Sportivissimo Dicembre 2016

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Giorgio Guasina al Tor des Geants


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issimo

Logo Sportiv

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SPORTI magazine mensile di sport nco bia distribuito gratuitamente direttore responsabile

Luigi Borgo

luigiborgo@mediafactorynet.it

direzione commerciale

Laura Danzo

SSIMO

10 anni di Sportivissimo; 60 anni de “Il nostro Campanile”

laura@tipografiadanzo.it

redazione e grafica

Paola Dal Bosco Elena Caneva

di Luigi Borgo

segreteria di redazione

Sportivissimo compie 10 anni. Per l’occasione avevamo un’idea. Celebrarlo, facendo nascere un suo supplemento di solo cultura. Senza foto o al più in bianco e nero, non patinato ma con una carta color “del cielo” come quella che, nel Cinquecento, il grande Aldo Manuzio usava per le sue edizioni speciali. Ci piaceva l’idea che un giornale di solo sport generasse un giornale di solo cultura. La più trasversale delle pratiche, lo sport, con la più verticale delle discipline, la cultura, per dire, come diciamo da tempo, che lo sport è la filosofia del presente e che il vero sapere, se non ha la tonicità del muscolo atletico, è noiosa erudizione. Le uscite previste sarebbero state inizialmente due, in coincidenza con gli equinozi, poi se ne sarebbero potute aggiungere altre due, ai solstizi. La testata si sarebbe chiamata “Marana York”, come a dire: “qui, Marana” nascono parole che arrivano “ovunque, York”. Ci piaceva l’idea di pensieri che scendessero, come il vento, dalla montagna. I pezzi per il primo numero erano già pronti… ma ci siamo fermati! Abbiamo a cuore la sorte di quello che, per storia, per chi l’ha fondato, per chi l’ha diretto da decenni, per gli autori che vi hanno scritto, è da sempre “il nostro giornale culturale”, ovvero “Il nostro Campanile”, che quest’anno ha compiuto 60 anni ed è uscito una sola volta. E ha potuto farlo perché gli articoli che avrebbero dovuto albergare nella prima edizione di “Marana York” sono andati a realizzare l’unica uscita del “Campanile” nel suo sessantesimo dalla fondazione. Un atto di riconoscenza. Di gratitudine. Di affetto. Non c’è valdagnese che non conservi almeno un articolo pubblicato su “Il nostro Campanile” in questi 6 decenni. Ottone Menato lo fondò nel 1956 perché raccontasse la “valdagnosità”. Fu geniale fin dalla scelta del nome della testata, degna del miglior sublime understatement inglese. A prima lettura il nome del giornale appare banale e modesto: “il nostro campanile” è il più scontato dei simboli di paese, tanto che a eccederne nel sentimento, si cade nel “campanilismo” che è sinonimo di “provincialismo”, ma, a lettura approfondita, è assolutamente acuto e superbo, se si considera che il campanile di Valdagno è stato realizzato da quel mastro Righetto che fu tra gli artefici del ponte di Rialto, il più bello di Venezia, città dove i ponti sono importanti, primo tra tutti, quello che la unisce alla terra ferma, progettato dal valdagnese ingegner Milani. “Il nostro Campanile”, banale per gli incolti, è geniale per chi sa collegare Valdagno con la capitale del mondo, la bellezza di questa e il genio unlimited della nostra gente. E allora quale restyling! È straordinariamente bello così, “Il nostro Campanile”: autenticamente vintage. È straordinariamente raffinato così: apparentemente modesto e provinciale, intimamente coltissimo e cosmopolita. Chi non lo sa apprezzare, è un barbaro, senza cultura, né gusto. Durante la presentazione del libro di Lea Quaretti, l’ottimo vice sindaco ha posto una domanda: “Valdagno è in crisi?” Ripeto la risposta che diedi: “se chiude un giornale, poi chiuderanno negozi e fabbriche; faremo di tutto per evitarlo”. Così è stato. Auguri, “Nostro Campanile”, Sportivissimo, festeggiandosi, ti festeggia.

sportivissimo@sportivissimo.net

Giuliana Lucato

giuliana@tipografiadanzo.it

casa editrice

Mediafactory srl

via Monte Ortigara, 83 36073 Cornedo Vicentino (VI) tel. 0445 430985 fax 0445 431177 my@mediafactorynet.it stampa

Tipografia Danzo srl

via Monte Ortigara, 83 36073 Cornedo Vicentino (VI) tel. 0445 430985 fax 0445 431177 info@tipografiadanzo.it stampato su carta patinata

registrazione

Iscrizione al Tribunale di Vicenza il 21 dicembre 2005 n.1124

Per inserzioni pubblicitarie o per inviare notizie sportive scrivere a:

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editoriale

et

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Correre tra i giganti Giorgio Guasina, 55 anni si è classificato al 115° posto con il tempo di 123h 10’4”

Intervista a Giorgio Guasina, protagonista al Tor des Geants, la celebre gara di Endurance trail che si corre tra le montagne più alte della Val d’Aosta. di Gianni Garbin

COURMAYEUR

km 0,0 1.224 m

Passo Alto 2.857 m

Col Crosatie 2.829 m

Rif. Deffeyes 2.500 m

3.500

Col Fenêtre 2.854 m

Col Entrelor 3.002 m

Col Loson 3.299 m

Rif. Chalet de l’Epée 2.366 m

Col Arp 2.571 m

3.000 2.500

Fenêtre di Champorcher 2.827 m

Rif. Sella 2.585 m

Rif. Coda 2.224 m

Rif. Dondena 2.151 m

Goilles inf. 1.830 m

2.000

Sassa 1.305 m

1.500 1.000 500 Km18,6

0

Km24,4

km18,6

1

La Thuile 1.458 m

Km7,0

km 43,0

Planaval

Km15,6

Km15,8

2

km 81,4

1.738 m

1.654 m

Rhêmes N.D.

1.517 m

Km24,8

km 65,6

Km27,0

Eaux Rousses

COGNE

1.224 m

1.800 m

1.531 m

Start Km

km 0,0

km 50,0 La Thuile Km

km 18,6 D-1

FAST

SLOW

12:10

D-1

15:10

Valgrisenche Km

km 50,0 D-2

!

IN

!

OUT FAST SLOW

COS’È TOR DES GEANTS? Il Tor des Geants (Giro dei Giganti in patois Valdostano) è una gara di Endurance Trail che si svolge in Valle d’Aosta toccando 34 Comuni, percorrendo sentieri delle Alte Vie della Valle lungo un percorso di 340 Km, con 24.000 metri di dislivello positivo. La gara, considerata uno dei trail più duri al mondo, si svolge in una sola tappa, a velocità libera e in un tempo limite di 150 ore; in regime di semi-autosufficienza con l’atleta che deve portare con sé l’indispensabile per la sussistenza e può rifornirsi unicamente presso dei punti di assistenza prestabiliti. Il numero massimo di partecipanti per motivi di organizzazione e di sicurezza è stato fissato a 700 atleti. La gara si è tenuta dal 10 al 17 settembre scorsi. Fra i partecipanti Giorgio Guasina, originario della frazione Marchesini di San Quirico, recoarese acquisito, dopo il matrimonio con Paola; pilota dell’ambulanza del 118. Giorgio, 55 anni, tipico fisico asciutto da runner, si è classificato al 115° posto con il tempo di 123h 10’4”. Sportivissimo lo ha incontrato per farsi raccontare questa entusiasmante esperienza.

Km

km 65,6 D-1

05:00

FAST

07:00

SLOW

D-2 D-1

17:10

D-2

19:35

D-2

14:30

Eaux Rousses Km

!

Cogne

km 81,4 D-2

OUT

FAST SLOW

Km

!

19:30

D-1

!

22:30

D-2

IN

OUT FAST

18:30

05:00

SLOW

Km

km 133,2 D-2

04:00 06:00

SLOW

D-2

Donnas Km

07:35

!

16:00

!

D-3

663 m

IN

OUT FAST

03:00

SLOW

D-3

nelle palestre di roccia o nelle falesie - il mio spirito mi spingeva sempre alla ricerca delle montagne e di itinerari nuovi da scoprire. Verso la fine degli anni ‘70 ho scoperto lo scialpinismo e subito ne sono rimasto affascinato. Ho iniziato a fare qualche competizione. A quei tempi non era ancora un settore molto sviluppato e si tendeva, nelle gare, a distinguere coloro che competevano con sci di fondo laminati da quelli che calzavano sci da scialpinismo con pelli di foca, molto più pesanti e non performanti come attualmente.

Sassa

km 151,3 D-4

03:00

L’INTERVISTA A GIORGIO

Ciao Giorgio, innanzitutto complimenti per questa tua bellissima impresa. Ci racconti un po’ di te... La mia storia sportiva ha inizio quand’ero bambino con i Giochi della Gioventù e le prime Sgambelade organizzate a Valdagno. Poi, le prime esperienze in montagna con mio papà: abitavamo ai Marchesini (frazione fra San Quirico e Valdagno N.d.R.) e dato che non avevamo un’auto, partivamo spesso a piedi per raggiungere le montagne di casa. Crescendo, ho iniziato con le ferrate e le prime vie di roccia - già da allora non ero attratto dall’arrampicata sportiva

Perloz

791 m

330 m

FAST

D-3

Km7,2

km 157,7

km 151,3 Chardonney

km 106,2 D-3

Km6,4

4

DONNAS

km 106,2 Rhêmes N.D.

Pontboset

1.450 m

VALGRISENCHE

Courmayeur

Km9,1

km 142,2

Chardonney

COURMAYEUR

km 0,0

Km9,0

km 133,2

3

Km

km 164,9 D-2

00:00

FAST

02:00

SLOW

D-4 D-2

10:20

D-3

23:00

13:40

D-4

07:00

Km4,4


7

Endurance Trail

Rif. Balma 2.040 m

a

4

COURMAYEUR

Rif. Magià 2.007 m Col Pinter 2.776 m Col della Vecchia 2.184 m

Rif. Grand Tourmalin 2.535 m

Col di Nana 2.770 m

Rif. Alpenzu 1.788 m

Fenêtre du Tsan 2.738 m

Rif. Cunéy 2.656 m

Col Brison 2.492 m

Biv. Clermont 2.705 m

Rif. Barmasse 2.175 m

Col Lasoney 2.364 m

km 338,6

Col Malatra 2.936 m

Col Champillon 2.709 m

1.224 m

Rif. Frassati 2.537 m

Rif. Champillon 2.433 m

Rif. Bertone 1.940 m Malatrà 2.325 m

Merdeux 1.919 m

Col Vessonaz 2.788 m

3.500 3.000 2.500 2.000 1.500 1.000 500

Km6,4

Km17,2

km 175,7

Lago Vargno 1.686 m

Km13

km 192,9

Km15,9

Km17,2

km 225,4

5

Niel

Saint-Jacques

Km

!

km 175,7 D-4

OUT

FAST SLOW

13:00

D-2

16:20

D-4

13:00

Rifugio Coda Km

km 192,9 D-2

SLOW

km 274,4

6

Oyace

7

1.329 m

1.526 m

1.396 m

Km

19:55 19:00

!

km 205,9 D-4 IN

OUT FAST SLOW

23:00

D-5

Champoluc Km

!

km 221,8 D-5

OUT

01:00

FAST

23:30

SLOW

D-2 D-4

23:00

Valtournenche Km

13:00

!

04:30

!

D-3

D-5

13:00

km 239,0 D-5 IN

OUT FAST SLOW

19:00

D-5

21:00

D-3

09:00

D-5

19:00

km 287,2 Rifugio Cunéy Km

km 259,9 D-3

FAST

SLOW

14:54

D-6

07:40

Oyace Km

!

km 274,4 D-6

OUT

FAST SLOW

13:30

D-3

17:51

D-6

13:30

Km

! !

km 287,2 D-6 IN

OUT FAST SLOW

SLOW

Mezzalama, Transcavallo, Tour del Rutor N.d.R.) fino alla prestigiosissima Pierra Possiamo dire che inizial- Menta, gara a coppie che si mente eri più uno scialpini- svolge in Francia in quattro sta che un runner? tappe durissime. Certamente. All’inizio praticavo la corsa per tenermi in Fino ad arrivare ai nostri forma in vista della stagione giorni quando ti sei entusiainvernale; non disdegnando smato a queste ultra maradi fare qualche gara perché tone, attualmente molto getallora non esistevano anco- tonate, direi quasi una moda. ra queste competizioni sulle Dopo la pausa dalle corse, ho lunghissime distanze. ricominciato approcciando le classiche con distanze nella E allora avanti con lo scial- norma, tipo la Transcivetta, pinismo. Transpelmo, il Trofeo Kima A dire il vero, verso la fine de- in Val Masino, che considegli anni ‘80 ho avuto un mo- ro una delle più belle gare di mento in cui ho tralasciato la corsa in montagna di tutto montagna per dedicarmi alla l’arco Alpino. Man mano ho bicicletta, sia da strada che iniziato ad osare di più, non mountain bike. Ho ripreso lo per moda, ma perché desidescialpinismo dopo una deci- ravo mettere alla prova i miei na d’anni e tutt’ora rappre- limiti. Mi sentivo portato per senta una delle mie attività le lunghe distanze. preferite. In questi anni ho partecipato alle più impor- Veniamo al Tor De Geants. tanti e più classiche compe- Come è nata l’idea e come ti tizioni del calendario nazio- sei preparato ad una comnale ed internazionale (dall’ petizione così. Adamello Skiraid, al Trofeo Per partecipare a questa

Km

17:00 19:00

SLOW

D-3

21:32 17:00

Saint-Rhémy en-Bosses

15:07

gara si deve compilare una preiscrizione e successivamente, se si viene estratti, ci si può iscrivere. Da ben 6 anni ci stavo provando, senza successo. Quest’anno, spronato soprattutto da mio nipote Paolo - buon corridore, mio primo tifoso e spero un giorno anche ottimo atleta magari grazie al mio esempio - mi sono preiscritto e questa volta la fortuna mi ha aiutato. Quando è arrivata la mail di conferma sono rimasto basito, ho racimolato in fretta e furia i soldi per l’onerosa quota di iscrizione (550,00 Euro N.d.R.) e mi sono lanciato in quest’avventura. Per la preparazione è vero che non usi tabelle, schemi, preparatori o altro come ormai fanno tutti? Il mio modo di affrontare le competizioni non è mai cambiato negli anni. Non ho mai seguito schemi, tabelle

!

04:47

OUT

SLOW

IN

D-7

09:30

FAST SLOW

D-7

08:00

16:00

D-4

08:21

D-7

16:00

Rifugio Bertone Km

km 308,6 D-4

FAST

12:15

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km 338,6 D-7

Km

Merdeux

D-6

Km

FINISH

km 317,4 D-4

FAST

D-6

D-4

Courmayeur

Rifugio Frassati

Ollomont

km 169,3 - 1/2 TOR D-2

FAST

0

Saint-Rhémy en-Bosses

1.463 m

km 239,0

Km30,0

km 308,6 1.519 m

OLLOMONT

!

D-4

Km21,4

VALTOURNENCHE

Saint-Jean

FAST

Km12,8

GRESSONEY-S.J.

Gressoney

Niel Km

Km14,5

1.700 m

1.573 m

km 205,9 Lago Vargno

Km20,9

km 332,6 D-4

FAST

02:37

D-7

SLOW

04:30

07:48

D-7

14:30

Malatrà Km

km 319,4 D-4

FAST

SLOW

06:15

D-7

11:00

o diete specifiche per preparare gare. Non uso il cardiofrequenzimetro, l’orologio spesso lo lascio a casa. Mi affido alle mie sensazioni: se sto bene corro, se ho fame mangio, se ho sonno dormo. Sicuramente non mi tratto male, rispetto il mio corpo e sono attento a non stressarlo troppo. E dunque. Facendo affidamento su istinto ed esperienza, ho cercato di fare una preparazione che a mio avviso mi avrebbe garantito la possibilità di raggiungere il traguardo di questa che più che una gara, è un viaggio attraverso le montagne. Mi sono allenato, come sempre, per


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poi a cavallo fra giugno e luglio, provare una simulazione di gara. In cosa consisteva questa simulazione? Per una settimana ho percorso giornalmente circa 50 Km: 300 Km in 6 giorni, con 20.000 metri di dislivello. Ho iniziato a pensare seriamente di potercela fare! A luglio, ho partecipato alla Trans d’Havet cercando di non forzare. Ho ottenuto il 22° posto con un riscontro cronometrico decisamente migliore dell’anno precedente. Poi, verso la fine di agosto, ho simulato un altro trail e sono partito. Raccontaci questo Tor. Il Tor de Géants è una gara a tappa unica. Ci si deve presentare alla partenza con uno zaino che deve obbligatoriamente contenere: ramponcini, borraccia e bicchiere, una riserva alimentare, due lampade funzionanti con pile di ricambio, due coperte di sopravvivenza (teli isotermici), fischietto, banda elastica adesiva adatta a fare una fasciatura, giacca a guscio antipioggia, pantaloni o collant da corsa (minimo che coprano il ginocchio), copri pantaloni, micro pile a manica lunga, berretto, guanti e copri guanti impermeabili, telefono cellulare, altimetro. Sono riuscito a condensare

l’equipaggiamento in circa 3,6 Kg. Assicuro però che verso la fine diventano pesanti! La gara, oltre ai posti di ristoro, presenta 7 Basi Vita (una ogni 50 Km N.d.R.) in cui ci si può fermare per mangiare, cambiarsi gli abiti, farsi massaggi, e dormire. L’organizzazione dota ogni concorrente di una Borsa di colore giallo, dove ognuno può mettere abiti di ricambio, medicinali, alimenti o altro. Questa borsa viene trasportata dall’organizzazione da una Base Vita all’altra in modo da averla sempre disponibile. Com’è stato l’impatto con una gara così difficile? Il giorno precedente la gara, arrivato a Courmayeur, durante l’accurato controllo dei materiali da parte della giuria, ho realizzato che, a differenza di molti altri concorrenti, non avevo pianificato alcuna strategia su come gestire la gara. Tutti mi chiedevano: quando, dove e come avrei dormito e mangiato, che ritmo avrei tenuto in gara, ... Io mi sono limitato a rispondere che avrei seguito il mio istinto! Così è stato. Pronti. Via! Al via l’adrenalina è al massimo. Complice lo scenario - eravamo in centro a Courmayeur, al cospetto del Monte Bianco - con una folla incredibile che tifava

per noi. Tutti sono partiti a razzo. Sembrava di essere ad un 5000 non ad una gara così lunga. Io ho cercato fin da subito di prendere un passo tranquillo, senza esagerare… c’era tempo. Correre per 340 Km. A cosa pensi mentre stai affrontando uno sforzo simile? Sono partito molto tranquillo, cercando il mio ritmo e la concentrazione. Durante la competizione si è spesso sopra i 2500 metri, in ambiente alpino, selvaggio, con tratti alpinistici in cresta o su baratri impressionanti, spesso irti di trabocchetti e pericoli, di giorno e di notte, quindi mi ero imposto di essere molto attento a quello che facevo soprattutto a come e dove mettevo i piedi. Se ti capita il più piccolo incidente, un piede in fallo o un semplice inciampo, puoi compromettere la tua prestazione, oltre che rischiare seriamente la vita. Io sono molto orgoglioso nel dire che in 340 Km non sono mai inciampato né caduto. Alle prime due Basi Vita mi sono fermato lo stretto necessario per mangiare qualcosa, farmi una doccia e alcuni massaggi; alla terza Base a Donnas dopo 150 Km ho dormito per circa un’ora. Venivo da una discesa lunghissima di oltre 30 Km che aveva alquan-


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to provato la muscolatura delle gambe. C’è stato un momento particolare in cui hai pensato di non potercela fare? Momenti di vera e propria crisi non ne ho mai vissuti. Il momento più difficile è stato fra le Basi Vita di Valtournenche (Km 239) e Ollomont (Km 287) durante la salita verso la Finestra di Tzan a 2700 metri. Solo, in piena notte e sotto una pioggia torrenziale mi sono imposto massima concentrazione per poter superare questo tratto veramente molto tecnico e pericoloso e poter giungere, dopo una impegnativa discesa, al Rifugio Magià dove mi sono fermato quasi 5 ore per ristorare ed asciugare. Ripartito, ho dormito per un’altra ora ad una Base Vita successiva, per prepararmi psicologicamente all’ultima parte di gara. Riposato un’altra ora al Rifugio Frassati, mancavano circa 7/8 ore all’arrivo, per poter affrontare l’ultima salita e poi la lunga discesa

verso Courmayeur. Durante quest’ultima fatica non riuscivo a pensare all’arrivo ma ero totalmente concentrato nel non commettere errori che avrebbero potuto compromettere la gara. Quando hai avuto la certezza di essere giunto al termine? In Via Roma a Courmayeur. Ho pensato che a questo punto potevo anche inciampare, all’arrivo sarei arrivato. E tagliato il traguardo…. Una grande emozione e la gioia di essere riuscito a portare a termine questo meraviglioso viaggio fra le montagne, aver realizzato un sogno che inseguivo da 6 anni. Subito dopo, è affiorata la stanchezza di questi 5 giorni passati a salire e scendere per le montagne. Questa impresa l’hai dedicata a qualcuno in particolare? Generalmente non mi pia-

ce dedicare le cose che faccio a qualcuno o a qualcosa. Tuttavia, in questo caso il pensiero va alla mia famiglia, mia moglie Paola e mia figlia Elisa che mi supportano e mi sono sempre state vicine, nonostante non abbiano potuto essere qui con me per problemi di lavoro e di scuola, sapevo che potevo e posso contare sempre su loro. Prossima meta? Attualmente non mi sono posto mete o programmi. Ci sono tantissimi posti belli da vedere e tantissimi ultratrail da fare. Tra tanti, mi attira sicuramente il Cro Trail sulle Alpi Marittime, tra Limone Piemonte e il Mare. E un altro Tor? Se avrò la fortuna di poter essere sorteggiato, sicuramente tornerò. Buona fortuna Giorgio ed ancora complimenti dai lettori di Sportivissimo.


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Cerve Fenomenale! Che stagione fenomenale quella di Michele Cervellin, detto “Cerve”; con il suo 2016 a dir poco strepitoso, si afferma talento indiscusso del motocross mondiale di Nicole Rubbo

Si poteva già intuire che il ragazzo voleva far bene, infatti prende sul serio il detto “Chi ben comincia è a metà dell’opera” e, “sbam”, a febbraio vince gli Internazionali d’Italia. Indimenticabile la tappa di Alghero con i grandi big del mondiale, in cui arriva secondo dietro solo ad Herlings e, dopo un duello al cardiopalma, riesce a piazzarsi davanti ad Anstie. Carico di un inizio stagione più che positivo, nei mesi successivi porta a casa il titolo Italiano, e combatte egregiamente nel mondiale Mx2. E’ proprio nelle competizioni internazionali che Michele dimostra le sue grandi qualità: non si fa intimorire dai Big e dalla pressione “mondiale” e porta a casa ottimi risultati tra cui due settimi posti. Ma l’escalation di soddisfazioni per il pilota non rallenta e grazie alle performance positive in patria e fuori viene convocato assieme a Cairoli e Bernardini a rappresentare l’Italia al GRANPREMIO DELLE NAZIONI. Che annata, dunque, per il nostro pilota! Nessuno degli addetti ai lavori sembra troppo stupito dei risultati: Michele è per tutti sinonimo di grinta, di voglia di vincere, di spirito di sacrificio, di coraggio e cuore. Ma il nostro atleta oltre alle sue innegabili qualità, può contare su altre due grandi

e fondamentali risorse: la sua famiglia e il suo team. Cresciuto in ambiente familiare che ha sempre creduto fortemente nell’importanza di praticare sport, Michele ha potuto mettere le basi per la sua straordinaria carriera. L’incontro fondamentale è stato poi quello con il team Martin il quale negli anni è diventato veramente a tutti gli effetti una seconda famiglia per il ragazzo. In particolare in Maurizio Martin, Michele ha trovato un rifermento importantissimo, e grazie a lui e al team ha potuto crescere e diventare ciò che è. Fin da tempi del minicross infatti Maurizio Martin ha visto le grandi potenzialità del vicentino ed insieme alla famiglia hanno lavorato duramente investendo tempo ed energia, credendoci sempre, costruendo un contesto stimolante e fruttuoso.


motocross

Pos Pilota 1 2

HERLINGS NED KTM Jeffrey CERVELLIN ITA Honda Michele

ANSTIE Max KUTSAR 4 Karel OSTLUND 5 Alvin COVINGTON 6 Thomas MEWSE 7 Conrad BARR 8 Martin SMITH 9 Alfie BONINI 10 Davide 3

Naz. Moto

11

Tempo migliore 01:37.471 01:39.589

GBR Husqvarna 01:40.657 EST

KTM

SWE Yamaha

01:40.777 01:41.176

USA Husqvarna 01:38.761 GBR Husqvarna 01:41.348 IRL

Honda

GBR Yamaha ITA

01:42.421 01:42.621

Husqvarna 01:42.569

Il duro lavoro di tutti è stato coronato proprio quest’anno, ed infatti il nostro Michele chiude la stagione con il botto, comunicando di aver firmato l’ingaggio ufficiale con Honda HRC. Un passaggio storico, infatti Michele è ad oggi l’unico pilota italiano ad essere pilota ufficiale della casa giapponese. Chissà quante emozioni e soddisfazioni questo talento saprà ancora darci… iniziamo già il countdown per la stagione 2017! Parola d’ordine: “Forza Cerve”!!!


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hockey

Professione Portiere Abbiamo incontrato Sara Zarantonello, talento dell’Hockey Azzurro, cresciuto nella grande scuola biancoceleste

Sara è il portiere di ben tre squadre: il Montecchio Precalcino, il Molfetta e la Nazionale. Difende la porta di squadre femminili, ma anche di squadre miste, quale il Montecchio, con cui gioca in serie B.

Sarà, è più difficile giocare con i ragazzi o con le ragazze? L’impegno è sempre massimo, forse nelle squadre miste c’è un po’ di più fisicità nei contrasti e i tiri in porta sono mediamente più forti, ma anche con le ragazze il gioco è duro e di alto livello. Quanti anni hai? Ho 18 anni, sono nata il 14 luglio 1998, frequento l’Istituto Chimico a Valdagno. Scuola e sport ai massimi livelli, militando in ben tre squadre, è una convivenza complicata? A volte sì, ma io me la cavo bene a scuola e per lo sport mi sento dotata. Il problema sono le trasferte, giocando nel Molfetta e nella Nazionale, sono costretta a lunghi viaggi. Quando hai iniziato a giocare? A 6 anni; sono andata a vedere un mio amico che faceva una partita e mi sono subito fatta coinvolgere. L’Hockey è uno sport eccezionale, molto veloce, dinamico, senza pause; in una partita ci sono continui cambi di fronte: anche il portiere è sempre in gioco, non ci si può mai rilassare. Come hai scoperto che eri brava in porta? È capitato per caso. Durante un allenamento non c’era nessuno che voleva andare in porta e ci sono andata io. Ho giocato bene e mi sono divertita e il coach mi ha detto che quello era un ruolo che si addiceva alle mie caratteristiche. Da allora ho sempre giocato in porta. Che caratteristiche bisogna avere? Essere rapidi e intuitivi e soprattutto non avere paura.

La tua qualità principale? Non mi toccano i giudizi altrui. Quante volte ti alleni? Tre giorni alla settimana e alla domenica gioco la partita Quante sono le squadre femminili nel campionato italiano? Sono solo cinque, per questo milito anche nel campionato maschile. Serie A e quindi anche Champions? Sì, con il Molfetta partecipiamo alla Coppa dei Campioni. E poi la Nazionale… Ho partecipato ai Mondiali in Cile, dove siamo arrivati al settimo posto. Il tuo giocatore preferito? Barozzi, portiere del Viareggio Hai molti tifosi… I miei principali tifosi sono i miei genitori che mi hanno sempre seguito e sostenuto nel mio impegno agonistico Fidanzata? No Progetti? Mi piacerebbe giocare in una squadra spagnola, lì l’hockey è ai massimi livelli. Mi piacerebbe fare l’università in Spagna e in questo modo inserirmi nel loro campionato. Prossimi impegni? La Champions e la Coppa Italia a febbraio con il Molfetta, dove contiamo di portare a casa il risultato. Sogno nel cassetto? Vincere il Mondiale con la Nazionale.


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pattinaggio

I migliori al Galà Grande spettacolo, domenica 27 novembre 2016, al Palalido di Valdagno, dove si è svolto il 14° GALA’ FIHP DEI CAMPIONI PROVINCIALI di PATTINAGGIO ARTISTICO alla presenza del Sindaco di Valdagno prof. Giancarlo Acerbi, del consigliere Federale Fihp Paolo Centomo, del Presidente Regionale Fihp Giorgio Grigolato, del Sig. Alvaro Maiolini Presidente Provinciale FIHP. L’evento è stato organizzato dal comitato Provinciale Fihp in collaborazione con l’Associazione Polisportiva Valdagno, SEZIONE PATTINAGGIO. Nell’occasione sono stati premiati numerosi atleti vicentini che hanno ottenuto prestigiosi risultati non solo a livello nazionale, ma

14 ° GALA’ PROVINCIALE FIHP Pattinaggio Artistico

anche europeo e mondiale. Il Comitato Provinciale, presieduto dal Presidente sig. Maiolini Alvaro, si dice orgoglioso per la premiazione dei numerosi atleti, che rappresentano tutte le specialità del Pattinaggio Artistico, tra i quali singolisti, coppie artistico, gruppi spettacolo, tra questi ultimi i migliori del mondo, nella sfida svoltasi a Novara

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trapezio 2016: il Gruppo New Age di Trissino. Tra le Società vicentine, è stata premiata con i migliori risultati in assoluto l’Associazione Polisportiva Valdagno, che ha saputo mettere in bacheca per 8 anni consecutivi il titolo di Campioni Provinciali FIHP anche nel 2016, il 3°posto al Campionato Regionale FIHP 2015 e il 39°posto a livello Nazionale su 490 società affiliate FIHP. Con grande soddisfazione del Presidente Vittorio Vencato, del vice presidente Stefania Intelvi e di tutto il Consiglio Direttivo della POLISPORTIVA VALDAGNO. APPUNTAMENTO AL PROSSIMO SAGGIO DI NATALE DOMENICA 18 DICEMBRE 2016 ORE 17 PALALIDO.

Incontro con Sofia L ’associazione POLISPORTIVA di VALDAGNO propone tra i suoi istruttori la trapezista di fama mondiale SOFIA TSOLA. L’istruttore di ginnastica artistica Tatiana Montagna l’ha incontrata per noi. Sofia, parlaci di come hai iniziato la tua carriera: Da bambina praticavo vari sport, specialmente la ginnastica artistica. Successivamente mi sono appassionata al trapezio e nel 1996 mi sono trasferita a Parigi per seguire la rinomata Accademia del circo di Annie Fratellini, la più famosa in Europa. Dunque... oggi sono 20 anni che pratico il trapezio. Nella mia carriera ho partecipato a vari spettacoli non solo circensi, ma anche teatrali e di varietà famosi, e poi a grandi eventi televisivi e internazionali e ho superato con successo le audizioni del Cirque du Soleil.

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16 Alcuni brand ed eventi con cui ho collaborato: - Msc Crociere; - Closing Party Formula 1, Shangai April 2012; - Spettacolo di apertura del World Cup, Parigi 1998; - Finalista Greece Got Talent 2012; - Notte Olimpica Wiesbaden 2003 Gemania; - Avignone et Edinburgo Festivals; - Emirates Airlines, Dubai - Daimler Chrysler, UK;

- Bundespresseball 2001, Berlin; - Ho già dato corsi di trapezio a Parigi, Atene e Brasile; - Premio “Best aerial act” in Inghiltera per il 1999 - e tanti altri…

Secondo te che punti in comune pezio sarebbe un valore aggiunto ci sono tra la ginnastica artisti- nella loro esperienza motoria. ca e il trapezio? Con l’occasione del suo passagSono nata in Grecia dove l’arte gio a Valdagno, l’associazione del circo non era conosciuta a Polisportiva di Valdagno coglie quel tempo. Il mio passato nella questa grande opportunità per ginnastica artistica mi ha aiutato far scoprire ai suoi numerosi molto visto che nella mia entrata atleti questa disciplina non facialla scuola del trapezio avevo già le da incontrare nel nostro pae20 anni. Infatti la ginnastica arti- se. stica e le arti del circo sono mol- I corsi si svolgeranno durante to collegate. Tante tecniche sono le lezioni di ginnastica artistica, presso la palestra ex liceo. comuni nelle due discipline. Il trapezio oltre ad essere un’attività sportiva ed artistica che svi- Ringraziamo Vivamente Sofia luppa la forza e la grazia, aiuta a per la sua disponibilità e per la far crescere l’autostima e la si- fantastica opportunità che ci sta curezza in se stessi, migliora i ri- offrendo; ringraziamo anche l’ flessi e fa prendere coscienza del AMMINISTRAZIONE COMUNALE proprio corpo. Le due discipline, per la collaborazione. pur viaggiando sullo stesso binario, hanno delle diversità ma allo Per più informazioni su Sofia Tsola vi invitiamo a visitare il stesso tempo si completano. Infine, volevo dire che, per gli at- suo sito www.sofiatsola.com leti di ginnastica artistica, il tra-


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triathlon

Non solo triathlon

Intervista a Marta Carradore istruttore FITRI del Gruppo Sportivo GSA VICENZA Marta Carradore, 27enne poliedrica atleta arzignanese che vanta trascorsi agonistici nello sci alpino, ha esordito quest’anno nel mondo del triathlon, tesserandosi col Gruppo Sportivo Alpini di Vicenza, del quale è responsabile tecnica e, recentemente, ha conseguito il diploma FITRI diventando Istruttore di 1° Livello. Marta, cosa ti ha spinto a provare il triathlon ? Sinceramente è iniziato tutto per gioco circa un anno fa quando ho avuto l’occasione e, direi, l’onore di preparare due vertici del GSA Siro ed Ampelio Pillan per il corso istruttori di nordic walking essendo io Maestra della Scuola Italiana Nordic Walking (tra parentesi entrambi campioni Italiani di nw di categoria di quest’ultima stagione agonistica). Durante una lezione Siro mi parlò dell’intenzione di inserire nella squadra GSA il settore triathlon ma che non avevano un tecnico FITRI per poter fare l’affiliazione, così, tra una chiacchera e l’altra, essendo laureata in Scienze Motorie, mi propose di fare il corso istruttori FITRI senza nessun impegno agonistico. Da quando sei anni fa ho lasciato lo sci agonistico per dedicarmi all’insegnamento, ho iniziato a praticare le tre discipline che compongono il triathlon (nuoto, bici, corsa) a vari livelli ma, sinceramente, non ero mai salita su una bici da corsa. Quando Siro mi chiese di fare la formazione presi la palla al balzo; il 2015 era stato un anno davvero particolare per me, avevo un bimbo di pochi mesi, una vita completamente nuova da seguire e gestire e la testa, nonostante mi “allenassi tutti i giorni”, sempre sul mio piccolo e sulla paura di non riuscire ad

allattarlo. Avevo bisogno di ritornare allo sport… ma soprattutto all’agonismo ed a rimettermi in gioco. Ovviamente accettai l’offerta e mi feci iscrivere da atleta, perché, a parer mio, non si può allenare in uno sport senza praticarlo e poi ero curiosa di “mettere assieme” le 3 discipline per vedere come potevo cavarmela, comprai una bici da corsa ed iniziai ad allenarmi con grande entusiasmo. Devo dire che i risultati sono andati al di là delle migliori aspettative. Come detto, tu pratichi da sempre sport, sei maestra di sci alpino e maestra di nordic walking, e pratichi da tempo nuoto, corsa e bici. Cos’ha di speciale il triathlon rispetto agli altri sport? Sicuramente, e mi pento di averlo conosciuto solo ora, il triathlon è uno sport speciale ed eccezionale; la sua grande flessibilità e differenziazione degli allenamenti ti permettono di fare più sedute allenanti al giorno senza incorrere in sovraccarichi grazie alla completezza dei gesti atletici e metabolici e non si corre il rischio di annoiarsi. Inoltre, le gare si disputano quasi sempre in contesti ambientali e paesaggistici molto belli, tipo laghi montani o collinari, o in zone di mare. Infine, ho notato che anche l’ambiente, pur essendo ovviamente competitivo, ha mantenuto comunque un certo clima amichevole, per cui, ad esempio, capita spesso che qualcuno ti faccia da “traino” in bicicletta, ti incoraggi nella

corsa, senza che te lo faccia pesare e complimentandosi con te all’arrivo. Tu hai esordito agonisticamente nel 2016: sei soddisfatta dei risultati conseguiti? Ci mancherebbe altro!! Sicuramente, con le condizioni fisiche che avevo un anno fa, ho ottenuto piazzamenti che non mi aspettavo, perlomeno non subito. Tranne la 1° gara di esordio, sono sempre salita sul 2° e 1° gradino del podio di categoria e talvolta anche su quello assoluto, non lontana dalle primissime. Questo mi ha spronato ad intensificare e pianificare di più gli allenamenti, cercando di migliorare quegli aspetti che ancora mi penalizzano rispetto alle migliori, tipo le transizioni tra una specialità e l’altra e la corsa… purtroppo mi piace troppo tirare con la bici e quando mi ritrovo a correre, il primo km lo soffro molto. Come ti trovi all’interno del tuo Gruppo Sportivo? Direi molto bene: ho avuto la possibilità sia di gareggiare che di diventare responsabile tecnico; inoltre, il GSA lascia ampia libertà sia per quanto riguarda gli allenamenti che la scelta delle gare, senza vincolare il tesseramento al raggiungimento di un numero minimo di presenze o altro, come avviene altrove. Inoltre, il GSA è una polisportiva, con affiliazioni a varie federazioni, per cui c’è la possibilità di scambiare opinioni con atleti di altre discipline. Infine, il Gruppo deriva direttamente dalla


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sezione Alpini, dei quali mantiene comunque quello “spirito di corpo” che tutti conoscono. Marta, per finire: cosa diresti ad una persona per convincerla a iniziare con il triathlon ed a farlo col GSA? Oltre alcuni motivi che ho già espresso in precedenza, aggiungo questo: contrariamente a quanto si possa pensare, il triathlon è una disciplina alla portata di chiunque. Non si deve commettere l’errore di confondere “triathlon” ed “ironman”, che è solo una sua versione: esistono infatti competizioni in distanze molto più brevi con le quali iniziare. Inoltre, all’interno della federazione triathlon (FITRI) esistono anche versioni tipo duathlon (corsa+bici+corsa), acquathlon (corsa+nuoto+corsa) o staffette (un atleta per ogni specialità) che permettono a coloro i quali dovessero essere lacunosi un una delle 3 specialità di gareggiare comunque. Infine, all’interno del GSA troverete un ambiente professionale ed al contempo amichevole, nel quale avrete la possibilità di crescere come atleti e come persone: noi vi aspettiamo. Grazie mille per la tua testimonianza! Grazie a voi! Ora sono in piena preparazione per la prossima stagione dove ho un grande obiettivo da raggiungere… ma lo svelo solo se ci arrivo!!! Buoni allenamenti a tutti e… sempre a tutta con il GSA!!!

volley

Grandi traguardi Il valdagnese Francesco Preto debutta in serie A2 con il Montecchio Quest’anno il campionato di serie A2 Nazionale maschile vede in campo la squadra neopromossa “Sol Lucernari Montecchio Maggiore” che dopo un ottimo inizio stagione, promette di fare un eccellente campionato. Con la promozione dalla B1 all’A2 il Montecchio aveva bisogno di nuove reclute, e tra queste ha scelto il diciassettenne Frencesco Preto. Il ragazzo è cresciuto nel Cornedo ma poi si è trasferito nel Montecchio, con cui ha esordito per la 1° volta in serie A2 il 13 novembre scorso. In quell’occasione il Sol Lucernari ha affrontato il Grottazzolina. A fine partita, che si è conclusa al 5° set, il giovane atleta ha commentato dicendo: “un’emozione impagabile”.

Il pubblico fantastico e la squadra unica hanno contribuito a rendere speciale questa giornata. Francesco continuerà ad allenarsi con la prima squadra e verrà convocato ancora nonostante la sua giovane età.

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Team trek

MTB TEAM TREK-SELLE SAN MARCO Dalla Cape Epic alla Brasil Ride e nel mezzo le prove UCI Mtb Marathon Series: una stagione di successi per il Team off-road vicentino

Novità e colpi di mercato hanno caratterizzato il quarto anno di attività del Team Trek-Selle San Marco. In questo 2016 sono stati però soprattutto i successi a confermare la squadra off-road vicentina, gestita da Marco Trentin e Sandro Saponaro e presieduta da Maria Teresa Fontana, tra le migliori a livello nazionale e internazionale. Risultati ottenuti grazie al supporto di importanti partner, che hanno creduto nel progetto e sostenuto le attività, come Autovega, fornitore ufficiale dei mezzi del team. Una stagione vincente, che ha visto i sette atleti neroaranciofluo primeggiare sulle lunghe distanze e nelle più prestigiose competizioni, in Italia e nel Mondo. Un gruppo già affiatato a cui si è aggiunta qualità ed esperienza,

portata da tre nuovi ingaggi, che hanno consentito di essere sempre più competitivi ai massimi livelli: il Campione Italiano Marathon 2014-2015 Samuele Porro, la Campionessa austriaca 2015 Christina Kollmann e il forte biker russo Alexey Medvedev (Campione Europeo Marathon 2011), che proprio con la maglia del Team Trek-Selle San Marco ha conquistato a Mosca il titolo di Campione Nazionale Marathon 2016. Una delle tante soddisfazioni ottenute in questa stagione, che si era aperta con la straordinaria esperienza della Cape Epic, una delle gare a tappe in coppia più dure al mondo. In Sudafrica con due team, formati da Damiano Ferraro con Porro e dallo spagnolo Ivan Alvarez Gutierrez con l’altoatesino Fabian Rabensteiner, grazie a

un perfetto gioco di squadra il Team Trek-Selle San Marco entra nella storia della massacrante competizione. E’ stato, infatti il primo team tutto italiano a vincere una tappa alla Cape Epic. Inoltre, sempre con Porro e Ferraro la formazione vicentina sale anche sul podio finale con il terzo posto nella classifica generale e applaude nella top ten l’atra coppia in gara. Nel frattempo in Italia Alexey Medvedev infila una serie incredibile di vittorie, che culmineranno con il primo posto ottenuto in Francia nella prova UCI Marathon Series Extreme sur Loue, dove conquista punti preziosi per il Mondiale 2017. Nella prova precedente era stato un altro biker del team neroaranciofluo a imporsi. A La Forestiere, una delle più


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note competizioni d’oltralpe, dove tra l’altro tutti si sono piazzati nella top ten, Damiano Ferraro ottiene uno splendido successo, che lo conferma tra i migliori al mondo. Un rientro entusiasmante per una delle punte del team, che dopo un periodo buio segnato da problemi fisici che lo avevano costretto a rinunciare alla rassegna iridata, torna a sorridere e vincere. Qualche settimana prima aveva infatti conquistato la 3Epic. Sul podio della Forestiere anche Porro (3°). L’ex Campione Italiano può inoltre fregiarsi in questa stagione di un bronzo tricolore e del quinto posto ai Mondiali davanti al compagno di squadra Medvedev. Per lui altri podi e vittorie di rilievo, come l’Altavaltellina Superbike e una tappa all’AlpentourTrophy. La competizione austriaca tra le donne è stata dominata dalla Kollmann, che ottiene quattro successi e la classifica finale, dove tra gli uomini Rabensteiner è secondo. L’altoatesino porta al team altre vittorie come quella della GF d’Autunno, dove detiene il record di tre primi posti.

A completare il brillante anno del Team Trek-Selle San Marco, sono arrivate poi le incoraggianti prestazioni dell’Under 23 Mattia Faglia. Non soltanto un giovane promettente, ma già competitivo anche con gli Elite. Per concludere la stagione in modo vincente così come era iniziata, si è aggiunto un altro successo prestigioso: la conquista della Brasil Ride, la più importante corsa a tappe in coppia del Sudamerica. A compiere l’impresa, il team B formato da Alexey Medvedev e Fabian Rabensteiner, leader della classifica generale sin dal Prologo. Un dominio assoluto, visto che insieme hanno conquistato ben cinque delle sette tappe in programma, tra cui l’ultima, una marathon di 75 km. Con questa base, ci sarà da divertirsi, anche nella prossima stagione.


natura

Il ritorno del grande predatore È tornato IL LUPO nelle nostre montagne di Dorino Stocchero

Tra i grandi mammiferi carnivori della fauna selvatica, il lupo riveste un’importanza del tutto particolare e il suo fascino di animale temuto, ma assai poco conosciuto, ha esercitato, soprattutto negli ultimi tempi, una notevole attenzione da parte degli studiosi e dei naturalisti, che si sono impegnati per la sua protezione e per la sua rivalutazione nell’immaginario collettivo. Infatti complesse ragioni storiche, culturali ed ecologiche avevano portato alla quasi totale estinzione della specie. All’inizio del Novecento solo piccoli nuclei residui popolavano le Alpi o comparivano con una certa frequenza in varie parti dell’Appennino settentrionale, mentre nell’Italia del Sud i lupi si erano già totalmente estinti fin dai primi anni Trenta. Ma già negli

anni Cinquanta, si erano ridotti a pochissimi esemplari superstiti, tutti concentrati esclusivamente nella parte centromeridionale della penisola, Abruzzo e Molise, in particolare. La storia del lupo appenninico (canis lupus italicus) che da alcuni studiosi viene considerato una razza geografica del lupo europeo, riflette nel profondo il destino difficile di una certa fauna del nostro paese: sempre in bilico tra l’essere eliminata e protetta. Nessun altro animale come il lupo ha subito così profondi cambiamenti degli atteggiamenti emotivi da parte dell’uomo: dai miti ancestrali, dalle secolari paure e diffidenze verso la “belva” per eccellenza, all’attuale crescente comprensione e simpatia verso gli ultimi rappresentanti dell’estremo emblema della vera “vita selvaggia” a due passi da noi. Un censimento del 1968 valutava la presenza di circa 300 individui; ma nel 1971 un’altra stima parlava di soli 200 capi. Nel 1973 il W.W.F. italiano lanciava, con il Parco Nazionale d’Abruzzo, l’operazione S. Francesco, che segnava il primo concreto tentativo di protezione del lupo, riuscendo ad ottenere un decreto legge nazionale per la sua salvaguardia. Queste misure non erano ancora

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24 sufficienti a porre riparo alla grave situazione, tanto che nel 1976 veniva approvato con un ulteriore decreto il divieto di uccidere e catturare il carnivoro, dato che ne erano rimasti solamente un centinaio di esemplari. La poderosa campagna divulgativa condotta a tutti i livelli negli anni successivi, allo scopo di sfatare la vecchia leggenda del “lupo cattivo” e la crescente ricerca scientifica per far progredire più moderne concezioni ecologiche, hanno ottenuto risultati importanti. Oggi, a parte alcune fasce marginali della società, la cultura dominante tende a recuperare l’immagine del lupo, riconoscendogli diritto pieno di vita sulla terra e ruolo fondamentale nell’equilibrio dell’ecosistema. La specie ora sta ricolonizzando l’arco alpino a seguito di un naturale processo di dispersione di esemplari provenienti dall’Appennino. Così lupi in dispersione sono già stati contattati in Lombardia, Veneto, Trentino Alto-Adige, Austria e Svizzera. L’arco alpino orientale è anche interessato dall’espansione delle popolazioni dinarico-balcanica e carpatico-balcanica. Intanto il numero dei lupi presenti in Italia è sensibilmente cresciuto, gli esemplari dovrebbero aggirarsi attualmente ai 1000 capi e si registra la presenza in modo pressoché continuo lungo tutto l’Appennino Tosco-Emiliano- Romagnolo, Maremma e dall’Aspromonte alla Liguria. Nel Veneto la specie si era estinta da circa 150 anni, a seguito della forte persecuzione creata dall’uomo. Nel gennaio del 2012 un lupo viene ripreso con foto trappola in località Bosco Chiesanuova in Provincia di Verona. Dalle analisi genetiche sui campioni biologici si

è stabilito che si trattava di una femmina della popolazione italica in dispersione. La storia più sorprendente è quella dello straordinario viaggio del lupo Slavc di origine dinaro-balcanico così chiamato dai ricercatori dell’università di Lubiana per la sua provenienza dal Monte Slavnik. Questo esemplare arriva dalla Slovenia, fa parte di un progetto Life + “slowolf” che è coordinato da ricercatori universitari. Le certezze relative ai suoi spostamenti e della sua provenienza derivavano dal radio collare che gli era stato applicato dai ricercatori sloveni. Il carnivoro di sesso maschile del peso di 40 chilogrammi nato nel 2009 era stato catturato e poi rilasciato nel mese di luglio 2011 a Slavnik, assieme ad altri quattro esemplari, quindi una cattura “scientifica“ durante la quale era stato applicato all’animale un radio collare in grado di trasmettere via GPS la sua posizione in tempo reale,

permettendo così di studiare gli spostamenti di questo canide che normalmente vive in gruppo, ma in giovane età tende ad emigrare per creare un branco proprio. Un progetto Sloveno diventato Internazionale proprio grazie al percorso effettuato da Slavc che in meno di 2 mesi ha attraversato la Croazia, l’Austria, l’Alto Adige, il Trentino arrivando in Veneto, prima nell’Alto Vicentino transitando per zone limitrofe di Asiago, arrivando fino a Thiene attraversando l’autostrada A31 per poi portarsi verso Santorso, Tretto, Valli del Pasubio, Recoaro Terme, Crespadoro, passando nei pressi della località Campofontana arrivando a Bosco Chiesanuova (VR) la notte del 6 marzo 2012. I ricercatori hanno manifestato tutto il loro stupore per la velocità e la capacità di orientarsi (dal momento del rilascio all’arrivo nel veronese all’interno del Parco naturale Regionale della Lessinia percorrendo oltre

mille chilometri, è il più lungo tragitto di dispersione di un lupo mai monitorato scientificamente). La sottospecie di Slavc è più grande del lupo italico sia per il suo peso che per la sua lunghezza. Questo soggetto è più grande anche dei suoi parenti più stretti visto che altri lupi sloveni pesano qualche chilogrammo in meno. Per questo motivo, per la sua notevole mole, forse Slavc è stato costretto ad allontanarsi così tanto dal branco, proprio per evitare di dover rivaleggiare con il capo branco da dove proveniva. Questi rilievi sono conosciuti grazie al radio collare di ultima generazione di cui era stato dotato: associava oltre al sistema GPS anche quello GSM e VHF per poterlo seguire non solo con il satellite ma anche con strumenti mobili terrestri (il 27 agosto 2012 avviene il distacco programmatico del radio collare satellitare di Slavc ). I segnali GPS e VHF emessi dal radio


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collare hanno consentito di tenere costantemente sotto controllo ogni suo movimento. Le localizzazioni satellitari di Slavc, fissate ogni tre ore circa, venivano inoltrate via e-mail dai ricercatori sloveni, mentre il segnale VHF era rilevato ”sul campo” tramite l’utilizzo di una radioricevente collegata ad un’antenna direzionale. (Questa tecnica di ricerca è chiamata “radiotracing”). Il Lupo in grado di fare 50 chilometri al giorno era stato monitorato e seguito costantemente dal personale del Parco Regionale della Lessinia, dalla Polizia Provinciale di Verona e dal Corpo Forestale dello Stato in collaborazione dell’università di Lubiana, con la Regione Veneto e del Trentino Alto Adige. Slavc stabiliva il proprio territorio nell’alta Lessinia centrale, nei comuni di Bosco Chiesanuova, Erbezzo e Ala (TN). A partire da fine Marzo 2012, Slavc veniva in contatto con la femmina italica proveniente dalle Alpi occidentali.

L’evento è stato straordinario poiché riconduceva a quanto zoologi e ricercatori avevano previsto e attendevano da tempo: la formazione di un branco con una coppia certa di lupi provenienti da popolazioni diverse non più in contatto da secoli, fatto di eccezionale valore biologico e conservazionistico. Lo straordinario evento balzava agli onori della cronaca. Televisioni locali e stampa ne davano ampio risalto, tanto da far accrescere sempre più l’interesse tra i media al punto da coniare per la compagna di Slavc il nome “Giulietta” in memoria dell’eroina di Shakespeare e della sua storia d’amore avvenuta nella città di Verona. La coppia di lupi veniva monitorata costantemente dal personale del Parco, quando nel mese di luglio 2013 con straordinaria soddisfazione si riesce a immortalare con foto trappola la presenza di 2 cuccioli di lupo. Nel luglio 2014 l’avvistamento di 7 cuccioli; nel luglio 2015 l’avvistamento

di altri 7 cuccioli; nel luglio del 2016 l’avvistamento di 6 cuccioli. Ora il branco stabile nel veronese di lupi è composto da 13 individui: la coppia alfa (Slavc e Giulietta), 6 cuccioli nati nel 2016 e 5 adulti e subadulti delle cucciolate precedenti, mentre gli altri esemplari sono in dispersione con frequenti avvistamenti in alcune zone del Trentino e dell’ Altopiano di Asiago. Con la presenza dei lupi si comincia a rilevare in zona la predazione oltre che, sugli ungulati selvatici anche sul bestiame domestico in alpeggio (bovini, caprini e ovini) completamente rimborsato dalla Regione Veneto con fondo europeo stanziato per il progetto wolf-life. Nel frattempo vengono istallate delle forme di protezione per il bestiame domestico (recinti elettrici e l’utilizzo di cani da guardiania) con buoni risultati. Nelle aree interessate dalla presenza del lupo, il cinghiale che era presente in buon numero è sparito e

l’aumento della presenza del cervo è notevolmente calata. I selvatici come il capriolo hanno cambiato gli orari per alimentarsi, non più al mattino presto e al crepuscolo ma durante il giorno. Il lupo in Lessinia è legato al tessuto socio-culturale della popolazione cimbra, come attestato dai toponimi, leggende, favole, proverbi e modi di dire che hanno questo mitico animale per protagonista. Il lupo in questi luoghi sembra essersi estinto nella prima metà dell’Ottocento. Il suo ritorno e la straordinaria formazione di un branco accertato, accresce ulteriormente il patrimonio di biodiversità della Lessinia e soprattutto nella sua area protetta, confermandola serbatoio privilegiato di preziose risorse naturali. Il ruolo ecologico di un superpredatore come il lupo è fondamentale, anche se non vanno nascosti i problemi derivanti dalle sue interferenze con l’attività pastorale.


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ippica

dolcetto o scherzetto

affrontare … un’occasione davvero originale per

È iniziata così, non solo per gioco e divertimento, ma con uno scopo prettamente didattico, la prima edizione della festa di Halloween. Un evento nato per stimolare i piccoli allievi del Pony Club a superare e vincere le loro paure. Ha visto, fin dalla prima edizione, una grande partecipazione da parte di tutti i soci del Circolo Ippico che, con una giusta dose di allegria si sono fatti coinvolgere dall’evento, tanto da diventarne il cuore pulsante. La festa di Halloween è diventata ormai una tappa annuale all’Horse Club Boschetto.

Anche quest’anno, fin di prima mattina, mostri, fantasmi, scheletri, ragni, streghe e pipistrelli aspettavano ansiosi i primi ospiti. E’ verso le 9.00 che varca il cancello il primo piccolo fantasma, accompagnato per mano da una bellissima mamma. Subito dietro, come fosse uno zombie, avanza incerto un piccolo scheletro. Di lì a poco, nei corridoi della scuderia, ci sono tante strane persone e qualcuno non si riesce proprio a capire chi sia. Tutti cercano la “maestra” ma nessuno sa dov’è, eppure lei ha incontrato molti sguardi che chiedevano: chi sei? Ma ecco che il CAPPELLAIO MATTO domanda se tutti sono pronti a partire e, tra gli sguardi sbalorditi dei genitori, fanno capolino i sorrisi rilassati dei bambini che hanno trovato la loro insegnante. Anche i pony e i cavalli, un po’ curiosi, un po’ impauriti ma ormai preparati all’evento, aspettano con ansia che i loro piccoli amici aprano la porta del loro box. La mattinata è tutta dedicata agli allievi principianti

e vincere le nostre paure

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che devono, dopo aver fatto a piedi la ricognizione del percorso, affrontare in sella ai loro pony e cavalli preferiti il percorso del terrore. I passaggi sono tanti e qualcuno è difficile da superare. Per esempio: tu, di vomito della strega, ne berresti un goccio? E, di cacca di pipistrello, ne mangeresti un pochino? E poi un morto l’hai mai baciato? E un ragno gigante

mai accarezzato? Ma bisogna anche avere equilibrio e agilità e non per ultima la conoscenza. Mesi di lavoro preparano a questo spettacolare e divertente evento!!! Ma alla fine tutti ce l’hanno fatta e si conclude la mattinata con una maestosa premiazione!!! Dopo un pranzo rigorosamente a tema, quest’anno una grande novità: I CAROSELLI. E’ dando largo spazio alla fantasia e alla differente esperienza degli allievi che quest’anno, per la prima volta, gli ospiti dell’Horse Club Boschetto hanno potuto ammirare il grande spettacolo dei caroselli. Cavalli, musica, abiti e capacità equestri sono stati gli elementi di sfida tra le varie squadre. Passione, lavoro e dedizione hanno fatto si che, malgrado fosse la prima volta che l’intero pacchetto artistico, musicale, coreografico e

tecnico non sia stato ideato dagli istruttori, uno scroscio di applausi abbia seguito ogni esibizione. E per concludere il pomeriggio non potevano mancare le categorie di salto ostacoli che hanno visto sfidarsi, con un ineguagliabile spirito agonistico e un invidiabile e meritato tifo per ognuno dei concorrenti, tutti gli allievi del circolo ippico. Come ogni anno sono state premiare anche le mamme che si sono cimentate nella preparazione di “disgustosi” ma prelibati dolcetti e “schifosissime” ma deliziose torte! Si conclude la splendida giornata con l’assegnazione di una super medaglia alla maschera più bella che quest’anno va a Maleficent, decisamente la migliore!!! All’anno prossimo!!! E… non temete, ma… tremate!!!


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Krav Maga

Tempo libero e difesa personale testo di Antonio Rosso foto di Francesco Pani

Tutti gli sport sono legati alle prestazioni fisiche e al loro mantenimento nel tempo. La cultura della difesa e dell’offesa ha così portato allo sviluppo di discipline sportive come le arti marziali, la lotta, il pugilato e così via. Non stupisce perciò che

Krav Maga letteralmente significa, dall’ebraico moderno, combattimento a corta distanza con contatto. Maor perché segue le metodologie del maestro Amnon Maor, che lo ha codificato e che ha anche costituito e ufficializzato il Maor Self Defense Center, con sede in Israele. Amnon Maor è nato, infatti, in Israele nel 1959. Impegnato nelle Forze di Difesa israeliane dal 1977, capo istruttore delle unità di polizia di frontiera, ha sviluppato tecniche e metodi operativi particolari per le unità di combattimento delle forze speciali modificando radicalmente il sistema di autodifesa originario della polizia e delle unità militari israeliane. Congedatosi dal servizio militare ha iniziato a lavorare come istruttore di judo, karate e difesa personale. Ha insegnato all’Istituto Wingate, il Centro Nazionale di Israele per l’educa-

Umberto I, la più antica palestra sportiva di Vicenza, e Self Defence Vicenza propongono per la difesa personale il metodo Krav Maga Maor

la Polisportiva Lotta Pesi e Pugilato Umberto 1° 1875, aderente al CONI, la più antica associazione vicentina, essendo nata nel 1875, abbia inserito nel programma di quest’anno un corso di difesa personale.

zione fisica e lo sport ed è certificato come istruttore in questi settori. Uscendo dall’ambito militare, la realtà civile ha portato alla nascita di un assieme di tecniche, modelli e strategie di movimento i cui contenuti teorici, metodologici e didattici pur fedeli all’efficacia iniziale, sono stati adattati ai requisiti e alla legislazione europea in materia di autodifesa. Il metodo Self Defence Krav

Maga Maor è insegnato, in Italia, solo da una decina di istruttori abilitati, già maestri da molti anni in arti marziali e in difesa personale. A Vicenza questo metodo viene proposto dal “Self Defence Vicenza” attraverso l’istruttore Francesco Pani che opera all’interno dell’Associazione Lotta Pesi Umberto I, nella palestra di Vicenza e a Costabissara nella palestra 5Lab. Questo metodo si sta imponendo per la sua efficacia in tutte le situazioni e perché


30 è adatto a persone non particolarmente dotate fisicamente. La sua efficacia si basa, infatti, non sulla forza, ma sulle caratteristiche biomeccaniche del corpo umano fornendo così una particolare efficienza alle tecniche utilizzate che privilegiano la sicurezza e la reattività associata ad uno stato mentale sempre vigile, grazie alla costante formazione ed allenamento. Il corso base ha una durata annuale e come abbigliamento basta avere scarpe da ginnastica comode, tuta da ginnastica, guanti con le nocche imbottite, ma aperti, un corpetto per le donne, una conchiglia per gli uomini, ginocchiere e, quando necessario viene fornito un casco leggero, imbottito.

Il corso Krav Maga Maor Fin dall’inizio si apprende come gestire l’aggressione fisica di un’altra persona e come difendersi da corpi contundenti. In casi particolari viene considerata la difesa da armi da taglio e armi da sparo. E’ un metodo di difesa, semplice, efficace, adatto a qualsiasi tipo di struttura fisica. Non esistono fasce di età escluse: sono stati realizzati corsi per bambini e corsi dedicati alle donne. Negli incontri settimanali, donne, uomini, giovani ed anziani partecipano assieme con pieno profitto e soddisfazione. Le tecniche sono collaudate e studiate per fornire, non solo un aiuto immediato nelle situazioni di pericolo, ma per accrescere il senso di autostima ed il potenziale atletico e psico-reattivo di ogni partecipante. L’obiettivo del corso è aiutare ad accrescere la propria attenzione e capacità di reazione, nella consapevolezza che ciò aiuta a vivere il quotidiano con maggiore tranquillità. Queste tecniche di allenamento funzionale meriterebbero da sole un articolo, tanto sono utili. Esse avvengono attraverso: - Un allenamento reale, creando situazioni di stress emotivo in modo da saper gestire il pericolo - Un allenamento fisico e psi-

cologico per incrementare la reattività fisica e lavorare in prevenzione in modo da agire sempre con consapevolezza sapendo gestire il panico e l’ansia. - La creazione di una mentalità difensiva ma determinata, in modo da affrontare i pericoli non evitabili e conoscere cosa non fare. - L’apprendimento di tecniche anti-aggressione in modo da sapere come liberarsi immediatamente, in sicurezza, da qualsiasi presa e difendersi con ciò che si ha a portata di mano. - Allenamenti all’aperto con simulazioni di vita reale e comportamenti di difesa in auto. Nei corsi l’approfondimento psicologico offre elementi per migliorare la conoscenza di sé, lavorare sulla propria autostima e apprendere strategie di prevenzione del rischio. La conoscenza del punto di vista penale permette di affrontare il tema della difesa personale sotto il profilo legislativo, mentre le tecniche di difesa, definite dagli stessi allievi: “semplici ma efficaci in maniera impressionante” consentono la parte operativa. Va, infatti, ricordato, che le tecniche di difesa personale


si differenziano da altre discipline sportive per due caratteristiche fondamentali: la prima, nell’applicazione; devono cioè essere eseguite nel modo più efficace possibile, la seconda per la durata; l’allenamento sportivo prepara l’atleta ad affrontare incontri molto lunghi; l’allenamento all’autodifesa prepara l’allievo ad affrontare scontri che possono durare anche pochi secondi.

Bambini e donne Quando, nei corsi Krav Maga Maor, si istruiscono i bambini, per prima cosa viene sottolineata loro l’importanza di rispettare gli altri, successivamente a gestire la difesa e solo se non c’è altra scelta, di passare all’attacco. Si insegna, cioè, sempre, fin dalla giovane età, ad essere cittadini non violenti, a sviluppare tolleranza, coraggio e com-

portamento morale. Queste caratteristiche vengono insegnate durante allenamenti regolari e strutturati, secondo un programma di almeno un anno che include la forma fisica (utilizzando giochi che sviluppano la coordinazione, forza esplosiva, velocità, rapidità di pensiero, reazione controllata), la visione spaziale e la disciplina. Ogni esercizio è significativo nella creazione di una difesa fisica e psicologica per il bambino per cui, utilizzando le conoscenze acquisite, il ragazzo saprà, poi, come proteggere se stesso nel migliore e più efficace dei modi. Nel caso delle donne si insegna ad evitare di impersonare inconsciamente il ruolo della vittima potenziale e a riconoscere i segnali di

Per concludere

pericolo, quindi a sviluppare la fiducia nelle proprie capacità ed a utilizzare tutte le armi a disposizione con il massimo della determinazione senza l’ausilio della forza, cosa su cui una donna non può quasi mai contare specialmente se aggredita da un uomo.

Per informazioni: Istruttore Francesco Pani 377 6795918 A.P.D. Lotta Pesi Pugilato Umberto 1° (1875): www.umbertoprimo1875.it

Ci auguriamo di non dover mai usare queste tecniche in quanto lo scopo di un corso di autodifesa non è di totalizzare più punti dell’avversario, bensì di terminare un eventuale scontro a proprio favore e nel più breve tempo possibile. Ma poiché, come effetti secondari si ottiene un aumento della propria consapevolezza e il mantenimento in efficienza del fisico e dell’attenzione psico-fisica, visti i tempi in cui ci si troviamo a vivere, un corso di Krav Maga Maor potrebbe divenire una attività del tempo libero in grado di unire l’utile al dilettevole. Segreteria: 0444 921904 Palestra Via Carducci 29 - Vicenza Self Defence Vicenza: www.selfdefencevicenza.it Palestra Costabissara C/o 5 Lab, Strada provinciale 46

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Marino Chemello de Sulla cresta affilata dell’Aiguille a cim la ndo sfo lo con Bionassay del Monte Bianco

Tutti i Quattromila


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Tutti i Quattromila Marino Chemello completa la collezione degli 82 Quattromila delle Alpi. È il primo vicentino a riuscire nell’impresa

Tutti i Quattromila Tutti i Quattromila delle Alpi, dalla Barre des Écrins al Bernina è stata l’ultima avventura di Patrick Berhault e l’exploit di Franco Nicolini, che in 60 giorni ha salito tutti gli 82 giganti (elenco ufficiale U.I.A.A. = Unione Internazionale delle Associazioni Alpinistiche ). Ma è stato anche il sogno realizzato da Marino Chemello, che ce l’ha fatta senza essere un professionista delle scalate. Marino, che ha 44 anni e vive a Romano d’Ezzelino e in montagna ci va il sabato e la domenica, è riuscito nella impresa: ecco la cronaca di un record straordinario. Ma quando la passione è grande, quando si cercano momenti indimenticabili in scenari da favola dove le rocce, la neve e il cielo sembrano toccarsi, non si bada più alle difficoltà e si continua, fino a quel traguardo che all’inizio poteva sembrare irraggiungibile. Partito quasi per scherzo con un corso Speleo con l’amico Andreino Simonetto e continuando con un corso Roccia e Ghiaccio del Cai, negli anni è maturata una grande attrazione per la salita alle vie normali delle cime più importanti, prima nelle Dolomiti e poi delle Alpi. Poi, quando la quota di queste grandi montagne

Marino Chemello completa la collezione degli 82 Quattromila delle Alpi. È il primo vicentino a riuscire nell’impresa supera la magica soglia dei quattromila metri, l’interesse diventa passione e l’aria ha un sapore particolare (come diceva Gaston Rèbuffat). Non bisogna pensare, tuttavia, che le vie “normali” rappresentino sempre e comunque vie facili da percorrere; in relazione alla conformazione dei vari massicci montuosi, infatti, ne esistono di assolutamente impegnative, per le quali la definizione di “via normale” calza decisamente stretta. Animato sempre da uno spirito esplorativo che, unito alla progressione tecnica, mi ha permesso di percorrere tutte le vie ai Quattromila iniziando dalle più semplici per concludere con quelle più impegnative, rivolgendomi poi verso itinerari più difficili e meno frequentati anche durante periodi nel quale abitualmente non si trovano altri alpinisti in loco (lo scorso anno l’ultimo al 16 novembre). Oltre al Monte Grappa la montagna dietro casa, teatro di numerose ascensioni

ed utilizzato come palestra naturale per gli allenamenti, la mia prima vera montagna è stata la salita per la via normale a Punta Penia in Marmolada (che è anche la cima più alta delle Dolomiti 3343 metri , alla quale sono particolarmente affezionato, ho effettuato più di 100 salite alla cima per numerosi itinerari a piedi con i ramponi, su roccia, con gli sci o con lo snowboard), per poi dopo i corsi sopracitati, grazie ad alcuni amici, portarmi alle salite sulle cime delle Alpi dove in seguito grazie (o per colpa) dell’amico Raffaele Carlesso ho iniziato questa mia personale collezione alla salita di tutte le 82 cime!! Passando dal Monte Bianco per la via del papa, al Cervino per la cresta del Leone, per poi salire tutte le vette

In cima alla Jungfrau sull’Oberland Bernese , ultima cima della collezione 82 x 4000 con il gaiardetto per la ricorrenza dei 125 anni della sezione del Cai Bassano ed i 70 anni della Scuola di Alpinismo e Scialpinismo “ F. Gessi “ sempre del Cai Bassano .

Monte rosa 2009 Sulla cresta dei Lyskamm

Sulla cresta dell’Aiguille de Rochefort sul Monte Bianco


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del Monte Rosa, alcune in cordata ed altre in solitaria e via via, finché appunto quest’anno dopo 8 anni di intensa dedizione sono riuscito a completarne la collezione. Anche in questo caso le varie salite si sono alternate con vari mezzi, a piedi con i ramponi, con lo sci-alpinismo o con lo snowboard-alpinismo, seguendo le vie normali classiche all’inizio per poi effettuare varianti di salita con qualche parete Nord o con qualche concatenamento tipo la Nadelgrat, la Cresta dei Brouillard, l’attraversata delle Grandes Jorasses, la Cresta de Peutèrey, la cresta dell’Aiguilles du Diable, l’attraversata dei Lyskamm e con qualche bivacco all’aperto oltre i 4200 metri sot-

in Vetta al Monte Bianco un po’ congelato

to un cielo stellato all’inverosimile. Effettuando nel contempo un meraviglioso viaggio nelle Alpi, straordinario spazio di conquista, conoscenza e contemplazione e spesso vivendo interiormente la stesse emozioni che animarono nel passato gli intellettuali facoltosi che per appagare la loro voglia di conquista o scientifica, assoldavano i cacciatori di camosci-contadini locali come guide alpine per essere accompagnati alla conquista della medesima vetta; animando le vallate alpine in un’epoca per cui anche l’ascensione abbozzata diveniva un’eccezionale avventura.

Nell’ultima salita, pianto la piccozza sul piccolo pianoro sommitale ed il panorama da verticale diviene orizzontale. Non c’è più nulla da salire, rimango immobile e mi siedo per qualche istante ed in silenzio mi godo il momento. Mille pensieri e nessuno si affollano nella mia mente ed è un’emozione nuova, piacevole. Naturalmente con me ho portato una bandiera con il logo del comune di Roma-

In cima al Dente del Gigante con lo sfondo la cima del Monte Bianco

no d’Ezzelino inoltre avevo fatto fare la stampa della foto di mia mamma che mi ha accompagnato ed aiutato sempre in tutte le ascensioni, faccio qualche foto con gli amici ed una voce interiore mi ricorda che non è finita, che serve ancora concentrazione, si deve scendere ora e tornare a casa per aver terminato la salita; ma non ancora, non subito, fra un attimo… adesso ancora per qualche istante è tempo di sentire l’anima leggera.

Sulla cima del Dent D’Hèrens con a sinistra il Cervino



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podismo

Podisti Recoaresi Il Gruppo “Podisti Recoaresi”, affiliato alla Fiasp, Comitato Territoriale di Vicenza, è ormai una realtà consolidata del Podismo nella valle dell’Agno. Nel 2016 il sodalizio ha raggiunto, la non indifferente quota di 147 Soci di cui 99 sono anche tesserati Fiasp, la maggior parte sono del comune di Recoaro, ma anche di Valdagno, Cornedo e Brogliano. Il Presidente è Lovato Antonio, il vice Gaspari Maurizio, i Consiglieri sono: Campanaro Daniele, Ceron Davide, Faccio Caterina, Gaspari Catia e Polli Roberta avvalendosi poi, come previsto dallo statuto, del Collegio dei Revisori di Conto e del Collegio dei

Provibiri. A fine anno, dopo 4 anni di mandato, in occasione della cena sociale, e contestualmente all’Assemblea Ordinaria, si procederà alle elezioni per il rinnovo dei Consigli. Da sempre, a fare la parte del leone del nostro Gruppo sono le donne (oltre il 65% del totale) e, situazione che ci rende molto orgogliosi, abbiamo parecchi giovani, a differenza di molti Sodalizi del panorama nazionale. Quest’anno si è partecipato ad una trentina di marce Fiasp in provincia e si sono organizzate 10 gite con i pullman per partecipazione alle marce fuori Provincia, ed anche un’escur-

sione di due giorni in Val di Fassa. Ogni anno viene organizzata la marcia “Le Contrà de Recoaro Terme”, che quest’anno ha raggiunto la 10° edizione e si sono superati i 3.000 iscritti; il prossimo anno si svolgerà Domenica 09 Luglio e si snoderà su tre percorsi di Km. 6 - 12 - 20 e sarà dedicata, come da un po’ di anni, alla memoria di Gaspari Diego. Gli itinerari, che molto successo hanno riscosso ogni anno, sono (tranne che per i 6 Km., lungo i quali si potranno bere le famose acque oligominerali), per gran parte sterrati ed immersi nel verde della conca di Smeraldo, con paesaggi

incantevoli e panorami di grande suggestione con lo sfondo delle Piccole Dolomiti e saranno, anche nel 2017, come da tradizione completamente nuovi. Per chi fosse interessato ad avere ulteriori informazioni sull’attività del Gruppo, può scrivere a podistirecoaresi@gmail.com, consultare la nostra pagina facebook o telefonare al 340/3476169 ad ore serali. Vogliano, con l’occasione, ringraziare tutti coloro che in qualsiasi modo (sostenitori e volontari) affiancano la nostra Associazione, per la realizzazione delle varie iniziative e desideriamo salutare gli amici podisti e tutti i lettori della splendida rivista.

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Cronaca di un progetto che si sta realizzando nel segno della passione per la corsa.

Sogno “facerunners” Una sera di fine novembre 2014, un gruppo di neofiti della corsa, ma appassionati ad essa, si trovarono nei pressi di Valdagno per parlare di un sogno. Il loro intento era di cercare di unire la loro passione in un gruppo, con il fine di riuscire a richiamare altre persone con lo stesso interesse e creare una società nella vallata dell’Agno.

Da questo desiderio, dopo pochi mesi, nacque la società FACERUNNERS, spalleggiata dalla già affermata società ciclistica “Velo Club Piana”. Tra periodi vigorosi e pieni di idee, ed altri spenti e privi di stimoli, questa società riuscì a farsi spazio nel panorama “runnistico” dell’Alto Vicentino. Da allora sono passati oramai due anni ed il piccolo sogno di questi “ragazzi” lentamente si sta materializzando. Ad oggi possiamo contare parecchi FACERUNNERS in vallata; tra di loro spiccano nomi di eccellenza per i meriti sportivi, acquisiti nelle varie competizioni dell’anno: Zamunaro Federico, Guasina Maria Cristina, Gattera Messai, Ceola Mattia e Pieropan Lorenzo. Lo spirito di aggregazione e la voglia di divertirsi, che contraddistingue il gruppo, ha portato le maglie societarie in molte competizioni, regionali ed in qualche caso nazionali, di corsa su strada ed in montagna. Dopo un periodo, più o meno lungo, di assestamento, ad inizio 2016 si è consolidato il gruppo direttivo. La carica più alta è stata confermata all’inossidabile “evergreen” Grigolato Giuliano; al suo fianco si sono posizionate delle figure attive e con “voglia di fare” come Lora Diego, Albiero Gianluca, Pozza Corrado, Storti Paolo, Bassani Bruno, Perin Gianmaria e Zanrosso Ivano, che sono andati a formare il direttivo della società.

Con la loro passione e perseveranza, dopo mesi di discussioni, organizzazioni, domande e molto altro, sono riusciti a far rinascere la storica “Notturna Valdagnese”, competizione agonistica sospesa circa venticinque anni fa. Il progetto è stato reso possibile anche dalla fiducia, che ha accordato al gruppo “FACERUNNERS”, l’’amministratore delegato della “WHY Sport” Stefano Pieropan, il quale ha supportato economicamente e tecnicamente lo svolgimento della manifestazione. A sostegno dei temerari c’è stato anche il comune di Valdagno, primo fra tutti il sindaco Acerbi Giancarlo, che ha concesso spazi e permessi, dando così un contributo alla buona riuscita della competizione. Da non dimenticare anche l’aiuto dei molti volontari che hanno contribuito alla buona realizzazione dell’evento. Il gruppo si è permesso di fare due modifiche alla versione originaria: per primo il percorso, allungato di circa 4 Km e per secondo il nome, anche lui allungato e portato a “Notturna Valdagnese WHY Sport”.

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Sabato 1 ottobre 2016 alle ore 19,00 è stato dato il via alla “Notturna Valdagnese WHY Sport”. Più di cento i partecipanti presenti in “Piazza del Comune” di Valdagno per lo start iniziale. Gli atleti si sono cimentati in un percorso di 9 km, svolto nel centro cittadino, lungo un circuito di 3 km, caratterizzato da alcuni sali/scendi che hanno reso impegnativo il percorso. A firmare la vittoria in campo maschile è stato Giovanni Bidese. L’atleta del gruppo Alpini Vicenza ha dettato legge sin dal primo giro, tagliando il traguardo per primo in 30’:56”. Staccato di 30”, si prendeva la seconda piazza l’atleta di casa, Federico Zamunaro (FACERUNNERS). Terzo classificato, Michele Mastrotto (Terzo Tempo Running), ad 1’.04 dal vincitore. In campo femminile a dominare è stata Tiziana Scorzato (Atletica Vicentina) prima in 35’:31, seconda Irene Frizzo (Runners Team Zane’), seguita da Fabiana Povero (Atletica Vicentina). I progetti futuri del direttivo FACERUNNERS sono molteplici; principalmente cercheranno di continuare a garantire ai propri iscritti un buon e veloce servizio,


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proponendo le maggiori e migliori agevolazioni che potranno ottenere tramite i propri sponsor e le aziende simpatizzanti. Oltre a questo c’è il desiderio di proseguire con la competizione Notturna Valdagnese WHY Sport anche nei prossimi anni, cer-

cando di riportarla al suo splendore originario. Sempre in questa ottica, il gruppo cercherà di far nascere qualche altra bella iniziativa nella vallata, e si prodigherà nel sostenere, e nei propri limiti aiutare, eventi ed iniziative organizzate da altri gruppi .

Vi auguriamo buone feste

Brogliano Magrè di Schio Venezia ottica_manuela@yahoo.it Ottica manuela

Ultimo, ma non per importanza, il gruppo vuole sostenere associazioni di carattere sociale; con i proventi della “Notturna Valdagnese Why Sport” hanno sostenuto il progetto musicale della scuola materna “Sacro Cuore di Maria” di Piana di Valdagno. Con l’avvicinarsi del 2017 la società sta mettendo in campo la nuova campagna abbonamenti. La formula sarà come quella dell’anno scorso; con il pagamento della quota di iscrizione e la presentazione del certificato medico agonistico in corso di validità, l’atleta avrà diritto all’iscrizione al gruppo FACERUNNERS, a un’assicurazione RCT ed infortuni, ad una nuova maglietta con i colori sociali (che il direttivo sta creando) e, da quest’anno, anche all’iscrizione all’ente di promozione sportiva UISP. Per chi ne avesse la

necessità, con una quota aggiuntiva, c’è, come sempre, la possibilità al tesseramento FIDAL, requisito obbligatorio per gare podistiche federali. In conclusione il gruppo FACERUNNERS è consapevole che, oltre allo spirito di aggregazione dei componenti, è indispensabile l’aiuto degli sponsor che li sostengono. Tra essi è importante ringraziare i maggiori, quali: Why Sport, Zordan Serramenti SNC, Assicurazioni e Finanza SNC di Lucato e Terren, Impresa Edile Lovato Andrea e Brumauri SNC di Orsato Ilario. Con l’occasione, il direttivo Facerunners vuole ringraziare tutti i suoi associati ed augurare a tutti i runners buone corse piene di emozioni.


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La grande guerra in alto Adriatico

sub

9a parte

Nel numero precedente si é visto come la Regia Marina avesse implementato la flotta con due poderosi pontoni corazzati armati con cannoni di grosso calibro da utilizzare come batterie galleggianti per appoggiare le operazioni terrestri sul fronte del Carso. Assieme al pontone Cappellini, oggetto del precedente articolo, operava il Faà di Bruno dotato anch’esso di due cannoni Vickers Armstrong da 381 mm con una portata massima di 25 km, sistemati in una torretta corazzata, previsti per le corazzate classe Caracciolo. Il pontone era protetto da una corazzatura ed aveva forma trapezoidale di 57x27 metri. Dotato di motori navigava ad una velocità troppo ridotta a causa del grosso carico per cui andava spostato solo su traino. Si è visto anche come, a seguito alla rotta di Caporetto, siano stati trainati da Monfalcone a Venezia per essere adibiti a difesa della città e, successivamente, si sia presa la decisione di spostarli ad Ancona. Assieme al Cappellini, il Faà di Bruno, con a bordo 120 uomini, a traino del rimorchiatore Titano, lascia il porto di Venezia nella mattinata del 15 novembre 1917, scortato da quattro torpediniere.

La ritirata di Caporetto. Il pontone armato Faà di Bruno e l’eroico contributo di 11 ragazze di Marotta (Senigallia) di Antonio Rosso

L’odissea del Faà di Bruno La navigazione procede bene fino alle 23:00, quando, nei pressi di Pesaro, il vento comincia a rafforzare e il mare ad incresparsi. All’alba del 16 settembre si è in piena tempesta. Si è visto come il Cappellini abbia iniziato ad imbarcare acqua, si sia capovolto e sia affondato, così che di tutti coloro che si trovavano in mare, solo in quattro si riuscirono a salvarsi. Nel frattempo il Faà di Bruno è anch’esso nella tempesta, a breve distanza dal Cappellini e rischia i fare la stessa fine. Continua, tuttavia, a restare assicurato al Titano con due funi ma si avvicina sempre più alla costa. Si cerca, invano, di lanciare ulteriori cavi per non far trascinare la nave dalle onde, ma la tempesta continua ad infierire con una tale forza che si rompe anche l’ultima fune ed il Titano, dopo aver perso anche lui un uomo in mare è costretto ad allargarsi. Il pontone resta così, alle 14.30 incagliato, a mezzo miglio dalla foce del fiume Cesano, abbandonato a se stesso su tre metri di fondale, agganciato alla terra ferma con una unica cima

foto archivio Betasom (www.betasom.it)

sistemata grazie all’aiuto di un marinaio, un certo Ghirardelli di Marotta, dopo che neppure un’ancora con il cavo in acciaio era riuscita a trattenere l’imbarcazione alla deriva. E’ una continua lotta con il mare, acqua sotto ed acqua sopra, seguita con angoscia dalla popolazione. I problemi aumentano verso le 22.00 della notte fra il 16 e il 17, quando la ritenuta a terra si rompe ed il pontone riprende lentamente a spostarsi, reso pesante dall’ac-


42 qua che continuava a salire all’interno. Nel giorno successivo, il 17 novembre, alle ore 8.00 l’acqua sale ancora nei locali poppieri che devono essere isolati, tagliando le comunicazioni con i locali caldaie, macchina e dinamo. La situazione è critica. Migliora con l’intervento di alcuni incaricati del Comando Spiaggia di Ancona che ancorano l’unità. Tuttavia, a causa dei violenti urti contro la spiaggia, si ha l’asportazione e il danneggiamento di tre cassoni di poppa, col risultato che con l’alta marea, l’acqua sale addirittura fino alla ruota del timone. E‘ una lotta che sembra non finire mai. Passa così il 17 settembre.

L’eroico gesto: le 11 coraggiose ragazze di Marotta. Per la forza del vento, non è possibile soccorrere l’equipaggio e il Faà resta incagliato alla spiaggia di Marotta. E’ il 18 settembre e gli uomini sono stremati. Il comandante Ildebrando Goiran ribadisce di non voler abbandonare l’unità, ma di tentare di salvarla ad ogni costo. E’ bene sapere che Goiran, é colui che, nel novembre del 1916, allora tenente di vascello, al comando del MAS 20 aveva forzato il canale di Fasana vicino Pola lanciando due siluri sulla nave scuola Mars, fermati solo dalle reti protettive e riuscendo a rientrare a Ve-

Il Faà all’arsenale di Venezia

Cappellini

nezia con tutta la squadra. Per tale impresa era stato decorato con la medaglia d’argento e promosso a capitano di corvetta. Con tale determinazione il Goiran, verso le 14.00, quando persiste ancora un forte vento ed il mare rimane grosso, vede mettere in mare davanti al paese un’imbarcazione: è una battana di nome Gigetta, che prende il largo. Ai remi e al timone undici donne. Dopo aver percorso la spiaggia fino al traverso del Faà di Bruno, sempre a forza di remi, l’imbarcazione accosta, nonostante che i frangenti rendano ben difficile e pericoloso avanzare. Dalla Gigetta vengono sbarcate alcune damigiane di vino, cibi caldi alcuni cestini di frutta e, secondo alcune fonti, anche un biglietto con questo messaggio: “Ill. mo Comandante, le spose di Marotta offrono ai fratelli marinai d’Italia un bicchiere di vino. Voglia la S. V. Ill. ma accettare questo piccolo dono che viene offerto di tutto cuore. Firmato: Francesconi Giustina di anni 19, Portavia Arduina di anni 14, Portavia Nella di anni 13, Portavia Emilia di Nicola di anni 17, Portavia Emila di Giuseppe di anni 18, Isotti Teresa di anni 15, Portavia Marina di anni 16, Paolini Elda di anni 15, Marinelli Marina di anni 28, Ginestri Ersilia di anni 30, Simoncelli Erina di anni 20”. Un atto coraggioso e gentile che l’equipaggio, da tre giorni annidato nella torre, accoglie con battimani e grida d’‘entusiasmo. “un gesto che, annoterà il Comandante con ammirazione, “ci diede maggior forza per portare la nave a salvamento.” Tale impresa non viene trascurata dalle autorità militari e le 11 ragazze vengono insignite con la medaglia di bronzo al valor militare della Marina con la motivazione:

Idelbrando Goiran


pattini

A ruota libera

Erina e Giuseppe “Equipaggiarono una imbarcazione e riuscirono coraggiosamente, malgrado il forte vento e il mare grosso, a vincere i frangenti e rifornire di viveri una unità navale da guerra che trovavasi gettata alla spiaggia di Marotta dalla violenza del fortunale. La medaglia viene loro consegnata, a fine guerra, il 24 agosto 1919 nella piazza di Marotta davanti a un reparto di marinai che presenta le armi. Anche Gabriele d’Annunzio avrebbe esaltato l’eroico gesto dettando l’epitaffio per la lapide commemorativa eretta nella piazza: «Picene di antiche origini eran / già nel mito dell’età primeva / ancor prima dell’evento che / le vide agli scalmi impavide /dominare la tempesta» Nel 1987, in occasione della manifestazione del 70° anniversario sono ancora presenti due protagoniste: le sorelle Nella ed Emilia Portavia, ottuagenarie sedute avvolte in cappotti dal collo di pelliccia, felici, gli occhi lucidi dalla commozione, mentre delle altre due superstiti residenti fuori Marotta, una ha manato la figlia e la seconda, Giustina Francesconi di 89 anni, che sta a Rimini, un nipote. Ma il Faà di Bruno? Il Pontone, messo definitivamente in sicurezza viene disincagliato ad opera del Titano il 21 novembre quando il mare si calma e rimorchiato, semi affondato, nel porto di Ancona. Riparato, rimarrà ad Ancona per il resto della

guerra quale opera di difesa della città e sarà demolito nel 1946. Sarà per questa sua permanenza ad Ancona, che l’episodio si arricchisce anche di una nota d’amore. Protagonisti, la giovane Erina, una delle undici ragazze e Giuseppe Bartolotti uno dei marinai. I due giovani dopo essersi incontrati e frequentati, si sposano per poi emigrare in Argentina. Le ragazze del Lago di Santa Croce in Cansiglio Anche nella nostra regione, altre giovani donne si sono distinte in un modo quasi analogo. In una lettera autografa del capitano Luigi Masini che racconta le vicissitudini del Batt. Belluno, 7° Alpini, dopo la ritirata di Caporetto viene riportato il seguente fatto “...Nel bosco del Cansiglio fronteggiammo per tre giorni il nemico ed aspettammo per ritirarci che ce ne venisse dato ordine che non giunse mai. Il 10 novembre 1917, al mattino il Passo del Fadalto fu occupato dal nemico e fummo così chiusi fra il Bosco e il Lago di S.Croce. Non ci arrendemmo. Alla notte in piccoli nuclei attraversammo il Lago in barche guidate, per la maggior parte, da ragazze. E per la montagna Bellunese tentammo giungere nuovamente fra i nostri. ...”

Il progetto “a ruota libera” nasce da un’idea della società sportiva roller sport Valdagno, che I’ha proposta ai presidenti Laura Maria Masorgo della cooperativa sociale Primula di Valdagno e a Matteo Rossato presidente della cooperativa sociale Recoaro Solidale, paesi dove la società sportiva esercita Ia propria disciplina. Da qui

l’idea di avviare un progetto comune per far conoscere la realtà della disabilità ai Ragazzi dalla società stessa. Le cooperative dopo un breve confronto hanno deciso di aderire a questo progetto di integrazione e inclusione sociale che permette il potenziamento dei legami con la comunità locale con Gccasioni di confronto e sviluppo molto importanti per le cooperative. Il progetto è stato pensato a più step e a lungo periodo in modo da rendere interessatf gti utenti de][e coeperctive a]la disciplina dell’hochey a rotelle e

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al pattinaggio artistico, pensando che in futuro qualche ospite possa accompagnare i giovani atleti in panchina durante le partite di campionato. La proposta ha avuto inizio domenica 30 ottobre con la presentazione al Palalido di Valdagno durante il torneo giovanile interregionale “trofeo del Mago’. In questa occasione gli utenti supporteranno con striscioni fatti da loro i giovani atleti e in secondo momento attraverso tre giornate nel mese di novembre i bambini si recheranno al servizio Dlurno Dakota della cooperativa Primula e con utenti del servizio produrranno dei gadget che distribuiranno alla festa di Natale. Domenica 18 di dicembre al pala San Giorgio di Recoaro Terme le due cooperative e l’associazione sportiva organizzeranno la festa di Natale dove verrà presentato il progetto “a ruota libera” a Recoaro. I bambini si esibiranno in un’amichevole di hochey e le bambine dell’artistico effettueranno il loro tradizionale saggio. In oltre Recoaro solidale e Primula presenteranno - al comune di Recoaro Terme il baskin “palla canestro adattata” considerando che già da un anno le due cooperative aderiscono al progetto provinciale “gioco anch’io” e stanno collaborando alla formazione di un’unica squadra. La seconda parte del progetto verrà avviata con il nuovo anno dove alcuni ospiti andranno a far parte della società sportiva come dirigenti

accompagnatori e avranno la possibilità di seguire i bambini durante le partite nei campionati provinciali con incarichi non di minor importanza, come ad esempio riempiendo e passando loro le borracce durante i time out. Nel mese di magglo 2017 i ragazzi si recheranno al servizio diurno Aicha-Ghertele gestito dalla cooperativa Recoaro Solidale dove assisteranno a tre lezioni didattiche sulla vita e i prodotti delle api. II progetto si concluderà con una passeggiata al Parco Favorita di Valdagno dove utenti e piccoli atleti/e avranno modo di asslstere a una piccola lezione sui magnifici alberi del parco e salutandoci con un ricca e genuina merenda a base di Yogurt e miele.

Il commento

di Giorgio Grigolato presidente Fihp Veneto

Come FIHP Veneto, quando mi è stato chiesto la possibilità, durante lo svolgimento del 6^ Trofeo del Mago 2016, di potere far si che ragazzi diversamente abili, appartenenti alla cooperativa Recoaro Solidale e Cooperativa Primula, oltre che rimanere nelle tribune, potessero entrare nello spazio dedicato alle squadre, ho subito aderito, ringraziando gli organiz-

zatori di questa possibilità offerta di vedere accanto alle balaustre i propri amici impegnati in una gara sportiva. Uno spettacolo e un risultato sorprendente nel vedere, come ho visto, questi ragazzi coinvolti nel torneo; ho subito dato la disponibilità nel prossimo futuro, a richiesta, che questa iniziativa sia posta in essere anche durante le fasi di qualificazione alle finali nazionali di categoria, in modo da integrare sempre più i giovani e fare unire i ragazzi più fortunati con i loro coetanei meno fortunati, oltre a un segno d’integrazione effettiva. Lo sport è una forma di alta educazione morale e fisica, e siamo tutti ansiosi di vedere manifestazioni sportive come questa, fonte di entusiasmo e di viva partecipazione collettiva.

Il commento

di Guido Romeo Scomparin, presidente del Roller Sport Valdagno

Quando mi è stato chiesto se la Roller Sport era disponibile a partecipare a questo progetto, ho immediatamente risposto in maniera entusiasta. In questo momento, dove l’importante non è erigere muri ma abbatterli, vedendo la professionalità e la dedizione degli operatori delle cooperative Recoaro Solidale e La Primula di Valdagno, mi sono subito attivato affinché ogni cosa, per quanto di nostra competenza, potesse essere di aiuto. Credo di poter affermare che il progetto sta andando oltre a ogni mia rosea aspettativa, soprattutto nei riguardi dei nostri ragazzi che stanno avendo una esperienza educativa e formativa meravigliosa. Grazie a tutti.


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tradizioni

Gruppo Cimbro Recoaro Terme


Città di Valdagno Assessorato allo Sport

Etica dello sport

DAMIANO TOMASI E SANDRO DONATI A VALDAGNO Sempre più attenzione per diffondere i buoni valori dello sport tra i giovani e premiarli nei loro meriti

In un momento delicato come quello dell’adolescenza, è fondamentale che anche l’attività sportiva trasmetta ai giovani i giusti valori di crescita, lontani dalle scorciatoie del dopping. Un dovere che vale per tutti ed in tutte le discipline, dall’allenatore delle giovanili fin alle categorie di professionisti. Di questo e di molto altro si è parlato lo scorso 8 novembre a Valdagno con due ospiti d’eccezione: il tecnico dell’atletica Sandro Donati ed il presidente dell’A.I.C. ed ex calciatore professionista, Damiano Tommasi. L’incontro, promosso dall’Assessorato allo Sport del Comune di Valdagno, ha visto la collaborazione con la Consulta dello Sport e del referente Eugenio Menato, affidando poi la conduzione al neo-direttore del Giornale di Vicenza, Luca Ancetti. Davanti ad una platea di oltre 1.000 studenti provenienti dagli istituti superiori di Valdagno e Recoaro Terme, Donati e Tommasi hanno sottolineato il sempre più attuale problema dell’abuso di farmaci generici, in particolar modo i comuni antidolorifici e antinfiammatori, nella pratica sportiva ad ogni livello. Per sensibilizzare ad una maggiore consapevolezza l’A.I.C. stessa è scesa in campo con una campagna d’informazione alla quale si sono prestati due volti del calcio italiano come Gabriel Batistuta e Simone Perrotta. Sandro Donati non ha certo risparmiato l’affondo verso medici e tecnici che spesso mettono da parte la propria etica e danno in pasto giovani

al primo posto la salute della persona ed il sano spirito di uno sport che è partecipazione, non vittoria ad ogni costo. “Così come i miei 6 figli portano da soli lo zaino a scuola, senza che sia io a farlo per loro – ha spiegato - ognuno è responsabile del proprio carico di doveri”.

atleti a meccanisti da jet set, in cui l’interesse per il risultato, per un buon contratto o per una pesante sponsorizzazione dettano le sorti del gioco. Il tecnico azzurro non si è tirato indietro nemmeno quando dal pubblico qualcuno gli ha chiesto del caso Schwazer, atleta che Donati ha allenato, allena e difende tutt’oggi in quella che lui stesso ha definito “una grande ingiustizia”. Damiano Tommasi ha invece voluto affrontare il dibattito tenendo come punto fermo la responsabilità di ciascuno nel compiere il proprio dovere. L’ex azzurro ha sottolineato che nella grande organizzazione di ruoli che sta dietro alle diverse discipline tutti devono dedicarsi al meglio al lavoro assegnato per se stessi e gli altri, mettendo

“Credo che l’esempio che questi ospiti possono portare ai nostri giovani – è invece il commento del Sindaco di Valdagno, Giancarlo Acerbi – sia molto importante. Ho apprezzato molto la disponibilità di Damiano Tommasi e del prof. Donati, persone famose eppure di grande umanità e con le quali ho avuto il piacere di scambiare qualche parola anche dopo l’incontro. Lo sport, si sa, è scuola di vita. In esso l’individuo cresce, matura, impara. Nello sviluppo di un gesto atletico è racchiusa un’infinità di altri apprendimenti, dal valore dell’impegno e del sacrificio, all’importanza di saper vincere e ancor più di saper perdere, con la consapevolezza che si può cadere, ma che subito dopo ci si può anche rialzare. Con lo sport impariamo il rispetto per noi stessi e per gli altri, per le regole e soprattutto, per certi sport, il piacere di fare squadra, di lavorare con gli

altri e per gli altri. Anche in quest’ottica, in questi mesi, ho voluto ricevere e conoscere personalmente alcuni giovani atleti valdagnesi che si stanno distinguendo per l’impegno nelle loro discipline. Valdagno ne ha molti di questi giovani atleti, Valdagno è ricca di Sport!” Il Sindaco Acerbi ha infatti incontrato i giovanissimi fratelli Angelica e Christian Sbabo, due piccole stelle del karate che ad appena 10 e 14 anni hanno già conquistati titoli in Europa e nel Mondo nelle specialità della Kata e del Kumite. Dopo di loro ha incontrato l’atleta diciasettenne, Moillet Kouakou, che da poco si è diplomata campionessa italiana di atletica leggera nella categoria Allieve. C’è stato poi spazio anche per la rappresentanza valdagnese del New Age Pattinaggio Trissino, con le atlete Lisa Rossato, Laura Randon e l’atleta Giovanni Rigo che a metà ottobre hanno conquistato il massimo titolo di disciplina, vincendo a Novara il Campionato del Mondo di Pattinaggio a rotelle per la categoria Piccoli gruppi e avendo alle spalle solo nella stagione 2016-2017 un secondo posto nei campionati regionali e poi i titoli di campioni italiani ed europei.


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In ricordo di Eggiu L’evento ha avuto luogo domenica 18 dicembre ed è stato organizzato per ricordare Marco “Eggiu” Dall’Alba, il giocatore e allenatore della P.G.S. Concordia prematuramente scomparso nel 2005. Eggiu ha passato gran parte della sua vita all’Oratorio salesiano di Schio, qui è entrato a giocare nella P.G.S. Concordia e sempre qui ha cominciato ad allenare. Dedicandosi con passione alla formazione dei più giovani, è diventato un esempio per molti coetanei e allievi che si sono riuniti nel gruppo “Amici di Eggiu”, con l’obbiettivo è di trasmettere l’esempio di Marco Dall’Alba ai giovani che non hanno avuto l’opportunità di conoscerlo. Il titolo della serata “Classe e distinzione” sono due qualità hanno caratterizzato Eggiu anche nei momenti più difficili della malattia che se lo è portato via a soli 27 anni. I principali destinatari di questa serata sono stati i giovani, così come avrebbe voluto Eggiu, che si è a lungo speso per trasmettere gli ideali di correttezza e sportività ai giovani ragazzi che ha voluto allenare fino agli ultimi momenti. Per trasmettere la sua lezione di vita sono stai scelti quattro campioni, la cui carriera è stata caratterizzata da lealtà e sportività sia nei campi da gioco che fuori.

Si è svolto a Schio davanti a 2.600 spettatori, in un PalaRomare tutto esaurito, “Classe e distinzione la capacità di essere unici”, uno spettacolare talk show che ha visto il coinvolgimento di campioni del calibro di Javier Zanetti, Maurizia Cacciatori, Jury Chechi e Carlton Myers. “Classe e distinzione la capacità di essere unici” è stato un talk show coinvolgente condotto abilmente dal presentatore televisivo Marco Berry, che ha sostituito all’ultimo momento Giulio Golia bloccato a Milano da improvvisi impegni di lavoro che però ha voluto salutare con un video messaggio il pubblico scledense. La serata-spettacolo è stata condotta con garbo e brio per sottolineare il messaggio di serenità e ottimismo trasmesso da Eggiu, che ha vissuto fino in fondo la sua vita e le sue passioni. Infatti una settimana prima di andarsene per sempre, nonostante fosse provato dalla malattia, ha trovato le forze residue per sedersi nella panchina della P.G.S. Concordia e seguire un’ultima volta la sua squadra di Allievi. Javier Zanetti, Jury Chechi, Carlton Myers e Mauruzia Cacciatori hanno portato le loro esperienze umane e sportive. Raccontando le sfide e le paure che hanno dovuto affrontare nel corso della loro carriera. La loro

forza di carattere però gli ha permesso di superare queste sfide e di raggiungere importanti traguardi. Javier Zanetti, che ha creato la fondazione Pupi per aiutare i bambini poveri in Argentina, ha parlato di dedizione al lavoro portando ad esempio i suoi genitori, umili lavoratori, che hanno fatto enormi sacrifici pur di non far mancare niente a lui e al fratello. Jury Chechi ha raccontato della gioia di raggiungere la medaglia di Bronzo alle Olimpiadi di Atene 2004, dopo un incredibile recupero da un terribile infortunio. Stupendo il mondo intero, persino i medico che l’ha curato e che riteneva impossibile una sua completa guarigione. Carlton Myers ha sottolineato l’importanza di accettare le sconfitte per poter affrontare la vita con determinazione e sicurezza in sé, mentre Maurizia Cacciatori ha raccontato delle difficoltà che ha affrontato verso la fine della carriera quando le luci della ribalta cominciano a spegnersi e passi da essere una campionessa ad una signora nessuno.


48 Don Alberto Maschio, Direttore dell’Istituto Salesiano di Schio, salito sul palco con la maglia dell’Inter, ha infine ricordato l’importanza benefica dell’evento. La famiglia Dall’Alba ha voluto che l’incasso delle donazioni raccolte durante la serata venisse devoluto all’Oratorio Salesiano di Aleppo, situato a soli 700 metri dalla linea del fronte di guerra nella martoriata città siriana. I due oratori hanno una sorta di gemellaggio, infatti già nei mesi passati da Schio sono partiti degli aiuti per sostenere economicamente le attività dell’Oratorio siriano. Le donazioni sono state raccolte tramite la distribuzione di 650 copie del libro “L’eredità di Marco – Un giovane che ha lasciato il segno” che racconta il percorso di vita di Eggiu. Il volume, curato da

Carlo Bolla e Stefano “Piter” Pieropan, raccoglie numerose testimonianze, episodi, aneddoti raccontati dalla famiglia di Marco e dagli amici che gli sono stati vicini nei momenti più difficili. Le copie del libro sono disponibili presso l’Oratorio Salesiano o la Segreteria della P.G.S. Concordia. “Classe e distinzione la capacità di essere unici” è stato

organizzato dall’Istituto Salesiano di Schio, la P.G.S. Concordia e gli “Amici di Eggiu”, un gruppo sorto per mantenere viva la memoria di Marco “Eggiu” Dall’Alba. L’evento è stato reso possibile grazie al supporto del Comune di Schio, della Fondazione Masiera Day e dei donatori privati che per eleganza e nobiltà d’animo hanno deciso di rimanere anonimi.


Il Cenone di Capodanno

IL MENÙ DI CAPODANNO

Gustare piatti prelibati in un ambiente raffinato seguiti con attenzione e cortesia, è il modo migliore di concludere l’anno vecchio e iniziare quello nuovo.

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Buffet di antipasti Scrigno di funghi porcini e ricotta su crema delicata alle zucchine Risotto alle mele verdi e pistacchio di Bronte Girello di vitello arrosto con porchetta, noci e melograno Tradizionale zampone con lenticchie Semifreddo al torroncino con salse di cioccolato Datteri al mascarpone e noci A persona € 55,00 bevande escluse

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sport e arte

Arte sportiva Lo studente Elia Schiavo del Corso Arti Figurative del Liceo Artistico “Umberto Boccioni” di Valdagno (VI) ha vinto il primo premio nella sezione Grafica seriale e Pittura del XIV Concorso Internazionale d’Arti Grafiche 2015-2016 indetto dalla Fondazione Domenico Chiesa in collaborazione con Panathlon International.

L’opera di Elia Schiavo ha come soggetto la presa di posizione di un giocatore di hockey che interviene per ristabilire la legalità durante il comportamento antisportivo di alcuni altri giocatori durante una partita. L’opera è caratterizzata da un segno grafico pittorico molto articolato ed espressivo che riprende lo stilema dell’artista graffitista newyorchese Jean-Michel Basquiat. L’opera è stata realizzata a tecnica mista con elementi a matita colorata, pastello ad olio, gessetto, acrilico, acquerello su carta dalle dimensioni di cm. 50 x 70. Il Concorso Grafico Internazionale, che ha come primo premio un assegno di 1.000 euro, è istituito con l’obiettivo di diffondere la cultura dell’etica nello sport tra i giovani nei Paesi dove il Panathlon International è presente con i suoi Club. Questa iniziativa è attuata dalla Fondazione Domenico Chiesa in collaborazione con il Panathlon International. Le finalità sono di contribuire, attraverso la sport e la sua condivisione, alla formazione di una gioventù sana, onesta, impegnata, migliore. L’organizzazione di questo Concorso si basa sul

fatto che la realizzazione di un’opera grafica imponga una riflessione sui valori positivi dello sport come il rispetto delle regole e dell’avversario, il fair play, il rifiuto delle discriminazioni razziali e religiose, la lotta contro le illegalità come il doping e la violenza. Il concorso è riservato a tutte le scuole secondarie dei Paesi ove è presente il Panathlon International e specificamente agli Studenti nati negli anni dal 1997 al 2002. Sabato 26 novembre nell’antico borgo di Molfetta, cittadina pugliese non lontana da Bari, si è svolta la premiazione del XIV Concorso Internazionale d’arti grafiche Panathlon International-Fondazione Domenico Chiesa. La Vice Presidente della Fondazione Domenico Chiesa Panathlon International signora Marina Chiesa, il Segretario Dott. Stefano Giulieri e tutti i ragazzi vincitori con i loro accompagnatori sono stati accolti al loro arrivo, venerdì 25 novembre, dal Presidente del Club di Molfetta Dott. Domenico Valente, dal Consigliere Internazionale del Panathlon International Avv. Oronzo Amato e dal

Governatore dell’Area 8^ Distretto Italia Panathlon International Dott. Antonio Laganà. Nel pomeriggio è stato organizzato un piacevolissimo tour della città che ha dato modo a tutti gli ospiti di conoscere la storia e le notevoli ricchezze artistiche di Molfetta. La prima giornata si è conclusa con una cena di gala offerta dal club Panathlon di Molfetta. La mattina di sabato si è aperta con l’inaugurazione della mostra, ospitata nella suggestiva cornice della medievale sala dei Templari, dove le opere esposte hanno generato grande interesse tra i numerosi visitatori. Successivamente gli ospiti, le autorità e gli invitati si sono spostati nel vicino Palazzo Giovene, dalla bella facciata rinascimentale e oggi sede del Comune dove, nell’aula consiliare, si è svolta la premiazione del XIV Concorso Internazionale d’arti grafiche Panathlon International Fondazione Domenico Chiesa. Alla fine della cerimonia il saluto del Presidente del club Panathlon International di Molfetta, Dott. Valente, ha chiuso i festeggiamenti.


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Via Campagnola, 19 - 36015 Schio (VI) Tel. 0445 517626 - e-mail: info@vallisport.it

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moto

Birreria Dolomiti presenta:

Franco Picco, The legend

BOLIVIA

La Paz

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La Paz

Oruro

Rest Day 08/01

09/01

06/01

Oruro

Uyuni

Un sabato pomeriggio di grande prestigio quello svoltosi alla Birreria Dolomiti di Bassano del Grappa lo scorso 19 Novembre, e non poteva essere altrimenti visto che era in programma “The Legend: Franco Picco Day”.

Tupiza

Potosí

PARAGUAY

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10/01

Jujuy

Asunción

San Salvador de Jujuy

Salta

Salta

04/01

03/01

02/01

Start 02/01

Chaco

Tucumán

San Miguel de Tucum án

11/01

Resistencia

Chilecito San Juan

12/01

La Rioja

San Juan

Río Cuarto

13/01

Córdoba

14/01

Buenos Aires Finish 14/01 Buenos Aires

Alla presenza di un folto pubblico, arrivato da tutto il Veneto, è stata presentata la partecipazione numero 25 del grandissimo campione vicentino alla Dakar 2017-The Odyssey che si terrà nelle prime settimane di gennaio. Un Franco Picco in forma smagliante, scoppiettante di battute, motivato e grintoso ha tenuto banco con i suoi racconti, con le sue aspettative, ma anche con spiegazioni tecniche riguardanti il mezzo che porterà in gara; sì perché al di là dell’avventura con la A maiuscola la Dakar si conferma ancora a tutt’oggi una competizione durissima in grado di fare selezione di uomini e mezzi fin dalle prime giornate. Saranno circa 4200 km di Prove Speciali, su di un totale di 9000 km, quelli che i concorrenti dovranno percorrere per arrivare al traguardo di Buenos Aires (Argentina) attraversando

le zone più impervie di Bolivia e Paraguay, quest’anno infatti la partenza avverrà ad Asuncion. Prima di iniziare la chiacchierata all’interno dei locali della Dolomiti, Franco Picco ha voluto incontrare fans ed amici a modo suo, informale ed in mezzo ad un nutrito gruppo di motociclette Ducati esposte per l’occasione da Ducati Vicenza la quale, assieme ad Auto Vega, tanto ha fatto per la partecipazione di Picco a questa Dakar. Tra Scrambler Ducati, Ducati Panigale, e Monster Ducati spiccavano anche alcuni mezzi che il nostro Franco aveva portato in gara negli anni passati, mezzi che ancora oggi fanno sognare gli appassionati. La curiosità era di tutti: cosa spinge un uomo di 61 anni a correre in una competizione massacrante come la Dakar? Quale dev’essere la preparazione atletica di un campione come Franco? Come può Picco trovare ancora stimoli alla gara dopo aver

ARGENTINA

partecipato alla Dakar con tutti mezzi, moto, auto, quad (ed anche in camion come assistenza)? Una volta conclusi i saluti, le strette di mano e le foto ricordo, è iniziata la lunga intervista al campione dove sono stati evidenziati un po’ tutti gli aspetti che hanno indotto Picco a sfidare ancora una volta caldo torrido, altitudini elevate, fatiche fisiche e psicologiche ma soprattutto il cronometro degli Ufficiali di Gara della Dakar. “Non ho bisogno di molti stimoli” dice Franco “nella mia vita ho corso gare di tutti i generi, ho iniziato a correre la Dakar quasi per scherzo, solo per allenarmi ai terreni sabbiosi visto che correvo nel Motocross, e da subito mi sono trovato bene. Da allora sono passati più di trent’anni ed oggi sono ancora qui a pensare alla prossima competizione” Sintomatico ciò

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che dice dell’esperienza del 2016 con il quad “pensavo di stare più comodo, più seduto, credevo di affaticarmi meno invece così non è stato. Forse mi sono reso conto proprio grazie a ciò che il mio fisico oramai è più adatto alla posizione della motocicletta, le gambe poi assorbono meglio le buche e la colonna vertebrale ne esce in modo migliore. E poi mi sono accorto che anche quando sono a letto e dormo lo faccio in posizione come guidassi la mia moto”. Grandi risate tra il pubblico che di fronte ad un pilota così non può rimanere insensibile. Non sono bastati gli anni anagrafici, le cadute, le 2 protesi alle anche a fermare questo caparbio vicentino, che ancora oggi, per prepararsi fisicamente alla gara, sfida in bici le temibili salite dei Colli Berici con particolare predilezione per l’ascesa a Castelgomberto “Oramai la conosco bene, so che quando arrivo in quel determinato punto in quel preciso tempo sono preparato a sufficienza per affrontare ogni sforzo fisico. E’ sempre stato così.” Appunto, determinazione, carattere, costanza sono doti che a Franco non mancano di certo, ma non manca nemmeno l’acume strategico “Mi sono iscritto nella categoria Malle Moto dove contano oltre

alla velocità molte altre cose” In questa categoria infatti il pilota non può contare su nessun aiuto ester-

no, l’organizzazione gli garantisce solamente il trasporto al bivacco di una piccola cassa da cm 80 x 45 x 35 contenente pochissimi ricambi, anche la manutenzione deve assolutamente venire effettuata dal pilota stesso a fine giornata. “Viste le mie capacità di meccanico, e dato il fatto che la moto che userò l’ho modificata ed attrezzata personalmente, credo non soffrirò questa situazione, anzi secondo me potrà addirittura darmi qualche vantaggio” In questo senso vengono alla memoria diversi episodi in cui Picco, accomunando capacità tecniche e reale spirito sportivo, si è trovato ad aiutare altri concorrenti in panne meccanica, a volte anche a discapito della propria posizione in classifica. Alla domanda specifica di Matteo

Aramini, moderatore e conduttore della serata, su come avrebbe impostato la sua strategia in gara ancora una volta Franco ha stupito il pubblico “La cosa difficile da fare quando si è in corsa è proprio quella di andare piano. Sì andare piano, proprio perché è facile farsi prendere la mano ed esagerare, prendere dei rischi. Ecco, quando alla sera arrivo al bivacco e guardo la classifica mi dico sempre Sono andato troppo forte! il segreto non è andare veloce, certo ci vuole anche il gas, ma importantissimo è arrivare, tagliare il traguardo; se non cado, se non provoco rotture alla moto o danni fisici a me stesso so che posso fare bene in questa categoria, il mio mezzo è all’altezza dell’impegno ed ho buone aspettative.” A questo punto la domanda seguente era scontata: Franco, come vorresti arrivare a Buenos Aires? “Beh inutile nasconderlo, la mia esperienza, la coscienza di quali sono i miei limiti ed il fatto che più va avanti la gara e più riesco a fare meglio mi fanno pensare che sì…. Insomma… ecco, punto al podio!” A questa affermazione nel salone è partito un applauso tanto grande quanto spontaneo, e lì proprio in quel momento si è potuto sentire tutto il calore, tutto il sostegno, tutto l’affetto che il pubblico nutre appunto da trent’anni per questo grande campione. Quanto sopra s’intende anche dal nutrito gruppo di aziende che hanno affidato a Franco Picco l’onere e l’onore di portare i propri colori sulle carene della sua moto: in primis appunto Auto Vega di Vicenza concessionaria Wolksvagen, Skoda, Seat, poi Motor Bike Expo MBE, Motortrek, Magazzini Berton, Albino Armani, DZ Metalcolor, Andriolo Cavi Scaldanti e Ducati Vi-

cenza. Proprio quest’ultimo sponsor ha suscitato grande curiosità tra gli addetti ai lavori ed in molti hanno chiesto a Franco se ci fosse qualche relazione tra la copertina di un importante mensile motociclistico raffigurante una misteriosa Ducati tassellata e la livrea rossa della moto di Picco, un rosso molto simile al “rosso Ducati”. “Il mio sogno sarebbe sì di correre in sella alla rossa d’Italia” dice Franco “partecipare alla Dakar con un mezzo Ducati sarebbe per me motivo di enorme orgoglio, quest’anno non sono purtroppo riuscito a realizzare questo connubio, conto però in un prossimo e vicino futuro di riuscirci.” Ma vuoi vedere che così dicendo Picco mette già le mani avanti per una Dakar 2018 in sella alla rossa di Panigale?? “Noo, non mettiamo il carro avanti ai buoi” si schernisce “fatemi terminare questa Dakar che deve ancora iniziare e poi avremo tutto il tempo per parlarne. Un appuntamento però posso darvelo fin d’ora: perché non ci troviamo ancora a Marzo, magari sempre qui alla Birreria Dolomiti, così vi potrò raccontare com’è andata la gara ? In quell’occasione magari potremo anche discutere di un progetto PDD Picco-Ducati-Dakar” Sempre esplosivo e pirotecnico il nostro Franco Picco!! Si concludeva con questo sibillino appuntamento il Franco Picco Day tra gli applausi, le firme di autografi ed i brindisi. A noi non resta ora che seguire ancora una volta le imprese di questo pilota, di questo Uomo, di questo vecchio Leone Vicentino che dimostra ogni volta ancora di più di non avere solamente una grande manetta, dimostra soprattutto di possedere un grande Cuore. Vai Franco, siamo tutti con te. Suerte!!


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vero o falso?

a cura del Centro Salute e Movimento, direttore dott.ssa Vania Peserico

Celiachia e intolleranza al lattosio Queste condizioni influiscono sulla performance sportiva? E quanto?

L’ a l i mentazione nello sportivo, amatoriale e non, può migliorare il rendimento, assicurare maggiori possibilità energetiche, condizioni metaboliche ottimali e riflessi pronti. Inoltre, un’alimentazione bilanciata e personalizzata può aumentare la soglia della fatica e quindi favorire un recupero più rapido delle riserve energetiche. I diversi regimi dietetici devono tener conto dell’effettivo dispendio energetico e metabolico imposto dai diversi tipi di esercizio fisico. Spesso però ci si dimentica di tener conto che un alimento non tollerato dall’organismo può alla lunga creare disturbi, tra i più disparati possibili, che possono influenzare la prestazione sportiva, visto lo scorretto assorbimento dei nutrienti. Fra le più frequenti sono note l’intolleranza al lattosio (diffusa nel 70% del-

la popolazione italiana) e la celiachia (intolleranza al glutine) che determinano disturbi principalmente gastrointestinali e portano l’organismo verso un vero e proprio stato di infiammazione generalizzata. E’ noto l’uso del latte come bevanda per il recupero sportivo, in quanto contiene carboidrati, grassi, proteine, vitamine e minerali, ovvero tutti i nutrienti importanti come reintegro dopo un’attività fisica intensa e, rispetto ad altre bevande sportive, non rallenta lo svuotamento gastrico e l’assorbimento dei liquidi. Gli atleti intolleranti al lattosio non possono far uso di latte perché l’assunzione di questo alimento li porta ad avere una sintomatologia che compromette la loro performance (diarrea e crampi al livello addominale con conseguente perdita di liquidi). Ecco perché è importante esserne a conoscenza in modo da adottare gli opportuni accorgimenti dietetici. La soluzione è stata trovata nel latte delattosato, ancor meglio se fortificato con sodio e potassio,

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con un’adeguata integrazione di alimenti senza lattosio e ricchi di vitamina D, calcio e vitamina C. La celiachia invece viene diagnosticata con difficoltà a causa dell’eterogeneità della sintomatologia e spesso gli atleti vengono colpiti da stanchezza, anemia, spossatezza e crampi senza comprenderne il motivo. Molti studi evidenziano come una mancata diagnosi porti l’atleta a sospendere i propri allenamenti o addirittura a ritirarsi totalmente dall’attività fisica. Gli atleti celiaci devono essere seguiti maggiormente rispetto agli altri, in quanto è necessario fornire loro una dieta equilibrata per quanto riguarda macro- e micro-nutrienti ma soprattutto, in una dieta ricca di carboidrati come quella degli sportivi, bisogna indicare loro una valida alternativa ai prodotti contenenti glutine. In questo caso un alimento fondamentale è la pasta di mais senza glutine che ha una risposta glicemica più prolungata di quella normale e anche una fermentazione minore. Ciò signifi-

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ca che la risposta energetica durante la performance sportiva sarà sicuramente migliore in quanto il glucosio sarà rilasciato molto gradualmente e consumato piano piano dai muscoli. Tale pasta è inoltre più digeribile e più leggera di quella normale, mantenendo le stesse calorie. La celiachia ma anche l’intolleranza al lattosio hanno una base genetica. Per cui è importante eseguire un test genetico per predire la possibilità di sviluppare la malattia, senza attendere che sia diagnosticata. Inoltre il test genetico è molto più preciso (errore dell’1%) di altri test e risulta non invasivo, rapido e semplice. In sintesi possiamo dire che anche se l’alimentazione non fa il campione, sicuramente seguire un regime alimentare personalizzato, anche sulla base delle proprie intolleranze, migliora la performance sportiva e previene il rischio di infortuni.

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