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Impaginazione Mario IMPROTA

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QUESTO FU L’INIZIO........

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POI CI FU LA TRASFORMAZIONE........

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....L’ORGANIZZAZIONE

E LUCE FU

WWW.ULTRAMICI.EU 5


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4 APRILE 2013

L’EDITORIALE di Gianluca Ficca

Rieccoci a voi. Inebriati dopo il trionfo torinese e rincuorati dal sussulto di orgoglio e di forza calcistica mostrato dal ciuccio, abbiamo ridefinito il nostro progetto in chiave più interattiva. Da ora in poi, e per il tempo necessario a realizzare una realtà editoriale vera e propria, inseriremo i nostri articoli nel cuore di un sito in costante aggiornamento, configurando così un blog dal cuore azzurro in cui, attraverso iniziative di cui vi diremo assai presto, un posto centrale dovrebbe essere occupato dai feedback e dalle idee internaute. Nel tessuto delle abituali rubriche (le scommesse ambiziose di Danilo Marino, i numeri azzurri di Mario Improta, le scaramanzie pasquali di Giovanni Onorato), vi sottoponiamo oggi una serie di interessanti contributi sul Napoli che abbiamo visto (Buonincontri) e sull’attesa di quello che vedremo alle prese con i gemelli genoani (Feola) e soprattutto alcuni omaggi a un giocatore che ha già conquistato il cuore della maggior parte dei tifosi azzurri: Valon Behrami. Un guerriero che viene tratteggiato da Marchionibus e Sapone nelle sue caratteristiche tecniche ma anche nelle sue qualità umane.

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4 APRILE 2013

lL PELO NELL’UOVO di Ettore Buonincontri

Una partita che ti riconcilia col calcio. È ciò che ho pensato sabato sera alle 23, dopo l’ubriacatura di gol dell’Olimpico di Torino. Una partita che ha riconciliato (almeno me, personalmente) anche con il Napoli e con l’allenatore, che per troppo tempo si era intestardito su un binario morto. Due anni fa – basta andare a rivedere uno qualsiasi degli highlights – il Napoli giocava molto meglio che nelle ultime due stagioni, dando spettacolo e segnando tanti gol (pur subendone spesso altrettanti). Quest’anno la difesa è stata registrata meglio, finché però non si è entrati in una spirale pericolosa di 0-0 con zero emozioni, che a un certo punto stava cominciando a trasformarsi in 0-2 e poi… chissà! Si è capito che qualcosa andava modificato e il modulo di gioco è stato significativamente cambiato, alzando leggermente la difesa e dando più libertà ai centrocampisti. Certo, forse ha giovato anche l’assenza iniziale di Cavani, che ha permesso maggiore libertà di azione sia a Insigne che ad Hamisk; fatto sta che finalmente abbiamo assistito a qualcosa di inedito: per quanto riguarda gli schemi nuovi su calci da fermo; per l’impostazione del gioco contro quelle squadre che si difendono in 9; soprattutto, per la capacità di sfruttare decisamente meglio le fasce. Alla fine, solo gli errori dei singoli in difesa hanno consentito al Toro di segnare 3 volte. Non tutti i mali vengono però per nuocere: dopo il 3-2, a 10 minuti dalla fine, Mazzarri ha deciso di passare al 4-42 e di schierare Armero, che in una manciata di minuti ci ha sorpreso con incursioni velocissime, triangolazioni imprevedibili, cross al bacio. A questo punto, considerando la nuova propensione del Napoli e la capacità di spingere e di dialogare con i compagni di questo imprendibile folletto colombiano, la domanda sorge spontanea: può il Napoli, in questo finale di stagione, prescindere da un giocatore tanto in forma? Pensiamoci bene perché non sempre avremo di fronte il Torino. Pensiamoci bene quando andremo a Milano per vincere (e non per portare a casa un misero 0-0 come facemmo contro la Juventus) e avremo bisogno di tutta la corsa del piccoletto, che già mi vedo a sfrecciare tra le maglie della lenta e imbolsita difesa rossonera. Pensiamoci, e ci pensi il Mister, altrimenti a fine campionato potrebbe ritrovarsi ancora a parlare suo 3-5-2 o quel che è, simulando “orgoglio” per il suo terzo posto in vista di una futura stagione senza Cavani. Chiudiamo i cancelli adesso, senza aspettare che i buoi scappino… e intanto rivediamoci gli highlights della bellissima impresa alla vigilia di Pasqua!

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4 APRILE 2013

LETTERA APERTA A.... di Diana Miraglia

Egregio Dr. Oreggia, sabato scorso, all'Olimpico di Torino, il Napoli ha vinto 5 – 3 e sugli spalti i tifosi granata e i tifosi azzurri si sono stretti in un sol urlo, “chi non salta juventino è”. Tuttosport ha dedicato otto pagine al successo dei bianconeri prima di riservare attenzione al harakiri del Toro. Da tempo, molti lettori si chiedono il perchè dell'impostazione di parte data al vostro quotidiano. Questa, per una tifosa che fa parte di quel pubblico “leggermente chiassoso” (come voi avete definito i tifosi del San Paolo), è solo una sensazione; ma è più di una sensazione per i tifosi del Toro. Lei, Direttore, in un articolo del 3 marzo scorso, ha pesantemente attaccato Giampiero Ventura, colpevole di uno sgradevole show e si è chiesto. “ E' Tuttosport che gioca a distruggere? Ma perchè è schiavo di questa sindrome da accerchiamento? Questo è un provincialismo. A Ventura consiglio di farsi un bel giro in barca a vela così può rilassarsi”. E continua, nel suo articolo, a parlare di sceneggiate e imbarbarimenti anche se, fino a prova contraria (bontà sua), Ventura è un galantuomo. Ma questo giornalismo non è proprio andato giù ai tifosi granata che hanno preso le distanze; in particolare, nei commenti al suo articolo, un lettore ricorda quando il rapporto tra il Toro e il giornale, un tempo diretto dai Ghirelli, Roghi Minà, era come tra padre e figlio: adesso, viceversa, c'è un distacco tale che ogni risultato negativo è un pretesto per creare malumore, perchè i giornalisti di Tuttosport sono juventini. E concordano tutti gli altri commenti: “Perchè Oreggia non si gode la sua Juve?” Ovviamente con il Napoli l'orientamento editoriale è sempre stato molto più costante e per Mazzarri avete scritto: “Tipo permalosetto e a volte incline a eccessi di lamento”. Oppure: “Mazzarri si esibisce nelle consuete sceneggiate” (31 marzo, a firma Andrea Pavan). Per Antonio Conte, invece si scrive: “Conte nel mirino, colpevole soltanto di vincere”. Quel Conte che farebbe impallidire Mario Merola nell'arte della sceneggiata perpetua. E' tutta qui la differenza tra critica e obiettività. Matilde Serao sventrò Napoli perché, senza dar conto a padroni, mostrò la verità. E nessun giornalista, a Napoli, avrebbe mai giustificato le sceneggiate al plurale del proprio allenatore e ancor meno dei propri giocatori. Né avrebbe mai giustificato lo scippo della supercoppa. Napoli, culla della cultura del diritto, della filosofia, dell'illuminismo italiano, con la più antica Università Statale d'Europa, potrebbe permettersi, ispirandosi a voi, di essere di parte. Ma Cavour è sempre vivo.

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4 APRILE 2013

RIPARLIAMONE...ASPETTANDO DOMENICA di Alberto Feola

E’ la sera di Sabato Santo, siamo all’Olimpico di Torino e precisamente al 78’ di un match pazzesco: il Napoli sta perdendo 3-2, il mondo ci crolla addosso, non è possibile andare sotto con il Toro dopo aver dominato per l’intero match. Ci assale un terribile sconforto immaginando delle tristissime festività pasquali… ma ecco che avviene quello che il popolo azzurro sognava: in 12 minuti accade di tutto e il Matador ci riempie di gioia segnando due gol e facendoci anche rilassare nei minuti di recupero. Pazzesco! Tutti sappiamo come è andata a finire, ma questo 3-5 lascia un segno “azzurro” indelebile nei nostri cuori: il nostro Napoli è una squadra per la quale i sentimenti si incrociano con le emozioni, dove i sussulti non lasciano scampo ai deboli di cuore… possiamo dirlo con orgoglio, il Napoli è unico! Eccoci nel bel mezzo di una settimana serena e trascorsa con il sorriso sulle labbra, pensando all’exploit di Torino ed immaginando le prossime giornate con sano ottimismo. Eh sì, domenica 7 aprile arriva al San Paolo il gemellato Genoa. In un momento tragico della sua storia, con l’acqua alla gola e con un Siena pronto a superarlo in classifica. Tuttavia il Napoli dovrà, con sana cattiveria sportiva, approfittare di questo Grifone impaurito. Domenica sarà un’altra giornata di quelle che devono lasciare il segno (spero positivo!), soprattutto dopo l’interessante match delle 12,30 che vedrà scontrarsi i viola contro il nostro nemico attuale, il “diavolo rossonero”; questo match illuminerà la sera del San Paolo sperando in una piccola fuga che ci consenta di aspettare il 14 aprile con serenità ed ottimismo. Adesso sorge la necessità di cambiare qualcosa nello scacchiere azzurro: vista la scarsissima prestazione di sabato, Britos dovrebbe accomodarsi in panca mentre dopo la prova maiuscola all’Olimpico di Torino, Blerim Dzemaili dovrebbe diventare titolare inamovibile nel centrocampo azzurro. Queste due prove di segno opposto sono a mio avviso lo specchio dell’attuale situazione del Napoli, con una difesa con problemi di solidità, spesso insicura e traballante, mentre brilla a centrocampo l’altra coppia svizzera costituita da Behrami e Dzemaili, sempre più affidabile. Aspettando la serata domenicale ci apprestiamo a vivere un altro weekend di passione sperando in un passo falso del Milan e, perché no, in un tonfo della Juventus targato Pescara dopo la sonora sconfitta bavarese in Champions League.

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4 APRILE 2013

STAJE LUNTAN’ DA STU CORE di Tina Miraglia

Tra due fuochi. Ehi napoletana, gran bella partita sabato ma se non era per quel Cavani lì, ora per salutarmi dovresti alzare lo sguardo" Ma perché, mi chiedo, perché? Cosa avrò mai fatto per meritarmi questi vicini? Non basta Borotto, il dirimpettaio juventino; ora ci si mette anche il sig. Rossi, cinquantenne di fede rossonera, di cui fino a qualche mese fa non conoscevo nemmeno l'esistenza (forse perché il suo appartamento è nella verticale destra del condominio). "Rossi, è lei? Salve", lo saluto mentre pigio il pulsante dell'ascensore e aggiungo: "si informi meglio, non abbiamo solo quel Cavani lì: il ciuccio è un animale operaio e l’attitudine alla fatica è nel suo DNA". Arriva l'ascensore e, giusto per rimanere in tema, ne esce Borotto. "Oh carissimi buonasera, tenete duro eh? Gran bella lotta per i gradini bassi del podio, sapete accontentarvi delle bricioline che vi abbiamo lasciato. Sabato mi son goduto tutto lo spettacolo dalle 18.30, dopo aver archiviato la pratica contro la Prescrittese nerazzurra. Mi piacerebbe fermarmi con voi ma ho premura". Nel superarci, con un sorriso sornione, si volta e aggiunge: "Ops dimenticavo: perdonate le spalle". Io tra 2 fuochi, mammamiabella! Però che soddisfazione avere da loro quel saluto beffardo quasi a nascondere un timore; che emozione essere lassù e sopratutto quanta voglia di restarci. Intanto oggi regalerò a Borotto due Krapfen giganti in ricordo del loro exploit in Champions contro il Bayern. Magari riuscirò a metà aprile a portare in omaggio anche al signor Rossi due belle sfogliatelle. Ci credo. Ci voglio credere.

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11 APRILE 2013

VA DOVE TI PORTA IL CIUCCIO di Rosario D’Orso

Che cosa fare a Milano? Che cosa vedere a Milano? Forse in molti, prima di partire, si faranno queste domande: cominciamo subito a sfatare il mito secondo cui Milano non sarebbe interessante dal punto di vista turistico. L'avvicendarsi di molteplici culture stratificate e affiancate l'una a l'altra, ha fatto della città uno dei luoghi più interessanti d'Italia. La seconda più grande città italiana diventa, dal dopoguerra, la città delle opportunità, la capitale italiana dell'economia e delle finanza, il regno della Moda e del design italiano. Milano richiede un'esplorazione minuziosa per poter raggiungere alcuni dei suoi monumenti principali, a parte quelli visibili nel centro da dove partiremo per una veloce visita. Con la metro, linea gialla, si arriva alla fermata Duomo, ed all'uscita, salendo le scale, si può ammirare in tutta la sua imponenza il simbolo per antonomasia della città con la sua statua d'oro della “Madunina” e capolavoro indiscusso dell'architettura gotica, il Duomo. Alla sua sinistra, la Galleria Vittorio Emanuele II, in uno splendido stile architettonico del periodo della Belle Époque europea, in vetro e ferro battuto, è un simbolo dello shopping milanese, ritrovo d'obbligo per la pausa caffè. Continuando la visita per il centro, il Castello Sforzesco è forse il monumento storico più importante, fiero rappresentante degli avvenimenti militari della città che propone al suo interno interessanti percorsi culturali ed artistici. Per concludere degnamente la prima di tante prossime visite nella città di Milano, non ci si può sottrarre alla visione della famosa ”ultima cena” di Leonardo, patrimonio dell'UNESCO, nella chiesa di Santa Maria delle Grazie. Terminata la visita storico culturale immergiamoci nella “Milano da bere” esplorando, per questa prima visita, i Navigli: ovvero, una delle zone più di tendenza della città che i due fiumi artificiali, nati da un progetto di Leonardo che tese a rendere la metropoli accessibile dai fiumi Ticino ed Adda, la rendono un mix di stili vecchi e nuovi, scelto dai milanesi doc come nuova residenza di vita e di divertimento, creando nel tempo quello che oggi è considerato un quartiere bohemien, pieno di artisti, musicisti, stilisti ed architetti. In questa zona la scelta tra birrerie, winebar, trattorie e ristoranti è varia ed ampia ma per iniziare la serata con un buon bicchiere di vino potreste recarvi in via Vigevano, all'enoteca Don Pietro. Piccolo, intimo, curato (più nella sostanza, che nella forma) qui non troverete niente di commerciale ma solo piccole/medie produzioni di alto livello qualitativo con una predilezione per vini e vitigni “dimenticati” e pure con buoni prezzi! Ritornando sull'Alzaia Naviglio Grande, al numero 24, si trova “El cervellèe con cusìna”, uno dei miei posti preferiti, che offre pochi ma buoni piatti della gastronomia tradizionale milanese dove spicca la “cotolettona”... da provare! Lo stadio di San Siro è facilmente raggiungibile con qualsiasi mezzo: in metro Linea MM1 (rossa) fermata LOTTO dove in occasione delle partite di calcio parte un servizio di navette. Con l'autobus Linea 49 da piazza Tirana (stazione FS San Cristoforo) a piazzale Lotto. Con il tram Linea 16 da piazza Fontana (Duomo) a San Siro. In auto A1 (Autostrada del Sole): dopo la barriera di Melegnano seguire la Tangenziale Ovest in direzione Malpensa e uscire a Milano Via Novara. Seguire poi le indicazioni per San Siro. 11


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12 APRILE 2013

NUMERI AZZURRI di Mario Improta

I NUMERI DI NAPOLI - GENOA 24 vittoria azzurra in 53 incontri, La terza maturata con il risultato di 20 (di cui una a tavolino). Quinto incontro disputato ad aprile ora lo score parla di due vittorie azzurre (entrambe per 2-0), un pareggio (2-2) e due sconfitte (1-4 e 0-1). Dopo questa gara Hamsik 255 presenze totali (211 in campionato); Maggio 183 totali di cui 148 in campionato; DeSanctis 171 presenza totale di cui 143 in campionato (aggancia Zoff); Campagnaro 141 presenza totale di cui 116 in campionato (aggancia Magoni); Pandev 76 presenza totale di cui 56 in campionato con 12esma rete in azzurro. Cavani 132 presenza totale di cui 98 in campionato. Cannavaro 267 presenza con il Napoli (a -2 da Sallustro).

I NUMERI DI MILAN-NAPOLI Sarà il 73° incontro tra Milan e Napoli tra campionato e coppa Italia. Lo score parla di 13 vittorie azzurre (12 in campionato, 1 in coppa Italia), 24 pareggi (22 in campionato, 2 in coppa Italia) e 35 sconfitte (32 in campionato, 3 in coppa Italia) per un totale di 72 reti realizzate (66/6) e 128 subite (119/9). Le 13 vittorie azzurre sono maturate con i risultati di 0-1 per 4 volte, 02 per 3 volte, 1-2 e 2-3 per 2 volte e 0-3 e 3-5 per 1 volta. I 24 pareggi sono maturati con i risultati di 0-0 per 11 volte, 1-1 per 7 volte e 2-2 per 6 volte. Le 35 sconfitte sono invece maturate con i risultati di 1-0 , 2-1 e 3-1 per 6 volte, 3-0 per 5 volte, 4-1 per tre volte, 3-2 per due volte e 61, 5-1, 5-0, 5-2, 4-0, 4-2 e 2-0 per 1 volta. L’ultima vittoria del Napoli è del 13/4/1986 finì 1-2 (Giordano, Maradona); l’ultimo pareggio e del’ 5/2/2012 finì 0-0; l’ultima sconfitta è quella maturata il 27/2/2011 finì 3-0. Nel mese di aprile le due squadre si sono incontrate per 12 volte con 4 vittoria azzurre, 5 pareggi e 3 sconfitte.

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12 APRILE 2013

RIPARLIAMONE... di Alberto Feola

Il week end appena trascorso è stato quasi perfetto. Si sono verificati tutti gli eventi auspicati la scorsa settimana, tranne uno: eh sì - bisogna ammetterlo da buoni sportivi - a meno di improbabili tracolli, la Juve ha meritato sul “campo” il suo secondo scudetto consecutivo. Ha superato ostacoli durissimi, ha vinto quando i match erano davvero cruciali, ad esempio a Bologna e Milano, non ha mai perso la bussola tranne in pochi momenti. Tutte valutazioni, queste, che confermano il grande torneo del Napoli. E’ vero, si può sempre fare di più: ma bisogna restare lucidi e realisti nell’ammettere che il campionato partenopeo è da considerarsi sino ad oggi di levatura notevolissima. Le ultime tre settimane hanno lasciato nel cuore dei tifosi una consapevolezza rassicurante: il Napoli ha ripreso a correre, ed anche a correre con intelligenza. La gara con il Genoa ne è la prova, con 45’ minuti di spessore e qualità che hanno messo rapidamente in cassaforte i tre punti e soprattutto hanno dato la possibilità di esprimere un bel calcio. Ci sono calciatori partenopei, i due goleador del match, ad esempio, che hanno cambiato ritmo e atteggiamento in campo: Pandev e Dzemaili stanno incarnando lo spirito “primaverile” ma combattivo del Napoli. Forse il Blerim svizzero ha ritrovato la giusta posizione in campo grazie all’apporto del “guerriero” Behrami, che gli consente di spaziare e di portarsi in avanti senza necessariamente sfiancarsi in compiti di interdizione. In questo caso, è anche la vittoria dello spogliatoio e della compattezza di squadra, che pone rimedio a una giornata del Matador non della miglior suerte. Domenica, dunque, il Napoli ha rinforzato il secondo posto creando un piccolo e prezioso vantaggio in vista del big match di domenica sera. Sarà un altro week end di passione, con un’appetitosa “extension” lunedi sera: il match Lazio-Juve (la zebra uscirà indenne dall’Olimpico, dopo la doppia sconfitta bavarese?). A San Siro si accenderanno le luci su un posticipo domenicale di notevole spessore, nel quale saremo come sempre protagonisti noi tifosi azzurri. Invaderemo per l’ennesima volta lo stadio milanese nella speranza di uscire festanti, anche in caso di match a reti inviolate. Si prevedono quasi 8 mila tifosi azzurri nella Scala del calcio, che si faranno sentire eccome, anche perché il gladiatore Behrami ha promesso che il Napoli vuole regalare nuove emozioni ai suoi sostenitori. Il Milan ci ha regalato l’assenza del pericolosissimo Balotelli (giocherà Pazzini) ma altri regali non ne farà; ora tocca solo al Napoli sfruttare al meglio quest’occasione per entrare a San Siro a “petto in fuori” (parole di Aurelio), per uscirne a “testa alta” (e con almeno un punto in piu’ in classifica). Forza Azzurri.

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13 APRILE 2013

L’ANGOLO DELLE SCOMESSE di Danilo Marino

Questa settimana voglio sbilanciarmi e rischiare una giocata che a volte eseguo. Una sorta di mini-sistema che prevede la presenza di otto eventi con il segno “Goal”, partendo da quattro basi (con l’obbligo di indovinarle tutte) e quattro gare a correzione di errore (con margine di errore non superiore a uno). Le scelte effettuate sono dovute per lo più a: - dati statistici - vena realizzativa in media e nell’ultimo periodo delle squadre prescelte - consistenza delle difese avversarie - un pizzico di fiuto personale. Gli eventi in questione vanno dalla Serie A Tim, con ovvia attenzione per la gara di cartello, il posticipo serale Milan-Napoli, ai campionati di Spagna (La Liga – Segunda Divisiòn) e Germania (Bundesliga - Zweite Bundesliga), con incursioni in Francia (Ligue 1) e Olanda (Eredivisie). EVENTI BASE DEL SISTEMA RAYO VALLECANO – REAL SOCIEDAD Q. 1.65 MILAN – NAPOLI Q. 1.70 PADERBORN – REGENSBURG Q. 1.65 RECREATIVO – CASTILLA Q. 1.52 EVENTI A CORREZIONE D’ERRORE AUXERRE – MONACO Q. 1.85 RKC- FEYENOORD Q. 1.55 TORINO – ROMA Q. 1.65 DUSSELDORF – WERDER BREMA Q. 1.55 Il sistema sviluppa cinque colonne e con una spesa complessiva di 5.00 euro, è possibile ottenere una vincita il cui range si estende da € 32.00 fino ad un massimo di € 208.00 circa. Buona scommessa a tutti.

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15 APRILE 2013

SERENAMENTE di Serena Starita

Carissimi Ultràmici ben ritrovati! Oggi abbiamo il piacere di intervistare un accanito sostenitore del nostro gruppo. Una persona ironica, sempre cortese e disponibile, un vero Ultràmico che partecipa alle attività del gruppo sempre con grande entusiasmo! Diamo la parola a colui che ogni mattina ci augura un “ buongiorno azzurro”: il nostro Gino del Gaudio. Allora caro Gino raccontaci come sei entrato nel magnifico mondo degli Ultràmici. Praticamente dall'inizio grazie all'altra mia passione, il nuoto. Difatti lo pratico nella stessa società del nostro Presidentissimo “Clorato” Alby ( Alberto) Feola e tra una vasca e l'altra sono stato reclutato. Inutile dire che ne sono felicissimo. Come ogni anno, a questo punto del campionato, si presenta il "problema" allenatore. Saresti favorevole ad una riconferma di Mazzarri? Assolutamente sì, sicuramente può avere dei limiti che non gli permettono di diventare un “grandissimo” ma in questa città, che esplode di passione azzurra, ha dimostrato in questi anni, con una rosa non eccelsa, di riuscire a fare cose egregie. Nelle settimane scorse abbiamo assistito alla partita Uruguay - Cile, Edu Vargas è andato in goal… Ha avuto le sue occasioni nel Napoli, forse non tantissime, ma ha fallito. Ormai per me non appartiene più ai nostri colori! Qual è il tuo calciatore preferito di sempre? Dopo di "LUI" senz'altro l'”Olandese Volante” ( Rudy Krol N.d.R.) coi suoi lanci da quaranta metri a testa alta! Il Presidente De Laurentiis è approdato da poco su un famoso social network. Cosa gli diresti? Di essere un po’ più presente e meno esplosivo, ma soprattutto vorrei sapere quando deciderà di diventare il secondo Presidente scudettato! Per finire allegaci una foto o un’immagine che ti rappresenta come tifoso del Napoli. Prima, però, vorrei ringraziare gli Ultràmici per la loro fede incrollabile… e adesso godetevi la mia foto!

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17 APRILE 2013

L’EDITORIALE di Gianluca Ficca

Tra le maglie di un Campionato......che si accinge a vivere la sua fase più desolante - quella delle pastette più o meno esplicite e delle squadre C mandate in campo al grido di "Non saremo arrendevoli, intendiamo onorare il campionato" - iniziano a comparire i primi sintomi di astinenza dalla pugna domenicale. Parliamoci chiaro, nel nostro cuore azzurro alberga il desiderio di archiviare la pratica "secondo posto" al più presto, risparmiando le coronarie da fatiche estive che potrebbero risultare insostenibili. Ma l'effetto collaterale sarebbe quello di ritrovarci a commentare nelle ultime giornate le prestazioni di Donadel e Calaio', di fatto trovandoci catapultati anticipatamente nella ineffabile, terrificante "Pausa Estiva". Tre mesi, dico tre mesi, di fuffa da ritiro montano ("nei boschi di Dimaro figli e mogli non ci mancano, pensiamo solo alla squadra"). Novanta giorni di Corrieri dello Sport con "colpi" inventati da minorati mentali per lettori considerati, spesso a ragione, minorati mentali. Duemilacentosessanta ore trascorse tra temibilissimi "loop/scoop" - cortocircuiti rimuginativi sulla formazione da schierare alla luce dei suddetti colpi, tipo "De Sanctis puo' dare sufficiente sicurezza alla giovane promessa islandese della difesa Emorroidsson? - e pubblicità Mediaset di entusiasmanti quadrangolari Milan-Juve-Feralpisalo'-Nazionale Cantanti. Ah no no, un'altra estate così e' inconcepibile. Abbiamo individuato allora, in Redazione, l'unico rimedio possibile: passare, dal 19 maggio in poi , ad una fase di ulteriore crescita del nostro Magazine. Il triste tempo senza il "fischio d'inizio, sempre così centrale, nelle nostre ordinarie esistenze", sarà dedicato a riunioni, brainstormings, esperimenti, progetti. E sin da oggi ci impegniamo con voi a proporvi - soltanto in cambio del minimo sforzo di richiamare www.ultramici.eu nel vostro browser - nuove iniziative, spunti di riflessione, prospettive calcistiche che mai avreste potuto pensare piombassero sul bagnasciuga. Credetemi, e domenica sera tifate sereni. In Champion's con tre giornate di anticipo? No problem, gli ultramici sono con voi!

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17 APRILE 2013

EFFETTO SERRA di Domenico Serra

Rientro da Milano, direzione Capodichino. Volo poco piacevole. L'alba del lunedì è infarcita di "partenopei" indossanti tute, cappelli, mutande, perfino portafogli del Milan. Un incubo. La partita l'ho vista nel secondo anello; rispetto zero, per il pubblico di parte avversa. Pur di nascondere la mia maglia giallorosso-azzurro-borbonica, ho dovuto indossare una sciarpa del Milan. Dal bavero posteriore, fuoriusciva la scritta "S.S.C. Napoli". Caldo instabile. Non riesco a scrivere. Oggi è finito il campionato anche per me. Una settimana fa incontrai al Vomero Emanuele Calaió; gli dissi di buttarla in rete al momento giusto. Ha avuto solo pochi minuti a Milano. Un miraggio sulla testa, il miraggio di un'intera vita. Ormai è tardi. Ma forse, per la prima volta, credo sia giusto essere sportivi: la Juventus ha meritato questo scudetto. Non ha mai mollato, non ha mai rubato un risultato, non ha mai giocato un tempo solo, non ha mai cambiato un risultato grazie alle proteste, non si è mai vista assegnare cartellini secondo criteri "esclusivi", non ha mai fatto un passo falso e, soprattutto, raramente ha affrontato squadre in conflitto d'interesse per la proprietà condivisa di giocatori. Che bello il calcio. Ad ogni modo, è giusto ammettere che il campionato lo abbiamo perso noi. Ora il Cagliari. Mi ha sempre spaventato. Squadra paragonabile al Catania, per rosa e forza. Il secondo posto non é per nulla sicuro.

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17 APRILE 2013

lL PELO NELL’UOVO di Ettore Buonincontri

Quattro punti di margine sul Milan, distacco invariato. È il verdetto della partita di San Siro, terreno dove il Napoli non vince dal 1986, all’epoca in cui nel Milan giocavano Ray Wilkyns e Mark Hateley (per chi se li ricorda, visto che oramai hanno entrambi quasi 60 anni). In questi quasi 30 anni il Napoli ha giocato a Milano contro i rossoneri 19 volte, perdendo in 10 occasioni e pareggiando in 9. Abbiamo spesso assistito a partite memorabili, come nel 1993 quando dopo essere andati in vantaggio per 2-0 abbiamo subito la rimonta del Milan nel secondo tempo con una doppietta di Lentini, reduce da mesi di convalescenza dopo un incidente stradale. Oppure nella stagione successiva, quando in vantaggio dopo i primi 45 minuti, siamo stati rimontati e superati con un gol al 90° dopo una punizione inventata. Possiamo anche ricordare il pareggio di Cannavaro a tempo quasi scaduto nel 1996 e il “quasi” pareggio del secondo anno di serie A, quando dopo l’espulsione di Maggio, il Napoli giocò una partita esclusivamente difensiva facendo vere e proprie barricate e difendendo lo 0-0 con le unghie e i denti; Iezzo parò addirittura un rigore, ma subimmo lo sciagurato svantaggio a causa di un’autorete del nostro centravanti che all’epoca era Denis. Tra le sconfitte amare ricordo quella del gennaio 1988 per 4-1, dopo essere anche andati in vantaggio, che però fu solo l’inizio della fine nonostante le successive 7 vittorie consecutive. Poi c’è quella dell’anno del secondo scudetto, quando il Milan ci sorpassò in classifica, sebbene solo momentaneamente; quella di due stagioni fa, quando eravamo a -3 dalla vetta e una tattica scriteriata unita ad un arbitraggio discutibile, consegnarono la partita e lo scudetto ai rossoneri. Domenica abbiamo assistito a un Napoli per nulla intimorito che ha giocato a viso aperto, reagendo da grande squadra allo schiaffone di Flamini. Ma non siamo ancora una squadra completa. Certo c’è un vero abisso rispetto al Napoli che Nonno Reja metteva in campo. Due considerazioni però: la prima è che se non vi fosse stato il gol di Flamini probabilmente Mazzarri avrebbe continuato con la stessa formazione fino al termine della gara, come fece a Torino contro la Juventus, mentre ritengo che i cambi di Insigne, Calaiò e Armero a partita in corso, siano stati importanti; la seconda è che una volta in superiorità numerica, forse si sarebbe dovuto osare di più nel tentativo di ottenere il colpaccio che era obiettivamente alla nostra portata. Ma tutto sommato, visto anche il calendario, per ora è stato importante mantenere la rotta attuale e la vittoria alla Scala del calcio, chissà, magari è semplicemente rimandata alla stagione in cui lotteremo, seriamente, per lo scudetto e non per un “semplice” posto d’onore. 18


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17 APRILE 2013

STAJE LUNTAN’ DA STU CORE di Tina Miraglia

Fare colazione nel bar del mio paese il lunedì mattina è una tortura per chi come me tifa per una squadra che non abbia la maglia a strisce. E’ così dall’inizio del campionato, quando tutti sono convinti di vincere il titolo a mani basse; è così anche verso Natale, quando tutti credono ancora nelle potenzialità della loro squadra del cuore; è così anche adesso a sei giornate dalla fine, quando i giochi sono fatti, o quasi. Quanti commenti, quanti sfottò e quanta ignoranza, trapela dalle labbra di chi sa di aver praticamente vinto di nuovo lo scudetto e di chi ha creduto e crede ancora adesso in una rimonta clamorosa per il secondo posto. Ma la cosa che fa sorridere è che la stessa tracotanza esce fuori anche dai tifosi interisti nonostante la settecentesima sconfitta stagionale e una classifica a dir poco ridicola. Sembrano coalizzati, come la Lega Nord contro i meridionali, nell’indicarmi come il miracolato della domenica. Secondo loro con Balotelli ed El Shaarawi il Milan avrebbe fatto un sol boccone degli azzurri e, sempre secondo loro, l’arbitro ci ha aiutato per tutta la partita permettendo un gioco duro e buttando fuori Flamini per un fallo evidentemente involontario. Quando accenno al rigore che non ci hanno dato nel primo tempo per un evidente fallo di mano di Flamini, vengo subito stoppato in modo brusco: “Se dopo i due rigori di Firenze ci avessero fischiato anche quello, sarebbe scoppiata una rivoluzione a San Siro”. “Ah sì?”, replico io, “e perché mai, santiddio? Il fallo di mani in area,è rigore al mio paese; ricordate quello di Aronica due anni fa nel big match scudetto? Eppure l’arbitro era lo stesso”. A questo punto non sanno più cosa dire, non sanno come cercare di prendermi in contropiede. Alla fine sbuca fuori il Mazza che, dopo aver bevuto il suo bicchierino di vino alle 6,30 del mattino, afferma con assoluta certezza che bastano 4 punti per raggiungerci perché lo scontro diretto è a loro vantaggio e che l’ha detto pure il Caressa in TV. Che assist, mamma mia e non posso non approfittarne, così replico: “Mazza, guarda che il Caressa ieri sera era più ubriaco di te, fidati! E dite a Balotelli che aspettavamo il sorpasso un mese fa”. “Ah Balotelli, con lui e con il Faraone in campo ne avreste prese tre di pappine”. “Uh, marò che stress: e¦ con Maradona e Careca in campo ne avreste presi 15 di babà; e jamm che siete una squadretta”. Ride Franco, il gestore del bar, juventino verace: “è vero che siete una squadretta, Mazza e domenica allo Stadium vi faremo vedere cos’è il calcio”. Torna la spocchia(giustificata stavolta) degli juventini, tacciono di nuovo i milanisti, cambiano argomento i tristi interisti. Io invece mi godo la mia colazione con estrema tranquillità , quella di chi è consapevole di tifare e amare una grande squadra che non ha paura di nessuno. 19


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18 APRILE 2013

QUELLO CHE SKY NON TRASMETTE di Domenico Marotta

Spalle adagiate ad un gelido marmo dell'aeroporto milanese. Sembrerebbe uno scomodo e freddo giaciglio dove passare qualche ora prima del tuo aereo per casa. Invece tale è la potenza del calcio che sento tanto caldo dentro. E’ il caldo che ti pervade quando sei innamorato, o quando il Napoli ti ha regalato una bella emozione. Dopo Milan - Napoli ti potrebbe succedere qualsiasi cosa, qualsiasi avversità, ma resterebbe sempre un momento di grande gioia. Mi sento euforico, giù la maschera, amplifichiamo i nostri meriti, celiamo le incertezze. Ho visto una squadra con tanta maturità, la stessa che hanno dimostrato i gruppi organizzati presenti al Meazza dopo una lunga assenza. In settimana si è dato via all'iniziativa "porta un amico in trasferta" così i non tesserati hanno potuto seguire il Napoli senza la, secondo loro, "maledetta tessera". Esperimento riuscito, i ragazzi sono entrati solo nel secondo tempo e via al solo sostegno, non si sono registrati mai momenti di tensione o altro ancora. Questo il settore ospiti. Il resto dello stadio è presto descritto, poco supporto da parte dei tifosi di casa ai propri beniamini ma tanti slogan contro gli abitanti che vivono alle falde del Vesuvio. Difficile decidere se ignorare o segnalare simili situazioni. La “Scala” del calcio e tutti i suoi orchestrali, sotto quest’aspetto, hanno steccato. Il concerto sul campo è stato emozionante. Il tenore che sulle spalle porta il numero maledetto ha subito ammutolito i fischiatori, innescando l’ex cugino di turno con un passaggio millimetrico, il compagno di squadra raccoglie l’invito e scaraventa con rabbia la palla in porta. Reteeeee. Orgasmo sugli spalti, il settore ospiti impazzisce, a questi si son aggiunti i festeggiamenti di tantissimi “infiltrati” presenti in tribuna. E’ proprio vero, i Napoletani sono dovunque. Ora sì che la musica diventa dolce, ora sì che la musica è quella che ci piace. Continuo a guardare la partita e più passa il tempo più la musica che mi ronza nella testa assomiglia alla famosa “musichetta”. Triplice fischio, li abbiamo lasciati a meno quattro. Mancano ancora tante partite e, per scaramanzia, quella musichetta cerco di cancellarla dalla mia mente, anche se come tutti i Napoletani di tanto in tanto vado ad ascoltarla.

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18 APRILE 2013

TEMPO DI PRIMAVERA di Rodrigo Mazzeo

Prima di iniziare, prima di qualsiasi cosa, un plauso a questi ragazzi. Non solo per l'attaccamento e per la voglia, ma anche e sopratutto per lo spirito e per la sportività! Che peccato che il tabellino dica una cosa sgradita. E’ stata una sconfitta, e non lo si può negare. Ma, volendo trovare il bicchiere mezzo pieno, sostengo che abbiamo anche vinto. L'avversario sarà pure più forte, ma non ha realmente prevalso, neanche alla fine di 180 minuti. I ragazzi sono stati bravi a giocarsela alla pari, fino alla fine. Hanno dato,veramente tutto. Di questa finale, porterò con me i due gol del Napoli. Quello di Tutino all'andata, ma anche quello di Novothny, al ritorno. Un gol segnato quando forse nessuno, in cuor suo, ci credeva piu. Un gol trovato con la grinta, col cuore e pure con la testa. Un gol che ha fatto esplodere il San Paolo come nelle grandi occasioni. Indescrivibile, sicuramente, la gioia dell'attaccante magiaro. Un plauso anche ai tifosi. Trentamila voci a sostenere e spingere gli azzurrini che, per uno scherzo del destino, non hanno potuto alzare la Coppa. Ma questi ragazzi (non è un discorso ipocrita) sono vincitori nel modo di comportarsi e di accettare una dolorosa sconfitta. A differenza degli avversari, che hanno vinto il trofeo con vergognoso animo di perdenti. E pensare che hanno solo 18 anni, poco più, poco meno. Ora, però, tornando a noi, non facciamo i disfattisti. Non distruggiamo tutto quello che è stato fatto. Giu le mani da Nicolao, da Allegra, da Celiento, da Insigne e di tutti gli altri. Il loro valore è ormai certificato e va molto al di là del risultato di una singola gara. Certo che era una finale, ma per molti, la nostra primavera non era neanche abbastanza forte da arrivare fin qui. Io, con tutto il mio cuore dico “Grazie, ragazzi!”. Davvero! E voltate subito pagina. Per me, siete comunque campioni. Ora, forza. Rialziamoci, anche se non si può dire che siamo caduti. Torniamo a correre in campionato. Chissà che non possa arrivare una gradita sorpresa da lì!

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19 APRILE 2013

AMARCORD di Fabio Fiorentino

C’ero anche io in quella domenica di fine ottobre allo Stadio Olimpico di Roma. E lo posso dire con orgoglio e fierezza. Ero uno dei ventimila tifosi azzurri che al termine del match hanno esultato e goduto in modo pazzesco. E’ finita “solo” 1-1, ma quel giorno ha segnato una delle più grandi imprese della nostra storia, equivalente a tante altre immense vittorie. Il Napoli si presenta all’Olimpico da capolista e gioca un grande primo tempo in cui tuttavia non riesce a segnare e a concretizzare la sua superiorità tecnica. Ma dopo un minuto del 2° tempo il goal di Pruzzo, a freddo, gela tutti i tifosi azzurri presenti in curva Nord. Il Napoli si innervosisce e schiuma rabbia. Le espulsioni di Careca e Renica nel giro di dieci minuti lasciano la squadra in nove a 20’ dalla fine. Ma qui escono fuori il carattere e la forza della grande squadra partenopea. In quello stadio nemico e in inferiorità numerica, quel manipolo di eroi riesce prima a pareggiare con un imperioso colpo di testa di Francini su calcio d’angolo, e poi a difendere il risultato con le unghie e i denti negli ultimi 15 minuti, interminabili per noi tifosi assiepati in curva dietro la porta di Garella. Ricordo come se fosse ieri l’immenso Bagni in posizione di libero che spazzava l’area in modo impeccabile e il goal di Boniek, per fortuna annullato, che per un attimo ci ha tolto il respiro. Quella domenica è finito il gemellaggio con i romanisti perché, al termine della partita, Totore Bagni fece il gesto dell’ombrello sotto la curva Sud. Atto sicuramente da condannare, ma confesso che in quel istante, cantando a squarciagola “O surdato’ ‘nnammurato” con tutti i tifosi azzurri ebbri di gioia e di felicità, e vedendo il mio giocatore preferito zittire in quel modo la tifoseria giallorossa ho davvero goduto. In quel momento ho smesso per sempre di sentirmi un tifoso ‘simpatico’ perché inoffensivo, con tanto di simbologia folcloristica, asinello e banda musicale, assaporando il gusto squisito del riuscire antipatico a chi sa di trovarsi davanti il più forte. È il caso di quel Napoli, a mio parere il più grande della storia: il Napoli di quel campionato incomprensibilmente perso, ferita mai cicatrizzata, ancora viva di bruciature cocenti.

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20 APRILE 2013

L’ANGOLO DELLE SCOMESSE di Danilo Marino

A sei giornate dal termine il campionato Italiano deve ancora emettere quasi tutti i verdetti. Dando per scontato il secondo scudetto consecutivo per i bianconeri, la lotta per le posizioni Champions League, Europa League e salvezza sono ancora tutte da decidere. In ottica Champions il Napoli in questa giornata potrebbe ulteriormente allungare sul Milan. Gli uomini di Mazzarri dovrebbero vincere il match casalingo contro un Cagliari sì in forma, ma oramai salvo (segno 1). I rossoneri invece saranno impegnati allo Juventus Stadium e la gara è tutt’altro che agevole (rischio il segno 1). Proprio per questo potrebbe approfittarne la Fiorentina, che, seppure priva di Toni e soprattutto di Jovetic, tenterà in ogni modo di battere il Torino (segno 1 anche qui). La Roma in questo finale di campionato potrebbe salvare la stagione raggiungendo la qualificazione in Europa League, e domenica ha un occasione ghiotta ospitando un Pescara ormai quasi retrocesso (Segno 1 HANDICAP). Dopo la sconfitta in Coppa Italia, invece, l’Inter di Stramaccioni dovrà ripresentarsi a San Siro con una decina d’infortunati e rischierà una nuova débâcle, contro un Parma salvo e quindi propenso a giocarsela (Segno x2 in questo caso). Segno X nella gara tra Bologna e Sampdoria (un punticino ciascuno per avvicinarsi alla salvezza matematica), e partita con il segno (Gol ma non la rischio) tra Udinese e Lazio. Per finire gare delicatissime per Genoa in casa contro l’Atalanta (segno 1X), Siena in casa contro il Chievo (nobet per me) e, Palermo impegnato nell’infuocato catino del Massimino contro il Catania per il derby siciliano (segno 1X). Ricapitolando: Basi: GENOA – ATALANTA SEGNO 1X QUOTA 1.22 NAPOLI – CAGLIARI SEGNO 1 QUOTA 1.45 ROMA – PESCARA SEGNO 1 HAND. QUOTA 1.55 FIORENTINA – TORINO SEGNO 1 QUOTA 1.48 CATANIA – PALERMO SEGNO 1X QUOTA 1.32 Varianti: (0-1-2 ERRORI) JUVENTUS – MILAN SEGNO 1 QUOTA 1.75 BOLOGNA – SAMPDORIA SEGNO X QUOTA 2.85 INTER – PARMA SEGNO X2 QUOTA 1.85 Si tratta di un sistema che, con una spesa di 3.50, consente un introito di circa 100.00 euro. 23


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20 APRILE 2013

RIPARLIAMONE........ di Alberto Feola

Ripartiamo dai tifosi azzurri, con sciarpa e senza sciarpa, che sono usciti da San Siro con la consapevolezza che la loro squadra del cuore oramai non teme piu’ nulla. La Scala del calcio non fa piu’ paura, nessun timore reverenziale ed un punto pesantissimo per guardare con fiducia alle ultime giornate di campionato. Certamente il Napoli poteva ottenere qualcosa in piu’, ma il suo obiettivo principe era mantenere le distanze dal Milan, ora atteso dal big match di Torino (ancora senza Balotelli), e la squadra lo ha conseguito con un ottimo risultato. Il pareggio è ricco di spunti positivi di riflessione, Uno, in particolare: pareggiare dopo aver subito un gol alquanto inaspettato è segno di grande forza e crescita caratteriale (in passato questo aspetto era una lacuna pesante). Domenica arriva il Cagliari di Cellino (tradizionalmente poco amante dei nostri colori) ed il San Paolo riapre i battenti dopo la sfortunata serata della Primavera azzurra. Arriva una squadra in forma e molto forte soprattutto lontano dai campi casalinghi (cioè sempre!). Il Cagliari gioca con un modulo 4-3-1-2 nel quale il centrocampo svolge un lavoro di gran qualità e quantità grazie all’apporto di Conti, Nainggolan e Dessena con Cossu alle spalle delle pericolose punte isolane; domenica per fortuna mancheranno Conti – sempre particolarmente motivato e ispirato nei suoi match contro il Napoli – e Pinilla (bomber caldo nelle ultime giornate), ma bisognerà fare attenzione al velocissimo Ibarbo, un giocatore anomalo capace di grandi exploit soprattutto se può godere di spazi larrghi. Siamo certi che Mazzarri difficilmente glielo permetterà. Alle 15, domenica, il Cagliari sarà accolto da un San Paolo gremito, grazie al clima di fiducia ed ottimismo che i risultati positivi hanno creato attorno al Napoli e ai biglietti economici (poveri abbonati!). Due assenze pesanti per gli azzurri, Campagnaro e De Sanctis, con un ballottaggio per la sostituzione del primo (già rimpianto per l’anno prossimo!) tra Gamberini, in vantaggio, e Rolando; e con la defezione del Pirata a fornire al secondo Rosati una preziosa occasione per recuperare credito nelle valutazioni sportive dei tifosi azzurri. La formazione non dovrebbe subire ulteriori cambiamenti rispetto a Milano. Inler in questo momento non trova spazio perché Blerim Dzemaili sul campo ha conquistato spazio e minuti, ed anche Insigne si accomoderà in panchina all’inizio, in quanto al momento Goran Pandev appare assolutamente intoccabile per forma e classe. In queste stupende giornate di sole partenopeo ed ammirando le splendide cartoline offerte dalla competizione velica “America’s Cup” mi piace chiudere con una citazione cinematografica, in attesa di affrontare l’importante “regata” con la squadra sarda: “Napoli, che tu possa avere il vento in poppa, che il sole ti risplenda in viso, e che il vento del destino ti porti in alto a danzare con le stelle (…della Champions!)”!

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24 APRILE 2013

NUMERI AZZURRI di Mario Improta

Sarà il 16° incontro tra Pescara e Napoli tra campionato e coppa Italia Lo score parla di 8 vittorie azzurre (5 in campionato e 3 in coppa Italia), 3 pareggi (tutti in campionato) e 4 sconfitte (tutte in campionato) per un totale di 19 reti realizzate (12/7) e 13 subite (13/0). Le 8 vittorie azzurre sono maturate con i risultati di 0-1 per 4 volte, 0-3 per 2 volte e 1-2 e 1-3 per 1 volta. I 3 pareggi sono maturati con i risultati di 1-1 per 2 volte, 0-0 per 1 volta. Le 4 sconfitte sono invece maturate con i risultati di 3-0, 1-0, 2-1 e 3-1 per 1 volta. L’ultima vittoria del Napoli è del 25/11/2006 finì 0-1 (segnò Calaiò); l’ultimo pareggio e del 2/4/2000 finì 1-1 (Schwoch (n) e Allegri); l’ultima sconfitta è quella maturata il 16/5/1993 finì 3-0 (Palladini e doppio Borgonovo). Nel mese di aprile le due squadre si sono incontrate solo 1 volta finì 1-1.

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24 APRILE 2013

PARTENANOICO di Wild Mattolini

Il Matador a 360°, come non lo avete mai visto Sono lieto di inaugurare questa nuova “sottorubrica” - che sta alla rubrica come un sottobicchiere sta al suo bicchiere - con uno scoop clamoroso. Si è trattato di impresa ardua. Ero stato infatti incaricato dal Direttore Miraglia di effettuare un’intervista a un giocatore del Napoli, possibilmente di rilievo, ma alla mia richiesta di contattare l’Addetto Stampa mi è stato chiaramente risposto che il nostro sito si ispira al giornalismo d’assalto e che rifiuta le rigidità organizzative degli Uffici Stampa. Dunque era affar mio travare “l’entratura”, e. che fosse ben chiaro, in Redazione non ci si sarebbe accontentati di un El Kaddouri qualsiasi . Date le mie attitudini par(ten)anoiche, ho preferito non rimuginare su quanto questo curioso compito celasse eventuali intenzioni di mobbing da parte del Capo e mi sono appostato di buon mattino ai cancelli di Castelvolturno. Nel giro di pochi minuti, tra le 8 e le 8.30, avevo già collezionato una serie di mortificanti fallimenti, comprendenti tra l’altro: a)un montante allo stomaco del bodyguard di Inler; b) un tentativo di investimento (sulle strisce, oltretutto) con la BMW nera guidata da Britos; c) uno sguardo al contempo di scherno e pietà indirizzatomi dalla sinuosa fidanzata di Behrami mentre il suo uomo mi insultava in albanese. Mentre cercavo disperatamente di raccogliere le idee e trovare una soluzione, questa si è materializzata in Geppino, l’ abusivo del parcheggio antistante la sede sociale ma in realtà, come mi ha spiegato in modo commovente, procuratore in disgrazia. Non più di una ventina di anni fa rappresentava parecchi giocatori azzurri di grande valore tra cui Scarnecchia, Boccolini e il sottovalutato Punziano. “Dottò, mi dispiace di vedervi così pensieroso” mi fa. Quando gli spiego il problema, grato per avere sottolineato, nei suoi automatismi linguistici, quella mia laurea oggi mortificata dalla situazione, un sorriso gli illumina il volto : “Ma basta chiedere, no? Vuie me rat’ coccosa p’o ccafè e e ssigarett’, e i’ ve chiamm’ a Cavan’ annanz’ a vvuie”. Che colpo di scena! Al mio sguardo interrogativo e speranzoso, il benemerito risponde componendo un numero sul suo cellulare. “Hola. Edi. Aqui hay un hombre qui quieres hablar con tigo. Dos minutos? Gracias, Matador, muchas gracias!” Allungo la mano incredulo ed emozionato, ma Geppino severamente ritrae il cellulare: “Ah ah… in mano a me. Tu fai le domande ma raccolgo io le risposte. Quello Cavani è incazzoso, vuole sentire solo voci conosciute” “Ummmm… lo trovo giusto” rispondo “Vado?”. Ed eccovi dunque tutta la verità su Cavani ed il suo rapporto con Napoli e la squadra, riportatami dal grande Geppino, in veste di medium, addirittura con lo stesso accento spagnolo del Matador.

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24 APRILE 2013

PARTENANOICO di Wild Mattolini Innanzitutto pare che il secondo posto sia ormai lì a un passo. Doviamo continuare così, andando abanti jiorno per jiorno. Restano sinque finali e con l’aiuto de Dios ce le jiocheremo dando tutto. Solo alla fine faremo i conti. Edi, la domanda d’obbligo. Resterai a Napoli? Io a Napoli estoy benisimo, porque i tifosi asurri sono i migliori del mondo. Ma nel calcio non si può mai dare nulla per, como dite vosotros?... scontato. Me cercano molte escuadras, ma yo eseguirò solo il bolere dell’Altissimo. Quello che è sicuro è che, como se dice dalle mie parti, non quiero certo far un … Salto nel buoto. Ahahahah (ride di gusto, NdA*)

Ultimamente sono circolate molte voci sulla tua vita privata. Non me va di commentare queste voci. Quiero solo pensar al campo. Con l’aiuto del Salbatore, abrò la posibilidad de farmi i cabolacci miei.

Parlaci del tuo rapporto col Presidente. De Laurentiis è un gran fig…. di b…. donn…. **

In conclusione. Pensi che il Napoli riuscirà a vincere l’agognato scudetto in un prossimo futuro? Non puedo saber esto. Ma puedo dir al nuestro popolo che il Signore è con nosotros e che il projetto della escuadra esta crescendo como un liebito de birra. Anzi, pensandoci bene, ahora me bado a bibir una cerveza prima dell’allenamento. Adiòs!

Al termine dell’intervista, Peppino ha chiuso lo sportellino del suo cellulare e allungato la mano per il compenso pattuito. In epoca di trasparenza grillina, ci tengo a precisare che la cifra è stata di appena 250 Euro, pagate di tasca mia perché l’SMS del Direttore è stato lapidario: “Non possiamo permettercele”. Essendo rimasto quindi senza soldi e senza neanche la possibilità di prendere un taxi, sono tornato al Vomero a piedi e con le vesciche. Ma ne valeva la pena, se il premio era regalarvi questo incredibile spaccato sportivo e umano. Grazie Peppino! * Nota dell’Abusivo ** a questo punto, il cellulare di Geppino ha avuto un buco di campo e la frase è venuta fuori indecifrabile. Ritengo possibile che il bomber stesse dicendo: “De Laurentiis è un gran figo. Sa gestire le situazioni da uomo di bera classe. Con l’aiuto della Madonna, andremo sempre d’accuerdo.” 27


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25 APRILE 2013

lL PELO NELL’UOVO di Ettore Buonincontri

Con la vittoria di domenica all’ultimo scatto della lancetta e la successiva sconfitta serale del Milan sul campo dei ladri (anche se stavolta il rigore c’era), sono due le indicazioni che si possono trarre: la prima è che, esattamente come due anni fa, il Napoli ha ripreso a combattere per l’intera partita, recupero compreso, a differenza dello scorso anno, quando entrava in campo demotivata e scoraggiata, quasi già sconfitta. La seconda è che 7 punti di distacco, a cinque giornate dal termine, sono un patrimonio preziosissimo che va difeso ad ogni costo, visto che con molta probabilità i rossoneri le vinceranno tutte; a noi basterebbero tre vittorie e se arrivassero nelle prossime tre partite (Bologna compresa, visto che siamo abbondantemente in credito) saremmo tutti più tranquilli e felici. Forse, nelle ultime due uscite stagionali, potremmo anche vedere le prove tecniche del nuovo Napoli, con i giovani che finalmente calpesterebbero il campo e magari con un modulo più frizzante; lo stesso che nelle ultime 5 partite di campionato, pur con 8 gol subiti, ci ha portato ben 13 punti su 15 (e 14 reti fatte, la metà delle quali con Armero in campo nel quarto d’ora finale). Volenti o nolenti, il prossimo anno bisogna partire proprio dall’ossatura di questa squadra, dai giocatori più forti che verranno confermati e da quelli che hanno voglia di rimanere per dare tutto e anche di più. Lasciamo che la società lavori tranquilla come (non) ha fatto quest’anno, con pochi acquisti mirati e le giuste cessioni: sono sempre stato tra quelli contenti per la partenza di Gargano e parzialmente indifferente a quella di Lavezzi, e oggi non mi lacero certo le vesti per quella di Campagnaro. Guardo anche con curiosità quella eventuale di Cavani, la cui cessione – ne sono certo – porterebbe in cambio un paio di buoni campioni che renderebbero la squadra, nel complesso, ancora più forte e quadrata. Lasciamo che Presidente e Direttore Sportivo, pur sbagliando come talvolta è capitato con acquisti sopravvalutati o troppo presto accantonati, seguano le loro piste e prendano giocatori forti e motivati che possano esaltarsi col nostro pubblico. Giocatori per i quali non si debbano necessariamente spendere dozzine di milioni di euro solo affinché ciascuno mangi la propria fetta di torta (Pierpaolo Marino docet). Vediamo cosa succederà a luglio. E per favore: evitiamo i continui, capricciosi commenti del tipo «voglio Tizio», «voglio Caio», «voglio vincere»... (come se noialtri volessimo perdere o pareggiare). Se proprio desiderate Tizio e Caio ,acquistate l’album delle figurine, aspettate che vi escano dalle bustine e poi, eventualmente, azzeccateli sulla vostra televisione: saranno finalmente tutti vostri. E se proprio non riuscite a sopportare l’idea che non sempre si vince, beh… c’è sempre tempo per fare il tifo per i ladri a cui danno i rigori inventati (tranne domenica, come detto)!

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25 APRILE 2013

STAJE LUNTAN’ DA STU CORE di Tina Miraglia e Marcello Barbuto

Ore 7.40 Faccio colazione seduta al bar sotto casa mia e loro sono al tavolino di fianco… ma a -7. Gazzetta dello Sport alla mano, commentano le pagelle del big-match svoltosi la seraprima inveendo contro il loro portiere, il loro mister, le loro “creste“ e soprattutto contro il loro avversario. Ascolto sorniona e sorrido guardando il ciuccio-portachiavi sul mio tavolino. “Ridi tu, ridi, ormai sei a distanza di sicurezza; con cuore, testa e….sale dietro la porta ce l’hai fatta. Se non arriveremo terzi sarà solo colpa nostra.” Per scaramanzia non rispondo, ma che gioia vederli rassegnati ad inseguirmi. Loro, che fino a due settimane fa erano convinti in un sorpasso velocissimo. Ebbene sì, io in Europa ci voglio entrare dalla porta principale. Non vedo l’ora di scontrarmi con le grandi d’Europa perché ora anch’io sono grande. Non vedo l’ora di provare nuovamente quel brivido lungo la schiena al suono della musichetta. The Champiooooons. A qualche chilometro di distanza si vive la stessa esperienza. I milanisti, demoralizzati dalla brusca e decisiva frenata nella corsa Champions, ora pensano solo a difendere quel terzo posto che, per come era iniziato il loro campionato, sarebbe comunque un obiettivo fantastico. “Nessuna scusa, contro Napoli e Juventus non siamo stati capaci di fare nemmeno un tiro in porta. Se manca Balotelli siamo rovinati”. Appare dimesso il farmacista, quando lo incontro in piazza. “Ormai il secondo posto è andato, speriamo solo che la Fiorentina la smetta di vincere”, prosegue. Dietro di lui arriva il solito juventino che con la mano aperta ci saluta dicendoci: “accontentatevi della piazza d’onore, visto che i campioni siamo noi, e non rosicate troppo”. “Tu non hai capito niente” – ribatto io – “E chi rosica? Per noi il secondo posto è oro colato. Pensiamo alla Champions del prossimo anno e a fare un buon mercato, poi ci divertiremo”. Dentro di me però rosico, altroché se rosico, vedendo i bianconeri cucirsi l’ennesimo scudetto sulle maglie.

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25 APRILE 2013

VA DOVE TI PORTA IL CIUCCIO di Rosario D’Orso

In molti si staranno organizzando per questa trasferta. Pescara non è molto distante e se il tempo sarà clemente risulterà una bellissima meta per una scampagnata fra amici al seguito del nostro ciuccio! La città è adagiata tra i colli e il mare, a poca distanza dal Gran Sasso e dalle vette più alte dell'Appennino, ed è racchiusa tra due pinete che ne segnano i confini: a nord, la Riserva Naturale di Santa Filomena, annoverata tra gli ultimi ecosistemi della costa adriatica ed a sud, la Pineta d'Avalos. All'arrivo rimarrete affascinati da questo lento digradare dei monti verso il mare che danno a Pescara il soprannome di “bella addormentata”. Centro di turismo congressuale e moderna stazione balneare fu distrutta quasi del tutto durante la seconda guerra mondiale e ricostruita lungo la via adriatica, infatti dell'antica “Piscaria” rimane solo il cuore dell'abitato, costruito entro le mura della fortezza spagnola, il cosiddetto ‘Borgo Borbonico’, antico carcere del regno delle Due Sicilie, sede del Museo delle Genti d’Abruzzo e ultima traccia della presenza della fortezza borbonica. Il fulcro del centro cittadino moderno è rappresentato dalla Piazza della Rinascita, comunemente detta ‘piazza salotto’, intorno alla quale si sviluppano le strade principali ed i monumenti più interessanti fra cui la Cattedrale di san Cetteo che conserva un dipinto di San Francesco d'Assisi del Guercino (XVII secolo) e la casa natale di Gabriele d'Annunzio. Città marinara la cui cultura viene ben rappresentata dai vecchi “trabocchi”, ( strutture di legno tradizionalmente utilizzate per la pesca, simili a palafitte) annovera fra i piatti tipici il "baccalà ‘mbriache", e la zuppa di pesce. Per gustare questi ed altri caratteristici piatti della cucina pescarese, in direzione dello stadio adriatico su corso San Donato, c'è “la Cala di Ponente” la quale, oltre ad accettare prenotazioni anche dopo la mezzanotte, è forse uno dei miei ristoranti preferiti per la qualità del pesce e l'ottimo rapporto con il prezzo. Rimanendo in centro, nei pressi di corso Manthoné, nella zona pedonale, potrete trovare diverse trattorie, pub e ristorantini tutti molto quotati, mentre per bere un buon bicchiere di vino vi consiglio l'enoteca “vinè”, un elegante spazio dedicato al vino sito in via Piave. Per raggiungere lo stadio Adriatico: con i mezzi pubblici numeri 1, 2, 10 e 21 dal piazzale antistante la stazione centrale. In auto sia che vi troviate sull'autostrada A14 (provenendo da nord o da sud), sia che prendiate l'A24 da Roma, l'uscita consigliata è quella di Pescara Ovest. Prendete la superstrada E80 (Asse Attrezzato) in direzione Pescara Centro, la percorrete tutta senza seguire le indicazioni per lo stadio e prendete l'ultima uscita in direzione Porto. Una volta usciti al porto bisogna svoltare a sinistra alla rotatoria di Piazza Della Marina. Una volta arrivati al semaforo, girare a destra e proseguire per Via Bardet e poi in viale d'Avalos fino a ritrovarvi di fronte allo stadio.

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26 APRILE 2013

EFFETTO SERRA di Domenico Serra

Piove. Senza che cada una goccia d'acqua. In un caldo surreale. Cominciano a operare gli azzeccagarbugli per giustificare la prossima cessione, remunerativa, Invenzioni viaggiano su simil-giornali. Si discute sui tradimenti, sul numero delle partecipanti, sul divorzio. Numeri extracalcistici. E io, che aspetto che un cliente mi rammenti della mia vita privata, sono qui a raccontarvi il marasma delle ultime sfide di un difficile torneo. Oggi mio padre é corso entusiasta a illuminarmi sulla possibile candidatura a un ruolo da titolare per Emanuele Calaiò. Qualcosa di emozionale e attraente. Ma io oggi penso a Cavani. Qui passa rapido l'orario di cena, chiunque addenta sostanze alimentari, io mi fingo super professionista in giacca e ipad, ma in tasca ho dodici-euro-trentacinque-centesimi. Scappo da piazza Mazzini. Torno verso casa. Nella mia testa risuona sempre la stessa frase: "voglio subito il secondo posto". Perché il Napoli deve proseguire a crederci, a concentrarsi, proprio nei momenti in cui tutto sembra dovuto, scontato. Analizzo la variante tattica del nuovo Napoli. Non so se vi siete accorti della posizione di Berhami. Chiunque per quella posizione avrebbe scelto Inler, uno dei migliori centrocampisti d'Europa, ma un Valon così lascia fuori anche Gokhan dal suo ruolo naturale. Mazzarri scopiazza Guidolin, quello di Pinzi e Asamoah. Insiste però su Maggio, uno di quei giocatori che meriterebbe di lasciar spazio ad un laterale come il puro folle Zuniga. Anche perché Armero non lo fermi nemmeno tra primo e secondo tempo. Sembra telecomandato. C'é tempo per pensare al mercato; mi godo l'attesa della prossima sfida e sogno di portare mio padre allo stadio, dopo quarant'anni. Sará una grande sorpresa. Se la merita.

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26 APRILE 2013

TEMPO DI PRIMAVERA di Rodrigo Mazzeo

Finisce la regular season del campionato Primavera. Il Napoli chiude il suo girone, nonostante un avvio brillante, al quarto posto. Pur essendo stata in testa alla classifica per un bel po’, dal momento in cui è stata raggiunta la finale di Coppa la squadra pare aver lasciato il campionato in secondo piano. Gli azzurrini sono giovanissimi e forse non hanno avuto la capacità di reggere l'emozione e il doppio impegno, in realtà un “triplo” impegno, se ricordiamo anche il Viareggio. Fatto sta che nella frazione finale di campionato la squadra ha mostrato un preoccupante calo, sia fisico che tecnico, forse come risultato di una concentrazione tutta rivolta a quella partita del San Paolo contro la Juve. In campionato, una sola vittoria nelle ultime 6 o 7 uscite, ma ora bisogna invertire la rotta. Serve quella umiltà e quella voglia che si vedeva all'inizio. Serve quel gioco che ha sorpreso un po’ tutti e travolto gli avversari fino a febbraio. Purtroppo, sia al Viareggio che in Coppa, i risultati non sono stati favorevoli, anzi, assai dolorosi. Ma se le sconfitte servono a qualcosa, sicuramente serviranno a far crescere. Torna a chiamare il campionato e serve una risposta, secca, da parte dei nostri ragazzini. Contro il Chievo si gioca non solo per vincere. In quella che è partita secca, si gioca per non finire anzitempo una stagione che ha visto un Napoli forte e divertente e che, ovviamente, non meriterebbe un finale così moscio. È certo che non sarà facile. Anche il Chievo ha fatto bene finora. Ma se Saurini riuscirà a far ritrovare ai ragazzi quella voglia di inizio stagione, ci sarà ancora da divertirsi. Forse bisogna capire che non siamo favoriti. Bisogna giocare da squadra-sorpresa, quale eravamo nelle prime giornate, ecco! Ed il Napoli sa, come pochi, sorprendere. Vogliamo un Crispino sicuro, un Allegra tosto, un Celiento esperto, un Lasicki sempre attento, un Nicolao “da grandi”, un Palma a tutto campo, un Radosevic che non sia una meteora, un Fornito illuminante, un Tutino veloce, un Insigne imprendibile ed un Novothny bomber grintoso. Vogliamo rivedere il nostro Napoli, bello e sorprendente!

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27 APRILE 2013

L’ANGOLO DELLE SCOMESSE di Danilo Marino

Questa settimana preferisco iniziare a scommettere dalla Ligue 1. I fari sono puntati sulla gara che si terrà allo Stade de Gerland di Lione, tra i padroni di casa e il St. Etienne: la partita potrebbe essere decisiva ai fini della partecipazione alla prossima Champions League. Potrei sbilanciarmi sul segno 1 ma preferisco giocare il gol con quota 1.70. Segno 1 quotato a 1.72, invece, tra Nizza e Troyes, dove gli aquilotti rossoneri, contro un Troyes quasi rassegnato alla retrocessione in Ligue 2, dovrebbero sfruttare il fattore campo, per restare in scia e agguantare così l’ultimo posto utile per la prossima Europa League,. Nella Liga Spagnola, con lo scudetto già assegnato al Barcellona e le posizioni ormai delineate per la qualificazione per le prossime coppe Europee, spiccano in questo week end due gare: il derby di Madrid tra l’Atletico e il Real e la gara tra la Real Sociedad e il Valencia. In entrambe le partite prevedo due segni “Gol”, con quota 1.50 e 1.65. In Premier League, oltre al il big match tra l’Arsenal e lo United, con gli uomini di Ferguson già matematicamente certi del ventesimo titolo, (segno gol quotato a 1.57), altra gara interessante si svolgerà al DW Stadium tra il Wigan e il Tottenham, un testa coda da paura con le due squadre in piena lotta per raggiungere la salvezza o la Champions. Segno “Gol” anche qui con quota a 1.60 Per finire, in Italia scelgo il segno “Gol” tra il Milan e il Catania (quota 1.95), la vittoria della Roma contro il Siena (Quota 1.47), e il segno X (Quota 2.25) come tutti i bookmakers stanno dando per scontato nella gara tra Atalanta e Bologna (chi ama rischiare di più può puntare sul risultato esatto 1-1 oppure 2-2). RICAPITOLANDO: BASI LIONE – ST. ETIENNE SEGNO GOL QUOTA 1.70 ATL. MADRID – REAL MADRD SEGNO GOL QUOTA 1.50 REAL SOCIEDAD – VALENCIA SEGNO GOL QUOTA 1.65 ROMA – SIENA SEGNO 1 QUOTA 1.47 ARSENAL – M. UNITED SEGNO GOL QUOTA 1.57 WIGAN – TOTTENHAM SEGNO GOL QUOTA 1.60 A GIRARE NIZZA – TROYES SEGNO 1 QUOTA 1.72 MILAN – CATANIA SEGNO GOL QUOTA 1.95 ATALANTA – BOLOGNA SEGNO X QUOTA 2.25 (Oppure r.e. 1-1 / 2-2) Buona giocata a tutti. 33


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27 APRILE 2013

RIPARLIAMONE........ di Alberto Feola

Le parole del Mister sono sagge e prospettiche (buon segno!?), dice bene Mazzarri che a Pescara è facile fare brutte figure se la squadra non gioca con la giusta concentrazione e non scende in campo con la giusta cattiveria agonistica. Ebbene si la trappola con l’ultima della classe deve far ragionare squadra e tifosi, bisogna restare concentrati e non pensare assolutamente di andare a fare una passeggiata sul bel lungomare di Pescara. Sono parole sagge, infatti già la Roma è caduta nel fosso della superficialità ed adesso il Napoli deve fare tesoro di varie sfide sulla carta già vinte ma che hanno lasciato il segno sulla pelle dei napoletani (Bologna docet!). Il Pescara è una squadra completamente priva di carichi psicologici e di tensioni nello spogliatoio, mister Bucchi oramai sta traghettando la squadra verso una serena retrocessione cercando di costruire un gioco ed uno spirito positivo nella vasta e modesta rosa abruzzese. Il Napoli deve arrivare all’Adriatico concentrato e senza farsi condizionare minimamente dalle plurime e fantasiose voci di mercato; questo è il vero nemico dell’attuale Napoli, maledetto calciomercato che da giorni bombarda la città con mille notizie fasulle e fastidiose. Con Cavani o senza Cavani il Napoli rimarrà una grande squadra ma ora e per qualche settimana l’unico obiettivo è quello di combattere e difendere con le unghie il preziosissimo secondo posto; altri nove punti e poi si possono aprire le danze del calciomercato. E’ utopico ma sarebbe davvero importante se la citta, la squadra, le istituzioni e i mass media partenopei si unissero per raggiungere un unico obiettivo: il secondo posto; per tutto il resto (stadio, mercato e gossip!) un prezioso NO COMMENT per non deconcentrare ambiente e squadra, sarebbe stupendo ma immagino davvero impossibile da realizzare (peccato!). Eccoci pronti, sabato sera è arrivato e con le luci dello stadio si accenderanno settemila cuori azzurri all’Adriatico, ancora una volta il Napoli non resterà solo in trasferta, dopo Milano ci sarà una lunga carovana azzurra; sono previsti davvero in tanti e certamente si faranno sentire. All’Adriatico ci sarà un altro motivo anzi due per non sottovalutare il match, due assenze pesanti che quest’anno non hanno mai trovato una sostituzione valida. Mancheranno Cavani e Berhami, due pedine fondamentali per il gioco di Mazzarri, due assenze difficili da sostituire in quanto l’uruguagio e lo svizzero sono un po’ la forza ed il cuore del Napoli. Ci sarà sicuramente la coppia Insigne-Pandev (o forse Calaio’) in attacco ed il rientro di Inler a centrocampo a dare nuova linfa al Napoli; il bravo Lorenzo ritorna nello stadio abruzzese e sicuramente un po’ di emozione la proverà entrando sul terreno di gioco, a Pescara (grazie a Zeman!) è diventato grande ed è stato molto apprezzato dal pubblico per le sue giocate geniali ed emozionanti. Eh si emozionanti, la stessa emozione che Lorenzo ha regalato ai suoi tifosi domenica scorsa al 94’ di una partita strana ma fondamentale per il cammino azzurro; finalmente la sua parabola a giro (non riesco a dirlo alla Del Piero!) ha gonfiato la porta del San Paolo facendo impazzire il pubblico sugli spalti, adesso dopo una settimana ne aspettiamo un’altra nel suo ex stadio…in effetti, le misure dell’Adriatico le conosce benissimo. 34


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28 APRILE 2013

BATTITI AZZURRI di Donatella Sapone

P come Pellizzoli e Perìn… superlavoro per i due portieri, col primo sugli scudi del primo tempo, autore di tre pregevoli parate, e il secondo impotente di fronte all’attacco straripante degli azzurri. E come Ecco qui i napoletani, e non era proprio un benvenuto quello riservato ai nostri tifosi da parte degli aficionados pescaresi… mi chiedo il motivo di tanto astio nei nostri confronti… bah?! S come Sculli: ancora tu? Ma non dovevamo non vederci più? Un’ora di nulla per uno dei giocatori più invisi del campionato… soliti atteggiamenti intimidatori, ma scarsissimo impatto sul match del Pescara. C come Cristian Bucchi, ex del Napoli ora allenatore dei Delfini. Il tempo per lui sembra essersi fermato a quando indossava la casacca azzurra… grande stile in panchina, poche possibilità di contrastare la sua ex squadra. In bocca al lupo, Cristian. A come Arrivederci serie A… e a noi dispiace, anche se non c’è reciproca simpatia da parte degli abruzzesi nei nostri confronti. R come Rete inviolata. La nostra. E dire che i pescaresi sono comunque stati capaci di impegnare il nostro De Sanctis in un paio di occasioni. A come Attaccanti… quelli del Pescara dello scorso anno erano oggettivamente un’altra cosa: vero Insigne e Immobile? N come Napoletani. Ovunque al seguito della propria squadra, a Pescara in almeno cinquemila. Sempre presenti, onore ai trasfertisti. A come Attacco. Inedito quello del Napoli di ieri, con Insigne prima punta e Pandev rifinitore. Lorenzo ci ha provato ma un fuorigioco e una parata di Pellizzoli gli hanno tolto la gioia del gol, Goran ha segnato la più classica delle sue reti. Promossi. P come Provaci ancora, Blerim. E lui ci ha provato. J O come Ora o mai più: Presidente, investi in questa squadra affinché possiamo toglierci un sacco di soddisfazioni il prossimo anno. Su più fronti. L come Lorenzinho nostro. Nella foto dell’esultanza azzurra cerca di entrare nel mucchio della felicità come un bimbo in punta di piedi. La tenerezza che ispira quell’immagine è il sentimento che ci gonfia il cuore quando lo vediamo giocare. Tenerezza e orgoglio. Cresci, guagliò, cresci… I come Inler. Insofferente alla panchina, inconcludente nel primo tempo, indisponente al gol, incisivo nella ripresa. Arrepigliat’, Gokhan!!!

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1 MAGGIO 2013

QUELLO CHE SKY NON TRASMETTE di Domenico Marotta

“Non ti allontanare. Francesco attento, vieni qua”. Le madri son fatte così, attente e protettive. E’ lui il futuro di questa città. E’ ostinato e forte, impacciato e pasticcione. Due anni appena, cerca di pilotare il suo passeggino, lo spinge, si ribalta su una pietra, non si arrende e tenta di rialzarlo, sorride e con gli occhi chiede aiuto alla propria mamma. Intorno a loro polvere e calcinacci, intorno a loro una città in ginocchio che aspetta la crescita di quel bambino per rialzarsi. L’Aquila, città fiera e ferita. Una città che, stanca di chiedere aiuto, quando i riflettori si sono spenti ha deciso di rimboccarsi le maniche e far tutto da sola. Proprio come Francesco che non si cura dei calcinacci messi in sicurezza dietro a reti metalliche. Gioca su stradine polverose e assolate, non sa che quella terra friabile è la sua terra. E’ il posto dove sua madre, nonostante la paura, ha deciso di restare e di guardare avanti. E’ il luogo dove tante iniziative spontanee prendono il via (questa settimana c’è stata la festa del cioccolato), è il territorio dove chi ha deciso di restare sta lottando ogni giorno per ricostruire palazzi e per ricucire le ferite. Anche io ho delle colpe in questa storia, lo ammetto, mi trovo qui solo perché a pochi chilometri c’è stata una partita di calcio, e solo ora mi rendo conto delle difficoltà che hanno avuto queste persone. Già, una partita di calcio: me ne ero quasi dimenticato. A volte ti rendi conto che per un pallone e ventidue che gli corrono dietro, siamo pronti a rinnegare padri, madri e fratelli che hanno bisogno d’aiuto. Per una partita di calcio siamo pronti ad inneggiare a catastrofi senza capire che dietro queste tragedie ci sono vite umane perse. Ora, per fortuna, la terra de L’Aquila dorme e speriamo che lo faccia per sempre e che Francesco e il suo bel sorriso splendano senza fine. Se poi questo bel bambino dagli occhi azzurri diventerà un tifoso del Napoli è un’altra storia, sicuramente più allegra di questa che vi ho raccontato, ma è un’altra storia.

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2 MAGGIO 2013

AMARCORD di Fabio Fiorentino

Quando ripenso al campionato 1980/81, ho sempre una ferita nel mio cuore di tifoso azzurro che non si è mai rimarginata. Il Napoli contese lo scudetto a due squadre fortissime come Juve e Roma, con una rosa alquanto modesta e tecnicamente inferiore alle rivali ma che annoverava tra le sue file due grandissimi campioni: Luciano Castellini (il più grande portiere della nostra storia) e soprattutto Rudy Krol, un calciatore fantastico per eleganza, classe, intelligenza e tecnica che guidava la squadra come un maestro dirige l’orchestra. Secondo me dopo Diego è stato il più grande che abbiamo mai avuto. Con una difesa fortissima, in cui c’erano anche Bruscolotti e Ferrario, un centrocampo di corridori, tra cui possiamo ricordare Guidetti, Nicolini e Celestini e un attacco dove si alternavano Damiani, Musella, Speggiorin e Pellegrini (non proprio dei fenomeni), il Napoli vinse nove partite per uno a zero e concluse il campionato con la seconda miglior difesa, avendo incassato appena 21 goal. Quel Napoli, umile e roccioso, fece sognare un’intera città che trascinò gli azzurri a un passo dal loro primo scudetto. Il 1° marzo 1981 il Napoli, secondo in classifica con 23 punti, sfida l’Inter capolista insieme alla Roma con 24 punti. Un San Paolo stracolmo incita gli azzurri dal primo all’ultimo minuto. Al 14° un siluro di Guidetti sorprende Bordon e gonfia la rete. Al 40° Marangon viene espulso per una gomitata a Pasinato e gli azzurri rimangono in dieci. Nella ripresa, il Napoli riesce a contenere l’offensiva, in verità piuttosto disordinata, degli interisti che non riescono a superare il bunker azzurro anche per merito di un paio di parate del Giaguaro, e così gli azzurri scavalcano in classifica i neroazzurri, in attesa dello scontro diretto all’Olimpico della domenica successiva. Quel Napoli, coraggioso e mai domo, alla 25° giornata raggiunse la vetta in condominio con Juve e Roma dopo due vittorie consecutive in trasferta contro Brescia (dove Krol segnò il suo unico goal in serie A) e Torino. Il calendario era in discesa dovendo disputare due partite in casa contro il Perugia già retrocesso e una Fiorentina tranquilla, e con lo scontro diretto tra Juve-Roma in programma a tre giornate dalla fine. Ma il sogno si infranse quando Ferrario al primo minuto di Napoli-Perugia infilò la propria porta; 89 minuti di vani assalti non riuscirono a scardinare il fortino biancorosso. Ci credevo, ci speravo nello scudetto e quella fu la mia seconda grande delusione dopo il goal di Altafini al Comunale il 6 aprile 1975. Ma quelle due ferite in seguito furono sanate dal grande Diego che finalmente ci regalò il primo e tanto agognato scudetto.

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3 MAGGIO 2013

L’ANGOLO DELLE SCOMESSE di Danilo Marino

Dopo l’en plein della scorsa settimana, oggi inizio a porre le mie attenzioni per la base del pronostico, alla serie A Italiana. Nella domenica che potrebbe assegnare lo scudetto alla Torino bianconera (serve un solo punto per la certezza matematica), e sancire la retrocessione del Pescara in serie b, il big match sarà disputato allo stadio San Paolo tra il Napoli e l’Internazionale. Viste le numerose assenze degli ospiti per guai fisici, la banda di Mazzarri dovrebbe far propria la gara senza troppo penare. Ma mai abbassare la guardia: la quota per il segno 1 (1.45) è un po’ bassa, preferisco invece giocare il segno Nogol a quota 2.10, (2-0 il risultato esatto per i più temerari). Anche nella serie cadetta potrebbe esserci il primo verdetto stagionale in positivo, la promozione in serie A, per la prima volta nella storia, del Sassuolo Calcio, se si verificasse un incrocio di risultati che favoriscano la compagine modenese. Il segno 1 quotato a 1.57 tra Sassuolo e Padova nel posticipo di lunedì sera e il segno gol tra Vicenza ed Empoli (quota 1.65) sono le scelte per il campionato di B. Continua la corsa a tre nella Premier Inglese tra Chelsea, Arsenal e Tottenham per la qualificazione diretta alla Champions per la prossima stagione. Sulla carta è l’Arsenal che ha la gara più abbordabile: farà infatti visita al già retrocesso Qpr: segno 2 a quota 1.42. Gli Spurs ospiteranno invece il Southampton, non ancora matematicamente salvo: il segno 1 è quotato 1.45, io, preferisco giocare il segno gol a 1.70. Infine, il Chelsea giocherà all’Old Trafford contro i neo-campioni dello United: “nobet” per me. In coda altra bagarre per evitare la retrocessione. Il Wigan dovrà giocarsi le ultime chances di salvezza, affrontando in trasferta il West Bromwich sabato alle 16.00, in una gara che prevedo ricca di gol (il segno Over 2.5 è quotato a 1.75). In Francia il Psg di Carlo Ancelotti si gioca in casa contro il Valenciennes il primo match point stagionale per chiudere il discorso scudetto: segno Over 2.5 quotato a 1.50. Al Marsiglia servono invece i tre punti per qualificarsi in Champions senza passare per i preliminari, e dovrà dunque battere un Bastia che è poca cosa in trasferta anche se nelle ultime sei gare ha racimolato ben 10 punti con tre vittorie e un pari: il segno 1 è quotato a 1.50. Nella Liga Spagnola, infine, con i primi posti già assegnati da un bel po’, le attenzioni sono tutte rivolte alla zona bassa della classifica, con più di una compagine invischiata nella lotta per non retrocedere. L’unico rischio che voglio correre è nel segno gol tra Siviglia ed Espanyol quotato a 1.70. RICAPITOLANDO NAPOLI- INTER SEGNO Nogol quotato 2.10 (oppure Risultato Esatto 2-0) VICENZA – EMPOLI SEGNO Gol quotato a 1.65 SASSUOLO – PADOVA SEGNO 1 quotato a 1.57 QPR – ARSENAL SEGNO 2 quotato a 1.42 TOTTENHAM – SOUTHAMPTON SEGNO Gol quotato a 1.70 WEST BROMWICH – WIGAN SEGNO Over 2.5 quotato a 1.75 PSG – VALENCIENNES SEGNO Over 2.5 quotato a 1.50 MARSIGLIA – BASTIA SEGNO 1 quotato a 1.50 SIVIGLIA – ESPANYOL SEGNO Gol quotato a 1.70

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3 MAGGIO 2013

NUMERI AZZURRI di Mario Improta

Sarà il 75° incontro tra Napoli e Inter tra campionato e coppa Italia. Lo score parla di 35 vittorie azzurre (33 in campionato e 2 in coppa Italia), 19 pareggi (18 in campionato e 1 in coppa italia) e 20 sconfitte (18 in campionato e 2 in coppa italia) per un totale di 94 reti realizzate (81 in campionato e 13 in coppa italia, rigori compresi) e 79 subite (67 in campionato e 12 in coppa italia, rigori compresi). Le 35 vittorie azzurre sono maturate con i risultati di 1-0 per 13 volte, 2-1 per 7 volte, 3-1 per 5 volte, 2-0 per 4 volte, 3-0 e 32 per 2 volte, 4-1 e 6-4 ai rigori per 1 volta. I 19 pareggi sono maturati con i risultati di 0-0 per 10 volte, 1-1 per 8 volte e 22 per 1 volta. Le 20 sconfitte sono invece maturate con i risultati di 0-1 e -2 per 5 volte, 1-2 per 3 volte, 0-3 per 2 volte, 0-4, 15, 3-4, 1-3, e 4-5 dopo i rigori per 1 volta. L’ultima vittoria del Napoli è del 26/02/2012 finì 1-0 (segnò Lavezzi); l’ultimo pareggio e del 15/5/2011 finì 1-1 (Zuniga ed Eto’o); l’ultima sconfitta è quella maturata il 18/9/1997 finì 0-2 (Galante e autorete Turrini) in ordine di tempo e del 26/1/2011 in coppa italia finì 4-5 ai rigori per l’inter dopo lo 0-0 dei tempi regolamentari. Nel mese di maggio le due squadre si sono incontrate 8 volte con uno score di 4 vittorie azzurre, 1 pareggio e 3 sconfitte per un totale di 10 gol fatti e 9 subiti.

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3 MAGGIO 2013

TEMPO DI PRIMAVERA di Rodrigo Mazzeo

La stagione del Napoli Primavera è finita. Una sconfitta pesante a Verona chiude la nostra strada nel modo piu ingiusto possibile. Non ingiusto per il risultato, sia chiaro: la vittoria del Chievo ci stava, ma ingiusto per il percorso fatto. Sarà un discorso di parte, ma è quello che penso. Diversamente da quanto accaduto a Terni o a Lanciano, ad esempio, il Napoli, a Verona, giocava bene, fino al calcio di rigore di Crispino. Il loro gol ha “tagliato le gambe” agli azzurrini che non hanno avuto tempo di reagire e di riorganizzrsi: è arrivato subito il 2-0; nè è servito l'intervallo per aiutare i nostri a tirar fuori l'orgoglio. Si torna in campo ed un Napoli già sconfitto nella testa concede un rigore che porta il Chievo sul 3-0. E poi addirittura il 4-0. Il punteggio era del tutto bugiardo. E qui i ragazzi si sono svegliati. Il Napoli non poteva cadere senza lottare, senza sudare la maglia. Radosevic su punizione (3 gol in azzurro, tutti su punizione) e poi Insigne su rigore (subito da Radosevic) ci hanno pensato ad accorciare le distanze. A dimezzare lo svantaggio. Nei minuti finali però, nonostante l'uomo in più, il Napoli non aveva più gambe per correre, tagliate dopo l'uno a zero, ma anche troppo appesantite dopo una stagione molto impegnativa. Il nostro campionato finisce con un 2-4, troppo severo per la Saurini Band. Dall'inizio dell'anno, lo stesso Saurini diceva: “Pensiamo giornata dopo giornata e non guardiamo la classifica”. Poi, “siamo la sorpresa del campionato, non immaginavo un Napoli così in alto” e via così. In campo i ragazzi dimostravano di non pensare a nient'altro che a vincere, e così i tifosi si sono “illusi”, immaginando un finale tutto diverso. Eppure il Napoli ha fatto molto di più di quanto si potesse sperare. A differenza dell'anno scorso, questa volta, già al giro di boa si sapeva che, come minimo, un posto nei playoff era assicurato. Per non parlare della Coppa Italia. E qui si presenta la ragione che Saurini aveva dalla sua parte: alla fine, sia per i risultati “negativi” di Coppa e Viareggio, sia per la media-età bassissima (la quarta più bassa di tutto il campionato), il Napoli si è perso sul più bello. Con un qualcosa d'esperienza in più, l'anno prossimo può dare ancora molte soddisfazioni, non solo ai tifosi, ma anche a questi stessi ragazzi e alla società. La stagione è finita. Chissà se la prima squadra non riesca ad ottenere al più presto la certezza matematica del secondo posto: questo spingerebbe Mazzarri a osservare e magari lanciare in prima squadra qualche Primavera? Il Tabellino: Campionato Primavera – PlayOff Scudetto – SEMI FINALE Chievo 4-2 NAPOLI (a Desenzano del Garda) Chievo: Provedel; Costa (15' st - Paruzza), Maccarone, Coulibaly, Manfrin; Franchini, Toskic, Djiby, Messetti; Cissotti (35' st - Burato), Da Silva (21' st - Marchionni). All: D'Anna NAPOLI: Crispino; Allegra (15' st - Savarise), Celiento, Lasicki, Nicolao; Palma, Radosevic, Fornito (32' st – La Torre); Scielzo (20' st - Barone), Novothny, Insigne. All: Saurini Ammoniti: Palma, Savarise Celiento (N); Da Silva ( C ) Espulso: Paruzza ( C ) al 33' st Arbitro: Minelli (di Varese) Assistenti: Meschi; Semperboni GOL: 25' pt e 8' st – Cissotti ( C ), 34' pt – Da Silva ( C ), 17' st – Maccarone ( C ); 22' st – RADOSEVIC (N), 34' st – INSIGNE (N). 40


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5 MAGGIO 2013

BATTITI AZZURRI di Donatella Sapone

Succede che tra uno starnuto di stagione e l’altro, esploda il caldo torrido e la rinite sia l’unico segno di una primavera che si traveste da estate … Succede che aspetti maggio per vedere concludersi questo campionato nel migliore dei modi, e che le tue ansie per l’esito finale siano alimentate dai favori arbitrali di cui pare godere il Milan (oltre che la Juventus) in quest’ultimo periodo … e allora ti ritrovi a fare calcoli, ad anticipare scenari apocalittici: il Milan segna una caterva di gol al Pescara per recuperare la differenza reti col Napoli, di fatto “truccandola”, qualora sia proprio il Napoli a fornire tale opportunità: magari stenta a fare i sei punti necessari alla matematica certezza di riascoltare e ricantare le note della famosa musichetta della Champions … Succede che ti ricordi del testo “appezzottato” della suddetta canzuncella e che ti venga in mente di esortare tutti a ripassarlo in attesa di poterlo cantare di nuovo allo stadio, davanti alla TV e in ogni dove … e poi ti fermi a riflettere sul gesto insolito, anticipato, e sui suoi risvolti scaramantici … E ti ritorna l’ansia più acuta che mai… che cerchi di esorcizzare col caffè ultràmico della domenica mattina, quando ci si dà appuntamento al Bar Roma a Via Scarlatti, e bisogna occupare QUEL tavolino, e bisogna che ci sia QUELLA cameriera, la nostra Natalie, ormai ultràmica come noi, e bisogna prendere sempre QUELLA consumazione, e guai se manca uno di questi elementi, arrivi alla partita che consumi il repertorio dei tuoi gesti apotropaici mentre l’arbitro dà il fischio d’inizio … Ah, queste domeniche di maggio … cominciano con l’ansia, finiscono con il Napoli …speriamo solo di fare al più presto ‘sti benedetti sei punti che ci separano dal secondo posto, in modo da non doverci più preoccupare dei favori al Milan, di eventuali pastette, dei maneggi di Galliani e Berlusconi, della spacconeria di Balotelli … e di poterci rilassare anche la domenica mattina davanti ad un caffè con la panna, o anche, e finalmente, a qualcos’altro … :DR

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5 MAGGIO 2013

RIPARLIAMONE........ di Alberto Feola

Manca poco per il boato CHAMPIONS Manca un solo punto per la matematica. Un punticino per ritornare con prepotenza nell’Europa che conta. Il terzo posto pare oramai in cassaforte, ma occorrono ancora 6 punti per blindare una seconda piazza che mai come quest’anno potrebbe essere il trampolino di lancio per costruire una super-equipe nella prossima stagione. La Juve ha dominato il campionato, ma il Napoli non è stato da meno, inanellando punti su punti, tanto da avere oramai quasi raggiunto un altro traguardo di grande rilevanza: i 70 punti, mai totalizzati nei precedenti campionati a 20 squadre. Stasera l’occasione è ghiotta per rinforzare la classifica e scrivere la Storia. Arriva al San Paolo l’Inter di Stramaccioni, in un 5 maggio poco caro agli avversari, per un posticipo che si preannuncia davvero gustoso. Il Napoli giocherà già conoscendo il risultato del Milan, e tutti gli occhi saranno puntati sul San Paolo, ed è vietato considerare il match facile, viste le tante assenze dell’Inter. L’avversario è in effetti oberato di difficoltà, per formazione e umore di spogliatoio, ed in particolare giocherà senza il suo capitano Zanetti (grande atleta e bandiera del calcio), ma resta squadra blasonata e queste partite nascondono sempre tante insidie da non sottovalutare. Vietati cali di tensione, dunque: mai come in questa occasione bisogna essere cinici e agonisticamente cattivi, per tutelare quel secondo posto che rappresenterebbe tanto nella stagione del club partenopeo. Dunque, come a Pescara, serve un Napoli concentrato e finalmente con il Matador in campo. Serve una prestazione di forza e carattere per imporre il gioco e non dare mai la possibilità all’Inter di “ritornare a respirare”. Il San Paolo, come sempre (o quasi), si riempirà d’azzurro; non mancherà, nemmeno per un secondo, il calore della gente l’incitamento alla squadra. Squadra (aihmè) bombardata in questa settimana da mille notizie riguardanti il calciomercato, soffocata da centinaia di pagine riguardanti trasferimenti e cessioni. Mai come adesso la figura di Mazzarri è fondamentale per proteggere lo spogliatoio da questo cannibalismo mediatico. E piacevolmente strano appare il clima che circonda l’uruguagio Cavani, mai così sereno e sorridente (sarà la presenza dei figli!) con il resto del pianeta, che reputa giusto chiedergli solo della sua futura destinazione. In formazione mancherà Campagnaro (prossimo al cambio di maglia, proprio nerazzurra) ma la difesa napoletana ritroverà il puntuale Gamberini. Per i restanti dieci undicesimi, la compagine non dovrebbero cambiare rispetto alle ultime prestazioni; infatti Dzemaili e Berhami al momento sono intoccabili nello scacchiere azzurro, così come Pandev, con Lorenzo Insigne in panca pronto a subentrare in caso di difficoltà o per far rifiatare il campione macedone. Stasera, quindi, tutti al San Paolo per vivere un’altra serata di vero sport, mandando un sentito “in bocca al lupo” a Zanetti e cantando 90 minuti per una prestazione importante e dal sapore europeo; oramai il boato “champions” è davvero vicino. 42


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5 MAGGIO 2013

LETTERA APERTA A.... di Diana Miraglia

Egregio Dottor Riccardo Bigon, in qualità di antica tifosa, desidero esprimerle tutta la stima che, nel tempo, lei ha dimostrato di meritare. Quando nel 2009 accettò l'incarico di DS al Calcio Napoli, mostrò molto coraggio perché si presentava come il figlio di quel Bigon che aveva conquistato il secondo scudetto e succedeva a Pier Paolo Marino che aveva una storia importante in questa città, avendo contribuito, nell'era maradoniana, al primo scudetto e, in seguito, alla ricostruzione della società. Oggi è il DS di un Napoli che può brillare, numeri alla mano, negli almanacchi sportivi: la seconda difesa più forte del campionato; 69 punti a quattro partite dalla fine, come negli anni d'oro; il capocannoniere; il secondo posto, in altre parole un obiettivo raggiunto solo 4 volte in 80 anni di storia calcistica. Insomma, fra vent'anni, ci si ricorderà di un Napoli che entrò in Champions dalla porta principale: il Napoli costruito da Riccardo Bigon con la sua identità e personalità. Certamente il 20 maggio inizierà per lei il periodo più stressante e il calciomercato diventerà un martello che, già per un'intera stagione, ha dovuto sopportare con la calma dei forti perché lei è un uomo che, nella riservatezza, trova la spinta per affrontare le solite domande su Cavani, Mazzarri, sugli acquisti, sulle vendite. “Cavani non è sul mercato, ma il mercato non lo dettiamo solo noi”, ha dichiarato recentemente a Tuttosport, all'ennesima domanda sul Matador. E, in ogni occasione trapela il suo personale auspicio sulla permanenza di Mazzarri e quindi di Frustalupi: insieme avete assicurato l'ossatura della squadra, lo staff medico, i massaggiatori... Merita un discorso a parte il suo rapporto con il presidente De Laurentiis: Bigon tratta, il Presidente decide. E' come un ministro senza portafoglio con la responsabilità di prevedere il giocatore giusto al posto giusto, di valutarne il costo del cartellino, battere all'asta volponi spesso scorretti. E, c’è sempre il sospetto che al momento giusto non si possa battere l'avversario sul filo di lana perché si deve interpellare il presidente. Non fu così per Paolo Marino che prese per mano (e spesso gli prese la mano) un Presidente inesperto che si affacciava, per la prima volta, in un western dove il mezzogiorno era sempre di fuoco. Marino sapeva acquistare anche perché aveva piena giurisdizione sul portafoglio. Bigon, viceversa, deve mediare sempre e l'anno che verrà, ora solo intuito, è ancora tutto da disegnare. Lo scorso anno, a giugno, lei, Ricky per gli intimi, coronava con la sua compagna, il sogno d'amore a Villa Le Querce, alle pendici dei Colli Euganei. Una splendida giornata con De Laurentiis ospite d'onore che a fine di serata la rapì per disegnare il Napoli 2012- 2013. E quest'anno? Modello Bayern o modello Borussia? Magari semplicemente una grande intesa.

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6 MAGGIO 2013

BATTITI AZZURRI di Donatella Sapone

Emozioni contrastanti oggi… Sdegno per sputi e favori, e incapacità di rassegnarsi ad un sistema che vede 'certa gente' favorita sempre e comunque… e oggi la Favorita non era lo stadio di Palermo, purtroppo. Soddisfazione per aver realizzato qualcosa che spero ardentemente di riuscire a portare alla luce al momento giusto… Gioia per aver condiviso momenti di questa vigilia con tanti malati della mia stessa passione, ballato al ritmo di tamburi azzurri del Senegal, ascoltato l’accento musicale di un’argentina azzurra che impara velocemente il napoletano… Tensione per la partita, e speranza che non ci abbiano mandato uno di “quelli di Pechino” ad arbitrarci… perché davvero non si sa mai… Ansia per ben altro che mi attanaglia il cuore da mesi perché io, l’anno prossimo, DEVO esserci, DEVO essere ancora qui a cantare a squarciagola la nostra versione di quella famosa musichetta dagli spalti del San Paolo… DEVO provare l’ebbrezza di una trasferta vissuta interamente tra facce amiche, di poter cantare anche in uno stadio straniero il nostro inno, noi, surdati ‘nnammurati di quella maglia lì, azzurra come è azzurro il cielo di Napoli oggi… Concentrazione fuori al San Paolo , che non facciano storie per lo striscione che ho preparato… che da una parte recita “FORZA NAPOLI! Uniti si vince” col nostro ciucciariello ultràmico, e dall’altra rende omaggio a un grande uomo e un grande campione come Zanetti: “I veri campioni non hanno colori. Torna presto, Javier”. Riesco a raggiungere indenne il mio posto in tribuna e il cuore batte forte per la coreografia bellissima inscenata dalla curva A, mentre la curva B inneggia a interventi violenti sognando fratture di tibie e peroni… Rabbrividisco di sdegno e dolore. Ma finalmente sono altri i brividi all’ingresso delle squadre : e mostriamo con orgoglio lo striscione nelle due versioni. Neanche il tempo di concentrarmi che la gioia esplode. Il Matador apre le marcature grazie a un passaggio filtrante di Pandev… e poi, poi lo stupore per il rigore concesso all’Inter, assai dubbio… come quello che poi concederanno al Napoli poco dopo. Ma ora che faccio? Stavolta non lo guardo… l’ultima volta che ho guardato Cavani tirare, l’ha sbagliato. Proviamo a non guardarlo. Un urlo e le mani si aprono alla gioia che riesplode. Ci abbracciamo di nuovo, accarezzo il pancione della mia amica pensando al piccolo ultràmico che verrà, che è già tifoso azzurro da adesso, quasi un predestinato. E poi il tripudio quando segna di nuovo il Matador e in campo urliamo cinque volte il suo nome… gli abbracci coi vecchi amici al Gazebo fanno il resto. Che emozioni oggi… la serata si conclude con il ritorno a casa accompagnato dalla famosa musichetta… perché in fondo da stasera in Champions comunque ci siamo… che emozioni oggi, che grandi emozioni!!! 44


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6 MAGGIO 2013

EFFETTO SERRA di Domenico Serra

Ciclisti in paradiso per un giorno, e noi sulla Terra, con Cavani sull'erba. Torno da una serata all'Arenile. CosÏ termina il mio weekend napoletano. Ho prima ascoltato il forte rumore, per noi inusuale, degli sfreccianti raggi di una stirpe di grandi atleti, percorrere una pista di otto chilometri ripetuta molte volte. E noi non ci rendiamo conto del peso politico, del potere mediatico, dell'immensa bellezza di questa città, della sua forza sportiva. E poi continua la settimana, contenitore di eventi straordinari. Un oscuro Cavani segna un'altra tripletta. Ho provato un attimo a guardarmi indietro. Assurdo osservare la dimensione del Napoli nel calcio italiano. Secondi in tutto. Secondi. Manca qualcosa per superare certi schemi organizzati a tavolino. Piove e fa caldo. Fradicio di motorino utile e umidiccio, godo ancora delle reti di Cavani. Mi eleggo genio calcistico, tanto da trascorrere il pomeriggio a spendermi i sessantatre milioni di euro della clausola di Edinson. Sono il competente dei cretini. Ancora incantato dal Forrest Gump Maggio, eterno oggetto misterioso, criogenizzato in una notte di Champions londinese; da un distratto Britos; da un Mazzarri che non sembra credere in alcuni talentuosi panchinari. Penso alla storia di Soledad. Per me conta poco. La mia speranza resta sempre che sia Dzemaili a separarsi; continuo a sperare di avere una chance con la moglie. Viva i sogni, soprattutto quelli che non realizzeremo mai. E' opportuno liberarsi di Mazzoni e Rajola, è questo il passo straordinario per vincere davvero il tricolore.

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6 MAGGIO 2013

lL PELO NELL’UOVO di Ettore Buonincontri

Stamattina, mentre tornavo in auto in Campania sotto un diluvio che mi ha accompagnato per l’intero tragitto dall’Abruzzo, ascoltavo la radio (trasmissioni sportive e trailer cinematografici) e non ho potuto fare a meno di paragonare Cavani a Stallone e agli altri eroi del cinema d’azione degli anni ’80. Impietoso e improbabile il paragone? Non proprio. Sono sempre stato tra coloro che considerano i calciatori dei mercenari, e che le bandiere, nel calcio, non esistono più (Totti Maldini e Del Piero sono state le ultime). Ma siamo poi così convinti che la parola «mercenario» abbia un significato negativo toutcourt? In fin dei conti il mercenario è colui che, anche meglio di un soldato dell’esercito regolare, riesce a completare qualsiasi missione gli venga assegnata. Ieri sera Cavani ha dimostrato di essere un mercenario di tutto rispetto, che non si è limitato a portare a casa la pelle, vale a dire non si è limitato a trascinarsi stancamente nelle ultime giornate di campionato come spesso fanno i calciatori che debbono abbandonare la propria squadra a fine anno. Come sempre, lealmente, ha sbranato il proprio avversario (l’Inter è l’ennesima “grande” che subisce l’hat-trick dal matador), segnando tanti gol, esultando come fosse la prima volta in maglia azzurra e superando quota 100 (auspicata dal radiocronista della Rai Gentili che aveva preannunciato la possibilità per il nostro eroe, dopo il primo gol, di raggiungere e forse persino di superare quota 100). La voglia di vederlo arrivare a 1001 reti e tenerlo stretto per altri 20 anni è davvero tanta, ma poi mi son tornati alla mente gli eroi di cellulosa della mia adolescenza: Stallone, come prima immagine, ma anche Schwarzenegger, Bruce Willis, Steven Seagal che con le loro acrobazie telecomandate hanno davvero condizionato la fantasia e suggestionato i sogni di chi, come me, ama il cinema muscolare e lo preferisce di gran lunga a quello meditativo. Poi ti capita di riflettere sul fatto che dopo trent' anni quegli stessi attori continuino a fare i duri, ad essere “mercenari” e a sfornare gli stessi film di allora e un po’ ti rendi conto che le rughe sono tante, la pelle è gonfiata col botox , i capelli sempre più radi, le storie sempre più inverosimili e così, i tuoi eroi immortali, sembrano sbiaditi, bolsi, quasi patetici. E hai paura che il tuo mercenario preferito, quello che calpesta il prato verde del tuo Tempio, qualora restasse troppo tempo, potrebbe perdere quella capacità di ammaliarti, suggestionarti, far vibrare i tuoi sogni, e temi che da alieno, possa diventare un semplice mortale. E forse pensi sia meglio lasciarlo andare e ricordarlo così… Infine torni con la mente al cinema e, d’improvviso, ricordi che se fossi stato adolescente oggi, i tuoi eroi si sarebbero chiamati Dwayne Johnson o Vin Diesel, ti scuoti, torni alla realtà, e allora fai l’ultimo volo pindarico e vedi davanti ai tuoi occhi il tuo mercenario preferito, che non è più Stallone, quello che combatte fino alla morte, finché non ha eliminato anche l’ultimo nemico. Nella realtà speri che Cavani resti a Napoli, con la maglia azzurra: di gol può farne altre 100… anche altre 1000 (e una). Sogno o realtà? 46


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7 MAGGIO 2013

L’ANGOLO DELLE SCOMESSE di Danilo Marino

In questo turno infrasettimanale, dopo lo scudetto assegnato domenica scorsa ai bianconeri e il ritorno del Pescara in serie B, i tifosi partenopei aspettano con ansia, come da copione, che il Napoli conquisti i 3 punti al “Dall’Ara” per entrare dalla porta principale in Champions League ( non la gioco per ovvi motivi scaramantici). Il palinsesto della trentaseiesima giornata offre, inoltre, la gara dell’Adriatico tra il Pescara e il Milan (il segno 2 è scontato ma non giocabile per la quota davvero troppo bassa), la gara “amichevole” tra Cagliari e Parma(dove si prevede almeno un Gol per parte), il solito biscotto (misto tra Svezia e Danimarca ma questa volta tra Torino e Genoa), e il lasciapassare alla Samp per restare in serie A da parte del Catania oramai sazio in una stagione che lo ha visto protagonista. Partite vere si avranno, invece, nel derby toscano tra Siena e Fiorentina e al Barbera di Palermo tra i padroni di casa e l’Udinese; le squadre di casa sono impegnate nella lotta per non retrocedere mentre quelle in trasferta per conquistare un posto in Europa. Per finire a San Siro giocheranno Inter e Lazio (segno over 2.5 qui) e a Bergamo l’Atalanta ospiterà i neo campioni d’Italia ancora in festa (doppia 1X.) Ricapitolando Cagliari – Parma segno Gol quota 1.72 Torino – Genoa segno X quota 1.72 Sampdoria – Catania segno 1 quota 1.75 Siena – Fiorentina segno Gol quota 1.75 Palermo – Udinese segno Gol quota 1.60 Atalanta – Juventus segno 1X quota 1.70 Inter – Lazio segno Over 2.5 quota 1.62 Con una giocata di 5.00 si vincono circa 230.00 euro.

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7 MAGGIO 2013

NUMERI AZZURRI di Mario Improta

Sarà il 64° incontro tra Napoli e Inter tra campionato e coppa Italia. Lo score parla di 16 vittorie azzurre (14 in campionato e 2 in coppa Italia), 15 pareggi (12 in campionato e 3 in coppa italia) e 32 sconfitte (30 in campionato e 2 in coppa italia) per un totale di 70 reti realizzate (60 in campionato e 10 in coppa italia) e 106 subite (98 in campionato e 8 in coppa italia). Le 16 vittorie azzurre sono maturate con i risultati di 0-1 per 4 volte, 1-2 e1-3 per 3 volte, 0-2 e 2-4 per 2 volte, 1-4 e 2-3 per 1 volta. I 15 pareggi sono maturati con i risultati di 1-1 per 7 volte, 0-0 e 2-2 per 4 volte. Le 32 sconfitte sono invece maturate con i risultati di 2-1 per 7 volte, 2-0 e 1-0 per 6 volte, 3-0 per 4 volte, 3-1 per 3 volte, 5-1 per 2 volte, 3-2, 4-0, 4-1 e 4-2 per 1 volta. L’ultima vittoria del Napoli è del 10/04/2011 finì 0-2 (Mascara, Hamsik); l’ultimo pareggio e del 07/5/1989 finì 1-1 (Careca e Lorenzo); l’ultima sconfitta è quella maturata il 6/5/2012 finì 2-0 (Diamanti e Rubin). Nel mese di maggio le due squadre si sono incontrate 7 volte con uno score di 2 vittorie azzurre, 2 pareggi e 3 sconfitte per un totale di 9 gol fatti e 15 subiti.

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7 MAGGIO 2013

VA DOVE TI PORTA IL CIUCCIO di Rosario D’Orso

“Bologna, Bologna coi suoi orchestrali”. Cantava così De Gregori, per indicare una delle particolarità di questa antichissima città universitaria. Bologna è infatti la città dei portici: oltre 38 km nel solo centro storico. Li si trova in quasi tutte le vie del centro e la loro origine è da attribuirsi anche alla forte espansione che ebbe la città nel tardo Medioevo. Se decidete di prendervi una bella giornata di relax non ci sarà cosa migliore che cominciare a scoprire la città utilizzando questi passaggi sotto i quali si respira un'atmosfera suggestiva. Il centro storico, uno dei meglio conservati d'Europa, ricco di palazzi antichi, chiese e opere d'arte, è testimonianza della rilevanza culturale che Bologna ebbe nel corso dei secoli. Se si dispone di poco tempo, per visita lampo, è bene soffermarsi su Piazza Maggiore, che dal 1200 è stato ed è il punto focale della città, della sua vita religiosa e politica. Tra i maestosi palazzi medievali, sulla piazza, si trova l'incompiuta Basilica di San Petronio. Dedicata al santo patrono della città, la sua base di marmo è un vero capolavoro del Rinascimento. A ovest della piazza si trova il Palazzo Comunale o Palazzo D'Accursio che fu utilizzato dall'amministrazione civica fin dal XIII secolo, mentre, sempre sulla Piazza, si trovano il Palazzo dei Banchi, il Palazzo dei Notai, il leggendario Palazzo Re Enzo e la famosa Fontana di Nettuno progettata dal Giambologna e Tommaso Laureti nel 1563. Uscendo dalla piazza del Nettuno e proseguendo su via Rizzoli, si raggiunge il Ghetto Ebraico, dove si scorgono bene le Due Torri di Bologna. La più alta, la Torre degli Asinelli di 97metri e la Torre Pendente Garisenda di circa 48 metri. Durante la vostra visita potrete notare una vastissima offerta di trattorie e osterie: non avete che l'imbarazzo della scelta; in ognuna potrete trovare una buona cucina ma, a mio parere, l'osteria Bottega in via Santa Caterina 51 è una delle 'roccaforti' della cucina bolognese, in una sala tanto semplice quanto autenticamente familiare e conviviale dove arrivano i migliori salumi emiliani, le paste fresche e le carni della tradizione. Invece, per un immancabile bicchiere di vino vi consiglio l'Enoteca Tumedei, in via degli Ortolani, dove troverete vini tradizionali e vini pregiati consigliati dal sommelier, erede della storica bottega che qui ha sede dagli anni '60! Per raggiungere lo stadio Renato Dall'Ara in auto, dall'uscita "Bologna/Casalecchio di Reno/Tangenziale/Aeroporto/Fiera" dell'Autostrada A14 proseguire in direzione Centro e immettersi in Viale Pietro Nenni. Proseguire fino in Via Giuseppe Saragat. Da qui seguire il percorso Viale Mohandas Karamchand Gandhi, Via Tolmino, Via Sabotino, Via Della Crocetta e infine Via Andrea Costa. Se invece arrivate con il treno dalla Stazione Centrale di Bologna,Il prendete gli autobus navetta che congiungono la Stazione allo Stadio nei giorni di campionato, oppure le linee di autobus Atc 14, 21 e 37.

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8 MAGGIO 2013

LETTERA APERTA A.... di Diana Miraglia

Stefano Pioli, Un gruppo di tifosi, anzi di ultràmici, ha chiesto alla nostra redazione di indirizzare a Lei una lettera, tra il serio e il faceto, per sapere se ha qualche amuleto speciale quando gioca contro il Napoli e se Konè continua ad esaltarsi e a sentirsi ispirato soltanto alla vista dell'azzurro. Una preoccupazione, questa, più che legittima, proprio all'indomani di una sconfitta pesantissima del suo Bologna. Tuttavia, da tifosa, Le rivolgo la domanda che è il nocciolo della questione: da grande che cosa vuol fare? Restare a Bologna o venire a Napoli? Il Presidente De Laurentiis ha più volte manifestato grande stima nei suoi riguardi e Lei non ha taciuto l'ambizione di allenare una squadra competitiva. Nel diverbio con Antonio Conte, dopo Bologna-Juve, ebbe a dire anche che sarebbe stato felice di andar via dall'Italia. Tuttavia, ai tifosi partenopei sorge il dubbio che il suo pizzico di narcisismo sia cresciuto in maniera esponenziale da quando si è convinto di saper battere il Napoli di Mazzarri. E' convinto che la sua sagacia e la sua tecnica siano da valorizzare in uno scenario europeo. Ora, è pur vero che i numeri Le danno finora ragione (quattro vittorie e un pareggio), ma le vicende del Napoli sono costellate di grandissimi 'unici' successi in campionati grigi e fumosi. In ottanta anni di storia calcistica potremmo sottrarne una decina, una quindicina, in cui abbiamo lottato per il vertice. Per oltre sessanta anni abbiamo aspettato “la partita” per toglierci lo sfizio come è capitato al Bologna di Pioli. Lei è riuscito a battere il Napoli con due squadre, Chievo e Bologna, che hanno lottato nella partita della vita, mentre il Napoli guardava al risparmio di energie fisiche e mentali avendo da difendere la Champions o il campionato. Insomma, signor Pioli, Lei ha rappresentato per il Napoli un brutto, bruttissimo inciampo e nulla di più. Quest'anno, poi, in molti sono stati paradossalmente felici che il Bologna abbia impedito al Napoli di proseguire nell'impegno di Coppa Italia che ci avrebbe consegnato all'Inter in un momento in cui i tre impegni infrasettimanali erano diventati un vero ostacolo al raggiungimento di un obiettivo di prospettiva: e Le assicuro, non è un “nondum matura est”. Dovesse restare a Bologna, signor Pioli, dove ha ottenuto risultati importanti e una salvezza tranquilla, noi popolo azzurro faremmo il tifo per Lei. Resti pure la bestia nera di Mazzarri che intanto vola verso la finale Champions. Affare fatto?

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8 MAGGIO 2013

STAJE LUNTAN’ DA STU CORE di Tina Miraglia e Marcello Barbuto

Non tutti gli"strisciati" sono uguali. Lunedì sera,dopo il “cappottone” agli interisti. A cena nel ristorante che gestisco c'e' un fedelissimo cliente dal sangue nero-azzurro: “A proposito del San Paolo” inizia “mi dicevo che prima o poi avrei assistito ad una partita in quello stadio; poi, dopo aver visto quella meravigliosa coreografia nel match contro gli odiati innominabili, quel 1 marzo, ho deciso, così ho seguito la mia Inter domenica scorsa ..anche se sapevo che non c'era storia. Non sto qui a parlarti di classifica,non mi converrebbe(sorride): e poi il 2°posto e' più che meritato. Non avevo mai provato un'emozione simile entrando in uno stadio"nemico". L'aria che si respira lì è diversa, direi unica, anche da avversario. Quelle coreografie, quei fischi ad ogni nostro pallone..quel sostenere i vostri colori incessantemente per più di 90 minuti. Non ho parole! Qualche bubbone in realtà ci è stato lanciato ma la maggior parte di voi era lì per l'amore della maglia. Io amo il calcio in tutte le sue sfaccettature e solo ora capisco fino in fondo le parole di Villas-Boas e Tourè. Le lacrime di Diego e quelle di Lavezzi a Roma, e forse anche quel saluto commosso di Cavani. Azzardo e ti dico che quella che che ho provato al San Paolo è un'emozione pari quasi a quella che provo a San Siro per un derby della Madunina . Voi,come tifosi, avete qualcosa in più,anzi no. Voi, come tifosi, SIETE qualcosa in più. Sono rimasta senza parole a questo racconto. Sono soddisfazioni. Azzurre, azzurrissime soddisfazioni.

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9 MAGGIO 2013

L’EDITORIALE di Gianluca Ficca

La mattina dopo la festa del Dall’Ara, mi aggiro per Roma alla ricerca dei compagni di tifo partenopeo. Siamo in tanti, in realtà, e tendiamo a fare branco soprattutto nei momenti difficili. Ma oggi sono molto contento. Ho voglia di esultare in compagnia, di restare con i commenti sulla cavalcata di quest’anno - che ha consacrato il Napoli seconda forza del campionato - di sfottere i romanisti e i laziali che “rosicano”. Le presenti note, però, non intendono essere il reportage di questa scorribanda capitolina. E’ ai tifosi sempre scontenti che vorrei rivolgermi; ai profeti delle occasioni perdute; a quelli che “eppure non abbiamo vinto una mazza”. Cari Ultràmici insoddisfatti, mi permetto di suggerirvi un sorriso e uno sguardo sereno agli eventi calcistici di questa stagione. E non solo. Almeno delle ultime tre. Non soffermate la vostra attenzione sugli Albi d’Oro, che recitano con quasi intollerabile monotonia “Juventus-Milan-Inter”, ma su quanto abbiamo ottenuto in termini di ciò che davvero colora la nostra esistenza quando ci appassioniamo “al pallone”: le emozioni e i ricordi. Ieri, ad esempio, è stata serata memorabile. Siamo secondi, qualificati direttamente alla Champions’ League. Al cospetto di una tifoseria avversaria diventata negli ultimi anni curiosamente ostile, e che per questo è stato bello vedere annichilita, e dopo una striscia di sei vittorie consecutive (Atalanta, Torino, Cagliari, Pescara, Inter, Bologna) i nostri eroi in azzurro si abbandonavano finalmente a scene di giubilo e festeggiamento. Ebbene, non vi fa specie il fatto che ci stiamo abituando? Bene abituando. Perché queste scene erano del tutto simili a quelle dell'Olimpico l'anno scorso, trionfo di Coppa Italia. A quelle della partita 2011 con l'Inter, viatico al terzo posto e alla prima qualificazione Champions’. A quelle ultrasperanzose della notte di Napoli-Chelsea, anche se poi è andata a finire come è andata, e a quelle della vittoria col Villareal. Ce ne sarebbero anche altri, di ricordi significativi, ma voglio limitarmi a questi. Cinque serate memorabili in tre anni? Ad eccezione del magnifico sogno degli anni di D10S, non avrei mai potuto sperare niente di meglio, nella mia vita di tifoso. Non del potere, si intende, perché a tifare bianco-e-nero sono buoni tutti, ma del Napoli. Disperato, orgoglioso, sfigato, felicissimo, tifoso del Napoli.

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10 MAGGIO 2013

DA BOLOGNA A BOLOGNA di Enrico Auriemma

“Bologna è una vecchia signora dai fianchi un po' molli / col seno sul piano padano ed il culo sui colli”. Perché Bologna è uno strano crocevia. È il muro invalicabile su cui si è sbattuti , forse troppo arrendevoli, un anno fa, ultimo episodio di quella sindrome del match-point che impedì la qualificazione in Champions League; è il docile verde tappeto su cui si sono disvelati senso e valore di un intero campionato, dispensando gran calcio con nonchalance e sicurezza, ma con interpreti stavolta affamati, maturi, spietati. Molto è cambiato in un anno: la squadra, che un’anima (a tratti un’anima nera) ha avuto anche in passato, ha acquisito via via stabilità, autocoscienza, percezione del proprio valore; il gruppo è apparso via via sempre più cementato; il gioco ha assunto mutazioni poco appariscenti ma strutturalmente decisive. All’altezza del 10 maggio (altra data epocale) il ‘nostro’ campionato è già finito. Ma sembra inevitabile, proprio a partire dalla notte di Bologna, un tempo di macerato intervallo, prima che il futuro si spogli dell’alone nebuloso che pare avvolgerlo, per rendersi finalmente nitido, profilato, comprensibile. Mazzarri. Cavani. Se per il Matador – al quale verrà di certo proposto un sostanzioso ritocco, magari con rimozione della clausola-boomerang (del resto la clausola è espediente per trattenere, non per vendere) – sarà necessario attendere ancora tre mesi di passione e patimento, Mazzarri ha invece il dovere morale, dopo un anno di autogol comunicazionali da principiante, della chiarezza immediata. Da mazzarriano non integralista, ma decisamente moderato, temo, non lo nego, il salto nel buio di un cambio tecnico, si chiamasse pure Spalletti o Montella. Ho imparato ad amare, con un lieve retrogusto di diffidenza, l’esattezza di meccanismi di gioco tanto tignosi e altrettanto oliati, la coesione tattica ed etica tra allenatore e calciatori, la progressione di un cammino non ancora concluso, che attende il suo coronamento. Mi conforta il dato che lo scorso anno la stagione si chiuse il 20 maggio a Roma, e i colloqui per il prolungamento di un anno iniziarono dopo dieci giorni. Dunque,c’è ancora ampio margine di trattativa.Certo, se le cifre per la proposta di rinnovo sono davvero quelle che circolano, Mazzarri è di fronte a un bel bivio. Se i suoi dubbi sono rubricabili alla voce ‘garanzie tecniche’, sono dell’idea un triennale da 4 milioni (quindi un impegno di spesa di quasi 25 lordi) contenga nella cifra stessa senso e valore (valore in tutte le accezioni) di un progetto. Non si regalano 4 milioni all’autore di un lavoro del genere per farlo ritrovare in Champions ad allenare Parolo e Gastaldello: deve di necessità sussistere una prospettiva di incremento tecnico assai importante. Se poi in Mazzarri si è attivato un gap motivazionale incolmabile, allora lo si dica subito e si passi la mano; lo dica anche la società, senza aspettare, senza mostrarsi connivente con esitazioni e tentennamenti. Subito, all’indomani del trionfo appena amaro di Bologna. “Bologna, capace d’amore, capace di morte”.

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10 MAGGIO 2013

TEMPO DI PRIMAVERA di Rodrigo Mazzeo

E ora viene il peggio. Dalla fine del campionato (anticipata, nel caso del Napoli), fino all'inizio della prossima stagione, cè ancora tanto tempo. Tempo che passerà in modo molto veloce e con l'attenzione tutta rivolta al calciomercato: quel calciomercato che, per l'enorme numero di bugie dette, diventa anche fastidioso e insopportabile. Ma anche necessario. Dal calciomercato si ripartirà,speriamo, con una squadra rinforzata, perchè quest'anno, a quanto sembra, saranno in molti a lasciare l'organico, e non per passare nella prima squadra, ma sicuramente per andare a fare esperienza altrove. Dei nostri 94', quasi sicuramente nessuno resterà. A quanto pare, si sta creando un asse tra Napoli e Pescara e, forse, sarà proprio l'Abruzzo la destinazione dei vari Insigne, Allegra, Fornito e Nicolao. Può dispiacere, ma è giusto far giocare questi ragazzi in serie B (qualcuno anche in Lega Pro), così da poter valutare chi, tra un anno o due, sarà pronto a tornare, magari come l'Insigne piu famoso (Lorenzo). Pure Celiento, Radosevic e Novothny sono altri azzurrini destinati ad andare a giocare ad un livello piu alto. Qui mi permetto un pensiero molto particolare: prima di dare il “via libera” a tutti questi ragazzi, sarebbe giusto valutare la possibilità di portare qualche promessa azzurra a Dimaro con la prima squadra. Cavani, pur rimanendo a Napoli, non andrà a Dimaro perchè sarà quasi sicuramente impegnato nella Confederations Cup con l'Uruguay. Lo stesso discorso si potrà fare per Maggio. E poi cè Campagnaro già accordato con l'Inter. Per non parlare di Donadel, Calaiò e Rolando che difficilmente saranno ancora a Napoli. Potrebbe essere l'occasione giusta per valutare almeno qualcuno dei nostri ragazzini: i nomi? In primis Nicolao e Allegra. Poi Radosevic, lo stesso Insigne, Novothny Celiento o Lasicki. Finito il ritiro estivo, si tireranno le somme per comprendere chi può rientrare nella filosofia del progetto-Napoli: cè qualcuno da inserire, anche a piccoli passi, nella prima squadra ? I tesori vanno cercati, quindi , dopo il ritiro, si potrebbe mandare via i ragazzi per consentir loro di giocare, sparsi per l'Italia. Ma non per questo sarà un Napoli piu debole. Rimarrano gente come Lasicki, Gaetano, Tutino, Palmiero, forse Palma e Scielzo. Da qui il Napoli costruirà la sua squadra, con questa base, e poi qualche ragazzo degli allievi, come Di Stasio, Di Mattia, Zambrano, Schiavo, Prezioso, D'Auria... a completare la rosa, ovviamente (speriamo) con qualche arrivo anche dal mercato. Senza dimenticare anche di quelli che sono già in giro, come nel caso di De Vena, Maiello, Dezi, Ciano, ecc. Anche se, in questo caso specifico, mi sembra molto difficile vedere qualcuno ancora a Napoli. E bisogna capire se resterà pure Saurini, che ha suscitato l'interesse anche di qualche squadra di serie B. Sarà, dunque, un lungo periodo di astinenza, ma molto caldo. E c'è da ricordare che, tra arrivi e partenze anche a livello giovanile, ci sarà ancora modo di seguire qualche azzurrino in campo. Tutino, ad esempio, sarà presente all'Europeo U17 già in corso. Poi, tra qualche giorno, sarà la volta della nazionale U19 nella fase élite di qualificazione. Ed anche qui ci sono buone possibilità di vedere tra i convocati qualche nostro scugnizzo.

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11 MAGGIO 2013

DAL BAGNO DI CASA ONORATO di Giovanni Onorato

Ogni anno seguo il Napoli al San Paolo in 5/6 incontri e, ogni volta, compro il biglietto di un settore diverso, anche se, da antico curvaiolo, so bene che il miglior settore per guardare una partita è la curva. Tutte le cose della vita infatti, vanno viste in prospettiva frontale e guardandole negli occhi. In occasione di Napoli-Inter, con il mio biglietto del settore distinti, pagato 60 euro, sono entrato due ore e mezza prima del fischio d'inizio. Una persona distinta deve farsi attendere, ma solo un po’, ed infatti erano già tutti lì. Dopo aver appurato che non ero obbligato a rispettare il posto assegnatomi sul biglietto - non a caso la maggior parte dei sedili lerci non riportavano alcuna numerazione - mi sono seduto al primo posto libero, perché una persona per bene non calpesta i piedi a nessuno. Dopo circa 20 minuti, a pochi metri da me, un accenno di rissa: qualche distinto signore ha inveito contro degli sbandieratori, apostrofandoli come “curvaioli”. Subito dopo, un contenitore di caffè borghetti fa centro e colpisce il fondoschiena di una giovane tifosa. Mezz' ora prima dell' ingresso delle squadre in campo, altro accenno di rissa, questa volta tra una signora con il figlio al seguito ed il ragazzo alle mie spalle, poichè quest'ultimo, in attesa dell' arrivo di amici, aveva messo due giubbotti modello “paletti” per posto auto sui sediolini accanto a lui. Una cosa però mi ha lasciato l'amaro in bocca; mi aspettavo che, nel momento dell’ingresso dei claciatori sul rettangolo verde, tutti i signori distinti si alzassero. Sbaglio, o di fronte a un superiore, o comunque a un’autorità, ci si alza sempre in piedi ? Invece niente. Addirittura seduti per tutta la partita, che vergogna. Insomma, non ho avuto modo di annoiarmi in attesa dell' inizio del match, vera e propria competizione prima della competizione. A questo punto, forse dovrei lasciare almeno un commentino tecnico sulla partita. Ma siccome non ho i 180 minuti nelle gambe, mi sono addormentato subito dopo il goal di Cavani al 3' del primo tempo. Mi congedo invece con un appello a De Laurentiis: caro presidente, ma quali tribune, curve e distinti, faccia dei prezzi più livellati, tutti hanno il diritto di girare, una volta accomodati sugli spalti siamo tutti quanti uguali, 'o stadio è na livella, e nisciun’ si distingue...Mi perdoni il Principe Antonio De Curtis per aver abusato di un suo capolavoro, ma da lassù sono certo che ha apprezzato.

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12 MAGGIO 2013

WALTER MAZZARRI di Bruno Marchionibus

Mazzarri sì o Mazzarri no? Con la qualificazione alla prossima Champions League ormai in cassaforte, negli ultimi giorni si rincorrono mille voci sul futuro del tecnico livornese, tra chi assicura che accetterà il prolungamento del contratto offerto da De Laurentiis e chi già lo vede su un’altra panchina, e i tifosi si dividono tra chi vorrebbe che l’allenatore toscano restasse e chi invece preferirebbe un cambio di guida tecnica. Da mazzarriano convinto, personalmente ritengo che la permanenza di Mazzarri sia un fattore imprescindibile per continuare la crescita di cui il Napoli si è reso protagonista nelle ultime stagioni. Mazzarri sì, quindi, perché dopo quattro anni in azzurro il mister conosce come le sue tasche l’ambiente e la tifoseria di Napoli, ed ha dimostrato più volte di saper sopportare la pressione di una piazza importante, una dote che non è da tutti e che è fondamentale per poter allenare con successo a Napoli. Mazzarri sì, perché tra lui e la squadra si è creato un rapporto speciale; lo hanno dimostrato gli abbracci con cui a Bologna ha ringraziato uno per uno tutti i suoi giocatori, e lo dimostrano le parole di senatori azzurri come De Sanctis e Hamsik, che si sono augurati pubblicamente la conferma dell’allenatore. Mazzarri sì, perché, da quando è arrivato all’ombra del Vesuvio nell’ottobre del 2009, il Napoli è cresciuto anno dopo anno nei risultati e nel carattere. Gli azzurri con Mazzarri in panchina hanno conquistato un trofeo, la coppa Italia, dopo 22 anni di attesa, hanno ottenuto piazzamenti importanti in Italia e qualificazioni in Europa, arrivando a giocarsi un ottavo di finale Champions a Stamford Bridge. Mazzarri sì, perché quest’anno si è reso protagonista insieme alla squadra di un campionato straordinario, che non è culminato nella vittoria del titolo solo per la stagione stratosferica della Juventus. E per comprendere quanto il meccanismo messo a punto dal mister di San Vincenzo rasenti ormai la perfezione basta pensare al fatto che a due giornate dal termine gli azzurri vantano il capocannoniere (Cavani) ed il miglior assist-man (Hamsik) del torneo, sono in lizza per essere il miglior attacco della serie A, hanno appena raggiunto il record di vittorie esterne (9), ed hanno mandato in gol la bellezza di 11 giocatori diversi. Insomma, Mazzarri sì, perché in questi anni Walter Mazzarri ha dimostrato di valere quanto un vero top player.

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12 MAGGIO 2013

BATTITI AZZURRI di Donatella Sapone

Oggi è giorno di festa, oggi entriamo in Champions dalla porta principale, oggi il Napoli torna tra le grandi d’Europa. Oggi c’eravamo tutti, o quasi, allo stadio, per gridare la nostra gioia, e chi non ha potuto esserci ha atteso fuori al San Paolo che finisse la partita per condividere con chi era dentro al “tempio” la felicità per l’importante traguardo raggiunto. Milioni di tifosi del Napoli sono sparsi in Italia e in tutto il mondo, e anche grazie agli Ultràmici e a tante altre piazze virtuali, possono sentirsi vicini alla propria squadra e alla propria città. Anche noi Ultràmici abbiamo presenziato in massa, anche se sparsi per i vari settori dello stadio: chi nei distinti, chi nelle tribune e chi in curva A. Ma soprattutto in curva B, dove si annida un foltissimo gruppo, collocazione “Deck 4”. Si tratta più o meno dello stesso nucleo tifoso che dà vita al rito prepartita dei Caffè Ultramici nei due bar deputati, il bar Lucrezia, il sabato mattina, e il bar Roma, la domenica mattina. Ogni ultràmico ha il dovere di vedere almeno una partita insieme agli altri del deck 4, in una sorta di battesimo del tifo di gruppo. Durante le partite, anzi, almeno a partire da due ore prima, il deck 4 della curva B si popola di ultràmici festanti, sempre carichi di entusiasmo e di cibarie, sempre pronti ad esplodere come una bomba di felicità per un gol, sempre pronti a fare quadrato intorno alla squadra e a sostenerla, anche e soprattutto nei momenti di difficoltà. Il deck 4 è un’oasi felice, dove chi arriva prima prende il posto per tutti, dove si viene accolti come in famiglia, dove ci si stringe vicini per non sentire freddo e ci si ritrova tutti tanto tempo prima del fischio d’inizio per la gioia di stare insieme e scambiarsi battute e considerazioni sul nostro Napoli. E’ l’emblema dello spirito ultràmico che, a prescindere dalle diversità, ci vede uniti e vincenti. Da ora in poi, se guarderete verso la curva B, prendete come riferimento il deck 4, e vedrete una macchia azzurra festante. Quelli siamo noi.

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12 MAGGIO 2013

PARTENANOICO di Wild Mattolini

Tutti i tifosi partenopei sono in ansia per il futuro dei più importanti componenti della loro squadra del cuore: Cavani e il Mister Mazzarri, ça va sans dire. Il vostro umile redattore, da buon par(ten)anoico, abituato a decifrare e interpretare con sensi iperallertati e spasmodica attenzione ogni indizio utile a comprendere la verità, spera di farvi cosa gradita regalandovi questa lista di pressoché inconfutabili deduzioni. 1. Individuate due nuovissime rizollature in corrispondenza dell'angolo destro dell'area di porta. Se ricordo bene, un calcolo statistico diceva che Cavani passa in quella zona in media 27 volte a partita. Dunque è sicuro. Cavani resta, altrimenti perché avrebbero chiamato i giardinieri a fine campionato? 2. Il Matador non ha baciato l’immaginetta di Padre Pio all'uscita degli spogliatoi. Dunque è sicuro, resta. Come potrebbe lui, così cattolico, lasciare una città con addosso il peccato? 3. Cavani è evangelico, non cattolico. Non crede ai santi. Ma un raccattapalle lo ha visto baciare il santino di Padre Pio con sorriso beffardo. Va via. 4. Una Cavani-cam appositamente installata per non lasciarsi sfuggire niente dei comportamenti sospetti del nostro bomber ha chiaramente individuato un labiale in cui lui dice: "Fammelo più lungo". I soliti bene informati assicurano che egli si riferiva al contratto di affitto del suo monolocale di San Prisco, ove ama intrattenersi nel tempo libero. Dunque è sicuro. Cavani resta. 5. Il Matador ha il calzettone sinistro leggermente abbassato, chiaro segnale in codice sulla disponibilità ad accettare nuovi sponsor, finalmente senza problemi di diritti d'immagine. Sta per andarsene, poco ma sicuro. 6. E’ chiarissimo. Edinson non protesta per gli offside perché siccome l'anno prossimo giocherà ancora in Italia, ma nella Juventus, non si pone più problemi di arbitraggio. 7. Fonti interne alla Società confermano che, per regolamento, il tesserato che giochi l'ultima partita in casa con la squadra ha l'obbligo di indossare una maglietta con la scritta "Ti amo". Bene, la maglietta di Cavani ha la scritta "Gesù è figo" e quella di Mazzarri "Caciucco libero". Dunque è sicuro. Restano. 8. Avete notato come Cavani, dopo avere dettato il passaggio, scatta improvvisamente dall’altra parte, quasi come fosse un dispetto? Vuole solo abituare il reparto d’attacco alla sua assenza, naturalmente. Ma lo schema lo sta provando Mazzarri, per cui è lapalissiano: Cavani va via, Mazzarri resta. 9. Al fischio finale, Cavani ai compagni: “OK, vado a fare la doccia”. Mi dispiace moltissimo, ma vuol proprio dire che va via. Perché mi pare ovvio che debba iniziare a fare i conti con l’assenza del bidet fuori Italia. Ghost Track: 10. Avete visto ?! Avete visto ?! Dopo il gol, in panchina Mazzarri dava indicazioni a Frustalupi sulla strada da fare per Roma - courtesy of Giovanni Onorato, paranoico honor(at)is causa -. 58


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13 MAGGIO 2013

LA SFIDA AL DESTINO DI DAVE WHELAN di Bruno Marchionibus

Finale di FA Cup, stadio di Wembley: il Wigan batte il Manchester City per 10, con un gol all’ultimo minuto. E’una delle favole che solo lo sport sa regalare, è il trionfo della piccola squadra che batte il club blasonato e forte dei miliardi degli sceicchi, è Davide che ancora una volta riesce ad avere la meglio su Golia. Ma stavolta la favola non si ferma qui, perché in questa vittoria c’è una storia nella storia, che ci ricorda come, anche in un calcio come quello odierno dove l’aspetto umano del gioco sta cedendo sempre più il passo a quello economico, ci siano personaggi le cui vicende meritino di essere raccontate. Questa storia ha un solo protagonista: Dave Whelan. Presidente del Wigan, l’imprenditore britannico prima della finale è sceso sul campo di Wembley con i suoi ragazzi. Per lui, però, questo non è stato solo un gesto formale, ma la conclusione di un sfida al destino iniziata molti anni prima. E’ il 7 Maggio del 1960, ed a Wembley si disputa la finale stagionale di FA Cup, che vede di fronte il Wolverhampton ed il Blackburn, in cui gioca proprio Whelan. Lo stadio di Londra è il tempio del calcio, e giocare lì una finale di Coppa è il sogno di qualsiasi calciatore. Ma per il giocatore dei biancoblù il sogno si tramuta presto in un incubo; a seguito di un’entrata scomposta di tale Norman Deeley la gamba di Whelan fa crac. Dave lascia i suoi, poi travolti 3-0, in dieci uomini, ma soprattutto di fatto dice addio al calcio giocato a soli ventiquattro anni. Per il giovane è un colpo durissimo, ma che non lo fa arrendere al proprio destino. L’inglese giura a se stesso che un giorno sarebbe tornato in quello stadio a giocarsi un trofeo, ed intanto si dà agli affari, arrivando nel giro di qualche anno a gestire una catena di negozi di articoli sportivi. Passano gli anni, e nel 1995 Whelan, smanioso di rientrare nel mondo del calcio, acquista una piccola società che milita in quarta serie: il Wigan. La cavalcata della squadra verso la Premier League è impressionante, e prosegue senza fermarsi fino all’11 maggio 2013. La storia si conclude dove aveva avuto inizio, ma l’epilogo, a differenza del prologo, è di gioia e festeggiamenti. Dave Whelan ha sfidato il destino, è tornato a Wembley e si è ripreso quello che un fato beffardo gli aveva tolto 53 anni prima: questa volta la coppa al cielo l’ha alzata lui.

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13 MAGGIO 2013

lL PELO NELL’UOVO di Ettore Buonincontri

Con 39 punti nel girone di ritorno ( un’unica sconfitta a Verona) il Napoli ha già eguagliato i punti del girone di andata e con 78 punti ha fatto il miglior punteggio di sempre. La buona parte di questi punti, così come delle 72 reti, sono arrivati nei secondi tempi quando la squadra ha giocato in maniera differente rispetto all’impostazione iniziale. Miglior attacco, seconda miglior difesa, secondi solamente a chi ha avuto favori arbitrali e aiuti dal giudice sportivo (lo Juventus Stadium non è mai stato squalificato nonostante vi fossero tutti i presupposti).Penso ai 7 punti in casa persi con Torino, Milan e Bologna (partite in cui eravamo in vantaggio e non dovevamo mai essere rimontati) e magari anche ai 4 punti dei nostri nemici ottenuti al 94º contro Bologna e Catania. Ma la storia non si fa con i se e con i ma e allora vorrei fare un gioco diverso: analizzare tutti i nomi di coloro che in un modo o nell’altro, sono stati accostati ai nostri colori e che i tifosi, di volta in volta, hanno acclamato come eventuali salvatori della patria o pedine imprescindibili per poter migliorare rispetto allo scorso anno. Il ritornello: “Presidè¨ cacc’ e sord” e la domanda su dove fossero finiti i milioni incassati per la cessione di Lavezzi, sono stati il motivo ricorrente della scorsa estate(e anche per buona parte della stagione appena la squadra appariva appannata). ASTORI (Cagliari): è indubbiamente un buon difensore ma è falloso e colleziona molti cartellini rossi come Rajola colleziona chilogrammi in eccesso. Inadatto in una difesa a 3, un po’ meglio quando ha un compagno accanto che lo copre. NAINGOLAN (Cagliari): un centrocampista di quantità , un cagnaccio che tutti osannano ma io, col senno di poi, mi tengo mille volte il nostro Valon arrivato in sordina e tra lo scetticismo di tutti. Voi potreste replicare che a differenza del cagliaritano è uno che sa tirare da lontano? E io vi rispondo che Inler e Dzemaili non sono certamente da meno. BALZARETTI (Roma): gioca solo in una difesa a 4. A Roma non ha mai sfondato. Non si ricorda un suo cross, una discesa, un affondo, un gol, un assist, una semplice azione degna di nota. FLOCCARI (Lazio): cinque gol in campionato. Un ben misero bottino. Pandev ha segnato di più e anche Insigne. E anche Vargas in Europa League. Serve aggiungere altro? BENATIA (Udinese): d’accordo è un buon difensore che potrebbe anche adattarsi in una difesa a tre ma non mi è mai sembrato un fulmine di guerra e poi chi lo avrebbe sostituito a gennaio quando è andato a giocare la Coppa d’Africa per un mese? JOVETIC (Fiorentina): veniva acclamato da chiunque come sostituto di Lavezzi. Ma dopo un avvio promettente è scivolato nell’anonimato tra infortuni e prestazioni modeste. Non è certo uno che quando entra in campo cambia la partita (pensiamo a Insigne e al numero di punti che ha fatto il Napoli con lui in campo). RONCAGLIA & G. RODRIGUEZ (Fiorentina): più che altro sono stati accostati dai tifosi che li avrebbero preferiti a uno/due tra Cannavaro, Campagnaro, Britos, Gamberini. Ma avete contato i gol subiti dalla squadra viola?! GARGANO (Inter): c’è ancora chi lo rimpiangeva come quarto centrocampista (o addirittura davanti a Dzemaili). Uno che spacca lo spogliatoio, che vuole sempre tirare le punizioni, che sbaglia tre passaggi si tre, che pensa di saper tirare da lontano. La sua squadra (dove lui ha dichiarato di voler giocare fin da bambino) è al 9º posto. PEREYRA (Inter): moltissimi rimpianti quando non arrivò perché Moratti ce lo ha soffiato per 13 milioni, a dimostrazione che a molti tifosi interessa solo il (pur sconosciuto) nome straniero. Boskov direbbe: “il mio cane gioca meglio di Pereyra (e di Perdomo)”. JONHATAN (Inter): anche in questo caso Boskov direbbe: “il cane di chiunque giocherebbe meglio”. Questo giocatore è veramente scarso! VERATTI (PSG): averlo in squadra e contemporaneamente avere Mazzari come allenatore sarebbe servito a poco. Non che il ragazzo dispiaccia ma sarebbe scivolato ai margini come El Kaddouri La lista potrebbe continuare ma per decenza mi fermo con un auspicio. Mi auguro davvero che quest’estate (che non si giocano né europei e né mondiali) non si debba assistere allo stillicidio perpetrato lo scorso anno con il susseguirsi assurdo di nomi (il più delle volte inutili) e di conseguenti malumori dei tifosi che si aspettavano l’acquisto di chiunque pur di appagare il proprio desiderio e poter esclamare: “il Presidente ha finalmente cacciat e sord”!...

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13 MAGGIO 2013

CARO WALTER, NON AVER PAURA DI VINCERE di Gianmarco Giugliano

Come in ogni campionato italiano che si rispetti, lo scudetto è stato vinto dalla squadra che ha subito meno gol. Sento parlare degli errori commessi dal Napoli durante questo campionato, delle partite col Torino, col Bologna, col Milan come se fosse stata sbagliata la tattica, l’approccio o la gestione delle gare. La differenza tra la Juventus e il Napoli non sono stati gli episodi né le gestioni delle partite ma “solo” una differenza di tredici gol subiti: togliete a quattro pareggi con reti subite almeno un gol a partita, immaginiamo pari lo scontro diretto ed ecco che ci ritroveremmo con gli stessi punti della Juventus. Non potendo tornare indietro, possiamo andare avanti. La società, nell’ottica di una crescita costante negli anni, insieme al suo allenatore, ha sempre centrato i “problemi” di competitività della rosa. Dalla mancanza di un attaccante da venti gol (colmata prima con Denis e Quagliarella e poi con Cavani), alla mancanza di centrocampisti di peso e quantità (siamo partiti da Gargano e Pazienza per arrivare a Inler, Beherami e Dzemaili), alla mancanza di un settore giovanile che potesse far nascere nuovi campioni napoletani (oggi abbiamo una squadra primavera composta da 7 giocatori su 11 campani di nascita e Lorenzo Insigne in prima squadra) per finire alla carenza odierna di un trio difensivo che possa competere con quello juventino. La società sta puntando proprio al miglioramento di questo reparto: l’interessamento per Astori, Ogbonna e Benatia, fa capire di voler investire su giocatori maturi per il campionato italiano e con grande voglia di esplodere (essendo tutti molto giovani). Dall’altro lato, se si vuole puntare ad un progetto che vada oltre il singolo anno, si deve considerare la perdita di Campagnaro - Hugo è uno dei miei giocatori preferiti - come dolorosa ma doverosa (33 anni il prossimo anno). Tutte queste considerazioni, però, non possono prescindere dalla continuità tecnica in panchina. Tutto quello che è stato programmato, ottenuto e a volte sbagliato (ma è comprensibile!) ha avuto la regia di Walter Mazzarri: lui ha deciso per la difesa a tre (primo tra le grandi squadre italiane), lui ha deciso per un centrocampo fisico e combattivo, lui ha fatto diventare Cavani il top player di cui tutti parlano, lui ha deciso di sostituire Lavezzi con la “certezza” Pandev alternandolo alla “promessa” Insigne, lui “pretende” (insieme ad uno staff medico da scudetto senza rivali) il turnover per non mettere a rischio infortuni i calciatori e di conseguenza una “rosa” che comprenda ventidue calciatori all’altezza delle competizioni. Qualunque altro tecnico in panchina rischierebbe di far ripartire tutto dall’inizio. Un progetto serio e duraturo richiede continuità e questo, De Laurentiis lo sa bene; credo che il Presidente farà carte false per tenere il suo nocchiero. Se Mazzarri dovesse andar via, la sua scelta sarebbe incomprensibile: perché lasciare una squadra che è ad un passo dal diventare la più forte in Italia? Perché lasciare una sua “creatura” incompleta? Perché abbandonare una città che è difficile da conquistare e una società che ha sempre mantenuto le promesse? Per ripartire da cosa, poi? Dalla Roma? Per ricominciare tutto dall’inizio in una piazza che è esplosiva quanto Napoli? Per poter dire, ogni anno, di piccoli passi avanti e “giustificare” le non-vittorie. Caro Walter, qui hai tutto: non aver paura di vincere… 61


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14 MAGGIO 2013

EFFETTO SERRA di Domenico Serra

Castellitto dirige la mia notte. Stasera ho giocato a calcetto in un modo dignitoso. Ho sfondato la porta. Che sinistro. Un fenomeno. Il problema é che per fare quella rete, ne ho “zappate” almeno una dozzina. Quasi trentatre anni. Non é tempo per lo sport. Devo accettarlo. Ero un buon atleta. Gli amici mi dicevano che ero un geniale corridore, inseguitore di se stesso. Per i miei scatti ridicoli. Devo riprendere la costanza della partitella. Da anziani non é lecito fare figure di dubbio livello. E io ogni volta rinvio la mia partecipazione, in una suspence crescente. Gioco, non gioco, gioco, forse non gioco. Però sono partite tra amici. Tutto dovrebbe essere chiaro e rispettoso. Non mi sognerei mai di rinviare la decisione all'ultimo minuto. Se mollo, so sempre chi cercare per sostituirmi. Rispetto fortemente i miei compagni di squadra, gli zero spettatori; avviso perfino mamma e papá con qualche manciata di giorni di anticipo. "Ué io gioco, non mangio". Emozionante. I professionisti dovrebbero essere ancor più precisi e puntuali. Seri. Molto seri. Quante vite, bambini, emozioni, soldi, possono condizionare l'umore, il lavoro, a volte anche la fede sportiva. Alcuni mollano. Lavezzi si perdona, forse Cavani, forse Mazzarri, ma l'indecisione no. Questa incertezza dell'ultimo minuto non é da grande campione. Non é da societá di alto profilo. Ma un campione sicuro invece c'é. Lottava sulla fascia destra in serie minori, rendeva nulli campioni di serie superiori. Gianluca é il dirigente che manca a questa societá; lo scopritore di talenti, colui che dai limiti ha costruito soliditá grazie all'abnegazione. Lui é il passo, il passo che manca. Lui non si é inginocchiato nemmeno ad un crociato rotto, ad una sentenza folle. E' la cornice di un quadro quasi perfetto. Ne passeranno di grandi quasi campioni, ma come lui ne avremo pochi. Benvenuto dirigente. Benvenuto Gianluca Grava. Il resto? E' la societá, e qualunque cosa la fará per il nostro bene.

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15 MAGGIO 2013

lL PELO NELL’UOVO di Ettore Buonincontri

È vero, solo ieri ho parlato di una stagione dei record, di una stagione ottima e che solamente alcuni episodi non avrebbero reso trionfale. E oggi mi ritrovo ad analizzare i motivi per cui, secondo me, oramai Mazzarri ha fatto il suo tempo a Napoli ed è giusto che cambi lidi, vista la sua stessa volontà di farlo. Il principale motivo contro è il suo non innamoramento della squadra. Si sa: i napoletani sono romantici e pretendono amore incondizionato. Questo sgradevole tira e molla (lo stesso di due anni fa) in attesa di offerte migliori e la mancanza di chiarezza lo rendono particolarmente antipatico. D’altra parte a Napoli l’ambiguità è stata sempre invisa. Nel corso dell’anno mi è capitato spesso di criticare Mazzarri, non tanto o non solo per il gioco espresso (quest’anno, grazie ad alcune piccole varianti, è finalmente stato in grado di cambiare le cose in corso d’opera e di raddrizzare spesso partite che, in altri anni, avremmo perso o comunque non vinto, riuscendo a scardinare difese venute per fare barricate) quanto, piuttosto, per la mentalità con cui talvolta scendiamo in campo per affrontare gli avversari. Analizziamo tre partite emblematiche della sua gestione. Con il Milan nella stagione 2010-11 quando, con tre punti di svantaggio, arrivammo a Milano in uno scontro diretto che se avessimo giocato da Napoli avremmo potuto portare a casa e invece gestimmo con la mentalità da piccola squadra di provincia, abbottonata e chiusa, e che alla fine, grazie anche a qualche spinta arbitrale, si trasformò in una disfatta. Col Chelsea, a Londra, nel ritorno degli ottavi di Champions League nella stagione 2011-12, quando, partendo da un vantaggio di 3-1, molli e intimoriti, ci liquefacemmo letteralmente, incapaci di reagire agli attacchi di Drogba & C. Questa stagione, quando già a ottobre si capì che probabilmente lo scudetto non sarebbe stato cosa nostra: a Torino con la Juve, in una partita tignosa e inguardabile, eravamo andati, senza colpo ferire, solo per lo 0-0, perdendo l’incontro nel finale. Insomma, tutte le volte in cui il Napoli è vicino alla vetta precipita miseramente a causa di un approccio tattico completamente sbagliato. Ciò dimostra che Mazzarri, spesso, trasmette il proprio nervosismo alla squadra che si presenta abulica e intimorita (ci sono tanti esempi: la sconfitta in casa con l’Udinese nella stagione 2010-11, e le sconfitte con Chievo e Bologna della scorsa stagione, quando, non lo dimentichiamo, a Verona mise in campo una squadra assurda e votata alla sconfitta quasi in maniera premeditata). La sua cocciutaggine talvolta è irritante. La sua ostinazione a spremere sempre gli stessi giocatori, incapace di fare una qualsivoglia turnover o trovare varianti nelle sostituzioni monocorde che ogni settimana ci propina (lui riesce a gestire massimo 13/14 giocatori) è quasi autopunitiva. Ogni nuovo acquisto può essere inserito in squadra solamente dopo 5/6 mesi di ambientamento e dopo essere passato per le forche caudine della sua valutazione. Dipendesse da lui, vorrebbe giocare sempre con Cristiano Ronaldo, Messi e Thiago Silva e, anche in quel caso, cercherebbe giustificazioni altrove quando le cose non vanno come potrebbero. Quest’anno il Napoli ha fatto ben 34 punti nel secondo tempo in rimonta o partendo dal risultato di parità e ha segnato ben 46 (delle 72) reti dopo l’ingresso in campo di quelli della panchina, di Armero o di Insigne. Molti obiettano che è un bravo gestore dei cambi ma io rispondo, come sempre, che un bravo allenatore deve avere il coraggio di fare i cambi prima dell’inizio della partita e non per raddrizzare la barca quando incomincia a fare acqua, quasi come fosse una situazione disperata dove non vi è più alcunché da perdere. Senza Mazzarri probabilmente non vedremo più calciatori stanchi e spompati giocare comunque, a prescindere, perché sono i suoi beniamini. Senza Mazzarri forse non vedremo più battere il calco d’inizio con lancio sulla destra per Maggio che puntualmente manca la palla di testa o sbaglia l’aggancio o il cross. Senza Mazzarri forse potremo vedere una difesa a quattro più coraggiosa di quella a cinque attuale. Senza Mazzarri magari potremo avere una migliore gestione sia di tutti i giocatori in rosa (affinché non siano relegati in panchina e puniti con finte presenze di dieci minuti per dimostrarne il disvalore) sia dei giovani che potrebbero tornare utili alla causa quando serve o quando si abbiamo carenze in determinati reparti. Senza Mazzarri, magari, potremo vedere finalmente giocatori nel loro ruolo naturale, giocare sulla loro fascia di destinazione e non trovarsi sparpagliati in campo a caso. Senza Mazzarri, forse, potremmo finalmente andare a Milano e Torino a giocare una partita vera, con il chiaro intento di vincere il match, di imporre il nostro gioco, di dimostrare di essere più forti e, soprattutto, finalmente, non dovremo più sentire giustificazioni e piagnistei vari addotti per giustificare quelle che qualcuno ha chiamato “non vittorie” perché se finora – sempre come dice qualcuno – si è fritto il pesce con l’acqua, adesso che arriverà l’olio, davvero non ci sarebbero più giustificazioni!

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16 MAGGIO 2013

CANNAVARO UN CAPITANO VERO di Bruno Marchionibus

I pro e i contro E’ sempre difficile essere profeti in patria. Anche il calcio non sfugge a questa regola, e qui a Napoli ne sa qualcosa Paolo Cannavaro, il capitano, che in più occasioni in questi anni ha subito critiche ingiuste, divenendo il capro espiatorio dei problemi della difesa partenopea. A mio parere ci sono due motivazioni per cui Paolo Cannavaro va difeso ed elogiato. La prima si riferisce al lato umano del calcio, quello che va al di là dei risultati sul campo e riguarda chi, come il capitano, ama la propria maglia e la propria città tanto da aver accettato, nel 2006, di scendere di categoria ed andare a giocare in Serie B pur di riabbracciare Napoli e di tornare a casa. Come dimenticare l’esultanza incredula al suo primo gol in azzurro, proprio contro la Juve in Coppa Italia, segnato con una stupenda rovesciata all’ultimo minuto dei supplementari ? E come dimenticare le lacrime di gioia a Marassi dopo la promozione in Serie A del 2007, o quelle mentre alzava al cielo la Coppa Italia lo scorso 20 Maggio ? Lacrime, quelle, che possono scorrere solo sul viso di chi davvero mette i propri colori al primo posto. Per un capitano così, insomma, non si può che provare rispetto. Il secondo motivo è invece quello prettamente tecnico. In questi anni a Napoli Cannavaro è senza dubbio migliorato tantissimo, interpretando sempre meglio, partita dopo partita, il ruolo da centrale nella difesa a tre che prima Reja, e poi Mazzarri, gli hanno cucito addosso. E poi, osservando il panorama complessivo dei difensori del campionato, si evidenzia come Cannavaro sia uno dei pochi dotato di un’ottima tecnica individuale, che gli permette sia di rendersi pericoloso quando sugli sviluppi dell’azione si ritrova nei pressi dell’area avversaria, sia di imbeccare gli attaccanti con lanci dalla difesa. Lanci spesso criticati dall’ambiente, ma che ad onor del vero molto spesso riescono a servire i laterali e le punte, costituendo una variante tattica importante nelle partite in cui è difficile portare palla a centrocampo. Insomma, valutando i progressi fatti dal capitano azzurro nelle ultime stagioni, si può affermare non solo che meriti di essere titolare fisso in questo Napoli, ma anche che sarebbe un giusto premio per lui l’altra maglia azzurra: quella della nazionale.

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16 MAGGIO 2013

TUTTE LE STRADE PORTANO A MANCINI della Redazione

La notizia è di quelle da prima pagina su tutti i quotidiani sportivi. Sarà perché a Napoli in passato coi “mancini” abbiamo avuto molta fortuna, sarà per il famoso detto di Totò "Poi dice che uno si butta a sinistra", ma numerosi rumors in città segnalano Roberto Mancini come il prossimo mister degli azzurri. Una cospicua messe di segnali fa avanzare questa supposizione. Innanzitutto, il prolungato silenzio di Mazzarri sembra sempre più una conferma del suo imminente addio. Per la Roma, l'allenatore livornese e' l'ultima spiaggia, dopo il no di Allegri. La stampa romana lo dà giallorosso al 99%, con l'ufficialita' dell'ingaggio già lunedi dopo pranzo e dopo l'incontro con De Laurentiis nella sede della Filmauro. Mazzarri comunicherà il suo gran rifiuto persino ad un maxi-rilancio del Presidente (si parla di 5 milioni per la prossima stagione). Secondo, il City ha "licenziato" Mancini, il quale avrebbe ovviamente grande interesse e motivazione a ritornare in Serie A con un club di grandi prospettive come il Napoli, e soprattutto disposto a offrire un ingaggio di rilievo al proprio allenatore.Infine, e soprattutto, la figura di Mancini è ultimamente sempre più presente dalle nostre parti, a proposito di tutti quei preparativi che non possono essere dissimulati a lungo. Un contratto di locazione in una zona esclusiva della città, alcuni spostamenti aerei con relative confidenze dell’entourage sulla possibilità che il trainer marchigiano ritrovasse la Serie A già da quest’anno, avvistamenti in più punti, ivi incluso il lungomare per una passeggiata forse “defatigante” nell’intermezzo di una trattativa che pare sempre più realistica, anzi probabilmente in dirittura d’arrivo.

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17 MAGGIO 2013

AMARCORD di Fabio Fiorentino

Alla vigilia della sfida con i giallorossi, che conclude il campionato 2012/2013, mi sembra giusto rievocare una delle trasferte più belle e gratificanti della mia carriera di tifoso azzurro. Il 26 ottobre 1986 il Napoli si presenta all’Olimpico dopo il pareggio casalingo con l’Atalanta per 2-2 e secondo in classifica alle spalle della Juve. Quella domenica l’autostrada del sole era un lungo fiume azzurro pieno di speranza ed entusiasmo. Un' eventuale vittoria sulla Roma ci avrebbe lanciato verso la vetta. Davanti a 60.000 mila spettatori le squadre scendono in campo dirette dall’arbitro Redini di Pisa. Il Napoli è ben messo in campo e impedisce alla Roma di giocare e creare azioni pericolose. Solido a centrocampo, con il gran lavoro svolto dagli indomabili Bagni, De Napoli e dall’umile ma utile Sola, con Maradona e Giordano davanti, pronti a inventare giocate improvvise e geniali, non c’è molto da fare per la Roma. Inoltre in questa gara esordisce Ciccio Romano, duttile e intelligente centrocampista, appena prelevato dalla Triestina per due miliardi circa, una pedina che si rivela fondamentale nello scacchiere azzurro che ha vinto il primo scudetto. Dopo un primo tempo equilibrato, al 2° minuto del secondo tempo, il Napoli passa in vantaggio con una splendida azione: Maradona dalla sua metà campo lancia Giordano sulla fascia sinistra e si fionda in attacco. Il grande Bruno supera un difensore giallorosso, si accentra leggermente verso destra e fa un lancio calibrato e perfetto che pesca Diego in mezzo all'area tra due difensori romani. Una pennellata da applausi: il campione argentino stoppa con il sinistro e prima che la palla tocchi terra infila la porta avversaria. I 15 mila tifosi azzurri assiepati nella Curva Nord e nei distinti esplodono con un boato che non dimenticherò mai. Ero uno di loro e porterò sempre nel mio cuore di tifoso azzurro quell'istante in cui la rete giallorossa si è gonfiata e ci siamo tutti abbracciati urlando di gioia. La Roma si arrabbia e prova a pareggiare, ma il Napoli contiene in modo ordinato e riparte in contropiede. Eriksson fa entrare Agostini per rinforzare l'attacco, ma gli assalti giallorossi sono vani. Prima di uscire a dieci minuti dalla fine, Diego regala una chicca ai suoi tifosi. Solito lancio di Giordano dalla sinistra, stop al volo di Diego da fuori area e pallonetto perfetto che Tancredi, con una grande parata, intercetta, evitando il raddoppio. A quattro dalla fine Pruzzo viene espulso e non c'è più storia. Dopo dieci anni il Napoli vince il derby del sole e balza al comando della classifica in condominio con la Juve, che sarebbe stata battuta poche settimane dopo al Comunale. Un successo firmato da Diego ma ottenuto da tutta la squadra messa in campo magistralmente da Bianchi. Il viaggio di ritorno fu un meraviglioso “O surdat nnammurat” cantato lungo l’autostrada e ognuno di noi sognava “quella” parola che non si poteva dire ma che di lì a pochi mesi sarebbe diventata realtà. Il 10 maggio 1987 fu il momento più emozionante, magico, fantastico e indimenticabile di ogni tifoso azzurro e chi ha avuto la fortuna di viverlo lo porterà sempre nel suo cuore.

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17 MAGGIO 2013

VA DOVE TI PORTA IL CIUCCIO di Rosario D’Orso

E siamo quindi giunti alla fine di quest'avventura che si conclude a Roma, proprio come lo scorso anno, quando all'olimpico andammo a conquistarci la coppa Italia. Considerando l'orario serale della partita e quindi la possibilità di poter organizzare una bellissima gita fuori porta, per quest'ultima rubrica vi voglio consigliare la stessa nostra marcia su Roma, con una tappa intermedia ai Castelli Romani, che effettuammo con altri ultramici in vista della sfida dello scorso anno. Ergo partiti in orario “'e cavaliere” da Napoli, arrivati nei pressi di Roma uscimmo a Valmontone per dirigerci, dopo Artena, verso i pratoni del Vivaro, quasi nel cuore del parco regionale dei Castelli Romani dove il paesaggio è unico e dove la natura è ancora vergine e ogni periodo dell’anno assume un aspetto diverso e peculiare. Dai pratoni proseguimmo in direzione di Nemi, il paese delle Fragole e del suo stupendo lago vulcanico, chiamato anticamente lo specchio di Diana Nemorense per il tempio dedicato alla dea della caccia, posizionato a circa 200mt di dislivello dal paese all'interno di un fitto bosco. Scendendo lungo la via principale arrivammo quindi a Genzano di Roma, nostra meta culinaria di giornata Genzano offre la possibilità di diversi ristorantini. Se vi piace la cucina di cacciagione intesa come cinghiale, cervo o capriolo, e volete assaggiare del buon vino della zona dei castelli vi consiglio le “Le carceri” in via Nazario Sauro, 2. Trattoria alla buona con un ottimo rapporto qualità prezzo. Altrimenti, altre trattorie degne di nota per la loro cucina romana e per alcuni piatti in particolare come il pannone di manzo, sono “pietrino e renata” in via fratelli cervi 8, oppure “le scalette” in salita Garibaldi sempre al numero 8. Se invece siete in vena romantica potrete pranzare con vista lago presso l'antica trattoria da Tittò in via fratelli cervi, 1. Terminato il pranzo, barcollanti, potreste fare una visita al museo delle navi sulla riva del lago di Nemi che fu costruito negli anni ’30 per ospitare i resti di due famose navi romane poi bruciate dai tedeschi durante la fuga nel '44. Per arrivare allo stadio proseguite diritto per la via appia fino ad arrivare al Grande Raccordo Anulare e prendete in direzione Napoli – Firenze. Proseguite sempre diritto fino all'uscita N° 6 Flaminia, da qui seguite le indicazioni per lo Stadio - Foro Italico. Per arrivarci invece con il treno, dalla stazione Termini prendete la metropolitana A (linea rossa), fino alla fermata Flaminio, da qui prendete il tram n° 2 e scendete al capolinea Piazza Mancini; oppure, sempre con la metropolitana A (linea rossa), si può scendere alla fermata Lepanto e da qui l'autobus n° 280.

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18 MAGGIO 2013

DAL BAGNO DI CASA ONORATO di Giovanni Onorato

Nell'ultima partita andata in scena al San Paolo, i momenti più interessanti sono stati i fischi a Lavezzi (il Diavolo), e l'ovazione per il saluto a Grava (l'acqua Santa). Il Pocho, che oggi possiamo definire la “flamme” (fiamma in francese), arrivò da perfetto sconosciuto, con il viso da bimbo pasciuto. E però, era amante del dribbling e soprattutto argentino. Subito ce ne innamorammo, tanto da donargli immediatamente una canzone tutta per lui. La flamme con le sue galoppate pazze ci infiammava e ci faceva sognare. Di gol ne sbagliava ma, tanti ne faceva fare, cosicché, in una sera festante, il San Paolo gli dedicò il coro che apparteneva al Dio del pallone, il Pibe de Oro: “Pochooo, Pochooo”. Con il tempo arrivarono anche i capricci simili a quelli di Maradona, una vera delizia. Il fisico di Ezequiel divenne asciutto e il suo viso interessante, fino a quando…. Fino a quando, uno sceicco lo liberò dalla prigione creata intorno a lui dalla folla, alla quale non chiese mai nulla e, con un ingaggio faraonico, se lo portò via all'ombra della torre scintillante. Oggi, lo stesso popolo che lo acclamò lo definisce traditore per due frasi di circostanza distorte dai media, manco si fosse venduta Capri ai francesi. Il soldatino Grava rappresenta, invece, il Santo, l'intoccabile, sempre presente e sorridente tra campo, panchina e tribuna, dalla serie C allo Stanford Bridge. Indimenticabili le sue marcature ferree a Ibrahimovic, Cassano e Ronaldinho, per non parlare del salvataggio sulla linea contro il Lecce, un minuto prima che Cavani facesse uno dei gol più belli e decisivi per la qualificazione alla Champions league. Mi piacerebbe proprio che contro la Roma Grava giocasse e, in caso di calcio di rigore, Cavani glielo cedesse. Sarebbe il modo più elegante per restituirgli l'assist, che, in fondo, il soldatino gli fece in quella grigia Domenica di Dicembre contro i giallorossi pugliesi. Grava rimarrà con noi e farà il dirigente, spero accetti qualsiasi incarico anche quello di fare la spesa, perché merita di alzare la coppa con addosso la sua maglietta azzurra, nel giorno del terzo tricolore. Grava avrebbe meritato un ingaggio da top player, ma la fatina della fortuna non ha mai indirizzato gli occhi di un faraone su di lui. Chissà se fosse andato a giocare anche lui al PSG e, per accaparrarsi le simpatie di qualche garçonne, avesse dichiarato che il Louvre è più bello del museo di Capodimonte. Forse il San Paolo lo avrebbe fischiato, io credo di sì.

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18 MAGGIO 2013

NUMERI AZZURRI di Mario Improta

Sarà il 75° incontro tra Roma e Napoli tra campionato e coppa Italia. Lo score parla di 10 vittorie azzurre (9 in campionato e 1 in coppa Italia), 30 pareggi (29 in campionato e 1 in coppa italia) e 34 sconfitte (29 in campionato e 5 in coppa italia) per un totale di 62 reti realizzate (59 in campionato e 3 in coppa italia) e 120 subite (108 in campionato e 12 in coppa italia). Le 10 vittorie azzurre sono maturate con i risultati di 01 e 0-2 per 3 volte, 1-2, 1-3, 0-3 e 2-3 per 1 volta. I 30 pareggi sono maturati con i risultati di 0-0 per 13 volte, 1-1 per 11 volte, 2-2 per 5 volte 4-4 per 1 volta. Le 34 sconfitte sono invece maturate con i risultati di 1-0 per 10 volte, 2-1 per 7 volte, 2-0 per 4 volte, 3-0 per 3 volte, 5-1, 5-2 per 2 volte, 3-1, 4-0, 8-0, 4-1, 6-2 e 5-0 per 1 volta. L’ultima vittoria del Napoli è del 13/02/2011 finì 0-2 (Cavani 2); l’ultimo pareggio e del 29/4/2012 finì 2-2 (Zuniga e Cavani e Marquinho e Simplicio); l’ultima sconfitta è quella maturata il 4/10/2009 finì 2-1 (Lavezzi e Totti 2). Nel mese di maggio le due squadre si sono incontrate 7 volte con uno score di 2 vittorie azzurre, 4 pareggi e 1 sconfitta per un totale di 7 gol fatti e 4 subiti.

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19 MAGGIO 2013

TEMPO DI PRIMAVERA di Rodrigo Mazzeo

Con il campionato finito e il calciomercato (che può portare delle importante news, e solo per questo l'ho nominato) ancora non iniziato, ho pensato di darvi un pò i numeri di questa stagione della nostra Primavera. Saurini ha utilizzato ben 28 calciatori in campionato. Tra quelli che hanno giocato di piu, Diamante Crispino e Roberto Insigne che sono scesi in campo in 26 delle 27 partite, seguiti, da vicino, da Savarise, che ha saltato, in tutto, solo 2 gare. Dall'altra parte, tra i “meno utilizzati”, troviamo Aniello Cretella e Pasquale Di Stasio, entrambi scesi in campo un' unica volta, per soli 3 minuti. Il primo è andato, poi, allo Spezia, da dove è arrivato il secondo. Nell'elenco dei 28, troviamo anche qualcuno della prima squadra, come Uvini (poi passato al Siena), Donadel, El Kaddouri e Bruno, terzino destro che, più o meno come Rinaudo nella prima squadra, in mancanza di una collocazione nel mercato, è rimasto a Napoli e, a differenza del buon Leandro, è stato aggregato alla Primavera per mettersi in mostra. Poi, qualcuno ha anche fatto la strada inversa, girando nell'orbita della prima squadra, come Roberto Insigne (esordio tra i grandi per lui), Radosevic e Crispino, anche se convocati talvolta solo in panchina; come pure Fornito, convocato in prima squadra per la gara col PSV. In Coppa, hanno giocato pure Mangiapia e Zambrano, che in campionato non hanno trovato spazio, a differenza di Schiavo, della nostra squadra Allievi, che ha anche esordito in Primavera. E' stato del Napoli il capocannoniere della regular season: Roberto Insigne ha gonfiato la rete degli avversari per ben 18 volte. Oltre a lui, sono andati a segno anche Novothny (11), Fornito (6), Scielzo (5), Tutino e Palma (3), Savarise, Gaetano, Palmiero, La Torre, Radosevic ed El Kaddouri (1). In Coppa, sono andati in gol anche Celiento, Del Bono ed Allegra. Quest'ultimo, l'unico azzurrino ad essere espulso per 2 volte nel campionato (piu una in Coppa), diventando, in qualche modo, il meno disciplinato della rosa. Dei 49 punti, ben 27 sono stati conquistati in casa (8 v / 3 p), con altre 6 vittorie e 4 pari fuori del Bisceglia, ma solo 20 punti fatti nel girone di ritorno, attestando il calo di rendimento soprattutto dopo il carnevale.

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19 MAGGIO 2013

IL TIFOSO MEDIO di Francesco Pirozzi

Il tifoso medio definisce De Laurentis Pappone xkè non spende soldi...Lo stesso tifoso critica Bigon x quanti soldi ha sprecato... Il tifoso definisce Mazzarri mediocre, limitato, incompetente... Sempre lo stesso tifoso critica i giocatori dicendo che a parte Hamsik e Cavani sono tutti pippe... Sempre il tifoso dice che al Napoli basterebbero 3 innesti x vincere il campionato... E ancora lo stesso tifoso critica la stampa accusandola di remare contro e non volere il bene del Napoli e dichiara di NON credere a niente di quello che inventano Ovviamente sempre lui legge il primo articolo del Bargiggia di turno o della testata X dove si dice che Zuniga è gia della Juve e ci crede e ricomincia ad inveire contro e a pubblicare questo link rivelatore su tutti i gruppi di fb a cui appartiene...ovviamente torna ad inveire contro la società... E cosi il ciclo ricomincia... Scusate tanto ma i "ragion amenti" di questo tifoso proprio non combaciano con quella che è la realtà...NAPOLI SECONDO... Allora allo stesso tifoso non posso che dire: Mazzarri probabilmente (credo al 99%) andrà via...Mazzarri ha ricevuto moltissimo dal Napoli...ma il Napoli con Mazzarri ha ottenuto risultati ottimi altrimenti non ti mettevi a leggere tutti gli articoli che riguardano Mazzarri e le sue decisioni future...te ne saresti fottuto come quando Fiedeleff se ne è andato in estate... Allora visto che questo Mazzarri non è l'ultimo dei cretini....accettiamo una sua scelta (giusto o sbagliata che sia)...tanto in queste 2 settimane il Napoli non avrebbe fatto la squadra ex novo...aspettiamo le sue dichiarazioni con CALMA e con TRANQUILLITA' vediamo cosa a da dirci questo PROFESSIONISTA (che in quanto tale pensa anche a quello che è il suo ambito lavorativo).... In seguito alle sue dichiarazioni ognuno traccerà le proprie dichiarazioni EVITANDO DI ESSERE INFLUENZATO DAL GIORNALISTA DI TURNO CHE SPARA LA SUA CAZZATA SU MAZZARRI X GUADAGNARE QUALCHE CLICK SU INTERNET... E qualsiasi cosa dica io a Walter Mazzarri sarò sempre riconoscente di averci preso dalla m...a e averci portato in Champions e averci fatto vincere qualcosa... Se dovesse andare avrebbe il mio plauso ma gli direi Walter hai lasciato vincendo solo una coppa Italia...avresti potuto provare a fare la storia... Se dovesse restare (ipotesi sempre piu' lontana) gli direi Walter facci fare la storia ma in entrambi i casi la prima cosa che gli direi è sempre GRAZIE....xkè fare tutto questo con Grava, Aronica, Pazienza, Datolo, Donadel, Gargano....ecc. NON E' DA TUTTI. Articolo riportato da un post su Facebook dell'autore.

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20 MAGGIO 2013

LETTERA APERTA A.... di Diana Miraglia

AURELIO DE LAURENTIS. La prima lettera apparsa su questo magazine scritto dai tifosi, fu indirizzata a Lei, presidente De Laurentiis e, in sintesi, Le si chiedeva se i tifosi potevano finalmente aspettare lo scudetto dei ricchi. Al San Paolo, prima di Napoli Siena e in una coreografia che solo un mattatore poteva immaginare, Lei ha risposto: “Voglio vincere, vogliamo vincere”. E questo ci basta. Ci deve bastare per seguire con attenzione e con l'amore di sempre il work in progress di cui parla da nove anni. Noi tifosi faremo la nostra parte, Lei che ha scoperto un'industria di sentimenti, farà la sua parte. Chissà il prossimo anno se e come muterà la nostra formazione che ci ha regalato l'ingresso alla Champions e che desidero ricordare: Pirata, Gambero, Paolone, Dindondero Motorino, Filo Spinato, Gegè, Zuzù, Goran, Marekiaro, il Cannibale. In panchina: Pantera, Toro, Jambo, Calimero e TicTac. Li riconosce? Sono i nostri condottieri, spesso sospinti dall'urlo della folla, magari nevrotica, nell'eterna altalena di miseria e nobiltà. Ma da oggi, tocca a Lei, nel ruolo che più Le è congeniale, quello di allestire un film di cui è produttore, sceneggiatore, regista, protagonista. E non è un film-panettone, ma qualcosa dello spessore di “Un borghese piccolo piccolo” o di “Amici miei”, ovvero capolavori tout court. Dopo Ferlaino, definito l'ultimo dei Borboni, è arrivato Lei, vero Mattatore, l'umile onnisciente, gigione quanto basta, istrione all'occorrenza. Almeno a Napoli è stato risparmiato lo sceicco di turno, così in voga in Europa in questi ultimi anni, da mutare il volto al calcio sentimentale. Troppo revanscismo ovunque che alimenta rabbia, se non odio. Quando giunse alla guida del Napoli senza palloni e magliette, Lei aveva versato 30 milioni, ma il grandissimo Giorgio Bocca non risparmiò critiche e sospetti di bassa “lega” non perdendo mai l'occasione di parlare dell'inferno di Napoli. Lei, invece, al buio, iniziò un pokerino ad alto rischio: li aveva calcolati, s'intende, ma in tanti si sono bruciati pur conoscendo l'ambiente in cui si muovono. Da tifosa, La ringrazio e non più per il passato, che alla lunga pesa: io la ringrazio per aver detto: “Voglio vincere, vogliamo vincere”. Questo è il futuro, il nostro futuro! E perciò, quando spegnerà le candeline, immagini milioni di tifosi intorno a Lei che dicano “ Tanti Auguri, Presidente”.

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20 MAGGIO 2013

SERIE A: LA VERGOGNA E L’ONORE di Gianmarco Giugliano

Questo campionato finisce con una coda al veleno: è iniziato con la vergogna della Supercoppa di Pechino ed è finito con lo scandalo di Siena Milan. Chi ha avuto vantaggi? Domanda inutile se soltanto si rilegge la storia dei campionati italiani: sempre le solite, Juventus e Milan. Inutile ritornare su Pechino (sono state scritte pagine e pagine ). Ieri erano in ballo 30 milioni, quelli della partecipazione alla Champions per Milan e Fiorentina. Da una parte il Milan, pieno di debiti e con l’acquisto di Balotelli fatto con l’unico obiettivo di centrare l’Europa che conta. Galliani sapeva bene che un fallimento avrebbe portato la società a vendere per rientrare nei parametri del fair play finanziario sempre più stringente. Il caso (?) ha voluto che a favore del Milan ci siano stati rigori inesistenti così come rigori non concessi alla Fiorentina. Ieri l’epilogo: a sei minuti dalla fine il Milan era destinato a fare i conti col suo bilancio, ma ecco che Balotelli cade in area… rigore! Gol! A due minuti dalla fine altro gol di Mexes: i rossoneri tornano nel calcio che conta e “sanano” il bilancio. Dall’altra parte la Fiorentina, forse la squadra che in molti tratti del campionato ha fatto vedere il calcio più bello. A fine partita, come già successo nel caso del rigore non concesso contro la Roma, nessuna polemica, neanche da parte di Montella, nuovo carneade delle panchine. Onore ai Della Valle ed a tutta la società. E come dimenticarsi dell’inizio del campionato: Juventus-Parma, Udinese-Juventus, Catania-Juventus, Siena-Juventus e Juventus-Inter (unica partita che non ha portato punti ai bianconeri nonostante un arbitraggio a dir poco di parte). Si tolgano quei punti alla Juve e lo scudetto sarebbe andato al Napoli. Ed eccoli, allora i veri vincitori del campionato: il Napoli, capace di ottenere il titolo di capocannoniere (seconda volta nella storia partenopea); miglior attacco (terza volta nella storia); capace di battere ogni record societario nel campionato a venti squadre e capace di raggiungere la Champions per la quarta volta nella sua storia. Secondo: la Fiorentina, per la classe dimostrata nel sopportare i favori al Milan, per il bel gioco espresso, per aver riconquistato l’Europa dopo anni. Terzo: l’Udinese, capace come una fenice di rialzarsi dalle ceneri di cessioni di giocatori trovando nel mondo calciatori sconosciuti e con grandi potenzialità. Quarto: il Catania, squadra del Sud, capace di scovare in Argentina giovani con la voglia e le capacità di affrontare il campionato italiano. Tutte queste squadre hanno un rilevante fattore in comune: il bilancio in attivo! Forse nella storia resterà il nome scritto nell’albo d’oro ma i più attenti osservatori ricorderanno nel tempo i “furti” perpetrati, ricorderanno i cori razzisti a Balotelli e quelli contro i napoletani, ricorderanno una sera in cui si giocava Napoli Juventus. Una sera piena di tensione, i napoletani non avevano digerito i cori razzisti dello Juventus stadium che invocavano il Vesuvio e non avevano dimenticato il furto di Pechino. Quella sera, qualcuno si sarebbe aspettato offese ed ingiurie verso il popolo juventino. All’ingresso dei giocatori in campo è accaduto qualcosa che già fa parte della storia del calcio. In curva un enorme Vesuvio fumante accoglieva i protagonisti e sotto quella coreografia da libro cuore, troneggiava la scritta “terra mia”. Eccolo il vero scudetto! Ecco il vero senso dello sport e del calcio, ecco cosa significa amore verso la propria terra, ecco cosa significa rispondere con eleganza ai beceri insulti incuranti dell’anima di un popolo. Mi sono emozionato davanti a quello spettacolo: ero fiero della mia gente e della mia città. Vedo tutti i giorni il Vesuvio dalla finestra del mio salone. Spesso vedo sorgere il Sole al suo fianco e questo quadro sembra voler abbracciare un nuovo giorno della mia città. Per una volta, in curva, il Vesuvio lo abbiamo abbracciato noi, lo abbiamo riconosciuto come Padre della nostra Terra e lo abbiamo inciso, a caratteri cubitali nella storia del calcio. Ci sono scudetti e scudetti, onore e vergogna: Napoli, il tuo scudetto l’hai vinto davvero…

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21 MAGGIO 2013

LETTERA APERTA A.... di Diana Miraglia

Sembra proprio che ci siamo: Rafael Benitez, detto Rafa, sarà il nuovo allenatore del Napoli. Due anni di contratto con l'opzione per il terzo anno. Considerando la vasta esperienza internazionale dello spagnolo, il suo ingaggio dovrebbe consentire l'inizio di un nuovo ciclo. La spia più eloquente sono stati i bookmaker d'oltremanica che, nelle ultime ore, davano Rafa a quote basse, da 9,00 a 1,57. Distanziati i vari Guidolin (a 17,00) Spalletti, Ranieri, Di Matteo, Mancini, Montella (34), via via fino a Ferrara. Rafa ha salutato il Chelsea senza rimpianti: ha vinto una Coppa Uefa in un ambiente ostile che non lo ha mai accettato, sin da quando subentrò a Roberto Di Matteo nel novembre dello scorso anno. Benitez inizia la sua carriera di allenatore a soli 26 anni per un grave infortunio che ne interrompe quella di giocatore, ma soltanto nel 2002 comincia a vincere. Nel Valencia prima (due volte la Liga e la Coppa Uefa), successivamente a Liverpool, dove conquista la Champions. L'avventura all'Inter, poi, è tutta da decifrare: giunge il 10 giugno 2010 e alla vigilia di Natale annuncia una risoluzione consensuale dopo essersi aggiudicato la Supercoppa italiana e la Coppa del Mondo per club. E siamo ad oggi: l'ambiente che troverà Rafa a Napoli sarà cauto, votato all'ottimismo di comodo e di necessità piuttosto che alle certezze. L'ambiente, attraverso molti sondaggi lanciati da vari media, indicava Montella quale allenatore preferito. E forse cova il rimpianto per il fatto che non aver conosciuto in tempo la volontà di Mazzarri ha impedito il tentativo di portare a casa l'ex areoplanino. Anche il Presidente De Laurentiis avrebbe puntato su altri nomi, ma adesso c'è Benitez che proviene dallo Stamford Bridge, ovvero uno stadio che ricorda una serata maledetta per il Napoli, sconfitto per mancanza di “furtiva” esperienza. Al momento, tutte le trattative di mercato in corso sembrano congelate per capire il gradimento dell'allenatore e la tattica che ha in mente. Il punto di partenza di Rafa è un 4 – 4 – 2, ma, secondo le situazioni, modificabile per un 4 -2- 3- 1 o un 4- 3- 12. A questo punto un Benatia, adatto ad una difesa a tre, può ancora interessare? E Nainggolan ha sufficiente qualità per avviare azioni? Molto dipende anche dal dilemma Cavani sì - Cavani no; ed anche da Zuniga, che potrebbe rappresentare il quarto in difesa ma che non ha ancora rinnovato. Assisteremo, dunque, ad un gioco diverso da quello consolidato negli anni, che non fa salire i terzini, lanciando piuttosto i mediani. Un gioco che deve essere assimilato. Ci vuole tempo. Ci vogliono stimoli. Il pubblico è pronto. Benvenuto Rafa.

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21 MAGGIO 2013

29 APRILE 1990 di Massimo Spina

29 Aprile 1990: al San Paolo è di scena Napoli Lazio. Era il giorno che Napoli attendeva, il giorno che avrebbe sancito la consacrazione calcistica della città dopo il trionfo in Europa e le lacrime di gioia del 10 Maggio 1987. Ogni “cuore azzurro”, sapeva che sarebbe accaduto qualcosa di veramente speciale, quel giorno, e per questo motivo desiderava essere in formissima per presenziare nel migliore dei modi, al matrimonio calcistico più desiderato da tutti i tifosi: quello tra squadra del proprio cuore e un triangolino “magico” denominato scudetto. In una Napoli tappezzata a festa in ogni angolo, si contavano kilometri di nastri biancazzurri, vessilli, bandiere, scudetti dipinti sui muri e in terra, rigorosamente con il numero due al centro. Si veniva da un triennio di grandi soddisfazioni calcistiche , per cui la festa fu più “annunciata” rispetto a quella del 1987 ma non per questo meno importante. Quella mattina il buongiorno che ci si dava, era un buongiorno di consacrazione, come a dire: “avevano detto che non l’avremmo vinto mai più e invece…” Ci sentivamo consapevoli che lo strapotere delle squadre del nord era decaduto e che mai più avremmo ingoiato bocconi amari per causa loro. Eravamo fieri, di appartenere finalmente ad una realtà calcistica consolidata e vincente. Non era una splendida giornata di sole, ma tutti eravamo prontissimi a sentirci di nuovo campioni ,e da napoletani, ci tenevamo a farlo nella maniera più “elegante” possibile. Tante persone durante tutta la settimana, andarono da barbieri , parrucchieri, ad es, per sentirsi più “belli” … “Vado a farmi i capelli per lo scudetto” Tutto in quella settimana era in funzione di quella giornata. Tutto. Un piccolo simbolo, per una grande realtà. Quel giorno, tutti (quelli che non erano allo stadio) pranzarono prima del classico orario domenicale ,e mentre sulle tavole napoletane “si servivano i piatti del “pranzo dello scudetto” sapientemente concordato in settimana , il pullmann degli azzurri veniva scortato da un interminabile corteo di motorini dal Centro Paradiso fino all’ ingresso del “pentolone” del San Paolo che ribolliva di gioia e impazienza. Un San Paolo, ahimè, martoriato dai lavori “mondiali” di “Italia 90”, ma che già due ore prima dell’inizio della gara , registrava il tutto esaurito! La Rai per l’occasione, concesse la diretta tv affidando la telecronaca a Savatore Biazzo e all’argentino D.Arcucci, tanto per suggellare ancora una volta il legame con la patria di Re Diego. Fu al 7° del primo tempo che un gregario, Marco Baroni conquistò lo scudetto di tutti. Quello che accadde in campo e come andò a finire la giornata lo sappiamo tutti, potrei scrivere per ore, ma mi sia concesso di soffermarmi sullo striscione che campeggiava in Curva B:“ L’ immensità’ del cielo, non basta a farti capire tutto l’ amore che proviamo per te”. Beh, io credo che quello striscione non rappresentasse solo il pensiero di un settore dello stadio, ma la più’ bella dichiarazione d’amore che una persona possa fare ancora oggi a chi, nel suo cuore, ha sempre il primo posto.

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23 MAGGIO 2013

QUELLO CHE SKY NON TRASMETTE di Domenico Marotta

Le luci si sono spente. C'è un vortice di ricordi nella mia testa. Un campionato passato tra volti, gioie, disperazione, esultanze, imprecazioni. Lo spettacolo più amato che c'è si riposa, lo spettacolo più adrenalinico che conosco ci sta lasciando, per tre mesi, orfani. Saranno tre mesi che serviranno a far riflettere i protagonisti e a rimpinguare le tasche di qualche procuratore, tre mesi lunghissimi per chi vive di calcio giocato. Tre mesi lontano da tornelli, stadi e gradinate. Per questo ho deciso di godermi totalmente Roma-Napoli. La maggior parte dei tifosi del Napoli ha deciso di passare la domenica sera a casa insieme ai propri cari e il motivo è semplice: il costo esorbitante del biglietto (30 euro) per una posta in palio pari a zero. Per questo i pochi tifosi azzurri presenti, circa 400, vengono trasferiti dal settore ospiti ad un altro settore dello stadio, antistante alla tribuna Monte Mario. Anche in campo la partita è poca cosa. Un po’ di brio arriva dalla vecchia e cara radiolina che da Siena, fino ad un certo punto, trasmette risultati piacevoli. Tutte qui le emozioni provenienti dall’Olimpico. Roma però mi ha lasciato altro. Ho visto l'albergo dove il Napoli ha soggiornato esser preso letteralmente d'assalto dai tifosi azzurri. Chi per una semplice foto, chi come me solo per respirare l'atmosfera di fine anno. Ritorno a casa con l'immagine di Cavani: un ragazzo, sereno, felice, che con gli occhi coccola tutti quelli che gli chiedono di non andare via, e sono tanti. Corrono veloci come fiumi tra la folla i due protagonisti di questo inizio calcio mercato. Uno, il più vecchio e più maturo, con lo sguardo basso pieno di commozione. L'altro, tumultuoso e fiero, quasi “portato a braccia” da due bodyguard, chioma folta e sorridente, come se non stesse andando via, come se il suo destino non fosse lontano da questa gente. Sensazioni e speranze, le mie. Speranze di un futuro più azzurro, dove chi ha creato un gruppo unito e vincente riesca a coltivarlo sempre più. Se tutto ciò non dovesse accadere, se questi uomini decidessero di cambiare aria, poco importa. A noi interessa solo la maglia azzurra del Napoli, chi la indossa un giorno o l’altro potrà anche andare via. Ma senza rancore, o almeno speriamo!

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23 MAGGIO 2013

LETTERA APERTA A.... di Diana Miraglia

Ad una moglie. “Finalmente il campionato è finito!” E' stato il coro di molte signore e signorine, di ogni età, che da domenica scorsa ritengono di aver raggiunto la méta agognata, ovvero una cena, una gita, le boutique del centro, tutto senza dover dare conto a quegli undici uomini in mutande che condizionano la vita famigliare. Il pranzo domenicale può finalmente essere conviviale, con le zie e i suoceri che portano i dolci della festa, e si può progettare il prossimo weekend senza guardare il calendario del Napoli, e non solo. “ Il campionato è finito, allora sabato sera organizziamo il torneo di burraco? Facciamo quattro tavoli, così vengono anche le tue sorelle”. Ma sabato sera c'è la finale Champions: quale tifoso si perderebbe una partita di calcio che può essere goduta senza patemi e rischi di coccoloni? Così, con tanta pazienza, la moglie laica non molla la presa : “Fa niente, possiamo spostare a domenica”. Ma domenica c'è Lazio-Roma per la Coppa Italia. L’urlo bestiale in risposta è degno di Springsteen, con malumore da non prendere alla leggera. Specularmente, però – lo diciamo per le pari opportunità – anche molte tifose si trovano con un compagno indifferente: ma come, lasciare la famiglia raccolta a tavola e andare al San Paolo? Oppure allontanarsi mentre si gusta il ragù per andare a sentire Carlo Alvino che invoca fortuna al suo amuleto? E poi ci sono i rituali cui nessun tifoso rinuncia: quella maglietta, quella minestra, la panna sul caffè, la sciarpa che ha una storia più di una bandiera, un corno ereditato dal nonno. Ma a quella parte non tifosa, queste cose non si svelano, sia perchè l'incantesimo si romperebbe, sia perchè è intollerabile sentirsi dire che sono cretinate. Un sorriso di superiorità che tocca i fili ad alta tensione, suscita un tale senso di lontananza che può generare una crisi che va oltre le intenzioni. Forse l'errore più grande è proprio l'irrisione che, pure, nasce dal sentirsi esclusi da un sentimento che non si prova. I tifosi sono carbonari con l'ideale patriottico: e l'ideale è la forza che solleva l'uomo dalla realtà che schiaccia e soffoca. Allora un incontro importante deve essere programmato.... tra il serio e il faceto, per la pari opportunità di tifare con un sorriso.

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25 MAGGIO 2013

DAL BAGNO DI CASA ONORATO di Giovanni Onorato

La temperatura oscilla tra caldo e freddo, il cielo è grigio come un pre-partita a dicembre, ed il sole continua ad essere intermittente a fare nascondino dietro le nubi. Tali condizioni climatiche hanno attutito il distacco dal campionato. Dannata pausa estiva, e pensare che in estate saremmo tutti più energici. (S)Fortunatamente esiste il calcio mercato, quello che ti fa avvelenare a causa di presunte trattative, lunghe ed estenuanti, in realtà mai esistite… e presunte firme su contratti mai stipulati. Per l'appassionato di calcio sono iniziati i tre mesi più spossanti dell' anno; e non basteranno abbondanti bevute e integratori di sali minerali a ripristinare i liquidi persi a causa della profusa sudorazione da stress in attesa del colpo del secolo. ma soprattutto dal continuo far scorrere il dito indice sul display dei palmari che riempiono le nostre giornate, tra applicazioni e siti sportivi, in cerca di quel raggio di luce improvviso e fulminante, chiamato " botto di mercato", quello che subito ti porta alla fine del campionato che verrà, facendoti immaginare con il viso dipinto d'azzurro e una bandiera a coprire la tua felicità, la tua eccitazione. Sono lontani i tempi in cui andavo a letto presto per sedare l’attesa del nuovo quotidiano sportivo. Risvegliarsi era una festa. Pantaloncini e canottiera, in 2 minuti ero pronto per correre all'edicola di fiducia, dove Miagolina (la mia voce interiore) esigeva che comprassi il giornale, specie la domenica. Il profumo della fresca carta stampata mi riempiva lo stomaco più e meglio del bar vicino, il cui laboratorio emanava l'odore dei cornetti crema e amarena appena sfornati. All' epoca il sole non tardava mai e la temperatura era già bella calda, pazienza se in prima pagina non trovavo il titolone… tanto già lo sapevo, visto che il televideo a casa mia fece la sua comparsa relativamente presto. Tra le mie più grandi delusioni del calciomercato, ricordo un titolo del Corriere dello Sport che nell'estate del 1987 dava per ufficiale l'arrivo in azzurro di Bruno Conti. Invece non giunse mai. E la speranza di un annuncio che neanche fu mai pubblicato: "Zenga al Napoli", anche se nell'estate del 1988 ci andammo molto vicino. Oggi è diverso. Quando mi sveglio non mi vesto più in tutta fretta per uscire, mi basta premere il tasto di accensione del modem, ed ecco che nell'attesa del caffè vengo sommerso da chiacchiere e delusioni. Forse anche per questo il sole tarda ad arrivare. Per il prossimo anno vorrei un solo grande acquisto, l'unico che può portarci lontano: "Volontà". Nell'attesa, riempiamo le nostre giornate estive con partite di calcetto; il pallone ci mancherà di meno e tutto sarà più lieve. Maledetta estate, che ci allontani da un sogno di cuoio per farci ritrovare, poi, più innamorati di prima.

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25 MAGGIO 2013

PARTENANOICO di Wild Mattolini

Piccola guida psicologica alle scelte di un Mister. Una ridda di congetture ha fatto seguito alla scelta di Mazzarri di interrompere l’ avventura partenopea per dedicarsi alla rifondazione interista. Pragmaticamente, c’è chi sostiene che il mister livornese sia di fondo un uomo spaventato dalle vette, preferendo partire dal basso, anzi, dallo sfacelo, per garantirsi una sicura ascesa. Alla guida nerazzurra, ad esempio, è difficile pensare che si possa far peggio dello sventurato Strama, ed è plausibile un campionato di vertice già il prossimo anno, in forza dell’ennesima campagna acquisti miliardaria che Moratti si appresta a donare al suo “giocattolino”. Qui, però, vorrei penetrare nelle più recondite spinte psicologiche di Walterone, vedendo in che misura esse corrispondano alle tipologie descritte in psicologia della personalità Innanzitutto, le motivazioni “cognitive”. Sono quelle che spingono l’individuo alla conoscenza. La voglia è quella di assaggiare contesti sconosciuti e nuove relazioni, attratti dalla “via nuova” al punto da abbandonare le apparenti sicurezze di quella vecchia. E’ quel tipo di ricerca che induce l’esploratore ai suoi viaggi perigliosi e il principe Carlo a rimpiazzare le grazie di Lady D con il profilo equino di Camilla Parker Bowles. Il gusto maggiore, paradossalmente, è quello di conquistare pian piano la familiarità - acquisendo quelle competenze che consentono di muoversi a proprio agio nel nuovo territorio – ottenuta la quale ci si predispone a una successiva avventura. Certo, questo tipo di motivazioni, al Mister, bisogna riconoscergliele. Quattro anni nello stesso luogo possono essere un’eternità, specie in un mondo del calcio in cui i professionisti sono ormai quasi sempre dei gitani su scala mondiale. Le motivazioni autorealizzative, come si evince dalla parola, sono invece quelle che ipotizzano una spinta dell’uomo a realizzare un proprio potenziale interno, travolgendo ogni ostacolo che vi si frapponga. Come se per ognuno di noi esistesse una vocazione, identificata la quale nulla più può arrestare il progresso interno verso la specifica méta. Ecco, già su un influsso su Mazzarri di questa tipologia, ci vengono dei dubbi. Risulta davvero difficile immaginarlo indemoniato cacciatore di vittorie. Come detto, sembra quasi che voglia allontanarvisi, avvertendone la pressione spasmodica. Né tantomeno sembra che in lui ci sia l’animo appassionato dello scopritore di giovani talenti. Che con lui – chiedere a Fernandez, Victor Ruiz, lo stesso Insigne – sono spesso messi a pane e acqua. Ma è soprattutto la terza categoria di motivazioni che Mazzarri ha mostrato di trascurare. Quelle edonistiche, ossia “di piacere”. Eppure sono quelle che Freud considerava determinanti, incoercibili per l’individuo. Il desiderio di soddisfare i bisogni primari, l’accumulo di tensione libidica che fa godere nel momento della sua scarica. Ebbene, a chiunque è chiaro che, delle spinte edonistiche, Napoli sarebbe la capitale ideale. La vista del caleidoscopio cromatico mediterraneo, le orecchie sempre solleticate da grida e musica (e anche dai pazzeschi rumori del traffico, perché no). L’olfatto travolto dagli effluvi dei vicoli, il gusto costantemente ospite del paradiso della gastronomia partenopea. L’eros eccitato dai continui, favolosi richiami orgiastici e dionisiaci. Caro Walter, le abbiamo voluto bene e probabilmente continueremo a farlo, almeno io. Ma una domanda forse le si affaccerà in mente spesso in futuro: valeva proprio la pena sacrificare un simile Eden dei sensi per la monocromia/tonia dello smog e del risotto allo zafferano?

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25 MAGGIO 2013

SERENAMENTE di Serena Starita

parte 1 Ho messo via… il mio abbonamento, il 18° consecutivo. Così mi sono allontanata, di un altro anno, dall’onta della serie C e mi sono avvicinata, di un altro anno, al prossimo tricolore. Ho messo via… la mia radiolina da stadio, perché nonostante le televisioni, “Tutto il calcio minuto per minuto” resta sempre il primo a comunicare i risultati dagli altri campi. “ Scusa Ciotti, scusa Ameri…che nostalgia per il calcio di ieri”. Ho messo via… il mio cappellino di lana che ho dovuto indossare anche ad aprile perché porta bene. Ho messo via…i giovedì di Coppa, poco entusiasmo da parte di tutti. Ho messo via… le maniche di camicia di Mazzarri. Copriti bene Walter perché da adesso in poi farà molto freddo. Ho messo via… lo sciagurato retropassaggio di Aronica a De Sanctis. La storia non si scrive con i “ma”. Ho messo via… il palo di Hamsik in Napoli - Sampdoria. La storia non si scrive nemmeno con i “se”. Ho messo via… la classifica dei capocannonieri 2012-2013. Finalmente… Ho messo via…l’adrenalina che mi ha fatto tornare da Catania alle sei del mattino e mi ha fatto essere in classe alle otto. Ho messo via…la Supercoppa di Pechino. Il lupo perde il pelo ma non il vizio e nemmeno gli agganci. Ho messo via… i cioccolatini tra primo e secondo tempo. Deck 4, ci vediamo presto.

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26 MAGGIO 2013

SERENAMENTE di Serena Starita

parte 2 Ho messo via… il giudice sportivo che non vede e non sente, speriamo che vada in pensione. Ho messo via… il lunedì alle 19, il sabato alle 18, la domenica alle 12.30, e qualche volta pure il venerdì alle 20. Ho messo via… lo strano caso dell’Is Arenas, e del presidente in galera. Ho messo via… anzi ho messo al sole, la maglia numero 7, in attesa di altre 30 polpette. Ho messo via…la gioia, la rabbia, la delusione, l’esaltazione, l’autolesionismo, i sogni, gli incubi, il secondo posto. Ho messo via…il gol di HugoHugoHugo a Roma al ‘87esimo. Ho messo via… il freddo polare della trasferta di Milano con l’Internazionale e le botte di quel bimbo in tribuna al suo amichetto che gli sedeva accanto. Uno tifava Inter, l’altro Napoli. Indovinate chi le ha prese. Ho messo via… il triplice fischio finale di Napoli – Cagliari, anche se non l’ho sentito. Ho messo via… il calcio di inizio: Marek per Edi e palla dietro. Ho messo via… i 78,1438771 scudetti zebrati, con un po’ di invidia per la loro matematica. Ho messo via…oh Vesuvio lavali col fuoco, perché il Vesuvio è la terra che amo! Ho messo via… i soldi per l’abbonamento 2013-2014, perché “fino a quando fiato in gola avrò, il Napoli lo sosterrò”.

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28 MAGGIO 2013

IL CLCIO NON VA MAI IN VACANZA di Bruno Marchionibus

Arriva giugno e arriva l’estate. Probabilmente il periodo migliore dell’anno, con il sole, il mare e le giornate che si allungano. Eppure, per gli appassionati di calcio, giugno è sinonimo di fine dei campionati e, quindi, porta con sé un’immancabile malinconia, soprattutto negli anni dispari, quando non ci sono né i Mondiali né gli Europei a mitigare le crisi di astinenza calciofila dei tifosi di tutto il mondo. Ma si possono passare quasi tre mesi senza calcio? Indubbiamente no. E allora ecco che, a soccorrere chi proprio non riesce a staccare la spina dal mondo del pallone, dal 15 al 30 giugno prossimi in Brasile arriva la Confederations Cup. Giunta alla sua nona edizione, questa competizione ha ottenuto fama soltanto negli ultimi anni, quando ha iniziato a svolgersi l’estate prima della Coppa del Mondo nel paese ospiterà i Mondiali, divenendo una sorta di prova generale per questi ultimi. La coppa anche questa volta vedrà affrontarsi tra loro le vincitrici dei massimi tornei per nazionali delle rispettive confederazioni, divise in due gironi da quattro squadre. Al termine della prima fase, le prime due classificate di entrambi i gruppi daranno vita alle semifinali, preludio alla finalissima del 30 giugno che decreterà la squadra vincitrice. A scendere in campo saranno per il girone A il Brasile, paese organizzatore, il Giappone, campione d’Asia, il Messico, in rappresentanza del Centro-Nord America, e l’Italia, in quanto finalista degli Europei (la Spagna aveva già diritto a partecipare in quanto campione del Mondo in carica). A contendersi il primato del gruppo B, invece, saranno la Spagna, la Nigeria, fresca vincitrice della coppa d’Africa, l’Uruguay per il Sud America, e la cenerentola Tahiti, trionfatrice della coppa delle nazioni oceanine. La coppa, che avrà come teatro ben sei città brasiliane, oltre a rappresentare un trofeo da mettere in bacheca, è per le nazionali partecipanti, soprattutto le più forti, un’occasione per prepararsi sul campo al Mondiale 2014, e ci sono tutte le premesse perché si riveli un torneo spettacolare con campioni affermati e future promesse, a partire dall’attesissima sfida tra Italia e Brasile del 22 giugno. L’appuntamento è da metà mese in poi; buon calcio d’estate a tutti !

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28 MAGGIO 2013

LETTERA APERTA A.... di Diana Miraglia

Cari lettori, siete a conoscenza delle trattative di Bigon per portare Messi al Napoli? Proprio lui ha chiesto di poter giocare avanti a Donadel e si è anche calato l'ingaggio. Ecco, più o meno è quanto si rischia di leggere nei siti e sui giornali che vagano nel buio più totale e si aggrappano ad ogni indizio che giustifichi il dovere di cronaca. La nostra redazione, in questa prima settimana di nulla cosmico, ha fatto un piccolo sondaggio e attraverso 400 telefonate ha potuto individuare due correnti di pensiero: quella che passa da un sito ad un altro per discettare, al bar o dal barbiere, sui nuovi acquisti del Napoli, e l'altra parte che ha giurato a se stesso che non leggerà più niente sino alla verità svelata. I primi, continueranno, imperterriti, a rivelarti notizie certe provenienti da fonti che non possono essere svelate. I secondi,sono costretti ad ascoltare i segreti della Cia ed esclamare tanti “oh!” di stupore senza credere ad una sola parola. Ebbene, da questa piccola (ma faticosa) indagine, abbiamo consolidato la certezza di un'intuizione: l'80% dei tifosi sono disincantati: meglio aspettare – dicono – piuttosto che avvilirsi o esaltarsi. Così www.ultramici.eu, il sito scritto dai tifosi, risponde a queste esigenze inaugurando domani un angolo di calciomercato tutto proprio, esaltato ed esaltante, che spinge il tifoso a spaziare oltre i confini delle confidenze fasulle. L’angolo sarà curato da Wild Mattolini, condannato a questa triste e ridicola incombenza in virtù della sua spiccata propensione alla menzogna patologica. E si chiamerà, in omaggio al suo goffo, maldestro e simpaticissimo animale preferito, “alcemercato”. Divertitevi.

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29 MAGGIO 2013

DAL BAGNO DI CASA ONORATO di Giovanni Onorato

Un Balzaretti all'indietro Con le finali di Champions’ League e Coppa Italia si è definitivamente conclusa l'annata calcistica 2013/14, almeno per me. Meglio così, dopo un breve periodo di ferie comincerò ad organizzare la mia mente, e farò affluire tutte le energie sula nuova stagione, cercando di far tesoro degli errori commessi in quelle passate. Siccome non c'è miglior riposo però di quello attivo, disteso su un lettino prendisole in giardino, con un ombrellone a riparare la mia pelle candida dagli occhi curiosi della vecchietta del piano di sopra, immagino di essere a Formentera con a fianco la fidanzata in topless ed abbronzata (mia moglie non leggerà questo articolo..) e produco un flashback del campionato appena terminato, fino ad arrivare a luglio 2012. In quei giorni caldi aspettavamo tutti che arrivasse l'uomo che ci avrebbe fatto dimenticare Lavezzi. I nomi erano Jovetic, il rotto/amato Giuseppe Rossi e così via. Arrivarono Insigne e la conferma di Pandev, i quali hanno sopperito poi alla grande alla partenza di Ezequiel. Un altro colpo di mercato rivelatosi indovinato, fu la conferma di Donadel: l'ex viola ha infatti allietato i momenti di relax di noi tifosi, concedendoci la possibilità di fare delle divertentissime battute (di caccia...). Ovviamente non tutte le manovre di mercato andarono a buon fine; tra le varie, una che infastidì non poco noi napoletani riguardò l’ex esterno del Palermo Federico Balzaretti, con il suo rifiuto a trasferirsi al Napoli per preferire invece la Roma. Pare che la moglie, modella francese, non avesse abbastanza tempo per attenderlo all' aeroporto, e perciò quei venti minuti di tratta aerea in più che occorrono per arrivare da Napoli, rispetto alla città eterna, nella capitale francese, rischiavano di farli rimanere bloccati nel traffico della tangenziale de Paris, sulla via del ritorno a casa. Questo è un altro motivo per il quale è stata importantissima la conferma di Donadel, dopo il rifiuto di Balzaretti: almeno un principe con la chioma bionda in squadra ci voleva. Eh sì, Behrami è ossigenato, e poi è un guerriero. Tornando alla trattativa di cui sopra, e senza scendere troppo nei particolari circa il pretesto per cui il biondo non giunse a Napoli, a noi tifosi sarebbe bastata la verità, ossia che voleva andare a giocare a Roma perchè era sempre stata il suo sogno da bambino; a Napoli non lo avremmo mai fischiato, al massimo avremmo esposto il cartello: “Federico, domani non andare a scuola”. Ieri, caro Balzaretti, ti ho visto piangere in TV perchè hai perso la finale di Coppa Italia, ed ho goduto, lo ammetto. Noi ti avremmo accolto a braccia aperte, come aperte sono le nostre menti, le menti di chi all'orizzonte ha una linea che unisce il cielo ed il mare. Ma tu hai preferito fare un salto all'indietro e nel pugno non hai stretto niente. Il proverbio dice "vedi Napoli e poi muori". Però se non la vedi piangi. Ora forza, non pensarci più, avrai modo e tempo per venire a trovarci. Ma da turista, s'il vous plait.

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26 MAGGIO 2013

PARTENANOICO di Wild Mattolini

GIORNO 1 Come ogni anno, la strategia di mercato di De Laurentiis e Bigon prevede che per ogni operazione in entrata ce ne sia una in uscita. L’intento è naturalmente quello di ridurre il monte ingaggi evitando sprechi di denaro per giocatori sotto-utilizzati, notoriamente proprio quelli che mangiano di più e sempre pronti a seminare zizzania nello spogliatoio. Tra l’altro, alcuni “casatielli” di cui ci si era sbarazzati per un po’ con sapienti prestiti sono tragicamente di ritorno, e si aggirano per Castelvolturno nella speranza di rimediare anche loro la paghetta settimanale per la prossima stagione, Vediamo dunque quali sono i giocatori del Napoli per la cui cessione i dirigenti partenopei stanno alcremente lavorando. VARGAS: Si dice che Lota Assasinha, il suo procuratore, lo abbia di recente riproposto a Benitez mostrando un DVD con le recenti prodezze al Gremio del suo assistito; e persino che sia quasi riuscito a convincerlo sottolineandone la velocità. Fortunatamente, Benitez ha notato che l’uomo stava utilizzando il tasto Fast Forward. Il Mister avrebbe avuto anche disponibilità a riconsiderare l’attaccante cileno in quanto giocatore capace di interloquire nella sua lingua: a quel punto, però, Vargas si sarebbe dato la zappa sui piedi chiedendo, per capire meglio gli schemi, che gli venisse assegnato per alcuni mesi un traduttore spagnolo-spagnolo. ROSATI: Il secondo portiere era stato accettato venerdì scorso in prestito gratuito dalla squadra “ammogliati” del Dopolavoro Ferroviario Casapulla. Poche ore prima del perfezionamento dell’accordo, il giocatore è stato lasciato dalla consorte e la compagine “scapoli” risultava già coperta in quel ruolo. DONADEL: La vicenda del nostro attuale mediano presenta dei risvolti drammatici. Già venduto a sei team diversi, ogni volta la cessione è saltata per la mancata idoneità del biondo centrocampista alle visite mediche. Motivo: una serie di affezioni psicosomatiche, ogni volta differenti. Di seguito alcune tra le più incredibili diagnosi accumulate nelle ultime settimane. Spal: Sindrome da singhiozzo parossistico; Sambenedettese: Allucinazioni olfattive; Lanciano: Algia da ipertricosi pubica. Real Madrid: Eh? Cosa? Donadel non è mai stato ceduto al Real Madrid? Ragazzi, quante volte vi ho pregato di non lasciare fogliettini idioti sulla mia scrivania… RINAUDO: La dirigenza del Napoli ha istituito un apposito sottogruppo (CLR: Commissione per la Liberazione da Rinaudo) composto da tre funzionari che cercano di piazzare il difensore utilizzando i più disparati canali. Purtroppo l’impresa appare più difficile del previsto. Una recente vendita su Ebay ha avuto come offerta massima una proposta di baratto con un Commodore 64 del 1988. Lunedì mattina, dopo avere inutilmente provato a cederlo a una serie di squadre di Lega Pro in un “viaggio della speranza” che ha attraversato tutto il Sud Italia, la trojka ha provato ad abbandonare Rinaudo in una piazzola di sosta della SalernoReggio Calabria. Il giocatore, che è scarso ma non del tutto scemo, è riuscito purtroppo a ritrovare la strada di casa. 85


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29 MAGGIO 2013

LA MIA PRIMA VOLTA di Rodrigo Mazzeo

Ero piccolissimo. Avevo non più di 4 anni quando ho visto il Napoli per la prima volta in Tv. Amichevole Napoli – Sao Paulo, giocata al San Paolo, come parte dell’accordo che portò Antonio Careca all’ombra del Vesuvio. Accanto a mio padre, da quel giorno, è nata la mia passione per gli azzurri. E piano piano, è cresciuta dentro me la voglia di essere li, in mezzo a quella tifoseria, dentro il San Paolo, per vedere l'ormai “mio” Napoli. Ci ho messo tempo, tanto forse anche troppo tempo, per realizzare quello che era diventato il mio sogno. Pianificare (avendo abbastanza denaro) un viaggio verso l'Italia non era semplice. Ma nel 2008, forse spinto da mia mamma e mio fratello, andati in Italia un'anno prima, ho finalmente “deciso” di partire. Ma nel 2008 non se ne fece nulla. Ho differito il viaggio ancora di un anno. Ecco che arriva il dicembre del 2009. Inizio a progettare le vacanze già da luglio (sempre l calendario del Napoli alla mano). E così fu. In quel mese, mi ricordo una vittoria al cardiopalma contro il Bari al San Paolo. Quella era l'ultima partita del Napoli prima del mio arrivo in Italia. Ricordo che, dall'aereo, ho visto lo stadio. E non sono riuscito a trattenere l'emozione. Poco dopo arrivo a Napoli; era un sabato mattina. Si giocava quella sera col Cagliari in Sardegna (avevo pure pensato di viaggiare direttamente in terra sarda, ma il mio sogno non poteva iniziare così. Dovevo, per forza, andare al San Paolo prima di qualsiasi altro stadio. Andare a Cagliari, poi...., con tutto quel tifo contro, non era pensabile). Quel giorno, dopo una partita rocambolesca, Bogliacino pareggiò i conti al 51' del secondo tempo! Da quella sera, fino alla domenica successiva, che sembrava non arrivare mai, ebbi un pensiero fisso. Napoli – Chievo. Le passeggiate per conoscere la mia città servivano ad aumentare l'emozione, ma allo stesso tempo, a diminuire l'attesa. Ogni nuovo posto, ogni nuova fermata, ogni cibo preso, un'altra emozione. Ed ecco che arriva la domenica: 20/12/09. Ad acquistarmi il biglietto fu un mio fratello napoletano, Gianluca. Lui stesso mi consigliò di andare nei “distinti superiori” e di arrivare con largo anticipo. Avevo dormito male, pensando alla gara. Tra me e me dicevo “Un bel 2-0. Gol su rigore, così da poter registrare (anche se non arrivo neanche minimamente vicino alla professionalità di Sennolino, ci ho provato) e magari un gol di Quagliarella”, allora ancora uno dei piu amati della nostra tifoseria. Arrivo tre ore pima dell inizio. Chiedo ad uno steward come fare per raggiungere il mio posto, segnalato sul biglietto. Lui mi risponde: “Siediti dove vuoi. Non c’è posto fisso”. “Come in Brasile” penso. Mi siedo vicinissimo alla riga di centrocampo, così da vedere tutto il piatto verde. Neanche il tempo di iniziare e Denis va giu in area dopo aver saltato il loro portiere. Rigore. Tira Hamsik, centrale, ma è gol. Un breve video di quel momento è ancora nella mia fotocamera, anche se tremolante per l’emozione. E poi, sofferenza. Tanta. Il tempo non passa, il pomeriggio se ne va, facendo arrivare la sera, e con lei arriva pure il freddo. Per me gelido. A scaldarmi ci pensa il Napoli, quasi nel finale di gara: Bogliacino, con un magico numero, si libera di un marcatore. Era a “due passi” da me (obiettivamente un po’ di più, ma lo vedevo come non potevo mai immaginare). E fa partire un lancio milimetrico proprio per Quagliarella che supera l'avversario e batte a rete per il 2-0 finale. Festa. Un urlo liberatorio di chi aveva dentro una voglia matta di essere lì. Ho vissuto, durante la partita, tutta la mia vita. Fantastico. Da quel giorno, sapevo che tornare era una questione di tempo. Ma, ancora oggi, quando entro allo stadio, sento la stessa emozione di quel 20/12. Indimenticabile!

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30 MAGGIO 2013

BATTITI AZZURRI di Donatella Sapone

Ah, che bellu ccafè Sul’ a Napule ‘o sanno fa C‘o Vesuvio e ‘cu ’na canzuncella Stu posto è ‘o cchiù bbell’, morire mi fa

Don Raffaè un adattamento da Fabrizio De Andrè Io mi chiamo Benitez Rafele E sò allenatore di football, oj né Io mi chiamo Rafele Benitez E di anni ne ho fatti già 53

Qui ritrovo già alcuni campioni E tanti milioni, e mò c’aggia fa? Sò arrivato contento ‘e nu bellu stipendio E mò chiedo qualcosa a “papà”: mi comprate tre o quattro di loro, se purtasser’ pure a Santoro io non chiedo la grazia pe’ me ma resta Behrami, per me va da sé.

E all’ennesimo titolo vinto In realtà non so come mi sento Per fortuna che ho un posto speciale Che per lavorare aspetta già a me Tutto l’anno con quattro infamoni Tifosi papponi di quel Di Mattè Tutte l’ore co sta fetenzia Che sputa, minaccia e s’a piglia cu mme Ma alla fine c’o ddico, papale, Me ne vado, mi volete male Mi consigliano: Don Raffaè Andate giù a Napoli pe’ ‘nu cafè

Presidente che co sto progetto Mi avete convinto, seguitemi a me: costruiamo una squadra vincente, ‘na cosa importante, con don Raffaè Si comincia a sognare sul serio, lo scudetto non è più un mistero io già tengo la Liga e ‘a Premièr manca solo la A a completare l’en plein

Ah, che bellu ccafè Sul’ a Napule ‘o sanno fa Pecchè a Londra chella zizzinella È fernuta da tempo, fujimm’, mammà!!!

Ah, che bellu cafè Sul’ a Napule ‘o sanno fa Tra ‘na pizza e ‘na muzzarellinaa, e ‘na sfugliatella e che m’aggia magnà

Prima pagina, venti notizie, Ventuno cazzate, e Skysport che fa? Fa marchette, si prostra, si impegna A dipinger Mazzarri come Sua Maestà… Mi scervello e mi asciugo la fronte Per fortuna c’è chi mi risponde Quello lì è diventato strisciato Nun ve ne ‘ncarecate, caro Don Raffaè

Ah, che bellu ccafè Sul’ a Napule ‘o sanno fa C‘o Vesuvio e ‘cu ’na canzuncella Stu posto è ‘o cchiù bbell’, morire mi fa Qui non c’è più decoro e gli ingaggi d’oro Fanno gola a chiunque, si sa Molti illusi e scontenti vanno add’ ‘e fetienti A giocare, embè, e c’amma fa?

Un galantuomo vorrebbe partire Da quello che c’è e cioè il Matador Tutti dicono, Dio lo perdoni, che invece Cavani fuggire vorrà ma a me basta una mossa, una voce c’ ’a ‘sto Cristo ci levano ‘a croce perché qui ricomincio da te mio caro Cavani, statt’ cu Rafaè

Don Aurelio politicamente Ve lo giuro, non contiamo niente Ma ‘ccà dinto voi state a pagà E sul’ chist’at’ se stanno a spassà A proposito delle strisciate Che s’arrobban’ semp’ ‘o campionato At’ fatt’ già sette stagioni Arrivando già tra i Campioni Voi che date conforto e lavoro Eccellenza, adesso v’imploro Costruite la squadra per me Che festeggeremo a paste e cafè!

Ah, che bellu ccafè Sul’ a Napule ‘o sanno fa Tra ‘na pizza e ‘na muzzarellina, e ‘na ddie ‘e sfugliatella e che m’aggia magnà

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30 MAGGIO 2013

PRESENTAZIONE EUROPEI U.21 di Diana Miraglia

Promesse e speranze saranno in campo dal prossimo 5 giugno, in Israele, per la 19a edizione del Campionato Europeo Under 21. Il torneo prevede otto squadre partecipanti, provenienti dai gironi di qualificazione, che sono state divise in due gironi. L'Italia se la vedrà con Israele, Norvegia e Inghilterra, mentre l'altro girone comprende la Spagna, la Russia, l'Olanda e la Germania. Tutti gli osservatori sono pronti a mettere la mani sulle promesse europee che hanno già maturato esperienza internazionale. Il nostro tecnico Devis Mangia ha diramato la lista dei 27 convocati che dovranno poi essere ridotti a 23 e, tra questi, c’è ovviamente il nostro Lorenzo “il Magnifico” Insigne, che tutti i tifosi partenopei si augurano faccia la differenza. Interessante, comunque, sarà anche seguire Verratti, per la sua sapienza nelle geometrie, o Florenzi, che nella Roma è rimasto ancora una promessa, ed anche Immobile, che non ha saputo fare il salto di serie, dal Pescara al Genoa. “ Andiamo in Israele – ha dichiarato Mangia - per cercare di vivere un sogno, e poi vedremo che cosa saremo capaci di fare. Favoriti o sfavoriti? Non ci interessano; forse la Spagna detentrice del titolo potrebbe essere favorita , ma noi andiamo con la nostra mentalità“. Così, dopo un'ultima amichevole a Milanello con la primavera del Milan, il gruppo si è trasferito a Tel Aviv per concentrarsi sulle prime tre partite : il 5 giugno, InghilterraItalia; l'8 giugno, Italia-Israele; l'11 giugno, Norvegia Italia. In caso di qualifica, l'Italia giocherebbe il 15 e....poi … poi il 18 a Gerusalemme, per la finale. Tuttavia, in un clima di festosa tensione sportiva, ha destato scalpore l'appello dell'Arcivescovo Premio Nobel per la Pace Desmond Tutu che, insieme con il calciatore Frederic Kanoutè e il regista inglese Ken Loach, ha firmato una lettera di condanna all'Apartheid israeliana. “Troviamo sconvolgente che questa organizzazione – hanno scritto i firmatari – dimostri una totale insensibilità nei confronti della palese e radicata discriminazione inflitta a donne e uomini sportivi palestinesi da parte di Israele. Nonostante gli appelli diretti da parte di rappresentanti di questo sport in Palestina e di organizzazioni antirazziste e per i diritti umani in tutta Europa, l'Uefa premia il comportamento di Israele conferendogli l'onore di ospitare l'Europeo Under 21”. Ed anche un'altra sessantina di calciatori ha ripreso la campagna “Cartellino Rosso all'Apartheid Israeliana” facendo notare che il 24 maggio, al Congresso Annuale dell'Uefa, sono state stabilite nuove e più severe linee guida per affrontare e combattere il razzismo. Quale incoerenza, dunque, in questa organizzazione che da un lato condanna, dall'altro premia? In questo clima, il torneo rischia d'essere oscurato.

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31 MAGGIO 2013

RANKING UEFA di Gianmarco Giugliano

Già proiettati alla prossima stagione, in giro si parla di sorteggio Champion’s, quarta fascia e ranking UEFA. Perché il Napoli dovrebbe partire dalla quarta fascia con l’assoluta certezza di dover affrontare un nuovo girone di ferro? Il regolamento UEFA ,che determina le cosiddette “fasce” nei sorteggi della Champion’s, è piuttosto complesso, tenendo conto non solo dei risultati ottenuti negli ultimi cinque anni ma anche del cosiddetto “coefficiente” della federazione di appartenenza ( che per l’Italia è sceso notevolmente negli ultimi tre anni). Rileggiamo il regolamento UEFA: Sistema punti UEFA Champions Leagueœ: Eliminazione primo turno di qualificazione – 0,5 punti; Eliminazione secondo turno di qualificazione – 1 punto; Partecipazione alla fase a gironi – 4 punti Vittoria nella fase a gironi – 2 punti Pareggio nella fase a gironi – 1 punto Partecipazione agli ottavi – 4 punti Ai club viene assegnato un ulteriore punto se raggiungono ottavi, quarti, semifinali o finale. N.B. Non vengono assegnati punti per le eliminazioni nel terzo turno preliminare o spareggi, in quanto quei club si trasferiscono alla UEFA Europa League e ottengono punti dalla partecipazione a quella competizione. Sistema punti UEFA Europa League : Eliminazione primo turno di qualificazione – 0,25 punti Eliminazione secondo turno di qualificazione – 0,5 punti Eliminazione terzo turno di qualificazione – 1 punto Eliminazione spareggi – 1,5 punti Vittoria nella fase a gironi – 2 punti Pareggio nella fase a gironi – 1 punto Ai club è garantito un minimo di due punti se

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raggiungo la fase a giorni e si vedono assegnare un ulteriore punto se raggiungono quarti, semifinali e finale. *Le sfide che si decidono ai rigori non hanno effetto sul sistema di calcolo. Calcolo del coefficiente I coefficienti per club sono determinati dalla somma di tutti i punti ottenuti nella stagione in corso, più un 20% del coefficiente della federazione di appartenenza nello stesso periodo. Questi ranking verranno aggiornati dopo ogni turno di competizioni per club UEFA. Come si può notare, le maggiori differenze tra Champion’s ed Europa League riguardano: la partecipazione alla fase a gironi Champion’s (4 punti) ed i punti assegnati per la partecipazione agli ottavi Champion’s ( 4 punti). Se calcoliamo che il Napoli ha iniziato ad avere risultati “interessanti” dalla stagione 2010/2011, con l’eliminazione ai sedicesimi di Europa League contro il Villareal, possiamo ben capire come mai il coefficiente UEFA sia ancora così basso. Possiamo a questo punto comprendere meglio anche le parole del Presidente De Laurentiis che ha sempre parlato di un periodo di cinque anni per il consolidamento in Europa. Con queste regole e presupposti, solo dal prossimo anno ed auspicando almeno lo stesso cammino della prima Champion’s, il Napoli potrà passare dall’attuale 46° posto ad una posizione che si aggirerà tra il 25° ed il 30° posto. Teniamo, inoltre, presente che prima dello scorso anno, la posizione occupata dal Napoli nel ranking era la 94°. Un’ultima osservazione: soltanto gli spareggi per la Champion’s decideranno se il Napoli sarà in quarta o terza fascia, ma la possibilità di vedere escluse negli spareggi squadre come Milan ed Arsenal appare piuttosto inverosimile.


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1 GIUGNO 2013

UN CALCIO AI DEBITI di Diana Miraglia

La Borsa del calcio è, in questi giorni, assai volatile e i nomi di giocatori, allenatori e club sembrano essere sempre gli stessi. Cavani, Dzeko, Suarez, Torres, smistati ora al Real Madrid, al Manchester o a Chelsea, guidati da Mourinho, Ancellotti o Heynckes. Impossibile prevedere gli sviluppi, più importante sarebbe seguire l'odore dei soldi che non ci sono. Tranne il Bayern, il Borussia e il Napoli, risultano in rosso i conti dei maggiori club europei di prestigio: in particolare il Real Madrid e il Barcellona che fanno registrare oltre un miliardo di debiti. Ed è proprio il calcio iberico sotto la lente di ingrandimento da parte della Commissione d'inchiesta voluta dall'Unione Europea che avrebbe scoperto un debito col fisco di 690 milioni di euro col benestare delle Amministrazioni locali. Non bastasse, la Commissione sta valutando possibili violazioni da parte del club madrileno delle regole alla concorrenza per speculazioni edilizie riguardanti i terreni che circondano il Santiago Bernabéu: terreni che nel '98 erano stimati 421mila euro, nel 2011 valevano 22,7 milioni. In più, i Governi locali avrebbero utilizzato parte degli aiuti economici europei per ripianare i debiti dei vari club. Solo negli ultimi quattro anni il Real Madrid, che i tifosi italiani sovrappongono alla Juventus, ha speso 438 milioni di euro con un incasso intorno ai 140 milioni . Il grande, potente club acquistò Kakà, Ronaldo, Xabi Alonso, Benzemà: un successo, una potenza. Ma dovesse, oggi, restituire il danaro “europeo”? Ma no, non accadrà. Non stanno comunque meglio i club inglesi con il Chelsea che guida la classifica delle squadre più indebitate con circa 800 milioni, il Manchester United con 722 e il Manchester City con 120milioni dopo aver dimezzato le perdite. In Italia va registrato il lento rientro del Milan che partiva da un “rosso” di oltre 80 milioni e “doveva” quindi accedere alla Champions; l'Inter, invece naviga in un mare di debiti e il Presidente ascolta le sirene di Erick Thorir, un magnate indonesiano con un impero industriale da 25 miliardi di euro che vuol comprare per trecento milioni: dunque, più di una tentazione. E il Napoli? Quella squadra dalla quale Cavani vorrebbe andar via per raggiungere il sogno del Real Madrid? Ebbene, è ufficiale il riconoscimento al club azzurro da Football Leader, del premio Financial Fair Play per “la sana e innovativa politica aziendale del Presidente De Laurentiis. Il club si è particolarmente distinto nella gestione economica in ossequio alle nuove e vigenti regole del fair play finanziario elevandosi a modello di riferimento per il panorama sportivo europeo”. Un vanto per i tifosi. Una lezione per molti.

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1 GIUGNO 2013

UN POLIGLOTTA PER PIEDIGROTTA di Giovanni Onorato

Dopo aver trepidato per l'annuncio di Benitez al Napoli, e soprattutto dopo aver notato che anche il cognome del tecnico spagnolo, inizia con la lettera "B", proprio come Bianchi Ottavio e Bigon Alberto (Albertino), ossia gli allenatori degli unici due scudetti della nostra storia, arrivata la conferma, per scaricare la tensione, mi sono sdraiato sul letto e ho immaginato un sogno. I sogni è meglio viverli nella coscienza che nell' incoscienza, perchè belli o brutti che siano, non lasciano tracce. In pratica dopo essermi abbandonato e proiettato a Maggio 2014, mi sono immaginato un Benitez festante in mezzo al campo al triplice fischio finale di una partita che consegna lo scudetto (fate pure gli scongiuri, tanto sarà inutile, vinceremo..) al Napoli. L'allenatore rincorso da un giornalista, viene fermato ed inizia l'intervista. Giornalista : mister, ci dica le sue prime sensazioni. Benitez : è stupendo, non ho provato un emozione così neanche quando ho vinto la champions, solo Napoli può regalare certe emozioni. G : A chi lo dedica ? B : Al mondo intero, perchè Napoli è la guaina del mondo . G : Qual'è stato il momento topico della stagione : B : sicuramente lo 0:5 a Chievo, dopo i gol di Cavani e Hamsik nella prima mezz'ora, ho potuto fare un ampio turn'over, così i subentrati hanno potuto giocare tranquillamente, ed infatti, Donadel ha messo a segno una splendida doppietta. G : Se tra 15 giorni vincerà anche la champions e la coppa Italia, lascerà la guida del Napoli per cercare nuovi stimoli ? B : Napoli non smette mai di dare stimoli, se dovessimo fare il triplete, allora vorrà dire che la prossima tappa sarà quella di fare la cinquina (assume un'espressione seria e decisa). G : lei non ha mai criticato un arbitro durante la stagione, non si è mai lamentato. B : Sarebbe stato come dare una giustificazione ai calciatori. G : Ha vinto facendo poco turn over. B : In campo vanno sempre i più forti, se ti alleni alla grande e sei seguito anche mentalmente, non hai bisogno di stare fermo, il miglior recupero è quello attivo. G : Un' ultima cosa mister, non lascerebbe Napoli nemmeno se la chiamasse Il Real Madrid o il Bayern Monaco ? B : Beh, guardi, c'è un proverbio famoso che recita "Vedi Napoli e poi muori". G : Quindi ? B : Quindi guagliò, 'ccà nisciun è fess!

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1 GIUGNO 2013

LE PUNIZIONI di Domenico Serra

Finisce che poi si parla di calcio. Ovunque. Mentre vendi contratti, mentre la gente ti sorride poco; mentre la gente si incazza senza motivo o calpesta i suoi sensi di colpa alla guida; mentre piove di quasi estate o spunta il sole e sudi troppo. Finisce che non sai mai come vestirti. Gironzoli sul tuo bravo scooter per Napoli e provincia, cercando clienti che spesso sono noiosi e diffidenti. Ci si fida solo della conoscenza. E questo aiuta. I miei clienti mi presentano altri clienti. E altri e altri e si va avanti. Ma in questi giorni il mio meccanismo di vendita è sempre intervallato a grosse pause che parlano di calcio Napoli. L'argomento del giorno è un po' "o twittèr del Dela" e un po' "o prufessor di religion, detto 'o Rafè". E non si parlerebbe d'altro tra una trattativa e un no, tra un si e un'altra trattativa. Ma il destino ha voluto che la mia vita professionale si vestisse, in questo mese, della compagnia di un collega esperto e geniale. Alessandro si chiama. Una grande persona. Forse uno dei più qualificati agenti che abbia mai conosciuto. Gentile, educato. Non vi nego che credo d'aver trovato un amico. E' juventino. Si. E' juventino. Ma questo in trattativa ci aiuta. E' una leva inverosimile. La gente secondo me pensa: "se questo è così onesto da ammettere di essere juventino, secondo me è onesto anche in quello che mi dice": Finisce che ci credono. Siamo la coppia che è capace di interrompere una trattativa di lavoro per una disquisizione calcistica. Napoli è dignitosamente scettica. Ma che sapori ha. Finisce che ti trovi pause per osservare le viottole di Sorrento o le curve d'Orazio in via Ortensio. E' un paradiso. Eppure io se vedo il Vesuvio, immagino a terra un pallone da calciare per fare centro. Il tema determinante resta quello. Come la vinciamo la Champions League, senza un calciatore di punizioni? Speriamo di trovarlo. Ormai Alessandro non fa che parlare del suo Pirlo. Forza Napoli. Sempre.

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1 GIUGNO 2013

HAMSIK IL NOSTRO CAPITAN FUTURO di Bruno Marchionibus

Il diciassette, nella smorfia, è il numero della disgrazia, ed a Napoli è sempre stato associato a iatture e malasorte. Sempre, almeno fino a qualche anno fa, quando un ragazzo slovacco, al suo arrivo all’ombra del Vesuvio, lo scelse come numero di maglia. Da allora, il diciassette ha perso la sua connotazione negativa; non è più il numero della sfortuna, ma il numero di Marek Hamsik. In un calcio dove l’unico valore sembra essere diventato il denaro, dove le “bandiere” sono una razza in via di estinzione e i giocatori cambiano squadra con la stessa velocità con cui in questo periodo sta cambiando il clima, Hamsik rappresenta senza dubbio una perla rara, un esempio di correttezza e serietà. Sempre lontano dal gossip e dalle polemiche, dal punto di vista tecnico sono i numeri a parlare per lui; nell’ultima stagione è stato il primo centrocampista a livello europeo per assist fatti, alla pari solo con Iniesta, e primo nel suo ruolo in Italia per gol realizzati. Statistiche impressionanti, soprattutto considerando come nei sei anni a Napoli il livello dello slovacco sia migliorato in maniera esponenziale stagione dopo stagione, portandolo ad essere considerato un vero e proprio top player, desiderato dai più importanti club del continente. Eppure, da parte di Hamsik, in questi anni non è stata mai espressa la volontà di andare via da Napoli; neppure due anni fa, quando il Milan allora fresco campione d’Italia lo corteggiò per un’intera estate, e neppure quando lo scorso febbraio fu vittima di una rapina dopo Napoli-Sampdoria. Marek ha sempre dichiarato di trovarsi bene in Campania, e di volere ricambiare la fiducia che il Napoli gli diede nel 2007, quando lo acquistò per il ritorno in Serie A, entrando nella storia del club di De Laurentiis. E, di fatto, l’ingresso di Hamsik nella storia dei partenopei c’è già stato. Il centrocampista infatti è nella top ten sia delle presenze che dei gol nella classifica “all time” degli azzurri, ed il 13 marzo 2010 è diventato il più giovane calciatore del Napoli ad indossare la fascia di capitano. Inoltre, Marek in questi anni ha sempre segnato gol importanti, quasi come fosse una ricompensa assegnatagli dal destino per ripagare il suo attaccamento alla maglia. Fu lui a firmare l’incredibile rimonta del 2009 sul campo della Juve, ed è stato lui lo scorso anno a segnare i gol della tranquillità a Villareal, e soprattutto in finale di Coppa Italia. Pochi giorni fa, lo slovacco ha dichiarato ancora una volta che il suo obiettivo è vincere qualcosa di importante con il Napoli, magari già l’anno prossimo con Benitez in panchina. Buena suerte, Capitan Futuro!

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2 GIUGNO 2013

TEMPO DI...EURO 21 di Rodrigo Mazzeo

L'Europeo under 21 è alle porte. Tra qualche giorno, partirà la fase finale del campionato, ad Israele e noi stiamo attenti su quelli che stanno per diventare i prossimi “fuoriclassi” dell'Europa. Va detto, però, non si può parlare di “scommesse” quando si fa il nome di qualche giocatore di questo europeo. A confermare ciò che dico sono le rose delle nazionale. Quelle di Inghilterra, Russia, Germania, Spagna, Italia e Olanda sono ricchissime in quanto a talento puro, con tanti giocatori che hanno già esperienza anche nella nazionale maggiore. Quindi, mi va di dire che per questi “ragazzi”, l'europeo è l'opportunita per l'esplosione definitiva. Iniziamo l'analisi proprio dal girone B, quello sulla carta piu difficile, con Spagna, Russia, Olanda e Germania: ovviamente, la “Furia” parte favorita, con nomi del calibro di De Gea, Montoya, Bartra, Canales, Alcântara, Isco, Tello, Morata, Rodrigo e Muniain. Tutti titolari o quasi della loro prima squadra (e parliamo di Real Madrid, Barcellona, Manchester United e Malaga, ad esempio). Un pò fuori daí giochi la Russia, che però conterà su Dzagoev ed il pericoloso Smolov ma sarà priva di Kokorin, prima punta e forse il suo giocatore piu importante. Dunque, il secondo posto è tra Germania e Olanda: due nazionali che già da tempo puntano sui giovani. In quella tedesca, c'è Leno, portiere del Leverkusen, già nel giro della nazionale maggiore. Poi Holtby, Can e Mlapa fanno volare, a suon di gol, la tricolore. Una conoscenza del calcio italiano è il terzino Shkodran Mustafi, classe '92, che ha disputato il campionato ora concluso nella Sampdoria. L'Olanda, dalla sua parte, potrà contare su gente come Fer, De Vrijs, Blind, De Jong, Clasie, John, Strootman, Depay e Wijnaldun. Gli ultimi tre, già conosciuti dal tifosi napoletani, dopo gli scontri col PSV nell'ultima Europa League. Nel girone A, composto da Israele, Norvegia, Italia ed Inghilterra, sulla carta, quella con meno possibilità di andare avanti è proprio l'Israele che cercherà di trarre dal suo tifo, visto che giocherà in casa, la sua forza. L'esterno Verta, il centrocampista Altman e le punte Khalibat e Turgeman proveranno, comunque, a sorprendere i meno attenti. In situazione difficile anche la Norvegia, che, anche se fisicamente molto forte e a tratti veloce, non ha nella rosa un giocatore capace di far brillare gli occhi. Da segnalare, comunque, la coppia d'attaco El Adbellaoui – Pedersen. I favoriti, restano però Inghilterra e Italia. L'English Team conta sul talento del suo centrocampo: Henderson, Shelvey e Landsbury. I primi due, del Liverpool, hanno già giocato contro il Napoli, nell'Europa League. Henderson è piu fisico, Shelvey

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quello piu tecnico. E poi cè Landsbuty, del Tottenham, col vizio del gol. I tre proveranno a trascinare il team della Regina almeno alle semi-finale. Per chiudere, l'Italia, con una rosa forte, soprattutto dal centrocampo in su. Nomi come Verratti, Florenzi, Destro, Gabbiadini, Marrone, Bertolacci, Immobile, Borini e sopratutto Insigne, che conosciamo benissimo, danno quasi la certezza che gli azzurri, se non in finale, arriveranno, senza troppa difficolta, sicuramente tra le prime 4 del torneo. E magari, di tutti questi nomi, sentiremo parlare anche al mondiale del 2014, in Brasile. Il Tabellone Girone A Mercoledi 5 Giugno Ore 18:00 – Israele – Norvegia (a Netanya) Ore 20:30 – Inghilterra – Italia (a Tel-Aviv) Girone B Giovedi 6 Giugno Ore 18:00 – Spagna – Russia (a Gerusalemme) Ore 20:30 – Olanda – Germania (a Tikva) Girone A Sabato 8 Giugno Ore 18:00 – Inghilterra – Norvegia (a Tikva) Ore 20:30 – Italia – Israele (a Tel-Aviv) Girone B Domenica 9 Giugno Ore 18:00 – Olanda – Russia (a Gerusalemme) Ore 20:30 – Germania – Spagna (a Netanya) Girone A Martedi 11 Giugno Ore 18:00 – Israele – Inghilterra (a Gerusalemme) Ore 18:00 – Norvegia – Italia (a Tel-Aviv) Girone B Mercoledi 12 Giugno Ore 18:00 – Spagna – Olanda (a Tikva) Ore 18:00 – Russia – Germania (a Netanya) Semi Finale Sabato 15 Giugno Ore 17:30 – 1° posto girone B – 2° posto girone A (a Netanya) Ore 20:30 – 1° posto girone A – 2° posto girone B (a Tikva) FINALE Martedi 18 Giugno Ore 18:00 – Vincente SF1 – Vincente SF2 (a Gerusalemme) La Rai, ha acquistato l'esclusiva per vedere tutte le dirette Tv dei Campionati Under 21 che saranno trasmesse da Rai 2 o da Rai 3. Le partite che non riguardano gli azzurrini, sarano invece trasmesse su Rai Sport 1 o Rai Sport 2. Sarà possibile anche accedere alla diretta streaming gratuita, grazie al sito rai.tv o scaricando l'app per smartphone, iPad e tablet del Pay Store o dall'Apple Store


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2 GIUGNO 2013

LA MIA PRIMA VOLTA di Bruno Marchionibus

Benchè abbia solo 21 anni, per ricordare la mia prima volta al San Paolo, il mio “battesimo da tifoso”, devo andare indietro con la memoria a parecchio tempo fa, quando dovevo ancora compiere 6 anni. Eppure, nonostante abbia, come penso sia normale, pochissimi ricordi chiari di quel periodo lontano, le immagini e le emozioni di quel mio esordio sugli spalti sono impresse dentro di me in maniera nitidissima. Era la stagione 1997/98, quella che poi passerà alla storia come la peggiore della storia del Napoli, a causa della retrocessione in Serie B con appena 14 punti conquistati, e in una delle prime giornate di campionato a Fuorigrotta arrivava l’Inter. La prima partita che avevo visto in televisione, l’anno prima, era stata proprio un Napoli-Inter, semifinale di Coppa Italia, e così per l’occasione mio padre comprò due biglietti per i Distinti Superiori. Finalmente arrivò il grande giorno; mia mamma ci accompagnò per un tratto di strada con la macchina, una vecchia 126 neanche a farlo apposta color “azzurro Napoli”, dopodiché raggiungemmo lo stadio a piedi. All’entrata ci incontrammo con degli amici delle vacanze con cui avevamo appuntamento e finalmente feci il mio primo ingresso al San Paolo. La sensazione che provai in quel momento è una di quelle che non si dimenticano più per tutta la vita. Fino ad allora per me il campo di calcio era stato solamente lo spiazzo sotto al palazzo dove giocavo con i miei amici, mentre ora avevo un vero stadio, il nostro stadio, davanti ai miei occhi. Il terreno di gioco, le porte, gli spalti che man mano si riempivano: in quegli attimi mi sembrava tutto immenso, e ovviamente bellissimo. Poi iniziò la partita, di cui però ricordo pochissimo. D’altra parte il risultato finale, con il Napoli sconfitto (per 2-0) come capitava praticamente sempre in quel periodo, non è minimamente rilevante nella mia memoria. In realtà avevo capito che quella giornata sarebbe stata per sempre una delle più belle della mia vita ancora prima che le squadre scendessero in campo. La mia prima volta al San Paolo, insomma, somiglia molto alla prima volta ad Highbury del protagonista del film “Febbre a 90°”, tratto dall’omonimo romanzo di Nick Hornby (ne consiglio a tutti sia la lettura che la visione). Nel film, il protagonista capisce che avrebbe tifato Arsenal per tutta la vita, così come io quel giorno del’97 capii che, da allora, l’amore per il Napoli avrebbe fatto parte di me per sempre.

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3 GIUGNO 2013

UOMINI (E PAROLE) CONTRO di Enrico Auriemma

Che forbice ampia, che distanza abissale. Alle spalle un quinquennio precocemente abortito, derubricato a quadriennio monco e incompiuto; al suo posto, un new trend che promette respiri ampi, competenze multiple, obiettivi finalmente dichiarati, rispetto per chiunque e paura di nessuno, rapporto al rialzo tra organico e ingaggi. All’altezza della sciagurata cappellata di Aronica che regalò il pareggio al Torino, a novembre, privando il Napoli di due punti pesanti come macigni, un Mazzarri visibilmente sotto stress proiettava responsabilità proprie, ed evidenti, su qualunque malevolo perfido infingardo agente esterno, sull’ambiente, sulla sfiga che benissimo ci vede, su pali e traverse, sulla forfora, sul tartaro. Un’orgia di parole lunga un anno, parole “dette” male, e, in più, un meccanismo di rimozione e di occultamento per quelle che non si potevano pronunciare, se non per via di perifrasi (“obiettivo massimo”, “asticella alzata”, eccetera). E poi, per lunghi mesi, i forse, le paure evidenti e mai dichiarate, gli anni sabbatici, le rendicontazioni tecniche mai fornite; per terminare, è storia recentissima, con la favola della capziosa e surrettizia media – punti, una specie di classifica creativa per la quale il Napoli di Mazzarri supera per rendimento il Napoli di Maradona. Una storiella da imbonitore patentato, da venditore di noccioline, da sbolognatore di aspirapolvere. Rimane, certo, l’illuminismo – ma solo dal lunedì al venerdì – che ha fatto storcere il naso a tanti radicalchic in servizio permanente effettivo, la capacità di insegnare calcio, il saper lavorare con calciatori mediocri – “friggere il pesce con l’acqua”, usa dire. Gli dobbiamo quel che abbiamo, ci dovrebbe qualcosa che forse meritavamo e che non abbiamo avuto. Pazienza. Lo salutiamo e gli siamo grati, ma non ci guardiamo i piedi; puntiamo lo sguardo verso l’orizzonte, e l’orizzonte si chiama Benitez. Come palmarès vale quasi Mourinho, quasi Ancelotti, quasi Capello. Coraggioso, non guascone. Consapevole, non temerario. Parla, e bene, quando deve, e soprattutto ha un approccio didascalico al calcio e alla vita. In poche parole, spiega. Ma, direi, è proprio l’uomo che denuncia l’intenzione di marcare un punto di discontinuità fortissima col passato: «Mi piacerebbe che mi accogliessero come un membro di quella grande famiglia napoletana affinché, in questo modo, possiamo tutti insieme condividere i trionfi che inseguiremo sin dall’inizio, per i quali lotteremo». Osmosi preventiva con la città, con l’ambiente. Per Napoli, oltre che per il Napoli, un’occasione irripetibile di visibilità e di crescita. Lui ha detto ‘trionfi’, non pone paletti, costringe il presidente a uscire allo scoperto, non farà il parafulmine, ci mette la faccia ed esigerà che ce la mettano tutti. Una bellissima biografia di qualche anno fa formula con semplicità cristallina il profilo dell’uomo, senza orpelli, fronzoli, abbellimenti: «Benitez è fra i migliori». Un obbligo, per tutti, saperselo meritare.

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3 GIUGNO 2013

MASANIELL’ E’ TURNAT’ di Ettore Buonincontri

Qualche giorno fa ho letto alcune righe che l'ex direttore dell’Istituto Cervantes di Napoli ha idealmente indirizzato al nuovo allenatore, un condottiero che, senza aver ancora messo piede a Napoli, è già diventato il depositario delle speranze infrante e i sogni perduti di tutti, anche di coloro che si disinteressano del calcio. Perché, inevitabilmente, qualora i sogni diventassero realtà, l'intera città verrebbe trascinata in qualcosa impossibile da descrivere e che solo chi ha vissuto la festa del primo scudetto potrebbe comprendere davvero.Si scatenerebbe una splendida follia che andrebbe al di là del calcio e dei colori della nostra maglia, al di là della passione e della cultura. Una festa che coinvolgerebbe ogni singolo cittadino napoletano e che unirebbe idealmente i tifosi del Napoli in tutto il mondo. Leggevo queste righe con un inspiegabile groppo alla gola e allora ho realizzato... Per noi napoletani e per noi tifosi del Napoli il calcio non è solamente una passione viscerale. Non è soltanto emozioni, gioia, rabbia, delusione, esaltazione. Il Napoli è dentro di noi. Nel nostro sangue, nelle nostre ossa, nel nostro cuore, nel respiro. Senza il Napoli non potremmo vivere. Fa parte di noi. Napoli non è solo una città ma è uno stato, un intero mondo, una galassia, un universo! E, che ci piaccia o no, il calcio è con tutti i suoi eccessi, i suoi paradossi e le sue bugie ciò che più rappresenta questa città, il suo popolo, la sua vitalità. E adesso ti accorgi che c'è bisogno di un nuovo Masaniello. C'è sempre stato bisogno di un Masaniello per il popolo di Napoli, e Rafa Benitez è l'uomo giusto: non un capitano di ventura mercenario ma un condottiero vero. Prima ancora di arrivare è già diventato napoletano per tutti noi, che abbiamo riposto in lui tutte le nostre speranze e la nostra fede. E non a caso. Benitez è uno che nella sua vita qualcosa ha vinto, e non avrebbe bisogno di dimostrare alcunché. Approdando a Napoli ha dimostrato di voler essere uno di noi, piccoli eroi impegnati quotidianamente nell’impresa impossibile di sopravvivere in questa città assurda, e che, incuranti di una realtà che suggerisce tutt'altro, vanno avanti per la loro strada mettendo se stessi in discussione ogni momento. Rafa non doveva dimostrare niente ma con grande coraggio si è voluto rimettere in discussione, ponendosi a capo di un popolo che vorrebbe rovesciare la tirannia e le ingiustizie e finalmente vivere, consapevole che si tratterà di qualcosa di "totale", un trionfo che lo porterà ad evadere momentaneamente dalla propria quotidianità. Vamos Capitano. Siamo davvero tutti con te! 97


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5 GIUGNO 2013

E PURE VOJAK ST’ARET di Mario Improta

La qualificazione Champions e la fine del Campionato non ha evidenziato con la giusta autorevolezza il podio conquistato dal Matador. Il terzo posto nella classifica all-time dei cannonieri del Napoli. Il gol alla Roma nell’ultima gara della stagione è stato per Cavani il gol numero 104 con la maglia del Napoli. Un gol che gli ha permesso di sorpassare Vojak, raggiunto nel turno precedente con il Siena, e collocarsi sul podio. Davanti il più grande di tutti Diego Maradona con 115 reti e Attila Sallustro indimenticato bomber anteguerra fermo a 106 reti. Se il Matador non avesse sbagliato in questa stagione i rigori con Lazio, Chievo e Genoa oggi avrebbe scalzato anche Sallustro. Dietro ormai staccati al quarto posto Altafini con 97 reti e Careca con 95. Andiamo ad analizzare in dettaglio lo score di Cavani e quello di Vojak. Il Matador ha dunque realizzato 104 gol. E’ andato in gol in 71 gare realizzando una quadripletta, 8 triplette e 14 doppiette. Ha realizzato 78 reti in campionato (su 104 presenze), 6 in coppa italia (su 8 presenze), 19 nelle coppe europee (su 25 presenze) e 1 gol in supercoppa italiana (1 presenza). Dunque 104 gol su 138 gare. (quoz 0,75%). Ha segnato a 32 squadre. 23 squadre italiane e 9 europee. Ha realizzato 40 reti in trasferta, 63 in casa e 1 in campo neutro. Cavani ha siglato 18 reti a gennaio, 16 a dicembre, 15 a settembre, 13 a novembre, 11 a marzo, 8 ad aprile e a Maggio, 7 a febbraio, 5 ad agosto e 3 ad ottobre. La squadra a cui ha segnato più reti è stata la Roma con 7 seguita da Lazio e Inter con 6. Vojak ha realizzato 103 reti. Le ha realizzate in 79 gare. Nelle quali ha realizzato 2 triplette e 20 doppiette. Ha realizzato 102 reti in campionato (con 190 presenze). 0 in coppa italia (con 0 presenze) e 1 nelle coppe europee (con 3 presenze). Per un totale di 103 reti su 193 presenze (quoz 0,53%). Ha segnato a 24 squadre di cui 23 italiane e 1 europeA. Ha realizzato 46 reti in trasferta, 57 in casa. Vojak ha segnato 13 reti a marzo, novembre e dicembre, 12 a febbraio, 11 a gennaio, 10 a giugno e ad aprile, 8 a ottobre, 5 a maggio e settembre e 3 a luglio. La squadra a cui ha segnato più reti è la Triestina ben 13 seguita da Alessandria ed Inter con 8.

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5 GIUGNO 2013

AZZURRE EMOZIONI (??) di Tina Miraglia e Marcello Barbuto

Ecco il rientro in terra lombarda inizia da quì. Due giorni nella mia adorata Napoli sono volati. “Non prenda la tangenziale, per cortesia, passi per Fuorigrotta... ecco, accosti qualche minuto quì,grazie”. Scendo dalla macchina e mi fermo a guardarlo così maestoso, così imponente : probabilmente fatiscente e obsoleto. Ma io lo vedo bello, anzi bellissimo. Io che da ragazzina, fortunata come pochi,ho respirato quell'erba da vicino perchè ero una ginnasta della "San Paolo" , io che su quell'erba ho realizzato il sogno di tanti,nella primavera '86 ho palleggiato con il piu grande , con D10S. Ho la pelle d'oca ferma quì ,fuori al Tempio,rivivendo quelle che chiamo azzurre emozioni...una carrellata di ricordi:....quando ero poco più che una bambina,la domenica, con la scusa di andare a casa di qualche amichetta, correvo proprio dove sono ora e cantavo esultando come se fossi sulle gradinate della curva a godermi lo spettacolo..... qualche anno dopo tempi erano cambiati. Diego non c'era più e sugli spalti c'erano gli irriducibili,gli innamorati; io ormai già ero lontana,ma quando riuscivo a esserci l'emozione era sempre la stessa, unica, immensa. C'ero anche quel 26agosto 2007. Il TEMPIO era tornato a vivere per tutti. Rimpiangerò sempre non esserci stata alla "prima della musichetta":il giorno che il calcio che conta è entrato nella nostra casa con il naso all'insù incantato da uno spettacolo meraviglioso. E poi penso all'ultima ..Napoli-Juventus del 1marzo: la coreografia mozzafiato ,la gran botta di G88, i cori, i fischi ad ogni pallone toccato dai senzacolori; non me la sarei persa per niente al mondo. Ops.. ma da quanto sono ferma quì?..E quanto ci resterei “Possiamo andare,grazie mille”. Mi è costato praticamente più il tragitto in taxi fino alla stazione che il biglietto Napoli-Milano.. ma per le mie Azzurre Emozione non c'e' prezzo.

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6 GIUGNO 2013

NEL SEGNO DI INSIGNE di Rodrigo Mazzeo

Italia, esordio nel segno di Insigne L'esordio dell'Italia U21, nella fase finale dell'Europeo di categoria, è stato molto più difficile di quanto si potesse pensare. Anche se più forti sulla carta, contro gli inglesi, la seconda forza del girone, i ragazzi di Mangia non hanno avuto vita facile. Nel primo tempo, più Italia, ma la difesa inglese era sempre attenta. Il nostro Lorenzo, il migliore in campo nei primi 45', era quello che più cercava le conclusioni, pur senza fortuna. Però, l'unica parata della prima frazione è stata proprio di Bardi, su tiro di Wickham al 9'. Nella ripresa, la storia non cambia rispetto al primo tempo, con l'Italia che domina, minaccia, ma non segna. Borini fa lavorare Butland al 17', ma il gol non arriva. Entrano Gabbiadini e Destro per Immobile e Borini. Niente! Sembra impossibie. E lo è fino al 34', quando ci pensa proprio Lorenzo a sbloccare la partita, su punizione, magistrale. Insigne corona così, con un gol strepitoso la sua magnifica gara. Nulla da fare per il portiere e 1-0 per gli azzurri. L'Inghilterra prova a reagire, con McEachran e Henderson, ma Bardi dice di no. L'Italia, così, porta a casa i primi 3 punti, pesantissimi, del girone. Nel segno di Lorenzo. L'altra Gara del giorno Nella gara che ha aperto il campionato Europeo Under 21, i padroni di casa di Israele e la Norvegia hanno pareggiato per 2-2. Molto meglio nella prima parte la Norvegia, che colpisce anche due pali, ma a passare in vantaggio è l'Israele con 100

Bilton, su rigore, al 16'pt. Poco dopo il pareggio nordico con Pedersen, al 24'. Nel finale di tempo, viene espulso il difensore norvegese Hedenstad, condizionando pesantemente la seconda frazione dei suoi. Con un uomo in piu, l'Israele torna in vantaggio con Turgeman, a poco meno di 20' dalla fine, ma in pieno recupero, è Singh a firmare la rete del 2-2 definitivo. I tabellini: Israele – Norvegia 2-2 Israele: Kleyman; Dasa, Gotib, Twatha, Ben Horush; Golasa, Kabha (38' pt – Krieff), Bilton (30' st – Zaguri); Kallibat, Babbur, Barouch (12' st – Turgeman) Norvegia: Haskjold; Standberg, Hedenstad, Berge, El Abdellaoui; Johansen, Konradsen (31' st – Singh), Eikren, De Lanlay (Lines – Intervallo); Pedersen, Berget (32' st – Nielsen). Ammoniti: Golasa, Khallibat, Barouch (I); Konradsen (N). Espulso: Hendestad (N) Reti: 16' pt – Bilton (I), 24' pt – Pedersen (N), 26' st – Turgeman (I), 46' st – Singh (N) Italia – Inghilterra1-0 Italia: Bardi; Donati, Caldirola, Bianchetti, Biraghi; Marrone (42' st – Rossi), Verratti; Florenzi, Insigne, Borini (33' st – Destro), Immobile (15' st – Gabbiadini) Inghilterra: Butland; Clyne, Culkier, Downson, Robinson; Henderson, Lowe, Redmond, Sordell (20' st – Chalobah); Shelvey (30' st – Mc Eachran); Wickhan (37' st – Delfouneso). Ammoniti: Clyne, Lowe (Ing); Insigne, Bianchetti (Ita) Rete: 34' st – INSIGNE (Ita)


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6 GIUGNO 2013

A PRAGA, JUVE E MILAN IN AZZURRO di Diana Miraglia

Domani è di scena l'Italia di Prandelli che giocherà a Praga una partita importante per la qualificazione ai mondiali 2014 in Brasile. Tra il calciomercato, l'Under 21 e la Confederations Cup che inizierà il prossimo 15 giugno, questa partita era stata quasi dimenticata. Repubblica Ceca – Italia si giocherà probabilmente a Praga alle 20,45 e sarà trasmessa da Rai Sport 1. Tuttavia la cautela è d'obbligo, considerando che il maltempo ha reso impraticabile il centro della città ed è prevista pioggia anche per venerdì sera. Prandelli ha fatto le sue scelte e sono tornati a casa Sau, Poli, Agazzi, Antonelli (per infortunio) e Osvaldo per i noti fatti di Roma. Dopo Malta -Italia vinta per 2 – 0 con la doppietta di Balotelli, il ct ha dovuto rivedere il centrocampo e la difesa che a La Valletta proprio non avevano brillato con tanti palloni persi e qualche buco in difesa non giustificabile. Mancanza di concentrazione? Avversario sottovalutato? Poco importa, occorrevano i tre punti per tenere a distanza la Bulgaria e così è stato. Ora, è bene tener presente il prossimo calendario che attende la Nazionale: dopo la partita di domani sera, l'Italia disputerà quattro partite tra settembre e ottobre con la Bulgaria e la Repubblica Ceca in casa e, a ottobre in Danimarca per chiudere con l'Armenia in casa. Dunque, impegni da non sottovalutare anche perché il regolamento prevede che si qualifichi solo la prima in classifica. La seconda può accedere agli spareggi tra le otto migliori seconde classificate dei nove gruppi utili per designare altre quattro qualificate. Prandelli ha perciò ritenuto che solo i giocatori di Juve e Milan possano dare le migliori garanzie ed ha previsto in difesa Barzagli e Bonucci a centro con Chiellini a sinistra e Abate o De Sciglio a destra. A centrocampo, Pirlo con Marchisio e De Rossi. Avanti Montolivo che apre a Balotelli ed El Sharaawi. Sei juventini e quattro milanisti proveranno a consolidare il primo posto dell'Italia che è a quota 13, seguita dalla Bulgaria a 10, la Repubblica Ceca a 8 e la Danimarca a 6. In assenza del campionato, proviamo a tifare. Non è facile.

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7 GIUGNO 2013

LA MIA PRIMA VOLTA di Jor Lopez

Venerdì parto per Napoli, un Ultràmico aveva trovato un biglietto per me! Se c’è qualcosa che si trova di sicuro a Napoli sono amici, fratelli e persone con cui condividere le emozioni, che non si può che volerle bene, che ti fanno sentire a casa nonostante ti trovi dall’altra parte del mondo. Andare allo stadio, Napoli - Inter e in curva B: non ci potevo credere! Qui in Italia ti dicono che andare a Napoli sia pericoloso, che andare allo stadio lo sia ancora di più, che in curva capiti questo che la curva sia quest’altro e bla bla bla... Macché! Dicono pure che la Juve abbia vinto 31 scudetti e tutti onestamente, quindi non ci si può fidare di ciò che dicono. Ero a Napoli, avevo il biglietto per la partita di domenica e, in contrapposizione alla mia solitudine calcistica in Argentina, avevo tanti Ultràmigos con cui condividere la passione azzurra dalla mattina alla sera e, senza esagerare, perfino nei sogni. Ero proprio in paradiso. Taralli caldi e granita in mano, faccio una bella passeggiata sul lungomare per salutare la mia amata città che mi dava il benvenuto. Ero a casa. Sabato mi alzo presto, alle 11 appuntamento con gli Ultràmici al bar di Santo, il bar più azzurro che abbia mai visto, con il bagno e il cestino delle carte che da soli meritano una visita. Splendida giornata, venire dalla terra di D10S ti stende un tappeto rosso che si traduce in caffè, foto, chiacchiere, abbracci e lunghe risate. “Cosa vuoi di più dalla vita?” A mezzogiorno inizia il tour e la prova di cucina tipica napoletana: pizza, mozzarella e friarielli a cura di simpatici professori. Prova superata e come non farlo, la cucina napoletana è eccezionale come tutta la città. Domenica. Finalmente! Appuntamento obbligatorio al bar Roma: solito bar, solito ordine, solito conto, tutti i dettagli curati religiosamente per scaramanzia. Io: stessa maglia, stesse scarpe del primo Caffè Ultràmico, non sia che il destino avesse memorizzato il mio look e si volesse vendicare. Pranzo napoletano e si parte per lo stadio. Magliette, sciarpe, fischietti e tutto ciò che è inerente a una tifoseria colorata, chiassosa e appassionata come nessuna. Erano le 16 ma con tanta ansia abbiamo iniziato a camminare. A un tratto alzo la vista e c’era li. Il Tempio. Il mitico Stadio San Paolo, dove i piedi “del Diego” calpestarono il campo facendo le mille e una meraviglia, dove ha fatto “mangnà ‘o limone” agli italiani, dopodiché ci fischierebbero l’inno all’Olimpico. Dove tante volte avevo sognato di esserci. Si, si, ero lì. Pizzicatemi, sto sognando!!! Siamo entrati subito e non eravamo gli unici pazzi ad andarci quattro ore prima; ci siamo fatti un bel po’ di stadio prima la partita; foto, saluti, scherzi, cori…il pericolo? Bene, grazie! Inizia a suonare “Life is Life”, mamma mia mi vengono i brividi. Gli 11 leoni cosi vicini e non si era alla tv! In mezzo all’estasi mi sembra di vedere “al Diego” palleggiare con le scarpe slacciate. Inizia la partita, che emozione! Tutti in piedi sugli spalti cantando, saltando, fischiando. Tutta la curva vestita d’azzurro, non poteva mancare la bandiera del Re. Eh certo, chi ama non dimentica, ma sembra che i miei paesani abbiano pochissima memoria. Subito un altro rioplatense ci fa urlare il suo nome fino a rimanere senza voce. E così tre volte. Ero stupita, abbiamo cantato dall’inizio alla fine, nei buoni e nei cattivi momenti per sostenere i nostri. Semplicemente MAGICO. Ritorno a casa con un sorrisone in faccia, la musichetta della Champions di fondo, la versione napoletana della nostra ”autista” Ultràmica in primo piano e tanti, tanti, ma tanti sogni. A Napoli si dice “Vedi Napoli e poi muori”. Ora mi rendo conto; ti senti morire ogni volta che la devi lasciare. Dicono che Napoli sia pericolosa, l’unico pericolo che c’è, è quello di conoscerla e non voler lasciarla mai. 102


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7 GIUGNO 2013

STORIA DELLA COPPA DEI CAMPIONI 1 PARTE di Gianmarco Giugliano

n una fredda mattina del novembre del 1954, Gabriel Hanot, seduto su una poltrona dell’albergo in cui alloggiava, leggeva la stampa appena uscita del “Daily Mail”. Gabriel era un inviato speciale dell’“Equipe”, il più importante giornale sportivo francese, e il giorno precedente aveva assistito alla partita tra il Wolverhampton e l’Honved di Budapest. Aveva visto con i propri occhi quello che era accaduto sul campo ma non poteva credere a ciò che stava leggendo. La sera precedente, alla luce dei riflettori del Molineux, stadio del Wolverhampton, su un campo al limite della praticabilità, ridotto ad un’incredibile fanghiglia per la pioggia insistente, la squadra di casa alla fine del primo tempo perdeva per due reti a zero. Nella ripresa l’incredibile rimonta: gli inglesi, capitanati da Billy Wright combattono come leoni contro i più titolati avversari la cui ossatura era quella della grande Ungheria. La leggenda dell’imbattibilità ungherese cade sotto i colpi degli inglesi che prima pareggiano e poi, incredibilmente, vanno in vantaggio e vincono la partita. Il Daily Mail così scriveva: “Eccoli i campioni del mondo: sono riusciti a trasformare una sconfitta pressoché certa in una vittoria gloriosa. La leggenda dell’imbattibilità ungherese è morta per sempre nella palude del Molineux”. A Hanot, che prima di diventare giornalista era stato un discreto calciatore, proprio non andava giù, come a tutti i francesi del resto, la tracotanza degli inglesi e soprattutto non aveva mai accettato quella loro ostinazione ad autodefinirsi “Masters”: maestri del football. L’impresa del Molineux aveva risvegliato prepotentemente il loro amor proprio, messo negli anni precedenti a durissima prova. “I maestri inglesi vincono nel fango”; “eccoli i campioni del mondo”; “la più grande vittoria dai tempi della guerra”. Così i giornali dopo la grande rimonta: gli inglesi non aspettavano altro per proclamarsi campioni, dopo quattro lunghi anni di amare e umilianti sconfitte. Tutto parte dal 1950: ai mondiali la nazionale inglese è sbattuta fuori dai dilettanti degli Stati Uniti. Nel 1954 la storia si ripete: eliminati nei quarti dall’Uruguay. Tutto questo non basta, però, se non si ricordano le shoccanti sconfitte contro la Grande Ungheria di Puskas: il 6-3 con il quale i magiari violarono il tempio di Wembley fa parte della storia del calcio. Nella partita di ritorno in Ungheria, un’altra umiliazione: 1-7! Ecco spiegato il perché di tanto entusiasmo per la vittoria del Wolverhampton! Gabriel Hanot non ci sta ed il giorno dopo sul suo giornale scrive così: “ Prima di proclamare l’invincibilità del Wolverhampton, aspettiamo almeno che replichi i suoi successi a Mosca e Budapest. Ci sono altri club che potrebbero aspirare a quel titolo come il Milan o il Real Madrid, tanto per citare le prime due che mi vengono alla mente. L’idea di un campionato del mondo ( o almeno d’Europa) per club più ampio, più qualificato e meno episodico della Mitropa Cup meriterebbe comunque d’essere lanciata. E noi ci proviamo”. Nel 1949 Hanot era stato tra gli ideatori della Coppa Latina, presto tramontata a causa dei moltissimi forfait: ora ci riprovava con l’appoggio dell’Equipe. Fu proprio il giornale francese, appena il giorno dopo, a lanciare l’idea di una nuova competizione: “Championnat d’Europe interclubs” che prevedeva la partecipazione di un club per ogni Federazione, incontri di andata e ritorno nell’arco di una settimana e in notturna per ottenere il favore della televisione internazionale. L’idea fu lanciata: bisognava a quel punto aspettare la risposta di Fifa e UEFA. Fine prima parte

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8 GIUGNO 2013

I MODULI NON TORNANO di Giovanni Onorato

Dopo aver accuratamente stirata anche l'ultima piega, posso adagiare il panno verde sulla tavola di compensato e fissarlo con le puntine multicolori, le quali inchioderanno anche la recinzione con tanto di adesivi pubblicitari , le bandierine e le porte. Riguardo a quest' ultime poi, uno strano scherzo del destino ha voluto che quelle nelle quali ho iniziato a fare i primi gol, erano quelle del vecchio comunale di Torino, con le trasversali curve e le reti molto tese, tanto che quanto segnavi, la palla tornava a centrocampo. Tutte le volte che riesco a fare gol direttamente da calcio d'angolo, afferro la marionetta autrice della "malatia" e la faccio saltare come un bambino impazzito dalla gioia, vicino alla bandierina, proprio come fece Maradona quando segnò a Ferdinando Orsi in un Napoli Lazio del 1985. Se proprio non potete stare senza calcio per tre mesi, ladies and gentlemen, il subbuteo è la soluzione alla vostra crisi di astinenza: altro che sigaretta elettronica. Se lo montate in giardino infatti, respirate aria fresca, mica essenza alla frutta.. Un noto allenatore, tale Di Somma, era solito spiegare ai propri calciatori la tattica e il modulo da adottare, attraverso il più famoso gioco di calcio da tavolo. I risultati si vedono: l'allenatore in questione è scomparso dalla circolazione ma, andiamo avanti... Fischio d'inizio e via, dopo pochi tocchi con l'indice, del mio 433 resta solo il portiere, tenuto su da un' asticella che si aiuta con la rete della porta, e come al solito mi chiedo : “Ma come faranno gli allenatori a far rispettare il loro "modulo” operandis agli atleti che giocano con i piedi visto che io nemmeno con le mani ci riesco ?” I moduli, quasi una fissa ; ovunque si vada, oggi, si parla di moduli, come fossero varie combinazioni di una cassaforte dove occorre indovinare quella vincente. Ci avete fatto caso ? Prima ancora che fosse annunciato Benitez, già ci chiedevamo che modulo adottasse. Una volta, ad un amico che me lo chiedeva, ho risposto : “Tonì' 'o sett' e trenta... “ Gli allenatori di oggi sono ossessionati dai numeri; me li immagino di notte che cercano di inventare le combinazioni di numeri più assurde per distinguersi bene...dai colleghi, proprio come se il modulo fosse il loro abito migliore, ma la matematica non è un' opinione ed i moduli, mi permetto di dire, che lo sono. Mazzarri ad esempio si è vantato con Antonio Conte di aver inventato lui (a parte che sono sicuro che sia stata la mia maestra alle elementari..) il 352, e ce lo dici pure ?! Neh! Mazzà, ma pecchè stu' scudett allora nun l'avimm vinciut nuie...?!! La verità è che l'unico gioco dove non conta la fortuna ma solo logica, è il gioco degli scacchi. Nel calcio vince quasi sempre chi corre di più ed ha piedi buoni, poi si sa, se sei forte Dio ti aiuta.. In un ipotetico 343 con in difesa Krol, Bechenbauer e l'ultimo Mattheus, direste che giochiamo con 3 difensori centrali o con 3 attaccanti aggiunti ? Adesso vi saluto, torno a studiare matematica e intanto, muovo la regina...

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8 GIUGNO 2013

FINCHE' MORTE NON CI SEPARI..... di Serena Starita

Questa è la storia di un marito e di una moglie e della loro passione comune per l’azzurro del Napoli. E’ una storia d’amore ma non nel senso che immaginate: è la madre di tutte le storie d’amore. Inizia la Domenica mattina, ogni maledetta Domenica in cui c’è da andare a Fuorigrotta, stadio San Paolo, curva B superiore, deck 4. Si svegliano sempre un po’ tardi e si vengono subito incontro: “ Magari quando torniamo ci facciamo due spaghetti veloci ?” - dice lei - “Ma chi se ne frega di mangiare, non ti preoccupare, prendi gli abbonamenti e andiamo” - risponde lui -. E vanno. Conta solo arrivare sulle gradinate e sostenere quegli undici ragazzi. Al triplice fischio, mano nella mano, scendono felici e sorridenti e si avviano verso casa. Mangiano uno accanto all’altra e passano in rassegna tutte le trasmissione sportive rivedendo mille volte i gol commentando la partita. Poi caricano i video. Fili, cavi e cavetti sparsi per casa e 100 volte ad emozionarsi di nuovo guardando le immagini live dalla curva…e alle venti e trenta posticipo, pronti a gufare. Ma… ma la vita è fatta anche di cose brutte. Capita, in verità molto di rado, che il Napoli non vinca e allora tutto l’amore e l’affinità tra i coniugi va a farsi benedire e si aprono scenari apocalittici. Per una tacita convenzione stipulata nella notte dei tempi, i coniugi smettono, tre secondi netti dopo il fischio finale, di parlare, ma soprattutto di parlarsi. A nessuno dei due viene in mente di chiedere all’altro: “ Ma che hai?”. La vera tragedia si compie a casa. Prima di tutto, sempre tacitamente, si decide di non mangiare affatto. Solo verso le ventidue lei si farà un the con due fette biscottate, lui mangerà una mela. Si accende la televisione, rigorosamente senza audio ma è bandito ogni tipo di trasmissione sportiva, la scelta, in genere, cade su un documentario. “ Maronna mia tutti ‘sti fili e cavi per la stanza ma che fastidio” pensa lei. “ Ma con tanto spazio proprio di qua deve passare cu’ sta scop’ in mano?” grugnisce lui. Sempre nel pieno rispetto del voto del silenzio, verso le ventuno, giusto per curiosità, lui si affaccia nella stanza dove si trova lei per guardare qualche azione della partita alla televisione e rompe il silenzio esclamando: ” Ma guarda a chist’ che passaggio ha fatt’.” E in quel momento si rischia il divorzio perché il “chist’” in questione è niente di meno che lo slovacco! La leggenda narra che dopo la partita Napoli - Bologna del 16 dicembre scorso, i coniugi siano caduti in uno stato di mutismo senza precedenti e che abbiano ripreso a parlarsi solo dopo Siena - Napoli del 22 dicembre stesso! L’amore, come la vita, è fatto di alti e bassi e perciò quando torna il sereno ( di solito uno, al massimo due giorni dopo) i coniugi ripartono con il cuore rivolto all’azzurro e ricordano le parole del prete che li ha sposati: “E prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, in caso di vittoria e di sconfitta, finché morte non ci separi…1926.”

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9 GIUGNO 2013

L’ITALIA IN ANSIA PER INSIGNE di Rodrigo Mazzeo

Nella seconda giornata del girone A dell’Europeo U21, gli azzurri hanno messo KO i padroni di casa d’Israele, con un 40 che lascia pochi dubbi sulla vera forza della squadra che ha nettamente superato la paura o la tensione dell’esordio. Neanche 20 minuti e Saponara porta in vantaggio l’Italia, dopo una ripartenza veloce di Insigne ed Immobile, conclusa proprio dal giocatore numero 18. Poco dopo, Turgemann ha avuto la chance per pareggiare, ma non è riuscito a superare Bardi. Superiore, l’Italia va vicino al 2-0 per ben tre volte, ma Kleyman dice 'presente' ed evita la gioia ai ragazzi di Mangia. Al 36’, tutti col fiato sospeso: Golasa va duro su Insigne, costretto ad uscire (in lacrime) in barella e, poco dopo, viene espulso per un altro fallo durissimo. Nel finale di tempo, Immobile serve Gabbiadini, che segna un gran gol e mette la gara sui binari giusti per gli azzurri. Nella ripresa, al 8’, Gabbiadini si ripete su punizione e l’Italia chiude la storia. Il quarto gol poteva arrivare prima con Gabbiadini e poi con Destro, ma è Florenzi a gonfiare la rete di Kleyman ancora una volta e calare il poker definitivo, con un gran gol. L’altra gara del giorno Nella prima gara della giornata, una sorpresa: la Norvegia non lascia scampo agli inglesi e vince per 3-1, mettendosi in condizione di disputare, proprio contro l’Italia, il primo posto del girone. Nel primo tempo, Berge al 15’e Berget al 34’ gelano i sudditi della Regina e nella ripresa, al 7’, Eikren segna il terzo gol. La rete della bandiera degli inglese ë di Dawnson, cinque minuti piu tardi, su calcio di rigore. Ora, L’Italia comanda la 106

classifica con 6 punti, seguiti dai norvegesi con 4, Israele 1 ed Inghilterra senza punti. I Tabellini: Norvegia - Inghilterra 3-1 Norvegia: Haskjold; El Adbellaoui, Berge (12’st - Lines), Rogne (38’st - Nordtveldt), Strandberg; Johansen, Singh, Eikren (23’st - Ibrahlm); Nielsen, Pedersen, Berget Inghilterra: Butlad; Smith, Caulker, Dawson (40’st - Wisdon), Rose; Chalobah, Lowe (Wickham - intervallo); Henderson, Ince, Redmond (22’st - Shelvey); Zaha. Ammoniti: Chalobah, Henderson (I); Berge (N). Reti: 15’pt - Berge, 34’pt - Berget, 7’st Eikren (N); 12’st - Dawson (I) Italia - Israele (4-0) Italia: Bardi; Bianchetti, Biraghi, Caldirola, Donati; Verratti (25’st - Sansone), Saponara, Florenzi; Insigne (40’pt - Rossi), Gabbiadini (12’st - Destro). Israele: Kleyman; Twatha, Dasa (Verta intervallo), Ben Harush, Vahaba; Krieff, Zaguri, Bilton, Golasa; Turgeman (22’st Barouch), Khalibat (37’st - Azam) Ammonito: Verratti (ita) Espulso: Golasa (Isr) Reti: 18’pt - Saponara, 42’pt e 8’st - Gabbiadini, 26’st - Florenzi. Girone B Nella prima giornata del girone B, la Spagna ha vinto contro la Russia (1-0) e l’Olanda ha superato la Germania per 32. Posizioni: Olanda e Spagna 3pt; Germania e Russia 0 pt.


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9 GIUGNO 2013

E TU, CHE TIFOSO SEI? di Bruno Marchionibus

Da quando seguo il calcio, ho avuto modo di conoscere molti tifosi di varie squadre. Ho provato ad elencare le principali categorie in cui si possono dividere. E voi, che tifosi siete ? 1) Il superstizioso: metodico, quasi maniacale. Ripete gli stessi gesti e gli stessi comportamenti prima e durante ogni partita. Per il superstizioso i risultati della propria squadra dipendono solamente da lui. “Non è vero ma ci credo”. 2) L’informato: segue 24 ore al giorno le vicende della sua squadra. Giornali sportivi, internet, trasmissioni televisive; nessuna informazione sfugge al tifoso sempre informato. L’unico problema è la confusione in cui rischia di cadere quando, molto spesso, ognuna delle sue fonti dà notizie diverse ed opposte tra loro. 3) Il tecnologico: E’ il primo a comunicare al mondo i gol della sua squadra. Ancora prima che la palla finisca in rete è già su Facebook, Twitter, Whatsapp, per commentare quello che è successo in campo. E’ il tifoso del nuovo millennio. 4) Il nostalgico: legato al calcio di una volta, o comunque ai suoi ricordi del passato. Nomina continuamente i giocatori degli anni addietro, quelli che pensavano prima alla maglia, e poi al denaro. Come dargli torto ? “Tiemp bell ‘e ‘na vota”. 5) L’ottimista: Per lui si possono vincere tutte le partite. Sempre positivo, anche se la sua squadra è sotto di due reti a dieci minuti dalla fine c’è ancora tempo per recuperare, perché in fondo la palla è rotonda e nel calcio tutto può succedere. Ammirevole. 6) Il pessimista: Agli antipodi dell’ottimista. Dopo trenta secondi di gioco per lui è già evidente che gli avversari sono superiori in tutto e per tutto e che la sua squadra sarà inesorabilmente sconfitta. Della serie “l’ottimismo è il profumo della vita”. 7) Il critico: Dal suo giudizio non si salva nessuno: presidenti, direttori sportivi, allenatori e calciatori. Nessuno gli va bene, perché nessuno ha le competenze e le capacità che il critico è convinto di possedere. A tratti insopportabile. 8) L’obiettivo: L’obiettivo…be’, il tifoso obiettivo probabilmente non esiste. Perché, in fondo, il tifo ognuno lo vive a modo suo, e quando si ama una squadra, è impossibile dare giudizi obiettivi su di lei, proprio come è impossibile farlo sulle persone che amiamo. E tu, che tifoso sei?

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11 GIUGNO 2013

LA PAURA NON SPENGA I SOGNI di Diana Miraglia

Will, un ragazzino di 11 anni tifoso del Liverpool, ritrova il padre, che, dopo tre anni di assenza, vuole riconquistare l'amore del figlio: gli mostra due biglietti per la finale di Champions League, quella del 2005 e, di colpo, la barriera che li separava, cade. Ma il padre muore e Will, da solo, vuole raggiungere Istanbul per assistere alla finale. Inizia così un film di Ellen Perry che, più di un thriller, inchioda alla sedia lo spettatore che ben conosce quelle emozioni. Una storia avventurosa, fantastica quel che basta, con un unico obiettivo: vedere la partita. Entrare in uno stadio dove sono divisi in egual misura gli stati d'animo. L'attesa, l'ansia. Gli occhi che brillano, il cuore che batte. Non c'è ieri, non c'è domani: c'è quel momento e solo quello. Will è soltanto un film, come soltanto un film fu 'Fuga per la vittoria': possiamo parlare di cultura? Sono film nazionalpopolari oppure spiegano in modo semplice che cosa sia il tifo? Sono milioni, forse miliardi i tifosi che affrontano viaggi scomodissimi, sacrifici economici, freddo, pioggia, crisi matrimoniali con obiettivi precisi. Tutti i tifosi sentono un'unica appartenenza in un mondo che si è globalizzato negando identità e ideologie. E allora? E allora il tifo è uno stato d'animo che è anche un aspetto del carattere di un uomo capace o meno di passioni positive che sfiorano l'amore, talvolta negato a se stesso per pudore. Tifare, amare, sperare, aspettare, progettare: e tutto senza nulla in cambio. Il Napoli vince, io sono felice, e non ho guadagnato niente. Senza scomodare Immanuel Kant, a bassa voce, si potrebbe parlare del bene per il bene: ma sarebbe una menzogna, perché se io sono felice, tu sei triste. E Will, a 11 anni, entra nello stadio insieme con i giocatori e sente la voce del padre che gli dice: “Che la paura non spenga i tuoi sogni”. Quel film racconta la storia di un bambino che vedrà il Liverpool di Rafa Benitez vincere il sogno della Champions League dopo aver provato la paura di perderla. Oggi Rafa Benitez è qui.

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11 GIUGNO 2013

EFFETTO SERRA di Domenico Serra

I miei occhi assaggiano pezzi di spiaggia di Serapo; i miei fedeli amici alternano futili discorsi, sperando che non arrivi la pioggia. E poi si parla di nomi che fanno tremare, appena si affronta l'argomento calcistico. Di scatto mi giro e illumino i presenti con una delle mie massime che dividono le reazioni emotive: stupore compiaciuto di alcuni, risate sardoniche di altri. "Il Napoli vincerà la Champions League" dico. La svolta emozionale è a dir poco surreale. Questa volta sono in molti a sorridere. Il Liverpool vinse questa competizione in un anno difficile; nel 2004-2005 in campionato chiuse al quinto posto, con quattordici sconfitte. Andamento segnato da soli sette pareggi e da diciassette vittorie. Quella stagione consegnò un miracolo, in finale. Una vittoria del genere cambierebbe le nostre vite. La parentesi Mazzarri è un addio al senso limitato della gestione dei giocatori; oggi finalmente avremo ventidue calciatori sullo stesso piano. Con o senza Cavani. Molti ripetono che De Laurentiis farà una grande squadra più per vendicare lo smacco mediatico causato dal tradimento di Mazzarri che per un forte e preciso piano aziendale. Il probabile passaggio ad una difesa a quattro segnerà il ridimensionamento di Paolo Cannavaro, ottimo libero moderno a tre, ma con grossi limiti nella marcatura a quattro. Aspettare le decisioni su Britos, Fernandez, Vargas, Maggio, Gamberini e altri, lascia sperare in un piano di recupero e crescita. La vera crescita mi pare nell'aver deciso di utilizzare un unico modulo per tutte le categorie. Serie A e primavera. E' una crescita che potrebbe significare una breve attesa e un anno di transizione; quanto il napoletano sia pronto ad attendere, non è dato sapere.

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11 GIUGNO 2013

MALAFFARE di Filippo Santucci de Magistris

“A me non piace il calcio. A me piace il Napoli!”. “Così parlò Filippo” attraverso lo speakers’ corner degli anni 2000 che è facebook. “E a me piacciono anche gli Ultràmici” come attuale corollario di aggiornamento al post scritto qualche mese fa. E allora, chi “peggio” del sottoscritto, che ha un approccio al calcio esclusivamente pragmatico, passionale e assolutamente non incline al chiacchiericcio, per scrivervi qualcosa, nel prossimo futuro, sugli affari mancati del mondo del pallone? Vorrei offrirvi un servizio che potrebbe chiamarsi “Ah cett, cett” e che potrebbe avere come sottotitolo un logo commerciale come i “fratelli la bufala” Chi scrive potrebbe autodefinirsi, infatti, un corpo estraneo agli occhi del tradizionale tifoso, che legge con avidità anche in questi giorni di non-campionato, i quotidiani sportivi. Chi scrive, credetemi sulla parola, condivide al 101% lo spirito “ultràmico”. Insomma, parafrasando ancora Bellavista, potrei annoverarmi in “quella è gente strana, che beve 'o tè!”. E allora sarò anch’io a cimentarmi sulle panzane del mondo del calcio-mercato, sulle “cavolate”, per fare una dotta citazione di Ruby Rubacuori delle serate di Arcore. Il calcio-mercato! Il mondo che riempie le giornate di molti in questa stagione di apparente vacanza dal calcio, un mondo alimentato dal sospiro di uno dello staff tecnico, dallo sguardo del mister, dal retropensiero del magazziniere ma soprattutto dalle “soffiate”, quasi sempre delle certezze matematiche, dell’immobiliarista di turno. Una sorta di inseguimento verso i “furbetti del quartierino”. Tizio, che per inciso spesso non sa cosa farsene dei molti soldi che guadagna, compra casa a Firenze? Trasferimento certo in maglia viola. Caio incontra l’agente immobiliare di Milano. Passaggio verso gli odiati strisciati rossoneroazzurri. Sempronio si aggira per Posillipo. Olé, ci siamo: la prossima stagione all’ombra del Vesuvio. Insomma, il vostro umile cronista in questa irregolare rubrica non vi promette di piantare la tenda in via Tasso e cogliere i movimenti di una qualunque ditta di trasporti ma solo di alzare il polveroso velo sui falsi scoop di cui vive il mondo del calcio d’estate e farcene una risata, magari tra un bicchiere di vino bianco, un’insalata di pasta e una caprese.

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12 GIUGNO 2013

LA MIA PRIMA VOLTA di Mario Improta

Il 6 Aprile 1977. Questa è la data della mia prima volta al San Paolo. In casa i miei parenti parlavano di questa gara come una finale mondiale. Il Napoli incontrava in semifinale di Coppa delle Coppe il temibile Anderlecht degli olandesi vicecampioni del Mondo Haan e Rensembrink, dei centrocampisti della nazionale Belga Ludo Coeck, futuro interista e genoano, e Francois Van Der Elst e dei fortissimi difensori Broos, Thissen e Van Binst. La nostra speranza si chiamava “Pal e Fier”. Nel prepartita casalingo non si parlava altro che di lui . Il nostro numero 2 azzurro aveva l’ingrato compito di fermare Rensembrink. Tutti gli occhi su questo duello. Andammo allo stadio, credo con il trasporto pubblico, non lo ricordo bene. Il settore credo fosse quello alla destra della Curva A, ovviamente nel vecchio Stadio. La collocazione proprio in dirittura dll’area di rigore difesa nella ripresa dal portiere belga Ruiter. Avevo 9 anni e mi portai un Tex Willer e uno Zagor da leggere sugli spalti, tante volte mi fossi annoiato. Allora le gare si vedevano in piedi e difficilmente ti sedevi. E non c’erano i sedili ma le gradinate di cemento. Ricordo quindi che comunque vedevo ben poco e spesso mi sedevo a leggere alzandomi solo quando sentivo l’entusiasmo per qualcosa che stava per accadere. Il gol no. Quello invece l’ho visto in diretta ed ancora oggi ce l’ho memorizzato vividamente. Il passaggio laterale per Bruscolotti, si proprio lui colui che doveva fermare il temibile Rensembrink, la botta di ”Pal e fier“, la palla che gonfia la rete e poi non so dove diavolo mi sono ritrovato, ma una cosa è certa quel primo urlo di gioia, quel primo GOOOOOOOOOOOLLLLLL non lo dimenticherò mai. Quel gol che mi ha fatto diventare tifoso di questa squadra per sempre.

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