Sportivissimo Novembre

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ue miei cari amici hanno avuto ciascuno un’idea brillante. Enrico Frare, maestro di sci e neo proprietario del marchio Colle, si è spogliato nudo, ha chiamato un fotografo e ha pubblicato a proprie spese la sua foto sull’ultima pagina del Corriere della Sera. L’ha fatto non perché è diventato pazzo ma per protestare contro un sistema politico-statale-bancario semplicemente, disperatamente fallimentare. L’azione ha avuto una certa eco ed Enrico è stato chiamato un po’ da tutti, da Santoro a Matrix, a raccontare le sue sacrosantissime ragioni, che poi sono anche le nostre. L’altro mio amico, Luca Severi, fa il medico in un grande ospedale di Roma. Assieme abbiamo pedalato, dico questo perché, se Enrico è uno sciatore, Luca è un ciclista e cioè queste nostre sono comunque parole di sport. Luca ha dato una definizione geniale della finanza. Essa è la nuova “arma di distruzione di massa”, nata, come tutte le armi, quale mezzo per la conquista della ricchezza del mondo e capace, come tutte le armi di distruzione di massa, di uccidere sia chi colpisce direttamente sia per contagio con effetti a catena imprevedibili. Da sportivi è chiaro ciò che Luca ed Enrico ci stanno dicendo. L’anomalia dei nostri anni, che ha portato l’imprenditoria a soffrire come non mai e chiunque di noi a preoccuparsi per il proprio futuro quanto per quello dei nostri figli, è sostanzialmente il fenomeno della deregulation, del gioco senza regole. Un’assurdità immane, dato che, come sa chi fa sport, non c’è disciplina che non abbia le sue regole. Così l’Europa, grandissima idea, è nata senza governo, e la finanza, lasciata libera a se stessa, si è trasformata in quel mostro assassino che è. L’Europa contiene la contraddizione fondativa di essere unita e divisa, simile e diversa al tempo stesso. Nel mondo delle imprese significa avere una moneta unica in un sistema di tassazioni, di costi orari d’impresa, energetici e altro ancora assolutamente diversi tra loro. E la finanza, la quale – lo dice la parola – dovrebbe finanziare l’impresa, aderendo a progetti, sviluppi e prodotti veri e avere il tempo di aspettare la maturazione della loro plusvalenza, svolazza irresponsabilmente da un titolo all’altro, vendendo allegramente la sera quello che ha acquistato al mattino. Senza regole non è possibile fare una gara; nello stesso modo, senza regole, non è possibile confrontarsi nel mondo

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di Luigi Borgo

dell’impresa. Abbiamo quindi bisogno di regole uguali per tutti, niente di più, come nello sport dove una gara di 100 metri è uguale in tutto il mondo. E qui apro una parentesi. Per colpa nostra, ovviamente, siamo entrati tra i fondatori dell’Europa come Cenerentole al ballo. Onorati di esserci. Incapaci, però, di rifiutare quello che era chiaro fin dall’inizio. Permettendo che l’Europa nascesse solo come realtà economica, per il nostro debito pubblico siamo stati destinati a essere tra gli ultimi, con la Germania e la Francia a farci da padrone. Nel tempo della finanza dominante è stato mettersi in ginocchio. Ma l’Italia è un paese storicamente leader. L’abbiamo costruita noi, la Francia. Noi gli abbiamo dato la lingua, la religione, il diritto, la civiltà, l’università, il vino. E la Germania stessa ha fondato il suo sogno, fallito, di germanizzare il mondo studiamo e copiando, malissimo, dall’opera civilizzatrice di Roma. Da dove credete che origini l’ordine e la precisione alemanna, se non dalla grammatica latina? I tedeschi hanno studiato la lingua di Roma più di qualsiasi altro popolo, avendo capito che il latino avrebbe dato loro quella mentalità (forma mentis) ordinata e precisa che oggi fa di un qualsiasi prodotto tedesco un prodotto serio e affidabile. Se – ma questa è un’altra storia – anche noi avessimo imparato il latino come sistema logico-linguistico più che come lingua (oggi si è arrivati perfino a usare tecniche didattiche simili a quelle impiegate per l’inglese come se avesse senso saper far traduzioni simultanee da Cicerone come si fa per le notizie della CNN) sicuramente saremmo un passo avanti anche nell’ordine e nella precisione e nell’osservanza delle regole che ne consegue. Chiudo la parentesi e torno a Luca e alle nostre pedalate “dialettiche” e a Enrico e al paginone del Corriere con il suo nudo. Ebbene molti hanno confrontato il nudo gridato di Enrico con quello spavaldo di Luciano Benetton, fotografato, una ventina di anni fa, da Oliviero Toscani. In quei nudi le uniche azioni sono fatte dalle mani che coprono i genitali. In quello di Benetton pare dicano: “però, le palle non ve le mostriamo”; in quello di Frare pare, invece, dicano: “no, queste non possiamo proprio darvele!” Bene, mi auguro che il prossimo nudo sia quello del David di Michelangelo, italiano, fiero, altero, rigoroso, sportivo e vincitore e con le palle al vento d’Europa.

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Giù le mutande

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editoriale


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i r r e F e e m m ia f , s u c o F

Al forte pilota vicentino, Luca Ferri, su Ford Focus WRC va il titolo tricolore IRS 2011, vinto con ben due gare di anticipo: cronaca di un dominio fiammante.

E

di Demitri Brunello

ra al primo vero match point della stagione e il vicentino Luca Ferri non ha mancato il bersaglio ottenendo una netta vittoria nella decima Ronde del Rubicone e Colline di Cesena che lo consacra, matematicamente, con ben due gare di anticipo, vincitore assoluto dell’International Rally Series 2011. Il gentlemen driver vicentino, coadiuvato dal fido Massimo Daddoveri alle note, ha archiviato la pratica Irs dominando l’appuntamento romagnolo in lungo ed in largo lasciando solamente le briciole agli avversari.


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“Era l’obiettivo dichiarato sin dall’inizio di questa stagione” – racconta Luca raggiante all’arrivo – “e qui abbiamo ottimizzato l’occasione avuta andando a chiudere la serie con due gare di anticipo rispetto al calendario. Siamo estremamente soddisfatti per il risultato ottenuto”. Ferri, nonostante lamentasse una piccola

noia all’impianto frenante della sua Ford Focus Wrc made in Procar, si è reso protagonista di una gara tatticamente saggia dove, in ogni singolo passaggio sulla speciale di Montevecchio, pur evitando di prendere rischi inutili è riuscito comunque a segnare sempre il miglior tempo. “La pressione in questa trasferta era al-

tissima” – sottolinea Luca – “perché il traguardo era lì a pochi passi da noi ma, come ben si sa, nei rally non si può cantar vittoria finché non si sale sulla pedana di arrivo. L’aver vinto il titolo assoluto nell’International Rally Series, al secondo anno di partecipazione nonché primo con una Wrc, conferma l’elevato grado di com-


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petitività che abbiamo messo in campo e per questo devo ringraziare assolutamente il mio fido ed impeccabile compagno, Massimo Daddoveri, e il coach Claudio Micci e tutto il team Procar e anche a Vittorio Caneva; un gruppo perfetto che ci ha fornito un pacchetto formidabile grazie al quale abbiamo potuto misurarci con i migliori, riuscendo a conquistare ben tre successi ed un secondo posto in altrettante partecipazioni”. Quasi un en plein in un campionato in cui correvano grandi nomi del rallismo italiano, come Alessandro Battaglin, Marco Silva, Franco Uzzeni e Massimo Gasparotto, tutti su vetture Wrc (World Rally Car). Se poi si aggiungono le due vittorie a Sperlonga, nel 2009 e 2010, il tabellino della Ford Focus Wrc ci consegna cinque assoluti ed un secondo posto in sei trasferte. Un ruolino di marcia invidiabile che porta Luca Ferri ai vertici del rally italiano. A lui abbiamo chiesto quali sono i suoi prossimi impegni per il prossimo anno. “Sto valutando varie opportunità e tra queste ci sarà la partecipazione all’International Rally Series 2012, ma non escludo la mia presenza anche su altri campionati”. Luca desidera ringraziare suo mio padre, Onorato, per l’impegno e gli sforzi che sostiene per permettergli di gareggiare ad alti livelli. Un particolare ringraziamento lo esprime anche a tutti i suoi tifosi, ed in particolare ai Berica Boys, che lo hanno sostenuto nell’arco di questa intensa stagione 2011 e con i quali vuole condividere questo titolo assoluto”.


Identikit

nome: Luca Ferri - 17.01.1979 luogo e data di nascita: Vicenza residenza: Vicenza ) su Renault Clio N3 esordio: Rally dei Colli Morenici (2002 tra Luca Ferri ed il mondo dei ore l’am e piar scop La scintilla che fece gara che, in quel lontano 2000, una Rally va attribuita senza dubbio ad o ben presto destinata a diventasi affacciava sul panorama Trivenet ili nel calendario agonistico di re una delle “classiche” irrinunciab adio. tanti piloti: Il Rally Città del Pall targato 2002 il giovante vicentinici More i Coll dei y Rall il E così, con lo vede tutt’oggi tra i driver più no iniziava la propria carriera che rinomati in campo nazionale. dimostrato la propria professioNel corso della propria carriera ha i nonostante cambiasse vettura, nalità mantenendo costanti i risultat nti Wrc. dalle piccole Clio fino alle più pote

puccino Dieci domande bevendo un cap Tatuaggi?

Hobby e passatempo? Rally e feste con amici Auto di tutti i giorni? Audi A4 SW Orologio? Non uso l’orologio (ho il navigatore) Musica preferita? Musica di tutti i generi, italiana e non Segno zodiacale? Capricorno Ultima vacanza? In barca con amici Vino preferito? Champagne rosé Se ti attraversa la strada un gatto nero, che cosa fai? Accelero e lo schivo

No. Un comico che ti piace? Greggio e Jacchetti, la loro complicità è degna di quella tra pilota e navigatore. Lingua straniera? Inglese, lo parlo bene. Cosa leggi? Adoro i testi di formazione PNL (pianificazione neuro linguistica) Un pregio? Essere una persona buona. Un difetto? Essere una persona buona nella società d’oggi. Altri sport? Nuoto e snowboard Un sogno nel cassetto? Trovare una donna giusta con cui creare una famiglia


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nuovo record italiano per lo Skydive Thiene

La formazione capitanata da Marco Arrigo ha stabilito il nuovo record omologato a 53 paracadutisti. Un traguardo inaspettato che non si ripeteva da ben 11 anni quando a Udine nel 2000 è stato completato a 48 elementi.

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ielo di Arezzo, 8 ottobre 2011. La squadra dello Skydive Thiene composta inizialmente da 49 paracadutisti ha compiuto un’impresa che rimarrà nella storia. Arrigo, coordinatore tecnico del team, ha saputo gestire i suoi atleti con professionalità e tenacia stabilendo un record incredibile. I numeri quel giorno hanno fatto davvero la differenza: quattro aerei hanno portato i paracadutisti ad alta quota, tre i giudici di gara presenti, quattro i tentativi

eseguiti, unico e indelebile il record raggiunto. 46 gli elementi composti al primo tentativo, come pure al secondo. Ma il terzo ha sbaragliato tutti e la figura in aria si è composta di ben 50 paracadutisti. Primo record conquistato, emozione alle stelle. Ma non è finita qui perché l’adrenalina era ancora viva e il team, secondo il coordinatore Arrigo, poteva fare ancora l’impossibile firmando un altro successo che avrebbe lasciato una traccia incancellabile nei cieli italiani. Il lancio è avvenuto a 4700 metri di altezza: un lancio perfetto,

di Chiara Guiotto - Foto di MATTEO RILLA

un coordinamento eccezionale e grande professionalità da parte di tutti, ben 53. Sì proprio 53 sono stati gli elementi che hanno costruito in aria una ragnatela perfetta in seguito all’aggiunta di 3 paracadutisti della “panchina”. “L’obiettivo era la formazione a 50, e visto che l’abbiamo raggiunta subito abbiamo provato una formazione a 53, chiudendola al primo tentativo” ha commentato Igor Galvan, uno degli atleti impegnati nell’impresa. “Il meteo poi non ci ha concesso altri tentativi: volevamo provare una formazione a 55

ma il vento e le nuvole non ce l’hanno permesso” ha concluso Galvan. Grande entusiasmo da parte di tutti, un’emozione forte ed enorme soddisfazione da parte dello Skydive di Thiene che l’8 ottobre ha scritto una pagina importante dello sport vicentino. Energia positiva, eccezionale lavoro di squadra e assoluta certezza del gesto atletico. Questa la ricetta vincente che ha portato lo Skydive Thiene a questo importante successo.


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a t e n o t a r a m l e d i t e r I seg della preparazione York 2011 tra segreti e sacrifici La Maratona di New

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i è svolta domenica 6 novembre la maratona più famosa del mondo: 47 mila runner hanno percorso le strade di New York ognuno con il proprio passo e ciascuno con una motivazione personale differente che li ha condotti fin la da ogni parte del mondo. Tutti uniti dallo stesso sogno e dalla stessa passione per la corsa. Una sfida personale lunga 42 Km e 192 metri ovvero la distanza esatta tra lo start sul ponte di Verrazzano e l’arrivo a Central Park. Tra loro 3.971 italiani e molti vicentini volati oltre Oceano. Il keniano Geoffrey Mutai, 30 anni, ha tagliato per primo il traguardo togliendosi la soddisfazione di stabilire il nuovo record della Maratona di New York: 2h 05’06’’.

Al via, in una magnifica giornata di sole con temperature gradevoli e inaspettate intorno ai 15 gradi, quest’anno si sono presentati circa 47 mila maratoneti. Una settantina gli atleti vicentini tra cui Carlo e Alberto che abbiamo incontrato al loro rientro in Italia. Entrambi sono porta colori del Club Terramia che quest’anno ha schierato una pattuglia di ben 1900 corridori. A questo team fa parte anche Orlando Pizzolato, due volte vincitore della Maratona di New York. “È stata un’esperienza unica e indimenticabile -ha dichiarato Carlo Magrin. Un sogno che avevo nel cassetto da anni e che si è coronato nel migliore dei modi. Il calore della gente e l’atmosfera di festa che avvolgeva New York: sono stati momenti davvero ricchi di emozione. Il nostro obiettivo era quello di rimanere al di sotto delle quattro ore e ce l’abbiamo fatta. Ma confesso che di fronte ad uno spettacolo di quel genere, mai provato prima, il risultato finale veniva messo comunque in secondo piano -ha concluso Carlo”. “Non ho mai corso da solo -ha commentato Alberto- e questo è un aspetto della gara che mi è

rimasto nel cuore: parlare con persone da ogni parte del pianeta, essere fermati per uno scatto fotografico e avere un’adrenalina costante dall’inizio fino alla fine, grazie alla magia di New York. Queste sono cose che non capitano molto spesso nella vita di un appassionato di sport come me – ha concluso Alberto”. Due ottimi piazzamenti per i nostri atleti vicentini: 3h 56’ per Carlo Magrin, 3h 58’ per Alberto Dal Lago che, nonostante un dolore al ginocchio che lo ha fermato a circa metà della gara, ha avuto la forza di proseguire e tagliare il traguardo poco dopo il suo compagno di avventura. I segreti della preparazione di una corsa podistica così impegnativa. Ne abbiamo parlato proprio con Carlo Magrin, atleta appassionato di numerosi sport in particolare di podismo che insieme all’amico Alberto Dal Lago ha partecipato per la 1° volta alla Maratona di New York. Una buona dose di forza di volontà, costanza negli allenamenti e un regime alimentare equilibrato. Sono questi alcuni degli aspetti importanti da seguire per arrivare pre-

parati a quel fatidico giorno. Alla vigilia della partenza per la Grande Mela lo abbiamo incontrato per annotare sensazioni e pronostici e per scoprire con lui i segreti della forma ideale. La preparazione “Essendo il mio fisico già allenato grazie allo sci di nordico e al ciclismo che normalmente pratico, la mia preparazione in vista della maratona è iniziata tre mesi prima -ha esordito Carlo- Per allenare il cuore allo strappo in salita o ad un aumento di ritmo, ho alternato allenamenti a lunghe distanze con ripetute più o meno intense a seconda del periodo. Mi sono basato su una tabella di allenamento che mi indicava giorno per giorno la tipologia di attività da fare”. Iniziando con distanze di 10 km per testare la propria andatura, Carlo è passato a corse di un’ora, con ripetute costanti, fino a corse più lunghe di 20 Km. Circa a metà della preparazione ha affrontato alcuni allenamenti lunghi 30 Km ma non ha mai superato queste distanze poiché il fisico subendo un forte affaticamento necessita di recuperi lunghi. In questi momenti è fondamentale saper gestire le proprie sensazioni e le reazioni del proprio


vicenza 11

di Chiara Guiotto

corpo. Durante gli allenamenti avete utilizzato qualche strumento in particolare? “Sì, abbiamo usato spesso il cardiofrequenzimetro per monitorare lo sforzo e la frequenza dei battiti che è del tutto personale e varia da fisico a fisico”. Quanti allenamenti facevi durante la settimana? Tre o quattro: alternavo andature normali da 4 o 5 km al minuto, a qualche salita abbastanza lieve ma prolungata e non troppo impegnativa. Poi delle ripetute su uno o due chilometri. L’obiettivo era quello di abituare il fisico all’elasticità che ti consente di dare fluidità alla tua corsa. E lo stretching? Quello sempre, è indispensabile e direi obbligatorio, accanto alla ginnastica posturale, per contrastare la perdita di flessibilità muscolare che la corsa causa.

“Certo. Seguiamo una dieta dissociata eliminando i carboidrati i primi tre giorni e assumendo solo proteine, carni bianche e verdura. Gli ultimi tre giorni invece faremo esattamente il contrario: per aumentare l’apporto energetico assumeremo molti carboidrati.” E il giorno della Maratona? “Sicuramente la mattina faremo una colazione abbondante con fette biscottate, yogurt e forse un po’ di pasta.” Durante la gara bere molta acqua e sali minerali è fondamentale; la crisi di disidratazione è difficile da superare per cui è consigliato bere ogni 20 minuti. “In più uvetta, biscotti, frutta disidratata e qualche gel per avere energia immediata. E per evitare i crampi prenderò qualche bustina di potassio -ha concluso Carlo”.

L’alimentazione. Durante la preparazione Carlo e Alberto hanno scelto di seguire la dieta mediterranea preferendo soprattutto carboidrati, alternati a proteine e verdure. Di solito prima dell’allenamento qual è la vostra alimentazione? “Circa tre ora prima un panino mentre al mattino fette biscottate con marmellata, tè o caffè.” In questa settimana prima della maratona è cambiato qualcosa nella vostra alimentazione?

L’abbigliamento della gara “Considerato il periodo e scongiurando la variabile pioggia, penso che in partenza indosserò una maglia traspirante a manica lunga, dei pantaloni lunghi oppure a tre quarti, una fascetta per il sudore e dei cerotti per evitare spiacevoli abrasioni ai capezzoli. Dopo qualche chilometro l’abbigliamento più pesante lo abbandonerò!” Le scarpe sono importanti vero? “Eh sì le scarpe sono l’equipaggia-

mento più importante per un atleta che percorre tutti quei chilometri. Assolutamente devono essere scarpe usate che si conoscono molto bene.” Utilizzerai il cardiofrequenzimetro e altri strumenti durante la corsa? “Penso che lascerò tutto a casa: voglio potermi godere la manifestazione più che posso, non voglio essere schiavo della strumentazione e dover rendere conto a qualcosa che mi distrae dallo spettacolo che avrò intorno

a me. La maratone di New York è un avvenimento unico e l’emozione che trasmetterà è giusto viverla completamente, per cui non c’è cardiofrequenzimetro che tenga!” In anteprima, quale pensi sarà la difficoltà maggiore? “Riuscire a gestire le reazioni del mio fisico di fronte ad un percorso che non è per nulla facile: ricco di numerosi dislivelli, di certo le pendenze metteranno a dura prova la mia prestazione.” Pronostici? “Stare sotto le quattro ore!” Pronostico indovinato!

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zanè

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skiroll CAMP

Si è svolto a Dobbiaco dal 16 al 18 Settembre il 4° “SKIROLL CAMP” organizzato dall’ACCADEMIA SKI SKETT.

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di Carlo Scaldaferro

questa edizione è stato abbinato anche il primo corso di alta specializzazione riservato ai maestri di sci. Presente uno Staff di docenti di altissimo livello: Sepp Chenetti, Valerio

Theodule e Karin Moroder, quest’ultima si è dedicata, tra gli altri, ad uno skirollista di madre lingua tedesca presente al “Camp”. Una decina gli iscritti a questa edizione che hanno potuto fruire della bellissima pista locale. Una tre giorni in full-immersion in cui ogni discente è stato seguito passo passo, dall’e- secuzione del corretto gesto tecnico all’analisi video con commenti ed approfondimenti dei docenti, esattamente come avviene per gli atleti d’elite. Non sono mancate le sedute preparatorie in palestra dove sono stati illustrati gli esercizi preparatori più indicati. Tutti i partecipanti hanno poi potuto provare “su strada” la completa gamma di skiroll SKI SKETT (Fornitore ufficiale, tra gli altri, della nazionale norvegese). Come sempre perfetta l’organizzazione dell’evento a cura della CRESTANI SPORT. Base per tutti i partecipanti, il bellissimo ROMANTIK HOTEL SANTER.

torrebelvicino

sempre più Veloce

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Il Veloce club Torrebelvicino 1980 si mette in evidenza nella MTB di Enzo Casarotto

e attenzioni del Veloce Club Torrebelvicino 1980 presieduto da Franco Lorenzi, per questo 2011 si sono rivolte alla mtb giovanile e questa politica ha pagato appieno le aspettative della dirigenza turritana. Il tecnico Matteo Pozza e tutto lo staff hanno lavorato bene e i 14 giovani e i 10 amatori iscritti hanno ripagato gli sforzi dei dirigenti ottenendo una serie di buoni risultati che hanno permesso al Veloce Club Torrebelvicino 1980 di farsi conoscere ed apprezzare in Veneto e in tutta l’alta Italia dimostrando tra l’altro di saper ottimamente organizzare anche alcune gare del circuito della mtb e di ciclocross. Stefano Cerisara esordiente del secondo anno ha vinto dopo le 12 prove in programma la Veneto Cup e il suo compagno Andrea Moro è salito sul terzo gradino di questa prestigiosa rassegna vincendo anche il titolo di campione provinciale FCI di Vicenza (quattro le prove in calendario). Buona la stagione tra gli esordienti del 2° anno di Luca Tagliapietra (4° nella generale della Veneto Cup) e di Mattia Collareda (44°). Stefano Cerisara è anche vice campione veneto grazie al secondo posto conquistato nella gara disputata sul Nevegal a Belluno. Nella Veneto Cup riservata agli allievi del 2° anno Mattia Cestonaro si è piazzato al 5° posto seguito

da Andrea Dotto (23°) e da Marco Cerato (46°). Tra gli juniores la società turritana piazza nella Veneto Cup Carlo Anzolin al 6° posto e Filippo Bettanin in 8^ posizione. Tra le donne junior ottimo il secondo posto di Jessica Pelizzaro. Nella categoria Master 3 Michele Dal Pezzo ha concluso la Veneto Cup al 2° posto (ha vinto anche il Trofeo d’autunno in finale di stagione) e Fabio Santacatterina ha sfiorato il podio chiudendo al 4° posto. Grazie a tutti questi piazzamenti il Veloce club Torrebelvicino 1980 ha ottenuto dietro al Victoria Bike di Vittorio Veneto,

un secondo posto di assoluto prestigio tra le numerose società iscritte alla Veneto Cup. La società nel settore Mtb oltre alla maglia provinciale di Stefano Cerisara ha conquistato il simbolo del primato provinciale anche con Mattia Cestonaro tra gli allievi del 2° anno, con Jessica Pellizzaro (junior donne), Andrea Dotto (allievi del 1° anno), Carlo Anzolin (juniores), Fabio Carollo (Master 1) e con Michele Dal Pezzo tra i master 2. Nel 2012 ci saranno alcune novità che aumenteranno ancor più la competitività e il prestigio del sodalizio di Franco Lorenzi.


giovani ciclisti crescono

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e si pensa al ciclismo giovanile su strada in val Leogra, e non solo, lo si associa spontaneamente al Veloce Club Schio. Questa storica società di pedalatori nasce addirittura alla fine dell’Ottocento, all’interno della Fortitudo di Schio. Si affilia alla federazione ciclistica nel 1902 ed è tuttora una delle società più longeve d’Italia. Attualmente il Veloce Club schiera ben 4 categorie: Giovanissimi, Esordienti, Allievi, Juniores ed un gruppo di cicloturisti. Grande è il supporto, anche dal punto di vista economico, che il Veloce Club da a tutti questi ragazzi, che vengono attrezzati di tutto punto, dalla bicicletta all’abbigliamento; questo grazie soprattutto agli sponsor che contribuiscono a coprire le innumerevoli spese. La squadra dei giovanissimi, che è allenata da Maurizio Campagnolo, Marco Smiderle e Stefano Righele, con la supervisione del vulcanico tuttofare Francesco Ferrigato, conta una ventina di giovani promesse che vanno dai 7 ai 12 anni. Questi ragazzi e ragazze si allenano a Schio con molto impegno due volte a settimana per

schio

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di Gianni Garbin partecipare poi ad un circuito provinciale, che comprende una trentina di gare, suddivise nelle diverse specialità: strada, gara in linea o circuito da ripetere più volte, gimkana, dove i giovanissimi ciclisti compiono percorsi obbligati con vari ostacoli e birilli che mettono in evidenza l’ abilità nel guidare la bicicletta; off-road, dove ci si cimenta in circuiti sullo sterrato, un ibrido tra mountain bike e ciclocross e ultime, ma non meno importanti, le competizioni tipo pista, che si effettuano su ovali che ricordano veri e propri velodromi. Spirito agonistico, ma anche tanta gioia e felicità vengono trasmessi a questi giovani, che si spera un domani possano diventare i futuri Basso e Cunego o le future Bronzini e Guderzo. Oltre alle gare, ci sono anche momenti di svago creati per consolidare il gruppo e “far squadra” con gite in montagna, scampagnate e la classica cena sociale che si è tenuta alla fine di ottobre sui colli attorno Schio. Promesse di questa categoria Giovanissimi sono: Busellato Lorenzo, Cornale Caterina, Dalla Caminà Nicolas, Ferrigato Lorenzo, Trulla Marco, Derussi Matteo, Dalla Costa Mi-

chele, Dalla Libera Samuele, Danieli Luca, Cornale Giovanni, Catellan Davide, Busellato Tommaso, Greselin Lucia, Miloso Francesco, Tagliapietra Nicola, Zoppello Marco, Maistro Davide. Singolare la storia di due coppie di fratelli che provengono dall’Alta Valle dell’Agno, precisamente da Recoaro, paese più avvezzo ad imprese legate alla montagna che all’ ambiente ciclistico. Mi riferisco ai fratelli Tommaso e Lorenzo Busellato che tolti gli sci, durante la stagione estiva si dedicano alla bicicletta, e ai fratelli Caterina e Giovanni Cornale. In particolare, la piccola Caterina, 7 anni, su quindici gare a cui ha partecipato ne ha vinte dodici, due volte è giunta seconda, ed una volta è salita sul terzo gradino del podio, spesso battendo anche i pari età del cosiddetto sesso forte. Caterina e Giovanni vivono in contrada Storti, che in passato ha dato i natali ad Egidio Cornale, professionista negli anni ‘60 con la maglia della mitica Mainetti, e Lino Cornale, dilettante plurivittorioso negli anni ‘70, che vestiva i colori della Glicot di Castelgomberto. Che sia solo una coincidenza?!


valdagno

ed già vittoria!

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Eccellente affermazione dello SCI CLUB MARZOTTO nell’apertura della stagione master allo Stelvio.

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abato 14 ottobre 2011 è partita la stagione agonistica 2011-2012 dal passo dello Stelvio con due gare Master nazionali. Giornata favolosa di sole tiepido, pista a biliardo, neve dura un po’ lenta. Subito in grande evidenza lo Sci club Marzotto con 4 atleti: Severino Sella B10 ha letteralmente sbalordito vincendo le due gare con distacco; Paolo Lora si ripete nella categoria B7; Fortunato Zordan quinto e sesto B9; Beppe Povolo subito ai piedi del podio B6, i quattro moschettieri hanno conquistato il secondo posto tra le 53 società presenti… Complimenti a tutti, ma soprattutto a Severino, che avendo superato un campionissimo,quale

di Paolo Lora Alfonso Morselli, conferma di essere al vertice nella categoria e potrà così aspirare a grandissimi risultati (Coppa Italia Master, coppa del mondo Master, Campionati Italiani Master e Rappresentativa Italiana Master), e a Beppe, nuovo entrato B6, che vede da vicino il podio se non l’assoluto… Lopa si conferma ad alto livello e Fortunato è pronto per inseguire. Va anche evidenziata la grande stagione scorsa di Emanuela Povolo, premiata come migliore atleta master femminile italiana. Emanuela è stata la sciatrice che è riuscita a migliorare più di tutti il proprio punteggio Fisi. Bene, bravi, bis.


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olori caldi, profumo di muschio e terra, la brezza fresca dell’autunno che si infila tra gli alberi del bosco. E ancora sana attività fisica e buona compagnia, questi gli elementi che accompagnano le uscite di nordic walking proposte dalla Scuola Italiana Nordic Walking di Recoaro Terme. Il nordic walking è attività a 360° che l’Amministrazione Comunale di Valdagno ha voluto appoggiare nell’ambito di un ampio progetto di promozione dello sport e di uno stile di vita sano. Ma il nordic walking è anche attività per tutti e tutti prima o poi, presi dalla curiosità, lo provano. La Scuola Italiana Nordic Walking di Recoaro Terme conta anche una ricca componente valdagnese e proprio Valdagno è stato uno dei primo banchi di prova della Scuola. Il primo corso realizzato nel 2009 infatti vedeva la presenza di ben 65 persone che si avvicinavano alla “camminata nordica”. Da allora grandi passi in avanti sono stati fatti e gli istruttori della Scuola sono cresciuti insieme al movimento creatosi attorno alla disciplina. Negli ultimi mesi la sinergia con l’Amministrazione valdagnese si è concretizzata nell’organizzazione di quattro uscite gratuite, tra cui una notturna, rivolte a tutta la cittadinanza. I numeri hanno confermato l’interesse per l’attività promossa, con presenze che hanno superato anche i 40 partecipanti. Ma non finisce qui, perché la Scuola Italiana Nordic Walking propone anche due uscite serali durante la settimana, il martedì e il giovedì, ottima occasione per tenere un contatto costante con il gruppo e questa disciplina, immersi nel piacere di una passeggiata in compagnia alla scoperta spesso di angoli della città dal fascino tutto loro. «La Scuola - ci spiega il presidente, Stefano Orsato - ha fatto della professionalità dei propri istruttori un vanto a livello nazionale. Il Parco La Favorita è divenuto il nostro punto di ritrovo, da lì possiamo essere comodi a diversi itinerari, ma soprattutto si è da subito immersi nel verde, le colline a pochi chilometri sono una meta adatta a tutte le stagioni.» I percorsi più battuti sono diversi, di qua e di là dell’Agno, intrufolandosi per le vie della città e se durante l’estate, o comunque con le ore di luce, si va verso sentieri nel bosco, nel periodo invernale mille sono le strade laterali e poco trafficate che ben si prestano per le passeggiate di nordic walking. «Le contrade e molti altri magnifici posti sono le mete che ci portano ad una fresca fontana, piuttosto che al riparo dal sole nella bella stagione – racconta il responsabile di zona, Biagio Barbano - Nordic walking non è solo tecnica, ma anche tutto ciò che può essere amicizia, compagnia, un momento per una chiacchierata. L’importante è stare assieme, passare quei momenti belli e intensi che una volta tornati a casa ci fanno capire quanto è stata bella e divertente l’uscita.

Tra i colori dell’autunno

Passeggiate indimenticabili con il nordic walking di Giulio Centomo foto di Michele Vencato e Giulia Cisotto

Avete mai avuto la sensazione di star bene anche sotto la pioggia solo per il fatto di essere fuori casa? Ecco, a volte se non esci anche con il brutto tempo rischi di perderti il bello della pioggia o della neve.» Ogni uscita è una nuova ricerca di nuovi percorsi, di nuove mete, di nuovi amici. Si esce per trovare il proprio benessere psico-fisico e poi ci si trova catapultati in un vortice di sensazioni, non solo gli elementi naturali, ma la storia delle nostre genti che si riscopre attraversando una contrada o le vie di Valdagno. Ma chi è la Scuola Italiana Nordic Walking di Recoaro Terme? È una Associazione Sportiva Dilettantistica, nata con l’obiettivo di diffondere la pratica del nordic walking sul territorio. Conta 280 soci, 30 istruttori, 1 maestro e 1 master trainer nazionale. La sua attività è iniziata nel 2009 collezionando sempre maggiore popolarità, raccogliendo gli istruttori della valle dell’Agno (Giulia Cisotto, Antonio De Toni, Paolo Bernardi, Claudio Tognacci) e parte di quelli provenienti dalla Val del Leogra. Grazie al loro apporto la Scuola è stata capace di diventare una delle realtà più grandi in Italia che tutti potranno scoprire anche visitando il loro sito www.nordicwalkingrecoaro.org. Oltre alle consuete uscite serali del martedì e giovedì, con partenza dal Parco La Favorita alle 19.30, sono previste alcune altre iniziative per il periodo invernale. In particolare l’8 dicembre la Scuola Italiana Nordic Walking di Recoaro propone una passeggiata tra i presepi di Recoaro, e poi attività con le rack, apposita attrezzatura per nordic walking anche sulla neve… ed ogni settimana ci sarà una sorpresa per tutti.


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schio

pattini d’oro

Il Gruppo Pattinatori Scledensi: in pista dal 1974 e sempre ai vertici.

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l Gruppo Pattinatori Scledensi nasce nel 1974 e da allora centinaia e centinaia di atleti sono passati nelle fila di questa associazione oggi presieduta da Michele Marangon, rappresentando un grande tesoro di umanità. Alcuni di loro hanno collaborato nel modificare profondamente lo sport del pattinaggio artistico sia in Italia che nel mondo, facendo per esempio nascere i gruppi show che sino ad allora non esistevano ed oggi, grazie anche al loro impegno, anche queste specialità fanno parte integrante del pattinaggio federale. A sostenere gli atleti che hanno dato e danno tuttora lustro all’associazione con vittorie provinciali, regionali, italiane, ed europee, da sempre c’è un gruppo di dirigenti che gratuitamente donano il loro tempo e impegno, valorizzando nel contempo i talenti di casa nostra che diventeranno i campioni del domani; il tutto organizzando anche momenti di aggregazione, motivazione, svago e quant’altro possa far crescere la società. Un altro importante elemento che contribuisce alla vita dell’associazione è rappresentato dagli allenatori Elisabetta Restello e Giada Martinato per il singolo, Diana Dalle Molle per i gruppi, Pamela Donanzan e Maria e Lorena Buzzolan per i primi corsi (coordinati dal consiglio direttivo) che con

di Enzo Casarotto. foto: Marco Lorenzi competenza, tecnica e sensibilità fanno crescere gli atleti sia sotto il profilo tecnico che morale. Anche quest’anno sono un centinaio gli atleti agonisti e pre-agonisti iscritti che si stanno seriamente allenando nelle palestre Mario Lanzi e della scuola Maraschin di Via Boldù per ottenere nuovi importanti risultati. Il fiore all’occhiello del 2011 è stata l’organizzazione di un “galà di beneficenza” in collaborazione con il Comitato Bakita in appoggio al progetto SchioSudan nel quale sono intervenuti atleti di fama mondiale: una serata speciale che ha riscosso un buon successo di pubblico e gli apprezzamenti dell’intera città. Il Gruppo Pattinatori Scledensi collabora con l’Amministrazione comunale di Schio anche per la buona riuscita della manifestazione “Tante piazze per giocare”. Alla fine dell’anno sportivo 2011, la società vanta tra le sue fila, la vicecampionessa italiana categoria singolo - divisione nazionale Pamela Donanzan e i vicecampioni italiani per il gruppo spettacolo - categoria piccoli gruppi - divisione nazionale il famoso gruppo “Metropolis”. La società e le allenatrici aspettano chiunque vorrà venire a provare questo meraviglioso sport; per ulteriori informazioni potete visitare il sito www.gps-schio.it.

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castelgomberto 17

F

rancesco Consolaro, dopo la convocazione del ct. Antonio Merlo, è entrato a far parte della Nazionale Italiana di Pattinaggio artistico a rotelle. L’atleta, originario di Arzignano, fa parte della Polisportiva Valdagno-Castelgomberto ed è allenato da Stefania Intelvi e da Damiano De Felice. Dopo anni di costanti allenamenti e di ottimi risultati a livello provinciale e regionale, nel 2009 ha vinto il campionato italiano di combinata categoria promozionale A maschile, e ora, dopo aver ottenuto un buon risultato ai campionati Italiani di Perugia a luglio, ha disputato con determinazione la sua prima gara internazionale nella categoria Cadetti maschile nella Coppa Italia “Memorial Di Giuseppe” il 21-23 ot-

il sogno si colora di azzurro tobre a Prato, ottenendo un buon 4° posto. Ora lo attendono mesi impegnativi perché dal prossimo campionato gareggerà nella categoria jenesse maschile. Grande soddisfazione per la società biancoceleste, per i suoi allenatori e per l’atleta che con passione, costanza e sacrificio abbina l’amore per lo sport allo studio, nel quale si applica con buoni risultati. “Sacrifici, determinazione, passione e modestia”, dice Francesco, “ti portano nel tempo a grandi soddisfazioni, sudate ma che stimolano tanto. Il pattinaggio artistico è forza, fiducia in se stessi e negli allenatori in un magico gioco di scambi; loro mi insegnano le tecniche e io provo e riprovo fino a quando riesco a strappare quel consenso, quel “bravo, finalmente!” che mi dà carica e voglia di continuare a cadere e rialzarmi per raggiungere la bellezza di un salto… sempre più in alto”.

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asiago

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club dei giovani

Venerdì 21 ottobre si è conclusa in bellezza la stagione del Club dei Giovani con 2 ore di lezione per tutti i gruppi nel pomeriggio e alla sera pizza e premi a volontà

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u questo nuovo progetto giovanile la Presidente Irene Gemmo e i suoi collaboratori hanno deciso di investire molto, promuovendo ed incentivando tra i più giovani la pratica di questa coinvolgente e splendida disciplina. Quest’anno sono stati ben 66 tra bambini e ragazzi dai 5 ai 18 anni gli iscritti al Club dei Giovani e sono stati divisi in gruppi (Verde, Rosso, Bianco e Probabili agonisti) non in base all’età ma bensì tenendo conto del livello di gioco raggiunto. Si parte dal gruppo Verde che rappresenta i neofiti, il gruppo Rosso sono coloro che hanno acquisito il permesso di andare in campo, il gruppo Bianco significa che hanno superato l’esame teorico e possono iniziare a fare le gare e per finire il gruppo Probabili Agonisti coloro che hanno ottenuto l’handicap di gioco e si cimentano nelle gare anche del ranking giovanile. A seguire tutti i gruppi sono i maestri Niccolò Bisazza ed Edoardo Nobili della Bisazzagolf.com. “Il bilancio di questa stagione si può definire ottimo – affermano Bisazza e Nobili – notevoli i progressi fatti da

alcuni degli allievi. Quest’anno è stato centrato un obiettivo importante: per la prima volta nella storia del Golf Club Asiago c’è stata la partecipazione con due squadre (una maschile e una femminile) al Campionato Nazionale Under 18 a squadre Trofeo Emilio Pallavicino dove i nostri ragazzi si sono piazzati davanti a compagini pluridecorate”. Soprattutto per quanto riguarda i Probabili agonisti l’obiettivo è ora quello di ampliare sempre più l’attività nell’arco dell’anno portandola da febbraio a novembre. Chiaramente, per questo, sarà necessario appoggiarsi a campi e club non stagionali. Del gruppo dei Probabili agonisti, per la stagione appena conclusa, la presidenza ha voluto riservare, a sorpresa, un premio speciale a Marco Cottignola, che ha portato il suo handicap di gioco da 27,1 a 16,8, a Davide Longhini (da 9 a 5,9) e Alessandro Fracaro (da 28,3 a 14,8). Sicuramente un bell’incentivo per i ragazzi ad impegnarsi sempre di più e a fare sempre meglio con l’obiettivo di rendere il Club dei giovani uno dei fiori all’occhiello del Golf Club Asiago.


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no dei tanti gruppi che gravitano nel panorama sportivo-turistico scledense è il gruppo Ippico scledense presieduto da Ezio Marrone con sede a Schio in Via Fornaci, 64. Li abbiamo visti intrattenere gli ospiti in occasione dell’evento scledense “la montagna in città” dell’ottobre scorso in cui con la collaborazione della Comunità Montana e la disponibilità delle aziende di Marcello Lora e della fattoria Sartore di Marano Vicentino, hanno creato in Valletta una vera e propria fattoria con animali da cortile e mucche oltre naturalmente ai 5 cavalli messi a disposizione dai soci del Gruppo Ippico scledense. “E’ stata una giornata positiva – afferma Ezio Marrone – con un buon afflusso di persone; per noi è stata una giornata particolare perché abbiamo avuto l’occasione di ospitare il “Gruppo Sorriso” di Malo con tutto il loro personale medico, un gruppo di portatori di handicap che ci ha fatto compagnia e siamo stati veramente lieti di aver potuto condividere con loro qualche momento di gioia assieme ai nostri animali. La giornata è proseguita con la dimostrazione di mascalcia con la ferratura di un cavallo agli arti posteriori; c’è stato poi “il battesimo della sella” con la consegna del relativo attestato ai più piccoli saliti a cavallo che poi si sono cimentati nel colorare il manto dei cavalli sui disegni messi a loro disposizione”. Il Gruppo Ippico scledense conta una cinquantina d’iscritti; non è un circolo, i cavalli vengono tenuti nelle proprie residenze. I ritrovi per le passeggiate, le riunioni e le manifestazioni tradizionali, si svolgono in sede. Tra gli scopi dell’associazione c’è anche quello di rivalutare il territorio pedemontano e collinare che circonda la città e le loro attenzioni sono rivolte (ma non solo) verso il Tretto. Il programma delle escursioni del gruppo inizia da Poleo a metà gennaio (la domenica più vicina a S. Antonio Abate protettore degli animali) con la benedizione degli animali e un giro turistico al Tretto; c’è poi la Pasquetta a cavallo in sede per soci e simpatizzanti con l’apertura delle strutture a nostra disposizione con ampia visita al Museo del Cavallo e della Civiltà Rurale con oltre 1500 reperti; la due giorni denominata Schio-Posina che è giunta alla 23esima edizione; la passeggiata da Danilo con l’escursione alla chiesetta di S. Valentino a Santomio di Malo; la montagna in città di ottobre e la conclusione della stagione il primo sabato di dicembre con la cena sociale. L’altra priorità del gruppo è rendersi disponibile ed essere al fianco di chi è meno fortunato e dei più svantaggiati con iniziative mirate e solidali. Con il Gruppo Ippico scledense c’è la possibilità di avvicinarsi al mondo dell’equitazione per riscoprire la natura ed il nostro territorio che non ha confronti con nessun altro quanto ad ospitalità e bellezza. Per informazioni si può contattare il presidente al cell. 328.8039444 oppure visitando il sito internet www.gruppoippicoscledense.it.

a cavallo in città Il Gruppo Ippico Scledense, una realtà da conoscere e valorizzare di Enzo Casarotto

ippica 19


la forza creatrice

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n alta quota i fattori climatici (precipitazioni, venti, luce, temperatura) e geografici (esposizione, altitudine) sono molto ostili alla vita delle piante e per questi motivi madre natura le ha dotate di uno sviluppo capacitivo di adattamento che permettono loro di sopravvivere anche in queste difficili condizioni ambientali. Il principale fattore che condiziona la sopravvivenza in alta quota di piante e fiori è il brevissimo periodo vegetativo nel quale la pianta deve svolgere le sue funzioni primarie: la fioritura, la fruttificazione, la maturazione dei semi e il rinnovo degli organi. Queste attività sono ripartite su più anni: le piante pluriannuali a partire da una quota di 1800 metri sul livello del mare costituiscono quasi il 90% di quelle presenti.

I meccanismi di adattamento o di difesa sono di tipo interno ed esterno. I primari sono di natura chimica e consistono per esempio nell’aumento di zuccheri nel succo cellulare per abbassare il congelamento. I meccanismi esterni sono quelli direttamente osservabili perché legati alla morfologia delle piante. Ad esempio, IL RODODENDRO ha una struttura legnosa dei fusti con una sufficiente elasticità per sopportare il peso della neve, mentre altre specie alpine come la STELLA ALPINA hanno una peluria che ricopre il gambo, le foglie e la corolla. Sopra il limite del bosco la vegetazione arborea si fa più rada e gli alberi vengono sostituiti da arbusti contorti come il PINO MUGO, il RODO-

DENDRO e i SALICI STRISCIANTI hanno i fusti che si sviluppano con molta aderenza al terreno. Le PIANTE ERBACEE dei pascoli alpini hanno foglie prevalentemente in prossimità del suolo, quindi le stesse foglie in inverno essendo in via di disseccamento proteggono le gemme che si trovano anch’esse a livello del suolo. Le piccole dimensioni di queste piante sono una efficace difesa dalla neve, dal vento e delle forti variazioni termiche. Certe specie vegetali si insediano sul terreno a forma di tappeto permettendo a loro di ridurre la superficie esposta all’aria. Questa diminuzione delle superficie aree è compensata dallo sviluppo dell’apparato radicale che consente alla pianta di ancorarsi al terreno e

resistere meglio alla neve e al vento. In montagna la luminosità presente è molto intensa, quindi costringe le piante ad un super lavoro di fotosintesi e ad assorbire più aria per una minor presenza di anidride carbonica. Questo lavoro è localizzato nel cosiddetto “tessuto a palizzata” che ha uno spessore maggiore e quindi le foglie delle piante e i fiori in montagna hanno uno spessore più grosso. In montagna spesso i periodi lunghi di siccità privano le piante di un elemento vitale primario che è l’acqua, però, anche in questo caso un complesso di adattamenti consente di limitare la traspirazione delle foglie; ci sono foglie con rivestimenti cerosi o di peluria che fungono da filtri e le stesse parti delle piante talvolta,


piccole dolomiti 21

La straordinaria forza creatrice della natura nei fiori e nelle piante di alta quota

di Dorino Stocchero si trasformano in serbatoi per l’acqua. Alcune specie di piante emanano un profumo intenso come ad esempio la Negritella assolvendo una precisa funzione, attirare i pochi insetti presenti in alta quota per l’impollinazione. L’impollinazione e la dispersione di semi è un’azione importantissima per la moltiplicazione della specie. Gli insetti, soprattutto i bombi, hanno un ruolo importante nell’impollinazione, anche se l’autogamia è un fenomeno frequente. La dispersione dei semi è generalmente garantita dal vento, in particolare durante le turbolenze atmosferiche autunnali e invernali. I semi di molte piante alpine e in particolare delle

genziane, non germinano se non dopo un periodo di basse temperature, intorno allo zero grado termico, di durata da poche settimane a qualche mese. Questo adattamento fisiologico impedisce la germinazione autunnale e i danni che deriverebbero dai primi geli invernali. In alta quota possiamo dire che le severissime condizioni climatiche consentono solo la vita alle piante che si sono adattate a vivere con periodi vegetativi molto brevi, a volte anche di un solo mese.


Leo, talento puro Leonardo Bevilacqua campione veneto nella categoria agonisti MX1

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l 2010-2011 è stata una stagione importante per il Moto Club Vicenza che assieme al GIS Team Enduro, ha piazzato ben 15 piloti nei primi 10 posti nei campionati: Motocross Veneto CSEN, Enduro Triveneto e Italiano Senior FMI. Per quanto riguarda il motocross, nel campionato veneto del CSEN (Centro Sportivo Educativo Nazionale di promozione sportiva, riconosciuto dal CONI) si è imposto nella categoria agonisti MX1, il vicentino di Arzignano, Leonar-

di Antonio Rosso foto Alfredo Miola

do Bevilacqua, classe ’87. Gareggia da circa 10 anni con buoni piazzamenti, questo, però, è il suo primo titolo, centrato vincendo sette gare su nove. La stampa specializzata lo ha definito: “perfetto per velocità e sicurezza di guida, nonché rullo compressore della classe MX1”. Come si arriva a questo? Gli abbiamo chiesto. “Innanzitutto serve la passione ed un mezzo tecnico adeguato (Leonardo corre infatti con una Honda 450 cc, personale). E’ il punto di partenza. Poi, per avere dei risultati è necessario correre molto ed allenarsi fisicamente. Mi alleno in moto con continuità su vari tracciati, da solo, ma,


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soprattutto, assieme a Diego Nicoletti, campione italiano 2010 di enduro, del mio stesso moto club. Da novembre a marzo, fin quando non iniziano le gare, svolgo, anche, un intenso allenamento individuale in palestra: corsa, cyclette, esercizi specifici per avambracci e spalle. Importante, per un pilota, avere forza ed essere elastici. Un’altra componente è la scuderia per cui si corre. Per me è stato fondamentale l’incontro con il Moto club Vicenza ed il suo team agonistico, in particolare con il presidente Giulio Migliorato e Manuel dal Molin, meccanico, che ringrazio dalle pagine di Sportivissimo, non solo per l’assistenza tecnica avuta durante le gare, ma anche per il clima positivo che hanno saputo creare tra i piloti. In questa scuderia corrono più di cento piloti che gareggiano da marzo ad ottobre e sono tutti seguiti personalmente dal presidente e da Manuel. Per ultima, ma non meno importante, è stata la collaborazione che mi ha offerto la famiglia, mio padre per primo e la mia fidanzata per la pazienza con cui continua ad accogliere i miei allenamenti e che mi segue in tutte le gare”.

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Fermo restando quanto ci hai detto, cosa consiglieresti come primo passo a chi volesse dedicarsi a questo sport? “Gli consiglierei di andare da un negoziante o da un appassionato serio e competente che lo indirizzasse ad un moto club in grado di valutarlo e supportarlo fin dall’inizio in modo da definire il percorso sportivo più efficace”.



valdagno

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Centomo president

aldagno, a un mese dal via delle competizioni ufficiali è già tempo di cambiamenti. Il nuovo presidente dell’Hockey Valdagno è Paolo Centomo che raccoglie l’eredità di Dino Repele mentre il vicepresidente è Cristina Ponza. Repele rimane come consigliere interno della società. Si tratta di una scelta che va inquadrata in un’ottica di continuità. Centomo torna alla presidenza dopo la fortunata esperienza degli anni ‘90 quando in pista brillavano stelle del calibro di Valverde e Trindade. Ben altra storia invece per l’allenatore. Gaetano Marozin è stato esonerato e il nuovo mister è Franco Vanzo. Per motivi di lavoro Vanzo sarà a disposizione della società dal 21 novembre. Fino a quella data la guida tecnica della prima squadra è stata affidata a Giuseppe Cocco. La partita casalinga contro il Matera di martedì 22 novembre segnerà il debutto in panchina di Vanzo. Il presidente Paolo Centomo spiega i motivi alla base della

Nuovo presidente per l’hockey Valdagno: Paolo Centomo prende le consegne da Dino Repele che rimane nel Consiglio della squadra: una storia vincente che continua. decisione: “Dopo la vittoria in Supercoppa, la squadra ha fallito l’obiettivo di centrare la finale di coppa Italia. Un traguardo importante non raggiunto che, tra l’altro, ha tolto al Valdagno la ghiotta opportunità di un derby vicentino con il Bassano ‘54. Anche le prestazioni in campionato sono state stentate e, quando si è vinto, non si è espresso quel gioco brillante che da Marozin ci aspettavamo”. Nell’ultimo mese è arrivato anche l’atteso main sponsor: l’azienda Recalac che completa l’ultimo tassello sicuramente utile per affrontare al meglio la stagione agonistica. Venendo alla pista, il Valdagno non ha centrato l’obiettivo della finale di coppa Italia e in campionato ha avuto nelle prime tre partite un andamento altalenante. Vittorie casalinghe contro Molfetta e Follonica inframmezzata dalla sconfitta di Seregno. A parziale giustificazione bisogna ricordare che la squadra presenta ben 5 volti nuovi e quindi sicuramente necessita di un periodo di rodaggio. Inoltre due big del calibro di Tataranni e Nicolia sono reduci dal mondiale che lascia sempre un po’ di scorie. Quest’ultimo ha anche sofferto di pubalgia ed è stato costretto a saltare alcuni match. L’obiettivo è quello di tornare a vincere e convincere nel più breve tempo possibile. Al tecnico Franco Vanzo il compito di plasmare un gruppo che sulla carta ha tutte le qualità, sia tecniche che umane, per poter fare grandi cose.

nel segno di Recalac Presentato il nuovo main sponsor dell’Hockey Valdagno

L’

azienda Recalac di proprietà della famig lia Cracco si è presentata ufficialmente alla stampa. Si tratta del main sponsor della stagione agonistica 2011-2012 che sarà a fianco dell’Hockey Valdagno sia in campionato che in Eurolega. In pista lido era presente la famiglia Cracco al gran completo: Domenico detto Nico, la moglie Rita Zenere e i figli Ugo, Giulio e Nicolò. Vista l’importanza dell’evento era presente il

presidente regionale della Fihp Giorgio Grigolato mentre per la società Hockey Valdagno vi erano il presidente Paolo Centomo, il vice Cristian Ponza, i consiglieri Dino Repele e Francesco Lorenzi e Andrea Leonardi. In rappresentanza della prima squadra il capitano Dario Rigo. Recalac, acronimo per resine, caseine e lacche, è un’azienda chimica con sede ad Arzignano. Il titolare, Domenico Cracco, è però valdagnese doc. “Fino a 28 anni -ricorda- ho abitato proprio de allenatore di bimbi: Orazio Manni. Con lui sono cresciute più generazioni con pattini e stecche, si sono divertite con le sue piccole ma grandi magie: cose semplici ma che strappano sempre un sorriso. Orazio ha visto passare negli anni molti bambini che sono diventati campioni. In pista martedì ad omaggiarlo c’erano Mattia e Giulio Cocco, Marco Vallortigara, Alberto Peripollli, Davide Piroli in rappresentanza dei tanti suoi allievi. Per quanto riguarda il torneo, i bimbi del miniho-

quel mago di Orazio “1° trofeo del Mago” per i 30 anni da allenatore di Orazio Manni

U

n grande spettacolo di hockey giovanile è andato in scena domenica 30 ottobre e martedì 1 novembre al Pallido di Valdagno. L’occasione è stato il “1° Trofeo del Mago”. Due giorni di divertimento e sport organizzati dall’hockey Valdagno, da dirigenti del settore giovanile e da tanti genitori appassionati per festeggiare i 30 anni di attività di un gran-

ckey e dell’under 10 hanno dato vita a bellissime e combattute partite, sempre nel segno della lealtà e del rispetto reciproco, proprio come desidera il mago Orazio. Altro obiettivo centrato, il successo di pubblico con tante persone ad affollare gli spalti per tifare per la propria squadra, sempre nel segno della massima sportività. Per la cronaca, ad aggiudicarsi il trofeo nella categoria minihockey è stato il Trissino, mentre nella categoria under 10 ha vinto il Breganze. L’hockey Valdagno è giunto secondo in tutte due le categorie. Alle premiazioni finali hanno partecipato i dirigenti dell’Hockey Valdagno, la prima squadra, l’assessore allo sport Alessandro Grainer e il presidente regionale Fihp.


nella zona del ponte della Vittoria e della pista lido. Ho giocato a calcio nel Marzotto nelle giovanili a metà degli anni ’60 quando la squadra militava in serie C. E poi, vista la vicinanza con la pista lido, mi è capitato di prendere la stecca e fare qualche tiro in più di un’occasione. I miei figli, Ugo e Giulio, hanno giocato anche loro a calcio. Insomma lo sport è una passione di famiglia. Proprio per questo appena ho sentito che l’hockey aveva bisogno di uno sponsor ho accettato con entusiasmo questa nuova avventura. Ritengo -conclude Craccoche l’hockey valdagnese sia una delle più belle realtà della città e un orgoglio di tutti quindi sono felice di essere entrato a far parte di questa famiglia”. Per Recalac si tratta della prima sponsorizzazione ufficiale nello sport, un mondo che comunque tutta la famiglia apprezza. L’azienda ha interessi nei mercati spagnoli e portoghesi, due nazioni dove si mangia pane e hockey. Anche per questo

inizialmente i Cracco sembravano interessati a sponsorizzare la squadra solo in Eurolega ma poi si sono lanciati nell’avventura a 360 gradi. La signora Rita e i figli hanno messo in evidenza che “il mondo dell’hockey rappresenta qualcosa di nuovo ma già dalle prime apparizioni al Palalido siamo rimasti conquistati dalla velocità del gioco e dalla sua spettacolarità”. Ugo, Giulio e Nicolò si sono interessati al settore giovanile: “Coinvolgere i giovani è fondamentale anche perché lo sport ha un alto valore educativo. Ci auguriamo in futuro di poter collaborare a un progetto per valorizzarlo ulteriormente”. Il presidente Paolo Centomo nel ringraziare

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Recalac per l’impegno, ha messo l’accento sul fatto che ” la squadra è forte, la società seria e ci attendiamo buoni risultati. L’hockey rappresenta un unicum nel panorama sportivo valdagnese visto che, dopo il disimpegno della Marzotto, non solo è rimasto ai vertici ma è arrivato a vincere, cosa mai riuscita in oltre 70 anni di sto-

ria. Nelle altre discipline sportive della città invece si è assistito a un declino. Il salto di qualità è stato il rapporto che si è instaurato con Rossino che si occupa di marketing e va a caccia di sponsor. Nel caso della Recalac dobbiamo ringraziare anche Leonardi che si è dato da fare per la riuscita dell’operazione. Per quanto riguarda il settore

giovanile stiamo lavorando a un progetto ambizioso per riorganizzarlo elevando il livello di insegnati e allenatori per avere risultati qualitativi sempre più importanti. Altro progetto ambizioso -conclude Centomo- è far si che Valdagno diventi la città dell’hockey spostando i centri estivi federali da Tonezza a Recoaro e Valdagno”.


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il fondo del futuro Nuova didattica per l’insegnamento dello sci di fondo

E’ stata presentata a Modena nel corso di Ski Pass la nuova didattica ufficiale dello Sci di Fondo Italiano. Dopo dieci anni, la Fisi pubblica questo importante e innovativo lavoro volto alla formazione e alla professione dei maestri di sci. Come già per i colleghi dello sci alpino, esso ha una doppia realizzazione: in formato video, che permette la visione dinamica dei vari livelli e dei relativi esercizi, e in formato libro per gli approfondimenti tecnici e culturali in genere. Il lavoro, frutto di anni di ricerche, è stato coordinato dall’Istruttore Giuseppe Piller Cottrer e ha impegnato molti istruttori, ciascuno dei quali si è fatto carico di approfondire un certo aspetto della nuova progressione che abbraccia tutte le molteplici possibilità dello sci di fondo. Si spazia dall’agonismo

azzurro, massima espressione dello sci mondiale, all’avviamento dello sci nei bambini in età prescolare; dallo sci per chi vuole iniziare a quello di chi vuole perfezionarsi; dal passeggiare tra i boschi alle nuovissime proposte dello sportwellness. Un lavoro articolato che mette lo sci di fondo al centro delle iniziative sportive, ricreative e turistiche della montagna invernale, dando al maestro di sci la possibilità di incontrare e soddisfare tutte le esigenze dello sciatore fondista, il quale potrà trovare in tutte le scuole italiane professionisti preparati per piacevoli e proficue lezioni di sci.

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di Monica Voltolina

’inverno è ormai alle porte e, anche se a malincuore, la maggior parte dei motociclisti si mette con impazienza ad aspettare il ritorno della bella stagione: c’è chi si allena in palestra per ripartire più in forma che mai; c’è chi dopo le scorribande estive ne approfitta per ripassare con cura da cima a fondo la sua moto eseguendo (o facendo eseguire, per i profani della meccanica) un’accurata manutenzione globale e magari perché no… un cambio look; c’è chi invece salta sulla moto da cross o da trial e noncurante delle situazioni meteo un po’ avverse continua a darci dentro!

Noi di MCR Race Team abbiamo voluto chiudere l’estate 2011 organizzando il nostro primo Open Day di fine estate il giorno 1° Ottobre: carne alla brace, birra alla spina e ottima musica con la rock band “The Wire”. Una bella occasione che abbiamo voluto creare per passare una giornata con i nostri associati ma aperta a tutti per farci conoscere un po’, per presentare i servizi che offriamo, per raccontarsi delle gare disputate, delle belle scampagnate da soli o in compagnia, dei piccoli e grandi tour fatti durante la bella stagione…un’occasione che vorremmo ripetere ogni anno sempre più alla grande! Parlando di fine stagione, facciamo i nostri migliori complimenti a Michele Cracco del Motoclub Brogliano che si è aggiudicato il titolo del campionato Triveneto CSEN Pit Bike Cross 2011 che ha così commentato la sua avventura “è stato un bel campionato, buona l’organizzazione e belli i crossodromi che ci hanno ospitato; mi sono molto divertito a battagliare con i miei avversari e spero che l’anno prossimo ci siano più piloti in pista perché ci si diverte proprio alla grande anche con le pit! Ringrazio chi mi ha supportato in questa stagione: il moto club Brogliano, Ferramenta De Marchi di Brogliano per lo sponsor e MCR Race Team per il supporto tecnico”. Seguono Cracco Michele nella classifica finale di campionato Bortolan Luca impegnato anche nello scooter cross e Vezzù Giada pilota anche del campionato supermoto triveneto nella categoria Lady Motard (4° classificata, vai Giada sii di esempio per altre ladies!!). E voi, si voi che state leggendo… che covate quella passione per la moto ma magari non avete il coraggio o il supporto per provare a fare una garetta…ricordatevi che non serve necessariamente un capitale per scendere il pista, non serve neanche un genio della manetta…l’importante è cominciare…come quei ragazzi che ringraziamo perché ci hanno invitato un pomeriggio a girare nella loro “pistina” da cross dietro casa tra risate e piccoli consigli…o chi ci viene a trovare perché magari non ha il trasporto per andare a girare nei kartodromi…noi Vi aiutiamo volentieri anche in questo.


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acque libere

Conclusa la stagione agonistica 2011, si iniziano a tirare le somme e le prime graduatorie nazionali pubblicate dalla FIN vedono Famila Schio Nuoto presente ed in evidenza nell’attività agonistica del nuoto in acque libere

di Franco Decchino

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nfatti, in questa specialità, nelle classifiche nazionali assolute “Agonisti”, Roberto Decchino risulta piazzato al 46° posto nel mezzofondo ed al 38° nel fondo mentre Gianmaria Collicelli al 52° nel fondo, mentre nelle classifiche nazionali Categoria “Senior” Roberto Decchino ha segnato il 14° piazzamento nel mezzofondo ed il 21° nel fondo, specialità dove anche Gianmaria Collicelli si è posizionato al 26° posto. Risultati che nella classifica nazionale per Società 2011 “Agonisti” hanno contribuito a far posizionare Famila Schio Nuoto al 40° posto tra le 67 a punti. Prima Società vicentina e 6ª del Veneto alle spalle del Team Veneto, Montebelluna, Venezia, Ranazzurra ed Adria Nuoto. Risultato notevole se si considera che ad ottenerlo, contro squadre composte da molti elementi, è stata una “compagine” di 2 soli atleti partecipanti al minimo di 5 gare valide per le classifiche nazionali di specialità a cui si sono aggiunti i punteggi ottenuti da alcuni altri Agonisti scledensi, vedi Barbiero, Greselin, Mantoan, Recher, Retis e Zampese, che hanno partecipato in maniera saltuaria all’attività di mezzofondo e fondo ottenendo comunque punti utili per la classifica per Società. Non di meno sono stati i risultati ottenuti dai “Master” scledensi che nel fondo hanno

visto Riccardo Furiassi posizionarsi al 5° posto tra gli M55 e Mirko Spanevello al 12° tra gli M30 mentre nella classifica del mezzofondo presenti ancora Furiassi, piazzato al 4° posto tra gli M55 e Spanevello ancora al 12° tra gli M30. Risultati che nel complesso hanno permesso ad ASD Schio Nuoto, Società a cui fa capo l’attività Master, di qualificarsi come 55ª società su 288 a punti. Terza Società vicentina alle spalle della Leosport e Città Sport (VI) ed 8ª del Veneto alle spalle del Natatorium (TV), Leosport, Città Sport (VI), Rari Nantes (VE), Adria Nuoto, Nuo-tatori Veneziani e Riviera Nuoto Dolo (VE). Anche per i Master vale la stessa considerazione fatta per gli Agonisti cioè che il risultato è stato ottenuto principalmente da 2 Atleti a cui si sono aggiunti punti ottenuti dalle femmine Fontana, Giordan e Grotto e dai maschi Tribbia e Zenere. Sia per gli Agonisti che per i Master sono stati sostanziali i miglioramenti rispetto le posizioni ottenute nelle stagioni precedenti. Si è ora in attesa delle classifiche riferite all’attività in vasca dove si attende confermato un consuntivo stagionale all’insegna di una continuità che dura da molti anni a premiare l’ottimo lavoro svolto da atleti, tecnici e dirigenti e che tutti si augurano possa proseguire anche per il futuro con l’inserimento di nuovi nomi provenienti dalle categorie giovanili.

valdagno

campione evergreen

Il nostro Giannino Danieli ci racconta Riccardo Furiassi, campione a tutte le età di Giannino Danieli

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ndiscutibilmente personaggio popolarissimo, nella quotidianità un carattere d’acciaio ma anche tanto altruismo, per la storia dello sport (è stato nuotatore di buon livello) un campione evergreen. Ci sta tutto questo in Riccardo Furiassi, pesarese di origine ma valdagnese ad honorem. Furiassi era arrivato a Valdagno nel ’76 in cerca di lavoro. Per trent’anni è stato insegnante di educazione fisica alla scuola media di Novale. Nell’ultimo quinquennio è invece passato al tecnico commerciale geometri Pasini di Schio. Ma nei suoi trascorsi c’è anche una discussa comparsa in tivù. “Era il 1984 –ricorda Furiassi- e fui il primo in Regione a finire davanti alle telecamere per parlare di Medjiugorie. La realtà odierna di quel luogo di culto dice chiaramente che avevo ragione delle mie convinzioni. Medijugorie è un centro di spiritualità mondiale. E ci sono molti pullman che partono dal Veneto per andare là”. Nel sangue di Furiassi, comunque, c’è sempre stato lo sport. Dall’80 all’84, a Valdagno, è stato allenatore del settore atletica della Polisportiva Fiamm. “I ragazzi –rammenta- ottennero ottime performance nella specialità della velocità e nella velocità prolungata”. Uomo di sport Furiassi, ma

anche pieno di slancio come una locomotiva quando si tratta di solidarietà. Dal ’93 al ’95, periodo della guerra in Bosnia, organizzò cinque viaggi umanitari. Coinvolse medici e pediatri per procurare medicine. A la parrocchia di Novale. In Bosnia finirono 150 milioni di lire. “E gli aiuti -sottolinea Furiassivennero destinati sia ai musulmani che ai cattolici”. Nell’ultimo triennio Riccardo Furiassi si è iscritto allo Schio Nuoto SSD. “Gli allenamenti sono frequenti -dice- e l’impegno notevole”. La conferma concreta del talento è arrivata con la vittoria nei Campionati ragionali Master 55. “Mi sono pure dedicato a gare di fondo in Adriatico –continua-. E nel 2010 ho cominciato a fare seriamente con quattro allenamenti alla settimana in preparazione ai Campionati italiani Master a Roma”. Riccardo Furiassi quest’anno si è laureato campione regionale a Lignano nei 50 delfino e nei 100 stile libero. Poi a giugno ha centrato l’obiettivo vincendo, nella sua categoria, i 50 delfino (32” 17 centesimi) e arrivando secondo nei 100 delfino. “Ma ho cercato anche -precisa- di fare più gare possibili, tra fondo e mezzofondo, in acque libere”. Proprio grazie alle sue caratteristiche organiche Furiassi si è trasformato da velocista puro in fondista. Una svolta che gli diede ragione perché vinse


ben sei gare: Anzio, Monfalcone, Caorle, Villa San Giovanni, Massina, Caldonazzo (10 km). Nel mezzofondo sono state centrate altre quattro gare: Grado, Caorle, Caldonazzo (4 km) e Lerici.

lo squash vicentino vola

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el torneo nazionale giovanile di Modena il vivaio vicentino composto dai ragazzi delle società Pegaso Cornedo e Summano Piovene e guidato dal maestro Diego Bertoldo conquista due dei quattro titoli assegnati grazie a Chiara e Marta Brunello e ottiene altri ottimi piazzamenti. UNDER 19 FEMMINILE: Chiara Brunello (Pegaso) si impone al termine di una bella partita sulla junior di interesse nazionale napoletana Benedetta Buccalà per 3/1. Particolarmente emozionante il terzo game portato a casa dalla piovenese per 20/18. Terzo posto per la riccionese Magnani.

Risultati che hanno fatto sì che nella graduatoria nazionale sia arrivato un piazzamento al quarto posto assoluto nel mezzofondo e al quinto nel fondo. “Sono stato l’unico -ci tiene a precisare- ad indossare il costume ‘normale’ e non il body che permette di guadagnare minuti”. Sulla gara più importante vinta Furiassi non ha assolutamente dubbi. “La traversata dello Stretto di Messina in 2 ore e 13 minuti. In quell’occasione si ritirò un quarto di concorrenti. Mentre nuotavamo vedemmo una balenottera di passaggio sulla costa calabrese”. Il Prof è tutt’altro che intenzionato a fermarsi del tutto. “Il 2012 sarà un anno sabbatico –afferma-. Ma nel 2013 ritornerò alla carica”. Potremmo definire Furiassi “moto perpetuo” visto che spazia anche in altri campi. Continua infatti a scrivere libri di storia. Il prossimo uscirà a Natale. Protagonista sarà il reparto Gamma della 10.a MAS, che era di stanza alla piscina di Valdagno tra il ’44 e il ’45. Era formato da assaltatori subacquei. Uno di questi, guarda caso originario di Pesaro, fu il primo istruttore di nuoto di Furiassi.

UNDER 15 FEMMINILE: Marta Brunello (Summano) vince il torneo al termine di una emozionante finale sulla genovese Paola Moretti. 3/2 il punteggio finale con la giovane piovenese avanti 2/0 e poi capace di concludere vittoriosa l’ultimo game per 12/10. Ottimo anche il

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terzo posto della tredicenne di Santorso Alessia Erle (Summano) davanti alla riccionese Beatrice Magnani.

UNDER 17 MASCHILE: buono il quarto posto di Christian Perin (Pegaso) grazie alle vittorie su Longinotti e Tavella. Nulla da fare nella semifinale con Farneti e nella finalina per il terzo posto con Cipolletta. Vince Ventrice su Farneti. UNDER 15 MASCHILE: Nicola Fabrello (6°), Andrea Bertoldo (8°) e Marco Zordan (9°) si sono ben comportati in un torneo molto competitivo vinto dal barese Lasciarrea sul torinese Ludovido Cipolletta.

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la grandezza del Taijiquan

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ome ormai gli appassionati lettori di SportiVissimo sanno, io faccio parte della Scuola di Arti Marziali cinesi ASD ITALIA POON ZE TEAM diretta dal Maestro Giuseppe Bon e della quale sono Istruttore di Taijiquan presso la Associazione Progetto Musica di Valdagno ormai da qualche anno. Ho cercato in questi anni di divulgare, per quanto mi è stato possibile, la grande educazione fisica, mentale e la disciplina che in generale gran parte delle Scuole di Arti Marziali insegnano agli allievi concentrandomi spesso sul Kung Fu sia come arti cosiddette “esterne” che “interne” delle quali la più conosciuta, ma nello stesso tempo la più “incompresa”, spesso per grande confusione di chi tenta di insegnarla, è il Taijiquan. Io vorrei scusarmi per non avere dedicato lo spazio giusto ad altre Scuole e Discipline, il mondo delle Arti Marziali è veramente incredibile anche se i principi molto spesso sono gli stessi, ma il più delle volte le stesse Scuole non si propongono, non so, forse perché non “c’è tempo” o perché non riescono a scrivere qualcosa... Beh, approfitto per dire “innondatemi”

di Massimo Neresini pure di e-mail con una semplice descrizione della Scuola o dell’Arte che viene insegnata o di risultati ottenuti che poi ci pensiamo noi a contattarvi e a mettere insieme un articolo che “porti a conoscenza” dei lettori i sacrifici e i risultati ottenuti! Infine prima di raccontarvi della entusiasmante settimana che la nostra Scuola vicentina ha vissuto tra la Competizione Internazionale alla Fiera dell’Oriente tenutasi a Massa Carrara e il Campionato Italiano Chan Wu organizzato a Jesolo, vorrei ancora una volta scrivervi qualcosa sul Taijiquan che nel vicentino dà molte soddisfazioni per la serietà, competenza, ricerca continua e storia di insegnamento con cui è vissuto e insegnato, soprattutto per merito del mio Maestro Bon Giuseppe. Lo voglio fare perché mi giunge notizia che qualcuno “intorbidisce” questa Arte Marziale sminuendola a sola ed esclusiva “ginnastica per la salute”, senza nulla togliere a quelle discipline che fanno della salute e dello star bene il loro principale elemento di attrazione. A tutti questi vorrei dire “ma perché non vi leggete la vera storia e non le leggende!”, “perché non fate i bagagli

Grandezza di una delle più affascinati Arti Marziali; i successi della scuola vicentina ITALIA POON ZE’ TEAM del Maestro Giuseppe Bon ai Mondiali di Massa Carrara e ai Campionati Nazionali di Jesolo

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e andate a vedere cosa è il vero Taijiquan in Cina dove è nato? Beh, io l’ho fatto più di una volta e ho potuto in questi anni affrontare, al seguito del mio Maestro, viaggi nel mondo per parlare e praticare e tentare di capire il senso di movimenti che altrimenti non avevano significato. Così ho potuto percepire le prime scintille di allineamento dell’energia e come queste nascono e si trasformano nelle “applicazioni” in una esplosione di energia in cui la forza o i “muscoli” non servono per niente se non a fare l’opposto, cioè proprio opporsi allo scaturire del mo-

vimento posturale corretto ed esplosivo del Taijiquan. Non si danno calci, pugni, prese o spinte come siamo abituati a vedere ma, dai movimenti appropriati a “spirale” che nascono dai piedi, si accrescono nella vita per trasmettersi lungo la colonna, con l’effetto di una frusta, scaturiscono con grande energia nelle mani, sapevate che il “bang” della frusta raggiunge e supera la barriera del suono! Ma questo è il fine del Taijiquan come Arte Marziale e a qualcuno questo non piace! Ma è la vera essenza di questa Arte, come possiamo dimenticare perché è nato

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sempre Massimo

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di Luigi Borgo

ioni per il team di Sportivissimo, ben l mese scorso è stato ricco di soddisfaz Stocchero e Franco Spanevello, sono no Dori tori, due nostri storici collabora miti, e il nostro Massimo Neresini, Dolo ole stati premiati con la Stella delle Picc ente con i suoi articoli in ogni numero dei fondatore della rivista e sempre pres i sia nel Campionato Mondiale PWKA 60 pubblicati, ha fatto incetta di prem e scorso, dove ha ottenuto due secondi si a Massa Carrara il 5 e 6 novembr con una forma di Ventaglio Yang, sia utato disp quan stile Chen e nel “open” armi Italiano Open Chan Wu tenutosi a Taiji posti nel Campionato nel fine settimana successivo nel 4° te della Federazione si è aggiudicato 4 ori in a “Beijing” Jesolo, dove alla presenza del Presiden Yang 42 spada, forma codificata mist 4 gare di Taijiquan stile Chen, Stile isfazione di essere premiato come “MIGLIORE 42 e forma di Ventaglio con la sodd dissimo Massimo. Ci piace sottolineare la sua boratori di ATLETA TAIJIQUAN”. Grande, gran uno dei principi della rivista: i colla impresa perché essa ci riconferma i della disciplina di cui scrivono. Se poi fanno atlet Sportivissimo sono prima di tutto anche risultati, allora è il massimo! n presso Giuseppe ed è Istruttore di Taijiqua Neresini è allievo del Maestro Bon(sopra Faccin Auto) A Spagnago di Cornedo ica la Associazione Progetto Mus tel. 0445-431189


e come si è sviluppato? Io posso capire che a qualcuno piaccia solamente la parte “coreografica”, anche noi la pratichiamo e ci piace essere morbidi e rilassati... ma non solamente delle “marionette” senza energia propria... e facciamolo crescere il “semino” che tutti noi abbiamo dentro, facciamo in modo che questo diventi un forte, grande sistema energetico e poi avremmo dei grandi benefici anche per la nostra salute sia fisica che mentale per vivere meglio ed affrontare i veri problemi che la vita odierna ci impone! Ho potuto parlare con diversi Maestri, anche provenienti da diverse discipline marziali, e Istruttori provenienti da diverse parti del Mondo, che hanno praticato e praticano tuttora diversi stili... ma vuoi dire che tutti questi non hanno capito proprio niente? Allora facciamola finita con le “magie” e con i “profeti del Taiji”! E questo lo voglio proprio bisbigliare nelle orecchie di chi non ha capito proprio nulla. Sai io non grido ma voglio chiedere “quando si parla di peng, lu, ji...” a cosa pensi che si alluda? Forse a movimenti coreografici o tipo “yoga cinese??”, no, no sono i cosiddetti “cancelli” cioè le vie di accesso o le tecniche per arrivare alla applicazione marziale. Queste si fanno anche nello stile più morbido, lo Yang, che ha perso la vera e propria marzialità a favore di movimenti più coreografici e diciamo che tutti più facilmente possono fare... ma io contesto fortemente quando si sussurra che questo è il vero Taiji. Questa è una delle svariate trasformazioni del “vero”

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Taijiquan (ricordo che prorpio “quan” significa pugno o lotta... e non aggiungo altro). Molti altri sono gli stili, ma più o meno, tutti nati dalla unica “madre” lo stile CHEN. Un giorno forse riuscirò a far scrivere una lettera a voi che cercate di inquinare l’Arte da una amica canadese di 74 anni che ha iniziato a praticare il Taijiquan stile Chen metodo pratico Hong (Taijiquan proprio marziale) dopo una malattia grave qualche anno fa. Oggi quando gli stringi la mano o l’abbracci ti rendi conto di cosa vuol dire avere energia interna. Ma accrescere l’energia interna è proprio l’obiettivo del Taijiquan, anche quando perde il quan e resta solo Taiji, è per questo motivo che questa disciplina si può anche identificare come una disciplina per la salute e il vivere meglio. Come arrivarci è complicato e ha bisogno di grande determinazione e tanta pratica, beh altrimenti, fosse solo questione di qualche ora di attività non sarebbe più un “TESORO” che il tentare di trovare è già di per sé una grande sfida che ti fa crescere! Potrei parlarvi del Taijiquan per ore dandovi però poche, se non minime informazioni... come se volessi trasmettere la cultura del vino o del cibo con qualche parola a un alieno che non ha la bocca! Ma io non demordo perché del Taijiquan sono “innamorato”, come per altro di tutta la infinita cultura cinese tanto da iniziare qualche

anno fa a studiarne la complessa lingua. Ma adesso bando alle chiacchiere e via ai risultati. A Massa Carrara ci arriviamo dopo un viaggio pieno di incertezze per la strada ancora piena dei tristi ricordi della alluvione disastrosa di qualche settimana fa. Quando entriamo nella grande struttura di Massa, dove l’allestimento della Fiera Internazionale d’Oriente ti avvolge con i profumi, i colori e le Arti varie provenienti da quello che era il lontano Oriente, dimentichiamo anche noi il disastro che ha distrutto case e famiglie a pochi km di distanza e ci chiudiamo nella concentrazione obbligata quando affronti l’impegno di una competizione a maggior ragione quando questa è internazionale, sono presenti rappresentanti di 13 paesi e diverse televisioni nazionali ed estere, con collegamenti importanti come quello effettuato in diretta su RAI2 nella trasmissione “Quelli del calcio”. Ritiriamo i “pass atleti” e ci prepariamo alle gare. Beh l’organizzazione delle competizioni non è proprio superba comunque si parte e alla fine portiamo a casa 3 ori con Boriero Paola (Taijiquan stile Yang), Carollo Maria (Kung Fu tradizionale) e Miglioranza Lorenzo (Sanda light), 6 argenti con Neresini Massimo (Taijiquan stile Chen e 42 codificata Beijing), Toniolo Andrea (con due argenti nel Kung Fu tradizionale mani nude e armi lunghe), Boriero Paola (Taijiquan stile Yang spada) e Neresini Leonardo (Kung Fu tradizionale mani nude) e 2 bronzi con Tiso Luca (Kung Fu tradizionale mani nude) e Neresini Leonardo (Taijiquan stile Chen). La manifestazione si chiude con grandi spettacoli di molte Arti Marziali organizzato da WTKA e PWKA (Professional KungFu WuShu Association) e con danze e attrazioni delle varie attività nate o provenienti dall’Oriente. E’ stato sicuramente emozionante per tutti partecipare ad un evento così importante e di prestigio, campionato mondiale PWKA, e portare a casa, con orgoglio, una presenza importante del nostro sport vicentino a confronto con diverse realtà italiane e straniere. Non passa che una settimana e ci spostiamo a Jesolo, per una importante manifestazione sportiva dove le arti marziali tradizionali cinesi, il Taijiquan, il Kung Fu tradizionale e Wushu Moderno sono protagonisti delle gare e delle esibizioni nell’ambito del 4° Campionato Nazionale Chan Wu Open, presso il Palazzo del Turismo al Lido di Jesolo. Ragazzi siamo forti! Portiamo a casa 19 ori con Neresini Massimo (4 ori nel Taijiquan stile Chen, 42 codificata Beijing, 42 spada stile Yang e forma di Ventaglio), Faccin Valentina (2 ori nel WuShu forma di bastone e Kung Fu tradizionale a mani nude), Boriero Paola (1 oro nel Taijiquan spada stile Yang),

Neresini Leonardo (3 ori nel Sanda cat. Speranze 15-17 anni nonostante i suoi 13 e Kung Fu animali Tang Lang e armi lunghe), Peron Francesco (1 oro nel Sanda Cat. Ragazzi), Urbani Rachele (1 oro nel Kung Fu armi corte), Bassanese Lara (1 oro nel Kung Fu armi corte), Greco Alex (1 oro nel Kung Fu mani nude) e Corazza Simone (1 oro nel Sanda light 8-10 anni); aggiungiamo i 10 argenti con Nico Fabio (2 argenti nel Taijiquan stile Yang 24 e spada), Gasparella Fabio (2 argenti nel Kung Fu tradizionale armi lunghe e WuShu armi lunghe), Neresini Leonardo (1 argento nel Kung Fu tradizionale mani nude), Miglioranza Lorenzo (1 argento nel WuShu mani nude), Sottoriva Sara (1 argento nel WuShu mani nude), Greco Alex (1 argento nel Kung Fu tradizionale mani nude), Redolfi Samuele (1 argento nel Kung Fu tradizionale mani nude) e Pietribiasi Aurora (1 argento nel Sanda bambine); ma non è finita perché abbiamo anche 9 bronzi con Gasparella Fabio (Kung Fu armi corte), Neresini Leonardo (WuShu armi lunghe), Dalle Ave Michela (2 bronzi nel WuShu armi lunghe e Kung Fu armi corte), Corazza Simone (Kung Fu tradizionale mani nude), Visentin Giorgio (Kung Fu tradizionale mani nude), Pietribiasi Aurora (Kung Fu armi corte), Greco Alex (sanda bambini) e Arcaro Riccardo (Sanda bambini). Penso di avere ricordato tutti ma ancora un bravo a tutti gli altri che hanno partecipato allenandosi con impegno e fatica dimostrando cosa vuol dire Kung Fu; alla prossima! Dimenticavo di segnalare che la Scuola si è classificata tra le migliori italiane e la seconda assoluta nel Sanda, nel Taijiquan è stata indubbiamente la migliore portando a casa la coppa come miglior atleta Taiji. Grazie Maestro a nome di tutti, sei sempre un GRANDE!!

Il Taijiquan stile Yang, Li e Chen tradizionale e metodo pratico Hong, le diverse discipline interne ed esterne del kung Fu e WuShu e Sanda (box cinese) le potete trovare presso le Palestre dove insegna il Maestro Giuseppe Bon.


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anciando uno sguardo alla stagione 2010-2011 la Pallavolo Cornedo non può che essere orgogliosa del lavoro svolto durante l’annata trascorsa. Non solo a livello di risultati ma anche di numeri: tantissimi i nuovi ragazzi che si sono avvicinati a questo sport nel periodo invernale e un vero boom nel periodo di giugnoluglio sui campi da beach volley con i campus estivi. Da anni ormai la Pallavolo Cornedo sta operando nel settore maschile un fitto lavoro di rastrellamento di tutti i ragazzi che hanno voglia di giocare a Pallavolo. Grazie al lavoro di molti e a 2 pulmini che ogni giorno battono in lungo e in largo le strade della vallata si riesce a fornire un servizio sempre più capillare: da Valdagno, Castelgomberto, Trissino e Arzignano arrivano tantissimi giovani atleti. Partiamo proprio dai risultati, che ad una società sportiva

Progetto volley

Stagione di successi per la Pallavolo Cornedo di Luca Meneguzzo

non dispiacciono mai!! Sui 4 campionati giovanili federali i nostri pallavolisti in erba hanno conquistato 2 finali provinciali e 1 finalina per il terzo posto: terzo posto per l’under 16 maschile e 2 piazzamenti come vice-campioni provinciali per l’under 13 e l’under 18 maschile ( la categoria più giovane e quella più “ esperta” ). Con l’accesso alle 2 finali le giovanili della Pallavolo Cornedo hanno anche strappato il pass per la Fase Regionale che si è conclusa per entrambe le squadre ai quarti di finale, sfiorando per un soffio e un pizzico di sfortuna ( unita ovviamente al valore degli

avversari!) la semifinale in entrambe le categorie. Tantissima soddisfazione quindi da parte di tutti quelli che hanno seguito il percorso di crescita di questi ragazzi. Davanti alle squadre giovanili è tornata a Cornedo, dopo la promozione dalla I Divisione nel 2009/2010, il Campionato Regionale di Serie D Maschile. Grande lo sforzo della società per affrontare un campionato impegnativo, soprattutto vista la scommessa di mantenere una linea verde nell’allestire la squadra: 8 atleti under 20-18 provenienti dal nostro vivaio con l’aggiunta di 4 giocatori più esperti che hanno contribuito con il loro valore tecnico e caratteriale aggiunto. Scommessa che ha portato i suoi frutti con un’annata decisamente positiva: dall’obiettivo iniziale della salvezza nessuno si immaginava di marcare il quarto posto in campionato! Alla base di tutta questa piramide c’è chi però del volley ne fa una vera passione e che quando gioca ci mette realmente anima e corpo; stiamo ovviamente parlando del set-

tore minivolley che con i suoi 50 tesserati ha riempito le nostre palestre portando ragazzi e ragazze dai 6 ai 10 anni ad avvicinarsi alla Pallavolo attraverso il gioco ed il divertimento. 12 giugno 2011: a chiudere l’anno sportivo arriva una gradita sorpresa dalla Federazione Provinciale! La Pallavolo Cornedo viene infatti premiata come una delle migliori società maschili per il settore giovanile. Attestato che al di là di tutto sottolinea il grande lavoro svolto dai nostri Dirigenti, allenatori e ( come scordarseli!!) genitori che ci affidano i loro figli 4-5 pomeriggi alla settimana. Impossibile però parlare solo di Volley giocato e non soffermarsi sui Campus organizzati da giugno a fine luglio. Tantissime le attività e tantissimi i partecipanti. Ogni settimana dai 40 ai 50 ragazzi/e sono venuti a divertirsi assieme a noi e provare le nostre proposte: camminate organizzate, acropark, arrampicata, rafting, piscina, etc… E se ancora non vi bastasse i campi da beach volley sono

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restati aperti tutta l’estate fino alle 10 di sera, non solo per giocare ma anche come punto di ritrovo per passare una serata fra amici. Veniamo ora alla stagione presente che, carica di responsabilità per cercare di riconfermare il lavoro svolto nell’annata passata è partita lo scorso 22 Agosto con i primi allenamenti della Serie D, targata Moving Center, e le pri-

me partite in Coppa Veneto. Sottolineando come lo spirito della società, soprattutto a livello giovanile, non sia incentrato sulla vittoria ad ogni costo ma bensì sulla crescita , sportiva e umana, di tutti quelli che partecipano al nostro progetto è naturale che la prima squadra lavori anche per cercherà di farsi valere sul campo da gioco e magari a puntare ai posti alti del cam-

pionato. Rosa riconfermata in toto con la presenza di tutti i nostri giovani e l’innesto di 2 atleti di pregio provenienti dalla serie C. Come già accennato, ulteriore nota positiva dell’annata è l’inizio della collaborazione con la Palestra Moving Centre di Ludovico Battilana il quale, in qualità di sponsor tecnico, ci mette a disposizione la sala pesi… e chi capisce un po’ di

sport sa quanto importante sia avere questa possibilità! Ovviamente tutto il movimento giovanile , dal minivolley all’under 18, ha già iniziato gli allenamenti e con l’apertura dell’anno scolastico prederanno avvio anche i vari progetti che ci vedranno coinvolti in moltissime scuole elementari della vallata.


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Fotograf ia subacquea

Photocontest DAN Europe. Vincitore Franco De Lorenzi di Thiene.

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utti i sub conoscono il DAN, l’Associazione che cura la più diffusa assicurazione per subacquei. Chi non la conosce legga il riquadro a lei dedicato. Al pagamento della quota annuale, viene rilasciata una tessera che, nel 2012, a quanto ci è dato di sapere, porterà la foto vincitrice in assoluto di una competizione fotografica in cui alcune centinaia di fotografi subacquei europei hanno inviato le loro migliori foto che una giuria ha giudicato fino a fare una graduatorie finale. A tale giudizio hanno anche partecipato sia subacquei che hanno potuto votare via web, sia una giuria di fotografi professionisti di fama internazionale. Bene, la foto che ha vinto il Photocontest 2010, risultato reso noto quest’anno, è di un vicentino: Franco de Lorenzi, residente a Thiene e sarà utilizzata come illustrazione della tessera. La foto si riferisce ad una coppia di pesci mandarino in accoppiamento, assai rari e difficili da fotografare perché escono solo dopo il tramonto al cambio di luce e per pochissimi minuti. La foto è stata scattato a distanza ravvicinata in Indonesia, nello stretto di Lembeh. Il pesce in primo piano è il maschio, mentre la femmina si vede sulla sinistra. Il pesce mandarino è diffuso in lagune costiere e nelle barriere coralline del Pacifico orientale (dall’arcipelago indonesiano alla Polinesia Francese), ed è sporadicamente avvistato nei reef dell’oceano Indiano.

di Antonio Rosso foto di Franco De Lorenzi Di piccole dimensioni (6 cm), questo pesce presenta una testa tondeggiante, con occhi sporgenti. Il corpo è allungato e cilindriforme. La livrea è splendida: il colore di fondo varia dal verde ramato all’arancione vivo (tendente al rosso sulla pinna dorsale e quella caudale). Tutto il corpo, pinne comprese, è decorato da punti e linee curve di un azzurro intenso. Le pinne pettorali sono azzurre. È un animale sociale che vive in piccoli gruppi, ma l’accoppiamento dei pesci mandarino avviene di notte: la coppia esce dai coralli in cui si nasconde, repentinamente nuota verso l’alto e poi maschio e femmina emettono contemporaneamente uova e sperma. Tale fatto rende difficile la foto in ambiente naturale. Per contro, le sue dimensioni, la facile adattabilità e la splendida livrea hanno fatto sì che il pesce mandarino sia diventato uno dei più popolari pesci d’acquario d’acqua salata, con la conseguente facilità di ritrarlo in tali ambienti. Ma non è la stessa cosa.


Chi è Franco De Lorenzi

Istruttore SSI (Scuba School International), è subacqueo dal 1982 dopo aver conseguito il brevetto con didattica FIPSAS presso il Gruppo Subacqueo Bassano. Ha sviluppato subito la passione per la fotografia. Amante della biologia marina, dalla fine degli anni ‘90 si è specializzato in foto naturalistiche subacquee. Attualmente ha un sito di foto sub (http://www. francodelorenzi.com) con archivi di organismi marini (opistobranchi, planarie, crostacei, tunicati, echinodermi, briozoi e pesci) a libera consultazione ed una piccola galleria personale. Fotografo freelance, si dedica a corsi di fotografia e partecipa a competizioni fotografiche a livello mondiale con ottimi risultati. Per la foto macro lavora con fotocamere compatte digitali evolute. Utilizza una Canon serie G, scafandrata, ponendo particolare attenzione alle inquadrature ed alla composizione. A riprova di questa sua capacità, con tale attrezzatura ha partecipato alle gare internazionali Hugycup 2009-2010 tenutesi prima a Lembeh strait e quindi a Seraya Beach, a Bali in Indonesia (100 fotografi in rappresentanza di 25 paesi) ed è risultato: 1° classificato nella

Macro photography – compact camera, 1° e 2° classificato nella Nudibranchi competition, 2° classificato nel Portfolio, senza tema, 3° classificato nel Portfolio Compact camera. Nel 2010, la partecipazione al DAN Photocontest e all’inizio di quest’anno la notizia della vittoria.

Chi è il DAN Europe

DAN é una fondazione internazionale senza fini di lucro che, dal 1983, assiste i subacquei in difficoltà e conduce ricerche scientifiche per rendere l’immersione sempre più sicura. DAN ha la missione di assistere i subacquei in difficoltà 24 ore su 24 per 7 giorni su 7, in ogni parte del mondo con sue proprie centrali mediche d’emergenza. Promuove la sicurezza dell’attività subacquea attraverso Ricerca, Formazione, Prodotti e Servizi ed é suddiviso in 5 organizzazioni indipendenti, una per ogni continente. Offre numerosi servizi, tra cui una assicurazione che copre tutti i rischi di un subacqueo sia sportivo che professionista ed effettua ricerche in campo medico e nel settore della sicurezza. Attualmente conta oltre 400.000 membri (http://www.daneurope.org).

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l’anno che verrà

Il 2012 sarà un anno importante per Andrea Pasqualon, il fortissimo ciclista di Enego in forza alla Colnago CFS Inox che a Enego ha festeggiato il suo primo anno tra i pro con i suoi fan.

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fine ottobre Andrea Pasqualon, il 23enne professionista della Colnago Csf Inox ha festeggiato ad Enego con i suoi concittadini il primo anno alla corte del ciclismo professionistico in cui si è messo in luce conquistando un secondo posto alle spalle di Robert Foster nella 2^ tappa del Tour de Langhawi in Cina, giungendo 5° in Danimarca nella 1^ tappa del giro omonimo dando una mano al compagno di squadra Sasha Modolo vincitore di giornata e conquistando un 5° posto anche nella cronosquadre della “Coppi e Bartali” piazzandosi anche in numerose altre occasioni tra i 10; tutti risultati che fanno morale e che dopo questo primo periodo d’apprendistato tra l’elite del ciclismo che conta, fanno ben sperare per un 2012 in cui Andrea cercherà la sua prima affermazione tra i pro. Presenti alla serata, riuscita sotto tutti i punti di vista anche grazie al suo folcloristico e rumoroso fan club gestito da Andrea Guzzo e Thomas Bertizzolo, il campione

italiano elite Matteo Trentin passato ora al professionismo, il meccanico della nazionale azzurra e della Lampre Enrico Pengo, gli ex professionisti Gianni Faresin e Attilio Benfatto e tanti suoi ex compagni di squadra tra i dilettanti con Paolo Aste l’autore dell’impresa americana alla RAAM che con il tempo di 9 giorni 21 ore e 19’ ha stabilito nelle 32 edizioni fin qui disputate il miglior tempo assoluto da debuttante in questa massacrante competizione. Nel corso della serata è stato proiettato un servizio-intervista a Pasqualon di Tina Ruggeri e un video che ha ripercorso le tappe della vita privata e dell’atleta eneghese, dai suoi primi vagiti all’esperienza sugli sci per poi concludersi con le tappe di avvicinamento al professionismo ciclistico e con l’attività professionistica del 2011.“Ringrazio l’Amministrazione comunale, tutti i miei compaesani, il fan club e il gruppo Alpini Monte Lozze di Enego (sez. Monte Grappa) oggi così numerosi alla mia festa – esordisce Andrea Pasqualon – ciò

mi dà la carica e una motivazione in più per ripetere e se possibile migliorare quanto fatto quest’anno; la stagione 2012 parte a gennaio con un ritiro in Sardegna e in Toscana, poi s’inizia a gareggiare in Qatar e in Oman per preparare al meglio la Tirreno-Adriatico (in cui speriamo di essere invitati) e la Sanremo”. – E’ stata per lei una stagione di praticantato con una prima parte sfortunata. “Il passo dei professionisti è diverso; inizialmente ho trovato alcune difficoltà sul modo di affrontare le salite, poi ho subito due cadute e l’ultima in Olanda a ridosso del Giro mi ha precluso la partecipazione alla corsa rosa, poi nel finale di stagione mi sono messo in evidenza nel campionato italiano di Aci Catena e nel Lombardia e con queste premesse e con tanta fiducia spero nel 2012 arrivi qualche soddisfazione in più”. – Cosa promette ai suoi tifosi per il 2012? “l’impegno di sempre e spero tra un anno di ritrovare tutti qui a festeggiare la mia prima vittoria da professionista”.

Quando Sciava

di Luigi Borgo

Da ragazzino Andrea Pasqualon era forte sugli sci. L’ho allenato quando era un atleta dello Sci Club Marostica e qualche soddisfazione ce la siamo presa. Istintivo, Andrea aveva il talento raro dell’equilibrio proprio di chi aveva imparato a sciare più in fuori pista che in pista, sciando libero più che tra i pali. Immagino che questa sua dote, raffinata con gli sci, gli serva anche adesso, quando in bici affronta le discese. E’ da un po’ che non lo vedo e non gli parlo, ma come ha imparato a sciare deve aver imparato anche con la bici: pochi programmi e tabelle e tanto su è giù per la sua Enego finché ne aveva voglia e le gambe andavano da sole. Adesso è un campione, diventerà un grande.


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lettere

Potete scrivere al Senatore Alberto Filippi inviando le vostre e-mail a: sportivissimo@mediafactorynet.it

Lo sport al tempo della crisi Caro Senatore, non le chiedo come andrà a finire questa crisi, di cui, già nel 2008, si diceva che stava per finire e che invece non finisce mai e anzi si aggrava ogni giorno di più. Le chiedo, invece, come sarà secondo lei lo sport del futuro senza più quel flusso di denaro di cui negli ultimi tempi ha goduto. Riusciranno le società, grandi e piccole, a promuovere lo sport senza più un euro? Saremo capaci di tornare a uno sport meno ricco? Io ho una certa età e mi ricordo come facevamo noi da giovani lo sport. Forse le prestazioni non erano altrettanto eclatanti, ma la passione era tanta e il piacere di fare sport era forse anche maggiore. C’era meno competizione e più gioco; i giovani erano lasciati liberi a maturare il proprio talento e non, come oggi, spronati dai genitori a vincere a tutti i costi; i maestri erano gli amici più vecchi; lo sport era più gioia che impegno. Se la crisi ci riportasse allo sport del passato, non sarebbe poi così male, non crede? Saluti, Diego Bortolan.

Caro Diego, tornare a nuotare nei “boi” dei fiumi con l’acqua gelida, sfidarsi a calcio sui campi con le buche, sciare su piste non battute dopo essere saliti a piedi come si faceva un tempo non credo sia il destino dello sport. C’è la crisi, si farà sentire, ma non fino a questo punto. Lo sport tecnologico che abbiamo conosciuto saprà migliorarsi ancora, sebbene i tempi siano di crisi e i soldi non saranno più quelli di prima, perché è nella sua natura crescere. Lo sport del passato era più povero e, come dici tu, aveva un grandissimo fascino ma quel fascino non è scomparso. Lo rivedo nei giovani atleti quanto nei master. Forse la crisi può diventare un’opportunità per far riflettere chi si è fatto prendere un po’ la mano in investimenti eccessivi, in ricerca del risultato a ogni costo, in disperato agonismo. Ma lo sport vero non ha così bisogno di tutti quei soldi come in questi anni si è creduto e batterà la crisi, continuando a rimanere se stesso. Sportivissimamente, Alberto.

Le vostre lettere possono essere lette anche nel sito: albertofilippi.it

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