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editoriale 3

Quello che Lippi...

I

di Luigi Borgo

l secolo in cui siamo nati ci ha lasciato in eredità il timore per l’uomo forte. In politica come nello sport, nell’industria come nella cultura si è radicata la convinzione che l’uomo forte è un male assoluto che va evitato. Lippi, per esempio, che è un figlio del ‘900, ha messo in campo per il Mondiale del Sudafrica una squadra senza un solo uomo forte nella convinzione che è il collettivo e non l’individuo a fare il risultato. Filosoficamente parlando, Lippi ha ragione. La paura dell’uomo forte e la sua neutralizzazione sono suffragate da un preciso indirizzo filosofico che in Italia è conosciuto con il nome di “pensiero debole” e nel mondo occidentale di “relativismo”; teorie, l’una e l’altra, secondo le quali i grandi drammi del Novecento, dai campi di concentramento nazisti ai Gulag sovietici, originavano fondamentalmente da dittatori che ritenevano di possedere verità assolute, cioè pensieri forti in nome dei quali tutto era possibile e necessario, anche la più folle delle barbarie. In modo sistematico, negli ultimi decenni del ‘900 siamo stati tutti vaccinati da ogni forma di pensiero forte, di verità assoluta per evitare che mai più atrocità di questo tipo si ripetessero al punto che oggi non emergono in nessun ambito personalità di spicco. Nel mondo della finanza non ci sono più i Rockefeller, in quello dell’industria i Ford, in quello dell’arte i Picasso, in quello della letteratura i Pasolini, in quello dello sport i Pelé, i Maradona, i Platinì. Troppo forti, quindi troppo pericolosi. Meglio il calciatore mediocre, l’intellettuale televisivo, i romanzi senza storia e senza pensiero, gli artisti le cui opere sono performance che si spengono al primo calar del sole, i giornali fatti con il copia-incolla da internet che a sua volta è fatto con il copia-incolla. Inevitabilmente il timore dell’uomo forte si è infilato anche nelle piccole associazioni sportive (o culturali o aziendali), dove chi ha appena un po’ di personalità in più non viene valorizzato e messo nelle condizioni di dare tutto quello che egli può dare, ma viene lasciato da parte e ignorato finché non se ne va, sia egli un atleta o un allenatore o un dirigente. Il doveroso timore verso il pensiero forte oggi, però, è diventato un’ossessione che può portare a nuovi mali, quali tra tutti quello di un relativismo esasperato dove ogni cosa è svalorizzata, dove non esistono più certezze, dove perfino le capacità di raziocinio dell’uomo si sono fatte vaghe, indistinte, provvisorie, incerte – appunto - debolissime. Eppure, se guardiamo il nostro territorio e la sua storia, è facile capire che siamo usciti da una società antica e contadina per entrare in una società moderna e industriale grazie proprio a personalità forti. Se a Schio non ci fosse stato Rossi, a Valdagno Marzotto, a Arzignano Pellizzari, alle Alte di Montecchio Ceccato, saremmo ancora tutti contadini. I cambiamenti epocali si fanno solo con i leader. Lippi avrebbe dovuto sapere che, se il mondiale si conquista in undici, le vittorie uno a zero che ti fanno andare avanti vengono sempre dall’intuizione di un talento. In tutti gli ambiti – sportivi, artistici, industriali, politici - dobbiamo avere la forza e il coraggio di recuperare i talenti veri che ci fanno crescere, che ci danno una visione di gioco, di pensiero, di progettualità, di futuro diversa e nuova, ovviamente memori che il loro pensiero forte non diventi mai ideologia e meno che meno dottrina assolutistica.

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un obiettivo

sulla natura

C

caccia 5

Intervista a Fabio Pegoraro fotografo naturalista: cacciatore di emozioni.

di Dorino Stocchero

hi parla è Fabio Pegoraro, vicentino di nascita con residenza ad Isola Vicentina, lavora presso un Ente pubblico, autore di suggestive immagini immortalate con la sua macchina fotografica, frutto di grande esperienza, accompagnato dalla tecnica, ma anche di tanta e tanta pazienza. Esperienza che ha maturato girando i territori della Provincia di Vicenza e Regioni Italiane, catturando situazioni ambientali e animali di ogni tipo: tra le montagne , i prati, i boschi e gli habitat acquatici. Il vicentino è notoriamente terra dalle forti tradizioni venatorie e luogo di nascita d’illustri cacciatori; c’è però una persona che invece d’imbracciare il fucile ha scelto di prendere in mano una macchina fotografica e “sparare” alla natura attraverso un teleobiettivo ed a colpi di click. Facciamo la conoscenza di Pegoraro Fabio, classe 1971 di Isola Vicentina, uno dei più bravi fotografi naturalisti vicentini. Allora, Fabio raccontaci un po’ di come è iniziata questa tua bellissima passione? Beh, innanzitutto fin da piccolo ho sempre avuto una fortissima passione e curiosità verso il mondo animale; quando trovavo una penna, degli escrementi o sentivo il canto di un uccello ero entusiasmato dal sapere a che specie appartenessero e con le prime paghette dei genitori mi sono comprato un binocolo e dei libri sul riconoscimento degli animali. La passione per la fotografia è stato il passo successivo; riprendere l’animale per assaporare anche a casa le emozioni provate in quei momenti. Da come parli è chiaro che secondo te un buon fotografo naturalista deve prima essere un profondo conoscitore della natura. Sicuramente si. Per riuscire a scattare una bella foto bisogna assolutamente conoscere la biologia ed il comportamento del soggetto ripreso altrimenti si rischia, oltre a non portare a casa niente, anche di arrecare danno alla specie e questo è contro i principi fondamentali della stessa fotografia naturalistica. Da quanti anni fotografi e cosa ricerchi nei tuoi scatti? Ho iniziato a fotografare a circa 24 anni dapprima con una vecchia Minolta x 300 e un teleobiettivo sigma 400 mm usati, attualmente uso attrezzatura digitale Canon con teleobiettivi che vanno fino al 500 mm. Mi piace riprendere specialmente il comportamento degli animali e sono attratto in modo particolare da determinati tagli di luce e sfumature di colore che cerco di trasferire nello scatto. Vedo dalle tue foto che riprendi principalmente animali. Hai qualche animale


6 in particolare che ami riprendere? Amo la montagna, le sue albe e tramonti, la neve e il suo freddo e sono pertanto affascinato dagli animali che vivono in tali condizioni a volte proibitive per noi umani. Immagino quindi che hai provato forti emozioni nel stare a contatto con gli animali selvatici in determinati ambienti. Puoi raccontarci qualcosa in merito? Ricordi ne ho molti; dalle 13 ore ininterrotte all’interno di un capanno sull’orlo di un dirupo seduto su una radice per fotografare il biancone, un’aquila che si ciba quasi esclusivamente di serpenti, alle levatacce per fotografare in arena di canto cedroni e forcelli, dai giorni passati in inverno sotto la neve a 2500 metri con temperature ben al di sotto lo zero a fotografare pernici bianche, dalle ore perse a capanno per riprendere l’aquila reale e molti altri; ogni scatto mi ricorda una particolare emozione... A questo punto mi sorge spontanea una domanda: ma tutti gli animali sono ripresi nel territorio vicentino?

Principalmente si. La provincia di Vicenza ha un’enorme varietà ambientale, mancando praticamente solo il mare, e di conseguenza una biodiversità invidiabile. Diciamo comunque che il mio raggio di azione si estende per circa 150-200 km. andando dai parchi nazionali del Trentino e Friuli al Delta del Pò. Per concludere la nostra intervista, Fabio, hai qualche sogno nel cassetto? Il sogno di ogni fotografo naturalista è di riuscire a pubblicare un proprio libro fotografico; penso che sia anche il mio... magari fra qualche anno.

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Spirografo,

7

sub

un verme

di gran classe

P

di Antonio Rosso foto: Denis Zorzin

robabilmente non c’è subacqueo che non sia stato attratto da quegli organismi che all’aspetto sembrano fiori e che scompaiono all’interno del loro tubo da cui fuoriuscivano quando si tenta di avvicinarsi per vederli meglio. Scientificamente appartengono alla classe dei policheti sessili o sedentari che si presentano con un ventaglio multicolore aperto che ritirano appena sfiorati. Tra questi il più noto e il più fotografato dai subacquei è il Sabella spallanzanii comunemente detto “Spirografo” perché ha il pennacchio branchiale avvolto in una lunga spirale. Il corpo cilindrico è introdotto in un tubo di chitina. Cilindrico, flessibile, ricoperto di piccoli grani di sabbia e anche di piccoli organismi, ha colorazione grigiastra, una consistenza di pergamena e può raggiungere 30 cm di lunghezza. Il corpo dell’animale è giallastro o bruno con il dorso grigio. Il ciuffo branchiale che serve per la respirazione è molto variabile nei colori, dal giallo, al marrone, con striature e bande trasversali bianche, brune e arancio e può raggiungere 20- 30 cm di diametro. Hanno cervello e apparato nervoso ben sviluppati e sono dotati di occhi rudimentali Quello che forse non tutti sanno è che lo spirografo, così come gli altri organismi


8 simili, sono in realtà dei vermi. Vivono all’interno di un tubo che loro stessi costruiscono ma che, per motivi di emergenza o di stress, possono anche lasciare. I policheti vivono su tutti i fondali sabbiosi, fangosi o rocciosi e si trovano in tutti i mari, anche a grande profondità. Sono animali filtratori e si nutrono di plancton e detriti organici in sospensione. La loro riproduzione è sessuale con lo sviluppo di una larva planctonica: le uova compaiono nel mese di giugno. Lo Spirografo vive attaccato con la base agli scogli, anche ai moli dei porti, ai corpi sommersi (boe, cavi…): se ne trovano nella Laguna di Venezia, nelle vicinanze delle bocche di porto che comunicano con il mare e, in alto adriatico, nelle “tegnue” al largo del litorale. Ama acque pulite, fresche e la penombra; viene chiamato ombrello o fiocco di mare e viene usato come esca per gli Sparidi (saraghi, orate etc.). Per fotografarli è obbligo la luce artificiale e molta attenzione. Nella foto a distanza ravvicinata è necessario, stare ugualmente distaccati per non creare movimenti d’acqua improvvisi. In ogni caso, qualora l’animale si ritiri di scatto all’interno del tubo, basta attendere qualche istante perché ritorni ad estendere il suo ventaglio multicolore.


Una valdagnese alla Scala

danza 9

Adele Urbani, una giovane ballerina di Valdagno, ha superato il test per uno stage organizzato dal Teatro alla Scala di Milano

A

di Massimo Neresini

dele Urbani, nata a Valdagno nel 1999, lo scorso 28 giugno ha sostenuto l’audizione per accedere allo stage estivo organizzato dal Teatro alla Scala di Milano. Adele, nonostante la sua giovane età, ha superato l’esame e quindi è stata scelta tra circa 80 ragazze provenienti da tutta Italia. Per l’audizione c’erano 4 insegnanti del Teatro alla Scala, tra i quali il direttore Frederic Olivieri. Dal prossimo lunedì quindi Adele sarà a Milano presso il Convitto della Scuola di Ballo. Gli insegnanti che terranno i corsi sono: Racinskaia, Karpenko, Nikonova e Olivieri per la danza classica e repertorio e Tagliavia per la danza contemporanea. E’ un’esperienza unica soprattutto per un giovane talento di 11 anni!! Da questa prestigiosa scuola di ballo a livello internazionale sono usciti i più grandi danzatori, ultimo Roberto Bolle, che ha seguito i corsi di danza proprio con questi insegnanti. Adele studia danza classica da tre anni presso A.S.D. Accademia di Cornedo (VI) con l’insegnante Marta Mettifogo. L’Accademia di Cornedo quindi si conferma una grande realtà della Danza, in particolare la Danza Classica della nostra provincia. Accademia si trova a Spagnago di Cornedo Vicentino, in Via Fogazzaro 31: corsi di danza creativa e classica, dall’età di 4 anni, corsi di formazione, punte e repertorio sia professionali che amatoriali, con insegnante Marta Mettifogo e in collaborazione da settembre 2010 con Silvia Rinaldi, danzatrice del Teatro alla Scala di Milano, corsi di modern jazz e hip hop con la nuova insegnante Amber Perkins, mentre la danza contemporanea è seguita da Margherita Calzana, oltre ad un centro attrezzato di Pilates con utilizzo delle attrezzature e macchine e naturalmente tanto altro, come il tango argentino e i balli latini, il centro di musica e canto, arte, Kung Fu

per bambini e ragazzi e Tai Chi Chuan per adulti seguiti dal Maestro Giuseppe Bon e da suoi Istruttori qualificati. Dal 30 agosto la segreteria è aperta per ogni informazione dalle 15.00 alle 20.00 tutti i giorni A.S.D. Accademia Via Fogazzaro 31- 36073 Cornedo Vic. Tel. 349.4228636 artaccademia@hotmail.com www.artaccademia.it


nuoto

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nel Guinness

È

di Enzo Casarotto

ufficiale, l’impresa ottenuta a Padova a metà giugno è iscritta nel “Guinness World of Records”. Servivano 3.942 persone che riuscissero a nuotare per 18,3 m. in un tempo medio di 22” per battere il precedente record di 3.941 persone, che hanno nuotato ognuna questa distanza per 24 ore, ottenuto il 24.01.2009 dalla St. Mary’s Diocesan School for Girls di Pretoria in Sudafrica che l’aveva strappato a Projecte Home, un’associazione di Palma de Maiorca operativa nel sociale, che nel 2007 aveva fatto nuotare 3.168 persone. Per il primo traguardo, quello del numero di partecipanti, non ci sono stati problemi e ben oltre le 5.000 sono state le adesioni a questa manifestazione. Il secondo step di questa maratona della solidarietà era quello che presentava le maggiori incognite in quanto per ottenere il “Guinness” era richiesto un impegno si alla portata di nuotatori esperti ma molto difficile per tutti gli altri partecipanti che con il nuoto avevano avuto solo un approccio amatoriale, ma alla fine i 5.028 staffettisti scesi in acqua e certificati dal “Guinness” ce l’hanno fatta. L’evento, oltre l’aspetto agonistico, celava in realtà un fine molto più nobile: sostenere la fondazione Città della Speranza per la costruzione del Centro di Ricerca in fase di realizzazione a Padova, dedicato allo studio scientifico delle malattie pediatriche, con particolare riguardo verso le neoplasie. Dieci piani, 10 mila metri quadri di superficie, almeno 350 ricercatori ne faranno il più grande e importante centro europeo di questo tipo. E così a Padova, organizzata da Padovanuoto con il patrocinio della Regione Veneto, della Provincia e del Comune di Padova, del CONI e della FIN, a nuotare dalle ore 20 di Venerdì 11 Giugno alle ore 20 di Sabato 12 Giugno presso l’impianto comunale Paltana si sono presentati i rappresentanti di tutto il nuoto regionale, dagli agonisti ai semplici amatori e sportivi dalle varie discipline con nomi di spicco a livello nazionale tra i quali atleti olimpici come i canoisti Rossano Galtarossa ed Andrea Facchin, la lanciatrice del peso Chiara Rosa, le nuotatrici Alice Carpanese e Renata Spagnolo, il Campione del Mondo di Duathlon Alessandro Fabian ed ancora le Fiamme Oro della Polizia di Stato, il Padova Volley, il Petrarca Rugby, il Padova Calcio, il Cittadella Calcio ed i fratelloni del rugby Mirco e Mauro Bergamasco oltre a rappresentati del mondo dello spettacolo con in prima fila l’inviato di Striscia la Notizia, Moreno Morello che assieme a Micaela Faggiani hanno condotto la diretta televisiva su Telechiara. Da sempre sensibile al “Sociale” anche in quest’occasione Famila Schio Nuoto ha dato la sua adesione con una delle rappresentanze tra le più nutrite, composta da una cinquantina di elementi tra Agonisti e Master, che si sono alternati nel pomeriggio di sabato, a poter dire “ANCH’IO SONO PRIMATISTA DEL MONDO E HO CONTRIBUITO A FAR DIVENTARE ADULTO UN BAMBINO MALATO”. La staffetta di Swim for Children, partita con il Sindaco di Padova Flavio Zanonato ha raggiunto il suo scopo con la nazionale di nuoto Romina Armellini, la donna “Guinness” e staffettista numero 3.942 che vedi il caso è di nascita Sudafricana, per poi proseguire con tutti quelli che hanno aderito a questo avvenimento fino alla staffettista n° 5.028 Cinzia Rampazzo, la Presidente di Swim for Children Onlus. Hanno nuotato inoltre il gruppo dei guariti dell’Associazione Bambino Emopatico Oncologico dell’ospedale Rossi di Borgo Roma a Verona assieme ai disabili dell’Aspea di Padova. E’ stata insomma una grande 24 ore di festa e ad intrattenere il numeroso pubblico presente, gli “Atleti” in attesa del loro turno e fare da cornice alla maratona acquatica, musica, danza, spettacoli di intrattenimento vario, esibizioni di nuoto sincronizzato, lezioni di acquafitness e giochi gonfiabili per i bambini. Dal lato prettamente sportivo ed a corollario del tentativo di record, anche lo svolgimento del 1° Trofeo Master “Sprint for Children” svoltosi in notturna nell’inusuale orario tra le 22 e le 24.Un ulteriore plauso va ai master intervenuti perché a loro è toccato l’onere/onore di coprire l’orario notturno nel tentativo di record.

A Padova oltre 5000 persone sono entrate in acqua per battere il record dei record ed entrare nel libro dei primati e così aiutare la Fondazione Città della Speranza, impegnata nella realizzazione del nuovo Centro di Ricerca. Il Famila Schio Nuoto era presente.


ciclismo

super

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Matteo

Matteo Greselin del Famila Nuoto Schio spinge la Nazionale sul podio del “Memorial Enrico Morena”.

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di Enzo Casarotto

uesta stagione, che per il nostro Matteo Greselin era iniziata con un bronzo juniores nei 50 m stile libero ai Campionati Italiani Primaverili di Categoria a Riccione, si sta configurando come qualcosa di indimenticabile. Infatti, è arrivato un’ulteriore riconoscimento al suo valore con la convocazione da parte del responsabile tecnico della Nazionale Giovanile Walter Bolognini per la 32ª edizione del “Memorial Enrico Morena”, classica manifestazione nazionale, dal 1992 a carattere biennale, svoltasi a Genova dal 2 al 4 luglio e patrocinata dal Ministero della Gioventù. 1034 gli atleti iscritti per 42 società tra cui oltre al Famila Schio, anche la rappresentativa nazionale giovanile olandese. Matteo in maglia azzurra è stato schierato nei 50,100 e 200 m stile libero oltre che nei 100 m dorso. Questi i suoi risultati: nei 50 e 100 m stile libero ha ottenuto il 2° posto in finale rispettivamente con il tempo di 24”27 e 52”59 dopo aver ottenuto in entrambe le eliminatorie le migliori prestazioni con 24”73 e 53”67; nei 200 m stile libero, gara riservata ai soli nazionali, è arrivato 3° con il tempo di 1’55”66 a soli 2 decimi dal 2° posto e nei 100 m dorso ha ottenuto il 3° in finale con il tempo di 1’00”04. I suoi risultati hanno dato un notevole contribuito al 3° posto finale della selezione nazionale che è stata preceduta da Multedo 1930 e da Genova Nuoto vincitrice della manifestazione. Dopo questa più che positiva esperienza in “azzurro” a Matteo Greselin per si apre un fine stagione da sicuro protagonista ai Campionati Italiani Estivi di “Categoria” in programma a Roma dal 21 al 24 di luglio e nell’ultimissimo impegno stagionale, gli “Assoluti” in programma il 18 e 19 agosto sempre a Roma.

Piccoli ma belli

P

L’Isolana Novello Group una piccola realtà dal grande entusiasmo di Enzo Casarotto

iccolo è bello! Per una serie di motivi, per la familiarità che esiste nel fare sport, per la possibilità di questi tempi di contenere le spese, ma anche perché il bacino d’utenza di Isola Vicentina e dintorni prevede anche questo. E’ la presentazione della società ciclistica Isolana Novello Group che dal 2003 con tanta passione fa giocare con la bicicletta i suoi sette giovanissimi seguiti dai tre direttori sportivi Fulvio Giacometti, Giampietro Ceola e Alex Casara. Con l’Isolana Novello group sono tesserati anche un esordiente e un allievo. La storia della società ha inizio nel 2001 dai compianti Gianfranco Comparin, Flavio Frugani e da Egidio Ronzani e nel suo cammino ha organizzato per gli Under 21 e 23 undici edizioni del Gran Premio Colli Isolani che ora per questioni economiche organizza per gli allievi. Questo appuntamento e la gare per giovanissimi nel frattempo sono divenute occasione per ricordare con un Memorial i dirigenti Ceola, Comparin e Frugani e lo sfortunato professionista Amilcare Tronca. L’attuale presidente è Francesco Canale con Enrico Paltrinieri al suo fianco e Nicola Frugani l’instancabile segretario. La società si avvale anche della collaborazione per la gestione dell’attività di Mauro Zattra, Silvano Casara, Egidio Ronzani, e della società Rowan Elettronica. Economicamente a sostenere parzialmente le spese di gestione del gruppo sportivo, ci sono il Gruppo Novello, la Termoidraulica Folco, l’Impresa edile Valerio Giuseppe, e la Nuova BBIA.


triathlon 12

Alla ricerca

della forma perfetta

Martina Dogana corre la prova spagnola del Campionato Europeo di Triathlon Lungo per trovare la giusta forma. Le sensazione sono buone ma il risultato di squadra è ottimo: primo posto per le azzurre e medaglia d’oro.

S

di Martina Dogana

abato 26 giugno 2010 a VitoriaGasteiz, il capoluogo dei Paesi Baschi in Spagna si è svolto il Campionato Euroepo di Triathlon Lungo (4km di nuoto+120km di ciclismo+30km di corsa). Per me era l’obiettivo principale di questa prima parte di stagione, dopo tanti stage di allenamento e tante gare di avvicinamento in giro per il mondo da AbuDhabi al Sudafrica, dall’Inghilterra alla Spagna alla ricerca della forma migliore. Ancora non era arrivato nessun piazzamento importante e anche questa gara non è stata perfetta, ma ho ottenuto un risultato molto importante visto che con Edith Niederfriniger e Valentina Filipetto abbiamo vinto la medaglia d’oro a squadre!! La mia gara è andata abbastanza bene anche se ho sofferto molto. Sono partita meglio del previsto nella prima frazione dove temevo di rimanere da sola e invece mi sono trovata a nuotare con altre due ragazze e così ho potuto risparmiare un po’ di energia. Sono uscita dall’acqua del lago intorno alla decima posizione e, una volta in bici, le sensazioni sono state subito buone. Ho pensato che erano “solo” 120km (quindi molti meno di un Ironman!) e potevo darci dentro controllando però di non esagerare. La prima parte del percorso era abbastanza movimentata, con lunghi rettilinei ondulati, saliscendi continui nelle stradine di campagna lontane dal traffico della città. Mi sentivo bene e pensavo solo a pedalare al meglio. Verso il 10°km mi ha superato una finlandese che si è piazzata in mezzo alla strada senza lasciarmi spazio per ripassarla nelle brevi salitine dove io andavo più forte. Per mia sfortuna è arrivata un giudice e mi ha dato una bella ammonizione quindi 5’ di penalità perchè nel triathlon lungo la scia è vietata e il giudice ha applicato in maniera ferrea il regolamento, senza tenere in conto del fatto che eravamo in salita né che la strada in quel punto era molto stretta. Senza arrabbiarmi troppo – in fondo non c’era niente da fare - ho aumentato il ritmo e sono arrivata al penalty box del 25°km dove per 5’ ho dovuto stare ferma. Ne ho approfittato per rinfrescarmi, bere e mangiare e poi sono ripartita, consapevole che la gara era compromessa ma non ancora del tutto visto che mancava ancora tanto. Ho continuato a pedalare al meglio, la seconda parte del tracciato era più pianeggiante ma ventosa

poi si doveva ripetere la prima parte del percorso per poi fermarsi al palazzetto del basket (quest’anno campioni di Spagna) Buesa Arena dov’era allestita la zona cambio bici/corsa. Scesa dalla bici e calzato le scarpe mancavano gli ultimi 30km di corsa, la mia frazione preferita dove sapevo di poter recuperare. All’uscita dalla zona cambio iniziavano i tre giri ognuni di 10km. Ogni volta si passava all’interno del palazzetto. Ho iniziato a correre e ho avuto subito una sensazione di dolore alle

gambe mai provata, non riuscivo ad allungare la falcata e prendere il ritmo, mi sentivo storta e allora ho cercato solamente di mettere un piede avanti all’altro, respirare e pensare che c’era una medaglia a squadre da portare a casa e che sarei arrivata anche a costo di camminare! faceva molto caldo e c’erano pochi ristori così prendevo sempre una bottiglietta d’acqua in più e la tenevo in mano per sorseggiarla e bagnarmi nei punti più caldi. Verso il 9°km finalmente ho cominciato a sentire le gambe e sono riuscita ad assestarmi su un ritmo di corsa più decente, Ho superato un paio di avversarie e ho cercato di correre il meglio possibile fino all’arrivo che ho tagliato in 8°posizione, spossata per la fatica ma contenta perchè mi avevano già comuni-

cato la certezza della medaglia a squadre grazie al fantastico bronzo di Edith e alla settima piazza di Valentina. La gioia di questo oro a squadre è grande, l’emozione maggiore è stata salire sul podio e cantare l’Inno nazionale, non mi era mai successo in un campionato europeo! Ora mi aspetta un po’di vacanza (meritata!) prima di ricominciare ad allenarmi in vista del campionati italiani di fine agosto e di altre gare internazionali.


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pattinaggio 14

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Una coppia d oro

La giovane sclendese Eleonora Moro in coppia con il bolognese Alessandro Amadesi vince il titolo iridato nella specialità Coppie Artistico

al 30 giugno al 4 luglio si sono svolti presso Il Palaghiaccio Braulio di Bormio i campionati italiani Fihp di pattinaggio artistico a rotelle per le categorie Cadetti e Jeunesse nelle specialità singolo, coppie danza e artistico. Nella specialità Coppie Artistico categoria Jeunesse la giovane scledense Eleonora Moro in coppia con il bolognese Alessandro Amadesi ha conquistato il il titolo iridato. La competizione è stata molto agguerrita specialmente con la coppia Luca Lucaroni - Giulia Pascolini. Dopo lo short program infatti la coppia Moro - Amadesi risultava al secondo posto, anche se di pochi decimi. Ma è stato nel programma lungo che una migliore esecuzione e una qualità superiore nelle difficoltà di coppia (nonostante un errore) hanno fatto la differenza per la coppia Moro - Amadesi portandoli a conquistare la posizione più alta del podio. L’ atleta Eleonora Moro è iscritta alla società New Skate di Bassano ed è allenata da Michela Castellan con la quale ha saputo raggiungere una buona qualità e uno stile di pattinaggio di grado eccellente nella specialità di singolo. L’ atleta Alessandro Amadesi è iscritto alla società Pontevecchio di Bologna ed è allenato da Maria Rita Zenobi . L’ avventura della coppia Moro- Amadesi è iniziata solo da poco tempo: infatti pattinano assieme solo dal mese di ottobre 2009

ma sotto la guida dell’allenatrice Maria Rita Zenobi (allenatrice federale per la specialità coppie artistico) e aiutati da un affiatamento che nel corso degli allenamenti si è fatto sempre più forte ha iniziato a dare i suoi frutti. “E’ grande l’impegno perché si possano allenare assieme”, dice mamma Laura, “dato che gli allenamenti si svolgono tutti a Bologna, solo tre volte alla settimana nella pista della società di Alessandro e poi non si devono sovrapporre a quelli di singolo di Eleonora che si svolgono a Bassano presso la società New Skate Bassano. Ma se poi anche i risultati arrivano tutto diventa meno pesante!” E i risultati non si sono fatti attendere: primi ai campionati provinciali, primi ai campionati regionali, primi al

Trofeo Internazionale “Barbieri “, primi al Trofeo Internazionale “Pieris”, primi al Trofeo Internazionale “Città di Oderzo”, primi ai Campionati UISP e per finire come già detto primi ai Campionati italiani Fihp che hanno dato loro il biglietto di accesso ai Campionati Europei cadetti e jeunesse che si svolgeranno a Novara dal 30 Agosto al 4 Settembre 2010 . La gara di Bormio è stata molto intensa sotto il profilo agonistico ma alla fine la superiorità tecnica della coppia Moro- Amadesi ha fatto la differenza. Non ci resta ora che fare un grosso “in bocca al lupo” a questa coppia per l’appuntamento europeo!

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Cristina Longhin

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moto

Una donna come direttore di gara al mondiale supermoto sulla pista di Castelletto di Branduzzo (Pv) circuito conosciutissimo dai piloti di supermoto.

N

el weekend del 1-2 maggio scorso ha avuto inizio il Campionato Mondiale ed Europeo Supermoto stagione 2010 classi S1 e S2, dove i migliori piloti, tra cui i campioni Terry Van Den Bosch, Hiemer, gli italiani Davide Gozzini ed Ivan Lazzarini hanno combattuto una dura battaglia incantando come sempre il pubblico con le loro derapate. Anche quest’anno Federico Capogna direttore di gara internazionale, ha avuto come suo aiuto un altro direttore di gara internazionale vicentino Cristina Longhin che, per la seconda volta lo ha affiancato in queste importantissime manifestazioni. Cristina, oltre ad essere Presidente del moto club Ducati Vicenza, è anche una delle poche donne direttore di gara

di Enzo Casarotto internazionale motocross assieme ad un altro socio del moto club Ducati Emiliano Barban, conosciuto nell’ambito motociclistico e di altri sport essendo vice presidente del CONI berico. Entrambi già da molti anni Direttori di gara Nazionali velocità, motocross e supermoto, sei anni fa a Parigi hanno superato brillantemente per la prima volta l’esame diventando direttori di gara internazionali motocross; lo scorso anno, per la seconda volta e sempre a Parigi, hanno superato nuovamente l’esame dove in pochissimi sono stati abilitati a dirigere gare di tale livello. Nel 2009 Cristina Longhin ha collaborato alla direzione, assieme ad Andrea Barbieri, della gara di Mondiale Motocross mx1 e mx2 a Faenza nella pista di monte Coralli dimostrando ottime qualità e capacità di gestione delle gare nonostante le notevoli difficoltà create da un tempo impietoso. Nell’arco della stagione motociclistica 2009 ha affiancato Federico Capogna nella direzione delle gare di Campionato italiano supermoto sul circuito di Pomposa e di Ottobiano.


bici

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Riflessioni di Enzo Casarotto

tagione di grande caldo quella estiva del 2010 e manna per gli appassionati delle due ruote che approfittando del bel tempo si dedicano con bici a scampagnate e a giri più o meno impegnativi per rilassarsi e staccare la spina dalla quotidianità e per i più preparati è l’occasione di confrontarsi con i loro pari età nelle rispettive categorie di appartenenza. Il momento economico per tutti non è dei migliori e anche la Federazione ciclistica italiana del Comitato Provinciale di Vicenza sta faticando per portare a termine un programma che rispetti gli impegni presi e che soddisfi le società alle quali sono rivolte tutte le iniziative locali della FCI. In questo periodo vacanziero con le scuole che hanno chiuso i battenti, abbiamo contattato Stefano Retis che per il Comitato è anche il referente per il settore femminile (ma non sarà solo questo l’argomento che con lui tratteremo) per sapere come la pensano i dirigenti della FCI. – Stefano il suo referato le da più d’una soddisfazione non ultimo il podio della Guderzo al Giro Rosa 2010. “Ancora una volta il ciclismo femminile in provincia di Vicenza, – esordisce Retis, - dimostra di essere tra i più quotati al mondo. L’iride della Guderzo e la doppietta tricolore della Zorzi ne sono l’esempio lampante. Sono il risultato di come lavorano le nostre società giovanili e cioè con anni di preparazione senza spremere e stressare le ragazze, crescendole e preparandole con i dovuti tempi e modi affinché possano un domani raccogliere i risultati meritati. Manca forse ancora un po’ di coesione tra le società, che a livello femminile, soffrono di una sorta di rivalità che a mio avviso non ha senso di esistere, anche perché questa rivalità tiene banco tra le classi dirigenziali. Noto con piacere che tra le atlete invece vige un clima di amicizia che non conosce differenze di colori soprattutto fuori dalle corse. A tal proposito come Comitato abbiamo organizzato anche un incontro, una sorta di tavola rotonda, con direttori sportivi e presidenti delle società femminili e devo dire che per una volta si è riusciti a parlare di ciclismo e di sport senza screzi e invidie. Un Comitato Provinciale che è sensibile su queste cose. Noi dirigenti per primi dobbiamo essere il chiaro esempio per i nostri atleti. Dobbiamo essere la loro guida e dirigerli verso le giuste azioni”. – Il periodo di rodaggio dello scorso anno e la stagione che avanza le da possibilità di stilare un bilancio sebbene provvisorio di questa prima parte di gestione “Gandini”. – Il lavoro che abbiamo svolto finora credo riesca ad appagare gran parte delle società vicentine; abbiamo fatto il possibile per mantenere le gare che già esistono avvicinando i dirigenti e le società che ci hanno chiesto un aiuto straordinario e con i Meeting Rosa, i campionati provinciali e gli altri impegni, mi sembra che la stagione stia prendendo una piega in positivo”. – Ci sono delle novità particolari? “Una novità che ci pone al primo posto tra i Comitati Provinciali è la creazione di un volumetto che mette in guardia i ragazzi, gli atleti e tut-

di mezza stagione La stagione delle due ruote è nel pieno della sua attività. Stefano Retis per il Comitato Provinciale fa il punto sulla situazione. te le persone che seguono il ciclismo e non solo, dall’uso delle sostanze dopanti. Tutti noi siamo capaci di gridare ai quattro venti quanto sia sbagliato fare uso di tali sostanze, ma quanti sanno effettivamente i veri rischi che comportano questi “elisir”? Ben pochi penso. Ecco che nasce l’opuscolo intitolato “Scegli la salute, stai lontano dal doping” che elenca le varie classificazioni di sostanze e relativi effetti collaterali. Il tutto grazie all’esperienza e all’aiuto del medico sportivo Gianpaolo Benini con testi elaborati da Eros Maccioni. Non dovrei dirlo io ma il volumetto è stato un vero successo per il CP che in pochi giorni ha letteralmente visto andare a ruba le migliaia di copie stampate. Speriamo che ciò sia servito e serva a qualcosa”. – E lo Scalatore d’oro? “E’ una manifestazione conclamata con la 21esima edizione in programma senza particolari novità. Unico neo la poca sensibilità delle società juniores a parteciparvi numerosi a gare di questo tipo e non si capisce se ciò sia dovuto alla particolare difficoltà delle salite, alla totale mancanza di scalatori puri o alla scelta di gare alternative per evitare la fatica. In tutti i casi la situazione risulterebbe non poco preoccupante. Non si riesce a realizzare che tale manifestazione

che è una vetrina eccezionale per il futuro degli atleti, soprattutto per chi negli anni subito successivi dovrà affrontare giri a tappe con salite ben più lunghe e dure debba essere dai più snobbata. Al contrario, invece nello Scalatore riservato agli allievi la partecipazione finora è stata numerosissima e speriamo che fino alla fine sia così”. – Sotto l’aspetto agonistico la gestione Capuzzo ha un po’ dimenticato i ragazzi vicentini poco convocati con la rappresentativa rossa del Veneto a gare di livello superiore. “E’ vero c’è una scarsa attenzione e riconoscenza dei tecnici regionali nei confronti degli atleti di Vicenza che seppur con diverse vittorie e punti ottenuti, non sono stati convocati per esempio ai campionati Italiani. Un fatto che lascia l’amaro in bocca se si pensa che tra tutti i convocati del Veneto figuravano atleti senza vittorie e con un corso della stagione più in ombra che altro. E questo si è verificato in tutte le categorie agonistiche. Un segnale che preoccupa, soprattutto perché le vere motivazioni di certe esclusioni lasciano presagire a qualcosa di personale, che nulla ha a che vedere con i meriti sportivi. Speriamo di cuore che si riesca a far un po’ di chiarezza e che fatti così strani non succedano più negli anni futuri”.


ma parte) ri Sanda (p ri e b li i n g u p i e cinese de

arti marziali 17

L’art

Q

MICHELE CHIUMENTO di Massimo Neresini

ualche anno fa ho chiesto al mio Maestro Giuseppe Bon di praticare per qualche tempo uno sport da combattimento perché volevo apprendere delle tecniche di difesa personale e nello stesso tempo avvicinarmi alla parte più decisamente pratica e forte delle Arti Marziali cinesi. La mia è stata una esperienza modesta e condotta sempre in palestra direttamente con il mio Maestro; voglio dire che non ho mai praticato o combattuto veramente contro un altro avversario o meglio su un “leitai” il quadrato o pedana dove avviene il combattimento. Decisamente però ho cambiato idea sugli sport da combattimento… credetemi, le difficoltà della tecnica, il coraggio e la grande resistenza fisica richiesta sono un qualcosa che è difficile descrivere, bisogna provare per capire. Altro che “tirare due pugni o due calci”, intanto da subito ti devi abituare a respirare, sì, devi respirare attraverso una piccola fessura stretta tra il paradenti, che devi per forza usare se non vuoi andare a prenotarti in anticipo la “dentiera”, ed è uno sforzo non da poco perché hai una grande salivazione e devi spendere molte energie per buttare fuori l’aria “sporca” ed inspirare quella “pulita” che ti consente di non “spegnere il motore”. Poi le fasciature e i guantoni, non sembra, ma pesano e devi sempre tenere la guardia altrimenti ti arriva di tutto… ad un certo punto non ce la fai più e allora cedi ed è finita! Poi ancora il curare la parte atletica di resistenza, va bene, ma questo saltare la corda o correre su e giù per le scale e poi piegarsi e rialzarsi per correre ancora è conosciuto da tanti e sembra un po’ di “pre-sciistica” mentre

la parte più dura è il “saccone”… e vai con calci e pugni in ripetizione e impara le tecniche di calcio e pugno e libera la rigidità muscolare soprattutto delle anche e delle spalle e vai in sequenze che si ripetono e si ripetono ancora finché senti anche tu il rumore sordo del colpo sul saccone che diventa “pieno”. Infine le tecniche del vero e proprio combattimento che nel “Sanda” come in pochi altri sport da combattimento sono tante e complicate dall’utilizzo di tecniche detto il significato è “pugni liberi” o anche di pugni, calci, e proiezioni a terra mentre “combattimento libero”. Il termine più cornon sono consentite ginocchiate, gomitate retto, perché usato ufficialmente in Cina è e strangolamenti. E poi che dire dello, io lo Sanshou che può essere tradotto come “pugni alla rinfusa”. chiamo, “sguardo”, che deve racchiudere l’attenzione, il percepire i movimenti e le in- Il Sanda è comunque parte integrante tenzioni del tuo avversario, il coraggio, il tuo dell’arte marziale cinese (letteralmente centro sempre ben appostato… direi anni di wushu) ed è sostanzialmente assieme ad esperienza o meglio, non in termini di tempo altri diversi stili di combattimento un’arte marziale derivante dal Kung Fu e norma di combattimenti di esperienza. malmente insegnata nelle Scuole di Kung “Per saperle dare le devi prendere”. Fu. Sembra facile a dirsi ma non lo è affatto, perché devi avere, come dire, una soglia del dolore La sua storia si perde nella millenaria o della sopportazione al dolore più “alta” del storia dell’Arte Marziale cinese dove si formarono le Scuole di Kung Fu per innormale. Io ho fatto poco, solo un po’ di allenamento ed segnare il combattimento e la difesa peralcune tecniche di base, ma mi è bastato per ca- sonale sia con armi che a “mani nude”. pire che chi si dedica a questo sport è veramente Siamo, per intenderci, a quasi 1.000 anni prima di Cristo per proseguire nel uno che si avvicina ai passati “gladiatori”, è un “guerriero” che soffre e si allena in modo estre- conosciuto periodo “degli stati combatmo e merita il rispetto che molti non danno a que- tenti” quando il fiorire di molti stili di combattimento e gli scambi culturali in ste discipline… io penso perché non “sanno”. Voglio allora parlarvi in questo mio articolo del quell’enorme paese che oggi è la Cina SANDA o SANSHOU o ancora BOXE CINESE, erano continui. In quell’epoca gli incosì da potervi raccontare un po’ della sua storia, contri erano estremamente cruenti e mentre in un prossimo articolo potrò approfondire molto spesso si arrivava ad uccidere le tecniche del combattimento vero e proprio inter- l’avversario, come peraltro accadeva vistando qualche Maestro e atleta. Come vi ho già in molte discipline di combattimento


(vedi ad esempio il Pancrazio). Nelle dinastie che seguirono, fino alla Qing nel 1911, gli incontri erano considerati quasi una forma di socializzazione tra le diverse comunità contadine e le sfide tra le diverse Scuole, con i loro stili, facevano parte del costume e delle feste locali, tanto che in quel periodo erano frequenti anche i combattimenti tra donne. Sembra che nel 1928 a Nanchino (vecchia Capitale del sud della Cina) si fosse tenuto un combattimento così brutale che si dovette sospendere nelle fasi finali per non mettere a forte rischio la vita di diversi atleti; fu così che il governo cinese decise di raccogliere diversi importanti Maestri di Kung Fu per porre le basi di un regolamento più severo per il Sanda che oggi conosciamo come uno sport marziale, duro ma non violento e con regole molto precise. Oggi durante gli incontri di Sanda è possibile usare tecniche di pugno, calci e proiezioni anche portando l’avversario fuori dal tappeto di gara (il “Leitai”). Gli avversari possono stare nel combattimento corpo a corpo per non più di tre secondi, se uno dei due combattenti non riesce a liberarsi o a proiettare l’altro antro questo tempo l’arbitro interrompe l’azione. Ci sono poi conteggi per i colpi che raggiungono l’avversario, un po’ come in tutti gli sport da combattimento. Si possono vedere molte sfide di “stile contro stile” nelle quali è possibile vedere scontri tra atleti praticanti di Sanda con atleti di Kickboxing o Muay Thai o ancora Taekwondo in quanto i regolamenti di gara ormai sono simili. Il Sanda è una delle discipline tecnicamente più complete in quanto comprende anche diverse tecniche che sono specifiche di altri stili di combattimento ed è molto spettacolare. Spesso si vede volare letteralmente l’avversario fuori dal quadrato di gara con importanti KO. Le proiezioni possono essere eseguite direttamente sul corpo dell’avversario o sulle tecniche di pugni e calci da lui eseguite mentre sono assolutamente vietati i colpi sulla nuca e sulla spina dorsale, pena la squalifica. Per chi fosse interessato ad accostarsi a questa disciplina può contattare il Maestro Giuseppe Bon della Scuola ASD Italia Poon-zè Team di Vicenza o Schio.

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Palestra Axel di Vicenza: INFO Tel. 0444.960296 - Cell. m° Bon 328.7304862 Palestra New Gym di Schio: INFO Tel. 0445.576002 - Cell. m° Bon 328.7304862 Apprendere è sempre faticoso… ma il risultato è per questo di grande soddisfazione. Buone vacanze a tutti!!

DAVID SAGGIORATO


ciclismo 20

I

Medaglie per tutte A Chiaveri, in provincia di Genova, dal 16 al 18 luglio, si sono svolti i Campionati Italiani su strada 2010 per le categorie esordienti e allievi 1° e 2° anno. Ottimo il risultato delle vicentine. di Donatella Brunello

l percorso non è stato tra i più belli, stretto, pianeggiante, senza strappi, e anche a doppio senso di marcia. Molti si sono chiesti il perché: forse per agevolare la visibilità da parte del pubblico; oppure per “risparmiare” sul personale di gara: operatori vari, sbandieratori per segnalare il percorso… però il risultato non è stato ottimale, senz’altro non da paragonare al campionato dello scorso anno a Sarnonico dove erano stati installati autoparlanti lungo tutto il percorso di gara e si poteva avere informazioni sull’andamento della corsa in tempo reale grazie anche all’ottima spiker Barbara, veramente bravissima oltre che bella. A Chiaveri, però, c’è il mare, e l’immenso suo blu – che bello!!! – fa sempre la differenza. Dopo tanta fatica, c’è stata una corsa generale delle atlete in mare per rinfrescare il corpo, rilassare i muscoli, per non pensare più alla gara e al suo risultato. Libere-leggere-spensierate sono andate alle premiazioni, tutte felici di aver dato il massimo in gara. Tra le esordienti del 1° anno si è fatta notare Deborah Rossi dell’Arturo Avantec Lievore Detersivi, che ha ottenuto un eccellente 9° posto e a cui diamo la medaglia virtuale dell’esperienza per l’ottima gestione della gara. Tra le esordienti 2° anno c’è da segnalare la prestazione di Maria Vittoria Sperotto campionessa provinciale (prima atleta veneta e triveneta) che è giunta a un soffio dal podio, quarta, e si è aggiudicata la medaglia della strategia per come è riuscita a fare le mosse giuste al momento giusto. Il suo risultato è molto buono se si considera che le atlete erano 120 provenienti da tutta Italia. Ottimo il piazzamento anche di Claudia Broccardo, settima, a cui diamo la medaglia del sorriso; Claudia è una ragazza dalla battuta veloce, simpatica; pratica il ciclismo da quando aveva 6 anni. Anche nella categoria maggiore i risultati sono stati di spicco e le medaglie ancor più “pesanti”. Quella più significativa è assegnata alla bravissima Anna Zita Stricker, bionda tutta pepe della Artuso Avantec Lievore Detersivi, medaglia d’oro e campionessa italiana in carica. E’ stata veramente brava e quest’oro conquistato è un onore per tutto il ciclismo. Zita è una ragazza di poche parole ma quando accenna a un sorriso il suo sguardo diventa raggiante, la sua felicità contagiosa. Complimenti campionessa. La medaglia di bronzo è stata vinta dalla meravigliosa Michela Pavin, già campionessa provinciale, che ha saputo dare il meglio di sé, come fa sempre quando inforca la bici: sembra un’amazzone. Grazie alla sua potenza è un’atleta da volate; si fa notare anche in pista dove sta ottenendo ottimi risultati. Altra grande atleta sia su strada sia su pista è Nicole Dal Santo. In autun-

no ha vinto un campionato ciclo cross. A Chiaveri Nicole è arrivata quinta e ha vinto la medaglia della forza per come ha corso sempre senza risparmio. Tutte le ragazze partecipanti, ma soprattutto quelle arrivate hanno vinto. Hanno vinto la medaglia della soddisfazione. Partecipare e portare a termine una gara a livello italiano è una gran prova sportiva e una bella esperienza. Si corre con le migliori atlete d’Italia, tutte forti e motivate. Maria Vittoria, Claudia, Michela, Nicole hanno voluto dedicare i loro piazzamenti al grande preparatore, direttore sportivo Claudio Turcato, che ha fatto sbocciare i “petali” che formano la grande rosa, la CMB Cycle Woman”. Altri “petali” profumatissimi sono: Francesca Strozzo, Sara Pillon, Maria Pia Monaco, Marta Parise, Chiara Zanettin, Chiara Bonanidimani, Anna Formilan, Ketty Bidese, Rossanna Fontana, Federica Pasin, Jessica Schiavo, Valeria Fontana e Nikoline Kojic, Nicolina Mektic, tutte le ragazze della CMB le quali prima della partenza hanno rivolto un pensiero di augurio al grande Claudio: Forza Claudio, rimettiti presto, noi abbiamo bisogno di te!”


PGS Novale,

volley

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un team

schiacciante

Il legame indissolubile che le unisce ha premiato le ragazze della PGS di Novale: il talento naturale del capitano Francesca Talin e la stoffa indiscussa di Michela Dal Lago hanno amalgamato l’intero team di pallavoliste raggiungendo meritatamente la serie D a suon di bagher, ricezioni, attacchi e muri infallibili.

U

di Chiara Guiotto

n campionato dominato nettamente e le cifre parlano da sole: su un totale di 22 partire disputate, le ragazze della PGS di Novale ne hanno vinte ben 15 e addirittura consecutivamente. E solo tre sono state le sconfitte. In questo modo, passate come migliori seconde dei due gironi provinciali, le atlete novalesi hanno realizzato un impresa che nessuno si aspettava, la promozione in serie D, un traguardo che era stato raggiunto solamente dalla squadra maschile 5 anni fa. Un team che ha dimostrato per tutto


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il campionato di essere davvero solido, composto da ragazze molto unite a conferma che l’armonia di gruppo è uno degli ingredienti fondamentali che una squadra sportiva come la pallavolo deve possedere per ottenere i risultati. E di certo sapere che tutte provengono dallo stesso paese, Valdagno, forse spiega questa forte coesione. Sentirsi parte della stessa comunità, della stessa terra, ha giocato un ruolo fondamentale. Giocare per la squadra ma nello stesso tempo per il proprio paese, sentirsi portatrici dei propri colori! Questa è l’anima che contraddistingue le polisportive giovanili salesiane che operano con i giovani e per i giovani attraverso lo sport con lo scopo di trasmettere i valori che Don Bosco ha predicato. Valori come la gioia di stare insieme, la vita di gruppo e l’apertura verso il territorio. La PGS è un’associazione sportiva sviluppata solo grazie al volontariato di giovani e sportivi che si sentono parte di una realtà locale e che vogliono dare spazio ai giovani e alle più svariate attività ludico sportive in armonia con i sani valori della vita di una comunità. La PGS di Novale, nata nell’ormai lontano 1977 e presieduta dall’instancabile Gabriele Dalla Vecchia, oggi conta ben 150 iscritti suddivisi tra le numerose attività che da anni animano la polispor-

tiva: non solo il volley, grazie al quale in questi anni sono stati raggiunti importanti traguardi, ma bensì anche il mini volley per i bambini di quarta e quinta Elementare, il gioco sport riservato ai più piccoli di prima, seconda e terza Elementare, il pattinaggio, la danza e la ginnastica presciistica. Una serie di attività ricreative e ludico sportive che secondo l’etica delle polisportive salesiane hanno lo scopo di educare i giovani rendendoli partecipi della propria comunità sociale. La pallavolo è sempre stato lo sport vincente per il paese di Novale: 25 anni fa la squadra maschile è stata addirittura promossa in serie C, nella stagione 2004-2005 ha disputato il campionato di serie D e quest’anno la magica storia si è ripetuta ma questa volta protagoniste sono state le ragazze. Interpreti di una vera e propria scalata, dalla terza categoria sono passate alla seconda, poi alla prima e quest’anno hanno fatto il salto di qualità conquistando la serie D regionale che prenderà il via il prossimo ottobre. La PGS sarà l’unica squadra della vallata dell’Agno a disputare questo campionato a dimostrazione della superiorità di un team che ha messo al tappeto le squadre di casa. Il merito va anche e soprattutto all’allenatore Fabio Rossato,

ex giocatore di volley e novalese puro sangue, che ha saputo mantenere all’interno della squadra una forma strepitosa per tutta la stagione resa ancora più solida dall’affiatamento costante delle giocatrici. “Con le nostre forze abbiamo ottenuto un importante risultato –ha dichiarato Paolo Bicego, allenatore storico nonché fisioterapista e direttore sportivo della squadra. Abbiamo disputato una stagione esemplare e ne siamo davvero orgogliosi. L’obiettivo per il prossimo anno è mantenere la categoria che sarà già un ottimo risultato. Per quanto riguarda i progetti della PGS, tra le priorità c’è la crescita del settore giovanile nel volley ma anche nelle altre discipline. Anche quest’anno parteciperemo ai campionati di terza divisione e Under 18, come pure all’Under 14 femminile e all’Under 12 misto”. Considerando il salto di qualità stanno nascendo nuove sinergie con altre realtà sportive locali con lo scopo di accrescere il vivaio di atlete e diventare una squadra ancora più competitiva. “Un’intesa -ha commentato Fabio Rossato- che ci aiuterà ad essere un team più costante e agonistico considerando che la serie D regionale è un campionato molto più impegnativo”. Anche gli allenamenti aumenteranno: infatti, diverranno tre alla settimana più la partita il sabato sera. Diventa perciò un impegno sempre più grosso da sostenere, sia da parte delle atlete, sia da parte della dirigenza. “Il problema più grande, - ha affermato Paolo Bicego, - è rappresentato dalla mancanza molto spesso di spazi idonei dove praticare le nostre attività. Siamo infatti costretti ad utilizzare, oltre alla palestra di Novale, anche la chiesetta sconsacrata dell’oratorio dove c’è pochissimo spazio soprattutto per il volley”. E’ doveroso nominare una per una tutte le atlete della PGS, le protagoniste indiscusse della stagione passata: partendo dal capitano Francesca Talin vediamo schierate Elena Visonà, Maristella Barinelli, Sara Massignani, unico palleggiatore, per passare a Federica Bicego, ex capitano storico e momentaneamente in panchina perché in dolce attesa per la seconda volta. Ma ancora Michela Dal Lago, Stefania Piccoli, Paola Sandri, Marica Sabbadini, Anna Orsato, Erica Cerato, Valeria Xotta e Miya Tatsumi. E per finire le giovanissime della squadra Anna Granello e Maya Lorenzi di 17 anni. Per chiunque volesse conoscere meglio la PGS di Novale può contattare il numero 0445/410626 oppure scrivere all’indirizzo pgsnovale@pgsnovale.org

INSTALLAZIONE E MANUNTENZIONE IMPIANTI TERMOIDRAULICI CIVILI E INDUSTRIALI IMPIANTI SOLARI E RECUPERO ENERGETICO Via Giori, 41 - 36074 Novale di Valdagno (VI) - tel 0445 410564 - fax 0445 412734 - lorabrunosnc@libero.it


Che risultato!

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di Enzo Casarotto

a Scuola di ciclismo di Piovene di Antonino Cannata e Flavio Pozzer ha ottenuto un quinto posto assoluto partecipando con soli 10 ragazzi del vivaio anche se per la verità la comitiva partita dai piedi del Summano era composta da oltre 50 persone. Roma e lo stadio dei Marmi alla presenza del presidente nazionale FCI Renato Di Rocco e del suo vice Flavio Milani, hanno ospitato le gare di cross, velocità e gimkana con la presenza di ben 210 società provenienti da tutto il territorio nazionale con ben 2170 ragazzini suddivisi nelle sei categorie rispetto all’età dei partecipanti dalla G1 (7 anni) alla G6 (12 anni), tutti a darsi battaglia per cercare di vincere le batterie che portavano punteggio alla propria formazione. Un plauso va al d.s. dei giovanissimi di Piovene Paolo Serman classe 1984 che con Remigio Pesavento, Tiziano Franzan e Massimo Carlesso (responsabile dei genitori) gestisce il gruppo che va dalla categoria G1 alla G5 ma un bravo va soprattutto ai protagonisti Davide De Pretto (G2 con 1 vittoria e un 2° posto), Lara Crestanello (G2F 2 vitt.), Federico Carlesso (G3 1 vitt. e un 2° posto), Samuel Aceti (G3 un 10 e un 12°), Cristian Bonanni (G4 8° e 6°), Emanuele Rela (G4 4° e 2°), Andrea Nicoletti (G4 6° e 15°), Giulia Bonaguro (G5F 1° e 2°), Filippo Zana G5 (1° e 3°) e Mattia Raccani (G5 con 2 vittorie). Non sta nella pelle Antonino Cannata che dopo i fasti al femminile con la Gas Sport team di 10 anni fa, raccoglie i frutti dopo aver ripreso l’attività con la sua società rivolta ai più piccoli. Il Meeting è stato vinto dal G.s. Alzate Brianza con 1302 punti davanti al Villongo con 1275, al Pasiano (Pn) con 760 alla ciclistica Drò (630) e alla Scuola di ciclismo Piovene Cicli Rampon con 625 punti. Al 19° posto si è classificato il Cycle Team Cassola 2000 (385 punti), al 39° il Città di Marostica (267), al 57° la Bicisport (200), al 71° la Mainetti Pama Flok Damas (165), al 200° la Scuola di ciclismo Berica (10).

ciclismo 23


nuoto

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Scuola

di ciclismo,

scuola di vita

L

di Donatella Brunello

a Scuola di Ciclismo di Piovene Rocchette gestita del presidente Antonio Cannata è una una scuola speciale. Guidata dal suo presidente con lo stile di un grande direttore d’orchestra (egli è, tra l’altro, anche il presidente del coro Monte Pasubio di Schio) in essa tutto “suona” in perfetta armonia. E i risultati, infatti, si vedono. Cannata è sempre riuscito a organizzare e coordinare tutti gli innumerevoli impegni che un team del genere richiede. E questo anche grazie all’esperienza di quattro intensissimi anni trascorsi nella gestione della squadra femminile Gas, una super squadra che ha saputo far crescere e gestire atlete di livello mondiale, europeo e italiano, conquistando successi importanti. “Dove passa la Gas, la vittoria c’è sempre”, era quanto si diceva. Ad affiancare l’attività del presidente c’è anche il figlio Fabrizio la cui opera all’interno della Scuola è estremamente preziosa. Quando gli si dice qualcosa, gli si dà un suggerimento egli è solito rispondere con i fatti. Non dice mai “vedremo”,” forse”, “più tardi” , si attiva immediatamente per realizzare quanto gli si è stato chiesto. E’ una qualità straordinaria, questa, fondamentale nella gestione della Scuola. Il cavalier Antonio gestisce gruppi di ragazzi esordienti, allievi e juniores. Il gruppo ciclistico, oggi, è misto, composto da maschi e femmine che vanno dai ragazzi di prima elementare, “G1” , fino a quelli di prima media, “giovanissimi”. Il gruppo è molto affiatato ed è allenato dal mitico Remigio, padre di due ottimi ciclisti, Roberto, che è anche maestro di tennis, e Massimo. Fa parte dello staff tecnico anche il dottor Paolo , esperto di alimentazione e tecnica del pre e dopo gara; e Tiziano, esperto di gimkane, gare riservate ai più piccoli affinché sviluppino le loro capacità di equilibrio e di coordinazione. E’ Tiziano che “disegna” i percorsi in sella alla sua “Tizianomobile”, una mitica Graziella munita di rimorchio sempre stracolma di coloratissimi birilli, fettucce bianche rosse, borracce, aste e astine. Che risate vedere le ragazze, finito l’allenamento, fare a gara per impossessarsi della bici traino e andare a raccogliere i materiale disseminato lungo il percorso, sempre felici e sorridenti. E’ bello vedere tutta questa organizzazione; vedere i ragazzini in sella alla loro bici (su misura) gialla e verde: giallo come il colore della bandiera del Papa che sventola sul Patronato di Piovene e il verde che è il colore del Monte Summano che domina Piovene. Inforcano la bici e con determinazione strin-

gono il manubrio, “il guidante” come dicono i più piccoli, e poi via a tutta con i loro caschi e con i loro occhi furbi a scrutare gli avversari. Hanno energia a non finire, “sono molle elettriche”. In tutto questo grande gioco, i giudici di gara, nominati dalla F.C.I., hanno un ruolo fondamentale. Va riconosciuto il loro grande merito e vanno ringraziati. Fanno rispettare le regole , ma sono sempre pieni di attenzione verso i piccoli ciclisti. Per i baby ciclisti la cosa più ardua da fare è affrontare la p––rima curva, ma una volta fatta, tutto è più facile. Remigio, l’allenatore, è solito ripete che nella borraccia di un buon ciclista ci deve essere sempre tanta costanza e un pizzico di saper soffrire. Questa è la “bevanda” vincente nello sport come nella vita, ed è questo che la Scuola di Ciclismo di Piovene insegna ai nostri giovani.


Intervista doppia

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La Scuola di ciclismo Piovene Rocchette ai vertici nazionali tra i giovanissimi. Enzo Casarotto ha intervistato Paolo Serman, il giovane tecnico, e Antonio Cannata, il presidentissimo del club.

È

festa grande a Piovene Rocchette con la Pro Loco ad attendere il gruppo al di fuori del Casello di Piovene al rientro dalla trasferta del Meeting Nazionale quest’anno corso nella capitale e al loro arrivo addirittura i fuochi pirotecnici per festeggiare i 10 ragazzi protagonisti del quinto posto assoluto che la Scuola di ciclismo Piovene Rocchette Cicli Rampon ha ottenuto in questa edizione. In precedenza il gruppo giallo verde in sole due occasioni non aveva centrato l’obiettivo di chiudere entro le prime 25 società d’Italia ma stavolta il quinto posto, secondo solo al quarto posto ottenuto a Bari nel 2003 con la gestione tecnica di Giuseppe Dal Santo, ha ampiamente soddisfatto tutto il gruppo. Il piazzamento d’elite è frutto della determinazione dei ragazzi, il crederci e l’aver voglia di sacrificarsi – sostiene Paolo Serman il giovane tecnico del Piovene – che ci hanno creduto e non si sono mai tirati indietro e che hanno lavorato con passione. Anche lo staff, dal presidente ai genitori hanno seguito l’attività dando il massimo e rispettando i propri ruoli fidandosi dei tecnici e della società”. –Qual è stata la chiave di volta di questo risultato ottenuto con soli 10 ragazzi? “I ragazzi sanno concentrarsi impegnarsi al massimo nelle gare e negli allenamenti e al contrario divertirsi e giocare nel resto dei loro momenti di crescita e questo è frutto e merito di chi li segue ma soprattutto dell’ambiente che anche i genitori con il loro entusiasmo hanno saputo creare. Quest’anno e per la prima volta abbiamo tre genitori che fanno da “Sponsor” al gruppo e questo la dice lunga sul come l’ambiente sia sereno e senza problemi di sorta”. – Il risultato è frutto della cornice in cui si è svolto: la capitale? “Può essere, ma i segnali che lo hanno preceduto ci avevano fatto sperare con cauto ottimismo ad una buona prova dei nostri (5 vittorie a Villaverla e 4 a Pozzoleone n.d.r.)”. – E Paolo Serman cosa si porta dentro dopo il meeting 2010? “Il mio principio e quello della società è di educare i ragazzi a crescere sani, di positivo oltre ai risultati è stato l’aver visto il gruppo unito e molto amalgamato e pronto a tifare per i propri compagni di squadra impegnati a loro volta nelle varie prove. Questi sono i valori che li aiuteranno nella vita, nel lavoro e nelle loro passioni da adulti, così facendo siamo sulla buona strada e se posso aggiungere e come ho imparato da Dal Santo, è giusto che i ragazzi in bicicletta provino tutte le specialità dalla gimkana alla mtb alla strada per prepararsi meglio e in modo completo. Infine ringrazio il presidente Cannata e i collaboratori

di Enzo Casarotto

e come ha detto il presidente nazione della FCI Renato Di Rocco “pochi ma di qualità” ringrazio anche i genitori che ci affidano i loro ragazzi e ci lasciano lavorare senza intromissioni di alcun tipo, anzi assecondano le nostre richieste anche quando i ragazzi sono in famiglia”. “Nonostante le difficoltà in particolare di quest’anno – esordisce il presidente Cannata – non potevamo abbandonare il Meeting che ogni anno prepariamo assieme con un duro lavoro anche organizzativo. Siamo partiti in oltre 50 con un pullman ed un furgone e grazie alla disponibilità di tutti siamo riusciti a divertirci e ad ottenere un risultato sportivo di tutto rispetto; un quinto posto che ci appaga e ci soddisfa e che è frutto della preparazione tecnica di Paolo Serman, un tecnico giovane che sa farsi ascoltare dai ragazzi assieme a tutto il suo staff”. – È un dirigente di vecchia data: dalle soddisfazione con la Gas Sport Team a questi ultimi non meno importanti. “Dopo le parentesi a livello nazionale ed internazionale col ciclismo femminile di 10 anni, ancora mentre era in corso quell’esperienza, ho sempre pensato di partire con una scuola di ciclismo e da quando c’è il gruppo le soddisfazioni sono le stesse a talvolta anche superiori perché i nostri tecnici che sottolineo abbiamo scelto noi dirigenti, sono preparatissimi e condividono con noi l’aspetto

educativo con cui i ragazzi devono crescere, quando questi ragazzini sanno impegnarsi e divertirsi allo stesso tempo, per me e Pozzer l’anagrafe non è un problema. Talvolta siamo peggio ed esageriamo anche più dei nostri ragazzi quando c’è da fare festa!”. – Presidente, l’ultimo pensiero… “Mi auguro che la Comunità di Piovene riesca ad apprezzare il nostro modo di fare sport e di stare con i ragazzi e che il ciclismo si ritagli ancora uno spazio maggiore e che il primo cittadino Maurizio Colman che

è anche il referente per lo sport ci venga a far visita nelle sedute di allenamento per vedere quanto i sui piccoli concittadini si divertono imparando ad andare in bicicletta e soprattutto imparando a crescere sani e con gli ideali giusti grazie ai nostri preparatissimi tecnici e ad un gruppo di genitori fantastici. Io e Pozzer siamo li ad attendervi e a darvi il nostro benvenuto”.


‘ Grande Benica,

ottima Polisportiva

S

di G. C.

tefano Benincà per il secondo anno consecutivo ha vinto il titolo italiano correndo gli 11,5 km con il tempo di 54’10’’, bissando quindi il successo ottenuto lo scorso anno ad Adrara S. Martino (Bg). Un percorso duro con partenza ad arrivo a S. Giacomo di Brentonico, con salite fino al 18% e gli ultimi 5 km con una discesa molto impegnativa prima del traguardo. Alla partenza più di 500 atleti provenienti da tutta Italia in rappresentanza di 83 società. Quindi un grande risultato per l’atleta della Polisportiva Valdagno che dalle ultime 2 stagioni sembra non avere avversari nelle gare di corsa in montagna e che comunque anche nelle gare su strada ha ottenuto ottimi risultati con personali corredo la mezza maratona sotto 1 e 10 minuti e la maratona in 2h 33. Al campionato italiano hanno partecipato anche altri 8 atleti Polisportiva: Paolo Bernardi – Giorgio Guasina – Andrea Gasparella – Andrea Milan – Maurizio Povolo – Nicola Ravazzolo - Maria Urbani oltre a Federico Zamunaro (quest’ultimo vincitore della cat. amatori anche se non valida per il titolo italiano) che si sono ben difesi nelle rispettive categorie dando il loro contributo al 17° posto della società (su 83 partecipanti) nella classifica nazionale. Benicà è l’atleta di punta del gruppo master della Polisportiva Valdagno. Un gruppo che negli ulti 2 anni è passato dai 5 iscritti agli attuali 35 atleti tesserati fidal amatori (dai 23 ai 34 anni) e master (dai 35 anni in su) che nelle proprie categorie oltre a gare di corsa in montagna partecipano alle campestri invernali - alle gare su strada (dai 5 km alla maratona) e a gare su pista. Per l’iscrizione basta rivolgersi presso la sede della Polisportiva e chiedere del presidente Ivano e Simonelli (oppure chieder informazioni via mail a otellob57@yahoo. it) Oltre al settore amatori master l’apd Valdagno per le categorie giovanili dagli esordienti ai cadetti, seguite da Marco Canistri, da questa stagione si è unita con le società di Arzignano- Montecchio Maggiore – Chiampo formando una società “Vicenza Ovest”, tra le più importanti della provincia con un totale di 100 ragazzi tesserati tra tutte le discipline dell’atletica.

Domenica 11 luglio a S. Giacomo di Brentonico in provincia di Trento si è svolto il Campionato Italiano Master individuale e di società di corsa in montagna.


tiro con la carabina

IX festa

27

del cacciatore

di montagna

Gara di tiro con la carabina “Trofeo Bailo circuito armi e tiro”

D

di Dorino Stocchero

opo otto edizioni l’associazione Faunambiente ha organizzato quest’anno la nona Festa del Cacciatore di Montagna – Gara di Tiro riservata ai cacciatori che utilizzano fucili a canna rigata e che rientra nel circuito armi e tiro. La gara si è svolta nei giorni 12 e 13 giugno in località Lunardelli nello splendido comune di Laghi in un luogo circondato dai due laghetti e dalle magnifiche montagne. Potevano partecipare alla gara tutti i cacciatori muniti di documenti e assicurazione validi, ogni cacciatore doveva prendere visione del regolamento esposto sul campo dall’organizzazione adottato dalle direttive fissate da armi e tiro. Le categorie erano suddivise in: Open, Sport, Ex Ordinanza, Cacciatori, Master e Faunambiente-Uncza-Fidc. Nella categoria armi e tiro Cacciatori, Master, Faunambiente-Uncza-Fidc e Open erano ammesse le armi standard a canna rigata e le caratteristiche tecniche delle armi dovevano essere le medesime con le quali i fucili e le carabine avevano ottenuto l’inserimento nel Catalogo Nazionale delle Armi. Nella categoria Ex Ordinanza erano ammesse tutte le armi antecedenti all’anno 1945 prive di ottica purché di serie, con l’obbligo di essere esclusivamente in configurazione originale come erano in dotazione agli eserciti regolari nazionali ed esteri (erano escluse quelle impiegate da forze speciali e/o di polizia) con scatto in due tempi non inferiore a Kg 1,5. Infine nella categoria Sport erano ammesse armi legalmente detenute aventi calibro, peso ed ottica senza limitazioni. I calibri ammessi erano quelli previsti dall’articolo 13 comma 1° della Legge Quadro sulla caccia n°157/92. Le ottiche dovevano avere al massimo otto ingrandimenti con bloccaggio obbligatorio a tale valore per i cannocchiali con ingrandimenti variabili. A tutti i partecipanti della categoria Ex Ordinanza era consentito sparare otto colpi su unico barilotto mentre a tutti i partecipanti delle altre categorie era consentito sparare cinque colpi su barilotti numerati dal n°1 al n°5, più i tiri di prova su apposito barilotto contrassegnato con la lettera “P”; il tempo massimo a disposizione di tutti i tiratori era di otto minuti e i bersagli erano posti a circa 150 metri dal punto di tiro. Le piazzole di tiro, numerate e coperte, erano costituite da tavoli e tutte le categorie sparavano appoggiandosi su sacchetti di sabbia forniti dall’organizzazione. Il risultato dei centri era misurato a punti. La gara ha avuto un grande successo anche per la massiccia partecipazione dei tiratori provenienti, oltre che


28 dalla Provincia di Vicenza, anche e sopratutto da altre Province e Regioni. Quest’anno la gara ha avuto tra i tiratori la gradita presenza del Sindaco di Thiene dott.ssa Maria Rita Busetti la quale ha dimostrato passione, tenacia e grinta per il tiro con la carabina. Ha sparato con molta abilità con il fucile Ex ordinanza mettendo a segno i suoi colpi nei barilotti predisposti. L’edizione ha avuto una perfetta realizzazione grazie all’ottima organizzazione della gara, promossa dai collaboratori di Faunambiente. A fine manifestazione i primi tre tiratori classificati in ogni singola categoria sono stati premiati con ricchi premi. Le classifiche sono risultate come di seguito elencato: categoria Cacciatori categoria Sport

1. LISSA LEOPOLDO

2. SALVADOR FRANCESCO 3. PIZZO ROBERTO

1. TESCARO MARILIANO 2. VANZELLA ENRICO 3. GRIGOLI IVAN

categoria Faunambiente categoria Ex ordinanza

categoria Master

1. VON PAOLAZ LIONELLO 2. LORENZ LUCIANO

3. BATTILANA MAUNEL 1 DAL MOLIN SILVIO 2 MARCHIORO DARIO 3 BENETTI TESEO

1 NICOLUSSI FERDINANDO 2 PIAZZA VIRGILIO

3 VANZELLA FRANCESCO


29

bici

Super finale

Il V.C. Torrebelvicino Vallortigara attende in casa la finale della Coppa Italia giovanile di Mtb. Si corre il 29 agosto tra le contrade Ligonto e Pinerolo con 300 biker’s al via.

D

di Enzo Casarotto

a soli tre anni dopo l’esperienza nel ciclismo donne, la società Veloce club Torrebelvicino Vallortigara Servizi Ambientali grazie alle capacità organizzative del suo presidente Massimo Zuccato e dalla vera incondizionata passione ciclistica di tutto il gruppo, nella mtb è già ai vertici nazionali vantando un gruppo di 40 atleti protagonisti in tutte le categorie delle ruote grasse della FCI: dai giovanissimi agli elite, dagli sportelite agli M5. Il tutto è frutto anche di un grandioso lavoro di gruppo in cui il maestro di mtb e responsabile tecnico Matteo Pozza assieme a Franco Lorenzi hanno saputo costruire con pazienza e tanta professionalità. Il Veloce Club Torrebelvicino Vallortigara ha conquistato nei recenti campionati regionali giovanili di mtb di Conegliano del 4 luglio scorso due titoli con l’esordiente


30 1° anno Luca Tagliapietra e con l’allieva del secondo anno Jessica Pellizzaro ed è salita sul terzo gradino del podio anche con Carlo Anzolin (allievo 2° anno) e Andrea Moro (eso 1° anno). Sfortunati invece Filippo Bettanin appiedato da un guasto tecnico e Andrea Dotto che ha chiuso al sesto posto tra gli esordienti del 2° anno. Per quanto sopra, la società è stata premiata dai vertici della Mtb e il 29 agosto organizzerà la finale di Coppa Italia proprio nell’Alto vicentino (le altre prove di carattere nazionale si sono svolte a Montoggio (Ge), Erice (Tp), Anagni (Fr), St.Lorentz (Bz). La Coppa Italia è uno challenge di mtb riservato alle categorie giovanili esordienti e allievi e ogni regione schiera ai nastri di partenza i migliori biker’s iscritti alla Fci. Fanno parte della rappresentativa del Veneto selezionati da Walter Vendramin i turritani Jessica Pellizzaro (allieva 2° anno), Andrea Moro e Luca Tagliapietra (esordienti 1° anno) mentre Carlo Anzolin, Filippo Bettanin (allievi 2° anno), Mattia Donà (allievo 1° anno), Andrea Dotto (eso 2° anno) in questa gara difenderanno i colori del V.C. Torrebelvicino. Il 1° Trofeo Zanebet confezioni si svolgerà con partenza della prima delle 8 categorie alle ore 9,00 dalla sede della Vallortigara Servizi ambientali e proseguirà per località Ligonto, Pinerolo e nei terreni limitrofi in un circuito di 3400 metri da completare più volte da queste promesse della mtb. Sarà un percorso tecnico ed impegnativo


31 che metterà in evidenza le doti atletiche dei 300 giovani biker’s previsti ai nastri di partenza. E’ la prima volta che tale manifestazione è organizzata in Veneto pertanto il V.C. Torrebelvicino non ha lasciato nulla al caso per fare bella figura. Il punto logistico è presso il Bar Casa della Gioventù; le premiazioni della gara e della Coppa Italia si svolgeranno nel Teatro Arcobaleno mentre il pasta party curato dal gruppo Alpini di Torre ed Enna darà modo agli atleti di recuperare le calorie consumate in gara e per tutti il ristoro sarà anche luogo di commento della gara con i piazzati a festeggiare e gli altri a ripensare alla rivincita: di sicuro da tutti arriveranno commenti favorevoli sull’organizzazione della manifestazione che già da sei mesi si è messa in moto. Per una società come il V.C.Torrebelvicino che crede fortemente nel futuro della Mtb ci associamo anche noi di Sportivissimo per augurare loro una manifestazione al top sotto l’aspetto tecnico con una degna presenza di pubblico come l’importanza dell’evento richiede.

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Il monte Sindio

Una collina con una cima (838 m.s.m.) dalle sembianze dolomitiche

A

di F. S.

NDATA: Dal paese di S. Quirico, passando per le contrade Cappellazzi e Retassene, si sale verso il monte Civillina. Lasciata l’auto in uno spiazzo (dove vi è un cartello che indica gli itinerari per Mountain bike e cavallo) si scollina verso la valle dei Mercanti. A un tornante (verso dx) cementificato si prende il sentiero a sinistra che porta a un prato. Ora, non prendere la stradina verso destra che riporta verso la valle dei Mercanti, ma scendere a sinistra verso una cascina diroccata. Poco dopo incontreremo una stradina che proviene da sinistra, non seguire quest’ultima ma proseguire diritti fino al passo del Manfron (c’è un cartello). Da qui non seguire nessuna delle stradine ma “cercare” il sottostante sentiero che ci porterà direttamente in vetta al monde Sindio. Da questa cima il panorama è veramente a 360 gradi. Si può anche vedere la croce del vicino monte Cengio per dove passeremo nella fase di ritorno.

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RITORNO: poco sotto la cima prendere il 1° sentiero verso destra. Incontreremo poi una mulattiera che verrà percorsa verso destra. Tale mulattiera diverrà poi sentiero e di nuovo mulattiera e infine vera e propria strada bianca che ci porterà al passo del Manfron e da qui si procede per il percorso fatto nell’andata.

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Potete scrivere al Senatore Alberto Filippi inviando le vostre e-mail a: sportivissimo@mediafactorynet.it

’ Chi e l asino

per eccellenza? Caro Senatore, ricollegandomi alla bella lettera della signora Ronchi e alla Sua altrettanto bella risposta, pubblicate sul numero scorso di Sportivissimo, ho fatto una riflessione che le giro: i nostri ragazzi di dieci, quindici, vent’anni conoscono per esserci stati le più grandi città del mondo, le spiagge esotiche dei tropici, i ghiacciai alpini ma non sono mai stati sui nostri monti: non conoscono il Carega, il Pasubio, Cima Dodici, l’Ortigara, il Grappa, monti straordinari a pochi chilometri da casa. Non le sembra una grave lacuna? Non crede che venga da qui il timore per gli animali di cui si è parlato nel precedente numero? Non conoscere il territorio che si vede dalle finestre della propria casa, non le sembra un’altra contraddizione di questo mondo sempre più incomprensibile? Buone vacanze, Alfonso Chiesa.

Caro Alfonso, chi è l’asino per eccellenza? Chi è l’ignorante più ignorante di ogni altro? La maestra della scuola elementare ci ha insegnato che l’asino degli asini è colui che non sa leggere la propria scrittura, in altre parole chi non sa quello che dice, chi non conosce ciò che più lo riguarda. Nell’antica Grecia la conoscenza di se stessi era il sapere più importante. Ebbene, vivere alle pendici di un monte e non sapere cosa ci sta sopra, cosa si vede dalla sua cima è un po’ come non vedersi dentro, non conoscere se stessi. Il nostro territorio è parte inscindibile di noi. Se è giusto aver visto il mondo, è altrettanto doveroso conoscere i nostri monti, le nostre valli, le nostre colline ma anche i nostri fiumi, i nostri laghetti alpini. Nel nostro piccolo, Sportivissimo cerca di fare la sua parte con gli articoli sulla caccia, sull’escursionismo, sulla pesca, sull’alpinismo che più degli altri raccontano il nostro territorio. Dovrebbe, però, farsene carico anche la scuola, portando i nostri giovani sulle nostre montagne per insegnare a loro la natura, la storia, le tradizioni di cui esse sono depositarie. Studiare la Prima guerra mondiale e salire sul Pasubio o sul Grappa o sull’Ortigara equivale a entrare in un museo. Nel nostro territorio è scritta la nostra storia, conoscerlo è davvero conoscere noi stessi. Auguro anche a te e a tutti i lettori di Sportivissimo buone vacanze, magari con qualche giorno trascorso a passeggiare sulle nostre belle montagne vicentine, Alberto Filippi.

Le vostre lettere possono essere lette anche nel sito: albertofilippi.it


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