa bene, qualsiasi sport e qualsiasi movimento. E anche per lo sci d’erba è così, e anche se i gesti tecnici sono diversi si parla sempre di equilibro e scivolamento, la velocità avanzamento è simile, e ci sono i pali, la dinamica e la tattica in curva... Attenzione però alle rotazioni, che nello sci non vanno bene!” n Federica Casagrande SC Campiglio: “Non l’ho mai provato, so che le squadre lo usano per la centralità, per sviluppa-

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re determinati aspetti del gesto motorio. Non è sicuramente alternativo alla sciata in ghiacciaio, ma può essere integrativo e utile per lo slalom, un po’ come lo sono anche i roller.” n Massimo Menapace Sc Anaune: “Penso sia una disciplina sicuramente utile per un discorso di equilibrio, scivolamento e per il gesto tecnico che è molto simile a quello dello slalom. Non è però un’alternativa allo sci, non deve escludere la preparazione in ghiacciaio: la lamina e la neve danno sensazioni diverse.”


sci Alpino

a cura della redazione

Riparte all’insegna dei grandi cambiamenti la stagione del team di sci alpino del Comitato Trentino Fisi: tanti giovani in squadra, Vicenzi e Tavenaro che si sono avvicendati, due tecnici new entry e un supervisore

Transformers

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rasformazione. È il termine che meglio identifica quanto successo durante l’estate all’interno del team del Comitato Trentino di sci alpino. Con il tecnico Furio Brigadoi che ha abbandonato dopo tante stagioni di onorato servizio e con il rendimento di alcuni atleti più esperti non consono alle attese, è stato deciso di imboccare una nuova strada, caratterizzata soprattutto dal ringiovanimento delle squadre agonistiche e dalla riorganizzazione tecnica. Ora i tecnici trentini sono 4. Esattamente Enrico Vicenzi che è passato dal gruppo femminile a gestire il gruppo maschile, affiancato dalla new entry Alessandro Finazzer, ed Andrea Sonda che ha invece fatto il percorso inverso, ovvero dal team aspiranti maschile è passato come coordinatore della squadra femminile, affiancato da Angelo Tavernaro che curerà le aspiranti. Ma non è tutto, visto che il presidente del Comitato Angelo Dalpez ha deciso di creare la nuova figura del supervisore tecnico, un collante fra il direttore agoni-

stico Giampiero Vinante (l’unico rimasto al proprio posto rispetto allo scorso anno) e gli allenatori. Per ricoprire questo nuovo incarico è stato scelto l’esperto allenatore primierotto Mariano Lott, che si sofferma sul suo nuovo incarico: «Si tratta di una nuova situazione – spiega Lott – che ho accettato con entusiasmo. Cerco di dare il mio contributo organizzativo in comune accordo con Vinante. Assieme abbiamo scelto i due nuovi tecnici Finazzer e Tavernaro, che si stanno dimostrando due eccellenti lavoratori ed abbiamo portato avanti l’idea di allargare le squadre agonistiche. È una scommessa, vedremo a fine stagione se tutto ha funzionato al meglio, anche se è doveroso premettere che le squadre sono ringiovanite molto, quindi la nostra mission ha una valenza almeno biennale. I test di quest’autunno hanno detto che abbiamo, soprattutto in campo maschile, qualche asso da giocarci. Ma il

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lavoro proseguirà poi a primavera, abbiamo già qualche idea da sviluppare, soprattutto sulla preparazione atletica. Ottima anche l’intesa con i componenti della commissione discesa. Stiamo remando tutti nella stessa direzione». Vicenzi e Sonda si sono invece avvicendati dalla squadra maschile a quella femminile. «È stato – spiega il tecnico di Peio – un cambiamento positivo dal punto di vista professionale. Mi trovo con un’eredità pesante lasciatami da Furio Brigadoi, con il quale comunque ho condiviso tante stagioni e imparato tanto. Personalmente sarebbe già un tra-


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guardo riconfermare i risultati che è riuscito a conseguire lui. Lo sport è sfida e io ho accettato volentieri questa nuova avventura. Il gruppo che dispongo è omogeneo e particolarmente giovane. Durante l’autunno in ghiacciaio abbiamo avuto l’opportunità di effettuare parecchi test con altri Comitati e con le squadre nazionali giovanili e devo dire che ce la siamo giocata davvero bene e nelle prime competizioni stagionali abbiamo fatto anche i primi punti importanti. Mi trovo poi molto bene anche con l’altro tecnico maschile Alessandro Finazzer che segue il gruppo aspiranti, c’è rispetto, collaborazione e umiltà. Quest’anno poi oltre alle gare del circuito Fis giovani abbiamo un’opportunità di crescita maggiore, le gare intranazionali, che coinvolgono i migliori giovani sciatori di Germania, Svizzera, Italia e Austria. Sei gare con al via i migliori 20 punteggiati fra gli aspiranti e i migliori 10 giovani. Speriamo di esserci con qualche nostro atleta». Pure Andrea Sonda non sembra aver sofferto il cambio di team: «Seppure con qualche titubanza iniziale reputo positivo il passaggio con le donne ed ho un eccellente collaborazione con Angelo Tavernaro, il tecnico che si occupa delle aspiranti. La squadra è numerosa e per noi è una sfida particolare e difficile, però l’aspetto che più mi da soddisfazione in questi primi mesi è quello che siamo riusciti a creare un buon gruppo, ben integrato nonostante tanti caratteri diversi e soprattutto c o n

una situazione logistica di residenza delle atlete un po’ impegnativa. Però io e Angelo siamo due lavoratori ed abbiamo ovviato a questo disagio organizzativo. Non possiamo nascondere che per noi la stagione che sta per iniziare sarà di transizione, con tante giovani inserite in squadra e qualche sciatrice con un po’ di esperienza in più come Consuelo Sperandio, Giulia Mattielli, Nathalie Rizzoli e Andrea Cailotto, che si stanno impegnando molto e che stanno dando eccellenti riscontri cronometrici. Ora attendiamo le prime gare e speriamo di sorprendere». In conclusione il direttore agonistico Giampiero Vinante ha riproposto anche quest’anno il progetto allievi: «Assieme a Marco Peterlini e a Paola Toniolli – spiega il dirigente fiemmese – abbiamo deciso di proseguire il lavoro che tanto successo e ammirazione aveva riscosso lo scorso anno. Durante l’autunno e a dicembre i migliori sciatori delle categorie children ultimo anno, ma non solo, in più fasi hanno svolto degli stage assieme ai tecnici del Comitato Trentino e ai propri tecnici. Un’occasione per condividere ed impostare delle linee guida comuni. L’obbiettivo è quello di riuscire a ripetere gli esaltanti successi nelle categorie Children dell’ultima stagione. Su tutti le molteplici medaglie della rendenese Laura Pirovano». n Laura Pirovano

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Dopo il certosino lavoro estivo arrivano le prime gare per il team trentino di fondo, con la speranza di ripetere gli entusiasmanti successi degli ultimi anni

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curadei dettagli

rganizzazione, professionalità ed entusiasmo. Sono i tre crismi sui quali si basa l’attività della squadra agonistica del Comitato Trentino settore fondo, che non ha nulla da invidiare in quanto a programmazione perfino alla nazionale maggiore. L’esperienza e il feeling che anima lo staff del team provinciale ha permesso di ottenere risultati decisamente positivi e questo grazie alla cura dei dettagli. Anche quest’anno non è stato trascurato nulla, partendo con il tradizionale raduno a Gabicce Mare, quindi a seguire 4 test estivi a Mezzano, Predazzo, Peio e Brentonico, dei quali due di atletica e due di skiroll. Affiancato al lavoro tecnico non sono mancati neanche quest’anno i test funzionali presso il Cebism di Rovereto, grazie alla disponibilità degli specialisti Federico Schena e Alessandro Rosponi, che forniscono dati decisamente interessanti che permettono poi di impostare un lavoro individuale di potenziamento e pure di correzione tecnica. Per proseguire poi con l’analisi della dietologa Adelina Suder, che ha costruito il profilo metabolico di ciascun atleta appartenente al Comitato Trentino, distribuendo suggerimenti e diete personalizzate. Il team trentino prima del via della nuova stagione si presenta dunque con queste

importanti credenziali, con l’obiettivo di ripetere quello che era stato ottenuto gli anni scorsi. In vista della nuova stagione non manca qualche novità nello staff tecnico coordinato da Paolo Debertolis, che ha visto il rientro dopo la parentesi azzurra di Fernando Pedergnana e la new entry del predazzano Mirko Filippi. La prima bella notizia della stagione era però giunta addirittura già a giugno, quando erano state formate le nazionali e in particolare quella juniores decisamente imbottita di atleti trentini: Gaia Vuerich, Stefania Zanon, Nevio Zeni, Pietro Valorz, Mauro Brigadoi e Mario Roncador. Un risultato importante in seguito ad una stagione altrettanto importante. È inutile nascondere che saranno proprio loro le punte di diamante del team provinciale per l’imminente inverno. Durante l’estate la commissione fondo trentina ha deciso di dare vita ad un pro-

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getto giovani, con stage allargati per le squadre aspiranti e allievi, che hanno così la possibilità di confrontarsi con le squadre di Comitato per cercare altresì di uniformare le metodiche di allenamento. È dunque tutto pronto per iniziare la nuova stagione che prenderà il via con la prima Nazionale Giovani il 22 e 23 dicembre, mentre la prima gara ufficiale è in programma il 12 dicembre a Lago di Tesero, centro del fondo che il 15 e 16 gennaio ospiterà i campionati italiani aspiranti e juniores assegnati all’Unione Sportiva Cornacci, mentre un appuntamento tricolore è previsto il 27 dicembre a Fiera con la Ski Sprint. Il 19 e 20 marzo a Passo Cereda andrà poi in scena una Nazionale Giovani. L’altra novità che fa particolarmente piacere al nostro Comitato è la Marcialonga Young con partenza in linea, riservata alle categorie allievi, aspiranti e juniores che animeranno la mattinata dell’evento senior su varie distanze, con partenza da Lago di Tesero e arrivo a Cavalese, compresa la famosa salita della cascata. Proposta da Alfredo Weiss e da Gloria Trettel questa idea non poteva che essere immediatamente sposata dal Comitato e così il 30 gennaio tutto il pianeta fondo sarà in Val di Fiemme, culla dello sci nordico. n


Salto

di Ezio Brigadoi e Pietro Vanzo

Si parte, anzi si salta

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opo aver raggiunto un importante traguardo con la medaglia di bronzo ai Campionati mondiali Juniores di Diego Dellasega e l’immensa soddisfazione della partecipazione di Roberto Dellasega alle Olimpiadi di Vancouver, quale prova del buon lavoro svolto sino ad ora è arrivata da parte del Direttore Agonistico Ivo Pertile la conferma dei nostri due giovani talenti nelle fila della squadra nazionale A. Da loro ci si aspetta per la prossima stagione invernale dei buoni risultati finalizzati all’acquisizione di importantissimi punti in Coppa del Mondo e magari la partecipazione e la conferma a buon livello ai prossimi Mondiali di Oslo. Sino ad ora la preparazione estiva è stata programmata prevedendo una scarsa frequenza dei campi di gara ma orientando il focus alla ormai imminente stagione invernale, soprattutto visto l’importante impegno iridato. Ai due giovani saltatori (classe 90), da quest’anno si affianca un coraggiosissimo Davide Bresadola, inserito in squadra nazionale B, il quale, nonostante la non più giovanissima età (classe 88), ha deciso di seguire l’esempio dei blasonati David Zauner (AUT) e Anssi Koivuranta (FIN), due miti della Combinata Nordica Mondiale, scegliendo di concentrare il suo talento e le sue doti fisiche sulla disciplina del Salto Speciale, rinunciando alle

Sta per cominciare un’altra stagione ricca per il settore del salto e combinata nord

faticate sugli sci stretti. E dopo le prime difficoltà legate alla diversa struttura fisica necessaria in relazione soprattutto al peso corporeo, i primi segnali confortanti si stanno già vedendo. Nel settore Combinata Nordica il Comitato Trentino ha saputo raccogliere i frutti del lavoro nel corso dell’estate appena trascorsa con un ritrovato Roberto Tomio (classe 92), confermato in squadra B nazionale, ma soprattutto capace di andare a podio ai recenti Campionati Italiani Juniores di Salto Speciale validi per il titolo 2010/2011. Va riconosciuto il fatto che il Comitato Trentino sta vivendo un bellissimo momento per il settore, contraddistinto da un fortissimo spirito di collaborazione tra dirigenti, tecnici ed atleti. E anche chi ci sta attorno non resta a guardare, basti pensare che i nostri tre atleti più anziani (e fa un po’ sorridere definirli tali) sono stati “prelevati” ed arruolati da importanti Corpi Militari quali la Guardia di Finanza (Roberto Dellasega), la Polizia di Stato (Diego Dellasega) e l’Esercito (Davide Bresadola). Se da un lato questa situazione ha impoverito le squadre di Comitato, dall’altro permette ai nostri ragazzi di applicarsi nella propria attività agonistica senza la preoccupazione di un futuro più o meno incerto. Uno dei punti di forza del Comitato Trentino è sempre stata la capacità, da parte del gruppo, di preservare ed alimentare la passione per questo sport; ed in quest’ottica si configura l’importantissimo coinvolgimento di importanti figure che sono icone ed esempio per i nostri ragazzi, come gli ex atleti trentini Andrea Longo e Alessio Bolognani, entrati prepotentemente nelle file dei tecnici federali rispettivamente nei ruoli di allenatore della

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a di aspettative dica del Comitato Trentino

Prima stagionale un po’ freddina

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Squadra Osservati e Aiuto allenatore della squadra nazionale femminile. E proprio nella Squadra Osservati, dove Andrea Longo sta facendo valere il proprio carisma e la propria esperienza, hanno trovato conferma i nostri giovani atleti Paolo Corradini (classe 94) e Daniele Varesco (classe 95), dai quali ci aspettiamo una giusta maturazione, una crescita mentale e atletica al fine di vivere una stagione intensa finalizzata ad un futuro ben più importante. Proseguendo a parlare di tecnici, è con non poca soddisfazione del Comitato che un altro tecnico trentino, Walter Cogoli, è stato “promosso” sul campo assumendo da quest’anno il ruolo di allenatore responsabile della squadra B di salto speciale. Ed ultima soddisfazione, ma non certo per importanza, il riconoscimento dell’importantissimo ruolo di Responsabile del Settore Giovanile Nazionale per Cristina Bellante, la quale fin dai primi momenti ha raccolto la sfida e messo sul tavolo tutta la sua esperienza per guidare il settore più importante nello sport, quello dei giovani, la nostra speranza ed il nostro futuro. E proprio la figlia di Cristina, la giovanissima Veronica Gianmoena (classe 95), ha convinto tutti ed è entrata prepotentemente nelle file della squadra del Comitato, ma soprattutto nel squadra nazionale Osservati Femminile. Tale riconoscimento le ha permesso, durante la passata stagione invernale, di partecipare ai Mondiali Juniores nonché, durante la stagione estiva, di calcare importanti campi di gara in diverse competizioni internazionali. Non si può certo tralasciare anche l’importanza dell’attività che stanno svolgendo le nostre tre società trentine, il Gs. Monte Giner, l’Us Lavazè e l’Us. Dolomitica e dei relativi dirigenti ed allenatori. Sarà una stagione impegnativa, anche in relazione agli ovvi sacrifici che tutti noi dovremmo fare per sopperire alla “rinuncia” dei trampolini di Predazzo prevista per la prossima stagione estiva in previsione dei lavori per i Mondiali del 2013. Ma siamo sicuri che la nostra forza e la nostra passione ci permetterà di trarre da tale situazione nuove energie e nuove risorse per arrivare sempre più in alto, nella vita e nello sport, noi assieme ai nostri ragazzi. n

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rimo fine settimana di gare a Kuusamo per gli atleti di salto e combinata nordica, e come si poteva facilmente preventivare, prime difficoltà da affrontare per i nostri atleti. La necessità di arrivare in Finlandia a ridosso delle prime gare e senza salti su neve ha dimostrato limiti di adattamento degli azzurri, nel passaggio dalla superficie estiva a quella invernale. È un aspetto che temevamo e con cui bisogna convivere, senza fasciarsi troppo la testa. I Campionati del Mondo a Oslo si disputeranno a fine febbraio, perciò investire molte risorse per le prime gare sarebbe stato strategicamente avventato e avrebbe comportato difficoltà nel prosieguo di stagione. Riguardo al bronzo olimpico Pittin, vale la pena spendere qualche parola riguardo all’inizio di stagione. La prima medaglia nella storia del settore ha portato grandi cambiamenti e la conseguente ricerca di nuovi equilibri. Un cambiamento molto forte, che richiede un po’ di tempo per assorbire tante cose successe in poco tempo. Nel corso degli anni passati la condizione fisica è cresciuta progressivamente, e con essa l’evoluzione e adattamento della mente. Dopo le Olimpiadi, invece, il balzo è stato enorme; fortunatamente lo staff dei tecnici e una famiglia equilibrata stanno partecipando bene al percorso, anche se sarebbe stato utopistico pensare che non ci fosse qualche contraccolpo. Ciò detto, il passato… è passato, visto che siamo entrati nella nuova stagione. Nella prima gara si torna subito con i piedi per terra, con Pittin 51° dopo il salto, in rimonta con gli sci stretti (6° tempo) e 40° alla fine. Nella seconda gara primi punti stagionali, con un 24° posto finale che è positivo alla luce di quanto sopra descritto. Per quanto riguarda la squadra di salto, passi avanti rispetto alle stagioni precedenti nell’apertura di Kuusamo, anche se i risultati non rendono ancora merito al valore degli atleti. In chiave trentina, esordio stagionale nella Coppa del Mondo di salto per Diego e Roberto Dellasega. Il loro percorso di crescita continua, e siamo tutti consci che c’è tanta strada da percorrere, e tante sconfitte da incassare ed elaborare per aspirare a risultati di vertice. Per la stagione in corso l’obiettivo massimo per i portacolori delle Fiamme Oro (Diego) e Fiamme Gialle (Roberto) è quello di provare a conquistare qualche punto in Coppa. In questa stagione il vero ambito competitivo per loro sarà la Coppa Continentale, dove dovranno dimostrare di valere attraverso i risultati, per continuare ad essere selezionati per la Coppa del Mondo. Una nota di colore: l’incontro tra la squadra di salto femminile e Lorenzo Bernardi, un paio di settimane prima del via della stagione delle azzurre. Grazie alla grande disponibilità di Lollo, indimenticato Mr XX Secolo della pallavolo mondiale, l’intera squadra ha avuto l’opportunità di crescere rivisitando alcuni momenti salienti della sua carriera. Tra i fortunati “beneficiari” dell’esperienza la giovane promessa Veronica Gianmoena (Us Lavazè) e l’aiuto allenatore Alessio Bolognani (predazzano, Gs Fiamme Gialle), molto attenti a cercare di carpire il segreto della longevità sportiva ai massimi livelli, in oltre due ore di grande intensità sportiva. Ivo Pertile


snowboard

di Silvio Dondio

La stagione della tavola parte con tante news: dal team trentino ridotto a 6 componenti per puntare alle gare internazionali al rinnovato circuito triveneto, per finire con le novità regolamentari Fisi

Pioggia di novità

I

l team trentino di snowboard ha deciso di cambiare strategia rispetto al passato. Il gruppo di agonisti inseriti in squadra è infatti composto di soli 6 atleti, un gruppo di grande qualità che potrà regalare tante soddisfazioni durante l’imminente stagione invernale. Ad allenare la squadra sarà sempre il fassano Elia Detomas, che lavora anche per lo ski college di Pozza, e che in questi ultimi anni ha impostato un eccellente lavoro, portando fra l’altro il moenese Mirko Felicetti nella squadra nazionale di Coppa Europa. Felicetti è senza dubbio la punta di diamante di questa squadra trentina e assieme al campigliano Alberto Schiavon (specialista del boardercross) rappresenteranno anche il nostro movimento nella nazionale azzurra. Fra l’altro la stagione del moenese era iniziata con un po’ di sfortuna già ad agosto in occasione dei mondiali juniores disputatisi in Nuova Zelanda e dove in seguito ad una caduta in prova rimediando un forte trauma non ha potuto partecipare alle competizioni che assegnavano medaglie. Peccato. Non è da sottovalutare poi Jessica Felicetti, pure lei alfiere della Monti Pallidi, che nella passata stagione si è messa particolarmente in evidenza. Del team trentino fanno parte poi il teserano Giorgio Varesco della Cornacci, il fassano Alessandro Cloch dello Ski Team Fassa, Francesco Oliosi del Monte Baldo Snowboarding e Gabriela Dallaglio, sempre della Monti Pallidi. L’obiettivo è quello di partecipare alle gare del circuito trive-

neto, di Coppa Italia, ma soprattutto Fis e Coppa Europa quando il contingente lo consentirà. Durante l’autunno è stato svolto un eccellente lavoro in ghiacciaio,con tre uscite nelle quali sono state affinate le malizie anche nelle specialità del freestyle e boardercross, disciplina quest’ultima che ha portato ottimi risultati lo scorso inverno. Dal punto di vista organizzativo la novità riguarda il cambio di denominazione del nostro circuito, ora Triveneto Cup anziché Pride to Ride, scelta dovuta a modifiche nell’organigramma che ha visto uscire dirigenti e relativo sponsor in contrasto con gli organi federali veneti. Il regolamento della challenge, su 14 ap-

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puntamenti, sarà più snello e non in contrasto con le regole nazionali. Quest’anno poi dovrebbe prendere quota il circuito di Coppa Italia e le gare Fis che si svolgeranno su tutto l’arco alpino. Ciò consentirà ai nostri giovani di acquisire punti internazionali e di crescere sotto il profilo tecnico confrontandosi anche con riders stranieri. Praticamente ce ne sono per tutti i gusti e la stagione si concluderà nella prima decade di aprile a Chiesa Valmalenco con i campionati Italiani Assoluti e di categoria per ragazzi e allievi. Novità regolamentari sono poi giunte dalla Direzione Agonistica della Fisi, che ha deciso di dividere in due il nostro sport. Da una parte la disciplina Speed che comprende le specialità del gigante, slalom, parallelo gigante e slalom e boardercross, dall’altra il freestyle che comprende half pipe, big airg e slopestyle e da questa scelta è scaturita la decisione di prevedere due classifiche finali distinte nel circuito triveneto, con l’estrapolazione delle classifiche che decreteranno poi i campioni trentini. Altra novità proposta dalla Federazione è quella dell’implementazione delle discipline del carving e dello skicross nella famiglia snowboard. Ciò con l’obiettivo di ottimizzare le organizzazioni, potendo così svolgere in un’unica località contemporaneamente competizioni di freestyle con lo skicross, con classifiche separate. Insomma le novità non mancano. Non ci resta che iniziare. n


2009/2010

50 Km di piste • 14 impianti di risalita • 1.200 mt di dislivello • 4 campi scuola

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neveFresca

a cura della redazione

La prima della storia I

l Trentino ancora una volta dimostra di essere all’avanguardia. Diciannove anni fa venne ideato un circuito Coppa delle Dolomiti che ha riscosso il successo che tutti conosciamo, nel 2010 prende vita un’altra intuizione che subito è piaciuta agli addetti ai lavori, una gara di sci alpinismo esclusivamente dedicata ai giovani, sempre all’interno del prestigioso circuito ormai diventato interregionale. La competizione avrà validità nazionale per le categorie cadetti e juniores (dai 15 ai 18 anni) e si disputerà a Passo Rolle, grazie all’organizzazione della Cauriol di Ziano di Fiemme il 12 dicembre. L’ideatore risponde al nome di Franco Nicolini, nuovo supervisore tecnico del Comitato Trentino del settore sci alpinismo: «Durante l’estate – racconta la guida alpina di Molveno - confrontandoci con il responsabile Fisi delle squadre nazionali Oscar Angeloni e con l’allenatore della nazionale giovanile Nicola Invernizzi era emersa da parte loro la necessità di avere dei momenti e delle competizioni di selezione per le gare di alto livello. Ho così proposto questa esigenza al direttivo di Coppa delle Dolomiti, che senza fiatare ha deciso di sostenere e di accollarsi gli oneri organizzativi di questo evento che verrà ripetuto tutti gli anni e che sarà intitolato a Fabio Stedile, in memoria dell’alpinista di Aldeno scomparso sul Cerro Torre, che aveva una certa predilezione nei confron-

Il 12 dicembre la Cauriol di Ziano, sotto l’egida di Coppa delle Dolomiti, proporrà il 17° Memorial Fabio Stedile esclusivamente per cadetti e juniores ti dei giovani sportivi della montagna». Il Memorial Stedile, inizialmente era abbinato alla Coppa delle Dolomiti, poi tre anni fa includeva quattro gare con una classifica finale in altrettante competizioni del circuito, ora diventa una gara a sé. Si tratta dunque della prima competizione della storia in Italia dedicata esclusivamente alle categorie giovanili, per l’esattezza cadetti (dai 15 ai 17 anni) e juniores (dai 18 ai 20 anni). Ad organizzare questa prima assoluta spetterà all’Associazione sportiva Cauriol di Ziano di Fiemme, una delle società più prestigiose del Trentino, fondata nel 1948, e sempre in prima linea nella crescita del vivaio. «L’assegnazione dell’evento al sodalizio fiemmese – prosegue Nicolini – si è concretizzata in seguito alla necessità di organizzare una manifestazione in una località che potesse agevolare la pre-

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senza anche di atleti veneti, visto che nella prima fase di confronto erano stati proprio i dirigenti di questo Comitato a garantire la loro adesione. Si è pensato subito a Passo Rolle e immediatamente è arrivata la disponibilità di Carlo Zanon, presidente della Cauriol, ma pure allenatore del Comitato Trentino. La cosa che più ci gratifica è il fatto che nel giro di poche settimane ci hanno confermato la presenza anche tutti i più importanti Comitati d’Italia con i loro team: Veneto, Lombardia, Valle d’Aosta, Piemonte e Friuli Venezia Giulia, oltre al Trentino. Meglio di così proprio non poteva andare». Sul nuovo evento è particolarmente entusiasta anche l’allenatore responsabile del settore giovanile della Fisi Nicola Invernizzi. «Il movimeno giovanile – spiega il tecnico lecchese della Valsassina - per crescere ha bisogno del lavoro della base, ma altresì gli sci club per decidere di attivare un settore giovanile hanno bisogno che ci siano anche le competizioni per under 20. Trovo la gara che andrà in scena a Passo Rolle una magnifica intuizione, peraltro condivisa e subito patrocinata da me e dal responsabile di settore Oscar Angeloni, che ci servirà, assieme al raduno in Valtellina della settimana successiva, per formare il team che parteciperà agli appuntamenti tricolori e di Coppa del Mondo, il primo dei quali è a Pelvoux (Francia) già l’8 e 9 gennaio. La nazionale ha bisogno che ci siano gare di selezione ad inizio stagione e mi auguro che questo progetto trentino possa avere una continuità negli anni». n


angoloGiro

di Alessandro Conci

Attrazione fatale C

ominciai a sciare all’età di tre anni, in realtà ancora prima di nascere, mentre mia madre era incinta, mi portava a sciare, ma io non ne ero consapevole, ero nella sua pancia. Da quando ero baby mi allenavo parecchio, in estate andavo persino al Tonale in quella tristissima casa della Provincia e per quattro giorni a settimana si faceva preparazione atletica, i nostri allenatori volevano arrivassimo tutti in Coppa del Mondo. Fino a quando non feci il corso maestri all’età di 18 anni, facevo i circuiti circoscrizionali ed interC, seguiti da gare Fis in età più avanzata. Le fasi nazionali per me erano un sogno, penso di non essere mai riuscito a qualificarmi. Ero già molto felice di aver partecipato al Città di Trento fase nazionale, quell’anno che ero in forma e a qualche fase del Trofeo Pinocchio. Lì era più facile, ricordo che una volta alle qualifiche del Pinocchio persi uno sci dieci porte prima dell’arrivo, ma siccome per me sciare con uno sci solo era divertentissimo - infatti mi esercitavo a farlo nel tempo libero - riuscii a finire la gara intorno al ventesimo posto e, per via degli scarti, ad andare all’Abetone ugualmente. Allenarmi a fare pali mi è sempre piaciuto, ma quando nevicava ed i pali sarebbero saltati tutti, non mi lasciavo mai sfuggire l’occasione per andare a pascolare nella neve polverosa dei boschi. Una volta da bambino avevo preso un dosso ad alta velocità, e senza aspettarmelo schizzai

in aria come mai avevo fatto e non feci necessario andare più veloci, così da non più nei tre o quattro anni successivi. Una essere raggiunti da essa. Avevo un amico volta atterrato ero rimasto in piedi e mi che a fare i salti era un mostro, sapeva ero esaltato. Tornato a casa però i genifare cork 360 sui cambi di pendenza e la tori preoccupati mi sgridarono, qualcuno Salomon lo avrebbe sponsorizzato in pieaveva raccontato loro che avevo fatto un no se avesse fatto salti, però faceva pali. salto enorme. Intorno ai 13 o 14 anni riPrima delle gare invece di fare curve per cordo che gli amici campigliani Sivestro scaldarci, saltavamo... una volta siamo Franchini e Paolo Panvolati sopra ad una grazzi (ora in nazionastrada di gatto, menAlessandro Conci le) avevano imparato a tre ero in aria avevo fare un 360° in neve racconta la sua passione paura, ma mi fidavo fresca, poi ci provamciecamente dato che per il freeride, mo tutti tranne io che lui trovava sempre in quel momento non atterraggi perfetti e un mix fra tecnica e me la sentivo. A fine morbidi. Capii inoltre, improvvisazione, stagione però all’inche non esiste nessun terno dello snowpark una disciplina che ti da schema fisso in questa provai il mio primo disciplina chiamata la massima libertà 360° e con grande freeski (sciata libera), stupore lo feci perfetognuno fa quello che to. I ragazzi intorno mi prendevano in gli ispira di più, seguendo la sua natugiro dicendo: “metti lo snowboard, così ralezza. Tutto va imparato a piccoli passei antistiloso”, ma non li ascoltai mai. si: è meglio poter sciare il giorno dopo La passione che ho coltivato per fare i piuttosto che stare a casa con qualcosa salti cominciò a crescere esponenzialdi rotto. Negli anni successivi, praticai mente quando avevo 15 anni, i miei mi sempre più questa disciplina, essendo spedirono a Whistler (Canada) a scuola, maestro di sci insegno a girare e provo comprai il mio primo paio di twin tips, tantissima soddisfazione. Le cose base ed imparai cosa vuole dire fare freeride. che insegno sono 180°, 360°, la sciata Prima di scendere da un pendio, bisoin switch, slidare un box, e a due clienti gna scegliere e studiare dove passare, che ho avuto per una decina di lezioni fare curve è da folli perché è così che si sono riuscito ad insegnare frontflip e tagliano le slavine. Una slavina parte ad backflip. Se ho della neve a portata di una velocità di 55 km orari ed accelera mano non sono in grado di stare a casa… man mano, e per non rimanerci sotto è n

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autoscatto

di Mario Roncador

Il fondista di Vermiglio Mario Roncador racconta la sua esperienza nella squadra agonistica del Comitato, lunghe trasferte ma anche gioie ed emozioni

Un

momento

fantastico

H

o accettato con entusiasmo l’idea di raccontarmi attraverso le pagine della rivista SciA in Trentino, all’interno di una nuova rubrica dedicata ai giovani. Eccomi qui, sono Mario Roncador abito a Vermiglio, in Val di Sole e da questa primavera faccio parte della Squadra Nazionale Junior, mentre ad ottobre ho avuto la splendida notizia dell’inserimento anche nel Gs Fiamme Gialle. Oltre all’attività sportiva, che occupa gran parte del tempo, frequento la quinta Liceo Scientifico Tecnologico all’ITCG Pilati di Cles. La mia passione per lo sci di fondo è nata ancor da piccolo quando ai tempi dell’asilo presi parte ai corsi di avvicinamento al fondo organizzati dallo Sci di Fondo Val di Sole. Andare al corso di fondo era un divertimento enorme perché stare sulla pista e tuffarsi nella neve fresca era il gioco più bello che potesse esistere! Per tutti gli anni delle elementari sciare era solo un gioco, un divertentissimo gioco con cui stavo con i miei amici per trascorrere insieme ore indimenticabili. Quando ormai ero già nella categoria cuccioli provai a partecipare a qualche gara della zona, ma l’agitazione che mi metteva soltanto l’idea di correre era più forte di me e spesso piangevo e esitavo a partire, ma rivolgendo un attimo il pensiero al dopogara fatto di risa e scherzi, ero pronto per scattare. Anche se ancor oggi quando mi presto a partire ad una competizione mi prende ancora una certa agitazione, pian piano, gara dopo gara, ho imparato a gestirla. La vera pratica agonistica cominciò quasi in maniera automatica, senza nessuna spinta da parte dei miei genitori o del maestro, al primo e secondo anno Allievi quando cominciai a ottenere buoni risul-

tati senza una preparazione adeguata e così decisi di provare ad allenarmi nella giusta maniera per vedere fin dove potevo arrivare, quasi fosse stata una sfida con me stesso. Sotto l’occhio attento del mio allenatore Pier Ettore Gabrielli nella stagione 2008/2009 mi piazzai sempre nelle posizioni fra il decimo e il ventesimo posto nelle gare nazionali e in più conquistai un bronzo tricolore e due vittorie di Nazionale Giovani: risultati tanto inaspettati quanto piacevoli. Nella scorsa stagione oltre all’oro nella 10 km tricolore di Boscochiesanuova ho portato a casa due argenti ai Campionati Italiani di Cogne e diverse vittorie nelle NG, confermandomi stabilmente nei cinque. I risultati migliori li ho sempre ottenuti nella tecnica libera, tipica degli italiani, questo non per disprezzo del classico, ma per una questione di naturalezza, che purtroppo nell’alternato non riesco a trovare. Questi sono i risultati positivi che mi hanno dato e mi danno tutt’ora lo slancio e lo stimolo per continuare, ma ci sono anche fatti spiacevoli, come l’infortunio al quadricipite destro che ho avuto lo scorso settembre, o certe gare, che per stanchezza o per rottura di un bastone o perfino di uno sci, dopo tanta preparazione, sono andate male. Questi brutti episodi, forse a causa della mia indole abbastanza pessimista o perché son solito vedere ogni gara come la gara della vita, mi fanno andar giù di morale e faccio fatica a dimenticarli. Per fortuna in questi casi interviene la vicinanza della mia famiglia che mi da sempre un grosso aiuto. Sicuramente adesso sto vivendo l’opposto: la grande felicità di essere entrato a far parte del Gs Fiamme Gialle. Questo fatto ha una rilevanza fondamentale, e mi sento molto fortunato perché poter

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esercitare come professione la propria grande passione non è da tutti e essere seguiti in ogni dettaglio da un team così ben organizzato e competente aiuta senz’altro l’atleta a diventare sempre migliore. La vita sportiva deve essere conciliata nella migliore maniera possibile anche con la vita scolastica perché credo che studiare ed elevare il proprio livello culturale è cosa molto importante. Ovviamente questo rende tutto più complicato: è indispensabile un’organizzazione minuziosa degli impegni. Per chi come me abita lontano dalla scuola e deve fare ogni giorno quasi 60 km in corriera per partecipare alle lezioni è veramente pesante, ma quando penso a questo fatto, cerco sempre di evidenziarne il lato positivo: dopo una mattina tra i banchi, durante l’allenamento ho la possibilità di riposare mentalmente così da poter riprendere poi lo studio in modo migliore e più redditizio. Fortunatamente le piste di fondo di Vermiglio sono proprio di fronte a casa mia, e almeno per allenarmi non devo compiere viaggi. Essendo in Squadra Junior partecipo ogni quindici giorni circa ai raduni di allenamento, l’estate a secco e l’autunno in ghiacciaio. Questa oltre a essere un ottima occasione di confronto con l’elite d’Italia, da anche la possibilità di visitare e conoscere angoli diversi del nostro paese. Dopo una dettagliata e ben curata preparazione atletica, che è cominciata in giugno e la scelta dei materiali che ho messo a puntino negli ultimi giorni, penso di essere ormai pronto per l’arrivo delle gare: non c’è un preciso obbiettivo, cercherò di dare il massimo sempre, anche se un pensierino alla partecipazione ai Mondiali Junior in Estonia lo stò facendo da tempo. n


Spigoli

Gli scarponi

di Daniele Bernardi

in carbonio

di Jon Olsson C

onoscete Jon Olsson? No? Siete degli antichi. Il biondo vichingo svedese, tanto ammirato dal gentil sesso, è uno fra i più famosi free rider al mondo nonché atleta plurimedagliato agli X - Games nelle varie specialità tipo big air (salti su megatrampolini con rotazioni varie) e freestyle. In virtù delle sue poliedriche qualità è supersponsorizzato, vantando anche un sacco di amicizie fra gli atleti del circuito di Coppa del Mondo, uno su tutti lo yankee scavezzacollo Ted Ligety. Dulcis in fundo, è fratello di Hans Olsson, discesista della nazionale svedese che corre abitualmente le gare veloci del circo bianco. Ebbene, perché vi tedio con queste dissertazioni non strettamente attinenti al nostro circoscritto entourage di adoratori del palo snodato? Perché il buon Jon, che ha un passato da agonista e anche di un certo calibro, si è messo in testa di partecipare alle prossime Olimpiadi di Sochi in Russia, nel 2014, in due distinte specialità dello sci alpino. Big air e half pipe, penserete? No-no, lui vuole partecipare in gigante e nel freestyle, e si è messo di buzzo buono ad allenarsi: un giorno salta e pirla grabbando con i double tip, l’altro si mette il tutino e mangia pali. Impossibile? Intanto quest’estate in Nuova Zelanda Jon ha confermato 11 punti in gigante, terzo svedese della specialità nelle graduatorie FIS, battendo ottimi atleti di seconda fascia e vincendo addirittura una gara. Le sue imprese possono essere visionate sul sito http://www.jon-olsson. com, che ha notevolmente incrementato i contatti da quando il bel biondo si è messo a testa bassa per raggiungere il suo sogno, con grande soddisfazione degli sponsor. Dietro il progetto, infatti, c’è sicuramente lo zampino (e il denaro) di alcuni nomi pesanti, come Red Bull, Head e Poc, ma è indubbio che di classe il ragazzo ne ab-

bia da vendere. Visionando le varie foto e i video del sito, si rimane colpiti dagli strani scarponi che Jon usa in gigante, che non sono a listino Head. “Che cavolo è quell’affare”, mi sono chiesto? Prontamente ho interrogato i miei contatti, un po’ restii a sbottonarsi sull’argomento. Ci è voluta una foto a Solden dell’amico ski man Paolo Ferrari per sgarbugliare la matassa e aprire lo scrigno delle informazioni. In pratica Jon, assieme all’amico Us Ski Team Warner Nickerson, usa un nuovo scarpone in carbonio della marca americana Dodge Boots, che si sta lanciando sui mercati internazionali con scelte costruttive totalmente nuove rispetto a quelle percorse fino ad oggi da tutte le varie marche presenti sul mercato. Dai tempi di Bob Lange, infatti, che la introdusse al posto del cuoio, la plastica non è quasi mai stata messa in discussione, incentrando su di lei tutta l’evoluzione del prodotto. La scelta del carbonio è ora basata sulle qualità del materiale che sono leggerezza e reattività, qualità che permangono inalterate nonostante le sollecitazioni termiche indotte dallo sci alpino, garantendo così prestazioni più uniformi. Non sono però tutte rose e fiori, in quanto il carbonio costa molto e non è deformabile con il calore, non prestandosi a praticare il boot fitting. In sostanza, la scarpa ti deve andare bene così com’è, che detto in parole povere vuol dire che a Jon gliela fanno su misura, mentre a noi, posto che mai ce la compreremo, dovrà andare bene nella misura proposta…. costi quel che costi. n

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Il freestyler svedese Jon Olsson, alla ribalta perché intenzionato a gareggiare alle Olimpiadi di Sochi in doppia disciplina sta testando un nuovo scarpone rivoluzionario


Masterizzando

di Daniele Bernardi (daniele_bernardi@hotmail.com)

Ancora mutamenti Dario Rasom

La carta d’identità dei master cambia ancora, visto che dopo un anno di esperimento si è tornati a considerare gli over 30

C

osa può portare un uomo a sciropparsi 1000 km in 2 giorni, circumnavigando le Alpi, passando trafori e passi, pagando il dato che si sono presi il lusso di massacrare a suon di secondi nomi illustri come quelli di Pauli Accola e di Urs Kaelin. Ci appropinquiamo a rapidi passi verso la nuova stagione, con il naso all’insù per capire se la perturbazione in arrivo è di quelle buone, con neve a quote interessanti, o di quelle cattive che fanno disastri. Intanto affiliamo le armi sui ghiacciai, discretamente innevati in questo autunno, o con trasferte in quel di Solda, che si presenta con una livrea davvero splendida ospitando gli allenamenti della squadra B maschile svizzera e di quella femminile tedesca. I più pigri attendono le imminenti aperture degli impianti in zona, perlomeno per le stazioni più in quota, ma un plauso speciale va fatto a Folgaria che il 30 ottobre ha aperto la seggiovia a Fondo Piccolo presentando ai pochi sorpresi utenti una pista splendidamente preparata, prima della pesante alluvione dei giorni seguenti. Dicevo, ancora novità nel turbolento mondo master, in quanto come quasi tutti saprete, dopo l’esperimento dello scorso anno, c’è un ritorno alle categorie classiche di due anni fa. Quindi master si diventa nuovamente a 30 anni, nella categoria A fino ai 55 anni (classe 1955) e dopo si passa ai B (1954). Mi spiace per alcuni amici illusi per un anno di aver trovato l’elisir della giovinezza, che ora si trovano d’emblèe a passare con i

più anziani nella B6, dopo una stagione trascorsa con i più giovani sfruttando i pettorali di partenza migliori. C’est la vie! Del resto erano state molte le proteste contro la modifica delle categorie perpetuata lo scorso anno, soprattutto fra i senior compresi nella fascia 30-40 che non tolleravano di essere esclusi dalla categoria master, nonostante a livello internazionale si facesse il contrario. Forse è più giusto così. Grande merito alla Fisi, e alla Commissione Master, anche per avere compreso che l’aggiornamento dei punteggi di metà stagione, così come era stato realizzato, non aveva gran senso e che è da

Remo Detomas

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ristudiare nella sua concreta attuazione. Per intanto, quindi, tutto sospeso, in attesa di migliorie del database e della comunicazione fra periferia e cervellone del CED. Si torna all’antico anche per le ragazze, non più divise in gruppi C e D, tutte a partire sulla pista dei B. La Commissione ha poi messo mano all’annoso problema del calendario e delle tante sovrapposizioni che si creano, a volte a discapito delle manifestazioni più importanti. Così recita il verbale della riunione del 4 ottobre uscente scorso: “Dal momento che è consuetudine che la maggior parte dei Comitati Regionali pensi ai propri


interessi quando si compilano i calendari locali, la Commissione master propone, sempre ed esclusivamente in ambito di categorie master, di stabilire un numero massimo di gare possibili per ogni Comitato, numero che sarà stabilito proporzionalmente in base al numero di atleti master che svolgono attività nel Comitato. Non sarà possibile stilare calendari provinciali e regionali prima che sia stilato quello nazionale: la Coppa Italia Master dovrà essere prioritaria, non potranno essere organizzate gare master di nessun genere, nazionali, regionali o provinciali, in quella data. Sarà limitato anche il numero di gare nazionali (Mas-N) nell’ambito dello stesso week end, anche per tutelare lo svolgimento di circuiti master regionali.” La Coppa Italia avrà solo 4 tappe diluite nel corso della stagione, Piancavallo, Caspoggio, Bosco Chiesa Nuova e Abetone, con la formula della disputa del gigante e dello slalom, 1 manche, al sabato e il superg alla domenica. Solo nella tappa finale Toscana si correranno il gigante e lo slalom in 2 manche, una gara al giorno, con il superg al venerdì. Non è escluso che si possano correre ancora 2 giganti al giorno, come nelle tappe Master N del Cermis dello scorso inverno. Campionati Italiani alla fine di febbraio a Pila, in Val d’Aosta. Per quanto concerne i materiali, quest’anno la tabella dell’Agenda nazionale prevede le misure FIS per tutti, r>27 per i maschi e >23 per le donne in gigante, ma per i master tutte le misure previste sono una raccomandazione non una prescrizione, sulla falsa riga di quanto recita la tabella internazionale (solo per alcuni parametri, per la verità, non essendo possibile derogare in tema di altezze delle piastre, ad esempio. Qualcosa si è perso nella traduzione…..). Buon sci a tutti è ora di scaldare i motori!

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Giorgio Deluca

Allo Stelvio in evidenza Cavallari Master N allo Stelvio poco frequentate quest’anno. Fra gli A si segnalano le buone prestazioni dell’amico Fabrizio Cavallari, di Stefano Fontanive e di Doriano Filippi. Nei B consuete presenze degli aficionados Ettore Costazza, Marco Baldo e Giovanni Manzana, tutti nelle zone alte delle classifiche delle rispettive categorie. Fra le ragazze trentine, si è impegnata solo Clara Iori. Per quanto concerne il Master Team Trentino, da segnalare gli innesti di Paolo Felicetti e Antonio Angelini, dopo gli ottimi risultati 2009-2010. Ad Antonio facciamo i migliori auguri di un ritorno spumeggiante alle competizioni dopo l’operazione al ginocchio della scorsa primavera. Salutiamo anche il ritorno nella categoria di tanti amici esclusi l’anno scorso. Uno su tutti Marzio Mattioli, ma anche Moreno Rizzi e tanti altri. Bentornati. Adesso dovremo guardarci anche da loro! n

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prezioso come l’oro La Sorastant Mirella Florian: «Quattro indirizzi di studio e l’innovativa figura del tutor per seguire in ogni luogo gli studenti atleti»

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osa farò da grande? Nello sport, dove mi porterà l’agonismo? Conseguirò un titolo di studio? Tante domande. Una soluzione. Sposare in modo indissolubile e complementare l’attività di studio nella scuola secondaria e la preparazione agonistica in alcune discipline sportive invernali. Nasce così il progetto Ski College. “Sono un atleta, uno studente. Mi viene reso merito per l’impegno nella formazione didattica e nella pratica sportiva.” A due mesi dall’inizio dell’anno scolastico 20102011, la Dott.ssa Mirella Florian, Dirigente Scolastico - Sorastant dell’Istituto Comprensivo Ladino di Fassa, ci porta a scoprire le peculiarità di un tanto encomiabile ed educativo progetto. Come nasce il progetto Ski College? «L’anno di svolta è il 2002. Alcuni istituti scolastici ricevono ed accolgono la proposta governativa d’integrazione del canonico percorso formativo scolastico con la pratica agonistico-sportiva. Obbiettivo comune quello di far correre su binari paralleli sport ed istruzione. Immediata la decisione del Collegio Docenti dell’Istituto Comprensivo Ladino di Fassa di abbracciare il progetto, premiata fin da subito

con 7 atleti iscritti per la specialità sci alpino, numero che oggi si spinge a 65 studenti–atleti suddivisi nelle cinque diverse discipline contemplate». Le principali problematiche riscontrate? Quali le soluzioni? «Far coesistere percorsi didattici e preparazione agonistica ha richiesto notevole impegno, con la creazione di programmi di studio personalizzati a partire da concetti quali flessibilità nel tempo scuola e crediti formativi legati all’attività sportiva. Sovente i nostri studentiatleti conseguono risultati d’eccellenza sportiva. Desideriamo rendere maggior notorietà e visibilità al progetto Ski College, sinonimo di garanzia tanto didattica quanto sportiva». Che indirizzi scolastici può trovare chi decide di iscriversi allo Ski College? «Liceo Scientifico, Liceo Ladino delle lingue, Liceo artistico con indirizzo design e liceo artistico indirizzi arti figurative». Buone nuove per l’anno scolastico in corso? «Una figura innovativa, il tutor, verifica per ciascuno studente-atleta il rendimento scolastico, pianifica le attività di recupero didattico, funge da tramite tra le attività didattiche e gli allenatori. Un interscambio sempre crescente tra impe-

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gno mentale e fisico. Dall’anno scolastico 2010/2011 per gli atleti dell’ultimo anno è prevista, all’interno del progetto, la possibilità di prepararsi per le selezioni per diventare maestro di sci, seguiti da un istruttore nazionale».. Gli allievi ammessi: diamo un po’ di numeri… «Quest’anno possiamo contare 16 richieste d’ammissione per lo sci alpino, con 12 effettivi ingressi, mentre sono 7 gli ammessi alle altre discipline a fronte di una trentina di domande». Sport e istruzione: un binomio vincente… «Vicinanza delle piste di allenamento, sportelli di recupero didattico, tempi scolastici ad hoc ottimizzano l’interazione tra formazione didattica ed impegni sportivi. Da non sottovalutare il supporto psicologico offerto agli studenti-atleti, nell’ottica del superamento di eventuali problematiche». Ski College, istituzioni, Fisi, quali i vostri rapporti? «L’alto contenuto educativo, il valore dei traguardi perseguiti dal progetto sono riconosciuti in pieno da Provincia Autonoma di Trento e Comunità di Valle, con cui si anela la possibilità di ristrutturare un edificio da adibire a convitto. Fulcro delle discipline sportive invernali, la Fisi sostiene la formazione degli studenti-atleti con direttive e competenze tecniche di rilievo. Virtuosa inoltre la convenzione collaborativa sorta con il Comitato Trentino». n


alcol e sicurezza

sugli sci è come sulla strada

Ma che c’entra il bere

Negli ultimi anni, sempre più spesso, scendendo da una pista con gli sci ci capita di incontrare persone in equilibrio molto precario, che zigzagano per la pista e che mettono a repentaglio la nostra e la loro incolumità. Ormai sappiamo chi sono: sono quelli che si sono fermati troppo ai gazebo o che al rifugio hanno abbondato con le libagioni. Una volta questo non succedeva. O perlomeno erano situazioni molto rare. Ha senso fare dello sport per la nostra salute, oltre che per il nostro divertimento, e poi lasciarsi prendere da comportamenti con lo sport? che con la nostra salute, e forse anche con il nostro divertimento, sono in netta antitesi? Sono interrogativi ai quali è forse difficile dare risposte esaustive. Di fatto assistiamo ad un fenomeno già noto nelle nostre comunità: quello del bere per lo sballo, attinente in particolar modo alla popolazione giovanile, ma non solo. Quindi risulta difficile fare un discorso sul bere – come su altri comportamenti che non proteggono la nostra salute – rivolti esclusivamente ad un contesto specifico come quello dello sport. È importante, invece, fare una riflessione sul bere a più ampio raggio, rivolta alle consuetudini di tutta la nostra comunità. Da recenti indagini emerge che circa un terzo della popolazione trentina non consuma alcol. A fronte di questo dato dobbiamo constatare la presenza di un 30% dei trentini che sono definiti come bevitori a rischio. Viene definito bevitore a rischio chi consuma bevande alcoliche secondo tre modalità: i bevitori eccessivi, i bevitori fuori pasto e i “binge drinker”. I bevitori eccessivi sono coloro che bevono oltre 3 bicchieri al giorno per i maschi e 2 bicchieri per le femmine. I bevitori fuori pasto sono quelli che assumono bevande alcoliche fuori dai pasti, comportamento dimostrato molto dannoso per il fegato. I binge drinker sono coloro che assumono più di sei bicchieri (cinque per le femmine) in un ristretto spazio di tempo. Nella popolazione trentina sopra i 18 anni riscontriamo un’elevata percentuale di binge drinker (12% rispetto al 6% della media nazionale) con preoccupanti dati nella fascia d’età tra i 18 e 24 anni dove si arriva ad un 25%. Ancor più preoccupanti sono i risultati di un’altra indagine che riguarda gli adolescenti: riferiscono di aver avuto almeno una condizione di binge drinking l’8% degli 11enni, il 16% dei 13enni e ben il 40% dei 15enni maschi, mentre nelle femmine queste percentuali scendono al 3%, 14% e 34%. Questi dati debbono farci riflettere sia come genitori che come educatori. L’importanza di stili di vita liberi da sostanze (sia alcol che fumo o altre sostanze) è sicuramente un valore che si coniuga con i valori del mondo dello sport. Noi sappiamo che gli allenatori, nello sci come nelle altre discipline sportive, hanno una funzione educatrice rilevante, sono un punto di riferimento positivo per i ragazzi. Per questo è importante che anche gli allenatori, così come i genitori e gli altri adulti di riferimento, svolgano una funzione educativa fatta non solo di insegnamenti, ma anche di esempi positivi e propositivi di stili di vita sani. È improponibile chiedere ad un ragazzo di non avere comportamenti contrari alla salute (es. il bere, il fumare) se noi adulti, per primi, non ci comportiamo coerentemente. Appare chiaro, quindi, che decidere di non bere bevande alcoliche o comunque di non essere un bevitore a rischio significa non solo proteggere noi stessi da numerose patologie e da possibili incidenti o traumatismi, ma significa anche proteggere la salute dei nostri ragazzi. È importante che quando facciamo determinate scelte pensiamo anche ai nostri ragazzi, perché loro sono il nostro futuro e è bello pensare che il nostro futuro, attraverso di loro, sia magari un po’ migliore.


l’Aggancio

Le novità del pianeta neve In occasione dell’inizio di un’altra stagione di sci e turismo per il Trentino abbiamo pensato di interpellare Valeria Ghezzi, Presidente della Sezione Impianti a fune di Confindustria Trento. Quali sono le novità che gli appassionati troveranno nelle varie località? «Lo sci alpino – attacca la Presidente Ghezzi - continua ad esercitare un ruolo nevralgico nella proposta turistica invernale del Trentino e anche in questa stagione i nostri imprenditori hanno investito ingenti risorse nel rinnovamento, potenziamento e miglioramenti degli impianti e delle strutture collegate. Per citare i principali si può partire dal nuovo impianto Funifor della Val de la Mite a Pejo - una moderna funivia con doppia fune portante e traente con la quale si garantisce maggiore sicurezza ai viaggiatori nel caso di forte vento trasversale – che, coprendo un tragitto di 2,8 chilometri con solo 3 piloni di sostegno, sarà in grado di superare un dislivello di 990 metri con una portata massima di 860 viaggiatori per ora, ad una velocità di circa 36 chilometri/orari. Il tutto per raggiungere i 3mila metri di quota della stazione di monte sita nel gruppo Ortles Cevedale. Sempre in Val di Sole, nel comprensorio di Folgarida-Marilleva, la nuova seggiovia “Val Panciana - Dos de la Pesa” sostituzione della vecchia seggiovia 2 posti. Si tratta di una seggiovia 4 posti a collegamento fisso con tappeto di imbarco. Caratteristica di questo nuovo impianto è la dimensione compatta delle stazioni, sia a valle che a monte, per un miglior inserimento paesaggistico. Maggior comfort, portata oraria aumenta a 1.068 persone/ora e tempo di risalita ridotto a 8,00 minuti. A Folgarida invece sono state sostituite le due sciovie “Campo Scuola Malghet Aut”. In Val Rendena è in fase di realizzazione l’importante collegamento tra le due realtà sciistiche di Madonna di Campiglio e di Pinzolo, pronto per l’inverno 2011/12. Da sottolineare come la “piccola” stazione di Pinzolo sia stata interessata negli ultimi due anni, per parte sua, da forti investimenti per la sostituzione di impianti obsoleti, come quelli in località Cioca, ma soprattutto per la realizzazione della nuova cabinovia Tulot, un’opera da quasi 2,5 chilometri di lunghezza inclinata che supera un dislivello di 877 metri portando direttamente in quota, dal fondovalle, oltre 2mila sciatori ora. Il

tutto servito dalla nuova pista omonima che, con una pendenza media del 35%, potrà diventare presto ulteriore palcoscenico per le competizioni dello sci alpino. Da ultimo sono da ricordare due nuovi impianti in corso di realizzazione sull’altopiano di Folgaria, entrambi del tipo a seggiola quadriposto ad ammorsamento automatico con portata di circa 2 mila persone ora. Si tratta in questo caso del naturale prolungamento della zona sciabile dalla località Passo Coe, che consente di alzare il dislivello del comprensorio sciistico fino a raggiungere, con due impianti che coprono una lunghezza complessiva di circa 1,8 chilometri, i 1780 metri di quota dell’arrivo sul monte Pioverna, dove sono in fase di realizzazione anche le piste da sci Bersaglieri e Strafexpedition». Come rappresentate di tutti i funiviari, quali sono gli obiettivi comuni che desidera raggiungere? «In modo molto sintetico, direi che dobbiamo mantenere e ove possibile migliorare il livello qualitativo (peraltro già molto alto) della nostra offerta. Il tutto con particolare attenzione però al livello dei costi che per la nostra attività sono in larga misura non comprimibili. Un altro obiettivo importantissimo è il miglioramento del dialogo con tutte le altre categorie (sia del pubblico che del privato) afferenti l’offerta turistica. Ed in particolare mi piacerebbe aprire un dialogo con gli ambientalisti: consideriamo l’ambiente uno dei nostri punti di forza». Lei è milanese. In queste montagne trova ancora quelle emozioni magiche che l’hanno spinta ad intraprendere la ‘vocazione montanara’, oppure nota oggi che sia più labile l’equilibrio tra territorio ed infrastrutture turistiche? «Mi piace l’espressione ‘emozioni magichè perché rende l’idea delle motivazioni che mi hanno portata a lavorare in Trentino e sono proprio legate ad un ambiente eccezionale che mai e poi mai vorrei vedere danneggiato. Dopo oltre 20 anni

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di Luca Tomarelli

sono intatte, più vive che mai. Il rapporto tra territorio ed infrastrutture turistiche mi pare equilibrato e vivo (non dimentichiamo che anche gli uomini fanno parte dell’ambiente), forse a volte sento le nuove generazioni un po’ lontane da questo spirito e da questa intensa passione». Due risposte secche. Secondo lei qual è il punto debole ed il punto di forza dell’offerta invernale trentina? «Punto di forza: ambiente-paesaggio-

La Presidente della Sezione Impianti presso Confindustria Valeria Ghezzi presenta la nuova stagione. Impianti nuovi, un’offerta di qualità e la volontà di condivisione qualità dell’offerta, capacità di essere leader di mercato. Punto di debolezza: la formazione professionale: è necessario capire, a tutti i livelli, che anche il turismo oggi esige un’altissima professionalità per rispettare gli standard qualitativi che i clienti sempre più esigenti ci chiedono. Non sempre accade quando si è sul territorio a diretto contatto con i nostri ospiti». Criticare il prezzo alto degli Skipass è fisiologico. Ci vuole spiegare bene quali sono le componenti di costo? «Innanzitutto direi che le componenti del costo sono molto rigide, indipendenti dunque dai flussi di sciatori e questo comporta prezzi non facilmente comprimibili. Tra le componenti principali: la manodopera, l’energia elettrica, i costi di preparazione delle piste (tra i quali spiccano il gasolio e l’innevamento), gli ammortamenti (di impianti funiviari, impianti di innevamento e mezzi battipista principalmente) e ultimamente anche i costi legati alla sicurezza sulle piste. Vorrei ricordare che, proprio perché non possiamo facilmente abbattere i costi dello skipass, abbiamo tutti sempre cercato di puntare ad offrire servizi di altissima qualità». n


la Partnership

di Fabia Sartori

Da quest’anno i tesserati Fisi del Trentino potranno usufuire di uno sconto del 10% sugli skipass stagionali del fondo

stretti con la creazione di un pacchetto “prime armi” (5 noleggi + 5 ingressi + 2 ore maestro), molto appetibile anche in termini di risparmio». Che tipo di partnership esiste tra SNS e Fisi? Bertoldi: «I tesserati Fisi del Trentino fruiscono con regolarità dei servizi offerti dal carosello SNS, in preparazione della stagione agonistica ed in virtù della loro passione sportiva. Nasce così una scontistica sui prodotti SNS rivolta tutti gli associati Fisi iscritti con sci club del Trentino, per riconoscere loro merito della costante presenza in pista. A loro è riservato uno sconto del 10% sull’acquisto di uno skipass stagionale». Tomasini: «La reciproca interazione tra Fisi e SNS emerge dall’importante presenza del carosello SNS sull’Agenda dello Sciatore 2010–2011, oltre che dai reciproci link presenti su ciascun portale web». Un bilancio sugli obbiettivi raggiunti, una prospettiva per il futuro… Bertoldi: «Il circuito SNS ha creato una sorta di turismo di nicchia, in cui il singolo abbonato non frequenta più un solo centro del fondo, ma sfrutta appieno la possibilità di muoversi sul territorio. Si-

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Rosario Tomasini

a stagione invernale è da poco iniziata. Gli amanti degli sci stretti scalpitano all’idea di tornare sulle piste, teatro d’impegno e fatica, di divertimento, di natura incontaminata. Istintivamente, la nostra attenzione si rivolge al primo circuito di sci nordico in Italia, SuperNordicSkipass, che offre da anni l’opportunità di cimentarsi su piste di parecchi centri sciistici, a condizioni d’accesso vantaggiose per singolo e famiglia. Avviciniamoci a chi, con cuore e passione, garantisce l’alto standard qualitativo dei centri, con obiettivo la piena soddisfazione dell’utenza e l’incipit, il primo approccio a sci stretti e scioline. Andiamo ad incontrare il presidente del circuito Flavio Bertoldi ed il coordinatore Rosario Tomasini. Quali sono i progetti innovativi per la nuova stagione? Bertoldi: «Le principali novità riguardano l’aspetto divulgativo di un prodotto sempre più strutturato ed attuale. Conoscere situazione meteo e condizione delle piste con semplicità, consultando i siti internet www.supernordicskipass.it e www.visittrentino.it, a cui una webcam fornirà dati in tempo reale per ciascun centro sciistico. E, ancora, individuare una pista e sorvolarla virtualmente in formato Google Earth, con manto innevato visto dall’alto, relativi altimetria e chilometraggio. La tecnologia aiuta ancora, sempre attraverso il web, nel mettere a disposizione per ciascun centro la data dell’ultima battitura piste». Tomasini: «Un occhio di riguardo è rivolto ai neofiti, a coloro che per la prima volta indossano le scarpette. StartUp NordicSki invita ad avvicinarsi agli sci

Flavio Bertoldi

Interessante accordo con L gnificativa, in quest’ottica, la costituzione del consorzio comprensivo degli 11 centri del fondo trentini, con il contributo di Trentino Sviluppo. La prospettiva di incrementare il popolo degli appassionati allo sci nordico, in una dimensione sempre meno agonistica, focalizzerà l’attenzione delle famiglie che intendono divertirsi sugli sci in seno alla natura». Tomasini: «Negli anni il progetto SNS ha contribuito a richiamare attenzione verso lo sci nordico. L’aumento graduale ma costante del bacino d’utenza sottolinea un lento avvicinamento, a porre la base per l’instaurarsi di un rapporto duraturo. In qualità di coordinatore, l’uniformità organizzativa e strutturale dei centri aderenti a SNS sarà uno dei prossimi traguardi da raggiungere, a garanzia dell’elevato livello gestionale in tutto il circuito SNS». Il sole timidamente illumina i cristalli di neve sulle piste, il bagliore si riflette tutt’attorno. Un nuovo inverno sta per avere inizio. Ancora una volta, SuperNordicSkipass icona di impegno, servizi, garanzia e qualità per veterani e novizi degli sci stretti. n


Tracce

di Franco Sandri

Luigi Weiss (al centro) con Bruno Bonaldi (a sinistra) e Angelo Gemin (a destra), al Tofeo Mezzalama nel 1975 valido per il Campionato Mondiale di Scialpinismo.

Gigi

dal Pian dei Pradi Grenoble era stata aggiunta la nuova diqueste parti sono molti i cognomi tedeLa sciata del nord. Quel sabato pomesciplina della staffetta 4 x 10 km. E ci fu scheggianti, come Recktenwald, Paldariggio di fine novembre, a Pian dei Pradi il rilancio anche in Italia”. Tanto che alle of, Curzel, Tiecher, Steinkoetter, Sadler. e dappertutto, nevicava che dio la manOlimpiadi di Sapporo del 1972 l’Italia L’emigrazione c’è sempre stata!”. Gigi è dava. Lo incontro imbacuccato come partecipa con il biathlon per la prima volun duro. Ha un po’ la faccia del cacciatouno sherpa. Gigi saluta sorridendo, con ta: un inizio proprio quando Luigi Weiss re di orsi polari, contrastata da uno sguarquella sua voce robusta-bassa-ruvida, la sta venendo su bene. do dolce, riservato ma per niente timido. stessa della telefonata di qualche giorno Parla a strappi ed essenziale. Conosce prima quando mi disse: “Nar sui giornai? ‘Spiazaroi’. Negli anni di Gigi ragazzo, a bene la storia del biathlon, in particolare No son miga ‘n personaggio mi!”. EntriaPian dei Pradi lo sci era sport men che di quello italiano: gli inizi per pattuglie mo al bar e mi offre un tè. artigianale: “Si cercava di ‘pestolar neve militari, le affermazioni intorno al 1935Luigi Weiss, è nato qui, a Pian dei Pradi, e star ‘n pè’, imitando in qualche modo 1940, poi la guerra, poi un tentativo di il 17 dicembre 1951. E qui vive, dopo i cittadini che andavano su e giù dalle ripresa negli anni Cinquanta e l’eclisse aver girato il mondo con un paio di sci nostre rampe, loro sì ben attrezzati. A me fino all’intorno degli anni Settanta. “I die una carabina a tracolla; roba da biathpiaceva di più l’atletica, correre, la corsa rigenti della Federazione Italiana Sport lon, per gente con la scorza dura. Roba in montagna. E mi riusciva”. All’Istituto Invernali - racconta Gigi - alle Olimpiadi per quelli che sanno arrancare sempre e di formazione professionale dell’Enaip di invernali di Grenoble del 1968, quelle in qualsiasi condizione di temperatura, Trento, aveva conosciuto un insegnante dei trionfi di Franco Nones e del bobbidi terreno, di cielo. Se infatti si guarda che era anche appassionato di sport e sta Eugenio Monti, si erano interessati in molto in dietro nel tempo, risulta che il che sapeva trascinare i ragazzi nelle molparticolare del biathlon, perché proprio a biathlon ricalca nient’altro che la lotta te discipline del Centro Sporper la sopravvivenza dell’uotivo Italiano: “L’era ‘l Pasquamo-cacciatore del nord, quanlini. I lo conosce tuti a Trent”. do percorreva lande innevate I tempi dell’Oratorio di S. Mae desolate con due arnesi di ria, quello in Via S. Margherita legno ai piedi, braccando i dove ora stanno nascendo paselvatici per poter mangiare, lazzi: “A Trento e soprattutto lui e la sua famiglia. È anche nei paesi lo sport era legato documentato sui grafiti delle per lo più alle parrocchie. Si caverne nei paesi dalle ombre andava a Catechismo e poi si lunghe o senza notti o senza giocava, o la domenica dopo luce. i Vespri. Gli Oratori erano coNei libri di storia dello sport me centri sportivi”. Dominava troviamo “Luigi Weiss, italiano la Virtus Voltolini, poi Virtus di sci alpinismo, ex biathleta, Pizzinini, poi Atletica Trento. ecc.”. “Weiss… che cognome Vennero i Campionati studenstrano - gli dico -. Da dove vieteschi delle Polisportive; la ne?”. “I miei nonni erano di marea di ragazzi e di giovani Centa San Nicolò. Sono venuti presi dalla voglia di riversare il qui quando mio padre era un loro vitalismo nelle attività fatbambino. Facevano i contate insieme e all’aperto; le gare dini: qualche pezzo di terra tra scuole o quartieri o paesi, e una stalla. Il cognome? Da Luigi Weiss: dalla corsa in montagna al biathlon il passo è stato breve.

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un misto tra campanilismo e sport vero. Dice: “Sport da spiazaroi! Allora per noi ragazzi non c’era altro. Ora hanno troppo: televisione, internet, cellulari pieni di offerte, motorini, concerti…di tutto. E le attività sportive sono scelte da pochi e per pochi anni”. Alle Fiamme Oro. Luigi Weiss, ‘spiazarol’ sì, ma vero atleta. Soprattutto nella corsa in montagna, quella aspra: “La Sat di Centa organizzava gare con i ragazzi dei paesi vicini, ma anche con quelli di Mattarello e di Trento. Per qualcuno io ero un osservato speciale; dicevano che ero forte”. Le cose maturarono quando Gigi era già giovanotto, ai tempi del servizio militare. Fece domanda di entrare in Polizia. Nell’estate del 1979 l’olimpionico di sci nordico Arrigo Delladio lo vide gareggiare in una corsa campestre: “Sai sciare?” - “Poco o niente!” - “Non importa, imparerai. Vieni con noi, alla Scuola delle Fiamme Oro di Moena”. Non era e non è una scuola per gente abituata alla bambagia. Una caserma, dove alla disciplina tipica militare si aggiunge l’impegno a costruirsi agonisti: allenamenti in montagna, con solepioggia-neve-ghiaccio, per lunghissime giornate; allenamenti in palestra, serate brevi e poi a letto. Chi vuole e ha stoffa può riuscire. La storia del gruppo sportivo Fiamme Oro di Moena è, infatti, un susseguirsi di campioni e di successi; da quando il gruppo è nato a San Candido in Val Pusteria il 19 gennaio del 1949, al potenziamento logistico nella nuova sede di Moena nel 1952, ai successi di oggi. Bastino alcuni cenni: già nel marzo del 1949 le Fiamme Oro vincono il trofeo “Staffetta alpina” a Misurina di Belluno; nel 1952, primo titolo italiano di fondo a squadre; Otto Glueck nel 1956 vince il primo titolo italiano assoluto in slalom; poi le ripetute vittorie (1957-1958) di Aldo Pedana in combinata, la prima medaglia ai Campionati del Mondo del 1966 con il fondista Gianfranco Manfroi, nello stesso anno Carlo Senoner è Campione del Mondo in Cile; nel 1973 le Fiamme Oro conquistano nove titoli italiani nelle discipline di sci alpino, sci nordico, salto e combinata, biathlon, pattinaggio velocità e scialpinismo. Le date, le vittorie, i campioni si susseguono fino al periodo ‘d’oro’ dal 1992 –anche con i primi arruolamenti nel settore femminile… memorabile Lara Magoni! - e fino alle stagioni attuali, dove figura fra l’altro anche Davide Simoncelli. Agonista e allenatore. Lungo questa storia c’è anche lui, Gigi. Le cronache scrivono: “Un risultato di assoluto valore è la medaglia di bronzo nel biathlon, conquistata da Luigi Weiss ai Campionati del Mondo nel 1979”. È questo un momento di grande emozione per Luigi Weiss, certamente il più grande nella sua carriera di atleta, che comunque ha saputo imporsi da protagonista, prima e dopo, in un lungo elenco di altre competizioni: vittoria al Trofeo Mezzalama di sci alpini-

smo nel 1975, insieme a Bruno Bonaldi, marito di Maria Canins, e Angelo Gemin da Falcade; ai Campionati del Mondo del 1979, a Ruhpoldin in Baviera, medaglia di bronzo nell’individuale e quarto posto in staffetta… e poi ancora. Per distogliere l’attenzione dall’aspetto personale, ma di fatto accentuando la singolarità dei suoi successi in una disciplina certo poco ‘italiana’, egli commenta: “Il biathlon è nato nei paesi della Scandinavia, primeggiando soprattutto in Norvegia. Successivamente si è affermato in Russia, in Germania; più lentamente è entrato in Francia, in Austria, in Italia. Ma per quel che mi riguarda, oltre ai momenti agonistici, sono particolarmente orgoglioso del mio periodo da allenatore”. Dalle Olimpiadi di Sarajevo del 1984, infatti, Luigi Weiss viene scelto come allenatore nazionale Fisi nella disciplina biathlon, pur restando dipendente della Polizia di Stato nelle Fiamme Oro. Tale resta fino alla pensione (1995), portando la Nazionale di biathlon a livelli mai raggiunti prima e non ancora raggiunti ad

Luigi Weiss a Ruhpoldin in Baviera dove ha conquistato la medaglia di bronzo ai Campionati del Mondo del 1979.

oggi. Anche qui, solo qualche cenno: ai Mondiali di Anterselva del 1983 c’è l’oro di Paul Zingherle; ai XV Giochi olimpici invernali, svoltisi nel 1988 a Calgary (Canada), l’Italia nel biathlon conquista un bronzo ‘individuale’ e un bronzo in ‘staffetta’; un oro in staffetta arriva alla Coppa del Mondo di biathlon nel 1991 ad Anterselva… per citare i momenti più esaltanti, e ben ricordando che dominatori di questa disciplina sono da sempre gli scandinavi, i russi, i tedeschi. Troppa pressione. Una vita di sport, la sua professione. E, prima di tutto, la sua passione, che vuole trasmettere anche

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“ai ragazzi di oggi, così diversi da quando noi dovevamo costruirci gli sci con le stanghe di frassino e, quando agonisti, siccome le punte di legno talvolta saltavano, ci portavamo in gara le punte di ricambio, in caso da inserire a baionetta”. Per questo continua ad allenare le squadre di giovani e di giovanissimi. È della primavera di quest’anno il riconoscimento dello Sci Club Marzola che scrive: “L’allenatore Luigi Weiss prosegue con l’attività di ‘aggregazione’ dei più piccolini con due raduni settimanali al Campo Scuola, dall’aprile a fine scuola, per poi riprendere all’inizio della nuova stagione a settembre”. Da allenatore della squadra nazionale ad allenatore dei baby e cuccioli, con la stessa mentalità di allora: “Ogni persona - dice Gigi, come se nulla fosse - è un mondo da conoscere e da aiutare nel suo sviluppo, sia che si abbia a che fare con un bambino, con un giovane che fa sport per gioco, con un atleta che fa agonismo. Senza forzare, senza pretendere quel che uno non può dare: è già importante, oggi più che in passato, riuscire a mettere insieme i ragazzi e che facciano gruppo. Quel che allora facevano gli Oratori e i preti. È semplice ed è fondamentale”. Fa impressione sentire queste cose da lui, con quella faccia da uomo delle steppe gelate del nord, da uno che spremeva i grandi della squadra nazionale di biathlon fino a farli vincere contro i norvegesi, i russi, i tedeschi. E qui viene a tiro la solita domanda sul perché della scarsità di campioni dello sci in una terra che è fatta per lo sci. Luigi Weiss si lascia andare a toni forti: “So cosa vuol dire faticare come un mulo in allenamenti pesanti, fare una gara attesissima e magari arrivare sesto o trentesimo…e vedersi attorno gente che fa smorfie e scrolla la testa e non capisce che ci sono anche gli avversari. Ma che credete, che i campionissimi vengano su come funghi? È come in tutte le cose: i geni sono rari, nel mondo della cultura e delle professioni, e dunque è normale che siano rari anche nello sport. Ma si sa, premono i finanziatori, gli sponsor, gli operatori turistici… tutti quelli che vedono lo sport come affare. Premono anche i genitori. È la pressione che rovina lo sport e quel che è peggio rovina i giovani che non riescono a godersi lo sport… e se ne vanno con il senso di essere nullità”. Con più calma e con la stessa saggezza, Gigi passa a parlare di impegno, di crescita personale, di salute, di valori umani… del bello di “incontrare lo sport nella vita, e se poi uno abbandona basta lo faccia per investire le proprie capacità in altre cose valide, senza senso di fallimento”. Fuori continua a nevicare. Mi saluta con il suo vocione: “Grazie. Sta’ attento e va’ pian en curva; i anti-neve no i serve e te vai fora”. “Grazie a te, Gigi. Ne veden”. Scendendo verso valle, piano piano, pensavo a quel “No son miga ‘n personaggio mi!”… anche se Luigi Weiss non è mai stato, né è, né vuol essere da copertina.


Territorio&tradizioni

a cura della redazione

La magia del Natale

avvolge tutta la provincia Oltre che a Trento, Rango, Arco, Levico e Rovereto ora le suggestive casette in legno approdano anche a Pergine Valsugana e Andalo con il loro carico di artigianato, prodotti tipici e specialità enogastronomiche

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nche quest’anno, a Natale, tutto il Trentino si immerge nei profumi, nei sapori e nelle luci soffuse che creano l’atmosfera della festa. In diversi angoli della nostra provincia le classiche costruzioni di legno, punto di incontro fra leccornie, artigianato, decorazioni, prodotti tipici e idee regalo, porteranno una ventata di allegria, trovando nuovi spazi come i centri storici di Pergine Valsugana e di Andalo. Il Natale in Trentino veste un abito classico, si immerge in una tradizione consolidata negli anni. A Trento, all’ombra delle storiche mura di Piazza Fiera, dal 20 novembre al 23 dicembre sono oltre 70 le casette che danno vita ad uno dei mercatini più famosi e frequentati di tutto l’arco alpino. Vi si trova dai tradizionali addobbi per il presepe e per l’albero fino agli oggetti dell’artigianato, dolci specialità culinarie e articoli per un regalo d’atmosfera. Con una intera sezione dedicata ai sapori, dove è possibile gustare diversi piatti tradizionali. Quest’anno, inoltre, il Museo Tridentino di Scienze Naturali permette a tutti i bambini di far visita ad un presepe vivente, facendo convivere nel cortile del palazzo di via Calepina una mucca, un asinello ed altri animali come capre e pecore. Spostandoci verso sud fino a Rovereto,epicentro di un interscambio di culture, il Mercatino torna protagonista nelle vie del centro storico dal 27 novembre al 2 gennaio all’interno del «Natale dei popoli», dove si unirà l’arte artigiana del sud Italia a quella dei tipici

addobbi natalizi del Nord Europa. In Vallagarina l’atmosfera natalizia mitteleuropea si incontra e si mescola con quella mediterranea, creando un qualcosa di unico. Spazio anche alla cultura, con il progetto «Onex4» ovvero la possibilità, con un solo biglietto dal costo di appena 15 euro, di visitare i quattro musei più importanti della città.

Sulle rive del lago di Garda il Natale trova invece dimora ad Arco, dove dal 19 novembre fino al 23 dicembre oltre una quarantina di casette ospitano il meglio dell’artigianato locale e nazionale. Tutto intorno canti e spettacoli faranno da cornice a questo evento, con la possibilità di gustare presso il Casinò Municipale i piatti della tradizione trentina. La grande novità 2010 è «A Christmas Carol», un weekend speciale (quello dell’11 e 12 dicembre) interamente dedicato ai bambini che potranno rivivere lo spirito del

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Natale contenuto nel celebre romanzo di Charles Dickens in un viaggio per le vie del centro storico. Nel cuore del Bleggio invece sarà l’antico centro contadino di Rango, che si fregia del marchio assegnato ai «Borghi più belli d’Italia», ad accogliere i visitatori con il suo pittoresco intricarsi di antiche case rurali addossate le une alle altre e collegate da portici, androni e corti interne. Tra luci, colori e profumi sotto i “volti”, le tradizionali cantine dai soffitti a botte, si potranno scoprire bancarelle colme di artigianato locale e prelibatezze. Il Mercatino sarà aperto nelle giornate del 5, 6, 8, 12 e 19 dicembre, nelle Osterie del borgo si potranno gustare anche genuini piatti tipici, mentre fisarmoniche e zampogne riporteranno i visitatori nell’antico mondo contadino. Il Mercatino di Pergine Valsugana, dal 13 novembre al 24 dicembre, è legato a quello della vicina Levico Terme, dove dal 20 novembre al 6 gennaio si può compiere un viaggio alla scoperta della cultura popolare trentino-tirolese, sulle orme della più nobile tradizione asburgica. Salendo sull’Altopiano della Paganella, invece, si può scoprire il Mercatino di Andalopronto ad aprire i battenti dal 3 al 24 dicembre. Con le Dolomiti di Brenta come suggestiva cornice, gli stand permetteranno a tutti i visitatori di andare alla scoperta dell’artigianato tipico trentino e dei prodotti enogastronomici del territorio. Info www.nataletrentino.it n


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Territorio&tradizioni

a cura della redazione

L’Italia apprezza i prodotti trentini

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prodotti trentini si stanno costruendo sul mercato italiano un’immagine convincente e, benché vi sia ancora da lavorare sul fronte della valorizzazione dei marchi, questo li rende un ottimo veicolo di promozione del territorio. A comunicarcelo sono i dati di una ricerca condotta da CRA (Customized research & analysis – Milano) per conto dall’Osservatorio delle produzioni trentine, la struttura camerale incaricata di realizzare studi ed indagini sull’agroalimentare locale. L’indagine è stata condotta tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010 su un campione significativo di buyer e di gestori di ristoranti. Sul fronte della distribuzione organizzata la categoria agroalimentare che emerge meglio in termini di conoscenza spontanea è quella dell’ortofrutta: il 100% dei buyer conosce almeno un prodotto ortofrutticolo trentino e cita nel 45,8% dei casi il marchio “Melinda”, seguito dai piccoli frutti di Sant’Orsola (41,7%). Il 71,4% degli stessi dichiara inoltre che il quantitativo di mele trentine da essi trattate è aumentato rispetto al 2008. Nel settore del vino il 76,2% degli operatori conosce almeno un prodotto e cita prevalentemente il Müller Thurgau (47,6%), seguito dal Teroldego (23,8%). Nel comparto insaccati la conoscenza spontanea di almeno un salume trentino sale al 71,4%: il più citato è lo Speck (66,7%). Nel campo dei formaggi la percentuale si assesta intorno al 78%: emergono il Trentingrana (47,8%) e il Puzzone di Moena (30,4%).

Il made in Trentino conquista la penisola. Su tutti il settore trainante è quello dell’ortofrutta con il marchio Melinda e Piccoli Frutti Sant’Orsola

Se si passa ai prodotti trattati direttamente, si scopre che tra il 20 e il 23% degli intervistati sostiene di acquistare vini trentini (rossi e bianchi) per oltre il 10% degli acquisti di vini italiani; nel caso degli spumanti il 33,3% degli operatori dichiara che la quota di bollicine

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trentine supera il 20% delle bollicine nazionali da essi trattate. Per quanto invece concerne la grande distribuzione, alla quale ci si è rivolti con un’indagine di tipo qualitativo, i prodotti trentini sono percepiti dai 32 buyer intervistati come “prodotti di qualità elevata, assolutamente affidabili, con i quali difficilmente si hanno problemi, se non a causa del prezzo elevato che, in ragione di una scarsa conoscenza, non sempre si riesce a giustificare al pubblico”. Si tratta di un vincolo meno percepito per i prodotti radicati nella conoscenza profonda del consumatore (mele, piccoli frutti, vini, i più noti brand del TRENTODOC), maggiormente avvertito per i prodotti a vocazione più locale, che faticano ad essere riconosciuti e che spesso sono anche caratterizzati da un gusto particolare (Luganega e Mortandela). In merito ai gestori di ristoranti, al test della conoscenza spontanea il 61% degli intervistati dichiara di conoscere almeno un prodotto o almeno un marchio di prodotto trentino. Nel caso del vino la percentuale scende al 35%. Le motivazione di acquisto vedono in testa alla classifica il buon rapporto qualità-prezzo del nostro agroalimentare (52,6% nel caso degli spumanti e 63,6% nel caso del Trentingrana), seguito dall’affidabilità del sistema produttivo trentino (49,4% nel caso delle mele). L’indagine può essere scaricata dal sito dell’Osservatorio delle produzioni trentine www.osservatorioproduzionitrentine.it n



Scia in Trentino - novembre 2010