Sportivissimo Marzo

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necessariamente assieme

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di Luigi Borgo

un giovane del mio sci club, la professoressa di Fisica del liceo ha detto: “perché vai a sciare? Tanto non diventerai mai come Tomba!” La prima cosa che mi è passata per la testa è stata di risponderle: “ah, già, perché venendo a scuola, il ragazzo diventerà Einstein!”, ma con l’età ho imparato a essere meno istintivo e a trarre dai fatti della vita, spunti per riflessioni più articolate. E ho taciuto. La frase della professoressa non è una novità. C’è un intero mondo che vede e concepisce lo sport tra i giovani solo nella prospettiva del diventare campioni. Lo sport, per costoro, non ha senso fuori dalle mezze misure, o lo si fa per diventare campioni e così diventare famosi e quindi ricchi o è roba da scemi, come, per esempio, salire sulle vette delle montagne pur sapendo che sulle cime non c’è mai assolutamente nulla. Viceversa, chi s’iscrive a scuola non ha ambizioni, quantomeno dichiarate, così alte. Non si studia per diventare Einstein, un Nobel, l’artista che cambierà la visione del mondo della propria epoca ma, molto più terra-terra, si studia per la promozione, poi al limite si vedrà... Non c‘è dubbio: così, come si vede la scuola, è la visione corretta. La scuola è un mezzo per imparare a usare la testa e diventare grandi e iscriversi all’università, che è un altro mezzo per imparare a usare ancora meglio la testa fino a entrare nel mondo del lavoro con la testa a posto per fare bene quello per cui si è pagati. Tutto qua. Nessun grande sogno, nessuna grande illusione. La visione dello sport come fucina di campioni, invece, è una visione sbagliata, perché schizofrenica: si vive dentro un sogno ma fuori dalla realtà. E questo non è mai bene. Sarebbe bello capire perché lo sport sia per molti una fabbrica di sogni e illusioni. Quale cultura abbia generato questa visione distorta del fare sport, quando, invece, esso è esattamente come la scuola, un mezzo per educare il corpo e la testa a un loro ottimale impiego. (Se sulle cime delle montagne non c’è nulla; è altrettanto vero che alla fine di qualsiasi filosofia non c’è mai la verità). Per uscire da queste ambiguità, credo sia utile ricordare quanto diceva più di cinquecento anni fa un erudito spagnolo, secondo il quale il processo di formazione dell’uomo moderno non poteva più essere a una dimensione, solo attraverso l’erudizione, ovvero attraverso la scuola, ma doveva realizzarsi attraverso tre fasi: “parlare con i morti, parlare con i vivi e parlare con se stessi”. Cioè, egli sosteneva, una persona ottiene il massimo da se stessa, se rispetta questa triplice formazione: se studia gli antichi, ovvero se “parla con i morti”, l’erudizione, la scuola; se frequenta persone e visita luoghi, ovvero se ha relazioni, se viaggia, quindi se “parla con i vivi”; infine se riflette, cioè se “parla con se stessa”. Nel 1500 lo sport non era ancora molto diffuso e non se ne scriveva molto, ma possiamo essere certi che esso avrebbe trovato giusta collocazione nella seconda e terza voce di questo progress formativo. Fare sport è, infatti, condividere una passione con gli altri. E’ un modo per frequentare e conoscere persone nuove, è cioè “parlare con i vivi”, ma è anche un modo straordinario per poter parlare con se stessi. Lo sport ci fa conoscere il nostro corpo e la nostra mente; attraverso di esso impariamo ad ascoltarli, a percepirne i limiti sotto sforzo per riflettere su come possiamo migliorare le prestazioni dell’uno e dell’altra. Quando ci si allena, di corsa o in bici, pensare a tutto ciò e ad altro ancora è la più naturale delle azioni. Oggi scuola e sport sono due pratiche ugualmente importanti per la formazione dei nostri giovani, per quella conoscenza di sé che è la vera conoscenza, per cui l’una non può affatto escludere l’altra. La frase della professoressa, da cui siamo partiti, sottintende una visione ancora divisa tra mondo dell’erudizione, della scuola e mondo sportivo ed è per questo che è una frase sbagliata da più di cinquecento anni. Nel triplice dialogo che ogni giovane deve avere per realizzare la propria formazione, scuola e sport sono argomenti di pari valore, imprescindibili l’uno dall’altro.

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a raggiunto quota 110 piloti l’Aero Club Arturo Ferrarin di Thiene, una realtà sportiva molto amata nel territorio vicentino. Ufficialmente nato come aeroporto civile nel lontano 1970, l’aeroporto thienese è il più grande della provincia di Vicenza e uno dei più importanti del Veneto in termini di numero dei piloti, di strutture e di aeromobili a disposizione. Le attività di volo presenti sono due: il volo da diporto V.D.S. e il corso di Aviazione Generale. Saper pilotare un aeromobile, portarlo ad alta quota, acquisire le nozioni per affrontare qualsiasi tipo di situazione anche di emergenze, per poter insomma ricevere un attestato importante è obbligatorio partecipare ai corsi che l’Aero Club Ferrarin mette a disposizione durante l’anno. Il corso di volo da diporto chiamato V.D.S. viene organizzato sin dal 1998: per un totale di 16 ore di lezioni in volo e il doppio di lezioni teoriche, il corso dura circa quattro mesi; si pensi che per le lezioni pratiche quattro istruttori molto qualificati hanno a disposizione ben quattro

ultraleggeri biposto. Al superamento dell’esame finale il pilota riceve l’attestato V.D.S. con il quale può pilotare qualsiasi ultraleggero a due posti ma gli sarà consentito accompagnare un passeggero solo dopo aver volato altre 30 ore. Attualmente tra i soci dell’Aero Club thienese i piloti con brevetto V.D.S. sono circa 70. Le complessità aumentano quando parliamo del corso di Aviazione Generale: composto da 45 ore di lezioni pratiche in volo accostate dal doppio di lezioni teoriche, questo corso dura perciò di più, circa un anno. Anche i velivoli sono diversi e contengono un’elettronica più complessa degli ultraleggeri. Al superamento dell’esame finale e consegna dell’attestato il pilota riceverà una licenza con la quale potrà pilotare qualsiasi tipo di aeroplano purché non si tratti di velivoli appartenenti al traffico commerciale. A disposizione degli alunni tre aeroplani e tre istruttori che con la loro professionalità e grande preparazione cercano di fa nascere ottimi nuovi piloti senza mai perdere di vista la sicurezza e il rispetto delle regole. Mentre con l’attestato V.D.S. il pilota non può volare con aeromobili dell’Avia-

zione Generale, al contrario chi ha conseguito la licenza di Aviazione Generale potrà pilotare anche gli ultraleggeri. Ogni anno l’Aero Club è impegnato nella realizzazione di questi corsi che coinvolgono sempre molte persone: non solamente gli alunni e gli istruttori, ma anche i soci del club che offrono la loro disponibilità per le gestione della struttura durante i giorni di apertura del Club. Cinque volte l’anno sono organizzati anche dei corsi di aggiornamento per chi il brevetto lo possiede già magari da parecchi anni. Si tratta di corsi di sicurezza del volo che trattano argomenti come il rischio mal tempo, il volo in montagna, i venti, il controllo prima del decollo, le turbolenze, il rischio nebbia e così via. Corsi a cui partecipano sempre molti piloti a dimostrazione della serietà e professionalità dei soci nei confronti di tematiche così importanti che occorre rispolverare spesso e volentieri. Perché si sa, volare è meraviglioso ma i pericoli sono tanti. Come già accennato l’Aero Club Ferrarin è uno dei più importanti aeroporti italiani di Aviazione Generale e le caratteristiche della sua

struttura lo dimostrano: oltre ad essere dotato di una pista in erba lunga 1200 metri orientata Nord-Sud, l’Aero Club possiede anche un hangar per il parcheggio di tutti gli aeroplani, una torre di controllo, una Club House dove vengono svolti i corsi di teoria e per finire un ristorante sfruttato anche dalle altre associazioni presenti nell’aeroporto. Sì perché quest’ultimo ospita anche un’altra associazione sportiva di volo a motore, una di vela, quella di paracadutismo e per finire una scuola di volo privata. Per tutti coloro che fossero interessati e volessero conoscere meglio l’Aero Club Ferrarin possono telefonare al numero 0445/380883 oppure possono entrare nel sito www.aeroclubthiene. it. L’Aero Club è aperto durante la settimana nei pomeriggi di martedì, giovedì e venerdì; mentre il sabato e la domenica tutto il giorno.


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Ferrarin L’Areo Club Arturo nte e di Thiene del presid reo club a Andrea Anesini è l’ ro di e con il maggior num vincia ro piloti della nostra p ero unico: vv con un primato da n la più o 10 ragazze pilota c 5 anni 2 giovane che ha soli o storico... Qualche cenn ale l’Aeroporto a Guerra Mondi a delle due im Pr lla de io iz in un o All’ ha rappresentat ad Arturo Ferrarin ll’Aviazione Italiana assieme ea de lin si la al ba i a or nz gi na ci mag ci enti ragioni di vi Asiago per evidmaggio 1916 quando gli austria in el ar N rr . Fe te to on or fr l de offensiva l’aerop la base italiana iniziarono la loro cune settimane i caccia. Disal r pe ò nt se re pp no ra i quale decollava principale dalla ngo periodo in seguito ai dann e la nt lu ra un du r 43 pe 19 so l es m l luglio de ne o, a itt st pi nfl e co m l co da perto causati Mondiale fu ria i reparti della Rea rr ue G a nd co Se emergenza per di atterraggio di di Vicenza. a gia Aeronautic


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il mito chiamato Millegrobbe

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Us Asiago protagonista ai Tricolori Giovani di sci nordico con Cantele, Rigoni e Lobbia

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i ”Ttricolori Giovani” di Tesero (Trento) i ragazzi e le ragazze dell’Us Asiago Sci si sono rivelati grandi protagonisti nella gara “sprint” in tecnica classica. Una bellissima medaglia di bronzo tra gli Aspiranti è arrivata grazie a Davide Cantele giunto in finale con pieno merito. Nella stessa categoria 7° Luca Rigoni altro atleta “targato Usa” e quindi Marco Lobbia. Nella seconda giornata erano di scena le prove skating. In campo maschile, tra gli Aspiranti, 10 km il percorso, brillante 8° posto per lo stesso Davide Cantele bravo di Delfino Sartori a sfuttare il suo ottimo momento di forma mentre Luca Rigoni si calassificava 15°. Risultati splendidi che vanno ad ascriversi anche per li Altipiani trentini di Folgaria, Lavarone e Lusermeriti dell’allenatore Alberto Pertile. na portano decisamente fortuna allo svedese Tiio Il “forestale”, 36 anni, è meglio noto come “el TapSöderhielm ed Eugenia Bitchougova, incoronati nuovi paro” è una relativa “vecchia gloria” del fondo asiasovrani della Granfondo Millegrobbe ma davvero di ghese e dello skiroll internazionale. eccellenza sono risultati alla fine delle due gare (30 km Smessi i panni dell’atleta è stato chiamato a fare il a tecnica classica e altrettanti a tecnica libera) le prove responsabile tecnico del fondo giovanile vicentino. degli atleti vicentini che come sempre sono saliti in massa sulle nevi che “Sono anni – inizia – che non si vedevano risultati separano la provincia di Vicenza da quella trentina. Il migliore in assodi buon livello nello sci di fondo biancorosso come luto alla fine è risultato il bassanese, ora accasato a Lecco per amore, che in questa stagione. Non so se i meriti sono miei. gareggia per il Gruppo Alpini Vicenza, Alfio Di Gregorio. Il campione Diciamo che ho preso in mano la situazione un di skiroll alla fine ha concluso in settima posizione a 2’47” dallo svedese paio d’anni fa e che con il duro lavoro sto vedendo con un 16° posto nella prova in alternato ed un quinto nella libera dove dei miglioramenti nei ragazzi”. eccelle al meglio a soli 24” dal vincitore. Ma cosa deriva tutto ciò? La giornata sugli Altipiani di Folgaria, Lavarone e Luserna si è aper“Spesso siamo abituati a vedere dei talenti giota con un cielo cristallino, il sole che illuminava la vasta spianata di vanili che, poi, però non fanno il passo giuMalga Millegrobbe e tanti granfondisti schierati ai box di partenza. sto. Credo che per raccogliere i frutti bisogna In gara nelle due giornate si sono contati complessivamente più di attendere la loro maturità. Lo scorso anno gli 600 atleti, un successo ancora una volta notevole per gli organizzatoatleti che si sono comportati così bene ai reri dello SC Millegrobbe di Enzo Merz. centi “tricolori” arrivavano dopo il venEccezionale anche la prestazione del “solito” Marco Crestani (Gsa tesimo posto. Ora, invece, hanno preso Asiago) che con il 13imo posto assoluto a 9’16” si conferma ai vercoscienza delle loro possibilità”. tici di categoria nel Master Tour. Per lui un 18imo nella classica e Si osserva comunque un calo degli atun 19imo nella libera. Quindi scorrendo la classifica troviamo:14° leti che si avvinano allo sci di fondo. Marco Ruaro (Gsa Vicenza) a 11’25” (21° e 23°9, 15° Michele Ve“Da qualche anno è vero che la situascovi (Gsa Vicenza) a 12’44”, 18° Francesco Benetti (Gsa Asiago) a zione è di questo tipo. Ora, però, sem15’21”, 23° Alberto Merlo (Montegrappa Bassano), 26° Alessandro bra essersi stabilizzata. Speriamo che Carli (Gsa Asiago) e al 35° l’inossidabile Daniele Doriguzzi di Asiago nel futuro migliori perché il fondo nel che correva per l’occasione come individuale. Da segnalare anche le vicentino fa parte della storia italiana prestazioni di Diego Magnabosco, Angelo Rausse, Lorenza Paganin e di questo sport”. Italo Camerin del Gruppo Alpini Asiago nelle prove in classico. Sulle categorie più giovani che dice? Tra le donne la migliore alla fine delle due giornate è risultata la bassanese “Senza dubbio abbiamo la fortuna di Rita Fochesato (Montegrappa) che è giunta 8° a 52’ dalla Bitchougova. Alle aver trovato Deborah Rosa una “alliesue spalle Lidia Frigo (Gsa Asiago) al 10imo posto. Nellam sola gara a tl, va” che lo scorso inverno è già finita sul invece, da segnalare il settimo posto di Lysanne Zago (Cai Schio) seguita podio ai tricolori di categoria. Quest’andall’altra schedense Rosanna Costa. no sembra avere le carte in regola per Un pensiero unico va alla campionessa di ciclismo non vedente Silvana Vaaspirare ancora più in alto. Alle sue spallente sotto l’aiuto della guida ha concluso la gara sui 30 km a tecnica libera le ci sono altre giovani che speriamo escain 3 ore. Segno che lo sport non ha barriere. Quindi la prova nel settore no. Peccato invece per Marta Fabris che era carta stampata che ha visto nella prova in classico il successo del collega del all’ultimo anno tra le junior e che non ha la Gazzettino Delfino Sartori. possibilità di allenarsi a dovere perché ha scelto gli studi universitari. La carriera del fondista è questa. Si possono raggiungere buoni obiettivi da giovani ma poi a 19 anni bisogna fare delle scelte. Allenarsi sempre ed in modo costante è difficile così gli perdiamo quasi tutti”. La disamina di Alberto Pertile lascia al porta socchiusa. L’augurio è che coi tempi necessari questo nuovo spiraglio si allarghi sempre più anche se le difficoltà, come accennato, non mancano ma nell’Us Asiago Sci il vivaio viene comunque curato. Per quanto riguarda invece o sci alpino si è in attesa di conoscere la data del recupero della gara giovanile prevista a Malga Rivetta lo scorso 9 gennaio ed annullata per la tragica scomparsa di Marco Fontana, quattordicenne di Tonezza del Cimone, avvenuta il giorno prima sulla pista “Ribes Rosso” in località Coston di Lastebasse. Il ragazzo era iscritto alla gara organizzata dall’Us Asiago Sci.

Vicentini sugli scudi alla Millegrobbe. Di Gregorio settimo seguito da Crestani.

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freeride

Freeride sui monti dell’altipiano folgaretano

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di Arturo Cuel

gguanto al volo il gancio dello skilift e con l’altra mano faccio cenno all’addetto che può starsene tranquillamente al calduccio. Rifletto sul fatto di quanto sia paradossale che durante una nevicata la maggior parte degli sciatori smetta di sciare e se ne ritorni in albergo con l’assurda formula: “c’è neve in pista e allora rientriamo”. Mi domando cosa dovrebbe esserci in pista al posto della neve, ma siccome non voglio incasinarmi troppo il “cosmic vacuum” della mente lascio perdere. Continuo a slaidare di traverso alla faccia delle indicazioni affisse sui piloni che “suggerirebbero” di mantenersi con gli sci in direzione della risalita. Nel qual caso potrei sempre invocare l’attenuante dovuta alla scarsa visibilità, è possibile, perché no? I fiocchi si stampigliano sulla lente come i moscerini in autostrada e l’accumulo formatosi mi fa tanto cane da cartoon, sì, quelli di cui


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non vedi gli occhi, vedi solo il nasone nero che sbuca dal pelo. Meglio pulire la maschera... Guarda, guarda, l’acquisita visibilità mi fa puntare dei “fratelli” sulla mia rotta. Anche loro con la stessa mission, divertirsi nella powder! I tipi sono armati a dovere: non hanno solo degli sci, lui ha nei piedi 2 portaerei tipo Royal Navy dalle dimensioni talmente oversize che nemmeno quella sventolona di Bay Watch può vantare! Idem per la ragazza, anch’essa attrezzata a dovere, intendo per quelle assi molto fashion che ha sotto gli scarponi, contraddistinte da una grafica floreale alla Fruit of the Loom. Assieme decidiamo di farla finita nello starcene sulla pista a schivare le mine vaganti in circolazione e dirigiamo la nostra flotta fuori dalle acque

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territoriali verso la valle Fredda, toponimo intuitivo e dannatamente reale! Visto che ci troviamo in una dimensione da sci home made diversa dai pendii delle location canadesi o del Ki..., Kir..., Kirghizistan, vabbeh ci siamo capiti, rovistiamo qua e là nel bosco per scovare uno spazio sufficientemente ampio degno di una run. Forti del motto chi cerca trova, eccone uno che fa proprio al nostro caso. Inclinazione più che okay e anche lo stato della neve è commestibile. Immersi e completamente avvolti nel silenzio assoluto, uno dopo l’altro ci buttiamo in un follow fra i limiti della foresta. Cavolo che sbarellata! Great! Gli sci larghi con la velocità diventano dei bolidi e sbucano da sotto la superficie sorvolando leggiadri la morfologia del pendio. Un pulviscolo formato da milioni di miliardi di batuffoli staziona

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9 a mezz’aria come fossimo in una di quelle sfere souvenir della montagna. La storia non ha fine e con brevi bordi e suggestivi passaggi sotto le fronde, colleghiamo un altro canale e poi un altro ancora. Sono gli stessi lungo i quali, durante il periodo buono della forestazione, i boscaioli dell’altipiano trascinano a valle il legname tagliato. Ognuno ha una caratteristica che pare stuzzicare l’appetito e appagare la nostra fame di polvere. A nessuno dei tre è passato per l’anticamera del cervello di schivare le gibbosità modellate sopra i vecchi cippi. Dei veri e propri jump naturali. Il fascino dell’avventura misto alla curiosità del backcountry è tutta un’altra faccenda, totalmente differente dallo sciabolare curve nell’artificiosità delle nevi compatte e tirate lisce come un parquet. E che dire della sensazione di quando, all’improvviso, non senti più nulla sotto gli sci e precipiti un paio di metri sotto, incolume. Sprofondi nel soffice manto attutendo qualsiasi compressione; poi, nell’incredulità, ti riprendi dal brivido e passi quasi mezz’ora a toglierti la neve conficcata dappertutto, eh? Ogni tanto uno stop and go per cercare di incrociare lo sguardo con quello di un ungulato che ti osserva attraverso l’oscurità del sottobosco. Si chiederà del perché siamo lì a rompere invece di starcene come gli altri ben addomesticati in pista, oppure davanti al caminetto con le pantofole? Ci definiamo degli “invaders pacifici”, ma vallo a spiegare a uno di quegli orsi vagabondi, se accidentalmente ne tamponassimo uno, che come noi prediligono il freeride alla tana!


montainbike

Le competenze del maestro di Montain bike sono:

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maestri di mtb I di Max Cerato

l terreno è compatto, caratterizzato da dossi, curve paraboliche e altri ostacoli simili a quelli dei tracciati da motocross e la rampa di lancio, in discesa, sembra facilitare chiunque scelga questa nuova avventura. Ecco la descrizione della pista BMX di Creazzo, treatro dell’esame finale per conseguire il titolo di “maestro di Montain Bike”.C’era aria di suspance sabato 19 febbraio, ma alla fine i vari: Ventura Federico, Villis Nicolò, Rinaldi Filippo, Furlan Angelo, Furlan Marco, Giovanelli Andrea, Casara Nicolas, Cimenti Erica, Corà Alessandro, De Marchi Gianni, ce l’hanno fatta. Sono i nuovi istruttori vicentini che avranno il compito di istruire e accompagnare i futuri ciclisti e turisti nella disciplina del fuoristrada e non. Il corso di formazione maestri di MTB e ciclismo fuoristrada 1° livello, è stato organizzato dal Comitato Regionale Veneto, la ASD BMX Creazzo e la Commissione Scuole e Maestri MTB presieduta da Patrizia Toniolo. Le sei giornate di corso, basate su lezioni teorico/pratiche, hanno visto impegnati circa venticinque iscritti, e tra questi anche il professionista corridore Angelo Furlan, che approfittando del momento invernale per risollevare le forze, ha voluto dilettarsi nei banchi di scuola.

a) accompagnare e guidare singole persone o gruppi di persone in itinerari, gite od escursioni in mountain bike, garantendo alla clientela assistenza tecnica e meccanica e fornendo notizie di interesse turistico e culturale sui luoghi di transito; b) istruire i propri clienti sulla pratica del ciclismo fuoristrada in generale; c) si occupa della direzione tecnico-sportiva di squadre ciclistiche e dei suoi atleti; d) tracciare i percorsi occupandosi della segnaletica, delle vie e della loro manutenzione con particolare riguardo alla salvaguardia ed alla preservazione dei luoghi, dei boschi e dei sentieri nel pieno rispetto delle norme di sicurezza atte ad evitare incidenti e/o infortuni nell’uso della bicicletta.

Il ciclismo vicentino si rafforza con l’arrivo di altri dieci Maestri di Montain Bike


Martina Dogana ricorda Dario Savi, indimenticabile uomo di sport e maestro di tanti sportivi valdagnesi

ricordo di Dario Savi S

e ne è andato Dario Savi, uno dei valdagnesi più attivi nel sociale e nello sport della nostra città. È stato il mio primo “maestro” quando, alle elementari, i miei genitori mi accompagnarono al campo di atletica per i primi allenamenti della mia vita. Vorrei scrivere due righe per ricordare quanto utili mi sono stati i suoi insegnamenti per il mio cammino nello sport e nella vita. Ci incontravamo spesso per strada, io di corsa in allenamento, lui a piedi col suo passo svelto e fiero, sempre sorridente ed entusiasta. Ci scambiavamo qualche battuta veloce e mi faceva sempre piacere sentire il suo “ciao bambola!” prima di riprendere ognuno per la sua strada, contenti di essersi incrociati. Qualche anno fa una brutta malattia lo ha fermato a letto per qualche mese, ma poi ha ricominciato le sue passeggiate con un passo un po’ più lento ma sempre con lo sguardo alto e solare. Allora magari ci si fermava per qualche parola in più, una pacca sulla spalla e via di nuovo che la giornata era sempre piena di impegni. Perché Dario era un rullo compressore dalle mille passioni sportive (la corsa, lo sci, il ping pong...) e molto impegnato nel sociale con i tossicodipendenti e con i malati. E poi aveva il Museo, ideato, sognato e finalmente concretizzato sotto Palazzo Festari. Io mi ricordo quando, dopo la corsa in pista, parlava a noi ragazzini dei suoi fossili (“i veci sassi” come li chiamava la moglie Mirella) e magari ce ne portava qualcuno e ci spiegava della loro origine come se fosse una favola ed era impossibile non stare ad ascoltarlo. Poi a volte organizzava qualche gita a Chiampo o a Bolca dove visitavamo il museo oppure, tutti emozionati, ci avventuravamo alla ricerca dei fossili guidati dal suo entusiasmo. Sono quei momenti dell’infanzia che ti porti dentro e non dimentichi mai. Come quando, una giornata di pioggia intensa, il nostro allenamento al posto della corsa fu quello di aiutare a scavare la terra intorno alla pista di atletica per piantarvi delle pianticelle che sarebbero servite per abbellire il campo e per fare un po’ d’ombra nelle giornate estive più calde. Ogni volta che vado ad allenarmi al Polisportivo e guardo quelle piante che ormai sono cresciute, mi ricordo di quella giornata e sento che quegli alberi sono un po’ nostri!

il libro

squash

“Squash. Sfida all’ultimo punto”

I

rlanda, ultimi scampoli dell’800. Nella fattoria di famiglia immersa nel verde della contea di Boyle la vita del giovane Nick O’ Grady, pur nella povertà e nei sacrifici comuni a gran parte della popolazione del Paese del Trifoglio, scorre tranquilla fra scuola, lavoro al fianco del padre ed amore – ricambiato - per la figlia dei vicini Mc Callum, Rose. Nick è il tipico ragazzo “acqua e sapone”, intelligente ed onesto, pronto a grossi sacrifici personali per il bene della famiglia. Ben presto, però, l’invidia e la perfidia del cugino Rick – avido ed egoista arricchito e caduto in disgrazia – distruggeranno la serenità del giovane irlandese, costringendolo - ingiustamente - ad un lungo periodo di reclusione nelle terribili carceri britanniche. Nick, però, saprà superare lo sconforto iniziale e, spinto dal desiderio di riprendersi la sua vita, lotterà per riabilitare il suo nome e quello della sua famiglia. Una riabilitazione che avverrà grazie allo squash ed ad uno splendido e combattutissimo torneo internazionale nella frenetica Londra di quegli anni. “Squash. Sfida all’ultimo punto” (Book Sprint Edizioni, 2010, 124 pp., €10,90) è un originale racconto breve, opera d’esordio di Diego Bertoldo, Maestro federale di Squash con la passione per la scrittura. Il libro ha il pregio di coniugare uno stile agile e diretto in grado di attirare l’attenzione anche – ma non solo – di un pubblico giovane, con una trama ricca di lezioni di vita, permeata da un forte senso educativo, senza trascurare mai l’esigenza di evasione del lettore in erba, che, grazie all’abilità di Bertoldo di contestualizzare efficacemente la trama ed i personaggi della storia, viene portato letteralmente per mano prima attraverso i paesaggi bucolici dell’Irlanda ottocentesca e poi tra i vicoli e il fermento dell’Inghilterra metropolitana. Il tutto contornato, fatto raro nel panorama dell’editoria italiana, da una splendida ed avvincente avventura sportiva, squashistica in particolare, che rinnova ancora una volta quell’inossidabile adagio che vuole lo sport come formidabile “palestra di vita”, in grado di insegnare i valori fondanti del vivere in società. Così, tra l’eterno scontro tra Bene e Male, onestà e furbizia, amore e odio le pagine scorrono veloci fra le mani del lettore, divorate dal desiderio di conoscere il destino riservato dal fato al povero Nick ed alla sua amata Rose, in una meravigliosa, speciale nella sua quotidianità, storia di vita e di crescita, prima ancora che di successo sportivo. In conclusione, “Squash. Sfida all’ultimo punto” si configura come un originale esperimento letterario, probabilmente unico nel panorama nazionale, che cerca di avvicinare i più giovani al mondo dello sport tramite una chiave diversa dal solito, quella della narrazione di fantasia nella quale si possa riconoscere ed identificare ogni piccolo lettore che poi potrà, attraverso il manuale tecnico dello stesso autore (“Squash. Il tuo nuovo sport!” - Book Sprint Edizioni, 2010, 94 pp., €12,80) imparare, divertirsi e magari sognare di poter ripercorrere, un giorno, le orme sportive di Nick, umile ragazzo della campagna Irlandese proiettato nel gotha mondiale dello squash.

L’AUTORE

Diego Bertoldo, vicentino di Piovene Rocchette, è Maestro Federale FIGS (Federazione Italiana Giuoco Squash) e responsabile tecnico del progetto Squash di Vicenza. Dal 1998 al 2007 ha ricoperto l’incarico di Responsabile Tecnico Nazionale dell’Attività Giovanile e del Progetto “Scuola Squash” collaborando anche alla realizzazione di Guide Tecniche federali. Dal 2000 al 2007 è stato Allenatore della Nazionale Juniores di squash.


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Le classifiche Integrale maschile, Trofeo Sportler i è conclusa alle ore a pari merito Lorenzo Trincheri 22.29 con l’arrivo in Campo Marzo a Vi- 1° e Giuliano Cavallo cenza, la prima edizious ne dell’Ultraberic le Fornoni Trail, gara di trail run- 3° Danie con e km 65 di ning, sulla distanza itivo. 4° Stefano Ruzza 2500 metri di dislivello pos a, prim za mez e ore ici dod Partita dei 5° Filippo Canetta alle 10.00 in punto da Piazza alla o ’Inn dell e Signori, sulle not e femminile, Trofeo Tecnica tricoGioia di Beethoven e con un grup- Integral lore di fumogeni in coda al dei ia Pensa po, la gara ha coperto il periplo pri- 1° Patriz dap ta rna gio Colli Berici in una più Bertasa ma serena e poi via via sempre po- 2° Cinzia del a ggi pio alla fino sa nuvolo dura 3° Cristina Zantedeschi meriggio, che ha reso ben più ti. ren la fatica dei concor ile, Trofeo Le Piramidi ervaValida come evento di oss atleti Twin Team Masch zione per la selezione degli o ai ini - Marco Zanchi nazionali che parteciperann l, la 1° Claudio Chiar trai a ultr di prossimi mondiali i mi- 2° Mirko Righele - Michele Guerrini corsa ha visto alla partenza ità. cial spe a dell ti atle gliori della - Marco Bortolan Con 322 atleti alla partenza per la 3° Filippo Sbalchiero pie cop 30 prova integrale e 33 + Trivellato prova a staffetta twin team diarrivo Twin Team mista, Trofeo all’ e ved a sific clas la , 32 km inteZarantonello 265 concorrenti per la prova e le 1° Gilda Pesenti - Marco tutt di e ati, grale, con 57 ritir nni ostracoppie della twin team, a dim colli- 2° Sofia Scanziani - Fabio Me se pur so, cor per il che e zion o Cominotti ate, si nare e privo di altimetrie elev ttivo 3° Elisabetta Colzani - Giacom sele a cura dell’Organizzazione

Lorenzo Trincheri

è rivelato particolarmente e tecnicamente interessante. ore Alle ore 15.40, dopo cinque ima, e quaranta di corsa tiratiss eo di si presentavano sul rettilin Giuarrivo Lorenzo Trincheri e ito liano Cavallo che, in puro spir uardo trail, hanno tagliato il traga pari mano nella mano, vincendo atmerito. Dietro i due fortissimicon hi, acc dist i prim i li evo not leti ventiDaniele Fornoni terzo dopo rto tre minuti e Stefano Ruzza qua le la dopo più di mezz’ora. Notevo pur prestazione dei primi due, chente il avendo compiuto integralme anpercorso, sono riusciti a soprav dieci zare la prima staffetta di ben il con i, altr gli uire seg A uti. min le tra o clus con ha che gruppone ne le otto e le dieci ore. Tra le don tico conferme dei favori del pronosrizia della prima classificata Pat BerPensa e della seconda Cinziaper la tasa, a sorpresa il terzo posto con new entry della specialità, ma di all’attivo un grande curriculumntiultramaratone su strada, la vice na Cristina Zantedeschi.

Patrizia Pensa

Giuliano Cavallo


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Qui Polisportiva

o n n a o v o un nu i s s e c c u s e t r o p s di

B

di Giulio Centomo

ianco e azzurro, i colori dell’entusiasmo sportivo espresso dall’Associazione Polisportiva Dilettantistica Valdagno, punto di riferimento per giovani e famiglie con le numerose sezioni in piena attività, dall’atletica leggera al pattinaggio artistico (sezione che da poco vede riunite le realtà di Valdagno e Castelgomberto), dal minibasket, al karate, al taekwondo, senza dimenticare rugby, ginnastica artistica, light e full contact, ginnastica di mantenimento per adulti e danza sportiva. In continua crescita il numero di iscritti che premia l’impegno messo in campo dall’associazione guidata dal presidente Vittorio Vencato e dai vice Luigi De Gerone e Ivanoe Simonelli che mirano a raggiungere i 1000 iscritti anche per il 2011, numero già affermato nello scorso anno. Forte di questo movimento questa stagione la new entry si chiama “Attività motoria per ragazzi speciali”. Si tratta di un’attività mirata per ragazzi e ragazze diversamente abili. Per loro, in seguito anche alle diverse richieste giunte, è stato pensato un programma che comprende varie discipline sportive con l’obiettivo di permettere, dopo una prima fase di allenamenti, anche l’inserimento nelle sezioni specifiche e la possibilità di gareggiare nelle squadre della Polisportiva. La grinta e lo spirito sportivo che mettono in campo questi atleti dovrebbero essere sempre più spesso esempio per tutti. Ecco allora che la Polisportiva ha voluto recepire uno stimolo, permettendo loro di praticare una disciplina sportiva fuori dagli spazi a cui sinora sono stati abituati, con la convinzione che ben presto arriveranno anche i primi successi. Sempre sotto i colori della Polisportiva vanno segnalati i successi nell’atletica dei giovani Barattini Francesco, campione provinciale FIDAL, categoria Esordienti; Cocco Mirko, campione provinciale FIDAL, categoria Ragazzi e secondo classificato (cat. Ragazzi) al Trofeo delle Province tenutosi a Belluno. Nella categoria Allievi poi va ricordato il titolo provinciale FIDAL dell’atleta Pellizzari Paolo. Nuove vittorie arrivano poi dal mondo delle corse campestri dove per la Polisportiva Stefano Lora si è piazzato al primo posto nella categoria cadetti CSI nella gara disputatasi a Montecchio Precalcino, dopo una serie positiva di piazzamenti

lo sport se re rp so re a rv se ri Continua a prosegue 1 1 0 2 l e n e ch n A . se valdagne elle società l’intensa attività d trofei e successi. ti, cittadine con even amento. rn Ecco qualche aggio

nelle competizioni precedenti. Nella stessa giornata, sempre nella categoria cadetti, Meseret Perardi ha conquistato il titolo provinciale FIDAL. Ma non finisce qui, perché anche la sezione pattinaggio artistico, dopo i successi dei Campionati Italiani disputati lo scorso anno proprio a Valdagno (Francesca Nizzero, campionessa italiana nella cat. Divisione Nazionale A e Luca Colombo, campione italiano nella cat. Divisione Nazionale B) vede la propria atleta Vittora Saccardo convocata nella nazionale azzurra Jeunesse, un traguardo frutto di un lavoro intenso, ma che di certo ha già dato i primi frutti assai gustosi. Infine la sezione light e full contact si appresta ad iniziare la stagione alle porte con ottimi propositi, merito anche dei successi dello scorso anno (tra questi i titoli vinti da Paolo Marangon, Guido Battilana, Giuliano Pevere, per citarne solo alcuni, ma numerosi altri sono i piazzamenti che danno lustro a questa sezione).


www.stargraphic.it

15

L’aiuto e il supporto di tanti amici o stati fondamentali per la realizzazione del Centro di Arrampicata 7A. Grazie a tutti dalle Guide!

Obiettivo play-off

Lun - Mer - Ven Mar - Gio Sab - Dom

ORARI ore 15.00-23.00 ore 10.00-23.00 ore 10.00-20.00

PREZZI Stagione d’oro quella in corso anche euro per la società Singola 8,00 Rugby Alto Vicentino. La formazione seniores sta Singola Soci euro 7,00 infatti disputando il campionato di serie C Triveneto e comanda la classifica provvisoria,euro avvicinandosi Singola Minori di 15 anni 5,00 sempre più alla promozione nel girone superiore e ai per di l’accesso alla serie B. Non è da meno il Singola perplay-off minori 8 anni settore giovanile che vede U16 e U18gratuita con un bottino

agnati da genitore pagante degno di nota, frutto dell’intenso lavoro svolto negli 12 entrateanni. euro 68,00 Buone 3 nuove anche dal mondo della palla a spicchi a ai soci – validità mesi dove il Valdagno Basket è ad un passo dal possibile 12 entrateaccesso minori 15 anni ai di play-off con ben tre formazioni, Prima euro la48,00 a ai soci – validità 3 mesi Divisione maschile, l’U14 maschile e l’U13 femmitutte al momento al terzo posto nelle classifiche accumulo nile, punti: provvisorie.

entrate un ingresso omaggio, entrata un premio in attrezzatura

euro 2,00

400 MQ ARRAMPICABILI

Spade d’oro

a ai soci – scadenza anno solare

Si è tenuto domenica 27 febbraio il rinomato appuntamento con il trofeo Spade d’oro, manifestazione giunta alla 16^ edizione e che ha visto 140 atleti da tutta www.salewa.it Italia suddivisi nelle due categorie spada maschile e spada femminile. Per il Circolo Scherma Valdagno da sotCENTRO DI ARRAMPICATA 7Aprestatolineare, tra gli uomini, la bella zione di Michele Carta che ha conquiomba, 7/A, Zona Industriale Valdagno (VI) stato il terzo posto. Tra le donne ottimi i Info: Centro Sportivo Le Guide piazzamenti anche per Elisabetta Roberti e Maria Sole338 Piccininno, rispettivamente Tel. 0445 1742890 Cell. 1485705 al terzo e ottavo posto. info@csleguide.it

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di Antonio Rosso

16 Tradizionale

appuntamento alle piscine comunali di Schio per il XIX Memorial di tiro subacqueo dedicato ad Ettore Modesti, figura indimenticabile della subacquea vicentina.

N

umerosa la partecipazione dei club sportivi, tutti aderenti alla Federazione Italiana Pesca Sportiva ed Attività Subacquee: in totale 30 atleti per 11 società. Una bella giornata, atleti scherzosi, giudici tranquilli ed in piscina acqua limpida, ideale per questo tipo di gara. Organizzazione tecnica e logistica a cura del Centro Subacqueo Nord Italia di Vicenza ma il quale paga questo sforzo sul campo di gara: sembra stia diventando una consuetudine. La squadra del CSNI, infatti, pur avendo conquistato nel 2009 il titolo di campione d’Italia, non ha saputo confermarsi ai

i primi tre classifica

vertici della staffetta e nelle prove singole non è andata oltre al quinto posto con Luca Didoni. Per quanto riguarda i risultati complessivi, il tiro libero maschile è stato vinto da Vergine Marco, campione italiano in carica, dell’Europa Sporting Club di Brescia, dopo un avvincente spareggio contro il suo compagno di club Carlo Baliotto. Terzo Vacondio Oreste del Club Bruno Loschi di Modena Nel biathlon Marco Vergine ancora primo, secondo Guigli Roberto del Gruppo Subacqueo Ferrarese e terzo Giuseppe Meduri del Sub Club Brescia. In campo femminile identici podi sia per il tiro libero che per il biathlon: prima Marini Maruska atleta di Amici Apnea ASD di Bergamo, seconda Benini Alice del Gruppo

Subacqueo Ferrarese, terza Santocono Evelina del Bolzano Sub. Nella staffetta dominio del Club Subacqueo Ferrarese che ha piazzato le sue due squadre al 1° e 3° posto, lasciando il secondo al Sub Club Brescia. Al termine delle prove, medaglie per i primi tre classificati di ogni categoria, coppe per la gara di staffetta e premi per tutti. Assai apprezzato da atleti, giudici, staff ed accompagnatori il buffet preparato dal club di casa. Unico neo della manifestazione, il dubbio espresso al termine delle premiazioni e dei ringraziamenti dal Presidente, Loris Maculan, circa la fattibilità della prossima manifestazione. Invece di festeggiare alla grande il ventesimo Memorial, potrebbe così accadere che il CSNI

ti nel biathlon masch

i primi tre classifica

ile

ti del tiro libero mas

chile

le prime tre squadre

classificate nella st affetta il podio femminile pe r tiro libero e biathlon

i partecipanti al 19°

Memorial


Tiro Sub 19° Memorial Ettore Modesti

17 CLASS.

rinunci addirittura ad organizzarlo a causa dei costi sempre più alti e la contemporanea fuga di molti sponsor. Per quest’anno il club si è fatto carico in prima persona di ogni spesa diretta ed indiretta, ma per il futuro, come si dice, non vi è certezza. Di certo, la soppressione di questo evento, sarebbe una grave perdita per lo sport vicentino, in particolare per la subacquea, ma pure per Vicenza e per la stessa Schio. Lasciar perdere una delle due sole manifestazioni agonistiche a livello interregionale (l’altra è il trofeo Veneto di apnea) sarebbe da irresponsabili.

SPECIALITÀ

Data: Tiro libero 20 febbraio maschile piscine comunali di Schio Club Organizzatore: Centro Subacqueo Nord Italia Atleti partecipanti: 30 Tiro libero Società: femminile 11 Risultati: primi cinque classificati

Staffetta x società

SOCIETÀ

PUNT. FINALE

1

Vergine Marco

2 3 4 5

Balloto Carlo Europa Sporting Club BS Vacondio Oreste Nuoto Sub Modena Bruno Loschi Deoda Massimiliano Maremania Brescia Didoni Luca Centro Sub. Nord Italia VI

3770 3685 3555 3520

1

Marini Maruska

Amici Apnea Bergamo

3935

2 3

Benini Alice Santocono Evelina

Gruppo Subacqueo Ferrarese Bolzano Sub

2800 2390

1

Vergine Marco

Europa Sporting Club BS

5

2 3 4 5

Guigli Roberto Meduri Giuseppe Perelli Davide Delai Fabrizio

Gruppo Subacqueo Ferrarese Sub Club Brescia Gruppo Subacqueo Ferrarese Apnea Club Brescia

5 4 4 4

1

Marini Maruska

Amici Apnea Bergamo

4

2 3

Benini Alice Santocono Evelina

Biathlon Maschile

Biathlon femminile

ATLETA

1 2 3 4 5

Europa Sporting Club BS

Gruppo Subacqueo Ferrarese Bolzano Sub Ballardini, Cavallini Gruppo Subacqueo Ferrarese “Squadra A” Meduri, Mosca, Lo Sub Club Brescia Biondo Benini, Guigli, Perelli Gruppo Subacqueo Ferrarese “Squadra B” Girolimetto, Marini Amici Apnea Bergamo Bagliotto, Singia, Europa Sporting Club BS Vergine

3770

2 1 2183 2089 2021 1958 1890

sub


basket 18

primi nella storia

uota 6 titoli, q a a iv rr a e lia a It a p quista la Cop no L’Emisfero Wuber con ta nella storia del basket femminile italia di Enzo Casarotto ra più titola diventando la squad l Famila griffato Emisfero mette la freccia e sorpassa Como per

I

quanto riguarda in numero delle Coppe Italia vinte. Schio è a quota 6 e fa meglio di tutte le altre squadre nella storia del basket femminile senza contare che nel 2012 per la “coccarda” si giocherà proprio al Palacampagnola. Al PalaEvangelisti di Perugia, l’Emisfero Famila ha agevolmente battuto in semifinale Faenza per poi chiudere alla grande superando le padrone di casa dell’Umbertide (con la vicentina Francesca Zara) per 80-69 in una gara che l’Emisfero ha saputo controllare nell’ultima parte dopo aver messo in cassaforte la partita nel terzo quarto di gioco. All’Umbertide è rimasta la consolazione della premiazione di Simona Ballardini quale miglior realizzatrice di Coppa mentre la miglior rimbalzista della due giorni è risultata Janel Mc.Carville e la migliore giocatrice della final four di Coppa “Most Value Player” è stata l’israeliana Liron Cohen. Archiviata la partentesi di Coppa Italia, il Famila che ha già matematicamente acquisito la prima posizione della regolar season, si sta preparando per i playoff che affronterà da super favorita ma come sempre accade sarà il campo ad esprimere il verdetto definitivo. “Siamo una squadra sulla carta fortissima – afferma coach Orlando - siamo una squadra atipica perché mentalmente siamo volubili quindi qualsiasi squadra può metterci in difficoltà se non abbiamo l’approccio giusto; quando abbiamo l’approccio giusto possiamo essere devastanti, vi assicuro e ve lo avevo già detto che è faticoso tenere 10 puledri così e cercare di mandarli tutti nella stessa direzione. Abbiamo fatto un bel cammino e abbiamo portato a casa la Coppa Italia; se vogliamo essere convinti di poter vincere il campionato, dobbiamo continuare a giocare di squadra. Le altre sette squadre che faranno i playoff saranno ugualmente temibili; se non dicessi questo rischierei di fare brutte figure”. La Coppa Italia vinta è un buon viatico per affrontare al meglio i playoff e l’ultima parte di stagione da chiudere a tutta imitando i tifosi che anche a Perugia hanno fatto “alla grande” la loro parte. Adesso è il momento della verità … per dimenticare anche un’Euroleague che per il Beretta Famila doveva finire in modo diverso. Bisogna chiudere in gloria… perché il presidente Marcello Cestaro lo merita. Crediamoci…

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ciclismo 20

tutto è pronto

Già 1.500 iscritti per la seconda edizione della Granfondo fi’zi:k Start da Zanè (VI) e due percorsi, granfondo (149 km) e medio fondo (89 km) L’azienda fi’zi:k collaborerà con l’associazione benefica “Insieme si può” Fino al 27 aprile quota d’iscrizione bloccata a 30 euro

L

a bella stagione stenta a bussare alla porta dei ciclisti, ma sono davvero in tanti, già 1500, a scalpitare per allinearsi al via della seconda edizione della Granfondo fi’zi:k, pronta a scattare il prossimo 1° maggio dalla città di Zanè (VI). La manifestazione vicentina è giovanissima ma già al debutto ha fatto parlare di sé per un’organizzazione curata e fin quasi maniacale, per numeri di grande interesse e per la bellezza dei luoghi interessati. Dietro ad un evento di questo genere c’è la passione di sportivi che amano pedalare e che sanno apprezzare le gare ricche di contenuti, e c’è soprattutto fi’zi:k: l’azienda leader nel mondo delle selle e che è partner di tantissimi campioni. Una gara che è pronta a replicare il successo del 2010 e, anzi, è sulla strada giusta per sfondare il traguardo delle 2200 unità raggiunto nell’edizione del debutto. Il gran parlare che si è fatto della Granfondo fi’zi:k ha acceso anche l’interesse del mondo mediatico e non solo dal punto di vista professionale, per questo 2011 la gara è

stata scelta anche dagli appassionati pedalatori della carta stampata, radio e tv, per disputarvi la Coppa della Stampa valida come prova di Campionato italiano Mediofondo Giornalisti. Zanè, città operosa quanto sportiva, apre le braccia ai ciclisti offrendo una nuova location con servizi ancora migliori e due tracciati “rimodellati” al meglio: un medio fondo di 89 km e 1570 metri di dislivello e un più impegnativo granfondo, lungo 149 km e con 3.000 di dislivello complessivo. Ce n’è per tutti i gusti (cicloamatori, cicloturisti e cicloamatori stranieri) e per tutte le categorie (junior, senior, veterani, gentlemen, supergentlemen e donne, W1 e W2), l’imperativo è pedalare. Gli organizzatori hanno scelto davvero il meglio con un mix turistico, transitando in alcuni dei più bei luoghi del vicentino come Marostica, Recoaro Terme e l’altopiano di Asiago e con percorsi insieme “piccanti” e piacevoli. Per chi ama le sensazioni forti c’è il percorso “lungo” da 3000 metri di dislivello con le salite della Barcarola e del Monte Corno a caratteriz-

zarne l’altimetria. Il mediofondo invece (89 km e 1500 mt di dislivello) accontenterà chi per il 1° maggio, complice l’inverno lungo e piovoso, non avrà messo nelle gambe abbastanza chilometri per affrontare dislivelli più severi. Per trovare il percorso più adatto alle proprie caratteristiche basta collegarsi al sito www.granfondofizik. it Oltre che per la bellezza dei percorsi c’è un motivo in più per partecipare alla Granfondo fi’zi:k, quello di regalare qualche momento diverso anche a chi soffre. L’azienda veneta prosegue infatti nella collaborazione con l’associazione benefica “Insieme si può”, impegnata in diversi progetti solidali con l’Africa e il terzo mondo. In questo 2011 fi’zi:k ha scelto di donare un euro per ciascun partecipante alla “sua” granfondo, un bel gesto solidale e del tutto gratuito per i corridori, che “cementa” la proficua collaborazione avviata già nel 2010. L’anno scorso infatti erano state create 50 selle fi’zi:k in edizione limitata firmate (una ad una) dai due fuoriclasse del ciclismo, il “re” del Giro d’Italia Ivan Basso e il suo compagno di team

(Liquigas-Cannondale) Vincenzo Nibali vincitore della Vuelta. Le selle sono state messe in vendita sul sito www.fizik.it con lo scopo di destinare l’intero ricavato a “Insieme si può”. Gli ultimi pezzi sono ancora disponibili on line. Mentre a Zanè è ormai tutto pronto, gli organizzatori scaldano i motori per la trasferta dall’altra parte dell’oceano: il 18 giugno è infatti prevista la prima edizione della Granfondo fi’zi:k US che si svolgerà a Boulder in Colorado. Per iscriversi alla Granfondo fi’zi:k c’è tempo fino alla mattina della gara, e la quota di iscrizione, comprensiva di tutti i servizi e del pacco gara (con calzini fi’zi:k, prodotti alimentari, integratori Multipower e l’immancabile nastro manubrio fi’zi:k), sarà ridotta a 30 euro fino al 27 aprile. L’organizzazione ha anche previsto la possibilità di pernottare presso lo Schio Hotel (www. schiohotel.it) con un pacchetto turistico dedicato all’evento ad un prezzo imbattibile. Tutte le informazioni sono reperibili sul sito ufficiale della gara www. granfondofizik.it


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bici

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un coccodrillo in bici

Dal calcio al ciclismo, dall’arte alla bici una passione lunga una vita

Da bambino doveva fare il calciatore e per un po’, Massimo Cocco, valdagnese, classe 1971, il calciatore l’ha fatto, ma presto s’innamora della bici e smette con il calcio e comincia a pedalare ogni volta che può, diventando un ottimo ciclista, con un buon palmares di gare e di risultati; da grande doveva vivere di soli quadri e cornici, e invece s’è messo a vendere, tra quadri e cornici, anche biciclette: la passione per le due ruote è davvero tanta in Massimo Cocco, detto Coccodrillo, che oggi è il presidente di un gruppo ciclistico dilettantistico, il Coccodrillo Bike.

Massimo, come si conciliano cornici e bici?

A diciotto anni ho cominciato a lavorare nel mondo delle cornici, non pensando che la bicicletta potesse diventare il mio lavoro; oggi sono riuscito a realizzare un sogno: fin da piccolo ho amato la bici non solo come pratica sportiva ma anche come oggetto in sé. Per me la bici è un’opera d’arte: da gustarsi come un’opera d’arte, da “incorniciare” come un’opera d’arte.

Bello vivere di passioni

Bello e per me fondamentale: ogni volta che salgo in bici e pedalo mi sento libero e sereno; questa serenità adesso ce l’ho anche nei miei negozi di Valdagno e di Schio.

Parliamo del tuo club

Il club è nato da poco ma conta già 15 ottimi atleti che praticano un’attività agonistica regolare; organizziamo anche uscite di allenamento di gruppo: il sabato pomeriggio, riservato alla mountain bike e la domenica mattina alla bici da strada. Inoltre facciamo 4 giorni di gite che hanno un grande successo di partecipazione.

Organizzate anche gare?

Quest’anno organizziamo una gara a cui tutti teniamo molto. Il 28 agosto, inserita nelle manifestazioni della Sagra dei cacciatori del Castello di Valdagno, si disputerà il primo Memorial Radames Gaspari, un nostro grande ciclista prematuramente scomparso, che in gioventù fu sul punto di passare tra i professionisti e che a soli 18 anni vinse la gara di salita Schio-Ossario. La gara a lui dedicata sarà di Mountain Bike e prevederà due percorsi, uno lungo di 25 km, ValdagnoCastelvecchio-Campotomaso, e una più breve di 15 km.

Hai figli?

Ho due figli e sono entrambi ciclisti, Matteo e Francesco; Matteo è federato e ha già partecipato a qualche gara ottenendo buoni risultati; Francesco è ancora piccolo ma pedala anche lui e promette bene.

E tu sempre in sella?

Certamente, la bici è la mia passione, non potrei farne.


Matteo Brunello al Campionato y m e d a c A y ll a R o del Mond

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rally

Matteo Brunello, il fortissimo pilota di Schio, promessa del rallysmo mondiale, grazie ad alcuni suoi importanti e straordinari amici e al suo infinito talento parteciperà al Campionato Mondiale Rally Accademy che decreterà quale sarà il campione di rally del futuro

L

a FIA WRC Academy è il nuovissimo campionato di rally, creato specificatamente per i giovani talenti del rallysmo mondiale con un’età massima di 24 anni. La quota base di partecipazione per l’intera stagione al FIA WRC Academy è di 118.000 sterline, circa 135.000 euro, escluse le spese di trasferta, le ricognizioni, il vitto e l’alloggio. Una cifra importante quanto importante è l’evento, che fa accedere a ben sei rally del Campionato del Mondo (WRC) da disputarsi in Portogallo, Italia, Finlandia, Germania, Francia e Gran Bretagna. Tutti i concorrenti che sono stati scelti tra i migliori giovani talenti del mondo si daranno battaglia in gare sia su asfalto sia su terra e tutti avranno a disposizione vetture Ford Fiesta R2, preparate e gestite dalla M-Sport Ltd con pneumatici Pirelli, il che rende la lotta per il titolo la più equa possibile. Per la prima volta in assoluto, il vincitore riceverà oltre ai tradizionali premi,


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una borsa di studio del valore di 500.000 euro da usare per il proseguo della propria carriera nel WRC 2012. Matteo Brunello, ventenne di Schio, dopo l’ottima stagione nel Campionato Italiano Rally Junior alla guida sempre di una Ford Fiesta R2 del Team Motus Ford Italia e la conquista del Campionato Ronde su terra RaceDay Pirelli under 23, sarà tra i super giovani piloti che si contenderanno il Fia WRC Academy. Dato l’alto costo di partecipazione, Matteo ha potuto contare sulla stima di alcuni suoi importanti sostenitori come la “Compagnia dei Galletti”, piloti e amici Bassanesi che si sono dimostrati già fondamentali per la partecipazione al famoso Rally di Montecarlo di Giandomenico Basso con una Peugeot 207 e che adesso hanno dato il loro prezioso sostegno anche al giovane Matteo Brunello, in cui vedono il possibile erede del loro paesano Miki Biasion. Il programma sarà gestito dalla Scuderia Hawk Racing Club di Filippo Bordignon e conterà


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sulla collaborazione della Trt di Walter Calcinotto. Inoltre anche la Motus intende aiutare Matteo nelle 6 gare del Mondiale Rally con la Ford Fiesta R2 preparata e gestita dalla M Sport. Il navigatore sarà il comasco Michele Ferrara, già compagno di Matteo nella fortunata scorsa stagione.

PILOTA: CO-PILOTA: SCUDERIA: AUTO: GARE:

MATTEO BRUNELLO MICHELE FERRARA HAWK RACING CLUB FORD FIESTA 1.6 R2 - RALLY DE PORTUGAL 24-27 MARZO - RALLY ITALIA SARDINIA 5-8 MAGGIO - RALLY FINLAND 28-30 LUGLIO - RALLY OF GERMANY 18-21 AGOSTO - RALLY DE FRANCE 29-30 SETTEMBRE - RALLY OF GREAT BRITAIN 10-13 NOV


sf ida aperta a t a c n a l a p s i s a u q 26


hockey

A quattro giornate dal termine della regular season si è riaperta la lotta per il primo posto in classifica, rimettendo in discussione la griglia per i playoff scudetto

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L

a chiave della svolta è arrivata con la sorprendente vittoria della Isello a Viareggio contro il CGC. Nell’ultimo numero di Sportivissimo avevamo parlato di una squadra che, pur vincendo, non aveva fino a lì convinto per costanza di rendimento a determinati livelli che le competono e per determinazione. La qualità del blitz al PalaBarsacchi di Viareggio ha di fatto capovolto di trecentosessanta gradi la credibilità del team guidato da Gaetano Marozin perché sono stati cinquanta minuti di capolavoro in fatto di intelligenza tattica. Nel successivo match in casa della Roller Bassano ultima della classe, alla Isello è bastato un secondo tempo di sostanza per staccare una vittoria di ampie proporzioni. Il ritorno prepotente della Isello non poteva che essere frutto del gruppo. Ma hanno avuto un peso assolutamente determinante alcune punte di eccellenza. A partire da uno stratosferico Nicolia, più che mai campione completo e assist-man. Per proseguire con il felicissimo rientro all’attività agonistica, dopo una serie di infortuni,

di Giannino Danieli foto di Federico Pedron di Antezza un autentico valore aggiunto per l’attacco. Da aggiungere pure il ritorno a standard altissimi di Oviedo, anch’egli vittima di infortuni, fra i pali. Si sono ricreate così le condizioni per rientrare in pieno nella lotta scudetto in un campionato molto molto più equilibrato della scorsa stagione (la Isello è detentrice del titolo tricolore) iniziato e proseguito per i biancocelesti fino a qualche settimana fa tra mille problemi a differenza del percorso di Viareggio e Lodi. -Marozin, a mettere il freno a questa squadra fin dal via sono intervenuti mille problemi… “In effetti abbiamo attraversato un lunghissimo periodo costellato da problemi a causa di assenze e infortuni. Dal match di Viareggio in avanti, per la prima volta in questa stagione, ho avuto l’intera rosa a disposizione. Quando siamo stati a ranghi completi si sono visti i frutti, anche sotto il profilo della determinazione. A livello atletico siamo ben preparati. E sotto il profilo mentale abbiamo energie da spendere”. -Provi a rivolgere uno sguardo in casa delle concorrenti al titolo e stilare gli accrediti.


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“Una certa importanza nell’assegnazione del titolo l’avrà la composizione della griglia dei playoff. Il Lodi in casa è temibilissimo, il CGC Viareggio dalla sua è in possesso di tanto mestiere. Ma la Isello che conosco è in grado di affrontare entrambe. Ma a CGC e Lodi vorrei aggiungere anche un Lanaro Breganze che nei playoff vedo in grado di vendere davvero cara la pelle. In sequenza, allora, come possibili concorrenti metto CGC Viareggio, Sporting Lodi e Lanaro Breganze”. -Appare fuori di ogni dubbio che il presente sia un campionato estremamente equilibrato. In una situazione simile quale può essere il fattore vincente? “Di solito vince chi è più forte. Ma in campionati come questo conta in che condizioni mentali e fisiche si arriva a fare le partite più importanti”.


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con l’occhio del guardiacaccia 30

L

’occhio del guardiacaccia è ben allenato per osservare gli animali nel loro ambiente naturale. Per scoprire gli uccelli, identificarli e studiarne i comportamenti, lo strumento indispensabile è un buon binocolo. Il binocolo deve essere maneggevole, leggero ma robusto, con una buona luminosità, un giusto numero di ingrandimenti e una buona profondità di campo. Per esempio un binocolo consigliato ai neofiti è un “7x42”, dove il 7 indica il numero degli ingrandimenti e il 42 indica il diametro delle lenti d’entrata della luce. Il rapporto tra questi due valori 42/7=6 esprime il diametro della “pupilla di uscita”, vale a dire la luminosità del binocolo il cui valore è un bene che non deve mai essere inferiore a 5. Un buon binocolo deve mantenere una buona luminosità anche nelle ore più critiche: al tramonto e all’alba. L’osservazione della fauna selvatica può rappresentare un piacevole momento di contatto con la natura. Le giornate ideali sono quelle in cui

vi è assenza di vento forte perché esso impedisce agli animali di percepire l’ambiente che li circonda e crea in loro condizioni di bassa mobilità. Il binocolo quindi è lo strumento più importante per chi ama osservare gli animali, inoltre per avere un’osservazione fedele, bisognerebbe essere muniti almeno di un cannocchiale da 80 millimetri che permette di vedere nei minimi dettagli gli animali, grazie agli ingrandimenti e all’eccezionale luminosità. Le osservazioni per quanto riguarda il camoscio si devono effettuare minuziosamente nelle zone di montagna con contrafforti rocciosi e prati che costituiscono pascoli erbosi in quota. Tante sono le persone che si recano in montagna con nessuno spirito di osservazione nell’individuare la fauna selvatica presente, in particolare gli immobili e attenti camosci posizionati nelle cime delle cenge, i quali tengono a bada i movimenti degli escursionisti dandosi alla fuga quando l’avvicinamento diventa troppo invadente ed emettendo con le narici il caratteristico fischio. Quindi l’occhio del guardiacaccia è

sempre vigile, controlla gli animali nel loro ambiente, osserva lo status di salute, la densità, il sesso e gli eventuali sintomi di malattie devono essere monitorati , onde evitare gravi epidemie che possono compromettere le popolazioni. Nell’arco alpino oramai i camosci hanno popolato l’intero territorio con densità confortanti, mentre l’avifauna alpina non è in estinzione ma in forte crisi. Gran parte della diminuzione della medesima è dovuta sicuramente all’ambiente che oramai è venuto meno: le malghe in quota non vengono più monticate, oppure vengono caricate con un numero limitato di bovini permettendo pertanto la forte espansione del pino mugo (da uno studio fatto si è potuto quantificare l’avanzamento del medesimo nei confronti del prato pascolo di circa 3 metri all’anno). Il camoscio è una specie che si può osservare quando si è fatto giorno, mentre il capriolo è un’ animale che già alle prime luci dell’alba si alimenta, essendo dotato di un intestino molto piccolo (poligastrico) pertanto le fasi di alimentazione devono essere frequenti quindi al mattino presto e al crepuscolo si

di Dorino Stocchero

porta nei prati pascoli prelevando le essenze di nutrimento in modo selettivo per ritirarsi poi nel bosco per la ruminazione. Per osservare gli uccelli bisogna invece inoltrarsi negli ambienti naturali, parlando a bassa voce con eventuali altre persone cercando di imparare a comunicare con gesti, vestendo abiti non colorati, cercando di rendersi conto che nel momento in cui si entra in un bosco si diventa un animale tra gli animali. Una volta individuato un animale bisogna avvicinarsi compiendo piccole tappe di qualche metro, valutando l’opportunità di avvicinamento tenendo conto di eventuali segnali di nervosismo dello stesso: se l’animale ci ha individuato è corretto rimanere immobili fino a quando si allontana spontaneamente da solo. Bisogna tenere sempre presente che minore è la distanza dall’animale e maggiore è la possibilità che all’improvviso si dia alla fuga. Ogni animale ha sviluppato un proprio modello di difesa e la distanza di fuga può variare da specie a specie. Non dobbiamo contemplare i selvatici come prede ma come amici


caccia 31

Tecniche e conoscenze su come si osservano gli animali selvatici


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che desideriamo osservare. Alcuni animali si difendono sfruttando il mimetismo del piumaggio rimanendo immobili all’arrivo di un pericolo, altri puntano sulla loro capacità di fuggire velocemente. Per esempio un airone fugge appena ci vede in lontananza, mentre la pernice bianca può rimanere immobile anche se ci troviamo a pochi centimetri. Il modo più efficace per cercare ed osservare le diverse specie di uccelli è quella di cercarli nel luogo giusto e nella stagione favorevole, per questo motivo prima di cominciare ad intraprendere l’attività di osservazione degli animali è necessario documentarsi per conoscere le loro abitudini e gli habitat che frequentano. La stagione migliore per osservare gli uccelli è la primavera, poiché in questa stagione le specie che risiedono nel nostro Paese vengono raggiunte da quelle migratorie proveniente dall’Africa. Gli uccelli sono normalmente più attivi all’alba e nel periodo riproduttivo il loro canto e più melodioso. In autunno la nostra penisola è interessata dal flusso degli uccelli migratori provenienti dal resto dell’Europa che tornano in Africa per svernare.

MALGALORA

TRATTORIA - CAMPEGGIO da ZALICA (m 922 s.l.m.) Recoaro Terme - tel 0445 75 970


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Assessorato allo Sport e ai rapporti con Provincia e Regione in materia A ..T. C. n.1 Vi Nord di Caccia e Pesca

Comune di Malo Associazioni Venatorie ed Ittiche

SABATO 07 E DOMENICA 08 MAGGIO 2011 6^ RASSEGNA MALADENSE

TRADIZIONI — NATURA — RURALITA’ E CULTURA VENATORIA ED ITTICA 1° CONCORSO NAZIONALE DI PITTURA VENATORIA-ANIMALIER GARA CANORA E FIERA DEGLI UCCELLI PROVA PER CANI DA FERMA SU QUAGLIE ATTIVITA’ DI TRANSUMANZA E DELL’ARTE CASEARIA MOSTRA BOTANICA MOSTRA MICOLOGICA ESPOSIZIONE CINOFILA E RASSEGNA DEL BASTARDINO TRATTORI ED ATTREZZI DELLA TRADIZIONE CONTADINA MERCATO CONTADINO VAL LEOGRA ACQUARI E MATERIALI DEL MONDO ITTICO MOSTRA DIDATTICA “UN NIDO COME CASA” MOSTRA DI SPINGARDE ANGOLO DELLA TASSIDERMIA

… E NUMEROSI STANDS DI SAPORI ED ARTIGIANATO LOCALE

Con la partecipazione : Museo Venatorio Itinerante di Firenze Museo Civico di Storia Naturale di Jesolo Compagnia del Sipario Medievale Falconieri del Re — Siena Associazione Storico Culturale “La Commenda Maladense” Stands gastronomici: Sabato sera: degustazione Bacalà a cura del Club Bacalà Val Leogra, con intrattenimento “Gruppo Teatrale Risi e Bisi” Domenica: SPIEDO a cura dei cuochi della Sagra dello Spiedo di Isola Vic.na (con possibilità di asporto) e ricco stand gastronomico con piatti dei sapori locali. Apertura al pubblico anche in caso di pioggia: Sabato 07 Maggio dalle ore 13.00 alle ore 22.00 (solo mostre) Domenica 08 Maggio dalle ore 06.00 (gara canora) alle ore 19.30 Località zona piscina comunale - INFO: www.comune.malo.vi.it - tel. 0445/585213


n i w d n a i k s Recoaro, 34

Campionati ai ni io az cip rte pa la n co o ar Reco Ottima stagione per lo Sci Club l Trofeo Pinocchio sugli sci li de Italiani Fie e alle finali naziona

C

ome di consueto, in primavera si tracciano i bilanci di una stagione invernale, che anche quest’anno è stata ricca di soddisfazioni per lo Sci Club Recoaro. La sua squadra agonistica ha calcato le piste non solo della provincia di Vicenza, ma anche di tutto il Veneto concludendo in bellezza con la partecipazione alle finali nazionali del Trofeo Pinocchio e del Campionato Italiano FIE, in alcune delle più importanti stazioni sciistiche dell’arco alpino ed appenninico.

Il Club è in continua crescita, fatto dimostrato anche dall’arrivo di alcuni atleti provenienti da Schio e dalla valle del Chiampo che hanno scelto di unirsi a noi per la qualità tecnica e l’organizzazione dimostrata in questi ultimi anni. Il team agonistico è composto da una ventina di ragazzi e ragazze che spaziano dalla categoria Super Baby a quella Giovani. Trovo doveroso elencarli, in rigoroso ordine alfabetico, cogliendo l’occasione per fare tanti complimenti a tutti gli atleti che hanno dimostrato una grande passione per questo bellissimo sport.

Categoria Super Baby e Baby: BERTOLDI MASSIMILIANO, BUSELLATO LORENZO, POZZA FULVIO, POZZA TIZIANO, PRETTO STEFANO. Categoria Cuccioli: BIANCO EMANUELE, BUSELLATO TOMMASO, CORNALE PIETRO, CORRADIN MARCELLO, PIANALTO ASIA, SANDRI FILIPPO, SARTORI GABRIELE, STORTI ANNA. Categoria Ragazzi: BRUNIALTI MARIANNA, CAMPOSILVAN FILIPPO, FACCIO FABIO, GARBIN NOEMI, GRIFFANI NICHOLAS, ORSATO AURORA, STORTI ANDREA, TOBANELLI RICCARDO, TURCATO KEVIN. Categoria Giovani: CORNALE GIACOMO, POZZA LORENZO, SANTAGIULIANA MICHELE, STORTI ALBERTO.


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Noemi Garbin

Nicolas Griffani

Filippo Camposilvan Marianna Brunialti

di Gianni Garbin; foto di Andrea Bergamaschi I nostri ragazzi hanno partecipato a più di 30 gare, conquistando una ventina di podi. Gran parte del merito di questo successo va anche allo staff tecnico che ha seguito la preparazione, durante l’estate dal punto di vista atletico e nei mesi invernali da quello sciistico con allenamenti svolti nella bellissima conca di Recoaro Mille. La stagione invernale, pur non abbondante di precipitazioni, ha sempre garantito un manto nevoso in perfette condizioni. Quindi è d’obbligo un encomio ai tecnici: Paolo Pedrazzoli, responsabile preparazione atletica; Carlo Pianalto, responsabile allenatori;

Paolo Gaspari, ex tecnico della nazionale Femminile di sci, new entry nello staff del club; Luigi Freschi e Gianni Bisson i quali hanno collaborato alla preparazione rispettivamente del gruppo preagonistico e dei giovani. La speranza di dirigenti, simpatizzanti e genitori è quella di trovare fra i nostri ragazzi i futuri Razzoli o Brignone, ma ciò che più conta è che questo sport e le varie soddisfazioni e talvolta delusioni che contrassegnano questa bellissima esperienza insegneranno loro come lo sport sia anche una scuola di vita.

sci


nuoto

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I

acqua di bronzo

La Famila Schio Nuoto inizia alla grande la stagione conquistando il terzo gradino del podio nelle qualificazioni della “44ª Coppa Caduti di Brema” di Enzo Casarotto

nizio alla grande per gli agonisti il “Famila Schio Nuoto” il primo impegno a livello nazionale del 2011: la fase eliminatoria del 44°Trofeo “Coppa Caduti di Brema”. Un trofeo per ricordare il disastro aereo di Brema che ha coinvolto il 28 gennaio 1966 tra gli altri anche la squadra azzurra di nuoto con 7 atleti, il tecnico e un giornalista Rai; in tutto furono 46 le vittime. La manifestazione è valida anche come Campionato Invernale a squadre, dove le migliori compagini italiane si sfidano prima in una fase regionale per poi accedere, (le prime 8 maschili e 8 femminili), alla finale che assegnerà il prestigioso trofeo. Mestre e Treviso sono state le sedi per la fase regionale del trofeo con le 15 migliori compagini venete presenti. Questa fase regionale designa le 21 squadre, che aggiunte alle tre presenti di diritto dalla precedente stagione, che parteciperanno alla finale di serie “C” che si svolgerà in primavera e dove la Famila Schio Nuoto dal 2006, fatta eccezione per la scorsa stagione, ha sempre risposto all’appello. Il tecnico Manuel Borga coadiuvato da Lorenzo Decchino ha convocato per le gare di Mestre 14 ragazzi: Filippo Gasparin, Matteo Greselin, Giovanni Mioni, Alberto Recher, Nicola Retis, Jacopo Sambo, Denis Savio e Matteo Zampese per la rappresentativa maschile ed Alessandra Abbenite, Giulia e Marta Fontana, Michela Pietribiasi, Giulia Tomiello e Chiara Retis

per la femminile. Presenti alla manifestazione, per dare incitamento ai nuotatori, oltre ai numerosi genitori anche Luca Volpato il presidente della Famila Schio Nuoto. La selezione scledense ha onorato la presenza e saputo ottenere risultati importanti primeggiando a livello di categoria e ottenendo importanti podi e piazzamenti a livello assoluto validi per classifica della manifestazione nonostante la presenza delle più forti squadre del Veneto (il Plain Team Veneto ed il Veneto Banca Montebelluna su tutte). Questi i risultati del Famila Schio Nuoto: primo posto per Matteo Greselin nei 50 m. dorso (25”81) e per Denis Savio nella gara sprint per eccellenza: i 50 m stile libero (23”87); 2° posto per Marta Fontana nei 50 e 100 m rana (34”25 / 1’13”56), per Matteo Greselin nei 100 m stile libero (51”02) preceduto di un solo decimo dal vincitore di gara. 2° posto anche per la Staffetta 4 x 50 m stile libero maschile composta da Greselin, Recher, Savio e Retis (1’35”64) e per la 4 x 50 m misti maschile con Greselin, Mioni, Retis e Savio (1’44”35). Terzo gradino del podio invece per Nicola Retis nei 50 e 100 m delfino (25”67 / 56”20), per Giulia Tomiello nei 50 e 100 m delfino (29”83 / 1’05”20) e per la Staffetta 4 x 50 m misti femminile composta da Retis, M. Fontana, Tomiello e Pietribiasi. Alle spalle del podio In 4ª posizione troviamo Filippo Gasparin nei 400 m stile libero (4’10”23) in una gara vinta da Federico Colbertaldo, il nazionale del Montebel-

luna. Sempre al 4° posto ancora Gasparin nei 1500 m stile libero (16’33”02), Giovanni Mioni nei 50 m rana (30”71) e Jacopo Sambo nei 200 m misti (2’14”15). 5ª invece Alessandra Abbenite nei 400 e negli 800 m stile libero (4’37”34 / 9’23”44), Michela Pietribiasi nei 50 e 100 m stile libero (27”71 / 1’00”01) e la Staffetta 4 x 50 m stile libero femminile composta da G. Fontana, Tomiello, Abbenite e Pietribiasi (1’52”14). Al 6° posto Matteo Zampese nei 100 m rana (1’08”36), Giulia Fontana nei 200 m misti e nei 100 m dorso (2’35”66 / 1’10”31) ottimi risultati per un’atleta appena salita nei “Categoria” dagli “Esordienti A” e subito messa a confrontarsi in una gara a livello “Assoluti”. Chiara Retis è giunta 7ª nei 50 m dorso (33”45). 8° posto, infine, per Matteo Greselin nei 100 m

dorso (1’04”05) in una gara tutta in salita per lo scledense svoltasi pochi secondi dopo aver partecipato alla 100 m stile libero, dove aveva dato tutto sfiorando la vittoria. Questi risultati hanno permesso di piazzare sia la squadra maschile che femminile al 3° posto nella classifica assoluta della manifestazione e con 19.484 punti ottenere anche il 3° posto nella classifica assoluta del Veneto preceduti per soli 4 punti dal Veneto Banca Montebelluna e dal Plain Team Veneto prima squadra veneta. Questo è Il miglior risultato mai ottenuto dalla compagne scledense in questa manifestazione e il team ne va giustamente fiero. E siamo solo agli inizi…


Torrevalli football club

di Fabio Alberto Landi

Cenni storici

Il Torrevalli rappresenta una delle più solide realtà calcistiche dell’alto vicentino. La squadra è nata nell’estate del 2008 dalla fusione tra l’ AS Valli e l’ AC Torrebelvicino, due compagini della zona limitrofa a Schio attive da metà anni 70”. La presidenza della nuova società è affidata all’imprenditore Alberto dal Lago che oggi coadiuvato da uno staff di più di 60 persone tra allenatori e collaboratori dirige un gruppo di circa 280 tesserati. L’impianto di gioco principe è il campo comunale “Roberto Dal Molin” di Torrebelvicino, recentemente rimodernato ed ampliato. I colori sociali sono da sempre il bianco e l’azzurro.

Organizzazione

La base della politica societaria intrapresa dal Torrevalli prevede un notevole investimento nel settore giovanile: sono ben 15 le squadre impegnate nei diversi campionati provinciali e regionali. I ragazzi di età compresa fra i 6 ed i 21 anni sono costantemente seguiti all’interno di un processo formativo che comincia dalla categoria piccoli amici e giunge fino alla categoria juniores. Gli spostamenti dei giocatori sono facilitati dai 3 pulmini che permettono ad ogni tesserato di raggiungere senza problemi le sedi di allenamento e partite. Una volta terminato il ciclo nel settore giovanile gli atleti che vogliono continuare la pratica sportiva possono accedere ad una delle due prime squadre che militano rispettivamente in seconda e terza categoria. Non stupisce pertanto il dato che la media età della prima squadra si aggira intorno ai 22 anni. Oltre al già citato campo comunale di Torrebelvicino la pratica sportiva si svolge nell’impianto sportivo comunale di Valli del Pasubio e presso il campo parrocchiale di Pievebelvicino.

Curiosità

Al termine di ogni stagione sportiva la società organizza presso i propri impianti sportivi la celebre “Sagra della Bondola” che prende il nome dal gustoso e prelibato prodotto insaccato locale costituito da carne suina salata e pressata. Ogni anno l’avvenimenro richiama centinaia di sostenitori e simpatizzanti.

calcio

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All’interno dell’allestimento coperto si possono degustare svariati prodotti tipici della Val Leogra, partecipare alla lotteria ed ai numerosi tornei oltre ad assistere a spettacoli musicali e danzanti.


basket 38

rinasce una stella

O

ggi Velco as Vicenza, grazie all’avvento di un nuovo sponsor, sta vivendo uno strepitoso presente, ricco di attività e di soddisfazioni, senza tuttavia perdere di vista la sua storia. Attenta alle proprie radici cerca di coniugare passato e presente, puntando al futuro. La mitica AS Vicenza, dominatrice in Italia e in Europa negli anni ’60 e ’80 (12 scudetti, 5 coppe Campioni e una coppa Ronchetti, oltre a 14 titoli italiani giovanili) è una delle squadre italiane di pallacanestro femminile che ha vinto di più. Ha ospitato alcune tra le migliori giocatrici italiane: Gentilin, Pausich, Bozzolo, Sandon, Fullin, Gorlin, Peruzzo, Pollini. Il Presidente è stato quest’anno designato come

La Velco As Vicenza, storico team del basket femminile, vincitore di tanti titoli in Italia e in Europa negli anni ’60 e ’80, è ritornata a esprimere un grande basket

Miglior dirigente della serie B, premio conferitogli dalla Lega Basket Femminile. “Tutto iniziò per una serie di fatalità. Un amico, diventato da poco allenatore di una squadra di pallacanestro, la “Lega Nazionale di Trieste”, mi chiese se volevo accompagnarlo nell’avventura. Le giocatrici erano profughe dell’ex Jugoslavia, venute in Italia per rifarsi una vita, che cercavano di stare unite scendendo sul parquet insieme. Lì divenni anche allenatore e riuscimmo a trovare uno sponsor: la Portorico Cafè. Nel 1958 giocammo e vincemmo il primo campionato di Serie C, fummo promossi in B d’Eccellenza con giocatrici giovanissime cresciute con me, e da li iniziò il sogno di Vicenza”. Nella stagione 1962/63 la squadra vince il campionato di B e viene promossa

in A. L’anno successivo, il 1965, è l’ anno d’oro: l’As Vicenza vince il primo incredibile scudetto, sudato fino all’ultimo. Oggi, dopo qualche anno, le persone che fanno parte della società sono molte. Tra gli altri, i dirigenti Mario Bedin e Gianfranco Dalla Chiara, il dirigente accompagnatore Cristina Rossi e Michela Voltan vice allenatore. La formazione vicentina, qualificata per i playoff, inizierà l’avventura tra un paio di settimane nella speranza di riscattarsi dagli alti e bassi del campionato. “L’augurio che voglio fare alla Velco as Vicenzaconclude Concato- riguarda il futuro. Ci meritiamo di vincere molto e riusciremo a farlo, non ho dubbi”.


storia di Aranha

Continuano gli incontri con i grandi maestri delle Arti Marziali: Massimo Neresini racconta il Maestro Aranha per farci conoscere la storia di un grande Maestro della Capoeira.

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di Massimo Neresini

ra la metà degli anni Ottanta - mi racconta il maestro Aranha - e vivevo in Brasile, quando con un gruppo di amici del mio paese, Sideropolis, abbiamo sentito parlare della Capoeira, la lotta nata in Brasile attorno al XVI secolo dagli schiavi neri deportati dall’Africa, usata come tecnica di autodifesa. Io e miei amici ne siamo rimasti subito affascinati, la Capoeira era un’arte marziale vera e propria che più di qualsiasi altra arte marziale sentivamo profondamente legata alla storia del nostro popolo e così abbiamo cominciato a praticarla, da soli, nel grande bosco che circonda Sideropolis. Ci allenavamo molto ma i risultati non erano quelli che noi avremmo voluto perché ci mancava un maestro a cui fare riferimento. Nel nostro paese non c’era una scuola di Capoeira, né conoscevamo qualcuno che la praticasse. Un giorno, però, venimmo a sapere che c’era un uomo di nome “Cido” che in solitudine studiava e praticava la Capoeira. Non era un maestro, era però un capoeirista di valore. Per noi che cercavamo un maestro, fu una gran cosa sapere che c’era un nostro concittadino che conosceva più di noi i segreti della Capoeira. Sebbene Cido non si sentisse un maestro e non avesse, quindi, pretese d’insegnare quanto sapeva, noi eravamo certi che il nostro entusiasmo lo avrebbe prima coinvolto e poi convinto a diventare il nostro primo maestro. E così, infatti, quando un mio amico riuscì ad incontrarlo e ad invitarlo nel bosco dove ci allenavamo, noi capimmo subito che sarebbe diventato il nostro Maestro. Iniziammo a chiedergli consigli, a seguire attentamente i suoi insegnamenti fin da quel nostro primo incontro. La nostra voglia di imparare era tale che dopo alcuni mesi di lezioni nel bosco, abbiamo preso in affitto una piccola stanza dove poter svolgere regolarmente le nostre lezioni. Con Cito iniziammo a diventare bravi

e a tenere le prime esibizioni. Con il tempo cominciammo a essere richiesti nelle feste cittadine, nelle manifestazioni sportive e culturali. Siamo stati invitati anche a fare una dimostrazione presso l’università di una città vicina, Criciuma, e addirittura a partecipare a un reportage sulle antiche tradizioni brasiliane di una rete televisiva. Nel 1993 abbiamo aperto una scuola di Capoeira a Criciuma che ha avuto un ottimo successo. Qui mi sono iscritto a un gruppo che si chiamava “Liberdade”, guidato dal professor Nei. Questa è stata un’altra tappa importante della mia formazione. Con lui mi sono allenato fino al 1999, anno in cui il professor Nei si è trasferito negli Usa. Avevo già ottenuto il titolo d’istruttore e da anni insegnavo nella mia città, Sideropolis. Non mi sentivo, tuttavia, ancora pronto ad andare avanti da solo, perché volevo continuare ad imparare da un maestro, così quando nel stesso anno il Maestro Falcao è venuto a Criciuma, invitato dall’università per fare uno stage di Capoeira, io mi sono subito avvicinato a lui. Ho capito che per completare la mia formazione avrei dovuto seguire il maestro Falcao e così, infatti, ho fatto, andando prima a Brasilia per partecipare ad un grande evento di Capoeira, organizzato dal gruppo Beribazu e poi chiedendo di poter far parte del gruppo stesso. La mia domanda fu accettata dal maestro Falcao e io ne fui felice. Fino al 2002 ho viaggiato per varie città del Brasile partecipando a tutti gli

arti marziali 39


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eventi più importanti organizzati in questo periodo. Ho avuto modo così di capire nel profondo la filosofia del gruppo Beribazu. Nel gennaio del 2002 ho deciso di venire in Italia. Dopo i primi 4 mesi molto duri di adattamento (non parlavo italiano e non conoscevo nessuno) ho iniziato a insegnare la Capoeira a Garda dove abitavo e poi, piano piano, ho cominciato a fare lezione anche a Verona. Nel 2005 un gruppo di ragazzi mi ha contatto per iniziare un lavoro didattico a Venezia e un altro gruppo mi ha chiamato per insegnare la Capoeira a Bassano del Grappa. Allora ho deciso di trasferirmi a Vicenza, dove nel 2006 ho iniziato a insegnare anche nella palestra Axel. Dal 2003, una volta l’anno, organizzo un evento internazionale di Capoeira, chiamato “Berimbau Me Chama”, a cui vi hanno partecipato i più grandi e importanti maestri di Capoeira del mondo. Nel 2010 in occasione dell’ottavo evento internazionale “Berimbau Me Chama”, ho ricevuto dalle mani del mio maestro Falcao il titolo di “Contra Mestre”, penultimo livello di merito (corda viola) del gruppo Beribazu. Nel nostro gruppo ogni colore di graduazione ha un significato che si basa sulla storia della schiavitù in Brasile ma anche sul potere de-

gli Orixas (spiriti della natura tipici della cultura e religione africana importata in Brasile dagli schiavi) della Umbanda eCandomblè (religioni afro-brasiliane). Il grado di “Contra Mestre” ha come Orixas di appartenenza “IANSA”, signora dei venti e delle tempeste, definito, appunto, dal colore viola. Ci tengo personalmente a ribadire che la Capoeira è una lotta, nata tra gli schiavi come forma di difesa personale e che troppo spesso oggi viene scambiata per una danza, avendo in sé movimenti acrobatici spettacolari ed armoniosi ed essendo sempre accompagnata dalla musica fatta da percussioni dal vivo; tengo a puntualizzare che la Capoeira è nella sua vera natura una lotta pericolosa ed estremamente efficace tanto che fino al 1930 era vietata in Brasile per i suoi colpi mortali che causarono molte vittime. Nel 1931 “Mestre Bimba” (Manuel dos Reis Machado) grande maestro di Capoeira per riabilitare la Capoeira nella società inventò una metodologia d’insegnamento che la disciplinasse. Così egli poté aprire con il permesso dell’allora presidente della repubblica del Brasile, Getulio Vargas, la prima scuola di Capoeira, che gli permise di dimostrare tutta l’efficacia di questa lotta, sfidando in combattimento e

vincendo tutti i più forti lottatori delle varie arti marziali presenti in Brasile in quegli anni. Oggi la Capoeira è per tutti. Non c’è competizione e quindi ogni persona, a seconda della sua personale preparazione atletica e tecnica, può partecipare al “gioco”, come noi lo intendiamo. Ci si può esprimere anche attraverso la musica ed il canto per poi passare a qualche esibizione che sempre sarà adeguata ai propri limiti. Ovviamente il mio consiglio è quello di iniziare da giovani perché così si stimola l’elasticità e la coordinazione corporea, si attiva la rapidità dei movimenti, la velocità mentale e non da ultimo aiuta fortemente a socializzare. Tra i capoeristi si instaura un forte legame di amicizia e di gruppo, e penso che questo sia l’ideale per i giovani e i ragazzi ma anche per le persone mature e mi spingerei a consigliare la Capoeira anche agli anziani.

9° EVENTO INTERNAZIONALE DI CAPOEIRA GRUPPO BERIBAZU ITALIA

Organizzazione Contra Mestre Aranha supervisione Mestre Falcao 16-17-18-19 di giugno 2011 a Vicenza GIOVEDÌ 16 stage e roda alle 19:00 Palestra axel vicenza. VENERDÌ 17 stage e roda di apertura alle 19:00 Palestra axel vicenza. SABATO 18 stage pattinodromo di viale Ferrarin Vicenza dalle 10:30 alle 17:30. alle 18:30 berimbalada, roda e spettacolo di capoeira, samba e maculele, In centro storico a Vicenza. DOMENICA 19 batizado, cambio di graduazioni e formatura, Vicenza dalle 13:00 alle 18:00. Pattinodromo di viale Ferrarin. www.aranhaberibazu.blogspot.com www.beribazuitalia.net aranha@hotmail.it tel: 0039 - 3408438074

o r t e m o z z e m l a a z z i p à Novit Trattoria Pizzeria Capri via S.Cristoforo, 10 - 36078 VALDAGNO (VI) - tel. 0445/404771 - CHIUSO IL GIOVEDì


il ritorno del maestro

arti marziali 41

Sabato e domenica 9-10 aprile, presso il PALALIDO di Valdagno si ripeterà l’eccezionale WORKSHOP con il MAESTRO CHEN ZHONGHUA

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a scuola A.S.D. Italia Poon Ze’ Team organizza per sabato e domenica 9 e 10 aprile il II workshop con il Maestro Chen Zhonghua sullo stile Chen metodo pratico Hong di Taiji Quan. Il Maestro Chen Zhonghua vive da molti anni in Canada ed insegna in tutto il mondo questo stile, fondamento marziale del taijiquan. Il Maestro Chen Zhonghua è Maestro di 19ma generazione dello stile Chen; apprende lo stile direttamente dall’insegnamento del grande Maestro Hong Junsheng, allievo diretto del grande Maestro Chen Fake. Alla morte del Maestro Hong Junsheng, segue gli insegnamenti del Maestro Feng Zhiqiang, allievo anch’egli del grande Maestro Chen Fake. Grazie all’insegnamento dei due Maestri di 18ma generazione

ORGANIZZAZIONE Sabato 9 aprile: 8.30 – 9.30

Silk reeling e riscaldamento con uso del bang

9.30 – 12.45

Forma yilu chen prime due sezioni e applicazioni

12.45 – 14.00 Pausa pranzo

14.00 – 17.45

Forma yilu prime due sezioni e applicazioni e teoria

20.00

Buffet presso “hurricane”

Domenica 10 aprile: 8.30 – 9.30

Silk reeling e riscaldamento con uso del bang

9.30 – 12.45

Forma yilu chen e applicazioni e utilizzo “bang”

12.45 – 14.00 Sosta pranzo

14.00 – 19.00

Forma yilu primi 13 movimenti e applicazioni e teoria

20.30

Cena finale presso “hurricane”

e a oltre venti anni di continua pratica e insegnamento, acquisisce una profonda conoscenza dei contenuti, delle forme, delle applicazioni e delle tecniche di lotta “push hands”, dimostrando un’eccezionale conoscenza della meccanica interna del corpo umano. Il corso completo diretto dal Maestro Chen Zhonghua con la supervisione del Maestro Giuseppe Bon coadiuvato dagli istruttori e con la traduzioni a cura del dott. Enrico Stagni avrà un costo complessivo di 160 euro a persona per le intere due giornate (totale 17 ore di pratica e di teoria). Gli esercizi di silk reeling ( chan ssu jing 纏絲 勁 ) servono per incrementare la conoscenza ed esercizio dei movimenti a spirale che sono il fondamento del taijiquan.


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i ic b a ll e d e in t n e ic v le donne

L

ievore Detersivi Artuso Ciclo club ’96, Cristoforetti, Vecchia Fontana e Vicenza Pink Bike, queste le quattro realtà sportive al femminile che annoverano tra le loro fila le atlete vicentine (ci sono poi le più affermate Tatiana Guderzo, Elena Berlato, Marta Tagliaferro, Luisa Tamanini e Susanna Zorzi che gravitano nel gotha del ciclo donne a livello anche internazionale…). Mentre la Vicenza Pink bike del presidente Claudio Parise affiliata a Santorso opera nel settore giovanile con le sole esordienti Elisa Quartiero, Chiara Zanettin, Maria Pia Monaco, Sara Pillon, Francesca Strozzo e Marta Parise ed è a stretto contatto con la Vecchia Fontana (affiliata in Friuli e a Padova), le altre formazioni spaziano in tutte le categorie col solo Breganze che in terra vicentina propone le elite) . Ma andiamo per ordine. La più “vicentina” è il Lievore

di Enzo Casarotto

Detersivi Artuso Breganze che con 28 ragazze copre l’intera l’attività dalle esordienti alle elite. Quest’anno la società di Giorgio Pigato vede alla guida tecnica Davide Casarotto e deve difendere la maglia tricolore conquistata su strada dall’allieva Anna Zita Striker quest’anno passata tra le juniores. Società nuova per quanto riguarda l’attività provinciale il marchio Cristoforetti (presidente Paolo Leonardi, D.s. Alberto Pellegrino coadiuvato da Diego Retis ), conosciuto ed apprezzato per i risultati fin qui ottenuti soprattutto a livello giovanile e che da quest’anno e per almeno un triennio, ha investito in terra berica con sede a Montecchio Precalcino per sostenere la causa della quattro juniores affiliate a Vicenza: Jessica Schiavo, Giulia Pironato, Sella Tomassini (da San Benedetto del Tronto ma vive a Breganze) e Anna Fedrigo. La società Cristoforetti per il 2011 in trentino ha tesserato anche sei elite. Ci sono

altre vicentine tesserate con la Vecchia Fontana del presidente Ampelio Veleda che si avvale dell’apporto tecnico di Giuseppe Dal Santo apprezzato tecnico già CMB Cycle Women e quello di Massimo Cisotto in uscita dal Breganze. In maglia arancione tra le allieve ci sono le vicentine Nicole Dal Santo, Claudia Broccardo, Anna Formilan, Nikolina Kojic, Federica Pasin e Maria Vittoria Sperotto e tra le juniores Michela Pavin. “Dopo le vicissitudini legate alle difficoltà economiche e alla relativa chiusura di alcune società vicentine – afferma il consigliere provinciale FCI Stefano Retis referente per il settore - il ciclismo femminile in provincia si è trovato letteralmente in ginocchio nonostante quello che il movimento in termini di risultati è riuscito a raccogliere ma ciò non è bastato a salvare il salvabile. Devo dire che ora con l’apporto della Cristoforetti di Paolo Leonardi e con la nasci-

ta della nuova realtà giovanile Vicenza Pink Bike, società 100% made in Vicenza, i numeri tornano a darci ragione, anzi, voglio quasi azzardare che questi numeri e allo stesso tempo la qualità sia atletica che dirigenziale,che trovo nelle società vicentine, può portare a qualcosa di buono per il futuro. Spero e ne sono certo, che questo sia un bel punto di ripartenza per il settore femminile. C’è un desiderio ben più importante che covo dentro e che a mio avviso andrebbe affrontato a viso aperto: riuscire ad avvicinare di più ciò che è la vita federale del settore femminile a quella quotidiana del movimento ciclistico provinciale, regionale e nazionale, cosa che al momento riscontra alcune discrepanze legate a calendari e vari temi di iter burocratico come richieste gare e quant’altro. Ma sono fiducioso. ..che il 2011 sia l’anno del riscatto”.


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sveglia 44

È ora di rimettersi in sella e di aprire il gas

M

otociclisti di tutti i generi e di tutte le età: sveglia! Ormai è ora: non avete un po’ di quel formicolio a mani e piedi che solo la vostra bimba vi fa passare? Come in cucina ci sono molte buone forchette di gusti e preferenze diversi, similmente nel mondo delle due ruote ci sono molte manette, più o meno buone, e ciascuna con i suoi gusti e preferenze: c’è il motociclista della domenica che, con tutta calma, si risveglia solo con le miti temperature della primavera inoltrata; c’è il motociclista da pista asfaltata che durante l’inverno diventa schizofrenico; c’è chi non abbandona il suo custom o la sua enduro nemmeno con pioggia, vento e gelo… e poi c’è chi con le ruote tassellate potrebbe andarsene in giro tutto l’anno. E qui entrano in gioco alcune varianti: livello di masochismo/passione (a seconda dei punti di vista), pigrizia, parere dell’altra metà (se e quando presente). Questa parentesi è dedicata agli

indomabili motociclisti che ignorando fango, vento e neve escono anche in pieno inverno con la moto da cross, da trial o da enduro… e si vanno a divertire ghiacciandosi e infangandosi all’inverosimile (ecco perché c’entra anche il parere dell’altra metà, a meno che non si vada ad infangare pure lei, per par condicio!). Un buon vantaggio sulle limitazioni dovute alle condizioni stagionali ce l’ha chi ha scelto di divertirsi con le pit bike: in inverno si mettono le ruote tassellate e si va a divertirsi sugli sterrati e sulle piste da cross, in primavera con gli slik e una sistematina alla ciclistica si va a scorazzare sull’asfalto dei kartodromi. Una moda emergente con costi sostenibili e accessibile davvero a tutti che offre trofei e campionati regionali e

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di Monica Voltolina nazionali molto divertenti e agguerriti. Comunque di qualsiasi tipo di manetta voi siate, noi di MCR Race Team asd vi aspettiamo per affiancarvi nella vostra grande passione nuova o consolidata che sia con consigli, assistenza tecnica e tesseramento agonistico e amatoriale su tutti i tipi di moto; bacheca annunci vendo/ compro/scambio; uscite in pista e tanto altro. Motociclisti: venite a trovarci, divertitevi sempre in tutta sicurezza e attenzione: cervello acceso, sempre!

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running team

Dalla passione per lo sport e la montagna è nata “Schio Bike - Valli Sport Running Team”, la prima squadra specialista della corsa a Schio

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a sempre Valli Sport ama gli sport all’aperto, in particolare quelli che si praticano in montagna e l’ambiente che ci circonda si presta perfettamente a molteplici attività di

questo tipo. Sviluppando negli anni una professionalità che ci ha portato ad essere partner di iniziative importanti e spedizioni di livello internazionale, Valli Sport è stato accreditato da importanti aziende come Dynafit in qualità di “Competence Center” e Scarpa come “Rivenditore Autorizzato”; questo ci ha permesso di crescere ulteriormente e di presentarci nella nuova sede di Schio con un’immagine e contenuti tecnici ai vertici del settore scialpinistico e di tutti i settori che privilegiamo che sono sinonimo di montagna: arrampicata sportiva, alpinismo, trekking, nordic walking e corsa in montagna. Questi sport sono seguiti da personale che li pratica e questo è fondamentale per selezionare materiali e dare consigli che vanno ben oltre la conoscenza puramente commerciale. Esiste già da tempo una squadra di scialpinismo che ha saputo distinguersi e salire sul podio più volte nel corso degli anni, ma non ci bastava….sentivamo sempre di più la necessità di creare anche una squadra di trail running, ma gli impegni non si conciliavano con il desiderio. È stato grazie al rapporto consolidato con la società sportiva Schio Bike che si è riusciti, amalgamando risorse, energie e tempo, a creare la “Schio Bike - Valli Sport running team”, prima squadra di running a Schio, grazie anche al supporto di alcuni sponsor importanti fra cui Salomon, Suunto e Studio Prisma. Società affiliata FIDAL che promette già da subito, con più di 50 iscritti , fra cui atleti di alto livello ma anche appassionati che cercano stimoli e un punto di riferimento e di aggregazione, di poter fare grandi cose e che farà sicuramente parlare di sé. Siamo convinti che l’unione tra Schio Bike, che ha dato esempio di serietà sportiva ed organizzativa, e Valli Sport, motivata e tecnicamente preparata per tutto il settore running con una vasta scelta di calzature specifiche per la corsa in montagna e l’abbigliamento comprensivo di accessori, porterà grandi successi che vi invitiamo a condividere con noi. Veniteci a trovare o visitate i nostri siti www.vallisport.it e www.schiobike.it per far parte di questa nuova avventura.


così muore un mito

L’11 marzo scorso in Slovenia è stato abbattuto per un grossolano errore di valutazione il “nostro” Orso Dino.

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di Dorino Stocchero

l plantigrado che la primavera scorsa era diventato famoso per le sue scorribande tra paesi ed allevamenti dell’alto vicentino, chiamato scientificamente M5 ma conosciuto con il nome di Orso Dino, è stato ucciso dai forestali sloveni a Vrhnika (Slovenia). L’abbattimento è avvenuto l’11 marzo 2011 in un bosco tra Postumia e Lubiana, mentre l’orso stava rientrando in Italia. L’esemplare dopo il letargo invernale era solito portarsi vicino agli allevamenti delle abitazioni, tenendo in apprensione i residenti. Secondo i forestali sloveni questo suo comportamento era sempre più frequente e spavaldo tanto da ritenerlo una minaccia per le persone, per cui da tempo si stava valutando come poterlo controllare. Molti, in Italia come in Slovenia, hanno espresso il loro parere: c’era chi lo riteneva un esemplare unico da salvaguardare in ogni modo e chi invece voleva catturarlo o anche abbatterlo perché considerato eccessivamente pericoloso. Ultimamente, però, i forestali sloveni avevano riscontrato un comportamento anomalo dell’orso: più volte era stato visto dimenarsi con un’eccessiva violenza contro alberi e rocce. Se gli orsi sono soliti “grattarsi” contro alberi e rocce per attenuare il prurito causato dai parassiti, Dino mostrava un’insistenza e, come abbiamo detto, un’irruenza nel dimenarsi che non era normale. I responsabili forestali sloveni hanno subito pensato che la causa di ciò fosse la rabbia, la quale

aveva infettato l’esemplare e che, dato il costume dell’orso di avvicinarsi alle abitazioni, poteva essere trasmessa agli animali domestici e, perfino, all’uomo stesso. Perciò s’impose la decisione di abbatterlo fino al punto di metterla in atto. Invece, non si trattava di rabbia. La valutazione dei forestali sloveni è stata grossolanamente sbagliata. Dopo, infatti, che si è potuto esaminare la carcassa dell’orso, si è constatato che il malessere era dovuto al collare che l’orso portava da circa 2 anni e che nel frattempo era diventato troppo stretto tanto da penetrare nello strato di grasso e pelo dell’orso, provocando il disturbo che esso tentava di vincere dimenandosi furiosamente contro gli alberi. Il collare gli era stato applicato quando pesava 180 kg ma non era stata valutata correttamente la sua circonferenza in rapporto con la successiva crescita dell’animale, il quale al momento del decesso era diventato 225 chilogrammi, ben 45 kg di più. L’uccisione è avvenuta dopo che i forestali avevano predisposto un “carnaio”, una trappola fatale, fatta di carcasse per attirare l’animale. La conferma che veramente si trattasse dell’orso M5 “Dino” è arrivata dal servizio foreste e fauna della Provincia di Trento, interpellato dagli stessi forestali sloveni, che informavano i colleghi italiani sul recupero del collare, delle marcature auricolari ed avevano effettuato tutti gli esami genetici che la prassi in questi casi impone. Da ciò emergeva senza ombra di dubbio che l’animale abbattuto

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fosse il “nostro” Dino. L’orso M5, come sappiamo, arrivò in Italia nell’anno 2009. Si capì subito che non proveniva dal nucleo reintrodotto nel Trentino Occidentale ma arrivava spontaneamente dall’originaria popolazione presente in Slovenia. Stazionò per quasi tutta l’estate di quell’anno tra i boschi del Veneto per andare a svernare nell’Ampezzano. Queste informazioni sono certe poiché il 14 ottobre 2009 in Val Canali (Primiero) l’orso “Dino” è stato catturato dagli uomini del servizio foreste e fauna della Provincia Autonoma di Trento e, dopo la cattura, l’animale era stato munito di un radiocollare, che trasmetteva sia con modalità GPS (Satellitare) che in modalità VHF, e di due trasmittenti auricolari. L’operazione ha avuto il via a seguito all’autorizzazione rilasciata dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare conformemente alle indicazioni presenti nel piano d’azione per la conservazione dell’orso bruno nelle Alpi Centro Orientali (PACOBACE). Nel periodo di osservazione dopo la cattura veniva inoltre rilevata l’età del soggetto stimata tra i 3 e d i 5 anni e il peso che si aggirava sui 180 chilogrammi circa. Il monitoraggio radio telemetrico aiutava a seguire gli spostamenti anche extra provinciali dell’orso, che era un esemplare considerato particolare per la sua giovane età e la sua provenienza. La cattura era avvenuta con laccio “ALDRICH” posto su di una pecora predata e l’azione di cattura ha costituito anche un’occasione per aumentare


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la diffidenza dell’orso nei confronti degli esseri umani ed in particolare dell’attività zootecnica. Dalle rilevazioni si era potuto appurare che l’orso M5, dopo essersi risvegliato dal letargo invernale il 25 febbraio 2010, ha continuato a peregrinare provocando sgraditi episodi alle popolazioni dei luoghi in cui è passato. Il plantigrado, inesauribile camminatore, arrivò nel vicentino nella val Brenta il 27 marzo 2010 dove effettuò delle predazioni in località Merlo di S. Nazario, poi attraversando il fiume Brenta dirigendosi verso Asiago e passando per la Val

dei Remi, lungo i boschi di Valstagna, è arrivato fino a nord di Conco. L’11 aprile arrivò nella val Posina dove effettuò delle predazione su degli asini, dopodiché il 27 aprile l’animale si era spostato in Trentino proseguendo attraverso la Lessinia Veronese e i boschi di Recoaro per approdare, dopo essere transitato per il comune di Valli del Pasubio, nell’alta valle di Posina, Laghi e Tonezza del Cimone. Il 12 maggio ritornò in Altopiano di Asiago per poi proseguire fino a Rubbio il 15 maggio. Il giorno seguente arrivò a pochi

chilometri dal centro di Bassano del Grappa. Il 20 maggio lasciò l’ultima traccia del suo passaggio nel vicentino a Camporovere (Roana). L’orso ha percorso circa 400 chilometri dalla Slovenia all’Italia, arrivando fino alle porte di Verona (Grezzana), transitando per il territorio vicentino per ben due volte, dimostrando un senso di orientamento davvero unico. Lo stesso era sopravvissuto attraversando anche grosse vie di comunicazione e popolosi centri abitati, uscendone sempre indenne, andan-

do a trovare la morte nel suo paese di origine, provocata da un proiettile di piombo per mano dell’uomo, che così gli ha impedito di trasmettere quel suo patrimonio genetico che lo rendeva forte e speciale. L’uccisione del “nostro” orso non ha destato grande attenzione oltreconfine, in quanto in Slovenia la caccia a questa specie è legale e consentita fino alla fine di marzo. Auspichiamo che le Autorità Italiane si facciano portavoce di quello che, a nostro avviso, è un ulteriore abuso dell’uomo contro la natura.

FRATELLI CAMPOSILVAN SNC DISTRIBUZIONE BEVANDE

Vai sempre a tutta birra

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lettere

Potete scrivere al Senatore Alberto Filippi inviando le vostre e-mail a: sportivissimo@mediafactorynet.it

riflessioni di una non sportiva Caro Senatore, non sono una sportiva e i giornali sportivi, le trasmissioni sportive di radio e televisioni non mi sono mai state gradite, anzi, a volte, non le tolleravo proprio, così invadenti, così gridate, così volgari. Adesso, invece, ne sento quasi il bisogno. Da quando giornali, radio e televisioni danno solo e con sempre maggiore insistenza notizie drammatiche, ho proprio bisogno di sentire parlare di sport, della sua leggerezza, della sua allegria, della sua vitalità. Perché fuori dalle notizie sportive, i nostri media ci propinano una sequela senza fine di negatività deprimenti. Tutto è crisi dalla politica, all’economia, al mondo del lavoro; dalla cultura, alla società, all’ambiente; dalla scuola, all’università... Adesso con la catastrofe del Giappone e la guerra in Libia e i drammi continui di tante famiglie sfortunate, davvero solo lo sport mi dà l’illusione di vivere in un paese normale, in un mondo normale. Non crede che si stia esagerando con una visione così negativa e tragica della nostra epoca? Un cordiale saluto, Luigina S.

Carissima Luigina, capisco e condivido quello che vuoi dire: nel mondo accadono tante cose belle e positive ma i nostri media ci parlano solo di drammi e disgrazie. Viva lo sport che parla di sport e non ci deprime solo con cattive notizie. Certo, non si può tacere dei drammi che accadono nel mondo, né è giusto ignorarli, ma non è nemmeno possibile che si continui per giorni, a volte per mesi a parlarne con un interesse che in questi casi è decisamente insistito, direi addirittura morboso, dato che non aggiungono nulla a quello che già sapevamo. Ma il dramma, ahimè, fa audience e questo è davvero drammatico. Adesso perfino le notizie meteorologiche hanno toni catastrofici: una pioggia è un’alluvione; tre giornate di sole sono siccità e desertificazione. Per molte persone sensibili come te, tutto ciò genera paura di vivere, angoscia e sfiducia per il futuro nostro e dei nostri figli. E questo non è giusto. Dobbiamo stare attenti a interiorizzare tutto quello che i media ogni giorno ci dicono, dobbiamo vaccinarci contro il loro tono allarmistico, ben sapendo che un conto è essere dai media informati, un altro è essere da loro terrorizzati. E questo non dobbiamo permetterglielo. Grazie per il tuo spunto di riflessione, con amicizia, Alberto.

Le vostre lettere possono essere lette anche nel sito: albertofilippi.it



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