Sportivissimo Settembre

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editoriale 3 issimo.net

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il cretino dello sport

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eonardo Sciascia, che era un uomo di sinistra, ha scritto che c’è “il cretino di sinistra”. Montanelli, che invece era un uomo di destra, gli ha risposto, assicurandolo, che c’è anche il “cretino di destra”. Noi che siamo uomini di sport, diciamo che c’è perfino “il cretino dello sport”. Nello sci, per esempio, ha addirittura un suo nomignolo: “scimunito”. Chi tenta d’intrufolarsi negli impianti cercando di evitare la fila o chi per rifinanziarsi le tasche vende lo ski pass giornaliero alle 3 del pomeriggio oppure chi, per sentire il brivido della velocità, si lancia dritto giù per una pista affollata di turisti alla prendo-chi-prendo senza sapere nemmeno tanto sciare, ecco, quello è uno “scimunito”. Ma sono tanti i cretini dello sport: si va da quelli che credono che le strade siano circuiti d’auto o di moto a quelli che, guardando una qualsiasi partita, si fanno prendere a tal punto dalla tensione agonistica che credono di essere loro in campo, a quelli che pensano di essere dei campioni, ne assumono l‘atteggiamento arrogante dei divi, mentre sono solo dei mediocri. In tutti i casi, “il cretino sportivo” è il prodotto di un’esaltazione. Che è un passo più in là rispetto a quell’entusiasmo positivo e simpatico con cui ciascuno di noi deve vivere lo sport. Tra l’entusiasta e l’esaltato c’è la differenza che c’è tra il complimento e il gaso. Entrambi sono fatti di parole, ovvero di aria, ma i complimenti sono di quell’aria che tiene su gli aerei e ci fa viaggiare nei cieli, il gaso di quella che ci gonfia lo stomaco e dal cul ci fa fare trombetta, come diceva Dante. Gli uni, i complimenti, sono sacrosanti e premiano, attraverso la riconoscenza, ciò che si sa fare: una curva sugli sci ben fatta, un tiro perfetto, una gara vinta; il gaso, viceversa, o anticipa con bonarie preveggenze ciò che ancora non si è dimostrato di saper fare: la prossima volta vincerai tu, sarai il più grande della storia, oppure, che è quasi peggio, come nel caso del tifoso, si pensa di saper fare quello che in realtà sanno fare gli altri. Se dai complimenti, perché veri, nasce l’autostima, dal gaso, perché falso, nascono i montati di testa. Stupidissimi a non capire che la loro esaltazione si poggia su nulla. Stupidissimi a non sapere che quanto gli si dice, non è riferibile al loro essere ma a quanto si vorrebbe che loro fossero. Stupidissimi, insomma, a non intuire che loro sono così scarsi e così deboli al punto di aver bisogno d’incoraggiamenti e di lusinghe continue. “Il cretino sportivo” non comprende che tra quello che lui pensa di sé e quello che gli altri vedono di lui non c’è la minima corrispondenza. Da questa divergenza nasce l’antipatia che sentiamo per essi, quel diverso sentire tra loro e noi, quell’anti pathos, che ce li rende odiosi. Uno studioso americano, Malcolm Gladwell, sostiene che per arrivare al successo in qualsiasi campo vale la regola delle 10 mila ore. Bisogna, dice, applicarsi per 5 anni lavorativi, nel caso dello sci per 10 inverni, per poter dire di saper fare qualcosa decentemente. 10 mila ore di sport fatto senza gaso e solo con qualche raro complimento meritato è il tempo che ci vuole per non essere mai, ma proprio mai un “cretino sportivo”.

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SSIMO

SPORTI


XXL

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arrampicare in città

L

a struttura artificiale, fra le più alte d’Europa, è stata inaugurata sabato 10 settembre insieme al nuovo punto vendita specializzato Zamberlan Mountain Sport e ad una innovativa sala indoor dvi arrampicata per il bouldering. La parete artificiale è alta circa venti metri, tutta in pannelli di simil roccia di vetroresina, attrezzata con oltre 1200 prese nei vari lati. Il numero è tale da permettere ai “climbers” di destreggiarsi fra decine e decine di itinerari, adatti sia per principianti sia per arrampicatori di livello avanzato. In tutto, circa 650 metri quadrati di pareti artificiali arrampicabili in quattro aree diverse. Va ricordato infatti che queste nuove strutture vanno ad aggiungersi alla parete lead e sala boulder pre-esistente all’interno dello storico punto vendita Mountain Sport, completando così in maniera egregia la gamma di possibilità e di servizi offerti agli appassionati dello sport arrampicata. Per l’inaugurazione, è accorsa a Pieve una folla di centinaia di appassionati e non: tra questi anche un atleta di fama interna-

zionale, il climber Silvio Reffo del Team Mammut, e Alessandro Causin, arrampicatore non vedente di Mogliano Veneto. Entrambi hanno dato la scalata alla torre XXL, fra gli applausi, seguiti da decine di appassionati che nel corso della giornata hanno voluto cimentarsi in una sfida all’ultimo appiglio, sulle pareti

interne ed esterne, del Centro Zamberlan. In modo particolare le pareti hanno riscosso un incredibile successo nei bambini e nei ragazzi; attratti naturalmente dal gesto dell’arrampicata, hanno preso d’assalto ogni angolo di parete per tutta la giornata, guidati in sicurezza dagli istruttori


pieve di torrebelvicino 5

Inaugurata a Pieve di Torrebelvicino la nuova torre del Centro Sportivo Zamberlan XXL, tra le più alte d’Europa della Federazione Arrampicata Sportiva Italiana -FASI- dell’Associazione Sportiva AZA. Testimonial d’eccezione della giornata, un personaggio che vive la montagna a 360 gradi, il noto alpinista di Rovereto Sergio Martini, salitore di tutti i 14 ottomila del pianeta. Il tutto a testimoniare ulteriormente la passione per la montagna della famiglia di imprenditori Zamberlan, dal capofamiglia Emilio alla moglie Marinilde, ai figli Marco, Maria e Mara. E’ una storia che viene da lontano: a fianco del Centro di Arrampicata Sportiva, infatti, c’è il Calzaturificio che da decenni “sforna” ed esporta in tutto il globo scarpe adatte al trekking, alle passeggiate in montagna, alle scalate alpinistiche e in ultimo, le nuovissime scarpette da arrampicata. Il punto vendita Mountain Sport, cresciuto negli anni sino a questo ulteriore ampliamento, rappresenta oggi un punto di riferimento per quanto riguarda l’offerta di materiale tecnico per l’alpini-

smo, l’arrampicata, il trekking, ed il campeggio. Entrando nel nuovo punto vendita, si respira da subito un’aria montana e rilassante: ci accoglie una fontana in legno tipica, accompagnata da un profumo di cirmolo e di legno, al cospetto di ambienti luminosi e rilassanti, perchè il tutto è stato realizzato a regola d’arte da falegnami scelti appositamente dal Sud-Tirolo, maestri nel genere. Insomma, vale la pena fare un giro all’interno solo per ammirare la realizzazione architettonca dello spazio. Il momento piu’ importante della giornata di inaugurazione della parete XXL è stato il taglio della corda da parte del signor Emilio Zamberlan, che molto emozionato ci ha spiegato con un discorso il senso della sua nuova opera. “Ad essere sinceri, il motivo piu’ forte che mi ha spinto a questa realizzazione è quello di promuovere lo sport, attraverso l’arrampicata. Considero l’arrampicata uno sport magnifico e dagli alti valo-


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ri educativi. Ho voluto realizzare questo Centro di Arrampicata per tutti gli sportivi ed in particolare per i ragazzi e per i giovani. Noi della famiglia Zamberlan vogliamo che il centro diventi un punto di riferimento e di aggregazione per i nostri giovani, troppo spesso lasciati da soli. E’ nostra intenzione dedicarci con tutte le forze alla formazione dei ragazzi, senza dimenticare che la parete è comunque un servizio per tutti, grandi e piccoli uniti dalla stessa passione verticale”.

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icazione Zambe

ufficio comun

olo: ina e dell’artic foto di copert - www.el-nino.it chin Lorenzo Maras

XXL iva Zamberlan rt o p S ta a ic p am Il Centro di Arr amento, per tutto l’anno. g a sarà aperto, a p ranno e da boulder sa nelle fasce orarie rn te in le sa ve o Le nu nerdì al martedì al ve sempre aperte d :30 - 22:30; 15 9:00 - 12:30 e ssibile sterna sarà acce dificare e e rr to la i rn io di mo negli stessi g :.30 riservandoci stagionalità; 2 2 0 :3 4 1 ia ase alla nella fasc la chiusura in b e ch ra u rt e p a l’ sia ibile lder) sarà access . u o b iù p d a e (l 22:30 la multisala dalle 18:30 alle te a rn io g e ss e nelle st garantita in caso le a ic n e m o d ra Apertu 0. 14:30 alle 18:3 e ll a d ia g g io p i d n XXL icata Zamberla (Vi) p m a rr a i d o tr n Ce lvicino ieve di Torrebe ort.com P 6 3 0 6 3 /3 1 a Via Venezi nmountainsp 76 www.zamberla tel. 0445/6604


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vicenza

la città sommersa di Baia

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Fine settimana archeologico per i ricercatori subacquei vicentini riuniti nell’associazione “rosa dei venti”. Obiettivo una serie d’immersioni guidate sui resti sommersi delle ville imperiali della città romana di Baia, a Pozzuoli in quel di Napoli. di Antonio Rosso foto di Sergio Coppola e Antonio Rosso Giovedì 6 ottobre ore 21,00 presso la sede del Valdagno Sub in piazza Dante, Antonio Rosso presenterà “foto subacquee di Baia” cronaca fotografica di un fine settimana archeologico

i mosaici

agno sub, Franco Dall’Alba, Raffaele resenti gli istruttori FIPSAS del Valdstino Bevilacqua con Diego Massignan Ago e ni hesi Gianesini, Claudio Borg per di Montebello ed il sottoscritto acque termali altamente benefiche, a.c. Cos’era Baia per i Romani? Per le lo seco 2° dal ntata dive Baia era il clima e per il paesaggio accattivante, molto ambita dalle famiglie romane ggiatura ville di one stazi una d.c. lo seco re, Ci3° al fino fastose ville gli Scipioni, Giulio Cesaal lusso to più facoltose. Vi avevano fatto costruire dedi vita di stile uno di era un simbolo cerone, Licinio Crasso, Nerone. Baia vero e proprio palazzo imperiale, residenza di e al divertimento. Qui fu costruito un , Tiberio, Claudio, Caligola, Nerone, Adriano. villeggiatura per gli imperatori Augustoisismo succedutisi nel tempo, avvenne un prosono sproTuttavia, a causa dei fenomeni di brad suolo e tutte le costruzioni rivierasche gressivo abbassamento del livello del cinque metri. fondate fino all’attuale profondità di force” ed una “full immersion” in tutti i sensi, a Il fine settimana è stato un “tour de ta e ritorno: grazie Agostino che non hai chiesto partire dalle 16 ore di auto tra anda , ne è valsa la pena. Quattro immersioni in altretcambi alla guida. A detta di tutti, peròa base di pesce, crostacei e vino gustate in locali tanti siti archeologici e speciali cene amici di Pozzuoli. espressamente raccomandatici dagli o tale da avere sempre con noi l’esperto tecnico Una “tre giorni”, organizzata in modraziamo per la gentilezza e competenza che ci ha e fotografo, Sergio Coppola che ring ha permesso di utilizzare e l’assistenza dell’ardimostrato, nonché per le foto che ci subacquei, oltre che avere a completa dispocheologo Michele Stefanile, entrambi pilota, del locale diving: il Centro sub Campi sizione una piccola imbarcazione, conpresente Enzo, che ha trovato il tempo anche di Flegrei, ottimamente gestito dall’onni è ammiaccompagnarci alla secca Fumosa. cato nel castello Aragonese, da cui si princidelle a Alla mattina visita al museo di Baia collo visit a essiv Succ uoli. Pozz di o golf rato anche lo splendido panorama del tra cui la Piscina Mirabilis, pali realtà archeologiche di Pozzuoli,70 x 25,5 metri alta 15, scauna cisterna a pianta rettangolare, di o e sorretta da 48 pilastri. vata interamente nel tufo del sottosuolle quattro immersioni. Al pomeriggio e nel giorno seguente

P

le statua del ninfeo


gici: colli Ovunque, sul fondale, resti archeolo , cocci aico mos di re tesse , e manici d’anfora menti a ceramici, ….. A Villa dei Pisoni pavi un ampio mosaico, il complesso termale ed da corrigiardino circondato da un portico e ture di doi; a Porto Giulio (Iulius in latino) strut eo di Punabitazioni e mosaici, mentre al Ninf relative ta Epitaffio ecco le statue (copie) con lontano, strutture murarie delle stanze. Pocoli e cordouna strada romana completa di baso nature laterali. ione alla Fuori dal consueto, invece, l’immerstà ricca di ondi prof di i metr 16 a osa, secca Fum a calda e fenomeni termali con sorgenti di acqu ose che si vulcanici con colonne di bolle gass e faceva sprigionanno dal fondale come il nomstrutture già prospettare e con alcuni resti di o Iulius, murarie della diga frangiflutti del port . tanto per non dimenticare l’archeologia

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ie strutture murar

Le immersioni, sono terminate, la ricognizione è finita, così come l’aria delle bombole, usate, in ogni immersione, fino all’ultima bolla. Giusto il tempo di una ultima gustosa mozzarella di bufala offertaci anche questa da Sergio, che dobbiamo andare: una doccia e via. Alla prossima. Per informazioni: 349 8780066

Scoperta ersa della città somm ito ia hanno restitu

ine, que della ba Nel 1756 le ac in marmo raffigurante Eschnta, ne tre lio ni an i gl de un medag i iz se. Agli in l porto, un orafo atenie operazioni di dragaggio de o solng ne fa cu il al e tra nt si ra er du alenti ciale, sono em allora commer nne resti di opere murarie risnel a be ut lle av a si è levato da a. La confermree effettuate dal ae all’epoca roman to fo e im pr le her, le 1946 grazie al subacqueo, Raimondo Buc l grande hé de a nc afi no , gr pilota in risalto la topo estende quali mettevano ale “Portus Julius” che si lago rtu il po complesso cie di circa dieci ettari tra su una superfi ale porto di Pozzuoli. rtuiti di Lucrino e l’attu1954 vi furono recuperi fo 1959, l il e de è 53 a ci, m Tra il 19 cheenti architettoni statue e ornam Lambogla, la prima carta arente la o id in ev N n di be ra ca cu ic a ali su cui sp rtus ologica dei fonderculea che conduceva al Poti a H os a sp vi di la ci edifi strada, re. ta di numerosi Iulius e la pian limitavano un intero quartie e il de trapezio che una forte mareggiata avvien sucNel 1969 dopo Punta Epitaffio di due statue Baios, ritrovamento ariconosciute come Ulisse e lto sul po te se o en e stat cessivam lisse, che sarebb dovrà, compagno di Ui deriva il nome di Baia. Si arare cu ep pr da r e te e po al r litor tale da fino al 1981 pe però, attendere cqueo organizzato in modoPalazzo ba l su de o o ninfeo uno scav nute asritrovare l’inter permettere di ospitava le statue già rinve mente e va si ch es io cc ud Su la . C ee di iate, si opere marmor sieme ad altre mpagne di ricerca, autofinanzteresin ca ù pi le e mpr dal 1984 con scoperte se mpleta sono susseguiteo portato alla cartografia co rea A nn ll’ ha de e e ch on i zi nt sa l 2002, all’istitu dell’area e, neta, Parco Sommerso di Baia. et ot Pr Marina

mare abitazioni sotto il fondo del veduta aerea dei resti delle

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attraversando lo stretto È

schio

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stata la 47ª edizione della “Traversata dello Stretto” quella svoltasi domenica 7 Agosto da Punta Faro (ME) a Villa San Giovanni (RC) sulla distanza di 5,2 Km e dove si sono confrontati i 100 atleti (50 Agonisti e 50 Master) selezionati dal Comitato Organizzatore per i posti a numero chiuso disponibili. Edizione caratterizzata da correnti che per la forte intensità, specialmente nel tratto lungo costa, hanno fatto ipotizzare al giudice di gara una possibile sospensione. Anche le meduse hanno creato grossi problemi segnando con i loro tentacoli, chi più chi meno, quasi tutti i partecipanti fino ai casi limite di Timothy O’Shea che dopo appena due minuti si ritirava, evento davvero insolito per una gara di questo livello e della rappresentante del Nuoto Monfalcone uscita a fine gara con le gambe “devastate” e bisognosa di attenzione medica. Per fortuna che almeno la balenottera, che ha dato spettacolo per gli spettatori/tifosi presenti in campo gara e forse avvicinatasi per “giocare” con le barche d’appoggio, non ha interferito con la gara come pure i pescispada avvistati anche dagli atleti. La competizione, che ha avuto origine il 5 settembre del 1954, nell’arco di qualche anno coinvolse i migliori specialisti riscuotendo insieme alla Capri-Napoli, più giovane di un’edizione, un enorme successo e diventando così una delle classiche nazionali nella specialità del fondo ed a poter dire c’ero anch’io in questa prima domenica di Agosto tre rappresentanti di Famila Schio Nuoto, Gianmaria Collicelli e Roberto Decchino tra gli Agonisti e Riccardo Furiassi tra i Master. Molte volte i nostri portacolori si sono trovati a gareggiare con teste di serie e nazionali della specialità, ma questa gara ha un qualcosa in più, questa volta “si fa sul serio” perché ci si deve confrontare oltre che con il meglio del nuoto di fondo italiano, tra cui tre atleti del G.S. Fiamme Oro di Napoli e due di Roma, con selezioni straniere ed atleti che per poter essere presenti hanno percorso migliaia di chilometri come quelli provenienti dalla Germania, dalla nazionale di fondo Master Ungherese, da un club sportivo di Londra fino a quelli della University of Oxford Alumni Swimming Club. Rifiutate, perché in ritardo, le iscrizioni di nuotatori provenienti da Singapore e del Medio Oriente (Paesi non proprio dietro l’angolo). Per il Master scledense Furiassi questa è stata la prima partecipazione mentre per i due Agonisti era la seconda con in più una questione in sospeso da risolvere.

Infatti nella scorsa edizione, dove Gianmaria Collicelli e Roberto Decchino sono stati gli unici rappresentanti di Famila Schio Nuoto, i portatori dei rispettivi barchini di appoggio, non diciamo per dolo ma sicuramente per incapacità, avevano contribuito a falsare il risultato della gara portandoli fuori rotta e facendoli concludere attorno al 60° posto nonostante che negli ultimi 1.200 m i nostri atleti avessero ancora la forza per segnare tempi più bassi del 10° classificato. L’esperienza così acquisita sulla propria pelle, ha fatto si che la partecipazione all’edizione 2011 della prestigiosa gara di fondo si concludesse con posizioni nella classifica finale più consone al valore dei nostri Atleti. Infatti, certificate dal cronometraggio elettronico, i nostri portacolori guidati da barchini d’appoggio degni del loro compito e specialmente in questa edizione dove il

Più che una gara, la 47ª edizione della “Traversata dello Stretto” di Messina, è una grande, indimenticabile emozione. non farsi contrastare completamente dalle correnti era essenziale, hanno ottenuto le seguenti posizioni : Roberto Decchino 7° Assoluto con il tempo di 1h 29’34”, Gianmaria Colicelli 9° Assoluto con il cronometro bloccato ad 1h 31’18” e Ricardo Furiassi 63° Assoluto in 2h 13’42”. Nella classifica Agonisti Senior, valida per il Campionato Nazionale di Fondo, Decchino e Collicelli si sono piazzati rispettivamente al 5° e 6° posto mentre Furiassi ha segnato il 1° posto in quella Master M55. I risultati ottenuti sono stati di primissimo piano ma essi, per quanto davvero eccellenti, passano in secondo piano in una gara come questa. E’ l’emozione, infatti, di aver attraversato lo stretto di Messina in una competizione con i più forti fondisti del nuoto italiano e non solo, a rendere questa prova un’esperienza sportiva e umana unica. Come, infatti, alcuni anni fa, disse – e così firmando lo slogan della Traversata dello Stretto - un partecipante, quando, ta-

di Franco Decchino

gliato il traguardo, ancora stremato dallo sforzo e con appena un filo di voce: “Questa non è una gara…è un’emozione”. Per la cronaca, la vittoria è andata al nazionale di fondo Simone Ercoli delle Fiamme Oro Napoli che ha percorso la distanza di 5,2 Km in 1h 17’01”. Se si pensa che lo scorso anno la vittoria di Marco Buccioni delle Fiamme Oro Roma, arrivato 2° in questa edizione in 1h 19’33”, era stata ottenuta coprendo la medesima distanza in 44’24’’, si può ben capire come le correnti abbiano influenzato in maniera negativa le prestazioni degli atleti. 3° posto per Filippo Pupulin della Deakker Bologna, in 1h 24’00”. Al 4° posto e prima tra le donne, Fabiana Lamberti delle Fiamme Oro di Napoli con il tempo di 1h 26’11”. Sprint finale per il quinto posto tra i due reggini Mauro Gully e Andrea Attinà delle Paideia Reggio Calabria ed il ns. Roberto Decchino, con il primo che ha avuto la meglio con 1h 29’ 13’’ contro 1h 29’ 32’’ e 1h 29’ 34’’ degli altri due. 3 posizioni in 21” dopo un’ora e mezzo di gara, un’inezia.


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valdagno 14

crescere in acqua

Apre la nuova stagione il CENTRO AVVIAMENTO ALLO SPORT - NUOTO E TUFFI per i bambini dai 5 ai 10 anni

di Martina Dogana

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on l’apertura della piscina coperta di Valdagno riparte anche quest’anno l’attività del Centro Avviamento allo Sport rivolta a quei bambini tra i 5 e i 10 anni che abbiano dimostrato di avere una buona acquaticità e predisposizione alle esercitazioni proposte. Lo scorso anno erano iscritti una quarantina di piccoli atleti, ma quest’anno i numeri sono aumentati considerevolmente.

Gli obiettivi tecnici del C.A.S. sono l’apprendimento delle nuotate e dei fondamentali quali partenze e virate e dei tuffi elementari da 1m nel rispetto dello sviluppo di ogni singolo bambino. Il nuoto e i tuffi non sono però lo scopo unico del C.A.S. in quanto per prima cosa gli istruttori e gli allenatori vogliono formare un gruppo ed insegnare i valori dello sport, quali quello di squadra, di rispetto delle regole e degli altri, di

impegno per migliorare e ottenere i risultati. Gli allenamenti sono bi o tri settimanali a seconda della fascia d’età: il nuoto il lunedì e il mercoledì dalle 17.15 alle 18.30 e il venerdì dalle 16.15 alle 17, i tuffi il martedì e il giovedì dalle 17.15 alle 18.30 e il venerdì dalle 16.15 alle 17. Prima dell’allenamento in acqua è prevista mezz’ora di lavoro a secco sottoforma di ginnastica e gioco che favorisce nei piccoli l’apprendimento degli

LIVIO GONZO

schemi motori terrestri di base come la coordinazione che è fondamentale in acqua, ma anche l’equilibrio, la velocità, la resistenza e la forza che nei più grandi cominciano ad essere importanti in vista delle gare che affrontano. Infatti tutti i bimbi iscritti al C.A.S. partecipano al circuito di gare propaganda della F.I.N. In cui si confrontano con i pari età di tutta la provincia e, nel caso dei tuffi, della regione.

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il giro dei sessanta Un ringraziamento a: Mini Bar Alpe Bike Cicli Cornale Valdagno Rifugio Campogrosso Sorgato Sport Schio Cicli Bolzon Cornedo V.no Boss Equpment Corratec di Altavila Vic.na.

C

hi non ha mai pedalato potrà pensare che “il giro dei sessanta” sia il fatidico momento in cui uno raggiunge l’età della pensione. Ma per tutti i ciclisti della Valle dell’Agno questo è una delle pietre miliari degli itinerari sulle due ruote, il giro in cui si iniziano ad affrontare le prime salite. Sicuramente questo vale per tutti coloro che praticano le due ruote da un po’ di decenni, forse i più giovani non ne avranno mai sentito parlare, ma quelli della mia età sicuramente sanno di cosa si

recoaro 15

di Gianni Garbin sta parlando. Il mitico giro dei 60 non è altro che l’anello che è formato da: Recoaro, Passo Xon, Valli del Pasubio, Schio, Malo, Priabona, Cornedo, Valdagno, Recoaro. Come dicevo il primo approccio con le salite, il Passo Xon, più facile se salito dal versante recoarese, un po’ più impegnativo salendo da Valli del Pasubio, ed il valico di Priabona, salita abbastanza agevole da entrambi i versanti. Questo circuito ha dato il nome ad una bella iniziativa nata a Recoaro e più precisamente al Mini Bar, situato proprio alla rotonda di Piazza

Dolomiti, dove inizia la salita verso il Xon. Il locale del buon Mirco, fra caffè e prosecchi, è ormai da alcuni anni il ritrovo di alpinisti, sci alpinisti e adesso anche degli amanti delle 2 ruote. E’ nata così, con la fattiva collaborazione dell’appassionatissimo Andrea Pellichero di Alpebike, l’idea di un sito web in cui oltre al già citato giro dei 60 si possano inserire, testare e commentare i molteplici itinerari ciclistici della Valle dell’Agno e non solo. L’ idea è sicuramente interessante e vincente, dando inoltre la possibilità a tutti gli amanti delle due ruote di conoscere e far conoscere itinerari vecchi e nuovi. Per il momento si sono già aggregati alla compagnia dei supporters alcune realtà commerciali della zona, la prossima mossa sarà quella di avere il patrocinio dei Comuni interessati al passaggio dei vari itinerari. Quindi un appello a tutti gli amanti delle due ruote.


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il ritorno...

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on il secondo Rally Ronde Città di Negrar è iniziata la stagione agonistica del pilota montorsino Giovanni Cocco, navigato da Marco Grande, new entry nell’abitacolo della Renault Clio Super 1600 della Delta Rally e seguiti passo a passo dalla Play Sport di Griso Fabio. Prima uscita un test dri-

ver e car presso le colline adiacenti alla Valle del Chiampo in programma il 2 agosto, per poi cimentarsi “a lama tratta” per riconfermare le prime posizioni del 2010, nel poker di rally con cui proseguirà la stagione. I rally che i piloti vicentini andranno a fare sono tutti di primissimo livello, dove la selezione è sempre molto alta.

di Carlo Nieddu Cocco e Grande cercheranno di riconferma l’ottima affermazione della scorsa edizione del rally Ronde Città del Palladio dove si sono aggiudicati la prima posizione di classe e un 8° posto assoluto su 110 equipaggi di altissimo livello. Alcune domande ci vengono spontanee..

Giovanni ci spieghi per quale motivo parti a metà anno con il campionato di zona? I miei sponsor di sempre e alcuni nuovi mi hanno dato la possibilità di scendere finalmente in pista. Sono molto carico e determinato nel voler far bene in queste quattro gare che disputerò. L’auto è molto competitiva e poi in questi giorni sono diventato papà e non volevo procurare ulteriori preoccupazioni alla mia compagna Cristina.. Dimmi qualcosa di più sulla vettura che andrai a pilotare.. A parte la carrozzeria che la rende simile ad una autovettura, per tutto il resto potremmo considerarla a un Go-Kart, uscito dalle mani abili del preparatore della DeltaRally. Una vettura molto performante con una potenza di circa 235Cv, molto simile a quella scelta dal pluricampione di F1 Robert Kubica, quando, per pura passione verso la guida, scendeva dalla Formula 1 e si metteva a correre i rally.


castello classic

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a giornata era di quelle giuste, sole caldo e una leggera brezza che toglieva l’umidità dall’aria. Una condizione ideale per affrontare l’impegnativo tracciato della prima edizione Castello Classic, terza tappa del Giro della Provincia e conclusiva prova del trittico Valle dell’Agno. In sella tra i migliori ciclisti della provincia e qualche nome di spicco del panorama nazionale, come il toscano Massimo Gaiardelli del team Focus Italia. La gara si presentava fin dalla carta impegnativa: 40 km “nervosi” con strappi continui sulla montagna di Castelvecchio. E la battaglia è stata intesa fin dall’inizio con subito la salita impegnativa verso la contrada Biondi e poi Biceghi fino a raggiungere il gran premio della montagna collocato al passo dello Xovo di Castelvecchio a quota 800 metri circa per poi scendere “secchi” verso Campotomaso, passando attraverso le contrade Pozza e Lorenzi e la Val del Boia, per poi ritornare in zona Castello per contrada Giorini. Ottima l’organizzazione del Coccodrillo Bike di Valdagno diretto da Massimo Cocco: “sono stati giorni impegnativi, ma ricchi di soddisfazione. Desidero ringraziare tutti gli amici che mi hanno aiutato da chi ha concesso il passaggio dei bikers sui campi di loro proprietà ai volontari di percorso, efficientissimi come professionisti, e gli organizzatori della manifestazione venatoria “La nostra Terra”, all’interno della quale si è svolta la gara, e ovviamente tutti gli atleti che hanno offerto al numeroso pubblico un grande spettacolo”. Per la cronaca della gara ha

di Paola Dal Bosco Foto di Roberto Bertozzo www.rbfotostudio.com

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Dominica 4 settembre si è disputata a Valdagno la prima e riuscitissima edizione della gara di montain bike Castello Classic intitolata all’indimenticabile Radames Gaspari: gara valevole come terza e conclusiva prova del trittico Valle dell’Agno.


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vinto un super Renato Cecchetto del Geko Bike. Il campione di casa è riuscito a imporsi su uno dei favoriti della vigilia, Massimo Gaiardelli del team Focus, già ciclista professionista del Mtb. Terzo è giunto Marco Sbabo del Team Ecor di Schio. Tra le donne si è imposta Miriam Agosti del Restena Bike davanti ad Anna Maria Chiarello sempre del Restena Bike. Radio corsa ha registrato commenti positivi su tutta l’organizzazione di gara sia da parte degli atleti che hanno apprezzato la difficoltà del percorso e la sua messa in sicurezza sia da parte del numeroso pubblico che ha visto sui sentieri di casa grande ciclismo. Dopo la gara la giornata è proseguita con le premiazioni e un pasta party. La gara è stata intitolata alla memoria di Radames Gaspari, ciclista appassionato e di valore, prematuramente scomparso. L’appuntamento è fissato per l’anno prossimo, Castello Classic è già una classica del Mtb.

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la montagna è la fauna selvatica che ci vive: il gallo cedrone

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di Dorino Stocchero

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uando noi saliamo sulla montagna, è un po’ come andare verso nord; la temperatura si abbassa , le specie animali si fanno sempre più rare e più specializzate. La vegetazione si specializza cambiando gradualmente in base all’altitudine, per esempio: fino a quota 700 m.s.l/m ci sono castagni e querce,dai 700 ai 1300 m.s.l/m i faggi,

dai 1300 ai 2000 m.s.l/m i rari abeti bianchi e il pino mugo, dai 2200 ai 3000 m.s.l/m praterie e brughiere con muschi e licheni e poi ancora più su la nuda roccia e le nevi perenni. Si tratta pertanto di diversi strati ben individuati di vita vegetale a cui si collega una vita animale anch’essa varia per motivi alimentari, di riparo e di riproduzione. La montagna non è solo boschi, ma è anche valli,

strapiombi, torrenti, picchi e vette inaccessibili, grandi prati e silenziosi ghiacciai. La montagna quindi con i suoi spazi, la nitidezza dell’aria rarefatta, quell’alternarsi di colori dal verde opaco dei castagni, al verde vivace dei faggi, al verde scuro delle conifere, al bianco di rocce e ghiacciai, procura forti sensazioni di naturalità e di spazialità. La vastità dei territori

evoca sensazioni “forti” nelle persone sensibili al fascino della natura. Non a caso le vette furono considerate luoghi che si avvicinano al sacro. Gli dei greci risiedevano sul Monte Olimpo, e così pure Mosè ricevette le sacre Tavole sul Monte Sinai. Per cui dopo aver camminato e sudato per salire sulla montagna, la giusta ricompensa di un avvistamento di un selvatico magari desiderato da anni

viene molto apprezzato. In montagna le emozioni sono possibili anche nelle diverse stagioni. In inverno sulla neve è bello andare in scioltezza ad osservare la natura che in questa stagione sembra completamente silente, in realtà riserva parecchie sorprese. Si può osservare la pernice bianca che cerca di passare inosservata confidando del suo piumaggio candido come la neve.

“il gallo cedrone è il più grande tetraonide che può raggiungere il peso di 4-5 chilogrammi,le galline circa la metà. I due sessi sono di molto diversi anche per la colorazione: il maschio è di colore nerastro con il collo blu-verde lucente, con ciuffo di penne pendente dal manto a forma di barba, ali brune e coda nera con macchie bianche. È dotato di una macchia bianca anche sull’ala (alla spalla), nella testa ha delle caruncole rosse.

La femmina è di colore bruno-mimetico con abbondanti segni bianchi e neri, il petto è caratteristico di un colore bruno-ruggine.”


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Nella stagione invernale quando il cibo si fa scarso molte specie di uccelli scendono a bassa quota, altre migrano verso aree europee e africane in cui svernare. Ci sono anche quegli uccelli che scelgono di rimanere in zona e si difendono creando ripari nella neve come nel caso del gallo forcello che vive sotto la neve. Certe specie si sono adattate a camminare sulla neve, per esempio i galli cedroni hanno sviluppato delle membrane a forma di pettine ai lati delle dita dei piedi. Il gallo cedrone (tetrao urogallus) vive tra le conifere di montagna ricche di sottobosco delle Alpi centro orientali ed orientali e , molto più raro di quelle centro occidentali,in fore-

ste temperate e nei boschi maturi. Nidifica in Scozia e nella Spagna settentrionale, diffusamente in Scandinavia, Pirenei, Carpazi e dalle Alpi verso est, in declino in molte aree. Preferisce le pinete vecchie e naturali, si trova raramente nelle piantagioni di pini. Si alimenta in prossimità di foreste, nelle radure paludose con mirtilli , ginepri ed eriche e sugli alberi, ma rimane nell’ambito di queste aree per tutto l’anno. Il gallo cedrone è il più grande tetraonide che può raggiungere il peso di 4-5 chilogrammi,le galline circa la metà. I due sessi sono di molto diversi anche per la colorazione: il maschio è di colore nerastro con il collo blu-verde lucente, con ciuffo di pen-

ne pendente dal manto a forma di barba, ali brune e coda nera con macchie bianche. E’ dotato di una macchia bianca anche sull’ala (alla spalla), nella testa ha delle caruncole rosse. La femmina è di colore bruno-mimetico con abbondanti segni bianchi e neri, il petto è caratteristico di un colore bruno-ruggine. Le parate nuziali del gallo cedrone iniziano già nel tardo inverno fino ai primi di maggio. Il gallo comincia i suoi richiami ancora prima dell’alba dall’albero dove ha trascorso la notte e scende quindi nell’arena non appena fa chiaro. Il suo canto consiste di quattro strofe: il gocciolio, il trillo, lo schiocco e l’arrotamento( simile all’affilatura di una falce). La gallina depone a maggio dai 5 ai 9 uova e cova

per 26-28 giorni. I pulcini lasciano immediatamente il nido e sono in grado di muoversi autonomamente poco dopo la nascita e di volare dopo 2-3 settimane. Nelle prime settimane di vita i pulcini si nutrono esclusivamente di insetti, soprattutto formiche , loro larve e pupe, in seguito passano ad un’alimentazione vegetale. Il gallo cedrone è una specie stanziale, poligama, possiede un volo pesante e un fragoroso frullo, corre celermente sul terreno; in primavera e in inverno sosta con frequenza sugli alberi, mentre in estate e autunno preferisce stare sul terreno. Durante l’inverno e il periodo degli amori vive gregario, mentre per il resto dell’anno vive solitario. Il prelievo venatorio non è consentito.

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Dalla pianura padana attraverso gli appennini al mare e ritorno

di Orazio Zanatta

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ei primi giorni di luglio il A.S.D.Veloclub Piana ha organizzato una splendida 3 giorni sulle due ruote per tutti gli appassionati. Un nutrito gruppo di ciclisti accompagnati dal pulmino con fotografo a bordo, hanno potuto dare sfogo alla loro voglia di pedalare lungo un’itinerario di sicuro effetto. Sono stati 3 giorni di fatiche e di sudore , ma anche di divertimento ed allegria. Il programma prevedeva una percorrenza media giornaliera di 120/130 km con soste prestabilite.

Il primo giorno dopo un trasferimento in pulmino o con mezzi propri siamo partiti da Sassuolo e dopo qualche decina di km abbiamo affrontato il passo Radici (1529 s.l.m.) che collega L’Emilia Romagna con la Toscana. Strada facendo il meteo ci ha riservato un’abbbondante “doccia” , ma dopo una rapida asciugatura “in sella”, abbiamo attraversato la Garfagnana ed attaccato il secondo passo appenninico cioè il Passo del Vestito (1100 s.lm.) per poi calarsi definitivamente attraverso cave di marmo di Massa Carrara fino alla destinazione finale di Ameglia

valdagno 21


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Dopo esserci rinfocillati in hotel la serata si è conclusa con un’uscita esplorativa . Il secondo giorno abbiamo trovato ad attenderci Marcello,un nostro amico ciclista della zona ,il quale ci ha guidato in un percorso ad anello lungo lo splendido paesaggio delle 5 Terre. Scorci naturalistici di grande effetto hanno fatto da cornice a questa escursione di impagabile bellezza. Mare , monti, colline, paesi costruiti su luoghi impossibili, si presentavano ai nostri occhi con un’alternanza di colori e sfumature indescrivibili. Al rientro nel primo pomeriggio l’inevitabile bagno in piscina ci ha rigenerato le forze. La seconda serata si è rivelata la più scatenata, con esibizioni musicali e balli di gruppo da parte

di tutti i componenti, con grande dimostrazione di affiatamento ed armonia. All’alba del terzo giorno abbiamo iniziato la strada del ritorno con le gambe ancora “ calde” dalle fatiche dei giorni precedenti, e dopo aver attraversato la citta di La Spezia abbiamo affrontato un nuovo passo appenninico il passo del Cerreto ( 1260 s.l.m.) che nonostante i suoi 30 km di salita ,si è rivelato più agevole del previsto. Dopo esserci fermati al termine della salita ad apprezzare le specialità culinarie della zona abbiamo pedealato per altri 80 km tra l’appennino e la pianura per

raggiungere Sassuolo in assoluto relax ammirando le bellezze paesaggistiche di questa parte d’italia poco conosciuta. È stata per tutti un’esperienza sicuramente indimenticabile ,grazie anche alla perfetta organizzazione del Veloclub Piana curata nei minimi dettagli dal Vice presidente Zerbato Flavio. L’appuntamento al prossimo anno per tutti gli appassionati delle due ruote ma anche per chi oltre all’attività fisica vuole assaporare il piacere di stare insieme.


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Intervista “doppia” a Franca Peretti e Marco Fochesato. Due piacevoli sorprese dell’annata agonistica 2011 per il Veloclub Piana, che, con il suo sempre più nutrito gruppo di ciclisti ed appassionati, si sta distinguendo grazie anche a questa coppia vincente.

coppia FRANCA PERETTI: ragazza semplice dal carattere solare e sempre sorridente

Franca raccontaci come è nata la tua passione per la bicicletta? È una passione nata pochi anni fa’, inizialmente con la mountain byke, con qualche giretto solo nel periodo estivo, poi ho avuto l’occasione di cimentarmi con la bici da strada e così chilometro dopo chilometro ho notato che la “gamba” migliorava. La mia prima gara l’ho fatta lo scorso anno e con grande sorpresa arrivò il primo successo. Non ci credevo, fu proprio in quell’occasione che si accese in me la fiamma dell’agonismo che oggi mi sta dando grandi soddisfazioni. Stai per raggiungere risultati di rilievo, sicuramente l’allenamento continuo e la costanza non devono mai mancare, ma come riesci a conciliare gli impegni lavorativi con l’attività sportiva? Sicuramente sto mettendo tanto impegno e fatica, ma certi risultati si ottengono solo se ci si può allenare in un ambiente dove l’affiatamento di squadra è massimo. Il Veloclub Piana in questo mi ha sempre aiutato molto e colgo l’occasione per ringraziare gli amici ciclisti Marco Rossato e Luca Bevilacqua che sono i miei “angeli custodi” prima, durante e dopo ogni gara. Come vedi il tuo futuro sulle due ruote e vuoi dare qualche consiglio al pubblico femminile che ci segue? Spero che il futuro mi possa regalare ancora tante soddisfazioni e consiglio a tutte le donne un’attività sportiva come il ciclismo, che aiuta a migliorare la qualità della vita mantenendo il fisico sempre in forma.

Per concludere vediamo di seguito alcuni dei risultati ottenuti quest’anno dalla nostra amica Franca Peretti : 1° classificata Medio Fondo di Predazzo 1° classificata Medio Fondo di Villafranca 1° classificata Medio Fondo di Asiago 1 °Cronoscalata di Villabalzana 2° Campionato Provinciale 3° classificata Circuito Giordana 3 °classificata Medio Fondo di Vicenza 3 °classificata Medio Fondo di Gambellara+ 4° classificata Gran Fondo del conero ( Ancona) 4° classificata Medio Fondo di Marostica ... e tanti altri risultati di rilievo in competizioni a livello nazionale come la Medio Fondo Cunego, la gran Fondo Merkx, La Gran Fondo Fizik e la Gran Fondo Liotto

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d’assi

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di Orazio Zanatta

MARCO FOCHESATO: 31 anni con un fisico possente e un carattere molto estroverso, che ha scoperto in questi ultimi anni la passione per le due ruote. Come mai hai iniziato così tardi la tua carriera di ciclista? È una passione nata pochi anni fa’. Sono sempre stato uno sportivo ed in età più giovane ero molto appassionato e giocavo a calcio, ma poi, un po’ per gli infortuni e un po’ per gli impegni lavorativi, ho dovuto smettere. Ho iniziato così a pedalare quasi per scherzo con alcuni amici. Dopo poche uscite ho capito che le mie potenzialità erano molto elevate e quindi ho iniziato ad allenarmi con una certa costanza. Ho trovato una squadra come il Veloclubpiana dove grazie anche ai consigli dei miei compagni più esperti ho potuto migliorare costantemente. Con le prime partecipazioni a gare agonistiche non hanno tardato ad arrivare i primi risultati di un certo rilievo e già lo scorso anno mi sono preso parecchie soddisfazioni. Quale tattica di gara preferisci e quali sono le emozioni che si provano quando si passa per primi sul traguardo? Devo ancora maturare molto sotto l’aspetto tattico, perché ogni gara richiede una preparazione a “tavolino”, ma come tutti i ciclisti provo il massimo della soddisfazione quando riesco a staccare gli avversari ed arrivare in “solitaria”. Quest’anno sono riuscito più volte in questa impresa e vi assicuro che è un’emozione indimenticabile. Quando passi la linea del traguardo per primo sei ripagato abbondantemente di tutte le sofferrenze patite. Come vedi il tuo futuro sulle due ruote? Spero di poter mantenere questo livello di forma più a lungo possibile e di potermi togliere altre soddisfazioni, l’unico rammarico è quello di aver scoperto la bici un po’ tardi. Vediamo di seguito i risultati ottenuti da Marco Fochesato nell’annata 2011 : 1° classificato Medio Fondo Fizik 1° classificato Medio Fondo Marostica 1° classificato Ciecuito di Villafranca (VR) 1° classificato Medio Fondo Cunego (VR) 1° classificato Campione provinciale di categoria e campione triveneto salita 2011 1° classificato Vincitore del Circuito Giordana 2° classificato Medio Fondo Liotto di Valdagno 2° classificato Medio Fondo Merkx 4° classificato Medio Fondo di Vicenza 4° classificato Medio Fondo di Asiago .........ed altri buoni piazzamenti alla Gran Fondo Franciacorta, alla Gran Fondo Conero di Ancona, ed alla Medio Fondo di Predazzo.

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la vera energia

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di Massimo Neresini

Conosciamo la vera energia del Taijiquan Stile Chen metodo pratico Hong

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a un po’ di anni a questa parte, alla Scuola di Kung Fu e Taijiquan del Maestro Bon, non ci si eccita più per l’imminente organizzazione di un viaggio in cui vi saranno importanti workshop, conferenze, gare o training intensivi in località che spaziano un po’ in tutto l’emisfero nord del mondo: dal Canada alla Cina si parte con l’intento di accrescere l’”ARTE” e l’emozione del neofita viene a essere sostituita con l’impegno di chi sa già quello che gli spetta: lavoro duro e conosceva vera della più profonda sapienza marziale. Le conoscenze acquisite in questi anni, infatti, appaiono sempre come una costante riscoperta e riconquista dell’interno Kung Fu ossia dell’energia vitale che ognuno di noi ha, e troppe volte non sa di avere, dentro di sé; senza questo, la fiamma dell’arte, di qualsiasi Arte Marziale, un po’ alla volta si spegne ed allora si abbandona… Maestri che lasciano anche dopo anni di pratica e di insegnamento; allievi che “mollano” prima di aver assaggiato ma solo dopo un insignificante “sniffare”… così senza quel fuoco interno, che deve sempre essere mantenuto acceso e a volte rinvigorito, ci si ritrova “spenti dentro” e non c’è di peggio per poter affrontare sacrifici e allenamenti a volte pesanti. Noi della Scuola Italia Poon Zè Team del Maestro Bon

questo fuoco, se lo vogliamo, lo possiamo mantenere sempre ben acceso, anzi bisogna stare attenti a non scottarci! Da un po’ di anni abbiamo conosciuto un Grande Maestro di Taijiquan, il Maestro Chen Zhonghua, che ci ha fatto riscoprire la reale marzialità di questa antica arte cinese che in occidente troppo spesso viene considerata una “specie di Yoga”, senza nulla togliere a questa ultima disciplina, ma non si può scambiare il “pane con la polenta”! Del Maestro Chen già vi ho ampiamente parlato in diversi articoli ma in questo, prima di affrontare il più semplice racconto della nuova esperienza cinese, vi voglio raccontare il perché io definisco “Grande Maestro” il Maestro Chen, in cui il titolo di “Grande” non proviene da maestose cerimonie o da chissà quali titoli, questi, sono sicuro, li avrà in un futuro, io uso l’aggettivo “Grande” nel senso più “umano” e “tecnico” del termine. Nel mondo ci sono una infinità di “Maestri di Arti Marziali” come di altrettante “Arti Marziali”, alcune di queste stanno nascendo anche in questo momento e si proclamano come “Arte Marziale Suprema ed Invincibile”. I Maestri sono imbattibili, hanno sconfitto il mondo intero e praticato e assorbito tutto in diverse parti del globo. Ci sono migliaia di conferenze, discussioni e competizioni, magari orga-

nizzate di fronte a televisioni o giornalisti al fine di incrementare esclusivamente la propria immagine, ma sono rari i Maestri che di fronte a platee che comprendono Maestri e discepoli di diverse discipline danno prova concreta della loro capacità tecnica, insomma danno prova “fisica” della loro “arte”. Con il Maestro Chen tu puoi confrontarti costantemente, non importa da quale disciplina tu provenga, lui è sempre disponibile a farti vedere le tecniche a farti capire perché funzionano, a spiegarti perché e dove tu sbagli o dove tu sei “vuoto” e dai a Lui la possibilità di intervenire e farti “cadere”. Ho visto oltre che provato direttamente queste esperienze nel Daqingshan in Cina, dove questo anno abbiamo passato alcune settimane di training. Ho visto molti Maestri e “figthers” provenienti un po’ da tutto il mondo provare con lui per imparare le tecniche sopraffine del Taijiquan Stile Chen Metodo pratico Hong. Alcuni di loro erano anche il doppio fisicamente del Maestro Chen ma non c’era nulla da fare… l’energia che riesce a trasmettere, la velocità delle sue applicazioni e la finezza della sua tecnica sovrastano enormemente la forza fisica! Sembra proprio vero il detto “più grosso sei e più rumore fai quando cadi!”, ed il bello è che non ci credi se non sei lì direttamente a provare. Altre volte a chi vede per la prima volta sembra tutto un po’ falso, tutto organizzato, tutto molto colorito, ti dici “beh… si saranno messi d’accordo” oppure “beh sì quello lì è debole e è un suo discepolo che lo asseconda” poi scopri che era un Maestro 5 Dan di Karate proveniente dall’India e che aveva studiato Karate per molti anni proprio in Giappone e che da più di trenta anni pratica e insegna o che era un campione cinese quasi due volte il Maestro fisicamente. Il Maestro Chen è molto diretto nei suoi insegnamenti che hanno sempre una visione tecnica e scientifica del movimento dando agli allievi una continua spiegazione di vantaggi e svantaggi delle tecniche applicate e confrontando senza mai criticare altri metodi, stili o persone. Anche se il Maestro Chen è molto simpatico e amichevole, molte volte sembra rimproverarti perché non segui i suoi insegnamenti e, pur essendo molto paziente, sembra dirti “perché ascol-

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ti la lezione ma poi non la metti in pratica e commetti sempre gli stessi errori?”. Imparare l’”Arte” non è semplice!! Devi dimenticare l’uso e le abitudini comuni del tuo corpo e dei tuoi usuali movimenti, le spiegazioni sembrano così semplici e banali ma mettere in pratica va nella direzione opposta: è assolutamente complicato e un percorso molto lungo forse “troppo lungo”, e allora io dico “per me questa è una sfida!”, io voglio! E sono convinto che nonostante l’età ormai non proprio così giovanile ed il “tempo” per gli allenamenti ma con la determinazione e il grande aiuto di avere al fianco un Maestro come il Maestro Bon e la sua Scuola che condivide appieno esperienze e idee, saprò vincere. Il Maestro Chen dice: “devi trovarlo il tempo perché non sarà il tempo a trovare te!”. Questa potrebbe essere banalmente definita come una “saggezza orientale”, ma non lo è! Semplicemente è un dato di fatto, siamo convinti di non avere tempo, di essere talmente presi da lavoro, famiglia ecc. e così aspettiamo e ci troviamo a “consumare il tempo” che passa inesorabile e non ci aspetta e tantomeno vuole “lui” trovarci. Noi così ancora una volta ci troviamo ad affrontare un lungo viaggio e a passare una buona fetta delle nostre vacanze, se non tutte, a perseguire l’obiettivo di apprendere qualcosa in più dell’Arte del Taijiquan. Io sono partito qualche giorno dopo la partenza per la Cina del mio Maestro Bon che assieme ai suoi allievi Valentina Faccin, Andrea Setaro e mio figlio Leonardo e al Maestro Huang Shaosong ed altri suoi allievi si sono diretti, prima di arrivare nel Daqingshan dal Maestro Chen, a Shaolin per praticare del Wushu e Kung Fu Tradizionale. Sinceramente il viaggio è stato un po’ pesante e sono arrivato nel Daqingshan dopo 28 ore di viaggio tra aerei e macchina. Da subito è iniziato il training che “alla cinese” non ha tante soste e perdite di tempo. Ci alzavamo alle 5 di mat-


tina per essere nel campo di allenamento alle 5,30 già pronti ad eseguire gli esercizi di stretching diretti quasi sempre dal Maestro Hong Sen. (nipote del Grande Maestro Hong Junsheng Maestro diretto del Maestro Chen Zhonghua). Gli esercizi del cosiddetto “basic foundation” sono proprio il fondamento della disciplina perché se non riusciamo a liberare il nostro corpo dalle rigidità che per così dire “bloccano” la mobilità del “Kua” (cioè della vita o dei fianchi) e non alleniamo il tronco ad essere albero portante dei movimenti a spirale tipici del Taijiquan (tanto per essere molto semplicisti), non riusciremo mai a fare un buon Taiji. Il Maestro ci dice regolarmente che 5 sono le parti del nostro corpo che possono “uscire” e sono i piedi, che affondano nel terreno per avere un grande radicamento, le mani, con le quali si arriva al contatto con l’avversario e dalle quali si indirizza l’energia e la testa che si deve tenere sempre ben eretta ed è la cima dell’albero maestro del nostro corpo, la spina dorsale. Tutto il resto del corpo deve “entrare” nel senso che la direzione del movimento principale è verso o diretta all’interno, così ad esempio i gomiti (es. più semplice da fare in quanto regolarmente nei nostri movimenti quotidiani siamo “allenati” o “abituati” a portarli verso l’esterno) vanno sempre diretti all’interni ver-

so il centro del nostro corpo non superando mai la metà e restando sempre più bassi delle mani e delle spalle. Ecco solo questo semplice esempio, molto più semplice ovviamente vederlo che descriverlo, vi indica la estrema difficoltà dell’Arte. Per non dire delle mani, già vi ho raccontato in un passato articolo del “rovesciare il cielo” e cioè le mani stanno ferme e sono i piedi che si muovono, beh vi racconto questa: noi tutti canadesi, cinesi, americani, allievi dalle più svariate parti del mondo, dall’India a Singapore ed europei ci stavamo allenando in uno spiazzo all’aperto dedicato, mentre il Maestro con alcuni altri ospiti del nuovo splendido Resort del Daqingshan da lui costruito stavano visitando la parte in costruzione quando sentiamo dall’alto (il Maestro stava in un terrazzo della parte nuova a 200-300 m da noi sulla collinetta di fronte) come una voce “forte e quasi soprannaturale” proclamare: “don’t move your hands… elbow in!!” (non muovete le mani… dentro i gomiti!!)… noi tutti ci siamo fermati e guardati intorno perché non capivamo da dove provenisse questa voce, poi finalmente vediamo il Maestro in alto nella terrazza e pensiamo… dentro ci scappa un sorriso… non ci abbandona mai nel suo continuo controllo del movimento.

Alle 7,30 finalmente una gran colazione, sostanzialmente un pasto, un po’ di pausa e poi si riparte per la seconda parte di allenamento mattutino dalle 9 alle 11,30. Il cibo è fantastico sempre in eccesso con verdure di stagione coltivate dai contadini della zona e carni di pollo e coniglio ed i classici piatti tradizionali della cucina cinese, certo un po’ meno per un ragazzino di 13 anni come mio figlio Leonardo al quale abbiamo dovuto comperare dei più occidentali biscotti e marmellate per la colazione, mentre per il mezzogiorno il Maestro Chen mi ha accompagnato in cucina per insegnare al cuoco come cucinare gli spaghetti che avevamo trovato al supermercato del paese vicino, non vi dico la meraviglia quando dicevo al cuoco di aggiungere il sale all’acqua che bolliva… “sono pazzi questi italiani??”. Va beh bisogna abituarsi a bere te a tavola e questo per un veneto è un po’ complicato però io fortunatamente non bevo alcolici e quindi sono andato alla grande. L’allenamento pomeridiano, visto anche il clima particolarmente caldo e umido, iniziava alle 15-15,30 dopo un bel riposino e continuava fino alle 18,30 ora della cena. Poi tutti assieme per lezioni di gruppo e di teoria con il Maestro Chen sempre disponibile a qualsiasi tipo di spiegazione o a farti provare direttamente su di Lui

che faceva da “pupazzo” mentre tu cercavi di applicare qualche tecnica di Tue Shou (mani che spingono, la lotta del Taijiquan) per mandarlo a terra… fatica sprecata! Arriva come sempre inesorabile il tempo dei saluti e ritorniamo a Beijing con l’aereo da Qingdao, dopo il solito viaggio avventuroso in pulmino dal Daqingshan. Abbiamo passato gli ultimi due giorni da semplici turisti, ma con un cuore speciale, quello di chi sa anche vivere ed apprezzare la cultura di questo immenso paese, visitando la Grande Muraglia, dove io e Leonardo abbiamo fatto di corsa qualche km sciando in discesa tra i marmi lucidati dal tempo per poi trovarci tutti assieme e scattare qualche bella foto che vi propongo, il Tempio del Cielo ed altre mete caratteristiche. Siamo tutti però tranquilli tanto il Maestro Chen Zhonghua sarà ancora presente con noi in aprile a Valdagno del prossimo anno per il quarto Stage Italiano di TaiJiQuan Stile Chen metodo pratico Hong. Il percorso continua inesorabile, senza fine, alla ricerca ed all’approfondimento del Taijiquan; siamo consapevoli delle difficoltà, dei sacrifici che costantemente ci aspettano, ma come dicevo prima, si tratta di una sfida e vogliamo tutti noi vincerla! Poi questa esperienza nel Daqingshan in Cina, in un ambiente meraviglioso, con

compagni eccellenti ed il superlativo Maestro Chen Zhonghua pronto a stupirti continuamente e ad insegnarti mattone dopo mattone a costruire attorno e dentro di te un po’ di vero e concreto Taijiquan sarà indimenticabile. Un carissimo abbraccio al mio compagno di camera degli ultimi giorni il Maestro Sandeep Desai da Munbai India, e a tutti gli altri compagni e amici di Taiji da Tomex Raganowich a Mat, Blake, Wilking, Byron, Nathan ed al simpaticissimo “Newyorker” Josh! Il TaiJiQuan stile Chen Metodo Pratico Hong lo potete trovare esclusivamente presso le Palestre dove insegna il Maestro Giuseppe Bon, Diretto Discepolo del Maestro Chen Zhonghua. A.S.D. Italia poon-ze team del Maestro Giuseppe Bon info: www.poon-ze.com . cell. 328 7304862 – Facebook attivo per contatti. Grazie a tutti e imparate continuamente senza pensare mai di essere arrivati o di aver finito, è allora che si spegnerà il vostro Kung Fu, come mi ricorda il mio Maestro Bon. Mi abituo a pensare che tutto è circolare, così non ha mai fine! Buon rientro a tutti.


torribelvicino

Valleogra trial

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omenica 4 settembre 2011 nel corso dell’intera giornata, si è svolta a Torrebelvicino, organizzata dal Moto Club Trial Val Leogra la quarta prova nazionale del trofeo monomarca Master Beta con la partecipazione di una settantina di piloti maschi e femmine provenienti da tutte le regioni. Due le formule di gara: sei prove e tre giri per gli Juniores, tutte presso l’area trial del moto club Valleogra di Ponte canale dove sono state disegnate le sezioni dedicate agli juniores e due per gli over 16 (è stata questa una scelta azzeccata, con zone caratterizzate da passaggi spettacolari e comode da raggiungere anche per gli spettatori più pigri); altre 9 zone in Val Mercanti collegate da un trasferimento di dieci chilometri a tornata per un totale complessivo di 27 km..Purtroppo il meteo non ha sorriso agli organizzatori, con un temporale all’alba cui sono seguiti altri scrosci intensi ma, fortunatamente di breve durata, i quali non hanno però compromesso il lavoro svolto dai tracciatori rendendo un po’ più pepati e spettacolari alcuni passaggi. Tutti, piloti compresi, si sono complimentati per l’ottimo lavoro dei soci del moto club Valleogra e tutti vincitori e vinti, sono rientrati nelle proprie sedi molto soddisfatti. Anche il pubblico che magari si è avvicinato per la prima volta a questa spettacolare e “sicura” disciplina sportiva, ha avuto buone indicazioni con addirittura bibite bevande fresche a disposizione. I complimenti sono venuti anche per la bellezza e la funzionalità dell’area trial di Ponte canale ricca di osta-

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Successo a Torrebelvicino della 4ª prova Beta monomarca di Trial. di Enzo Casarotto

coli naturali ed artificiali che il Moto club Trail Val Leogra con questa manifestazione ha saputo ancora più valorizzare. Alberto Zanella e il moto club vi aspettano per provare questo sport entusiasmante (info 0445.527639 -www.zanellamoto.it). Un doveroso ringraziamento va ai proprietari dei terreni teatro naturale della prova nazionale ben riuscita anche per la loro disponibilità.


Geko Bike, quanti risultati! di Chiara Guiotto

A

nche per la Geko Bike è arrivato il momento di tirare le somme a conclusione di una stagione che ha lasciato il segno grazie alle prodezze di un team di atleti che sono andati oltre le aspettative. A coronare un 2011 con i fiocchi la manifestazione del 9 ottobre prossimo, la gara delle gare, la Mediofondo Geko Bike, il gran finale del circuito Blubike Superchallenge MBT. Gli sforzi di tutti i soci sono concentrati in questo evento sportivo molto importante a livello regionale: la gara che conclude un ciclo di 11 appuntamenti, si districherà lungo le zone montuose della vallata dell’Agno decretando il Campione assoluto Blubike. Atleti, simpatizzanti della mountain bike, amici e famiglie: tutta la Geko Bike a pieno regime impegnata nell’organizzazione di questa manifestazione che chiude un 2011 ricco di risultati importanti. Molti infatti sono gli atleti che hanno dimostrato il loro talento conquistando traguardi notevoli. Chi sono questi bikers così meritevoli? Andiamo a conoscerli scoprendo i risultati ottenuti di recente.

RENATO CECCHETTO 1° class. alla Granfondo Triveneto Udace a Colognola i Colli, Vr il 1° Maggio 1° class. di categoria M4 alla Coppa Veneto Serenissima grazie alla somma dei punteggi di 5 gare concluse il 20 Giugno al Montello 1° class. al Campionato Veneto a Sistino di Livenza 2° class. ai Campionati Italiani a Gola Secca nel mese di giugno 3° class. ai Mondiali in Folgaria il 17 luglio 1° class. al Triveneto Cross Country a Baone (Pd) l’11 settembre in corsa per la conquista del circuito Blubike Superchallenge

GINO BUSATO Classe 1965, Gino vive a Valdagno e milita nella Geko Bike da due anni. La bici da corsa è la sua più grande passione a due ruote anche se la mountain bike lo diverte molto. Da veterano quest’anno ha portato a casa degli ottimi risultati. 1° class. al Challenge Giordana grazie alla somma di 5 prove iniziate con la Granfondo di Valdagno il 16 aprile e concluse con la quinta gara il 13 giugno a Brentino Bellunese. Fondamentali le prove disputate alla Cunego di Verona e alla Fizik di Vicenza dove ha rispettivamente conquistato il primo e il terzo posto di categoria. 3° class. al Campionato Provinciale Mediofondo composto da tre gare: la Granfondo di Marostica l’8 maggio, la Granfondo Bottecchia di Vicenza il 22 maggio e la Granfondo di Asiago il 26 giugno. Va ricordato che a vincere il campionato è stato un altro atleta tesserato Geko Bike Diego Mascella.

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ANGELO BERTOLDI È il primo anno che gareggia per la Geko Bike e da marzo ad oggi ha già raccolto una serie di importanti risultati: 21 piazzamenti e 3 vittorie in così poco tempo. Categoria Gentleman, classe 1962, Angelo vive a Cornedo. 1° class. alla Cronometro Udace di Sandrigo il 20 marzo 1° class. alla Cronometro Udace di Gambugliano il 21 agosto 1° class. alla gara Udace di Asigliano il 27 agosto 2° class. ai Campionati Italiani su pista, Km da fermo a Sossano il 3 luglio 2° class. al Campionato Veneto a cronometro di Marola il 4 settembre 5° class. ai Mondiali di Orgiano, specialità Cronometro individuale l’11 settembre

FILIPPO DAL MASO 3° class. assoluto all’Italian Raid Commando di Monza (gara di orientamento e tiro militare) 2° class. ai Campionati Italiani di Duathlon 1° class. assoluto alla Brescia no limit (gara composta da corsa, tiro, nuoto e superamento ostacoli) 6° class. assoluto alla Skyrace degli altipiani in Folgaria 1° class. alla gara di orientamento e tiro militare Pasubio 2011 4° class. alla gara di mountain bike Vallelonga Fortuna


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vince il territorio

Un Mondiale MTB Orienteering storico per Vicenza: ha vinto il territorio. Oltre 4 milioni i contatti RAI TV complessivi. Ogni arrivo una gran festa per tutti. Dal 20 al 28 agosto si è tenuto nel vicentino il campionato mondiale di Mountain Bike Orienteering. Test Training il 20 a Brendola, Model Event il 22 a Castagnero, Nanto e Arcugnano. Qualificazioni per la lunga distanza il 23 a Zugliano, Carrè e Chiuppano con cerimonia ufficiale di apertura a Vicenza. Il giorno seguente finale di lunga distanza a Marostica, Bassano. Finale media distanza il 25 a Piazzale di Villaga, finale di staffetta ad Alonte il 26 per chiudere il 27 con il finale sprint a Sossano. Grandi soddisfazioni. Due le medaglie conquistate dall’Italia. Ambedue nella prova di lunga distanza Marostica/Bassano. Prima arriva il bronzo di Laura Scaravonati di Cremona poi l’argento di Riccardo Rossetto, lo Junior vicentino, di Schio, al debutto mondiale, un atleta non ancora ventenne che darà sicuramente altre soddisfazioni e che solo da due anni pratica il MTB Orienteering. Per sapere come sia andata questa manifestazione iridata in terra vicentina, lo chiediamo a Gabriele Viale, Event Director MTBO 2011. Professionista vicentino, organizzatore di eventi (Shanghai, Belgrado, Oslo, Palermo, i più recenti), il quale, pur occupando una posizione così ricca di attività, ha trovato il tempo di fare amicizia con noi di Sportivissimo.

Straordinaria medaglia d’argento dello Junior Riccardo Rossetto di Schio al campionato mondiale di MTB Orienteering in terra berica. di Antonio Rosso foto Archivio MTB Orienteering Gabriele, cosa significa essere direttore di un Mondiale? Ricoprire l’incarico di Event director è una notevole responsabilità, nei confronti degli atleti, della Federazione, dei componenti lo staff, delle amministrazioni pubbliche, degli sponsor e dei volontari. Richiede tempo ed energie che sono comunque sottratte alla famiglia. Con la crisi economica è stata una sfida ancora più difficile ed organizzare un Mondiale di questi tempi richiede tanto coraggio. Particolare attenzione l’abbiamo dedicata alla sicurezza, con centinaia di volontari a controllare strade ed incroci. Che struttura organizzativa è stata necessaria? Abbiamo creato una struttura organizzativa suddivisa in sei aree: comitato di gestione finanziaria, area tecnica (cartografie, tracciatori, controllori, etc), marketing e sponsor, comunicazione, logistica, sicurezza e volontari, segreteria. Quali sono le tue impressioni, a posteriori, sulla manifestazione? Di grande soddisfazione. Siamo consapevoli di aver lavorato bene. con tanto impegno ed entusiasmo, introducendo nel Mountain Bike orienteering nuovi elementi per rendere attrattivo ai media ed agli sponsor questo sport. Abbiamo particolarmente curato la cerimonia di apertura di piazza dei Signori. Abbiamo cercato, anche, il

più possibile, di portare partenze ed arrivi nelle piazze delle località previste. Nei paesi abbiamo coinvolto le associazioni dei prodotti tipici (sopressa, prosciutto, vini, pane, olio, etc) ed ogni arrivo era una gran festa per tutti. Le TV, nazionali e locali hanno supportato la manifestazione? Ogni gara mondiale è stata trasmetta su RAI SPORT per circa 30 minuti con un ascolto medio a puntata di circa 700.000 persone. Per tutta la settimana dal 22 al 28 Agosto RAI TG3 Veneto ha dedicato spazio ai mondiale con 6 uscite durante il TG Regionale fascia pomeridiana e serale con un ascolto medio di 400.000 persone per un totale di 2.400.000 contatti. Tanto seguito è stato dato anche nelle Tv e giornali locali che approfitto per ringraziare. Oltre al TG3, abbiamo avuto 6 uscite su RAI SPORT 1 e in REPLICA su RAI SPORT due di 30’ ciascuna con ascolti medi nella fascia serale di 700.000 utenti per un totale di 4.200.000 contatti (a cui va aggiunto un altro 25% delle repliche. Se dovessimo dare i numeri, cosa citeresti? 23 comuni coinvolti; 8 comuni sedi di tappa; 49 aziende partner; 5 consorzi prodotti tipici coinvolti (Tutela vini Colli berici, Prosciutto Veneto, Soppressa Vicentina - OliBea – Olivicoltori Berici

il medagliere MTBO 2011 dei mondiali ORO ARGENTO BRONZO RUS 5 4 3 DEN 4 1 2 FIN 2 4 4 CZE 2 4 3 AUT 1 0 2 FRA SUI ITA POL SVK

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Associati – Consorzio Proloco Colli Berici); 76 gli addetti all’organizzazione; 600 i volontari coinvolti a supporto dell’organizzazione; 30 le nazioni ospitate; 1.000 il numero dei componenti la carovana internazionale. Parliamo ora delle istituzioni. Come le avete coinvolte? Per la Regione Veneto, per la Provincia di Vicenza e per i comuni è stato un evento importante. Una buona promozione per il territorio e le eccellenze enogastronomiche, che gli atleti potevano degustare dopo l’arrivo. Abbiamo fatto visitare ad alcuni Campioni le tipiche cantine e attivato una serie di manifestazione collaterali per rendere piacevole la permanenza di tanti appassionati sportivi provenienti dal centro e nord europa come il Golf ed il Nordic Walking. Per la Federazione Italiana Sport Orientamento è stato un mondiale storico, con la conquista di due medaglie (Laura Scaravonati e Riccardo Rossetto, vicentino di Schio), ed una buona squadra juniores, che lascia ben sperare per il futuro. Quale sarà il futuro, sia per il MTB Orienteering che per il territorio e lo sport vicentino? Il Mondiale MTB-O vuole essere un punto di partenza per la valorizzazione del territorio. Per noi è solo l’inizio di un percorso di valorizzazione del territorio stesso attraverso il binomio vincente di sport e turismo che comincia ora e ha l’obiettivo di promuovere il vicentino come palestra outdoor. Con entusiasmo e passione a breve desideriamo creare un Museo a memoria del Campionato del Mondo MTB-O 2011 ed un percorso tematico MTB-O dei comuni sedi di tappa (tour MTB-O 2011). Personalmente, con il mio staff, curerò il marketing dei prossimi campionati Europei di BMX di Creazzo 7-8 aprile 2012.


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di Enzo Casarotto Foto di Marta Casarotto

giringiro C La pioggia disturba il MOTOINCONTRO del Moto Club Poleo ma è comunque festa per tutti.

ompie il primo lustro, il Motoincontro denominato “GIRINGIRO” organizzato a Poleo, frazione di Schio dal Moto Club Poleo. L’affluenza purtroppo non ha soddisfatto gli organizzatori ma non ci si poteva aspettare molto di più viste le condizioni atmosferiche che hanno giocato un ruolo primario sotto l’aspetto quantitativo dei centauri. Domenica 18 settembre sopra Schio il cielo è sempre stato di un colore grigio intenso è questo ha scoraggiato i motociclisti che dovevano partire da sedi lontane costringendoli a disdire la promessa fatta agli organizzatori in sede di preliminari. In tutte le Associazione sportive, però, esistono “ i temerari” che si sono presentati al banco di registrazione fermi e decisi con tanto di tessera FMI e foglio di marcia, per adempiere le formalità di rito per poi gustarsi il programma che il MOTO CLUB POLEO aveva stilato per la manifestazione. I presenti occasionali e i motociclisti partecipanti, hanno avuto modo di osservare dei pezzi quasi rari, di moto di un tempo andato, esposte in bella mostra a lato del parcheggio, oltre a tutte le altre di ultima generazione più tecnologiche ma di sicuro meno affascinanti. Dopo un breve ed inciso saluto, rivolto ai presenti da parte del Presidente del Moto Club Poleo Roberto Savio e dallo storico segretario nonché coordinatore dell’evento Ezio Marrone, si è provveduto a partire per il giro turistico proprio in concomitanza con i primi goccioloni di pioggia. Il percorso prevedeva una sessantina di km. con passaggio a Santacatterina, Corzati, Valli del Pasubio, Staro, Recoaro, Cornedo, Monte di Malo, Monte Magrè, San Vito di Leguzzano col rientro a Schio. All’evento, hanno partecipato, con una loro rappresentanza, il Team Fiat 500 di Thiene, una Fiat 125 ed un Quod provvisto di lampeggiante ed avvisatore acustico che ha fatto da apripista seguito dalle staffette e da tutti i partecipanti. La manifestazione si è conclusa con un ritrovo conviviale, presso i locali della Polisportiva Sacro Cuore di Schio e le abbondanti libagioni hanno messo in secondo piano le sensazioni di freddo ed umido partite nei 60 km. del “Giringiro 2011”.


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Un interminabile minuto di adrenalina pura, un salto nel vuoto. Mai prima d’ora avevo provato una sensazione così: volare è davvero qualcosa di magico che lascia un segno indelebile in chiunque provi questa esperienza. Gli uomini sono nati per stare con i piedi per terra, questo si sa, ma da lassù tutto è diverso, perfino i pensieri. Tutto prende una forma nuova, mai vista prima. È una sfida con il proprio corpo e la propria mente: attorno solo cielo, aria, e una terra così lontana... e il cuore che ti salta in bocca. Questo è il lancio in caduta libera da 4.500 metri di altezza!

un lancio nel vuoto

di Chiara Guiotto

U

na splendida domenica di settembre, un tantino afosa ma l’ideale per realizzare una pazzia sportiva e sfidare le proprie paure. Ad aspettarmi alla scuola di paracadutismo Skydrive di Thiene l’Istruttore Armido Maran che per una ventina di minuti mi ha trasmesso nozioni importanti sia di carattere teorico che pratico del lancio tandem: mi ha spiegato nel dettaglio l’attrezzatura, le manovre di lancio, le informazioni tecniche di volo e tutto quello che mi serviva per darmi sicurezza e stuzzicare ancora di più la mia voglia di volare. In quei momenti la tensione era tanta ma attorno a me avevo dei professionisti che cercavano di allentare ogni mia preoccupazione. Dopo aver indossato l’imbrago e ripassato le operazioni più importanti di lancio e di volo, era arrivato il momento di salire in aereo. Io l’unica “burbetta”, attorno a me solo istruttori ed esperti di volo: il mio angelo custode Armido con cui mi sono lanciata detiene le qualifiche di I.P., Pilota tandem e la certificazione AFF (Accelerated Free Fall); assieme a noi il Campione Italiano Fabio Lorenzetti, il mio amico Massimo Miglioranza che ha ripreso ogni istante delle fasi di volo, Igor Galvan Istruttore della disciplina “lavoro relativo”, Gian

Guido Paolini un altro skydriver con molta esperienza che ha scattato le immagini più belle in alta quota, e a chiudere il mio team di volo un praticante. 15 minuti ci sono serviti per raggiungere quota 4500 metri, un tempo infinito. Salendo mi sono venute in mente le parole del mio amico Massimo quando un giorno mi ha detto ”La visione del mondo da un angolo così diverso e particolare ti apre gli occhi a nuove prospettive e completa ancor di più la nostra esistenza. Per questo mi piace volare” diceva Massimo. Arrivati in quota non c’è stato tempo di pensare, forse è stato meglio così. Al segnale di luce rossa tutti pronti, a quello verde ci si butta. Prima tutti i miei com-

pagni di avventura, per finire io e Armido, legati stretti, strettissimi. “Chiara, mi disse. Sei pronta ad una dose di adrenalina pura?” Non mi ricordo se gli ho risposto, ricordo solo che tutto si è svolto in una frazione di secondo: capire che toccava a me, mettersi in posizione, dare uno sguardo alla terra così piccola...VIA....forse ho chiuso gli occhi, forse no. Che vuoto...sì, proprio un vuoto di fronte a me. Ho realizzato che stavo precipitando da 4500 metri di altezza, ad una velocità di circa 200 Km/h con l’aria che mi penetrava il corpo ma che nello stesso tempo mi teneva a galla. Nonostante stessimo volando a velocità elevatissima, la sensazione che avevo era quella di es-

sere a galla su un tappeto di aria. Intorno a me i miei compagni di volo cercavano di catturare le mie smorfie, a volte i sorrisi, e con i gesti mi chiedevano se andava tutto bene. Ho assunto subito la posizione corretta per cavalcare il cielo: ginocchia leggermente piegate, braccia aperte con i gomiti a novanta gradi, mento sollevato; niente male per una “burbetta”! Si è trattato di un salto nel vuoto lungo circa un minuto e in totale sicurezza. Pensavo di non essere in grado di godermi l’emozione come meritava a causa della tensione e della paura. Invece la cosa fantastica è stata proprio quella di poter realizzare cosa stavo facendo e catturare dentro di me ogni emozione. Non respiravo l’aria,


thiene 37

Per chiunque volesse contattare lo Skydrive Thiene per informazioni sui corsi e le attività, la scuola si trova presso l’Aeroporto Ferrarin di Thiene in Via Prà Novei, 13 oppure visitate il sito www.skydrivethiene.it la mangiavo tanto era invasiva, ma anche questa è una sensazione da provare! Sotto di me il mondo piccolo sembrava una cartolina scattata dallo spazio. Tutto ad un tratto Armido guardò l’altimetro al polso e capii che era arrivato il momento di aprire il paracadute. Le sensazioni cambiarono completamente, la velocità pure e finalmente sono riuscita a scambiare due parole con il mio angelo custode. Vedevo le casette così piccole anche se non realizzavo ancora cosa avevo fatto. Guidata da Armido ho compiuto qualche virata e ho capito che eravamo scesi a 1500 metri. In una decina di minuti abbiamo raggiunto il suolo e più ci avvicinavamo all’aeroporto più la felicità animava il

mio viso. “E’ stato incredibile”, queste le mie parole appena ho messo i piedi a terra. Ho alzato lo sguardo al cielo incredula e senza parole, dopodiché ho ringraziato il mio istruttore e tutti i miei compagni per l’esperienza. Le gambe tremavano, le mani di più ancora, la mente un po’ confusa..di certo un concentrato di sensazioni che non usciranno mai più dalla mia mente!! Con un pò di cioccolata e qualche bicchiere d’acqua fresca sono tornata di nuovo in forma e pronta per conoscere Peter Allum, classe 1964, uno degli atleti con più lanci al mondo, addirittura 28 mila. E’ stato per me un onore conoscere un campione di sport così umile e semplice. Nonostante abbia

un palmarès di risultati che pochi al mondo detengono, ho avuto la sensazione di parlare con una persona qualunque che ha fatto del paracadutismo un vero e proprio stile di vita. Nato a Londra e cresciuto con la passione del volo trasmessa dalla mamma, a quel tempo skydriver pure lei, Peter volava già a 16 anni, ha vissuto in America per molto tempo e ha gareggiato con la nazionale inglese per più di vent’anni conquistando numerosissime volte il 4° posto ai Campionati Mondiali nelle discipline “Lavoro Relativo” e “Swoop”. Da quando iniziò a gareggiare con la nazionale italiana Peter è riuscito finalmente a guadagnare i gradini del podio mondiale: ha infatti conquistato la medaglia di

bronzo sia nel 2006 che nel 2009 in tutte e due le discipline, lavoro relativo e swoop. Attualmente è anche Campione Italiano 2011 in entrambe. “Il volo è una passione che mi ha cambiato la vita, la mente e lo stare assieme alla gente -ha affermato Peter- Per volare occorre un lavoro fisico abbinato ad un lavoro mentale, niente di più”. Quali sono gli sport propedeutici al paracadutismo che ti piace fare? Ho chiesto a Peter. “Per tenere il mio corpo allenato fisicamente amo andare in bici, sciare, fare yoga e correre. Oggi alleno la squadra italiana di lavoro relativo EX3MO che mi da tante soddisfazioni. Vivere di sport è un dono e sono felice di averlo ricevuto” ha concluso Peter.


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Festa dello Sport “Valdagno si muove” 2011 Riuscitissima edizione nel nome della solidarietà

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iù di 600 atleti e 150 volontari hanno animato la Festa dello Sport 2011. Il tradizionale appuntamento dello sport cittadino è stato quest’anno rivoluzionato: il comitato organizzatore ha puntato sugli sport non convenzionali e ha fatto in modo che le società sportive partecipassero non solo per promuovere le proprie attività, ma soprattutto per collaborare fra loro a costruire un’altra idea di sport a Valdagno Un sole splendente ha illuminato il weekend del 27 e 28 agosto, durante il quale si sono tenuti eventi e dimostrazioni per tutti i gusti. «Questa nuova edizione di “Valdagno si muove” – ha commentato l’assessore allo sport, Alessandro Grainer – è stata frutto del prezioso lavoro degli uffici, ma soprattutto del

comitato organizzatore che in questi mesi si è dato da fare coinvolgendo le diverse realtà sportive cittadine e non solo, per offrire un weekend sportivo adatto a tutti. Non va dimenticato l’aiuto di Banca San Giorgio e Valle Agno che anche quest’anno ha scelto di sostenere l’iniziativa con grande entusiasmo. In collaborazione con le associazioni sportive cittadine abbiamo voluto dare spazio allo sport, alle attività all’aria aperta e soprattutto a quelle discipline poco presenti o poco conosciute in città. La festa dello sport si è confermata come momento di socializzazione all’insegna di uno stile di vita attivo e sano.» “Valdagno si muove” ha visto quest’anno uscite di nordic walking con gli istruttori della Scuola Nazionale Nordic Walking; ”Biciclando”, una pedalata proposta dal Velo

Club Piana e un percorso didattico per la mountain bike con il Maestro Giorgio, del gruppo Ortica Amica; alcune dimostrazioni di pallamano con la Società Aurora Schio. Le due giornate di manifestazioni hanno permesso agli organizzatori di sfruttare lo sport come mezzo per una “vera” integrazione, con una partita di cricket organizzata in collaborazione con l’Associazione Sociale Internazionale Navchintan di Arzignano. Grande partecipazione hanno avuto anche “Anaconda”, una grotta artificiale per bambini realizzata dal gruppo speleologico del CAI e l’arrampicata su parete artificiale con il Centro Servizi Le Guide. Due i main events 2011: un quadrangolare multisport e il I° Memorial “Dario Savi”. Quattro le formazioni che si sono affrontate a suon di calcio, basket, pallavolo e giochi popolari per contendersi il premio di 2.000 euro messo in palio da Banca San Giorgio e Valle Agno. Ad ogni squadra era abbinata un ente della città. Le squadre hanno poi devoluto il loro premio al partner assegnato. Il montepremi, equamente spartito, è così andato alla Cooperativa Intreccio, all’Istituto comprensivo di Via Pasubio, alla Direzione Didattica Statale di Valdagno e alla scuola media “Garbin” come contributo per l’acquisto di attrezzature per l’attività sportiva. Domenica 28 agosto, con il I° Memorial Dario Savi (che ha visto la collaborazione fra l’Assessorato allo Sport e quello alla Cultura), si è poi voluto ricordare il “papà” di tanti sportivi valdagnesi, recentemente scomparso. Una passeggiata escursionistica ha quindi portato i partecipanti a riscoprire i luoghi tanto frequentati da Dario, grande sportivo e conoscitore della città, sulle tracce delle sue grandi passioni. Lungo il percorso è stato inoltre possibile effettuare una visita guidata allo stabilimento Marzotto. L’interesse dei valdagnesi è stato chiaro

di Giulio Centomo fin dal primo mattino con più di 300 partecipanti iscritti. Presente in prima fila anche la famiglia Savi, che ha partecipato al completo anche alla fase organizzativa con la passione che distingueva proprio l’amico Dario. L’Assessorato allo Sport ha voluto infine ringraziare il Comitato organizzatore e i gestori degli impianti coinvolti. A questi si sono affiancati numerosi volontari, la Protezione Civile e gli Alpini per l’assistenza e l’aiuto logistico, ma anche la ditta Marzotto, la Biblioteca Civica ed il Museo “D. Dal Lago” che nell’insieme hanno permesso l’ottima riuscita dell’intera manifestazione.


Tot. Km 8716 Partito da Torri di Quartesolo Vi il 30/07/11 ore 08.00 Ritornato a casa il 14/08/11 ore 02.55 Tot litri benzina 267 Tot olio per miscela 8 kg ri Sostituito 2 pneumatici posterio

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fabio, p.s. altre foto su facebook mauri 2 album nordkapp parte 1 e parte

a i v e a p s e V a un Diario di un viaggio eccezionale: in solitaria verso Nordkapp su una vecchia, indistruttibile Vespa uri di Fabio Ma

parte per abato 30 settembre 2011, siapp con la rdk No …. da… sfi a altr un’ vespa in solitario. avuto in Viaggio che ho sempre avuto la mente di fare da quando ho ho 46). mia vespa (17 anni, ora ne n entusiasmo; enHo organizzato tutto con gra o di giorni prima di tusiasmo che però un pai . lito evo affi era si partire e tanti “SE” che mi Erano affiorati vari dubbirinunciare… Il giora tato avevano quasi por super teso, nervoso, no prima ad esempio ero so. indeci pre badare ai “ SE Certo che se si dovesse sem proprio “ guscio” dal i ma “ non si uscirebbe e vivere sempre poi con i rimpianti… ore 08.00 salgo in Cosi sabato mattina alle accesa e via verso la l’ho pa, sella alla mia ves meta, vada come vada. mi accompagneParto con un timido sole che ro. nne Bre al si rà fino qua convinto di ciò che Più macino km più sono sto per fare. benedizione che Per di più ho dalla mia una la sera prima da mi rrar apa acc ad sono riuscito una persona . Il “mitico “ don Speciale, a me molto cara… o. Lorenz

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600 km. Il 1° giorno ho fatto circal’ho supera-

o pezzo Come ho già detto, il prim al Brennero, dopo no fi e sol ido tim un a to to sot e fino a Munchen di che ho trovato nuvoloso,faceva fatica a teneSi to. ven anche parecchio re, a volte, la Vespa. ti di pioggerellina, Ho trovato anche piccoli trat


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ma niente di preoccupante. Primo inconveniente: poco prima della prima tappa, a Greding, dove ho montato la tenda, ho forato! Un piccolo breafing per domani, una birra e a nanna. Domani mi aspetta un’altra giornata di moto. Speriamo nel meteo.

2° giorno:

mi sveglio verso le 07.00… guardo fuori per vedere che tempo mi aspetta…nuvoloni grigi, quasi neri pieni di pioggia e ancora vento. Il mio primo pensiero è stato :”ma che c.zzo faccio qui?” A dire la verità il mio primo impulso è stato: “prendo e giro la Vespa verso casa, per il pomeriggio dovrei riuscire ad arrivare”. Smonto la tenda, ripreparo i bagagli e faccio colazione. Faccio tutto con calma, sono indeciso sul da farsi. Intanto cambio la camera d’aria della ruota che avevo forato (è stata la mia prima volta). Nel momento di risalire in Vespa, 09.30 circa, mi torna la gran voglia di proseguire. Il tempo è sempre pessimo ma non

piove, fino a metà pomeriggio, quando a circa 200 km da Hannover il cielo si apre ed esce il sole…FANTASTICO!!! Tutta un’altra cosa. Tutto ciò dura poco però perché dopo circa 100 km prendo anche l’acqua. In prossimità di Hannover, e di preciso a Derneburg, decido che è ora di montare la tenda. Non piove più. Il campeggio Seecamp Derneburg è bellissimo. Oggi ho fatto circa 500 km e la mia Vespa si è comportata benissimo, anzi, secondo me, si sta montando la testa, perché ogni volta che ci fermiamo è accerchiata da curiosi, pronti ad immortalarla con le loro macchine fotografiche, e stupefatti o meglio increduli che mi porterà fino a Nordkapp.

3° giorno:

Parto che sono le 8 passate ed immancabilmente il tempo è brutto. Lungo il tragitto le nuvole si alternano da un colore grigio pieno d’acqua a un grigio più innocuo. Trovo anche nebbia poco prima di Puttgarden, dove invece trovo, stra-

no ma vero, il sole. Puttgarden è il punto d’imbarco per la Danimarca. Sto per lasciarmi alle spalle la “pallosa” Germania….. era ora. Tempo d’attesa per l’imbarco circa 30 minuti; tempo di traghettamento circa 45 minuti. Appena sbarcato inizia un forte temporale. Fino a Kopenaghen è un susseguirsi di pioggia forte e sole. Per la Svezia ci sono due opzioni: traghetto o strada a pagamento. Decido per quest’ultima; 4 km circa sotto l’acqua per poi riaffiorare su un lunghissimo ponte (16 km) per arrivare a Malmo…. Merita!!! Qui il tempo è bellissimo e mi sento come a casa. (Quanti bei ricordi di gioventù!) A 20 km fuori Malmo mi fermo in un campeggio, anche questo bellissimo, in riva al mare. Monto la tenda con un tramonto mozzafiato. Il mio caro “insetto” oggi ha macinato circa 550 km e si è comportato ancora bene.

Eccomi qua, al 4°campeggio. Sono a pochi km da Oslo. Sono arrivato a metà circa del percorso d’andata. La stanchezza sta affiorando ma l’entusiasmo la tiene ancora a bada. Sono le 22.00 ed è ancora chiaro. Oggi ho trovato finalmente una bellissima giornata di sole rovinata solo da 5 minuti d’acquazzone. Ho fatto poco più di 500 km e la Vespa va ancora bene. All’arrivo al campeggio due giornalisti del posto mi hanno intervistato, anche loro increduli, con tanto di foto; che emozione!! Da domani il viaggio dovrebbe essere ancora più bello grazie ai magnifici paesaggi che la Norvegia dovrebbe offrire.

5° giorno

Sono le 07.30, sto smontando la tenda a petto nudo, è caldo!! Destinazione Trondheim proseguendo per la strada E6. La giornata è stata soleggiata e calda per quasi tutto il tragitto, mentre


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9° giorno

l’ultimo tratto ho preso tanta acqua che mi ha costretto poi a fermarmi circa 20 km prima, in un campeggio; il Halland camping. dove mi sono preso un bungalow. Ah che comodità…. Niente di speciale, ma il poter stare all’asciutto, asciugare il tutto con la stufetta e dormire su di un letto, ti rigenera. Il percorso che ho fatto a un certo punto, circa un centinaio di km prima di Trondeim, sale su un fantastico altopiano; un posto magnifico. Peccato che da lì a poco abbia iniziato a piovere.

6° giorno

Me la sono presa un po’ comoda (male); Partenza alle 09,30 destinazione Mosjoen o poco più in la, minimo 500 km. Mamma che paesaggi!!!!!!! Mi ricorda il Canada, boschi ( di pini però e non d’aceri), fiumi e laghi a volontà. Un luogo perfetto per chi ama la pesca. Si vedono anche a volte i salmoni che risalgono la corrente. Bellissimo!!! Avrei voluto fermarmi più spesso per osservare tutto ciò che c’era da guardare, ma la meta principale, quella più importante, mi aspetta. Me la prenderò con più calma al ritorno. La giornata è stata bella; ci sono stati dei nuvoloni che non promettevano niente di bello, ma non ho mai preso

una goccia d’acqua. Ho visto anche tre scoiattolini che mi hanno attraversato la strada costringendomi a frenare per non prenderli sotto. Mi sono fermato a dormire a Osen camping in riva a un lago.

7° giorno

Stamattina partito alle 08.00 con un tempo bruttissimo, nuvole non grigie ma nere e un forte vento. La strada è un susseguirsi di gallerie lunghe da 200 m. fino anche a 8 km male illuminate. Malgrado il tempo pessimo, il percorso diventa sempre più bello. Si cominciano a vedere i fiordi. A un certo punto arrivo al circolo polare artico. Doverosa sosta per qualche foto. Incontro una coppia d’italiani da Genova in camper di ritorno dal capo nord che mi riferiscono che è bello ma che hanno trovato foschia e perciò il panorama non era proprio affascinante. Speriamo bene!!! Il tempo è ancora pessimo ma da lì a poco, dopo una lunga discesa verso il mare, migliora sempre più fino a diventare limpido. C’è ancora tanto vento. A un certo punto per continuare per la mitica E6 bisogna prendere un traghetto per passare sulla riva opposta del fiordo. È fantastico!!!!!!!!!! Mi accampo una ventina di km dopo Narvik. Alle 23.40, quando entro nel sacco a pelo, c’è ancora il sole alto. Speriamo di dormire.

Domani, se tutto va bene, è la giornata clou. Che palpitazione!!! Oggi, grazie all’aiuto via sms dell’amico tecnico personale, ho regolato il cambio che iniziava a darmi problemi. N.b.: ho sostituito anche la ruota posteriore; pneumatico ormai finito.

8° giorno

Pensavo di farcela in giornata ad arrivare e invece eccomi qua ad Alta. Mi mancano ancora 240 km. Oggi è stata veramente dura. Ho patito tanto freddo e per di più c’era un vento fortissimo per quasi tutto il tragitto. Non so quante calorie ho perso oggi per il freddo e per la tensione nel controllare la Vespa continuamente “disturbata” dal vento. Sono arrivato congelato!! Comunque anche oggi il panorama è stato magnifico. Ho conosciuto un motociclista di Aosta e sette di Padova. I padovani avevano, come li chiamo io, i “salotti” a due ruote più al seguito un camper. Tutti stupiti dalla mia Vespa. Ci siamo dati appuntamento per domani al punto d’arrivo. Più su vado e più trovo tutti i motociclisti di ogni nazionalità che, sia sulla corsia opposta sia quelli che mi superano, mi salutano indicandomi con l’indice o con il pollice alzato. Che orgoglio!!!!!! Lei, la mia compagna tiene ancora bene.

Finalmente è il giorno decisivo, se DIO vuole. Il tempo, manco a dirlo, è nuvoloso di un grigio d’acqua. Fa un freddo cane!!! A tratti trovo anche della pioggerellina . Più i km passano più la frenesia di arrivare sale. Sono così eccitato che continuo a ripetermi: Fabio, stai calmo, ormai ci sei, non strafare. Ultimi tunnel, tra cui uno a pagamento lungo circa 7 km con discesa del 7% e una salita di un altro 7%; praticamente attraversa un fiordo sotto l’acqua. 20 km prima dell’arrivo mi fermo per pernottare, dove trovo la compagnia dei padovani. Il tempo di espletare la pratica del pernottamento che sono già in sella alla mia mitica Vespa per vedere il punto di terra più estremo d’Europa FINALMENTE !!!! Ultimo pedaggio per entrare e poi un grande grido liberatorio di felicità... C’E L’ABBIAMO FATTA !!!! Trovo ad aspettarmi l’ amico valdostano con il quale condivido la gioia per l’impresa. Foto a volontà. Il tempo non è male, ma fa freddo; in fin dei conti dopo di noi c’è solo il polo nord. Incredibile, ma è proprio vero quando dicono che il mondo è piccolo; nel punto più estremo d’Europa incontro Silvia, un’amica anche lei iscritta al grande VESPA CLUB VICENZA arrivata però lì in macchina. Che sorpresa!!! Questo viaggio l’ho fatto solo soletto ma vi assicuro che è stato MAGNIFICO È un esperienza che auguro a tutti di fare...


lettere

Potete scrivere al Senatore Alberto Filippi inviando le vostre e-mail a: sportivissimo@mediafactorynet.it

Sogno biancorosso Caro Senatore,

Caro Valerio,

sono un appassionato di calcio. Lo seguo da sempre. Adoro vedere le partite e di tanto in tanto vado a San Siro a vedere il Milan o l’Inter. Lei dirà: ma come? Milan e Inter? Per quale tifa? Nessuna delle due; vado a San Siro perché mi piace il grande calcio visto dal vero. Quello che si guarda dalle tribune è uno spettacolo unico perché si vede tutto il gioco delle squadre in campo, mentre dalla televisione ci si deve accontentare di vedere solo dove va il pallone. Ma il calcio, lo diceva Mourinho, non è solo l’azione con la palla, è anche tutto il resto. Vado a San Siro e qualche volta anche al Bentegodi, ma vorrei tanto andare al Menti a vedere un grande Vicenza in campo con le grandi squadre si seria A. Perché, secondo lei, non possiamo avere anche a Vicenza una squadra nella massima categoria? Cordiali saluti, Valerio.

Tanti auguri a Alberto e Monicao Marini che si son sposati il mese di scorso, da parte e tutta la redazion di Sportivissimo.

il tuo sogno è il mio sogno. La cultura calcistica di Vicenza meriterebbe di avere una grande squadra di calcio che militasse in seria A e potesse giocare anche in Europa. Oggi il Veneto ha una sola squadra in A, il Chievo e molte in B, Cittadella, Padova, Verona e il nostro Vicenza. A livello di regione, se sommiamo le due serie, A e B, non siamo messi male. Prima, infatti, ci sono la Lombardia e la Toscana con 3 squadre in A e 3 in B, poi c’è l’Emilia Romagna, con 2 in A e 3 in B, ma subito dopo arriviamo noi con una in A e ben 4 in B. Nessuna regione ha tante squadre in B come il Veneto. Quindi il nostro calcio è complessivamente di buon livello. Se, poi, osserviamo la classifica attuale della serie A, notiamo che le squadre sono tutte a punteggio ravvicinato e in testa alla classifica non ci sono più le solite note, dai bilanci super milionari. L’Udinese, pur avendo venduto tanti giocatori per un incasso record di oltre 50 milioni, è ancora una delle migliori squadre del campionato. Questo significa che non sono più i soldi a fare la differenza, ma il collettivo intelligentemente messo assieme e fatto ben giocare. E questo ci dà speranza. Credo che anche il Vicenza potrebbe fare un’operazione simile a quella dell’Udinese. Sarebbe un sogno bellissimo. E possibile. Viva il Vicenza, Alberto.

Le vostre lettere possono essere lette anche nel sito: albertofilippi.it

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