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Cornedo Vicentino


editoriale

Prima gli sportivi, poi i filosofi

di Luigi Borgo

S

u due cose non sono d’accordo con Platone. Che gli artisti siano dei copioni, se mai, a esserlo, lo sono gli imprenditori e i pubblicitari, i quali, se sono bravi, copiano dagli artisti, se non lo sono, copiano dai loro colleghi; e poi non sono d’accordo sul giudizio (La Repubblica, V) che siano i filosofi gli uomini migliori. Gli uomini migliori, caro vecchio Plato, sono quelli che portano il tuo nome, spallalarga, ovvero gli sportivi. Dicendo ciò a un amico, la sua osservazione è stata che tra il commendatore della Repubblica Dino Zoff, poco loquace ma tra i più grandi portieri di tutti i tempi, e il dialettico Hegel, in effetti, non c’era questa grande differenza per come hanno reciprocamente contribuito allo sviluppo della civiltà occidentale e mi faceva notare che per quella sera avevo bevuto già abbastanza. Chiaro, messa così, non si può nemmeno discutere: tra la nazionale di Spagna ’82 e i Presocratici, tra quella di Berlino ’96 e l’idealismo tedesco non ci sono dubbi, nemmeno ricordando il passo in cui il buon Platone ha scritto che lo Stato ideale è quello in cui non solo le cose debbano essere in comune, ma anche le mogli, i mariti e i figli. Quel passo dove Platone sosteneva che i giovani avrebbero dovuto chiamare “padri” e “madri” tutti gli adulti della fascia di età dei loro genitori possibili, e reciprocamente questi avrebbero chiamato “figli” tutti quelli nati durante il loro periodo procreativo, per estirpare quel senso del possesso che, a suo giudizio, è la causa prima di tutti i mali sociali. Non mi risulta, volevo dire al mio amico, che il commendator Dino Zoff abbia fatto tre papere in una finale di Coppa dei Campioni! E poi, a dirla tutta, chi, se non lo sportivo, sa gestire meglio quella naturale propensione umana alla differenziazione di sé dagli altri, evidenziata già da Aristotele nella Politica, in una sfida accettabile, rispettosa e leale? Comunque non era su questo piano di confronti diretti (e impossibili) che volevo sostenere la mia tesi. So bene che un Platone delirante è sempre qualcosa di più di uno che corre dietro a un pallone. Dicendo che l’uomo migliore è lo sportivo, mi riferivo all’idea di filosofo e di sportivo. E consideravo che lo sportivo è l’uomo migliore perché è anche un filosofo, cosa che non è possibile in senso contrario. Kant non si è mai spinto al di là di una passeggiata, Nietzsche da giovane nuotava e nemmeno gli piaceva tanto; so che Vattimo arrampica. Non c’è tuttavia una filosofia da praticare con il corpo, al massimo la filosofia può ispirare un comportamento, come nel caso dello stoicismo, che insegnava a sopportare il dolore e a tener duro, come, tra l’altro, ben sa chi fa sport. Il fatto invece che lo sportivo sia un filosofo, magari modesto, anzi, nella maggioranza dei casi, modestissimo, è oggettivo: non c’è modo di vivere la propria azione sportiva senza una profonda passione per il sapere collegato a essa. Nello sport l’uomo è chiamato a esprimere le sue due facoltà supreme: quella teoretica e quella pratica, il conoscere e il fare. Vi è l’acquisizione di un sapere che avviene attraverso l’intelligenza, ma al contempo attraverso i propri muscoli, attraverso il corpo. Questa è la conoscenza più alta, dove l’uomo sa e fa. C’è una bella definizione di filosofo, forse la più bella che io conosca: l’ha data un pensatore italiano, Enzo Paci. Dice che il filosofo è chiamato alla fatica di dover ricominciare sempre da capo nella ricerca di una verità che ogni volta rifugge a una definizione finale. Mi piace pensare che questa sia anche e forse ancor più la definizione di sportivo, il quale sa di dover ricominciare ogni volta da capo nella ricerca della propria forma, nella conquista del proprio traguardo.

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Monte Ortigara, 83 - telefonare Cornedo Vicentino (VI) Pervia inserzioni pubblicitarie allo Sportivissimo: 0445 430985Pubblicazione registrata presso il Tribunale di Vicenza il 21 dicembre 2005 n. 1124 Stampa Tipografia Danzo snc Casa Mediafactory srl Viaeditrice Monte Ortigara, 83 - Cornedo Vicentino via Monte Ortigara, 83 - Cornedo Vicentino (VI) Sportivissimo: Pubblicazione registrata presso il Tribunale di Vicenza il 21 dicembre 2005 n. 1124 Stampa Tipografia Danzo snc Via Monte Ortigara, 83 - Cornedo Vicentino

Direttore responsabile Luigi Centomo Direttore editoriale Luigi Borgo Redattore capo Filippo Pavan Redazione Paola Dal Bosco e Andrea Cornale Redazione tecnica alpinismo Luigi Centomo arco Carlo Carli arti marziali Massimo Neresini atletica Ivanoe Simonelli avventura Franco Spanevello basket Filippo Pavan benessere Alessandro Grainer boulder Nicola Anzoni caccia e pesca Dorino Stocchero calcio Alessandro Grainer calcio a 5 Nicola Ciatti

Direzione commerciale Laura Danzo Agente Aldo Ronconi Segreteria Giuliana Lucato

ciclismo Guido Lanaro equitazione Michele Toldo golf Sergio Vellar hockey Cristian Ponza maratona Gianni Garbin montainbike Marco Canistri motocross Valeria Vianello nuoto Giuseppe Martini orienteering Paolo Mutterle pallavolo Enzo Casarotto parapendio Luca Basso

pattinaggio artistico Giuliano Crosara rally Demitri Brunello rugby Giuliano Piccininno scherma Giuliano Piccininno sci Luigi Borgo sci nordico Sergio Vellar sub Antonio Rosso tennis Chiara Guiotto triathlon Martina Dogana tuffi Michele Verzi vela Alessandro Lotto


Sotto i della Si è svolta nella giornata di sabato 14 giugno 2008, in località Pria, nei pressi di Arsiero una esercitazione di soccorso in ambiente subacqueo. Il nostro Antonio Rosso ci racconta come si è svolta questa giornata nel segno della sicurezza.

L

’esercitazione, denominata “Diving & emergency rescue 2” è stata coordinata dal Medico del Servizio SUEM – 118, dott. Giuseppe Giannico ed è stata realizzata dai membri del gruppo Rescue Divers di Schio in collaborazione con la direzione Sanitaria ULSS 4 dell’Alto Vicentino e dal Servizio SUEM 118. Anima e motori dell’iniziativa, oltre al dott. Giannico, due fratelli: Luca e Stefano Scortegagna di Schio, il primo dei quali istruttore di “rescue” e il secondo nostro testimonial per la foto di copertina.

Sponsor per l’occasione, la Mares di Genova, industria italiana leader nella produzione di attrezzature subacquee e la DAN Europe, una Fondazione internazionale senza fini di lucro che assiste i subacquei in difficoltà e che conduce ricerche scientifiche per rendere l’immersione sempre più sicura. A questi si sono aggiunti i contributi della We Are. Sport & Fitnes Beauty & Spa di Thiene, Bertozzo Sport di Alte Ceccato, il Pria Park di Contrà Pria di Arsiero e la concessionaria Renault, Rigoni Franceschetti di Thiene che hanno fornito mezzi, attrezzature e risorse per l’ottimale realizzazione dell’evento. La DAN Europe ha anche fornito la necessaria copertura assicurativa. L’esercitazione, proseguita per tutta la mattinata, si è svolta in con-

dizioni meteo molto difficili a causa della pioggia battente che ha disturbato la prima parte dell’esercitazione e per la forte corrente dovuta all’ingrossamento del fiume Astico. Attraverso una ordinanza comunale era stata previsto il divieto di transito e di sosta lungo la strada di accesso alla località Pria ed il divieto di balneazione nella zona delle operazioni, nonché il divieto di transito per eventuali imbarcazioni o natanti. Con la giornata così inclemente, si sarebbe potuto anche farne a meno: erano presenti solo i volontari e pochi altri collaboratori. Sotto la supervisione del dott. Giuseppe Giannico, anestesista, rianimatore e responsabile dell’unità di pronto intervento SUEM 118 di Schio è stata eseguita la simulazione dei seguenti interventi di soccorso a bagnanti e subacquei in difficoltà: 1)Panico in profondità con risalita ve-


sub

il segno sicurezza di Antonio Rosso

loce: recupero in acqua e trasporto del subacqueo dall’ambiente subacqueo a riva con supporto di funzioni vitali. 2)Pazienti traumatizzati: simulazione di un tuffo di un bagnante con caduta sopra un subacqueo in immersione, e subacqueo (quello colpito) a sua volta traumatizzato. Caso reale, accaduto un anno fa, proprio alla Pria. Trasporto a riva dei traumatizzati, attivazione del 118, immobilizzazione e gestione sanitaria dei pazienti. 3)Annegamento: recupero in profondità dell’annegato, trasporto a riva con supporto delle funzioni vitali, allertamento del 118 ed integrazione del servizio sanitario con i volontari e gestione dell’annegato. 4)Ipotermia: gestione dell’ipotermia da parte dei subacquei con integrazione dei volontari e del servizio sanitario allertato attraverso il 118.

Le fasi di simulazione sono state eseguite nelle condizioni più vicine alla realtà utilizzando solo quanto è normalmente disponibile ad un subacqueo e facendo uso delle tecniche di soccorso che si apprendono nei corsi di “rescue” che i subacquei sono obbligati a frequentare per divenire istruttori, in attesa del 118 che veniva, ad ogni simulazione, immediatamente allertato. È stata così verificata la capacità di intervento sia dell’ambulanza dell’unità di pronto intervento dei volontari Servos della Croce Rossa Italiana sia dell’unità mobile del SUEM dell’ULSS4, che una volta giunti, mettevano in atto le tecniche di soccorso di base e avanzate, in funzione dell’intervento richiesto.(vedi box del dott. Giannico). vAll’esercitazione hanno partecipato dodici subacquei tra cui due istruttori di “rescue”, Luca Scortegagna e

Corrado Dalle Ave, sette componenti dello staff sanitario del 118 e sette volontari del gruppo Servos-CRI. “L’esercitazione - ha detto il dott. Giannico - è riuscita pienamente - tutti gli interventi previsti sono stati portati a termine con le corrette modalità operative e nei tempi previsti”. A scopo didattico è stato realizzato sia un filmato, documentando le successive fasi delle simulazioni, a cura dell’operatore Pierluigi Occhi sia un servizio fotografico, con foto di Donatella Filippi e del sottoscritto.Il filmato è stato presentato in anteprima all’auditorium dell’ospedale di Thiene venerdì 27 giugno alla presenza del personale medico, dei partecipanti e di un numeroso pubblico; proiezione che si è


ripetuta il venerdì successivo, 4 luglio, alla Pria, al Priapark a cui ha fatto seguito una cena con musica a volontà ed una immersione in notturna. Risultato: soddisfazione degli organizzatori, dei partecipanti e delle equipes mediche, per cui è stato auspicato un “arrivederci ad ottobre” con un’altra simulazione in cui si spera di poter utilizzare anche l’elisoccorso. Un grazie a tutti i partecipanti ed agli organizzatori, ma anche al Comune di Arsiero, al Comune di Cogollo del Cengio, al dott. Motteran, primario P.S. Dir. A. Critica Ulss 4 ed al mensile sportivissimo, che ci ha dato spazio all’iniziativa e che ha voluto dedicare la copertina di questo mese alla subacquea. Per eventuali richieste, contattare Stefano Scortegagna: stefanoscortegagna@libero.it cell. 340 6619584 Antonio Rosso: antoniorosso.info@alice.it cell. 349 8780066

i partecipanti all’esercitazione (foto Donatella Filippi)


l’esercitazione I in pria a cura del Dott. Giuseppe Giannico

l compito delle esercitazioni sanitarie è quello di mettere in atto simulazioni cliniche su casi che siano quanto più vicini alla realtà di intervento in condizioni di emergenza, per poter verificare la preparazione del personale operante ed il ripasso delle tecniche da utilizzare. Partendo da questa premessa, ho ideato in totale 4 scenari in cui venissero coinvolti i Subacquei della Rescue Divers Schio e gli operatori sanitari sia volontari che professionisti del SUEM-118, in modo da integrare operativamente tutti gli anelli della catena di un eventuale soccorso ad un subacqueo o ad un bagnante in difficoltà. Il luogo dell’esercitazione nei periodi estivi è nel raggio di azione di un prima ambulanza di soccorso costituita da volontari della C.R.I. di Schio e/o da volontari del gruppo SERVOS, ambedue le tipologie di equipaggio sono dislocate a 5’ dal luogo delle simulazioni. Nella realtà, in caso di codice rosso di intervento in tale località, sia l’ambulanza dei volontari che quella ALS con il medico Ansestesista-Rianimatore, partirebbero in contemporanea con arrivo per prima dell’equipe dei volontari e successivamente dell’equipe del SUEM-118 a distanza di 6’ dalla prima. I tempi rappresentano un elemento importante per il soccorso, come anche la chiamata di soccorso effettuata tempestivamente. Il primo scenario era rappresentato da un subacqueo con panico di profondità, risalita veloce per comparsa di dolore toracico acuto e successivo arresto cardiaco da Infarto Miocardio Acuto in superficie. Il Team di Istruttori Rescue, approntava immediatamente i soccorsi con chiamata del 118, sostegno delle funzioni vitali in acqua, recupero e trasporto a terra, integrazione dell’equipe dei volontari, applicazione delle tecniche di BLSD, arrivo del’ambulanza medicalizzata con esecuzione dell’algoritmo dell’arresto cardiaco in Fibrillazione ventricolare. Il secondo scenario vedeva coinvolti un bagnante che si tuffava da circa 4 mt di altezza ed impattava su di un Sub che faceva diving. Il risultato era di due feriti, uno con una frattura tibia e perone ed il subacqueo con frattura vertebrale complicata da shock spinale e lesione mielica. Il terzo scenario riguardava un annegamento completo di un subacqueo con recupero da profondità e gestione integrata dell’annegamento in arresto cardiocircolatorio. Il quarto ed ultimo scenario era rappresentato da un caso di ipotermia dovuto a presenza di acqua con bassa temperatura.Tutte le simulazioni sono state un modo di confronto e discussione per affrontare una eventuale emergenza in situazioni di difficoltà per i subacquei.


ciclismo

i campioni di domani di Martina Dogana

La nostra Martina Dogana ha incontrato la Scuola di Ciclismo di Piovene Rocchette, una tra le più forti della provincia con una storia gloriosa che risale a più di 60 anni fa.

C

ome sarà il ciclismo tra 10, 15, 20 anni? Chi saranno gli scalatori e i velocisti che ci faranno sognare nei prossimi decenni? Domande difficili, risposte per ora sconosciute! La certezza è una sola: bisogna lavorare con i bambini di adesso per avere dei campioni nel futuro. Lo sanno bene i dirigenti della Scuola di Ciclismo di Piovene Rocchette che dal 2002 seguono i bambini del paesino pedemontano e dei suoi dintorni per insegnar loro come si va in bicicletta da corsa e come ci si prepara per gli appuntamenti agonistici. Questa società ha in realtà una storia molto più lunga, tant’è vero che ha appena festeggiato il 60° compleanno. La prima squadra agonistica di ciclismo a Piovene, infatti, fu fondata addirittura nel 1947 con il CSI Ciclismo Piovene, diventato poi nel 1958 US Ciclismo Piovene per poi dedicarsi esclusivamente alle categorie giovanili (dai giovanissimi agli allievi) a partire dal 2002. In tanti decenni sono arrivate molteplici vittorie e molte soddisfazioni, tutte ben documentate dai trofei, diplomi e foto appesi nella sede sociale presso la Scuola Media concessa dal Comune. Proprio grazie al supporto dell’Amministrazione Comunale e soprattutto dei numerosi volontari, tanti bambini e ragazzi si sono avvicinati al ciclismo e sono cresciuti in seno alla società sia come sportivi, ma specialmente come uomini e donne. Oggi la squadra è composta da 22 corridori tra i 6 e i 17 anni. Tre le categorie interessate:


giovanissimi (dai 6 ai 12 anni, maschi e femmine), esordienti (fino ai 14 anni) ed allievi (16-17 anni). Ogni gruppo di età, ovviamente, affronta competizioni diverse: i giovanissimi, a loro volta suddivisi per anni di nascita, iniziano con circuiti su strada di lunghezza differenziata o con gimcane o multiprove, queste solitamente con MTB; gli esordienti corrono gare in linea su strada o su circuiti mentre gli allievi cominciano a competere su circuiti e percorsi più lunghi

e impegnativi e anche su prove a cronometro. La società, tra l’altro, da sempre organizza parecchi eventi nella nostra provincia. Quest’anno saranno ben cinque gli appuntamenti in calendario: il 20 aprile a Caltrano una gara per gli allievi valida quale prima prova del Trofeo Scalatore d’Oro, il 15 giugno a Laghi una multiprova con MTB per esordienti ed allievi, il 29 giugno al lago di Roana una corsa per esordienti, il 6 luglio a Cogollo del Cengio un’altra prova per esor-


podismo dienti e il 14 settembre in casa a Piovene l’ultima fatica per i giovanissimi. Ma i ragazzi piovenesi saranno presenti anche a molti altri appuntamenti regionali e nazionali. Per i giovanissimi il più importante sarà in Val di Cembra il 22 giugno con il Meeting Nazionale a cui solitamente partecipano oltre 250 società con quasi 3000 bimbi e dove da sempre i bambini si sono ben comportati meritandosi i premi della società. Per gli allievi, invece, il circuito più ambito è sicuramente il già citato Trofeo Scalatore d’Oro. Un calendario bello denso di impegni a cui bisogna arrivare ben preparati. Per questo i ragazzi si allenano 3 volte alla settimana, a giorni alterni e in gruppi di lavoro ovviamente differenziati a seconda della categoria. Gli allievi cominciano la preparazione già a novembre-dicembre nelle palestre presso il nuovo stadio Bertoldi che consentono di allenarsi anche con il freddo e il mal tempo. Dopo due mesi si riparte con la bici, dapprima con giri corti poi via via più impegnativi visto che le corse avanti nella stagione arrivano anche ai 100 km. I giovanissimi e gli esordienti iniziano con la preparazione dopo l’Epifania e con la bella stagione escono in bici sia in strada, sia nei circuiti appositamente preparati dallo staff presso lo stadio comunale, presso il campo sportivo e in zona industriale. In queste sedute di allenamento tanto i preparatori atletici Gino Borriero e Giuseppe Pozzer quanto i Ds (Dal Santo Giuseppe e Maurizio, Remigio Pesavento, Diego Perdoncin, Paolo Serman, Maria Toniolo) e il fac totum Fabrizio Cannata impostano il lavoro cercando di non solo insegnare a pedalare, cambiare e frenare in bici da corsa, ma soprattutto come ci si destreggia in sella, come si acquista la sicurezza per stare in gruppo e come ci si comporta in corsa. In primo piano, ovviamente, il divertimento con allenamenti e giochi nuovi e il fondamentale concetto di “sportività”, cioè correttezza e rispetto degli avversari. Il presidente Antonino Cannata e il suo vice Flavio Pozzer ci tengono a sottolineare come non inseguano un risultato a tutti i costi: “di vittorie ne arrivano tante ogni anno in tutte le categorie, ma noi cerchiamo di avere un gruppo vincente in tutti i sensi. I bambini imparano presto, in gara danno sempre il massimo e dopo sono già di nuovo a corrersi dietro, non importa se abbiano vinto o perso! Quando arriva un bambino nuovo, lo mettiamo in bici senza pedali a sgancio rapido e siamo sicuri che dopo due sedute avrà già imparato a stare in piedi e vorrà le scarpette con le tacchette come i più grandi. Nelle categorie maggiori si nota a prima vista se un corridore ha fatto la scuola di ciclismo da piccolo, per come si muove nel gruppo, per come riesce a stare spalla a spalla con i colleghi. Per essere più completi possibile poi li seguiamo ogni mese dal punto di vista medico grazie ai dottori Luigi Dal Sasso e Chiara Marangoni e spirituale con don Luigi Gatto. Un’organizzazione completa, maturata in tanti anni di attività, che sta in piedi soprattutto grazie a tutti i volontari e ai genitori. Per noi contano le esperienze che fanno i ragazzi. Nel 2005 siamo stati l’unica squadra giovanile italiana a ricevere un invito per una competizione all’estero, a Gippingen in Svizzera. È stata un’esperienza indimenticabile per noi del direttivo, ma soprattutto per i ragazzi! Un altro appuntamento di rito è alla fine di ogni anno quando festeggiamo l’anno agonistico concluso insieme a tutti i “pro” della provincia. Per i piccoli è un onore e un ottimo esempio pedalare accanto a grandi campioni che hanno cominciato a correre proprio alla loro età. Abbiamo anche un sito internet www.scuoladiciclismopiovene.net in cui raccogliamo tutti i risultati, le foto e gli appuntamenti della squadra.”

LaChiampo che corre Grande successo per la 3° edizione del Memorial Maurizio Rivato, classica del podismo veneto.

L

a terza edizione podistica comune di Chiampo Memorial Maurizio Rivato svoltasi nel centro storico di Chiampo in un pomeriggio assolato non è venuta meno nei contenuti tecnici ed agonistici. Al via della gara femminile di metri 4.000 trofeo “Nicolato marmi” ha visto sulla linea di partenza un agguerrito numero di atlete di primo ordine. Il successo finale ha prevalso la maratoneta dell’isola di Capoverde, Sonia Lopes, che al terzo tentativo del Memorial ha centrato l’ obiettivo. La sua vittoria non è stata comunque agevole poiché Francesca Smiderle, atleta scledense, ha cercato fino all’ultimo metro di recuperare il distacco che la Lopes aveva accumulato nei primi due giri dei tre previsti. La Lopes, atleta in forza all’atletica Bruniera, è riuscita ad amministrare il vantaggio fino all’arrivo in piazza Zanella, dove è stata accolta dagli scroscianti applausi del pubblico di cui si è accattivata sempre di più le simpatie. Ottimo terzo posto della statunitense Caitlin Malloy sempre protagonista, qui a Chiampo, atleta come la Smiderle della Asi Veneto giunta a 26 secondi dalla vincitrice Lopes. Seguono di poco Stefania Disconzi, Elena Camali, Maria Lorenzoni e la combattiva Sabrina Castello che precedono le successive atlete. Spettacolare con finale a sorpresa la gara maschile trofeo “Facchin impresa edile” di cinque tornate per totali metri 6.800. Al nastro di partenza sono presenti pure 2 atleti marocchini specialisti delle corse su strada: Bazmar Taougik e Icmoukri Omar . Sono proprio i due atleti africani con una partenza autorevole ad animare la gara tanto che la loro vittoria sembrava cosa fatta. Ma al terzo giro il gruppo degli inseguitori con in testa Andrea Sorgato cominciava lentamente a recuperare il distacco di circa 50 metri. Il mezzofondista pattavino Sorgato si esalta nella rincorsa al suono della campana l’aggancio è riuscito con i primi due atleti in fuga fin dalla partenza. Il trio resta unito fino a circa 500 metri dall’arrivo quando con un perentorio allungo Sorgato va a vincere tra gli applausi del pubblico entusiasta . Seguono  dopo il vincitore ed i due atleti africani, Gianluca Pasetto ed un brillante Nicola Spada che precede il primo dei vicentini Michael Casolin. Nella categoria A master vittoria del veronese Paolo Stanghellini mentre nella categoria B ennesimo successo di Giorgio Centofante e nella C è Orzio Masiero che si impone. Al momento delle premiazioni un’applauso di tutti i presenti a salutare la memoria di Maurizio Rivato. Ottima l’organizzazione curata dall’atletica Valchiampo e manifestazione resa possibile dal fondamentale intervento e contributo dell’amministrazione comunale di Chiampo.


Magica PGS Ardor Cornedo I di Laura Dal Lago l pattinaggio artistico è uno degli sport più diffusi nella nostra vallata; affascina e cattura chiunque per il suo modo libero di esprimersi attraverso il proprio corpo. In questo articolo vi vorrei presentare una società che per un po’ di anni è rimasta un po’ dietro alle quinte continuando sempre a lavorare sodo ma che quest’anno è salita sul palco e speriamo migliori sempre più facendosi conoscere da un maggior numero di persone. La PGS Ardor Cornedo è suddivisa in pattinaggio artistico, ginnastica ritmica, danza moderna e aikido. Il gruppo del pattinaggio è composto da quasi 80 atlete la cui età minima è di 4 anni, ciascuna appartenente a un diverso gruppo: vi è il gruppo dei Primi Passi, allenato da Chiara Grigolato, Micol Urbani, Francesca Pretto e Sofia Diquigiovanni, composto da quei bambini che iniziano ad avvicinarsi a questo sport; vi è poi il gruppo Pre-Agonismo, allenato da Arianna Dal Lago e Chiara Grigolato, che comprende coloro che si preparano ad entrare a far parte del gruppo Agonismo allenato da Marta e Barbara Savegnago. E ancora c’è il gruppo Amatoriale che ha come scopo quello di divertirsi sui pattini e non di partecipare a gare; esso è allenato da Chiara Grigolato, Giulia Savegnago e Laura Dal Lago. In questa società vi sono anche dei gruppi appartenenti alla categoria Gruppi Spettacolo, ossia il Quartetto Baby, esperimento nato quest’anno e allenato da Giulia Savegnago, Laura Dal Lago e Martina Pretto, il Quartetto Promozionale composto da 4 persone + 1 riserva allenato da Marta e Barbara Savegnago ed infine il gruppo Trilogy, allenato da Silvia Parlato e Michela Gonzato e composto dalle atlete più “anziane”della società che quest’anno hanno gareggiato nella categoria Piccoli Gruppi (max 12 persone). Nell’arco di quest’anno numerose sono state le occasioni per competere con altre società a livello provinciale, regionale, nazionale e persino internazionale, arricchendo il nostro medagliere. Un’esperienza nuova è stata vissuta dal gruppo Pre-Agonismo che ha partecipato al Campionato Regionale PGS ottenendo un buon 4° posto. Dall’Agonismo sono spiccate per la loro bravura e il costante impegno Michela Vencato, Annamaria Faccin ed Elisa Ongaro che si sono classificate rispettivamente al 5°, 9° e 10° posto ai Campionati Italiani PGS tenutosi a Lignano Sabbiadoro. Il Quartetto Promozionale, il “portabandiere”della società, ha avuto un anno ricco di soddisfazioni: due meritati 2’ posti ai Campionati Regionali AICS e ai Campionati Interregionali PGS e due 3’ posti ai Campionati Provinciali AICS e al Trofeo Internazionale svoltosi dal 4 al 6 luglio a Riccione. Infine il gruppo Trilogy si è classificato 1° ai Campionati Regionali AICS quest’anno e ai Campionati Italiani PGS l’anno scorso. Concludendo, la PGS Ardor cornedo si prefigge come primo obiettivo la formazione fisica e psicologica dell’atleta che respira una sana competizione sportiva e chissà… qualche vittoria non ci starebbe mica male! Vieni ad ammirarci ai saggi di Natale e di fine anno (giugno). Vuoi far parte anche tu di questa mitica società? Le iscrizioni sono aperte dal 2 al 16 settembre presso la Scuola Materna in via D. Bosco a Cornedo. Ti aspettiamo!


Peruzzo in A

arbitri

Schio ha un nuovo arbitro in serie A. Si chiama Sebastiano Peruzzo e con Daniele Orsato è il secondo nome della sezione “Aldo Frezza” di Schio nella massima categoria.

I

di L.C.

l mondo del pallone trova terreno fertile nella sezione “Aldo Frezza”, fiore all’occhiello del Veneto, che da 2 stagioni sportive era rappresentata nella massima serie dal recoarese Daniele Orsato. Il neo promosso dalla C, dopo 3 stagioni di grande successo, è Sebastiano Peruzzo, 27 anni, ingegnere di Montecchio Precalcino. Nella scorsa stagione sportiva sono state 17 le gare dirette in C1, 5 in C2, 4 le presenze come quarto uomo in serie B e 6 le gare di Coppa Italia e Primavera. Adesso Sebastiano Peruzzo ha raggiunto Orsato in serie A (dove milita anche il bassanese Dino Tommasi) dopo 12 anni sui terreni di gioco di tutta Italia, bruciando le tappe per la gioia di papà Vasco, anche lui nell’Associazione italiana arbitri (Aia) con il ruolo di Organo tecnico sezionale. Un traguardo, quello di Sebastiano, raggiunto dopo anni di sacrifici e che ora hanno garantito alla “Aldo Frezza”, presieduta da Giampietro Maino, la possibilità di festeggiare degnamente l’evento. Maino è stato eletto in sostituzione del presidente uscente (dopo 3 anni di mandato) Emanuele Zenere. Una sezione importante, quella scledense, come ribadito anche in occasione della cena di fine campionato, con numerosi riconoscimenti. Il premio “Aldo Frezza” è andato a Michela Grotto, per qualità tecniche che l’hanno fatta diventare punto di riferimento per gli associati. Il presidente regionale dell’Aia Veneto, il bassanese Tarcisio Serena, ha ricevuto il premio relativo al miglior dirigente del Triveneto. Aldo Liotta, osservatore regionale della sezione di San Donà, ha ricevuto il premio “Giacomo Borgo” dedicato alla memoria dell’indimenticabile vice presidente scledense: il riconoscimento è stato consegnato dai genitori dell’ex dirigente sezionale, Ilda e Giovanni Borgo. Davide Moro ha ottenuto il riconoscimento di miglior giovane arbitro. Marco Bortoloso, invece, è stato premiato come miglior arbitro di calcio a 5. Infine, Daniele Urbani, osservatore arbitrale in Can D, ha ottenuto un riconoscimento per l’impegno dimostrato nell’ultima stagione sportiva.


Unichimica srl

Via Roma, 292 36040 Torri di Quartesolo (Vl) e-mail: info@unichimica.it - http://www.unichimica.it


sci

maestri speciali

di Gianni Garbin

Sono i Maestri di Sci specializzati nell’insegnamento al disabile.

I

l primo Aprile scorso, si è tenuto nel comprensorio sciistico di Alleghe - Civetta un Corso di specializzazione di cinque giorni, per l’Insegnamento dello sci ai disabili. Questa iniziativa fa parte dei vari corsi di Specializzazione previsti nella professione del Maestro di sci. Da alcuni anni, i vari Collegi Regionali organizzano Corsi rivolti all’insegnamento di varie realtà dello sci: si tengono corsi per l’insegnamento ai bambini, corsi per il Telemark, corsi per l’insegnamento in

lingue straniere ed anche per l’insegnamento ai disabili. In quest’ultima branca, sono comprese molteplici casistiche; i partecipanti a questo corso, infatti, hanno seguito un programma tecnico e didattico molto intenso affrontando tematiche relative a sciatori para e tetraplegici (sci seduto), amputati (sciatori con protesi), non vedenti (con guida), persone con ritardi mentali (sindrome di Down, autismo). Durante questi cinque giorni, i 25 partecipanti al corso hanno avuto modo di confrontarsi con alcuni sciatori e atleti che praticano già da


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tempo le discipline dello sci per disabili: gli Olimpionici di Torino GianMaria Dal Maistro,ipovedente, con la sua guida Tommaso Balasso, entrambi di Schio, e alcuni altri atleti che sciano seduti o amputati e che quindi, necessitano di protesi per poter praticare lo sci. Il corso ha centrato senz’altro il principale obiettivo dello sport: la capacità di migliorarsi e tutto ciò che ne consegue, quindi, l’indipendenza, l’autonomia e una miglior condizione psico-fisica che aumenta l’autostima personale. Un altro argomento affrontato durante il corso è stato l’accessibilità alle stazioni sciistiche, per permettere al maggior numero di persone possibile la fruizione degli impianti. Alcune località si stanno già muovendo, con la creazione di parcheggi, ingressi e servizi accessibili a tutti, anche ai normodotati. Il cammino da percorrere però è ancora lungo! Fra i partecipanti al corso, il mio amico e collega, il recoarese Giuseppe Munari che attualmente insegna alla Scuola Sci S. Giorgio di Boscochiesanuova. Giuseppe si è ritenuto molto soddisfatto dell’esperienza fatta in questi giorni, sia dal punto di vista professionale che dal punto di vista umano, per aver avuto la possibilità di assorbire da questi ragazzi, che fungevano da dimostratori ed elargitori di consigli e suggerimenti, tutta la loro positività e voglia di praticare questo bellissimo sport.


“PiùSport@Scuola” di Giannantonio Menato

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nche quest’anno il Liceo “Da Vinci” di Arzignano si è trasferito...in barca a vela. A fianco del progetto proposto l’anno scorso, infatti, dove una classe ha partecipato al concorso “Vivere il mare” dopo aver seguito un ciclo di lezioni sia teoriche sia pratiche con due uscite in mare, grazie alla preziosa collaborazione della Società Vela di Arzignano (progetto che è continuato anche quest’anno e di cui diamo notizia a margine), l’attività velica è stata inserita nelle proposte sportive del Progetto “PiùSport@Scuola” ’08. Tenuto conto, infatti, che un gruppo di ragazzi, dopo l’estemporanea esperienza, aveva manifestato l’interesse e la passione per questo sport, da quest’anno, sempre in collaborazione con la Società Dilettantistica Vela di Arzignano e del suo Presidente Roberto Roveggio, si è data vita a una vera e propria Scuola Vela che ha già coinvolto un gruppo di quaranta studenti dell’istituto. Il corso, svolto nel mese

di maggio ’08 presso la sede dell’ Associazione Sportiva Fraglia Vela di Desenzano del Garda, prestigioso circolo nautico diretto da Ivan Inselvini, si è articolato in lezioni teoriche in aula e uscite pratiche in barca, differenziate su livelli adeguati alle esigenze degli alunni; cosicché i ragazzi con maggiore esperienza hanno potuto cimentarsi sulle derive, provando a condurre l’imbarcazione con le proprie capacità seguiti sul gommone dall’istruttore, mentre altri, con l’assistenza dello skipper, hanno potuto navigare su dei cabinati provando l’emozione della navigazione a vela per la prima volta. Le condizioni atmosferiche favorevoli ma difficili, con raffiche di vento fino a 20 nodi, hanno poi messo a dura prova gli equipaggi che non hanno voluto rinunciare ad affrontare boline e bordi mozzafiato, cementando lo spirito di gruppo e accrescendo la voglia di tornare a scuola....di VELA!


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Vivere il mare

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er il progetto “Vivere il mare”, noi ragazzi della classe 4d3 del Liceo “Da Vinci” di Arzignano, abbiamo sviluppato una storia incentrata su due figure principali: quella di Mario Zini, imprenditore di Arzignano, e quella della Dama Bianca, figura leggendaria vissuta nel castello di Duino in provincia di Trieste. Questi due personaggi, apparentemente lontani tra loro, sono accumunati dal mare. Il primo, dopo anni trascorsi in montagna con il gruppo del CAI di Arzignano, di cui è stato Presidente, ha deciso di spostare la sua passione più a valle e ha progettato e costruito una barca a vela, sulla quale noi alunni abbiamo avuto l’opportunità di navigare e che abbiamo battezzato “Dama Bianca”. La seconda figura di cui raccontiamo la storia è la Dama Bianca. Una donna dal carattere gentile, vissuta nel magnifico castello di Duino a strapiombo sul mare, che fu uccisa da suo marito un uomo crudele e propenso a l’ira. Lui cercò di spingerla in mare dalle merlature del castello, ma il cielo impietosito dalle grida della dama, la pietrificò. La sua forma è ancora ben visibile nella roccia al di sotto del castello. La leggenda continua dicendo che la dama si alzi tutte le notti dal suo letto di pietra e vaghi disperata per il castello alla ricerca del figlio che non ha potuto crescere. Tutto questo si articola essenzialmente in tre partì. All’inizio, per la produzione del filmato da presentare al Concorso nazionale “Vivere il mare”, abbiamo scelto alcune immagini che documentano la costruzione della barca del signor Zini, seguite da immagini della nostra esperienza in barca a vela nel golfo di Trieste, il giorno 27 ottobre 2007. Concludendo abbiamo montato le parti da noi stessi recitate durante la visita guidata il 18 aprile 2008 al Castello di Duino. Vogliamo ringraziare anticipatamente per la loro disponibilità i professori Marescotti Raffaele (per l’aiuto nella realizzazione e il montaggio del filmato), Menato Giannantonio, referente del progetto “PiùSport@Scuola”, il professor Stilo Leo (per il supporto morale) e i soci della Società Dilettantistica Vela di Arzignano sig.ri Roberto Roveggio Mario Zini, Gianni Thiella e Filippo Marzotto (per l’opportunità della gita in barca a vela sulle loro barche). Un grazie infine alla scuola che ci ha dato l’opportunità di compiere queste esperienze didattiche molto educative, ma soprattutto molto divertenti.


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rally

dominio assoluto del Re Felice Massimo Gasparotto Peugeot 207 wrc

di Demitri Brunello

Il pilota comasco, Felice Re, non sbaglia nulla e firma il suo primo successo al Rally della Marca, la più importante competizione rally del Veneto, che gli vale anche il primato del Trofeo Rally Asfalto. Il favorito Massimo Gasparotto di Bassano deve accontentarsi del 2° posto davanti a Porro. Demitri Brunello è primo nel Trofeo Punto Abarth.

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a dura legge del Marca non risparmia i propri eroi, ma incorona Re Felice (tempo totale: 1h32’59’’9) per un giorno e anche di più. Perché il pilota lariano, navigato da Mara Bariani, con una fantastica Citroen Xsara Wrc, si aggiudica finalmente una corsa che per lui è stata quasi sempre sfortunata, portando a casa 10 punti sonanti per la classifica del Trofeo Rally Asfalto, che adesso lo vede nuovo leader a quota 29, sette in più del rivale Marco Silva, rimasto a secco causa abbandono già dopo la prima prova speciale (Monte Tomba) per la rottura di un manicotto del turbo. Giornata nerissima per le Peugeot 307 Wrc della Tamauto. Si è ritirato infatti anche Devid Oldrati dopo aver sbattuto in un tornante sul Cesen (ps 2). Un secondo posto che vale (solo moralmente) come un primo per Massimo Gasparotto, fedele alla Peugeot 206 Wrc della Friulmotor. Il


Demitri Brunello Punto r3d vicentino, che puntava al quarto sigillo, si è dovuto inchinare alla supremazia della Xsara ex ufficiale, contentandosi di tenere dietro la Ford Focus Wrc di Paolo Porro, in ritardo pesante fin dal primo Tomba in seguito a foratura. Medaglia di legno, ma prestazione soddisfacente per Antonio Forato considerando la sua prima volta con una Peugeot 307 Wrc di difficile interpretazione. Fuori dalla bagarre per il primato, ristretta forzatamente alle “world rally car”, ottima performance del pistoiese Rudy Michelini, quinto assoluto e sempre primo in questa stagione nella Coppa Csai riservata alle Super 1600, messo alla frustra però dal tenace promessa bassanese Mike Pizzato Renaut Clio S1.600. Delusione cocente per Alessandro Bruschetta (solo quarto nel Produzione), protagonista per tre quarti di gara ma poi azzoppato dallo stallonamento di un pneumatico nel terzo passaggio sul Tomba. Accusa un ritardo di oltre 5’ e deve rinunciare al primato di Gruppo N e Mitsubishi Evo Cup appannaggio di Alfonso

Mike Pizzato Renault Clio s 1600

Di Benedetto. Eccellente protagonista di giornata il pistoiese Federico Gasperetti (11. assoluto), dominatore del Gruppo R3C, con sei scratch contro i due di Alessandro Broccoli, ma il parmense Roberto Vescovi (qui secondo) rimane in testa alla classica del Trofeo delle nuove Renault Clio. Dominio totale del trevigiano Ivano Cenedese (Renault Clio Rs) tra i pari grado, firmando il miglior tempo di Classe N3 su tutte le prove speciali, sempre davanti al ligure Dario Bigazzi, leader di campionato. Nel TROFEO PUNTO ABARTH vittoria del vicentino Demitri Brunello scuderia Hawk Racing Club anche vincitore della classifica R3D che all’ultima prova passa Umberto Consigli attardato da problemi elettrici al motore, saldamente in testa per tutta la gara. Nel trofeo Mitsubishi LANCER EVO viittoria di Freguglia e vittoria per Sandrin nel nuovo trofeo SUZUKI SWIFT dove prende la testa della classifica il valdostano Roberto Sordi arrivando secondo al Marca.

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Super Lewis

Il vicentino Dario Zappon, grande appassionato di motori e hamiltoniano doc, ci ha inviato un pezzo sul Gp di Silverstone, stravinto dal fuoriclasse inglese.

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ara pazzesca quella che si è disputata la prima di luglio a Silverstone, Inghilterra, ma in fondo questa è la tradizione dei Gran Premi in terra inglese: sole pioggia, sole e pioggia in un ping pong meteorologico che fa da sempre impazzire piloti e ingegneri. Così il tempo è stato il primo protagonista anche domenica 6 luglio e con lui protagonisti sono stati un super Lewis Hamilton, pilota di assoluto talento, ed il box Ferrari, che non ne ha imbroccata una. Cominciamo dal tempo, che tanto per confermare in pieno qualsiasi detto sul tempo inglese, è stato più incerto, variabile, imprevedibile che mai, assolutamente in sintonia con quella che è la temperie di questo Campionato 2008 di F1. Perché su Silverstone è piovuto, piovigginato, diluviato per poi, improvvisamente, smettere, facendo uscire il sereno e qualche raggio di sole. I piloti in pista si sono dannati l’anima come non mai, guidando in condizioni quasi proibitive dove talento, non

di Dario Zappon c’è più il traction controll, e il setting delle monoposto sono stati fondamentali. Ma se parliamo di talento non si può non elogiare quello di Hamilton: è stato perfetto dal primo all’ultimo giro, mettendo in scena, dopo il primo pit stop, una progressione da marziano, che lo ha portato a stravincere, tanto da doppiare tutti i piloti tranne i primi 3 tre. E’ questo correndo sempre con gomme intermedie, e quindi senza godere mai del vantaggio di grip sicuro. La batosta è dura da digerire in casa Ferrari. Certo a guardare il passo di Hamilton dal primo terzo di gara in poi si ha avuto la sensazione che a Silverstone ci fosse poco o niente da fare, anche se questo non ci esime dal rilevare certi errori grossolani in casa Ferrari, difficilmente comprensibili. E’ stata insomma una gara stupenda, che ha acceso il Campionato, che adesso si prevede, con 3 piloti a pari punti, 48, combattutissimo, proprio come è stato quello dello scorso anno.


alpinismo

Il poeta del mito sportivo Sergio Lovato ha pubblicato la sua nuova opera, Il fiume del destino, un libro di storie misteriose con un’eccezione, il poema dedicato a Gino Soldà, il grande, indimenticato, alpinista recoarese. Il nuovo coinvolgente libro di Sergio Lovato non parla di sport, ma inserisce in un contesto di storie di passione e di mistero la leggenda del grande alpinista recoarese Gino Soldà, e lo fa in quel modo speciale che è proprio dei poeti. Sergio Lovato ha uno stile personalissimo, si direbbe primitivo, per come il suo sentire è direttamente ispirato dalla natura, colta in modo percettivo, intuitivo; per come nella sua poesia la razionalità è bandita e con essa la realtà per far posto a un mondo misterioso e divino, carico di simboli, di fantasmi, di visioni. Il fine della poesia di Sergio Lovato non è il sapere, la conoscenza, ma la saggezza ancestrale del vivere. Nella visione di Sergio Lovato, Gino Soldà non è il campione dello sport che la storia ci racconta, ma il mito dell’uomo forte e vittorioso che appartiene all’eterno. LA LEGGENDA DI GINO SOLDA’ Racconterà eternamente la leggenda lassù sulle altitudini dove vivono i purissimi bianchi fior di roccia le luminose stelle alpine dell’ideale scese dal cielo arcano della notte come stelle cadenti per rinascere sulle alte montagne delle Alpi di quando dal cielo cadde l’astro di una nuova esistenza sulla terra che poi grande campione diventerà e per sempre nel ricordo sarà la stella alpina di Gino Soldà. Ancora nelle nostre Piccole Dolomiti sulle pareti come schermo della memoria rivive davanti agli occhi la sua storia del vivace bambino sempre affamato che per il sesto compleanno in dono ricevette con amore da sua madre tutta quanta la calda polenta che voleva per mangiarne finalmente a sazietà. Ma che poi arrivato alla settima fetta sentì la mamma chiedergli stupita per il suo grande insaziabile appetito: ”Ma figlio mio, hai ancora tanta fame?” Allora il bimbo ci pensò un po’ e poi candidamente annunciò: ”Non lo so!” Perché soltanto per passione della vita avrebbe mangiato in un sol boccone del monte Bàffelan l’intero torrione

se solo anch’esso fosse stato fatto di fumanti fette di polenta calda. ... Ma ecco arrivare la metà degli Anni Trenta che lo vedono volare alla conquista delle vertiginose Grandi Dolomiti prima dell’Ortles poi dell’imponente Dente e del granitico verticale Gran Campanile nelle ascensioni estreme del Sassolungo dove superava ormai con il sesto grado

il simbolo dell’estremamente difficile sempre con grande slancio d’ardore lassù dove nascono magicamente i purissimi bianchi fior di roccia le preziose stelle alpine del sogno. E dopo aver toccato il Dito di Dio sul Fumante scalava anche la Torre di Babele sul Civetta nel bel sole sfolgorante sulle vette. ...

Questo grande immenso amor di montagna questo abbraccio potente con le rocce da dove ascendere verso l’infinito eleveranno alfine il nostro Gino Soldà oltre le Piccole e le Grandi Dolomiti oltre il K2 e le immense cime del mondo lassù dove nascono meravigliosamente i purissimi bianchi fior di roccia eterni le scintillanti stelle alpine degli spazi celesti coltivate da armoniosi voli d’angeli nel cielo. E come un vero gran signore delle vette assieme alla dolce cara bella sposa Lena andrà a scalare le altitudini dell’anima le illuminanti altezze dell’immortalità. Allora alzando lo sguardo verso il sole oltre le amate bellissime montagne vedremo il suo chiaro volto trasfigurato stagliato sui vertici splendenti dell’infinito. Come purissimo bianco fior di roccia emozionante stella alpina di intensa idealità apparir l’eroe col suo carisma grande a parlare al cuore degli uomini del mondo per indicare il senso sacro dell’ascesa come ponte fra il nostro tempo e l’eternità elevarsi verso il Signore delle Vette Eterne nella visione della vittoria sulla morte dei campioni della terra come il grande per sempre indimenticabile Gino Soldà. Destino di un campione, oltre la vita...


caccia

lanario indiano

Il Centro Riabilitazione Rapaci è situato nel comune di Arcugnano, presso il Lago di Fimon, a pochi chilometri da Vicenza ed è uno speciale ricovero per uccelli rapaci feriti.

lanario indiano

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Alberto Fagan

di Dorino Stocchero

stituito alcuni anni fa dall’Amministrazione Provinciale e affidato prima in gestione al fondo Mondiale per la natura WWF Veneto e ora all’Ambito Territoriale di Caccia Vicenza Sud, il Centro Riabilitazione Rapaci è il cuore della passione e della cultura venatoria vicentina. Le finalità del centro riabilitazione sono: a) recuperare alla vita selvatica i rapaci rinvenuti feriti, debilitati o illegalmente detenuti; b) approfondire, anche mediante ricerche scientifiche, le conoscenze sulle modalità di riabilitazione dei rapaci, sia dal punto di vista veterinario sia da quello del recupero al volo e alla caccia e valutare la possibilità di reintrodurre detti rapaci con successo in natura; c) divenire un centro didattico faunistico-ambientale della Provincia a disposizione del mondo della Scuola, degli Enti, delle istituzioni e delle altre associazioni. Il rapace ferito non appena giunge al centro di riabilitazione viene sottoposto ad una accurata visita e alle cure del caso e, se necessario, anche ad interventi specialistici effettuati da medici veterinari. L’animale viene quindi posto sotto osservazione in appositi box nei quali si tranquillizza e recupera le sue forze (spesso arriva stremato dal trauma subito


gufo comune

o da digiuno forzato). Presso il centro riabilitazione il rapace viene curato prestando particolare attenzione alla sua alimentazione (molte volte infatti è difficile fargli assumere il cibo). In seguito l’uccello predatore viene posto in ampie voliere costruite appositamente per consentirgli di rinforzare la muscolatura alare. La fase finale, che è la più impegnativa, riguarda il rilascio del volatile, la liberazione infatti avviene normalmente in primavera, perché in questa stagione il rapace ha maggiori possibilità di procurarsi autonomamente il cibo. L’animale viene seguito fino al totale reinserimento in natura ed aiutato, se necessario, nei momenti più critici. Il centro è curato da un esperto di rapaci il Dott. Alberto Fagan il quale gestisce la struttura per conto dell’ATC Vicenza Sud. Il medesimo si occupa personalmente di custodire, curare e riabilitare i rapaci consegnati al centro e, in caso di necessità, si avvale di esperti veterinari. I rapaci in difficoltà provengono da tutto il territorio della Provincia di Vicenza e mediamente giungono al centro circa 150 rapaci all’anno. Molti

sono rapaci notturni trovati deperiti oppure feriti, ad esempio nell’urto accidentale con un autoveicolo o con i cavi della distribuzione elettrica, altri sono rapaci diurni trovati con ferite causate da incidenti naturali o in qualche caso dalla caccia di frodo. Non tutti naturalmente possono essere recuperati alla vita selvatica, ma è comunque significativo riabilitare molti animali che, al di là del loro indiscutibile fascino, costituiscono una importante maglia della rete alimentare che lega le specie viventi. Il Centro Riabilitazione Rapaci in passato ha richiamato l’attenzione dei giornali e della televisione in diverse occasioni, tra cui per il trapianto di cornea, primo del genere in Italia, effettuato su un’aquila reale che aveva perso la funzionalità di un occhio, o l’arrivo al centro di una rara aquila dei bonelli dalla Sicilia. Presso il CRR è attivo un centro didattico faunistico-ambientale, la cui visita è riservata alle scuole, alle associazioni e agli enti presentando una richiesta alla Provincia. Se trovate un rapace ferito o in difficoltà:

lanario indiano


gufo reale

1) telefonate all’ufficio vigilanza della Provincia (tel. 0444-908359-908341 o 348-7912700) oppure informate gli agenti di vigilanza (Polizia Provinciale) della zona; 2) bisogna inviare al più presto al C.R.R. il rapace ferito mettendo l’animale in un robusto contenitore di cartone ben chiuso (il buio ha un effetto calmante) ma munito di piccoli fori per la respirazione. Il contenitore non dovrà essere troppo piccolo ma nemmeno troppo grande, perché l’animale potrebbe danneggiarsi le ali svolazzando. Si rammenta che nei mesi da Maggio a Luglio soprattutto i predatori notturni (es. allocco, civetta ect.) nidificano in vecchi granai o edifici abbandonati (luoghi vicino alle campagne in cui possono reperire più abbondanza di cibo per la prole), quindi può capitare spesso di trovare nidiacei non ancora autosufficienti caduti dal nido. Questi piccoli rapaci non devono assolutamente essere raccolti e portarli al C.R.R. in quanto poi dovrebbero essere alimentati con difficoltà dalla mano dell’uomo, causando ai soggetti l’imprinting cioè rendendoli successivamente al loro rilascio meno diffidenti alle persone. Bisogna pertanto intervenire avendo cura di metterli nelle vicinanze del posto di ritrovamento in luogo sicuro, certamente i pullus immaturi nella notte verranno alimentati dai genitori e saranno da loro spostati in luogo idoneo.

gufo delle nevi


crows cro

alpinismo

Nelle Piccole Dolomiti la microesplorazione è tutt’altro Franco Spanevello che finita! Questa è la volta difoto: Riccardo Corà del Vajo dei Corvi nella Salbanara (Catena delle Tre Croci).

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remessa d’obbligo e non da sottovalutare prima di affrontare il Vajo dei Corvi (toponimo proposto appunto per la presenza di questi volatili); tecnicamente impegnativo (in modo particolare uno dei vari salti), bisogna, soprattutto, essere pienamente coscienti dei rischi oggettivi a cui si andrà ad esporsi e chiedersi se ne vale la pena! Tali rischi oggettivi sono rappresentati dai numerosi massi (da pochi kg a qualche tonnellata) sopra di noi, incastrati in modo precario tra le 2 pareti. Si raccomanda perciò, prima di intraprendere questa salita, un’ulteriore telefonata chiarificatrice a Franco (349.6120617). Per quanto riguarda l’avvicinamento basta consultare Sportivissimo di maggio 2008 (anche su Internet all’indirizzo www. sportivissimo.net) e l’articolo sul Vajo delle Capre (molto meno difficile e pericoloso, al cui riguardo va fatta una precisazione: abbiamo scritto che si tratta di un vajo facile, e in effetti lo è, ma abbiamo sbagliato iscriverlo nel genere dei percorsi escursionistici. Dato che si fa uso delle mani e della corda, si tratta di un percorso alpinistico a tutti gli effetti). Diamo comunque una sintesi di come ci si avvicina al Vajo dei Corvi: superati alcuni brevi salti e uno un po’ più lungo (della parte bassa dal Vajo delle Capre), sulla sinistra, si dirama invitante, perché all’inizio abbastanza facile, il Vajo dei Corvi. Quest’ultima nota deve essere attentamente letta anche da chi intende percorrere integralmente il Vajo delle Capre e cioè anche la sua parte alta, costituita da un’altra deviazione, sempre a sinistra, che si incontra però proseguendo ancora diritti per un centinaio di metri lungo il Boale delle Capre. Alla fine del Vajo dei Corvi si può scendere direttamente nella sottostante mulattiera d’arroccamento o prima salire in vetta alla Salbanara.

Raccomandazioni: 1.In caso di ritirata o altre manovre particolari non fidarsi mai di una sola protezione perché non sempre la roccia è solidissima. 2.Salita assolutamente sconsigliata a più cordate in contemporanea. 3.Per non trovare le pareti completamente bagnate, salire dopo un certo periodo di assenza di precipitazioni e in giorni di clima secco (in questi ambienti anche le semplici nebbie possono rendere bagnate le pareti). 4.Salita adatta solo ad alpinisti abituati a muoversi su terreno delicato e friabile. 5.Prevedere di dover integrare o sostituire alcune protezioni (i sassi che cadono possono averle danneggiate o peggio: la morfologia di questi itinerari muta facilmente, l’esempio classico è un foro che ci permette un facile passaggio ma che, se viene ostruito, ci obbliga a passare esternamente che è quasi sempre più difficile). 6.E’ buona abitudine comunicare sempre l’itinerario che si vuole intraprendere, in modo che, in caso di difficoltà, i soccorsi siano tempestivi. Ultima riflessione: forse è meglio non “disturbare” i corvi! Magari questa volta i CROWS potrebbero respingere i visi pallidi!!!


ciclismo

Race across the alps Il 20 Giugno ha preso il via alla 8’ edizione della RATA, una gara di ultracycling in bici da corsa: 540 km con 14800 mt di dislivello. Roba da matti. di Marco Costa

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lla partenza dalla cittadina di Nauders alle 12 di venedi ci siamo presentati in 59 un po’ da tutta Europa tutti muniti del proprio equipaggio. I miei tre amici Marco di Trento Michele e Marco di Vicenza mi hanno seguito per tutta la gara con il furgone passandomi cibo bevande e abbigliamento per la notte e le lunghe discese. Già dall’inizio salendo sul passo Resia il ritmo era sostenuto e quando abbiamo iniziato il passo dello Stelvio sono iniziati i primi scatti...una quindicina di corridori si sono avvantaggiati... il sole scaldava l’asfalto degli interminabili 48 tornanti fino alla cima con i suoi 2757 mt. ma il paesaggio che si presenta ai tuoi occhi attenua la fatica... il ghiaccio dell’Orteles ed il Gran Zebru’ ancora carichi di neve splendevano sul cielo azzurro. Poi giù fino a San Caterina per la veloce discesa e subito un altra salita,il

Gavia...in discesa ho raggiunto due ragazzi,un francese ed un tedesco che mi hanno messo in difficoltà sulle rampe più dure della salita, ma in discesa li ho raggiunti ed assieme abbiamo percorso forse il tratto più monotono del percorso...si scendeva verso Edolo con il vento caldo in faccia... poi su per l’ Aprica un passo pedalabile ma se affrontato con un buon rapporto(50x16) può metterti in difficoltà... La salita successiva, il Mortirolo, la più temuta l’abbiamo affrontata alle 8 di sera, già alle prime rampe i miei due compagni d’avventura si sono trovati in difficoltà, io ho provato ad aumentare il ritmo ed una volta raggiunta la cima avevo raggiunto Rene Fischer, il vincitore della scorsa edizione... I miei amici mi hanno preparato i rifornimenti con the e caffè caldo per affrontare la notte....in discesa ho cercato di recuperare e mangiare perché sapevo di aver speso molto sulle prime salite... Nuovamente si affrontava l’Aprica e questa volta era già buio...ma quella che temevo più; era la salita del passo Bernina...Da Tirano sul confine a circa 400 mt. sul livello del mare si sale fino a 2330 mt. in quasi 30 km di salita... Qui ho patito il fatto di non sapere quanto mancava e di non conoscere la salita, per fortuna il mio equipaggio mi e’ stato molto vicino passandomi oggi 15 minuti qualcosa di dolce da mangiare e bevande calde...Sulla cima l’aria frizzante mi ha costretto a mettermi maglia e calzoncini lunghi.. La discesa lunga ma molta veloce mi ha permesso di recuperare...ogni tanto mi guardavo attorno...piena notte la luna quasi piena il cielo stellato come non mai ed io solo sulla mia bici... un emozione unica... Ora mi aspettavano 4 passi in territorio svizzero, secondo Marco il più duro era il Fluela, ma ormai per me era duro anche un cavalcavia... Ho mandato avanti il mio equipaggio dopo essermi rifornito di cioccolata e the caldo ho voluto salire solo il passo Albula fino a 2306 mt per concentrarmi un pò ed anche gustarmi il silenzio della notte... intanto i miei amici mi hanno scaldato un pò di pasta che a fatica ho mangiato... quindi giù tra la nebbia fino al Fluela Pass....Marco aveva ragione le rampe di questa salita si fanno sentire, le gambe dure e ormai stanche di spingere... ma la voglia di arrivare aveva il sopravvento. Sul Fuorn Pass ho spento le luci erano le 5.30 del mattino ed ha iniziato ad albeggiare... Ho fatto un veloce colazione sempre sopra alla mia bici...i ragazzi ormai si erano abituati a passarmi di tutto


dal furgone... Ho provato ad aumentare il ritmo ed il compagno d’avventura della notte, Rene’ si è staccato, un po’ mi è dispiaciuto, ma le gare sono così...poi all’arrivo ci siamo rivisti ed ho ricevuto i suoi complimenti, questo mi ha fatto molto piacere. Ormai il sole aveva iniziato a scaldare e mi sono rivestito con maglia e pantalone corto pronto per affrontare le ultime salite...Da Santa Maria ancora in Svizzera si saliva verso l’Umbrail Pass...una delle salita che più mi è piaciuta... Per circa 6 km si saliva su un fondo bianco ma ben battuto e si vedeva proprio di fronte il ghiacciaio dell’Orteles...Da lì si rientrava in Italia e in 280 mt di dislivello si raggiungeva la vetta dello Stelvio... Ormai era fatta, le miei energie erano quasi esaurite, ma non volevo mollare, in più iniziavo a vedere davanti a me il 4° concorrente... in quest’ultima salita gli avevo guadagnato 3 minuti, ed ora si trovava a 7 minuti da me... In discesa poteva provare a guadagnare un po’, ma non ho voluto rischiare, ormai erano le 9 del mattino ed il traffico era molto... Poi negli ultimi 30 km salendo il passo Resia incitato dal mio equipaggio ho dato tutto quel poco che

mi era rimasto...sicuramente quello che mi ha dato le ultime energie e’ stata la mia mente, la mia concentrazione che in una gara così non deve mai mancare.. Sono giunto all’arrivo 5’ chiudendo la gara in 23 ore e 19 minuti...purtroppo non sono riuscito a raggiungere il 4’ per poco ma almeno so di averci provato... Per me e’ stato un risultato ottimo come prima partecipazione ad una gara di questo livello.. In totale i km sono stati 540 con 14820 mt di dislivello 17230 calorie bruciate, un kg di cioccolata mangiata, 10 litri di the 1 litro di caffè, 9 litri di coca cola, 15 litri di acqua, 2 crostate, 30 panini vari tra dolce e salato e 300 gr di pasta... Questa nuova avventura mi ha lasciato molto, oltre che il mal di gambe e vari acciacchi fisici, ma la soddisfazione e’ indescrivibile e la voglia di prendere il via all’edizione del 2009 non manca.. Ringrazio i miei tre amici, senza il loro aiuto non avrei potuto vivere questa esperienza, ed anche Maurizio Doro che anche se non era presente fisicamente mi ha aiutato molto psicologicamente grazie ai suoi insegnamenti.... Alla prossima avventura, che sarà la Bolivia.


arti marziali

IV martial arts day

Domenica 29 giugno si è svolta presso il Palazzetto dello Sport di Vicenza la 4° manifestazione della “giornata dedicata alle Arti Marziali” patrocinata dal Comune di Vicenza ed organizzata dall’infaticabile Jack Cornel, titolare del negozio Gru Bianca – tutto per le Arti Marziali – nonché praticante da molti anni di Tai Chi Chuan.

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di Massimo Neresini

spite di rilievo della manifestazione il Presidente del CONI ed Assessore allo Sport del Comune di Vicenza, Umberto Nicolai. Le sue parole, riferite agli sport cosiddetti “minori”, sono state di grande ammirazione e particolare supporto in particolare per la grande fatica e difficoltà, soprattutto economica, che queste attività sportive patiscono nei confronti dei “giganti”, mettendo poi in risalto il vero valore umano e tecnico di questi sport. Presenti alla manifestazione più di 500 persone sempre attente alle varie esibizioni che hanno coinvolto atleti giovanissimi insieme ad allievi ormai esperti ed agli stessi Maestri in performance che, anche agli occhi meno esperti, mettevano in risalto il duro lavoro svolto in palestra. L’odio, la paura e la rabbia ancora oggi, seppure in modo diverso, sono emozioni che troppo spesso si impadroniscono di noi sia nel mondo del lavoro che in quello famigliare. Così come secoli fa l’uomo doveva affrontare scontri e guerre cruente per il dominio del territorio o la conquista di terre o per la difesa della propria vita, oggi, queste emozioni si provano, seppur con tensioni fortemente ridotte, nel nostro mondo civilizzato, per un colloquio di lavoro o per presentare al pubblico il proprio lavoro o comunque nell’affrontare le relazioni con gli altri. L’atleta artista marziale rivolge la sua attenzione prima di tutto verso se stesso per poter controllare queste emozioni, per poterle dominare ed essere così libero di esprimere tutta la sua potenzialità con calma e consapevolezza. Non pensiamo quindi a queste Arti solo come appren-

M° Giuseppe Bon


dimento di tecniche per il combattimento ma andiamo più a fondo pensandole, specialmente oggi, come proprio rafforzamento interiore come tecniche di dominio delle proprie emozioni negative. Non so se questi erano i sentimenti provati dal pubblico mentre assisteva alle varie esibizioni in programma, certo è che bisogna saper andare oltre la mera visione dello spettacolo offerto, bisogna calarsi nel rispetto, nel sacrificio nella dura preparazione di questi atleti e delle Scuole. Dopo l’amichevole apertura offerta dall’Assessore Umberto Nicolai la manifestazione è iniziata con gli sbandieratori e la “Danza del Leone” eseguita dalla Scuola di Arti Marziali “Italia Poon-zè team” di Kung Fu Tradizionale e Tai Chi Chuan del Maestro Giuseppe Bon al ritmo di un incandescente tamburo e di un impetuoso gong che ci ha trasportati nella lontana Cina. La “Danza del Leone”, ha origini che risalgono a più di mille anni fa, origine che vanno ricercate nella tradizione popolare cinese. Le origini della testa del leone sono da ricercare in un’antica leggenda cinese che narra di un mostro che divorava tutta la verdura dei contadini nelle città di Canton e Fat Shan. Pensando si trattasse di una divinità i contadini costruirono una maschera simile alla testa del mostro e danzarono per tributargli onori ed auguri, ma questo, al contrario, s’impaurì e non tornò mai più. Da

allora, ogni fine anno, si celebrata la danza come auspicio per un buon anno. Le tecniche elementari della danza, con il tempo, si sono sviluppate assieme ai vari stili di Kung Fu ed oggi, per poterla eseguire occorrono molta agilità e forza fisica ottenute con anni di allenamento. Basti pensare che l’atleta che manovra la testa, oltre a muoversi in coordinazione con il suo compagno che sta dietro e manovra la coda del leone, deve muovere la bocca e gli occhi e dare un senso ai movimenti stessi; il leone infatti deve essere “vivo” e così essere affamato o rabbioso o ancora tranquillo… vi assicuro non è cosa semplice. Si susseguono poi le varie scuole con dimostrazioni sia dei bambini che degli adulti, di Maestri ed agonisti. Kung Fu Shaolin della Scuola del Maestro Luciano Marangoni, equilibrio, agilità, forza ed armonia della mente e del corpo nelle esibizioni sia di piccoli all’inizio della loro pratica che di esperti marziali che affascinano il pubblico. Karate della Scuola del Maestro Pietro Zaupa, proiezioni con tecniche di calci e pugni senza mai toccarsi; non affondare mai i colpi è fondamentale nel Karate che esprime tecnica eccelsa. Il Maestro Zaupa con la sua Scuola di Karate Shotokan di Vicenza è uno dei grandi Maestri di questa disciplina con innumerevoli vittorie sia in campo nazionale che internazionale. Kung Fu Tradizionale e Tai Chi Chuan della Scuola del Maestro Giuseppe Bon con un foltissimo gruppo di allievi sia giovanissimi che esperti praticanti incanta il pubblico con

dimostrazioni sia di Kung Fu Tradizionale che di Tai Chi Chuan; crescita sana ed equilibrata, rispetto ed autocontrollo per meglio affrontare le insidie della società moderna. Aikido della Scuola del Maestro Albanese con giovani allievi e Maestri delle diverse Scuole della Provincia di Vicenza; esaltanti proiezioni e difesa da attacchi anche da più avversari contemporaneamente che nel combattimento mira a neutralizzare l’avversario. Voglio avere l’occasione, con questo articolo, di salutare ed augurare il pronto ritorno all’amico e Maestro Savegnago che conosco da tempo e che ha tutta la mia ammirazione sia come Maestro di Aikido che di vita. Ju Jitsu della Scuola del Maestro Alessandro Guida con grande dimostrazione di proiezioni e attacchi tra allievi già impostati tecnicamente; grande entusiasmo del pubblico nell’assistere alle esibizioni. Capoeira della Scuola del Prof. Aranha con allievi ed il Maestro stesso coinvolti in evoluzioni acrobatiche rese ancor più affascinanti dalla musica suonata direttamente dal gruppo. Capoeira una Arte Marziale che nasce e si sviluppa in Brasile e nasconde dietro movimenti e danze a ritmo di musica una vera e dura disciplina marziale. Wing Chun della Scuola del Maestro Catalano dimostra le abilità nel combattimento ravvicinato e nella difesa personale; arte marziale di indubbia efficacia che prende le sue origini dalla antica arte del Kung Fu ed armonizzata al passo con i nostri tempi offre ai praticanti la possibilità di apprendere tecniche di autodifesa estremamente efficaci. Sanda della Scuola del Maestro Biolcati con tecniche marziali eseguite dallo stesso Maestro e dai suoi allievi; combattimenti che assomigliano alla boxe con l’uso però di tecniche di calci e prese a terra, sicuramente molto efficaci per la difesa personale e per “stare in forma” fisicamente. Iaido e Kendo della Scuola del Maestro Menegatti, entusiasmante per la raffinatezza delle tecniche di combattimento con la spada giapponese “katana” ed incredibilmente profonda come tecnica e sensibilità dei movimenti, per non parlare poi della affascinante coreografia dei costumi e della vestizione; con questa arte marziale si arriva ad un grande equilibrio psicofisico. Taekwondo della Scuola del Maestro Kim con incredibili tecniche di calcio, uno dei fondamenti di questa arte marziale, ed applicazioni nella rottura di tavolette di legno per dimostrare le potenza del pugno e del calcio che si può raggiungere con questa arte di indubbia efficacia come difesa personale. In conclusione una giornata nella quale le moltissime persone presenti hanno potuto assaporare le difficoltà tecniche delle varie discipline ed in qualche modo scoprire un mondo sportivo nuovo per non dire sconosciuto ai più. Alla fine della manifestazione è stato consegnato alla P.A. CROCE VERDE VICENZA un assegno di 400,00 € da parte dell’organizzatore, il grande e simpatico Jack Cornel titolare del negozio Gru Bianca di Vicenza da anni impegnato nel divulgare le Arti Marziali nel nostro territorio. Un grazie ancora agli organizzatori auspicando che si possa arrivare, perché no, al 40° incontro dimostrativo e divulgativo delle Arti Marziali.


I corpi perfetti

body bilding

Dopo il successo delle Selezioni di Asti del 11 maggio 2008, ai campionati italiani di Bologna del 1 giugno 2007 Elisabetta, Michele, Marius e Simone erano scalpitanti e pronti per una nuova sfida! Ecco come è andata.

I

l livello di tutti gli atleti era molto alto, ma i Fantastici 4 ancora una volta hanno saputo mettere a frutto mesi di duri allenamenti e di alimentazione ristretta. I risultati non tardano ad arrivare: Marius Pop Razbuc Campione Italiano 2008 cat. juniores! Simone Martini Vicecampione Italiano 2008 cat. h/p 168/173,Elisabetta Palmieri Vicecampionessa

Italiana 2008 cat. fino a 50 kg, Michele Rigon 5° cl. cat. h/p 173/178. Dopo attente valutazioni di carattere prettamente economico e logistico, ha deciso di partecipare ai campionati europei di Sitges – Spagna del 13 e 14 giugno 2008, solo Elisabetta. Anche qui il risultato è prestigioso: Vice Campionessa Europea 2008 cat. fino ai 52 kg! E la nazionale italiana al 2° posto! Si confermano, così, risultati importanti, frutto di costanza, passione e tenacia individuale, ma in gran parte anche di un continuo “gioco” di squadra fra gli atleti che si sono sempre sostenuti a vicenda durante tutto l’anno di preparazione e durante le competizioni. La “magia” finale l’ha fatta il tecnico-preparatore Ivan Berdin, che con la sua grande conoscenza di questo sport ha saputo trarre il massimo da ciascuno con una preparazione costruita ad hoc giorno per giorno, muscolo su muscolo, diversa per ognuno di loro.....e pazientemente ascoltando, valutando e capendo tutti i problemi e i dubbi che sorgono durante una preparazione di questo tipo. Gli atleti ringraziano: Supporto commerciale e sportivo: A.S.D. Meeting Studio – Sandrigo (VI) www.asdmeetingstudio.it; Costumi: X-Ray Group Marostica (VI) Fornitura integratori: Integra Verona, Ultimate U.S.A. Tecnico preparatore: Ivan Berdin; Gli accompagnatori: Arturo Olivieri Luca Mantese, Enrico Bolzan; I tifosi e sostenitori. Per contattare gli atleti come testimonial, articoli sportivi ed esibizioni: palmieretta@yahoo.it, ivan-berdin@askoll.it


arti marziali

Taekwondo nell’Alta Valle Il Taekwondo nell’alta Valle dell’Agno e del Leogra nell’esperienza del Maestro Giovanni Bortolotto.

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di Gianni Garbin

etteralmente l’arte dei pugni e dei calci in volo è una vera e propria arte marziale, nata in Corea e basata principalmente sull’uso delle gambe. Nell’antichità la Corea era divisa in tre diversi stati spesso in lotta tra di loro. Un giorno, uno dei tre sovrani si rivolse ad un monaco buddista affinché istituisse, in breve tempo, un ordine di guerrieri chiamato Hwarang “fior della gioventù”. Ai giovani allievi, scelti tra i nobili del regno, venne insegnato un sistema di combattimento chiamato Taekkeyon, “combattimento con le gambe”. Quando il Giappone invase la Corea, nel 1910, venne vietata ogni forma di arte marziale. Al termine del secondo conflitto mondiale, il Giappone, sconfitto, ritirò le sue truppe dalla Corea, che tornando ad essere libera riprese la pratica delle arti marziali: nacquero così diverse scuole aperte a tutti. La filosofia del Taekwondo ha fondamenti etici e morali: norme spirituali che permettono agli uomini di vivere armoniosamente insieme. Le parole stesse del generale Choi, il fondatore, esplicano il concetto: “spero sinceramente che attraverso il Taekwondo ogni uomo possa acquistare la forza sufficiente per arrivare ad essere il guardiano della giustizia, opponendosi ai conflitti sociali e coltivando lo spirito umano al livello più alto possibile. È con questo spirito che mi sono dedicato all’arte del Taekwondo per tutti i popoli del mondo”. Nell’alta valle dell’Agno sono ormai più di vent’anni che questa disciplina ha trovato terreno prolifico, in modo particolare, a Recoaro Terme dove la grandissima passione e la costanza di Giovanni Bortolotto hanno fatto si che questa

disciplina ormai sia una realtà consolidata. Bortolotto inizia il suo percorso nelle arti marziali nel 1975 con il Karate. Dopo alcuni anni di competizione ed il raggiungimento del diploma di Cintura Nera 1° Dan, avviene il passaggio al Taekwon-Do; il fascino e la spettacolarità di questa disciplina affascinano Giovanni che da allora non mollerà più questa specialità. Nel frattempo sostiene l’esame di 2° e 3° Dan e partecipa a molteplici competizioni a carattere nazionale e internazionale. Nel 1993 nasce lo Sporting Club Recoaro che fra le sue finalità annovera quella di sviluppare e promuovere le arti marziali, insieme ad altre discipline come il tiro con l’arco. Nel 1998, Bortolotto, consegue il Grado di 4° Dan che nel Taekwon-Do Tradizionale equivale al grado di Maestro Internazionale, mentre l’attuale grado di 5° Dan è conseguito a Napoli, a maggio di quest’anno. Nel frattempo il nostro Maestro si diploma in Naturopatia e porta il Taekwon-Do anche a Valli del Pasubio dove fonda un altro Club. Attualmente fra Recoaro e Valli ci sono una cinquantina di giovani che praticano questa disciplina partecipando a Stages e Competizioni in tutto il territorio nazionale. Il Maestro insegna ai giovani adepti non solo l’arte e le tecniche di combattimento, ma anche comportamenti rispettosi di una etica e di una morale; la correttezza ed il rispetto nei confronti dell’avversario, infatti, sono due dominanti di questa disciplina. Per concludere, un grande “in bocca al lupo” al Maestro Giovanni Bortolotto e a tutti gli atleti dello Sporting Club Recoaro.


la natura

Viaggio alla scoperta di un paradiso, destinato a diventare la mecca dei boulderisti italiani. Rispetto e pace sono le parole d’ordine qui in Val val Daone.

I

mmaginatevi di trovarvi nel bel mezzo del traffico cittadino, orario di punta, estate, aria condizionata al massimo con Sweet Home Alabama che rimbalza a tutto volume tra i finestrini chiusi della vostra bella auto. E in testa un pensiero che gira, come un neurone impazzito, ma saldo, ricorrente, quasi estenuante: una fuga. Fuggire dal caos della vita quotidiana e dallo stress lavorativo, per lasciare di nuovo respirare i polmoni così appesantiti dal famigerato pm10 e dai suoi fratelli più piccoli, diventa sempre più una priorità. Se poi siete degli appassionati di montagna, il vostro amato neurone tenderà per prediligere luoghi dove magari, oltre che a ricaricare anima e corpo, ci si possa anche dedicare alle proprie passioni. Il fine settimana allora arriva e con esso la voglia di fuggire da tutto e da tutti vi porta a far fagotto e a correre verso le montagne, dimenticando in un attimo smog, vita veloce e stress. Tra tutti gli appassionati di montagna, una tribù, in particolare, conosce luoghi lontani dalle mete turistiche che conservano ancora la magia, la forza e la bellezza che solo madre


boulder

ci chiama testo e foto di Nicola Anzoni

natura può aver creato. Si tratta della popolazione dei boulderisti, una specie bipede che preferisce il verticale al semplice camminare coi piedi appoggiati al terreno. Essi sono soliti fuggire dal caldo umido per ricercare luoghi in cui il fresco e l’aderenza permettono un gioco alla pari con il verticale, sconfiggendo, ma non è sempre così, per pochi ma lunghissimi istanti, la forza di gravità. Man mano che questa civiltà si è sviluppata e diffusa in tutto il mondo, molte sono state le aree scoperte e colonizzate. Ultimamente in Italia un nuovo sito è emerso alla luce. Incastonata tra splendide vette, la Valle di Daone, formatasi nei tempi del paleozoico con il ritiro dei ghiacciai e lo scorrere del fiume Chiese, è ben protetta dai due fianchi della montagna che la disegnano. In questa perla del Trentino Alto Adige gli amanti degli sport estremi si possono confrontare durante le diverse stagioni con splendide cascate di ghiaccio, piuttosto che con scalate in stile alpinistico o sportivo ma anche e soprattutto possono trovare una valle piena zeppa di blocchi di splendido granito, seminati lungo tutta la strada che porta fin su in cima alla fine della valle.

La zona, scoperta da poco tempo, si è rivelata una delle aree più grandi e più belle del nord d’Italia, seconda forse per bellezza alla più famosa Val di Mello. I settori sono già molti, ma altri aspettano solo una spazzolata e qualche disegno di magnesio. Il contesto naturalistico è fenomenale, ci si sente subito a casa, così bene in questo abbraccio della natura allo stato puro, il più bell’abbraccio di grandezza e di bellezza che si possa avere. Questa bellezza entra subito dentro il cuore di tutti, dando una dimensione di qualcosa che non appartiene a nessuno, ma di cui ci si sente parte per forza. Il silenzio, il cinguettio degli uccelli e gli alberi che parlano accarezzati dal vento fanno da cornice all’amicizia, al trovarsi assieme dinanzi ad un sasso per studiarne la sua storia, per leggerne ogni piccola debolezza, per coglierne così il suo linguaggio, fondamentale per la sua salita. Lo stile d’arrampicata trova in questo luogo ogni tipo di espressione, dai muri verticali molto tecnici ai tetti strapiombanti altrettanto fisici fino a traversi infiniti dalle prese sfuggenti. Ma sono gli appigli ad essere la vera attrazione dei blocchi. Infatti si possono trovare tacche, svasi, buchi, tutti straordinariamente disegnati da una natura probabilmente all’apice del


la propria ispirazione. Le difficoltà dei massi puliti e liberati sono per tutti i gusti, infatti neofiti e professionisti potranno scalare assieme senza girare troppo i settori. Per chi vorrà soggiornare per più giorni, a distanza di poche centinaia di metri l’uno dall’altro, si possono trovare l’albergo “La Paia” e l’agriturismo “Manoncin” che con la loro ospitalità sapranno sicuramente farvi passare delle giornate indimenticabili. Per i più esigenti una tappa salutare alle Terme di Comano diventerà indispensabile per riacquistare l’equilibrio psico-fisico perso davanti ai semafori cittadini. Quindi non vi resta che chiudere bottega e fuggire... Buon relax!


triathlon

Oggi vi racconto una favola… C’

era una volta una ragazzina vivace e sportiva che, sulle orme dei genitori aveva cominciato a praticare quello sport complicato che è il triathlon e leggeva dei campioni della coppa del mondo e sognava di quelli che una volta all’anno, a ottobre, si davano appuntamento a Kona-Hawaii per disputare la gara più dura di sempre: l’Ironman. Quella ragazzina ero io. Sono passati quasi 15 anni in cui sono cresciuta e maturata come persona e come triathleta, continuando ad allenarmi giorno dopo giorno, passando momenti difficili e conquistando podi e titoli inaspettati. Tanti dicono che la vittoria più bella è la prossima e così gli allenamenti sono diventati sempre più duri, le gare sempre più lunghe, il sogno sempre lo stesso: conquistare il pass per le Hawaii. Due anni fa il primo tentativo, a Nizza, ma quell’anno a fine stagione c’era il mondiale in Australia ed era impossibile preparare le due gare, così rinunciai al posto. L’anno scorso la mononucleosi e una buona dose di sfortuna mi hanno precluso la possibilità di provarci, ma mi hanno lasciato una grande rabbia con cui ho trascorso l’inverno decisa a rivalermi. Questa stagione è iniziata alla grande: alcune vittorie in sprint, il titolo italiano long distance, test importanti e allenamenti duri mi hanno accompagnata fino al 21 giugno, la vigilia del mio secondo Ironman, manco a dirlo di nuovo a Nizza (in questa città nel 2001 disputai la mia prima gara lunga, nel 2002 assistei al mondiale con un gesso al braccio, nel 2003 vinsi la coppa del mondo di lungo, nel 2006 corsi il primo Ironman arrivando terza). L’obiettivo era la qualifica per le Hawaii, ma la start list mi faceva a dir poco paura: c’erano le migliori del circuito e a guardarle in faccia mi sembravano così agguerrite che mi sono decisa a con-

di Martina Dogana centrarmi solo su me stessa, cercando di riposarmi e rilassarmi, preparare ogni cosa con la solita precisione e partire tranquilla. La domenica mattina del 22 giugno lo start alle 6.30. Quasi 2600 concorrenti, una bolgia infernale di braccia e gambe, calci e spinte fino alla prima boa, poi un pochino meglio, ma non si riusciva a nuotare. Ho optato per starmene in un gruppetto e sfruttare la scia di quelli davanti così da risparmiare energia e non dover costantemente alzare la testa per cercare la traiettoria. All’uscita del nuoto il cronometro mi dava 57’, qualcosa in più di quello che mi ero aspettata, ma le bici delle big erano ancora in zona cambio e questo mi ha caricato. Davanti erano in 6, ma sapevo di non dover temere troppo da loro. Subito però sono stata presa da Katja Schumacher, tedesca che sembrava avesse un motorino invece della bici. Anche Alexandra Louison, vincitrice 2007,


mi ha passato molto presto, ma ho lasciato andare entrambe, confidando nelle mie sensazioni buone e nei restanti 150 km. Pensavo solo a idratarmi continuamente e mangiare le barrette che mi ero portata per non andare in crisi di fame come l’altra volta. La mia scelta si è rivelata quella giusta verso il 100°km quando all’inizio dell’ultima salita ho intravisto la tedesca in crisi. Io invece stavo bene e ho proseguito a testa bassa. In discesa ho recuperato anche sulla Louison e a questo punto ero prima…e qui è iniziata la parte più dura della giornata: che fare? La fortuna era sicuramente con me visto che la francese ha forato, staccandosi dalla mia ruota e perdendo minuti preziosi, ma avevamo ancora una maratona dove, come si sa, tutto può succedere…ma via ancora a testa bassa fino alla zona cambio. 4h24m di bici mi sono passate veloci e ora era arrivata la mia frazione preferita. Non sapevo però che ritmo impostare e così mi sono detta semplicemente: “corri!” La corsa era interamente sulla Promende des Anglais, il celebre lungomare nizzardo, quattro giri avanti e indietro senza un filo d’ombra, ma con tantissima gente a tifare. Man mano che i km passavano mi sentivo sempre più carica, dietro nessuna riusciva a tenere il mio ritmo, davanti a me solo l’apripista con i roller-blade e i palloncini rosa con un bel 1 scritto sopra. Ad ogni ristoro bevevo e mi bagnavo, sapevo che era fondamentale, ad ogni giro di boa controllavo il distacco, ogni volta che incrociavo i miei amici (in primis Filippo, Andrea e Alessio) un bel braccio teso in cerca di un 5 e via sempre pensando “corri!”. Ed ecco l’ultimo km, un cordone di persone urlanti, mani tese. Il tappeto blu degli ultimi famosi 195m…non so dove ma ho trovato l’energia per saltare, battere le mani, alzare le braccia al cielo con lo striscione della prima donna e il tricolore…che emozione! Poco dopo fotografi, cameramen, giornalisti, il cellulare che non smetteva di suonare, lo speaker che diceva che ho fatto il record della manifestazione con 9h35m29s…impossibile da credere è sicuramente un sogno! Sì è un sogno, ma un sogno diventato realtà, a Nizza, il 22 giugno 2008.


basket

arti marziali

il basket il Judo a Valdagno a Schio A

di Alessandro Grainer

Valdagno il Basket si scrive con la B maiuscola. Gli sforzi di uno staff giovane e motivato stanno dando ogni anno nuovi frutti e nuove idee. C’è una nuova stagione alle porte e il Presidente Lorenzi assieme ai suoi collaboratori sta progettando cose importanti. Un settore minibasket potenziato, con nuovi istruttori da affiancare a quelli già nella squadra e che si occuperanno di promozione nelle scuole di tutta la vallata e di attività pomeridiane nelle palestre. Sempre più importanza al settore femminile, grazie anche al sodalizio con il Famula Schio. Molte squadre giovanili, alcune a Valdagno e altre formate da ragazzi di Valdagno assieme ad altri di città diverse inseriti nel consorzio “Evoluzione Basket”. Una squadra maschile che giocherà il campionato di seconda divisione, formata esclusivamente da giovani del vivaio. Anche per questo continuo sviluppo il Valdagno Basket è alla ricerca di giovani motivati, preferibilmente laureati o laureandi in Scienze Motorie da inserire nel proprio organico. Il settore minibasket, al quale la società sta dedicando molta attenzione, ha l’obiettivo di creare tra i giovanissimi la possibilità di praticare le più svariate attività motorie, soprattutto con la finalità di favorire uno sviluppo di molte abilità. Accanto al minibasket tradizionale potrebbero quindi trovare spazio attività come l’atletica leggera, la ginnastica artistica, la mountain bike in primavera e molte altre. In questo modo i bambini avrebbero la possibilità di seguire il corso scegliendo anche di praticare per un periodo di tempo altri sport che accrescerebbero il loro bagaglio motorio. Tutto è in fase embrionale, ma lo staff del Valdagno basket ha deciso di intraprendere questa strada, con la convinzione che a medio e lungo termine questa sarà la strada giusta: guardare avanti, per crescere. Per rendere, se possibile, ancora più piacevole la partecipazione alle attività, la società ha predisposto una serie di gadgets e omaggi per gli iscritti: tute, t-shirt, zainetti e altri premi.

Per informazioni, o per richieste di collaborazione nello staff, telefonate allo 0445 414011.

U

di L.C.

na preparazione mentale e fisica, in grado di far superare ogni sconfitta. E’ la caratteristica più importante dello judo, arte marziale che insegna anche ad accettare i propri limiti ed a trasformare gli insuccessi in un “trampolino” per essere vincenti: non solo nello sport, ma anche nella vita. E’ un’importante filosofia di comportamento, quella che si apprende fin da piccoli seguendo le indicazioni di maestri preparati qualificati. Proprio come nel caso dei giovani atleti del “Fuji San Judo Schio”, guidati dagli insegnanti tecnici e cinture nere Francesco Lovato (alle spalle 37 anni di attività) e Massimo Pettinà (in attività da 27 anni). Gli iscritti alla società sportiva sono in tutto una quarantina, dai 6 ai 40 anni. “Lo judo è uno sport duro - spiegano i due preparatori ed insegnanti tecnici Filjkam -, con insegnamenti che stanno alla base di una disciplina tanto impegnativa, quanto nobile. Seguiamo un gruppo ben affiatato, che sta dando risultati interessanti e grandi soddisfazioni, soprattutto agli atleti”. E’ il caso di Denise Bianco finalista ai campionati italiani di judo, oppure della coppia Davide Fabris-Michele Dal Cortivo classificatasi al terzo posto nel campionato interregionale di kata. A questi, si aggiungono i confortanti successi ottenuti da numerosi altri atleti, come quelli ottenuti recentemente a Cittadella, in provincia di Padova, con il gruppo dei bambini. Tutti i judoka conoscono bene il loro ruolo, i loro limiti e il loro codice di comportamento: una sorta di codice d’onore, che va seguito alla lettera soprattutto nel rispetto dell’avversario. “Nel corso delle lezioni -concludono Lovato e Pettinà- insegniamo ad affrontare ogni impegno, con grande umiltà e con tanta pazienza senza avere fretta di raggiungere l’obiettivo prefissato”. Gli allenamenti si tengono il martedì ed il venerdì, dalle 18,15 alle 20,30. Per informazioni ed iscrizioni, ci si può rivolgere alla sede della società sportiva, in via Marconi (all’interno del cortile della scuola Ipsia), oppure telefonare al 329.9719288.


mountain bike

I sette roccoli

Si è disputato a Piana di Valdagno il 18° medio fondo dei Sette Roccoli, gara agonistica di mountain bike valida per il giro della provincia 2008.

O

ltre 150 gli atleti, provenienti da tutta la provincia, che si sono cimentati in un percorso selettivo e molto tecnico. Alla gara valevole per il campionato hanno potuto partecipare anche 50 non tesserati. Tra questi ha vinto Claudio Zarantonello, classe 1963, seguito dal nipote Marco Cracco, 1979, ambedue del ocale Veloclub Piana. Imperiosa la prova di Mosé Savegnago della Boss Corratec che si è aggiudicato il primo posto assoluto, coprendo i due giri di gara di 14 km in poco più di un’ora. Al secondo posto il ciclista di casa Manuel Zini. Tra i debuttanti primo Daniele Repele, classe 1990, seguito dal compagno di squadra Mattia Dona’, 1994, che staccavano la concorrenza giungendo al traguardo con un tempo a dir poco eccellente (16° e 17° assoluti) in un’ora e 7 minuti. Degna di nota la prestazione di Giancarlo Nardon secondo della categoria gentleman, seguito da Ennio Solda’. Ricordiamo che Nardon corre per il titolo veneto trapiantati. Tra le donne vittoria indiscussa della giovane Nicole Tovo.


ciclismo

Presidente per sempre

di Guido Lanaro

E

ra il 7 luglio 2007, giusto un anno fa, quando la notizia della morte di Franco Calgaro gettava tutti in uno stato di dolore e incredulità. La sera prima eravamo tutti in festa per un compleanno e, come di consuetudine, il giorno successivo Franco inforcò la sua bicicletta e partì per “provare la gamba”. Il destino, a volte maledetto, lo portò in quella rotonda tra Schio, Marano e Thiene, dove un’automobilista non lo vide e lo urtò. Già da subito le sue condizioni furono disperate, e, dopo il tentativo di rimuovere l’ematoma dalla testa, il giorno successivo il suo cuore cessò di battere. Quel giorno lo vidi per l’ultima volta attaccato a quelle macchine che lo tenevano in vita, sembrava dormisse. Non aveva un graffio sulle mani, sulle braccia, nemmeno sulle gambe, ma aveva picchiato duro con la testa sul lato destro. Era stato colto di sorpresa, colpito in maniera banale alla ruota posteriore della sua bicicletta. Non usava portare il casco protettivo, lo metteva solo in gara. Era un “vecchio” ciclista, avendo cominciato a correre ancora nelle categorie giovanili. Militò in diverse formazioni raccogliendo molti risultati anche di prestigio. Una vita passata in bici, quindi Nella foto a sx Franco Calgaro, a dx il momento di raccogliemento in sua memoria

A un anno dall’incidente di Franco Calgaro, gli amici e i compagni di bicicletta gli hanno dedicato una gara in memoria, il trofeo “Del Presidente”. Guido Lanaro ci racconta com’è andata, ma soprattutto ci racconta chi era l’uomo, l’amico e lo sportivo Franco Calgaro.


un’esperienza certamente fuori del comune, che però non gli servì in quel giorno maledetto. Era una persona molto conosciuta sia per i suoi passati agonistici (partecipò anche a molte gare di sci di fondo) sia per il suo lavoro. Per più di trent’anni lavorò in Banca Popolare di Vicenza in piazzetta Garibaldi nel centro di Schio come cassiere. Era una persona che, noi che lo conoscevano, pensavamo riuscisse ad affrontare, a sostenere e a superare tutto, visto il suo carattere di persona buona, disponibile e forte, molto forte. Io lo pensavo immortale. Per noi del gruppo ciclistico ex “BROCCARDO CITROEN” ed ora “TRN Imballaggi in legno”, oltre ad essere il nostro PRESIDENTE, era un grande amico, per alcuni anche un padre, sempre disposto a darti dei consigli anche al di fuori del campo ciclistico. Ora siamo qui a ricordarlo con un po’ di rabbia per averci lasciati per una stupida banalità. Questo spero faccia riflettere anche

chi mi legge. Troppi i ciclisti lungo le strade ancora senza il casco. Le strade son sempre più pericolose e bisogna cercare di usare almeno quelle piccole accortezze che a volte possono cambiare in maniera netta la storia della nostra vita. Lo scorso 22 di giugno, abbiamo organizzato una corsa ciclistica per amatori denominata Trofeo “DEL PRESIDENTE” in memoria del nostro sfortunato Franco. Non poteva di certo essere una corsa, come oramai molte, su circuito di pochi chilometri e completamente pianeggianti. E’ stata una corsa vera di 78 km. con nel finale due volte l’ascesa della Guizza. Corsa vera per ricordare un uomo di carattere. La gara ciclistica, svoltasi sulle strade dei comuni di S.Vito di Leguzzano, Schio e Malo, ha avuto un ottimo riscontro di partecipanti provenienti da tutto il Veneto. I 140 concorrenti si sono dati battaglia divisi in due fasce d’età. I primi a prendere il via erano i più giovani che, già


dalle prime battute, non si son certo risparmiati in scatti e contro scatti. A metà gara si contavano tre gruppetti di 6-7 persone in avanscoperta e il resto dei concorrenti compatti all’inseguimento. Dopo pochi chilometri il terzo veniva riassorbito dal gruppo, mentre i primi due si compattavano e proseguivano di gran lena fin sotto la salita. Qui, già al primo passaggio, si distinguevano i più forti e al secondo scollinamento le posizioni di vertice ereno già ben delineate. Al traguardo posto alla pizzeria “Al Pirata” di S. Vito di Leguzzano giungeva il veterano Lorenzi dell’Avesani VR vincitore assoluto, mentre si piazzavano alle sue spalle il padovano Zavattero (junior) e il vicentino Bruttomesso (senior). Nei primi posti di rincalzo si leggono i nomi di Battistin, Lorenzin e Oliviero. Nella seconda fascia, comprendente i Gentlemen - super A e B, a metà gara prendeva il largo un drappello di 4 concorrenti

che di comune accordo guadagnava un buon margine sugli inseguitori. Nel gruppo, dopo grandi discussioni, l’ex prof. Verza con a ruota Peruzzi, riuscivano ad allungare e si mettevano all’inseguimento dei battistrada. Nel giro di una tornata il sestetto si compattava ma, già alla prima asperità, tornava a sgretolarsi. Verza, tutto solo, completava il resto del percorso lasciando i primi inseguitori, Maracani e Contri ( 1° super) a circa 2 minuti. Terzo gentleman giungeva Peruzzi seguito dal nostro Negroponte. Durante le premiazioni, l’assessore allo sport di S. Vito di L., dott. sa Martina Carraio, si congratulava con i partecipanti e sottolineava l’ottima organizzazione auspicando il ripetersi di tal evento. Da parte di noi organizzatori, ringraziamo tutti gli sponsor che ci hanno sostenuto, le forze dell’ordine, la protezione civile di S.Vito e chi ha prestato servizio lungo le strade e sui mezzi. Al prossimo anno.


lettere Potete scrivere al Senatore Alberto Filippi inviando le vostre e-mail a: sportivissimo@mediafactorynet.it

Pistorius, la faccia mondiale e le Ferrari

di Alberto Filippi

Gentile Senatore, secondo Lei, Oscar Pistorius ce la farà ad andare a Pechino? Io spero proprio di sì. Mi piacerebbe vederlo in finale, stracciare tutti e conquistare l’oro. Andrea, 13 anni. Caro Andrea,

Gentile Alfonso,

lo vorrei anch’io: una finale con Oscar ai blocchi e poi con Oscar sul podio, sarebbe la più bella gara di sempre, ma arrivare a correre un’olimpiade è davvero dura. E lui, Oscar, ha speso già un mare di energie per ottenere solo la possibilità di parteciparvi e molto probabilmente adesso non ha più le energie per qualificarsi. Io non credo, come molti, che, la sua vittoria, l’abbia già ottenuta. Credo invece che lui adesso paghi le mille prove a cui si è dovuto sottostare per ottenere la possibilità di partecipare alla selezione olimpica. Insomma ha dovuto faticare per una cosa che avrebbe dovuto essergli accorda molto prima e con molte meno difficoltà. Ti serva nella vita, caro Andrea, ma quando aspiri a un obiettivo, non ci si può dannare l’anima nei preliminari, altrimenti si arriva scarichi alla vera sfida. Credo sia quanto sta accadendo al nostro Oscar. Ciao, Alberto Filippi.

Mauro Corona, scrittore di Erto, è solito dire: chi sale una vetta, poi, non può che discendervi. La vittoria di un Mondiale è una bella vetta e da lì è difficile salire ancora. Forse la “discesa” agli europei può essere stata utilissima per i prossimi Mondiali, e magari, come tu dici e consigli, si metterà in campo una squadra giovane, atleticamente fortissima, e, come hanno fatto gli spagnoli, ben amalgamata da una copiosa serie di partite preparatorie, meglio se ufficiali. Poi, speriamo... Sai che bello, conquistare due vette consecutive! Un caro saluto, Alberto Filippi.

Caro Senatore, dopo la figuraccia europea, adesso tocca a Lippi salvare la faccia dei campioni del mondo. Speriamo almeno che metta insieme una squadra giovane che corra quanto correvano gli olandesi e gli spagnoli messi assieme. Altrimenti è meglio che stia a casa. Saluti, Alfonso Milano.

Caro Senatore, domenica 6 luglio, ho tifato e poi gioito per la vittoria di Hamilton. Ho forse peccato? Anna, ferrarista. Cara Anna, Hamilton è un grande. Forse è l’unico vero talento della F1 attuale. A Silverston, davanti al suo pubblico ha dato una lezione di guida strepitosa, umiliando i nostri due ferraristi. Perché questa volta la macchina contava meno e lui, Hamilton, non ha fatto un errore, quando gli altri inanellavano testa coda dopo testa coda. L’assenza del traction controll mostra quanto si vale. E poi mi piace il suo modo di essere. Il rapporto con la sua famiglia, quello speciale con quel suo fratello più sfortunato. I nostri ferraristi, Massa, lacrima facile, e Raikkonen, pezzo di ghiaccio, gli sono distanti anni luce, in pista come nella simpatia della gente. Ricevi la mia assoluzione, Alberto Filippi


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